WEBGIORNALE 27-29 Novembre
2009
UE. Le lezioni della storia. Vaclav Havel, l'Europa di ieri, di oggi e
quella che verrà
"L'Europa è
la patria delle nostre patrie": Vaclav Havel non trattiene lo spirito del
poeta, del letterato, del drammaturgo. Anche quando cammina per i corridoi
dell'Europarlamento, mentre scruta le immagini di una mostra sulla caduta del
muro di Berlino oppure si intrattiene con deputati e giornalisti, parla di
politica ma intanto riflette sui "valori che ci accomunano", sulla
"storia condivisa", sul "futuro da preparare" per le nuove
generazioni. Una giornata nella sede dell'Assemblea Ue a Bruxelles gli consente
di ragionare sulla fine del comunismo, di dichiararsi "ceco e cittadino
europeo allo stesso tempo", d'accordo con chi ritiene "importante
l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona".
Da dissidente a
presidente. La vicenda personale di Havel è piuttosto conosciuta: nato a Praga
nel 1936, scrittore e drammaturgo, è tra gli oppositori del regime che governa
il suo paese e resta profondamente segnato dall'intervento dei carri armati
contro la "primavera d Praga" nel 1968. Tra gli artefici di "Charta
77", manifesto dei dissidenti, subisce cinque anni di prigione.
Protagonista dei giorni fatidici del 1989, quando viene nuovamente arrestato,
diventa l'uomo-simbolo della "rivoluzione di velluto", la quale
conduce alla nascita della nuova Cecoslovacchia dopo il superamento della
"cortina di ferro" e la dissoluzione del Patto di Varsavia tra i
paesi satelliti dell'Unione sovietica. A seguito della divisione tra Repubblica
ceca e Slovacchia, diviene presidente ceco dal 1993 al 2003. Alla testa del
paese nella lunga transizione post-comunista, lo porta nel consesso della Nato
e lo prepara all'adesione all'Unione europea (2004). Alcune sue scelte vengono
anche fortemente criticate, sia a livello nazionale che internazionale (ad
esempio l'accettazione dello scudo missilistico Usa in chiave anti russa).
Imparare dalla
storia. Ciò non toglie che Havel rappresenti oggi, assieme al polacco Lech
Walesa, il volto più noto del ritorno alla libertà nell'est europeo.
"Nessuno era davvero preparato a un collasso così rapido della cortina di
ferro", spiega oggi, senza remore, lo stesso Havel. "In quei giorni è
cambiata la nostra storia. È stata la fine della divisione bipolare, non solo
nel continente ma nel mondo intero". L'uomo politico, oggi "a
riposo", ha forse perso l'energia fisica e lo smalto di vent'anni fa. La
salute minata, l'età che avanza, non ne intaccano però lo spirito democratico
ed europeista. "Attenzione - avverte -, la storia non è finita nel 1989; e
da allora non abbiamo registrato solo successi. Il rischio dei nazionalismi è
sempre dietro l'angolo. Lo vedo nel mio paese e in tutta Europa. Per questo
dobbiamo riflettere sulla storia e da essa assumere insegnamenti per guardare
avanti".
Solidarietà,
parola-chiave. Per Vaclav Havel, l'Occidente "ha gestito bene il corso
degli eventi"; chiudere la porta verso Oriente avrebbe forse significato
"una deriva populista, magari violenta". E nota: "Molti di
coloro che agitavano la bandiera con falce e il martello avrebbero potuto
abbracciare senza indugi la causa nazionalista". E, con voce più prudente
e sommessa, ricorda "quello che è successo nei Balcani, la tragedia, le
guerre, i lutti". Il passo successivo è dunque quello della
"solidarietà", parola che l'ex presidente ripete più volte.
Solidarietà tra gli Stati e i popoli europei e, al contempo, il "supporto
ai dissidenti in Corea del Nord, Birmania, Iran, Tibet, Bielorussia,
Cuba", sostegno che "può aiutare più di quanto immaginiamo".
Havel ringrazia quindi il Parlamento europeo per l'attribuzione del premio
Sacharov 2009 per i diritti umani all'organizzazione Memorial, "che si
batte per la libertà in Russia".
Identità e valori.
Verso Mosca, Havel raccomanda eque relazioni bilaterali, che però "non
possono essere basate sulla paura che la fornitura di gas o di petrolio venga
interrotta, dimenticandoci dei giornalisti uccisi" e dei "diritti
delle persone". Ma anche la Cina è un paese strategico per l'Europa,
eppure non sono garantite libertà e diritti: cosa ne pensa? "È vero -
risponde -. La Cina è una grande economia emergente, un Paese con il quale
sottoscrivere un partenariato duraturo. Senza però dimenticare i diritti, la
democrazia, la libertà. E questo lo dico essendo stato uomo di opposizione e
uomo di governo". Realismo, dunque, senza compromessi al ribasso. L'autore
di "Largo desolato", "Il potere dei senza potere" e
"L'arte dell'impossibile", riflette a voce alta sull'Ue di oggi.
"Abbiamo un'identità molteplice, ma condivisa. Io mi sento europeo, senza
rinunciare al mio essere ceco. Dell'Europa dobbiamo valorizzare le diverse
peculiarità: le lingue, le idee, i costumi. Allo stesso tempo occorre riservare
maggiore attenzione ai fondamenti spirituali e alla storia", "perché
la sua cultura, combinando elementi dell'antichità, del giudaismo, del
cristianesimo, dell'islam, del rinascimento e dell'illuminismo ha creato un
complesso di valori indiscutibili". Sir eu
Italia e UE. D'Alema non aveva chances
Con le recenti
nomine ai vertici delle istituzioni europee e malgrado la delusione italiana
per la mancata nomina di Massimo D’Alema ad alto rappresentante per la politica
estera e di sicurezza, l’Europa ha celebrato la vittoria della sostanza
rispetto all’apparenza. Questo risultato del buon senso richiede una duplice
riflessione che vada oltre i limiti di un’ipocrita political correctness: tocca
l’Europa, tocca l’Italia. È intanto fuori luogo il pessimismo che ha
accompagnato le nuove nomine.
Si dimentica che
l’Unione Europea è arrivata stremata, dopo otto anni di negoziato, allo storico
appuntamento dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona: stremata ed in una
certa misura anche divisa su parecchie questioni, dai problemi del
coordinamento finanziario alle questioni del clima. Si dimentica che l’Europa
non è un Superstato ma un’Unione: l’ipotesi di affidare, in queste condizioni,
a personaggi carismatici la guida esterna dell’Unione Europea rimane prematura.
Si dimentica che il problema principale dell’Unione ed importante anche per il
comune cittadino non è la visibilità delle sue manifestazioni esterne ma la
sostanza delle sue politiche; esiste un problema di fiducia fra le istituzioni
ed i cittadini europei: per risolverlo è necessario identificare reali
interessi comuni, definirli, attuarli, spiegarli, tutelarli. È prioritaria la
capacità di assumersi delle responsabilità rispetto a quella di rappresentarla
all’esterno, di reagire alla stanchezza europea cementando l’unità. Personalità
fascinose potranno essere utili in futuro quando l’Europa avrà recuperato la
capacità di prendere delle decisioni importanti con spirito unitario: oggi non
servono brillanti affabulatori ma gente solida capace di trasformare parole in
fatti o d’impedire che i fatti diventino parole. Da questo punto di vista, il
nuovo presidente del Consiglio europeo Herman van Rumpuy ed il nuovo Alto Rappresentante
Catherine Ashton sono nomine ineccepibili: la storia dell’integrazione europea
conosce nomi arrivati come sconosciuti a Bruxelles e che hanno mostrato il
proprio valore nel tempo.
Se partiamo dal
presupposto che l’Italia si muove ancora nel solco del progetto politico
originario, penso che possiamo solo rallegrarci per un risultato che consente
all’Unione Europea di ripartire con i piedi per terra, d’intercettare le
aspettative della gente comune e che lascia aperte molte possibilità di ulteriori
sviluppi che non siano quelli del comun minimo denominatore. Non credo
francamente che siano stati fatti torti al nostro Paese. Nell’ambito delle
indicazioni delle due famiglie politiche, era abbastanza evidente da diversi
giorni che molti capi di governo - innanzitutto il Cancelliere Merkel -
volevano una soluzione consensuale, evitare una contrapposizione fra nominativi
che sarebbe stata drammatica per l’Europa, premunirsi contro le novità negative
di una vittoria del partito conservatore di David Cameron sull’impegno
britannico in Europa. Se questo era lo scenario di partenza, la candidatura
D’Alema non aveva possibilità sin dall’inizio. Dopotutto i socialisti europei
hanno fatto una battaglia soprattutto per la carica piuttosto che per il nome:
accantonata l’ipotesi Blair ma non l’opzione britannica, è rimasta la baronessa
Ashton membro di un partito socialista al governo. Per l’Italia la lezione da
trarre, anche per il futuro, da questa vicenda è un’altra. Fermo rimanendo che
non esistono prevenzioni contro candidati italiani, va constatato che prevale
in questo momento in Europa il profilo della misura, della capacità di gestire
meccanismi complessi, della sensibilità verso le attese dei cittadini, della
riluttanza a non compiere fughe in avanti, della prudenza sull’allargamento,
della concretezza. Questo non è l’approccio italiano di oggi. È invece lo stile
del Cancelliere tedesco: Angela Merkel ha trovato l’equilibrio con Nicolas
Sarkozy, ha trionfato sull’ostinazione di Gordon Brown a candidare Blair,
offrendogli un’onorevole via d’uscita. La politica interna italiana o le accuse
reciproche di mancato od insufficiente sostegno non c’entrano. Siamo noi che
dobbiamo adeguarci agli altri e non gli altri a noi. L’Italia potrebbe molto
più utilmente rafforzare la propria centralità in Europa lavorando alla
coerenza delle proprie posizioni, all’identificazione dei propri reali
interessi nazionali, partecipando costruttivamente alla formazione
dell’interesse comune, distinguendosi per qualità ed impegno in una Commissione
che sarà dominata da autorevoli commissari francesi e tedeschi: insomma,
rimboccandosi le maniche e liberandosi, almeno ogni tanto, dalla grettezza
della propria politica interna. Altrimenti, la cavalcata nel deserto in Europa
continuerà ancora a lungo ed anche la prossima tornata di nomine (dalla
presidenza dell’eurogruppo alla presidenza della Bce) riserverà delle amare
sorprese.
ANTONIO PURI
PURINI, Ex ambasciatore italiano in Germania LS 26
La Finanziaria 2010 ancora una volta penalizza le comunità italiane
all’estero
La manovra
finanziaria 2010 non entusiasma nessuno, figuriamoci gli italiani residenti
all’estero che non godono certamente di considerazione da parte di questo
Governo. Dopo l’approvazione in prima lettura al Senato, è iniziata in questi
giorni la sessione di bilancio annuale e pluriennale alla Camera dei Deputati e
le Commissioni permanenti hanno già espresso gran parte dei pareri di loro
competenza sulla manovra e sugli emendamenti presentati. Pareri da inviare alla
Commissione Bilancio, il terminale del lavoro delle commissioni prima che il
tutto giunga in aula per la discussione e l’approvazione.
Ieri (mercoledì
25) la Commissione affari esteri e comunitari ha espresso il parere sullo stato
di previsione del Ministero degli affari esteri per l’anno finanziario 2010
(Tabella 6). Un parere importantissimo per le comunità italiane emigrate visto
che il bilancio del MAE contiene la parte più corposa delle risorse destinate
alle attività per i cittadini italiani residenti all’estero, attività già
“bistrattate” dalla legge finanziaria 2009 e da altri provvedimenti che
l’avevano preceduta. Dopo essere stati esclusi dall’abolizione dell’ICI sulla
prima casa, dopo la drastica riduzione di tutti i capitoli di spesa riguardanti
l’estero attuata, come detto, nel 2009, dopo le chiusure degli uffici consolari
previste dalla manovra di “riorganizzazione” del Governo, il mondo dell’Italia
all’estero dovrà ora fare i conti con i tagli alla Dante Alighieri (meno 25%
nel 2009, in corso d’opera) e agli Istituti italiani di cultura, per i quali è
iniziato un vero e proprio percorso di selezione, oltre che con la ulteriore
riduzione di alcuni importanti capitoli di spesa (vedi Assistenza diretta).
La manovra
finanziaria 2010, oltre a sottovalutare gli interventi in favore dei nostri
connazionali nel mondo, penalizza anche le politiche di aiuto allo sviluppo
progettate nell'ottica dei temi globali discussi in varie riunioni del G8 e del
G20: dalla promozione dei diritti umani e la stabilizzazione delle aree di
crisi, fino al rafforzamento della rete commerciale e culturale. Passato il
tripudio e le dichiarazioni d’impegno solennemente pronunciate in occasione del
G8 a L’Aquila, il Governo e la sua maggioranza hanno bocciato perfino
l’emendamento (Quartiani, Narducci, Fedi e altri) teso ad onorare gli impegni
internazionali assunti dall’Italia e volti a realizzare gli “Obiettivi del
millennio” fissati dalle Nazioni unite e gli impegni assunti al G8 di Gleneagles
(Scozia) che prevedono di destinare all’APS almeno lo 0,51% del proprio PIL
entro il 2010 e lo 0,7% entro il 2015, nonché di attuare gli impegni promossi
dalla Presidenza italiana del G8 nello scorso mese di luglio e assunti ne
“L’Aquila Joint Statement on Global Food Security”. Una bocciatura oltremodo
paradossale, visto che tali impegni erano stati oggetto, qualche settimana fa,
di una mozione votata all’unanimità dall’intera Camera dei Deputati.
Al Ministero degli
esteri questa finanziaria destina soltanto lo 0,4 per cento del bilancio
complessivo dello Stato, una cifra inadeguata per un Paese che vuole recitare
un ruolo internazionale rilevante, adempiere gli obblighi internazionali
sottoscritti ed erogare servizi ai propri cittadini residenti all’estero. Vi è
una diminuzione di stanziamento al MAE di oltre 89 milioni di euro, che si
aggiunge a quella assai consistente - circa 500 milioni - operata l’anno
passato, che rende difficile addirittura la ordinaria attività del Ministero.
Gli emendamenti
presentati dal PD, bocciati in Commissione affari esteri, si propongono di
migliorare alcune opportunità d’intervento per gli italiani all’estero,
“trattati alla stregua dell'ultima ruota del carro” come ho sottolineato nel
mio intervento in Commissione ricordando anche che con “la gestione del
Ministro D'Alema il bilancio della Farnesina aveva finalmente visto
“un'inversione di tendenza, in senso positivo, in termini percentuali sul PIL”
ed ho evidenziato che esiste un problema di fondo legato alla “strategia
politica generale per cui i fini non sono suffragati dai mezzi necessari”.
Occorre ricordare, infatti, che le poche cose fatte dall’attuale Governo per
gli italiani residenti all’estero (Conferenza dei giovani italiani nel mondo,
Museo dell’emigrazione) sono state realizzate con i fondi stanziati dal Governo
Prodi, fondi con cui si sta realizzando anche l’informatizzazione della rete
consolare mondiale nell’ambito del progetto per l’erogazione dei servizi
consolari a distanza.
Come primo
firmatario, assieme ad altri colleghi, ho presentato emendamenti in Commissione
Esteri tesi ad includere gli italiani emigrati nel provvedimento di esenzione
ICI e di detrazione dei carichi di famiglia, nonché a recuperare risorse ai
capitoli della Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie
del Ministero degli Affari esteri, in particolare per l’insegnamento della
lingua italiana, l’assistenza e le iniziative a sostegno della rete di
comunicazione per gli italiani all’estero e per ripristinare la dotazione
finanziaria assegnata all’attività della Dante Alighieri.
Purtroppo
l’insensibilità del governo ha determinato la bocciatura di tali emendamenti,
per cui non resta che riproporli direttamente in Commissione bilancio e da
ultimo in aula; ma se “il buongiorno si vede dal mattino” …Non resta che
appellarsi ai parlamentari della PDL eletti all’estero affinché la maggioranza
che sostengono capisca quale grave danno si sta arrecando alle nostre comunità
nel mondo e le faccia fare marcia indietro.
Franco Narducci, de.it.press
Marco Zacchera:
“Presto un Odg alla Finanziaria con cui chiederemo controlli sulle convenzioni
dell’Inps con le banche estere e l’esenzione ICI per i connazionali nel mondo”
– Fedi: “Passare ad una fase di discussione dei temi centrali delle nostre
comunità nel Mondo”
ROMA – Si è svolta
mercoledì alla Camera, presso il Comitato permanente sugli Italiani all’Estero,
l’audizione dei rappresentanti sindacali dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil,
che hanno illustrato ai parlamentari le loro posizioni sulle problematiche
ancora aperte che riguardano i pensionati italiani all’estero.
Dopo un aperto dibattito il presidente del
Comitato Marco Zacchera (Pdl) si è impegnato a presentare, nell’ambito della
discussione della Finanziaria, un Ordine del Giorno comprensivo delle questioni
trattate durante l’audizione. Per avere un quadro più preciso di queste istanze
abbiamo raggiunto telefonicamente lo stesso Zacchera.
“ Nell’Ordine del
giorno - ci ha spiegato il presidente del Comitato permanente - chiederemo al
governo di impegnarsi per quanto riguarda l’azione di solidarietà all’estero.
Solleciteremo inoltre un controllo sulle convenzioni stipulate dal’Inps con le
banche estere per il pagamento delle pensioni ai nostri connazionali. Pensioni
che spesso sono erogate in euro e non in valuta locale, provocando non pochi
problemi di cambio. Chiederemo anche di estendere l’esenzione ICI sulla prima
casa agli italiani all’estero e di intervenire sugli indebiti pensionistici dei
connazionali nel mondo, cioè sulle richieste di restituzione da parte dell’Inps
delle somme in più erroneamente erogate. Insisteremo – ha aggiunto
Zacchera – anche per una rapida ratifica degli accordi internazionali sulla
sicurezza sociale, come ad esempio quelli con il Cile ed il Canada. Un
versante, quest’ultimo, su cui siamo in ritardo e alla fine finiscono con
l’essere danneggiati proprio i nostri connazionali che non sono adeguatamente
tutelati”.
“Apprezzo lo
sforzo del Presidente Zacchera nel dare compiti e spessore a questo Comitato ma
devo dire che, rispetto ai temi centrali alla vita delle nostre comunità nel
mondo, rischiamo di arrivare fuori tempo massimo o peggio di smarrire il senso
della direzione in cui procedere”. Così Marco Fedi (Pd) - segretario della
Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati – che, assente
da Roma a causa di esami clinici, ha voluto comunque fornire un contributo ai
lavori del Comitato Permanente per gli Italiani all’Estero
“Abbiamo proposto alcune priorità –
prosegue Fedi - tra cui l’esigenza di affrontare i temi sindacali e dei diritti
previdenziali, della cittadinanza, della rete consolare, delle necessarie riforme
nel settore della promozione di lingua e cultura, dell’informazione, delle
riforme legate alla rappresentanza e della stessa legge ordinaria che regola
l’esercizio del diritto di voto per i residenti all’estero oltre ad anticipare
la discussione sulla finanziaria. Per non parlare del tema delle nuove
generazioni e del rapporto con le Regioni che viene affrontato dal CGIE con la
convocazione della Conferenza Stato-Regioni-PA-CGIE. Siamo arrivati ora
unicamente all’audizione con i sindacati dei pensionati.
Il Presidente ci ha proposto una
riflessione sul consolato elettronico che abbiamo visto a Bruxelles e di cui
abbiamo avuto modo di parlare ampiamente. Possiamo ribadire quanto già
sostenuto in quella sede. Cioè che l’iniziativa di Bruxelles è stata utile per
capire qualità e tempi del progetto che il Ministero degli Affari esteri sta
predisponendo, oltre che a testarne le caratteristiche tecniche. Abbiamo detto
che l’informatica, quando è applicata ai servizi consolari, anche in vista dei
nuovi sviluppi, come ad esempio i passaporti biometrici con rilevazione
dell’impronta digitale, richiede una verifica “pratica”, collocata “sul campo”,
e l’iniziativa di Bruxelles è stata utile in questo senso.
Abbiamo riconosciuto al Governo di aver
mantenuto un impegno assunto in sede di audizioni parlamentari e credo ci si
possa ritenere soddisfatti dei passi avanti compiuti, anche se permangono forti
perplessità sul collegamento con la rete del Ministero dell’Interno e con
l’intero network della pubblica amministrazione italiana. Punto.
Siamo ora in attesa del nuovo piano di
riorganizzazione della rete consolare. Dobbiamo poi assolutamente sgomberare il
campo da equivoci – spesso strumentali – sui Patronati: le funzioni tipiche di
una pubblica amministrazione dello Stato italiano possono essere delegate solo
se esistono leggi che lo prevedano. Quindi evitiamo di perdere tempo dietro
“fantasmi”: i patronati svolgono un ruolo importante regolato da leggi della
Repubblica, i Consolati svolgono un ruolo altrettanto importante regolato da
altre leggi.
Chiedere oggi, come pure è stato fatto, di
discutere di “ruolo dei consolati” è come sostenere di non conoscere quali sono
le leggi dello Stato che noi approviamo o modifichiamo o riformiamo. Altro
discorso è parlare di riforma del Ministero degli Esteri. Parliamone, visto che
è oggetto di riflessione comune.
Poi, che nell’attività quotidiana della
nostra rete consolare si possa e debba collaborare tra pezzi di sistema Italia
– Camere di Commercio, ICE, ENIT, Consolati, Istituti di Cultura, Patronati,
Enti gestori corsi di lingua italiana – a me pare non solo giusto ma
necessario.
Abbiamo posto all’attenzione del Comitato
la questione cittadinanza, vista la discussione aperta in Commissione affari
costituzionali ed il dibattito politico in corso. Una riforma auspicata anche
dal Presidente Fini.
Abbiamo proposto un esame delle provvidenze
per l’editoria e di tutto il settore informazione per gli italiani all’estero,
inclusa Rai Italia.
Ed avevamo indicato la necessità di
affrontare il tema della finanziaria 2010 con ampio anticipo rispetto al
passaggio in aula.
Caro Presidente Zacchera, dovremmo passare
ad una fase di discussione di questi temi e non semplicemente alla loro
elencazione. Altrimenti rischiamo di perdere occasioni ed opportunità per far
sentire anche la nostra voce. Voce che è stata assente anche in importanti
momenti di interscambio con gli organismi di rappresentanza degli italiani
all’estero, primo fra tutti il CGIE.
Caro Presidente,
buon lavoro”, conclude Marco Fedi. (G.
M. – Inform)
A quanto sembra
sulla parabola rimarrà solo Sky, mentre gli italiani all’estero, per prendere
Rai e Mediaset, dovranno dotarsi di un decoder che non è fatto per loro -
di Ilaria Solaini
Entro la fine del
prossimo anno il 70% dell’Italia sarà raggiunto dal segnale televisivo in digitale
terrestre. Attraverso di esso trasmetteranno Rai e Mediaset, mentre sulla
parabola rimarrà il monopolista Sky. Il passaggio da analogico a digitale
terrestre porterà probabilmente allo spegnimento di tutti i canali attualmente
visibili, in maniera gratuita, attraverso la vecchia antenna. Per continuare a
vedere questi canali, da Rai a Mediaset fino a La7, sarà necessario, infatti,
avere in casa, per ogni televisore, un decoder digitale terrestre. Questo per
l’Italia.
Per gli italiani
all’estero, però, il problema si complica. Il limite di questo decoder digitale
sta tutto nel segnale, che è terrestre, e dunque non supera i confini italiani.
In parole povere, la nuova tecnologia non arriverà da noi. Sembra che nessuno
si sia preoccupato della nostra presenza.
Ma non è tutto.
Tra le accese polemiche a colpi di decoder e telecomandi (che inevitabilmente
si moltiplicheranno), sembra che Mediaset e Rai abbiano deciso, allo scopo di
dar battaglia al concorrente Sky che trasmette sul satellite, di togliere alcuni
dei propri canali e programmi dal satellite (dunque, visibili attraverso la
parabola anche dall’estero) per riproporli soltanto sul digitale terrestre.
Doppia beffa,
dunque, per gli italiani all’estero (ma anche per quel 30% di italiani che
abitano in zone non coperte dal segnale digitale terrestre e dunque usano la
parabola) che a quanto sembra dovranno, d’ora in avanti, fare a meno di alcuni
programmi, prima visibili gratuitamente sul satellite dall’Europa intera.
Da un lato,
dunque, rimane irrisolta la questione dei criptaggi della Rai, tivù pubblica di
Stato. Criptaggi dovuti alla mancanza dei diritti di trasmissione all’estero
che avevano già suscitato proteste di lunga data da parte degli italiani
all’estero. Dall’altro lato anche Mediaset, a partire dal mese scorso, ha
iniziato a oscurare su Canale 5 alcuni programmi pomeridiani, seguiti anche in
Europa, suscitando le proteste italiani in Europa su molti forum su Internet.
Tecnicamente, però, quello di Canale 5 non è “criptaggio”, ma solo oscuramento.
Viene, infatti, inserito puntualmente un cartello che impediva la visione e
recitava: “Questo programma viene criptato in emissione satellitare per evitare
che giunga anche al di là dei confini nazionali. Per vederlo hai due
possibilità. È regolarmente visibile sia in analogico sia in digitale
terrestre. Se invece, vedi solo la Tv per satellite, c’è un nuovo modo per
ricevere tutti i programmi gratuiti di Mediaset, Rai e La7 senza alcuna
limitazione; basta dotarsi di un decoder TivùSat”.
Da notare che, a
ogni intervallo pubblicitario della soap opera “Centovetrine”, per citarne una,
da anni trasmessa anche fuori dai confini nazionali e di punto in bianco
oscurata, il cartello lasciava spazio “ai consigli per gli acquisti”; quelli sì
propinati agli spettatori nella loro interezza, senza oscuramento alcuno.
E qui arriva un
altro punto “spinoso”. Cos’è questa TivùSat, a cui viene fatta pubblicità
nemmeno tanto nascosta? Dal sito internet, www.tivu.tv, si legge che si tratta
di una piattaforma (un decoder satellitare per usare un termine tecnico) che
trasmette via satellite gli stessi canali visibili, in Italia, attraverso il
digitale terrestre. Comprese dunque anche Mediaset e Rai. Le trasmissioni
satellitari saranno accessibili anche al di fuori dei confini nazionali e gli
editori saranno, comunque, costretti a ricorrere al noto sistema di protezione
e criptaggio degli eventi sportivi e dei film, di cui possiedono i diritti
esclusivamente per l’Italia.
Dunque, una via
d’uscita sembra esserci per gli italiani all’estero: comprare uno dei decoder
TivùSat, a un prezzo che va da 90 a 120 euro, reperibili, attenzione, però,
soltanto in Italia. Abbiamo chiesto maggiori spiegazioni alla società TivùSat,
che vede la partecipazione di Rai e Mediaset. Finora nessuna risposta.
Che fare allora?
Si può chiedere a un parente o a un amico con residenza in Italia di comprare
per noi il decoder e la scheda. Il parente o amico dovrà, però, essere in
regola con il pagamento del canone Rai. Dovrà inoltre riempire dei moduli per
l’attivazione della scheda coi suoi dati personali e aspettarsi eventuali
controlli sulla regolarità dei suoi pagamenti. Questo, però, sarebbe un
espediente quasi al limite della legalità. Ci domandiamo se non sarebbe stato
più semplice far ottenere legalmente delle schede e decoder acquistabili anche
dagli italiani all’estero, a loro nome.
Ha senso tutto
questo? Per tornare a vedere, in realtà, quanto vedevamo prima. E nulla di più.
Notizia
dell’ultimo minuto. A quanto pare in Svizzera si può comprare il decoder
satellitare TivùSat con la scheda. Costano 225 franchi svizzeri (circa 148
euro). Beati gli svizzeri! Corriere
d’Italia
Al Vittoriano presentata l’opera multimediale “Segni e sogni
dell’Emigrazione”
Quando la ricerca
supera i numeri e mostra il volto umano della diaspora italiana
Mantica: “Senza
dimenticare i problemi delle nostre comunità, celebriamo gli italiani di
successo che hanno saputo realizzare i loro sogni”
ROMA - Si è
svolta, presso la Sala Zanardelli del complesso del Vittoriano, la
presentazione dell’opera multimediale, curata da Tiziana Grassi, Catia
Monacelli e Giovanna Chiarilli, dal titolo “Segni e Sogni dell’Emigrazione –
L’Italia dall’emigrazione all’immigrazione”. Un lavoro, edito da
Eurilink, che stato realizzato con il patrocinio del ministero degli Affari
Esteri. L’opera multimediale, articolata su diversi livelli di analisi e di
ricerca, pone a confronto, attraverso testimonianze scritte, foto e filmati,
l’Italia di ieri della grande diaspora migratoria con quella di oggi che deve
confrontarsi con il fenomeno dell’immigrazione. Fra il pubblico dell’incontro
anche il direttore generale del Mae per gli Italiani all’estero e le Politiche
migratorie Carla Zuppetti e il presidente della Fusie Domenico De Sossi.
La presentazione si è aperta con la nota
introduttiva del moderatore del dibattito, il giornalista Francesco Durante. Lo
scrittore ha ricordato come l’emigrazione italiana, un esodo dalle dimensioni
bibliche, vada esaminato sotto il profilo storico, sociale, economico ed umano.
Un aspetto, quest’ultimo, che viene approfondito dall’opera multimediale,
attraverso le stesse testimonianze che ci hanno lasciato i
migranti.
Dal canto suo il sottosegretario agli
Esteri Alfredo Mantica ha sottolineato come il Museo dell’Emigrazione Italiana,
che si pone il preciso obiettivo di reinserire l’emigrazione all’interno della
storia del processo dell’Unità nazionale, sia stato concepito come una realtà
interattiva ed in evoluzione, rivolta ai giovani e capace di valorizzare i 54
musei regionali sull’emigrazione, dove si possono promuovere incontri e
dibattiti sulla diaspora dei nostri emigranti. “Noi abbiamo discusso molto di
quanto dovesse pesare l’immigrazione all’interno del museo – ha detto
Mantica - perché ci rendevamo conto che era abbastanza illogico parlare
dell’emigrazione senza cogliere la questione dell’immigrazione che è molto viva
nel dibattito politico italiano. Alla fine abbiamo collocato nell’ultima stanza
del MEI 60 foto di immigrati che vivono nostro paese. Un modo per dire che,
poiché esistono non poche somiglianze fra le storie dell’emigrazione e
quelle dell’immigrazione, esse devono far parte della nostra cultura. In
ogni caso credo che la soluzione della vicenda immigrazione non possa essere
rimandata nel tempo”.
Mantica ha poi sottolineato l’esigenza di
dare spazio non solo alle complesse vicissitudini e alle fatiche sopportate dai
nostri connazionali in terra straniera, ma anche alle storie dei nostri emigrati
che si sono affermati, ed hanno realizzato i loro sogni raggiungendo posizioni
importanti nelle società di residenza. “Certo – ha spiegato il sottosegretario
- vi sono ancora problemi per quanto riguarda l’integrazione e le condizioni di
vita dei nostri emigranti, a partire dalla Germania per arrivare all’Argentina,
però vorrei che intorno al MEI si cominciassero a celebrare i successi degli
italiani nel mondo, perché a loro dobbiamo fare riferimento se vogliamo
costruire un’unica comunità, come auspicava il ministro Mirko Tremaglia,
composta dai cittadini italiani residenti in Italia e all’estero”. Il
sottosegretario ha infine sottolineato la necessita di lavorare per mantenere
vivo fra i nostri connazionali, attraverso la costruzione di un’identità basata
sul ricordo della nostra storia e sui valori della lingua e cultura
italiana, il senso di appartenenza alla comunità d’origine.
Claudio Martelli, direttore Look Out
sull’immigrazione dell’Eurispes, ha posto in evidenza come l’identità italiana
non si sia mai stata fondata sul binomio sangue e suolo, ma su di un concetto
più mite di nazionalità visto come atto culturale. “ L’emigrazione – ha poi
precisato Martelli - è parte della nostra storia perché ha consentito
all’Italia di crescere più facilmente anche grazie alle rimesse che venivano
dall’estero. Un contributo indiscusso, quello delle nostre comunità, che è
stato confermato dal riconoscimento che i nostri connazionali hanno avuto
all’estero”. Dopo aver ricordato che “Segni e sogni dell’emigrazione” fornisce
un utile spaccato di conoscenza sulle difficili esperienze umane dei
migranti, Martelli ha evidenziato come, prima della concessione della
cittadinanza e del diritto di voto agli immigrati residenti in Italia, sia
opportuno il completamento del percorso d’integrazione volto alla formazione di
una coscienza di appartenenza alla storia comune italiana. “ L’immigrazione –
ha spiegato Martelli - merita attenzione costante perché non è solo il fenomeno
sociale più imponente dell’epoca in cui viviamo, ma è anche il volto umano
della globalizzazione che va capito studiato e governato. Le migrazioni – ha
aggiunto – rappresentano la memoria storica e non biologica del vissuto
dell’intera umanità. Credo che potremo scrivere la storia del mondo
parlando soltanto dei flussi migratori”.
Il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara
ha sottolineato come nonostante la ricerca sociale abbia studiato l’emigrazione
e seguito sin dai primi anni l’immigrazione in Italia, il lavoro non sia mai
stato trasformato in fatti concreti dalle istituzioni e dalla politica, che
appaiono in grande ritardo rispetto ai fenomeni migratori. Farà ha ricordato
come a tutt’oggi l’emigrazione italiana non si sia fermata, ma abbia soltanto
cambiato connotazione passando dall’esportazione di braccia a quella di
cervelli. “L’Eurispes – ha assicurato Fara – continuerà a seguire questo
fenomeno epocale delle migrazioni con grande attenzione e partecipazione perché
sappiamo che è un tema di carattere strutturale e legato all’organizzazione
stessa del nostro sistema di vita”. Il presidente del Centro Internazionale
Studi Emigrazione Italiana (CISEI) Fabio Capocaccia ha segnalato come al
momento nel nostro paese non esistano strutture con liste complete degli
emigrati italiani. Una lacuna che il Centro ha cercato di colmare attraverso la
creazione di un archivio informatizzato delle partenze che opera sui dati
provenienti dall’Italia, dagli Stati Uniti, dal Brasile e dall’Argentina, e che
al momento può gia contare su circa un milione di voci. A tal proposito MEI è
stato predisposto un sistema interattivo che, attraverso apposite istallazioni,
permette ai visitatori di rintracciare eventuali avi migranti nelle liste di
sbarco o di partenza .
Dopo l’intervento dell’ex sovrintendente dell’Archivio
Centrale dello Stato Aldo Ricci, che ha ricordato la mostre realizzate
dall’Archivio di Stato nel 1989 sull’emigrazione italiana sociale e politica in
Francia e nel 2005 sulla realtà dei nostri connazionali in America (2005), la
giornalista Tiziana Grassi, coautrice dell’opera multimediale, ha
spiegato come nel Dvd, nato da cinque ani di lavoro, si sia voluto mettere a
confronto l’emigrazione di ieri con l’immigrazione di oggi, in pratica due
facce dolorose della stessa medaglia. La Grassi ha anche auspicato un
salto di qualità nei percorsi d’integrazione degli immigrati che, superando i
modelli di assimilazione e tolleranza, porti ad un confronto aperto fra diverse
visioni del mondo che valorizzi la creatività dello straniero.
L’altra curatrice del Dvd, Catia Monacelli,
direttore del Museo Regionale dell’Emigrazione “Pietro Conti” di Gualdo Tadino,
ha sottolineato come la storia delle grandi emigrazioni vada di pari passo con
l’evoluzione del della tecnologia cinematografica. Un sinergia temporale che
oggi ci permette di inquadrare meglio i fenomeni migratori. Grazie ai
numerosi documentari d’epoca siamo infatti in grado di incrementare sia
la ricerca storica, sia l’azione didattica che va portata avanti su questi temi
presso le scuole. La Monacelli ha inoltre puntualizzato come anche il cinema
d’autore, ad esempio con il film “Il cammino della speranza “ di Pietro Germi,
abbia contribuito a far conoscere il volto umano e la dimensione emozionale
della nostra emigrazione.
Da segnalare l’intervento conclusivo di Mario
Morcellini, presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi di Scienze della
Comunicazione, che ha evidenziato l’esigenza di concentrare il lavoro della
ricerca sui tanti connazionali dimenticati che non hanno avuto successo,
riscattando così la memoria di chi non ha voce. Morcellini ha inoltre precisato
come la ricerca italiana sulla diaspora italiana non abbia mai cessato di
lavorare, al contrario dei media italiani che non prestano la dovuta attenzione
alla nostre comunità all’estero. Ha infine auspicato una maggiore incidenza
della ricerca sui processi sociali e migratori ed una presa di coscienza del
nostro paese che, per quanto riguarda l’accoglienza degli immigrati, sembra non
aver imparato molto dal dolore dei suoi emigranti.(Goffredo Morgia – Inform)
A Francoforte in corso il Festival del cinema italiano "Verso
Sud"
Francoforte - Un
appuntamento, il Festival “Verso Sud”, che coinvolge i nuovi registi del
panorama cinematografico italiano e li vede protagonisti con i loro ultimi
lavori. Il Festival, giunto alla XV edizione, si è aperto al CineStar
Metropolis con il film di Giulio Manfredonia “Si può fare” e con l’incontro
dell’attore Pietro Ragusa, ospite d’onore e come tale festeggiato.
Il tema del film è
ispirato alla legge Basaglia dei “manicomi aperti”. Una legge sacrosanta
passata dopo un iter lungo e complesso sebbene non siamo ancora preparati a
questo problema e le istituzioni aiutano poco e male. E il film, bello nella
sua verità, coinvolgente, racconta di una cooperativa sociale fondata da un
sindacalista che aiuta a reinserire i malati di mente nella società facendoli
sentire più sicuri e persuasi di poter avere ancora qualcosa da dare e di poter
ottenere quel che ancora spetta loro. Un film corale dove tutti gli attori sono
bravi nell’aver saputo cogliere l’umanità dei malati.
Sedici i film in
programma (20 novembre – 1 dicembre). Da citare: “Il papà di Giovanna” di Pupi
Avati, un’opera delle più apprezzate e rappresentative dell’autore bolognese e
“Giulia non esce la sera” di Giuseppe Piccioni che affronta temi attuali con
uno stile narrativo psicologico. Ancora il film-documentario “I nostri 30 anni.
Generazioni a confronto” di Giovanna Taviani: un viaggio cinematografico
italiano dal 1950 ad oggi, “Ex” di Fausto Brizzi, “Mar Nero” di F. Bondi.
Com’è consuetudine
del programma del festival, l’omaggio-retrospettiva è occasione per
approfondire la conoscenza di un autore. Quest’anno la retrospettiva è dedicata
al regista toscano Paolo Virzì, i cui film, a detta dei critici, sono vicini ai
toni della commedia “all’italiana”. Questi i titoli: “La bella vita, Ovo sodo,
Baci e abbracci, Caterina va in città, N-Io e Napoleone”. E con il suo ultimo
film “Tutta la vita davanti” Paolo Virzì è stato presente in sala (21
novembre), conquistando anche il pubblico tedesco con la sua verve e ironia
toscana. Il film però è amaro, attuale: la situazione dei precari, narrata con
uno sguardo sensibile e partecipe alla realtà.
Il Festival è
organizzato da Made in Italy, presidente Franco Montini, e promosso dal Museo
del Cinema di Francoforte, dalla Casa di Cultura italiana, dal Consolato
Italiano e dall’Istituto Italiano di Cultura.
Marcella Continanza. De.it.press
A Monaco di Baviera conferenza su “Galileo Galilei e l’universo dei suoi
libri”
Monaco di baviera.
Nell’ambito della IX Settimana della lingua italiana nel mondo, l’Istituti
Italiano di Cultura invita alla conferenza »Galileo Galilei e
l’universo dei suoi libri«, di Antonia Ida Fontana. L’evento avrà luogo giovedì
3 dicembre, alle ore 19, presso la Fürstensaal della Bayerische
Staatsbibliothek, Ludwigstraße 16, a Monaco di Baviera.
In lingua italiana
con traduzione simultanea. Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura in
collaborazione con il Consolato Generale Svizzero di Monaco di Baviera,
l’Istituto di Filologia Italiana dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco di
Baviera, la Società Dante Alighieri di Monaco di Baviera, ESO Garching e
Hochschule / University of Applied Sciences di Monaco di Baviera
Ingresso libero
con prenotazione: tel. 089 286 38-2115, fax 089 286 38-2116, oppure
all’indirizzo veranstaltungen@bsb-muenchen.de
Nell'anno delle
celebrazioni galileiane, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, esponendo
al pubblico documenti appartenenti al ricchissimo e prezioso Fondo Galileiano,
intende valorizzare la pregevole raccolta in suo possesso consistente in
manoscritti, autografi, volumi a stampa e incisioni, oggetto di studio da parte
di esperti di tutto il mondo. La collezione di documenti dell'illustre
scienziato, patrimonio di valore inestimabile per l'umanità, rappresenta un
contributo unico ed insostituibile alla diffusione della cultura e segno
altissimo di civiltà. La Dott.ssa Antonia Ida Fontana è Direttore della
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Istituto Italiano
di Cultura, culturale.iicmonaco@esteri.it, www.iicmonaco.esteri.it
(de.it.press)
A Francoforte un seminario del Comites sulla comunicazione interculturale
d’impresa
Francoforte - Il
Com.It.Es. di Francoforte sul Meno ha in programma, per il 2010, di organizzare
un convegno invitando cittadini italiani o di provenienza italiana che hanno
avuto il massimo successo nella società tedesca; il tema del convegno sarà se e
come la formazione culturale e la socializzazione di provenienza abbia
condizionato il successo, cioè se il fattore “italiano” abbia
accelerato o frenato l’ascesa in carriera in Germania.
In apprestamento
del convegno, il 12.12.2009, dalle 9.00 alle 13.00 il ComItEs organizzerà
a Francoforte (Hotel Holiday Inn Sachsenhausen) un seminario in materia
di comunicazione interculturale d’impresa (interkulturelle
Wirtschaftskommunikation), dove esperti dell’università di Jena e di Como
incontreranno primi testimoni del fenomeno. Il seminario sarà utile per
acquisire le conoscenze in materia e aiuterà a pianificare il convegno del
2010.
Per il seminario
sono ancora disponibili pochi posti– chi è interessato potrà rivolgersi alla
segreteria del ComItes: tel. 06103 699827, fax 06103 604825 e-mail comites.frankfurt@t-online.de.
(de.it.press)
A Hildesheim una tre giorni di eventi per la ricostruzione in Abruzzo
Organizzata dal
Comites di Hannover e da associazioni locali la manifestazione “La figlia di
Iorio in Hildesheim”
Hannover –Una tre
giorni di eventi per raccogliere fondi da destinare alla ricostruzione in
Abruzzo è in corso nella città di Hildesheim dal 26 al 28 novembre.
L’iniziativa è
organizzata dal Comites di Hannover in collaborazione con la Società
italo-tedesca di Hildesheim, l’associazione ornitologica locale, il regista e
produttore Mario Di Iorio (di Chieti) e l’associazione Cuochi di Pescara.
L’appuntamento si
intitola “La figlia di Iorio in Hildesheim” e ruota intorno alla presentazione
del film tratto dalla tragedia di Gabriele D’Annunzio – realizzato dal Di Iorio
per la prima volta dall’avvento del cinema moderno e interamente girato nel
parco della Majella e nella province di Chieti e Pescara.
Nel corso della
prima serata, giovedì 26 novembre, presso la chiesa di S.Andrea, ha avuto lugo
la presentazione di un “Viaggio naturale attraverso la Majella” curata
dall’associazione ornitologica locale e seguita da un concerto d’organo.
Il 27 novembre
alle ore 18.30 presso il municipio di Hildesheim prevista la proiezione del
film “La figlia di Iorio”, dopo una breve introduzione musicale di Andreas
Weber. Dopo il film il regista Mario Di Iorio incontrerà i partecipanti.
Concluderà
l’evento, il 28 novembre alle ore 19.30, una degustazione di bevande e cibo
tipico abruzzese presso il ristorante “La Gondola”, con accompagnamento
musicale.
La manifestazione
è stata organizzata in particolare grazie all’impegno di Enzo Iacovozzi, membro
della Società italo-tedesca di Hildesheim, Bernd Galland dell’associazione
ornitologica, Mario Di Iorio, regista e produttore e Lorenzo Pace, presidente
dell’associazione Cuochi di Pescara.
Il numero di conto
corrente messo a disposizione per le donazioni è stato aperto presso la
Sparkasse Hildesheim, K.to Nr. 99063074 Blz 259 501 30. de.it.press
L'AMM Onlus
attraverso un co-finanziamento, ha consentito la pubblicazione
di una grammatica
della lingua italiana per studenti principianti di madre
lingua tedeschi.
Il testo, dal
titolo "MarCel" è opera del connazionale residente in
Germania, il Dr.
Cristiano Marcellino, docente di italiano in diversi
istituti di lingua
privati e corrispondente del Portale dei Lombardi nel
Mondo. Il testo
vuole essere un valido strumento di sostegno ai tradizionali
libri che guidano
nell'apprendimento dell'italiano, ma che troppo spesso
mancano di un
metodica esposizione delle strutture grammaticali essenziali.
"MarCel"
fornisce un'abbondante e sistematica presentazione della sintassi e
della morfologia,
che normalmente creano i maggiori problemi agli studenti
di madrelingua
tedesca.
"MarCel",
pubblicato recentemente, è già stato adottato in diverse scuole di
lingua della
Sassonia orientale ed è stato accolto con successo da quanti
desiderano
avvicinarsi in modo più metodico allo studio dell'italiano.
Marcellino ha
dichiarato che " l'Associazione "Mantovani nel mondo" e il
Portale dei
Lombardi nel Mondo, sostenendo questa iniziativa hanno
dimostrato una
rinnovata sensibilità rivolta sia verso i nostri connazionali
che vogliono
intraprendere un progetto, sia nell'interesse della
divulgazione della
lingua e della cultura italiana all'estero.L'iniziativa
valorizza inoltre
l'importante rapporto che da sempre lega la Germania alla
Lombardia".
Un'anticipazione
dei contenuti del "Marcel" è visibile on-line all'indirizzo
web
wwww.marcellinox.de, mentre coloro che fossero interessati a ricevere il
libro, possono
contattare direttamente l'autore all'indirizzo e-mail
marcellino@email.it.
www.lombardinelmondo.org, www.mantovaninelmondo.eu
(de.it.press)
Monaco di Baviera. La musica dialoga con la società. Concerto “Di padre in
figlio”
Monaco di Baviera
- La recente iniziativa Un'altra Italia ha proposto nelle ultime settimane e
mesi diverse iniziative di vario genere a sostegno ed incentivo dell'impegno
civile.
L'attenzione si
concentra soprattutto su quelle persone che si impegnano contro la criminalità
organizzata e per la legalità.
Siamo dell'idea
che solo se genitori ed educatori trasmettono il giusto messaggio
ed offrono loro stessi un esempio vivente di impegno alle nuove generazioni,
questa battaglia potrà concludersi con un successo e realizzare il sogno di una
società migliore. Solo una forte dialettica intergenerazionale puó avere la
meglio sul conflitto fra le stesse generazioni. E' anche questo il senso
della nostra iniziativa.
Il 29 Novembre,
nella kleinen Konzertsaal del Gasteig, Un'altra Italia organizza un concerto
dal titolo: Di padre in figlio.
La pianista Serena
Chillemi suonerà per voi pezzi composti da coppie di padri e figli di varie
epoche.
Questo piccolo
viaggio attraverso la storia della musica vuole aiutarci a meglio comprendere
come l'inspirazione musicale si traduca attraverso le generazioni.
Nelle famiglie di
componisti come quelle di Johann Sebastian e Johann Christian Bach, Alessandro
e Domenico Scarlatti o i componisti siciliani Giovanni ed Eliodoro Sollima ha
avuto luogo uno scambio intenso, reciproco e continuo. Le musiche verranno
accompagnate dalla lettura di testi che ne approfondiranno l'elemento storico e
culturale.
Si chiude così la
serie di concerti dal tuitolo "Musica... per un'altra Italia" che è
stata organizzata nell'ambito della iniziativa di cui porta il nome. Gli
artisti rinunciano al proprio ingaggio devolvendone l'intera somma
all'iniziativa Un'altra Italia.
Serena Chillemi -
Completa nel 2003 i proprio studi al conservatorio di Trapani "Antonio
Scontrino" conseguendone il diploma. Studia pianoforte a Monaco di Baviera
presso il "Richard Strauss Konservatorium" con il Prof. Thomas
Böckheler e completa un corso di formazione come direttrice di coro con il
Prof. Martin Steidler presso la Musikhochschule für Musik und Theater di Monaco
di Baviera. Ha al proprio attivo una intensa ed internazionale attività
artistica. Ha ricevuto diversi premi sia per le sue performances da solista che
insieme a gruppi di musica da camera nell'ambito di concorsi nazionali ed
internazionalei.
Adriano Pastore -
Nasce a Monaco nel 1983 da una famiglia italo-francese. Studia Elettrotecnica
presso la TU München ed Ingegnaria presso la ECP di Parigi conseguendo nel 2009
il doppio titolo di Laurea. Nel tempo libero è anche attore e musicista.
Ha recitato diverse parti insieme all'English Drama Group della LMU.
Domenica 29
Novembre 2009 ore 11 presso la Kleiner Konzertsaal am Gasteig -- Rosenheimerstr.
5. Ingresso: 15€ / ridotto 8€. Prenotazioni: 089/54 81 81 81 oppure
www.muenchenticket.de. Con il sostegno del Kulturreferat der Landeshauptstadt
München. Un’altra Italia, de.it.press
Francoforte. Esposizione dedicata a Sandro Botticelli allo Städel Museum
Francoforte - A
Francoforte la prima esposizione monografica dedicata a Sandro Botticelli in
area di lingua tedesca. Dal 13 novembre 2009 fino al 28 febbraio 2010 il Museo
Städel ospita la mostra del più grande maestro italiano del Rinascimento,
grazie anche al contributo dell’Agenzia Nazionale Italiana per il Turismo e
dell’Istituto Italiano di Cultura di Francoforte.
Partendo dalla sua
monumentale “Immagine ideale femminile”, una delle principali opere della
collezione del Museo Städel, la mostra espone, circa 500 anni dopo la morte di
Botticelli (17.5.1510), numerose opere appartenenti alle sue diverse fasi
artistiche. Nella prima parte, i ritratti e le rappresentazioni allegoriche. Al
centro della seconda parte le rappresentazioni mitologiche di divinità ed
eroine simbolo delle qualità femminili, mentre nella terza sezione
l’esposizione dà rilievo alla ricchissima produzione di immagini religiose.
Le opere sono
state concesse dalle più importanti pinacoteche europee e americane, tra le
quali gli Uffizi di Firenze, il Louvre di Parigi, The National Gallery di
Londra, le pinacoteche di Berlino e Dresda, il Metropolitan Museum di New York
e infine The National Gallery of Art di Washington. (Inform)
Teatro in emigrazione. Le Maschere, laboratorio culturale da 25 anni a
Stoccarda
Stoccarda - La
compagnia teatrale Le Maschere di Stoccarda ha compiuto in questi giorni 25
anni. Per le nozze d’argento è stata rappresentata la commedia “Natale in casa
Cupiello” di Eduardo De Filippo, la stessa con cui celebrò il suo debutto. La
compagnia costituisce un laboratorio della cultura popolare italiana, con
accentuazione napoletana
Non poteva essere
diversamente. Angelo Attademo, napoletano purosangue e fondatore della
Compagnia, ha voluto che la celebrazione del 25esimo anniversario fosse una
sorta di tuffo nel passato.
Allora come oggi
gli interpreti hanno inteso trasportare il pubblico nella Napoli del presepe,
della semplicità, della povertà, degli intrighi, della furbizia e della
sottrazione impropria di denaro a un membro della famiglia. La tragicommedia
del grande Eduardo pone in evidenza anche le contraddizioni sociali della
Napoli di un tempo, che sono ancora molto attuali.
Quest’opera in tre
atti, allora come ora trova il plauso del pubblico italofono in Germania. Fu
grazie alla buona riuscita di questa rappresentazione che le Maschere
cominciarono un lungo e difficile percorso di impegno culturale, volto ad
avvicinare la collettività al mondo teatrale.
25 anni fa non fu
facile per il fondatore Angelo Attademo trovare soprattutto donne, disposte a
recitare sul palcoscenico. Allora era forse ancora impensabile che una ragazza
potesse assentarsi da casa per le prove fino ad ora tarda, o peggio ancora
rientrare tardi dopo una rappresentazione in località addirittura lontane da
Stoccarda.
L’entusiasmo, la
determinazione e la forza di convincimento di fare o produrre “cultura” anche
in emigrazione alla fine ha avuto la meglio. Il gruppo c’è ed è solido nella
sua struttura, nonostante alcuni naturali avvicendamenti.
Dopo alcuni anni
la Compagnia si è trasformata in associazione culturale, registrata all’albo
delle Associazioni tedesche.
Mettendo a frutto
le capacità e potenzialità individuali dei componenti, Le Maschere hanno messo
in scena commedie di altri autori napoletani e non, come Eduardo Scarpetta,
Peppino De Filippo, Viviani e Vincenzo Salemme, Dario Fò e Luigi Pirandello. In
un lavoro di team sono stati elaborati sketch bilingue che focalizzano problemi
scolastici e sociali della comunità italiana in Germania. Il pezzo più forte
mette a fuoco il problema della Sonderschule/Scuola differenziale che
attanaglia da anni i bambini italiani nella realtà tedesca.
Altri particolari
sul 25° Anniversario sono contenuti nel servizio audio.
Per ascoltare,
basta cliccare su questo link: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=5658436/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/1x6rps8/index.html.
Tony Màzzaro SWR
International/Sezione italiana (de.it.press)
Gli eventi di fine settimana a Monaco di Baviera e dintorni
Monaco di Baviera
- Di seguito riportiamo le iniziative segnalate ai connazionali nelle prossime
settimane dalle Pagine Italo-tedesche di Claudio Cumani, a Monaco di Baviera e
dintorni.
Venerdì 27
novembre alle ore 19.30 presso l’IIC di Monaco seguirà un incontro di letture
dal romanzo di Harry Edwards intitolato “Die geheime Abtei” con Günther
Fertig-Witke, a cura della Dante Alighieri, mentre sabato 28 novembre viene
segnalata a Weilheim una “Sagra del vino 2009” dedicata alla Liguria, dalle ore
19. Prevista la presentazione della Regione e dei suoi prodotti a cura di
Holger Poczka, seguita da un film sulla Cinque Terre. L’ingresso è gratuito.
Domenica 29
novembre, presso la Haus-Olymp di Monaco (Elisabeth-Kohn-Str. 29), in programma
il consueto appuntamento per i bambini con il laboratorio dell’italiano: dalle
ore 10.30 per i più piccoli (fino a 5 anni di età) e dalle ore 11.15 per i
bambini con età compresa tra i 5 e i 10 anni. Lo scopo è migliorare le
competenze linguistiche di minori bilingui e plurilingui. Per informazioni
rivolgersi a Marinella Vicinanza-Ott (maviott@arcor.de).
Sempre domenica
alle ore 11 presso la sala concerti di Gasteig (Rosenheimerstr. 5) Serena
Chillemi si esibirà al piano su musiche di Alessandro e Domenico Scarlatti,
Johann Sebastian e Johann Christian Bach, Eliodoro e Giovanni Sollima.
L’evento, intitolato “Di padre in figlio”, è a sostegno dell’associazione
“Un’altra Italia” che promuove la legalità e la lotta alla mafia.
Ancora giovane
cinema italiano martedì 1 dicembre presso l’IIC con “Non pensarci” di Gianni
Zanasi, alle ore 19 (ingresso libero).
Un incontro
organizzato nell’ambito della “Settimana della cultura italiana” è previsto
giovedì 3 dicembre presso la Bayerische Staatsbibliothek cittadina (Ludwigstr.
16) con una conferenza – in lingua italiana con traduzione simultanea - su
“Galileo e l’universo dei suoi libri” a cura della direttrice della Biblioteca
nazionale di Firenze, Antonia Ida Fontana.
Presso il Lyrik
Kabinett (Amalienstr. 83°) alle ore 20 giovedì seguirà un incontro dedicato
alle poesie di Pier Paolo Pasolini introdotte da Christian Filips e Urs
Engeler.
Sabato 5 dicembre
presso la sala della Biblioteca di Gasteig (Rosenheimerstr. 5) l’associazione
“Un’altra Italia” presenterà a partire dalle ore 17 tre documentari: “In un
altro Paese” di Marco Turco, “Un Paese diverso” di Silvio Soldini e “Libera
terra” di Armando Ceste, seguiti da commenti di Pierangela De Maron, Ilaria
Furno e Ambra Sorrentino – ingresso 7 euro.
Segnalato infine,
domenica 6 dicembre, alle ore 10.30 l’incontro per genitori e bambini – fino ai
6 anni - di famiglie mutinazionali presso il Familienzentrum Laim
(Valpichlerstr. 36). Per informazioni rivolgersi a Sara Benedetti-Baumans
(sara_benedetti@web.de), Claudia Cella (cella10@web.de) o Lucianna Filidoro
(lucianna.filidoro@gmx.de). (Inform)
Proiezione del film “Non pensarci” all’IIC di Monaco di Baviera
L’Istituto
Italiano di Cultura di Monaco di Baviera invita alla proiezione del film
»Non pensarci«, che si terrà martedì 1 dicembre, alle ore
19, presso l'Istituto Italiano di Cultura, Hermann-Schmid-Straße 8, a
Monaco di Baviera. Ingresso libero.
Italia 2007, 110
min., VO con sottotitoli in italiano. Regia: Gianni Zanasi. Con:
Valerio
Mastandrea: Stefano Nardini; Anita Caprioli: Michela Nardini; Giuseppe
Battiston: Alberto Nardini; Caterina Murino: Nadine
Stefano ha 36 anni
e ha cercato di far carriera a Roma come chitarrista punk-rock. Ma il suo sogno
di incidere un CD svanisce e sa di non aver speranza di diventare famoso. Non
ha una fidanzata e neppure un letto in cui dormire, perciò prende tutto quello
che possiede - una chitarra e una macchina con le portiere che non si aprono -
e ritorna a casa. La sua famiglia, però, è molto cambiata. Strano a dirsi, ma
mentre tutti intorno a lui sembrano essere sull'orlo di una crisi di nervi,
sarà proprio Stefano, il più incapace, a farsi carico delle confidenze di tutti
e a doversi occupare a suo modo di loro...
Premio Francesco
Pasinetti (SNGCI). Premio Arca Cinemagiovani come migliore film italiano alla
IV edizione delle Giornate degli Autori – Venice Days, Venezia 2007. Premio
Aiace 2007. David di Donatello 2009 per miglior attore non protagonista
(Giuseppe Battiston)
IIC, culturale.iicmonaco@esteri.it, www.iicmonaco.esteri.it (de.it.press)
Modifiche della normativa passaporti in vigore da mercoledì
ROMA - In
applicazione della nuova disciplina comunitaria in materia di passaporti,dal 25
novembre sono entrate in vigore due importanti modifiche all’attuale legge con
le quali si sancisce, anche in Italia, l’obbligatorietà del passaporto individuale
per i minori ed una validità differenziata a seconda dell’età.
Con l'entrata in
vigore del Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 444/2009,
recante disposizioni in materia di passaporti contenenti elementi biometrici,
e' stato infatti introdotto il principio “una persona - un passaporto”, secondo
cui i passaporti devono essere rilasciati come documenti individuali.
Le nuove norme –
che rispondono ad un’esigenza fortemente avvertita dalla Farnesina e dal
Ministero dell’Interno - garantiscono una maggiore individuabilità e quindi
sicurezza per i minori che viaggiano, permettendo quindi di fare meglio fronte
ai crescenti fenomeni della sottrazione indebita di minorenni e della tratta
internazionale di minori. A tal fine è prevista l’eliminazione della
possibilità di iscrizione del minore sul passaporto del genitore (o tutore o
altra persona delegata ad accompagnarli) e una durata temporale differenziata
dello stesso al fine di poterne aggiornare la fotografia in relazione al
mutamento delle sembianze degli aventi diritto. A breve si aggiungerà anche la
rilevazione delle impronte per i maggiori di anni 12.
A partire da
mercoledì il passaporto italiano ha quindi una validità di tre anni per i
minori da zero a tre anni e una validità di cinque anni per i minori di età
compresa tra i tre e i diciotto anni. (Inform)
I sindacati dei pensionati annunciano una mobilitazione internazionale il
10 dicembre
Audizione dei
Sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil presso il Comitato permanente
sugli italiani all’estero della Camera
ROMA - Mercoledì
mattina, a Roma, si è tenuta una audizione dei Sindacati dei pensionati di
Cgil, Cisl e Uil presso il Comitato permanente sugli italiani all’estero della
Camera dei Deputati, alla presenza del presidente del Comitato Marco Zacchera,
del vice presidente Fabio Porta e dei deputati Gianni Farina, Laura Garavini,
Franco Narducci, Antonio Razzi.
Nel corso dell’audizione, i segretari
nazionali di Spi, Fnp e Uilp, Renata Bagatin, Mariuccia Diquattro e Agostino
Siciliano, hanno esposto le loro preoccupazioni per le condizioni della nostra
emigrazione più anziana e illustrato le loro proposte e richieste:
- Riconoscimento di un assegno di solidarietà
per gli anziani nati in Italia e residenti all’estero in condizioni di povertà.
- Abrogazione del requisito dei dieci anni di
soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale,
introdotto dalla legge n. 133 del 2008. Un requisito impossibile da realizzare
per chi torna in Italia dopo essere emigrato da bambino e che discrimina i
nostri emigranti più poveri ed anziani.
- Soluzione dei problemi ancora presenti nel
pagamento delle pensioni italiane all’estero. In occasione del rinnovo della
convenzione per il pagamento delle pensioni all’estero, Spi, Fnp e Uilp
chiedono a Governo e Inps di eliminare finalmente i disagi che negli ultimi
anni hanno colpito i nostri emigrati, soprattutto i più anziani e i residenti
in Sud America.
- Esenzione dal pagamento dell’Ici sulla
prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero.
- Sanatoria degli indebiti pensionistici
maturati senza colpa dai pensionati residenti all’estero.
- Ratifica delle Convenzioni internazionali
già definite, a partire da quelle con Cile e Canada, e aggiornamento di quelle
non più attuali.
I Sindacati dei pensionati hanno poi
manifestato la loro preoccupazione per i nuovi tagli per gli italiani
all’estero previsti nel Bilancio di previsione per il 2010, soprattutto per
quelli all’assistenza sanitaria e indiretta, importantissima per tanti nostri
anziani, specialmente in Argentina e in Brasile. Per il 2009, grazie a una
vasta mobilitazione, si sono poi trovate risorse aggiuntive. Si devono trovare anche
per il 2010.
Tutti i parlamentari presenti hanno espresso
apprezzamento per l’impegno svolto all’estero dai Sindacati dei pensionati e
sostanziale condivisione delle richieste e delle preoccupazioni illustrate. Il
presidente Zacchera, concludendo l’audizione, si è impegnato a presentare un
ordine del giorno di accompagnamento alla prossima Finanziaria riassuntivo
delle proposte e dei problemi affrontati e di convocare in audizione l’Inps sul
rinnovo della convenzione per il pagamento delle pensioni all’estero.
Per dare maggiore forza alle proprie
richieste e proposte, Spi, Fnp e Uilp hanno indetto anche per quest’anno, per
il prossimo 10 dicembre, una giornata di mobilitazione internazionale per i
diritti e la dignità delle persone anziane e dei pensionati italiani residenti
all’estero. Delegazioni di pensionati e anziani italiani, in tutti i principali
Paesi della nostra emigrazione, si recheranno presso le sedi consolari per
illustrare i loro problemi e consegnare ai consoli una lettera a firma dei tre
segretari generali di Spi, Fnp e Uilp e dei tre Presidenti dei Patronati Inca,
Inas e Ital, con richiesta di farsi portavoce presso il Governo italiano dei
bisogni e delle aspettative delle aree più anziane e disagiate della nostra
emigrazione. (Inform)
Berna - Si è
svolta a Berna, sabato 14 novembre 2009, la cerimonia di consegna dei diplomi
PLIDA Juniores agli studenti delle scuole secondarie della circoscrizione
consolare di Berna. Protagonisti gli studenti dei corsi di lingua e cultura
italiana organizzati dal CASCI - Comitato Attività Scolastiche e Culturali
Italiane: 176 alunni che hanno ottenuto, dopo almeno sette anni di frequenza,
il certificato di competenza in lingua italiana rilasciato dalla Società Dante
Alighieri.
Il PLIDA Juniores,
certificazione di italiano L2 specificamente destinata agli adolescenti, è
stato consegnato durante una cerimonia congiunta, alla presenza del Presidente
del CASCI dott. Gianni Burzi, della Dirigente scolastica della circorscizione
di Berna-Bienna, prof.ssa Magda Lodi, del Capo della Cancelleria Consolare di
Berna, dott. Nicandro Cascardi, del Presidente della Società Dante Alighieri –
Comitato di Berna, dott. Antonio Sutera, del Delegato del COMITES di Berna,
dott. Cosimo Anastasia.
Un pomeriggio
all’insegna della festa per gli studenti e i loro familiari, accorsi numerosi
al Teatro della Missione Cattolica Italiana di Berna per sostenere l’impegno
dei loro figli e celebrare un traguardo che apre nuove prospettive per il loro
percorso scolastico e professionale.
Il Presidente del
CASCI Gianni Burzi ha cosí commentato la giornata: “É stato per me un grande
onore consegnare i diplomi ai nostri studenti, in veste, per la prima volta
quest’anno, di Presidente del CASCI. La cerimonia ha rappresentato un momento
importante per i ragazzi e per il nostro Ente, che da tanti anni, grazie
all’impegno dei suoi insegnanti, lavora con passione per raggiungere questi
importanti risultati”.
Per ulteriori
informazioni ed approfondimenti: CASCI –
tel. 031 3818137 (tutti i giorni, dal lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 12.00)
de.it.press
Giornata delle
Marche: a Macerata nel nome del missionario Matteo Ricci e all’insegna di
marchigiani nel mondo
MACERATA –
Macerata ospiterà l’edizione 2009 della Giornata delle Marche. Gli eventi della
Giornata di terranno dal 7 al 10 dicembre e saranno dedicati a “Matteo Ricci,
le Marche, il viaggio”. Un omaggio al gesuita, matematico e cartografo pioniere
delle missioni cattoliche moderne di Cina nel quarto centenario della morte.
Matteo Ricci nacque a Macerata il 6 ottobre 1552 e morì a a Pechino l’11
maggio 1610.
Nell’ambito della
Giornata delle Marche si terranno a Macerata anche la VI Conferenza regionale
dei marchigiani nel mondo e la II Conferenza dei giovani marchigiani nel mondo,
nonché i lavori del Consiglio dei marchigiani all’estero.
La VI Conferenza
regionale dei marchigiani nel mondo e la II Conferenza dei giovani marchigiani
nel mondo si apriranno il 7 dicembre alle ore 15 presso l’Auditorium San Paolo
dell’Università di Macerata. Dopo il saluto delle autorità, saranno esposte le
relazioni introduttive su temi collegati al tema generale della Giornata delle
Marche 2009, così riassumibili: “Padre Matteo Ricci, ripercorrere la storia del
viaggio, rileggere in chiave storica ed attuale il marchigiano fuori le mura”.
Seguiranno interventi sui seguenti temi:
Momenti e persone nella storia dell’ Emigrazione Marchigiana;L’arte marchigiana
che ha fatto grande l’Italia nel mondo; La lingua italiana ,
suggestioni di una comune identità; Emigrazione ed Integrazione, paure
ed opportunità in questa epoca di globalizzazione; Associazionismo, una rete
per promuovere le Marche.
Chuderà la giornata una cena conviviale.
L’8 dicembre alle ore 9 nel Duomo di
Macerata, messa celebrata dal vescovo di Macerata mons. Giuliodori.
Alle ore 10 presso l’Auditorium San Paolo si
terrà il Consiglio dei marchigiani all’estero alla presenza dei delegati della
VI Conferenza regionale dei marchigiani nel mondo e della II Conferenza
Giovanile; saranno presentate le proposte del nuovo Programma triennale
2010-2012 e del Piano annuale 2010.
Dopo il pranzo i lavori del Consiglio dei
marchigiani all’estero riprenderanno alle ore 15 nell’Aula Aula Magna
dell’Università. Al centro del dibattito generale: ruolo dell’associazionismo,
report del lavoro svolto nel quinquennio; proposte per il nuovo triennio.
Sempre alle ore 15, nell’Auditorium San
Paolo dell’Università, lavori della II Conferenza Giovanile e
prosecuzione del dibattito nella Conferenza generale.
Il 9 dicembre alle ore 10, nel Palazzetto
dello Sport di Macerata, si terrà l’incontro di una delegazione dei marchigiani
all’estero con gli studenti e le istituzioni scolastiche, nell’ambito della
Giornata delle Marche 2009.
Alle ore 10 , nella sala riunioni delle
Camera di Commercio di Macerata, si svolgerà l’incontro di una delegazione
della conferenza dei marchigiani all’estero con i rappresentanti del tessuto
economico e sociale regionale (Università- rappresentanti C.A.L. -
rappresentanti C.R.E.L.);
Dopo il pranzo presso l’Auditorium San
Paolo, alle ore 15, bell’Auditorium San Paolo e nell’Aula Magna dell’Università
di Macerata, proseguiranno i lavori della Conferenza giovanile e della
Conferenza regionale in sessioni plenarie e gruppi di lavoro. Gruppi di
lavoro del Consiglio: Cultura; Associazionismo; Giovani.
Il 10 dicembre alle ore 9,30,
nell’Auditorium San Paolo saranno presentati i documenti dei gruppi di
lavoro e dei pareri sui Piani. Seguiranno il dibattito generale congiunto e la
conclusione delle Conferenze.
Alle ore 15, 30 il
Teatro Lauro Rossi ospiterà la cerimonia ufficiale di celebrazione della
Giornata delle Marche 2009 (programma http://www.giornatadellemarche.it/). (Inform)
Lazio nel mondo. V Conferenza Regionale dell’Emigrazione
27 e 28 novembre -
Frascati, Villa Campitelli, via Sulpicio Galba 4
29 novembre -
Roma, Museo nazionale dell’Emigrazione, piazza dell’Ara Coeli 1
Di Liegro: “Dopo
11 anni di attesa, ho voluto fortemente indire la V Conferenza Regionale
dell’Emigrazione per incontrare gli emigrati laziali nel mondo”
Roma - Il 27, 28 e
29 novembre 2009 si svolgerà la V Conferenza Regionale
sull’Emigrazione, organizzata dalla Regione Lazio.
Alla Conferenza
parteciperanno i delegati delle Associazioni degli emigrati laziali all’estero,
i membri della Consulta regionale dell’emigrazione, i rappresentanti delle
Associazioni nazionali, degli Enti, delle Istituzioni e degli organismi
impegnati nel campo dell'emigrazione.
La
Conferenza avrà luogo il 27 e 28 novembre a Frascati, presso Villa
Campitelli, in via Sulpicio Galba 4, e il 29 novembre a Roma, presso il Museo
nazionale dell’Emigrazione, Complesso Monumentale del Vittoriano (Sala
Zanardelli), piazza dell’Ara Coeli 1.
"L’ultima
Conferenza Regionale era stata indetta nel 1998 - dichiara Luigina Di
Liegro, assessore alle Politiche sociali e delle sicurezze della Regione
Lazio. Ho voluto che questo appuntamento fosse rivalutato fortemente, raccogliendo
tutte le indicazioni fornite dalle Associazioni laziali all’estero e dalla
Consulta regionale dell’emigrazione, per portare avanti – in sinergia con
l’amministrazione regionale – un percorso maggiormente partecipativo e un
programma di interventi più adeguato alle sfide che il contesto politico,
economico e sociale, sia interno sia internazionale, ci pone davanti."
La
Conferenza si articolerà in 3 tavole rotonde, alle quali prenderanno parte
numerosi esperti del settore, e in 4 gruppi di lavoro dei delegati laziali nel
mondo.
Attualmente sono
circa 100 le associazioni regionali di emigranti laziali riconosciute iscritte
al Registro della Regione Lazio, di cui 15 in Europa, 27
in Australia, 17 in Sud America, 5 negli Stati Uniti, 35
in Canada, 1 in Sudafrica.
Le istanze che
emergeranno da questo importante appuntamento saranno riportate dall’assessore
Di Liegro al tavolo della Conferenza Permanente Stato-Regioni e Province
Autonome-CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) sull’emigrazione,
che si riunirà il 30 novembre prossimo presso il Ministero degli Esteri.
Per informazioni:
Sara Massaro, Assessorato alle Politiche Sociali e delle Sicurezze della
Regione Lazio cell. 349 3431741 (de.it.press)
ROMA - Lo hanno firmato tutti i deputati
eletti nella circoscrizione Estero l’emendamento alla Finanziaria presentato da
Gino Bucchino (Pd) sulla sanatoria degli indebiti pensionistici a favore dei
pensionati italiani residenti all’estero.
L’emendamento prevede l’abbandono del
recupero delle prestazioni pensionistiche e familiari erogate indebitamente
dall’Inps ai pensionati residenti all’estero per i periodi fino al 31 dicembre
2008. Di norma si tratta di indebiti che si sono costituiti a causa dei ritardi
con cui l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha acquisito le
informazioni reddituali dei pensionati residenti all’estero ed effettuato la
ricostituzione delle prestazioni legate al reddito (trattamento minimo,
maggiorazioni sociali, prestazioni familiari).
Gli importi da restituire variano da poche
centinaia a migliaia di euro: l’impatto economico, umano e psicologico
sui pensionati i quali ricevono le lettere di recupero da parte dell’’Inps è
devastante, considerate le precarie condizioni economiche degli interessati
(aventi diritto a prestazioni legate al basso reddito) e soprattutto la loro
totale buona fede che esclude la presenza di dolo.
Va sottolineato che il Parlamento nel mese di
luglio 2008 aveva approvato un ordine del giorno su questa tematica presentato
da Gino Bucchino, Fabio Porta e da altri parlamentari con il quale si impegnava
il Governo a valutare l'opportunità di adottare i provvedimenti necessari volti
a sanare la situazione degli indebiti pensionistici a carico di pensionati
residenti all'estero in assenza di dolo e in presenza di determinati limiti
reddituali.
“Vedremo ora - dichiara Bucchino - se questo
Parlamento e questo Governo manterranno gli impegni presi con i nostri
connazionali all’estero”.
In particolare la proposta di legge prevede
la sanatoria integrale dell’indebito pensionistico qualora i soggetti
interessati siano percettori di un reddito personale, prodotto sia in Italia
che all’estero, imponibile ai fini IRPEF per l’anno 2008 di importo pari o
inferiore a 8.640,84 euro (comma 1); il recupero nel limite del 50 per cento
dell’indebito qualora i medesimi soggetti siano percettori di un reddito
personale per l’anno 2008 superiore ai predetti 8.640,84 euro (comma 2).
Si stabilisce inoltre che la eventuale
trattenuta di recupero sulla pensione non possa essere superiore ad un quinto
della pensione stessa e che l’importo sia recuperato ratealmente senza
interessi (comma 3); infine che la sanatoria non si applica qualora sia
riconosciuto il dolo dell’interessato che abbia percepito indebitamente le
prestazioni a carico dell’Inps, (comma 4). (Inform) 5
Allarme Onu: è al buio un quarto del mondo
Due milioni di
morti l’anno perché manca la corrente – di ANNA GUAITA
NEW YORK - Entri
in casa, accendi la luce, fai partire la lavastoviglie, e intanto cominci a
preparare la cena, mentre ascolti il telegiornale. Chi ci fa più caso a questi
gesti automatici? Chi penserebbe che almeno un quarto della popolazione
mondiale non può compiere nessuno di questi gesti, semplicemente perché non ha
nè energia elettrica nè gas per cucinare? Un miliardo e duecento milioni di
esseri umani vive al buio e al freddo, e due miliardi non possono mettere il
tegame su un fornello: le loro vite sono illuminate e riscaldate da fuochi
accesi con legna, rifiuti, o addirittura con escrementi disseccati, e i loro
cibi sono cucinati su fornelli primitivi. Le esalazioni di questi fuochi non
solo concorrono all’effetto serra, ma causano almeno due milioni di morti
all’anno: cancro dei polmoni, malattie respiratorie croniche e polmoniti
infantili sono comunissimi nei Paesi dell’Asia meridionale e dell’Africa
sub-sahariana, dove non esistono moderne fonti di energia.
La denuncia viene
dall’Onu, che ha presentato la scorsa settimana lo studio condotto da tre delle
sue agenzie, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Agenzia per l’Energia
Atomica e il Programma per lo Sviluppo. Il quadro è stato presentato in vista della
conferenza sull’ambiente che si terrà a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre. La
denuncia segue di pochi mesi quella - sempre proveniente dalle Nazioni Unite -
sulla scarsità di acqua pulita, una crisi che colpisce due miliardi e mezzo di
esseri umani, e che dovrebbe anch’essa essere discussa a Copenaghen.
Olav Kjorven,
dell’Agenzia Sviluppo, uno degli autori della ricerca sulla mancanza di energia
nei paesi poveri spiega che «quasi metà dell’umanità non capisce il dibattito
sulle energie rinnovabili, perché per loro la realtà è molto più indietro». Un
altro degli autori della ricerca, Monoru Takada, aggiunge che la mancanza di
energia è la causa per cui molti dei Paesi più poveri non riescono a uscire
dalla povertà. Ma basterebbero investimenti nel settore solare, eolico o
geotermale, per salvare milioni di persone dalla morte e da una esistenza
miserevole.
L’India ad esempio
verrà a Copenaghen con una chiara richiesta di aiuto: nella più grande
democrazia del mondo, circa il 56 per cento della popolazione non ha energia
elettrica. Il governo indiano ha finora resistito all’idea che gli vengano
imposti dei tetti massimi di inquinamento, ma allo stesso tempo sta progettando
un gigantesco piano energetico su base solare. Per renderlo realtà ha però
bisogno di aiuti tecnici e di uno scambio di know how con i Paesi più avanzati,
come spiegherà a Copenaghen e come ieri ha detto lo stesso primo ministro
indiano Manmohan Singh in visita alla Casa Bianca. IM 25
"La missione Onu in Congo ha fallito"
Molti funzionari
sono accusati di collaborazionismo con i ribelli
Bbc e NY Times
svelano un dossier sull'intervento più imponente del
mondo. Nel mirino
anche il traffico d'oro in cambio di
armi per i ribelli
NAIROBI - Appaiono fallimentari i risultati della
missione dei Caschi Blu nella Repubblica Democratica del Congo. È quanto si
legge in un rapporto presentato da una missione di esperti dell’Onu svolta sul
territorio, e presentata all’inizio di novembre al Palazzo di Vetro. Che non lo
ha reso pubblico; ma di cui ampi, dirompenti, stralci sono ormai noti, e
diffusi dalla Bbc on line e da altri organi di stampa.
La missione - la
più imponente del mondo, forte di circa 25.000 uomini - non è riuscita a
bloccare la deriva anarchica della ricchissima regione dell’Est del Congo (Nord
e Sud Kivu), di fatto sotto il controllo delle truppe ribelli di hutu ruandesi,
i cui capi si erano rifugiati in quella zona dopo il genocidio del ’94. Il
gruppo, (Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda) non solo non è stato
sbaragliato, ma ha esteso, con spietate violenze sui civili, il suo controllo
nel Kivu e sul commercio dei suoi ricchissimi prodotti naturali, spesso
d’intesa con le truppe regolari di Kinshasa, che dovrebbero combatterli.
Secondo il rapporto, i ribelli godono anche del sostegno di una rete
internazionale di finanziamenti e appoggi.
Il New York Times
riferisce di una vastissima e tentacolare rete criminale nel Congo orientale
basata sul contrabbando da parte dei gruppi ribelli, sostenuti dall’Esercito
congolese, di oro e altri minerali dal Congo in cambio di armi; traffici in cui
sono coinvolte istituzioni di beneficienza spagnole, trafficanti di armi
ucraini, autorità africane corrotte e persino spedizioni di armi dalla Corea
del Nord. Nulla è particolarmente nuovo in quanto ricostruito dal rapporto
delle Nazioni unite, ma questo traccia ugualmente con cruda evidenza un quadro
molto dettagliato del flusso di minerali che si muove dal Congo, verso
l’Uganda, poi il Burundi e il Rwanda, per finire in Europa o nell’Estremo
oriente.
Secondo il
rapporto molti funzionari dei governi africani lavorano mano nella mano con i
ribelli per aiutarli a contrabbandare verso l’estero le pietre preziose e portare
all’interno le armi. In particolare dal Congo si calcola che vengano portati
fuori illegalmente circa 36 tonnellate di oro all’anno per un valore di oltre
un miliardo di dollari, gran parte dei quali finisce nelle mani dei ribelli. LS
25
Mondo e Italia. Una ripresa fragile e la dura realtà
LA RIPRESA
mondiale resta debolissima, come dimostra la consistente revisione al ribasso
della seconda stima sull’andamento congiunturale del Pil degli Stati Uniti nel
terzo trimestre 2009: +0,7% circa su base trimestrale rispetto al +0,9%
comunicato il 29 ottobre scorso. La notizia ha colpito negativamente, vista la
grande mole di denaro immessa nel sistema per salvare le banche e rilanciare
l’economia. Ed è ancor più deprimente se si considera che nel terzo trimestre
l’incremento del Pil americano è stato generato per metà da due sole voci:
l’aumento degli acquisti di veicoli (drogato dagli incentivi alla rottamazione)
e quello delle spese militari. Mentre la disoccupazione continua a crescere di
mese in mese.
Sempre nel terzo
trimestre 2009 sono arretrate ancora le economie della Gran Bretagna e della
Spagna, dove pure la disoccupazione non accenna a fermarsi. Dunque, ben 3 dei 5
principali mercati di esportazione dell’Italia (Usa, Inghilterra e Spagna) sono
in crisi nera sotto il profilo dei consumi delle famiglie e degli investimenti,
mentre gli altri 2, che sono anche i nostri più importanti mercati in assoluto
(Germania e Francia), crescono poco e importano poco.
In più anche la
Germania come gli Stati Uniti ha fortemente incentivato gli acquisti di auto
per sostenere la domanda interna: i due Paesi, secondo l’ultimo Outlook
dell’Ocse, sono quelli che hanno speso di più al mondo per le rottamazioni. Ma
questi sono stimoli artificiali e temporanei, che non danno contributi
risolutivi ad un vero rilancio delle economie. Mentre la crescita della Cina,
spinta da una formidabile spesa pubblica, sta privilegiando gli acquisti di
beni e tecnologie cinesi, con limitato impatto sull’import dagli altri Paesi.
In definitiva, ci troviamo di fronte non soltanto ad una ripresa senza
occupazione ma anche senza domanda vera, quella, cioè, che deve venire da un
mercato guarito e non dallo Stato, dagli investimenti e non dagli incentivi ai
consumi, dalla ricostituzione del risparmio e non dalla speculazione
finanziaria.
Venendo a casa
nostra, i dati di contabilità nazionale indicano chiaramente che è vero che nel
terzo trimestre c’è stata una crescita dello 0,6% ma la dura realtà è che tra
il primo trimestre 2008 e il secondo trimestre 2009 il Pil italiano si è
ridotto in termini reali del 6,5%. E solo un quinto di questo calo è stato
causato da una riduzione dei consumi, che in Italia sono diminuiti molto di
meno che nei Paesi anglosassoni e in Spagna (dove le famiglie sono stremate dai
debiti). La Commissione Europea prevede che la nostra spesa per consumi tornerà
ai livelli del 2007 già nel 2011, mentre altre economie impiegheranno più
tempo. Difficile per l’Italia poter fare di più con improbabili misure
espansive o tagli delle tasse, dato che gli italiani erano già prudentissimi
negli acquisti prima della crisi.
Quasi il 60% della
contrazione della nostra economia la più difficile da recuperare è invece
spiegata dal peggioramento della domanda estera netta causata dal crollo dell’export
(-24,5%) e da quello degli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto
dovuto principalmente alle aspettative negative delle stesse imprese
esportatrici. Non è che improvvisamente il “made in Italy” abbia perso
competitività. È successo che tra la fine del 2008 e la prima parte del 2009 la
crisi ha fatto letteralmente scomparire 1/3 del commercio mondiale in dollari e
anche noi ne abbiamo pagato le conseguenze. In particolare, tra l’ottobre 2008
e il settembre 2009 l’export italiano di manufatti calcolato sugli ultimi 12
mesi “scorrevoli” è diminuito di qualcosa come 67 miliardi di euro.
In precedenza
anche noi italiani avevamo avuto la nostra “bolla”: proprio quella dell’export,
che nel biennio 2006-2007 aveva visto le imprese tricolori capaci di esportare
62 miliardi di euro di manufatti in più rispetto al 2005. Soprattutto il nostro
settore della meccanica-mezzi di trasporto si era reso protagonista di una
crescita formidabile del suo export: +22% in due anni, un aumento percentuale
superiore a quello della Germania (+20%) e in valore assoluto superiore persino
a quello del Giappone (+25 miliardi di euro l’Italia contro +23 il Giappone).
Ma dobbiamo ora prendere atto che gran parte di quella crescita, che pure i
nostri imprenditori si erano guadagnati onestamente sui mercati internazionali
e non trafficando con i mutui sub-prime e i derivati, era essa stessa gonfiata
dalla “bolla” globale dei consumi e degli investimenti a debito. Che ora è
scoppiata miseramente.
Alcuni governi, a
cominciare da quello americano, si stanno quasi rovinando per sostituire con
debito pubblico il debito privato lasciato colpevolmente crescere in questi
anni. L’Italia, che per fortuna ha poco debito privato, non può invece fare
assolutamente altro debito pubblico perché ne ha già troppo, limitandosi ad
interventi mirati a sostegno dell’occupazione e dei settori più nevralgici,
senza deragliare dalla politica del rigore che ci chiede l’Europa.
Le riforme
strutturali sono importanti e vanno avviate non appena possibile, ma
produrranno risultati apprezzabili sul sistema soltanto in tempi medio-lunghi.
Per tutte queste ragioni, nonostante i nostri punti di forza nell’economia
reale e in quella delle famiglie, anche la convalescenza dell’economia italiana
sarà lenta e la guarigione arriverà forse solo con la ripresa dell’export
quando sui mercati mondiali torneranno la fiducia e la domanda vera. MARCO
FORTIS Im 26
Summit di Copenaghen. Anche la Cina al vertice sul clima
La Cina è il primo
produttore mondiale di gas che causano l’effetto serra
Dopo Stati Uniti e
Italia arriva il sì di Pechino, che taglierà il 45% di Co2
PECHINO - Sarà il premier Wen Jiabao a rappresentare la
Cina alla conferenza sul clima che si terrà a Copenaghen in dicembre. Lo ha
annunciato un portavoce del ministero degli esteri cinese, che ha dato la
notizia durante una regolare conferenza stampa a Pechino, senza fornire
dettagli sulle tappe del viaggio per Copenaghen.
L’annuncio cinese
arriva all’indomani di quello dato dal presidente americano, Barack Obama, che
andrà al vertice sul clima nella capitale danese il 9 dicembre. Ieri anche il
premier italiano, Silvio Berlusconi, ha annunciato la sua presenza a
Copenaghen. La Cina è il primo produttore mondiale di gas che causano l’effetto
serra, ma Pechino rifiuta di fissare obiettivi vincolanti alle sue emissioni
inquinanti nel timore di frenare la crescita economica del Paese.
La conferma della
partecipazione della Casa Bianca al summit di Copenaghen è stata accolta con
grande favore dal presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso,
che ha affermato: «L’annuncio di Obama ha reso chiaro che abbiamo bisogno di
quanti più capi di Stato e di governo è possibile a Copenaghen», e ha espresso
la speranza «che altri seguano presto il suo esempio». La Commissione, per ora,
non commenta le cifre dell’impegno di riduzione delle emissioni che il
presidente americano sembra pronto a mettere sul tavolo a Copenaghen.
Uno dei punti più
interessanti dei segnali che giungono da Washington, oltre al valore
indubbiamente positivo dell’intervento di Obama a Copenaghen, è l’apparizione
dell’obiettivo intermendio del 2025 (finora si conosceva solo quello del 42%
entro il 2030), che sembra rispondere ad almeno uno dei rilievi fatti ieri, a
Strasburgo, dal ministro dell’Ambiente svedese e presidente di turno del
Consiglio Ambiente Ue, Andreas Carlgren. «È cruciale sapere su che riduzioni di
emissioni gli Stati Uniti si impegneranno per il 2025 o il 2030», aveva detto
Carlgren, sottolineando che l’obiettivo del 17% al 2020 «non è sufficientemente
ambizioso».
Intanto la Cina ha
annunciato che ridurrà la propria intensità carbonica, e cioè l’ammontare di
emissioni a effetto serra per unità di prodotto interno lordo, del 40-45% entro
il 2020, rispetto ai livelli del 2005. La decisione è stata presentata come
«un’azione volontaria del governo cinese» ed «un contributo agli sforzi globali
contro i cambiamenti climatici. LS 26
Clima, l'ultimatum dell'Africa
Il premier etiope
chiede un risarcimento di 45 miliardi di euro l'anno: il meteo qui è un
bollettino di vita o di morte - di RAFFAELE ORIANI
«Non posso più
fidarmi di mio padre» dice Gada Tukala, che ha poco più di vent’anni, alleva
vacche da quando non andava all’asilo e decide per tutti da quando il clima non
è più lo stesso. «I vecchi vorrebbero aspettare dieci giorni di pioggia prima
di seminare il sorgo, io so che dopo quattro scrosci è meglio affrettarsi
sperando che duri». Gada è un giunco nero in un cielo bianco di luce, vive in
un villaggio che di moderno ha solo le ciabatte di plastica ai piedi, si
accontenta di nulla e ha una sola paura: «Sai perché non piove più? Una volta
si stava tutti insieme sotto il grande albero, si ammazzava la bestia più
grassa, e si pregava tutta la notte per una buona semina. Oggi con le nuove
religioni la natura ha smesso di volerci bene». Gada non lo sa ma il suo paese
è cristiano da 1.700 anni. E musulmano da quasi altrettanti: «Dio è arrabbiato
con me e la mia famiglia» ci dice Zein Leba, contadina sessantenne che ha un
ettaro di terra, sette figli, e quando prega si rivolge alla Mecca. «Dipende
tutto da lui, speriamo che passi». L’Etiopia di chiese e moschee, di campi di
mais, sorgo e fagioli è rassegnata da sempre a una siccità ogni dieci anni, ma
da qualche tempo rimane a secco quasi un anno su due. «Colpa del cielo» dice il
tam tam degli altipiani. Eppure quando interverrà al vertice sul clima che si
apre il prossimo 7 dicembre a Copenhagen, il primo ministro Meles Zenawi non
invocherà né Allah né gli dei della pioggia. Dirà che il riscaldamento globale
sta rovinando il suo paese. E chiederà all’Occidente una montagna di soldi per
insegnare a Gada e a Leba a fare a meno dell’acqua.
L’Unione africana
ha scelto l’Etiopia per trattare a nome di tutti al summit che dovrebbe salvare
il pianeta, ma molto probabilmente rimanderà il bel gesto a data da destinarsi.
Peccato, perché la posta è alta e i numeri fin troppo eloquenti: se nel 2006
l’Italia ha immesso in atmosfera 474 milioni di tonnellate di anidride
carbonica, l’Etiopia con un terzo degli abitanti in più si è fermata a poco più
di un centesimo: sei milioni di tonnellate. Se il colosso cinese è responsabile
del 21 per cento delle emissioni globali, e gli Stati Uniti seguono a ruota con
il 20,2, l’Africa intera rincorre lo sviluppo producendo non più del 3,7 per
cento dei danni. Il disequilibrio è enorme, ma diventa insostenibile se si
pensa che l’impatto è inversamente proporzionale alle cause: in Italia (almeno
per ora) il cambiamento climatico mette a repentaglio il week end, in Etiopia
fa sparire la materia prima che tiene in vita l’80 per cento della popolazione.
«Non è che piova meno» dice a Io donna Gabru Jember, ricercatore dell’Agenzia
nazionale di meteorologia di Addis Abeba. «È che le precipitazioni sono
diventate imprevedibili: da sempre in Etiopia abbiamo una stagione umida da
marzo ad aprile, e una più lunga da inizio giugno a fine settembre. Ora il
ritmo è saltato e può smettere di piovere a una settimana dalla semina, o
magari riprendere quando già ci si preparava al raccolto». A quel punto cresce
un po’ d’erba, il paesaggio si fa incantevole, ma il sorgo si alza mesto senza
semi. È lo spettro della siccità verde che si aggiunge ai malanni tradizionali
e, solo in Etiopia, nei prossimi mesi metterà a rischio la sopravvivenza di
oltre sei milioni di contadini.
E sì che alle
spalle il paese degli altipiani ha anni di crescita a due cifre. Con i suoi tre
milioni di abitanti, Addis Abeba ha preso a mimare le mosse della danza globale
e a sostituire la terra battuta con grandi torri commerciali ad alto fatturato
e nessun’altra pretesa. Ma l’Etiopia dei villaggi continua ad arrancare tra la
sete e la fame: qui tutto viene e va con il raccolto, e ci si può ritrovare sul
lastrico solo perché la pioggia cade nel momento sbagliato. «Otto anni fa avevo
cento vacche e cento pecore» fantastica la quarantenne Momena Ali sotto il sole
malato del distretto pastorale dell’Erer. «Allora l’erba era tanto alta che non
vedevi le bestie. Poi la pioggia è sparita e l’erba è scesa prima a un braccio,
poi a un palmo, poi a un dito di verde: io non ho più nulla, ma Allah saprà
cosa fare dei miei dieci figli». Acqua, pascoli, sole e rovina. Nella regione
agricola dell’Oromia 32 distretti su 387 da gennaio avranno bisogno dei sacchi
di farina del governo: tra questi il Fadis, che ci accoglie con una distesa di
cereali senza frutto, di bambini con i quaderni sottobraccio, e di uomini che
ricordano un tempo in cui tutto sembrava più pieno e più semplice. «Eravamo
ricchi» ci dicono nel villaggio di Koje. «I campi che oggi danno cinque
quintali di sorgo fino a dieci anni fa ne producevano anche trenta». Mesfin
Oly, giovane consulente agricolo dell’amministrazione regionale, fa notare che
gli invasi dell’acqua piovana ancora nel 2002 davano da bere per sei mesi
all’anno, mentre oggi arrivano a malapena a coprire due mesi di sete. Non che
qualcuno si lamenti: qui tutti sembrano abituati a sopravvivere se si può, e a
sopportare le angherie del cielo con la stessa pazienza con cui tollerano le
mosche sul labbro per decine di snervanti minuti. Ma nessuno si fa illusioni:
«Tra poco comincerà la carestia». Per fronteggiarla il piano d’emergenza di
Addis Abeba garantirà 15 chili di farina al mese a 32mila dei 140mila abitanti
del distretto. Rispetto alla grande carestia del 1984, nessuno dovrebbe morire
per fame. Ma nelle capanne di fango in cui si mescolano vagiti di bimbi e
muggiti di vacca, si fa fatica a pensare che per i villaggi il peggio sia
ancora di là da venire.
Sprofondiamo
sempre più nell’Africa che cambia senza volere. A dieci chilometri dalla città
di Harar, che rimane magicamente sospesa tra memorie coloniali e identità
musulmana, il lago Haramaya è semplicemente sparito: «Dove si andava in barca
ora brucano le capre» dice Million Gebrenes, ricercatore universitario che
studia l’impatto del global warming sull’economia rurale. «È successo tutto in
pochissimi anni, perché i contadini hanno abusato dell’acqua, la deforestazione
ha aumentato il sedimento e il riscaldamento ha seccato le sorgenti». Qui come
altrove, la vita si fa dura appena si scende dai duemila metri dei grandi
altipiani. Nel centro del paese, a cento chilometri dalla capitale, è il lago
Abjata a ritrarsi di quasi un chilometro all’anno. «Ci sono rimasti solo i
fenicotteri» sospira il pastore Tene Babsa, che ha sessant’anni e due gambe
sottili come il bastone che usa per evocare i ricordi lontani. Racconta di
quando invece delle distese di sale c’era uno specchio d’acqua pescoso, e al
posto della terra smagrita si stendevano chilometri di pascoli da venti mucche
a famiglia: «Ora ne ho quattro che danno un litro di latte al giorno, dieci
anni fa ne avevo decine e riempivo i secchi anche senza mungerle». L’avvocato
Dessalegn Mesfin, che ha guidato il team dei negoziatori africani verso il
summit di Copenhagen, dice che per fronteggiare quest’emergenza «le priorità
sono due: un accordo sulla riduzione dei gas serra, e un piano di finanziamenti
per aiutare i paesi più colpiti ad adattarsi alle nuove condizioni climatiche».
Con il programma Meret, le Nazioni Unite hanno dimostrato che bastano
investimenti modesti per arrivare a una gestione del terreno che resista alle
bizze del nuovo millennio. Nel bacino di Dabe, a pochi chilometri dalla città
di Nazreth, 202mila euro sono stati sufficienti per piantare una foresta,
alimentare le sorgenti e mettere in sicurezza trecento famiglie di contadini.
Pochi o tanti, oltre che di emissioni è quindi questione di soldi. Il primo
ministro Meles Zenawi lo sa, e va a Copenhagen per battere cassa presso i
grandi produttori e i grandi inquinatori del Nord del mondo. Si parte da una
richiesta di 45 miliardi di euro all’anno. L’Africa intera fa sapere che
saranno difficilmente trattabili. CdS 26
Ripresa e lavoro. I servizi, la chiave per uscire dallla crisi
La sfida per
l’Italia è riprendere a crescere senza scassare la finanza pubblica. Ora che il
commercio internazionale ha ripreso lentamente a salire, altri Paesi stanno
cambiando marcia. In questa nuova fase, dobbiamo cambiare marcia anche noi, ha
detto ieri Emma Marcegaglia agli industriali di Roma, serve un colpo di reni.
Ma la sfida è di non aumentare il debito pubblico, ha ricordato Tremonti. Solo
tassi di crescita più elevati possono nel medio periodo stabilizzare il debito
pubblico, tornare nel tempo a farlo decrescere, rendere meglio sostenibili i
conti previdenziali, altrimenti nuovamente destinati ad aggravarsi. Crescere di
più, dopo un decennio di aumento del Pil della metà o di un terzo addirittura
rispetto ai nostri concorrenti, significa rinunciare al fatalismo, smettere di
rinfacciarsi l’un l’altro le ragioni per le tante occasioni mancate del
passato. Altrimenti, altre occasioni verranno perdute oggi e domani.
In questo anno
giustamente ci si è concentrati soprattutto sulle difficoltà del cuore pulsante
della nostra industria, il manifatturiero che esporta. Aveva preso ad
accrescere il valore aggiunto medio per unità esportata, dopo le
ristrutturazioni seguite all’ingresso nell’euro, e al venir meno delle
svalutazioni competitive. La crisi del commercio mondiale l’ha duramente
colpito. Ed è soprattutto pensando al manifatturiero, che sono state assunte
alcune misure come la moratoria dei debiti bancari o il fondo di garanzia per
le Pmi. Altre Tremonti ne ha annunciate, come un fondo speciale per la
patrimonializzazione e l’aggregazione.
Ma all’assemblea
di Roma giustamente l’attenzione si è spostata su un altro capitolo,
indispensabile a dimostrare come si debba e si possa crescere di più, senza
compromettere la finanza pubblica. È il capitolo che riguarda i servizi. Come
ha detto il presidente degli industriali romani, l’economia della Capitale può
conseguire un vero balzo in avanti, puntando su infrastrutture, mobilità
nazionale e internazionale, sulle tecnologie della comunicazione e sulla banda
larga, investendo privatamente grazie a incentivi in connettività, risparmio
energetico, cultura e turismo. La sfida per un terziario più avanzato e
produttivo non riguarda però solo Roma. È nazionale.
OSCAR GIANNINO IM
25
Giustizia. Un progetto irragionevole
Ieri in materia di
giustizia vi è stato ingorgo. Guardasigilli e magistrati hanno continuato a
litigare sulle cifre del disastro della giustizia conseguente al «processo
breve». Maggioranza e governo, ad onta di ogni critica, hanno iniziato a
discutere in Senato il disegno di legge con l’intenzione di approvarlo entro
Natale. Il Csm ha convocato, ed ascoltato, i capi dei maggiori uffici
giudiziari d'Italia per fare chiarezza sull’impatto delle nuove norme
ipotizzate. Ed, in effetti, un po’ di chiarezza è stata fatta, poiché
dall’audizione è emerso che una percentuale elevata di processi in corso, con
la riforma, sarebbe destinata ad estinguersi. E, fra di essi, molti processi
importanti.
Una cosa è,
pertanto, certa. Piaccia o non piaccia al ministro Alfano, il nuovo «processo
breve» rischierà comunque di determinare uno sconquasso. Per il passato,
insieme ai processi di Silvio Berlusconi, come hanno confermato al Csm i
dirigenti consultati, rischieranno di essere travolti centinaia di processi in
corso.
Per il futuro, non
ha comunque senso imporre per legge una uguale durata massima di anni due (o se
si vuole tre) per il giudizio di primo grado a tutti i processi, qualunque sia
il tipo di reato trattato o la tipologia del procedimento.
Come ben sa
chiunque abbia maturato un minimo d'esperienza nelle aule di giustizia, vi sono
processi che possono esaurirsi in un battito d’ala, ma vi sono processi che a
causa della difficoltà dell’accertamento dei fatti, per il numero dei testimoni
che occorre esaminare, a cagione della necessità di esperire perizie tecniche
complesse, non hanno tempi definibili a priori, dureranno in ogni caso più a
lungo. Imporre una barriera fissa a pena di prescrizione processuale, significa
pertanto rischiare di mandare a monte, comunque, anche nel futuro, i processi
più importanti e delicati. Significa, per altro verso, trattare in modo uguale
situazioni processuali che possono essere fortemente diseguali: il che
comporta, sicuramente, violazione del principio costituzionale di
ragionevolezza.
In questa
prospettiva, qualche anno fa avevo già espresso riserve nei confronti del
progetto elaborato, in casa Ds, dai senatori Finocchiaro, Calvi e Fassone, un
progetto che, quantomeno, non aveva l’obbiettivo di salvare dai loro processi
singole persone. A fortiori ritengo che occorra rifiutare, oggi, l’analogo
progetto Pdl Gasparri, Quagliariello, Bricolo, peggiore perché costituisce,
altresì, legge palesemente «ad personam». Né ci racconti il Guardasigilli che
si tratta di un progetto elaborato pensando alle esigenze dei cittadini ad
avere processi penali rapidi e giusti. Ben altri sarebbero, infatti, gli
interventi necessari per realizzare l’obbiettivo di una giustizia a misura del
cittadino: riorganizzazione degli uffici e dei servizi, potenziamento e
redistribuzione delle risorse, modifiche del sistema dei reati e delle pene,
interventi su taluni nodi problematici del processo, maggiore impegno coatto di
tutti gli addetti ai lavori.
D'altro canto,
come è emerso ieri nell’audizione organizzata dal Csm, la prospettiva del
«processo breve», e dei suoi effetti «salvifici», potrebbe indurre molti
imputati a rinunciare a richieste di patteggiamento, determinando così un
ingolfamento ulteriore dei processi, un conseguente allungamento dei tempi
complessivi della giustizia penale e pertanto, assurdamente, il moltiplicarsi
delle estinzioni.
Al di là della
tristezza dei nuovi contenuti legislativi, colpisce, per altro verso, il
degrado del dibattito politico del momento. Non si era mai sentito un
Guardasigilli che, rivolto ai magistrati, parlasse di un loro «clamoroso
abbaglio» sulle cifre e li invitasse a non «giocare con i numeri». Nessun
parlamentare si era permesso di affermare, come ha fatto invece l’onorevole
Gasparri, che l’Associazione Nazionale Magistrati «spara fesserie». Nessuno
aveva osato sostenere, come ha fatto il presidente della commissione Giustizia
del Senato Berselli, che ascoltare in commissione il parere di autorevoli
costituzionalisti sulla legittimità costituzionale del disegno di legge è una
«inutile perdita di tempo» e che i costituzionalisti italiani vanno, comunque,
«presi con le molle».
La realtà è che,
al di là dell’irragionevolezza di trattare in modo eguale tutti i processi
penali a prescindere dalla specifica tipologia dei reati considerati e dalle
peculiarità del singolo processo, il disegno di legge sul «processo breve»
presenta diversi, evidenti, profili d’illegittimità costituzionale: in primo
luogo, il trattamento diseguale dei censurati e degli incensurati e
l’esclusione del reato di clandestinità e degli altri reati connessi al testo
unico sull’immigrazione. Forse si cercherà, adesso, di porre qualche rimedio al
disastro normativo. Ma come ha rilevato la presidente della commissione
Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, ora ogni cambiamento rischia
l'effetto paradosso: «Più si cerca di rendere il provvedimento conforme alla
Costituzione, più si allarga l’impatto (negativo) del ddl sulla
collettività».
CARLO FEDERICO
GROSSO LS 25
"Processo breve, un passo indietro tutti i cittadini sono uguali"
Il presidente
delle Acli, Andrea Olivero, si schiera - "Questa legge danneggia i piu'
poveri. Più fondi per la giustizia" - di VLADIMIRO POLCHI
ROMA - "Sarà
nostro compito vigilare affinché tutti i cittadini si rendano conto della posta
in gioco e del rischio che vengano di fatto condonati reati lesivi dei diritti
di tutti". Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli (Associazioni
cristiane dei lavoratori italiani: oltre 980mila iscritti, 4.500 circoli) è un
moderato per eccellenza. Ma sulla riforma del processo breve il suo giudizio è
radicale: "E' un grave passo indietro nel rispetto del principio di
eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge".
L'intento,
dichiarato, del disegno di legge è però solo quello d'accorciare i tempi dei
processi.
"Sull'intento
siamo tutti d'accordo. I guai della giustizia italiana li conosciamo bene e
siamo i primi a voler tempi brevi e giusti. Ma qui si fa ben altro".
Cosa?
"Accelerare
in corsa i tempi della prescrizione è pericolosissimo per la giustizia. Perché
questo progetto va a colpire solo i cittadini più poveri che non hanno mezzi
adeguati, mentre da sempre i potenti e la malavita organizzata hanno fatto
dell'allungamento dei tempi dei processi e dell'utilizzo sofisticato delle
tecniche processuali, il perno della loro strategia ai fini del raggiungimento
della prescrizione. Insomma, siamo dinnanzi a un passo indietro
nell'eguaglianza di tutti cittadini".
Le nuove norme
varranno solo per alcuni reati. Vede in questo un'ulteriore discriminazione?
"Certo, si
accelera la prescrizione per reati molto rilevanti come la corruzione, in un
Paese come il nostro caratterizzato da un sistema di corruttela molto diffuso
nella pubblica amministrazione: non è accettabile garantire ora una sorta di
impunità. D'altro canto, attualmente si esclude dalla riforma il reato d'immigrazione
clandestina, cadendo così nel ridicolo.
Ma bisogna stare
molto attenti: l'opinione pubblica vede la problematicità dell'immigrazione, ma
non dimentica certo la corruzione, la truffa-Parmalat, la tragedia della
Thyssen. Anche per questo, le Acli sono preoccupate dello stato di salute della
legalità in Italia".
Ci spieghi meglio.
"Non possiamo
dimenticare lo scudo fiscale, con capitali consistenti che stanno rientrando
dall'estero e con i loro titolari che mantengono l'anonimato. Proprio da noi, che
siamo il Paese dei grandi capitali in mano alle mafie. La nostra preoccupazione
cresce: ci vuole una riforma della giustizia, ma senza condoni di fatto".
Che tipo di
riforma, allora?
"Più mezzi,
più organici e più risorse. Chiediamo uno sforzo straordinario per la
giustizia. Noi vogliamo avere più giustizia. Il governo invece fa il contrario:
una riforma svincolata dagli investimenti significa infatti meno
giustizia". LR 26
Segnali a destra (e a sinistra) Il bipolarismo al tramonto
Prosegue il lento
disfacimento della trama bipolare. Forse scopriremo in seguito che il
bipolarismo (competizione e alternanza fra due schieramenti) ha rappresentato
una parentesi nella storia repubblicana. Una parentesi che ha coinciso con
l'era Berlusconi. E' iniziata con la «discesa in campo» del 1994 e finirà
nell'istante in cui Berlusconi (inventore e federatore del centrodestra che non
lascia eredi politici) uscirà di scena. Ma, contrariamente a ciò che pensano
alcuni, la fine del bipolarismo non porterà stabilità. Verosimilmente, almeno
per una lunga fase, accrescerà instabilità e ingovernabilità.
L'ultimo scontro
fra Gianfranco Fini e la Lega è solo un altro episodio che segnala il
disfacimento in atto del bipolarismo. Che cosa ha detto in realtà Fini parlando
di razzismo? Ha ribadito ciò che si sapeva, ossia che, quando Berlusconi se ne
andrà, egli romperà l'alleanza con la Lega. Senza più federatore, il
centrodestra si spaccherà: da una parte, presumibilmente, Tremonti e Bossi
asserragliati nel fortilizio nordista, dall'altra parte ciò che resterà del
fu-Popolo della Libertà. E qui entrano in gioco i calcoli (e le illusioni) di
coloro che dall'esterno sperano in quel risultato. I calcoli, prima di tutto,
del Partito democratico. Comprensibilmente, il neosegretario Bersani punta le
sue carte sulla speranza che, dopo Berlusconi, il centrodestra si disintegri.
Ciò che forse Bersani non considera è che la disgregazione del centrodestra
scatenerebbe un terremoto anche nel centrosinistra. Le prime elezioni del
post-Berlusconi le vincerà probabilmente il Partito democratico (per una
ragione meccanica: vince chi aggrega i suoi, perdono quelli che vanno alle
elezioni divisi) ma c'è la possibilità che si tratti di una vittoria di Pirro. Il
tramonto del bipolarismo susciterà potenti spinte centrifughe dentro lo stesso
Partito democratico. Sarà durissima governare con forti divisioni interne, con
l'ingombrante alleanza del populismo autoritario di Di Pietro e con una parte
assai significativa del Nord all'opposizione. E' difficile che possa essere
un'esperienza lunga e di successo.
Poi ci sono i
calcoli di coloro che grazie alla disgregazione del centrodestra sperano di
poter confezionare una grande formazione neo-centrista. E' il sogno della nuova
Dc. Richiede un cambiamento di sistema elettorale (proporzionale con o senza
sbarramento). L'illusione sta nel credere che un forte partito neo-centrista,
magari pronto ad allearsi al Partito democratico in un nuovo «centrosinistra»
(nell'accezione della Prima Repubblica), possa stabilizzarsi subito, senza
passare per un lungo periodo di rodaggio. E senza fare i conti con il ruolo
della Lega al Nord.
Se finirà il
bipolarismo, il periodo di instabilità che seguirà sarà, presumibilmente, assai
lungo. Avremo per un certo tempo più disgregazioni che aggregazioni dentro il
sistema politico. Uno scenario che potrà essere scongiurato solo se Tremonti,
Fini e gli altri maggiorenti del centrodestra troveranno un nuovo punto di
incontro. Oggi ciò appare, però, poco probabile. Né sembra che Berlusconi abbia
la forza o la volontà per favorire una tale evoluzione. La fragilità della
politica italiana sta nel fatto che i suoi equilibri poggiano interamente sulle
spalle di un uomo solo. Quando egli uscirà di scena quegli equilibri
salteranno. Dopo di che ci aspetterà, probabilmente, un'altra interminabile
«transizione». In stile italiano.
Angelo Panebianco
CdS 25
Tagli e bluff, dalla manovra resta fuori l’Italia in crisi
Una Finanziaria
lunare. Ci sono articoli, commi, e subemendamenti, ma manca l’Italia. In
particolare, manca l’Italia in crisi. Il Paese fatto di operai che perdono il
lavoro, impiegati che aspettano gli aumenti contrattuali, studiosi che puntano
alla ricerca, famiglie con bimbi piccoli da accudire, scolari iscritti alla
scuola dell’obbligo, poliziotti impegnati per la sicurezza, magistrati e
insegnanti. Manca tutto questo nel testo arrivato alla Camera: per ora ci sono
solo i tagli «lineari» (metodo pericolosissimo, perché non distingue tra la qualità
della spesa) decisi un anno fa e solo in parte recuperati con accordi
successivi, per esempio sulla sanità e sulla scuola. Sulla carta il deficit
migliora per 7,5 miliardi: nella realtà non è affatto detto che il rigore sia
rispettato.Mai costi sociali di quel taglio ci sono tutti. Dopo la riunione
della consulta economica del Pdl di ieri, nel centrodestra si è arrivati a un
primo accordo (oggi seguirà un nuovo vertice con la Lega), da cui il relatore
della Finanziaria è uscito con una lista di misure da finanziare: welfare,
sviluppo e enti locali. Ancora slogan: nessuna cifra di dettaglio. Solo la
«dotazione» di 4 miliardi, il ricavato dello scudo fiscale. Un’entrata una
tantum, per interventi una tantum Nessun disegno strutturale, nessuna politica
economica: fuori dal tavolo gli sgravi fiscali (che sia Irpef o cedolare sugli
affitti). Restano risposte spot, mentre l’economia frana: gli italiani
affrontano da soli la crisi più drammatica di tutti i tempi.Nona caso
dall’opposizione Pier Luigi Bersani invoca una reazione «corale» alla crisi.
Anche «Famiglia
Cristiana» ha lanciato il suo j’accuse: neanche un euro per le famiglie. Non si
accenna nemmeno al bonus famiglia (900 milioni) per le famiglie disagiate,
mentre la social card è utilizzata dallametà della platea prevista in origine.
Non ci sono i 400 milioni per la non autosufficienza, che il pd ha chiesto ieri
di ripristinare. mancano 8 milioni per fronteggiare l’influenza A, non ci sono
aiuti per i neonati. In primo piano ildrammadei precari, che restano in gran
parte fuori dal welfare. nel loro caso chi perde il lavoro va a casa senza
nessun aiuto. Eppure Silvio berlusconi aveva detto che il governo non avrebbe
lasciato a casa nessuno. Il ministero del lavoro starebbe lavorando a una
mini-copertura,maancoranonsi conoscono i dettagli. E intanto la crisi corre.
Aumenterà di qualche punto il sussidio della disoccupazione, ma i «paletti»
sono davvero troppo bassi per fermare l’emorragia di lavoro. Nel «pacchetto» di
Maurizio Sacconi compare anche una sorta di sanatoria contributiva
(ancorauncondono), che aiuterebbe a coprire le misure messe in campo. Probabile
poi la proroga degli sgravi sui premi aziendali, sempre che le aziende
continuino ad erogarli. Resteranno senza rinnovi contrattuali i tre milioni e mezzo
di dipendenti pubblici.
Manca ancora il 5
per mille (che pure Giulio tremonti si vanta di aver inventato),mancanotagliati
gli aiuti all’economia «verde»:non si vedono gli sgravi sulle ristrutturazioni
per il risparmio energetico. Ancora pochi fondi all’Università alla scuola (da
finanziare persino i libri di testo), le missioni all’estero. Insomma, è una
manovra senza futuro. Tremonti aspetta solo che passi la nottata.Macosì nella
Penisola resterà notte fonda. Bianca Di
Giovanni L’U 26
Imprese, burocrazia e semplificazione. Gli ostacoli alla crescita
Almeno per quel
che ci riguarda, non è vero che la crisi economica sia la conseguenza di una
mancanza di regole e della conseguente anarchia del mercato. E' vero il
contrario. La cultura dirigista, che non si chiede mai «come» stanno le cose,
ma preferisce immaginarle come vorrebbe che fossero, ha la stessa «lingua di
legno» a tutte le latitudini. Ai tempi della Grande menzogna sovietica —
stravolgendo persino Marx — chiamava «dittatura del proletariato » la dittatura
del Partito comunista; ora, anche negli Stati Uniti, la stessa cultura
giustifica l'interventismo pubblico in economia— che gonfia il disavanzo
federale per salvare coloro i quali (too big to fail) sono i finanziatori delle
campagne elettorali di ogni presidente di turno — accampando la salvaguardia
dei posti di lavoro di quegli stessi cittadini che, con le loro tasse, pagano,
oltre gli errori dello Stato (la Fed), il salvataggio di chi li ha derubati.
Il nostro ministro
dell' Economia ci ha risparmiato un ulteriore saccheggio della finanza pubblica
stringendo i cordoni della borsa. Questo perché le nostre banche hanno retto
meglio alla crisi finanziaria; e lo Stato — malgrado l'elevata pressione
fiscale — non può permettersi spese ulteriori. Ma restano i problemi,
strutturali, che risalgono a prima della crisi, agli inizi degli anni Duemila:
bassa crescita della produttività, poca internazionalizzazione. I costi che le
aziende devono sostenere— di produzione, nelle reciproche transazioni e burocratici—sono
elevati e non più compensati dal basso costo del lavoro (per la concorrenza dei
Paesi emergenti) e dalle svalutazioni competitive (per i vincoli europei).
«Adesso le imprese, quando vogliono collocare i loro prodotti sui mercati
globali, possono contare solo sulla qualità di quello che offrono» (Federica
Guidi, in «Dopo! Come ripartire dopo la crisi», Ibl- Libri, pagg. 196, 22
euro).
Ma le leggi sono
troppe e spesso contraddittorie; cambiano in continuazione e producono
incertezza del diritto; la risoluzione in via giudiziaria delle controversie è
lenta. Presidente Berlusconi, lei da imprenditore, prima che da politico,
queste cose le sa meglio di noi. Ha persino nominato un ministro affinché vi
provveda. Sono indilazionabili, e non costano: 1) la semplificazione
amministrativa che riduca il numero degli adempimenti burocratici (compreso il
pagamento delle tasse, costano alla Piccola e media impresa 16,2 miliardi
l'anno); 2) la semplificazione normativa, che riduca il numero di leggi dello
Stato e di regolamenti degli Enti locali (facilitano la diffusione della
corruzione); 3) l'incremento della produttività del sistema giudiziario civilistico
(i tempi lunghi scoraggiano gli investimenti esteri). Ministri Calderoli e
Alfano, se ci siete battete un colpo.
Il welfare è
vecchio, costoso e inadeguato. «La proposta Ichino in materia di protezione
sociale — scrive Piercamillo Falasca nello stesso volume dell’Ibl-Libri —
appare una buona traduzione in versione italiana del modello danese: nelle
imprese disposte a farsi carico per i propri dipendenti di una sicurezza nel
mercato del lavoro a livello danese, si applicherebbe anche una disciplina dei
licenziamenti di tipo danese». Tremonti dice inoltre che «le pensioni non si
toccano». Per una volta, Presidente Berlusconi, lo contraddica. È urgente «una
Maastricht previdenziale» (si va in pensione troppo presto rispetto alla media
Ue e la spesa assorbe un eccesso di risorse rispetto ad altre prestazioni). Ci
sono poi gli sprechi: nella Sanità, nella Pubblica amministrazione, nella
Scuola, nella Giustizia, soprattutto al Sud, non si contano. Presidente
Berlusconi, guardi al nostro Meridione non solo come una risorsa, ma anche come
un problema.
Siamo, con la
Francia, il Paese col più alto livello di pressione fiscale. «In Italia, le
imprese devono sopportare una tassazione di circa 20 punti superiore a quella
del Giappone, un differenziale di 27 punti percentuali rispetto all’Ue e di
oltre 30 punti rispetto agli Usa» (Andrea Giuricin, «Complessità e onerosità
del sistema fiscale», ibidem). «La tassazione rappresenta in sé un
restringimento della libertà di mercato: più alto è il carico fiscale sulle imprese
e sui cittadini in generale, più elevate saranno le barriere di ingresso, a
discapito di potenziali concorrenti interni ed esteri... Una tassazione elevata
disincentiva inoltre gli investimenti, frenando la spinta all’innovazione»
(ibidem). Presidente Berlusconi, ricorda che ci aveva promesso tre aliquote,
zero, 23, 33%? Il Paese ha bisogno di uno scatto.
Piero Ostellino
CdS 26
Se le fonti sono pubbliche l'acqua vale di più
Alzi la mano chi
conosce esattamente il costo di un litro d'acqua al rubinetto di casa. Costa
talmente tanto poco, in media, che neppure è possibile esprimerlo in centesimi
di euro: circa un euro per ogni metro cubo, ossia per mille litri. Quindi di
cosa si parla quando si parla di un possibile profitto sull'acqua e della sua
trasformazione da bene a merce? Tutto nasce dalle indicazioni scaturite dal Wto
che suggerivano di far entrare pesantemente i privati nella gestione delle
acque pubbliche e dal fatto che, per assicurare i profitti, si garantivano
concessioni trentennali, piuttosto lunghe, in teoria, per regimi di libera
concorrenza. Ma come si fa a fare profitto su una merce che costa così poco e
di cui c'è disponibilità illimitata? Questo è più difficile da comprendere,
perché sulla Terra ciascun essere umano avrebbe teoricamente disponibili alcune
migliaia di litri d'acqua al giorno, una quantità che trova riscontro in quelle
delle grandi città italiane: oltre 500 litri per persona a Roma come a Milano.
Il problema è che, mentre in Occidente l'acqua è abbondante e omogeneamente
distribuita, nel Sud del mondo è più scarsa e niente affatto distribuita, tanto
che nei prossimi 20 anni la quantità media di acqua pro-capite diminuirà
rispetto a oggi, contribuendo, fra l'altro, ad aggravare i problemi della fame
nel mondo. Ogni anno muoiono oltre 2 milioni di persone per malattie causate
dall’acqua inquinata e oltre 650.000 persone sono rimaste vittime, nell’ultimo
decennio, degli effetti catastrofici di eventi naturali provocati dalle
inondazioni.
Questi sarebbero i
veri problemi, ma le multinazionali alla caccia di ogni profitto possibile
pensano di violare anche gli elementari principi secondo cui niente dovrebbe
essere dato per l'uso dell’aria o dell’acqua, visto che sono illimitate.
La cosa potrebbe
cambiare quando le quantità dovessero diminuire a causa dell'incremento
demografico e degli usi che se ne fanno? E, anche in questo caso, come si fa a
realizzare un profitto decente, oltre che grazie alla lunga concessione? In un
solo, solito modo, aumentando le tariffe, senza peraltro alcuna possibilità di
migliorare un servizio che è già ridotto all'osso. A meno che non si voglia
risparmiare sulle procedure di sicurezza, che devono essere, per le acque
potabili, molto maggiori di quelle, già soddisfacenti, delle acque in
bottiglia. L'esperienza pregressa ci dice che questo è proprio quello che
succede: incrementi di tariffe e servizi immutati dove subentrano i privati.
L’acqua non dovrebbe diventare una merce, così come non dovrebbe diventarlo
l'aria, e la cosa era già chiara agli antichi, che le conferivano un carattere
sacro e ne garantivano a tutti un uso pubblico. Ma in un capitalismo di guerra
anche i pochi beni non ancora alienati sono oggetto di predazione e allora
perché non aspettarci presto in vendita l'aria dell’Everest o quella, che so,
di Majorca per climatizzare i nostri appartamenti?
Se è vero che il
valore dell’acqua non dovrebbe permetterne l'attribuzione di alcun prezzo, è
pure vero che un costo per la gestione dell'acqua c'è e dobbiamo pur pagarlo.
L’acqua viene scoperta, canalizzata, addotta, scaricata e depurata: chi paga
per tutto questo? E' giusto che lo faccia il contribuente, se in misura equa,
magari anche maggiore rispetto alle attuali tariffe italiane: un tempo quello
era il lavoro delle donne di casa, che portavano l'acqua potabile dalle fonti,
la servivano, la usavano e la scaricavano. Oggi le aziende pubbliche
municipalizzate svolgono questo lavoro in maniera che sarebbe ingeneroso non
definire decoroso, tranne rari casi. Che sia garantita una quantità minima di
acqua per persona al giorno, anche gratuitamente (almeno 50 litri) e che il
resto si paghi anche più di quanto non si paga attualmente, così si imparerà
anche il valore del risparmio dell'acqua, che spesso viene sprecata proprio
perché costa troppo poco, soprattutto in agricoltura (la vera fonte degli
sprechi mondiali). Ma che le sorgenti restino pubbliche e l'acqua un bene di
tutti garantito dallo Stato, come facevano gli antichi e come sarebbe bene non
dimenticare. MARIO TOZZI LS 25
Aborto, stop del Senato alla Ru486
Sacconi: serve
ricovero, senza violata 194 - Roccella: parere governo in 24 ore, non c'è
blocco procedura - Finocchiaro: è una
battaglia politica nella maggioranza
ROMA - Stop alla
commercializzazione della pillola abortiva Ru486 in attesa di un parere tecnico
del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la RU486:
è questo il parere della Commissione Sanità del Senato. E mentre
dall'opposizione piovono critiche il ministro del Welfare Sacconi avverte:
serve prima il parere del governo e poi una nuova delibera dell'Aifa. E il
sottosegretario Roccella parla di 24 ore per il parere del governo e sottolinea
che non c'è uno stop alla procedura. Il parere, ha affermato il
sottosegretario, «ribadirà la necessità del ricovero ospedaliero per la donna
che voglia effettuare tale intervento».
Stop dalla
Commissione. La commissione Sanità di palazzo Madama ha approvato, a
maggioranza, con il voto favorevole di Pdl e Lega e quello contrario del Pd, il
documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486
presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini, nel quale si chiede di
fermare la procedura di immissione in commercio della pillola abortiva in
attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità
tra la legge 194 e la RU486.
14 voti a favore,
8 contrari. La mozione del relatore Antonio Tomassini è stata approvata a
maggioranza. Quattordici i voti a favore, compreso quello del presidente della
commissione, e 8 quelli contrari, tutti dell'opposizione. Secondo i regolamenti
dell'indagine conoscitiva, le altre 2 mozioni, della senatrice radicale eletta
nelle fila del Pd, Donatella Poretti, e quella del partito Democratico, non
sono state votate, perchè precluse dal voto favorevole della mozione di
maggioranza.
Tomassini: parola
ora passa a governo. L'indagine conoscitiva ha svolto il suo compito, ora la
parola passa al Governo. Il presidente Antonio Tomassini non si sbilancia sulle
conseguenze del voto e spiega che la «commissione ha esaurito il suo compito».
Ora «tutto comparirà sui resoconti parlamentari - e sarà inviato agli organi di
Governo. L'indagine conoscitiva sulla pillola è servita per far maturare in
tutti gli esatti termini di questa vicenda. E credo che tutto sia stato fatto
in modo approfondito e imparziale». Tomassini ha poi voluto sottolineare che
nonostante nel voto finale sia prevalso un meccanismo di schieramento, nella
realtà «tutti hanno ritenuto che l'indagine è stata utile e necessaria. I soli
punti di divisione - conclude - sono stati sulla procedura utilizzata da Aifa
ed Emea».
Sacconi: serve
prima parere del governo. Sull'immissione in commercio della Ru486 «la
procedura corretta è evidente: richiede preventivamente il parere del Governo e
dopo una nuova delibera dell'Aifa». Lo afferma il ministro del Welfare Maurizio
Sacconi, aggiungendo che «la vecchia delibera è nulla perchè serve il parere
del Governo». Riguardo ai tempi del parere governativo il ministro precisa che
«non saranno lunghissimi» e che saranno quelli «necessari». «Noi esprimeremo un
parere e conseguentemente a quel parere l'Aifa dovrà rideliberare».
Roccella: parere
in 24 ore. Il parere richiesto dalla commissione Sanità del Senato al governo
in merito alla pillola abortiva Ru486 «avrà tempi brevissimi, e sarà espresso
anche nel giro di 24 ore». Lo ha detto all'Ansa il sottogretario al Welfare
Eugenia Roccella, precisando che successivamente al parere ci sarà un nuovo Cda
dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e, a quel punto, si potrà procedere
alla pubblicazione in gazzetta del provvedimento per l'immissione in commercio
in Italia della Ru486. In sostanza, ha affermato, «non c'è stop alla procedura
di immissione in commercio». Il parere del governo ribadirà la necessità del
ricovero e della presenza di un medico durante l'intera procedura di aborto.
Sacconi: coerenza
con 194 solo con ricovero. «La coerenza con la legge 194 si realizza solo se
c'è il ricovero ospedaliero ordinario per tutto il ciclo fino all'interruzione
verificata della gravidanza. Un processo che invece avvenisse al di fuori di
questo contesto sarebbe una violazione della legge 194». Lo afferma il ministro
del Welfare Maurizio Sacconi. «Questo significa che bisognerà dar vita ad un
monitoraggio rigoroso, perchè se nei fatti si verificasse l'elusione
sistematica di quella disposizione, noi dovremmo sollevare il problema della
incompatibilità strutturale tra la legge 194 e il processo farmacologico»..
Cicchitto: non
condivido lo stop. «Francamente non condivido il blocco richiesto dalla
Commissione Sanità del Senato nei confronti della pillola RU486, che l'Agenzia
Italiana del Farmaco, del tutto tecnica e neutrale, ha ammesso all'uso con
vincoli assai rigorosi (la commercializzazione e l'uso è consentita solo in
ospedale) che rispettano la legge 194. L'Agenzia Italiana del Farmaco ha agito
in modo del tutto regolare e legittimo». Lo dice il capogruppo del Pdl alla
Camera Fabrizio Cicchitto.
Finocchiaro: una
battaglia politica. «La maggioranza sta giocando una battaglia politica tutta
interna su quel bene primario che è la salute delle donne, strumentalizzandola.
Noi invece la salute delle donne la vogliamo garantire». Lo afferma la
presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro. «L'indagine conoscitiva la
volevamo alla ricerca di una migliore prassi che assicuri lo standard più alto
per l'assistenza delle donne. Ma nella maggioranza si sta giocando una partita
tutta interna, ed alla fine è stata utilizzata per bloccare l'iter tecnico e
scientifico dell'Aifa». Finocchiaro punta, quindi, il dito sulle dichiarazioni
del ministro del Welfare Sacconi, ma anche sulla «contraddittorietà di
giudizio» tra Maurizio Gasparri «che parla di aborto fai da te» e di Fabrizio
Cicchitto «che invece dà ragione all'Aifa». «La faccenda della libera
distribuzione della RU486 e dell'aborto fai da te continuamente evocata da una
parte del centro destra come accusa verso il centro sinistra è assolutamente
falsa. Ogni nostro atto ha sempre previsto che la somministrazione del farmaco
avvenisse in ambito ospedaliero e con l'osservanza di tutte le garanzie, i
controlli e le tutele previste dalla legge 194».
Viale: stop
antiabortista. «È una svolta antiabortista del Senato, per le donne si
preannunciano tempi bui se il politico fa il dottore». È la reazione a caldo di
Silvio Viale, il ginecologo torinese che ha condotto la sperimentazione della
pillola abortiva. La richiesta della Commissione Sanità di palazzo Madama,
secondo Silvio Viale, «allinea l'Italia alle posizioni di Polonia, Malta e
Irlanda, dove l'aborto è vietato». «Sul piano scientifico si tratta di un
documento di mero oscurantismo politico. Ed è il sintomo di come la donna sia
sempre più lasciato sola in balia di posizioni antiabortiste che manipolano la
scienza per i propri scopi politici».
Idv: «Un autentico
colpo di mano. È assolutamente indecente quanto deliberato questa mattina dalla
commissione Igiene e Sanità del Senato che ha chiesto al Governo di bloccare la
messa in vendita della pillola Ru486». Lo ha detto il presidente del Gruppo
Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario. «Si tratta di una scelta
oscurantista che fa fare salti indietro rispetto ai Paesi più evoluti, nei
quali viene già somministrata da anni senza battaglie puramente ideologiche e
che nasconde altri sconci baratti». IM 26
La polemica tra i
ministri Brunetta e Tremonti - con il primo che accusa il secondo di essere
«giurista» e non «economista», e di non aver titoli sufficienti per guidare la
politica economica del paese - ricorda quella, storica, che portò ventisette
anni fa alla caduta di Spadolini.
Nel novembre 1982
il ministro democristiano del Bilancio Andreatta accusò di «nazional
socialismo» il Psi che con Craxi si candidava a Palazzo Chigi. Il ministro
socialista delle Finanze Formica reagì duramente. Andreatta rincarò la dose,
definendolo «un commercialista di Bari esperto in fallimenti». Formica replicò che
Andreatta era «un professore di Cambridge, specializzato in India, che parlava
come una comare». Da scherzosa che sembrava, la lite si fece seria, e portò
alle dimissioni il primo presidente del Consiglio laico, dopo oltre trent’anni
di governi dc.
In comune con
quella vecchia storia, anche in questo caso, c’è l’aspetto delle intemperanze
personali, frequenti al tavolo del Consiglio dei ministri.
E più calde, in
particolare, quando si tratta di definire la dotazione finanziaria dei singoli
ministeri. Da settimane il ministro dell’Economia è nel mirino dei suoi
colleghi per la sua inflessibile politica di rigore, che lo porta a rifiutare
ogni richiesta di spesa avanzata in occasione della legge finanziaria.
Compresa, qualche settimana fa, quella di Berlusconi che gli chiedeva di
tagliare l’Irap, la tassa più invisa agli imprenditori, e in prospettiva anche
l’Irpef. Pur non avendola presa bene, il premier si dev’esser reso conto che lo
stato dei nostri conti pubblici non consente eccezioni. E per questo, alla
fine, ha difeso Tremonti anche dagli attacchi di Brunetta.
Di suo, il
ministro dell’Economia, oltre al caratterino che tutti conoscono, ha un vecchio
contenzioso con gli economisti, che accusa sovente di non essere stati in grado
di prevedere la crisi finanziaria mondiale e in qualche caso perfino di esserne
stati responsabili. Se quello di ieri è dunque solo il secondo tempo di una
disputa che si trascina da mesi - al quale, tuttavia, il rimpallo di titoli
accademici ha aggiunto un che di ridicolo -, la tesi di Brunetta, secondo cui
basterebbe mettere un economista al ministero dell’Economia per risolvere i
problemi, francamente non si capisce. A parte il fatto che seguendo questa
teoria il primo a trovarsi fuori posto sarebbe lo stesso Brunetta, perché alla
Funzione Pubblica, sulla sua poltrona, dovrebbe andare un amministrativista,
quello di Berlusconi è tutto fuorché un governo tecnico.
Di governi
tecnici, in Italia, in momenti d’emergenza, se n’è avuto più d’uno, anche con
discreti risultati. Quando invece, come nel caso dell’attuale esecutivo di
centrodestra, è la politica ad assegnare gli incarichi, l’esperienza conta (o
dovrebbe contare) più della stretta competenza, e anche un ministro non
specializzato nella materia di cui deve occuparsi (non è il caso di Tremonti)
può mettere alla prova le sue capacità avvalendosi di consulenti,
confrontandosi dentro e fuori il governo e in Parlamento, ascoltando, riflettendo,
spiegando, incontrando le categorie interessate dai propri provvedimenti: in
altre parole, adoperando l’arte del buon governo. Tutto ciò - va ricordato - né
Brunetta né Tremonti lo fanno sempre. Non a caso la ragione del loro litigio
era un’altra. MARCELLO SORGI LS 26
Napolitano: «La violenza sulle donne
è un'emergenza su scala mondiale»
Matrimoni forzati,
mutilazioni genitali, stupri: gli ultimi dati valutano oltre 140 milioni di
casi
ROMA - «La
Giornata internazionale contro la violenza alle donne deve rappresentare
un’occasione per riflettere su un fenomeno purtroppo ancora drammaticamente
attuale, individuando gli strumenti idonei a combatterlo in quanto coinvolge
tutti i paesi e rappresenta una vera emergenza su scala mondiale». E' questo
uno dei passaggi della nota diffusa dal presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle
donne.
VIOLENZE SU 140
MILIONI DI DONNE - «La conferenza su questo tema tenuta a Roma in occasione del
G8 - ricorda Napolitano - ha fornito dati che valutano in più di 140 milioni le
donne vittime di violenze di ogni tipo. Matrimoni forzati che coinvolgono anche
bambine, mutilazioni genitali, stupri generalizzati in contesti di guerra non
devono apparirci lontani e a noi estranei. Il dolore di quelle donne, di quelle
bambine riguarda tutti noi, anche perché la barbarie della violenza contro le
donne non è stata estirpata neppure nei paesi economicamente e culturalmente
avanzati». «Molto resta da fare - osserva ancora il presidente della Repubblica
- in ogni parte del mondo per sradicare una concezione della donna come oggetto
di cui ci si può anche appropriare: è infatti la persistenza di questi
aberranti schemi mentali a favorire il riprodursi di insopportabili atti di
sopraffazione anche in ambito familiare».
CASI IN AUMENTO
ANCHE IN ITALIA - Il Capo dello Stato si è riferito poi alla situazione
italiana: «E’ triste dover ricordare che anche in Italia, nonostante la recente
introduzione di norme opportunamente più severe, i casi di violenza, i soprusi
e le intimidazioni sono in aumento. Ai necessari interventi di tipo repressivo,
da esercitare con rigore e senza indulgenza, si debbono affiancare azioni
concrete per diffondere, in primo luogo nella scuola e nella società civile,
una concezione della donna che rispetti la sua dignità di persona e si opponga
a volgari visioni di stampo meramente consumistico spesso veicolate anche dal
linguaggio dei media e della pubblicità. Solo così sarà possibile creare una
cultura di autentico rispetto, innanzitutto sul piano morale, nei confronti
delle donne». Il Capo dello Stato ha, altresì, espresso «il più sentito augurio
affinchè questa giornata possa segnare una tappa significativa non solo per
l’azione delle istituzioni ma anche per una più forte sensibilizzazione
dell’opinione pubblica». CdS 25
L'allarme di Draghi. «La mafia si infiltra nelle pubbliche amministrazioni»
«Su ampie parti
del nostro sud grava il peso della criminalità organizzata. Essa infiltra le
pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia fra i cittadini, ostacola il
funzionamento del libero mercato concorrenziale, accresce i costi della vita
economica e civile». Lo dice il governatore di Bankitalia, Mario Draghi,
introducendo i lavori del convegno sulla politica economica per il mezzogiorno.
Draghi sottolinea che «alla radice dei problemi del sud stanno la carenza di
fiducia tra cittadini e tra cittadini e istituzioni, la scarsa attenzione
prestata al rispetto delle norme, l'insufficiente controllo esercitato dagli
elettori nei confronti degli amministratori eletti, il debole spirito di
cooperazione». nel mezzogiorno «è carente quello che viene definito 'capitale
sociale'», spiega.
Per questa
ragione, sostiene Draghi, occorre ripensare le politiche di sussidi e
incentivi, che «sono stati generalmente inefficaci: si incentivano spesso
investimenti che sarebbero stati effettuati comunque; si introducono
distorsioni di varia natura penalizzando frequentemente imprenditori più
capaci». «Non è pertanto dai sussidi - aggiunge Draghi - che può venire uno
sviluppo durevole delle attività produttive».
Negli ultimi dieci
anni - ha sottolineato il governatore - gli incentivi «hanno indebolito
l'azione, hanno favorito i localismi, la frammentazione degli interventi, la
difficoltà di individuare le priorità, la sovrapposizione delle competenze dei
vari enti pubblici». In sostanza, per Draghi le politiche regionali non sono la
via maestra. «Possono integrare le risorse disponibili, consentire una maggiore
concentrazione territoriale, contrastare le esternalità negative e rafforzare
quelle positive. ma non possono sostituire il buon funzionamento delle
istituzioni ordinarie». Per chiudere il divario «occorre invece dirigere
l'impegno soprattutto sulle politiche generali che hanno obiettivi riferiti a
tutto il paese, e concentrarsi sulle condizioni ambientali che rendono la loro
applicazione più difficile o meno efficace in talune aree». In sintesi, «più
applicazione e meno sussidi».
«Un assetto
normativo e contrattuale che consente elevati tassi di occupazione in molte
regioni d'italia - ha poi proseguito Draghi - si accompagna nel mezzogiorno con
tassi di occupazione tra i più bassi d'europa» con un rapporto tra occupati e
cittadini che in alcune regioni è inferiore al 45 per cento. «una maggiore
articolazione dell'assetto generale in relazione alle situazioni locali
attraverso lo sviluppo della contrattazione integrativa può contribuire ad
accrescere l'occupazione e a ridurre lo spreco di risorse umane». L’U 26
Sondaggio Ipsos: gli italiani bocciano la voglia di impunità dei politici
Pagnoncelli:
"Resta la fiducia nel premier, ma sulla giustizia i suoi elettori non lo
seguono" - "In gran parte degli elettori rimane elevata la fiducia
nella magistratura"
di EMILIO RANDACIO
MILANO - Una
elevata fiducia nella magistratura. Una totale contrarietà alla reintroduzione
dell'immunità parlamentare e, quasi allo stesso livello, all'introduzione di
leggi che rallentino o azzerino i processi a carico del Cavaliere.
I risultati del
sondaggio della società Ipsos, "non devono sorprendere". Nando
Pagnoncelli, profondo conoscitore degli umori del Belpaese, li ha resi noti
martedì sera nel corso del programma Ballarò. "Il 51% degli italiani -
sentenzia la ricerca di mercato - è contraria al disegno di legge in
discussione al Senato, sul processo breve". Solo il 35% lo vede di buon
occhio. Al restante 15%, del problema ne sa poco o nulla, o non gli importa.
"Riscontri
analoghi li abbiamo avuti anche su altri dibattiti sulla giustizia, come sulla
reintroduzione dell'amnistia, sul lodo Alfano e anche su casi differenti che
hanno colpito l'opinione pubblica come il caso Englaro", spiega nel
dettaglio il sondaggio lo stesso Pagnoncelli. "In sostanza, è venuta meno
una sorta di coerenza tra quella che è un'opinione personale e l'espressione
del voto". L'elettorato dell'attuale maggioranza, su più temi, ha un'idea
differente rispetto al governo che ha votato.
"Alla base
del voto ci sono motivazioni improntate fortemente al pragmatismo. Mi spiego:
il pensiero che captiamo è che nell'elettorato passa il messaggio secondo cui
il premier può essere stato al centro di un dibattito che riguarda la
giustizia, ma ciò non toglie la fiducia che si ripone in lui. Soprattutto per
come affronta temi che reputa più importanti come può essere quello del lavoro
o della sicurezza. Questi, per l'elettore, restano una priorità rispetto alla
giustizia".
E la stragrande
maggioranza dei suoi elettori non seguono il pensiero del premier nemmeno quando
si scaglia contro le cosiddette "toghe rosse", o quando accusa
indistintamente la "casta" dei magistrati. "In gran parte degli
italiani - ricorda ancora Pagnoncelli - rimane elevata la fiducia nell'operato
della magistratura, anche se nell'elettorato del Pdl si riconoscono gli eccessi
di alcuni giudici. Ma questo non incide sulla loro credibilità". Ed è
tutt'altro che scontato considerare che le leggi ad personam fatte approvare da
Silvio Berlusconi e dalla sua maggioranza, non infastidiscano una buona fetta
della sua parte politica. "C'è una parte del suo stesso elettorato che è
contraria, soprattutto nella realtà leghista. Solo una minoranza è a favore di
provvedimenti come il processo breve. Dai nostri sondaggi risulta che in
generale, i tre quarti degli italiani siano propensi a provvedimenti che
sospendono i processi in corso a carico del Cavaliere. Quasi la totalità degli
italiani, invece, è contro il ritorno all'immunità parlamentare".
Diversa la
prospettiva per gli aficionados più convinti del Cavaliere. "L'ultimo
aspetto riguarda l'anima di Forza Italia all'interno dell'attuale maggioranza -
conclude il suo ragionamento Pagnoncelli - . Da loro c'è un atteggiamento nei
confronti del premier per spingerlo a farsi processare. Un modo per fare valere
le sue ragioni, per dimostrare la sua innocenza come successo negli altri
processi che lo hanno coinvolto".
LR 26
Briga - Firmato un
accordo tra i sindacati Unia, Uil-Frontalieri e patronato Ital-Uil Svizzera.
La volontà dell’Unia e della Uil di voler
meglio tutelare – si legge in una nota - gli interessi dei lavoratori
frontalieri italiani si è concretizzata con la firma dell’accordo preparato a
Briga e Domodossola il 23 novembre.
L’alto significato dell’accordo è stato
marcato dalla presenza del copresidente dell’Unia Renzo Ambrosetti, di Raimondo
Pancrazio, coordinatore nazionale della Uil Frontalieri, di Franco Borsotti ,
segretario Uil Domodossola, German Heyer, segretario Unia dell’Alto Vallese,
Mariano Franzin, presidente Ital-Uil Svizzera e Domenico Mesiano, responsabile
dell’Ital-Uil Vallese.
Lo scambio di informazioni utili ai
frontalieri sarà garantito da uno sportello Ital-Uil a Domodossola già attivo
dallo scorso settembre, oltre che dai segretariati Unia di Briga e Visp e dalla
organizzazione di seminari di aggiornamento sulle problematiche di sicurezza
sociale, dei contratti sindacali esistenti, della salute e della sicurezza sul
lavoro. La reciprocità dei servizi sindacali destinati ai frontalieri sarà
garantita sia in territorio italiano che al di là della frontiera.
Mariano Franzin ha brevemente illustrato la
specificità dell’attività del Patronato sottolineando in particolare il mandato
istituzionale gratuito del medesimo. Ha ribadito che l’Ital è a disposizione
dei connazionali frontalieri e soci dell’Unia per ogni pratica concernente le
questioni di sicurezza e previdenza sociale, quali gli infortuni e le malattie
professionali, le domande relative alle pratiche di pensione italiane e
svizzere, al secondo pilastro, alle questioni fiscali eccetera. (Inform)
Umbria. Il Museo Regionale dell’Emigrazione ha bandito il concorso
sull’emigrazione italiana
Gualdo Tadino - Il
Museo Regionale dell’Emigrazione "Pietro Conti" in collaborazione con
l’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea, ha bandito un Concorso per
la migliore testimonianza video sul tema dell’emigrazione italiana all’estero.
Testimonial di questa edizione sono i giornalisti Piero Angela ed Antonio
Caprarica ed il regista Pasquale Squitieri.
La partecipazione
alla VI edizione del Concorso Video "Memorie Migranti" è gratuita e
prevede tre categorie: scuole, master e andati in onda. Il Concorso – che ha
ottenuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed il Patrocinio del
Ministero degli Affari Esteri, di Rai Teche, della Presidenza della Giunta
Regionale dell’Umbria, del Consiglio Regionale dell’Emigrazione e della
Provincia di Perugia - prevede un premio consistente in una somma complessiva
di 2.000 euro.
Scopo
dell’iniziativa, si legge nel bando, è quello di "favorire il recupero e
la sensibilizzazione della memoria storica dell’emigrazione italiana nel mondo
dalla fine dell’Ottocento ai nostri giorni, nonché favorire un’attività di
ricerca e di studio sugli aspetti storici, sociali ed economici legati
all’esodo".
I video dovranno
essere diretti ad illustrare il fenomeno migratorio attraverso storie
individuali, familiari o comunitarie, considerando la possibilità di muoversi
all’interno di un tema variegato e ricco di sfaccettature (i motivi della
partenza, il viaggio, i lavori, l’emigrazione femminile, le comunità italiane
all’estero, l’integrazione, gli scontri e gli incontri culturali, il ritorno,
ed altro) e che abbraccia un periodo di circa cento anni.
Il Concorso, si
legge ancora nel bando, "rappresenta un’occasione per raccogliere le
memorie dell’emigrazione attraverso la vita dei protagonisti, un modo creativo
per favorire l’incontro ed il confronto tra studenti e docenti, che già
sperimentano i linguaggi audiovisivi all’interno dei percorsi didattici ed un
incentivo alla pratica degli stessi".
Per la sezione
"Andati in onda" e per tutti i professionisti e gli amatori della
categoria "Master" il Concorso è, invece, "un riconoscimento
all’importante lavoro storico di recupero e divulgazione di cui sono stati
portavoce".
Il Concorso
prevede l’ideazione e la produzione di un audiovisivo che tragga spunto dalla
tematica migratoria italiana. Ogni categoria potrà avvalersi di personale
tecnico specializzato per le riprese ed il montaggio video.
Il cortometraggio
può essere sviluppato, a scelta, tra i questi format video: inchiesta,
reportage o documentario; fiction o docufiction.
Per i primi,
l’inchiesta dovrà essere costruita sull’esempio di un reportage giornalistico,
prendere spunto da fatti di attualità ed attingere, però, allo stesso tempo,
alla storia. Potrà avvalersi di immagini, anche di repertorio, di testimonianze
di persone che hanno vissuto l’esperienza migratoria, o che siano legati ad una
particolare vicenda. Il taglio giornalistico presuppone una conoscenza
approfondita dei fatti da descrivere, un’ampia documentazione da raccogliere,
un controllo delle fonti ed una storia che dovrà emergere dal filmato.
Il documentario
dovrà descrivere una particolare situazione attinente a persone, a gruppi di
persone, ad una specifica storia legata ad un territorio, ritenuti di interesse
da parte degli autori.
Per chi sceglie la
fiction o il docufiction, il video potrà essere realizzato sulla base di una
storia di pura fantasia che prenda spunto dal tema dell’emigrazione italiana
all’estero. Nel caso, invece, della docufiction si dovrà prendere spunto da
vicende, personaggi, ambienti, costumi e situazioni realmente esistenti o
esistiti, ed abbinare ad essi elementi di narrativa anche di fantasia. Il bando
completo del concorso, così come la scheda di partecipazione, sono disponibili
online all’indirizzo del Museo Regionale www.emigrazione.it, cliccando a destra
su "concorso video". (aise)
Regione Sardegna: ricostituita la Consulta per l'emigrazione
CAGLIARI – Regione Sardegna : ricostituita la
Consulta per l'emigrazione. Il neo assessore del lavoro Franco Manca ,a pochi
giorni dal suo insediamento ha rimesso ordine in un settore che attendeva
questo provvedimento da otto mesi. La Consulta, infatti, era decaduta dopo lo
scioglimento del Consiglio regionale, al termine della scorsa legislatura.
L'organismo, istituito con la legge regionale n. 7/1991, ha la finalità di
coordinare gli interventi a favore dei sardi emigrati all'estero e nella
penisola.
Sarà lo stesso assessore Manca a presiedere
la Consulta, nella quale trovano posto i rappresentanti di una serie di enti e
organismi indicati dalla legge n. 7/1991, in particolare le Associazioni di
tutela che operano nel campo dell'emigrazione e, più in generale, dei migranti
(Acli, Aitef, Anfe, Filef, Atm "Emilio Lussu" e Istituto
"Fernando Santi"). Il Consiglio regionale dovrà ora nominare tre
esperti del settore.
La nuova Consulta regionale risulta così
composta: presidente Franco Manca (assessore del lavoro); rappresentanti dei
Circoli degli emigrati Vittorio Vargiu (Argentina), Pietro Schirru (Australia),
Ottavio Soddu (Belgio), Alberto Caschili (Brasile), Alberto Mario Delogu
(Canada), Francesco Laconi (Francia), Alberto Musa ed Efisio Manai (Germania),
Bruno Fois (Olanda), Giancarlo Farris (Perù), Raffaele Melis Pilloni (Spagna),
Domenico Scala (Svizzera), Tonino Mulas e Serafina Mascia (Italia);
rappresentanti delle Associazioni di tutela Giuseppe Dessì (Acli), Fausto Soru
(Aitef), Bonaria Spignesi (Atm Lussu), Giorgio Randaccio (Anfe), Alexandro Jan
Lai (Filef) e Pierpaolo Cicalò (Istituto Santi); rappresentanti dei sindacati:
Onofrio Napoli (Ugl), Oriana Putzolu (Cisl) e Maria Eleonora Di Biase (Cgil).
Rappresentante del Ministero degli Affari Esteri è Stefano Verrecchia.
Il ruolo di segretario della Consulta sarà
affidato a un funzionario nominato dall'Assessorato regionale del lavoro.
L'assessore Manca vorrebbe convocare la prima riunione dell'organismo entro il
prossimo mese di dicembre. (Inform)
Storie di emigranti bergamaschi
Quattordici
volumi, cinque dvd. Un vero e proprio archivio di testimonianze, saperi e
ricordi raccolti in quasi 7 anni attraverso 500 interviste che raccontano la
vita degli emigranti bergamaschi in Europa e nel mondo.
E’ la ricerca
messa a punto dal Centro Studi Valle Imagna (Bg), presentata nell’Auditorium
del Consiglio regionale della Lombardia alla presenza del Presidente del
Consiglio regionale Giulio De Capitani, del Consigliere Segretario dell’Ufficio
di Presidenza Battista Bonfanti, del Presidente della Commissione Sanità Pietro
Macconi e dell’Assessore regionale
lombardo alla Famiglia e Solidarietà Sociale Giulio Boscagli. Una ricerca che,
per maggiori informazioni, può essere richiesta al Centro Studi Valle Imagna
(info@centrostudivalleimagna.it oppure telefonando al n.+393281829993, sito
web: www.centrostudivalleimagna.it).
Giorgio Locatelli,
presidente del centro Studi Valle Imagna onlus ha detto: “La ricerca che
presentiamo oggi è un vissuto collettivo significativo dei lombardi che vivono
e hanno vissuto all’estero. Sono un condensato di saperi di vita, di buon senso
e affetto. C’è un po’ il dna della nostra terra, la matrice genetica della
nostra gente. La si ritrova nella voglia di fare, nel ricercare l’invenzione,
dal darsi uno scopo nella vita”.
“Eccezionale
lavoro, mi complimento”, è stato il commento del Presidente della Commissione
Sanità di Regione Lombardia, il bergamasco Pietro Macconi . Che poi ha
aggiunto: “La raccolta rappresenta una
realtà del presente e del passato prossimo della nostra gente e delle nostre
comunità che va protetto e valorizzato. Ecco perché il lavoro del Centro studi
della Valle Imagna è importante: custodisce una memoria collettiva
straordinaria e unica nel suo genere. E’ una realtà che va protetta perché rischia
di essere inghiottita dal vortice della modernità e della globalizzazione.
Regione Lombardia non può permettere che un patrimonio identitario e storico
simile possa andare disperso. La ricerca – ha aggiunto Macconi – evidenzia come
effetto secondario un dato mai sufficientemente sottolineato: la mobilità del
genere umano, caratteristica ad esso connaturata, e di cui è necessario tenere
conto nel bene e nel male nello sviluppo delle attività politiche e sociali
inerenti al problema”.
Anche Giulio De Capitani, Presidente del Consiglio
regionale, ha evidenziato l’importanza del lavoro svolto dal Centro ricerca
della Valle Imagna. “Questo lavoro – ha aggiunto il Presidente de Capitani
- ci offre la possibilità di mantenere e
proteggere un’identità che altrimenti sarebbe andata persa. Conservare le
nostre radici non vuol dire guardare la passato ma tenere vive tradizioni che
devono essere tutelate perché abbiamo il dovere di consegnarle integre alle
nuove generazioni”.
Nel dibattito che
è seguito alla presentazione della ricerca, cui hanno preso parte anche Angelo Signorelli, Presidente Lab 80 di
Bergamo e Antonio Carminati, ricercatore e coordinati ore del progetto di
ricerca, è intervenuto anche Battista
Bonfanti, Segretario ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. Per
Bonfanti “Il Lavoro è di grande importanza. E ci invita a una riflessione.
Spesso infatti ci si dimentica che è sulle rimesse dei nostri emigranti che si
è fondato lo sviluppo delle piccole e medie imprese. E’ grazie alle fatiche e ai
risparmi dei nostri emigranti che oggi le valli bergamasche posso vantare un
tessuto economico e produttivo ricco”.
Giulio Boscagli,
Assessore regionale alla Famiglia e Solidarietà sociale ha evidenziato il lato
“educativo” della ricerca. “Non dimentichiamo – ha detto – che la storia non si
fa solo con i grandi avvenimenti. La gente vive con la quotidianità, con i
suoi problemi. Mettere a fuoco e
proteggere una memoria storica come quella degli emigranti bergamaschi
rappresenta anche un elemento istruttivo e formativo rilevante”. Grezzola, LnM
A Torino Conferenza sulla mobilità transfrontaliera
TORINO - Si svolgerà venerdì 27 novembre a
Torino, con inizio alle ore 9,30, presso l'aula del Consiglio regionale del
Piemonte, la conferenza-dibattito sul tema: “Gli ostacoli alla mobilità dei
lavoratori nell'Unione Europea”. La libera circolazione delle persone è
uno dei diritti fondamentali garantiti dal diritto comunitario. Quanto al
lavoro, esso è al centro della strategia di Lisbona, che mira a fare
dell' Europa la regione più competitiva del mondo.
Secondo la Commissione europea uno dei
principali fattori di debolezza del mercato del lavoro europeo sembra doversi
ricercare proprio nella scarsa propensione alla mobilità. Il futuro benessere
dell'Europa dipende da come i lavoratori saranno in grado di sviluppare nuove
capacità e adattarsi alle nuove richieste. Un lavoratore che si sposta
come vede riconosciuti i propri diritti sociali e previdenziali? Come riesce a
far valere in un altro Stato le qualifiche, le competenze e i titoli di studio
conseguiti nel proprio Paese di origine?
L'Europa è riuscita ad elaborare una propria
“cultura della mobilità”? Le istituzioni nazionali e comunitarie riescono a
farsi carico del diritto alla mobilità e alla libera circolazione ? Sono queste
le domande che la Consulta europea del Consiglio regionale del Piemonte ed il
CSIR “Alpi Arco Lemanico” intendono affrontare.
Il Consiglio sindacale interregionale
Alpi-Arco Lemanico comprende 18 organizzazioni sindacali del Piemonte, della
Val d'Aosta, della regione Rhone-Alpes in Francia e dei cantoni
svizzeri di Ginevra, Vaud e Vallese, in rappresentanza di oltre un milione di
lavoratrici e lavoratori occupati e di decine di migliaia di essi associati al
sindacato, che vivono e lavorano nel territorio transfrontaliero.
Il programma della conferenza prevede
relazioni di Giovanna Ventura segretario generale CISL Piemonte, di Rosa Maria
Morrone dell’INPS Piemonte, di Raffaele Castagnozzi Euroguidance Italy e ISFOL,
di Gian Pietro Ferrarese Agenzia Lavoro Piemonte, di Graziano Del Treppo Rete
EURES Rhone Alpes (Francia). Interventi dei coordinatori nazionali CSIR Liguria
Paca Pino Mastrangelo e CSIR Ticino Lombardia Piemonte Claudio Pozzetti.
Conclusioni di Guido Corniolo presidente CSIR
Piemonte Valle d’Aosta Rhône-Alpes Arc Léman. (Inform)
Capire il futuro. Il processo democratico
Siamo chiamati a
"de-mitizzare" alcuni concetti. Il primo di questi è "democrazia".
Abbiamo fatto
della democrazia un mito, talvolta soltanto un rito.
Dobbiamo guardare
alla democrazia come al metodo migliore, finora conosciuto
e riconosciuto, di
organizzazione della convivenza umana su un dato
territorio. In che
senso la democrazia va "de-mitizzata" ?; molto
semplicemente,
essa non è altro che uno strumento. Sta a ciascuno di noi,
infatti, passare
dallo "strumento" democratico al "processo" democratico; è
un passaggio non
scontato e, particolarmente in Italia, si vede come esso si
sia
sostanzialmente arrestato, soprattutto negli ultimi venti anni.
Passaggio immobile
che, però, ha dichiarato apertamente il suo unico
concetto
ispiratore: il consenso (e, almeno in Italia, con la nomina e non
con l'elezione dei
parlamentari).
Costruire il
"processo" democratico significa non soltanto votare ma,
soprattutto,
partecipare alla vita del Paese, coscienti della sua storia,
alle sue questioni
fondamentali, significa sentirsi classe dirigente "per
natura
umana", al di là di quanti sono - in un dato momento - classe
dirigente
"delegata" in politica, nelle istituzioni, nell'economia, nella
finanza, nelle
strutture della educazione e della formazione.
La costruzione del
"processo" democratico, dunque, passa primariamente
attraverso un
"processo" culturale diffuso. Essere democratici significa
crescere insieme,
significa maturare e far maturare in maniera diffusa gli
"anticorpi"
necessari perché la convivenza umana si evolva nella direzione
del bene comune.
Affinché la democrazia divenga "processo", e dunque non
rimanga
"strumento", è fondamentale che ciascuno di noi possa permettersi di
criticare chi è
classe dirigente "delegata", ponendo istanze di "giustizia"
sociale e di vera
partecipazione al destino comune dell'intero Paese.
Oggi tale critica
oggettiva non è possibile, almeno in Italia. La
maggioranza di
coloro che dovrebbero criticare (i cittadini) usano la
democrazia come un
uomo usa la bellezza della propria donna per vantarsi di
sé, non amandola.
Desidero un Paese
nel quale il dibattito politico e culturale non si tenga
principalmente nei
programmi e sulle pagine di "gossip" (che hanno
oggettivamente
superato i limiti della decenza); un Paese nel quale, nel
2009, qualcuno
riconosca che l'Unità della convivenza è minata da
provvedimenti
chiaramente anti-sociali come la furbesca (e pericolosa) norma
sulla
privatizzazione (mascherata da liberalizzazione) del bene più
importante per la
vita umana, l'acqua (aumentando sempre di più la forbice
fra chi può
permettersi e chi non può permettersi gli inevitabili aumenti
tariffari che ne
deriveranno; cosa succederà nelle periferie popolari delle
grandi città ?).
Privatizzazione (di fatto) impetuosa e non ragionata né
dibattuta che, sia
chiaro, non c'entra alcunché con le ragioni del MERCATO,
altra parola da
"de-mitizzare".
Siamo capaci,
insieme, di ritornare alla "strategia del progetto" e di
lavorare, in
chiave "a-partisan" (dunque, né di destra, di centro e di
sinistra), per la
vera costruzione di un "processo" democratico?
Cambiamento è una
parola abusata, in realtà preziosa ma difficile.
Il cambiamento non
va dichiarato, va costruito. Troppi lo dichiarano senza
sosta, pochissimi
contribuiscono a realizzarlo.
Cambiare, secondo
noi, significa aderire ai continui richiami della
complessità.
Cambiare, dunque, è tendere alla complessità.
Nell'attuale
contesto storico, post-moderno e caratterizzato dalla
interrelazione
sistemica (la cosiddetta globalizzazione), occorre tenere
conto (ai diversi
livelli e nei diversi ambiti della convivenza umana) di
almeno cinque
fattori:
- l'aspetto
morale (il bene comune)
- l'aspetto
culturale (il "giudizio" storico dinamico)
- l'aspetto
politico (la scelta progettuale)
- l'aspetto
economico (la costruzione del progetto politico)
- l'aspetto
giuridico (l'organizzazione della convivenza umana)
Il cambiamento si
realizza nella complessità (la multidimensionalità
naturale e
dinamica del reale) che, a ben guardare, riguarda ciascuno e
tutti. Tendere
alla complessità, quindi vivere il cambiamento, significa
"ri-creare"
in continuo la realtà, porsi ciascuno sul piano "creativo" e
"creatore"
del pensiero e dell'azione. Associazione
progetto Strategie
Rom - Innenminister Maroni will bis
Weihnachten alle Ausländer „draußen“ haben
25. November 2009 Wer das
Denunziation nenne, sei „misstrauisch und verleumderisch“, sagt Allessandro
Bozzoli, Bürgermeister der etwa 1800 Einwohner zählenden Gemeinde San Martino
dall’Argine nahe Mantua in Norditalien. Dabei fordert er mit einem Flugblatt
seine Bürger dazu auf, Ausländer anzuzeigen: „Jeder, der von der Anwesenheit
illegaler Einwanderer in der Gemeinde weiß, wird gebeten, diese für die
notwendigerweise folgenden Maßnahmen möglichst schnell dem Bürgermeister, der
örtlichen Polizeibehörde oder dem Einwohnermeldeamt zu melden.“
Mindestens zwei weitere norditalienische
Gemeinden tun es Bozzoli gleich und folgen damit einem Programm der
separatistischen „Lega Nord“, des Koalitionspartners von Ministerpräsident
Silvio Berlusconi. Die oppositionelle bürgerliche Linke guckt dem Treiben zu
oder kritisiert sanft „vollmundige Absichten ohne konkreten Hintergrund“;
allein die Kirche verurteilt die „inhumane Praxis“.
„Weiße Weihnachten“
Das Programm der „Lega Nord“ steht
unter dem Motto „Weiße Weihnachten“, wobei nicht erkennbar ist, wie es gerade
zu diesem Decknamen kam – „weiß“ wegen der vermeintlichen „Unschuld“ des
Programms? Oder soll „weiß“ bedeuten, dass man ohne „schmutzige Ausländer“
leben will? Innenminister Roberto Maroni, der stellvertretende Vorsitzende der
„Lega“, möchte jedenfalls bis Weihnachten alle Ausländer „draußen“ haben. Vor
einigen Tagen machte die Gemeinde Coccaglio nahe Brescia mit derselben
Aufforderung an die Bürger wie in San Martino von sich reden. Für den zu den
Mitbegründern der „Lega“ gehörenden Claudio Abiendi, der in Coccaglio für die
Sicherheit verantwortlich ist, bedeutet Weihnachten, wenn gemeinhin auch der
Beherbergung von Josef und Maria in Bethlehem gedacht wird, „ein Fest
christlicher Tradition, unserer Identität, aber nicht ein Fest der Aufnahme“
Fremder.
„Weiße Weihnacht“ wurde im Oktober von
den Bürgermeistern der „Lega“ vereinbart. Es soll den Fehlschlag mit den
„Bürgerwehren“ wettmachen, die Maroni im Sommer per Dekret gefordert hatte. In
jeder Nachbarschaft sollten sich Freiwillige zur „Ronde“ melden, im
gleichfarbenen T-Shirt und mit der gleichen Kappe, um ohne Waffe durch ihre
Quartiere zu patrouillieren. Es meldeten sich aber nicht einmal im Norden
genügend Freiwillige, wo die „Lega“ stark ist und die Abneigung gegen Ausländer
besonders groß sein soll. Das neue Programm hat nicht mehr das Leitbild des in
Uniform marschierenden Hilfspolizisten, sondern das des Nachbarn, der hinter
der Gardine hervorlugt, des Kaffeehausbesuchers, der in Richtung Nebentisch
schielt. Sie sollen jeden Fremden anzeigen – und sei es jener missliebige Nachbar,
der irgendwie nicht wie ein Italiener aussieht. Noch steht freilich eine
offizielle Klärung der Frage aus, was ein „italienisches Aussehen“ ausmacht.
Im Internet können sich Vertreter
interessierter Gemeinden unter „www.controllodelvicinato.com“ ansehen, mit
welchen Argumenten „Weiße Weihnachten“ begründet werden können. Die Idee stamme
aus Amerika, heißt es dort, sei 1982 im Weiler Mollington in Cheshire geboren
und seither in Chicago, Los Angeles und London übernommen worden. Es folgt die
Anregung, sich stets auf einen größeren Wohnblock zu beschränken oder einen
überschaubaren Platz: „Letztlich soll niemand ungesehen durch eine Zone gehen
können, die unter Kontrolle steht.“ Das sei das „erste und vielleicht
wichtigste Mittel“ zur Abschreckung. Die Liste für „Habt acht“ ist lang: Jeder
soll nachsehen, wenn in einem Auto der Alarm heult oder die Hunde der Nachbarn
bellen.
Bei den „Weihnachts-Ortschaften“ wie
Caronno Pertusela, wo das System schon im Juli eingeführt wurde, in San Martino
oder Coggaglio handelt es sich um kleine Gemeinden mit besonders wenigen
Ausländern, die jeder kennt, weil sie beim Nachbarn in der Werkstatt oder auf
dem Hof arbeiten und in der Regel gemeldet sind. In größeren Orten aber
funktioniert das System bisher kaum: „Wir wollen nicht, dass unsere Arbeiter
vergrault werden. Sie bezahlen die Steuern, vielleicht mehr als so ein
Spitzel“, begründet das ein Kleinunternehmer aus Mailand im Radio. „Warum soll
ich in meiner Nachbarschaft, wo viele Ausländer leben, gegen sie sein? Wir kennen
einander“, sagt ein anderer.
Ohne Rechtsgrundlage
Gleichwohl versucht der in der
Lombardei für Zivilschutz zuständige Stefano Maulla das Spitzelsystem auch in
Mailands Nachbarschaften einzuführen, etwa in San Siro, Corvetto und Sarpi: „In
Wohnvierteln, in denen sich alle Bewohner kennen“, sagt Maulla, sollten Bürger
bei ihren Nachbarn Unterschriften für die Bereitschaft sammeln, zukünftig bei
Hundegebell ans Fenster zu eilen. „Allein diese Vereinbarung wirkt schon
abschreckend. Sie bringt die Bürger zusammen und stärkt vielleicht auch die
Polizei.“ Es sei „wichtiger, eine Untat vorauszusehen. Oft ist ein geplantes
Verbrechen schon ein begangenes“, sagt Maulla. Er fordert eine Datenbank, in
der die häufigsten Verbrechen und ihre Tatorte eingetragen werden.
Das gebe es längst, teilt die
Polizeigewerkschaft mit – dagegen fehle jede Rechtsgrundlage für „Weiße
Weihnachten“. Kontrolle bleibe Polizeiaufgabe. Der Staat solle vielmehr die
Gendarmerie und die Bereitschaftspolizei besser ausrüsten. Der Chef der regionalen
Opposition von der „Demokratischen Partei“, Carlo Pocari, spricht von dem
Risiko, „eine Kultur des Misstrauens gegen alles Fremde zu schaffen“. Man solle
lieber die Polizei arbeiten lassen.
„Weiße Weihnachten“ suggeriert, dass es
keinen Unterschied gibt zwischen Verbrechern und illegalen Einwanderern.
Tatsächlich ist nach Ansicht der „Lega Nord“ die illegale Einwanderung ein
schweres Verbrechen. Das erfuhr Ministerpräsident Berlusconi kürzlich bei
seinem Gesetzentwurf zur Verkürzung der Prozesse auf höchstens sechs Jahre.
Danach sollen auch alle laufenden Verfahren suspendiert werden, bei denen den
Angeklagten weniger als zehn Jahre Höchststrafe drohen. Die „Lega“ aber setzte
durch, dass wie bei schwerem Raub oder Vergewaltigung ein Verfahren wegen illegaler
Einwanderung nicht annulliert werden dürfe.
„Vor einem Jahr durften wir noch in
einer Kirche unsere Weihnachtslieder aufführen“, sagten nun zwei illegale
Einwanderer aus Afrika im Gespräch mit einer Zeitung. „Zu diesem Fest sagt man
uns: Jetzt müsst ihr gehen.“ Jörg Bremer, Faz 25
Italien: Sex-Affäre Berlusconi. Ein Callgirl inszeniert sich
Zwei Begegnungen mit Italiens Premier
Berlusconi machten sie berühmt. Nun hat Patrizia D'Addario ein Enthüllungsbuch
geschrieben und dabei alle Register gezogen.
"Meine Mutter hatte recht. Ich bin
eine Jeanne d'Arc. Ich habe keine Angst, auf den Scheiterhaufen zu gehen."
Von Carsten Matthäus
Das ist einer der Kernsätze des Buches
"Gradisca, Presidente" (Genießen Sie es, Herr Präsident!), das
Patrizia D'Addario geschrieben hat. Sie ist dank einiger Begegnungen mit
Italiens Premierminster Silvio Belusconi und nachfolgendem Polit-Skandal nach
eigener Wahrnehmung bereits zur "bekanntesten Eskort-Dame der Welt"
aufgestiegen und verspricht auf dem Titel - natürlich - "die ganze
Wahrheit".
Was sie erzählt, hat allerdings
herzlich wenig mit der Jungfrau von Orleans zu tun, der französischen
Nationalheldin und Heiligen der katholischen Kirche. Patrizia hat keine
göttlichen Visionen, bevor sie mit Italiens Premier intim wurde. Sie schreibt
in ihrem Buch von einem elenden Leben, mit Vergewaltigungen, Prostitution und
finanziellen Krisen. Ihr größtes Problem: Ein Landhaus, das ihr der früh
verstorbene Vater hinterlassen hat, und das sie zum Hotel umbauen will. Die Behörden
verfügen den Abriss. Patrizia, die all ihr Geld in das Anwesen gesteckt hat,
steht am Abgrund. Da kommt der Anruf von Gianpaolo Tarantini, und ihr Leben
ändert sich. Tarantini, ein Vertrauter Berluscionis, bucht sie für ein Treffen
mit dem liebesfreudigen und schwerreichen Regierungschef.
"Er mag das Vorspiel"
Weil sie schon so viele Schläge
einstecken musste, nimmt D'Addario ein Tonbandgerät mit zu den beiden Treffen
mit Berlusconi. Bei einem davon soll es zu Geschlechtsverkehr gekommen sein.
Hier nimmt es die Eskort-Dame mit der "ganzen Wahrheit" ziemlich
genau. Sie beschreibt, wie sie von Tarantini in die Vorlieben Berlusconis
eingeführt wurde ("Er mag das Vorspiel"), wie der alte Mann beim
zweiten Treffen zum Beischlaf erschien ("Ein Gespenst, in weiße Seide
gehüllt") und was sonst noch zwischen den Schenkeln passierte. Auch über
die Frage des weiblichen Orgasmus soll man sich unterhalten haben ("Ich
habe ihm ehrlich gesagt, dass ich keinen hatte.")
Zur ganzen Wahrheit über diese Treffen
und die Gespräche fehlt allerdings noch die Version des angeblichen
Bettpartners. Berlusconi, 73, streitet jede sexuelle Beziehung zu D'Addario ab,
hält das alles für üble Nachrede. Für Sex, so seine feste Überzeugung, müsse
einer wie er nicht zahlen.
Die Mädchen vom Palazzo Grazzoli
Hier sind sich die Frau und ihr
angeblicher Freier ausnahmsweise einig. Berlusconi habe ihr keine Bezahlung für
ihre Dienste verspochen, schreibt sie. Allerdings will sie ihm das Versprechen
abgenommen haben, sich um die Sache mit dem maroden Landhaus zu kümmern. Weil
er dies nicht getan hat, zog Patrizia D'Addario in den Kampf. Sie kramte ihre
Tonbänder hervor und übergab sie einem Richter. Sie schrieb mit der
Journalistin Maddalena Tulanti das oben erwähnte Enthüllungsbuch. Und sie wird aller
Voraussicht nach mit anderen "Freundinnen" Berlusconis einen Film
drehen: "Die Mädchen vom Palazzo Grazzoli".
In der italienischen Presse wird die
Selbst-Inszenierung des Callgirls vorsichtig aufgenommen. Von der "Version
der Eskort-Dame" ist die Rede, einige Kommentatoren sprechen von
öffentlich ausgetragener Erpressung. Mitautorin Tulanti wehrt sich gegen diese
Einschätzung: Das Buch sei eine "symbolische Geschichte zur Rolle der
Frauen, ihres Körpers und ihrer Würde im heutigen Italien", sagte sie in
einem Interview.
Laut D'Addario hat die Gegenseite
längst das Feuer auf sie eröffnet und will sie mundtot machen. Ihre Mutter sei
auf offener Straße angegriffen worden, sie selbst sei mehrfach bedroht und
beraubt worden. Sie aber werde deshalb nicht nachgeben, sie sei "mit sich
im Reinen".
Auch wenn dies wieder etwas nach Jeanne
d'Arc klingt, Patrizia D'Addario lässt in dem Buch keinen Zweifel daran, worum
es ihr geht: Um finanzielle Sicherheit und um persönliche Würde. Heilig
gesprochen wird sie dafür voraussichtlich nicht.
(sueddeutsche.de 25)
Vor wenigen Tagen war ich in Pozzuoli,
Fährstation vor Capri, zu einer archäologischen Exkursion mit den Stipendiaten
der Villa Massimo. Zur Erfrischung betreten wir ein Lebensmittelgeschäft, das
auch Essen anbietet. Ich bestelle eine Bratwurst mit Wirsing. Das heißt, zwei
kleine. Aber die zweite Wurst ist nur halb so lang wie die erste.
6,50 Euro. Ich antworte etwas heftig,
weil man mich abwimmeln will: „Dafür wollen Sie 6,50 Euro? Die zweite Wurst ist
ja viel kürzer!“ Rückversicherung der Bedienung bei der Geschäftsführerin, „der
Herr hat sich beschwert“, Getuschel der Verkäufer hinter dem Tresen. Ergebnis:
Die zweite Wurst kostet nun die Hälfte. Da der Bon schon gedruckt ist, wollen
sie mir das zu viel Gezahlte an der Kasse zurückgeben. Nach dem Essen habe ich
aber Lust auf Süßes und bitte an der Kasse, mir für mein Guthaben kleine
Cannoli zu geben. Die kosten allerdings etwas mehr als mein Guthaben. Ist schon
in Ordnung. Das kann ich so nicht stehen lassen und gebe Trinkgeld. Was vorher
grimmig war, ist jetzt einem offenen Lachen gewichen. Wegen dieser kleinen
Geschichte werde ich das nächste Mal, wenn ich den Laden betrete, wie ein alter
Kunde begrüßt. Sicherlich wird man mir eine halbe Wurst nicht mehr zur Hälfte
berechnen, sondern gleich eine ganze geben.
Kommt Ihnen da etwas bekannt vor? Ich
sage Ihnen, Sie kennen Italien nicht! Silvio Berlusconi, das bedeutet in der
deutschen Wahrnehmung: Angriff auf die Verfassungsorgane, Mädchen,
Machtmissbrauch, Medienkonzentration auf dem Weg in den autoritären Staat,
Korruption, Niedergang. Das kann man so sehen, wenn man Berlusconi im
Wirkungsbereich des deutschen Parteiengesetzes, der Verdingungsordnung für das
deutsche Baugewerbe und einer protestantischen Ethik von Gemeinsinn,
Rücksichtnahme, Respekt und Verantwortung gegenüber dem Amt und den Personen
ansiedelt.
Da ist er aber nicht. Er ist Ministerpräsident
von Italien, und Italien ist nicht einfach anders als Deutschland, nein, es ist
das reine Gegenteil. Aber es ist nicht gesetzlos. Es ist ein Staat mit freien
Wahlen, freier Presse und denselben Institutionen, wie sie alle europäischen
Demokratien haben. Es ist ein Staat der, bitteschön, funktioniert. Stellen Sie
die Arroganz, die sich im Wesentlichen aus dem schlechten Zustand italienischer
Straßen und dem klebrigen Auftritt eilfertiger Kellner in einem
Touristenrummelrestaurant, das Sie gerade betreten haben, um zu speisen, einmal
beiseite.
Ist es nun ein schlechtes Land, nach
dem wir uns seit Jahrhunderten sehnen? Natürlich nicht! Politiker werden hier
seit der Antike von bestimmten Formeln getragen. Sie sind nie allein, sie sind
so stark wie ihre Entourage. Ihre Macht zeigen sie nicht, indem sie demütigen
und verweigern, sondern indem sie beschenken und möglichst viele tatenlose
Menschen um sich versammeln. Nur tatenlose Menschen sind der Macht verfügbar
und konstituieren sie bis ins Visuelle. Und Geschenke waren schon immer die
Voraussetzung fürs Herrschen.
Zu einem Politiker gehört Gesundheit,
zu einem Mann gehört Virilität: Dafür sind die Mädchen da. Berlusconi ist reich
und deswegen mit Sicherheit nicht korrumpierbar. Er hat die schönsten Frauen,
er hat Villen und einen künstlichen Vulkan auf Sardinien. Sein Witz hat für uns
manchmal zweifelhaften Geschmack, aber bekanntlich verstehen sich die Völker
beim Humor am wenigsten. Er ist gastfreundlich und großzügig, er zelebriert
Macht wie ein Caesar, so, wie es nur in Ländern möglich ist, die nie unter die
Kuratel der Reformation geraten sind. Im Norden Europas Kritik, Härte und
Verzicht, einer für alle. Am Geburtsort der Gegenreformation: Applaus! Alle für
einen.
Dabei wird vieles bewältigt: Der Müll
von Neapel war in Wochenfrist beseitigt, nachdem die campanische Linke fast ein
Jahr nur diskutiert hatte. Haben Sie einmal vor einem italienischen Gericht
gestanden? Sie wären für Berlusconi und seine Justizreform. Haben Sie einmal
Kinder auf italienischen Schulen gehabt, die gerne noch die Pädagogik unserer
Großeltern pflegen? Sie wären für Berlusconis Unterrichtsreform. Und dann seine
Frauen. In Deutschland haben manche Politiker vier Frauen. Das ist die
protestantische Version, eine nach der anderen, fein säuberlich getrennt durch
Scheidung. In Italien haben sie auch nicht mehr Frauen, aber sie haben sie
nebeneinander oder nacheinander, das ist vergnüglicher, selbst für das
Publikum.
Nein, bei uns ist Berlusconi der, der
immer nur feiert und betrügt und missbraucht. Herrschaften, Respekt! Hier wird
nicht Bach gespielt, hier ist Aida. Große Oper! Und Opernhäuser werden
professionell geführt. Haben Sie wirklich vergessen, warum Sie immer nach
Italien reisen wollen? Joachim Blüher
Der Autor ist Direktor der Deutschen
Akademie „Villa Massimo“ in Rom. Tsp 25
Berlusconi. Abrechnung und Auszeichnung
Rom. Der italienische Ministerpräsident
Silvio Berlusconi wird die langen Schatten seiner Eskapaden nicht los: Seit
Dienstag sind in Italien die Memoiren seiner angeblichen Ex-Geliebten Patrizia
D'Addario im Handel. In dem Buch "Gradisca, Presidente" (ironisch
übersetzbar als "Mit besten Grüßen, Herr Präsident" oder auch
"Genießen Sie es, Herr Präsident") rückt das ehemalige Callgirl auf
242 Seiten dem 73 Jahre alten Medienmogul zu Leibe.
Neben der eigenen wilden
Lebensgeschichte erzählt D'Addario weitschweifig über die Partys im Regierungspalast.
Das italienische Magazin "L'Espresso" hatte im Juli Tonband-Aufnahmen
online veröffentlicht, die D'Addario von ihren angeblichen Liebes-Treffen mit
dem Ministerpräsidenten machte.
Der italienische Regierungschef hatte
in den vergangenen Monaten zugegeben, kein Heiliger zu sein, jedoch stets
bestritten, jemals für Sex bezahlt oder ein amouröses Verhältnis mit
Minderjährigen gehabt zu haben, was ihm ebenfalls vorgeworfen wurde.
Die italienische Ausgabe des
Musik-Magazins "Rolling Stones" hat Berlusconi unterdessen für seine
Frauengeschichten zum "Rockstar des Jahres 2009" ernannt. Der
73-Jährige habe die Redaktion mit seinem Lebensstil überzeugt, gab die
Zeitschrift am Montag in einer Pressemitteilung bekannt.
"Rod Stewart, Brian Jones, Keith Richards
sind nur Dreck im Vergleich zum Cavaliere", heißt es zur Begründung in dem
vorveröffentlichten Leitartikel der Dezemberausgabe.