WEBGIORNALE  13-15  Novembre  2009

 

Inhaltsverzeichnis

1.       D'Alema alla Ue, fronte unico di socialisti e democratici europei: "Figura autorevole e qualificata"  1

2.       Il 16 e 17 novembre a Stoccolma il terzo vertice europeo sull’uguaglianza  1

3.       Suicidio Enke, Germania sotto shock. La moglie: ''Era depresso'' 1

4.       Lavoratori frontalieri e scudo fiscale. Narducci: “Governo latitante”  2

5.       Fame, è record: 1 miliardo e 20 milioni. "Per vincere la povertà puntare sulle donne"  2

6.       Tremaglia chiede di non fare il PdL all’estero. C’è già il Ctim. Altrimenti lascerá il partito  3

7.       Saarbrücken. Sabato 14 novembre corteo di protesta contro la chiusura del Consolato  4

8.       Scigliano (Comites Hannover) al Consigliere del Cgie Montanari (Francoforte): “Dimettiti”  4

9.       A Monaco di Baviera conferenza “Ai confini dell’Universo” del fisico Claudio Cumani 4

10.   Il Governatore della Calabria Agazio Loiero incontra la collettività calabrese di Berlino  4

11.   A Düsseldorf, Solingen e Colonia incontri informativi del Consolato sulle tematiche dell’integrazione  5

12.   A Saarbrücken-Malstatt il 19 novembre dibattito con i giovani sui "Diritti umani per tutti". 5

13.   Pubblicazioni. "La bici sopra Berlino", di Max Mauro  5

14.   Monaco di Baviera. A Roberto Saviano il “Geschwister-Scholl-Preis”. Lunedì la consegna  5

15.   On line  “rinascita flash” 6/2009, con il supplemento culturale “rinascita cult”  6

16.   Il 17 novembre a Berlino una conferenza di Massimo Cacciari sul futurismo  6

17.   Monaco di Baviera e dintorni. Le iniziative di novembre per i connazionali 6

18.   Il PD all’estero: 150 circoli e 5 mila iscritti, alle primarie 12.600 votanti. Farina: “Si riparte!”  6

19.   Sarkozy e Merkel, lo show dei “fidanzati d’Europa”  7

20.   Guerra afghana e strategia Usa. L'inferno del presidente  7

21.   Nomine Ue, socialisti e democratici per D'Alema ministro degli esteri 8

22.   Lunedì 16 il vertice mondiale Onu sulla sicurezza alimentare. "Contro la fame 44 miliardi l'anno"  8

23.   La Repubblica dei giocattoli. Il bilancio negativo di due progetti 8

24.   Processo breve, Berlusconi ci riprova. Pd: «È colpo di spugna». I giudici: imbarazzante  9

25.   Dalla Rete al corteo (il 5 dicembre a Roma) per chiedere le dimissioni del premier Berlusconi 9

26.   Il caso Cucchi. Guai a chi tocca un uomo privato della libertà  10

27.   Bce: "Importanza cruciale alle politiche per l'occupazione"  10

28.   Caso Mills, i giudici: «Fu corrotto da Berlusconi»  10

29.   L’analisi. Coazione a ripetere  11

30.   Non solo Berlino. Gli altri “muri” che dividono i popoli 11

31.   Suicidio Enke, la Germania sotto choc. La vedova: «Il mio amore non è bastato»  12

32.   Sud, il dissesto senza fine  12

33.   Crisi e vaccini la babele crea sfiducia  12

34.   Il commento. L'autorità del male  13

35.   Debito e disoccupazione. Il Paese riprenda in mano il futuro  13

36.   "Berlusconi limita i (suoi) processi" e la riforma finisce sulla stampa estera  14

37.   Il premier salvato solo a metà  14

38.   Costituzionalità a rischio, lite nel Pdl, la Lega vuol tenere fuori gli immigrati 15

39.   «Ora basta, questo clima sudamericano deve terminare»  15

40.   Lo stato d'eccezione della nostra democrazia  16

41.   Tutto inutile se i tribunali non funzionano  17

42.   "Clan alleati alle urne per Nicola". Un pentito: "Ho iscritto tanti a Fi"  17

43.   Si riunisce all’Aquila il Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo  18

44.   La coreografa berlinese Sasha Waltz all'apertura del MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo  18

45.   Gli Enti Gestori in Svizzera chiedono al MAE il mantenimento nel 2010 delle risorse per l’anno in corso  18

46.   PdL nel Mondo. Mirko Tremaglia: “Iniziativa dannosa”  19

47.   Prosegue l’attività per la diffusione all’estero del Movimento della Libertà  19

48.   Ginevra. Festeggiato il 45esimo di fondazione del Gruppo Alpini 19

49.   Dal 16 al 19 novembre si svolge a Trento la Conferenza dei Consultori all'estero  20

 

 

1.       Italien. Berlusconi will Justizreform - um Silvio zu helfen  20

2.       Findiger Advokat. Neuer Schutzschild für Berlusconi 20

3.       Italien: Silvio Berlusconi. Macht und Gerechtigkeit 21

4.       Neue Politposse in Italien. "Kurzer Prozess" für Berlusconi 21

5.       Italien. Die Giftschiffe der kalabrischen Mafia  21

6.       EU-Ratspräsident. Dinner for one  22

7.       EU-Personaldebatte. Union der Zwerge  23

8.       Europäische Union. Sondergipfel entscheidet über Führungsjobs  23

9.       EU-Spitzenämter. Vertagtes Chaos  24

10.   Premier Van Rompuy. Belgiens Friedensstifter 24

11.   EU-Kandidatenkarussell. Geschacher um die neuen Posten  25

12.   USA. Obama setzt auf Asien  25

13.   Selbstmord von Robert Enke. Was uns umgibt 26

14.   Tod von Robert Enke. Kommentar. Zeichen des Innehaltens  26

15.   Kommentar zum Enke-Tod. Mitgefühl, das die Menschenwürde verletzt 26

16.   Depressionen. Tödliche Traurigkeit 27

17.   Kolumne zur Lage der SPD. Raubtierkapitalismus oder Streichelzoo  28

18.   SPD-Parteitag. Ein bisschen Wende  28

19.   Urteil im El-Sherbini-Prozess. Lebenslang für Marwas Mörder 28

20.   Höchststrafe für Alex Wiens. Im Zweifel lebenslang  29

21.   Leitartikel. Ein Vorzeigeprozess  29

22.   Du Rassist – Du Ehrenmörder 30

23.   Modellversuch in Berlin. "Deutsch-Garantie" in der Grundschule mit hohem Ausländeranteil 30

24.   Schweinegrippe. Nur keine Panik  30

25.   Es gilt das gesprochene Wort. Zankapfel Migration  31

26.   Steinmeiers Rückzieher. Rente mit 67 überprüfen  32

27.   Berlin. Toleranzpreis. Projekte für Integrationsarbeit ausgezeichnet 32

28.   Halbinsel Salento. Italiens südlichster Zipfel 32

29.   Serap Çileli erhält Elisabeth-Selbert-Preis 2009  33

 

 

 

 

D'Alema alla Ue, fronte unico di socialisti e democratici europei: "Figura autorevole e qualificata"

 

In una nota l'appoggio alla nomina del presidente di 'Italianieuropei' alla carica di Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea. Berlusconi: ''Serve figura d'esperienza''. Il premier si attiva per D'Alema

 

Bruxelles - Il gruppo dei Socialisti e dei democratici al Parlamento europeo ha espresso sostegno unanime alla candidatura di Massimo D'Alema alla carica di Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue. Lo riferiscono in un comunicato congiunto David Sassoli, capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, Gianni Pittella, vice presidente del PE e Gianluca Susta, vice presidente Gruppo S&D.

 

"Esprimiamo profonda soddisfazione - si legge nella nota - perche' all'unanimita', nella riunione di oggi alla presenza di Poul Nyrup Rasmussen, il Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo insieme alla famiglia socialista europea, hanno scelto di sostenere Massimo D'Alema per la carica di Mr PESC".

"Senza dubbio Massimo D'Alema e' la personalita' piu' autorevole e qualificata a ricoprire questo incarico, che rappresenta nel quadro di un'Europa sempre piu' forte una figura capace di dialogo interistituzionale e di rivestire l'importante ruolo di rappresentare l'Europa nel mondo", conclude il documento.

Il summit straordinario dei capi di Stato e di Governo dei Ventisette sulle nomine Ue si terrà il prossimo 19 novembre a Bruxelles. A dare la conferma ufficiale è stata la presidenza svedese dell'Unione Europea in questi giorni impegnata nelle consultazioni sull'intricata partita degli incarichi come Presidente Ue e Alto rappresentante per la politica estera.

"Ci sono più nomi che posti disponibili". Ha riassunto così la situazione il premier svedese Fredrik Reinfeldt, presidente di turno dell'Ue. "Oggi - ha detto - ho ultimato il primo giro di consultazioni, sentire 26 capi di Stato e di Governo chiede tempo". Il premier ha sottolineato che "bisogna bilanciare molti fattori, non solo sinistra e destra, ma anche piccoli e medi paesi, nord e sud, ovest ed est, e poi c'è la questione del genere. E' molto difficile riuscire a coprire tutti questi equilibri con solo due posizioni". Adesso, ha aggiunto il premier, "comincerò un secondo giro di consultazioni, cercando di arrivare al Consiglio straordinario del 19 novembre con dei candidati per il posto di Alto rappresentante della politica estera e di Presidente Ue. Dovrò lavorare fino all'ultimo giorno, fino al giorno del vertice a cena, che potrà essere lunga, e potrebbe anche succedere che alla fine esca fuori un nome diverso".

Inoltre, al momento, "non ho ancora proposto a nessuno una delle alte cariche Ue". "Per poter fare una simile proposta - ha detto il premier - anche se in politica non c'è mai certezza assoluta, deve esserci un'altissima probabilità di poter dare effettivamente la carica promessa". Reinfeldt ha spiegato che, per la carica di Presidente Ue, c'è ''un numero ristretto, sono premier in carica o ex premier, che vogliono andare sul sicuro". E ha scherzato: "Nessun premier dice al suo governo, mi dimetto perché vado a Bruxelles. E se poi non funziona ritorna e dice no, invece vi amo ancora". Naturalmente il leader svedese non ha voluto sbilanciarsi sui nomi, limitandosi a dire che "alcuni sono già circolati sui giornali". Per poter sondare effettivamente i candidati, ha concluso il premier, "dovrò aspettare la settimana prossima".   (Adnkronos 11)

 

 

 

Il 16 e 17 novembre a Stoccolma il terzo vertice europeo sull’uguaglianza

 

Eurobarometro: discriminazioni, il 16% degli europei sostiene di averne subite

Il 64% preoccupato perché la recessione contribuirà a maggiori discriminazioni dovute all’età sul mercato del lavoro

 

BRUXELLES - Il 16 e il 17 novembre la Presidenza svedese della UE e la Commissione europea organizzano a Stoccolma il terzo vertice europeo sull’uguaglianza.

In vista del summit è stato pubblicato dalla Commissione il sondaggio 2009 sulla discriminazione in Europa condotto da Eurobarometro. Una persona su sei in Europa ha dichiarato di essere stata vittima di discriminazioni durante l’anno scorso. Il 64% dei cittadini europei è inoltre preoccupato perché la recessione contribuirà a maggiori discriminazioni dovute all’età sul mercato del lavoro.

 

  Questa è la terza di una serie di indagini dell’Eurobarometro specialmente dedicate alla discriminazione in Europa e mira a sondare il modo in cui sono mutate la percezione e le opinioni negli ultimi anni. Quest’ultima indagine è stata effettuata tra il 29 maggio e il 15 giugno 2009, su un campione di 26 756 persone, intervistato in 30 paesi europei (27 Stati membri della UE e i tre paesi candidati). Questa volta, sono state aggiunte nuove domande sull’impatto della recessione e sul livello percepito della discriminazione. L’indagine inoltre ha anche riguardato, per la prima volta, i 3 paesi candidati: Croazia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia e Turchia. Le indagini precedenti erano state effettuate nel 2006 e nel 2008.

  La discriminazione come esperienza personale da parte dei dichiaranti non è sostanzialmente cambiata: anche nell’indagine effettuata l’anno scorso, l’età era la ragione più diffusa (6% dei dichiaranti). Complessivamente, nel 2009 il 16% dei cittadini europei riferisce di aver subito discriminazioni (di razza, religione, età, disabilità od orientamento sessuale): si tratta dello stesso livello del 2008.

  Si assiste però a un forte aumento della discriminazione percepita in base all’età e alla disabilità. Il 58% dei cittadini europei ritiene che nel proprio paese la discriminazione in base all’età sia molto estesa (rispetto al 42% nel 2008); il 53% denuncia la discriminazione dovuta a disabilità (rispetto al 45% nel 2008). Emerge anche una chiara correlazione con l’attuale situazione economica: il 64% degli interrogati prevede che la recessione dia luogo sul mercato di lavoro a una più pronunciata discriminazione a cause dell’età. Ciò è forse un riflesso dell’aumento della disoccupazione giovanile in molti paesi della UE, in seguito alla recessione, oltre che della crescente consapevolezza di queste forme di discriminazione.

  In genere, 1 cittadino europeo su 3 si dichiara consapevole dei propri diritti se divenisse vittima di discriminazioni o molestie. Ma tale proporzione nasconde forti differenze tra i vari paesi. La consapevolezza è aumentata, dopo l’ultima indagine del 2008 nel Regno Unito (+8 punti), in Francia (+7), in Irlanda e Svezia (ciascuna, +6) ma è diminuita in Polonia (-12) e in Portogallo (-11). Accrescere la consapevolezza del pubblico è un processo a lunga scadenza che richiede sforzi comuni a livello europeo e nazionale anche da parte di attori importanti come gli organismi nazionali preposti alla parità. La Commissione europea si è impegnata in questo campo lanciando la campagna di informazione paneuropea “Per la diversità - Contro le discriminazioni”, finanziando, in seno al programma Progress, progetti nazionali di sensibilizzazione e, prima ancora, con il “2007: Anno europeo delle pari opportunità”.

  Rispetto alla necessità di denunciare casi di discriminazione, la maggior parte dei cittadini contatterebbe innanzitutto la polizia (55%), mentre il 35% contatterebbe il competente organismo a favore della parità e il 27% un sindacato. La fiducia nei diversi organismi che trattano questioni legate alle discriminazioni varia fortemente da un paese all’altro.

  E’ incoraggiante constatare – sottolinea la Commissione Ue - che i dati ottenuti attraverso l’indagine faccia intravedere i meccanismi sociali capaci di risolvere la discriminazione. Dalla relazione emerge che l’attività sociale, l’istruzione e la sensibilizzazione contribuiscono a una più ampia accettazione delle diversità. Anche attività e politiche che affrontino questa problematica contribuiranno senza dubbio a limitare ulteriormente la discriminazione e a promuovere la diversità.

  “La discriminazione è un problema in tutta Europa; il modo in cui la gente lo percepisce è sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno - ha detto Vladimír Špidla, commissario per le pari opportunità - Un aspetto preoccupante è la percezione che, a causa della recessione, la discriminazione dovuta all’età stia aumentando. “Questi risultati – ha aggiunto - dimostrano che nonostante innegabili progressi, c’è ancora parecchio da fare nel campo dell’educazione ai diritti sulla parità di trattamento, soprattutto a livello nazionale, e affinché parità non sia solo una parola vuota, ma una realtà”. (Inform)

 

 

 

Suicidio Enke, Germania sotto shock. La moglie: ''Era depresso''

 

La polizia ha rinvenuto una lettera di addio scritta dal 32enne portiere dell'Hannover e della nazionale, che si è tolto la vita gettandosi sotto un treno. La vedova: ''Era in cura''. Temeva di perdere l'affidamento della figlia se la notizia della sua malattia fosse diventata pubblica. Annullata l'amichevole Germania-Cile

 

BERLINO - Robert Enke, il 32enne portiere dell'Hannover e della nazionale tedesca che ieri sera si è tolto la vita gettandosi sotto un treno ad un passaggio a livello a circa 25 chilometri a nordest di Hannover, soffriva di depressione dal 2003, da quando perse il posto in squadra nel Barcellona. Lo hanno rivelato oggi durante una conferenza stampa il medico e la moglie del suicida. "Ho cercato di stargli vicino", ha detto la vedova, Teresa Enke. Enke temeva di perdere la figlia adottiva se la notizia della sua depressione fosse diventata pubblica. ''Dopo le parentesi di Istanbul e Barcellona abbiamo superato il momento difficile, speravo che avremmo potuto farcela. La morte di Lara ci ha spinto ad essere ancora più uniti, pensavamo che avremmo potuto superare qualsiasi cosa. Pensavamo che l'amore avrebbe fatto funzionare tutto. Ma non sempre è possibile".

LA LETTERA - La polizia ha confermato il suicidio del giocatore e ha fatto sapere di aver rinvenuto una lettera d'addio. "Di fatto, si può dire che si tratti di una lettera d'addio", ha detto Stefan Wittke, portavoce della polizia.

AMICHEVOLE RINVIATA - La tragedia di Enke ha suscitato grande emozione nel calcio tedesco e nel ritiro della nazionale, che si stava preparando all'amichevole in programma sabato a Colonia contro il Cile. Il test è stato cancellato. "Questa decisione non ha alternativa - ha spiegato il presidente federale Zwanziger - la decisione della federazione è stata influenzata in maniera importante dalle reazioni di cordoglio dei giocatori".

IL CORDOGLIO - Una lettera di condoglianze alla vedova di Robert Henke è stata inviata dal cancelliere tedesco, Angela Merkel. ''Una lettera - ha spiegato il portavoce Christoph Steegmanns - molto personale, il cui contenuto deve rimanere privato". Tra i ricordi dell'ex portiere anche quello di Josè Mourinho: "Sono scioccato - ha detto il tecnico dell'Inter, allenatore di Enke nel 2000 al Benfica -. E' una notizia completamente inattesa, che mi lascia molto scosso. Di lui ricordo la serenità, la simpatia, l'educazione, il professionalismo, la sensibilità sociale".

LA CARRIERA - Enke, in corsa per un posto nella Germania che disputerà i prossimi Mondiali, aveva collezionato otto presenze con la nazionale tedesca e sembrava essersi ripreso dopo anni di battaglie e problemi personali, dalla morte della figlia di appena due anni causata da un problema cardiaco a un disturbo alimentare che lo aveva tormentato nel 2006. Dopo aver giocato con il Borussia Moenchengladbach, Enke aveva vestito le maglie di Benfica, Barcellona (che ieri sera ha fatto osservare un minuto di silenzio prima della partita di Coppa del Re) e Tenerife prima di tornare in Bundesliga. LR 11

 

 

 

Lavoratori frontalieri e scudo fiscale. Narducci: “Governo latitante”

 

Il Ministero dell’economia e delle finanze mercoledì si è pronunciato sulla interrogazione urgente presentata dai Deputati Narducci, Braga, Damiano, Fluvi e Marantelli per sapere se il Governo non “reputi necessario intervenire con urgenza per riconoscere alle lavoratrici e ai lavoratori frontalieri l’esonero dallo scudo fiscale e dal monitoraggio fiscale”, visto che gli stessi hanno già tassato i loro salari e risparmi ai sensi dell’art. 1 dell’Accordo tra Italia e Svizzera del 3 ottobre 1974.

La risposta data dal Governo, rappresentato dal Sottosegretario Daniele Molgora, ha lasciato allibiti gli interroganti, tanto più alla luce delle dichiarazioni rassicuranti apparse sulla stampa a seguito del comunicato dell’Agenzia delle Entrate del 9 novembre. Il Sottosegretario si è laconicamente limitato a comunicare che gli “Uffici dell’Amministrazione sono a conoscenza dei dubbi interpretativi sorti a seguito dell’entrata in vigore della normativa sullo scudo fiscale” aggiungendo che l’Agenzia delle Entrate ha già (sic!) allo studio appositi chiarimenti”.

Troppo poco - per non dire nulla - rispetto alle attese che l’interrogazione presentata dai Deputati del Partito Democratico aveva suscitato tra i 55 mila frontalieri che quotidianamente si recano in Svizzera, dove sono occupati, e che, per altro, contribuiscono notevolmente anche all’economia e al benessere di un gran numero di Comuni italiani situati nelle fascia di confine. Oltre a sostenere i bilanci familiari, il prelievo fiscale sui frontalieri alimenta infatti il ristorno dalla Svizzera verso l’Italia di risorse importantissime pari, nell’ultimo anno, a 93 milioni di Franchi.

Di fronte all’inconsistenza della risposta fornita dal Governo, occorre rilanciare l’iniziativa anche sui territori interessati: non è sufficiente dire che i frontalieri “nulla hanno a che fare con l’evasione internazionale” come dice l’Agenzia delle Entrate. Questo lo sapevamo da sempre. Occorrono invece risposte concrete ai numerosi problemi che vivono i nostri concittadini frontalieri, problemi che abbiamo posto ripetutamente all’attenzione del Governo: dall’indennità di disoccupazione, all’iniquo sistema di tassazione e, dulcis in fundo, la minaccia di dover scudare i loro risparmi già tassati alla fonte. Risposte che il Governo e la sua maggioranza (PdL e Lega) non hanno finora dato.

Inutile aggiungere, in questo quadro, che anche sulla spinosa questione del monitoraggio fiscale verso i cittadini italiani ex-AIRE il Governo non ha fornito elementi di chiarezza, anzi non ne ha fatto la minima menzione.

On. Franco Narducci, De.it.press

 

 

 

Fame, è record: 1 miliardo e 20 milioni. "Per vincere la povertà puntare sulle donne"

 

L'Indice Globale della fame redatto dall'Ifpri e presentato da Link 2007

Dal 1990 si è ridotto di un quarto, ma in Asia meridionale e Africa Subsahariana si sta peggio - Solo adeguati investimenti per l'istruzione e la salute possono salvaguardare i bambini garantendo il futuro dei Paesi in via di sviluppo. L'esempio di Sri Lanka e Botswana - di ROSARIA AMATO

 

ROMA - Per sconfiggere la fame spesso si cita il proverbio cinese che suggerisce di insegnare a un uomo a pescare, piuttosto che dargli direttamente un pesce. Ma dall'"Indice Globale della fame 2009", redatto dall'IFPRI (International Food Policy Research Institute), che l'associazione Link 2007 presenterà domani alla Farnesina (in vista del vertice mondiale sulla sicurezza alimentare dell'Onu, da lunedì a Roma) emerge un'indicazione diversa: se si vuole veramente sconfiggere la fame nel mondo bisogna puntare sulle donne, sulla loro istruzione e anche sul loro benessere. I Paesi che nel mondo presentano i livelli più alti di denutrizione (per esempio il Pakistan, o il Ciad), sono anche quelli che presentano la maggiore disuguaglianza di genere. E i Paesi che sono riusciti a sollevarsi, acquistando faticosamente un livello minimo di benessere, a cominciare dallo Sri Lanka, o dal Botswana, al contrario hanno approvato importanti riforme, garantendo l'istruzione alle donne, e promuovendo in modo ampio la parità di genere.

 

"L'eguaglianza di genere non è solo socialmente auspicabile: è un pilastro centrale nella lotta contro la fame", sostiene la Task Force istituita dall'Onu nel 2005 per il Progetto di lotta contro la fame. Il rapporto odierno pertanto non fa che ribadirlo: "Alti tassi di denutrizione sono connessi anche alle disparità tra uomini e donne relativamente alla salute e alla sopravvivenza". Gli autori esaminano una serie di casi virtuosi, nei quali è stato lo Stato a promuovere e finanziare politiche per l'istruzione delle donne: per esempio il Messico con il programma Oportunidades, grazie al quale le famiglie povere ricevono degli aiuti economici condizionati alla frequenza scolastica dei figli e alle visite mediche.

 

Un miliardo e 20 milioni, record di malnutriti. La scolarizzazione e la promozione del ruolo delle donne all'interno della società è considerato dunque uno strumento fondamentale per la lotta alla fame e alla povertà, che rimane ancora "il primo e il più pressante degli Obiettivi del Millennio", scrive nella prefazione del rapporto Elisabetta Belloni, direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo. "Un imperativo reso oggi ancora più drammatico e urgente dalle conseguenze della crisi economica e finanziariai mondiale sui Paesi in via di sviluppo, che ha aggravato gli effetti già disastrosi della crisi alimentare", ricorda Belloni. Tanto che il numero delle persone malnutrite nei Paesi in via di sviluppo ha raggiunto la cifra record di un miliardo e 20 milioni di persone. "Negli anni Ottanta e all'inizio degli anni Novanta - si legge nel rapporto - c'è stato un progresso nella riduzione della fame cronica. Nella decade scorsa la fame è stata in aumento".

 

GHI alto in Asia meridionale e Africa Subsahariana. Certo, guardando al 1990, anno che viene preso come riferimento dal rapporto, in effetti c'è stata una riduzione di un quarto dell'Indice Globale della Fame (GHI). Ma tale riduzione non è stata affatto omogenea: miglioramenti consistenti si sono registrati nel Sudest asiatico, Vicino, Oriente, Nord Africa, America Latina e Caraibi, ma il GHI "rimane alto in modo desolante in Asia meridionale, dove pure si sono registrati dei progressi rispetto al 1990, e in Africa Subsahariana, dove i progressi sono stati marginali". Infatti tutti i Paesi con il più alto valore di GHI si trovano in Africa Subsahariana: si tratta di Burundi, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia e Sierra Leone, paesi falcidiati ,oltre che dalla fame, dalla guerra e dai conflitti armati. I Paesi con un valore allarmante dell'Indice sono 29.

 

I Paesi con i miglioramenti più significativi. I miglioramenti più ampi in percentuale tra il 1990 e il 2009 si sono invece registrati in Kuwait, Tunisia, Figi, Malaysia, Turchia, Angola, Etiopia, Ghana, Nicaragua e Vietnam. Nel complesso, il GHI è sceso in 30 anni di solo il 13 per cento nell'Africa Subsahariana, del 25 per cento in Asia meridionale, di oltre il 32 per cento nel Vicino Oriente e in Nord Africa. Particolarmente significativi i progressi nel Sud-Est asiatico e in America Latina (-40 per cento).

 

Le cause principali della fame. I valori del GHI in Asia meridionale e Africa Subsahariana sono molto simili (rispettivamente 23 e 22,1) ma le cause dell'insicurezza alimentare sono diverse. In Asia meridionale, sottolineano gli autori del rapporto, "lo scarso accesso alle donne a una nutrizione ed educazione adegiate e il loro basso status sociale contribuiscono a un'alta prevalenza dell'insufficienza di peso nei bambini sotto i cinque anni". Mentre in Africa Subsahariana "la scarsa efficacia dei governi, i conflitti, l'instabilità politica e gli alti tassi di HIV e AIDS portano a un'alta mortalità infantile e a un'alta percentuale di persone che non possono soddisfare il proprio fabbisogno calorico".

 

L'eccezione del Ghana. Unica eccezione nella Regione è il Ghana, che ha più che dimezzato il proprio valore di GHI dal 1990 a oggi. In una opposta situazione si trova il Congo, che è in testa ai 'perdenti', i Paesi la cui situazione è cioè estremamente peggiorata. Seguono Burundi, Comore, Zimbabwe, Liberia, Guinea Bissau, Corea del Nord, Gambia, Sierra Leone, Swaziland. La Sierra Leone ha in particolare il più alto tasso di mortalità sotto il cinque anni.

 

La minaccia della crisi finanziaria. Nei prossimi anni, se non si provvede con politiche adeguate, potrebbe ancora aggravarsi la situazione dei Paesi già in forte sofferenza. L'IFPRI stima che la recessione e la riduzione degli investimenti in agricoltura "potrebbero portare entro il 2020 a 16 milioni di bambini malnutriti in più, rispetto a una situazione in cui la crescita economica continuasse e gli investimenti risultassero costanti".

 

Cosa serve: agricoltura sostenibile, sicurezza, salute. Risolvere i problemi legati alla malnutrizione non richiede solo ingenti stanziamenti economici, ma anche strategie di lungo periodo. Secondo Link 2007, associazione che raggruppa 10 tra le più importanti Ong italiane (Avsi, Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Gvc, Icu, Intersos, Lvia, Medici con l'Africa CUAMM) e che si è fatta carico della traduzione del rapporto, bisogna mettere a punto innanzitutto una strategia in grado di ridurre le disparità di genere, "garantendo alle donne accesso all'istruzione e alla salute, condizioni essenziali per la loro emancipazione economica e politica e quindi per combattere la fame". "Là dove le donne sono più istruite - sottolinea ancora il rapporto - ed hanno accesso a servizi sanitari migliori, ne beneficiano tutti i componenti della familgia, in particolare i bambini sotto i cinque anni". Ma, ancora, bisogna "tornare a reinvestire nello sviluppo dell'agricoltura, con tecniche sostenibili e che non impattino negativamente sull'ambiente. "La fuga delle campagne verso le città - conclude Link 2007 - non è la soluzione al problema della fame. Lo è invece una strategia di lungo periodo volta a portare sicurezza, lavoro, salute ed educazione là dove mancano".

LR 11

 

 

 

Tremaglia chiede di non fare il PdL all’estero. C’è già il Ctim. Altrimenti lascerá il partito

 

L’on Mirko Tremaglia ricorda i meriti storici e la grande diffusione del Ctim. E accusa: poche persone inventano il tesseramento e il PdL nel Mondo

 

La notizia della costituzione di una organizzazione dell’emigrazione con la intestazione di Partito PDL per lanciare la cosiddetta “Campagna Tesseramento PDL nel mondo 2009-2010” è assurda e contraria agli interessi dell’emigrazione, tanto è vero che il PDL ha assunto sinora posizioni contro i principi di civiltà, socialità, onore e contro gli interessi degli emigranti stessi ogniqualvolta è stato posto in Parlamento il problema persino della loro sopravvivenza.

         

Questa iniziativa costituisce una offesa per quanti dal 1968 hanno fatto parte del CTIM – Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, e per gli emigranti italiani che sono stati costretti a lavorare subendo discriminazioni vergognose. Non si può mettere sotto interessi di Partito la visione e la organizzazione di una Forza come quella degli Italiani nel mondo.

          

Per essere ancora più chiari: vi è già il CTIM che è stato costituito nel 1968;

il CTIM ha il suo Statuto e dieci punti programmatici; il CTIM ha una sua organizzazione, che nessuno può cancellare, in tutte le parti del mondo; il CTIM vive e opera in ogni parte del mondo; il CTIM ha dal 1968 il tesseramento in tutti i Continenti: Europa: Belgio, Bulgaria, Croazia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Polonia, Principato di Monaco, Repubblica Ceca, Repubblica di San Marino, Romania, Russia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera; Africa: Algeria, Egitto, Marocco, Nigeria, Sud Africa, Tunisia; Nord America: Canada, Messico, Stati Uniti;

Centro/Sud America: Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Haiti, Honduras, Panama, Perù, Repubblica Dominicana, Uruguay, Venezuela; Asia e Oceania: Australia, Giappone, Hong Kong, India, Laos, Thailandia.

          

Improvvisamente, sei o sette persone che fanno parte di un Partito inventano il tesseramento nel mondo e, sempre sulla carta, inventano il Popolo della Libertà nel Mondo.

          

Noi siamo quelli del CTIM, che da allora (1968) ha fatto il tesseramento, non di Partito, ma in autonomia, facendo tutte le battaglie per l’emigrazione e per gli Italiani nel mondo; che ha presentato le liste per una battaglia del voto agli Italiani all’estero che va dal 1955 fino all’ottenimento per la prima volta del voto all’estero a favore di oltre 4 milioni di votanti (Legge 459 del 27 dicembre 2001).

          

Sempre il CTIM ha presentato liste per cambiare la Costituzione con nominativi di varie formazioni politiche. Il CTIM è riuscito a cambiare – fatto eccezionale – la Costituzione ben 2 volte.

          

Ora, improvvisamente, senza nemmeno consultare il sottoscritto On. Mirko Tremaglia, che è il Segretario Generale del Comitato, ignorando totalmente persino l’esistenza del CTIM – Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, quanto ha fatto e quanto sta facendo nel mondo, ignorando altresì che il sottoscritto è stato Ministro, l’unico Ministro per gli Italiani nel Mondo, si è deciso, senza alcuna consultazione di cancellare il CTIM, sostituendolo con una impostazione di Partito, per sfruttare gli elettori all’estero, sempre per farli diventare parte di un Partito (PDL) anziché continuare a fare gli interessi dei nostri emigranti.

          

Si ignora che quel Ministro ha ottenuto, tra l’altro, un decreto che riconosce l’8 agosto, giornata della tragedia di Marcinelle, come la “Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo” e potremmo continuare con tutti i Convegni e le iniziative di quel periodo ministeriale, ricordando tra l’altro come gli Italiani nel mondo con tanti sacrifici abbiano ottenuto l’elezione di 395 Parlamentari di origine italiana.

          

Tutto questo e tanto altro viene ignorato e cancellato per far posto alle ambizioni di potere da parte di qualche Politico del PDL. Il tutto è da me contestato e respinto con sdegno, rivendicando prestigio, serietà e dignità al CTIM, ai suoi aderenti ed a chi lo ha diretto e continua a dirigerlo.

          

Il CTIM – Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, organizzazione nata nel 1968 con il suo Statuto, con i suoi dirigenti, con le sue battaglie parlamentari, con le sue federazioni organizzate in ogni parte del mondo, respinge questa iniziativa del PDL negando che gli interessi e i diritti dei nostri emigranti e degli Italiani all’estero possano essere difesi e tutelati da Partiti politici. Il CTIM rivendica i grandi traguardi raggiunti dal 1968 ad oggi e continua con la sua organizzazione a rappresentare gli Italiani nel mondo e i diritti ed i principi dell’emigrazione.

          

Nella mia qualità di Segretario Generale del CTIM, ringrazio di cuore i miei collaboratori per i risultati raggiunti e per la fiducia che mi è stata in ogni parte del mondo riconfermata; annuncio che richiederò la messa in votazione della Proposta di legge per l’Istituzione della Commissione parlamentare bicamerale per gli Italiani all’estero e della mozione che invita il Governo ad organizzare una Conferenza per discutere ed attuare un piano di investimenti europei in Africa per dare lavoro agli Africani in Africa.

          

Sul piano personale e politico chiedo che venga annullata la decisione di fare un Partito PDL all’estero. Se così non fosse sarei costretto, dopo tanti anni di battaglia politica, a lasciare per protesta questo Partito, continuando a battermi negli interessi esclusivi dei valori che hanno alimentato l’emigrazione e gli Italiani nel mondo.

On. Mirko Tremaglia (de.it.press)

 

 

 

 

 

Saarbrücken. Sabato 14 novembre corteo di protesta contro la chiusura del Consolato

 

I sindacalisti della Confsal-Unsa e del DGB Saarland e il presidente del Comites/Saar si incontrano per studiare strategie comuni. Sabato 14 novembre una manifestazione partirà dal municipio della città tedesca

 

Saarbrücken - Il responsabile della sede di Saarbrücken del sindacato Confsal-Unsa Pasquale Marino ha incontrato il segretario del DGB Saarland Eugen Roth. I due rappresentanti sindacali hanno concordato una serie d’azioni congiunte per protestare contro l’abolizione dei servizi consolari nella capitale del Saarland. All’incontro ha partecipato anche il presidente del Comites/Saar, Giovanni Di Rosa, che ha chiesto al rappresentante del DGB di partecipare  al corteo di protesta programmato per sabato 14 novembre, con partenza alle ore 11.00 dal municipio di Saarbrücken. Di Rosa ha inoltre sottolineato come la decisione di chiudere il Consolato d’Italia a Saarbrücken rappresenti un’offesa al contributo lavorativo, culturale ed economico che la collettività italiana continua a dare tuttora alla crescita del Saarland. Egli ha anche ricordato la presenza nella capitale dell’acciaio tedesco di quasi 24.000 italiani e di circa 5000 connazionali con doppia cittadinanza. Una collettività che, con la soppressione del consolato di Saarbrücken, rischia di rimanere abbandonata a se stessa. E questo nonostante il nostro paese, nella zona vi sono oltre 400 ditte italiane, acquisti ogni anno dal Saarland merci, materie prime e prodotti industriali per oltre un miliardo e mezzo di Euro, mentre il volume d’esportazione dall’Italia supera il mezzo miliardo l’anno.

Dal canto suo il segretario del DGB Eugen Roth ha posto l’accento sugli aspetti negativi che la chiusura del consolato comporterà soprattutto per i lavoratori e le lavoratrici italiane e per i loro congiunti più anziani.

Pasquale Marino del sindacato Confsal-Unsa ha messo in guardia dal perverso meccanismo che la chiusura dei consolati in Europa inevitabilmente trascinerà con se: l’invidia e l’astio tra una sede consolare e l’altra, con la creazione di collettività italiane di categoria “A” con i servizi consolari comodi e vicini e di categoria”B” che per avere un documento dovranno fare centinaia di chilometri. (Inform)

 

 

 

 

Scigliano (Comites Hannover) al Consigliere del Cgie Montanari (Francoforte): “Dimettiti”

 

"Che qualcuno passi a vedere cosa diciamo alle nostre riunioni": così il Presidente del Comites di Hannover titola la lettera che ha inviato a M. Montanari. Eccone il testo

 

Hannover. Ill.mo Montanari, ho letto con molto rammarico quanto da te (Consigliere del CGIE da noi eletto) scritto il giorno dopo l'incontro di Berlino apparso sul corriere d'Italia con il titolo "Consolati: un incontro inutile" (vedi Webgiornale dell’11-12 novembre, ndr).

Dico con rammarico, prima perché fai delle insinuazioni gratuite a proposito della non chiusura del Consolato Generale di Hannover e poi perché appare molto approssimata la tua solidarietà al Console di Stoccarda.

Sei informato su quanto sta accadendo a Stoccarda a proposito dell'intervento scolastico? Sei informato della posizione del Comites locale a tal proposito?

Sei informato anche della posizione dell’Intercomites?

Nel leggere quanto da te riportato nella chiusura del tuo articolo mi pare di capire che sei fuori dalla realtà dei fatti ed è per questo, che sono deluso dal tuo atteggiamento da definire in questo caso autarchico e non collegiale. "Infine una nota a latere. Abbiamo assistito in fine giornata ad una cagnàra indegna –oltre che fuori luogo- da parte di un Consigliere Cgie, ampiamente noto alla magistratura tedesca, contro il Console di Stoccarda. Vada al Console di Stoccarda tutta la solidarietà di questo giornale".

Come al solito non hai ritenuto opportuno partecipare all’incontro del venerdì dell'intercomites a cui hanno partecipato, in questa occasione, anche gli enti gestori i quali hanno messo in risalto proprio tantissime critiche nei confronti del Console di Stoccarda al quale esprimi la tua solidarietà. Considerato che il Presidente del Comites locale Ileana Werner era senza voce, è stato delegato il consigliere del CGIE da te bistrattato, di chiarire l'operato del Console in oggetto durante la riunione del sabato a cui tu ti riferisci.

Secondo alcuni dei miei colleghi, con la posizione da te assunta nell'articolo, hai mostrato di essere non nell'interesse della collettività ma semplicemente di andare a caccia di notizie da sbattere in prima pagina per appagare forse l'istinto di chi è convinto di essere l'ombelico del mondo  illibato, puritano e privo di peccati.

Sono convinto che in questo modo non andremo lontano. Peccato! abbiamo sprecato ancora una volta un'occasione utile per dire alla gente che ci ha scelto di rappresentarla che abbiamo fatto il nostro meglio per difendere i loro servizi.

 

Ps. Quando vai a Roma per rappresentarci, cosa dici? a nome di chi parli? noi all'intercomites ti abbiamo visto raramente. Facci sapere cosa e chi rappresenti. Non abbiamo mai ricevuto materiale informativo (se non in qualche rara eccezione).

Abbi la forza di saltare sulla tua ombra e dimettiti. Non abbiamo meritato di essere rappresentati da chi scambia il proprio orticello di casa per interessi comuni.

Giuseppe Scigliano, presidente del Comites di Hannover (de.it.press)

 

 

 

 

A Monaco di Baviera conferenza “Ai confini dell’Universo” del fisico Claudio Cumani

 

Monaco di Baviera - Nell’ambito della IX Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, l'Istituto Italiano di Cultura invita  alla conferenza »Ai confini dell’Universo«, che sarà tenuta dal fisico Claudio Cumani. L’evento avrà luogo martedì 17 novembre 2009, alle ore 19, presso l’Istituto Italiano di Cultura, Hermann-Schmid-Straße 8, a Monaco di Baviera. Sarà in lingua italiana

Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, il Consolato Generale Svizzero di Monaco di Baviera, la Società Dante Alighieri di Monaco di Baviera, ESO Garching, Hochschule/ University of Applied Sciences di Monaco di Baviera e l’Istituto di Filologia Italiana dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera

Ingresso libero, con prenotazione tramite la pagina internet www.iicmonaco.esteri.it nella rubrica “Calendario” oppure a stampa.iicmonaco@esteri.it, oppure tel. 089 74 63 21-26.

Il fisico Claudio Cumani terrà una conferenza avente per tema i grandi telescopi europei all'avanguardia nella ricerca astronomica del XXI secolo: realtà attuale e prospettive. Cumani lavora dal 1993 presso l'ESO (European Organisation for Astronomical Research in the Southern Hemisphere), dove e' responsabile per lo sviluppo del software di controllo della strumentazione ottica. De.it.press

 

 

 

 

Il Governatore della Calabria Agazio Loiero incontra la collettività calabrese di Berlino

 

Berlino - Lunedì 10 novembre alle ore 16,00 il Governatore Agazio Loiero ha incontrato, presso l'Ambasciata d'Italia di Berlino, la collettività Calabrese residente in città. A dargli il benvenuto naturalmente l'Ambasciatore Michele Valensise che nel suo breve saluto ha messo al corrente i presenti dell'incontro avvenuto due giorni prima nella stessa sala che ha avuto come tema la ristrutturazione consolare e l'integrazione degli italiani in Germania.

Ha preso la parola quindi Giuseppe Scigliano nella duplice veste di Esperto della Regione Calabria e di Presidente del Comites di Hannover. Egli ha portato i saluti del Consultore cav. Stefano Lobello impossibilitato per motivi di salute.

Scigliano ha messo in luce la laboriosità della collettività Calabrese che si è sempre distinta per capacità e lavoro sociale. "Noi non siamo come alcuni vogliono far credere ‘mafiosi o delinquenti’  ma persone oneste e capaci che portano con loro l’odore di una terra fatta di ricordi ancora vivi". Questo capitale, che quando può parla con piacere il dialetto, dovrebbe essere utilizzato maggiormente da parte della Regione. Per concludere offre al Governatore l'idea di far partecipare la Regione alla prossima Fiera industriale che si terrà ad Hannover dal 21 al 23 aprile e che vede proprio l'Italia quale Partner. Ha quindi preso la parola il Sig. Dragone della Regione che ha informato esaurientemente i presenti sulla riunione dell'ultima consulta tenutasi a luglio presso la sede della Regione a Reggio Calabria.

In chiusura ha parlato l'avvocato Luigi Oliverio nativo di San Giovanni in Fiore e residente a Napoli il quale, in qualità di vice presidente di Eritage Calabria, ha chiesto di poter aver aiuti per creare una fondazione dedicare all'abate Gioacchino da Fiore. Il Governatore ha accettato di aiutare Oliverio per la fondazione e nello stesso tempo si è mostrato molto interessato all'idea della fiera. L'incontro è terminato alle ore 18,00. G. Scigliano (de.it.press)

 

 

 

 

A Düsseldorf, Solingen e Colonia incontri informativi del Consolato sulle tematiche dell’integrazione

 

Colonia - Il Consolato Generale d’Italia in Colonia ha organizzato un ciclo di incontri informativi con le famiglie italiane sulle tematiche dell’integrazione, nella consapevolezza dell’importanza del ruolo che le famiglie possono e devono svolgere nel processo formativo e d’istruzione dei propri figli. L’iniziativa, che ha ottenuto il patrocinio del Ministro per le Generazioni, la Famiglia, le Donne e l’Integrazione del Land Nordreno-Vestfalia e dei Sindaci delle città di Düsseldorf, Solingen e Colonia, prenderà il via domenica 15 dicembre a Düsseldorf: appuntamento alle 14.00 alla Heinrich Heine Gesamtschule.

Seguiranno quelli di Solingen, domenica 29 novembre, alle 11.00, alla Geschwister-Scholl-Gesamtschule, e Colonia, il 6 dicembre alle 11.00, all’Istituto Italo Svevo.

Gli incontri, organizzati in collaborazione con il "Netzwerk der Lehrkräfte mit Zuwanderungsgeschichte" ed il Coascit di Colonia, prevedono interventi introduttivi dei Rappresentanti istituzionali italiani e tedeschi e quattro seminari per i genitori sui temi: "l’apprendimento bilingue", "scuola e famiglia", "dalle elementari alla maturità, le regole da seguire", "maturità…e dopo?".

Per i bambini presenti, si terrá invece lo spettacolo "Biancaneve ed i sette nani" a cura degli alunni della Thomas Schule di Düsseldorf. (aise)

 

 

 

 

A Saarbrücken-Malstatt il 19 novembre dibattito con i giovani sui "Diritti umani per tutti".

 

A Saarbrücken-Malstatt, il 19 novembre, nella Breite Straße 63, manifestazione per i giovani tra i 14 ed i 20 anni sui "Diritti umani per tutti". promossa dall'Istituto Fernando Santi nel quadro delle settimane interculturali 2009I. lavori saranno aperti alle ore 17,00 dal Presidente dell'Istituto Fernando Santi Saarbrücken, Guglielmo Scandariato.

Interverranno: Susanna Schlein, Console Generale d'Italia a Saarbrücken; Charlotte Britz, Oberbürgermeisterin di Saarbrücken; Giovanni Di Rosa Presidente del Comites  di Saarbrücken e Paolo Brullo, Presidente del Comites  di Wolfsburg. Proseguiranno con la relazione "Diritti umani per tutti" di Rino Giuliani Presidente della Consulta Nazionale dell'Emigrazione.

 

Alle ore 18,00 è prevista la proiezione del filmato "All Human Rights for All", ispirato ai trenta articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

Il film è composto da altrettanti cortometraggi. Trenta storie, della durata di 4/5 minuti ciascuna, per raccontare il tema universale dei Diritti Umani attraverso lo sguardo particolare del cinema italiano, accompagnate dalle composizioni di trenta musicisti jazz. Uno sguardo quanto più ampio e vario possibile, rappresentato da registi e sceneggiatori di età e sensibilità diverse.

Agli intervenuti verrano offerti esemplari del film in formato DVD e copie della Costirtuzione italiana "alle ragazze e ai ragazzi di oggi dalle ragazze e dai ragazzi di ieri". Di seguito discussioni ed interventi.

A conclusione della manifestazione degustazione specialità italiane. Serata musicale italiana condotta da Roberto Vezzoso con l'intervento del tenore Alexander Yagudin , accompagnato da Grigor Asmaryan, piano, e del Balletto Tricolore.

L'iniziativa è realizzata con il sostegno di: Municipio di Saarbrücken e Zuwanderungs- und Integrationsbüro der Stadt für Mitgrantinnen und Migranten in Saarbrücken (Consiglio degli stranieri Saarbrücken), Sparkasse Saarbrücken, Regione Lazio ed in collaborazione con i Comites di Saarbrücken e Wolfsburg, Circolo Italiano di Völklingen e Famiglia Siciliana di Saarbrücken. (de.it.press)

 

 

 

 

 

Pubblicazioni. "La bici sopra Berlino", di Max Mauro

 

La nuova pubblicazione della casa editrice Ediciclo, "La bici sopra Berlino" (pp.162, euro 12), è il racconto della capitale della Germania attraversata in bicicletta. Il libro, scritto da Max Mauro nel ventennale della caduta del Muro, invoglia a pedalare per le strade della città, ricche di contraddizioni, di suoni dolci da orchestra da camera e ossessivi da tecnomusic, di riflessi romantici in riva alla Sprea e di monumenti al comunismo, di parchi eleganti e austeri e di aree verdi dove si può giocare a calcio e cucinare la griglia: mille luoghi dove perdersi, con curiosità e leggerezza.

Seguendo il fantasma del Muro e inseguendo i fermenti creativi di una metropoli viva, "La bici sopra Berlino" ci restituisce l’immagine di una città bambina che ogni giorno si inventa una nuova identità per stupire il viaggiatore. Tra le pagine del libro si percorre anche la "Pista del Muro", la ciclabile di 160 chilometri costruita sul percorso del Muro per ricordarne il significato e promuovere la pace.

A ottobre sono vent’anni che il Muro non c’è più: Berlino, in questo lasso di tempo, è diventata un’altra città, crocevia di idee, di gente, di fermenti. Una città che è due città, una di fianco all’altra, ma anche una dentro l’altra, una sorta di matrioska di luoghi, colori, emozioni. Il fenomeno bici, che in Italia comincia appena a farsi sentire, lì è già scoppiato da diverso tempo e i pedali hanno conquistato di diritto uno spazio fisico all’interno della metropoli: è uno spazio mentale, nella testa dei suoi cittadini. Così uno scrittore, in questo caso anche giornalista, può anche pedalare assieme a un angelo, ispirato da Wim Wenders e Peter Handke, e lasciarsi incantare.

Max Mauro è nato a Frauenfeld, in Svizzera, ed è figlio di emigranti friulani. Giornalista professionista, ha collaborato con Diario, Il Manifesto, Carta, Lo Straniero, Linus, Avvenimenti, Il Mucchio Selvaggio, Il Gazzettino. Ha vissuto e lavorato in Venezuela e Germania e attualmente vive a Dublino dove svolge una ricerca sui giovani immigrati e lo sport presso il Centre for Transcultural Research and Media Practice. (aise) 

 

 

 

 

 

Monaco di Baviera. A Roberto Saviano il “Geschwister-Scholl-Preis”. Lunedì la consegna

 

Il riconoscimento sarà consegnato all’autore italiano il 16 novembre a Monaco di Baviera

 

Monaco di Baviera - Roberto Saviano ha vinto il “Geschwister-Scholl-Preis” del 2009. Il premio letterario tedesco gli sarà consegnato a Monaco di Baviera lunedì 16 novembre. Il premio è dedicato ai fratelli Scholl, Sophia e Hans, studenti dell’università di Monaco di Baviera e attivisti del movimento antinazista “ La rosa bianca “, condannati a morte nel 1943 per aver diffuso dei volantini all’università. 

Nel 2008 il premio è stato assegnato allo scrittore israeliano Davis Grossmann e nel 2007 alla giornalista Anna Politowkaja uccisa qualche anno fa in Russia. “Sono la chiarezza e l’intensità del suo linguaggio – spiegano in una nota gli organizzatori del premio-  a rendere così commoventi i suoi saggi, i suoi reportage e i suoi racconti: sobrio e nello stesso tempo empatico, tenero e altamente poetico. Il suo impeto letterario è alimentato dalla rabbia nei confronti del potere, esteso al mondo intero, della criminalità organizzata. Ciò nonostante Roberto Saviano è in grado, come nessun altro, di rappresentare circostanze complesse in modo vigoroso e di renderle comprensibili a tutti”. (Inform)

 

 

 

On line  “rinascita flash” 6/2009, con il supplemento culturale “rinascita cult”

 

Monaco di Baviera - Il bimestrale di rinascita e.V., a colori, può essere letto e o stampato cliccando su: http://www.rinascita.de/rinascitaFlash.html.

Gli articoli del numero 6/2009: L’Italia della gente brava di Sandra Cartacci; I giovani e il voto in Germania di Massimo Dolce; Le leggi ingiuste di Pasquale Episcopo; Quei ragazzi del ’92 e UnAltraItalia di Daniela Di Benedetto; Solitudine e caparbietà di Marinella Vicinanza Ott; In Italia vergognoso voto alla Camera di Aurelio Mancuso; Un uomo sempre più aggressivo di Lucio Rossi; Chi vuole affondare il volontariato? di Cristiano Tassinari; Alluvione in Sicilia di Franco Casadidio; Lettera aperta a Marco Travaglio di Claudio Paroli; Eroi? di M. Rita Casali; Televisione magistra vitae di Corrado Conforti; Famiglia: i buoni e i cattivi di Rita Vincenzi; Gransol, un incontro di bimbi cubani di Enrico Turrini; Letteratura italiana al femminile: Matilde Serao di Miranda Alberti; "Per il tuo bene", in memoria di Rocco Carbone di Rossella Sorce; Soltanto stress di Sandra Galli; Né carne, né pesce di Marta Veltri.

  Su “rinascita cult”, supplemento culturale del n. 6/2009 di “rinascita flash”: Breve storia delle Mafie e dell’Antimafia di Marinella Vicinanza Ott; In occasione de “Il Giorno della Memoria”  di Adriano Coppola; Elezioni europee: i dubbi e il senso di queste elezioni di Marcello Tava; Religione - società: altro da me di Maria Antonietta De Riso; La storia della canzone italiana degli anni ‘70 e ‘80 di Marinella Vicinanza Ott; La filastrocca dei bambini del mondo a cura de Il Laboratorio dell’Italiano. Foto di Hans Wiedemann. (Inform)

 

 

 

Il 17 novembre a Berlino una conferenza di Massimo Cacciari sul futurismo

 

Il filosofo italiano, sindaco di Venezia, ospite dell’IIC nell’ambito di una mostra dedicata ai linguaggi del futurismo

 

Berlino – E’ atteso per il 17 novembre, alle ore 19 al Martin-Gropius-Bau di Berlino, il filosofo italiano Massimo Cacciari, che terrà una conferenza intitolata “Filosofia del futurismo” nell’ambito della mostra in corso nell’edificio sino all’11 gennaio 2010 sui linguaggi del movimento futurista.

“Il Futurismo - spiega lo stesso Cacciari - non si caratterizza soltanto come movimento artistico di avanguardia, in tutte le discipline, ma anche per la sua diretta partecipazione alla vita pubblica e politica italiana ed europea e inoltre per l’impegno teorico nell’affrontare la crisi dei valori e dei fondamenti, drammatico centro di tutto il dibattito culturale e filosofico europeo tra il XIX e XX secolo”.

  L’incontro – in italiano e tedesco - sarà moderato dal direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Berlino, Angelo Bolaffi.

  Il 10 dicembre il programma proseguirà con una serata dedicata al cinema futurista e di avanguardia, durante la quale verranno presentati alcuni brevi film realizzati tra l’inizio del ‘900 e gli anni ‘30, caratterizzati da una visione dinamica e fantasiosa, ricchi di novità estetiche e tecniche. I film verranno introdotti da Thomas Tode.

  Infine, il 7 gennaio, Norbert Nobis, direttore del reparto di grafica e vicedirettore del Museo Sprengel di Hannover, terrà una conferenza sul teatro futurista, servendosi come supporto di filmati, che aiuteranno il pubblico a “visualizzare” e a meglio comprendere la dinamica di uno spettacolo futurista. (Inform)

 

 

 

 

Monaco di Baviera e dintorni. Le iniziative di novembre per i connazionali

 

Monaco di Baviera - Anche per il mese di novembre sono in programma numerose iniziative a sfondo culturale, sociale e politico organizzate per la comunità italiana di Monaco di Baviera e dintorni. Per venerdì 13 viene organizzata "LiberalItália", una festa dell’impegno civile organizzata nella EineWeltHaus da Rinascita e.V. in collaborazione con il gruppo "Un'Altra Italia", durante la quale si alterneranno recitativi, proiezioni di video e immagini e momenti musicali. Sempre il 13 novembre, stavolta nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura, si terrà anche l’"Incontro di letteratura spontanea" e la presentazione del libro "Notturno" di Luciano Florio. Nell’occasione, tutti i partecipanti avranno la possibilità di leggere una piccola poesia, un racconto, una storia o anche solo parlare di qualcosa o domandare o ascoltare gli altri. Nello Sprachschule gut lernen, alle ore 20.00, si riunirà invece l’assemblea annuale dei soci del Mosaico Italiano.

Sabato 14, nella Sala parrocchiale S.Anna Acli Karlsfeld ha invece organizzato una "Festa d'autunno" che sarà allietata dal "Duo per caso". È rivolto a genitori e bambini di famiglie multinazionali l’incontro organizzato per domenica 15 nel Familienzentrum Laim. Nell'ambito della "Settimana della cultura italiana", l’Istituto Italiano di Cultura presenterà, martedì 17, il convegno "Ai confini dell’Universo" curato da Claudio Cumani dell'Eso mentre venerdì 19, nella Fakultät für Physik der LMU, Remo Ruffini, docente di fisica teorica all'Università La Sapienza di Roma, affronterà il tema "Black Holes and Gamma Ray Bursts: progress in fundamental physics"

"Si può. L'impegno della giustizia italiana contro le mafie. E in Europa?" è invece il titolo dell’incontro previsto per sabato 21, alle ore 17:00, nella sede del Goethe Forum. Alla conferenza porteranno il proprio contributo il magistrato Nicola Gratteri e il giornalista Jürgen Roth. Sempre il 21, alle ore 19:00 nel Gasteig, Giulia Costabile del Theaterensemble Primaopoi e Thilo Ruf di Radio Lora leggeranno, in italiano e tedesco, testi del poeta Sandro Penna. Spazio quindi alla musica, alle ore 20, con il concerto di Pippo Pollina nella sede centrale della VHS.

A Weilheim intanto, prenderà piede la "Sagra del Vino 2009", tradizionale festa con vini italiani organizzata dall’associazione di Cultura Italiana Weilheim – Italienischer Kulturverein Weilheim e.V.

Domenica 22 mercoledì 25 ancora cinema con la proiezione del film "Centochiodi" di Ermanno Olmi mentre lunedì 23, alle ore 19:00, Etta Scollo si esibirà in "Les Siciliens" nel Lustspiehaus.

È nell’ambito della rassegna "Sguardi sul giovane cinema italiano" che martedì 24 novembre, nell’Istituto Italiano di Cultura sarà proiettato il film "La giusta distanza" di Carlo Mazzacurati. Il 25 invece, sempre nella sede dell’Iic, l’incontro "In viaggio con gli Etruschi" presenterà i luoghi etruschi della Provincia di Arezzo, tra arte, natura, cibo e vino. Spazio quindi al teatro con la rappresentazione "Controllo remoto"dell’Ensemble Ortographe nel Reaktorhalle.

È rivolto ai bambini "Il laboratorio dell'italiano" programmato per il 29 novembre nella Haus-Olymp con l’obiettivo di migliorare, attraverso giochi, canti e disegni, le competenze linguistiche, sociali e culturali dei bambini bilingue o plurilingue. Sempre domenica, alle ore 11:00, si terrà infine il concerto "Di padre in figlio": sul palco della Gasteig Serena Chillemi eseguirà al pianoforte le composizioni di Alessandro e Domenico Scarlatti, Johann Sebastian e Johann Christian Bach, Eliodoro e Giovanni Sollima. (aise) 

 

 

 

 

Il PD all’estero: 150 circoli e 5 mila iscritti, alle primarie 12.600 votanti. Farina: “Si riparte!”

 

Si riparte! Dopo aver concluso un percorso politico impegnativo e faticoso che ci ha fatto crescere, finalmente si riparte con l’azione politica, il lavoro organizzativo e l’elaborazione intellettuale. Siamo un partito!

Nel corso della campagna congressuale è stata compiuta la mappatura del Partito Democratico all’estero: 150 circoli e 5 mila iscritti nei vari Paesi delle quattro ripartizioni (Europa, America del Nord, America Latina, Africa-Oceania). Alle primarie hanno partecipato 12.600 votanti, dei quali 5.700 hanno votato le liste “Uniti per Bersani”, 4.900 quelle per Franceschini e 2 mila per Marino.

Si tratta di una presenza significativa del PD nel mondo. E’ quella rete che ci ha permesso di conquistare 400 mila voti alle elezioni politiche dell’anno scorso. Uomini, donne, giovani, che vedono nel Partito Democratico lo strumento per scardinare il berlusconismo e la destra in Italia, lo strumento per assicurare la partecipazione politica delle comunità italiane all’estero, lo strumento per ricostruire una politica nuova in Italia e nel mondo.

Sabato 7 novembre a Roma si è riunita per la prima volta l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico.  I Democratici e le Democratiche nel Mondo sono rappresentati da una delegazione di 44 membri (22 sostenitori di Bersani, 16 di Franceschini e 6 di Marino), circa il 5 per cento del totale (i risultati dettagliati li potete consultare sul mio sito www.giannifarina.eu). Una presenza politica che ci conferisce visibilità, peso e responsabilità.

A margine dell’Assemblea Nazionale si è svolta la riunione della delegazione del PD Mondo. Nel rispetto statutario, abbiamo eletto Presidente dell’Assemblea del PD Mondo, Beatrice Biagini, del circolo di Parigi, sostenitrice di Ignazio Marino. I 4 membri della Direzione nazionale del PD (2 delle liste di Bersani, 1 di Franceschini e 1 di Marino) e il Coordinatore del PD Mondo saranno designati nelle prossime 2 settimane.

Il Segretario Bersani ha voluto contraddistinguere immediatamente la sua Segreteria con una gestione del partito plurale: alla presidenza dell’Assemblea Nazionale è stata eletta Rosy Bindi e la guida dei Parlamentari alla Camera dei Deputati è stata affidata a Dario Franceschini.  Le paventate divisioni, rotture e scissioni non ci sono state. La scelta di Francesco Rutelli resta isolata.     

Si riparte! Tra novembre e gennaio in tutti i circoli si dovranno eleggere i segretari. Poi si dovrà allargare la base degli iscritti del Partito Democratico a tante altre centinaia di nostri connazionali che alle Primarie del 25 ottobre hanno già manifestato la volontà e il desiderio di partecipare alla vita del nostro Partito. Soprattutto occorre far crescere il Partito Democratico in tutte le grandi città dell’Europa e in quelle aree dove si registra un’alta densità di cittadini italiani.

Grazie a tutti. Grazie per il lavoro che avete fatto. Grazie ai Segretari e ai Presidenti dei nostri circoli che si sono impegnati ad organizzare gli iscritti e i congressi. Grazie alle centinaia di militanti che il 25 ottobre hanno aperto oltre 150 seggi in tutto il mondo. Infine, un ringraziamento sincero va esteso a tutti i votanti delle Primarie.

On. Gianni Farina, de.it.press

 

 

 

 

Sarkozy e Merkel, lo show dei “fidanzati d’Europa”

 

A Parigi festa dell’Armistizio, cresce l’asse franco-tedesco - di FRANCESCA PIERANTOZZI

 

PARIGI - Il momento è storico e perfino Carlà accetta di restare in secondo piano. Gli onori, le foto, l’Arco di Trionfo e gli Champs Elysées sono tutti per loro due, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel: stesso cappotto, stessi pantaloni, stesso passo deciso, mano nella mano, a testa alta nonostante il vento e il freddo della mattinata parigina. Un presidente francese e un cancelliere tedesco insieme un 11 novembre: un evento impensabile da almeno 91 anni, da quando Francia e Germania firmarono l’armistizio di Rethondes che metteva fine alla Prima Guerra mondiale e sigillava un futuro di rancori, vendette e odi che avrebbero avvelenato per buona parte del secolo le relazioni tra i due Paesi. Ci voleva il senso diplomatico e dello spettacolo di Nicolas Sarkozy e il pragmatismo di Angela Merkel per rendere la data - festa nazionale in Francia e giornata da dimenticare in Germania - una celebrazione congiunta dell’amicizia franco-tedesca. Sotto l’Arco di Trionfo, Sarkozy ha avuto soltanto parole di elogio per la sua ospite. «Signora cancelliera - ha detto il presidente - accettando l’invito della Francia, avete fatto questa mattina un gesto storico che onora la Francia e i francesi». «In questo 11 novembre non ricordiamo la vittoria di un popolo contro un altro, ma una prova che fu terribile per entrambi» ha dichiarato Sarkozy. Nicolas e Angela hanno esaltato l’amicizia franco-tedesca: «un tesoro» per i francesi, «un regalo» per i tedeschi. «Condividiamo gli stessi valori, la stessa ambizione per l’Europa, la stessa moneta. Quando Germania e Francia propongono insieme, quando agiscono insieme, allora realizzano grandi cose» ha detto Sarkozy. E la Merkel, accanto a lui: «Non possiamo cancellare quello che è successo. Tuttavia esiste una forza, una forza che ci aiuta a sopportare quanto accaduto. Questa forza è la riconciliazione».

Di questa riconciliazione ieri mattina, sotto l’Arco di Trionfo, si è consumato l’ultimo capitolo. Sarkozy e Merkel che accendono insieme la fiamma sulla tomba del milite ignoto a reti unificate franco-tedesche, completa l’album dei souvenir cominciato con l’abbraccio tra Adenauer e de Gaulle nel 1963 (la guerra era ancora troppo recente), proseguito con Mitterrand e Kohl che si tengono per mano a Verdun nell’84 e passato per il bacio cordiale ma freddo tra Chirac e Schroeder nel 2004, al 60esimo anniversario dello Sbarco in Normandia. Da ieri, i simboli ci sono ormai tutti. Nicolas Sarkozy ha dato il via all’ultimo atto della riconciliazione tre giorni fa davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino per le celebrazioni del 20esimo anniversario della caduta del Muro, dissipando una volta per tutti i sospetti che la Francia non avesse mai mandato giù la riunificazione tedesca. La Merkel non si è tirata indietro e ha fatto quello che nessuno dei suoi predecessori aveva osato: venire sugli Champs Elysées l’11 novembre.

Finita la luna di miele, cominciata alla porta di Brandeburgo il 9 novembre e finita ieri all’Arco di Trionfo, Nicolas e Angela dovranno trovare il modo di intendersi anche nella routine della vita di tutti i giorni. Cosa meno facile. Se a livello europeo le divergenze sull’economia restano importanti, Francia e Germania stanno pensando ad un ministero congiunto da realizzare entro il 2010. L’iniziativa è però per il momento soltanto alla fase di studio, sui tavoli dei due ministri agli Affari europei, Hoyer e Lellouche. Difficile anche trovare un giorno sul calendario per una festa comune: la Francia ha il rivoluzionario 14 luglio, la Germania il 3 ottobre, giorno della Riunificazione e l’11 novembre, altamente simbolico, in Germania non va bene: è il primo giorno di carnevale. IM 12

 

 

 

 

Guerra afghana e strategia Usa. L'inferno del presidente

 

Potrà mai reggersi con forze proprie il governo di Kabul, con quale Jirga o sistema legislativo? Alle recenti elezioni ha partecipato una frazione minima di votanti, mentre in larga maggioranza l’elettorato ha subito la virulenta pressione astensionista dei talebani. E dopo gli scrutini contestati a causa delle troppe frodi, è mancato un secondo ricorso alle urne. Ora sulla torbida politica di Kabul, intorno al controverso presidente Hamid Karzai, rimane incombente la prospettiva d’una vulnerabilità favorevole all’offensiva dei talebani tagliagola e delle autobomba di Al Qaeda.

Non bastano a fronteggiare la diffusa guerriglia le truppe degli Stati Uniti e degli alleati sul campo, mentre il potere aereo non riesce a evitare sciagurati errori come nel caso di Kunduz. Il generale McChrystal chiede ingenti rinforzi, malgrado la «stanchezza della guerra» manifesta nell’opinione pubblica. Forse un più esteso presidio sul territorio potrebbe reggere, ma durare fino a quando? Per ora, nell’Afghanistan, regge la guerriglia.

Eppure, sono trascorsi otto anni da quando gli Stati Uniti occuparono l’Afghanistan dei talebani e di Osama bin Laden, il 7 ottobre 2001, dovendo reagire al terrorismo islamista dopo le stragi dell’11 settembre a New York e Washington. Quell’intervento, legittimato dall’Onu e assecondato da una coalizione internazionale, poté presto eliminare il governo che aveva concesso a Osama le basi strategiche per Al Qaeda. Ma caduto il regime dei talebani e conclusa la guerra, seguì la guerriglia non domata finora. Com’è potuto succedere?

Una risposta è che dal 20 marzo 2003 gli Stati Uniti cominciarono a disperdere le loro forze, armi e truppe, nella guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein. A quell’impresa, condotta per volontà di George W. Bush senza legittimazione dell’Onu e sufficienti motivazioni, è seguito un costoso e lungo dopoguerra guerreggiato, parallelo a quello afghano. Sui due fronti, s’è propagato il ricorso agli stragisti suicidi. Secondo il rito che ancora genera «guerrieri di Allah» dediti all’estremo sacrificio, spesso inarrestabili perché imprevedibili.

Un’altra risposta esplicativa sulle condizioni di tutta quell’area deriva dalla difficoltà di convertire istituzioni e popolazioni ai principi e alle pratiche delle democrazie occidentali, ancorché a volte non esemplari. Di fatto, appare pressoché impossibile conciliare il pluralismo politico moderno e l’arcaico tribalismo. L’Afghanistan presenta non solo un’antropologia multietnica, divisa tra comunità di pashtun, tagiki, uzbeki, hazara, kirghizi o beluci. Anche all’interno d’ogni etnia competono, e confliggono, tribù agguerrite. Lo spazio dei partiti politici è occupato dalle tribù, concorrenti fra l’altro nelle coltivazioni degli oppiacei come nei traffici di droga, e dalle loro invasate rivalità di potere.

La questione afghana, dunque, presenta due aspetti. Un controllo militare diretto benché limitato su quei territori, mentre non basta il potere aereo, sarà necessario per impedire al terrorismo di Al Qaeda il recupero di basi strategiche decisive, anzitutto nelle aree tribali esplosive sui confini del Pakistan. D’altra parte, (e Obama, che non è andato alle celebrazioni del Muro ma parte oggi per il suo viaggio in Oriente, ne sembra convinto) rimane illusoria e vana la politica di chi vorrebbe convertire l’Afghanistan, malgrado quelle condizioni sociali o radicate tradizioni, a costumi e istituzioni occidentali.  Alberto Ronchey CdS 11

 

 

 

 

 

Nomine Ue, socialisti e democratici per D'Alema ministro degli esteri

 

Da socialisti e democratici del Parlamento Europeo arriva l'appoggio alla candidatura di D'Alema a ministro degli esteri dell'Ue. Lo hanno annunciato, con soddisfazione l'unanimità della scelta, il capogruppo italiano David Sassoli, il vicepresidente Gianni Pittella e il vice presidente Gruppo S&D Gianluca Susta in un comunicato. «Nella riunione di oggi alla presenza di Poul Nyrup Rasmussen, il gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo insieme alla famiglia socialista europea, hanno scelto di sostenere Massimo a D'Alema per la carica di Mr PESC», si legge. «Senza dubbio Massimo D'Alema è la personalità più autorevole e qualificata a ricoprire questo incarico, che rappresenta nel quadro di un'Europa sempre più forte una figura capace di dialogo interistituzionale e di rivestire l'importante ruolo di rappresentare l'Europa nel mondo», assicurano i tre eurodeputati.

«Esprimiamo profonda soddisfazione», si legge in una nota firmata dal capodelegazioni del Pd David Sassoli, dal vipresidente del Parlamento europeo Gianni Pittella e dal vicecapogruppo del S&D Gianluca Susta. «Senza dubbio Massimo D'Alema è la personalità più autorevole e qualificata a ricoprire questo incarico, che rappresenta nel quadro di un'Europa sempre più forte una figura capace di dialogo interistituzionale e di rivestire l'importante ruolo di rappresentare l'Europa nel mondo». La Presidenza della Ue ha fissato per il 19 novembre il vertice straordinario in cui scegliere il Presidente della Ue, l'Alto rappresentante per la politica estera e il Segretario generale del Consiglio. L’U 11

 

 

 

 

Lunedì 16 il vertice mondiale Onu sulla sicurezza alimentare. "Contro la fame 44 miliardi l'anno"

 

Appello del direttore generale della Fao - «Servono più risorse per l'agricoltura»

 

ROMA - Più risorse per l’agricoltura: ovvero tornare a investire nel settore rurale e agricolo quel 17 per cento del totale degli Aiuti allo sviluppo (Oda) che negli anni Ottanta consentì all’India e ai Paesi dell’America Latina di risollevarsi dalla crisi alimentare con la "rivoluzione verde". Una percentuale che gli esperti della Fao hanno tradotto in circa 44 miliardi di dollari all’anno, cifra molto lontana dal 5 per cento delle risorse oggi destinate all’agricoltura (erano il 3,6 per cento prima del G8 dell’Aquila). È questa la ricetta "anti-fame" rilanciata dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf, quando mancano quattro giorni al vertice mondiale sulla sicurezza alimentare indetto a Roma da lunedì proprio dall’agenzia delle Nazioni Unite.

 

«Sconfiggere la fame non è un’utopia, non è un sogno», ha sottolineato Diouf in conferenza stampa, «perchè è già successo in passato. Ma pensare di sradicarla in questi tempi di crisi economica senza un rilancio concreto del settore agricolo e rurale è impensabile. Il sostegno ai piccoli agricoltori, che rappresentano 2 miliardi di persone, ovvero un terzo della popolazione mondiale -ha avvertito il direttore generale Fao- è la chiave per uscire dalla fame. Sono i piccoli contadini il veicolo per eliminarla e scongiurare la tragica prospettiva di disperazione, morte e malattie che si profila qualora la nostra battaglia fallisse».

 

In un lungo discorso a braccio, spesso portato avanti in modo concitato, Diouf ha lanciato un appello ai capi di Stato e di governo e ai loro rappresentanti che convoglieranno al vertice di Roma, affinchè «si rendano conto che è venuto il momento di un’azione immediata e decisiva per porre il tema della lotta contro la fame tra le priorità dell’agenda politica globale». Perchè, ha insistito Diouf, «oggi nel mondo ci sono oltre un miliardo di affamati e la fame genera rabbia, che è potenziale fonte di conflitti. Ne sono dimostrazione i tumulti scoppiati di recente in 22 Paesi in via di Sviluppo a causa dell’impennata del costo delle derrate alimentari. Per non parlare dell’immigrazione forzata, che oggi tanto preoccupa i Paesi ricchi».

 

Per scongiurare il verificarsi di un’altra crisi alimentare, ha ammonito il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, «serve un’azione collettiva, già promessa ma non mantenuta perchè sfortunatamente l’interesse per la lotta contro la fame sembra scemare non appena si presenta un qualsiasi altro problema». Ma, ha avvertito Diouf, «una nuova crisi alimentare non può essere esclusa visto che a oggi le popolazioni di 31 Paesi in via di Sviluppo, di cui 20 solo in Africa, necessitano di aiuti alimentari d’emergenza». E ha osservato: «Per i Paesi più poveri la crisi alimentare è lungi dall’essere passata, e i leader internazionali devono sapere il perchè». È proprio questo il ruolo principale della Fao, ha spiegato Diouf, «quello di guardare negli occhi i governanti del mondo e far loro un quadro reale della drammaticità della situazione, così da sensibilizzarli e chiedere loro interventi concreti e risolutivi.

 

Insomma, risvegliare le coscienze. Pena, un ulteriore aumento del numero di affamati con tutte le conseguenze economiche, sociali ed etiche che ne potrebbero conseguire». Uscire dalla fame si può, ha ribadito Diouf, e a riprova di ciò la Fao ha appena pubblicato un rapporto su 31 casi di successo in altrettanti Paesi (su 79 monitorati), grazie a investimenti nel settore agricolo e rurale. «Sono esempi positivi che ci indicano la strada da seguire: investimenti in sementi, fertilizzanti, mangimi, vaccini per gli animali, ricerche per eliminare le patologie delle piante», ha argomentato Diouf, «ma anche investimenti massicci nelle infrastrutture rurali a cominciare dalle strade per il trasporto del cibo fino alla costruzione di magazzini e silos metallici per lo stoccaggio, considerando che oggi si perde fino a un 40-60 per cento di prodotto a causa della cattiva conservazione». E ancora: «Servono risorse per la gestione delle risorse idriche: costruire sistemi di irrigazione e drenaggio ha letteralmente salvato la vita a centinaia di persone negli ultimi anni. Ed è quasi banale soffermarsi sul fatto che l’agricoltura con irrigazione sia molto più produttiva di quella pluviale». Infine, ha concluso il direttore generale della Fao, «serve che anche i governi dei paesi in via di sviluppo si assumino le proprie responsabilità e avviino una strategia politica nazionale mirata e concreta». LS 11

 

 

 

 

La Repubblica dei giocattoli. Il bilancio negativo di due progetti

 

La cosiddetta Seconda Repubblica ce la stiamo godendo da un quindicennio. Qual è il bilancio a oggi? Quando ne scriveranno gli storici a mente più distaccata della nostra, probabilmente diranno, immagino, che non ha combinato quasi nulla di costruttivo. Ha mantenuto più che altro le infrastrutture materiali e di personale della Prima, peggiorate dall’usura del tempo e dalla cattiva gestione, mentre ha brillato per l’invenzione di due «giocattoli»: il progetto Italia di Prodi e il progetto Italia di Berlusconi. Il giocattolo di Prodi è oramai esploso, come era inevitabile, uccidendo prima se stesso (il suo ultimo governo), poi Veltroni e Franceschini, così lasciando in eredità a Bersani un partito dimezzato. Mi limito a ricordare che Rutelli, alle elezioni del 2001, ottenne quasi il 43% dei suffragi, mentre oggi come oggi Bersani, senza Rutelli, non può contare su più del 20% dell’elettorato. Il fiasco del giocattolo di Prodi è davvero da manuale. Invece Berlusconi, all’inizio, nel 1994, non aveva in mente un progetto Italia; perduta la copertura di Craxi voleva soprattutto salvare il suo nascente impero mediatico. Ma ebbe subito un’idea geniale, che poi diventò il suo giocattolo: porsi come anello di congiunzione tra un Bossi e un Fini che allora neanche si salutavano. Nacque così uno strano terzetto che nel ’94 vinse le elezioni e lo insediò a Palazzo Chigi.

Dopo sei mesi fu Bossi a silurarlo. Ma quindici anni dopo lo strano terzetto (modificato) è di nuovo, per la terza volta e più forte che mai, al governo. Modificato perché nel frattempo Berlusconi aveva messo a segno un altro colpo. Il progetto prodiano era stato di fondere attorno a sé tutta la sinistra. Prodi ha coltivato questo disegno per una quindicina di anni senza cavarne le gambe. Berlusconi ha contromanovrato in un giorno, e tempo un anno ha messo assieme Forza Italia e An rifuse sotto il nome di Popolo della Libertà. Con i colonnelli di Fini diventati «suoi», suoi ministri, mentre Fini viene promosso per essere emarginato. Sembrerebbe un’altra operazione geniale andata a buon fine. Tanto più che la Lega, senza volerlo, gli ha regalato una legge elettorale, il Porcellum , che gli consente di presentarsi alle elezioni da solo, di vincerle da solo, e così di ottenere grazie al premio di maggioranza, il 55% dei seggi della Camera: il che lo svincolerebbe anche dal condizionamento di Bossi. Insomma, il giocattolo del Cavaliere ha sinora funzionato a meraviglia. Eppure la costruzione berlusconiana scricchiola. Forse il Cavaliere è logorato dalla sua vita di «superman » ( ipse dixit ). Forse è logorato perché il potere logora. Ma soprattutto scricchiola perché ha incubato un problema più grande di lui. Nonostante lo sgambetto iniziale, Bossi è diventato il suo alleato di ferro. E più Bossi si rafforza, più diventa esigente. Di recente, a Venezia, ha rispolverato il suo grido di battaglia iniziale: «La Padania sarà Stato indipendente ».

Non succederà; ma già il federalismo fiscale sta più che mai spaccando il Paese in due. L’Italia è sempre stata divisa tra un Nord più ricco e più pulito, e un Sud clientelare e povero. Finora il Nord ha accettato, sia pure con crescente malavoglia, di sovvenzionare il Sud. Ma perché la Sicilia deve essere più indipendente della Padania? Già, perché? Alle ultime elezioni Berlusconi in Sicilia ha stravinto. Gratis? Sicuramente no. E così la gestione scandalosa dell’autonomia siciliana continua impunita e si moltiplica risalendo la penisola. Il Sud non vuole l’indipendenza perché dipende dai soldi che riceve da Roma. Ma vuole gli stessi vantaggi che Bossi chiede per sé. Il nuovo «presidente » della Sicilia, Lombardo, è tosto; ed è un anti-Bossi in pectore. Il fatto è che quanto più Berlusconi concede a Bossi, e quanto più gli lascia spazio elettorale a Nord, di altrettanto il Pdl diventa un partito meridionalizzato che sempre più pesca i suoi voti al Sud.

Ma il voto del Sud è particolarmente inquinato da mafie, clientelismo e corruzione. Non è un voto che si vince con la televisione, ma un voto che si deve pagare e comprare in loco. Pertanto i genuflessi di Montecitorio sanno che sul territorio i voti se li debbono guadagnare, e quindi rialzano il capino facendo sapere al gran capo che alla casa propria «ghe pensi mi». La cerniera Nord-Sud non tiene più, e si sta trasformando in un imprevisto boomerang. Al colmo del suo potere il Cavaliere scricchiola, mi sembra, perché è la sua Italia che si scolla. Il «progetto Berlusconi» rischia anch’esso di esplodere, o di implodere, come il progetto Prodi. Come dicevo all’inizio, forse gli storici spiegheranno come me la vicenda della Seconda Repubblica: una repubblica del nulla che però è riuscita, sia con la sinistra che con la destra, a ingigantire oltre misura il debito pubblico, a precipitare agli ultimi posti in Europa nel suo tasso di crescita, a perdere 15 punti nella produttività del lavoro, a salvare pensioni anticipate che nessun Paese si può permettere, e via di questo passo. Quanto ai prossimi (passi), io mi affido a San Gennaro.

di GIOVANNI SARTORI CdS 12

 

 

 

 

Processo breve, Berlusconi ci riprova. Pd: «È colpo di spugna». I giudici: imbarazzante

 

La maggioranza ha presentato al Senato l'atteso disegno di legge sul processo breve. Il provvedimento reca tra le altre le firme dei capigruppo e del vicecapogruppo del Pdl Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello e del presidente dei senatori leghisti Federico Bricolo.

 

L'articolo 1 del provvedimento fissa le modalità per la durata ragionevole per i processi oltre la quale, nel caso in cui il ddl diventi legge, il processo verrà estinto. Nel testo si legge che «non sono considerati irragionevoli i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, due anni per il grado d'appello ed ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonchè di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio». Il giudice può aumentare fino alla metà i termini. Queste disposizioni di applicano a tutti i processi in corso alla data di entrata in vigore della legge, fatta eccezione per quei procedimenti pendenti dinanzi alla Corte d'appello o

alla Corte di cassazione.

 

Pier Luigi Bersani ritiene che la norma per i processi brevi che la maggioranza ha presentato in Parlamento rischi di essere incostituzionale. «Non ho letto il testo ma da quello che leggo sui giornali certamente c'è il rischio di incostituzionalità», spiega il segretario del Pd che ribadisce la netta contrarietà a qualunque provvedimento che impedisca di celebrare i processi. «Processo breve purché ci sia è il mio slogan - dice Bersani -, norme per snellire la giustizia sono auspicabili e il Pd ne ha presentate un bel pò, norme per far saltare i processi in corso non sono accettabili di fronte all'opinione pubblica, la maggioranza si convinca perché se si dovesse andare allo scontro non sarà responsabilità dell'opposizione».

 

Non nasconde la sua irritazione Anna Finocchiaro, capogruppo dei senatori Pd quando, davanti ai giornalisti scorre il testo del ddl sul processo breve. Ad un certo punto della lettura sbotta: «Il ddl non si applicherà per il furto aggravato. Così per il rom che ruba il processo rimarrà, mentre processi come Eternit, con tutti quei morti, Thyssen, Cirio e Parmalat andranno al macero» e sbatte il testo contro lo stipite della porta della sala Maccari dove un attimo prima aveva espresso le prime «perplessità» sul provvedimento. «Si tratta - aveva detto davanti alle telecamere prima del gesto di stizza - di una sorta di salviamo tutti per salvare uno».

 

L'Italia dei valori è pronta a chiedere il referendum contro la legge sul processo breve. Lo dice Antonio Di Pietro: «Il 5 dicembre con la manifestazione a piazza Navona annunceremo l'impegno a raccogliere le firme per un referendum contro una legge incostituzionale, immorale e contro gli interessi degli italiani. La legge proposta dice che dopo 2 anni il processo non si deve fare più. Per questo migliaia di processi, tra cui quelli sui maggiori scandali italiani da Parmalat ai bond argentini, andranno tutti estinti: è la più grande amnistia mascherata della storia». 

 

Mentre Alfano ovviamente dice di apprezzare lo spirito del ddl, critiche vengono anche dal centrodestra. Il giurista Baldassarre, ex presidente della Corte costituzionale lo giudica "incostituzionale e imbarazzante". L’U 12

 

 

 

Dalla Rete al corteo (il 5 dicembre a Roma) per chiedere le dimissioni del premier Berlusconi

 

Il 5 dicembre a Roma la manifestazione nazionale ideata da un gruppo di blogger

"No B day", quasi 250mila adesioni in piazza la protesta nata sul web - di CARMINE SAVIANO

 

ROMA - Quasi duecentocinquantamila adesioni raccolte su internet in un mese. Nasce così il "No B day", la manifestazione nazionale "per chiedere le dimissioni di Berlusconi". Ideata da un gruppo di blogger, incubata nella Rete, alimentata su Facebook, la protesta nasce come reazione agli attacchi del premier seguiti alla sentenza sul Lodo Alfano. Dal 9 ottobre 2009, Silvio Berlusconi critica il Quirinale, attacca i giudici della Corte Costituzionale, accusandoli di essere "comunisti", si definisce "l'uomo più perseguitato della storia", litiga in tv con Rosy Bindi dicendole che è "più bella che intelligente" provocando una rivolta delle donne. A un passo dallo scontro istituzionale, mentre fuori e dentro il Parlamento infuriano le polemiche, un gruppo di blogger decide di dar vita ai propri post.

 

Aprono un gruppo su Facebook e indicono una "manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi". Ad oggi, dopo un mese, hanno raccolto oltre 235mila adesioni. Una marea che si definisce "apartitica e pacifista" e che si è già data un appuntamento per scendere in piazza: il pomeriggio del 5 dicembre a Roma, in piazza della Repubblica. Si partirà con un corteo per arrivare fino a piazza del Popolo. Poi, in serata, un concerto in piazza San Giovanni, organizzato grazie all'aiuto dei 3mila artisti raccolti in un altro gruppo, "Artisti - No Berlusconi Day".

 

Su Facebook, infatti, il gruppo principale dei promotori è solo il centro di un network composto da circa 100 pagine. Ognuna di queste rappresenta un comitato cittadino per il "No B Day". Da Torino a Palermo, da Milano a Napoli. Con ramificazioni internazionali: Londra, Barcellona, Amsterdam, Dublino, Parigi, Vienna. E poi San Francisco, Montreal, Sacramento. Tutte città in cui saranno organizzate manifestazioni parallele. Una sorta di "Internazionale antiberlusconiana", raccolta intorno a una considerazione e a un appello finale: "A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi" e riteniamo che il "fair play di alcuni settori dell'opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia. Berlusconi deve dimettersi e difendersi davanti ai tribunali".

 

In queste ore i "blogger democratici" sono alle prese con l'organizzazione dell'evento. Autobus da ogni parte d'Italia, striscioni e volantini, il corteo e il concerto. Con un occhio di riguardo per il luogo da cui tutto è partito, il web. Nel sito ufficiale del "No B Day" sono disponibili informazioni e materiali, oltre alla possibilità di contattare gli organizzatori per risolvere problemi logistici. C'è chi vuole i volantini, chi cerca un passaggio per Roma, chi si prenota per suonare in Piazza San Giovanni. Il colore viola farà da sfondo a tutte le iniziative. Perché "il viola non è solo il colore del lutto, ma anche quello dell'energia vitale, dell'autoaffermazione".

 

Per testare la capacità della macchina organizzativa, sono in corso in questi giorni "anteprime del "No B Day", in molte città italiane. E nelle ultime ore si sta mettendo a punto l'aspetto sicurezza, per "evitare infiltrazioni facinorose e violente". Insomma, sin dalle origini e dai preparativi quella del 5 dicembre si annuncia come la più grande iniziativa politica di protesta nata dalla base degli utenti del web.

 

Alla manifestazione hanno già aderito alcune forze politiche. Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha confermato la sua presenza, così come il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero e il Partito dei comunisti italiani. Il Pd ha invece declinato l'invito a partecipare, per questo sul web molti iscritti al partito chiedono al neo segretario di cambiare idea: "Spero che Bersani accolga il nostro invito, saremo in tanti del Partito democratico a partecipare alla manifestazione".

LR 12

 

 

 

 

Il caso Cucchi. Guai a chi tocca un uomo privato della libertà

 

NON è pensabile che un cittadino che è nelle mani della giustizia non sia trattato con il massimo rispetto per la sua incolumità. Esigiamo la garanzia che non accada nulla alle persone e, se ciò non succede, i responsabili di quegli atti di inqualificabile violenza devono essere puniti con pene esemplari e il massimo delle aggravanti. Anche i medici delle carceri hanno il dovere di denunciare se vengono loro consegnati o fatti visitare detenuti che mostrano tumefazioni o segni evidenti di maltrattamenti. Guai se non lo fanno.

La vicenda del giovane Cucchi non può proprio essere presa sottogamba: parlare di incidente, fatalità, caso eccezionale non ha al momento alcun senso. Su questioni del genere si gioca, ricordiamocelo, la dignità di un Paese. Non siamo e non vogliamo essere un Paese del Sudamerica e non è tollerabile che nelle nostre prigioni un detenuto entri in salute ed esca cadavere vittima di un pestaggio. Qui non è questione di “buonismo”, lassismo o quant’altro: è una questione di civiltà. La punizione dei reati, anche severa, non contempla l’esclusione del reo dal godimento dei suoi diritti civili e soprattutto non lo priva mai della sua dignità di uomo. Siamo il Paese di Cesare Beccaria, non sappiamo se tutti lo ricordino, ma noi non l’abbiamo dimenticato.

Su queste stesse colonne abbiamo più volte respinto le speciose motivazioni del terrorista Battisti che cerca di evitare l’estradizione sostenendo che nelle carceri italiane sarebbe in balia di un contesto senza legge. Abbiamo ricordato il rigore giuridico e morale con cui sono stati trattati gli ex brigatisti, mai cedendo a sentimenti di vendetta anche di fronte a gravissimi reati di sangue. Ben più autorevolmente di noi l’ha richiamato il Capo dello Stato, proprio respingendo le inaccettabili insinuazioni che furono avanzate da molti ambienti in relazione all’episodio che abbiamo appena richiamato. Se non altro questo dovrebbe far riflettere sulla gravità del “lasciar correre”.

È dunque assolutamente necessario che sul caso di Cucchi si faccia luce al più presto e sino in fondo, senza guardare in faccia a nessuno. I responsabili di questo episodio devono subire e al più presto condanne esemplari, perché sia chiaro a tutti che in Italia certi comportamenti non sono semplicemente contro la legge: sono inammissibili. E quando parliamo di responsabili parliamo di tutti coloro che in un modo o nell’altro sono stati complici: cioè non semplicemente chi lo ha materialmente pestato, ma la catena gerarchica che ha coperto quei comportamenti, i medici che hanno violato i loro doveri professionali non denunciando la scoperta dei segni del pestaggio, quei funzionari della polizia o della magistratura che hanno privato un nostro concittadino del suo diritto all’assistenza di un difensore di fiducia e al contatto con la sua famiglia. Per chi viola le regole della giusta custodia o assume atteggiamenti omertosi non possono esistere attenuanti.

Lo vogliamo proprio perché è lontana da noi l’idea di fare di ogni erba un fascio. Sappiamo benissimo che l’universo carcerario sta rischiando di trasformarsi in una bolgia dantesca, che la violenza lo pervade come una epidemia, che gli addetti a questo mondo lavorano in condizioni pesanti di stress e di risorse inadeguate. Sappiamo però anche che tanti svolgono con professionalità e coscienza questo lavoro difficile, che pagano un prezzo alto nelle loro persone per mantenere anche in condizioni quasi disperate il livello di civiltà da cui non si può deflettere.

È anche per questi professionisti seri, per la tutela del loro onore e del loro spirito di sacrificio, che chiediamo che lo Stato, come amministrazione prima ancora che come autorità giudiziaria, intervenga con tutta la forza di cui dispone per mandare un messaggio chiaro: in Italia non si tollerano situazioni da Paese del Sudamerica e chi si mette su quella strada deve sapere che troverà punizioni esemplari e durissime.

Saremo in grado di ottenere questo risultato importante prima che il discredito della nostra opinione pubblica e di quella internazionale ci travolga? Stiamo già perdendo tempo prezioso, visto che i contorni di questo bruttissimo episodio diventano peggiori ogni giorno che passa, svelando un sistema di omertà e coperture assolutamente ripugnante. Non è tollerabile assistere oltre a una melina anonima di vaghe insinuazioni su questioni così delicate. Perché toccano direttamente la dignità delle persone.

Il governo non può stare con le mani in mano perché, lo ripetiamo, non stiamo parlando di un “incidente”, ma di un fatto grave che sporca la nostra immagine come Paese civile e come Paese che è spesso stato all’avanguardia nel progresso della punizione dei reati. Vogliamo ricordare che siamo stati uno dei primi Paesi al mondo ad abolire la pena di morte ben nel 1889 col ministro liberale Zanardelli?

Si affronti dunque la questione con quell’energia e quella capacità di prendere in carico anche le questioni più spiacevoli, capacità di cui tante volte ci siamo dimostrati all’altezza. Colpiamo con rigore le responsabilità a tutti i livelli. Sarà una splendida prova di civiltà che rafforzerà il senso di fiducia nello stato più di mille discorsi e mille appelli retorici. PAOLO POMBENI IM 12

 

 

 

 

Bce: "Importanza cruciale alle politiche per l'occupazione"

 

Il Bollettino di novembre della Banca Centrale Europea - Migliorano le previsioni del Pil Eurozona: +1% nel 2010 e +1,6% nel 2011 - Raccomandazione ai governi perché puntino su politiche di equilibrio dei conti pubblici, rinviando invece al medio termine eventuali sgravi fiscali

 

ROMA - La Banca Centrale Europea aggiorna le stime sul Pil al rialzo nel bollettino di novembre, ma mette in guardia i governi nei confronti dei rischi legati alla disoccupazione e allo squilibrio dei conti pubblici. Pertanto la Bce raccomanda soprattutto di dare "importanza cruciale a politiche che mirino a favorire l'occupazione, al fine di prevenire una disoccupazione strutturale molto più elevata nei prossimi anni".

 

Ma, allo stesso tempo, i governi "devono rendere note e attuare tempestivamente strategie di uscita dalle misure di stimolo e strategie di riequilibrio dei conti pubblici che siano ambiziose", altrimenti si "potrebbe rischiare seriamente di compromettere la fiducia dei cittadini nella sostenibilità delle finanze pubbliche e nella ripresa economica". No dunque a sgravi fiscali nell'immediato: "gli sgravi fiscali dovrebbero essere considerati solo nel medio periodo, una volta che i Paesi avranno recuperato un sufficiente margine di manovra dei bilanci".

 

Anche la Bce conferma i primi segnali di lenta uscita dalla crisi, tant'è vero che diverse previsioni vengono riviste al rialzo. Gli ultimi dati "continuano a segnalare un miglioramento dell'attività economica nella seconda metà dell'anno". Senza che questo porti a un aumento dei prezzi: le aspettative di inflazione a medio-lungo periodo "rimangono saldamente ancorate in linea con l'obiettivo de Consiglio direttivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo".

 

Pertanto le aspettative di crescita dell'Eurozona per il 2010 e 2011 vengono anch'esse riviste al rialzo, rispettivamente di 0,7 e 0,1 punti percentuali e si collocano all'1,% e all'1,6%. Anche se permane l'allarme occupazione, vengono leggermente migliorate le stime: il tasso di disoccupazione per il 2009 e il 2010 è rivisto al ribasso di 0,2 e 0,3 punti percentuali e si colloca rispettivamente al 9,5% e al 10,6%. Per il 2011 il tasso di disoccupazione si colloca al 10,4%, rivisto al ribasso di 0,2 punti percentuali.

 

Una situazione che però non è tale da abbassare la guardia: la Bce esorta i governi "a rendere note e attuare tempestivamente strategie di uscita dalle misure di stimolo e strategie di riequilibrio dei conti che siano ambiziose, fondate su ipotesi di crescita realistiche e incentrate soprattutto sulla riforma della spesa", e a rinviare a tempi migliori eventuali politiche fiscali. LR 12

 

 

 

Caso Mills, i giudici: «Fu corrotto da Berlusconi»

 

David Mills è stato corrotto da Silvio Berlusconi per le testimonianze rese dal legale inglese, a Milano, nell'ambito di due processi (All Iberian e quello sulle presunte tangenti alla Guardia di Finanza) che vedevano tra gli imputati il premier. Lo scrivono i giudici della seconda corte d'appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con la quale, 15 giorni fa, hanno confermato la condanna di Mills a quattro anni e mezzo.

 

I giudici hanno spiegato le motivazioni della loro decisione in una sentenza di 92 pagine, che ha confermato la condanna a Mills a 4 anni e 6 mesi per essere stato testimone reticente, sotto compenso di 600mila dollari, nei due processi. A supporto dell'accusa, secondo i giudici, vi sono alcuni elementi certi: «Un compenso di 600mila dollari e la promessa di tale compenso nell'autunno 1999. Elementi che si collocano temporalmente in epoca successiva rispetto alle deposizioni testimoniali di Mills». Per la Corte d'Appello di Milano il momento in cui si consuma il reato è il 29 febbraio 2000 «data in cui Mills si fa intestare le quote del Torrey Global Fund. Di contro non vi è alcun dato che indichi che l'accordo sia intervenuto in epoca precedente alle dichiarazioni rese da Mills come teste».

 

Per i giudici non ha alcun valore il fatto che le testimonianze di Mills non hanno prodotto alcun vantaggio per Silvio Berlusconi nei processi in cui il premier era imputato: «È necessario che la condotta sia stata semplicemente finalizzata a produrre un vantaggio indipendentemente dal fatto che questo si sia prodotto. Il fatto che Berlusconi non sia stato assolto non ha rilievo. Mills stesso ha ammesso apertis verbis di avere comunque evitato a Berlusconi un mare di guai con la sua deposizione».

 

Il termine di prescrizione del reato di corruzione per l'avvocato inglese David Mills scadrà l'11 aprile 2010. Poichè dalla data del deposito della sentenza (oggi 11 novembre 2009) decorrono trenta giorni per il ricorso in Cassazione, è possibile che la Corte Suprema decida definitivamente prima dello spirare del termine di prescrizione e che la condanna di Mills, se ulteriormente confermata, diventi definitiva. Un esito del genere potrebbe essere impedito dall'eventuale abbreviazione per via normativa dei termini di prescrizione. In ogni caso il passaggio in giudicato della sentenza di condanna di Mills non potrebbe produrre alcune effetto giuridico a carico di Silvio Berlusconi, che è rimasto formalmente estraneo al processo in virtù del Lodo Alfano.

 

Le future vicende legate al processo a carico del premier Berlusconi, che ora riprenderà in primo grado a Milano, potrebbero forse essere condizionate dalla riforma della giustizia ora allo studio, sia che si traduca nella riduzione dei termini di prescrizione sia che si risolva nell'abbreviazione dei tempi di durata dei singoli gradi di giudizio. L’U 11

 

 

 

 

L’analisi. Coazione a ripetere

 

Il patologo chiama "magnifiche" cose brutte e penose. Esiste una patologia delle norme, le cui meraviglie fanno storia nell'età berlusconiana, formalmente databile dal marzo 2001 ma l'embrione sta nei lavori della famigerata Bicamerale, in pieno centrosinistra, quando pensatori d'ambo le parti ripresentano idee annotate dal Venerabile Licio Gelli nel "Piano" d'una "rinascita democratica" (tardi anni Settanta). Le ultime notizie forniscono un reperto.

 

L'altra mattina, martedì 10 novembre, il miglior capo del governo negli ultimi 150 anni, così autodefinitosi, visita il presidente della Camera bassa. Conversano, anzi discutono quasi due ore con punte calde perché sono antagonisti: uno è demiurgo (con le televisioni s'era allevato "un popolo") e trasforma l'Italia su modello autocratico ignoto alla cultura politica europea (esclusi i 12 anni del Terzo Reich, mentre cadono nel conto i 23 dell'era fascista, nella quale bene o male sopravvivono residui d'una legalità statutaria, vedi l'epilogo 25 luglio 1943); l'altro, dicono, difende i resti della legalità. Frasi forti hinc inde. Perso lo scudo immunitario, B. vuol liberarsi dei giudizi pendenti: chiedeva il taglio d'un quarto alla prescrizione penale (già accorciata nel suo secondo gabinetto), più il cosiddetto "processo breve"; F. gli accorda solo quest'ultimo, irremovibile perché la prescrizione corta sarebbe un'amnistia mascherata, dannosa agl'italiani; persuaso dall'onnipresente ciambellano, B. incassa la metà del richiesto ed esce digrignando i denti. Salvo coups de main in aula, resta intatto il minimo legalitario. Così intendono l'esito alcune glosse. Tale linea parrebbe "riservatamente" condivisa dal "Quirinale" (F. Verderami, "Corriere della Sera", 11 novembre).

 

 

Viene in mente una formula del lessico psicoanalitico, "coazione a ripetere": il coatto ripete gesti i cui effetti pativa, convinto d'agire in situazioni nuove; o ha addirittura dimenticato quella d'allora. Fenomeni simili non sono spiegabili nella solita chiave (l'appagamento d'un desiderio inconscio), nota Freud, rilevando l'aspetto "demonico" delle relative pulsioni. Qualcosa d'analogo connota le fobie berlusconiane e quanti vi restano coinvolti. Abbiamo sotto gli occhi tre precedenti in sei anni scarsi: avendo due Camere ubbidienti, s'affattura un lodo d'immunità e la Consulta lo dichiara invalido, 20 gennaio 2004 n. 24; subisce la stessa sorte la l. 20 febbraio 2006 che aboliva l'appello del pubblico ministero, scomodo in una sua congiuntura (Corte cost. 6 febbraio 2007 n. 26); e poche settimane fa quel lodo, riacconciato, riaffonda.

 

La stessa sorte attende l'ultimo capolavoro dei pasticheurs, sfortunati ma se lo vogliono: il diritto ha una logica refrattaria all'imbroglio; stentano a capirlo, mentre l'ha capito l'augusto committente, infatti vuol rifondare l'intero sistema secondo massime temporibus illis vigenti nell'isola pirata Tortuga.

 

Vediamo i termini della questione. Non è lodevole che i processi durino in media sette anni. Le cause sono presto dette: mancano i mezzi (persone, case, macchine, denaro); e garantismi talvolta criminofili hanno sviluppato procedure labirintiche dove trovano gioco facile tecniche difensive del perditempo, vedi i famosi processi milanesi durati una decade e passa, perché lo volevano gl'interessati. Tra le idee covate dal pensatoio forzaitaliota scegliamone una: che il giudice debba acquisire quante prove le difese chiedono, fuori d'ogni filtro d'economia, pena l'annullamento della decisione emessa su materiali incompleti (secondo l'assunto difensivo); dibattimenti simili durano finché i perditempo vogliano (avevano indicato come testimoni 1500 magistrati del distretto romano, il cui esame, condotto da escussori ostruzionisti, Dio sa quanti anni riempirebbe, né hanno limiti gli estrosi quesiti peritali). Strategia costosa, non praticabile dai poveri diavoli: infatti, nasce una procedura classista; raccontava d'avere speso £. 500 miliardi in avvocati (F. Verderami, "Corriere della Sera", 30 aprile 2004).

 

Ora, la durata anomala richiede rimedi. Ovvio quali siano: adeguati mezzi; e regole d'un fair play accusatorio alieno dalle furberie (cresciute rigogliosamente nel malcostume inquisitoriale). Il rimedio escogitato dagl'innovatori è sbalorditivo: impongono un massimo dei sei anni; scaduti i termini, qualunque fosse l'accusa e comunque suonino le prove nonché eventuali sentenze, il processo svanisce, chiuso dal non doversi procedere, come quando risulta un reato perseguibile a querela e quest'ultima manchi. Bella soluzione, pulita e ingegnosa. L'equivalente medico sarebbe lo sterminio eutanasico dei malati che non guariscano nei tempi prestabiliti. Discorso delirante. Tra persone assennate, l'antidoto ai giudizi lunghi non è la mannaia ma un contesto meno deficitario.

 

Ecco dove viene utile la formula "coazione a ripetere". I cervelloni seminano una quarta débâcle davanti alla Corte, violando ancora quel maledetto art. 3. I profili sono multipli. Cominciamo dalla norma transitoria pro divo Berluscone: la lex superveniens vale anche nei procedimenti in corso, contro gl'incensurati, purché pendano nel primo grado; due limiti manifestamente incompatibili col predetto canone. Perché diavolo escludere i gradi ulteriori e gl'imputati nel cui record figuri un precedente magari minuscolo? Ma quando anche la novità valesse solo nei procedimenti futuri (ipotesi assurda: tutti sanno chi sia il beneficiario; gli altri vadano al diavolo), la disparità emerge dai numeri: rebus sic stantibus, il termine sarebbe rispettato in sei casi su sette; e niente giustifica la fortuna del settimo. Prendiamo Freud alla lettera: dev'esserci del demonico nella pulsione a ripetere; abbia, anzi avesse o no speso 500 miliardi in vecchie lire (se è vero, gli pesano perché ha l'aria dello spenditore parsimonioso), sèguita a battere la testa in quell'articolo.

FRANCO CORDERO LR 12

 

 

 

 

Non solo Berlino. Gli altri “muri” che dividono i popoli

 

Roma - Tutte le capitali del mondo hanno festeggiato quello che è considerato uno degli eventi più importanti del ventesimo secolo, la caduta di un muro, quello di Berlino, di divisioni e la fine di un mondo diviso in due blocchi. Ma il mondo è ancora pieno di muri da abbattere, costruiti per dividere comunità religiose, politiche, in regioni in guerra, ma anche nei Paesi dell’occidente. Il più famoso è senz’altro il muro che divide Israele dalla Palestina. Iniziata nel 2002, la “barriera di separazione israeliana” è un sistema di barriere fisiche costruito da Israele in Cisgiordania allo scopo ufficiale d'impedire fisicamente ogni intrusione di terroristi palestinesi nel territorio nazionale. Attualmente il tracciato, che è stato ridisegnato più volte a causa delle pressioni internazionali, ha raggiunto circa 700 km e penetra ben al di là della “Linea Verde” istituita dalle Nazioni Unite nel 1967. La barriera di sicurezza costruita dagli Stati Uniti lungo la frontiera con il Messico, invece, è lunga circa tremila chilometri. La sua costruzione ha avuto inizio nel 1994, nell’ambito dei progetti contro il narcotraffico e l’immigrazione clandestina. Dal 1998 al 2004, secondo i dati ufficiali, lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, sono morte in totale 1.954 persone. Nel 2006 il Parlamento statunitense ha approvato una legge per il rafforzamento della barriera. La zona demilitarizzata coreana è una striscia di terra lunga 238 chilometri che attraversa la penisola coreana e serve come zona cuscinetto tra la Corea del Nord e la Corea del Sud: la zona cuscinetto venne realizzata ad iniziare dal 1953 con lo scopo dichiarato di proteggere la Corea del Sud dagli attacchi da parte della Corea del Nord. Belfast, la capitale dell'Irlanda del Nord, è attraversata invece da decine di muri, alcuni ufficiali, altri spontanei, che dai primi anni Settanta separano i quartieri protestanti da quelli cattolici. Vengono chiamati “interfacce” o “linee di pace”. Spesso non sono solo fisici, piuttosto psicologici e sociali. Intere generazioni sono nate e convivono con queste barriere. Lo scorso 21 ottobre, inoltre, è stata riaperta la via del commercio tra India e Pakistan, nella zona di confine del Kashmir. L’area, al centro di un conflitto decennale fra i due Paesi, è rimasta chiusa per 58 anni e solo nel 2005 si è cominciato a parlare di una parziale apertura in cinque diversi punti, in seguito ai primi accordi di pace sottoscritti l’anno precedente. Nel 2007 è stato abbattuto un tratto di muro posto a Nicosia, che divide la Repubblica di Cipro (Sud), ovverosia la parte di Cipro entrata dal 2004 nell'Unione Europea, da Cipro Nord. Ma anche l’Italia ha i suoi muri. Il muro di Gorizia costruito nel 1947 e collocato lungo la frontiera italo-jugoslava all’interno della città di Gorizia separa l'abitato goriziano rimasto italiano dai quartieri periferici e dalla stazione ferroviaria della linea Transalpina, che furono annessi al termine della seconda guerra mondiale alla Jugoslavia. Nel 2004, a seguito dell'ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, ne è stata smantellata la porzione che divideva in due il piazzale della Transalpina. Mentre alcuni muri crollano nuovi muri vengono eretti, come quello che a Rio de Janeiro dall'inizio del 2009 intende circondare 11 quartieri della metropoli brasiliana. L’obiettivo dichiarato è quello di contenere l'estensione delle bidonville e il disboscamento delle colline, ma tre metri di altezza di cemento armato in realtà cercano di contrastare le bombe dei narcotrafficanti che hanno sede nelle favelas. La barriera di separazione di Ceuta e Melilla è una barriera fisica di separazione tra il Marocco e le città autonome spagnole di Ceuta e Melilla. Il suo proposito è quello di ostacolare e impedire l’immigrazione illegale e il contrabbando. Progettata e costruita dalla Spagna è costituita da filo spinato. Il prezzo, di 30 milioni di euro, è stato pagato dalla Comunità europea. NoveColonne

 

 

 

 

Suicidio Enke, la Germania sotto choc. La vedova: «Il mio amore non è bastato»

 

Il portiere della nazionale soffriva da anni di depressione - Annullata l'amichevole con il Cile

 

ROMA - Soffriva da anni di una grave depressione Robert Enke, il 32enne portiere della nazionale tedesca che si è buttato ieri sotto un treno vicino a Hannover. A riferirlo sono stati la moglie Teresa e il suo medico curante Valentin Markser. In un'altra conferenza stampa a Bonn la federcalcio tedesca ha annunciato la cancellazione dell'incontro contro il Cile in programma sabato a Colonia.

 

«Ho cercato di stargli vicino - ha detto tra le lacrime oggi la moglie Teresa - pensavamo di farcela. Le sue fasi depressive erano difficili da superare, ma avevamo già passato momenti molto delicati ed eravamo riusciti a superarli grazie anche all'aiuto del dottor Makser. Ho provato a stimolare mio marito e a dargli speranza, gli dicevo che non doveva vedere tutto in nero, perché nella vita ci sono anche cose belle, ma purtroppo non ha funzionato. Pensavamo di farcela grazie al nostro amore, che l'amore ci potesse aiutare ma non è bastato».

 

La morte del popolare giocatore dell'Hannover, che ha lasciato una lettera di commiato nella quale si scusa con la moglie e con il medico curante per avere nascosto il suo stato nelle ultime settimane ha provocato commosse reazioni in Germania e all'estero, soprattutto in Spagna (ieri sera il Barcellona, uno dei suoi ex club, è sceso in campo in Coppa del Re con il lutto al braccio), Portogallo e Turchia, paesi in cui Enke ha giocato. Anche la cancelliera Angela Merkel ha scritto una lettera alla vedova per esprimere il suo sgomento.

 

Enke, che ha indossato otto volte la maglia della nazionale e domenica scorsa era tornato in porta per l'Hannover 96 dopo un'assenza di alcune settimane attribuita ufficialmente a un virus intestinale, era in cura dal 2003 quando giocava per il Barcellona. Nel 2006 era rimasto molto scosso dalla morte della figlia Lara, di due anni, a causa di una malformazione cardiaca. La moglie ha raccontato che anche negli ultimi tempi aveva evitato di rendere pubblica la sua malattia, per timore di danneggiare la sua carriera ma anche che gli togliessero la figlia adottiva Leila, di otto mesi.

 

Un commovente servizio funebre in memoria del giocatore scomparso è stato celebrato in serata a Hannover dal vescovo Margot Kaessmann, presidente della Chiesa evangelica tedesca. Ad esso hanno preso parte tutti i principali dirigenti del calcio tedesco, molti nazionali e l'allenatore Joachim Low. Circa 700 persone nella chiesa e tremila fuori di questa, molte delle quali vestita con la maglia di Enke, hanno reso omaggio alla memoria del portiere della nazionale. Successivamente i tifosi hanno dato vita a un corteo per le vie della città, fino allo stadio cittadino. Domenica prossima nello stadio di Hannover è prevista invece una commemorazione pubblica.

 

Quello di Enke, la cui ultima apparizione in nazionale risaliva al 12 agosto scorso contro l' Azerbaigian nelle qualificazioni mondiali non è l'unico caso di nazionale tedesco colpito da forte depressione. A gennaio 2007 anche il centrocampista Sebastian Deisler, all'epoca 27 anni, aveva annunciato dopo 36 presenze in nazionale il suo ritiro definitivo a causa di questa malattia, venutagli dopo una serie infinità di infortuni. IM 11

 

 

 

 

Sud, il dissesto senza fine

 

Il commento -  La frana sul porto a Ischia un'altra storia di incuria e degrado ambientale - di GIOVANNI VALENTINI

 

Un'altra storia di ordinario degrado ambientale, di incuria, di abbandono del territorio. E naturalmente, di abusivismo edilizio, di illegalità. Come a Messina, poco più di un mese fa. Come nella stessa Ischia ad aprile del 2006; come già in tante altre regioni della Penisola, ma in particolare al Sud, nel nostro povero Sud. Sotto la pioggia battente di questi giorni, anche le dichiarazioni e i buoni propositi espressi all'indomani dell'ultimo disastro sono franati nel mare davanti a Casamicciola, provocando morte e rovina.

 

La frana di Ischia è un nuovo segnale e un nuovo avvertimento contro il mancato o cattivo governo del territorio. Contro la mala-politica, a livello nazionale e locale. Contro un'amministrazione pubblica che privilegia gli interessi privati, spesso e volentieri illeciti, rispetto a quelli della collettività, in base a una gerarchia di priorità che segue i criteri di un malinteso sviluppo, del clientelismo o addirittura della corruzione.

 

Al tempo delle scorribande e delle invasioni, dei corsari e dei pirati, il pericolo per le popolazioni costiere arrivava dal mare. Oggi, al contrario, viene dall'interno, da un dissesto del territorio che improvvisamente trascina in acqua esseri umani, abitazioni, masserizie, automobili. La normalità della vita quotidiana è stravolta così dalla furia degli elementi, con la complicità attiva dell'ignoranza e dell'irresponsabilità. Continuiamo a subire alluvioni e frane, mentre continuiamo a vagheggiare il Ponte sullo Stretto in una sorta di dissociazione onirica e megalomane.

 

Eppure, dopo il disastro di inizio ottobre, era stato il presidente della Repubblica a censurare pubblicamente la retorica delle "opere faraoniche" d'infausta memoria.

 

La verità nuda e cruda delle cifre è che in diciotto mesi - come denuncia il neo-presidente dei Verdi, Angelo Bonelli - sono stati tagliati oltre cinquecento milioni di euro destinati alla difesa del suolo. Ridotti i fondi iniziali a 270 milioni, il centrodestra ha soppresso poi quelli per il monitoraggio sismico (4,5 milioni); i finanziamenti di 151 milioni per il territorio della Sicilia e della Calabria; i 45 milioni per il ripristino del paesaggio; i 15 milioni per i piccoli Comuni. Un "risparmio" sulla prevenzione che si traduce in un danno immediato per la popolazione, per il territorio e per l'ambiente, ma anche per il turismo.

 

Altro che fatalità o calamità naturale. Questo è il risultato di una politica ottusa e miope. Ma è soprattutto la demolizione di un'immagine e di un'attrattiva su cui poggia la maggiore industria nazionale, regredita non a caso dal primo al quarto posto nella graduatoria mondiale. "Chist'è o' paese d' 'o sole, chist'è o' paese d' 'o mare", assicura la celebre canzone napoletana. Nella realtà, questo rischia di diventare invece il Paese dei terremoti, delle frane e delle alluvioni. Un Malpaese infido e insicuro, sempre più distante dalla sua storia civile, dalla sua tradizione artistica e culturale.

 

Nonostante la prova di efficienza organizzativa in Abruzzo, di cui pure bisogna dare atto al governo, le foto delle tendopoli tuttora in piedi all'Aquila, i recenti filmati di Messina e di Ischia, sono destinati purtroppo a fare il giro del mondo. E come i rifiuti nelle strade di Napoli all'epoca del centrosinistra, non alimentano certamente una campagna promozionale. In mancanza di materie prime da sfruttare, sono proprio il territorio, l'ambiente, il paesaggio, le nostre principali risorse da difendere e valorizzare. LR 11

 

 

 

 

Crisi e vaccini la babele crea sfiducia

 

Nonostante l’incalzare delle notizie sui decessi causati dall’«influenza suina», fornite con grande enfasi dai mezzi di informazione, apprendiamo da La Stampa di ieri che gli italiani rifiutano la vaccinazione, tanto che addirittura il 97 per cento delle dosi rimane, per il momento, inutilizzato. E’ in atto un compattissimo, imprevisto «sciopero del vaccino»: l’opinione pubblica sembra divisa tra la paura della malattia e la paura del vaccino. E la seconda, contro ogni previsione, prevale largamente sulla prima.

 

Perché questo risultato sconcertante? Perché la mancanza generalizzata di conoscenze medico-sanitarie di base si unisce alla mancanza generalizzata di informazioni chiare e credibili: una vera e propria «miscela esplosiva» che determina un’estesa diffidenza e ostilità nei confronti del vaccino, un senso di confusione generale e che sfocia in comportamenti collettivi incerti e contraddittori, in ogni caso diversi, o addirittura opposti, a quelli previsti.

 

Si tratta di una «miscela esplosiva» analoga a quella che ha consentito alla crisi finanziaria di sfuggire al controllo di governi e banche centrali. Come nella sanità, anche nelle finanze famigliari, le conoscenze non si apprendono più dai genitori ma si imparano (assai male, nella maggior parte dei casi) nelle scuole: le mamme trasmettono sempre meno ai figli regole igieniche fondamentali come il lavarsi le mani o il non prendere freddo, i giovani non vogliono sentir parlare dagli anziani di necessità di risparmiare o di cautela nell’indebitarsi.

 

Specie tra questi ultimi, sono in troppi a ignorare la differenza tra l’azione di un antibiotico e quella di un antidolorifico e forse si tratta delle stesse persone che non conoscono la differenza tra interesse semplice e interesse composto o non sanno come funziona il loro conto corrente.

 

Con queste fragili premesse, troppe volte nelle società ricche si trasmettono precocemente informazioni specialistiche senza le basi fondamentali che consentono di assimilarle. Si determina così una crescente difficoltà a decidere razionalmente, spesso associata all’impossibilità di farlo per la scarsa trasparenza delle informazioni. Per quanto riguarda l’influenza suina, non sono stati forniti elementi assolutamente certi per rispondere a chi ritiene che quella del vaccino sia una «bufala» o una macchinazione delle case farmaceutiche. Per conseguenza, come dimostra il sondaggio pubblicato su La Stampa di ieri, gli italiani appaiono spaccati quasi a metà tra i favorevoli e i non favorevoli al vaccino ma la cosa apparentemente incredibile è che neanche i favorevoli si fanno vaccinare.

 

Parallelamente non sono stati resi pubblici elementi che consentano di affermare con certezza che le misure contro la crisi economica, adottate negli ultimi 12-18 mesi - per le quali il recente G20, tenutosi in Scozia, si è autocompiaciuto - stiano davvero risollevando l’economia e non semplicemente stabilizzando, non si sa quanto a lungo, i bilanci delle banche e di altre istituzioni finanziarie.

 

In queste condizioni, i vaccini restano nei frigoriferi il che causerà seri problemi se l’epidemia è davvero molto pericolosa; i risparmi dei cittadini restano sui conti bancari o impiegati, a tassi irrisori, in titoli pubblici a brevissimo termine. Viene così frenata la normale spesa per consumi che attenuerebbe di molto gli effetti della crisi economica. Banche e case farmaceutiche incassano una fortissima ostilità da parte dell’opinione pubblica, un po’ come gli untori al tempo della peste.

 

Crisi sanitaria e crisi finanziaria appaiono così come due facce - forse non le uniche - di una più generale Crisi con la C maiuscola. Che bisognerà una buona volta affrontare invece di minimizzare. MARIO DEAGLIO LS 12

 

 

 

 

Il commento. L'autorità del male

 

Stefano Cucchi, un giovane romano arrestato dai carabinieri in possesso di una quantità di droga sufficiente per farlo considerare uno spacciatore, è morto durante la detenzione. Di certo aveva sul viso e sul corpo il segno di percosse, di certo si sa che polizia e medici non gli hanno prestato le cure necessarie a salvargli la vita.

 

Secondo il sottosegretario Carlo Giovanardi, costretto poi a scusarsi, "se l'è voluta", come usa dire, prima rovinandosi la salute, poi violando la legge e infine, presumibilmente, offrendosi per il solo fatto di esistere all'ira e alla violenza degli "agenti dell'ordine", che in lui non potevano non vedere un intollerabile disordine.

Giustificati, a delitto avvenuto, da quanti come Giovanardi pensano di essere uomini d'ordine, per aver risposto a una provocazione. Sul caso sono state scritte pagine e pagine di moralità, di doglianze per la mancanza di pietà e di carità, e sull'oscurità che sempre circonda questi rapporti fra le forze dell'ordine e i cittadini. Ma vediamo di parlare del caso Cucchi da un punto di vista sociologico. Un cittadino come Stefano Cucchi rappresenta un pericolo per l'ordine sociale? E perché? Perché si droga e spaccia droga? Sì, ma perché lo fa con la decisiva aggravante di essere un poveraccio, visibilmente ammalato, menomato, tanto che non si sa bene se parte delle ferite visibili sul suo corpo se le sia procurate "cadendo dalle scale".

 

La vera colpa di Stefano Cucchi è di essere un ammalato, un rottame umano che vaga per la grande città. Nella stessa città una moltitudine di cittadini rispettosi dell'ordine e con posti di alta responsabilità sociale si drogano ma non spacciano, non cadono per le scale, non oppongono resistenza ai poliziotti.

 

Normalmente diresti che la differenza è inesistente, che tutti violano il dovere di essere socialmente responsabili, socialmente capaci di intendere e di volere, ma socialmente le cose stanno in modo radicalmente diverso: i cittadini non sono uguali davanti alla legge come dicono le costituzioni, la società si divide fra i ricchi di denaro e di conoscenze, cui è lecito truffare il prossimo con la finanza, con l'industria, con informazione, con la medicina, e con quasi tutte le umane professioni, e quelli che per truffe minori e moralmente tollerabili come il furto per fame, vengono lapidati come Cucchi.

 

Il dilemma sociale vero, quello che può decidere sulla libertà o sulla servitù della società futura è questo: democrazia autoritaria a favore dei ricchi e sapienti e a spese dei poveri e ignoranti, o democrazia dei diritti e dei doveri garantita dalle leggi? Il caso può fornire dei suggerimenti. In pratica come era possibile risolverlo evitando il tragico epilogo? I poliziotti che lo conoscevano potevano fare a meno di arrestarlo per la detenzione di una piccola quantità di droga proprio nei giorni in cui su tutti i giornali si legge che fanno uso di droga parecchi delegati del popolo al governo della nazione. Comportarsi insomma come con l'immigrazione irregolare delle badanti e degli operai, su cui si sono chiusi entrambi gli occhi perché faceva comodo sia al nostro benessere che alla nostra economia. Ma come non vedere che alla base di questi compromessi, di queste eccezioni alla severità e al rigore c'è una crescente pressione della parte povera e diseredata? E che questa crescente pressione potrebbe tradursi negli anni a venire, prima nella democrazia autoritaria già in corso e tacitamente approvata dalla maggioranza benestante del paese, e poi nella semplificazione feroce delle dittature nelle quali i poveri e riottosi venivano lasciati o fatti morire?

 

Come non vedere che a due decenni dalla caduta del muro di Berlino si profilano altri muri di separazioni coercitive? Il banchiere Cuccia era solito dire che le azioni della società "non si misurano a numeri, ma a peso". Ed è così, e di quasi tutto ciò che conta nella nostra vita: denaro come giustizia, salute, bellezza, libertà. La soluzione autoritaria e magari schiavista è la più semplice, la più risolutiva in apparenza. Simile alla celebre frase di Tacito: "E dove fanno il deserto lo chiamano pace". La dittatura nessuno la auspica e la vuole, a parole, ma in molti la preparano, giorno per giorno, approvando, spalleggiando ogni giorno ciò che svuota la democrazia, aggiungendovi ogni giorno qualcosa che la limita. Il passaggio dall'autoritarismo al terrore si annuncia in modi disparati, apparentemente disparati. Oggi è il drogato ucciso a percosse, domani il barbone bruciato vivo, la donna con le mani tagliate, che sembrano non lasciare traccia. Ma la lasciano, lasciano l'ostilità alle leggi, l'avversione ai diritti umani, l'ignoranza dei doveri. Per definire il colonialismo Mussolini diceva che era il nostro "mal d'Africa". Ma quanti sono in Italia quelli che ancora soffrono del "male autoritario"? GIORGIO BOCCA LR 12

 

 

 

 

Debito e disoccupazione. Il Paese riprenda in mano il futuro

 

Il senso di orgoglio che ha manifestato la politica italiana per aver superato meglio degli altri Paesi la grave crisi finanziaria e produttiva non si può accompagnare con analoghi sentimenti se guardiamo, anche in prospettiva, la disoccupazione. È a tutti noto che il mercato del lavoro verrà favorevolmente toccato dalla ripresa solo quando l’attività produttiva ritornerà almeno al livello pre-crisi. L’esperienza ci dice che la realtà nel nostro Paese finisce con lo sconfiggere ogni pessimismo e, pertanto, c’è sempre spazio per rovesciare gli scenari attuali della disoccupazione. Tuttavia, la saggezza popolare insegna che, se vuoi che Dio ti aiuti, devi anche aiutarti da te. In breve, che cosa si deve fare per riprendere un qualche controllo del nostro futuro?

Nell’articolo di ieri Carlo Azeglio Ciampi, un europeista doc, vede affievolirsi, sconsolato, la spinta verso il completamento dell’unione politica del Vecchio Continente. Questa tensione ha retto le nostre scelte coraggiose di disfarci della sovranità monetaria e del potere regolamentare sulla concorrenza di mercato, accettando severi condizionamenti per la nostra politica di bilancio. Chi ha sempre criticato l’idea che occorresse fare prima ciò che è stato fatto per propiziare l’unione politica, nella convinzione che, invece di avvicinarsi all’obiettivo, ci si allontanava prova oggi sconforto, più che soddisfazione. L’Italia ha puntato troppo, quasi tutto, sull’unione politica europea per due motivi: perché consentiva di partecipare a un’area politica ed economica più ampia, capace di controbilanciare gli analoghi poteri di altre aree geografiche, Stati Uniti in testa; e perché la disciplina europea avrebbe costretto il Paese a cambiare stile di vita, combattendo le rendite e i parassitismi, calmierando la corsa all’indebitamento pubblico e il ricorso alla svalutazione della lira. Né l’uno, né l’altro obiettivo, il secondo meno del primo, si sono realizzati e non occorreva avere la sfera di cristallo e qualità divinatorie per capirlo fin dall’inizio.

È giunto quindi il momento di un profondo riesame della nostra politica per recuperare margini di indipendenza dai condizionamenti europei, senza pensare a rinunciare all’appartenenza all’Unione, anche se procede politicamente disunita. Innanzitutto occorre agire fin d’ora per sottrarci dagli effetti di una exit strategy, che non può che non essere composta da minore liquidità e più elevato costo del danaro, insieme al rispetto del rigore fiscale del Patto di stabilità senza aumentare la pressione fiscale. Non ci stancheremo mai di raccomandare la cessione del patrimonio pubblico in contropartita dell’annullamento di parte del debito in circolazione, con risparmi immediati e in prospettiva (quando i tassi dell’interesse aumenteranno) sugli oneri finanziari dello Stato. L’operazione richiede tempi lunghi, ma deciderla oggi consentirebbe di capitalizzare subito gli effetti di annuncio. Non si comprende la sordità delle autorità su questa decisione, che invece è passata abbastanza facilmente nel Regno Unito.

La seconda decisione che affronterebbe il grave problema della disoccupazione è quello di non concedere nessun sussidio se non in contropartita di un servizio reso allo Stato. Ciò ridurrebbe la dipendenza delle aspettative di una ripresa della domanda di lavoro legate all’aumento della domanda estera, caratteristica che ha dominato la politica economica finora seguita insieme alla costatazione dei vincoli derivanti dall’entità del disavanzo statale e del debito pubblico. Questa soluzione richiede la riorganizzazione della rete di assistenza sociale collegandola con gli infiniti bisogni delle diverse articolazioni dello Stato. In breve, per una serie di ovvi motivi non ci dovrebbe essere un pranzo gratis. Non è un ritorno ai lavori socialmente utili che richiedevano maggiori spese, ma solo l’aggancio delle attuali spese a una politica di governo che tenga impegnati i lavoratori assistiti per vari motivi e soddisfi i molteplici bisogni insoddisfatti dello Stato, dalla scuola alla rete culturale e alla stessa magistratura.

Se continuiamo a proporre o negare nuove forme di assistenza alle imprese e alle famiglie con decisioni avventate sulla pressione fiscale non ne usciremo mai fuori. Bisogna cambiare registro e chiamare aux armes i fratelli d’Italia.

PAOLO SAVONA IM 11

 

 

 

 

"Berlusconi limita i (suoi) processi" e la riforma finisce sulla stampa estera

 

Il Financial Times ipotizza le possibili formule del provvedimento sulla giustizia

El Pais: "Vuole fuggire indenne da due procedimenti". E Le Monde riprende le 10 domande - dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

 

LONDRA - La stampa internazionale torna ad occuparsi oggi di Silvio Berlusconi, riportando le iniziative del primo ministro italiano per avviare una rapida riforma della giustizia che, dopo l'annullamento della legge sull'immunità deciso dalla Corte Costituzionale il mese scorso, potrebbe mettere fine ai due processi contro di lui che si profilano come una minaccia all'orizzonte.

 

"Berlusconi apre la strada alla riforma giudiziaria", titola il Financial Times, in una corrispondenza da Roma di Guy Dinmore che riferisce dell'"accordo" raggiunto martedì dal capo del governo con un "alleato chiave", il presidente della Camera e numero due del Pdl Gianfranco Fini, per una riforma del sistema giudiziario che "i leader dell'opposizioni temono sia diretta principalmente a concludere due processi contro il magnate dei media miliardario". L'articolo afferma che Fini, "un possibile erede del 73enne premier", ha accettato di mandare avanti al più presto una legislazione che limiti alcuni processi a un totale di sei anni.

 

"Nell'assenza di dettagli sulla legislazione proposta, non è immediatamente chiaro se il limite di sei anni salverebbe Berlusconi dai tribunali", scrive il quotidiano finanziario britannico, a cui un collaboratore del premier, la cui identità non viene precisata, ha indicato che il presidente del Consiglio "si sta preparando a difendersi nelle aule di giustizia, come ha pubblicamente promesso". Ma la medesima fonte precisa al giornale britannico che "impegni di governo impediranno" a Berlusconi "di essere presente ad alcune sedute giudiziarie", e il Ft sottolinea che gli avvocati del premier hanno già comunicato al tribunale di Milano che egli non potrà partecipare all'udienza del 16 novembre a causa di un summit dell'Onu sull'alimentazione a Roma. Una fonte legale indica al quotidiano della City che se il limite di sei anni fosse diviso in tre periodi di due anni, per il processo iniziale e per i due appelli successivi, "allora il processo contro Mediaset", uno dei due in cui Berlusconi è imputato, "scadrebbe entro questo mese". Per l'altro processo, ricorda il Ft, quello per corruzione per il quale è già stato condannato l'avvocato inglese David Mills, accusato di avere ricevuto da Berlusconi una bustarella da 600 mila dollari per mentire in due processi contro il proprietario di Mediaset, i giudici fisseranno una data il 27 novembre, "facendo ricominciare il processo dall'inizio, con nuovi magistrati, anziché riprenderlo dal punto in cui venne interrotto quando a Berlusconi fu data l'immunità" in virtù del Lodo Alfano, cioè della legge, fatta approvare dal suo governo, per sospendere procedimenti giudiziari contro le prime quattro maggiori cariche dello Stato.

 

Anche un altro quotidiano britannico, il Daily Telegraph, dedica un articolo agli sviluppi della vicenda, con un malizioso titolo: "Berlusconi cerca di limitare i (suoi) processi". Scrive il corrispondente da Roma: "Silvio Berlusconi è stato attaccato ieri per avere proposto di ridurre la durata dei processi italiani. I suoi critici vedono la riforma come un modo per eliminare in un colpo i suoi problemi legali". L'articolo riconosce che il sistema giudiziario italiano ha "disperato bisogno" di riforme, con processi che possono durare più di dieci anni e un arretrato di 3 milioni e 600 mila casi penali e 5 milioni e 400 mila casi civili. "Tuttavia, ci sono pochi dubbi che le proposte (di riforma, ndr.) andrebbero a beneficio anche di Berlusconi, che deve affrontare due processi che dovrebbero cominciare questo mese", aggiunge il corrispondente Nick Squires.

 

Anche il quotidiano spagnolo El Pais segue la questione, con un articolo intitolato: "Berlusconi concorda una riforma giudiziaria per liberarsi di due processi". Il corrispondente da Roma Miguel Mora scrive che l'accordo maturato martedì tra il premier e Fini per "una riforma parziale e rapida della giustizia, con tutta probabilità permetterà al primo ministro di scappre indenne dai due processi riaperti" contro di lui dopo che la Corte Costituzionale gli ha tolto l'immunità. Il giornale spagnolo afferma che, dopo appunto quella sentenza dell'Alta Corte, Berlusconi cercava "la formula magica per liberarsi dei suoi processi e di condanne che apparivano molto probabili". Sul progetto scrive anche il New York Times, riportando che Berlusconi raccoglie sostegno per limitare la durata dei processi, "inclusi i propri" in cui è imputato "per corruzione e frode fiscale".

 

Sul caso Berlusconi interviene oggi pure il quotidiano francese Le Monde, con un editoriale sulle "dieci domande" poste da Repubblica a Berlusconi. Le domande, pubblicate da Repubblica tutti i giorni a partire dal 14 maggio, poco dopo la scoperta della presenza di Berlusconi alla festa di compleanno per i 18 anni di Noemi Letizia, afferma l'editoriale, "sono scomparse, non vengono più pubblicate dal 6 novembre", cioè dopo la diffusione delle risposte date da Berlusconi a Bruno Vespa per un libro di cui è autore il giornalista televisivo. Le Monde rileva che il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, pur giudicandole "oblique e incomplete", ritiene che possano passare per delle risposte: "Esse sono lontane dall'essere soddisfacenti e lasciano molti punti in sospeso - scrive Mauro, citato da Le Monde - e in ogni caso il ritardo con cui Berlusconi si è deciso a rispondere è politicamente significativo, tutto mostra quale è il suo vero limite, la sua incapacità di dire la verità". Conclude Le Monde: "In apparenza, Berlusconi ce l'ha fatta, le domande non vengono più pubblicate, il suo imbarazzo personale non è più in pagina. Provvisoriamente salvo, il premier, non più protetto dalla legge sull'immunità, deve ora affrontare i tribunali. Ma la redazione di Repubblica intende adesso consacrare il proprio lavoro a un'inchiesta su un'undicesima domanda: 'Signor Presidente del Consiglio, quale ragione le impedisce di dire la verità ai suoi concittadini?'". LR 11

 

 

 

Il premier salvato solo a metà

 

L’apparenza accontenta tutti. Berlusconi può tirare un sospiro di sollievo: salteranno i due processi per i quali rischia una condanna, quello sui diritti tv Mediaset, in cui è imputato per reati societari, e quello contro l’avvocato Mills, nel quale è accusato di corruzione in atti giudiziari.

 

Fini si è opposto con successo alla proposta dei legali del premier sulla «prescrizione breve», cioè una vera e propria amnistia, mascherata sotto un altro nome. I cittadini, finalmente, possono sperare che si riesca ad affrontare il vero male della giustizia italiana, la lentezza dei processi.

 

Il faticoso compromesso tra i due cofondatori del «Popolo della libertà» raggiunto a Palazzo Chigi, in realtà, non costituisce per Berlusconi una garanzia contro le iniziative dei magistrati nei suoi confronti. Non assicura la fine delle tensioni tra il presidente del Consiglio e quello della Camera. Soprattutto, sarà da verificare se il disegno di legge annunciato ieri mattina riuscirà a raggiungere l’obiettivo di realizzare nel nostro Paese una vera giustizia per tutti, cioè quella che consente sia di sapere, in tempi ragionevoli, da che parte stia la ragione e da che parte stia il torto, sia di poter distinguere l’innocente dal colpevole.

 

Il capo del governo voleva un accordo che sostanzialmente gli consentisse di ottenere gli stessi risultati concreti che gli assicurava quel «lodo Alfano» bocciato dalla Corte Costituzionale, cioè l’immunità fino alla fine del mandato a Palazzo Chigi. L’intesa con Fini, se si tramuterà in legge, lo salverà dal rischio di una imminente condanna in tribunale, ma i più brevi termini di prescrizione non possono escludere, per il futuro, che sia indagato e processato per altre imputazioni. Nell’accordo con il presidente della Camera, inoltre, non figurano norme che possano eliminare o ridurre l’obbligo, da parte Mediaset, di versare a De Benedetti i famosi 750 milioni di risarcimento per la causa Mondadori.

 

Anche per Fini non si può parlare di vittoria piena. E’ vero che ha ottenuto l’annullamento della «prescrizione breve», ma, nella sostanza, ha dovuto accogliere la tesi di Berlusconi sul suo diritto a non essere giudicato dalla magistratura italiana per i due processi che erano ormai avviati a raggiungere il traguardo della sentenza, sia pure di primo grado.

 

Non ci possono essere dubbi, invece, sulla necessità di una riforma che metta fine allo scandalo dei tempi della nostra giustizia. C’è modo e modo, però, per risolvere il problema. Uno, sbrigativo e cinico, costituisce una specie di resa dello Stato davanti al principio che qualunque reato debba essere perseguito e che ogni colpevole debba essere punito. Ridurre la prescrizione, senza prima assicurare gli strumenti giuridici, finanziari, organizzativi, tecnologici necessari per garantire il rispetto dei tempi assegnati per la celebrazione dei processi equivale a distinguere la criminalità in due categorie. Alla prima, quella che compie i reati più gravi, sarebbe riservato il giudizio della magistratura della Repubblica. Alla seconda, quella che si esercita in misfatti «minori», si assegnerebbe, di fatto, la promessa di una sostanziale impunità. Con un indubbio sollievo per l’affollamento carcerario, con un altrettanto indubbio sollievo per gli addetti agli uffici giudiziari, ma con un sicuro minor sollievo per i cittadini onesti.

 

Solo la lettura attenta del disegno di legge che la maggioranza si propone di presentare alle Camere potrà far capire se la soluzione del problema «tempi della giustizia» sarà affidata, nella pratica, alla rassegnazione di fronte alla realtà. Oppure, si troveranno le risorse e la volontà di una vera rivoluzione in campo giudiziario su almeno tre punti.

 

Il primo riguarda i magistrati che dovranno essere più preparati, dal punto di vista giuridico e culturale, e costretti a una verifica del loro impegno di lavoro, ancora troppo legato solo alla coscienza individuale. La seconda questione concerne i legami con la politica: l’apparentamento in una corrente sindacale, legata a un partito, spesso aiuta il giudice a ottenere incarichi di potere e di prestigio che i meriti professionali non gli consentirebbero, invece, di occupare. Il terzo punto, infine, si può affrontare solo con le forbici: ci vuole un taglio energico alle leggi e alle procedure. Con le attuali norme, non basterebbero un impossibile raddoppio dei finanziamenti per la giustizia e una irrealizzabile moltiplicazione di giudici e tribunali su tutto il territorio nazionale per rispettare i termini di prescrizione dei processi, peraltro ragionevoli, che sono stati auspicati.  LUIGI LA SPINA LS  11

 

 

 

 

Costituzionalità a rischio, lite nel Pdl, la Lega vuol tenere fuori gli immigrati

 

Anche nella maggioranza continuano a emergere dubbi e critiche al testo di Ghedini

Dalla possibile violazione del principio di uguaglianza al numero dei processi a rischio - Lo scoglio tecnico più grosso è la data da cui far partire il conteggio che "spegne" i processi - di LIANA MILELLA

 

ROMA - Ancora non l'hanno presentata, e questa legge già gli brucia tra le mani. La Lega alza la voce e vuole tener fuori, dal processo breve, gli immigrati, per cui si determinerà l'assurdo giuridico di corrotti e corruttori che fruiscono del dibattimento di due anni, mentre i poveri cristi potranno restare impigliati assai più a lungo nelle maglie della giustizia. Colombe e falchi - Gianni Letta tra i primi, Niccolò Ghedini tra i secondi - si scontrano. Al sottosegretario non piace l'avvocato, e l'ultima creatura giuridica del legale li allontana ancora di più. Al punto che tocca a Letta, che si preoccupa come l'Anm, raccomandare a Ghedini il problema dell'impatto della futura legge sui processi. "Stiamo attenti, se ne potrebbero chiudere d'improvviso moltissimi, qui rischiamo di provocare un problema col Quirinale". "Oltre centomila" quantificano presidente e segretario dell'Anm, Luca Palamara e Giuseppe Cascini.

 

"Un'amnistia mascherata" cominciano a dire al Csm. E questo diventa il tormentone tecnico-giuridico della giornata, quello che costringe la maggioranza a rinviare di ora in ora il deposito del testo al Senato. Alle nove di mattina Paolo Bonaiuti lo dà per certo entro la giornata. Il Guardasigilli Angelino Alfano fa la spola con palazzo Grazioli. Ma i conciliaboli tra Ghedini, il ministero della Giustizia (che valuta l'impatto), i leghisti (che temono le scarcerazioni), il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri infuriato perché rischia di fare la figura di chi firma solo il testo, rendono obbligatorio il rinvio. Un giornalista chiede al vice presidente dei senatori Gaetano Quagliariello "ma è vero che Ghedini riunisce la Consulta e presenta all'Anm il testo?". E lui: "Così poi se la approva lui da solo".

 

Le colombe garantiste del Pdl cominciano a fare le pulci a Ghedini. Obiettano punto per punto. Gli domandano: "Ma non è che pure stavolta finisce in un flop e la Consulta ci boccia?". L'avvocato resta solo a difende la sua legge. Se ne lava le mani la finiana Giulia Bongiorno che il suo scopo ormai lo ha raggiunto. Non c'è la prescrizione breve che, nel suo ragionamento, tagliando di un quarto i tempi, avrebbe impedito alla radice l'esercizio dell'azione penale, mentre almeno il processo breve la consente. Ma adesso su Ghedini piovono i dubbi. Tanti. A partire dalla norma transitoria. Stabilisce che la legge si applica a tutti i processi giunti al primo grado. Ma perché, gli domandano, non a quelli in appello? Questo non ci esporrà a ricorsi per aver violato il principio di uguaglianza? Ghedini replica: "Io volevo inserirli tutti, è stato Letta a porre la questione dell'impatto". Si dichiara "non colpevole". Ma l'interrogativo resta. E ferma per ore la legge sul tavolo di Gasparri.

 

Perplessità su perplessità. Eccone un'altra, macroscopica. La questione degli incensurati. Solo a loro spetterà il diritto di godere del processo breve. E perché si chiede più d'un senatore esperto in diritto? "È un'aperta violazione del principio della parità di trattamento previsto in Costituzione. Tu, con gli incensurati, puoi giocare tra aggravanti e attenuanti, ma il processo dev'essere uguale per tutti". Un articolo dopo, e ci si imbatte sulla lista dei reati. Quella famosa, per limitare le intercettazioni, ha diviso la maggioranza per un anno. Rieccola adesso. Quando Ghedini la mostra, scoppiano i problemi. Nel testo è scritto che sono ammessi al processo breve gli imputati per reati "non inferiori a dieci anni". Parte la Lega con i distinguo. Vuole fuori i reati degli immigrati, le infrazioni stradali. Dal Colle raccomandano incidenti sul lavoro e crimini ambientali. Già sono fuori mafia e terrorismo, omicidi, rapine. A sera la lista dei reati non è ancora chiusa.

 

Si arriva allo scoglio più grosso, la data da cui far partire la tagliola che decapiterà i processi in primo grado. Ghedini, per mettersi al sicuro, la fissa nella richiesta di rinvio a giudizio del pm, quando l'indagato diventa imputato. Soglia altissima, che garantisce la "morte" del processo Mills, ma porta nel baratro quel "centinaio di processi" di cui parla l'Anm. Le colombe trattano, Ghedini è irremovibile. È il prezzo che chiede rispetto alla rinuncia imposta dal duo Fini-Bongiorno sul taglio di un quarto anche alla prescrizione. Che s'impegna a non riproporre come emendamento.

 

E per chiudere resta il tormentone delle risorse. Anche questo un prezzo imposto da Fini. Che Gasparri e Quagliariello risolvono postando, nel maxi-emendamento alla Finanziaria, 150 milioni presi dai beni sequestrati alla mafia. I primi soldi per la giustizia dopo anni di tagli. Ma, ragionano già all'Anm, tutto dipende da come verranno utilizzati. LR 12

 

 

 

«Ora basta, questo clima sudamericano deve terminare»

 

Adesso basta.Non è tollerabile che in Italia un gruppo di lavoratori che difendono pacificamente il loro posto venga aggredito da squadristi incappucciati al soldo diun managerirresponsabile. Nemmeno i padroni delle ferriere si comportavano così, questo è un clima da dittatura sudamericana. È bene che il governo e la politica intervengano subito per fermare e reprimere questi fenomeni. La Cgil starà con i lavoratori in lotta e non si farà intimidire da queste azioni». Guglielmo Epifani è arrabbiato e preoccupato. Il segretario della Cgil aggiorna il lungo elenco delle aziende in crisi, delle chiusure, del ricorso alla cassa integrazione che in molti casi sta per finire lasciando migliaia di lavoratori senza un futuro certo. Ripete da mesi l’allarme per la tenuta del tessuto sociale davanti a una crisi che avrà i suoi effetti più pesanti sull’occupazione nei prossimi mesi. Mal’allarme suona a vuoto a Palazzo Chigi. Berlusconi pensa ad altro.

 

Epifani, l’aggressione ai lavoratori ex Eutelia apreuna nuovafase nella crisi di questo autunno italiano?

«È un fatto gravissimo. Vedo in questa azione violenta una vera minaccia alle regole democratiche della nostra vita sociale, delle nostre relazioni industriali. Proprio nel momento in cui più grave è la crisi e più pesanti sono i suoi effetti sulle famiglie, nessuno può pensare di cercare scorciatoie come l’aggressione e la minaccia ai lavoratori. È un fatto che la Cgil denuncia con forza, così comehanno fatto la Fim-Cisl e le forze politiche. Quello che è accaduto all’ex Eutelia non si deve ripetere, spero che il governo lo comprenda e agisca di conseguenza».

 

Cosa la preoccupa?

«Mi preoccupa che ci sono centinaia di aziende in difficoltà o addirittura che stanno chiudendo, migliaia di lavoratori sono in lotta, molte fabbriche sono presidiate. Nonsi può pensare che questa emergenza economica e sociale venga affrontata con provocazioni e violenze squadriste. C’è un limite che non si può superare. Il governo deve dare risposte più incisive alla crisi, lo chiediamo e lo ripetiamo da tempo, ma qui si parla d’altro, della riforma dei processi, della prescrizione. Prima occupiamoci della gente senza lavoro, di chi non sa come arrivare alla fine del mese».

 

La vertenza ex Eutelia si trascina da mesi, senza soluzione, pare non interessi nessuno...

«È una vertenza difficile, per questo abbiamo sollecitato la presidenza del Consiglio a prendere in mano la situazione. Il gruppo ex Eutelia ha quasi diecimila dipendenti, si occupa di informatica e di call center, gestice aspetti delicati della comunicazione pubblica e ha una proprietà complessa, da ricostruire. Aggiungo che la società avrebbe anche un mercato di un certo interesse se fosse gestita con criteri razionali e seri. Invece non paga gli stipendi, mette in mobilità e in cassa integrazione i lavoratori. Non si capisce cosa vogliono fare e se hanno una strategia per il futuro. Il governo deve richiamare l’azienda alle sue responsabilità».

 

Il primo passo qual è?

«Un tavolo di confronto a Palazzo Chigi. Solo così si può arrivare a unasoluzione razionale del problema. Almeno cerchiamo di risolvere la vertenza prima che il quadro si deteriori ulteriormente».

 

Potrebbe non bastare il richiamo alla responsabilità.

«Abbiamo proposto uno sciopero unitario per sostenere la lotta dei lavoratori ex Eutelia. Penso che su questi temi ci può essere una forte convergenza delle organizzazioni sindacali e delle forze politiche».

 

Sabato la Cgil sarà di nuovo in piazza a Roma. Perchè?

«È un’iniziativa forte e importante che ha già raccolto molte adesioni e che si inquadra nel lungo, più ampio impegno della Cgil per dare voce al mondo del lavoro. Porteremo a Roma i volti della crisi, quelli che gli italiani non possono vedere ai tg della sera: i cassintegrati, gli operai delle fabbriche, i precari chehanno perso il lavoro e il reddito. Chiederemo ancora al governo di estendere la cassa integrazione oltre le 52 settimane, di aiutare i precari, di sostenere i redditi dei lavoratori e dei pensionati anche con una più giusta politica fiscale. Andremo avanti, non ci fermeremo sabato». Rinaldo Gianola L’U 11

 

 

 

 

Lo stato d'eccezione della nostra democrazia

 

IL COMMENTO / Giustizia, il "lodo" Berlusconi-Fini è l'ennesima, scandalosa legge

che copre gli interessi di una singola persona, un patto scellerato e indecente

di MASSIMO GIANNINI

 

ORA ce la racconteranno come una grande riforma "erga omnes", che tutela l'interesse di tutti i cittadini. Un compromesso sofferto e importante, che difende lo "stato di diritto" finora vulnerato da una magistratura politicizzata e inefficiente. E invece il "lodo" Berlusconi-Fini sulla giustizia è l'ennesima e scandalosa legge su misura, che copre gli interessi di una singola persona. Un patto scellerato e indecente, che conferma lo "stato di eccezione" in cui è precipitata la nostra democrazia.

 

I due leader erano arrivati a questo faccia a faccia in condizioni molto diverse.

 

Il presidente del Consiglio, scoperto dalla bocciatura del Lodo Alfano, era agito dalla necessità di risolvere ancora una volta per via legislativa le sue passate pendenze di natura giudiziaria, e di salvarsi anche dai rischi futuri. Obiettivo irrinunciabile, per non perdere il governo. Il presidente della Camera, schiacciato dalla formidabile pressione mediatica e politica della macchina da guerra berlusconiana, aveva l'opportunità di uscire dall'angolo nel quale lo stava relegando il Pdl, e di salvare anche il suo profilo istituzionale. Obiettivo raggiungibile, per non perdere la faccia. L'accordo raggiunto, anche se umilia il dettato costituzionale e distorce l'ordinamento giuridico, soddisfa le esigenze del capo del governo e della terza carica dello Stato.

 

Il disegno di legge che sarà presentato nei prossimi giorni (e qui sta il salvacondotto del premier e del suo avvocato Ghedini) conterrà la riforma del processo, che diventerà "breve". Non potrà durare più di sei anni, cioè due anni per ciascun grado di giudizio. Formalmente, una giusta risposta all'insopportabile lunghezza dei processi italiani, che durano mediamente sette anni e mezzo nel civile e 10 anni nel penale. Sostanzialmente, un colpo di spugna su due processi che vedono coinvolto il Cavaliere: il processo Mediaset per frode fiscale sui diritti televisivi (che con le nuove norme decade a fine novembre) e il processo Mills per corruzione in atti giudiziari (che a "riforma" approvata decade nel marzo 2010).

 

Ma nello stesso disegno di legge (e qui sta la via di fuga di Fini e del suo avvocato Bongiorno) non ci saranno le norme sulla prescrizione breve, che lo stesso Berlusconi avrebbe voluto inserire nel testo e Fini gli ha chiesto di espungere per non incappare nel no di Giorgio Napolitano. Questa norma, che ridurrebbe di un terzo la prescrizione dei reati la cui pena edittale è inferiore ai 10 anni, non si può proprio infilare in una "riforma", per quanto sedicente o bugiarda possa essere. Renderebbe ancora più estesa, e dunque insostenibile, la già colossale amnistia che si realizzerà con la modifica del "processo breve".

 

L'opinione pubblica non la capirebbe. E il Quirinale, ammesso che possa considerare costituzionalmente legittima l'abbreviazione del processo, sicuramente non firmerebbe anche l'abbreviazione della prescrizione. Meglio soprassedere, per ora. Questo è lo schema. Questo è lo "scambio". Che riproduce del resto un metodo già collaudato nelle passate legislature: Berlusconi chiede 1000, sapendo che si potrà accontentare di 100. Gli alleati glielo concedono, facendo finta di avergli tolto 900. È così. È sempre stato così. Almeno quando in gioco ci sono le due questioni cruciali, sulle quali il Cavaliere non ha mai ceduto e mai cederà: gli affari e la giustizia.

 

Certo, a Berlusconi avrebbe fatto più comodo portare a casa l'intero pacchetto. Il "processo breve" porta all'estinzione del processo stesso, e quindi copre il premier sul passato. La "prescrizione breve" porterebbe alla decadenza del reato, e quindi lo coprirebbe anche su eventuali inchieste future. Ma per ora gli conviene accontentarsi. Nulla vieta, magari durante il dibattito parlamentare sul ddl, di ripresentare la norma sulla prescrizione breve con un bell'emendamento intestandolo al solito, apposito peone della maggioranza (come insegna l'esperienza delle precedenti leggi-vergogna varate o tentate del premier, dalla Cirielli alla Nitto Palma, dalla Cirami alla Pittelli). Oppure, perché no, nulla vieta di tradurre subito in legge quello che ormai possiamo chiamare il "Lodo Minzolini", cioè la reintroduzione dell'immunità parlamentare, avventurosamente ma forse non casualmente suggerita dal (o al) direttore del Tg1 in un editoriale televisivo di due sere fa.

 

Eccolo, il "paesaggio" di questo drammatico autunno italiano. Ancora una volta, in questo Paese si straccia il contratto sociale e costituzionale, che ci vuole tutti uguali davanti alla legge. Si sospende l'applicazione dello stato di diritto, che ci vuole tutti ugualmente sottoposti alle sue regole. In nome della "volontà di potenza" di un singolo, e di un'idea plebiscitaria e populista della sua fonte di legittimazione: sono stato scelto dagli elettori, dunque i cittadini vogliono che io governi. O in nome della "ragion politica" di un sistema: non c'è altro premier all'infuori di me, dunque io e solo io devo governare.

 

Questo c'è, oggi, sul piatto della bilancia della nostra democrazia. Lo "stato di eccezione", appunto. Quello descritto da Carl Schmitt. Che è simbolo dell'autoritarismo poiché sempre lo "decide il sovrano". Che si presenta "come la forma legale di ciò che non può avere forma legale". Che è "la risposta immediata del potere ai conflitti interni più estremi". Che costituisce un "punto di squilibrio fra diritto pubblico e fatto politico", poiché precipita la democrazia in una "terra di nessuno".

 

Se questa è la portata della sfida, occorre che il Pd si mostri all'altezza di saperla raccogliere. Di fronte a questa nuova distorsione della civiltà repubblicana non basta rifugiarsi nella routinaria ripetizione di uno slogan generale al punto da risultare quasi generico. Sì a riforme della giustizia, no a norme salva-processi, sostiene Pierluigi Bersani. Sarebbe ora che il centrosinistra cominciasse a spiegare qual è, se esiste, la "sua" riforma della giustizia. Ma nel far questo, dovrebbe anche spiegare all'opinione pubblica, con tutta la forza responsabile di cui è capace, che quella di Berlusconi non è una riforma fatta per i cittadini, ma solo un'altra emanazione della sua "auctoritas", che ormai sovrasta ed assorbe la "potestas" dello Stato e del Parlamento.

 

La partita vera, a questo punto, è più alta e più impegnativa. Si può continuare a tollerare uno "stato di eccezione" sistematicamente decretato da Berlusconi? E il Pd vuol giocare fino in fondo questa partita, mobilitando su di essa la sua gente e sensibilizzando su di essa tutti gli elettori? Scrive Giorgio Agamben che quando "auctoritas" e "potestas" coincidono in una sola persona, e lo stato di eccezione in cui essi si legano diventa la regola, allora "il sistema giuridico-politico diventa una macchina letale". Il Paese sarebbe ancora in tempo per fermarla, se solo se ne rendesse conto. LR 11

 

 

 

Tutto inutile se i tribunali non funzionano

 

Gianfranco Fini avrebbe confermato, ieri, il suo no alla prescrizione breve dei reati. Avrebbe tuttavia avallato la «prescrizione processuale», in forza della quale i processi penali, anche quelli in corso fino alla fase del primo grado, dovranno concludersi entro sei anni (due anni per il primo grado, due per il secondo, due per la Cassazione). Se tali termini non saranno rispettati, scatterà la loro estinzione per decorso del tempo, con la, conseguente, assoluzione degli imputati.

 

Se questa dovesse essere la nuova disciplina, ho l’impressione che l’obiettivo da tempo perseguito da Berlusconi sarebbe in ogni caso assicurato: nei suoi processi pendenti egli riuscirebbe, ancora una volta, a sfuggire al giudizio dei suoi giudici. Insieme a Berlusconi, sarebbero d’altronde graziati centinaia di altri imputati. Caduto il lodo Alfano per violazione manifesta del principio di eguaglianza, per salvaguardare il premier, e nel contempo l’eguaglianza, si rischierebbe un’impunità generalizzata, con buona pace delle vittime dei reati.

 

Precisando che una valutazione definitiva su ciò che ci attende potrà essere formulata soltanto quando saranno chiari gli accordi di maggioranza ed esplicitati i testi dei disegni di legge, cerchiamo comunque di capire che cosa significhi, allo stato, prevedere, nel modo indicato, la prescrizione dei processi, compresi quelli in corso fino al giudizio di primo grado.

 

In astratto stabilire che i processi devono concludersi entro sei anni, con scadenze prefissate per ciascuna fase, sarebbe soluzione splendida. Se si riuscisse nell’intento, il male più rilevante della giustizia si dissolverebbe e, quantomeno con riferimento al tema della durata dei processi, essa diventerebbe giustizia accettabile. Perché una riforma dei tempi possa essere credibile, occorrerebbero tuttavia, quantomeno, due condizioni: che essa riguardi soltanto processi futuri, iniziati cioè da magistrati consapevoli fin dall’inizio della durata consentita; che l’imposizione di tempi stretti sia accompagnata da una riforma adeguata nell’organizzazione e nei mezzi, in grado di rendere possibile, nei fatti, il rispetto delle nuove durate. Altrimenti, se ci si limitasse a stabilire nuove regole, ed a disporre l’estinzione dei processi (compresi quelli in corso) in caso di loro inosservanza, sarebbe lo sfracello: centinaia e centinaia di processi estinti.

 

E’ vero che Fini, consapevole dei problemi, ha dichiarato di avere chiesto al presidente del Consiglio che alla giustizia siano destinate risorse adeguate alle nuove esigenze. Chiedere non è tuttavia, ovviamente, sufficiente; Tremonti permettendo, sarà necessario quantomeno stanziare. Ma anche stanziare potrà non bastare: occorrerà infatti che gli stanziamenti si concretino in strumenti concreti di efficienza, e che alle nuove risorse si accompagnino comunque altre riforme - di organizzazione e di legislazione - idonee a rendere di fatto praticabili i nuovi tempi stabiliti per la durata dei processi penali.

 

C’è, inoltre, un altro profilo sul quale è necessario riflettere. Verosimilmente, imboccata la strada della prescrizione dei processi troppo lunghi, la maggioranza avrà molta fretta di approvare la legge. L’urgenza di fare riforme in grado di velocizzare i processi è fuori discussione; è tuttavia altrettanto fuori discussione che realizzare una riforma seria dell’organizzazione giudiziaria richiede tempi tecnici non brevi. Che cosa accadrebbe se vi fosse una sfasatura fra i tempi di approvazione della legge che impone rapidità ai processi penali e di quelle che consentono un’organizzazione della gestione giudiziaria idonea a fronteggiare le nuove prescrizioni in materia di durata consentita?

 

Ancora. Secondo quanto è emerso, dovrebbero essere coinvolti nei processi a rischio di prescrizione quelli che riguardano reati puniti con la reclusione non superiore nel massimo a dieci anni (compresa, guarda caso, la corruzione), fatti salvi quelli che concernono mafia, terrorismo o, comunque, fatti di particolare allarme sociale. Tutti indifferenziatamente, senza badare alla maggiore o alla minore gravità dei reati, od alla maggiore o minore complessità dell’attività processuale necessaria?

 

I tempi stretti riguarderebbero d’altronde soltanto gli imputati incensurati. E perché mai? Se la prescrizione processuale non costituisce un premio per gli imputati, ma la risposta ad un’esigenza generale di rapidità processuale, censurati o incensurati la regola dovrebbe essere la stessa.

 

Si potrebbe continuare. Agli effetti di una prima reazione alle novità che si profilano all’orizzonte della giustizia italiana, quanto ho rilevato mi sembra sufficiente. Con un auspicio. Che gli addetti ai lavori, consapevoli dei problemi, sappiano comunque, se possibile, opporsi agli errori. Che siano in grado di farlo uomini della maggioranza. Che lo facciano, con decisione, tutti gli uomini dell’opposizione, senza indulgenze o compiacenze di sorta. CARLO FEDERICO GROSSO  LS 11

 

 

 

 

"Clan alleati alle urne per Nicola". Un pentito: "Ho iscritto tanti a Fi"

 

I verbali del gip che accusano il sottosegretario Cosentino. "Bidognetti dice

di aver conosciuto l'esponente del Pdl per averne frequentato la famiglia"

di DARIO DEL PORTO e CONCHITA SANNINO

 

NAPOLI - Quando si trattava di scegliere il candidato giusto per le elezioni, i boss del clan dei Casalesi Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti mettevano da parte tutte le divisioni. Le due famiglie camorriste diventavano una cosa sola. E l'ordine di votare il nome prescelto, racconta il pentito Domenico Bidognetti, veniva impartito sul territorio in maniera "capillare", come scrive il giudice Raffaele Piccirillo nell'ordinanza di arresto per concorso in associazione camorristica inoltrata alla Camera nei confronti del sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino. Il pentito Bidognetti, rileva il giudice, "rievoca il sostegno elettorale all'indagato Cosentino come caso addirittura emblematico del sistema praticato dal clan dei Casalesi per scegliere e promuovere i propri referenti politici".

 

La strategia del consenso.  - Le indicazioni di voto dei due padrini venivano comunicate ai capizona i quali, dice il pentito, "non avrebbero potuto discostarsi dalle scelte fatte a monte". Così, secondo Bidognetti, sarebbe andata anche per le candidature di Cosentino che avrebbe avuto un "legame molto più stretto con la famiglia Schiavone rispetto alla famiglia Bidognetti in ragione di rapporti parentali con Giuseppe Russo", soprannominato "Peppe 'o padrino", cognato di uno dei fratelli di Cosentino. Bidognetti dice di aver conosciuto "personalmente" Cosentino per averne frequentato la famiglia e ricorda che il padre del parlamentare, "durante una campagna elettorale negli anni '80 aveva regalato buoni di 50 litri di carburante a chi gli assicurava che avrebbe votato per il figlio".

 

Il grande elettore.  - Il pentito Gaetano Vassallo, imprenditore dei rifiuti, collaboratore di giustizia dall'estate 2008 e principale accusatore di Cosentino, viene definito "un grande elettore" del sottosegretario. E in un verbale racconta: "Sono tesserato Forza Italia e grazie a me sono state tesserate numerose persone presso la sezione di Cesa. Mi è capitato in due occasioni di sponsorizzare la campagna elettorale di Cosentino offrendogli cene presso il ristorante di mio fratello. Cene costose, alle quali erano invitate centinaia di persone delle quali io e i miei fratelli ci assumevamo interamente il costo". Ieri intanto il deputato del Pdl Gennaro Coronella ha querelato per diffamazione Vassallo che lo aveva indicato fra i politici appartenenti al "tessuto camorristico" della zona.

 

Latitanti nel Napoli club.  - In un verbale del 1996 un altro pentito, Dario De Simone, riferisce che un "buon gruppo" di affiliati al clan "frequentava il club Napoli di corso Umberto a Casal di Principe, circolo che abitualmente frequentava Cosentino. Durante la latitanza talvolta io e Walter Schiavone abbiamo dormito nei locali di questo circolo".

 

La guerra dei rifiuti. - Al centro dell'inchiesta condotta dai pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci ci sono soprattutto le attività nel settore dei rifiuti della società mista Eco4 dei fratelli Sergio e Michele Orsi, sulla quale Cosentino avrebbe esercitato "un controllo assoluto". Secondo il gip, l'espansione di Eco4 incarna "il paradigma dell'impresa mafiosa". L'indagine prende in esame anche la costituzione del "superconsorzio" Impregeco, al quale erano interessati gli Orsi, che nel 2001-2002 avrebbe dovuto creare un ciclo integrato nei rifiuti estromettendo gli originari affidatari di Fisia-Italimpianti. Agli atti è citata una telefonata (intercettata in un diverso procedimento sul ciclo dei rifiuti che non riguarda vicende di camorra) nella quale un dirigente di Fibe si sfoga con amico e dice: "È lotta qui a Napoli, stanno cercando in tutti i modi di costituire un superconsorzio per subentrare".

 

Salvate il soldato Stolder. - Secondo la collaboratrice di giustizia Anna Carrino, ex moglie di Bidognetti, Cosentino si sarebbe attivato per favorire il trasferimento a Napoli e Caserta di un giovane militare, figlio di un malavitoso napoletano, Raffaele Stolder, all'epoca dei fatti detenuto nello stesso carcere di Bidognetti.

 

I lavori nella chiesa di don Diana.  - Carmine Schiavone, il primo pentito del clan dei Casalesi, riferisce un episodio che chiama in causa un martire della lotta alle mafie: don Peppino Diana, il parroco di Casal di Principe assassinato il 19 marzo 1994 per l'impegno anti-camorra. Negli interrogatori del 21 marzo 1994, dunque due giorni dopo il delitto, e del 29 ottobre 1996, Schiavone dice di aver fornito gratuitamente alla chiesa di San Nicola cemento pagato da un imprenditore locale che Cosentino aveva "favorito durante l'espletamento del suo incarico nella giunta provinciale di Caserta". Si legge nel verbale dell'ottobre 1996: "Alla base della fornitura gratuita a don Giuseppe Diana vi era il sostegno che il medesimo Diana aveva dato, su mia richiesta, a Cosentino per le elezioni provinciali del 1990". L'episodio è agli atti dell'inchiesta. Schiavone è ritenuto un collaboratore attendibile. Ma va ricordato che le inchieste e i processi celebrati nei confronti di mandanti ed esecutori del delitto hanno indagato in profondità nella vita di don Diana, senza che nulla potesse mettere in discussione la trasparenza e la lealtà di un sacerdote che con fermezza e coraggio si era opposto alla camorra. LR 12

 

 

 

 

Si riunisce all’Aquila il Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo

 

Prima riunione del CRAM ricostituito dopo le ultime elezioni regionali del dicembre 2008

 

L’Aquila - Nei giorni 13 e 14 novembre, sotto la presidenza dell’Assessore all’Emigrazione Mauro Febbo, si riunirà il Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo (CRAM). E’ la prima riunione del CRAM ricostituito dopo le ultime elezioni regionali del dicembre 2008. Saranno presenti i rappresentanti degli emigrati abruzzesi provenienti da tutti gli stati in cui operano Associazioni iscritte all’Albo regionale, nonché rappresentanti di Associazioni che operano in Abruzzo nel campo dell’emigrazione, di Patronati e Sindacati.

Saranno affrontati i problemi dell’emigrazione alla luce della crisi economica sia mondiale sia regionale ed anche alla luce del recente terremoto che ha colpito in prevalenza L’Aquila e dintorni. I lavori inizieranno alle 10,30 della mattina di venerdì 13 nell’aula consiliare del Consiglio regionale a L’Aquila; è prevista una visita nel centro storico dell’Aquila accessibile ai visitatori. Il giorno 14 la riunione continuerà e terminerà presso l’Hotel Europa di Giulianova. Il venerdì sera è prevista una cena di gala presso il Ristorante Villa Fiorita di Giulianova con la partecipazione dei Presidenti della Giunta regionale Gianni Chiodi e del Consiglio regionale Nazario Pagano. Alla riunione parteciperanno i deputati al Parlamento italiano abruzzesi eletti all’estero, e precisamente l’on. Antonio Razzi, eletto in Svizzera e componente del CRAM, e l’on. Giuseppe Angeli eletto in Argentina. (Inform)

 

 

 

 

La coreografa berlinese Sasha Waltz all'apertura del MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo

 

Roma- La coreografa berlinese Sasha Waltz sarà la protagonista dell'apertura straordinaria del MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo progettato a Roma da Zaha Hadid. La sua installazione coreografica, pensata ad hoc per il Museo, è stata sostenuta anche dall'Ambasciata della Repubblica Federale di Germania.

Il 14 e il 15 novembre Waltz, coreografa di fama internazionale che spazia tra arti visive, performance e musica contemporanea, proporrà in esclusiva al pubblico l'installazione "Dialoge 09-MAXXI". Si tratta di una sorta di dialogo tra diverse forme espressive artistiche, un laboratorio di forze creative che interagiscono con la struttura architettonica del MAXXI, che attualmente, in attesa dell'apertura definitiva nella primavera del 2010, è ancora vuoto.

Trentasei ballerini, animati dai suoni di Hans Peter Kuhn e dalle musiche di un quartetto d'archi e di un ensemble di tromba e percussioni, saranno distribuiti in tutti i livelli del museo come opere d'arte. "In questa performance", sottolinea l'artista, "gli spettatori avranno un ruolo attivo, perché potranno scegliere il loro punto di vista e la loro prospettiva".

"È un grande piacere per me far vedere il mio lavoro a Roma, una città straordinaria, carica di storia e di arte", aggiunge Waltz, "perché penso che il MAXXI, che si inserisce nella struttura architettonica della città come un ufo venuto dallo spazio, possa essere il luogo ideale per sviluppare un dialogo tra passato e futuro".

Direttrice della compagnia Sasha Waltz & Guests fondata nel 1993 con Jochen Sandig, Sasha Waltz, dopo il perfezionamento ad Amsterdam e New York, dal 1999 al 2004 ha fatto parte della direzione artistica della Schaubühne am Lehniner Platz di Berlino. (aise) 

 

 

 

Gli Enti Gestori in Svizzera chiedono al MAE il mantenimento nel 2010 delle risorse per l’anno in corso

 

Basilea - Il Coordinamento Enti Gestori in Svizzera si è riunito sabato 7 novembre  alla Casa d’Italia di Berna. Durante la seduta - è detto in un comunicato - gli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana hanno espresso apprezzamento per i tempi rapidi con i quali il MAE ha risposto alle richieste integrative inoltrate durante la scorsa estate in seguito allo stanziamento supplementare di quattro milioni di EURO per le attività sul cap. 3153 e per la tempestività con la quale gli uffici competenti hanno disposto l’erogazione dei contributi suppletivi.

  Per l’anno solare 2009 il taglio dei fondi subito dagli enti in Svizzera diminuisce dal 39% al 18%, al quale va aggiunto l’effetto negativo del tasso di cambio. In valuta locale la diminuzione di contributo ammonta mediamente a oltre il 20%. Un taglio che resta significativo e che non ha consentito di garantire la prosecuzione del servizio in tutte le sedi.

  Nell’anno scolastico 2009/2010 gli enti gestiscono quasi 200 corsi in meno rispetto all’anno precedente: 459 corsi a fronte di 649 gestiti all’avvio dell’anno scolastico 2008/2009. Ancor più dolorosa la riduzione dell’orario settimanale delle lezioni. Sono quasi 500 le ore di insegnamento settimanale dell’italiano soppresse in Svizzera. I corsi cancellati sono stati assorbiti solo in minima parte dai docenti di ruolo supplementari assegnati alle Circoscrizioni di Losanna, Basilea e Berna. Inevitabili quindi i disagi per molte famiglie che si sono viste privare di un importante strumento didattico-formativo.

  Con preoccupazione gli enti seguono il dibattito parlamentare sulla Legge finanziaria 2010. Per l’anno prossimo il bilancio dello Stato sul capitolo 3153 prevede una dotazione di soli 16,5 milioni, invariati rispetto alla Legge finanziaria 2009 che aveva determinato il taglio del 40% ai contributi. Si rammenta che i contributi integrativi concessi per il 2009 sono validi solo sino al 31 dicembre 2009. A partire primo gennaio2010, quindi a metà anno scolastico, gli enti avranno a disposizione nuovamente una cifra sensibilmente inferiore. Queste continue “scosse di assestamento” non consentono una pianificazione adeguata ed efficace e incidono negativamente sull’andamento dei corsi, la loro utenza e la loro qualità.

  Gli Enti gestori auspicano pertanto che durante l’esame parlamentare della Legge finanziaria si riescano a recuperare anche per il 2010 almeno i quattro milioni aggiuntivi reperiti per l’anno 2009, facendo valere - così termina la nota del Coordinamento - il principio del mantenimento delle risorse per l’anno in corso. Risorse indispensabili per continuare a garantire il numero dei corsi attualmente operanti. (Inform)

 

 

 

 

 

PdL nel Mondo. Mirko Tremaglia: “Iniziativa dannosa”

 

Il PDL, attraverso una ‘Campagna Tesseramento PDL nel mondo 2009-2010’, ha annunciato di voler costituire una Organizzazione politica di Italiani residenti all’estero. Il CTIM – Comitato Tricolore per gli Italiani nel mondo, che opera nel mondo dell’emigrazione, non è stato consultato e nemmeno avvisato.

Crediamo sia dannosa una formazione di questo tipo e sia in contrasto con gli interessi dell’emigrazione che noi, come CTIM, rappresentiamo sin dal 1968.

Ecco i motivi per i quali chiediamo con fermezza agli Amici del PDL di cancellare l’iniziativa stessa. Se così non fosse, ritenendo l’iniziativa dannosa e pregiudizievole alla causa dell’emigrazione, ho ritenuto giusto notificare la decisione del CTIM di respingerla e, personalmente, di uscire dal Gruppo Parlamentare del PDL continuando l’attività politica alla Camera dei Deputati, sempre nel nome del CTIM e nell’interesse di tutti gli Italiani residenti all’estero.  On. Mirko Tremaglia (de.it.press)

 

 

 

 

 

 

 

 

Prosegue l’attività per la diffusione all’estero del Movimento della Libertà

 

Dalla Germania il presidente Romagnoli: “Siamo una costola del Pdl. Massimo sostegno al coordinatore Di Biagio per la campagna di tesseramento del partito all’estero”

 

  COLONIA – Prosegue l’attività di Massimo Romagnoli per la diffusione all’estero del Movimento della Libertà (Mdl), di cui è presidente. In questi giorni Romagnoli è in Germania, dove l’11 novembre Francesco Mangini, residente a Leverkusen e vice presidente nazionale di Mdl,  è stato nominato responsabile del Movimento per la zona nord del Paese.

  Tra il 10 e l’11 novembre Romagnoli e Mangini hanno incontrato i referenti del Movimento a Colonia, Dussendorf, Dortumund, Neusse e Bonn. Si è discusso, in questi incontri, del tesseramento del Pdl – partito a cui il Movimento è legato, come specifica di seguito Romagnoli – del sistema del consolato digitale che a breve sarà presente in tutte le strutture consolari in Europa e nel mondo. “Un sistema – ha rilevato Romagnoli – che renderà più veloce il lavoro delle sedi fornendo ai connazionali i servizi di sempre, evitando spreco di tempo e denaro”.

  Gli incontri si sono conclusi con la visita al console generale a Colonia, Eugenio Sgrò, incentrata sullo sviluppo digitale dei servizi e sui contatti con i connazionali in loco. Per Romagnoli è necessario sviluppare anche gli incontri con “i professionisti e i ricercatori – afferma – per far capire alla Germania che l’Italia, oltre ad avere ottimi imprenditori e ristoratori, può vantare la presenza di grandi professionisti nel campo della ricerca e della medicina”.

  Mangini e Romagnoli hanno poi sottolineato che il gruppo del Movimento della libertà è “una costola del Pdl e riconosce a tutti gli effetti quale coordinatore del partito Aldo Di Biagio, deputato eletto in Europa”.

  “Noi non ci sentiamo non saremo un’anima diversa del Pdl, come succede ad altre associazioni di centro- destra – ha detto Romagnoli, – il nostro lavoro è lo stesso. Insieme, stiamo lavorando per il tesseramento, operazione fortemente voluta da Di Biagio. Con quest’ultimo possiamo dire con orgoglio e soddisfazione di avere un’ottima intesa”.

  Romagnoli conclude affermando che il Movimento da lui presieduto darà “il massimo per aiutare e sostenere il coordinatore Di Biagio in questa fase così importante e delicata della vita del Pdl all’estero”. (Inform)

 

 

 

 

Ginevra. Festeggiato il 45esimo di fondazione del Gruppo Alpini

 

Lo scorso 31 ottobre, l’Inno di Mameli ha dato inizio ai festeggiamenti del 45esimo Anniversario della fondazione del Gruppo Alpini di Ginevra. Un centinaio di penne nere si incrociavano tra i sorrisi ed il buon umore. Un Anniversario che il Capo Gruppo Franco Vola ed il suo Comitato hanno saputo impreziosire con la presenza di alcuni personaggi eccellenti quale il Presidente Nazionale Alpini, Corrado Perona, il Vice Presidente della Sezione Svizzera Lorenzo Morassi, accompagnato da Luciano Poletti,  Capo Gruppo Nidwalden, i gemelli del Gruppo Alpini di Palazzolo S/O in Provincia di Brescia, capeggiati dal Capo Gruppo Mario Simoni. Tra gli invitati figurava il Console Generale d’Italia, Alberto Colella, il Vice Console Francesco Cacciatore, il Presidente dell’A.N.C.R.I., Comm. Nunzio Crusi, il Presidente della Fondazione Generale Henry Dufour, René Thonney, il Presidente dell’Associazione Sottoufficiali Svizzeri (A.S.S.O.) Robert Bouleau, il Sindaco di Vernyer, Thierry Cerutti. Una folta delegazione dell’U.N.U.C.I. “ Unione Nazionale Ufficiali in Concedo Italiani ” e una numerosa rappresentanza delle Associazioni italiane del Cantone hanno fatto da sfondo ad una serata dai diversi colori militari, per i festeggiamenti di una delle più antiche realtà italiane del Cantone di Ginevra.

 

Un’atmosfera cordiale dominava tra i tavoli della Salle des Avanchets.

I discorsi sono stati unanimi nel segno dell’amicizia e della fratellanza, ricordando gli sforzi dei militari di tutte le guerre caduti per la Patria. Il Presidente Perona, nel suo intervento, ha rilevato la capacità dimostrata dai dirigenti del Gruppo di Ginevra nell’istaurare rapporti di amicizia e rispetto con le rappresentanze militari svizzere ed italiane.

 

La presenza del Presidente Nazionale Perona, ha dato un impulso particolare ad una già magnifica festa, già dal fine pomeriggio, quando è stato accolto nella sede del Gruppo per una visita. Prima di lasciare la festa, il Presidente Perona ha dato appuntamento, agli Alpini e simpatizzanti, all’Adunata Nazionale del 2010 che si svolgerà a Bergamo.

 

René Thonney e Robert Bouleau, hanno testimoniato, al nostro Gruppo Alpini, l’amicizia di lunga data, offrendo in dono un fucile dell’Esercito svizzero in segno di continuità. Mario Simoni, il Capo Gruppo di Palazzolo, ha sottolineato l’eccellente rapporto trentennale intercorso tra i due Gruppi gemelli, dove ogni anno, anche in occasione dell’Adunata Nazionale, si costruiscono momenti per rafforzare la fratellanza.

 

Nel suo intervento, il Console Generale Alberto Colella, ha valorizzato l’azione del Gruppo che volge sempre al richiamo dei valori immortali e alla dedizione alla Patria. Soddisfatto dell’organizzazione, ha poi fatto i meritati complimenti al Capo Gruppo Franco Vola ed al suo Comitato. Carmelo Vaccaro (de.it.press)

 

 

 

 

Dal 16 al 19 novembre si svolge a Trento la Conferenza dei Consultori all'estero

 

TRENTO - Da lunedì 16 a giovedì 19 novembre, presso la sede della Provincia, è in programma la Conferenza dei Consultori all'estero. La Conferenza costituisce la sede propria per fare il punto sullo stato delle comunità trentine all'estero e elaborare le opportune strategie per mantenere forti e vivi i legami con la terra di origine.

  I Consultori per l'emigrazione che partecipano alla Conferenza, sono stati nominati nel maggio scorso dalla Giunta provinciale, su proposta del suo Presidente e dopo aver preso atto delle indicazioni pervenute dagli organismi associativi, dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e laddove esistenti dai comitati degli italiani all'estero.

  Chiamati anche gli "ambasciatori del Trentino all'estero", i Consultori - scelti fra quanti abbiano maturato esperienze nell'ambito dell'associazionismo fra emigrati, degli organismi rappresentativi dell'emigrazione, del volontariato, del lavoro, delle professioni e della cultura - sono i "ponti" grazie ai quali la Provincia riesce a dialogare con le infinite realtà in cui vivono gli emigrati in quattro continenti, sono i "sensori" grazie ai quali è possibile gestire con efficacia e tempestività le situazioni di emergenza, far fronte ai problemi più urgenti, mantenere i rapporti con le realtà associative e con i singoli, portare avanti i progetti di scambi e di arricchimenti culturali oppure di solidarietà.

  La legge istitutiva prevede che i Consultori siano al massimo quindici. Dieci erano nella scorsa legislatura, dodici saranno in quella cominciata da poco: per l'Argentina, infatti, e per il Brasile, i consultori passano da uno a due per ciascun Paese, in modo da garantire un'adeguata rappresentanza a quei territori nazionali vastissimi. (Inform)

 

 

 

 

Italien. Berlusconi will Justizreform - um Silvio zu helfen

 

Seit die Immunitätsgesetze einkassiert wurden, steht Berlusconi unter Druck. Jetzt will er Verjährungsfristen verkürzen, um Prozessen zu entgehen. Von Andrea Bachstein, Rom

 

Italiens Premierminister Silvio Berlusconi hat bei seinen angestrebten Reformen im Justizbereich nur einen Teilerfolg erzielt. Die Dauer von Prozessen soll für jede der drei Instanzen auf maximal zwei Jahre befristet werden. Danach soll eine Verjährung eintreten. Darauf einigten sich der Regierungschef und Parlamentspräsident Gianfranco Fini.

Der entsprechende Gesetzesvorschlag soll möglicherweise schon an diesem Donnerstag dem Senat präsentiert werden. Wegen Prozessen, die ihm selbst drohen, steht Berlusconi unter großem Druck, seit Italiens Verfassungsrichter Anfang Oktober die Immunitätsgesetze verworfen haben.

 

Berlusconis Juristen in höchster Eile - Der Regierungschef hatte weiter reichende Gesetzesänderungen verlangt. Er wollte kürzere Verjährungsfristen für viele Delikte. Nur dies hätte ihn mit Sicherheit vor laufenden und künftigen Verfahren geschützt. Berlusconis Juristen hatten in höchster Eile immer neue Formulierungen erarbeitet.

Dies war von heftigen politischen Auseinandersetzungen begleitet.

 

Dass Berlu