WEBGIORNALE  11-13  Giugno  2010

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Ambasciatore Menzione: “Il Sudafrica, i Mondiali di calcio e la strada verso lo sviluppo”  1

2.       Tratta degli esseri umani, ratificata la Convenzione di Varsavia  1

3.       Tempo di tagli. Vecchia Europa in disarmo  2

4.       Frattini: Diplomatici-manager per promuovere il marchio “Italia” nel mondo  2

5.       Immigrazione, aggravante di clandestinità bocciata dalla Consulta, ma resta il reato  3

6.       Camera. Avviato il dibattito sulla riforma della legge che regolamenta il voto degli italiani all’estero  3

7.       Italia-Germania. Frattini a Berlino incontra il collega Westerwelle  3

8.       Interrogazione di Laura Garavini sulle relazioni diplomatiche con la Germania  4

9.       Tribunale di Lipsia: conoscere il tedesco è un prerequisito per i ricongiungimenti familiari 4

10.   PD-Francoforte. Pacchetto anticrisi in Germania, una manovra socialmente squilibrata. 4

11.   Norimberga. Le richieste di Comites e Associazioni alle autorità italiane ed a quelle tedesche  5

12.   A Mainz il 19-20 giugno meeting delle Mci per i giovani 5

13.   La Festa della Repubblica a Monaco di Baviera  5

14.   Concerto di beneficenza del coro Farnesiano di Piacenza a Stoccarda e Reutlingen  6

15.   Delegazione Mcl a Francoforte, Limburgo, Colonia  6

16.   In corso a Monaco di Baviera la terza edizione del "Forum Italo-Tedesco Energia Solare"  6

17.   Berlino. La Puglia all’Ila-Berlin Air Show (8-13 giugno) 6

18.   Ila-Berlin Air Show. Il Distretto aerospaziale lombardo si presenta alla comunità internazionale  7

19.   Francoforte. Il Coordinamento donne all‘Avv. Rodolfo Dolce: a che punto siamo con la sede?  7

20.   Berlino. I prodotti agroalimentari calabresi alla Festa della Repubblica in Ambasciata  7

21.   A Francoforte presentati i vini romagnoli di qualità  8

22.   Interventi. Non è peggiorata la cucina italiana in Germania  8

23.   Mio figlio ha bussato alla porta dell’adolescenza! 8

24.   Cgie e Intercomites del Nord America riuniti a Vancouver dal 10 al 12 giugno. “Ora tocca a voi, auguri”  9

25.   L’Italia oltre 60 milioni grazie all’immigrazione  9

26.   Olanda, vincono i liberali, la destra xenofoba terzo partito  10

27.   Ma ancora una volta ha vinto Teheran  10

28.   Focus sui diritti umani in Iran un anno dopo le elezioni 10

29.   Le nuove leadership una sfida per l'Europa  11

30.   Chiuso l'ufficio dell'Unhcr in Libia. Il dramma dei rifugiati africani in fuga  12

31.   Crisi e ricerca: Roma taglia. Berlino investe  13

32.   La legge dell’oscuramento. Il Senato approva il bavaglio  13

33.   Editoriale LR. Il popolo e la libertà  14

34.   Editoriale CdS. Divieti irrazionali 14

35.   L'Italia dice no all'Onu. «Non introdurremo reato tortura»  14

36.   Lavoratrici statali, il Cdm ha deciso: dal 2012 in pensione a 65 anni 15

37.   La rinuncia allo strappo. Perché Fini non rompe con il Cavaliere  16

38.   Le riforme vittime dei sondaggi 16

39.   L’istruzione e il Paese. La scuola si riforma con il merito e le risorse  16

40.   Aggravante di clandestinità. La Consulta dice no  17

41.   Codice fiscale per gli italiani all’estero. Accolto come raccomandazione ordine del giorno di Fedi 17

42.   Italianità nel mondo, scoviamo i giovani anche attraverso lo sport 17

43.   Da Zurigo un appello del Comitato Difesa Famiglie coinvolte nel caso Giacchetta  18

44.   A Lione l’assemblea generale di ClubMediaItalie. Valenti confermato presidente  18

45.   Sardi all’estero: su www.sardegnamigranti.it  il Piano triennale 2010/2012 e il  Programma  2010  18

46.   “Alla ricerca delle radici: emigrazione, discendenza, cittadinanza”  18

47.   Summer School per giovani sardi nel mondo. Domande di partecipazione entro il 21 giugno  19

48.   La Festa della Repubblica 2-3 giugno Berna e Ginevra  19

49.   Patronato Acli: visita del Vice Presidente in Francia  19

 

 

1.       WM 2010. Italien hofft auf ein Wunder 20

2.       Italienisches Konsulat in Nürnberg. Com.It.Es wird nicht aufgeben  20

3.       Migranten in Deutschland und ihr Bildungsproblem   20

4.       Integration. Kinder von Migranten bleiben Bildungsverlierer 21

5.       Beruflich erfolgreiche Migrantinnen - Leistungsbereitschaft und das Prinzip Zufall 21

6.       EU 2020 - Einigung bei Kampf gegen Armut 22

7.       WM 2010. Der Kommentar. Südafrika. Brodelndes WM-Land  22

8.       Kein Rosenkrieg mehr. Neue EU-Regeln für Scheidungen  23

9.       Italien: 100 Jahre Villa Massimo in Rom   23

10.   EU-Finanzminister einigen sich auf mehr Kontrolle. Eurostat erhält mehr Rechte  24

11.   Palästinenser: Blockade durch Israel. Deutsche Juden schicken ein Schiff nach Gaza  24

12.   Atomstreit. UN-Sicherheitsrat verschärft Sanktionen gegen Iran  25

13.   Wahl in den Niederlanden. Rechtspopulist Wilders will regieren  25

14.   Parlamentswahl. Rechtsruck in den Niederlanden  26

15.   Kommentar zur Wählerumfrage. FDP stürzt in den Abgrund  26

16.   Tarifstreit im Gesundheitswesen. Der Sieg der Ärzte  26

17.   Ausgabenkurzungen. Was im Sparpaket drinsteckt 27

18.   Ursula von der Leyen: "Einschnitte tun immer weh"  28

19.   Bundespräsidentenwahl.  Sehnsucht nach dem starken Mann  29

20.   Kommentar zum Sparpaket. Auf die Straße! 29

21.   Bagatell-Kündigung. Immer auf die Kleinen  29

22.   Spitzentreffen ohne Ergebnis. Merkel reicht Opel-Krise an Länderchefs weiter 30

23.   Leitartikel. Maßstab Opel 30

24.   Bildung. „Sehr schleppend“  31

25.   Streiter für einen Islam ohne Dogmen  31

26.   NPD und DVU. Problemparteien mit Problemen  32

27.   Europäischer Gerichtshof. EU darf überhöhte Auslandstarife verbieten  32

28.   Das Theaterstück "Dissonorata" in Köln am Samstag, 12. Juni 33

29.   Aktionstag "Bildungspatenschaften direkt" für bessere Startchancen von jungen Migranten  33

30.   Die Wanderausstellung des „arte project“  34

31.   „Der Geist von Turin“ im IIC-Köln  34

32.   BGH-Urteil. Mieter können selbst streichen und tapezieren  34

 

 

 

Ambasciatore Menzione: “Il Sudafrica, i Mondiali di calcio e la strada verso lo sviluppo”

 

In occasione dei Campionati del mondo di calcio, l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) ha pubblicato il dossier “Sudafrica 2010: la grande occasione?” (http://ispinews.ispionline.it/), con commenti, interviste e scenari sul paese che ospita l’evento, la sua politica interna e internazionale. “Le aspettative create dal primo grande evento globale organizzato in Africa rappresentano – sottolinea l’Ispi - una possibilità di rilancio del Sudafrica e del continente”. Nel dossier anche un intervento dell’ambasciatore italiano Elio Menzione, dal titolo “Il Sudafrica, i Mondiali di calcio e la strada verso lo sviluppo”, che qui riprendiamo

 

Il 2010 è per il Sud Africa un anno speciale. E non soltanto per la ragione più evidente: la circo-stanza che il paese ospiti quest’anno i campionati mondiali di calcio, evento che comporta per esso un’esposizione mediatica senza precedenti. Il 2010 segna anche il centenario dell’unificazione politica dello spazio sudafricano: una ricorrenza da pochi ricordata e da nessuno festeggiata, dato che l’Unione Sudafricana – nata dalla confluenza di due colonie britanniche, Provincia del Capo e Natal, e di due ex-Repubbliche boere, Transvaal e Stato Libero dell’Oranje – nacque all’insegna della riconciliazione tra le due componenti bianche della popolazione, otto anni dopo il termine della guerra anglo-boera; ma anche della segregazione a danno della maggioranza nera. Una se-gregazione che 38 anni dopo sarebbe stata codificata ed esasperata nell’inumano sistema dell’apartheid.

  Ma soprattutto è nel 2010 che cade il ventesimo anniversario del famoso discorso pronunciato dal presidente de Klerk il 2 febbraio 1990, la successiva liberazione di Nelson Mandela e l’avvio di negoziati che avrebbero condotto alla nascita di un nuovo Sud Africa democratico, che riconosce pari dignità a tutte le sue componenti etniche e culturali. Da allora, e principalmente dal 1994 – anno delle prime elezioni democratiche della storia del paese, che portarono Mandela alla presi-denza – il Sud Africa ha percorso molto strada. Si è affermato, anzitutto, come un modello di stabi-lità politica e istituzionale per il continente africano, caratterizzato da una democrazia multipartitica, una chiara distinzione tra i poteri, una stampa libera e spregiudicata, una società civile articolata e vibrante. Dopo alcuni anni di andamento alterno l’economia ha conosciuto, a partire dal 2004, una crescita continua e sostenuta (con tassi di incremento del Pil intorno al 5%), interrotta soltanto nel 2009 da una lieve recessione indotta dalla crisi internazionale, alla quale il paese ha peraltro sapu-to reagire con una prontezza superiore a quella di molti stati occidentali.

  Eppure, questa crescita non è stata pari a quella dei principali paesi emergenti (Cina, India, diversi stati del Sud-Est asiatico, Brasile), né all’altezza di un potenziale di sviluppo che ha pochi confronti in Africa, grazie alla ricchezza mineraria del paese e alla sua robusta struttura industriale e finan-ziaria. Le ragioni sono da cercare in una serie di debolezze strutturali: un alto tasso di disoccupa-zione (del 25% circa, che si avvicina addirittura alla soglia del 40% se si tiene conto dei potenziali lavoratori “scoraggiati” dalla ricerca di un impiego); insufficienza del risparmio, degli investimenti interni e di quelli esteri; profonde differenze economiche e sociali nella popolazione; rigidità del mercato del lavoro, e misure – sia pure comprensibili – di “affirmative action” a favore della mag-gioranza svantaggiata della popolazione, che non incoraggiano l’afflusso di capitali dall’estero; eccessiva dipendenza dalle esportazioni di materie prime, anche se negli ultimi anni il settore ma-nifatturiero ha conosciuto un vigoroso sviluppo; diffusione della piaga dell’Aids, con ripercussioni inevitabili sull’economia; una criminalità che ha raggiunto livelli allarmanti. In particolare, l’eco-nomia sudafricana rimane a tutt’oggi un sistema bipolare, dualistico, caratterizzato dalla conviven-za tra un settore finanziario e produttivo moderno (e in certi casi di avanguardia) e vaste sacche di povertà tipicamente africane.

  Il superamento di questo dualismo strutturale non sarà semplice, né rapido. Ma non mancano le ragioni per essere ottimisti: oltre alla già citata stabilità politica e istituzionale, ricordo la rapidità con cui il governo ha saputo affrontare la crisi del 2009, con una manovra anticiclica di ragguardevoli dimensioni (investimenti nelle infrastrutture, appoggio alle piccole e medie imprese e allo sviluppo rurale, aumenti delle spese per istruzione, salute e assistenza sociale). Una politica fiscale espansiva facilitata dalla gestione virtuosa dell’economia negli anni precedenti, in cui il debito pubblico era stato ridotto dal 48 al 23%.

  Per imboccare con decisione la strada di uno sviluppo sostenuto e sostenibile, superiore a quello degli anni passati e capace di assorbire gradualmente la disoccupazione oggi esistente, il Sud Africa ha bisogno di un salto di qualità. A tale fine, i campionati mondiali di cal-cio di quest’anno potranno dare un contributo importante: se avranno – come tutti auspichiamo – pieno successo, essi accrediteranno agli occhi del mondo l’immagine di un paese affidabile, dotato di capacità organizzative superiori alle aspettative, e meritevole pertanto di attira-re un maggiore volume di investimenti esteri. Inoltre, essi rappresenteranno per il paese una forte scossa psicologica, atta ad accrescere la fiducia nei suoi mezzi e nelle sue capacità.

 

  Per il nuovo Sud Africa, che a 20 anni sta entrando nell’età adulta, si tratta insomma di un importante esame di maturità, di una sfida gi-gantesca affrontata con orgoglio e determinazione, i cui esiti saranno importanti non soltanto per il paese ma per l’intero continente africa-no. Non va dimenticato che il Sud Africa ha oggi un Pil pari ai tre quarti di quello dell’Africa australe e a un terzo circa di quello dell’intera Africa subsahariana.

  In questa sfida il Sud Africa potrà contare sull’appoggio dell’Unione Europea, cui è legato da un rapporto di partenariato strategico e che rappresenta per esso il primo partner commerciale e la principale fonte di investimenti e di aiuti allo sviluppo. E tra i paesi europei anche l’Italia è pronta a fare la sua parte. I nostri scambi con il Sud Africa si aggira-no da tempo sui 4 miliardi di euro l’anno, ma esistono margini notevoli per una crescita negli anni futuri, in settori tradizionali (meccanico-elettronico, agro-industriale, chimico-farmaceutico, turistico) ma anche in settori innovativi, quali le tecnologie avanzate e le energie alternative. Il nostro paese è oggi impegnato in misura notevole nella lotta contro il flagello dell’Aids, con un ambizioso progetto di cooperazione allo sviluppo. La domanda di cultura e di lingua italiana in Sud Africa è in crescita continua, e tale da meritare investimenti lungimiranti. Ma è soprattutto il tessuto connettivo della nostra economia, il settore delle piccole e medie imprese, che potrebbe imprimere un salto qualitativo ai rapporti economici bilaterali.

  A tal fine, la Coppa del Mondo di calcio – che porterà il Sud Africa nelle case di milioni di italiani – rappresenterà un’occasione preziosa e forse irripetibile, aiutando a vincere ritrosie e diffidenze e stimolando l’attenzione dei nostri piccoli e medi imprenditori per un mercato in rapida espansione e per un paese meritevole di attirare i loro investimenti. In questo, essi potranno contare sul sostegno attivo delle strutture italiane operanti in questo paese, dall’Ambasciata ai Consolati e all’Ufficio Ice di Johannesburg. Ambasciatore Elio Menzione

 

 

 

 

Tratta degli esseri umani, ratificata la Convenzione di Varsavia

 

Tolleranza zero, con il raddoppio delle pene, per le organizzazioni che, allo scopo di 'importare' esseri umani, falsificano i documenti. Tre, i reati interessati dall'aggravante: riduzione e mantenimento in schiavitù, tratta di persone, acquisto e alienazione di schiavi. Tutti e tre sono stati inseriti tra le disposizioni che consentono l'utilizzazione degli strumenti di indagine utilizzati per il contrasto della criminalità organizzata.

Con l'approvazione del parlamento è stata ratificata ed è diventata esecutiva nel nostro Paese la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani, siglata a Varsavia il 16 maggio 2005 e recepita lo scorso 5 febbraio dal Consiglio dei Ministri.

La tratta di persone è una inaccettabile violazione dei diritti umani le cui vittime sono individui, donne, bambini, ridotti in condizione di schiavitù, segregati e privati della loro libertà individuale. Nel mondo le vittime della tratta sono stimate in 2,7 milioni, di cui l’80 per cento costituito da donne e bambini. In Europa sono circa 500.000 e in Italia più di 30.000.

La Convenzione di Varsavia si pone come obiettivo prioritario quello di proteggere i diritti umani delle vittime di tratta e di elaborare un quadro completo di assistenza.

La Convenzione, firmata dai Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri durante il vertice di Varsavia del 16 e del 17 maggio 2005, si ispira alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nonché alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale ed al relativo Protocollo aggiuntivo contro la tratta delle persone, volto a prevenire, reprimere e punire la tratta delle persone, in particolare, delle donne e dei bambini, approvati a New York il 15 novembre 2000.

Tra la principali proposte italiane, accettate e inserite nel testo della Convenzione, la creazione di osservatori per monitorare il fenomeno e la raccolta di dati relativi alle varie forme di abuso e sfruttamento, per avere un quadro chiaro delle sue dimensioni.

De.it.press

 

 

 

 

Tempo di tagli. Vecchia Europa in disarmo

 

Le misure d'emergenza varate per ridurre spesa pubblica e deficit stanno abbattendosi anche sui bilanci della Difesa. Negli Stati Uniti la spesa militare è considerata un volano per il rilancio dell'economia e il Congresso ha approvato per il 2011 un bilancio 726 miliardi di dollari che, anche togliendo i 159 miliardi che finanzieranno i conflitti in Iraq e Afghanistan, lascia al Pentagono 23 miliardi in più rispetto a quest'anno. Anche Cina e India continuano a registrare incrementi di spesa.

 

Pechino ha innalzato quest'anno “solo” del 7,5% un budget che ufficialmente ammonta a 78 miliardi di dollari (ma Washington stima sia almeno il doppio) mentre il budget di Nuova Delhi ha raggiunto i 36 miliardi. In Russia, dopo le riduzioni del 15% del 2009, quest'anno non sono per ora stati annunciati tagli al bilancio di 36 miliardi di dollari, cifra che include anche 10 miliardi per rinnovare armi e mezzi per il 90% obsoleti.

Difficoltà gravi emergono invece in Europa, dove il crack greco ha portato i governi a manovre che, nel campo della Difesa, attuano tagli drastici ma non sempre ponderati. Per risparmiare, Atene ha ridotto del 25% le spese correnti e ritirerà il contingente dal Kosovo, il Portogallo attuerà manovre simili, in Romania l'80% del bilancio (1,8 miliardi di dollari) se ne va in stipendi e in Austria riduzioni di oltre il 10% del bilancio (2 miliardi di dollari) impediscono manutenzioni e addestramento. Berlino ha varato un piano da 4,3 miliardi di euro in tre anni su un bilancio di 31 con la chiusura di basi, la riduzione di almeno 40mila effettivi, la messa a terra di alcuni caccia Typhoon e bombardieri Tornado e la radiazione anzitempo di motovedette e sottomarini. Tagli sono previsti anche al sistema di difesa antimissile Meads, agli elicotteri Nh 90 e agli aerei cargo A-400M.

Scelte simili sono in atto in Spagna, dove a un taglio del 6,4% già attuato su un bilancio di circa 8 miliardi di euro potrebbero aggiungersi nuove decurtazioni, compromettendo l'acquisizione di aerei e blindati. La Francia, con un bilancio di 32 miliardi, ha attuato nel 2008 un ampio piano di ristrutturazione della Difesa, ma sta mettendo a punto nuovi tagli stimati tra i 2 e i 5 miliardi di euro da spalmare sui prossimi tre anni. In Gran Bretagna l'austerity firmata Cameron-Clegg porterà a dismettere i mezzi più vecchi (cingolati, artiglierie, elicotteri e velivoli) riducendo o dilazionando le nuove acquisizioni per risparmiare almeno 7 miliardi di sterline in cinque anni su un bilancio quest'anno di 36,8 miliardi. A quanto sembra verranno salvaguardati i programmi già contrattualizzati (come quello per le due nuove portaerei), l'abbandono dei quali comporterebbe sanzioni da versare all'industria che vanificherebbero i risparmi ottenuti.

 

Un aspetto quest'ultimo comune a tutti i paesi europei nei quali infatti i tagli colpiranno soprattutto il trattamento economico del personale e l'esercizio, cioè l'addestramento dei reparti, la manutenzione e gestione di mezzi e infrastrutture.

Il rischio è quindi di disporre di armi nuove e sofisticate, ma di non avere le risorse per gestirle come sta già accadendo in Italia, dove mancano i fondi per riparare i mezzi danneggiati in Afghanistan e il carburante per i jet e le navi, inclusa la nuova portaerei Cavour. Roma non ha ancora indicato dove i nuovi tagli stimati tra 1 e 1,5 miliardi di euro andranno a incidere, ma le decurtazioni già approvate dalle precedenti Finanziarie hanno reso quasi impossibile addestrare i reparti.

Se in Europa la crisi ingigantisce gli effetti della mancata integrazione militare, in Italia pesa l'assenza di una ridefinizione del Modello di difesa, ancora anacronisticamente legato a un organico di 190mila militari. Qualche migliaio in più dei britannici, che però spendono oltre il triplo dei 14 miliardi del budget italiano di quest'anno per la Difesa. In assenza di una pianificazione concreta che stabilisca obiettivi e risorse, le forze armate italiane rischiano la paralisi e sopravvivono solo grazie ai fondi extra-bilancio per le missioni oltremare.

In tutta Europa si punta a garantire quanto oggi necessario alle truppe schierate in Afghanistan privilegiando i mezzi per la contro-insurrezione. Una scelta giustificata, ma che rischia di sacrificare la pianificazione indispensabile per disporre di forze in grado di far fronte a ogni tipo di minaccia futura, anche convenzionale. Anche per questo il segretario generale della Nato, Anders Foigh Rasmussen, ha messo in guardia gli alleati da un disarmo che «potrebbe minacciare la stabilità internazionale e quindi limitare le prospettive di crescita». Gianandrea Gaiani, Il Sole 24 Ore, 8 

 

 

 

Frattini: Diplomatici-manager per promuovere il marchio “Italia” nel mondo

 

ROMA - Tra tante riforme annunciate, una arriva in porto. E’ quella del ministero degli Esteri e porta la firma di Franco Frattini La Farnesina cambia pelle, e il risvolto tecnico-amministrativo - con la creazione di Direzioni generali divise non più per aree continentali ma per orizzonti “tematici” trasversali: sicurezza, promozione dell’Italia nel mondo Ue - è solo uno degli aspetti, significativo certo, ma non esaustivo. A che serve, dunque questa riforma? «Semplice: direi a consacrare l'idea politica di una diplomazia al servizio del sistema Paese. Idea che nacque già nel 2002 quando Silvio Berlusconi mi affidò questo incarico e mi disse: non voglio vedere più i diplomatici con il tight che fanno pranzi e cene, voglio vedere manager che promuovono il marchio Italia nel mondo». Una spinta ad integrare la missione tradizionale della diplomazia con il mondo che cambia. Dopo otto anni, con questa riforma, consolido dei risultati. Dice niente il fatto che mentre tutti parla- nodi tagli di rigore, l'Italia fa un più 17 di export nei primi tre mesi del 2010, più della Germania, più della Francia? L'aumento del Pil in buona parte si deve alla promozione dell'internazionalizzazione».

 

Qual è l'analisi del contesto internazionale dalla quale è partito per impostare la riforma?

«La nozione di politica estera è profondamente mutata nel corso dell'ultimo decennio. Sul piano della governance globale si è assistito ad un rapido allargamento del numero degli stakeholders, con l'ascesa di Paesi non tradizionalmente inseriti nel novero dei decisori mondiali. Ciò provoca un processo che scardina per l'Italia così come per gli altri Paesi europei, ogni rendita di posizione. Insomma la complessità del mondo contemporaneo fa emergere nuove interconnessioni tra questioni che in precedenza si pensava di poter trattare separatamente: tematiche per così dire orizzontali. Per questo la Farnesina deve adeguare le proprie strutture alle nuove sfide».

 

A suo tempo l'opposizione ironizzò sulle parole di Berlusconi: parlò di ambasciatori-piazzisti. Ora come replica?

«Rispondo oggi come allora: se si fa la festa del 2 giugno e nei giardini dell'ambasciata ci si mette l'ultimo modello della Ferrari o della Maserati, facciamo fare una bella figura al Paese. Prima non si faceva, adesso si fa».

 

Questo per l'immagine: ma la sostanza? Che ministero degli Esteri sarà con la riforma?

«Un ministero che segue i settori strategici secondo un approccio tematico e non più privilegiando l'area geografica. Perché oggi la sicurezza è globale, la difesa dell'ambiente è globale, la povertà è globale. Non sono più temi sui quali ci si può accostare con una visione meramente territoriale. Per capirci: sicurezza significa dossier nucleare; nuova Nato; missioni internazionali di pace; il terrorismo nel Corno d'Africa; il traffico della droga... Tutti questi temi contengono il concetto strategico di sicurezza globale. Nella riforma ritrovo una mia forte volontà politica».

 

Al dunque una mission tutta puntata sull'economia. Ma in questo momento di crisi...

«Non è così. Punto saliente della riforma è la promozione della cultura italiana nel mondo. Sia come partecipazione del nostro Paese ad alcune grandi opere: pensi alle missioni archeologiche, al restauro di patrimoni fantastici come quello della Città Proibita di Pechino o del museo mesopotamico di Baghdad. O la ricostruzione della cittadella di Bam nel deserto iraniano. Senza dimenticare la promozione della nostra lingua e gli istituti culturali sparsi nel mondo. C'è insomma un valore aggiunto della cultura italiana che ci è stato riconosciuto in ambito internazionale: non è un caso se il nuovo vicedirettore generale dell'Unesco per la cultura è un italiano. Ci sentiamo una superpotenza culturale nel mondo e davvero forse lo siamo».

 

Alle strette, ministro: che idea di Italia si punta a trasmettere?

«Quello italiano è un modello che sa coniugare la capacità di tessere relazioni positive per cercare soluzioni anche nei teatri più difficili. L'Italia è considerata un interlocutore da tutti: siamo il migliore amico di Israele in Europa ma siamo anche il primo partner della Turchia. Siamo particolarmente vicini all'Afghanistan ma non tralasciamo di dire che anche il Pakistan va sostenuto a livello europeo. Siamo un Paese che supporta il concetto di accordo e soluzione positiva come suo obiettivo. E poi sappiamo inserire anche nei teatri di crisi quell'aspetto tipico del nostro Dna che l'attenzione ai più deboli, alle categorie più vulnerabili. I nostri soldati di pace portano scuole, ospedali, progetti agricoli e al tempo stesso combattono i terroristi. Questo è lo stile italiano e si tratta di un profilo che ci viene ormai internazionalmente riconosciuto». Carlo Fusi IM 10

 

 

 

 

Immigrazione, aggravante di clandestinità bocciata dalla Consulta, ma resta il reato

                  

ROMA - La Corte costituzionale avrebbe deciso l'illegittimità dell'aggravante di clandestinità (pene aumentate di un terzo se a compiere un reato è un immigrato presente illegalmente in Italia) prevista dal primo "pacchetto sicurezza" del governo, diventato legge nel luglio 2008. Dalla stessa Corte, tuttavia, sarebbe venuto un sostanziale via libera alla legittimità del reato di clandestinità (punito con l'ammenda da 5mila a 10mila euro) introdotto dal secondo "pacchetto sicurezza", nel luglio 2009. La decisione sarebbe stata adottata a maggioranza nella camera di consiglio della Corte tra ieri e stamane.

 

Le motivazioni delle due decisioni si conosceranno quando i giudici relatori, Gaetano Silvestri e Giuseppe Frigo, le avranno messe nero su bianco. Al momento, tuttavia, si sa che l'aggravante di clandestinità (art. 61, numero 11 bis, del codice penale introdotto dalla legge 125 del 24 luglio 2008) sarebbe stata bocciata per violazione degli articoli 3 e 25 della Costituzione. In primo luogo, dunque, per irragionevolezza perché - sarebbe stato questo il ragionamento dei giudici della Consulta - in base al principio del "ne bis in idem" l'aggravamento della pena andrebbe a collidere con il reato di clandestinità introdotto nel 2009 dal "pacchetto sicurezza". Inoltre, l'aumento di pena violerebbe il principio costituzionale del «fatto materiale» quale presupposto della responsabilità penale, nel senso che l'aumento di pena sarebbe collegato esclusivamente allo "status" del reo (il trovarsi irregolarmente in Italia) e non alla maggiore gravità del reato, né alla maggiore pericolosità dell'autore (è il caso dei recidivi o dei latitanti).

 

I giudici costituzionali avrebbero invece dato il via libera al reato di clandestinità (art. 10 bis del testo unico dell'immigrazione del 1998 introdotto dalla legge 94 del 15 luglio 2009), dichiarando infondate diverse questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Pesaro e da numerosi giudici di pace (Orvieto, Lecco, Torino, Cuneo, Vigevano e Gubbio). In ambienti della Consulta viene fatto notare che sarà in ogni caso necessario attendere le motivazioni della decisione, che in questo caso sarà scritta dal giudice Frigo. Dalla Corte, infatti, potrebbe venire l'indicazione che spetta al giudice di pace valutare, caso per caso, la grave entità del fatto, così da escludere eventuali giustificati motivi per cui l'immigrato si sia trattenuto illegalmente in Italia.

 

“Non avevo dubbi su questa decisione, non poteva che andare così. Quella norma era palesemente incostituzionale“. Così Sonia Alfano (IdV), membro della Commissione LIBE al Parlamento europeo, sulla decisione della Corte Costituzionale di bocciare l’aggravante di clandestinità inserita dal governo nel ‘pacchetto sicurezza’ varato nell’estate del 2008 e che prevedeva l’aumento di un terzo della pena per i reati commessi da clandestini. “Era una norma dettata dall’odio ideologico che il centro-destra prova per gli immigrati -sottolinea- del tutto priva di senso logico e giuridico. La pena si commina in base al reato commesso -dice Sonia Alfano- cosa c’entra lo status di clandestino con l’aver commesso una rapina o uno scippo? L’aumento di pena deve sempre riguardare il reato specifico, mi sembra ovvio. Per fortuna, malgrado l’operato di un governo xenofobo -conclude- la nostra Costituzione è ancora in vigore e conta qualcosa“. IM/de.it.press 10

 

 

 

Camera. Avviato il dibattito sulla riforma della legge che regolamenta il voto degli italiani all’estero

 

Riunito il Comitato permanente sugli Italiani all’estero. Si è parlato della riforma dell’esercizio di voto dei connazionali nel mondo. Gli interventi del presidente del Comitato Zacchera e dei deputati Razzi (Idv), Fedi (Pd), Porta (Pd), Picchi (Pdl), Berardi (Pdl) e Garavini (Pd)

 

  ROMA – La seduta di mercoledì del Comitato permanente sugli Italiani all’estero della Camera dei Deputati si aperta con l’auspicio del presidente del Comitato Marco Zacchera (Pdl) di “spunti e valutazioni proficue sulle questioni affrontate nelle proposte di legge finora presentate in Parlamento su materie di interesse per le comunità degli italiani all’estero, a partire dalla riforma delle procedure elettorali per la circoscrizione estero…

  L’obiettivo del lavoro ora impostato – ha aggiunto Zacchera - è quello di individuare al riguardo proposte ed indirizzi condivisi dai gruppi presenti nel Comitato”.

  Ha poi preso la parola il deputato dell’Italia dei Valori Antonio Razzi che ha illustrato i vantaggi connessi all’introduzione del voto elettronico, in relazione al quale egli stesso ha presentato nei mesi scorsi una proposta di legge, e segnalato la necessità di procedere alla abolizione delle preferenze nell’espressione del voto per corrispondenza. Marco Fedi (Pd) ha rilevato la necessità, al fine di evitare brogli elettorali, di un’equiparazione della disciplina che regola il voto all’estero a quella attualmente vigente in Italia, fatto salvo il voto per corrispondenza. Egli non si oppone alla possibilità del voto elettronico, pur precisando che al momento l’ipotesi appare prematura e che “il voto all’estero non deve essere il luogo per sperimentare eventuali innovazioni rispetto al voto nazionale”. Fedi conclude annunciando la presentazione da parte del suo gruppo di una proposta di legge sulla questione del voto degli italiani all’estero, apprezzando l’indicazione di metodo evidenziata da Zacchera e finalizzata alla verifica di un consenso bipartisan sulle principali tematiche riguardanti le materie di interesse del Comitato.

  Alle considerazioni di Fedi si è associato anche il vice presidente del Comitato Fabio Porta (Pd), che ha sottolineato la necessità di introdurre un sistema di registrazione degli aventi diritto per quanto riguarda il voto per corrispondenza, nell’ambito di una riflessione che tenga conto delle specificità, anche geografiche, dei singoli Paesi di emigrazione.

  Guglielmo Picchi (Pdl) ha rilevato la possibilità di un miglioramento delle procedure elettorali e ha concordato sulla necessità di inserire in esse correttivi, quali la preventiva registrazione al voto per corrispondenza. Pur guardando alla possibilità del voto elettronico, “con particolare interesse”, anche Picchi, alla stregua di Fedi, ha segnalato però la necessità di evitare “fughe in avanti rispetto alle procedure nazionali”.

  A favore del voto per corrispondenza anche Amato Berdardi (Pdl), che ha richiamato in proposito l’esperienza statunitense, in cui viene richiesta la registrazione degli aventi diritto garantendo “procedure corrette e riduzione dei costi”, e Laura Garavini (Pd), che ha inoltre manifestato apprezzamento per il metodo di lavoro seguito dal Comitato e per la presenza alla seduta dei parlamentari della maggioranza.

  Razzi (Idv), nell’approvare il richiamo all’omogeneità delle procedure di voto nazionali e per la circoscrizione Estero, con l’unica particolarità del voto per corrispondenza, ha precisato come quest’ultimo debba essere “rigorosamente disciplinato per scongiurare eventuali indebite interferenze”. Dal canto suo Fedi ha invece rilevato l’opportunità di approfondire “in sede informale e tecnica” i temi sin qui sollevati.

  Zacchera, concludendo la seduta, ha annunciato la prossima presentazione di una sua proposta di legge sul voto all’estero ed ha ricordato che tale materia rientra nelle competenze della Commissione Affari Costituzionali della Camera. “In occasione dell’esame di provvedimenti in merito, - ha precisato Zacchera  - la Commissione Affari Esteri sarebbe investita delle diverse questioni in sede consultiva”. (Inform)

 

 

 

 

 

Italia-Germania. Frattini a Berlino incontra il collega Westerwelle

 

Berlino - Linea comune tra Italia e Germania nei confronti della posizione iraniana sul nucleare, ma anche intesa sugli ultimi sviluppi mediorientali e sulle prospettive di ricostruzione e riconciliazione in Afghanistan, oggetto di una dichiarazione comune: e’ quanto scaturito dal colloquio che martedì il Ministro Franco Frattini ha avuto a Berlino con il suo collega Guido Westerwelle.

‘’Sarebbe opportuno – ha detto Frattini - che appena adottata la risoluzione, la comunità internazionale lanciasse un appello formale all'Iran per tornare al tavolo dei negoziati. Questo toglierebbe a Teheran ogni alibi". Sulla stessa linea di Frattini il Ministro Westerwelle, secondo il quale "Teheran deve essere trasparente, deve fare chiarezza. Abbiamo teso la mano ma non e’¨stata accolta. Siamo pronti ai negoziati ma non possiamo accettare la destabilizzazione della sicurezza perchél'arma atomica e’ contro il diritto internazionale. L'Iran può usare l'energia atomica per usi civili e noi lo appoggiamo in questo ma non può avere l'arma nucleare: e’ nell'interesse delmondo", ha concluso Westerwelle. Quanto alla situazione in Medio Oriente Frattini ha detto che dopo il blitz israeliano contro la flottiglia diretta a Gaza "abbiamo temuto per una possibile sospensione dei negoziati di pace" in Medio Oriente. Ma "la Lega araba ha mantenuto i suoi equilibri, evitando segnali negativi ed il processo di pace va avanti. Chiudere i confini significa dare ad Hamas una bandiera contro la pace", ha proseguito il capo della diplomazia italiana’’, per questo dobbiamo "aiutare Israele a trovare una soluzione affinché, seppur con i necessari controlli, le merci possano entrare a Gaza".

A proposito del blitz Frattini ha ribadito l'esigenza di una inchiesta "trasparente e completa" garantita dalla presenza internazionale che, ha spiegato, potrebbe essere assicurata dal Quartetto per "garantire a tutto il mondo" quanto accaduto. Anche su questo condivisione da parte del Capo della diplomazia tedesca, che ha ribadito l'esigenza di "un'indagine imparziale" con la presenza del Quartetto sottolineando che il blocco degli aiuti verso Gaza "non e’ ‘’accettabile". Un'inchiesta non e’ "solo nell'interesse della comunità internazionale ma anche nell'interesse di Israele", ha aggiunto Westerwelle.

Una dichiarazione congiunta sull’Afghanistan ha rafforzato la linea di comune intesa emersa nei colloqui di Berlino tra Italia e Germania. Roma e Berlino – si afferma, infatti, nella dichiarazione comune - "appoggiano il processo lanciato dal Presidente Karzai" che punta ad aprire a tutti coloro che "tagliano i ponti con i gruppi terroristici, rinunciano alla violenza e accettano la costituzione afghana". Italia e Germania - si sottolinea - condividonoinoltre la prospettiva di un "progressivo passaggio delle responsabilità alle autorità afghane" e la necessità di considerare la popolazione come "il centro di ogni strategia di sviluppo".

Roma e Berlino salutano poi con favore i progressi verso un ruolo più efficace dell'Unione Europea in Afghanistan, specialmente attraverso l'adozione del Piano d'Azione Europeo e sono d'accordo nel ritenere che la missione di polizia europea possa giocare un "ruolo cruciale" per rafforzare il settore afghano della sicurezza contribuendo a creare una forza civile di polizia sotto il controllo delle autorità afghane e in linea con gli standard internazionali. De.it.press

 

 

 

 

 

Interrogazione di Laura Garavini sulle relazioni diplomatiche con la Germania

 

“Sui consolati il Governo italiano apra una seria trattativa con le autorità tedesche”

 

“È preoccupante osservare come il Governo Berlusconi – oltre a declassare a cittadini di serie B migliaia di italiani nel mondo – stia inasprendo i rapporti con le autorità tedesche, attribuendo loro presunte responsabilità per le chiusure di sedi consolari in Germania”. Lo dice l’on. Laura Garavini (PD) che giovedì ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro degli affari esteri “per avere chiarimenti sullo stato delle relazioni diplomatiche tra le due nazioni”.

 

La deputata eletta nella circoscrizione Europa ritiene “scandaloso l’atteggiamento del Governo che non solo resta sordo alle unanimi proteste degli italiani all’estero rispetto alle preannunciate chiusure di numerosi consolati, ma rischia su questa questione di incrinare i buoni rapporti diplomatici tra Italia e Germania. Il Governo infatti”, aggiunge la Garavini, “imputa a presunte riserve della Germania la definitiva chiusura delle sedi di Amburgo, Mannheim, Norimberga e Saarbrücken, mentre invece anche dopo le ultime dichiarazioni da parte italiana diversi interlocutori tedeschi, ad esempio il Governatore della Regione Saarland, Peter Müller, il deputato federale Michael Frieser e il Borgomastro della città di Norimberga, Ulrich Maly, hanno ribadito la necessità di mantenere sul territorio tedesco almeno uno sportello consolare”.

 

“Bisogna rivedere il piano di ristrutturazione della rete consolare in Germania”, conclude la Garavini, “riaprendo una seria trattativa con le autorità tedesche, volta a individuare soluzioni alternative che non mettano a repentaglio i buoni rapporti diplomatici con la Germania”. De.it.press

 

 

 

 

Tribunale di Lipsia: conoscere il tedesco è un prerequisito per i ricongiungimenti familiari

 

Lipsia - Il Tribunale amministrativo federale di Lipsia ha stabilito che per ottenere il ricongiungimento familiare occorre possedere “adeguati strumenti linguistici”. La sentenza è giunta a fronte della richiesta di visto presentata da una cittadina turca che voleva raggiungere suo marito in Germania, la cui istanza però è stata  respinta poiché il tribunale non ha ritenuto la coniuge in possesso di strumenti linguistici adeguati all’inserimento nel Paese ospite.

 

Secondo i giudici, infatti, disporre di una conoscenza base della lingua tedesca è prerequisito ragionevole che favorisce l’integrazione, serve ad “evitare matrimoni forzati” e non viola né le norme della Carta fondamentale federale né quelle del diritto europeo.

 

“Le nozioni di tedesco sono il presupposto per una partecipazione attiva e completa alla vita sociale” ha commentato l’incaricata del governo per l’integrazione Maria Böhmer.  Centro Studi Palermo, de.it.press

 

 

 

 

PD-Francoforte. Pacchetto anticrisi in Germania, una manovra socialmente squilibrata.

 

Francoforte - Una manovra economica da 80 miliardi di Euro in cinque anni è un intervento di riduzione del debito federale imponente e drastica e non sempre di facile composizione. Una manovra che però colpisce duramente le fasce sociali più deboli, e non coinvolge per nulla i redditi alti e i consistenti patrimoni, è semplicemente una manovra socialmente squilibrata. Questo non lo dicono solo le opposizioni e i sindacati il giorno dopo l’annuncio del piano di risparmio presentato dalla cancelliera Merkel, ma anche esponenti importanti della CDU, come il Governatore della Regione Saar Peter Müller o il Ministro per le questioni sociali del land Nord Reno Westfalia, Karl-Josef Laumann, ed altri parlamentari della CDU e della cugina bavarese CSU.

 Una coalizione, quella conservatrice, nata 7 mesi orsono con il grande annuncio e proposito di tagliare la tasse ai redditi medio-bassi e di operare una riforma strutturale  delle sovvenzioni inutili in alcuni settori dell’economia che, con tali interventi di bilancio, non mantiene le promesse, anzi con questa manovra le contraddice apertamente.

Tagli netti di alcune prestazioni  ai percettori delle indennità di disoccupazione di lungo periodo-  la così denominata Hartz  IV -  esclusi inoltre da ora dall’assegno integrativo di famiglia, previsto dal 2007 per i genitori che scelgono di rimanere a casa a crescere ed educare i figli nei primi 14 mesi di vita del bambino. Tagliati  i versamenti per la pensione a carico dello stato per questa tipologia di disoccupati. Riduzione entro il 2014 di 15.000 posti nel settore pubblico, eliminazione dell’aumento già previsto della 13 mensilità, solo per citare alcuni riduzioni forti di spesa nel settore sociale e del pubblico impiego.

 Per non parlare poi dei tagli parziali ad alcuni settori sovvenzionati dell’economia, anche questi però senza un piano strutturale, ma a detta di molti solo lì dove vi sarà meno capacità di opporsi alle riduzioni di spesa. 

Non è del tutto corretto poi quello che il governo afferma sulla partecipazione anche di alcuni settori economici al risanamento del bilancio federale. La tassa per la produzione di energia atomica, che i grandi gestori dovrebbero versare allo stato nei prossimi anni, circa 2 miliardi di euro,  non è altro che una mossa  del governo  per prolungare il tempo di attività delle centrali nucleari che dovrebbero chiudere nei prossimi cinque anni. Costi che comunque saranno fatti ricadere sui consumatori con l’ aumento della bolletta elettrica, mentre il governo non parla degli alti costi di bonifica dei siti di stoccaggio del materiale nucleare, siti  a rischio di inquinamento ambientale.

Altro esempio è la tassa sui voli aerei in partenza dagli scali tedeschi, balzello da applicare urgentemente , ma che alla fine ricadrà sui consumatori, con l’aumento del costo dei biglietti aerei.

Certo il capo del governo Angela Merkel ha confermato che nei settori scuola e ricerca non ci saranno tagli, anzi un investimento pari a 12 miliardi in quattro anni e la necessità di una profonda riforma dell’esercito e delle spese militari.

Nel complesso tuttavia bisogna dire che la manovra si delinea socialmente sbilanciata, i redditi e i patrimoni alti e consistenti non vengono minimamente toccati. Il rischio di una frenata interna dei consumi dei redditi medi e medio bassi non è da escludere. Questo fa dire a molti analisti e commentatori  politici che la cancelliera rischia molto con questa manovra.

Si annunciano mesi difficili per il governo e le opposizioni non saranno certo tenere con la coalizione giallo-nera. Si prevede  in Germania un' estate calda, anche sul fronte politico e sociale.

Michele Santoriello (Circolo PD Francoforte sul Meno), de.it.press

 

 

 

Norimberga. Le richieste di Comites e Associazioni alle autorità italiane ed a quelle tedesche

 

Norimberga - Il Comites di Norimberga, le associazioni italiane presenti nelle tre Franconie ed il Gruppo di coordinamento per la salvezza del Consolato d’Italia, riunitisi il 6 giugno nella sede del Comites, hanno diramato una nota in cui si ricorda l’intenzione da parte italiana di trasformare il Consolato d’Italia in Norimberga in un’Agenzia consolare, che però non sarebbe accettata dalle autorità tedesche, “con il rischio di pregiudicare un compromesso che gli italiani qui residenti avevano ritenuto accettabile”. E questo perché “la comunità italiana della Franconia aveva già dall’inizio compreso che – in una fase difficile dal punto di vista economico e di tagli del bilancio statale – gli italiani all’estero non possono accampare privilegi e chiedere trattamenti speciali, ma hanno comunque un sacrosanto diritto a servizi consolari accessibili”.

  Quelle che seguono - così precisate nel documento che porta la firma di Giovanni Ardizzone presidente del Comites di Norimberga - le richieste del Comites di Norimberga, delle associazioni italiane presenti nelle tre Franconie e del Gruppo di coordinamento per la salvezza del Consolato d’Italia in Norimberga.

  Alla parte italiana: la sospensione immediata della delibera del Consiglio di Amministrazione del MAE del 14 maggio 2010 sulla chiusura definitiva del Consolato in data 14 maggio 2010, nonché la celere ripresa di contatti con le autorità tedesche.

  Alla parte tedesca: un’applicazione flessibile, vicina ai cittadini e conforme al livello di integrazione dell’Unione Europea, della Convenzione di Vienna del 1963 sulle relazioni diplomatiche e la presa di coscienza che i cittadini italiani in Franconia non possono essere discriminati negando loro il diritto ai servizi consolari.

  Il Comites di Norimberga, le associazioni italiane presenti nelle tre Franconie ed il Gruppo di coordinamento per la salvezza del Consolato d’Italia in Norimberga - così termina la nota - “non si arrendono e continueranno la loro lotta per garantire agli italiani in Franconia i loro sacrosanti diritti”. (Inform) 8

 

 

 

 

A Mainz il 19-20 giugno meeting delle Mci per i giovani

 

Mainz - Il 19 e il 20 giugno prossimo si terrà a Mainz nei locali del Willigis-Gymnasium un meeting per giovani oltre i 16 anni dal tema: “Maestro buono cosa devo fare?”.

L’incontro è promosso dalla Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia ed ha lo scopo di far incontrare insieme ragazzi e ragazze impegnati anche dal punto di vista religioso nella nostra Comunità di altra madrelingua.

Nel depliant di iscrizione si esprime chiaramente a chi è rivolto il nostro invito. Sono benvenuti tutti i giovani, italiani, tedeschi o di altra nazionalità, che vogliono dialogare con il Signore, che non hanno paura di guardare nel loro cuore, che sanno festeggiare con gli altri e che cercano di vedere la loro posizione nella comunità cristiana in cui vivono.

Il programma prevede l’accoglienza e la presentazione di vari gruppi, uno spettacolo musicale su S. Francesco dal titolo “I Fioretti” promosso da un gruppo tedesco e italiano di Ludwigshafen-Oggersheim, le fontane di luce e adorazione durante la notte. Al mattino della domenica ci saranno testimonianze di giovani che hanno fatto una particolare esperienza di fede e aiuto agli altri in Europa e in Sud America. Il meeting si concluderà con la preparazione e la celebrazione della S. Messa insieme ai giovani. L. Donatelli, Migranti-press

 

 

 

 

 

La Festa della Repubblica a Monaco di Baviera

 

Il 2 giugno scorso si è celebrato il 64. Anniversario della Fondazione della

Repubblica Italiana nei giardini della Sede del Consolato Generale d'Italia di Monaco di Baviera. I numerosi ospiti, quest'anno hanno dovuto prendere posto sotto alcuni padiglioni a causa di un'insistente pioggia che, peraltro, non ha arrecato gravi disagi agli intervenuti,  a parte  qualche lieve danno alle eleganti calzature di alcune gentili signore. 

Alle 19.00 circa, subito dopo una breve introduzione da parte del Console Dr. Cavagnoli, che ha presentato la serata, ha preso la parola il Console Generale e Ministro Plenipotenziario Dr. A. Chiodi Cianfarani, che ha iniziato il suo discorso salutando  in tedesco le autorità e gli ospiti presenti, a cominciare dal Rappresentante del Governo Bavarese, Segretario di Stato  per la Cultura ed Istruzione Pubblica, Dr. M. Huber  e i Parlamentari presenti. 

Il Console Generale ha indirizzato pure un saluto di benvenuto ai Sindaci di alcune città e così pure alle autorità statali e comunali presenti, tra cui il Presidente del Tribunale Amministrativo Bavarese, e alcuni Capi di Polizia statali e comunali. Altri saluti sono stati inoltre indirizzati dal Ministro ai rappresentanti delle Chiese: Ortodossa, Evangelica e Cattolica e al Direttore della Fondazione dei Luoghi della Memoria Bavaresi. Il Ministro ha dato il benvenuto anche a tutti i Colleghi del Corpo Consolare e agli altri Corpi Consolari presenti.

Continuando il suo intervento in italiano il Console Generale ha salutato poi gli ospiti italiani, cominciando con il Presidente del Comites di Monaco di Baviera, Dr. C. Cumani e il l'intero Comitato e continuando con la Presidente della Camera di Commercio Italiana di Monaco, il Direttore dell'ENIT di Monaco, i Corrispondenti Consolari, i Presidenti delle Associazioni degli Italiani e i loro membri. Altri saluti sono stati rivolti pure ai rappresentanti degli Enti Gestori e dei Patronati, e così pure ai cittadini italiani dell'Ufficio Europeo dei Brevetti, dell’European Southern Observatory, della NETMA, della NATO School di Oberammergau ed ai ricercatori italiani in servizio presso gli  istituti di ricerca tedeschi presenti a Monaco. E a tutti i concittadini che vivono ed operano in Baviera.

Il Ministro ha continuato poi il suo intervento, rinnovando il suo augurio a tutti i cittadini italiani  per la festa del 2 giugno e citando Il Presidente Napolitano:  "Una giornata particolare, occasione per affermare in modo sempre più maturo la nostra identità nazionale, unitamente all’orgoglio per il nostro Paese.   È solo rafforzando la comune identità e l’effettiva coesione del Paese, che l’Italia può mettere a frutto le sue potenzialità e far valere – nel nuovo contesto globale – il suo contributo di nazione indipendente e pienamente partecipe del concerto delle nazioni europee".

Il Dr. Cianfarani ha parlato poi delle prossime celebrazioni del 150. anniversario della fondazione dello Stato Unitario  e dei forti legami che legano la Baviera all'Italia da sempre, in particolare della Mostra "Bayern Italien 2010" e dello sforzo intellettuale e finanziario sostenuto dal Governo Bavarese. Ha ricordato pure i centomila italiani che vivono in Baviera, "una comunità ben integrata sul piano sociale e professionale e come tale percepita dai tedeschi". Una comunità di italiani che si distinguono in molti importanti settori: dall'economia alla medicina, dalla ricerca alla cultura; ma che assiste con apprensione agli insuccessi scolastici di molti alunni italiani. Problemi che stanno a cuore, sia alle autorità bavaresi, sia agli organismi consolari e che vengono e verranno puntualmente studiati e appianati da commissioni paritetiche appositamente costituite.

Prima di concludere il discorso il Ministro ha annunciato inoltre il significato che assumerà  la prossima visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; una visita che suggellerà "al massimo livello istituzionale il legame fra la Baviera e l'Italia" e che onorerà i cittadini italiani che vivono in Baviera e la sua persona in qualità di Rappresentante dello Stato in questo Land. 

Infine, dopo aver ringraziato in tedesco i numerosi ospiti presenti "trotz des Wetters", per l'attenzione dimostrata, dopo aver ricordato ancora una volta l'amicizia tra i due Paesi e aver augurato un buon proseguimento della serata, ha passato la parola al Segretario di Stato Dr. M. Huber, che, puntualmente, ha confermato i temi trattati dal Ministro. 

Nel corso della  serata tutti i convenuti  hanno avuto modo di fare la conoscenza di altri ospiti presenti o di incontrarsi  con amici, colleghi e conoscenti. E la festa, allietata da uno squisito e variegato buffet, si è protratta ancora per alcune ore a dispetto dell'insistente pioggia.

Per il servizio foto: http://www.grasso.altervista.org/2.giugno.2010/Festa.2.htm.

Fernando Grasso, de.it.press

 

 

 

 

Concerto di beneficenza del coro Farnesiano di Piacenza a Stoccarda e Reutlingen

 

Stoccarda - Con l’esecuzione di brani di Monteverdi, Palestrina, Scarlatti, Cimarosa, ma anche di Brahms e Johann Sebastian Bach, il noto coro polifonico Farnesiano di Piacenza ha risposto all’invito della giovanissima associazione degli emiliano-romagnoli di Stoccarda di non dimenticare la tragedia che ha devastato Haiti. Il nobile gesto non ha scosso sufficientemente le coscienze della nostra collettivitá residente nel capoluogo svevo. Piú forte la partecipazione a Reutlingen.

 

La concattedrale Sankt Eberhard, situata nella centralissima Königstrasse, avrebbe potuto contenere senza dubbio un numero decisamente maggiore di quel centinaio di persone intervenute. Tuttavia i presenti hanno potuto godersi 90 minuti di polifonia di altissimo spessore vocale. Il programma, costituito da canti di celeberrimi compositori italiani e tedeschi, ha abbracciato un arco di tempo di 4 secoli di polifonia: dal 1515 al 1976.

La grazia vocale delle diverse esecuzioni di mottetti di musica sacra è penetrata nella pelle ed é riuscita a stimolare la partecipazione dell’attento ascoltatore alle emozioni e alla passione interpretativa dei 25 cantori, magistralmente diretti dal Maestro Mario Pigazzini.

 

Lo studioso del “cantar leggendo” dirige il Farnesiano dal 1981. Pigazzini, che si è diplomato al conservatorio di Piacenza in Musica corale e direzione di coro, da anni è impegnato in corsi di aggiornamento e convegni per insegnanti e maestri di coro. Questa passione di ricerca didattica e di insegnamento gli è stata trasmessa dal fondatore del Farnesiano, Roberto Goitre, deceduto improvvisamente nel 1980. Una delle chiavi del successo del coro é proprio l’avvio al canto attraverso corsi di propedeutica musicale per bambini di 5 anni e di alfabetizzazione per voci bianche e per adulti.

Il percorso didattico si rende indispensabile per acquisire la consapevolezza di una buona tecnica di utilizzo della voce.

Il coro ha 34 anni di vita e sembra godere di buona salute. Nonostante la frenesia della vita odierna, l’attività canora non conosce la recessione. I concerti, in Italia come all’estero (Ungheria, Germania, Francia e Svizzera) sono uno stimolo al confronto e allo scambio.

Ed è quanto avviene da diversi anni con la città di Reutlingen. “La bellezza di questa realtà amatoriale – sostiene Pigazzini – si svela nella passione e nello stupore che illuminano un percorso che può permettersi di bastarsi a sè stesso senza la necessità di approvazioni esterne”.

Altri particolari e brani nel servizio audio: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=6484186/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/v2wsu1/index.html

Tony Màzzaro SWR International/Sezione italiana, de.it.press

 

 

 

 

Delegazione Mcl a Francoforte, Limburgo, Colonia

 

Costalli, Inchingoli e Sciacqua in Germania, “per un’Europa che avvicini i popoli”

La delegazione ha affrontato i temi dell’integrazione europea, della crisi economica, le difficoltà dei lavoratori italiani in Germania

 

  ROMA - Tre giorni in Germania (Francoforte, Limburgo, Colonia) per il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, Carlo Costalli, accompagnato dal segretario generale Tonino Inchingoli e da Piergiorgio Sciacqua, presidente del Consiglio nazionale MCL. Nei vari incontri - ecclesiali, sociali, politici – la delegazione Mcl ha affrontato i temi dell’integrazione europea, della crisi economica, le difficoltà dei nostri lavoratori in Germania.

  Al centro dell’incontro con il direttivo Mcl Germania i rapporti con KAB e CDA, la crescita dei servizi, in primis del Patronato SIAS, l’espansione del Movimento con l’apertura della nuova sede a Colonia.

  “L’Europa che vogliamo costruire - ha affermato Costalli a conclusione della visita - è un’Europa che avvicini i popoli e le Nazioni, che tenda a unificarli mantenendo la ricchezza delle loro tradizioni religiose e culturali e diventando così centro di irradiazione di valori universali, a cominciare dai diritti umani. Parlare delle tradizioni religiose e culturali non vuol dire rivolgersi al passato, ma cogliere il nesso tra religione e democrazia. Il valore delle tradizioni europee non va ricercato con la nostalgia in una storia che si è già compiuta: è vivo e attuale nella fede e nei costumi dei popoli d’Europa. In Germania protestantesimo e cattolicesimo costituiscono le due anime spirituali e culturali del Paese, che è stato diviso per oltre quarant’anni e ha ritrovato l’unità anche grazie all’impegno degli uomini migliori delle sue tradizioni religiose”, ha concluso Costalli. (Inform 7) 

 

 

 

 

 

In corso a Monaco di Baviera la terza edizione del "Forum Italo-Tedesco Energia Solare"

 

Monaco di Baviera – In occasione della fiera Intersolar di Monaco di Baviera (9-11 giugno 2010), maggiore salone europeo di fotovoltaico, energia solare termica e architettura solare, si tiene la terza edizione del "Forum Italo-Tedesco Energia Solare" organizzata dalla Camera di Commercio Italiana Monaco di Baviera e da DEinternational Italia Srl. Il forum si propone di fornire una panoramica sulle novità e potenzialità del mercato italiano, approfondendo tematiche quali incentivi pubblici, strumenti finanziamenti, procedure autorizzative e allacciamento alla rete ed offrendo così un’importante piattaforma di contatti tra operatori del settore di entrambe i Paesi. L’evento si inquadra, inoltre, all’interno del progetto di rete sostenibilità ambientale al quale partecipano 18 Camere di Commercio Italiane all’estero.

Attualmente l’Italia si classifica tra i mercati più importanti ed attrattivi in Europa nel settore dell’energia solare. Grazie al sistema d’incentivazione pubblica e dati i costi energetici tra i più alti in Europa la domanda italiana di tecnologie per l`utilizzo di risorse alternative è aumentata costantemente negli ultimi anni. A livello internazionale la Germania si colloca al primo posto per la quantità di potenza fotovoltaica installata: solo nel 2009 sono stati installati nuovi impianti per una potenza di ca. 3,8 GW raggiungendo una capacità complessiva di ben 9,8 GW.

Con un fatturato complessivo di oltre 10 miliardi di Euro, l’intera industria solare tedesca conta ad oggi oltre 15mila imprese tra produttori, subfornitori, distributori e installatori, che offrono complessivamente circa 80.000 posti di lavoro. Alla grande crescita degli ultimi anni che ha portato la Germania ai vertici internazionali in questo settore ha contribuito soprattutto il sistema di incentivi del governo tedesco tra cui si annoverano la “Legge sulle energie rinnovabili” (EEG), presa poi a modello da molti Paesi europei come l’Italia, nonché i diversi programmi di finanziamento a lungo termine a tasso agevolato e i numerosi programmi di ricerca e sviluppo. Gli operatori tedeschi, leader nelle tecnologie solari, stanno mostrando sempre maggiore interesse allo sviluppo di nuove sinergie e partnership con le imprese italiane del settore. (aise, de.it.press) 

 

 

 

Berlino. La Puglia all’Ila-Berlin Air Show (8-13 giugno)

 

Berlino - Il sistema aerospaziale pugliese continua a volare nel mercato internazionale. Dopo il recente scalo a Montréal, in occasione della business convention Aeromart, la Regione Puglia, Assessorato allo sviluppo economico e innovazione tecnologica, con il supporto operativo dello Sprint Puglia, accompagna una delegazione di piccole e medie imprese aderenti al Dap, Distretto Aerospaziale Pugliese, allo “Schönefeld Airport” di Berlino per partecipare, all’Ila (Internationale-Luftfahrt-Asstellung) – Berlin Air Show, in corso fino al 13 giugno

Nell’anno del suo centenario, l’Ila - Berlin Air Show, il principale evento europeo, a cadenza biennale, dedicato al settore aerospaziale, si propone come un rilevante punto d’incontro tra domanda e offerta nei settori: aviazione commerciale; aerospazio, difesa e sicurezza; componentistica, motori e materiali. Durante la più recente edizione, quella del 2008. ha fatto registrare la partecipazione di oltre 1.100 imprese e la presenza di oltre 240 mila visitatori provenienti da 37 Paesi.

  Quest’anno, per la prima volta, la Puglia è presente all’evento tedesco con un proprio spazio espositivo nell’area dedicata all’ISC (International Suppliers Center), salone dedicato alla subfornitura aerospaziale ideato per favorire le occasioni d’incontro tra fornitori appartenenti a piccole e medie aziende e grandi committenti non solo europei.

  “Questo evento – ha detto la vice presidente della Regione e assessore allo sviluppo economico Loredana Capone – rappresenta un’importante vetrina per gli operatori pugliesi dell’aerospazio, che grazie alla partecipazione diretta alla borsa degli affari prevista durante la manifestazione, avranno la possibilità di far conoscere ad un ampio pubblico le proprie potenzialità di sviluppo, rafforzando ulteriormente la posizione internazionale della Puglia in questo settore. La Germania – ha spiegato Capone - è per la Puglia un partner commerciale di lunga e consolidata tradizione. In particolare nel settore dell’aerospazio la Puglia nel 2009 ha visto aumentare le proprie esportazioni verso la Germania del 41,2% rispetto al 2008. Questa performance potrebbe essere ulteriormente migliorata proprio grazie alla partecipazione della Puglia al Berlin Air Show”.

  Lo “Spazio Puglia” si sviluppa su una superficie di circa 120 mq ed è allestito in modo da ospitare un’area istituzionale destinata alla promozione del “Sistema Puglia” e alla diffusione di notizie riguardanti l’esperienza maturata dalla Regione nella gestione di politiche e misure tese a incrementare la competitività del settore e un’area dedicata alla partecipazione imprenditoriale, caratterizzata dalla presenza di box personalizzati, dove i rappresentanti del distretto e i singoli imprenditori pugliesi potranno incontrare, grazie all’attività di ricerca e selezione a cura della Camera di Commercio Italiana in Germania in collaborazione con lo Sprint Puglia, i loro partner. Ricchissimo il programma ufficiale dei seminari di aggiornamento e dei workshop dedicati agli operatori commerciali e ai rappresentanti delle delegazioni istituzionali accreditatisi all’evento.  (Inform)

 

 

 

 

Ila-Berlin Air Show. Il Distretto aerospaziale lombardo si presenta alla comunità internazionale

 

Berlino. - Il vicepresidente della Regione Lombardia, Andrea Gibelli, e l'assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Raffaele Cattaneo, sono intervenuti mercoledì alla presentazione del Distretto aerospaziale lombardo alla comunità internazionale.

La prima uscita pubblica oltre i confini è avvenuta all'ILA Berlin AirShow, una delle più importanti rassegne fieristiche mondiali del settore in corso nella capitale tedesca. Nell'occasione l'assessore Cattaneo ha anche annunciato l'obiettivo di inaugurare entro un anno il primo collegamento con elicotteri di una nuova rete di trasporto regionale.

"Due anni fa", ha affermato il vicepresidente Gibelli, "si parlava di finanza, ora si è tornati a parlare di industria e, in questo caso, della Lombardia come del secondo produttore europeo di questo settore. Un ritorno ad argomenti concreti che non posso che giudicare positivo. La realizzazione del Distretto aerospaziale lombardo è la dimostrazione concreta che le grandi e le piccole aziende possono costruire grandi progetti per vincere le sfide che si presentano sul piano internazionale. Occorre del resto superare l'idea dell'economia di scala come un limite alla proposta industriale internazionale".

"La nostra presenza qui", ha sottolineato l'assessore Cattaneo, "è un segno di apprezzamento e vicinanza della Regione Lombardia alle aziende del settore per quanto fatto per l'avvio del Distretto nel corso dell'ultimo anno. Quasi un anno fa eravamo infatti al 48° Salone aerospaziale di Le Bourget e in quella sede abbiamo presentato insieme l'idea del Distretto aerospaziale lombardo".

Il riconoscimento ufficiale del Distretto aerospaziale, ottenuto dalla Regione Lombardia nel 2009 (22 dicembre) è giunto attraverso il Bando Driade, che ha premiato il Network dell'industria aerospaziale lombarda, individuato come una realtà economica in grado di creare valore e occupazione per l'intero territorio.

Il Distretto aerospaziale lombardo è composto da 185 imprese che contano 14.500 addetti con un fatturato annuo di 3,8 miliardi (dati 2009) e rappresenta il 38% dell'export dell'intero settore nazionale con un trend di crescita tra 2008 e 2009 che ha toccato il 6,9%, mentre a livello nazionale nello stesso periodo è stato toccato il -3,5%.

"Le aziende di questo settore", ha continuato l'assessore Cattaneo, "possono dare un notevole contributo alla mobilità sul nostro territorio. Penso in particolare al progetto Vertipass per lo sviluppo del trasporto elicotteristico". Dati dello studio Ambrosetti confermano che si tratta di un mezzo di trasporto tutt'altro che d'élite: è stato stimato infatti che per l'area Nord est d'Italia la possibile domanda di utilizzo (su tratte da 150-200 chilometri) è di circa 335mila persone. Una rete di eliporti potrebbe quindi contribuire a connettere, appunto, "in rete" quelle parti del territorio lombardo più periferiche, marginali o di difficile raggiungibilità, potenziare le connessioni intermodali di ambiti particolarmente congestionati (con priorità alla prossimità di autostrade o stazioni ferroviarie o ad integrazione delle attività degli aeroporti esistenti), assicurare un collegamento con punti strategici/sensibili sul territorio e/o con caratteristiche di sovraffollamento in alcuni momenti/periodi dell'anno, come i quartieri fieristici o gli stadi". "Per questo in qualità di assessore alle Infrastrutture", ha continuato Catteneo, "ho promosso un Tavolo di lavoro regionale sul trasporto elicotteristico al quale hanno preso parte Infrastrutture Lombarde, Enac, Enav, Unioncamere, le società di gestione degli aeroporti (Sea e Sacbo), Rete Ferroviaria Italiana, Ferrovie Nord Milano, Fiera Milano e alcune società che si occupano di trasporto elicotteristico, con l'obiettivo di approfondire le possibili tipologie di localizzazioni opportune. L'obiettivo che ci poniamo", ha annunciato, "è di attivare un primo collegamento entro un anno, individuando naturalmente i punti in cui ciò è possibile, ad esempio partendo da quelle elisuperfici già esistenti (eliporti o aeroporti minori), e redigere un Piano degli eliporti, mantenendo naturalmente il confronto e l'ascolto dei principali interlocutori coinvolti".

"Tale attività di concertazione e collaborazione", ha concluso Cattaneo, "è indispensabile per la realizzazione di una rete di trasporto elicotteristico davvero efficiente che sia realizzata con la massima attenzione alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza di passeggeri, operatori e utenti in genere e che possa anche concretizzarsi con alcuni collegamenti funzionali all'Esposizione Internazionale del 2015". (aise) 

 

 

 

Francoforte. Il Coordinamento donne all‘Avv. Rodolfo Dolce: a che punto siamo con la sede?

 

Egregio Avv. Dolce, Le saremmo grate se Lei potesse fornirci alcune informazioni . Si tratta del mandato, che l’assemblea del Com.It.Es Le ha conferito, secondo quanto scritto nel verbale della seduta del 5. dicembre scorso, a proposito di una sede per le associazioni a Francoforte. Dato che Lei si era offerto di prendere informazioni sulle possibilità ed i costi di questa eventuale trattativa, considerando la preesistente offerta della Casa di Cultura nella Adalbertstr.36A, ci rivolgiamo a Lei per saperne di più.

La questione è importante non solo per il Coordinamento Donne, che, avendo considerevolmente ampliato le sue attività, avrebbe bisogno di un luogo per le consultazioni che offre alla comunità, ma anche per le altre associazioni, della cui richiesta ci siamo già fatte promotrici nella lettera al Com.It.Es. del 18.06.2009. In una riunione recentemente svoltasi è stata ribadita la stessa esigenza.

Certe del Suo interessamento Le inviamo cordiali saluti,

Liana Novelli e Antonella Rossi (Coordinamento Donne)

 

 

 

 

Berlino. I prodotti agroalimentari calabresi alla Festa della Repubblica in Ambasciata

 

Berlino - Grande successo per i prodotti agroalimentari calabresi, di scena a Belino, in occasione della Festa della Repubblica celebrata nella sede tedesca dell’Ambasciata Italiana di Germania.

L’Ambasciatore Michele Valensise ha espresso parole di apprezzamento per l’attività condotta dalla sua "Regione d’origine" e si è detto "orgoglioso di poter offrire ai propri ospiti i prodotti agroalimentari di eccellenza della Calabria".

Alla manifestazione hanno partecipato circa mille invitati, esponenti di rilievo della comunità calabrese, ed importanti ospiti della politica e dell’economia del Paese ospitante, che hanno assaggiato la millenaria cultura enogastronomica calabrese.

L’Assessore all’Agricoltua Michele Trematerra, dal canto suo, ha sottolineato che "la presenza della Calabria all’importante vetrina, si inserisce in un progetto più ampio che il Dipartimento ha avviato in Germania, presso le prestigiose sedi Gourmet delle Galerie Kaufhof, blasonata catena di GDO tedesca".

Nel contempo, la missione commerciale ha riguardato incontri con il capo buyer della catena Kaufhof nella sede di Berlino per definire i dettagli della promozione commerciale, inerente attività di conoscenza dei prodotti da svolgersi in Calabria nel corso del 2010.

L’Assessore Trematerra ha evidenziato la necessità di promuovere con maggiore incisività le produzioni calabresi, esprimendo grande soddisfazione per il livello di qualità dei prodotti. In particolare, l’Assessore ha voluto ringraziare le ditte che hanno condiviso l’iniziativa. L’iniziativa commerciale continuerà con il coinvolgimento di altre ditte selezionate con bando per arricchire il paniere di prodotti calabresi in Germania. (aise) 

 

 

 

A Francoforte presentati i vini romagnoli di qualità

 

Francoforte - Giovedì 10 giugno, il giornalista ed esperto di vini italiani, Steffen Maus, ha spiegato ad una pubblico selezionato di giornalisti ed operatori le particolarità che contraddistinguono le molteplici varietà di Albana e Sangiovese

 

L'Emilia Romagna si estende da ovest ad est per 200 chilometri comprendendo paesaggi montuosi e, collinari, pianure e coste marittime, i quali presentano un terreno ed microclima specifico. A ragione della eterogeneità del territorio non sorprende il fatto che questa regione produca una notevole varietà di produzioni vinicole, tra cui primeggiano l’Albana e il Sangiovese.

 

Al fine di presentare le caratteristiche di questi vini ed incrementare il loro grado di notorietà a livello internazionale, la Camera di Commercio Italiana per la Germania ha organizzato, in collaborazione con il Consorzio Vini di Romagna, una degustazione concernente le diverse tipologie di Albana e Sangiovese.

 

Ieri dunque, presso InCantina, il WineBar e Wineshop di Francoforte dedicato ai prodotti emiliano-romagnoli, il giornalista ed esperto di vini italiani, Steffen Maus, spiegato le caratteristiche di questi vini. Dopo la degustazione, i partecipanti hanno presoo parte ad un pranzo a base di specialità tipicamente romagnole, in grado di esaltare il sapore unico dei due vini della Romagna.

Per ulteriori informazioni: Katjuša Peruzzi, tel. 069.97145261, kperuzzi@itkam.org.  (IPN,dip)

 

 

 

 

Interventi. Non è peggiorata la cucina italiana in Germania

 

La lingua inglese è la più usata ed è anche la più bistrattata, così come la cucina italiana. Gli Inglesi ne sono ben fieri, non ci lamentiamo.

 

Non si può dire che la cucina italiana in Germania sia peggiorata.

Gli spaghetti in scatola in Germania ci sono sempre stati, ma anche quelli sono oggi migliori di alcuni decenni fa.

 

Dovremmo invece cercare di trarre profitto da questa grande ricchezza che abbiamo e fortunatamente la maggior parte lo fa.

 

Per molti nostri connazionali la cucina italiana ha portato lavoro e benessere e, anche se in misura e in modo diverso, continua a dare posti di lavoro oggi più che mai importanti.

 

Proprio come per gli Inglesi la loro lingua bistrattata da tutti e soprattutto da noi Italiani. Giuseppe Tizza, de.it.press

 

 

 

 

Mio figlio ha bussato alla porta dell’adolescenza!

 

Mio figlio ha bussato alla porta dell’adolescenza! Un’esperienza entusiasmante, ricca di un intricato groviglio di emozioni anche per me, che sono mamma, essere umano, educatrice, ma che ho anche la fortuna di ricordare perfettamente il momento incredibile che per me fu lasciare l’infanzia e svoltare l’angolo. No, non ho cancellato quel lungo attimo dalla mia memoria, perché quell’attimo e la sua intensa affermazione di vita, con tutta la turbolenza che porta con sé, hanno segnato tutto il resto della mia vita. Io ho sempre ringraziato quella piccola ragazzina in fondo sperduta in un mondo di cui non riconosceva consistenza di scelte e valori per aver avuto il coraggio di accettare la sfida e viverla come opportunità di ridefinizione della sua esistenza altrimenti votata alla mera esecuzione di programmi scritti da altri; ed al suo struggente desiderio di esistere a quei tempi ho dedicato i miei scritti, che allora uscivano dall’anima sotto forma di poesie giovanili. Oggi leggo che le statistiche parlano di un tragico aumento di casi di suicidi tra gli adolescenti; depressione, alcool, droga, psicosi, violenza sono esperienze associabili a giovani e fatti di cronaca…. Ma perché si parla di giovani solo quando le loro scelte “in negativo” agganciano la nostra attenzione e ci fanno fermare a discuterne? Non sarà proprio anche per questo che questi fatti terribili sono in aumento? Sembra infatti che o i giovani si inquadrano ed accettano di esprimersi secondo canali e criteri stabiliti per loro, oppure “deviano”: cosa ci sta in mezzo fatto da loro ed a loro misura? La musica, i testi di qualche canzone… ecco… Ma il mondo delle poesie silenziose che per qualche annetto molti scrivono senza dirlo, le lettere, le riflessioni nascoste nei diari, i disegni e chissà quant’altro… tutte quelle espressioni di sé che sfuggono sia al mondo dei grandi che al mondo dei “pari”, chi le legge? Chi le guarda? Chi ne sa qualcosa? ….

Io non voglio, oggi, da mamma, avere solo paura delle cose che dice chi spesso non ha vissuto gli aspetti creativi di quell’età, sottolineandone le valenze di rischio. Certo, ci sono anche quelle: ma non ci sono “solo” quelle. Parliamone.

Intanto, parliamo delle emozioni di un genitore: quelle emozioni che esistono dietro alla contingenza dello scontro quasi quotidiano con figli in crescita nel pieno della loro sentita urgenza di differenziarsi e distanziarsi da noi. E questo per ricordare che esistono sfumature preziose che a volte passano inosservate sotto la superficie battuta dai venti del quotidiano; sfumature che ti accorgi di non avere colto quando ormai non ci sono più… un peccato… Vediamo se riesco a fermare le mie: un giorno, forse, anche mio figlio leggerà queste righe e capirà, dal punto di vista di una diversa maturità, quello che io, come madre, ho provato.

Mischiato all’entusiasmo di vedere un figlio crescere, io ho scoperto anche una sorta di nostalgica tristezza… Succede anche a voi? In questi ultimi mesi, lo ammetto, sorprendo i miei occhi indugiare sulle “vecchie” foto che hanno fortunatamente “fermato” da qualche parte fuori dalla mia memoria il viso di un bambino stupendo… stupendo per me, ovviamente, che gli sono madre… Non vorrei mai che il tempo ci riportasse indietro, per carità: io ho vissuto ogni fase della sua crescita tanto intensamente da non sentirmi in credito con il tempo che passa… Questo non toglie che io sappia che, tra qualche anno, quel viso sarà punteggiato dall’ombreggiatura della sua barba di adulto dietro alla quale sfumerà il ricordo di quei lineamenti che sono stati i suoi per tanti anni… Mai, prima d’ora ho sentito l’urgenza di guardarlo come si guarda un volto che parte… Che fortuna, la fotografia, per noi genitori!!!... Che paura, pensare che gli possa succedere qualcosa!!!...

Se dal groviglio di queste emozioni metto in risalto la parte che guarda alle potenzialità del futuro, ecco che l’entusiasmo fa capolino e mi spinge a cercare di indovinare tra le cose che cambiano quelle che stanno definendosi per rimanere… Anche questo gioco, che non gioca sul passato, ma sull’immaginosa previsione del futuro, è pieno di sentimento: il sentimento di un genitore che si sente in qualche modo a “metà strada” del suo grande impegno: questo figlio è cresciuto e ha già percorso l’arco della sua infanzia, il primo ciclo è trascorso… un giorno davvero si farà adulto…. E se prima questa realtà appariva solo teorica, ormai diventa una sensazione che, sempre più concreta, si definisce davanti ai tuoi occhi: ti ritrovi, infatti, con un essere umano che, se fino a ieri usciva ancora cercando la tua mano in modo sempre più imbarazzato, incerto ed attento a non farsi vedere dagli altri, oggi ti parla urlandoti dei “suoi amici”, dicendoti “voi adulti, nati in un’età primitiva”…  Certo, i ragazzi provocano e fanno talvolta uscire dai gangheri…. Però, se proviamo a ricordarci di noi stessi, a quell’età, o proviamo a comprare libri in libreria che testimoniano delle esperienze di frasi, sguardi torvi, sfide apparentemente gratuite vissute da tanti altri genitori come noi… ebbene, la cosa acquista un diverso spessore, diventa “parte della vita”, “fase naturale”… e riesce a farsi, nell’attimo in cui lo scontro si placa, anche un po’ buffa: davvero “il mio bambino” mi ha dato della “primitiva”??? Ma non è ridicolo, assurdo, eppure… fantastico?

Chi ha paura di scoprirsi “vecchio” se guardato con gli occhi di un giovane nel pieno della sua esplosione di vita, ha vissuto in modo non soddisfacente il suo tempo: perché, è vero, quando i figli crescono, indipendentemente dalle nostre apparenze, dal punto di vista della loro straripante necessità di farsi spazio ed affermarsi come i “nuovi giovani”, noi siamo i “vecchi”. E non si può aver rabbia con loro per questo…. Il tempo passa per tutti, e passerà anche per loro.

Gli anni ’60, in cui sono nata io, per lui sono dunque “età della pietra”: un’epoca “insulsa”, a suo personale parere, dove non esistevano cellulari, videogames, facebook e tutte quelle cose che io gli permetto a piccole dosi - “perché non hai l’età ed un giorno, quando sarai padre anche tu, se lo sarai, la penserai esattamente come la penso io!” gli dico seccata, alla fine, per troncare la polemica, ovviamente utilizzando un linguaggio che so per lui ancora straniero….

Ora…non è che non abbia sentito le sue affermazioni uscire dalla bocca dei ragazzini che assistevo nelle scuole; non che non mi ricordi di averle dette o pensate pure io… Ma solo ora che le sento da mio figlio, che ho visto neonato, e bimbetto, e tenero delicato giocoso tesoro della mia vita, capisco pienamente quanto esse davvero facciano parte di un copione che gran parte degli umani si trovano a recitare senza sapere di non essere i soli…. Da quando questo copione esiste?

Esiste in tutte le culture del mondo?

Ecco, essere genitore è una grande fortuna, perché ti può coinvolgere (e sconvolgere) fino al profondo, risvegliandoti sensazioni, ricordi, sentimenti che talvolta (dico talvolta) i professionisti abituati a staccare l’esperienza personale dall’attività lavorativa svolta secondo le direttive imparate sui testi di studio lasciano riposare nell’oblio della propria anima; così, però, si rischia di ergersi a “giudice” di chi, al cospetto del professionista, sa bene di essere in una posizione di grande vulnerabilità. Certe professioni non dovrebbero allora essere fatte con l’obiettivo di misurare l’umanità con il metro dei libri o della propria “sapienza”, ma per verificare la funzionalità di un’ipotesi di lavoro o di una tesi misurandola con la sua efficacia di impatto e potenza di trasformazione sull’altro. E’ l’utenza, cioè, che misura la nostra capacità professionale, mai il mero titolo…. In particolare, non c’è nulla che possa agganciare un minore sfiduciato e sul “chi va là” sulla soglia del mondo dei grandi più che la sensazione che chi gli/le sta di fronte gli/le sta parlando in modo autenticamente sincero. E questa è un’età in cui un figlio (o una figlia), di colpo, mentre gli/le racconti di un’esperienza, che so, di solitudine vissuta a scuola ai tuoi tempi, ti dice: “Ti capisco”… e di colpo tu vedi che lui, o lei, capisce davvero…. L’empatia non è un istinto che nasca con il nostro corpo, dicono gli scienziati di oggi: cresce come capacità biologica attivata e sviluppata dall’esperienza dell’incontro con gli altri.

A questo proposito, vorrei sottolineare quanto alcuni nuovi indirizzi delle neuroscienze abbiano da dirci per imparare a vivere questo periodo con i nostri figli in modo un tantino più sereno, capendo quello che succede non solo nel loro corpo, ma anche nel loro cervello, e proprio a livello di struttura di base in quanto a capacità di pensiero più elaborato e di comportamento più conseguente. Rimando il discorso al prossimo articolo.

Cristina Rocchetto (consulente ed orientatrice su www.socialidarity.it)

 

 

 

 

Cgie e Intercomites del Nord America riuniti a Vancouver dal 10 al 12 giugno. “Ora tocca a voi, auguri”

 

Sono evidenti e palesamente ostili a qualsiasi rispetto delle elementari forme della democrazia rappresentantiva i comportamenti assunti in questi giorni nelle aule parlamentari dal governo e dai rappresentanti della maggioranza che lo sostiente in materia di diritti all’informazione e quant’altro. I numeri espressi dalla maggioranza, usati come una clava, concorrono a demolire la struttura costituzionale sulla quale sono stati eretti gli assi portanti che hanno saldato gli interessi dell’Italia e del suo popolo.

 

Questi comportamenti sono gli aspetti piu deteriori di un determinismo che, da ormai tanto tempo, anche per le politiche che riguardano gli italiani all’estero,  vengono fermamente messi in discusssione dal Consiglio Generale degli Italiani all’estero, che nonostante tutto sostiene la necessità di un ritorno al dialogo con chi ha la delega governativa e le prerogative per attualizzare la presenza degli italiani all’estero nel contesto nazionale.

 

Pur nelle difficoltà in cui il CGIE è stato relegato dalla mancata riforma della legge istitutiva, esso è riuscito ad aprire nuove prospettive di lavoro creandosi nuove aspettative ed obiettivi per far avanzare i diritti delle comunità italiane nel mondo. E lo ha fatto con i pochi mezzi e strumenti a sua disposizione.

 

Il nuovo protagonismo delle giovani generazioni di italiani e di oriundi sparsi per il mondo, la loro riscoperta di un sentimento comune e di vicinanza al nostro paese alla vigilia del suo secolo e mezzo di esistenza; la conoscenza ed il sapere di cui sono portatrici le nuove mobilità di professionisti ed accademici, che si intrecciano con la solidarietà e con l’incessante testimonianza dell’emigrazione tradizionale condotta con mano dalla proprie associazioni, dai Comites e dal CGIE, sono già scesi in piazza a Francoforte e lo faranno nelle prossime ore a Vancouver e tra alcuni giorni a Buenos Aires per esigere il rispetto dei diritti della rappresentanza e della persona a cui questo governo ha inesorabilmente pregiudicato il futuro.

 

Ai colleghi del CGIE del Nord America ed ai presidenti dei Comites e delle associazioni italiane che sono riuniti straordinariamente a Vancouver giungano, intrepretanto il sentimento dei colleghi europei e dell’Africa del Nord,  i più fervidi auguri di buon lavoro affinchè le loro riflessioni e le loro proposte vadano ad arricchire, nel solco del rinnovamento tracciato dal CGIE, l’iniziativa di cui tutti noi ci siamo fatti promotori per aprire un nuovo percorso di promozione e di indirizzo alle aspettarive dei tanti milioni di italiani che vivono il mondo.

Michele Schiavone, segretario del PD-Svizzera, De.it.press

 

 

 

 

L’Italia oltre 60 milioni grazie all’immigrazione

 

ROMA - Sono 60.340.328 le persone residenti in Italia al 31 dicembre 2009, 295.260 in più (+0,5%) rispetto alla fine del 2008, a causa delle migrazioni dall’estero che s’indirizzano prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro. Sono i dati che emergono dal Bilancio demografico 2009 pubblicato dall’Istat.

Rispetto al 2008 diminuiscono di poco le nascite, di parecchio le migrazioni dall’estero e i trasferimenti di residenza interni. Le famiglie anagrafiche sono poco meno di 25 milioni mentre il numero medio di componenti per famiglia è pari a 2,4 e stabile rispetto al 2008. In crescita la quota di stranieri, pari al 7% della popolazione totale residente (6,5% nel 2008).

Secondo i dati dell’Istituto di Statistica l’incidenza della popolazione straniera è molto più elevata in tutto il Centro-Nord (9,8% e 9,3% nel Nord-est e nel Nord-ovest e 9,0% nel Centro), rispetto al Mezzogiorno, dove la quota di stranieri residenti è solo del 2,7%. I bambini nati nel 2009 sono 568.857 bambini (7.802 in meno rispetto all’anno precedente) mentre sono morte 591.663 persone (6.537 in più rispetto all’anno precedente), quindi il saldo naturale è stato negativo con il picco più alto degli ultimi 10 anni. Il saldo naturale è positivo nella ripartizione Sud ma anche a Trento, Bolzano e in Veneto, Lombardia, Valle d’Aosta.

Secondo l’Istat il fenomeno dell’immigrazione straniera regolare ha favorito la crescita dei nati stranieri, che risultano in forte incremento sul totale dei nati della popolazione residente (dall’1,7% al 13,6%). In particolare, nelle regioni del Centro-Nord si registrano valori percentuali di gran lunga superiori alla media nazionale. Da diversi anni l’incremento demografico italiano deriva da un saldo migratorio con l’estero positivo (6,0 per mille), mentre quello interno è pari a 0,3 per mille. Secondo i dati a livello ripartizionale, la somma dei tassi migratori interno ed estero indica il Centro come l’area più attrattiva (9,7 per mille); segue il Nord-est (8,8 per mille). Il Sud acquista popolazione a causa delle migrazioni con l’estero, ma ne perde a causa delle migrazioni interne, con il risultato di un tasso migratorio appena superiore all’1 per mille.

Il “bilancio demografico” nazionale presentato dall’Istat dimostra “ancora una volta come le migrazioni dall’estero sono continuate anche nel 2009, portando altre 362.343 persone nel nostro Paese, contribuendo a un incremento di popolazione di 295.260”, ha commentato mons. Giancarlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes: il mondo dell’immigrazione è anche “un tassello importante della crescita demografica del nostro Paese, raggiungendo il 20% del totale delle nascite al Nord est e al Nord ovest. E’ importante - ha aggiunto - non fingere di ignorare questi dati costruendo meccanismi di tutela sociale e di cittadinanza che non lascino ai margini della città o ignorino il mondo migrante”.

“Anche le città più importanti - ha concluso il Direttore della Fondazione Migrantes - stanno cambiando sulla base delle migrazioni. Tutti i grandi comuni del Nord e del Centro vedono una crescita della popolazione, ad eccezione di Verona”. (Migranti-press)

 

 

 

 

Olanda, vincono i liberali, la destra xenofoba terzo partito

 

I liberal-conservatori di Mark Rutte, che si avvia a essere il primo premier liberale dopo 100 anni, hanno vinto le legislative per un seggio. L'estrema destra di Geert Wilders potrebbe restare fuori dal governo

 

L'AJA - Dopo un testa a testa durato tutta la notte, i liberal-conservatori di Mark Rutte hanno vinto le legislative in Olanda ma per un seggio soltanto, battendo i laburisti dell'ex sindaco di Amsterdam Job Cohen.

 

L'estrema destra xenofoba di Geert Wilders è il terzo partito, nonostante questo potrebbe restare fuori dal governo. Con 24 seggi contro i 9 della scorsa legislatura queste elezioni sono state un successo per il partito di Geert Wilders, che vorrebbe la fine del flusso immigratorio dai Paesi musulmani e lo stop delle costruzioni di nuove moschee. Con differenze così strette tra i partiti, l'unica maggioranza solida si avrebbe con l'alleanza tra le due forze maggiori, ovvero liberali e laburisti, assieme a democristiani e centristi, per quello che già in passato è stato chiamato "governo di unità nazionale" o "coalizione viola".

 

Per diverse ore c'è stato un lungo testa a testa tra il Partito VVD, che ha puntato la sua campagna elettorale sulla necessità di tagliare la spesa pubblica, e i Labour (PvdA) di Job Cohen. A scrutinio praticamente finito - 411 seggi su 431 - i liberali (Vvd) hanno conquistato 31 seggi sui 150 della Camera bassa, contro i 30 del partito laburista (Pvda). Spetterà dunque al loro leader Rutte prendere l'iniziativa per formare la prossima coalizione di governo che lo vedrà diventare il primo premier liberale dopo quasi 100 anni.

 

Alla luce dei risultati le trattative non saranno semplici. I liberali di Rutte hanno un programma incentrato su forti tagli alla spesa pubblica al fine di ridurre il deficit pubblico, e prima del voto avevano assicurato che avrebbero formato il governo entro il 1 luglio, senza "escludere alcun partito". Anche se nessuno ne vuole parlare esplicitamente, insomma, la possibilità di un coinvolgimento dell'estrema destra nel governo - al limite con un appoggio esterno - resta una delle possibilità sul tavolo.

 

L'ipotesi di una "grande coalizione", che metta insieme i liberali, i laburisti, gli ecologisti (10 seggi) e i centristi di d66 (10), non viene ancora oggi scartata del tutto, ma è altamente improbabile secondo Paul Scheffer, politologo dell'università di Amsterdam: una coalizione simile significherebbe "un governo di sinistra con con un primo ministro liberale, e con i liberali in minoranza. Non penso che la faranno".

 

Le trattative saranno "molto, molto difficili" ha detto a sua volta il politologo Henk Van De Kok, dell'università di Twente. Il Pvv di Wilders "dovrà essere preso in considerazione, e non potrà più essere ignorato", ha detto. "Per formare la nuova coalizione ci vorrà più tempo di quanto Mark Rutte pensi, prevedo che ci vorranno mesi. Non sarei sorpreso se avessimo un nuovo governo per settembre o ottobre".  LR 10

 

 

 

 

Ma ancora una volta ha vinto Teheran

 

Alla fine il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato il quarto round di sanzioni nei confronti dell’Iran. Almeno due considerazioni meritano di essere svolte: la prima in ordine a chi non le ha votate, la seconda circa la loro possibile efficacia. Come avevano peraltro anticipato, né Brasile né Turchia hanno appoggiato l’inasprimento delle sanzioni. E’ la conferma che sulla questione della proliferazione nucleare il punto di vista euro-americano fa sempre più fatica a imporsi e ad attrarre consensi. Annacquandone molto l’asprezza, Washington è riuscita a portare dalla sua parte Cina e Russia, che con Parigi e Londra appartengono al ristretto club delle potenze nucleari «legittime» e detengono il potere di veto in Consiglio; ma non un Paese amico e grande potenza emergente (come il Brasile) e neppure un alleato e sedicesima economia mondiale (come la Turchia).

 

Da un punto di vista più generale, siamo alla replica, appena attenuata, della frattura che si produsse in Consiglio di Sicurezza diversi anni fa, in occasione della decisione occidentale di combattere in Kosovo contro la Serbia di Milosevic. Allora non si andò al voto proprio perché Cina e Russia, ma anche Brasile e India fecero pubblicamente sapere che avrebbero fatto mancare il loro appoggio. Allora proprio l’opposizione delle due «grandi democrazie del Sud» fece più scalpore della scontata opposizione russo-cinese. Era il primo scricchiolio di un ipotetico fronte comune delle democrazie del pianeta di fronte alle sfide del mondo post-bipolare. Oggi il diniego brasiliano e turco quasi «oscura» l’accordo raggiunto fra i 5 Grandi, e testimonia la rapida erosione del soft power degli Usa (nonostante Obama, ma qualcuno inizia a pensare anche grazie a Obama) e la crescente de-occidentalizzazione del sistema internazionale.

 

Più in particolare, desta scalpore la presa di posizione turca, perché costituisce l’ennesimo strappo rispetto alla solidarietà atlantica e occidentale su un tema quale la sicurezza collettiva degli Stati membri e i rischi a cui essa è esposta dalla proliferazione nucleare e dalla perdita di prestigio degli Usa. Ancorché la proliferazione non sia di stretta competenza della Nato, proprio il documento elaborato il 17 maggio di quest’anno dal cosiddetto «Comitato dei saggi» - costituito per ridefinire il nuovo «concetto strategico dell’Alleanza», adeguandolo al mutamento dello scenario internazionale - indicava nella proliferazione nucleare una minaccia maggiore, e nella capacità della Nato di fornire risposte efficaci e condivise un test decisivo di adeguatezza. A neppure una settimana dal pasticcio della «freedom flotilla», la Turchia compie un altro passo che la colloca oggettivamente ai margini dell’Alleanza e ne accredita la sempre più blanda appartenenza allo «schieramento occidentale».

 

Tutto ciò accade a meno di 24 ore dall’annuncio iraniano di voler impiegare proprie unità navali «civili» in un nuovo pericolosissimo tentativo di forzare il blocco di Gaza: un’operazione che salda, per mano iraniana, la vicenda di Gaza con quella del programma nucleare di Teheran. Un incidente tra unità israeliane e iraniane al largo di Gaza sarebbe di per sé già gravissimo, perché materializzerebbe lo spettro israeliano di dover fronteggiare la possibile minaccia iraniana su due fronti: in Libano attraverso Hezbollah, e a Gaza attraverso Hamas. In una simile prospettiva la possibilità che Israele non decida un’azione contro l’Iran prima che esso divenga una potenza nucleare dipende solo dall’efficacia delle sanzioni approvate ieri. Ed ecco il secondo punto della nostra analisi. Le nuove sanzioni non sono quelle che gli Stati Uniti auspicavano: erano il massimo che si poteva ottenere, ma il massimo è probabilmente meno del minimo necessario. Esse non colpiscono i veri interessi vitali dell’Iran (idrocarburi), né impediscono all’Iran di aggirare i vincoli internazionali vecchi e nuovi. Finora il governo iraniano ha dimostrato di essere disposto a pagare (e far pagare al suo popolo) un prezzo economico alto in cambio di un ricavo politico ritenuto maggiore. Se non si modifica tale trade-off (e non mi pare che le nuove sanzioni lo facciano), Ahmadinejad non ha ragione di cambiare politica.

 

È una lotta contro il tempo, in cui le carte buone le ha l’Iran e il tempo gioca a suo favore. Tra l’altro, sanzioni inefficaci non sono solo inutili, ma anche dannose, perché fanno il gioco del regime, alimentando la mentalità da stato di assedio che lo aiuta a radicalizzare il clima interno e massacrare le opposizioni (solo nella giornata di ieri ci sono state 15 impiccagioni). Colpisce, infine, il fatto che gli Usa sembra non riescano a capire se è possibile (e se conviene loro) trasformare il proprio ruolo di protettori di un ordine mediorientale (sempre più fragile) fondato sul predominio israeliano in quello di garante di un nuovo ordine più equo e stabile, ma forse impossibile da raggiungere in queste condizioni.  VITTORIO EMANUELE PARSI

LS 10

 

 

 

 

Focus sui diritti umani in Iran un anno dopo le elezioni

 

Martedì nella Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati si è svolto un interessante seminario dal titolo:”I diritti umani in Iran ad un anno dalle elezioni del giugno 2009”

Cosa è rimasto di quelle grandi proteste, cosa è accaduto sul piano dei diritti umani e civili? A queste domande vogliamo dare risposta avvalendoci soprattutto della presenza di Amnesty International e di Iran Human Rights.

Sul piano politico dobbiamo purtroppo constatare che le tensioni non sono diminuite, anzi risultano accresciute; siamo oltretutto confrontati con le pretese di un regime tanto oppressivo quanto spaventato sul suo futuro. Un Paese in bilico che continua a predicare la rivoluzione affermatasi in teocrazia, e che vive stretto nella morsa del regime di Ahmadinejad.

Cosa accadrà il 12 giugno, nel giorno dell’anniversario delle elezioni che avevano fatto assaporare agli iraniani la gioia della libertà e di un inizio di rinascente processo democratico? Probabilmente non avremo molte notizie: i siti internet e i blog così attivi un anno fa sono stati neutralizzati e la stampa estera relegata ai margini. Non sappiamo cosa conta ancora l’onda verde iraniana, ma sappiano che una delle spinte propulsive della resistenza, quella delle donne di Teheran, ha subito pesanti decapitazioni. Le donne che raccoglievano le firme per la parità dei diritti sono in carcere, sono state processate, minacciate, licenziate e sottoposte ad una sorveglianza oppressiva. La battaglia per la parità, iniziata con tanto slancio quattro anni fa da donne di ogni ceto, religiose e laiche, povere e ricche, si è arrestata.

La situazione economica del Paese è sempre più difficile, con la disoccupazione in aumento vertiginoso e la voglia di scappare all’estero di tantissimi giovani, a molti dei quali è stata tolta la possibilità di proseguire gli studi nelle loro università.

Una società disorientata e in crisi morale come racconta il bel film “A proposito di Elly” che l’anno scorso a Berlino ha vinto l’Orso d’Argento.

Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 si afferma, all’art. 19,  che “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione”. E all’art. 27 si afferma che “Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici”.

All’art. 19 del 16 dicembre1966, è stato ratificato dal Parlamento iraniano nel 1975 ed entrato in vigore nel 1976.

Come si vede le notizie che allarmanti che arrivano a ritmo crescente dall’Iran, lasciano intuire una pesante discrepanza tra i patti firmati e i comportamenti posti in essere di fronte a una moltitudine di gente, per lo più giovani, che hanno manifestato per le strade della Repubblica islamica.

Qualcuno ha scritto che l’adesione al Patto sui diritti civili e politici modifica in senso nettamente positivo il comportamento dello Stato membro per quanto concerne la tutela dei diritti in oggetto al Patto e lo dimostra il test fatto tra il 1976 ed il 1993 su 178 Paesi membri.

Pare che questa tendenza non sia valida per alcuni Paesi come l’Iran che palesemente adottano comportamenti in contrasto con gli obblighi volontariamente assunti sul piano internazionale. Resta il fatto che purtroppo non esistono meccanismi giurisdizionali volti a rendere effettivi questi obblighi assunti visto che nell’ambito del Protocollo facoltativo al Patto sui diritti civili e politici si prevedono solo comunicazioni da parte di singoli o altri Stati che segnalano al Comitato per i diritti umani i casi di violazioni e la risposta si esaurisce in “considerazioni”, da parte del Comitato stesso, rivolte allo Stato accusato.

Ma sicuramente ciò assume un valore politico e può costituire premessa per la formazione di una coscienza internazionale sui diritti umani. Un compito che è egregiamente svolto dalle organizzazioni dei diritti umani anche mediante la redazione di appositi Rapporti annuali. Essi possono costituire una base anche educativa al valore dei diritti umani che sia realmente da stimolo per la costruzione di relazioni internazionali amichevoli e proficue anche sul piano della politica commerciale. Del resto è noto che da tempo l’Unione europea adotta una politica della condizionalità nei rapporti commerciali consistente nel subordinare la conclusione o la prosecuzione di accordi commerciali con i Paesi terzi al rispetto dei diritti umani fondamentali, in piena sintonia con i contenuti del trattato di Lisbona che dà rilievo al principio democratico dello Stato di diritto ed al rispetto dei diritti umani fondamentali quali valori unificanti degli Stati membri, tali da ispirare anche le relazioni internazionali ed in esse quelle commerciali.

Sono convinto che sia fondamentale favorire l’educazione ai diritti umani anche come prerequisito per la pace, ponendo in particolare l’accento sulle pratiche di riconciliazione in un’ottica di tolleranza e rispetto reciproco poiché ognuno è nel futuro dell’altro.

Devo sottolineare che nel corso degli anni il mondo ha imparato a riconoscere il significato profondo dei diritti umani attraverso gli occhi di Amnesty International e ritengo che dobbiamo essere tutti grati all’ottimo lavoro che questa organizzazione ha svolto nel contribuire a ridurre alcune evidenti violazioni perpetrate in varie parti del mondo, non da ultimo in Iran.

Penso, tuttavia, che occorra ancora fare molto  affinché si arrivi ad una inculturazione dei diritti umani tale che essi possano costituire il quadro di riferimento nel quale costruire lo sviluppo e la giustizia.

L’Organizzazione Iran Human Rights, in quest’ottica, coinvolgendo gli iraniani sparsi nel mondo, potrà svolgere un ruolo determinante per il bene del loro Paese.

Pertanto, credo sia importante che la comunità internazionale manifesti solidarietà al popolo iraniano, prevenendo il suo isolamento e favorendo il flusso di informazioni chiedendo con forza alle autorità iraniane sia il rispetto della libertà di aggregazione che di stampa nelle sue varie forme. Nella Commissione esteri abbiamo molto a cuore la situazione dei Diritti umani in Iran come abbiamo dimostrato sia attraverso l’attività istituzionale svolta, sia nell’impegno politico di tutti i suoi membri.

Sono convinto che è nostro dovere lavorare sul piano legislativo ma anche per l’affermazione di una cultura dei diritti umani. Sul piano politico e diplomatico credo sia fondamentale chiedere, assieme all’Unione europea, che l’Iran sia coerente oltre che con i Trattati che ha firmato anche con la sua Carta costituzionale dove all’art. 24 si garantisce la libertà di informazione  e all’art. 26 si tutela la libertà di opinione politica nel quadro della repubblica islamica.

Credo che, in un momento in cui è in gioco la trasformazione istituzionale dell’Iran da Repubblica islamica a Stato islamico non democratico, come ha fatto notare anche il noto filosofo islamista iraniano Soroush, sia importante valutare con l’Unione europea l’opportunità dell’invio di osservatori internazionali con il compito di riferire in sede ONU sull’accaduto.

In un quadro così complesso dove la vita umana rischia di soccombere per la realizzazione di disegni politici penso che le indicazioni che verranno da questo seminario saranno utile strumento di lavoro assieme al rapporto che ci offrono Iran Human Rights e Amnesty International”. De.it.press

 

 

 

Le nuove leadership una sfida per l'Europa

 

Pochi mesi fa politici, economisti e mezzi di informazione hanno iniziato a discutere se fosse finita o meno la crisi globale scoppiata nell’autunno 2008. I più pensavano che il peggio fosse passato e che presto si sarebbe riavviata una crescita stabile.

 

Il nuovo giro di turbolenze finanziarie ed economiche che ha colpito l’Europa ha colto di sorpresa gli esperti, smentendo le previsioni frettolose di una fine della crisi. Ancora una volta, i leader politici e gli esperti hanno dovuto rivedere le loro ipotesi e i loro progetti.

 

In Europa questo processo è particolarmente doloroso. Come il tracollo di una diga i problemi che si sono accumulati per molti anni in un Paese, la Grecia, hanno causato una frana che minaccia l’euro, il futuro dell’Unione europea e la ripresa economica globale.

 

E’ un altro richiamo alla interconnessione del mondo globalizzato. Per gli europei, questo è un serio motivo in più per riflettere sulla natura e il ritmo di integrazione del continente.

 

Non voglio unirmi al coro del panico. Le voci sull’imminente scomparsa dell’euro gli sono chiaramente esagerate. Ma è stato colpito duramente, e questo dimostra che la moneta unica senza adeguati meccanismi di regolamentazione - politica ed economica e fiscale - è estremamente rischiosa. Nell’euforia per l’allargamento dell’Unione europea tali rischi erano stati sottovalutati. Ora, l’Ue si trova ad affrontare il compito immediato di arginare la crisi e prevenirne la diffusione ad altri Paesi.

 

La prossima sfida è quella di sviluppare meccanismi per il controllo dei bilanci degli Stati membri dell’Ue. Questo va al cuore del problema della sovranità. Non è affatto certo che gli Stati si adatteranno a una tale violazione della loro «Sancta santorum». E’ un problema politico importante, che porterà per certo a un dibattito difficile e alla lacerante ricerca di un compromesso.

 

Vedo in questa crisi il sintomo di una tendenza assai radicata e profonda che è pericolosa per l’Europa e per il mondo. Il rischio è che l’Europa perda il suo ruolo di motore economico, politico e culturale dello sviluppo globale - un ruolo che ha svolto per almeno gli ultimi tre secoli.

 

Questi timori e queste previsioni sul «declino dell’Europa» stanno diventando sempre più diffusi, per diverse ragioni.

 

Molti Paesi del Terzo Mondo, già assai indietro, stanno ora facendo enormi passi avanti nella crescita economica. Con ogni probabilità ben presto rivendicheranno posizioni chiave nell’economia mondiale, relegando sempre più l'Occidente a ruoli di supporto.

 

Negli ultimi tre o quattro decenni i prodotti occidentali hanno perso competitività nei confronti delle merci prodotte in Oriente e in altre regioni in via di sviluppo. Non si tratta solo più di tessile, abbigliamento e calzature; la concorrenza, con successi via via maggiori ora avviene in campi come l’industria meccanica e delle costruzioni navali, l’elettronica, la produzione di auto e di software - settori in cui l’Occidente, una volta godeva di un virtuale monopolio.

 

Questo ha portato alla fuga dei capitali e delle industrie dall’Occidente e a tassi di disoccupazione persistentemente elevati in Europa - tassi aggravati ora dalla crisi. Se continua così, l’Europa dovrà affrontare una crisi politica che potrebbe compromettere la sua maggiore e storica conquista: la stabilità democratica.

 

Aggiungete a questo l’incalzante invecchiamento della popolazione europea. La percentuale di cittadini in età lavorativa è in rapida diminuzione, presto potrebbero non essere più in grado di sostenere la popolazione a riposo e, più in generale, lo stile di vita a cui gli europei sono abituati.

 

Quindi, ci sono tendenze che agiscono in profondità dietro le turbolenze economiche e fiscali in Europa. Eppure i rimedi proposti fin qui riguardano per lo più la finanza pubblica e una quantità di prescrizioni per «tagli dolorosi» di pensioni, prestazioni sociali e altre spese di bilancio. E’ un percorso irto di pericoli.

 

Gli europei sono scesi in piazza per protestare contro i forti tagli della spesa sociale. La loro protesta è comprensibile. Sono convinti che la crisi non sia stata causata dalle pensioni o dagli assegni sociali e danno la colpa al fallimento delle politiche economiche e ai super-profitti e all’avidità di quelli che percepiscono ancora enormi bonus e dividendi mentre la gente comune tira la cinghia.

 

Né vi è una soluzione rapida per i problemi demografici dell’Europa. L’afflusso continuo di immigrati con mentalità, culture e religioni diverse coincide con l’aumento della xenofobia ed è percepito come una minaccia all’identità nazionale.

 

L’Europa è messa sotto pressione da tutti i tipi di problemi: quelli causati dal corso naturale degli eventi e quelli che avrebbero potuto essere evitati. E le conseguenze, politiche e non solo economiche, sono inevitabili. Una è la prospettiva che altri centri di potere prenderanno la leadership nella comunità mondiale, nazioni a cui molti europei guardano con rispetto ma anche con apprensione.

 

«Perdere l’Europa» dovrebbe essere inconcepibile. Questo, temo, sarebbe una vera e propria - non solo metaforica - fine della storia. Una storia a cui l’Europa, nonostante le sue mancanze e tragedie, ha contribuito così tanto con i valori universali di civiltà e cultura. Che tipo di Europa potrebbe riconquistare la leadership mondiale? È tempo di pensare a costruire una grande comunità intercontinentale da Vancouver a Vladivostok, con la piena partecipazione degli Stati Uniti e Russia. Questa è l’unica possibilità per l’Europa di tornare a esercitare la sua forza di stabilizzazione nel mondo.

 

Dopo la fine della guerra fredda, gli europei ha fatto un errore enorme rifiutandosi di proseguire sulla strada della piena integrazione con la Russia, che è e si considera parte inalienabile di una Grande Europa.

 

Anche noi siamo in parte da biasimare per aver «scollegato» la Russia e l’Europa. L’errore deve essere corretto. Il processo di modernizzazione che sta iniziando in Russia offre un’opportunità unica. La Russia sta avviando un vero e proprio cambio di direzione. Sta abbandonando il modello economico basato sulla risorse, riattrezzando le sue industrie e promuovendo i settori innovativi del business che fanno leva sull’enorme potenziale intellettuale della nazione.

 

Come ho spesso affermato, una modernizzazione tecnologica ed economica di successo richiede una revisione delle strutture politiche e una accelerazione dei processi di democrazia. Questo non indebolirà la Russia, come molti nel nostro Paese temono. Aprirà nuove opportunità per progredire e per costruire una forte comunità transnazionale che non cercherà il confronto con il resto del mondo. Cercherà invece di consolidare il potenziale di Russia, Europa e Stati Uniti per il bene di tutti.

 

Ora abbiamo bisogno di un segnale chiaro da parte dei leader di Russia, Stati Uniti e Unione europea che devono comprendere la necessità di un tale consolidamento. Se lo fanno, dovrebbero iniziare a lavorare sulle specifiche di questo grande progetto. MIKHAIL GORBACIOV  LS 10

 

 

 

 

Chiuso l'ufficio dell'Unhcr in Libia. Il dramma dei rifugiati africani in fuga

 

Decine di migliaia di rifugiati non hanno più un punto di riferimento e si trovano nella condizione di non poter proseguire il viaggio verso l'Europa, né di tornare a casa loro. Laura Boldrini "S'è creato un vuoto" - di CARLO CIAVONI

 

ROMA - Gli effetti della decisione delle autorità di Tripoli di chiudere l'ufficio dell'Unhcr in Libia non potranno che essere drammatici per le migliaia di africani che ogni giorno tentano di sfuggire dalla povertà, dalle guerre civili, dalla fame, dall'assenza di diritti. La politica dei respingimenti del governo italiano, da un lato, il fatto che la Libia consideri la presenza sul proprio territorio dei rifugiati non altro che un reato di clandestinità, al quale comunque non rispondere in nessun caso con l'asilo politico e, infine, la mancanza oggi dell' unico punto di riferimento per migliaia di persone rappresentato, appunto, dalla sede dell'Alto Commissariato dell'Onu,  non fa che rendere ancor più disumana la condizione dei rifugiati. 

 

Una condizione che, in fondo, accomuna le popolazioni africane della larga fascia subsahariana, dove vivono circa 800 milioni di persone, il 13% della popolazione mondiale, per la quale la scelta della fuga è l'unica possibilità di sopravvivenza. Oltre tutto, nell'area orientale le crisi geopolitiche in Etiopia e Somalia, non fanno che alimentare il flusso di profughi, così come dall'altra parte, in Africa occidentale, dove il 40% della popolazione è stata costretta nel corso del tempo ad abbandonare la sua terra d'origine. Fonti dell'Onu ci dicono che sono 6 milioni e 350mila gli sfollati interni in Africa, quasi la metà degli sfollati del mondo intero. L'Africa è il continente con il maggior numero di persone che vive in condizioni di vita estreme, costrette a trovare sistemazione, nell'80-90% dei casi, nelle baraccopoli. Una situazione, dunque, destinata solo ad aumentare la pressione su tutti i paesi vicini.

 

L'Unione Europea si è detta  "preoccupata dall'impatto negativo" che potrà avere questa decisione e mette in risalto come sia "molto importante che le persone che hanno bisogno di protezione internazionale siano messe in condizioni di riceverlo". Ad affermarlo è stato, a Bruxelles, la portavoce dell'Alto rappresentante per la Politica estera dell'Unione, Catherine Ashton, rispondendo ai cronisti durante il briefing quotidiano della Commissione europea. "Preoccupazione" espressa anche da Cecilia Malmstroem, commissario Ue agli Affari interni.

 

Tuttavia, nonostante le preoccupazioni espresse, l'Unione Europea sembra lasciare aperto il negoziato con la Libia per la firma di un Accordo di cooperazione. Sempre ieri, infatti, si è concluso il settimo incontro dei tecnici dell'UE con i colleghi libici che hanno portato alla firma di un "accordo preliminare" in materia di sanità, cooperazione economica e politica, gestione dei flussi migratori, educazione ed energia. Il documento- cioè il Programma Indicativo Nazionale - quando verrà ratificato dai governi, diventerà operativo fino al 2013. L'ambasciatore Adrianus Koetsenrujter, che rappresenta l'UE in Libia (anche se risiede a Tunisi) ha rivelato che  "l'Unione Europea ha stanziato 60 milioni di euro per questo accordo, che verserà alla Libia in tranche di 20 milioni l'anno".

 

Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha detto che "eravamo lì da 19 anni e se l'ufficio dellUnhcr rimarrà chiuso si creerà un vuoto, perché i rifugiati non potranno né proseguire il loro viaggio, né tornare a casa loro. Noi, con tutti i nostri limiti, quanto meno, garantiremmo la loro registrazione e lo svolgimento dei colloqui per concedere, o no, la protezione a quelle persone". Poi ha aggiunto: "questa potrebbe essere un'occasione per l'avvio di una più stretta collaborazione tra l'alto commissariato e le autorità di Tripoli, visto che finora la nostra presenza in Libia non era mai stata formalizzata. Siamo dunque fiduciosi che si possa rilanciare un dialogo con le autorità libiche e che quindi si possa tornare a fare il nostro lavoro".   LR 10 

 

 

 

Crisi e ricerca: Roma taglia. Berlino investe

 

Berlino. Posto di fronte alla necessità di dare il buon esempio e contribuire a stabilizzare sia la moneta sia la stessa economia dell’Unione europea riportando in ordine i conti pubblici, il governo tedesco di centrodestra guidato da Angela Merkel ha varato una dura manovra di bilancio. La più dura del dopoguerra: 80 miliardi di euro di tagli da qui al 2014 che incideranno molto sul welfare della Germania.

Roma, giugno 2010. Posto di fronte alla necessità di dare il buon esempio e contribuire a stabilizzare moneta ed economia dell’Unione riportando in ordine i conti pubblici (molto meno in ordine di quelli tedeschi), il governo italiano di centrodestra (più di destra che di centro, per la verità) di Silvio Berlusconi ha varato una manovra di bilancio di portata analoga: 24,9 miliardi di euro in due anni che incideranno molto sul welfare dell’Italia.

Ma le analogie tra le due manovre si fermano qui.

Mentre, infatti, a Berlino la mano severa di Angela Merkel taglia 80 miliardi di welfare da qui al 2014, l’altra mano, saggia, investe 13 miliardi di euro da qui al 2013 in formazione e ricerca scientifica.

A Roma invece, mentre la mano severa di Silvio Berlusconi taglia 25 miliardi di euro in due anni, l’altra mano, sciocca, scarnifica ciò che resta della spesa in scuola, ricerca e cultura. Solo la “moral suasion” del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha evitato che Enti pubblici di ricerca e istituzioni culturali di assoluto valore internazionale venissero soppressi con un tratto di penna perché giudicati “inutili” dal nostro ministro dell’Economia.

La differenza è, dunque, fin troppo evidente. A Berlino Angela Merkel e i suoi ministri non solo hanno capito che in un Paese lungimirante tutto si può tagliare, tranne che il futuro. Ma hanno capito anche che, se un Paese lungimirante vuole uscire più forte dalla crisi, deve stringere un bel po’ di più la cinghia oggi per investire sul sapere che porterà frutto domani. E il domani della Germania, dell’Europa e del mondo sono la conoscenza e il capitale umano: la formazione e la ricerca scientifica. Pubbliche.

A Roma Silvio Berlusconi e i suoi ministri non solo pensano di fare cassa oggi raschiando il fondo del barile della scuola, dell’università, della ricerca e delle svariate altre forme di cultura e rinunciando al futuro. A Roma pensano anche che la produzione di conoscenza sia un escamotage inventato da qualche fannullone per guadagnare molto e faticare poco a spese dello Stato. E la tagliano con furia iconoclasta.

La differenza tra Berlino e Roma è tutta qui. E non è davvero poco. L’U 10

 

 

 

La legge dell’oscuramento. Il Senato approva il bavaglio

 

L’esperienza storica italiana ci dimostra che per realizzare un mutamento di regime non è necessario il ricorso alle ami o un moto insurrezionale. Nel secolo scorso una maggioranza politica, che non si sentiva vincolata al rispetto della Costituzione dell’epoca (lo Statuto Albertino), attraverso alcuni provvedimenti legislativi approvati fra la fine del 1925 ed il 1926, conferì maggiori poteri al Presidente del Consiglio, trasformandolo in Primo ministro, normalizzò la magistratura espellendo i magistrati che si battevano per l’indipendenza del potere giudiziario, cancellò le autonomie politiche e sindacali, sciogliendo i sindacati e mettendo fuori legge i partiti politici di opposizione, realizzando così un nuovo regime politico.

 

In questo scorcio di secolo, l’anomalia istituzionale è rappresentata da una maggioranza politico-parlamentare che non riconosce nessuno dei beni pubblici repubblicani che la Costituzione ha istituito come tessuto connettivo per il nostro vivere civile, a partire dal principio supremo dell’eguaglianza, mentre il suo capo politico non ha vergogna di dichiarare pubblicamente che l’architettura repubblicana dei poteri per lui è un inferno.

 

Superata la fase delle leggi ad personam, concepite per tutelare l’interesse all’impunità di uno o pochi imputati eccellenti, adesso siamo entrati in una fase in cui si mettono a punto, attraverso la legislazione ordinaria, dei meccanismi idonei a modificare il volto dell’ordinamento ed, in tal modo, determinare un mutamento di regime.

 

La legge sulle intercettazioni, che in questa settimana, arrivata in dirittura finale al Senato, è stata blindata con la fiducia, non è una delle tante riforme del codice di procedura penale che si sono avvicendate negli ultimi tempi con un ritmo forsennato. E’ una riforma di sistema che, attraverso la compressione della giurisdizione, incide sulla qualità della democrazia, sfigurandola.

 

Anche se le modifiche dell’ultima ora ne hanno limato alcune delle punte più paradossali, non è cambiata la natura del provvedimento, che, agendo su più fronti (quello dell’opinione pubblica, quello delle tecniche e delle procedure di indagine, quello del condizionamento dei magistrati), mira ad un risultato coerente ed unitario: l’oscuramento della verità.

 

La democrazia è un organismo che gode di una salute fragile. E’ insidiata da molte patologie, sempre in agguato. Gli anticorpi per contrastare le patologie che aggrediscono la vita di una comunità organizzata in Stato si trovano all’interno dei meccanismi di controllo, sia politici che istituzionali, che compongono la trama dell’assetto democratico dell’ordinamento.

Il principale meccanismo politico è rappresentato dal controllo dell’opinione pubblica. Il principale meccanismo istituzionale è rappresentato dal controllo di legalità esercitato dall’autorità giudiziaria.

 

Entrambi si agevolano e si rafforzano a vicenda. L’attività giudiziaria, se non fosse sottoposta alla conoscenza ed al controllo dell’opinione pubblica, potrebbe degenerare, perdendo efficienza ed imparzialità. Ugualmente l’opinione pubblica, se non venisse alimentata dalla conoscenza dei fatti che solo l’autorità giudiziaria può fare emergere, non potrebbe svolgere nessuna funzione di controllo.

 

L’esercizio della giurisdizione penale ha la funzione di incidere, con il bisturi, sulle patologie più gravi che affliggono la convivenza civile e che aggrediscono la vita, la libertà ed i beni dei cittadini. Il contrasto alla criminalità, prima ancora che attraverso l’irrogazione delle sanzioni, avviene attraverso il disvelamento delle trame, facendo emergere alla luce del sole quei misfatti che si sono sviluppati in modo occulto.

 

La conoscenza delle patologie sociali è la medicina che ne consente la guarigione, attivando i meccanismi di reazione. L’attività di indagine che compie la polizia, sotto la direzione dell’autorità giudiziaria, mutatis mutandis, è simile alle indagini diagnostiche che vengono fatte negli ospedali per conoscere lo stato delle patologie che pregiudicano la salute del paziente.

 

E’ evidente che un surplus di TAC o di risonanze magnetiche, oltre che gravare eccessivamente di costi la sanità, può essere controproducente rispetto alle esigenze di cura. Così è evidente che, nel campo giudiziario, i mezzi di indagine che incidono sulla privacy, conformemente al dettato costituzionale, devono incontrare i limiti fissati dalla legge e dall’intervento di un giudice imparziale.

 

Ma è possibile concepire un intervento legislativo che invece di agevolare l’efficienza dell’azione di contrasto alla criminalità, cioè la cura delle patologie sociali, miri, al contrario, a smantellare la capacità investigativa degli inquirenti, togliendo dalla cassetta degli attrezzi della polizia quegli strumenti di indagine (non solo le intercettazioni) che la tecnologia ha messo a disposizione della ricerca della verità?

 

Il contrasto alla criminalità non è un bene disponibile da parte delle maggioranze parlamentari. Per quanto l’esercizio della giurisdizione penale abbia un carattere odioso per la sua natura coercitiva, essa è posta a presidio di beni pubblici: la vita, la salute, la libertà, l’erario, che non possono essere dismessi. Non si può lasciare impunito l’omicidio per non violare la privacy dell’assassino e del suo entourage.

 

Lo stesso discorso vale per la corruzione e lo sperpero dei fondi pubblici, il traffico di droga, le rapine in banca, gli abusi sui minori e le altre gravi patologie che affliggono la nostra vita quotidiana. La legge dovrebbe agevolare la ricerca della verità. Invece la riforma delle intercettazioni, vietando o ostacolando gravemente l’attività investigativa, persegue tenacemente lo scopo opposto: l’oscuramento. Fino al punto da oscurare persino il giudice che procede.

 

Attraverso il divieto, benché attenuato nell’ultima versione, di pubblicazione del nome e dell’immagine del giudice, non si realizza soltanto la vendetta postuma contro Falcone e Borsellino, si modifica la natura dell’attività di iuris-dicere, applicando una maschera per rendere invisibile il volto del giudice, come accadeva nei processi dell’inquisizione. In questo modo si intacca anche il bene pubblico della trasparenza nell’esercizio delle funzioni pubbliche.

 

Per questo ci troviamo, pertanto, di fronte ad una riforma di sistema che modifica profondamente la natura dell’ordinamento, come avvenne con le leggi speciali del 1925. Attraverso questa riforma, ridimensionando il controllo di legalità, tutti i beni pubblici repubblicani vengono compressi, limitati, depotenziati, se non addirittura apertamente rinnegati.

 

Se la democrazia si nutre di verità e di trasparenza, qui si stanno gettando le basi per un nuovo ordinamento che bandisce la verità e la trasparenza.

Se la verità rende liberi, dove ci porta un sistema orientato all’oscuramento della verità? Domenico Gallo MicroMega 10

 

 

 

 

Editoriale LR. Il popolo e la libertà

 

Soltanto un potere impaurito poteva decidere di proteggere se stesso con una legge che ostacola la libertà delle inchieste contro la criminalità, riduce la libertà di stampa e limita soprattutto il diritto dei cittadini di essere informati. Tre principi dello Stato moderno e democratico - il dovere di rendere giustizia cercando le prove per perseguire il crimine, il dovere della trasparenza e della circolazione delle informazioni nella sfera pubblica, il diritto di avere accesso alle notizie per capire, controllare e giudicare - vengono messi in crisi, per il timore che i faldoni dell'inchiesta sulla Protezione Civile aprano nuovi vuoti nel governo, dopo le dimissioni del ministro Scajola.

 

È la vera legge della casta che ci governa e ha paura, come ha rivelato ieri Berlusconi, di "toghe e giornalisti". Per una volta, quello del Premier non è un anatema, ma una confessione: legalità e informazione sono i due incubi della destra berlusconiana, e nel paesaggio spettrale dei telegiornali di regime il governo con questa legge s'incarica infatti di bloccarli entrambi. L'obiettivo è che il Paese non sappia. E soprattutto, che non sapendo rimanga immerso nel senso comune dominante, senza più il pericolo che dall'intreccio tra scandali, inchieste e giornali nasca una pubblica opinione libera, autonoma e addirittura critica.

 

Questa è la vera posta in gioco: non la privacy, che può e deve essere tutelata se le parti giudiziarie decidono quali intercettazioni distruggere e quali rendere pubbliche, lasciando intatta la libertà d'indagine e quella d'informazione. Ma proprio questi sono i veri bersagli da colpire. Lo rivela lo stesso Berlusconi che ieri, in piena crisi d'incoscienza, si è astenuto sulla legge perché la vorrebbe ancora più dura.

 

La legge, così com'è, non piace a nessuno e fa male a tutti. Va fermata, nell'interesse del sistema democratico, che deve garantire il controllo di legalità, e che deve assicurare trasparenza d'informazione. Non c'è compromesso possibile su questioni di principio, che riguardano i diritti dei cittadini, i doveri dello Stato. La destra impari a fidarsi dei cittadini, a non temere la normale esigenza di giustizia, il bisogno di conoscere e rendersi consapevoli. Oppure smetta di chiamarsi popolo: e soprattutto, della libertà. EZIO MAURO LR 9

 

 

 

 

Editoriale CdS. Divieti irrazionali

 

Credibile che arrivi l’Italia a impartire lezioni di privacy agli americani? Appena l’altro giorno a Chicago è cominciato il processo al governatore dell’Illinois, Rod Blagojevic, arrestato 18 mesi fa mentre cercava di vendere all’asta il seggio senatoriale lasciato dal presidente Obama, eppure già all’indomani dell’arresto il 9 dicembre 2008 i giornali pubblicavano le intercettazioni che lo incriminavano: provenienti non da chissà quale suburra, ma da un documento ufficiale della Procura al Tribunale Federale, accessibile ai giornalisti in maniera trasparente, al pari dei successivi documenti prodotti dalla difesa.

Con la legge «blindata» ieri dal vertice del Pdl, invece, in Italia un caso-Blagojevic non si ripeterà perché mai le intercettazioni saranno pubblicabili (nemmeno per riassunto) fino al processo, anche se ormai depositate e non più coperte da segreto, anche se penalmente rilevanti e su fatti non privati ma di interesse pubblico.

Il giornale che si azzarderà a violare questo irrazionale divieto, ben diverso dal divieto invece ragionevole di pubblicare telefonate private o irrilevanti di cui il giudice abbia ordinato la distruzione, verrà seppellito da sanzioni pecuniarie fino a 309.000 euro a notizia, agganciate alla responsabilità amministrativa oggettiva dell’editore: norma che costringerà l’editore ad adottare modelli organizzativi e organi di vigilanza che impediscano ai giornalisti di commettere questo reato, e esproprierà direttore e redazioni della scelta su notizie suscettibili di determinare vita o morte economica di una testata.

Nel guazzabuglio di emendamenti presentati-ritirati- modificati, non mutano poi assurdità difficili da ritenere «un punto di equilibrio »: l’estensione, già giudicata irragionevole dalla Corte Costituzionale, delle più rigide regole delle intercettazioni anche ai meno invasivi tabulati; o il rischio di paralisi dei piccoli tribunali di capoluogo, a causa della nuova competenza collegiale sulle intercettazioni di un intero distretto (con il risultato che ci vorranno tre giudici per decidere se acquisire un pezzo di carta indicativo di chi-ha-telefonato-a-chi, mentre uno solo darà l’ergastolo in abbreviato). Sfocia in presa in giro il recupero delle intercettazioni ambientali, da autorizzare di 3 giorni in 3 giorni; diventa telenovela oraria la proroga di quelle telefoniche dopo i 75 giorni; e cala la tagliola dell’inutilizzabilità delle intercettazioni se a fine processo il fatto risulta diverso da quello per cui erano iniziate.

Mettere a punto la legge a casa propria, e poi annunciare che Senato e Camera dovranno votarla a scatola chiusa—come ha fatto ieri il premier, tornato anche ad attaccare la Consulta «dalla quale i pm vanno a farsi abrogare le leggi che non gli piacciono» —, sembra frustrare ogni residua speranza di resipiscenza. Ma dove dispera la logica, chissà faccia breccia almeno la paura del paradosso: ad esempio di votare una legge che, sui tabulati, direbbe il contrario di un’altra legge (l’articolo 132 del Codice della privacy) approvata nel 2003 dalla medesima maggioranza.

Luigi Ferrarella  CdS 9

 

 

 

 

L'Italia dice no all'Onu. «Non introdurremo reato tortura»

 

Manca un testo unico ma le sanzioni già sono «pesantemente previste» in varie norme. Così l'Italia ha motivato il suo «no» all'introduzione di una definizione esplicita del reato di tortura nel Codice Penale, suggerita dal Consiglio dell'Onu per i diritti umani che lo scorso febbraio ha esaminato la situazione italiana formulando 92 raccomandazioni. L'Italia ne ha accettate 80 e respinte 12, tra cui anche quella di rivedere «il pacchetto sicurezza» sull'immigrazione. L'ambasciatrice presso le organizzazioni internazionali a Ginevra Laura Mirachian ha infatti risposto illustrando, punto per punto, la politica italiana sui flussi migratori basata, innanzitutto, «sulla distinzione tra regolari e clandestini».

 

La definizione esplicita del reato di tortura è stata, quindi, respinta «perchè in vari capitoli è già sanzionato dalla legge», ha precisato la diplomatica ricordando che Roma «ha già sottoscritto e ratificherà» il protocollo aggiuntivo relativo alla Convenzione contro la tortura. Inoltre, ha osservato poi la Farnesina, «nessuno dei grandi Paesi europei ha introdotto il reato» nei propri codici. Ma l'alt dell'Italia ha scatenato la dura reazione di Amnesty International che ha definito «molto deludente» il rifiuto italiano. Mentre il presidente del comitato per la prevenzione della tortura(Cpt) del Consiglio d'Europa Mauro Palma ha bollato la decisione come «un messaggio grave e negativo». Decisione che, tra l'altro, non ha convinto neppure l'Unione forense e l'opposizione. «Viene il dubbio che le cattive frequentazioni del premier Berlusconi, da Gheddafi a Putin, passando per Lukashenko, stiano facendo breccia nell'approccio italiano al tema dei diritti umani», ha detto il senatore del Pd Roberto Della Seta . L'approvazione da parte dell'organo ginevrino del documento che chiude la prima Revisione periodica universale sulla situazione dei diritti umani in Italia è stata anche «l'occasione per spiegare per la prima volta che la nostra politica sull'immigrazione si basa sulla lotta sistematica alla criminalità organizzata, su un dialogo serrato con i Paesi d'origine e di transito, sullo 'scoraggiamentò dei flussi irregolari», ha spiegato la Mirachian.

 

L'Italia, per questo, ha detto no anche alla depenalizzazione dell'entrata e del soggiorno irregolare di clandestini e ha respinto l'adesione alla Convenzione internazionale sui migranti perchè «non distingue» regolari e clandestini. «La nostra politica non è ancora perfetta ma migliora», ha evidenziato la rappresentante italiana, ricordando come sia importante mettere in campo «meccanismi di corresponsabilità 'boardsharing' tra i paesi dell'Ue». Tra le 80 raccomandazioni accettate, figurano anche quelle su una maggiore lotta alla discriminazione e al razzismo, sulla promozione dei diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali e sull'indipendenza e la pluralità dei mass media. Anche se da alcune Ong, tra le quali Reporter senza frontiere, non sono mancate diverse critiche sulla legge sulle intercettazioni, attualmente in discussione. L’U 9

 

 

 

 

Lavoratrici statali, il Cdm ha deciso: dal 2012 in pensione a 65 anni

 

Accolta la richiesta di Bruxelles, scatta lo scalone unico - Sacconi: riguarderà 25mila donne. Risparmi destinati a servizi

                  

ROMA  - A partire dal 2012 le lavoratrici del pubblico impiego dovranno aver compiuto 65 anni per accedere alla pensione di vecchiaia: è questa la decisione presa dal governo per ottemperare alla richiesta della Corte di giustizia europea che ha chiesto all'Italia l'equiparazione dell'età pensionabile fra uomo e donna. La novità è contenuta in un emendamento che ha ricevuto stamattina il via libera del Consiglio dei ministri e che sarà inserito nel "decreto conti pubblici" all'attenzione del Senato.

 

«L'impatto di questa norma è molto modesto, si parla di una platea stimata in circa 25mila donne nell'arco temporale da qui al 2012 - dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi - La richiesta della Ue sull'equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne nel pubblico impiego non riguarda in alcun modo il settore privato, non ne è neanche la premessa».

 

Le risorse che deriveranno dal risparmio dell'innalzamento pensionabile dell'età delle donne andranno in un Fondo vincolato ad "azioni positive" per la famiglia e le donne: lo ha deciso il Consiglio dei ministri accogliendo la richiesta in tal senso venuta dal ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna.

 

«Il sacrificio delle donne sarà compensato dai servizi per la conciliazione dei tempi di lavoro e famiglia - ha detto il ministro Carfagna - Il piccolo sacrificio imposto alle dipendenti del pubblico impiego sarà compensato. E' nata quindi l'idea del fondo strategico a sostegno dell'economia reale destinato ad interventi per politiche familiari e sociali, in particolare alla non autosufficienza. Questi soldi all'inizio non costituiranno risorse ingenti, ma in seguito serviranno a potenziare i servizi all'infanzia e alla non autosufficienza. E' una misura che allevierà il carico familiare che oggi grava quasi interamente alle donne.

 

L'intervento per l'adeguamento dell'età delle donne del pubblico impiego «non servirà a fare cassa». E i risparmi che arriveranno nel lungo periodo «vanno al fondo per gli asili nido, la conciliazione e non auto sufficienza». Lo ha detto il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta al termine del Cdm. «Non servirà a fare cassa - ha detto - perchè per il 2010 il risparmio è zero, nel 2011 è zero, nel 2012 50 milioni e poi l'anno successivo di 150 milioni di euro. È questo l'orizzonte temporale della manovra in cui è inserita. Non ha effetto. E i risparmi andranno collocati nelle funzioni sociali. Nel medio lungo periodo ulteriori risparmi andranno al fondo per asili nido, conciliazione e non auto sufficienza». L'emendamento alla manovra per l'aumento dell'età pensionabile delle donne del pubblico impiego non prevede una deroga per la finestra mobile prevista dalla manovra, ha aggiunto Brunetta.

 

«Una misura iniqua che si fa scudo, ancora una volta, delle richieste dell'Europa che vengono distorte e interpretate a piacimento dal governo». Lo ha detto Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera. «L'Ue - ha proseguito Damiano - ci chiede di equiparare le condizioni salariali e normative di uomini e donne nel lavoro e, mentre di questo non c'è ombra nell'azione concreta di governo, la maggioranza procede sulla strada più facile: l'innalzamento dell'età per le donne».

 

Il Pd ha avanzato una soluzione alternativa: quella di recuperare l'uscita flessibile verso la pensione prevista dalla legge Dini del '95, «fissando una età di base comune per uomini e donne di 61 o 62 anni e oltre questa soglia la possibilità di una scelta autonoma di lavoratrici e lavoratori fino al limite massimo dei 70 anni», ha spiegato l'ex ministro del lavoro del governo Prodi.

 

«Non c'è al mondo manovra di innalzamento dell'età pensionabile che da un giorno all'altro aumenta di cinque anni più uno, perchè c'è pure la finestra flessibile, l'età pensionabile per centinaia di migliaia di lavoratrici». Sono le parole del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Per attuare la parificazione di trattamento tra uomini e donne nel pubblico impiego, come chiede l'Europa, sarebbe stato possibile per Epifani «utilizzare lo strumento della flessibilità uguale per uomini e donne, per i lavoratori pubblici e privati, in uscita verso la vecchiaia», cosa che però il governo «non ha voluto fare».

 

Per quanto riguarda la manovra economica, Epifani ha poi detto che «limitare a 10 mila persone la possibilità di andare in pensione senza l'innalzamento dell'età pensionabile per chi è in mobilità è un disastro». Per il leader Cgil «abbiamo molto più di 10 mila persone in mobilità e se non si risolve il problema questi lavoratori resteranno senza mobilità e senza pensione».

 

In una nota del dipartimento welfare, la Cgil ha descritto il provvedimento come «particolarmente aberrante ed iniquo: la parità non inizia con la parificazione dell'età pensionabile tra uomini e donne, la parità deve essere costruita in tutti gli altri settori, a cominciare dall'accesso e dalla qualità del lavoro, dalle pari retribuzioni, dal potenziamento dei servizi sociali, che con la manovra del Governo saranno invece ulteriormente ridotti.

 

La Cisl: decisione perentoria senza confronto con sindacato. La scelta di aumentare l'età di pensionamento è una decisione assunta «in modo perentorio senza alcun confronto con il sindacato» che sta creando «una situazione iniqua e pesante nei confronti delle donne e del pubblico impiego». È il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, che ha poi chiesto al governo di introdurre nella manovra economica «misure che rimuovano gli ostacoli che attualmente si frappongono all'accesso delle donne al mondo del lavoro nonchè verso il potenziamento effettivo dei servizi alla famiglia».

 

La Uil: una forzatura. «L'aumento dell'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego è una forzatura che il Governo avrebbe potuto evitare confrontandosi con il Sindacato e continuando a confrontarsi con la Commissione Europea». È il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti.

 

«Il governo chiagne e fotte. Chiagne perchè pubblicamente si dice dispiaciuto perchè l'Europa l'ha obbligato ad alzare l'età pensionabile delle donne, fotte, invece, perchè nei palazzi si sfrega le mani. L'Europa, infatti, gli ha fatto un favore: con i soldi risparmiati farà cassa per ripianare il debito pubblico. Questo governo imbroglia le donne due volte». Lo ha affermato il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. «Quei soldi, invece - continua Donadi -, devono servire per il welfare delle donne, fatto di servizi essenziali quali asili nido, tempo pieno e assistenza contrattuale nel periodo della maternità, ma anche sgravi e facilitazioni sul lavoro».

 

«Un governo allo sfascio continua a martorizzare l'Italia e, dietro il paravento dell'Europa, dichiara guerra alle donne». È il commento di Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci-Federazione della sinistra. «Quante altre volte, immigrazione in primis, il governo ha fatto carta straccia dei richiami dell'Ue? Questa decisione dimostra che siamo di fronte al governo più classista della storia repubblicana», ha concluso Pagliarini.

 

«L'innalzamento a 65 anni dell'età pensionabile delle donne è un arbitrio da parte di un governo che sta dalla parte degli speculatori». È quanto ha dichiarato il segretario nazionale del Prc-Se, Paolo Ferrero. «Con la scusa dell'Europa, che non impone assolutamente l'innalzamento dell'età pensionabile delle donne, ma al contrario vieta le discriminazioni, il governo risparmia sulla pelle delle donne quello che invece dovrebbe far pagare agli speculatori».

 

Non soltanto le opposizioni protestano. Anche all'interno della maggioranza c'è qualcuno che avanza dubbi sulla decisione del Cdm. «Continuo a ritenere iniqua e penalizzante la decisione di equiparare l'età pensionabile fra i sessi nella Pa, oltretutto con un timing così stringente», ha detto la responsabile pari opportunità del Pdl Barbara Saltamartini, che ha preannunciato una riunione delle donne del partito «per valutare insieme una nostra proposta emendativa alla manovra». Per la Saltamartini «è indispensabile che le risorse derivanti dal riallineamento vengano vincolate non ad un generico fondo ma all'attuazione di precisi interventi per le donne, dall'incremento dell'offerta pubblica di servizi, specialmente all'infanzia, al sostegno fiscale alle famiglie per incentivare e tutelare la natalità». IM 10

 

 

 

 

La rinuncia allo strappo. Perché Fini non rompe con il Cavaliere

 

Lo « strappo » di Gianfranco Fini dunque non è all’ordine del giorno. La sfida spettacolare lanciata del presidente della Camera in diretta tv nell’aprile scorso non sfocia in una separazione con il premier Berlusconi. L’iter della legge sulle intercettazioni ha conosciuto distinzioni, limature, emendamenti, alterazioni anche consistenti rispetto al progetto originario caldeggiato da Berlusconi, ma al momento decisivo il Pdl, in tutte le sue componenti, si stringe nell’accettazione del voto di fiducia. Soprattutto, Fini mette la pietra tombale su ogni vagheggiamento di disegno neo-centrista che lo possa vedere come co-protagonista. Il confine del centrodestra non verrà oltrepassato.

Questo non significa che il dissenso di Fini sarà riassorbito con facilità. Ma che la leadership di Berlusconi è una cornice che, al momento, non temerà di essere messa in discussione, per lo meno dal lato dell’ex leader di An. Fini, accortamente, lo aveva già detto: non siamo qui per scalzare la supremazia del premier. Ma ogni suo gesto manifestava insofferenza, ogni sua dichiarazione suonava come una contestazione permanente del modo berlusconiano di condurre il partito, la coalizione e il governo. L’insofferenza resta, ma con il ricompattamento sulle intercettazioni si trasmette al centrodestra, e soprattutto a chi fuori del centrodestra immaginava nuovi scenari dettati dall’affrancamento definitivo del numero due del Pdl, l’idea che la tensione voglia essere incanalata in un alveo non autodistruttivo. Non in acque tranquille, ma nemmeno tempestose fino alla tracimazione.

Un Berlusconi in difficoltà è paradossalmente lo scudo migliore per proteggerlo dai malumori di Fini. Una dolorosa manovra economica più subìta che promossa dal premier, per di più destinata a mostrare il marchio impresso dal «rivale» Giulio Tremonti, ha costituito per Fini, se non la ragione di una pace, almeno la condizione per un armistizio. Fini non può permettersi la caduta di Berlusconi che costituirebbe, nelle attuali condizioni, la caduta di tutto il centrodestra. Non può contendere realisticamente la leadership in una battaglia che lo vedrebbe sicuramente soccombente. Ha già ottenuto l’inosabile in un partito a base carismatica come il Pdl: l’accettazione di uno spazio di dissenso inconcepibile in una formazione a gestione così personalistica, per di più uscita vincente in tutte le ultime tornate elettorali.

Ma Fini non può pensare, e lo dimostra con il riallineamento degli ultimi giorni, che un dissenso portato alle estreme conseguenze possa sfociare in una conta drammatica da cui la coalizione ne uscirebbe semplicemente frantumata. Un’ autodissoluzione che il presidente della Camera, con truppe così esigue, non riuscirebbe ad arginare proponendosi come sponda ai malumori che pure serpeggiano nel Pdl. Perciò Fini cerca di ottenere il massimo (le modifiche apportate alla legge) ma finisce per accettare la disciplina del partito. Non sarà la fine di una tensione che avrà mille occasioni quotidiane per manifestarsi. Ma sarà lo sbiadirsi di ogni scenario di rottura. Lo strappo, almeno per ora, viene ricucito  Pierluigi Battista CdS 10

 

 

 

 

Le riforme vittime dei sondaggi

 

Il problema, certamente, non è nuovo, anche se negli ultimi tempi sta assumendo dimensioni mai viste. In tempi in cui, esaurito l'appuntamento elettorale più importante della legislatura, la politica potrebbe cercare davvero di produrre risultati, cresce invece il condizionamento dei sondaggi. In particolare, gioca sul posizionamento dei partiti la rilevazione settimanale sul consenso ai leader, che li porta continuamente ad aggiustare le proprie tattiche quando non a smentirsi apertamente.

 

All'interno del centrodestra, tanto per fare un esempio, è opinione diffusa che il via libera al prosieguo dell'iter parlamentare delle intercettazioni, sia stato determinato, più che dai contenuti dell'accordo e dalle modifiche al testo, dalla possibilità, per Fini, di proclamarsi vincitore anche se la legge che dovrebbe essere approvata non è poi cambiata di molto. Allo stesso modo Berlusconi, prendendo subito dopo le distanze dal suo partito e dal compromesso raggiunto, ritiene di esser rimasto in sintonia con la parte più radicale del suo elettorato: quella, per intendersi, che vorrebbe dare una lezione definitiva alla magistratura.

 

Una volta era quasi solo un’idea fissa del Cavaliere. Gli altri, facevano (o dicevano di fare) la politica con la «P» maiuscola, lui continuava come sempre nella vita a guardarsi le tabelle delle rilevazioni ogni mattina, prima di inventarsi la sua uscita del giorno. Ora invece è diventata una mania che coinvolge tutti, ma proprio tutti, i principali attori dello spettacolo politico quotidiano, maggioranza e opposizione, governo, istituzioni e parti sociali. La lite tra i due Presidenti delle Camere della settimana scorsa, così come la manifestazione annunciata da Bersani contro la manovra economica, le due uscite televisive consecutive di Tremonti, seguite dall’annuncio, mai così franco, del premier al suo partito («Sapete che io e Giulio sui alcune cose non andiamo d’accordo»), il richiamo di Di Pietro al fascismo e alla Resistenza, hanno un'unica chiara motivazione: la maledetta tabella, o la serie di tabelle, che dagli istituti demoscopici ogni sette giorni arrivano sulle scrivanie dei membri di una classe dirigente che ormai vivono come le star tv in quei cinque minuti, prima delle dieci del mattino, che precedono l'arrivo dei dati Auditel e la classifica dei programmi più o meno visti. Questo serve a spiegare anche perché sia diventato impossibile che un'intesa, o una rottura, come ad esempio quella sulla «blindatura» delle intercettazioni, durino più di un giorno o due. Ma è chiaro che in un clima siffatto resta spazio solo per le emergenze, e non ha senso aspettarsi seriamente uno straccio di riforma.  MARCELLO SORGI LS 10

 

 

 

 

L’istruzione e il Paese. La scuola si riforma con il merito e le risorse

 

Da quando ha assunto, sono ormai due anni, il prestigioso e gravoso incarico di ministro della Pubblica istruzione, Maria Stella Gelmini si è ispirata, con apprezzabile coerenza, a due criteri di fondo: introdurre, o reintrodurre, nella scuola e nell’università, criteri di più rigorosa selezione, come auspicato da una larga (anche se forse non maggioritaria) fascia di pubblica opinione; e realizzare significativi risparmi nel suo settore di competenza, come richiesto dai suoi referenti politici, tanto più in tempi di grave sofferenza dei conti pubblici. Intenti entrambi lodevoli (il secondo non meno del primo), ma non sempre conciliabili fra loro e spesso perseguiti con un certo affanno, che tradisce l’improvvisazione e la mancanza di un disegno organico.

Esempio tipico di questo modo di operare, il provvedimento, poi corretto per bocca dello stesso ministro, che imponeva il raggiungimento da parte degli studenti della sufficienza in tutte le materie come condizione indispensabile per l’ammissione all’esame di maturità. Provvedimento discutibile nella tempistica (è arrivato infatti alla fine di un anno scolastico) e sbagliato nella sostanza: perché anticipava, caricandolo sulle spalle dei consigli di classe, il grosso del lavoro di setaccio e rendeva così ancora più inutile la costosa macchina degli esami di Stato. E soprattutto perché era al tempo stesso troppo drastico e troppo facilmente eludibile: gli insegnanti, che già si mostravano largamente inclini alla pratica dell’arrotondamento verso l’alto, o del “perdono” di singole manchevolezze, avrebbero potuto continuare in tale pratica, anzi si sarebbero sentiti autorizzati a intensificarla in risposta al secco automatismo del dispositivo ministeriale (come in effetti è avvenuto nel caso di un liceo milanese, dove tutti i cinque sono stati automaticamente trasformati in sei).

Il successivo aggiustamento operato ieri dal ministro, che ha in pratica smentito se stessa, invitando gli insegnanti a usare il buon senso, va dunque accolto come una buona notizia. Ma certo non depone a favore dell’efficienza della burocrazia ministeriale: le norme di buon senso mal si conciliano con gli ukase e con le grida di manzoniana memoria. Anche a prescindere da quest’ultimo caso, un certo sentore di improvvisazione si è potuto cogliere in altre misure.

Ad esempio nell’ambito di misure in materia di tempo pieno, di cicli didattici e ordinamenti scolastici, spesso animate da ottime intenzioni, ma varate, o semplicemente annunciate, isolatamente e disordinatamente, con evidenti effetti di confusione e di incertezza fra gli operatori della scuola. È appena il caso di ricordare che la riforma Gentile del 1923 fu attuata in pochi mesi, con pochi e ben mirati interventi legislativi; e che la sua preparazione coinvolse i più autorevoli pedagogisti dell’epoca (da Giuseppe Lombardo Radice a Ernesto Codignola), trovando appoggio trasversale in buona parte del mondo intellettuale (da Croce a Salvemini, a Sturzo). È vero che quel risultato fu facilitato dalle ampie deleghe concesse dal Parlamento al primo governo Mussolini. Ed è anche vero che la legge fu successivamente stravolta in parecchie sue parti, anche per l’opposizione del fascismo periferico all’eccessiva severità dei criteri selettivi (tre quarti di bocciati alla maturità nella prima applicazione). Ma i lineamenti fondamentali di quella riforma, con i suoi innegabili pregi e i suoi molti difetti, resistettero a lungo allo scorrere del tempo e al succedersi delle stagioni politiche.

C’è poi la questione delle risorse, sempre più scarse. Come ho detto, lo sforzo per ridurre le spese, o quanto meno per contenerne la dinamica, è in sé lodevole. “Far cassa” non è una cattiva azione, come spesso si pensa: dipende dalla natura delle spese tagliate e dall’impiego delle risorse risparmiate. Può accadere però e gli esempi recenti anche in questo senso non mancano che, a forza di tagli indiscriminati, la scuola si trovi nell’impossibilità di assolvere ai suoi compiti primari (che costituiscono fra l’altro uno dei corrispettivi più importanti fra quelli forniti dallo Stato a fronte del pagamento delle tasse); e non possa nemmeno perseguire quegli obiettivi di miglioramento qualitativo che pure sono negli obiettivi dichiarati del ministro. Obiettivi che non saranno mai raggiunti senza risorse da destinare all’edilizia scolastica, alla formazione degli insegnanti e anche agli incentivi per i più meritevoli. Risparmiare è oggi un dovere di tutti, scuola compresa. Farlo in modo intelligente, salvaguardando nella misura del possibile gli investimenti strategici per il futuro del Paese, è compito specifico dei ministri: soprattutto di quello della Pubblica istruzione. GIOVANNI SABBATUCCI IM 10

 

 

 

Aggravante di clandestinità. La Consulta dice no

 

La Corte Costituzionale avrebbe deciso l'illegittimità dell'aggravante di clandestinità (pene aumentate di un terzo se a compiere un reato è un immigrato presente illegalmente in Italia) prevista dal primo «Pacchetto sicurezza» del governo, diventato legge nel luglio 2008. Dalla stessa Corte, tuttavia, sarebbe venuto un sostanziale via libera alla legittimità del reato di clandestinità (punito con l'ammenda da 5mila a 10mila euro) introdotto dal secondo 'pacchetto sicurezza', nel luglio 2009.

 

La decisione - si è appreso da fonti qualificate - sarebbe stata adottata a maggioranza nella camera di consiglio della Corte tra ieri e stamane. Le motivazioni delle due decisioni si conosceranno quando i giudici relatori, Gaetano Silvestri e Giuseppe Frigo, le avranno messe nero su bianco. Al momento, tuttavia, si sa che l'aggravante di clandestinità (art. 61, numero 11 bis, del codice penale introdotto dalla legge 125 del 24 luglio 2008) sarebbe stata bocciata per violazione degli articoli 3 e 25 della Costituzione.

 

In primo luogo, dunque, per irragionevolezza perchè - sarebbe stato questo il ragionamento dei giudici della Consulta - in base al principio del 'ne bis in idem' l'aggravamento della pena andrebbe a collidere con il reato di clandestinità introdotto nel 2009 dal 'pacchetto sicurezzà. Inoltre, l'aumento di pena violerebbe il principio costituzionale del «fatto materiale» quale presupposto della responsabilità penale, nel senso che l'aumento di pena sarebbe collegato esclusivamente allo 'status' del reo (il trovarsi irregolarmente in Italia) e non alla maggiore gravità del reato, nè alla maggiore pericolosità dell'autore (è il caso dei recidivi o dei latitanti). I giudici costituzionali avrebbero invece dato il via libera al reato di clandestinità (art.10 bis del testo unico dell'immigrazione del 1998 introdotto dalla legge 94 del 15 luglio 2009), dichiarando infondate diverse questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Pesaro e da numerosi giudici di pace (Orvieto, Lecco, Torino, Cuneo, Vigevano e Gubbio). In ambienti della Consulta viene fatto notare che sarà in ogni caso necessario attendere le motivazioni della decisione, che in questo caso sarà scritta dal giudice Frigo. Dalla Corte, infatti, potrebbe venire l'indicazione che spetta al giudice di pace valutare, caso per caso, la grave entità del fatto, così da escludere eventuali giustificati motivi per cui l'immigrato si sia trattenuto illegalmente in Italia.

 

«La decisione della Corte Costituzionale è una buona notizia», a afferma Livia Turco, presidente del Forum Immigrazione del Pd. «È una sentenza scontata, che mette un punto su una questione di grossolana incostituzionalità, di una norma animata solo da furore ideologico che introduceva l'aggravante di clandestinità». «Rimaniamo in attesa di leggere le motivazioni, certi che dimostreranno che avevamo ragione, a dire che è una legge ideologica che fa solo dei danni alle persone e che non governa in modo efficace l'immigrazione». L’U 10

 

 

 

Codice fiscale per gli italiani all’estero. Accolto come raccomandazione ordine del giorno di Fedi

 

ROMA - Accolto dal governo come raccomandazione, l’ordine del giorno del deputato Marco Fedi, sottoscritto anche dai deputati del Pd eletti all’estero  Gino Bucchino e Fabio Porta, che richiama il Governo alle dovute cautele con le procedure di attribuzione automatica del codice fiscale. Il solo riferimento all’AIRE, non prevedendo un incrocio con l’anagrafe consolare - ha dichiarato Fedi - produce il rischio che nasca un vero e proprio “mercato nero” dei codici fiscali di persone irreperibili o decedute.

  L’ordine del giorno, presentato nell’ambito della discussione sul disegno di legge 3209-bis-A/R relativo a “Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese”, fa riferimento all’articolo 16 del provvedimento e in particolare alle disposizioni dirette ad introdurre l’attribuzione del codice fiscale ai cittadini italiani residenti all’estero che risultano iscritti all’AIRE. L’ordine del giorno impegna il governo ad attribuire il codice fiscale sulla base dell’incrocio dei dati AIRE con le anagrafi consolari e a dotare, per questo fine, la rete diplomatico-consolare di adeguate risorse umane e finanziarie.

  L’ordine del giorno - ha continuato Marco Fedi - chiede inoltre al Governo di stabilire un tavolo di concertazione tra ministero degli Affari Esteri e i ministeri dell'Economia e delle finanze e dell'Interno al fine di raccordare e armonizzare l'azione del Governo sulle materie fiscali e nei rapporti con le pubbliche amministrazioni dello Stato italiano. Inform

 

 

 

 

Italianità nel mondo, scoviamo i giovani anche attraverso lo sport

 

ZURIGO - Anche quest’anno, per la 24.ma volta, si è tenuta domenica scorsa a Berna, allo stadio di atletica leggera, l’ormai tradizionale selezione elvetica per i Giochi Sportivi Studenteschi organizzati dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI). Una iniziativa, unica nel suo genere in Svizzera, in cui sono coinvolti centinaia e centinaia di giovani italiani, maschi e femmine, grazie all’impegno del Delegato nazionale CONI per la Confederazione, il cav. Adelmo Pizzoferrato, e dei suoi collaboratori ed alla determinante collaborazione degli Uffici Scuola dei Consolati italiani, del personale docente dei corsi di lingua e cultura, nonché dell’associazionismo italiano e degli stessi Comites. Una iniziativa unica poiché permette di coinvolgere tantissimi giovani di origine italiana, tra cui molti doppi cittadini, provenienti da ogni  angolo della Confederazione (unitamente ad altre centinaia di persone, tra addetti ai lavori e genitori) che, attraverso lo sport e la competizione hanno un motivo in più per esprimere la loro italianità e conoscere l’associazionismo italiano, i Comites, il Cgie, i parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero e le autorità diplomatico-consolari italiane. Una prima occasione, per molti di loro, per avere un primo contatto con il “mondo” dell’italianità in Svizzera e delle istituzioni che lo rappresentano e in cui, un giorno, è auspicabile che molti di loro entrino anche per svolgervi un ruolo attivo raccogliendo il testimone dei loro genitori o nonni.

  Tuttavia la sopravvivenza di queste selezioni, che si tengono all’estero tra le comunità italiane (in Svizzera nel nostro caso) per i Giochi Sportivi Studenteschi organizzati dal CONI, è condizionata dalla (ovvia) partecipazione di giovani di origine italiana. La quale, a sua volta, è condizionata fortemente non solo dall’impegno che vi mettono l’associazionismo ed i Comites ma soprattutto dal sistema organizzativo dei Corsi di lingua e cultura e, quindi, dall’impegno che vi mettono localmente nell’organizzazione dei Giochi, da un lato, i dirigenti dei vari Uffici Scuola dei Consolati e, dall’altro, gli stessi insegnanti dei corsi. Un impegno che, purtroppo, negli Uffici Scuola e nel corpo insegnante, si mormora che spesso non sia sempre sufficientemente profuso e, quindi, se ciò fosse vero, andrà in qualche modo sollecitato e recuperato per il futuro.

  Senza, poi, dimenticare che il tutto è infine condizionato, ovviamente, dalla sopravvivenza stessa dei Corsi di lingua e cultura che, coi tempi che corrono (tagli nel loro finanziamento da parte del governo italiano), non è certamente scontata. Prova ne abbiamo avuta proprio con il forte calo degli allievi che vi è stato, per esempio in Svizzera, nel corrente anno scolastico rispetto a quello precedente dopo il taglio della Legge Finanziaria 2009 al capitolo di spesa 3153 del MAE (2008: Mio. 27.184.918;  2009: Mio. 20.100.000;  2010: Mio. 16.500.000 previsti in bilancio) che ha creato un forte clima di incertezza sia in coloro che gestiscono i corsi di lingua e cultura che tra le stesse famiglie con bambini in età scolastica. Un motivo in più, pertanto, affinché Associazionismo, Comites, Cgie, parlamentari eletti all’estero, tutti insieme, si impegnino ancor di più nei confronti del governo italiano per garantire il loro finanziamento e quindi la tenuta dei corsi: è in gioco la difesa ed il futuro dell’italianità all’estero se perdiamo una delle poche occasioni che abbiamo (la lingua, la cultura, lo sport) per attirare i giovani di origine italiana al “nostro mondo”! Dino Nardi, Coordinatore UIM Europa e consigliere CGIE

 

 

 

 

 

Da Zurigo un appello del Comitato Difesa Famiglie coinvolte nel caso Giacchetta

 

L’ invito ai connazionali a firmare una lettera per Berlusconi in cui si chiede il suo interessamento per il reintegro del capitale della previdenza sociale mancante

 

  ZURIGO – Marco Tommasini, del Comitato Difesa delle Famiglie coinvolte nel caso Giacchetta, lancia da Zurigo  un appello ai connazionali italiani residenti all’estero affinché sostengano le rivendicazioni di coloro che si sono visti privati da circa un anno delle loro pensioni.

  Per fare ciò, Tommasini invita a firmare la lettera preparata dal Comitato e rivolta al presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, in cui si chiede a quest’ultimo di “usare la propria influenza” per assicurare che i connazionali danneggiati riabbiano il capitale della previdenza sociale mancante. Il Comitato si aspetta dal governo “un’azione concreta” per la soluzione del caso e il risarcimento dei connazionali.

  “Il governo non lasci cento famiglie italiane – conclude la missiva – nella condizione di impossibilità a sopravvivere”. Il Comitato insiste sulla necessità che venga fatta luce sull’intera vicenda, assicurando giustizia e  appoggio da parte delle istituzioni italiane alla parte lesa. (Inform)

 

 

 

 

 

A Lione l’assemblea generale di ClubMediaItalie. Valenti confermato presidente

 

Lione - Lo scorso 29 maggio si è svolta a Lione l’assemblea generale di ClubMediaItalie, l’associazione a vocazione europea formata da giornalisti italiani e fondata nel 2005 da Paolo Alberto Valenti. Dopo sei anni di esistenza, l’associazione ha modificato il proprio statuto dandosi un orientamento ed un perimetro d’azione più marcatamente europei. "Pertanto", spiegano dall’associazione, "ClubMediaItalie rappresenta ormai tutti i giornalisti europei che si riconoscono nei suoi valori e che sono attivi in Europa. Fermo restando un interesse particolare per l’Italia come segno distintivo, ma non selettivo". L’assemblea ha confermato i suoi vertici con Paolo Alberto Valenti (Euronews) alla presidenza e Jean-François Le Mounier (Afp), alla vicepresidenza. "Peraltro", informano dall’associazione, "è stata avallata la nuova composizione del direttivo con Roberta Lombardo Hurstel (Bacco & Tabacco), Maria Bologna (montecarloin.net e ventimiglia.biz) Silvia Porzio Le Goff (Il Sole 24 Ore) e Gabriele Discepoli (Rai) come consiglieri, PierFrancesca Graviani come segretaria ed Elia Cunzi (Réagir Conseils) come tesoriere. Inoltre", aggiungono da ClubMediaItalie, "sono stati ridefiniti i profili di socio ordinario e associato con relativo allineamento delle quote eliminando così le differenze in vigore fino ad oggi".

Durante l’assemblea è stata eletta Silvia Porzio Le Goff come delegata dell’associazione presso la nuova commissione per il lavoro autonomo che sarà creata prossimamente in seno alla Fnsi. Gabriele Discepoli assume, invece, il ruolo di contatto con l’Inpgi per le questioni pensionistiche e previdenziali.

"L’Assemblea Generale", raccontano dall’associazione, "è stata l’occasione per imprimere una nuova dinamica all’operato dell’associazione che vuole rinforzare i suoi contatti con i soci e gli altri colleghi operanti in Europa, con un’attenzione particolare alla situazione dei freelance". A questo scopo, ClubMediaItalie si propone soprattutto di "conoscere meglio la situazione dei giornalisti italiani - ma non solo - che lavorano per le testate italiane all’estero. Va ricordato, in merito", precisano dall’associazione, "un recente incontro organizzato a Parigi dal quale sono emerse indicazioni importanti sulle condizioni di lavoro dei freelance italiani a Parigi (vedi AISE dell'11 maggio h. 12.21). Ne è stato tratto spunto per una lettera inviata all’Ordine dei giornalisti, alla Fnsi e all’Inpgi. Sono stati inoltre avviati contatti importanti con organismi di riferimento della stampa francese come l’Snj e Médiafor". Inoltre, prima della fine dell’anno, ClubMediaItalie ha annunciato che riprenderà i contatti con il Quai d’Orsay e il Press Club di Parigi.

Per dare maggiore coerenza alla sua azione europea l’associazione si propone d’ora in poi "di funzionare in rete senza obbligatoriamente spostarsi fisicamente a Bruxelles, almeno in un primo tempo, definendo dei referenti per città e regioni. In quest’ottica", spiegano da ClubMediaItalie, "si è deciso di avallare il ruolo che alcuni membri del direttivo stanno già giocando a Lione, Parigi, Monaco. È evidentemente importante avere altri referenti, soprattutto a Bruxelles dove CMI ha già il sostegno dell’API, associazione dei corrispondenti presso l’Unione Europea, e ha riscontrato l’interesse di alcuni tra i più importanti giornalisti italiani in Europa in occasione della conferenza che ha organizzato il 13 gennaio scorso presso il Parlamento Europeo". (aise) 

 

 

 

Sardi all’estero: su www.sardegnamigranti.it  il Piano triennale 2010/2012 e il  Programma  2010

 

CAGLIARI – Sul sito sardegnamigranti.it della Regione Sardegna sono consultabili i documenti riguardanti il Piano triennale 2010/2012 e il Programma annuale 2010 degli interventi in favore dei sardi nel mondo

  I documenti prevedono l’utilizzo delle risorse disponibili nel bilancio regionale, pari a euro 4.500.000 per l’organizzazione di progetti e iniziative finalizzati alla promozione della Sardegna; altri in favore di giovani discendenti di sardi emigrati; delle categorie più deboli; altri saranno finanziati tramite apposito bando riservato a circoli e federazioni. Saranno potenziati i servizi di comunicazione tra il mondo dell’emigrazione e la Sardegna con l’utilizzo delle nuove tecnologie.

  E' garantito il sostegno ai Circoli, alle Federazioni e alle Associazioni di tutela operanti in Sardegna, tramite i contributi annuali per il funzionamento e lo svolgimento delle attività statutarie.

  Il Piano triennale 2010/2012 è stato varato dalla Giunta regionale il 19 maggio scorso dopo l’acquisizione del parere della II Commissione consiliare. Il Programma annuale 2010 è stato approvato il 27 aprile scorso.  I documenti sono alla pagina (http://www.sardegnamigranti.it/index.php?xsl=696&s=141894&v=2&c=5235&vd=1 ).   (Inform)

 

 

 

 

 

“Alla ricerca delle radici: emigrazione, discendenza, cittadinanza”

 

ROMA - "Alla ricerca delle radici: emigrazione, discendenza, cittadinanza" è il titolo del convegno in programma il 16 giugno prossimo nella facoltà Lettere e Filosofia dell’Università "La Sapienza di Roma. Organizzato dalle docenti Ester Capuzzo e Flavia Cristaldi, il convegno è patrocinato da Farnesina e Viminale, dallo Società Geografica Italiana e dall’Associazione dei Geografi Italiani oltre che dall’istituto per la storia del risorgimento italiano – Comitato di Roma.

Ad aprire i lavori i saluti delle autorità, a cominciare dal rettore Luigi Frati, dal prorettore Biagini, dal preside della facoltà ospitante Piperno; seguiranno gli interventi di saluto del direttore del dipartimento Scienze dei segni, degli spazi e delle culture Di Giovine, del presidente dell’Agi Farinelli e del Comitato romano di storia del risorgimento Pacifici. Quindi, il convegno entrerà nel vivo con la prima sessione presieduta da Flavia Cristaldi su "L’emigrazione e le istituzioni": vi parteciperanno il sottosegretario agli esteri Scotti, l’onorevole Narducci (Pd), l’ex viceministro Danieli, il contrammiraglio Aliperta, l’onorevole Schmid, il prefetto Di Caprio, Giuseppe Ascrizzi per il Ministero dell’Interno e Maria Caterina Pincherle per l’Ambasciata del Brasile in Italia. A fine mattinata verrà inaugurata la mostra che dà il titolo al convegno: allestita presso la Biblioteca di Geografia della Facoltà rimarrà aperta fino al 18 giugno.

 

Nel pomeriggio, i lavori, ancora presieduti dalla Cristaldi, approfondiranno il tema "L’emigrazione dai territori italiani dell’Impero asburgico: Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia". Quando alla fine della prima guerra mondiale i territori italiani dell’Impero Asbiurgico furono annessi al regno d’Italia, gli abitanti dovettero scegliere tra la cittadinanza austriaca e iyaliana. Molti degli emigrati all’estero, però, non essendone informati, persero l’opportunità, acquisendo e trasmettendo nel tempo alla loro discendenza una cittadinanza straniera.

La legge 14 dicembre 2000, numero 379 proposta dall’onorevole Schmid presente al convegno, consente oggi ai discendenti degli avi italiani abitanti in quei territori e poi emigrati di acquisire la cittadinanza italiana, permettendo di disegnare nuove geografie dell’appartenenza. Di questo si parlerà nella seconda parte del convegno cui parteciperanno diversi docenti de "La Sapienza" a cominciare dalle due organizzatrici Cristaldi (geografa) e Capuzzo (storica), insieme a loro i colleghi Cosimo Palagiano, Piero Bevilacqua e Tiziana Banini; il direttore del mensile "Trentini nel mondo" Maurizio Tomasi e l’avvocato Josè Eraldo Stenico, discendente di trentini emigrati in Brasile. (aise)

 

 

 

 

Summer School per giovani sardi nel mondo. Domande di partecipazione entro il 21 giugno

 

CAGLIARI – L’Assessorato del lavoro- servizio emigrazione e immigrazione della Regione Sardegna, in collaborazione con la Faes e la Filef Sardegna, organizza la prima edizione della “Summer School per Giovani Sardi nel Mondo”, corso residenziale destinato a giovani discendenti di sardi emigrati, con l'obiettivo di far acquisire ai partecipanti delle competenze e degli strumenti utili nell'ambito della progettazione di attività culturali per i propri Circoli.

  Le attività previste saranno di tipo misto, di cui una fase in aula di tipo corsuale/seminariale/informativo e una fase di attività in esterna. Il corso si terrà a Cagliari dal 16 al 30 settembre 2010, presso locali individuati dalla Regione Sardegna.

  Il seminario è gratuito ed è rivolto a 15 partecipanti in possesso dei seguenti requisiti:  età compresa tra i 18 e 26 anni; residenza all’estero;  essere figli di emigrati di prima, seconda e terza generazione;  essere membri del Circolo sardo di riferimento;  conoscenza della lingua italiana (scritta e orale) di livello elementare o intermedio. 

  (bando http://www.sardegnamigranti.it/documenti/25_38_20100604161437.pdf ; domanda di partecipazione http://www.sardegnamigranti.it/documenti/25_38_20100604162459.pdf )

  La domanda di partecipazione dovrà pervenire entro il 21 giugno 2010 al seguente indirizzo:  Assessorato del Lavoro via XXVIII febbraio 1  09131 Cagliari  fax +39 070 6065635  lav.emigr.coop@regione.sardegna.it

  La domanda di partecipazione dovrà essere accompagnata dal curriculum vitae europeo, da una lettera di motivazione e da una di presentazione rilasciata dal presidente del circolo di appartenenza, tutte redatte in lingua italiana. (Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi all'Assessorato del Lavoro, tel. +39 070 6065515 e/o all’Associazione Filef– 1 Via dei Colombi Cagliari  tel. 0039.070.301381  fax 0039.070.302548  filef@filef.it (Inform)

 

 

 

 

La Festa della Repubblica 2-3 giugno Berna e Ginevra

 

Le festività del 2 Giugno sono sempre stimolo di orgoglio per le comunità italiane all’Estero.

 

Come ogni anno, le Rappresentanze italiane all’estero festeggiano la nascita dell’Italia repubblicana. S.E. l’Ambasciatore Giuseppe Deodato e l’Addetto Militare Col. Luciano Repetto hanno ricevuto, nei giardini dell’Ambasciata d’Italia a Berna, più di 800 ospiti quali rappresentanti diplomatici di tanti paesi amici, alcuni parlamentari italiani eletti nella Circoscrizione estera, rappresentati militari, rappresentanze della comunità italiana, dell’imprenditoria, ecc.

Un sontuoso ricevimento ha visto festeggiare l’Italia deliziando il palato degli ospiti con le prelibatezze culinarie della nostra terra.

 

A Ginevra, la Festa della Repubblica si è svolta il 3 giugno nella Residenza dell’Ambasciatore presso l’ONU e le Organizzazioni Internazionali, S.E. Laura Mirachian che, insieme all’Ambasciatore Giovanni Manfredi, al Min. Pasquale D’Avino e al Console Generale d’Italia Alberto Colella, hanno accolto le centinaia di invitati, tra i cui colleghi di altri paesi e rappresentanti della collettività italiana del Cantone.

 

Partecipare alla Festa del 2 Giugno, specialmente all’estero, si rivela sempre un momento d’orgoglio ed i nostri rappresentanti diplomatici e consolari, anche in questa occasione, non sono venuti meno alla grande tradizione italiana della buona ospitalità, conservando integra l’immagine culturale e gastronomica della nostra Italia all’estero.

 

Il 2 Giugno viene accompagnato dal discorso del nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Vi proponiamo le frasi più toccante:

 

"Nel celebrare il sessantaquattresimo anniversario della Repubblica Italiana - si legge nel messaggio - raccolto dinanzi al mausoleo del Milite Ignoto, il mio primo deferente pensiero va ai militari di ogni arma, grado e specialità che hanno perso la vita nell'adempimento del dovere al servizio della Patria. Il 2 giugno del 1946 ha avuto inizio un periodo nuovo e straordinario nella storia dello stato nazionale unitario. Abbiamo vissuto anni non sempre facili, anni di duro lavoro resi però fecondi dalla forza propulsiva dei valori della nostra Carta Costituzionale: democrazia, libertà, eguaglianza, giustizia.

Su quei valori fondanti abbiamo costruito l'Italia di oggi, soggetto protagonista della comunità internazionale e di un'Europa che è chiamata a rafforzare la sua unità".

 

Perché si festeggia la Festa della Repubblica ?

 

Il 2 e il 3 giugno 1946 si tenne il Referendum istituzionale, indetto a suffragio universale ed al quale partecipavano per la prima volta le donne, con cui gli italiani venivano chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al Paese, in seguito alla caduta del fascismo. Dopo 85 anni di regno, con 12.718.641 voti favorevoli, contro 10.718.502, l'Italia diventava repubblica e i regnanti di casa Savoia venivano esiliati.

 

Da tutto il mondo arrivano al Presidente della Repubblica italiana gli auguri degli altri capi di Stato e speciali cerimonie ufficiali si tengono in Italia.

 

Nel 1977, a causa della congiuntura economica sfavorevole, la Festa della Repubblica venne spostata alla prima domenica di giugno. Solamente nel 2001, su impulso dell'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, con la Legge n. 336 del 20 novembre 2000, riportò le celebrazioni al 2 giugno che divenne nuovamente giorno festivo.

Carmelo Vaccaro per la Notizia di Ginevra e la pagina di Zurigo

 

 

 

 

 

Patronato Acli: visita del Vice Presidente in Francia

 

Dal 9 all’11 luglio il Vice Presidente delegato del Patronato Acli Fabrizio Benvignati è in Francia per una visita nelle sedi del Patronato Acli

 

Roma – E’ cominciato ieri il viaggio del Vice Presidente Benvignati in Francia, con l’obiettivo di approfondire e conoscere le sedi, le risorse umane impegnate e i principali aspetti organizzativi del Patronato Acli doltr’alpe.

 

Le due sedi di Parigi e la sede di Coordinamento sono i luoghi visitati dal Vice Presidente Benvignati – accompagnato dal Responsabile del Servizio Estero, Francesco Martinelli, e dal Responsabile del Servizio Legale Guido Faggiani - che ha espresso soddisfazione per l’attività svolta e per le iniziative in grado di garantire al Patronato Acli una posizione di assoluta rilevanza nel futuro.

Una soddisfazione, quella espressa al Presidente del Patronato Acli Francia Raffaele Fiore e al coordinatore nazionale Alberto Bechi, che nasce dagli ottimi risultati ottenuti dal Patronato Acli Francia nell’anno appena trascorso.

 

Nelle sale di attesa delle sedi, è stato facile notare la presenza di molti pensionati alle prese con il modello reddituale inviato dall’inps nei giorni scorsi.

 

Il Presidente Raffaele Fiore ha illustrato le iniziative che vedranno impegnato il Patronato Acli nel 2010, soprattutto legate alla stabilizzazione della propria organizzazione interna. Nei due anni appena trascorsi sono state aperte due nuove sedi e, visto anche il dettato del nuovo decreto, si sta cercando di capire se esistano le possibilità di aprire sedi zonali.

 

Da parte sua il Coordinatore nazionale Alberto Bechi ha esposto al Vice presidente Benvignati, con legittima soddisfazione, i risultati dell’attività  2009 che vedono il Patronato Acli assumere un ruolo guida all’interno dei Patronati in Francia. De.it.press

 

 

 

 

WM 2010. Italien hofft auf ein Wunder

 

Fast 50 Jahre ist es her, dass ein Weltmeister seinen Titel verteidigen konnte. Italien könnte dieses Kunststück gelingen, schwer wird es aber schon - auch wenn die Vorrunde keine Hürde darstellen sollte.

 

Italien: Angeschlagen, aber gefährlich - Selbst vier Jahre danach hat k