WEBGIORNALE  19-20  Ottobre  2009

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Quale presidente per l'Europa  1

2.       Si apre oggi la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. L'italiano tra arte, scienza e tecnologia  1

3.       Farnesina. Presentata la IX edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo  1

4.       In piazza contro il razzismo. "200 mila in corteo a Roma"  2

5.       Opel, Bruxelles bacchetta Berlino. «Aiuti non conformi alle regole»  3

6.       Scambi giovanili tra Germania e Italia: concorso per assumere il responsabile del sito internet 3

7.       La Settimana della Lingua Italiana a Colonia, Bonn e Düsseldorf 3

8.       La Compagnia teatrale L'Asina sull'Isola domani a Monaco di Baviera  4

9.       Francoforte. Chiusa la Buchmesse. L’editoria italiana fa il bilancio  4

10.   Colonia. Riapre il blog di Mauro Venier. La malattia di Berlusconi 4

11.   L’Umbria alla Buchmesse di Francoforte  5

12.   L’opera «Dialogo sopra l’ultimo uomo» oggi a Monaco di Baviera, martedì a Würzburg, mercoledì a Bamberg  5

13.   NürnbergMesse Italia  6

14.   Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco di Baviera e dintorni 6

15.   Primarie PD. Lettera di Bersani agli italiani all’estero: molto importante la vostra partecipazione al voto  7

16.   Lettera dei siciliani della Diaspora a Silvio Berlusconi. La pazzia del Ponte. Cosa occorre fare prima  8

17.   Primarie PD. Presentate le liste di Franceschini all’estero. Daniela di Benedetto capolista per Europa 2  9

18.   Primarie PD. Aperte le iscrizioni per il voto online (fino al 23 ottobre) 10

19.   Interventi. Berlusconi e la sua battaglia contro l’Italia  10

20.   Oltre 1 miliardo di affamati. Non accadeva da 40 anni 10

21.   Attacco ai pasdaran: decine di morti, uccisi due generali 10

22.   Intervista al generale Mauro del Vecchio sulle accuse del Times all’Italia  11

23.   Il prestigio del Paese. Il cittadino e il valore delle istituzioni 11

24.   E' finita l'era delle leggi ad personam   12

25.   Giustizia, l'Anm proclama stato agitazione. "Difenderemo a oltranza i valori della Carta"  12

26.   La Consulta boccia il lodo Alfano  13

27.   Al servizio del capo  13

28.   Il silenzio colpevole  14

29.   Pd, confronto al novantesimo minuto. "E ora venite in tanti a votarci"  14

30.   Faremo la pace solo alla fine della guerra  15

31.   Il nemico in casa, la sindrome che dilania il Pd  16

32.   L’editoriale. Alle primarie il pugno del partito che non c'è  16

33.   Immigrati, nasce l'asse Fini-D'Alema su cittadinanza e voto locale  17

34.   Centro Studi di Palermo: i respingimenti possono creare situazioni ben più pericolose e illegali 18

35.   Roma in piazza contro razzismo e discriminazioni 18

36.   Cittadinanza. Lettera aperta dei deputati eletti all’estero a Gianfranco Fini e Massimo D’Alema  18

37.   Piero Fassino a Bruxelles ed a Ginevra per Dario Franceschini 19

38.   Finanziaria 2010. Di Biagio (PdL): si può fare di più per gli italiani all’estero  20

 

 

1.       Friedenspreis. Magris beklagt "Schwäche und Zerrissenheit Europas"  20

2.       Kulturstaatsminister Bernd Neumann gratuliert Claudio Magris zum Friedenspreis des Deutschen Buchhandels 2009  21

3.       Die Menschlichkeit Mitteleuropas. Claudio Magris erhält den Friedenspreis des Deutschen Buchhandels  21

4.       Italien. Verhandlungen mit der Mafia  22

5.       Afghanistan. Regierung Berlusconi soll Taliban bestochen haben  23

6.       Die Münchener Initiative „Un’altra Italia“  23

7.       Kinder von Einwanderern werden auf dem Arbeitsmarkt benachteiligt 24

8.       OECD-Studie zur Zukunft von Migrationsbewegungen  24

9.       Studie zur Integration. Fremde Namen fallen durch  24

10.   Vertrag von Lissabon. Tschechischer Präsident gibt Widerstand gegen EU-Reform auf 25

11.   Abtreibung. Kulturkampf in Spanien  25

12.   Brief aus Brüssel. EU hat „ernsthafte Bedenken“ wegen Opel-Hilfe  26

13.   Analyse. Schwarz-Gelb im Stau  26

14.   Mehr Chancengerechtigkeit. Schwarz-Gelb will Bildungsarmut bekämpfen  26

15.   Kurs-Debatte. Steinmeier warnt SPD vor Linksruck  27

16.   Magna-Einstieg. Opel-Vertrag nicht unterzeichnet 27

17.   Berlin. Innensenator Körting: ''Wir sind zu zögerlich im Dialog mit den Muslimen'' 28

18.   Der Sarrazin-Bumerang. Kritik und Zustimmung für die provokanten Äußerungen eines Bankers  29

19.   Causa Sarrazin. Bundesbank soll Skandal-Interview abgesegnet haben  30

20.   Kommentar. Inhumane Abschiebung  30

21.   Berlin. Erste Klasse nur für Deutsche  30

22.   Leitartikel. Die Literatur lebt 31

23.   Berlin. Hallo, Dante! Das Gorki-Theater spielt „Gomorra“ – nach Saviano  31

24.   München/Würzburg/Bamberg. Uraufführung der Oper »Dialog über den letzen Menschen  31

 

 

 

 

Quale presidente per l'Europa

 

Se fosse un posto alla Rai, il dibattito politico e mediatico sarebbe già scatenato. Invece, si tratta «solo » del presidente del Consiglio europeo, la posizione di vertice dell'Unione Europea. Appena il Trattato di Lisbona entrerà in vigore, i capi di Stato o di governo eleggeranno il loro presidente, per due anni e mezzo rinnovabili una volta, ponendo fine alla rotazione semestrale. Se fosse eletto uno di loro, dovrà lasciare la carica nazionale.

Quasi nessuno dei 27 grandi elettori ha finora dichiarato la propria preferenza. Il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, fa eccezione. Qualche mese fa aveva già espresso il proprio favore per l'ex primo ministro britannico Tony Blair. Il 14 ottobre, con una lettera al «Foglio», l'ha confermato.

Il 6 ottobre in un'intervista al «Corriere» il ministro degli Esteri, Franco Frattini, aveva dichiarato che il governo italiano vorrebbe, quale presidente, «un sincero interprete di una visione europeista». Aveva aggiunto: «Abbiamo espresso apprezzamento per Tony Blair, sapendo che vi è un blocco di Paesi con perplessità su di lui. Viene da un Paese che non adotta l'euro e non è nell' area Schengen. Siamo consapevoli di questi limiti, non li neghiamo».

Altri, sulla stampa internazionale, hanno posto in luce i punti di forza e di debolezza del profilo di Blair. Tra i primi, il notevole carisma personale, la grande notorietà in Europa e nel mondo, le spiccate doti di comunicatore. Tra i secondi, non aver saputo realizzare il suo principale progetto politico, quello di portare il suo Paese «nel cuore» dell'Europa; avere tenacemente spalleggiato - pur «socialista» - la frontale opposizione della City contro un'adeguata regolamentazione e supervisione finanziaria, atteggiamento che ha concorso alla crisi; avere contribuito più di ogni altro a dividere l'Europa sulla guerra in Iraq.

Colpisce che nel dibattito italiano si discuta pochissimo di una scelta così importante. Ho ripreso questi elementi su Blair perché abbiamo appreso che è il «nostro» candidato. Analoghe riflessioni dovrebbero ovviamente essere fatte sui vari candidati di cui si parla in Europa, fermo restando che per quella posizione - benché nulla prescriva il Trattato occorrono personalità che siano state o siano capi di Stato, capi di governo o membri autorevoli di governi.

Ciò che il Trattato invece chiarisce bene, è che il presidente «assicura la preparazione e la continuità dei lavori del Consiglio europeo, in cooperazione con il presidente della Commissione» e «si adopera per facilitare la coesione e il consenso in seno al Consiglio europeo». E' auspicabile che il presidente sia una figura riconoscibile e carismatica, ma ciò che determinerà il suo contributo al successo dell'Europa sarà soprattutto la sua capacità di guidare un lavoro di squadra e di dare nuovo impulso, in piena cooperazione con il presidente della Commissione, al metodo comunitario.

Tutti gli Stati membri hanno interesse a progredire verso un'Europa più forte e coesa, non a regredire verso decisioni intergovernative. L'Italia è un grande Paese, ma non è uno Stato membro forte. E' suo interesse nazionale favorire, anche con la scelta del presidente del Consiglio europeo, un'Europa comunitaria, con una Commissione che sia arbitro autorevole, capace di imporre il rispetto delle regole anche ai più forti.

Mario Monti CdS 18

 

 

 

 

 

Si apre oggi la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. L'italiano tra arte, scienza e tecnologia

 

Si apre oggi 19 ottobre la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, iniziativa nata nel 2001 da un'idea dell'Accademia della Crusca e della Direzione generale per la Promozione e Cooperazione culturale del Ministero degli Affari Esteri e, sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica.

Fino al 25 ottobre, molte le manifestazioni organizzate dagli Istituti di cultura e le Ambasciate con al centro il tema "L’italiano tra arte, scienza e tecnologia". Il 2009 è anche l'Anno europeo della creatività e dell'innovazione e per questo motivo la Settimana sarà l'occasione per promuovere la creatività italiana nell'arte, nella scienza e nella tecnologia e il suo rapporto con la creatività linguistica; un rapporto che nel corso della storia ha fornito tanti contributi al patrimonio linguistico europeo e universale: dalla musica alla lirica, dall'arte figurativa all'architettura, dalla scienza alla tecnologia, dalla moda al design, dalla canzone allo sport, dall'alimentazione all'arte della cucina. La Settimana della Lingua Italiana nel Mondo è giunta quest'anno alla nona edizione. Nel 2008, ha visto la realizzazione di circa 1600 eventi in 95 Paesi.

 

L’edizione 2009 della “Settimana”, compresa nelle celebrazioni per il “2009 Anno europeo della creatività e dell’innovazione” indetto dalla Commissione Europea, ruoterà intorno al tema de “L’italiano tra arte, scienza e tecnologia”, in concomitanza con il ricorrere di alcuni significativi anniversari quali i 400 anni dalle prime osservazioni astronomiche compiute da Galileo con il cannocchiale, i cento anni dalla nascita del Futurismo, e la proclamazione del 2009 quale “Anno Internazionale dell’Astronomia” da parte dell’Onu. Il Logo scelto per l’edizione 2009, tratto da un’opera dell’artista futurista Mino Delle Site,  esprime adeguatamente il percorso che unisce l’Arte alla Scienza e alla Tecnologia.

La “Settimana della Lingua Italiana nel Mondo” nasce nel 2001 da un’idea dell’Accademia della Crusca, massima istituzione a custodia della nostra lingua, e della Direzione Generale per la Promozione e Cooperazione Culturale. Essa è ormai un evento consolidato che, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ogni anno acquisisce maggior forza e un numero sempre più grande di adesioni da parte di Istituti di cultura e Ambasciate, che con notevole impegno organizzativo propongono manifestazioni di grande qualità.

La lingua è parte integrante della cultura di un paese, ma è soprattutto il veicolo privilegiato per trasmetterla al di fuori dei confini nazionali. Proprio per questo la Settimana è stata pensata come un contenitore di eventi che abbiano per comune denominatore la promozione dello studio e l’approfondimento della lingua italiana. La Svizzera, Paese in cui l’italiano è una  delle lingue nazionali, è sin dalle prime edizioni associata a questa iniziativa.

Si può dunque considerare la Settimana della Lingua Italiana come la principale manifestazione di  promozione linguistica che, edizione dopo edizione, accresce il numero di eventi proposti: più 30% nel 2006, più 15% nel 2007 mentre, dal 2005 al 2008 gli eventi sono aumentati di oltre il 50%. Nel 2008 la “Settimana”, il cui tema è stato “L’italiano in piazza”, complessivamente ha visto la realizzazione di circa 1600 eventi in 95 Paesi.

Le manifestazioni culturali e linguistiche della IX Settimana metteranno in rilievo la creatività italiana nei campi dell’arte, della scienza e della tecnologia e il suo rapporto con la creatività linguistica, che nel corso della storia ha fornito tanti contributi al patrimonio linguistico europeo e universale: dalla musica all’opera lirica, dall’arte figurativa all’architettura, dalla scienza alla tecnologia, dalla moda al design, dalla canzone allo sport, dall’alimentazione all’arte della cucina. Saranno altresì sviluppate le tematiche linguistiche connesse con l’innovazione scientifica e tecnologica.  Per l’elenco di tutte le manifestazioni si può utilizzare il seguente link:

http://www.esteri.it/MAE/doc_politica_estera/Cultura/PromozioneLinguaItaliana/20091009_manifestazioni_culturali.xls.  Una più ampia presentazione sul sito:

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/settimana_lingua_italiana_2009/

(de.it.press)

 

 

 

Farnesina. Presentata la IX edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo

 

Mantica: “Immaginiamo una grande comunità degli italiani del mondo, dove confluiscano i connazionali,  gli oriundi e tutti gli appassionati della nostra lingua e cultura” - Quando l’italiano diventa sinonimo di arte, scienza e tecnologia

 

  ROMA – Più di 1.300 manifestazioni culturali, 85 paesi coinvolti, 24 collaborazioni con università, regioni, ministeri, enti e fondazioni. Sono questi i numeri della IX edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo che è stata presentata oggi a Roma, presso la Sala Conferenze Internazionali della Farnesina. La manifestazione, che si terrà dal 19 al 25 ottobre, è dedicata al tema “L’italiano tra arte scienza e tecnologia”. L’evento, realizzato dalla direzione generale del Mae per la Promozione e la Cooperazione Culturale in collaborazione con l’Accademia della Crusca e la Società Dante Alighieri, si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.  La “Settimana” si inserisce nelle celebrazioni per l’Anno europeo della creatività e dell’innovazione, indetto dalla Commissione Europea, e si svolge in concomitanza con alcuni anniversari come i 400 anni dalle prime osservazioni astronomiche compiute da Galileo con il cannocchiale, i 100 anni dalla nascita del futurismo e la proclamazione del 2009 “Anno Internazionale dell’Astronomia” da parte dell’Onu.

  All’evento, come nelle passate edizioni, aderisce la Svizzera che organizza 40 iniziative, spesso anche in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura,  in quattro continenti. Nell’ambito delle iniziative della IX Settimana anche quest’anno si è tenuto il Concorso letterario “Scrivi con me”, bandito dal Mae e realizzato in collaborazione con l’Accademia della Crusca. Un bando che si rivolge agli studenti italiani e stranieri che studiano la nostra lingua all’estero. La prova per i partecipanti consisteva nel completamento di un racconto che, per l’edizione di quest’anno, è stato scritto da Roberto Alajamo. Una storia del 2009 dal titolo “La fuga di Nadino”. Da ricordare inoltre, sempre nell’ambito delle iniziative della Settimana, le mostre fotografiche su Guglielmo Marconi, sul ruolo dell’industria italiana nello spazio e sulla tecnologia del sommergibile italiano “Todaro”.  

  Dopo introduzione dalla moderatrice dell’incontro Livia Azzariti, che ha sottolineato la necessità di dare nuovo slancio alla diffusione della lingua italiana non solo all’estero ma anche nel nostro paese,  la presentazione della IX Settimana è subito entrata in argomento con la proiezione del video, realizzato da Rai Educational e arricchito dalla voce dell’attore Paolo Ferrari, sul tema “Le diverse risoluzioni della mente”.  

  “Desidero esprimere – ha esordito il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica al termine della proiezione - il mio ringraziamento alle personalità del mondo della cultura, sia umanistica che scientifica e tecnologica, che hanno accolto l’invito a partecipare a questa presentazione offrendo la loro testimonianza di protagonisti della società italiana contemporanea per creare un importante collegamento fra questa e la nostra rete all’estero. Il filo conduttore della ‘Settimana’ – ha proseguito Mantica - è la lingua italiana, che condensa ed esprime lo sviluppo del percorso culturale dell’Italia e i modi del suo manifestarsi. Lo stile di vita italiano ha nel mondo molti estimatori, e conoscere la nostra lingua è spesso un approccio significativo alla realizzazione di un contatto continuativo e stabile con l’Italia”. Il sottosegretario, dopo aver sottolineato l’importanza degli eventi della manifestazione che si rifanno al centenario del movimento futurista, alla figura di Galileo e all’evoluzione del rapporto fra linguaggio e scienza,

  ha evidenziato come la mobilitazione, in occasione della Settimana, della rete del Mae all’estero, dei lettorati, delle cattedre di italiano, delle scuole italiane e bilingui e dei Comitati della Dante, consenta di amplificare l’attenzione sull’espressione della promozione culturale italiana. Il sottosegretario ha anche ringraziato i vari enti pubblici e privati che hanno collaborato alla realizzazione della manifestazione . Un grazie particolare è stato poi indirizzato alla  Svizzera, per il suo costante impegno nell’evento,  e alle nostre istituzioni scientifiche che rappresentano luoghi privilegiati di diffusione nel mondo della cultura italiana.

  “Credo che questa Settimana della lingua italiana nel mondo – ha aggiunto Mantica – debba consentirci anche d’immaginare una grande comunità degli italiani del mondo, dove confluiscano non solo i nostri connazionali o gli oriundi, ma anche tutti coloro che sono appassionati della nostra lingua e cultura”. Il sottosegretario ha infine ricordato l’inaugurazione del Museo nazionale per l’Emigrazione che si terrà alle 18 del 23 ottobre. L’esposizione, anche per non privare le celebrazioni per l’Unità d’Italia di un fondamentale tassello della memoria, rimarrà aperta al Vittoriale di Roma fino al 2011.

  Per quanto riguarda gli eventi e le iniziative offerte dalla Settimana, gli artisti Stella Battaglia e Gianni Maglietta hanno presentato la scultura monografica “Galileo”. Un busto su cui viene proiettata in maniera prospettica la fotografia tridimensionale di un noto ritratto di Galileo. Chiara Delle Site ha invece illustrato la mostra “Mino delle Site. Il Futurismo fra Arte e tecnologia nel Centenario” , che con le sue 50 opere sarà ospitata dalla Farnesina per l’intera durata della IX Settimana.

  Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca si è soffermata sulla  realizzazione di una collana dedicata alla Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. Questo primo libro dell’Accademia , dal titolo, “ L’Italiano fra scienza arte e tecnologia”, propone quattro profili di importanti personaggi della cultura umanistica e scientifica italiana.   

  Dopo l’intervento della giornalista e conduttrice televisiva Sveva Sagramola, che ha ricordato il costante interesse del pubblico televisivo per le trasmissioni che approfondiscono la storia e il significato delle tante parole della nostra lingua, Massimo Vedovelli, Rettore dell’Università per Stranieri di Pisa, ha illustrato i contenuti della mostra virtuale dedicata alla luna che l’ateneo pisano ha realizzato nel tentativo di unire la storia della scienza astronomica con l’anniversario dell’allunaggio sul nostro satellite del 1969.

  Il segretario generale della Fondazione Dante Alighieri Alessandro Masi si è invece soffermato sull’ultima opera del sommo poeta “ La Questio de acqua et terra”. Un libro, proposto dalla Fondazione in occasione della Settimana , il cui Dante spiega come non tutta la verità possa essere compresa dalla mente umana che “nell’accostarsi ai misteri della natura deve porsi con assoluta umiltà e consapevolezza del limite”. Da Masi è stato inoltre evidenziato come la richiesta di lingua italiana cresca in modo esponenziale in presenza della nostra arte e cultura. 

  Dopo l’intervento del segretario generale della comunità radiotelevisiva italofona Loredana Cornero, che ha ricordato la vasta e variegata partecipazione della Rai alla manifestazione promossa dal Mae, Maria Cecilia Mosconi, della facoltà di Architettura di “Valle Giulia” dell’Università “La Sapienza di Roma” ha illustrato i punti salienti della mostra espositiva e virtuale “L’Arte il genio la guerra la città”, che porterà negli Istituti Italiani di Cultura i segreti dell’architettura militare espressa nelle regioni centrali del nostro paese a cavallo fra il 400 ed il 500. La Mosconi ha anche parlato della mostra riguardante l’Innovazione tecnologica applicata all’analisi dei monumenti italiani. 

  “La richiesta d’italiano è in cresciuta – ha spiegato la scrittrice Dacia Maraini -  Spesso non ci rendiamo conto che siano in presenza all’estero di un’altra Italia fatta di giovani di seconda, terza e quarta generazione. I figli e i nipoti dei nostri emigrati di prima generazione che vogliono conoscere le loro radici culturali e l’italiano”.

  Fra gli altri interventi ricordiamo quello di Francesco Maria Greco, direttore generale del Mae per la Promozione e la Cooperazione Culturale , che ha sottolineato come le diversità linguistiche presenti in Italia rappresentino un valore aggiunto. “Cultura e lingua – ha precisato il direttore generale - sono degli strumenti ideali che aiutano il paese a compattarsi all’interno quando affiorano certi fenomeni disgregativi, allo stesso tempo questi due strumenti ci permettono di trasmettere all’estero le nostre eccellenze e quanto esiste nel nostro Dna”. (Goffredo Morgia – Inform)

 

 

 

 

In piazza contro il razzismo. "200 mila in corteo a Roma"

 

Tra la grande folla tanti immigrati giunti da tutta Italia - Al centro della protesta il pacchetto sicurezza e il reato di clandestinità - Laici e cattolici uniti contro le politiche migratorie del governo - Le denunce dei migranti: "Meglio essere un cane che un immigrato"

 

ROMA - Si è conclusa la lunga marcia del popolo che oggi è sceso in piazza per manifestare contro il razzismo, il reato di clandestinità e gli altri provvedimenti contenuti nel pacchetto sicurezza. Da piazza della Repubblica fino alla Bocca della Verità, sono 200 mila - sostengono gli organizzatori - le persone che hanno sfilato per le vie di Roma.

 

Opposizione, associazioni e immigrati in piazza. Uniti, sotto la comune bandiera dell'antirazzismo, forze d'opposizione e movimenti, sia laici che cattolici. Tante le sigle che hanno promosso l'iniziativa: Cgil, Arci, Emergency, Beati costruttori di pace, Pax Christi. Hanno sfilato anche i leader di Sinistra e libertà, del Prc, alcuni parlamentari dell'Idv e, a sorpresa, il segretario del Pd, Dario Franceschini. Ma i veri protagonisti sono stati gli immigrati, giunti a Roma da tutta Italia, anche con treni speciali.

 

Slogan e striscioni. Un grande striscione che recita "No al razzismo, al reato di clandestinità, al pacchetto sicurezza" ha inaugurato la marcia. Moltissimi extracomunitari hanno esibito le immagini di "San Papier, protettore degli immigrati" e striscioni contro le mafie, le politiche per l'immigrazione dell'esecutivo definite "discriminatorie e razziste" e

striscioni con su scritto: "sì alle regolarizzazioni per tutti e tutte". Un cartellone recava scritto: ''E' meglio essere un cane che un immigrato qui in Italia'', mentre un gruppo di extracomunitari giunti da Casal di Principe, nel Casertano, hanno urlato slogan contro la camorra e il lavoro nero.

 

Franceschini: "Clima di intolleranza preoccupante". A sorpresa, ha partecipato al corteo anche il segretario del Pd Dario Franceschini, che ha rivendicato all'opposizione la presentazione di molte proposte di legge sulla cittadinanza, il diritto di voto amministrativo e lo ius soli. "Gli episodi di razzismo e violenza avvenuti a Roma nelle ultime settimane - ha detto - sono segnali molto preoccupanti. E' preoccupante che la destra, dopo essersi riempita la bocca di tante parole, blocchi una legge, come quella sull'omofobia, all'inizio del suo percorso". Poi, sull'immigrazione, ha aggiunto: "Il governo deve smetterla di porre sullo stesso piano immigrazione clandestina e criminalita''.

 

Ovadia: "Estremisti legittimati da Alemanno e da governo nazionale". L'attore e scrittore ebreo Moni Ovadia, anche lui in piazza, punta il dito contro il governo nazionale e l'amministrazione comunale della capitale, colpevoli di fomentare un clima razzista. "A Roma - ha detto - molti gruppi di estrema destra si sentono legittimati a compiere le azioni che compiono da una amministrazione di destra come quella del sindaco Gianni Alemanno". Poi la bacchettata alla politica nazionale: "Nella cultura di questo governo ci sono componenti intolleranti e xenofobe. Non è un caso se è stata respinta la proposta di legge contro l'omofobia e varate norme sui respingimenti anche di chi può accedere al diritto d'asilo''.

 

Manifestazione pacifica. La manifestazione si è svolta in modo assolutamente pacifico. Niente incidenti durante il corteo, ma - secondo quanto riferito dalla società che gestisce la metropolitana di Roma - un gruppo di circa 200 persone dirette alla manifestazione avrebbe danneggiato 4 tornelli della linea A. LR 17

 

 

 

 

Opel, Bruxelles bacchetta Berlino. «Aiuti non conformi alle regole»

 

«Indizi significativi» che il governo abbia promesso fondi a condizione che fosse scelto Magna come acquirente

 

BRUXELLES - Gli aiuti promessi dalla Germania alla Opel potrebbero non essere conformi alle regole europee sulla concorrenza: la Commissione europea ha spiegato infatti di aver rilevato «indizi significativi» secondo cui non risponderebbe alle norme europee il pacchetto di aiuti promessi dal governo di Berlino alla casa automobilistica tedesca, nel quadro del suo acquisto da parte della azienda austro-canadese di componentistica automobile.

LA LETTERA - I dubbi sono espressi in una lettera inviata dal commissario alla Concorrenza Neelie Kroes al ministro tedesco dell’Economia Karl Theodor zu Guttenberg. Secondo la lettera, ci sono forti indizi che gli aiuti sono stati promessi a condizione che fosse scelto uno specifico candidato all’acquisto, e cioè Magna/Sberbank. Ciò sarebbe incompatibile con le regole del mercato interno.

NUOVO CAPITOLO - La casa madre di Opel, l’americana General Motors, secondo Kroes «dovrebbe avere l’opportunità di riconsiderare il risultato della procedura di licitazione», sulla base delle assicurazioni scritte delle autorità tedesche secondo cui gli aiuti sarebbero stati concessi a prescindere dal candidato infine prescelto. La lettera di Kroes potrebbe aprire un nuovo capitolo della vicenda Opel. Nei mesi scorsi, la Magna e la Fiat (assieme alla la holding belga RHJ International e alla cinese Baic) erano state protagoniste di un lungo tormentone per aggiudicarsi la Opel. Fino all’annuncio del 10 settembre della cessione parziale della casa tedesca a Magna. CdS 17

 

 

 

 

Scambi giovanili tra Germania e Italia: concorso per assumere il responsabile del sito internet

 

Bando di concorso relativo alla selezione di un incaricato della gestione della piattaforma internet intesa a promuovere gli scambi giovanili tra Italia e Germania

 

ROMA - Il ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana ed il ministero Federale degli Affari Esteri della Repubblica Federale di Germania intendono procedere alla selezione di una/un responsabile di progetto per l'istallazione e la cura di una piattaforma internet dedicata alla promozione ed al coordinamento degli scambi giovanili tra Italia e Germania. La piattaforma sarà inquadrata nell’ambito delle attività del centro italo-tedesco di Villa Vigoni (Loveno di Menaggio-Como). L’assegnazione dell’incarico alla persona selezionata avverrà tramite contratto a progetto tra l’ente “Villa Vigoni” e l’interessato.

  La piattaforma internet avrà in particolare le seguenti finalità: promuovere lo scambio di informazioni fra giovani, studenti, insegnanti ed operatori giovanili interessati; curare la divulgazione di informazioni su progetti ed istituzioni già in essere nonché su possibilità di promozione; valorizzare le attività italo-tedesche in ambito di scambio giovanile; individuare reti tematiche nell'ambito dello scambio giovanile italo-tedesco.

  Con riferimento ai suddetti obiettivi, la/il responsabile di progetto sarà tra l’altro chiamato a svolgere le seguenti mansioni: istallazione, aggiornamento e cura della piattaforma internet; consulenza agli interessati; redazione di relazioni sull'avanzamento del progetto; cura delle pubbliche relazioni ai fini del progetto, compresa l'acquisizione di sponsorizzazioni finanziarie; sviluppo di piani di azione per la promozione degli scambi giovanili italo-tedeschi, in collaborazione con le organizzazioni di mediazione culturale già esistenti in entrambi i Paesi.

  Questi i requisiti richiesti: ottima conoscenza delle lingue italiana e tedesca; possesso di un Diploma universitario di laurea riconosciuto sia in Germania che in Italia; approfondite conoscenze informatiche, inclusa l'amministrazione di siti web.

  Costituiranno inoltre titoli preferenziali: il possesso di un’esperienza professionale nel settore dei rapporti italo-tedeschi, segnatamente nel campo degli scambi giovanili o della formazione; la conoscenza di altre lingue straniere veicolari; il possesso di capacità analitiche, creatività e predisposizione alla comunicazione.

  L’incarico offre: la possibilità di svolgere in piena autonomia compiti interessanti, impegnativi e di alta responsabilità; l’opportunità di lavorare in uno stimolante ambiente interculturale; una retribuzione adeguata.

  Le domande dovranno essere presentate, anche per posta elettronica, entro e non oltre il 10 novembre 2009 al Ministero degli Affari Esteri – DGEU Ufficio I –Roma (fax +39.06. 36917152; e-mail: dgeu1@esteri.it  tel. +39.06.36918143) oppure all'Ambasciata di Germania, Via San Martino della Battaglia 4, 00185 Roma (fax +39.06.49213.304; e-mail: ku-10-dip@rom.diplo.de  tel. +39.06.49213.230). I suddetti recapiti potranno essere utilizzati anche per la richiesta di informazioni. (Inform)

 

 

 

 

La Settimana della Lingua Italiana a Colonia, Bonn e Düsseldorf

 

Colonia - Cinema, musica, letteratura e molto altro a Colonia, in occasione della IX Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, promossa da Ministero degli Affari Esteri e Accademia della Crusca, intorno al tema "L'Italiano tra arte, scienza e tecnologia", e alla quale partecipano tutti gli Istituti Italiani di Cultura. Tra questi anche quello di Colonia, dove dal 20 al 28 ottobre si susseguiranno numerosi eventi, che si allargheranno sino alla città di Bonn.

L’inaugurazione ufficiale della Settimana si terrà domani 20 ottobre, alle ore 19.00, alla presenza del Console Generale d’Italia in Colonia, Eugenio Sgrò. Seguirà lo spettacolo teatrale "4 Cosmicomiche" con Graziella Galvani, Mario Mariani e Beatrice Pucci sulla base di testi di Italo Calvino.

"Utopiano" è il titolo del concerto che Mario Mariani terrà l’indomani, 21 ottobre, alle ore 19.30. mentre nei giorni seguenti ampio spazio sarà dedicato agli approfondimenti con una serie di conferenze dagli ospiti illustri. Il 22 ottobre, alle ore 18.00, Giovanni Bignami discuterà di "Galileo, un artista nel cielo" e, a conclusione della serata, sarà presentato il film "Galileo" (1969) di Liliana Cavani; il 26 ottobre, alle ore 19.30, la parola passerà a Rita Unfer Lukoschik di Berlino, per una conferenza su "Letteratura e scienza: da Primo Levi a Paolo Giordano". Infine il 28 ottobre, alle ore 19.30, Antonello Monti, direttore dell’Institute for Automation of Complex Power Systems presso l’E.ON Energy Research Center dell’Università di Aquisgrana, terrà una conferenza su "Energia Sostenibile: la grande sfida del futuro".

 

Negli stessi giorni alcuni eventi si svolgeranno presso l'Università di Bonn: il 21 ottobre, alle ore 18.00, Peter Kammerer parlerà di Italo Calvino e l'attrice Graziella Galvani leggerà brani tratti da "2 Cosmicomiche". Il 26 poi si terrà una "Giornata sulla lingua di Galileo Galilei" alla quale interverranno: Nicoletta Maraschio, presidente dell'Accademia della Crusca, su "Galileo e l’accademia della crusca"; Rita Unfer Lukoschik da Berlino su "Il mito di Galileo nella letteratura tedesca del XX secolo da Brecht a Thomas Brasch"; Giuseppe Nicoletti, professore di Letteratura italiana presso l'Università degli Studi di Firenze, con la relazione "Galileo scrittore nella Toscana del 600"; e Mattea Müller-Veggian della FH Jülich su "Venezia, la luna e Galileo Galilei, padre delle scienze moderne... cambiamento nella società e nella cultura".

 

"La lingua italiana e le nuove tecnologie di comunicazione" è invece il titolo della conferenza e del workshop che Martina Nicklaus terrà il 22 ottobre, alle ore 14.00, presso l'Università di Düsseldorf. Altre manifestazioni avranno luogo presso le Università di Aquisgrana, Bochum e Siegen. (aise) 

 

 

 

 

 

La Compagnia teatrale L'Asina sull'Isola domani a Monaco di Baviera

 

Monaco di Baviera. Nell’ambito del Festival Internazionale di Teatro d’Ombre 2009 »Bilderleben« (21.10. – 3.11.2009), l’IIC  invita allo spettacolo teatrale »Platero Hì-Hò«, della compagnia L’Asina sull’isola. L’evento avrà luogo mercoledì 21 ottobre 2009, alle ore 11 e alle ore 15, presso la Pasinger Fabrik, August-Exter-Straße 1, a Monaco di Baviera.

Ideazione: Katarina Janoskova, Paolo Valli. Quadri: Alessandro Binini. Disegni: Martino Pompili. Musica: Erich Galliani. In lingua tedesca. Durata: 55 minuti

Per bambini a partire dai 4 anni e adulti. Ingresso: Euro 7,- / 5,-. Prenotazioni: tel. 089 888 88 06

 

La Compagnia teatrale L'Asina sull'Isola nasce nel 1996, dall'incontro tra due artisti accomunati da esperienze maturate in più di dieci anni di attività professionale, a livello europeo, nel campo del teatro di figura e parola. Katarina Janoskova ha studiato presso la DAMU (Accademia di Arte Drammatica) di Praga, mentre la formazione artistica di Paolo Valli è legata soprattutto al rapporto professionale con la Compagnia Teatro Gioco Vita, con la quale ha collaborato dal 1978 al 1994.

Anche se concepito come libero gioco multimediale, il linguaggio espressivo che la compagnia adotta si fonda principalmente sulle tecniche del teatro d'ombre.

 

Lo spettacolo "Platero hì-hò" ripercorre i temi fondamentali di “Platero y yo”, l’opera più conosciuta del grande poeta spagnolo Juan Ramòn Jimenés e ne evidenzia il carattere pittorico e visivo attraverso un sapiente uso del teatro d'ombre. Il gioco garbato degli attori sulla scena, poi, restituisce il delicato rapporto tra il poeta ed il suo umanissimo asinello. Lo spettacolo non é la messa in scena di un racconto, ma la rappresentazione della poesia attraverso musica e immagini.

Come in un dipinto sgargiante, Janoskova e Valli riproducono la realtà di un isolato paese Andaluso. In compagnia dell’asinello Platero, vanno alla scoperta di questo mondo e dei suoi enigmi, osservandolo con uno sguardo infantile. Ombre, immagini e suggestive musiche di chitarra danno vita ad un viaggio poetico, ad un allegro caleidoscopio di vita.

 

Organizzatori: Gesellschaft zur Förderung des Puppenspiels di Monaco di Baviera, Münchner Stadtmuseum e Pasinger Fabrik in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura. Info: culturale.iicmonaco@esteri.it, www.iicmonaco.esteri.it. 

(IIC, de.it.press)

 

 

 

 

Francoforte. Chiusa la Buchmesse. L’editoria italiana fa il bilancio

 

Si é chiusa ieri, con un leggero calo di visitatotri rispetto allo scorso anno, la Fiera Internazionale del Libro

 

Francoforte - "Il quadro che ci si presenta è di difficoltà sul piano nazionale, ma anche di grande respiro e grande credibilità sul piano europeo, grazie a progetti come ARROW (Accessible Registries of Rights information and Orphan Works towards Europeana), annunciato proprio qui a Francoforte lo scorso anno e che sta diventando la risposta europea a Google Books. Faremo tutto il possibile per cercare di invertire la rotta rispetto ai primi segnali di sofferenza sul mercato nazionale del 2009 ma abbiamo bisogno più che mai che al nostro fianco lavorino, come sta accadendo ora, il mondo politico e le Istituzioni".

È questo il messaggio lanciato mercoledì dal presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Marco Polillo, al presidente della Camera, Gianfranco Fini, e al sottosegretario per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Maria Giro, dalla cornice della 61ma edizione della Buchmesse di Francoforte, il più importante appuntamento internazionale per lo scambio dei diritti in programma sino a ieri domenica 18 ottobre ed a cui hanno partecipato trecentocinquanta editori italiani.

"Scommettere sul libro significa credere nell'Italia civile", ha rilanciato il presidente Fini inaugurando il Punto Italia della fiera. "È per questo che colgo l'occasione per annunciare dalla Buchmesse che la Camera dei deputati ha promosso, d'intesa con l'AIE, una manifestazione dedicata alla cultura politica che si svolgerà il prossimo 23 ottobre a Roma e che abbiamo voluto intitolare "Il volume della democrazia. Giornata del libro politico a Montecitorio". Abbiamo invitato gli editori a presentare i loro libri nel campo della saggistica politica", ha spiegato Fini, "con l'idea di favorire la più ampia conoscenza possibile delle opere che parlano delle idee e dei problemi del nostro tempo, all'insegna del pluralismo e della ricchezza culturale".

A questa prima iniziativa è seguito un secondo annuncio, atteso da tempo: l'avvio del Centro per il libro e la lettura. "Nelle prossime settimane", ha confermato il sottosegretario Giro, "entrerà in vigore il regolamento del Centro, un’istituzione che si affiancherà agli editori in un comune lavoro per la crescita del libro. Sono onorato inoltre che Gian Arturo Ferrari, personalità di spicco e di provata esperienza nel panorama editoriale nazionale, abbia accettato di dirigere questa nuova realtà". Il sottosegretario ha aggiunto che "si punterà a ottenere per l'avvio dell’attività del Centro un budget iniziale nell’ordine di circa 3 milioni di euro".

Sono cifre negative quelle che connotano l’editoria italiana nel 2008: 3,5 miliardi di euro di fatturato (-3% sull’anno precedente), circa 59mila i titoli pubblicati (2mila in meno dell’anno precedente) per 235milioni di copie (-12%). L’unico dato positivo è che nel 2008 è tornata a crescere la lettura in Italia (oggi il 44% degli italiani legge almeno un libro in un anno) anche se parliamo dello 0,9% in più circa dell’anno precedente. Malgrado queste criticità diffuse l’editoria italiana occupa ancora per fatturato e titoli pubblicati la settima posizione mondiale e la quinta in Europa.

Di contro migliorano i rapporti all’estero: crescono l’export del libro e la cessione di titoli italiani. In particolare l’export del libro italiano cresce dell’1% (pari a 41milioni di euro) e cresce il numero di titoli di cui gli editori italiani cedono i diritti di edizione, passando dal 2001 a oggi del 94% e raggiungendo i 3.490 titoli venduti, di cui il 29% è costituito da libri per bambini, il 28% dai libri di saggistica e il 17% dall’editoria illustrata. Diminuiscono invece ulteriormente le traduzioni da lingua straniera, attestandosi sul 19% della produzione complessiva.

Nel 2008 gli italiani hanno privilegiato le librerie di catena per l’acquisto dei libri (il numero di punti vendita, che nel 2007 era di 314 è più che triplicato), dimenticato supermercato e ipermercato (-0,9%), privilegiato edicola (+2,7) e soprattutto l’acquisto di libri online (+26,8%).

Nei primi sei mesi del 2009 i segnali di sofferenza continuano. Si registrano infatti i primi segnali di difficoltà non solo per i settori a rischio del 2008 (lo scolastico, il rateale, le grandi opere, i collaterali), ma anche per i canali trade. Il mercato italiano dei libri, nel solo canale librerie, ha espresso infatti un valore di vendite tra gennaio e giugno di 439,8milioni di euro, pari a circa 31milioni di copie vendute, registrando, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una flessione nei canali trade del 2,2% a valore e del 4,2% a volume. (aise, de.it.press)

 

 

 

 

Colonia. Riapre il blog di Mauro Venier. La malattia di Berlusconi

 

Dopo due anni e mezzo di pausa, Mauro Venier ha deciso di riaprire il suo blog

(http://pensieri-eretici.blogspot.com), da cui riprendiamo l’ultimo intervento

 

Sto seguendo le reazioni scomposte di Berlusconi ai vari "attacchi" che sta subendo... reazioni che talvolta prendono anche fischi per fiaschi difendendosi da accuse non ricevute e non difendendosi da accuse ricevute...

Ma non voglio parlare di politica o di giustizia. Bensì di salute.

Quando Veronica Lario disse che Berlusconi era malato, tutti - a causa della storia Noemi - a discutere sulla "pedofilia" dello stesso.

Intanto la pedofilia - intesa in senso medico, lasciamo perdere le questioni legali - indica l'essere attratti da ragazzi/e che non hanno ancora raggiunto la pubertà o sono nella fase di passaggio tra infanzia e pubertà... e Noemi per quanto allora minorenne la pubertà l'aveva raggiunta eccome e anzi già lasciata indietro ;-)

Quindi se Berlusconi fosse (o fosse stato) pedofilo, avrebbe dovuto esserci qualche ragazzina ben più giovane di Noemi in ballo... oppure Berlusconi non è (almeno in senso medico) pedofilo.

Io invece pensai (e penso) che Veronica Lario intendesse tutt'altra malattia e il Berlusconi scomposto degli ultimi tempi sembra confermarmelo: Alzheimer o demenza senile.

Mauro, http://pensieri-eretici.blogspot.com  (de.it.press)

 

 

 

 

 

L’Umbria alla Buchmesse di Francoforte

 

Francoforte - "In Umbria c’è densità culturale: arte, storia, tradizioni ne fanno una delle regioni più importanti dal punto di vista della cultura". Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini, intrattenendosi brevemente con i responsabili dello stand umbro, nel corso della sua visita inaugurale al padiglione che ha ospitato l’Italia alla "Buchmesse" di Francoforte, conclusasi ieri domenica 18 ottobre. Trentacinque imprese editoriali con una vasta gamma di titoli di produzione vecchia e nuova: così si è presentata l’Umbria al tradizionale appuntamento internazionale della Fiera del Libro, che quest’anno ha avuto la Cina come nazione ospite.

E se i "manga" danno lustro alla produzione cinese, sopratutto nella sezione riservata a Hong Kong, questo tipo di fumetto non è mancato neppure nello stand umbro, grazie ai fascicoli editi da una impresa di Città di Castello, così che le seriali avventure degli eroi d’Oriente stanno costa a costa sugli scaffali con serissimi volumi d’arte e di storia, di tradizioni regionali, di gastronomia, di studi sulla lingua e il dialetto, di guide su città e paesi, di regesti antiquari e approfondimenti su questo o quell’aspetto (noto o meno noto) della cultura regionale. Ma anche romanzi, poesia, saggi critici, produzione scientifica. "È il libro, bellezza", si potrebbe dire parafrasando una famosa battuta.

"È la forza del libro", dice il coordinatore dello stand Giovanni Carnevali, che con i libri coabita da una vita, da libraio ed editore in Foligno. Carnevali sorveglia il flusso dello stand, viene chiamato, interviene, parla con i visitatori, spiega, è fiero dei pacchi di manifesti che reclamizzano l’Umbria, sul bancone d’ingresso, e che sono continuamente richiesti (“Vanno via come il pane: è perché sono belli, e sono un semplice, ma efficacissimo e soprattutto duraturo mezzo di comunicazione”).

“Potrebbe sembrare – continua Carnevali -, al confronto con questi colossi, in una manifestazione così grande, che l’Umbria e la sua produzione libraria siano una piccola cosa, e invece guardate qui, che ricchezza d’interessi, che edizioni di tutto rispetto. Il problema è la distribuzione, i grandi editori che la fanno da padrone. Ma tanti di questi libri, per qualità autoriale e grafica, non sfigurerebbero da nessuna parte, né a Roma né a Milano, se solo ci potessero arrivare. Ma l’importante è che, nonostante tutto, la nostra editoria sia in costante crescita, che la produzione aumenti, e che sia una produzione qualificata, di buon livello, in grado di dire la propria nel panorama nazionale”.

Che tipo di produzione? “Ce n’è per tutti i gusti – risponde Carnevali. È la prova che gli interessi sono molteplici, che il territorio pone domande, e se un libro si stampa è sempre positivo. C’è un movimento diffuso, anche da noi, che spinge alla produzione di libri, siano individui, associazioni, istituzioni, che descrivono il territorio, la realtà, quello che si conosce, si fa e si studia. C’è un interessante movimento di librerie antiquarie. E non vanno dimenticate le tipografie, quell’arte grafica umbra che anche qui in fiera è ben rappresentata nel nostro ‘stand’. Le tipografie umbre (che lavorano anche per grossi committenti nazionali) contribuiscono molto alla crescita complessiva della nostra editoria. Si fanno in Umbria libri sull’arte, il paesaggio, le città, le tradizioni della campagna, per dirne alcuni, di ottimo livello. E c’è comunque una distribuzione che, se il mercato fa difetto, interessa la rete delle biblioteche, dei musei, delle istituzioni, dove i libri vengono comunque conservati e continuano la loro vita. Perché la vita del libro – sottolinea Carnevali – è imprevedibile. I libri possono essere ignorati, scomparire, e poi riemergere a nuova vita, in circostanze mutate, nei modi più impensati”.

E la promozione turistica, che quest’anno affianca per la prima volta la partecipazione dell’Umbria alla “Buchmesse”? “Importantissima”, dice Giovanni Carnevali. “La cultura e il turismo devono procedere di pari passo, sono un veicolo reciproco, si potenziano a vicenda, sono entrambi la descrizione e l’esaltazione di un territorio, la prova della sua vitalità e capacità di attrazione. Se la promozione non è integrata, non si va da nessuna parte". (aise)

 

 

 

 

L’opera «Dialogo sopra l’ultimo uomo» oggi a Monaco di Baviera, martedì a Würzburg, mercoledì a Bamberg

 

L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera ha il piacere di annunciare la prima esecuzione assoluta dell’opera «Dialogo sopra l’ultimo uomo», in occasione della IX Settimana della lingua italiana nel mondo. L’evento avrà luogo oggi lunedì 19 ottobre 2009, alle ore 19.30, presso il Gasteig, Black Box, Rosenheimer Straße 5, a Monaco di Baviera. Ulteriori rappresentazioni sranno: martedì 20 Ottobre, ore 19.30 Hochschule für Musik Bibrastraße, Würzburg ; mercoledì 21 ottobre, ore 20

E.T.A.-Hoffmann-Theater E.T.A.-Hoffmann-Platz 1, Bamberg

 

Organizzano l’evento l’Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, il Consolato Generale Svizzero di Monaco di Baviera, Rai Trade Roma, la Società Dante Alighieri di Monaco di Baviera e di Würzburg, l’Istituto di Filologia Italiana dell:Universitá Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera, Hochschule für Musik di Würzburg, il Teatro E.T.A. Hoffmann di Bamberg e Hochschule / University of Applied Sciences di Monaco di Baviera.

Ingresso libero con prenotazione obbligatoria alla pagina internet www.iicmonaco.esteri.it oppure a stampa.iicmonaco@esteri.it oppure Tel. 089 74 63 21 -26

Si tratta di un’opera in una scena e quattro atti per tenore, baritono, flauto con elettronica, chitarra e percussioni, della durata di circa un’ora.

Un progetto di Rai Trade Musica Contemporanea, per incarico del Ministero per gli Affari Esteri nell’ambito della IX Settimana della lingua italiana nel mondo.

 

Partecipano: Stefano Taglietti, compositore; Ivan Mancinelli, percussioni; Fabio Ciolli, librettista e proiezionista sottotitoli e immagini ; Sante Tursi, chitarra

Andrea Ceccomori, flauto; Robert Köller, baritono (Galileo); William Lombardi, tenore (Leonardo).

 

Uno scambio tra Leonardo da Vinci e Galileo Galilei, nel quale arte e scienza si rispecchiano. L’incontro avviene su una scena essenziale, segnato da risvolti inattesi: dove si aspetta il fisico, si trova un prosatore accattivante; invece del freddo pittore, un attento tassonomo delle emozioni umane.

La composizione è strutturata come  un dialogo ideale fra Leonardo da Vinci e Galileo Galilei. I tratti narrativi della scrittura mettono in evidenza, fra ironia, drammaticità, rassegnazione e coraggio, i temi universali dell’unicità dell’umanità e della verità come grande ultima risorsa intellettuale in opposizione al dogmatismo e alla tradizione come strumento ideologico di chi detiene e conserva il  potere con mezzi oppressivi.

L’opera è costruita su una continuità musicale che lega la tradizione del canto italiano alle varie fonti culturali da cui la nostra contemporaneità attinge in modo creativo e costruttivo. Nelle pieghe del testo-libretto è anche evidente la presenza sostanziale della scienza e dell’arte nella storia e nella cultura italiane. Lo schema del Dialogo galileiano, vincolo solo apparente per il genio del Cenacolo, conduce tra i piani che comprendono, rappresentano e costruiscono l'Universo dei protagonisti a cavallo fra Umanesimo e Rinascimento. Arte e Scienza, specchiate in modo serrato, faticano a trovare il proprio autore tra le curiosità e gli impulsi dei personaggi: un confronto sufficiente a generare una Civiltà.

Sul fondo, proiettate e diffuse dal nastro magnetico, le prose, i disegni, le rime, i motti di entrambi, testimoniano quanto il pensiero dell’uno sia spunto delle parole dell'altro. 

Il concetto di “Ultimo Uomo”, cui l’opera fa riferimento poetico e drammaturgico, è appunto inteso come legame esistente fra uomo e unicità, fra valore dell’umanità e valore dell’unicità. Quando l’uomo diventa “eroe”, in quanto portatore di emancipazione, lungimiranza, tolleranza, portatore di bellezza interiore, di autenticità dell’immaginazione artistica, diviene primo coraggioso uomo e, allo stesso tempo, pericolosamente ultimo. Si potrebbe dire: L’Uomo è ultimo perché Unico.

 

Il dialogo dei due massimi esponenti della Scienza e dell’Arte, Leonardo da Vinci e Galileo Galilei, ci porta a compiere una serie di riflessioni su quella gioia della scoperta, sulla ricerca e sull’inquietudine che è dell’artista come dello scienziato; riflessioni che costringono, spingono entrambi i personaggi ad esplorare ed osservare avidamente gli universi interiori ed esteriori. Le intuizioni poetiche pittoriche più belle e profonde dell’artista, le stelle e i pianeti nei loro cicli e solstizi  che lo scienziato osserva nelle sue lunghe silenziose e  magiche notti.

Questa opera da camera, la terza nella mia produzione, è stata certamente concepita per essere un lavoro agile, visto il ridottissimo organico, ma anche per possedere amplie capacità espressive, mutevoli e contrastanti.

Dunque, nonostante l’organico, “Dialogo Sopra l’Ultimo Uomo” può trasformarsi in diversi ambienti sonori: da atmosfere cameristiche e melodrammatiche a soluzioni di grande impatto ritmico, passando con naturalezza da ritmi mutuati dalla cultura africana e rock a melodie e cantabilità comprese in un atonalismo libero; recitativi e declamazioni estraniate, dal   canto solistico a complessi madrigalismi, dalla salmodia punk a recitativi ironici o rabbiosi.

 “Dialogo Sopra l’Ultimo Uomo”  musicalmente fa riferimento ad una multiculturalità sonora, e ad impurità stilistiche che trasportano l’ascoltatore attraverso un percorso percettivo continuamente variabile e mai scontato.

 

Il compositore Stefano Taglietti è nato a Roma nel 1965 ed è stato allievo di Sylvano Bussotti dal 1986 al 1991, presso il Bussotti Opera Ballet di Genazzano.

Nella sua musica si rinnova continuamente l’esigenza di filtrare materiali e strategie all’interno di un linguaggio unitario, complesso e comunicativo, anche mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie. Lavora dal 1994 con l’artista visivo Bizhan Bassiri. Ha composto circa cinquanta lavori per differenti organici.

La sua musica è stata eseguita presso la Berlin Philarmonie, l’Opera di Norimberga, il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, il Teatro La MaMa di New York, il Podewill di Berlino, il Creux de l’enfer Thyers in Francia, il Museo Laboratorio dell’Università La Sapienza di Roma, il Museo di Gand in Belgio, il Deutsche Pavillon Expò 2000 di Hannover, Rai Radio TRE, il Teatro Lirico Sperimentale "A.Belli" di Spoleto, il Palazzo delle esposizioni di Roma, il Festival di musica elettroacustica di Boston, il Goethe Institut Rom e per altre istituzioni come il Cemat Italia, il CRM di Roma e l’Istituto Gramma di L’Aquila. Le sue partiture sono edite da Edipan e Chester Music.Dal 1996 è docente di elementi di composizione per la didattica della musica in vari conservatori.

Per informazioni: Istituto Italiano di Cultura culturale.iicmonaco@esteri.it      

www.iicmonaco.esteri.it. Tel.: +49-(0)89 / 74 63 21-28 (de.it.press)  

 

 

 

 

NürnbergMesse Italia

 

Da aprile 2009, la NürnbergMesse è presente in Italia con la propria filiale NürnbergMesse Italia s.r.l. L’Italia rappresenta il paese più importante per quanto riguarda la partecipazione internazionale alle fiere che hanno luogo a Norimberga. La costituzione della filiale a socio unico crea i migliori presupposti per accrescere l’importanza della NürnbergMesse in un mercato significativo dal punto di vista strategico e incrementare ulteriormente la presenza italiana alle fiere di Norimberga. Inoltre, la NürnbergMesse Italia potrà assistere al meglio gli espositori e i visitatori nelle fiere internazionali del Gruppo NürnbergMesse, ad esempio in Cina, Brasile, Stati Uniti o in Russia.

La nuova filiale italiana del Gruppo NürnbergMesse ha sede a Milano ed è l’interlocutore responsabile e competente in Italia per la partecipazione alle fiere di Norimberga e alle manifestazioni del Gruppo NürnbergMesse nel mondo.

www.nm-italia.it  (de.it.press)

 

 

 

Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco di Baviera e dintorni

 

- lunedì 19 ottobre, ore 19:30, c/o Gasteig, Black Box

   (Rosenheimerstr. 5, München)

   Nell'ambito della "Settimana della cultura italiana"

   Concerto: "Dialogo sopra l’ultimo uomo" Musica di Stefano Taglietti

   Libretto: Fabio Ciolli con testi di Galileo Galilei e Leonardo da Vinci

   Opera in quattro scene per tenore, baritono, flauto con

   chitarra elettronica e percussioni. Ingresso libero

   Organizza: Istituto Italiano di Cultura

 

- martedì 20 ottobre, ore 12:00, c/o Bar Centrale (Ledererstr. 23, München)

  Conferenza stampa di presentazione del progetto "Un'altra Italia"

   Organizza: Un'altra Italia München

 

- martedì 20 ottobre, ore 19:00, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   Nell'ambito della rassegna "Cinema e scienza"

   Film: "Morte di un matematico napoletano" (Regia: Mario Martone,

   Italia 1992, 108 Min., OF).  Ingresso libero

   Organizza: Istituto Italiano di Cultura

 

- martedì 20 ottobre, ore 19:30, c/o Gasteig, Black Box

   (Rosenheimerstr. 5, München)

   Nell'ambito della "Settimana della cultura italiana"

   Concerto: "Dialogo sopra l’ultimo uomo" Musica di Stefano Taglietti

   Libretto: Fabio Ciolli con testi di Galileo Galilei e Leonardo da Vinci

   Opera in quattro scene per tenore, baritono, flauto con

   chitarra elettronica e percussioni. Ingresso libero

   Organizza: Istituto Italiano di Cultura

 

- mercoledì 21 ottobre, ore 11:00 e 15:00, c/o Pasinger Fabrik

   (August-Exter-Str.1, München)

   Nell'ambito del "Internationales Figurentheater-Festival 2009"

   Teatro delle ombre: "Platero Hì-Hò"

   dell'Ensemble L’Asina sull’isola

   Ingresso: € 7,-/5,-

   Organizzatori: Gesellschaft zur Förderung des Puppenspiels München,

   Münchner Stadtmuseum e Istituto Italiano di Cultura

 

- mercoledì 21 ottobre, ore 20:00, c/o Gasteig, Black Box

   (Rosenheimerstr. 5, München)

   Nell'ambito della "Settimana della cultura italiana"

   Concerto: "Dialogo sopra l’ultimo uomo"

   Musica di Stefano Taglietti

   Libretto: Fabio Ciolli con testi di Galileo Galilei e Leonardo da Vinci

   pera in quattro scene per tenore, baritono, flauto con chitarra

   elettronica e percussioni. Ingresso libero

   Organizza: Istituto Italiano di Cultura

 

- giovedì 22 ottobre, ore 19:00, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   "Rom im 19. und 20. Jahrhundert – Konstruktion eines Mythos"

   Relatore: Franz Bauer, Universität Regensburg

   Ingresso libero

   Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura, Verlag Friedrich

   Puster Regensburg e Società Dante Alighieri Monaco di Baviera e.V.

 

- venerdì 23 ottobre, ore 18:00, c/o Neuhausen Trafo

   (Nymphenburgerstr. 171, München)

   L'Italia contro la mafia e la corruzione (in tedesco)

   Relatrice: Francesca Rossi

   Degustazione e vendita di prodotti di Liberaterra

   Ingresso: € 5,-

   Organizza: Un'altra Italia München in collaborazione con Münchner VHS

 

- venerdì 23 ottobre, ore 19:30, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   "Wasser für die durstige Hauptstadt: Wasserleitungen, Thermen und

   Hausanschlüsse im antiken Rom"

   Relatore: Prof. Dr. Johannes Noll´

   Organizza: Società Dante Alighieri Monaco di Baviera e.V.

 

- domenica 25 - mercoledì 28 ottobre, ore 18:30, c/o Odeon Kino

   (Luitpoldstr. 25, Bamberg)

   Film: "Il vento fa il suo giro" (regia: Giorgio Diritti, Italia 2005)

   Organizza: Mosaico Italiano, Bamberg

 

- lunedì 26 ottobre, ore 10:00, c/o Cafe Da Pia (Kleberstr. 3, Bamberg)

   "Stammtisch italiano" del mattino con cornetto e cappuccino

   Organizza: Mosaico Italiano, Bamberg

 

- martedì 27 ottobre, ore 19:00, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   Nell'ambito della rassegna "Cinema e scienza"

   Film: "Vajont" (Regia: Renzo Martinelli, Italia 2001, 115 Min., OF)

   Ingresso libero

   Organizza: Istituto Italiano di Cultura

 

- mercoledì 28 ottobre, ore 19:00, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   "Mondi al limite"

   Presentazione del libro su "Medici senza Frontiere" pubblicato

   dalla Feltrinelli

   Con una delle autrici, Silvia Di Natale, e la responsabile

   dell'Ufficio Stampa di "Medici senza Frontiere", Marina Berdini

   Ingresso libero

   Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura, Medici senza

   Frontiere Roma e Feltrinelli Milano

 

- giovedì 29 ottobre, ore 9:30-17:00, c/o EineWeltHaus

   (Schwanthalerstr. 80 - München),

   "Integration aus feministischer Sicht"

   Seminario

   Il programma è disponibile all'indirizzo:

http://www.muenchen.de/cms/prod2/mde/_de/rubriken/Rathaus/85_soz/04_wohnenmigration/31_interkulti/downloads/feministische_sicht.pdf

   Organizzatori: Antidiskriminierungsstelle für Menschen mit

   Migrationshintergrund – AMIGRA, Gleichstellungsstelle für Frauen,

   Stelle für interkulturelle Arbeit, Visiones e.V. und migranet

 

- giovedì 29 ottobre, ore 18:00, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   "Progetto Jura – la formazione dei docenti di lingua e traduzione in

   ambito giuridico italo-tedesco"

   Presentazione e discussione del progetto italo-tedesco di formazione

   dei docenti di lingua

   Ingresso libero con prenotazione

   Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura, Università per Stranieri

   di Siena, Università di Genova, Friedrich-Alexander-Universität

   Erlangen-Nürnberg, Ecole d'Interprétation et de Traduction de Genève

   e Sprachen & Dolmetscher-Institut München

 

- 29 ottobre - 7 novembre, München

   II. Festival Internacional Cine Cubano

   Per informazioni: www.ficcu.com

 

- venerdì 30 ottobre, ore 20:00, c/o Gasteig, Carl-Orff Saal

   (Rosenheimerstr. 5, München)

   Festival der "Meehrwelten"

   Musiche e danze delle varie culture che convivono a Monaco di Baviera

   Per maggiori informazioni: www.music-fun-concerts.de

   Organizza: Ausländerbeirat München

 

- martedì 3 novembre, ore 19:00, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   Nell'ambito della rassegna "Cinema e scienza"

   Film: "L'orizzonte degli eventi" (Regia: Daniele Vicari, Italia 2005,

   115 Min., OF). Ingresso libero

   Organizza: Istituto Italiano di Cultura  (de.it.press)

 

 

 

 

Primarie PD. Lettera di Bersani agli italiani all’estero: molto importante la vostra partecipazione al voto

 

Il candidato alla segreteria Pd Pier Luigi Bersani invita gli italiani all’estero a partecipare alle primarie del 25 ottobre. I connazionali potranno votare on line uno dei tre candidati - Franceschini, Bersani, Marino - in corsa per la guida del partito. Per il voto on line: http://votoestero.partitodemocratico.it/P0_WELCOME.aspx, dalle ore 22.00 del 24 ottobre alle ore 20.00 del 25 ottobre. Le registrazioni si chiudono alle 24.00 del 23 ottobre. Ecco la lettera di Bersani agli italiani nel mondo

 

Grazie, prima di tutto. Grazie a quanti hanno partecipato al congresso del PD, un momento vero di democrazia, che, per  essersi svolto all’estero, in condizioni particolari e difficili, è stato anche un fattore di legame con l’Italia e con la sua vita civile.

Grazie, anche, a quanti hanno voluto condividere il progetto politico che ho messo a base della mia candidatura alla segreteria del PD, in misura che si è rivelata percentualmente anche più ampia rispetto a quella raggiunta in Italia (62,44%). Quel PD forte e autonomo che ho in mente, attento a farsi fulcro di rapporti e alleanze con tutte le forze del centrosinistra e capace di interloquire con partiti e movimenti liberal e progressisti in tutto il mondo, è evidentemente nelle aspettative degli italiani all’estero. Essi, per altro, già in occasione della prima prova del voto per corrispondenza, quando il centrosinistra ha avuto la sua maggiore affermazione, hanno potuto verificare quanto sia necessaria, soprattutto in un ambito tanto vasto, un’attenta e articolata rete di alleanze e di dialogo politico e culturale.

Ora, con le primarie, abbiamo la possibilità di estendere molto la proiezione della nostra proposta e, grazie anche al voto online consentito agli italiani all’estero, coinvolgere cittadini e simpatizzanti che guardano alle vicende italiane da lontano e, negli ultimi tempi, fors’anche con una punta di amarezza.

È molto importante farlo, non solo per aiutare il PD a uscire dalla sua difficile transizione, ma soprattutto per spingere chi vive lontano da noi a riaccostarsi alla politica e all’Italia con una sensazione meno critica e più costruttiva. Oggi l’immagine dell’Italia berlusconiana all’estero è pessima e peggiora di giorno in giorno. Non lo dico io, ma i maggiori organi d’informazione del mondo.

So bene che l’immagine del proprio Paese per chi vive all’estero è come l’aria che si respira. Partecipare a uno dei momenti più importanti della vita del maggiore partito d’opposizione, dare un segnale di reazione, è un atto che fa bene all’Italia e che la può aiutare a riaccreditarsi nell’opinione pubblica mondiale. Con questo spirito dobbiamo chiedere di partecipare alle primarie e di esprimere un voto per uno dei candidati a dirigere il partito che si sta spendendo interamente e dovrà farlo ancora di più per un’Italia diversa.

Fare in modo che chi ha dovuto fare tutti i passi del lungo cammino dell’integrazione in società diverse e talvolta ostili possa diventare un fermento attivo della nostra vita politica, ci potrà aiutare fortemente a governare la transizione della nostra società sempre più ricca di stranieri e “nuovi italiani” e a immunizzare i fenomeni di xenofobia che alcune forze irresponsabilmente alimentano per piccoli interessi elettorali.

Una larga partecipazione può essere anche un alto là alle politiche di decostruzione della comunità italiana nel mondo che il Governo di centrodestra sta adottando fin dalla sua nascita. I tagli delle risorse destinate alle politiche migratorie – dalla promozione della lingua e cultura italiana all’assistenza per i nostri connazionali più esposti alla crisi economica e sociale, dalla sopravvivenza ed efficienza della rete consolare all’informazione – tagli che nel bilancio di quest’anno tendono a diventare cronici, aprono solchi di disagio tra i lavoratori e le loro famiglie e minano la possibilità di internazionalizzazione del Paese.

Eppure, le fasi migliori per la nostra economia e per la nostra società sono state quelle in cui siamo stati capaci di uscire dai nostri confini, magari con l’aiuto delle nostre comunità all’estero che sono state sempre un canale primario di contatti e di penetrazione. In più, in un mondo sempre più multiculturale, ridurre l’impegno per la lingua, la cultura, l’informazione significa inaridire le radici necessarie a milioni di giovani d’origine italiana per coltivare la propria identità.

Insomma, le primarie siano tra gli italiani all’estero non solo un importante evento democratico, ma una risposta, diffusa e determinata, alla deriva in cui l’Italia è stata sospinta da una leadership sempre meno presentabile a livello internazionale e da una maggioranza che guarda alle nostre comunità come a un residuo del passato o a un peso incompatibile con le nostre condizioni di Paese di seconda linea, come ci stanno facendo diventare.

Le primarie siano anche un fondamentale momento di raccolta di forze generose e attive, necessarie a costituire tra gli italiani all’estero un PD aperto, incisivo e seriamente organizzato, un PD capace di raccogliere stimoli ed esigenze per farli diventare idee, progetti e azioni di una buona politica, diversa da quella di oggi.

Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del PD (de.it.press)

 

 

 

 

Lettera dei siciliani della Diaspora a Silvio Berlusconi. La pazzia del Ponte. Cosa occorre fare prima

 

Una tragica notte di piogge, pur torrenziali, ha messo in ginocchio le

contrade piu' vicine a Messina seminando lutti e distruzione. E' stato

come se la natura si fosse improvvisamente ribellata allo scempio delle

montagne, dei torrenti, dei greti dei fiumi che l'uomo continua a

programmare ed abbia deciso di interrompere - per una notte - la magia

dell'autunno infinito che, come succede da sempre in Sicilia, protrae i

caldi aneliti dell'estate isolana per affidarci un avanzo d'inverno

nell'apocalisse di pietre e fango.

 

Poi il rincorrersi dell'attualità, i momenti di fervida attesa, le

elucubrazioni delle autorità, gli anatemi delle coscienze, in un Paese,

l'Italia, che continua la sua ricreazione senza sentire il dovere di

tributare onore (come avevano fatto invece persino per Mike Bongiorno!)

alle vittime innocenti di una tragedia annunciata nelle concessioni

edilizie, nelle aree agricole diventate urbane per grazia (e voti)

ricevuta, nello stravolgimento della natura e per questo una tragedia

addebitata agli stessi messinesi.

 

Oggi il fango si è solidificato e la costruzione di case "abruzzesi"

diventa promessa e gli italici pensano di aver addormentato ancora per una

volta, l'ennesima, le coscienze dei siciliani che vogliono continuare ad

aspettare senza ribellarsi e senza dignità

 

Autunno in Sicilia e' stagione impareggiabile, uno stato di grazia della

natura che si pone tra il sole ancora caldo, il mare scintillante e i

vigneti di zibbibbo e uva da venire e protrae le giornate come se cosi'

ritardasse infine l'arrivo dell'inverno, lui si', negazione della vita,

negazione della Sicilia.

 

Autunno sulle rive dello Stretto è fenomeno e magia. La costa calabra

sembra potersi toccare quando il vento insedia Fatamorgana e solleva in

bolle e onde spumeggianti i vortici di Scillaecariddi, mentre luntri e

feluche cercano per le ultime battute di pesca pescispada e tonnacchioli

che ritardano la partenza da queste acque senza uguali.

La notte poi le due coste scintillano di luci e voli di falene e

pesciluna, disturbati solo dalla scia di pochi ferryboat.

 

Ma ieri, a proposito della reiterata attitudine dell'uomo a voler

violentare la natura e mutare il corso delle cose, il presidente del

consiglio ha annunciato "urbis et orbis" di voler regalare ai siciliani un

manufatto per l'attraversamento di questo stretto di magie; un ponte per

collegare Sicilia e continente, un Ponte per farci sentire italiani....

 

Fino a quando dovremo sentire queste scelleratezze? Fino a quando

lasceremo che altri decidano a nome nostro? Che cosa c'entra il signore di

Arcore, pianura padana, con lo Stretto degli incantesimi? Ma che cosa ne

sa lui della nostra isola, lui che il Paradiso se lo deve costruire e non

lo ha trovato dietro la porta come abbiamo fatto noi?

E che cosa ne puo' sapere il suo ministro dei trasporti, uomo senza voti e

che vive di listini bloccati per fondare la sua carriera di transfuga e

ministro? Ma quale Italia vuole regalare alla Sicilia il signor Berlusca?

Quella che rifiuta i funerali solenni ai suoi figli migliori? quella che

ci regala Lombardo e Miccichè? Si rende conto che sarebbe piu' consono

dire che è proprio l'Isola, la Sicilia, che non vuole regalarsi

all'Italia?

 

Una patria la si riconosce dal rispetto per tutti i suoi territori, dalla

eguaglianza di trattamento per tutti i suoi cittadini, dalla cura

nell'amministrazione della cosa pubblica.

Ora, quale rispetto per la Sicilia ha mai mostrato questa patria lontana

se tutti i territori sono sventrati e sconvolti? quale eguaglianza se i

figli migliori dell'Isola devono trovare altrove le possibilità di lavoro

e di futuro che la "Roma ladrona" di leghista memoria nega all'Isola?

quale cura dell'amministrazione pubblica se in ogni confronto elettorale i

partiti romani piombano sull'Isola come feroci saladini per

accapparrarsene i tesori attraverso i loro paria e i loro schiavi?

 

Oggi Berlusconi, e troppi con lui, continuano a parlare di un Ponte sullo

Stretto. Ma lo sa Belrusconi che in Sicilia per andare da Agrigento a Messina

bisogna impiegare almeno 4 ore di strade statali per arrivare a quella

bretella autostradale, quella autostrada Palermo-Messina che il Presidente

aveva tanto prosaicamente inaugurato quando era operativa solo a corsia

unica? E le ferrovie, conosce Berlusconi e il signor Moretti, Amministratore

delegato, lo stato delle ferrovie siciliane? la frequenza delle tratte che

lavorano ancora a scartamento ridotto, la vetustà delle carrozze destinate

al servizio dell'Isola?

 

Prima di costruire un Ponte, signor Berlusconi, la ragione ci impone un

semplice doppio paradigma: cosa trasferire da una parte all'altra e come

arrivare ai piedi di questo ponte.

Ora potremmo trasportare al di là del faro le nostre arance; ma perchè non

pensiamo a costruire industrie di trasformazione e trasportare poi al di

là le essenze e le deterpenate, costruendo prima del ponte possibilità di

occupazione e un indotto che prenda dall'agricoltura linfa vitale per

creare benessere?

Perchè non mettere mano finalmente alla costruzione di una rete

autostradale che serva tutta la Trinacria, i tre punti da capo Passero a

capo Peloro, a capo Lilibeo senza dover affrontare veri e propri peripli

per dovere, ad esempio, prendere un aereo in uno dei tre aeroporti isolani

Punta Raisi, Fontanarossa e Birgi?

Non sarebbe piu' utile impiegare quei fondi, altrimenti destinati, alla

costruzione di aeroporti settoriali per evitare le lunghe file e le lunghe

veglie?

 

Per non parlare poi dello scempio del territorio che verrebbe stravolto

dai terminali di quest'opera, che non sono limitati come la costruzione di

un raccordo autostradale, ma cambierebbero in toto la morfologia di luoghi

che vanno dalla periferia sud di Messina, quindi Giampilieri, Tremestieri,

Scaletta Zanclea, le zone tristemente alla ribalta della cronaca per

l'alluvione, ai siti magici dei laghi di Ganzirri, di Mortelle e oltre

Casa Bianca che scomparirebbero letteralmente sotto cemento e malaffare.

 

Isola siamo ma continuiamo sempre a prendere in considerazione solo il

trasporto gommato senza invece immagginarci il potenziamento dei tanti

porti isolani, vere e proprie porte per le autostrade del mare, metodo di

trasporto efficace, a costi ridotti e ad impatto ambientale nullo.

 

Potremmo continuare con l'elencazione di altre opere pubbliche che

servirebbero in maniera prioritaria alla Sicilia invece di quel manufatto

per l'attraversamento dello Stretto, finora servito ad arricchire Impresit

e compartecipate rigorosamente statali per gli studi di fattibilità,

sempre ricominciabili da zero.

Un ponte sinonimo di futuro nella mente delle autorità (ma chi sono?)

paradigma poi della tendenza di ogni governo italico che nei confronti

della Sicilia ha sempre voluto apparire piu' che realmente fare,

accaparrandosene, a piene mani, i tesori millenari.

Eugenio Preta, Presidente confederazione giornalisti e dei media siciliani nel mondo

www.laltrasicilia.org (de.it.press)

 

 

 

 

Primarie PD. Presentate le liste di Franceschini all’estero. Daniela di Benedetto capolista per Europa 2

 

Roma- In vista delle primarie del Partito Democratico, in programma il 25 ottobre prossimo, nelle ripartizioni della circoscrizione estero sono state depositate le liste a sostegno della candidatura alla segreteria di Dario Franceschini. In quattro collegi su cinque sono le donne ad aprire le liste, cui figurano anche molti i giovani studenti, ricercatori, lavoratrici e lavoratori. Dario Franceschini vanta nelle sue liste anche i più giovani candidati: Giovanna Circo del Belgio, classe 1990; Mariano Oreste di Buenos Aires, del 1987; Irene Fusco di Bruxelles, nata nel 1983 e Fiorella Oreste dell’Argentina, classe 1983. Nelle liste sono presenti esponenti del mondo associativo e sociale, sono rappresentate tutte le generazioni degli emigrati italiani, da quelle più lontane verso l’America Latina a quelle più recenti e mobili in tutto il mondo.

I capilista: Concetta Cirigliano in Perna per l’Australia, Emilia Vitale per il Nord America, Sandra Amabile per il Sud America, Daniela di Benedetto per Europa 2 e Michele Schiavone per Europa 1. Nelle liste europee sono inoltre presenti i parlamentari Franco Narducci e Claudio Micheloni. (aise)

 

 

 

 

Primarie PD. Aperte le iscrizioni per il voto online (fino al 23 ottobre)

 

Roma - Fino al 23 ottobre prossimo tutti gli italiani all’estero iscritti all’Aire potranno registrarsi online per votare via web alle primarie del 25 ottobre e contribuire alla scelta del nuovo segretario. Per farlo occorre collegarsi al sito www.votoestero.partitodemocratico.it e seguire la procedura indicata, per altro già sperimentata nel passato.

Oltre agli iscritti all’Aire, possono votare online i cittadini italiani che il 25 ottobre si trovino lontani dal loro rispettivo luogo di residenza e cioè i militari in missione, il personale del corpo diplomatico e consolare, gli studenti Erasmus, i ricercatori universitari all'estero, i cittadini italiani residenti temporaneamente all'estero. Possono votare anche gli iscritti ai circoli esteri del Partito Democratico. Tutti devono avere più di 16 anni.

Per votare online si richiedono un indirizzo email valido e un cellulare in grado di eseguire telefonate internazionali che verrà utilizzato durante la fase di voto per eseguire il login al sistema attraverso una telefonata verso un sistema di controllo che certificherà il cellulare indicato durante la fase di registrazione. La chiamata sarà gratuita e non verrà addebitato alcuno costo telefonico. Alla registrazione del proprio indirizzo email verrà inviato un codice pin che dovrà essere utilizzato all’atto del voto.

Le operazioni di voto online saranno possibili dalle 22.00 del 24 ottobre alle 20.00 del 25 ottobre, ora italiana. Le registrazioni al sito, invece, si chiuderanno alle 24.00 del 23 ottobre, ora italiana. "Ciò significa – spiegano sul sito – che ci sarà un certo sfalsamento negli orari di voto nei vari continenti poiché, rispetto all'Italia, la Nuova Zelanda è avanti di nove ore mentre Los Angeles è indietro di nove ore. Per votare è sufficiente tornare su questo sito durante l'apertura delle cabine elettorali online". (aise)

 

 

 

 

Interventi. Berlusconi e la sua battaglia contro l’Italia

 

"Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti [...]. Perché non si possa abusare del potere occorre che [...] il potere arresti il potere". "In base al primo di questi poteri (n.d.r. potere legislativo) , il principe o il magistrato fa delle leggi per sempre o per qualche tempo, e corregge o abroga quelle esistenti. In base al secondo (n.d.r potere esecutivo), fa la pace o la guerra, invia o riceve delle ambascerie, stabilisce la sicurezza, previene le invasioni. In base al terzo (n.d.r. potere giudiziario), punisce i delitti o giudica le liti dei privati".Così Montesquieu nel suo “Spirito delle leggi”, 1748.

E’ un balzo indietro di 260 anni quello che il premier Silvio Berlusconi ci propone da Sofia: non solo rinnegare le conquiste acquisite con la nostra Carta Costituzionale e prima ancora con lo Statuto Albertino, ma addirittura l’asservimento del potere giudiziario a quello legislativo e forse di entrambi all’esecutivo. Una teoria giacobina che ricorda la Costituzione francese in vigore dal 1793 al 1795, che aveva concentrato tutti i poteri nell'assemblea elettiva. Questa teoria trova ulteriore riscontro solo negli stati comunisti.

Se non fosse che la credibilità interna di Berlusconi è drammaticamente diminuita, se non fosse per l’intervento della stampa che si sforza di contrastare il suo potere mediatico, se non fosse per l’influenza esercitata da democrazie mature ed amiche, ed il controllo che l’Unione Europea esercita sui propri stati membri, affermazioni di questo genere, insieme all’evidente mancanza di rispetto nei confronti delle Istituzioni della nostra Repubblica, ci sarebbe da dire che in Italia qualcuno vorrebbe attentare alla democrazia, alla libertà, alla repubblica e allo stato di diritto.

Daniela Di Benedetto - Monaco di Baviera (de.it.press)

 

 

 

 

Oltre 1 miliardo di affamati. Non accadeva da 40 anni

 

ROMA - Il direttore generale della Fao Jacques Diouf ha fatto appello ieri ai leader mondiali affinché si raggiunga «un largo consenso per l’eliminazione totale e rapida della fame», quando converranno a Roma per il vertice mondiale sulla sicurezza alimentare di capi di Stato e di governo, che si terrà dal 16 al 18 novembre. Un vertice che dovrà fare i conti con oltre un miliardo di sottonutriti, quota che non si raggiungeva dal 1970.

Nel suo discorso annuale per la Giornata mondiale dell’alimentazione, Diouf ha anche sollecitato i leader mondiali a incrementare gli aiuti esteri allo sviluppo del 17%, il livello che avevano nel 1980, rispetto all’attuale 5%. Il tema della Giornata mondiale di quest’anno è «Conseguire la sicurezza alimentare in tempi di crisi». Diouf ha poi detto che l’attuale crisi economica, che ha fatto salire il numero delle persone che soffrono la fame di 105 milioni, è «senza precedenti», perché si è sommata alla crisi mondiale dei prezzi alimentari del 2008.

 

«L’ammontare di 44 miliardi di dollari di aiuti ufficiali allo sviluppo che dobbiamo dedicare allo sviluppo agricolo è molto poco se paragonato ai 365 miliardi di dollari spesi nel 2007 a sostegno delle agricoltura dei paesi ricchi, ai 1.340 miliardi che si spendono ogni anno nel mondo in armamenti ed alle migliaia di miliardi di dollari raccolti in breve tempo nel 2008-2009 per puntellare il settore finanziario», ha aggiunto il direttore della Fao.

A Jacques Diouf ieri è giunta anche una lettera del Papa che, annunciando la sua presenza al Vertice di novembre, scrive che «l’accesso al cibo, più che un bisogno elementare, è un diritto fondamentale delle persone e dei popoli. Potrà diventare una realtà, e quindi una sicurezza, se sarà garantito un adeguato sviluppo in tutte le diverse regioni». Il Pontefice invita «a considerare il lavoro agricolo come elemento fondamentale della sicurezza alimentare - osserva il Papa - e, quindi, come una componente integrale dell’attività economica. Per tale motivo, l’agricoltura deve poter disporre di un sufficiente livello di investimenti e di risorse». E siccome i «beni della creazione sono limitati per loro natura: essi richiedono, pertanto, atteggiamenti responsabili e capaci di favorire la sicurezza alimentare, pensando anche a quella delle generazioni future».

Un’altra lettare al direttore generale della Fao è stata scritta dal sindaco Alemanno che ha rinnovato l’impegno di Roma come teatro internazionale per la lotta alla fame. «Questo 16 ottobre 2009 assume un significato particolare - scrive il sindaco capitolino a Douf -. Da oggi inizia infatti il conto alla rovescia verso un appuntamento cruciale, da te fortemente auspicato: siamo a un mese dal Summit Mondiale sull’Alimentazione. Sarà un’occasione che assume i contorni di una vera e propria “ora della verità”, in cui i governi dovranno rinnovare - e misurare - il loro impegno ad incidere realmente sui fattori strutturali al fine di sradicare le piaghe della povertà e della fame. Desidero confermarti che, venendo incontro alla tua richiesta, Roma darà il suo contributo a questo appuntamento». IM 17

 

 

 

 

Attacco ai pasdaran: decine di morti, uccisi due generali

 

Una trentina di morti e decine di feriti, tra le vittime anche molti civili. E' il bilancio dell'attentato avvenuto stamani contro alti ufficiali dei pasdaran nel sud-est dell'Iran. Lo scrive l'agenzia Irna, precisando che si è trattato di «un attacco suicida» compiuto su una strada percorsa dai Guardiani della rivoluzione. Il capo del battaglione Al Qods dei Pasdaran iraniani, generale Nurali Shushtari, è rimasto ucciso. Tra le vittime anche un altro alto ufficiale, il comandante dei pasdaran nella regione, generale Mohammadzadeh e altri quattro alti ufficiali dei Guardiani della rivoluzione.

 

Si è trattato di «un crimine perpetrato da agenti degli stranieri», ha dichiarato  Ahmadinejad, affermando che l'attentato è «da condannare, ma è anche fonte permanente d'onore per la rivoluzione islamica». Per questo il presidente ha detto che invia alla Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, e alle famiglie delle vittime un messaggio «di condoglianze e congratulazioni» allo stesso tempo, per il loro «martirio». 

 

Di elementi stranieri indirizzati da potenze nemiche avevano già parlato in una nota diffusa alla tv i vertici pasdaran. «Senza dubbio elementi stranieri, in particolare quelli legati all'arroganza mondiale, sono coinvolti in questo attacco» recita un comunicato del corpo d'elite. Nella retorica di Teheran, con 'arroganza globale' si indicano gli Stati Uniti. Accuse mantenute anche dopo la rivendicazione fatta da un gruppo sunnita ribelle, Jundullah.

 

Il, presidente del parlamento, Ali Larijani ha detto di considerare gli Usa responsabili della strage. «Questo attacco terroristico è il risultato dell'azione degli Stati Uniti» ha detto, «è un segno dell'animosità dell'America nei nostri confronti. Obama ha detto di averci teso la mano, ma con quest'azione se l'è bruciata».

 

Il generale Shushtari, che era anche comandante vicario delle forze di terra dei Pasdaran, si trovava nella città di Sarbaz, nella provincia sud-orientale del Sistan-Baluchistan, per prendere parte ad un incontro tra i capi di diversi clan al fine di favorire una riconciliazione tra popolazione sciita e sunnita. Questa provincia è infatti scossa da anni da violenze interconfessionali e vi opera un gruppo armato separatista, il Jundullah (Soldati di Dio), che mette a segno attentati e rapimenti di agenti di forze di sicurezza. L’U 18

 

 

 

Intervista al generale Mauro del Vecchio sulle accuse del Times all’Italia

 

Il generale Mauro del Vecchio, 63 anni, oggi senatore del Pd, dall'agosto 2005 al maggio 2006 ha comandato l'operazione Isaf della Nato in Afghanistan. Non crede a quello che legge sul Times, che i servizi italiani avrebbero pagato i talebani per non attaccarli. Se qualcosa fanno gli italiani è quello di fornire mezzi di sussistenza necessari ai locali affinchè questi possano migliorare il loro tenore di vita e di conseguenza questo garantisce una protezione indiretta, che è stata più volte applaudita dai comandanti americani.

Le ultime rivelazioni indicano che i servizi segreti italiani, oltre ad aver pagato i capi talebani di Surobi, lo farebbero anche ad Herat. Che ne pensa?

Sono stato comandante delle operazioni in Afghanistan nel 2005 al 2006. I servizi segreti non dipendevano da me, ma si collaborava per quanto riguardava le informazioni di intelligence. Non ho mai avuto sentore o conoscenza di fatti di questo genere. La nostra attività operativa è sempre stata limpida. Abbiamo lavorato accanto agli afghani impegnandoci per essere vicini alla popolazione. Se poi si vuole vedere l'aiuto verso la popolazione come qualcosa di non giusto, allora questo è un altro discorso. Non so che gioco ci sia dietro e per quale motivo ci si rivolge all'Italia in questa maniera. Certo c'è in ballo l'aumento delle truppe in Afghanistan. Ma potrebbe essere anche una strategia dei talebani per mettere in difficoltà i contingenti che hanno rapporti migliori con la popolazione. Gli italiani sanno accattivarsi la gente, la popolazione li apprezza per il loro comportamento professionale e attento verso le loro esigenze.

Ormai questi tipi di conflitti coinvolgono paesi ed eserciti molto diversi, quanto è difficile riuscire a coordinare militari ognuno dei quali sembra avere regole diverse.

Le regole di ingaggio sono norme stabilite dalla Nato e sono uguali per tutti, naturalmente poi l'interpretazione cambia non solo da esercito ad esercito, ma anche da uomo ad uomo, da contingente a contingente, dalla storia di ogni paese. Quindi il coordinamento serve, va realizzato facendo in modo che le regole non vengano sovvertite e che i contingenti si attengano alle norme.

La situazione in Afghanistan sembra peggiorare di giorno in giorno.

L'insorgenza dilaga. Con questo nome si comprende tutto quello che è contro la democratizzazione di un paese, dalla criminalità comune a quella organizzata, ai talebani, ai narcotrafficanti, ai Signori della Guerra. L'insorgenza è infastidita dalle forze afghane che lentamente vengono addestrate. I militanti erano già forte nel 2005, il problema è che in questo tempo non si sono raggiunti i risultati in quel processo di stabilizzazione nel quale siamo impegnati. L'Afghanistan è un paese difficile, anche solo dal punto di vista ambientale. Un'operazione di questo tipo non può avvenire senza il consenso della popolazione. Ma i militari non bastano. Bisogna dimostrare vuole aiutare la gente dal punto di vista della sicurezza, ma anche dell'economia. Non siamo stati capaci di dare questo segnale. Non abbiamo staccato nettamente la popolazione da chi non ha interesse che la situazione in Afghanistan migliori. La nuova presidenza di Obama ha sottolineato l'esigenza di una nuova strategia, prendendo una direzione, che è quella già da anni avviata dai contingenti italiani: fare attenzione alle esigenze della popolazione anche per quanto riguarda la ricostruzione, dalle istituzioni, alle strade.

Quanto è difficile sostenere un processo democratico quando il presidente stesso che si appoggia si macchia di brogli incalcolabili, tanto da impedire che ancora due mesi dopo le elezioni, non si sia in grado di annunciare il vincitore?

Tutte queste polemiche e brogli non fanno bene alla democrazia e all'autorevolezza che dovrebbe avere un governo. La popolazione ha bisogno di un esecutivo forte. Una delle soluzioni potrebbe essere formare un governo di unità nazionale sotto il controllo delle Nazioni Unite. La corruzione è talmente endemica e visibile che certo non aiuta a conquistare i cuori e le menti degli afghani. Serve una conferenza interregionale che veda coinvolti tutti i paesi confinanti: un progetto di pacificazione regionale, che coinvolga i talebani moderati, in modo che il nocciolo duro dei combattenti possa essere sempre più isolato.

A questo proposito il Pakistan, ormai da dieci giorni è quotidianamente sotto attacco.

Il Pakistan è immerso fino al collo nella crisi afghana. I santuari dell'insorgenza sono tutti sul suo territorio. Qualsiasi sviluppo positivo in questo conflitto non può avvenire senza il coinvolgimento del Pakistan. 

Barbara Schiavulli, Eco 17

 

 

 

Il prestigio del Paese. Il cittadino e il valore delle istituzioni

 

Il Capo dello Stato è intervenuto ieri, con il consueto equilibrio e con la ben nota ponderazione, sul discusso tema della disciplina in materia di offesa all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica e sul connesso problema della libertà di manifestazione del pensiero. Nel discorso pronunciato in occasione della consegna di premi giornalistici Egli ha in primo luogo ricordato che al legislatore è rimessa ogni possibilità di proporre l’abrogazione dell’art. 287 del codice penale (poiché si tratta di norma ordinaria e non di rango costituzionale), pur ricordando che essa è stata mantenuta immodificata dalla recente riforma dei reati di opinione, che ha invece eliminato una serie di fattispecie penali ritenute non più coerenti con l’assetto socio-politico e con il sistema delle libertà di manifestazione del pensiero raggiunte dal nostro Paese. Occorre a tal proposito aggiungere che anche la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale sono più volte intervenute per ribadire la legittimità della norma che punisce le offese al Capo dello Stato, costantemente negando che essa violi il principio di pari dignità sociale dei cittadini, posto che non punisce la lesione dei beni comuni di ogni persona, ma quella del prestigio dell’Istituzione repubblicana e dell’unità nazionale che il Presidente della Repubblica è chiamato a rappresentare.

Il concetto è tanto chiaro da non richiedere commenti ulteriori. Stupisce invece constatare l’irrazionale differenziazione dei limiti edittali posti dalle varie norme che tutelano l’onore ed il prestigio delle più alte cariche dello Stato. Così, mentre la norma in questione punisce le offese all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica con la reclusione da uno a cinque anni (sanzione giustamente severa rispetto all’entità degli interessi aggrediti), la norma sul vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle Forze armate commina la quasi irrisoria pena della multa da mille a cinquemila euro, nonostante anch’essa sia posta a tutela di beni rilevanti come l’integrità e l’efficienza delle Istituzioni. Ed ancora, la norma sull’oltraggio al pubblico ufficiale reintrodotta dopo molte discussioni con la riforma portata dalla L.15 luglio 2009, n.49 prevede la sanzione della reclusione fino a tre anni, nonostante il rango dei soggetti tutelati sia decisamente inferiore a quello delle categorie considerate dalle norme sul vilipendio. Un tema, questo della ragionevolezza della misura delle pene che pur apparendo ai margini delle questioni sollevate ieri meriterebbe in questo come in altri settori, un serio intervento di riforma. Solo con una adeguata misura della pena si potrà, infatti, dare visibilità alle diverse entità ed al diverso rilievo dei beni oggetto di tutela, correlandoli ad un valore istituzionale importante come la libertà di manifestazione del pensiero e giustificandone l’eventuale sacrificio. È proprio su questa sottile e determinante area di delimitazione e bilanciamento che si è soffermata la seconda considerazione del Presidente della Repubblica, che ha rimesso al giudizio dei cittadini il valutare «che cosa è libertà di critica e che cosa non lo è nei confronti di Istituzioni che dovrebbero essere tenute fuori dalla mischia politica e mediatica».

Il difficile snodo sul tema del diritto di critica ed in particolare di critica “politica” rappresenta uno dei leit motiv di un contrasto che vede al polo estremo chi ritiene che sotto tale copertura sia consentita ogni forma di insulto nei confronti di ogni tipo di Istituzione. È evidente come un simile punto di vista sia del tutto erroneo e come esso finisca per azzerare proprio quell’altro interesse di rango costituzionale (la tutela del prestigio e del buon funzionamento degli organi più rappresentativi dello Stato) con cui dovrebbe invece confrontarsi nella ricerca di un bilanciamento. Si tratta di un difficile equilibrio alla cui individuazione non giovano le oscillazioni giurisprudenziali: da un lato vi sono orientamenti restrittivi che ritengono scriminate solo forme di critica che si svolgono in forma non offensiva e con modi contenuti; da un altro lato vi sono orientamenti molto più “permissivi” secondo i quali nel contesto della polemica politica vi sarebbe una perdita di carica offensiva tale da giustificare espressioni come “furfante”, “idiota”, “buffone”, oppure l’assimilazione a personaggi simbolo di dittatura, sopraffazione ed arbitrio.

Appare evidente come più si dilata l’area del “politicamente consentito”, più si rischia di elevare un tasso di rissosità parlamentare ed istituzionale di cui il cittadino oggi non avverte affatto il senso ed il bisogno e sul quale certamente non fonda il concetto di libertà di manifestazione del pensiero. Soprattutto quando si tratta di Istituzioni che devono rappresentare l’unità nazionale della Repubblica.

PAOLA SEVERINO, ordinaria di diritto penale pro-rettore della Luiss IM 17

 

 

 

 

E' finita l'era delle leggi ad personam

 

Le schermaglie iniziali, che hanno accompagnato ieri il ritorno in scena della Grande Riforma, non devono trarre in inganno. Silvio Berlusconi non ha «preso un pugno in faccia» dall'opposizione, come pure ha lamentato. E se avesse adoperato un linguaggio più attento, vista la delicatezza della materia, invece dei soliti attacchi ai «Pm rossi», forse qualcuno dei «no» iniziali che ha ricevuto si sarebbe trasformato in un «ni». Anche perché, era forse troppo in questo momento aspettarsi una risposta chiara dal Pd, il partito a cui era principalmente rivolta la proposta del premier di riaprire il dialogo sui cambiamenti della Costituzione. Tutto sarà più chiaro da domenica 25, quando il nome del leader dei Democratici uscirà dalle urne delle primarie.

 

Ma anche prima, una valutazione sommaria della svolta si può fare. Se Berlusconi s'è risolto a tornare sul cammino impervio delle riforme costituzionali, vuol dire che i suoi alleati gli hanno fatto capire che non è più tempo di «leggi ad personam». Pur vituperata, ancora una volta, dal Cavaliere, la Corte Costituzionale, con la sentenza sul lodo Alfano, ha chiuso l'epoca delle scorciatoie tramite cui Berlusconi tentava di sottrarsi ai suoi giudici.

 

E questo non è male. Ora, sul piano politico, il premier potrà contare su una solidarietà piena del centrodestra. Tranne Di Pietro, nessuno o quasi dall'opposizione gli chiederà di dimettersi. Ma dovrà rassegnarsi ad affrontare i processi.

 

Quanto alla possibilità che, dopo tutti i fallimenti del passato, la Grande Riforma stavolta arrivi al traguardo, le probabilità - va detto - non sono molte, ma vale sempre la pena tentare. E' stato il presidente Napolitano, commemorando Norberto Bobbio a Torino, a dire che «essere fedeli alla Costituzione, non vuol dire considerarla intoccabile». Ed anche se Berlusconi, nel riproporre le riforme, ha usato un tono sbagliato, badando più alla sostanza che gli interessa, e meno al metodo «costituzionale», Fini, autorevolmente, e Calderoli sulla base della sua diretta esperienza, hanno cercato di convincere l'opposizione che si tratta di un'offerta seria.

 

A questo punto c'è insomma la possibilità di tornare a discutere, e a votare, se si trova l'accordo, con una maggioranza più ampia di quella che sorregge il governo, una serie di riforme condivise. A cominciare dalla riduzione del numero dei parlamentari, dalla differenziazione delle funzioni tra Camera e Senato e dal riequilibrio dei poteri tra governo e Parlamento: temi su cui inaspettatamente, da diverse parti e in diverse occasioni, sono piovuti consensi imprevisti, sui quali si potrebbe tentare di costruire convergenze, com'è già avvenuto nell'attuale legislatura in materia di federalismo fiscale.

 

Fatto questo - e si tratta già di un pacchetto molto importante - si dovrebbe mettere mano alla riforma della giustizia: inutile nasconderlo, è un terreno minato su cui governi di centrodestra e di centrosinistra sono già saltati per aria o hanno dovuto rassegnarsi a riforme minime, talvolta sbagliate, se non inutili.

 

Il paradosso è che nei due campi, a destra e a sinistra, esistono due partiti riformatori trasversali, che per il solo fatto di essere stati battuti in passato dagli opposti partiti dei giudici, si prenderebbero volentieri una rivincita. Ma proprio adesso, con Berlusconi di nuovo sotto processo, e un pezzo di opinione pubblica schierata col pezzo di magistratura che si dichiara minacciata, è assai difficile per l'opposizione - pur convinta, come ha detto ieri la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, che la giustizia non funzioni -, dare una mano a risolvere il problema. Sul resto, invece, è legittimo aspettarsi sorprese, perché il Pd, superate le angosce congressuali, non ha interesse a lasciare la palma del cambiamento solo in mano al centrodestra.

 

Ciò significa che dopo tante speranze e tante terribili delusioni, sta finalmente arrivando il momento buono per la Grande Riforma? Davvero è presto per dirlo. E ripensando a come affondò la Bicamerale, non si può che essere prudenti. Su molte delle novità da introdurre, compreso il presidenzialismo, che oggi appare un tabù, dodici anni fa era stato trovato un accordo che franò proprio sulla giustizia, quando Berlusconi si accorse che non avrebbe incassato il ridimensionamento delle procure a cui già allora aspirava.

 

Tutto sembrava fatto - e poi a sorpresa tutto finì - quando, davanti alla famosa crostata di casa Letta, il Cavaliere e D'Alema si strinsero la mano. Ma se tre giorni fa se la sono stretta di nuovo, una ragione dev'esserci. MARCELLO SORGI LS 17

 

 

 

 

 

Giustizia, l'Anm proclama stato agitazione. "Difenderemo a oltranza i valori della Carta"

 

La protesta dei giudici dopo l'annuncio del premier Berlusconi - Nicola Mancino: "Assurdo un Csm sotto il ministero" - Appello in rete dei magistrati a favore di Mesiano: "No all'invasione della sfera privata"

 

ROMA - L'Associazione Nazionale Magistrati insorge contro l'ipotesi di una riforma costituzionale portata avanti dal solo governo, che riduca l'autonomia della magistratura, e proclama all'unanimità lo stato di agitazione: "Difenderemo ad oltranza i valori della Costituzione", ha detto il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, interpellato a margine della riunione del parlamentino delle toghe, dopo l'annuncio del premier Silvio Berlusconi. E in rete circola un appello dei magistrati, che già conta su oltre 100 firme, a favore del giudice Raimondo Mesiano, spiato e messo in ridicolo dal Tg5: "A nessuno possono essere consentiti l'attacco e l'invasione della sfera privata della persona-magistrata, solo perché abbia emesso una decisione a taluno sgradita".

 

Lo stato di agitazione. L'Associaziona nazionale magistrati proclama lo stato di agitazione, convocando assemblee in ogni distretto aperte a tutti i magistrati per valutare le iniziative da intraprendere, compreso lo sciopero. Il parlamentino delle toghe lo ha deciso all'unanimità, esprimendo "viva preoccupazione per il clima di costante tensione che attraversa il Paese e che oggi ha coinvolto anche le massime autorità di garanzia, con il rischio di alterare il delicato equilibrio tra i poteri dello Stato".

 

Palamara: "No a una riforma che riduca l'autonomia". "Stiamo vivendo un clima di tensione in cui l'Anm non vuole essere trascinata. - denuncia Palamara - Diciamo no ad una riforma costituzionale, difendiamo l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati nell'interesse dei cittadini, vogliamo una riforma della giustizia per processi più veloci. Su questo tema siamo sempre pronti a confrontarci". Le polemiche degli ultimi giorni, scoppiate dopo la sentenza sul Lodo Alfano e "gli ignobili attacchi rivolti a colleghi - aggiunge il leader del sindacato delle toghe - non ci intimidiscono, ma è forte il malcontento all'iterno della magistratura".

 

In merito poi ad una riforma relativa all'elezione dei componenti del Csm, il presidente dell'Associazione magistrati ricorda come "al nostro interno abbiamo avviato una discussione per una 'autoriforma' anche per selezionare i rappresentanti al Csm. Ma altro è il ritorno al passato, prima della nascita della nostra Costituzione, con i pm sotto il controllo dell'Esecutivo".

 

Mancino: "No al Csm subordinato al ministero". Dello stesso parere anche il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino: "A chi dice che bisogna fare un doppio Csm io dico che non si può, perché uno dei due dovrebbe andare sotto al ministero della Giustizia, il che è assurdo. O si è giudici e si è indipendenti, oppure si è qualcos'altro e bisogna vedere che cos'è questo qualcos'altro".

 

"Al momento non c'è un testo di riforma - ha detto Mancino a margine di una conferenza organizzata dall'Ordine degli avvocati di Avellino - e quindi non si può esprimere un parere. Ci sono propositi, molti velleitari, molti duttili e prudenti, molti altri non ancora definiti. Quando ci sarà una proposta definitiva, che è nei poteri del governo formulare, allora noi ci esprimeremo".

 

L'appello dei giudici. Sono molti i giudici indignati per l'attacco subito da Mesiano, che sono insorti per difendere il collega e per chiedere un fatto del genere che non avvenga mai più. "In democrazia tutti, le parti coinvolte nel processo come ogni cittadino, hanno diritto di criticare, anche nel modo più aspro ed acceso, i provvedimenti dei magistrati, con il solo limite della delegittimazione della funzione. - si legge nell'appello dei giudici - Ma a nessuno possono essere consentiti l'attacco e l'invasione della sfera privata della persona-magistrato, solo perché abbia emesso una decisione a taluno sgradita, senza che ciò comporti la violazione di regole elementari della convivenza civile prima ancora che di specifiche norme di legge". LR 17

 

 

 

 

La Consulta boccia il lodo Alfano

 

Una decisione che fa discutere per le novità con le quali s’impone l’annullamento della legge. E che suscita una violenta polemica

  

Il lodo Alfano, che sospendeva i processi penali al Presidente della Repubblica, al Capo del Governo e ai Presidenti di Camera e Senato, secondo un verdetto preso a maggioranza dalla Corte Costituzionale, non è conforme alla Costituzione. Perché ne viola il principio dell’art. 3, secondo il quale “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”; e perché è necessaria una legge costituzionale, con i suoi tempi lunghi e con il referendum confermativo, se l’Esecutivo non ha gli indispensabili due terzi di voti favorevoli. Questi i motivi della bocciatura esposti nel breve comunicato diffuso dall’Alta Corte che, a detta di qualche suo membro, con tale pronuncia, “ha voluto rivendicare la propria autonomia rispetto a qualunque pressione o tentativo di influenzarla”. Per saperne di più, comunque, occorrerà attendere le motivazioni della sentenza.

 

   In effetti la legge non annullava - come qualcuno ha detto o scritto - ma sospendeva, all’assunzione delle 4 mansioni istituzionali, tutti i processi penali, per tutelare il diritto di difesa di un “cittadino che si trova ad essere imputato e, contemporaneamente, a rivestire un’alta carica dello Stato”. Sospensione (alla quale il diretto interessato poteva rinunciare) valida solo per la durata del mandato istituzionale ed estesa anche alla prescrizione. Niente di straordinario: leggi similari esistono in molti Paesi d’Europa. Ma è bastato non ammetterla per surriscaldare ulteriormente il già bellicoso clima politico nazionale. Ne hanno approfittato D’Alema e Di Pietro per chiedere le dimissioni di Berlusconi a carico del quale si riaprono i due processi milanesi, sospesi per effetto del Lodo (caso David Mills e reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset), e quello romano, per presunta corruzione di alcuni senatori eletti all’estero nella scorsa Legislatura. E ne è sortito il solito scontro tra delusi e soddisfatti, dai quali si è sentito di tutto ed il contrario di tutto.

   A chi ha ricordato che, quando nel 2004 fu bocciato il lodo Schifani, non si era fatto cenno alla necessità di una procedura costituzionale, si è ribattuto che nella motivazione di quella sentenza c'era un'aggiunta: “Resta assorbito ogni altro profilo d’illegittimità costituzionale”. E coloro (Feltri de il Giornale, in particolare) che hanno visto nella decisione un attacco soprattutto a Napolitano che aveva promulgato il Lodo (perché corretto secondo le indicazioni precedentemente pervenute dall’Alta Corte), si sono sentiti accusare di oltraggio al Capo dello Stato, soprattutto da chi, a suo tempo, non ebbe remore ad obbligare alle dimissioni anticipate il Presidente Leone o ad ingiuriare Cossiga. Tralascio, per brevità, di riportare altri insulti sparati da destra e da manca.

   Ovvio che in merito ciascuno può avere pareri diversi, benché sarebbe auspicabile che fossero espressi in termini meno brutali ed offensivi; scontato pure che gli ex comunisti sperino in una prossima condanna di Berlusconi che lo obblighi alle dimissioni e ad abbandonare la politica. E che a questi si associno i giustizialisti alla Di Pietro o i doppiopesisti alla D’Alema che predicano bene ma razzolano male, essendosi, a suo tempo, avvalsi dell’immunità europarlamentare. Ma la libertà di opinione, tuttavia, deve accompagnarsi ad un’informazione corretta e completa, altrimenti scivola inevitabilmente nel pregiudizio. 

   Mi domando quanti, tra i miei lettori e gli stessi Italiani che vivono nella Penisola, sono al corrente o ricordino alcune realtà nazionali indiscutibili. Per esempio che un Premier non si dimette perché una legge del suo Governo è definita incostituzionale: la Costituzione non lo impone ed infatti non esiste nessun precedente in tal senso. O il “non ci sto” di Scalfaro all’accusa di avere intascato, quando era al Governo, quindi precedentemente al suo incarico presidenziale, 100 milioni al mese dai servizi segreti ed il silenzio (praticamente imposto da alcuni giudici di Magistratura democratica, ala sinistra delle Toghe) che ne seguì. E che, a dispetto del motivo (uguaglianza dei cittadini) per cui la Consulta ha affossato il lodo Alfano, c’è, in Italia, una “casta” che non risponde mai delle proprie colpe: la Magistratura. A pagare per i suoi errori è sempre lo Stato, cioè i contribuenti, benché il referendum del 1987 avesse sancito, con l’86,70% di sì, la responsabilità civile dei togati. Responso che la legge del 1988 - che nessuna Alta Corte bocciò - annullò, stabilendo che il cittadino vessato da un giudice o da un pm fosse risarcito dal Governo.

   Ma un altro fattore contribuisce a rendere verosimile la critica di chi vede, nella decisione della Consulta, per due terzi composta da giuristi di sinistra, un obiettivo politico. A rilevarlo è Paolo Armaroli, docente di diritto pubblico comparato e diritto parlamentare all’Università di Genova, il quale afferma che la Consulta ha trascurato l’articolo costituzionale, il 51, che avrebbe salvato il lodo Alfano perché riconosce a “chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive il diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento”. Il professore in questione, ricordando che tale “disposizione fu approvata, praticamente senza discussione, dall’Assemblea costituente” continua: “Berlusconi non ha il dono dell’ubiquità. Se costretto a seguire i processi che gli piovono addosso (ne ha già subiti 26, NdR), rischia di non poter assolvere al meglio le delicate funzioni di Presidente del Consiglio. Tanto più onerose in periodo di vacche magre come questo. Ma i giudici costituzionali hanno inspiegabilmente sorvolato su questo numeretto. La Corte dovrebbe essere popolata da giuristi non … indifferenti alle conseguenze delle proprie pronunce”.  E soprattutto, aggiungo io, per non togliere al popolo quella “sovranità” che la Costituzione gli riconosce.   Egidio Todeschini, de.it.press

  

 

 

 

Al servizio del capo

 

IL VIDEO sul giudice Mesiano andato in onda su Canale 5 è spaventoso, e lo è qualunque sia la sua genesi giornalistica. È spaventoso se il suo impressionante effetto minatorio discende da un'intenzione consapevole. Ma è spaventoso anche se siamo di fronte a un gioco cretino, come di chi padroneggia malamente un'arma e credendo di sparare a salve esplode pallottole vere.

 

Il testo, di livello perfino più basso di quel sub-giornalismo che è il gossip televisivo, farebbe propendere per la seconda ipotesi: un gioco cretino sfuggito di mano. Ma la costruzione del servizio (pedinamento di un magistrato ritenuto "nemico" del proprio editore, così da indicarlo all'odio e al dileggio della propria curva tifosa), e la sua messa in onda nel programma mattutino della rete generalista di Mediaset, con tanto di commento demolitore (e "senza contraddittorio", come dice l'onorevole Gasparri quando attacca la Rai) di due giornalisti del gruppo, impedisce di credere che si tratti di un banale incidente.

 

Il clima di forte scontro politico non può essere un alibi. Non è il cozzo delle idee, non la polemica ideologica a dettare questo genere di colpi sotto la cintura. È la volontà di attaccare e isolare personalmente, quasi uno per uno, quelli che il leader e padrone considera gli avversari veri e presunti, e dunque esercita, sui meno sereni e meno liberi dei suoi dipendenti, una doppia attrazione, politica ed economica.

 

In una confusione oramai patologica, irreversibile e venefica (per il paese intero) tra patrimonio politico e patrimonio personale del Capo. È la voglia di andare a stanare dal barbiere Mesiano, sputtanarlo (verbo berlusconiano) con qualche sciatta considerazione sul suo abbigliamento del sabato mattina, dargli dello "stravagante" perché fuma (?!), evitare che anche una sola parola sia spesa in sua difesa (nel vituperato "Anno zero" i giornalisti e i politici di destra hanno una postazione fissa), perché distruggere la persona è il sistema più rapido per risolvere i contenziosi, e levare di mezzo l'ingombro.

 

O si trova, come nel caso del già dimenticato Boffo, qualche vecchia carta per dare fuoco alla pira, o si confeziona qualcosa di comunque infamante, per esempio spacciando una promozione pregressa per un "premio" (e di chi?) per la sentenza Cir. Il tutto, per giunta, sotto l'equivoco, ipocrita pretesto della "legittima difesa", perché l'argomento prediletto da chi pratica questo genere di pestaggio giornalistico è che anche l'attacco a Berlusconi è un attacco alla persona: come se la condotta di vita del presidente del Consiglio, i criteri con i quali dispensa le candidature, il genere di persone delle quali si circonda a palazzo, non fossero quanto di più pubblico si possa immaginare.

 

Ma il clima è questo. È un clima nel quale chi governa, chi comanda, chi vanta la maggioranza dei voti e il controllo del Parlamento, si rivolge agli oppositori come se fossero insopportabili oppressori del cui giogo, finalmente, liberarsi. Così da udire il leghista Castelli (da Santoro) gridare a Curzio Maltese "tu vivi nel mondo marcio di Repubblica", e in quel "marcio", anche se Castelli non lo sa, c'è tutto il puzzo del fascismo. Così da leggere, su Libero di ieri, che "il Caimano non è un film, è una secrezione corporea di Moretti", quello stesso Moretti accusato dal Giornale di avere "dirottato" fondi europei per il suo nuovo film, tacendo che più di quaranta registi, anche italiani, ne hanno avuto ugualmente diritto. Così da imbattersi (da anni a questa parte) in vere e proprie liste di proscrizione dei "rossi" che lavorano alla Rai, ovviamente tutti miracolati politici, tutti scrocconi di soldi pubblici, tutti nel calderone indistinto delle "élite di merda" che prima o poi la pagheranno.

 

A furia di essere indicati con nome, cognome e stipendi (i guadagni dei "nemici" sono un'altra delle ossessioni di questo giornalismo ossesso), alcune di queste persone sono insultate per strada come "sporco comunista". Ora toccherà, probabilmente, anche al giudice Mesiano. MICHELE SERRA LR 17

 

 

 

  

Il silenzio colpevole

 

Caro direttore, un mio amico appassionato di montagna mi ha raccontato che ormai su alcune grandi vette italiane si vede la neve nera. Questa immagine mi torna nella mente guardando il mio Paese oggi. La meraviglia della sua storia, della sua identità, della sua cultura, nitida come la neve. E la pesantezza di uno spirito pubblico, di un senso comune, in cui smarrimento e odio sembrano avere il colore della pece.

 

«Alla democrazia ghe pensi mi»: è una frase che racconta per intero l’assurdità della condizione politico-istituzionale in cui si trova oggi l’Italia. Così come racconta molto il fatto che, diciassette anni dopo, numerosi indizi fanno pensare alla morte di Paolo Borsellino come alla conseguenza dell’eroico rifiuto di una trattativa tra Stato e mafia.

 

Eccola, l’istantanea del nostro Paese. Rissosità politica condita da un odio che ha paragoni solo con i momenti più duri degli Anni Settanta e Ottanta.

 

E immobilità, ripetizione sistematica di diseguaglianze, conservatorismi, illegalità. Tutto questo non può durare sino allo sfinimento del Paese.

 

«Maggioranza silenziosa». Dalla fine degli Anni Sessanta in America, e subito dopo da quest’altra parte dell’oceano, Italia compresa, è con queste parole, che si descrive la larga parte di cittadini abituata a non partecipare attivamente alla vita politica e a non esprimere opinioni sulle grandi scelte del proprio Paese. È un’espressione che nel tempo ha avuto indubbio successo, che ancora oggi è ampiamente usata e che permette spesso a chi governa di accreditarsi come beneficiario di un consenso popolare a prova di qualunque opposizione.

 

Io credo che oggi, in questo preciso momento storico, sia però un’altra la definizione che meglio racconta lo spirito diffuso, il clima prevalente, del nostro Paese. In Italia, questa è la mia idea, c’è una «maggioranza civile» che forse non riesce ancora a farsi sentire, visto se non altro il clamore di polemiche e scontri ormai continui e assordanti, ma che certo non è passiva, non è disinteressata, non è rinunciataria. È una maggioranza civile stanca di Berlusconi e delle sue urla, sempre più attonita di fronte ad un presidente del Consiglio che negando alla radice il suo stesso ruolo è in guerra ormai con tutti: con il Capo dello Stato e con i giudici della Corte Costituzionale, con i mezzi di informazione che raccontano quel che non dovrebbero e con i giornali che affermano con il loro lavoro la sacralità di quel diritto che si chiama libertà di stampa, con i sindacati che difendono i diritti dei lavoratori, con l’Unione Europea che ammonisce l’Italia a non scadere in comportamenti inumani nei confronti degli immigrati. È una maggioranza civile stanca anche di un «grillismo» che non a caso, come il «berlusconismo», fa rima con populismo. Stanca pure di un certo «dipietrismo» che troppe volte preferisce la facilità della polemica alla difficoltà della ricerca delle soluzioni.

 

Non è una maggioranza, nessuno si illuda e nessuno fraintenda, da catalogare nel gioco della composizione e scomposizione di questo o quello schema politico, di questa o quella prospettiva di governo. Per essere chiari, considererei un errore gravissimo ipotesi di governi pasticciati o di grandi coalizioni, che apparirebbero tanto velleitarie quanto inopportune in un Paese che ha invece bisogno di radicali innovazioni, di profonde sfide ai conservatorismi e non di accordi politici al minimo comun denominatore. Non è tempo di «governissimi». È tempo di una sana alternanza di tipo europeo.

 

È la larga parte della popolazione italiana che vorrebbe un Paese retto semplicemente (anche se dopo un quindicennio sappiamo quanto semplice non sia) da una naturale dialettica democratica: due schieramenti alternativi, in serrata e anche aspra competizione politica, ideale e programmatica, per guadagnare il diritto di governare e il dovere di rispondere a fine legislatura del proprio operato. Dovrebbe essere una cosa scontata? Sì, è vero, e in effetti in ogni grande Paese europeo è così. Ma da noi no. Proprio non riusciamo ad uscire da logiche vecchie e paralizzanti, da conservatorismi, veti e rissosità di diverso tipo e con un solo esito: il male dell’Italia. E la mia paura è che così proseguendo il nostro continuerà ad essere un Paese fermo e terribilmente diseguale, con infrastrutture arretrate e senza mobilità sociale, sempre più diviso fra ricchi e poveri, fra chi paga le tasse e chi no. E se aggiungiamo l’atteggiamento di chi spinge a contrapporre Nord e Sud e un clima di cupa intolleranza e ora di vergognosa omofobia e di violenza, verbale e non solo, che avvolge le nostre città e colpisce i più deboli, gli indifesi, chiunque sia percepito come «altro», ecco emergere il ritratto preoccupante di un’Italia che tende a frammentarsi pericolosamente e che rischia davvero di smarrire se stessa, la sua identità, il suo futuro.

 

Io ora sono fuori da responsabilità nella vita politica attiva. Ma amo il mio Paese e oggi lo vedo impaurito, sfiduciato, attraversato di nuovo da un clima di odio e contrapposizione che nella storia italiana è spesso sfociato in intolleranza e violenza. Sento perciò che il malessere diffuso che c’è nell’opinione pubblica e che confessano sottovoce molti uomini politici, anche della maggioranza, dovrebbe produrre a breve un sussulto di responsabilità politica e istituzionale, di tutti e di ciascuno. Anche con il coraggio di cercare quella riforma della macchina delle decisioni e delle garanzie che per me costituisce da tempo il cuore dei problemi italiani.

 

Nella storia di questo Paese quando la democrazia, specie in tempi di insicurezza sociale, si è inceppata, la nazione è sempre precipitata verso avventure pericolose. Per questo i silenzi oggi sono colpevoli. Per questo la speranza, una speranza che ogni persona di buon senso è chiamata a far crescere, vorrei dire ora o mai più, è che il silenzio si rompa definitivamente, che una stagione si chiuda e un’altra se ne apra. Una stagione più civile, nella quale la maggioranza degli italiani potrà finalmente ritrovarsi. WALTER VELTRONI LS 17

 

 

 

 

 

Pd, confronto al novantesimo minuto. "E ora venite in tanti a votarci"

 

“Murdoch sta già tremando...”, gongola con un pizzico di ironia Walter Verini, già consigliere fidatissimo di Veltroni e ora direttore di Youdem, l'unica tv autorizzata a riprendere e trasmettere il confronto tv tra i tre candidati alla guida del Pd. Perciò godetevelo. Studiatevelo bene. Difficilmente da qui alle primarie ce ne sarà un altro. Non con tutti e tre i candidati alla guida del Pd. “Perché dobbiamo dare spettacolo in qualche studio televisivo? Un partito è una cosa seria”, declina l'invito Bersani prima di accomiatarsi dalle telecamere di Youdem. Non è in tv che vuole giocarsi la partita. Anche se la partecipazione ad Annozero sembra avergli fatto un certo effetto: “Più di cinque milioni di spettatori: Berlusconi se ne parli ben o male tira sempre”. Quanto al Pd, a Bersani, il confronto che si è appena concluso tra le quinte più teatrali che televisive dell'ex Acquario romano e davanti a un pubblico di 150 sostenitori, un terzo per mezione, seduti in rigoroso ordine alfabetico, basta e avanza. Lo ha visto solo chi si è collegato con Youdem, o in streaming sul sito de l'Unità, lo rivedranno in rete quelli che lo vorranno vedere. Bene così. Anche se gli altri due, invece, sarebbero subito pronti al bis. Meglio in Rai, per Ignazio Marino. Ovunque, per Franceschini, entusiasta del volto e del piglio che sta mostrando in questo rush finale.

 

“Per tutto il tempo ha fatto la corsa su Marino, che sugli stessi temi però è più credibile”, commentano gli spin-doctor del chirugo. “Ha fatto bene: rinnovamento, laicità non sono mica roba sua, sono valori del Partito democratico”, rivendica un franceschiniano. E Bersani? “Si è tenuto fuori dal battibecco, ha fatto bene, ha scelto di non iscriversi a quella gara tra i due”, dicono i suoi, soddisfatti anche loro, nei bilanci del dopo-match.

 

Certo, alla tv, Bersani non ha concesso molto. Nemmeno un cambio di cravatta: rossa, come da tradizione. Frivolezze che lascia agli altri candidati. Anche se la partecipazione ad Annozero sembra avergli fatto un certo effetto: “Tutt'altro entusiasmo mostra il terzo candidato, Ignazio Marino, che per l'occasione ha tirato fuori dal cassetto una cravatta favolosa. Nel senso che ritrae la favola della tartaruga e della lepre. Un portafortuna: “Alla fine in Esopo è la tartaruga che vince”. Franceschini va d'azzurro. Ma, look a parte, è quello che cerca di più il modo per bucare lo schermo.

 

La battuta più efficace? Rapida carrellata sui novanta minuti di confronto serrato. Nei capannelli fuori dalla Acquario romano riparte la gara. “Franceschini che attacca Bersani su Bassolino”. Esattamente quando, a proposito di errori, dice allo sfidante: “Io non avrei mai messo Bassolino capolista alle primarie”. Touché. E per Bersani? Non ci sono dubbi. Cinquantesimo minuto. Si parla di Berlusconi, dialogo e crisi istituzionale. Franceschini dice: “Non c'è spazio per il dialogo con chi calpesta le regole”. E Bersani ribatte: “Mi sembra che questa legislatura la abbiamo iniziata chiacchierando con Berlusconi”. Anche qui però un Franceschini barricadero scolpisce nella pietra la sua frase: “Mi metterò di traverso a pacche sulle spalle sorrisi e inciuci che dodici anni fa hanno impedito di fare la legge sul conflitto di interesse”. E Marino? La battuta più bella secondo i suoi sostenitori: “Quando dà a Dario e Pier Luigi dei personaggi del secolo passato e gli chiede: voi che avevate un ruolo nel secolo passato perché non avete fatto allora quando si poteva fare la legge sul conflitto d'interesse?”.

 

In novanta minuti si è parlato di tutto. Sanità, crisi, immigrazione. “Sì agli immigrati, senza immigrazione questo paese non può avere futuro. No al burqa, la mia integrazione è guardarsi negli occhi”, scandisce un Bersani in sintonia con la Santanché. E poi nomine Rai, alleanze, partito:  “E' la decima intervista che leggo di Chiamparino su quanto è scontento del Pd, ma io dico: dobbiamo starci dentro questo partito, tenercelo stretto”, attacco di Bersani al fronte franceschiniano. “Metà della mia squadra la sceglierà in base al merito”, accenna un po' incauto Franceschini. "E l'altra metà?", si domanda il pubblico. La parola tabù la pronuncia Marino: "correnti". "Il Pd di Franceschini è vittima delle correnti che non vogliono il rinnovamento". E non solo. Si parla del caso Binetti. “E Fioroni, Dorina Bianchi, Bosone? Devo fare i nomi di tutti quelli che voterebbero come la Binetti sul testamento biologico?”, incalza Marino, in uno dei momenti più caldi del confronto.

 

Serratissimo tra lui e Franceschini, che uno per uno cerca di strappare al terzo candidato tutti i temi che in questi mesi Marino ha messo sul tappeto. Mentre Bersani sembra starli a guardare fuori dalla ring. Si scomoda giusto per ricambiare un paio di montanti. E lascia cadere anche quando Franceschini, più preso a recuperare terreno su Ignazio Marino, gli ricorda che dopo le dimissioni di Veltroni “nessuno si è fatto avanti”.

 

GLI ALTRI TEMI DEL CONFRONTO - Sulla sanità, Marino apre subito le danze. “La politica deve uscire dal controllo della sanità pubblica. Deve smettere di nominare i primari. Le persone devono sapere che il primario non è quello che è più amico del segretario di partito ma il più bravo”. E Franceschini gli va dietro, bacchettandolo: “Hai ragione, ma così si rischia di esser generici: gli assessori regionali non devono nominare i direttori delle Asl che poi nominano i primari, si può fare per legge o con un atto unilaterale nelle regioni in cui governiamo, come propongo io”.

 

Sull'immigrazione, la convergenza non è massima. “Sì agli immigrati, senza immigrazione questo paese non può avere futuro. No al burqa, la mia integrazione è guardarsi negli occhi”, scandisce un Bersani in sintonia con la Santanché. Mentre Marino infligge a Franceschini la lettura di tutto ciò che è stato detto e contraddetto sui respingimenti da lui stesso e da altri esponenti del Pd. “I respingimenti vanno fatti rispettando la legge”, replica Franceschini. Per ilr esto: “L'opposizione deve spiegare le buoni ragioni dell'accoglienza, farci sentire quando la destra calpesta i diritti dell'uomo”.

 

Sulle primarie, Franceschini cerca il coupe de theatre e tira fuori una dichiarazioni di Marino datata 5 ottobre e rilancia il “lodo Scalfari”: “Eri tu che proponevi chi prende più voti vince, adesso perché ti tiri indietro?”. “Le regole vanno rispettate, così mi hanno risposto quando ho proposto di allungare di dieci giorni il tesseramento”.

 

Caso Binetti, Franceschini prova a giocare d'anticipo. “La legge contro l'omofobia era una norma sacrosanta, non valeva nemmeno la libertà di coscienza”, la attacca lui per primo. E Dorina Bianchi che vuole l'indagine sulla Ru486 allora? Replica Marino. Ricetta: “Quelli che non si sentono laici dentro il cuore, a questo giro perché non li lasciamo a casa”. Bersani la vede così: “Non lo ordina il dottore di fare il parlamentare, se sei lì non puoi ragionare solo con la tua coscienza ma devi accettare una disciplina, vale il vincolo di maggioranza salvo deroghe che devono essere stabilite da un organo statutario”.

 

Sui diritti civili, Marino e Franceschini parlano due lingue diverse. Marino parla di “civil partenership”, adozioni per i single e anche “liberalizzazione delle droghe”. Franceschini di “famiglia naturale”.

 

Alleanze. Marino la vede così: “Dobbiamo riportare a casa quei quattro milioni che si sono allontanati dal Pd: socialisti, ambientalisti, radicali. E poi occupiamoci delle alleanze”. Con l'Idv? “Certo, un alleato naturale, anche per me non devono essere eleggibili i condannati con sentenza definitiva”. “Ma come facciamo ad allearci con l'Udc se non si riconosce nel principio di uguaglianza tra le persone e vota contro le norme sull'omofobia”. Franceschini attacca l'idea del centro "che magari dopo la sconfitta di Berlusconi si allea a destra e noi rimaniamo all'opposizione per trent'anni”. E quella di una riforma elettorale sul modello tedesco. “Nessuno però ha mai pensato che vocazione maggioritaria fosse vincere con il 51%. Alleanze sì, ma non il calderone di tutti quelli che ci stanno”. Ricetta Bersani: “Dobbiamo riaprire il cantiere dell'Ulivo”. “Alleanza con le forze che sono in parlamento”, scandisce Bersani: Udc, Di Pietro, “tutti, naturalmente vedendo i problemi che ci sono”. Rifondazione? “Il problema non si pone”.

 

Su scuola, università e ricerca, Bersani chiede una riforma condivisa: “Fermate i carri un attimo, discutiamo per un impegno parlamentare assistito dalle migliori intelligenze che abbiamo in questo paese per una riforma formativa del nostro sistema”, dice. E se Marino mette l'accento sul merito: “Valutazione dei prof in base al merito e quelli che non vogliono, mandiamoli in pensione e sostituiamoli con giovani che accettano di essere valutati”. Franceschini lo mette sull'uguaglianza. “Il figlio dell'operaio e quello del notaio devono avere le stesse opportunità”.

 

Sulla crisi, scambio di colpi tra Marino e Bersani. Il chirurgo rilancia la sua ricetta: investire nell'economia verde e invita a prendere posizione sul nucleare. “Marino, abbi pazienza, ho fatto il ministro dell'energia, non ci penso proprio a fare il nucleare”, gli dice Bersani. E Franceschini si accoda: “Marino, perché non provi a mettere in campo le tue idee senza dirle da un piedistallo?”.

 

Infine gli appelli al voto. All'insegna della sobrietà per Bersani: “Votateci, aiutateci a fare bene il nostro mestiere". Anti-berlusconiano per Franceschini: "C'è molta delusione, ma questo voto è importante, dateci forza, se non verrete a votare sarà contento Berlusconi". All'insegna del Pd che verrà per Marino: "Venite a milioni, le cose che non funzionano si possono cambiare, con il vostro voto possiamo costruire un partito laico, untio, che decide, capace di allontanare questa destra sciatta, illusionista, che non ha il senso del governo”. Si chiude così, con un appello al voto a tre voci, il primo - e forse ultimo -contro televisivo. Mariagrazia Gerina  L’U 16

 

 

 

 

Faremo la pace solo alla fine della guerra

 

Caro Direttore, leggendo Veltroni sulla Stampa di ieri (vedi sopra, ndr), pensavo che quando c’è un despota, un don Rodrigo che si appropria della democrazia e la piega ai suoi interessi, e ai suoi godimenti, la storia ci insegna che grazie a Dio c’è sempre stato chi ha fatto resistenza.

 

Chiamiamolo pure atto di ingenuità, se non addirittura di abnegazione. Ma se alla fine il despota viene sconfitto, ciò non è mai successo per l’attendismo di molti, ma per il coraggio di pochi. Poi, si sa, le coscienze di tutti si adegueranno. A macchia d’olio. Nel caso Berlusconi, siamo di fronte a un imprenditore che s’è messo a fare politica per ragioni processuali. S’è poi innamorato del giochino. Una situazione che mi ricorda quella scena di un film di Chaplin, quando il dittatore gioca con il mappamondo.

 

Oggi Berlusconi vive in uno stato di estasi. Conosciamo le sue intenzioni: annichilire il Parlamento, ridurre al silenzio l’informazione, stravolgere la Costituzione (e con il Lodo Alfano già aveva cominciato dall’articolo 3), imbrigliare la magistratura. Aggiungo il premio agli imbroglioni che si chiama Scudo fiscale. Ebbene, di fronte a chi sta piegando la democrazia e l’economia di questo Paese, fare atto di resistenza è doveroso. Se Berlusconi è ancora lì dov’è, non è perché Antonio Di Pietro lo combatte troppo, ma perché altri lo combattono troppo poco. E accadeva già ai tempi della Bicamerale, quando qualcuno ha dimenticato di fare la legge sul conflitto di interessi. C’è poco da meravigliarsi: in certe regioni, penso a Puglia, Calabria e Campania, il berlusconismo ha invaso anche la sinistra. Addirittura in Campania si sono raggiunti apici impensabili se addirittura si è arrivati all’omicidio.

 

Signor direttore, sempre pensando a quanto scriveva ieri Veltroni, mi viene da dire che forse è proprio certo lassismo, da una parte, e certa complicità, dall’altra, che hanno portato e portano Berlusconi a rimanere in sella. Troppo lassismo, indifferenza e connivenza. Accusano me e Beppe Grillo di populismo. Io e Grillo cerchiamo di intercettare e dare voce a una parte del popolo italiano, a chi è amareggiato da come vanno le cose e non ci sta, chi non si vuole rassegnare a subire i torti. In questo senso, io e Grillo siamo diversi ma complementari. Lui fa un meritorio lavoro di dare voce a questa Italia; io porto questa voce dentro le istituzioni.

 

Detto questo, condivido quanto dice Veltroni, ma dicono anche Gianfranco Fini e il Capo dello Stato, a proposito dell’ascia di guerra che andrebbe sotterrata. Giusto. Ma lo faremo solo quando finirà la guerra. E al momento, visto che Silvio Berlusconi continua a ritenersi al di sopra della legge e anzi annuncia di voler stravolgere la Costituzione, domando: è davvero giunto il tempo di sotterrarla, quell’ascia di guerra? O non è forse giunto il momento di fare tutti assieme resistenza?

ANTONIO DI PIETRO LS 18

 

 

 

 

Il nemico in casa, la sindrome che dilania il Pd

 

Ha ragione Pier Luigi Bersani quando dice che «il più anti berlusconiano sarà chi manderà a casa Silvio Berlusconi»

Ma se nel Pd non cessa la logica del nemico in casa, l’idea cioè che l’avversario da battere è il compagno di partito, il rischio è «diventare un’involontaria quinta colonna del Cavaliere». Un timore che non appartiene solo a Follini. Perché finora la sfida per la segreteria, invece di esaltare la competizione politica e culturale «ha fatto emergere — sono parole del filosofo De Giovanni — uno scontro per bande, una sorta di guerra civile interna. Specie al Sud si avverte una perdita di etica politica: l’avversario è dentro, e viene combattuto con tutti, ma proprio tutti i mezzi. Non vedo luce, solo una lotta intestina del vecchio ceto politico». Così, mentre il premier si appresta a presentare la squadra dei candidati alle Regionali, il Pd resta bloccato fino al 25 ottobre dalla sfida per la segreteria, senza aver definito ancora le alleanze.

E le primarie, invece di offrire l’immagine di un partito capace di presentare tesi innovative, hanno mostrato — secondo il sociologo Ricolfi — «timidezza e assenza di progettualità dei candidati». L’opinione è frutto di uno studio che sarà pubblicato a breve: «Dal confronto si nota che non hanno la minima idea di cosa farebbero se fossero al governo. Nei mesi scorsi, giustamente, i Democratici avevano lanciato il tema della riforma degli ammortizzatori sociali, ma hanno pensato bene di dividersi». Per il resto il Pd si mostra contraddittorio, «perché — continua Ricolfi — se è giusto criticare lo scudo fiscale, poi non si può tifare per la sanatoria delle badanti. Non esistono sanatorie buone e cattive». Ecco il motivo per cui definisce «patologica» la condizione di un partito che — come ha scritto Battista sul Corriere — non riesce a essere «polifonico », e si scaglia contro la Binetti per le sue posizioni sui temi etici. Sarà perché i dirigenti sono disabituati al confronto o perché non ci sono abituati? «Può darsi — commenta De Giovanni — che qualcosa del vecchio centralismo democratico sia rimasto nel Pd. Quella però era una cosa seria, sebbene fui tra i primi a criticarlo nel Pci».

Insieme alla voglia di epurazione, sono i segni di disaffezione al progetto l’altro fatto grave. Chiamparino dice di vivere da «estraneo», Rutelli scrive un libro sul «partito mai nato», e Bettini in un saggio sull’«Anno zero» del Pd descrive il passato per azzannare il presente: «Una volta, dopo una sconfitta elettorale, si salvavano i partiti e si cambiava il gruppo dirigente. Oggi per salvare la classe dirigente si cambiano i partiti». L’assenza di tensione ai vertici si riflette anche nella base. Pagnoncelli lo racconta attraverso i suoi sondaggi: «La nascita del Pd — spiega il capo di Ipsos — aveva alimentato una forte aspettativa. Ma dopo la sconfitta elettorale sono riapparsi i vecchi mali. Non so se i dirigenti siano consci della distanza che li separa dal loro elettorato, che tuttavia si mostra per ora comprensivo. Attende l’esito delle primarie, ma per il dopo chiede scelte coraggiose: non solo una forte opposizione al governo ma anche un freno alle minoranze interne. Temi etici a parte, vuole che il partito abbia una sola voce sulla politica economica e sociale, sulla legge elettorale, sull’immigrazione».

Sarà così, o la logica del «nemico in casa» continuerà a dilaniare il Pd, chiunque sarà il nuovo segretario? Perché le Regionali sono dietro l’angolo, e una sconfitta va messa nel conto. «In quel caso — sospira Macaluso — penso e spero che non si riapra la questione della leadership. Sarebbe la fine». Polito concorda con Macaluso, ma il direttore del Riformista teme il «cupio dissolvi», perché «la conflittualità interna e il sistema correntizio sopravvivranno al 25 ottobre. E se il Pd perderà le elezioni si riaccenderà lo scontro». Serve un patto tra i Democratici, per non venire ricordati come «quinta colonna» del Cavaliere. Francesco Verderami CdS 17

 

 

 

 

L’editoriale. Alle primarie il pugno del partito che non c'è

 

OGGI ci occuperemo del Partito democratico. Finora in questi articoli domenicali il tema è stato volutamente trascurato, ma ora è diventato di stringente attualità: domenica prossima, 25 ottobre, ci saranno le primarie che decideranno chi sarà il segretario nazionale del Pd, un evento importante non solo per quel partito ma per l'intera opposizione e anche per il sano funzionamento della democrazia italiana.

 

Il tema è complesso, perciò bisognerà esaminarlo nei suoi vari aspetti. Comincerò da Veltroni, insediato alla segreteria nell'autunno del 2007, pochi mesi prima delle elezioni che portarono alla vittoria di Berlusconi.

L'altro ieri in un "talk show" dell'emittente La7 qualcuno dei presenti in studio ha detto che Veltroni e D'Alema non soltanto sono politicamente irresponsabili, ma anche "due cretini". Proprio così: cretini.

 

C'è sempre una prima volta e questa è infatti la prima volta che un epiteto del genere è stato affibbiato ad un uomo politico. Non era mai stato usato. Se ne dicono tante sui politici, anche più sanguinose di questa, ma cretino non si era mai sentito in un salotto televisivo. Ma ormai gran parte dei salotti televisivi sono diventati dei "saloon" dove tutti i clienti portano le pistole nella fondina e il coltello nascosto nel risvolto degli stivali. Così va il mondo.

 

Nella campagna elettorale del 2008 il partito di Forza Italia arrivò al 37,5 per cento; il Pd guidato da Veltroni ottenne il 33,5 e tutti, fuori e dentro di esso, decretarono una solenne sconfitta. Invece non era stata una sconfitta: una formazione politica riformista con alle spalle pochi mesi di vita era arrivata a superare i risultati del Pci che, dalla segreteria di Natta in poi, non era mai riuscito ad andare oltre il 30 per cento. Senza dire che i riformisti italiani di ispirazione liberal-socialista in cent'anni di storia prima monarchica e poi repubblicana non sono mai usciti da un ruolo di pura testimonianza.

 

Non era dunque una sconfitta ma un punto di partenza più che rispettabile. Non fu vissuta così e questo è stato un grosso errore del quale non fu responsabile quel cretino di Veltroni.

Oggi i sondaggi sulle intenzioni di voto danno il Pd al 30 per cento. Non è molto ma è qualcosa se si pensa che un mese fa la più antica socialdemocrazia europea, l'Spd tedesca, ha ottenuto meno del 23 per cento; i socialisti francesi sono a pezzi; il Labour inglese è in piena tempesta e neanche Zapatero se la passa molto bene. Sembra un paradosso, ma un partito del quale tutti dicono che non esiste più o che è allo sbando, risulta quantitativamente il più forte della sinistra europea. Non è certo consolante per i rapporti di forza nel Parlamento di Strasburgo, ma è un dato di fatto dal quale dobbiamo partire.

 

Un altro dato di fatto ancora più significativo emerge dalla votazione di pochi giorni fa per il congresso del Pd. Sulla base dello statuto di quel partito hanno votato i soli iscritti che rivoteranno insieme agli elettori alle primarie del 25 ottobre. I votanti sono stati 450.000 pari al 60 per cento degli iscritti. Mi domando quali sono stati i congressi di grandi partiti in Italia negli ultimi dieci anni e quale di essi - se ce ne sono stati - è riuscito a mandare poco meno di mezzo milione di persone al voto.

 

Un partito che non esiste? Un partito di sfiduciati, di ipercritici, di indifferenti, senza dibattito interno, senza passione, senza speranze, come viene descritto da giornaloni e da giornaletti? Lascio ai lettori la risposta.

È vero però che lo statuto è molto contraddittorio e inutilmente complicato. Chi l'ha redatto e chi lo ha approvato voleva evidentemente accontentare tutti con l'inevitabile conseguenza d'aver prodotto una procedura inadeguata e confusa. Alcuni volevano sottolineare che gli iscritti debbono contare decisamente di più dei simpatizzanti; di qui una prima fase riservata al voto degli iscritti.

 

Una fase tuttavia puramente registrativa poiché la decisione è riservata alle primarie dove iscritti ed elettori voteranno insieme. Pierluigi Bersani è risultato in testa nel voto degli iscritti ma ora è di nuovo in gioco nel voto delle primarie. Che senso ha una procedura così sconclusionata? Credo che, una volta conclusasi questa partita, i nuovi organismi dirigenti che usciranno dal voto delle primarie dovranno rimetterci le mani e renderla più adeguata alle esigenze della chiarezza e della logica.

 

Come se non bastasse, lo statuto ha anche stabilito che le primarie eleggeranno il segretario soltanto se uno dei tre candidati in lizza otterrà il 50 più uno dei voti espressi. Qualora ciò non avvenisse avrà luogo una terza fase dinanzi all'Assemblea nazionale eletta anch'essa il 25 ottobre. In questa terza fase i candidati rimasti in lizza saranno i primi due votati alle primarie. Il terzo sarà escluso dalla gara ma in realtà sarà il più forte dei tre perché i suoi rappresentanti nell'Assemblea, appoggiando uno dei due candidati in lizza, lo porteranno alla vittoria, naturalmente ponendo le loro condizioni di programma e di potere.

Le regole sono queste e vanno rispettate, ma sono a dir poco scriteriate perché di fatto danno il massimo potere al terzo arrivato. La conseguenza sarebbe quella di produrre un sentimento di frustrazione in tutti gli elettori delle primarie che vedrebbero capovolte le loro indicazioni.

 

Per evitare un cul di sacco così traumatico ho avanzato giorni fa una proposta. Io non sono un iscritto al Pd e mai mi iscriverò perché faccio un altro mestiere incompatibile con una tessera di partito. Ma parteciperò alle primarie perché sono un elettore e voterò per quel partito. Ho dunque proposto un accordo politico tra i tre candidati: si impegnino anticipatamente e pubblicamente, se nessuno di loro raggiungerà la maggioranza assoluta, a far affluire i propri voti in assemblea su quello dei candidati che ha ottenuto alle primarie la maggioranza relativa.

 

In tal caso il voto delle primarie sarà rispettato, le regole dello statuto anche e - altro risultato non disprezzabile - il segretario nazionale sarà eletto dall'Assemblea all'unanimità. La mia proposta, forse proprio perché veniva da persona esterna al partito, ha avuto successo: l'impegno è stato preso sia da Bersani che da Franceschini. Esso darà maggior sicurezza e maggiore impulso a tutti quelli che si dispongono a votare il 25 ottobre.

 

Fin qui abbiamo trattato questioni di procedura. Importanti, perché senza procedure corrette non si ottengono risultati corretti. Ma ora dobbiamo esaminare il merito, cioè le proposte dei vari candidati, quelle che li uniscono e quelle che li dividono. Chi voterà alle primarie lo farà sulle proposte e sulla loro credibilità.

A me non pare che ci siano differenze per quanto riguarda la struttura del partito. Per lungo tempo si è discusso tra un partito cosiddetto liquido, cioè affidato soltanto ai simpatizzanti e quindi alla pubblica opinione, oppure un partito strutturalmente insediato sul territorio.

 

Questa questione mi sembra ormai superata. L'accordo è generale sul fatto che il partito deve essere presente e vivace sul territorio con larghe autonomie della struttura locale, ma entro linee-guida valide per tutti ed elaborate dagli organi centrali. Del resto questa disputa è già stata superata dai fatti: i 450.000 iscritti che sono andati a votare e che ci torneranno per le primarie sono la più evidente dimostrazione che le strutture sul territorio ci sono già; potranno essere utilmente rafforzate e dotate di adeguate funzioni, ma esistono e operano. Non era facile metterle in piedi in così breve tempo. Questo piccolo miracolo è stato compiuto e va riconosciuto a tutti quelli che l'hanno reso possibile.

 

Sgombrato il campo da questa questione ne restano altre di grande importanza che sono le seguenti: il rapporto tra l'opposizione e la maggioranza berlusconiana e leghista; il rapporto con le altre opposizioni, cioè la politica delle alleanze; il tema della laicità dello Stato; il tema dell'immigrazione e dell'integrazione; la politica economica; la politica della giustizia; la politica della scuola. Infine - ma soprattutto - il tema della libertà di stampa e quello dei grandi valori dai quali nasce la visione del paese e della società che vedremo nel futuro dell'Italia e dell'Europa di cui siamo parte integrante.

 

Si tratta d'una massa di problemi che dovranno essere risolti non solo dal Pd ma da un'elaborazione culturale cui debbono collaborare fondazioni, circoli, associazioni che condividano i valori e creino le condizioni culturali per farli crescere nella società. Un partito democratico deve aiutare questa evoluzione affinché il lavoro di semina e di raccolta sia ampio e proficuo. Veltroni - quel cretino a cui abbiamo già accennato - sostiene che è importante vincere ma ancor più importante è cambiare l'Italia risvegliandola dall'ipnosi in cui una parte del paese è caduta e ricondurla a riflettere e operare pensando al futuro e non accucciandosi su un presente precario e appiattito. Personalmente condivido.

 

Sulla politica economica mi sembra che l'accordo sia generale: nell'immediato occorre riversare le risorse disponibili sui lavoratori dipendenti e sulle piccole e piccolissime imprese e partite Iva. Sul medio periodo è necessaria una grande riforma fiscale e un allungamento dell'età di lavoro che tenga conto dell'allungamento della vita.

 

C'è accordo generale sul clima e sulle energie alternative e pulite. C'è accordo generale sulla riforma della giustizia, della sicurezza e dell'integrazione. La scuola è un campo da studiare. Esiste già un'ampia ricerca in materia ma ancora non è stata messa in discussione e bisognerà che si faccia al più presto.

Anche sulla laicità e sulle politiche della bioetica l'accordo sembra esserci almeno su un punto fondamentale: la Chiesa ha diritto di usare lo spazio pubblico per esporre le sue ragioni. Non ha invece diritto d'imporre il suo punto di vista nella politica, dove le prerogative dello Stato e del Parlamento sono esclusive e dato anche che i parlamentari cattolici hanno rivendicato la loro autonomia. Penso al cattolico adulto Romano Prodi e penso anche al documento che Franceschini diffuse anni fa raccogliendo su di esso sessanta firme di parlamentari cattolici che rivendicavano la loro autonomia rispetto alle gerarchie ecclesiastiche in materia di decisioni politiche e parlamentari.

 

C'è qualche dissenso sulla politica delle alleanze, ma francamente mi sembra più di parole che di sostanza. Se il Pd sarà forte le alleanze si faranno intorno a lui; se sarà debole non potrà svolgere la funzione di pilastro centrale delle opposizioni e non potrà raccogliere nuovi consensi sia a sinistra sia al centro. Penso che nessuno dei candidati preferisca un partito debole ad uno robusto e audace.

 

Una parola conclusiva sui valori, che include anche il rapporto con il berlusconismo.

I valori d'un partito democratico non possono che esser quelli della libertà, dell'eguaglianza e della solidarietà. L'esperienza storica di oltre due secoli ci ha ampiamente insegnato che la libertà senza eguaglianza è fonte di privilegi intollerabili; l'eguaglianza senza libertà è fonte di dittature e totalitarismi; la solidarietà senza gli altri due diventa assistenzialismo ed elemosina. La democrazia che scaturisce da questi valori è quella descritta e tradotta in norme e in giurisprudenza dalla nostra Costituzione.

 

La Costituzione può essere rivista e modernizzata, ma non può essere cambiata. Lo impediscono l'articolo 1, l'articolo 3, l'articolo 138 e l'articolo 139. Berlusconi non vuole rivedere la Costituzione, vuole cambiarla. Vuole sostituire la democrazia parlamentare e lo Stato di diritto con una democrazia autoritaria senza organi di controllo e di garanzia ma interamente basata su sistemi di voto plebiscitari. L'intimidazione dei "media" è un elemento indispensabile di questa strategia che ha come obiettivo finale un'immagine del paese riflessa da uno specchio taroccato al servizio del potere.

Si tratta di concezioni antitetiche a quelle d'un partito democratico e questo è un dato preliminare che non consente né mollezza né scorciatoie di furbizia compromissoria.

 

Da questo punto di vista noi ci auguriamo che alle primarie del 25 ottobre vada una massa di popolo consapevole del suo ruolo e della sua responsabilità. Non centinaia di migliaia ma milioni di elettori. Perfino quelli che non condividono le tesi riformiste del Pd ma non si rassegnano all'Italia così com'è: votino magari scheda bianca ma vadano. Quei seggi del 25 ottobre saranno anche una prova di forza di tutta l'opposizione e un buon principio per un paese risvegliato.

EUGENIO SCALFARI  LR 18

 

 

 

 

Immigrati, nasce l'asse Fini-D'Alema su cittadinanza e voto locale

 

TREVISO  - Percorso di cittadinanza più breve per gli immigrati. Voto amministrativo anche agli extracomunitari residenti. Governo dei flussi in modo da attrarre i talenti. Gianfranco Fini e Massimo D’Alema hanno disegnato una sorta di rivoluzione culturale nelle politiche dell’immigrazione, con l’«integrazione» eletta a principale fattore della sicurezza. È una mezza rivoluzione anche che l’abbiano presentata insieme: e dopo la due giorni di Asolo le loro Fondazioni (Farefuturo e Italianieuropei), promotrici del convegno, produrranno anche un documento comune di principi. Peraltro D’Alema è nel rush finale della campagna congressuale del Pd dove il dialogo viene in genere bollato come «inciucio». Mentre Fini è sul tema un’esplicita minoranza, una spina nel fianco nella coalizione Pdl-Lega. Come dimostra la durissima reazione leghista alla proposta, avanzata venerdì ad Asolo dal viceministro Adolfo Urso, di istituire un’ora di insegnamento islamico facoltativo per gli studenti che rinunciano all’ora di religione cattolica. Proposta apprezzata persino dalla Chiesa, ma condannata dal Carroccio: «Mai finché saremo al governo».

 

Invece anche la proposta di Urso entrerà nel documento comune delle Fondazioni. D’Alema ha detto che «l’idea non è di facile realizzazione», ma comunque ha «un’ispirazione ragionevole». E non merita certo le «reazioni primitive», fatte di «suoni gutturali», dei leghisti. Il progetto bipartisan (Sarubbi-Granata) sulla cittadinanza breve era in qualche modo già acquisito. Fini ha provato a sfidare il dissenso della sua maggioranza chiedendo almeno di far diventare cittadini italiani i bambini di 10-11 anni che nascono in Italia o che «hanno completato almeno un ciclo intero di studi» nel nostro Paese. Secondo il presidente della Camera, la cittadinanza non va più legata al concetto novecentesco di nazione ma ad un’idea dinamica di «comunità».

 

D’Alema si è augurato che si vada oltre il riconoscimento della cittadinanza ai bambini di 10 anni («per me può diventare italiano chi nasce in Italia»). Ma soprattutto ha rilanciato sul diritto di voto dei residenti alle amministrative: «L’integrazione politica può diventare la via italiana all’integrazione sociale degli immigrati». Professori ed esperti chiamati dalle due Fondazioni avevano insistito sulla necessità di superare l’approccio «giuslavoristico» (il lavoro unica condizione e misura dell’immigrazione), comune ai governi dell’ultimo ventennio. Ma Fini non si è fatto prendere in contropiede sul diritto di voto: «Quando l’ho detto io mi hanno crocifisso, però non cambio idea».

 

Il presidente della Camera ha sottolineato che le nuove politiche dell’immigrazione vanno coniugate con il «rigore sulla legalità», con ciò approvando l’operato del governo in carica. D’Alema si è concesso qualche battuta anti-leghista (peraltro molto applaudita): «Fanno tanto i pignoli sull’esame di italiano per gli immigrati, ma chissà quanti nostri colleghi lo supererebbero». Soprattutto ha attaccato sulle violazioni del diritto d’asilo nei respingimenti in mare. A cementare le intese ha aiutato anche un po’ di autocritica. D’Alema ha riconosciuto l’«irenismo» di una certa sinistra. E ha anche detto che «il multiculturalismo ha un limite invalicabile nel rispetto dei diritti fondamentali» (la tutela delle donne e comunque delle persone di fronte al fanatismo religioso). Fini da parte sua ha riconosciuto che alimentare la paura aiuta «la propaganda elettorale» ma non costruisce un’Italia migliore.

Claudio Sardo  IM 18

 

 

 

Centro Studi di Palermo: i respingimenti possono creare situazioni ben più pericolose e illegali

 

 Il  respingimento alla frontiera, per come si sta attuando, può essere un deterrente efficace e può bloccare, come in effetti ha bloccato, alcuni percorsi di immigrazione clandestina. Non esclude però che si aprano altri percorsi più pericolosi ed illegali. Questo sembrerebbe evidenziare una inchiesta, iniziata nel maggio del 2006 dalla squadra mobile di Venezia e che si è conclusa in queste settimane con 70 provvedimenti di custodia cautelare a firma del GIP del Tribunale veneziano; 46 sono stati già eseguiti in diverse città italiane e 7 in altri Paesi europei.

Dalla indagine è emerso un traffico di esseri umani di dimensioni internazionali sia per quanto riguarda i reclutati (soprattutto iracheni e iraniani)  che i reclutatori (personaggi del Kurdistan) con collegamenti in altri Paesi limitrofi e in Europa. L’inizio delle indagine è legato alla scoperta, da parte della polizia di 36 asiatici nascosti in un tir proveniente da Patrasso. Ma scoperte del genere sono state fatte in altri porti italiani, da Bari ad Ancona, ad esempio.

Molti di questi sono stranieri di età relativamente giovane, spesso fuggiti dal lontano Afghanistan. Quartier generale di tale traffico è l’Iraq; da qui la partenza per la Turchia, tramite il Kurdistan e quindi il passaggio in Grecia, dove presso qualche porta sta il tir ad attendere per trasportare questi disperati sotto altra merce o in celle frigorifere.

Questi “fortunati” pagano fino a duemila euro per essere trasportati insieme con altri cassoni o nella cella frigorifera. I più fortunati che pagano da tre a quattromila euro possono imbarcarsi, muniti di documenti falsi forniti dai trafficanti, su una nave di linea in rotta verso un porto italiano. E i piu’  sfortunati? Sono quelli che pagano poco più di mille euro e che vengono “sistemati” sotto il tir, rasenti terra che spesso scivolano sulla strada e vengono stritolati dalle ruote dello stesso tir.

Centro Studi Palermo, de.it.press

 

 

 

 

Roma in piazza contro razzismo e discriminazioni

 

Decine di migliaia le persone in corteo, immigrati e italiani insieme: «Siamo tutti sulla stessa barca» - di MICHELE CONCINA

 

ROMA - Manifestazioni “per” gli immigrati se ne sono viste abbastanza. Ma quella di ieri a Roma è stata una manifestazione “degli” immigrati. Davvero fianco a fianco, forse per la prima volta, con i cittadini italiani; a reclamare diritti uguali per tutti. Diverse decine di migliaia di persone di ogni colore -gli organizzatori esagerano: «duecentomila»- hanno affrontato freddo pungente e minacce di pioggia, sfilando dalla stazione Termini alla Bocca della Verità. A chiamarle in piazza, al termine di un lavorio organizzativo durato parecchie settimane, il coordinamento Stop Razzismo, con un appello tradotto in sei lingue, incluse l’arabo e l’urdu. A riempire l’interminabile lista delle adesioni sono i nomi di oltre 500 organizzazioni, fra cui la Cgil e l’Arci.

Lo striscione di testa dava il senso alla giornata, con i suoi tre no. «No al razzismo», all’ostilità sociale e istituzionale contro il diverso. Ma soprattutto «no al reato di clandestinità, no al pacchetto sicurezza», una più specifica opposizione alla politica sull’immigrazione scelta dal governo in carica.

Dietro, visi chiari e scuri si mescolavano sotto le stesse bandiere e gli stessi cartelli lungo l’intero corteo. E in qualche caso, come nello spezzone dell’Onda -il movimento studentesco attualmente un po’ in disarmo- i visi scuri erano decisamente in maggioranza. Dagli altoparlanti montati sui camion musiche etniche si alternavano a voci comizianti, in italiano nativo e non. Spiccava fra gli altri il camion di Action, il gruppo attivo a Roma nelle occupazioni di case, che invece comiziava in un romanesco stretto, e ormai abbastanza raro; con una sola frase in italiano, però ricorrente: «Alemanno, pezzo di m...».

Per un paio di chilometri, a camminare davanti a tutti è stato Tammaro Iavarone, un pensionato di Giugliano, nell’entroterra napoletano: semitravestito da Gesù Cristo, con tunica bianca e corona di spine, al collo un cartello con la scritta «Mi hanno odiato senza motivo», spiegava a tutti che «la sofferenza di Gesù è oggi la sofferenza degli immigrati; allontanarli è come rifiutare il Cristo». Alcuni manifestanti inalberavano canottini da spiaggia, adorni di scritte contro Roberto Maroni e i suoi “respingimenti”. Diffuso, sui cartelli, lo slogan «siamo tutti sulla stessa barca»; uno striscione perfezionava il concetto con il disegno di un autobus e la scritta «siamo tutti passeggeri del mondo». Qualche spezzone andava, per così dire, fuori tema. Come un gruppo di palestinesi con uno striscione che proclamava «sionismo uguale razzismo»; come un drappello di curdi irto di bandiere-ritratto del loro leader Abdullah Ocalan; come il manipolo dei Carc, Comitati d’appoggio alla resistenza per il comunismo, che chiudevano il lungo corteo con uno striscione che esigeva «libertà per i compagni» e proponeva «dieci, cento, mille ronde antifasciste».

Mescolati fra gli altri hanno sfilato diversi nomi di spicco della sinistra, da Dario Franceschini a Paolo Ferrero e Niki Vendola, da Marco Pannella a Guglielmo Epifani. Nel breve comizio di chiusura alla Bocca della Verità, comunque, non sono stati loro a salire sul palco. Hanno parlato l’artista Moni Ovadia, il presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso, la direttrice dell’Unità Concita De Gregorio; alternando le loro voci con quelle degli immigrati. IM 18

 

 

 

 

Cittadinanza. Lettera aperta dei deputati eletti all’estero a Gianfranco Fini e Massimo D’Alema

 

In vista del convegno ad Asolo promosso dalle Fondazioni Farefuturo e Italianieuropei su “Le nuove politiche per l'immigrazione. Sfide e opportunità”

 

ROMA - Venerdì 16 ottobre si aperto ad Asolo il convegno intitolato “Le nuove politiche per l'immigrazione. Sfide e opportunità” promosso dalla Fondazione Farefuturo e dalla Fondazione Italianieuropei. In esso, prima delle conclusioni, affidate ai presidenti Gianfranco Fini e Massimo D’Alema, sono state approfondite alcune questioni aperte nel dibattito politico e culturale tra le quali il tema della  cittadinanza. I deputati eletti all’estero di diverso schieramento (i firmatari in fondo all’articolo, ndr) hanno indirizzato ai presidenti delle due Fondazioni una lettera aperta nella quale, dopo avere espresso “sincero apprezzamento per la scelta di affrontare un tema delicato come questo, che suscita molteplici riflessioni nel dibattito politico e nell’opinione pubblica”, sottolineano che “esercitare una responsabilità istituzionale, soprattutto con mentalità di governo, significa sapersi assumere delle responsabilità indicando e confrontando soluzioni anche difficili, che tuttavia possano aiutare a superare la difficile transizione che la società italiana vive ormai da diversi anni”.

  Venendo al tema della cittadinanza, i deputati rimarcano “la nostra attenzione non solo come parlamentari “senza vincoli di mandato”, ma anche come eletti da milioni di cittadini che vivono all’estero e che hanno dovuto affrontare complesse situazioni per conservare, difendere, recuperare la cittadinanza italiana”.

  Prima di richiamare, però, le problematiche relative alla cittadinanza per gli italiani all’estero, i deputati dell’estero manifestano, “anche alla luce della specifica esperienza da noi acquisita a diretto contatto con le nostre comunità d’origine presenti nel mondo”, il “nostro pieno accordo con le ipotesi, affacciate in questi giorni, di attribuire la cittadinanza ai giovani nati in Italia da genitori legalmente soggiornanti da almeno cinque anni o che vi siano cresciuti fino al raggiungimento della maggiore età o, ancora, che vi abbiano compiuto un intero ciclo di studi”.

  I deputati eletti all’estero si dicono “ugualmente propensi ad accorciare il periodo fissato per gli stranieri per poterla richiedere”. “Prima ancora – si sottolinea- vogliamo riaffermare la nostra convinzione che a coloro che si dirigono verso il nostro Paese siano sempre assicurati i diritti di asilo previsti dalle leggi internazionali e la tutela dell’incolumità e della vita dovuta ad ogni essere umano”.

  La lettera prosegue: “E’ particolarmente sentita per noi che conosciamo direttamente il difficile percorso che gli italiani hanno dovuto compiere per superare barriere di diffidenza e xenofobia, la priorità di vedere riconosciuti diritti umani, diritti di cittadinanza e diritti sul lavoro in ambienti duri e ostili, ragion per cui chiediamo nel nostro paese un continuo e rinnovato rispetto dei diritti, accoglienza e solidarietà verso i migranti. Dimenticare o contraddire  queste vicende che hanno segnato la vita di milioni di italiani non solo riapre ferite dolorose nelle persone che le hanno vissute, ma fa male soprattutto all’Italia e agli italiani. Su quali presupposti etici, infatti, affronteremo la transizione in atto da paese di emigrazione a paese anche di immigrazione? Senza rispetto delle persone e dei diritti, di che qualità sarà la democrazia nella quale si dovranno amalgamare etnie, culture, progetti di vita diversi?”  Ma “per noi non è meno importante testimoniare che è non solo giusto, ma utile per l’Italia favorire un’integrazione vera, equilibrata, rispettosa delle regole di coloro che scelgono il nostro Paese per lavorare, viverci e costruire le proprie famiglie. Lo sappiamo per diretta esperienza. Abbiamo avuto molto dai paesi che ci hanno accolto e aiutato a realizzare un futuro, ma a quelle società abbiamo dato il nostro lavoro, le energie e le qualità dei nostri figli. Mondi nuovi si sono sviluppati con il contributo nostro e di altri migranti. Non chiediamo riconoscimenti tardivi per noi, ma soltanto che gli italiani si rendano conto che hanno tutto da guadagnare nel fare in modo che il legittimo desiderio di progredire di milioni di uomini si possa dispiegare costruttivamente nella nostra società. Sarà un bene per tutti, non solo per chi varca i nostri confini”.

  “Questo – avvertono i deputati - potrà avvenire se avremo la capacità culturale, prima ancora che politica, di considerare in una nuova luce il nostro sistema di riferimenti concettuali e giuridici, ad iniziare da quello jus sanguinis che è stato finora il criterio del tutto prevalente di concessione della cittadinanza. Il legame con il territorio e con le sue forme di vita sociale e civile può essere anch’esso un fattore di legittimazione e di appartenenza giuridica ad uno Stato. L’errore, semmai – proseguono - non sta nell’ammettere questo principio innovativo, ormai maturo nella realtà delle relazioni sociali e giuridiche, ma nel farsene attrarre al punto di non riuscire a vedere che la transizione italiana è un processo complesso, denso di contraddizioni e di intrecci destinati a prolungarsi nel tempo”.  Uno degli aspetti “più significativi” di esso “riguarda proprio il rapporto tra jus sanguinis e jus soli, che allo stato sono due categorie concettuali che corrispondono a due diverse condizioni storiche, sociali e giuridiche”. Tanto per esemplificare, “se è giusto concedere la cittadinanza allo straniero regolarmente soggiornante per alcuni anni in Italia, può essere giusto continuare a tenere le porte chiuse per quegli emigrati che, nati in Italia, hanno perduto la cittadinanza originaria perché i paesi di insediamento non ne hanno consentito la conservazione?” Allo stesso tempo, “se è giusto che i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri siano considerati cittadini, può essere ammissibile che i figli di madre italiana nati all’estero prima dell’entrata in vigore della Costituzione non possano averla, al contrario dei loro fratelli nati dopo, solo perché la donna nel vecchio ordinamento non era considerata soggetto in grado di trasmetterla?”

  I deputati eletti nella Circoscrizione Estero confidano che “questo sforzo di interpretazione della società italiana di oggi e di innovazione dei sistemi normativi che stabiliscono le regole della sua organizzazione civile e della sua evoluzione tenga conto, per quanto attiene alla cittadinanza, della pluralità delle situazioni in cui si possa essere a giusto titolo cittadino italiano”. “Semmai- scrivono - si possono considerare i modi per evitare che nelle maglie dei diritti si infiltrino soluzioni eccessive o pratiche opportunistiche, come quella di usare strumentalmente il passaporto italiano come strumento comunitario. Ma questi discutibili aspetti possono essere contrastati tanto più efficacemente quanto più la cittadinanza sia percepita non soltanto come una pratica burocratica da chiudere prima possibile ma come un valore e come un patto civile ed etico”. “Ben vengano”, dunque, “le richieste di conoscenza della nostra lingua e della nostra Costituzione come opportuno corredo della concessione della cittadinanza”, ma “possiamo anche in questo caso restare tranquilli di fronte all’ipotesi di chiedere le stesse cose ai discendenti dei nostri emigrati e, nello stesso tempo, vedere ridurre drasticamente l’offerta della nostra lingua e della nostra cultura nel mondo?”

  “Vogliamo sperare – concludono i deputati italiani all’estero - che il vostro dialogo contribuisca a sciogliere questi nodi e a trovare una strada per aiutare l’Italia a uscire dalla sua lunga transizione in modo positivo e civile. Senza dimenticare il suo debito con chi ha dovuto e deve scegliere di ricollocare la sua vita altrove e senza negarsi a chi l’altrove lo trova qui, tra noi. I migranti sono veramente una leva e una straordinaria possibilità. Noi italiani questa possibilità la possiamo cogliere in Italia e in altri luoghi del mondo e sarebbe veramente incauto lasciarsela sfuggire”. 

I deputati eletti nella Circoscrizione Estero firmatari della lettera sono: Gino Bucchino (PD), Giuseppe Angeli (PDL); Gianni Farina (PD); Amato Berardi (PDL); Marco Fedi (PD); Aldo Di Biagio (PDL); Laura Garavini (PD); Guglielmo Picchi (PDL); Franco Narducci (PD); Fabio Porta (PD); Antonio Razzi (IDV); Ricardo Antonio Merlo (LD-MAIE). Inform/de.it.press

 

 

 

 

 

Piero Fassino a Bruxelles ed a Ginevra per Dario Franceschini

 

In una sala gremita si è svolto nei giorni scorsi l’incontro con Fassino nella sede del Circolo del PD di Bruxelles. Gli eurodeputati Toia e Cofferati, entrambi sostenitori della mozione Franceschini, erano anch’essi presenti, insieme a Irene Fusco, candidata per l’Europa all’Assemblea nazionale del PD.

Riccardo Viaggi, responsabile della mozione Franceschini a Bruxelles, ha aperto l’incontro presentando il Comitato “BruxellesPerDario” ed il Circolo di Bruxelles che, con i suoi 250 iscritti, è il più grande di tutti nella rete del PD nel Mondo. Viaggi ha invitato tutti a votare e fare votare il 25 ottobre, ricordando che il voto all’estero è aperto, non solo agli iscritti all’AIRE ma anche agli studenti Erasmus e alle persone temporaneamente all’estero. A Bruxelles, tre seggi saranno aperti nella città e la loro ubicazione sarà presto comunicata su www.pdbrux.eu.

Piero Fassino, co-fondatore del Partito Democratico, ha esposto le ragioni del suo pieno sostegno a Dario Franceschini, prima di tutto perché ha dimostrato in questi 7 mesi di essere un ottimo segretario, capace di trovare, in più occasioni, una sintesi efficace tra le varie cuture che compongono il nostro Partito.

Il programma di Franceschini ha al suo interno tutte le riforme di cui l’Italia ha bisogno oggi; fiducia, regole, uguaglianza, merito e qualità sono cinque parole, ripercorse da Fassino, che ben riassumono la mozione Franceschini. Il PD, ha continuato Fassino, é un partito giovane da costruire con coraggio e determinazione, non si può pensare di abbandonare il cammino comune cominciato nel 2007 e tornare indietro non appena si é di fronte ad ogni minima difficoltà, non fosse altro perché l’identità del Partito risiede proprio in quell’idea nuova ed ambiziosa messa in cantiere con l’Ulivo e che ha visto la luce solo due anni fa.

Abbiamo costruito il PD anche all’estero. Vogliamo rafforzarlo ancor di più con le primarie che all’estero si svolgono anche online. Nel contempo critichiamo fortemente il governo della destra e le sue scelte vessatorie nei confronti dei nostri connazionali che vivono fuori dei confini nazionali. A sostegno di Franceschini è stato presentato all’estero un documento dal titolo “Noi Migranti”. Lo condivido. In esso sono contenute proposte innovative che ispireranno la nostra azione politica nei confronti delle nostre collettività che vivono all’estero.

L’Italia, ha proseguito Fassino, ha bisogno di un Partito forte, solido che valorizzi la

mobilitazione e possa contare su di un’imponente base di iscritti, ma che tenga conto anche di altre forme di partecipazione a un progetto politico. Secondo la mozione Franceschini, gli elettori del PD non sono estranei al partito: Anzi ne compongono una parte fondamentale come nella scelta del Segretario che compiremo il 25 ottobre. Allargare la base del consenso a tutti gli elettori non vuol dire meno partito bensì più partito. (L.M.)

 

Lunedì 12 ottobre, all’Università Unimail di Ginevra, l’On.le Piero Fassino, accompagnato dall’On.le Franco Narducci e dal Sen.re Claudio Micheloni, è stato impegnato in una conferenza pubblica.

L’On.le Fassino, dal 16 novembre 2001 al 14 ottobre 2007, è stato Segretario Nazionale dei Democratici di Sinistra (DS) che in seguito alla fusione con la Margherita ed altri piccoli partiti hanno pi dato vita all’attuale Partito Democratico (PD).

 

Nella prima parte della conferenza, Fassino ha spiegato dettagliatamente il forte distacco politico che esiste tra il Governo e l’opposizione, citando la formula delle due verità. I punti maggiormente evidenziati da Fassino sono stati la crisi attuale e l’ultima Convenzione che ha aperto ufficialmente le primarie per eleggere il prossimo Segretario del PD.

 

Sulla recente crisi che ha interessato tutto il mondo, Fassino ha affermato, con percentuali e diversi esempi, che i dati divulgati dal Governo sono largamente ottimistici e che le proposte formulate dall’opposizione, per dare risposte ai problemi dei cittadini, non hanno prodotto alcun profitto.

 

Il giorno dopo la Convenzione del Partito Democratico, che ha aperto ufficialmente la corsa alla segreteria e che si chiuderà con le primarie del 25 ottobre prossimo, dove si allestiranno16.000 seggi in Italia e all’Estero, Fassino ha insistito è dato indicazioni di voto in favore di Dario Franceschini alla testa del Partito, perché in questi sette mesi ha dimostrato di essere un leader competente. Un altro dei motivi per il quale Fassino aderisce alla candidatura di Franceschini è il fatto che bisogna vedere i dirigenti del PD con l’ottica dell’uguaglianza. I dirigenti ed i partiti che hanno contribuito alla costruzione del Partito Democratico avevano già fatto l’esperienza con l’Ulivo e dimostrato la forte convergenza di idee e di programmi, che ha portato alla nascita di una realtà politica che dobbiamo proteggere e portare avanti e non retrocedere - ha fatto intendere Fassino -.   

Tuttavia - ha affermato l’On.le Fassino - le altre due candidature, Pier Luigi Bersani e Ignazio Marini, sono candidature di spessore e, indipendentemente da chi sarà eletto Segretario, e bisognerebbe rimanere uniti per portare avanti il progetto “PD” e migliorare i rapporti tra gli iscritti ed il Partito, diffondendo fiducia sui dirigenti e sui programmi.

 

Nella seconda parte, la conferenza si è rivelata più animata per le domande formulategli dai simpatizzanti. L’On.le Fassino si è confrontato con una platea in disaccordo su tanti punti dell’azione politica del PD e sull’ultima Convenzione, dove i giornali hanno dato esito negativo. Non si è fatto riferimento, tuttavia, su temi forti che stanno a cuore agli iscritti del Partito: incidenti sul lavoro (7.000 vittime e 200.000 invalidi in 5 anni), sicurezza, immigrazione, precarietà dei lavoratori e dei pensionati. Allargare le alleanze per essere più forti. Alcuni hanno ammonito Fassino di non avere entusiasmato nei suoi discorsi e per aver detto delle cose che si sapevano già. Si sono sollevate critiche sullo scudo fiscale, dove mancavano 20 deputati e proprio a causa della mancata presenza dei deputati del PD è passata la legge. E ancora, sulla mancanza di unità della sinistra italiana.

 

L’On.le Piero Fassino ha risposto alle preoccupazioni degli interlocutori in modo pacato e riconoscendo che qualche problema esiste. Tuttavia, ha cercato di dare spiegazioni convincenti a tutte le domande e invitando, per il futuro, ad avere fiducia nel PD.

 

A parte qualche nostalgico del vecchio PCI, Fassino ha trovato una platea dove molti hanno dato prova di competenza politica, facendo anche una giusta autocritica, rivolgendo domande e propositi di azione ed inviti a non fare una opposizione opaca. In sostanza, il PD di Ginevra ha fatto capire a deputato italiano che per un partito nuovo occorrono idee nuove ma nate dall’esperienza del passato e, soprattutto, volonta d’agire.

 

L’On.le Piero Fassino, prima della conferenza ha visitato la Missione Permanente italiana presso le Nazioni Unite e si è poi recato al Consolato Generale d’Italia.

Carmelo Vaccaro. de.it.press

 

 

  

  

 

Finanziaria 2010. Di Biagio (PdL): si può fare di più per gli italiani all’estero

 

Roma – “Le disposizioni della finaziaria 2010 sono al momento all’esame del Senato, e l’attenzione sulle previsioni del Mae è forte e sentita da parte degli eletti all’estero del PdL, poiché questa legge rappresenta un’ottima cornice entro cui rettificare talune disposizioni e risorse a sostegno dei nostri connazionali oltre confine”. Lo ha dichiarato Aldo Di Biagio, Responsabile italiani nel Mondo del PdL.

“Con i colleghi del PdL all’estero, ho apprezzato gli incrementi tracciati dal Governo in riferimento alle disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato – continua - ai capitoli di interesse per le nostre comunità, come l’assistenza ai connazionali e l’assistenza educativa e scolastica, senza tralasciare il supporto ai corsi di lingua italiana all’estero. Segnale di attenzione da parte dell’Esecutivo che non si è mostrato sordo alle nostre richieste e soprattutto agli ordini del giorno da noi presentati e con i quali si è impegnato nel corso degli esami dei vari provvedimenti che si sono avvicendati in aula”.

“I capitoli del Mae non hanno subito grosse variazioni rispetto alle disposizioni per il 2009 – evidenzia Di Biagio – un elemento da non trascurare se si tiene conto della contrazione finanziaria in cui la crisi internazionale ci ha trascinato, ma appare ovvio e dovuto richiedere di più al nostro Paese per offrire un’adeguata struttura di sostegno ai nostri connazionali”.

“Sto lavorando, insieme ai colleghi del PdL dei due rami del parlamento alla predisposizioni di emendamenti, usufruendo di quantificazioni predisposte dal Ministero dell’Economia al fine di intervenire adeguatamente in sede di discussione e far sentire la nostra voce – conclude – che non si limiti ad un lamento costante e infruttuoso ma che si basi su un dialogo diretto con il Mef  e su uno scambio di proposte concrete”. De.it.press

 

 

 

 

Friedenspreis. Magris beklagt "Schwäche und Zerrissenheit Europas"

 

Europa uneins, handlungsunfähig und voller unsichtbarer Grenzen, seine Heimat Italien ein Land, in dem Hysterie und Gesetzlosigkeit drohen: Claudio Magris, Friedenspreisträger des Deutschen Buchhandels, zeichnete in seiner Dankesrede ein düsteres Bild vom Zustand des Kontinents.

 

Frankfurt am Main/Hamburg - Er gilt als großer Europäer und wurde aus eben diesem Grund auch mit dem Friedenspreis ausgezeichnet. So stand zu erwarten, dass sich der Italiener Claudio Magris bei seiner Dankesrede in der Frankfurter Paulskirche mit dem lamentablen politischen und intellektuellen Zustand des Kontinents auseinandersetzen würde. Er enttäuschte seine Zuhörer nicht.

Der diesjährige Friedenspreisträger des Deutschen Buchhandels warnte vor einem neuen Populismus und neuen Barrieren in Europa, die "Demokratien ohne Demokratie" erschaffen würden. "Jede Bedrohung der Demokratie ist eine Gefahr für den Frieden, ganz gleich in welcher Form sie auftritt", sagte Magris bei der Entgegennahme der Auszeichnung.

In seiner Rede monierte der in Triest lebende Germanistik-Professor, Essayist und Romancier, dass es "bisweilen unsichtbare Grenzen" zwischen Einheimischen und Einwanderern in europäischen Großstädten gebe. Eine beklagenswerte Situation, denn: "Auf Europa wartet die große und schwierige Aufgabe, sich den neuen Kulturen der neuen Europäer aus der ganzen Welt zu öffnen, die es durch ihre Mannigfaltigkeit bereichern."

Der dritte Weltkrieg

Voraussetzung dafür sei jedoch, dass in Europa Werte wie die rechtliche Gleichstellung aller Bürger - unabhängig von Geschlecht, Religion oder Volkszugehörigkeit - nicht mehr in Frage gestellt würden. Nur ein "wirklich geeintes Europa" als dezentralisierter echter Staatenbund sei aber fähig, dieses und andere Probleme zu lösen. Von diesem erstrebenswerten Zustand sieht Magris die Europäische Union hingegen weit entfernt; er beklagte die "gegenwärtige Schwäche und Zerrissenheit Europas".

Diese Diagnose war wohl auch auf den intellektuellen Horizont der Europäer gemünzt, denn relativ deutlich konstatierte Magris Selbstzufriedenheit und Ignoranz: "Wir wiegen uns in der Illusion, ohne Krieg zu leben, weil der Rhein keine von Hunderttausenden von Soldaten umkämpfte Grenze mehr ist oder weil auf dem Karst hinter Triest nicht mehr diese Grenze verläuft, die der unüberwindbare Eiserne Vorhang war und ein Pulverfass zugleich."

Dabei habe längst der dritte Weltkrieg stattgefunden: "Ungefähr 20 Millionen Tote nach 1945, die im Unterschied zu denen des Zweiten Weltkrieges so gut wie unbekannt geblieben und einem brutalen Vergessen anheim gegeben sind." Krieg, das sei nicht nur das Blutbad in Biafra oder der 11. September 2001 in New York; Krieg sei auch das Morden der Mafia oder der Handel mit Organen von Kindern, die eigens deswegen getötet würden.

"Hysterisch und symptomatisch in ihrer Brutalität"

Besonders kritisch setzte sich Magris, seit Jahren auch Anwärter auf den Literaturnobelpreis, mit seinem Heimatland Italien auseinander. Die Reaktionen auf die aus Afrika kommenden Bootsflüchtlinge etwa seien "hysterisch und symptomatisch in ihrer Brutalität". Zudem attackierte er ein neues Gesetz, das Bürgern erlaube, selbst die Ordnung und Sicherheit im Einwandererland Italien zu kontrollieren. "Als italienischer Patriot hoffe ich, dass mein - im übrigen bezauberndes - Land nicht noch einmal Vorkämpfer in negativem Sinn sein wird: Den Faschismus in Europa haben schließlich wir erfunden, auch wenn uns danach andere in ihrem Eifer weit übertroffen haben."

Weiter kritisierte Magris die "Beschneidung der Justiz" in seinem Land, ohne Ministerpräsident Silvio Berlusconi direkt zu nennen. Damit rücke der "düstere Traum von einem Leben ohne Gesetz oder mit so wenig Gesetz wie möglich" näher. Berlusconi hatte nach der vom Verfassungsgericht Anfang Oktober beschlossenen Aufhebung seiner Immunität die Richter scharf angegriffen.

Zuversicht und Schönheit

In seiner Laudatio sagte der Historiker Karl Schlögel, dass Magris Europa Zuversicht und Schönheit gegeben habe. Das Werk des 70-Jährigen sei "Aufklärungsarbeit, die mit Leidenschaft gepaart ist". Der Vorsteher des Börsenvereins des Deutschen Buchhandels, Gottfried Honnefelder, bezeichnete Magris als "engagierten Visionär der kulturellen Identität eines zukünftigen Europa".

Die Jury des Börsenvereins hatte die Wahl von Magris damit begründet, dass er sich "wie kaum ein anderer mit dem Problem des Zusammenlebens und Zusammenwirkens verschiedener Kulturen beschäftigt hat". In seiner ganz eigenen literarischen Weise hebe er dabei hervor, "wie kreativ die Verschiedenheit sein kann, wenn sie denn in ihrer Eigenart geachtet und beachtet wird".

Der zum Abschluss der Buchmesse verliehene Friedenspreis - mit 25.000 Euro dotiert - gehört seit 1950 zu den wichtigsten deutschen Kulturauszeichnungen. Er wurde vom Dachverband der deutschen Buchbranche zum 60. Mal vergeben. Zu den Preisträgern gehören Albert Schweitzer (1951), Hermann Hesse (1955), Astrid Lindgren (1978), Siegfried Lenz (1988), Jürgen Habermas (2001) oder Orhan Pamuk (2005). Im vergangenen Jahre hatte mit Anselm Kiefer erstmals ein Bildender Künstler den Preis erhalten. tdo/AP/dpa 18

 

 

 

Kulturstaatsminister Bernd Neumann gratuliert Claudio Magris zum Friedenspreis des Deutschen Buchhandels 2009

 

Zur Verleihung des Friedenspreises des Deutschen Buchhandels 2009 an den

italienischen Schriftsteller Claudio Magris erklärte Staatsminister Bernd

Neumann:

 

"Claudio Magris ist nicht nur ein Literaturwissenschaftler, Schriftsteller und

Essayist von Rang, sondern auch ein überzeugter Europäer. Wer wissen will, was

unseren Kontinent verbindet oder trennte, wer wissen möchte, wie über

Jahrhunderte zahllose Kulturen auf engstem Raum zusammengelebt und

zusammengewirkt haben, der findet bei ihm profunde Erklärungen und Ausblicke.

Sein Europa ist eines, das seine vielfältigen kulturellen Traditionen

reflektiert, respektiert und bewahrt. Es freut mich daher besonders, dass er seit

vielen Jahren Mitglied der Deutschen Akademie für Sprache und Dichtung ist und

auch auf diesem Wege mit seiner Stimme die für die Zukunft Europas wichtigen

Debatten und Diskussionen bereichert."

 

Claudio Magris wurde 1939 geboren und zählt zu den bedeutendsten italienischen

Germanisten und Kulturpublizisten und zu den wichtigsten Literaten Europas. Die

Verleihung des Friedenspreises des Deutschen Buchhandels bildet traditionell den

Abschluss der Frankfurter Buchmesse. Der Friedenspreis wird seit 1950 vergeben

und ist mit 25.000 Euro dotiert. Pib, de.it.press

 

 

 

 

Die Menschlichkeit Mitteleuropas. Claudio Magris erhält den Friedenspreis des Deutschen Buchhandels

 

Ein Gespräch über Treue und Rebellion. Das Gespräch führte Gerrit Bartels.

 

Herr Magris, als Sie erfuhren, dass Sie den Friedenspreis erhalten sollen, sagten Sie, dieser Preis sei ein Mythos. Fürchten Sie, ihm nicht gerecht zu werden?

 

Ich meinte damit, dass man in Verlegenheit kommen kann, wenn man an viele Preisträger in der Friedenspreisliste denkt. Jeder Preis stellt das Ergebnis eines Werkes dar, und dieses Ergebnis ist nie das eines Einzelnen. Denn wenn wir schreiben, werden wir von vielen Leuten und ihren Werken beeinflusst. Jorge Luis Borges sagte, sein Ruhm verdanke sich nicht den Büchern, die er geschrieben, sondern den Büchern, die er gelesen habe. Zudem zwingt so ein Preis immer zu einer Bilanz, und diese zeigt die Defizite. Andererseits habe ich mich sehr gefreut. Ich nehme den Friedenspreis in einer Mischung aus Demut und Selbstironie an.

 

Und? Haben Sie Defizite gefunden?

 

Ich habe überlegt, wozu es alles nicht gekommen ist – in einer Mischung aus Zufälligkeit, Schwäche und Unsicherheit. Jeder kennt seine dunklen Punkte. Andererseits gibt die eigene Kleinheit – die Relation, in der ein Preis wie dieser zum Weltganzen steht – viel Freiheit.

 

In der Begründung werden als „streitbarer Gegner von Ausgrenzung und kulturellem Dominanzdenken“ bezeichnet. Gab es eine bestimmte Initiation in Ihrem Leben?

 

Vorweg: Diese Streitbarkeit geschieht immer wider Willen. Eigentlich will man nie die Pflicht haben, gegen etwas zu kämpfen. Man möchte nie zwanghaft moralisch sein. Das ist wie mit der Gesundheit: Wenn ich mich gut fühle, denke ich nicht an Krankheiten oder was mir alles widerfahren könnte.

 

Sie befinden sich also nicht in einer ständigen Streitbereitschaft.

 

Genau. Schauen Sie, ich schreibe für den „Corriere della Sera“ seit 42 Jahren. Ich schreibe Reisereportagen, kleinere Prosastücke. Und manchmal unternehme ich eben politisch-ethische Interventionen, um jemandem beizustehen, um gegen jemanden zu kämpfen. Wenn ein anderer das tun würde, wäre ich genauso glücklich. Ich kann mich auch gut dem Flanieren, dem Bummeln, dem Lesen hingeben. Es hat etwas Zwiespältiges, wenn man gern Moralist ist. Vor professionellem Moralismus sollte man sich hüten.

 

Sie empfinden sich aber als politischer Schriftsteller?

 

Ich war politisch engagiert, und das vor allem als Schriftsteller. Da ich vorhin aber von Defiziten sprach: Die Erfolge in dieser Hinsicht sind bescheiden. Mit der Feder lässt sich nicht so viel ausrichten. Ich habe das politische Engagement immer als meine Pflicht als Bürger verstanden. Trotzdem bin ich überzeugt, dass man sich immer der anderen Seite öffnen muss, gerade auch jetzt, da China Gastland der Buchmesse ist. Man muss mit den Chinesen in einen kulturellen Dialog treten, wie schwierig das auch sein mag, in Sachen Menschenrechten und Meinungsfreiheit. Umgekehrt müssen wir trotzdem einige wenige Grenzen ziehen, um bestimmte Werte, die wir als universal anerkennen, nicht zur Disposition zu stellen: die Gleichheit von allen Bürgern, die Gleichstellung von Mann und Frau, die Religionsfreiheit usw.

 

In vielen ihrer Bücher sprechen Sie davon, Grenzen zu überschreiten, zu dehnen. Soll man die Chinesen in Frankfurt einfach gewähren lassen? Muss man sie nicht immer wieder mit ihren Defiziten konfrontieren?