WEBGIORNALE  27-29  Novembre  2009

 

Inhaltsverzeichnis

1.       UE. Le lezioni della storia. Vaclav Havel, l'Europa di ieri, di oggi e quella che verrà  1

2.       Italia e UE. D'Alema non aveva chances  1

3.       La Finanziaria 2010 ancora una volta penalizza le comunità italiane all’estero  2

4.       Camera. Al Comitato sugli Italiani all’estero ascoltati i rappresentanti dei sindacati dei pensionati 2

5.       Se l’Italia scende dal satellite per passare al digitale terrestre, che ne sarà della TV italiana all’estero?  3

6.       Al Vittoriano presentata l’opera multimediale “Segni e sogni dell’Emigrazione”  3

7.       A Francoforte in corso il Festival del cinema italiano "Verso Sud"  4

8.       A Monaco di Baviera conferenza su “Galileo Galilei e l’universo dei suoi libri”  4

9.       A Francoforte un seminario del Comites sulla comunicazione interculturale d’impresa  4

10.   A Hildesheim una tre giorni di eventi per la ricostruzione in Abruzzo  5

11.   Iniziativa editoriale del prof. Marcellino per il rafforzamento e la diffusione della lingua italiana in Germania. 5

12.   Monaco di Baviera. La musica dialoga con la società. Concerto “Di padre in figlio”  5

13.   Francoforte. Esposizione dedicata a Sandro Botticelli allo Städel Museum   6

14.   Teatro in emigrazione. Le Maschere, laboratorio culturale da 25 anni a Stoccarda  6

15.   Gli eventi di fine settimana a Monaco di Baviera e dintorni 6

16.   Proiezione del film “Non pensarci” all’IIC di Monaco di Baviera  7

17.   Modifiche della normativa passaporti in vigore da mercoledì 7

18.   I sindacati dei pensionati annunciano una mobilitazione internazionale il 10 dicembre  7

19.   A Berna consegnati i diplomi PLIDA della Società Dante Alighieri agli studenti delle scuole secondarie  7

20.   Consiglio dei marchigiani all’estero, VI Conferenza regionale e II Conferenza dei giovani dal 7 al 10  dicembre  8

21.   Lazio nel mondo. V Conferenza Regionale dell’Emigrazione  8

22.   Sanatoria indebiti INPS.  Emendamento di Bucchino firmato da tutti i deputati della circoscrizione Estero  9

23.   Allarme Onu: è al buio un quarto del mondo  9

24.   "La missione Onu in Congo ha fallito"  9

25.   Mondo e Italia. Una ripresa fragile e la dura realtà  9

26.   Summit di Copenaghen. Anche la Cina al vertice sul clima  10

27.   Clima, l'ultimatum dell'Africa  10

28.   Ripresa e lavoro. I servizi, la chiave per uscire dallla crisi 11

29.   Giustizia. Un progetto irragionevole  11

30.   "Processo breve, un passo indietro tutti i cittadini sono uguali"  12

31.   Segnali a destra (e a sinistra) Il bipolarismo al tramonto  12

32.   Tagli e bluff, dalla manovra resta fuori l’Italia in crisi 13

33.   Imprese, burocrazia e semplificazione. Gli ostacoli alla crescita  13

34.   Se le fonti sono pubbliche l'acqua vale di più  13

35.   Aborto, stop del Senato alla Ru486  14

36.   Economisti e comari 15

37.   Napolitano: «La violenza sulle donne  è un'emergenza su scala mondiale»  15

38.   L'allarme di Draghi. «La mafia si infiltra nelle pubbliche amministrazioni»  15

39.   Sondaggio Ipsos: gli italiani bocciano la voglia di impunità dei politici 16

40.   Cooperazione transfrontaliera. Accordo tra i sindacati Unia, Uil-Frontalieri e patronato Ital-Uil Svizzera  16

41.   Umbria. Il Museo Regionale dell’Emigrazione ha bandito il concorso sull’emigrazione italiana  16

42.   Regione Sardegna: ricostituita la Consulta per l'emigrazione  17

43.   Storie di emigranti bergamaschi 17

44.   A Torino Conferenza sulla mobilità transfrontaliera  17

45.   Capire il futuro. Il processo democratico  18

 

 

1.       Italien. Weiße Weihnacht 18

2.       Italien: Sex-Affäre Berlusconi. Ein Callgirl inszeniert sich  19

3.       Positionen. Gerechtigkeit für Silvio Berlusconi! Auch dieser Italiener darf nicht protestantisch bewertet werden  19

4.       Berlusconi. Abrechnung und Auszeichnung  20

5.       DFB setzt Selbstverpflichtungen im Nationalen Integrationsplan um   20

6.       Meldepflicht für Schulen. Neue Hoffnung für Papierlose  21

7.       Europäische Union. Kommission mit Frauen  21

8.       Neun EU-Kommissarinnen. Frauenquote ist erreicht 22

9.       Kopenhagen. Hoffnung für den Weltklima-Gipfel 22

10.   US-Kurs in Afghanistan. Aufmarsch für den Abzug  23

11.   Obama und die Landminen. Ein bisschen Frieden?  23

12.   Der Außenminister: Erste Bilanz. Das Prinzip Westerwelle  24

13.   Allensbach-Analyse. Auch die „Mauer in den Köpfen“ fällt 24

14.   Finanzgericht. „Solidaritätszuschlag verfassungswidrig“  25

15.   Kommentar. Wackliger Soli 26

16.   Innenminister de Maizière. „Soli“ bleibt bis 2019  26

17.   Versöhnungsstiftung. Streit um Steinbach entzweit Koalition  26

18.   Ex-Verteidigungsminister. Franz Josef Jung kämpft ums politische Überleben  26

19.   Dramatische Umfragewerte. SPD auf historischem Tief 27

20.   Opel. Die Daumen drücken  27

21.   GM-Pläne für Opel. Erhalt der Werke, aber Stellenabbau  28

22.   Zaha Hadids Kunstmuseum in Rom. Sie sind doch schwindelfrei?  28

23.   Alte Meister. Pollini spielt das "Wohltemperierte Klavier"  29

24.   Filmvorführung  „Non pensarci“ im IIC-München  29

25.   Köln. Tanztheater B.A.N.G. barbarico atto nel giardino im IIC  29

26.   "Podium Italien" in Frankfurt 30

27.   Italienische Kunst in Berlin. Die Ausstellung "4 Your Eyes & not only"  30

28.   München. Die Musik im Dialog mit der Gesellschaft. Di padre in figlio  30

29.   Vortrag „Galileo Galilei und das Universum seiner Bücher“ in München  31

 

 

 

 

 

UE. Le lezioni della storia. Vaclav Havel, l'Europa di ieri, di oggi e quella che verrà

 

"L'Europa è la patria delle nostre patrie": Vaclav Havel non trattiene lo spirito del poeta, del letterato, del drammaturgo. Anche quando cammina per i corridoi dell'Europarlamento, mentre scruta le immagini di una mostra sulla caduta del muro di Berlino oppure si intrattiene con deputati e giornalisti, parla di politica ma intanto riflette sui "valori che ci accomunano", sulla "storia condivisa", sul "futuro da preparare" per le nuove generazioni. Una giornata nella sede dell'Assemblea Ue a Bruxelles gli consente di ragionare sulla fine del comunismo, di dichiararsi "ceco e cittadino europeo allo stesso tempo", d'accordo con chi ritiene "importante l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona".

 

Da dissidente a presidente. La vicenda personale di Havel è piuttosto conosciuta: nato a Praga nel 1936, scrittore e drammaturgo, è tra gli oppositori del regime che governa il suo paese e resta profondamente segnato dall'intervento dei carri armati contro la "primavera d Praga" nel 1968. Tra gli artefici di "Charta 77", manifesto dei dissidenti, subisce cinque anni di prigione. Protagonista dei giorni fatidici del 1989, quando viene nuovamente arrestato, diventa l'uomo-simbolo della "rivoluzione di velluto", la quale conduce alla nascita della nuova Cecoslovacchia dopo il superamento della "cortina di ferro" e la dissoluzione del Patto di Varsavia tra i paesi satelliti dell'Unione sovietica. A seguito della divisione tra Repubblica ceca e Slovacchia, diviene presidente ceco dal 1993 al 2003. Alla testa del paese nella lunga transizione post-comunista, lo porta nel consesso della Nato e lo prepara all'adesione all'Unione europea (2004). Alcune sue scelte vengono anche fortemente criticate, sia a livello nazionale che internazionale (ad esempio l'accettazione dello scudo missilistico Usa in chiave anti russa).

 

Imparare dalla storia. Ciò non toglie che Havel rappresenti oggi, assieme al polacco Lech Walesa, il volto più noto del ritorno alla libertà nell'est europeo. "Nessuno era davvero preparato a un collasso così rapido della cortina di ferro", spiega oggi, senza remore, lo stesso Havel. "In quei giorni è cambiata la nostra storia. È stata la fine della divisione bipolare, non solo nel continente ma nel mondo intero". L'uomo politico, oggi "a riposo", ha forse perso l'energia fisica e lo smalto di vent'anni fa. La salute minata, l'età che avanza, non ne intaccano però lo spirito democratico ed europeista. "Attenzione - avverte -, la storia non è finita nel 1989; e da allora non abbiamo registrato solo successi. Il rischio dei nazionalismi è sempre dietro l'angolo. Lo vedo nel mio paese e in tutta Europa. Per questo dobbiamo riflettere sulla storia e da essa assumere insegnamenti per guardare avanti".

 

Solidarietà, parola-chiave. Per Vaclav Havel, l'Occidente "ha gestito bene il corso degli eventi"; chiudere la porta verso Oriente avrebbe forse significato "una deriva populista, magari violenta". E nota: "Molti di coloro che agitavano la bandiera con falce e il martello avrebbero potuto abbracciare senza indugi la causa nazionalista". E, con voce più prudente e sommessa, ricorda "quello che è successo nei Balcani, la tragedia, le guerre, i lutti". Il passo successivo è dunque quello della "solidarietà", parola che l'ex presidente ripete più volte. Solidarietà tra gli Stati e i popoli europei e, al contempo, il "supporto ai dissidenti in Corea del Nord, Birmania, Iran, Tibet, Bielorussia, Cuba", sostegno che "può aiutare più di quanto immaginiamo". Havel ringrazia quindi il Parlamento europeo per l'attribuzione del premio Sacharov 2009 per i diritti umani all'organizzazione Memorial, "che si batte per la libertà in Russia".

 

Identità e valori. Verso Mosca, Havel raccomanda eque relazioni bilaterali, che però "non possono essere basate sulla paura che la fornitura di gas o di petrolio venga interrotta, dimenticandoci dei giornalisti uccisi" e dei "diritti delle persone". Ma anche la Cina è un paese strategico per l'Europa, eppure non sono garantite libertà e diritti: cosa ne pensa? "È vero - risponde -. La Cina è una grande economia emergente, un Paese con il quale sottoscrivere un partenariato duraturo. Senza però dimenticare i diritti, la democrazia, la libertà. E questo lo dico essendo stato uomo di opposizione e uomo di governo". Realismo, dunque, senza compromessi al ribasso. L'autore di "Largo desolato", "Il potere dei senza potere" e "L'arte dell'impossibile", riflette a voce alta sull'Ue di oggi. "Abbiamo un'identità molteplice, ma condivisa. Io mi sento europeo, senza rinunciare al mio essere ceco. Dell'Europa dobbiamo valorizzare le diverse peculiarità: le lingue, le idee, i costumi. Allo stesso tempo occorre riservare maggiore attenzione ai fondamenti spirituali e alla storia", "perché la sua cultura, combinando elementi dell'antichità, del giudaismo, del cristianesimo, dell'islam, del rinascimento e dell'illuminismo ha creato un complesso di valori indiscutibili". Sir eu

 

 

 

 

Italia e UE. D'Alema non aveva chances

 

Con le recenti nomine ai vertici delle istituzioni europee e malgrado la delusione italiana per la mancata nomina di Massimo D’Alema ad alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, l’Europa ha celebrato la vittoria della sostanza rispetto all’apparenza. Questo risultato del buon senso richiede una duplice riflessione che vada oltre i limiti di un’ipocrita political correctness: tocca l’Europa, tocca l’Italia. È intanto fuori luogo il pessimismo che ha accompagnato le nuove nomine.

 

Si dimentica che l’Unione Europea è arrivata stremata, dopo otto anni di negoziato, allo storico appuntamento dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona: stremata ed in una certa misura anche divisa su parecchie questioni, dai problemi del coordinamento finanziario alle questioni del clima. Si dimentica che l’Europa non è un Superstato ma un’Unione: l’ipotesi di affidare, in queste condizioni, a personaggi carismatici la guida esterna dell’Unione Europea rimane prematura. Si dimentica che il problema principale dell’Unione ed importante anche per il comune cittadino non è la visibilità delle sue manifestazioni esterne ma la sostanza delle sue politiche; esiste un problema di fiducia fra le istituzioni ed i cittadini europei: per risolverlo è necessario identificare reali interessi comuni, definirli, attuarli, spiegarli, tutelarli. È prioritaria la capacità di assumersi delle responsabilità rispetto a quella di rappresentarla all’esterno, di reagire alla stanchezza europea cementando l’unità. Personalità fascinose potranno essere utili in futuro quando l’Europa avrà recuperato la capacità di prendere delle decisioni importanti con spirito unitario: oggi non servono brillanti affabulatori ma gente solida capace di trasformare parole in fatti o d’impedire che i fatti diventino parole. Da questo punto di vista, il nuovo presidente del Consiglio europeo Herman van Rumpuy ed il nuovo Alto Rappresentante Catherine Ashton sono nomine ineccepibili: la storia dell’integrazione europea conosce nomi arrivati come sconosciuti a Bruxelles e che hanno mostrato il proprio valore nel tempo.

 

Se partiamo dal presupposto che l’Italia si muove ancora nel solco del progetto politico originario, penso che possiamo solo rallegrarci per un risultato che consente all’Unione Europea di ripartire con i piedi per terra, d’intercettare le aspettative della gente comune e che lascia aperte molte possibilità di ulteriori sviluppi che non siano quelli del comun minimo denominatore. Non credo francamente che siano stati fatti torti al nostro Paese. Nell’ambito delle indicazioni delle due famiglie politiche, era abbastanza evidente da diversi giorni che molti capi di governo - innanzitutto il Cancelliere Merkel - volevano una soluzione consensuale, evitare una contrapposizione fra nominativi che sarebbe stata drammatica per l’Europa, premunirsi contro le novità negative di una vittoria del partito conservatore di David Cameron sull’impegno britannico in Europa. Se questo era lo scenario di partenza, la candidatura D’Alema non aveva possibilità sin dall’inizio. Dopotutto i socialisti europei hanno fatto una battaglia soprattutto per la carica piuttosto che per il nome: accantonata l’ipotesi Blair ma non l’opzione britannica, è rimasta la baronessa Ashton membro di un partito socialista al governo. Per l’Italia la lezione da trarre, anche per il futuro, da questa vicenda è un’altra. Fermo rimanendo che non esistono prevenzioni contro candidati italiani, va constatato che prevale in questo momento in Europa il profilo della misura, della capacità di gestire meccanismi complessi, della sensibilità verso le attese dei cittadini, della riluttanza a non compiere fughe in avanti, della prudenza sull’allargamento, della concretezza. Questo non è l’approccio italiano di oggi. È invece lo stile del Cancelliere tedesco: Angela Merkel ha trovato l’equilibrio con Nicolas Sarkozy, ha trionfato sull’ostinazione di Gordon Brown a candidare Blair, offrendogli un’onorevole via d’uscita. La politica interna italiana o le accuse reciproche di mancato od insufficiente sostegno non c’entrano. Siamo noi che dobbiamo adeguarci agli altri e non gli altri a noi. L’Italia potrebbe molto più utilmente rafforzare la propria centralità in Europa lavorando alla coerenza delle proprie posizioni, all’identificazione dei propri reali interessi nazionali, partecipando costruttivamente alla formazione dell’interesse comune, distinguendosi per qualità ed impegno in una Commissione che sarà dominata da autorevoli commissari francesi e tedeschi: insomma, rimboccandosi le maniche e liberandosi, almeno ogni tanto, dalla grettezza della propria politica interna. Altrimenti, la cavalcata nel deserto in Europa continuerà ancora a lungo ed anche la prossima tornata di nomine (dalla presidenza dell’eurogruppo alla presidenza della Bce) riserverà delle amare sorprese.

ANTONIO PURI PURINI, Ex ambasciatore italiano in Germania LS 26

 

 

 

 

La Finanziaria 2010 ancora una volta penalizza le comunità italiane all’estero

 

La manovra finanziaria 2010 non entusiasma nessuno, figuriamoci gli italiani residenti all’estero che non godono certamente di considerazione da parte di questo Governo. Dopo l’approvazione in prima lettura al Senato, è iniziata in questi giorni la sessione di bilancio annuale e pluriennale alla Camera dei Deputati e le Commissioni permanenti hanno già espresso gran parte dei pareri di loro competenza sulla manovra e sugli emendamenti presentati. Pareri da inviare alla Commissione Bilancio, il terminale del lavoro delle commissioni prima che il tutto giunga in aula per la discussione e l’approvazione.

Ieri (mercoledì 25) la Commissione affari esteri e comunitari ha espresso il parere sullo stato di previsione del Ministero degli affari esteri per l’anno finanziario 2010 (Tabella 6). Un parere importantissimo per le comunità italiane emigrate visto che il bilancio del MAE contiene la parte più corposa delle risorse destinate alle attività per i cittadini italiani residenti all’estero, attività già “bistrattate” dalla legge finanziaria 2009 e da altri provvedimenti che l’avevano preceduta. Dopo essere stati esclusi dall’abolizione dell’ICI sulla prima casa, dopo la drastica riduzione di tutti i capitoli di spesa riguardanti l’estero attuata, come detto, nel 2009, dopo le chiusure degli uffici consolari previste dalla manovra di “riorganizzazione” del Governo, il mondo dell’Italia all’estero dovrà ora fare i conti con i tagli alla Dante Alighieri (meno 25% nel 2009, in corso d’opera) e agli Istituti italiani di cultura, per i quali è iniziato un vero e proprio percorso di selezione, oltre che con la ulteriore riduzione di alcuni importanti capitoli di spesa (vedi Assistenza diretta).

La manovra finanziaria 2010, oltre a sottovalutare gli interventi in favore dei nostri connazionali nel mondo, penalizza anche le politiche di aiuto allo sviluppo progettate nell'ottica dei temi globali discussi in varie riunioni del G8 e del G20: dalla promozione dei diritti umani e la stabilizzazione delle aree di crisi, fino al rafforzamento della rete commerciale e culturale. Passato il tripudio e le dichiarazioni d’impegno solennemente pronunciate in occasione del G8 a L’Aquila, il Governo e la sua maggioranza hanno bocciato perfino l’emendamento (Quartiani, Narducci, Fedi e altri) teso ad onorare gli impegni internazionali assunti dall’Italia e volti a realizzare gli “Obiettivi del millennio” fissati dalle Nazioni unite e gli impegni assunti al G8 di Gleneagles (Scozia) che prevedono di destinare all’APS almeno lo 0,51% del proprio PIL entro il 2010 e lo 0,7% entro il 2015, nonché di attuare gli impegni promossi dalla Presidenza italiana del G8 nello scorso mese di luglio e assunti ne “L’Aquila Joint Statement on Global Food Security”. Una bocciatura oltremodo paradossale, visto che tali impegni erano stati oggetto, qualche settimana fa, di una mozione votata all’unanimità dall’intera Camera dei Deputati.

Al Ministero degli esteri questa finanziaria destina soltanto lo 0,4 per cento del bilancio complessivo dello Stato, una cifra inadeguata per un Paese che vuole recitare un ruolo internazionale rilevante, adempiere gli obblighi internazionali sottoscritti ed erogare servizi ai propri cittadini residenti all’estero. Vi è una diminuzione di stanziamento al MAE di oltre 89 milioni di euro, che si aggiunge a quella assai consistente - circa 500 milioni - operata l’anno passato, che rende difficile addirittura la ordinaria attività del Ministero.

Gli emendamenti presentati dal PD, bocciati in Commissione affari esteri, si propongono di migliorare alcune opportunità d’intervento per gli italiani all’estero, “trattati alla stregua dell'ultima ruota del carro” come ho sottolineato nel mio intervento in Commissione ricordando anche che con “la gestione del Ministro D'Alema il bilancio della Farnesina aveva finalmente visto “un'inversione di tendenza, in senso positivo, in termini percentuali sul PIL” ed ho evidenziato che esiste un problema di fondo legato alla “strategia politica generale per cui i fini non sono suffragati dai mezzi necessari”. Occorre ricordare, infatti, che le poche cose fatte dall’attuale Governo per gli italiani residenti all’estero (Conferenza dei giovani italiani nel mondo, Museo dell’emigrazione) sono state realizzate con i fondi stanziati dal Governo Prodi, fondi con cui si sta realizzando anche l’informatizzazione della rete consolare mondiale nell’ambito del progetto per l’erogazione dei servizi consolari a distanza.

Come primo firmatario, assieme ad altri colleghi, ho presentato emendamenti in Commissione Esteri tesi ad includere gli italiani emigrati nel provvedimento di esenzione ICI e di detrazione dei carichi di famiglia, nonché a recuperare risorse ai capitoli della Direzione Generale Italiani all’Estero e Politiche Migratorie del Ministero degli Affari esteri, in particolare per l’insegnamento della lingua italiana, l’assistenza e le iniziative a sostegno della rete di comunicazione per gli italiani all’estero e per ripristinare la dotazione finanziaria assegnata all’attività della Dante Alighieri.

Purtroppo l’insensibilità del governo ha determinato la bocciatura di tali emendamenti, per cui non resta che riproporli direttamente in Commissione bilancio e da ultimo in aula; ma se “il buongiorno si vede dal mattino” …Non resta che appellarsi ai parlamentari della PDL eletti all’estero affinché la maggioranza che sostengono capisca quale grave danno si sta arrecando alle nostre comunità nel mondo e le faccia fare marcia indietro.  Franco Narducci, de.it.press

 

 

 

 

 

Camera. Al Comitato sugli Italiani all’estero ascoltati i rappresentanti dei sindacati dei pensionati

 

Marco Zacchera: “Presto un Odg alla Finanziaria con cui chiederemo controlli sulle convenzioni dell’Inps con le banche estere e l’esenzione ICI per i connazionali nel mondo” – Fedi: “Passare ad una fase di discussione dei temi centrali delle nostre comunità nel Mondo”

 

ROMA – Si è svolta mercoledì alla Camera, presso il Comitato permanente sugli Italiani all’Estero, l’audizione dei rappresentanti sindacali dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, che hanno illustrato ai parlamentari le loro posizioni sulle problematiche ancora aperte che riguardano i pensionati italiani all’estero.

  Dopo un aperto dibattito il presidente del Comitato Marco Zacchera (Pdl) si è impegnato a presentare, nell’ambito della discussione della Finanziaria, un Ordine del Giorno comprensivo delle questioni trattate durante l’audizione. Per avere un quadro più preciso di queste istanze abbiamo raggiunto telefonicamente lo stesso Zacchera.  

“ Nell’Ordine del giorno - ci ha spiegato il presidente del Comitato permanente - chiederemo al governo di impegnarsi per quanto riguarda l’azione di solidarietà all’estero. Solleciteremo inoltre un controllo sulle convenzioni stipulate dal’Inps con le banche estere per il pagamento delle pensioni ai nostri connazionali. Pensioni che spesso sono erogate in euro e non in valuta locale, provocando non pochi problemi di cambio. Chiederemo anche di estendere l’esenzione ICI sulla prima casa agli italiani all’estero e di intervenire sugli indebiti pensionistici dei connazionali nel mondo, cioè sulle richieste di restituzione da parte dell’Inps delle somme in più erroneamente erogate.  Insisteremo – ha aggiunto Zacchera – anche per una rapida ratifica degli accordi internazionali sulla sicurezza sociale, come ad esempio quelli con il Cile ed il Canada. Un versante, quest’ultimo, su cui siamo in ritardo e alla fine finiscono con l’essere danneggiati proprio i nostri connazionali che non sono adeguatamente tutelati”.

 

“Apprezzo lo sforzo del Presidente Zacchera nel dare compiti e spessore a questo Comitato ma devo dire che, rispetto ai temi centrali alla vita delle nostre comunità nel mondo, rischiamo di arrivare fuori tempo massimo o peggio di smarrire il senso della direzione in cui procedere”. Così Marco Fedi (Pd) - segretario della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati – che, assente da Roma a causa di esami clinici, ha voluto comunque fornire un contributo ai lavori del Comitato Permanente per gli Italiani all’Estero

    “Abbiamo proposto alcune priorità – prosegue Fedi - tra cui l’esigenza di affrontare i temi sindacali e dei diritti previdenziali, della cittadinanza, della rete consolare, delle necessarie riforme nel settore della promozione di lingua e cultura, dell’informazione, delle riforme legate alla rappresentanza e della stessa legge ordinaria che regola l’esercizio del diritto di voto per i residenti all’estero oltre ad anticipare la discussione sulla finanziaria. Per non parlare del tema delle nuove generazioni e del rapporto con le Regioni che viene affrontato dal CGIE con la convocazione della Conferenza Stato-Regioni-PA-CGIE. Siamo arrivati ora unicamente all’audizione con i sindacati dei pensionati.

    Il Presidente ci ha proposto una riflessione sul consolato elettronico che abbiamo visto a Bruxelles e di cui abbiamo avuto modo di parlare ampiamente. Possiamo ribadire quanto già sostenuto in quella sede. Cioè che l’iniziativa di Bruxelles è stata utile per capire qualità e tempi del progetto che il Ministero degli Affari esteri sta predisponendo, oltre che a testarne le caratteristiche tecniche. Abbiamo detto che l’informatica, quando è applicata ai servizi consolari, anche in vista dei nuovi sviluppi, come ad esempio i passaporti biometrici con rilevazione dell’impronta digitale, richiede una verifica “pratica”, collocata “sul campo”, e l’iniziativa di Bruxelles è stata utile in questo senso.

    Abbiamo riconosciuto al Governo di aver mantenuto un impegno assunto in sede di audizioni parlamentari e credo ci si possa ritenere soddisfatti dei passi avanti compiuti, anche se permangono forti perplessità sul collegamento con la rete del Ministero dell’Interno e con l’intero network della pubblica amministrazione italiana. Punto.

    Siamo ora in attesa del nuovo piano di riorganizzazione della rete consolare. Dobbiamo poi assolutamente sgomberare il campo da equivoci – spesso strumentali – sui Patronati: le funzioni tipiche di una pubblica amministrazione dello Stato italiano possono essere delegate solo se esistono leggi che lo prevedano. Quindi evitiamo di perdere tempo dietro “fantasmi”: i patronati svolgono un ruolo importante regolato da leggi della Repubblica, i Consolati svolgono un ruolo altrettanto importante regolato da altre leggi.

    Chiedere oggi, come pure è stato fatto, di discutere di “ruolo dei consolati” è come sostenere di non conoscere quali sono le leggi dello Stato che noi approviamo o modifichiamo o riformiamo. Altro discorso è parlare di riforma del Ministero degli Esteri. Parliamone, visto che è oggetto di riflessione comune.

    Poi, che nell’attività quotidiana della nostra rete consolare si possa e debba collaborare tra pezzi di sistema Italia – Camere di Commercio, ICE, ENIT, Consolati, Istituti di Cultura, Patronati, Enti gestori corsi di lingua italiana – a me pare non solo giusto ma necessario.

    Abbiamo posto all’attenzione del Comitato la questione cittadinanza, vista la discussione aperta in Commissione affari costituzionali ed il dibattito politico in corso. Una riforma auspicata anche dal Presidente Fini.

    Abbiamo proposto un esame delle provvidenze per l’editoria e di tutto il settore informazione per gli italiani all’estero, inclusa Rai Italia.

    Ed avevamo indicato la necessità di affrontare il tema della finanziaria 2010 con ampio anticipo rispetto al passaggio in aula.

    Caro Presidente Zacchera, dovremmo passare ad una fase di discussione di questi temi e non semplicemente alla loro elencazione. Altrimenti rischiamo di perdere occasioni ed opportunità per far sentire anche la nostra voce. Voce che è stata assente anche in importanti momenti di interscambio con gli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero, primo fra tutti il CGIE.

Caro Presidente, buon lavoro”, conclude Marco Fedi.  (G. M. – Inform)

 

 

 

 

Se l’Italia scende dal satellite per passare al digitale terrestre, che ne sarà della TV italiana all’estero?

 

A quanto sembra sulla parabola rimarrà solo Sky, mentre gli italiani all’estero, per prendere Rai e Mediaset, dovranno dotarsi di un decoder che non è fatto per loro -

di Ilaria Solaini

 

Entro la fine del prossimo anno il 70% dell’Italia sarà raggiunto dal segnale televisivo in digitale terrestre. Attraverso di esso trasmetteranno Rai e Mediaset, mentre sulla parabola rimarrà il monopolista Sky. Il passaggio da analogico a digitale terrestre porterà probabilmente allo spegnimento di tutti i canali attualmente visibili, in maniera gratuita, attraverso la vecchia antenna. Per continuare a vedere questi canali, da Rai a Mediaset fino a La7, sarà necessario, infatti, avere in casa, per ogni televisore, un decoder digitale terrestre. Questo per l’Italia.

Per gli italiani all’estero, però, il problema si complica. Il limite di questo decoder digitale sta tutto nel segnale, che è terrestre, e dunque non supera i confini italiani. In parole povere, la nuova tecnologia non arriverà da noi. Sembra che nessuno si sia preoccupato della nostra presenza.

Ma non è tutto. Tra le accese polemiche a colpi di decoder e telecomandi (che inevitabilmente si moltiplicheranno), sembra che Mediaset e Rai abbiano deciso, allo scopo di dar battaglia al concorrente Sky che trasmette sul satellite, di togliere alcuni dei propri canali e programmi dal satellite (dunque, visibili attraverso la parabola anche dall’estero) per riproporli soltanto sul digitale terrestre.

Doppia beffa, dunque, per gli italiani all’estero (ma anche per quel 30% di italiani che abitano in zone non coperte dal segnale digitale terrestre e dunque usano la parabola) che a quanto sembra dovranno, d’ora in avanti, fare a meno di alcuni programmi, prima visibili gratuitamente sul satellite dall’Europa intera.

Da un lato, dunque, rimane irrisolta la questione dei criptaggi della Rai, tivù pubblica di Stato. Criptaggi dovuti alla mancanza dei diritti di trasmissione all’estero che avevano già suscitato proteste di lunga data da parte degli italiani all’estero. Dall’altro lato anche Mediaset, a partire dal mese scorso, ha iniziato a oscurare su Canale 5 alcuni programmi pomeridiani, seguiti anche in Europa, suscitando le proteste italiani in Europa su molti forum su Internet. Tecnicamente, però, quello di Canale 5 non è “criptaggio”, ma solo oscuramento. Viene, infatti, inserito puntualmente un cartello che impediva la visione e recitava: “Questo programma viene criptato in emissione satellitare per evitare che giunga anche al di là dei confini nazionali. Per vederlo hai due possibilità. È regolarmente visibile sia in analogico sia in digitale terrestre. Se invece, vedi solo la Tv per satellite, c’è un nuovo modo per ricevere tutti i programmi gratuiti di Mediaset, Rai e La7 senza alcuna limitazione; basta dotarsi di un decoder TivùSat”.

Da notare che, a ogni intervallo pubblicitario della soap opera “Centovetrine”, per citarne una, da anni trasmessa anche fuori dai confini nazionali e di punto in bianco oscurata, il cartello lasciava spazio “ai consigli per gli acquisti”; quelli sì propinati agli spettatori nella loro interezza, senza oscuramento alcuno.

E qui arriva un altro punto “spinoso”. Cos’è questa TivùSat, a cui viene fatta pubblicità nemmeno tanto nascosta? Dal sito internet, www.tivu.tv, si legge che si tratta di una piattaforma (un decoder satellitare per usare un termine tecnico) che trasmette via satellite gli stessi canali visibili, in Italia, attraverso il digitale terrestre. Comprese dunque anche Mediaset e Rai. Le trasmissioni satellitari saranno accessibili anche al di fuori dei confini nazionali e gli editori saranno, comunque, costretti a ricorrere al noto sistema di protezione e criptaggio degli eventi sportivi e dei film, di cui possiedono i diritti esclusivamente per l’Italia.

Dunque, una via d’uscita sembra esserci per gli italiani all’estero: comprare uno dei decoder TivùSat, a un prezzo che va da 90 a 120 euro, reperibili, attenzione, però, soltanto in Italia. Abbiamo chiesto maggiori spiegazioni alla società TivùSat, che vede la partecipazione di Rai e Mediaset. Finora nessuna risposta.

Che fare allora? Si può chiedere a un parente o a un amico con residenza in Italia di comprare per noi il decoder e la scheda. Il parente o amico dovrà, però, essere in regola con il pagamento del canone Rai. Dovrà inoltre riempire dei moduli per l’attivazione della scheda coi suoi dati personali e aspettarsi eventuali controlli sulla regolarità dei suoi pagamenti. Questo, però, sarebbe un espediente quasi al limite della legalità. Ci domandiamo se non sarebbe stato più semplice far ottenere legalmente delle schede e decoder acquistabili anche dagli italiani all’estero, a loro nome.

Ha senso tutto questo? Per tornare a vedere, in realtà, quanto vedevamo prima. E nulla di più.

Notizia dell’ultimo minuto. A quanto pare in Svizzera si può comprare il decoder satellitare TivùSat con la scheda. Costano 225 franchi svizzeri (circa 148 euro). Beati gli svizzeri!  Corriere d’Italia

 

 

 

Al Vittoriano presentata l’opera multimediale “Segni e sogni dell’Emigrazione”

 

Quando la ricerca supera i numeri e mostra il volto umano della diaspora italiana

Mantica: “Senza dimenticare i problemi delle nostre comunità,  celebriamo gli italiani di successo che hanno saputo realizzare i loro sogni”

 

ROMA - Si è svolta, presso la Sala Zanardelli del complesso del Vittoriano, la presentazione dell’opera multimediale, curata da Tiziana Grassi, Catia Monacelli e Giovanna Chiarilli, dal titolo “Segni e Sogni dell’Emigrazione – L’Italia dall’emigrazione all’immigrazione”.  Un lavoro, edito da Eurilink, che stato realizzato con il patrocinio del ministero degli Affari Esteri. L’opera multimediale, articolata su diversi livelli di analisi e di ricerca, pone a confronto, attraverso testimonianze scritte, foto e filmati, l’Italia di ieri della grande diaspora migratoria con quella di oggi che deve confrontarsi con il fenomeno dell’immigrazione. Fra il pubblico dell’incontro anche il direttore generale del Mae per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie Carla Zuppetti e il presidente della Fusie Domenico De Sossi.

  La presentazione si è aperta con la nota introduttiva del moderatore del dibattito, il giornalista Francesco Durante. Lo scrittore ha ricordato come l’emigrazione italiana, un esodo dalle dimensioni bibliche, vada esaminato sotto il profilo storico, sociale, economico ed umano. Un aspetto, quest’ultimo, che viene approfondito dall’opera multimediale, attraverso le stesse testimonianze che ci hanno lasciato i migranti.  

   Dal canto suo il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica ha sottolineato come il Museo dell’Emigrazione Italiana, che si pone il preciso obiettivo di reinserire l’emigrazione all’interno della storia del processo dell’Unità nazionale, sia stato concepito come una realtà interattiva ed in evoluzione, rivolta ai giovani e capace di valorizzare i 54 musei regionali sull’emigrazione,  dove si possono promuovere incontri e dibattiti sulla diaspora dei nostri emigranti. “Noi abbiamo discusso molto di quanto dovesse pesare l’immigrazione all’interno del museo – ha detto Mantica  - perché ci rendevamo conto che era abbastanza illogico parlare dell’emigrazione senza cogliere la questione dell’immigrazione che è molto viva nel dibattito politico italiano. Alla fine abbiamo collocato nell’ultima stanza del MEI 60 foto di immigrati che vivono nostro paese. Un modo per dire che, poiché  esistono non poche somiglianze fra le storie dell’emigrazione e quelle dell’immigrazione, esse devono far parte della  nostra cultura. In ogni caso credo che la soluzione della vicenda immigrazione non possa essere rimandata nel tempo”.

  Mantica ha poi sottolineato l’esigenza di dare spazio non solo alle complesse vicissitudini e alle fatiche sopportate dai nostri connazionali in terra straniera, ma anche alle storie dei nostri emigrati che si sono affermati, ed hanno realizzato i loro sogni raggiungendo posizioni importanti nelle società di residenza. “Certo – ha spiegato il sottosegretario - vi sono ancora problemi per quanto riguarda l’integrazione e le condizioni di vita dei nostri emigranti, a partire dalla Germania per arrivare all’Argentina, però vorrei che intorno al MEI si cominciassero a celebrare i successi degli  italiani nel mondo, perché a loro dobbiamo fare riferimento se vogliamo costruire un’unica comunità, come auspicava il ministro Mirko Tremaglia, composta dai cittadini italiani residenti in Italia e all’estero”. Il sottosegretario ha infine sottolineato la necessita di lavorare per mantenere vivo fra i nostri connazionali, attraverso la costruzione di un’identità basata sul ricordo della nostra storia e sui  valori della  lingua e cultura italiana, il senso di appartenenza alla comunità d’origine.   

  Claudio Martelli, direttore Look Out sull’immigrazione dell’Eurispes, ha posto in evidenza come l’identità italiana non si sia mai stata fondata sul binomio sangue e suolo, ma su di un concetto più mite di nazionalità visto come atto culturale. “ L’emigrazione – ha poi precisato Martelli - è parte della nostra storia perché ha consentito all’Italia di crescere più facilmente anche grazie alle rimesse che venivano dall’estero. Un contributo indiscusso, quello delle nostre comunità, che è stato confermato dal riconoscimento che i nostri connazionali hanno avuto all’estero”. Dopo aver ricordato che “Segni e sogni dell’emigrazione” fornisce un utile spaccato di conoscenza sulle difficili esperienze umane  dei migranti, Martelli ha evidenziato come, prima della concessione della cittadinanza e del diritto di voto agli immigrati residenti in Italia, sia opportuno il completamento del percorso d’integrazione volto alla formazione di una coscienza di appartenenza alla storia comune italiana. “ L’immigrazione – ha spiegato Martelli - merita attenzione costante perché non è solo il fenomeno sociale più imponente dell’epoca in cui viviamo, ma è anche il volto umano della globalizzazione che va capito studiato e governato. Le migrazioni – ha aggiunto – rappresentano la memoria storica e non biologica del vissuto dell’intera  umanità. Credo che potremo scrivere la storia del mondo parlando soltanto dei flussi migratori”.

  Il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara ha sottolineato come nonostante la ricerca sociale abbia studiato l’emigrazione e seguito sin dai primi anni l’immigrazione in Italia, il lavoro non sia mai stato trasformato in fatti concreti dalle istituzioni e dalla politica, che appaiono in grande ritardo rispetto ai fenomeni migratori. Farà ha ricordato come a tutt’oggi l’emigrazione italiana non si sia fermata, ma abbia soltanto cambiato connotazione passando dall’esportazione di braccia a quella di cervelli. “L’Eurispes – ha assicurato Fara – continuerà  a seguire questo fenomeno epocale delle migrazioni con grande attenzione e partecipazione perché sappiamo che è un tema di carattere strutturale e legato all’organizzazione stessa del nostro sistema di vita”. Il presidente del Centro Internazionale Studi Emigrazione Italiana  (CISEI) Fabio Capocaccia ha segnalato come al momento nel nostro paese non esistano strutture con liste complete degli emigrati italiani. Una lacuna che il Centro ha cercato di colmare attraverso la creazione di un archivio informatizzato delle partenze che opera sui dati provenienti dall’Italia, dagli Stati Uniti, dal Brasile e dall’Argentina, e che al momento può gia contare su circa un milione di voci. A tal proposito MEI è stato predisposto un sistema interattivo che, attraverso apposite istallazioni, permette ai visitatori di rintracciare eventuali avi migranti nelle liste di sbarco o di partenza  .

  Dopo l’intervento dell’ex sovrintendente dell’Archivio Centrale dello Stato Aldo Ricci, che ha ricordato la  mostre realizzate dall’Archivio di Stato nel 1989 sull’emigrazione italiana sociale e politica in Francia e nel 2005 sulla realtà dei nostri connazionali in America (2005), la giornalista Tiziana  Grassi, coautrice dell’opera multimediale, ha spiegato come nel Dvd, nato da cinque ani di lavoro, si sia voluto mettere a confronto l’emigrazione di ieri con l’immigrazione di oggi, in pratica due facce dolorose della  stessa medaglia. La Grassi ha anche auspicato un salto di qualità nei percorsi d’integrazione degli immigrati che, superando i modelli di assimilazione e tolleranza, porti ad un confronto aperto fra diverse visioni del mondo che valorizzi la creatività dello straniero.

  L’altra curatrice del Dvd, Catia Monacelli, direttore del Museo Regionale dell’Emigrazione “Pietro Conti” di Gualdo Tadino, ha sottolineato come la storia delle grandi emigrazioni vada di pari passo con l’evoluzione del della tecnologia cinematografica. Un sinergia temporale che oggi ci permette di inquadrare  meglio i fenomeni migratori. Grazie ai numerosi documentari d’epoca  siamo infatti in grado di incrementare sia la ricerca storica, sia l’azione didattica che va portata avanti su questi temi presso le scuole. La Monacelli ha inoltre puntualizzato come anche il cinema d’autore, ad esempio con il film “Il cammino della speranza “ di Pietro Germi, abbia contribuito a far conoscere il volto umano e la dimensione emozionale della nostra emigrazione.

  Da segnalare l’intervento conclusivo di Mario Morcellini, presidente della Conferenza Nazionale dei Presidi di Scienze della Comunicazione, che ha evidenziato l’esigenza di concentrare il lavoro della ricerca sui tanti connazionali dimenticati che non hanno avuto successo, riscattando così la memoria di chi non ha voce. Morcellini ha inoltre precisato come la ricerca italiana sulla diaspora italiana non abbia mai cessato di lavorare, al contrario dei media italiani che non prestano la dovuta attenzione alla nostre comunità all’estero. Ha infine auspicato una maggiore incidenza della ricerca sui processi sociali e migratori ed una presa di coscienza del nostro paese che, per quanto riguarda l’accoglienza degli immigrati, sembra non aver imparato molto dal dolore dei suoi emigranti.(Goffredo Morgia – Inform)

 

 

 

 

A Francoforte in corso il Festival del cinema italiano "Verso Sud"

 

Francoforte - Un appuntamento, il Festival “Verso Sud”, che coinvolge i nuovi registi del panorama cinematografico italiano e li vede protagonisti con i loro ultimi lavori. Il Festival, giunto alla XV edizione, si è aperto al CineStar Metropolis con il film di Giulio Manfredonia “Si può fare” e con l’incontro dell’attore Pietro Ragusa, ospite d’onore e come tale festeggiato.

Il tema del film è ispirato alla legge Basaglia dei “manicomi aperti”. Una legge sacrosanta passata dopo un iter lungo e complesso sebbene non siamo ancora preparati a questo problema e le istituzioni aiutano poco e male. E il film, bello nella sua verità, coinvolgente, racconta di una cooperativa sociale fondata da un sindacalista che aiuta a reinserire i malati di mente nella società facendoli sentire più sicuri e persuasi di poter avere ancora qualcosa da dare e di poter ottenere quel che ancora spetta loro. Un film corale dove tutti gli attori sono bravi nell’aver saputo cogliere l’umanità dei malati.

Sedici i film in programma (20 novembre – 1 dicembre). Da citare: “Il papà di Giovanna” di Pupi Avati, un’opera delle più apprezzate e rappresentative dell’autore bolognese e “Giulia non esce la sera” di Giuseppe Piccioni che affronta temi attuali con uno stile narrativo psicologico. Ancora il film-documentario “I nostri 30 anni. Generazioni a confronto” di Giovanna Taviani: un viaggio cinematografico italiano dal 1950 ad oggi, “Ex” di Fausto Brizzi, “Mar Nero” di F. Bondi.

Com’è consuetudine del programma del festival, l’omaggio-retrospettiva è occasione per approfondire la conoscenza di un autore. Quest’anno la retrospettiva è dedicata al regista toscano Paolo Virzì, i cui film, a detta dei critici, sono vicini ai toni della commedia “all’italiana”. Questi i titoli: “La bella vita, Ovo sodo, Baci e abbracci, Caterina va in città, N-Io e Napoleone”. E con il suo ultimo film “Tutta la vita davanti” Paolo Virzì è stato presente in sala (21 novembre), conquistando anche il pubblico tedesco con la sua verve e ironia toscana. Il film però è amaro, attuale: la situazione dei precari, narrata con uno sguardo sensibile e partecipe alla realtà.

Il Festival è organizzato da Made in Italy, presidente Franco Montini, e promosso dal Museo del Cinema di Francoforte, dalla Casa di Cultura italiana, dal Consolato Italiano e dall’Istituto Italiano di Cultura.  Marcella Continanza. De.it.press

 

 

 

 

A Monaco di Baviera conferenza su “Galileo Galilei e l’universo dei suoi libri”

 

Monaco di baviera. Nell’ambito della IX Settimana della lingua italiana nel mondo, l’Istituti Italiano di Cultura invita alla conferenza  »Galileo Galilei e l’universo dei suoi libri«, di Antonia Ida Fontana. L’evento avrà luogo giovedì 3 dicembre, alle ore 19, presso la Fürstensaal della Bayerische Staatsbibliothek, Ludwigstraße 16, a Monaco di Baviera.

 

In lingua italiana con traduzione simultanea. Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con il Consolato Generale Svizzero di Monaco di Baviera, l’Istituto di Filologia Italiana dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera, la Società Dante Alighieri di Monaco di Baviera, ESO Garching e Hochschule / University of Applied Sciences di Monaco di Baviera

Ingresso libero con prenotazione: tel. 089 286 38-2115, fax 089 286 38-2116, oppure all’indirizzo veranstaltungen@bsb-muenchen.de

 

Nell'anno delle celebrazioni galileiane, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, esponendo al pubblico documenti appartenenti al ricchissimo e prezioso Fondo Galileiano, intende valorizzare la pregevole raccolta in suo possesso consistente in manoscritti, autografi, volumi a stampa e incisioni, oggetto di studio da parte di esperti di tutto il mondo. La collezione di documenti dell'illustre scienziato, patrimonio di valore inestimabile per l'umanità, rappresenta un contributo unico ed insostituibile alla diffusione della cultura e segno altissimo di civiltà. La Dott.ssa Antonia Ida Fontana è Direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Istituto Italiano di Cultura, culturale.iicmonaco@esteri.it, www.iicmonaco.esteri.it 

(de.it.press) 

 

 

 

A Francoforte un seminario del Comites sulla comunicazione interculturale d’impresa

 

Francoforte - Il Com.It.Es. di Francoforte sul Meno ha in programma, per il 2010, di organizzare un convegno invitando cittadini italiani o di provenienza italiana che hanno avuto il massimo successo nella società tedesca; il tema del convegno sarà se e come la formazione culturale e la socializzazione di provenienza abbia condizionato il successo,  cioè se il fattore “italiano”  abbia accelerato o frenato l’ascesa in carriera in Germania.

 

In apprestamento del convegno,  il 12.12.2009, dalle 9.00 alle 13.00 il ComItEs organizzerà  a Francoforte (Hotel Holiday Inn Sachsenhausen) un seminario in materia di comunicazione interculturale d’impresa (interkulturelle Wirtschaftskommunikation), dove esperti dell’università di Jena e di Como incontreranno  primi testimoni del fenomeno. Il seminario sarà utile per acquisire le conoscenze in materia e aiuterà a pianificare il convegno del 2010.  

Per il seminario sono ancora disponibili pochi posti– chi è interessato potrà rivolgersi alla segreteria del ComItes: tel. 06103 699827, fax 06103 604825  e-mail comites.frankfurt@t-online.de. (de.it.press)

 

 

 

 

A Hildesheim una tre giorni di eventi per la ricostruzione in Abruzzo

 

Organizzata dal Comites di Hannover e da associazioni locali la manifestazione “La figlia di Iorio in Hildesheim”

 

Hannover –Una tre giorni di eventi per raccogliere fondi da destinare alla ricostruzione in Abruzzo è in corso nella città di Hildesheim dal 26 al 28 novembre.

L’iniziativa è organizzata dal Comites di Hannover in collaborazione con la Società italo-tedesca di Hildesheim, l’associazione ornitologica locale, il regista e produttore Mario Di Iorio (di Chieti) e l’associazione Cuochi di Pescara.

L’appuntamento si intitola “La figlia di Iorio in Hildesheim” e ruota intorno alla presentazione del film tratto dalla tragedia di Gabriele D’Annunzio – realizzato dal Di Iorio per la prima volta dall’avvento del cinema moderno e interamente girato nel parco della Majella e nella province di Chieti e Pescara.

Nel corso della prima serata, giovedì 26 novembre, presso la chiesa di S.Andrea, ha avuto lugo la presentazione di un “Viaggio naturale attraverso la Majella” curata dall’associazione ornitologica locale e seguita da un concerto d’organo.

Il 27 novembre alle ore 18.30 presso il municipio di Hildesheim prevista la proiezione del film “La figlia di Iorio”, dopo una breve introduzione musicale di Andreas Weber. Dopo il film il regista Mario Di Iorio incontrerà i partecipanti.

Concluderà l’evento, il 28 novembre alle ore 19.30, una degustazione di bevande e cibo tipico abruzzese presso il ristorante “La Gondola”, con accompagnamento musicale.

La manifestazione è stata organizzata in particolare grazie all’impegno di Enzo Iacovozzi, membro della Società italo-tedesca di Hildesheim, Bernd Galland dell’associazione ornitologica, Mario Di Iorio, regista e produttore e Lorenzo Pace, presidente dell’associazione Cuochi di Pescara.

Il numero di conto corrente messo a disposizione per le donazioni è stato aperto presso la Sparkasse Hildesheim, K.to Nr. 99063074 Blz 259 501 30. de.it.press

 

 

 

 

Iniziativa editoriale del prof. Marcellino per il rafforzamento e la diffusione della lingua italiana in Germania.

 

L'AMM Onlus  attraverso un co-finanziamento, ha consentito la pubblicazione

di una grammatica della lingua italiana per studenti principianti di madre

lingua tedeschi.

 

Il testo, dal titolo "MarCel" è opera del connazionale residente in

Germania, il Dr. Cristiano Marcellino, docente di italiano in diversi

istituti di lingua privati e corrispondente del Portale dei Lombardi nel

 

Mondo. Il testo vuole essere un valido strumento di sostegno ai tradizionali

libri che guidano nell'apprendimento dell'italiano, ma che troppo spesso

mancano di un metodica esposizione delle strutture grammaticali essenziali.

"MarCel" fornisce un'abbondante e sistematica presentazione della sintassi e

della morfologia, che normalmente creano i maggiori problemi agli studenti

di madrelingua tedesca.

 

"MarCel", pubblicato recentemente, è già stato adottato in diverse scuole di

lingua della Sassonia orientale ed è stato accolto con successo da quanti

desiderano avvicinarsi in modo più metodico allo studio dell'italiano.

 

Marcellino ha dichiarato che " l'Associazione "Mantovani nel mondo" e il

Portale dei Lombardi nel Mondo, sostenendo questa iniziativa hanno

dimostrato una rinnovata sensibilità rivolta sia verso i nostri connazionali

che vogliono intraprendere un progetto, sia nell'interesse della

divulgazione della lingua e della cultura italiana all'estero.L'iniziativa

valorizza inoltre l'importante rapporto che da sempre lega la Germania alla

Lombardia".

 

Un'anticipazione dei contenuti del "Marcel" è visibile on-line all'indirizzo

web wwww.marcellinox.de, mentre coloro che fossero interessati a ricevere il

libro, possono contattare direttamente l'autore all'indirizzo e-mail

marcellino@email.it. www.lombardinelmondo.org, www.mantovaninelmondo.eu

(de.it.press)

 

 

 

 

Monaco di Baviera. La musica dialoga con la società. Concerto “Di padre in figlio”

 

Monaco di Baviera - La recente iniziativa Un'altra Italia ha proposto nelle ultime settimane e mesi diverse iniziative di vario genere a sostegno ed incentivo dell'impegno civile.

L'attenzione si concentra soprattutto su quelle persone che si impegnano contro la criminalità organizzata e per la legalità.

Siamo dell'idea che solo se   genitori ed educatori   trasmettono il giusto messaggio ed offrono loro stessi un esempio vivente di impegno alle nuove generazioni, questa battaglia potrà concludersi con un successo e realizzare il sogno di una società migliore. Solo una forte dialettica intergenerazionale puó avere la meglio sul conflitto fra le stesse generazioni.  E' anche questo il senso della nostra iniziativa.

Il 29 Novembre, nella kleinen Konzertsaal del Gasteig, Un'altra Italia organizza un concerto dal titolo: Di padre in figlio.

La pianista Serena Chillemi suonerà per voi pezzi composti da coppie di padri e figli di varie epoche.

Questo piccolo viaggio attraverso la storia della musica vuole aiutarci a meglio comprendere come l'inspirazione musicale si traduca   attraverso le generazioni.

Nelle famiglie di componisti come quelle di Johann Sebastian e Johann Christian Bach, Alessandro e Domenico Scarlatti o i componisti siciliani Giovanni ed Eliodoro Sollima ha avuto luogo uno scambio intenso, reciproco e continuo. Le musiche verranno accompagnate dalla lettura di testi che ne approfondiranno l'elemento storico e culturale.

Si chiude così la serie di concerti dal tuitolo "Musica... per un'altra Italia" che è stata organizzata nell'ambito della iniziativa di cui porta il nome.   Gli artisti rinunciano al proprio ingaggio devolvendone l'intera somma all'iniziativa Un'altra Italia.

 

Serena Chillemi - Completa nel 2003 i proprio studi al conservatorio di Trapani "Antonio Scontrino" conseguendone il diploma. Studia pianoforte a Monaco di Baviera presso il   "Richard Strauss Konservatorium" con il Prof. Thomas Böckheler e completa un corso di formazione come direttrice di coro con il Prof. Martin Steidler presso la Musikhochschule für Musik und Theater di Monaco di Baviera. Ha al proprio attivo una intensa ed internazionale attività artistica. Ha ricevuto diversi premi sia per le sue performances da solista che insieme a gruppi di musica da camera nell'ambito di concorsi nazionali ed internazionalei.

 

Adriano Pastore - Nasce a Monaco nel 1983 da una famiglia italo-francese. Studia Elettrotecnica presso la TU München ed Ingegnaria presso la ECP di Parigi conseguendo nel 2009 il doppio titolo di Laurea. Nel tempo libero è anche attore e musicista.  Ha recitato diverse parti insieme all'English Drama Group della LMU. 

 

Domenica 29 Novembre 2009 ore 11 presso la Kleiner Konzertsaal am Gasteig -- Rosenheimerstr. 5. Ingresso: 15€ / ridotto 8€. Prenotazioni: 089/54 81 81 81 oppure   www.muenchenticket.de. Con il sostegno del Kulturreferat der Landeshauptstadt München. Un’altra Italia, de.it.press

 

 

 

 

Francoforte. Esposizione dedicata a Sandro Botticelli allo Städel Museum

 

Francoforte - A Francoforte la prima esposizione monografica dedicata a Sandro Botticelli in area di lingua tedesca. Dal 13 novembre 2009 fino al 28 febbraio 2010 il Museo Städel ospita la mostra del più grande maestro italiano del Rinascimento, grazie anche al contributo dell’Agenzia Nazionale Italiana per il Turismo e dell’Istituto Italiano di Cultura di Francoforte.

Partendo dalla sua monumentale “Immagine ideale femminile”, una delle principali opere della collezione del Museo Städel, la mostra espone, circa 500 anni dopo la morte di Botticelli (17.5.1510), numerose opere appartenenti alle sue diverse fasi artistiche. Nella prima parte, i ritratti e le rappresentazioni allegoriche. Al centro della seconda parte le rappresentazioni mitologiche di divinità ed eroine simbolo delle qualità femminili, mentre nella terza sezione l’esposizione dà rilievo alla ricchissima produzione di immagini religiose.

Le opere sono state concesse dalle più importanti pinacoteche europee e americane, tra le quali gli Uffizi di Firenze, il Louvre di Parigi, The National Gallery di Londra, le pinacoteche di Berlino e Dresda, il Metropolitan Museum di New York e infine The National Gallery of Art di Washington. (Inform)

 

 

 

 

Teatro in emigrazione. Le Maschere, laboratorio culturale da 25 anni a Stoccarda

 

Stoccarda - La compagnia teatrale Le Maschere di Stoccarda ha compiuto in questi giorni 25 anni. Per le nozze d’argento è stata rappresentata la commedia “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo, la stessa con cui celebrò il suo debutto. La compagnia costituisce un laboratorio della cultura popolare italiana, con accentuazione napoletana

Non poteva essere diversamente. Angelo Attademo, napoletano purosangue e fondatore della Compagnia, ha voluto che la celebrazione del 25esimo anniversario fosse una sorta di tuffo nel passato.

Allora come oggi gli interpreti hanno inteso trasportare il pubblico nella Napoli del presepe, della semplicità, della povertà, degli intrighi, della furbizia e della sottrazione impropria di denaro a un membro della famiglia. La tragicommedia del grande Eduardo pone in evidenza anche le contraddizioni sociali della Napoli di un tempo, che sono ancora molto attuali.

Quest’opera in tre atti, allora come ora trova il plauso del pubblico italofono in Germania. Fu grazie alla buona riuscita di questa rappresentazione che le Maschere cominciarono un lungo e difficile percorso di impegno culturale, volto ad avvicinare la collettività al mondo teatrale.

25 anni fa non fu facile per il fondatore Angelo Attademo trovare soprattutto donne, disposte a recitare sul palcoscenico. Allora era forse ancora impensabile che una ragazza potesse assentarsi da casa per le prove fino ad ora tarda, o peggio ancora rientrare tardi dopo una rappresentazione in località addirittura lontane da Stoccarda.

L’entusiasmo, la determinazione e la forza di convincimento di fare o produrre “cultura” anche in emigrazione alla fine ha avuto la meglio. Il gruppo c’è ed è solido nella sua struttura, nonostante alcuni naturali avvicendamenti.

Dopo alcuni anni la Compagnia si è trasformata in associazione culturale, registrata all’albo delle Associazioni tedesche.

Mettendo a frutto le capacità e potenzialità individuali dei componenti, Le Maschere hanno messo in scena commedie di altri autori napoletani e non, come Eduardo Scarpetta, Peppino De Filippo, Viviani e Vincenzo Salemme, Dario Fò e Luigi Pirandello. In un lavoro di team sono stati elaborati sketch bilingue che focalizzano problemi scolastici e sociali della comunità italiana in Germania. Il pezzo più forte mette a fuoco il problema della Sonderschule/Scuola differenziale che attanaglia da anni i bambini italiani nella realtà tedesca.

Altri particolari sul 25° Anniversario sono contenuti nel servizio audio.

Per ascoltare, basta cliccare su questo link: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=5658436/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/1x6rps8/index.html.

Tony Màzzaro SWR International/Sezione italiana (de.it.press)

 

 

 

 

Gli eventi di fine settimana a Monaco di Baviera e dintorni

 

Monaco di Baviera - Di seguito riportiamo le iniziative segnalate ai connazionali nelle prossime settimane dalle Pagine Italo-tedesche di Claudio Cumani, a Monaco di Baviera e dintorni.

Venerdì 27 novembre alle ore 19.30 presso l’IIC di Monaco seguirà un incontro di letture dal romanzo di Harry Edwards intitolato “Die geheime Abtei” con Günther Fertig-Witke, a cura della Dante Alighieri, mentre sabato 28 novembre viene segnalata a Weilheim una “Sagra del vino 2009” dedicata alla Liguria, dalle ore 19. Prevista la presentazione della Regione e dei suoi prodotti a cura di Holger Poczka, seguita da un film sulla Cinque Terre. L’ingresso è gratuito.

Domenica 29 novembre, presso la Haus-Olymp di Monaco (Elisabeth-Kohn-Str. 29), in programma il consueto appuntamento per i bambini con il laboratorio dell’italiano: dalle ore 10.30 per i più piccoli (fino a 5 anni di età) e dalle ore 11.15 per i bambini con età compresa tra i 5 e i 10 anni. Lo scopo è migliorare le competenze linguistiche di minori bilingui e plurilingui. Per informazioni rivolgersi a Marinella Vicinanza-Ott (maviott@arcor.de).

Sempre domenica alle ore 11 presso la sala concerti di Gasteig (Rosenheimerstr. 5) Serena Chillemi si esibirà al piano su musiche di Alessandro e Domenico Scarlatti, Johann Sebastian e Johann Christian Bach, Eliodoro e Giovanni Sollima. L’evento, intitolato “Di padre in figlio”, è a sostegno dell’associazione “Un’altra Italia” che promuove la legalità e la lotta alla mafia.

Ancora giovane cinema italiano martedì 1 dicembre presso l’IIC con “Non pensarci” di Gianni Zanasi, alle ore 19 (ingresso libero).

Un incontro organizzato nell’ambito della “Settimana della cultura italiana” è previsto giovedì 3 dicembre presso la Bayerische Staatsbibliothek cittadina (Ludwigstr. 16) con una conferenza – in lingua italiana con traduzione simultanea - su “Galileo e l’universo dei suoi libri” a cura della direttrice della Biblioteca nazionale di Firenze, Antonia Ida Fontana.

Presso il Lyrik Kabinett (Amalienstr. 83°) alle ore 20 giovedì seguirà un incontro dedicato alle poesie di Pier Paolo Pasolini introdotte da Christian Filips e Urs Engeler.

Sabato 5 dicembre presso la sala della Biblioteca di Gasteig (Rosenheimerstr. 5) l’associazione “Un’altra Italia” presenterà a partire dalle ore 17 tre documentari: “In un altro Paese” di Marco Turco, “Un Paese diverso” di Silvio Soldini e “Libera terra” di Armando Ceste, seguiti da commenti di Pierangela De Maron, Ilaria Furno e Ambra Sorrentino – ingresso 7 euro.

Segnalato infine, domenica 6 dicembre, alle ore 10.30 l’incontro per genitori e bambini – fino ai 6 anni - di famiglie mutinazionali presso il Familienzentrum Laim (Valpichlerstr. 36). Per informazioni rivolgersi a Sara Benedetti-Baumans (sara_benedetti@web.de), Claudia Cella (cella10@web.de) o Lucianna Filidoro (lucianna.filidoro@gmx.de). (Inform)

 

 

 

 

Proiezione del film “Non pensarci” all’IIC di Monaco di Baviera

 

L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera invita alla proiezione del film »Non pensarci«, che si terrà martedì  1 dicembre, alle ore 19, presso l'Istituto Italiano di Cultura, Hermann-Schmid-Straße 8, a Monaco di Baviera. Ingresso libero.

Italia 2007, 110 min., VO con sottotitoli in italiano. Regia: Gianni Zanasi. Con:

Valerio Mastandrea: Stefano Nardini; Anita Caprioli: Michela Nardini; Giuseppe Battiston: Alberto Nardini; Caterina Murino: Nadine

Stefano ha 36 anni e ha cercato di far carriera a Roma come chitarrista punk-rock. Ma il suo sogno di incidere un CD svanisce e sa di non aver speranza di diventare famoso. Non ha una fidanzata e neppure un letto in cui dormire, perciò prende tutto quello che possiede - una chitarra e una macchina con le portiere che non si aprono - e ritorna a casa. La sua famiglia, però, è molto cambiata. Strano a dirsi, ma mentre tutti intorno a lui sembrano essere sull'orlo di una crisi di nervi, sarà proprio Stefano, il più incapace, a farsi carico delle confidenze di tutti e a doversi occupare a suo modo di loro...

Premio Francesco Pasinetti (SNGCI). Premio Arca Cinemagiovani come migliore film italiano alla IV edizione delle Giornate degli Autori – Venice Days, Venezia 2007. Premio Aiace 2007. David di Donatello 2009 per miglior attore non protagonista (Giuseppe Battiston)

IIC, culturale.iicmonaco@esteri.it, www.iicmonaco.esteri.it  (de.it.press)

 

 

 

 

Modifiche della normativa passaporti in vigore da mercoledì

 

ROMA - In applicazione della nuova disciplina comunitaria in materia di passaporti,dal 25 novembre sono entrate in vigore due importanti modifiche all’attuale legge con le quali si sancisce, anche in Italia, l’obbligatorietà del passaporto individuale per i minori ed una validità differenziata a seconda dell’età.

Con l'entrata in vigore del Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 444/2009, recante disposizioni in materia di passaporti contenenti elementi biometrici, e' stato infatti introdotto il principio “una persona - un passaporto”, secondo cui i passaporti devono essere rilasciati come documenti individuali.

Le nuove norme – che rispondono ad un’esigenza fortemente avvertita dalla Farnesina e dal Ministero dell’Interno - garantiscono una maggiore individuabilità e quindi sicurezza per i minori che viaggiano, permettendo quindi di fare meglio fronte ai crescenti fenomeni della sottrazione indebita di minorenni e della tratta internazionale di minori. A tal fine è prevista l’eliminazione della possibilità di iscrizione del minore sul passaporto del genitore (o tutore o altra persona delegata ad accompagnarli) e una durata temporale differenziata dello stesso al fine di poterne aggiornare la fotografia in relazione al mutamento delle sembianze degli aventi diritto. A breve si aggiungerà anche la rilevazione delle impronte per i maggiori di anni 12.

A partire da mercoledì il passaporto italiano ha quindi una validità di tre anni per i minori da zero a tre anni e una validità di cinque anni per i minori di età compresa tra i tre e i diciotto anni.  (Inform)

 

 

 

 

I sindacati dei pensionati annunciano una mobilitazione internazionale il 10 dicembre

 

Audizione dei Sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil presso il Comitato permanente sugli italiani all’estero della Camera

 

ROMA - Mercoledì mattina, a Roma, si è tenuta una audizione dei Sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil presso il Comitato permanente sugli italiani all’estero della Camera dei Deputati, alla presenza del presidente del Comitato Marco Zacchera, del vice presidente Fabio Porta e dei deputati Gianni Farina, Laura Garavini, Franco Narducci, Antonio Razzi.

  Nel corso dell’audizione, i segretari nazionali di Spi, Fnp e Uilp, Renata Bagatin, Mariuccia Diquattro e Agostino Siciliano, hanno esposto le loro preoccupazioni per le condizioni della nostra emigrazione più anziana e illustrato le loro proposte e richieste:

  - Riconoscimento di un assegno di solidarietà per gli anziani nati in Italia e residenti all’estero in condizioni di povertà.

  - Abrogazione del requisito dei dieci anni di soggiorno continuativo in Italia per avere diritto all’assegno sociale, introdotto dalla legge n. 133 del 2008. Un requisito impossibile da realizzare per chi torna in Italia dopo essere emigrato da bambino e che discrimina i nostri emigranti più poveri ed anziani.

  - Soluzione dei problemi ancora presenti nel pagamento delle pensioni italiane all’estero. In occasione del rinnovo della convenzione per il pagamento delle pensioni all’estero, Spi, Fnp e Uilp chiedono a Governo e Inps di eliminare finalmente i disagi che negli ultimi anni hanno colpito i nostri emigrati, soprattutto i più anziani e i residenti in Sud America.

  - Esenzione dal pagamento dell’Ici sulla prima casa in Italia, se non affittata, anche per gli italiani all’estero.

  - Sanatoria degli indebiti pensionistici maturati senza colpa dai pensionati residenti all’estero.

  - Ratifica delle Convenzioni internazionali già definite, a partire da quelle con Cile e Canada, e aggiornamento di quelle non più attuali.

  I Sindacati dei pensionati hanno poi manifestato la loro preoccupazione per i nuovi tagli per gli italiani all’estero previsti nel Bilancio di previsione per il 2010, soprattutto per quelli all’assistenza sanitaria e indiretta, importantissima per tanti nostri anziani, specialmente in Argentina e in Brasile. Per il 2009, grazie a una vasta mobilitazione, si sono poi trovate risorse aggiuntive. Si devono trovare anche per il 2010.

  Tutti i parlamentari presenti hanno espresso apprezzamento per l’impegno svolto all’estero dai Sindacati dei pensionati e sostanziale condivisione delle richieste e delle preoccupazioni illustrate. Il presidente Zacchera, concludendo l’audizione, si è impegnato a presentare un ordine del giorno di accompagnamento alla prossima Finanziaria riassuntivo delle proposte e dei problemi affrontati e di convocare in audizione l’Inps sul rinnovo della convenzione per il pagamento delle pensioni all’estero.

  Per dare maggiore forza alle proprie richieste e proposte, Spi, Fnp e Uilp hanno indetto anche per quest’anno, per il prossimo 10 dicembre, una giornata di mobilitazione internazionale per i diritti e la dignità delle persone anziane e dei pensionati italiani residenti all’estero. Delegazioni di pensionati e anziani italiani, in tutti i principali Paesi della nostra emigrazione, si recheranno presso le sedi consolari per illustrare i loro problemi e consegnare ai consoli una lettera a firma dei tre segretari generali di Spi, Fnp e Uilp e dei tre Presidenti dei Patronati Inca, Inas e Ital, con richiesta di farsi portavoce presso il Governo italiano dei bisogni e delle aspettative delle aree più anziane e disagiate della nostra emigrazione. (Inform)

 

 

 

 

A Berna consegnati i diplomi PLIDA della Società Dante Alighieri agli studenti delle scuole secondarie

 

Berna - Si è svolta a Berna, sabato 14 novembre 2009, la cerimonia di consegna dei diplomi PLIDA Juniores agli studenti delle scuole secondarie della circoscrizione consolare di Berna. Protagonisti gli studenti dei corsi di lingua e cultura italiana organizzati dal CASCI - Comitato Attività Scolastiche e Culturali Italiane: 176 alunni che hanno ottenuto, dopo almeno sette anni di frequenza, il certificato di competenza in lingua italiana rilasciato dalla Società Dante Alighieri.

Il PLIDA Juniores, certificazione di italiano L2 specificamente destinata agli adolescenti, è stato consegnato durante una cerimonia congiunta, alla presenza del Presidente del CASCI dott. Gianni Burzi, della Dirigente scolastica della circorscizione di Berna-Bienna, prof.ssa Magda Lodi, del Capo della Cancelleria Consolare di Berna, dott. Nicandro Cascardi, del Presidente della Società Dante Alighieri – Comitato di Berna, dott. Antonio Sutera, del Delegato del COMITES di Berna, dott. Cosimo Anastasia.

Un pomeriggio all’insegna della festa per gli studenti e i loro familiari, accorsi numerosi al Teatro della Missione Cattolica Italiana di Berna per sostenere l’impegno dei loro figli e celebrare un traguardo che apre nuove prospettive per il loro percorso scolastico e professionale.

Il Presidente del CASCI Gianni Burzi ha cosí commentato la giornata: “É stato per me un grande onore consegnare i diplomi ai nostri studenti, in veste, per la prima volta quest’anno, di Presidente del CASCI. La cerimonia ha rappresentato un momento importante per i ragazzi e per il nostro Ente, che da tanti anni, grazie all’impegno dei suoi insegnanti, lavora con passione per raggiungere questi importanti risultati”.

Per ulteriori informazioni ed approfondimenti:  CASCI – tel. 031 3818137 (tutti i giorni, dal lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 12.00) de.it.press

 

 

 

 

Consiglio dei marchigiani all’estero, VI Conferenza regionale e II Conferenza dei giovani dal 7 al 10  dicembre

 

Giornata delle Marche: a Macerata nel nome del missionario Matteo Ricci e all’insegna di marchigiani nel mondo

 

MACERATA – Macerata ospiterà l’edizione 2009 della Giornata delle Marche. Gli eventi della Giornata di terranno dal 7 al 10 dicembre e saranno dedicati a “Matteo Ricci, le Marche, il viaggio”. Un omaggio al gesuita, matematico e cartografo pioniere delle missioni cattoliche moderne di Cina nel quarto centenario della morte. Matteo Ricci nacque a Macerata il 6 ottobre 1552  e morì a a Pechino l’11 maggio 1610.

 

Nell’ambito della Giornata delle Marche si terranno a Macerata anche la VI Conferenza regionale dei marchigiani nel mondo e la II Conferenza dei giovani marchigiani nel mondo, nonché i lavori del Consiglio dei marchigiani all’estero. 

 

La VI Conferenza regionale dei marchigiani nel mondo e la II Conferenza dei giovani marchigiani nel mondo si apriranno il 7 dicembre alle ore 15 presso l’Auditorium San Paolo dell’Università di Macerata. Dopo il saluto delle autorità, saranno esposte le relazioni introduttive su temi collegati al tema generale della Giornata delle Marche 2009, così riassumibili: “Padre Matteo Ricci, ripercorrere la storia del viaggio, rileggere in chiave storica ed attuale il marchigiano fuori le mura”.

  Seguiranno interventi sui seguenti temi: Momenti e persone nella storia dell’ Emigrazione Marchigiana;L’arte marchigiana che ha fatto grande   l’Italia nel mondo; La lingua italiana , suggestioni di una  comune identità; Emigrazione ed Integrazione,  paure ed opportunità in questa epoca di globalizzazione; Associazionismo, una rete per promuovere le Marche.

  Chuderà la giornata una cena conviviale.

  L’8 dicembre alle ore 9 nel Duomo di Macerata, messa celebrata dal vescovo di Macerata mons. Giuliodori.

  Alle ore 10 presso l’Auditorium San Paolo si terrà il Consiglio dei marchigiani all’estero alla presenza dei delegati della VI Conferenza regionale dei marchigiani nel mondo e della II Conferenza Giovanile; saranno presentate le proposte del nuovo Programma  triennale 2010-2012 e del Piano annuale 2010.

 

  Dopo il pranzo i lavori del Consiglio dei marchigiani all’estero riprenderanno alle ore 15 nell’Aula Aula Magna dell’Università. Al centro del dibattito generale: ruolo dell’associazionismo, report del lavoro svolto nel quinquennio; proposte per il nuovo triennio.

   Sempre alle ore 15, nell’Auditorium San Paolo dell’Università, lavori della II Conferenza Giovanile  e prosecuzione del dibattito nella Conferenza generale. 

  Il 9 dicembre alle ore 10, nel Palazzetto dello Sport di Macerata, si terrà l’incontro di una delegazione dei marchigiani all’estero con gli studenti e le istituzioni scolastiche, nell’ambito della Giornata delle Marche 2009.

  Alle ore 10 , nella sala riunioni delle Camera di Commercio di Macerata, si svolgerà l’incontro di una delegazione della conferenza dei marchigiani all’estero con i rappresentanti del tessuto economico e sociale regionale (Università- rappresentanti C.A.L. -  rappresentanti C.R.E.L.);

   Dopo il pranzo presso l’Auditorium San Paolo, alle ore 15, bell’Auditorium San Paolo e nell’Aula Magna dell’Università di Macerata, proseguiranno i lavori della Conferenza giovanile e della Conferenza regionale in sessioni plenarie  e gruppi di lavoro. Gruppi di lavoro del Consiglio:  Cultura; Associazionismo; Giovani.

   Il 10 dicembre alle ore 9,30, nell’Auditorium San Paolo saranno presentati i  documenti dei gruppi di lavoro e dei pareri sui Piani. Seguiranno il dibattito generale congiunto e la conclusione delle Conferenze.

Alle ore 15, 30 il Teatro Lauro Rossi ospiterà la cerimonia ufficiale di celebrazione della Giornata delle Marche 2009 (programma http://www.giornatadellemarche.it/).  (Inform)

 

 

 

 

Lazio nel mondo. V Conferenza Regionale dell’Emigrazione

 

27 e 28 novembre - Frascati, Villa Campitelli, via Sulpicio Galba 4

29 novembre - Roma, Museo nazionale dell’Emigrazione, piazza dell’Ara Coeli 1

Di Liegro: “Dopo 11 anni di attesa, ho voluto fortemente indire la V Conferenza Regionale dell’Emigrazione per incontrare gli emigrati laziali nel mondo”

 

Roma - Il 27, 28 e 29 novembre 2009 si svolgerà la V Conferenza Regionale sull’Emigrazione, organizzata dalla Regione Lazio.

Alla Conferenza parteciperanno i delegati delle Associazioni degli emigrati laziali all’estero, i membri della Consulta regionale dell’emigrazione, i rappresentanti delle Associazioni nazionali, degli Enti, delle Istituzioni e degli organismi impegnati nel campo dell'emigrazione.

La Conferenza avrà luogo il 27 e 28 novembre a Frascati, presso Villa Campitelli, in via Sulpicio Galba 4, e il 29 novembre a Roma, presso il Museo nazionale dell’Emigrazione, Complesso Monumentale del Vittoriano (Sala Zanardelli), piazza dell’Ara Coeli 1.

 

"L’ultima Conferenza Regionale era stata indetta nel 1998 - dichiara Luigina Di Liegro, assessore alle Politiche sociali e delle sicurezze della Regione Lazio. Ho voluto che questo appuntamento fosse rivalutato fortemente, raccogliendo tutte le indicazioni fornite dalle Associazioni laziali all’estero e dalla Consulta regionale dell’emigrazione, per portare avanti – in sinergia con l’amministrazione regionale – un percorso maggiormente partecipativo e un programma di interventi più adeguato alle sfide che il contesto politico, economico e sociale, sia interno sia internazionale, ci pone davanti."

 

La Conferenza si articolerà in 3 tavole rotonde, alle quali prenderanno parte numerosi esperti del settore, e in 4 gruppi di lavoro dei delegati laziali nel mondo.

Attualmente sono circa 100 le associazioni regionali di emigranti laziali riconosciute iscritte al Registro della Regione Lazio, di cui 15 in Europa, 27 in Australia, 17 in Sud America, 5 negli Stati Uniti, 35 in Canada, 1 in Sudafrica.

 

Le istanze che emergeranno da questo importante appuntamento saranno riportate dall’assessore Di Liegro al tavolo della Conferenza Permanente Stato-Regioni e Province Autonome-CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) sull’emigrazione, che si riunirà il 30 novembre prossimo presso il Ministero degli Esteri.

Per informazioni: Sara Massaro, Assessorato alle Politiche Sociali e delle Sicurezze della Regione Lazio cell. 349 3431741 (de.it.press)

 

 

 

 

 

Sanatoria indebiti INPS.  Emendamento di Bucchino firmato da tutti i deputati della circoscrizione Estero

 

  ROMA - Lo hanno firmato tutti i deputati eletti nella circoscrizione Estero l’emendamento alla Finanziaria presentato da Gino Bucchino (Pd) sulla sanatoria degli indebiti pensionistici a favore dei pensionati italiani residenti all’estero.

  L’emendamento prevede l’abbandono del recupero delle prestazioni pensionistiche e familiari erogate indebitamente dall’Inps ai pensionati residenti all’estero per i periodi fino al 31 dicembre 2008. Di norma si tratta di indebiti che si sono costituiti a causa dei ritardi con cui l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha acquisito le informazioni reddituali dei pensionati residenti all’estero ed effettuato la ricostituzione delle prestazioni legate al reddito (trattamento minimo, maggiorazioni sociali, prestazioni familiari).

  Gli importi da restituire variano da poche centinaia  a migliaia di euro: l’impatto economico, umano e psicologico sui pensionati i quali ricevono le lettere di recupero da parte dell’’Inps è devastante, considerate le precarie condizioni economiche degli interessati (aventi diritto a prestazioni legate al basso reddito) e soprattutto la loro totale buona fede che esclude la presenza di dolo.

  Va sottolineato che il Parlamento nel mese di luglio 2008 aveva approvato un ordine del giorno su questa tematica presentato da Gino Bucchino, Fabio Porta e da altri parlamentari con il quale si impegnava il Governo a valutare l'opportunità di adottare i provvedimenti necessari volti a sanare la situazione degli indebiti pensionistici a carico di pensionati residenti all'estero in assenza di dolo e in presenza di determinati limiti reddituali.

  “Vedremo ora - dichiara Bucchino - se questo Parlamento e questo Governo manterranno gli impegni presi con i nostri connazionali all’estero”.

  In particolare la proposta di legge prevede la sanatoria integrale dell’indebito pensionistico qualora i soggetti interessati siano percettori di un reddito personale, prodotto sia in Italia che all’estero, imponibile ai fini IRPEF per l’anno 2008 di importo pari o inferiore a 8.640,84 euro (comma 1); il recupero nel limite del 50 per cento dell’indebito qualora i medesimi soggetti siano percettori di un reddito personale per l’anno 2008 superiore ai predetti 8.640,84 euro (comma 2).

  Si stabilisce inoltre che la eventuale trattenuta di recupero sulla pensione non possa essere superiore ad un quinto della pensione stessa e che l’importo sia recuperato ratealmente senza interessi (comma 3); infine che la sanatoria non si applica qualora sia riconosciuto il dolo dell’interessato che abbia percepito indebitamente le prestazioni a carico dell’Inps, (comma 4). (Inform) 5

 

 

 

 

 

Allarme Onu: è al buio un quarto del mondo

 

Due milioni di morti l’anno perché manca la corrente – di ANNA GUAITA

 

NEW YORK - Entri in casa, accendi la luce, fai partire la lavastoviglie, e intanto cominci a preparare la cena, mentre ascolti il telegiornale. Chi ci fa più caso a questi gesti automatici? Chi penserebbe che almeno un quarto della popolazione mondiale non può compiere nessuno di questi gesti, semplicemente perché non ha nè energia elettrica nè gas per cucinare? Un miliardo e duecento milioni di esseri umani vive al buio e al freddo, e due miliardi non possono mettere il tegame su un fornello: le loro vite sono illuminate e riscaldate da fuochi accesi con legna, rifiuti, o addirittura con escrementi disseccati, e i loro cibi sono cucinati su fornelli primitivi. Le esalazioni di questi fuochi non solo concorrono all’effetto serra, ma causano almeno due milioni di morti all’anno: cancro dei polmoni, malattie respiratorie croniche e polmoniti infantili sono comunissimi nei Paesi dell’Asia meridionale e dell’Africa sub-sahariana, dove non esistono moderne fonti di energia.

La denuncia viene dall’Onu, che ha presentato la scorsa settimana lo studio condotto da tre delle sue agenzie, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Agenzia per l’Energia Atomica e il Programma per lo Sviluppo. Il quadro è stato presentato in vista della conferenza sull’ambiente che si terrà a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre. La denuncia segue di pochi mesi quella - sempre proveniente dalle Nazioni Unite - sulla scarsità di acqua pulita, una crisi che colpisce due miliardi e mezzo di esseri umani, e che dovrebbe anch’essa essere discussa a Copenaghen.

Olav Kjorven, dell’Agenzia Sviluppo, uno degli autori della ricerca sulla mancanza di energia nei paesi poveri spiega che «quasi metà dell’umanità non capisce il dibattito sulle energie rinnovabili, perché per loro la realtà è molto più indietro». Un altro degli autori della ricerca, Monoru Takada, aggiunge che la mancanza di energia è la causa per cui molti dei Paesi più poveri non riescono a uscire dalla povertà. Ma basterebbero investimenti nel settore solare, eolico o geotermale, per salvare milioni di persone dalla morte e da una esistenza miserevole.

L’India ad esempio verrà a Copenaghen con una chiara richiesta di aiuto: nella più grande democrazia del mondo, circa il 56 per cento della popolazione non ha energia elettrica. Il governo indiano ha finora resistito all’idea che gli vengano imposti dei tetti massimi di inquinamento, ma allo stesso tempo sta progettando un gigantesco piano energetico su base solare. Per renderlo realtà ha però bisogno di aiuti tecnici e di uno scambio di know how con i Paesi più avanzati, come spiegherà a Copenaghen e come ieri ha detto lo stesso primo ministro indiano Manmohan Singh in visita alla Casa Bianca. IM 25

 

 

 

 

"La missione Onu in Congo ha fallito"

 

Molti funzionari sono accusati di collaborazionismo con i ribelli

Bbc e NY Times svelano un dossier sull'intervento più imponente del

mondo. Nel mirino anche il traffico  d'oro in cambio di armi per i ribelli

 

NAIROBI  - Appaiono fallimentari i risultati della missione dei Caschi Blu nella Repubblica Democratica del Congo. È quanto si legge in un rapporto presentato da una missione di esperti dell’Onu svolta sul territorio, e presentata all’inizio di novembre al Palazzo di Vetro. Che non lo ha reso pubblico; ma di cui ampi, dirompenti, stralci sono ormai noti, e diffusi dalla Bbc on line e da altri organi di stampa.

 

La missione - la più imponente del mondo, forte di circa 25.000 uomini - non è riuscita a bloccare la deriva anarchica della ricchissima regione dell’Est del Congo (Nord e Sud Kivu), di fatto sotto il controllo delle truppe ribelli di hutu ruandesi, i cui capi si erano rifugiati in quella zona dopo il genocidio del ’94. Il gruppo, (Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda) non solo non è stato sbaragliato, ma ha esteso, con spietate violenze sui civili, il suo controllo nel Kivu e sul commercio dei suoi ricchissimi prodotti naturali, spesso d’intesa con le truppe regolari di Kinshasa, che dovrebbero combatterli. Secondo il rapporto, i ribelli godono anche del sostegno di una rete internazionale di finanziamenti e appoggi.

 

Il New York Times riferisce di una vastissima e tentacolare rete criminale nel Congo orientale basata sul contrabbando da parte dei gruppi ribelli, sostenuti dall’Esercito congolese, di oro e altri minerali dal Congo in cambio di armi; traffici in cui sono coinvolte istituzioni di beneficienza spagnole, trafficanti di armi ucraini, autorità africane corrotte e persino spedizioni di armi dalla Corea del Nord. Nulla è particolarmente nuovo in quanto ricostruito dal rapporto delle Nazioni unite, ma questo traccia ugualmente con cruda evidenza un quadro molto dettagliato del flusso di minerali che si muove dal Congo, verso l’Uganda, poi il Burundi e il Rwanda, per finire in Europa o nell’Estremo oriente.

 

Secondo il rapporto molti funzionari dei governi africani lavorano mano nella mano con i ribelli per aiutarli a contrabbandare verso l’estero le pietre preziose e portare all’interno le armi. In particolare dal Congo si calcola che vengano portati fuori illegalmente circa 36 tonnellate di oro all’anno per un valore di oltre un miliardo di dollari, gran parte dei quali finisce nelle mani dei ribelli. LS 25

 

 

 

 

Mondo e Italia. Una ripresa fragile e la dura realtà

 

LA RIPRESA mondiale resta debolissima, come dimostra la consistente revisione al ribasso della seconda stima sull’andamento congiunturale del Pil degli Stati Uniti nel terzo trimestre 2009: +0,7% circa su base trimestrale rispetto al +0,9% comunicato il 29 ottobre scorso. La notizia ha colpito negativamente, vista la grande mole di denaro immessa nel sistema per salvare le banche e rilanciare l’economia. Ed è ancor più deprimente se si considera che nel terzo trimestre l’incremento del Pil americano è stato generato per metà da due sole voci: l’aumento degli acquisti di veicoli (drogato dagli incentivi alla rottamazione) e quello delle spese militari. Mentre la disoccupazione continua a crescere di mese in mese.

Sempre nel terzo trimestre 2009 sono arretrate ancora le economie della Gran Bretagna e della Spagna, dove pure la disoccupazione non accenna a fermarsi. Dunque, ben 3 dei 5 principali mercati di esportazione dell’Italia (Usa, Inghilterra e Spagna) sono in crisi nera sotto il profilo dei consumi delle famiglie e degli investimenti, mentre gli altri 2, che sono anche i nostri più importanti mercati in assoluto (Germania e Francia), crescono poco e importano poco.

In più anche la Germania come gli Stati Uniti ha fortemente incentivato gli acquisti di auto per sostenere la domanda interna: i due Paesi, secondo l’ultimo Outlook dell’Ocse, sono quelli che hanno speso di più al mondo per le rottamazioni. Ma questi sono stimoli artificiali e temporanei, che non danno contributi risolutivi ad un vero rilancio delle economie. Mentre la crescita della Cina, spinta da una formidabile spesa pubblica, sta privilegiando gli acquisti di beni e tecnologie cinesi, con limitato impatto sull’import dagli altri Paesi. In definitiva, ci troviamo di fronte non soltanto ad una ripresa senza occupazione ma anche senza domanda vera, quella, cioè, che deve venire da un mercato guarito e non dallo Stato, dagli investimenti e non dagli incentivi ai consumi, dalla ricostituzione del risparmio e non dalla speculazione finanziaria.

Venendo a casa nostra, i dati di contabilità nazionale indicano chiaramente che è vero che nel terzo trimestre c’è stata una crescita dello 0,6% ma la dura realtà è che tra il primo trimestre 2008 e il secondo trimestre 2009 il Pil italiano si è ridotto in termini reali del 6,5%. E solo un quinto di questo calo è stato causato da una riduzione dei consumi, che in Italia sono diminuiti molto di meno che nei Paesi anglosassoni e in Spagna (dove le famiglie sono stremate dai debiti). La Commissione Europea prevede che la nostra spesa per consumi tornerà ai livelli del 2007 già nel 2011, mentre altre economie impiegheranno più tempo. Difficile per l’Italia poter fare di più con improbabili misure espansive o tagli delle tasse, dato che gli italiani erano già prudentissimi negli acquisti prima della crisi.

Quasi il 60% della contrazione della nostra economia la più difficile da recuperare è invece spiegata dal peggioramento della domanda estera netta causata dal crollo dell’export (-24,5%) e da quello degli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto dovuto principalmente alle aspettative negative delle stesse imprese esportatrici. Non è che improvvisamente il “made in Italy” abbia perso competitività. È successo che tra la fine del 2008 e la prima parte del 2009 la crisi ha fatto letteralmente scomparire 1/3 del commercio mondiale in dollari e anche noi ne abbiamo pagato le conseguenze. In particolare, tra l’ottobre 2008 e il settembre 2009 l’export italiano di manufatti calcolato sugli ultimi 12 mesi “scorrevoli” è diminuito di qualcosa come 67 miliardi di euro.

In precedenza anche noi italiani avevamo avuto la nostra “bolla”: proprio quella dell’export, che nel biennio 2006-2007 aveva visto le imprese tricolori capaci di esportare 62 miliardi di euro di manufatti in più rispetto al 2005. Soprattutto il nostro settore della meccanica-mezzi di trasporto si era reso protagonista di una crescita formidabile del suo export: +22% in due anni, un aumento percentuale superiore a quello della Germania (+20%) e in valore assoluto superiore persino a quello del Giappone (+25 miliardi di euro l’Italia contro +23 il Giappone). Ma dobbiamo ora prendere atto che gran parte di quella crescita, che pure i nostri imprenditori si erano guadagnati onestamente sui mercati internazionali e non trafficando con i mutui sub-prime e i derivati, era essa stessa gonfiata dalla “bolla” globale dei consumi e degli investimenti a debito. Che ora è scoppiata miseramente.

Alcuni governi, a cominciare da quello americano, si stanno quasi rovinando per sostituire con debito pubblico il debito privato lasciato colpevolmente crescere in questi anni. L’Italia, che per fortuna ha poco debito privato, non può invece fare assolutamente altro debito pubblico perché ne ha già troppo, limitandosi ad interventi mirati a sostegno dell’occupazione e dei settori più nevralgici, senza deragliare dalla politica del rigore che ci chiede l’Europa.

Le riforme strutturali sono importanti e vanno avviate non appena possibile, ma produrranno risultati apprezzabili sul sistema soltanto in tempi medio-lunghi. Per tutte queste ragioni, nonostante i nostri punti di forza nell’economia reale e in quella delle famiglie, anche la convalescenza dell’economia italiana sarà lenta e la guarigione arriverà forse solo con la ripresa dell’export quando sui mercati mondiali torneranno la fiducia e la domanda vera. MARCO FORTIS Im 26

 

 

 

 

Summit di Copenaghen. Anche la Cina al vertice sul clima

 

La Cina è il primo produttore mondiale di gas che causano l’effetto serra

Dopo Stati Uniti e Italia arriva il sì di Pechino, che taglierà il 45% di Co2

 

PECHINO -  Sarà il premier Wen Jiabao a rappresentare la Cina alla conferenza sul clima che si terrà a Copenaghen in dicembre. Lo ha annunciato un portavoce del ministero degli esteri cinese, che ha dato la notizia durante una regolare conferenza stampa a Pechino, senza fornire dettagli sulle tappe del viaggio per Copenaghen.

 

L’annuncio cinese arriva all’indomani di quello dato dal presidente americano, Barack Obama, che andrà al vertice sul clima nella capitale danese il 9 dicembre. Ieri anche il premier italiano, Silvio Berlusconi, ha annunciato la sua presenza a Copenaghen. La Cina è il primo produttore mondiale di gas che causano l’effetto serra, ma Pechino rifiuta di fissare obiettivi vincolanti alle sue emissioni inquinanti nel timore di frenare la crescita economica del Paese.

 

La conferma della partecipazione della Casa Bianca al summit di Copenaghen è stata accolta con grande favore dal presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, che ha affermato: «L’annuncio di Obama ha reso chiaro che abbiamo bisogno di quanti più capi di Stato e di governo è possibile a Copenaghen», e ha espresso la speranza «che altri seguano presto il suo esempio». La Commissione, per ora, non commenta le cifre dell’impegno di riduzione delle emissioni che il presidente americano sembra pronto a mettere sul tavolo a Copenaghen.

 

Uno dei punti più interessanti dei segnali che giungono da Washington, oltre al valore indubbiamente positivo dell’intervento di Obama a Copenaghen, è l’apparizione dell’obiettivo intermendio del 2025 (finora si conosceva solo quello del 42% entro il 2030), che sembra rispondere ad almeno uno dei rilievi fatti ieri, a Strasburgo, dal ministro dell’Ambiente svedese e presidente di turno del Consiglio Ambiente Ue, Andreas Carlgren. «È cruciale sapere su che riduzioni di emissioni gli Stati Uniti si impegneranno per il 2025 o il 2030», aveva detto Carlgren, sottolineando che l’obiettivo del 17% al 2020 «non è sufficientemente ambizioso».

 

Intanto la Cina ha annunciato che ridurrà la propria intensità carbonica, e cioè l’ammontare di emissioni a effetto serra per unità di prodotto interno lordo, del 40-45% entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005. La decisione è stata presentata come «un’azione volontaria del governo cinese» ed «un contributo agli sforzi globali contro i cambiamenti climatici. LS 26

 

 

 

 

Clima, l'ultimatum dell'Africa

 

Il premier etiope chiede un risarcimento di 45 miliardi di euro l'anno: il meteo qui è un bollettino di vita o di morte - di RAFFAELE ORIANI

 

«Non posso più fidarmi di mio padre» dice Gada Tukala, che ha poco più di vent’anni, alleva vacche da quando non andava all’asilo e decide per tutti da quando il clima non è più lo stesso. «I vecchi vorrebbero aspettare dieci giorni di pioggia prima di seminare il sorgo, io so che dopo quattro scrosci è meglio affrettarsi sperando che duri». Gada è un giunco nero in un cielo bianco di luce, vive in un villaggio che di moderno ha solo le ciabatte di plastica ai piedi, si accontenta di nulla e ha una sola paura: «Sai perché non piove più? Una volta si stava tutti insieme sotto il grande albero, si ammazzava la bestia più grassa, e si pregava tutta la notte per una buona semina. Oggi con le nuove religioni la natura ha smesso di volerci bene». Gada non lo sa ma il suo paese è cristiano da 1.700 anni. E musulmano da quasi altrettanti: «Dio è arrabbiato con me e la mia famiglia» ci dice Zein Leba, contadina sessantenne che ha un ettaro di terra, sette figli, e quando prega si rivolge alla Mecca. «Dipende tutto da lui, speriamo che passi». L’Etiopia di chiese e moschee, di campi di mais, sorgo e fagioli è rassegnata da sempre a una siccità ogni dieci anni, ma da qualche tempo rimane a secco quasi un anno su due. «Colpa del cielo» dice il tam tam degli altipiani. Eppure quando interverrà al vertice sul clima che si apre il prossimo 7 dicembre a Copenhagen, il primo ministro Meles Zenawi non invocherà né Allah né gli dei della pioggia. Dirà che il riscaldamento globale sta rovinando il suo paese. E chiederà all’Occidente una montagna di soldi per insegnare a Gada e a Leba a fare a meno dell’acqua.

L’Unione africana ha scelto l’Etiopia per trattare a nome di tutti al summit che dovrebbe salvare il pianeta, ma molto probabilmente rimanderà il bel gesto a data da destinarsi. Peccato, perché la posta è alta e i numeri fin troppo eloquenti: se nel 2006 l’Italia ha immesso in atmosfera 474 milioni di tonnellate di anidride carbonica, l’Etiopia con un terzo degli abitanti in più si è fermata a poco più di un centesimo: sei milioni di tonnellate. Se il colosso cinese è responsabile del 21 per cento delle emissioni globali, e gli Stati Uniti seguono a ruota con il 20,2, l’Africa intera rincorre lo sviluppo producendo non più del 3,7 per cento dei danni. Il disequilibrio è enorme, ma diventa insostenibile se si pensa che l’impatto è inversamente proporzionale alle cause: in Italia (almeno per ora) il cambiamento climatico mette a repentaglio il week end, in Etiopia fa sparire la materia prima che tiene in vita l’80 per cento della popolazione. «Non è che piova meno» dice a Io donna Gabru Jember, ricercatore dell’Agenzia nazionale di meteorologia di Addis Abeba. «È che le precipitazioni sono diventate imprevedibili: da sempre in Etiopia abbiamo una stagione umida da marzo ad aprile, e una più lunga da inizio giugno a fine settembre. Ora il ritmo è saltato e può smettere di piovere a una settimana dalla semina, o magari riprendere quando già ci si preparava al raccolto». A quel punto cresce un po’ d’erba, il paesaggio si fa incantevole, ma il sorgo si alza mesto senza semi. È lo spettro della siccità verde che si aggiunge ai malanni tradizionali e, solo in Etiopia, nei prossimi mesi metterà a rischio la sopravvivenza di oltre sei milioni di contadini.

E sì che alle spalle il paese degli altipiani ha anni di crescita a due cifre. Con i suoi tre milioni di abitanti, Addis Abeba ha preso a mimare le mosse della danza globale e a sostituire la terra battuta con grandi torri commerciali ad alto fatturato e nessun’altra pretesa. Ma l’Etiopia dei villaggi continua ad arrancare tra la sete e la fame: qui tutto viene e va con il raccolto, e ci si può ritrovare sul lastrico solo perché la pioggia cade nel momento sbagliato. «Otto anni fa avevo cento vacche e cento pecore» fantastica la quarantenne Momena Ali sotto il sole malato del distretto pastorale dell’Erer. «Allora l’erba era tanto alta che non vedevi le bestie. Poi la pioggia è sparita e l’erba è scesa prima a un braccio, poi a un palmo, poi a un dito di verde: io non ho più nulla, ma Allah saprà cosa fare dei miei dieci figli». Acqua, pascoli, sole e rovina. Nella regione agricola dell’Oromia 32 distretti su 387 da gennaio avranno bisogno dei sacchi di farina del governo: tra questi il Fadis, che ci accoglie con una distesa di cereali senza frutto, di bambini con i quaderni sottobraccio, e di uomini che ricordano un tempo in cui tutto sembrava più pieno e più semplice. «Eravamo ricchi» ci dicono nel villaggio di Koje. «I campi che oggi danno cinque quintali di sorgo fino a dieci anni fa ne producevano anche trenta». Mesfin Oly, giovane consulente agricolo dell’amministrazione regionale, fa notare che gli invasi dell’acqua piovana ancora nel 2002 davano da bere per sei mesi all’anno, mentre oggi arrivano a malapena a coprire due mesi di sete. Non che qualcuno si lamenti: qui tutti sembrano abituati a sopravvivere se si può, e a sopportare le angherie del cielo con la stessa pazienza con cui tollerano le mosche sul labbro per decine di snervanti minuti. Ma nessuno si fa illusioni: «Tra poco comincerà la carestia». Per fronteggiarla il piano d’emergenza di Addis Abeba garantirà 15 chili di farina al mese a 32mila dei 140mila abitanti del distretto. Rispetto alla grande carestia del 1984, nessuno dovrebbe morire per fame. Ma nelle capanne di fango in cui si mescolano vagiti di bimbi e muggiti di vacca, si fa fatica a pensare che per i villaggi il peggio sia ancora di là da venire.

Sprofondiamo sempre più nell’Africa che cambia senza volere. A dieci chilometri dalla città di Harar, che rimane magicamente sospesa tra memorie coloniali e identità musulmana, il lago Haramaya è semplicemente sparito: «Dove si andava in barca ora brucano le capre» dice Million Gebrenes, ricercatore universitario che studia l’impatto del global warming sull’economia rurale. «È successo tutto in pochissimi anni, perché i contadini hanno abusato dell’acqua, la deforestazione ha aumentato il sedimento e il riscaldamento ha seccato le sorgenti». Qui come altrove, la vita si fa dura appena si scende dai duemila metri dei grandi altipiani. Nel centro del paese, a cento chilometri dalla capitale, è il lago Abjata a ritrarsi di quasi un chilometro all’anno. «Ci sono rimasti solo i fenicotteri» sospira il pastore Tene Babsa, che ha sessant’anni e due gambe sottili come il bastone che usa per evocare i ricordi lontani. Racconta di quando invece delle distese di sale c’era uno specchio d’acqua pescoso, e al posto della terra smagrita si stendevano chilometri di pascoli da venti mucche a famiglia: «Ora ne ho quattro che danno un litro di latte al giorno, dieci anni fa ne avevo decine e riempivo i secchi anche senza mungerle». L’avvocato Dessalegn Mesfin, che ha guidato il team dei negoziatori africani verso il summit di Copenhagen, dice che per fronteggiare quest’emergenza «le priorità sono due: un accordo sulla riduzione dei gas serra, e un piano di finanziamenti per aiutare i paesi più colpiti ad adattarsi alle nuove condizioni climatiche». Con il programma Meret, le Nazioni Unite hanno dimostrato che bastano investimenti modesti per arrivare a una gestione del terreno che resista alle bizze del nuovo millennio. Nel bacino di Dabe, a pochi chilometri dalla città di Nazreth, 202mila euro sono stati sufficienti per piantare una foresta, alimentare le sorgenti e mettere in sicurezza trecento famiglie di contadini. Pochi o tanti, oltre che di emissioni è quindi questione di soldi. Il primo ministro Meles Zenawi lo sa, e va a Copenhagen per battere cassa presso i grandi produttori e i grandi inquinatori del Nord del mondo. Si parte da una richiesta di 45 miliardi di euro all’anno. L’Africa intera fa sapere che saranno difficilmente trattabili. CdS 26

 

 

 

Ripresa e lavoro. I servizi, la chiave per uscire dallla crisi

 

La sfida per l’Italia è riprendere a crescere senza scassare la finanza pubblica. Ora che il commercio internazionale ha ripreso lentamente a salire, altri Paesi stanno cambiando marcia. In questa nuova fase, dobbiamo cambiare marcia anche noi, ha detto ieri Emma Marcegaglia agli industriali di Roma, serve un colpo di reni. Ma la sfida è di non aumentare il debito pubblico, ha ricordato Tremonti. Solo tassi di crescita più elevati possono nel medio periodo stabilizzare il debito pubblico, tornare nel tempo a farlo decrescere, rendere meglio sostenibili i conti previdenziali, altrimenti nuovamente destinati ad aggravarsi. Crescere di più, dopo un decennio di aumento del Pil della metà o di un terzo addirittura rispetto ai nostri concorrenti, significa rinunciare al fatalismo, smettere di rinfacciarsi l’un l’altro le ragioni per le tante occasioni mancate del passato. Altrimenti, altre occasioni verranno perdute oggi e domani.

In questo anno giustamente ci si è concentrati soprattutto sulle difficoltà del cuore pulsante della nostra industria, il manifatturiero che esporta. Aveva preso ad accrescere il valore aggiunto medio per unità esportata, dopo le ristrutturazioni seguite all’ingresso nell’euro, e al venir meno delle svalutazioni competitive. La crisi del commercio mondiale l’ha duramente colpito. Ed è soprattutto pensando al manifatturiero, che sono state assunte alcune misure come la moratoria dei debiti bancari o il fondo di garanzia per le Pmi. Altre Tremonti ne ha annunciate, come un fondo speciale per la patrimonializzazione e l’aggregazione.

Ma all’assemblea di Roma giustamente l’attenzione si è spostata su un altro capitolo, indispensabile a dimostrare come si debba e si possa crescere di più, senza compromettere la finanza pubblica. È il capitolo che riguarda i servizi. Come ha detto il presidente degli industriali romani, l’economia della Capitale può conseguire un vero balzo in avanti, puntando su infrastrutture, mobilità nazionale e internazionale, sulle tecnologie della comunicazione e sulla banda larga, investendo privatamente grazie a incentivi in connettività, risparmio energetico, cultura e turismo. La sfida per un terziario più avanzato e produttivo non riguarda però solo Roma. È nazionale.

OSCAR GIANNINO IM 25

 

 

 

Giustizia. Un progetto irragionevole

 

Ieri in materia di giustizia vi è stato ingorgo. Guardasigilli e magistrati hanno continuato a litigare sulle cifre del disastro della giustizia conseguente al «processo breve». Maggioranza e governo, ad onta di ogni critica, hanno iniziato a discutere in Senato il disegno di legge con l’intenzione di approvarlo entro Natale. Il Csm ha convocato, ed ascoltato, i capi dei maggiori uffici giudiziari d'Italia per fare chiarezza sull’impatto delle nuove norme ipotizzate. Ed, in effetti, un po’ di chiarezza è stata fatta, poiché dall’audizione è emerso che una percentuale elevata di processi in corso, con la riforma, sarebbe destinata ad estinguersi. E, fra di essi, molti processi importanti.

 

Una cosa è, pertanto, certa. Piaccia o non piaccia al ministro Alfano, il nuovo «processo breve» rischierà comunque di determinare uno sconquasso. Per il passato, insieme ai processi di Silvio Berlusconi, come hanno confermato al Csm i dirigenti consultati, rischieranno di essere travolti centinaia di processi in corso.

 

Per il futuro, non ha comunque senso imporre per legge una uguale durata massima di anni due (o se si vuole tre) per il giudizio di primo grado a tutti i processi, qualunque sia il tipo di reato trattato o la tipologia del procedimento.

 

Come ben sa chiunque abbia maturato un minimo d'esperienza nelle aule di giustizia, vi sono processi che possono esaurirsi in un battito d’ala, ma vi sono processi che a causa della difficoltà dell’accertamento dei fatti, per il numero dei testimoni che occorre esaminare, a cagione della necessità di esperire perizie tecniche complesse, non hanno tempi definibili a priori, dureranno in ogni caso più a lungo. Imporre una barriera fissa a pena di prescrizione processuale, significa pertanto rischiare di mandare a monte, comunque, anche nel futuro, i processi più importanti e delicati. Significa, per altro verso, trattare in modo uguale situazioni processuali che possono essere fortemente diseguali: il che comporta, sicuramente, violazione del principio costituzionale di ragionevolezza.

 

In questa prospettiva, qualche anno fa avevo già espresso riserve nei confronti del progetto elaborato, in casa Ds, dai senatori Finocchiaro, Calvi e Fassone, un progetto che, quantomeno, non aveva l’obbiettivo di salvare dai loro processi singole persone. A fortiori ritengo che occorra rifiutare, oggi, l’analogo progetto Pdl Gasparri, Quagliariello, Bricolo, peggiore perché costituisce, altresì, legge palesemente «ad personam». Né ci racconti il Guardasigilli che si tratta di un progetto elaborato pensando alle esigenze dei cittadini ad avere processi penali rapidi e giusti. Ben altri sarebbero, infatti, gli interventi necessari per realizzare l’obbiettivo di una giustizia a misura del cittadino: riorganizzazione degli uffici e dei servizi, potenziamento e redistribuzione delle risorse, modifiche del sistema dei reati e delle pene, interventi su taluni nodi problematici del processo, maggiore impegno coatto di tutti gli addetti ai lavori.

 

D'altro canto, come è emerso ieri nell’audizione organizzata dal Csm, la prospettiva del «processo breve», e dei suoi effetti «salvifici», potrebbe indurre molti imputati a rinunciare a richieste di patteggiamento, determinando così un ingolfamento ulteriore dei processi, un conseguente allungamento dei tempi complessivi della giustizia penale e pertanto, assurdamente, il moltiplicarsi delle estinzioni.

 

Al di là della tristezza dei nuovi contenuti legislativi, colpisce, per altro verso, il degrado del dibattito politico del momento. Non si era mai sentito un Guardasigilli che, rivolto ai magistrati, parlasse di un loro «clamoroso abbaglio» sulle cifre e li invitasse a non «giocare con i numeri». Nessun parlamentare si era permesso di affermare, come ha fatto invece l’onorevole Gasparri, che l’Associazione Nazionale Magistrati «spara fesserie». Nessuno aveva osato sostenere, come ha fatto il presidente della commissione Giustizia del Senato Berselli, che ascoltare in commissione il parere di autorevoli costituzionalisti sulla legittimità costituzionale del disegno di legge è una «inutile perdita di tempo» e che i costituzionalisti italiani vanno, comunque, «presi con le molle».

 

La realtà è che, al di là dell’irragionevolezza di trattare in modo eguale tutti i processi penali a prescindere dalla specifica tipologia dei reati considerati e dalle peculiarità del singolo processo, il disegno di legge sul «processo breve» presenta diversi, evidenti, profili d’illegittimità costituzionale: in primo luogo, il trattamento diseguale dei censurati e degli incensurati e l’esclusione del reato di clandestinità e degli altri reati connessi al testo unico sull’immigrazione. Forse si cercherà, adesso, di porre qualche rimedio al disastro normativo. Ma come ha rilevato la presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, ora ogni cambiamento rischia l'effetto paradosso: «Più si cerca di rendere il provvedimento conforme alla Costituzione, più si allarga l’impatto (negativo) del ddl sulla collettività». 

CARLO FEDERICO GROSSO LS 25

 

 

 

"Processo breve, un passo indietro tutti i cittadini sono uguali"

 

Il presidente delle Acli, Andrea Olivero, si schiera - "Questa legge danneggia i piu' poveri. Più fondi per la giustizia" - di VLADIMIRO POLCHI

 

ROMA - "Sarà nostro compito vigilare affinché tutti i cittadini si rendano conto della posta in gioco e del rischio che vengano di fatto condonati reati lesivi dei diritti di tutti". Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani: oltre 980mila iscritti, 4.500 circoli) è un moderato per eccellenza. Ma sulla riforma del processo breve il suo giudizio è radicale: "E' un grave passo indietro nel rispetto del principio di eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge".

 

L'intento, dichiarato, del disegno di legge è però solo quello d'accorciare i tempi dei processi.

"Sull'intento siamo tutti d'accordo. I guai della giustizia italiana li conosciamo bene e siamo i primi a voler tempi brevi e giusti. Ma qui si fa ben altro".

 

Cosa?

"Accelerare in corsa i tempi della prescrizione è pericolosissimo per la giustizia. Perché questo progetto va a colpire solo i cittadini più poveri che non hanno mezzi adeguati, mentre da sempre i potenti e la malavita organizzata hanno fatto dell'allungamento dei tempi dei processi e dell'utilizzo sofisticato delle tecniche processuali, il perno della loro strategia ai fini del raggiungimento della prescrizione. Insomma, siamo dinnanzi a un passo indietro nell'eguaglianza di tutti cittadini".

 

Le nuove norme varranno solo per alcuni reati. Vede in questo un'ulteriore discriminazione?

"Certo, si accelera la prescrizione per reati molto rilevanti come la corruzione, in un Paese come il nostro caratterizzato da un sistema di corruttela molto diffuso nella pubblica amministrazione: non è accettabile garantire ora una sorta di impunità. D'altro canto, attualmente si esclude dalla riforma il reato d'immigrazione clandestina, cadendo così nel ridicolo.

 

 

Ma bisogna stare molto attenti: l'opinione pubblica vede la problematicità dell'immigrazione, ma non dimentica certo la corruzione, la truffa-Parmalat, la tragedia della Thyssen. Anche per questo, le Acli sono preoccupate dello stato di salute della legalità in Italia".

 

Ci spieghi meglio.

"Non possiamo dimenticare lo scudo fiscale, con capitali consistenti che stanno rientrando dall'estero e con i loro titolari che mantengono l'anonimato. Proprio da noi, che siamo il Paese dei grandi capitali in mano alle mafie. La nostra preoccupazione cresce: ci vuole una riforma della giustizia, ma senza condoni di fatto".

 

Che tipo di riforma, allora?

"Più mezzi, più organici e più risorse. Chiediamo uno sforzo straordinario per la giustizia. Noi vogliamo avere più giustizia. Il governo invece fa il contrario: una riforma svincolata dagli investimenti significa infatti meno giustizia". LR 26

 

 

 

 

Segnali a destra (e a sinistra) Il bipolarismo al tramonto

 

Prosegue il lento disfacimento della trama bipolare. Forse scopriremo in seguito che il bipolarismo (competizione e alternanza fra due schieramenti) ha rappresentato una parentesi nella storia repubblicana. Una parentesi che ha coinciso con l'era Berlusconi. E' iniziata con la «discesa in campo» del 1994 e finirà nell'istante in cui Berlusconi (inventore e federatore del centrodestra che non lascia eredi politici) uscirà di scena. Ma, contrariamente a ciò che pensano alcuni, la fine del bipolarismo non porterà stabilità. Verosimilmente, almeno per una lunga fase, accrescerà instabilità e ingovernabilità.

L'ultimo scontro fra Gianfranco Fini e la Lega è solo un altro episodio che segnala il disfacimento in atto del bipolarismo. Che cosa ha detto in realtà Fini parlando di razzismo? Ha ribadito ciò che si sapeva, ossia che, quando Berlusconi se ne andrà, egli romperà l'alleanza con la Lega. Senza più federatore, il centrodestra si spaccherà: da una parte, presumibilmente, Tremonti e Bossi asserragliati nel fortilizio nordista, dall'altra parte ciò che resterà del fu-Popolo della Libertà. E qui entrano in gioco i calcoli (e le illusioni) di coloro che dall'esterno sperano in quel risultato. I calcoli, prima di tutto, del Partito democratico. Comprensibilmente, il neosegretario Bersani punta le sue carte sulla speranza che, dopo Berlusconi, il centrodestra si disintegri. Ciò che forse Bersani non considera è che la disgregazione del centrodestra scatenerebbe un terremoto anche nel centrosinistra. Le prime elezioni del post-Berlusconi le vincerà probabilmente il Partito democratico (per una ragione meccanica: vince chi aggrega i suoi, perdono quelli che vanno alle elezioni divisi) ma c'è la possibilità che si tratti di una vittoria di Pirro. Il tramonto del bipolarismo susciterà potenti spinte centrifughe dentro lo stesso Partito democratico. Sarà durissima governare con forti divisioni interne, con l'ingombrante alleanza del populismo autoritario di Di Pietro e con una parte assai significativa del Nord all'opposizione. E' difficile che possa essere un'esperienza lunga e di successo.

Poi ci sono i calcoli di coloro che grazie alla disgregazione del centrodestra sperano di poter confezionare una grande formazione neo-centrista. E' il sogno della nuova Dc. Richiede un cambiamento di sistema elettorale (proporzionale con o senza sbarramento). L'illusione sta nel credere che un forte partito neo-centrista, magari pronto ad allearsi al Partito democratico in un nuovo «centrosinistra» (nell'accezione della Prima Repubblica), possa stabilizzarsi subito, senza passare per un lungo periodo di rodaggio. E senza fare i conti con il ruolo della Lega al Nord.

Se finirà il bipolarismo, il periodo di instabilità che seguirà sarà, presumibilmente, assai lungo. Avremo per un certo tempo più disgregazioni che aggregazioni dentro il sistema politico. Uno scenario che potrà essere scongiurato solo se Tremonti, Fini e gli altri maggiorenti del centrodestra troveranno un nuovo punto di incontro. Oggi ciò appare, però, poco probabile. Né sembra che Berlusconi abbia la forza o la volontà per favorire una tale evoluzione. La fragilità della politica italiana sta nel fatto che i suoi equilibri poggiano interamente sulle spalle di un uomo solo. Quando egli uscirà di scena quegli equilibri salteranno. Dopo di che ci aspetterà, probabilmente, un'altra interminabile «transizione». In stile italiano.

Angelo Panebianco CdS 25

 

 

 

Tagli e bluff, dalla manovra resta fuori l’Italia in crisi

 

Una Finanziaria lunare. Ci sono articoli, commi, e subemendamenti, ma manca l’Italia. In particolare, manca l’Italia in crisi. Il Paese fatto di operai che perdono il lavoro, impiegati che aspettano gli aumenti contrattuali, studiosi che puntano alla ricerca, famiglie con bimbi piccoli da accudire, scolari iscritti alla scuola dell’obbligo, poliziotti impegnati per la sicurezza, magistrati e insegnanti. Manca tutto questo nel testo arrivato alla Camera: per ora ci sono solo i tagli «lineari» (metodo pericolosissimo, perché non distingue tra la qualità della spesa) decisi un anno fa e solo in parte recuperati con accordi successivi, per esempio sulla sanità e sulla scuola. Sulla carta il deficit migliora per 7,5 miliardi: nella realtà non è affatto detto che il rigore sia rispettato.Mai costi sociali di quel taglio ci sono tutti. Dopo la riunione della consulta economica del Pdl di ieri, nel centrodestra si è arrivati a un primo accordo (oggi seguirà un nuovo vertice con la Lega), da cui il relatore della Finanziaria è uscito con una lista di misure da finanziare: welfare, sviluppo e enti locali. Ancora slogan: nessuna cifra di dettaglio. Solo la «dotazione» di 4 miliardi, il ricavato dello scudo fiscale. Un’entrata una tantum, per interventi una tantum Nessun disegno strutturale, nessuna politica economica: fuori dal tavolo gli sgravi fiscali (che sia Irpef o cedolare sugli affitti). Restano risposte spot, mentre l’economia frana: gli italiani affrontano da soli la crisi più drammatica di tutti i tempi.Nona caso dall’opposizione Pier Luigi Bersani invoca una reazione «corale» alla crisi.

Anche «Famiglia Cristiana» ha lanciato il suo j’accuse: neanche un euro per le famiglie. Non si accenna nemmeno al bonus famiglia (900 milioni) per le famiglie disagiate, mentre la social card è utilizzata dallametà della platea prevista in origine. Non ci sono i 400 milioni per la non autosufficienza, che il pd ha chiesto ieri di ripristinare. mancano 8 milioni per fronteggiare l’influenza A, non ci sono aiuti per i neonati. In primo piano ildrammadei precari, che restano in gran parte fuori dal welfare. nel loro caso chi perde il lavoro va a casa senza nessun aiuto. Eppure Silvio berlusconi aveva detto che il governo non avrebbe lasciato a casa nessuno. Il ministero del lavoro starebbe lavorando a una mini-copertura,maancoranonsi conoscono i dettagli. E intanto la crisi corre. Aumenterà di qualche punto il sussidio della disoccupazione, ma i «paletti» sono davvero troppo bassi per fermare l’emorragia di lavoro. Nel «pacchetto» di Maurizio Sacconi compare anche una sorta di sanatoria contributiva (ancorauncondono), che aiuterebbe a coprire le misure messe in campo. Probabile poi la proroga degli sgravi sui premi aziendali, sempre che le aziende continuino ad erogarli. Resteranno senza rinnovi contrattuali i tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici.

Manca ancora il 5 per mille (che pure Giulio tremonti si vanta di aver inventato),mancanotagliati gli aiuti all’economia «verde»:non si vedono gli sgravi sulle ristrutturazioni per il risparmio energetico. Ancora pochi fondi all’Università alla scuola (da finanziare persino i libri di testo), le missioni all’estero. Insomma, è una manovra senza futuro. Tremonti aspetta solo che passi la nottata.Macosì nella Penisola resterà notte fonda.  Bianca Di Giovanni L’U 26

 

 

 

 

Imprese, burocrazia e semplificazione. Gli ostacoli alla crescita

 

Almeno per quel che ci riguarda, non è vero che la crisi economica sia la conseguenza di una mancanza di regole e della conseguente anarchia del mercato. E' vero il contrario. La cultura dirigista, che non si chiede mai «come» stanno le cose, ma preferisce immaginarle come vorrebbe che fossero, ha la stessa «lingua di legno» a tutte le latitudini. Ai tempi della Grande menzogna sovietica — stravolgendo persino Marx — chiamava «dittatura del proletariato » la dittatura del Partito comunista; ora, anche negli Stati Uniti, la stessa cultura giustifica l'interventismo pubblico in economia— che gonfia il disavanzo federale per salvare coloro i quali (too big to fail) sono i finanziatori delle campagne elettorali di ogni presidente di turno — accampando la salvaguardia dei posti di lavoro di quegli stessi cittadini che, con le loro tasse, pagano, oltre gli errori dello Stato (la Fed), il salvataggio di chi li ha derubati.

Il nostro ministro dell' Economia ci ha risparmiato un ulteriore saccheggio della finanza pubblica stringendo i cordoni della borsa. Questo perché le nostre banche hanno retto meglio alla crisi finanziaria; e lo Stato — malgrado l'elevata pressione fiscale — non può permettersi spese ulteriori. Ma restano i problemi, strutturali, che risalgono a prima della crisi, agli inizi degli anni Duemila: bassa crescita della produttività, poca internazionalizzazione. I costi che le aziende devono sostenere— di produzione, nelle reciproche transazioni e burocratici—sono elevati e non più compensati dal basso costo del lavoro (per la concorrenza dei Paesi emergenti) e dalle svalutazioni competitive (per i vincoli europei). «Adesso le imprese, quando vogliono collocare i loro prodotti sui mercati globali, possono contare solo sulla qualità di quello che offrono» (Federica Guidi, in «Dopo! Come ripartire dopo la crisi», Ibl- Libri, pagg. 196, 22 euro).

Ma le leggi sono troppe e spesso contraddittorie; cambiano in continuazione e producono incertezza del diritto; la risoluzione in via giudiziaria delle controversie è lenta. Presidente Berlusconi, lei da imprenditore, prima che da politico, queste cose le sa meglio di noi. Ha persino nominato un ministro affinché vi provveda. Sono indilazionabili, e non costano: 1) la semplificazione amministrativa che riduca il numero degli adempimenti burocratici (compreso il pagamento delle tasse, costano alla Piccola e media impresa 16,2 miliardi l'anno); 2) la semplificazione normativa, che riduca il numero di leggi dello Stato e di regolamenti degli Enti locali (facilitano la diffusione della corruzione); 3) l'incremento della produttività del sistema giudiziario civilistico (i tempi lunghi scoraggiano gli investimenti esteri). Ministri Calderoli e Alfano, se ci siete battete un colpo.

Il welfare è vecchio, costoso e inadeguato. «La proposta Ichino in materia di protezione sociale — scrive Piercamillo Falasca nello stesso volume dell’Ibl-Libri — appare una buona traduzione in versione italiana del modello danese: nelle imprese disposte a farsi carico per i propri dipendenti di una sicurezza nel mercato del lavoro a livello danese, si applicherebbe anche una disciplina dei licenziamenti di tipo danese». Tremonti dice inoltre che «le pensioni non si toccano». Per una volta, Presidente Berlusconi, lo contraddica. È urgente «una Maastricht previdenziale» (si va in pensione troppo presto rispetto alla media Ue e la spesa assorbe un eccesso di risorse rispetto ad altre prestazioni). Ci sono poi gli sprechi: nella Sanità, nella Pubblica amministrazione, nella Scuola, nella Giustizia, soprattutto al Sud, non si contano. Presidente Berlusconi, guardi al nostro Meridione non solo come una risorsa, ma anche come un problema.

Siamo, con la Francia, il Paese col più alto livello di pressione fiscale. «In Italia, le imprese devono sopportare una tassazione di circa 20 punti superiore a quella del Giappone, un differenziale di 27 punti percentuali rispetto all’Ue e di oltre 30 punti rispetto agli Usa» (Andrea Giuricin, «Complessità e onerosità del sistema fiscale», ibidem). «La tassazione rappresenta in sé un restringimento della libertà di mercato: più alto è il carico fiscale sulle imprese e sui cittadini in generale, più elevate saranno le barriere di ingresso, a discapito di potenziali concorrenti interni ed esteri... Una tassazione elevata disincentiva inoltre gli investimenti, frenando la spinta all’innovazione» (ibidem). Presidente Berlusconi, ricorda che ci aveva promesso tre aliquote, zero, 23, 33%? Il Paese ha bisogno di uno scatto.

Piero Ostellino CdS 26

 

 

 

Se le fonti sono pubbliche l'acqua vale di più

 

Alzi la mano chi conosce esattamente il costo di un litro d'acqua al rubinetto di casa. Costa talmente tanto poco, in media, che neppure è possibile esprimerlo in centesimi di euro: circa un euro per ogni metro cubo, ossia per mille litri. Quindi di cosa si parla quando si parla di un possibile profitto sull'acqua e della sua trasformazione da bene a merce? Tutto nasce dalle indicazioni scaturite dal Wto che suggerivano di far entrare pesantemente i privati nella gestione delle acque pubbliche e dal fatto che, per assicurare i profitti, si garantivano concessioni trentennali, piuttosto lunghe, in teoria, per regimi di libera concorrenza. Ma come si fa a fare profitto su una merce che costa così poco e di cui c'è disponibilità illimitata? Questo è più difficile da comprendere, perché sulla Terra ciascun essere umano avrebbe teoricamente disponibili alcune migliaia di litri d'acqua al giorno, una quantità che trova riscontro in quelle delle grandi città italiane: oltre 500 litri per persona a Roma come a Milano. Il problema è che, mentre in Occidente l'acqua è abbondante e omogeneamente distribuita, nel Sud del mondo è più scarsa e niente affatto distribuita, tanto che nei prossimi 20 anni la quantità media di acqua pro-capite diminuirà rispetto a oggi, contribuendo, fra l'altro, ad aggravare i problemi della fame nel mondo. Ogni anno muoiono oltre 2 milioni di persone per malattie causate dall’acqua inquinata e oltre 650.000 persone sono rimaste vittime, nell’ultimo decennio, degli effetti catastrofici di eventi naturali provocati dalle inondazioni.

 

Questi sarebbero i veri problemi, ma le multinazionali alla caccia di ogni profitto possibile pensano di violare anche gli elementari principi secondo cui niente dovrebbe essere dato per l'uso dell’aria o dell’acqua, visto che sono illimitate.

 

La cosa potrebbe cambiare quando le quantità dovessero diminuire a causa dell'incremento demografico e degli usi che se ne fanno? E, anche in questo caso, come si fa a realizzare un profitto decente, oltre che grazie alla lunga concessione? In un solo, solito modo, aumentando le tariffe, senza peraltro alcuna possibilità di migliorare un servizio che è già ridotto all'osso. A meno che non si voglia risparmiare sulle procedure di sicurezza, che devono essere, per le acque potabili, molto maggiori di quelle, già soddisfacenti, delle acque in bottiglia. L'esperienza pregressa ci dice che questo è proprio quello che succede: incrementi di tariffe e servizi immutati dove subentrano i privati. L’acqua non dovrebbe diventare una merce, così come non dovrebbe diventarlo l'aria, e la cosa era già chiara agli antichi, che le conferivano un carattere sacro e ne garantivano a tutti un uso pubblico. Ma in un capitalismo di guerra anche i pochi beni non ancora alienati sono oggetto di predazione e allora perché non aspettarci presto in vendita l'aria dell’Everest o quella, che so, di Majorca per climatizzare i nostri appartamenti?

 

Se è vero che il valore dell’acqua non dovrebbe permetterne l'attribuzione di alcun prezzo, è pure vero che un costo per la gestione dell'acqua c'è e dobbiamo pur pagarlo. L’acqua viene scoperta, canalizzata, addotta, scaricata e depurata: chi paga per tutto questo? E' giusto che lo faccia il contribuente, se in misura equa, magari anche maggiore rispetto alle attuali tariffe italiane: un tempo quello era il lavoro delle donne di casa, che portavano l'acqua potabile dalle fonti, la servivano, la usavano e la scaricavano. Oggi le aziende pubbliche municipalizzate svolgono questo lavoro in maniera che sarebbe ingeneroso non definire decoroso, tranne rari casi. Che sia garantita una quantità minima di acqua per persona al giorno, anche gratuitamente (almeno 50 litri) e che il resto si paghi anche più di quanto non si paga attualmente, così si imparerà anche il valore del risparmio dell'acqua, che spesso viene sprecata proprio perché costa troppo poco, soprattutto in agricoltura (la vera fonte degli sprechi mondiali). Ma che le sorgenti restino pubbliche e l'acqua un bene di tutti garantito dallo Stato, come facevano gli antichi e come sarebbe bene non dimenticare. MARIO TOZZI LS 25

 

 

 

 

 

Aborto, stop del Senato alla Ru486

 

Sacconi: serve ricovero, senza violata 194 - Roccella: parere governo in 24 ore, non c'è blocco procedura  - Finocchiaro: è una battaglia politica nella maggioranza

 

ROMA - Stop alla commercializzazione della pillola abortiva Ru486 in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la RU486: è questo il parere della Commissione Sanità del Senato. E mentre dall'opposizione piovono critiche il ministro del Welfare Sacconi avverte: serve prima il parere del governo e poi una nuova delibera dell'Aifa. E il sottosegretario Roccella parla di 24 ore per il parere del governo e sottolinea che non c'è uno stop alla procedura. Il parere, ha affermato il sottosegretario, «ribadirà la necessità del ricovero ospedaliero per la donna che voglia effettuare tale intervento».

 

Stop dalla Commissione. La commissione Sanità di palazzo Madama ha approvato, a maggioranza, con il voto favorevole di Pdl e Lega e quello contrario del Pd, il documento finale dell'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486 presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini, nel quale si chiede di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola abortiva in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità tra la legge 194 e la RU486.

 

14 voti a favore, 8 contrari. La mozione del relatore Antonio Tomassini è stata approvata a maggioranza. Quattordici i voti a favore, compreso quello del presidente della commissione, e 8 quelli contrari, tutti dell'opposizione. Secondo i regolamenti dell'indagine conoscitiva, le altre 2 mozioni, della senatrice radicale eletta nelle fila del Pd, Donatella Poretti, e quella del partito Democratico, non sono state votate, perchè precluse dal voto favorevole della mozione di maggioranza.

 

Tomassini: parola ora passa a governo. L'indagine conoscitiva ha svolto il suo compito, ora la parola passa al Governo. Il presidente Antonio Tomassini non si sbilancia sulle conseguenze del voto e spiega che la «commissione ha esaurito il suo compito». Ora «tutto comparirà sui resoconti parlamentari - e sarà inviato agli organi di Governo. L'indagine conoscitiva sulla pillola è servita per far maturare in tutti gli esatti termini di questa vicenda. E credo che tutto sia stato fatto in modo approfondito e imparziale». Tomassini ha poi voluto sottolineare che nonostante nel voto finale sia prevalso un meccanismo di schieramento, nella realtà «tutti hanno ritenuto che l'indagine è stata utile e necessaria. I soli punti di divisione - conclude - sono stati sulla procedura utilizzata da Aifa ed Emea».

 

Sacconi: serve prima parere del governo. Sull'immissione in commercio della Ru486 «la procedura corretta è evidente: richiede preventivamente il parere del Governo e dopo una nuova delibera dell'Aifa». Lo afferma il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, aggiungendo che «la vecchia delibera è nulla perchè serve il parere del Governo». Riguardo ai tempi del parere governativo il ministro precisa che «non saranno lunghissimi» e che saranno quelli «necessari». «Noi esprimeremo un parere e conseguentemente a quel parere l'Aifa dovrà rideliberare».

 

Roccella: parere in 24 ore. Il parere richiesto dalla commissione Sanità del Senato al governo in merito alla pillola abortiva Ru486 «avrà tempi brevissimi, e sarà espresso anche nel giro di 24 ore». Lo ha detto all'Ansa il sottogretario al Welfare Eugenia Roccella, precisando che successivamente al parere ci sarà un nuovo Cda dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e, a quel punto, si potrà procedere alla pubblicazione in gazzetta del provvedimento per l'immissione in commercio in Italia della Ru486. In sostanza, ha affermato, «non c'è stop alla procedura di immissione in commercio». Il parere del governo ribadirà la necessità del ricovero e della presenza di un medico durante l'intera procedura di aborto.

 

Sacconi: coerenza con 194 solo con ricovero. «La coerenza con la legge 194 si realizza solo se c'è il ricovero ospedaliero ordinario per tutto il ciclo fino all'interruzione verificata della gravidanza. Un processo che invece avvenisse al di fuori di questo contesto sarebbe una violazione della legge 194». Lo afferma il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. «Questo significa che bisognerà dar vita ad un monitoraggio rigoroso, perchè se nei fatti si verificasse l'elusione sistematica di quella disposizione, noi dovremmo sollevare il problema della incompatibilità strutturale tra la legge 194 e il processo farmacologico»..

 

Cicchitto: non condivido lo stop. «Francamente non condivido il blocco richiesto dalla Commissione Sanità del Senato nei confronti della pillola RU486, che l'Agenzia Italiana del Farmaco, del tutto tecnica e neutrale, ha ammesso all'uso con vincoli assai rigorosi (la commercializzazione e l'uso è consentita solo in ospedale) che rispettano la legge 194. L'Agenzia Italiana del Farmaco ha agito in modo del tutto regolare e legittimo». Lo dice il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.

 

Finocchiaro: una battaglia politica. «La maggioranza sta giocando una battaglia politica tutta interna su quel bene primario che è la salute delle donne, strumentalizzandola. Noi invece la salute delle donne la vogliamo garantire». Lo afferma la presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro. «L'indagine conoscitiva la volevamo alla ricerca di una migliore prassi che assicuri lo standard più alto per l'assistenza delle donne. Ma nella maggioranza si sta giocando una partita tutta interna, ed alla fine è stata utilizzata per bloccare l'iter tecnico e scientifico dell'Aifa». Finocchiaro punta, quindi, il dito sulle dichiarazioni del ministro del Welfare Sacconi, ma anche sulla «contraddittorietà di giudizio» tra Maurizio Gasparri «che parla di aborto fai da te» e di Fabrizio Cicchitto «che invece dà ragione all'Aifa». «La faccenda della libera distribuzione della RU486 e dell'aborto fai da te continuamente evocata da una parte del centro destra come accusa verso il centro sinistra è assolutamente falsa. Ogni nostro atto ha sempre previsto che la somministrazione del farmaco avvenisse in ambito ospedaliero e con l'osservanza di tutte le garanzie, i controlli e le tutele previste dalla legge 194».

 

Viale: stop antiabortista. «È una svolta antiabortista del Senato, per le donne si preannunciano tempi bui se il politico fa il dottore». È la reazione a caldo di Silvio Viale, il ginecologo torinese che ha condotto la sperimentazione della pillola abortiva. La richiesta della Commissione Sanità di palazzo Madama, secondo Silvio Viale, «allinea l'Italia alle posizioni di Polonia, Malta e Irlanda, dove l'aborto è vietato». «Sul piano scientifico si tratta di un documento di mero oscurantismo politico. Ed è il sintomo di come la donna sia sempre più lasciato sola in balia di posizioni antiabortiste che manipolano la scienza per i propri scopi politici».

 

Idv: «Un autentico colpo di mano. È assolutamente indecente quanto deliberato questa mattina dalla commissione Igiene e Sanità del Senato che ha chiesto al Governo di bloccare la messa in vendita della pillola Ru486». Lo ha detto il presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario. «Si tratta di una scelta oscurantista che fa fare salti indietro rispetto ai Paesi più evoluti, nei quali viene già somministrata da anni senza battaglie puramente ideologiche e che nasconde altri sconci baratti». IM 26

 

 

 

Economisti e comari

 

La polemica tra i ministri Brunetta e Tremonti - con il primo che accusa il secondo di essere «giurista» e non «economista», e di non aver titoli sufficienti per guidare la politica economica del paese - ricorda quella, storica, che portò ventisette anni fa alla caduta di Spadolini.

 

Nel novembre 1982 il ministro democristiano del Bilancio Andreatta accusò di «nazional socialismo» il Psi che con Craxi si candidava a Palazzo Chigi. Il ministro socialista delle Finanze Formica reagì duramente. Andreatta rincarò la dose, definendolo «un commercialista di Bari esperto in fallimenti». Formica replicò che Andreatta era «un professore di Cambridge, specializzato in India, che parlava come una comare». Da scherzosa che sembrava, la lite si fece seria, e portò alle dimissioni il primo presidente del Consiglio laico, dopo oltre trent’anni di governi dc.

 

In comune con quella vecchia storia, anche in questo caso, c’è l’aspetto delle intemperanze personali, frequenti al tavolo del Consiglio dei ministri.

 

E più calde, in particolare, quando si tratta di definire la dotazione finanziaria dei singoli ministeri. Da settimane il ministro dell’Economia è nel mirino dei suoi colleghi per la sua inflessibile politica di rigore, che lo porta a rifiutare ogni richiesta di spesa avanzata in occasione della legge finanziaria. Compresa, qualche settimana fa, quella di Berlusconi che gli chiedeva di tagliare l’Irap, la tassa più invisa agli imprenditori, e in prospettiva anche l’Irpef. Pur non avendola presa bene, il premier si dev’esser reso conto che lo stato dei nostri conti pubblici non consente eccezioni. E per questo, alla fine, ha difeso Tremonti anche dagli attacchi di Brunetta.

 

Di suo, il ministro dell’Economia, oltre al caratterino che tutti conoscono, ha un vecchio contenzioso con gli economisti, che accusa sovente di non essere stati in grado di prevedere la crisi finanziaria mondiale e in qualche caso perfino di esserne stati responsabili. Se quello di ieri è dunque solo il secondo tempo di una disputa che si trascina da mesi - al quale, tuttavia, il rimpallo di titoli accademici ha aggiunto un che di ridicolo -, la tesi di Brunetta, secondo cui basterebbe mettere un economista al ministero dell’Economia per risolvere i problemi, francamente non si capisce. A parte il fatto che seguendo questa teoria il primo a trovarsi fuori posto sarebbe lo stesso Brunetta, perché alla Funzione Pubblica, sulla sua poltrona, dovrebbe andare un amministrativista, quello di Berlusconi è tutto fuorché un governo tecnico.

 

Di governi tecnici, in Italia, in momenti d’emergenza, se n’è avuto più d’uno, anche con discreti risultati. Quando invece, come nel caso dell’attuale esecutivo di centrodestra, è la politica ad assegnare gli incarichi, l’esperienza conta (o dovrebbe contare) più della stretta competenza, e anche un ministro non specializzato nella materia di cui deve occuparsi (non è il caso di Tremonti) può mettere alla prova le sue capacità avvalendosi di consulenti, confrontandosi dentro e fuori il governo e in Parlamento, ascoltando, riflettendo, spiegando, incontrando le categorie interessate dai propri provvedimenti: in altre parole, adoperando l’arte del buon governo. Tutto ciò - va ricordato - né Brunetta né Tremonti lo fanno sempre. Non a caso la ragione del loro litigio era un’altra. MARCELLO SORGI  LS 26

 

 

 

Napolitano: «La violenza sulle donne  è un'emergenza su scala mondiale»

 

Matrimoni forzati, mutilazioni genitali, stupri: gli ultimi dati valutano oltre 140 milioni di casi

 

ROMA - «La Giornata internazionale contro la violenza alle donne deve rappresentare un’occasione per riflettere su un fenomeno purtroppo ancora drammaticamente attuale, individuando gli strumenti idonei a combatterlo in quanto coinvolge tutti i paesi e rappresenta una vera emergenza su scala mondiale». E' questo uno dei passaggi della nota diffusa dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne.

VIOLENZE SU 140 MILIONI DI DONNE - «La conferenza su questo tema tenuta a Roma in occasione del G8 - ricorda Napolitano - ha fornito dati che valutano in più di 140 milioni le donne vittime di violenze di ogni tipo. Matrimoni forzati che coinvolgono anche bambine, mutilazioni genitali, stupri generalizzati in contesti di guerra non devono apparirci lontani e a noi estranei. Il dolore di quelle donne, di quelle bambine riguarda tutti noi, anche perché la barbarie della violenza contro le donne non è stata estirpata neppure nei paesi economicamente e culturalmente avanzati». «Molto resta da fare - osserva ancora il presidente della Repubblica - in ogni parte del mondo per sradicare una concezione della donna come oggetto di cui ci si può anche appropriare: è infatti la persistenza di questi aberranti schemi mentali a favorire il riprodursi di insopportabili atti di sopraffazione anche in ambito familiare».

CASI IN AUMENTO ANCHE IN ITALIA - Il Capo dello Stato si è riferito poi alla situazione italiana: «E’ triste dover ricordare che anche in Italia, nonostante la recente introduzione di norme opportunamente più severe, i casi di violenza, i soprusi e le intimidazioni sono in aumento. Ai necessari interventi di tipo repressivo, da esercitare con rigore e senza indulgenza, si debbono affiancare azioni concrete per diffondere, in primo luogo nella scuola e nella società civile, una concezione della donna che rispetti la sua dignità di persona e si opponga a volgari visioni di stampo meramente consumistico spesso veicolate anche dal linguaggio dei media e della pubblicità. Solo così sarà possibile creare una cultura di autentico rispetto, innanzitutto sul piano morale, nei confronti delle donne». Il Capo dello Stato ha, altresì, espresso «il più sentito augurio affinchè questa giornata possa segnare una tappa significativa non solo per l’azione delle istituzioni ma anche per una più forte sensibilizzazione dell’opinione pubblica». CdS 25

 

 

 

L'allarme di Draghi. «La mafia si infiltra nelle pubbliche amministrazioni»

 

«Su ampie parti del nostro sud grava il peso della criminalità organizzata. Essa infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia fra i cittadini, ostacola il funzionamento del libero mercato concorrenziale, accresce i costi della vita economica e civile». Lo dice il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, introducendo i lavori del convegno sulla politica economica per il mezzogiorno. Draghi sottolinea che «alla radice dei problemi del sud stanno la carenza di fiducia tra cittadini e tra cittadini e istituzioni, la scarsa attenzione prestata al rispetto delle norme, l'insufficiente controllo esercitato dagli elettori nei confronti degli amministratori eletti, il debole spirito di cooperazione». nel mezzogiorno «è carente quello che viene definito 'capitale sociale'», spiega.

 

Per questa ragione, sostiene Draghi, occorre ripensare le politiche di sussidi e incentivi, che «sono stati generalmente inefficaci: si incentivano spesso investimenti che sarebbero stati effettuati comunque; si introducono distorsioni di varia natura penalizzando frequentemente imprenditori più capaci». «Non è pertanto dai sussidi - aggiunge Draghi - che può venire uno sviluppo durevole delle attività produttive».

 

Negli ultimi dieci anni - ha sottolineato il governatore - gli incentivi «hanno indebolito l'azione, hanno favorito i localismi, la frammentazione degli interventi, la difficoltà di individuare le priorità, la sovrapposizione delle competenze dei vari enti pubblici». In sostanza, per Draghi le politiche regionali non sono la via maestra. «Possono integrare le risorse disponibili, consentire una maggiore concentrazione territoriale, contrastare le esternalità negative e rafforzare quelle positive. ma non possono sostituire il buon funzionamento delle istituzioni ordinarie». Per chiudere il divario «occorre invece dirigere l'impegno soprattutto sulle politiche generali che hanno obiettivi riferiti a tutto il paese, e concentrarsi sulle condizioni ambientali che rendono la loro applicazione più difficile o meno efficace in talune aree». In sintesi, «più applicazione e meno sussidi».

 

«Un assetto normativo e contrattuale che consente elevati tassi di occupazione in molte regioni d'italia - ha poi proseguito Draghi - si accompagna nel mezzogiorno con tassi di occupazione tra i più bassi d'europa» con un rapporto tra occupati e cittadini che in alcune regioni è inferiore al 45 per cento. «una maggiore articolazione dell'assetto generale in relazione alle situazioni locali attraverso lo sviluppo della contrattazione integrativa può contribuire ad accrescere l'occupazione e a ridurre lo spreco di risorse umane». L’U 26

 

 

 

Sondaggio Ipsos: gli italiani bocciano la voglia di impunità dei politici

 

Pagnoncelli: "Resta la fiducia nel premier, ma sulla giustizia i suoi elettori non lo seguono" - "In gran parte degli elettori rimane elevata la fiducia nella magistratura"

di EMILIO RANDACIO

 

MILANO - Una elevata fiducia nella magistratura. Una totale contrarietà alla reintroduzione dell'immunità parlamentare e, quasi allo stesso livello, all'introduzione di leggi che rallentino o azzerino i processi a carico del Cavaliere.

 

I risultati del sondaggio della società Ipsos, "non devono sorprendere". Nando Pagnoncelli, profondo conoscitore degli umori del Belpaese, li ha resi noti martedì sera nel corso del programma Ballarò. "Il 51% degli italiani - sentenzia la ricerca di mercato - è contraria al disegno di legge in discussione al Senato, sul processo breve". Solo il 35% lo vede di buon occhio. Al restante 15%, del problema ne sa poco o nulla, o non gli importa.

 

"Riscontri analoghi li abbiamo avuti anche su altri dibattiti sulla giustizia, come sulla reintroduzione dell'amnistia, sul lodo Alfano e anche su casi differenti che hanno colpito l'opinione pubblica come il caso Englaro", spiega nel dettaglio il sondaggio lo stesso Pagnoncelli. "In sostanza, è venuta meno una sorta di coerenza tra quella che è un'opinione personale e l'espressione del voto". L'elettorato dell'attuale maggioranza, su più temi, ha un'idea differente rispetto al governo che ha votato.

 

"Alla base del voto ci sono motivazioni improntate fortemente al pragmatismo. Mi spiego: il pensiero che captiamo è che nell'elettorato passa il messaggio secondo cui il premier può essere stato al centro di un dibattito che riguarda la giustizia, ma ciò non toglie la fiducia che si ripone in lui. Soprattutto per come affronta temi che reputa più importanti come può essere quello del lavoro o della sicurezza. Questi, per l'elettore, restano una priorità rispetto alla giustizia".

 

E la stragrande maggioranza dei suoi elettori non seguono il pensiero del premier nemmeno quando si scaglia contro le cosiddette "toghe rosse", o quando accusa indistintamente la "casta" dei magistrati. "In gran parte degli italiani - ricorda ancora Pagnoncelli - rimane elevata la fiducia nell'operato della magistratura, anche se nell'elettorato del Pdl si riconoscono gli eccessi di alcuni giudici. Ma questo non incide sulla loro credibilità". Ed è tutt'altro che scontato considerare che le leggi ad personam fatte approvare da Silvio Berlusconi e dalla sua maggioranza, non infastidiscano una buona fetta della sua parte politica. "C'è una parte del suo stesso elettorato che è contraria, soprattutto nella realtà leghista. Solo una minoranza è a favore di provvedimenti come il processo breve. Dai nostri sondaggi risulta che in generale, i tre quarti degli italiani siano propensi a provvedimenti che sospendono i processi in corso a carico del Cavaliere. Quasi la totalità degli italiani, invece, è contro il ritorno all'immunità parlamentare".

 

Diversa la prospettiva per gli aficionados più convinti del Cavaliere. "L'ultimo aspetto riguarda l'anima di Forza Italia all'interno dell'attuale maggioranza - conclude il suo ragionamento Pagnoncelli - . Da loro c'è un atteggiamento nei confronti del premier per spingerlo a farsi processare. Un modo per fare valere le sue ragioni, per dimostrare la sua innocenza come successo negli altri processi che lo hanno coinvolto".  LR 26

 

 

 

Cooperazione transfrontaliera. Accordo tra i sindacati Unia, Uil-Frontalieri e patronato Ital-Uil Svizzera

 

Briga - Firmato un accordo tra i sindacati Unia, Uil-Frontalieri e patronato Ital-Uil Svizzera.

  La volontà dell’Unia e della Uil di voler meglio tutelare – si legge in una nota - gli interessi dei lavoratori frontalieri italiani si è concretizzata con la firma dell’accordo preparato a Briga e Domodossola il 23 novembre.

  L’alto significato dell’accordo è stato marcato dalla presenza del copresidente dell’Unia Renzo Ambrosetti, di Raimondo Pancrazio, coordinatore nazionale della Uil Frontalieri, di Franco Borsotti , segretario Uil Domodossola, German Heyer, segretario Unia dell’Alto Vallese, Mariano Franzin, presidente Ital-Uil Svizzera e Domenico Mesiano, responsabile dell’Ital-Uil Vallese.

  Lo scambio di informazioni utili ai frontalieri sarà garantito da uno sportello Ital-Uil a Domodossola già attivo dallo scorso settembre, oltre che dai segretariati Unia di Briga e Visp e dalla organizzazione di seminari di aggiornamento sulle problematiche di sicurezza sociale, dei contratti sindacali esistenti, della salute e della sicurezza sul lavoro. La reciprocità dei servizi sindacali destinati ai frontalieri sarà garantita sia in territorio italiano che al di là della frontiera.

  Mariano Franzin ha brevemente illustrato la specificità dell’attività del Patronato sottolineando in particolare il mandato istituzionale gratuito del medesimo. Ha ribadito che l’Ital è a disposizione dei connazionali frontalieri e soci dell’Unia per ogni pratica concernente le questioni di sicurezza e previdenza sociale, quali gli infortuni e le malattie professionali, le domande relative alle pratiche di pensione italiane e svizzere, al secondo pilastro, alle questioni fiscali eccetera. (Inform) 

 

 

 

 

 

Umbria. Il Museo Regionale dell’Emigrazione ha bandito il concorso sull’emigrazione italiana

 

Gualdo Tadino - Il Museo Regionale dell’Emigrazione "Pietro Conti" in collaborazione con l’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea, ha bandito un Concorso per la migliore testimonianza video sul tema dell’emigrazione italiana all’estero. Testimonial di questa edizione sono i giornalisti Piero Angela ed Antonio Caprarica ed il regista Pasquale Squitieri.

La partecipazione alla VI edizione del Concorso Video "Memorie Migranti" è gratuita e prevede tre categorie: scuole, master e andati in onda. Il Concorso – che ha ottenuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, di Rai Teche, della Presidenza della Giunta Regionale dell’Umbria, del Consiglio Regionale dell’Emigrazione e della Provincia di Perugia - prevede un premio consistente in una somma complessiva di 2.000 euro.

Scopo dell’iniziativa, si legge nel bando, è quello di "favorire il recupero e la sensibilizzazione della memoria storica dell’emigrazione italiana nel mondo dalla fine dell’Ottocento ai nostri giorni, nonché favorire un’attività di ricerca e di studio sugli aspetti storici, sociali ed economici legati all’esodo".

I video dovranno essere diretti ad illustrare il fenomeno migratorio attraverso storie individuali, familiari o comunitarie, considerando la possibilità di muoversi all’interno di un tema variegato e ricco di sfaccettature (i motivi della partenza, il viaggio, i lavori, l’emigrazione femminile, le comunità italiane all’estero, l’integrazione, gli scontri e gli incontri culturali, il ritorno, ed altro) e che abbraccia un periodo di circa cento anni.

Il Concorso, si legge ancora nel bando, "rappresenta un’occasione per raccogliere le memorie dell’emigrazione attraverso la vita dei protagonisti, un modo creativo per favorire l’incontro ed il confronto tra studenti e docenti, che già sperimentano i linguaggi audiovisivi all’interno dei percorsi didattici ed un incentivo alla pratica degli stessi".

Per la sezione "Andati in onda" e per tutti i professionisti e gli amatori della categoria "Master" il Concorso è, invece, "un riconoscimento all’importante lavoro storico di recupero e divulgazione di cui sono stati portavoce".

Il Concorso prevede l’ideazione e la produzione di un audiovisivo che tragga spunto dalla tematica migratoria italiana. Ogni categoria potrà avvalersi di personale tecnico specializzato per le riprese ed il montaggio video.

Il cortometraggio può essere sviluppato, a scelta, tra i questi format video: inchiesta, reportage o documentario; fiction o docufiction.

Per i primi, l’inchiesta dovrà essere costruita sull’esempio di un reportage giornalistico, prendere spunto da fatti di attualità ed attingere, però, allo stesso tempo, alla storia. Potrà avvalersi di immagini, anche di repertorio, di testimonianze di persone che hanno vissuto l’esperienza migratoria, o che siano legati ad una particolare vicenda. Il taglio giornalistico presuppone una conoscenza approfondita dei fatti da descrivere, un’ampia documentazione da raccogliere, un controllo delle fonti ed una storia che dovrà emergere dal filmato.

Il documentario dovrà descrivere una particolare situazione attinente a persone, a gruppi di persone, ad una specifica storia legata ad un territorio, ritenuti di interesse da parte degli autori.

Per chi sceglie la fiction o il docufiction, il video potrà essere realizzato sulla base di una storia di pura fantasia che prenda spunto dal tema dell’emigrazione italiana all’estero. Nel caso, invece, della docufiction si dovrà prendere spunto da vicende, personaggi, ambienti, costumi e situazioni realmente esistenti o esistiti, ed abbinare ad essi elementi di narrativa anche di fantasia. Il bando completo del concorso, così come la scheda di partecipazione, sono disponibili online all’indirizzo del Museo Regionale www.emigrazione.it, cliccando a destra su "concorso video". (aise)

 

 

 

Regione Sardegna: ricostituita la Consulta per l'emigrazione

 

  CAGLIARI – Regione Sardegna : ricostituita la Consulta per l'emigrazione. Il neo assessore del lavoro Franco Manca ,a pochi giorni dal suo insediamento ha rimesso ordine in un settore che attendeva questo provvedimento da otto mesi. La Consulta, infatti, era decaduta dopo lo scioglimento del Consiglio regionale, al termine della scorsa legislatura. L'organismo, istituito con la legge regionale n. 7/1991, ha la finalità di coordinare gli interventi a favore dei sardi emigrati all'estero e nella penisola.

  Sarà lo stesso assessore Manca a presiedere la Consulta, nella quale trovano posto i rappresentanti di una serie di enti e organismi indicati dalla legge n. 7/1991, in particolare le Associazioni di tutela che operano nel campo dell'emigrazione e, più in generale, dei migranti (Acli, Aitef, Anfe, Filef, Atm "Emilio Lussu" e Istituto "Fernando Santi"). Il Consiglio regionale dovrà ora nominare tre esperti del settore.

  La nuova Consulta regionale risulta così composta: presidente Franco Manca (assessore del lavoro); rappresentanti dei Circoli degli emigrati Vittorio Vargiu (Argentina), Pietro Schirru (Australia), Ottavio Soddu (Belgio), Alberto Caschili (Brasile), Alberto Mario Delogu (Canada), Francesco Laconi (Francia), Alberto Musa ed Efisio Manai (Germania), Bruno Fois (Olanda), Giancarlo Farris (Perù), Raffaele Melis Pilloni (Spagna), Domenico Scala (Svizzera), Tonino Mulas e Serafina Mascia (Italia); rappresentanti delle Associazioni di tutela Giuseppe Dessì (Acli), Fausto Soru (Aitef), Bonaria Spignesi (Atm Lussu), Giorgio Randaccio (Anfe), Alexandro Jan Lai (Filef) e Pierpaolo Cicalò (Istituto Santi); rappresentanti dei sindacati: Onofrio Napoli (Ugl), Oriana Putzolu (Cisl) e Maria Eleonora Di Biase (Cgil). Rappresentante del Ministero degli Affari Esteri è Stefano Verrecchia.

  Il ruolo di segretario della Consulta sarà affidato a un funzionario nominato dall'Assessorato regionale del lavoro. L'assessore Manca vorrebbe convocare la prima riunione dell'organismo entro il prossimo mese di dicembre. (Inform)

 

 

 

Storie di emigranti bergamaschi

 

Quattordici volumi, cinque dvd. Un vero e proprio archivio di testimonianze, saperi e ricordi raccolti in quasi 7 anni attraverso 500 interviste che raccontano la vita degli emigranti bergamaschi in Europa e nel mondo.

E’ la ricerca messa a punto dal Centro Studi Valle Imagna (Bg), presentata nell’Auditorium del Consiglio regionale della Lombardia alla presenza del Presidente del Consiglio regionale Giulio De Capitani, del Consigliere Segretario dell’Ufficio di Presidenza Battista Bonfanti, del Presidente della Commissione Sanità Pietro Macconi  e dell’Assessore regionale lombardo alla Famiglia e Solidarietà Sociale Giulio Boscagli. Una ricerca che, per maggiori informazioni, può essere richiesta al Centro Studi Valle Imagna (info@centrostudivalleimagna.it oppure telefonando al n.+393281829993, sito web: www.centrostudivalleimagna.it).

Giorgio Locatelli, presidente del centro Studi Valle Imagna onlus ha detto: “La ricerca che presentiamo oggi è un vissuto collettivo significativo dei lombardi che vivono e hanno vissuto all’estero. Sono un condensato di saperi di vita, di buon senso e affetto. C’è un po’ il dna della nostra terra, la matrice genetica della nostra gente. La si ritrova nella voglia di fare, nel ricercare l’invenzione, dal darsi uno scopo nella vita”.

“Eccezionale lavoro, mi complimento”, è stato il commento del Presidente della Commissione Sanità di Regione Lombardia, il bergamasco  Pietro Macconi . Che poi ha aggiunto:  “La raccolta rappresenta una realtà del presente e del passato prossimo della nostra gente e delle nostre comunità che va protetto e valorizzato. Ecco perché il lavoro del Centro studi della Valle Imagna è importante: custodisce una memoria collettiva straordinaria e unica nel suo genere. E’ una realtà che va protetta perché rischia di essere inghiottita dal vortice della modernità e della globalizzazione. Regione Lombardia non può permettere che un patrimonio identitario e storico simile possa andare disperso. La ricerca – ha aggiunto Macconi – evidenzia come effetto secondario un dato mai sufficientemente sottolineato: la mobilità del genere umano, caratteristica ad esso connaturata, e di cui è necessario tenere conto nel bene e nel male nello sviluppo delle attività politiche e sociali inerenti al problema”.

Anche  Giulio De Capitani, Presidente del Consiglio regionale, ha evidenziato l’importanza del lavoro svolto dal Centro ricerca della Valle Imagna. “Questo lavoro – ha aggiunto il Presidente de Capitani -  ci offre la possibilità di mantenere e proteggere un’identità che altrimenti sarebbe andata persa. Conservare le nostre radici non vuol dire guardare la passato ma tenere vive tradizioni che devono essere tutelate perché abbiamo il dovere di consegnarle integre alle nuove generazioni”.

Nel dibattito che è seguito alla presentazione della ricerca, cui hanno preso parte anche  Angelo Signorelli, Presidente Lab 80 di Bergamo e Antonio Carminati, ricercatore e coordinati ore del progetto di ricerca, è intervenuto anche  Battista Bonfanti, Segretario ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. Per Bonfanti “Il Lavoro è di grande importanza. E ci invita a una riflessione. Spesso infatti ci si dimentica che è sulle rimesse dei nostri emigranti che si è fondato lo sviluppo delle piccole e medie imprese. E’ grazie alle fatiche e ai risparmi dei nostri emigranti che oggi le valli bergamasche posso vantare un tessuto economico e produttivo ricco”.

Giulio Boscagli, Assessore regionale alla Famiglia e Solidarietà sociale ha evidenziato il lato “educativo” della ricerca. “Non dimentichiamo – ha detto – che la storia non si fa solo con i grandi avvenimenti. La gente vive con la quotidianità, con i suoi  problemi. Mettere a fuoco e proteggere una memoria storica come quella degli emigranti bergamaschi rappresenta anche un elemento istruttivo e formativo rilevante”. Grezzola, LnM

 

 

 

 

A Torino Conferenza sulla mobilità transfrontaliera

 

  TORINO - Si svolgerà venerdì 27 novembre a Torino, con inizio alle ore 9,30, presso l'aula del Consiglio regionale del Piemonte, la conferenza-dibattito sul tema: “Gli ostacoli alla mobilità dei lavoratori nell'Unione Europea”. La libera circolazione  delle persone è uno dei diritti fondamentali garantiti dal diritto comunitario. Quanto al lavoro, esso è al centro della strategia di Lisbona, che mira  a fare dell' Europa la regione più competitiva del mondo.

  Secondo la Commissione europea uno dei principali fattori di debolezza del mercato del lavoro europeo sembra doversi ricercare proprio nella scarsa propensione alla mobilità. Il futuro benessere dell'Europa dipende da come i lavoratori saranno in grado di sviluppare nuove capacità e adattarsi alle nuove richieste. Un  lavoratore che si sposta come vede riconosciuti i propri diritti sociali e previdenziali? Come riesce a far valere in un altro Stato le qualifiche, le competenze e i titoli di studio conseguiti nel proprio Paese di origine?

  L'Europa è riuscita ad elaborare una propria “cultura della mobilità”? Le istituzioni nazionali e comunitarie riescono a farsi carico del diritto alla mobilità e alla libera circolazione ? Sono queste le domande che la Consulta europea del Consiglio regionale del Piemonte ed il CSIR “Alpi Arco Lemanico” intendono affrontare.

  Il Consiglio sindacale interregionale Alpi-Arco Lemanico comprende 18 organizzazioni sindacali del Piemonte, della Val d'Aosta, della regione Rhone-Alpes  in Francia  e dei cantoni svizzeri di Ginevra, Vaud e Vallese, in rappresentanza di oltre un milione di lavoratrici e lavoratori occupati e di decine di migliaia di essi associati al sindacato, che vivono e lavorano nel territorio transfrontaliero.

  Il programma della conferenza prevede relazioni di Giovanna Ventura segretario generale CISL Piemonte, di Rosa Maria Morrone dell’INPS Piemonte, di Raffaele Castagnozzi Euroguidance Italy e ISFOL, di Gian Pietro Ferrarese Agenzia Lavoro Piemonte, di Graziano Del Treppo Rete EURES Rhone Alpes (Francia). Interventi dei coordinatori nazionali CSIR Liguria Paca Pino Mastrangelo e CSIR Ticino Lombardia Piemonte Claudio Pozzetti.

  Conclusioni di Guido Corniolo presidente CSIR Piemonte Valle d’Aosta Rhône-Alpes Arc Léman. (Inform)

 

 

Capire il futuro. Il processo democratico

 

Siamo chiamati a "de-mitizzare" alcuni concetti. Il primo di questi è "democrazia".

Abbiamo fatto della democrazia un mito, talvolta soltanto un rito.

Dobbiamo guardare alla democrazia come al metodo migliore, finora conosciuto

e riconosciuto, di organizzazione della convivenza umana su un dato

territorio. In che senso la democrazia va "de-mitizzata" ?; molto

semplicemente, essa non è altro che uno strumento. Sta a ciascuno di noi,

infatti, passare dallo "strumento" democratico al "processo" democratico; è

un passaggio non scontato e, particolarmente in Italia, si vede come esso si

sia sostanzialmente arrestato, soprattutto negli ultimi venti anni.

Passaggio immobile che, però, ha dichiarato apertamente il suo unico

concetto ispiratore: il consenso (e, almeno in Italia, con la nomina e non

con l'elezione dei parlamentari).

 

Costruire il "processo" democratico significa non soltanto votare ma,

soprattutto, partecipare alla vita del Paese, coscienti della sua storia,

alle sue questioni fondamentali, significa sentirsi classe dirigente "per

natura umana", al di là di quanti sono - in un dato momento - classe

dirigente "delegata" in politica, nelle istituzioni, nell'economia, nella

finanza, nelle strutture della educazione e della formazione.

 

La costruzione del "processo" democratico, dunque, passa primariamente

attraverso un "processo" culturale diffuso. Essere democratici significa

crescere insieme, significa maturare e far maturare in maniera diffusa gli

"anticorpi" necessari perché la convivenza umana si evolva nella direzione

 

del bene comune. Affinché la democrazia divenga "processo", e dunque non

rimanga "strumento", è fondamentale che ciascuno di noi possa permettersi di

criticare chi è classe dirigente "delegata", ponendo istanze di "giustizia"

sociale e di vera partecipazione al destino comune dell'intero Paese.

 

Oggi tale critica oggettiva non è possibile, almeno in Italia. La

maggioranza di coloro che dovrebbero criticare (i cittadini) usano la

democrazia come un uomo usa la bellezza della propria donna per vantarsi di

sé, non amandola.

 

Desidero un Paese nel quale il dibattito politico e culturale non si tenga

principalmente nei programmi e sulle pagine di "gossip" (che hanno

oggettivamente superato i limiti della decenza); un Paese nel quale, nel

2009, qualcuno riconosca che l'Unità della convivenza è minata da

provvedimenti chiaramente anti-sociali come la furbesca (e pericolosa) norma

sulla privatizzazione (mascherata da liberalizzazione) del bene più

importante per la vita umana, l'acqua (aumentando sempre di più la forbice

fra chi può permettersi e chi non può permettersi gli inevitabili aumenti

tariffari che ne deriveranno; cosa succederà nelle periferie popolari delle

grandi città ?). Privatizzazione (di fatto) impetuosa e non ragionata né

dibattuta che, sia chiaro, non c'entra alcunché con le ragioni del MERCATO,

altra parola da "de-mitizzare".

 

Siamo capaci, insieme, di ritornare alla "strategia del progetto" e di

lavorare, in chiave "a-partisan" (dunque, né di destra, di centro e di

sinistra), per la vera costruzione di un "processo" democratico?

 

Cambiamento è una parola abusata, in realtà preziosa ma difficile.

Il cambiamento non va dichiarato, va costruito. Troppi lo dichiarano senza

sosta, pochissimi contribuiscono a realizzarlo.

Cambiare, secondo noi, significa aderire ai continui richiami della

complessità. Cambiare, dunque, è tendere alla complessità.

 

Nell'attuale contesto storico, post-moderno e caratterizzato dalla

interrelazione sistemica (la cosiddetta globalizzazione), occorre tenere

conto (ai diversi livelli e nei diversi ambiti della convivenza umana) di

almeno cinque fattori:

 - l'aspetto morale (il bene comune)

 - l'aspetto culturale (il "giudizio" storico dinamico)

 - l'aspetto politico (la scelta progettuale)

 - l'aspetto economico (la costruzione del progetto politico)

 - l'aspetto giuridico (l'organizzazione della convivenza umana)

 

Il cambiamento si realizza nella complessità (la multidimensionalità

naturale e dinamica del reale) che, a ben guardare, riguarda ciascuno e

tutti. Tendere alla complessità, quindi vivere il cambiamento, significa

"ri-creare" in continuo la realtà, porsi ciascuno sul piano "creativo" e

"creatore" del pensiero e dell'azione. Associazione progetto Strategie

 

Italien. Weiße Weihnacht

 

Rom - Innenminister Maroni will bis Weihnachten alle Ausländer „draußen“ haben

25. November 2009 Wer das Denunziation nenne, sei „misstrauisch und verleumderisch“, sagt Allessandro Bozzoli, Bürgermeister der etwa 1800 Einwohner zählenden Gemeinde San Martino dall’Argine nahe Mantua in Norditalien. Dabei fordert er mit einem Flugblatt seine Bürger dazu auf, Ausländer anzuzeigen: „Jeder, der von der Anwesenheit illegaler Einwanderer in der Gemeinde weiß, wird gebeten, diese für die notwendigerweise folgenden Maßnahmen möglichst schnell dem Bürgermeister, der örtlichen Polizeibehörde oder dem Einwohnermeldeamt zu melden.“

Mindestens zwei weitere norditalienische Gemeinden tun es Bozzoli gleich und folgen damit einem Programm der separatistischen „Lega Nord“, des Koalitionspartners von Ministerpräsident Silvio Berlusconi. Die oppositionelle bürgerliche Linke guckt dem Treiben zu oder kritisiert sanft „vollmundige Absichten ohne konkreten Hintergrund“; allein die Kirche verurteilt die „inhumane Praxis“.

 „Weiße Weihnachten“

Das Programm der „Lega Nord“ steht unter dem Motto „Weiße Weihnachten“, wobei nicht erkennbar ist, wie es gerade zu diesem Decknamen kam – „weiß“ wegen der vermeintlichen „Unschuld“ des Programms? Oder soll „weiß“ bedeuten, dass man ohne „schmutzige Ausländer“ leben will? Innenminister Roberto Maroni, der stellvertretende Vorsitzende der „Lega“, möchte jedenfalls bis Weihnachten alle Ausländer „draußen“ haben. Vor einigen Tagen machte die Gemeinde Coccaglio nahe Brescia mit derselben Aufforderung an die Bürger wie in San Martino von sich reden. Für den zu den Mitbegründern der „Lega“ gehörenden Claudio Abiendi, der in Coccaglio für die Sicherheit verantwortlich ist, bedeutet Weihnachten, wenn gemeinhin auch der Beherbergung von Josef und Maria in Bethlehem gedacht wird, „ein Fest christlicher Tradition, unserer Identität, aber nicht ein Fest der Aufnahme“ Fremder.

„Weiße Weihnacht“ wurde im Oktober von den Bürgermeistern der „Lega“ vereinbart. Es soll den Fehlschlag mit den „Bürgerwehren“ wettmachen, die Maroni im Sommer per Dekret gefordert hatte. In jeder Nachbarschaft sollten sich Freiwillige zur „Ronde“ melden, im gleichfarbenen T-Shirt und mit der gleichen Kappe, um ohne Waffe durch ihre Quartiere zu patrouillieren. Es meldeten sich aber nicht einmal im Norden genügend Freiwillige, wo die „Lega“ stark ist und die Abneigung gegen Ausländer besonders groß sein soll. Das neue Programm hat nicht mehr das Leitbild des in Uniform marschierenden Hilfspolizisten, sondern das des Nachbarn, der hinter der Gardine hervorlugt, des Kaffeehausbesuchers, der in Richtung Nebentisch schielt. Sie sollen jeden Fremden anzeigen – und sei es jener missliebige Nachbar, der irgendwie nicht wie ein Italiener aussieht. Noch steht freilich eine offizielle Klärung der Frage aus, was ein „italienisches Aussehen“ ausmacht.

Im Internet können sich Vertreter interessierter Gemeinden unter „www.controllodelvicinato.com“ ansehen, mit welchen Argumenten „Weiße Weihnachten“ begründet werden können. Die Idee stamme aus Amerika, heißt es dort, sei 1982 im Weiler Mollington in Cheshire geboren und seither in Chicago, Los Angeles und London übernommen worden. Es folgt die Anregung, sich stets auf einen größeren Wohnblock zu beschränken oder einen überschaubaren Platz: „Letztlich soll niemand ungesehen durch eine Zone gehen können, die unter Kontrolle steht.“ Das sei das „erste und vielleicht wichtigste Mittel“ zur Abschreckung. Die Liste für „Habt acht“ ist lang: Jeder soll nachsehen, wenn in einem Auto der Alarm heult oder die Hunde der Nachbarn bellen.

Bei den „Weihnachts-Ortschaften“ wie Caronno Pertusela, wo das System schon im Juli eingeführt wurde, in San Martino oder Coggaglio handelt es sich um kleine Gemeinden mit besonders wenigen Ausländern, die jeder kennt, weil sie beim Nachbarn in der Werkstatt oder auf dem Hof arbeiten und in der Regel gemeldet sind. In größeren Orten aber funktioniert das System bisher kaum: „Wir wollen nicht, dass unsere Arbeiter vergrault werden. Sie bezahlen die Steuern, vielleicht mehr als so ein Spitzel“, begründet das ein Kleinunternehmer aus Mailand im Radio. „Warum soll ich in meiner Nachbarschaft, wo viele Ausländer leben, gegen sie sein? Wir kennen einander“, sagt ein anderer.

Ohne Rechtsgrundlage

Gleichwohl versucht der in der Lombardei für Zivilschutz zuständige Stefano Maulla das Spitzelsystem auch in Mailands Nachbarschaften einzuführen, etwa in San Siro, Corvetto und Sarpi: „In Wohnvierteln, in denen sich alle Bewohner kennen“, sagt Maulla, sollten Bürger bei ihren Nachbarn Unterschriften für die Bereitschaft sammeln, zukünftig bei Hundegebell ans Fenster zu eilen. „Allein diese Vereinbarung wirkt schon abschreckend. Sie bringt die Bürger zusammen und stärkt vielleicht auch die Polizei.“ Es sei „wichtiger, eine Untat vorauszusehen. Oft ist ein geplantes Verbrechen schon ein begangenes“, sagt Maulla. Er fordert eine Datenbank, in der die häufigsten Verbrechen und ihre Tatorte eingetragen werden.

Das gebe es längst, teilt die Polizeigewerkschaft mit – dagegen fehle jede Rechtsgrundlage für „Weiße Weihnachten“. Kontrolle bleibe Polizeiaufgabe. Der Staat solle vielmehr die Gendarmerie und die Bereitschaftspolizei besser ausrüsten. Der Chef der regionalen Opposition von der „Demokratischen Partei“, Carlo Pocari, spricht von dem Risiko, „eine Kultur des Misstrauens gegen alles Fremde zu schaffen“. Man solle lieber die Polizei arbeiten lassen.

„Weiße Weihnachten“ suggeriert, dass es keinen Unterschied gibt zwischen Verbrechern und illegalen Einwanderern. Tatsächlich ist nach Ansicht der „Lega Nord“ die illegale Einwanderung ein schweres Verbrechen. Das erfuhr Ministerpräsident Berlusconi kürzlich bei seinem Gesetzentwurf zur Verkürzung der Prozesse auf höchstens sechs Jahre. Danach sollen auch alle laufenden Verfahren suspendiert werden, bei denen den Angeklagten weniger als zehn Jahre Höchststrafe drohen. Die „Lega“ aber setzte durch, dass wie bei schwerem Raub oder Vergewaltigung ein Verfahren wegen illegaler Einwanderung nicht annulliert werden dürfe.

„Vor einem Jahr durften wir noch in einer Kirche unsere Weihnachtslieder aufführen“, sagten nun zwei illegale Einwanderer aus Afrika im Gespräch mit einer Zeitung. „Zu diesem Fest sagt man uns: Jetzt müsst ihr gehen.“ Jörg Bremer, Faz 25

 

 

 

 

Italien: Sex-Affäre Berlusconi. Ein Callgirl inszeniert sich

 

Zwei Begegnungen mit Italiens Premier Berlusconi machten sie berühmt. Nun hat Patrizia D'Addario ein Enthüllungsbuch geschrieben und dabei alle Register gezogen.

 

"Meine Mutter hatte recht. Ich bin eine Jeanne d'Arc. Ich habe keine Angst, auf den Scheiterhaufen zu gehen." Von Carsten Matthäus

 

Das ist einer der Kernsätze des Buches "Gradisca, Presidente" (Genießen Sie es, Herr Präsident!), das Patrizia D'Addario geschrieben hat. Sie ist dank einiger Begegnungen mit Italiens Premierminster Silvio Belusconi und nachfolgendem Polit-Skandal nach eigener Wahrnehmung bereits zur "bekanntesten Eskort-Dame der Welt" aufgestiegen und verspricht auf dem Titel - natürlich - "die ganze Wahrheit".

 

Was sie erzählt, hat allerdings herzlich wenig mit der Jungfrau von Orleans zu tun, der französischen Nationalheldin und Heiligen der katholischen Kirche. Patrizia hat keine göttlichen Visionen, bevor sie mit Italiens Premier intim wurde. Sie schreibt in ihrem Buch von einem elenden Leben, mit Vergewaltigungen, Prostitution und finanziellen Krisen. Ihr größtes Problem: Ein Landhaus, das ihr der früh verstorbene Vater hinterlassen hat, und das sie zum Hotel umbauen will. Die Behörden verfügen den Abriss. Patrizia, die all ihr Geld in das Anwesen gesteckt hat, steht am Abgrund. Da kommt der Anruf von Gianpaolo Tarantini, und ihr Leben ändert sich. Tarantini, ein Vertrauter Berluscionis, bucht sie für ein Treffen mit dem liebesfreudigen und schwerreichen Regierungschef.

"Er mag das Vorspiel"

Weil sie schon so viele Schläge einstecken musste, nimmt D'Addario ein Tonbandgerät mit zu den beiden Treffen mit Berlusconi. Bei einem davon soll es zu Geschlechtsverkehr gekommen sein. Hier nimmt es die Eskort-Dame mit der "ganzen Wahrheit" ziemlich genau. Sie beschreibt, wie sie von Tarantini in die Vorlieben Berlusconis eingeführt wurde ("Er mag das Vorspiel"), wie der alte Mann beim zweiten Treffen zum Beischlaf erschien ("Ein Gespenst, in weiße Seide gehüllt") und was sonst noch zwischen den Schenkeln passierte. Auch über die Frage des weiblichen Orgasmus soll man sich unterhalten haben ("Ich habe ihm ehrlich gesagt, dass ich keinen hatte.")

Zur ganzen Wahrheit über diese Treffen und die Gespräche fehlt allerdings noch die Version des angeblichen Bettpartners. Berlusconi, 73, streitet jede sexuelle Beziehung zu D'Addario ab, hält das alles für üble Nachrede. Für Sex, so seine feste Überzeugung, müsse einer wie er nicht zahlen.

Die Mädchen vom Palazzo Grazzoli

Hier sind sich die Frau und ihr angeblicher Freier ausnahmsweise einig. Berlusconi habe ihr keine Bezahlung für ihre Dienste verspochen, schreibt sie. Allerdings will sie ihm das Versprechen abgenommen haben, sich um die Sache mit dem maroden Landhaus zu kümmern. Weil er dies nicht getan hat, zog Patrizia D'Addario in den Kampf. Sie kramte ihre Tonbänder hervor und übergab sie einem Richter. Sie schrieb mit der Journalistin Maddalena Tulanti das oben erwähnte Enthüllungsbuch. Und sie wird aller Voraussicht nach mit anderen "Freundinnen" Berlusconis einen Film drehen: "Die Mädchen vom Palazzo Grazzoli".

In der italienischen Presse wird die Selbst-Inszenierung des Callgirls vorsichtig aufgenommen. Von der "Version der Eskort-Dame" ist die Rede, einige Kommentatoren sprechen von öffentlich ausgetragener Erpressung. Mitautorin Tulanti wehrt sich gegen diese Einschätzung: Das Buch sei eine "symbolische Geschichte zur Rolle der Frauen, ihres Körpers und ihrer Würde im heutigen Italien", sagte sie in einem Interview.

Laut D'Addario hat die Gegenseite längst das Feuer auf sie eröffnet und will sie mundtot machen. Ihre Mutter sei auf offener Straße angegriffen worden, sie selbst sei mehrfach bedroht und beraubt worden. Sie aber werde deshalb nicht nachgeben, sie sei "mit sich im Reinen".

Auch wenn dies wieder etwas nach Jeanne d'Arc klingt, Patrizia D'Addario lässt in dem Buch keinen Zweifel daran, worum es ihr geht: Um finanzielle Sicherheit und um persönliche Würde. Heilig gesprochen wird sie dafür voraussichtlich nicht.

(sueddeutsche.de 25)

 

 

 

 

 

Positionen. Gerechtigkeit für Silvio Berlusconi! Auch dieser Italiener darf nicht protestantisch bewertet werden

 

Vor wenigen Tagen war ich in Pozzuoli, Fährstation vor Capri, zu einer archäologischen Exkursion mit den Stipendiaten der Villa Massimo. Zur Erfrischung betreten wir ein Lebensmittelgeschäft, das auch Essen anbietet. Ich bestelle eine Bratwurst mit Wirsing. Das heißt, zwei kleine. Aber die zweite Wurst ist nur halb so lang wie die erste.

 

6,50 Euro. Ich antworte etwas heftig, weil man mich abwimmeln will: „Dafür wollen Sie 6,50 Euro? Die zweite Wurst ist ja viel kürzer!“ Rückversicherung der Bedienung bei der Geschäftsführerin, „der Herr hat sich beschwert“, Getuschel der Verkäufer hinter dem Tresen. Ergebnis: Die zweite Wurst kostet nun die Hälfte. Da der Bon schon gedruckt ist, wollen sie mir das zu viel Gezahlte an der Kasse zurückgeben. Nach dem Essen habe ich aber Lust auf Süßes und bitte an der Kasse, mir für mein Guthaben kleine Cannoli zu geben. Die kosten allerdings etwas mehr als mein Guthaben. Ist schon in Ordnung. Das kann ich so nicht stehen lassen und gebe Trinkgeld. Was vorher grimmig war, ist jetzt einem offenen Lachen gewichen. Wegen dieser kleinen Geschichte werde ich das nächste Mal, wenn ich den Laden betrete, wie ein alter Kunde begrüßt. Sicherlich wird man mir eine halbe Wurst nicht mehr zur Hälfte berechnen, sondern gleich eine ganze geben.

 

Kommt Ihnen da etwas bekannt vor? Ich sage Ihnen, Sie kennen Italien nicht! Silvio Berlusconi, das bedeutet in der deutschen Wahrnehmung: Angriff auf die Verfassungsorgane, Mädchen, Machtmissbrauch, Medienkonzentration auf dem Weg in den autoritären Staat, Korruption, Niedergang. Das kann man so sehen, wenn man Berlusconi im Wirkungsbereich des deutschen Parteiengesetzes, der Verdingungsordnung für das deutsche Baugewerbe und einer protestantischen Ethik von Gemeinsinn, Rücksichtnahme, Respekt und Verantwortung gegenüber dem Amt und den Personen ansiedelt.

 

Da ist er aber nicht. Er ist Ministerpräsident von Italien, und Italien ist nicht einfach anders als Deutschland, nein, es ist das reine Gegenteil. Aber es ist nicht gesetzlos. Es ist ein Staat mit freien Wahlen, freier Presse und denselben Institutionen, wie sie alle europäischen Demokratien haben. Es ist ein Staat der, bitteschön, funktioniert. Stellen Sie die Arroganz, die sich im Wesentlichen aus dem schlechten Zustand italienischer Straßen und dem klebrigen Auftritt eilfertiger Kellner in einem Touristenrummelrestaurant, das Sie gerade betreten haben, um zu speisen, einmal beiseite.

 

Ist es nun ein schlechtes Land, nach dem wir uns seit Jahrhunderten sehnen? Natürlich nicht! Politiker werden hier seit der Antike von bestimmten Formeln getragen. Sie sind nie allein, sie sind so stark wie ihre Entourage. Ihre Macht zeigen sie nicht, indem sie demütigen und verweigern, sondern indem sie beschenken und möglichst viele tatenlose Menschen um sich versammeln. Nur tatenlose Menschen sind der Macht verfügbar und konstituieren sie bis ins Visuelle. Und Geschenke waren schon immer die Voraussetzung fürs Herrschen.

 

Zu einem Politiker gehört Gesundheit, zu einem Mann gehört Virilität: Dafür sind die Mädchen da. Berlusconi ist reich und deswegen mit Sicherheit nicht korrumpierbar. Er hat die schönsten Frauen, er hat Villen und einen künstlichen Vulkan auf Sardinien. Sein Witz hat für uns manchmal zweifelhaften Geschmack, aber bekanntlich verstehen sich die Völker beim Humor am wenigsten. Er ist gastfreundlich und großzügig, er zelebriert Macht wie ein Caesar, so, wie es nur in Ländern möglich ist, die nie unter die Kuratel der Reformation geraten sind. Im Norden Europas Kritik, Härte und Verzicht, einer für alle. Am Geburtsort der Gegenreformation: Applaus! Alle für einen.

 

Dabei wird vieles bewältigt: Der Müll von Neapel war in Wochenfrist beseitigt, nachdem die campanische Linke fast ein Jahr nur diskutiert hatte. Haben Sie einmal vor einem italienischen Gericht gestanden? Sie wären für Berlusconi und seine Justizreform. Haben Sie einmal Kinder auf italienischen Schulen gehabt, die gerne noch die Pädagogik unserer Großeltern pflegen? Sie wären für Berlusconis Unterrichtsreform. Und dann seine Frauen. In Deutschland haben manche Politiker vier Frauen. Das ist die protestantische Version, eine nach der anderen, fein säuberlich getrennt durch Scheidung. In Italien haben sie auch nicht mehr Frauen, aber sie haben sie nebeneinander oder nacheinander, das ist vergnüglicher, selbst für das Publikum.

 

Nein, bei uns ist Berlusconi der, der immer nur feiert und betrügt und missbraucht. Herrschaften, Respekt! Hier wird nicht Bach gespielt, hier ist Aida. Große Oper! Und Opernhäuser werden professionell geführt. Haben Sie wirklich vergessen, warum Sie immer nach Italien reisen wollen?  Joachim Blüher

Der Autor ist Direktor der Deutschen Akademie „Villa Massimo“ in Rom. Tsp 25

 

 

 

Berlusconi. Abrechnung und Auszeichnung

 

Rom. Der italienische Ministerpräsident Silvio Berlusconi wird die langen Schatten seiner Eskapaden nicht los: Seit Dienstag sind in Italien die Memoiren seiner angeblichen Ex-Geliebten Patrizia D'Addario im Handel. In dem Buch "Gradisca, Presidente" (ironisch übersetzbar als "Mit besten Grüßen, Herr Präsident" oder auch "Genießen Sie es, Herr Präsident") rückt das ehemalige Callgirl auf 242 Seiten dem 73 Jahre alten Medienmogul zu Leibe.

 

Neben der eigenen wilden Lebensgeschichte erzählt D'Addario weitschweifig über die Partys im Regierungspalast. Das italienische Magazin "L'Espresso" hatte im Juli Tonband-Aufnahmen online veröffentlicht, die D'Addario von ihren angeblichen Liebes-Treffen mit dem Ministerpräsidenten machte.

 

Der italienische Regierungschef hatte in den vergangenen Monaten zugegeben, kein Heiliger zu sein, jedoch stets bestritten, jemals für Sex bezahlt oder ein amouröses Verhältnis mit Minderjährigen gehabt zu haben, was ihm ebenfalls vorgeworfen wurde.

 

Die italienische Ausgabe des Musik-Magazins "Rolling Stones" hat Berlusconi unterdessen für seine Frauengeschichten zum "Rockstar des Jahres 2009" ernannt. Der 73-Jährige habe die Redaktion mit seinem Lebensstil überzeugt, gab die Zeitschrift am Montag in einer Pressemitteilung bekannt.

 

"Rod Stewart, Brian Jones, Keith Richards sind nur Dreck im Vergleich zum Cavaliere", heißt es zur Begründung in dem vorveröffentlichten Leitartikel der Dezemberausgabe.