WEBGIORNALE 13-14 Gennaio 2010
Immigrazione: primo “Rapporto della Rete europea”
Assicurare lo
scambio e l’aggiornamento continuo sul fenomeno migratorio e sui richiedenti
asilo è l'intento dello European Migration Network (EMN), programma comunitario
avviato a titolo sperimentale nel 2003 e ora diventato iniziativa strutturale
di cui fanno parte i 27 Paesi dell’UE.
Questo primo
“Rapporto EMN Italia”, presentato il 18 dicembre 2009 presso la Biblioteca del
CNEL, è stato curato dal ministero dell’Interno con il supporto del centro
studi e ricerche Idos/Dossier Statistico Immigrazione, con la collaborazione,
in ambito sanitario, dell’Ordine dei medici, della federazione dei collegi
degli infermieri e della società italiana di Medicina delle Migrazioni.
La prima parte del
“Rapporto” si sofferma sulle politiche e strutture riguardanti l’immigrazione:
fornisce i più recenti aggiornamenti normativi e sottolinea le possibili
prospettive a livello giuridico e sociale, con specifico riferimento
all’inserimento nel mondo del lavoro nelle sue varie forme.
Le altre due parti
riguardano il rapporto tra mercato occupazionale e flussi qualificati, quindi,
l’apporto di medici e infermieri stranieri nel settore sanitario.
Le annotazioni
giuridiche, completate con i dati socio-statistici, da una parte, fanno il
punto sulla situazione riscontrata a metà degli anni ‘2000, dall’altra,
forniscono l’aggiornamento al 2008. Si entra nel merito delle carenze di questo
personale, del suo reclutamento, delle esperienze di formazione all’estero,
della necessità delle reti formative in Italia e dei possibili sviluppi.
Per limitarci
all’essenziale:
- La questione dei
lavoratori altamente qualificati in Italia illustra, sulla base dei dati
socio-statistici, come la maggior parte dei lavoratori non comunitari, pur
avendo fruito mediamente di una buona preparazione, non abbia avuto un
inserimento corrispondente alle capacità acquisite e sia stata chiamata ad
assolvere mansioni meno qualificate che permangono in gran numero anche in una
società altamente industrializzata. In Italia i datori di lavoro non sono
chiusi all’inserimento nelle loro aziende di lavoratori qualificati ma
preferiscono selezionarli dopo averli già conosciuti sul campo, per cui
l’approvvigionamento, solitamente, avviene dopo che essi già si sono insediati
in Italia.
- Archivi
statistici e metodologia interpretativa presenta le banche dati alle quali lo
studio fa riferimento ed illustra la natura dei dati da esse raccolti.
- Normativa
nazionale sulle migrazioni dei lavoratori altamente qualificati non comunitari
presenta un succinto sommario concernente la programmazione dei flussi e le
quote di ingresso annuali con specifico riferimento alle le figure altamente
qualificate. In Italia non operano Programmi riguardanti lavoratori altamente
qualificati non comunitari. A tale proposito, bisogna tenere presente che i
flussi di ingresso annuali sono molto ampi, tra nuovi lavoratori e
ricongiungimenti familiari, ai quali si aggiunge un consistente numero di
minori che pervengono all’età lavorativa, per cui la possibilità di selezionare
profili alti è già assicurata in loco. I diritti e gli obblighi dei lavoratori
altamente qualificati sono simili a quelli degli altri lavoratori immigrati ai
quali per altro la normativa italiana tende ad assicurare la stabilità del
soggiorno. Le ricerche sui lavoratori altamente qualificati non comunitari
(benché non molto estese), evidenziano alcuni aspetti, tra cui, innanzitutto,
un certo spreco delle qualificazioni acquisite dagli immigrati. Ciò deve essere
ricondotto ad un più generale limite del mercato occupazionale italiano, che
non riesce anche nel caso degli autoctoni a trovare impieghi adeguati alle
professionalità acquisite.
Infine, quanto al
sistema Italia e al bisogno di immigrati qualificati, la forza lavoro immigrata
si propone come una dimensione strutturale del sistema produttivo con un capitale
formativo funzionale anche alle esigenze dei comparti più innovativi del
sistema. Gli immigrati si inseriscono attualmente ai livelli più bassi con
scarse possibilità di essere valorizzati in ruoli per i quali è necessaria
l’istruzione secondaria e terziaria. Le indagini dell’ISTAT sulla forza lavoro
immigrata nel 2008 hanno sottolineato che tra gli immigrati il 54,1% possiede
la laurea o il diploma, il 73,4% svolge una professione non qualificata, mentre
tra gli italiani i valori sono, rispettivamente, il 62,3% e il 32,9%. È
evidente il sottoutilizzo professionale in lavori a bassa qualificazione. Tra
le mansioni più ricorrenti: manovale edile, bracciante agricolo, operaio in
imprese di pulizia, collaboratore domestico, portantino nei servizi sanitari
ecc. Condizioni disagiate sono attestate anche dagli orari di impiego: il 19%
lavora la sera, il 12% la notte, il 15% la domenica.
De.it.press
UE. A portata di mouse. Lo sforzo comunicativo delle istituzioni europee
Per avvicinarsi ai
cittadini, per divenire più "trasparente", per favorire la conoscenza
di quanto viene deciso fra Bruxelles e Strasburgo, l'Ue rafforza la sua
presenza in internet.
Web, accessibilità
e trasparenza. In realtà le istituzioni comunitarie sono già oggi facilmente
"accessibili" rispetto a quelle degli Stati membri e alle altre
organizzazioni internazionali. Dal portale www.europa.eu
<http://www.europa.eu> si può giungere a scoprire pressoché tutto ciò che
si sta muovendo a livello di Unione (norme e direttive, politiche, bilancio,
testi di lavoro, sedute in diretta, ruoli e compiti dei funzionari e dei
politici, rapporti con l'esterno…): con il 2010 e l'entrata in vigore del
Trattato di Lisbona lo sforzo comunicativo aumenta e, solo per fare alcuni
esempi, sono resi disponibili indirizzi internet per conoscere meglio lo stesso
Trattato, le figure da esso create (presidente "stabile" dell'Ue,
Alto rappresentante per la politica estera), le iniziative legate alla
presidenza di turno o all'Anno europeo per la lotta contro la povertà, quelle
realizzate nell'ambito delle "Capitali europee della cultura".
Figure e poteri
nuovi. Digitando sulla tastiera www.consilium.europa.eu si raggiunge il sito
del Consiglio Ue e da lì si ha accesso allo spazio dedicato al presidente
"stabile", il belga Herman Van Rompuy. Tale figura,
"inventata" per dare continuità all'azione comunitaria e un volto
riconoscibile all'Europa sulla scena internazionale, svolgerà compiti di
coordinamento dei 27 Paesi che aderiscono all'Unione, presiederà i summit dei
quali fisserà l'agenda, avrà un ruolo di coordinamento interistituzionale
tenendo rapporti costanti con il Parlamento di Strasburgo e la Commissione. In
internet si può conoscere la "carriera" di Van Rompuy, la sua agenda,
i discorsi ufficiali, gli impegni nei Paesi terzi… Sempre dal sito del
Consiglio si giunge alla home page dell'Alto rappresentante per la politica
estera e di sicurezza comune, che è anche vice presidente della Commissione: la
carica, pure derivante dal Trattato di riforma, è stata assegnata alla
britannica Catherine Ashton. Anche nel suo caso internet rivela curriculum,
impegni, prese di posizione, documenti in itinere. Abbondante, come sempre nei
siti Ue, il materiale scritto, audio, video e fotografico.
Alla guida dei
ministri dei 27. La presidenza di turno dell'Unione spetta nella prima metà del
2010 alla Spagna. Con le recenti riforme introdotte nella "casa
comune", la presidenza a rotazione perde parecchie competenze e quindi
importanza; d'altro canto il governo chiamato a reggere tale incarico guiderà,
con i suoi ministri, le riunioni di settore del Consiglio dei ministri
dell'Unione europea: affari generali, esteri, economia e finanza, giustizia,
lavoro e politiche sociali, agricoltura, competitività, trasporti, ambiente,
giovani e cultura. Una ulteriore novità è legata al fatto che d'ora in avanti
la presidenza di turno sarà di fatto condivisa da tre Paesi che elaboreranno un
programma d'azione lungo 18 mesi: al momento, quindi, la presidenza spagnola
(www.eu2010.es) gestisce il mandato condividendolo con i governi di Belgio e
Ungheria (www.eutrio.es).
Cultura, sociale,
istituzioni. La rete diventa, nel panorama Ue, anche la modalità più diretta
per conoscere le iniziative delle tre Capitali europee della cultura, ovvero le
città di Essen (Germania), Pécs (Ungheria) e Istanbul (Turchia). Per tutte le
informazioni sull'Anno della lotta contro la povertà e l'esclusione sociale
occorre invece cercare all'indirizzo internet www.2010againstpoverty.eu. Tornando
al Trattato, e vista l'importanza che esso riveste nel cammino di integrazione,
è stato da tempo istituito uno spazio web dedicato
(http://europa.eu/lisbon_treaty), che spiega i contenuti dell'articolato, le
ricadute sulle politiche dell'Unione, le novità a livello istituzionale. Esso -
hanno più volte ribadito i leader dei 27 - "dota l'Ue del quadro giuridico
e degli strumenti necessari per far fronte alle sfide del futuro e rispondere
alle aspettative dei cittadini". Dal sito si evince che gli obiettivi del
Trattato sono quattro. Al primo punto figura la volontà di realizzare un'Europa
più democratica e trasparente, "rafforzando il Parlamento europeo",
contemplando "un maggiore coinvolgimento dei parlamenti nazionali"
(principio di sussidiarietà) e istituendo il diritto di petizione dei
cittadini. Il secondo intento del Trattato è di dar vita a un'Europa più
efficiente, che "semplifica i suoi metodi di lavoro e le norme di voto, si
dota di istituzioni più moderne e adeguate a un'Unione a 27". Terzo punto:
allegata al Trattato figura la Carta dei diritti fondamentali, che, scritta nel
2000, assume ora valore cogente. Infine dal testo dipende (tutti i particolari
sono illustrati nel sito) la possibilità di realizzare un'"Europa
protagonista sulla scena internazionale". Sir eu
«Volevamo braccia,
sono arrivati uomini», sospirò trent’anni fa lo scrittore svizzero Max Frisch
spiegando perché troppi connazionali fossero così ostili agli immigrati
italiani contro cui avevano scatenato tre referendum. Ostilità antica. Anche i
nostri nonni furono portati in salvo come i neri di Rosarno. Le autorità furono
costrette a organizzare dei treni speciali per sottrarli nel 1896 al pogrom
razzista scatenato dai bravi cittadini di Zurigo. E altri gendarmi e altri
treni avevano sottratto i nostri nonni, tre anni prima, ad Aigues Mortes, alla
furia assassina dei francesi che accusavano i nostri, a stragrande maggioranza
«padani», di rubare loro il lavoro.
L’abbiamo già
vissuta questa storia, dall’altra parte. Basti ricordare, come fa Sandro
Rinauro ne «Il cammino della speranza», che secondo il Ministero del Lavoro
francese «alla fine del 1948 dei 15.000 italiani presenti nel dipartimento
agricolo del Gers, ben il 95% era irregolare o clandestino». Come «irregolari»
sono stati almeno quattro milioni di nostri emigrati. C’è chi dirà: erano altri
tempi e andavano dove c’erano posto e lavoro per tutti! Falso. Perfino
l’immenso Canada, spiega Eugenio Balzan sul «Corriere» nel 1901, era pieno di
disoccupati e a migliaia i nostri «s’aggiravano in pieno inverno per Montréal
stendendo le mani ai passanti». Tutto dimenticato, tutto rimosso. Basti leggere
certi commenti, così ferocemente asettici, di questi giorni. «Chi non lavora,
sciò!» Anche quelli che erano a Rosarno dopo aver perso per primi il lavoro
nelle fabbriche del Nord consentendo un’elasticità altrimenti più complicata e
cercano di sopravvivere in attesa della ripresa? Sciò! Anche quelli che fanno
lavori che i nostri ragazzi si rifiutano di fare? Sciò! Anche quelli che
lavorano in nero per un euro l’ora? Sciò!
Mai come stavolta
è chiaro come l’abbinamento clandestino = spacciatore è spesso un’indecente
forzatura. A parte il fatto che moltissimi a Rosarno avevano il permesso di
soggiorno, c’è un solo spacciatore al mondo disposto a lavorare dall’alba alla
notte per 18 euro, ad accatastarsi al gelo senza acqua e luce tra l’immondizia,
a contendere gli avanzi ai topi? Dice il rapporto Onu 2009 che chi lascia
l’Africa per tentare la sorte in Occidente vede in media «un incremento pari a
15 volte nel reddito » e «una diminuzione pari a 16 volte nella mortalità
infantile» dei figli. Questo è il punto. Certo, non possiamo accogliere tutti.
Ma proprio per questo, davanti al dolore di tanti uomini, ci vuole misura
nell’usare le parole. Anche la parola «legalità». Tanto più che, ricordava ieri
mattina «La Gazzetta del Sud», l’Inps scheda come «braccianti agricoli metà dei
disoccupati della Piana». Un andazzo comune a tutto il Sud: 26 falsi braccianti
agricoli smascherati nel 2008 in Veneto, 146 in Lombardia, 26 mila in Campania,
14 mila in Sicilia, 16 mila in Puglia, 10 mila in Calabria. Dove secondo i
giudici antimafia buona parte delle false cooperative agricole che poi magari
usano i neri in nero sono legate alla ’ndrangheta. Dio sa come il nostro Paese
abbia bisogno di rispetto della legge: ma quali sono le priorità della
tolleranza zero?
Gian Antonio
Stella CdS 11
Integrazione e sicurezza. Un colpo che lo Stato deve battere
La vicenda di
Rosarno ci pone nuovamente sotto gli occhi l’importanza ed il problema dello
Stato in una complessa fase di transizione storica come quella che stiamo
vivendo. Le grandi migrazioni sono un fenomeno di questa stagione della storia
e l’Italia non è affatto un’isola: quei problemi che altri Paesi hanno già
affrontato, sia pure con specificità diverse, toccano anche noi.
Come abbiamo
sempre sostenuto su queste colonne non bisogna mai perdere di vista il binomio
fondamentale di ogni politica verso questa autentica mutazione storica:
sicurezza e integrazione. Non sono due concetti semplici e men che meno banali
e non sono neppure in relazione gerarchica fra loro, perché stanno
assolutamente sullo stesso piano e si sostengono a vicenda.
Lo Stato, cioè il
complesso degli strumenti con cui si governa la sfera pubblica, deve avere e
tenere in mano la situazione. Come è ovvio ogni mutamento degli equilibri
demografici e sociali genera delle problematiche e la presenza di fasce nuove
di popolazioni sradicate dai loro contesti e di incerta acculturazione rispetto
ai nostri parametri normali crea sentimenti di insicurezza e di paura.
L’autorità pubblica ha il dovere e vorremmo aggiungere l’interesse a garantire
invece la sicurezza, che è un fenomeno innanzitutto di legalità, ma non solo.
La legalità deve naturalmente valere per tutti: non solo per i nuovi arrivati,
ma anche per i cittadini dello Stato a cui non si può consentire alcuno spazio
per gestire la sicurezza fuori dei canali previsti dai nostri ordinamenti e
meno ancora di darsi a pratiche di sopraffazione verso i nuovi arrivati.
La sicurezza
tuttavia è inscindibile dal tema della integrazione. È la consapevolezza nei
nuovi arrivati di essere parte di un sistema di diritti elementari, di godere
la giusta considerazione come persone umane (lo ha ricordato autorevolmente il
Pontefice), di avere accesso a quelle condizioni di dignità nel lavoro e nella
vita sociale che noi consideriamo “civili” ciò che da un lato rende il migrante
che arriva responsabile di fare ogni sforzo per inserirsi pacificamente nella
comunità che gli offre quelle condizioni e dall’altro consente all’autorità
dello Stato di non fare sconti a chi si scosta dai doveri che corrispondono ai
diritti concessi (si deve evitare il pericoloso corto circuito per cui si
accetta siano trattati male e vivano in condizioni subumane, e di conseguenza
si dovrebbe chiudere un occhio ed essere indulgenti se si danno a comportamenti
devianti).
Crediamo che su
questi principi in sede teorica ci sia l’accordo della grande maggioranza dei
cittadini. Dobbiamo anche riconoscere che lo Stato è spesso intervenuto, da
ultimo anche a Rosarno, per impedire che le tensioni degenerassero. Tuttavia il
tema è così delicato e le sue implicazioni sono così vaste che è bene sapere
che quanto si è fatto non basta mai. Sarà sufficiente vedere cosa è successo in
Gran Bretagna, Francia, Germania anche con gli immigrati di seconda e terza
generazione (rivolte nei ghetti, infiltrazioni del terrorismo islamico nelle
loro fila) per capire che non è proprio il caso di scherzare col fuoco.
Lo Stato deve
farsi sentire da tutti, dai cittadini italiani e dai nuovi immigrati: se ciò
non avviene si preparano occasioni di scontro che proprio non vogliamo
augurarci. La presenza dello Stato è complessa: vale tanto per il versante
della sicurezza, che non per caso noi chiamiamo “pubblica sicurezza”, ma vale
anche per il versante della integrazione che prevede l’offerta di inserzione
nelle nostre opportunità culturali tramite la scuola, nelle nostre opportunità
sociali tramite tutte le strutture di sostegno alla persona e alla famiglia,
dalla sanità alla tutela dei consumi.
Certamente si
tratterà di un’azione che deve coniugare capacità di analisi delle situazioni
complessive e un bel po’ di buon senso nelle loro applicazioni. Indubbiamente
va evitato un ingresso indiscriminato di persone che non si sa poi come
impiegare, così come il favorire accumuli di lavoratori immigrati per poterli
sfruttare meglio. Al tempo stesso bisognerà trovare il modo di affrontare in
maniera sostenibile il problema di quella quota di persone che comunque
riescono ad eludere i controlli e comunque si trovano nel nostro Paese. C’è il
problema di trovare un equilibrio nel sistema scolastico fra un servizio di
integrazione da offrire ai nuovi venuti e la preservazione di una certa qualità
del percorso offerto agli studenti italiani che possono partire da condizioni
diverse. Bisogna trovare il modo di offrire la possibilità di conquistare la
cittadinanza italiana in tempi ragionevoli e certi senza con questo trasformarla
in un rifugio a buon mercato per chi voglia ottenerla per ragioni strumentali
non compatibili con le nostre regole e i nostri valori condivisi.
Ci si rende conto
che si tratta di uno sforzo enorme, che richiede compattezza ed energia,
risorse sia materiali che morali, concorrenza di tutte le agenzie sociali sane
del Paese. È una grande sfida, che, lo ripetiamo, non riguarda solo l’Italia,
ma più o meno tutta l’Europa occidentale. Per questo, vincendola come siamo in
grado di fare se c’è l’impegno di tutti, otterremo grandi benefici in
conseguenza di un accreditamento notevole nel contesto internazionale.
Appunto perché
questo compito è notevole ci vuole lo Stato, con tutte le sue articolazioni e
tutti i suoi poteri. Ciò non esclude, anzi prevede, il concorso tanto delle
autonomie locali quanto di tutte le forme di “cittadinanza attiva”, ma postula
un centro capace di coordinazione, di visione strategica e anche in possesso
della forza necessaria perché si coniughino felicemente sicurezza e integrazione.
PAOLO POMBENI IM
11
Un paese senza immigrati "Blacks out": e l'Italia si ferma
Per la prima
volta, a marzo, gli extracomunitari potrebbero scioperare. Cosa accadrà? Per
capirlo siamo andati nel profondo Nordest - dal nostro inviato Jenner Meletti
STANGHELLA
(PADOVA) - Sarà difficile anche bere un caffè, nel giorno X. Le ragazze del bar
Due Archi, il più grande di piazza Pighin, sono infatti brave e gentili e anche
cinesi. Sarà dura andare alla Santa Messa, quel giorno. Don Victor Hugo
Toapanta Bastida è infatti molto "extracomunitario" perché arriva
dall'Ecuador. Celebra l'Eucarestia, confessa e visita i malati nella parrocchia
di Stroppare e nel giorno X potrebbe decidere di chiudersi in canonica. Sarà
difficile fare la spesa. I garzoni dei fornai arrivano quasi tutti dall'Est o
dal Nord Africa, i macellatori di polli sono tunisini o senegalesi, la frutta e
la verdura sono raccolte e lavorate da mani straniere. Difficile anche
distrarsi: nella società sportiva Rugby Stanghella ci sono infatti tre
marocchini e un nigeriano che potrebbero appendere le scarpe al chiodo. I
signori Mario e Toni dovranno restare in casa perché senza l'aiuto della
badante non riescono più ad arrivare al bar.
Il giorno X - il
tam tam viaggia su Internet e in particolare su Facebook - arriverà a marzo e
si chiamerà "Blacks Out", fuori i neri. Ad accendere la miccia è
stato un libro, "Blacks Out, un giorno senza immigrati", che è stato
scritto da Vladimiro Polchi e che sarà pubblicato da Laterza giovedì 14
gennaio. Forse per la prima volta una fiction si sta trasformando in realtà.
"Ho scritto
un romanzo - dice Vladimiro Polchi - dove tutti i personaggi e tutti i numeri
sono veri. Ho fatto la cronaca di un giorno in cui gli italiani stupefatti
scoprono che gli stranieri non si sono presentati al lavoro. E così si
accorgono di quanto siano importanti. Ma poi è successa una cosa strana. Nei
mesi di lavorazione del libro e nell'incontro con varie associazioni di
migranti, sindacati, organizzazioni cattoliche è nato un vasto comitato. Lo
scopo? Provare a passare dalla finzione letteraria alla realtà. E così il
comitato - ne fanno parte associazioni di immigrati, Arci, Acli, Migrantes, i
radicali, l'Asgi, i responsabili immigrazione Cgil, Uil e Sei Ugl... - ha
deciso che il 20 marzo sarà un giorno senza immigrati. Un vero e proprio
sciopero? Sicuramente un'iniziativa per farsi sentire, per contare, per non
essere mai più invisibili. Su Facebook è nato anche un altro grande comitato
che propone "Un primo marzo senza immigrati", con oltre 20mila
membri. Tra i due gruppi è sorto un coordinamento e si sta cercando di
unificare le date".
Ci sono tre
querce, davanti al municipio di Stanghella. "I marocchini si trovano lì,
di giorno e di sera". Ci sono anche in una sera di pioggia gelata.
"Lo sciopero? Io non posso farlo - dice Mohammed, nato vicino a Marrachech
- perché sono in cassa integrazione. Qui a Stanghella non si sta né bene né
male. In fabbrica non ci sono tanti problemi ma qui in paese non tutti ti
guardano nel modo giusto. Entri al bar e gli italiani fanno commenti e parlano
di te come se tu non capissi l'italiano". "Io vado a scuola,
all'istituto tecnico - racconta Driss - e fra i compagni di classe ci sono
quelli bravi e anche i razzisti. Se c'è una discussione, sai già cosa diranno
alla fine: vai al tuo paese. Fra gli adulti è ancora peggio. Se facessi lo
sciopero a scuola, qualcuno sarebbe felice. Ci sono genitori che se vedono il
loro figlio assieme a me lo sgridano e gli dicono: ma vai con un
marocchino?".
Stanghella, con
4.450 abitanti, è solo un pezzetto di quell'Italia che senza stranieri (qui
regolari e clandestini sono il 6 - 7% della popolazione, come nella media
nazionale) si incepperebbe. "Straniero" è infatti il 9,7% del nostro Pil,
pari a 122 miliardi. Sono arrivati da oltre confine il 50% degli operai delle
fonderie, il 10% degli infermieri, il 67% delle colf e badanti. Molti maestri e
docenti sarebbero senza cattedra, senza i 650.000 alunni figli di immigrati. Le
casse dello Stato sarebbero più magre, senza i 6 miliardi di tasse e contributi
dei migranti. Persino il 5% dei preti non è nato in Italia. "Le prime
facce straniere - dice don Silvano Silvestrin, il parroco - le ho viste dieci
anni fa visitando gli ammalati. Ho trovato le prime badanti, che ormai sono
indispensabili. All'inizio c'erano le polacche - molte sono tornate a casa
perché la situazione economica del loro Paese è migliorata - e ora ci sono le
moldave, le ucraine, le russe. Pagando meno che nelle case di riposo, i nostri
vecchi restano nelle loro case".
Anche la Chiesa ha
chiesto soccorso oltre i confini. "Io e il mio confratello Edison Genaro
Cordovilla Guevara - dice don Victor Hugo - curiamo le parrocchie di Stanghella
e Villa Estense. L'italiano non lo conosciamo ancora bene ma i nostri
parrocchiani sono pazienti. Dopo la Messa e l'omelia, qualcuno mi dice: sei
stato bravo. Altre volte invece mi sgridano: hai fatto troppi errori". Per
sapere quali mestieri siano "in mano" agli stranieri, basta cercare
quelli peggiori. Al primo posto la Berica, sulla strada verso Monselice. Un
macello di polli che è diventato il pronto soccorso per chi è appena arrivato.
Al secondo posto l'agricoltura, con la raccolta di cocomeri e meloni d'estate e
con la preparazione di ortaggi e frutta nel freddo dei frigoriferi nel resto
dell'anno. "Ma è nell'edilizia - dice Rossano Ranci, che fino a pochi
giorni fa ha guidato la Fillea Cgil padovana - che gli stranieri hanno la
maggioranza assoluta. Nel padovano arrivano infatti al 52 - 53%. Il loro
sciopero bloccherebbe tutto. Con la crisi, molti romeni, polacchi e croati sono
tornati a casa. Là oggi riescono a guadagnare 600 - 700 euro che, senza le
spese che avrebbero qui, equivalgono a una busta paga italiana di 1300 - 1400
euro. Nei cantieri, soprattutto nei subappalti, oggi troviamo moldavi e
ucraini".
Nel giorno X,
sarebbe in crisi anche lo stadio del Rugby Stanghella. "Fra i ragazzini -
dice il presidente Ruben Venturato - ci sono Salid, Amin ed Eia, marocchini e
il nigeriano Amien. Anche noi abbiamo avuto il nostro "caso
Balotelli". A Verona, un ragazzino ha detto al nostro Amien:
"Vattene, negro". Ma nel rugby noi stiamo attenti a queste cose.
L'arbitro ha subito sospeso la partita, ha radunato tutti i giocatori a centro
campo e ha imposto le scuse. I due ragazzini si sono abbracciati davanti a
tutti". Ruben Venturato è un imprenditore che lavora l'acciaio
inossidabile. "In fabbrica ci sono lavoratori del Marocco. Si scherza sul
colore della pelle. "Hai saldato troppo, sei diventato scuro". Ma
sono solo battute, il clima è buono".
Nessun incidente
razziale, nel paese padovano. Ma basta la presenza di facce diverse in piazza
Pighin per creare malumore. E la paura dello straniero è stata la carta
vincente del centro destra per conquistare, nel giugno scorso, il Comune.
"Nel programma - dice l'ex sindaco del centro sinistra, Mauro Sturaro,
insegnante di filosofia - non avevano scritto nulla, ma giravano i bar dicendo:
"Se vinciamo noi, il giorno dopo i marocchini spariscono"". In
via Cuoro 1 abita Abdelfatah Errajifi, presidente dell'associazione culturale
La Fede. "Dicono che questa è una moschea, ma non è vero. Ho solo un
grande garage dove ci riuniamo per la preghiera. I vicini di casa sono gentili
e buoni, e noi con loro siamo buoni e gentili". "Ma via Cuoro - dice
l'ex sindaco - votava a sinistra e con la paura di questa moschea ha votato per
la lista Lega e Pdl. A una signora che protestava contro questi islamici in
preghiera, ho detto: "Signora, se lei dice il rosario a casa sua, io come
sindaco cosa posso dire?". Ma non c'è stato nulla da fare. Ha vinto la
paura di un nemico che non c'è".
Sotto le tre
querce, dopo il pranzo, arrivano anche le badanti. Una pausa di chiacchiere,
durante il riposo degli anziani. Poi li porteranno al bar delle ragazze cinesi
della famiglia Shi Shan. Donne con il velo, al pomeriggio, vanno a prendere i
loro bambini all'asilo parrocchiale don Bosco. "Non posso nascondere -
dice il vice sindaco, Sandro Moscardi - che sul problema sicurezza, in campagna
elettorale, ci siamo spesi molto. Vogliamo che la nostra sia una comunità
tranquilla e i cittadini ci hanno premiato". I "marocchini" -
sono tutti marocchini, quelli che non sono nati a Stanghella e dintorni -
continuano a trovarsi sotto le querce davanti al Comune. "L'estate scorsa
- racconta il vice sindaco - un nostro consigliere, di An, ha avuto uno sprazzo
di fantasia. I marocchini fumano molto e buttano le cicche per terra. Lui è
arrivato con la macchina piena di scope e le ha distribuite a questi ragazzi.
L'hanno presa bene, si sono messi a spazzare la piazza". Ci sono cicche
anche davanti al bar Due Archi, ma lì vanno i nati in terra veneta. Non c'è
nessuno da educare. LR 12
Da ieri in vigore il regolamento sul riconoscimento dei titoli di studio accademici
È in vigore da
ieri 12 gennaio 2010 il Regolamento concernente il riconoscimento dei titoli di
studio accademici proposto dal Ministro dell'istruzione, dell'università e
della ricerca, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e
l'innovazione e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 300 del 28 dicembre
2009.
Il Decreto
approvato dal Consiglio dei ministri il 24 luglio 2009 si applica ai titoli di
studio accademici rilasciati dagli istituti di istruzione superiore e dagli
istituti di istruzione superiore stranieri dei Paesi aderenti alla Convenzione
per il riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore
fatta a Lisbona l'11 aprile 1997.
Per il
riconoscimento dei titoli di studio conseguiti negli istituti di istruzione
superiore stranieri, per l'accesso ai concorsi pubblici, si invia la domanda al
Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e alla Presidenza
del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica corredata dei
seguenti documenti:
* a) titolo di
studio estero, tradotto e legalizzato;
* b) certificato
analitico degli esami sostenuti, rilasciato dall'istituto ove è' stato
conseguito il titolo di studio e tradotto;
* c) dichiarazione
di valore in loco della Rappresentanza diplomatico-consolare italiana
competente per territorio nello Stato al cui ordinamento si riferisce il titolo
di studio, che specifichi durata del corso, valore del titolo di studio e
natura giuridica dell'istituto che lo ha rilasciato nell'ambito del predetto
ordinamento;
* d) bando del
concorso cui si intende partecipare con evidenziati i requisiti previsti per
l'accesso.
Riconoscimento dei
titoli di studio da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e
della ricerca
1. Sono di
competenza del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca le
valutazioni concernenti il riconoscimento:
a) dei titoli di
studio, ai fini dell'attribuzione di punteggio per la definizione della
graduatoria definitiva in caso di pubblici concorsi, nonché ai fini della
progressione in carriera, su richiesta dell'amministrazione interessata;
b) dei titoli di
studio e dei relativi curricula studiorum ai fini previdenziali;
c) dei titoli di
studio, ai fini dell'iscrizione ai Centri per l'impiego, ferma restando la
procedura di cui all'articolo 38 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
per l'accesso agli impieghi presso le pubbliche amministrazioni;
d) dei titoli di
studio, conseguiti negli istituti di istruzione superiore, ai fini dell'accesso
al praticantato o al tirocinio successivi al conseguimento della laurea e della
laurea specialistica o magistrale, sentiti il Consiglio universitario nazionale
e il Consiglio o Collegio nazionale della relativa categoria professionale, se
esistente.
2. Le
amministrazioni interessate per il riconoscimento di titoli di studio per
l'accesso ai concorsi pubblici inviano al Ministero l'istanza degli interessati
corredata dei seguenti documenti:
a) ove il titolo
di studio sia stato rilasciato da un istituto di istruzione superiore
straniero:
1) titolo di
studio, tradotto e legalizzato;
2) certificato
analitico degli esami sostenuti, rilasciato dall'istituto ove e' stato
conseguito il titolo di studio e tradotto;
3) dichiarazione
di valore in loco della Rappresentanza diplomatico-consolare italiana
competente per territorio nello Stato al cui ordinamento si riferisce il titolo
di studio, che specifichi durata del corso, valore del titolo di studio e
natura giuridica dell'istituto che lo ha rilasciato nell'ambito del predetto
ordinamento;
4) documentazione
comprovante la finalita' per la quale è richiesto il riconoscimento del titolo
di studio;
b) ove il titolo
di studio sia stato rilasciato da un istituto di istruzione superiore:
1) titolo di
studio tradotto;
2) certificato
analitico degli esami sostenuti, rilasciato dall'Istituto ove e' stato
conseguito il titolo di studio e tradotto;
3) documentazione
comprovante la finalità per la quale è richiesto il riconoscimento del titolo
di studio.
3. Il
provvedimento conclusivo è adottato dal Ministero entro novanta giorni dal
ricevimento dell'istanza. Il provvedimento di riconoscimento e quello di
diniego sono comunicati all'interessato e all'amministrazione interessata.
4. Il
riconoscimento di titoli di studio, ai fini della registrazione del contratto
da parte della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del
Ministero degli affari esteri, per l'attribuzione della qualifica di volontario
o cooperante, ai sensi degli articoli 31 e 32 della legge 26 febbraio 1987, n.
49, è di competenza del Ministero, previa istanza dell'interessato.
Entro novanta
giorni dal ricevimento dell'istanza, previo accertamento della corrispondenza
della documentazione prodotta ai requisiti di cui al comma 2, lettere a) o b),
il Ministero adotta il provvedimento di riconoscimento.
Tale provvedimento
è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il
provvedimento di diniego di riconoscimento è notificato all'interessato e
all'amministrazione interessata.
Riconoscimento dei
titoli di studio da parte di altre amministrazioni
1. Ai fini del
riconoscimento dei titoli di studio per le finalità di cui ai commi 2, 3 e 4,
le amministrazioni interessate trasmettono la documentazione di cui
all'articolo 3, comma 2, lettere a) o b), al Ministero.
Entro sessanta
giorni dal ricevimento delle istanze, il Ministero trasmette il proprio
motivato parere alle amministrazioni competenti, le quali adottano il
provvedimento di riconoscimento. Il provvedimento è comunicato all'interessato
e al Ministero.
2. La valutazione
dei titoli di studio, ai fini della partecipazione a selezioni per
l'assegnazione di borse di studio e altri benefici, conseguenti al possesso di
tali titoli, erogati o riconosciuti dalle pubbliche amministrazioni, e' di
competenza dell'amministrazione interessata, acquisito il parere del Ministero.
3. La valutazione
dei titoli di studio accessori, ai fini dell'attribuzione del punteggio
aggiuntivo nelle procedure concorsuali per titoli ed esami, indette dal
Ministero degli affari esteri, è di competenza di quest'ultima amministrazione,
che puo' richiedere il parere del Ministero relativamente all'idoneita' del
titolo di studio.
4. La valutazione
dei titoli di studio, ai fini della partecipazione alle selezioni gestite dal
Ministero degli affari esteri per l'accesso a borse di studio e ad altri
benefici previsti da organizzazioni ed enti internazionali, e' di competenza del
Ministero degli affari esteri, che puo' richiedere il parere del Ministero.
Verso i
provvedimenti di diniego di cui agli articoli 3 e 4 l'interessato o
l'amministrazione interessata possono presentare istanza di riesame, producendo
ulteriore documentazione, entro trenta giorni dalla notifica. I.M., de.it.press
PD-Svizzera: “Chiediamo maggiore responsabilità al governo italiano per
intergrare gli stranieri”
Le ignobili
notizie dello sfruttamento inumano dei cittadini immigrati nelle campagne di
Rosarno, che stanno facendo il giro del mondo dando un’immagine purtroppo
angosciosa e triste del nostro Paese, meritano un approfondita riflessione da
parte del governo italiano sullo stato in cui vivono questi nostri ospiti. Chi
ha la responsabilità politica sul controllo del territorio deve dare
spiegazioni sul ripetersi di atti criminosi. E’ doloroso, per chi come i nostri
padri ha vissuto l’esperienza
dell’emigrazione tra angherie e sfruttamento, rendersi conto che a distanza di
anni, nonostante lo sviluppo sociale ed economico del nostro Paese, continuano
a verificarsi casi schiavitù e vengano ancora perpretate ciniche forme di
sfruttamento dell’uomo.
Un Paese normale e
civile, oltre a darsi delle norme che regolamentano l’accesso e la presenza dei
cittadini provenienti da altre comunità, dovrebbe essere capace di applicare le
proprie rispettando anche i riferimenti giuridici internazionali.
Sono trascorsi
solo cinquanta anni dalle lotte agrarie che videro le regioni meridionali
ribellarsi allo sfruttamento dei latifondisti. Allora come oggi ci sono tutte
le ragioni per chiedere al governo ed al nostro Paese un impegno per il
ripristino della legalità, della tolleranza nei rapporti tra gli uomini ed in
particolare un’assunzione di responsabilità per promuovere l’integrazione degli
stranieri nel nostro paese ed il rispetto delle norme più elementari del
diritto al lavoro, che è il cardine sul quale è costruita la nostra
Costituzione.
Michele Schiavone,
segretario del PD in Svizzera (de.it.press)
La prima riforma
degli Anni Dieci non ha il timbro della legge, né tantomeno della legge
costituzionale. Viaggia su una vettura più dimessa, più modesta: la circolare
ministeriale. Quella con cui il ministro Gelmini ha comunicato ai presidi che
il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi non riguarda tutti gli
stranieri. Non riguarda, più in particolare, gli stranieri nati qui.
Che dunque da oggi
sono un po’ meno estranei alla terra su cui hanno spalancato il loro primo
sguardo, o meglio sono diventati un po’ italiani. Una novità a ventiquattro
carati: è la prima applicazione dello ius soli in un ordinamento che continua
ad essere improntato allo ius sanguinis.
Rispetto al fatto
nuovo, non è poi così importante interrogarsi sulle ragioni che lo hanno
generato. Può darsi che un tetto rigido, senza compromessi né eccezioni,
avrebbe svuotato troppe scuole, dato che i figli degli immigrati sono
maggioranza in varie aree del Paese. Può darsi che una riforma per via
legislativa s’infrangerebbe contro l’altolà di Bossi e della Lega, e quindi
meglio scavalcare il Parlamento. O infine può darsi che in Italia le uniche
riforme si facciano sottovoce: non abbiamo forse battezzato l’elezione diretta
del presidente del Consiglio senza scomodare la Costituzione, limitandoci a
cambiare la scheda elettorale?
Ma il fatto nuovo
è figlio a propria volta della nuova società in cui siamo immersi mani e piedi.
Nel 2007 gli stranieri iscritti nei registri anagrafici sono cresciuti di 460
mila unità, più dell’anno prima, e dell’anno prima ancora. Questi stranieri
hanno dato alla luce 64 mila bambini, il 90% in più rispetto al 2001. E tutti
loro - i padri e i figli - sono ormai 4 milioni, solo a contare gli immigrati
regolari. Sennonché questi immigrati restano stranieri nella loro nuova Patria:
nel 2005 gli abbiamo concesso 19.266 cittadinanze, un terzo rispetto alla
Spagna, un decimo rispetto alla Germania, un grammo di polvere rispetto alle
154.827 cittadinanze elargite quello stesso anno dalla Francia.
Possiamo allora
accompagnare con un viatico questa circolare? Il viatico è al contempo una
speranza, quella d’abitare in un Paese dove le riforme siano proclamate a tutto
tondo, senza sotterfugi normativi. Dove la legge del 1992 sulla cittadinanza
venga corretta per adeguarla ai nuovi tempi: oggi servono 10 anni (ma in realtà
non meno di 13), la proposta bipartisan Sarubbi-Granata (pendente dal 30 luglio
in Parlamento, e sottoscritta da 50 deputati di ogni gruppo, a eccezione della
Lega) dimezza questo termine. E trasforma inoltre la cittadinanza italiana in
un diritto, anziché in una graziosa concessione delle autorità amministrative.
Con un giuramento e con un esame d’italiano, perché non c’è diritto senza
l’adempimento d’un dovere. Ma in un tempo certo e ragionevole, che diventa
automatismo per i figli degli immigrati residenti da 5 anni. Non è buonismo:
specialmente dopo i fatti di Rosarno, è un esercizio di realismo. MICHELE AINIS LS 11
Domenica 17 gennaio la Giornata mondiale delle migrazioni
ROMA - Domenica 17
gennaio ricorre la 96a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che in
Italia si è soliti denominare Giornata Mondiale delle Migrazioni. La Fondazione Migrantes ha viva fiducia che
dell’importanza di questa celebrazione si abbia in tutta la Chiesa italiana
viva consapevolezza e pertanto venga presa nella medesima considerazione e
assunta con il medesimo impegno di cui sono oggetto le altre due Giornate
mondiali, quella missionaria della terza domenica di ottobre e quella della
pace che si celebra il primo giorno dell’anno.
Quest’anno la
regione scelta per le principali iniziative è la Campania. In questa regione si
sono svolti, nelle settimane scorse, diversi incontri dei direttori della
Migrantes per un contatto diretto con gli operatori socio-pastorali del settore
e con quanti prendono particolarmente a cuore il servizio sociale e caritativo,
ma soprattutto pastorale per ogni forma di migrazione. Da parte sua la
direzione della Migrantes regionale della Campania insieme alla Migrantes
nazionale ha pubblicato un fascicolo contenente “riflessioni, testimonianze e
storia” della vicenda migratoria in Campania: la pubblicazione è inserita nella
serie dei Quaderni di “Servizio Migranti”, con il numero 56.
In preparazione
della Giornata anche una conferenza stampa prevista per martedì 12 gennaio
presso la Sala Marconi della Radio Vaticana alla quale interverranno il
Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione
Migrantes, Mons. Bruno Schettino e il Direttore generale della Migrantes, Mons.
Giancarlo Perego. La conferenza sarà moderata dal Direttore dell’Ufficio per le
Comunicazioni Sociali della CEI Mons. Domenico Pompili. Domenica 10 anche la
trasmissione televisiva “A Sua Immagine” Su Rai Uno dedicherà una intera
puntata al tema delle migrazioni con la presenza in studio del Direttore
generale della Migrantes e una serie di testimonianze e esperienze dei vari
uffici diocesani della Migrantes.
La celebrazione
eucaristica principale per la Giornata si svolgerà a Capua e sarà teletrasmessa
da Rai Uno alle ore 11 del 17 gennaio. A presiederla mons. Bruno Schettino.
Anche quest’anno a
tutte le parrocchie è stato inviato il numero speciale di “Servizio Migranti”,
dedicato alla Giornata, contenente un poster illustrativo da affiggere alla
porta delle chiese. (Migranti-press)
Che cosa fa la
Cancelliera? A Berlino le voci di critica contro Angela Merkel si fanno sempre
più alte e insistenti. Provengono dall’interno della litigiosa coalizione di
governo cristiano-democratico e liberale e dall’esterno da parte delle Chiese.
È messa in discussione la sua capacità di decidere nel ruolo di cancelliere,
cui la Costituzione assegna espressamente «la competenza di dettare le
linee-guida della politica e di portarne la responsabilità».
Siamo davanti a
una inedita polemica anche di carattere istituzionale. Questo tipo di critica
riveste grande interesse per osservatori come noi, che in Italia ci apprestiamo
a una ennesima stagione di confronto sulle grandi regole di governo. Guardiamo
con attenzione quanto accade al modello tedesco, che spesso è preso come buon
esempio di governo che sa decidere in un sistema parlamentare senza prender la
strada del presidenzialismo.
Cominciamo dalle
critiche di merito fatte alla Merkel per la sua indecisione politica in tema di
riduzione delle tasse, di politiche per la famiglia e in generale di cauta
correzione dello Stato sociale. In realtà questa indecisione riflette i
contrasti e le contraddizioni interne alla sua stessa coalizione, che la
cancelliera sembra non saper governare.
Liberali e
cristiano-democratici hanno vinto le elezioni dell’autunno scorso a seguito di
una campagna elettorale aggressiva ma equivoca. Soprattutto i liberali si sono
affermati elettoralmente con una promessa semplice e popolare/populista:
abbassare le tasse subito per stimolare la crescita, anche a costo di una ulteriore
riduzione della spesa sociale. La ripresa economica avrebbe rimesso tutto a
posto.
I
cristiano-democratici (e la Merkel stessa) non erano affatto convinti di questa
semplicistica ricetta, davanti al peggioramento del mercato del lavoro e al
progressivo deterioramento delle condizioni dello Stato sociale, che rimane uno
dei successi storici che qualificano la Germania postbellica. Oltretutto la
grave crisi finanziaria mondiale è tutt’altro che risolta.
Ma pur di vincere
e liberarsi della socialdemocrazia, i democristiani hanno fatto finta di nulla
e si sono affidati al carisma personale della Merkel, accumulato nella gestione
della Grande Coalizione con i socialdemocratici.
Questo è il
paradosso: la Merkel governava meglio con «gli avversari» socialisti di ieri
che con «gli amici» liberali di oggi. Sino a ieri molti democristiani si lamentavano
che la Cancelliera fosse troppo di sinistra. Oggi dichiarano che la vittoria
elettorale è stato «un colpo di fortuna» dovuto allo stile «presidiale» (sic)
della Cancelliera a tutto svantaggio del partito democristiano che è rimasto
privo di un chiaro e forte profilo politico. In altre parole la Merkel non
avrebbe promosso il partito (Cdu) di cui è presidente. Contemporaneamente però
i liberali accusano i cristiano-democratici di non mantenere il patto di
coalizione da loro sottoscritto, che prevedeva appunto la riduzione delle
tasse. E ne chiedono conto alla Cancelliera a gran voce.
A parte altri
punti controversi (impegno militare in Afghanistan, ingresso della Turchia
nella Unione europea) anche il tema della famiglia è oggetto di un inatteso e pesante
intervento della Chiesa cattolica. «La politica perde la bussola se fa credere
alla gente che si può avere tutto allo stesso tempo: la carriera, buoni
stipendi e i figli» - ha dichiarato l’autorevole arcivescovo di Monaco di
Baviera. Tiriamo un bilancio. Parlavo sopra della singolare accusa rivolta
retrospettivamente alla Merkel dai suoi amici di partito di avere condotto la
campagna elettorale vincente con stile presidenziale. È vero. Molti osservatori
esterni lo avevano subito notato. Si era creata l’impressione che si stesse per
scegliere un presidente alla francese piuttosto che un partito guidato da una
personalità che - a norma della Costituzione - era pronta ad assumere il ruolo
di cancelliere (con le sue prerogative di competenza direttiva) dopo la piena
approvazione del Parlamento. Ma i cristiano-democratici, consapevoli della
debolezza del proprio partito come tale, per vincere si sono adattati a questo
gioco pseudo-presidenziale, potendo disporre di una Merkel che pure
notoriamente non era e non è amata dalla grande nomenclatura democristiana.
Adesso il nodo è
venuto al pettine. La Merkel è stata un’ottima Cancelliera nella Grande
Coalizione perché, anche grazie al suo carattere paziente ma fermo, poteva
contare su una sostanziale cooperazione dei due grandi partiti popolari
«condannati a stare insieme». Le sue decisioni dovevano essere accettate.
Adesso i «partiti della libertà» che formano la nuova coalizione sono
ipercompetitivi e chiedono alla cancelliera che decida a favore dell’uno contro
l’altro. La Merkel non ha ancora trovato la forza o gli argomenti per dire che
le sue decisioni possono o devono per forza scontentare l’uno o l’altro. O
entrambi. Ma solo così può governare. La formula del cancellierato non funziona
presidenzialisticamente con l’appello alla legittimazione popolare al di là dei
partiti, ma sulla convinta e ragionevole delega dell’autorità decisionale dai
partiti parlamentari al premier. Che a sua volta deve possedere e conquistare
autorevolezza nella gestione della coalizione. È un circolo virtuoso difficile
ma l’unico che garantisce autentica governabilità. Torniamo a Berlino. Adesso
tutti chiedono una «nuova partenza» della politica. La Cancelliera pur vedendo
i propri indici di popolarità in discesa, sinora è rimasta silenziosa. Ma non
potrà esimersi dal prendere posizione in alcuni importanti appuntamenti
istituzionali e partitici della settimana entrante. Sarà la sua prova
decisiva.
GIAN ENRICO
RUSCONI LS 11
Berlino. Il Governo informa i rappresentanti degli stranieri sulle nuove
linee per l’integrazione
Berlino -
Mercoledì 16 dicembre il Ministro Dr. Maria Böhmer ha invitato, presso la sede
del Governo a Berlino, alcuni rappresentanti delle comunità straniere
residenti in Germania per presentar loro il contratto firmato
da pochissimo tempo dalla nuova coalizione di governo.
Per gli italiani è
stato invitato nuovamente il Presidente del Comites di Hannover Dott. Giuseppe
Scigliano, già delegato in passato da parte dell'intercomites Germania per
prendere parte al forum dell'integrazione. Già dal primo momento Scigliano fu
segnalato quale rappresentante dell'organismo ed in tale veste ha preso parte
non solo al forum chimato in vita dalla Cancelliera Merkel e dal suo Governo ma
anche alla commissione di lavoro N. 2 che aveva per
tema:" imparare la lingua già in tenera età".
La Cancelliera ha
riconfermato il Ministro Böhmer e questa ha ritenuto opportuno
invitare circa 30 rappresentanti di diverse etnie. Tra questi circa
12 erano già presenti in passato nel forum mentre gli altri sono stati
scelti dal nuovo Governo. Un forte segnale che lascia capire un chiaro
collegamento tra passato e futuro. Quindi continuità di quanto era già stato
intrapreso nel primo Governo.Tra gli invitati anche un altro italiano: Franco
Marincola della CGIL Bildungsverk ev.
Verso le ore
12,30, il Ministro ha esposto i piani del nuovo Governo in materia di
emigrazione. Tra le novità: il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti
in altre nazioni. Questo provvedimento riguarda circa 2,7 milioni di
persone. Il procedimento dovrebbe durare circa sei mesi e prevede, tra le altre
cose, il riconoscimento parziale. Tanto per fare un esempio, un ingegnere
potrebbe essere riconosciuto come tecnico e nel frattempo potrebbe integrare i
suoi studi in Germania. Scigliano ha salutato positivamente questa
novità ma ha messo in guardia dalla strumentalizzazione di questo
provvedimento. Egli ha chiesto regole chiare per tutti senza che queste cozzino
contro le barriere regionali. Ha messo a conoscenza i presenti che auspica
non interventi dettati dal mencato del lavoro ma riconoscimenti in base a dei
criteri identici. In futuro, la nuova normativa dovrebbe consentire ai medici
non solo di poter lavorare nelle strutture ospedaliere ma anche di poter aprire
studi medici.
Scigliano ha poi
espresso forti dubbi per quanto riguarda il riconoscimento dei titoli di
studi delle scuole professionali in quanto in Germania esiste il
sistema duale che in altre nazioni tra cui l'Italia non esiste. Ciò
significa che poche rarità potrebbero essere contemplate in questa normativa.
Si prevede comunque che entro il 2011 la legge dovrebbe essere
approvata in Parlamento.
Altra novità
segnalata dal Ministro è il contratto tra Stato e cittadini stranieri. Questo
ha suscitato pareri diversi tra i presenti che hanno suggerito in ogni caso di
chiamarlo accordo e non contratto.tra le altre cose, ci dovrebbe essere
inserito quanto lo straniero porta con sè (bagaglio socio culturale e
professionale) e quello che lo aspetta in Germania. Dopo un anno dovrebbero
essere analizzati i risultati.
Scigliano ha
ricordato al Ministro Böhmer degli accordi firmati tra Stato, Regioni e Comuni
riguardanti l’offerta della lingua materna che attualmente non viene praticata
su tutto il territorio. Ha ricordato che anche la Cancelliera aveva speso
diverse parole a favore. Fino ad oggi purtroppo senza alcun risultato. Il
Ministro ha comunicato al rappresentante italiano di averrecepito il messaggio
e che avrebbe continuato (così ha lasciato intendere) a portare avanti la
questione nella nuova coalizione.
Per concludere si
è parlato del consiglio per l’integrazione che il Governo vuole chiamare in
vita. Questo organismo dovrebbe essere composto da circa 20 persone provenienti
dal Governo, dalle Regioni, dai Comuni e da alcune organizzazioni nazionali di
stranieri. Anche qui Scigliano Ha auspicato un numero sufficiente di
rappresentanti stranieri. Ha messo in rilievo che è inconcepibile che uno
o due stranieri (così si vocifera)potrebbero farsi carico di una problematica
così delicata e così differente tra le diverse etnie. L’impressione è che chi andrà
in questo organismo sarà un frutto esotico che mette chi governa nelle
condizioni di dire che anche gli stranieri sono presenti al tavolo decisionale
ma nella buona sostanza potranno fare ben poco. Scigliano auspica quindi una
rappresentanza più nutrita in questo organismo che tenga in considerazione la
diversità delle esigenze di chi dovrebbe essere integrato.
Subito dopo pasqua
dovrebbe essere organizzato un convegno in cui discutere anche quali progetti
hanno portato dei risultati e quali altri hanno solamente ricevuto premi di
facciata. La Cancelliera prevede di riunire entro il 2010 ancora una volta il
Forum per l’integrazione. Giuseppe Scigliano, De.it.press
Stoccarda. Primo bilancio del neo Console generale Alessandro Giovine
Stoccarda - Alessandro
Giovine guida il Consolato Generale in Stoccarda dal 17 agosto 2009. È
torinese, avvocato penalista con laurea anche in ingegneria. Ha appena 35 anni
e da quattro è in diplomazia. La sua prima sede è stata Moulouse in Francia
nella cui circoscrizione risiedono 19.000 connazionali, in maggioranza doppi
cittadini. Con un exequatur Giovine è stato inviato a reggere il Consolato
Generale in Stoccarda che conta invece 140.000 connazionali, il piú grande
d’Europa e secondo solo a Buenos Aires, in Argentina
Il bilancio di
Alessandro Giovine non può che essere di scarsi cinque mesi. Guidato da uno
spiccato senso di intraprendenza, il giovane diplomatico ha avviato subito un
processo di cambiamento e di trasformazioni. Sua è stata l’iniziativa di creare
un servizio di accoglienza dell’utenza a scapito della soppressione, si spera
temporanea, del centralino. È sparito l’Ufficio commerciale e di rapporti con
l’esterno, sono stati effettuati spostamenti di personale all’interno per
potenziare importanti uffici, rimasti sotto organico.
Pare però che la
sua iniziale gestione non goda dell’appoggio di tutte le sigle sindacali di
categoria, sia del personale di ruolo che a contratto. Anche sul fronte dei
rapporti con il Comites, enti ed associazioni non vi è ancora molta sintonia.
La collettività in
questo momento è irrequieta per il disservizio e per le complicazioni causate
dal tentativo di innovare e migliorare la funzionalità in ogni settore.
I più navigati
credono che la manovra della riduzione del personale consolare e scolastico,
dei tagli all’assistenza scolastica e sociale e la preannunciata chiusura di 18
rappresentanze consolari, sia l’inizio di un processo di progressiva
sottrazione di responsabilità politica del nostro governo verso le collettività
italiane all’estero. Senza dubbio in una fase di recessione economica si deve
risparmiare, eliminando però sprechi e privilegi.
Le sfide, si sa,
contengono sempre molte incognite e molte variabili. Importante è che esse non
siano guidate da sensi facinorosi, o peggio ancora, di ripicca o di vendetta
nei confronti di qualcuno o di qualche parte politica avversa.
Buon senso
vorrebbe invece che fra passato - presente – futuro vi sia un sano equilibrio e
che di fronte ad oggettive difficoltà di attuazione regnino l’umiltà e capacità
di retrocedere o di apportare modifiche, anche in corso d’opera, al fine di
evitare che si arrechino più danni che benefici all’utenza. Alla fine però
saranno i fatti a giudicare l’operato e a stabilire il torto o la ragione.
Sul fronte dei rapporti
col mondo politico ed economico-commerciale locale tedesco pare invece che
Giovine abbia iniziato a seminare bene.
Altri particolari nel
servizio audio: http://www.swr.de/international/de/-/id=233334/did=5806502/pv=mplayer/vv=popup/nid=233334/1djr7au/index.html.
Tony Màzzaro, SWR
International/Sezione italiana (de.it.press)
Omofobia e diritti civili. Il Pd di Berlino a colloquio con Paola Concia
Grande
partecipazione di iscritti e simpatizzanti, nonostante la bufera di neve a
Berlino, alla discussione del Pd locale con la parlamentare democratica Anna
Paola Concia. I democratici di Berlino, fra cui diversi rappresentanti della
comunità omosessuale, hanno espresso pieno sostegno alla deputata pugliese per
il suo impegno per una legge contro l’omofobia che la Concia ha ripresentato in
Parlamento. Un impegno non facile, come ha detto uno dei partecipanti, visto
che „la brutale aggressività retorica della Lega riduce i diversi (omosessuali
o immigrati che siano) a venire trattati come figli di un Dio minore”.
L’incontro mensile
del circolo berlinese, coordinato dalla deputata lì residente, Laura Garavini,
ha toccato anche altri argomenti come le cause che portarono alla mancata
approvazione dei DICO (proposta di legge sulle coppie di fatto) e le possibili
alleanze alle regionali in Puglia.
Le due parlamentari
hanno sostenuto all’unisono che “il Pd è l’unica forza politica capace di
costruire un’alternativa che si opponga all’attuale sgretolamento del nostro
Paese. Sul tema dei diritti civili il Pd è molto attento, ma, non trattandosi
di una priorità è necessario continuare
a portare avanti una costante azione di sensibilizzazione anche all’interno
dello stesso partito”. Concordi i democratici berlinesi: “In teoria non ci
dovrebbe essere bisogno di dovere lottare per il riconoscimento di diritti di
uguale trattamento, già previsti dalla Costituzione”. Ma per ora il buon
esempio del Portogallo, che proprio nei giorni scorsi ha approvato una legge
sul matrimonio tra omosessuali, continua ad essere una chimera. De.it.press
Hannover. Conferenza del Comites sulla salute. Medaglie dalla Camera per
Scigliano e Provenzano
Hannover - Il 18
dicembre ad Hannover, presso ill Congress Centrum, si è tenuto un
convegno sul tema della salute che é stato organizzato dal Com.It.Es di
Hannover sotto la Direzione del Presidente Dott. Scigliano.
La Ministra
Dr. Maria Böhmer, ha portato al presidente del comites un saluto da
estendere a tutti i partecipanti e nello stesso tempo hanno augurato buon esito
all'evento. Agli auguri si è associato Ramazan Salman Fondatore e direttore
della Ethno Medizin nonchè organizzatore della giornata dedicata
all'emigrazione mondiale che ha avuto luogo nello stesso palazzo.
Malgrado la neve,
circa 200 persone si sono recate alla conferenza e sono rimaste entusiaste da
quanto è stato loro mostrato e comunicato.
Alla Conferenza,
tenuta in lingua italiana con traduzione simultanea, hanno partecipato come
relatori medici di alto livello ed alcuni di fama internazionale.
La manifestazione
è stata organizzata all'interno della giornata dell'emigrazione che si è tenuta
nello stesso palazzo dei congressi a cui hanno partecipato relatori
di fama internazionale. Anche la Ministra per l'integrazione Dr. Maria
Böhmer ha presenziato l'iniziativa.
A porgere i
saluti la Dott.ssa Luisa Cuccaro Reggente del Consolato Generale di
Hannover, il Sindaco di Hannover Sig. Ingrid Lange, la Dott. Honey
Deihimi, incaricata dell`Integrazione della Bassa Sassonia, l'On. Franco
Narducci ed il Presidente del Comites Dott. Giuseppe Scigliano che ha messo in
evidenza sopratutto la validità di questa manifestazione che è partita proprio
dalle esigenze della gente.
Ad aprire le i
lavori, il Dott. Aldo Morrone che ha toccato il pubblico con immagini e parole
maledettamente reali. La cosa che ha più colpito è stato il parallelo fatto tra
gli emigranti italiani partiti per l'America alla fine del secolo scorso con
quelli sbarcati a Lampedusa nei nostri tempi. Immagini agghiaccianti e
commoventi che hanno toccato il cuore di chi ha vissuto l'emigrazione in prima
persona. Il Dott. Morrone ha parlato anche delle terre da dove arrivano i nuovi
emigranti e di alcuni progetti portati avanti dagli italiani.
È seguito
l'intervento del Direttore Regionale della AOK (Cassa mutua) che ha
illustrato il sistema sanitario tedesco ed i costi rappresentati per
la maggior parte dalle cure ospedaliere.
A chiudere la
prima parte dei lavori la Dott.ssa Donatella De Cicco, Internista,
Nefrologa Cardiologa del Centro di dialisi di Mosbach. Ha parlato molto delle
malattie più diffuse tra cui il colesterolo ed ha dato consigli utili per la
prevenzione.
Dopo una breve
pausa, la conferenza è ripresa con la Dott.ssa Isabella Parisi, Medico
generico di Hannover, che ha parlato di prevenzione familiare (vaccini e visite
obligatorie). È seguita la relazione del Dr. Alex Marra chirurgo della gabbia
toracica, della Clinica St.Georg di Ostercappeln, che ha dimostrato la
necessità per i fumatori di sottoporsi ai primi sintomi a controlli accurati.
Ha fatto anche vedere filmati di nuove tecniche di come poter operare i
tumori polmonari. Ha fatto seguito il Dott. Vincenzo Paternó Neurochirurgo
della I.N.I. di Hannover che ha mostrato con brillantezza e chiarezza come si
sviluppano e come vengono operate certe malattie nell'ambito della
neurochirurgia. Il Dott. Fabio Crescenti, Chirurgo della cavità
addominale, che opera nella Clinica Siloah di Hannover, ha puntato il dito su
tecniche avanzate per quanto riguarda la rimozione di masse tumorali. A
chiudere gli interventi è stato il Dott. Saro Cambria, Psichiatra all`Università
di Messina che ha parlato della depressione in emigrazione.
Naturalmente anche
il pubblico ha avuto modo di porre domande a cui sono state date risposte
appropriate e chiare. La moderazione è stata affidata al Dott. Tommaso Conte,
medico generico di Stoccarda.
La conferenza ha
avuto un grande successo. Malgrado il freddo e la neve sono arrivate persone
da Wolfsburg, da Garbsen, da Wunstorf, da Osnabrück, da Braunschweig, da
Hildesheim e naturalmente da Hannover.
La conferenza
é terminata alle ore 19.30 con i ringraziamenti del Presidente del Comites
Dott. Giuseppe Scigliano che ha ringraziato tutti i partecipanti ed in
particolar modo il pubblico.
Al
termine l´On. Franco Narducci, Pd, ha consegnato tre Medaglie
d`argento a nome della Camera dei Deputati. La prima al Presidente del
Comites Dott. Scigliano per il suo impegno e per le tante attività portate
avanti dal comites che rappresenta, la seconda al rappresentante dei
giovani Claudio Provenzano, per il lavoro svolto nei confronti dei giovani
(l'onorevole Narducci ha delegato la Reggente M. Luisa Cuccaro di
consegnare la medaglia il giorno successivo durante il convegno dei giovani) e
la terza alla Dott.ssa Assunta Verrone Referente della
commissione cultura per quanto da lei fatto nell'ambito della Cultura (uno dei
punti forti del comites di Hannover).
La serata si è
conclusa con una cena in uno dei migliori Ristoranti di Hannover, “Il
Gallo nero “, a cui erano invitati tutti i relatori nonché tutti
coloro che durante l'anno hanno lavorato per la collettività italiana e
che naturalmente hanno contribuito, a diverso titolo, alla riuscita della
manifestazione. Sul Munü due loghi: quello del Consolato Generale e
quello del Comites. Un'accoppiata che negli ultimi tempi ha dato molti frutti
attraverso un lavoro comune rivolto ai nostri connazionali.
L'On. Aldo Di
Biagio, responsabile del Dipartimento Italiani nel Mondo, atteso all'evento,
non ha potuto partecipare per motivi di salute. Il Presidente del
comites ha reso noto la notizia ed ha augurato al deputato buona
guarigione.
L'evento è
stato molto apprezzato da tutti ed ha avuto una risonanza positiva.
Dott. Giuseppe
Scigliano, de.it.press
Cinquemila firme contro la chiusura del Consolato di Saarbrücken
Saarbrücken - Si è
conclusa lunedì 21 dicembre nell’ufficio comunale del sindaco della città di
Saarbrücken la raccolta delle firme, organizzata dal Comites/Saar, per dire no
alla chiusura della sede consolare di Saarbrücken. Charlotte Britz, borgomastro
del capoluogo di regione del Saarland, alla presenza del presidente e della
vicepresidente del Comitato degli Italiani eletti all’estero della regione
sarrese, Giovanni Di Rosa e Liliana Rino Calabrese, ha simbolicamente apposto
l’ultima firma, unitamente ad altre cinquemila circa, solidarizzando in tal
modo con la numerosa comunità italiana residente nella regione che, negli
ultimi mesi, si è movimentata con diverse iniziative di protesta atte a
prevenire la paventata chiusura del Consolato d’Italia in Saarbrücken.
Il primo cittadino
sarrese ha ascoltato attentamente le preoccupazioni del presidente del
Comites/Saar, qualora le decisioni del governo italiane riguardo alla chiusura
della sede consolare dovessero rendersi definitive, legate al disagio che, in
un prossimo futuro, colpirebbe decine di migliaia di cittadini italiani, i
quali improvvisamente, si vedrebbero negati i loro fondamentali diritti,
sanciti dalla Costituzione, alla fruizione dei servizi pubblici resi dalla
struttura consolare.
Una particolare
attenzione è stata dedicata dal sindaco a ciò che Liliana Rino Calabrese ha
relazionato, in un discorso chiaro e ben articolato, sulle reali difficoltà e i
disagi a cui andrebbero incontro i circa 22.000 italiani del Saarland, nei
quali, in molti casi, non solo non si è del tutto realizzato il processo
d’integrazione ma addirittura, in tanti altri casi, non è mai iniziato, con
tanta gente bisognosa ancora di assistenza sociale e numerosi bambini da
supportare scolasticamente. Il sindaco si è detta finalmente felice di sentire
una disamina obiettiva sul reale grado di integrazione degli italiani nel
Saarland e non la voce dei soliti noti che vogliono far apparire la situazione
felicemente diversa da quella che in realtà è, affermando da parte sua
l’inutilità di certe manifestazioni, volte solamente a dare un “effetto
vetrina” ad eventi e progetti elitari, e la tendenza a celare, invece, le reali
criticità che colpiscono la comunità italiana nella regione.
Giovanni Di Rosa
ha informato, infine, il borgomastro che la petizione verrà consegnata
direttamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed alle più alte
cariche dello Stato. Francesco
Calabrese, de.it.press
Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco ai Baviera e dintorni
- Fino al 14 febbraio, c/o Wirtshaus im
Fraunhofer(Fraunhoferstr. 9, München)
"Volksmusik
Tage" Musica popolare alpina ed europea
Il
programma è disponibile all'indirizzo: www.volksmusiktage.com
Organizza:
Fraunhofer Theater München
- mercoledì 13 gennaio, ore 18:15, c/o
Ludwig-Maximilians-Universität,
Hörsaal B 101
(Geschwister-Scholl-Platz 1, München)
"Die Kritik am
Imperium Romanum in der Imagination der Römer"
Conferenza del Prof. Dr. Martin Hose
Organizza:
Evangelisch-Theologische Fakultät -
Ludwig-Maximilians-Universität
- mercoledì 13
gennaio, ore 19:30, c/o Kino Breitwand Starnberg
(Wittelsbacherstr.10,
Starnberg, Tel: 08151-971800, www.breitwand.com)
nell'ambito della rassegna "il Cinema Italiano
introdotto e commentato
da
Ambra Sorrentino"
Film:
"Riprendimi" (Regia: Anna Negri, Italia 2007, 93')
- 14-31 gennaio, c/o Vortragssaal der
Münchner Stadtbibliothek, Gasteig
(Rosenheimerstr. 5,
München)
Rassegna cinematografica
"7. Mittelmeer-Filmtage"
I film italiani proiettati: "L'Orchestra di Piazza
Vittorio" (di
Agostino Ferrente, 2006), "L'ultimo Pulcinella" (di Maurizio
Scaparro,
2008), "Mar nero" (di Federico Bondi, 2009)
Il
programma è disponibile all'indirizzo:
www.filmstadt-muenchen.de/pdf/mittelmeerfilmtage_2010.pdf
Ingresso: € 7,00 / 6,00
Organizza: Filmstadt München (Circolo Cento Fiori, Griechisches
Filmforum,
SinemaTürk Filmzentrum), Institut Français de Munich
Istituto Italiano di Cultura, Münchner Stadtbibliothek e
Kulturreferat
München
- venerdì 15 gennaio, ore 18:00, c/o
Münchner Volkshochschule, Gasteig,
EG Raum 0017
(Rosenheimerstr. 5, München) "Neapel"
Conferenza con diapositive a cura di Antonio Macrì
Ingresso:
6,- €. Organizza: Münchner Volkshochschule
- venerdì 15
gennaio, ore 19:30, c/o Istituto Italiano di Cultura
(Hermann-Schmid-Str.
8, München)
Diavortrag: "Das
Aostatal - Berge, Burgen und Abteien im Schatten des
Mont Blanc". Relatrice: Barbara Peters, archeologa e
Storica dell'arte
Organizza: Società Dante Alighieri Monaco di Baviera e.V.
- martedì 19 gennaio, ore 15:00, c/o
KunstKulturQuartier, Künstlerhaus,
Hinterzimmer (Königstr.
93, Nürnberg)
Diashow: Rückkehr nach
Rom, Teil II. Organizza: KunstKulturQuartier
- martedì 19 gennaio, ore 19:00, c/o
Giesinger Kult(ur)café (Tegernseer
Landstrasse 96, München |
U-2 "Silberhornstrasse")
Neapolitanischer Abend "Charisma, Chaos und
Canzoni"
Passeggiata
attraverso Napoli. Con Giuseppe Del Duca (tenore) e Paolo
Tatafiore (al piano). Modera: Dr. Volker Helwing. Ingresso: 13,- €
Organizza: Giesinger Kult(ur)café
- giovedì 21
gennaio, ore 18:30, c/o Europahalle della Scuola Europea
(Elise-Aulinger-Str.
21, München | U5 "Therese-Ghiese-Allee" - Bus 55
"Friedhof Perlach") "L’Europa 20 anni dopo
la caduta del Muro"
Incontro con Demetrio Volcic, giornalista, Professore all'Università
di
Trieste alla Facoltà di Scienze Diplomatiche e Internazionali, già
membro
del Parlamento europeo e senatore della Repubblica italiana
Entrata libera. Organizza: la Sezione Italiana della Scuola Europea di Monaco
- giovedì 21
gennaio, ore 20:00, c/o Literaturhaus (Salvatorplatz 1, München)
Ein
Abend mit Claudio Magris: "Verstehen Sie mich bitte recht"
Incontro con Claudio Magris
Moderatore: Niels Beintker (BR). Sibylle Canonica (Bayerisches
Staatsschauspiel) legge
brani dal libro "Verstehen Sie mich bitte recht"
Ingresso: 10,00€ - 8,00€
Organizzatori: Stiftung Literaturhaus München e Carl Hanser Verlag
- domenica 24
gennaio, ore 10:30-11:15 (per i piccolini, fino a 5 anni e
mezzo), ore 11:15-12:30 (per i grandicelli, dai 5 anni e mezzo a 10
anni),
c/o Haus-Olymp (Elisabeth-Kohn-Str. 29, München - tram 27 e 12,
bus 53 e 154) "Il laboratorio dell'italiano"
Lo
scopo delle attività è migliorare le competenze linguistiche,
sociali e culturali dei bambini di bilinguismo (o plurilinguismo)
italiano. Ballando, giocando, cantando e disegnando impareremo divertendoci.
Per
maggiori informazioni rivolgersi a Marinella Vicinanza-Ott
(tel.
089/30 70 76 35 - maviott@arcor.de). Organizza: Rinascita e.V.
- martedì 26
gennaio, ore 19:30, c/o Thon-Dittmer-Palais, Lesehalle
(Haidplatz
8, 93047 Regensburg)
"Pompeji, Herculaneum,
villa Oplontis - Welterbestätten am Golf von
Neapel" Organizza: VHS Regensburg
- mercoledì 27
gennaio, ore 18:00, c/o Istituto Italiano di Cultura
(Hermann-Schmid-Str.
8, München)
In
occasione della "Giornata della Memoria"
Lesung:
"Mein Schatten in Dachau - Gedichte und Biographien der
Überlebenden und der Toten
des Konzentrationslagers"
Con Dorothea Hauser, curatrice del libro. Segue Film:
"Memoria"
(Regia: Ruggero Gabbai, Italia, 1997, 91', OmeU)
Ingresso libero
Organizza:
Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con la
Gesellschaft
zur Förderung jüdischer Tradition e.V. München ed il
Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano
- giovedì 28
gennaio, ore 20:00, c/o Herkulessaal der Residenz
(Residenzstr. 1, München) Concerto di Maurizio Pollini. Programma:
Schumann (Concerto ohne Orchester op. 14, Fantasie für Klavier C-Dur
op.
17) e Chopin (Scherzo Nr. 1 h-Moll op. 20, Mazurkas op. 33/1-4,
Sonate Nr. 2 b-Moll op. 35)
- venerdì 29
gennaio, ore 19:30, c/o Istituto Italiano di Cultura
(Hermann-Schmid-Str.
8, München)
"Richard Wagner -
amore e morte a Venezia"
Relatore: Dr. Oswald Georg
Bauer, Generalsekretär a.D. der Bayer.
Akademie der schönen Künste
Organizza:
Società Dante Alighieri Monaco di Baviera e.V. (de.it.press)
Kempten. Attualizzato il sito delle Acli-Baviera
Un altro anno è
già passato! Siamo nel 2010. Tantissimi auguri da parte mia e dalla Presidenza
delle ACLI Baviera con l'auspicio che questo nuovo anno porti a tutti noi e al
mondo intero tanta pace, serenità e meno litigiosità.
Ho appena
attualizzato il nostro sito. Invito quindi tutti i Circoli ed Istituzioni a
verificare e a segnalarmi, se necessario, modifiche o integrazioni necessarie.
Per facilitare,
comunque, la navigazione in queste pagine, inserisco una descrizione sintetica
dei vari link presenti in questa Homepage:
Aprendo il sito,
subito dopo il titolo, troverete una barra rossa divisa in cinque settori: nel
primo troverete un link con la Presidenza, il Consiglio e i Delegati delle ACLI
Baviera; nel secondo troverete il link con l'indirizzo della nostra Segreteria
e uno con notizie di attualità; nel terzo sono presenti tre link: uno con la
presentazione delle ACLI in Baviera, uno con notizie sulle ACLI nel mondo in
tedesco e un altro con la presentazione della Presidenza delle ACLI Baviera
recentemente eletta;
nel quarto due
link: quello dei servizi (Enaip e Patronato) e quello con gli indirizzi del
nostro Patronato ACLI in Germania; nel quinto settore ci sono due link:
quello collegato ai link dei nostri otto circoli e alle loro attività
specifiche e quello sulla Missione Cattolica Italiana di Kempten e dintorni con
notizie sulle S. Messe, orari di ricevimento, ecc. (confronta: prossimi
capoversi!);
Nella parte
centrale, a sinistra si vede una foto di una nostra manifestazione, al centro
il nostro simbolo e a destra una foto dell'XI Congresso a Monaco con il
relativo articolo provvisto di documentazione fotografica, ripreso anche dalla
stampa: Webgiornale nei documenti d'archivio del 29 e 30 settembre:
http://www.webgiornale.de/ nella barra in verde in basso, divisa in
tre righe e in cinque settori e troverete: nella prima riga, nel primo settore
a sinistra due link: uno collegato alle ACLI Italia, l'altro alle ACLI sul Web;
nel secondo troverete un link sulle ACLI Germania, con diverse notizie tra cui
un articolo (provvisto di documentazione fotografica) sull'XI Congresso a
Francoforte con i nominativi dei nuovi Consiglieri delle ACLI Germania, che
prossimamente si riuniranno per eleggere la nuova presidenza. Nei link
riguardanti la presidenza e la direzione delle ACLI Germania si possono vedere
quindi solo i nominativi dei vecchi componenti. Per ciò che riguarda L'XI Congresso,
potete confrontare anche:
http://aclihessen.de/2009/11/05/congresso-nazionale-delle-acli-germania/
e http://www.webgiornale.de/ , nel link Brevi, in cui si trova anche un
resoconto sulla cerimonia tenuta a Monaco in occasione della consegna di quattro
onorificenze.
nel terzo link
potrete trovare notizie sulla Baviera;
nel quarto settore
sono presenti tre link: uno sulla Federazione ACLI Internazionali e due sul
Katholische Arbeitnehmerbewegung (KAB);
nel quinto settore
c'è il collegamento con il nostro Vademecum in PDF da me continuamente
aggiornato; nella seconda riga della barra verde, cominciando da sinista: un
collegamento con diversi link, come, indirizzi dei Circoli ACLI, Autorità
Italiane, Enti e Istituzioni, stampa, programmi televisivi, università, scuole
di lingue, vocabolari di vario tipo, grammatiche, programmi di traduzione
istantanea, pagine bianche, ecc.; l'inno delle ACLI: musica e testo; Impressum;
gli indirizzi per contattarci; un link con vari collegamenti: formulari per la
richiesta di documenti, altri formulari e modelli, Statuto delle ACLI, eventi
recenti ecc. in parte ricavati dal sito del nostro Consolato Generale di Monaco
di Baviera: http://www.consmonacodibaviera.esteri.it/Consolato_MonacodiBaviera
.
nella terza riga
della barra verde cominciando da sinistra: programmi TV italiani e tedeschi;
cartina della Baviera con le città in cui sono presenti i nostro otto circoli,
con relativi indirizzi; tempo atmosferico regionale.
In basso al
centro: link con questa lettera continuamente aggiornata;
Ancora più in
basso: data dell'ultimo aggiornamento.
Termino: Chi vuole
può inviare una foto di gruppo del Circolo, dei Servizi, delle Feste, di
manifestazioni, ecc. che mi premurerò di pubblicare. Ringrazio
intanto i Circoli di Kaufbeuren, Holzkirchen, Karlsfeld e Kaufbeuren per i loro
contributi.
E sono grato sin
d'ora per eventuali, preziosi suggerimenti. Invito, comunque, i Circoli,
che visitano il nostro sito, di mettersi in contatto con il sottoscritto
per eventuali scambi di notizie! Grazie, intanto alle ACLI Essen nella
persona del Presidente S. Faraci per l'offerta di collaborazione.
Ricevete infine
tanti cari saluti da parte mia e da parte degli amici di Kempten.
Prego nuovamente i circoli e gli altri visitatori sprovvisti
indirizzo e-mail (Lauingen) di farmelo avere al più presto. Invio questa
lettera ai nostri circoli e la inserisco nel link: LEGGI! nel
nostro sito, alfine di consentirne la lettura ai circoli attualmente sprovvisti
di indirizzo e a coloro che non me lo hanno ancora inviato,
chiedendovi, nel contempo, di leggere le ultime comunicazione tutte le volte
che, entrando nel nostro sito, vedrete una nuova data d'aggiornamento
Fernando Grasso,
Webmaster, Vicepresidente ACLI Baviera Venerando.ke@gmx.de, www.grasso.altervista.org, www.aclibaviera.altervista.org (de.it.press)
A Bari “L’Anno internazionale dei giovani” promosso dall’Onu
Il Meeting
mondiale dei giovani, che prepara gli appuntamenti estivi di Istanbul e Città
del Messico, in Italia dal 19 al 21 gennaio
BARI – E’ atteso a
Bari, il 19, 20 e 21 gennaio prossimi, il Meeting mondiale dei giovani,
appuntamento che inaugura in Italia questo 2010 quale Anno internazionale dei
giovani, su iniziativa dell’Onu.
All’evento, organizzato da ministro della
gioventù e Regione Puglia, sono attesi in oltre 1500, tra diplomatici, volontari,
esperti di politica internazionale e giornalisti, attivisti e coordinatori di
reti nazionali e internazionali, imprenditori, autorità locali e leader
indigeni. Arrivano da 163 Paesi, oltre tre quarti di tutti i Paesi del mondo.
Tutti con meno di 30 anni ma all’attivo già una decina di anni di impegno
lavorativo e sociale e con l’obiettivo comune di costruire un programma di
lavoro internazionale per un futuro più sostenibile.
Le Nazioni Unite preparano infatti la
celebrazione per il “2010 Anno dei giovani” in programma in estate: dal 31
luglio al 13 agosto ad Istanbul con il Fifth World Youth Congress e a Città del
Messico, dal 24 al 27 agosto, con la World Conference for Youth.
Quello di Bari sarà il primo appuntamento
internazionale in cui i delegati delle principali reti di giovani al lavoro per
un futuro più sostenibile potranno presentare la propria agenda d’azione ai
rappresentanti di UN Youth Programme, Unesco, Unhabitat, International Labour
Organization, World Bank e Inter-American Development Bank e ad oltre 100
autorità locali, perché venga assunta nel processo in corso per il
raggiungimento degli obiettivi del Millennio.
Il Meeting è un’iniziativa promossa dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ministero della Gioventù e dalla Regione
Puglia insieme all’Agenzia Nazionale per i Giovani. Ad accogliere i ragazzi di
tutto il mondo interverranno il ministro per la Gioventù Giorgia Meloni e il
presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. (Inform)
Agli amici della Puglia e del Salento, ed ai corregionali residenti
all’estero
Carissimi amici
della Puglia e del Salento Spett. Amministrazioni e associazioni
Sembra che
veramente in tanti conserviate il ricordo della bellissima manifestazione
organizzata da Info-Salento assieme a varie associazioni pugliesi e salentine
all’estero come anche italiane. Quasi quotidianamente ci viene chiesto quando
si riorganizza questo particolare e riuscitissimo evento.
In effetti, è
stato molto bello rivedere i nostri corregionali residenti in Svizzera,
Francia, Belgio, Germania, Olanda, Austria e varie altre nazioni, gestire i
propri stand sulla suggestiva ed accogliente piazza Giardini William Ingrosso,
offrendo, alle migliaia di persone presenti, varie degustazioni di specialità
tipiche delle terre che da decenni li accolgono e di cui essi hanno imparato a
rispettare ed apprezzare non solo le specialità culinarie ma anche la cultura e
le tradizioni.
Nel corso della
serata abbiamo avuto inoltre, il privilegio di premiare vari pugliesi
distintisi nel mondo per l’attività che svolgono in seno alle istituzioni,
associazioni, squadre sportive o aziende del Salento e della Puglia.
Non sono mancati
neanche personaggi di spicco del mondo politico italiano e dello spettacolo,
che gentilmente hanno accolto il nostro invito.
Il tutto
piacevolmente allietato da vari gruppi musicali che hanno proposto,
alternandosi, musica leggera e la più tradizionale pizzica salentina.
Gli artigiani
locali hanno dato vita ad una apprezzata mostra artigianale.
Tutto questo è
stato ripreso in diretta TV da Telerama ed è andato in onda su Pugliachannel,
per raggiungere e rendere partecipi quanti non hanno potuto essere fisicamente
presenti.
Insomma, non
mancava proprio niente! Il problema è stato uno: l’organizzazione!
Infatti alcune
associazioni, aziende come anche persone private ci avevano assicurato la
propria collaborazione che poi è venuta a mancare.
Noi vorremmo
continuare a organizzare questa manifestazione ma assieme a voi.
Ed è per questo
che vi chiediamo:
- Quali sono le
associazioni pugliesi o salentine che potrebbero avere interesse ad occupare
uno stand con prodotti culinari e non solo, dei luoghi (estero o Nord Italia)
in cui l’associazione opera?
- Quali sono le
associazioni locali che sarebbero disposte a darci una mano dal punto di vista
organizzativo con proposte e idee ma anche con risorse umane prima, durante e
dopo la manifestazione?
- Vi sono privati
che avrebbero interesse a dare una mano senza porre come prima domanda “cosa si
guadagna?”
- Ovviamente
cerchiamo anche delle aziende che ci sostengano economicamente anche con cifre
non impegnative. È ovvio che sarà nostro impegno pubblicizzare queste aziende
con adeguata attività pubblicitaria tramite manifesti, striscioni, biglietti,
spot TV e radio ecc.
Sperando di non
essermi prolungato eccessivamente e di aver illustrato con chiarezza le linee
guida della manifestazione, mi auguro di ricevere un sacco di mail
(contact@info-salento.it) con le vostre eventuali proposte, idee e suggerimenti
per metterle in pratica.
Se non volete dare
un vostro parere personale sulla manifestazione ma partecipare semplicemente al
sondaggio, lo potete fare sul sito www.info-salento.it.
Roberto Cazzato, www.info-salento.it, contact@info-salento.it (de.it.press)
Depositata lunedì
alla Camera dal deputato Idv eletto in Europa, Antonio Razzi
ROMA – Antonio Razzi, deputato eletto al
Parlamento italiano nella ripartizione Europa per Italia dei Valori, ha
depositato oggi alla Camera il progetto di legge intitolato “Voto diretto con
sistema elettronico per tutti i residenti in Italia e all’estero”, con il quale
si intende introdurre per i nostri connazionali la possibilità di votare
tramite pc.
“Il progetto, che introduce un meccanismo già
utilizzato in altri Paesi, dall’Estonia al Brasile, è in linea con l’afflato
innovatore bipartisan tra gli schieramenti che tende ad eliminare le
ingiustizie emerse con l’istituzione della Circoscrizione Estero – afferma
Razzi.
Basta disparità, basta figli e figliastri,
gli italiani sono italiani tutti uguali ovunque vivano; è impensabile e non è
intellettualmente onesto non prendere atto di questa verità – aggiunge il
deputato Idv. – Si tratta di un provvedimento che bisognava prendere”.
“Aboliremo spese enormi se si pensa all’organizzazione dei seggi con presidenti
e scrutatori compresi, - prosegue Razzi - si avrà la possibilità di avere i
risultati delle votazioni in tempo reale e faremo finalmente a meno degli exit
pool inaffidabili e costosi”. “Farò il possibile e l’impossibile affinché venga
approvata in Parlamento una legge vera detentrice di civiltà e di diritti tra
italiani. La coscienza, l’amore che ho per i connazionali all’estero, lo
scrupolo di perpetrare iniquità tra gli italiani residenti all’estero e quelli
residenti in Italia, la piaga di brogli a tutti i livelli, conclude Razzi
- mi ha fatto decidere in questo senso”. (Inform)
Interventi. Il sogno è finito...resta la speranza. Riflessioni sullo stato
del mondo
Accompagnato dai
soliti scontati e ripetitivi discorsi dei Capi di Stato di tutto il
mondo, il 2010 è iniziato in un crescendo di attentati terroristici riusciti o
tentati, in una strategia che in molte sfortunate parti del mondo vede le masse
prese fra due fuochi: da una parte le colizioni con i loro contingenti
militari "di liberazione" (in realtà ovunque giustamente percepiti
come eserciti occupanti) e dall'altra i "signori della guerra",
che in Afganistan, Somalia, Congo, Sudan, e in numerose altre parti del mondo
combattono contro la "guerra dei signori" (cioé dei Paesi Occidentali
che con la guerra sostengono le proprie economie).
Irak
Ad esempio come in
Irak, dove ha infierito la "coalizione della menzogna" (lo ha ammesso
anche Tony Blair che l'obiettivo per cui ,insieme a Bush ,scatenó la guerra
preventiva di aggressione, era di eliminare il dittatore Saddam e non di
cercare armi). E nei circoli militari è ormai risaputo che l'attacco venne
sferrato soltanto quando si appurò senza ombra di dubbio che le armi chimiche e
biologiche non esistevano (altrimenti la strategia dell'attacco sarebbe
stata completamente diversa). Saddam era un dittatore utile finché accettava di
regalare il petrolio alle multinazionali e si accontentava di restare al potere
pacificando col terrore le popolazioni finite in quell'artificiale Stato dai
confini dettati dal capriccio dei colonialisti inglesi e comprendenti etnie e
popolazioni diversissime ed in conflitto fra di loro per motivi religiosi,
culturali ed economici. Senza l'aggressione criminale di Bush
probabilmente Saddam sarebbe stato liquidato ugualmente, ma senza i milioni di
morti, orfani causati dalle due guerre del Golfo, che lungi dal risolvere alcuno
dei gravi problemi preesistenti hanno creato una focolaio di perpetua
conflittualità, un terreno fertile per ogni sorta di estremismi e terrorismi.
Afganistan e
dintorni - La lezione non è purtroppo servita a nulla, in Afganistan pressapoco
la stessa coalizione sta ripetendo l'identico errore: la via che conduce verso
la pace non è mai passata attraverso guerre di aggressione ed occupazione. Non
sono pacifista: sono stato ufficiale, credo che sia purtroppo necessario, come
dicevano i latini, "si vis pacem para bellum": senza un esercito e la
forza di dissuasione nessuna nazione è al sicuro. Se le popolazioni dell'
America (Incas, Maya, Atzechi, Indiani) dopo il 1492 avessero avuto
eserciti in grado di difenderle dalle aggressioni degli europei (Spagna,
Portogallo, poi Francia ed Inghilterra) non sarebbero stati massacrate, ridotte
in schiavitù, cancellate le loro lingue e culture già per molti versi superiori
a quelle dei barbari aggressori europei, che questa è la verità: quella che
leggiamo sui correnti manuali scolastici è la storia scritta dai
"vincitori", frottole al quadrato.
Dunque difendersi
anche con le armi è un diritto. Un diritto troppo spesso dimenticato quando a
praticarlo sono gli altri, quelli che l'Occidente aggredisce con motivazioni o
apertamente false come in Irak, o con nobili pretesti che servono però
unicamente a coprire inconfessabili interessi come in afganistan ed
altrove.
L'attacco
all'Afganistan è un caso emblematico: se doveva servire a colpire Al
Quaida o il mitico Bin Laden (chissà che un giorno non si scopra che
costui non è mai realmente esistito), bastavano conoscenze anche rudimentali di
geografia per sapere che i terroristi responsabili dell'attacco dell'11
settembre 2001 provenivano da tutt'altri Paesi (Jemen, Arabia Saudita)
meno che dall'Afganistan o dall'Irak. E che confinando l'Afganistan con il
Pakistan, di cui è ben nota la situazione politica interna, tutto si poteva
fare di sensato meno che creargli a fianco un focolaio di guerra.
Eppure,
dando ragione a Goebbels, a forza di ripetere le stesse menzogne i fautori
criminali delle rispettive guerre di aggressione ai suddetti Paesi sono
riusciti a convincere la stragrande maggioranza delle popolazioni
dell'Occidente che si trattava di difendere i valori della civiltà occidentale
minacciate dai terroristi, e di questo passo si è arrivati addirittura
addirittura far passare l'equazione "islam = terrorismo".
Nessun argomento è
forte quanto la paura: qualunque partito, anche il più squallido e meschino,
privo di qualsivoglia disegno politico costruttivo, puntando sulla carta della
paura ha la certezza di vincere. Lo si è visto in Svizzera, dove appunto la
paura dell'Islam è stata sfruttata per portare voti alla destra razzista, che è
riuscita a far credere che con l'Islam sarebbe arrivata prima o poi la Sharia,
e con essa la repressione delle donne ... (che in Svizzera ottennero il diritto
di voto soltanto nel 1971 ...!). Lo stesso discorso vale ad esempio per la Lega
Nod in Italia, con aggravanti sulle quali preferiamo sorvolare tanto sono note
(Bianchi natali, ecc.).
Le menzogne
sull'Afganistan - Se si trattava veramente di trovare Bin Laden la CIA (magari
con l'aiuto del ben più efficiente MOSSAD israeliano) non avrebbe avuto alcuna
difficoltà a compiere la missione, senza bombardamenti di popolazioni civili,
bombe scaricate per errore su gruppi che festeggiavano nozze o altre
ricorrenze, villaggi pacifici messi a ferro e fuoco da un' imponente quanto
fallimentare invasione militare. I militari statunitensi ed inglesi stessi
erano contrari al tipo di invasione, e ne avevano ben donde, avendo le
conoscenze e capacità professionali per analizzare il fiasco completo della
precedente invasione sovietica in Afganistan.
Se si trattava
veramente di liberare le donne afgane dal giogo dei fondamentalisti talibani
(talib in arabo indica lo "studente" che a sua volta
letteralmente significa "colui che fa le domande" - per inciso un
concetto più moderno e democratico rispetto alla pedagogia occidentale che
"trasmette" il sapere) le bombe erano il mezzo meno adatto.
Basterebbe
ricordare la nostra storia occidentale recente: la prima donna che fu
autorizzata a studiare medicina in Italia fu Maria Montessori, all'inizio del
'900, il voto alle donne in Italia venne concesso nel 1946, analogamente in
moti altri Stati europei).
E anche
l'attualità non brilla sotto l'aspetto del rispetto delle donne in Occidente:
in Spagna nel 2007 le donne morte in seguito a violenze coniugali sono state
16, le denunce per maltrattamenti 25.000, e si sa che questa è soltanto
la punta dell'Eisberg. Anche in Italia basterebe rilegere l'autobiografia
"Volevo i pantaloni" di Lara Cardella per capire che non c'è bisogno
di andare in Afganistan per vedere l'oppressione femminile. Ma appnto si tratta
di un problema che si può risolvere soltanto con la persuasione, con lo
sviluppo economico (l'indipendenza economica è la chiave della liberazione
delle donne, dunque lavoro ed istruzione e non bombe). Ed in ogni caso, è
ingenua e tragica illusione che si possa far cambiare la mentalità dovuta a
regole patriarcali piazzando governi fantoccio ed occupando con forze nemiche
un Paese.
Militarmente la
guerra in Afganistan è irrimediabilmente perduta per l'Occidente, lo si sapeva
nei circoli militari fin dall'inizio. Perché dunque continuare a riversare sul
povero e martoriato Paese morte e distruzione, con il cinico argomento che
l'intervento militare serve a garantire la "ricostruzione" ?!
La risposta è
purtroppo semplice: ben altri sono i moventi: oltre al passaggio di
oleodotti utili all'Occidente ed altri motivi strategici, c'è l'utile immediato
dei veri profittatori: come ricorda il Ministro degli Esteri afgano,
Rangin Dadfar Spanta, coi costi di un soldato USA si potrebbero istruire 60
soldati afgani, molto più utili alla pacificazione del Paese se questo fosse il
vero obiettivo.
Invece purtoppo
anche il povero Obama ha dovuto cedere e fare un regalino economico alle
lobbies dei venditori di morte USA, e quindi pur sapendo che l'invio di
altri 30.000 soldati è militarmente una follia e umanamente un crimine, ha
ritenuto che per la pace interna era necessario questo tragico passo (sí il
Nobel per la pace lo ha sí meritato: ma per la "pace" interna coi
fornitori di materiale militare).
Putroppo il sogno
Obama è finito presto, si può scommettere andando sul sicuro, salvo un
miracoloso ravvedimento, che non verrà rieletto.
Sarà eletto al suo
posto qualcuno che farà cose sicuramente peggiori, ma nessun popolo perdona a
chi ha tradito le promesse e cancellato un sogno.
Piuttosto perdona
o subisce un mentitore (vedi Bush). Il sogno che ha portato Obama al
potere era di un'America sulla via del recupero degli ideali democratici e
civili: la direzione in cui si va è l'opposta.
Col regalo ai
"signori della guerra" in patria ed altre simili scelte che già ha
compiuto Obama si é giocata gran parte della credibilità (ad es. compromessi
con la Cina in materia di diritti umani, rifiuto di ricevere il Dalai Lama: e
non per quel che vale costui, che a sua volta è ben lungi da rappresentare
democraticamente il Tibet, ma per il capovolgimento dei valori che l'atto ha
rappresentato; tacere sul rispetto delle minoranze per non compromettere la
cooperazione economica, un inchino al dio profitto). Non riuscirà
probabilmente nemmeno a chiudere l'infame prigione di Guantanamo.
Ora per di più
arrivano nuovi problemi (Jemen) o si acutizzano quelli preesistenti , ad es.
l'Iran.
Vedremo presto se
la lezione dell'Irak è servita almeno qui: abbiamo dinanzi agli occhi un Iran
che si avvia alla guerra civile, una resistenza crescente che potrebbe sboccare
nella fine della dittatura religiosa e della repressione politica,
basterebbe aiutare questa resistenza cosí come avvenne per i Paesi ex-comunisti
(il movimento Solidarnos in Polonia fu sostenuto con ingenti fondi stranieri,
USA ma anche Vaticani, e una volta tanto giustamente impiegati, certo meglio
che non per comperare il silenzio delle vittime di abusi sessuali da parte di
prelati negli USA ed Irlanda).
Invece le scelte
politiche vanno ancora una volta nella direzione sbagliata: le solite assurde
sanzioni che finiscono per colpire unicamente la popolazione, che poi si trova
costretta a solidarizzare col potere che la opprime.
Israele-Palestina:
come Clinton e forse peggio - Nessuna speranza nemmeno per quanto riguarda il
problema più grosso, che é poi il nodo sintomatico e la radice del
risentimento arabo e in generale del Medio Oriente verso l'Occidente, cioè
l'occupazione israeliana dei territori palestinesi ed il regime di aparheid
in esso instaurato e che alcuni politici attualmente al governo, come
ad es. Libermann, vorrebbero estendere addirittura all'interno di
Israele, privando dei diritti civili la popolazione araba residente.
Lo stesso ex
primo ministro Ehud Olmert (dimessosi dopo accuse di corruzione) ha
recentemente ammesso che senza una celere soluzione del conflitto con la
fondazione di uno Stato palestinese, Israele si troverà nella stessa situazione
in cui era il Sud-Africa prima della fine dell'apartheid.
Un' opinione
condivisa da molti israeliani, ma benché il movimento interno per la giustizia
e per la pace stia crescendo, anche lí la strategia della paura è ancora
vincente, e quindi i fondamentalisti al governo continuano ad ampliare con ogni
mezzo l'occupazione del territorio palestinese.
E`vero che con la
crescita degli insediamenti Israele si sta scavando la fossa, poiché quando su
un territorio ridotto ad un Bantustan, pullulante di insediamenti israeliani
sarà chiaramente impossibile creare uno stato autonomo palestinese, e nel
frattempo lo sviluppo demografico avrá ridotto gli israeliani ad una minoranza,
non sarà più possibile far credere al mondo l'equazione "patriota
palestinese = terrorista" e alla fine dell'inevitabile guerra civile
uscirà uno Stato che non potrà più essere nemmeno lontanamento simile a quello
attuale.
Su questo problema
Obama sta facendo anche peggio di Clinton (non è riuscito nemmeno ad ottenere
il vero blocco degli insediamenti, condizione "sine qua non" di ogni
seria iniziativa di pace), e nulla fa anche lontanamente pensare che possa
riuscire a convincere Israele ad abbandonare la propria attuale politica
suicida e portare poi al tavolo delle trattative i palestinesi, che giustamente
sotto le attuali premesse hanno capito come alla fine sarebbero ancora una
volta gabbati dai fondamentalisti sionisti, in cerca soltanto di guadagnare
tempo per creare sul terreno situazioni di fatto irreversibili.
Ecologia -
Sul fallimento di Copenhagen non darei invece troppa colpa ad Obama:
onestamente non c'era il minimo presupposto affinché la conferenza potesse
portare ad alcunché risultato concreto. Sul cambiamento climatico occorre
purtroppoessere realisti.
Molti potranno
considerarla un'eresia, ma la mia opinione è che non c'è realmente nulla da
fare: impossibile pensare che con tutti gli interessi a breve termine in gioco
si possa arrivare a fermare la folle corsa verso il disastro ecologico. Se si
attueranno riduzioni delle emissioni di CO2 sará perché economicamente
conviene, e qualche speranza c'è, la tecnologia degli impianti solari ad
esempio progredisce e potrà divenire una convenienza rispetto ad altri sistemi
in un futuro non troppo lontano, creando posti di lavoro. Ma fino ad allora c#é
poco da sperare.
I politici sono
eletti da coloro che votano al presente, e che temono di perdere il lavoro se
si riducono le emissioni di CO2. Le generazioni che dovranno subire i drammi
ecologici non votano ancora, non sono ancora nemmeno nate. E purtroppo
l'umanità vive il presente, in beata incoscienza.
Il cambiamento
climatico avverrà sicuramente e sarà dolorosissimo per miliardi di
uomini.
Resta una
certezza: petrolio, carbone e gas finiranno, magari fra cento anni soltanto, ma
di lí in poi la terra sará salva. Ovviamenete col buon senso si
potrebbero evitare le tragedie che aspettano i nostri posteri: ma di tutte le
materie prime è proprio il buon senso la più rara.
Ciononostante
possiamo guardare al 2010 con una certa fiducia e fors'anche con una mezza
certezza: al punto in cui siamo arrivati, quest' anno non potrà essere di molto
peggiore del precedente. E resta una piccolissima speranza di vedere
realizzato almeno un minuscolo frammento del sogno regalatoci da Obama.
Graziano Priotto
(gianavello@atlas.cz), de.it.press
Due indagati per l'eccidio di Cefalonia
La «casa rossa»:
lì i nazisti uccisero centinaia d’italiani - Rintracciati due tedeschi di 86
anni - La procura militare riapre l'inchiesta per una strage ancora senza
colpevoli
ROMA - Due nuovi
indagati per la strage di Cefalonia, il peggior eccidio di militari italiani
compiuto dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale: sono - secondo quanto
appreso dall’agenzia di stampa Ansa - due ex soldati della Wehrmacht, entrambi
di 86 anni, sospettati di aver ucciso un numero imprecisato di uomini della
Divisione Acqui.
Gregor Steffens e
Peter Werner - questi i loro nomi - sono stati rintracciati dai carabinieri,
quasi 67 anni dopo i fatti, nell’ambito dell’inchiesta a carico di Otmar
Muhlhauser, l’ex ufficiale tedesco morto lo scorso mese di luglio mentre era in
corso l’udienza preliminare nei suoi confronti.
L’identificazione
dei due ex soldati e la loro iscrizione nel registro degli indagati da parte
della procura militare di Roma riapre l’inchiesta su una strage che, con la
morte dell’ultimo imputato e una serie di assoluzioni e archiviazioni, è
rimasta finora impunita.
Massimo riserbo
viene mantenuto dalla procura militare di Roma sugli sviluppi giudiziari
relativi alla strage di Cefalonia: il procuratore capo, Antonino Intelisano, si
è limitato a confermare all’Ansa che vi sono due nuovi indagati, ma non ha
fornito altri particolari.
Secondo quanto è
stato possibile ricostruire, tuttavia, i carabinieri delegati a svolgere indagini
sull’eccidio di Cefalonia nell’ambito del procedimento a carico di Muhlhauser,
si sarebbero messi sulla nuova pista dopo essersi imbattuti in due nomi, citati
in una relazione del cappellano militare don Luigi Ghilardini, redatta poco
dopo la strage, avvenuta nel settembre ’43. Nel documento, proveniente
dall’Ufficio storico dell’Esercito, si parla dei «soldati Steffens Gregor e
Werner Peter, che precedentemente erano stati nostri prigionieri», i quali «si
vantavano di aver ucciso tramite fucilazione - lungo la strada tra Lakhitra e
Faraò - 170 soldati disarmati che si erano arresi». I militari dell’Arma si
sono subito attivati e, grazie anche alla collaborazione della polizia
criminale tedesca, sono riusciti a individuare i due ex militari della Wehrmacht,
scoprendo che sono entrambi vivi e qual è il loro attuale domicilio in
Germania.
Steffens e Werner
appartenevano alla 1/a divisione Alpenjager (da montagna): uno faceva parte
della prima compagnia del 910/o battaglione granatieri da fortezza e l’altro
della prima compagnia del 909/o battaglione. I due, si è scoperto, erano già
stati sentiti a «sommarie informazioni» nel 1965 e nel 1966 dalla procura di
Dortmund, che sui crimini compiuti dalla Wehrmacht a Cefalonia aveva aperto
un’inchiesta, conclusasi con l’archiviazione. Entrambi avevano negato ogni
responsabilità.
Sempre dalle
indagini è emerso che dei due presunti assassini si era probabilmente occupata
molti anni fa anche la magistratura militare italiana, che nel 1957 e nel 1960
emise due sentenze istruttorie nei confronti di 30 militari tedeschi accusati
di «violenza con omicidio continuato commessa da militari nemici in danno di
militari italiani prigionieri di guerra» in relazione all’uccisione, «tra il 15
e il 28 settembre 1943, in Cefalonia e Corfù», di «450 ufficiali e 5.500 uomini
di truppa italiani». Per tutti gli imputati la vicenda processuale si concluse
con un nulla di fatto, tra archiviazioni e proscioglimenti, e in particolare
per 17 di loro la sentenza del ’57 stabilì di «non doversi procedere» per
essere rimasti ignoti gli autori del reato. Tra questi «militari ignoti» anche
tali "Wermer" e "Stefans Gregor", all’epoca non meglio
identificati ed ora improvvisamente riemersi da un lontanissimo passato.
La procura
militare di Roma, secondo quanto si è appreso, avrebbe già sentito per
rogatoria i due indagati, che avrebbero nuovamente confermato la loro
estraneità ai fatti. Sentiti anche numerosi ex militari tedeschi in qualità di
testimoni, ma ulteriori accertamenti sono in corso. LS 11
Elezioni Croazia, Josipovic presidente, al candidato del centrosinistra
oltre il 60%
L'esponente
socialdemocratico ha vinto il ballottaggio
- Il sindaco di Zagabria ha ottenuto il 39,7 per cento
ZAGABRIA -
Il socialdemocratico europeista Ivo Josipovic è il nuovo presidente della
Croazia. Al ballottaggio ha ottenuto il 60,3 per cento dei consensi contro il
39,71 del sindaco di Zagabria Milan Bandic, suo ex collega di partito
sostenuto dai conservatori e dalla destra finora maggioritari nel Paese.
L'affluenza alle urne è stata del 50,28 per cento, sei punti in più rispetto al
primo turno di due settimane fa.
Josipovic, il
primo postcomunista eletto alla massima carica del paese, ha vinto con un
risultato ben al disopra delle previsioni della vigilia, che indicavano un
margine di differenza molto minore. Il 18 febbraio giurerà come terzo
capo dello stato dall'indipendenza raggiunta nel 1991, succedendo al moderato
Stipe Mesic.
Europeista convinto,
intellettuale della sinistra moderata e professore di diritto all'Università di
Zagabria, Josipovic ha promesso di adoperarsi per concludere al più presto la
fase finale del lungo e travagliato cammino all'adesione della Croazia
all'Unione europea, iniziato esattamente dieci anni fa quando il suo Partito
socialdemocratico (Sdp) detronizzò la destra nazionalista del defunto
presidente Franjo Tudjman.
I buoni rapporti
con i Paesi vicini - in particolare con il nemico degli anni Novanta, la Serbia
irritata dall'appoggio di Zagabria all'indipendenza del Kosovo, e la Slovenia
con cui la Croazia da vent'anni ha un aspro dissenso sul confine marittimo nel
nord Adriatico - saranno, a giudicare dalle promesse preelettorali, al centro
dell'impegno del nuovo presidente. In politica interna, la legalità, la
giustizia sociale, la lotta alla corruzione e la difesa dei diritti umani e dei
valori dell'antifascismo sono i punti centrali del messaggio con cui Josipovic
si è rivolto agli elettori.
"La vittoria
della Croazia europeista, civile e antinazionalista", "Sì alla
ragione, alla moderatezza e all'intelligenza" sono i titoli con i
quali i siti internet dei maggiori giornali hanno commentato la scelta dei
croati. La premier Jadranka Kosor, della Comunità democratica croata (Hdz,
conservatori), che non ha ufficialmente appoggiato nessuno dei due
candidati, ha dichiarato di aspettarsi una "buona cooperazione e un mutuo
rispetto" dal nuovo presidente, benché proveniente dall'opposizione.
Nel quartier
generale dello sconfitto Bandic si è accettata la sconfitta con tranquillità. I
collaboratori del sindaco di Zagabria parlano di valorizzare il risultato
ottenuto, forse fondando un nuovo partito. Solo due mesi fa Bandic era uno dei
massimi esponenti dell'Sdp da cui è stato espulso dopo dissensi con la
dirigenza. Si è poi trasformato in un fervente populista di destra con una
demagogia socialista. Aveva incassato l'appoggio della Chiesa cattolica e dei
reduci di guerra, e sperava di vincere facendo leva sulla paura per il
"ritorno del comunismo" nel caso fosse eletto Josipovic. Ma è stato
penalizzato dai numerosi casi di corruzione, rivelati dalla stampa durante la
campagna elettorale, in cui sarebbe coinvolto come sindaco di Zagabria. LR 10
Le decisioni
pubbliche italiane presentano falle ricorrenti, che prescindono dal colore
politico dei proponenti. La prima consiste in annunci di fondamentali novità
che, una volta illustrate, finiscono per rivelarsi come suggerimenti a fare
quel che in gran parte già si faceva.
È andata così con
il tetto del 30% per i bambini stranieri. La nota ministeriale è partita
prudentemente elastica, consentendo possibili eccezioni per chi sapesse
l’italiano, quindi presumibilmente per i nati in Italia o, comunque, in caso di
bisogno. Poi per gli studenti nati nel nostro Paese il tetto è stato del tutto
scoperchiato. La necessità di non sovraccaricare le classi con allievi che
hanno difficoltà di apprendimento è cosa che i direttori scolastici sanno
benissimo, e applicano già questa regola di buon senso, per l’appunto quando
possono: magari, per renderla davvero efficace, vorrebbero le risorse umane ed
economiche che ora finalmente il ministro promette. La falla della
misura-novità di solito si allarga: all’annuncio di grandi svolte, da una
parte, si contrappongono denunce di lesione di fondamentali diritti umani,
dall’altra, spostare un po’ di bambini in bus può essere invece una buona mossa
contro la segregazione. In fondo il sistema del bus non fu usato negli Usa per
fare uscire i bambini neri dalle scuole ghetto, con grandi opposizioni dei
bianchi razzisti?
La seconda falla
consiste nel non valutare i possibili effetti di provvedimenti diversi
combinati tra loro. Con la Bossi-Fini il tempo di tolleranza della disoccupazione
per mantenere il permesso di soggiorno era stato accorciato da un anno a 6
mesi, poi la recente Legge Maroni sulla sicurezza ha introdotto il reato di
immigrazione clandestina che, si noti, non vale solo per gli ingressi
clandestini, ma anche per chi si ferma con un permesso scaduto. Dopo 6 mesi di
disoccupazione, dunque, il permesso di soggiorno non è più rinnovabile e il
lavoratore può essere incriminato, obbligato a pagare una salata multa,
espulso. Siamo in un periodo di crisi e i lavoratori stranieri stanno pagando
un prezzo particolarmente alto: tra il III trimestre del 2008 e quello del 2009
la disoccupazione tra gli italiani è aumentata dell’1,2%, tra gli stranieri del
3,8.%. Per evitare di perdere, insieme al lavoro, anche il permesso, i
lavoratori immigrati non-comunitari accettano qualunque condizione. Non tutti i
braccianti di Rosarno erano clandestini, ma anche i regolari stavano perdendo
quella miserevole ombra di occupazione, e con essa la condizione di regolarità.
Le aggressioni di cui sono stati vittime hanno solo acceso la miccia di una
polveriera sociale che ha scatenato la rivolta. Se le rivoluzioni - come
proclamava il compagno Mao - non sono pranzi di gala, neppure le rivolte sono
picnic sull’erba. Non c’era bisogno di Rosarno per ricordarcelo. Sono eventi
spaventosi, violenti che dobbiamo in tutti i modi cercare di prevenire. Ma
certo non aiuta a farlo un’altra falla ricorrente nelle decisioni pubbliche
nostrane: il ricorso a succedanei-patacca. Oggi c’è chi propone di affossare o
svuotare la riforma della cittadinanza come risposta alla rivolta di Rosarno.
Boicottare la riforma è certamente utile per speculare sui sentimenti
anti-immigrati e agguantare voti, ma non si capisce in che modo possa risolvere
problemi di ordine pubblico. Chi vuole ottenere la cittadinanza italiana deve
giurare fedeltà alla Repubblica, impegnarsi a rispettare la nostra Costituzione
e le nostre leggi. Se è stato regolare per dieci anni come prevede la legge
attuale, o cinque come vorrebbe la riforma Granata-Sarubbi, significa che per
tutto quel tempo ha regolarmente lavorato, guadagnato, pagato le tasse e non ha
commesso reati. Il progetto Granata-Sarubbi, in cambio dello sconto sul tempo
di soggiorno, chiede poi agli aspiranti cittadini di sapere l’italiano: che è
un altro indicatore di avvenuta integrazione. Qualcuno pensa che 5 anni siano
pochi e che la conoscenza della lingua non basta, altri preferiscono comunque
un processo graduale.
Discutiamone, ma
smettiamo - per favore - di contrapporre la cittadinanza come premio di un
percorso di integrazione in contrapposizione alla cittadinanza come strumento
di integrazione. È ovvio che debba essere tutte e due le cose. Facilitare la
cittadinanza, o dare il voto locale anche ai non-comunitari, non esclude rischi
di rivolta, ma contribuisce almeno a diminuirli. Un grande liberale e studioso
di fenomeni sociali, Ralf Dahrendorf, sosteneva che i conflitti sociali si
tengono sotto controllo se lo scontento trova a sua disposizione canali di
espressione legittimi. Lavoratori che non possono far sentire le proprie
ragioni attraverso strumenti di rappresentanza politica o sindacale ricorrono
allo sciopero; se neanche lo sciopero funziona, se sono repressi, sfruttati,
possono passare a comportamenti pericolosi, violenti. La rappresentanza
ovviamente non basta a prevenire la violenza: in assenza di condizioni di vita
accettabili e di rispetto umano, chi non riesce a ottenere qualcosa con le
buone, può sempre cercare di farlo con le cattive. Ma essere inclusi come cittadini
abbassa il pericolo di essere sfruttati come lavoratori, consente di esprimersi
politicamente con gli strumenti della democrazia. Oggi un’apertura ai diritti
per gli immigrati costituirebbe soprattutto un segnale di rispetto da parte
della classe politica nei confronti di tutti coloro che, comunque, prima o poi,
cittadini italiani lo diventeranno. Ma la principale falla delle nostre
decisioni pubbliche è, in generale, una certa miopia. GIOVANNA ZINCONE LS 12
Rosarno, severe critiche al governo
“Nel mirino le
vittime, invece che le cosche". Monito del Papa. Verso lo sciopero degli
immigrati
"L'immigrato
è un essere umano, differente per cultura e tradizione ma comunque da
rispettare", e "la violenza non deve essere mai per nessuno il modo
per risolvere le difficoltà": lo ha detto il Papa all'Angelus in piazza
san Pietro, riferendosi ai fatti accaduti nei giorni scorsi a Rosarno, in
Calabria. ''Oggi Rosarno e' l'unica citta' al mondo interamente bianca. Nemmeno
il Sud Africa dell'Apartheid aveva ottenuto un tale risultato. Ora, la domanda
da porre e': chi raccogliera' le arance? Immaginiamo che, a farlo -e, come si
dice, per dare un messaggio al paese- saranno i ministri Calderoli e Maroni''.
Luigi Manconi,
presidente di A Buon Diritto, gia' sottosegretario alla Giustizia, è
severissimo: ''le responsabilita' del Ministro degli interni, Maroni, sono
gravissime: le sue parole (''se si e' arrivati a questo e' perche' c'e' stata
troppa tolleranza'') suonano indecenti''. ''Proprio cosi': prive di qualunque
forma di decenza, politica ma anche morale -rincara- Mai, nella storia
dell'Italia repubblicana, si era assistito a un simile rovesciamento della
realta' dei fatti: le vittime ovvero gli immigrati, costretti
all'irregolarita', ridotti a schiavi, soggetti a una disciplina feroce e a
punizioni crudeli, sottoposti a un regime servile, fatti bersaglio di
aggressioni e fucilate, sono stati presentati come i responsabili della
situazione. In questa cupa vicenda il razzismo c'entra, eccome, ma e' una
componente di quella organizzazione criminale del lavoro manuale, gestita dalla
'ndrangheta e accettata dallo Stato e dalle istituzioni locali''.
''Il ministro
dell'Interno usa parole tonitruanti contro le cosche, ma poi accusa le vittime
di quelle stesse cosche, le deporta, le espelle -prosegue Manconi- Infine,
viene da chiedere: ma dov'e' la classe politica di centro sinistra? Perche' non
corre in Calabria? Perche' le confederazioni sindacali non fanno della
''questione Rosarno'' una questione nazionale? Il primo marzo, in alcuni paesi
europei, si svolgeranno iniziative a tutela del lavoro immigrato. Che cosa si
aspetta a fare altrettanto in Italia?''.
''C'e' un rischio
di completa paralisi del Paese se gli immigrati dovessero scioperare a tempo
indeterminato'', denuncia in una nota il teologo morale campano, padre Antonio
Rungi. ''Gli oltre 4 milioni e mezzo di immigrati regolari presenti in Italia
assicurano servizi essenziali - ricorda - tra cui quello dell'assistenza agli
anziani, nel settore agricolo, in quello edilizio, nel commercio, nella
distribuzione, nei lavori manuali, ma anche culturali. Oggi non si puo' fare a
meno degli immigrati. Hanno occupato un posto importante per la regolare
funzionalita' dell'Italia''.
''Anche il loro
contributo alle casse dello Stato non va sottovalutato - aggiunge padre Rungi -
se come si afferma la loro attivita' lavorativa contribuisce al 10% per il Pil.
Quindi gli immigrati sono una risorsa e non solo un problema, sono
un'opportunita' per il nostro Paese. Tuttavia, il sistema d'ingresso regolare
nel nostro Paese va fatto funzionare meglio''.
''Bisogna rivedere
il sistema di ingresso perche' funzioni meglio e soprattutto azzerare la
situazione degli immigrati irregolari piu' facili ad essere strumentalizzati -
prosegue il noto teologo- ad essere sottopagati e quindi a non contribuire al
pagamento delle tasse, con il lavoro nero e non dichiarato. C'e' bisogno -
conclude- di una conversione alla regolarita' e alla legalita' da parte degli
Italiani e degli emigrati''.
''Il primo marzo
e' un giorno come gli altri, la legge viene applicata anche il primo marzo'',
replica a Manconi ed altri il ministro dell'Interno Roberto Maroni, ospite di
Maria Latella a 'L'intervista' su SkyTg24, e mette in chiaro che, se ci fosse
la manifestazione degli immigrati il 1 marzo, non ci sarebbero deroghe dalla
prassi ordinaria. ''La legge dice che se c'e' un clandestino, le forze
dell'ordine lo identificano e prendono poi i provvedimenti di espulsione -si
limita a dire- E il primo marzo e' un giorno come gli altri''.
Le parole del Papa
all'Angelus, tuttavia, suonano come un monito sulle scelte del governo, seppure
non ci sia alcuna esplicita sconfessione da parte del Vaticano, ma solo appelli
al buonsenso ed all'accoglienza. Il mondo "brancola spesso nelle tenebre
del dubbio", e perciò la fede va alimentata, "é un dono da
riscoprire, da coltivare e da testimoniare", anche per i credenti. Lo ha
detto il Papa alla messa del Battesimo del Signore celebrata questa mattina
nella cappella Sistina, rivolgendosi in primo luogo ai genitori di quattordici
bambini che riceveranno tra poco il battesimo dalle mani del pontefice. Un rito
che si ripete ogni anno, ma che quest'anno Benedetto XVI ha voluto dedicare
principalmente alla testimonianza della fede, pregando perché "il Signore
conceda a ciascuno di noi di vivere la bellezza e la gioia di essere
cristiani".
Una particolare
esortazione è stata rivolta dal Papa ai genitori dei bambini, chiamati ad
"essere per i figli i primi testimoni della fede". Un compito,
chiaramente descritto nella liturgia, per il quale - ha sottolineato Benedetto
XVI - "la professione di fede e la rinuncia al peccato di genitori,
padrini e madrine rappresentano la premessa necessaria". I genitori
dovranno perciò "impegnarsi ad alimentare con le parole e la testimonianza
della loro vita le fiaccole della fede dei bambini, perché possa risplendere in
questo nostro mondo, che brancola spesso nelle tenebre del dubbio, e recare la
luce del Vangelo che è vita e speranza". Solo così, da adulti - ha
concluso il Papa - potranno servire e gioire della fede e dell'appartenenza
alla Chiesa".
"Non si può
aspirare ad un mondo nuovo rimanendo immersi nell'egoismo e nelle abitudini
legate al peccato": lo ha affermato Benedetto XVI durante la messa del
Battesimo del Signore celebrata nella Cappella Sistina. Il Vangelo di san Luca
racconta dell'avvicinarsi di Gesù al Giordano per ricevere il Battesimo da
Giovanni Battista, in un tempo - ricorda l'evangelista - in cui Israele era in
attesa di un "mondo diverso e di parole nuove", un bisogno, secondo
il Papa, vivo anche oggi. Per aspirarvi, tuttavia, ha sottolineato Ratzinger,
occorre fare come Gesù che, nato in una mangiatoia, anche al Giordano "si mette
in fila come tutti" e dà prova di "straordinaria umiltà". Il
Papa ha poi esortato, citando san Paolo, a "rinnegare l'empietà e i
desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con
pietà", una condizione capace di condurre "ad una vita più felice,
più bella, più solidale, ad una vita secondo Dio". SicInf 10
Di fronte alle
immagini degli uomini che lasciano Rosarno con le loro poche cose, che
confessano di non avere i soldi per il treno e di non conoscere la lingua
italiana, che vanno a Livorno, Napoli o Bari, la domanda è: che ne sarà di loro
e cosa faranno? Molti sono regolari ed altri richiedenti asilo. Altri sono
irregolari seppure in Italia da molti anni. Sono vittime di quel male antico
che negli ultimi tempi si è rafforzato che è lo sfruttamento del lavoro, tanto
più spietato quando può avvalersi di persone vulnerabili che fuggono dalla fame
e dalla guerra, disponibili a qualunque lavoro, prive di permesso di soggiorno.
Questa del resto è la condizione per esercitare la schiavitù. Bisogna liberare
gli schiavi dai caporali ma bisogna anche combattere la guerra contro il lavoro
nero e sommerso, l’unico in cui si scatena la guerra tra poveri, perché lo
sfruttamento degli immigrati abbassa le tutele dei lavoratori italiani e li
rende concorrenti nella ricerca di un posto di lavoro. Il Governo dovrebbe
adottare subito un provvedimento mirato di regolarizzazione del lavoro
agricolo, analogo a quello assunto per il lavoro domestico e contemporaneamente
applicare la direttiva europea che prevede una severa sanzione nei confronti
dei datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è
irregolare (direttiva del 18 giugno 2009). Gli immigrati sono parte essenziale
della nostra agricoltura.
Le loro braccia,
la loro disponibilità a sopportare il caldo più afoso e il freddo più pungente,
le loro abilità, le loro giornate senza tempo passate nelle stalle padane (dove
ci sono i pachistani, gli indiani, gli albanesi, i macedoni, i marocchini e i tunisini
non i padani... con buona pace di Bossi e Maroni), il pascolo sulle montagne,
sono l’altra faccia dell’agricoltura moderna la quale si fermerebbe se non ci
fossero loro. Perché nessun italiano, anche se disoccupato, è disponibile a
questo tipo di lavoro e di vita. Gli immigrati sono indispensabili alle aziende
agricole ma subiscono la farraginosità della normativa sull’ingresso per
lavoro. Si sono così sedimentate nel tempo, in alcune parti d’Italia, sacche di
irregolarità che deve essere assorbita.
L’irregolarità è
alimentata anche dalla legge Bossi-Fini e dalla politica del Governo che ha
chiuso le vie legali dell’immigrazione e ha cancellato il Fondo Nazionale per
le politiche di integrazione. Prosciugare i bacini della schiavitù e del lavoro
irregolare; promuovere l’ingresso regolare per lavoro; combattere il degrado
urbano e sociale che si concentra in alcune realtà del nostro Paese;
promuovere, finalmente, un piano nazionale per l’integrazione: sono questi i
provvedimenti che il Governo dovrebbe adottare subito. Con una premessa che è
la priorità assoluta, quella su cui si misura il senso di responsabilità e la
capacità di promuovere il bene comune da parte di una classe dirigente: non si
usi più l’immigrazione a fini elettorali. Si smetta di agitare degli spauracchi
che non corrispondono alla realtà come quella degli immigrati che rubano il
lavoro agli italiani o dei bambini stranieri che rallentano la crescita
culturale dei nostri figli.
Si smetta di
raccontare una Italia che non c’è e si racconti invece l’Italia nuova che sta
crescendo nel profondo dei territori, dei comuni, delle aziende, delle scuole e
delle famiglie. Che è l’Italia della convivenza. Livia Turco L’U 11
Roma - Le prime
pagine dei giornali di oggi sono dedicate alla vicenda degli immigrati di
Rosarno, nella mia Calabria, la terra che ho dovuto lasciare a 18 anni. I miei
primi diciotto anni, poiché i secondi 18 li ho vissuti a Roma.
Ho lasciato quella
terra per studiare, fare un master e lavorare: da quelle parti trovare lavoro
era "un'impresa no profit"... In tutti i sensi: anche volendo
lavorare davvero, duramente, in quei campi nei quali si raccolgono dall'alba i
pomodori; in quegli agrumeti dove maturano squisite arance, mandarini e limoni;
in quelle distese nelle quali abbonda il grano: "...te via avire tantu 're
lu granu/ quantu ne coglia Cutru e la Marina..." recita un passo della
strenna natalizia del mio paese.
E pure trovandolo,
questo tipo di lavoro, ci si spezza la schiena e si porta a case una miseria
con la quale difficilmente si campa una famiglia. Questi lavori oggi li fanno,
in nero o no, gli immigrati. Quegli stessi immigrati che puliscono le case
della mia regione, che assistono anziani e/o malati. Anche dei mie nonni paterni
si prende cura una carissima persona immigrata, che per la nostra stampa e per
il nostro ministero degli Interni fa alzare la media dei reati. Ma mio nonno
non riesce a capire dov'è che delinque... Eppure, questa mia terra (non solo la
Calabria, ma l'intera Italia), oggi ha più calabresi in giro per il mondo che
in punta allo Stivale. Non tutti distintisi positivamente (vogliamo parlare dei
fatti di Duisburg?). Ma su questo, ha scritto molto bene Gian Antonio Stella
anche sul Corriere di oggi.
Ricordando che gli
immigrati di Rosarno di questi giorni sono stati gli emigrati italiani di ieri
nel Nord America e in Europa. Trasformando, poi, il particolare in universale e
avvicinando le condizioni disumane degli immigrati di Rosarno (e degli emigrati
nostri di ieri) a quelle dei prigionieri dei lager descritte da Primo Levi,
anche Adriano Sofri, con la sua splendida poesia, ci costringe a una
riflessione umana e politica più profonda e staccata dalla cronaca delle news.
Insomma, leggendo queste e altre riflessioni, mi viene da pensare che il nostro
antico e glorioso Paese, culla di diritto e civiltà, di cristianesimo e
cultura, di emigrazione e integrazione (ahimè anche di criminalità organizzata,
di cui la 'ndrangheta oggi detiene il primato mondiale - leggi Francesco
Forgione, 'Ndrangheta. Boss, luoghi e affari della mafia più potente al mondo,
Baldini Castoldi Dalai, 2008), oggi rischia di perdere sia la sua umanità più
profonda (la sua pietas), che il suo storico spirito democratico, il suo alto
magistero culturale.
Oggi, quindi, che
ricade anche l'anniversario della morte di Fabrizio De Andrè, insieme alla
poesia di Sofri riascolterò "Anime salve", il brano in cui De Andrè
intende "salve" non solo nel senso cristiano del termine (coloro che
dopo aver sofferto in vita si salvano dopo la morte andando in Paradiso), ma
anche in senso etimologico, di "solitarie". Perché gli immigrati di
Rosarno, come i nostri vecchi emigrati discriminati, sono dei "soli".
Non romiti, bensì disperati costretti alla solitudine, in ascolto del proprio
spirito e della propria condizione, costretti a riflettere sul passato, sui
"passaggi di tempo".
Anime che
ricercano dentro se stesse, con lo sguardo nel passato e la mente rivolta al
futuro: così, almeno, dovremmo ragionare tutti su questa vicenda; così il
nostro Paese, così il nostro Governo: "...mi sono guardato piangere in uno
specchio di neve,/ mi sono visto che ridevo.../ Ti saluto dai paesi di domani,/
che sono visioni di anime contadine...". Eugenio Marino, Dipartimento
italiani nel mondo del Pd
Rosarno, figli di boss negli scontri. L'Osservatore: «Italiani razzisti»
All'attenzione
delle forze dell'ordine le possibili infiltrazioni della 'Ndrangheta nei
disordini
Lo sgombero degli
immigrati accampati in una fabbrica di olio mai andata in funzione sulla
statale 18 che collega Rosarno a Gioia Tauro (Inside)
MILANO - Mentre
prosegue a Rosarno la demolizione delle strutture occupate, fino a sabato
scorso, da centinaia di immigrati africani impiegati come braccianti agricoli
nelle campagne nella zona, si è tenuto in mattinata a Palmi il vertice delle
forze dell'ordine convocato dal procuratore capo Giuseppe Creazzo. Il
magistrato ha acquisto gli elementi raccolti da Polizia e Carabinieri sui
disordini dei giorni scorsi (prima la protesta degli stranieri dopo il
ferimento di due extracomunitari, poi la caccia all'africano scatenata da
alcuni cittadini). All'attenzione degli inquirenti, in particolare, la dinamica
degli eventi e le possibili infiltrazioni nella criminalità locale, alla luce
soprattutto dell'arresto di una persona legata ad un clan della zona, durante i
tumulti seguiti agli scontri fra immigrati e forze di polizia. In un'intervista
al 'Quotidiano Nazionale', Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Dda di Reggio
Calabria, si dice sicuro «che sui fatti di Rosarno ci sa la regia della
'Ndrangheta». Gli investigatori ipotizzano che i disordini a Rosarno siano
stati pianificati dalla criminalità per spostare l'attenzione dalla bomba fatta
esplodere lo scorso 3 gennaio davanti alla Procura di Reggio Calabria, che
sarebbe stato un segnale contro l'arresto di latitanti e soprattutto contro i
recenti sequestri di beni della 'Ndrangheta. Stando al rapporto della polizia -
rivelato da Reuters - alla guerriglia urbana di Rosarno hanno preso parte
pregiudicati e figli di boss della 'Ndrangheta.
CORTEO - E mentre
il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, annuncia che sarà il 21
gennaio a Reggio Calabria alla "Giornata della legalità-Insieme per non
dimenticare", per riaffermare i valori «di legalità e solidarietà oscurati
dai gravi fatti di Rosarno», nel pomeriggio è sceso in piazza il comitato
spontaneo dei cittadini. Un'iniziativa organizzata «contro l'immagine di una
città xenofoba, mafiosa e razzista veicolata dai mass media nazionali e da
qualche esponente della politica e dell'associazionismo a livello regionale e
nazionale». Il corteo, al quale sono presenti anche alcuni immigrati, è partito
da piazza Calvario alle ore 16. In testa al corteo uno striscione con la
scritta «Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai mass media, 20 anni di
convivenza non sono razzismo». «I cittadini di Rosarno - affermano i promotori
dell'iniziativa - condannano in maniera ferma e decisa il vile ferimento dei
migranti stanziati presso l'Opera Sila e qualsiasi atto di violenza, da
qualunque parte provenga».
PIANO PER
L'INTEGRAZIONE - Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha annunciato
l'intenzione del governo di mettere a punto un Piano nazionale per
l'integrazione che sarà presentato nelle prossime settimane. Secondo il
ministro, «ha assolutamente ragione il collega Maroni. È doveroso sanzionare
tutti gli episodi che in qualche modo esprimono intolleranza etnica, compresi i
cori negli stadi. Una politica dell’integrazione - spiega - si compone
necessariamente di due aspetti tra loro connessi: quello della repressione dei
flussi clandestini e quello della migliore integrazione e dei comportamenti
regolari. I due aspetti si alimentano reciprocamente tanto quanto il prevalere
dell'irregolarità inevitabilmente cannibalizza le buone pratiche. Come la
moneta cattiva scaccia quella buona. Per questo stiamo predisponendo un Piano
nazionale per l’integrazione che presenteremo nelle prossime settimane».
L'OSSERVATORE -
Intanto l'Osservatore Romano lancia un duro attacco contro «il razzismo degli
italiani». Nell'articolo si compie un rapido excursus storico sulle radici del
razzismo nei primi decenni dell'unità d'Italia, per poi concludere: « Nel 2010,
invece, siamo ancora all'odio. Ora muto, ora scandito e ritmato dagli sfottò,
ora fattosi gesto concreto». Nel lungo servizio dal titolo «Gli italiani e il
razzismo, Tammurriata nera» e firmato da Giulia Galeotti, si legge: «Oltre che
disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano
all'odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver
superato». «Per una volta - prosegue il testo - la stampa non enfatizza: un
viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano
dubbi. Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giù. Né
siamo stati capaci di riscattarci, quando il 'diverso' s'è fatto più vicino,
nel mulatto, a prescindere dalle diversissime cause per cui ciò è avvenuto».
«Sia stato il risultato di un atto d'amore o, invece, di uno stupro - si legge
sul giornale del Vaticano - ben difficilmente abbiamo considerato quel bambino
come nostro, al pari dei nostri. Anzi, la doppia appartenenza è sembrata (e
continua a sembrare) una minaccia ulteriore». «In questo - rileva l'Osservatore
- davvero a nulla è servito l'esempio americano: l'Obama-mania che imperversa
trasversalmente, dalla politica all'arte, dallo stile al linguaggio, non ha
invece fatto breccia alcuna nel dimostrare il valore dell'incontro tra razze
diverse». Il testo del quotidiano della Santa Sede viene pubblicato dopo che il
Papa domenica ha chiesto rispetto per gli immigrati e che il Segretario di
Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, aveva parlato delle drammatiche
condizioni di vita in cui si trovavano gli immigrati nell'area di Rosarno. CdS
11
Rosarno, l’Egitto protesta: «Roma tuteli immigrati»
Il ministero degli
Esteri egiziano è intervenuto oggi sugli scontri di Rosarno denunciando
"la campagna di aggressione" e "le violenze" subite dagli
"immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia" e chiedendo al
governo italiano di "prendere le misure necessarie per la protezione delle
minoranze e degli immigrati". La questione, annuncia il ministero degli
Esteri in una nota, sarà sollevata dal ministro Aboul Gheit nell'incontro in
programma il 16 gennaio con il titolare della Farnesina Franco Frattini.
IN CORTEO
CALABRESI E IMMIGRATI - Si e' svolta ieri a Rosarno una manifestazione
organizzata per respingere l'immagine di paese xenofobo, mafioso e razzista
dopo gli scontri con gli immigrati avvenuti nei giorni scorsi. In testa al
corteo uno striscione con la scritta "Abbandonati dallo Stato,
criminalizzati dai mass media, 20 anni di convivenza non sono razzismo".
Hanno preso parte anche numerosi immigrati e una donna di Rosarno ferita nel
corso degli scontri ha sfilato accanto ad una donna di colore.
Per quanto
riguarda le indagini il procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo ha riunito gli
investigatori per un punto della situazione: allo stato attuale non ci sono
elementi che consentano di dire che vi sia "qualcosa di organizzato"
da parte della 'ndrangheta dietro la rivolta. Cio' non esclude che in seguito
possano emergere elementi tali da cambiare il quadro o che in una
"determinata fase" della guerriglia vi possa essere stato qualcosa di
preordinato. E' per questo che, nonostante l'inchiesta resti a Palmi, il
procuratore Creazzo ha parlato con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia
di Reggio, cui passerà il fascicolo nel caso in cui emergesse un coinvolgimento
delle cosche.
Un contributo
importante potrebbe arrivare dalle immagini delle telecamere fisse. Proprio dai
video è arrivato un primo contributo che ha consentito di chiarire i contorni
dell'aggressione da parte di Antonio Bellocco - figlio di un esponente di
spicco del clan che assieme ai Pesce controlla il territorio di Rosarno - ad un
immigrato e ai carabinieri che lo avevano bloccato. Nel video si vede Bellocco,
a bordo di un auto, passare vicino ad un immigrato che ha in mano un bastone,
al quale i carabinieri stanno dicendo di abbandonarlo. A quel punto
l'extracomunitario scaglia il bastone contro l'auto di Bellocco, che prosegue
la marcia, e si consegna ai militari. Dopo pochi metri, però, l'auto fa
un'inversione, Bellocco scende e tenta di aggredire prima l'immigrato e poi
anche i carabinieri.
Il gip di Palmi ha
convalidato l'arresto dei tre abitanti di Rosarno accusati di avere aggredito
alcuni immigrati: tra di loro anche lo stesso Antonio Bellocco. I magistrati
puntano ad identificare sia le persone coinvolte nelle violenze sia chi e
perché ha messo in giro alcune voci che hanno contribuito ad alzare la
tensione: quella che in seguito all'aggressione degli immigrati una donna
avesse abortito e quella che un bambino avrebbe perso un occhio negli scontri
provocati dagli extracomunitari.
L’U 12
“Bersani ha mandato
un segnale importante recandosi come primo leader di partito a Reggio Calabria
per esprimere la sua solidarietà ai magistrati nella loro lotta alla
‘ndrangheta”, ha detto l’on. Laura Garavini al termine della visita del
Segretario del Pd nel capoluogo della Calabria. Bersani, accompagnato dal
Responsabile Giustizia del partito, Andrea Orlando, e dalla Garavini, ha
incontrato a Reggio il Procuratore generale, Salvatore Di Landro e il
Procuratore capo, Giuseppe Pignatone.
“La mafia
calabrese facendo esplodere una bomba davanti al Tribunale – dice la Garavini,
capogruppo del Pd in Commissione Antimafia – ha sfidato lo Stato, mentre, con
le vicende di Rosarno, sta mostrando il suo potere sul territorio. Ora più che
mai, rispetto alle gravi intimidazioni rivolte alla Procura generale del
capoluogo calabrese, è necessario essere al fianco della magistratura, per
dimostrare la volontà compatta delle istituzioni e di tutti i partiti di
combattere la criminalità organizzata”.
“Ci sarebbe da
augurarsi che da tutte le forze politiche ci fosse un chiaro sostegno alla
magistratura” ha proseguito la Garavini che ha rinnovato il suo appello alla
Commissione Antimafia a recarsi urgentemente in missione a Reggio. De.it.press
Immigrati, i tanti ghetti da cui dobbiamo uscire
L’immigrazione
elusa e dimenticata ci piomba addosso come un tornado. Al centro di tutto c’è
una parola: ghetto. Nello stesso giorno in cui proviamo a liberarci da un
ghetto, ne vediamo esplodere un altro. Il ghetto da cui cerchiamo di uscire è
quello della scuola, dove i bambini italiani e stranieri devono imparare a
mischiarsi e crescere insieme. Quello che invece scopriamo chiuso e senza
uscite, è fatto di campi di pomodori e spaventose casacce dove bivaccano uomini
che lavorano anche 16 ore al giorno per 20 euro. Un ghetto che ne produce un
altro: quello di cittadini che si trovano ad essere aggrediti nelle loro
strade, nelle loro case, nelle loro auto. «Siamo noi gli extracomunitari, non
loro!», dice un uomo di Rosarno la cui moglie è stata appena assalita da una
banda di neri.
Così, l’Italia
innamorata degli scontri ideologici (gendarmi della razza contro buonisti ad
oltranza) oggi non sa che pesci prendere. Sulla scuola ha fatto un passo
avanti. In Calabria ne ha fatti dieci indietro. Sulla scuola il ministro
Gelmini ha indicato il tetto del 30 per cento di stranieri per classe, varando
anche un pacchetto di norme tese a rafforzare la conoscenza dell’italiano. È un
modo reale per favorire l’integrazione aiutando la didattica. È un modo
concreto, non demagogico, per far uscire dal ghetto coloro che saranno futuri
cittadini; e per prevenire insofferenze e intolleranze nelle famiglie italiane.
A Rosarno, invece, nessuno ha mai pensato a far uscire dal ghetto i disperati
che raccolgono i pomodori e le arance che noi mangiamo leggendo scritte tipo
“maturati al sole della Calabria”. Nessuno ha mai teso una mano a questi
lavoratori schiavi dei racket mafiosi. Già, perché sono lavoratori: ce ne
eravamo dimenticati? E nessuno ha mai pensato di proteggere i cittadini
italiani dalla rabbia che montava nel mondo dei nuovi schiavi.
A Rosarno, e in
tanti altri posti come quello, l’apartheid appare invalicabile. C’è un libro,
scritto da Marco Rovelli e pubblicato tre mesi fa da Feltrinelli, che racconta
qual è il clima: «Lo sport più praticato dai giovani di Rosarno è la caccia al
nero. Il lunedì mattina, sugli autobus che portano a scuola, i ragazzi si fanno
il reportage dei rispettivi pestaggi; sono motivi di vanto, di onore. Ci sono
tecniche, per linciare un nero. Anzitutto, evidentemente, essere in gruppo. Poi
appostarsi nei luoghi strategici, dove sei obbligato a passare...».
È in questo
inferno che matura la guerriglia. E quando matura, non sai più chi ha iniziato
e chi ha ragione, tra i lavoratori disperati e i cittadini esasperati.
Come si esce dai
ghetti di Rosarno? Le soluzioni che si sentono in giro si inseriscono bene nei
due partiti, quello dell’«Italia agli italiani» e quello che «gli immigrati
sono solo vittime». Quindi, si va dallo sceriffesco ministro Maroni «basta con
la tolleranza!» all’ipotesi di espellere in blocco gli oltre 8mila irregolari
calabresi, come suggerirebbe l’inapplicabile legge sul reato di clandestinità;
all’opposto, a sinistra, qualcuno sembrerebbe voler dare una medaglia ai
ribelli trasformati in teppisti.
Di recente, 300
immigrati guidati dal segretario radicale Staderini hanno iniziato uno sciopero
della fame perché si vedono negato il permesso di soggiorno cui hanno diritto.
A loro dovrebbero unirsi i tanti lavoratori che lo Stato italiano finge di non
vedere, anche se producono ricchezza e Pil; lavoratori che, chissà perché, non
sono stati compresi nella recente sanatoria delle badanti e delle colf.
Lavoratori che saranno di fatto alleati dei loro sfruttatori: se li
denunciassero, a pagare sarebbero soprattutto loro.
La legalità. La
trasparenza. L’emersione dal nero. Sarebbero queste le uniche vie per garantire
chi lavora e quindi per proteggere i cittadini che li ospitano. Ma nel Paese
delle guerre verbali, il lavoro non fa notizia. I ghetti di Rosarno restano
chiusi a chiave. di SERGIO TALAMO IM 11
Tra Cavaliere e Colle scende il disgelo
In un Paese dalle
dinamiche istituzionali normali, l’incontro tra il Presidente della Repubblica
e il capo del governo non potrebbe esser certo considerato una notizia: e
limitatamente all’ambito politico, tantomeno un piccolo evento. Ma siamo in
Italia, e tra le tante particolarità nostrane, va annoverata la circostanza che
erano praticamente quattro mesi - un’eternità - che i due presidenti non si
incontravano faccia a faccia. L’ultimo colloquio, infatti, risaliva ai tempi
della bocciatura del cosiddetto lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale:
ed era stato preceduto e poi seguito da polemiche assai aspre tra i due
Palazzi.
Dopo mesi di fuoco
e di fiamme, di accuse e di difese, un lento e parziale disgelo era cominciato
con la telefonata fatta giungere da Napolitano al premier dopo l’aggressione
milanese; ed era stato poi rafforzato da analoga iniziativa - assunta stavolta
da Berlusconi - in occasione del messaggio di fine anno rivolto agli italiani
dal capo dello Stato.
Ma la prova del
nove che i rapporti tra i presidenti stessero davvero cominciando a rientrare
in un ambito di «normalità istituzionale», non poteva che arrivare da un
colloquio diretto e personale tra i due: e ieri, in fondo, quella prova è
arrivata.
Giorgio Napolitano
ha molto apprezzato il fatto che, rientrato a Roma dopo un mese di assenza, tra
le primissime cose da fare Berlusconi abbia voluto inserire - appunto - un
incontro col Capo dello Stato. E l’apprezzamento del Quirinale verso questa
forma di cortesia istituzionale, non è l’unico ad aver segnato la giornata di
ieri. Il Colle, infatti, archivia l’incontro come un «sereno scambio di
opinioni», dando dunque ad intendere che il faccia a faccia ha avuto toni ben
diversi da alcuni tesi colloqui svoltisi nei mesi passati. Difficile dar per
scontato - naturalmente - che il dato della ritrovata serenità possa esser
considerato acquisito una volta e per sempre, ma il segnale è certo importante:
perché arriva giusto alla ripresa dell’attività dopo la lunga pausa natalizia,
e perché potrebbe dunque condizionarla dando un’impronta di maggior serenità
all’intero dibattito politico.
Le poche
indiscrezioni filtrate, per altro, segnalano come il colloquio sia da
considerare positivo e perfino potenzialmente fruttuoso anche nel merito.
«Abbiamo parlato degli impegni dei prossimi mesi e della cose da fare», ha
spiegato Berlusconi alla fine del lungo faccia a faccia, e il Quirinale
conferma: non celando una positiva sorpresa per i toni e gli argomenti del
premier, che non è tornato sulle polemiche dei mesi passati, non ha insistito sui
provvedimenti in materia di giustizia all’esame del governo (che ieri hanno
determinato una nuova gelata nei rapporti tra maggioranza e opposizione) e -
soprattutto - ha parlato con realismo delle cose che il governo ha in cantiere
per i prossimi mesi.
Se il premier
rispetterà l’agenda prospettata a Napolitano, è ipotizzabile immaginare un
avvio d’anno privo di forti tensioni: ma la questione è, appunto, vedere se la
scaletta di interventi illustrati al Capo dello Stato non sarà spazzata via -
come spesso accaduto in passato - dalle questioni legate alla riforma della
giustizia o, addirittura, dalle cosiddette «leggi ad personam». Rilancio
dell’economia, Mezzogiorno, ordine pubblico (terreno sul quale Berlusconi ha
sottolineato i risultati ottenuti dal suo governo), scuola e università sono i
campi sui quali il premier ha annunciato a Napolitano una decisa ripartenza in
questo 2010. E poi, naturalmente, c’è la partita appena aperta sulla riforma
delle aliquote fiscali...
Non è passata
inosservata, al Colle, la prudenza - addirittura la circospezione - con la
quale il capo del governo ha affrontato le diverse questioni sul tappeto e, in
particolare, l’annunciata riforma del fisco. La riduzione delle aliquote -
promessa all’atto della sua discesa in campo, ormai 16 anni fa - è problema al
quale Berlusconi vorrebbe metter mano con decisione, ma non ha nascosto al
Presidente le difficoltà - di ordine politico e soprattutto economico - che
ingombrano la strada di questa riforma.
Si rifaranno i
conti e si proveranno proiezioni per valutare la riduzione ipotizzabile degli
introiti nelle casse dello Stato: e la sensazione finale, insomma, è che la
manovra sulle aliquote non sia cosa né scontata né realizzabile in poche
settimane. Se ne continuerà a parlare. Ma già parlarne, piuttosto che
scontrarsi usando le tasse come clava da brandire contro l’avversario politico,
sarebbe un passo in avanti. Quel passo che il Paese attende invano ormai da più
di un anno. FEDERICO GEREMICCA LS 12
Per la coralità
con la quale è stato discusso e presentato, il programma emerso ieri dal
vertice del centrodestra a palazzo Grazioli ha l’ambizione di un piano per il
resto della legislatura. Ma se non decollasse, non è escluso che alla fine
possa rivelarsi anche una buona piattaforma elettorale. L’apertura ostentata
all’opposizione in materia di giustizia è, almeno nelle intenzioni, un
tentativo di disarmare le resistenze sul «processo breve» ed il legittimo
impedimento: le misure che riguardano il presidente del Consiglio, sulle quali
in realtà le divergenze rimangono, sottolineate dal centrosinistra con toni più
o meno immutati.
Ma la maggioranza
che ritrova Silvio Berlusconi dopo l’aggressione subita il 13 dicembre scorso
in piazza Duomo, a Milano, ha avuto l’accortezza di allargare i propri
orizzonti. L’abbinamento con le riforme costituzionali e gli accenni ad una
riforma del fisco entro il 2010 hanno l’obiettivo di dare spessore
all’iniziativa; e in parallelo di diluire l’impatto dei provvedimenti che
peseranno sulla sorte processuale del presidente del Consiglio. La novità è che
dopo le tensioni interne dei mesi scorsi, il centrodestra mostra o almeno
accredita una nuova compattezza.
Si tratta di una
tregua che dovrebbe avere effetti a cascata: gli ultimi accordi per le
candidature alle regionali; l’incontro, rinviato da tempo, fra Berlusconi ed il
presidente della Camera, Gianfranco Fini; e un rapporto meno rissoso con la
minoranza. Il Guardasigilli, Angelo Alfano, rilancia la riforma costituzionale sulla
giustizia parlando di «consueta coesione» della coalizione. E indica tempi
rapidi per proporla al Parlamento. In realtà, al di là delle ottime intenzioni,
le incognite non sono del tutto scomparse. La situazione, pacificata in
apparenza, rimane in bilico.
La reazione di
Fini all’ipotesi di una riforma delle tasse, fatta dallo stesso Berlusconi, è
agrodolce. Sottolineando che senza una copertura finanziaria l’idea si riduce a
propaganda, il presidente della Camera offre l’ennesima sponda alle critiche
dell’opposizione; e proietta un alone di suspense sul suo vertice con il
premier. Ma l’ostacolo-principe rimane la giustizia. Le modifiche offerte da
Pdl e Lega sono ritenute dagli avversari inaccettabili. Il fatto che siano
state ratificate a palazzo Grazioli e la volontà del governo di approvarle
presto, acuiscono le diffidenze.
Il duello in
latino fra il Pd che denuncia le «leggi ad personam» e Berlusconi che le
definisce «ad libertatem » marca le distanze. L’intenzione del governo di
procedere comunque di fronte ad una «melina» parlamentare, è anche un invito a
superare i veti di una parte dell’opposizione. Difficile non temere la
continuazione delle convulsioni del 2009. L’incontro di ieri al Quirinale fra
Berlusconi e il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, fa pensare che rispetto
al recente passato esista un margine di mediazione. Il problema è riuscire a
conciliare l’esigenza della stabilità con quella di approvare riforme vere che
valgano per tutti; che non solo siano di interesse generale, ma vengano
percepite come tali. Massimo Franco CdS 12
Processo breve, allarme dell'Anm. Bersani: "Ci metteremo di
traverso"
L'associazione
nazionale magistrati: "Così giustizia in ginocchio"
Il sindacato delle
toghe auspica "una riforma seria per un servizio giustizia credibile"
ROMA -
L'Associzione nazionale dei magistrati all'attacco sulle norme che limitano la
durata dei processi. "Metteranno in ginocchio la giustizia - dice il
presidente Palamara a SkyTg24 -, la cui macchina è già disastrata". Con il
processo breve - continua - "non si dà giustizia alle vittime del
reato", mentre si rischia di "dare impunità a chi ha commesso fatti
delittuosi". Il leader del sindacato delle toghe ribadisce inoltre che i
magistrati "vogliono dire basta a guerre e contrapposizioni", ma
auspicano "una riforma seria per un servizio giustizia credibile agli
occhi dei cittadini". Ieri, sempre contro il processo breve, erano scesi
in sciopero gli avvocati penalisti.
Il sottosegretario
alla giustizia Giacomo Caliendo ha confermato la norma blocca-processi, come ha
rivelato oggi Liana Milella su Repubblica. "Dobbiamo adeguarci alla
sentenza della Corte costituzionale del 14 dicembre", ha spiegato. In
quella sentenza, firmata da Giuseppe Frigo, la Consulta ha dichiarato l'illegittimità
dell'articolo 517 del codice di procedura penale che non prevede la facoltà
dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato,
relativamente al reato concorrente contestato in dibattimento, quando la nuova
contestazione concerne un fatto che già risultava dagli atti di indagine al
momento di esercizio dell'azione penale. Dunque, di fronte a una nuova
contestazione deve essere riaperto il termine per consentire eventualmente
all'imputato di chiedere il rito abbreviato. I processi interessati sarebbero
sospesi per tre mesi.
"C'è una
sentenza", ha insistito Caliendo, "cui bisogna porre rimedio".
E oggi, anche il
Pd fa sentire la sua voce: "Contro il processo breve ci metteremo di
traverso - dice il segretario Pierluigi Bersani - Dopo le decisioni assunte
ieri da governo e maggioranza stiamo entrando in un tunnel pericolosissimo. Non
solo è una disarticolazione del sistema giudiziario ma è un'aministia per i
colletti bianchi. E non si può per l'esigenza di uno mettere a repentaglio il
sistema intero".
"Se
Berlusconi pensa di essere uno statista - ammonisce il segretario del Pd
- ora è il momento di dimostrarlo. Non si può pensare di parlare
contemporaneamente di processo breve e di riforme. A questo punto, se intende
andare avanti su questa strada, la destra si assuma le sue responsabilità"
chiude il segretario democratico.
Molto critica
anche l'Idv che, per bocca del capogruppo alla Camera Massimo Donadi parla di
"schiaffo a tutti gli italiani onesti". "Il Pdl aumenta la
velocità sulla giustizia per salvare Berlusconi dai processi prima delle
regionali mentre la vera priorità è affrontare la crisi economica - continua
Donadi - L'unica cosa che accelera nel Paese è l'inflazione, ma evidentemente a
questa maggioranza non interessa perchè se ne infischia dei problemi concreti
delle persone". LR 12
L’Aquila: primi passi di rinascita
Stento ancora, a
dieci mesi dal sisma, a fissare alla mente l'immagine del centro storico
dell'Aquila com'è oggi. Macerie di fabbricati civili e religiosi di grande pregio, pochissima gente in giro, solo i vigili del fuoco che mettono in
sicurezza i fabbricati che stanno in piedi, le chiese,i portici, i palazzi di
Corso Vittorio e di Corso Umberto, un tempo luoghi di attività ed anche di
struscio, di passeggiate, dove incontravi gli amici e camminavi chiacchierando.
In Piazza Duomo ora si vede bene il monumento alle vittime del sisma di Walter Di Carlo offerto dai
vigili del fuoco, finalmente libero da tende ed impalcature circostanti che lo
coprivano. Tristissimo, in una piazza deserta del suo secolare vivacissimo
mercato, il monumento segna il fatto che non solo ci fu perdita di vite umane,
allora, ma c'è la perdita di una città come era e dove era, oggi, e
l'impressione generale è che chissà che cosa verrà fuori quando finalmente si
passerà dalla messa in sicurezza alla
ricostruzione.
Ferve, invece, la
vita nella immediata periferia, quella
dove c'erano spazi ancora liberi da fabbricati, verdi ed aperti. Sono spuntate
costruzioni di legno o antisismiche dappertutto, in aggiunta alle C.A.S.E.,
unità abitative antisismiche statali,
che formano estesi quartieri dormitorio, definiti provvisori. Una provvisorietà
pericolosamente tendente all'infinito, a scapito dell'esistente finora ignorato
e trascurato, nonostante i quotidiani incoraggiamenti alla ricostruzione.
Evidentemente qualche cosa non funziona, case B o C, bisognose di lavori brevi
e leggeri, ancora stanno come erano il 6 aprile, gli abitanti sparsi ancora
lungo la costa negli hotel pagati dallo stato, o chissà dove altro.
Segnalo con
piacere un passo di ripresa della normale vita quotidiana, la inaugurazione
della nuova sede della Scuola dell'infanzia e primaria della Dottrina Cristiana, gran festa venerdì
pomeriggio, annunciata dal traffico impazzito e dalla pratica impossibilità di
parcheggio su via Madonna di Pettino. La scuola è stata costruita nello spazio
ancora verde adiacente questa via, un fabbricato basso, in legno, con spazi
interni larghi e confortevoli. Presenti all'inaugurazione Guido Bertolaso, capo
della Protezione Civile, Stefania Pezzopane, Presidente della provincia dell'Aquila,
il prefetto Franco Gabrielli, l'arcivescovo Giuseppe Molinari, l'ausiliare
monsignor Giovanni D'Ercole. Televisioni e stampa locale hanno seguito
l'evento, presentato da Madre Nazarena Di Paolo, Madre Generale della
Congregazione. I ragazzi più grandi hanno letto composizioni ispirate al
terremoto, testimonianze di un vissuto incancellabile nella memoria di piccoli
e grandi. La Madre Generale ha ringraziato tutti gli operatori che hanno
contribuito alla costruzione del fabbricato in tempi brevi, ed i numerosi
benefattori che hanno reso possibile la rinascita della scuola, la fondazione “Marisa Bellisario”, l'Associazione “Teresa Scalfati”, un gruppo
di Canadesi, ed un gruppo di donatori Svizzeri, che hanno voluto rimanere
anonimi. La scuola funziona bene, ci sono arredi nuovissimi dai colori chiari e
luminosi, computer e spazi attrezzati per il gioco, tutti i ragazzi sono
tornati o torneranno presto, ma che nostalgia per il bel fabbricato di Via Atri
75, subito fuori Porta Leoni, a ridosso della mura cittadine! È stato il motore
trainante dello sviluppo del quartiere adiacente, quello di via Strinella. Oggi
tutte le case lì intorno sono ancora abbandonate, come lo erano subito dopo il
sisma, passai lì il 7 e l'8 aprile, e mi resi conto della gravità della
situazione per il progressivo svuotamento di quella zona, cresciuta in fretta
dagli anni sessanta in poi, ed oggi densamente popolata.
Un volo di mongolfiere illuminate, con la
scritta l'Aquila vola, ha posto fine alla cerimonia di inaugurazione, un forte
messaggio di speranza, proveniente dai bambini, dal loro entusiasmo e dalla
loro gioia di vivere. Che sia questa la molla che può aiutare anche noi ad
agire per contribuire alla rinascita della città vera, quella che c'è stata per
secoli e che non vuole diventare una nuova Pompei per turisti a caccia di
immagini sensazionali ed inconsuete. Emanuela Medoro emedoro@gmail.com
Il commento. L'amore per se stesso
È stata breve la
stagione dell'amore di Silvio Berlusconi. Distratto o confuso dalle sue stesse
dolci parole, il presidente del Consiglio non si è accorto dell'esplosione di
odio assassino che ha attraversato Rosarno (non ha detto una sola parola su
quella tragedia, forse perché in fondo quelli erano negri e gli altri terroni,
per dirla con il Brighella che gli dirige il giornale di famiglia). Ora al
rientro dalla convalescenza, concentratissimo, il capo di governo discute di
libertà. Le leggi ad personam, dice, non sono altro che "leggi ad
libertatem". Amore, libertà. Le parole suonano bene e hanno un buon odore,
ma non bisogna farsi ingannare. Le formule non accennano mai a un noi, sempre a
un Io e dunque va meglio precisato l'orizzonte politico e istituzionale che si
scorge: Berlusconi inaugura oggi la stagione dell'amore per se stesso, della
libertà per se stesso. Novità? Nessuna, naturalmente. Diciannove leggi ad
personam ci hanno abituati, nel tempo, ai trucchi nascosti dietro una quinta
scorrevole che qualche malaccorto definisce la volontà riformatrice di un
governo, una sfida "costituente" da non lasciar cadere, l'opportunità
di un confronto nel merito.
Il
"merito", come si dice, è sempre lo stesso. Ha un nome, un cognome,
una faccia, un passato da imprenditore creativo e spregiudicatissimo; un
presente da capo di governo in conflitto d'interessi invasivo e perenne che
disprezza la sovranità della Costituzione; un futuro da Primus, da Eletto che
pretende un'immunità speciale dalla Legge. È musica che conosciamo e
Berlusconi, che non delude mai, non ce ne priverà nei prossimi mesi. Dice che
ha lavorato intensamente alle tappe di una riforma fiscale. È una manovra di
distrazione di massa, anche questa non nuova alla vigilia di ogni elezione. In
realtà, ha riproposto un'iniziativa già fallimentare tre lustri fa (due
aliquote) e irrealizzabile oggi, come tutti sanno e dicono a bocca storta. Il
meglio delle sue energie, come si scopre adesso, Berlusconi lo ha riservato al
programma di libertà per se stesso dai processi, dalla giustizia per il
presente e per il futuro. Appena rientrato sulla tolda del comando unico, è
salito al Quirinale per informare il capo dello Stato delle sue trovate, dopo
aver rassicurato i suoi che "Napolitano deve dargli una mano". La
prima trovata è un decreto legge (quindi, immediatamente esecutivo) che imporrebbe
una sospensione di tre mesi ai processi in cui il pubblico ministero ha chiesto
e ottenuto "contestazioni suppletive". È accaduto durante il
dibattimento contro David Mills, testimone corrotto e condannato in primo e
secondo grado (Berlusconi è accusato di averlo corrotto, il processo
paralizzato dai lodi immunitari deve ora ricominciare). Contestazioni
suppletive anche nel processo per la compravendita dei diritti televisivi
Mediaset, ancora in corso (Berlusconi è imputato di frode fiscale).
Se il decreto legge
dovesse essere firmato perché "urgente" dal capo dello Stato,
Berlusconi con quest'abito cucito a sua misura guadagnerebbe, senza patemi, il
tempo necessario per condurre in porto il "processo breve" che
prevede la durata complessiva di sei anni. Una correzione che, se approvata,
fulminerebbe - perché "estinti" - i processi che lo
vedono imputato, ma - si sa - Berlusconi non si accontenta mai. Ecco allora la
seconda idea originale progettata durante la convalescenza: perché non rendere
liberi - e quindi immuni dalla legge, dal processo e dal giudizio - anche le
società, dopo le persone? Di qui, la proposta contenuta nell'emendamento, che
oggi sarà presentato al Senato, di un'estensione del "processo breve"
anche alle persone giuridiche, quindi alle società che devono rispondere di
reati contabili, danni erariali, di responsabilità amministrative per reati
commessi da figure apicali nell'interesse aziendale. Mediaset ne ricaverebbe
qualche sollievo nei suoi contenziosi giudiziari come la Pirelli-Telecom di
Marco Tronchetti Provera, l'Eni e l'Italgas che devono rispondere di truffa ai
danni dei consumatori, ma soprattutto Impregilo di Benetton, Ligresti e Gavio,
per dire alla rinfusa di qualche processo già in corso.
È un'iniziativa
non soltanto auto protettiva, allora. Elimina, con la separazione dei poteri
pubblici (si crea un'area di immunità protetta dalla legge), anche ogni
separazione tra la sfera pubblica e la sfera privata, tra poteri politici e
poteri economici, una separazione essenziale che fa parte del costituzionalismo
dello Stato moderno, "ancor prima della democrazia" aggiunge Luigi
Ferrajoli. Il ritorno all'attività di Berlusconi ha un pregio indiscutibile.
Con una sola mossa e in poche ore, lascia cadere ogni maschera. Si libera
dell'alibi della "riforma della giustizia". Rende chiara la sua
volontà e offre un saggio di quel che intende per "riforma
costituzionale" agli incauti che hanno voluto credere nel suo
"spirito costituente" condito dalla primitiva teologia politica del
bene e del male, dell'amore e dell'odio. Egli, che è il bene, e addirittura
l'organo monocratico che rappresenta la volontà dell'intero popolo sovrano,
vuole soltanto costituzionalizzare se stesso, la sua anomalia, la
concentrazione del suo potere, il suo conflitto di interesse.
Vuole riscrivere
le regole comuni a partire dalla personalizzazione del suo potere che immagina
e pretende separato da un Parlamento umiliato, immune dalla legge, confuso fino
all'indistinzione con gli interessi economici che lo sostengono nella sua
volontà di potenza. Berlusconi sa di sacrificare con la nuova tornata di leggi
ad personam ogni possibilità di confronto con le opposizioni, ma ci ha davvero
mai creduto in una discussione dagli esiti condivisi? È difficile crederlo. Lo
strappo di Berlusconi dimostra come al fondo del suo "spirito
costituente" ci sia soltanto una vecchia idea che Gianfranco Miglio già
nel 1994, con la prima vittoria della destra, espresse in modo brutale. La
Costituzione non è un accordo tra tutti sulle regole del gioco, ma è un
"patto che i vincitori impongono ai vinti. Metà degli italiani fanno la
Costituzione anche per l'altra metà. Poi si tratta di mantenere l'ordine nelle
piazze". GIUSEPPE D'AVANZO LR 12
Al centro la competitività. La crisi non é finita, servono le riforme
BENEDETTO XVI ha
colto nel segno. Il monito che ha lanciato ieri nel suo discorso al corpo
diplomatico è di profonda saggezza. L’aspra crisi economica che si è abbattuta
sul mondo nel 2009 non è ancora finita, ha detto il Papa. Molte delle ragioni
che l’hanno causata sono ancora operanti e non sono state corrette, ha
aggiunto. Non si è ancora tornati a una visione dell’economia che abbia al
centro l’uomo, non la moltiplicazione dei profitti finanziari attraverso la
mera finanza.
Il discorso del
Papa ha abbracciato molti altri temi, estendendo la propria visuale
all’ambiente e alle risorse necessarie alla dignità della vita, alla pace e a
meccanismi dello sviluppo più condivisi tra le diverse aree del mondo. Ma se ci
fermiamo all’essenziale considerazione che riguarda la crisi economica,
dobbiamo essere grati alla chiarezza della sua analisi. Sul piano dei valori,
conferma e rilancia alcuni dati essenziali, sui quali vale la pena di
riflettere. Senza alcuna indulgenza al pessimismo fine a se stesso, perché la
grande paura di ripetere un nuovo 1929 è dietro le nostre spalle, contrastata
dai segnali di ripresa del commercio mondiale e dal positivo andamento dei
mercati finanziari. Ma anche senza commettere l’errore di un ottimismo che,
allo stato delle cose, risulta ancora ingiustificato. Limitiamoci a quattro
osservazioni, su finanza, moneta, prodotto e famiglie italiane.
I mercati
finanziari sono in ripresa dalla scorsa primavera. Per avere un’ordine di
grandezza, l’indice del mercato italiano dai minimi di marzo è salito di circa
12 mila punti. Ma ne mancano ancora circa 25 mila per raggiungere i prezzi del
giugno 2007, quando l’indice sfiorava quota 45 mila. Eppure, ancora così
lontani dai massimi, non mancano le preoccupazioni. Come ha ricordato due
giorni fa il presidente del Financial Stability Board, Mario Draghi, le grandi
banche mondiali assumono ancora troppi rischi, non prestando a famiglie e
imprese ma ricorrendo a derivati su valute e cambi, materie prime e
obbligazioni pubbliche e private ad alto rischio. I semplici risparmiatori
devono stare molto attenti, tra titoli di Stato meno rischiosi e che però
rendono poco o nulla, titoli a tasso fisso che se a scadenza superiore ai 2
anni con l’innalzarsi dei tassi perderanno di valore, fondi monetari e
obbligazionari che tra il 2010 e il 2011 rischiano di avere spesso rendimenti
di poco superiori allo zero, quando non inferiori.
Nel campo
monetario e dei cambi manca ancora una soluzione che sostituisca al solo
dollaro una cornice di nuovi accordi condivisi, che leghino biglietto verde,
yuan ed euro a una comune prospettiva di sostegno della crescita stabile e di
abbattimento delle svalutazioni competitive. Il cambio monetario esercita
un’influenza diretta sul commercio mondiale. Senza tali accordi, è più
difficile che i Paesi troppo indebitati come gli Usa correggano i propri
squilibri, e quelli in eccesso di surplus come la Cina sostituiscano domanda
interna al proprio eccesso di export e di riserve.
Il prodotto
industriale italiano, pur in un quadro che ci vede capaci di grandi eccellenze
anche con un commercio mondiale che scendeva del 15% nel 2009, come ha
documentato la Banca d’Italia è tornato indietro di 100 trimestri, in altre
parole a quello di 25 anni fa. Non dipende dal fatto che siamo meno bravi, ma
dal fatto che la nostra crescita nazionale dipende dall’export più ancora di
quella tedesca e molto più di quella francese, Paesi in cui la domanda interna
è più sostenuta che in Italia.
Il motivo per il
quale è più sostenuta ci è stato ricordato puntualmente ieri dall’Istat. Dopo
anni di contenutissimo aumento del reddito disponibile delle famiglie che ci
hanno visti scendere in 15 anni fino al ventitreesimo posto nei trenta Paesi
più avanzati tra ottobre 2008 e settembre 2009 esso è diminuito in termini
reali dell’1,6%. Per la paura è salita la propensione al risparmio, confermando
che gli italiani sono formiche e non cicale. Ma vi sono ancor meno denari per i
consumi, e di conseguenza ancor meno spinta sul mercato interno per le imprese.
L’Italia ha meno
squilibri finanziari di altri, meno debiti privati, e due punti percentuali di
disoccupati meno della media europea. Ma i problemi restano seri. E chiedono
risposte altrettanto serie. Serve una grande stagione di riforme che mettano al
centro la competitività e la produttività. Che uniscano più reddito disponibile
ai lavoratori e più margini per le imprese, applicando estensivamente la
riforma della contrattazione. Che agevolino le ristrutturazioni aziendali che
sono necessarie in molti settori, modificando gli ammortizzatori sociali. Che
accrescano la velocità per l’apertura dei cantieri, per le opere
infrastrutturali ed energetiche che sono deliberate. Che attuino una svolta
migliorativa nel capitale umano, nella scuola e nell’università. Che
identifichino tutti i possibili modi per liberare dall’eccesso tributario
famiglie e imprese, ma in un quadro di riduzione e razionalizzazione della
spesa pubblica, per non compromettere la solida tenuta dell’ingente debito
ereditato dal passato.
Benedetto XVI ha
indicato la via di valori umani più elevati, come guida ai correttivi per
un’economia più solida. A prescindere dalla fede che è libera per ciascuno, di
questi valori si deve nutrire lo sforzo comune della politica per le riforme. Il
2010 è un grande cantiere, se vogliamo che l’Italia non cresca solo di uno zero
virgola.
OSCAR GIANNINO IM
12
Regionali. Bersani: «Le primarie sono un'opportunità, non un obbligo»
Dove il
centrodestra ha già i candidati «è meglio privilegiare l'immediatezza e
l'efficacia della scelta»
ROMA - Sulle
primarie per sciogliere i nodi delle candidature per le Regionali, Pier Luigi
Bersani ha tracciato la linea, limitando in parte l'uso di questo strumento. A
quanti anche all'interno del partito chiedono che sulle consultazioni primarie
faccia testo quanto previsto dallo statuto del partito, il leader democrato ha
spiega che il ricorso a tale strumento rappresenta «un'opportunità e non un
obbligo. Il partito non può essere un notaio che si limita a stilare il
regolamento delle primarie. Noi siamo un partito veramente federalista, non
decidiamo nelle ville o in due o tre persone, ma nelle assemblee regionali: lì
si decide se, come e dove farle. Adesso dobbiamo privilegiare la messa in campo
di candidature forti. Abbiamo come si vede buone occasioni e dobbiamo
coglierle».
DOVE LA DESTRA E'
GIA' IN CAMPO NIENTE PRIMARIE - In particolare, Bersani pensa «che nelle
Regioni come il Lazio dove la destra è già in campo sia meglio privilegiare
l'immediatezza e l'efficacia della scelta». Dunque il ricorso alle primarie,
almeno in Regioni come Lazio e Veneto, dovrebbe essere scartato. Bersani torna
a ricordare che «i candidati devono essere scelti entro il 20 febbraio», dunque
dove la scelta è ancora incerta c'è tempo per decidere. Ma - aggiunge - «siamo
a buon punto in 8-9 regioni dove c'è anche un significativo avanzamento delle
relazioni politiche, poi naturalmente ci sono dei problemi». È il caso per
esempio del Lazio: «Domani c'è l'assemblea regionale del Pd regionale e io -
scandisce Bersani - ripeto che la Bonino è una fuoriclasse, è fuori da ogni
stereotipo, e da questo si capisce cosa penso io, ovviamente nel rispetto delle
scelte degli organi del partito». Quanto allo scontro interno al centrosinistra
in Puglia, «il tema non è l'esclusione di questo o quel candidato. Stiamo
cercando - minimizza Bersani - di mettere insieme uno schieramento che sia il
più competitivo possibile» CdS 11
Cittadinanza agli immigrati: Focsiv boccia la proposta del testo di legge
Marelli : “Grave
la mancanza di riferimento ai diritti dei minori”
ROMA - “Il testo della nuova legge
sulla cittadinanza agli immigrati presentato alla Camera non solo conferma la
linea di chiusura di questo governo nei confronti del fenomeno migratorio, una
chiusura ideologica che è accompagnata a una non-governance dello stesso e che
rispecchia la posizione di chi, anacronisticamente, vede nello straniero solo
un problema e non una risorsa, come invece i dati riguardanti l’economia e il
welfare italiano confermano”. E’ il commento di Sergio Marelli, segretario
generale della Focsiv, all’indomani del primo giorno di dibattito sulla nuova
legge. In particolare, la Federazione di 64 organismi cattolici da mesi
impegnata ad approfondire le tematiche sull’immigrazione e in particolare il
rapporto tra immigrazione e inclusione sociale considera la posizione espressa
nel testo della legge “non condivisibile anche perché capace di alimentare i
numeri dell’esclusione che certo non portano ad un futuro sicuro e
democratico”.
“Per un esame più approfondito della proposta
di legge si sa già che bisognerà attendere fine marzo, quando cioè anche lo
scoglio delle elezioni regionali sarà superato, con il rischio che per
l’ennesima volta – rimarca Marelli - tanti migranti potrebbero vedersi negato
il diritto alla cittadinanza e a tutto ciò che essa comporta. Anche nelle
precedenti legislature infatti il tema è stato trattato senza però apportare
mai modifiche capaci di aggiornare in maniera significativa all’oggi la legge
del 1992. Basta chiedere tempo! Soprattutto - sottolinea Marelli - quello che
ci preoccupa è il rischio che neanche questa volta l’Italia arrivi a
riconoscere la cittadinanza ai figli nati in Italia da stranieri regolari. Un
fatto che come Focsiv giudichiamo grave”.
“I minori stranieri, infatti, rappresentano –
ricorda la Focsiv - la vera cartina di tornasole attraverso cui è possibile
rilevare e valutare il grado di integrazione degli immigrati in Italia, nonché
la capacità di accoglienza da parte della nostra stessa società. Particolare
attenzione nei confronti dei minori è rivolta anche dal Papa nel suo messaggio
per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato del 17 gennaio 2010. Nel
testo, dal titolo ‘I migranti e i rifugiati minorenni’, Benedetto XVI tocca un
aspetto che i cristiani valutano con grande attenzione, ovvero che Cristo nel
giudizio finale considererà riferito a Lui stesso tutto ciò che è stato fatto o
negato ‘a uno solo di questi più piccoli’”.
“Profondamente consapevoli dell’importanza
della cittadinanza ai migranti auspichiamo che il dialogo e il confronto almeno
nei prossimi mesi siano reali, costruttivi e capaci di analizzare a fondo una
questione che riguarda il futuro dei figli degli immigrati e dei nostri figli
per i quali non possiamo che desiderare una società capace di garantire i
diritti a tutti”, conclude Marelli. (Inform)
Israele alza un altro muro: stop agli immigrati egiziani
Netanyahu:
necessario per fermare infiltrazioni terroristiche - di MARCO BERTI
Il suo costo si
aggirerà attorno al milione di shekel (un po’ meno di 200 milioni di euro) e si
estenderà dal punto più a Sud del deserto del Neghev lungo tutto il confine che
separa Israele dal Sinai egiziano. La costruzione del nuovo muro annunciato dal
premier israeliano Benyamin Netanyahu, durerà due anni e prevede la
realizzazione di impenetrabili reticolati protetti da un sofisticato sistema di
radar. Andrà in pratica a collegarsi virtualmente con un’altra barriera, quella
sotterranea, che l’Egitto sta realizzando lungo i confini con Gaza lunga una
decina di chilometri e profonda 30 metri, tutta d’acciaio. Il muro, che partirà
da Eilat, sul Mar Rosso, si snoderà per 112 dei 266 chilometri di confine con
il territorio egiziano. Tutto questo in un’area dove è in fase avanzata di
costruzione un altro muro, lungo 725 chilometri: separa Israele dalla
Cisgiordania e ha lo scopo di impedire infiltrazioni nel territorio israeliano,
con buona pace dei palestinesi assediati da barriere quasi ovunque e dei
diritti umani. La lezione del Muro di Berlino non è evidentemente servita a
nulla.
La nuova barriera,
quella che correrà lungo il confine meridionale di Israele, nelle intenzioni
del governo di Tel Aviv, dovrà contenere l’immigrazione clandestina e
potenziali infiltrazioni terroristiche. «Ho preso la decisione di chiudere la
frontiera Sud di Israele - ha spiegato Netanyahu annunciando il progetto - a
infiltrati e terroristi. Si tratta di una scelta strategica diretta tutelare il
carattere ebraico e democratico di Israele. Non è possibile sostenere
l’ingresso di decine di migliaia di lavoratori illegali che inondano il Paese
dai suoi confini meridionali». Secondo la polizia israeliana, ogni settimana
dalla 100 alle 200 persone entrano clandestinamente attraverso la frontiera con
l’Egitto. Quasi tutte originarie del Sudan, dell’Etiopia e dell’Eritrea.
Il governo
egiziano, diretto interessato al progetto, non ha manifestato alcuna reazione
negativa, il ministro degli Esteri, Ahmed Abul Gheit, si è limitato a dire che
«si tratta di una questione interna israeliana». L’Egitto, del resto, su
suggerimento di Washington, ha già dato il via alla sua personale barriera
sotterranea, quella che divide il Paese dalla Striscia di Gaza, finalizzata al
blocco dei traffici, anche e soprattutto di armi, che si svolgono tra i due
territori attraverso un vasto reticolo di gallerie, mentre il valico di Rafah
resterà aperto, per un accordo tra Anp, Israele e Unione europea, per le emergenze
e per i casi umanitari. Lo stesso ministro degli Esteri egiziano, ha comunque
voluto chiarire come non vi sia alcuna relazione tra questo muro ed i lavori in
corso sul confine tra l’Egitto e la Striscia di Gaza,
Intanto, a poche
ore dall’annuncio del nuovo progetto israeliano il ministro della Difesa Ehud
Barak ha minacciato un’ulteriore offensiva israeliana su Gaza come reazione
all’escalation delle violenze. «Ad Hamas - ha detto Barak parlando ai microfoni
della radio militare - consiglio di misurare le azione e di evitare lanci di
razzi contro Israele per non dover versare lacrime di coccodrillo quando
dovremo agire». La replica è venuta da Ankara dove, nel corso di una conferenza
stampa congiunta, il premier turco Recep Tayyip Erdogan e il libanese Saad
Hariri hanno denunciato le violazioni del territorio libanese compiute da
Israele e i raid su Gaza, affermando che in questo modo vengono compromessi gli
sforzi di pace nella regione. In merito al bombardamento di domenica sulla
Striscia di Gaza, Erdogan ha sottolineato come nessun razzo sia stato lanciato
contro Israele. IM 12
Comunicare in Europa: oggi incontro al parlamento di Bruxelles
Bruxelles - Esponenti del giornalismo italiano ed
europeo si riuniranno il 13 gennaio presso il Parlamento Europeo di Bruxelles
(edificio Altiero Spinelli), dove, a partire dalle ore 18.30, l’associazione
giornalistica ClubMediaItalie, sostenuta dall'Ordine Nazionale dei Giornalisti
e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, propone un dibattito sulle
sfide del mestiere della comunicazione oggi: difesa della libertà di stampa e
della dignità dei giornalisti, difesa di un degno riconoscimento in un’ottica
europea. Presiede l'incontro l'onorevole Gianni Pittella, vicepresidente del
Parlamento Europeo.
Tutti i
giornalisti presenti a Bruxelles sono invitati a partecipare ad un dibattito
che parte dalla sintesi del progetto associativo di ClubMediaItalie
(www.clubmediaitalie.org), organismo di cui fanno parte circa 50 giornalisti
attivi in Francia, Belgio, Italia, Principato di Monaco, Lussemburgo e
Svizzera, redattori o collaboratori di alcune fra le maggiori testate europee.
L’invito è rivolto
anche a tutti i rappresentanti del mondo della politica che hanno a cuore la
qualità dell’informazione e puntano a riempire di significati e di valori
l’Europa attraverso l’esercizio di un giornalismo che promuovendo la democrazia
documenti la cronaca e la storia.
Saranno presenti,
fra gli altri, il segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa
Italiana, Franco Siddi, il direttore della Fnsi, Giancarlo Tartaglia, Franco Po
dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e Lorenzo Consoli, presidente
dell'Associazione della Stampa Internazionale con sede a Bruxelles.
(aise)
Antonio Di Pietro (Idv) incontra la comunità italiana in Svizzera
Il 15 gennaio alla
Casa degli italiani di Zurigo insieme ad Antonio Razzi
ROMA – Antonio Di
Pietro incontra la comunità italiana in Svizzera. Il 15 gennaio alle ore 17 il
presidente dell’Italia dei valori e il deputato Antonio Razzi incontreranno
presso la Casa d’Italia a Zurigo la comunità italiana residente in Svizzera. Poco
prima, alle ore 16.45, è in prevista una conferenza stampa con le principali
testate giornalistiche, radio e televisioni, presenti sul territorio elvetico.
Seguiranno gli
interventi dell’on. Di Pietro e dell’on. Razzi con relativo dibattito aperto a
tutti i partecipanti.
Oggetto dell’incontro alla Casa d’Italia
“saranno – spiega Antonio Razzi - le rilevanti tematiche concernenti la lingua
e cultura italiana all’estero, la ristrutturazione della rete consolare,
la riforma del CGIE e dei Comites, la finanziaria 2010 e i vari tagli di
bilancio.
Primo tra tutti, il taglio apportato dalla
finanziaria al Capitolo 3153, quello su cui gravano i corsi di lingua
italiana, che ha subito una ulteriore decurtazione del 40%, con evidenti
implicazioni ad altri aspetti in cui è coinvolta tutta l’emigrazione. Una
Finanziaria dunque dagli effetti distruttivi per la promozione della lingua e
cultura, per lo sviluppo dei rapporti commerciali, per l´assistenza diretta ed
indiretta, per l´assistenza sanitaria e per la formazione delle comunità
italiane all’estero.
Si discuterà inoltre sui provvedimenti che il
Governo intende approvare riguardanti la riduzione dei Consolati e la modifica
del DPR 200 del 1967 riguardante i servizi consolari stessi.
Si analizzerà poi la riforma che sta toccando
i Comites e i CGIE, i più importanti organi di rappresentanza dell’emigrazione,
con riduzione del numero dei Comites”.
“Urge la necessità - secondo Razzi - di
rivedere l’intero assetto normativo che regola l’intervento scolastico e
culturale italiano nel mondo tramite interventi di sostegno, recupero e
rafforzamento.