WEBGIORNALE 5-7 Febbraio 2010
Italianistan, la penisola che c’è
Salve, sono un
cittadino dell´Italianistan. Vivo a Milano 2, in un palazzo costruito dal
Presidente del Consiglio.
Lavoro a Milano in
una azienda di cui è mero azionista il Presidente del Consiglio.
Anche
l´assicurazione dell´auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del
Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l´assicurazione che gestisce la
mia previdenza integrativa.
Mi fermo tutte le
mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del
Consiglio.
Quando devo andare
in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.
Al
pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del Presidente
del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal
Presidente del Consiglio.
Alla sera, se
decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del
Presidente del Consiglio e guardo un film
prodotto e
distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film godono
anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente
del Consiglio).
Se invece la sera
rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio con decoder
prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da
società del Presidente del Consiglio sono continuamente intertrotti da spot
realizzati dall´agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.
Soprattutto guardo
i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra di cui il
Presidente del Consiglio è proprietario.
Quando non guardo
la TV del Presidente del Consiglio, guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati
nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere.
Allora mi stufo e
vado a navigare un po´ in internet, con provider del Presidente del Consiglio..
Se però non ho
proprio voglia di TV o di navigare in internet, leggo un libro, la cui casa
editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.
Naturalmente, come
in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente
del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento
dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del
Presidente del Consiglio, ... che governa nel mio esclusivo interesse.
Per fortuna! (da
sergesauve@iol.it tramite Anne Zell, diffuso da Newsletter Ecumenici)
de.it.press
Rosarno, sindacati europei contro l'Italia. "Lavoratori migranti sfruttati"
Dopo la rivolta
calabrese duro richiamo delle confederazioni internazionali Ces e Csi
"Inadeguata
legislazione nazionale e insufficiente impegno del governo" - di VITTORIO
LONGHI
Le vicende di
Rosarno hanno provocato anche la reazione del sindacato europeo e di quello
internazionale. Il segretario europeo John Monks e quello internazionale Guy
Ryder hanno ieri scritto a Silvio Berlusconi. Le due confederazioni Ces e Csi
sottolineano come "la situazione dei lavoratori migranti in Italia e
l'abuso, la discriminazione e lo sfruttamento in cui incorrono sono
inaccettabili e conseguenza dell'attuale inadeguata legislazione nazionale e
dell'insufficiente impegno del governo".
Nel testo si fa
riferimento alle osservazioni già rivolte l'anno scorso all'Italia dalla
Commissione di esperti dell'Ilo, agenzia Onu per il lavoro, sul trattamento
discriminatorio dei migranti, in aperta violazione di alcune convenzioni
internazionali. Inoltre, Ryder e Monks vogliono attirare l'attenzione sui
"chiari obblighi previsti dagli strumenti legali del Consiglio d'Europa e
dell'UE a combattere la discriminazione e l'esclusione in tutte le loro forme,
e garantire la dignità umana ad ogni persona nel suo territorio,
indipendentemente dall'occupazione o dallo status". Pertanto, sollecitano
Berlusconi ad affrontare con urgenza ed efficacia il clima di intolleranza e di
violenza di cui sono vittime i lavoratori migranti in Italia, ad assicurare la
loro protezione per legge così come nella pratica, a prendere misure per
aiutarli ad affermare i loro diritti".
Subito dopo i
fatti di Rosarno, la Ces e la Csi avevano chiesto agli affiliati italiani Cgil,
Cisl e Uil informazioni sull'accaduto. Gugliemo Epifani aveva risposto che
"la volontà del governo di mostrarsi cattivo contro l'immigrazione provoca
una totale indifferenza nei confronti di una politica di accoglienza e
costringe gli immigrati regolari e non in regola a vivere in condizioni
disumane". Il segretario della Cgil aveva definito "cieca e crudele"
la politica che spinge ai margini della società e nell'illegalità un gran
numero di immigrati, "mettendo nelle mani della malavita organizzata e di
imprenditori senza scrupoli manodopera senza diritti e tutele".
La situazione di
sfruttamento dei migranti, soprattutto in agricoltura e nell'edilizia, è tale,
infatti, da prefigurare una nuova e più pesante accusa per l'Italia da parte
del sindacato di fronte alla comunità internazionale. Dopo la denuncia di
trattamento discriminatorio per i migranti, il governo potrebbe trovarsi presto
a rispondere davanti all'Ilo anche delle condizioni di "lavoro
schiavistico" praticate in Italia.
Di oggi invece
l?accusa dell?organizzazione umanitaria Human Rights watch sulla lentezza
dell?azione penale nei confronti dei responsabili delle aggressioni contro i
migranti di Rosarno, mentre gli africani accusati di avere partecipato ai
disordini sono già stati arrestati, processati e condannati. Le interviste a
nove delle undici vittime gravemente ferite indicherebbero che le loro richieste
di aiuto sono state spesso ignorate. Intanto, nella cittadina calabrese i
sindacati alimentaristi hanno convocato una riunione di lavoratori italiani e
stranieri per il 17 febbraio. L?o biettivo, spiegano in una nota Fai-Cisl,
Flai-Cgil e Uila-Uil, è quello di ?riaffermare il principio della legalità in
un territorio contraddistinto dalle infiltrazioni da parte della malavita
organizzata, evidenziare le tante Rosarno che esistono dal nord al sud e
richiedere al governo un?azione efficace contro il caporalato? .
Un'azione efficace
di ispezione che finora non c'è stata. Anzi, pare che proprio l?Inps abbia
dirottato le ispezioni dal contrasto al lavoro nero alla ricerca di
irregolarità nelle aziende gestite da stranieri residenti in Italia, imprese
che spesso non hanno dipendenti o occupano i familiari dei titolari. Altra
conferma, secondo i rappresentanti dei lavoratori, che è la stessa economia
italiana, insieme alle leggi sull?immigrazione, a rendere gli immigrati ancora
più ricattabili e schiavi della criminalità, più o meno organizzata. LS 4
Anche se si vota per le regionali, in Italia, è sempre colpa degli
immigrati…
ROMA - Il 28 e 29
marzo 2010 in Italia si vota ancora. Sono, infatti, in scadenza i governi di 13
Regioni, di cui solo due (Lombardia e Veneto) attualmente amministrate dal
centro-destra, 11 Province e 1.025 amministrazioni comunali.
Come sempre capita, malgrado si tratti di
elezioni amministrative locali dove quello che dovrebbe prevalere è la ricerca
di candidati capaci di rispondere alle sfide e problematiche presenti nei
diversi territori, in Italia ogni tornata elettorale assume una “impropria”
valenza nazionale, dove - in maniera spesso demagogica - la maggioranza di
governo ne approfitta per vantare suoi meriti e occultare le sue manchevolezze
e l’opposizione cerca - in maniera ossessiva – tutte le scorciatoie (comprese
quelle “giudiziarie”) per assestare la famigerata “spallata” al governo in
carica.
Comincia così lo stucchevole balletto
elettorale, stracolmo di improperi agli avversari (basti pensare all’UDC di
Casini accusata, sia da destra che da sinistra, di praticare l’ambigua politica
dei 2 o 3 forni che in alcuni casi si allea a destra, in altri a sinistra e in
altri ancora con nessuno dei due, perseguendo l’obiettivo di minare alla base
questo pseudo bipolarismo all’italiana) e di promesse più o meno strampalate
(una per tutte è l’ultima boutade del ministro Brunetta, aspirante sindaco di
Venezia, che per aiutare i giovani ad abbandonare la “sicura” casa materna
vorrebbe offrire loro 500 euro, prelevandoli dai “ricchi” vitalizi dei
pensionati, e non da quelli sicuramente più redditizi di politici, banchieri e
manager…).
Tale balletto elettorale, così denso di
questioni politicanti, è però, privo di analisi competenti sulla situazione del
Paese e di proposte globali, capaci di affrontare le numerose problematiche e
sfide che coinvolgono sempre più gli Italiani, quelli in Italia e quelli
all’estero, gli Italiani “di sangue” e quelli di “nuova acquisizione”.
Non si sente parlare molto di crisi economica
e del carico di disoccupazione che essa si porta dietro. Anzi qualche
lungimirante esponente politico continua a ripetere come un mantra che “la
crisi è finita” e che si potrebbe anche abbassare le tasse (solito specchietto per
allodole in epoca elettorale), ma non ora perché la crisi non è ancora passata.
Nessuna voce si leva in favore delle migliaia
di laureati italiani costretti ad andare all’estero per poter trovare “normali”
possibilità di studio e di lavoro. Si parla spesso, invece, di riforma della
scuola cavalcando l’idea, tutta leghista, che “figli degli immigrati” sono i
responsabili dell’attuale degrado. Viene così proclamata come soluzione ai
problemi della scuola, non l’impegno ad aumentare gli investimenti di persone e
risorse, ma l’introduzione, dal prossimo anno scolastico, del “tetto del 30%”
di stranieri in una classe italiana.
Sembra una proposta di buon senso: in fondo
che male c’è a non volere “classi ghetto”? Non è utile a tutti che le classi
siano miste e che ci sia una corretta proporzione tra italiani e stranieri? In
questo modo non si favorisce il proficuo processo di apprendimento di tutti?
Sembra. Ma se andiamo un po’ più a fondo nella questione ci accorgiamo che il
rimedio proposto è più problematico della situazione presente.
Infatti, se il “tetto” si riferisce agli
alunni che non parlano italiano (a voce il ministro lo ha dichiarato, ma nella
circolare non è esplicitato), tale indicazione era già presente nelle
precedenti circolari scolastiche. Se invece si parla di alunni stranieri in
genere, la proposta è di dubbia concezione ed applicazione.
Gli stessi dati del ministero dell’istruzione
(www.pubblica.istruzione.it/mpi/pubblicazioni/index.shtml) indicano che, in
Italia, le situazioni di forte concentrazione di alunni stranieri in una sola
classe o in una sola scuola sono ridotte: il dato nazionale medio è di 7
allievi stranieri ogni 100, anche se ci sono realtà con percentuali più alte,
come Milano col 20%.
Inoltre, su 862.453 minori stranieri o figli
di immigrati in Italia al 1.1.2009, la maggior parte di essi (519 mila) è nata
in Italia e rappresenta la parte più consistente dei 629 mila alunni stranieri
(vale a dire il 6,4% della popolazione scolastica complessiva) che nell’anno
scolastico 2008-09 hanno frequentato le classi italiane. La maggioranza di
questi alunni, la cosiddetta seconda generazione, ha in comune con i ragazzi
italiani la stessa scolarizzazione, parla la stessa lingua, ha gusti ed
interessi simili ai coetanei italiani. Non presenta problematiche scolastiche
diverse dagli studenti italiani. Li rende diversi, spesso, il colore della
pelle, la religione, l’origine.
Lo stesso ministero dell'Istruzione ha
calcolato che i minori neo-arrivati, quelli che non parlano italiano, sono il
10% del totale ogni anno, ma se questo è vero, allora, il problema del tetto
non esiste... tanto che già in passato le circolari scolastiche invitavano a
non mettere i non italofoni tutti nella stessa classe.
Altra questione spinosa, legata alla proposta
del tetto del 30%, è come si può rispettare questa percentuale in quartieri in
cui la presenza degli immigrati è molto alta? Di fatto, le scuole a grande
percentuale di stranieri nascono in quei quartieri dove vive realmente il 90%
di immigrati e da dove gli italiani sono andati via. Si può forse costringere
gli italiani a mandare i figli a scuola in quartieri che hanno volutamente
abbandonati? Oppure si pensa di poter prelevare i figli degli immigrati per
distribuirli in scuole lontane da casa?
E questo senza considerare il fatto che in
alcuni piccoli comuni c'è un'unica scuola che resta aperta solo perché sono
arrivati i bambini stranieri. Come si applicherebbe in questo caso il “tetto”?
E come si applicherebbe il “tetto” alle scuole superiori, quando i ragazzi
stranieri spesso scelgono istituti professionali, alberghieri o turistici? A
Milano, per esempio, ci sono un paio di istituti dove la presenza di immigrati
è del 70-80%. Cosa decidere, allora, di tali situazioni?
Ecco come una dichiarazione che “sembra”
sensata rivela tutta la sua dose di improvvisazione e di approssimazione perché
ispirata, non tanto alla ricerca di soluzioni giuste e condivise, ma
all’identificazione di presunti “capri espiatori” da gettare in pasto
all’opinione pubblica.
E’ quanto accaduto dopo i fatti di Rosarno.
E’ quanto continua ad accadere. Oggi stesso, il Presidente del Consiglio
Berlusconi, dopo aver tenuto a Reggio Calabria un consiglio dei ministri
anti-mafia, non ha potuto trattenersi di sparare sugli immigrati, affermando
che riducendo gli immigrati extracomunitari si riduce automaticamente la
criminalità in Italia.
Anche questa, che sembrerebbe una
dichiarazione evidente, scontata, di buon senso, in realtà non sortisce altro
effetto che alimentare la diffidenza, la paura e l’odio degli italiani verso
quegli immigrati di cui vogliamo solo le braccia (e non il cuore ed i
sentimenti), possibilmente a poco prezzo. Il tutto naturalmente
infischiandosene della realtà dei fatti che, secondo l’Istat, ribadiscono che
il tasso di criminalità degli immigrati regolari, in Italia, è simile a quello
degli italiani. E anche se è vero che la stragrande maggioranza (70-80% circa)
dei reati commessi da stranieri in Italia è opera di immigrati irregolari, i
dati dovrebbero essere letti con attenzione perché, sul totale delle denunce,
l'87% riguarda proprio la mera condizione di clandestinità (ed è quindi
conseguenza della “lungimirante” legislazione di questo governo leghista): il
reato commesso da 4 stranieri su 5 denunciati riguarda infatti l'essere stati
sorpresi in Italia senza permesso di soggiorno e dunque la violazione delle
leggi sull'immigrazione.
Ma, in politica non conta la realtà e bensì
la sua rappresentazione più o meno veritiera. Ed ecco che come in passato,
siamo stati testimoni del fatto che, in campagna elettorale, i politici a corto
di argomenti preferiscono distrarre l’opinione pubblica stigmatizzando gli
immigrati, per nostra sfortuna e di tutto il Paese, questa prassi sembra
destinata a segnare negativamente anche la prossima tornata elettorale. Lorenzo
Prencipe, Presidente Centro Studi Emigrazione Roma (CSER)
Migrazioni, priorità dell’agenda politica
Il mondo
sottovaluta la globalizzazione del fenomeno: mutamenti climatici e fughe di
massa sono questioni collegate. L’Italia fatica a mettere a fuoco, con
obiettività, le emergenze planetarie
Padova - Negli
ultimi due mesi abbiamo avuto due occasioni per approfondire il fenomeno delle
migrazioni: la «Giornata dei diritti dei migranti» istituita dall’Onu e
celebrata nel dicembre scorso; e, a gennaio, la «Giornata Mondiale delle
Migrazioni» in occasione della quale Papa Benedetto XVI ha scritto un messaggio
in cui ha espresso la sollecitudine della Chiesa per chi vive l’esperienza
dell’emigrazione: soprattutto per i migranti minorenni, nati nei Paesi
ospitanti, «bisognosi di un ambiente sociale che consenta e favorisca il loro
sviluppo fisico, culturale, spirituale e morale». L’attenzione ai diritti della
persona, alle sue povertà, alle situazioni politiche e sociali che motivano
oggi le migrazioni, si trova di fronte a violenze che tolgono la libertà a
interi popoli, per i quali il futuro è possibile se a livello internazionale
maturano progetti di ricostruzione, garanzie di lavoro, di riconciliazione, di
pace. Speranze bloccate dall’attuale crisi economica che ha accresciuto la
ricerca di lavoro, di sicurezze sociali, accentuando i flussi migratori. Mentre
nelle nazioni che hanno il potere politico nella gestione dei problemi
internazionali, non si riscontra la volontà di risolvere, in loco, le cause che
spingono alla fuga milioni di migranti, ma solo l’interesse a determinarne
restrizioni seppur nell’applicazione delle convenzioni internazionali. Tutto
ciò a scapito dei contributi e del ruolo che i migranti continuano a offrire
per lo sviluppo dei Paesi in cui sono inseriti.
Dal recente Forum arabo-africano organizzato
al Cairo su iniziativa dell’Unesco, è emerso che oltre i 214 milioni di persone
che hanno lasciato la loro patria, risultano emigrati altri 700 milioni
all’interno dei rispettivi Paesi, spinti dalla povertà ma anche dalle
conseguenze dei mutamenti climatici e dall’avanzata della desertificazione di
suoli un tempo fertili. Un fenomeno che si estende dal continente africano
all’Afghanistan, al Bangladesh e all’America centrale. Di fronte a queste
situazioni di estrema gravità, la recente Conferenza di Copenaghen è riuscita
solo a stabilire la soglia massima di 2 gradi centigradi come limite al
surriscaldamento del pianeta; ma l’intesa – politicamente e legalmente – non è
vincolante.
Anche l’Italia ha bisogno di una politica
migratoria aperta alle nuove richieste. Le giornate e i vertici sui problemi
migratori sono serviti alle istituzioni politiche e alle associazioni per
individuare nuovi criteri per l’integrazione degli immigrati nel Paese. Oltre a
garantire loro un lavoro, una casa, e a stimolare l’apprendimento della lingua,
c’è l’attesa di una convergenza parlamentare sui criteri riguardanti il diritto
di cittadinanza, che non deve essere inficiato dall’equazione immigrazione
uguale criminalità che non trova conferme nelle statistiche ufficiali. I mass
media parlano di immigrazione troppo spesso per fatti di cronaca nera, per
minacce alla sicurezza, definendo clandestini coloro che invece sono dei
rifugiati o dei richiedenti asilo, garantiti da norme del diritto
internazionale. Il testo sulla cittadinanza proposto dalla maggioranza e in
discussione alla Camera dei Deputati, non tiene conto delle legittime istanze
avanzate dagli italiani all’estero, né di quelle riguardanti l’integrazione dei
migranti regolari che lavorano da anni in Italia, pagano le tasse e producono
ricchezza. Per i loro figli – 800 mila, di cui 500 mila nati in Italia – si
richiede il riconoscimento del diritto di crescere, di studiare e di inserirsi
come cittadini italiani. Scelte politiche diverse sarebbero in contrapposizione
con quanto i nostri connazionali hanno potuto ottenere, con dignità e profitto,
nei Paesi d’accoglienza, anche se per loro resta aperto il problema del
riacquisto della cittadinanza persa per cause diverse, a volte non imputabili
alla loro volontà, e per chi cerca di riacquistarla per diritto di sangue e
discendenza.
P. Luciano
Segafreddo, Messaggero di sant’Antonio per l’estero
Iniziative scolastiche in Svizzera.
Un primo bilancio degli Enti Gestori a un anno dai tagli”
Roger Nesti:
Soppressi il 12 % dei corsi e persi quasi 2000 alunni
Basilea - La legge
finanziaria 2009 ha suscitato poco più di un anno fa forti proteste nella
collettività italiana in Svizzera a causa dei pesanti tagli ai capitoli di
spesa per gli italiani all’estero, in modo particolare nel settore dei corsi di
lingua e cultura italiana e dell’assistenza ai connazionali. Nel giro di poche
settimane si sono susseguite in molte località elvetiche assemblee di protesta,
manifestazioni davanti ai Consolati, raccolte di firme e interventi di natura
politica a vari livelli.
Nel mese di gennaio 2009 i tagli sono
diventati realtà. La riduzione dei contributi ordinari MAE agli enti gestori in
Svizzera ammontava al 39%, al quale si doveva sommare l’effetto negativo del
cambio in franchi svizzeri che portava il taglio reale, rispetto al 2008, a
oltre il 50%. Inevitabili le ripercussioni sul sistema corsi con accorpamenti e
soppressioni di corsi e conseguenti disagi per gli utenti. Misure messe in atto
in alcune circoscrizioni con effetto immediato nel febbraio 2009, in altre con
l’inizio dell’anno scolastico 2009/2010. Nel frattempo le acque si sono
calmate, delle manifestazioni di un anno fa si sono persi anche gli echi e il
sistema corsi pare essere tornato all’ordinaria amministrazione. Quindi, tutto
a posto? Niente affatto.
E’ utile uno sguardo alle cifre per capire i
danni che i tagli hanno provocato al sistema corsi. Il confronto tra i dati
rilevati a inizio dell’anno scolastico 2008/2009 (prima dei tagli) e quelli
dell’inizio dell’anno scolastico 2009/2010 (dopo i tagli) evidenzia che in
Svizzera sono stati soppressi 164 corsi. Il numero degli alunni è calato da
16’054 a 14.188 con una diminuzione di 1.866 alunni. Vi è da notare che in
termini percentuali i due dati sono pressoché identici. I corsi sono calati
dell’11,9%, gli alunni dell’11,6%. Se ne può desumere che chiudere un corso
significa perdere anche gli alunni di tale corso. Per gli operatori del settore
questo dato non rappresenta una sorpresa. Si conferma che la misura
dell’accorpamento di corsi, che almeno in teoria consente di continuare ad
offrire il servizio a tutti gli utenti, nella realtà non risponde alle esigenze
delle famiglie: lo spostamento di sede, la modifica dell’orario o il
cambiamento del giorno portano a un abbandono dei corsi. Questo fenomeno è
confermato anche dalla stabilità del numero medio di alunni per corso. Prima
dei tagli il numero medio di alunni per corso era di 11,6, dopo i tagli tale
media è invariata. Classi troppo numerose, come possono crearsi a seguito di un
accorpamento, non funzionano e provocano anche essi fenomeni di abbandono.
I tagli ai contributi degli enti gestori
hanno destabilizzato il sistema corsi. L’analisi dei dati parziali (paragone
inizio vs. fine anno 2008/2009) indica che il solo annuncio dei tagli e la
conseguente incertezza e preoccupazione circa la continuità dei corsi hanno
provocato l’abbandono immediato da parte di molti alunni. Durante l’anno
scolastico 2008/2009 il numero dei corsi è infatti calato del solo 3,9%, nello
stesso periodo il numero degli alunni è calato invece del 7,7%. Due terzi del
calo complessivo degli alunni si registra quindi entro la fine dell’anno
scolastico 2008/2009, ancora prima che in molte circoscrizioni si procedesse
alla soppressione dei corsi (-8,3% con l’inizio del nuovo anno scolastico,
mentre la riduzione degli alunni tra i due anni scolastici si attesta al 4,3%).
I dati limitatamente ai corsi gestiti dagli
enti confermano sostanzialmente le statistiche dell’Ambasciata. Dal 2008/2009
al 2009/2010 gli enti hanno perso 190 corsi. Il calo complessivo dei corsi è di
soli 164 unità, in quanto con l’inizio del nuovo anno sono state istituite in
Svizzera tre nuove cattedre MAE a livello elementare che hanno attenuato le
conseguenze dei tagli. Risulta tuttavia modificato il rapporto di equilibrio
tra gestione MAE e gestione enti. Mentre nell’AS 2008/2009 MAE e enti gestivano
all’incirca il 50% dei corsi ciascuno, nell’anno scolastico in corso gli enti
gestiscono solo ancora poco più di un terzo dei corsi. In effetti, il calo dei
corsi gestiti dagli enti (-29,3%) è quasi tre volte superiore al calo
complessivo (-11,9%). Questo nuovo assetto ha portato a ridefinire, in maniera
anche conflittuale, il rapporto di collaborazione tra enti e uffici scolastici.
Nel corso del 2009, in sede di assestamento
del bilancio dello Stato, il MAE ha opportunamente recuperato risorse per i
corsi di lingua e cultura italiana.
Grazie alla concessione di contributi
integrativi il taglio sul cap. 3153 per la Svizzera è stato ridotto al 14%, con
l’effetto cambio al 20% circa. Tale apprezzevole sforzo del MAE, ottenuto anche
grazie alle azioni di protesta della collettività e all’interessamento degli
organismi di rappresentanza, dai COMITES al CGIE sino ai parlamentari eletti
all’estero, non ha permesso di recuperare alunni e corsi. Troppo ristretti
erano i tempi di concessione dei contributi integrativi, comunque limitati
all’esercizio 2009.
Nuove nuvole si addensano nel frattempo sui
corsi di lingua e cultura italiana. Nella legge Finanziaria 2010 il cap. 3153
non è stato ridotto ulteriormente, ma, almeno per il momento, agli enti
mancherà la quota recuperata in sede di assestamento del bilancio dello Stato.
Gli enti debbono programmare il 2010 presupponendo quindi un taglio del 20-30%
rispetto a quanto ricevuto nel 2009. La stessa finanziaria, come segnalato a
più riprese dai sindacati scuola, prevede tagli anche ai capitoli di spesa del
personale pubblico della scuola all’estero. A partire dall’anno scolastico
2010/2011 il contingente MAE potrebbe essere ridotto di circa 50 unità.
Questi continui tagli, alternati da misure
temporanee di recupero, non fanno altro che destabilizzare il sistema corsi,
creare disagi organizzativi, diminuire la qualità dell’intervento formativo e
finiscono per scoraggiare gli utenti. I corsi di lingua e cultura italiana, per
la loro diffusione, rappresentano ancora il motore per la promozione della
lingua e cultura italiana in Svizzera, non solo come mero strumento istruttivo,
ma anche come opportunità socio-educativa dell’intera collettività italiana.
Per garantire la continuità e la qualità dei corsi il sistema necessita di
maggiore finanziamento, programmazione pluriennale e di una rinnovata cooperazione
tra enti e uffici scolastici. Altrimenti il declino del sistema corsi sarà
inevitabile.
Roger Nesti,
Coordinatore enti gestori iniziative scolastiche in Svizzera
“A un anno dai tagli, l’Italia sta diventando più piccola e più distante”
I deputati PD
estero commentano il bilancio del Coordinamento enti gestori in Svizzera
“Il bilancio che
Roger Nesti, coordinatore degli enti gestori di lingua e cultura italiani in
Svizzera, ha compiuto del primo anno di tagli sul sistema di insegnamento dell’italiano
all’estero offre elementi che vanno al di là della situazione svizzera e
riguardano in sostanza l’intera politica di promozione linguistica e culturale
dell’Italia nel mondo. Nesti, infatti, evidenzia con dati incontrovertibili
alcune brucianti verità: la riduzione dei corsi in seguito ai tagli produce una
pari riduzione di alunni; l’annuncio dei tagli provoca una disaffezione delle
famiglie verso i corsi e una conseguente rinuncia a iscrivere i propri figli;
la parziale reintegrazione dei fondi con gli annuali assestamenti di bilancio è
troppo tardiva e non idonea a far recuperare integralmente le attività perdute;
la politica dei tagli ha innestato un processo di contrazione degli enti
gestori che rischia di essere irreversibile.
Non siamo più di
fronte, dunque, alle solite denunce dell’opposizione parlamentare, ma alla
lezione dei fatti che si sono succeduti in questi ultimi anni.
Chiunque sia in
buona fede non può chiudere gli occhi di fronte a questo rischio di
arretramento della presenza culturale dell’Italia nel mondo e non può
rassegnarsi al meccanico avvitamento di questa spirale che sta rendendo
l’Italia più piccola e più distante nel mondo, anche rispetto alla sua stessa
gente. Per quanto ci riguarda come deputati all’estero, continueremo a fare a
livello parlamentare tutto quello che è umanamente e proceduralmente possibile
per contrastare questa deriva. Al di fuori del parlamento, tuttavia, occorre
evitare che subentrino rassegnazione e senso d’impotenza. Prima che sia troppo
tardi, è il momento di raccogliere le forze e rilanciare con fermezza e in
tutte le forme possibili l’impegno di difesa dei corsi di lingua e cultura
italiana, sapendo che la cosa riguarda la proiezione e il prestigio
dell’Italia”.
I deputati del PD
eletti all’estero: Laura Garavini, Gino Bucchino, Gianni Farina, Marco Fedi,
Franco Narducci, Fabio Porta (de.it.press)
SWR. Scure sulla scuola all’estero
La finanziaria
impone al ministero degli esteri un ridimensionamento delle spese anche del
personale scolastico all’estero. La riduzione prevista per l’anno scolastico
2010/11 è di 3 milioni di euro. Saranno tagliati 54 posti. Sul capitolo 2503
gravano gli assegni di sede del personale di ruolo: dirigenti, personale di
segreteria ed insegnanti. Aggiornato al 10 febbraio l’incontro di concertazione
fra amministrazione e sindacati.
La politica dei
tagli all’emigrazione non accenna ad arrestarsi. Alla chiusura di 18 sedi
consolari, alla drastica riduzione dei fondi per i corsi di sostegno e di
lingua e cultura si aggiunge ora quella della riduzione del personale di ruolo.
Per il prossimo anno scolastico 2010/11 i tagli previsti dalla direzione delle
culturali riguardano 54 posti.
Nel dettaglio si
tratta di:
• 16 posti di
dirigenti scolastici (Asmara, Addis Abeba, Amsterdam, Los Angeles, Manchester,
Miami, Parigi corsi, Berna, Dortmund, Saarbrücken, Zurigo corsi, Brisbane,
Buenos Aires, Bariloche, Curitiba e Rio de Janeiro);
• 18 posti di
docenti operanti presso scuole statali di ogni ordine e grado (Addis Abeba,
Asmara, Atene, Istanbul, Zurigo, Barcellona, Madrid, Parigi e Metz);
• 9 posti fra
docenti e personale di segreteria preposti ai corsi di lingua e cultura
italiana;
• 12 posti di
lettorato di Italiano presso le università straniere.
Dura la posizione
dei sindacati. In particolare la UIL Scuola accusa il ministero degli esteri di
falcidiare il personale senza formulare una proposta alcuna di razionalizzazione
“dell’enorme e spropositata platea di scuole private con pochi alunni
frequentanti.
Nel corso
dell’incontro fra amministrazione e sindacati sono state affrontate le
questioni delle proroghe per i dirigenti scolastici, l’indizione del bando di
selezione, la retribuzione del personale supplente.
Per i dirigenti
scolastici il MAE ha presentato una proposta di deroga di 2 anni, ma per coloro
che hanno terminato il primo periodo di 4 anni nella stessa sede.
Per un nuovo bando
di concorso il ministero degli Esteri ha chiesto a quello dell’Economia un
assestamento di bilancio.
Per quanto
riguarda infine il trattamento economico dei docenti supplenti la UIL ha
chiesto l’aggiornamento delle retribuzioni, invariate da dieci anni.
Tony Màzzaro, SWR
International/Sezione italiana (de.it.press)
Stoccarda. La crisi del Comites secondo Caruso: dal camaleonte Motta ai
guastafeste delle Acli
Stoccarda - “Sono
rimasto profondamente deluso e sconcertato dal comportamento di alcuni membri
e, in particolare, del consigliere Motta durante l’assemblea ordinaria del
Com.it.es di Stoccarda del 24 gennaio, in cui il primo punto all’ordine del
giorno era l’elezione del nuovo presidente”. Esordisce con queste parole Mario
Caruso, consigliere del Comites di Stoccarda, Germania, sfogandosi a colloquio
con ItaliachiamaItalia.com sulla mancata elezione di Virga. “Da parte di alcuni
membri – secondo Caruso – c’è la volontà che il Com.it.es venga commissariato,
per poter continuare ciò che hanno fatto finora su enti scolastici e sui vari
enti in tutta la circoscrizione. La nostra azione di attenta presenza li
disturba e crea grossi fastidi”.
Che cosa ha
causato il suo sconcerto?
Nel suo
intervento, il consigliere Motta ha cercato in modo molto confuso di
giustificare quanto da lui deciso o da qualcun altro impostogli: di far mancare
il numero legale, tirando in causa dei fatti che nulla avevano a che fare con
la prospettata elezione a presidente del membro Virga.
Ci spieghi meglio:
di che cosa stiamo parlando? Quali sono stati gli antefatti che hanno portato a
questo tipo di comportamento da parte di Motta?
Il 19 gennaio, in
un incontro a Stoccarda da lui stesso voluto e in presenza dello stesso Virga,
Motta dichiarava che avrebbe lasciato liberi i membri della sua lista di
decidere secondo coscienza, ma che personalmente era orientato a dare parere
favorevole alla sua elezione, prendendo posizioni dure e critiche nei confronti
della lista delle Acli. Invece il 23, durante un colloquio telefonico, mi
informava di aver avuto addirittura forti pressioni da Roma (cosa che ritengo
improbabile) e per questo si sarebbe astenuto.
Quanto accaduto
poi il giorno dell’assemblea è un comportamento che si commenta da solo!
Inoltre, il consigliere Motta ha permesso che un membro della sua lista, la signora
Pantano-Gasser, proponesse come presidente il membro Pasquale Vittorio,
coordinatore della lista ‘Italia dei valori’ che già aveva ricoperto questa
carica ed era stato sfiduciato nell’ottobre del 2008. E proprio il signor
Motta, assieme alla collega Pantano, erano stati i primi firmatari.
Quindi lei ci sta
parlando di un voltafaccia causato da convenienze politiche. É sicuro di quello
che racconta?
In qualsiasi
occasione capitata nei mesi scorsi e nei giorni precedenti all’assemblea, il
consigliere Motta aveva sempre ribadito che avrebbe votato qualsiasi membro,
basta che non si trattasse del vecchio presidente Vittorio (ed evito di
riportare gli appellativi con cui lo aveva definito). Una bella coerenza nei
confronti di se stesso e delle persone che dice di rappresentare.
Con quali
motivazioni è stato espresso l’appoggio a Vittorio piuttosto che a Virga?
Si è permesso di
dire pubblicamente in assemblea che non votava Virga perché lo riteneva un
“segretario dipendente”; cosa che già avrebbe potuto dire durante l’incontro
del 19. Ma soprattutto quello che io mi chiedo è se il consigliere Motta
non si sia mai posto la domanda di chi lui effettivamente sia
“dipendente”; forse sarebbe tempo che lo faccia.
Al di là del
‘bisticcio politico’ che ci ha raccontato, l’episodio porta alla luce una
realtà più rilevante?
Quanto emerso da
questa assemblea é qualcosa che la parte sana dei membri di questo Com.it.es, a
prescindere dalla loro area politica, cercava di portare alla luce da tempo.
Sono cinque anni che, indipendentemente dal presidente in carica, alcuni membri
cercano nel modo più accanito e distruttivo solo di contestare tutto e tutti,
bloccando qualsiasi tipo di iniziativa che il Com.it.es intende intraprendere.
Francamente, essendo al primo mandato e quindi estraneo a certe logiche e lobby
che vivono e vegetano a Stoccarda, non ne riuscivo a capire la vera
motivazione. Ma grazie alla scorsa assemblea le domande che mi ponevo, credo
abbiano avuto risposta.
Si riferisce
all’attacco delle Acli nei confronti del Com.it.es Stoccarda?
Rifacendomi a
quanto scritto dalle ACLI Baden-Württemberg in un comunicato stampa del 18
dicembre riguardo il Com.it.es di cui faccio parte, devo con indignazione
rimandare al mittente tutte le accuse sollevate. Proprio una parte di membri
eletti nella loro lista sono, infatti, i principali responsabili di aver
cercato e cercare tuttora in continuazione di bloccare questo Comitato in tutto
e per tutto, purtroppo con una totale condivisione da parte del consigliere
Motta. Per cui, prima di definire questo Comites “un luogo di assoluto degrado
e non di rappresentanza”, sarebbe opportuno che si assumessero le proprie
responsabilità e cercassero, per quanto questo Comitato resterà ancora in vita,
di essere presenti con propositi costruttivi per il bene della comunità da noi
rappresentata nella circoscrizione di Stoccarda.
Nel Com.it.es non
c’è stato, fino ad oggi, un atteggiamento costruttivo?
Lo stesso
atteggiamento avuto nei confronti del presidente Vittorio è stato
sistematicamente perpetrato anche nei confronti della presidente uscente, la
dottoressa Werner, bloccando i lavori e invitandola in ogni occasione a
dimettersi. Poi, il 24 gennaio, come per magia con una mossa camaleontica,
quelli che per anni si sono sempre scontrati si sono ritrovati tutti compatti
per la gioia dei soliti manovratori. Barbara Laurenzi - Italia
chiama Italia2
Norimberga. Associazioni e Com.It.Es. chiedono un ripensamento della
politica Governativa
Norimberga - Il 23
gennaio si è riunita la commissione "Contatti con le associazioni"
del Com.It.Es. di Norimberga (Germania), composta dai locali consiglieri
Com.It.Es e dai rappresentanti delle Associazioni della zona. Presente era
anche la Reggente del Consolato Sig.ra Tassi , per discutere sui pesanti tagli
riguardo i capitoli degli
italiani
all'estero e sulla programmata chiusura del Consolato con il conseguente forte
limitazione dei diritti della locale collettività italiana (ca. 30 000 italiani
!) ad avere servizi consolari adeguati.
Per sbrigare le diverse pratiche come passaporti, procure, certificazioni ecc.
, in caso di una chiusura del Consolato di Norimberga, questi connazionali
sarebbero costretti ad effettuare lunghi e costosi viaggi fino a Monaco di
Baviera.
La discussione ha
riguardato le iniziative di protesta da intraprendere sulla scia delle
iniziative messe in atto nella scorsa estate e sfociate in due grandi cortei di
protesta, una raccolta di firme ed altre iniziative collaterali. Con
soddisfazione ricordiamo l'intervento e
la solidarietà di tanti politici locali, comunali e regionali,i più rilevanti
il Sindaco di Norimberga Dr. Maly ed il Primo Ministro della Baviera Dr.
Seehofer. Ma fino ad oggi niente di
concreto o ufficiale e restiamo in attesa.
Sia ben chiaro che
noi, come rappresentanti della ns. comunità, non vogliamo semplicemente opporci
o fare polemica faziosa, bensì abbiamo fatto delle proposte concrete di
risparmio per lo Stato Italiano che consentirebbero di mantenere strutture e
servizi per la comunità italiana ed il sistema produttivo/economico italiano e
tedesco.
D’altra parte non
possiamo nemmeno assistere a quelle che consideriamo scelte ingiuste, non
supportate da dati oggettivi e sopratutto affrettate. In questo periodo di forte crisi economica, a
muso duro e spesso in modo insensibile l'attuale Governo ha dichiarato che non ci sono soldi (o pochi)
per i corsi scolastici ai ns. figli o per le sacche povere nell'emigrazione
che, secondo qualcuno non esistono, poiché siamo integrati. Nulla è da
ritenersi più errato e mistificante. Continuando così si rischia di spezzare
per sempre il legame fra l'Italia e le sue comunità all'estero.
Per di più
apprendiamo con stupore che tali risparmi non valgono per tutti all'estero e
facciamo riferimento alla notizia dell'aumento di oltre 856 000 Euro nel
Bilancio dello Stato delle Indennità di Sede per diplomatici e il personale di
ruolo all'estero. Se capiamo bene, si
toglie ad una parte per arrivare ad un aumento per le indennità di sede.
Contemporaneamente si riducono drasticamente le sedi Diplomatiche e
Consolari.
Ricordiamo che ,
oltre all'indennità di sede, i diplomatici e gli impiegati di ruolo ricevono
anche stipendio metropolitano, le spese per i trasferimenti, le indennità di
prima sistemazione, il contributo spese per la casa e per la scuola dei figli,
il rimborso di un biglietto aereo per il rientro, ecc Non mettiamo in discussione la dignità
sociale ed economica del personale del M.A.E., ma davanti ad inopportune ef
esagerate prestazioni che esulano da qualsiasi contesto di esigenza
retributiva, si può e si deve chiedere perchè questo stia avvenendo. Non si può
chiedere anche a queste categorie qui un piccolo sacrificio ?
I rappresentanti
delle Associazioni e i consiglieri Com.It.Es. di Norimberga chiedono quindi un
ripensamento della politica Governativa, spesso miope e autolesionista nei ns.
confronti, e di guardare agli italiani
all'estero come una risorsa per il bene del
Paese. Una risorsa
sia sotto il profilo dell'immagine dell'Italia stessa, sia sotto il profilo
politico ed economico.
Sopratutto
chiediamo che in tempi di crisi TUTTI siano chiamati a fare la loro parte in
modo solidale e trasparente. Se necessita risparmiare non possono esserci
eccezioni,si tagliano rami secchi, sprechi e privilegi. Non può valere la
logica dei due pesi e due misure.
Lucio Albanese,
membro Com.It.Es. Norimberga, coordinatore CTIM-Franconia
(de.it.press)
Berlino. Il 10 febbraio incontro con Mario Calabresi, direttore del
quotidiano torinese La Stampa
Berlino –
L’Istituto Italiano di Cultura a Berlino segnala il 10 febbraio presso la Freie
Universität (Habelschwerdter Allee 45) l’incontro con Mario Calabresi,
direttore del quotidiano La Stampa, alle ore 18.
Calabresi parlerà
de “L’Italia nella percezione dei suoi giornali”, introdotto dal saluto di
Klaus W.Hempfer e dal direttore dell’IIC Angelo Bolaffi.
L’ospite, classe
1970, è giornalista e scrittore. Nel 2007 ha pubblicato il suo primo romanzo,
“Spingendo la notte più in là”, che racconta la sua storia familiare –
l’uccisione del padre Luigi Calabresi, commissario di polizia – e quella di
altre vittime del terrorismo. Il suo secondo libro “La fortuna non esiste”,
racconta l’America alle prese con la crisi economica mondiale. Calabresi ha
lavorato per l’Ansa e Repubblica, prima di arrivare a La Stampa come
corrispondente da New York. L’appuntamento si svolge nell’ambito degli incontri
con i direttori delle principali testate giornalistiche italiane, promossi dal
Centro italiano dell’ateneo berlinese e dall’IIC. (Inform)
A Colonia nuovo ufficio della Camera di Commercio Italiana per la Germania
Colonia - Il 1°
gennaio 2010 la Camera di Commercio Italiana per la Germania (CCIG) ha aperto
un ufficio regionale a Colonia, con sede presso il Consolato Generale d’Italia.
L’ufficio viene rappresentato dal Dr. Joachim Henneke, ex-presidente del
consiglio amministrativo della fiera di Essen e amministratore delegato della
società Dr. J. Henneke Consulting GmbH di Düsseldorf.
"L’obiettivo
del nuovo ufficio regionale a Colonia è di intensificare le relazioni
commerciali tra l’Italia ed il Nord Reno Vestfalia", come dichiara il
Segretario Generale della Camera di Commercio, Claudia Nikolai. La regione Nord
Reno Vestfalia è oggigiorno uno dei più importanti partner commerciali tedeschi
per l’Italia: le importazioni in Italia rilevano un incremento costante dal
2003 con una media annua del 5,12%. Le esportazioni italiane verso la regione
più popolata in Germania sono cresciute con una media annua del 6,85% nello
stesso periodo.
Il Nord Reno
Vestfalia ha una forte rilevanza in Europa dal punto di vista economico: la
regione produce da solo il 22% del reddito totale tedesco, e grazie alle fiere
di Colonia, Düsseldorf, Essen e Dortmund ha un ruolo fondamentale nel panorama
fieristico internazionale.
“Essere presente
con una sede operativa nel Nord Reno Vestfalia - ha tenuto a sottolineare
ancora Claudia Nikolai - rappresenta un forte vantaggio per le attività
camerali e l’incentivazione dell’interscambio italo-tedesco”. (ItalPlanet News)
Incontro con la poetessa Patrizia Cavalli mercoledì all’IIC di Monaco
di Baviera
L'Istituto
Italiano di Cultura di Monaco di Baviera invita all'incontro con la
poetessa Patrizia Cavalli, che presenterà le sue poesie tratte dalla raccolta
»Diese schönen Tage. Ausgewählte Gedichte 1974-2006« (Hanser Verlag 2009).
L'evento avrà luogo mercoledì 10 febbraio 2010, alle ore
19, nella sala conferenze dell'Istituto Italiano di Cultura,
Hermann-Schmid-Straße 8 a Monaco di Baviera.
Moderazione e
traduzione: Piero Salabè. In lingua italiana e tedesca. Ingresso libero, con
prenotazione attraverso la pagina internet www.iicmonaco.esteri.it nella
rubrica “Calendario” oppure a stampa.iicmonaco@esteri.it, oppure tel. 089 74 63
21-26
Organizzatori:
Istituto Italiano di Cultura, Carl Hanser di Monaco di Baviera e Stiftung
Lyrik Kabinett di Monaco di Baviera
Patrizia
Cavalli si è affermata come la più significativa poetessa italiana
contemporanea. Nelle sue poesie, tratte dal vissuto quotidiano, ma non per
questo meno sublimi, tono e stile si mescolano in un modo
misterioso e inconfondibile. Scorci di vita romana si avvicendano a
epigrammi pungenti e poesia filosofica.
»Una lingua
- trova Giorgio Agamben - che non è più né inno né elegia, ma che
nella sua marcia sonnambolica tocca e palpa i contorni esatti
dell'essere.«
Patrizia
Cavalli, nata a Todi (Umbria), vive a Roma. Ha pubblicato volumi di poesie e
racconti e tradotto Shakespeare. Per le sue liriche, tradotte in più lingue, è
stata insignita di numerosi premi. IIC-München, de.it.press
Norimberga. L’Italia alla Spielwarenmesse 2010 (4-9 febbraio)
Norimberga - Dal 4
al 9 febbraio la fiera del giocattolo “Spielwarenmesse” apre a Norimberga i
suoi battenti ad un pubblico internazionale ed altamente qualificato.
All’appuntamento più importante a livello mondiale partecipano quasi 2.700
espositori provenienti da 59 Paesi su una superficie complessiva di 160.000m².
La quota degli espositori esteri ammonta al 67% ed è estremamente alta. Anche
sul lato dei visitatori l’internazionalità, che supera il 50%, è notevole. Nel
2009 sono stati registrati 75.000 visitatori da 115 Paesi.
L’Italia, che
espone al padiglione 12.0 stand E 15/D 14, gioca un ruolo di particolare
importanza per la Spielwarenmesse: dopo la Cina, infatti, rappresenta
numericamente la più grande partecipazione (164 espositori). Nel 2009, è stata,
inoltre, in testa alle delegazioni estere per il numero di visitatori, con
3.925 presenze. Da rilevare che le 10 delegazioni più numerose provengono quasi
esclusivamente dai Paesi UE.
Nell’ambito di
questo scenario, l’Istituto nazionale per il Commercio Estero – I.C.E. – e
l’Associazione italiana di categoria – Assogiocattoli - intendono promuovere
l’industria italiana del giocattolo, sottolineandone l’importanza a livello
mondiale. L’organizzazione di una prima partecipazione collettiva alla Spielwarenmesse
rappresenta, pertanto, il punto di partenza per una presenza futura ancora più
incisiva e diversificata, attraverso il coinvolgimento di altri segmenti del
comparto.
Il mercato tedesco
del giocattolo da anni presenta andamenti stabili. Nel 2008, il
fatturato
realizzato dal commercio è cresciuto del 2,7%, per un totale di 2,29 mld. di
Euro. Per il 2009,
i risultati non sono ancora disponibili, si prevede un ulteriore aumento–
nonostante la crisi finanziaria.
Nel 2008, le
importazioni tedesche sono state pari a 7,2 mld. di Euro (+ 20% nei
confronti del
2007). Nel periodo gennaio – settembre 2009, hanno invece registrato una
diminuzione dell’8%.
Nel 2008, l’import
dall’Italia è ammontato a 95,6 milioni di Euro. Nei primi 9 mesi 2009 è
aumentato del 5%. L’Italia si è posizionata, nella classifica dei principali
Paesi fornitori, al 6° posto, con una quota, nel 2008, pari all’1,3%. Il
maggiore Paese fornitore per il mercato tedesco rimane la Cina: la quota sul
totale delle importazioni è del 50%. Seguono i Paesi Bassi con una quota del
20%. Ice, de.it.press
Ultimo giorno per la fiera "Fruit Logistic" di Berlino. La
presenza della Puglia.
Berlino- La Puglia
è presente alla fiera "Fruit Logistic", appuntamento clou dell’ortofrutta
mondiale, in corso a Berlino fino al 5 febbraio. Vetrina fondamentale dei
prodotti e servizi in campo ortofrutticolo, la fiera tedesca rappresenta il più
importante momento di confronto fra gli attori del mercato e per promuovere
contatti con gli operatori esteri del commercio all’ingrosso e al dettaglio.
L’assessorato alle
Risorse Agroalimentari, insieme a Unioncamere Puglia e l’Istituto per il
Commercio europeo di Bari, ha curato la presenza della Puglia con l’obiettivo
di rafforzare il protagonismo dell’ortofrutta pugliese sul mercato tedesco ed
europeo.
La Puglia è la
prima Regione del Mezzogiorno ad esportare prodotti agroalimentari in Germania,
primo Paese destinatario dell’export agricolo italiano e pugliese fra gli Stati
dell’area euro, ed eccellente trampolino di lancio per i mercati vicini
dell’Europa centrale ed orientale.
Secondo i dati
Istat, la media produttiva annua dell’ultimo decennio si attesta intorno alle
42 mila tonnellate di frutta, ortaggi e verdure prodotte nella campagna del
Tavoliere, della Murgia, del Sud-Est barese e del Salento.
Sono 18 le aziende
presenti a "Fruit Logistic", rappresentative del paniere dei prodotti
agroalimentari pugliesi, in cui la parte da leone è svolta proprio
dall’ortofrutta. Un paniere straordinariamente ricco, con 9 DOP riconosciute, 3
IGP riconosciute ed una in protezione transitoria per l’Uva di Puglia; 26 DOP e
6 IGP per i vini pugliesi e i 220 prodotti "tradizionali" riportati
nell’Atlante dei prodotti tipici agroalimentari di Puglia.
Tutto questo sarà
al centro di un’apposita conferenza con la stampa europea ed italiana, in cui
verranno illustrate le caratteristiche, le proprietà e le cifre legate ai
prodotti agroalimentari pugliesi, sulla cui qualità e tracciabilità
l’assessorato ha inteso imprimere un’azione più decisa.
"La qualità
rimane infatti la nostra frontiera di riferimento per provare ad uscire dalla
crisi", sottolinea l’assessore Dario Stefàno. "Perché proprio sulla
qualità e sulla tracciabilità della filiera si può giocare il futuro della
produzione agroalimentare pugliese, e guadagnare fette sempre più importanti
nel mercato tedesco e dell’Est Europa".
L’assessore
Stefàno sarà presente a Berlino all’appuntamento con la stampa, in programma
oggi 5 febbraio nello spazio Ice, dove si parlerà anche degli accordi con la
Grande Distribuzione Organizzata tedesca. (aise)
All’Ortofrutta di Berlino lanciato il progetto Piemonte AgriQualità
Dal 3 ad oggi 5
febbraio quattro organizzazioni di produttori e dieci imprese/cooperative regionali
presentano le loro “eccellenze a Berlino per Fruit Logistica
Berlino - Il primo
appuntamento all’estero dell’ortofrutta piemontese nel 2010 è Fruit Logistica,
la fiera internazionale che Berlino ospita dal 3 al 5 febbraio. Un evento
irrinunciabile per l’agroalimentare regionale, che ha in Germania il suo
secondo mercato di riferimento, dopo la Francia. Sono tornati quindi i
protagonisti dell’edizione 2009: quattro Organizzazioni di Produttori (Lagnasco
Group, Asprofrut, Ortofruit Italia, della provincia di Cuneo e As.Pro.Pat della
provincia ai Alessandria) e 10 imprese/cooperative, tutte della Granda
(Gullino, Rivoira, Kiwi Uno, RKMarketing, Sanifrutta, Aurum Fruit, Sepo, Avi,
Ponso e Vanzetti Fruit). La partecipazione è coordinata dal Centro Estero per
l’Internazionalizzazione (Ceipiemonte) su incarico dell’Assessorato
all’Agricoltura della Regione Piemonte.
Tre giorni
dedicati ai prodotti ortofrutticoli, ma anche alla logistica del settore e alle
tecniche di conservazione dei prodotti. Fruit Logistica è meta ogni anno di
produttori, importatori/esportatori, commercianti all’ingrosso e al dettaglio,
industrie del packaging, trasportatori e istituzioni: l’edizione 2009 ha visto
la partecipazione di quasi 2.300 espositori provenienti da 78 Paesi e di oltre
50.000 visitatori provenienti da 120 Paesi diversi.
Nello spazio
espositivo istituzionale della Regione, è possibile degustare alcune specialità
del territorio, in parte omaggiate, come i vini, salumi e formaggi
dell’alessandrino offerti da As.Pro.Pat, i vini del Consorzio di Tutela Vini
Doc Colline Saluzzesi, dei Poderi “La Collina” e di Fontanafredda, la frutta di
Lagnasco Group, i cioccolatini della Venchi e l’Asti Spumante omaggiato dal
Consorzio dell' Asti DOCG.
Il Piemonte, con
19.000 aziende frutticole, 12.000 orticole e 1.800 dedicate solo alla
coltivazione di patate, è tra le realtà ortofrutticole più significative
d’Italia: è il primo produttore nazionale di nocciole e il secondo di kiwi e
frutti di bosco. Su circa 52.000 ettari di terreno (il 5% della superficie
agricola totale della regione), sono prodotte ogni anno 450.000 tonnellate di
frutta (in particolare kiwi, mele, pesche, mele) e oltre 350.000 tonnellate di
verdura (fagioli, patate, cipolle, zucchine, peperoni).
Numerose le eccellenze,
come la Nocciola del Piemonte e la Castagna Cuneo, che hanno già ricevuto l’IGP
(Indicazione Geografica Protetta), o la Fragola Cuneo, la Mela Rossa Cuneo, i
Piccoli Frutti e il Marrone della Val Susa che hanno avviato l’iter di
riconoscimento del prestigioso marchio europeo.
La promozione
agroalimentare piemontese in Germania punta quindi sull’ortofrutta, ma anche su
altre “anime” dell’enogastronomia subalpina: dal 31 gennaio al 3 febbraio il
Piemonte ha infatti fatto tappa a Colonia, dove Ceipiemonte, su incarico della
Camera di Commercio di Cuneo, ha coordinato la partecipazione a ISM, più
importante fiera del dolciario in Europa. Mentre dal 21 al 23 marzo
Ceipiemonte, su incarico dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione,
coordinerà la partecipazione di una delegazione di imprese, associazioni e
consorzi piemontesi al Prowein di Düsseldorf, la più qualificata fiera della
Germania dedicata al comparto vini e liquori, un evento che nel 2009 ha
registrato 35.000 visitatori specializzati provenienti da tutto il mondo.
“Fruit Logistica è
uno degli appuntamenti internazionali strategici per il settore, consolidatosi
ormai negli anni - ha affermato l’Assessore all’Agricoltura del Piemonte, Mino
Taricco - e la nostra Regione non può dunque mancare a questo appuntamento con
l’obiettivo di costruire e rafforzare, insieme ai suoi produttori, ai consorzi
e alle organizzazioni di settore, l’immagine di qualità della nostra
frutticoltura. Quest’anno, in particolare, abbiamo lanciato il progetto
Piemonte AgriQualità, per promuovere la produzione agroalimentare piemontese,
dai prodotti già certificati DOP, IGP, DOC, DOCG, alle produzioni di nicchia
per le quali è la Regione stessa a coordinare un nuovo sistema di
certificazione”. (ItalPlanet News)
10 anni di attività culturale italo-tedesca a Schorndorf
L’associazione
culturale italo - tedesca Federico II di Svevia ha compiuto 10 anni. Compito
primario è di far conoscere la figura di questa grande Imperatore italo-svevo
della dinastia degli Staufen. Agli aspetti storico-politici è abbinata la
promozione delle Marche, Puglia, Basilicata e Sicilia, regioni che vantano
castelli e musei federiciani.
L’associazione
Federico II di Schorndorf, cittadina di 40.000 abitanti situata ad una trentina
di chilometri ad est di Stoccarda, è una delle piú giovani, ma anche una in cui
la presenza italiana è maggioritaria rispetto ai soci tedeschi. Di regola il
rapporto è inverso. La partecipazione italiana è sempre molto scarsa.
Grazie però
all’instancabile opera del presidente-fondatore Michele Custodero,
l’associazione di Schorndorf è riuscita ad inserirsi nel tessuto culturale sia
locale tedesco e sia in quello metropolitano italiano, in modo particolare in
Puglia, regione di origine del fondatore dell’associazione.
Sono stati
promossi incontri e scambi italo-tedeschi tesi a far conoscere Federico II
attraverso l’intervento di grandi studiosi e viaggi in Italia.
La proposta di
percorrere itinerari dei castelli federiciani in Puglia e Basilicata ha
movimentato nel corso degli anni qualche migliaio di tedeschi di Schorndorf e
dintorni.
A quest’attività
di promozione di turismo culturale è particolarmente interessata la Regione
Puglia che attraverso la sua ex consulta dell’emigrazione, oggi Consiglio
generale dei pugliesi nel mondo, stanzia contributi a favore di simili
associazioni.
Il capitolo di
spesa a favore dell’emigrazione pugliese nel mondo si aggira annualmente
intorno a 1,5 milioni di euro.
Su questo capitolo
ricade tutta l’attività pro-emigrazione, compresa quella degli stage per
giovani cuochi di origine pugliese residenti all’estero.
Ogni anno,
infatti, la Regione offre corsi di arte culinaria pugliese, al fine di poterla
diffondere nei paesi di emigrazione.
Le richieste di
stage in Puglia passano attraverso le FAP ovvero le Federazioni Associazioni
Pugliesi.
Altri particolari
nel presente servizio audio: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=5939332/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/16m23jp/index.html
Tony Màzzaro SWR
International/Sezione italiana
(de.it.press)
Monaco di Baviera
- Numerose le iniziative di interesse per i connazionali residenti a Monaco di
Baviera e dintorni segnalate dalle Pagine Italo-tedesche di Claudio Cumani per
il mese di febbraio.
Sino al 14 febbraio prosegue l’evento
dedicato alla musica popolare alpina ed europea “Volksmusik Tage” presso la
Wirtshaus im Fraunhofer (Fraunhoferstr. 9). Il programma completo è disponibile
sul sito: www.volksmusiktage.com.
Prosegue sabato 6 febbraio la rassegna “Cinema
e storia 3 – L’Italia alle soglie del nuovo millennio” con il film “Samir” di
Francesco Munzi, alle ore 17 presso la Stadtbibliothek di Gasteig
(Rosenheimerstr. 5). La pellicola sarà seguita da una relazione di Sandro
Pinarello intitolata “L’immigrazione in Italia”, alle ore 19.15. La rassegna
proseguirà il 27 febbraio con il film di Paolo Virzì “Tutta la vita davanti” –
ore 17 – seguito dalla relazione di Norma Mattarei sull’ “Inquietudine nel
mondo del lavoro”.
Sempre sabato 6 febbraio, alle ore 18, presso
la Steirer Stub’n in Bürger Haus di Karlsfeld è in programma una festa di
carnevale con il gruppo musicale italiano “Italia 2” e il gruppo di danza
brasiliana “Tropical Dance”. Per prenotazioni rivolgersi a Michele Fezzuoglio
(089-531166 o 08131-92539), Antonietta Nardiello (08131-97405) o Assunta
Lombardi (08131-93816).
Domenica 7 febbraio il consueto appuntamento
con “Il laboratorio dell’italiano”, a Monaco presso la Haus-Olymp
(Elisabeth-Kohn-Str. 29) per migliorare le competenze dei bambini bilingui:
dalle ore 10.30 alle 11.15 l’appuntamento per i bambini fino ai 5 anni e mezzo
e dalle ore 11.15 alle 12.30 per i bambini sino ai 10 anni. Per informazioni
rivolgersi a Marinella Vicinanza-Ott (maviott@arcor.de ).
Mercoledì 10 febbraio alle ore 19 è previsto
all’Istituto Italiano di Cultura un incontro con la poetessa Patrizia Cavalli,
moderato e tradotto da Piero Salabè, mentre alle 21 seguirà presso la
Muffathalle (Zellstr. 4) lo spettacolo di Beppe Grillo – l’ingresso è
consentito dalle ore 20, per informazioni: andrea.petricca@ohmysweet.com.
Ancora un appuntamento all’IIC venerdì 12
febbraio alle ore 18 con gli “Incontri di letteratura spontanea”, in cui i
presenti sono invitati a leggere poesie o racconti. Nel corso della serata sarà
assegnato il premio letterario ad Agnese Fiorani in Muhm. L’ingresso è
gratuito. Seguirà, sempre all’IIC, alle ore 19.30, una conferenza di Peter
Krückmann, direttore dei musei del Bayerische Schlösserverwaltung
sull’architetto Galli Bibiena e i suoi lavori in Europa.
Sabato 13 febbraio al Centro Parrocchiale St.
Anna di Karlsfeld – ore 17 – è prevista una Festa di carnevale con musica a
cura dei “Duo per caso”, fino alle ore 22. L’organizzazione è a cura del
circolo ACLI di Karlsfeld.
Dal 17 al 20 febbraio è in programma presso
la Kardinal Wetter Haus di Monaco (Mandlstr. 23) una settimana dedicata alla
storia delle relazioni tra Italia e Baviera. Programma e informazioni sono
disponibili all’indirizzo: http://www.katholische-akademie-bayern.de.
Dal 23 febbraio al 27 aprile segnalata una
retrospettiva sul cinema di Lina Wertmüller presso il Filmmuseum cittadino
(St.-Jakobs-Platz 1).
Infine, domenica 28 febbraio si rinnova
l’incontro con “Il laboratorio dell’italiano”. Per informazioni:
maviott@arcor.de. (Inform)
Monaco di Baviera. “Sono laureata in Beni Culturali e cerco lavoro”
Cari Tutti, sono
in cerca di lavoro. Mi offro come insegnante di italiano (presso una famiglia
italiana con bambini a cui si voglia insegnare bene la lingua italiana o anche
presso una famiglia tedesca o in un altro genere di contesto) o per un’altra
opportunità in cui sia richiesta una formazione scolastica di livello elevato.
Ho dimestichezza
con il tedesco, essendo qui a Monaco da un anno.
Mi interessano
anche offerte di lavoro in attività commerciali di italiani o di tedeschi in
cui possa essere comunque utile l’esperienza accumulata negli ultimi anni.
A tal proposito,
voglio informarvi che sono laureata in Beni Culturali e in possesso della
certificazione europea ECDL per l’utilizzo degli applicativi software nella
gestione d’ufficio; pertanto, se qualche
azienda o piccolo imprenditore o artigiano avesse bisogno di qualcuno che debba
gestire dati di attività tramite strumenti informatici o anche per il semplice
disbrigo di pratiche di segreteria (fatturazioni, gestione di archivi, etc.),
sono disponibile per un colloquio.
Aggiungo, per
terminare, che sono pittrice, fumettista e specializzata in grafica da 17 anni,
con diverse esperienze nel campo della produzione di arti visive, della grafica
pubblicitaria e della decorazione.
Potete contattarmi
ai seguenti recapiti: handy: 015777274694, e-mail:
tiziana.longo@gmail.com. Ringrazio in anticipo tutti quanti per l’attenzione
prestatami. Cordiali saluti. Tiziana Longo (de.it.press)
Le relazioni economiche tra Alto Adige e Germania. Il nuovo console tedesco
in visita a Bolzano
Bolzano - Le
relazioni economiche tra Alto Adige e Germania, lo scambio di lavoratori e i
problemi del traffico sono stati i temi trattati ieri, 1° febbraio, a Bolzano,
dal presidente della Provincia Luis Durnwalder nell’incontro con Jürgen
Bubendey, il nuovo console generale di Germania a Milano.
"Le relazioni
con la Germania sono eccellenti", ha sottolineato Durnwalder dopo
l'incontro a Palazzo Widmann con il console Bubendey, accompagnato dal console
onorario Gerhard Brandstätter.
La Germania è il
più importante partner commerciale nel settore dei prodotti dell'agricoltura e
rappresenta indubbiamente uno dei mercati principali anche nel turismo.
"Circa la metà dei nostri ospiti, dunque 2,5 milioni di visitatori ogni
anno, provengono dalla Germania", ha ricordato Durnwalder.
Si è parlato anche
dello scambio tra Alto Adige e Germania nel mercato del lavoro: "Un tempo
era a senso unico, con gli altoatesini che lasciavano la provincia, oggi il
rapporto è più equilibrato, vi sono almeno 5mila cittadini tedeschi che vivono
in Alto Adige", ha aggiunto Durnwalder.
Si è discusso
infine delle questioni riguardanti il traffico di transito nelle Alpi. "La
Germania – ha proseguito Durnwalder - ha ovviamente grande interesse ad un
collegamento ottimale sull'asse europeo nord-sud tra Berlino e Palermo e ha già
compiuto passi importanti per il trasferimento del traffico merci dalla strada
alla rotaia".
In questo contesto
la realizzazione del tunnel di base del Brennero "è un parte essenziale di
questo progetto di ammodernamento, - ha concluso - che può contare sul
necessario sostegno della Germania". (aise)
Il 21 marzo Giornata Internazionale contro le discrimazioni razziali.
Appello di Pollice
Scrive Giovanni
Pollice, Presidente del Consiglio Interculturale Tedesco e Direttore del
Dipartimento Politiche Migratorie presso
la Segreteria Nazionale del Sindacato Tedesco dei settori industriali
Minerario, Chimico ed Energetico (IG BCE):
“Il 21 marzo è la
‘Giornata Internazionale per l’eliminazione delle discrimazioni razziali’ delle
Nazioni Unite e ricorda il ‘massacro di Sharpville’, avvenuto il 21 marzo del
1960 ed in cui la polizia sudafricana uccise 69 manifestanti pacifici nella
township di Sharperville.
Ogni anno in
Germania ed in Europa si svolgono migliaia di manifestazioni nell’ambito delle
settimane internazionali contro il razzismo, con le quali si intende dare dei
segnali contro il razzismo e la xenofobia e per una società pacifica,
tollerante e aperta.
Il Consiglio
InterculturaleTedesco (Interkultureller Rat), che mi onoro di presiedere
insieme ad un mio collega tedesco, invita in occasione a prendere delle
iniziative, ad organizzare delle manifestazioni con l’obiettivo di informare e
sensibilizzare la popolazione su questo tema. Come ogni anno abbiamo elaborato
del materiale informativo; quest’anno per la prima volta una parte anche in
diverse lingue.
Allegato alle
presente vi rimetto la locandina in lingua italiana, pregandoVi di
sensibilizzare anche i nostri connazionali. Vedendo quello che succede in
Italia, ritengo che sia più che mai necessario.
Per superare il
razzismo occorre tanta fatica, disponibilità, condivisione. Per questo è
necessario continuare a lavorare su tutti i campi”. de.it.press
L’on. Mirko Tremaglia (Ctim): “Non siamo in disarmo”
Impossibilitato,
per motivi di salute della moglie, a partecipare al viaggio del Presidente
della Camera On. Gianfranco Fini negli Stati Uniti, il Segretario Generale
del Ctim (Comitato Tricolore per gli Italiani nel mondo) on. Mirko Tremaglia ha
mandato un messagio, in cui tra l’altro sottolinea il lavoro degli Ctim, “che
dal 1968 operano in ogni parte del mondo, non solo per l’Italia, ma per la
giustizia sociale e per la difesa dei più umili, opponendosi a quanti compiono
azioni incivili contro l’emigrazione, in particolare volendo noi ovunque
cancellare il reato ‘inventato’ di emigrazione clandestina e dovendo difendere
invece sempre quanti osservano le leggi degli Stati che li accolgono.
Abbiamo, come
Italiani, sofferto anche noi discriminazioni, ingiustizie e soprusi in ogni
parte del mondo – scrive Tremaglia -. Ci siamo opposti e abbiamo vinto nella
storia raggiungendo il trionfo di cambiare la Costituzione e dare il voto
politico a più di 4 milioni di cittadini nostri residenti all’estero. Per
queste ragioni al sottoscritto il Sindaco del Comune di Bergamo, Dr. Franco
Tentorio, ha conferito solennemente la Medaglia d’Oro con quella motivazione.
Abbiamo donato
agli Italiani, che avevano attraversato difficoltà e subito umiliazioni -
talvolta ignobili e totalmente ingiuste - da chi li voleva colpire con il
potere, questa eccezionale soddisfazione del voto, a loro concesso per eleggere
Senatori e Deputati nel Parlamento italiano.
Ma vi sono,
altresì, di grande valore anche internazionale, ben 395 Parlamentari di origine
italiana in varie parti del mondo. Questi Parlamentari costituiscono un punto e
un momento straordinario nell’interesse specifico dell’Italia, valutando la
possibilità di una collaborazione nostra con tutti i Paesi, dove sono stati
eletti. Per fare questo, noi dobbiamo rendere attivo lo strumento di confronto
e di collaborazione con tutti questi Paesi, facilitando il colloquio e la
discussione anche su argomenti specifici, da quelli culturali a quelli
economici e del lavoro, attraverso lo strumento della elezione nel Parlamento
italiano della Commissione Bicamerale per gli Italiani all’estero.
Ecco il grande
strumento, che va approvato, e non più ritardato, da Camera e Senato in Italia.
Per chi dice che siamo in disarmo, noi riaffermiamo sempre di più non solo i
nostri programmi, ma la nostra Organizzazione.
IL CTIM – Comitato
Tricolore per gli Italiani nel Mondo – nato nel 1968 ha affrontato e vinto le
più grandi battaglie della nostra gente, che da noi è stata convocata come gli
Scienziati e i Ricercatori, gli Esuli dell’Istria, Fiume e Dalmazia, gli
Imprenditori, gli Artisti, i Ristoratori, le Donne, i Missionari; è in piena
operatività nelle sue cariche e nella sue organizzazioni periferiche; dal 1°
gennaio è in atto il rinnovo del “Tesseramento 2010” con una tessera nuova che
riporta con la mia firma il mio cuore ed i miei sentimenti, che sono ricambiati
da tutti voi in modo eccezionale. Vi sono sempre da ogni Stato lontano toccanti
episodi che mi incoraggiano sempre più ad andare avanti e che mi commuovono”,
nota Tremaglia nel suo messaggio, per concludere, dopo diversi riferimenti a
personalitá di spicco, con una convinzione: “Siamo destinati a vincere,
certamente al di là dei Partiti”. De.it.press
I palestinesi non vogliono i pasdaran
La Seconda guerra
mondiale non ha purtroppo segnato la fine di sanguinosi conflitti bellici
durante i quali si sono verificati episodi di genocidio. Ricordiamo l’Angola,
ricordiamo il massacro di milioni di esseri umani in Cambogia da parte dei
Khmer rossi, ricordiamo le terribili guerre tribali in Ruanda, le lotte cruente
per lo smantellamento dell’ex Jugoslavia e lo sterminio dei cristiani nel Sudan
meridionale. E naturalmente non possiamo dimenticare i crimini compiuti dal
regime stalinista contro i popoli dell’ex impero sovietico. Eppure
l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha deciso di dedicare una giornata alla
memoria della Shoah degli ebrei d'Europa.
Che cosa
differenzia lo sterminio degli ebrei da altre tragedie della storia umana
avvenute nel ventesimo secolo? La differenza non sta solo nell’inconcepibile
numero di vittime e nella ferocia con la quale questo eccidio è stato
perpetrato ma anche nell’assenza dei motivi all'origine dei massacri e dei
genocidi conosciuti nel secolo scorso.
I nazisti infatti
non trucidarono gli ebrei perché volevano impossessarsi dei loro territori (gli
ebrei non possedevano alcun territorio), né perché erano seguaci di un diverso
credo religioso (i nazisti e i loro complici erano atei, nemici di qualunque
fede religiosa). Non li sterminarono neppure per impossessarsi dei loro averi
(la maggior parte degli ebrei era povera e chi possedeva qualcosa vi avrebbe
probabilmente rinunciato per avere salva la vita), né tanto meno per motivi
ideologici in quanto gli ebrei non detenevano un'ideologia a loro peculiare. I
nazisti non volevano nemmeno trasformare gli ebrei, che mai prima di allora
erano stati catalogati come una «razza» a sé stante, in schiavi. Li consideravano
alla stregua di «microbi» e per questo li distrussero con tanta efferatezza e
puntigliosità. Lo sterminio, inoltre, non fu perpetrato nella sola Germania ma
in tutti i Paesi sotto occupazione nazista, talvolta con l’aiuto, o per lo meno
con il silenzioso consenso, dei popoli conquistati che pure soffrivano sotto il
giogo della dominazione tedesca. La Shoah fu perciò innescata da un meccanismo
assurdo e fantasioso che attribuiva agli ebrei colpe inventate, da una
distorsione mentale che generò un odio inspiegabile, bruciante e immotivato. Un
odio che probabilmente non fu soffocato con la sconfitta del nazismo e del
quale, sessantacinque anni dopo la liberazione del campo di sterminio di
Auschwitz, ancora si intravedono segnali terrificanti. Occorre pertanto restare
allerta affinché questo odio, le cui conseguenze potrebbero essere devastanti,
non si ridesti, né verso gli ebrei né verso altri popoli. Per questo
l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha ritenuto giusto commemorare la memoria
della Shoah piuttosto che dedicare una giornata generica a tutte le tragedie
umane.
I leader
israeliani, con la loro partecipazione alle cerimonie ufficiali tenutesi nelle
varie capitali europee nel Giorno della Memoria, non solo hanno cercato di
rafforzare le difese naturali contro i fenomeni di antisemitismo che ancora
sopravvivono qua e là nel mondo ma anche di ottenere sostegno politico contro
la politica di armamento nucleare dell'Iran che, periodicamente, lancia minacce
contro Israele e proclama di volerlo cancellare dalla faccia della terra.
L'Iran non è la
Germania nazista. Il suo regime politico, la sua ideologia e naturalmente il
suo potenziale bellico ed economico sono ben diversi da quelli dello Stato
hitleriano. E l'Israele moderno non ricorda le deboli comunità ebraiche sparse
in passato in Europa. Israele oggi non solo è in grado di difendersi da sé ma
anche di causare gravi danni ai suoi nemici. Eppure, nonostante la differenza
sostanziale tra l’Iran moderno e la Germania nazista, le autorità iraniane
hanno adottato una bizzarra e totale opposizione all'esistenza di Israele, una
presa di posizione che potrebbe farli precipitare nel meccanismo responsabile
di aver generato l’odio abissale verso gli ebrei all'epoca della Shoah. Quando
l’Iran possiederà armi atomiche, malgrado la sua debolezza e vulnerabilità, non
è da escludere che, come la Germania nazista, possa essere risucchiato in un
vortice di follia aggressiva che rischierebbe di provocare una sciagura
terribile per lo Stato di Israele.
Nessuno può
garantire che le sanzioni decretate dalla comunità internazionale nei confronti
dell’Iran riusciranno a convincere i suoi leader a desistere dalla corsa alla
produzione di armi nucleari. E un tentativo di distruggere militarmente il suo
potenziale atomico potrebbe coinvolgere Israele in una lotta sfiancante e
prolungata alla quale si unirebbero forse anche altri nemici dello Stato
ebraico. Sono perciò molti coloro che ritengono che l'unica via giusta e morale
per neutralizzare la minaccia iraniana sia quella di siglare un accordo di pace
con i palestinesi.
La scorsa
settimana, durante una preghiera pubblica a Ramallah alla quale hanno preso
parte tutti i capi dell'Autorità palestinese, il ministro della Religione
palestinese ha tenuto un sermone che ha destato speranza. Davanti alle
telecamere si è pronunciato in maniera forte e risoluta contro l'ingerenza
iraniana nel conflitto tra Israele e il suo popolo esprimendosi, più o meno,
nei seguenti termini: «Che c'entrate voi con questo conflitto? Noi non abbiamo
bisogno del vostro patrocinio né del vostro sostegno. Anziché aiutare noi e gli
israeliani a giungere alla soluzione generalmente accettata da tutti, ovvero
due Stati per due popoli, voi non fate che inasprire lo scontro. Spinti da
motivi estranei al conflitto incoraggiate e sobillate l’estremismo di Hamas
provocando così la reazione violenta di Israele, aggravando la nostra
sofferenza e allontanando la conclusione alla quale noi tutti auspichiamo. Mai
un vostro soldato ha versato sangue per il nostro popolo, a differenza di
migliaia di soldati egiziani il cui governo ha stretto un patto di pace con
Israele».
La leadership
palestinese sa bene che se l'Iran dovesse lanciare un’atomica contro Israele
anche il suo popolo ne soffrirebbero terribilmente. Un'eventuale pace tra
Israele e i palestinesi neutralizzerebbe invece il veleno dell’odio iraniano e
spezzerebbe il fantasioso meccanismo politico che lo porta a identificare
Israele con il male totale, o il «piccolo satana» che occorre annientare a ogni
costo. Un fronte comune a israeliani e palestinesi potrebbe spingere il popolo
iraniano, che in un passato non lontano manteneva buone relazioni con lo Stato
ebraico, a ribellarsi alla follia che pare essersi diffusa nella sua dirigenza.
Un’azione bellica israeliana o americana rischierebbe di provocare un
pericoloso peggioramento della situazione, prolungherebbe e intensificherebbe
la sofferenza in questa regione tanto sensibile del mondo. Una conclusione
pacifica del conflitto israelo-palestinese, viceversa, sarebbe di gran lunga
più efficace di qualunque iniziativa militare. AVRAHAM B. YEHOSHUA LS 3
Il PD Svizzera sul referendum del 7 marzo: “Fermare questa deriva sociale”
I quesiti posti in
votazione alle prossime elezioni referendarie svizzere del 7 marzo
rappresentano un momento importante per il futuro della Confederazione. In
particolare quello che attiene alla riduzione del tasso di conversione della
legge di previdenza professionale (Secondo pilastro) rischia di avere degli
effetti nefasti sulle future rendite delle lavoratrici e dei lavoratori, se
dovesse essere accettato nella proposta licenziata dal parlamento. Una
riduzione del tasso di conversione delle rendite dal 7.2% al tasso del 6.4% a partire dal 2011
ridurrebbe l’entità mensile e una perdita annua di migliaia di franchi per le
lavoratrici e per i lavoratori.
Nel modello
pensionistico svizzero la legge federale sulla previdenza professionale per la
vecchiaia, i superstiti e l’invalidità prevede due forme di contribuzioni. Tra
queste la rendita del secondo pilastro, oggetto del referendum, è determinata dal salario accumulato nella
vita lavorativa, che al raggiungimento del pensionamento viene tradotta in una
rendita utilizzando il tasso di conversione. Questo calcolo concorre a
determinare la rendita annuale che riceverà ogni persona assicurata.
Il Partito
democratico in Svizzera ha avviato una campagna d’informazione tra la comunità
italiana per far conoscere gli effetti che questo referendum avrà sullo stato
sociale e sulla qualità della vita dei futuri pensionati e fa appello alle
organizzazioni sensibili ai valori della giustizia sociale, ai movimenti ed
alle forze politiche e sindacali progressiste ad organizzarsi contro questa
scelta penalizzante per quelle categorie sociali meno protette. Nel circolo del
PD di Dietikon, nella periferia di Zurigo, il fine settimana scorsa si è tenuta
un’assemblea pubblica alla quale hanno partecipato il sindacalista Salvatore
Loiarro, dell’INCA- CGIL di Zurigo, ed il segretario Michele Schiavone assieme
ai dirigenti locali. Allarmante è stato il diffuso stato d’animo dei tanti
intervenuti nel dibattito, che temono di veder ridotte le proprie rendite dopo
una lunga vita di lavoro e di conseguenza, di veder rimessi in discussione i
propri progetti di vita.
Siamo di fronte ad
uno scenario inaccettabile per le forze progressiste e di sinistra e delle
associazioni di stranieri, per le
associazioni delle consumatrici e dei consumatori che si sono schierate a
fianco del sindacato UNIA, il sindacato che ha lanciato con notevole successo
il referendum contro questa manovra, raccogliendo oltre 200’000 firme. Su
questo referendum i sondaggi non sono ancora stati resi pubblici. Memori degli
ultimi disorientamenti referendari di novembre scorso, il Pd in Svizzera lancia
un appello all’impegno comune per fermare questa deriva sociale e
l’impoverimento al quale andrebbero incontro i futuri pensionati. PD-Svizzera
Bce: "Inflessibili sul patto di stabilità"
Dall'Europa mano
tesa alla Grecia: «Sì agli obiettivi per il risanamento» - Trichet, allarme per
la disoccupazione
In «molti paesi»
dell’aera euro si stanno registrando rapidi e elevati peggioramenti dei deficit
di bilancio e degli indebitamenti, ed è «della massima importanza che ogni
paese definisca chiaramente le strategie di uscita e risanamento per il periodo
prossimo». Lo ha affermato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet,
durante la conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo.
Tuttavia Trichet
ha voluto anche ribadire che come insieme, rispetto ad altre economie l’area
euro ha mostrato una migliore capacità di resistenza su questo fronte. Secondo
le previsioni del Fondo monetario internazionale, il deficit di bilancio
dell’Unione monetaria salirà al 6 per cento del Pil, ha ricordato Trichet,
mentre negli Usa raggiungerà il 10 per cento. «Il rispetto totale del patto di
stabilità e di crescita è vitale» ha detto Trichet, sottolinenando «come un
alto livello dei debiti e dei deficit pesino sulla politica monetaria dell’area
dell’euro». Molti Stati membri di Eurolandia, sottolinea Trichet, «devono far
fronte ad un aumento dei debiti e dei deficit importante che crescono
rapidamente. E questi alti livelli pesano sulla politica monetaria dell’area
dell’euro e rischiano di sminuire il Patto di stabilità che è una pietra
miliare dell’Ue. È di un’importanza capitale che ogni Stato membro definisca
una strategia di risanamento dei conti pubblici» da iniziare «entro il 2011 e
che superi l’aggiustamento annuale dello 0,5% del pil. La priorità deve essere
posta su un taglio della spesa pubblica».
Da sempre la Bce
«è stata inflessibile nella difesa del Patto di Stabilità. Anche nel 2004-2005,
quando alcuni paesi chiedevano di attenuare significativamente i vincoli, ci
siamo opposti rispondendo che l’Unione Economica e Monetaria è basata su questo
pilastro».
Per aiutare il
mercato del lavoro, ha proseguito, Trichet, «la sfida chiave è accelerare sulle
riforme strutturali: è urgente portare più competizione e più innovazione» in
modo da creare «nuove opportunità di business» anche perché «la disoccupazione
nell’area euro continuerà ad aumentare, indebolendo i consumi».
I governatori
della Banca centrale europea, inoltre, hanno spiegato di appoggiare gli
obiettivi di risanamento sui conti pubblici previsti nel piano di risanamento
del governo della Grecia, e «ora ci attendiamo fiduciosi che il governo
prenderà tutte le decisioni per centrare questi obiettivi». LS 4
“Legittimo impedimento”. On. Garavini: “Un’immunità mascherata per sfuggire
ai processi“
“Questo
provvedimento è un’immunità di Stato mascherata che permette al premier e ai
ministri di sfuggire ai processi anche se imputati.” L’on. Laura Garavini ha
così criticato la proposta di legge sul legittimo impedimento nel corso del suo
intervento in aula durante la discussione generale del provvedimento. “Con la
scusa degli impegni di governo, questa legge”, ha affermato la capogruppo PD in
Commissione Antimafia “sospenderà i processi e farà dei giudici dei
“passacarte” costretti a prendere atto dell’impedimento del premier e a rinviare
un’udienza dopo l’altra”. “L’immunità garantita da questa legge”, ha
sottolineato l’on. Garavini “varrà anche nei casi in cui l’imputato
‘eccellente’ è indagato per reati legati alla criminalità organizzata. Davanti
ad un reato di mafia”, ha affermato la deputata PD eletta all’estero “non si
sospendono i processi. Per nessuno. Ed un rappresentante di Governo imputato di
un reato così grave non dovrebbe opporre nessun impedimento all’accertamento
dei fatti”. De.it.press
Quando ho iniziato
a ricostruire gli squilibri fra le regioni italiane, a raccogliere le cifre per
il mio libro, non mi aspettavo un risultato così clamoroso: 50,6 miliardi
all’anno è una cifra grossa, è l'equivalente di due o tre finanziarie.
Eppure è questo
l'ordine di grandezza del flusso di risorse che, silenziosamente, ogni anno
lascia le regioni del Nord e si dirige prevalentemente verso il Sud e il Lazio.
Di questi 50
miliardi, 20 sono dovuti al fatto che il resto del Paese è meno efficiente
nell’erogazione dei servizi pubblici; 18 sono dovuti al fatto che il resto del
Paese si permette una maggiore evasione; e 12 sono dovuti al fatto che nel
resto del Paese la spesa pubblica discrezionale è eccessiva. La somma di queste
tre voci fa, appunto, 50 miliardi di euro all’anno, che il Nord potrebbe
recuperare se ci fosse un po’ più di giustizia territoriale. Scoprire tutto
questo è stato uno choc anche per me, se non altro perché il calcolo che
conduce a questa cifra non è stato condotto ipotizzando un federalismo fiscale
spinto, o radicale, o egoista, bensì immaginando il più solidarista fra gli
infiniti federalismi possibili. Se avessi assunto un modello di federalismo
poco o per niente solidarista il credito del Nord sarebbe risultato ancora
maggiore, circa 80 miliardi all'anno.
E tuttavia
attenzione. Ricostruendo i conti di ogni regione italiana, e facendolo
separatamente per l'evasione fiscale, il parassitismo, gli sprechi nella
pubblica amministrazione, non si scopre semplicemente che esiste una enorme
ingiustizia nell’allocazione territoriale delle risorse, una ingiustizia che
penalizza il Nord e avvantaggia (soprattutto) il Sud, ma si scopre che esistono
altre linee di frattura, diverse da quella Nord-Sud, e che Nord e Sud non sono
affatto omogenei al loro interno.
Le regioni
autonome, ad esempio, sono meno virtuose delle regioni limitrofe a statuto
ordinario, sia al Nord sia al Sud. Ciò vale in modo particolare per Valle
d'Aosta e Trentino Alto Adige al Nord, per Sardegna e Sicilia al Sud. Ci sono
poi le differenze interne alle due grandi aree del Paese, il Centro-Nord e il
Sud. Il Centro-Nord ha le sue regioni relativamente viziose, come Liguria,
Umbria e Lazio. E il Sud ha le sue regioni relativamente virtuose, come la
Puglia e l'Abruzzo. Per non parlare delle differenze dentro le singole regioni,
che emergono quando si hanno dati a livello provinciale o comunale: nella
Campania sommersa dai rifiuti c'è anche Salerno, il comune capoluogo più
virtuoso in materia di raccolta differenziata.
Tutto questo non
cancella lo squilibrio Nord-Sud, che resta enorme e certamente va attenuato,
sia pure con saggezza e gradualità. Però ci mostra un lato importante del
problema politico del federalismo: se vuole far strada, il federalismo non può
fondarsi sul patriottismo efficientista del Nord, chiamato a una sorta di
guerra santa contro il Sud sprecone. E questo non tanto e non solo perché il
patriottismo del Nord provocherebbe una reazione uguale e contraria del Sud,
con la nascita di un contro-patriottismo conservatore e corporativo (il
«partito del Sud», di cui ogni tanto si sente parlare). Ma perché, se
l'obiettivo è ristabilire un po’ di giustizia territoriale, allora non possiamo
ignorare che alcuni territori del Nord hanno ancora molta strada da fare, e alcuni
territori del Sud ne hanno già fatta una parte. Insomma, è vero che il grosso
dell'aggiustamento che dovremo mettere in atto corre lungo la frattura
Nord-Sud, ma non si può ignorare che una parte non trascurabile di esso taglia
trasversalmente sia il Nord sia il Sud.
Visto da questa
angolatura il problema dei prossimi anni non è di spostare direttamente, con
atto d’imperio, risorse economiche da Sud a Nord, ma è di costruire un sistema
di premi e punizioni che renda conveniente per tutti diventare più efficienti,
più parsimoniosi, più rispettosi dei doveri fiscali. L'amministratore che
razionalizza la spesa ospedaliera, investe nella raccolta differenziata,
combatte il lavoro nero, non può essere trattato come quello che sperpera il
denaro pubblico. I codici etici e gli inviti alla moralità servono a ben poco:
quel che ci vuole - perché può funzionare - è un meccanismo che renda
politicamente remunerative le virtù pubbliche. Ci vuole una sfida dello Stato
centrale agli amministratori locali, una sfida che li costringa a giocare un
nuovo gioco: il gioco della modernizzazione del Paese.
Se la politica
saprà fare questo non ci sarà nessuna spaccatura Nord-Sud, e vedremo nuove
alleanze, convergenze inedite, come è capitato a me qualche giorno fa in un
dibattito radiofonico con il sindaco di Verona Flavio Tosi e il sindaco di
Salerno Vincenzo De Luca. Uno della Lega, l'altro del partito democratico, uno
del Nord, l'altro del Sud, non solo non litigavano fra loro, ma erano d'accordo
su tutto. E sapete perché?
Perché entrambi
avevano accettato la sfida, entrambi stavano già provando a giocare il nuovo
gioco. LUCA RICOLFI LS 3
Nucleare, il governo contro le Regioni
Impugnate le leggi
con cui Puglia, Campania e Basilicata hanno detto no a nuovi siti. Realacci:
«Debole ritorsione» - L'esecutivo
intende aprire nuove centrali, il veto dei governatori lo ostacolerebbe
ROMA - Il
Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare dinnanzi alla Corte
Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che
impediscono l'installazione di impianti nucleari nei loro territori. Lo
riferiscono fonti governative. La decisione è stata presa su proposta del
ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e d'intesa con il ministro
per gli Affari regionali, Raffaele Fitto.
CONFLITTO
GOVERNO-REGIONI - Il governo ha più volte ribadito l'intenzione di riavviare un
programma nucleare per l'Italia, dopo che la vittoria del referendum del 1987
aveva di fatto bloccato ogni possibilità in tal senso frenando anche i progetti
già avviati a Montalto di Castro e Trino Vercellese. Ma alcune regioni avevano
deciso di opporsi vietando con delle proprie leggi la destinazione del proprio
territorio all'eventuale insediamento di nuovi siti nucleari. L'esecutivo
chiede ora alla Consulta di dichiarare illegittimi quei provvedimenti che, di
fatto, comporterebbero - soprattutto se poi seguiti da iniziative analoghe da
parte delle altre regioni - l'impossibilità per il governo di individuare
luoghi adatti alla costruzione delle nuove centrali.
LE MOTIVAZIONI -
«L'impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di
merito», ha spiegato il ministro Scajola. «In punto di diritto - ha aggiunto -
le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato
(produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono
l'esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente, della
sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della
Costituzione). Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente
pericoloso perchè si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni
negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese». «Nel
merito - ha continuato il ministro - il ritorno al nucleare è un punto
fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire
la sicurezza energetica, ridurre i costi dell'energia per le famiglie e per le
imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas
serra secondo gli impegni presi in ambito europeo». Il ministro Scajola ha
inoltre ricordato che «al prossimo Consiglio dei Ministri del 10 febbraio ci
sarà l'approvazione definitiva del decreto legislativo recante tra l'altro
misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali
nucleari». Scajola ha poi preannunciato che «il governo impugnerà tutte le
eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa
materia, strategica per il Paese».
«RITORSIONE
DEBOLE» - La prima reazione politica è di Ermete Realacci, deputato Pd ed ex
presidente di Legambiente: «È una debole ritorsione, visto che già il governo è
di fronte alla Corte Costituzionale per l'inaccettabile legge che impone, unico
caso in un paese occidentale, anche attraverso la militarizzazione dei siti, la
costruzione delle centrali nucleari contro il volere delle regioni e dei
territori. Quello del governo - ha aggiunto l'esponente democratico - è un
approccio che rischia di condurci solo in un vicolo cieco; non sarà con la
forza che si farà digerire agli italiani una scelta costosa e sbagliata». Per
il presidente dei Verdi, Bonelli «la decisione di impugnare le leggi delle tre
Regioni che avevano detto no al nucleare è un atto fascista e fuori dalla
democrazia. E' sempre più evidente, ormai, la volontà di mettere i cittadini
italiani davanti al fatto compiuto rispetto alla costruzione delle centrali
nucleari, imponendole con l'esercito ed ignorando completamente la democrazia e
le scelte delle regioni. Viene da chiedersi dov'è finito il tanto declamato
federalismo di cui una delle forze della maggioranza, la Lega, ha fatto il
proprio oggetto sociale».
WWF: «SCELTA
DANNOSA E ANTICOSTITUZIONALE» - Altra reazione molto critica quella del Wwf
Italia, che reputa una ritorsione inutile e dannosa la decisione del Consiglio
dei Ministri di impugnare le leggi regionali. «Nei provvedimenti fin qui presi
dal Governo è stato gravemente leso il ruolo delle Regioni stabilito dalla
Costituzione – che in materia di energia affida ad esse potere concorrente –
facendo in modo che la potestà sul proprio territorio diventi non vincolante e,
addirittura, non venga nemmeno considerata» Il WWF rileva inoltre che anche
regioni attualmente governate dal centro destra, i cui atti non sono stati impugnati,
hanno previsto il bando del nucleare dal proprio territorio. Questa ulteriore
azione del Governo, tesa a imporre il nucleare alle Regioni con atti di forza e
senza alcun dialogo, rappresenta un’evidente violazione delle competenze
previste dalla Costituzione che non promuove di certo una maggiore autonomia
dei territori in senso federalista, come una forza di Governo a parole chiede,
ma propone logiche autoritarie e centralistiche.
Redazione Ondine
CdS 4
Uno strappo difficile da ricucire
Con la legge sul
legittimo impedimento Pier Ferdinando Casini vuole affrontare il nodo
politica-giustizia «prendendo il torno per le corna». La minoranza Pd gli
ritorce contro il concetto spiegando che proprio per questo l’alleanza tra
Democratici e Udc è impossibile vista la divaricazione «di sistema» con i
centristi su un terreno decisivo. La fotografia che consegna l’aula di
Montecitorio illumina sulle dinamiche di fondo del quadro politico al di là
delle contingenti polemiche sulle elezioni regionali, intrecciando questioni
destinate a pesare negli equilibri tra e dentro gli schieramenti. L’ex
presidente della Camera spiega che la decisione di appoggiare il provvedimento
è tutt’altro che un favore al premier: al contrario serve a togliergli un alibi
costringendolo a misurarsi coi problemi veri del Paese.
Il fatto è che
così entra in corto circuito il resto dell’opposizione visto che si va a
toccare il tasto urticante dell’atteggiamento da tenere verso il Cavaliere.
Hanno buon gioco sia Cicchitto che sottolinea come sul fronte del garantismo
l’Udc non può avere come alleati il Pd e l’Idv, sia gli esponenti
anti-bersaniani di Area democratica e Di Pietro per i quali così si cede sul
crinale delle misure ad personam. Inutilmente Massimo D’Alema, che del segretario
pd è stato sponsor principale, prova a bypassare le ostilità interne definendo
il legittimo impedimento «un trucco per aggirare il problema»: con
l’atteggiamento che gli è congeniale, pragmaticamente Bersani ricorda che le
differenza con l’Udc esistono ma possono essere superate «perchè in fondo siamo
solo all’inizio della legislatura».
Il macigno
giustizia non solo è reale ma da quindici anni ostruisce il quadro politico. Il
dato significativo è che cercare di rimuoverlo, anche solo con un atto che rappresenta
«il male minore» (definizione dello stesso Casini e di Alessandro Campi,
presidente di ”Farefuturo”, la fondazione vicina a Fini) scava un solco
profondo - e allo stato incolmabile - con le pulsioni antiberlusconiane che
rappresentano lo sfondo identitario di un massiccio pezzo del centro-sinistra.
E’ grezzo leggere il passaggio attuale come un riavvicinamento forzoso dei
centristi a Berlusconi: le differenze e le diffidenze, tante e troppe, restano.
Ma è altrettanto impossibile non vedere che lo strappo che si produce nel Pd è
di spessore strategico. Destinato, per capirci, a pesare ora e in futuro. Crlo
Fusi IM 3
Ma come si fa a
capire, a seguire, a reagire? Neppure se si ascoltassero telegiornali a tutte
le ore del giorno e della notte (esercizio inumano, impossibile) si riuscirebbe
a star dietro a vicende riguardanti la Giustizia tanto intrecciate, complesse.
Alla Camera si è votato sì a un provvedimento secondo cui tutti i componenti
del governo, se convocati per qualche ragione in tribunale, possono dire di no
(manca il tempo, hanno da fare, sono fuori stanza) e non presentarsi. E perché?
La giustizia non dovrebbe essere uguale per tutti? Lo chiamano «legittimo
impedimento», ma cosa sarà che assorbe i governanti in modo così irrimediabile?
E se fosse meglio vederli in tribunale, anziché lasciarli all’opera? E se fa
tutto il presidente del Consiglio, se decide lui, elegge nuovi ministri,
esprime le linee della politica estera, assume e licenzia, boccia e censuragli
altri da cosa sarebbero così totalmente occupati?
Mentre si discute
di questo (e si sostiene trattarsi d’un provvedimento necessario per consentire
agli eletti dal popolo di fare il proprio lavoro: si vede che fino ad oggi
oziavano passeggiando lungo i corridoi di palazzi di Giustizia), un deputato
avanza proposte personali e in un tribunale aspettano diversi processi che
vedono protagonista anche il presidente del Consiglio. Insomma un caos che ai
cittadini dà l’impressione di un’aria confusa, pasticciata, tale da farli
sentire perennemente fregati oppure abitanti d’un brutto Paese. Non è una
sensazione piacevole: fa pensare a quanto sarebbe meglio se i governanti non
avessero commesso, non commettessero, non progettassero di commettere tante
illegalità.
Certe volte,
quando a simili notizie si uniscono fatti di cronaca feroci che manco nel
Medioevo (un ragazzo ucciso per una sigaretta a forza di coltellate alla gola,
un assassinato decapitato la cui testa viene nascosta nel forno d’una pizzeria,
un bambino ammazzato e sciolto in una vasca piena d’acido), oppure informazioni
su truffe alimentari capaci di intossicare migliaia di persone, l’avvilimento,
la vergogna diventano davvero pesanti. Sembra di non potersi salvare più dal
disgusto. Viene voglia di fuggire altrove. LS 4
Una costante del costume nazionale. L'ossessione del complotto
E’ accaduto che la
fotografia di un uomo politico, scattata negli anni in cui era magistrato e
apparsa ora sul Corriere, abbia generato l’ultimo complotto italiano. Ed era
accaduto anche giorni prima per le ricostruzioni sulle rivelazioni di una
famosa escort, apparse anch’esse sul Corriere. Nulla di nuovo. La storia degli
ultimi decenni, dalla caduta del fascismo a oggi, è una lunga lista di
complotti. Non c’è avvenimento, piccolo o grande, dietro il quale non sia stata
immaginata la mano di un regista occulto, di un burattinaio, di un «grande
vecchio».
Non esistono
storie plausibili, comprensibili, ricostruibili con il filo della logica e con
i normali strumenti di un’indagine giornalistica o giudiziaria. Esistono
soltanto imbrogliate strategie manipolate da personaggi misteriosi e potenti: i
servizi, i poteri forti, le logge, le mafie. I fatti, grandi e piccoli, passano
in secondo piano. Poco importa che non sia generalmente possibile provare
l’esistenza di un complotto e risalire ai suoi responsabili. Il «bello » di
queste vicende è che sono tanto più credibili quanto più difficilmente
dimostrabili.
Le intenzioni
oscure e la trama improbabile confermano la suprema abilità del regista. Quando
mette radici nell’immaginazione collettiva il complotto non muore mai. Il
fenomeno non è esclusivamente italiano. Un episodio della vita di François
Mitterrand (alcuni colpi di pistola esplosi contro l’uomo politico francese nei
giardini dell’Observatoire) ha appassionato la Francia per qualche decennio.
L’assassinio di John Kennedy è un copione continuamente scritto e riscritto.
Persino gli attentati dell’11 settembre (un avvenimento che il mondo ha visto
in diretta) sarebbero una scatola cinese dove il complotto islamista nasconde
un altro complotto ordito all’interno dello Stato americano. La fantapolitica
aguzza l’immaginazione degli scrittori, piace ai lettori e, naturalmente, agli
editori. Esiste un mercato del complotto che è diventato in questi anni sempre
più vasto e proficuo.
Ma nel mercato
italiano la moneta si è progressivamente inflazionata e il grafico nazionale
dei complotti segnala una brusca impennata. La ragione è più psicologica che politica.
Molti italiani diffidano delle istituzioni e credono che la scaltrezza,
l’intrigo, la congiura abbiano nelle vicende politiche una parte essenziale.
Alle storie complicate, ma spiegabili razionalmente, preferiscono quelle in cui
il sospetto è più seducente di qualsiasi prova. Credono di essere scaltri e
sono in realtà ingenui, se non addirittura infantili. Credono di avere
afferrato il bandolo della matassa e sono diventati creduli ascoltatori di
favole. Questa propensione alle favole complottistiche ha l’effetto di
peggiorare ulteriormente la qualità del dibattito politico.
Quando un premier,
un ministro, un parlamentare o un uomo di partito desiderano sottrarsi a
un’accusa o sfuggire a un confronto puntuale sulle loro responsabilità, la
migliore difesa è quella di invocare il complotto. E se possono dirottare
l’attenzione della pubblica opinione verso una potenza straniera, tanto meglio.
La denuncia del complotto, in altre parole, serve a occultare i fatti, a
nascondere la realtà, a parlare d’altro. Per evitare che questo accada i
giornali hanno un compito e una responsabilità: riferire e controllare tutto,
senza nascondere nulla, e tirare gli uomini politici per la giacca
convincendoli a raccontare fatti, non favole.
Sergio Romano CdS
4
Riflessioni. Il potere del pensare. Quando c’è.
Che le parole
stiano perdendo di significato è sicuramente un fatto assodato, soprattutto
quando, forse, non si ha niente da dire.
Di questo vi
vorrei parlare, del non avere niente da dire; magari, perché no, essendo anche
io parte integrante del discorso.
Assecondatemi un
poco.
Quante volte, in
questi giorni, vi capitò di parlare di qualcosa di cui ora non ricordate
neanche la provenienza?
Quante volte,
ultimamente, non ricordate la sostanza del succitato “discorso”?
Potremmo azzardare
che si tratti di “deficit di attenzione”, cosa assolutamente plausibile, ma
comunque non giustificabile, neanche fra cent'anni.
La vita modello
“fast-food” che conduciamo, fidatevi, non porta assolutamente a niente, se non
ad uno spiccato senso di inadeguatezza e solitudine.
Ora, Terzani in un
suo bellissimo articolo scrisse che non agiamo più, ma viviamo reagendo; sarà
vero?
Come davanti ad
uno schermo sfavillante di mille luci colorate rimaniamo sempre di più attoniti, attendendo la luce susseguente,
senza mai chiedersi se veramente non sarebbe il caso di far riposare un poco i nostri occhi.
Gli “occhi” che
dimorano in questo momento in noi sono certamente quelli che permettono di
“vedere” il mondo circostante e di non sbattere, magari addosso ad un comodino,
ma sono anche quelli che ci aiutano a
riflettere e ad elaborare meglio quello che ci viene proposto.
Vi siete mai
soffermati sul quanto siamo fragili? O sul quanto questa nostra esistenza non
deve essere obbligatoriamente fondata “sulla forza”, ma anzi sulla potenza
dirompente delle idee?
Forse il vero
motivo della “evoluzione”, se così vogliamo chiamarla, dell'essere umano non è
esattamente il fatto di possedere un “dito opponibile”, ma forse sull'avere una
capacità innata di utilizzare il nostro bel souvenir che abbiamo nelle ossa del
teschio, al meglio?
Fermiamoci un
poco. Ora.
Il tempo limitato
di permanenza che abbiamo su questo magnifico pianeta che abbiamo ridotto ad
una discarica, vi dice niente?
Dovrebbe. Ogni
cosa dovrebbe essere pensata e ragionata su questo, eppure sappiamo benissimo
che così non è.
Saremmo anche
“evoluti” come animali, ma sappiamo benissimo che non riusciamo, per quanto ci
si sforzi, ad avere un equilibrio con il nostro ecosistema e con le altre
specie esistenti; di rimando la necessità di averlo al più presto, invece di
attendere di avere l'acqua alla gola.
Ora come ora abbiamo i mezzi e la conoscenza necessaria ad
arrivare ad un tale punto di “integrazione” della nostra razza tale da
permetterci una convivenza armonica e pacifica; manca solo la voglia, talvolta
legata a doppio filo ad interessi economici particolari.
Quanto ancora
vorranno lucrare sulla nostra salute? Quanto ancora riusciranno a farci vivere
secondo le loro regole o secondo i loro schemi prettamente di interesse?
Quanto ancora
riusciranno a tenerci sul filo del rasoio e vivere in tensione essendo così,
fatalmente, facilmente manovrabili?
Dipende tutto da
quanto glielo lasceremo fare. “Non sono i popoli a dover aver paura dei propri
governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli”, Thomas
Jefferson. Re Daniele, de.it.press
L'avvocato Taormina su Berlusconi: "Chiede ai suoli legali di fare
leggi ad personam"
Ricordate
l'avvocato Taormina? Colui il quale, fino a qualche tempo fa, era costantemente
a fianco del Premier?
Bene, ora, in
qualche modo, sembra essersi stancato di tenere tutto in pancia e, in
un'intervista pubblicata il 30 gennaio su Area Genova a firma di Alessandro
Giglioli, l'avvocato si toglie qualche sassolino dalle scarpe.
«Conosco bene il
modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam – si
legge nell'intervista - perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E,
contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha
alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con
piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».
Parole grosse,
certamente, che difficilmente possono trovare una conferma. Secondo l'avvocato
Taormina il premier punterebbe a diventare presidente della Repubblica
attraverso una strategia che dovrebbe già avere in mente.
“Penso che appena
sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni
anticipate – si legge ancora nell'intervista - gli conviene farlo finché
l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e
può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e
prendere il suo posto».
E, almeno secondo
quanto dichiarato e apparso sull'articolo di Area Genova, ci sarebbe anche una
precisa strategia dietro tutto il tam tam legato alla giustizia.
Ecco un estratto
dell'intervista apparsa su Area Genova: «Iniziamo dal processo breve: si tratta
solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il
legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma
scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà
in un cassetto».
E perché? «Perché
il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un
certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo
impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi
processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e
l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a
favore del legittimo impedimento?».
E poi che succede?
Che c’entra il Lodo Alfano bis? «Vede, la legge sul legittimo impedimento è
palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto
resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura
della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo
Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».
Che la politica
sia un gioco di strategie questo è sicuro. Che, soprattutto la sinistra, levi
proteste contro una riforma della giustizia considerata un escamotage per
“salvare” Berlusconi è cosa certa. Ma non è altrettanto certo che questo sia
davvero l'obiettivo del cavaliere. Per vedere se le parole dell'avvocato
Taormina siano state veritiere o meno si dovrà attendere qualche anno ancora.
Come dire: chi vivrà vedrà. SicInf 2
La verità su Berlusconi raccontata dal suo ex avvocato
«Conosco bene il
modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam,
perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che
sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono
leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle
che stanno facendo sono norme ad personam».
Carlo Taormina, 70
anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha
mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di
quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici,
in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi
e le sue leggi.
Avvocato, qual è
il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi
giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le
norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha
dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è
fondamentale».
Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal
processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che
Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato
approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno
neanche, insomma finirà in un cassetto».
E perché?
«Perché il
processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo
punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento,
cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di
ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad
esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del
legittimo impedimento?».
E poi che succede?
Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge
sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta
la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto
fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo
farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile
dalla Consulta».
Mi faccia capire:
Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere
incostituzionale?
«Esatto. Non può
essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una
carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio.
L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o
di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di
governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che
problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale
che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di
andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi,
seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe
estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe
accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni
istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in
piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma
intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non
passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».
Come fa a esserne
così certo?
«Ho lavorato per
anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente
legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai
magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele
scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».
Tipo?
«Quella sulla
legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi
processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori
della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto
un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine
ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».
Che all’epoca era
Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi
chiese una modifica».
Quindi?
«Quindi io dissi a
Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci
pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo
ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a
niente».
Pentito?
«Guardi, la mia
esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi
dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non
le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale,
culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto
del Cavaliere.
A chi si
riferisce?
«A Cicchitto, a
Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno
preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno
portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino,
Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».
Prego?
«Sì, il prossimo
che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera
e Pisanu».
Ma mancano ancora
tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo
proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel
2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».
E perché?
«Perché gli
conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così
vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di
Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».
Aiuto: mi sta
dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui
punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente.
L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare
che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio
funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali». Alessandro Gilioli
MicroMega (31
gennaio 2010)
Un anno fa il caso Englaro. La legge che il Paese ancora attende
È un anno dalla
fine di Eluana Englaro. La emozione che allora tutti ci coinvolse, quale che
fosse la scelta reclamata, della vita ad oltranza o della sua cessazione,
sembra rimossa. La memoria di quei giorni doveva essere custodita dal
Parlamento, cui si demandava il compito di preparare una legge sul fine vita.
Un testo apprestato, sulla base di una decina di proposte, dal Senato, è fermo
alla Camera, che dovrebbe correggerlo e restituirlo al primo ramo, da cui dovrà
riprendere un secondo percorso. Il bicameralismo è come la definizione della
democrazia, attribuita a De Gasperi, “una lunga pazienza”. Lo è lunghissima
quando la materia da regolare nasce dalla sofferenza della società per il
dolore fisico e morale delle persone e della famiglie nelle diverse condizioni
terminali dell’esistenza. L’urgenza di un intervento legislativo si profilò già
per il caso Welby, e divenne ancor più pressante, quando il caso Englaro fu
portato all’Autorità giudiziaria e deciso dopo un laborioso procedimento. Il
clima di contesa tra poteri, che colorò la sentenza dei giudici come un atto di
usurpazione di prerogative legislative, fino a produrre un conflitto di
attribuzione tra Parlamento e magistratura dinanzi alla Corte costituzionale,
parve sollecitare la via di una legge. La attendiamo e la auspichiamo ancora,
più che mai. In primo luogo, perché vicende dolorose di vite protratte o di
morti differite sono assai più numerose di quante non rivelino le cronache, e
destinate a moltiplicarsi in ragione dei progressi della biomedicina e dell’uso
dei suoi ritrovati. In secondo luogo, perché la società no è attraversata e
guidata da persuasioni univoche dinanzi al rispetto della vita e della morte.
Da un lato è in discussione la competenza e la decisione del medico, dall’altro
il desiderio del paziente e dei familiari. Sul primo versante si teme o
l’abbandono o l’accanimento terapeutico, sul secondo la richiesta eutanasica,
motivata dalla insopportabilità della sofferenza direttamente patita o
indirettamente osservata. Ci sono Paesi che hanno introdotto nelle loro
legislazioni l’eutanasia e verso di essi potrebbero verificarsi migrazioni di
aspiranti morituri, accompagnati da medici o familiari, che in Italia sarebbero
incriminati per avere agevolato il suicidio. Va da sé che una nuova legge non
potrebbe mai allinearsi a quegli ordinamenti che prevedono il diritto a morire,
perché è per noi inderogabile il principio della salvaguardia della vita. Ma il
secondo comma dell’articolo 32 della nostra Costituzione vieta che si
sottoponga una persona ad un trattamento sanitario contro la propria volontà. È
il principio di autodeterminazione. Se non si vuole andare contro la
Costituzione, occorre intendere bene in quale spazio opera il principio di
autodeterminazione. Non certo fino al punto di consentire il suicidio. Ma sì,
invece, nel rifiutare trattamenti, invasivi delle corporeità, e dunque di
quella sfera della persona, dai confini, di per sé inviolabili. Fanno problema
quei trattamenti considerati non unanimemente sostegno vitale e non terapeutici,
come l’idratazione e l’alimentazione forzata. Se dal cosiddetto testamento
biologico fosse bandita la disposizione di rifiuto di tali sostegni vitali, a
molti apparirebbe violato il principio costituzionale di autodeterminazione.
Questo è il punto morto cui sembra essersi fermato il dibattito parlamentare.
Per superarlo occorre aprirsi due vie. La prima è quella di eliminare ogni
condizionamento della volontà del malato terminale. Bisogna liberarlo dal
terrore della morte lenta. La medicina palliativa, da noi finora trascurata,
deve poter investire tutte le sue risorse, farmacologiche e psicoterapiche. San
Tommaso Moro raccomandava di assistere questi malati senza speranza con assidue
conversazioni. È la solitudine il vero nemico da contrastare. Per questo le
famiglie vanno aiutate, non lasciate senza risorse né economiche né strumentali
in queste angustie. La seconda è di cercare una convergenza tra scienza medica
e bioetica su che cosa sia vita degna della persona umana, e su che cosa sia
invece illusione tecnologica. Anziché volere lo scontro tra laici e cattolici,
si provi a risolvere le contraddizioni, in cui polemicamente ci logoriamo,
all’interno di argomenti razionali, che scienze della vita e filosofie della
vita contengono nella giusta e sufficiente misura. FRANCESCO PAOLO CASAVOLA IM
3
La pizza napoletana diventa "protetta" entra tra le
"eccellenze alimentari" dell'Ue
Approvato a
Bruxelles il regolamento che le assegna il marchio Sgt
E a Napoli si
festeggia distribuendo la specialità gratis per le strade
PIZZA REGINA,
pizza margherita, pizza con i funghi o con le alici. Bando alle riproduzioni e
ai falsi impasti. La vera pizza napoletana, da oggi, è una sola. Contro le
imitazioni, ci ha pensato Bruxelles: "Quella napoletana è una specialità
tradizionale garantita (Sgt), un'eccellenza alimentare, protetta cioè
dall'Unione europea". Il riconoscimento è arrivato oggi con l'approvazione
di uno specifico regolamento che diventerà operativo tra venti giorni, appena
pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione.
Tra i primi a
commentare la notizia è stata la Coldiretti che ha anche reso pubblici gli
ingredienti necessari per ottenere il marchio di qualità: "La pizza
napoletana dovrà essere preparata con pomodoro, mozzarella di bufala dop o mozzarella
Stg, olio extravergine d'oliva e origano", e dovrà inoltre avere "un
diametro non superiore ai 35 cm, il bordo rialzato (cornicione) tra 1 e 2 cm e
una consistenza insieme morbida, elastica e facilmente piegabile a
libretto". Il logo europeo Stg potrà essere utilizzato solo "se il
prodotto è conforme con il disciplinare di produzione". Purtroppo però -
ammette la Coldiretti - "sarà comunque possibile continuare a usare il
nome di pizza napoletana anche per il prodotto non certificato". Una tale
forma di tutela è - secondo le imprese agroalimentari - del tutto insufficiente
"perché non impedirà che la metà delle pizze servite nelle 25mila
pizzerie italiane continui a essere preparata con ingredienti importati
dall'estero" o surgelati.
Pessimismo a
parte, Napoli oggi festeggia. E lo fa offrendo pizze gratis: in un'ora, nel
cuore della città, ne sono state sfornate quasi 250, offerte dalla prima
pizzeria che, da oggi, espone il marchio Stg. E proprio da Napoli partirà la
macchina organizzativa: le pizzerie che vorranno ricevere il marchio Stg -
spiega Sergio Miccù, presidente dell'Associazione pizzaioli napoletani -
dovranno avanzare la richiesta che sarà valutata da una commissione.
La proposta di
inserire la pizza napoletana tra le specialità "protette" è stata
sostenuta dalla commissaria europea all'agricoltura, Mariann Fischer Boel. Alla
base di tale azione "non solo il mio amore per la pizza napoletana",
ma anche una questione economica. "Spero - ha riferito la commissaria -
che rispettando la disciplina di produzione approvata dall'Unione, i produttori
di pizza napoletana siano agevolati e migliorino la loro attività". In
passato, la Boel stessa si era preoccupata di firmare un'altra proposta, quella
volta a proteggere l'originalità dell'aceto balsamico di Modena. Ora prodotto
di qualità certificato. L'Italia, del resto, vanta una lunga tradizione
alimentare e detiene il primato europeo per certificazioni con 194 diversi
prodotti e il 21 per cento del totale europeo. Tra le specialità protette ci
sono lo speck dell'Alto Adige (Igp, Indicazione geografica protetta), l'olio
extravergine toscano Igp, il parmigiano reggiano e il prosciutto di Parma Dop
(Denominazione d'origine protetta). LR 4
Radiotelevisione svizzera. “Soldi sporchi”, la ‘Ndrangheta in Svizzera
COMANO – A Comano,
nel Canton Ticino, il 4 febbraio sarà presentato in anteprima - dalla
Rsi-Radiotelevisione svizzera e dal suo settimanale di approndimento “Falò” -
il documentario-inchiesta “Soldi sporchi”, di Gianni Gaggini, Marco Tagliabue e
Maria Roselli, realizzato in collaborazione con Mario Portanova.
“Attraverso la ricostruzione di uno dei casi
giudiziari di criminalità organizzata più complessi, inquietanti e ancora
irrisolti degli ultimi anni, “Soldi sporchi” dimostra – spiegano dalla Rsi - la
presenza in Svizzera di una cellula organizzata della ‘Ndrangheta, la
potentissima mafia calabrese, e presenta uno squarcio su quel che è diventato
oggi il fenomeno mafioso in Svizzera: non più solo traffici di droga e armi, ma
un ciclo completo che genera profitti, li ricicla nel mercato finanziario
internazionale e li reinveste nell’economia sana elvetica e internazionale”.
La presentazione
si terrà alle ore 10 nel Centro Rsi Comano, sala del ristorante Ratatouille. Il
filmato andrà in onda su Rsi La 1, il 4 febbraio alle ore 21.05
(http://la1.rsi.ch/home/networks/la1/informazione/2010/02/01/soldisporchi.html
) (Inform)
L’Aquila, la ricostruzione dopo il terremoto, a che punto siamo ?
Dall’Abruzzo, al
di là degli echi glamour delle visite lampo del premier, arrivano in realtà
poche notizie riguardo all’effettiva ricostruzione dei centri storici, in
particolare dell’Aquila. Poco si sa della vita quotidiana dei cittadini
sfollati costretti a recarsi anche molto lontano dalla loro città dopo
l’eliminazione delle tendopoli.
Poco si sa delle
nuove frazioni che si stanno creando, mentre il cuore dell’Aquila ancora è
fermo, e non è chiaro quando partirà la ricostruzione delle case di tipo E ed
F, le case praticamente non agibili. Un dramma che coinvolge decine di
migliaia di persone che ancora non sanno se e quando potranno ricostruire le
loro case. 15.000 aquilani vivono tuttora in albergo.
Il 25 gennaio
2010, Radio Onda Italiana ha incontrato telefonicamente Francesca Gizzi, medico
a L’Aquila. In questi due filmati potete ascoltare la testimonianza di Francesca.
http://www.youtube.com/watch?v=Hec3asIbJ-A
http://www.youtube.com/watch?v=WRsVxkX36R0
Le ultime due
puntate dell’intervista saranno pubblicate a breve.
Silvia Terribili,
conduttrice di Liberalaradio, Radio Onda Italiana Amsterdam
Sul Venerdì/LR. "Mi ha offesa, ci sono abituata". "Gli
italiani? Bassi come noi"
Il nostro paese
visto dai piccoli immigrati, in un libro curato da un maestro. "Mi dicono
che forse non ho capito. Ma io ho capito benissimo". "Gli italiani
fanno i lavori più leggeri perché sono arrivati prima"
L'Italia e gli
italiani visti dai bambini immigrati. Un'antologia divertente, ma anche tenera,
spiazzante e dolorosa, di pensieri raccolti in vent'anni di insegnamento da un
maestro elementare, Giuseppe Caliceti di Reggio Emilia. "Italiani, per
esempio" è il titolo del suo libro (dal 10 febbraio per Feltrinelli, pp
240, euro 14) nel quale le frasi dei bambini sono accompagnate da storie,
testimonianze e riflessioni dell'autore e dei suoi alunni.
Il Venerdì in
edicola con Repubblica dedica la sua copertina al tema del razzismo visto e
vissuto dai bambini con
interviste ad
esperti e servizi di Paolo Casicci, Emilio Marrese e Paola Zanuttini
sugli sbarchi dei nuovi piccoli clandestini al porto di Ancona,
sull'integrazione nella scuola primaria e sulla vita in strada a Roma di
centinaia di minorenni stranieri senza tetto né famiglia.
Ecco una piccola
antologia di frasi dei bambini stranieri.
Gli italiani,
secondo me, alcuni, sono un po' troppo perfettini. Invece gli immigrati sono
meno perfettini e si accontentano di più. (Ada, 10 anni, Camerun)
Oggi Carlo ha
scritto sul mio astuccio: "Ti odio!". Io però non sono né offesa né
felice perché ci sono abituata. (Vera, 9 anni, Albania)
Io qui in Italia
sono nuova. Io prima avevo paura di non parlare, di non imparare. Poi non
sapevo se le maestre e gli altri bambini e le bambine mi volevano o no. Ma dopo
hanno fatto una festa per me, hanno detto il mio nome e insomma, adesso qui
nella scuola in Italia sto benissimo. Adesso lo so che mi vogliono. Io lo so
perché me lo dicono. Forse me lo dicevano anche prima, ma io non capivo bene. (Laila, 7 anni, Egitto)
Una cosa che mi dà
fastidio di alcuni compagni di classe italiani è questa: se loro mi regalano
una palla e dopo un giorno dicono che non mi hanno regalato la palla e la
riprendono. E dicono che io non ho capito bene. Ma io ho capito benissimo. (Jo,
10 anni, Repubblica Dominicana)
Loro sono persone
italiane che il capo è un italiano. Lui alla tv parla un po' male perché è
malato, ha la faccia storta. Loro vogliono mandare via dall'Italia tutti gli
uomini, le donne e i bambini non italiani. Oppure anche quelli come me che sono
nata in Italia ma i miei genitori e dei miei fratelli e sorelle grandi no. Loro
sono contro tutti tranne loro. Loro si chiamano Lega Nord e sono contro il Sud,
l'Ovest e l'Est. (Naima, 11 anni, Marocco)
Italiani sono
brava gente, però per me delle volte sono un po' troppo agitati. Delle volte
loro urlano troppo, per esempio quando fanno gol alla partita. Loro sono bravi
a cantare, ma non tutti. Poi a scuola alcuni bambini italiani ti vogliono
baciare che tu non sai neppure chi sono. (Sana, 6 anni, Albania)
Sono bassi,
simpatici, allegri, sempre alla moda. Gli italiani assomigliano agli albanesi.
(Vera, 9 anni, Albania)
Nessuno era mai la
mia migliore amica, invece dopo è arrivata. Io ho capito che se vuoi diventare
amica di una bambina italiana (o anche non italiana) tu non devi tirare dei
sassi a lei. (Sheela, 6 anni, Sri Lanka)
Le mamme
dell'Italia trattano i figli un po' da piccoli anche se sono più grandi, invece
io ho capito subito che dovevo arrangiarmi da sola. (Olga, 11 anni, Togo)
Certe volte degli
italiani, non dico tutti, sono un pochino arroganti. Cioè si sentono superiori,
vogliono avere sempre ragione, si sentono i padroni del mondo solo perché i
loro parenti sono italiani. (Dinkar, 11 anni, Sri Lanka)
Io dico sempre a
mia mamma e anche a mio padre di imparare un po' meglio l'italiano per non
farmi fare brutte figure, ma loro lavorano sempre e non imparano mai a parlare
bene, per questo io delle volte mi vergogno a andare in giro con loro. (Vera,
10 anni, Albania)
Un bambino pensa
che io ho la pelle così perché mi sono colorata con un pennarello. E se io lavo
la mia faccia bene, dopo divento bianca. Ma alla fine fanno tutti le domande.
Dicono: "Perché non ti scancelli?". Dicono: "Di che colore è il
tuo sangue?". Dicono: "Veh, ma tu fai la cacca nera?". Dicono
così perché sono piccoli, non sono cattivi. Loro appena vedono la pelle un po'
nera pensano che tutto è nero, ma non è così. Io non mi arrabbio, perché a loro
la maestra deve ancora insegnare tutto, sono troppo piccoli. Poi io non ho mai
visto una cacca bianca, nessuno la vede, non esiste! (Ines, 9 anni, Repubblica
Dominicana)
Io ho capito che
se tu impari a giocare e a sapere del calcio è più facile che i bambini in
Italia sono miei amici perché in Italia tutti parlano sempre del calcio. (Tong,
8 anni, Cina)
L'Italia per me è
come una casa. Ha il clima abbastanza caldo, solo che sulle Alpi non ha messo
il riscaldamento. È una casa pulita, ma in alcune stanze e in cantina c'è
disordine e sporcizia. Nella casa ci abitano persone un po' gentili e un po'
meno. I pavimenti di questa casa li lava l'acqua del mare. (Tasneem,10
anni, Pakistan)
Per me se si amano
fanno bene a sposarsi anche se lui è nero e lei è bianca, non vuol dire niente
il colore, perché anche chi viene dall'estero è una persona, non un animale.
Però il marito e la moglie si devono mettere d'accordo molto bene sul mangiare,
sulla religione e sulla educazione dei figli, perché magari avevano delle
abitudini diverse e perciò per mettersi d'accordo devono parlare un po' di più,
altrimenti dopo ci sono dei casini e anche dei litigi. Ma ci possono essere
casini anche se la madre e il padre sono tutti e due italiani, infatti in
Italia ci sono molti matrimoni non misti ma anche molti divorzi. (Kumari, 10
anni, Pakistan)
Mio fratello mi
aveva detto che se lui vuole andare in discoteca, lui qui in Italia non può
andarci. Non perché è piccolo, ma perché è straniero. Perché a Reggio Emilia e
a Parma nelle discoteche a ballare ci vogliono solo degli italiani. Però se sei
una femmina, una ragazza, ci puoi andare anche se sei marocchina. Ma solo se
sei bella. (Omar, 11 anni, Marocco)
Io so fare il
gentile perché mia mamma mi ha detto che se faccio il gentile forse dopo dei
signori e delle signore italiane ti aiutano di più. (Roberto, 10 anni,
Repubblica Dominicana)
Un mio amico
italiano di questa scuola, che non dico il nome, lui dice sempre che lui non va
mai ai ristoranti cinesi perché i cinesi mangiano i gatti. Io dico che non è
vero e lui dice che a lui lo ha detto sua mamma, perché sua mamma aveva letto
sopra un giornale italiano e sopra quel giornale c'era scritto così. Io non so
proprio che giornali ci sono in Italia! (Tong, 10 anni, Cina)
Io sono nata in
Italia, a Montecchio, però mia mamma e mio papà sono albanesi e anche io allora
sono albanese. Io ho fatto l'asilo qui, la scuola qui. Io vorrei chiedere al
maestro due cose. La prima cosa è questa: io sono italiana o albanese o tutti e
due? La seconda: ma io sono immigrata o no? (Vera, 11 anni, Albania)
Per me infatti
l'Italia è proprio come io mi ero immaginato. Infatti è piena di cose
bellissime ma anche di tanta spazzatura. (Azizi, 9 anni, Senegal)
In Italia ci sono
due re: un re è Berlusconi, l'altro re è il Papa. Berlusconi comanda l'Italia,
il Papa comanda gli italiani. (Lili, 9 anni, Cina)
Gli italiani sono
americani, però sono nati in Italia, non in America, per questo parlano
italiano. Quando io dopo vado tanto a scuola in Italia e imparo bene l'italiano
però non divento americana, perché sono nata in Marocco, io sono araba, io sono
marocchina. Io allora divento un po' italiana e un po' marocchina. (Faiza, 10
anni, Marocco)
Mia mamma delle
volte dice sempre che a scuola io e i miei fratelli e le mie sorelle non
dobbiamo mai parlare della nostra religione, allora io una volta avevo chiesto
a lei perché e lei ha detto che è meglio di no perché gli italiani non
capiscono la nostra religione. (Naima, 9 anni, Marocco)
Io non ho la pelle
bianca, è vero, ma non ho neanche la pelle nera, perché la mia pelle è marroncina.
I negri hanno la pelle nera e io non sono negro, sono arabo. Il colore
della mia pelle è diverso da loro e un po' è diverso anche dagli italiani.
Secondo me se il colore era nero per me era peggio. (Omar, 9 anni, Marocco)
In Italia invece i
matrimoni sono molto raffinati, ma durano poco. (Laila, 9 anni, Egitto)
A me se c'è questa
croce e basta non dà fastidio, se però c'è attaccato il morto mi sembra un po'
brutto perché mentre mangi vedi sempre questo Dio che muore e per me non è una
cosa bella. (Naima, 7 anni, Marocco)
Se tu sei nata in
un paese e dopo vieni a abitare in un paese lontano, come me, ti senti un po'
strana, ti senti un po' come se sei un neonato, perché tu sei già nato in
Sri Lanka come sono nata io, però se vieni in Italia sai camminare, ma non sai
parlare italiano, poi devi cambiare il modo di mangiare perché non trovi il
nostro cibo. (Sheela, 9 anni, Sri Lanka)
Allora se dopo un
italiano è stato in Francia, in America, in Polonia, in Cina, in Africa, in un
altro posto del mondo, è giusto che dopo vengono tutti in Italia. Se sono in
vacanza ma anche se non sono in vacanza. Anche
se vogliono
comprare una casa in Italia. Non possono? Per me possono. Altrimenti dopo il
mondo come diventa? Un mondo obbligato? (Raja, 11 anni, Egitto)
In Italia ci sono
uomini che odiano tutti gli altri uomini e donne e bambini venuti da fuori, ma
soprattutto gli albanesi perché dicono che noi siamo ladri. Loro dicono così
perché noi siamo più poveri. E uno ricco ha sempre paura di un povero, ha paura
di essere rubato. Però non tutti i poveri e gli albanesi sono ladri, dico io.
Altrimenti quanti ladri ci sono? (Genti, 8 anni, Albania)
Caro diario, oggi
è bruttissimo essere in questa classe. Scommetto che se non ero albanese tutti
sarebbero stati miei amici. Invece io adesso ho solo due amiche. (Sana, 11
anni, Albania)
Ci sono dei
ragazzi italiani amici di mio padre che dicono: "Se ci sono troppi
stranieri come te, questo non è più il nostro paese". Per me invece il
paese è sempre uguale, perché i posti sono fermi, i paesi sono fermi. (Kumari,
9 anni, Pakistan)
Io ho i miei
genitori che sono nati in Tunisia e io sono nata però in Italia, allora quale è
la mia patria? Sempre l'Italia oppure è la Tunisia anche per me? Oppure tutte e
due? Oppure nessuna patria? (Zahira, 11 anni, Tunisia)
Gli italiani per
me sono abbastanza patriottici. I maschi, soprattutto. Perché quando c'è la
Nazionale di calcio, se vince, loro vanno in giro per le strade con le macchine
a fare casino con la bandiera dell'Italia perché ha vinto la partita. Una cosa
che non ho capito è questa: e se perde? (Daniel, 11 anni, Albania)
I lavori più
leggeri sono degli italiani perché sono arrivati prima in Italia. (Isham, 8
anni, Marocco)
I bambini non sono
migrati in Italia, sono portati, perché li portano i loro genitori. Se era per
me, io qui non ci venivo. (Sheela, 9 anni, Sri Lanka)
Certe volte io non
capisco bene quella gente che dice tu sei albanese, tu sei indiano, tu sei
italiano, tu sei rumeno. Cosa vuol dire? Io adesso sono qui, in Italia.
(Damian, 10 anni, Romania)
I ragazzi italiani
per me si credono i più furbi perché loro sono nati subito in Italia, hanno i
genitori italiani, sono stati fortunati, sono nati nel paese giusto. Perché
hanno sempre il cellulare in mano. Perché hanno il piercing e i tatuaggi.
Perché fumano già alle medie. Io non dico niente a loro, se loro sono felici a
credersi furbi cosa posso dire io? (Nassor, 12 anni, Senegal)
In alcuni paesi
dell'Italia secondo me ci sono le strade un po' sporche, poi c'è anche un po'
di razzismo: lo sporco nei paesi più poveri, il razzismo nei paesi più ricchi.
(Damian, 10 anni, Romania)
Io voglio dire al
maestro che non voglio stare col banco vicino a lui tutto il mese perché io ho
i miei amici preferiti. Io lo so che noi dobbiamo abituarci a stare con tutti,
ma io posso avere le mie preferenze, no? Oppure non le posso avere? Non posso
avere neanche un migliore amico? Io preferisco non stare col banco vicino a lui
non perché è cinese, ma perché ci sono già stato tutto il mese scorso e lui
sputa, calcia, mi fa cadere le matite, mi dà i pizzicotti. Anche se lui era
italiano io non ci volevo stare. Poi io sono tunisino anche io, perciò in
Italia posso essere razzista se lui è cinese? Non credo, perché siamo tutti e
due stranieri. (Alì, 10 anni, Tunisia)
I razzisti
sono persone che non vogliono bene alle persone che vengono in Italia e non
sono nate in Italia e allora gli dicono: "Torna a casa!". Poi loro si
credono più intelligenti, ma non è vero. (Nabil, 9 anni, Marocco)
Se però tutta la
gente che è morta risorge, ci sono case per tutti? (Fatima, 10 anni, Tunisia)
Secondo me i
bambini, se non sapevano che erano nati tutti in paesi diversi, era più facile
andare d'accordo. Anche da grandi. (Damian, 10 anni, Romania)
Se tu mi chiedi se
io sto bene in Italia io non so rispondere perché non ho ancora capito se in
Italia, i bambini italiani, dico, le donne, i signori, mi vogliono oppure no,
perché delle volte mi sembra che mi vogliono e delle volte invece sento della
gente che dice di andare via e mi guarda storto e allora se non mi vogliono io
non posso stare molto bene. Se per caso tu vai in un altro posto e non sono
contenti che sei anche tu in quel posto, tu dopo come stavi? Bene o male? Non
lo sai. (Manuel, 8 anni, Filippine)
Ci sono italiani
di molti tipi: alti, bassi, biondi, bravi, cattivi. Come i cinesi. Però loro
sono un po' ignoranti, non lo sanno. Loro pensano che tutti i cinesi sono
uguali perché non hanno viaggiato come me. (Tong, 9 anni, Cina)
A Santo Domingo la
gente si picchia di più, i più grandi picchiano i più piccoli e anche i grandi
tra loro, però sei anche più allegro che in Italia, più rilassato, ti sfoghi di
più, puoi anche cantare di notte e non viene subito la polizia come qui, perché
qui siete più tristi anche se nessuno vi picchia. (Roberto, 10 anni, Repubblica
Dominicana)
In Italia sono
diverso io, perché è naturale, in Italia quasi tutti i bambini sono italiani,
ma se un bambino
italiano viene in
vacanza in Marocco è diverso lui, perché là quasi tutti i bambini sono arabi,
nelle scuole arabe non ci sono i bambini italiani, neanche svizzeri, neanche
africani, allora io dico: "Noi siamo tutti uguali e diversi, dipende solo
dove sei nato e dove vai a abitare!". (Omar, 9 anni, Marocco)
Io non capisco
bene perché tanti bambini italiani prendono una zucca per Halloween se
Halloween è una festa americana e non italiana. Allora perché non fanno anche
la festa del Ramadan? Solo Halloween? Solo perché a scuola noi impariamo
inglese? (Milena, 10 anni, Albania) LR 3
Permesso di soggiorno impossibile, appello per il ripristino della legalità
La legge
sull’immigrazione Bossi-Fini sancisce espressamente un tempo per il rilascio
dei permessi di soggiorno agli immigrati: venti giorni. Invece a tutt’oggi quel
termine è costantemente disatteso da parte, con grave danno per il cittadino
migrante che attende quel pezzo di carta.
L’Unità aderisce
quindi all’appello dell’associazione Migrare sul ripristino della legalità sui
tempi dei permesso di soggiorno e sottoscrive la petizione.
- Chiediamo al
Governo italiano ed al Ministro Roberto Maroni di rispettare il termine di
venti giorni fissato nel Decreto Legislativo n. 286/1998 (Testo Unico
dell'Immigrazione così come modificato ed integrato dalla Legge Bossi-Fini n.
189/2002) per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno agli
immigrati.
- Stigmatizziamo
che, attualmente, siano necessari dai sette ai quindici mesi e che la procedura
preveda che l'immigrato, nell'attesa, disponga solo di un cedolino che non ha
le caratteristiche per essere univocamente riconosciuto come documento
sostitutivo del permesso di soggiorno.
- Segnaliamo che
il possesso di quel semplice cedolino è motivo di abusi contro gli immigrati
che si vedono ridotti, di fatto, i pur limitati diritti di cui godono in
Italia.
- Sollecitiamo
affinché, da subito e come misura d'urgenza, venga modificata la procedura nel
senso che l'immigrato possa disporre del permesso di soggiorno, anche durante
il periodo del suo rinnovo, mediante l'apposizione di un timbro che ne attesti
la validità oltre la scadenza legale e sino alla sua sostituzione con il
documento nuovo. - Invitiamo al più celere smaltimento dell'arretrato di circa
un milione di pratiche attualmente nelle mani dello Stato.". L’U 2
A Reggio il traffico di clandestini in mano ai boss della 'ndrangheta
"Alcuni
pagavano fino a 18mila euro". Raffiche di arresti in diverse Regioni
REGGIO CALABRIA -
La ’ndrangheta ha un interesse diretto nella gestione e nello sfruttamento
dell’immigrazione clandestina. È quanto emerge dall’operazione della polizia
coordinata dalla Dda di Reggio Calabria che ha portato all’arresto di 56
persone accusate di avere organizzato l’arrivo in Italia e la distribuzione in
varie regioni di centinaia di immigrati indiani e pachistani.
L’organizzazione,
della quale avrebbero fatto parte esponenti delle cosche Cordì e Iamonte della
’ndrangheta, avrebbe costretto ognuno degli immigrati a versare somme che
variavano dai diecimila ai 18 mila euro, con un introito complessivo di oltre
sei milioni di euro. Le indagini erano state avviate nel 2007 dopo la denuncia
presentata da un imprenditore agricolo della provincia di Reggio Calabria,
costretto da affiliati alla cosca Iamonte a cedere alcune sue aziende ed a
presentare documentazione di assunzione per legittimare l’ingresso in Italia di
immigrati. Per la gestione dell’organizzazione si è rivelata fondamentale la complicità
di una ventina di professionisti, tra imprenditori e commercialisti, e di tre
dipendenti dell’Ufficio provinciale del lavoro di Reggio Calabria, tutti finiti
in manette.
Il traffico di
basava sull’utilizzo di contratti di assunzione fittizi richiesti da
imprenditori compiacenti a favore degli immigrati, che avevano così la
possibilità di chiedere il visto d’ingresso per l’Italia. Metà degli arrestati
- le ordinanze custodia cautelare emesse complessivamente dal gip sono state 67
- sono italiani e l’altra metà cittadini indiani. Questi ultimi, dopo avere
reclutato nel loro Paese centinaia di immigrati, li facevano giungere in Italia
in cambio dell’esborso di consistenti somme di denaro. «Questa operazione - ha
detto il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone -
dimostra la capacità della ’ndrangheta di sfruttare qualsiasi occasione di
guadagno lecito e soprattutto illecito». Per il questore di Reggio, Carmelo
Casabona, «l’operazione s’inserisce in quel quadro di risposte che lo Stato
riesce a dare al momento opportuno. Mi riferisco al fatto che risale solo a
pochi giorni fa la vicenda di Rosarno».
L’importanza
dell’operazione è stata sottolineata dal Ministro dell’Interno, Roberto Maroni,
secondo il quale «per la prima volta si dimostra che c’è il diretto
coinvolgimento delle famiglie della ’ndrangheta nel favoreggiamento
dell’immigrazione clandestina ed è un segnale allarmante che indica quanto
renda il business dell’immigrazione clandestina. Per questi motivi il contrasto
all’ immigrazione clandestina non serve solo a ridurre reati, come ha detto
anche il presidente Berlusconi, ma a contrastare la criminalità organizzata».
Gli arresti hanno dato spunto al presidente della Regione Calabria, Agazio
Loiero, di sottolineare «i gravi limiti legati alla legge sull’immigrazione
Bossi-Fini. Invece di fare proclami sui risultati conseguiti nel contrasto
all’immigrazione clandestina - ha detto Loiero - il Governo farebbe bene a
intervenire seriamente per cambiare una legge che non risolve affatto il
problema, ma che anzi è facilmente aggirabile dalla criminalità organizzata».
LS 3
Impone il burqa alla moglie. Negata la nazionalità a un immigrato musulmano
PARIGI - Il burqa
non è ancora ufficialmente illegale in Francia, ma è già ufficialmente
incompatibile con il passaporto francese. Senza aspettare che l’Assemblée
Nationale si pronunci su una legge contro il velo integrale, il ministro
dell’immigrazione Eric Besson ha fatto sapere ieri di avere negato la
nazionalità a uno straniero che chiede a sua moglie (francese) di indossare il
niqab. Il ministro ha deciso di emettere un comunicato per confermare la sua
decisione e ha ben spiegato di aver «trasmesso all’Ufficio del Primo Ministro
un progetto di decreto che rifiuta la naturalizzazione a un cittadino straniero
sposato con una francese». Grazie al matrimonio l’uomo avrebbe diritto al
passaporto francese ma a causa del velo imposto alla moglie, gli è stato
rifiutato. Il ministro ha precisato che «nel corso dell’inchiesta di prassi e
dell’incontro precedente il rilascio della nazionalità, è apparso che questa
persona imponeva a sua moglie il velo integrale islamico, privandola della
libertà di entrare e uscire di casa a volto scoperto e contravvenendo dunque ai
principi di laicità e uguaglianza tra uomo e donna».
Al ministero
dell’Immigrazione non hanno voluto fornire indicazioni sull’identità o la
nazionalità dell’uomo in questione. Il velo integrale, nella versione burqa o
niqab, è portato da meno di 1900 donne su una comunità musulmana che conta in
Francia circa 6milioni di persone, la più importante d’Europa. Nonostante si
tratti di un fenomeno minoritario, il Paese si sta spaccando su un indumento
considerato simbolo dell’asservimento della donna e negazione di qualsiasi
principio di uguaglianza. Al termine di sei mesi di lavori, la scorsa settimana
una missione parlamentare ha raccomandato al Parlamento che la Francia si
pronunci solennemente contro il burqa attraverso una risoluzione, che non ha
potere vincolante, e adotti una legge che vieti di indossarlo negli spazi
pubblici. Sul «perimetro» del divieto (ospedali, trasporti, scuole, o anche
banche e negozi, o addirittura per la strada e dovunque?) esistono però ancora
molti disaccordi. Di sicuro Nicolas Sarkzoy, il governo e tutta la classe
politica - destra e sinistra - sono tutti d’accordo nel giudicare il velo
integrale «incompatibile» con i principi della République. Il premier François
Fillon ha già dichiarato che il governo è pronto a presentare un progetto di
legge che preveda «il divieto più ampio e effettivo possibile». Già nel giugno
del 2008 il consiglio di Stato, più alta giurisdizione del paese, aveva
confermato il rifiuto di naturalizzare una marocchina che indossava il burqa,
definendolo «pratica radicale della religione non compatibile con i valori
fondamentali della comunità francese». FRANCESCA PIERANTOZZI IM 3
Riforma Comites/Cgie. Gli emendamenti del sen. Firrarello (Pdl) alla bozza
Tofani
Roma - Scadva
mercoledì 3 febbraio il termine per la presentazione degli emendamenti al testo
unificato sulla riforma di Comites e Cgie noto come Bozza Tofani, dal nome del
senatore del Pdl relatore del ddl all’esame della Commissione Affari Esteri.
Nove quelli presentati da Giuseppe Firrarello (Pdl), presidente del Comitato
per le questioni degli italiani all’estero: uno per facilitare la formazione di
Comites in Africa, per cui si stabilisce un numero minino di italiani di 3000
invece di 5000; eliminare i membri del Cgie nominati dagli Intercomites;
cambiare il metodo di voto, eliminando quello per corrispondenza in favore di
seggi da allestire in loco, e prevedere l’invio agli elettori della tessera
elettorale; equiparare le operazioni di scrutinio a quelle previste per
l’elezione della Camera; ridimensionare la presenza di regioni e province
autonome nel Cgie. Infine, sulla composizione del Cgie, Firrarello propone 80
membri, di cui 20 di nomina governativa.
Di seguito il
testo integrale degli emendamenti.
"Articolo 1
(Istituzione) Al comma 4, dopo le parole "almeno cinquemila cittadini
italiani", aggiungere "in Africa tale numero è ridotto a tremila
cittadini italiani".
Articolo 5
(Comitato dei presidenti) Sopprimere il comma 4.
Articolo 12
(Sistema elettorale e formazione delle liste) Al comma 1, sostituire le parole "il
voto è espresso per corrispondenza", con le parole "gli elettori
votano presso le sezioni elettorali appositamente istituite nel territorio dei
relativi Paesi. tali sezioni sono istituite presso i consolati d’Italia, i
consolati onorari, le agenzie consolari e in altri luoghi idonei alle
operazioni di voto che possono essere presidiati da funzionari del Ministero
degli Affari Esteri e di altre Amministrazioni dello Stato italiano".
Articolo 14
(Stampa e invio del materiale elettorale) Sostituire l’articolo con il
seguente: "Il Ministero degli Affari Esteri, entro 90 giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, adotta, con proprio decreto, le
modalità e le procedure per la costituzione delle sezioni elettorali, per la
stampa del materiale elettorale, per il rilascio del certificato elettorale o
della tessere elettorale da inviare all’elettore italiano all’estero".
Articolo 16
(Costituzione dei seggi elettorali) Sostituire il comma 1 con il seguente:
"presso ciascuna sezione elettorale è costituito un seggio elettorale, con
il compito di provvedere alle operazioni di spoglio e di scrutinio dei voti
espressi dagli elettori".
Articolo 17
(Operazioni di scrutinio) Sostituire il comma 1 con il seguente: "Alle
operazioni di scrutinio, spoglio e vidimazione delle schede si applicano el
disposizioni recate dagli articoli 45, 67 e 68 del tsto unico delle leggi
recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n.361, e successive modificazioni,
in quanto non diversamente disposto dal presente articolo". Sopprimere i
commi 2 e 5.
Articolo 25
(Composizione Cgie) Sostituire l’articolo con il seguente:
"1.Il
consiglio è composto da 80 membri dei quali 60 in rappresentanza delle comunità
italiane all’estero e 20 nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri secondo la ripartizione indicata al comma 3.
2. Ne fanno parte
di diritto i Presidenti degli Intercomites di ciascun Paese in rappresentanza
delle comunità italiane all’estero. I restanti membri sono eletti da una
assemblea formata per ciascun Paese, o gruppi di Paesi, dai componenti dei
Comites, regolarmente costituiti e da rappresentanti delle associazioni delle
comunità italiane in numero non superiore al 40% dei componenti dei Comites
secondo le modalità previste nel regolamento di attuazione di cui all’articolo
35. Le aree territoriali nelle quali si procede all’elezione dei membri
aggiuntivi e la relativa ripartizione numerica sono determinati con il decreto
di cui all’articolo 3 della presente legge.
3. Ne fanno parte
di diritto il Presidente della Conferenza elle Regioni e delle Province
Autonome e due membri dallo stesso designati, il presidente dell’Unione delle
Province d’Italia (Upi), il Presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni
d’Italia (Anci), il Presidente della Federazione Unitaria della stampa italiana
all’estero (Fusie) ed il Presidente dell’Associazione delle Camere di Commercio
Italiane all’Estero (Assocamerestero). I restanti membri di nomina governativa
sono designati come segue:
a. otto dalle
associazioni nazionali dell’emigrazione;
b. cinque dalle
confederazioni sindacali e dai patronati maggiormente rappresentativi sul piano
nazionale e che siano rappresentati nel Consiglio nazionale dell’economia e del
lavoro (Cnel).
4. Ai lavori del
Consiglio partecipano, senza diritto di voto, i parlamentari".
Articolo 27
(Organi) Al comma 1, sopprimere la lettera e. Al comma 2, sostituire la parola
"cinque" con la parola "quattro" e sopprimere le parole
"e uno in rappresentanza delle regioni". Al comma 3, sopprimere il
periodo "il Vice presidente in rappresentanza delle regioni e province
autonome di Trento e Bolzano è eletto tra i componenti la Commissione
regionale". Sopprimere il comma 7. Al comma 8, sopprimere le parole
"e la commissione regionale".
Articolo 30
(Durata in carica dei componenti) Al comma 2, sopprimere le parole
"presidente di Comitato" e "assessore". Al comma 3,
sostituire le parole "comma 3" con le parole "comma 2".
(aise)
La Uil Scuola sulle risorse destinate al personale scolastico all’estero
La questione è
stata discussa in un incontro fra i rappresentanti delle organizzazioni
sindacali e gli esponenti del Mae e del Miur
ROMA – La Uil Scuola, alla luce dei
provvedimenti inseriti in finanziaria relativi alla risorse destinate al
personale scolastico all’estero, chiede di modificare alcuni dei tagli
previsti. In un incontro avvenuto il 29 gennaio tra organizzazioni sindacali e rappresentanti
dei ministeri degli Affari Esteri e dell’Istruzione, Università e Ricerca si è
infatti parlato della riduzione di circa 3 milioni di euro del fondo 2503,
relativo agli assegnamenti di sede del personale scolastico italiano all’estero
contenuto nell’ultima legge finanziaria.
Tra i tagli che la Uil Scuola chiederà di
modificare, in un incontro annunciato il prossimo 10 febbraio, quelli relativi
a 54 posti così suddivisi: 16 posti di dirigenti scolastici (ad Asmara, Addis
Abeba, Amsterdam, Los Angeles, Manchester, Miami, Parigi Corsi, Berna,
Dortumund, Saarbrucken, Zurigo corsi, Brisbane, Buenos Aires, Bariloche,
Curitiba e Rio de Janeiro); 18 posti di docenti di scuola dell’infanzia,
primaria, secondaria di I e II grado delle scuole statali (ad Addis Abeba,
Asmara, Atene, Istanbul, Zurigo, Barcellona, Madrid, Parigi, Metz); 9 posti di
docenti e personale ATA dei corsi di lingua italiana ex lege 153/71; 12 posti
di lettorato.
Nel corso dell’ultima riunione si è inoltre
parlato della proposta del Mae relativa all’attribuzione delle proroghe di due
anni dell’incarico nella stessa sede per i dirigenti scolastici che hanno
terminato nella medesima un primo periodo di 4 anni. Alle organizzazioni
sindacali verrà consegnata l’ipotesi di testo con le comunicazioni in proposito
e il testo relativo all’avvio dell’avviso per la nuova selezione.
La Uil Scuola ha ribadito la necessità di
reperire la risorse utili alle procedure di indizione delle prove e di
aggiornamento delle graduatorie del personale scolastico all’estero, anche con
un assestamento di bilancio, già richiesto dal Mae al Ministero dell’economia a
tale scopo. La Uil Scuola si impegna in proposito a tutelare i lavoratori
esclusi dalla possibilità di poter accedere alle selezioni per le destinazioni
all’estero, anche con azioni legali.
Infine l’organizzazione sindacale ha
lamentato la mancata applicazione delle norme contrattuali che garantiscono al
personale supplente all’estero l’aggiornamento delle retribuzioni “che restano
invariate da almeno dieci anni – rileva la nota dalla Uil Scuola in proposito -
pur in presenza di variazioni delle basi stipendiali e del trattamento
economico degli assegni di sede nelle varie realtà estere, che incidono in
quota percentuale sulla retribuzione”.
“Se da una parte cade la scure sulle scuole
statali italiane all’estero e ne viene falcidiato l’organico, d’altra parte non
rileviamo alcun intervento di razionalizzazione dell’enorme e spropositata
platea di scuole private – aggiunge la nota della UIL Scuola, invitando ancora
una volta il ministero a verificarne il numero di alunni. La Uil attende nel
prossimo incontro “una approfondita valutazione delle proposte presentate” alla
luce degli interventi annunciati sul personale scolastico all’estero. (Inform)
Accordo Mae-Tirrenia. Per i sardi all’estero sconti sui traghetti per
ritornare sull'isola
Roma - Anche per
quest’anno i sardi che vivono all’estero potranno godere di sconti sul costo
del traghetto per ritornare sull'isola, in occasione di un cosiddetto
"rimpatrio temporaneo". Sì, perché anche per il 2010 il Ministero
degli Esteri ha rinnovato la convenzione con la Società Tirrenia che di fatto
abilita Ambasciate e Consolati ad emettere delle "credenziali
T/MAR-IRE", che consentono ai connazionali nati in Sardegna e residenti
all'estero da più di un anno di ottenere, appunto, sconti sul costo del
traghetto per l'isola, in occasione di un rimpatrio temporaneo. Sconto che,
però, può essere concesso solo una volta l'anno.
Di qualche giorno
fa la conferma del Ministero della avvenuta dotazione di fondi sul pertinente
capitolo per l’esercizio finanziario 2010: dunque anche per quest’anno le sedi
diplomatico-consolare potranno rilasciare le "credenziali
T/MAR-I.R.E." ai sardi all’estero. (aise)
Padova, sindaco leghista nega il campo a squadra di romeni
A San Giorgio in
Bosco il primo cittadino contro gli stranieri. Parte l'esposto. Alleanza
romena: «È razzismo sportivo»
Padova - Il Comune
padovano di San Giorgio in Bosco nega il campo di calcio a una squadra di
romeni iscritta al campionato amatoriale e parte un esposto all'Ufficio
nazionale anti-discriminazioni razziali e al Dipartimento per le Pari
Opportunità. A far scoppiare la polemica contro il sindaco leghista Roberto
Miatello è l'associazione "Alleanza romena" che dopo aver segnalato
il caso alla Prefettura ha deciso di chiamare in causa anche Palazzo Chigi
inviando l'esposto per discriminazione razziale all'ufficio competente.
Il presidente
dell'associazione romena Adrian Teodorescu parla di «razzismo in chiave
sportiva. Il Comune dopo le nostre richieste ci ha negato l'uso del campo
dicendo che il terreno era impraticabile, ma l'Ac San Giorgio può giocare e noi
no. Per questo ci sentiamo discriminati».
Il sindaco
leghista di San Giorgio in Bosco Roberto Miatello respinge l'accusa e dichiara:
«Non sono razzista, la Lega non è razzista. Razzisti sono loro nei nostri
confronti. Non capisco perchè devo dare il campo dei miei concittadini a una
squadra tutta di romeni. Non capisco perchè fanno una squadra di sole persone
che vengono dalla Romania e ogni volta che giocano piantano la bandiera del
loro paese. Sono loro che non vogliono integrarsi, ma noi non ci facciamo
mettere i piedi in testa da questa gente qua. Lo sponsor della loro squadra è
l'ex sindaco del Pd. Questo è un dato di fatto che si deve sapere, poi ognuno
tira le proprie conclusioni. Noi abbiamo deciso di fare questo perchè è la
gente che ce lo chiede».
Finora la squadra
di "Alleanza romena" ha potuto usare il campo conteso solo due
domeniche al mese grazie al prestito dell'Ac San Giorgio che glielo lascia a
disposizione quando gioca in trasferta. Im 4
Italien: Flüchtlinge mit Medikamenten ruhiggestellt?
Die Lage in den italienischen
Flüchtlingslagern ist besorgniserregend. Zu diesem Schluss kommt die
italienische Sektion der Hilfsorganisation „Ärzte ohne Grenzen“ (MSF), die
einundzwanzig dieser Lager untersucht hat. In mehreren dieser Einrichtungen
werden die Insassen offenbar medikamentös ruhig gestellt – und das
routinemäßig. Alessandra Tramontano von „Medici senza frontiere“ sagte im
Interview mit dem ARD-Hörfunkstudio Rom: „Wir haben festgestellt, dass immer
wieder Psychopharmaka eingesetzt werden… Nicht im Falle einer Krankheit oder
eines Problems, sondern auch um eventuelle Problemfälle einfach zu nivellieren
oder zu beruhigen. Das haben wir in vielen Fällen beobachten können!“
Offizielle Zahlen liegen der Hilfsorganisation nicht vor. Die medizinische Versorgung stelle sich jedoch insgesamt als lückenhaft und oberflächlich dar, so Tramontano. In einigen der