WEBGIORNALE  5-7  Febbraio 2010

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Italianistan, la penisola che c’è  1

2.       Rosarno, sindacati europei contro l'Italia. "Lavoratori migranti sfruttati"  1

3.       Anche se si vota per le regionali, in Italia, è sempre colpa degli immigrati…   1

4.       Migrazioni, priorità dell’agenda politica  2

5.       Iniziative scolastiche in Svizzera.  Un primo bilancio degli Enti Gestori a un anno dai tagli”  3

6.       “A un anno dai tagli, l’Italia sta diventando più piccola e più distante”  3

7.       SWR. Scure sulla scuola all’estero  4

8.       Stoccarda. La crisi del Comites secondo Caruso: dal camaleonte Motta ai guastafeste delle Acli 4

9.       Norimberga. Associazioni e Com.It.Es. chiedono un ripensamento della politica Governativa  4

10.   Berlino. Il 10 febbraio incontro con Mario Calabresi, direttore del quotidiano torinese La Stampa  5

11.   A Colonia nuovo ufficio della Camera di Commercio Italiana per la Germania  5

12.   Incontro con la poetessa Patrizia Cavalli mercoledì all’IIC di Monaco di Baviera  5

13.   Norimberga. L’Italia alla Spielwarenmesse 2010 (4-9 febbraio) 6

14.   Ultimo giorno per la fiera "Fruit Logistic" di Berlino. La presenza della Puglia. 6

15.   All’Ortofrutta di Berlino lanciato il progetto Piemonte AgriQualità  6

16.   10 anni di attività culturale italo-tedesca a Schorndorf 7

17.   Gli eventi a Monaco di Baviera e dintorni. Incontri di cinema, cultura e musica in calendario a febbraio  7

18.   Monaco di Baviera. “Sono laureata in Beni Culturali e cerco lavoro”  7

19.   Le relazioni economiche tra Alto Adige e Germania. Il nuovo console tedesco in visita a Bolzano  8

20.   Il 21 marzo Giornata Internazionale contro le discrimazioni razziali. Appello di Pollice  8

21.   L’on. Mirko Tremaglia (Ctim): “Non siamo in disarmo”  8

22.   I palestinesi non vogliono i pasdaran  8

23.   Il PD Svizzera sul referendum del 7 marzo: “Fermare questa deriva sociale”  9

24.   Bce: "Inflessibili sul patto di stabilità"  9

25.   “Legittimo impedimento”. On. Garavini: “Un’immunità mascherata per sfuggire ai processi“  10

26.   No alla guerra santa del nord  10

27.   Nucleare, il governo contro le Regioni 10

28.   Uno strappo difficile da ricucire  11

29.   Voglia di fuggire  11

30.   Una costante del costume nazionale. L'ossessione del complotto  12

31.   Riflessioni. Il potere del pensare. Quando c’è. 12

32.   L'avvocato Taormina su Berlusconi: "Chiede ai suoli legali di fare leggi ad personam"  12

33.   La verità su Berlusconi raccontata dal suo ex avvocato  13

34.   Un anno fa il caso Englaro. La legge che il Paese ancora attende  14

35.   La pizza napoletana diventa "protetta" entra tra le "eccellenze alimentari" dell'Ue  14

36.   Radiotelevisione svizzera. “Soldi sporchi”, la ‘Ndrangheta in Svizzera  14

37.   L’Aquila, la ricostruzione dopo il terremoto, a che punto siamo ?  15

38.   Sul Venerdì/LR. "Mi ha offesa, ci sono abituata". "Gli italiani? Bassi come noi"  15

39.   Permesso di soggiorno impossibile, appello per il ripristino della legalità  17

40.   A Reggio il traffico di clandestini in mano ai boss della 'ndrangheta  17

41.   Impone il burqa alla moglie. Negata la nazionalità a un immigrato musulmano  17

42.   Riforma Comites/Cgie. Gli emendamenti del sen. Firrarello (Pdl) alla bozza Tofani 18

43.   La Uil Scuola sulle risorse destinate al personale scolastico all’estero  18

44.   Accordo Mae-Tirrenia. Per i sardi all’estero sconti sui traghetti per ritornare sull'isola  19

45.   Padova, sindaco leghista nega il campo a squadra di romeni 19

 

 

1.       Italien: Flüchtlinge mit Medikamenten ruhiggestellt?  19

2.       Migrationsexperten ziehen gemischte Bilanz nach 100 Tagen Regierung  19

3.       Diskriminierung auf dem Arbeitsmarkt: Studie des Europäischen Forums für Migrationsstudien  19

4.       Migrationsbericht. Böhmer: "Die Potenziale von ausländischen Fachkräften verstärkt nutzen"  20

5.       Wowereit: Integration braucht Bildung  20

6.       EuGH-Urteil über Fall in Berlin. Ausländerin mit Mini-Job darf bleiben  21

7.       Mailand: Wirtschaftspreis „Premio Mercurio d’Oro“ für Goethe  21

8.       München. Die Reihe „Italien neu verstehen“  21

9.       Integrationsdebatte. Regierung besetzt Islamkonferenz neu  22

10.   EU übernimmt Finanzkontrolle in Griechenland  22

11.   Weg frei für neue Kommission. Parlament: Mehr Druckmittel gegenüber Barroso II 22

12.   Deutsch-französischer Ministerrat. Keine exklusive Liebe  23

13.   Deutsch-Französischer Ministerrat in Paris. Enge Zusammenarbeit bei der Integration  24

14.   Euro-Krise. Deine Pleite – meine Pleite  24

15.   Stellungnahme der Europa-Union Deutschland. Forderungen zur Europäischen Bürgerinitiative  25

16.   100 Tage Schwarz-Gelb. Crash-Kurs im Regieren  25

17.   100 Tage Schwarz-Gelb, Weniger als die Summe  26

18.   Kauf der Steuerhinterzieher-CD.  Der Instinkt der Kanzlerin  26

19.   Steuerdaten. Der Staat als Händler 27

20.   Steuerhinterziehung. Die erfolgreichste CD der Welt 27

21.   Angela Merkel. Gebremste Superheldin  28

22.   FDP im freien Zerfall 28

23.   Andrea Ypsilanti. "Es geht um eine Alternative"  29

24.   Pleite der Gemeinden. Wie wir leben  30

25.   Reform der Jobcenter. Der absolute Wahnsinn  31

26.   Betriebsrat. Wahltag im Unternehmen  31

27.   Streit um Islam. Unter Hasspredigern  32

28.   Serkan Tören: "Die Burka überschreitet eine Grenze"  33

29.   Integrationskurse erfolgreich: Bilanz der Bewertungskommission  33

30.   Zentralrat im Umbruch. Mutmaßungen über Rückzug Knoblochs  33

31.   LKA Baden-Württemberg. Bundesweite Razzia in Islamistenszene  34

32.   Frankreich. Paris lehnt Einbürgerung bei Totalverschleierung ab  34

33.   Muslim-Einbürgerung in Frankreich. Wegen Schleierzwang abgelehnt 34

34.   München. Lesung von Patrizia Cavalli im IIC  34

35.   Bildende Kunst. Gaensheimer für Venedig  35

36.   Russische Migranten in Deutschland und ihre gesellschaftliche Integration. 35

37.   Österreich, Schweiz und Tschechien. Ab 1. Februar an neue Jahresvignette denken  35

 

 

 

 

Italianistan, la penisola che c’è

 

Salve, sono un cittadino dell´Italianistan. Vivo a Milano 2, in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio.

Lavoro a Milano in una  azienda di cui è mero azionista il Presidente del Consiglio.

Anche l´assicurazione dell´auto con cui mi reco a lavoro è del  Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l´assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.

Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.

Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.

Al  pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.

Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film

prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio).

Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente intertrotti da spot realizzati dall´agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.

Soprattutto guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.

Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio, guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere.

Allora mi stufo e vado a navigare un po´ in internet, con provider del Presidente del Consiglio..

Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet, leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.

Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, ... che governa nel mio esclusivo interesse.

Per fortuna! (da  sergesauve@iol.it tramite Anne Zell, diffuso da Newsletter Ecumenici) de.it.press

 

 

 

 

 

Rosarno, sindacati europei contro l'Italia. "Lavoratori migranti sfruttati"

 

Dopo la rivolta calabrese duro richiamo delle confederazioni internazionali Ces e Csi

"Inadeguata legislazione nazionale e insufficiente impegno del governo" - di VITTORIO LONGHI

 

Le vicende di Rosarno hanno provocato anche la reazione del sindacato europeo e di quello internazionale. Il segretario europeo John Monks e quello internazionale Guy Ryder hanno ieri scritto a Silvio Berlusconi. Le due confederazioni Ces e Csi sottolineano come "la situazione dei lavoratori migranti in Italia e l'abuso, la discriminazione e lo sfruttamento in cui incorrono sono inaccettabili e conseguenza dell'attuale inadeguata legislazione nazionale e dell'insufficiente impegno del governo".

 

Nel testo si fa riferimento alle osservazioni già rivolte l'anno scorso all'Italia dalla Commissione di esperti dell'Ilo, agenzia Onu per il lavoro, sul trattamento discriminatorio dei migranti, in aperta violazione di alcune convenzioni internazionali. Inoltre, Ryder e Monks vogliono attirare l'attenzione sui "chiari obblighi previsti dagli strumenti legali del Consiglio d'Europa e dell'UE a combattere la discriminazione e l'esclusione in tutte le loro forme, e garantire la dignità umana ad ogni persona nel suo territorio, indipendentemente dall'occupazione o dallo status". Pertanto, sollecitano Berlusconi ad affrontare con urgenza ed efficacia il clima di intolleranza e di violenza di cui sono vittime i lavoratori migranti in Italia, ad assicurare la loro protezione per legge così come nella pratica, a prendere misure per aiutarli ad affermare i loro diritti".

 

Subito dopo i fatti di Rosarno, la Ces e la Csi avevano chiesto agli affiliati italiani Cgil, Cisl e Uil informazioni sull'accaduto. Gugliemo Epifani aveva risposto che "la volontà del governo di mostrarsi cattivo contro l'immigrazione provoca una totale indifferenza nei confronti di una politica di accoglienza e costringe gli immigrati regolari e non in regola a vivere in condizioni disumane". Il segretario della Cgil aveva definito "cieca e crudele" la politica che spinge ai margini della società e nell'illegalità un gran numero di immigrati, "mettendo nelle mani della malavita organizzata e di imprenditori senza scrupoli manodopera senza diritti e tutele".

 

La situazione di sfruttamento dei migranti, soprattutto in agricoltura e nell'edilizia, è tale, infatti, da prefigurare una nuova e più pesante accusa per l'Italia da parte del sindacato di fronte alla comunità internazionale. Dopo la denuncia di trattamento discriminatorio per i migranti, il governo potrebbe trovarsi presto a rispondere davanti all'Ilo anche delle condizioni di "lavoro schiavistico" praticate in Italia.

 

Di oggi invece l?accusa dell?organizzazione umanitaria Human Rights watch sulla lentezza dell?azione penale nei confronti dei responsabili delle aggressioni contro i migranti di Rosarno, mentre gli africani accusati di avere partecipato ai disordini sono già stati arrestati, processati e condannati. Le interviste a nove delle undici vittime gravemente ferite indicherebbero che le loro richieste di aiuto sono state spesso ignorate. Intanto, nella cittadina calabrese i sindacati alimentaristi hanno convocato una riunione di lavoratori italiani e stranieri per il 17 febbraio. L?o biettivo, spiegano in una nota Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, è quello di ?riaffermare il principio della legalità in un territorio contraddistinto dalle infiltrazioni da parte della malavita organizzata, evidenziare le tante Rosarno che esistono dal nord al sud e richiedere al governo un?azione efficace contro il caporalato? .

 

Un'azione efficace di ispezione che finora non c'è stata. Anzi, pare che proprio l?Inps abbia dirottato le ispezioni dal contrasto al lavoro nero alla ricerca di irregolarità nelle aziende gestite da stranieri residenti in Italia, imprese che spesso non hanno dipendenti o occupano i familiari dei titolari. Altra conferma, secondo i rappresentanti dei lavoratori, che è la stessa economia italiana, insieme alle leggi sull?immigrazione, a rendere gli immigrati ancora più ricattabili e schiavi della criminalità, più o meno organizzata. LS 4

 

 

 

 

Anche se si vota per le regionali, in Italia, è sempre colpa degli immigrati…

 

ROMA - Il 28 e 29 marzo 2010 in Italia si vota ancora. Sono, infatti, in scadenza i governi di 13 Regioni, di cui solo due (Lombardia e Veneto) attualmente amministrate dal centro-destra, 11 Province e 1.025 amministrazioni comunali.

  Come sempre capita, malgrado si tratti di elezioni amministrative locali dove quello che dovrebbe prevalere è la ricerca di candidati capaci di rispondere alle sfide e problematiche presenti nei diversi territori, in Italia ogni tornata elettorale assume una “impropria” valenza nazionale, dove - in maniera spesso demagogica - la maggioranza di governo ne approfitta per vantare suoi meriti e occultare le sue manchevolezze e l’opposizione cerca - in maniera ossessiva – tutte le scorciatoie (comprese quelle “giudiziarie”) per assestare la famigerata “spallata” al governo in carica.

  Comincia così lo stucchevole balletto elettorale, stracolmo di improperi agli avversari (basti pensare all’UDC di Casini accusata, sia da destra che da sinistra, di praticare l’ambigua politica dei 2 o 3 forni che in alcuni casi si allea a destra, in altri a sinistra e in altri ancora con nessuno dei due, perseguendo l’obiettivo di minare alla base questo pseudo bipolarismo all’italiana) e di promesse più o meno strampalate (una per tutte è l’ultima boutade del ministro Brunetta, aspirante sindaco di Venezia, che per aiutare i giovani ad abbandonare la “sicura” casa materna vorrebbe offrire loro 500 euro, prelevandoli dai “ricchi” vitalizi dei pensionati, e non da quelli sicuramente più redditizi di politici, banchieri e manager…).

  Tale balletto elettorale, così denso di questioni politicanti, è però, privo di analisi competenti sulla situazione del Paese e di proposte globali, capaci di affrontare le numerose problematiche e sfide che coinvolgono sempre più gli Italiani, quelli in Italia e quelli all’estero, gli Italiani “di sangue” e quelli di “nuova acquisizione”.

  Non si sente parlare molto di crisi economica e del carico di disoccupazione che essa si porta dietro. Anzi qualche lungimirante esponente politico continua a ripetere come un mantra che “la crisi è finita” e che si potrebbe anche abbassare le tasse (solito specchietto per allodole in epoca elettorale), ma non ora perché la crisi non è ancora passata.

  Nessuna voce si leva in favore delle migliaia di laureati italiani costretti ad andare all’estero per poter trovare “normali” possibilità di studio e di lavoro. Si parla spesso, invece, di riforma della scuola cavalcando l’idea, tutta leghista, che “figli degli immigrati” sono i responsabili dell’attuale degrado. Viene così proclamata come soluzione ai problemi della scuola, non l’impegno ad aumentare gli investimenti di persone e risorse, ma l’introduzione, dal prossimo anno scolastico, del “tetto del 30%” di stranieri in una classe italiana.

  Sembra una proposta di buon senso: in fondo che male c’è a non volere “classi ghetto”? Non è utile a tutti che le classi siano miste e che ci sia una corretta proporzione tra italiani e stranieri? In questo modo non si favorisce il proficuo processo di apprendimento di tutti? Sembra. Ma se andiamo un po’ più a fondo nella questione ci accorgiamo che il rimedio proposto è più problematico della situazione presente.

  Infatti, se il “tetto” si riferisce agli alunni che non parlano italiano (a voce il ministro lo ha dichiarato, ma nella circolare non è esplicitato), tale indicazione era già presente nelle precedenti circolari scolastiche. Se invece si parla di alunni stranieri in genere, la proposta è di dubbia concezione ed applicazione.

  Gli stessi dati del ministero dell’istruzione (www.pubblica.istruzione.it/mpi/pubblicazioni/index.shtml) indicano che, in Italia, le situazioni di forte concentrazione di alunni stranieri in una sola classe o in una sola scuola sono ridotte: il dato nazionale medio è di 7 allievi stranieri ogni 100, anche se ci sono realtà con percentuali più alte, come Milano col 20%.

  Inoltre, su 862.453 minori stranieri o figli di immigrati in Italia al 1.1.2009, la maggior parte di essi (519 mila) è nata in Italia e rappresenta la parte più consistente dei 629 mila alunni stranieri (vale a dire il 6,4% della popolazione scolastica complessiva) che nell’anno scolastico 2008-09 hanno frequentato le classi italiane. La maggioranza di questi alunni, la cosiddetta seconda generazione, ha in comune con i ragazzi italiani la stessa scolarizzazione, parla la stessa lingua, ha gusti ed interessi simili ai coetanei italiani. Non presenta problematiche scolastiche diverse dagli studenti italiani. Li rende diversi, spesso, il colore della pelle, la religione, l’origine.

  Lo stesso ministero dell'Istruzione ha calcolato che i minori neo-arrivati, quelli che non parlano italiano, sono il 10% del totale ogni anno, ma se questo è vero, allora, il problema del tetto non esiste... tanto che già in passato le circolari scolastiche invitavano a non mettere i non italofoni tutti nella stessa classe.

  Altra questione spinosa, legata alla proposta del tetto del 30%, è come si può rispettare questa percentuale in quartieri in cui la presenza degli immigrati è molto alta? Di fatto, le scuole a grande percentuale di stranieri nascono in quei quartieri dove vive realmente il 90% di immigrati e da dove gli italiani sono andati via. Si può forse costringere gli italiani a mandare i figli a scuola in quartieri che hanno volutamente abbandonati? Oppure si pensa di poter prelevare i figli degli immigrati per distribuirli in scuole lontane da casa?

  E questo senza considerare il fatto che in alcuni piccoli comuni c'è un'unica scuola che resta aperta solo perché sono arrivati i bambini stranieri. Come si applicherebbe in questo caso il “tetto”? E come si applicherebbe il “tetto” alle scuole superiori, quando i ragazzi stranieri spesso scelgono istituti professionali, alberghieri o turistici? A Milano, per esempio, ci sono un paio di istituti dove la presenza di immigrati è del 70-80%. Cosa decidere, allora, di tali situazioni?

  Ecco come una dichiarazione che “sembra” sensata rivela tutta la sua dose di improvvisazione e di approssimazione perché ispirata, non tanto alla ricerca di soluzioni giuste e condivise, ma all’identificazione di presunti “capri espiatori” da gettare in pasto all’opinione pubblica.

  E’ quanto accaduto dopo i fatti di Rosarno. E’ quanto continua ad accadere. Oggi stesso, il Presidente del Consiglio Berlusconi, dopo aver tenuto a Reggio Calabria un consiglio dei ministri anti-mafia, non ha potuto trattenersi di sparare sugli immigrati, affermando che riducendo gli immigrati extracomunitari si riduce automaticamente la criminalità in Italia.

  Anche questa, che sembrerebbe una dichiarazione evidente, scontata, di buon senso, in realtà non sortisce altro effetto che alimentare la diffidenza, la paura e l’odio degli italiani verso quegli immigrati di cui vogliamo solo le braccia (e non il cuore ed i sentimenti), possibilmente a poco prezzo. Il tutto naturalmente infischiandosene della realtà dei fatti che, secondo l’Istat, ribadiscono che il tasso di criminalità degli immigrati regolari, in Italia, è simile a quello degli italiani. E anche se è vero che la stragrande maggioranza (70-80% circa) dei reati commessi da stranieri in Italia è opera di immigrati irregolari, i dati dovrebbero essere letti con attenzione perché, sul totale delle denunce, l'87% riguarda proprio la mera condizione di clandestinità (ed è quindi conseguenza della “lungimirante” legislazione di questo governo leghista): il reato commesso da 4 stranieri su 5 denunciati riguarda infatti l'essere stati sorpresi in Italia senza permesso di soggiorno e dunque la violazione delle leggi sull'immigrazione.

 

  Ma, in politica non conta la realtà e bensì la sua rappresentazione più o meno veritiera. Ed ecco che come in passato, siamo stati testimoni del fatto che, in campagna elettorale, i politici a corto di argomenti preferiscono distrarre l’opinione pubblica stigmatizzando gli immigrati, per nostra sfortuna e di tutto il Paese, questa prassi sembra destinata a segnare negativamente anche la prossima tornata elettorale. Lorenzo Prencipe, Presidente Centro Studi Emigrazione Roma (CSER)

 

 

 

 

Migrazioni, priorità dell’agenda politica

 

Il mondo sottovaluta la globalizzazione del fenomeno: mutamenti climatici e fughe di massa sono questioni collegate. L’Italia fatica a mettere a fuoco, con obiettività, le emergenze planetarie

 

Padova - Negli ultimi due mesi abbiamo avuto due occasioni per approfondire il fenomeno delle migrazioni: la «Giornata dei diritti dei migranti» istituita dall’Onu e celebrata nel dicembre scorso; e, a gennaio, la «Giornata Mondiale delle Migrazioni» in occasione della quale Papa Benedetto XVI ha scritto un messaggio in cui ha espresso la sollecitudine della Chiesa per chi vive l’esperienza dell’emigrazione: soprattutto per i migranti minorenni, nati nei Paesi ospitanti, «bisognosi di un ambiente sociale che consenta e favorisca il loro sviluppo fisico, culturale, spirituale e morale». L’attenzione ai diritti della persona, alle sue povertà, alle situazioni politiche e sociali che motivano oggi le migrazioni, si trova di fronte a violenze che tolgono la libertà a interi popoli, per i quali il futuro è possibile se a livello internazionale maturano progetti di ricostruzione, garanzie di lavoro, di riconciliazione, di pace. Speranze bloccate dall’attuale crisi economica che ha accresciuto la ricerca di lavoro, di sicurezze sociali, accentuando i flussi migratori. Mentre nelle nazioni che hanno il potere politico nella gestione dei problemi internazionali, non si riscontra la volontà di risolvere, in loco, le cause che spingono alla fuga milioni di migranti, ma solo l’interesse a determinarne restrizioni seppur nell’applicazione delle convenzioni internazionali. Tutto ciò a scapito dei contributi e del ruolo che i migranti continuano a offrire per lo sviluppo dei Paesi in cui sono inseriti.

  Dal recente Forum arabo-africano organizzato al Cairo su iniziativa dell’Unesco, è emerso che oltre i 214 milioni di persone che hanno lasciato la loro patria, risultano emigrati altri 700 milioni all’interno dei rispettivi Paesi, spinti dalla povertà ma anche dalle conseguenze dei mutamenti climatici e dall’avanzata della desertificazione di suoli un tempo fertili. Un fenomeno che si estende dal continente africano all’Afghanistan, al Bangladesh e all’America centrale. Di fronte a queste situazioni di estrema gravità, la recente Conferenza di Copenaghen è riuscita solo a stabilire la soglia massima di 2 gradi centigradi come limite al surriscaldamento del pianeta; ma l’intesa – politicamente e legalmente – non è vincolante.

  Anche l’Italia ha bisogno di una politica migratoria aperta alle nuove richieste. Le giornate e i vertici sui problemi migratori sono serviti alle istituzioni politiche e alle associazioni per individuare nuovi criteri per l’integrazione degli immigrati nel Paese. Oltre a garantire loro un lavoro, una casa, e a stimolare l’apprendimento della lingua, c’è l’attesa di una convergenza parlamentare sui criteri riguardanti il diritto di cittadinanza, che non deve essere inficiato dall’equazione immigrazione uguale criminalità che non trova conferme nelle statistiche ufficiali. I mass media parlano di immigrazione troppo spesso per fatti di cronaca nera, per minacce alla sicurezza, definendo clandestini coloro che invece sono dei rifugiati o dei richiedenti asilo, garantiti da norme del diritto internazionale. Il testo sulla cittadinanza proposto dalla maggioranza e in discussione alla Camera dei Deputati, non tiene conto delle legittime istanze avanzate dagli italiani all’estero, né di quelle riguardanti l’integrazione dei migranti regolari che lavorano da anni in Italia, pagano le tasse e producono ricchezza. Per i loro figli – 800 mila, di cui 500 mila nati in Italia – si richiede il riconoscimento del diritto di crescere, di studiare e di inserirsi come cittadini italiani. Scelte politiche diverse sarebbero in contrapposizione con quanto i nostri connazionali hanno potuto ottenere, con dignità e profitto, nei Paesi d’accoglienza, anche se per loro resta aperto il problema del riacquisto della cittadinanza persa per cause diverse, a volte non imputabili alla loro volontà, e per chi cerca di riacquistarla per diritto di sangue e discendenza.

P. Luciano Segafreddo, Messaggero di sant’Antonio per l’estero

 

 

 

 

Iniziative scolastiche in Svizzera.  Un primo bilancio degli Enti Gestori a un anno dai tagli”

 

Roger Nesti: Soppressi il 12 % dei corsi e persi quasi 2000 alunni

 

Basilea - La legge finanziaria 2009 ha suscitato poco più di un anno fa forti proteste nella collettività italiana in Svizzera a causa dei pesanti tagli ai capitoli di spesa per gli italiani all’estero, in modo particolare nel settore dei corsi di lingua e cultura italiana e dell’assistenza ai connazionali. Nel giro di poche settimane si sono susseguite in molte località elvetiche assemblee di protesta, manifestazioni davanti ai Consolati, raccolte di firme e interventi di natura politica a vari livelli.

  Nel mese di gennaio 2009 i tagli sono diventati realtà. La riduzione dei contributi ordinari MAE agli enti gestori in Svizzera ammontava al 39%, al quale si doveva sommare l’effetto negativo del cambio in franchi svizzeri che portava il taglio reale, rispetto al 2008, a oltre il 50%. Inevitabili le ripercussioni sul sistema corsi con accorpamenti e soppressioni di corsi e conseguenti disagi per gli utenti. Misure messe in atto in alcune circoscrizioni con effetto immediato nel febbraio 2009, in altre con l’inizio dell’anno scolastico 2009/2010. Nel frattempo le acque si sono calmate, delle manifestazioni di un anno fa si sono persi anche gli echi e il sistema corsi pare essere tornato all’ordinaria amministrazione. Quindi, tutto a posto? Niente affatto.

  E’ utile uno sguardo alle cifre per capire i danni che i tagli hanno provocato al sistema corsi. Il confronto tra i dati rilevati a inizio dell’anno scolastico 2008/2009 (prima dei tagli) e quelli dell’inizio dell’anno scolastico 2009/2010 (dopo i tagli) evidenzia che in Svizzera sono stati soppressi 164 corsi. Il numero degli alunni è calato da 16’054 a 14.188 con una diminuzione di 1.866 alunni. Vi è da notare che in termini percentuali i due dati sono pressoché identici. I corsi sono calati dell’11,9%, gli alunni dell’11,6%. Se ne può desumere che chiudere un corso significa perdere anche gli alunni di tale corso. Per gli operatori del settore questo dato non rappresenta una sorpresa. Si conferma che la misura dell’accorpamento di corsi, che almeno in teoria consente di continuare ad offrire il servizio a tutti gli utenti, nella realtà non risponde alle esigenze delle famiglie: lo spostamento di sede, la modifica dell’orario o il cambiamento del giorno portano a un abbandono dei corsi. Questo fenomeno è confermato anche dalla stabilità del numero medio di alunni per corso. Prima dei tagli il numero medio di alunni per corso era di 11,6, dopo i tagli tale media è invariata. Classi troppo numerose, come possono crearsi a seguito di un accorpamento, non funzionano e provocano anche essi fenomeni di abbandono.

  I tagli ai contributi degli enti gestori hanno destabilizzato il sistema corsi. L’analisi dei dati parziali (paragone inizio vs. fine anno 2008/2009) indica che il solo annuncio dei tagli e la conseguente incertezza e preoccupazione circa la continuità dei corsi hanno provocato l’abbandono immediato da parte di molti alunni. Durante l’anno scolastico 2008/2009 il numero dei corsi è infatti calato del solo 3,9%, nello stesso periodo il numero degli alunni è calato invece del 7,7%. Due terzi del calo complessivo degli alunni si registra quindi entro la fine dell’anno scolastico 2008/2009, ancora prima che in molte circoscrizioni si procedesse alla soppressione dei corsi (-8,3% con l’inizio del nuovo anno scolastico, mentre la riduzione degli alunni tra i due anni scolastici si attesta al 4,3%).

  I dati limitatamente ai corsi gestiti dagli enti confermano sostanzialmente le statistiche dell’Ambasciata. Dal 2008/2009 al 2009/2010 gli enti hanno perso 190 corsi. Il calo complessivo dei corsi è di soli 164 unità, in quanto con l’inizio del nuovo anno sono state istituite in Svizzera tre nuove cattedre MAE a livello elementare che hanno attenuato le conseguenze dei tagli. Risulta tuttavia modificato il rapporto di equilibrio tra gestione MAE e gestione enti. Mentre nell’AS 2008/2009 MAE e enti gestivano all’incirca il 50% dei corsi ciascuno, nell’anno scolastico in corso gli enti gestiscono solo ancora poco più di un terzo dei corsi. In effetti, il calo dei corsi gestiti dagli enti (-29,3%) è quasi tre volte superiore al calo complessivo (-11,9%). Questo nuovo assetto ha portato a ridefinire, in maniera anche conflittuale, il rapporto di collaborazione tra enti e uffici scolastici.

  Nel corso del 2009, in sede di assestamento del bilancio dello Stato, il MAE ha opportunamente recuperato risorse per i corsi di lingua e cultura italiana.

  Grazie alla concessione di contributi integrativi il taglio sul cap. 3153 per la Svizzera è stato ridotto al 14%, con l’effetto cambio al 20% circa. Tale apprezzevole sforzo del MAE, ottenuto anche grazie alle azioni di protesta della collettività e all’interessamento degli organismi di rappresentanza, dai COMITES al CGIE sino ai parlamentari eletti all’estero, non ha permesso di recuperare alunni e corsi. Troppo ristretti erano i tempi di concessione dei contributi integrativi, comunque limitati all’esercizio 2009.

  Nuove nuvole si addensano nel frattempo sui corsi di lingua e cultura italiana. Nella legge Finanziaria 2010 il cap. 3153 non è stato ridotto ulteriormente, ma, almeno per il momento, agli enti mancherà la quota recuperata in sede di assestamento del bilancio dello Stato. Gli enti debbono programmare il 2010 presupponendo quindi un taglio del 20-30% rispetto a quanto ricevuto nel 2009. La stessa finanziaria, come segnalato a più riprese dai sindacati scuola, prevede tagli anche ai capitoli di spesa del personale pubblico della scuola all’estero. A partire dall’anno scolastico 2010/2011 il contingente MAE potrebbe essere ridotto di circa 50 unità.

  Questi continui tagli, alternati da misure temporanee di recupero, non fanno altro che destabilizzare il sistema corsi, creare disagi organizzativi, diminuire la qualità dell’intervento formativo e finiscono per scoraggiare gli utenti. I corsi di lingua e cultura italiana, per la loro diffusione, rappresentano ancora il motore per la promozione della lingua e cultura italiana in Svizzera, non solo come mero strumento istruttivo, ma anche come opportunità socio-educativa dell’intera collettività italiana. Per garantire la continuità e la qualità dei corsi il sistema necessita di maggiore finanziamento, programmazione pluriennale e di una rinnovata cooperazione tra enti e uffici scolastici. Altrimenti il declino del sistema corsi sarà inevitabile.

Roger Nesti, Coordinatore enti gestori iniziative scolastiche in Svizzera

 

 

 

 

“A un anno dai tagli, l’Italia sta diventando più piccola e più distante”

 

I deputati PD estero commentano il bilancio del Coordinamento enti gestori in Svizzera

 

“Il bilancio che Roger Nesti, coordinatore degli enti gestori di lingua e cultura italiani in Svizzera, ha compiuto del primo anno di tagli sul sistema di insegnamento dell’italiano all’estero offre elementi che vanno al di là della situazione svizzera e riguardano in sostanza l’intera politica di promozione linguistica e culturale dell’Italia nel mondo. Nesti, infatti, evidenzia con dati incontrovertibili alcune brucianti verità: la riduzione dei corsi in seguito ai tagli produce una pari riduzione di alunni; l’annuncio dei tagli provoca una disaffezione delle famiglie verso i corsi e una conseguente rinuncia a iscrivere i propri figli; la parziale reintegrazione dei fondi con gli annuali assestamenti di bilancio è troppo tardiva e non idonea a far recuperare integralmente le attività perdute; la politica dei tagli ha innestato un processo di contrazione degli enti gestori che rischia di essere irreversibile.

 

Non siamo più di fronte, dunque, alle solite denunce dell’opposizione parlamentare, ma alla lezione dei fatti che si sono succeduti in questi ultimi anni.

 

Chiunque sia in buona fede non può chiudere gli occhi di fronte a questo rischio di arretramento della presenza culturale dell’Italia nel mondo e non può rassegnarsi al meccanico avvitamento di questa spirale che sta rendendo l’Italia più piccola e più distante nel mondo, anche rispetto alla sua stessa gente. Per quanto ci riguarda come deputati all’estero, continueremo a fare a livello parlamentare tutto quello che è umanamente e proceduralmente possibile per contrastare questa deriva. Al di fuori del parlamento, tuttavia, occorre evitare che subentrino rassegnazione e senso d’impotenza. Prima che sia troppo tardi, è il momento di raccogliere le forze e rilanciare con fermezza e in tutte le forme possibili l’impegno di difesa dei corsi di lingua e cultura italiana, sapendo che la cosa riguarda la proiezione e il prestigio dell’Italia”.

I deputati del PD eletti all’estero: Laura Garavini, Gino Bucchino, Gianni Farina, Marco Fedi, Franco Narducci, Fabio Porta (de.it.press)

 

 

 

 

 

SWR. Scure sulla scuola all’estero

 

La finanziaria impone al ministero degli esteri un ridimensionamento delle spese anche del personale scolastico all’estero. La riduzione prevista per l’anno scolastico 2010/11 è di 3 milioni di euro. Saranno tagliati 54 posti. Sul capitolo 2503 gravano gli assegni di sede del personale di ruolo: dirigenti, personale di segreteria ed insegnanti. Aggiornato al 10 febbraio l’incontro di concertazione fra amministrazione e sindacati.

La politica dei tagli all’emigrazione non accenna ad arrestarsi. Alla chiusura di 18 sedi consolari, alla drastica riduzione dei fondi per i corsi di sostegno e di lingua e cultura si aggiunge ora quella della riduzione del personale di ruolo. Per il prossimo anno scolastico 2010/11 i tagli previsti dalla direzione delle culturali riguardano 54 posti.

Nel dettaglio si tratta di:

• 16 posti di dirigenti scolastici (Asmara, Addis Abeba, Amsterdam, Los Angeles, Manchester, Miami, Parigi corsi, Berna, Dortmund, Saarbrücken, Zurigo corsi, Brisbane, Buenos Aires, Bariloche, Curitiba e Rio de Janeiro);

• 18 posti di docenti operanti presso scuole statali di ogni ordine e grado (Addis Abeba, Asmara, Atene, Istanbul, Zurigo, Barcellona, Madrid, Parigi e Metz);

• 9 posti fra docenti e personale di segreteria preposti ai corsi di lingua e cultura italiana;

• 12 posti di lettorato di Italiano presso le università straniere.

Dura la posizione dei sindacati. In particolare la UIL Scuola accusa il ministero degli esteri di falcidiare il personale senza formulare una proposta alcuna di razionalizzazione “dell’enorme e spropositata platea di scuole private con pochi alunni frequentanti.

Nel corso dell’incontro fra amministrazione e sindacati sono state affrontate le questioni delle proroghe per i dirigenti scolastici, l’indizione del bando di selezione, la retribuzione del personale supplente.

Per i dirigenti scolastici il MAE ha presentato una proposta di deroga di 2 anni, ma per coloro che hanno terminato il primo periodo di 4 anni nella stessa sede.

Per un nuovo bando di concorso il ministero degli Esteri ha chiesto a quello dell’Economia un assestamento di bilancio.

Per quanto riguarda infine il trattamento economico dei docenti supplenti la UIL ha chiesto l’aggiornamento delle retribuzioni, invariate da dieci anni.

Tony Màzzaro, SWR International/Sezione italiana (de.it.press)

 

 

 

 

Stoccarda. La crisi del Comites secondo Caruso: dal camaleonte Motta ai guastafeste delle Acli

 

Stoccarda - “Sono rimasto profondamente deluso e sconcertato dal comportamento di alcuni membri e, in particolare, del consigliere Motta durante l’assemblea ordinaria del Com.it.es di Stoccarda del 24 gennaio, in cui il primo punto all’ordine del giorno era l’elezione del nuovo presidente”. Esordisce con queste parole Mario Caruso, consigliere del Comites di Stoccarda, Germania, sfogandosi a colloquio con ItaliachiamaItalia.com sulla mancata elezione di Virga. “Da parte di alcuni membri – secondo Caruso – c’è la volontà che il Com.it.es venga commissariato, per poter continuare ciò che hanno fatto finora su enti scolastici e sui vari enti in tutta la circoscrizione. La nostra azione di attenta presenza li disturba e crea grossi fastidi”.

Che cosa ha causato il suo sconcerto?

Nel suo intervento, il consigliere Motta ha cercato in modo molto confuso di giustificare quanto da lui deciso o da qualcun altro impostogli: di far mancare il numero legale, tirando in causa dei fatti che nulla avevano a che fare con la prospettata elezione a presidente del membro Virga.

Ci spieghi meglio: di che cosa stiamo parlando? Quali sono stati gli antefatti che hanno portato a questo tipo di comportamento da parte di Motta?

Il 19 gennaio, in un incontro a Stoccarda da lui stesso voluto e in presenza dello stesso Virga, Motta dichiarava che avrebbe lasciato liberi i membri della sua lista di decidere secondo coscienza, ma che personalmente era orientato a dare parere favorevole alla sua elezione, prendendo posizioni dure e critiche nei confronti della lista delle Acli. Invece il 23, durante un colloquio telefonico, mi informava di aver avuto addirittura forti pressioni da Roma (cosa che ritengo improbabile) e per questo si sarebbe astenuto.

Quanto accaduto poi il giorno dell’assemblea  è un comportamento che si commenta da solo! Inoltre, il consigliere Motta ha permesso che un membro della sua lista, la signora Pantano-Gasser, proponesse come presidente il membro Pasquale Vittorio, coordinatore della lista ‘Italia dei valori’ che già aveva ricoperto questa carica ed era stato sfiduciato nell’ottobre del 2008. E proprio il signor Motta, assieme alla collega Pantano, erano stati i primi firmatari.

Quindi lei ci sta parlando di un voltafaccia causato da convenienze politiche. É sicuro di quello che racconta?

In qualsiasi occasione capitata nei mesi scorsi e nei giorni precedenti all’assemblea, il consigliere Motta aveva sempre ribadito che avrebbe votato qualsiasi membro, basta che non si trattasse del vecchio presidente Vittorio (ed evito di riportare gli appellativi con cui lo aveva definito). Una bella coerenza nei confronti di se stesso e delle persone che dice di rappresentare.

Con quali motivazioni è stato espresso l’appoggio a Vittorio piuttosto che a Virga?

Si è permesso di dire pubblicamente in assemblea che non votava Virga perché lo riteneva un “segretario dipendente”; cosa che già avrebbe potuto dire durante l’incontro del 19.  Ma soprattutto quello che io mi chiedo è se il consigliere Motta non si sia mai posto la domanda di chi lui effettivamente sia  “dipendente”;  forse sarebbe tempo che lo faccia. 

Al di là del ‘bisticcio politico’ che ci ha raccontato, l’episodio porta alla luce una realtà più rilevante? 

Quanto emerso da questa assemblea é qualcosa che la parte sana dei membri di questo Com.it.es, a prescindere dalla loro area politica, cercava di portare alla luce da tempo. Sono cinque anni che, indipendentemente dal presidente in carica, alcuni membri cercano nel modo più accanito e distruttivo solo di contestare tutto e tutti, bloccando qualsiasi tipo di iniziativa che il Com.it.es intende intraprendere. Francamente, essendo al primo mandato e quindi estraneo a certe logiche e lobby che vivono e vegetano a Stoccarda, non ne riuscivo a capire la vera motivazione. Ma grazie alla scorsa assemblea le domande che mi ponevo, credo abbiano avuto risposta.

Si riferisce all’attacco delle Acli nei confronti del Com.it.es Stoccarda?

Rifacendomi a quanto scritto dalle ACLI Baden-Württemberg in un comunicato stampa del 18 dicembre riguardo il Com.it.es di cui faccio parte, devo con indignazione rimandare al mittente tutte le accuse sollevate. Proprio una parte di membri eletti nella loro lista sono, infatti, i principali responsabili di aver cercato e cercare tuttora in continuazione di bloccare questo Comitato in tutto e per tutto, purtroppo con una totale condivisione da parte del  consigliere Motta. Per cui, prima di definire questo Comites “un luogo di assoluto degrado e non di rappresentanza”, sarebbe opportuno che si assumessero le proprie responsabilità e cercassero, per quanto questo Comitato resterà ancora in vita, di essere presenti con propositi costruttivi per il bene della comunità da noi rappresentata nella circoscrizione di Stoccarda.

Nel Com.it.es non c’è stato, fino ad oggi, un atteggiamento costruttivo?

Lo stesso atteggiamento avuto nei confronti del presidente Vittorio è stato sistematicamente perpetrato anche nei confronti della presidente uscente, la dottoressa Werner, bloccando i lavori e invitandola in ogni occasione a dimettersi. Poi, il 24 gennaio, come per magia con una mossa camaleontica, quelli che per anni si sono sempre scontrati si sono ritrovati tutti compatti per la gioia dei soliti manovratori. Barbara Laurenzi  - Italia chiama Italia2

 

 

 

 

Norimberga. Associazioni e Com.It.Es. chiedono un ripensamento della politica Governativa

 

Norimberga - Il 23 gennaio si è riunita la commissione "Contatti con le associazioni" del Com.It.Es. di Norimberga (Germania), composta dai locali consiglieri Com.It.Es e dai rappresentanti delle Associazioni della zona. Presente era anche la Reggente del Consolato Sig.ra Tassi , per discutere sui pesanti tagli riguardo i capitoli degli

italiani all'estero e sulla programmata chiusura del Consolato con il conseguente forte limitazione dei diritti della locale collettività italiana (ca. 30 000 italiani !) ad avere  servizi consolari adeguati. Per sbrigare le diverse pratiche come passaporti, procure, certificazioni ecc. , in caso di una chiusura del Consolato di Norimberga, questi connazionali sarebbero costretti ad effettuare lunghi e costosi viaggi fino a Monaco di Baviera.

 

La discussione ha riguardato le iniziative di protesta da intraprendere sulla scia delle iniziative messe in atto nella scorsa estate e sfociate in due grandi cortei di protesta, una raccolta di firme ed altre iniziative collaterali. Con soddisfazione ricordiamo  l'intervento e la solidarietà di tanti politici locali, comunali e regionali,i più rilevanti il Sindaco di Norimberga Dr. Maly ed il Primo Ministro della Baviera Dr. Seehofer.  Ma fino ad oggi niente di concreto o ufficiale e restiamo in attesa.

 

Sia ben chiaro che noi, come rappresentanti della ns. comunità, non vogliamo semplicemente opporci o fare polemica faziosa, bensì abbiamo fatto delle proposte concrete di risparmio per lo Stato Italiano che consentirebbero di mantenere strutture e servizi per la comunità italiana ed il sistema produttivo/economico italiano e tedesco.

 

D’altra parte non possiamo nemmeno assistere a quelle che consideriamo scelte ingiuste, non supportate da dati oggettivi e sopratutto affrettate.  In questo periodo di forte crisi economica, a muso duro e spesso in modo insensibile l'attuale Governo  ha dichiarato che non ci sono soldi (o pochi) per i corsi scolastici ai ns. figli o per le sacche povere nell'emigrazione che, secondo qualcuno non esistono, poiché siamo integrati. Nulla è da ritenersi più errato e mistificante. Continuando così si rischia di spezzare per sempre il legame fra l'Italia e le sue comunità all'estero.

 

Per di più apprendiamo con stupore che tali risparmi non valgono per tutti all'estero e facciamo riferimento alla notizia dell'aumento di oltre 856 000 Euro nel Bilancio dello Stato delle Indennità di Sede per diplomatici e il personale di ruolo all'estero.   Se capiamo bene, si toglie ad una parte per arrivare ad un aumento per le indennità di sede. Contemporaneamente si riducono drasticamente le sedi Diplomatiche e Consolari. 

 

Ricordiamo che , oltre all'indennità di sede, i diplomatici e gli impiegati di ruolo ricevono anche stipendio metropolitano, le spese per i trasferimenti, le indennità di prima sistemazione, il contributo spese per la casa e per la scuola dei figli, il rimborso di un biglietto aereo per il rientro, ecc  Non mettiamo in discussione la dignità sociale ed economica del personale del M.A.E., ma davanti ad inopportune ef esagerate prestazioni che esulano da qualsiasi contesto di esigenza retributiva, si può e si deve chiedere perchè questo stia avvenendo. Non si può chiedere anche a queste categorie qui un piccolo sacrificio ? 

 

I rappresentanti delle Associazioni e i consiglieri Com.It.Es. di Norimberga chiedono quindi un ripensamento della politica Governativa, spesso miope e autolesionista nei ns. confronti,  e di guardare agli italiani all'estero come una risorsa per il bene del

Paese. Una risorsa sia sotto il profilo dell'immagine dell'Italia stessa, sia sotto il profilo politico ed economico.

 

Sopratutto chiediamo che in tempi di crisi TUTTI siano chiamati a fare la loro parte in modo solidale e trasparente. Se necessita risparmiare non possono esserci eccezioni,si tagliano rami secchi, sprechi e privilegi. Non può valere la logica dei due pesi e due misure.

Lucio Albanese, membro Com.It.Es. Norimberga, coordinatore CTIM-Franconia

(de.it.press)

 

 

 

 

Berlino. Il 10 febbraio incontro con Mario Calabresi, direttore del quotidiano torinese La Stampa

 

Berlino – L’Istituto Italiano di Cultura a Berlino segnala il 10 febbraio presso la Freie Universität (Habelschwerdter Allee 45) l’incontro con Mario Calabresi, direttore del quotidiano La Stampa, alle ore 18.

Calabresi parlerà de “L’Italia nella percezione dei suoi giornali”, introdotto dal saluto di Klaus W.Hempfer e dal direttore dell’IIC Angelo Bolaffi.

L’ospite, classe 1970, è giornalista e scrittore. Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo, “Spingendo la notte più in là”, che racconta la sua storia familiare – l’uccisione del padre Luigi Calabresi, commissario di polizia – e quella di altre vittime del terrorismo. Il suo secondo libro “La fortuna non esiste”, racconta l’America alle prese con la crisi economica mondiale. Calabresi ha lavorato per l’Ansa e Repubblica, prima di arrivare a La Stampa come corrispondente da New York. L’appuntamento si svolge nell’ambito degli incontri con i direttori delle principali testate giornalistiche italiane, promossi dal Centro italiano dell’ateneo berlinese e dall’IIC. (Inform)

 

 

 

 

A Colonia nuovo ufficio della Camera di Commercio Italiana per la Germania

 

Colonia - Il 1° gennaio 2010 la Camera di Commercio Italiana per la Germania (CCIG) ha aperto un ufficio regionale a Colonia, con sede presso il Consolato Generale d’Italia. L’ufficio viene rappresentato dal Dr. Joachim Henneke, ex-presidente del consiglio amministrativo della fiera di Essen e amministratore delegato della società Dr. J. Henneke Consulting GmbH di Düsseldorf.

 

"L’obiettivo del nuovo ufficio regionale a Colonia è di intensificare le relazioni commerciali tra l’Italia ed il Nord Reno Vestfalia", come dichiara il Segretario Generale della Camera di Commercio, Claudia Nikolai. La regione Nord Reno Vestfalia è oggigiorno uno dei più importanti partner commerciali tedeschi per l’Italia: le importazioni in Italia rilevano un incremento costante dal 2003 con una media annua del 5,12%. Le esportazioni italiane verso la regione più popolata in Germania sono cresciute con una media annua del 6,85% nello stesso periodo.

 

Il Nord Reno Vestfalia ha una forte rilevanza in Europa dal punto di vista economico: la regione produce da solo il 22% del reddito totale tedesco, e grazie alle fiere di Colonia, Düsseldorf, Essen e Dortmund ha un ruolo fondamentale nel panorama fieristico internazionale.

“Essere presente con una sede operativa nel Nord Reno Vestfalia - ha tenuto a sottolineare ancora Claudia Nikolai - rappresenta un forte vantaggio per le attività camerali e l’incentivazione dell’interscambio italo-tedesco”. (ItalPlanet News)

 

 

 

 

Incontro con la poetessa Patrizia Cavalli mercoledì all’IIC di Monaco di Baviera

 

L'Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera invita all'incontro con la poetessa Patrizia Cavalli, che presenterà le sue poesie tratte dalla raccolta »Diese schönen Tage. Ausgewählte Gedichte 1974-2006« (Hanser Verlag 2009). L'evento avrà luogo mercoledì 10 febbraio 2010, alle ore 19, nella sala conferenze dell'Istituto Italiano di Cultura, Hermann-Schmid-Straße 8 a Monaco di Baviera.

 

Moderazione e traduzione: Piero Salabè. In lingua italiana e tedesca. Ingresso libero, con prenotazione attraverso la pagina internet www.iicmonaco.esteri.it nella rubrica “Calendario” oppure a stampa.iicmonaco@esteri.it, oppure tel. 089 74 63 21-26

Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura, Carl Hanser di Monaco di Baviera e Stiftung Lyrik Kabinett di Monaco di Baviera

 

Patrizia Cavalli si è affermata come la più significativa poetessa italiana contemporanea. Nelle sue poesie, tratte dal vissuto quotidiano, ma non per questo meno sublimi, tono e stile si mescolano in un modo misterioso e inconfondibile. Scorci di vita romana si avvicendano a epigrammi pungenti e poesia filosofica.

 »Una lingua - trova Giorgio Agamben - che non è più né inno né elegia, ma che nella sua marcia sonnambolica tocca e palpa i contorni esatti dell'essere.«

 Patrizia Cavalli, nata a Todi (Umbria), vive a Roma. Ha pubblicato volumi di poesie e racconti e tradotto Shakespeare. Per le sue liriche, tradotte in più lingue, è stata insignita di numerosi premi. IIC-München, de.it.press

 

 

 

 

 

Norimberga. L’Italia alla Spielwarenmesse 2010 (4-9 febbraio)

 

Norimberga - Dal 4 al 9 febbraio la fiera del giocattolo “Spielwarenmesse” apre a Norimberga i suoi battenti ad un pubblico internazionale ed altamente qualificato. All’appuntamento più importante a livello mondiale partecipano quasi 2.700 espositori provenienti da 59 Paesi su una superficie complessiva di 160.000m². La quota degli espositori esteri ammonta al 67% ed è estremamente alta. Anche sul lato dei visitatori l’internazionalità, che supera il 50%, è notevole. Nel 2009 sono stati registrati 75.000 visitatori da 115 Paesi.

L’Italia, che espone al padiglione 12.0 stand E 15/D 14, gioca un ruolo di particolare importanza per la Spielwarenmesse: dopo la Cina, infatti, rappresenta numericamente la più grande partecipazione (164 espositori). Nel 2009, è stata, inoltre, in testa alle delegazioni estere per il numero di visitatori, con 3.925 presenze. Da rilevare che le 10 delegazioni più numerose provengono quasi esclusivamente dai Paesi UE.

 

Nell’ambito di questo scenario, l’Istituto nazionale per il Commercio Estero – I.C.E. – e l’Associazione italiana di categoria – Assogiocattoli - intendono promuovere l’industria italiana del giocattolo, sottolineandone l’importanza a livello mondiale. L’organizzazione di una prima partecipazione collettiva alla Spielwarenmesse rappresenta, pertanto, il punto di partenza per una presenza futura ancora più incisiva e diversificata, attraverso il coinvolgimento di altri segmenti del comparto.

Il mercato tedesco del giocattolo da anni presenta andamenti stabili. Nel 2008, il

fatturato realizzato dal commercio è cresciuto del 2,7%, per un totale di 2,29 mld. di

Euro. Per il 2009, i risultati non sono ancora disponibili, si prevede un ulteriore aumento– nonostante la crisi finanziaria.

Nel 2008, le importazioni tedesche sono state pari a 7,2 mld. di Euro (+ 20% nei

confronti del 2007). Nel periodo gennaio – settembre 2009, hanno invece registrato una diminuzione dell’8%.

Nel 2008, l’import dall’Italia è ammontato a 95,6 milioni di Euro. Nei primi 9 mesi 2009 è aumentato del 5%. L’Italia si è posizionata, nella classifica dei principali Paesi fornitori, al 6° posto, con una quota, nel 2008, pari all’1,3%. Il maggiore Paese fornitore per il mercato tedesco rimane la Cina: la quota sul totale delle importazioni è del 50%. Seguono i Paesi Bassi con una quota del 20%. Ice, de.it.press

 

 

 

 

Ultimo giorno per la fiera "Fruit Logistic" di Berlino. La presenza della Puglia.

 

Berlino- La Puglia è presente alla fiera "Fruit Logistic", appuntamento clou dell’ortofrutta mondiale, in corso a Berlino fino al 5 febbraio. Vetrina fondamentale dei prodotti e servizi in campo ortofrutticolo, la fiera tedesca rappresenta il più importante momento di confronto fra gli attori del mercato e per promuovere contatti con gli operatori esteri del commercio all’ingrosso e al dettaglio.

L’assessorato alle Risorse Agroalimentari, insieme a Unioncamere Puglia e l’Istituto per il Commercio europeo di Bari, ha curato la presenza della Puglia con l’obiettivo di rafforzare il protagonismo dell’ortofrutta pugliese sul mercato tedesco ed europeo.

La Puglia è la prima Regione del Mezzogiorno ad esportare prodotti agroalimentari in Germania, primo Paese destinatario dell’export agricolo italiano e pugliese fra gli Stati dell’area euro, ed eccellente trampolino di lancio per i mercati vicini dell’Europa centrale ed orientale.

Secondo i dati Istat, la media produttiva annua dell’ultimo decennio si attesta intorno alle 42 mila tonnellate di frutta, ortaggi e verdure prodotte nella campagna del Tavoliere, della Murgia, del Sud-Est barese e del Salento.

Sono 18 le aziende presenti a "Fruit Logistic", rappresentative del paniere dei prodotti agroalimentari pugliesi, in cui la parte da leone è svolta proprio dall’ortofrutta. Un paniere straordinariamente ricco, con 9 DOP riconosciute, 3 IGP riconosciute ed una in protezione transitoria per l’Uva di Puglia; 26 DOP e 6 IGP per i vini pugliesi e i 220 prodotti "tradizionali" riportati nell’Atlante dei prodotti tipici agroalimentari di Puglia.

Tutto questo sarà al centro di un’apposita conferenza con la stampa europea ed italiana, in cui verranno illustrate le caratteristiche, le proprietà e le cifre legate ai prodotti agroalimentari pugliesi, sulla cui qualità e tracciabilità l’assessorato ha inteso imprimere un’azione più decisa.

"La qualità rimane infatti la nostra frontiera di riferimento per provare ad uscire dalla crisi", sottolinea l’assessore Dario Stefàno. "Perché proprio sulla qualità e sulla tracciabilità della filiera si può giocare il futuro della produzione agroalimentare pugliese, e guadagnare fette sempre più importanti nel mercato tedesco e dell’Est Europa".

L’assessore Stefàno sarà presente a Berlino all’appuntamento con la stampa, in programma oggi 5 febbraio nello spazio Ice, dove si parlerà anche degli accordi con la Grande Distribuzione Organizzata tedesca. (aise) 

 

 

 

 

All’Ortofrutta di Berlino lanciato il progetto Piemonte AgriQualità 

 

Dal 3 ad oggi 5 febbraio quattro organizzazioni di produttori e dieci imprese/cooperative regionali presentano le loro “eccellenze a Berlino per Fruit Logistica

 

Berlino - Il primo appuntamento all’estero dell’ortofrutta piemontese nel 2010 è Fruit Logistica, la fiera internazionale che Berlino ospita dal 3 al 5 febbraio. Un evento irrinunciabile per l’agroalimentare regionale, che ha in Germania il suo secondo mercato di riferimento, dopo la Francia. Sono tornati quindi i protagonisti dell’edizione 2009: quattro Organizzazioni di Produttori (Lagnasco Group, Asprofrut, Ortofruit Italia, della provincia di Cuneo e As.Pro.Pat della provincia ai Alessandria) e 10 imprese/cooperative, tutte della Granda (Gullino, Rivoira, Kiwi Uno, RKMarketing, Sanifrutta, Aurum Fruit, Sepo, Avi, Ponso e Vanzetti Fruit). La partecipazione è coordinata dal Centro Estero per l’Internazionalizzazione (Ceipiemonte) su incarico dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte.

 

Tre giorni dedicati ai prodotti ortofrutticoli, ma anche alla logistica del settore e alle tecniche di conservazione dei prodotti. Fruit Logistica è meta ogni anno di produttori, importatori/esportatori, commercianti all’ingrosso e al dettaglio, industrie del packaging, trasportatori e istituzioni: l’edizione 2009 ha visto la partecipazione di quasi 2.300 espositori provenienti da 78 Paesi e di oltre 50.000 visitatori provenienti da 120 Paesi diversi.

Nello spazio espositivo istituzionale della Regione, è possibile degustare alcune specialità del territorio, in parte omaggiate, come i vini, salumi e formaggi dell’alessandrino offerti da As.Pro.Pat, i vini del Consorzio di Tutela Vini Doc Colline Saluzzesi, dei Poderi “La Collina” e di Fontanafredda, la frutta di Lagnasco Group, i cioccolatini della Venchi e l’Asti Spumante omaggiato dal Consorzio dell' Asti DOCG.

 

Il Piemonte, con 19.000 aziende frutticole, 12.000 orticole e 1.800 dedicate solo alla coltivazione di patate, è tra le realtà ortofrutticole più significative d’Italia: è il primo produttore nazionale di nocciole e il secondo di kiwi e frutti di bosco. Su circa 52.000 ettari di terreno (il 5% della superficie agricola totale della regione), sono prodotte ogni anno 450.000 tonnellate di frutta (in particolare kiwi, mele, pesche, mele) e oltre 350.000 tonnellate di verdura (fagioli, patate, cipolle, zucchine, peperoni).

Numerose le eccellenze, come la Nocciola del Piemonte e la Castagna Cuneo, che hanno già ricevuto l’IGP (Indicazione Geografica Protetta), o la Fragola Cuneo, la Mela Rossa Cuneo, i Piccoli Frutti e il Marrone della Val Susa che hanno avviato l’iter di riconoscimento del prestigioso marchio europeo.

 

La promozione agroalimentare piemontese in Germania punta quindi sull’ortofrutta, ma anche su altre “anime” dell’enogastronomia subalpina: dal 31 gennaio al 3 febbraio il Piemonte ha infatti fatto tappa a Colonia, dove Ceipiemonte, su incarico della Camera di Commercio di Cuneo, ha coordinato la partecipazione a ISM, più importante fiera del dolciario in Europa. Mentre dal 21 al 23 marzo Ceipiemonte, su incarico dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione, coordinerà la partecipazione di una delegazione di imprese, associazioni e consorzi piemontesi al Prowein di Düsseldorf, la più qualificata fiera della Germania dedicata al comparto vini e liquori, un evento che nel 2009 ha registrato 35.000 visitatori specializzati provenienti da tutto il mondo.

 

“Fruit Logistica è uno degli appuntamenti internazionali strategici per il settore, consolidatosi ormai negli anni - ha affermato l’Assessore all’Agricoltura del Piemonte, Mino Taricco - e la nostra Regione non può dunque mancare a questo appuntamento con l’obiettivo di costruire e rafforzare, insieme ai suoi produttori, ai consorzi e alle organizzazioni di settore, l’immagine di qualità della nostra frutticoltura. Quest’anno, in particolare, abbiamo lanciato il progetto Piemonte AgriQualità, per promuovere la produzione agroalimentare piemontese, dai prodotti già certificati DOP, IGP, DOC, DOCG, alle produzioni di nicchia per le quali è la Regione stessa a coordinare un nuovo sistema di certificazione”. (ItalPlanet News)

 

 

 

 

10 anni di attività culturale italo-tedesca a Schorndorf

 

L’associazione culturale italo - tedesca Federico II di Svevia ha compiuto 10 anni. Compito primario è di far conoscere la figura di questa grande Imperatore italo-svevo della dinastia degli Staufen. Agli aspetti storico-politici è abbinata la promozione delle Marche, Puglia, Basilicata e Sicilia, regioni che vantano castelli e musei federiciani.

L’associazione Federico II di Schorndorf, cittadina di 40.000 abitanti situata ad una trentina di chilometri ad est di Stoccarda, è una delle piú giovani, ma anche una in cui la presenza italiana è maggioritaria rispetto ai soci tedeschi. Di regola il rapporto è inverso. La partecipazione italiana è sempre molto scarsa.

Grazie però all’instancabile opera del presidente-fondatore Michele Custodero, l’associazione di Schorndorf è riuscita ad inserirsi nel tessuto culturale sia locale tedesco e sia in quello metropolitano italiano, in modo particolare in Puglia, regione di origine del fondatore dell’associazione.

Sono stati promossi incontri e scambi italo-tedeschi tesi a far conoscere Federico II attraverso l’intervento di grandi studiosi e viaggi in Italia.

La proposta di percorrere itinerari dei castelli federiciani in Puglia e Basilicata ha movimentato nel corso degli anni qualche migliaio di tedeschi di Schorndorf e dintorni.

A quest’attività di promozione di turismo culturale è particolarmente interessata la Regione Puglia che attraverso la sua ex consulta dell’emigrazione, oggi Consiglio generale dei pugliesi nel mondo, stanzia contributi a favore di simili associazioni.

Il capitolo di spesa a favore dell’emigrazione pugliese nel mondo si aggira annualmente intorno a 1,5 milioni di euro.

Su questo capitolo ricade tutta l’attività pro-emigrazione, compresa quella degli stage per giovani cuochi di origine pugliese residenti all’estero.

Ogni anno, infatti, la Regione offre corsi di arte culinaria pugliese, al fine di poterla diffondere nei paesi di emigrazione.

Le richieste di stage in Puglia passano attraverso le FAP ovvero le Federazioni Associazioni Pugliesi.

Altri particolari nel presente servizio audio: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=5939332/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/16m23jp/index.html

Tony Màzzaro SWR International/Sezione italiana  (de.it.press)

 

 

 

 

Gli eventi a Monaco di Baviera e dintorni. Incontri di cinema, cultura e musica in calendario a febbraio

 

Monaco di Baviera - Numerose le iniziative di interesse per i connazionali residenti a Monaco di Baviera e dintorni segnalate dalle Pagine Italo-tedesche di Claudio Cumani per il mese di febbraio.

  Sino al 14 febbraio prosegue l’evento dedicato alla musica popolare alpina ed europea “Volksmusik Tage” presso la Wirtshaus im Fraunhofer (Fraunhoferstr. 9). Il programma completo è disponibile sul sito: www.volksmusiktage.com.

  Prosegue sabato 6 febbraio la rassegna “Cinema e storia 3 – L’Italia alle soglie del nuovo millennio” con il film “Samir” di Francesco Munzi, alle ore 17 presso la Stadtbibliothek di Gasteig (Rosenheimerstr. 5). La pellicola sarà seguita da una relazione di Sandro Pinarello intitolata “L’immigrazione in Italia”, alle ore 19.15. La rassegna proseguirà il 27 febbraio con il film di Paolo Virzì “Tutta la vita davanti” – ore 17 – seguito dalla relazione di Norma Mattarei sull’ “Inquietudine nel mondo del lavoro”.

  Sempre sabato 6 febbraio, alle ore 18, presso la Steirer Stub’n in Bürger Haus di Karlsfeld è in programma una festa di carnevale con il gruppo musicale italiano “Italia 2” e il gruppo di danza brasiliana “Tropical Dance”. Per prenotazioni rivolgersi a Michele Fezzuoglio (089-531166 o 08131-92539), Antonietta Nardiello (08131-97405) o Assunta Lombardi (08131-93816).

  Domenica 7 febbraio il consueto appuntamento con “Il laboratorio dell’italiano”, a Monaco presso la Haus-Olymp (Elisabeth-Kohn-Str. 29) per migliorare le competenze dei bambini bilingui: dalle ore 10.30 alle 11.15 l’appuntamento per i bambini fino ai 5 anni e mezzo e dalle ore 11.15 alle 12.30 per i bambini sino ai 10 anni. Per informazioni rivolgersi a Marinella Vicinanza-Ott (maviott@arcor.de ).

  Mercoledì 10 febbraio alle ore 19 è previsto all’Istituto Italiano di Cultura un incontro con la poetessa Patrizia Cavalli, moderato e tradotto da Piero Salabè, mentre alle 21 seguirà presso la Muffathalle (Zellstr. 4) lo spettacolo di Beppe Grillo – l’ingresso è consentito dalle ore 20, per informazioni: andrea.petricca@ohmysweet.com.

  Ancora un appuntamento all’IIC venerdì 12 febbraio alle ore 18 con gli “Incontri di letteratura spontanea”, in cui i presenti sono invitati a leggere poesie o racconti. Nel corso della serata sarà assegnato il premio letterario ad Agnese Fiorani in Muhm. L’ingresso è gratuito. Seguirà, sempre all’IIC, alle ore 19.30, una conferenza di Peter Krückmann, direttore dei musei del Bayerische Schlösserverwaltung sull’architetto Galli Bibiena e i suoi lavori in Europa.

  Sabato 13 febbraio al Centro Parrocchiale St. Anna di Karlsfeld – ore 17 – è prevista una Festa di carnevale con musica a cura dei “Duo per caso”, fino alle ore 22. L’organizzazione è a cura del circolo ACLI di Karlsfeld.

  Dal 17 al 20 febbraio è in programma presso la Kardinal Wetter Haus di Monaco (Mandlstr. 23) una settimana dedicata alla storia delle relazioni tra Italia e Baviera. Programma e informazioni sono disponibili all’indirizzo: http://www.katholische-akademie-bayern.de.

  Dal 23 febbraio al 27 aprile segnalata una retrospettiva sul cinema di Lina Wertmüller presso il Filmmuseum cittadino (St.-Jakobs-Platz 1).

  Infine, domenica 28 febbraio si rinnova l’incontro con “Il laboratorio dell’italiano”. Per informazioni: maviott@arcor.de. (Inform)

 

 

 

Monaco di Baviera. “Sono laureata in Beni Culturali e cerco lavoro”

 

Cari Tutti, sono in cerca di lavoro. Mi offro come insegnante di italiano (presso una famiglia italiana con bambini a cui si voglia insegnare bene la lingua italiana o anche presso una famiglia tedesca o in un altro genere di contesto) o per un’altra opportunità in cui sia richiesta una formazione scolastica di livello elevato.

Ho dimestichezza con il tedesco, essendo qui a Monaco da un anno.

Mi interessano anche offerte di lavoro in attività commerciali di italiani o di tedeschi in cui possa essere comunque utile l’esperienza accumulata negli ultimi anni.

 

A tal proposito, voglio informarvi che sono laureata in Beni Culturali e in possesso della certificazione europea ECDL per l’utilizzo degli applicativi software nella gestione d’ufficio;  pertanto, se qualche azienda o piccolo imprenditore o artigiano avesse bisogno di qualcuno che debba gestire dati di attività tramite strumenti informatici o anche per il semplice disbrigo di pratiche di segreteria (fatturazioni, gestione di archivi, etc.), sono disponibile per un colloquio.

 

Aggiungo, per terminare, che sono pittrice, fumettista e specializzata in grafica da 17 anni, con diverse esperienze nel campo della produzione di arti visive, della grafica pubblicitaria e della decorazione.

 

Potete contattarmi ai seguenti recapiti: handy:  015777274694, e-mail:  tiziana.longo@gmail.com. Ringrazio in anticipo tutti quanti per l’attenzione prestatami. Cordiali saluti. Tiziana Longo (de.it.press)

 

 

 

 

Le relazioni economiche tra Alto Adige e Germania. Il nuovo console tedesco in visita a Bolzano

 

 

Bolzano - Le relazioni economiche tra Alto Adige e Germania, lo scambio di lavoratori e i problemi del traffico sono stati i temi trattati ieri, 1° febbraio, a Bolzano, dal presidente della Provincia Luis Durnwalder nell’incontro con Jürgen Bubendey, il nuovo console generale di Germania a Milano.

"Le relazioni con la Germania sono eccellenti", ha sottolineato Durnwalder dopo l'incontro a Palazzo Widmann con il console Bubendey, accompagnato dal console onorario Gerhard Brandstätter.

La Germania è il più importante partner commerciale nel settore dei prodotti dell'agricoltura e rappresenta indubbiamente uno dei mercati principali anche nel turismo. "Circa la metà dei nostri ospiti, dunque 2,5 milioni di visitatori ogni anno, provengono dalla Germania", ha ricordato Durnwalder.

Si è parlato anche dello scambio tra Alto Adige e Germania nel mercato del lavoro: "Un tempo era a senso unico, con gli altoatesini che lasciavano la provincia, oggi il rapporto è più equilibrato, vi sono almeno 5mila cittadini tedeschi che vivono in Alto Adige", ha aggiunto Durnwalder.

Si è discusso infine delle questioni riguardanti il traffico di transito nelle Alpi. "La Germania – ha proseguito Durnwalder - ha ovviamente grande interesse ad un collegamento ottimale sull'asse europeo nord-sud tra Berlino e Palermo e ha già compiuto passi importanti per il trasferimento del traffico merci dalla strada alla rotaia".

In questo contesto la realizzazione del tunnel di base del Brennero "è un parte essenziale di questo progetto di ammodernamento, - ha concluso - che può contare sul necessario sostegno della Germania". (aise)

 

 

 

Il 21 marzo Giornata Internazionale contro le discrimazioni razziali. Appello di Pollice

 

Scrive Giovanni Pollice, Presidente del Consiglio Interculturale Tedesco e Direttore del Dipartimento Politiche Migratorie presso  la Segreteria Nazionale del Sindacato Tedesco dei settori industriali Minerario, Chimico ed Energetico (IG BCE): 

“Il 21 marzo è la ‘Giornata Internazionale per l’eliminazione delle discrimazioni razziali’ delle Nazioni Unite e ricorda il ‘massacro di Sharpville’, avvenuto il 21 marzo del 1960 ed in cui la polizia sudafricana uccise 69 manifestanti pacifici nella township di Sharperville.

 

Ogni anno in Germania ed in Europa si svolgono migliaia di manifestazioni nell’ambito delle settimane internazionali contro il razzismo, con le quali si intende dare dei segnali contro il razzismo e la xenofobia e per una società pacifica, tollerante e aperta.

 

Il Consiglio InterculturaleTedesco (Interkultureller Rat), che mi onoro di presiedere insieme ad un mio collega tedesco, invita in occasione a prendere delle iniziative, ad organizzare delle manifestazioni con l’obiettivo di informare e sensibilizzare la popolazione su questo tema. Come ogni anno abbiamo elaborato del materiale informativo; quest’anno per la prima volta una parte anche in diverse lingue.

 

Allegato alle presente vi rimetto la locandina in lingua italiana, pregandoVi di sensibilizzare anche i nostri connazionali. Vedendo quello che succede in Italia, ritengo che sia più che mai necessario.

 

Per superare il razzismo occorre tanta fatica, disponibilità, condivisione. Per questo è necessario continuare a lavorare su tutti i campi”. de.it.press

 

 

 

 

L’on. Mirko Tremaglia (Ctim): “Non siamo in disarmo”

 

Impossibilitato, per motivi di salute della moglie, a partecipare al viaggio del Presidente della Camera On. Gianfranco Fini negli Stati Uniti, il Segretario Generale del Ctim (Comitato Tricolore per gli Italiani nel mondo) on. Mirko Tremaglia ha mandato un messagio, in cui tra l’altro sottolinea il lavoro degli Ctim, “che dal 1968 operano in ogni parte del mondo, non solo per l’Italia, ma per la giustizia sociale e per la difesa dei più umili, opponendosi a quanti compiono azioni incivili contro l’emigrazione, in particolare volendo noi ovunque cancellare il reato ‘inventato’ di emigrazione clandestina e dovendo difendere invece sempre quanti osservano le leggi degli Stati che li accolgono.

Abbiamo, come Italiani, sofferto anche noi discriminazioni, ingiustizie e soprusi in ogni parte del mondo – scrive Tremaglia -. Ci siamo opposti e abbiamo vinto nella storia raggiungendo il trionfo di cambiare la Costituzione e dare il voto politico a più di 4 milioni di cittadini nostri residenti all’estero. Per queste ragioni al sottoscritto il Sindaco del Comune di Bergamo, Dr. Franco Tentorio, ha conferito solennemente la Medaglia d’Oro con quella motivazione.

Abbiamo donato agli Italiani, che avevano attraversato difficoltà e subito umiliazioni - talvolta ignobili e totalmente ingiuste - da chi li voleva colpire con il potere, questa eccezionale soddisfazione del voto, a loro concesso per eleggere Senatori e Deputati nel Parlamento italiano.

Ma vi sono, altresì, di grande valore anche internazionale, ben 395 Parlamentari di origine italiana in varie parti del mondo. Questi Parlamentari costituiscono un punto e un momento straordinario nell’interesse specifico dell’Italia, valutando la possibilità di una collaborazione nostra con tutti i Paesi, dove sono stati eletti. Per fare questo, noi dobbiamo rendere attivo lo strumento di confronto e di collaborazione con tutti questi Paesi, facilitando il colloquio e la discussione anche su argomenti specifici, da quelli culturali a quelli economici e del lavoro, attraverso lo strumento della elezione nel Parlamento italiano della Commissione Bicamerale per gli Italiani all’estero.

Ecco il grande strumento, che va approvato, e non più ritardato, da Camera e Senato in Italia. Per chi dice che siamo in disarmo, noi riaffermiamo sempre di più non solo i nostri programmi, ma la nostra Organizzazione.

IL CTIM – Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo – nato nel 1968 ha affrontato e vinto le più grandi battaglie della nostra gente, che da noi è stata convocata come gli Scienziati e i Ricercatori, gli Esuli dell’Istria, Fiume e Dalmazia, gli Imprenditori, gli Artisti, i Ristoratori, le Donne, i Missionari; è in piena operatività nelle sue cariche e nella sue organizzazioni periferiche; dal 1° gennaio è in atto il rinnovo del “Tesseramento 2010” con una tessera nuova che riporta con la mia firma il mio cuore ed i miei sentimenti, che sono ricambiati da tutti voi in modo eccezionale. Vi sono sempre da ogni Stato lontano toccanti episodi che mi incoraggiano sempre più ad andare avanti e che mi commuovono”, nota Tremaglia nel suo messaggio, per concludere, dopo diversi riferimenti a personalitá di spicco, con una convinzione: “Siamo destinati a vincere, certamente al di là dei Partiti”. De.it.press

 

 

 

I palestinesi non vogliono i pasdaran

 

La Seconda guerra mondiale non ha purtroppo segnato la fine di sanguinosi conflitti bellici durante i quali si sono verificati episodi di genocidio. Ricordiamo l’Angola, ricordiamo il massacro di milioni di esseri umani in Cambogia da parte dei Khmer rossi, ricordiamo le terribili guerre tribali in Ruanda, le lotte cruente per lo smantellamento dell’ex Jugoslavia e lo sterminio dei cristiani nel Sudan meridionale. E naturalmente non possiamo dimenticare i crimini compiuti dal regime stalinista contro i popoli dell’ex impero sovietico. Eppure l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha deciso di dedicare una giornata alla memoria della Shoah degli ebrei d'Europa.

 

Che cosa differenzia lo sterminio degli ebrei da altre tragedie della storia umana avvenute nel ventesimo secolo? La differenza non sta solo nell’inconcepibile numero di vittime e nella ferocia con la quale questo eccidio è stato perpetrato ma anche nell’assenza dei motivi all'origine dei massacri e dei genocidi conosciuti nel secolo scorso.

 

I nazisti infatti non trucidarono gli ebrei perché volevano impossessarsi dei loro territori (gli ebrei non possedevano alcun territorio), né perché erano seguaci di un diverso credo religioso (i nazisti e i loro complici erano atei, nemici di qualunque fede religiosa). Non li sterminarono neppure per impossessarsi dei loro averi (la maggior parte degli ebrei era povera e chi possedeva qualcosa vi avrebbe probabilmente rinunciato per avere salva la vita), né tanto meno per motivi ideologici in quanto gli ebrei non detenevano un'ideologia a loro peculiare. I nazisti non volevano nemmeno trasformare gli ebrei, che mai prima di allora erano stati catalogati come una «razza» a sé stante, in schiavi. Li consideravano alla stregua di «microbi» e per questo li distrussero con tanta efferatezza e puntigliosità. Lo sterminio, inoltre, non fu perpetrato nella sola Germania ma in tutti i Paesi sotto occupazione nazista, talvolta con l’aiuto, o per lo meno con il silenzioso consenso, dei popoli conquistati che pure soffrivano sotto il giogo della dominazione tedesca. La Shoah fu perciò innescata da un meccanismo assurdo e fantasioso che attribuiva agli ebrei colpe inventate, da una distorsione mentale che generò un odio inspiegabile, bruciante e immotivato. Un odio che probabilmente non fu soffocato con la sconfitta del nazismo e del quale, sessantacinque anni dopo la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, ancora si intravedono segnali terrificanti. Occorre pertanto restare allerta affinché questo odio, le cui conseguenze potrebbero essere devastanti, non si ridesti, né verso gli ebrei né verso altri popoli. Per questo l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha ritenuto giusto commemorare la memoria della Shoah piuttosto che dedicare una giornata generica a tutte le tragedie umane.

 

I leader israeliani, con la loro partecipazione alle cerimonie ufficiali tenutesi nelle varie capitali europee nel Giorno della Memoria, non solo hanno cercato di rafforzare le difese naturali contro i fenomeni di antisemitismo che ancora sopravvivono qua e là nel mondo ma anche di ottenere sostegno politico contro la politica di armamento nucleare dell'Iran che, periodicamente, lancia minacce contro Israele e proclama di volerlo cancellare dalla faccia della terra.

 

L'Iran non è la Germania nazista. Il suo regime politico, la sua ideologia e naturalmente il suo potenziale bellico ed economico sono ben diversi da quelli dello Stato hitleriano. E l'Israele moderno non ricorda le deboli comunità ebraiche sparse in passato in Europa. Israele oggi non solo è in grado di difendersi da sé ma anche di causare gravi danni ai suoi nemici. Eppure, nonostante la differenza sostanziale tra l’Iran moderno e la Germania nazista, le autorità iraniane hanno adottato una bizzarra e totale opposizione all'esistenza di Israele, una presa di posizione che potrebbe farli precipitare nel meccanismo responsabile di aver generato l’odio abissale verso gli ebrei all'epoca della Shoah. Quando l’Iran possiederà armi atomiche, malgrado la sua debolezza e vulnerabilità, non è da escludere che, come la Germania nazista, possa essere risucchiato in un vortice di follia aggressiva che rischierebbe di provocare una sciagura terribile per lo Stato di Israele.

 

Nessuno può garantire che le sanzioni decretate dalla comunità internazionale nei confronti dell’Iran riusciranno a convincere i suoi leader a desistere dalla corsa alla produzione di armi nucleari. E un tentativo di distruggere militarmente il suo potenziale atomico potrebbe coinvolgere Israele in una lotta sfiancante e prolungata alla quale si unirebbero forse anche altri nemici dello Stato ebraico. Sono perciò molti coloro che ritengono che l'unica via giusta e morale per neutralizzare la minaccia iraniana sia quella di siglare un accordo di pace con i palestinesi.

 

La scorsa settimana, durante una preghiera pubblica a Ramallah alla quale hanno preso parte tutti i capi dell'Autorità palestinese, il ministro della Religione palestinese ha tenuto un sermone che ha destato speranza. Davanti alle telecamere si è pronunciato in maniera forte e risoluta contro l'ingerenza iraniana nel conflitto tra Israele e il suo popolo esprimendosi, più o meno, nei seguenti termini: «Che c'entrate voi con questo conflitto? Noi non abbiamo bisogno del vostro patrocinio né del vostro sostegno. Anziché aiutare noi e gli israeliani a giungere alla soluzione generalmente accettata da tutti, ovvero due Stati per due popoli, voi non fate che inasprire lo scontro. Spinti da motivi estranei al conflitto incoraggiate e sobillate l’estremismo di Hamas provocando così la reazione violenta di Israele, aggravando la nostra sofferenza e allontanando la conclusione alla quale noi tutti auspichiamo. Mai un vostro soldato ha versato sangue per il nostro popolo, a differenza di migliaia di soldati egiziani il cui governo ha stretto un patto di pace con Israele».

 

La leadership palestinese sa bene che se l'Iran dovesse lanciare un’atomica contro Israele anche il suo popolo ne soffrirebbero terribilmente. Un'eventuale pace tra Israele e i palestinesi neutralizzerebbe invece il veleno dell’odio iraniano e spezzerebbe il fantasioso meccanismo politico che lo porta a identificare Israele con il male totale, o il «piccolo satana» che occorre annientare a ogni costo. Un fronte comune a israeliani e palestinesi potrebbe spingere il popolo iraniano, che in un passato non lontano manteneva buone relazioni con lo Stato ebraico, a ribellarsi alla follia che pare essersi diffusa nella sua dirigenza. Un’azione bellica israeliana o americana rischierebbe di provocare un pericoloso peggioramento della situazione, prolungherebbe e intensificherebbe la sofferenza in questa regione tanto sensibile del mondo. Una conclusione pacifica del conflitto israelo-palestinese, viceversa, sarebbe di gran lunga più efficace di qualunque iniziativa militare. AVRAHAM B. YEHOSHUA LS 3

 

 

 

 

Il PD Svizzera sul referendum del 7 marzo: “Fermare questa deriva sociale”

 

I quesiti posti in votazione alle prossime elezioni referendarie svizzere del 7 marzo rappresentano un momento importante per il futuro della Confederazione. In particolare quello che attiene alla riduzione del tasso di conversione della legge di previdenza professionale (Secondo pilastro) rischia di avere degli effetti nefasti sulle future rendite delle lavoratrici e dei lavoratori, se dovesse essere accettato nella proposta licenziata dal parlamento. Una riduzione del tasso di conversione delle rendite dal 7.2%  al tasso del 6.4% a partire dal 2011 ridurrebbe l’entità mensile e una perdita annua di migliaia di franchi per le lavoratrici e per i lavoratori. 

 

Nel modello pensionistico svizzero la legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità prevede due forme di contribuzioni. Tra queste la rendita del secondo pilastro, oggetto del referendum,  è determinata dal salario accumulato nella vita lavorativa, che al raggiungimento del pensionamento viene tradotta in una rendita utilizzando il tasso di conversione. Questo calcolo concorre a determinare la rendita annuale che riceverà ogni persona assicurata.

 

Il Partito democratico in Svizzera ha avviato una campagna d’informazione tra la comunità italiana per far conoscere gli effetti che questo referendum avrà sullo stato sociale e sulla qualità della vita dei futuri pensionati e fa appello alle organizzazioni sensibili ai valori della giustizia sociale, ai movimenti ed alle forze politiche e sindacali progressiste ad organizzarsi contro questa scelta penalizzante per quelle categorie sociali meno protette. Nel circolo del PD di Dietikon, nella periferia di Zurigo, il fine settimana scorsa si è tenuta un’assemblea pubblica alla quale hanno partecipato il sindacalista Salvatore Loiarro, dell’INCA- CGIL di Zurigo, ed il segretario Michele Schiavone assieme ai dirigenti locali. Allarmante è stato il diffuso stato d’animo dei tanti intervenuti nel dibattito, che temono di veder ridotte le proprie rendite dopo una lunga vita di lavoro e di conseguenza, di veder rimessi in discussione i propri progetti di vita.

 

Siamo di fronte ad uno scenario inaccettabile per le forze progressiste e di sinistra e delle associazioni di stranieri,  per le associazioni delle consumatrici e dei consumatori che si sono schierate a fianco del sindacato UNIA, il sindacato che ha lanciato con notevole successo il referendum contro questa manovra, raccogliendo oltre 200’000 firme. Su questo referendum i sondaggi non sono ancora stati resi pubblici. Memori degli ultimi disorientamenti referendari di novembre scorso, il Pd in Svizzera lancia un appello all’impegno comune per fermare questa deriva sociale e l’impoverimento al quale andrebbero incontro i futuri pensionati. PD-Svizzera

 

 

 

 

Bce: "Inflessibili sul patto di stabilità"

 

Dall'Europa mano tesa alla Grecia: «Sì agli obiettivi per il risanamento» - Trichet, allarme per la disoccupazione

 

In «molti paesi» dell’aera euro si stanno registrando rapidi e elevati peggioramenti dei deficit di bilancio e degli indebitamenti, ed è «della massima importanza che ogni paese definisca chiaramente le strategie di uscita e risanamento per il periodo prossimo». Lo ha affermato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.

 

Tuttavia Trichet ha voluto anche ribadire che come insieme, rispetto ad altre economie l’area euro ha mostrato una migliore capacità di resistenza su questo fronte. Secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, il deficit di bilancio dell’Unione monetaria salirà al 6 per cento del Pil, ha ricordato Trichet, mentre negli Usa raggiungerà il 10 per cento. «Il rispetto totale del patto di stabilità e di crescita è vitale» ha detto Trichet, sottolinenando «come un alto livello dei debiti e dei deficit pesino sulla politica monetaria dell’area dell’euro». Molti Stati membri di Eurolandia, sottolinea Trichet, «devono far fronte ad un aumento dei debiti e dei deficit importante che crescono rapidamente. E questi alti livelli pesano sulla politica monetaria dell’area dell’euro e rischiano di sminuire il Patto di stabilità che è una pietra miliare dell’Ue. È di un’importanza capitale che ogni Stato membro definisca una strategia di risanamento dei conti pubblici» da iniziare «entro il 2011 e che superi l’aggiustamento annuale dello 0,5% del pil. La priorità deve essere posta su un taglio della spesa pubblica».

 

Da sempre la Bce «è stata inflessibile nella difesa del Patto di Stabilità. Anche nel 2004-2005, quando alcuni paesi chiedevano di attenuare significativamente i vincoli, ci siamo opposti rispondendo che l’Unione Economica e Monetaria è basata su questo pilastro».

 

Per aiutare il mercato del lavoro, ha proseguito, Trichet, «la sfida chiave è accelerare sulle riforme strutturali: è urgente portare più competizione e più innovazione» in modo da creare «nuove opportunità di business» anche perché «la disoccupazione nell’area euro continuerà ad aumentare, indebolendo i consumi».

 

I governatori della Banca centrale europea, inoltre, hanno spiegato di appoggiare gli obiettivi di risanamento sui conti pubblici previsti nel piano di risanamento del governo della Grecia, e «ora ci attendiamo fiduciosi che il governo prenderà tutte le decisioni per centrare questi obiettivi». LS 4

 

 

 

“Legittimo impedimento”. On. Garavini: “Un’immunità mascherata per sfuggire ai processi“

 

“Questo provvedimento è un’immunità di Stato mascherata che permette al premier e ai ministri di sfuggire ai processi anche se imputati.” L’on. Laura Garavini ha così criticato la proposta di legge sul legittimo impedimento nel corso del suo intervento in aula durante la discussione generale del provvedimento. “Con la scusa degli impegni di governo, questa legge”, ha affermato la capogruppo PD in Commissione Antimafia “sospenderà i processi e farà dei giudici dei “passacarte” costretti a prendere atto dell’impedimento del premier e a rinviare un’udienza dopo l’altra”. “L’immunità garantita da questa legge”, ha sottolineato l’on. Garavini “varrà anche nei casi in cui l’imputato ‘eccellente’ è indagato per reati legati alla criminalità organizzata. Davanti ad un reato di mafia”, ha affermato la deputata PD eletta all’estero “non si sospendono i processi. Per nessuno. Ed un rappresentante di Governo imputato di un reato così grave non dovrebbe opporre nessun impedimento all’accertamento dei fatti”. De.it.press

 

 

 

No alla guerra santa del nord

 

Quando ho iniziato a ricostruire gli squilibri fra le regioni italiane, a raccogliere le cifre per il mio libro, non mi aspettavo un risultato così clamoroso: 50,6 miliardi all’anno è una cifra grossa, è l'equivalente di due o tre finanziarie.

 

Eppure è questo l'ordine di grandezza del flusso di risorse che, silenziosamente, ogni anno lascia le regioni del Nord e si dirige prevalentemente verso il Sud e il Lazio.

 

Di questi 50 miliardi, 20 sono dovuti al fatto che il resto del Paese è meno efficiente nell’erogazione dei servizi pubblici; 18 sono dovuti al fatto che il resto del Paese si permette una maggiore evasione; e 12 sono dovuti al fatto che nel resto del Paese la spesa pubblica discrezionale è eccessiva. La somma di queste tre voci fa, appunto, 50 miliardi di euro all’anno, che il Nord potrebbe recuperare se ci fosse un po’ più di giustizia territoriale. Scoprire tutto questo è stato uno choc anche per me, se non altro perché il calcolo che conduce a questa cifra non è stato condotto ipotizzando un federalismo fiscale spinto, o radicale, o egoista, bensì immaginando il più solidarista fra gli infiniti federalismi possibili. Se avessi assunto un modello di federalismo poco o per niente solidarista il credito del Nord sarebbe risultato ancora maggiore, circa 80 miliardi all'anno.

 

E tuttavia attenzione. Ricostruendo i conti di ogni regione italiana, e facendolo separatamente per l'evasione fiscale, il parassitismo, gli sprechi nella pubblica amministrazione, non si scopre semplicemente che esiste una enorme ingiustizia nell’allocazione territoriale delle risorse, una ingiustizia che penalizza il Nord e avvantaggia (soprattutto) il Sud, ma si scopre che esistono altre linee di frattura, diverse da quella Nord-Sud, e che Nord e Sud non sono affatto omogenei al loro interno.

 

Le regioni autonome, ad esempio, sono meno virtuose delle regioni limitrofe a statuto ordinario, sia al Nord sia al Sud. Ciò vale in modo particolare per Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige al Nord, per Sardegna e Sicilia al Sud. Ci sono poi le differenze interne alle due grandi aree del Paese, il Centro-Nord e il Sud. Il Centro-Nord ha le sue regioni relativamente viziose, come Liguria, Umbria e Lazio. E il Sud ha le sue regioni relativamente virtuose, come la Puglia e l'Abruzzo. Per non parlare delle differenze dentro le singole regioni, che emergono quando si hanno dati a livello provinciale o comunale: nella Campania sommersa dai rifiuti c'è anche Salerno, il comune capoluogo più virtuoso in materia di raccolta differenziata.

 

Tutto questo non cancella lo squilibrio Nord-Sud, che resta enorme e certamente va attenuato, sia pure con saggezza e gradualità. Però ci mostra un lato importante del problema politico del federalismo: se vuole far strada, il federalismo non può fondarsi sul patriottismo efficientista del Nord, chiamato a una sorta di guerra santa contro il Sud sprecone. E questo non tanto e non solo perché il patriottismo del Nord provocherebbe una reazione uguale e contraria del Sud, con la nascita di un contro-patriottismo conservatore e corporativo (il «partito del Sud», di cui ogni tanto si sente parlare). Ma perché, se l'obiettivo è ristabilire un po’ di giustizia territoriale, allora non possiamo ignorare che alcuni territori del Nord hanno ancora molta strada da fare, e alcuni territori del Sud ne hanno già fatta una parte. Insomma, è vero che il grosso dell'aggiustamento che dovremo mettere in atto corre lungo la frattura Nord-Sud, ma non si può ignorare che una parte non trascurabile di esso taglia trasversalmente sia il Nord sia il Sud.

 

Visto da questa angolatura il problema dei prossimi anni non è di spostare direttamente, con atto d’imperio, risorse economiche da Sud a Nord, ma è di costruire un sistema di premi e punizioni che renda conveniente per tutti diventare più efficienti, più parsimoniosi, più rispettosi dei doveri fiscali. L'amministratore che razionalizza la spesa ospedaliera, investe nella raccolta differenziata, combatte il lavoro nero, non può essere trattato come quello che sperpera il denaro pubblico. I codici etici e gli inviti alla moralità servono a ben poco: quel che ci vuole - perché può funzionare - è un meccanismo che renda politicamente remunerative le virtù pubbliche. Ci vuole una sfida dello Stato centrale agli amministratori locali, una sfida che li costringa a giocare un nuovo gioco: il gioco della modernizzazione del Paese.

 

Se la politica saprà fare questo non ci sarà nessuna spaccatura Nord-Sud, e vedremo nuove alleanze, convergenze inedite, come è capitato a me qualche giorno fa in un dibattito radiofonico con il sindaco di Verona Flavio Tosi e il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Uno della Lega, l'altro del partito democratico, uno del Nord, l'altro del Sud, non solo non litigavano fra loro, ma erano d'accordo su tutto. E sapete perché?

 

Perché entrambi avevano accettato la sfida, entrambi stavano già provando a giocare il nuovo gioco.  LUCA RICOLFI LS 3

 

 

 

Nucleare, il governo contro le Regioni

 

Impugnate le leggi con cui Puglia, Campania e Basilicata hanno detto no a nuovi siti. Realacci: «Debole ritorsione»  - L'esecutivo intende aprire nuove centrali, il veto dei governatori lo ostacolerebbe

 

ROMA - Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare dinnanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l'installazione di impianti nucleari nei loro territori. Lo riferiscono fonti governative. La decisione è stata presa su proposta del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e d'intesa con il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto.

CONFLITTO GOVERNO-REGIONI - Il governo ha più volte ribadito l'intenzione di riavviare un programma nucleare per l'Italia, dopo che la vittoria del referendum del 1987 aveva di fatto bloccato ogni possibilità in tal senso frenando anche i progetti già avviati a Montalto di Castro e Trino Vercellese. Ma alcune regioni avevano deciso di opporsi vietando con delle proprie leggi la destinazione del proprio territorio all'eventuale insediamento di nuovi siti nucleari. L'esecutivo chiede ora alla Consulta di dichiarare illegittimi quei provvedimenti che, di fatto, comporterebbero - soprattutto se poi seguiti da iniziative analoghe da parte delle altre regioni - l'impossibilità per il governo di individuare luoghi adatti alla costruzione delle nuove centrali.

LE MOTIVAZIONI - «L'impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito», ha spiegato il ministro Scajola. «In punto di diritto - ha aggiunto - le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l'esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della Costituzione). Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perchè si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese». «Nel merito - ha continuato il ministro - il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell'energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo». Il ministro Scajola ha inoltre ricordato che «al prossimo Consiglio dei Ministri del 10 febbraio ci sarà l'approvazione definitiva del decreto legislativo recante tra l'altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari». Scajola ha poi preannunciato che «il governo impugnerà tutte le eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa materia, strategica per il Paese».

«RITORSIONE DEBOLE» - La prima reazione politica è di Ermete Realacci, deputato Pd ed ex presidente di Legambiente: «È una debole ritorsione, visto che già il governo è di fronte alla Corte Costituzionale per l'inaccettabile legge che impone, unico caso in un paese occidentale, anche attraverso la militarizzazione dei siti, la costruzione delle centrali nucleari contro il volere delle regioni e dei territori. Quello del governo - ha aggiunto l'esponente democratico - è un approccio che rischia di condurci solo in un vicolo cieco; non sarà con la forza che si farà digerire agli italiani una scelta costosa e sbagliata». Per il presidente dei Verdi, Bonelli «la decisione di impugnare le leggi delle tre Regioni che avevano detto no al nucleare è un atto fascista e fuori dalla democrazia. E' sempre più evidente, ormai, la volontà di mettere i cittadini italiani davanti al fatto compiuto rispetto alla costruzione delle centrali nucleari, imponendole con l'esercito ed ignorando completamente la democrazia e le scelte delle regioni. Viene da chiedersi dov'è finito il tanto declamato federalismo di cui una delle forze della maggioranza, la Lega, ha fatto il proprio oggetto sociale».

WWF: «SCELTA DANNOSA E ANTICOSTITUZIONALE» - Altra reazione molto critica quella del Wwf Italia, che reputa una ritorsione inutile e dannosa la decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare le leggi regionali. «Nei provvedimenti fin qui presi dal Governo è stato gravemente leso il ruolo delle Regioni stabilito dalla Costituzione – che in materia di energia affida ad esse potere concorrente – facendo in modo che la potestà sul proprio territorio diventi non vincolante e, addirittura, non venga nemmeno considerata» Il WWF rileva inoltre che anche regioni attualmente governate dal centro destra, i cui atti non sono stati impugnati, hanno previsto il bando del nucleare dal proprio territorio. Questa ulteriore azione del Governo, tesa a imporre il nucleare alle Regioni con atti di forza e senza alcun dialogo, rappresenta un’evidente violazione delle competenze previste dalla Costituzione che non promuove di certo una maggiore autonomia dei territori in senso federalista, come una forza di Governo a parole chiede, ma propone logiche autoritarie e centralistiche.

Redazione Ondine CdS 4

 

 

 

 

 

Uno strappo difficile da ricucire

 

Con la legge sul legittimo impedimento Pier Ferdinando Casini vuole affrontare il nodo politica-giustizia «prendendo il torno per le corna». La minoranza Pd gli ritorce contro il concetto spiegando che proprio per questo l’alleanza tra Democratici e Udc è impossibile vista la divaricazione «di sistema» con i centristi su un terreno decisivo. La fotografia che consegna l’aula di Montecitorio illumina sulle dinamiche di fondo del quadro politico al di là delle contingenti polemiche sulle elezioni regionali, intrecciando questioni destinate a pesare negli equilibri tra e dentro gli schieramenti. L’ex presidente della Camera spiega che la decisione di appoggiare il provvedimento è tutt’altro che un favore al premier: al contrario serve a togliergli un alibi costringendolo a misurarsi coi problemi veri del Paese.

Il fatto è che così entra in corto circuito il resto dell’opposizione visto che si va a toccare il tasto urticante dell’atteggiamento da tenere verso il Cavaliere. Hanno buon gioco sia Cicchitto che sottolinea come sul fronte del garantismo l’Udc non può avere come alleati il Pd e l’Idv, sia gli esponenti anti-bersaniani di Area democratica e Di Pietro per i quali così si cede sul crinale delle misure ad personam. Inutilmente Massimo D’Alema, che del segretario pd è stato sponsor principale, prova a bypassare le ostilità interne definendo il legittimo impedimento «un trucco per aggirare il problema»: con l’atteggiamento che gli è congeniale, pragmaticamente Bersani ricorda che le differenza con l’Udc esistono ma possono essere superate «perchè in fondo siamo solo all’inizio della legislatura».

Il macigno giustizia non solo è reale ma da quindici anni ostruisce il quadro politico. Il dato significativo è che cercare di rimuoverlo, anche solo con un atto che rappresenta «il male minore» (definizione dello stesso Casini e di Alessandro Campi, presidente di ”Farefuturo”, la fondazione vicina a Fini) scava un solco profondo - e allo stato incolmabile - con le pulsioni antiberlusconiane che rappresentano lo sfondo identitario di un massiccio pezzo del centro-sinistra. E’ grezzo leggere il passaggio attuale come un riavvicinamento forzoso dei centristi a Berlusconi: le differenze e le diffidenze, tante e troppe, restano. Ma è altrettanto impossibile non vedere che lo strappo che si produce nel Pd è di spessore strategico. Destinato, per capirci, a pesare ora e in futuro. Crlo Fusi  IM 3

 

 

 

Voglia di fuggire

Ma come si fa a capire, a seguire, a reagire? Neppure se si ascoltassero telegiornali a tutte le ore del giorno e della notte (esercizio inumano, impossibile) si riuscirebbe a star dietro a vicende riguardanti la Giustizia tanto intrecciate, complesse. Alla Camera si è votato sì a un provvedimento secondo cui tutti i componenti del governo, se convocati per qualche ragione in tribunale, possono dire di no (manca il tempo, hanno da fare, sono fuori stanza) e non presentarsi. E perché? La giustizia non dovrebbe essere uguale per tutti? Lo chiamano «legittimo impedimento», ma cosa sarà che assorbe i governanti in modo così irrimediabile? E se fosse meglio vederli in tribunale, anziché lasciarli all’opera? E se fa tutto il presidente del Consiglio, se decide lui, elegge nuovi ministri, esprime le linee della politica estera, assume e licenzia, boccia e censuragli altri da cosa sarebbero così totalmente occupati?

 

Mentre si discute di questo (e si sostiene trattarsi d’un provvedimento necessario per consentire agli eletti dal popolo di fare il proprio lavoro: si vede che fino ad oggi oziavano passeggiando lungo i corridoi di palazzi di Giustizia), un deputato avanza proposte personali e in un tribunale aspettano diversi processi che vedono protagonista anche il presidente del Consiglio. Insomma un caos che ai cittadini dà l’impressione di un’aria confusa, pasticciata, tale da farli sentire perennemente fregati oppure abitanti d’un brutto Paese. Non è una sensazione piacevole: fa pensare a quanto sarebbe meglio se i governanti non avessero commesso, non commettessero, non progettassero di commettere tante illegalità.

 

Certe volte, quando a simili notizie si uniscono fatti di cronaca feroci che manco nel Medioevo (un ragazzo ucciso per una sigaretta a forza di coltellate alla gola, un assassinato decapitato la cui testa viene nascosta nel forno d’una pizzeria, un bambino ammazzato e sciolto in una vasca piena d’acido), oppure informazioni su truffe alimentari capaci di intossicare migliaia di persone, l’avvilimento, la vergogna diventano davvero pesanti. Sembra di non potersi salvare più dal disgusto. Viene voglia di fuggire altrove. LS 4

 

 

 

 

Una costante del costume nazionale. L'ossessione del complotto

 

E’ accaduto che la fotografia di un uomo politico, scattata negli anni in cui era magistrato e apparsa ora sul Corriere, abbia generato l’ultimo complotto italiano. Ed era accaduto anche giorni prima per le ricostruzioni sulle rivelazioni di una famosa escort, apparse anch’esse sul Corriere. Nulla di nuovo. La storia degli ultimi decenni, dalla caduta del fascismo a oggi, è una lunga lista di complotti. Non c’è avvenimento, piccolo o grande, dietro il quale non sia stata immaginata la mano di un regista occulto, di un burattinaio, di un «grande vecchio».

Non esistono storie plausibili, comprensibili, ricostruibili con il filo della logica e con i normali strumenti di un’indagine giornalistica o giudiziaria. Esistono soltanto imbrogliate strategie manipolate da personaggi misteriosi e potenti: i servizi, i poteri forti, le logge, le mafie. I fatti, grandi e piccoli, passano in secondo piano. Poco importa che non sia generalmente possibile provare l’esistenza di un complotto e risalire ai suoi responsabili. Il «bello » di queste vicende è che sono tanto più credibili quanto più difficilmente dimostrabili.

Le intenzioni oscure e la trama improbabile confermano la suprema abilità del regista. Quando mette radici nell’immaginazione collettiva il complotto non muore mai. Il fenomeno non è esclusivamente italiano. Un episodio della vita di François Mitterrand (alcuni colpi di pistola esplosi contro l’uomo politico francese nei giardini dell’Observatoire) ha appassionato la Francia per qualche decennio. L’assassinio di John Kennedy è un copione continuamente scritto e riscritto. Persino gli attentati dell’11 settembre (un avvenimento che il mondo ha visto in diretta) sarebbero una scatola cinese dove il complotto islamista nasconde un altro complotto ordito all’interno dello Stato americano. La fantapolitica aguzza l’immaginazione degli scrittori, piace ai lettori e, naturalmente, agli editori. Esiste un mercato del complotto che è diventato in questi anni sempre più vasto e proficuo.

Ma nel mercato italiano la moneta si è progressivamente inflazionata e il grafico nazionale dei complotti segnala una brusca impennata. La ragione è più psicologica che politica. Molti italiani diffidano delle istituzioni e credono che la scaltrezza, l’intrigo, la congiura abbiano nelle vicende politiche una parte essenziale. Alle storie complicate, ma spiegabili razionalmente, preferiscono quelle in cui il sospetto è più seducente di qualsiasi prova. Credono di essere scaltri e sono in realtà ingenui, se non addirittura infantili. Credono di avere afferrato il bandolo della matassa e sono diventati creduli ascoltatori di favole. Questa propensione alle favole complottistiche ha l’effetto di peggiorare ulteriormente la qualità del dibattito politico.

Quando un premier, un ministro, un parlamentare o un uomo di partito desiderano sottrarsi a un’accusa o sfuggire a un confronto puntuale sulle loro responsabilità, la migliore difesa è quella di invocare il complotto. E se possono dirottare l’attenzione della pubblica opinione verso una potenza straniera, tanto meglio. La denuncia del complotto, in altre parole, serve a occultare i fatti, a nascondere la realtà, a parlare d’altro. Per evitare che questo accada i giornali hanno un compito e una responsabilità: riferire e controllare tutto, senza nascondere nulla, e tirare gli uomini politici per la giacca convincendoli a raccontare fatti, non favole.

Sergio Romano CdS 4

 

 

 

Riflessioni. Il potere del pensare. Quando c’è.

 

Che le parole stiano perdendo di significato è sicuramente un fatto assodato, soprattutto quando, forse, non si ha niente da dire.

Di questo vi vorrei parlare, del non avere niente da dire; magari, perché no, essendo anche io parte integrante del discorso.

 

Assecondatemi un poco.

Quante volte, in questi giorni, vi capitò di parlare di qualcosa di cui ora non ricordate neanche la provenienza?

Quante volte, ultimamente, non ricordate la sostanza del succitato “discorso”?

Potremmo azzardare che si tratti di “deficit di attenzione”, cosa assolutamente plausibile, ma comunque non giustificabile, neanche fra cent'anni.

La vita modello “fast-food” che conduciamo, fidatevi, non porta assolutamente a niente, se non ad uno spiccato senso di inadeguatezza e solitudine.

Ora, Terzani in un suo bellissimo articolo scrisse che non agiamo più, ma viviamo reagendo; sarà vero?

 

Come davanti ad uno schermo sfavillante di mille luci colorate rimaniamo sempre di più  attoniti, attendendo la luce susseguente, senza mai chiedersi se veramente non sarebbe il caso di far riposare  un poco i nostri occhi.

Gli “occhi” che dimorano in questo momento in noi sono certamente quelli che permettono di “vedere” il mondo circostante e di non sbattere, magari addosso ad un comodino, ma sono anche quelli che  ci aiutano a riflettere e ad elaborare meglio quello che ci viene proposto.

 

Vi siete mai soffermati sul quanto siamo fragili? O sul quanto questa nostra esistenza non deve essere obbligatoriamente fondata “sulla forza”, ma anzi sulla potenza dirompente delle idee?

Forse il vero motivo della “evoluzione”, se così vogliamo chiamarla, dell'essere umano non è esattamente il fatto di possedere un “dito opponibile”, ma forse sull'avere una capacità innata di utilizzare il nostro bel souvenir che abbiamo nelle ossa del teschio, al meglio?

 

Fermiamoci un poco. Ora.

Il tempo limitato di permanenza che abbiamo su questo magnifico pianeta che abbiamo ridotto ad una discarica, vi dice niente?

Dovrebbe. Ogni cosa dovrebbe essere pensata e ragionata su questo, eppure sappiamo benissimo che così non è.

Saremmo anche “evoluti” come animali, ma sappiamo benissimo che non riusciamo, per quanto ci si sforzi, ad avere un equilibrio con il nostro ecosistema e con le altre specie esistenti; di rimando la necessità di averlo al più presto, invece di attendere di avere l'acqua alla gola.

Ora come ora  abbiamo i mezzi e la conoscenza necessaria ad arrivare ad un tale punto di “integrazione” della nostra razza tale da permetterci una convivenza armonica e pacifica; manca solo la voglia, talvolta legata a doppio filo ad interessi economici particolari.

 

Quanto ancora vorranno lucrare sulla nostra salute? Quanto ancora riusciranno a farci vivere secondo le loro regole o secondo i loro schemi prettamente di interesse?

Quanto ancora riusciranno a tenerci sul filo del rasoio e vivere in tensione essendo così, fatalmente, facilmente manovrabili?

 

Dipende tutto da quanto glielo lasceremo fare. “Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli”, Thomas Jefferson.  Re Daniele, de.it.press

 

 

 

 

L'avvocato Taormina su Berlusconi: "Chiede ai suoli legali di fare leggi ad personam"

 

Ricordate l'avvocato Taormina? Colui il quale, fino a qualche tempo fa, era costantemente a fianco del Premier?

Bene, ora, in qualche modo, sembra essersi stancato di tenere tutto in pancia e, in un'intervista pubblicata il 30 gennaio su Area Genova a firma di Alessandro Giglioli, l'avvocato si toglie qualche sassolino dalle scarpe.

«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam – si legge nell'intervista - perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».

Parole grosse, certamente, che difficilmente possono trovare una conferma. Secondo l'avvocato Taormina il premier punterebbe a diventare presidente della Repubblica attraverso una strategia che dovrebbe già avere in mente.

“Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate – si legge ancora nell'intervista - gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».

E, almeno secondo quanto dichiarato e apparso sull'articolo di Area Genova, ci sarebbe anche una precisa strategia dietro tutto il tam tam legato alla giustizia.

 

Ecco un estratto dell'intervista apparsa su Area Genova: «Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».

E perché? «Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimento?».

E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis? «Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».

 

Che la politica sia un gioco di strategie questo è sicuro. Che, soprattutto la sinistra, levi proteste contro una riforma della giustizia considerata un escamotage per “salvare” Berlusconi è cosa certa. Ma non è altrettanto certo che questo sia davvero l'obiettivo del cavaliere. Per vedere se le parole dell'avvocato Taormina siano state veritiere o meno si dovrà attendere qualche anno ancora. Come dire: chi vivrà vedrà. SicInf 2

 

 

 

 

La verità su Berlusconi raccontata dal suo ex avvocato

 

«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».

 

Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.

 

Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?

«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».

 

Mi spieghi meglio.

«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».

 

E perché?

«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimento?».

 

E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?

«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».

 

Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?

«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».

 

Come fa a esserne così certo?

«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».

 

Tipo?

«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».

 

Che all’epoca era Presidente della Repubblica.

«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».

 

Quindi?

«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».

 

Pentito?

«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.

 

A chi si riferisce?

«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».

 

Prego?

«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».

 

Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…

«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».

 

E perché?

«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».

 

Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?

«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali». Alessandro Gilioli

MicroMega (31 gennaio 2010)

 

 

 

 

Un anno fa il caso Englaro. La legge che il Paese ancora attende

 

È un anno dalla fine di Eluana Englaro. La emozione che allora tutti ci coinvolse, quale che fosse la scelta reclamata, della vita ad oltranza o della sua cessazione, sembra rimossa. La memoria di quei giorni doveva essere custodita dal Parlamento, cui si demandava il compito di preparare una legge sul fine vita. Un testo apprestato, sulla base di una decina di proposte, dal Senato, è fermo alla Camera, che dovrebbe correggerlo e restituirlo al primo ramo, da cui dovrà riprendere un secondo percorso. Il bicameralismo è come la definizione della democrazia, attribuita a De Gasperi, “una lunga pazienza”. Lo è lunghissima quando la materia da regolare nasce dalla sofferenza della società per il dolore fisico e morale delle persone e della famiglie nelle diverse condizioni terminali dell’esistenza. L’urgenza di un intervento legislativo si profilò già per il caso Welby, e divenne ancor più pressante, quando il caso Englaro fu portato all’Autorità giudiziaria e deciso dopo un laborioso procedimento. Il clima di contesa tra poteri, che colorò la sentenza dei giudici come un atto di usurpazione di prerogative legislative, fino a produrre un conflitto di attribuzione tra Parlamento e magistratura dinanzi alla Corte costituzionale, parve sollecitare la via di una legge. La attendiamo e la auspichiamo ancora, più che mai. In primo luogo, perché vicende dolorose di vite protratte o di morti differite sono assai più numerose di quante non rivelino le cronache, e destinate a moltiplicarsi in ragione dei progressi della biomedicina e dell’uso dei suoi ritrovati. In secondo luogo, perché la società no è attraversata e guidata da persuasioni univoche dinanzi al rispetto della vita e della morte. Da un lato è in discussione la competenza e la decisione del medico, dall’altro il desiderio del paziente e dei familiari. Sul primo versante si teme o l’abbandono o l’accanimento terapeutico, sul secondo la richiesta eutanasica, motivata dalla insopportabilità della sofferenza direttamente patita o indirettamente osservata. Ci sono Paesi che hanno introdotto nelle loro legislazioni l’eutanasia e verso di essi potrebbero verificarsi migrazioni di aspiranti morituri, accompagnati da medici o familiari, che in Italia sarebbero incriminati per avere agevolato il suicidio. Va da sé che una nuova legge non potrebbe mai allinearsi a quegli ordinamenti che prevedono il diritto a morire, perché è per noi inderogabile il principio della salvaguardia della vita. Ma il secondo comma dell’articolo 32 della nostra Costituzione vieta che si sottoponga una persona ad un trattamento sanitario contro la propria volontà. È il principio di autodeterminazione. Se non si vuole andare contro la Costituzione, occorre intendere bene in quale spazio opera il principio di autodeterminazione. Non certo fino al punto di consentire il suicidio. Ma sì, invece, nel rifiutare trattamenti, invasivi delle corporeità, e dunque di quella sfera della persona, dai confini, di per sé inviolabili. Fanno problema quei trattamenti considerati non unanimemente sostegno vitale e non terapeutici, come l’idratazione e l’alimentazione forzata. Se dal cosiddetto testamento biologico fosse bandita la disposizione di rifiuto di tali sostegni vitali, a molti apparirebbe violato il principio costituzionale di autodeterminazione. Questo è il punto morto cui sembra essersi fermato il dibattito parlamentare. Per superarlo occorre aprirsi due vie. La prima è quella di eliminare ogni condizionamento della volontà del malato terminale. Bisogna liberarlo dal terrore della morte lenta. La medicina palliativa, da noi finora trascurata, deve poter investire tutte le sue risorse, farmacologiche e psicoterapiche. San Tommaso Moro raccomandava di assistere questi malati senza speranza con assidue conversazioni. È la solitudine il vero nemico da contrastare. Per questo le famiglie vanno aiutate, non lasciate senza risorse né economiche né strumentali in queste angustie. La seconda è di cercare una convergenza tra scienza medica e bioetica su che cosa sia vita degna della persona umana, e su che cosa sia invece illusione tecnologica. Anziché volere lo scontro tra laici e cattolici, si provi a risolvere le contraddizioni, in cui polemicamente ci logoriamo, all’interno di argomenti razionali, che scienze della vita e filosofie della vita contengono nella giusta e sufficiente misura. FRANCESCO PAOLO CASAVOLA IM 3

 

 

 

La pizza napoletana diventa "protetta" entra tra le "eccellenze alimentari" dell'Ue

 

Approvato a Bruxelles il regolamento che le assegna il marchio Sgt

E a Napoli si festeggia distribuendo la specialità gratis per le strade

 

PIZZA REGINA, pizza margherita, pizza con i funghi o con le alici. Bando alle riproduzioni e ai falsi impasti. La vera pizza napoletana, da oggi, è una sola. Contro le imitazioni, ci ha pensato Bruxelles: "Quella napoletana è una specialità tradizionale garantita (Sgt), un'eccellenza alimentare, protetta cioè dall'Unione europea". Il riconoscimento è arrivato oggi con l'approvazione di uno specifico regolamento che diventerà operativo tra venti giorni, appena pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione.

 

Tra i primi a commentare la notizia è stata la Coldiretti che ha anche reso pubblici gli ingredienti necessari per ottenere il marchio di qualità: "La pizza napoletana dovrà essere preparata con pomodoro, mozzarella di bufala dop o mozzarella Stg, olio extravergine d'oliva e origano", e dovrà inoltre avere "un diametro non superiore ai 35 cm, il bordo rialzato (cornicione) tra 1 e 2 cm e una consistenza insieme morbida, elastica e facilmente piegabile a libretto". Il logo europeo Stg potrà essere utilizzato solo "se il prodotto è conforme con il disciplinare di produzione". Purtroppo però - ammette la Coldiretti - "sarà comunque possibile continuare a usare il nome di pizza napoletana anche per il prodotto non certificato". Una tale forma di tutela è - secondo le imprese agroalimentari - del tutto insufficiente "perché non impedirà che  la metà delle pizze servite nelle 25mila pizzerie italiane continui a essere preparata con ingredienti importati dall'estero" o surgelati.

 

Pessimismo a parte, Napoli oggi festeggia. E lo fa offrendo pizze gratis: in un'ora, nel cuore della città, ne sono state sfornate quasi 250, offerte dalla prima pizzeria che, da oggi, espone il marchio Stg. E proprio da Napoli partirà la macchina organizzativa: le pizzerie che vorranno ricevere il marchio Stg - spiega Sergio Miccù, presidente dell'Associazione pizzaioli napoletani - dovranno avanzare la richiesta che sarà valutata da una commissione.

 

La proposta di inserire la pizza napoletana tra le specialità "protette" è stata sostenuta dalla commissaria europea all'agricoltura, Mariann Fischer Boel. Alla base di tale azione "non solo il mio amore per la pizza napoletana", ma anche una questione economica. "Spero - ha riferito la commissaria - che rispettando la disciplina di produzione approvata dall'Unione, i produttori di pizza napoletana siano agevolati e migliorino la loro attività". In passato, la Boel stessa si era preoccupata di firmare un'altra proposta, quella volta a proteggere l'originalità dell'aceto balsamico di Modena. Ora prodotto di qualità certificato. L'Italia, del resto, vanta una lunga tradizione alimentare e detiene il primato europeo per certificazioni con 194 diversi prodotti e il 21 per cento del totale europeo. Tra le specialità protette ci sono lo speck dell'Alto Adige (Igp, Indicazione geografica protetta), l'olio extravergine toscano Igp, il parmigiano reggiano e il prosciutto di Parma Dop (Denominazione d'origine protetta).  LR 4

 

 

 

Radiotelevisione svizzera. “Soldi sporchi”, la ‘Ndrangheta in Svizzera

 

COMANO – A Comano, nel Canton Ticino, il 4 febbraio sarà presentato in anteprima - dalla Rsi-Radiotelevisione svizzera e dal suo settimanale di approndimento “Falò” - il documentario-inchiesta “Soldi sporchi”, di Gianni Gaggini, Marco Tagliabue e Maria Roselli, realizzato in collaborazione con Mario Portanova.

  “Attraverso la ricostruzione di uno dei casi giudiziari di criminalità organizzata più complessi, inquietanti e ancora irrisolti degli ultimi anni, “Soldi sporchi” dimostra – spiegano dalla Rsi - la presenza in Svizzera di una cellula organizzata della ‘Ndrangheta, la potentissima mafia calabrese, e presenta uno squarcio su quel che è diventato oggi il fenomeno mafioso in Svizzera: non più solo traffici di droga e armi, ma un ciclo completo che genera profitti, li ricicla nel mercato finanziario internazionale e li reinveste nell’economia sana elvetica e internazionale”.

La presentazione si terrà alle ore 10 nel Centro Rsi Comano, sala del ristorante Ratatouille. Il filmato andrà in onda su Rsi La 1, il 4 febbraio alle ore 21.05 (http://la1.rsi.ch/home/networks/la1/informazione/2010/02/01/soldisporchi.html ) (Inform)

 

 

 

L’Aquila, la ricostruzione dopo il terremoto, a che punto siamo ?

 

Dall’Abruzzo, al di là degli echi glamour delle visite lampo del premier, arrivano in realtà poche notizie riguardo all’effettiva ricostruzione dei centri storici, in particolare dell’Aquila. Poco si sa della vita quotidiana dei cittadini sfollati costretti a recarsi anche molto lontano dalla loro città dopo l’eliminazione delle tendopoli. 

 

Poco si sa delle nuove frazioni che si stanno creando, mentre il cuore dell’Aquila ancora è fermo, e non è chiaro quando partirà la ricostruzione delle case di tipo E ed F, le case praticamente non agibili. Un dramma che coinvolge  decine di migliaia di persone che ancora non sanno se e quando potranno ricostruire le loro case. 15.000 aquilani vivono tuttora in albergo.

 

Il 25 gennaio 2010, Radio Onda Italiana ha incontrato telefonicamente Francesca Gizzi, medico a L’Aquila. In questi due filmati potete ascoltare la testimonianza di Francesca. http://www.youtube.com/watch?v=Hec3asIbJ-A

http://www.youtube.com/watch?v=WRsVxkX36R0

Le ultime due puntate dell’intervista saranno pubblicate a breve.

Silvia Terribili, conduttrice di Liberalaradio, Radio Onda Italiana Amsterdam

 

 

 

 

 

Sul Venerdì/LR. "Mi ha offesa, ci sono abituata". "Gli italiani? Bassi come noi"

 

Il nostro paese visto dai piccoli immigrati, in un libro curato da un maestro. "Mi dicono che forse non ho capito. Ma io ho capito benissimo". "Gli italiani fanno i lavori più leggeri perché sono arrivati prima"

 

L'Italia e gli italiani visti dai bambini immigrati. Un'antologia divertente, ma anche tenera, spiazzante e dolorosa, di pensieri raccolti in vent'anni di insegnamento da un maestro elementare, Giuseppe Caliceti di Reggio Emilia. "Italiani, per esempio" è il titolo del suo libro (dal 10 febbraio per Feltrinelli, pp 240, euro 14) nel quale le frasi dei bambini sono accompagnate da storie, testimonianze e riflessioni dell'autore e dei suoi alunni.

 

Il Venerdì in edicola con Repubblica dedica la sua copertina al tema del razzismo visto e vissuto dai bambini con

interviste ad esperti e servizi di Paolo Casicci, Emilio Marrese e Paola Zanuttini  sugli sbarchi dei nuovi piccoli clandestini al porto di Ancona, sull'integrazione nella scuola primaria e sulla vita in strada a Roma di centinaia di minorenni stranieri senza tetto né famiglia.

 

Ecco una piccola antologia di frasi dei bambini stranieri.

 

Gli italiani, secondo me, alcuni, sono un po' troppo perfettini. Invece gli immigrati sono meno perfettini e si accontentano di più. (Ada, 10 anni, Camerun)

 

Oggi Carlo ha scritto sul mio astuccio: "Ti odio!". Io però non sono né offesa né felice perché ci sono abituata. (Vera, 9 anni, Albania)

 

Io qui in Italia sono nuova.  Io prima avevo paura di non parlare, di non imparare. Poi non sapevo se le maestre e gli altri bambini e le bambine mi volevano o no. Ma dopo hanno fatto una festa per me, hanno detto il mio nome e insomma, adesso qui nella scuola in Italia sto benissimo. Adesso lo so che mi vogliono. Io lo so perché me lo dicono. Forse me lo dicevano anche prima, ma io non capivo bene.  (Laila, 7 anni, Egitto)

 

Una cosa che mi dà fastidio di alcuni compagni di classe italiani è questa: se loro mi regalano una palla e dopo un giorno dicono che non mi hanno regalato la palla e la riprendono. E dicono che io non ho capito bene. Ma io ho capito benissimo. (Jo, 10 anni, Repubblica Dominicana)

 

Loro sono persone italiane che il capo è un italiano. Lui alla tv parla un po' male perché è malato, ha la faccia storta. Loro vogliono mandare via dall'Italia tutti gli uomini, le donne e i bambini non italiani. Oppure anche quelli come me che sono nata in Italia ma i miei genitori e dei miei fratelli e sorelle grandi no. Loro sono contro tutti tranne loro. Loro si chiamano Lega Nord e sono contro il Sud, l'Ovest e l'Est. (Naima, 11 anni, Marocco)

 

Italiani sono brava gente, però per me delle volte sono un po' troppo agitati. Delle volte loro urlano troppo, per esempio quando fanno gol alla partita. Loro sono bravi a cantare, ma non tutti. Poi a scuola alcuni bambini italiani ti vogliono baciare che tu non sai neppure chi sono.  (Sana, 6 anni, Albania)

 

Sono bassi, simpatici, allegri, sempre alla moda. Gli italiani assomigliano agli albanesi. (Vera, 9 anni, Albania)

 

Nessuno era mai la mia migliore amica, invece dopo è arrivata. Io ho capito che se vuoi diventare amica di una bambina italiana (o anche non italiana) tu non devi tirare dei sassi a lei. (Sheela, 6 anni, Sri Lanka)

 

Le mamme dell'Italia trattano i figli un po' da piccoli anche se sono più grandi, invece io ho capito subito che dovevo arrangiarmi da sola. (Olga, 11 anni, Togo)

 

Certe volte degli italiani, non dico tutti, sono un pochino arroganti. Cioè si sentono superiori, vogliono avere sempre ragione, si sentono i padroni del mondo solo perché i loro parenti sono italiani. (Dinkar, 11 anni, Sri Lanka)

 

Io dico sempre a mia mamma e anche a mio padre di imparare un po' meglio l'italiano per non farmi fare brutte figure, ma loro lavorano sempre e non imparano mai a parlare bene, per questo io delle volte mi vergogno a andare in giro con loro. (Vera, 10 anni, Albania)

 

Un bambino pensa che io ho la pelle così perché mi sono colorata con un pennarello. E se io lavo la mia faccia bene, dopo divento bianca. Ma alla fine fanno tutti le domande. Dicono: "Perché non ti scancelli?". Dicono: "Di che colore è il tuo sangue?". Dicono: "Veh, ma tu fai la cacca nera?". Dicono così perché sono piccoli, non sono cattivi. Loro appena vedono la pelle un po' nera pensano che tutto è nero, ma non è così. Io non mi arrabbio, perché a loro la maestra deve ancora insegnare tutto, sono troppo piccoli. Poi io non ho mai visto una cacca bianca, nessuno la vede, non esiste! (Ines, 9 anni, Repubblica Dominicana)

 

Io ho capito che se tu impari a giocare e a sapere del calcio è più facile che i bambini in Italia sono miei amici perché in Italia tutti parlano sempre del calcio. (Tong, 8 anni, Cina)

 

L'Italia per me è come una casa. Ha il clima abbastanza caldo, solo che sulle Alpi non ha messo il riscaldamento. È una casa pulita, ma in alcune stanze e in cantina c'è disordine e sporcizia. Nella casa ci abitano persone un po' gentili e un po' meno. I pavimenti di questa casa li lava l'acqua del mare.  (Tasneem,10 anni, Pakistan)

 

Per me se si amano fanno bene a sposarsi anche se lui è nero e lei è bianca, non vuol dire niente il colore, perché anche chi viene dall'estero è una persona, non un animale. Però il marito e la moglie si devono mettere d'accordo molto bene sul mangiare, sulla religione e sulla educazione dei figli, perché magari avevano delle abitudini diverse e perciò per mettersi d'accordo devono parlare un po' di più, altrimenti dopo ci sono dei casini e anche dei litigi. Ma ci possono essere casini anche se la madre e il padre sono tutti e due italiani, infatti in Italia ci sono molti matrimoni non misti ma anche molti divorzi. (Kumari, 10 anni, Pakistan)

 

Mio fratello mi aveva detto che se lui vuole andare in discoteca, lui qui in Italia non può andarci. Non perché è piccolo, ma perché è straniero. Perché a Reggio Emilia e a Parma nelle discoteche a ballare ci vogliono solo degli italiani. Però se sei una femmina, una ragazza, ci puoi andare anche se sei marocchina. Ma solo se sei bella. (Omar, 11 anni, Marocco)

 

Io so fare il gentile perché mia mamma mi ha detto che se faccio il gentile forse dopo dei signori e delle signore italiane ti aiutano di più. (Roberto, 10 anni, Repubblica Dominicana)

 

Un mio amico italiano di questa scuola, che non dico il nome, lui dice sempre che lui non va mai ai ristoranti cinesi perché i cinesi mangiano i gatti. Io dico che non è vero e lui dice che a lui lo ha detto sua mamma, perché sua mamma aveva letto sopra un giornale italiano e sopra quel giornale c'era scritto così. Io non so proprio che giornali ci sono in Italia! (Tong, 10 anni, Cina)

 

Io sono nata in Italia, a Montecchio, però mia mamma e mio papà sono albanesi e anche io allora sono albanese. Io ho fatto l'asilo qui, la scuola qui. Io vorrei chiedere al maestro due cose. La prima cosa è questa: io sono italiana o albanese o tutti e due? La seconda: ma io sono immigrata o no? (Vera, 11 anni, Albania)

 

Per me infatti l'Italia è proprio come io mi ero immaginato. Infatti è piena di cose bellissime ma anche di tanta spazzatura. (Azizi, 9 anni, Senegal)

 

In Italia ci sono due re: un re è Berlusconi, l'altro re è il Papa. Berlusconi comanda l'Italia, il Papa comanda gli italiani. (Lili, 9 anni, Cina)

 

Gli italiani sono americani, però sono nati in Italia, non in America, per questo parlano italiano. Quando io dopo vado tanto a scuola in Italia e imparo bene l'italiano però non divento americana, perché sono nata in Marocco, io sono araba, io sono marocchina. Io allora divento un po' italiana e un po' marocchina. (Faiza, 10 anni, Marocco)

 

Mia mamma delle volte dice sempre che a scuola io e i miei fratelli e le mie sorelle non dobbiamo mai parlare della nostra religione, allora io una volta avevo chiesto a lei perché e lei ha detto che è meglio di no perché gli italiani non capiscono la nostra religione. (Naima, 9 anni, Marocco)

 

Io non ho la pelle bianca, è vero, ma non ho neanche la pelle nera, perché la mia pelle è marroncina. I negri hanno la pelle nera e io non  sono negro, sono arabo. Il colore della mia pelle è diverso da loro e un po' è diverso anche dagli italiani. Secondo me se il colore era nero per me era peggio. (Omar, 9 anni, Marocco)

 

In Italia invece i matrimoni sono molto raffinati, ma durano poco. (Laila, 9 anni, Egitto)

 

A me se c'è questa croce e basta non dà fastidio, se però c'è attaccato il morto mi sembra un po' brutto perché mentre mangi vedi sempre questo Dio che muore e per me non è una cosa bella. (Naima, 7 anni, Marocco)

 

Se tu sei nata in un paese e dopo vieni a abitare in un paese lontano, come me, ti senti un po' strana, ti senti un po'  come se sei un neonato, perché tu sei già nato in Sri Lanka come sono nata io, però se vieni in Italia sai camminare, ma non sai parlare italiano, poi devi cambiare il modo di mangiare perché non trovi il nostro cibo. (Sheela, 9 anni, Sri Lanka)

 

Allora se dopo un italiano è stato in Francia, in America, in Polonia, in Cina, in Africa, in un altro posto del mondo, è giusto che dopo vengono tutti in Italia. Se sono in vacanza ma anche se non sono in vacanza. Anche

se vogliono comprare una casa in Italia. Non possono? Per me possono. Altrimenti dopo il mondo come diventa? Un mondo obbligato? (Raja, 11 anni, Egitto)

 

In Italia ci sono uomini che odiano tutti gli altri uomini e donne e bambini venuti da fuori, ma soprattutto gli albanesi perché dicono che noi siamo ladri. Loro dicono così perché noi siamo più poveri. E uno ricco ha sempre paura di un povero, ha paura di essere rubato. Però non tutti i poveri e gli albanesi sono ladri, dico io. Altrimenti quanti ladri ci sono? (Genti, 8 anni, Albania)

 

Caro diario, oggi è bruttissimo essere in questa classe. Scommetto che se non ero albanese tutti sarebbero stati miei amici. Invece io adesso ho solo due amiche. (Sana, 11 anni, Albania)

 

Ci sono dei ragazzi italiani amici di mio padre che dicono: "Se ci sono troppi stranieri come te, questo non è più il nostro paese". Per me invece il paese è sempre uguale, perché i posti sono fermi, i paesi sono fermi. (Kumari, 9 anni, Pakistan)

 

Io ho i miei genitori che sono nati in Tunisia e io sono nata però in Italia, allora quale è la mia patria? Sempre l'Italia oppure è la Tunisia anche per me? Oppure tutte e due? Oppure nessuna patria? (Zahira, 11 anni, Tunisia)

 

Gli italiani per me sono abbastanza patriottici. I maschi, soprattutto. Perché quando c'è la Nazionale di calcio, se vince, loro vanno in giro per le strade con le macchine a fare casino con la bandiera dell'Italia perché ha vinto la partita. Una cosa che non ho capito è questa: e se perde? (Daniel, 11 anni, Albania)

 

I lavori più leggeri sono degli italiani perché sono arrivati prima in Italia. (Isham, 8 anni, Marocco)

 

I bambini non sono migrati in Italia, sono portati, perché li portano i loro genitori. Se era per me, io qui non ci venivo. (Sheela, 9 anni, Sri Lanka)

 

Certe volte io non capisco bene quella gente che dice tu sei albanese, tu sei indiano, tu sei italiano, tu sei rumeno. Cosa vuol dire? Io adesso sono qui, in Italia. (Damian, 10 anni, Romania)

 

I ragazzi italiani per me si credono i più furbi perché loro sono nati subito in Italia, hanno i genitori italiani, sono stati fortunati, sono nati nel paese giusto. Perché hanno sempre il cellulare in mano. Perché hanno il piercing e i tatuaggi. Perché fumano già alle medie. Io non dico niente a loro, se loro sono felici a credersi furbi cosa posso dire io? (Nassor, 12 anni, Senegal)

 

In alcuni paesi dell'Italia secondo me ci sono le strade un po' sporche, poi c'è anche un po' di razzismo: lo sporco nei paesi più poveri, il razzismo nei paesi più ricchi. (Damian, 10 anni, Romania)

 

Io voglio dire al maestro che non voglio stare col banco vicino a lui tutto il mese perché io ho i miei amici preferiti. Io lo so che noi dobbiamo abituarci a stare con tutti, ma io posso avere le mie preferenze, no? Oppure non le posso avere? Non posso avere neanche un migliore amico? Io preferisco non stare col banco vicino a lui non perché è cinese, ma perché ci sono già stato tutto il mese scorso e lui sputa, calcia, mi fa cadere le matite, mi dà i pizzicotti. Anche se lui era italiano io non ci volevo stare. Poi io sono tunisino anche io, perciò in Italia posso essere razzista se lui è cinese? Non credo, perché siamo tutti e due stranieri. (Alì, 10 anni, Tunisia)

 

 I razzisti sono persone che non vogliono bene alle persone che vengono in Italia e non sono nate in Italia e allora gli dicono: "Torna a casa!". Poi loro si credono più intelligenti, ma non è vero. (Nabil, 9 anni, Marocco)

 

Se però tutta la gente che è morta risorge, ci sono case per tutti? (Fatima, 10 anni, Tunisia)

 

Secondo me i bambini, se non sapevano che erano nati tutti in paesi diversi, era più facile andare d'accordo. Anche da grandi. (Damian, 10 anni, Romania)

 

Se tu mi chiedi se io sto bene in Italia io non so rispondere perché non ho ancora capito se in Italia, i bambini italiani, dico, le donne, i signori, mi vogliono oppure no, perché delle volte mi sembra che mi vogliono e delle volte invece sento della gente che dice di andare via e mi guarda storto e allora se non mi vogliono io non posso stare molto bene. Se per caso tu vai in un altro posto e non sono contenti che sei anche tu in quel posto, tu dopo come stavi? Bene o male? Non lo sai. (Manuel, 8 anni, Filippine)

 

Ci sono italiani di molti tipi: alti, bassi, biondi, bravi, cattivi. Come i cinesi. Però loro sono un po' ignoranti, non lo sanno. Loro pensano che tutti i cinesi sono uguali perché non hanno viaggiato come me. (Tong, 9 anni, Cina)

 

A Santo Domingo la gente si picchia di più, i più grandi picchiano i più piccoli e anche i grandi tra loro, però sei anche più allegro che in Italia, più rilassato, ti sfoghi di più, puoi anche cantare di notte e non viene subito la polizia come qui, perché qui siete più tristi anche se nessuno vi picchia. (Roberto, 10 anni, Repubblica Dominicana)

 

In Italia sono diverso io, perché è naturale, in Italia quasi tutti i bambini sono italiani, ma se un bambino

italiano viene in vacanza in Marocco è diverso lui, perché là quasi tutti i bambini sono arabi, nelle scuole arabe non ci sono i bambini italiani, neanche svizzeri, neanche africani, allora io dico: "Noi siamo tutti uguali e diversi, dipende solo dove sei nato e dove vai a abitare!". (Omar, 9 anni, Marocco)

 

Io non capisco bene perché tanti bambini italiani prendono una zucca per Halloween se Halloween è una festa americana e non italiana. Allora perché non fanno anche la festa del Ramadan? Solo Halloween? Solo perché a scuola noi impariamo inglese? (Milena, 10 anni, Albania)  LR 3

 

 

 

Permesso di soggiorno impossibile, appello per il ripristino della legalità

 

La legge sull’immigrazione Bossi-Fini sancisce espressamente un tempo per il rilascio dei permessi di soggiorno agli immigrati: venti giorni. Invece a tutt’oggi quel termine è costantemente disatteso da parte, con grave danno per il cittadino migrante che attende quel pezzo di carta.

 

L’Unità aderisce quindi all’appello dell’associazione Migrare sul ripristino della legalità sui tempi dei permesso di soggiorno e sottoscrive la petizione.

 

- Chiediamo al Governo italiano ed al Ministro Roberto Maroni di rispettare il termine di venti giorni fissato nel Decreto Legislativo n. 286/1998 (Testo Unico dell'Immigrazione così come modificato ed integrato dalla Legge Bossi-Fini n. 189/2002) per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno agli immigrati.

 

- Stigmatizziamo che, attualmente, siano necessari dai sette ai quindici mesi e che la procedura preveda che l'immigrato, nell'attesa, disponga solo di un cedolino che non ha le caratteristiche per essere univocamente riconosciuto come documento sostitutivo del permesso di soggiorno.

 

- Segnaliamo che il possesso di quel semplice cedolino è motivo di abusi contro gli immigrati che si vedono ridotti, di fatto, i pur limitati diritti di cui godono in Italia.

 

- Sollecitiamo affinché, da subito e come misura d'urgenza, venga modificata la procedura nel senso che l'immigrato possa disporre del permesso di soggiorno, anche durante il periodo del suo rinnovo, mediante l'apposizione di un timbro che ne attesti la validità oltre la scadenza legale e sino alla sua sostituzione con il documento nuovo. - Invitiamo al più celere smaltimento dell'arretrato di circa un milione di pratiche attualmente nelle mani dello Stato.". L’U 2

 

 

 

 

A Reggio il traffico di clandestini in mano ai boss della 'ndrangheta

 

"Alcuni pagavano fino a 18mila euro". Raffiche di arresti in diverse Regioni

 

REGGIO CALABRIA - La ’ndrangheta ha un interesse diretto nella gestione e nello sfruttamento dell’immigrazione clandestina. È quanto emerge dall’operazione della polizia coordinata dalla Dda di Reggio Calabria che ha portato all’arresto di 56 persone accusate di avere organizzato l’arrivo in Italia e la distribuzione in varie regioni di centinaia di immigrati indiani e pachistani.

 

L’organizzazione, della quale avrebbero fatto parte esponenti delle cosche Cordì e Iamonte della ’ndrangheta, avrebbe costretto ognuno degli immigrati a versare somme che variavano dai diecimila ai 18 mila euro, con un introito complessivo di oltre sei milioni di euro. Le indagini erano state avviate nel 2007 dopo la denuncia presentata da un imprenditore agricolo della provincia di Reggio Calabria, costretto da affiliati alla cosca Iamonte a cedere alcune sue aziende ed a presentare documentazione di assunzione per legittimare l’ingresso in Italia di immigrati. Per la gestione dell’organizzazione si è rivelata fondamentale la complicità di una ventina di professionisti, tra imprenditori e commercialisti, e di tre dipendenti dell’Ufficio provinciale del lavoro di Reggio Calabria, tutti finiti in manette.

 

Il traffico di basava sull’utilizzo di contratti di assunzione fittizi richiesti da imprenditori compiacenti a favore degli immigrati, che avevano così la possibilità di chiedere il visto d’ingresso per l’Italia. Metà degli arrestati - le ordinanze custodia cautelare emesse complessivamente dal gip sono state 67 - sono italiani e l’altra metà cittadini indiani. Questi ultimi, dopo avere reclutato nel loro Paese centinaia di immigrati, li facevano giungere in Italia in cambio dell’esborso di consistenti somme di denaro. «Questa operazione - ha detto il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone - dimostra la capacità della ’ndrangheta di sfruttare qualsiasi occasione di guadagno lecito e soprattutto illecito». Per il questore di Reggio, Carmelo Casabona, «l’operazione s’inserisce in quel quadro di risposte che lo Stato riesce a dare al momento opportuno. Mi riferisco al fatto che risale solo a pochi giorni fa la vicenda di Rosarno».

 

L’importanza dell’operazione è stata sottolineata dal Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, secondo il quale «per la prima volta si dimostra che c’è il diretto coinvolgimento delle famiglie della ’ndrangheta nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed è un segnale allarmante che indica quanto renda il business dell’immigrazione clandestina. Per questi motivi il contrasto all’ immigrazione clandestina non serve solo a ridurre reati, come ha detto anche il presidente Berlusconi, ma a contrastare la criminalità organizzata». Gli arresti hanno dato spunto al presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, di sottolineare «i gravi limiti legati alla legge sull’immigrazione Bossi-Fini. Invece di fare proclami sui risultati conseguiti nel contrasto all’immigrazione clandestina - ha detto Loiero - il Governo farebbe bene a intervenire seriamente per cambiare una legge che non risolve affatto il problema, ma che anzi è facilmente aggirabile dalla criminalità organizzata». LS 3

 

 

 

Impone il burqa alla moglie. Negata la nazionalità a un immigrato musulmano

 

PARIGI - Il burqa non è ancora ufficialmente illegale in Francia, ma è già ufficialmente incompatibile con il passaporto francese. Senza aspettare che l’Assemblée Nationale si pronunci su una legge contro il velo integrale, il ministro dell’immigrazione Eric Besson ha fatto sapere ieri di avere negato la nazionalità a uno straniero che chiede a sua moglie (francese) di indossare il niqab. Il ministro ha deciso di emettere un comunicato per confermare la sua decisione e ha ben spiegato di aver «trasmesso all’Ufficio del Primo Ministro un progetto di decreto che rifiuta la naturalizzazione a un cittadino straniero sposato con una francese». Grazie al matrimonio l’uomo avrebbe diritto al passaporto francese ma a causa del velo imposto alla moglie, gli è stato rifiutato. Il ministro ha precisato che «nel corso dell’inchiesta di prassi e dell’incontro precedente il rilascio della nazionalità, è apparso che questa persona imponeva a sua moglie il velo integrale islamico, privandola della libertà di entrare e uscire di casa a volto scoperto e contravvenendo dunque ai principi di laicità e uguaglianza tra uomo e donna».

Al ministero dell’Immigrazione non hanno voluto fornire indicazioni sull’identità o la nazionalità dell’uomo in questione. Il velo integrale, nella versione burqa o niqab, è portato da meno di 1900 donne su una comunità musulmana che conta in Francia circa 6milioni di persone, la più importante d’Europa. Nonostante si tratti di un fenomeno minoritario, il Paese si sta spaccando su un indumento considerato simbolo dell’asservimento della donna e negazione di qualsiasi principio di uguaglianza. Al termine di sei mesi di lavori, la scorsa settimana una missione parlamentare ha raccomandato al Parlamento che la Francia si pronunci solennemente contro il burqa attraverso una risoluzione, che non ha potere vincolante, e adotti una legge che vieti di indossarlo negli spazi pubblici. Sul «perimetro» del divieto (ospedali, trasporti, scuole, o anche banche e negozi, o addirittura per la strada e dovunque?) esistono però ancora molti disaccordi. Di sicuro Nicolas Sarkzoy, il governo e tutta la classe politica - destra e sinistra - sono tutti d’accordo nel giudicare il velo integrale «incompatibile» con i principi della République. Il premier François Fillon ha già dichiarato che il governo è pronto a presentare un progetto di legge che preveda «il divieto più ampio e effettivo possibile». Già nel giugno del 2008 il consiglio di Stato, più alta giurisdizione del paese, aveva confermato il rifiuto di naturalizzare una marocchina che indossava il burqa, definendolo «pratica radicale della religione non compatibile con i valori fondamentali della comunità francese». FRANCESCA PIERANTOZZI IM 3

 

 

 

 

Riforma Comites/Cgie. Gli emendamenti del sen. Firrarello (Pdl) alla bozza Tofani

 

Roma - Scadva mercoledì 3 febbraio il termine per la presentazione degli emendamenti al testo unificato sulla riforma di Comites e Cgie noto come Bozza Tofani, dal nome del senatore del Pdl relatore del ddl all’esame della Commissione Affari Esteri. Nove quelli presentati da Giuseppe Firrarello (Pdl), presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero: uno per facilitare la formazione di Comites in Africa, per cui si stabilisce un numero minino di italiani di 3000 invece di 5000; eliminare i membri del Cgie nominati dagli Intercomites; cambiare il metodo di voto, eliminando quello per corrispondenza in favore di seggi da allestire in loco, e prevedere l’invio agli elettori della tessera elettorale; equiparare le operazioni di scrutinio a quelle previste per l’elezione della Camera; ridimensionare la presenza di regioni e province autonome nel Cgie. Infine, sulla composizione del Cgie, Firrarello propone 80 membri, di cui 20 di nomina governativa.

Di seguito il testo integrale degli emendamenti.

"Articolo 1 (Istituzione) Al comma 4, dopo le parole "almeno cinquemila cittadini italiani", aggiungere "in Africa tale numero è ridotto a tremila cittadini italiani".

Articolo 5 (Comitato dei presidenti) Sopprimere il comma 4.

Articolo 12 (Sistema elettorale e formazione delle liste) Al comma 1, sostituire le parole "il voto è espresso per corrispondenza", con le parole "gli elettori votano presso le sezioni elettorali appositamente istituite nel territorio dei relativi Paesi. tali sezioni sono istituite presso i consolati d’Italia, i consolati onorari, le agenzie consolari e in altri luoghi idonei alle operazioni di voto che possono essere presidiati da funzionari del Ministero degli Affari Esteri e di altre Amministrazioni dello Stato italiano".

 

Articolo 14 (Stampa e invio del materiale elettorale) Sostituire l’articolo con il seguente: "Il Ministero degli Affari Esteri, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, adotta, con proprio decreto, le modalità e le procedure per la costituzione delle sezioni elettorali, per la stampa del materiale elettorale, per il rilascio del certificato elettorale o della tessere elettorale da inviare all’elettore italiano all’estero".

Articolo 16 (Costituzione dei seggi elettorali) Sostituire il comma 1 con il seguente: "presso ciascuna sezione elettorale è costituito un seggio elettorale, con il compito di provvedere alle operazioni di spoglio e di scrutinio dei voti espressi dagli elettori".

Articolo 17 (Operazioni di scrutinio) Sostituire il comma 1 con il seguente: "Alle operazioni di scrutinio, spoglio e vidimazione delle schede si applicano el disposizioni recate dagli articoli 45, 67 e 68 del tsto unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n.361, e successive modificazioni, in quanto non diversamente disposto dal presente articolo". Sopprimere i commi 2 e 5.

Articolo 25 (Composizione Cgie) Sostituire l’articolo con il seguente:

"1.Il consiglio è composto da 80 membri dei quali 60 in rappresentanza delle comunità italiane all’estero e 20 nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri secondo la ripartizione indicata al comma 3.

2. Ne fanno parte di diritto i Presidenti degli Intercomites di ciascun Paese in rappresentanza delle comunità italiane all’estero. I restanti membri sono eletti da una assemblea formata per ciascun Paese, o gruppi di Paesi, dai componenti dei Comites, regolarmente costituiti e da rappresentanti delle associazioni delle comunità italiane in numero non superiore al 40% dei componenti dei Comites secondo le modalità previste nel regolamento di attuazione di cui all’articolo 35. Le aree territoriali nelle quali si procede all’elezione dei membri aggiuntivi e la relativa ripartizione numerica sono determinati con il decreto di cui all’articolo 3 della presente legge.

3. Ne fanno parte di diritto il Presidente della Conferenza elle Regioni e delle Province Autonome e due membri dallo stesso designati, il presidente dell’Unione delle Province d’Italia (Upi), il Presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia (Anci), il Presidente della Federazione Unitaria della stampa italiana all’estero (Fusie) ed il Presidente dell’Associazione delle Camere di Commercio Italiane all’Estero (Assocamerestero). I restanti membri di nomina governativa sono designati come segue:

a. otto dalle associazioni nazionali dell’emigrazione;

b. cinque dalle confederazioni sindacali e dai patronati maggiormente rappresentativi sul piano nazionale e che siano rappresentati nel Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel).

4. Ai lavori del Consiglio partecipano, senza diritto di voto, i parlamentari".

Articolo 27 (Organi) Al comma 1, sopprimere la lettera e. Al comma 2, sostituire la parola "cinque" con la parola "quattro" e sopprimere le parole "e uno in rappresentanza delle regioni". Al comma 3, sopprimere il periodo "il Vice presidente in rappresentanza delle regioni e province autonome di Trento e Bolzano è eletto tra i componenti la Commissione regionale". Sopprimere il comma 7. Al comma 8, sopprimere le parole "e la commissione regionale".

Articolo 30 (Durata in carica dei componenti) Al comma 2, sopprimere le parole "presidente di Comitato" e "assessore". Al comma 3, sostituire le parole "comma 3" con le parole "comma 2". (aise)

 

 

 

La Uil Scuola sulle risorse destinate al personale scolastico all’estero

 

La questione è stata discussa in un incontro fra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e gli esponenti del Mae e del Miur

 

  ROMA – La Uil Scuola, alla luce dei provvedimenti inseriti in finanziaria relativi alla risorse destinate al personale scolastico all’estero, chiede di modificare alcuni dei tagli previsti. In un incontro avvenuto il 29 gennaio tra organizzazioni sindacali e rappresentanti dei ministeri degli Affari Esteri e dell’Istruzione, Università e Ricerca si è infatti parlato della riduzione di circa 3 milioni di euro del fondo 2503, relativo agli assegnamenti di sede del personale scolastico italiano all’estero contenuto nell’ultima legge finanziaria.

  Tra i tagli che la Uil Scuola chiederà di modificare, in un incontro annunciato il prossimo 10 febbraio, quelli relativi a 54 posti così suddivisi: 16 posti di dirigenti scolastici (ad Asmara, Addis Abeba, Amsterdam, Los Angeles, Manchester, Miami, Parigi Corsi, Berna, Dortumund, Saarbrucken, Zurigo corsi, Brisbane, Buenos Aires, Bariloche, Curitiba e Rio de Janeiro); 18 posti di docenti di scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di I e II grado delle scuole statali (ad Addis Abeba, Asmara, Atene, Istanbul, Zurigo, Barcellona, Madrid, Parigi, Metz); 9 posti di docenti e personale ATA dei corsi di lingua italiana ex lege 153/71; 12 posti di lettorato.

  Nel corso dell’ultima riunione si è inoltre parlato della proposta del Mae relativa all’attribuzione delle proroghe di due anni dell’incarico nella stessa sede per i dirigenti scolastici che hanno terminato nella medesima un primo periodo di 4 anni. Alle organizzazioni sindacali verrà consegnata l’ipotesi di testo con le comunicazioni in proposito e il testo relativo all’avvio dell’avviso per la nuova selezione.

  La Uil Scuola ha ribadito la necessità di reperire la risorse utili alle procedure di indizione delle prove e di aggiornamento delle graduatorie del personale scolastico all’estero, anche con un assestamento di bilancio, già richiesto dal Mae al Ministero dell’economia a tale scopo. La Uil Scuola si impegna in proposito a tutelare i lavoratori esclusi dalla possibilità di poter accedere alle selezioni per le destinazioni all’estero, anche con azioni legali.

  Infine l’organizzazione sindacale ha lamentato la mancata applicazione delle norme contrattuali che garantiscono al personale supplente all’estero l’aggiornamento delle retribuzioni “che restano invariate da almeno dieci anni – rileva la nota dalla Uil Scuola in proposito - pur in presenza di variazioni delle basi stipendiali e del trattamento economico degli assegni di sede nelle varie realtà estere, che incidono in quota percentuale sulla retribuzione”.

  “Se da una parte cade la scure sulle scuole statali italiane all’estero e ne viene falcidiato l’organico, d’altra parte non rileviamo alcun intervento di razionalizzazione dell’enorme e spropositata platea di scuole private – aggiunge la nota della UIL Scuola, invitando ancora una volta il ministero a verificarne il numero di alunni. La Uil attende nel prossimo incontro “una approfondita valutazione delle proposte presentate” alla luce degli interventi annunciati sul personale scolastico all’estero. (Inform)

 

 

 

Accordo Mae-Tirrenia. Per i sardi all’estero sconti sui traghetti per ritornare sull'isola

 

Roma - Anche per quest’anno i sardi che vivono all’estero potranno godere di sconti sul costo del traghetto per ritornare sull'isola, in occasione di un cosiddetto "rimpatrio temporaneo". Sì, perché anche per il 2010 il Ministero degli Esteri ha rinnovato la convenzione con la Società Tirrenia che di fatto abilita Ambasciate e Consolati ad emettere delle "credenziali T/MAR-IRE", che consentono ai connazionali nati in Sardegna e residenti all'estero da più di un anno di ottenere, appunto, sconti sul costo del traghetto per l'isola, in occasione di un rimpatrio temporaneo. Sconto che, però, può essere concesso solo una volta l'anno.

Di qualche giorno fa la conferma del Ministero della avvenuta dotazione di fondi sul pertinente capitolo per l’esercizio finanziario 2010: dunque anche per quest’anno le sedi diplomatico-consolare potranno rilasciare le "credenziali T/MAR-I.R.E." ai sardi all’estero. (aise)

 

 

 

 

Padova, sindaco leghista nega il campo a squadra di romeni

 

A San Giorgio in Bosco il primo cittadino contro gli stranieri. Parte l'esposto. Alleanza romena: «È razzismo sportivo»

                  

Padova - Il Comune padovano di San Giorgio in Bosco nega il campo di calcio a una squadra di romeni iscritta al campionato amatoriale e parte un esposto all'Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali e al Dipartimento per le Pari Opportunità. A far scoppiare la polemica contro il sindaco leghista Roberto Miatello è l'associazione "Alleanza romena" che dopo aver segnalato il caso alla Prefettura ha deciso di chiamare in causa anche Palazzo Chigi inviando l'esposto per discriminazione razziale all'ufficio competente.

 

Il presidente dell'associazione romena Adrian Teodorescu parla di «razzismo in chiave sportiva. Il Comune dopo le nostre richieste ci ha negato l'uso del campo dicendo che il terreno era impraticabile, ma l'Ac San Giorgio può giocare e noi no. Per questo ci sentiamo discriminati».

 

Il sindaco leghista di San Giorgio in Bosco Roberto Miatello respinge l'accusa e dichiara: «Non sono razzista, la Lega non è razzista. Razzisti sono loro nei nostri confronti. Non capisco perchè devo dare il campo dei miei concittadini a una squadra tutta di romeni. Non capisco perchè fanno una squadra di sole persone che vengono dalla Romania e ogni volta che giocano piantano la bandiera del loro paese. Sono loro che non vogliono integrarsi, ma noi non ci facciamo mettere i piedi in testa da questa gente qua. Lo sponsor della loro squadra è l'ex sindaco del Pd. Questo è un dato di fatto che si deve sapere, poi ognuno tira le proprie conclusioni. Noi abbiamo deciso di fare questo perchè è la gente che ce lo chiede».

 

Finora la squadra di "Alleanza romena" ha potuto usare il campo conteso solo due domeniche al mese grazie al prestito dell'Ac San Giorgio che glielo lascia a disposizione quando gioca in trasferta. Im 4

 

 

 

 

Italien: Flüchtlinge mit Medikamenten ruhiggestellt?

 

Die Lage in den italienischen Flüchtlingslagern ist besorgniserregend. Zu diesem Schluss kommt die italienische Sektion der Hilfsorganisation „Ärzte ohne Grenzen“ (MSF), die einundzwanzig dieser Lager untersucht hat. In mehreren dieser Einrichtungen werden die Insassen offenbar medikamentös ruhig gestellt – und das routinemäßig. Alessandra Tramontano von „Medici senza frontiere“ sagte im Interview mit dem ARD-Hörfunkstudio Rom: „Wir haben festgestellt, dass immer wieder Psychopharmaka eingesetzt werden… Nicht im Falle einer Krankheit oder eines Problems, sondern auch um eventuelle Problemfälle einfach zu nivellieren oder zu beruhigen. Das haben wir in vielen Fällen beobachten können!“

 

Offizielle Zahlen liegen der Hilfsorganisation nicht vor. Die medizinische Versorgung stelle sich jedoch insgesamt als lückenhaft und oberflächlich dar, so Tramontano. In einigen der