WEBGIORNALE  25-28  Febbraio 2010

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Confermate le chiusure dei Consolati di Saarbrucken, Mannheim, Amburgo e Norimberga  1

2.       Dietro la razionalizzazione consolare: il nulla. La Confsal Unsa chiede un incontro con Frattini 1

3.       Rete consolare. Gli interventi degli eletti all’estero. Nuovo aggiornamento in Giugno  2

4.       Ristrutturazione della rete consolare è sinonimo di chiusura:  duro colpo per gli italiani all’estero  3

5.       Decreto milleproroghe, mancata occasione per discutere su alcuni problemi degli italiani nel mondo  3

6.       Tagli alla scuola italiana all’estero: si rende precario tutto il settore  4

7.       Il presidente della Fusie Domenico De Sossi: Tagli immotivati alla stampa italiana all'estero  4

8.       Tagli all’editoria. Deputati PD-estero: “Il governo chiude l’informazione per gli italiani all’estero!”  4

9.       Riforma Comites/Cgie. La bozza Tofani stravolge la rappresentanza del territorio  4

10.   La Bellunesi nel Mondo chiede il rirpistino dell’esenzione ICI per gli italiani all’estero  5

11.   Audizione del Sottosegretario Mantica. Garavini (PD): “Preoccupante l’ottusità del Governo”  5

12.   Germania in salsa italiana  5

13.   Salvatore Virga il nuovo presidente del Comites di Stoccarda  6

14.   Venerdì 26 e sabato 27 febbraio a Berlino due iniziative al femminile  6

15.   Francoforte. L’Europa Liste per l’accesso gratuito alla scuola materna  6

16.   Ad Amburgo si costituisce un nuovo comitato a difesa della comunità italiana  7

17.   Berlino. “Notte delle Stelle”: Garavini consegna il “Premio Bacco” a Isabella Ragonese  7

18.   Biofach di Norimberga. Contenti gli espositori italiani. Presentato il marchio di qualità "Ora bio"  7

19.   Francesca Comencini, nella giuria della Berlinale, al microfono di Radio Colonia  7

20.   Avviata a Monaco di Baviera la retrospettiva dedicata alla regista italiana Lina Wertmüller 8

21.   A Berlino dal 27 febbraio al 27 marzo la “Italian Photography”  8

22.   Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco di Baviera e dintorni 8

23.   All’IIC di Colonia la mostra “Lo Spazio Le Cose Il Frammento” di Fernanda Mancini 10

24.   Dall’Italia torna a Monaco di Baviera, si riprende i figli e scappa in Polonia  10

25.   Radio Colonia: Italia nel segno dell'emergenza  10

26.   La Germania dona l’arredamento a due scuole abruzzesi. Steiner a Paganica (AQ) 11

27.   Caso Di Girolamo. Tremaglia: “Ha ingannato migliaia di elettori all’estero”  11

28.   Caso Di Girolamo. Le comunità italiane chiedano più garanzie sulla trasparenza del voto all'estero  11

29.   Il primo marzo sciopero in Italia degli immigrati: appello alla Cgil 12

30.   Svizzera. Il PD di Zurigo sui referendum svizzeri del 7 marzo  12

31.   Riforma Comites-CGIE? No, grazie! Solo  un restyling per il CGIE e subito al voto  12

32.   UE. Le conclusioni del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles  13

33.   Pena di morte il mondo guarda a Obama  13

34.   "Opporsi alla Cina è inutile, è già pronta a guidare il mondo"  14

35.   Sanità, il compromesso di Obama: mutua per 31 milioni di americani 14

36.   Crisi e debiti pubblici. Il dovere di guardare in faccia la realtà  15

37.   Riciclaggio, ascoltato Di Girolamo al Senato. Rischia l'arresto  15

38.   Di Girolamo. I pm: eletto grazie alle cosche. «Tu sei uno schiavo mio». Chiesto l'arresto per il senatore pdl 16

39.   La Repubblica a Berlusconi: “Ci basta la verità”  16

40.   Berlusconi: non è tangentopoli. Prodi: «Difende solo se stesso»  16

41.   Capitali all’estero, regole e controlli. La malapianta del denaro  17

42.   La repubblica dei corrotti 17

43.   Il partito mai nato  17

44.   Crisi morale e valori. Il merito, chiave di svolta per il Paese  18

45.   Berlusconi pronto a rivoluzionare il Pdl. "Pentito della fusione con quelli di An"  19

46.   La corruzione è uguale per tutti 19

47.   Capitan terremoto  20

48.   Liste pulite, Alfano (IdV), Berlusconi fa spot elettorale  20

49.   Privatizzazioni senza mercato. La selva oscura delle procedure  20

50.   Brogli e infiltrazioni, il buco nero del voto all’estero  21

51.   Fiat, due settimane di cassa integrazione per trentamila lavoratori 21

52.   Sanremo, sempre più lontani i veri Big  22

53.   Censurato il servizio televisivo "Dopo Rosarno"  22

54.   Fini: «Test a punti per gli immigrati? Io lo farei ai parlamentari...»  23

55.   Lazio. “L'Osservatorio contro il razzismo strumento di attuazione della legge sull’immigrazione”  23

56.   La maggioranza non ha consentito la proroga delle detrazioni per carichi di famiglia per i residenti all’estero  23

 

 

1.       Schön oder unmöglich? Dossier zu den deutsch-italienischen Kulturbeziehungen geht online  23

2.       Die Villa Massimo Rom im Martin-Gropius-Bau Berlin  24

3.       Rekord an deutschen Auswanderern. Postbank–Studie belegt Angst vor Altersarmut 24

4.       Dreisprachige italienerin in Kiel: zu links, um deutsch zu sein  25

5.       Ein Leben aus dem Stegreif. Eine Rose für Franca  25

6.       Kommentar. Keine Einbürgerung, weil Linkspartei-Mitglied. Willkür bei der Einbürgerung  26

7.       Korruption. Die italienische Krankheit grassiert wieder 26

8.       Zivilschutz-Affäre. Berlusconi in Bedrängnis. Italien versinkt in Korruptionsskandalen  27

9.       Guido Bertolaso. Ein Idol unter Verdacht 28

10.   Italien: Drohende Naturkatastrophe. Ölpest in Po-Ebene  28

11.   Berlusconi und die Frauen. Bitte lächeln  28

12.   Energie. Atomausstieg: Strahlende Zukunft… in Italien  29

13.   Niederländer wählen am 9. Juni neu  29

14.   Europäische Außenpolitik. Kapazität der EU zur Friedenssicherung schwindet 29

15.   US-Verteidigungsminister. Europas "Entmilitarisierung" gefährlich  30

16.   Kolumne. Das Ende der Menschenrechtspolitik  30

17.   Bußgelder in der EU. Heute geblitzt, im Oktober belangt 31

18.   Käßmann gibt kirchliche Spitzenämter ab  31

19.   Parteien. Politikvermarktung  32

20.   Die Grünen im Umfragehoch Rätsel des Erfolgs  32

21.   Hartz-IV-Debatte. Schicksalswahl für den Sozialstaat 33

22.   Gespräch mit Lehrern Elternabend: Nichts als verschwendete Zeit 33

23.   Nach Anti-Israel-Hetze. Frankfurter Imam tritt zurück  33

24.   Rechtsextremismus. Neonazis schicken Drohbriefe an Antifaschisten  34

25.   Migranten und Hartz IV. Vererbung der sozialen Startnachteile  34

26.   Abschiebung. Mitschüler kämpfen um jungen Iraner 34

27.   Über das große Durcheinander im Kopf eines Sportredakteurs. Ein Deutschtürke in Whistler?  35

28.   Piazza della Madonna dei Monti. Das Dorf gleich neben dem Kolosseum   35

29.   Italien. Eine Nacht in Mailand  36

30.   Star-Koch Beppe Bigazzi. Der Katzenfutterer 37

31.   Berlin. Ausstellung „Italian Photography“ (27.2.-27.3.10) 38

 

 

 

Confermate le chiusure dei Consolati di Saarbrucken, Mannheim, Amburgo e Norimberga

 

La Germania diventa un “laboratorio” dove il Governo vuole “sperimentare” soluzioni per il futuro

 

Roma - Il Sottosegretario agli esteri, Alfredo Mantica, è tornato nartedì mattina a riferire sul piano di razionalizzazione della rete consolare di fronte alle Commissioni esteri riunite di Camera e Senato. Come previsto da diverse risoluzioni approvate l’anno scorso, il Governo aggiornerà il Parlamento sullo stato dei lavori portato avanti dalla Farnesina fino a tutto il 2011 e oltre.

"Questa – ha esordito Mantica – è una audizione chiesta dal Governo per fornire un aggiornamento doveroso prima del Consiglio d’Amministrazione del Mae che deciderà le operazioni di chiusura del secondo semestre 2010". Prima di entrare nel merito, il sottosegretario ha tenuto a precisare che il Ministero sta "già facendo una serie di investimenti" a cominciare dalle "istallazioni degli sportelli Sifc" iniziate dalle sedi consolari in Europa e che coinvolgeranno tutti i Consolati entro il 2011. "Parlo di investimenti perché tutto ciò ha un costo che copriamo anche con le risorse recuperate dal piano di razionalizzazione".

La seconda precisazione del sottosegretario ha riguardato i contatti con le autorità locali dei Paesi in cui la Farnesina ha deciso di chiudere sedi consolari: "abbiamo sostenuto colloqui con autorità locali in Germania, dove il nostro Ambasciatore ha incontrato i presidenti dei Land; incontri ci sono stati anche in Svizzera e Belgio. Sono stati svolti accertamenti sulle singole sedi". Insomma, in questi mesi il Mae ha portato avanti un "lavoro molto intenso per rispondere alle osservazioni dei parlamentari".

"Non dobbiamo poi dimenticare – ha proseguito – che c’è in atto un progetto di integrazione europea e che è nato il servizio europeo per l’azione esterna di cui dovremo tenere conto visto che diminuirà l’esigenza di adempimenti consolari nazionali" prevedendo "documenti di carattere europeo comuni a tutti i cittadini residenti nell’Ue". Inoltre, il Mae deve essere attento ai nuovi mercati e a "nuove situazioni" che "richiedono una diversa presenza sul territorio: penso, solo per citare i giornali di stamane alla zona doganale aperta dall’Italia in Bielorussia per Bielorussia, Russia e Kazakistan".

Quello della razionalizzazione "non è un fenomeno solo italiano: tanti paesi europei – ha spiegato Mantica – stanno razionalizzando le loro reti periferiche, alcuni prevedendo la chiusura di Ambasciate bilaterali nell’Ue. Cosa che l’Italia non farà". Dopo aver ricordato l’attivazione dell’emissione dei passaporti elettronici, quelli con le impronte digitali, per cui l’Italia ha scelto di dislocare ben 250 postazioni, 120 nei Consolati e 130 in Italia -cosa per cui ha ottenuto dall’Ue una proroga per adeguarsi alla direttiva comunitaria, Mantica è passato ai dati sulla rete consolare, confermando per la Francia  la chiusura del Consolato di Mulhouse con il trasferimento a Metz. In

Svizzera chiude l’agenzia consolare di Coira con trasferimento a San Gallo a partire dal 1 giugno. In Belgio chiude il consolato di Bruxelles nel senso che verrà trasferito presso l’Ambasciata a partire dal 1 giugno, l’agenzia consolare Genk a partire dal 1 giugno ed a Liegi, dove resta il consolato onorario, a partire dall’autunno 2010

 

Crica le chiusure consolari in Germania, Mantica ha detto testualmente:

“Saarbrucken: abbiamo avuto 4 o 5 incontri con le autorità locali. Abbiamo raggiunto un accordo col governo per utilizzare la struttura del Land e lasciare così un ufficio consolare, ma il Governo di Saarbrucken si è offeso, dicendo che non accetta l’agenzia consolare. Ancora non ho deciso cosa fare ma il governo italiano non può accettare di trattare con governi locali su come e quando definire la propria presenza su quel territorio. Come dire: se mi date la sede lascio la struttura che voglio io. Non possiamo trattare con governi locali che fino all’altro ieri ignoravano la nostra presenza. Riassumendo: apriremmo uno sportello consolare nel Palazzo del Governo regionale, in cui avremo una stanza, presumibilmente a partire dal giugno 2010, dunque accadrà in autunno.

In Germania chiudiamo 4 consolati, oltre a Saarbrucken, Mannheim, Amburgo e Norimberga. Il Paese diventerà una sorta di "laboratorio" in cui faremo alcune valutazioni, visto che non c’è una formula matematica certa di come andranno le cose. Quindi abbiamo pensato di fare quattro "esperimenti" per ciascuna delle quattro sedi: se a Saarbrucken rimarremo con uno sportello consolare, a Mannheim chiudiamo senza lasciare nessuna struttura. A partire da ottobre 2010.

Amburgo: a fine 2010, ma molto più probabilmente a inizio 2011, stiamo trattando, devo dire con grande partecipazione del governo locale, per un consolato onorario limitato alle attività portuali (visti) e per uno sportello consolare da trasferire nella sede dell’IIC per tutto il resto. In più, vi ricordo che già c’è un console onorario a Brema. È un’ipotesi tutta nuova: ci sarebbero due uffici italiani, quindi c’è da discutere soprattutto per il ruolo del console onorario "limitato" al porto. A partire dal gennaio 2011.

Norimberga: chiude il consolato e rimane un’agenzia consolare "asciutta" rispetto alle tradizionali che hanno una media di 5 dipendenti Mae e 7-8 contrattisti. Quando dico "asciutta" penso a 2 dipendenti mandati dalla Farnesina e a 3 contrattisti. A partire dal 1 giugno”.  (ma.cip.aise-de.it.press)

 

 

 

Dietro la razionalizzazione consolare: il nulla. La Confsal Unsa chiede un incontro con Frattini

 

In Germania chiudiamo 4 Consolati, oltre a Saarbrucken, anche Mannheim, Amburgo e Norimberga. Il Paese diventerà una sorta di "laboratorio" in cui faremo alcune valutazioni, visto che non c’è una formula matematica certa di come andranno le cose. Quindi abbiamo pensato di fare quattro "esperimenti" per ciascuna delle quattro sedi: se a Saarbrucken rimarremo con uno sportello consolare, a Mannheim chiudiamo senza lasciare nessuna struttura, a partire da ottobre 2010. (Sen. Alfredo Mantica, Sottosegretario agli Esteri con delega per gli italiani nel mondo)

 

Le sconcertanti parole del Sottosegretario Mantica da leggere in un comunicato stampa apparso oggi online su aise (vedi art. precedente, ndr), non solo ci lasciano allibiti, ma confermano un’ipotesi che il nostro Sindacato ha avanzato dall’inizio dell’annunciata „razionalizzazione della rete consolare“, cioè dietro al progetto il nulla!

 

Quali sono i parametri della „razionalizzazione“ ci stiamo chiedendo dal giugno 2009  ad oggi, 23 febbraio 2010, giornata dell’audizione del Sottosegretario Mantica in Parlamento? Un‘ ipotesi di risparmio? Ora la risposta è chiarissima e alla portata di tutti: nessun progetto ragionato e strutturato per garantire parametri di efficienza, funzionalità gestionale e semplificazione delle procedure burocratiche!

 

Chiusure per diletto, per pura voglia di sperimentare nuove formule, per creare laboratori per chissà quali ricerche e naturalmente questo tutto sulla pelle del personale (a contratto e di ruolo) coinvolto in questo assurdo piano di razionalizzazione, e della nostra comunità italiana all’estero, per la quale il nostro Sottosegretario agli Esteri con delega per gli italiani nel mondo, non sembra avere molta stima, considerato che vuole negare  ai nostri connazionali all’estero  elementari servizi.

 

Pensare e attuare un piano di „razionalizzazione e modernizzazione della nostra rete estera“ significa aprirsi ad un dialogo costruttivo, esaminare alternative e sanare prima quelle ingiustizie e quelle situazioni che sono ancora causa di molto malcontento e arretratezza. Arretratezza dei sistemi informatici e di certe procedure; personale a contratto frustrato che attende da ben 9 anni diritti sindacali e che in parecchie parti del mondo riceve stipendi non adeguati e alla soglia della sopravvivenza. Anche la lenta ma costante diminuzione di posti funzione all´estero per il personale delle Aree Funzionali - salvo poi esternalizzare i servizi a società presenti nelle realtà locali  – rientra in una politica che si è dimostrata deleteria per la rete diplomatico-consolare di questo Ministero. Tutti questi elementi vanno considerati se si vuole attuare un piano veramente ben meditato.  

 

L’audizione del Sottosegretario Mantica davanti alle Commissioni Esteri riunite di Camera e Senato non ha portato nulla di nuovo sul fronte della razionalizzazione, dunque. Al contrario strutture che in un primo momento erano scomparse dalla mappatura delle sedi da depennare, riappaiono oggi più a rischio che mai: Detroit, Filadelfia, Brisbane, Adelaide.

 

Ma andiamo pure per ordine. Le sedi oggetto di delibera dal 10 dicembre 2009 al 10 ottobre 2010 sono: Basilea, Karachi, Mulhouse, Coira, Saarbrücken, Norimberga, Bruxelles e Genk. Qui si parla di molti declassamenti e della chiusura di Genk e Coira. I declassamenti sono previsti per Basilea (da Consolato Generale a Consolato dal 1 dicembre 2009), Karachi (da Consolato Generale a Consolato dal 1 marzo 2010) e Norimberga (da Consolato ad Agenzia Consolare dal 1 luglio 2010). Il Consolato di Mulhouse diventa dal 1 luglio 2010 Sportello e fa riferimento al Consolato Generale di Metz. L‘ Agenzia Consolare di Coira verrà chiusa e accorpata dal 1 luglio 2010 al Consolato di 1. Categoria di San Gallo. Il Consolato di Saarbrücken diventerà Sportello a partire dal 1 luglio 2010 e fa riferimento al Consolato Generale di Francoforte. Il Consolato di Bruxelles e l’Agenzia Consolare di Genk verranno trasferite all’Ambasciata di Bruxelles.    

Le sedi non ancora oggetto di delibera sono dall’autunno 2010 all’inverno 2011: Durban, Liegi, Mannheim, Alessandria, Amburgo. Per le sedi di Durban e Liegi si prevede a partire dall’autunno 2010 la trasformazione in Consolato onorario. Per l’Agenzia Consolare di Mannheim si prevede la chiusura e l’accorpamento al Consolato Generale di Stoccarda, mentre per il Consolato Generale di Alessandria si pensa ad un declassamento. Il Consolato Generale di Amburgo, invece, dovrebbe diventare a partire dal 2011 Consolato onorario e /o sportello, facendo riferimento al Consolato Generale di Hannover.

 

I „laboratori creativi“ proseguono anche dal 2011 in poi, e le sedi coinvolte nei vari „esperimenti“ a rischio di totale chiusura sono: Lille, Filadelfia, Mons, Brisbane, Adelaide, Detroit, Gedda, Losanna e Manchester.

 

La Confsal-Unsa Esteri, unico sindacato a lottare con veemenza con i propri iscritti e insieme a tutte le forze politiche e sociali già scese in campo, continuerà ad opporsi ad un piano assurdo. In questo senso vogliamo ricordare a chi ci legge che all’inizio dell’annunciata razionalizzazione si pensava solamente di chiudere le ben 20 sedi interessate, senza prendere in considerazione alternativa alcuna, come, ad esempio, quella costituita dal declassamento. In considerazione dei risultati raggiunti nel frattempo siamo ora consapevoli che serve continuare a lottare e serve una forte azione congiunta per scongiurare ulteriori chiusure arbitrarie ! 

 

Il Segretario Generale della Federazione Confsal-Unsa, Massimo Battaglia, a cui fa capo il nostro Coordinamento Esteri, ha chiesto proprio in queste ore un immediato incontro con il Ministro degli Esteri, on. Franco Frattini, al fine di evitare ulteriori iniziative sindacali. 

 

Rimaniamo in attesa degli esiti e proseguiamo con tutte le nostre forze a dire NO ad un piano che affonda le proprie radici nel vuoto, nel nulla più assoluto!  

Confsal Unsa Coordinamento Esteri

 

“Il vero fine di tutta questa manovra, se sommato alle centinaia di decurtazioni e negazioni di diritti  degli ultimi mesi – commenta il Coordinamento dei contrattisti degli IIC in Germania Cristina Rizzotti (Stoccarda), Nicola Fresa (Amburgo) e Beppe Scorsone (Monaco di Baviera) - è il ridimensionamento politico degli Italiani all'estero. È una morte in pillole a cui noi tutti stiamo andando incontro. Aspettiamoci cupi sviluppi”. (de.it.press)

 

 

 

 

 

Rete consolare. Gli interventi degli eletti all’estero. Nuovo aggiornamento in Giugno

 

Roma - Apprezzamento per l’attività di aggiornamento del Governo nei riguardi del Parlamento, ma sul piano di razionalizzazione della rete consolare, gli eletti all’estero continuano ad essere perplessi o preoccupati, o entrambe le cose. Questo, in sintesi, quanto emerso nel dibattito seguito alla relazione del sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica che martedì mattina è stato ascoltato dalle Commissioni esteri di Camera e Senato.

Primo ad intervenire, Marco Fedi (Pd) ha esordito annotando che "rispetto alla prima impostazione del piano è cambiato poco; solo "a partire dal" cioè chiusure in progressione nell’arco di 3 o 4 mesi, ma mancano modifiche sostanziali. Spero che questo tempo sia stato utile alla Farnesina per disegnare le vere riforme da discutere a breve. A cominciare da quella del Ministero degli Esteri per darci così un quadro di riferimento dei nuovi consolati che ad oggi è solo teorico". Rispetto alla questione, ha proseguito, "la nostra prima preoccupazione è: se noi pensiamo a una gestione diversa dei consolati, a razionalizzare puntando su più efficacia e più informatica e questo non avviene, significa che procediamo a chiusure quando tutto il resto è ancora teorico".

"Sulla riforma del Mae e sul Decreto sui nuovi consolati – ha ribadito Fedi – non c’è stato il confronto che noi auspichiamo. Chiedo a Mantica di aprire un dibattito con le commissioni competenti per capire quale sarà il nuovo quadro di riferimento. Solo in questa nuova luce possiamo discutere". Quanto alla raizonalizzaizone, Fedi ha criticato la previsione del consoli onorari perché "sanno di Repubblica delle banane". Al contrario, "è indispensabile avere agenzie consolari, cioè strutture di servizio, e coordinare il Sistema Italia nel mondo. Per le imprese – ha ricordato Fedi – ci sono altre strutture come gli Uffici Ice e le Camere di Commercio". Tornando al piano, Fedi ha ribadito che occorre "accelerare il dibattito sulle vere riforme sul Mae, sul decreto sui consolati, ma anche sul modo di gestione del personale a contratto, sull’assegnazione delle sedi e così via".

Salutando il senatore Dini, ministro degli esteri di qualche anno fa e ora presidente della Commissione esteri del Senato, Gianni Farina (Pd) ha ricordato che la ristrutturazione consolare iniziò proprio con Dini alla Farnesina. Quindi, rivolto a Mantica si è detto "ottimista" sia sulla "querelle Losanna - Ginevra che, se ho capito bene rimangono sedi in sospeso, un ripensamento frutto anche dei suggerimenti della collettività; sia su Lille che lei, sottosegretario, non ha citato. Quindi do per acquisito che ci state ripensando". Al contrario di Fedi, Farina si è detto "molto d’accordo sul tentativo di costituire consoli onorari dove necessario, al di là delle ristrutturazioni e delle chiusure su cui politicamente voglio ricordare che con Dini al Mae si chiusero sede importanti ovunque esclusa la Germania, tanto che si parlò di sospetti; le chiusure furono attuate attraverso informazione e dibattito che interessò tutte le collettività. Dunque invito Mantica a partecipare alle continentali del Cgie: sollevi questi problemi, inviti i presidenti dei Comites e delle associazioni e dibatta. Le collettività non sono chiuse ai cambiamenti, ma vogliono capire cosa succede".

Guglielmo Picchi (Pdl) ha prima portato i saluti del collega Di Biagio, impossibilitato a partecipare, e poi sostenuto che "la pausa di 6 mesi dalla risoluzione abbia fatto bene al Mae, visto che ci sono novità che, se non completamente soddisfacenti, almeno segnano un cambio di passo utile. Apprezzo gli sforzi per la soluzione di Mulhouse verso Basilea e concordo con molte delle soluzioni, ma credo si possa fare ancora meglio". Sulla proiezione dell’Italia in Europa, accennata dal sottosegretario nella sua relazione, Picchi ha commentato: "i documenti comuni europei sono al di là da venire: quando accadrà, sarò il primo a dire che i consolati non servono più, ma ne passerà di tempo". Quanto ai contatti con le autorità locali, soprattutto tedesche (Saarland), Picchi ha riconosciuto che "a volte può non essere piacevole ma il governo per tutelare i suoi cittadini deve dialogare anche con i governi locali per mantenere la sua presenza sul territorio". D’accordo con Fedi sulla necessità di accelerare il dibattito sulla riforma del Ministero, Picchi ha concluso sostenendo che "il finanziamento della rappresentanza italiana nel mondo non riguarda solo il Mae ma anche altri ministeri. Non vedo perché non si possa coinvolgere le regioni".

Le chiusure in Svizzera sono state al centro dell’intervento di Antonio Razzi (Idv): "ho presentato interpellanze sia su Coira che su Losanna. Non condivido nessuna chiusura in Svizzera, così come nel 2010 non l’ho fatto quando chiuse Lucerna, sede per cui ho chiesto un console onorario che servirebbe 20mila italiani che ora devono andare a Zurigo, quando a Lucerna c’è una Casa d’Italia enorme a costo zero perché è nostra. Al tempo stesso, Wettingen è aperta con meno 17mila italiani e a pochi chilometri da Zurigo; così come Neuchatel".

Unico senatore a prendere la parola, Nino Randazzo (Pd) ha brevemente chiesto a Mantica un chiarimento e cioè "in questo quadro di riforma del Mae, siamo solo alla prima fase di un piano di chiusura? È tutto qui il ridimensionamento della rete o dobbiamo aspettarci altro?".

"Molto perplessa" si è detta invece Laura Garavini (Pd) secondo cui "se nella prima presentazione del piano c’eravamo trovati di fronte ad una proposta che non dava l’idea di un piano organico, razionale, che tenesse conto delle esigenze, questo aggiornamento non solo ci ribadisce quei dubbi, ma ci troviamo di fronte ad un peggioramento perché l’impressione che ne deriva è che si stia cercando di rattoppare qua e là senza fornire risposte organiche o misure rispondenti ad un piano prospettico, di sviluppo e miglioramento della rete". la deputata ha quindi sottolineato che "tali misure non produrranno risparmi considerevoli" e chiesto: "come mai si sta procedendo dal momento che con l’approvazione della risoluzione il Governo si era impegnato a riconsiderare il piano?". Sulle difficoltà nel dialogo con il Land di Saarbrucken espresse da Mantica, Garavini ha ricordato che "sin dall’inizio le avevamo detto che pur essendoci offerte dai locali, sembrava una richiesta di elemosina da parte dell’Italia. Dall’inizio ci si doveva chiedere se era opportuno, anche diplomaticamente. In ogni caso, tutti i Land hanno dato disponibilità: il presidente Muller per il Saarland, da Amburgo è arrivata una intera delegazione comunale alla Camera, senza che nessuno del governo la ricevesse; disponibilità anche dal consiglio comunale di Norimberga e dal Land della Baviera con una lettera inviata a Frattini". Offerte di aiuto che non sono state prese in considerazione, ha deplorato la deputata, in favore di "soluzioni che lasciano il tempo che trovano" a cominciare dalla "decisione opinabile di preferire i consoli onorari alle agenzie".

Fabio Porta (Pd) ha voluto evidenziare "il paradosso del piano che di per sé dovrebbe presupporre non solo tagli, ma anche potenziamento, mentre da un anno e mezzo si parla solo di chiusure". Per Porta, il caso delle sedi consolari del Sud America "dimostra come stiamo continuando a pensare solo a dove risparmiare, ma non investiamo: quando parleremo di potenziamento strategico dei consolati?", si è chiesto il deputato che si è poi riferito alla prossima visita in Brasile del Presidente Berlusconi: "sappiate che è stato sospeso il contratto di giardinaggio dell’Ambasciata. Può sembrare banale ma ora ci sono scorpioni velenosi in Ambasciata e il dengue si è moltiplicato del 700%. Io ci tengo alla salute di Berlusconi, ma anche a quella del personale e dei nostri connazionali".

Franco Narducci (Pd), che ha presieduto la seduta, ha ricordato che la risoluzione a sua firma approvata in luglio "non voleva scatenare la guerra tra poveri, ma impegnare a tenere in considerazioni altre soluzioni oltre a quelle prospettate". Sul "peso" di ciascuna sede, Narducci ha ricordato che "quello che conta sono gli atti consolari: si veda agenzia per agenzia quanti atti sono prodotti anno per anno. Apprezzo molto lo sforzo del Governo di indicare alternative. Abbiamo visto l’uso dell’informatizzazione, ma continuiamo a dire con umiltà e aperti al dialogo: serve una presenza sul territorio, una sede dove per altro installare i terminal informatici di cui si parla". Infine, Narducci ha sostenuto che "il Governo deve fare di tutto per evitare che sorgano conflitti tra le comunità e i consoli onorari, soprattutto in Europa, rappresentano questo potenziale fattore di aumento di divisione tra le comunità. Per il bene del nostro paese, qualsiasi Governo deve evitare questa situazione".

Nella sua replica, Mantica ha cominciato col rispondere al senatore Randazzo sostenendo che al momento non c’è intenzione di procedere con altre chiusure ma che non si può escludere. "Si deve entrare nell’ordine di idee che le modifiche della rete sono un fatto continuo e costante. Non so cosa farò nel 2012, potrebbero nascere altre esigenze. Negli altri paesi è normale, invece per noi la rete è immodificabile".

Sulla riforma del Mae citata da Fedi e richiamata da Picchi, il sottosegretario ha riconosciuto che "c’è un nesso con la riforma dei consolati, ma credo anche che le stesse viaggino abbastanza separatamente". Sugli uffici commerciali, per Mantica "ciascuno fa il suo mestiere. Il consolato a Timisoara ha ragion d’esser perché ci sono le imprese italiane: le Ccie fanno un altro mestiere. Alla integrazione delle strutture della rete con gli uffici Ice dico pensiamoci: questo è un altro discorso su cui le posso dare ragioni, ma nessuno sostituisce l’altro".

L’ultima battuta per Laura Garavini: "devo dire, francamente, con lei ho dei problemi", ha detto Mantica. "Se dico che dobbiamo risparmiare, lei dice che non si può fare una razionalizzazione per risparmiare; mi ha detto questa mattina "non si risparmia nemmeno, non si può fare una razionalizzazione se non risparmia nemmeno"; se dico che si investe, le mi dice che non si deve investire; a questo punto mi dica lei cosa devo fare perché delle tre strade che avevo in mente non ne va bene nessuna". Sul "caso-Saarbrucken", Mantica ha invitato tutti a "vedere la realtà" e cioè che "quelle dei Land tedeschi sono operazioni di immagine in cui la questione italiana non c’entra. Ogni Land tedesco vuole un consolato perché è l’ambasciata d’Italia sul territorio. Saarbrucken ci ha detto non solo "se non sarà un Consolato non vi diamo l’affitto", ma ha pure aggiunto "non permettevi di aprire un’agenzia consolare a Norimberga perché in Baviera basta Monaco". Io tengo conto di questo, capisco che è importante avere buoni rapporti con i Land. Cercherò di trovare una soluzione a Saarbrucken al quale abbiamo comunque spiegato che un consolato generale di Francia è meno di uno sportello consolare nostro, ha solo un grande cartello con su scritto "consolato generale". Ora, se vogliono il cartello glielo faccio di oro zecchino, ma poi dentro l’ufficio ci sono due impiegati. A parte le chiacchiere – ha detto ancora il sottosegretario – nessuno a Saarbrucken ci ha offerto strutture o affitti a prezzi non di mercato. E a prezzi di mercato siamo capaci di trovarci una sede da soli".

Infine, sollecitato da Narducci, Mantica ha prospettato un nuovo appuntamento di fronte alle commissioni a fine giugno, primi luglio, quando molto probabilmente saranno già avviate le procedure di chiusura previste nel secondo semestre dell’anno. (m.c.\aise)

 

 

 

 

 

Ristrutturazione della rete consolare è sinonimo di chiusura:  duro colpo per gli italiani all’estero

 

Dopo molte attese, date le notizie allarmanti, ancora una volta il Sottosegretario Mantica, in una audizione in Commissione esteri della Camera dei Deputati conferma la decisione presa circa la controversa razionalizzazione della rete consolare anche se con una diversa scansione temporale.

Mantica ha sottolineato che lo sviluppo temporale del piano avrà una scansione tale da permettere l’interazione di più fattori, ma io mi chiedo se è razionale procedere alla riforma del Ministero degli Affari esteri senza tener conto della ristrutturazione della rete consolare. Non credo sia condivisibile uno scenario siffatto proprio perché dovrebbero potersi attuare quelle sinergie, quelle interazioni di cui parla lo stesso sen. Mantica. Preoccupato del futuro del Sistema Italia nel mondo ho da tempo promosso, assieme ad altri colleghi ed in maniera bipartisan, iniziative parlamentari tese a impegnare il Governo a riconsiderare le modalità di razionalizzazione degli uffici consolari all’estero, effettuando una valutazione comparativa dell’effettivo peso specifico delle diverse sedi diplomatiche ed una attenta riflessione su come rivedere l’intera attività consolare. Tali azioni hanno avuto come apice legislativo l’approvazione di una risoluzione che ho promosso, sempre in maniera bipartisan, in Commissione esteri che oltre ad impegnare il Governo ad effettuare le dovute riconsiderazioni sul processo di razionalizzazione della rete consolare lo impegnava anche a promuovere “un’accelerazione del processo di revisione e ammodernamento delle procedure amministrative, nonché l’informatizzazione destinata al funzionamento del consolato digitale”. 

Tuttavia, tra i nostri concittadini nel mondo, oltre ogni distinzione politica, sono continuate le proteste anche attraverso la costituzione di comitati ad hoc di difesa delle sedi consolari; evidentemente avevano ben intuito che gli appelli e anche gli atti formali del Parlamento non avrebbero trovato domicilio presso il Governo. Devo anche ricordare gli appelli dei rappresentanti di istituzioni di Paesi stranieri, tra cui il Primo ministro australiano, Kevin Rudd e rappresentanti dei Lander tedeschi,  dove vivono numerose comunità italiane.

Ma la linea direttrice è rimasta sempre quella: chiudere, declassare e accorpare anche evocando un ipotetico ruolo sostitutivo e aggiuntivo dei sistemi informatici, ma mi preme ricordare che non ancora abbiamo la messa in rete delle informazioni AIRE tra consolati e comuni di origine. Non ci rendiamo conto che se si procede con lo smantellamento della rete consolare non facciamo altro che infliggere un ulteriore colpo alle nostra comunità all’estero dopo quelli inferti con la Finanziaria attraverso i tagli che tutti ormai conoscono. Ovviamente ne risentiranno la credibilità delle nostre istituzioni ed il senso di fiducia che i nostri connazionali hanno sempre avuto nei confronti della terra d’origine. Non riteniamo che decine di migliaia di cittadini si possano spostare da un Consolato in chiusura ad un altro da attrezzare a riceverli  come fossero pedine di un gioco della scacchiera della geopolitica. Essi sono cittadini italiani con pari diritti e dignità di quelli residenti nei confini nazionali e non possiamo accettare che vengano trattati in questo modo.

Si pensa di chiudere consolati, in Svizzera, misurando le distanze sulla carta, ma chi conosce bene il territorio sa quale difficoltà rappresenta per un pensionato muoversi tra le valli e i monti di una realtà diversificata quanto complessa di cui è prova evidente l’esistenza dei Cantoni. E allora come si fa a chiudere l’Agenzia consolare di Coira? O il Consolato di Losanna? E come si può trascurare il ruolo fondamentale delle strutture di Saarbruecken o di Liegi? Tutte sedi in smantellamento assieme ad altre altrettanto funzionali e strategiche per la nostra comunità all’estero. Ancora una volta invito a non procedere a tagliare i servizi e se si vuole cambiare le modalità di erogazione dei servizi stessi tali modalità devono essere accessibili a tutti garantendo parità di diritti ai cittadini come sancisce la Carta costituzionale.

Il cosiddetto piano di razionalizzazione come attualmente si prospetta non garantisce tali diritti. Franco Narducci, de.it.press

 

 

 

 

Decreto milleproroghe, mancata occasione per discutere su alcuni problemi degli italiani nel mondo

 

“La compressione dei lavori a Montecitorio e il probabile voto di fiducia sulla conversione del decreto mille proroghe non ci daranno occasione di approfondire temi molto importanti per le comunità italiane nel mondo” afferma Marco Fedi , deputato Pd della Circoscrizione Estero. “La conversione del decreto di proroga termini avrebbe potuto consentire –spiega -  una discussione sui temi dell’informazione, a proposito della Convenzione con Rai Italia e il previsto taglio di 12 milioni di euro, oltre alla questione dei fondi per l’editoria”. “La discussione avrebbe potuto riguardare anche le detrazioni per carichi di famiglia per i residenti all’estero” aggiunge Fedi ricordando che “più volte sono stati presentati, su questo tema, emendamenti ed ordini del giorno, sia dall’opposizione che dalla maggioranza”.

  “Avremmo potuto discutere anche di cittadinanza – continua il deputato Pd – non solo per la proroga per il riconoscimento della cittadinanza italiana alle persone nate e già residenti nei territori appartenuti all'Impero austro-ungarico e ai loro discendenti ma anche per la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana”.

  “Il voto di fiducia limiterà il dibattito e – conclude Marco Fedi  - perderemo un’altra occasione per evidenziare le carenze strutturali degli interventi a favore degli italiani nel mondo”. (Inform)

 

 

 

 

Tagli alla scuola italiana all’estero: si rende precario tutto il settore

 

Roma – Il Segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna si fa oggi portavoce della "grave preoccupazione" del sindacato "per i tagli alla scuola statale e ai corsi di lingua italiana all’estero, annunciati nei giorni scorsi dal Ministero degli esteri" definiti "particolarmente negativi" soprattutto "nelle nostre scuole in Europa, in Africa e in Sud America, dove la domanda di lingua e cultura italiana ha registrato in questi anni un costante aumento e sempre più crescente è la richiesta di servizi culturali stabili e di qualità".

"Anche nel nostro Congresso di Lecce – ricorda Di Menna – abbiamo con forza denunciato il rischio che i tagli indiscriminati al servizio scolastico italiano all’estero possano, non solo compromettere i diritti dei lavoratori e dell’utenza, ma la stessa sopravvivenza di queste nostre istituzioni, che operano nel campo della promozione e della diffusione della lingua italiana e rappresentano un essenziale strumento della politica estera del nostro Paese". "Per questo – ricorda il segretario di Uil Scuola – la Uil scuola sollecita da anni il Parlamento e il Governo ad intervenire, avviando il necessario processo riformatore di queste nostre istituzioni scolastiche all’estero, che possa evitare il rischio che, continuando con questa politica di riduzione delle risorse, che non nasce quest’anno, ma che caratterizza le leggi Finanziarie degli ultimi anni, si arrivi alla precarizzazione di un settore, che, al contrario, avrebbe bisogno di interventi stabilizzatori, che possano valorizzare le nostre realtà scolastiche e culturali all’estero".

Sulla questione, ricorda infine Di Menna, la Uil ha preso atto della lettera rivolta al Ministro Frattini dal vice presidente della Commissione Esteri della Camera, Franco Narducci (Pd), che fa riferimento al Congresso Uil scuola di Lecce, e l’intervento in Parlamento dell’on. Laura Garavini (Pd) a sostegno della scuola italiana all’estero. (aise)

 

 

 

 

Il presidente della Fusie Domenico De Sossi: Tagli immotivati alla stampa italiana all'estero

 

ROMA - “Con una decisione repentina e immotivata la Camera dei Deputati, in sede di conversione del decreto legge  milleproroghe, ha ridotto del 50% i contributi alla stampa italiana all’estero  per il 2009. La norma, tecnicamente confusa e fortemente debole sul piano della legittimità costituzionale - dichiara il presidente della Federazione unitaria della stampa italiana all’estero Domenico  De Sossi -  reca un danno gravissimo alle testate italiane all’estero e per l’estero: sei quotidiani e circa 150 periodici.

  “Sono a rischio l’occupazione di molti addetti; sono limitate le possibilità  di informazione e di dialogo con le comunità italiane; sono ridotte inesorabilmente le condizioni di sviluppo e di incidenza della lingua e della cultura italiane nel mondo.”

  “Con questa normativa, inoltre, continueranno ad essere perpetrate discriminazioni irragionevoli nei confronti  della stampa italiana all’estero, con il sospetto, oggi, anche di qualche odiosa forma di baratto politico.”

  “Nella difficoltà attuale  di un dibattito  sereno e approfondito e non pregiudizialmente negativo sulla informazione per i nostri connazionali all’estero, che pure è necessario, e non ulteriormente rinviabile, facciamo- ha aggiunto il presidente De Sossi - personale  vivissimo pressante appello ai parlamentari  eletti all’estero, a tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, perché  si ripristinino  al più presto  o, al massimo, in sede di assestamento del  bilancio, gli stanziamenti  così improvvisamente e drasticamente falcidiati.”. (Inform)

 

 

 

 

Tagli all’editoria. Deputati PD-estero: “Il governo chiude l’informazione per gli italiani all’estero!”

 

Roma - “Non possiamo risolvere il problema del finanziamento ai giornali no-profit ai danni della stampa per gli italiani all’estero e del sistema delle radio private diffuse sul territorio”. A dichiaralo sono i deputati del PD eletti nella Circoscrizione estero - Narducci, Bucchino, Farina, Fedi, Garavini e Porta - in seguito alla bocciatura dell’emendamento del PD a presentato da Ventura, Baretta, De Biasi, Gentiloni Silveri, Levi e Narducci e sottoscritto da tutti i deputati del PD eletti all’estero e dall’on. Aldo Di Biagio della PDL, mentre gli altri eletti all’estero della PDL si sono astenuti.

Tale emendamento era teso a ripristinare i fondi per la stampa italiana all’estero che il Governo aveva eliminato dalle provvidenze per l’editoria in occasione del ripristino del finanziamento pubblico per 80 giornali di cooperative, associazioni non-profit, gruppi politici e minoranze linguistiche.

Infatti all’articolo aggiuntivo del governo, art.10-sexies, all’art.10-quinqiues del cosiddetto Decreto mille proroghe si afferma che “per i contributi relativi all'anno 2009, previsti dall'articolo 3, comma 2-ter, della legge 7 agosto 1990 n. 250, limitatamente ai quotidiani italiani editi e diffusi all'estero, dall'articolo 26 della legge 5 agosto 1981, n. 416, nonché dagli articoli 5, 6 e 7 della legge 30 luglio 1998, n. 281, si applica una riduzione del 50 per cento del contributo complessivo calcolato per ciascun soggetto”. 

“E’ intollerabile che per garantire quanto dovuto alla stampa di cooperativa si faccia un pasticcio con la conseguenza di far chiudere la stampa dedicata agli italiani all’estero con la riduzione del 50% del già esiguo contributo percepito e di mettere in difficoltà il reale pluralismo sul territorio italiano, quello garantito dalle tante piccole realtà locali mettendo anche a rischio una occupazione diffusa” precisano i parlamentari del PD eletti all’estero ribadendo che “non è possibile che si leda ancora una volta i diritti dei cittadini residenti all’estero privandoli di una informazione preziosa per il loro legame con la terra di origine e ci chiediamo con quale faccia il governo andrà all’estero a incontrare le nostre comunità”.

“La linea del Governo - concludono - sembra essere quella di eliminare le realtà scomode: chiudere i consolati perché servono agli italiani all’estero, tagliare l’informazione per tenere all’oscuro gli italiani all’estero di quello che combina e fa digerire agli italiani, tagliare la promozione culturale italiana nel mondo, insomma disfarsi di quello che può dare fastidio! Ma non è forse questo governo che sta dando fastidio all’onore degli italiani? Non rimane che lavorare per mandarli a casa alle prossime elezioni sperando che non taglino anche quelle!” de.it.press

 

 

 

 

 

Riforma Comites/Cgie. La bozza Tofani stravolge la rappresentanza del territorio

 

Laura Garavini a Bruxelles per discutere sulla riforma degli istituti di rappresentanza

“Comites e CGIE, salvare il legame con il territorio e con il corpo vivo delle comunità”

 

Bruxelles - “No a una bozza Tofani che porterebbe allo stravolgimento di due essenziali organi di rappresentanza – Comites e CGIE –  privandoli dello stretto legame con il territorio. È invece importante rafforzare questi due istituti di rappresentanza per raccogliere e incanalare problemi, richieste e attese presenti tra gli italiani all’estero”. È questo il messaggio, in estrema sintesi, dell’on. Laura Garavini (PD) alla conferenza “Gli Italiani all’estero e la riforma degli istituti di rappresentanza”, organizzata dai circoli PD di Bruxelles, Charleroi, Genk, La Louviére, Liegi e Tubize nella capitale belga.

 

A discuterne con un numeroso pubblico, erano presenti, oltre alla deputata eletta nella circoscrizione Europa, il Segretario generale del Cgie, Elio Carozza, il senatore Claudio Micheloni e il consigliere del CGIE Norberto Lombardi.

 

“Con il testo unico presentato dalla maggioranza, il sistema di partecipazione delle nostre collettività nel mondo alla vita politica e civile italiana viene minato alle fondamenta”, ha avvertito la Garavini. “Con un colpo di spugna il Governo vuole distruggere letteralmente il ruolo di gran parte delle strutture sociali e culturali che sono state create in tanti anni attorno al mondo delle associazioni e che sono invece il motore delle comunità italiane all’estero”.

 

“La riforma si fa con l’ammodernamento e con il ricambio, non con l’annullamento”, ha concluso la parlamentare democratica. “Anche alla luce della chiusura dei consolati promossa dalla destra, i Comites e il CGIE diventano più importanti, non meno, per i nostri connazionali oltreconfine che vogliono continuare a far sentire la loro voce ed essere partecipi delle dinamiche politiche della società italiana”. De.it.press

 

 

 

 

 

La Bellunesi nel Mondo chiede il rirpistino dell’esenzione ICI per gli italiani all’estero

 

Belluno - Ripristinare l’esenzione dell’ICI per gli immobili considerati prima casa per gli italiani residenti all’estero, esenzione tolta con un provvedimento del dipartimento delle finanze ancora nel marzo 2009. È questo l’obiettivo della nuova azione portata avanti dall’Associazione Bellunesi nel Mondo (ABM), d’intesa con le altre associazioni regionali, l’ANCI Veneto e la Regione del Veneto. Nella sede dei Bellunesi nel Mondo si sono riuniti lo scorso 15 febbraio l’assessore regionale ai flussi migratori, Oscar De Bona, il delegato dell’Anci Veneto per i Veneti nel Mondo Gino Pante , e il presidente e la vicepresidente dell’ABM Gioachino Bratti e Patrizia Burigo, i quali hanno redatto un documento, che richiama tra gli altri un ordine del giorno approvato dalla Consulta dei Veneti del Mondo tenutasi a Montevideo lo scorso novembre, a sostegno di questa richiesta. Il documento è stato affidato al rappresentante dell’ANCI Veneto Pante, che prossimamente lo presenterà nel corso di un incontro con il sottosegretario al tesoro, l’on. Alberto Giorgetti, e l'on. Marino Zorzato della commissione bilancio della Camera.

"Come noto", sottolinea l’Associazione Bellunesi nel Mondo, "la soppressione dell’esenzione ICI ha creato grande amarezza e malumore tra i nostri concittadini all’estero che hanno visto nel provvedimento un segno di ulteriore discriminazione rispetto ai residenti in patria. (aise) 

 

 

 

 

 

Audizione del Sottosegretario Mantica. Garavini (PD): “Preoccupante l’ottusità del Governo”

 

“L’ottusità del Governo nei confronti della nostra gente all’estero è deludente”, commenta l’on. Laura Garavini (PD) al termine dell’audizione del Sottosegretario agli esteri con delega per gli italiani nel mondo, Alfredo Mantica, alle Commissioni esteri di Camera e Senato. “La rivisitazione del piano di razionalizzazione della rete consolare oggi presentato dal Sottosegretario Mantica non è che una manovra poco convincente e ben poco migliorativa rispetto a quanto preannunciato alcuni mesi fa. Si limita a mettere qualche pezza, quando invece occorrerebbe ritoccare il progetto in modo drastico”.

 

Nel corso dell’incontro da tempo atteso, il sottosegretario “ha sostanzialmente confermato il piano che già conoscevamo, rivelando ancora una volta la totale mancanza di una strategia complessiva nel disegno governativo”, così il giudizio della deputata eletta nella circoscrizione Europa.

 

“Abbassare i costi pur garantendo il mantenimento delle sedi non è una contraddizione”, insiste la Garavini. “Il Governo invece continua ad ignorare ipotesi alternative di risparmio, non prendendo in considerazione, ad esempio, la disponibilità dimostrata da diverse autorità straniere al fine di evitare chiusure indiscriminate”.

 

“Quel poco che si evince da questo fumoso piano B”, critica la parlamentare democratica, “è che gli italiani ad Amburgo dovranno in futuro accontentarsi di un Console onorario e di uno sportello consolare; a Saarbrücken rimarrà soltanto uno sportello consolare nonostante che il presidente della regione Peter Müller si fosse da tempo offerto di accogliere gratuitamente la struttura consolare in locali prestigiosi della cancelleria di Stato del Saarland; la sede di Mannheim verrà addirittura chiusa nonostante il sindacato tedesco DGB si fosse reso disponibile a fornire locali idonei ad accogliere la sede dell’agenzia consolare. E anche la sede francese di Mulhouse manterrà soltanto uno sportello consolare nonostante le autorità locali avessero espresso il loro sostegno per il mantenimento della sede consolare”.

 

Tutto questo, per la Garavini, “è un tentativo maldestro di far tacere le proteste, liquidando gli italiani nelle zone in questione con poche briciole. Ma i servizi ai nostri connazionali nel mondo non sono una cortesia o un favore. Sono un diritto”, sottolinea la Garavini, che ribadisce, “penalizzare la rete consolare significa sfavorire la collettività. Ma significa anche non tener conto e non voler valorizzare le straordinarie potenzialità delle nostre comunità oltreconfine”. De.it.press 23

 

 

 

 

Germania in salsa italiana

 

Come sta la Germania? Lo sciopero dei piloti Lufthansa, che stava penalizzando fortemente il traffico aereo europeo e internazionale, ha fatto temere che «ormai anche i tedeschi» si comportino nei conflitti di lavoro come gli altri europei. Senza preoccuparsi cioè dei costi e dei disagi scaricati sulla collettività, in un momento economicamente difficile. Ma la sospensione dello sciopero stesso, annunciata ieri sera, ha confermato che le tradizionali procedure sindacali funzionano ancora.

 

In realtà la moderazione nel conflitto sociale, che da decenni era una caratteristica della Germania, sta tramontando. Nel caso specifico della Lufthansa il problema è complicato dal fatto che l’imponente compagnia aerea tedesca gestisce parecchie altre compagnie subalterne, sparse sull’intero continente. Nascono complesse questioni di trattamento di un personale molto diversificato e di operatività delle rotte. E’ un quasi-monopolio che governa strumentalmente differenze regionali e nazionali.

 

In questa situazione il corpo professionale dei piloti si sente colpito in modo particolare e reagisce duramente, incurante della proteste che si alzano da ogni parte. Il tutto accade in una Germania già in difficoltà per altre ragioni.

 

In realtà ci sono parecchi segni di un cambiamento del «modello tedesco» - in senso negativo. Da fenomeni di corruzione a sorprendenti défaillances nel funzionamento dei servizi pubblici. Nel frattempo la politica si trova in uno stallo. Da qui l’interrogativo su «come sta» davvero la Germania.

 

Davanti alla scoperta di episodi di corruzione negli appalti di opere pubbliche e di una massiccia evasione fiscale tramite esportazione illegale di capitali (in Svizzera innanzitutto) è difficile dire se si tratti per la Germania di una patologia normale, per così dire, tipica per una qualunque società avanzata. Oppure segnala un salto di qualità pericoloso, «all’italiana» - appunto - come si dice con brutale franchezza. Ma non è proprio il caso di parlare semplicisticamente di omologazione al sistema italiano perché nel frattempo il nostro sistema sta prendendo strade avventurose difficilmente imitabili.

 

Di fronte a questi fenomeni la reazione dell’opinione pubblica tedesca è fermissima. A nessuno viene in mente di indagare sull’operato dei giudici, per vedere se sono politicizzati o se rispondono alla fantomatica «giustizia ad orologeria» di cui si parla con disinvoltura a casa nostra. Eppure nel caso della scoperta della massiccia esportazione illegale di capitale lo Stato tedesco ha usato metodi eticamente o legalmente dubbi, utilizzando informatori prezzolati, forse addirittura ricattatori.

 

Si tratta di un problema serio e controverso. Si sono sentite valutazioni differenti tra i partiti e all’interno dei partiti. Ma non si è mai percepita quella sorta di complice comprensione per la fuga dei capitali che talvolta traspare nelle parole e negli atteggiamenti di politici e funzionari nostrani.

 

Discorso diverso vale per le disfunzioni e le inefficienze che si sono improvvisamente manifestate nei servizi pubblici. Vengono ritirati urgentemente treni ad alta velocità per interventi tecnici strutturali, con sensibili conseguenze negative sulla normalità dei servizi. La metropolitana di superficie berlinese (S-Bahn) da mesi incappa in disfunzioni che incidono pesantemente sulla normale circolazione dei mezzi pubblici della metropoli.

 

Da ultimo va menzionato l’incredibile stato di abbandono in cui è rimasta per alcuni giorni la città di Berlino dopo un’abbondante nevicata e la seguente formazione di ghiaccio. Ne sono derivati non tanto il prevedibile rallentamento del traffico automobilistico ma gravi difficoltà per i normali cittadini che per alcuni giorni hanno dovuto avventurarsi su marciapiedi impraticabili o ghiacciati a proprio rischio e pericolo.

 

«Tutto qui?», si dirà. Certo. In effetti la popolazione berlinese ha reagito con pazienza e un normale mugugno, ma molti si sono chiesti se questo episodio più che eroica rassegnazione non abbia segnalato una sorprendente caduta di efficienza dell’amministrazione. Un caso isolato?

 

Veniamo alla politica. Rimane l’impressione di una continua impasse della coalizione nero-gialla (democristiani e liberali). A dispetto delle enfatiche promesse di rinnovamento con le quali si è affermata nelle elezioni del settembre scorso, non riesce a produrre nulla di incisivo. Nel governo rimangono tensioni e litigiosità. La promessa di una sensibile riduzione delle tasse rimane una promessa. In compenso una sentenza della Corte Costituzionale costringe ad intervenire a sostegno dei minori nelle famiglie disagiate. In altre parole, un aumento della spesa sociale, che si sarebbe voluto gradualmente alleggerire.

 

La cancelliera Angela Merkel non ha ancora trovato lo slancio necessario per correggere l’immagine di indecisione e irresolutezza, di cui abbiamo parlato settimane fa su questo giornale. A meno che proprio la sua cautela e prudenza nel muoversi interpreti il sentimento dominante della società tedesca ripiegata immobilisticamente su se stessa e sui suoi problemi. Insomma la Germania, nonostante il buon funzionamento delle sue istituzioni correnti, è diventato un Paese difficile da guidare energicamente in avanti.  GIAN ENRICO RUSCONI LS 23

 

 

 

 

Salvatore Virga il nuovo presidente del Comites di Stoccarda

 

E’ Salvatore Virga il terzo presidente del Comites di Stoccarda in questa legislatura. Su di lui sono confluiti tutti i voti dei 10 membri presenti in aula. Tre membri dell’opposizione hanno abbandonato l’Assemblea all’atto dell’operazione di voto. Assenti gli altri 5 membri. Con l’elezione del nuovo presidente si è evitato il commissariamento che avrebbe significato la paralisi totale del comitato

 

Salvatore Virga, già vice-presidente in carica, è stato eletto presidente del Comites di Stoccarda. La sua candidatura risale già al 2004. Ma allora, come del resto anche il 24 gennaio scorso le liste avversarie all’atto delle votazioni hanno fatto mancare il numero legale abbandonando l’aula. Questa volta la legittima arma di chi vuole fare ostruzionismo non ha funzionato per due fattori.

Il primo è strettamente legato alle persone subentrate ai due membri dimissionari.

Per la lista “Insieme in Europa” alla dimissionaria presidente Ileana Silva Werner è subentrato Graziano Emiliano (ex operatore Inca Cgil) e per “Uniti per cambiare” al dimissionario Giacomino Da Re e ai rinunciatori Pino Tabbì e Franca Brollo-Fiorenza (area Acli) è subentrato Piero Soro del Patronato Ital-Uil di Stoccarda.

Il secondo fattore è la ferma volontà - dimostrata anche con la precedente sfiducia a Pasquale Vittorio per eleggere Ileana Werner - di Carmelo Pignataro e Camillo Auricchio della lista “Azzurri nel mondo” (area Forza Italia), nonché di Mario Caruso di “Alleanza degli italiani nel Baden-Württemberg” (AN) di anteporre la cultura dell’azione a quella della convenienza politica o, peggio ancora, del disfattismo per spirito di contrapposizione o per antipatie personali.

Ora Virga, sorretto una nuova maggioranza, dovrà adoperarsi per un ripristino del dialogo sia con l’opposizione che con l’Amministrazione consolare per affrontare le questioni scottanti della collettività: i servizi consolari e gli interventi scolastici e sociali per le fasce più deboli.

Altri particolari si possono evincere dall’intervista in sonoro col neo-presidente Salvatore Virga. Per ascoltare, basta cliccare su: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=6036528/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/x0yy8b/index.html

Tony Màzzaro SWR International/Sezione italiana (de.it.press)

 

 

 

 

Venerdì 26 e sabato 27 febbraio a Berlino due iniziative al femminile

 

“Donne e mafia” e “Riprendere il filo, Convegno Donne italiane in Germania”

 

Berlino - Sono all’insegna del femminile i due incontri che vedono la partecipazione dell’on. Laura Garavini, deputata democratica residente in Germania: nella serata di venerdì 26 febbraio tutto girerà intorno all’argomento ‘Donne e mafia’. Organizzata dall’associazione ‘Mafia? Nein Danke!’, la tavola rotonda vuole far luce sul ruolo delle donne nell’organizzazione e nelle attività mafiose ma anche e soprattutto nella lotta contro la mafia. Ne discuteranno con il pubblico Laura Garavini, capogruppo del PD in Commissione antimafia, Ombretta Ingrascì, autrice del libro ‘Donne d’onore’, Vera Castagnetta, artista e attivista antimafia, e Olivia Liebert, docente universitaria e autrice. Il dibattito e la mostra fotografica si terranno venerdì 26 febbraio, alle ore 18, presso la Humboldt-Universität di Berlino, nella Dorotheenstraße 65.

 

‘Riprendere il filo’ – è questo il motto di un convegno che riunirà questo sabato nella capitale tedesca donne italiane provenienti da tutto il territorio della Germania e da alcuni Paesi europei. “Vogliamo valorizzare il patrimonio di esperienze, competenze e risorse che rappresenta l’emigrazione italiana al femminile, individuando percorsi e misure che possano facilitare le donne nella loro importante funzione di “motore dell’integrazione. Per questo abbiamo deciso di dare vita a una rete che funzioni da piattaforma di confronto e di dialogo e che possa diventare sempre di più anche un interlocutore per le istituzioni tedesche e un punto di riferimento per ri-portare in Italia le migliori prassi in materia di integrazione”. Annuncia la Garavini, promotrice, insieme a Liana Novelli e Antonella Rossi del Coordinamento donne di Francoforte e a Marina Mannarini e Beatrice Virendi del DICA – Donne italiane Coordinamento Amburgo, dell’iniziativa. Sono previsti interventi di Edith Pichler e Chiara Saraceno. L’appuntamento è per sabato, 27 febbraio, a partire dalle ore 10, presso la sede della Fondazione Friedrich Ebert, nella Hiroshimastraße 17 a Berlino.

L’ingresso a entrambi gli incontri è gratuito. (de.it.press)

 

 

 

 

Francoforte. L’Europa Liste per l’accesso gratuito alla scuola materna

 

L’istanza segnalata del consigliere comunale eletto in loco, Luigi Brillante

 

Francoforte – Luigi Brillante, consigliere al comune di Francoforte per Europa Liste, segnala l’ultima istanza presentata da quest’ultima all’amministrazione comunale. Europa Liste chiede l’accesso gratuito alla scuola materna, perché “tutti i bambini dovrebbero frequentare l’asilo – afferma Brillante – il cui compito non è solo quello di badare ai bambini quando i genitori sono al lavoro”. “La scuola materna è un’istituzione pre-scolare – prosegue il consigliere italiano in loco. - In essa i bambini mediante processi educativi dovrebbero già essere stimolati ad apprendere e a sviluppare le proprie creatività in modo da permettere un ottimo passaggio alla scuola dell’obbligo”.

Secondo l’Europa Liste, dunque, anche Francoforte e la sua regione dovrebbero seguire l’esempio di regioni come quella della Renania Palatinato, in cui l’asilo è gratuito. Brillante annuncia la prossima riunione per discutere della politica comunale, in programma il 2 marzo alle ore 18 presso la FAG (Bethmannstr. 3). All’incontro si discuterà, tra l’altro, anche della presentazione della Europa Liste al "Tag der offenen Tür im Römer" per il 21 marzo 2010. Per confermare la propria presenza occorre inviare una mail all’indirizzo di Nicola Raiola: raiola@web.de (Inform)

 

 

 

 

Ad Amburgo si costituisce un nuovo comitato a difesa della comunità italiana

 

Amburgo - Alcuni giovani della comunità italiana di Amburgo hanno dato vita martedì ad un nuovo comitato di cittadini "a difesa degli interessi della comunità e a sostegno degli interessi italiani".

"Con questa iniziativa", spiegano i membri del comitato, "si vuole dare spazio ai tanti giovani che fino ad oggi spesso hanno trovato chiusa la porta del Consolato o di quella dell´Istituto di Cultura, perché il sostegno richiesto non viene concesso in maniera imparziale a tutti".

"Il presente comitato", precisano, "viene sopratutto a sostegno della città di Amburgo che sta perdendo la presenza dello storico Consolato Generale di Amburgo per andarlo a spostare nella provincia della Bassa Sassonia. I cittadini intendono portare nei prossimi giorni il loro democratico appello a Roma ed intendono continuare a sollecitare e sviluppare progetti futuri con il Parlamento Italiano". Incontri sono stati organizzati a Roma con le autorità politiche nei prossimi giorni. (aise)

 

 

 

 

 

Berlino. “Notte delle Stelle”: Garavini consegna il “Premio Bacco” a Isabella Ragonese

 

L’on. Laura Garavini alla Berlinale ha consegnato il “Premio Bacco” alla giovane attrice Isabella Ragonese per la sua interpretazione nel film “Due vite per caso” che è stato presentato al festival berlinese. “Tanti complimenti ad Isabella. Mi fa piacere che i critici italiani abbiano scelto una delle promesse di maggiore talento del nuovo cinema italiano per questo importante premio che ormai è una vera e proprio istituzione della Berlinale”, ha detto la deputata democratica.

 

Isabella Ragonese è stata premiata per il suo ruolo di Sonia in “Due vite per caso”, un film, come spiega il regista Alessandro Aronadio, “liberamente ispirato ai fatti del G8 di Genova”. Gli altri due “Premi Bacco” sono andati a Lino Banfi e all’attore tedesco Jan Liefers. Il premio della critica italiana quest’anno è stato consegnato per la 18° volta, sempre nell’ambito della “Notte delle stelle” organizzato dal Cav. Massimo Mannozzi. In passato il “Premio Bacco” è andato fra gli altri a Riccardo Scamarcio, a Wim Wenders, a Claudia Cardinale e a Sofia Loren.

Scheda “Due vita per caso”: http://film.35mm.it/due-vite-per-caso-2010.html  (de.it.press) 

 

 

 

 

Biofach di Norimberga. Contenti gli espositori italiani. Presentato il marchio di qualità "Ora bio"

 

Norimberga - Si è chiusa con un ottimo bilancio la partecipazione dell'Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB) al Biofach 2010, la fiera mondiale del biologico, che si è svolta a Norimberga dal 17 al 20 febbraio. Con oltre 600 metri quadri di area riservata oltre 40 espositori presenti, l'Aiab ha registrato la soddisfazione dei produttori di vino, pasta, ortofrutta, salumi e ogni tipo di cibo bio di qualità. Molti sono stati i contatti commerciali stabiliti con importatori internazionali.

Grande interesse anche per i vari eventi culturali promossi dall'Aiab, come i workshop del progetto europeo di promozione, comunicazione e formazione "Il Bio sotto casa", curati da Aiab, Amab e Coldiretti e accompagnati da degustazioni guidate di piatti prodotti con ingredienti bio di diverse Regioni italiane.

Al Biofach, l'Aiab ha presentato anche l'esperienza dei bio-distretti italiani come quello del Cilento, in Campania. Si tratta di un progetto che si sviluppa all’interno dell’area del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, coinvolgendo 35 comuni e grandi attrattori culturali e turistici come Paestum, e Velia. Attraverso il coordinamento di Aiab Campania, è stata creata una rete per lo sviluppo del territorio, che ha il suo focus proprio sull’alimentazione bio e di qualità. Son state innanzitutto messe "in rete" le aziende biologiche, le associazioni di produttori, gli enti che aderiscono al circuito delle Città del bio, la bio-ristorazione, gli operatori eco-turistici e i consumatori, soprattutto attraverso i gruppi d’acquisto solidale. Sono nate così iniziative forti e coinvolgenti, come le bio-spiagge, che in estate coinvolgono alla sana alimentazione i bagnanti della costa cilentana.

Oppure i bio-sentieri, che attraverso i rigogliosi boschi della zona, conducono ai luoghi di produzione del bio. Senza dimenticare i bio-mercatini e il "bio di classe", cioè l’introduzione di pasti bio nelle mense scolastiche del luogo. L’esempio del bio-distretto cilentano è stato seguito dalla seconda esperienza di questo tipo: il Bio-distretto Grecanico. Ancora giovane, ma con grandi prospettive di sviluppo, si concentra sull’omonima zone della Calabria.

A Norimberga, è stato presentato anche il marchio di qualità del biologico siciliano: "Ora bio". Presso l'area incontri di Aiab al Biofach si è svolto un workshop con gli operatori commerciali, dal nome "I prodotti a marchio Ora Bio - Qualità di Natura garanzie di Sistema", a cura del Consorzio Isola Bio Sicilia. Nel corso del Workshop, realizzato in collaborazione con l'Aiab, è stato dato rilievo agli aspetti di contesto dell'offerta biologica nella cornice paesaggistica e culturale della Sicilia, alla descrizione del "sistema Isola Bio Sicilia", e alla presentazione dei principali prodotti delle filiere biologiche siciliane presenti al Biofach.

L'incontro con gli operatori, è stata seguita da una degustazione guidata di prodotti biologici siciliani, offerta dal Consorzio Isola Bio Sicilia. Il Consorzio, sorto nel 2005, riunisce 60 aziende biologiche siciliane impegnate oggi a produrre diversi prodotti del panorama gastronomico siciliano e si pone l'obiettivo di tutelare e promuovere le produzioni siciliane nel rispetto del disciplinare d’uso del marchio "Ora Bio", che garantisce l’origine siciliana e l'osservanza di norme tecniche nel processo produttivo ancora più rigide rispetto al regolamento europeo sulla certificazione biologica. (aise) 

 

 

 

 

 

Francesca Comencini, nella giuria della Berlinale, al microfono di Radio Colonia

 

Nessun film in concorso dall'Italia ma una giurata: Francesca Comencini ha scelto i film più belli della Berlinale e si è raccontata al  microfono di Radio Colonia

 

Berlino - C'era anche lei a scegliere di il film turco "Bal" come miglior film della Berlinale di quest'anno: la regista Francesca Comencini ha raccontato ai microfoni di Radio Colonia com'è la giornata-tipo di una giurata. E poi, la passione civile, le scelte della sua vita e l'impegno nel lavoro. Francesca è un po' la ribelle della famiglia. Ci sono Paola, Cristina ed Eleonora, tutte a vario titolo nel mondo del cinema. C'è poi la mamma Giulia, e poi c'è lei, Francesca. Il padre, scomparso di recente, di nome faceva Luigi. E tutti lo conoscono come il regista che ha firmato film come "Pane amore e fantasia" e il celebre Pinocchio della televisione.

 

Il primo film di Francesca, "Pianoforte", è storia di amori e tossicodipendenza da eroina e si aggiudica il premio De Sica a Venezia. Con gli anni, finzioni cinematografiche e documentari testimoniano cosa ha imparato dal padre e poi per conto suo. Nel 2005 arriva il Nastro d'argento in Italia, a Berlino il premio della giuria ecumenica per il film "Mi piace lavorare", storia di vessazioni sul lavoro, e l'onorificenza al merito dal presidente Ciampi. Nel suo ultimo film "Lo spazio bianco", presentato all'ultima edizione di Venezia e tratto dall'omonimo romanzo di Valeria Parella, Francesca Comencini si è misurata con il problema della maternità in Italia.

 

Nel servizio audio di Gerardo Fragione, ecco l’intervista alla Comencini

http://www.funkhauseuropa.de/audio/radio_colonia/showbiz/2010/100221_comenciniportrait.mp3?dslSrc=/audio/radio_colonia/showbiz/2010/100221_comenciniportrait. mp3 (RC, de.it.press)

 

 

 

 

 

Avviata a Monaco di Baviera la retrospettiva dedicata alla regista italiana Lina Wertmüller

 

Monaco di Baviera - Si è aperta martedì 23 febbraio, e proseguirà sino a martedì 27 aprile, presso il Filmmuseum di Monaco di Baviera, la retrospettiva dedicata alla regista italiana Lina Wertmüller, organizzata dal Filmmuseum stesso, insieme all'Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, il Ministero degli Affari Esteri e Cinecittà Luce SpA di Roma.

Lina Wertmüller, regista italiana, vuole semplicemente raccontare la realtà senza filtri. Per questo nei suoi film nulla è sottile e discreto. Le sue opere sono uno schiaffo in pieno viso dello spettatore; sono dirette, impetuose e piene di passione. Arrivano direttamente allo spettatore con sentimenti, ideologie, viaggi, attraverso l’uso dello zoom, del montaggio e di un sottofondo di musica drammatica, tra cui predominano Verdi e Wagner. Nei suoi fotogrammi, invece che un cauto avvicinamento, predomina un confronto aggressivo.

Il mezzo stilistico dominante di Lina Wertmüller è l’esagerazione, ad incominciare dai lunghissimi titoli, tagliati senza troppo riguardo dai distributori di film internazionali, come nel caso del titolo italiano del film “D’amore e d’anarchia, ovvero stamattina alle 10 in via dei fiori nella nota casa di tolleranza”, reso in tedesco a malapena con “Liebe und Anarchie”.

Con i suoi primissimi piani e l’uso frenetico dello zoom la regista mira in maniera diretta all’attore in modo da irrompere nel suo cervello, nel suo cuore e nella sua anima. Nei suoi film si gesticola e si fa a botte, si urla e ci si bacia, si corre e si caccia; in sintesi Lina Wertmüller è capace di rappresentare il temperamento italiano nella sua forma più pura. Si potrebbe definire la Wertmüller come “la cronista della gioia di vivere degli italiani”, che non denuncia, non difende e si lascia tirare nella mischia e nel vortice delle passioni in maniera imparziale. Non si lascia coinvolgere né da mode né da ideologie. Il fascismo, il comunismo, il capitalismo, l’anarchia e il femminismo sono solamente materiale per i suoi film, con il quale provoca controversie e sveglia le coscienze. “In realtà io sono contro tutto questo”, dice la regista che si autodefinisce come “libera pensatrice di sinistra”.

Lina Wertmüller, pseudonimo di Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, (Roma, 14 agosto 1928), è discendente di una nobile e agiata famiglia svizzera. Nasce a Roma da padre pugliese e madre romana.

Assistente alla regia in “E Napoli canta” del 1953, fu aiutante e attrice di Federico Fellini nelle pellicole “La dolce vita” (1960) e “8 e ½” di due anni più tardi. L’incontro con Fellini è stata una carica iniziale, “come se qualcuno mi avesse aperto una finestra per mostrarmi un panorama che non avevo mai visto sinora”, così descrive la regista la sua collaborazione con Fellini. Il consiglio del maestro: “Racconta la tua storia così come la racconteresti ad un amico, in un bar, una notte d’estate”.

Il suo esordio come regista, sotto la protezione di Fellini, avvenne nel 1963 con “I basilischi”, amara e grottesca narrazione della vita di alcuni poveri amici in un piccolo paesino del sud, Minervino Murge in Puglia, che le valse la Vela d'argento al Festival di Locarno.

Con “Pasqualino Settebellezze” raggiunge il successo internazionale. Conquista il mercato americano, riuscendo ad ottenere - prima donna in assoluto - 4 nomination all’Oscar. Racconta di un piccolo criminale napoletano e dei suoi tentativi di sopravvivenza in un campo di concentramento.

Il programma di Monaco prevede la proiezione di numerosi film, tutti in versione originale con sottotitoli in lingua inglese: si è partiti martedì con “I Basilischi” (1963) e si prosegue martedì 2 marzo, alle ore 21.00, con “Questa volta parliamo di uomini” (1965); poi sabato 6 marzo, alle ore 21.00, “Mannaggia alla miseria” (2009), domenica 7 marzo, “Il mio corpo per un poker” (1968), martedì 9 “Mimì metallurgico ferito nell'onore” (1972), martedì 16 “Film d'amore e d'anarchia”, martedì 23 “Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto” (1974), martedì 30 “Tutto a posto e niente in ordine” (1974), martedì 6 aprile “Pasqualino Settebellezze” (1975), martedì 13 “La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia” (1977), martedì 20 “Sotto... Sotto... Strapazzato da anomala passione” (1984), per finire martedì 27 con “Un complicato intrigo (camorra)” (1986). (aise)

 

 

 

 

A Berlino dal 27 febbraio al 27 marzo la “Italian Photography”

 

Berlino - Dal 27 Febbraio al 27 Marzo 2010, Infantellina Contemporary, la prima e unica galleria berlinese a presentare 100% arte italiana contemporanea, inaugura l'esposizione collettiva “Italian Photography” con: Mirko Angeli, Cesare Bedogné, Federico Caporal, Mirko LaMonaca, Mauro Maffina, Mauro Martin, Stefania Natta, Svetlana Ostapovici, Virginia Panichi, Pommefritz (Duo), Veronica Rastelli, Luciano Usai, Marta Valls.

Special guest: Rocio Perez Vallejo. Performance "Pinhole Beta Camera" di Federico Caporal nel corso del vernissage. Il vernissage inizia alle ore 18.

 

I-C presenta la prima mostra interamente dedicata alla Fotografia italiana. In primo piano gli universi presentati da 15 validissimi talenti che, con le proprie opere rappresentano i/le fotografi/e italiani/e che oggi catalizzano l´attenzione e l´interesse

di collezionisti italiani ed internazionali.

Mirko Angeli che attraverso i suoi personaggi racconta storie di vita comune,Cesare Bedogné con i suoi paesaggi intimi e malinconici,Federico Caporal che sposa tecniche antiche e moderna tecnica, Mirko LaMonaca che ferma con i suoi scatti particolari metropolitani apportando retouchè manuali,Mauro Maffina con le sue deformazioni e trasformazioni talvolta ludiche talvolta profondamente filosofiche, Stefania Natta con i suoi splendidi scatti cambogiani, Svetlana Ostapovici con le sue potenti e sferzanti immagini di assemblamenti materici, Virginia Panichi con i suoi personaggi impagliati come trofei di caccia, Pommefritz (Max Boschini e Mauro Manuini) nella continua ricerca di quanto ancora trasuda e vive negli abbandonati casolari della Pianura Padana, Veronica Rastelli con le sue necessitá di spazi e movimenti, Luciano Usai con scatti che colgono l’essenza del movimento della danza, Marta Valls con la profonditá evocativa delle sue elaborazioni, Rocio Perez Vallejo con arguzia e sensibilitá assolutamente latina propone particolari carpiti alla vita comune.

Un ventaglio straordinario di “punti di vista” che attraverso lo studio della realtá ed elaborazioni personali invita lo spettatore ad immergersi in atmosfere pregne di significati ed emozioni. www.infantellina-contemporary.com. IC, de.it.press

 

 

 

 

Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco di Baviera e dintorni

 

- 24-26 febbraio, c/o Bayerische Akademie der Wissenschaften

   (Alfons-Goppel-Str. 11 - Residenz, München)

   Symposion "Von Bayern nach Italien. Transalpiner Transfer in der

   Frühen Neuzeit"

   Programma e informazioni sono disponibili all'indirizzo:

   http://www.badw.de/aktuell/index.html

   Organizza: Bayerische Akademie der Wissenschaften

 

- giovedì 25 febbraio, ore 19:00, c/o Atelier Sante Recca, Villa

   Berlepsch (Karlstr. 29, 82152 Planegg)

   Inaugurazione della mostra d'arte "1+4"

   degli artisti Erasmo Amato, Iara Simonetti, Sante Recca, Martina

   Gärtner, Michele Golia

   Suonano: "Tre al caffè" (Sante - chitarra/voce, Ferri - basso,

   Willi - congas) e "Musik für zwei Geigen" (Brigitta Bohn e

   Georg Freitag)

   La mostra resterà aperta fino al 5 marzo. Orari: lun-ven 10-12,

   sab 10-12 e 15-18. Per appuntamenti, telefonare allo 0175-9453588

 

- giovedì 25 febbraio, ore 19:30, c/o Lyrik Kabinett (Amalienstr. 83a,

   München - U3/U6 "Universität")

   "Michela Murgia - Accabadora"

   Incontro con l'autrice Michela Murgia

   In italiano e tedesco

   Ingresso: € 9/7. Organizza: Libreria Itallibri

  

- sabato 27 febbraio, ore 17:00, c/o Vortragssaal der Münchner

   Stadtbibliothek, Gasteig (Rosenheimerstr. 5, München)

   nell'ambito della rassegna "Cinema e Storia 3 - L'Italia alle soglie

   del nuovo millennio"

   Film: "Tutta la vita davanti"(Italia 2008 - R: Paolo Virzì - 117' - OmdtU)

   Ore 19:15: relazione di Norma Mattarei: "Inquietudine nel mondo del

   lavoro". Ingresso: 9,-/7,- €

   Organizzatori: Circolo Cento Fiori, Münchner Volkshochschule, Münchner

   Stadtbibliothek, Filmstadt München, Kulturreferat München, Centro

   Sperimentale di Cinematografia - Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca

   Nazionale

 

- domenica 28 febbraio, ore 10:30-11:15 (per i piccolini, fino a 5 anni

   e mezzo), ore 11:15-12:30 (per i grandicelli, dai 5 anni e mezzo a 10

   anni), c/o Haus-Olymp (Elisabeth-Kohn-Str. 29, München - tram 27 e 12,

   bus 53 e 154)  "Il laboratorio dell'italiano"

   Lo scopo delle attività è migliorare le competenze linguistiche,

   sociali e culturali dei bambini di bilinguismo (o plurilinguismo)

   italiano. Ballando, giocando, cantando e disegnando impareremo divertendoci.

   Per maggiori informazioni rivolgersi a Marinella Vicinanza-Ott

   (tel. 089/30 70 76 35 - maviott@arcor.de)

   Organizza: Rinascita e.V.

 

- lunedì 1 marzo, ore 19:00, c/o Gasteig, Vortragssaal der Bibliothek

   (Rosenheimerstr. 5, München)

   per la rassegna "Europa und der Nationalsozialismus"

   "Hitler und Mussolini"

   con Dr. Hans Woller, dell'Institut für Zeitgeschichte in München

   Ingresso libero. Organizza: Montagsforum im Gasteig

  

- martedì 2 marzo, ore 21:00, c/o Filmmuseum in Münchner Stadtmuseum

   (St.-Jakobs-Platz 1, München)

   nell'ambito della rassegna "Retrospektive Lina Wertmüller"

   Film: "Questa volta parliamo di uomini" (Italia, 1965, 93', OmeU)

   Ingresso: 8,–/4,- €

   Organizza: Filmmuseum München, in collaborazione con Istituto

    Italiano di Cultura

 

- giovedì 4 marzo, ore 20:00, c/o Gasteig, Vortragssaal der Bibliothek

   (Rosenheimerstr. 5, München)

   per la rassegna "Italien neu verstehen"

   "Italien und die Festung Europa"

   con Karl Hoffmann, corrispondente della ARD da Palermo/Ancona

   Ingresso libero

   Organizza: Münchner Volkshochschule, in collaborazione con

   Bayerischer Flüchtlingsrat

 

- giovedì 4 - sabato 6 marzo, c/o Institut für Romanistik, Universität

   Regensburg (Universitätsstr.31, Regensburg)

   Italianistentag "Testo e ritmi"

   Informazioni presso: www.italianistentag.de

   Organizza: Universität Regensburg, Deutscher Italianistenverband,

   Istituto Italiano di Cultura

 

- sabato 6 marzo - sabato 30 maggio, c/o Pinakothek der Moderne

   (Barerstr. 40, München))

   "Gianpaolo Babetto. L'italianità dei gioielli"

   Informazioni presso: www.die-neue-sammlung.de

   Ingresso (per l'intero museo): € 10,-/7,- (domenica: € 1,00)

   Organizza: Die Neue Sammlung - The International Design Museum Munich

   in cooperazione con l'Istituto Italiano di Cultura

 

- sabato 6 marzo, ore 21:00, c/o Filmmuseum in Münchner Stadtmuseum

   (St.-Jakobs-Platz 1, München)

   nell'ambito della rassegna "Retrospektive Lina Wertmüller"

   Film: "Mannaggia alla miseria" (Italia, 2009, OmeU)

   Ingresso: 8,–/4,- €

   Organizza: Filmmuseum München, in collaborazione con Istituto Italiano

   di Cultura

 

- domenica 7 marzo, ore 11:00, c/o Gasteig, BlackBox (Rosenheimerstr. 5,

   München)

   per la rassegna "Italien neu verstehen"

   "Emotionale deutsch-italienische Beziehungen"

   con Jan Weiler, scrittore, e Sandra Limoncini, giornalista del

   Bayerischer Rundfunk. Ingresso: € 6,-

   Organizza: Münchner Volkshochschule

 

- domenica 7 marzo, ore 17:00, c/o Stadttheater Weilheim

   (Theatergasse 1, Weilheim) "Frauen gestern, heute und morgen"

   Geschichte und Geschichten, Infostände,Musik, Film und Buffet.

   Ingresso libero (eventuali offerte saranno devolute alla Frauenhaus

   Murnau). Organizza: Vita e Cultura Italiana Weilheim e.V.

 

- domenica 7 marzo, ore 19:30, c/o Ristorante "La Fortuna"

   (Pödeldorferstr. 2, Memmelsdorf)

   "Festa della donna"

   Durante la cena saranno letti brani e poesie delle donne e sulle donne

   E' necessaria prenotazione entro il 28.02.10 al tel. 0951-7005738

   Organizza: Mosaico Italiano, Bamberg

 

- domenica 7 marzo, ore 21:00, c/o Filmmuseum in Münchner Stadtmuseum

   (St.-Jakobs-Platz 1, München)

   nell'ambito della rassegna "Retrospektive Lina Wertmüller"

   Film: "Il mio corpo per un poker" (Italia, 1968, 102', OmeU)

   Ingresso: 8,–/4,- €

   Organizza: Filmmuseum München, in collaborazione con IIC

   (de.it.press)

 

 

 

 

All’IIC di Colonia la mostra “Lo Spazio Le Cose Il Frammento” di Fernanda Mancini

 

Colonia - Sarà inaugurata venerdí 26 febbraio, alle ore 19.30, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Colonia, la mostra “Lo Spazio Le Cose Il Frammento. Sul Terreno Del Sacro”, che vedrà esposte sino a lunedì 5 aprile le opere di Fernanda Mancini.

“A partire dal confronto con le proposizioni dell’arte contemporanea e in particolare del Concettualismo, ma anche dai problemi posti dalle avanguardie del secolo scorso, come è noto attraversate e chiamate a “dire” la crisi epocale che si sviluppò appunto in quel giro di anni, il mio lavoro si interroga sugli elementi specifici della nostra attualità, e lo fa cercando di ripensare le problematiche aperte dalla crisi dei fondamenti, che ancora ci investe”, spiega l'artista. “Di qui la scelta di usare il Frammento, frammenti di cose fotografate: per trovare le cose, che la fotografia ontologicamente accoglie e conserva a dirci – con Roland Barthes – che qualcosa è e non il nulla”.

Fernanda Mancini, nata a Roma e laureata in Filosofia, è spinta dall'insoddisfazione per una ricerca condotta esclusivamente nell'ambito del concetto e della parola ad una riflessione profonda, da cui é emerso il suo personale linguaggio di immagini. La sua educazione pittorica si è approfondita presso l'Universität der Künste di Berlino e presso l'Accademia di Belle Arti di Roma. (aise)

 

 

 

 

Dall’Italia torna a Monaco di Baviera, si riprende i figli e scappa in Polonia

 

La connazionale sarebbe fuggita in Polonia con i due figli, affidati al padre tedesco in Germania  - Marinella Colombo scrive all’eurodeputata Muscardini: “Tornerò in Italia solo quando il mio Paese mi avrà confermato il suo appoggio” - Di Biagio: Solidarietà alla madre ma invito a ragionare

 

Monaco di Baviera - Sarebbe fuggita in Polonia con i suoi due figli Marinella Colombo, la donna milanese che da anni contende la custodia dei bambini all’ex marito tedesco, Tobias Ritter. Venerdì scorso Marinella Colombo ha raggiunto dalle parti di Monaco di Baviera i figli Leonardo (11 anni ) e Nicolò (8 anni) dai quali era stata separata nel maggio scorso, con il divieto di vederli, da un tribunale tedesco. La signora già nell’autunno del 2008 li aveva portati in Italia, contro la volontà del padre, ma l’intervento dello Jugendamt l’aveva costretta nuovamente a separarsi dai bambini.

Marinella Colombo la scorsa settimana è tornata in Germania, ha preso con sé i figli e ha fatto perdere le tracce. Sembra sia andata in Polonia. Oliver Karrer, ispiratore di Ceed, organizzazione che combatte lo Jugendamt, conferma: “E’ fuggita all’estero era il solo modo, si è recata in Polonia”. Per il legale della donna, Laura Cossar, si tratta di “una scelta ovvia da parte di una madre disperata”. “La dottoressa Colombo è una persona intelligente  e  se davvero, come sembra, si trova in Polonia è – spiega l’avvocato - al riparo da una richiesta di estradizione perché la Polonia non la concederà”.

In una lettera recapitata ieri alla deputata europea Pdl Cristiana Muscardini Marinella Colombo ha spiegato: “Ho visto i miei bambini soli per strada, li ho chiamati e loro sono immediatamente venuti via con me. Stanno bene anche se i traumi degli ultimi mesi sono evidenti”. La connazionale fa sapere che “io tornerò in Italia solo quando il mio Paese mi avrà confermato il suo appoggio”.

Per il 17 marzo è fissata l'udienza italiana in Cassazione per discutere il caso.

Marinella Colombo ha ispirato in Italia una decina di interrogazioni parlamentari, che non hanno avuto risposta, non solo sulla sua specifica vicenda, ma sull’istituzione Jugendamt. E’ anche intervenuta presso il Parlamento Europeo e ha organizzato manifestazioni, raccogliendo la la solidarietà di migliaia di cittadini.

Aldo Di Biagio, responsabile Italiani nel Mondo del Pdl esprime “sincera solidarietà alla signora Colombo che si è resa protagonista di un gesto coraggioso e comprensibile, dopo mesi di lontananza dai propri bambini in virtù della sentenza dello Jugendamt”. “Ma –aggiunge - ragionare entro i limiti della legalità a mio avviso rappresenta la scelta più auspicabile per la signora e per i suoi bambini”,

“Ho compreso – prosegue Di Biagio - il dolore ed il rammarico della nostra connazionale  verso la quale in questi mesi ho cercato di attivare un vero e proprio percorso di sensibilizzazione delle nostre Istituzioni, in primis il Mae che ha dimostrato una forte attenzione al caso, a cui si associano tante altre vicende tristi di genitori italiani afflitti da posizioni eccessive e poco comprensibili dello Jugendamt tedesco”.

Di Biagio conclude con un “invito la signora Colombo a ragionare e soprattutto ad avere fiducia nelle istituzioni italiane” e assicura che “sarà mia cura evidenziare nuovamente il caso ai funzionari della Farnesina e allo stesso ministro Frattini al fine di sostenere la difesa della nostra connazionale ed il suo imprescindibile diritto a vedere i suoi figli crescere senza impedimenti di fredde istituzioni”. (Inform)

 

 

 

 

Radio Colonia: Italia nel segno dell'emergenza

 

Riflettori puntati su Bertolaso per l'inchiesta sugli appalti del G8, ma anche per le nuove regole che cambieranno la protezione civile. Quando l'emergenza diventa regola e strumento di governo.

 

L'ultimo scandalo italiano si abbatte sulla Protezione Civile e sul suo capo assoluto Guido Bertolaso. I giudici di Firenze hanno infatti aperto un'inchiesta per corruzione ravvisata dietro la concessione dei lavori del G8 alla Maddalena, poi spostato a L'Aquila. Quattro persone sono finite in manette. Tra gli indagati anche Guido Bertolaso, che si difende precisando di essere vittima di un equivoco. Intanto le intercettazioni telefoniche parlano di denaro e favori a funzionari statali in cambio di appalti, il tutto fuori da ogni controllo. I lavori del G8, infatti, sono stati gestiti dalla Protezione civile, che può agire in deroga a leggi, controlli e nodi burocratici in nome dell'emergenza. Negli ultimi anni, però, il concetto di emergenza si è allargato a tal punto da comprendere anche la gestione dei grandi eventi, come il G8 o i mondiali di nuoto, che di emergenziale hanno ben poco.

 

Nel servizio di Elisa Esposito la ricostruzione dei fatti e l'opinione di Paola Agnello Modica, della segreteria nazionale della Cgil, secondo la quale tutto ciò non solo è poco giustificabile in una democrazia, ma è anche dannoso per i cittadini. D'accordo anche Nadia Urbinati, insegnante di teoria politica alla Columbia University di New York e commentatrice per il quotidiano "La Repubblica", che ai nostri microfoni ha spiegato perché questa "propaganda dell'emergenza" è altamente nociva. Del resto l'indebolimento del controllo sulla Protezione civile e il rafforzamento dei suoi poteri in nome di una "politica del fare" è il principio ispiratore del decreto legge passato venerdì alla Camera dei deputati. In tutto ciò Silvio Berlusconi, preoccupato per un'inchiesta che rischia di far cadere non solo Bertolaso ma di infangare anche tutto il Governo, si è affrettato a varare un provvedimento anti-corruzione, approvato dal Consiglio dei ministri venerdì.

Ascolta il servizio di Elisa Esposito trasmesso domenica 21 da Radio Colonia http://www.funkhauseuropa.de/audio/radio_colonia/ital/2010/100221_bertolasobeitrag.mp3?dslSrc=/audio/radio_colonia/ital/2010/100221_bertolasobeitrag.mp3

e ascolta l’intervista a Nadia Urbinati, cliccando sul seguente link:

http://www.funkhauseuropa.de/audio/radio_colonia/ital/2010/100221_bertolasointerview.mp3?dslSrc=/audio/radio_colonia/ital/2010/100221_bertolasointerview.mp3

(RC, de.it.press)

 

 

 

La Germania dona l’arredamento a due scuole abruzzesi. Steiner a Paganica (AQ)

 

L’Aquila - Il 24 febbraio l'Ambasciatore tedesco in Italia Michael Steiner ha consegnato alla scuola "Dante Alighieri" di Paganica, in provincia de L’Aquila, frequentata anche dagli alunni di Onna, una donazione per l’acquisto di risorse didattiche destinate a due scuole. Come si ricorderà, dopo il terremoto del 6 aprile 2009, la Germania si è mobilitata da subito per aiutare gli abruzzesi concentrando a Onna gli aiuti tedeschi, sia quelli pubblici sia le donazioni private.

"Il nostro desiderio è di continuare ad accompagnare gli abruzzesi, di offrire un aiuto pronto ed efficace", sottolinea l'Ambasciatore Michael Steiner. "Sarei contento se questa donazione potesse rappresentare per questi studenti anche un aiuto nella lunga strada verso la normalità".

Il Ministero federale degli Affari Esteri, tramite il Servizio centrale per le scuole all'estero, ha deciso di destinare i fondi per l’arredamento di due istituti di Paganica: la scuola elementare "Galileo Galilei" e la scuola secondaria di 1° grado "Dante Alighieri".

I soldi sono stati utilizzati per l’allestimento del laboratorio di scienze della "Galileo Galilei" frequentata da circa 500 bambini e all'intero arredamento (banchi, sedie, armadi, lavagna) delle classi della "Dante Alighieri", attualmente ospitate in container. La scuola è stata completamente distrutta dal terremoto.

Alla cerimonia, oltre all'Ambasciatore Steiner e ai dirigenti scolastici Maria Corridore (Galileo Galilei) e Giuliano Tomassi (Dante Alighieri) erano presenti rappresentanti delle autorità locali. (aise, de.itpress)

 

 

 

 

 

Caso Di Girolamo. Tremaglia: “Ha ingannato migliaia di elettori all’estero”

 

Di fronte ai fatti gravissimi di oggi che colpiscono penalmente Nicola Di Girolamo, Mirko Tremaglia e il CTIM – Comitato Tricolore per gli Italiani nel mondo - chiedono che il Senato venga chiamato immediatamente ad esaminare la decisione del 20 ottobre 2008 della Giunta delle Elezioni del Senato che approvava la proposta di annullamento dell’elezione del Senatore Nicola Di Girolamo e che nella seduta del 29 gennaio 2009 il Senato stesso aveva sospeso.

 

Nicola Di Girolamo ha falsamente rappresentato la sua residenza in Belgio, ingannando nelle elezioni decine di migliaia di elettori, come è apparso inequivocabilmente davanti alla Giunta delle Elezioni del Senato che in data 20 ottobre 2008 ha ordinato l’annullamento della sua elezione, rispettando così la nostra Costituzione.

 

L’intera vicenda della elezione al Senato di Nicola Di Girolamo costituisce un vulnus che colpisce la legalità e la costruzione istituzionale per la quale si è lottato 40 anni in nome degli Italiani residenti all’estero. La scelta di riservare loro il diritto di elettorato sia attivo che passivo è stata ampiamente valutata e condivisa dalla maggioranza del Parlamento ed è stata garantita dai nuovi articolo della Costituzione.

 

Ricordiamo che Nicola Di Girolamo è stato bocciato come Senatore: non è mai stato Senatore.

 

La decisione della Giunta delle Elezioni del Senato doveva essere confermata o respinta. Invece, con un espediente procedurale, non venne ne approvata ne respinta, ma venne sospesa. In tal modo il Di Girolamo usurpò il titolo e le funzioni di Senatore. Per essere ancora più chiari: non essendo mai stato dichiarato Senatore usurpò lo stipendio mensile di Senatore.

 

Vi è evidentemente una questione costituzionale - già sollevata dall’Avv. Raffaele Fantetti, che è il primo dei non eletti - che io riprenderò nella sede competente.

 

Le gravissime accuse di oggi denunciano lo scandaloso comportamento del Di Girolamo. Tremaglia, già nel 2008, aveva proposto denuncia per alcuni degli stessi reati per i quali oggi si procede nei confronti del Di Girolamo.

On. Mirko Tremaglia, de.it.press

 

 

 

 

Caso Di Girolamo. Le comunità italiane chiedano più garanzie sulla trasparenza del voto all'estero

 

Il cosiddetto "caso Di Girolamo", dal nome del Senatore della Repubblica che avrebbe fatto ricorso all'aiuto delle cosche 'ndrine trapiantate in Germania per assicurarsi l'elezione tra gli italiani all'estero, rischia di produrre più danni di tante chiusure di sedi consolari e di tanti tagli alle politiche per gli italiani all'estero.

Il danno è innanzitutto all'immagine degli italiani nel mondo, come si può evincere dalla lettura di alcuni articoli apparsi oggi sulla stampa nazionale. E a salire sul banco degli imputati potrebbe essere, come accaduto già in passato, proprio il diritto di voto per gli italiani all'estero in quanto tale.

Credo quindi che la risposta più ragionevole a quanti coglieranno anche questa occasione per screditare i diritti acquisiti delle nostre comunità all'estero non stia in una difesa conservativa del voto per gli italiani all'estero, così com'è organizzato oggigiorno.

In tutto il mondo o quasi, le comunità residenti all'estero che beneficiano del diritto di voto nel Paese di origine possono esercitarlo presso le sedi consolari e le ambasciate. In Italia, invece, il voto degli italiani all'estero si esercita per corrispondenza, esponendo il sistema di selezione dei nostri rappresentanti nei due rami del Parlamento alle infiltrazioni malavitose anche drammatiche che il "caso Di Girolamo" sta mettendo in piena evidenza.

E' noto che il voto presso le sedi consolari implicherebbe una serie di complicazioni tecniche e logistiche, soprattutto nelle aree vaste (America Latina in testa), di non facile soluzione. Rimane però il fatto che le ombre che avvolgono una procedura elettorale così poco trasparente rischiano di impattare anche sui tantissimi connazionali - la stragrande maggioranza - che vivono la competizione elettorale nei termini della legalità e del rispetto degli istituti democratici.

Le battaglie in difesa delle sedi consolari e per il ripristino delle politiche settoriali sono sacrosante, ma attenzione a non perdere di vista altri diritti acquisiti - quali il diritto di voto per gli italiani all'estero - che rischiano di diventare il bambino assieme a cui si getta l'acqua sporca del "caso Di Girolamo".

Davide Pernice (Segretario del Pd di Bruxelles, già Candidato alla Camera dei Deputati nelle elezioni del 2008, Ripartizione "Europa") de.it.press

 

 

 

 

 

Il primo marzo sciopero in Italia degli immigrati: appello alla Cgil

 

Uno sciopero il primo marzo per sostenere la lotta contro il razzismo, per promuovere il protagonismo dei lavoratori immigrati, perché la lotta dei lavoratori italiani e dei lavoratori immigrati è la stessa lotta contro lo sfruttamento.

 

Siamo uomini e donne, lavoratori, operai, precari, studenti, pensionati, casalinghe, disoccupati; siamo italiani o immigrati dall'Africa, dall'Asia, dall'Europa dell'Est e dalle Americhe; siamo sui tetti delle aziende, picchettiamo i cancelli, presidiamo le fabbriche, animiamo i circoli sul territorio, le associazioni politiche e culturali, i centri di aggregazione; siamo cristiani, cattolici, musulmani, buddisti, atei, agnostici, ma non facciamo della religione un fattore discriminatorio.

 

Abbiamo ancora negli occhi le immagini della baraccopoli di Rosarno, le immagini della rivolta disperata e coraggiosa di centinaia di stranieri che non hanno sopportato di continuare ad essere carne da macello e le immagini della deportazione che ne è seguita.

 

Crediamo che le politiche razziste del governo Berlusconi, il pacchetto sicurezza di Maroni, le deportazioni nei Cie, i ”respingimenti” nel Mediterraneo sono strumenti per mettere lavoratori contro altri lavoratori, famiglie contro altre famiglie, sono strumenti per fomentare la guerra fra poveri e creare un clima in cui i lavoratori italiani si sentano in concorrenza con quelli stranieri, un clima in cui sono “normali” la caccia all'immigrato, lo sfruttamento, il lavoro nero, le baraccopoli, i ricatti, l'isolamento.

 

Tollerare che una parte importante e crescente di compagni di lavoro o di scuola o di caseggiato sia discriminata per il colore della pelle, per la religione, per la cultura (come anche per l'orientamento sessuale), tollerare che sia esente dalle garanzie e dai diritti sanciti dalla Costituzione, che sia oggetto di campagne persecutorie, tutto ciò significa permettere che i diritti sanciti dalla Costituzione vengano man mano eliminati, per tutti. Significa, di fatto, lasciare mano libera a chi li sta eliminando.

 

Crediamo, per questi motivi, che lo sciopero degli stranieri del primo marzo sia un'importante momento di lotta, un segnale forte e chiaro che contrasta la propaganda, la cultura e le leggi razziste e di guerra promosse dalla destra reazionaria.

 

Crediamo che il primo marzo, se sciopero deve essere, come è giusto che sia, i lavoratori immigrati debbano poter esercitare pienamente questo diritto, conquistato con le gloriose lotte di centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici italiani, quando “gli stranieri erano loro” (qualcuno ricorda come erano “accolti” gli emigranti dal sud Italia nelle città industriali del nord? O in Svizzera, Germania, USA...).

 

Crediamo sia dovere del più grande sindacato di questo paese, la CGIL, permettere che la giornata di lotta del primo marzo sia partecipata dal più alto numero di lavoratori, immigrati e italiani. Si tratta anche, e non è secondario, di consentire che migliaia di lavoratori immigrati trovino il sostegno e la protezione necessari per valorizzare il coraggio di scioperare anche contro i ricatti, le minacce e le ritorsioni.

 

Per questi motivi chiediamo

1. che la CGIL indica uno sciopero il primo marzo che consenta ai lavoratori di partecipare alla mobilitazione e valorizzi l'iniziativa di alcuni sindacati di base che hanno già indetto uno sciopero generale;

2. che i candidati nelle liste e nei partiti e di sinistra, comunisti, democratici, popolari, antirazzisti e antifascisti usino gli strumenti che hanno a disposizione per la campagna elettorale per le regionali per sostenere la mobilitazione del primo marzo e l'appello alla CGIL.

Per adesioni: appelloallacgil.primomarzo@gmail.com (de.it.press)

 

 

 

 

 

Svizzera. Il PD di Zurigo sui referendum svizzeri del 7 marzo

 

Uno dei temi referendari a cui è chiamato a rispondere il popolo svizzero il 7 marzo prossimo è l’abbassamento del tasso di conversione per l’assicurazione di previdenza professionale (LPP) approvato dal parlamento nazionale e contro il quale si stanno battendo le organizzazioni sindacali, le forze ed i movimenti progressisti ed anche il Partito democratico in Svizzera. Il tasso di conversione della capitalizzazione dei risparmi accumulati dalle lavoratrici e dai lavoratori durante la carriera lavorativa influisce pesantemente sulla rendita pensionistica e sulla vita delle famiglie non più attive nel mercato del lavoro, e in particolare in questo difficile periodo di asettica congiuntura economica mette in grave difficoltà il futuro delle giovani generazioni. Il partito democratico svizzero di Zurigo ha discusso in una pubblica assemblea, tenutasi nel Punto d’incontro, tradizionale ambiente della sinistra zurighese, sulla portata di questo provvedimento legislativo e sui suoi effetti materiali e politici. Lo stesso relatore, il sindacalista Salvatore Loiarro dell’INCA-CGIL, impegnato da sempre in campo sociale e previdenziale, ha richiamato i principi fondativi e l’essenza del sistema mutualistico che continua ad essere una colonna portante dello stato sociale dei paesi occidentali, venuto meno il quale le nostre società rischiano di ritornare al medioevo dei diritti.

E’ risaputo che la politica dei piccoli passi che portano allo smantellamento dello stato sociale svizzero è l’obiettivo a cui mirano le forze borghesi svizzere, e che se il 7 marzo è messo in discussione il tasso di conversione, in futuro sarà probabilmente la volta dell’età pensionistica o dell’assicurazione contro gli infortuni, che è già in discussione nelle commissioni parlamentari.

La campagna di sensibilizzazione del Partito democratico in Svizzera è in pieno corso e le assemblee che si stanno svolgendo sul territorio trovano sempre maggiori consensi tra i doppi cittadini di origine italiana.  A Zurigo, del resto, assieme al Presidente Emilia Marghelisch e al segretario del circolo Antonia Pichi, impegnate a dare vigore e forza al Pd locale, erano presenti anche alcune figure storiche dell’emigrazione italiana, tra loro il sindacalista Dario Mordasini, che ha lanciato l’appello ad un impegno straordinario per bloccare la nuova ondata di “galoppante revisionismo dei diritti sociali” che sta scuotendo l’Europa ed anche la Svizzera. Perciò, nelle poche settimane che ci separano dalle votazioni è necessario dare forza all’informazione e a far conoscere le ragioni che dividono i fautori ed i contrari a questo referendum, la cui portata avrà effetti sostanziali sull’arricchimento delle assicurazioni o sull’impoverimento dei lavoratori.

 

Nell’ambito di questa assemblea il partito democratico ha invitato i propri iscritti ed elettori a fare campagna elettorale per il rinnovo dell’assemblea del Consiglio comunale di Zurigo calendarizzata anche per il 7 marzo, dando indicazioni di voto a sostegno dei candidati del partito socialista:  Fiammetta Jahreiss (Quartiere 1 e 2), Salvatore Di Concilio (Quartiere 3), Angelo Barrile (Quartiere 4 e 5), Lucia Tozzi (Quartiere 11). PD-Zurigo, de.it.press

 

 

 

 

Riforma Comites-CGIE? No, grazie! Solo  un restyling per il CGIE e subito al voto

 

Affrontando il tema della riforma dell’attuale normativa dei Comites e Cgie, che sembra essere diventato il principale oggetto, se non l’unico, dell’attenzione del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, è opportuno ricordare due cose. La prima, i Comites sono stati già riformati nel 2003 e quindi pochi anni orsono e, comunque, successivamente all’entrata in vigore della legge sul voto all’estero (L. 429/2001). La seconda cosa è che a seguito del voto all’estero e della riforma della legge sui Comites (L.286/2003), lo stesso Cgie iniziò immediatamente a discutere di una ormai indispensabile riforma anche della normativa del Consiglio Generale (datata 1998). Una discussione che coinvolse l’associazionismo italiano nel mondo ed i Comites e che portò il Cgie ad approvare, quasi all’unanimità nel maggio 2007, un documento su come il Cgie vedeva una sua autoriforma e che implicitamente era anche un sollecito per il legislatore a mettervi le mani.

 

Ciò premesso diventa quindi difficile comprendere la necessità di una nuova riforma dei Comites limitandone, oltretutto, la loro istituzione in quelle Circoscrizioni consolari in cui  risiedono molte migliaia di italiani. Facendo così scomparire molti degli attuali Comites quando, invece, in presenza di un costante impoverimento del mondo associativo, ci sarebbe la necessità di un loro incremento numerico. D’altra parte è ormai notorio che l’autorevolezza dei Comites non dipende solo dalla normativa che li regola, né dal numero di cittadini che rappresentano bensì dalla competenza ed autorevolezza dei suoi membri (con in primis il presidente) ed anche dalla passione ed il tempo che gli eletti mettono in questo loro impegno di volontariato.

  E veniamo al Cgie. Ovviamente questo organismo, con l’introduzione del voto all’estero per corrispondenza e l’elezione di diciotto parlamentari, va sicuramente ritoccato ed il primo a riconoscerlo, come ho già ricordato, è stato proprio lo stesso Consiglio Generale attualmente in carica.  Un restyling che: 1) ne riduca il numero dei suoi membri rispalmandoli nei vari Paesi e continenti sulla base dei dati aggiornati dell’AIRE e rivedendo la composizione, anche numerica, di quelli di nomina governativa; 2) ne riveda la ripartizione geografica per renderla conforme a quella della Circoscrizione Estero; 3) rafforzi il ruolo delle Commissioni continentali riducendo ad una sola volta all’anno la convocazione dell’assemblea plenaria; 4) introduca un limite di mandato per i suoi membri. Tanto per citare alcuni esempi.

  Pertanto, a mio modesto avviso, al momento, non c’è alcun bisogno di modificare l’attuale normativa dei Comites mentre è assolutamente necessario un restyling di quella del Cgie e non sicuramente uno stravolgimento di entrambi le leggi. Dopo di che subito al voto ed entro quest’anno senza ulteriori e incomprensibili rinvii che sarebbero inaccettabili. Tutto questo in attesa di capire quale impianto istituzionale di rappresentanza nei confronti dello Stato italiano vorranno poi avere (sempre che lo vogliano davvero) le giovani generazioni di figli e nipoti di emigrati, unitamente ai nuovi migranti italiani (semplici lavoratori, stagisti, ricercatori e tecnici) che sempre più popolano il mondo.

  Purtroppo di tutt’altro avviso è il Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato che, invece, si è stranamente incaponito nel voler riformare in profondità con un colpo solo sia i Comites che il Cgie infischiandosene del parere negativo di tanti Comites e dello stesso Consiglio Generale.

  Peccato! Perché certamente non mancherebbero, a questo Comitato ed ai senatori che lo compongono, altri e più sentiti problemi che hanno oggi gli italiani all’estero a cui dedicare altrettanta attenzione e dedizione come, per esempio, il ripristino dell’esenzione dell’ICI sulla loro abitazione in Italia, i tagli alle politiche scolastiche ed all’assistenza agli indigenti, la funzionalità della rete consolare e la chiusura di molti Uffici consolari in regioni ad alta presenza di emigrati.

  Ma tant’è, con buona pace di tutti coloro che vivono fuori dei confini nazionali! Dino Nardi, Coordinatore Uim Europa e membro CGIE

 

 

 

 

UE. Le conclusioni del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles

 

  BRUXELLES - Il Consiglio europeo dei ministri degli Esteri, presieduto dall’alto rappresentante per la politica estera Ue Catherine Ashton, ha aperto i lavori svoltisi lunedì 22 febbraio a Bruxelles con un sentimento di cordoglio e di sostegno al popolo e al governo del Portogallo a seguito dell’inondazione e degli smottamenti che hanno colpito Madera, con almeno 40 vittime .

  La crisi dei visti con la Libia, gli aiuti ad Haiti, lo stato dei rapporti con l’Iran per quanto concerne la questione del nucleare, la condanna per l’assassinio in un albergo a Dubai, il 20 gennaio scorso, di uno dei fondatori del braccio armato di Hamas, Mahamoud Al-Mabhouh, da parte di un commando che ha usato passaporti e carte di credito di cittadini europei, dopo averli rubati e clonati, la situazione in Ucraina dopo le recenti elezioni, sono stati i temi al centro delle conclusioni dei ministri degli Esteri.

  Sui risultati, seppur non soddisfacenti, raggiunti sul clima a Copenaghen - è detto in una nota della Farnesina - l’Ue continua ad essere impegnata a proseguire i negoziati per raggiungere un accordo giuridicamente vincolante per il periodo successivo al 2012: le altre tappe sono la conferenza di Bonn dal 31 maggio all’11 giugno e quella a Cancun, in Messico dal 29 novembre al 10 dicembre di quest’anno.

  Il Consiglio ha quindi discusso della situazione in Zimbabwe, Moldavia e Niger; riguardo al Niger, il Consiglio ha auspicato che democrazia e ordine costituzionale vengano immediatamente ripristinati dopo il colpo di stato del 19 febbraio scorso

  Il Consiglio ha anche approvato il testo di una lettera da inviare al governo degli Stati Uniti con cui si notifica il termine di applicazione provvisoria di un accordo che prevede il trasferimento di informazioni di carattere finanziario dall’Ue nell’ambito di un programma di contrasto al finanziamento di attività terroristiche. Ciò a seguito del rifiuto del Parlamento europeo di approvare l’accordo.

  La crisi dei visti con la Libia - Il Consiglio ha valutato gli sforzi diplomatici in corso per risolvere la controversia sui visti tra la Libia e la Svizzera.

  Haiti, la proposta di un ‘’piano Marshall’’ - Un piano Marshall per ricostruire Haiti, da presentare alla conferenza di New York dedicata agli aiuti per il Paese distrutto dal terremoto: è la proposta dell’alto rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton, che la prossima settimana sarà in visita ad Haiti. Ashton ha spiegato che l’emergenza non è conclusa. Di qui la necessità di una risposta globale, come una sorta di piano Marshall che duri nel tempo. Sinora l’aiuto europeo ad Haiti è stato pari a 609 milioni di euro.

  Iran: nucleare, attesa per le decisioni Onu – I ministri degli esteri hanno avviato un confronto sugli ultimi sviluppi relativi all’Iran e al suo nucleare. In linea con la dichiarazione del dicembre scorso del Consiglio europeo, ed in mancanza di una risposta soddisfacente da parte dell’Iran, i ministri hanno continuato la riflessione sulle misure che potrebbero essere adottate. L’orientamento prevalente è di attendere, dunque, le future mosse del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, e di non procedere unilateralmente a livello Ue con nuove sanzioni fino ad una nuova risoluzione delle Nazioni Unite.

  Medio Oriente: capo Hamas ucciso, Ue condanna e chiede indagini – I ministri degli Esteri hanno espresso inquietudine e preoccupazione per l’assassinio a Dubai di uno dei fondatori del braccio armato di Hamas, Mahmoud Al-Mablouh, da parte di un commando che ha usato passaporti e carte di credito di cittadini europei, dopo averli rubati e clonati. In una dichiarazione si afferma che l’Unione europea “accoglie con favore le indagini delle autorità di Dubai e chiede a tutti i Paesi di cooperare con loro. La Ue si preoccupa anche di rassicurare i cittadini europei ed il resto del mondo affinché continuino ad avere fiducia nell’integrità del sistema di passaporti degli Stati membri. I passaporti Ue – si afferma – sono tra i più sicuri al mondo, rispettano tutti gli standard internazionali e possiedono dei sistemi di sicurezza che ne impediscono la clonazione”. (Inform) 23

 

 

 

Pena di morte il mondo guarda a Obama

 

Sono 6149. I giorni in cui Gregory Taylor è stato nel braccio della morte in North Carolina, innocente. Sono finiti il 17 febbraio, quando, per la prima volta nella storia americana, è stato liberato da un verdetto di una Commissione indipendente nominata dallo Stato per i casi dubbi. 137 sono gli innocenti, molti dei quali mai risarciti, che hanno speso anni in quei bracci della morte. Come Curtis Mc Carthy, 21 anni passati nel carcere-modello di Mc Alister in Oklahoma: costruito sottoterra. Mai la luce del sole. Sepolti vivi. Vivi ma morti. Così ci si abitua all’idea. A lui, sopravvissuto, chiedo: «Provi rabbia?». E Curtis risponde, appena appena sorridendo: «No. Se avessi rabbia o odio, sarei ancora prigioniero. Invece sono un uomo libero». In California c'è il più grande braccio della morte del mondo, a San Quentin, 647 condannati. Aumentano di 30 all'anno. Pochissime le esecuzioni. Oltre alla bancarotta, all'intasamento della Corte Suprema per i ricorsi, con danno per il resto del sistema giudiziario, si apre lo scenario che essere condannati a morte senza certezza di essere uccisi per venti, trent’anni, sia una forma di tortura cui nessuno aveva mai pensato prima.

 

Sono 141 i Paesi del mondo che non usano più la pena capitale. Ma è un trend recente. Per millenni pensatori e Stati, da Aristotele a Kant, da Sant’Agostino a Hegel hanno trovato la pena di morte normale. Anche se i primi cristiani erano visti con sospetto nell’esercito romano perché non amavano uccidere. All'inizio degli Anni Settanta erano solo 23 i Paesi che avevano abolito la pena estrema. Oggi sono 103 in ogni circostanza, e altri 38 l'hanno abolita in tempo di pace o, di fatto, non eseguono condanne da più di 10 anni.

 

Emerge dal primo Rapporto sulla pena capitale del segretario dell'Onu Ban Ki-moon. Il rapporto stesso segna una svolta epocale: è quella intervenuta con l’approvazione da parte dell’Assemblea Generale dell'Onu della Risoluzione per una moratoria universale della pena di morte il 18 dicembre 2007. La pena capitale non è più solo una questione di giustizia interna agli Stati, ma è di interesse generale perché tocca i diritti umani. È un documento non vincolante. Ma quanto sia importante lo mostra il fatto che per quindici anni c'è stato un fuoco di sbarramento per bloccarlo. Come quando nel 1998 l'Ue ha ritirato la Risoluzione alla vigilia del voto perché era nato un fronte trasversale che la descriveva come iniziativa «neocolonialista» di una superpotenza, l'Ue, che voleva imporre la sua visione dei diritti umani. Ci sono voluti altri nove anni per risalire la china. Intanto si era celebrato a Strasburgo il primo Congresso contro la pena di morte, si era registrato un grande dinamismo francese e italiano sull'argomento, era nata a Roma la Coalizione mondiale contro la pena di morte (Wcadp), a Sant'Egidio, per iniziativa di Ecpm e un'altra dozzina di organizzazioni internazionali, da Amnesty International, a Sant'Egidio, a Pri e Fidh. E' nata, sempre per iniziativa di Sant'Egidio, con il sostegno della Wcadp, la più grande mobilitazione interculturale sul tema, che ha visto oltre cinque milioni di adesioni in più di 150 Paesi del mondo: è diventata l'Appello con milioni di adesioni e le firme dei maggiori leader religiosi e laici del mondo, consegnato all'Onu alla vigilia del voto, per vanificare l'argomento del «neocolonialismo».

 

Si sono affermati i due grandi appuntamenti mondiali - non rituali - anche nei Paesi mantenitori, delle Giornate contro la pena di morte, il 10 ottobre, e delle Città per la vita, il 30 novembre, mentre si sono rafforzate le coalizioni regionali e la capacità di fare «rete»: oltre cento sono i movimenti abolizionisti e molte delegazioni ufficiali di governi che parteciperanno al prossimo congresso mondiale a Ginevra, dal 24 febbraio. È cresciuta la capacità di sinergia tra movimenti della società civile e Stati. Il rifiuto della pena capitale è diventato per l'Ue un elemento identitario. Mentre è stata capace di fare un passo indietro e di collaborare alla nascita di un fronte «cross regional», tale da creare il più vasto movimento di Paesi co-sponsor all'Assemblea Generale Onu. È una sfida che si ripeterà in autunno, quando la nuova Risoluzione verrà presentata, per marcare una crescita di consenso.

 

Nonostante il decennio della guerra in Iraq e del terrorismo, infatti, la pena di morte è arretrata. Uzbekistan, Kazakhstan, Kirghizistan, ma anche Gabon, Togo, e altri Paesi africani hanno fatto la differenza, sostenuti anche da Ong e Stati nella svolta abolizionista. Alcune svolte sono maturate, come per la pace, anche a Roma, a Sant'Egidio.

 

Negli Stati Uniti, in due anni, New Jersey e New Mexico, East Coast e Far West, hanno rotto il fronte e, dopo 30 anni, hanno abolito la pena capitale. La Corte Suprema Usa ha dichiarato incostituzionale l'esecuzione di disabili mentali e minori. In Cina la Corte Suprema ha invitato a ridurre solo ai «casi molto gravi» la condanna capitale e ha tolto alle corti locali il potere di comminarla: si calcola una riduzione del 30 per cento sul totale delle esecuzioni (che non si conosce in maniera certa). L'Asia si muove: è nata l'Adpan, la coalizione regionale, le Filippine hanno imboccato di nuovo la via abolizionista, il presidente della Mongolia ha inaugurato quest'anno la via abolizionista. Taiwan ha fermato da anni le esecuzioni quando appena 7 anni fa era il paese del mondo più attivo sul fronte delle esecuzioni, in rapporto alla popolazione. Aperture ci sono in Corea del Sud. Anche se in Iran le esecuzioni crescono e vengono esibite, in Giappone è passato il primo anno senza esecuzioni capitali. In India c'è un dibattito al livello della Corte Suprema, e altrettanto accade in Pakistan, con 7000 sentenze capitali fermate. Nei Caraibi cresce il dibattito anche tra i governi, perché la pena di morte non serve contro la violenza diffusa, vera malattia caraibica, con la povertà: l'Europa può fare molto per aiutare in questa direzione. Algeria, Tunisia, Libano, Giordania possono accelerare il cambiamento nell'area del Mediterraneo. Il Marocco ha fermato, in pratica, le esecuzioni e cresce la richiesta di abolizione. Il mondo guarda all'America di Obama, che crede nella necessità di essere più in sintonia con il resto del mondo. C'è la possibilità, storica, che la prossima Risoluzione Onu in autunno veda le astensioni di Stati Uniti, Giappone e India, con la crescita dei consensi nel resto del mondo. È un obiettivo per cui vale la pena di lavorare.

MARIO MARAZZITI, portavoce della Comunità di Sant’Egidio  LS 24

 

 

 

"Opporsi alla Cina è inutile, è già pronta a guidare il mondo"

 

Intervista allo studioso britannico Martin Jacques, autore di "When China rules the world" - "Non sono attrezzati ad accettare la loro diversità. Ma Pechino offre una vera egemonia fuori dall'Occidente" - dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI

 

NEW YORK - "When China rules the world", quando la Cina governerà il mondo. Un titolo che è un pugno nello stomaco. O un incubo. Sarà per questo che il saggio di Martin Jacques, uscito in Inghilterra e negli Stati Uniti, è stato tradotto in Cina, Taiwan, Giappone, Indonesia, ma in nessun paese dell'Europa continentale? E' troppo duro per noi confrontarci con le tesi di Jacques? "L'Europa  -  sorride lo studioso britannico  -  ha abbandonato lo sforzo di elaborare un'idea del futuro. Ai cinesi sa esprimere solo una serie di lamentele che si possono riassumere in una sola: perché non siete come noi?"

 

Ma in questo libro lei non fa sconti neppure all'America. Nel sottotitolo evoca "la fine del mondo occidentale e la nascita di un nuovo ordine globale". La classe dirigente Usa può accettare questa prospettiva?

"Gli Stati Uniti sono impreparati di fronte all'ascesa della Cina. Non l'hanno capita, ne hanno sottovalutato la portata. Solo dall'ultima crisi finanziaria le élite americane hanno cominciato ad avvertire il declino del loro paese. Non molto tempo prima, si cullavano ancora in un'idea d'invincibilità. C'è stata da parte delle élite americane una diabolica incomprensione della storia".

 

Che cosa fa velo, per capire la Cina?

"Il fatto di averla considerata una nazione destinata a un futuro come il nostro, cioè a diventare una società simil-occidentale. E' stata dedicata scarsa attenzione alla possibilità che la Cina, pur trasformandosi, rimanga profondamente diversa da noi. L'America non è attrezzata ad accettare una diversità così radicale".

 

Il viaggio di Obama in Cina a novembre fu preceduto da enormi aspettative, si parlò della nascita di un G2. Da quel momento in poi tutto è andato storto. Copenaghen, Google, Taiwan, Tibet: la Cina è diventata "la potenza che dice no", agli occhi dell'Occidente.

 

"Le reazioni a quel viaggio sono emblematiche di quanto la classe dirigente e l'opinione pubblica americana siano impreparate. Obama è stato accusato di essere troppo cauto. Invece è stato realistico, ha tenuto conto dei nuovi equilibri di potere. Le priorità dei dirigenti di Pechino sono chiare. Al primo posto c'è la crescita economica indispensabile per sradicare la povertà ancora estesa in ampie aree del paese. Al secondo posto, e di conseguenza, la Repubblica Popolare deve garantirsi le relazioni internazionali più favorevoli per perseguire il primo obiettivo. Inclusa una relazione positiva con gli Stati Uniti. All'interno di questo rapporto, è vero che la Cina si è fatta più sicura di sé, più determinata, più consapevole dei nuovi rapporti di forze. I cinesi sono straordinariamente pazienti. Hanno un visione a lungo termine. Anzi: lunghissimo".

 

Nel suo saggio lei proietta un'ascesa della Cina ben oltre la sfera economica, politica, militare. Ma perché la Cina possa davvero dominare il mondo, dovrà competere con l'America anche sul terreno culturale. Può farlo?

"La Cina ha una civiltà ben più ricca degli Stati Uniti. La sua tradizione di uno Stato centrale ha duemila anni di storia. Altri aspetti della sua civiltà sono molto più antichi. Ha una delle lingue più ricche e più antiche del mondo. Per proiettarsi all'esterno con una capacità egemonica occorrono avere risorse culturali e modernità. La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino nell'agosto 2008 fu un interessante esempio di come la Cina adesso possa rielaborare la propria storia proponendola attraverso le tecniche di comunicazione e di spettacolo più moderne".

 

Resta una diversità irriducibile, che ci rende difficile accettare la prospettiva di un'egemonia cinese: abbiamo valori incompatibili, la democrazia liberale e i diritti umani.

"Per questa ragione l'Occidente sarà il più refrattario alla penetrazione culturale cinese, e cercherà di resistere. La Cina ha meno da offrirci. Ma ha già compiuto delle avanzate notevoli in tutto il resto del mondo. Nei paesi emergenti la Cina rappresenta una valida alternativa a quel modello che fu definito il "Washington consensus". In particolare durante l'ultima crisi economica, Pechino ha dato ulteriori prove di avere uno Stato molto efficiente, più efficiente dei nostri. In futuro tutto il dibattito sul ruolo dello Stato dovrà tener conto del modello cinese. L'egemonia è fatta anche di questo: istituzioni che danno risultati".

 

Come dovrebbe comportarsi l'Occidente?

"L'Occidente vede se stesso come la più cosmopolita fra tutte le culture. E' un curioso rovesciamento: in realtà siamo i più provinciali. Tutte le altre civiltà, dal XVIII secolo in poi hanno dovuto confrontarsi con un avversario più forte. La colonizzazione europea, poi l'americanizzazione, hanno sottoposto gli altri a uno sconvolgimento. Sono stati costretti, anche con la forza, a "diventare cosmopoliti". Noi non siamo passati attraverso questa esperienza. Di conseguenza siamo i più ignoranti. L'ascesa della Cina sarà per noi un apprendimento. Ci saranno aspetti che non amiamo affatto di quella civiltà, altri che scopriremo interessanti. Lo spostamento del potere dagli Stati Uniti verso la Cina è un processo secolare, inevitabile. Non dipende dalle singole scelte, o dai singoli errori, che questa o quella Amministrazione americana può fare. Sono in movimento forze più profonde, che vanno al di là dell'influenza dei nostri leader". LR 22

 

 

 

Sanità, il compromesso di Obama: mutua per 31 milioni di americani

 

Il compromesso del presidente americano Barack Obama per la riforma sanitaria prevede che possano avere la mutua 31 milioni di americani attualmente non assicurati. Il piano - spiega la Casa Bianca - rende la mutua più accessibile per molti altri americani.

 

Il piano Obama è un compromesso tra i testi approvati dalla Camera e dal Senato alla fine dell'anno scorso.  ll piano costrerebbe 950 miliardi di dollari ma nelle previsioni della Casa Bianca taglierebbe i costi abbastanza da essere non solo autofinanziato, ma permetterebbe di ridurre il deficit federale di 100 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni e di mille miliardi nel decennio successivo. «Il presidente vuole e crede che la gente meriti un voto 'si o no' sulla riforma della sanità. Questo piano ha la flessibilità per raggiungere questo obiettivo se i repubblicani decideranno di fare ostruzionismo», ha detto il capo delle comunicazioni della Casa Bianca, Dan Pfeiffer.

 

L'opzione pubblica non è sopravvissuta al compromesso del presidente americano Barack Obama sulla riforma della sanità.

Il piano Obama è un compromesso tra i testi di riforma approvati dalla Camera, che contemplava il principio dell'opzione pubblica, e dal Senato, che lo aveva abbandonato.

 

La proposta del presidente si allinea con la posizione meno restrittiva del testo del Senato in fatto di aborto. La legge non include l'emendamento approvato alla Camera su input dei democratici conservatori che proibisce alle mutue di offrire la copertura dell'aborto a chi acquista una polizza con sussidi federali. L'assenza dell'emendamento potrebbe causare problemi per Obama alla Camera.

 

La risposta dei Repubblicani non si è fatta attendere. A loro non piace la proposta di mediazione illustrata da Barack Obama, che taglia da 46 a 31 milioni il numero di americani cui sarà garantita l'assistenza. «Questa non è una proposta seria che possa rispondere alle preoccupazioni manifestate dal popolo americano sulla proposta democratica e non include alcun importante modifica chiesta dai repubblicani, come quella di porre fine alla mare di cause legali che fanno decollare il costo del sistema sanitario», ha denunciato Dave Camp, il capogruppo repubblicano della commissione Welfare della Camera. L’U 2

 

 

 

 

 

Crisi e debiti pubblici. Il dovere di guardare in faccia la realtà

 

QUESTO quotidiano ha sempre esaminato le nostre vicende economiche, come quelle altrui, secondo un’ottica che Robert Skidelsky, nella sua recente visita in Italia, ha ricordato essere la grande conquista del dibattito seguito all’analisi di Keynes: incorporare negli obiettivi degli Stati moderni la piena occupazione e l’equa distribuzione del reddito. Dopo avere esaminato le proiezioni dei debiti pubblici nelle principali aree del mondo e la possibilità che se nulla si facesse di diverso dalla ortodossia del rientro con minori spese e maggiori tasse e della minore offerta di moneta a tassi dell’interesse più elevati essi potrebbero raggiungere in molti Paesi dimensioni da due a quattro volte il Pil, ci siamo resi conto che non si potesse procedere con provvedimenti ordinari e fosse necessario pensare a interventi straordinari. Meditando sulle scelte effettuate in passato in occasioni di gravi crisi e valutando che dopo l’ottobre 2008 furono presi provvedimenti straordinari fiscali e monetari per evitare il peggio, concludemmo che l’accollo alla finanza pubblica di una quota significativa dei debiti accesi dai privati non avesse risolto il problema dell’eccesso di creazione di debito, ma solo continuato questa politica con mezzi diversi. La crisi del debito pubblico della Grecia e i sospetti gravanti su quelli del Portogallo, Spagna e Irlanda, facendo finta che non esista un analogo grave problema per gli Stati Uniti e il Regno Unito e che l’Italia possa restarne fuori, ci è sembrato una valutazione di troppo corta veduta e che occorresse recuperare un’impostazione lungimirante che evitasse uno sbocco deflazionistico, se si procedesse (come si intende procedere con la Grecia) con politiche tradizionali deflazionistiche; oppure inflazionistiche, se nulla si facesse, come nulla si va facendo, perché non sarà il solletico di un aumento di 25 centesimi di punto a scoraggiare la speculazione. Né sarà un intervento a favore della Grecia, che consideriamo peraltro indispensabile quanto meno per l’Unione Europea, a dare una risposta al problema.

Ringrazio gli illustri colleghi che hanno voluto intervenire nel dibattito aperto da questo quotidiano, ma chiedo loro d’essere più espliciti, non tanto sulla mia proposta di parcheggiare parte dei debiti pubblici presso il Fondo monetario internazionale, quanto sulla possibilità che si possa uscire dall’attuale crisi con una exit strategy di tipo tradizionale (più tasse, meno spesa pubblica, tassi dell’interesse più elevati e meno credito); o se occorre un provvedimento più radicale sui debiti pubblici. Mi spiego meglio: ridurre la spesa pubblica, ammesso che sia possibile, o aumentare le tasse, come andrà a finire, come pure diminuire l’offerta di moneta e innalzarne il costo sono tutti provvedimenti che avranno effetti deflazionistici e aumenteranno, attraverso una caduta delle entrate fiscali e maggiori oneri finanziari sul debito, i deficit pubblici, la disoccupazione e l’iniqua distribuzione del reddito. In breve si avrà il definitivo fallimento della politica intesa in senso moderno.

Se si fosse d’accordo sulla necessità di un intervento straordinario e sull’impossibilità di procedere in modo tradizionale sarebbe possibile individuare una soluzione che superi le obiezioni “tecniche” alle diversità dei punti di partenza nel debito, come in altre variabili. È ovvio che chi ha un debito più elevato e necessiterà di tempi più lunghi per assolvere ai suoi impegni avrà oneri maggiori, ma non l’assillo di rientrare entro il 2012 o giù di lì con caduta dell’occupazione e inevitabili disordini sociali. Le soluzioni tecniche esistono per non premiare i viziosi e penalizzare i virtuosi. Ma occorre soprattutto tenere presente che parcheggiare i debiti equivale a creare le condizioni per un rientro nelle politiche monetarie e fiscali “convenzionali”, che resta l’unico modo per far funzionare bene il mercato globale. Se le politiche attuali restassero vincolate dai timori di creare deflazione o ignorassero i rischi di inflazione potremmo trovarci tra breve in condizioni peggiori di quelle che stiamo affrontando. PAOLO SAVONA IM 22

 

 

 

Riciclaggio, ascoltato Di Girolamo al Senato. Rischia l'arresto

 

Il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo è stato ascoltato oggi dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato in merito alla richiesta di arresto avanzata nei suoi confronti dai pm romani titolari dell'inchiesta su riciclaggio e frode fiscale per 2 miliardi di euro, che vede tra gli indagati anche il fondatore di Fastweb Silvio Scaglia, per il quale c'è un ordine di arresto, e l'attuale Ad Stefano Parisi. Al termine dell'incontro, che è durato pochi minuti, il senatore del Pdl ha ribadito quanto aveva detto questa mattina in una conferenza stampa. «Ho chiesto di avere contezza delle carte e i membri della giunta si sono riservati di dare indicazioni in questo senso. A breve sapremo sia io sia voi», ha detto ai cronisti all'uscita dall'incontro.

 

Più tardi è stato il presidente della giunta, Marco Follini, a spiegare ai cronisti che l'audizione del senatore si concluderà martedì prossimo e ci sarà poi «una parola definitiva entro la prossima settimana. Poi toccherà all’aula del Senato esprimersi». Sui contenuti Follini si è limitato a dire: «Non spetta a me aggiungere parole, i fatti parlano chiaro». Di Girolamo ha ripetuto di ritenere «incredibili» le accuse e, circa le polemiche interne sulla poca solidarietà ricevuta dal suo partito, ha detto che si sente «sostenuto» dal Pdl e che ha fiducia nella istituzioni.

 

Questa mattina, nella conferenza stampa, aveva detto: «È molto pesante quello che è stato scritto [...]. Tutto ciò che mi è contestato l'ho appreso dai giornali di questa mattina non ho avuto modo di prendere visione degli atti e a fronte di quello mi riservo di darvi le indicazioni del caso».

 

Il senatore risulta indagato perché ritenuto colluso con un'organizzazione per costituire società internazionali di comodo funzionali al riciclaggio di denaro - filone questo nel quale sono indagate anche Fastweb e Telecom Italia Sparkle, controllata interamente da Telecom Italia - ma anche per violazione della legge elettorale, in quanto gli investigatori ipotizzano brogli a suo favore nel distretto di Stoccarda, Germania, in occasione delle elezioni politiche del 2008. Per gli investigatori, sponsor dell'elezione di Di Girolamo sarebbe stato l'imprenditore Gennaro Mokbel, già segretario del movimento Alleanza federalista nel Lazio e poi del Partito federalista.

 

Secondo il gip, che ha firmato ordinanze di custodia cautelare per 56 indagati, incluso Scaglia, le indagini hanno portato alla luce un'«organizzazione criminale» che realizzava attività economiche fittizie per svariati miliardi di euro al fine di ottenere crediti di imposta a vantaggio delle due società di tlc. Scaglia, che in una nota ha affermato ieri la sua estraneità a qualunque reato ipotizzato, ha ribadito al Corriere della Sera che lo ha raggiunto telefonicamente in Sudamerica di aver chiesto agli avvocati di «concordare immediatamente il modo più opportuno per essere interrogato dai magistrati».

 

L'operatore di tlc svizzero Swisscom ha detto in una nota che era a conoscenza della contestazione sul credito Iva della controllata Fastweb ai tempi dell'Opa nel 2007 e che il prezzo d'offerta sulla società della banda larga italiana incorporava i rischi legati alle accuse mosse al gruppo dalla procura di Roma. Su un totale di 2 miliardi di euro constestati ai diversi soggetti coinvolti nell'indagine, «circa 40 milioni di euro» si riferiscono a Fastweb, ha spiegato Swisscom.

 

Dicendosi sorpresa degli ultimi sviluppi della vicenda la società elvetica ha reso noto che aprirà un'approfondita indagine interna e che intende offrire, insieme alla stessa Fastweb, «piena cooperazione» alle autorità giudiziarie. Intanto il gip sarà chiamato a decidere il 2 marzo sulla richiesta della procura di interdire dall'esercizio delle loro attività Fastweb e Telecom Italia Sparkle, in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle società per i reati eventualmente commessi dai proprio funzionari. Sia Fastweb che Telecom Italia, con due distinte note stampa, si sono dichiarate estranee alle contestazioni e «parti lese» dei reati eventualmente commessi dagli indagati. L’U 24

 

 

 

Di Girolamo. I pm: eletto grazie alle cosche. «Tu sei uno schiavo mio». Chiesto l'arresto per il senatore pdl

 

ROMA — «Se t'è venuta la senatorite è un problema tuo Nico'... A me non me ne frega un c... di quello di quello che dici tu... Puoi diventa' pure presidente della Repubblica, per me sei sempre il portiere mio... Tu sei uno schiavo mio». È il 17 aprile 2008 quando i carabinieri del Ros intercettano questa telefonata fra Gennaro Mokbel e il suo legale, Nicola Di Girolamo. Il primo, considerato il capo dell'organizzazione finita ieri in carcere, imprenditore vicino all'estrema destra (in passato avrebbe avuto contatti anche con Antonio D'Inzillo, accusato di aver ucciso il boss della banda della Magliana Enrico De Pedis), è appena riuscito a far eleggere Di Girolamo al Senato, nelle file del Pdl. Con l'aiuto della cosca della 'ndrangheta guidata da Giuseppe Arena e dell'avvocato romano Paolo Colosimo. L'ordinanza ricostruisce i rapporti tra Mokbel e Di Girolamo. In un primo tempo l'imprenditore cerca una poltrona libera: emerge che si può provare solo nella circoscrizione estera. Poi prende il via la campagna elettorale: «Dobbiamo trovare un altro partito dove infilarti — spiega in un incontro Mokbel al suo candidato —, perché ieri sera qui è venuto il senatore De Gregorio, l'onorevole Bezzi, tutti quanti si sono messi a tarantellà però... siccome De Gregorio è l'unico che c'ha l'accordo blindato con Berlusconi... allora io adesso preferisco vedere se te trovo la strada sempre per Forza Italia».

Il 1° aprile, poi, Mokbel spiega a Di Girolamo: «Adesso tu fai soltanto quelli tutti bianchi, capito», riferendosi, probabilmente, alle schede su cui gli elettori, soprattutto calabresi emigrati, dovranno scrivere il nome «giusto». «Non vi sono dubbi — scrive il gip Aldo Morgigni — su chi organizza le operazioni inerenti non soltanto la candidatura di Di Girolamo, ma anche su chi lo dirigerà nella sua attività politica». E per il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo il senatore «risulta organicamente inserito nell'associazione criminale con incarico di "consulente legale e finanziario"». La sua collaborazione al riciclaggio sarebbe stata ricompensata con quattro milioni di euro, mentre «tutta la vicenda relativa all'elezione è frutto di attività criminosa». Dopo l'approdo al Senato, l'imprenditore dà istruzioni a Di Girolamo: «Devi paga' tutte le cambiali che so' state aperte e in più poi devi paga' lo scotto sulla tua vita, perché tu una vita non ce l'avrai più. Poi dovrai fa' tutte le tue segreterie, tutta la gente sul territorio, chi te segue le commissioni, li portaborse, l'addetto stampa». Ma fin dai primi giorni i rapporti fra i due non sono idilliaci: Mokbel ha difficoltà a far capire chi comanda. In un incontro con un certo Franco Capaldo, racconta che ha dovuto rimproverare Di Girolamo: «... poi da viale Parioli (il quartier general dell'imprenditore, ndr) si decide co' chi devi sta' a pranzo, co' chi devi sta' a cena, chi devi incontra'... Se lo capisci bene, sennò vattene pe' i c... tua, mettemo un altro, non c'ho tempo da perde... Lui è legato a me a doppio filo, a cento fili».

Al telefono, Mokbel se la prende più volte con il senatore: «Oggi m'hai riempito proprio le palle Nico'». E ancora: «Sei una delusione, Nico'». L'imprenditore rivendica di aver speso denaro suo per ottenere l'elezione: «Calcola che il 70 per cento dei soldi tirati fuori qua non li avete tirati fuori voi, li ho tirati fuori io». Alle accuse che emergono dalle carte il senatore replica: «Stanno cercando di mettermi sulla croce. È roba da fantascienza, mi sento paracadutato in un territorio di guerra. Mi sento nel frullatore». Già un'altra richiesta di arresto è stata respinta dal Senato, ma ora c'è di mezzo la 'ndrangheta. «Durante la campagna elettorale — spiega Di Girolamo — sono stato in Calabria una sola volta. Solo a Stoccarda ho preso gli stessi voti raccolti in altre città europee. Quanto alla telefonia, è una realtà che ignoro: io, sì e no, so accendere il cellulare».  Lavinia Di Gianvito CdS 24

 

 

 

 

La Repubblica a Berlusconi: “Ci basta la verità”

 

L'inchiesta sulla Protezione Civile è l'irruzione della realtà - una gran brutta realtà - nell'universo magico del berlusconismo che racconta a se stesso e al Paese, dagli schermi asserviti della televisione unica, un'epopea populista di successi ininterrotti, all'insegna del "fare". Oggi si scopre che quel "fare" senza regole nasconde il malaffare. E il disvelamento è immediato, con i cittadini dell'Aquila che entrano a forza nel centro storico morto e sepolto, denunciando la mistificazione televisiva e costringendo il sindaco ad ammettere che "la Protezione Civile ci ha salutati e se n'è andata, e noi dopo dieci mesi siamo davanti a 4 milioni e mezzo di metri cubi di macerie".

Si capisce l'agitazione politica che domina il Presidente del Consiglio.

 

Prima ha insultato i magistrati ("vergognatevi"), poi ha taciuto per una settimana provando la carta propagandistica di una legge anticorruzione che è durata lo spazio di fanfara di un telegiornale, perché nemmeno nelle favole le volpi possono scrivere i regolamenti dei pollai. Infine ieri è tornato a parlare di complotto "che annulla i risultati miracolosi", ha attaccato l'opposizione e come sempre quando le difficoltà lo sovrastano ha denunciato "il superpartito di Repubblica" come il vero artefice di questo scandalo e di questa crisi.

 

Vorremmo tranquillizzarlo: un giornale non è un partito. Ma vorremmo anche spiegargli che in Occidente un giornale ha il dovere di illuminare la realtà, raccontandola, e di rappresentare la pubblica opinione che vuole conoscere e sapere, per giudicare. Noi continueremo a farlo. Berlusconi può aiutarci: dica quel che sa sugli appalti, i favori e la corruzione gelatinosa della Protezione Civile, sulla ragnatela che coinvolge Palazzo Chigi. Ancora una volta, la strada è semplice: dica la verità ai cittadini. EZIO MAURO LR 22

 

 

 

Berlusconi: non è tangentopoli. Prodi: «Difende solo se stesso»

 

Liste Pdl senza «personaggi compromessi in modo certo» promette Berlusconi, ma non chiarisce se debbano essere i pm, i giudici di primo grado, quelli di Cassazione o, al contrario, i Bondi, i Cicchitto, i La Russa, i Verdini, i Cosentino - o il Cavaliere stesso -, a sciogliere gli elettori dall’assillo dell’incertezza. Ossessionato dal pericolo che si radichi nell’opinione pubblica l’equazione tra il Pdl di oggi e il Psi dei primi anni ‘90, anche ieri, collegandosi via telefono con Riccione per il convegno di Formigoni, il premier è tornato a garantire che non c’è «alle porte una nuova tangentopoli» e a derubricare come «casi isolati» i fatti di corruzione che coinvolgono uomini del suo movimento. Un altro tentativo, questo, per arginare i sondaggi sugli orientamenti di voto degli italiani condizionati dalle ultime inchieste. Per allontanare da sé e dal Pdl l’amaro calice di un insuccesso alle regionali, oltre a proporsi nelle vesti del moralizzatore, Berlusconi cerca di far prevalere l’idea che qualche «birbantello» è il prezzo da pagare ad un «governo del fare» al quale si contrappone solo l’alternativa di un’opposizione incapace. La stessa del «malgoverno» di Prodi grazie al quale fecero «il giro del mondo» le «immagini devastanti» della spazzatura che infestava Napoli.

 

PRODI: Bertolaso concordò con me

Chiamato in causa dal Cavaliere, però, il Professore restituisce immediatamente le attenzioni. «Di malgoverno gli italiani hanno conosciuto quello di Berlusconi - dichiara Sandra Zampa, la sua portavoce - È lui il premier delle promesse disattese che difende con le unghie e con i denti se stesso e le proprie aziende». Quanto all'emergenza rifiuti a Napoli, poi, «è bene ricordare come lo stesso Bertolaso abbia più volte dichiarato di aver seguito il piano già predisposto con il presidente Prodi, risultato dunque molto efficace».

 

Attacco berlusconiano all’opposizione «disperata» come arma di difesa, quindi. Nello stesso giorno in cui, tra l’altro, nuove intercettazioni descrivono gli incontri a Palazzo Chigi tra Balducci - arrestato qualche giorno dopo - Bertolaso e un «altro» (Letta?, si chiede Repubblica) in concomitanza con le richieste di misure cautelari avanzata dai pm fiorentini a fine gennaio. Poche ore prima, tra l’altro, della promozione sul campo del capo della Protezione civile a futuro «ministro» annunciata a l’Aquila da Berlusconi. Il premier, ieri, è tornato a difendere Bertolaso.

 

I responsabili dello «sfascio» dei rifiuti a Napoli - ha accusato - «sono gli stessi che oggi pontificano e osano attaccare il governo e Bertolaso, al quale dovrebbero elevare un monumento per ciò che è riuscito a fare con il nostro supporto». Avviene il contrario, invece. Perché «puntualmente scattano indagini giudiziarie per mettere in cattiva luce chi ha avuto il merito di mostrare al mondo un'immagine positiva dell'Italia».

 

E il premier se la prende con la «furia autodistruttrice» che «calpesta le persone, trasforma le cose positive in negative», cerca di far passare «la storia nobile» della gestione dell’emergenza in Abruzzo come «un'altra pagina di corruzione». Questa volta il Cavaliere non prende di petto i magistrati, ma il Partito democratico. Che, assicura, «è sempre più estremista e laicista» e va al traino dell’Idv «eversivo» di Di Pietro e dei Radicali, ispirato com’è dal «superpartito di Repubblica». Che delusione, poi, quel Veltroni e quel Bersani. «Speranze tradite» sul cui partito - non a caso - piove il castigo dei cattolici che lo abbandonano, da «Rutelli alla Binetti». E allo sconsolato Cavaliere non resta, quindi, che gettare la spugna. Senza «un interlocutore con cui collaborare», infatti, il premier deve acconciarsi - suo malgrado - a «cambiare l'Italia» da solo. Ninni Andriolo  L’U 22

 

 

 

 

Capitali all’estero, regole e controlli. La malapianta del denaro

 

Politica, affari e ambienti fangosi: vanno ripristinate linee di confine morali diventate ormai impercettibili

 

Le accuse dovranno naturalmente essere provate. Ma nella vicenda che ha portato i magistrati a chiedere 56 arresti disorientano l’incredibile ramificazione degli attori e le dimensioni del presunto riciclaggio, con ingranaggi ben innestati nella criminalità organizzata e perfino nella politica. Una fotografia, va detto, scattata qualche anno fa, quando le più recenti disposizioni contro il denaro sporco non erano ancora state approvate. L’impressione è comunque quella di un mondo nel quale i capitali mafiosi, come quelli dei trafficanti di droga o d’armi, possono penetrare in ogni fessura, come l’acqua.

Al punto che viene da domandarsi se un Paese come l’Italia, dove le cosche arrivano a controllare intere fette di territorio, e l’economia irregolare o illegale è un terzo del reddito nazionale, faccia davvero tutto quello che dovrebbe fare. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha dichiarato guerra ai paradisi fiscali introducendo l’inversione dell’onere della prova: ora è chi esporta i capitali a doverne dimostrare la provenienza lecita. Sacrosanto. Nelle intenzioni dichiarate del governo anche lo scudo fiscale si inseriva in questa logica. Mario Draghi, però, non aveva nascosto le sue preoccupazioni chiedendo al Tesoro di chiarire gli obblighi antiriciclaggio imposti alle banche per il rientro dei capitali. Chiarimento arrivato nei giorni scorsi, mentre il governatore definiva il numero delle segnalazioni (50) arrivate finora dagli intermediari «esiguo». È l’aggettivo giusto? Le operazioni di rimpatrio sarebbero state circa 100 mila, mentre le segnalazioni antiriciclaggio arrivate nel 2008 alla Banca d’Italia sono state 14.602: su oltre 100 milioni di operazioni bancarie.

Nelle regole c’è sempre qualcosa da rivedere. Draghi chiede un testo unico e più sanzioni. L’ex procuratore antimafia Pier Luigi Vigna auspica addirittura una legge che conceda sconti ai pentiti. Ma che ne sarà delle 50 segnalazioni, e che ne è stato delle altre 14 mila? Ci saranno indagini accurate e sanzioni esemplari? Qualcuno pagherà, questa volta con il carcere vero? O finirà ogni cosa, come spesso accade, a tarallucci e vino? Perché la domanda cruciale è la seguente: vogliamo davvero vincere questa guerra? Se la risposta è sì, e non può che essere quella, allora ci si deve rimboccare le maniche. È ora di dare segnali chiari e decisi. Oltre a rendere più stringenti le regole, di sicuro bisogna ottenere che in Europa tutti i Paesi si impegnino a tappare i buchi, anche i più piccoli, che ancora esistono nell’Unione: dove i capitali possono andare dappertutto, imitando l’acqua, mentre le banche di un Paese come l’Austria pubblicizzano sui loro depliant la garanzia costituzionale del segreto bancario. Non solo. È necessario anche intervenire senza pietà sui legami poco chiari fra una certa politica, un certo mondo degli affari e gli ambienti fangosi che li circondano. Vanno ripristinate linee di confine morali diventate ormai impercettibili. Perché i fatti delle ultime settimane ci raccontano un’Italia dove si sta tornando pericolosamente a respirare il clima degli anni bui. Un’Italia nella quale, diciamo la verità, le persone perbene hanno sempre più difficoltà a riconoscersi.

Sergio Rizzo  CdS 24

 

 

 

La repubblica dei corrotti

 

Benvenuti nella Repubblica dei corrotti: c’è posto per tutti e non c’è neanche bisogno di mettersi ordinatamente in fila, tanto nessuno la rispetta. Ma come abbiamo fatto a guadagnarci questo speciale passaporto? Perché siamo inquilini d’uno Stato senza Stato, ha osservato ieri Luca di Montezemolo. E perché in questo vuoto prosperano l’inefficienza pubblica e l’illegalità privata.

 

Ma prospera inoltre un paradosso, giacché nel nostro caso il vuoto dipende in realtà dal troppo pieno. Non è che ci abbia lasciato orfani lo Stato: semmai è cresciuto a dismisura, è diventato un elefante impietrito dalla sua stessa mole. Non è che in Italia manchino le leggi: ne abbiamo viceversa fin troppe sul groppone, col risultato che s’elidono a vicenda, e in ultimo ciascuno fa come gli pare. Non è che il Paese soffra l’assenza di un’energia riformatrice, come il corpo d’un malato lasciato senza medicine: le medicine sono a loro volta troppe, troppi i dottori che ce le somministrano, e ovviamente ogni dottore cambia la terapia confezionata da chi lo aveva preceduto. Sicché alla fine della giostra il paziente muore intossicato.

 

Valga per tutti il caso dell’università. Noi professori siamo costretti ormai da anni a un andirivieni normativo, dato che ogni governo si sente in obbligo di riformare la legge di riforma, quella varata dal vecchio esecutivo. Le riforme, poi, non sempre fanno tabula rasa del passato ordinamento; più spesso vi s’innestano, crescono per superfetazione, e infatti in questo momento gli atenei italiani offrono simultaneamente corsi di laurea diversi per durata, per numero d’esami, per disciplina complessiva. Non sapendo come diavolo chiamarli, li distinguono in relazione al vecchio, al nuovo e al «nuovissimo» ordinamento, con buona pace dell’Accademia della Crusca. Nel frattempo l’università ha sperimentato più divorzi di Liz Taylor: prima fusa con la scuola sotto un unico ministro, poi retta da un dicastero autonomo, ora di nuovo coniugata. Ma a conti fatti abbandonata al suo destino, perché nessuna riforma può generare frutti se non le si lascia il tempo d’attecchire. Dal pieno nasce dunque il vuoto, ed è esattamente in questo vuoto che hanno messo radici parentopoli, concorsopoli e gli altri scandali dell’università. Per forza, con 111 leggi in materia d’istruzione negli ultimi tre lustri, tutte elencate e consultabili nel sito web di Montecitorio. Ecco, le leggi. Nonostante le buone intenzioni del ministro Calderoli, ne abbiamo ancora 20 mila in circolo. Senza contare quelle regionali (all’incirca 25 mila), né i regolamenti del governo (70 mila).

 

Significa che il nostro diritto è un corpo opaco, inconoscibile per gli stessi addetti ai lavori. Significa al contempo che i furbi trovano sempre una scialuppa normativa che li conduce in salvo, mentre l’onesto annega. Ma questa ipertrofia della legislazione nutre a sua volta il corpaccione dello Stato, e a sua volta ne è nutrita. Anche qui basterà un esempio. Nell’officina del diritto ospitata da Palazzo Chigi c’erano 345 dipendenti sotto il Duce; oggi sono quasi 5 mila. E anche quando lo Stato si sottopone a una cura dimagrante, cedendo quote di potere, finisce per moltiplicare gli apparati burocratici (è il caso delle Regioni), oppure per moltiplicare i controllori, i quali giocoforza si pestano i piedi a vicenda (è il caso delle authorities, che ormai sono una dozzina).

 

Insomma, la nostra malattia morale s’accompagna a una bulimia di leggi, di istituzioni, d’apparati. Sarà la fame atavica dei politici italiani, che non sanno rinunciare a una provincia inutile o ai mille posti in Parlamento per non sparecchiare la tavola imbandita. Sarà l’idea di passare in gloria con la riforma del millennio. Però c’è almeno una virtù che a questo punto dovrebbero esibire: la virtù dell’astinenza. MICHELE AINIS LS 24

 

 

 

Il partito mai nato

 

Nello scandalo della protezione civile è racchiusa la parabola del Pdl una felice e astuta intuizione del capo che ne riflette tutti i limiti - di MASSIMO GIANNINI

 

NELLA massa gelatinosa dello scandalo sulla Protezione civile è racchiusa la parabola di un partito mai nato. Invischiato tra le logiche politiche di governo e le pratiche affaristiche del sottogoverno, il Pdl si disvela per quello che era ed è rimasto fin dal giorno della famosa "Rivoluzione del predellino": una felice ed astuta intuizione del Capo, che ne riflette tutti i limiti culturali e ne amplifica tutti i vizi individuali. L'ennesima proiezione avventuristica del solito "partito personale", dalla quale non si è mai generato un vero "personale di partito".

 

Questo dicono i veleni spurgati dalla ferita aperta nel cuore del potere berlusconiano, che macchiano per la prima volta la camicia bianca immacolata di Gianni Letta. Questo dimostrano le vipere uscite improvvisamente dal nido scoperchiato dalle inchieste delle procure, che si mordono tra loro contendendosi quello che Giuliano Ferrara sul Foglio chiama "l'osso della successione". Questo conferma l'ultimo scontro durissimo tra il premier e Fini, sulla lettura della nuova Tangentopoli, sulla natura delle inchieste giudiziarie in corso, sulla fattura delle cosiddette "liste pulite".

 

Due anni fa la fusione "a caldo" tra Forza Italia e Alleanza Nazionale fu la cosa giusta da fare. Ma il modo in cui è stata prima concepita e poi gestita testimoniano il sostanziale fallimento al quale stiamo assistendo. In quel pomeriggio freddo di Piazza San Babila, a Milano, Berlusconi si è "annesso" un Fini alle corde, alla vigilia del voto del 13 aprile 2008. L'operazione è riuscita perfettamente dal punto di vista elettorale. Il Partito del Popolo delle Libertà, blindato dal rituale patto di sangue con la Lega di Bossi, ottenne allora un successo clamoroso, con una maggioranza parlamentare senza precedenti nella storia repubblicana. Si disse allora, giustamente, che il Cavaliere aveva compiuto il suo capolavoro. Dopo quasi quindici anni vissuti pericolosamente, tra populismo mediatico e autoritarismo politico, era finalmente riuscito a cementare un blocco sociale largamente maggioritario nel Paese: una nuova destra. Non ancora risolta. Non del tutto europea.

 

Ma il dado era tratto, e il cantiere ormai aperto. L'originario "partito di plastica" lasciava il campo a un "partito di ferro", articolato negli organigrammi e radicato nei territori. L'anchorman di Arcore non aveva più solo un suo pubblico, aveva finalmente un suo popolo. Su tutto questo, dopo aver fatto Forza Italia, avrebbe dovuto fare i "suoi" italiani. Moderati e conservatori, ma nel cambiamento. Su tutto questo, in altre parole, avrebbe dovuto costruire un nuovo progetto politico, culturale, identitario. Per poi farlo vivere attraverso l'azione di governo e la comunicazione dei ministri, la formazione dei gruppi dirigenti e la selezione degli apparati locali, l'integrazione tra i ceti sociali e l'interazione con le opinioni pubbliche.

 

Tutto questo, da quel lontano 18 novembre 2007, è clamorosamente mancato. Aveva ed ha ragione Gianfranco Fini, che già allora e poi al congresso fondativo del Pdl avvertì: non basta uscire dalla casa del padre per dire "abbiamo fatto un partito". A quel partito occorreva ed occorre dare una struttura, un'organizzazione e poi una missione. In una parola: a quel partito bisognava e bisogna dare "un'anima". Se tutto questo manca, un partito muore. Oppure, come nel caso del Popolo delle Libertà, nasce all'anagrafe, ma non alla politica, e meno che mai alla società. O meglio: può anche nascere, può persino sopravvivere, ma a tenerlo in vita non è un disegno unitario, non sono valori comuni e ideali condivisi. È invece nella fase statica la pura giustapposizione degli interessi, e nella fase dinamica la strenua difesa dei medesimi. Ma niente più di questo.

 

Infatti, oggi, è proprio questo nulla ad essere rivelato tangibilmente, nelle pieghe politiche che hanno mandato in crisi, stavolta sì per via giudiziaria, il governissimo Berlusconi-Bertolaso. E in questo nulla, che sembra preludere o sottintendere quello che i giornali di famiglia chiamano un più o meno strutturale "difetto di conduzione che risale al Principe", deflagrano le guerre intestine, il fuoco amico, le veline al curaro "di chiara fabbricazione interna". Esplodono i conflitti tra sub-potentati nazionali e cacicchi locali, tra potenziali "delfini" e sedicenti "successori". Dalle politiche fiscali alle candidature regionali, dalle nomine nell'establishment alle Spa pubbliche: non c'è fronte aperto, dopo la pubblicazione dei materiali d'indagine delle procure di Firenze o di Roma, sul quale non impazzi la lotta fratricida.

 

È il tutti contro tutti: Fini contro Berlusconi, Tremonti contro Letta, Ghedini contro Verdini, Cicchitto contro Fitto, Cosentino contro Bocchino. E via a scendere, per li rami di un'improbabile albero "dinastico". Qualcosa di più complesso della semplice "degenerazione cortigiana". E di meno nobile dell'antica dialettica interna ad un vero partito di massa come la Dc, dove i leader si scannavano, ma alla fine trovavano una sintesi, più o meno compromissoria, all'insegna di una constituency visibile, ancorché discutibile: lo statalismo assistenziale, il solidarismo cattolico, l'economia sociale di mercato all'italiana, il proporzionalismo clientelare.

 

Nel Pdl questi ingredienti sono mancati e mancano in radice. C'è un'altra idea della destra, laica e costituzionale, incarnata dal presidente della Camera. Ma le istanze del "co-fondatore" non hanno diritto di cittadinanza, o sono palesemente ininfluenti perché largamente minoritarie. Per il resto c'è l'anchilosi delle politiche e la paralisi delle culture. Questo centrodestra non offre agli italiani un'idea di Paese possibile. Dal Welfare alle tasse, dalla recessione alle istituzioni, non è in grado di proporre riforme, e meno che mai di attuarle. Tutto si gioca e si consuma nel perimetro asfittico, intermittente e inconcludente del vitalismo leaderistico di Berlusconi, che ormai da tempo regna ma non governa. Mentre, sotto di lui, la corte si dilania.

 

Da questo punto di vista, lo scandalo della Protezione Civile apre uno squarcio ulteriore, e ancora più inquietante, sul futuro che ci aspetta. Quello che ha innescato, in termini politici, è un'illuminante epifania su ciò che potrebbe accadere (o forse accadrà) nel dopo-Berlusconi. Una scissione atomica, dove le "particelle", piccole o grandi che siano, rischieranno di disperdersi nel caos entropico. Per cui - salvo soluzioni "imperiali" e di matrice cesarista, assurde ma coerenti con la biografia dell'uomo, tipo la figlia Marina - la vera domanda da farsi domani non è tanto "chi", ma "che cosa" succederà a Berlusconi. Quanto all'oggi, non resta che constatare l'insostenibile "acedia del potere berlusconiano" (ancora Il Foglio). Il vero "amalgama mal riuscito" sembra il Pdl, persino più che il Pd. LR 23

 

 

 

 

Crisi morale e valori. Il merito, chiave di svolta per il Paese

 

La profonda crisi morale che attraversa l’Italia e che emerge e ci sommerge giorno dopo giorno impone una forte riflessione. L’unica via di uscita è la riscoperta di un nuovo umanesimo, così come ha detto Benedetto XVI, che metta al centro della società l’uomo e i suoi valori, quelli buoni, che sono innegabile verità ma che faticano ad uscire dalla sfera intima dell’individuo perché ormai cannibalizzati da una società che ha perso ogni punto di riferimento e degenera giorno dopo giorno.

Ci sono tanti valori da rispolverare. Uno fra questi è il merito: la certezza di una giusta ricompensa del proprio lavoro e delle proprie capacità. Giustizia relativa, che non può prescindere da un confronto fra individui e da una sana competizione.

Il merito è la chiave di svolta di questo Paese per vari motivi. Innanzi tutto, è più forte di qualsiasi rivoluzione tecnologica. Anzi si potrebbe dire che è foriero di vere e proprie rivoluzioni tecnologiche. Uno studio della LUISS condotto da Stefano Manzocchi e Giovanna Vallanti ha quantificato i costi per l’Italia del non merito tra il 3,0% e il 7,5% del Pil e, in termini di crescita, in mezzo punto percentuale rispetto ad una società meritocratica. Una società capitalistica basata sulla libertà di intraprendere e innovare non può che trovare stimolo nel merito per sprigionare nuove capacità e esplorare nuovi territori.

Una società meritocratica non è esente da vizi. Si tratta sempre dell’uomo, ma dell’altra sua natura. Tuttavia una società fortemente meritocratica è meno sclerotica. Così come c’è una giusta ricompensa del proprio lavoro, c’è anche una giusta punizione per i propri fallimenti. Quando il merito è un valore condiviso, il ricambio della classe dirigente e politica è un fenomeno naturale.

Gli Stati Uniti, i principali responsabili di questa crisi finanziaria, potrebbero essere i primi ad uscirne proprio perché sono pronti a rinnovarsi, a cambiare, a percorrere nuove strade, proprio perché con il merito fanno diventare i sogni realtà. Per l’Europa e l’Italia potrebbe esserci oltre il danno di avere importato la crisi da fuori, la beffa di non potersi riprendere per l’immobilismo che caratterizza le istituzioni. La crisi per diventare distruzione creatrice ha bisogno del merito come scintilla.

Una parentesi, come esempio. Si è aperto un ampio dibattito mediatico sul nome del successore di Trichet a Presidente della Banca Centrale Europea. Nello stesso periodo, Obama è riuscito a far confermare Ben Bernanke come Governatore della Federal Reserve, indipendentemente dal suo colore politico. Semplicemente perché Bernanke ha salvato gli Stati Uniti dalla peggiore crisi finanziaria dei nostri tempi. Prima di lui, Bush lo aveva