WEBGIORNALE  23-25  Ottobre  2009

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Diritti e valori: i confini dell’Europa. Le strade dell’integrazione e della pace  1

2.       Ue, più garanzie per chi ha diritto all’asilo  2

3.       Un nuovo binario per l'immigrazione  2

4.       Informazione, all'Europarlamento bocciate le risoluzioni sul caso Italia  2

5.       Tre nodi per l'Ue. La solidarietà come criterio guida per scioglierli 3

6.       Al Senato Parere favorevole in Commissione Esteri al DPR all’autonomia gestionale e finanziaria dei consolati 3

7.       Sabato 24 ottobre XI Congresso delle Acli Germania a Francoforte  4

8.       Domenica 25 ottobre è PD-day. Iscritti e no scelgono tra Bersani, Franceschini e Marino. Le primarie in Europa  5

9.       Allo scrittore Claudio Magris il più importante premio culturale tedesco  6

10.   SWR. Riunita la Commissione Europa del Cgie. Politiche giovanili per gli italiani all’estero  6

11.   Intervista di Radio Colonia all’Ambasciatore italiano a Berlino Michele Valensise  7

12.   Assia/Renania Palatinato. Alla quarta edizione il premio Pagella d’oro del Comites  7

13.   In scena a Darmstadt la fiaba per bambini “Strassilo lo spaventapasseri”  7

14.   La polizia italiana all’Oktoberfest per aiutare i colleghi tedeschi 7

15.   La rassegna "Donne e Poesia" sabato 24 ottobre a Francoforte  8

16.   A Monaco di Baviera la presentazione del libro “Mondi al limite”  8

17.   Chiarita a Stoccarda la situazione dei corsi di lingua italiana  8

18.   SWR. Accordo raggiunto per il nuovo governo di Kiel 8

19.   Eventi ed iniziative culturali a Monaco di Baviera e dintorni 9

20.   Riunito il Consiglio generale dei pugliesi nel mondo  9

21.   I  lavori della Consulta dell’emigrazione della Liguria  9

22.   Oggi l’inaugurazione del Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana  9

23.   Reporter tedesco cambia pelle. «Il razzismo in Germania esiste ancora»  10

24.   L’Afganistan torna alle ure  10

25.   Le certezze garantite dalla corte  10

26.   Il Sud travolto dalle inchieste. L'emergenza meridionale  11

27.   Per uscire dalla crisi. La vera sfida dell’Italia si chiama produttività  11

28.   Primarie del PD. L'ortodosso, il liberale, il tradizionalista  12

29.   Il posto fisso. Agenda fuori tempo  12

30.   Il posto fisso. Due voci nel gelo della steppa  12

31.   Scuola e università. Annunci ad effetto, riforme mancate  13

32.   Interventi. Neri/Cristalli: non siamo d’accordo con Chiocchetti 14

33.   Gli amici di Bersani in Germania: Per un Segretario che sappia concretizzare i sogni 14

34.   I filoni del malaffare. Il solito copione  14

35.   Epifani: governo devastante. A dicembre sciopero  14

36.   Tangentopoli è ancora qui 15

37.   Narducci (PD): Lo scudo fiscale minaccia il lavoro transfrontaliero  15

38.   La Regione Lazio istituisce l'Osservatorio contro il razzismo  16

39.   Il ministro degli Esteri incontra la Presidenza del Sinodo per l’Africa  16

40.   Abi, mutui sospesi da gennaio per le famiglie disagiate  16

41.   Lo scandalo del prof negazionista. Il rettore: "Vada a Dachau"  17

42.   «Noi, dissidenti e artisti della Ddr al crocevia della storia con la Stasi»  17

43.   Italia, il popolo dei piccoli immigrati. Sono il 10% della popolazione infantile  18

44.   Biblioteche, porte aperte agli stranieri 18

45.   Premio “Pugliesi nel Mondo”: il 24 ottobre a Bari 18

46.   Regione Veneto: riunito il Direttivo della Consulta  19

47.   Rinnovo delle cariche alla “Trevisani nel Mondo”. Giuseppe Zanini confermato per la nona volta presidente  19

 

 

1.       Silvio Berlusconi. "Es ist ein schweres Leben"  19

2.       Neue EU-Vorschläge zum Asylrecht. Wenn Europa die Flucht ergreift 20

3.       EU-Asylrecht. Gleiche Chance auf gleichen Schutz  20

4.       Reporter ohne Grenzen rügen Europa. Pressefreiheit in Gefahr. Italien verlor fünf Plätze auf Rang 49  21

5.       Gastbeitrag. EU-Asylverfahren.  Winzige Schritte statt eines großen Wurfs  21

6.       Vor dem Gipfel in Kopenhagen. Einigung im EU-Klimastreit 22

7.       Stichwahl. Kehrtwende in Afghanistan  22

8.       Leitartikel. Koloniales Gehabe  23

9.       IAEA und Iran. Kompromissvorschlag im Atomstreit mit Iran  23

10.   Obama und der Krieg in Afghanistan. Verluste an der Heimatfront 23

11.   Im Interesse der Steuerzahler. Obama kürzt Manager-Gehälter 24

12.   Schwarz-Gelb. Das Narrenschiff 24

13.   Hilfen für Kinder. Paris zahlt, Rom verlässt sich auf Oma  25

14.   Schweinegrippe. Spritze ohne Gewähr 25

15.   Post von Sigmar Gabriel. "Unsere SPD ist in einem katastrophalen Zustand"  26

16.   Quelle. Der Staat als Versager 26

17.   Bundesgerichtshof. Schutz für Hartz-IV-Empfänger 27

18.   Karlsruhe. Zweifel am Hartz-IV-Regelsatz  27

19.   Kommentar. Des Menschen Wert und Würde  27

20.   Finanzierung. Union und FDP wollen die Pflege privatisieren  28

21.   Hartz-IV-Satz für Kinder auf dem Prüfstand  28

22.   Zentralrat der Juden in Deutschland. Broder wirft seinen Hut in den Ring  28

23.   Frankfurt. Ausstellung im Jüdischen Museum zur Rückkehr der Frankfurter Schule  28

24.   Mehr Sensibilität für Europas Flüchtlingsprobleme: Kalliopi Lemos stapelt Boote am Brandenburger Tor. 29

25.   München. Es wird das Buch „Mondi al limite“ präsentiert (den 28. Oktober 2009) 29

26.   Filippo Inzaghi. Das Böse altert nicht 30

 

 

 

 

 

 

Diritti e valori: i confini dell’Europa. Le strade dell’integrazione e della pace

 

Pubblichiamo un ampio stralcio del discorso che Claudio Magris ha pronunciato domenica alla Paulskirche di Francoforte, in occasione della consegna del «Friedenspreis».

 

Magris, primo italiano a vincere il prestigioso premio per la Pace (assegnato in passato anche a Hermann Hesse, Vaclav Havel e Susan Sontag), ha ricevuto le congratulazioni del presidente Napolitano. Lo scrittore ha letto il discorso in tedesco dopo la «laudatio» pronunciata da Karl Schlögel. Alla cerimonia, che si svolge nel giorno di chiusura della Buchmesse, hanno partecipato circa mille invitati fra i quali il Nobel per la Letteratura Herta Müller.

 

A Trieste, nei grandi capannoni e cortili di una vecchia caserma abbandonata, si possono vedere, affiancati o sparsi in disordine come carcasse di mostri marini lasciati su una spiaggia dal riflusso di un maremoto, carri armati, sommergibili squarciati, cannoni anticarro, autoblinde, aeroplani dall’ala fracassata; in altri vani si allineano relitti guerreschi più piccoli, gavette sfondate, cornette telefoniche da campo strappate, bossoli, elmetti, manifesti di guerra.

Un tempo quello era il regno di un personaggio bizzarro, Diego de Henriquez, il quale aveva dedicato tutta la sua esistenza — sacrificando spietatamente a tale missione se stesso e la propria famiglia — alla raccolta di un immenso e delirante materiale bellico, al sogno di costruire, come aveva scritto, un «Museo Storico di Guerra per la pace», un «Centro per la lettura e modifica del passato e del futuro»; quell’esposizione universale della guerra avrebbe dovuto creare un orrore tale per quest’ultima da sradicarla nei cuori, creando così la pace perpetua.

Il professore poliglotta, oberato di debiti astronomici come quelli di una grande potenza militare, morì in un misterioso, forse doloso incendio nel 1974, che devastò il Museo e bruciò anche lui nella bara adattata a letto in cui egli dormiva, fra i suoi Sturmgeschütze e le sue littorine blindate. Ci fu anche un processo, che non giunse ad alcuna conclusione, perché pare stesse raccogliendo e ricopiando dei graffiti incisi sulle luride pareti di vecchi cessi pubblici vicino alla Risiera, il campo di sterminio — l’unico in Italia — che i nazisti avevano installato a Trieste; graffiti in cui alcune vittime avrebbero denunciato le complicità di alcuni personaggi dell’alta società triestina di quel tempo nella denuncia di ebrei finiti nella camera a gas. Comunque siano andate le cose, le pareti di quei vespasiani sono state imbiancate con la calce. Dopo la guerra, viene la pace, che ha pure il bianco colore del sepolcro e di tanti cuori ridotti a sepolcri imbiancati.

Non so se il febbrile collezionismo bellico di de Henriquez nascondesse, nonostante il suo certo sincero intento pacifista, una segreta, ossessiva fascinazione per la guerra. Per cercare di saperlo, occorre la letteratura, che — diceva Manzoni — non accerta i fatti, come la storia, ma cerca di immaginare come gli uomini li hanno vissuti. È per questo che da tempo convivo con l’ombra di quest’uomo, che le fiamme del suo rogo hanno proiettato anche sulla mia mente e sulla carta su cui cerco di scrivere.

Quell’ombra mi interessa forse perché è pure una grottesca parabola di uno dei tanti abbagli che insidiano la pace già nelle nostre teste prima ancora che nella realtà. Una di queste insidie è essere ossessionati dall’universalità della guerra e credere che essa sia inevitabile, inseparabile dalla vita, come nella Grande illusione di Renoir. Non dimenticherò mai il discorso di un anziano leader nord-vietnamita, ascoltato per caso molti anni fa alla televisione francese, durante il conflitto nel suo Paese. Per gli uomini della sua età, disse parlando con affabile e ferma malinconia, la vita si era quasi identificata con la guerra, combattuta in quelle terre per tanti decenni e in quel momento ancora in corso; è questo, aggiungeva, il pericolo per noi più insidioso, l’abitudine a considerare la guerra necessaria come la vita e il respiro, l’incapacità di pensare la vita senza la guerra.

Tutto congiura a farcelo credere e a cedere rassegnati a questa necessità; non a caso la letteratura occidentale inizia con un grande poema di guerra, l’ Iliade , e grandi libri sacri che fondano il mondo, come il Mahabharata e in parte l’ Antico Testamento , sono pure libri di guerra. Ma il senso della vita consiste nel resistere alle seduzioni idolatriche di ciò che si proclama fatale, nello sperare contra spem . «Was darf ich hoffen?» (che cosa posso sperare?, ndr ), si chiede Kant, dinanzi al Male radicale che si presenta vittorioso, e risponde che proprio la vista della devastazione esige che essa non sia l’unica realtà e giustifica la speranza, esperta di disperazione.

La speranza è la più grande virtù, incalza Péguy, proprio perché è così difficile — ma appunto perciò necessario — vedere come vanno le cose e sperare che ciononostante domani andranno altrimenti. Talvolta una speranza di luce balena perfino nel cuore di tenebre che sembrano definitive. Nel 1943, dal treno che lo sta portando ad Auschwitz, Aron Lieukant — il quale, a differenza di altri, è ben consapevole del suo destino — trova il modo di inviare una lettera ai figli, Berte e Simon, nella quale raccomanda loro di non bere bevande ghiacciate quando sono sudati. Rispetto a lui e ad altri come lui, a questa forza e a questa umanità indistruttibile, il Terzo Reich, che si proclamava millenario appare soltanto «una banale Medusa», come scriveva Joseph Roth, destinata alla sconfitta; non è durata mille anni, ma dodici, meno del mio scaldabagno.

C’è un’altra insidia alla pace reale, che si annida nella timorata, progressista convinzione che il progresso sia già realizzato, che la civiltà abbia vinto la barbarie e che la guerra, almeno nel nostro mondo, sia stata debellata, come la febbre gialla o il vaiolo lo sono stati dai vaccini. La guerra non si nomina, neanche quando c’è; non la si dichiara, neanche quando si gettano le bombe.

Quando la Nato — e dunque pure l’Italia — bombardava Belgrado e la Serbia, i giornali italiani, annunciando il ritiro dell’ambasciatore italiano da Belgrado, esprimevano la preoccupazione che tale misura potesse pregiudicare le buone relazioni fra la Serbia e l’Italia. Questa paura di guardare in faccia la realtà — in questo caso la guerra — aiuta l’orrore, che non si vuol vedere, a diffondersi, come un cancro di cui il malato non voglia accorgersi. Ci si vuole ingannare, in orrida buonafede. C’è un terribile aneddoto, non so se vero o falso, su Nelson: interrogato perché avesse continuato a bombardare per due ore, anche dopo che i danesi si erano arresi, la loro flotta e Copenaghen, egli avrebbe risposto: «I’m damned if I have seen it! Avevo messo il cannocchiale sull’occhio bendato». Vero o falso, l’aneddoto mostra come non si veda, non si voglia vedere la violenza. La Terza Guerra Mondiale c’è stata, anche se la maggior parte degli europei ha avuto la fortuna di non pagarne il prezzo di sangue. Venti milioni di morti dopo il 1945, più o meno; a differenza delle vittime della Seconda, pressoché ignorati e dimenticati, esposti all’ulteriore violenza dell’oblio. Indulgiamo all’illusione di vivere senza guerra, perché il Reno non è più un confine conteso con ecatombi di soldati o perché sul Carso non c’è più quella frontiera, vicina a Trieste, che era l’invalicabile Cortina di Ferro e una miccia accesa. (...) Sono altri oggi i confini che minacciano la pace, confini talora invisibili all’interno delle nostre città, fra noi e i nuovi arrivati da ogni parte del mondo, che stentiamo perfino a vedere perché, come dice la canzone di Mackie Messer, sono al buio. Nel 2000 un noto uomo politico italiano, divenuto poi Ministro della Repubblica, si recò a Lodi, in Lombardia, nel luogo in cui si doveva costruire una moschea, tirandosi dietro al guinzaglio un maiale per offendere gli immigrati musulmani che chiedevano quella moschea. Pure questo è un piccolo atto di guerra.

Ora nel mio Paese c’è una legge che viola un fondamentale principio democratico, in quanto autorizza gruppi di privati cittadini a controllare l’ordine e la sicurezza — beni certo essenziali e da difendere con fermezza — specialmente nei confronti degli immigrati.

Spero, da patriota italiano, che il mio peraltro incantevole Paese non sia, ancora una volta, all’avanguardia in senso negativo: il fascismo, dopotutto, in Europa, lo abbiamo inventato noi, anche se poi altri ci hanno ben superato nello zelo. Un nuovo populismo, oggi serpeggiante un po’ dovunque in Europa, sta creando, ha scritto Massimo Salvatori, democrazie senza democrazia. Esso è una minaccia a quest’ultima e alla pace — ogni minaccia alla democrazia è minaccia alla pace, qualsiasi forma essa assuma — e non ha nulla a che vedere col classico fascismo, termine tirato in ballo a sproposito come uno stupido ritornello.

Questo populismo è una gelatinosa totalità sociale, che distrugge alcuni valori fondamentali, ogni sentimento del lecito e dell’illecito, del rapporto tra il bene dell’individuo e il bene comune. Sentimento che non è sufficiente ma è necessario avere, per poter almeno sperare di costruire giustizia e dunque pace. Senza la prima, non c’è la seconda; l’insofferenza crescente per la legge che persegue i reati e la limitazione del potere della magistratura che li persegue esprimono il torvo sogno di una vita senza legge o con meno legge possibile, ossia di una giungla, di una condizione di bellum omnium contra omnes , in cui i forti trovino pochi ostacoli nello schiacciare i deboli. In un’intervista televisiva del 3 maggio 2003, riportata due giorni dopo sul «Corriere della Sera », il professore di filosofia Toni Negri — delle cui elucubrazioni pseudo rivoluzionarie si sono verosimilmente nutrite le Brigate Rosse sotto il cui imbecille piombo reazionario sono caduti molti rappresentanti dell’Italia migliore, quella più aperta e volta ad una società diversa e più libera — ha dichiarato pubblicamente la propria solidarietà a Berlusconi, in quanto entrambi perseguitati dalla magistratura.

Ma questi rischiano di essere discorsi soltanto morali, come se le minacce di guerra derivassero solo dall’indegnità di alcune, anche numerose, persone. La guerra è nell’aria come una minaccia o una realtà oggettiva. (...) Quest’ultima sta assumendo tanti volti; si insinua e si mimetizza nelle più diverse manifestazioni; non è solo la strage del Biafra, l’11 settembre a New York o le tonnellate di isocianato di metile a Bhopal, che hanno fatto tanti più morti. Guerra è il traffico di organi strappati a bambini assassinati a tal fine, è l’ininterrotta catena di assassinati dalla mafia per difendere il suo fatturato di grande multinazionale. Oggi la guerra è «senza limiti», come dice il capolavoro di Qiao Liang e Wang Xiangsui, un vero Clausewitz del Duemila. Dinanzi alle dimensioni mondiali di tali possibili catastrofi, l’attuale debolezza e sconnessione dell’Europa appaiono doppiamente penose e colpevoli. Solo un’Europa realmente unita, un vero Stato — naturalmente federale, decentrato — potrebbe avere la capacità (e avrebbe il dovere) di affrontare problemi che non sono più nazionali. All’Europa spetta il grandioso e arduo compito di aprirsi alle nuove culture dei nuovi europei provenienti da tutto il mondo, che vengono ad arricchirla con le loro diversità. Si tratterà di mettere in discussione noi stessi e di aprirsi al massimo dialogo possibile con altri sistemi di valori, ma tracciando le frontiere di un minimo ma preciso quantum di valori non più negoziabili, da considerare acquisiti per sempre e da rispettare come assoluti che non vengono più messi in discussione. Pochi ma netti valori, come ad esempio l’uguaglianza di diritti fra tutti i cittadini a prescindere da ogni differenza di sesso, di religione o di etnia. Ma finché l’Europa sarà ancora un’Azione parallela, la nostra realtà, come quella musiliana, sarà campata in aria. (Traduzione di Ragni Maria Gschwend)

Claudio Magris CdS 19

 

 

 

 

Ue, più garanzie per chi ha diritto all’asilo

 

BRUXELLES - La Commissione Europea ha proposto ieri delle misure per migliorare la protezione di chi ha diritto all’asilo e un’armonizzazione a livello Ue delle procedure. Si tratta in particolare di una modifica alle normative attuali, una è la direttiva sulla qualifica e sullo status delle persone bisognose di protezione internazionale, l’altra è la direttiva sulle procedure di asilo. «Le misure previste - si legge in un comunicato diffuso a Bruxelles - offrono una maggiore protezione alle vittime di persecuzioni, come richiesto dal Consiglio europeo nel patto sull’immigrazione e l’asilo». Allo stesso tempo, «le proposte dovrebbero migliorare la coerenza degli strumenti di cui l’Ue dispone in questo settore e semplificare e consolidare le norme di protezione sostanziali e procedurali in tutta l’Unione, prevenendo così le frodi e migliorando l’efficacia della procedura di asilo». Le proposte dovranno adesso superare il vaglio dei governi.

«La Commissione porta a compimento il sistema comune europeo di asilo - ha dichiarato il commissario europeo alla Giustizia, la libertà e la sicurezza Jacques Barrot - negli ultimi anni abbiamo realizzato notevoli progressi grazie all’attuazione di norme comuni, ma sussistono ancora grandi differenze tra gli Stati membri. Le nostre proposte segnano un importante passo verso norme di protezione più elevate, condizioni più eque e un sistema più coerente ed efficace».

Bruxelles vuole inoltre rendere più efficace la procedura di esame delle domande, anzitutto introducendo di un termine generale di sei mesi per ultimare le procedure di primo grado. Infine, le proposte della Commissione mirano ad assicurare l’accesso dei richiedenti asilo a un ricorso effettivo in linea con gli obblighi imposti agli Stati membri dal diritto comunitario e internazionale. Im 22

 

 

 

 

 

Un nuovo binario per l'immigrazione

 

Un gruppo trasversale di parlamentari (PdL, Pd, Udc, IdV) appare decisamente intenzionato a rimettere in moto il treno dell’integrazione. La linea su cui il treno è avviato è chiara: ai doveri, ai comportamenti virtuosi che esigiamo dagli immigrati, devono corrispondere anche meritati diritti. Riparte quindi la proposta di fare uno sconto sui tempi di attesa per ottenere la cittadinanza italiana: uno sconto riservato a quegli immigrati regolari che dimostrino di conoscere sufficientemente la nostra lingua, la vita civile e i valori costituzionali del nostro Paese. Torna sul tappeto l’idea di favorire i bambini nati in Italia o che, arrivati da piccoli, vi abbiano studiato e quindi siano qui presumibilmente bene inseriti. Di nuovo, si profila la possibilità di concedere, a certe condizioni, il voto locale anche agli immigrati non comunitari. I comunitari, romeni in primis - come si sa - godono già di questo diritto. Il vice-ministro Urso vorrebbe anche mettere un mattone nella costruzione di un Islam italiano; propone, infatti, di sottrarre l’insegnamento religioso dei bambini musulmani dall’influenza di possibili cattivi maestri per consegnarlo ad insegnanti affidabili, nelle rassicuranti mura della nostra scuola pubblica. Questo è un vagone più isolato, sia per motivi tecnici che per ragioni culturali. È difficile trovare un interlocutore unitario in un ambiente complesso e conflittuale come quello dei musulmani in Italia ed è un problema trovare oggi insegnanti adeguati. C’è poi un arroccamento difensivo da parte di una sezione del mondo cattolico. E però va detto che a simili ostacoli in alcuni Laender tedeschi una soluzione si è trovata, e che la costruzione di un Islam europeo è da tempo un’ispirazione di fondo in diversi Paesi dell’Unione.

 

Comunque, nell’insieme, tira proprio un’aria nuova nelle politiche migratorie italiane. E non solo e non tanto per i contenuti delle proposte: si tratta, infatti, di misure ampiamente sperimentate in Europa e che, seppure con diverse sfumature, sono già state presentate in passato nel Parlamento italiano. La grossa novità sta nel modo, nell’evidente unione trasversale dei proponenti. Sta nel timing, nel momento, nel clima politico in cui cadono queste proposte. La recente politica italiana si è infatti caratterizzata per un severo contrasto dell’immigrazione irregolare. È un contrasto che prevede la classica mistura di «slittamento» e «sovrapposizione» delle frontiere. Da una parte, si fa «slittare» la nostra frontiera al di fuori dei confini, in particolare attraverso il rafforzamento degli accordi con la Libia che dovrebbero bloccare la principale rotta via mare, e lo si fa anche a rischio di ledere diritti umani. Dall’altra, si «sovrappongono» alle barriere agli ingressi le barriere ai diritti: il reato di immigrazione clandestina e di permanenza irregolare, l’attestazione di regolarità per la fruizione di servizi e diritti servono a sbarrare l’accesso a prestazioni sociali e al compimento di atti civili. E anche quando - come nel caso della sanità - la nuova legge sulla sicurezza non ha annullato il divieto per medici e operatori sanitari di denunciare i pazienti non in regola con il permesso di soggiorno, la paura diffusa opera come potente dissuasore. Insomma, mentre gli ultimi provvedimenti legislativi avevano aumentato la repressione sugli irregolari, non si profilava nessun bilanciamento a favore dei regolari.

 

Anzi, troppe volte abbiamo ascoltato leader di maggioranza dichiarare di non volere che l’Italia diventasse un Paese multietnico, detto altrimenti, un Paese di immigrazione, quale peraltro l’Italia è già ed è destinata ad essere in futuro. Né sono mancate offese gratuite alle comunità immigrate, in particolare a quella musulmana. Ora il bilanciamento finalmente si profila, e il treno guidato dal gruppo politicamente trasversale appare instradato su un binario decisamente nuovo. C’è il rischio che si riveli un binario morto? In modo più o meno brusco, qualcuno sta già manovrando sugli scambi ferroviari, ma sarebbe un peccato per il Paese. In ogni caso, dovunque vada a finire, il nuovo treno costituisce un evento positivo. Dimostra sia che c’è una parte del centro-destra italiano che vuole essere europeo, alla Merkel e alla Sarkozy, sia che c’è una parte del centro-sinistra che non si limita a contrastare, ma che è disposto a collaborare per costruire.  GIOVANNA ZINCONE LS 22

 

 

 

 

Informazione, all'Europarlamento bocciate le risoluzioni sul caso Italia

 

Centrodestra e centrosinistra avevano presentato due diversi documenti

La mozione del gruppo Socialisti e Democratici non passa per tre voti. E' polemica

Un eurodeputato dell'Idv dice di aver votato no per sbaglio e chiede la rettifica. Due irlandesi avrebbero "subito pressioni ad alto livello" - dal nostro inviato MARCO MAROZZI

 

STRASBURGO - Tre deputati liberali irlandesi che si sono astenuti. Vincenzo Iovine, dell'Italia dei valori, che ha votato contro e tre ore dopo ha fatto sapere di essersi "solo sbagliato di bottone" e di aver "già fatto domanda di rettifica del suo voto alla risoluzione". Con questi voti a sorpresa, scomparsi dalla maggioranza, il Parlamento europeo ha bocciato la risoluzione sulla libertà di stampa presentata dai gruppi del centrosinistra. Il documento - firmato dai Socialisti e Democratici, i Verdi, la Sinistra unitaria del Gue, i liberali Alde a cui appartengono i voti spariti - denunciava anomalie nel sistema di informazione in Italia e accusava il governo Berlusconi di fare pressioni sui media del nsotro Paese ed europei. Il no alla risoluzione è prevalso per tre soli voti: infatti, su 686 votanti, 335 sono stati i favorevoli, 338 i contrari e 13 gli astenuti.

 

Secondo i regolamenti di Strasburgo è possibile cambiare un voto fino al giorno successivo, quindi la scelta di Iovine dovrebbe aver cambiato sponda. Per i tre irlandesi l'ultima parola è fissata alle 18, quando si riunirà il gruppo Alde: l'ex premier belga, Guy Verofstadt, primo firmatario della mozione, è furibondo. Gli irlandesi Pat "the Cope" Gallagher, Brian Crowley e Liam Aylward fino alla precedente legislatura erano nel gruppo Europa delle Nazioni con Lega ed An. Pino Arlacchi, dell'Italia dei Valori, ha detto che Gallagher e Aylward gli hanno detto di aver avuto "pressioni" ad "altissimo livello". "Dal governo irlandese", hanno specificato.

 

Poco prima era stata bocciata, con 322 voti contrari, 297 favorevoli e 25 astenuti, anche una risoluzione del centrodestra in cui si affermava che in Italia non c'è nessuna minaccia alla libertà di stampa. Al centro dell'argomentazione, le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che un mese fa ha invitato i politici italiani a non usare Strasburgo come "istanza di appello" delle decisioni nazionali. Cavallo di battaglia usato anche negli emendamenti presentati dal Ppe alla mozione degli avversari. Il centrosinistra aveva parlato di "manovra degli uomini di Berlusconi, con l'intento di coinvolgere il Capo dello Stato in uno scontro politico".

 

L'esito del voto è stato accolto da esplosioni di gioia tra i banchi del centrodestra, da cui erano partite urla e "buuuu" durante lo sgranarsi delle votazioni che sembravano a lungo favorevoli al centrosinistra.

 

L'aula di Strasburgo aveva in precedenza bocciato con una discreta maggioranza sia le risoluzioni del centrodestra sia gli undici emendamenti presentati dal Ppe al testo del centrosinistra. Inoltre, ancor più sorprendente, la bocciatura della risoluzione del centrosinistra è arrivata dopo che il Parlamento aveva approvato le singole parti del testo. A conferma dell'imprevedibilità del risultato, dopo la bocciatura del testo comune ha rischiato di passare la risoluzione presentata dal solo gruppo Alde, che ha ottenuto un clamoroso 'pareggio': 338 voti a favore, 338 contrari e 8 astenuti. Il pareggio equivale a una bocciatura.

 

Una delle ragioni del ribaltamento sulla mozione S&D-Alde-Verdi-Gue potrebbe essere il cambiar di posizione, in corso di votazioni, di alcuni dei 27 Non Iscritti, NI (i senza gruppo). Sono considerati un po' i paria del Parlamento, quasi tutti di estrema destra, con cui il Ppe ha trattato, il centrosinistra no. Sedici hanno votato con il Ppe, quattro con il centrosinistra, tre si sono astenuti come sette popolari, soprattutto dell'Udc, da De Mita a Carlo Casini. Una svolta, ammettono nello stesso Pd, potrebbe essere dovuto al fatto che la sinistra ha impedito la votazione di un emendamento orale presentato in aula dall'ungherese Jozsef Szajer. Il deputato Ppe ha denunciato pressioni sulla stampa da parte del ministro delle Finanze del governo socialista di Budapest, e chiesto di condannarle. nella risoluzione. "Perché non vi siamo due pesi e due misure". LR 21

 

 

 

 

Tre nodi per l'Ue. La solidarietà come criterio guida per scioglierli

 

È tempo di scelte politiche e di decisioni operative, fra Strasburgo e Bruxelles, e l'Europa comunitaria s'interroga, ancora una volta, sul proprio futuro. La sessione plenaria dell'Europarlamento del 19-22 ottobre, l'attività della Commissione (il cui mandato scadrà a fine mese), il Consiglio dei capi di Stato e di governo convocato per il 29 e 30 ottobre, si concentrano su tre nodi prioritari.

Il primo riguarda, ovviamente, la crisi economica e finanziaria: finora l'Ue ha coordinato gli interventi dei singoli Stati e ha aggiunto qualche risorsa propria per tamponare i guasti sociali e occupazionali dovuti alla recessione. Ma ci si rende conto che ciò non basta: le difficoltà in cui navigano le imprese, lo spettro della disoccupazione, il rischio-povertà cui sono esposte ampie fasce di popolazione, impongono un immediato colpo d'ala ai governanti e all'Ue nel suo insieme: la crisi è globale e se ne esce solamente insieme, serrando i ranghi, sostenendo le produzioni e i consumi, vigilando sui conti pubblici e definendo regole precise per i mercati dei capitali.

Il secondo aspetto riguarda il cambiamento climatico. Appare chiaro che i reiterati allarmi degli scienziati erano supportati da analisi corrette e, per i più scettici, da visibili mutamenti ambientali. I disastri cui assistiamo nei quattro angoli del mondo, l'inquinamento crescente, lo smodato sfruttamento delle risorse naturali, hanno bisogno di interventi efficaci e - anche in questo caso - di regole condivise fra paesi ricchi, paesi di recente sviluppo, nazioni in attesa (quanta attesa!) di sviluppo. A poche settimane dalla Conferenza Onu di Copenaghen, l'Ue deve decidere una posizione comune per approcciare il dopo-Kyoto e mediante la quale convincere anche Stati Uniti, Cina, India, a fare la loro parte per salvaguardare il pianeta.

Il terzo punto che impone una convergenza dei paesi aderenti concerne il Trattato di Lisbona. Salvo sorprese, a breve dovrebbe cadere, con la firma del testo da parte del presidente ceco Klaus, l'ultima resistenza che blocca il processo di ratifica. A quel punto occorrerà predisporre ogni aspetto politico e giuridico per l'entrata in vigore del Trattato, necessario per il funzionamento dell'Ue27. Bisognerà procedere con la nomina delle due principali figure introdotte a Lisbona, quella del presidente "stabile" del Consiglio Ue e quella dell'Alto rappresentante della politica estera, nonché della nuova Commissione. Inutile dire che anche in tal caso la convergenza su nomi all'altezza dei ruoli sarà un passaggio obbligato per sbloccare l'impasse.

Ecco dunque imporsi una riflessione sui criteri in base ai quali giocare l'intera partita. Se ciascuno Stato membro pensasse di condurre delle "trattative" volte al proprio esclusivo interesse, partirebbe col piede sbagliato. In un frangente tanto delicato della vicenda comunitaria, nessuno può credere di far prevalere l'interesse di una parte sul tutto. La solidarietà riemerge quale criterio-guida dell'integrazione europea. E per andare avanti, occorrerà rifarsi un'altra volta alla storia, traendo dalle origini della Comunità i motivi ispiratori per le scelte del presente. È quanto ha ricordato il cardinale Dionigi Tettamanzi l'8 ottobre durante la messa di apertura delle Giornate sociali cattoliche per l'Europa a Danzica. L'Arcivescovo di Milano ha citato la Dichiarazione di Robert Schuman del 9 maggio 1950: "L'Europa non potrà farsi in una sola volta né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto". Tettamanzi ha aggiunto: "Mi pare davvero significativa e stimolante l'espressione 'solidarietà di fatto', perché rimanda a una solidarietà che non può esaurirsi nelle intenzioni e nei sentimenti ma deve esprimersi nella concretezza del vissuto quotidiano". È esattamente di questa solidarietà, concreta, ispirata da valori alti, che l'Europa ha bisogno.

GIANNI BORSA, BRUXELLES

 

 

 

 

 

Al Senato Parere favorevole in Commissione Esteri al DPR all’autonomia gestionale e finanziaria dei consolati

 

ROMA - La Commissione Esteri del Senato della Repubblica, nella seduta del 21 ottobre, ha espresso parere favorevole (con osservazioni) allo schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente: “Regolamento di semplificazione recante norme in materia di autonomia gestionale e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari di I categoria del Ministero degli Affari Esteri”.

  Nel decreto, tra l’altro, è previsto che gli uffici all’estero possano stipulare “contratti di sponsorizzazione con soggetti pubblici o privati, imprese, associazioni, fondazioni, cittadini e in generale con qualsiasi soggetto, italiano o straniero, che non svolga attività in conflitto con l’interesse pubblico”. Così pure si prevede che gli uffici all’estero possano ricevere “donazioni e liberalità da soggetto pubblici o privati, italiani o stranieri”.

 

  E’ sulle sponsorizzazioni che si è accentrato l’interesse di alcuni membri della commissione, in particolare i senatori Pedica e Bettamio del Pd e Peterlini (Svp), mentre il senatore Micheloni (Pd) ha fatto presente come, al di là di interventi settoriali sulla rete diplomatico e consolare, quale quello in esame, manchi ancora l'istituzione di un tavolo di confronto tra Parlamento e Governo sul tema complessivo della ristrutturazione degli uffici all'estero. Ed ha ricordato che il tema della ristrutturazione è estremamente sentito presso la collettività italiana ed è stato oggetto di specifica attenzione nella riunione della Commissione continentale per l'Europa del Consiglio generale per gli italiani all'estero che si è conclusa a Barcellona il 17 ottobre.

  Il relatore Amoruso (Pdl) ha sottolineato come sia una vantaggiosa opportunità per la rete diplomatica e consolare quella di avvalersi di contratti di sponsorizzazione che consentono la realizzazione di iniziative altrimenti non possibili, quali restauri di opere d'arte ed organizzazione di eventi, e come in materia sia opportuno riconoscere uno spazio di valutazione adeguato ai responsabili locali.

  Pr il governo era presente il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi. Relativamente alle osservazioni del senatore Micheloni, ha confermato l'impegno del governo a riferire sollecitamente al Parlamento sul processo di ristrutturazione della rete diplomatica e consolare in via di elaborazione e definizione.

  Qui di seguito il testo del parere approvato dalla Commissione Esteri del Senato.

  “La Commissione, esaminato lo schema di decreto in titolo, esprime parere favorevole, osservando tuttavia che:

  1. Circa la struttura della rendicontazione, si ritiene opportuno evitare di prevedere procedure differenziate a seconda delle sedi, dal punto di vista formale, in un'ottica di semplificazione; appare inoltre importante che siano evidenziati per tutti gli uffici, al momento della chiusura del bilancio consuntivo, non solo i risultati dalla gestione finanziaria, ma anche il risultato di amministrazione che fa stato della situazione complessiva debitoria e creditoria.

  2. Per quanto riguarda le sponsorizzazioni, nella consapevolezza che si tratta di un aspetto di grande delicatezza, si ritiene opportuno non assoggettare l’accettazione della sponsorizzazione ad espressa autorizzazione ministeriale, privilegiando le valutazioni compiute dal titolare dell'ufficio in loco”. (Inform)

 

 

 

 

Sabato 24 ottobre XI Congresso delle Acli Germania a Francoforte

 

Francoforte – “Abitare il presente e servire il futuro: superare la crisi nello spirito di solidaretà”. E’ questo lo slogan, o meglio l’ambizioso programma che si propone l’XI Congresso delle Acli Germania, che si terrà sabato 24 ottobre, con inizio alle ore 10,00 presso l’Hotel Spenerhaus di Francoforte.

“A oltre 60 anni dalla loro fondazione e a piu di 50 anni di presenza in Germania le Acli sono chiamate a continuare nel ‘grande compito’, sempre attente alle cose nuove, rimanendo fedeli al futuro. Le Acli, con responsabilità e fiducia, con fatica e sofferenza – recitano gli orientamenti congressuali – devono affrontare le novità, accettandone i rischi, ma rimanendo attente  ai segni dei tempi che indicano i fermenti sociali nel percorso della storia. L’impegno che ci aspetta é quello di essere nuovamente  protagonisti per rendere protagonisti gli uomini e le donne del nostro tempo, perchè siano promossi, garantiti e tutelati i loro diritti”.

L’apertura ufficiale dei lavori sarà preceduta da un momento di spiritualità, guidato da don Pio Visentin, delegato nazionale delle Missioni italiane in Germania e Scandinavia. Quindi il via con l’elezione dell’Ufficio di Presidenza  del Congresso e delle Comissioni, subito seguita dalla relazione della presidenza uscente, dal saluto degli ospiti e dagli interventi dei delegati.

Dopo la pausa del pranzo, il pomeriggio sarà ancora ampiamente dedicato agli interventi dei delegati, per concludersi con l’approvazione dello statuto delle Acli Germania, la presentazione delle mozioni congressuali, l’elezione del nuovo Consiglio nazionale e, dopo le operazioni di scrutinio, la proclamazione degli eletti.

 

Per aiutare la comprensione di quanto bolle nel movimento e quali sono i problemi e gli orientamenti attuali nei circoli in Germania, pubblichiamo qui di seguito la mozione unica conclusiva approvata al recente IX congresso delle Acli Baviera.

 

“Premessa - Le ACLI Baviera esprimono  profondo cordoglio per  l’efferato attentato suicida di Kabul, in Afghanistan dei giorni scorsi dove hanno perso la vita sei Militari italiani, decine di civili afgani, tra cui donne e bambini, in una spirale di morte ed odio fomentato da un estremismo islamico, di natura terroristica senza precedenti. Le ACLI Baviera si uniscono al dolore delle Famiglie colpite e all’intera Nazione che piange i Suoi figli in servizio per una missione di pace in terre così lontane.

 

1) Una FAI da rilanciare - Le ACLI Baviera, attraverso i propri Delegati, riuniti, in data 19 Settembre 2009 a Monaco di Baviera  per il proprio  Congresso, richiedono alla Federazione delle ACLI internazionale un ruolo di maggiore visibilità, profilo ed incidenza. In particolare, a livello delle ACLI in Europa,  la prospettiva di intensificare i rapporti, le relazioni, lo scambio di esperienze, costituisce un arricchimento ed approfondimento di tematiche ed iniziative di profondo senso valoriale.

La FAI, nelle originarie intenzioni, proietta le ACLI nel futuro, in un abbraccio ideale con tutte le realtà in cui  l’Associazione, nel mondo, trova sbocchi e risposte adeguate a precise istanze, pur nelle diverse fertilità dei territori ove opera e diffonde messaggi di pace e solidarietà. Le ACLI Baviera, in quest’ottica, richiedono con convinzione percorsi comuni a sostegno dei Circoli e Servizi, in una rete dove le maglie s’infittiscono e non si diradano.

Le ACLI Baviera affermano la propria dimensione ed originalità europea. S’impegnano per gli ideali di cittadinanza europea e per una costituzione in Europa che, nel suo preambolo, confermi le radici cristiane dell’occidente, fondamentali  nei processi storici che  ne caratterizzano  le evoluzioni.

 

2)  Movimento e Servizi ACLI in Baviera - L’Assemblea dei Delegati del Congresso delle Acli Baviera   richiede  un impegno totale da parte degli  Organi eletti (Consiglio e Presidenza regionale) per un rilancio di contenuti e di immagine delle ACLI in Baviera. Il tesseramento ACLI costituisce un riferimento centrale della presenza sul territorio  e dell’articolazione dei Circoli. Il Congresso impegna i Servizi delle ACLI (Patronato ed ENAIP) ad una fattiva cooperazione  ai fini di aumentare le iscrizioni alle ACLI e costituzione di nuovi Circoli, rinsaldando  i legami e collaborazione con gli attuali. Il Congresso richiede  elaborazione di strategie per diffondere il Tesseramento ACLI nel prossimo quadriennio, dove la comunicazione e l’informazione assumano ruoli di centrale vitalità per l’Associazione. Inoltre i Delegati impegnano la nuova Presidenza per una sistemazione più consona alle esigenze degli Uffici di Patronato nella Pettenkoferstrasse a Monaco ed un ccoordinamento più fattivo e corrispondente all’ENAIP di Monaco di Baviera

 

3) KAB e Diocesi e Missioni Cattoliche

 - L’elezione di Papa Benedetto XVI, di origine tedesca, ha reso  alla cristianità  un Pontefice, interprete e protagonista dell’universalità della Chiesa cattolica. Le testimonianze di fede di milioni di fedeli e pellegrini a Roma e nel mondo sono la riprova, coinvolgendo anche le giovani generazioni, di come la forza e il fascino della parola di Cristo siano attuali e pilastri della storia moderna.

In coerenza con la profonda ispirazione cristiana che anima il lavoro e lo spirito di servizio delle ACLI, il Congresso impegna il Movimento ed i Servizi ad un dialogo aperto, a tutto campo, di profonda sinergia, con il KAB, Diocesi e Missioni cattoliche locali. Le ACLI  Baviera, denunciando il disagio di tante famiglie nelle nostre Collettività a cogliere il senso di un’attiva integrazione nella Chiesa locale, ragione per cui si registra un numero  crescente di abbandono della Chiesa cattolica, si impegnano per un ruolo vivificante nel cammino di fede e di testimonianza  della parola di Cristo all’interno della Chiesa. Non si tralascerà occasione per approfondire forme di costruttiva collaborazione e di contributo per una crescita socio-religiosa delle nostre Collettività, perché esistiamo per testimoniare nel mondo il progetto di Salvezza che Dio ha stabilito nel Suo Figlio. Le ACLI si distinguono per questa propria doppia natura di perseguimento  di  valori  spirituali e  civili,  impegnate,  appunto,  per   il rigenerarsi dell’Uomo nella Chiesa, per l’invocazione di una rinnovata evangelizzazione nella preghiera e per  un percorso  di critico confronto  in una società  che, per autodefinizione, è funzionale e utilitaristica.

Bisognerà che il rapporto con il  KAB sia ridefinito e ritemprato anche alla luce della nuova ristrutturazione e riorganizzazione che il KAB al suo interno  persegue. Questo è un mandato che il Congresso affida, non solo al nuovo Consiglio regionale e alla Presidenza, ma, in una dimensione più vasta, agli organi preposti a livello federale di ACLI Germania.

 

4) Promozione umana e sociale - Le ACLI, che nel mondo dell’associazionismo cattolico e non,  ribadiscono  il proprio carisma democratico e profondamente laicale perché profondamente cristiane, riunite in congresso, impegnano  il Movimento ed i Servizi  nella testimonianza della Parola nel mondo del lavoro, assieme alla famiglia, considerato come luogo privilegiato  della  comunità  per l’affermazione dei valori di giustizia, solidarietà e dignità umana.

Preminente rimane per le ACLI Baviera  la problematica del lavoro che in una società sempre più telematizzata e globalizzante  comprime ed accelera i ritmi di produzione, che per alcuni potrebbe rappresentare l’approdo entusiasta alla modernità, ma per le ACLI significa un’erosione continua alla dignità del lavoratore e dei suoi diritti, soprattutto in questo momento di crisi. Proprio in questi frangenti è necessario esaltare il valore del lavoro come collante delle società moderne. La crisi che assume aspetti anche valoriali e tra le nuove generazioni diffonde chimere di facili guadagni votati al dio denaro, superficialità nei costumi, conflitti di interesse, politica consumata nella corruzione, impone un colpo di reni e la proclamazione di essenze irrinunciabili contenute nel messaggio evangelico.

Inoltre il rispetto e la conservazione della domenica, giorno di riposo dedicato a Dio alla Famiglia e al Prossimo, rimane per le ACLI un punto fermo, inequivocabile.

 

5) Carta del Cittadino - Le ACLI Baviera riunite in congresso impegnano il  Movimento e  i Servizi  per una convinta profusione di mezzi ed energie al fine di sensibilizzare le Collettività e sollecitare le Istituzioni preposte per sollecitare, rivalutare la partecipazione compiuta delle nostre Collettività alla vita socio-politica del Paese di accoglienza, anche tramite l’acquisizione della doppia cittadinanza.  

Le   ACLI  Baviera  s’impegnano per promuovere  il ruolo  della  politica    e dell’impegno sociale, anche a livello comunale.

In ogni caso, dove sono presenti i nostri Circoli, questi principi rappresentano il salto di qualità e momenti di profilo del nostro lavoro sul territorio, contando, per il futuro, che ben più numerosi Esponenti delle ACLI possano apportare un contributo di Idee ed azione nei rispettivi Consigli Comunali.

Le ACLI Baviera rinnovano la loro fiducia ai processi di unificazione europea. La strada maestra da percorrere insieme ad altri Movimenti cattolici dei lavoratori in Europa è la solidarietà, ma anche una coraggiosa creatività di soggetti e situazioni che fornisca sempre orizzonti più vasti d’intervento. Fondamentale rimane l’incentivazione del volontariato come risorsa imprescindibile dell’associazionismo. Le ACLI Baviera  sostengono l’Europa dei cittadini e della cittadinanza, sensibile  alle problematiche della famiglia, della scuola, della formazione professionale, del lavoro, dell’economia sociale, lontana dagli apparati burocratici e dagli interessi delle multinazionali.

Anche la doppia cittadinanza per gli Italiani in Germania, per cui si sono battute, rappresenta una qualificazione della nostra presenza e un’opportunità attualmente da cogliere.

 

6) Partiti, Sindacati, Associazioni e Comitati - Le ACLI Baviera si schierano per un Associazionismo che esalta il ruolo strategico di soggetti sociali, (Sindacati, Associazioni, Comitati) che riescano ad esprimere una loro capacità di  interazione, di contrattazione, di movimento e di orientamento rispetto ai grandi problemi  della presenza italiana nel mondo, un’emigrazione ormai adulta e capace di guidare il  proprio sviluppo ed articolare una propria identità.

I partiti, per intrinseca natura, marcano un limite alla mediazione e risentono di un diffuso scetticismo nei loro confronti.

Le ACLI  Baviera s’impegnano per l’unità delle lavoratrici e lavoratori, per un solido rapporto con il Sindacato e con le Associazioni.

 

Nei confronti dell’istituzione Comites, le ACLI Baviera si adoperano per un rafforzamento dei compiti e del ruolo di rappresentanza e non mancheranno, per essere, ormai da decenni, componente di riferimento nella Collettività italiana circoscrizionale, di fornire sostegno e convinta partecipazione

 

7) La  scuola e la formazione professionale, l’imprenditoria - Le ACLI Baviera  rinnovano il proprio impegno e spirito di servizio  per facilitare il  successo scolastico  dei giovani discenti italiani e denunciano l’insufficiente attenzione, anche di mezzi, per affrontare seriamente la questione da parte dello Stato italiano. Per troppi anni il reiterarsi di situazioni di disagio e d’insuccesso ripropone la necessità di un progetto d’ampio respiro e di scelte strategiche che permettano un reale salto di qualità. Le ACLI Baviera considerano l’apprendimento della lingua e cultura italiana irrinunciabile per l’equilibrio della personalità e dell’identità dei nostri giovani. Seguono con massima preoccupazione, confermati anche dalle statistiche, l’andamento e le prospettive delle frequenze ai corsi di lingua e cultura italiana che negli ultimi anni registra una presenza, nella fascia della scuola dell’obbligo, pari a circa al 20%.

Le ACLI Baviera, s’impegnano, dopo la decisione del Governo bavarese del settembre 2004 di disimpegnarsi a partire da questo anno scolastico dai  corsi di lingua e cultura italiana, di richiedere al Governo italiano di garantire dignitosamente questo servizio per il futuro, con risorse sufficienti, con adeguate competenze e supporti alla nuova generazioni di Insegnanti.

 

Le ACLI Baviera, attraverso il proprio Ente (ENAIP), perseguono il fine del miglioramento dell’offerta di formazione professionale ai nostri giovani connazionali. Per arginare l’abbandono prematuro della scuola dell’obbligo e di precoci, nonché preoccupanti forme di disoccupazioni, le ACLI Baviera solleciteranno e si renderanno disponibili per piani di recupero di formazione professionale e di organizzazione  per i corsi di sostegno per alunni in difficoltà di apprendimento.

Anche nei confronti dell’imprenditoria locale italiana è fondamentale riuscire a sviluppare forme di coinvolgimento strutturali, per essere una componente importante del profilo italiano all’estero.

 

8) Formazione quadri dirigenti  e l’impegno politico - Le ACLI Baviera impegnano il Movimento e Servizi  per una  specifica pianificazione ai fini di una costante formazione di quadri dirigenti. La nostra è un’Associazione di donne e uomini che vogliono porsi come interlocutori attivi a consapevoli del  loro ruolo nella società d’accoglienza in Germania. Ma proprio perché parte interattiva in una realtà globalizzata e globalizzante in continuo evolversi, l’aggiornamento e la formazione risultano processi e necessità ineludibili. 

 

La passione politica, per noi delle ACLI, è una  naturale espressione e dimensione della passione civile. Le ACLI Baviera non mancheranno di fornire il proprio contributo di idee ed azione nelle competizioni politiche a tutti i livelli a favore di  un cattolicesimo democratico e riformatore, per una rinnovata speranza civile, per l’affermazione del lavoro, per la difesa del patrimonio naturale, per la ricchezza delle autonomie in un federalismo compiuto, per una solidarietà vissuta, per la politica intesa come partecipazione  e servizio.

 

9) I giovani, lo sport e il tempo libero - Le ACLI  Baviera impegnano il proprio Movimento ed i Servizi ad una forte e decisa  attenzione ai giovani, alle loro attese ed esigenze. Bisognerà richiedere e liberare risorse per la costituzione a livello regionale di Gioventù Aclista, un movimento di giovani per giovani, che oltre ad una militanza attiva all’interno della Chiesa, possa organizzare lo sport ed il tempo libero e costituire la prospettiva futura dell’Associazione. L’Unione sportiva ACLI e l’ENARS, opportunamente coinvolte, potranno rappresentare  ulteriori contenitori e fertilità di programmazione.

 

10) Rapporti con le Regioni d’Italia ed Istituzioni Europee - Il Congresso impegna il Movimento delle ACLI Baviera ed i Servizi a continuare sulla strada di una fattiva collaborazione con le ACLI  Emilia-Romagna, con le quali intrattengono un rapporto di gemellaggio, ai fini di significative progettualità e di scambio di esperienze. Anche con le ACLI del Meridione d’Italia (fino a questo momento soprattutto Sicilia e recentemente Campania) le relazioni  vorranno intensificarsi  e migliorare.

Anche le progettualità che a livello europeo sono proposte rappresentano una capacità di dialogo ed interazione. A questo proposito le ACLI chiedono forme di coordinamento in Europa che permettano l’accesso a queste forme di finanziamento d’iniziative.

Le ACLI Baviera sono linfa della società civile e ritengono il loro impegno nell’ambito di un Associazionismo sempre più diffuso prioritario ed imprescindibile. Richiedono all’Amministrazione Italiana un’attenzione nel potenziamento delle strutture e dell’efficacia dei servizi. Il ruolo che la Collettività italiana saprà ritagliarsi ed i margini d’incidenza nella società tedesca d’accoglienza, con la quale bisognerà sempre più interloquire, dipendono dalla capacità e sensibilità propositiva che la realtà italiana in Baviera riuscirà ad esprimere”. (de.it.press)

 

 

 

 

 

Domenica 25 ottobre è PD-day. Iscritti e no scelgono tra Bersani, Franceschini e Marino. Le primarie in Europa

 

1 - L’appello di Carozza e Garavini (pro Bersani) agli italiani in Europa

“Domenica è PD-day: ci appelliamo a tutti gli italiani in Europa di andare a votare alle primarie e di cogliere questa grande occasione di democrazia diretta. Anche noi italiani all’estero abbiamo la possibilità di partecipare alla costruzione di un Partito che saprà vivere nel e con il territorio, che rappresenterà l’Italia migliore e che contribuirà a ridare all’Italia il ruolo di un grande Paese. Più cittadini italiani in Italia e all’estero andranno a votare più forte sarà l’alternativa reale al governo della Destra. Ogni voto è prezioso: noi chiediamo il voto per le liste “Uniti per Bersani”. La mozione Bersani, secondo noi, è la base migliore per dare gambe e cuore al Pd, per creare un partito radicato nella vita vera di tutte le generazioni, anche in Europa. Da lunedì in poi tutti noi, iscritti al Pd, lavoreremo insieme. Domenica però dobbiamo tutti prendere una decisione: in quale direzione fare andare il Pd – ognuno, con il suo voto, può contribuire a questa scelta. Pier Luigi Bersani con la sua storia e le sua esperienza di amministratore locale e regionale, di militante, di Ministro rappresenta una vera garanzia. È la persona giusta al posto giusto”. È questo l’appello di Elio Carozza, Segretario generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, e di Laura Garavini, deputata Pd eletta nella circoscrizione Europa, entrambi candidati alla lista europea “Uniti per Bersani”. De.it.press

 

2 - Narducci: perchè sostengo Franceschini

Il 25 ottobre i cittadini che si identificano o simpatizzano con il Partito Democratico sceglieranno il segretario nazionale attraverso il grande appuntamento delle Primarie, una risorsa innovativa su cui è fondata la nascita stessa del Partito Democratico. Molti altri partiti europei appartenenti all'area politica e culturale del centrosinistra - ma non solo - guardano con attenzione a questo appuntamento, ritenendo che le scelte incideranno innegabilmente sul futuro e sulle prospettive delle forze politiche social-riformiste europee.

Ho deciso di sostenere Dario Franceschini con l'ambizione di costruire anche in Europa un partito rispondente alle ragioni che ne hanno motivato la nascita e per continuare insieme questa grande avventura, iniziata due anni fa, e che oggi, con Franceschini, può entrare più decisamente  in una fase che aiuti l'Italia ad uscire dalle difficoltà che l'attanagliano.

Ho scelto di sostenere Franceschini perché - come sostiene Piero Fassino nella sua lettera per Dario “va evitato in ogni modo l'errore di trasformare l'elezione del segretario del Partito Democratico in una competizione tra ex DS ed ex Margherita”. Anche io, come Dario Franceschini, credo nell'imperativo di riappropriarci della vera identità politica del centrosinistra la cui azione riformista offra pari dignità e concorra al bene comune. Un partito che guardi al futuro, un futuro che è rappresentato dalle nuove generazioni e non dalle prossime elezioni. Un futuro in cui gli italiani all'estero possano contribuire al processo di modernizzazione del Paese.

Per questo Ti invito a partecipare a questo momento di grande espressione democratica andando a votare la lista “Democratici con Dario Franceschini” per sostenere Dario Franceschini alla segreteria nazionale.

Io sono candidato per l'Assemblea Nazionale (scheda azzurra), nel Collegio Europa 1, (Svizzera, Francia, Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, etc..)  assieme a Michele Schiavone, Barbara Revelli, Angelica Sorrentino, Fabrizio Macrì, Nella Sempio-Brignolo, Raffaele Fiore, Anna Piccirilli Santovito, Cirino Caltabiano, Anna D'Angelo, Alessandro Girardi, Antonia Pichi, Luigi Zanolli.

Mentre nel Collegio Europa 2, (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia) vi invito a sostenere gli amici Daniela Di Benedetto, Claudio Micheloni, Giovanna Circo, Rocco Di Filippo, Patrizia Anastasi, Michele Santoriello, Irene Fusco, Mario Tommasi, Giovanna Esposito, Luca Paolini, Ornella Sarti, Ernesto Vecchio.

 

Alle primarie del 25 ottobre possono votare tutti i cittadini italiani residenti all'estero iscritti all'Aire. Hanno diritto di voto anche i cittadini temporaneamente all'estero. Rientrano in tale categoria anche i militari in missione, il personale del corpo diplomatico e consolare, gli studenti Erasmus, i ricercatori universitari all'estero.

Il voto si può esprimere in due modi: - presso i seggi appositamente istituiti come in Italia (per avere notizie sulla dislocazione dei seggi consultare il sito www.partitodemocratico.it cliccando “speciale primarie “);  - attraverso il voto online possono votare online coloro che alla data del 25 ottobre abbiano compiuto sedici anni di età e che si siano registrati sul sito entro le ore 24.00 di venerdì 23 ottobre 2009. Il voto online si potrà effettuare dalle ore 22 del 24 ottobre alle ore 20 del 25 ottobre (ora italiana).

 

3 - Riccardo Spezia (Comitato per Marino): le nostre liste di appoggio

Sono state presentate le liste in appoggio alla candidatura di Ignazio Marino come segretario nazionale del PD anche in Europa. Nei due collegi in cui è diviso il continente è stato scelto di candidare come capoliste due giovani donne, Beatrice Biagini per l’Europa Sud-Occidentale e Simona Milio per l’Europa Nord-Orientale, provenienti da esperienze nuove e diverse di immigrazione, o meglio di mobilità come dovrebbe essere onestamente vista l’immigrazione nell’Europa del 2000.

“Rispetto dei militanti, ricambio della dirigenza, attenzione ai diritti civili, proposte serie per lavoro e precariato.” Ci dice Beatrice Biagini, 34 anni, candidata alle elezioni politiche in Europa nel 2008, operatrice culturale, che continua “Un progetto culturale di rinnovamento del nostro partito e la creazione di un'alternativa credibile per il governo del paese.  Io sostengo Ignazio Marino perchè credo nel valore della politica. Credo nella laicità come rispetto e attenzione ai diritti di tutti. Credo nel Partito Democratico e vorrei che gli italiani avessero un'alternativa in cui investire le loro speranze. Credo che si possa cambiare l'Italia. E sostengo Marino perché la sua proposta e la sua esperienza sono le più credibili e trasparenti”. Attenta ai temi economici e del Welfare è Simona Milio, 34 anni anche lei, di origini siciliane, vive a Londra dove si occupa dei fondi strutturali europei e di come attrarre investimenti diretti esteri. Insegna Welfare e politiche sociali e ha pubblicato diversi studi sullo sviluppo economico del mezzogiorno e sul ruolo della classe politica in Italia sull’economia.

Diversità di esperienze e sensibilità anche per Stefano Malvolti, da Zurigo, e Davide Pernice, da Bruxelles, secondi nelle due liste europee per Marino.

"Ho scelto di candidarmi a sostegno della mozione di Ignazio Marino perché si tratta di una occasione unica per una svolta veramente progressista per il paese e per il PD. Per l'Italia, perché sostenere, senza incertezze, un programma che riporti concetti quali quelli di Coraggio, Merito, Apertura, Libertà e Protezione al centro della proposta politca rappresenta la necessaria discontinuità con un presente che umilia il nostro paese e i suoi cittadini. Per il PD perché proporre la definzione delle priorità programmatiche e la scelta dei gruppi dirigenti attraverso un meccanismo partecipativo rappresenta un cambiamento nel modo e nel metodo di fare politica altrettanto necessario.", dichiara Stefano Malvolti,  40 anni, spezzino, in Svizzera da 8 anni dopo averne passati 3 a Bruxelles.

E da Bruxelles, Davide Pernice, romano di 34 anni: "Ho scelto di sostenere Ignazio Marino alle primarie del 25 ottobre perché penso che ciò che è mancato al Pd in questi due anni di vita è un metodo di lavoro, fondato su pochi ma chiari obiettivi: un assetto federale del partito fondato sul protagonismo dei circoli e non delle correnti; una sensibilità politica votata al bipolarismo e all'alternanza di governo, affinché gli elettori siano chiamati a votare una coalizione che si candida al governo del Paese; un approccio ai temi della politica che sia fondato sull'esercizio della laicità quale metodo di confronto aperto e scelta. "

Il 25 ottobre si potrà votare in Europa nei tanti seggi allestiti, a Londra, Berlino, Parigi, Bruxelles, Ginevra, Zurigo, Madrid, solo per fare alcuni esempi, o anche on-line, previa registrazione entro il 23 ottobre sul sito http://votoestero.partitodemocratico.it/P0_WELCOME.aspx. (de.it.press)

 

 

 

 

Allo scrittore Claudio Magris il più importante premio culturale tedesco

 

Francoforte - Dopo Umberto Eco, ecco un altro importante riconoscimento in Germania per un autore italiano. Lo scrittore e professore di germanistica Claudio Magris ha ricevuto domenica 18 ottobre il Premio per la pace dell'Associazione dei Librai tedeschi, il riconoscimento culturale più prestigioso in Germania, che gli è stato consegnato, come ogni anno, nell'ultima giornata della Fiera del Libro di Francoforte con una solenne cerimonia svoltasi nella Paulskirche, la Chiesa di San Paolo, di Francoforte, sede storica del primo parlamento tedesco nel 1848.

La premiazione, a cui hanno partecipato i più importanti politici e protagonisti del mondo della cultura, tra cui anche il Premio Nobel per la letteratura 2009 Helga Müller, è stata trasmessa in televisione in tempo reale. La laudatio è stata pronunciata dallo storico Karl Schlögel. La motivazione del premio riconosce uno scrittore che come "nessun altro si è dedicato al problema della convivenza e dell’interazione tra culture diverse". Tutto per dimostrare "quanto possa essere creativa la diversità se viene rispettata ed osservata nella sua particolarità".

L’elenco illustre dei premiati precedenti annovera Premi Nobel come Albert Schweitzer, Octavio Paz, Günter Grass, Orhan Pamuk con Vaclav Havel, Karl Jaspers, Jürgen Habermas o Susan Sonntag. La laudatio e l’allocuzione di ringraziamento offrono ogni anno impulsi per importanti dibattiti culturali e politici e riscontrano la massima attenzione in Germania.

L'Ambasciatore tedesco in Italia, Michael Steiner, che si era congratulato con il vincitore del premio già a giugno al momento della comunicazione ufficiale dell'assegnazione, era anch'egli a Francoforte domenica per rendere omaggio a Magris durante la cerimonia di conferimento del premio.

In una conversazione telefonica con Magris, l’Ambasciatore Steiner ha nuovamente posto in rilievo l’importanza del "Magris letterario che si muove tra mondi diversi e supera le frontiere". Grazie alla sua opera Steiner ha approfondito anche le proprie conoscenze sull’Italia, perché il germanista è, sempre nelle parole di Steiner, "non solo un conoscitore ispiratore della cultura mitteleuropea, un mediatore tra Germania ed Italia, ma anche un rappresentante della grandiosa Italia della cultura e dei valori che io ammiro profondamente".

Claudio Magris "si batte per un’Europa che raggiunga la propria identità non solo sotto gli aspetti economici bensì che tenga presente e rivendichi la sua tradizione e ricchezza storica e culturale", ha scritto l'Associazione dei Librai tedeschi. "È la filosofia di un umanesimo dell’individuo che viene dalla tradizione culturale mitteleuropea e che è all’altezza di quanto Claudio Magris", che ha "scoperto il mondo tramite la lignua tedesca", chiama "il nostro ironico senso per la diversità". (aise) 

 

 

 

 

 

SWR. Riunita la Commissione Europa del Cgie. Politiche giovanili per gli italiani all’estero

 

Riunita in questi giorni a Barcellona la Commissione continentale Europa e Africa del Nord del Cgie. Al centro del dibattito: nuovi flussi migratori italiani, ristrutturazioni dei servizi consolari, difficoltà dei corsi di italiano quale strumento di identificazione con il paese di origine. L’attenzione del Consiglio generale degli italiani all’estero verso le questioni giovanili è in netto aumento

Le generazioni degli emigrati all’estero sono in piena evoluzione.

Mentre l’emigrazione italiana in America latina, Stati Uniti, Canada e Australia ha ormai superato il secolo, in Europa siamo a metà strada e con questioni irrisolte.

Soprattutto nei paesi di lingua tedesca, Svizzera, Austria e Germania, il problema centrale è l’integrazione nelle società di accoglimento.

A differenza del primo ventennio (1955/75) in cui l’emigrazione sostanzialmente era principalmente maschile, instabile e pendolare, successivamente la tendenza è stata sempre più proiettata verso il ricongiungimento familiare e la stabilizzazione.

La grande ondata di rientri fu però registrata nel ’73 a causa della crisi petrolifera e della conseguente recessione congiunturale.

Allora, soprattutto la Germania favorì addirittura con dei premi fino a 200.000 marchi, il rientro volontario nei propri paesi di origine (Rotationsprinzip e freiwillige Rückkehr).

Due anni dopo si registrò una ripresa e, con la libera circolazione della Comunità Economica Europea (Cee), sempre più italiani decisero di rimanere in Svizzera e Germania, ma sempre col sogno nel cassetto di far ritorno nella terra d’origine.

Questo senso di nostalgia e di instabilità psicologica favorì involontariamente una scarsa integrazione scolastica in loco ed un forte pendolarismo dei propri figli.

Basterebbe ricordare i collegi per figli di emigrati all’estero nel Trentino e nelle Marche e le colonie estive in Veneto, Romagna, Toscana e Sicilia.

A determinare questa situazione fu il terrore della Sonderschule.

Infatti in quegli anni la presenza di alunni italiani in questo tipo di scuola era altissima. Nel solo Baden-Württemberg superava le 3.500 unità.

Una delle cause principali era la scarsa conoscenza della lingua tedesca derivante dalla non frequenza dell’asilo.

Oggi la situazione è migliorata, ma il cruccio dell’insoddisfacente successo scolastico rimane. Esso si riflette poi inevitabilmente nella scarsa presenza italiana nelle università e in posti di responsabilità nella società produttiva.

Per accostare, però, quei giovani ben inseriti nella società tedesca anche alla vita sociale e politica più italiana,e quindi agli organismi di rappresentanza consolare come i Comites, il Cgie ha realizzato l’anno scorso una serie di conferenze in diversi paesi europei ed extra europei, culminata in un grande raduno mondiale a Roma, presso la FAO.

Ma passata la festa, gabbato lu Santu!  No, non sembrerebbe da quando emerge dalla nostra intervista radio realizzata con il segretario generale del Cgie Elio Carozza, emigrato in Belgio da oltre 30 anni.

Per ascoltare, basta cliccare su questo stesso sito: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=5516328/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/1ypss0j/index.html.

Tony Màzzaro, SWR International/Sezione italiana (de.it.press)

 

 

 

 

Intervista di Radio Colonia all’Ambasciatore italiano a Berlino Michele Valensise

 

È arrivato da pochi mesi, ma già si è distinto per la sua schiettezza e apertura. Michele Valensise è il nuovo ambasciatore d'Italia a Berlino.

 

È arrivato a Berlino in un momento di grandi cambiamenti nella politica tedesca, ma è sicuro che anche col nuovo governo nulla cambierà nei rapporti con l'Italia. Lo ha dichiarato Michele Valensise, nuovo ambasciatore a Berlino, nell'intervista rilasciata ai nostri microfoni. Per quanto riguarda l'immagine negativa e piena di cliché che i media tedeschi a volte presentano degli italiani che vivono in Germania, Michele Valensise promette costante attenzione, naturalmente nel rispetto della libertà di espressione e di critica.

Ma sono soprattutto i temi della scuola e dell'integrazione degli italiani in Germania che preoccupano il nuovo ambasciatore. Da un lato Valensise chiede un maggiore impegno da parte tedesca, ma anche agli italiani in Germania, per la soluzione dei problemi in questi campi; dall'altro intende impegnarsi in prima persona, ad esempio incontrando ai primi di novembre i Comites, i comitati di rappresentanza degli italiani all'estero, i consiglieri del CGIE, il Consiglio generale degli italiani all'estero, e rappresentanti dei consolati italiani. Alla riunione parteciperà anche il sottosegretario agli affari esteri Alfredo Mantica. Michele Valensise arriva a Berlino dopo cinque anni passati all'ambasciata italiana in Brasile.

Per ascolatre l’intervista di Radio Colonia all’ambasciatore Valensise clica su

http://www.funkhauseuropa.de/audio/radio_colonia/italgermania/2009/091021_interviewvalensise1.mp3?dslSrc=/audio/radio_colonia/italgermania/2009/091021_interviewvalensise1.mp3  (prima parte) e per ascoltare la seconda parte dell’intervista su http://www.funkhauseuropa.de/audio/radio_colonia/italgermania/2009/091021_interviewvalensise2.mp3?dslSrc=/audio/radio_colonia/italgermania/2009/091021_interviewvalensise2.mp3.  (RC, de.it.press)

 

 

 

 

Assia/Renania Palatinato. Alla quarta edizione il premio Pagella d’oro del Comites

 

Francoforte - Il Consolato Generale di Francoforte e il Comites di Francoforte, composto dai rappresentanti eletti dai cittadini italiani in Assia e Renania/Palatinato, si apprestano a festeggiare la quarta edizione del premio per le migliori pagelle degli alunni italiani nelle classi finali di ogni ordine e grado della scuola tedesca.

La manifestazione si svolgerà domenica 1 Novembre alle ore 15,00 presso la Römersaal del Comune di Francoforte (al Römerberg 27).

“L’alta percentuale d’insuccesso scolastico dei figli degli emigrati italiani in Germania – scrivono nell’invito il Console Generale Min. Plen. Bernardo Carloni ed il Presidente Comites Cav. Stefano Lo Bello - è oggetto da anni di riflessioni nonché tema di convegni e congressi. Con questa iniziativa, alla quale parteciperanno, oltre alle autorità scolastiche delle due Regioni di competenza, anche numerosi rappresentanti delle istituzioni italiane, si intende incoraggiare e sostenere il percorso scolastico degli alunni italiani, nella consapevolezza che il riconoscimento pubblico dell’eccellenza può essere di stimolo e motivazione anche per i coetanei”.

La partecipazione alla manifestazione è aperta a tutti, ma per ragioni organizzative si chiede di confermare la propria presenza entro il 28 ottobre, per fax al numero 06103-604825, o per e-mail all’indirizzo comites.frankfurt@t-online.de, o per telefono al numero 06103-67709. (de.it.press)

 

 

 

In scena a Darmstadt la fiaba per bambini “Strassilo lo spaventapasseri”

 

Darmstadt. Sabato 14 novembre, alle ore 15.30 (ca. 60 min.) presso la chiesa degli Avventisti di Darmstadt (Heidelberger Str. 16, dove anche la Missione celebra la messa domenicale), ha luogo lo spettaccolo teatrale per bambini (e non solo per loro!) “Strassilo lo spaventapasseri”

È Bob, il simpatico cantastorie, a narrare la fiaba di Strassilo, un vagabondo che viene trasformato da una strega in uno spaventapasseri. Il nostro eroe si oppone con tutte le sue forze alla terribile sorte che lo vede inchiodato su una collinetta (lui così voglioso di girare e conoscere il mondo!) oramai utile solo a mettere in fuga i passeri affamati ed a proteggere il raccolto dai topi. Con l'aiuto dei suoi amici/conviventi (abitano le ampie tasche del suo pastrano) il professor Arcibaldo (un porcospino sempre dedito alla lettura di libri di scienza) e Mimì (una puzzola con la passione per il canto) ordiscono geniali piani di fuga. Si, ma come può fuggire uno spaventapasseri senza piedi e in più appeso ad un ramo? Il nostro Strassilo sembra quasi rassegnarsi al suo amaro destino, quand'ecco che qualcosa di magico accade...

Fiaba teatrale a cui fa da sfondo il mondo contadino con i suoi riti ed il suo magico rapporto con la natura. Soprattutto però uno spettacolo buffo e divertente per bambini dai tre anni in sù.

Ecco alcuni dati tecnici sullo spettacolo. Autore: Eduardo Mulone-Finnbar Ryan.

Regia: Finnbar Ryan. Scenografia: Petra Föhrenbach. Costumi/requisiti: della Compagnia. Pupazzi: Finnbar Ryan/Petra Föhrenbach. Musiche:Eduardo Mulone.

Età consigliata: dai 3 anni in poi. Durata: 45 min. ca. Tecnica utilizzata: tecnica mista di attore-burattini e musica. (de.it.press)

 

 

 

 

La polizia italiana all’Oktoberfest per aiutare i colleghi tedeschi

 

Monaco di baviera - Hanno lavorato al fianco dei colleghi tedeschi durante l'Oktoberfest i poliziotti italiani in servizio in Alto Adige che, grazie al bilinguismo e vista la presenza di molti nostri connazionali alla storica manifestazione di Monaco di Baviera, hanno portato la loro esperienza e un supporto operativo nella città tedesca.

Questo particolare servizio congiunto italo-tedesco, che ha ottenuto il riconoscimento ed il plauso delle autorità locali e dell'opinione pubblica, ha permesso di risolvere le più svariate situazioni che hanno visto coinvolti anche cittadini italiani, ad iniziare dalle risse, per finire con aggressioni e furti.

Il compito dei poliziotti italiani è stato quello di contribuire ai servizi di prevenzione e di rappresentare un utile elemento di mediazione, portando nel periodo dell'intera durata della festa al deferimento all'Autorità Giudiziaria tedesca di 118 connazionali, la maggior parte dei quali per violazione della normativa sugli stupefacenti, per reati contro il patrimonio e contro la persona, mentre altri otto sono stati arrestati per reati vari.

Gli agenti della Polizia di Stato hanno assistito anche 41 cittadini italiani divenuti vittime di reato.

L'impegno per il mantenimento dell'ordine pubblico è stato completato dai servizi di controllo operati dalla Polizia Stradale di Bolzano lungo la tratta autostradale che collega Rosenheim a Monaco di Baviera, mentre nei fine settimana della festa, nella zona della stazione ferroviaria di Monaco, hanno operato anche agenti della Polizia Ferroviaria. (aise) 

 

 

 

 

La rassegna "Donne e Poesia" sabato 24 ottobre a Francoforte

 

Francoforte - Torna la rassegna "Donne e Poesia", giunta alla sua XVIII edizione. La organizza l'associazione "Donne e Poesia Isabella Morra" e dal giornale delle italiane in Germania "Clic Donne 2000", diretto dalla giornalista Marcella Continanza. Si svolgerà sabato prossimo 24 ottobre, alle ore 15,00, presso l’Historisches Museum di Francoforte sul Meno (Saalgasse 9).

"Donne e Poesia" è la rassegna annuale di poesia italiana, nata per dare voce alle donne italiane residenti in Germania, con l’intento di valorizzare ed evidenziare la loro creatività. In questo caso, la poesia si rivela una testimonianza storica, una voce che racconta l’esperienza delle donne all’estero.

La giornata sarà introdotta da Marcella Continanza, cui si deve il progetto della rassegna. Seguirà il saluto del Console Generale Bernardo Carloni. Quindi, moderate dalla consigliera comunale e direttrice dell’asilo bilingue di Francoforte Marina Demaria, le poetesse reciteranno le loro poesie, in italiano. All'attrice Petra Fehrmann è invece affidata la lettura delle poesie in tedesco. La manifestazione sarà accompagnata dalla musica all’arpa di Merle Meyer. De.it.press

 

 

 

A Monaco di Baviera la presentazione del libro “Mondi al limite”

 

Cari amici dell'Istituto Italiano di Cultura, abbiamo il piacere di  invitarVi  alla serata letteraria con Silvia di Natale e Marina Berdini, che presenteranno il libro »Mondi al limite«. L’evento avrà luogo mercoledì 28 ottobre 2009, alle ore 19, presso l’Istituto Italiano di Cultura, Hermann-Schmid Straße 8, a Monaco di Baviera. In lingua italiana

Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con Medici senza Frontiere e la Casa Editrice Feltrinelli (Milano). Ingresso libero con prenotazione tramite la nostra pagina internet www.iicmonaco.esteri.it nella rubrica “Calendario” oppure a stampa.iicmonaco@esteri.it, oppure tel. 089 74 63 21-26.

Dalla Thailandia alla Cambogia, dalla Somalia alla Repubblica Democratica del Congo, dal Brasile alla Colombia, dal Pakistan all'Italia: nove scrittori italiani (Alessandro Baricco, Stefano Benni, Gianrico Carofiglio, Mauro Covacich, Sandrone Dazieri, Silvia Di Natale, Paolo Giordano, Antonio Pascale, Domenico Starnone) raccontano la realtà di alcune aree, in cui Medici Senza Frontiere opera, per sensibilizzare un largo pubblico sui temi della violenza urbana, della prostituzione, delle guerre, delle malattie e di tutte quelle crisi dimenticate che colpiscono le popolazioni indifese. Il volume offre un affresco di ritratti, storie, realtà dure e drammatiche, dipinti in maniera agile e "leggera", dalla variegata sensibilità degli scrittori, per la prima volta a contatto con situazioni al limite. Situazioni che cattureranno e coinvolgeranno il lettore nella complessità di quelle crisi invisibili che affliggono il cosiddetto Sud del mondo.

L'opera, edita da Feltrinelli e corredata dai disegni di Emilio Giannelli, verrà presentata da Marina Berdini, di „Medici senza frontiere“, e Silvia Di Natale, che leggerà una parte del suo racconto Il risveglio di Roxana.

Info: culturale.iicmonaco@esteri.it www.iicmonaco.esteri.it  (de.it.press)

 

 

 

 

 

Chiarita a Stoccarda la situazione dei corsi di lingua italiana

 

Dopo la segnalazione di Comites e Uil-Scuola, l’Ufficio scolastico consolare sottolinea il carattere volontario e facoltativo dei contributi per il materiale didattico

 

STOCCARDA – La Uil-Scuola del Baden Württemberg rende noto che l’Ufficio scolastico consolare di Stoccarda ha inviato una lettera di chiarimento ai genitori degli alunni dei corsi di italiano statali, regolati dalla legge 153/71, a seguito di poteste del Comites locale e della lettera di segnalazione inviata dallo stesso sindacato al console italiano della città.

Nella lettera si evidenziava come “anomala” la richiesta di contributo per materiale didattico a favore di un ente gestore privato, fatto pervenire alle famiglie dal personale della scuola, così come riscontrato – segnalava la nota al console Alessandro Giovine - nel corso delle ultime riunioni del collegio dei docenti. “Nella lettera di chiarimento – informa la Uil-Scuola - inviata a tutti i genitori degli alunni frequentanti i corsi statali, è stato ribadito il carattere volontario e facoltativo di tali versamenti”. (Inform)

 

 

 

 

SWR. Accordo raggiunto per il nuovo governo di Kiel

 

La coalizione governativa fra la CDU (democristiani) e la FDP (liberali) ha tagliato il traguardo. I negoziatori di entrambi gli schieramenti hanno firmato l´accordo che dev´essere però ratificato dai congressi straordinari dei rispettivi partiti

 

A tempo di record si sono chiuse le trattative per la formazione del futuro governo, che sarà composto dalla maggioranza espressa dalle recenti elezioni del 27 settembre scorso. Anche lo Schleswig-Holstein, il land più a nord della Germania, sarà guidato da un governo di centro-destra. Dopo ben 38 anni di opposizione i liberali potranno determinare la politica del land insieme con la CDU. Di contro la SPD dopo 21 anni è fuori gioco e passerà ad occupare i banchi dell´opposizione. La guida della futura compagine governativa sarà riaffidata a Peter Harry Cartensen, che con una ferma posizione di rottura con la SPD di Ralf Stenger aveva provocato, nello scuro mese di giugno, di fatto le elezioni anticipate. Nuovo partner sarà il capo dei liberali dello Schleswig-Holstein, Wolfgang Kubicki.

Di tre ministeri rivendicati, alla FDP ne andranno solo due: Educazione e Affari Sociali. La CDU, oltre al Ministropresidente si accaparra: Finanze, Economia, Università ed Interni. Ancora incerta è la designazione della guida del Ministero dell´Agricoltura e Ambiente. Secondo l´opposizione l´accordo di coalizione è superficiale e non contiene nessuna proposta risolutiva dei gravi problemi dell´economia, dell´occupazione, della scuola, degli investimenti e di come salvare dal fallimento la HSH-Nordbank.

Nel campo della Scuola vi è infine il pericolo di un ritorno alla reintroduzione della Hauptschule, quindi di un ritorno al vecchio sistema dei tre indirizzi: Haupt-, Realschule e Gymnasium. Attualmente esiste una Gemeinschaftsschule (elementare), una Regionalschule (media unificata Haupt- e Realschule) e i Gymnasien (licei con diversi indirizzi).

Quanto agli altri settori della politica non mancano novità ed impegni.

Finanze: restrizioni di bilancio fino al 2010. Entro il 2020 saranno ridotti 5.600 posti di lavoro. Interni e Giustizia: regole chiare per la registrazione di dati sensibili e per le intercettazioni ambientali. La polizia dovrà essere sollevata da manzioni non legate alla sicurezza. Economia: abolizione del monopolio di lotterie con l´obiettivo di favorire un maggiore introito alle casse dello Stato. Energia: graduale chiusura di centrali nucleari ed incremento di energie rinnovabvili. Elezioni: la CDU/FDP intende ridurre il numero dei parlamentari regionali dagli attuali 95 a 69.

Tony Màzzaro, SWR International/Sezione italiana (de.it.press)

 

 

 

 

Eventi ed iniziative culturali a Monaco di Baviera e dintorni

 

A Monaco di Baviera oggi venerdì 23 ottobre un incontro dedicato alla lotta alla mafia e alla corruzione in Italia è previsto alle ore 18 presso la Neuhausen Trafo (Nymphenburgerstr. 171) con Francesca Rossi. Al termine si potranno degustare prodotti di “Liberaterra”, provenienti dalle proprietà confiscate alla criminalità organizzata (ingesso 5 euro).  Sempre oggi presso l’IIC alle ore 19.30 è prevista una conferenza del professor Johannes Noll sugli acquedotti e il sistema idrico dell’antica Roma.

Appuntamenti anche a Bamberg, domenica 25 e mercoledì 28 ottobre presso il Cinema Odeon – ore 19 - con “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti e lunedì 26 ottobre con il consueto “Stammtisch italiano”, il mattino, alle ore 10, presso il Cafè Da Pia (Kleberstr. 3).

Mercoledì 28 ottobre presso l’IIC di Monaco alle ore 19 in programma la presentazione del libro “Mondi al limite” sull’esperienza di Medici di Senza Frontiere pubblicato della Feltrinelli. Sarà presente una delle autrici, Silvia Di Natale, con la responsabile dell’ufficio stampa di Msf Marina Berdini (ingresso libero).

Giovedì 29 ottobre è previsto presso la EineWeltHaus (Schwanthalerstr. 80) un seminario sull’integrazione dal punto di vista femminile dalle ore 9.30 alle 17  (http://www.muenchen.de/cms/prod2/mde/_de/rubriken/Rathaus/85_soz/04_wohnenmigration/31_interkulti/downloads/feministische_sicht.pdf ), mentre all’IIC un incontro dedicato alla formazione dei docenti si svolgerà alle ore 18. Si tratta di un appuntamento relativo al progetto Jura, sulla traduzione in ambito giuridico italo-tedesco (ingresso libero con prenotazione).

A Monaco dal 29 ottobre al 7 novembre è in calendario, infine, il Festival internazionale di cinema cubano (informazioni al sito: www.ficcu.com), mentre il 30 ottobre un Festival di musiche e danze della culture presenti in città si svolgerà alle ore 20 al Gasteig (informazioni al sito: www.music-fun-concerts.de). dip

 

 

 

 

Riunito il Consiglio generale dei pugliesi nel mondo

 

Vendola: “Uscire dal nostro recinto territoriale per tornare arricchiti delle ‘tante Puglie’ sparse per il mondo”

 

Bari - Le “tante Puglie” sparse per il mondo riunite in Consiglio regionale pugliese. I componenti del Consiglio generale dei pugliesi nel mondo sono stati accolti dal presidente del Consiglio regionale della Puglia Pietro Pepe.

  “Saluto con affetto tutti i partecipanti a questa sessione ordinaria del Consiglio generale – ha esordito Pepe – una presenza qualificata in quella che è, a tutti gli effetti, la ‘casa dei pugliesi’”.

  Pepe ha sottolineato che “scopo dell’incontro è riconoscere la dignità statutaria di autorità di garanzia all’organismo che rappresenta i pugliesi sparsi in tutti i continenti. Del resto – ha aggiunto  - sono loro i migliori ambasciatori della qualità dei nostri prodotti e della continuità delle tradizioni”. La presidenza del Consiglio regionale – ricorda una nota - si è contraddistinta nell’impegno concreto con diverse associazioni, realizzando protocolli d’intesa con i Paesi stranieri, specie l’Argentina, dove è densa la presenza di comunità pugliesi.

  Il presidente della Regione Nichi Vendola - anche presidente del Consiglio generale dei pugliesi nel mondo – ha affermato che è “necessario uscire dal nostro recinto territoriale, per tornare arricchiti delle ‘tante Puglie’ sparse per il mondo”. “Dobbiamo impegnarci – ha sottolineato Vendola   - su temi importanti come l’aiuto e la solidarietà, da parte di quanti si sono distinti nelle professioni, a tutti quei pugliesi che non ce l’hanno fatta e che oggi vivono in condizioni di indigenza”.

  All’assessore ai servizi sociali Elena Gentile è andato il plauso di Vendola e Pepe per l’impegno profuso e per la capacità di gestire e coordinare le politiche dei flussi migratori e i rapporti con le associazioni pugliesi nel mondo. “L’obiettivo – ha detto l’assessore Gentile – è rendere la nostra regione sempre più internazionale, in quest’epoca di globalizzazione”. (Inform)

 

 

 

 

I  lavori della Consulta dell’emigrazione della Liguria

 

Genova  - È cominciata mertedì la settimana dei liguri nel mondo con venti giovani discendenti degli emigrati in Sudamerica e i rappresentanti delle 45 associazioni sparse in 5 continenti. Obiettivo, ha spiegato l'assessore Enrico Vesco, "dar vita alla prima conferenza regionale dei giovani liguri all'estero e cominciare a pensare a un ricambio generazionale e magari tentare di abbassare l'età media dei nostri rappresentanti in giro per il mondo. E naturalmente anche un'occasione di aggregazione per portare i ragazzi a visitare il territorio".

Mercoledì 21 ottobre, la delegazione dei giovani discendenti liguri è stata a Savona, Albisola, nel Finalese e nell'Albenganese, giovedì nell'Imperiese con una visita a Dolceacqua e a Villa Hanbury, alla Mortola di Ventimiglia, venerdì a Portofino e nel centro storico di Genova, sabato alla Spezia e nelle Cinque Terre.

Mercoledì, nella sede della Regione Liguria, sono cominciati i lavori della Consulta dell'Emigrazione, organismo guidato dall'assessore Enrico Vesco che rappresenta i corregionali liguri all'estero, riuniti in una rete di 45 associazioni sparse in tutto il mondo.

Nei mesi scorsi, per far parlare tra di loro, a costo zero, le quarantacinque associazioni dei liguri nel mondo la Regione Liguria ha puntato sella tecnologia e su Skipe. Da Genova, la Regione ha spedito agli utenti in Argentina, Cile, Perù, Paraguay, Uruguay e altri Paesi dell'America Latina, Usa e Canada in Nord America, Sidney e Melbourne, in Australia e in diverse città europee, il kit con l'attrezzatura necessaria per usufruire del servizio: telefoni cordless, web cam e penne Usb. Con una curiosità: la presentazione e le istruzioni su come installare il software di Skype sono state scritte e fatte, anche attraverso un filmato, rigorosamente in lingua genovese, accompagnate da un messaggio video in dialetto del presidente Claudio Burlando e degli assessori Enrico Vesco e Giovanni Battista Pittaluga. E con il Coro Monte Bianco di Genova che intona "Ma se ghe pensu".

La Settimana dei liguri nel Mondo ospita anche la mostra fotografica "I liguri in Australia, la storia vissuta dei liguri emigrati in Australia dagli anni '50 ai giorni nostri".

La mostra è aperta fino al 25 ottobre al Muma - Galata Museo del Mare, Saletta dell'Arte, a Genova ed è stata realizzata dall'Associazione dei Liguri di Sidney in occasione del ventennale dell'Associazione. Al termine della rassegna tutti i materiali saranno donati alla Regione Liguria per nuove iniziative sul tema dell'emigrazione. (aise) 

 

 

 

 

Oggi l’inaugurazione del Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana

 

Il sottosegretario Mantica: “E’ il nostro tributo a tutti coloro che con la loro presenza e operosità hanno contribuito a fare amare l'Italia all'estero”

 

ROMA – Oggi venerdì 23 ottobre sarà inaugurato in forma solenne il Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana, alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, del ministro agli Affari Esteri Franco Frattini, del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi e del direttore del Complesso del Vittoriano Alessandro Nicosia.

Come spiega il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, promotore dell’iniziativa, “il Museo tende a reinserire nella storia d'Italia la storia dell’emigrazione spesso misconosciuta e considerata di serie inferiore. Non si tratterà di uno spazio dedicato a una seconda Italia, ma alla nostra italianità: non a caso sarà ospitato nel grembo del Vittoriano a testimonianza della partecipazione e del dialogo delle comunità italiane all'estero”.

Il Museo dell'emigrazione è costituito da tre sezioni principali: la prima ripercorre la nascita e lo sviluppo della grande emigrazione italiana, la seconda sezione traccia una geografia dell'emigrazione e l’ultima sarà un percorso interattivo in cui il visitatore potrà accedere ad una banca dati composta da film, canzoni e documentari inediti. Ovviamente non mancheranno gli oggetti della memoria.

“Il materiale a disposizione dei visitatori - continua Mantica - spazia dalla letteratura agli oggetti della vita quotidiana e ha richiesto un’ingente mole di lavoro: uno dei nostri obiettivi è, ad esempio, quello di raccogliere ogni testo scritto sul fenomeno migratorio nella biblioteca del Museo. Nel 2011, in occasione dell'anniversario dell'Unità d'Italia, vorremmo che questo museo diventasse itinerante e raccontasse le singole emigrazioni regionali attraverso i nostri istituti di cultura sparsi in tutto il mondo. Il fenomeno dell’emigrazione italiana - conclude il senatore Mantica - potrà essere finalmente affrontato nella sua completezza. squarciando il velo del silenzio di cui fino ad oggi è stato ricoperto: è il nostro tributo a tutti coloro la cui presenza e operosità ha contribuito a fare amare l'Italia all'estero”. (Inform)

 

 

 

 

Reporter tedesco cambia pelle. «Il razzismo in Germania esiste ancora»

 

Per 14 mesi Günter Wallraff si è finto emigrato somalo in Germania. Pronto un documentario-denuncia

 

MILANO - Un viaggio-inchiesta di oltre 6.000 km per dimostrare che il razzismo più becero è ancora onnipresente in Germania. Sarà proiettato per la prima volta nei cinema tedeschi giovedì, ma ha già scatenato una montagna di polemiche. S'intitola Schawarz auf Weiss («Nero su Bianco») ed è il documentario-denuncia di Günter Wallraff, il giornalista investigativo più famoso di Germania che ha portato a termine un lungo reportage sulle discriminazioni razziali nel paese teutonico. Sotto il falso nome di Kwami Ogonno e dopo aver dipinto il suo volto di nero, il sessantasettenne ha finto di essere un immigrato di colore originario della Somalia e ha girato in lungo e in largo le città tedesche per 14 mesi assieme al regista Pagonis Pagonakis e all'assistente Susanne Jaeger. Il film, da cui è tratto anche un libro intitolato «Aus der schönen neuen Welt» («Fuori dal mondo meraviglioso»), è un autentico pugno nello stomaco per quegli intellettuali tedeschi che affermano che il razzismo in Germania è solo un brutto ricordo del passato.

NIENTE AFFITTO E NUMEROSE UMILIAZIONI – Come dimostrano le immagini, girate con una telecamera nascosta, molti tedeschi non hanno timore a dimostrare il proprio razzismo. Ad esempio quando il finto immigrato somalo arriva in un campeggio e chiede uno spazio per montare la sua tenda: il guardiano lo allontana dichiarando tranquillamente che il colore della sua pelle è un problema e perciò non gli può assegnare uno spazio all'interno del camping. Stessa situazione quando cerca di affittare un appartamento: molti proprietari, chi esplicitamente, chi giustificandosi con futili motivi, gli negano la possibilità di vivere in una casa. Quando invece va alle feste di paese, molte persone, anche di giovane età, si rifiutano di bere la birra sulla panchina dove lui è seduto. Inoltre molti tedeschi con cui parla, lo chiamano continuamente «negro». Infine il finto somalo rischia di essere picchiato da un gruppo di hooligan che provengono dalla Germania orientale.

DISCRIMINAZIONE LEGATA ALLO STATUS SOCIALE - Una delle realtà che Wallraff denuncia nel suo film è che la discriminazione razziale è strettamente legata allo status sociale. Ad esempio quando Kwami Ogonno va in giro senza indossare la giacca, portando solo un sacchetto di plastica in mano e parlando un tedesco stentato, è di solito trattato come un emarginato. Invece se indossa vestiti eleganti e parla un tedesco senza accento, è trattato con la massima cortesia. «Con questo personaggio ho tentato di dimostrare come il razzismo sia ancora presente nella vita quotidiana» dichiara il giornalista al sito di Der Spiegel. «Quando tu sei nero - afferma il giornalista sessantasettenne in uno dei pochi commenti presenti nel film - le persone si soffermano sempre e solo sul colore della tua pelle e non pensano a che persona sei». Dello stesso avviso il regista Pagonis Pagonakis che al sito di Deutsche Welledichiara: «Dopo 14 mesi ho compreso che il razzismo è ovunque. Parlo del razzismo di tutto i giorni. Se sei nero tu non riesci a trovare né un appartamento dove vivere né un lavoro per sostenerti. Ti siedi al bar e subito incontri qualcuno che ti chiama senza problemi "negro"».

CRITICHE - Nonostante il suo lavoro certosino, Wallraff che negli ultimi 30 anni ha condotto in Germania decine di inchieste scottanti, ha ricevuto numerose critiche, anche dalla comunità tedesca di colore. Secondo quest'ultima, il film affronta il problema della discriminazione razziale, ma il giornalista non ha intervistato nessun uomo di colore che potesse raccontare la sua versione. «Come spesso accade – taglia corto Tahir Della, portavoce dell’associazione "Initiative of Black People in Germany" (ISD) – qualcuno sta parlando di noi senza parlare con noi». Dello stesso avviso alcuni membri della comunità nera che sottolineano come negli ultimi 25 anni sono cambiate, in meglio, tante cose in Germania: «Siamo felici che questo film parli di razzismo - sottolinea lo scrittore e musicista Noah Sow - ma i gruppi che difendono le minoranze nere fanno la stessa cosa da oltre 25 anni». Wallraff è anche accusato di sfruttare il problema del razzismo per aumentare la sua fama: «Scimmiotta le minoranze represse e in cambio riceve soldi, fama e rispetto».

Francesco Tortora CdS 22

 

 

 

L’Afganistan torna alle ure

 

Karzai ha accettato. Il rivale Abdullah Abdullah pure. La comunità internazionale si congratula e gli afghani non si capacitano. “Perché dobbiamo tornare a votare? Perché ancora? Chi ci dice che non ci saranno brogli questa volta e i nostri voti non verranno sprecati?”, ci dice Hamid, che fa l’autista e che lo scorso agosto ha votato. Sono in molti a pensarla così, quello che gli afghani faticano a comprendere è che il ballottaggio che è stato deciso dopo che la Commissione Reclami ha invalidato un milione di voti, serve più all’occidente che agli afghani, per donare un po’ di credibilità della politica di Karzai.

Nessuno però si illude che elezioni in due settimane saranno un’impresa facile: stampare le schede, portale tra valli e montagne, allestire i seggi, far venire gli osservatori, risistemare gli hangar della commissione elettorale ancora piena delle vecchie schede, convincere la gente ad andare a votare, riportare le schede a Kabul. Insomma si ricomincia da capo, senza nessuna garanzia. A Karzai fa comodo accettare, ormai conosce il sistema, può contare sul voto delle alleanze che ha stretto con signori della guerra e i trafficanti, assorbire i voti del quarto candidato, Ashraf Ghani, ex ministro delle Finanze, che più o meno aveva il suo stesso background etnico.

Il tagico Abdullah, invece, prenderà i voti di quelli a cui non piace Karzai, la gente del nord e dell’est, ma ancora non abbastanza da poter far si che prevarichi. Queste elezioni serviranno solo a dare più legittimità a Karzai. Sempre che, ed è quello che la comunità internazionale auspica, non si raggiunga un accordo prima, con un governo di unità nazionale, dove Karzai resti presidente con qualche potere in meno e Abdullah entri nell’esecutivo come premier o ruolo simile con qualche mansione in più. Intanto un passo avanti comunque è stato fatto, che entrambi accettino di tornare al voto, significa anche che Abdullah, che per primo ha gridato al broglio dopo le elezioni del 20 agosto, in qualche modo, crede ancora nel processo elettorale. E Karzai si mostra disponibile ad un passo indietro anche perché in questo momento tutta la questione afghana è paralizzata. L’invio di nuove truppe, di aiuti economici, il normale svolgimento delle questioni interne, sono tutte in attesa di poter capire come procedere.

“Chiedo che si colga questa opportunità (il ballottaggio) per far fare un passo avanti al paese, sfortunatamente le elezioni sono state diffamanti, il risultato che ne è uscito non è in grado di garantire legittimità”, ha detto Karzai, senza esprimere una parola di rimpianto per le irregolarità commesse, affiancato dal sottosegretario americano Kerry e al’inviato delle Nazioni Unite che ha promesso tutto l’aiuto possibile e l’assistenza che già è stata fornita per il primo turno.

Nodo centrale resta quello della sicurezza, saranno i soldati afghani sostenuti da quelli della Nato a dover garantire che il pericolo sia quanto meno accettabile per gli elettori, lo scorso agosto, i talebani intenzionati a sabotare le elezioni lanciarono decine di attacchi, tagliarono nasi e orecchie, dimostrarono di avere il controllo su buona parte del territorio. “Abbiamo sul campo le forze necessarie per aiutare e garantire la sicurezza del secondo turno delle elezioni, a sostegno delle forze nazionali afghane”, ha detto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen.  L’Italia dal canto suo ha già dato la disponibilità a rinviare il ritorno dei 400 soldati in più che erano giunti per seguire le elezioni scorse.

Barbara Schiavulli, IM 21

 

 

 

Le certezze garantite dalla corte

 

Il lodo Alfano è ormai consegnato agli archivi del diritto, come la sentenza costituzionale che ne ha decretato i funerali. Ma a leggere le 34 pagine di questa decisione, c’è un punto su cui la Consulta batte come un chiodo: la regola formale s’impone su quella sostanziale, la norma scritta è più potente di quella applicata nel nostro vissuto quotidiano. Così, il presidente del Consiglio resta un primus inter pares, benché le leggi elettorali lo abbiano trasformato in un sovrano. Così, le immunità della politica sono esclusivamente quelle scolpite sulla Carta, benché la politica a sua volta ne estenda sempre più il perimetro per proteggersi dalle incursioni giudiziarie. Così, più in generale, le garanzie costituzionali rimangono intangibili per la maggioranza di governo, benché la maggioranza vi contrapponga il consenso del popolo sovrano.

 

Potremmo salutarla come una buona novella, una parola chiara nel buio delle Gazzette ufficiali. Non è così, o forse è così soltanto in questo caso. Perché la stessa Corte, pur sancendo il primato della regola scritta, ha dovuto ammettere al contempo l’esistenza della regola non scritta. Perché questo doppio registro normativo innesca una perenne fonte di tensione, oltre che d’incertezza circa la soglia fra il lecito e l’illecito. E perché infine l’incertezza non tocca unicamente gli equilibri tra i poteri dello Stato. Non si limita ad opporre legittimità a legittimità, di qua il governo, di là i custodi del governo. No, ci riguarda tutti, avvolge la nostra esperienza come un guanto.

 

Le prove? Alzi la mano chi non ha mai incontrato un medico, un avvocato, un artigiano che alla fine della giostra non gli abbia sottoposto la scelta fra due prezzi: uno con fattura, uno (più basso) senza. Chi non si è mai messo in coda davanti a uno sportello sentendosi poi dire che in quell’ufficio la procedura era diversa rispetto all’ufficio dirimpetto. Chi non è mai inciampato su normative schizofreniche viaggiando su e giù lungo la Penisola. Chi non ha un conoscente assunto per chiamata diretta, quando la regola costituzionale imporrebbe la prova del concorso. Chi non ha mai partecipato a una riunione fra condomini dove l’uno oppone all’altro una diversa regola legale, ambedue vigenti, ambedue infine scalzate da una terza regola forgiata dalla prassi.

 

Da qui un fattore d’inflazione normativa, perché la norma non scritta si somma a quella scritta, ne fa le veci in particolari circostanze, a seconda degli umori individuali. Ma da qui - per paradosso - anche un vuoto normativo, perché in altre circostanze le due norme s’elidono a vicenda. D’altronde è paradossale pure la condizione dei cittadini che in buona fede vorrebbero obbedire ai precetti del diritto, e che loro malgrado rischiano invece di violarlo. Come quel bambino cui mamma e papà, per il suo compleanno, regalano due paia di scarpe nuove. Lui indossa le scarpe comprate dalla mamma, e subito dopo patisce il rimbrotto del papà: «Non ti farò mai più un regalo, dato che non hai messo le mie scarpe». Ecco, noi tutti abbiamo solo un paio di piedi. Se la disapplicazione della legge, ovvero la sua distorta applicazione, diventa essa stessa legge vincolante, se insomma genera un altro paio di scarpe normative, nel dubbio finiremo per camminare a piedi nudi. Senza scarpe, senza regole per il nostro viaggio. MICHELE AINIS LS 21

 

 

 

 

 

Il Sud travolto dalle inchieste. L'emergenza meridionale

 

L’inchiesta che coinvolge l’ex ministro della giustizia Clemente Mastella, alcuni suoi familiari ed esponenti dell’Udeur è l’ultimo tassello che si aggiunge alle affollatissime cronache politico- giudiziarie campane. Ha scioccato tutti il caso di Castellammare di Stabia: il camorrista con tessera del Pd che ha ammazzato un consigliere comunale del suo stesso partito. Poi c’è stata la sconsolata intervista ( Corriere , 20 ottobre), di fatto una dichiarazione di impotenza, di Enrico Morando, commissario straordinario del Partito democratico in Campania. Mentre, a pochi giorni ormai dalle primarie del Pd, si discute se sospenderle o no in Campania, date le condizioni in cui versa il partito (come dimostrano i tesseramenti gonfiati dalle lotte di corrente). Una débâcle per il Pd in una regione nella quale la sinistra è dominante da decenni. Si aggiunga, per completare il quadro campano, che anche a destra, nelle fila dell’opposizione, non se la passano bene. Come mostra il conflitto, interno al Pdl, sulla candidatura alle regionali di Nicola Cosentino, a sua volta coinvolto in un’indagine per presunte relazioni con la camorra.

 

Premesso che l’unico modo per salvaguardare un minimo di civiltà è tenersi abbarbicati alla presunzione di non colpevolezza per qualunque indagato, resta che i discorsi che si sentono fare sanno di vecchio. Si può continuare a guardare il dito anziché la luna e raccontarsi che il problema sono le «infiltrazioni » criminali nei partiti o il clientelismo dei politici. Ma significa prendersi in giro. I partiti, organizzati o no, pesanti o leggeri, sono strutture che si adattano all’ambiente. L’ambiente è il Paradiso? I partiti saranno composti da angeli. L’ambiente è l’inferno? Prevarranno i diavoli. L’ambiente chiede sostegno al mercato? E’ ciò che i partiti daranno. L’ambiente chiede spesa pubblica e clientelismo? I partiti soddisferanno la richiesta.

 

Non è dai partiti ma dalla società che dovrebbe partire la bonifica. Il problema (che sta mettendo a rischio l’unità stessa del Paese) della Campania, come di vaste zone del Sud, è che non c’è più da decenni un progetto plausibile per lo sviluppo nel Mezzogiorno. Non ce l’ha la destra come non ce l’ha la sinistra. A meno che non si dica che il progetto per il Mezzogiorno sia il federalismo fiscale (si può immaginare l’effetto catartico del federalismo fiscale su Castellammare di Stabia). O la banca del Sud. O i piani per una «Lega Sud» (che sarebbe anche una buona idea ma solo se il suo slogan fosse «mettiamoci a fare denaro», ossia impegnamoci per lo sviluppo, anziché «dateci i denari»).

 

Forse sarebbe il caso di convenire che in ampie zone del Sud (non in tutte, certo) mancano attualmente le condizioni minime che rendono praticabile la democrazia locale (comunale, provinciale, forse anche regionale) e che un commissariamento centrale si rende, per quelle zone, e per molti anni, indispensabile. In modo da coordinare interamente dal centro sia la guerra alle organizzazioni criminali sia l’imposizione (per lo più, contro le classi dirigenti locali) di progetti di sviluppo. Occorrerebbe un accordo di ferro fra maggioranza e opposizione. Siccome quell’accordo non si può fare, continueremo ad ascoltare impotenti le notizie che arrivano dalla Campania e da altre zone del Sud lamentando le solite infiltrazioni, la solita corruzione, il solito clientelismo.

Angelo Panebianco CdS 22

 

 

 

 

 

Per uscire dalla crisi. La vera sfida dell’Italia si chiama produttività

 

Nel Consiglio Europeo dei ministri dell’Economia tenutosi ieri a Lussemburgo si sono registrate due importanti convergenze, la prima sul consolidamento delle finanze pubbliche degli Stati membri, la seconda sulla creazione dell’Autorità europea di vigilanza antirischi finanziari che apre la strada all’avvio del negoziato nell’Europarlamento.

Il consolidamento delle finanze pubbliche rappresenta il ritorno al rispetto del patto europeo di stabilità, vale a dire a disavanzi pubblici inferiori al 3% del Pil e a debiti pubblici in riduzione rispetto al Pil. Con esso si attuerebbe la prima condizione necessaria per l’uscita dalla crisi finanziaria, per la cosiddetta exit strategy. La seconda condizione, non menzionata dal Consiglio perché di competenza della Banca Centrale Europea, è l’adozione di misure monetarie e creditizie restrittive che peraltro si può presumere saranno gradualmente adottate insieme ai consolidamenti fiscali.

Il consolidamento delle finanze pubbliche potrà avvenire solo quando le previsioni della Commissione Europea confermeranno che una ripresa si sta rafforzando autoalimentandosi da sola. Il Consiglio tuttavia indica che esso possa avvenire nel 2011 per la generalità dei Paesi e prima di tale data per alcuni Paesi.

Questa indicazione del Consiglio è importante perché rinvia al 2011 l’adozione di misure di bilancio restrittive, consentendo di fatto che le politiche di bilancio espansive adottate possano continuare a sostenere la domanda sino a quando la crisi sarà superata. La ripresa resta fragile e non è ancora il tempo di ritirare il sostegno all’economia e al settore finanziario assicurato dai governi.

In questo scenario i margini di libertà offerti alle politiche di bilancio attuate nel nostro Paese rimangono quelli limitati esistenti, dato lo stato precario dei nostri conti pubblici e l’elevato e crescente debito pubblico. Non si può criticare il nostro ministro dell’Economia di essersi fatto carico della situazione a rischio dei nostri conti pubblici, concentrando le risorse disponibili a favore delle situazioni più disagiate.

I vincoli esistenti possono essere attenuati solo mediante riforme capaci di ridurre strutturalmente la spesa pubblica corrente e l’imposizione sulle imprese e sul lavoro con la concreta adozione del federalismo fiscale, con le riforme della spesa sociale, dalla previdenza alla sanità, agli ammortizzatori sociali e con il recupero del sommerso e dell’evasione.

Un ruolo importante può essere esercitato dal rilancio della spesa per la ricerca e per le infrastrutture, nell’energia, nelle telecomunicazioni e nei trasporti, anche attraverso l’emissione di titoli pubblici europei posti fuori dai vincoli dei patti di stabilità e mediante l’azione coordinata delle Casse Depositi e Prestiti dei diversi Paesi europei.

Nella direzione dell’uscita dalla crisi e del riavvio dello sviluppo sono leve importanti le politiche per accrescere la flessibilità e la produttività. La strada da percorrere non è il ritorno al posto fisso. Gli autorevoli richiami devono essere intesi come un invito a ridurre l’insicurezza dei lavoratori precari e delle loro famiglie, non come un ritorno ad un passato che le trasformazioni della competizione globale hanno reso obsoleto.

I posti di lavoro si conquistano e si mantengono se si riesce a rompere il circolo vizioso della perdita di produttività del sistema. Il dibattito politico dovrebbe abbandonare le questioni irrilevanti o peggio antistoriche e concentrarsi invece sui modi per contrastare la perdita di produttività e per aumentare il prodotto ad un tasso più sostenuto di quello tendenziale. PAOLO REVIGLIO IM 21

 

 

 

 

Primarie del PD. L'ortodosso, il liberale, il tradizionalista

 

E’ andata. C’è voluto un mese di lavoro, ma alla fine abbiamo avuto le risposte di tutti e tre. Non davamo per scontato che rispondessero al questionario della Stampa.

 

Questo perché un politico ha il diritto di scegliere se, quando e a chi rispondere, così come i cittadini hanno tutto il diritto di giudicarlo in base alle sue eventuali non-risposte. Perciò, innanzitutto: grazie a tutti e tre!

 

C’è un’altra cosa che non davamo per scontata, e cioè che emergessero differenze significative fra i tre candidati. E invece alcune differenze ci sono, e si vedono a occhio nudo.

 

Differenze politiche, innanzitutto. Solo Marino è a favore dell’abolizione del valore legale della laurea e punta su una sensibile riduzione delle tasse. E ancora solo Marino ha una posizione netta sul testamento biologico, rigorosamente imperniata sulla volontà del malato. Solo Franceschini dice in modo chiaro ed esplicito che punterebbe su un aumento dei posti in carcere. Solo Marino vorrebbe il salario minimo fissato per legge e uguale su tutto il territorio nazionale, Bersani e Franceschini non lo vorrebbero per legge ma «per via di contratto». Solo Bersani e Franceschini dicono chiaramente che sono contrari alle adozioni da parte di coppie omosessuali, e ancora solo Bersani e Franceschini dicono esplicitamente che le intercettazioni non sono troppe.

 

Le differenze sono così tante che viene da chiedersi: ma c’è anche qualcosa su cui i tre candidati alla segreteria del Pd sono d’accordo ? Sì, ma non è moltissimo. Su 12 domande, sono solo due quelle che hanno ricevuto la medesima risposta: sì al voto agli immigrati, no alla separazione delle carriere dei magistrati. Ce ne sono poi altre due, sulle pensioni e sul nucleare, in cui Marino e Franceschini sono d’accordo (sì all'aumento dell’età pensionabile, no assoluto al nucleare), mentre Bersani preferisce aggirare la domanda. Su tutto il resto le opinioni divergono, come il lettore può constatare confrontando le risposte riportate qui accanto. Se avessi a disposizione una sola parola per segnalare le differenze fra i tre candidati li definirei l'ortodosso (Bersani), il liberale (Marino), il tradizionalista (Franceschini).

 

Ma la scoperta più interessante, almeno per me, non è stata di contenuto, bensì di stile. I tempi di attesa, per cominciare: Marino ha mandato le sue risposte per primo, poi è arrivato Franceschini, infine - giusto in tempo - sono arrivate le risposte di Bersani. E poi, cosa ben più informativa, il modo in cui i tre candidati hanno «preso» l’idea del questionario, in particolare la circostanza che la maggior parte delle domande fossero a risposte chiuse.

 

Franceschini è stato il solo ad accettare il questionario per quello che è: uno strumento imperfetto per capire, all’ingrosso, le posizioni dei vari candidati. Bersani e Marino no, per loro la gabbia del questionario era troppo stretta. È accaduto così che il questionario di Franceschini contenesse 11 riposte «secche» (senza precisazioni) su 12, quello di Marino 4, quello di Bersani 3. Quanto alle risposte che, in un modo o nell’altro, finiscono per eludere la domanda, io non ne ho trovata nessuna in Franceschini, ne ho trovate 3 in Marino, almeno 4 in Bersani. Ma naturalmente il lettore può essere di diverso avviso, e trovare schematiche le risposte di Franceschini, profonde e articolate le riflessioni di Marino e Bersani, riportate integralmente qui a fianco.

 

Quel che posso aggiungere, a titolo assolutamente personale, è che la lettura del questionario ha modificato la mia immagine dei tre candidati come personaggi pubblici. Sapevo che Bersani era un politico, ma non mi ero reso conto che fosse così politico nel linguaggio e nelle risposte. Quanto a Marino, che erroneamente supponevo un po’ inesperto, ho scoperto che è già diventato un politico a tutti gli effetti. L'esatto opposto di Franceschini, che ho sempre immaginato come un politico navigato, e che oggi invece - dopo aver letto le risposte al questionario - scopro semplice e quasi indifeso, senza la corazza delle precisazioni e dei distinguo. Insomma, non so se lo sceglierei come segretario del Pd, ma almeno credo di aver capito quello che pensa. LUCA RICOLFI LS 22

 

 

 

 

 

Il posto fisso. Agenda fuori tempo

 

A scanso di equivoci va detto subito: ne avremmo volentieri fatto a meno. L’animata discussione che nelle ultime 48 ore si è aperta sugli innegabili vantaggi del posto fisso (contrapposto all’aleatorietà del mercato) e che ha coinvolto, con toni anche appassionati, il capo e i ministri del governo di centrodestra, i principali esponenti dell’opposizione e i leader delle organizzazioni di rappresentanza, appare del tutto fuori tempo rispetto alla lenta evoluzione della crisi. L’impressione che un comune cittadino ne ricava è quella di avere a che fare con agende improvvisate che servono di più ad «emozionare » gli elettorati che a delineare convinte strategie di governo. Quasi che la logica del talk show dettasse le regole.

È bene che la politica si occupi del popolo, organizzi il monitoraggio della società, si chieda se gli elettori paghino o no le tasse, trovino oppure no lavoro, siano contenti delle nostre università o preferiscano mandare i loro figli a studiare all’estero e via di questo passo. Ma ogni idea o programma (si può dire riforma?) che viene sottoposta al vaglio dell’opinione pubblica deve poi essere tradotto in leggi, normative e istituti che migliorino l’esistente. È sacrosanto, quindi, che il governo discuta dell’occupazione e dei guasti provocati da una flessibilità corsara, ma fino a ieri la strada tracciata dal ministro Maurizio Sacconi — per altro in una logica bipartisan — prevedeva il completamento delle riforme Treu e Biagi con lo scopo di garantire la tutela del lavoro flessibile anche nei periodi di non impiego. Tutto ciò va rottamato?

L’occupazione in Italia finora ha retto grazie alla cassa integrazione, considerato a torto un ferro vecchio e che invece ci ha permesso di oltrepassare la fase più acuta della crisi. Ma attenzione: il grande freddo non è finito. Con uno di quei paradossi di cui è ricca la storia è ripartita prima l’economia di carta, simboleggiata dalle «famigerate» borse valori, e invece quella reale è ancora lì, a leccarsi le ferite. Non basta un convegno per spegnere le inquietudini dei piccoli imprenditori e artigiani, anche di quelli del Varesotto che pure hanno votato in massa i partiti di governo e si spellano le mani per Umberto Bossi. Ma quante di quelle imprese sopravvivranno al grande freddo? E si tratta di posti (fissi) che vengono cancellati da un giorno all’altro e di territori che rischiano di veder azzerata la vocazione produttiva. C’è qualche ministro disposto a dir loro la verità e invitarli a rinunciare all’atavico individualismo e aggregarsi piuttosto che morire? La crisi, poi, non mette solo a repentaglio le micro-imprese, sta anche falciando il già debole terziario italiano. Quanti sono gli Invisibili professionisti che non riescono più a mettere assieme uno stipendio decente e sono costretti però a pagare i costi di un welfare di cui non usufruiranno mai? Troppi per partecipare a un talk show. Dario Di Vico CdS 21

 

 

 

 

Il posto fisso. Due voci nel gelo della steppa

 

Stavolta Giulio Tremonti ha del tutto ragione. La sorpresa manifestata dal ministro dell’Economia di fronte al gran polverone sollevato dalla sua affermazione che «il posto fisso è un valore», è giustificata. «Non capisco i giornali - ha spiegato ieri da Lussemburgo -. Ho detto una cosa scontata: come che tra stare al caldo e stare al freddo, preferisco stare al caldo». L’esempio è perfetto.

 

Perché sostenere, con la crisi economica (e occupazionale) ancora imperversante, che il «posto fisso» è meglio di un contratto a tempo, è appunto come imprecare - persi nella steppa siberiana - sul fatto che il caldo è meglio del freddo. Una cosa scontata. E anche inutile, considerata la sua irrealizzabilità. Il caso, quindi, potrebbe essere considerato chiuso qui. Se non fosse che resta una domanda: perché una personalità come Tremonti - cui certo l’acume non fa difetto - una mattina qualunque decide di andare a un convegno di importanti banchieri a raccontare «cose scontate», se non proprio banali?

 

Fatto rimbalzare nei palazzi della politica, l’interrogativo riceve una risposta tanto vaga quanto univoca: il ministro si sta preparando. E a cosa si starebbe preparando, il ministro? Qui le opinioni divergono un po’, ma solo un po’. Secondo alcuni, starebbe scaldando i motori in vista del «dopo» (e naturalmente ci si riferisce all’unico «dopo» del quale si parla nei palazzi della politica da 15 anni a questa parte: il dopo-Berlusconi). E si starebbe preparando a questo esoterico dopo, strizzando l’occhio ai sindacati, al Pd del post-primarie, alla Lega ed alla sua base, perfino all’anima «sociale» di quella parte di An confluita nel Pdl: quasi a voler testimoniare che esiste un’altra destra, capace di fare la faccia «buona» (sul «posto fisso» e forse non solo) dopo le tante facce «cattive» mostrate dal premier. Il quale premier, però, a dimostrazione che quindici anni in politica hanno fatto anche di lui un «professionista», si è ben guardato dal dargli addosso: «Sono in totale sintonia con Tremonti», ha fatto sapere ieri. Come a dire che ora sono in due, nel gelo della steppa, a sostenere che stare al caldo è meglio che morire di freddo.

 

Noi, naturalmente, non sappiamo se Giulio Tremonti stia davvero accendendo i motori in vista di un sempre evocato «dopo». Si ha il sospetto, però, che precisamente questo sia quello che invece pensano il presidente del Consiglio e il suo vasto mondo di riferimento. Quando una settimana fa «Il Giornale» rivelò il contenuto della lettera riservata con la quale Tremonti invitava personalità selezionate ad un convegno Aspen nientemeno che su «Costruire il dopo e rinnovare la leadership del Paese», si è inteso che il coperchio stava per saltare. Molti, infatti - a torto o a ragione - hanno considerato lo scoop del quotidiano di famiglia alla stregua di una sorta di avvertimento politico: del genere di quelli fatti giungere nelle settimane precedenti a «nemici» come Dino Boffo ed Ezio Mauro, ma anche ad «amici» troppo scalpitanti, come Gianfranco Fini, al quale fu ricordata l’esistenza di un «dossier a luci rosse» (con seguito di querela).

 

E nemmeno sappiamo, in verità, se mentre scriveva la sua lettera di invito al convegno Aspen (occorre «in Italia una leadership complessiva sul piano di un consenso che non sia solo immediato e mediatico») Giulio Tremonti lo faceva sapendo di varcare un suo personalissimo Rubicone: un passo, cioè, che agli occhi del premier lo faceva rientrare a pieno titolo nel cono d’ombra dei possibili «congiurati», e dunque meritevole di sospetti e di attenzioni. Non una condizione nuova, per Tremonti, si dirà. Ed è vero. Ma forse è nuova la situazione. Il Popolo della libertà, infatti, è un ribollire di opinioni diverse circa l’opportunità di andare avanti a colpi d’ascia contro le opposizioni, i magistrati, l’informazione e compagnia cantando; la Lega reclama un clima più disteso, capace di favorire - nella seconda parte della legislatura - il varo di qualche riforma; e Fini ed i suoi seguaci non fanno mistero, e ormai da tempo, di ritenere che la rotta vada rapidamente corretta. Non proprio un quadro da calma piatta, insomma. E se in questo quadro anche Tremonti si mette a discettare della leadership futura...

 

Comunque sia, l’ovvia sensazione è quella di aver visto in scena solo il primo atto di una pièce tutt’altro che vicina alla fine. Un atto per il quale Tremonti sta facendo ora i conti con le critiche che gli piovono addosso da Confindustria e da ministri amici e con la controffensiva - magari solo provocatoria - della Cgil. Ieri Epifani è stato netto: «Considerate le dichiarazioni del ministro Tremonti e la nota diffusa dal presidente del Consiglio a proposito del valore del posto fisso, la Cgil chiede di avviare subito un tavolo di confronto...». Come a dire che se erano solo «cose scontate», se era insomma tutto uno scherzo, il ministro dell’Economia venisse a raccontarlo lì.  FEDERICO GEREMICCA LS 21

 

 

 

 

Scuola e università. Annunci ad effetto, riforme mancate

 

CHE succede delle riforme annunciate? La domanda non è peregrina, perché ormai la fretta di far sapere che, come ha detto anche di recente il premier, «si è preso il toro per le corna», è tale che individuato un tema critico si dichiara subito che sarà risolto. Il meccanismo è psicologicamente comprensibile: per troppi anni si è stati abituati a un andamento sonnacchioso nell’affrontare le criticità del nostro sistema, a limitare le prese di posizione a dichiarazioni generiche di buona volontà (si farà, si vedrà) per di più rivolte ad un generico e generale problema astratto. Adesso la gente chiede che si volti pagina e, sempre per usare una frase fatta, che si affondi il coltello nella piaga.

Tuttavia c’è da chiedersi se sia proprio sempre sano davanti ad un problema far precedere l’annuncio della sua soluzione ad un serio studio del problema medesimo. La riflessione è venuta in mente di fronte ai risultati di una ricerca del nostro giornale su cosa è successo per l’introduzione nella scuola elementare del maestro unico o maestro prevalente che dir si voglia. Si è scoperto che l’applicazione della misura, in sé molto ragionevole, ha comportato problemi pratici per la copertura complessiva delle ore, sicché alla fine ci sono classi passate da due fino a sei, sette maestri. Certo uno sarà anche “prevalente”, ma, insomma, il carosello degli altri cinque o sei non è che sia proprio nello spirito della riforma annunciata.

Il fatto è che troppo spesso l’ansia di “dare risposte ai cittadini”, sacrosanta per carità, genera poi soluzioni abborracciate che non risolvono più di tanto. L’abbiamo scritto di recente per esempio a proposito dell’introduzione ipotetica dell’ora di religione islamica: a prescindere da ogni altra considerazione, dove si troveranno dal nulla tutti questi insegnanti non integralisti, di lingua e cultura italiana, capaci però di non essere rifiutati dalle comunità a cui si indirizzano?

Senza voler essere pessimisti è la cultura del realismo che troppo spesso manca nei nostri riformatori, di destra o di sinistra che siano. La scuola e l’università sono terreni meravigliosi per verificare questa frattura fra fantasia al potere (era uno slogan del 68, ma ha avuto anche troppo successo) e situazione reale delle istituzioni che si vorrebbero riformare. Infatti la gran parte dei progetti di riforma sono stati fatti da gente che non si è minimamente posta il problema di come poi sarebbe stato possibile renderli operativi, o meglio che ha pensato, molto prima di Obama, che bastasse recitare la formuletta magica del “yes we can”.

La scuola italiana ha cambiato non sappiamo quante volte orientamenti e programmi, con il solo risultato di qualche affare per l’editoria del settore che aveva una ragione per cambiare i libri adeguandoli ai nuovi programmi ministeriali. Nessuno si preoccupava di sapere se e come si sarebbero adeguati gli insegnanti, formati ad altri orientamenti e programmi. Se è lecito, chi scrive può raccontare un episodietto accadutogli: avendo di fronte anni fa un allora esperto del ministero che voleva far insegnare anche la civiltà dei Maya nel programma di storia delle scuole medie e manifestando le sue perplessità, perché non vedeva dove i poveri professori avrebbero attinto le competenze per intervenire in maniera credibile su una materia non proprio semplice, si vide rispondere che agli insegnanti «bastava documentarsi».

Naturalmente la storia delle riforme universitarie è altrettanto piena di questi esempi. Sono dodici anni che si fanno e si disfano i curricula dei corsi di studio (Penelope con la sua tela era una dilettante al confronto dei poveretti che hanno dovuto sorbirsi queste fatiche): arriva sempre un insieme di regole astratte dal ministero e dal Cun, inspiegabili ai non addetti ai lavori, dove si mettono vincoli e paletti senza tenere minimamente conto di quale possa essere la situazione reale su cui si dovrà calare la riforma. Detto banalmente: senza pensare per esempio che per coprire corsi che non c’erano ci vorrebbero risorse nuove e che per impedire che questi nuovi carichi si sommino semplicemente con il permanere di quelli vecchi andrebbe previsto cosa fare di chi non è più rispondente ai nuovi parametri.

Non abbiamo nessuna intenzione di negare che ci siano abusi e talora autentiche malversazioni nella distribuzione delle materie, accese o spente non di rado più per interessi delle corporazioni docenti che per necessità formative degli studenti. Solo che se non si vuol creare il caos bisogna tenerne conto e individuare gli strumenti per intervenire su quelle storture concrete, non disegnare in astratto il modello del corso che si ritiene perfetto.

È anche troppo facile ricorrere alla solita immagine della montagna che partorisce il topolino, ma annunci roboanti di soluzioni che poi non diventano realtà danno solo impulso al cinismo in cui si radica il degrado del “tutto cambi perché tutto resti come prima”. Prendiamo, sempre per restare nel campo dell’università, il problema della riforma dei concorsi: è stata annunciata decine di volte negli ultimi anni, ogni volta con l’invenzione di marchingegni fantastici per impedire inquinamenti e nepotismi, e non solo non si è ancora approdati ad una soluzione legislativa, ma si continuano a bandire nuovi posti (proprio in questi giorni una nuova infornata di posti da ricercatore) senza che si sappia se questi potranno essere assegnati con norme diverse da quelle attuali che sono state svillaneggiate ampiamente.

 

Non scriviamo certo queste cose per sostenere la pessima abitudine, molto radicata in questo Paese, di considerare i problemi così aggrovigliati e insolubili che allora è meglio limitarsi, secondo il famoso motto di un personaggio del Manzoni, a «sopire e troncare, troncare e sopire». Vogliamo però dire che fare i riformatori è un mestiere arduo e che varrebbe la pena considerarlo una difficile professione e non una maschera per agitare i talk show o le conferenze stampa con qualche annuncio ad effetto.  PAOLO POMBENI IM 22

 

 

 

 

Interventi. Neri/Cristalli: non siamo d’accordo con Chiocchetti

 

 

Matteo Neri e Michele Cristalli condannano le inaudite dichiarazioni rilasciate da Maurizio Chiocchetti, responsabile del PD-Mondo, sul candidato alla segreteria del PD Pierluigi Bersani. „Siamo sconcertati per quanto affermato da Chiocchetti sul conto di Bersani. Come si fa – si chiedono Neri e Cristalli – ad accostare il nome di Bersani a quello di uno Storace e di un Alemanno, i quali non hanno mai fatto mistero delle proprie simpatie per il fascismo? Come si fa a mettere sullo stesso piano Bersani, la Lega e Berlusconi? Bersani, certo – continuano i due noti esponenti del PD della Germania –, non ha bisogno di difese né di attestati di antifascismo: tutta una vita dedicata alla causa della democrazia e dei lavoratori lo testimonia. Se la Destra adesso pretende di fare il tifo per Bersani – è il ragionamento di Neri e di Cristalli –, è perché in realtà lo teme, perché sa che un PD a guida Bersani rappresenta una seria minaccia allo strapotere di Berlusconi e dei suoi cortigiani. Sostenendo la candidatura di Bersani alla segretaria del PD, i vari Storace, Alemanno, ecc. mirano abilmente a screditarlo agli occhi dei suoi elettori. In questa trappola c’è purtroppo cascato anche Maurizio Chiocchetti.“ De.it.press

 

 

 

Gli amici di Bersani in Germania: Per un Segretario che sappia concretizzare i sogni

 

Dare un senso a questa storia: per un Segretario che sappia concretizzare i sogni.

Con le parole della canzone di Vasco Rossi, che funge da sfondo musicale alla campagna elettorale di Pierluigi Bersani, vogliamo ricordare a tutta la collettività italiana in Germania l’importante appuntamento democratico di domenica prossima, 25 ottobre 2009: le Primarie per eleggere il Segretario del Partito democratico, alle quali anche noi dall’estero possiamo partecipare, sia recandoci ai seggi preposti nelle varie città sia con il voto online: http://votoestero.partitodemocratico.it.    

Noi sostenitori della mozione Bersani in Germania vogliamo che tutti quegli stimoli e quelle preziose idee che circolano attorno al nostro Partito si traducano finalmente in un programma concreto e, soprattutto, visibile per tutte quelle persone, che deluse dalla politica dell’attuale Governo, sono in cerca di un‘alternativa seria. Una politica sensata, retta da un „consenso“ e da una persona di buon senso, come Pierluigi Bersani.

Vogliamo un Segretario che non sappia solo sognare, ma che sappia anche realizzare i sogni e vogliamo un Partito con un’identità chiara e decisa.

Per questo aiutateci anche voi a concretizzare questo „senso“: votate e fate votare Pierluigi Bersani alle Primarie.

Cristina Rizzotti (Circolo PD Stuttgart 1); Michele Cristalli (Coordinatore Circoli PD Süd-Baden); Marina Mannarini (Circolo telematico PD Le Donne); Matteo Neri (Circolo PD Amburgo); Lucia Spinello (Circolo PD Donaueschingen); Giuseppe Maggio (Circolo PD Villingen); Antonella Di Cataldo (Circolo PD Lüdenscheid); Diodora Cocca (Circolo PD Kassel); Angelo Turano (Circolo PD Metzingen); Giorgio Pomillo (Circolo PD Aschaffenburg); Fabio Angilé (Circolo PD Berlino); Santo Vitellaro (Circolo PD Hannover); Giampietro Randazzo (Circolo PD Leonberg); Maurizio Singh (Circolo telematico PD); Eligio Losito (Circolo PD Amburgo-Wilhelmsburg); Salvatore Galluzzo (Circolo PD Pforzheim). De.it.press

 

 

 

 

I filoni del malaffare. Il solito copione

 

Da Milano a Napoli - sì, di nuovo Napoli, ma senza dimenticare Bari, l’Abruzzo e la Calabria -, la grande Idra continua a divorare se stessa, e l’ondata di scandali nati dall’intreccio tra amministrazioni e imprenditorie locali non accenna a fermarsi. Dalla prima inchiesta campana, che rivelò l’anno scorso una sorta di svolta manageriale nella corruzione - con cervelli e snodi ormai fuori dei partiti, soggetti a meccanismi perfezionati e lontani da qualsiasi logica politica -, il sistema pare ormai essersi diffuso dappertutto, al Nord al Centro e al Sud, con caratteristiche simili e funzionamento purtroppo collaudato. Siamo in pratica a una «napoletanizzazione» dell’Italia: ovunque i filoni del malaffare sono la sanità e la gestione ecologica (si fa per dire) dei rifiuti, ma è soprattutto nel primo, che muove localmente masse di danaro superiori a quelle amministrate direttamente dal governo nazionale, che la malversazione si fa industria.

 

C’è ormai una specie di copione che prevede come protagonista un imprenditore ricco o arricchito, che è insieme appaltatore e appaltante, cioè partecipa alle gare ed è in grado di determinare la composizione della commissione che ne deciderà le sorti, e a seguire, ovviamente, la scelta di dirigenti e funzionari chiamati a realizzare i progetti, i necessari pacchetti di assunzioni, gli acquisti di macchinari, le verifiche, i collaudi e tutto quel che ci vuole.

 

Che poi, com’è successo in Campania, un singolo filone d’inchiesta riveli che un partito, o un ex partito che ha la sua roccaforte in un’area ristretta, come quello di Mastella, possa tenere sotto controllo nel suo territorio un intero settore ospedaliero - dal meccanismo clientelare delle assunzioni, alle promozioni di complici e comprimari, alle rimozioni di quelli che non ci stanno -, conferma, anziché smentire, la mutazione genetica che la macchina della corruzione ha subito in periferia. Dietro gli elenchi di «segnalatori» e «segnalati», di minacce mirate a far mollare i dipendenti onesti, di valutazioni e ordinazioni mutevoli secondo convenienza, e non secondo necessità, non c’è più il deprecato metodo della lottizzazione, su cui il potere a qualsiasi livello s’era retto per decenni. Non c’è neppure logica, né equilibrio, né altra regola che non quella della prepotenza e del profitto illegale, di cui è perfino intuibile che solo una minima parte è destinata alle necessità della politica.

 

Solo così si spiega come accanto al nome del maggiore fruitore politico (o «utilizzatore finale», per usare una definizione più recente), oggi Mastella, domani chissà chi, tracce grandi e piccole di benefici indirizzati ad altri leader, o ministri, o assessori, assicurino il pieno coinvolgimento di tutti o quasi tutti, destra e sinistra, maggioranza e opposizione, esponenti locali e nazionali. Come appunto a Bari, dove l’imprenditore Tarantini avviluppa nelle sue spire prima la giunta regionale di centrosinistra e poi, nientemeno, il presidente del Consiglio e leader del centrodestra. O a Napoli, dove si comincia con gli assessori della Iervolino e si finisce con Mastella, i Verdi, alcuni stretti collaboratori di Bassolino, i vertici dell’ex Forza Italia in cui è in corso da tempo una resa dei conti interna, e perfino il figlio di Di Pietro. O ancora a Milano, dove l’imprenditore che ha in mano il sistema può permettersi il lusso di gestire (e incastrare!) il potente capo della segreteria del ministro Bondi, semplicemente mettendogli tra le mani le chiavi di una Porsche.

 

Quel che invece si capisce meno, a questo punto, è come possa la politica - il governo soprattutto, ma anche qualche settore dell’opposizione - avviarsi al rinnovo di gran parte delle amministrazioni locali previsto in primavera mettendo in cantiere, nel contempo, una riforma della giustizia che per il momento in cui viene proposta, prima ancora che per i contenuti, s’annuncia assai intempestiva. Che la macchina giudiziaria non funzioni e necessiti di un cambiamento, e che il protagonismo di certi procuratori sia intollerabile, non c’è dubbio. Ma è davvero incomprensibile che invece di prendersela con gli imprenditori, o sedicenti tali, che li hanno espropriati, appaltandosi in nome di interessi esclusivi gran parte del loro potere, i politici, anche in questo momento, pensino a regolare i conti con i magistrati. La politica, prima della giustizia, dovrebbe pensare urgentemente a riformare se stessa. 

MARCELLO SORGI LS 22

 

 

 

 

Epifani: governo devastante. A dicembre sciopero

 

L’occasione è l’assemblea nazionale a Roma delle rappresentanze sindacali unitaria della Conoscenza. Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, ascolta tutti gli interventi: i precari della scuola e della ricerca, i collaboratori scolastici e gli amministrativi. Poi non fa in tempo ad avvicinarsi al microfono, che scatta l’applausometro. Epifani tocca tutte le questioni, i “guai” - spiega - in cui “siamo precipitati nel sistema Paese”, analizzando tutti i nodi del “devastante” governo. E a Berlusconi, che rilancia il taglio dell’Irap, replica: “Il primo atto da fare è ridurre le tasse ai lavoratori e pensionati. Questo impone l’equità e la condizione dei consumi”. E sulla scuola dove il malessere è sempre più crescente, il sindacato annuncia la “tabellina” delle mobilitazioni dal 7 al 21 novembre. Fino ad uno sciopero esteso a tutto il pubblico impiego in dicembre.

 

Crisi e governo “devastante”. In Italia - esordice il segretario della Cgil - ci sono «una crisi devastante e un governo che lo è altrettanto. Ha agito con fubizia - sottolinea -. Ha deciso di galleggiare perché non affronta seriamente nessuno dei grandi problemi. La questione del Mezzogiorno non la risolve il Ponte sullo stretto. Vuoi fare qualcosca per il Sud? La maggior parte dei precari della scuola sono proprio di queste regioni. E’finita forse la crisi della Borsa e della grande finanza - ha sottolinato Epifani -, mentre c’è un silenzio assordante sulla condizione vera delle persone: sono 570mila i lavoratori che hanno perso il lavoro nell’ultimo anno”. E il sindacato che aveva previsto l’enorme emorragia è stato detto di essere un “disfattista”. Per il leader della Cgil, la crisi non la si affronta con una finanziaria ordinaria. Occorrerebbe piuttosto “una tassa su tutte le transazioni finanaziarie. Per una questione di giustizia”: non è giusto che paghi chi non è responsabile della crisi.

 

La questione morale che sta dentro questa crisi - accusa Epifani - “è vergognosamente scomparsa”. Ci sono responsabilità politiche di chi sapeva e non si è posto alcun problema. Sono stati spesi miliardi di euro per sollevare le banche. “Trovo incredibile che quella montagna di debito pubblico creata per salvare le banche - ha detto Epifani - ci venga poi messa davanti quando chiederemo investimenti per la scuola, per le realtà produttive, per i giovani”.

 

Scuola e ricerca. La Cgil è pronta a mettere sul tappeto anche uno sciopero della scuola se le cose non cambieranno. «C’è un vero malessere nella scuola ha detto Epifani -. La questione dei precari è solo parzialmente risolta. Il fatto che manchino investimenti per avere scuole sicure, per il sostegno, per il tempo pieno, per avere classi meno numerose, il fatto che non si consideri la scuola e la formazione temi centrali in un periodo di crisi fanno sì che ci sia tra i lavoratori della scuola un malessere crescente. In ragione di tutto ciò la Cgil e il sindacato di categoria, la Flc, promuovono una grande manifestazione a Roma per il 21 novembre e, se non cambieranno le cose, pensano anche a uno sciopero». Per Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, i precari che restano fuori dal provvedimento di governo sono circa 100mila. Pantaleo insiste sul “flagello dei tagli” per l’istuzione tra scuola e Atenei. E annuncia l’iniziativa del 7 novembre a Roma, in piazza Navona, e in contemporanea in cento piazze d’Italia per la Conoscenza; seguiranno l’iniziativa del 19 novembre: rapporto tra ricerca e politica industriale. Fino allo sciopero di tutto il pubblico impiego in dicembre. Maristella Iervasitutti L’U 22

 

 

 

 

Tangentopoli è ancora qui

 

Soffia un vento da fine Repubblica, un clima da '92, nelle vicende di questi giorni. Si è tornati a parlare delle stragi di Falcone e Borsellino, delle trattative fra mafia e stato intorno al "papello", il mistero più oscuro all'origine della Seconda Repubblica.

 

Le cronache tornano a riempirsi di storiacce di appalti e tangenti, di sistemi politici criminali scoperchiati, di arresti eccellenti fra Napoli e Milano. È come se il muro di omertà, mascherato da ideologie, steso da un decennio sulla corruzione fosse in procinto di cadere in pezzi, rivelando l'eterna attualità della questione morale.

 

La corruzione in Italia è da sempre la vera emergenza, un fattore che condiziona la vita politica ed economica. Ma il circo di media e politica, passata la tempesta di Mani Pulite, ha finto che non esistesse più. Alimentando una fabbrica di chiacchiere generiche, appese alle nuvole e fondate sul nulla. La forza delle cose s'incarica poi di restituirci alla realtà. Alla luce delle notizie di queste ore, alcuni dei temi privilegiati dal dibattito pubblico assumono un significato grottesco. Il posto fisso è un valore o bisogna accettare la flessibilità? Nel reame di Ceppaloni il conflitto era risolto in una mirabile sintesi hegeliana. Posti fissi o mobili, progetti a termine e consulenze milionarie, erano assegnati senza distinzioni fra destra e sinistra, laureati e asini, da un unico e gigantesco ufficio di collocamento clientelare. La signora Lonardi, moglie dell'ex ministro del centrosinistra, ora europarlamentare del centrodestra, dice che le "è crollato il mondo addosso" quando ha ricevuto l'ordine dei magistrati di non rimettere piede in Campania. Si figuri, signora, com'è crollato il mondo ai giovani meridionali. A quelli ancora convinti che per trovare un lavoro occorrano studio, impegno, talento.

 

Da anni destra e sinistra discutono sulla forma del federalismo futuro. Quali funzioni potrà svolgere il meraviglioso stato federale, soluzione di ogni conflitto, quali (poche) dovranno rimanere all'orrido Stato centralista, con quali contrappesi solidali. Fingono tutti di non sapere e di non vedere che cos'è il federalismo nell'unico settore in cui è già stato realizzato: la sanità. La voce che da sola occupa i due terzi dei bilanci delle Regioni. Un'orgia di sprechi, mazzette, appalti truccati, affari sporchi fatti, non metaforicamente, sulla pelle dei cittadini. Dalla Puglia alla Lombardia, nelle regioni rosse come in quelle berlusconiane. Regni di trafficanti bipartisan come il Tarantini di Bari, che organizzava festini per il premier e dopocena per gli assessori della giunta di Vendola. In cambio di che cosa, lo diranno i magistrati. Potentati economici e politici, come la sanità lombarda, governata da quel Giancarlo Abelli sfiorato da decine di inchieste e in ultimo toccato da quella sulle bonifiche delle aree edificabili di Santa Giulia, dell'ex Falck di Sesto San Giovanni e di Pioltello, per cui è già in carcere la signora Abelli, Rosanna Gariboldi. Perché sia chiaro che i clan familisti non allignano soltanto nel Mezzogiorno.

 

Non è il "ritorno della corruzione", come titola qualche notiziario. Perché la corruzione non se n'era mai andata. Ha continuato a far parte della vita quotidiana di milioni d'italiani dopo Tangentopoli e ora forse più di prima. È forse il ritorno di un clima sociale. O ancora più probabilmente, si tratta dei morsi della crisi economica. "Quando circolano meno soldi nelle tasche, i cittadini s'indignano più facilmente" chiosava anni fa uno dei protagonisti del pool milanese, Pier Camillo Davigo. Oggi, come allora, la crisi rende insostenibile per molti imprenditori la tassa della corruzione, che si erano rassegnati a pagare. Sono loro a sollevare il coperchio, gli esclusi dagli appalti di partito, i bocciati al concorso truccato. Corrono a chiedere giustizia a una magistratura senza mezzi e sotto minaccia, forte soltanto della propria indipendenza dal potere politico, garantita dalla Costituzione. Ancora per quanto, non si sa. CURZIO MALTESE LR 22

 

 

 

Narducci (PD): Lo scudo fiscale minaccia il lavoro transfrontaliero

 

Ci risiamo! Ancora una volta una legge dello Stato italiano colpisce in modo deplorevole un rilevante numero di cittadini, poiché durante il suo iter di approvazione non sono state valutate gli effetti e le ripercussioni che avrebbe avuto su una significativa parte di popolazione.

Stiamo parlando delle lavoratrici e dei lavoratori frontalieri che quotidianamente o settimanalmente varcano il confine con la Svizzera, dove sono occupati, una forma di emigrazione antica che si perde nel tempo, con una dimensione numerica impressionante: sono più di 40 mila i frontalieri occupati in Svizzera, provenienti dalle Regioni italiane di confine, 17 mila circa dalla Provincia di Varese e 15 mila da quella di Como.

Una consistenza destinata ad accrescersi per effetto della mobilità occupazionale e delle disposizioni di legge per l'accesso al mercato del lavoro elvetico, frutto degli accordi bilaterali stipulati con l'Unione Europea e relativa introduzione della libera circolazione delle persone e alle facilitazioni in materia di permessi di residenza: si può essere frontalieri pur essendo domiciliati a Palermo, Roma, o Berlino.

La conversione del decreto legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009”, meglio nota come “Scudo fiscale” per l'emersione e il rimpatrio dei capitali esportati all'estero, ha suscitato moltissime preoccupazioni tra i lavoratori frontalieri per quanto concerne l'applicazione sia dello scudo stesso, sia per la circolare n. 43/E emanata dall'Agenzia delle entrate per “l'emersione di attività detenute all'estero”.

Lo scudo fiscale - approvato fra mille polemiche dal Parlamento italiano - pone molti interrogativi ai lavoratori frontalieri che, come accade ovunque, hanno un conto salario in una banca svizzera sul quale il datore di lavoro versa la retribuzione dovuta. Spesso il predetto conto resta acceso per custodire i risparmi messi faticosamente da parte, anche ad attività lavorativa terminata.

L'Agenzia, nell'ambito dell'azione di contrasto agli illeciti finanziari internazionali, ha inviato dunque circa 40 mila comunicazioni a contribuenti che negli ultimi cinque anni sono stati iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero.

Il questionario allegato alla comunicazione, oltre a richiamare alcuni specifici obblighi dichiarativi (redditi prodotti all'estero e soggetti in Italia all'imposta personale sul reddito o a imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e degli investimenti e delle attività finanziarie suscettibili di produrre redditi di fonte estera imponibili in Italia), reca le sanzioni previste in caso di inosservanza.

La lotta all'evasione e agli illeciti finanziari è sacrosanta ma qui non stiamo parlando di persone che hanno trovato rifugio nei paradisi fiscali, bensì di persone che per decenni hanno attraversato il confine (in molti casi in condizioni di traffico e climatiche durissime, basti pensare ai passi alpini), trovando un impiego nell'edilizia, nella costruzione di strade e tunnel, o in fabbrica. Sono cittadini che hanno regolarmente pagato le tasse in Svizzera - come disposto dagli accordi sulla doppia imposizione fiscale - ed hanno contribuito, va detto al loro merito, a sviluppare l'economia dei Paesi di confine evitando anche lo spopolamento di interi comuni. Questa distinzione è doverosa e va fatta.

Al Ministro Tremonti – valtellinese e quindi ben a conoscenza di queste problematiche – chiediamo di intervenire a fare chiarezza e ad esonerare questi lavoratori sia dallo scudo che dal monitoraggio fiscale. De.it.press

 

 

 

La Regione Lazio istituisce l'Osservatorio contro il razzismo 

 

L’Assessore Di Liegro: “Uno strumento per dare risposte concrete agli atti di violenza e al clima di intolleranza che si vanno sempre più diffondendo”

 

Roma - La Giunta Marrazzo ha approvato oggi la delibera con cui si istituisce l’Osservatorio regionale contro il Razzismo e la Discriminazione, previsto dalla legge regionale sull’immigrazione n. 10 del 2008.      

 “Con questo atto - dichiara Luigina Di Liegro, Assessore alle Politiche Sociali e delle Sicurezze della Regione Lazio – le Istituzioni si impegnano a dare una risposta concreta di contrasto al razzismo e agli episodi di violenza che sempre di più si vanno diffondendo.”

 L’Osservatorio regionale avrà compiti di monitoraggio, analisi e contrasto legale del razzismo e della discriminazione e oltre che da sarà composto da 11 membri di cui 5 nominati dal Presidente della Regione Lazio su proposta dell’Assessore alle Politiche Sociali e delle Sicurezze, gli altri 6 componenti saranno eletti tra le reti territoriali, in rappresentanza degli immigrati delle diverse province della regione (2 per la provincia di Roma e 1 per ognuna delle altre).

L’Osservatorio regionale costituisce un imprescindibile strumento di sussidiarietà e coordinamento dell’azione degli organismi e degli attori locali, al fine di rendere maggiormente efficaci e sinergiche le politiche di prevenzione  e contrasto dei fenomeni di razzismo e discriminazione in maniera omogenea, su tutto il territorio regionale.

L’Osservatorio regionale metterà a disposizione un Contact center per le segnalazione dei casi di discriminazione razziale sul territorio regionale e una Task Force multidisciplinare per fornire assistenza legale alle vittime. Potrà anche promuovere studi e ricerche.

“Con questo strumento – dichiara anche il Consigliere Anna Pizzo – si compie il percorso di attuazione della legge. Non si tratta però di un atto formale, bensì un’azione concreta che evidenzia come nell’agenda politica della Giunta Marrazzo, la lotta ad ogni tipo di discriminazione sia prioritaria.”

“Siamo convinti che un organismo come questo – conclude Di Liegro - non possa svolgere in modo efficace la sua azione restando isolato. Per questo l’Osservatorio sarà in collegamento costante con gli sportelli delle associazioni e delle reti attive sui diversi territori della regione. La lotta al razzismo si fa costruendo un tessuto sociale che non lascia passare sotto silenzio i casi di discriminazione, è pronto ad aiutare le vittime e sviluppa una cultura dell’accoglienza e del dialogo tra le culture e le fedi.” M.B., de.it.press

 

 

 

Il ministro degli Esteri incontra la Presidenza del Sinodo per l’Africa

 

Frattini: A breve l’UE approverà la proposta italiana di un’agenzia europea per il diritto di asilo e i rifugiati

 

ROMA - Pace e giustizia, diritti umani, sviluppo economico e crisi regionali come Somalia e Darfur: questi temi sono stati al centro del colloquio, alla Farnesina, tra il ministro degli Esteri Franco Frattini e la Presidenza del Sinodo per l’Africa. Un’occasione per annunciare ai vescovi africani che “a breve l’Unione Europea approverà la proposta italiana di istituire un’agenzia europea per il diritto di asilo e i rifugiati”. “Uno strumento – ha spiegato il ministro Frattini  – per “avere criteri omogenei europei di valutazione” nella gestione dei flussi dei migranti. L’agenzia, che “collocheremo in un Paese europeo preferibilmente mediterraneo” e che “avrà una rete di antenne” in altri Paesi per raccogliere informazioni e dati.

  Sul fronte degli aiuti allo sviluppo, il ministro degli Esteri ha sottolineato che bisogna “invertire la logica”, attuando una “nuova politica della responsabilità”, perchè “non possiamo più immaginare che 70 euro su 100 si perdano in corruzione e burocrazia”. Bisogna piuttosto “partire prima dai risultati” con la “persona al centro delle politiche di cooperazione”, ha spiegato Frattini, ricordando che questa strategia è stata lanciata dalla Presidenza italiana del G8 a L’Aquila e che il Canada, a cui spetterà la Presidenza nel 2010, trasformerà in “modello operativo”.

  Un impegno importante dei donatori, secondo il  titolare della Farnesina, deve essere quello della “lotta globale alla speculazione sui prezzi dei prodotti alimentari”, perché “se oscilla il prezzo del petrolio ci vanno di mezzo le imprese, ma se oscilla il prezzo del grano o del riso per le speculazioni ci vanno di mezzo i poveri”. In ogni caso, l’Africa è “un’opportunità e non un problema” ed è necessaria una partnership “tra eguali” che sia “anzitutto politica, non solo economica”. (Inform)

 

 

 

 

Abi, mutui sospesi da gennaio per le famiglie disagiate

 

Moratoria di un anno per i cassintegrati e per chi ha perso il lavoro - di ROSARIO DIMITO

 

ROMA - Prende corpo il ”piano-famiglie” dell’Abi per soccorrere quei nuclei in difficoltà nel pagamento delle rate dei mutui. Da gennaio 2010 partirà la sospensione per 12 mesi dei rimborsi a favore di famiglie che si trovano in particolari situazioni di disagio. La moratoria ai privati si aggiunge alle agevolazioni concesse a favore delle imprese. Ieri l’esecutivo dell’Associazione riunitosi a Milano - assenti Alessandro Profumo, Giuseppe Mussari, Antonio Vigni - ha dato mandato al presidente Corrado Faissola e al direttore generale Giovanni Sabatini di «avviare le azioni necessarie a coordinare ed estendere le misure già in atto a sostegno dei rapporti di credito con le famiglie in difficoltà a seguito della crisi». Il periodo di proroga è stato fissato in un anno allungando la vita del mutuo con l’aggiunta delle rate momentaneamente non pagate: la proposta originaria di Faissola era di concedere una sospensione di 18 mesi.

Dal pacchetto di agevolazioni, a seguito della presa di posizione di alcuni grandi banchieri, sarebbero stati tolti i crediti personali. L’organismo di vertice delle banche avrebbe anche definito la posizione che Faissola assumerà alla Giornata del Risparmio organizzata dall’Acri, in calendario venerdì 29 alla presenza di Giulio Tremonti e Mario Draghi. Il numero uno dell’Abi dovrebbe assumere una linea severa che metta fine ai ripetuti attacchi rivolti da mesi agli istituti e che di recente sarebbe sfociata in una lettera al premier Silvio Berlusconi. Il massimo responsabile dei banchieri dovrà ripercorrere le evoluzioni del sistema, sottolineare il carattere di imprese delle banche che da sempre non lesinano il sostegno all’economia. E soprattutto rilanciare la necessità che gli istituti abbiano finalmente delle contropartite. In particolare la richiesta che sta più a cuore riguarda la defiscalizzazione sugli accantonamenti a fronte dei crediti in sofferenza: in Italia l’esenzione si attesta solo al 27,5% ed è tra le più penalizzanti rispetto agli altri paesi europei dove si attesta al 100%. Le banche lamentano che Tremonti ha promesso durante l’assemblea Abi dell’8 luglio scorso un intervento legislativo come conseguenza dell’applicazione della moratoria a favore delle imprese: siccome la sospensione dei pagamenti al mondo produttivo viene applicata a tutto campo, ora gli istituti ritengono di dover incassare la promessa fatta. Per fine ottobre comunque Faissola dovrebbe fornire un’indicazione completa degli interventi effettuati dal sistema bancario in linea con quelli richiesti: al momento la risposta delle banche alle richieste di moratoria delle imprese supera il 90%. Il nuovo soccorso a favore delle famiglie comunque avrebbe sollevato discussioni nell’esecutivo di ieri, al punto che la decisione maturata di intervenire tiene conto di tutte le iniziative in corso da parte delle banche che da tempo autonomamente vengono incontro alle famiglie in difficoltà, dilazionando le rate dei mutui. «Queste misure su imprese e famiglie le applichiamo da molto tempo» ha tuonato uno dei banchieri più focosi, «se le moratorie dovessero trasformarsi in sofferenze, però, saremo noi a doverle gestire» ha concluso rivendicando uno spirito di servizio condiviso da molti colleghi. Al dibattito sarebbero intervenuti fra gli altri Giovanni Berneschi, Corrado Passera, Pierfrancesco Saviotti, Roberto Nicastro, Carmine Lamanda, Antonio Patuelli, Luigi Abete. Il pacchetto che Faissola e Sabatini dovranno mettere a punto confrontandosi con Associazioni dei consumatori, Governo, enti pubblici e soggetti privati riguarda quelle famiglie in difficoltà per la perdita del posto di lavoro dipendente a tempo indeterminato o per termine del contratto di lavoro dipendente a tempo determinato, parasubordinato o assimilato; cessazione dell’attività di lavoro autonomo; morte di uno dei componenti il nucleo familiare percettore del reddito di sostegno della famiglia; interventi di sostegno al reddito per la sospensione del lavoro (cig e cigs).

Il Piano famiglie punta a raggiungere tre obiettivi, spiega l’Abi: innalzare la sostenibilità finanziaria delle operazioni di credito alle famiglie, adottando una misura di sospensione dei rimborsi di mutui in essere; gestire il confronto coi principali interlocutori pubblici e privati; coordinare e comunicare efficacemente gli strumenti di incentivazione già esistenti, molti dei quali costruiti in partnership con le amministrazioni pubbliche. Nel prossimo esecutivo si definirà compiutamente il piano-famiglie in modo da farlo decollare col prossimo anno. La Popolare di Vicenza si è mossa in anticipo e da ieri aderisce formalmente all’iniziativa attuando la sospensione delle rate. IM 22

 

 

 

 

 

Lo scandalo del prof negazionista. Il rettore: "Vada a Dachau"

 

Antonio Caracciolo è docente di Filosofia del diritto. Alemanno: "Accertamenti anche sull'iscrizione a Forza Italia" - La Sapienza annuncia provvedimenti dopo l'articolo di Repubblica - La Comunità ebraica: "Solo in Italia personaggi del genere non vengono puniti" - di MARCO PASQUA

 

ROMA - Dalla comunità ebraica romana al rettore, sono durissime le reazioni alle tesi negazioniste del ricercatore Antonio Caracciolo, docente di filosofia del diritto alla Sapienza di Roma. Il rettore della Sapienza Luigi Frati, invita "il professore ad andare a Dachau". La Comunità ebraica romana preannuncia un'iniziativa legale: "Ci sono molti "signor nessuno" - dice il presidente, Riccardo Pacifici, parlando da Israele - che pensano di aver una ribalta e una notorietà cercando di sorprendere o di stupire. Questi signori devono sapere che i tempi dell'indignazione della protesta non hanno più senso. L'Italia. l'Europa le Nazioni Unite hanno fatto propria la lezione della Shoah a tal punto che il 27 gennaio, Giornata della Memoria è celebrata ovunque. Questi "signori" in alcuni paesi europei, purtroppo ancora non in Italia, sono perseguiti dalla legge per le tesi che sostengono. Ed è per questo che, come abbiamo fatto con altri, adiremo le vie legali".

 

Il sindaco, Gianni Alemanno, che domenica volerà ad Auschwitz nell'ambito dell'iniziativa del Viaggio della Memoria, chiede che si prendano provvedimenti: "Mi attiverò con il rettore - ha spiegato - affinché il professore venga sospeso. Chiederò ovviamente accertamenti. Ho letto che è anche iscritto a un club di Forza Italia. Faremo verifiche anche in questo senso". Per Alemanno il professore "o è in malafede o non ha nessun fondamento culturale". Gli risponde subito Frati, che preannuncia provvedimenti: "Ringrazio il sindaco per la sollecitudine in questa circostanza. Ci stiamo attivando per valutare un provvedimento disciplinare nei confronti di Caracciolo".

 

Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, si dice certo che "sarà l'università stessa a reagire": "Le notizie apparse oggi su Repubblica sono la drammatica conferma di quello che diciamo da tempo: la nostra missione è evitare che la memoria diventi storia e che si perda la forza che deve avere la comprensione dei fatti storici. La cosa che più mi preoccupa è che ci sono tanti casi di negazionismi non affermati con questa spudoratezza ma che vivono nell'ambiguità di posizioni di non coerenza, che sono anche peggiori di chi si assume la responsabilità di dirlo".

 

Tra quanti chiedono l'allontanamento del docente, Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci, e il presidente del consiglio comunale di Roma, Marco Pomarici, secondo il quale "non è tollerabile che determinate affermazioni circolino liberamente nella più grande Università europea, per di più, in un corso dove si insegna la filosofia del Diritto. Simili teorie possono generare odio e recrudescenze di antisemitismo è di tutta evidenza quindi che Caracciolo non è adatto all'insegnamento e va allontanato".

 

L'importanza dell'educazione e della formazione dei giovani viene, invece, sottolineata dall'assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi: "È necessario coltivare e approfondire il tema della memoria e la scuola riveste un ruolo fondamentale. Serve una presenza pedagogica su questo punto". Il sito "Informazione Corretta", che già seguiva i blog del docente, commenta: "In altri paesi sarebbe già stato condannato da un tribunale, in Italia no. La legge c'è, è la Mancino, ma non è mai stata applicata. Finirà a tarallucci e vino anche questa volta".

 

Interviene anche il presidente della Regione, Piero Marrazzo, che vorrebbe "poter guardare negli occhi questo professore", per potergli "trasmettere le immagini che io mi sono portato da Auschwitz, dallo Yad Vashem". E, sulla linea di quanto affermato da Frati, che aveva auspicato un viaggio del docente a Dachau, Marrazzo dice: "Vorrei che lui andasse a Birkenau ed entrasse nella stanza dei bambini". L'eco della notizia arriva anche al Festival Internazionale del Film, in corso a Roma e dove i fratelli Joel e Ethan Coen, nell'ambito della presentazione del loro ultimo lavoro, hanno commentato: "Mamma mia! Ci sono molti pazzi nel mondo, è molto strano sentire cose di questo genere in un contesto accademico".

 

Il docente non sembra voler arretrare rispetto alle sue posizioni: "Mi sento in una botte di ferro, io sono un ricercatore e ho l'obbligo e il diritto di ricerca". Parla di un "attacco" da parte dei "sionisti", e chiama in causa gli "avversari di 'Informazione corretta', un gruppo sionista il quale ritiene che a prescindere da tutto bisogna sempre essere favorevoli a Israele". "Ai miei studenti - dice a proposito della sua attività accademica - insegno a ragionare. Ne ho pochi, meno di una decina, perché Scienze politiche non è molto frequentata, il programma di quest'anno verte su un libro di Carl Schmitt che io ho tradotto, quindi non tratto i temi dell'Olocausto". Caracciolo ci tiene anche a sottolineare di aver tradotto e curato, con un propria prefazione, diversi libri del giurista e filosofo politico tedesco Carl Schmitt, sostenitore del regime nazista. LR 22

 

 

 

 

«Noi, dissidenti e artisti della Ddr al crocevia della storia con la Stasi»

 

Questa è la paradossale storia del muro che ha spaccato il mondo in due e che, da quando è crollato, ha diviso il mondo nuovo da quello vecchio. Ed è pure la storia di quelli senza i quali quell’infinita barriera che ancora oggi è uno squarcio nell’identità dei berlinesi non sarebbe mai venuta giù, il 9 novembre 1989. Ralf Bartholomäus è uno di loro. Prima della «svolta»,come la chiamano i tedeschi, lui era il più provocatorio gallerista della Ddr. «Quelli della Stasi mi venivano a trovare spesso», racconta divertito nella sua Galerie Weisser Elefant, che sta a due passi dal Checkpoint Charlie. Ovvio: lemostre che ospitava Bartholomäus erano deri veri e propri happening della controcultura. Performance anche feroci, come quella di Else Gabriel, che ficcava la testa in un secchio pieno di sangue. Cose incomprensibili, per il regime di Erich Honecker. «Tanto incomprensibili che nonsapevano nemmeno cosa esattamente vietare». C’era Gundula Schulze, che fotografava parate militari e uomini in uniforme: ma in ogni foto c’era sempre qualcosa di strano, di obliquo, di disturbante. «Arrivavano e dicevano: no, questo proprio non va bene. E noi rispondevamo: “E perché? A noi ci piacciono tanto le uniformi, noi stessi vorremmo sempre marciare per il Socialismo”, e lui se ne andava con le pive nel sacco». La resistenza al regime si faceva anche così, nonostante i tanti fermi, i tentativi di fuga finiti nel sangue, le pressioni e gli interrogatori. È anche in questi ambienti - tra gli artisti di Prenzlauer Berg e di Mitte - che è iniziata la «rivoluzione pacifica» che ha portato alla dissoluzione della Ddr. Le marce silenziose, la folla accalcata alla Porta di Brandeburgo, quelli del «Wir sind ein Volk - Siamo un solo popolo» sono arrivate dopo, quando già avevano cominciato a dissolversi le barriere invisibili, prim’ancora di quelle materiali.

 

Era stata quella ristretta cerchia di intellettuali, di artisti, di pittori, ed in più gli ambienti quella chiesa evangelica con le loro veglie, ad osare l’impensabile. «Si avvertiva che le cose stavano cambiando sin dall’estate dell’89», dice Bartholomäus. «Semplicemente, non avevamo più paura». Dalle labbra sfuggivano improvvisamente liberate le parole che nessuno credeva di poter dire: «Democrazia adesso... o mai!». Dall’ottobre in poi si susseguirono le manifestazioni, di giorno in giorno sempre più imponenti. «Io sono sicuro che alla fine dentro i cortei ci fossero anche dei provocatori infiltrati: erano quelli che invitavano alla rivolta violenta, cercavano lo scontro. Noi imploravamo “niente assalti”, perché sarebbe stato un bagno di sangue: il regime non aspettava altro ». Eppure, il 9 novembre arrivò in qualche modo inaspettato. «Mi chiedevo: ma da dove viene tutta questa gente? Davveronon sapevo che fossimo così tanti ad opporci a Honecker e alla sua banda. Tutto era successo così in fretta... vede, noinemmeno la volevamo, la caduta del muro. Non subito almeno. Speravamo che ci sarebbero state delle vere riforme, temevamoquello che in effetti poi è stato: l’essere fagocitati dall’Occidente ». Nondimeno, il sollievo di Ralf fu immenso, dopo la caduta. È una storia nella storia, questa. «Comesi sa, il problema da noi all’est erano le spie della Stasi: chiunque poteva essere uno prezzolato dal Ministero per la Sicurezza di Stato». Stavano dappertutto. «Ci furono casi clamorosi anche tra le figure più in vista: gente che guidava la dissidenza e al tempo stesso faceva la spia, comelo scrittore Sascha Anderson. Perché lo faceva? Io credo che ci fosse unsenso di onnipotenza in questo atteggiamento: l’illusione di poter controllare sia oppressi che oppressori». Una spirale perversa, che finì per inghiottire lo stesso Bartholomäus. Lui stesso venne accusato dai suoi compagni del «giro» degli artisti di essere stato assoldato dalla Stasi. «Mi trovavo in una situazione particolare », racconta guardandoti dritto negli occhi. «Spesso avevo avuto a che fare con gli uomini della Staatsicherheit: ero una specie di “osservato speciale” per le azioni nella galleria, per i discorsi che tenevamo pubblicamente: per esempio il giorno del massacro di Tien An Men decidemmodi discuterne liberamente in Galleria, ma lasciammo le finestre aperte in modo che quelli della Stasi sentissero bene. Al tempo stesso avevo imparato a conoscere la loro lingua, per così dire: era l’unico mododi sfangarla».Uncrocevia pericoloso.

LA SINDROME DEL SOSPETTO - Un giorno capitò l’imprevisto: alla sua amica e collega Gundula Schulze, che aveva fatto richiesta per un viaggio all’Ovest, era stato inaspettamente ritirato il passaporto. «Quelli della Stasi avevano saputo che lei voleva stabilirsi a Parigi. Ero l’unico a cui l’aveva detto. Era convinta che non potessi che esser stato che io. Mi odiava». Un peso che si sciolse solo dopo che il muro era crollato. «Fu solo quando si poterono leggere tutti gli atti della Stasi che fu chiarita la mia posizione. Si scoprì che a tradirla fu un artista dell’Ovest. Un insospettabile. Straordinario, no?». Dopo il 9 novembre tutto cambiò, ovviamente. L’effervescenza creativa dei mesi precedenti la «rivoluzione pacifica» si spense. «Gli artisti si dispersero. Tutti volevano farsi conoscere all’Ovest». La Germania riprese la sua strada, un lungo viaggio che porta all’immensa vivacità culturale della Berlino di oggi. Ralf Bartholomäus sorride: ilmuro e le sue ferite lui le conosce bene.

Roberto Brunellitutti L’U 22

 

 

 

 

 

Italia, il popolo dei piccoli immigrati. Sono il 10% della popolazione infantile

 

Studio dell'Unicef sui minori nelle famiglie di stranieri in 8 Paesi ricchi

Qui erano 350mila nel 2003, sono arrivati a oltre 660mila nel 2007

Affrontano sfide educative maggiori e tassi di povertà più alti dei coetanei italiani

I curatori dello studio: "Le risposte politiche sono ancora inadeguate"

 

ROMA - Il numero dei bambini stranieri in Italia è raddoppiato negli ultimi anni. Oggi rappresentano il 10% del totale complessivo della popolazione infantile. Lo rivela il rapporto "Innocenti Insight" dell'Unicef, che presenta lo studio sulla situazione dei bambini in famiglie di immigrati in otto Paesi ricchi. Rispetto agli altri, il nostro Paese rimane ancora il fanalino di coda: nel Regno Unito i bimbi stranieri rappresentano il 16%, in Francia il 17%, nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti d'America il 22%, in Germania il 26%, in Australia il 33% e in Svizzera il 39%.

 

I mutamenti demografici. Secondo i dati del censimento 2001, i bambini tra 0 e 17 anni presenti sul territorio italiano, ma nati all'estero o con almeno uno dei genitori nati all'estero, erano oltre 900mila. Di questi, oltre 500mila avevano almeno un genitore proveniente da un paese a medio o basso reddito. Complessivamente, i bambini rappresentavano il 23 per cento della popolazione immigrata. Nel 2006, circa 57mila nuovi nati in Italia avevano entrambi i genitori stranieri, oltre il 10 per cento delle nascite avvenute nel Paese quell'anno. ll numero di bambini che vivono in famiglie di immigrati è cresciuto rapidamente, raddoppiando negli ultimi 5 anni e quadruplicando nell'ultimo decennio. I bambini di nazionalità straniera erano poco più di 350mila nel 2003, ma oltre 660mila nel 2007. Una delle caratteristiche salienti è il vasto ventaglio dei paesi di origine delle famiglie, uno dei più ampi d'Europa.

 

Le condizioni di vita. La situazione socioeconomica e le condizioni di vita dei bambini di famiglie immigrate in Italia sono tutt'altro che omogenee. La provenienza da un paese ad alto reddito o da un paese a medio e basso reddito è un importante fattore di differenziazione, così come la regione del mondo di origine. In media, il 92 per cento dei bambini in famiglie migranti vive con entrambi i genitori. La stessa percentuale vale per i bambini in famiglie native. Tuttavia, per alcuni gruppi (ad esempio per i figli di genitori provenienti dall'Eritrea, la Somalia, la Moldavia, l'Ecuador o il Perù) la percentuale di bambini che vive in famiglie in cui il padre è assente è di oltre il 15 per cento.

 

Scolarizzazione e lavoro. Soltanto un quarto dei giovani tra 18 e 24 anni che vive in famiglie immigrate in Italia è impegnato in un corso di insegnamento (scuola o università), contro il 40 % dei loro coetanei italiani. I giovani che vivono nelle famiglie straniere sono più presenti nelle scuole professionali e tendono generalmente a trovarsi in una situazione di svantaggio sul mercato del lavoro. Anche i genitori provenienti da paesi di origine con flussi storici di immigrazione verso l'Italia tendono ad avere posti di lavoro meno qualificati.

 

"Risposte politiche inadeguate". Nelle conclusioni dello specifico studio sull'Italia, curato da Letizia Mencarini dell'università di Torino, Emiliana Baldoni dell'università di Firenze e Gianpiero Dalla Zuanna dell'università di Padova, si sottolinea che "in Italia, il numero dei bambini figli di migranti è in crescita ed è destinato ad aumentare ancora negli anni a venire in termini assoluti e come proporzione della popolazione di età 0-17. I bambini in famiglie migranti rappresentano una realtà importante, variegata, con molte potenzialità e allo stesso tempo poco conosciuta". La "diagnosi" finale è poco rassicurante. "Le risposte politiche non sono ben coordinate e non riflettono una visione o un coordinamento d'insieme".  LR 22

 

 

 

 

 

Biblioteche, porte aperte agli stranieri

 

Volumi in lingua originale e corsi d´italiano per mamme arabe e cinesi

di Chiara Righetti

 

Dai gialli di Agatha Christie in romeno a Pippi Calzelunghe in polacco, dal Bhagavadgita con testo sanscrito a fronte a Giufà, che ha fatto sognare nella stessa lingua generazioni di siciliani, arabi e turchi. Ma anche mostre, corsi, dibattiti: le biblioteche di Roma e provincia aprono agli stranieri. Dice Gabriella Sanna, responsabile Servizio Intercultura delle biblioteche romane: «Oggi gli immigrati sono l´8% dei nostri utenti, e dei nuovi iscritti: un´incidenza superiore a quella degli stranieri sulla popolazione di Roma». Da qui la decisione di avviare la campagna "Benvenuti in biblioteca". Che passa prima di tutto dal potenziamento degli scaffali in lingua, ormai presenti in quasi tutti i municipi. Qualche esempio? Se chi cerca testi in farsi deve rivolgersi al Caffè letterario sull´Ostiense, ci sono libri in cinese a San Lorenzo e al Pigneto. Mentre si trovano volumi in ucraino, spagnolo, albanese a Flaminio, Torre Spaccata, Trieste.

 

«Da un lato - dice Sanna - vogliamo valorizzare il plurilinguismo. Dall´altro vediamo la biblioteca come spazio laico, alternativo a chiesa e moschea, che può diventare luogo d´integrazione». Da qui i corsi d´italiano, anche questi presenti in vari municipi, dalla Borghesiana a Ostia al Prenestino, e anche questi calati nel territorio: se a Marconi, dove è forte la presenza egiziana, ce n´è uno per sole donne, quello al Pigneto è dedicato ai cinesi. Altri ingredienti della campagna di benvenuto sono ormai storici, come il portale Romamultietnica.it, che oltre alle news settimanali offre una guida della città in base alle nazionalità presenti a Roma; o "Storie del mondo", progetto per le scuole che propone la lettura di classici da India, Africa, Sudamerica come punto di partenza per l´incontro fra culture.

 

In provincia invece s´intitola "Biblioteche dal mondo" il progetto per l´apertura di uno scaffale multiculturale in otto Comuni a forte presenza straniera. Il primo apre il 20 novembre a Ladispoli; poi Anzio, Bracciano, Fiumicino, Lanuvio, Mazzano Romano, Tivoli e Zagarolo. Ogni scaffale ospiterà circa 200 volumi, dai classici dei Paesi d´origine a manuali bilingue, riviste e giornali. Non solo: le Biblioteche del mondo proporranno una serie d´iniziative sull´intercultura. Con "Le nuove generazioni si raccontano" G2, rete di giovani di seconda generazione, farà tappa nei Comuni coinvolgendo i coetanei in laboratori di scrittura e di sceneggiatura. Un secondo progetto si intitola "Così vicine così lontane: tate, colf e badanti"; prevede una mostra, ma anche un´indagine sui consumi culturali delle colf, cineforum e circoli di lettura. «La nostra popolazione è cambiata - osserva Cecilia D´Elia, assessore alle Politiche culturali della Provincia - e anche le nostre politiche devono farlo. La sfida è far sì che le biblioteche diventino un luogo in cui i migranti, oltre che utenti, possano essere sempre più protagonisti». LS 21

 

 

 

 

Premio “Pugliesi nel Mondo”: il 24 ottobre a Bari

 

BARI – Premio internazionale “Pugliesi nel Mondo”: il 24 ottobre a Bari, presso la Fiera del Levante, si terrà la cerimonia di assegnazione dei premi dell’edizione 2009. Il Premio è promosso dall’Associazione Internazionale Pugliesi nel Mondo.

Saranno premiati: Albina Guarnieri, parlamentare e più volte ministro (Canada); Giovanni Castellaneta, che è stato ambasciatore italiano negli Stati Uniti; Angelo Galasso, stilista e imprenditore, Londra (Regno Unito); Manila Nazzaro, già Miss Italia, attrice; Livia Pomodoro, presidente Tribunale di Milano;  Emilio Solfrizzi, attore; Joe Rutigliano, imprenditore, maggiore importatore prodotti Agroalimentari Italia (Stati Uniti); Giuseppe Tartaglione, amministratore delegato Volkswagen Group Italia Spa; Anna Dello Russo, Fashion Director Vogue Japan;   Antonio Marano, vice direttore generale Rai; Monica Setta, giornalista e conduttrice televisiva; Matteo Addamiano, presidente Addamiano Group; Cataldo Doria, direttore Div.Trapianti Jefferson Università Philadelphia (Usa); Francesca Antonaci in arte Gegia, attrice; Alfredo Altavilla, manager e Amministratore delegato Fiat Powertrain; Technologies Spa, n.2 Gruppo Fiat; Virginia Barrett, regista e attrice; Federica Fornabaio, direttore d’orchestra, pianista e compositrice; Nicola Girasoli, Arcivescovo di Egnazia Appula,Nunzio Apostolico in Zambia e Malawi; Leonardo Gallitelli, comandante generale Arma dei Carabinieri; Francesco Tagliente, questore di Firenze; Antonia dell’Atte, modella, attrice e presentatrice, Barcellona (Spagna);  Michele e Antonio Digennaro, imprenditori settore ristorazione e prodotti italiani, Germania;  Michele Placido, attore e regista; Gianfranco Perri, geologo, docente Università C.del Venezuela a Caracas; Gianni Alemanno, sindaco di Roma; Paride De Masi, presidente Italgest Spa, coordinatore energie rinnovabili della Confindustria; Loredana Petranca, titolare Eagles Europe Personalvermittlung, Dortmund (Germania); Stefano Miceli, direttore orchestra,pianista, consulente artistico Melbourne Italian Festival; Marco Ficarelli. amministratore delegato e general manager Elizabeth Arden Italy; Michele Ambrosini, presidente Banca delle Marche Spa;  Vincenzo Montuori, amministratore delegato Caffarel Spa; Mario Mauro, presidente deputati Pdl Parlamento Europeo;  Daniela Calò, doppiatrice e attrice.

Il Premio è patrocinato da Presidenza Consiglio dei Ministri, Consolato Generale degli Stati Uniti; Ministero del Lavoro, Ministero per le Pari Opportunità, Regione Puglia, Regione Lombardia, Regione Veneto, Regione Toscana, Regione Emilia Romagna, UnionCamere Puglia, Fiera del Levante, Camera di Commercio Bari; Confindustria Taranto, Provincia Bari, Provincia Lecce, Provincia Foggia, Provincia Taranto, Comune Brindisi, Comune Nova Milanese (Monza), Comune Cerignola, Comune Grottaglie, Comune Gioia del Colle, Comune Andria, Comune Francavilla Fontana, Comune Faeto, Comune Gallipoli, Comune Verona, Comune Bari; Comune Taranto, Comune Ruvo di Puglia.

La cerimonia, presentata da Beppe Convertini, inizierà alle ore 16 presso la Sala Convegni Tridente (http://www.puglianelmondo.com/) (Inform)

 

 

 

 

Regione Veneto: riunito il Direttivo della Consulta

 

Ricordata Angela Cristina De Oliveira Silva, morta nella sciagura dell’airbus dell’Air France lo scorso giugno

 

  VENEZIA – Regione Veneto: la programmazione triennale 2007-2009 in materia di immigrazione sta procedendo verso il suo completamento con l’attuazione dell’annualità 2009 che dispiegherà i suoi effetti anche nel 2010. In considerazione però del fatto che il prossimo anno si chiuderà la legislatura regionale, il Direttivo della Consulta per l’Immigrazione, riunito a Mestre (Venezia) nella sede di Veneto Lavoro dall’assessore ai flussi migratori Oscar De Bona, ha deciso di mettere nero su bianco alcune indicazioni e riflessioni sulle possibili politiche di accoglienza e integrazione, maturate alla luce dell’esperienza di questi cinque anni, che saranno raccolte nell’arco di qualche settimana e lasciate come proposta per la prossima programmazione regionale di settore.

  “L’immigrazione in questi ultimi cinque anni – sottolinea l’assessore De Bona - ha subito un’ulteriore trasformazione rispetto al passato. Ormai la presenza complessiva degli stranieri in Veneto è intorno alle 500 mila unità, pari a quasi il 10 per cento della popolazione veneta. Anche il livello di rappresentanza del mondo degli immigrati si è progressivamente qualificato e abbiamo lavorato bene nell’ambito della Consulta, insieme anche ai soggetti pubblici e privati impegnati nel campo dell’integrazione e dell’accoglienza. Siamo quindi nella condizione ideale per consegnare alla prossima legislatura idee e suggerimenti su cui poter elaborare nuove politiche”. La riflessione ha riguardato anche le ricadute negative della generale situazione di crisi sulle dinamiche economiche e occupazionali. Il Direttivo ha ricordato, inoltre, Angela Cristina De Oliveira Silva, componente della Consulta regionale dell’immigrazione, rimasta vittima dell’incidente dell’airbus dell’Air France all’inizio dello scorso giugno, esprimendo la volontà di partecipare alle iniziative che saranno promosse per commemorarla.

  E domani saranno firmate a Palazzo Balbi, sede della Giunta veneta, dai rappresentanti delle Conferenze dei sindaci delle 21 Ulss del Veneto le convenzioni relative all’attuazione del Programma di integrazione sociale e scolastica (anno scolastico 2009-2010) in materia di immigrazione, alla presenza dell’assessore De Bona (v. Inform http://www.mclink.it/com/inform/art/09n19307.htm ) (Inform)

 

 

 

Rinnovo delle cariche alla “Trevisani nel Mondo”. Giuseppe Zanini confermato per la nona volta presidente

 

TREVISO - Dopo le elezioni a cadenza triennale, avvenute all’assemblea generale annuale che si è svolta presso il centro congressi “Antica Postumia” di Vedelago, il consiglio direttivo neoeletto della Trevisani nel Mondo ha espresso il suo nuovo organigramma dirigenziale come segue: Giuseppe Zanini  è stato riconfermato all’unanimità e per alzata di mano quale presidente del sodalizio emigratorio. Si tratta di un fatto eccezionale in quanto questo si ripete per la nona volta consecutiva, vale a dire che Zanini, dopo 25 anni di presidenza ininterrotta, si accinge a  riassumere tale guida per altri tre anni

Con altrettanta unanimità è stato confermata la figura di direttore generale con rinnovato incarico a  Riccardo Masini e così dicasi per Lorenzo Sartori. A sua volta confermati quale vicario  cofondatore  Tiziani Daltin e vice presidente Loretta Pizzato , mentre con lo stesso incarico Guido Campagnolo  è entrato ex novo. Di nomina interna Rino Carniel in veste di referente.

A completare il quadro di giunta sono  Guerrino Maggiotto (con incarico per rimpatriate e gemellaggi), Gaetano Lanaro e Elena Barbarotto (con incarico per la scuola) , mons. Noè Tamati  quale consulente ecclesiastico provinciale e mons. Canuto Toso in quanto fondatore storico e direttore della rivista omonima.  Completano il quadro come componenti del consiglio i membri del collegio dei probiviri Aldo Benato , Emanuele Mazzarolo e Roberto Zanon ed i revisori dei conti Algeo Mario e Alessandro Benvegnù. Altri consiglieri sono: Florio Durante, Cimiero Silvio, Dino Polles, Ampelio Sossai, Angelo Zanatta e Olivo Zanette

Sono state operate alcune cooptazioni. In pectore e in attesa di avallo anche altri significativi inserimenti.

La Trevisani nel Mondo è nata nel 1973, per l’intuizione di don Canuto Toso seguito da pochi altri. Artigianale il suo inizio, ma l’immediata uscita di un giornale di testata omonima, lungamente in modesto bianco-nero e da alcuni anni in 40 pagine formato rivista e a colori, ha rappresentato tramite e reticolo insostituibili di tutta una tessitura di collegamenti . L’Atm è apparsa da sempre in prima linea sul campo delle rivendicazioni dei diritti sociali  e umani del conterraneo all’estero, con convegni, conferenze e seminari formativi ad hoc, per percepire bisogni e richieste, scambi di esperienze, ricerche sul fenomeno e supporti a tesi tematiche, documenti inviati agli organi preposti e anche collaborazioni istituzionali a vasto raggio, iniziative di solidarietà, difesa della  cultura e  della lingua italiana, presenze  nella scuola con incentivazioni e testimonianze dirette, rimpatriate, gemellaggi, monumenti, eccetera.

  Esprime attualmente una potenzialità di 145 sezioni di cui circa la metà distribuite in provincia e nel territorio nazionale e le altre dislocate in tutte le parti del mondo. Da dove guardano alla “ Trevisani” come alla casa di tutti senza preclusioni ideologiche, coma una capatina in famiglia tra amici comuni..

  Nel corso del costruttivo incontro in cui sono state distribuite le cariche è stato ribadito il riscontro che in questi 36 anni di esperienza l’Atm ha tenuto fede a dei presupposti fondamentali che le hanno consentito di essere fedele alle indicazioni statutarie, che l’hanno animata nei valori di partenza e resa libera da ogni vincolo di parte che non fosse quello della promozione dell’uomo in emigrazione in quanto tale, fermo restando il richiamo statutario alla matrice cristiana. Riccardo Masini

 

 

 

 

Silvio Berlusconi. "Es ist ein schweres Leben"

 

Italiens Ministerpräsident inzeniert sich ungeniert als barmherzigen Samariter, der sich selbstlos für sein Land opfert. Doch langsam regt sich Widerstand: 98.000 Frauen fordern Berlusconis Festnahme.

 

Silvio Berlusconi wurde schon vieles vorgeworfen, doch mangelnde Eitelkeit zählte bislang nicht dazu. Italiens Premier pflegt sein Aussehen wie sein Image als Frauenschwarm, inszeniert sich auf der Bühne der Politik als Macher, Macho und Milliardär.

Seit die Verfassungsrichter in Rom ein Gesetz verwarfen, das den vier höchsten politischen Amtsträgern Italiens Straffreiheit gewährte, scheint Berlusconi seine Imagepflege noch zu intensivieren.

 

Zwei Tage nach dem Urteil startete Berlusconi seine Werbeoffensive und verkündete gewohnt selbstbewusst, er sei der "beste Premier aller Zeiten". Weitere drei Tage später gab der Cavaliere den Startschuss für ein strategisches Imageprojekt.

 

Mit einer "Taskforce gegen schlechte Presse", geleitet von der attraktiven Tourismusministerin Michela Vittoria Brambilla, steuert Berlusconi seither gezielt unliebsamer Berichterstattung über Italien und seine Person entgegen.

Jüngster Coup der Berlusconi-Werbeoffensive: ein ausführliches Interview mit dem US-Nachrichtensender CNN, in dem sich Italiens Regierungschef ungeniert als barmherziger Samariter inszeniert, der sich selbstlos und pflichtbewusst für sein Land opfert.

"Bei allem was ich tue, bin ich bereit, Opfer zu bringen", erklärte er dem Fernsehsender. Um das zu untermauern, ergänzt er: "Ich mache das nicht gern. Überhaupt nicht". Er fülle das Amt nur aus, weil er die einzige Führungskraft sei, die die Rechts-Mitte-Koalition zusammenhalten kann.

Dann lamentiert er über dreckige Deals und die "schamlose" und "kranke" Presse, um zum Schluss zu kommen: "Es ist ein schweres Leben, wenn man dafür verantwortlich ist, die Regierung in einem Land wie Italien zu führen".

Dann erhält Berlusconi noch ausführlich Gelegenheit, seine zahlreichen Fehltritte zu dementieren, um schließlich zu erklären, dass ihm im Leben noch kein Ausrutscher unterlaufen sei. Nie habe er dafür bezahlt, dass ihn Frauen begleitet hätten. Nie habe er sich vor anderen Staatsoberhäuptern blamiert. Alles sei von der Presse erfunden worden, erklärt der Medienmogul, der mehrere Zeitungen besitzt und fast die Hälfte aller italienischen TV-Kanäle kontrolliert.

Schließlich gewährt der 73-Jährige auch noch Einblick in das Geheimnis seines Erfolgs: "Jeder weiß, dass ich Freundschaften pflege, loyal bin, immer sage was ich denke, keine Hintergedanken habe, nie etwas verheimliche und offen spreche". Tiefe Einblicke in die Seele eines Ministerpräsidenten.

In Italien jedenfalls würden viele Menschen der Selbstcharakterisierung nicht widersprechen. Hier erfreut sich Berlusconi aller Skandale zum Trotz großer Beliebtheit. "Ich bin nah am Herzen vieler Italiener", stellt der Cavaliere fest. "Wenn ich umhergehe ist es beschämend, wie viel Zuneigung sich über mich ergießt."

Doch nicht alle Italiener sind restlos begeistert von ihrem Premier. Mehr als 98.000 Frauen unterzeichneten bis Mittwoch eine Petition, die zur Festnahme Berlusconis aufruft. "Dieser Mann beleidigt uns", heißt es in der vor etwa zehn Tagen von der linken Zeitung La Repubblica initiierten Petition. Anlass war eine Fernsehdiskussion, in der Berlusconi die 58 Abgeordnete Bindi als "eher schön als intelligent" titulierte.

Berlusconi falle mit seinen anzüglichen Bemerkungen zu Alter und Aussehen von Frauen in eine "Epoche vor dem Feminismus" zurück, erklärte die Schriftstellerin Lidia Ravera, eine der Unterzeichnerinnen. Die ehemalige linke Ministerin Giovanna Melandri konterte, Berlusconi sei "eher groß als gut erzogen".

(Wolfgang Jaschensky, sueddeutsche.de 21)

 

 

 

 

Neue EU-Vorschläge zum Asylrecht. Wenn Europa die Flucht ergreift

 

EU-Justizkommissar Barrot will ein besseres EU-Asylrecht. Aber zugleich wehren EU-Boote Flüchtlinge schon auf hoher See ab und bestehende Standards werden ignoriert. VON DANIELA WEINGÄRTNER

 

Jaqcues Barrot ist ein ehrenwerter und moralischer Mann. Wann immer der für Flüchtlingsfragen und Justiz zuständige französische EU-Kommissar auf Reisen geht, kommt er ehrlich schockiert zurück. Zum Beispiel aus einem Flüchtlingslager in Lyon, wo er mit gequälten und misshandelten Frauen gesprochen hatte. Diese Frauen seien oft viel zu traumatisiert, um den Beamten im Lager von ihren Erlebnissen zu berichten. Im Asylverfahren müsse sichergestellt werden, dass ihnen dadurch keine Nachteile für ihren Antrag erwüchsen, sagte Barrot gestern auf einer Pressekonferenz in Brüssel.

Mit Nachbesserungen beim einheitlichen Asylverfahren und bei der Definition des Kreises schutzberechtigter Personen will die Kommission die EU-einheitliche Asylgesetzgebung abschließen. So soll Verfolgung wegen ethnischer Zugehörigkeit oder Geschlecht stärker berücksichtigt werden. Der neue Vorschlag zum Asylverfahren beinhaltet, dass jedem Bewerber "sofort" alle wichtigen Informationen und ein Rechtsberater zur Seite gestellt werden müssen.

Wie soll das auf hoher See geschehen, bevor ein Flüchtlingsboot von den Patrouillenbooten der EU-Grenzschutzagentur Frontex zur Umkehr gezwungen wird? Darauf wusste Barrot keine befriedigende Antwort zu geben. Auf die Frage, ob nicht die tägliche Praxis in einzelnen Mitgliedstaaten jedes Bemühen um Mindeststandards torpediere, antwortete Barrot fast trotzig: "Der Rat hat uns ja selbst beauftragt, hier nachzubessern. Das Recht auf Asyl ist ein grundlegender Bestandteil des europäischen Selbstverständnisses. Aber das System kann nur funktionieren, wenn es echte europäische Solidarität gibt."

Die aber gibt es nicht. Die Mittelmeeranrainer Griechenland, Malta und Italien fühlen sich chronisch überfordert von den Hilfesuchenden, die an ihren Küsten landen. Die Länder des Nordens aber weigern sich, auf freiwilliger Basis Asylbewerber von dort zu übernehmen.

Griechenland sei derzeit so überlastet, dass es die Verfahren nicht korrekt durchführen könne, erklärte Barrot. Deshalb würden einige EU-Länder, darunter Deutschland, von dort anreisende Flüchtlinge nicht mehr zurückschicken. Eigentlich muss ein Asylantrag in dem Land bearbeitet werden, wo ein Flüchtling zum ersten Mal EU-Boden betritt. Davon kann zwar bei extremer Belastung eines Landes abgewichen werden. Griechenland erhalte aber bereits großzügige Hilfe aus EU-Mitteln. Barrot kündigte an, sich Anfang November selbst ein Bild über die Lage dort zu machen. "Griechenland muss die Gesetze befolgen, was es nicht immer tut." Falls nötig, werde er ein Vertragsverletzungsverfahren einleiten.

Um den Druck zu vermindern, müsse auch mit den Transitländern verhandelt werden. "In wenigen Tagen", so kündigte Barrot an, "reise ich zu Gesprächen nach Libyen und Syrien." Auch mit der Türkei seien Gespräche geplant. Mittelfristig müsse in jedem Transitland eine Anlaufstelle der UN für Flüchtlinge eingerichtet werden. Taz 22

 

 

 

EU-Asylrecht. Gleiche Chance auf gleichen Schutz

 

Brüssel. Jacques Barrot geizt nicht mit großen Worten: "Einen wichtigen Schritt nach vorne" habe die EU-Kommission gemacht, unterstreicht der EU-Innenkommissar. Er präsentierte am Mittwoch in Brüssel zwei Gesetzesvorschläge, die sicherstellen sollen, dass künftig überall in den 27 Mitgliedstaaten der Union gemeinsame Regeln für Asylverfahren gelten. Die beiden Konzepte "werden entscheidend zu besseren Schutzstandards, einheitlicheren Rahmenbedingungen in den einzelnen EU-Ländern sowie einem effizienteren und kohärenteren System beitragen".

 

Einfacher gesagt: Überall zwischen dem Schwarzen Meer und dem Atlantik sollen Flüchtlingen nach den gleichen Normen Schutz erhalten. So soll verhindert werden, dass derselbe Flüchtling in verschiedenen Staaten eines Europas ohne Binnengrenzen unterschiedliche Chancen auf Schutz hat.

 

Bislang bestehen immer noch beträchtliche Unterschiede in den Asylverfahren der einzelnen Unionsstaaten. Das führt Barrot zufolge zu einer "Asyl-Lotterie". Mit ihren Vorstellungen habe die Kommission "die letzten Grundlagen für das gemeinsame Europäische Asylsystem geschaffen", betonte der Kommissar. Er sei zuversichtlich, dass aus seinen Vorschlägen, denen das Europäische Parlament und die Innenminister der einzelnen Mitgliedstaaten zustimmen müssen, ein Gesetz wird, das spätestens im Jahr 2012 in Kraft tritt.

 

Verbindliche Liste von sicheren Herkunftstaaten - Vor allem die Zustimmung der Innenminister gilt aber als äußerst fraglich. In der Vergangenheit waren ihnen nationale Interessen - etwa Arbeitsmarkt und Sozialpolitik - stets wichtiger als das gemeinsame Asylverfahren in einem gemeinsamen Markt. Im einzelnen will die Kommission, dass künftig innerhalb von einem halben Jahr in erster Instanz über Asylanträge entschieden sein soll.

 

Während der laufenden Verfahren sollen die Antragsteller kostenlosen Rechtsbeistand und Übersetzungshilfen erhalten. Folteropfern, Minderjährigen und Frauen sollen besonders rücksichtsvolle Verfahren garantiert werden. Gegen die Asylbescheide der Behörden sollen Betroffene Rechtsmittel mit aufschiebender Wirkung einlegen können.

 

Barrots Konzept sieht allerdings nicht vor, dass eine unionsweit verbindliche Liste von sicheren Herkunftstaaten formuliert wird. So bliebe - selbst wenn der Kommissionsvorschlag Gesetz würde - den einzelnen Mitgliedstaaten die Entscheidung überlassen, in welche Herkunftsländer sie Asylsuchende zurückschicken könnten, weil sie die Nationen als "sicher" definieren.

Sozialhilfe-Bezug erleichtern

 

Neben den Asylverfahren will der EU-Innenkommissar auch die Anerkennungskriterien für Flüchtlinge vereinheitlichen. Denn vor den Behörden sind derzeit noch längst nicht alle Flüchtlinge gleich. Sie unterscheiden nach Ankömmlingen, die sich auf die Leitlinien der Genfer Flüchtlingskonvention berufen können, und solchen, auf die deren Kriterien nicht zutreffen, obwohl auch sie in ihren Heimatländern von Folter bedroht sind. Letztere gelten als "schutzbedürftige Personen" und haben weniger Rechte - etwa kürzere Aufenthaltserlaubnisse - als erstere.

 

Beseitigen will Barrot neben den Unterschieden bei den Aufenthaltstiteln auch die in einzelnen Unionsländern verschiedenartigen Zugänge zur Sozialhilfe, zur medizinischen Versorgung und zum Erhalt einer Arbeitserlaubnis.

 

Genau dies dürfte den Regierungen der Mitgliedstaaten als Eingriff in ihre Kompetenzen nicht gefallen. Deshalb ist zu befürchten, dass sie - obwohl die EU-Kommission das vorgelegte Konzept in ihrem Auftrag entwickelt hat - die Vorschläge verwässern werden. VON WERNER BALSEN  FR 22

 

 

 

Reporter ohne Grenzen rügen Europa. Pressefreiheit in Gefahr. Italien verlor fünf Plätze auf Rang 49

 

Demokratische Staaten wie Frankreich, Italien oder die Slowakei verlieren bei der Pressefreiheit an Boden – "Reporter ohne Grenzen" sind besorgt. Europa laufe Gefahr, seine Vorbildfunktion zu verlieren.

 

BERLIN/PARIS -  Die Organisation Reporter ohne Grenzen (ROG) hat sich besorgt über die Verschlechterung des Schutzes der Pressefreiheit in mehreren EU-Ländern gezeigt. Es sei beunruhigend, dass "demokratische Staaten wie Frankreich, Italien oder die Slowakei" in dieser Hinsicht Jahr für Jahr an Boden verlören, teilte die Organisation am Dienstag bei der Vorstellung ihrer jährlichen Rangliste zur Pressefreiheit mit.

Europa laufe Gefahr, seine langjährige Vorbildfunktion zu verlieren. Einige EU-Staaten seien bereits von Demokratien in Afrika oder Lateinamerika überholt worden. Dagegen schafften es die USA dank "Obama-Effekt" wieder unter die Top 20.