WEBGIORNALE  13-14  Gennaio 2010

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Immigrazione: primo “Rapporto della Rete europea”  1

2.       UE. A portata di mouse. Lo sforzo comunicativo delle istituzioni europee  1

3.       Il dolore degli uomini 2

4.       Integrazione e sicurezza. Un colpo che lo Stato deve battere  2

5.       Un paese senza immigrati "Blacks out": e l'Italia si ferma  2

6.       Da ieri in vigore il regolamento sul riconoscimento dei titoli di studio accademici 3

7.       PD-Svizzera: “Chiediamo maggiore responsabilità al governo italiano per intergrare gli stranieri”  4

8.       "Ius soli" cade il tabù  4

9.       Domenica 17 gennaio la Giornata mondiale delle migrazioni 5

10.   Merkel cancelliera indecisa  5

11.   Berlino. Il Governo informa i rappresentanti degli stranieri sulle nuove linee per l’integrazione  6

12.   Stoccarda. Primo bilancio del neo Console generale Alessandro Giovine  6

13.   Omofobia e diritti civili. Il Pd di Berlino a colloquio con Paola Concia  6

14.   Hannover. Conferenza del Comites sulla salute. Medaglie dalla Camera per Scigliano e Provenzano  7

15.   Cinquemila firme contro la chiusura del Consolato di Saarbrücken  7

16.   Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco ai Baviera e dintorni 8

17.   Kempten. Attualizzato il sito delle Acli-Baviera  9

18.   A Bari “L’Anno internazionale dei giovani” promosso dall’Onu  9

19.   Agli amici della Puglia e del Salento, ed ai corregionali residenti all’estero  10

20.   Una proposta di legge per introdurre il voto elettronico per tutti i connazionali, in Italia e all’estero  10

21.   Interventi. Il sogno è finito...resta la speranza. Riflessioni sullo stato del mondo  10

22.   Due indagati per l'eccidio di Cefalonia  12

23.   Elezioni Croazia, Josipovic presidente, al candidato del centrosinistra oltre il 60%   12

24.   Diventeranno tutti italiani 13

25.   Rosarno, severe critiche al governo  13

26.   Uomini in fuga  14

27.   Le "anime salve" di Rosarno  14

28.   Rosarno, figli di boss negli scontri. L'Osservatore: «Italiani razzisti»  15

29.   Rosarno, l’Egitto protesta: «Roma tuteli immigrati»  15

30.   Dopo l’attentato e le vicende di Rosarno. Bersani e Garavini a Reggio Calabria: “Sostegno alla magistratura”  15

31.   Immigrati, i tanti ghetti da cui dobbiamo uscire  16

32.   Tra Cavaliere e Colle scende il disgelo  16

33.   Riforme sì ma vere  17

34.   Processo breve, allarme dell'Anm. Bersani: "Ci metteremo di traverso"  17

35.   L’Aquila: primi passi di rinascita  17

36.   Il commento. L'amore per se stesso  18

37.   Al centro la competitività. La crisi non é finita, servono le riforme  18

38.   Regionali. Bersani: «Le primarie sono un'opportunità, non un obbligo»  19

39.   Cittadinanza agli immigrati: Focsiv boccia la proposta del testo di legge  19

40.   Israele alza un altro muro: stop agli immigrati egiziani 19

41.   Comunicare in Europa: oggi incontro al parlamento di Bruxelles  20

42.   Antonio Di Pietro (Idv) incontra la comunità italiana in Svizzera  20

43.   Inizia il 15 gennaio il 10° corsodi italiano a distanza della Trevisani nel Mondo  20

44.   Finanziamenti della Regione ai circoli di emigrati sardi: domande entro il 15 gennaio  20

 

 

1.       Italien. Tausend Afrikaner nach Unruhen in Sicherheit gebracht 21

2.       Italien. Saisonarbeiter: Sie haben ihre Schuldigkeit getan  21

3.       Rassismus im Dorf Rosarno. Alle Afrikaner vertrieben  21

4.       Ausschreitungen in Italien. Berlusconi schweigt zur Lage von Erntearbeitern  22

5.       Porträt. Mariastella Gelmini: Berlusconi treu ergeben. Kampf gegen "Ghetto-Klassen". 22

6.       Integration als Hürde. Rechtslehrer in Bitburg diskutieren – zu wenig. 22

7.       Asylpolitik in Österreich. Flüchtlinge sollen interniert werden  23

8.       Analyse. Hinter Mauern und Zäunen verschanzt 23

9.       Migration. Israel schottet sich weiter ab  24

10.   Weisenrat für die EU. "Es geht um Überleben oder Niedergang"  24

11.   EU-Kommission. Auf Herz und Nieren  25

12.   EU-"Außenministerin" Catherine Ashton will neue Außenpolitik  25

13.   EU-Außenministerin Catherine Ashton will Europas Stimme stärken  26

14.   Kroatiens neuer Präsident. Mit Volldampf nach Europa  26

15.   Käßmann trifft Guttenberg Einladung nach Afghanistan  26

16.   Angela Merkel und die Führungsdebatte. Die drei Kreuze der Kanzlerin  27

17.   Zoff in der Koalition. Sehnsucht nach CDU pur 27

18.   Minister verteidigen Merkel. „Moderne Führung“ statt „Gockel-Gehabe“  28

19.   Linkspartei: Ohne Richtung  28

20.   Die Grünen. Nach dreißig Jahren  29

21.   Leiharbeit. Sklaverei und Jobmaschine  30

22.   Zentrum für Vertreibung. Die Deutschen haben sich vom Osten abgewandt 30

23.   „Zentrum gegen Vertreibungen“. Westerwelles Welt 31

24.   „Ruhr 2010“. Im Schoß der Erde -Twins 2010. Oberhausen/Carbonia-Iglesias  31

25.   Kooperation. Deutscher Schriftsteller nach Neapel. scritture letture tedesche  32

26.   Kein Abschiebestopp. Iraner müssen bangen  32

27.   Ruf nach Reformen. Die Hartz-IV-Wunschliste  32

28.   Venedig. Philippe Starcks erstes Hotel in Italien eröffnet: Palazzina Grassi 33

 

 

 

 

Immigrazione: primo “Rapporto della Rete europea”

 

Assicurare lo scambio e l’aggiornamento continuo sul fenomeno migratorio e sui richiedenti asilo è l'intento dello European Migration Network (EMN), programma comunitario avviato a titolo sperimentale nel 2003 e ora diventato iniziativa strutturale di cui fanno parte i 27 Paesi dell’UE.

Questo primo “Rapporto EMN Italia”, presentato il 18 dicembre 2009 presso la Biblioteca del CNEL, è stato curato dal ministero dell’Interno con il supporto del centro studi e ricerche Idos/Dossier Statistico Immigrazione, con la collaborazione, in ambito sanitario, dell’Ordine dei medici, della federazione dei collegi degli infermieri e della società italiana di Medicina delle Migrazioni.

La prima parte del “Rapporto” si sofferma sulle politiche e strutture riguardanti l’immigrazione: fornisce i più recenti aggiornamenti normativi e sottolinea le possibili prospettive a livello giuridico e sociale, con specifico riferimento all’inserimento nel mondo del lavoro nelle sue varie forme.

Le altre due parti riguardano il rapporto tra mercato occupazionale e flussi qualificati, quindi, l’apporto di medici e infermieri stranieri nel settore sanitario.

Le annotazioni giuridiche, completate con i dati socio-statistici, da una parte, fanno il punto sulla situazione riscontrata a metà degli anni ‘2000, dall’altra, forniscono l’aggiornamento al 2008. Si entra nel merito delle carenze di questo personale, del suo reclutamento, delle esperienze di formazione all’estero, della necessità delle reti formative in Italia e dei possibili sviluppi.

Per limitarci all’essenziale:

- La questione dei lavoratori altamente qualificati in Italia illustra, sulla base dei dati socio-statistici, come la maggior parte dei lavoratori non comunitari, pur avendo fruito mediamente di una buona preparazione, non abbia avuto un inserimento corrispondente alle capacità acquisite e sia stata chiamata ad assolvere mansioni meno qualificate che permangono in gran numero anche in una società altamente industrializzata. In Italia i datori di lavoro non sono chiusi all’inserimento nelle loro aziende di lavoratori qualificati ma preferiscono selezionarli dopo averli già conosciuti sul campo, per cui l’approvvigionamento, solitamente, avviene dopo che essi già si sono insediati in Italia.

- Archivi statistici e metodologia interpretativa presenta le banche dati alle quali lo studio fa riferimento ed illustra la natura dei dati da esse raccolti.

- Normativa nazionale sulle migrazioni dei lavoratori altamente qualificati non comunitari presenta un succinto sommario concernente la programmazione dei flussi e le quote di ingresso annuali con specifico riferimento alle le figure altamente qualificate. In Italia non operano Programmi riguardanti lavoratori altamente qualificati non comunitari. A tale proposito, bisogna tenere presente che i flussi di ingresso annuali sono molto ampi, tra nuovi lavoratori e ricongiungimenti familiari, ai quali si aggiunge un consistente numero di minori che pervengono all’età lavorativa, per cui la possibilità di selezionare profili alti è già assicurata in loco. I diritti e gli obblighi dei lavoratori altamente qualificati sono simili a quelli degli altri lavoratori immigrati ai quali per altro la normativa italiana tende ad assicurare la stabilità del soggiorno. Le ricerche sui lavoratori altamente qualificati non comunitari (benché non molto estese), evidenziano alcuni aspetti, tra cui, innanzitutto, un certo spreco delle qualificazioni acquisite dagli immigrati. Ciò deve essere ricondotto ad un più generale limite del mercato occupazionale italiano, che non riesce anche nel caso degli autoctoni a trovare impieghi adeguati alle professionalità acquisite.

Infine, quanto al sistema Italia e al bisogno di immigrati qualificati, la forza lavoro immigrata si propone come una dimensione strutturale del sistema produttivo con un capitale formativo funzionale anche alle esigenze dei comparti più innovativi del sistema. Gli immigrati si inseriscono attualmente ai livelli più bassi con scarse possibilità di essere valorizzati in ruoli per i quali è necessaria l’istruzione secondaria e terziaria. Le indagini dell’ISTAT sulla forza lavoro immigrata nel 2008 hanno sottolineato che tra gli immigrati il 54,1% possiede la laurea o il diploma, il 73,4% svolge una professione non qualificata, mentre tra gli italiani i valori sono, rispettivamente, il 62,3% e il 32,9%. È evidente il sottoutilizzo professionale in lavori a bassa qualificazione. Tra le mansioni più ricorrenti: manovale edile, bracciante agricolo, operaio in imprese di pulizia, collaboratore domestico, portantino nei servizi sanitari ecc. Condizioni disagiate sono attestate anche dagli orari di impiego: il 19% lavora la sera, il 12% la notte, il 15% la domenica.

De.it.press

 

 

 

 

UE. A portata di mouse. Lo sforzo comunicativo delle istituzioni europee

 

Per avvicinarsi ai cittadini, per divenire più "trasparente", per favorire la conoscenza di quanto viene deciso fra Bruxelles e Strasburgo, l'Ue rafforza la sua presenza in internet.

 

Web, accessibilità e trasparenza. In realtà le istituzioni comunitarie sono già oggi facilmente "accessibili" rispetto a quelle degli Stati membri e alle altre organizzazioni internazionali. Dal portale www.europa.eu <http://www.europa.eu> si può giungere a scoprire pressoché tutto ciò che si sta muovendo a livello di Unione (norme e direttive, politiche, bilancio, testi di lavoro, sedute in diretta, ruoli e compiti dei funzionari e dei politici, rapporti con l'esterno…): con il 2010 e l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona lo sforzo comunicativo aumenta e, solo per fare alcuni esempi, sono resi disponibili indirizzi internet per conoscere meglio lo stesso Trattato, le figure da esso create (presidente "stabile" dell'Ue, Alto rappresentante per la politica estera), le iniziative legate alla presidenza di turno o all'Anno europeo per la lotta contro la povertà, quelle realizzate nell'ambito delle "Capitali europee della cultura".

 

Figure e poteri nuovi. Digitando sulla tastiera www.consilium.europa.eu si raggiunge il sito del Consiglio Ue e da lì si ha accesso allo spazio dedicato al presidente "stabile", il belga Herman Van Rompuy. Tale figura, "inventata" per dare continuità all'azione comunitaria e un volto riconoscibile all'Europa sulla scena internazionale, svolgerà compiti di coordinamento dei 27 Paesi che aderiscono all'Unione, presiederà i summit dei quali fisserà l'agenda, avrà un ruolo di coordinamento interistituzionale tenendo rapporti costanti con il Parlamento di Strasburgo e la Commissione. In internet si può conoscere la "carriera" di Van Rompuy, la sua agenda, i discorsi ufficiali, gli impegni nei Paesi terzi… Sempre dal sito del Consiglio si giunge alla home page dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, che è anche vice presidente della Commissione: la carica, pure derivante dal Trattato di riforma, è stata assegnata alla britannica Catherine Ashton. Anche nel suo caso internet rivela curriculum, impegni, prese di posizione, documenti in itinere. Abbondante, come sempre nei siti Ue, il materiale scritto, audio, video e fotografico.

 

Alla guida dei ministri dei 27. La presidenza di turno dell'Unione spetta nella prima metà del 2010 alla Spagna. Con le recenti riforme introdotte nella "casa comune", la presidenza a rotazione perde parecchie competenze e quindi importanza; d'altro canto il governo chiamato a reggere tale incarico guiderà, con i suoi ministri, le riunioni di settore del Consiglio dei ministri dell'Unione europea: affari generali, esteri, economia e finanza, giustizia, lavoro e politiche sociali, agricoltura, competitività, trasporti, ambiente, giovani e cultura. Una ulteriore novità è legata al fatto che d'ora in avanti la presidenza di turno sarà di fatto condivisa da tre Paesi che elaboreranno un programma d'azione lungo 18 mesi: al momento, quindi, la presidenza spagnola (www.eu2010.es) gestisce il mandato condividendolo con i governi di Belgio e Ungheria (www.eutrio.es).

 

Cultura, sociale, istituzioni. La rete diventa, nel panorama Ue, anche la modalità più diretta per conoscere le iniziative delle tre Capitali europee della cultura, ovvero le città di Essen (Germania), Pécs (Ungheria) e Istanbul (Turchia). Per tutte le informazioni sull'Anno della lotta contro la povertà e l'esclusione sociale occorre invece cercare all'indirizzo internet www.2010againstpoverty.eu. Tornando al Trattato, e vista l'importanza che esso riveste nel cammino di integrazione, è stato da tempo istituito uno spazio web dedicato (http://europa.eu/lisbon_treaty), che spiega i contenuti dell'articolato, le ricadute sulle politiche dell'Unione, le novità a livello istituzionale. Esso - hanno più volte ribadito i leader dei 27 - "dota l'Ue del quadro giuridico e degli strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini". Dal sito si evince che gli obiettivi del Trattato sono quattro. Al primo punto figura la volontà di realizzare un'Europa più democratica e trasparente, "rafforzando il Parlamento europeo", contemplando "un maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali" (principio di sussidiarietà) e istituendo il diritto di petizione dei cittadini. Il secondo intento del Trattato è di dar vita a un'Europa più efficiente, che "semplifica i suoi metodi di lavoro e le norme di voto, si dota di istituzioni più moderne e adeguate a un'Unione a 27". Terzo punto: allegata al Trattato figura la Carta dei diritti fondamentali, che, scritta nel 2000, assume ora valore cogente. Infine dal testo dipende (tutti i particolari sono illustrati nel sito) la possibilità di realizzare un'"Europa protagonista sulla scena internazionale". Sir eu

 

 

 

 

Il dolore degli uomini

 

«Volevamo braccia, sono arrivati uomini», sospirò trent’anni fa lo scrittore svizzero Max Frisch spiegando perché troppi connazionali fossero così ostili agli immigrati italiani contro cui avevano scatenato tre referendum. Ostilità antica. Anche i nostri nonni furono portati in salvo come i neri di Rosarno. Le autorità furono costrette a organizzare dei treni speciali per sottrarli nel 1896 al pogrom razzista scatenato dai bravi cittadini di Zurigo. E altri gendarmi e altri treni avevano sottratto i nostri nonni, tre anni prima, ad Aigues Mortes, alla furia assassina dei francesi che accusavano i nostri, a stragrande maggioranza «padani», di rubare loro il lavoro.

L’abbiamo già vissuta questa storia, dall’altra parte. Basti ricordare, come fa Sandro Rinauro ne «Il cammino della speranza», che secondo il Ministero del Lavoro francese «alla fine del 1948 dei 15.000 italiani presenti nel dipartimento agricolo del Gers, ben il 95% era irregolare o clandestino». Come «irregolari» sono stati almeno quattro milioni di nostri emigrati. C’è chi dirà: erano altri tempi e andavano dove c’erano posto e lavoro per tutti! Falso. Perfino l’immenso Canada, spiega Eugenio Balzan sul «Corriere» nel 1901, era pieno di disoccupati e a migliaia i nostri «s’aggiravano in pieno inverno per Montréal stendendo le mani ai passanti». Tutto dimenticato, tutto rimosso. Basti leggere certi commenti, così ferocemente asettici, di questi giorni. «Chi non lavora, sciò!» Anche quelli che erano a Rosarno dopo aver perso per primi il lavoro nelle fabbriche del Nord consentendo un’elasticità altrimenti più complicata e cercano di sopravvivere in attesa della ripresa? Sciò! Anche quelli che fanno lavori che i nostri ragazzi si rifiutano di fare? Sciò! Anche quelli che lavorano in nero per un euro l’ora? Sciò!

Mai come stavolta è chiaro come l’abbinamento clandestino = spacciatore è spesso un’indecente forzatura. A parte il fatto che moltissimi a Rosarno avevano il permesso di soggiorno, c’è un solo spacciatore al mondo disposto a lavorare dall’alba alla notte per 18 euro, ad accatastarsi al gelo senza acqua e luce tra l’immondizia, a contendere gli avanzi ai topi? Dice il rapporto Onu 2009 che chi lascia l’Africa per tentare la sorte in Occidente vede in media «un incremento pari a 15 volte nel reddito » e «una diminuzione pari a 16 volte nella mortalità infantile» dei figli. Questo è il punto. Certo, non possiamo accogliere tutti. Ma proprio per questo, davanti al dolore di tanti uomini, ci vuole misura nell’usare le parole. Anche la parola «legalità». Tanto più che, ricordava ieri mattina «La Gazzetta del Sud», l’Inps scheda come «braccianti agricoli metà dei disoccupati della Piana». Un andazzo comune a tutto il Sud: 26 falsi braccianti agricoli smascherati nel 2008 in Veneto, 146 in Lombardia, 26 mila in Campania, 14 mila in Sicilia, 16 mila in Puglia, 10 mila in Calabria. Dove secondo i giudici antimafia buona parte delle false cooperative agricole che poi magari usano i neri in nero sono legate alla ’ndrangheta. Dio sa come il nostro Paese abbia bisogno di rispetto della legge: ma quali sono le priorità della tolleranza zero?

Gian Antonio Stella CdS 11

 

 

 

Integrazione e sicurezza. Un colpo che lo Stato deve battere

 

La vicenda di Rosarno ci pone nuovamente sotto gli occhi l’importanza ed il problema dello Stato in una complessa fase di transizione storica come quella che stiamo vivendo. Le grandi migrazioni sono un fenomeno di questa stagione della storia e l’Italia non è affatto un’isola: quei problemi che altri Paesi hanno già affrontato, sia pure con specificità diverse, toccano anche noi.

Come abbiamo sempre sostenuto su queste colonne non bisogna mai perdere di vista il binomio fondamentale di ogni politica verso questa autentica mutazione storica: sicurezza e integrazione. Non sono due concetti semplici e men che meno banali e non sono neppure in relazione gerarchica fra loro, perché stanno assolutamente sullo stesso piano e si sostengono a vicenda.

Lo Stato, cioè il complesso degli strumenti con cui si governa la sfera pubblica, deve avere e tenere in mano la situazione. Come è ovvio ogni mutamento degli equilibri demografici e sociali genera delle problematiche e la presenza di fasce nuove di popolazioni sradicate dai loro contesti e di incerta acculturazione rispetto ai nostri parametri normali crea sentimenti di insicurezza e di paura. L’autorità pubblica ha il dovere e vorremmo aggiungere l’interesse a garantire invece la sicurezza, che è un fenomeno innanzitutto di legalità, ma non solo. La legalità deve naturalmente valere per tutti: non solo per i nuovi arrivati, ma anche per i cittadini dello Stato a cui non si può consentire alcuno spazio per gestire la sicurezza fuori dei canali previsti dai nostri ordinamenti e meno ancora di darsi a pratiche di sopraffazione verso i nuovi arrivati.

La sicurezza tuttavia è inscindibile dal tema della integrazione. È la consapevolezza nei nuovi arrivati di essere parte di un sistema di diritti elementari, di godere la giusta considerazione come persone umane (lo ha ricordato autorevolmente il Pontefice), di avere accesso a quelle condizioni di dignità nel lavoro e nella vita sociale che noi consideriamo “civili” ciò che da un lato rende il migrante che arriva responsabile di fare ogni sforzo per inserirsi pacificamente nella comunità che gli offre quelle condizioni e dall’altro consente all’autorità dello Stato di non fare sconti a chi si scosta dai doveri che corrispondono ai diritti concessi (si deve evitare il pericoloso corto circuito per cui si accetta siano trattati male e vivano in condizioni subumane, e di conseguenza si dovrebbe chiudere un occhio ed essere indulgenti se si danno a comportamenti devianti).

Crediamo che su questi principi in sede teorica ci sia l’accordo della grande maggioranza dei cittadini. Dobbiamo anche riconoscere che lo Stato è spesso intervenuto, da ultimo anche a Rosarno, per impedire che le tensioni degenerassero. Tuttavia il tema è così delicato e le sue implicazioni sono così vaste che è bene sapere che quanto si è fatto non basta mai. Sarà sufficiente vedere cosa è successo in Gran Bretagna, Francia, Germania anche con gli immigrati di seconda e terza generazione (rivolte nei ghetti, infiltrazioni del terrorismo islamico nelle loro fila) per capire che non è proprio il caso di scherzare col fuoco.

Lo Stato deve farsi sentire da tutti, dai cittadini italiani e dai nuovi immigrati: se ciò non avviene si preparano occasioni di scontro che proprio non vogliamo augurarci. La presenza dello Stato è complessa: vale tanto per il versante della sicurezza, che non per caso noi chiamiamo “pubblica sicurezza”, ma vale anche per il versante della integrazione che prevede l’offerta di inserzione nelle nostre opportunità culturali tramite la scuola, nelle nostre opportunità sociali tramite tutte le strutture di sostegno alla persona e alla famiglia, dalla sanità alla tutela dei consumi.

Certamente si tratterà di un’azione che deve coniugare capacità di analisi delle situazioni complessive e un bel po’ di buon senso nelle loro applicazioni. Indubbiamente va evitato un ingresso indiscriminato di persone che non si sa poi come impiegare, così come il favorire accumuli di lavoratori immigrati per poterli sfruttare meglio. Al tempo stesso bisognerà trovare il modo di affrontare in maniera sostenibile il problema di quella quota di persone che comunque riescono ad eludere i controlli e comunque si trovano nel nostro Paese. C’è il problema di trovare un equilibrio nel sistema scolastico fra un servizio di integrazione da offrire ai nuovi venuti e la preservazione di una certa qualità del percorso offerto agli studenti italiani che possono partire da condizioni diverse. Bisogna trovare il modo di offrire la possibilità di conquistare la cittadinanza italiana in tempi ragionevoli e certi senza con questo trasformarla in un rifugio a buon mercato per chi voglia ottenerla per ragioni strumentali non compatibili con le nostre regole e i nostri valori condivisi.

 

Ci si rende conto che si tratta di uno sforzo enorme, che richiede compattezza ed energia, risorse sia materiali che morali, concorrenza di tutte le agenzie sociali sane del Paese. È una grande sfida, che, lo ripetiamo, non riguarda solo l’Italia, ma più o meno tutta l’Europa occidentale. Per questo, vincendola come siamo in grado di fare se c’è l’impegno di tutti, otterremo grandi benefici in conseguenza di un accreditamento notevole nel contesto internazionale.

Appunto perché questo compito è notevole ci vuole lo Stato, con tutte le sue articolazioni e tutti i suoi poteri. Ciò non esclude, anzi prevede, il concorso tanto delle autonomie locali quanto di tutte le forme di “cittadinanza attiva”, ma postula un centro capace di coordinazione, di visione strategica e anche in possesso della forza necessaria perché si coniughino felicemente sicurezza e integrazione.

PAOLO POMBENI IM 11

 

 

 

Un paese senza immigrati "Blacks out": e l'Italia si ferma

 

Per la prima volta, a marzo, gli extracomunitari potrebbero scioperare. Cosa accadrà? Per capirlo siamo andati nel profondo Nordest - dal nostro inviato Jenner Meletti

 

STANGHELLA (PADOVA) - Sarà difficile anche bere un caffè, nel giorno X. Le ragazze del bar Due Archi, il più grande di piazza Pighin, sono infatti brave e gentili e anche cinesi. Sarà dura andare alla Santa Messa, quel giorno. Don Victor Hugo Toapanta Bastida è infatti molto "extracomunitario" perché arriva dall'Ecuador. Celebra l'Eucarestia, confessa e visita i malati nella parrocchia di Stroppare e nel giorno X potrebbe decidere di chiudersi in canonica. Sarà difficile fare la spesa. I garzoni dei fornai arrivano quasi tutti dall'Est o dal Nord Africa, i macellatori di polli sono tunisini o senegalesi, la frutta e la verdura sono raccolte e lavorate da mani straniere. Difficile anche distrarsi: nella società sportiva Rugby Stanghella ci sono infatti tre marocchini e un nigeriano che potrebbero appendere le scarpe al chiodo. I signori Mario e Toni dovranno restare in casa perché senza l'aiuto della badante non riescono più ad arrivare al bar.

 

Il giorno X - il tam tam viaggia su Internet e in particolare su Facebook - arriverà a marzo e si chiamerà "Blacks Out", fuori i neri. Ad accendere la miccia è stato un libro, "Blacks Out, un giorno senza immigrati", che è stato scritto da Vladimiro Polchi e che sarà pubblicato da Laterza giovedì 14 gennaio. Forse per la prima volta una fiction si sta trasformando in realtà.

 

"Ho scritto un romanzo - dice Vladimiro Polchi - dove tutti i personaggi e tutti i numeri sono veri. Ho fatto la cronaca di un giorno in cui gli italiani stupefatti scoprono che gli stranieri non si sono presentati al lavoro. E così si accorgono di quanto siano importanti. Ma poi è successa una cosa strana. Nei mesi di lavorazione del libro e nell'incontro con varie associazioni di migranti, sindacati, organizzazioni cattoliche è nato un vasto comitato. Lo scopo? Provare a passare dalla finzione letteraria alla realtà. E così il comitato - ne fanno parte associazioni di immigrati, Arci, Acli, Migrantes, i radicali, l'Asgi, i responsabili immigrazione Cgil, Uil e Sei Ugl... - ha deciso che il 20 marzo sarà un giorno senza immigrati. Un vero e proprio sciopero? Sicuramente un'iniziativa per farsi sentire, per contare, per non essere mai più invisibili. Su Facebook è nato anche un altro grande comitato che propone "Un primo marzo senza immigrati", con oltre 20mila membri. Tra i due gruppi è sorto un coordinamento e si sta cercando di unificare le date".

 

Ci sono tre querce, davanti al municipio di Stanghella. "I marocchini si trovano lì, di giorno e di sera". Ci sono anche in una sera di pioggia gelata. "Lo sciopero? Io non posso farlo - dice Mohammed, nato vicino a Marrachech - perché sono in cassa integrazione. Qui a Stanghella non si sta né bene né male. In fabbrica non ci sono tanti problemi ma qui in paese non tutti ti guardano nel modo giusto. Entri al bar e gli italiani fanno commenti e parlano di te come se tu non capissi l'italiano". "Io vado a scuola, all'istituto tecnico - racconta Driss - e fra i compagni di classe ci sono quelli bravi e anche i razzisti. Se c'è una discussione, sai già cosa diranno alla fine: vai al tuo paese. Fra gli adulti è ancora peggio. Se facessi lo sciopero a scuola, qualcuno sarebbe felice. Ci sono genitori che se vedono il loro figlio assieme a me lo sgridano e gli dicono: ma vai con un marocchino?".

 

Stanghella, con 4.450 abitanti, è solo un pezzetto di quell'Italia che senza stranieri (qui regolari e clandestini sono il 6 - 7% della popolazione, come nella media nazionale) si incepperebbe. "Straniero" è infatti il 9,7% del nostro Pil, pari a 122 miliardi. Sono arrivati da oltre confine il 50% degli operai delle fonderie, il 10% degli infermieri, il 67% delle colf e badanti. Molti maestri e docenti sarebbero senza cattedra, senza i 650.000 alunni figli di immigrati. Le casse dello Stato sarebbero più magre, senza i 6 miliardi di tasse e contributi dei migranti. Persino il 5% dei preti non è nato in Italia. "Le prime facce straniere - dice don Silvano Silvestrin, il parroco - le ho viste dieci anni fa visitando gli ammalati. Ho trovato le prime badanti, che ormai sono indispensabili. All'inizio c'erano le polacche - molte sono tornate a casa perché la situazione economica del loro Paese è migliorata - e ora ci sono le moldave, le ucraine, le russe. Pagando meno che nelle case di riposo, i nostri vecchi restano nelle loro case".

 

Anche la Chiesa ha chiesto soccorso oltre i confini. "Io e il mio confratello Edison Genaro Cordovilla Guevara - dice don Victor Hugo - curiamo le parrocchie di Stanghella e Villa Estense. L'italiano non lo conosciamo ancora bene ma i nostri parrocchiani sono pazienti. Dopo la Messa e l'omelia, qualcuno mi dice: sei stato bravo. Altre volte invece mi sgridano: hai fatto troppi errori". Per sapere quali mestieri siano "in mano" agli stranieri, basta cercare quelli peggiori. Al primo posto la Berica, sulla strada verso Monselice. Un macello di polli che è diventato il pronto soccorso per chi è appena arrivato. Al secondo posto l'agricoltura, con la raccolta di cocomeri e meloni d'estate e con la preparazione di ortaggi e frutta nel freddo dei frigoriferi nel resto dell'anno. "Ma è nell'edilizia - dice Rossano Ranci, che fino a pochi giorni fa ha guidato la Fillea Cgil padovana - che gli stranieri hanno la maggioranza assoluta. Nel padovano arrivano infatti al 52 - 53%. Il loro sciopero bloccherebbe tutto. Con la crisi, molti romeni, polacchi e croati sono tornati a casa. Là oggi riescono a guadagnare 600 - 700 euro che, senza le spese che avrebbero qui, equivalgono a una busta paga italiana di 1300 - 1400 euro. Nei cantieri, soprattutto nei subappalti, oggi troviamo moldavi e ucraini".

 

Nel giorno X, sarebbe in crisi anche lo stadio del Rugby Stanghella. "Fra i ragazzini - dice il presidente Ruben Venturato - ci sono Salid, Amin ed Eia, marocchini e il nigeriano Amien. Anche noi abbiamo avuto il nostro "caso Balotelli". A Verona, un ragazzino ha detto al nostro Amien: "Vattene, negro". Ma nel rugby noi stiamo attenti a queste cose. L'arbitro ha subito sospeso la partita, ha radunato tutti i giocatori a centro campo e ha imposto le scuse. I due ragazzini si sono abbracciati davanti a tutti". Ruben Venturato è un imprenditore che lavora l'acciaio inossidabile. "In fabbrica ci sono lavoratori del Marocco. Si scherza sul colore della pelle. "Hai saldato troppo, sei diventato scuro". Ma sono solo battute, il clima è buono".

 

Nessun incidente razziale, nel paese padovano. Ma basta la presenza di facce diverse in piazza Pighin per creare malumore. E la paura dello straniero è stata la carta vincente del centro destra per conquistare, nel giugno scorso, il Comune. "Nel programma - dice l'ex sindaco del centro sinistra, Mauro Sturaro, insegnante di filosofia - non avevano scritto nulla, ma giravano i bar dicendo: "Se vinciamo noi, il giorno dopo i marocchini spariscono"". In via Cuoro 1 abita Abdelfatah Errajifi, presidente dell'associazione culturale La Fede. "Dicono che questa è una moschea, ma non è vero. Ho solo un grande garage dove ci riuniamo per la preghiera. I vicini di casa sono gentili e buoni, e noi con loro siamo buoni e gentili". "Ma via Cuoro - dice l'ex sindaco - votava a sinistra e con la paura di questa moschea ha votato per la lista Lega e Pdl. A una signora che protestava contro questi islamici in preghiera, ho detto: "Signora, se lei dice il rosario a casa sua, io come sindaco cosa posso dire?". Ma non c'è stato nulla da fare. Ha vinto la paura di un nemico che non c'è".

 

Sotto le tre querce, dopo il pranzo, arrivano anche le badanti. Una pausa di chiacchiere, durante il riposo degli anziani. Poi li porteranno al bar delle ragazze cinesi della famiglia Shi Shan. Donne con il velo, al pomeriggio, vanno a prendere i loro bambini all'asilo parrocchiale don Bosco. "Non posso nascondere - dice il vice sindaco, Sandro Moscardi - che sul problema sicurezza, in campagna elettorale, ci siamo spesi molto. Vogliamo che la nostra sia una comunità tranquilla e i cittadini ci hanno premiato". I "marocchini" - sono tutti marocchini, quelli che non sono nati a Stanghella e dintorni - continuano a trovarsi sotto le querce davanti al Comune. "L'estate scorsa - racconta il vice sindaco - un nostro consigliere, di An, ha avuto uno sprazzo di fantasia. I marocchini fumano molto e buttano le cicche per terra. Lui è arrivato con la macchina piena di scope e le ha distribuite a questi ragazzi. L'hanno presa bene, si sono messi a spazzare la piazza". Ci sono cicche anche davanti al bar Due Archi, ma lì vanno i nati in terra veneta. Non c'è nessuno da educare. LR 12

 

 

 

 

Da ieri in vigore il regolamento sul riconoscimento dei titoli di studio accademici

 

È in vigore da ieri 12 gennaio 2010 il Regolamento concernente il riconoscimento dei titoli di studio accademici proposto dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 300 del 28 dicembre 2009.

Il Decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 24 luglio 2009 si applica ai titoli di studio accademici rilasciati dagli istituti di istruzione superiore e dagli istituti di istruzione superiore stranieri dei Paesi aderenti alla Convenzione per il riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore fatta a Lisbona l'11 aprile 1997.

Per il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti negli istituti di istruzione superiore stranieri, per l'accesso ai concorsi pubblici, si invia la domanda al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica corredata dei seguenti documenti:

* a) titolo di studio estero, tradotto e legalizzato;

* b) certificato analitico degli esami sostenuti, rilasciato dall'istituto ove è' stato conseguito il titolo di studio e tradotto;

* c) dichiarazione di valore in loco della Rappresentanza diplomatico-consolare italiana competente per territorio nello Stato al cui ordinamento si riferisce il titolo di studio, che specifichi durata del corso, valore del titolo di studio e natura giuridica dell'istituto che lo ha rilasciato nell'ambito del predetto ordinamento;

* d) bando del concorso cui si intende partecipare con evidenziati i requisiti previsti per l'accesso.

Riconoscimento dei titoli di studio da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca

1. Sono di competenza del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca le valutazioni concernenti il riconoscimento:

a) dei titoli di studio, ai fini dell'attribuzione di punteggio per la definizione della graduatoria definitiva in caso di pubblici concorsi, nonché ai fini della progressione in carriera, su richiesta dell'amministrazione interessata;

b) dei titoli di studio e dei relativi curricula studiorum ai fini previdenziali;

c) dei titoli di studio, ai fini dell'iscrizione ai Centri per l'impiego, ferma restando la procedura di cui all'articolo 38 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per l'accesso agli impieghi presso le pubbliche amministrazioni;

d) dei titoli di studio, conseguiti negli istituti di istruzione superiore, ai fini dell'accesso al praticantato o al tirocinio successivi al conseguimento della laurea e della laurea specialistica o magistrale, sentiti il Consiglio universitario nazionale e il Consiglio o Collegio nazionale della relativa categoria professionale, se esistente.

2. Le amministrazioni interessate per il riconoscimento di titoli di studio per l'accesso ai concorsi pubblici inviano al Ministero l'istanza degli interessati corredata dei seguenti documenti:

a) ove il titolo di studio sia stato rilasciato da un istituto di istruzione superiore straniero:

1) titolo di studio, tradotto e legalizzato;

2) certificato analitico degli esami sostenuti, rilasciato dall'istituto ove e' stato conseguito il titolo di studio e tradotto;

3) dichiarazione di valore in loco della Rappresentanza diplomatico-consolare italiana competente per territorio nello Stato al cui ordinamento si riferisce il titolo di studio, che specifichi durata del corso, valore del titolo di studio e natura giuridica dell'istituto che lo ha rilasciato nell'ambito del predetto ordinamento;

4) documentazione comprovante la finalita' per la quale è richiesto il riconoscimento del titolo di studio;

b) ove il titolo di studio sia stato rilasciato da un istituto di istruzione superiore:

1) titolo di studio tradotto;

2) certificato analitico degli esami sostenuti, rilasciato dall'Istituto ove e' stato conseguito il titolo di studio e tradotto;

3) documentazione comprovante la finalità per la quale è richiesto il riconoscimento del titolo di studio.

3. Il provvedimento conclusivo è adottato dal Ministero entro novanta giorni dal ricevimento dell'istanza. Il provvedimento di riconoscimento e quello di diniego sono comunicati all'interessato e all'amministrazione interessata.

4. Il riconoscimento di titoli di studio, ai fini della registrazione del contratto da parte della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli affari esteri, per l'attribuzione della qualifica di volontario o cooperante, ai sensi degli articoli 31 e 32 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, è di competenza del Ministero, previa istanza dell'interessato.

Entro novanta giorni dal ricevimento dell'istanza, previo accertamento della corrispondenza della documentazione prodotta ai requisiti di cui al comma 2, lettere a) o b), il Ministero adotta il provvedimento di riconoscimento.

Tale provvedimento è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il provvedimento di diniego di riconoscimento è notificato all'interessato e all'amministrazione interessata.

Riconoscimento dei titoli di studio da parte di altre amministrazioni

1. Ai fini del riconoscimento dei titoli di studio per le finalità di cui ai commi 2, 3 e 4, le amministrazioni interessate trasmettono la documentazione di cui all'articolo 3, comma 2, lettere a) o b), al Ministero.

Entro sessanta giorni dal ricevimento delle istanze, il Ministero trasmette il proprio motivato parere alle amministrazioni competenti, le quali adottano il provvedimento di riconoscimento. Il provvedimento è comunicato all'interessato e al Ministero.

2. La valutazione dei titoli di studio, ai fini della partecipazione a selezioni per l'assegnazione di borse di studio e altri benefici, conseguenti al possesso di tali titoli, erogati o riconosciuti dalle pubbliche amministrazioni, e' di competenza dell'amministrazione interessata, acquisito il parere del Ministero.

3. La valutazione dei titoli di studio accessori, ai fini dell'attribuzione del punteggio aggiuntivo nelle procedure concorsuali per titoli ed esami, indette dal Ministero degli affari esteri, è di competenza di quest'ultima amministrazione, che puo' richiedere il parere del Ministero relativamente all'idoneita' del titolo di studio.

4. La valutazione dei titoli di studio, ai fini della partecipazione alle selezioni gestite dal Ministero degli affari esteri per l'accesso a borse di studio e ad altri benefici previsti da organizzazioni ed enti internazionali, e' di competenza del Ministero degli affari esteri, che puo' richiedere il parere del Ministero.

Verso i provvedimenti di diniego di cui agli articoli 3 e 4 l'interessato o l'amministrazione interessata possono presentare istanza di riesame, producendo ulteriore documentazione, entro trenta giorni dalla notifica. I.M., de.it.press

 

 

 

 

PD-Svizzera: “Chiediamo maggiore responsabilità al governo italiano per intergrare gli stranieri”

 

Le ignobili notizie dello sfruttamento inumano dei cittadini immigrati nelle campagne di Rosarno, che stanno facendo il giro del mondo dando un’immagine purtroppo angosciosa e triste del nostro Paese, meritano un approfondita riflessione da parte del governo italiano sullo stato in cui vivono questi nostri ospiti. Chi ha la responsabilità politica sul controllo del territorio deve dare spiegazioni sul ripetersi di atti criminosi. E’ doloroso, per chi come i nostri padri  ha vissuto l’esperienza dell’emigrazione tra angherie e sfruttamento, rendersi conto che a distanza di anni, nonostante lo sviluppo sociale ed economico del nostro Paese, continuano a verificarsi casi schiavitù e vengano ancora perpretate ciniche forme di sfruttamento dell’uomo.

 

Un Paese normale e civile, oltre a darsi delle norme che regolamentano l’accesso e la presenza dei cittadini provenienti da altre comunità, dovrebbe essere capace di applicare le proprie rispettando anche i riferimenti giuridici internazionali.

 

Sono trascorsi solo cinquanta anni dalle lotte agrarie che videro le regioni meridionali ribellarsi allo sfruttamento dei latifondisti. Allora come oggi ci sono tutte le ragioni per chiedere al governo ed al nostro Paese un impegno per il ripristino della legalità, della tolleranza nei rapporti tra gli uomini ed in particolare un’assunzione di responsabilità per promuovere l’integrazione degli stranieri nel nostro paese ed il rispetto delle norme più elementari del diritto al lavoro, che è il cardine sul quale è costruita la nostra Costituzione.

Michele Schiavone, segretario del PD in Svizzera (de.it.press)

 

 

 

 

"Ius soli" cade il tabù

 

La prima riforma degli Anni Dieci non ha il timbro della legge, né tantomeno della legge costituzionale. Viaggia su una vettura più dimessa, più modesta: la circolare ministeriale. Quella con cui il ministro Gelmini ha comunicato ai presidi che il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi non riguarda tutti gli stranieri. Non riguarda, più in particolare, gli stranieri nati qui.

 

Che dunque da oggi sono un po’ meno estranei alla terra su cui hanno spalancato il loro primo sguardo, o meglio sono diventati un po’ italiani. Una novità a ventiquattro carati: è la prima applicazione dello ius soli in un ordinamento che continua ad essere improntato allo ius sanguinis.

 

Rispetto al fatto nuovo, non è poi così importante interrogarsi sulle ragioni che lo hanno generato. Può darsi che un tetto rigido, senza compromessi né eccezioni, avrebbe svuotato troppe scuole, dato che i figli degli immigrati sono maggioranza in varie aree del Paese. Può darsi che una riforma per via legislativa s’infrangerebbe contro l’altolà di Bossi e della Lega, e quindi meglio scavalcare il Parlamento. O infine può darsi che in Italia le uniche riforme si facciano sottovoce: non abbiamo forse battezzato l’elezione diretta del presidente del Consiglio senza scomodare la Costituzione, limitandoci a cambiare la scheda elettorale?

 

Ma il fatto nuovo è figlio a propria volta della nuova società in cui siamo immersi mani e piedi. Nel 2007 gli stranieri iscritti nei registri anagrafici sono cresciuti di 460 mila unità, più dell’anno prima, e dell’anno prima ancora. Questi stranieri hanno dato alla luce 64 mila bambini, il 90% in più rispetto al 2001. E tutti loro - i padri e i figli - sono ormai 4 milioni, solo a contare gli immigrati regolari. Sennonché questi immigrati restano stranieri nella loro nuova Patria: nel 2005 gli abbiamo concesso 19.266 cittadinanze, un terzo rispetto alla Spagna, un decimo rispetto alla Germania, un grammo di polvere rispetto alle 154.827 cittadinanze elargite quello stesso anno dalla Francia.

 

Possiamo allora accompagnare con un viatico questa circolare? Il viatico è al contempo una speranza, quella d’abitare in un Paese dove le riforme siano proclamate a tutto tondo, senza sotterfugi normativi. Dove la legge del 1992 sulla cittadinanza venga corretta per adeguarla ai nuovi tempi: oggi servono 10 anni (ma in realtà non meno di 13), la proposta bipartisan Sarubbi-Granata (pendente dal 30 luglio in Parlamento, e sottoscritta da 50 deputati di ogni gruppo, a eccezione della Lega) dimezza questo termine. E trasforma inoltre la cittadinanza italiana in un diritto, anziché in una graziosa concessione delle autorità amministrative. Con un giuramento e con un esame d’italiano, perché non c’è diritto senza l’adempimento d’un dovere. Ma in un tempo certo e ragionevole, che diventa automatismo per i figli degli immigrati residenti da 5 anni. Non è buonismo: specialmente dopo i fatti di Rosarno, è un esercizio di realismo.  MICHELE AINIS LS 11

 

 

 

 

Domenica 17 gennaio la Giornata mondiale delle migrazioni

 

ROMA - Domenica 17 gennaio ricorre la 96a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che in Italia si è soliti denominare Giornata Mondiale delle Migrazioni. La  Fondazione Migrantes ha viva fiducia che dell’importanza di questa celebrazione si abbia in tutta la Chiesa italiana viva consapevolezza e pertanto venga presa nella medesima considerazione e assunta con il medesimo impegno di cui sono oggetto le altre due Giornate mondiali, quella missionaria della terza domenica di ottobre e quella della pace che si celebra il primo giorno dell’anno.

Quest’anno la regione scelta per le principali iniziative è la Campania. In questa regione si sono svolti, nelle settimane scorse, diversi incontri dei direttori della Migrantes per un contatto diretto con gli operatori socio-pastorali del settore e con quanti prendono particolarmente a cuore il servizio sociale e caritativo, ma soprattutto pastorale per ogni forma di migrazione. Da parte sua la direzione della Migrantes regionale della Campania insieme alla Migrantes nazionale ha pubblicato un fascicolo contenente “riflessioni, testimonianze e storia” della vicenda migratoria in Campania: la pubblicazione è inserita nella serie dei Quaderni di “Servizio Migranti”, con il numero 56.

In preparazione della Giornata anche una conferenza stampa prevista per martedì 12 gennaio presso la Sala Marconi della Radio Vaticana alla quale interverranno il Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, Mons. Bruno Schettino e il Direttore generale della Migrantes, Mons. Giancarlo Perego. La conferenza sarà moderata dal Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della CEI Mons. Domenico Pompili. Domenica 10 anche la trasmissione televisiva “A Sua Immagine” Su Rai Uno dedicherà una intera puntata al tema delle migrazioni con la presenza in studio del Direttore generale della Migrantes e una serie di testimonianze e esperienze dei vari uffici diocesani della Migrantes.

La celebrazione eucaristica principale per la Giornata si svolgerà a Capua e sarà teletrasmessa da Rai Uno alle ore 11 del 17 gennaio. A presiederla mons. Bruno Schettino.

Anche quest’anno a tutte le parrocchie è stato inviato il numero speciale di “Servizio Migranti”, dedicato alla Giornata, contenente un poster illustrativo da affiggere alla porta delle chiese. (Migranti-press)

 

 

 

 

Merkel cancelliera indecisa

 

Che cosa fa la Cancelliera? A Berlino le voci di critica contro Angela Merkel si fanno sempre più alte e insistenti. Provengono dall’interno della litigiosa coalizione di governo cristiano-democratico e liberale e dall’esterno da parte delle Chiese. È messa in discussione la sua capacità di decidere nel ruolo di cancelliere, cui la Costituzione assegna espressamente «la competenza di dettare le linee-guida della politica e di portarne la responsabilità».

 

Siamo davanti a una inedita polemica anche di carattere istituzionale. Questo tipo di critica riveste grande interesse per osservatori come noi, che in Italia ci apprestiamo a una ennesima stagione di confronto sulle grandi regole di governo. Guardiamo con attenzione quanto accade al modello tedesco, che spesso è preso come buon esempio di governo che sa decidere in un sistema parlamentare senza prender la strada del presidenzialismo.

 

Cominciamo dalle critiche di merito fatte alla Merkel per la sua indecisione politica in tema di riduzione delle tasse, di politiche per la famiglia e in generale di cauta correzione dello Stato sociale. In realtà questa indecisione riflette i contrasti e le contraddizioni interne alla sua stessa coalizione, che la cancelliera sembra non saper governare.

 

Liberali e cristiano-democratici hanno vinto le elezioni dell’autunno scorso a seguito di una campagna elettorale aggressiva ma equivoca. Soprattutto i liberali si sono affermati elettoralmente con una promessa semplice e popolare/populista: abbassare le tasse subito per stimolare la crescita, anche a costo di una ulteriore riduzione della spesa sociale. La ripresa economica avrebbe rimesso tutto a posto.

 

I cristiano-democratici (e la Merkel stessa) non erano affatto convinti di questa semplicistica ricetta, davanti al peggioramento del mercato del lavoro e al progressivo deterioramento delle condizioni dello Stato sociale, che rimane uno dei successi storici che qualificano la Germania postbellica. Oltretutto la grave crisi finanziaria mondiale è tutt’altro che risolta.

 

Ma pur di vincere e liberarsi della socialdemocrazia, i democristiani hanno fatto finta di nulla e si sono affidati al carisma personale della Merkel, accumulato nella gestione della Grande Coalizione con i socialdemocratici.

 

Questo è il paradosso: la Merkel governava meglio con «gli avversari» socialisti di ieri che con «gli amici» liberali di oggi. Sino a ieri molti democristiani si lamentavano che la Cancelliera fosse troppo di sinistra. Oggi dichiarano che la vittoria elettorale è stato «un colpo di fortuna» dovuto allo stile «presidiale» (sic) della Cancelliera a tutto svantaggio del partito democristiano che è rimasto privo di un chiaro e forte profilo politico. In altre parole la Merkel non avrebbe promosso il partito (Cdu) di cui è presidente. Contemporaneamente però i liberali accusano i cristiano-democratici di non mantenere il patto di coalizione da loro sottoscritto, che prevedeva appunto la riduzione delle tasse. E ne chiedono conto alla Cancelliera a gran voce.

 

A parte altri punti controversi (impegno militare in Afghanistan, ingresso della Turchia nella Unione europea) anche il tema della famiglia è oggetto di un inatteso e pesante intervento della Chiesa cattolica. «La politica perde la bussola se fa credere alla gente che si può avere tutto allo stesso tempo: la carriera, buoni stipendi e i figli» - ha dichiarato l’autorevole arcivescovo di Monaco di Baviera. Tiriamo un bilancio. Parlavo sopra della singolare accusa rivolta retrospettivamente alla Merkel dai suoi amici di partito di avere condotto la campagna elettorale vincente con stile presidenziale. È vero. Molti osservatori esterni lo avevano subito notato. Si era creata l’impressione che si stesse per scegliere un presidente alla francese piuttosto che un partito guidato da una personalità che - a norma della Costituzione - era pronta ad assumere il ruolo di cancelliere (con le sue prerogative di competenza direttiva) dopo la piena approvazione del Parlamento. Ma i cristiano-democratici, consapevoli della debolezza del proprio partito come tale, per vincere si sono adattati a questo gioco pseudo-presidenziale, potendo disporre di una Merkel che pure notoriamente non era e non è amata dalla grande nomenclatura democristiana.

 

Adesso il nodo è venuto al pettine. La Merkel è stata un’ottima Cancelliera nella Grande Coalizione perché, anche grazie al suo carattere paziente ma fermo, poteva contare su una sostanziale cooperazione dei due grandi partiti popolari «condannati a stare insieme». Le sue decisioni dovevano essere accettate. Adesso i «partiti della libertà» che formano la nuova coalizione sono ipercompetitivi e chiedono alla cancelliera che decida a favore dell’uno contro l’altro. La Merkel non ha ancora trovato la forza o gli argomenti per dire che le sue decisioni possono o devono per forza scontentare l’uno o l’altro. O entrambi. Ma solo così può governare. La formula del cancellierato non funziona presidenzialisticamente con l’appello alla legittimazione popolare al di là dei partiti, ma sulla convinta e ragionevole delega dell’autorità decisionale dai partiti parlamentari al premier. Che a sua volta deve possedere e conquistare autorevolezza nella gestione della coalizione. È un circolo virtuoso difficile ma l’unico che garantisce autentica governabilità. Torniamo a Berlino. Adesso tutti chiedono una «nuova partenza» della politica. La Cancelliera pur vedendo i propri indici di popolarità in discesa, sinora è rimasta silenziosa. Ma non potrà esimersi dal prendere posizione in alcuni importanti appuntamenti istituzionali e partitici della settimana entrante. Sarà la sua prova decisiva. 

GIAN ENRICO RUSCONI LS 11

 

 

 

Berlino. Il Governo informa i rappresentanti degli stranieri sulle nuove linee per l’integrazione

 

Berlino - Mercoledì 16 dicembre il Ministro Dr. Maria Böhmer ha invitato, presso la sede del Governo a Berlino, alcuni rappresentanti delle comunità straniere residenti in Germania per presentar loro il contratto firmato da pochissimo tempo dalla nuova coalizione di governo.

 

Per gli italiani è stato invitato nuovamente il Presidente del Comites di Hannover Dott. Giuseppe Scigliano, già delegato in passato da parte dell'intercomites Germania per prendere parte al forum dell'integrazione. Già dal primo momento Scigliano fu segnalato quale rappresentante dell'organismo ed in tale veste ha preso parte non solo al forum chimato in vita dalla Cancelliera Merkel e dal suo Governo ma anche alla commissione di lavoro N. 2 che aveva per tema:" imparare la lingua già in tenera età". 

 

La Cancelliera ha riconfermato il Ministro Böhmer  e questa ha ritenuto opportuno invitare circa 30 rappresentanti di diverse etnie. Tra questi circa 12 erano già presenti in passato nel forum mentre gli altri sono stati scelti dal nuovo Governo. Un forte segnale che lascia capire un chiaro collegamento tra passato e futuro. Quindi continuità di quanto era già stato intrapreso nel primo Governo.Tra gli invitati anche un altro italiano: Franco Marincola della CGIL Bildungsverk ev.

 

Verso le ore 12,30, il Ministro ha esposto i piani del nuovo Governo in materia di emigrazione. Tra le novità: il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti in altre nazioni. Questo provvedimento riguarda circa 2,7 milioni di persone. Il procedimento dovrebbe durare circa sei mesi e prevede, tra le altre cose, il riconoscimento parziale. Tanto per fare un esempio, un ingegnere potrebbe essere riconosciuto come tecnico e nel frattempo potrebbe integrare i suoi studi in Germania. Scigliano ha salutato positivamente questa novità ma ha messo in guardia dalla strumentalizzazione di questo provvedimento. Egli ha chiesto regole chiare per tutti senza che queste cozzino contro le barriere regionali. Ha messo a conoscenza i presenti che auspica non interventi dettati dal mencato del lavoro ma riconoscimenti in base a dei criteri identici. In futuro, la nuova normativa dovrebbe consentire ai medici non solo di poter lavorare nelle strutture ospedaliere ma anche di  poter aprire studi medici.

Scigliano ha poi espresso forti dubbi per quanto riguarda il riconoscimento dei titoli di studi delle scuole  professionali in quanto in Germania esiste il sistema duale che in altre nazioni tra cui l'Italia non esiste. Ciò significa che poche rarità potrebbero essere contemplate in questa normativa. Si prevede comunque che entro il 2011 la legge dovrebbe essere approvata in Parlamento.

 

Altra novità segnalata dal Ministro è il contratto tra Stato e cittadini stranieri. Questo ha suscitato pareri diversi tra i presenti che hanno suggerito in ogni caso di chiamarlo accordo e non contratto.tra le altre cose, ci dovrebbe essere inserito quanto lo straniero porta con sè (bagaglio socio culturale e professionale) e quello che lo aspetta in Germania. Dopo un anno dovrebbero essere analizzati i risultati.

 

Scigliano ha ricordato al Ministro Böhmer degli accordi firmati tra Stato, Regioni e Comuni riguardanti l’offerta della lingua materna che attualmente non viene praticata su tutto il territorio. Ha ricordato che anche la Cancelliera aveva speso diverse parole a favore. Fino ad oggi purtroppo senza alcun risultato. Il Ministro ha comunicato al rappresentante italiano di averrecepito il messaggio e che avrebbe continuato (così ha lasciato intendere) a portare avanti la questione nella nuova coalizione.

 

Per concludere si è parlato del consiglio per l’integrazione che il Governo vuole chiamare in vita. Questo organismo dovrebbe essere composto da circa 20 persone provenienti dal Governo, dalle Regioni, dai Comuni e da alcune organizzazioni nazionali di stranieri. Anche qui Scigliano Ha auspicato un numero sufficiente di rappresentanti stranieri. Ha messo in rilievo che è inconcepibile che uno o due stranieri (così si vocifera)potrebbero farsi carico di una problematica così delicata e così differente tra le diverse etnie. L’impressione è che chi andrà in questo organismo sarà un frutto esotico che mette chi governa nelle condizioni di dire che anche gli stranieri sono presenti al tavolo decisionale ma nella buona sostanza potranno fare ben poco. Scigliano auspica quindi una rappresentanza più nutrita in questo organismo che tenga in considerazione la diversità delle esigenze di chi dovrebbe essere integrato.

 

Subito dopo pasqua dovrebbe essere organizzato un convegno in cui discutere anche quali progetti hanno portato dei risultati e quali altri hanno solamente ricevuto premi di facciata. La Cancelliera prevede di riunire entro il 2010 ancora una volta il Forum per l’integrazione. Giuseppe Scigliano, De.it.press

 

 

 

 

Stoccarda. Primo bilancio del neo Console generale Alessandro Giovine

 

Stoccarda - Alessandro Giovine guida il Consolato Generale in Stoccarda dal 17 agosto 2009. È torinese, avvocato penalista con laurea anche in ingegneria. Ha appena 35 anni e da quattro è in diplomazia. La sua prima sede è stata Moulouse in Francia nella cui circoscrizione risiedono 19.000 connazionali, in maggioranza doppi cittadini. Con un exequatur Giovine è stato inviato a reggere il Consolato Generale in Stoccarda che conta invece 140.000 connazionali, il piú grande d’Europa e secondo solo a Buenos Aires, in Argentina

Il bilancio di Alessandro Giovine non può che essere di scarsi cinque mesi. Guidato da uno spiccato senso di intraprendenza, il giovane diplomatico ha avviato subito un processo di cambiamento e di trasformazioni. Sua è stata l’iniziativa di creare un servizio di accoglienza dell’utenza a scapito della soppressione, si spera temporanea, del centralino. È sparito l’Ufficio commerciale e di rapporti con l’esterno, sono stati effettuati spostamenti di personale all’interno per potenziare importanti uffici, rimasti sotto organico.

Pare però che la sua iniziale gestione non goda dell’appoggio di tutte le sigle sindacali di categoria, sia del personale di ruolo che a contratto. Anche sul fronte dei rapporti con il Comites, enti ed associazioni non vi è ancora molta sintonia.

La collettività in questo momento è irrequieta per il disservizio e per le complicazioni causate dal tentativo di innovare e migliorare la funzionalità in ogni settore.

I più navigati credono che la manovra della riduzione del personale consolare e scolastico, dei tagli all’assistenza scolastica e sociale e la preannunciata chiusura di 18 rappresentanze consolari, sia l’inizio di un processo di progressiva sottrazione di responsabilità politica del nostro governo verso le collettività italiane all’estero. Senza dubbio in una fase di recessione economica si deve risparmiare, eliminando però sprechi e privilegi.

Le sfide, si sa, contengono sempre molte incognite e molte variabili. Importante è che esse non siano guidate da sensi facinorosi, o peggio ancora, di ripicca o di vendetta nei confronti di qualcuno o di qualche parte politica avversa.

Buon senso vorrebbe invece che fra passato - presente – futuro vi sia un sano equilibrio e che di fronte ad oggettive difficoltà di attuazione regnino l’umiltà e capacità di retrocedere o di apportare modifiche, anche in corso d’opera, al fine di evitare che si arrechino più danni che benefici all’utenza. Alla fine però saranno i fatti a giudicare l’operato e a stabilire il torto o la ragione.

Sul fronte dei rapporti col mondo politico ed economico-commerciale locale tedesco pare invece che Giovine abbia iniziato a seminare bene.

Altri particolari nel servizio audio: http://www.swr.de/international/de/-/id=233334/did=5806502/pv=mplayer/vv=popup/nid=233334/1djr7au/index.html.

Tony Màzzaro, SWR International/Sezione italiana (de.it.press)

 

 

 

 

Omofobia e diritti civili. Il Pd di Berlino a colloquio con Paola Concia

 

Grande partecipazione di iscritti e simpatizzanti, nonostante la bufera di neve a Berlino, alla discussione del Pd locale con la parlamentare democratica Anna Paola Concia. I democratici di Berlino, fra cui diversi rappresentanti della comunità omosessuale, hanno espresso pieno sostegno alla deputata pugliese per il suo impegno per una legge contro l’omofobia che la Concia ha ripresentato in Parlamento. Un impegno non facile, come ha detto uno dei partecipanti, visto che „la brutale aggressività retorica della Lega riduce i diversi (omosessuali o immigrati che siano) a venire trattati come figli di un Dio minore”.

 

L’incontro mensile del circolo berlinese, coordinato dalla deputata lì residente, Laura Garavini, ha toccato anche altri argomenti come le cause che portarono alla mancata approvazione dei DICO (proposta di legge sulle coppie di fatto) e le possibili alleanze alle regionali in Puglia.

 

Le due parlamentari hanno sostenuto all’unisono che “il Pd è l’unica forza politica capace di costruire un’alternativa che si opponga all’attuale sgretolamento del nostro Paese. Sul tema dei diritti civili il Pd è molto attento, ma, non trattandosi di una priorità  è necessario continuare a portare avanti una costante azione di sensibilizzazione anche all’interno dello stesso partito”. Concordi i democratici berlinesi: “In teoria non ci dovrebbe essere bisogno di dovere lottare per il riconoscimento di diritti di uguale trattamento, già previsti dalla Costituzione”. Ma per ora il buon esempio del Portogallo, che proprio nei giorni scorsi ha approvato una legge sul matrimonio tra omosessuali, continua ad essere una chimera. De.it.press

 

 

 

 

Hannover. Conferenza del Comites sulla salute. Medaglie dalla Camera per Scigliano e Provenzano

 

Hannover - Il 18 dicembre ad Hannover, presso ill Congress Centrum, si è tenuto un convegno sul tema della salute che é stato organizzato dal Com.It.Es di Hannover sotto la Direzione del Presidente Dott. Scigliano.

La Ministra Dr. Maria Böhmer,  ha portato al presidente del comites un saluto da estendere a tutti i partecipanti e nello stesso tempo hanno augurato buon esito all'evento. Agli auguri si è associato Ramazan Salman Fondatore e direttore della Ethno Medizin nonchè organizzatore della giornata dedicata all'emigrazione mondiale che ha avuto luogo nello stesso palazzo.

 

Malgrado la neve, circa 200 persone si sono recate alla conferenza e sono rimaste entusiaste da quanto è stato loro mostrato e comunicato.

Alla Conferenza, tenuta in lingua italiana con traduzione simultanea, hanno partecipato come relatori medici di alto livello ed alcuni di fama internazionale.

La manifestazione è stata organizzata all'interno della giornata dell'emigrazione che si è tenuta nello stesso palazzo dei congressi a cui hanno partecipato relatori di fama internazionale. Anche la Ministra per l'integrazione Dr. Maria Böhmer ha presenziato l'iniziativa.

 

A porgere i saluti la Dott.ssa Luisa Cuccaro Reggente del Consolato Generale di Hannover, il Sindaco di Hannover Sig. Ingrid Lange, la Dott. Honey Deihimi, incaricata dell`Integrazione della Bassa Sassonia, l'On. Franco Narducci ed il Presidente del Comites Dott. Giuseppe Scigliano che ha messo in evidenza sopratutto la validità di questa manifestazione che è partita proprio dalle esigenze della gente.

 

Ad aprire le i lavori, il Dott. Aldo Morrone che ha toccato il pubblico con immagini e parole maledettamente reali. La cosa che ha più colpito è stato il parallelo fatto tra gli emigranti italiani partiti per l'America alla fine del secolo scorso con quelli sbarcati a Lampedusa nei nostri tempi. Immagini agghiaccianti e commoventi che hanno toccato il cuore di chi ha vissuto l'emigrazione in prima persona. Il Dott. Morrone ha parlato anche delle terre da dove arrivano i nuovi emigranti e di alcuni progetti portati avanti dagli italiani.

È seguito l'intervento del Direttore Regionale della AOK (Cassa mutua) che ha illustrato il sistema sanitario tedesco ed i costi rappresentati per la  maggior parte dalle cure ospedaliere.

A chiudere la prima parte dei lavori la Dott.ssa Donatella De Cicco, Internista, Nefrologa Cardiologa del Centro di dialisi di Mosbach. Ha parlato molto delle malattie più diffuse tra cui il colesterolo ed ha dato consigli utili per la prevenzione.

 

Dopo una breve pausa, la conferenza è ripresa con la Dott.ssa Isabella Parisi, Medico generico di Hannover, che ha parlato di prevenzione familiare (vaccini e visite obligatorie). È seguita la relazione del Dr. Alex Marra chirurgo della gabbia toracica, della Clinica St.Georg di Ostercappeln, che ha dimostrato la necessità per i fumatori di sottoporsi ai primi sintomi a controlli accurati. Ha fatto anche vedere filmati di nuove tecniche di come poter operare i tumori polmonari. Ha fatto seguito il Dott. Vincenzo Paternó Neurochirurgo della I.N.I. di Hannover che ha mostrato con brillantezza e chiarezza come si sviluppano e come vengono operate certe malattie nell'ambito della neurochirurgia. Il  Dott. Fabio Crescenti, Chirurgo della cavità addominale, che opera nella Clinica Siloah di Hannover, ha puntato il dito su tecniche avanzate per quanto riguarda la rimozione di masse tumorali. A chiudere gli interventi è stato il Dott. Saro Cambria, Psichiatra all`Università di Messina che ha parlato della depressione in emigrazione.

Naturalmente anche il pubblico ha avuto modo di porre domande a cui sono state date risposte appropriate e chiare. La moderazione è stata affidata al Dott. Tommaso Conte, medico generico di Stoccarda.

La conferenza ha avuto un grande successo. Malgrado il freddo e la neve sono arrivate persone da  Wolfsburg, da Garbsen, da Wunstorf, da Osnabrück, da Braunschweig, da Hildesheim e naturalmente da Hannover.

La conferenza é terminata alle ore 19.30 con i ringraziamenti del Presidente del Comites Dott. Giuseppe Scigliano che ha ringraziato tutti i partecipanti ed in particolar modo il pubblico.

Al termine l´On. Franco Narducci, Pd, ha consegnato  tre Medaglie d`argento a nome della Camera dei Deputati. La prima al Presidente del Comites Dott. Scigliano per il suo impegno e per le tante attività portate avanti dal comites che rappresenta, la seconda al rappresentante dei giovani Claudio Provenzano, per il lavoro svolto nei confronti dei giovani (l'onorevole Narducci ha delegato la Reggente M. Luisa Cuccaro di consegnare la medaglia il giorno successivo durante il convegno dei giovani) e la terza alla Dott.ssa Assunta Verrone Referente della commissione cultura per quanto da lei fatto nell'ambito della Cultura (uno dei punti forti del comites di Hannover).

La serata si è conclusa con una cena in uno dei migliori Ristoranti  di Hannover, “Il Gallo nero “, a cui erano invitati tutti i relatori nonché  tutti coloro che durante l'anno hanno lavorato per la collettività italiana e che naturalmente hanno contribuito, a diverso titolo, alla riuscita della manifestazione. Sul Munü  due loghi: quello del Consolato Generale e quello del Comites. Un'accoppiata che negli ultimi tempi ha dato molti frutti attraverso un lavoro comune rivolto ai nostri connazionali.

L'On. Aldo Di Biagio, responsabile del Dipartimento Italiani nel Mondo, atteso all'evento, non ha potuto partecipare per motivi di salute. Il Presidente del comites ha reso noto la notizia ed ha augurato al deputato buona guarigione. 

L'evento è stato molto apprezzato da tutti ed ha avuto una risonanza positiva.

Dott. Giuseppe Scigliano, de.it.press

 

 

 

 

Cinquemila firme contro la chiusura del Consolato di Saarbrücken

 

Saarbrücken - Si è conclusa lunedì 21 dicembre nell’ufficio comunale del sindaco della città di Saarbrücken la raccolta delle firme, organizzata dal Comites/Saar, per dire no alla chiusura della sede consolare di Saarbrücken. Charlotte Britz, borgomastro del capoluogo di regione del Saarland, alla presenza del presidente e della vicepresidente del Comitato degli Italiani eletti all’estero della regione sarrese, Giovanni Di Rosa e Liliana Rino Calabrese, ha simbolicamente apposto l’ultima firma, unitamente ad altre cinquemila circa, solidarizzando in tal modo con la numerosa comunità italiana residente nella regione che, negli ultimi mesi, si è movimentata con diverse iniziative di protesta atte a prevenire la paventata chiusura del Consolato d’Italia in Saarbrücken.

 

Il primo cittadino sarrese ha ascoltato attentamente le preoccupazioni del presidente del Comites/Saar, qualora le decisioni del governo italiane riguardo alla chiusura della sede consolare dovessero rendersi definitive, legate al disagio che, in un prossimo futuro, colpirebbe decine di migliaia di cittadini italiani, i quali improvvisamente, si vedrebbero negati i loro fondamentali diritti, sanciti dalla Costituzione, alla fruizione dei servizi pubblici resi dalla struttura consolare.

Una particolare attenzione è stata dedicata dal sindaco a ciò che Liliana Rino Calabrese ha relazionato, in un discorso chiaro e ben articolato, sulle reali difficoltà e i disagi a cui andrebbero incontro i circa 22.000 italiani del Saarland, nei quali, in molti casi, non solo non si è del tutto realizzato il processo d’integrazione ma addirittura, in tanti altri casi, non è mai iniziato, con tanta gente bisognosa ancora di assistenza sociale e numerosi bambini da supportare scolasticamente. Il sindaco si è detta finalmente felice di sentire una disamina obiettiva sul reale grado di integrazione degli italiani nel Saarland e non la voce dei soliti noti che vogliono far apparire la situazione felicemente diversa da quella che in realtà è, affermando da parte sua l’inutilità di certe manifestazioni, volte solamente a dare un “effetto vetrina” ad eventi e progetti elitari, e la tendenza a celare, invece, le reali criticità che colpiscono la comunità italiana nella regione.

Giovanni Di Rosa ha informato, infine, il borgomastro che la petizione verrà consegnata direttamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed alle più alte cariche dello Stato.  Francesco Calabrese, de.it.press

 

 

 

 

Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco ai Baviera e dintorni

 

- Fino al 14 febbraio, c/o Wirtshaus im Fraunhofer(Fraunhoferstr. 9, München)   

  "Volksmusik Tage" Musica popolare alpina ed europea

   Il programma è disponibile all'indirizzo: www.volksmusiktage.com

   Organizza: Fraunhofer Theater München

 

- mercoledì 13 gennaio, ore 18:15, c/o Ludwig-Maximilians-Universität,

   Hörsaal B 101 (Geschwister-Scholl-Platz 1, München)

   "Die Kritik am Imperium Romanum in der Imagination der Römer"

   Conferenza del Prof. Dr. Martin Hose

   Organizza: Evangelisch-Theologische Fakultät -

   Ludwig-Maximilians-Universität

 

- mercoledì 13 gennaio, ore 19:30, c/o Kino Breitwand Starnberg

   (Wittelsbacherstr.10, Starnberg, Tel: 08151-971800, www.breitwand.com)

   nell'ambito della rassegna "il Cinema Italiano introdotto e commentato

   da Ambra Sorrentino"

   Film: "Riprendimi" (Regia: Anna Negri, Italia 2007, 93')

 

- 14-31 gennaio, c/o Vortragssaal der Münchner Stadtbibliothek, Gasteig

   (Rosenheimerstr. 5, München)

   Rassegna cinematografica "7. Mittelmeer-Filmtage"

   I film italiani proiettati: "L'Orchestra di Piazza Vittorio" (di

   Agostino Ferrente, 2006), "L'ultimo Pulcinella" (di Maurizio Scaparro,

   2008), "Mar nero" (di Federico Bondi, 2009)

   Il programma è disponibile all'indirizzo:

   www.filmstadt-muenchen.de/pdf/mittelmeerfilmtage_2010.pdf

   Ingresso: € 7,00 / 6,00

   Organizza: Filmstadt München (Circolo Cento Fiori, Griechisches

   Filmforum, SinemaTürk Filmzentrum), Institut Français de Munich

   Istituto Italiano di Cultura, Münchner Stadtbibliothek e Kulturreferat

   München

 

- venerdì 15 gennaio, ore 18:00, c/o Münchner Volkshochschule, Gasteig,

   EG Raum 0017 (Rosenheimerstr. 5, München) "Neapel"

   Conferenza con diapositive a cura di Antonio Macrì

   Ingresso: 6,- €. Organizza: Münchner Volkshochschule

  

- venerdì 15 gennaio, ore 19:30, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   Diavortrag: "Das Aostatal - Berge, Burgen und Abteien im Schatten des

   Mont Blanc". Relatrice: Barbara Peters, archeologa e Storica dell'arte

   Organizza: Società Dante Alighieri Monaco di Baviera e.V.

 

- martedì 19 gennaio, ore 15:00, c/o KunstKulturQuartier, Künstlerhaus,

   Hinterzimmer (Königstr. 93, Nürnberg)

   Diashow: Rückkehr nach Rom, Teil II. Organizza: KunstKulturQuartier

  

- martedì 19 gennaio, ore 19:00, c/o Giesinger Kult(ur)café (Tegernseer

   Landstrasse 96, München | U-2 "Silberhornstrasse")

   Neapolitanischer Abend "Charisma, Chaos und Canzoni"

   Passeggiata attraverso Napoli. Con Giuseppe Del Duca (tenore) e Paolo

   Tatafiore (al piano). Modera: Dr. Volker Helwing. Ingresso: 13,- €

   Organizza: Giesinger Kult(ur)café

 

- giovedì 21 gennaio, ore 18:30, c/o Europahalle della Scuola Europea

   (Elise-Aulinger-Str. 21, München | U5 "Therese-Ghiese-Allee" - Bus 55

   "Friedhof Perlach") "L’Europa 20 anni dopo la caduta del Muro"

   Incontro con Demetrio Volcic, giornalista, Professore all'Università

   di Trieste alla Facoltà di Scienze Diplomatiche e Internazionali, già

   membro del Parlamento europeo e senatore della Repubblica italiana

   Entrata libera. Organizza: la Sezione Italiana della Scuola Europea di Monaco

  

- giovedì 21 gennaio, ore 20:00, c/o Literaturhaus (Salvatorplatz 1, München)

   Ein Abend mit Claudio Magris: "Verstehen Sie mich bitte recht"

   Incontro con Claudio Magris

   Moderatore: Niels Beintker (BR). Sibylle Canonica (Bayerisches

   Staatsschauspiel) legge brani dal libro "Verstehen Sie mich bitte recht"

   Ingresso: 10,00€ - 8,00€

   Organizzatori: Stiftung Literaturhaus München e Carl Hanser Verlag

 

- domenica 24 gennaio, ore 10:30-11:15 (per i piccolini, fino a 5 anni e

   mezzo), ore 11:15-12:30 (per i grandicelli, dai 5 anni e mezzo a 10

   anni), c/o Haus-Olymp (Elisabeth-Kohn-Str. 29, München - tram 27 e 12,

   bus 53 e 154) "Il laboratorio dell'italiano"

  Lo scopo delle attività è migliorare le competenze linguistiche,

   sociali e culturali dei bambini di bilinguismo (o plurilinguismo)

   italiano. Ballando, giocando, cantando e disegnando impareremo divertendoci.

   Per maggiori informazioni rivolgersi a Marinella Vicinanza-Ott

   (tel. 089/30 70 76 35 - maviott@arcor.de). Organizza: Rinascita e.V.

 

- martedì 26 gennaio, ore 19:30, c/o Thon-Dittmer-Palais, Lesehalle

   (Haidplatz 8, 93047 Regensburg)

   "Pompeji, Herculaneum, villa Oplontis - Welterbestätten am Golf von

   Neapel" Organizza: VHS Regensburg

  

- mercoledì 27 gennaio, ore 18:00, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   In occasione della "Giornata della Memoria"

   Lesung: "Mein Schatten in Dachau - Gedichte und Biographien der

   Überlebenden und der Toten des Konzentrationslagers"

   Con Dorothea Hauser, curatrice del libro. Segue Film:

   "Memoria" (Regia: Ruggero Gabbai, Italia, 1997, 91', OmeU)

   Ingresso libero

   Organizza: Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con la

   Gesellschaft zur Förderung jüdischer Tradition e.V. München ed il

   Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano

 

- giovedì 28 gennaio, ore 20:00, c/o Herkulessaal der Residenz

   (Residenzstr. 1, München) Concerto di Maurizio Pollini. Programma: 

   Schumann (Concerto ohne Orchester op. 14, Fantasie für Klavier C-Dur

   op. 17) e Chopin (Scherzo Nr. 1 h-Moll op. 20, Mazurkas op. 33/1-4,

   Sonate Nr. 2 b-Moll op. 35)

 

- venerdì 29 gennaio, ore 19:30, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   "Richard Wagner - amore e morte a Venezia"

   Relatore: Dr. Oswald Georg Bauer, Generalsekretär a.D. der Bayer.

   Akademie der schönen Künste

   Organizza: Società Dante Alighieri Monaco di Baviera e.V. (de.it.press)

 

 

 

 

 

Kempten. Attualizzato il sito delle Acli-Baviera

 

Un altro anno è già passato! Siamo nel 2010. Tantissimi auguri da parte mia e dalla Presidenza delle ACLI Baviera con l'auspicio che questo nuovo anno porti a tutti noi e al mondo intero tanta pace, serenità e meno litigiosità.  

Ho appena attualizzato il nostro sito. Invito quindi tutti i Circoli ed Istituzioni a verificare e a segnalarmi, se necessario,  modifiche o integrazioni necessarie.

Per facilitare, comunque, la navigazione in queste pagine, inserisco una descrizione sintetica dei vari link presenti in questa Homepage:

Aprendo il sito, subito dopo il titolo, troverete una barra rossa divisa in cinque settori: nel primo troverete un link con la Presidenza, il Consiglio e i Delegati delle ACLI Baviera; nel secondo troverete il link con l'indirizzo della nostra Segreteria e uno con notizie di attualità; nel terzo sono presenti tre link: uno con la presentazione delle ACLI in Baviera, uno con notizie sulle ACLI nel mondo in tedesco e un altro con la presentazione della Presidenza delle ACLI Baviera recentemente eletta;

nel quarto due link: quello dei servizi (Enaip e Patronato) e quello con gli indirizzi del nostro Patronato ACLI in Germania; nel quinto settore ci sono due link: quello  collegato ai link dei nostri otto circoli e alle loro attività specifiche e quello sulla Missione Cattolica Italiana di Kempten e dintorni con notizie sulle S. Messe, orari di ricevimento, ecc. (confronta: prossimi capoversi!);

Nella parte centrale, a sinistra si vede una foto di una nostra manifestazione, al centro il nostro simbolo e a destra una foto dell'XI Congresso a Monaco con il relativo articolo provvisto di documentazione fotografica, ripreso anche dalla stampa:  Webgiornale nei documenti d'archivio del 29 e 30 settembre: http://www.webgiornale.de/ nella barra in verde in basso, divisa  in tre righe e in cinque settori e troverete: nella prima riga, nel primo settore a sinistra due link: uno collegato alle ACLI Italia, l'altro alle ACLI sul Web; nel secondo troverete un link sulle ACLI Germania, con diverse notizie tra cui un articolo (provvisto di documentazione fotografica) sull'XI Congresso a Francoforte con i nominativi dei nuovi Consiglieri delle ACLI Germania, che prossimamente si riuniranno per eleggere la  nuova presidenza. Nei link riguardanti la presidenza e la direzione delle ACLI Germania si possono vedere quindi solo i nominativi dei vecchi componenti. Per ciò che riguarda L'XI Congresso, potete confrontare anche: http://aclihessen.de/2009/11/05/congresso-nazionale-delle-acli-germania/  e http://www.webgiornale.de/  , nel link Brevi, in cui si trova anche un resoconto sulla cerimonia tenuta a Monaco in occasione della consegna di quattro onorificenze.

nel terzo link potrete trovare notizie sulla Baviera;

nel quarto settore sono presenti tre link: uno sulla Federazione ACLI Internazionali e due sul Katholische Arbeitnehmerbewegung (KAB);

nel quinto settore c'è il collegamento con il nostro Vademecum in PDF da me continuamente aggiornato; nella seconda riga della barra verde, cominciando da sinista: un collegamento con diversi link, come, indirizzi dei Circoli ACLI, Autorità Italiane, Enti e Istituzioni, stampa, programmi televisivi, università, scuole di lingue, vocabolari di vario tipo, grammatiche, programmi di traduzione istantanea, pagine bianche, ecc.; l'inno delle ACLI: musica e testo; Impressum; gli indirizzi per contattarci; un link con vari collegamenti: formulari per la richiesta di documenti, altri formulari e modelli, Statuto delle ACLI, eventi recenti ecc. in parte ricavati dal sito del nostro Consolato Generale di Monaco di Baviera: http://www.consmonacodibaviera.esteri.it/Consolato_MonacodiBaviera . 

nella terza riga della barra verde cominciando da sinistra: programmi TV italiani e tedeschi; cartina della Baviera con le città in cui sono presenti i nostro otto circoli, con relativi indirizzi; tempo atmosferico regionale.

In basso al centro: link con questa lettera continuamente aggiornata;

Ancora più in basso: data dell'ultimo aggiornamento.

Termino: Chi vuole può inviare una foto di gruppo del Circolo, dei Servizi,  delle Feste, di manifestazioni,  ecc. che mi premurerò di pubblicare. Ringrazio intanto i Circoli di Kaufbeuren, Holzkirchen, Karlsfeld e Kaufbeuren per i loro contributi.

E sono grato sin d'ora per eventuali, preziosi suggerimenti. Invito,  comunque, i Circoli, che visitano il nostro sito,  di mettersi in contatto con il sottoscritto per eventuali scambi di notizie! Grazie, intanto alle ACLI  Essen nella persona del Presidente S. Faraci per l'offerta di collaborazione. 

Ricevete infine tanti cari saluti da parte mia e da parte degli amici di Kempten.   Prego nuovamente i circoli e gli altri visitatori sprovvisti  indirizzo  e-mail (Lauingen) di farmelo avere al più presto. Invio questa lettera ai nostri circoli e la inserisco  nel  link: LEGGI!  nel nostro sito, alfine di consentirne la lettura ai circoli attualmente sprovvisti di indirizzo e a coloro che non me lo hanno ancora inviato, chiedendovi, nel contempo, di leggere le ultime comunicazione tutte le volte che, entrando nel nostro sito, vedrete una nuova data d'aggiornamento

Fernando Grasso, Webmaster, Vicepresidente ACLI Baviera Venerando.ke@gmx.de, www.grasso.altervista.org,  www.aclibaviera.altervista.org  (de.it.press)

 

 

 

 

 

A Bari “L’Anno internazionale dei giovani” promosso dall’Onu  

 

Il Meeting mondiale dei giovani, che prepara gli appuntamenti estivi di Istanbul e Città del Messico, in Italia dal 19 al 21 gennaio

 

BARI – E’ atteso a Bari, il 19, 20 e 21 gennaio prossimi, il Meeting mondiale dei giovani, appuntamento che inaugura in Italia questo 2010 quale Anno internazionale dei giovani, su iniziativa dell’Onu.

  All’evento, organizzato da ministro della gioventù e Regione Puglia, sono attesi in oltre 1500, tra diplomatici, volontari, esperti di politica internazionale e giornalisti, attivisti e coordinatori di reti nazionali e internazionali, imprenditori, autorità locali e leader indigeni. Arrivano da 163 Paesi, oltre tre quarti di tutti i Paesi del mondo. Tutti con meno di 30 anni ma all’attivo già una decina di anni di impegno lavorativo e sociale e con l’obiettivo comune di costruire un programma di lavoro internazionale per un futuro più sostenibile.

  Le Nazioni Unite preparano infatti la celebrazione per il “2010 Anno dei giovani” in programma in estate: dal 31 luglio al 13 agosto ad Istanbul con il Fifth World Youth Congress e a Città del Messico, dal 24 al 27 agosto, con la World Conference for Youth.

  Quello di Bari sarà il primo appuntamento internazionale in cui i delegati delle principali reti di giovani al lavoro per un futuro più sostenibile potranno presentare la propria agenda d’azione ai rappresentanti di UN Youth Programme, Unesco, Unhabitat, International Labour Organization, World Bank e Inter-American Development Bank e ad oltre 100 autorità locali, perché venga assunta nel processo in corso per il raggiungimento degli obiettivi del Millennio.

  Il Meeting è un’iniziativa promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ministero della Gioventù e dalla Regione Puglia insieme all’Agenzia Nazionale per i Giovani. Ad accogliere i ragazzi di tutto il mondo interverranno il ministro per la Gioventù Giorgia Meloni e il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. (Inform)

 

 

 

Agli amici della Puglia e del Salento, ed ai corregionali residenti all’estero

 

Carissimi amici della Puglia e del Salento Spett. Amministrazioni e associazioni

Sembra che veramente in tanti conserviate il ricordo della bellissima manifestazione organizzata da Info-Salento assieme a varie associazioni pugliesi e salentine all’estero come anche italiane. Quasi quotidianamente ci viene chiesto quando si riorganizza questo particolare e riuscitissimo evento.

 

In effetti, è stato molto bello rivedere i nostri corregionali residenti in Svizzera, Francia, Belgio, Germania, Olanda, Austria e varie altre nazioni, gestire i propri stand sulla suggestiva ed accogliente piazza Giardini William Ingrosso, offrendo, alle migliaia di persone presenti, varie degustazioni di specialità tipiche delle terre che da decenni li accolgono e di cui essi hanno imparato a rispettare ed apprezzare non solo le specialità culinarie ma anche la cultura e le tradizioni.

 

Nel corso della serata abbiamo avuto inoltre, il privilegio di premiare vari pugliesi distintisi nel mondo per l’attività che svolgono in seno alle istituzioni, associazioni, squadre sportive o aziende del Salento e della Puglia.

 

Non sono mancati neanche personaggi di spicco del mondo politico italiano e dello spettacolo, che gentilmente hanno accolto il nostro invito.

 

Il tutto piacevolmente allietato da vari gruppi musicali che hanno proposto, alternandosi, musica leggera e la più tradizionale pizzica salentina.

Gli artigiani locali hanno dato vita ad una apprezzata mostra artigianale.

 

Tutto questo è stato ripreso in diretta TV da Telerama ed è andato in onda su Pugliachannel, per raggiungere e rendere partecipi quanti non hanno potuto essere fisicamente presenti.

 

Insomma, non mancava proprio niente! Il problema è stato uno: l’organizzazione!

Infatti alcune associazioni, aziende come anche persone private ci avevano assicurato la propria collaborazione che poi è venuta a mancare.

 

Noi vorremmo continuare a organizzare questa manifestazione ma assieme a voi.

Ed è per questo che vi chiediamo:

- Quali sono le associazioni pugliesi o salentine che potrebbero avere interesse ad occupare uno stand con prodotti culinari e non solo, dei luoghi (estero o Nord Italia) in cui l’associazione opera?

- Quali sono le associazioni locali che sarebbero disposte a darci una mano dal punto di vista organizzativo con proposte e idee ma anche con risorse umane prima, durante e dopo la manifestazione?

- Vi sono privati che avrebbero interesse a dare una mano senza porre come prima domanda “cosa si guadagna?”

- Ovviamente cerchiamo anche delle aziende che ci sostengano economicamente anche con cifre non impegnative. È ovvio che sarà nostro impegno pubblicizzare queste aziende con adeguata attività pubblicitaria tramite manifesti, striscioni, biglietti, spot TV e radio ecc.

Sperando di non essermi prolungato eccessivamente e di aver illustrato con chiarezza le linee guida della manifestazione, mi auguro di ricevere un sacco di mail (contact@info-salento.it) con le vostre eventuali proposte, idee e suggerimenti per metterle in pratica.

Se non volete dare un vostro parere personale sulla manifestazione ma partecipare semplicemente al sondaggio, lo potete fare sul sito www.info-salento.it.

Roberto Cazzato, www.info-salento.it, contact@info-salento.it  (de.it.press)

 

 

 

 

 

Una proposta di legge per introdurre il voto elettronico per tutti i connazionali, in Italia e all’estero

 

Depositata lunedì alla Camera dal deputato Idv eletto in Europa, Antonio Razzi

 

  ROMA – Antonio Razzi, deputato eletto al Parlamento italiano nella ripartizione Europa per Italia dei Valori, ha depositato oggi alla Camera il progetto di legge intitolato “Voto diretto con sistema elettronico per tutti i residenti in Italia e all’estero”, con il quale si intende introdurre per i nostri connazionali la possibilità di votare tramite pc.

  “Il progetto, che introduce un meccanismo già utilizzato in altri Paesi, dall’Estonia al Brasile, è in linea con l’afflato innovatore bipartisan tra gli schieramenti che tende ad eliminare le ingiustizie emerse con l’istituzione della Circoscrizione Estero – afferma Razzi.

  Basta disparità, basta figli e figliastri, gli italiani sono italiani tutti uguali ovunque vivano; è impensabile e non è intellettualmente onesto non prendere atto di questa verità – aggiunge il deputato Idv. – Si tratta di un provvedimento che bisognava prendere”. “Aboliremo spese enormi se si pensa all’organizzazione dei seggi con presidenti e scrutatori compresi, - prosegue Razzi - si avrà la possibilità di avere i risultati delle votazioni in tempo reale e faremo finalmente a meno degli exit pool inaffidabili e costosi”. “Farò il possibile e l’impossibile affinché venga approvata in Parlamento una legge vera detentrice di civiltà e di diritti tra italiani. La coscienza, l’amore che ho per i connazionali all’estero, lo scrupolo di perpetrare iniquità tra gli italiani residenti all’estero e quelli residenti in Italia, la piaga di brogli a tutti i livelli,  conclude Razzi - mi ha  fatto decidere in questo senso”. (Inform)

 

 

 

 

Interventi. Il sogno è finito...resta la speranza. Riflessioni sullo stato del mondo

 

Accompagnato dai soliti scontati  e ripetitivi discorsi dei Capi di Stato di tutto il mondo, il 2010 è iniziato in un crescendo di attentati terroristici riusciti o tentati, in una strategia che in molte sfortunate parti del mondo vede le masse prese fra  due fuochi: da una parte le colizioni con i loro contingenti militari "di liberazione" (in realtà ovunque giustamente percepiti come eserciti occupanti) e dall'altra  i "signori della guerra", che in Afganistan, Somalia, Congo, Sudan, e in numerose altre parti del mondo combattono contro la "guerra dei signori" (cioé dei Paesi Occidentali che con la guerra sostengono le proprie economie).

Irak

Ad esempio come in Irak, dove ha infierito la "coalizione della menzogna" (lo ha ammesso anche Tony Blair che l'obiettivo per cui ,insieme a Bush ,scatenó la guerra preventiva di aggressione, era di eliminare il dittatore Saddam e non di cercare armi). E nei circoli militari è ormai risaputo che l'attacco venne sferrato soltanto quando si appurò senza ombra di dubbio che le armi chimiche e  biologiche non esistevano (altrimenti la strategia dell'attacco sarebbe stata completamente diversa). Saddam era un dittatore utile finché accettava di regalare il petrolio alle multinazionali e si accontentava di restare al potere pacificando col terrore le popolazioni finite in quell'artificiale Stato dai confini dettati dal capriccio dei colonialisti inglesi e comprendenti etnie e popolazioni diversissime ed in conflitto fra di loro per motivi religiosi, culturali ed economici.   Senza l'aggressione criminale di Bush probabilmente Saddam sarebbe stato liquidato ugualmente, ma senza i milioni di morti, orfani causati dalle due guerre del Golfo, che lungi dal risolvere alcuno dei gravi problemi preesistenti hanno creato una focolaio di perpetua conflittualità, un terreno fertile per ogni sorta di estremismi e terrorismi.  

 

Afganistan e dintorni - La lezione non è purtroppo servita a nulla, in Afganistan pressapoco la stessa coalizione sta ripetendo l'identico errore: la via che conduce verso la pace non è mai passata attraverso guerre di aggressione ed occupazione. Non sono pacifista: sono stato ufficiale, credo che sia purtroppo necessario, come dicevano i latini, "si vis pacem para bellum": senza un esercito e la forza di dissuasione nessuna nazione è al sicuro. Se le popolazioni dell' America (Incas, Maya, Atzechi, Indiani)  dopo il 1492 avessero avuto eserciti in grado di difenderle dalle aggressioni degli europei (Spagna, Portogallo, poi Francia ed Inghilterra) non sarebbero stati massacrate, ridotte in schiavitù, cancellate le loro lingue e culture già per molti versi superiori a quelle dei barbari aggressori europei, che questa è la verità: quella che leggiamo sui correnti manuali scolastici è la storia scritta dai "vincitori", frottole al quadrato.

Dunque difendersi anche con le armi è un diritto. Un diritto troppo spesso dimenticato quando a praticarlo sono gli altri, quelli che l'Occidente aggredisce con motivazioni o apertamente false come in Irak, o con nobili pretesti che servono però unicamente a coprire inconfessabili interessi come in afganistan ed altrove. 

L'attacco all'Afganistan è un caso emblematico: se doveva servire a colpire  Al Quaida o il mitico Bin Laden (chissà che un giorno  non si scopra che costui non è mai realmente esistito), bastavano conoscenze anche rudimentali di geografia per sapere che i terroristi responsabili dell'attacco dell'11 settembre 2001  provenivano da tutt'altri Paesi (Jemen, Arabia Saudita) meno che dall'Afganistan o dall'Irak. E che confinando l'Afganistan con il Pakistan, di cui è ben nota la situazione politica interna, tutto si poteva fare di sensato meno che creargli a fianco un focolaio di guerra.

 Eppure, dando ragione a Goebbels, a forza di ripetere le stesse menzogne i fautori criminali delle rispettive guerre di aggressione ai suddetti Paesi sono riusciti a convincere la stragrande maggioranza delle popolazioni dell'Occidente che si trattava di difendere i valori della civiltà occidentale minacciate dai terroristi, e di questo passo si è arrivati addirittura addirittura  far passare l'equazione "islam = terrorismo". 

Nessun argomento è forte quanto la paura: qualunque partito, anche il più squallido e meschino, privo di qualsivoglia disegno politico costruttivo, puntando sulla carta della paura ha la certezza di vincere. Lo si è visto in Svizzera, dove appunto la paura dell'Islam è stata sfruttata per portare voti alla destra razzista, che è riuscita a far credere che con l'Islam sarebbe arrivata prima o poi la Sharia, e con essa la repressione delle donne ... (che in Svizzera ottennero il diritto di voto soltanto nel 1971 ...!). Lo stesso discorso vale ad esempio per la Lega Nod in Italia, con aggravanti sulle quali preferiamo sorvolare tanto sono note (Bianchi natali, ecc.). 

 

Le menzogne sull'Afganistan - Se si trattava veramente di trovare Bin Laden la CIA (magari con l'aiuto del ben più efficiente MOSSAD israeliano) non avrebbe avuto alcuna difficoltà a compiere la missione, senza bombardamenti di popolazioni civili, bombe scaricate per errore su gruppi che festeggiavano  nozze o altre ricorrenze, villaggi pacifici messi a ferro e fuoco da un' imponente quanto fallimentare invasione militare. I militari statunitensi ed inglesi stessi  erano contrari al tipo di invasione, e ne avevano ben donde, avendo le conoscenze e capacità professionali per analizzare il fiasco completo della precedente invasione sovietica in Afganistan.   

Se si trattava veramente di liberare le donne afgane dal giogo dei fondamentalisti talibani (talib in arabo indica lo  "studente" che a sua volta letteralmente significa "colui che fa le domande" - per inciso un concetto più moderno e democratico rispetto alla pedagogia occidentale che "trasmette" il sapere) le bombe erano il mezzo meno adatto. 

Basterebbe ricordare la nostra storia occidentale recente: la prima donna che fu autorizzata a studiare medicina in Italia fu Maria Montessori, all'inizio del '900, il voto alle donne in Italia venne concesso nel 1946, analogamente in moti altri Stati europei).

E anche l'attualità non brilla sotto l'aspetto del rispetto delle donne in Occidente: in Spagna nel 2007 le donne morte in seguito a violenze coniugali sono state 16, le denunce per maltrattamenti 25.000,  e si sa che questa è soltanto la punta dell'Eisberg. Anche in Italia basterebe rilegere l'autobiografia "Volevo i pantaloni" di Lara Cardella per capire che non c'è bisogno di andare in Afganistan per vedere l'oppressione femminile. Ma appnto si tratta di un problema che si può risolvere soltanto con la persuasione, con lo sviluppo economico (l'indipendenza economica è la chiave della liberazione delle donne, dunque lavoro  ed istruzione e non bombe). Ed in ogni caso, è ingenua e tragica illusione che si possa far cambiare la mentalità dovuta a regole patriarcali piazzando governi fantoccio ed occupando con forze nemiche un Paese. 

Militarmente la guerra in Afganistan è irrimediabilmente perduta per l'Occidente, lo si sapeva nei circoli militari fin dall'inizio. Perché dunque continuare a riversare sul povero e martoriato Paese morte e distruzione, con il cinico argomento che l'intervento militare serve a garantire la "ricostruzione" ?!

La risposta è purtroppo semplice:  ben altri sono i moventi: oltre al passaggio di oleodotti utili all'Occidente ed altri motivi strategici, c'è l'utile immediato dei veri profittatori: come ricorda il Ministro degli Esteri  afgano, Rangin Dadfar Spanta, coi costi di un soldato USA si potrebbero istruire 60 soldati afgani, molto più utili alla pacificazione del Paese se questo fosse il vero obiettivo.

Invece purtoppo anche il povero Obama ha dovuto cedere e fare un regalino economico alle lobbies dei venditori di morte USA, e quindi  pur sapendo che l'invio di altri 30.000 soldati è militarmente una follia e umanamente un crimine, ha ritenuto che per la pace interna era necessario questo tragico passo (sí il Nobel per la pace lo ha sí meritato: ma per la "pace" interna coi fornitori di materiale militare). 

 

Putroppo il sogno Obama è finito presto, si può scommettere andando sul sicuro, salvo un miracoloso ravvedimento, che non verrà rieletto.

Sarà eletto al suo posto qualcuno che farà cose sicuramente peggiori, ma nessun popolo perdona a chi ha tradito le promesse e cancellato un sogno.

Piuttosto perdona o subisce un mentitore (vedi Bush).  Il sogno che ha portato Obama al potere era di un'America sulla via del recupero degli ideali democratici e civili: la direzione in cui si va è l'opposta.  

 

Col regalo ai "signori della guerra" in patria ed altre simili scelte che già ha compiuto Obama si é giocata gran parte della credibilità (ad es. compromessi con la Cina in materia di diritti umani, rifiuto di ricevere il Dalai Lama: e non per quel che vale costui, che a sua volta è ben lungi da rappresentare democraticamente il Tibet, ma per il capovolgimento dei valori che l'atto ha rappresentato; tacere sul rispetto delle minoranze per non compromettere la cooperazione economica,  un inchino al dio profitto). Non riuscirà probabilmente nemmeno a chiudere l'infame prigione di Guantanamo. 

Ora per di più arrivano nuovi problemi (Jemen) o si acutizzano quelli preesistenti , ad es. l'Iran.

Vedremo presto se la lezione dell'Irak è servita almeno qui: abbiamo dinanzi agli occhi un Iran che si avvia alla guerra civile, una resistenza crescente che potrebbe sboccare nella fine della dittatura religiosa  e della repressione politica, basterebbe aiutare questa resistenza cosí come avvenne per i Paesi ex-comunisti (il movimento Solidarnos in Polonia fu sostenuto con ingenti fondi stranieri, USA ma anche Vaticani, e una volta tanto giustamente impiegati, certo meglio che non per comperare il silenzio delle vittime di abusi sessuali da parte di prelati negli USA ed Irlanda). 

 

Invece le scelte politiche vanno ancora una volta nella direzione sbagliata: le solite assurde sanzioni che finiscono per colpire unicamente la popolazione, che poi si trova costretta a solidarizzare col potere che la opprime.  

 

Israele-Palestina: come Clinton e forse peggio - Nessuna speranza nemmeno per quanto riguarda il problema più grosso, che é poi il  nodo sintomatico e la radice del risentimento arabo e in generale del Medio Oriente verso l'Occidente, cioè l'occupazione israeliana dei territori palestinesi ed il regime di aparheid  in esso instaurato e che alcuni politici attualmente al governo, come ad  es. Libermann, vorrebbero estendere addirittura all'interno di Israele, privando dei diritti civili la popolazione araba residente.

 Lo stesso ex primo ministro Ehud Olmert (dimessosi dopo accuse di corruzione) ha recentemente ammesso che senza una celere soluzione del conflitto con la fondazione di uno Stato palestinese, Israele si troverà nella stessa situazione in cui era il Sud-Africa prima della fine dell'apartheid. 

Un' opinione condivisa da molti israeliani, ma benché il movimento interno per la giustizia e per la pace stia crescendo, anche lí la strategia della paura è ancora vincente, e quindi i fondamentalisti al governo continuano ad ampliare con ogni mezzo l'occupazione del territorio palestinese. 

E`vero che con la crescita degli insediamenti Israele si sta scavando la fossa, poiché quando su un territorio ridotto ad un Bantustan, pullulante di insediamenti israeliani sarà chiaramente impossibile creare uno stato autonomo palestinese, e nel frattempo lo sviluppo demografico avrá ridotto gli israeliani ad una minoranza, non sarà più possibile far credere al mondo l'equazione "patriota palestinese = terrorista" e alla fine dell'inevitabile guerra civile uscirà uno Stato che non potrà più essere nemmeno lontanamento simile a quello attuale.  

Su questo problema Obama sta facendo anche peggio di Clinton (non è riuscito nemmeno ad ottenere il vero blocco degli insediamenti, condizione "sine qua non" di ogni seria iniziativa di pace), e nulla fa anche lontanamente pensare che possa riuscire a convincere Israele ad abbandonare la propria attuale politica suicida e portare poi al tavolo delle trattative i palestinesi, che giustamente sotto le attuali premesse hanno capito come alla fine sarebbero ancora una volta gabbati dai fondamentalisti sionisti, in cerca soltanto di guadagnare tempo per creare sul terreno situazioni di fatto irreversibili.

 

Ecologia  - Sul fallimento di Copenhagen non darei invece troppa colpa ad Obama: onestamente non c'era il minimo presupposto affinché la conferenza potesse portare ad alcunché risultato concreto. Sul cambiamento climatico occorre purtroppoessere realisti. 

Molti potranno considerarla un'eresia, ma la mia opinione è che non c'è realmente nulla da fare: impossibile pensare che con tutti gli interessi a breve termine in gioco si possa arrivare a fermare la folle corsa verso il disastro ecologico. Se si attueranno riduzioni delle emissioni di CO2 sará perché economicamente conviene, e qualche speranza c'è, la tecnologia degli impianti solari ad esempio progredisce e potrà divenire una convenienza rispetto ad altri sistemi in un futuro non troppo lontano, creando posti di lavoro. Ma fino ad allora c#é poco da sperare.    

I politici sono eletti da coloro che votano al presente, e che temono di perdere il lavoro se si riducono le emissioni di CO2. Le generazioni che dovranno subire i drammi ecologici non votano ancora, non sono ancora nemmeno nate. E purtroppo l'umanità vive il presente, in beata incoscienza.

Il cambiamento climatico avverrà sicuramente e sarà dolorosissimo per miliardi di uomini. 

Resta una certezza: petrolio, carbone e gas finiranno, magari fra cento anni soltanto, ma di lí in poi la terra sará salva.  Ovviamenete col buon senso si potrebbero evitare le tragedie che aspettano i nostri posteri: ma di tutte le materie prime è proprio il buon senso la più rara. 

 

Ciononostante possiamo guardare al 2010 con una certa fiducia e fors'anche con una mezza certezza: al punto in cui siamo arrivati, quest' anno non potrà essere di molto peggiore del precedente.  E resta una piccolissima speranza di vedere realizzato almeno un minuscolo frammento del sogno regalatoci da Obama.

Graziano Priotto (gianavello@atlas.cz), de.it.press

 

 

 

 

Due indagati per l'eccidio di Cefalonia

 

La «casa rossa»: lì i nazisti uccisero centinaia d’italiani - Rintracciati due tedeschi di 86 anni - La procura militare riapre l'inchiesta per una strage ancora senza colpevoli

 

ROMA - Due nuovi indagati per la strage di Cefalonia, il peggior eccidio di militari italiani compiuto dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale: sono - secondo quanto appreso dall’agenzia di stampa Ansa - due ex soldati della Wehrmacht, entrambi di 86 anni, sospettati di aver ucciso un numero imprecisato di uomini della Divisione Acqui.

 

Gregor Steffens e Peter Werner - questi i loro nomi - sono stati rintracciati dai carabinieri, quasi 67 anni dopo i fatti, nell’ambito dell’inchiesta a carico di Otmar Muhlhauser, l’ex ufficiale tedesco morto lo scorso mese di luglio mentre era in corso l’udienza preliminare nei suoi confronti.

 

L’identificazione dei due ex soldati e la loro iscrizione nel registro degli indagati da parte della procura militare di Roma riapre l’inchiesta su una strage che, con la morte dell’ultimo imputato e una serie di assoluzioni e archiviazioni, è rimasta finora impunita.

 

Massimo riserbo viene mantenuto dalla procura militare di Roma sugli sviluppi giudiziari relativi alla strage di Cefalonia: il procuratore capo, Antonino Intelisano, si è limitato a confermare all’Ansa che vi sono due nuovi indagati, ma non ha fornito altri particolari.

 

Secondo quanto è stato possibile ricostruire, tuttavia, i carabinieri delegati a svolgere indagini sull’eccidio di Cefalonia nell’ambito del procedimento a carico di Muhlhauser, si sarebbero messi sulla nuova pista dopo essersi imbattuti in due nomi, citati in una relazione del cappellano militare don Luigi Ghilardini, redatta poco dopo la strage, avvenuta nel settembre ’43. Nel documento, proveniente dall’Ufficio storico dell’Esercito, si parla dei «soldati Steffens Gregor e Werner Peter, che precedentemente erano stati nostri prigionieri», i quali «si vantavano di aver ucciso tramite fucilazione - lungo la strada tra Lakhitra e Faraò - 170 soldati disarmati che si erano arresi». I militari dell’Arma si sono subito attivati e, grazie anche alla collaborazione della polizia criminale tedesca, sono riusciti a individuare i due ex militari della Wehrmacht, scoprendo che sono entrambi vivi e qual è il loro attuale domicilio in Germania.

 

Steffens e Werner appartenevano alla 1/a divisione Alpenjager (da montagna): uno faceva parte della prima compagnia del 910/o battaglione granatieri da fortezza e l’altro della prima compagnia del 909/o battaglione. I due, si è scoperto, erano già stati sentiti a «sommarie informazioni» nel 1965 e nel 1966 dalla procura di Dortmund, che sui crimini compiuti dalla Wehrmacht a Cefalonia aveva aperto un’inchiesta, conclusasi con l’archiviazione. Entrambi avevano negato ogni responsabilità.

 

Sempre dalle indagini è emerso che dei due presunti assassini si era probabilmente occupata molti anni fa anche la magistratura militare italiana, che nel 1957 e nel 1960 emise due sentenze istruttorie nei confronti di 30 militari tedeschi accusati di «violenza con omicidio continuato commessa da militari nemici in danno di militari italiani prigionieri di guerra» in relazione all’uccisione, «tra il 15 e il 28 settembre 1943, in Cefalonia e Corfù», di «450 ufficiali e 5.500 uomini di truppa italiani». Per tutti gli imputati la vicenda processuale si concluse con un nulla di fatto, tra archiviazioni e proscioglimenti, e in particolare per 17 di loro la sentenza del ’57 stabilì di «non doversi procedere» per essere rimasti ignoti gli autori del reato. Tra questi «militari ignoti» anche tali "Wermer" e "Stefans Gregor", all’epoca non meglio identificati ed ora improvvisamente riemersi da un lontanissimo passato.

 

La procura militare di Roma, secondo quanto si è appreso, avrebbe già sentito per rogatoria i due indagati, che avrebbero nuovamente confermato la loro estraneità ai fatti. Sentiti anche numerosi ex militari tedeschi in qualità di testimoni, ma ulteriori accertamenti sono in corso.  LS 11

 

 

 

 

Elezioni Croazia, Josipovic presidente, al candidato del centrosinistra oltre il 60%

 

L'esponente socialdemocratico ha vinto il ballottaggio  - Il sindaco di Zagabria ha ottenuto il 39,7 per cento

 

ZAGABRIA -  Il socialdemocratico europeista Ivo Josipovic è il nuovo presidente della Croazia. Al ballottaggio ha ottenuto il 60,3 per cento dei consensi contro il 39,71 del sindaco di Zagabria Milan Bandic, suo ex collega di partito  sostenuto dai conservatori e dalla destra finora maggioritari nel Paese. L'affluenza alle urne è stata del 50,28 per cento, sei punti in più rispetto al primo turno di due settimane fa.

 

Josipovic, il primo postcomunista eletto alla massima carica del paese, ha vinto con un risultato ben al disopra delle previsioni della vigilia, che indicavano un margine di differenza molto minore.  Il 18 febbraio giurerà come terzo capo dello stato dall'indipendenza raggiunta nel 1991, succedendo al moderato Stipe Mesic.

 

Europeista convinto, intellettuale della sinistra moderata e professore di diritto all'Università di Zagabria, Josipovic ha promesso di adoperarsi per concludere al più presto la fase finale del lungo e travagliato cammino all'adesione della Croazia all'Unione europea, iniziato esattamente dieci anni fa quando il suo Partito socialdemocratico (Sdp) detronizzò la destra nazionalista del defunto presidente Franjo Tudjman.

 

I buoni rapporti con i Paesi vicini - in particolare con il nemico degli anni Novanta, la Serbia irritata dall'appoggio di Zagabria all'indipendenza del Kosovo, e la Slovenia con cui la Croazia da vent'anni ha un aspro dissenso sul confine marittimo nel nord Adriatico - saranno, a giudicare dalle promesse preelettorali, al centro dell'impegno del nuovo presidente. In politica interna, la legalità, la giustizia sociale, la lotta alla corruzione e la difesa dei diritti umani e dei valori dell'antifascismo sono i punti centrali del messaggio con cui Josipovic si è rivolto agli elettori.

 

"La vittoria della Croazia europeista, civile e antinazionalista", "Sì alla ragione, alla moderatezza e all'intelligenza" sono i  titoli con i quali i siti internet dei maggiori giornali hanno commentato la scelta dei croati. La premier Jadranka Kosor, della Comunità democratica croata (Hdz, conservatori), che non ha ufficialmente appoggiato  nessuno dei due candidati, ha dichiarato di aspettarsi una "buona cooperazione e un mutuo rispetto" dal nuovo presidente, benché proveniente dall'opposizione.

 

Nel quartier generale dello sconfitto Bandic si è accettata la sconfitta con tranquillità. I collaboratori del sindaco di Zagabria parlano di valorizzare il risultato ottenuto, forse fondando un nuovo partito. Solo due mesi fa Bandic era uno dei massimi esponenti dell'Sdp da cui è stato espulso dopo dissensi con la dirigenza. Si è poi trasformato in un fervente populista di destra con una demagogia socialista. Aveva incassato l'appoggio della Chiesa cattolica e dei reduci di guerra, e sperava di vincere facendo leva sulla paura per il "ritorno del comunismo" nel caso fosse eletto Josipovic. Ma è stato penalizzato dai numerosi casi di corruzione, rivelati dalla stampa durante la campagna elettorale, in cui sarebbe coinvolto come sindaco di Zagabria. LR 10

 

 

 

 

Diventeranno tutti italiani

 

Le decisioni pubbliche italiane presentano falle ricorrenti, che prescindono dal colore politico dei proponenti. La prima consiste in annunci di fondamentali novità che, una volta illustrate, finiscono per rivelarsi come suggerimenti a fare quel che in gran parte già si faceva.

 

È andata così con il tetto del 30% per i bambini stranieri. La nota ministeriale è partita prudentemente elastica, consentendo possibili eccezioni per chi sapesse l’italiano, quindi presumibilmente per i nati in Italia o, comunque, in caso di bisogno. Poi per gli studenti nati nel nostro Paese il tetto è stato del tutto scoperchiato. La necessità di non sovraccaricare le classi con allievi che hanno difficoltà di apprendimento è cosa che i direttori scolastici sanno benissimo, e applicano già questa regola di buon senso, per l’appunto quando possono: magari, per renderla davvero efficace, vorrebbero le risorse umane ed economiche che ora finalmente il ministro promette. La falla della misura-novità di solito si allarga: all’annuncio di grandi svolte, da una parte, si contrappongono denunce di lesione di fondamentali diritti umani, dall’altra, spostare un po’ di bambini in bus può essere invece una buona mossa contro la segregazione. In fondo il sistema del bus non fu usato negli Usa per fare uscire i bambini neri dalle scuole ghetto, con grandi opposizioni dei bianchi razzisti?

 

La seconda falla consiste nel non valutare i possibili effetti di provvedimenti diversi combinati tra loro. Con la Bossi-Fini il tempo di tolleranza della disoccupazione per mantenere il permesso di soggiorno era stato accorciato da un anno a 6 mesi, poi la recente Legge Maroni sulla sicurezza ha introdotto il reato di immigrazione clandestina che, si noti, non vale solo per gli ingressi clandestini, ma anche per chi si ferma con un permesso scaduto. Dopo 6 mesi di disoccupazione, dunque, il permesso di soggiorno non è più rinnovabile e il lavoratore può essere incriminato, obbligato a pagare una salata multa, espulso. Siamo in un periodo di crisi e i lavoratori stranieri stanno pagando un prezzo particolarmente alto: tra il III trimestre del 2008 e quello del 2009 la disoccupazione tra gli italiani è aumentata dell’1,2%, tra gli stranieri del 3,8.%. Per evitare di perdere, insieme al lavoro, anche il permesso, i lavoratori immigrati non-comunitari accettano qualunque condizione. Non tutti i braccianti di Rosarno erano clandestini, ma anche i regolari stavano perdendo quella miserevole ombra di occupazione, e con essa la condizione di regolarità. Le aggressioni di cui sono stati vittime hanno solo acceso la miccia di una polveriera sociale che ha scatenato la rivolta. Se le rivoluzioni - come proclamava il compagno Mao - non sono pranzi di gala, neppure le rivolte sono picnic sull’erba. Non c’era bisogno di Rosarno per ricordarcelo. Sono eventi spaventosi, violenti che dobbiamo in tutti i modi cercare di prevenire. Ma certo non aiuta a farlo un’altra falla ricorrente nelle decisioni pubbliche nostrane: il ricorso a succedanei-patacca. Oggi c’è chi propone di affossare o svuotare la riforma della cittadinanza come risposta alla rivolta di Rosarno. Boicottare la riforma è certamente utile per speculare sui sentimenti anti-immigrati e agguantare voti, ma non si capisce in che modo possa risolvere problemi di ordine pubblico. Chi vuole ottenere la cittadinanza italiana deve giurare fedeltà alla Repubblica, impegnarsi a rispettare la nostra Costituzione e le nostre leggi. Se è stato regolare per dieci anni come prevede la legge attuale, o cinque come vorrebbe la riforma Granata-Sarubbi, significa che per tutto quel tempo ha regolarmente lavorato, guadagnato, pagato le tasse e non ha commesso reati. Il progetto Granata-Sarubbi, in cambio dello sconto sul tempo di soggiorno, chiede poi agli aspiranti cittadini di sapere l’italiano: che è un altro indicatore di avvenuta integrazione. Qualcuno pensa che 5 anni siano pochi e che la conoscenza della lingua non basta, altri preferiscono comunque un processo graduale.

 

Discutiamone, ma smettiamo - per favore - di contrapporre la cittadinanza come premio di un percorso di integrazione in contrapposizione alla cittadinanza come strumento di integrazione. È ovvio che debba essere tutte e due le cose. Facilitare la cittadinanza, o dare il voto locale anche ai non-comunitari, non esclude rischi di rivolta, ma contribuisce almeno a diminuirli. Un grande liberale e studioso di fenomeni sociali, Ralf Dahrendorf, sosteneva che i conflitti sociali si tengono sotto controllo se lo scontento trova a sua disposizione canali di espressione legittimi. Lavoratori che non possono far sentire le proprie ragioni attraverso strumenti di rappresentanza politica o sindacale ricorrono allo sciopero; se neanche lo sciopero funziona, se sono repressi, sfruttati, possono passare a comportamenti pericolosi, violenti. La rappresentanza ovviamente non basta a prevenire la violenza: in assenza di condizioni di vita accettabili e di rispetto umano, chi non riesce a ottenere qualcosa con le buone, può sempre cercare di farlo con le cattive. Ma essere inclusi come cittadini abbassa il pericolo di essere sfruttati come lavoratori, consente di esprimersi politicamente con gli strumenti della democrazia. Oggi un’apertura ai diritti per gli immigrati costituirebbe soprattutto un segnale di rispetto da parte della classe politica nei confronti di tutti coloro che, comunque, prima o poi, cittadini italiani lo diventeranno. Ma la principale falla delle nostre decisioni pubbliche è, in generale, una certa miopia. GIOVANNA ZINCONE LS 12

 

 

 

 

Rosarno, severe critiche al governo

 

“Nel mirino le vittime, invece che le cosche". Monito del Papa. Verso lo sciopero degli immigrati

 

"L'immigrato è un essere umano, differente per cultura e tradizione ma comunque da rispettare", e "la violenza non deve essere mai per nessuno il modo per risolvere le difficoltà": lo ha detto il Papa all'Angelus in piazza san Pietro, riferendosi ai fatti accaduti nei giorni scorsi a Rosarno, in Calabria. ''Oggi Rosarno e' l'unica citta' al mondo interamente bianca. Nemmeno il Sud Africa dell'Apartheid aveva ottenuto un tale risultato. Ora, la domanda da porre e': chi raccogliera' le arance? Immaginiamo che, a farlo -e, come si dice, per dare un messaggio al paese- saranno i ministri Calderoli e Maroni''.

 

Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto, gia' sottosegretario alla Giustizia, è severissimo: ''le responsabilita' del Ministro degli interni, Maroni, sono gravissime: le sue parole (''se si e' arrivati a questo e' perche' c'e' stata troppa tolleranza'') suonano indecenti''. ''Proprio cosi': prive di qualunque forma di decenza, politica ma anche morale -rincara- Mai, nella storia dell'Italia repubblicana, si era assistito a un simile rovesciamento della realta' dei fatti: le vittime ovvero gli immigrati, costretti all'irregolarita', ridotti a schiavi, soggetti a una disciplina feroce e a punizioni crudeli, sottoposti a un regime servile, fatti bersaglio di aggressioni e fucilate, sono stati presentati come i responsabili della situazione. In questa cupa vicenda il razzismo c'entra, eccome, ma e' una componente di quella organizzazione criminale del lavoro manuale, gestita dalla 'ndrangheta e accettata dallo Stato e dalle istituzioni locali''.

 

''Il ministro dell'Interno usa parole tonitruanti contro le cosche, ma poi accusa le vittime di quelle stesse cosche, le deporta, le espelle -prosegue Manconi- Infine, viene da chiedere: ma dov'e' la classe politica di centro sinistra? Perche' non corre in Calabria? Perche' le confederazioni sindacali non fanno della ''questione Rosarno'' una questione nazionale? Il primo marzo, in alcuni paesi europei, si svolgeranno iniziative a tutela del lavoro immigrato. Che cosa si aspetta a fare altrettanto in Italia?''.

 

''C'e' un rischio di completa paralisi del Paese se gli immigrati dovessero scioperare a tempo indeterminato'', denuncia in una nota il teologo morale campano, padre Antonio Rungi. ''Gli oltre 4 milioni e mezzo di immigrati regolari presenti in Italia assicurano servizi essenziali - ricorda - tra cui quello dell'assistenza agli anziani, nel settore agricolo, in quello edilizio, nel commercio, nella distribuzione, nei lavori manuali, ma anche culturali. Oggi non si puo' fare a meno degli immigrati. Hanno occupato un posto importante per la regolare funzionalita' dell'Italia''.

 

''Anche il loro contributo alle casse dello Stato non va sottovalutato - aggiunge padre Rungi - se come si afferma la loro attivita' lavorativa contribuisce al 10% per il Pil. Quindi gli immigrati sono una risorsa e non solo un problema, sono un'opportunita' per il nostro Paese. Tuttavia, il sistema d'ingresso regolare nel nostro Paese va fatto funzionare meglio''.

 

''Bisogna rivedere il sistema di ingresso perche' funzioni meglio e soprattutto azzerare la situazione degli immigrati irregolari piu' facili ad essere strumentalizzati - prosegue il noto teologo- ad essere sottopagati e quindi a non contribuire al pagamento delle tasse, con il lavoro nero e non dichiarato. C'e' bisogno - conclude- di una conversione alla regolarita' e alla legalita' da parte degli Italiani e degli emigrati''.

''Il primo marzo e' un giorno come gli altri, la legge viene applicata anche il primo marzo'', replica a Manconi ed altri il ministro dell'Interno Roberto Maroni, ospite di Maria Latella a 'L'intervista' su SkyTg24, e mette in chiaro che, se ci fosse la manifestazione degli immigrati il 1 marzo, non ci sarebbero deroghe dalla prassi ordinaria. ''La legge dice che se c'e' un clandestino, le forze dell'ordine lo identificano e prendono poi i provvedimenti di espulsione -si limita a dire- E il primo marzo e' un giorno come gli altri''.

 

Le parole del Papa all'Angelus, tuttavia, suonano come un monito sulle scelte del governo, seppure non ci sia alcuna esplicita sconfessione da parte del Vaticano, ma solo appelli al buonsenso ed all'accoglienza. Il mondo "brancola spesso nelle tenebre del dubbio", e perciò la fede va alimentata, "é un dono da riscoprire, da coltivare e da testimoniare", anche per i credenti. Lo ha detto il Papa alla messa del Battesimo del Signore celebrata questa mattina nella cappella Sistina, rivolgendosi in primo luogo ai genitori di quattordici bambini che riceveranno tra poco il battesimo dalle mani del pontefice. Un rito che si ripete ogni anno, ma che quest'anno Benedetto XVI ha voluto dedicare principalmente alla testimonianza della fede, pregando perché "il Signore conceda a ciascuno di noi di vivere la bellezza e la gioia di essere cristiani".

 

Una particolare esortazione è stata rivolta dal Papa ai genitori dei bambini, chiamati ad "essere per i figli i primi testimoni della fede". Un compito, chiaramente descritto nella liturgia, per il quale - ha sottolineato Benedetto XVI - "la professione di fede e la rinuncia al peccato di genitori, padrini e madrine rappresentano la premessa necessaria". I genitori dovranno perciò "impegnarsi ad alimentare con le parole e la testimonianza della loro vita le fiaccole della fede dei bambini, perché possa risplendere in questo nostro mondo, che brancola spesso nelle tenebre del dubbio, e recare la luce del Vangelo che è vita e speranza". Solo così, da adulti - ha concluso il Papa - potranno servire e gioire della fede e dell'appartenenza alla Chiesa".

 

"Non si può aspirare ad un mondo nuovo rimanendo immersi nell'egoismo e nelle abitudini legate al peccato": lo ha affermato Benedetto XVI durante la messa del Battesimo del Signore celebrata nella Cappella Sistina. Il Vangelo di san Luca racconta dell'avvicinarsi di Gesù al Giordano per ricevere il Battesimo da Giovanni Battista, in un tempo - ricorda l'evangelista - in cui Israele era in attesa di un "mondo diverso e di parole nuove", un bisogno, secondo il Papa, vivo anche oggi. Per aspirarvi, tuttavia, ha sottolineato Ratzinger, occorre fare come Gesù che, nato in una mangiatoia, anche al Giordano "si mette in fila come tutti" e dà prova di "straordinaria umiltà". Il Papa ha poi esortato, citando san Paolo, a "rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà", una condizione capace di condurre "ad una vita più felice, più bella, più solidale, ad una vita secondo Dio". SicInf 10

 

 

 

 

Uomini in fuga

 

Di fronte alle immagini degli uomini che lasciano Rosarno con le loro poche cose, che confessano di non avere i soldi per il treno e di non conoscere la lingua italiana, che vanno a Livorno, Napoli o Bari, la domanda è: che ne sarà di loro e cosa faranno? Molti sono regolari ed altri richiedenti asilo. Altri sono irregolari seppure in Italia da molti anni. Sono vittime di quel male antico che negli ultimi tempi si è rafforzato che è lo sfruttamento del lavoro, tanto più spietato quando può avvalersi di persone vulnerabili che fuggono dalla fame e dalla guerra, disponibili a qualunque lavoro, prive di permesso di soggiorno. Questa del resto è la condizione per esercitare la schiavitù. Bisogna liberare gli schiavi dai caporali ma bisogna anche combattere la guerra contro il lavoro nero e sommerso, l’unico in cui si scatena la guerra tra poveri, perché lo sfruttamento degli immigrati abbassa le tutele dei lavoratori italiani e li rende concorrenti nella ricerca di un posto di lavoro. Il Governo dovrebbe adottare subito un provvedimento mirato di regolarizzazione del lavoro agricolo, analogo a quello assunto per il lavoro domestico e contemporaneamente applicare la direttiva europea che prevede una severa sanzione nei confronti dei datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (direttiva del 18 giugno 2009). Gli immigrati sono parte essenziale della nostra agricoltura.

 

Le loro braccia, la loro disponibilità a sopportare il caldo più afoso e il freddo più pungente, le loro abilità, le loro giornate senza tempo passate nelle stalle padane (dove ci sono i pachistani, gli indiani, gli albanesi, i macedoni, i marocchini e i tunisini non i padani... con buona pace di Bossi e Maroni), il pascolo sulle montagne, sono l’altra faccia dell’agricoltura moderna la quale si fermerebbe se non ci fossero loro. Perché nessun italiano, anche se disoccupato, è disponibile a questo tipo di lavoro e di vita. Gli immigrati sono indispensabili alle aziende agricole ma subiscono la farraginosità della normativa sull’ingresso per lavoro. Si sono così sedimentate nel tempo, in alcune parti d’Italia, sacche di irregolarità che deve essere assorbita.

 

L’irregolarità è alimentata anche dalla legge Bossi-Fini e dalla politica del Governo che ha chiuso le vie legali dell’immigrazione e ha cancellato il Fondo Nazionale per le politiche di integrazione. Prosciugare i bacini della schiavitù e del lavoro irregolare; promuovere l’ingresso regolare per lavoro; combattere il degrado urbano e sociale che si concentra in alcune realtà del nostro Paese; promuovere, finalmente, un piano nazionale per l’integrazione: sono questi i provvedimenti che il Governo dovrebbe adottare subito. Con una premessa che è la priorità assoluta, quella su cui si misura il senso di responsabilità e la capacità di promuovere il bene comune da parte di una classe dirigente: non si usi più l’immigrazione a fini elettorali. Si smetta di agitare degli spauracchi che non corrispondono alla realtà come quella degli immigrati che rubano il lavoro agli italiani o dei bambini stranieri che rallentano la crescita culturale dei nostri figli.

 

Si smetta di raccontare una Italia che non c’è e si racconti invece l’Italia nuova che sta crescendo nel profondo dei territori, dei comuni, delle aziende, delle scuole e delle famiglie. Che è l’Italia della convivenza. Livia Turco L’U 11

 

 

 

 

 

Le "anime salve" di Rosarno

 

Roma - Le prime pagine dei giornali di oggi sono dedicate alla vicenda degli immigrati di Rosarno, nella mia Calabria, la terra che ho dovuto lasciare a 18 anni. I miei primi diciotto anni, poiché i secondi 18 li ho vissuti a Roma.

Ho lasciato quella terra per studiare, fare un master e lavorare: da quelle parti trovare lavoro era "un'impresa no profit"... In tutti i sensi: anche volendo lavorare davvero, duramente, in quei campi nei quali si raccolgono dall'alba i pomodori; in quegli agrumeti dove maturano squisite arance, mandarini e limoni; in quelle distese nelle quali abbonda il grano: "...te via avire tantu 're lu granu/ quantu ne coglia Cutru e la Marina..." recita un passo della strenna natalizia del mio paese.

E pure trovandolo, questo tipo di lavoro, ci si spezza la schiena e si porta a case una miseria con la quale difficilmente si campa una famiglia. Questi lavori oggi li fanno, in nero o no, gli immigrati. Quegli stessi immigrati che puliscono le case della mia regione, che assistono anziani e/o malati. Anche dei mie nonni paterni si prende cura una carissima persona immigrata, che per la nostra stampa e per il nostro ministero degli Interni fa alzare la media dei reati. Ma mio nonno non riesce a capire dov'è che delinque... Eppure, questa mia terra (non solo la Calabria, ma l'intera Italia), oggi ha più calabresi in giro per il mondo che in punta allo Stivale. Non tutti distintisi positivamente (vogliamo parlare dei fatti di Duisburg?). Ma su questo, ha scritto molto bene Gian Antonio Stella anche sul Corriere di oggi.

Ricordando che gli immigrati di Rosarno di questi giorni sono stati gli emigrati italiani di ieri nel Nord America e in Europa. Trasformando, poi, il particolare in universale e avvicinando le condizioni disumane degli immigrati di Rosarno (e degli emigrati nostri di ieri) a quelle dei prigionieri dei lager descritte da Primo Levi, anche Adriano Sofri, con la sua splendida poesia, ci costringe a una riflessione umana e politica più profonda e staccata dalla cronaca delle news. Insomma, leggendo queste e altre riflessioni, mi viene da pensare che il nostro antico e glorioso Paese, culla di diritto e civiltà, di cristianesimo e cultura, di emigrazione e integrazione (ahimè anche di criminalità organizzata, di cui la 'ndrangheta oggi detiene il primato mondiale - leggi Francesco Forgione, 'Ndrangheta. Boss, luoghi e affari della mafia più potente al mondo, Baldini Castoldi Dalai, 2008), oggi rischia di perdere sia la sua umanità più profonda (la sua pietas), che il suo storico spirito democratico, il suo alto magistero culturale.

Oggi, quindi, che ricade anche l'anniversario della morte di Fabrizio De Andrè, insieme alla poesia di Sofri riascolterò "Anime salve", il brano in cui De Andrè intende "salve" non solo nel senso cristiano del termine (coloro che dopo aver sofferto in vita si salvano dopo la morte andando in Paradiso), ma anche in senso etimologico, di "solitarie". Perché gli immigrati di Rosarno, come i nostri vecchi emigrati discriminati, sono dei "soli". Non romiti, bensì disperati costretti alla solitudine, in ascolto del proprio spirito e della propria condizione, costretti a riflettere sul passato, sui "passaggi di tempo".

Anime che ricercano dentro se stesse, con lo sguardo nel passato e la mente rivolta al futuro: così, almeno, dovremmo ragionare tutti su questa vicenda; così il nostro Paese, così il nostro Governo: "...mi sono guardato piangere in uno specchio di neve,/ mi sono visto che ridevo.../ Ti saluto dai paesi di domani,/ che sono visioni di anime contadine...". Eugenio Marino, Dipartimento italiani nel mondo del Pd 

 

 

 

 

Rosarno, figli di boss negli scontri. L'Osservatore: «Italiani razzisti»

 

All'attenzione delle forze dell'ordine le possibili infiltrazioni della 'Ndrangheta nei disordini

 

Lo sgombero degli immigrati accampati in una fabbrica di olio mai andata in funzione sulla statale 18 che collega Rosarno a Gioia Tauro (Inside)

 

MILANO - Mentre prosegue a Rosarno la demolizione delle strutture occupate, fino a sabato scorso, da centinaia di immigrati africani impiegati come braccianti agricoli nelle campagne nella zona, si è tenuto in mattinata a Palmi il vertice delle forze dell'ordine convocato dal procuratore capo Giuseppe Creazzo. Il magistrato ha acquisto gli elementi raccolti da Polizia e Carabinieri sui disordini dei giorni scorsi (prima la protesta degli stranieri dopo il ferimento di due extracomunitari, poi la caccia all'africano scatenata da alcuni cittadini). All'attenzione degli inquirenti, in particolare, la dinamica degli eventi e le possibili infiltrazioni nella criminalità locale, alla luce soprattutto dell'arresto di una persona legata ad un clan della zona, durante i tumulti seguiti agli scontri fra immigrati e forze di polizia. In un'intervista al 'Quotidiano Nazionale', Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, si dice sicuro «che sui fatti di Rosarno ci sa la regia della 'Ndrangheta». Gli investigatori ipotizzano che i disordini a Rosarno siano stati pianificati dalla criminalità per spostare l'attenzione dalla bomba fatta esplodere lo scorso 3 gennaio davanti alla Procura di Reggio Calabria, che sarebbe stato un segnale contro l'arresto di latitanti e soprattutto contro i recenti sequestri di beni della 'Ndrangheta. Stando al rapporto della polizia - rivelato da Reuters - alla guerriglia urbana di Rosarno hanno preso parte pregiudicati e figli di boss della 'Ndrangheta.

CORTEO - E mentre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, annuncia che sarà il 21 gennaio a Reggio Calabria alla "Giornata della legalità-Insieme per non dimenticare", per riaffermare i valori «di legalità e solidarietà oscurati dai gravi fatti di Rosarno», nel pomeriggio è sceso in piazza il comitato spontaneo dei cittadini. Un'iniziativa organizzata «contro l'immagine di una città xenofoba, mafiosa e razzista veicolata dai mass media nazionali e da qualche esponente della politica e dell'associazionismo a livello regionale e nazionale». Il corteo, al quale sono presenti anche alcuni immigrati, è partito da piazza Calvario alle ore 16. In testa al corteo uno striscione con la scritta «Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai mass media, 20 anni di convivenza non sono razzismo». «I cittadini di Rosarno - affermano i promotori dell'iniziativa - condannano in maniera ferma e decisa il vile ferimento dei migranti stanziati presso l'Opera Sila e qualsiasi atto di violenza, da qualunque parte provenga».

PIANO PER L'INTEGRAZIONE - Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha annunciato l'intenzione del governo di mettere a punto un Piano nazionale per l'integrazione che sarà presentato nelle prossime settimane. Secondo il ministro, «ha assolutamente ragione il collega Maroni. È doveroso sanzionare tutti gli episodi che in qualche modo esprimono intolleranza etnica, compresi i cori negli stadi. Una politica dell’integrazione - spiega - si compone necessariamente di due aspetti tra loro connessi: quello della repressione dei flussi clandestini e quello della migliore integrazione e dei comportamenti regolari. I due aspetti si alimentano reciprocamente tanto quanto il prevalere dell'irregolarità inevitabilmente cannibalizza le buone pratiche. Come la moneta cattiva scaccia quella buona. Per questo stiamo predisponendo un Piano nazionale per l’integrazione che presenteremo nelle prossime settimane».

L'OSSERVATORE - Intanto l'Osservatore Romano lancia un duro attacco contro «il razzismo degli italiani». Nell'articolo si compie un rapido excursus storico sulle radici del razzismo nei primi decenni dell'unità d'Italia, per poi concludere: « Nel 2010, invece, siamo ancora all'odio. Ora muto, ora scandito e ritmato dagli sfottò, ora fattosi gesto concreto». Nel lungo servizio dal titolo «Gli italiani e il razzismo, Tammurriata nera» e firmato da Giulia Galeotti, si legge: «Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all'odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato». «Per una volta - prosegue il testo - la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi. Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giù. Né siamo stati capaci di riscattarci, quando il 'diverso' s'è fatto più vicino, nel mulatto, a prescindere dalle diversissime cause per cui ciò è avvenuto». «Sia stato il risultato di un atto d'amore o, invece, di uno stupro - si legge sul giornale del Vaticano - ben difficilmente abbiamo considerato quel bambino come nostro, al pari dei nostri. Anzi, la doppia appartenenza è sembrata (e continua a sembrare) una minaccia ulteriore». «In questo - rileva l'Osservatore - davvero a nulla è servito l'esempio americano: l'Obama-mania che imperversa trasversalmente, dalla politica all'arte, dallo stile al linguaggio, non ha invece fatto breccia alcuna nel dimostrare il valore dell'incontro tra razze diverse». Il testo del quotidiano della Santa Sede viene pubblicato dopo che il Papa domenica ha chiesto rispetto per gli immigrati e che il Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, aveva parlato delle drammatiche condizioni di vita in cui si trovavano gli immigrati nell'area di Rosarno. CdS 11

 

 

 

 

Rosarno, l’Egitto protesta: «Roma tuteli immigrati»

 

Il ministero degli Esteri egiziano è intervenuto oggi sugli scontri di Rosarno denunciando "la campagna di aggressione" e "le violenze" subite dagli "immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia" e chiedendo al governo italiano di "prendere le misure necessarie per la protezione delle minoranze e degli immigrati". La questione, annuncia il ministero degli Esteri in una nota, sarà sollevata dal ministro Aboul Gheit nell'incontro in programma il 16 gennaio con il titolare della Farnesina Franco Frattini.

 

IN CORTEO CALABRESI E IMMIGRATI - Si e' svolta ieri a Rosarno una manifestazione organizzata per respingere l'immagine di paese xenofobo, mafioso e razzista dopo gli scontri con gli immigrati avvenuti nei giorni scorsi. In testa al corteo uno striscione con la scritta "Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai mass media, 20 anni di convivenza non sono razzismo". Hanno preso parte anche numerosi immigrati e una donna di Rosarno ferita nel corso degli scontri ha sfilato accanto ad una donna di colore.

 

Per quanto riguarda le indagini il procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo ha riunito gli investigatori per un punto della situazione: allo stato attuale non ci sono elementi che consentano di dire che vi sia "qualcosa di organizzato" da parte della 'ndrangheta dietro la rivolta. Cio' non esclude che in seguito possano emergere elementi tali da cambiare il quadro o che in una "determinata fase" della guerriglia vi possa essere stato qualcosa di preordinato. E' per questo che, nonostante l'inchiesta resti a Palmi, il procuratore Creazzo ha parlato con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio, cui passerà il fascicolo nel caso in cui emergesse un coinvolgimento delle cosche.

 

Un contributo importante potrebbe arrivare dalle immagini delle telecamere fisse. Proprio dai video è arrivato un primo contributo che ha consentito di chiarire i contorni dell'aggressione da parte di Antonio Bellocco - figlio di un esponente di spicco del clan che assieme ai Pesce controlla il territorio di Rosarno - ad un immigrato e ai carabinieri che lo avevano bloccato. Nel video si vede Bellocco, a bordo di un auto, passare vicino ad un immigrato che ha in mano un bastone, al quale i carabinieri stanno dicendo di abbandonarlo. A quel punto l'extracomunitario scaglia il bastone contro l'auto di Bellocco, che prosegue la marcia, e si consegna ai militari. Dopo pochi metri, però, l'auto fa un'inversione, Bellocco scende e tenta di aggredire prima l'immigrato e poi anche i carabinieri.

 

Il gip di Palmi ha convalidato l'arresto dei tre abitanti di Rosarno accusati di avere aggredito alcuni immigrati: tra di loro anche lo stesso Antonio Bellocco. I magistrati puntano ad identificare sia le persone coinvolte nelle violenze sia chi e perché ha messo in giro alcune voci che hanno contribuito ad alzare la tensione: quella che in seguito all'aggressione degli immigrati una donna avesse abortito e quella che un bambino avrebbe perso un occhio negli scontri provocati dagli extracomunitari.

L’U 12

 

 

Dopo l’attentato e le vicende di Rosarno. Bersani e Garavini a Reggio Calabria: “Sostegno alla magistratura”

 

“Bersani ha mandato un segnale importante recandosi come primo leader di partito a Reggio Calabria per esprimere la sua solidarietà ai magistrati nella loro lotta alla ‘ndrangheta”, ha detto l’on. Laura Garavini al termine della visita del Segretario del Pd nel capoluogo della Calabria. Bersani, accompagnato dal Responsabile Giustizia del partito, Andrea Orlando, e dalla Garavini, ha incontrato a Reggio il Procuratore generale, Salvatore Di Landro e il Procuratore capo, Giuseppe Pignatone.

 

“La mafia calabrese facendo esplodere una bomba davanti al Tribunale – dice la Garavini, capogruppo del Pd in Commissione Antimafia – ha sfidato lo Stato, mentre, con le vicende di Rosarno, sta mostrando il suo potere sul territorio. Ora più che mai, rispetto alle gravi intimidazioni rivolte alla Procura generale del capoluogo calabrese, è necessario essere al fianco della magistratura, per dimostrare la volontà compatta delle istituzioni e di tutti i partiti di combattere la criminalità organizzata”.

 

“Ci sarebbe da augurarsi che da tutte le forze politiche ci fosse un chiaro sostegno alla magistratura” ha proseguito la Garavini che ha rinnovato il suo appello alla Commissione Antimafia a recarsi urgentemente in missione a Reggio. De.it.press

 

 

 

 

 

Immigrati, i tanti ghetti da cui dobbiamo uscire

 

L’immigrazione elusa e dimenticata ci piomba addosso come un tornado. Al centro di tutto c’è una parola: ghetto. Nello stesso giorno in cui proviamo a liberarci da un ghetto, ne vediamo esplodere un altro. Il ghetto da cui cerchiamo di uscire è quello della scuola, dove i bambini italiani e stranieri devono imparare a mischiarsi e crescere insieme. Quello che invece scopriamo chiuso e senza uscite, è fatto di campi di pomodori e spaventose casacce dove bivaccano uomini che lavorano anche 16 ore al giorno per 20 euro. Un ghetto che ne produce un altro: quello di cittadini che si trovano ad essere aggrediti nelle loro strade, nelle loro case, nelle loro auto. «Siamo noi gli extracomunitari, non loro!», dice un uomo di Rosarno la cui moglie è stata appena assalita da una banda di neri.

Così, l’Italia innamorata degli scontri ideologici (gendarmi della razza contro buonisti ad oltranza) oggi non sa che pesci prendere. Sulla scuola ha fatto un passo avanti. In Calabria ne ha fatti dieci indietro. Sulla scuola il ministro Gelmini ha indicato il tetto del 30 per cento di stranieri per classe, varando anche un pacchetto di norme tese a rafforzare la conoscenza dell’italiano. È un modo reale per favorire l’integrazione aiutando la didattica. È un modo concreto, non demagogico, per far uscire dal ghetto coloro che saranno futuri cittadini; e per prevenire insofferenze e intolleranze nelle famiglie italiane. A Rosarno, invece, nessuno ha mai pensato a far uscire dal ghetto i disperati che raccolgono i pomodori e le arance che noi mangiamo leggendo scritte tipo “maturati al sole della Calabria”. Nessuno ha mai teso una mano a questi lavoratori schiavi dei racket mafiosi. Già, perché sono lavoratori: ce ne eravamo dimenticati? E nessuno ha mai pensato di proteggere i cittadini italiani dalla rabbia che montava nel mondo dei nuovi schiavi.

A Rosarno, e in tanti altri posti come quello, l’apartheid appare invalicabile. C’è un libro, scritto da Marco Rovelli e pubblicato tre mesi fa da Feltrinelli, che racconta qual è il clima: «Lo sport più praticato dai giovani di Rosarno è la caccia al nero. Il lunedì mattina, sugli autobus che portano a scuola, i ragazzi si fanno il reportage dei rispettivi pestaggi; sono motivi di vanto, di onore. Ci sono tecniche, per linciare un nero. Anzitutto, evidentemente, essere in gruppo. Poi appostarsi nei luoghi strategici, dove sei obbligato a passare...».

È in questo inferno che matura la guerriglia. E quando matura, non sai più chi ha iniziato e chi ha ragione, tra i lavoratori disperati e i cittadini esasperati.

Come si esce dai ghetti di Rosarno? Le soluzioni che si sentono in giro si inseriscono bene nei due partiti, quello dell’«Italia agli italiani» e quello che «gli immigrati sono solo vittime». Quindi, si va dallo sceriffesco ministro Maroni «basta con la tolleranza!» all’ipotesi di espellere in blocco gli oltre 8mila irregolari calabresi, come suggerirebbe l’inapplicabile legge sul reato di clandestinità; all’opposto, a sinistra, qualcuno sembrerebbe voler dare una medaglia ai ribelli trasformati in teppisti.

Di recente, 300 immigrati guidati dal segretario radicale Staderini hanno iniziato uno sciopero della fame perché si vedono negato il permesso di soggiorno cui hanno diritto. A loro dovrebbero unirsi i tanti lavoratori che lo Stato italiano finge di non vedere, anche se producono ricchezza e Pil; lavoratori che, chissà perché, non sono stati compresi nella recente sanatoria delle badanti e delle colf. Lavoratori che saranno di fatto alleati dei loro sfruttatori: se li denunciassero, a pagare sarebbero soprattutto loro.

La legalità. La trasparenza. L’emersione dal nero. Sarebbero queste le uniche vie per garantire chi lavora e quindi per proteggere i cittadini che li ospitano. Ma nel Paese delle guerre verbali, il lavoro non fa notizia. I ghetti di Rosarno restano chiusi a chiave. di SERGIO TALAMO IM 11

                                                     

 

 

 

Tra Cavaliere e Colle scende il disgelo

In un Paese dalle dinamiche istituzionali normali, l’incontro tra il Presidente della Repubblica e il capo del governo non potrebbe esser certo considerato una notizia: e limitatamente all’ambito politico, tantomeno un piccolo evento. Ma siamo in Italia, e tra le tante particolarità nostrane, va annoverata la circostanza che erano praticamente quattro mesi - un’eternità - che i due presidenti non si incontravano faccia a faccia. L’ultimo colloquio, infatti, risaliva ai tempi della bocciatura del cosiddetto lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale: ed era stato preceduto e poi seguito da polemiche assai aspre tra i due Palazzi.

 

Dopo mesi di fuoco e di fiamme, di accuse e di difese, un lento e parziale disgelo era cominciato con la telefonata fatta giungere da Napolitano al premier dopo l’aggressione milanese; ed era stato poi rafforzato da analoga iniziativa - assunta stavolta da Berlusconi - in occasione del messaggio di fine anno rivolto agli italiani dal capo dello Stato.

 

Ma la prova del nove che i rapporti tra i presidenti stessero davvero cominciando a rientrare in un ambito di «normalità istituzionale», non poteva che arrivare da un colloquio diretto e personale tra i due: e ieri, in fondo, quella prova è arrivata.

 

Giorgio Napolitano ha molto apprezzato il fatto che, rientrato a Roma dopo un mese di assenza, tra le primissime cose da fare Berlusconi abbia voluto inserire - appunto - un incontro col Capo dello Stato. E l’apprezzamento del Quirinale verso questa forma di cortesia istituzionale, non è l’unico ad aver segnato la giornata di ieri. Il Colle, infatti, archivia l’incontro come un «sereno scambio di opinioni», dando dunque ad intendere che il faccia a faccia ha avuto toni ben diversi da alcuni tesi colloqui svoltisi nei mesi passati. Difficile dar per scontato - naturalmente - che il dato della ritrovata serenità possa esser considerato acquisito una volta e per sempre, ma il segnale è certo importante: perché arriva giusto alla ripresa dell’attività dopo la lunga pausa natalizia, e perché potrebbe dunque condizionarla dando un’impronta di maggior serenità all’intero dibattito politico.

 

Le poche indiscrezioni filtrate, per altro, segnalano come il colloquio sia da considerare positivo e perfino potenzialmente fruttuoso anche nel merito. «Abbiamo parlato degli impegni dei prossimi mesi e della cose da fare», ha spiegato Berlusconi alla fine del lungo faccia a faccia, e il Quirinale conferma: non celando una positiva sorpresa per i toni e gli argomenti del premier, che non è tornato sulle polemiche dei mesi passati, non ha insistito sui provvedimenti in materia di giustizia all’esame del governo (che ieri hanno determinato una nuova gelata nei rapporti tra maggioranza e opposizione) e - soprattutto - ha parlato con realismo delle cose che il governo ha in cantiere per i prossimi mesi.

 

Se il premier rispetterà l’agenda prospettata a Napolitano, è ipotizzabile immaginare un avvio d’anno privo di forti tensioni: ma la questione è, appunto, vedere se la scaletta di interventi illustrati al Capo dello Stato non sarà spazzata via - come spesso accaduto in passato - dalle questioni legate alla riforma della giustizia o, addirittura, dalle cosiddette «leggi ad personam». Rilancio dell’economia, Mezzogiorno, ordine pubblico (terreno sul quale Berlusconi ha sottolineato i risultati ottenuti dal suo governo), scuola e università sono i campi sui quali il premier ha annunciato a Napolitano una decisa ripartenza in questo 2010. E poi, naturalmente, c’è la partita appena aperta sulla riforma delle aliquote fiscali...

 

Non è passata inosservata, al Colle, la prudenza - addirittura la circospezione - con la quale il capo del governo ha affrontato le diverse questioni sul tappeto e, in particolare, l’annunciata riforma del fisco. La riduzione delle aliquote - promessa all’atto della sua discesa in campo, ormai 16 anni fa - è problema al quale Berlusconi vorrebbe metter mano con decisione, ma non ha nascosto al Presidente le difficoltà - di ordine politico e soprattutto economico - che ingombrano la strada di questa riforma.

 

Si rifaranno i conti e si proveranno proiezioni per valutare la riduzione ipotizzabile degli introiti nelle casse dello Stato: e la sensazione finale, insomma, è che la manovra sulle aliquote non sia cosa né scontata né realizzabile in poche settimane. Se ne continuerà a parlare. Ma già parlarne, piuttosto che scontrarsi usando le tasse come clava da brandire contro l’avversario politico, sarebbe un passo in avanti. Quel passo che il Paese attende invano ormai da più di un anno. FEDERICO GEREMICCA LS 12

 

 

 

 

Riforme sì ma vere

 

Per la coralità con la quale è stato discusso e presentato, il programma emerso ieri dal vertice del centrodestra a palazzo Grazioli ha l’ambizione di un piano per il resto della legislatura. Ma se non decollasse, non è escluso che alla fine possa rivelarsi anche una buona piattaforma elettorale. L’apertura ostentata all’opposizione in materia di giustizia è, almeno nelle intenzioni, un tentativo di disarmare le resistenze sul «processo breve» ed il legittimo impedimento: le misure che riguardano il presidente del Consiglio, sulle quali in realtà le divergenze rimangono, sottolineate dal centrosinistra con toni più o meno immutati.

Ma la maggioranza che ritrova Silvio Berlusconi dopo l’aggressione subita il 13 dicembre scorso in piazza Duomo, a Milano, ha avuto l’accortezza di allargare i propri orizzonti. L’abbinamento con le riforme costituzionali e gli accenni ad una riforma del fisco entro il 2010 hanno l’obiettivo di dare spessore all’iniziativa; e in parallelo di diluire l’impatto dei provvedimenti che peseranno sulla sorte processuale del presidente del Consiglio. La novità è che dopo le tensioni interne dei mesi scorsi, il centrodestra mostra o almeno accredita una nuova compattezza.

Si tratta di una tregua che dovrebbe avere effetti a cascata: gli ultimi accordi per le candidature alle regionali; l’incontro, rinviato da tempo, fra Berlusconi ed il presidente della Camera, Gianfranco Fini; e un rapporto meno rissoso con la minoranza. Il Guardasigilli, Angelo Alfano, rilancia la riforma costituzionale sulla giustizia parlando di «consueta coesione» della coalizione. E indica tempi rapidi per proporla al Parlamento. In realtà, al di là delle ottime intenzioni, le incognite non sono del tutto scomparse. La situazione, pacificata in apparenza, rimane in bilico.

La reazione di Fini all’ipotesi di una riforma delle tasse, fatta dallo stesso Berlusconi, è agrodolce. Sottolineando che senza una copertura finanziaria l’idea si riduce a propaganda, il presidente della Camera offre l’ennesima sponda alle critiche dell’opposizione; e proietta un alone di suspense sul suo vertice con il premier. Ma l’ostacolo-principe rimane la giustizia. Le modifiche offerte da Pdl e Lega sono ritenute dagli avversari inaccettabili. Il fatto che siano state ratificate a palazzo Grazioli e la volontà del governo di approvarle presto, acuiscono le diffidenze.

Il duello in latino fra il Pd che denuncia le «leggi ad personam» e Berlusconi che le definisce «ad libertatem » marca le distanze. L’intenzione del governo di procedere comunque di fronte ad una «melina» parlamentare, è anche un invito a superare i veti di una parte dell’opposizione. Difficile non temere la continuazione delle convulsioni del 2009. L’incontro di ieri al Quirinale fra Berlusconi e il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, fa pensare che rispetto al recente passato esista un margine di mediazione. Il problema è riuscire a conciliare l’esigenza della stabilità con quella di approvare riforme vere che valgano per tutti; che non solo siano di interesse generale, ma vengano percepite come tali. Massimo Franco CdS 12

 

 

 

 

Processo breve, allarme dell'Anm. Bersani: "Ci metteremo di traverso"

 

L'associazione nazionale magistrati: "Così giustizia in ginocchio"

Il sindacato delle toghe auspica "una riforma seria per un servizio giustizia credibile"

 

ROMA - L'Associzione nazionale dei magistrati all'attacco sulle norme che limitano la durata dei processi. "Metteranno in ginocchio la giustizia - dice il presidente Palamara a SkyTg24 -, la cui macchina è già disastrata". Con il processo breve - continua - "non si dà giustizia alle vittime del reato", mentre si rischia di "dare impunità a chi ha commesso fatti delittuosi". Il leader del sindacato delle toghe ribadisce inoltre che i magistrati "vogliono dire basta a guerre e contrapposizioni", ma auspicano "una riforma seria per un servizio giustizia credibile agli occhi dei cittadini". Ieri, sempre contro il processo breve, erano scesi in sciopero gli avvocati penalisti. 

 

Il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo ha confermato la norma blocca-processi, come ha rivelato oggi Liana Milella su Repubblica. "Dobbiamo adeguarci alla sentenza della Corte costituzionale del 14 dicembre", ha spiegato. In quella sentenza, firmata da Giuseppe Frigo, la Consulta ha dichiarato l'illegittimità dell'articolo 517 del codice di procedura penale che non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato, relativamente al reato concorrente contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione concerne un fatto che già risultava dagli atti di indagine al momento di esercizio dell'azione penale. Dunque, di fronte a una nuova contestazione deve essere riaperto il termine per consentire eventualmente all'imputato di chiedere il rito abbreviato. I processi interessati sarebbero sospesi per tre mesi.

"C'è una sentenza", ha insistito Caliendo, "cui bisogna porre rimedio".

 

E oggi, anche il Pd fa sentire la sua voce: "Contro il processo breve ci metteremo di traverso - dice il segretario Pierluigi Bersani - Dopo le decisioni assunte ieri da governo e maggioranza stiamo entrando in un tunnel pericolosissimo. Non solo è una disarticolazione del sistema giudiziario ma è un'aministia per i colletti bianchi. E non si può per l'esigenza di uno mettere a repentaglio il sistema intero".

 

"Se Berlusconi pensa di essere uno statista - ammonisce il segretario del Pd -  ora è il momento di dimostrarlo. Non si può pensare di parlare contemporaneamente di processo breve e di riforme. A questo punto, se intende andare avanti su questa strada, la destra si assuma le sue responsabilità" chiude il segretario democratico.

 

Molto critica anche l'Idv che, per bocca del capogruppo alla Camera Massimo Donadi parla di "schiaffo a tutti gli italiani onesti". "Il Pdl aumenta la velocità sulla giustizia per salvare Berlusconi dai processi prima delle regionali mentre la vera priorità è affrontare la crisi economica - continua Donadi - L'unica cosa che accelera nel Paese è l'inflazione, ma evidentemente a questa maggioranza non interessa perchè se ne infischia dei problemi concreti delle persone". LR 12

 

 

 

L’Aquila: primi passi di rinascita

 

Stento ancora, a dieci mesi dal sisma, a fissare alla mente l'immagine del centro storico dell'Aquila com'è oggi. Macerie di fabbricati civili e religiosi  di grande pregio, pochissima gente in giro,  solo i vigili del fuoco che mettono in sicurezza i fabbricati che stanno in piedi, le chiese,i portici, i palazzi di Corso Vittorio e di Corso Umberto, un tempo luoghi di attività ed anche di struscio, di passeggiate, dove incontravi gli amici e camminavi chiacchierando. In Piazza Duomo ora si vede bene il monumento alle vittime  del sisma di Walter Di Carlo offerto dai vigili del fuoco, finalmente libero da tende ed impalcature circostanti che lo coprivano. Tristissimo, in una piazza deserta del suo secolare vivacissimo mercato, il monumento segna il fatto che non solo ci fu perdita di vite umane, allora, ma c'è la perdita di una città come era e dove era, oggi, e l'impressione generale è che chissà che cosa verrà fuori quando finalmente si passerà dalla  messa in sicurezza alla ricostruzione.

Ferve, invece, la vita nella immediata periferia,  quella dove c'erano spazi ancora liberi da fabbricati, verdi ed aperti. Sono spuntate costruzioni di legno o antisismiche dappertutto, in aggiunta alle C.A.S.E., unità abitative  antisismiche statali, che formano estesi quartieri dormitorio, definiti provvisori. Una provvisorietà pericolosamente tendente all'infinito, a scapito dell'esistente finora ignorato e trascurato, nonostante i quotidiani incoraggiamenti alla ricostruzione. Evidentemente qualche cosa non funziona, case B o C, bisognose di lavori brevi e leggeri, ancora stanno come erano il 6 aprile, gli abitanti sparsi ancora lungo la costa negli hotel pagati dallo stato, o chissà dove altro.

Segnalo con piacere un passo di ripresa della normale vita quotidiana, la inaugurazione della nuova sede della Scuola dell'infanzia e primaria  della Dottrina Cristiana, gran festa venerdì pomeriggio, annunciata dal traffico impazzito e dalla pratica impossibilità di parcheggio su via Madonna di Pettino. La scuola è stata costruita nello spazio ancora verde adiacente questa via, un fabbricato basso, in legno, con spazi interni larghi e confortevoli. Presenti all'inaugurazione Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile, Stefania Pezzopane, Presidente della provincia dell'Aquila, il prefetto Franco Gabrielli, l'arcivescovo Giuseppe Molinari, l'ausiliare monsignor Giovanni D'Ercole. Televisioni e stampa locale hanno seguito l'evento, presentato da Madre Nazarena Di Paolo, Madre Generale della Congregazione. I ragazzi più grandi hanno letto composizioni ispirate al terremoto, testimonianze di un vissuto incancellabile nella memoria di piccoli e grandi. La Madre Generale ha ringraziato tutti gli operatori che hanno contribuito alla costruzione del fabbricato in tempi brevi, ed i numerosi benefattori che hanno reso possibile la rinascita della scuola,  la fondazione “Marisa Bellisario”,  l'Associazione “Teresa Scalfati”, un gruppo di Canadesi, ed un gruppo di donatori Svizzeri, che hanno voluto rimanere anonimi. La scuola funziona bene, ci sono arredi nuovissimi dai colori chiari e luminosi, computer e spazi attrezzati per il gioco, tutti i ragazzi sono tornati o torneranno presto, ma che nostalgia per il bel fabbricato di Via Atri 75, subito fuori Porta Leoni, a ridosso della mura cittadine! È stato il motore trainante dello sviluppo del quartiere adiacente, quello di via Strinella. Oggi tutte le case lì intorno sono ancora abbandonate, come lo erano subito dopo il sisma, passai lì il 7 e l'8 aprile, e mi resi conto della gravità della situazione per il progressivo svuotamento di quella zona, cresciuta in fretta dagli anni sessanta in poi, ed oggi densamente popolata.

 Un volo di mongolfiere illuminate, con la scritta l'Aquila vola, ha posto fine alla cerimonia di inaugurazione, un forte messaggio di speranza, proveniente dai bambini, dal loro entusiasmo e dalla loro gioia di vivere. Che sia questa la molla che può aiutare anche noi ad agire per contribuire alla rinascita della città vera, quella che c'è stata per secoli e che non vuole diventare una nuova Pompei per turisti a caccia di immagini sensazionali ed inconsuete. Emanuela Medoro emedoro@gmail.com

 

 

 

 

Il commento. L'amore per se stesso

 

È stata breve la stagione dell'amore di Silvio Berlusconi. Distratto o confuso dalle sue stesse dolci parole, il presidente del Consiglio non si è accorto dell'esplosione di odio assassino che ha attraversato Rosarno (non ha detto una sola parola su quella tragedia, forse perché in fondo quelli erano negri e gli altri terroni, per dirla con il Brighella che gli dirige il giornale di famiglia). Ora al rientro dalla convalescenza, concentratissimo, il capo di governo discute di libertà. Le leggi ad personam, dice, non sono altro che "leggi ad libertatem". Amore, libertà. Le parole suonano bene e hanno un buon odore, ma non bisogna farsi ingannare. Le formule non accennano mai a un noi, sempre a un Io e dunque va meglio precisato l'orizzonte politico e istituzionale che si scorge: Berlusconi inaugura oggi la stagione dell'amore per se stesso, della libertà per se stesso. Novità? Nessuna, naturalmente. Diciannove leggi ad personam ci hanno abituati, nel tempo, ai trucchi nascosti dietro una quinta scorrevole che qualche malaccorto definisce la volontà riformatrice di un governo, una sfida "costituente" da non lasciar cadere, l'opportunità di un confronto nel merito.

 

Il "merito", come si dice, è sempre lo stesso. Ha un nome, un cognome, una faccia, un passato da imprenditore creativo e spregiudicatissimo; un presente da capo di governo in conflitto d'interessi invasivo e perenne che disprezza la sovranità della Costituzione; un futuro da Primus, da Eletto che pretende un'immunità speciale dalla Legge. È musica che conosciamo e Berlusconi, che non delude mai, non ce ne priverà nei prossimi mesi. Dice che ha lavorato intensamente alle tappe di una riforma fiscale. È una manovra di distrazione di massa, anche questa non nuova alla vigilia di ogni elezione. In realtà, ha riproposto un'iniziativa già fallimentare tre lustri fa (due aliquote) e irrealizzabile oggi, come tutti sanno e dicono a bocca storta. Il meglio delle sue energie, come si scopre adesso, Berlusconi lo ha riservato al programma di libertà per se stesso dai processi, dalla giustizia per il presente e per il futuro. Appena rientrato sulla tolda del comando unico, è salito al Quirinale per informare il capo dello Stato delle sue trovate, dopo aver rassicurato i suoi che "Napolitano deve dargli una mano". La prima trovata è un decreto legge (quindi, immediatamente esecutivo) che imporrebbe una sospensione di tre mesi ai processi in cui il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto "contestazioni suppletive". È accaduto durante il dibattimento contro David Mills, testimone corrotto e condannato in primo e secondo grado (Berlusconi è accusato di averlo corrotto, il processo paralizzato dai lodi immunitari deve ora ricominciare). Contestazioni suppletive anche nel processo per la compravendita dei diritti televisivi Mediaset, ancora in corso (Berlusconi è imputato di frode fiscale).

 

Se il decreto legge dovesse essere firmato perché "urgente" dal capo dello Stato, Berlusconi con quest'abito cucito a sua misura guadagnerebbe, senza patemi, il tempo necessario per condurre in porto il "processo breve" che prevede la durata complessiva di sei anni. Una correzione che, se approvata, fulminerebbe  -  perché "estinti" - i processi che lo vedono imputato, ma - si sa - Berlusconi non si accontenta mai. Ecco allora la seconda idea originale progettata durante la convalescenza: perché non rendere liberi - e quindi immuni dalla legge, dal processo e dal giudizio - anche le società, dopo le persone? Di qui, la proposta contenuta nell'emendamento, che oggi sarà presentato al Senato, di un'estensione del "processo breve" anche alle persone giuridiche, quindi alle società che devono rispondere di reati contabili, danni erariali, di responsabilità amministrative per reati commessi da figure apicali nell'interesse aziendale. Mediaset ne ricaverebbe qualche sollievo nei suoi contenziosi giudiziari come la Pirelli-Telecom di Marco Tronchetti Provera, l'Eni e l'Italgas che devono rispondere di truffa ai danni dei consumatori, ma soprattutto Impregilo di Benetton, Ligresti e Gavio, per dire alla rinfusa di qualche processo già in corso.

 

È un'iniziativa non soltanto auto protettiva, allora. Elimina, con la separazione dei poteri pubblici (si crea un'area di immunità protetta dalla legge), anche ogni separazione tra la sfera pubblica e la sfera privata, tra poteri politici e poteri economici, una separazione essenziale che fa parte del costituzionalismo dello Stato moderno, "ancor prima della democrazia" aggiunge Luigi Ferrajoli. Il ritorno all'attività di Berlusconi ha un pregio indiscutibile. Con una sola mossa e in poche ore, lascia cadere ogni maschera. Si libera dell'alibi della "riforma della giustizia". Rende chiara la sua volontà e offre un saggio di quel che intende per "riforma costituzionale" agli incauti che hanno voluto credere nel suo "spirito costituente" condito dalla primitiva teologia politica del bene e del male, dell'amore e dell'odio. Egli, che è il bene, e addirittura l'organo monocratico che rappresenta la volontà dell'intero popolo sovrano, vuole soltanto costituzionalizzare se stesso, la sua anomalia, la concentrazione del suo potere, il suo conflitto di interesse.

 

Vuole riscrivere le regole comuni a partire dalla personalizzazione del suo potere che immagina e pretende separato da un Parlamento umiliato, immune dalla legge, confuso fino all'indistinzione con gli interessi economici che lo sostengono nella sua volontà di potenza. Berlusconi sa di sacrificare con la nuova tornata di leggi ad personam ogni possibilità di confronto con le opposizioni, ma ci ha davvero mai creduto in una discussione dagli esiti condivisi? È difficile crederlo. Lo strappo di Berlusconi dimostra come al fondo del suo "spirito costituente" ci sia soltanto una vecchia idea che Gianfranco Miglio già nel 1994, con la prima vittoria della destra, espresse in modo brutale. La Costituzione non è un accordo tra tutti sulle regole del gioco, ma è un "patto che i vincitori impongono ai vinti. Metà degli italiani fanno la Costituzione anche per l'altra metà. Poi si tratta di mantenere l'ordine nelle piazze". GIUSEPPE D'AVANZO LR 12

 

 

 

 

Al centro la competitività. La crisi non é finita, servono le riforme

 

BENEDETTO XVI ha colto nel segno. Il monito che ha lanciato ieri nel suo discorso al corpo diplomatico è di profonda saggezza. L’aspra crisi economica che si è abbattuta sul mondo nel 2009 non è ancora finita, ha detto il Papa. Molte delle ragioni che l’hanno causata sono ancora operanti e non sono state corrette, ha aggiunto. Non si è ancora tornati a una visione dell’economia che abbia al centro l’uomo, non la moltiplicazione dei profitti finanziari attraverso la mera finanza.

Il discorso del Papa ha abbracciato molti altri temi, estendendo la propria visuale all’ambiente e alle risorse necessarie alla dignità della vita, alla pace e a meccanismi dello sviluppo più condivisi tra le diverse aree del mondo. Ma se ci fermiamo all’essenziale considerazione che riguarda la crisi economica, dobbiamo essere grati alla chiarezza della sua analisi. Sul piano dei valori, conferma e rilancia alcuni dati essenziali, sui quali vale la pena di riflettere. Senza alcuna indulgenza al pessimismo fine a se stesso, perché la grande paura di ripetere un nuovo 1929 è dietro le nostre spalle, contrastata dai segnali di ripresa del commercio mondiale e dal positivo andamento dei mercati finanziari. Ma anche senza commettere l’errore di un ottimismo che, allo stato delle cose, risulta ancora ingiustificato. Limitiamoci a quattro osservazioni, su finanza, moneta, prodotto e famiglie italiane.

I mercati finanziari sono in ripresa dalla scorsa primavera. Per avere un’ordine di grandezza, l’indice del mercato italiano dai minimi di marzo è salito di circa 12 mila punti. Ma ne mancano ancora circa 25 mila per raggiungere i prezzi del giugno 2007, quando l’indice sfiorava quota 45 mila. Eppure, ancora così lontani dai massimi, non mancano le preoccupazioni. Come ha ricordato due giorni fa il presidente del Financial Stability Board, Mario Draghi, le grandi banche mondiali assumono ancora troppi rischi, non prestando a famiglie e imprese ma ricorrendo a derivati su valute e cambi, materie prime e obbligazioni pubbliche e private ad alto rischio. I semplici risparmiatori devono stare molto attenti, tra titoli di Stato meno rischiosi e che però rendono poco o nulla, titoli a tasso fisso che se a scadenza superiore ai 2 anni con l’innalzarsi dei tassi perderanno di valore, fondi monetari e obbligazionari che tra il 2010 e il 2011 rischiano di avere spesso rendimenti di poco superiori allo zero, quando non inferiori.

Nel campo monetario e dei cambi manca ancora una soluzione che sostituisca al solo dollaro una cornice di nuovi accordi condivisi, che leghino biglietto verde, yuan ed euro a una comune prospettiva di sostegno della crescita stabile e di abbattimento delle svalutazioni competitive. Il cambio monetario esercita un’influenza diretta sul commercio mondiale. Senza tali accordi, è più difficile che i Paesi troppo indebitati come gli Usa correggano i propri squilibri, e quelli in eccesso di surplus come la Cina sostituiscano domanda interna al proprio eccesso di export e di riserve.

Il prodotto industriale italiano, pur in un quadro che ci vede capaci di grandi eccellenze anche con un commercio mondiale che scendeva del 15% nel 2009, come ha documentato la Banca d’Italia è tornato indietro di 100 trimestri, in altre parole a quello di 25 anni fa. Non dipende dal fatto che siamo meno bravi, ma dal fatto che la nostra crescita nazionale dipende dall’export più ancora di quella tedesca e molto più di quella francese, Paesi in cui la domanda interna è più sostenuta che in Italia.

Il motivo per il quale è più sostenuta ci è stato ricordato puntualmente ieri dall’Istat. Dopo anni di contenutissimo aumento del reddito disponibile delle famiglie che ci hanno visti scendere in 15 anni fino al ventitreesimo posto nei trenta Paesi più avanzati tra ottobre 2008 e settembre 2009 esso è diminuito in termini reali dell’1,6%. Per la paura è salita la propensione al risparmio, confermando che gli italiani sono formiche e non cicale. Ma vi sono ancor meno denari per i consumi, e di conseguenza ancor meno spinta sul mercato interno per le imprese.

L’Italia ha meno squilibri finanziari di altri, meno debiti privati, e due punti percentuali di disoccupati meno della media europea. Ma i problemi restano seri. E chiedono risposte altrettanto serie. Serve una grande stagione di riforme che mettano al centro la competitività e la produttività. Che uniscano più reddito disponibile ai lavoratori e più margini per le imprese, applicando estensivamente la riforma della contrattazione. Che agevolino le ristrutturazioni aziendali che sono necessarie in molti settori, modificando gli ammortizzatori sociali. Che accrescano la velocità per l’apertura dei cantieri, per le opere infrastrutturali ed energetiche che sono deliberate. Che attuino una svolta migliorativa nel capitale umano, nella scuola e nell’università. Che identifichino tutti i possibili modi per liberare dall’eccesso tributario famiglie e imprese, ma in un quadro di riduzione e razionalizzazione della spesa pubblica, per non compromettere la solida tenuta dell’ingente debito ereditato dal passato.

Benedetto XVI ha indicato la via di valori umani più elevati, come guida ai correttivi per un’economia più solida. A prescindere dalla fede che è libera per ciascuno, di questi valori si deve nutrire lo sforzo comune della politica per le riforme. Il 2010 è un grande cantiere, se vogliamo che l’Italia non cresca solo di uno zero virgola.

OSCAR GIANNINO IM 12

 

 

 

Regionali. Bersani: «Le primarie sono un'opportunità, non un obbligo»

 

Dove il centrodestra ha già i candidati «è meglio privilegiare l'immediatezza e l'efficacia della scelta»

 

ROMA - Sulle primarie per sciogliere i nodi delle candidature per le Regionali, Pier Luigi Bersani ha tracciato la linea, limitando in parte l'uso di questo strumento. A quanti anche all'interno del partito chiedono che sulle consultazioni primarie faccia testo quanto previsto dallo statuto del partito, il leader democrato ha spiega che il ricorso a tale strumento rappresenta «un'opportunità e non un obbligo. Il partito non può essere un notaio che si limita a stilare il regolamento delle primarie. Noi siamo un partito veramente federalista, non decidiamo nelle ville o in due o tre persone, ma nelle assemblee regionali: lì si decide se, come e dove farle. Adesso dobbiamo privilegiare la messa in campo di candidature forti. Abbiamo come si vede buone occasioni e dobbiamo coglierle».

DOVE LA DESTRA E' GIA' IN CAMPO NIENTE PRIMARIE - In particolare, Bersani pensa «che nelle Regioni come il Lazio dove la destra è già in campo sia meglio privilegiare l'immediatezza e l'efficacia della scelta». Dunque il ricorso alle primarie, almeno in Regioni come Lazio e Veneto, dovrebbe essere scartato. Bersani torna a ricordare che «i candidati devono essere scelti entro il 20 febbraio», dunque dove la scelta è ancora incerta c'è tempo per decidere. Ma - aggiunge - «siamo a buon punto in 8-9 regioni dove c'è anche un significativo avanzamento delle relazioni politiche, poi naturalmente ci sono dei problemi». È il caso per esempio del Lazio: «Domani c'è l'assemblea regionale del Pd regionale e io - scandisce Bersani - ripeto che la Bonino è una fuoriclasse, è fuori da ogni stereotipo, e da questo si capisce cosa penso io, ovviamente nel rispetto delle scelte degli organi del partito». Quanto allo scontro interno al centrosinistra in Puglia, «il tema non è l'esclusione di questo o quel candidato. Stiamo cercando - minimizza Bersani - di mettere insieme uno schieramento che sia il più competitivo possibile» CdS 11

 

 

        

 

 

Cittadinanza agli immigrati: Focsiv boccia la proposta del testo di legge

 

Marelli : “Grave la mancanza di riferimento ai diritti dei minori”

 

  ROMA -  “Il testo della nuova legge sulla cittadinanza agli immigrati presentato alla Camera non solo conferma la linea di chiusura di questo governo nei confronti del fenomeno migratorio, una chiusura ideologica che è accompagnata a una non-governance dello stesso e che rispecchia la posizione di chi, anacronisticamente, vede nello straniero solo un problema e non una risorsa, come invece i dati riguardanti l’economia e il welfare italiano confermano”. E’ il commento di Sergio Marelli, segretario generale della Focsiv, all’indomani del primo giorno di dibattito sulla nuova legge. In particolare, la Federazione di 64 organismi cattolici da mesi impegnata ad approfondire le tematiche sull’immigrazione e in particolare il rapporto tra immigrazione e inclusione sociale considera la posizione espressa nel testo della legge “non condivisibile anche perché capace di alimentare i numeri dell’esclusione che certo non portano ad un futuro sicuro e democratico”.

  “Per un esame più approfondito della proposta di legge si sa già che bisognerà attendere fine marzo, quando cioè anche lo scoglio delle elezioni regionali sarà superato, con il rischio che per l’ennesima volta – rimarca Marelli - tanti migranti potrebbero vedersi negato il diritto alla cittadinanza e a tutto ciò che essa comporta. Anche nelle precedenti legislature infatti il tema è stato trattato senza però apportare mai modifiche capaci di aggiornare in maniera significativa all’oggi la legge del 1992. Basta chiedere tempo! Soprattutto - sottolinea Marelli - quello che ci preoccupa è il rischio che neanche questa volta l’Italia arrivi a riconoscere la cittadinanza ai figli nati in Italia da stranieri regolari. Un fatto che come Focsiv giudichiamo grave”.

  “I minori stranieri, infatti, rappresentano – ricorda la Focsiv - la vera cartina di tornasole attraverso cui è possibile rilevare e valutare il grado di integrazione degli immigrati in Italia, nonché la capacità di accoglienza da parte della nostra stessa società. Particolare attenzione nei confronti dei minori è rivolta anche dal Papa nel suo messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato del 17 gennaio 2010. Nel testo, dal titolo ‘I migranti e i rifugiati minorenni’, Benedetto XVI tocca un aspetto che i cristiani valutano con grande attenzione, ovvero che Cristo nel giudizio finale considererà riferito a Lui stesso tutto ciò che è stato fatto o negato ‘a uno solo di questi più piccoli’”.

  “Profondamente consapevoli dell’importanza della cittadinanza ai migranti auspichiamo che il dialogo e il confronto almeno nei prossimi mesi siano reali, costruttivi e capaci di analizzare a fondo una questione che riguarda il futuro dei figli degli immigrati e dei nostri figli per i quali non possiamo che desiderare una società capace di garantire i diritti a tutti”, conclude Marelli. (Inform)

 

 

 

 

Israele alza un altro muro: stop agli immigrati egiziani

 

Netanyahu: necessario per fermare infiltrazioni terroristiche - di MARCO BERTI

 

Il suo costo si aggirerà attorno al milione di shekel (un po’ meno di 200 milioni di euro) e si estenderà dal punto più a Sud del deserto del Neghev lungo tutto il confine che separa Israele dal Sinai egiziano. La costruzione del nuovo muro annunciato dal premier israeliano Benyamin Netanyahu, durerà due anni e prevede la realizzazione di impenetrabili reticolati protetti da un sofisticato sistema di radar. Andrà in pratica a collegarsi virtualmente con un’altra barriera, quella sotterranea, che l’Egitto sta realizzando lungo i confini con Gaza lunga una decina di chilometri e profonda 30 metri, tutta d’acciaio. Il muro, che partirà da Eilat, sul Mar Rosso, si snoderà per 112 dei 266 chilometri di confine con il territorio egiziano. Tutto questo in un’area dove è in fase avanzata di costruzione un altro muro, lungo 725 chilometri: separa Israele dalla Cisgiordania e ha lo scopo di impedire infiltrazioni nel territorio israeliano, con buona pace dei palestinesi assediati da barriere quasi ovunque e dei diritti umani. La lezione del Muro di Berlino non è evidentemente servita a nulla.

La nuova barriera, quella che correrà lungo il confine meridionale di Israele, nelle intenzioni del governo di Tel Aviv, dovrà contenere l’immigrazione clandestina e potenziali infiltrazioni terroristiche. «Ho preso la decisione di chiudere la frontiera Sud di Israele - ha spiegato Netanyahu annunciando il progetto - a infiltrati e terroristi. Si tratta di una scelta strategica diretta tutelare il carattere ebraico e democratico di Israele. Non è possibile sostenere l’ingresso di decine di migliaia di lavoratori illegali che inondano il Paese dai suoi confini meridionali». Secondo la polizia israeliana, ogni settimana dalla 100 alle 200 persone entrano clandestinamente attraverso la frontiera con l’Egitto. Quasi tutte originarie del Sudan, dell’Etiopia e dell’Eritrea.

Il governo egiziano, diretto interessato al progetto, non ha manifestato alcuna reazione negativa, il ministro degli Esteri, Ahmed Abul Gheit, si è limitato a dire che «si tratta di una questione interna israeliana». L’Egitto, del resto, su suggerimento di Washington, ha già dato il via alla sua personale barriera sotterranea, quella che divide il Paese dalla Striscia di Gaza, finalizzata al blocco dei traffici, anche e soprattutto di armi, che si svolgono tra i due territori attraverso un vasto reticolo di gallerie, mentre il valico di Rafah resterà aperto, per un accordo tra Anp, Israele e Unione europea, per le emergenze e per i casi umanitari. Lo stesso ministro degli Esteri egiziano, ha comunque voluto chiarire come non vi sia alcuna relazione tra questo muro ed i lavori in corso sul confine tra l’Egitto e la Striscia di Gaza,

Intanto, a poche ore dall’annuncio del nuovo progetto israeliano il ministro della Difesa Ehud Barak ha minacciato un’ulteriore offensiva israeliana su Gaza come reazione all’escalation delle violenze. «Ad Hamas - ha detto Barak parlando ai microfoni della radio militare - consiglio di misurare le azione e di evitare lanci di razzi contro Israele per non dover versare lacrime di coccodrillo quando dovremo agire». La replica è venuta da Ankara dove, nel corso di una conferenza stampa congiunta, il premier turco Recep Tayyip Erdogan e il libanese Saad Hariri hanno denunciato le violazioni del territorio libanese compiute da Israele e i raid su Gaza, affermando che in questo modo vengono compromessi gli sforzi di pace nella regione. In merito al bombardamento di domenica sulla Striscia di Gaza, Erdogan ha sottolineato come nessun razzo sia stato lanciato contro Israele.  IM 12

 

 

 

 

Comunicare in Europa: oggi incontro al parlamento di Bruxelles

 

Bruxelles  - Esponenti del giornalismo italiano ed europeo si riuniranno il 13 gennaio presso il Parlamento Europeo di Bruxelles (edificio Altiero Spinelli), dove, a partire dalle ore 18.30, l’associazione giornalistica ClubMediaItalie, sostenuta dall'Ordine Nazionale dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, propone un dibattito sulle sfide del mestiere della comunicazione oggi: difesa della libertà di stampa e della dignità dei giornalisti, difesa di un degno riconoscimento in un’ottica europea. Presiede l'incontro l'onorevole Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento Europeo.

Tutti i giornalisti presenti a Bruxelles sono invitati a partecipare ad un dibattito che parte dalla sintesi del progetto associativo di ClubMediaItalie (www.clubmediaitalie.org), organismo di cui fanno parte circa 50 giornalisti attivi in Francia, Belgio, Italia, Principato di Monaco, Lussemburgo e Svizzera, redattori o collaboratori di alcune fra le maggiori testate europee.

L’invito è rivolto anche a tutti i rappresentanti del mondo della politica che hanno a cuore la qualità dell’informazione e puntano a riempire di significati e di valori l’Europa attraverso l’esercizio di un giornalismo che promuovendo la democrazia documenti la cronaca e la storia.

Saranno presenti, fra gli altri, il segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, il direttore della Fnsi, Giancarlo Tartaglia, Franco Po dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e Lorenzo Consoli, presidente dell'Associazione della Stampa Internazionale con sede a Bruxelles. (aise) 

 

 

 

Antonio Di Pietro (Idv) incontra la comunità italiana in Svizzera

 

Il 15 gennaio alla Casa degli italiani di Zurigo insieme ad Antonio Razzi

 

ROMA – Antonio Di Pietro incontra la comunità italiana in Svizzera. Il 15 gennaio alle ore 17 il presidente dell’Italia dei valori e il deputato Antonio Razzi incontreranno presso la Casa d’Italia a Zurigo la comunità italiana residente in Svizzera. Poco prima, alle ore 16.45, è in prevista una conferenza stampa con le principali testate giornalistiche, radio e televisioni, presenti sul territorio elvetico.

Seguiranno gli interventi dell’on. Di Pietro e dell’on. Razzi con relativo dibattito aperto a tutti i partecipanti.

  Oggetto dell’incontro alla Casa d’Italia “saranno – spiega Antonio Razzi - le rilevanti tematiche concernenti la lingua e cultura italiana all’estero,  la ristrutturazione della rete consolare, la riforma del CGIE e dei Comites, la finanziaria 2010 e i vari tagli di bilancio.

  Primo tra tutti, il taglio apportato dalla finanziaria  al Capitolo 3153, quello su cui gravano i corsi di lingua italiana, che ha subito una ulteriore decurtazione del 40%, con evidenti implicazioni ad altri aspetti in cui è coinvolta tutta l’emigrazione. Una Finanziaria dunque dagli effetti distruttivi per la promozione della lingua e cultura, per lo sviluppo dei rapporti commerciali, per l´assistenza diretta ed indiretta, per l´assistenza sanitaria e per la formazione delle comunità italiane all’estero.

  Si discuterà inoltre sui provvedimenti che il Governo intende approvare riguardanti la riduzione dei Consolati e la modifica del DPR 200 del 1967 riguardante i servizi consolari stessi.

  Si analizzerà poi la riforma che sta toccando i Comites e i CGIE, i più importanti organi di rappresentanza dell’emigrazione, con riduzione del numero dei Comites”.

  “Urge la necessità - secondo Razzi - di rivedere l’intero assetto normativo che regola l’intervento scolastico e culturale italiano nel mondo tramite  interventi di sostegno, recupero e rafforzamento.