WEBGIORNALE  21-23  Giugno  2010

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Razzismo in Europa. Lotta sempre aperta  1

2.       Italia, altra delusione mondiale: 1-1. Promossi se battiamo la Slovacchia  1

3.       Indagine Censis. Immigrati sempre più simili agli italiani per studio e lavoro: il 77% ha un posto regolare  1

4.       Il Piano del Governo per l'integrazione visto dal direttore della Migrantes  2

5.       “Alla ricerca delle radici: emigrazione, discendenza, cittadinanza”  2

6.       “La cittadinanza tra immigrazione ed emigrazione”. L’intervento dell’on. Narducci 3

7.       Il Senato approva il rinvio alla data ultima del 31 dicembre 2012 delle elezioni di Comites e Cgie  4

8.       Iniziata la discussione sulla nuova legge sulla cittadinanza  4

9.       Il cervello degli adolescenti (3). Perché “identità” non diventi mancanza della gioia di essere  5

10.   Bonn. In coma in una clinica tedesca non può rientrare per essere operato in Italia  6

11.   La situazione finanziaria europea in un incontro-dibattito a Gross Gerau  6

12.   Convegno a Colonia sulla condizione degli italiani in Germania. Si aggrava il disagio sociale”  6

13.   Alcune delle prossime iniziative a Monaco di Baviera e dintorni 7

14.   Elezioni Comites e tagli. Alcuni Circoli del Pd-Germania: l’incoerenza di Di Biagio  7

15.   Ucciso un manager italo-tedesco nelle Filippine  7

16.   Campagna congiunta di ENIT e Air Berlin per promuovere i flussi turistici tedeschi verso l’Italia  7

17.   Norimberga. L’on. Marina Schuster spiega il "no" tedesco all’ipotesi di una agenzia consolare  8

18.   Dalla Puglia a Berlino, alla conquista dei mercati mondiali 8

19.   Il senatore Randazzo Pd) sul rinvio del rinnovo di Comites e CGIE  8

20.   "Eccellenze lombarde per l'Expo 2015"  9

21.   L’associazione dei Baresi nel mondo lancia il progetto “Nuove energie per il territorio barese” (NExTB) 10

22.   Miss Italia nel Mondo. Finale a Jesolo il 30 giugno, trasmessa su Raiuno alle ore 21.30  10

23.   Frustrazione di un leader. Barack Obama e la crisi Bp difficile da controllare  10

24.   Allo studio del Consiglio europeo una tassa sulle banche  11

25.   Ecatombe in Kirghizistan: 2mila morti 11

26.   Crisi e leadership globale. Chi fissa un’agenda per lo sviluppo  11

27.   Con la crisi democrazie a rischio  12

28.   Milioni di bambini abusati e malmenati 13

29.   "Il miliardario vada a casa". E Bersani già vede le urne  13

30.   Bossi: "C'è un solo ministro, e sono io". Castelli: "Senza federalismo ci sarà secessione"  14

31.   Una Pontida amara per Bossi: «Sono ministro federalismo»  14

32.   A Pomigliano comincia l'epoca dopo Cristo  14

33.   L’on. Garavini: “Diamo all’Italia una legge sulla cittadinanza moderna, al passo coi tempi”  15

34.   Bene le nuove norme ma più controlli. Autocertificati (e responsabili) 16

35.   Mozzarelle blu dalla Germania, la Procura indaga. La rabbia dei consumatori: "Pene più severe"  16

36.   Immigrazione. La speranza condivisa. In uno spazio tra i Paesi del Sud Mediterraneo  16

37.   Giovani italiani a Londra. In aumento gli arrivi 17

38.   Case dei migranti. Alla Commissione Finanze del Senato il disegno di legge per l’esenzione dell’Ici 17

39.   Manifestazione di protesta del Cgie America Latina davanti al consolato di Buenos Aires  18

40.   Test di italiano per il rilascio del permesso di soggiorno “di lungo periodo”  18

41.   Immigrazione. Con parole chiare.  Il "Migramed Forum-2010"  18

 

 

1.       Com.It.Es Nürnberg an Valensise: „Vielen Dank, Herr Botschafter“  19

2.       Italien. Berlusconi unter Druck  19

3.       Italien kann auch gegen Neuseeland nicht gewinnen  20

4.       Deutscher Mozzarella in Italien beschlagnahmt 20

5.       Italiener bangen. Hände weg von unserem Nutella  21

6.       Weltflüchtlingstag. Wenn sich das Asyl wie Gefangenschaft anfühlt 21

7.       Staatsministerin Böhmer: "Alle Kräfte für bessere Bildungschancen von jungen Migranten bündeln!"  22

8.       Chancengleichheit. Die Umgezogenen. Ausländerpolitik: Habitus als Schranke  22

9.       Partizipation statt Ausgrenzung: Beschluss des DGB Bundeskongresses Integrationspolitik  23

10.   Durchbruch in Brüssel. EU-Gipfel beschließt Bankenabgabe  23

11.   Bankenabgabe. EU-Gipfel: Erfolg oder Versagen?  24

12.   G-20-Gpfel. Europa im Stresstest 25

13.   Vorgezogene Präsidentenwahl in Polen. Stimmen der Trauer 26

14.   Reportage aus Kirgisien. Die Flüchtlinge von Osch  26

15.   G-20-Länder. Obama warnt vor zu raschem Sparkurs  27

16.   Afghanistan. Hatte Horst Köhler doch Recht?  28

17.   Europa liebt Merkel mehr als die Deutschen  28

18.   Nordrhein-Westfalen. Rüttgers gibt auf 28

19.   Berlin und die Minderheitsregierung in NRW. Ein Glücksfall im Konjunktiv  29

20.   Hannelore Kraft. Taumelnd ins Amt 29

21.   Parteichef Westerwelle FDP-Spitze sägt an Guidos Stuhl 30

22.   Kommentar. Gesund und gerecht 30

23.   Frauen in Führungspositionen. Regierung gegen gesetzliche Frauenquote  30

24.   Bildungsbericht. Soziale Schere geht weiter auseinander 30

25.   Bundeswehrreform. Bundestag verkürzt Wehrdienst 31

26.   Mehr Geld für Studenten. Bundestag beschließt Bafög-Erhöhung  31

27.   Neuer Personalausweis. Der virtuelle Bürger 31

28.   Nach WM-Sieg. Serbische Triumphgefühle: "Deutschland hat noch einmal kapituliert"  32

29.   Verwaltungsgericht gibt Ägypter Recht. Abschiebung war zu teuer 33

30.   Die 7. Parade der Kulturen am kommenden Samstag, den 26. Juni, in Frankfurt 33

31.   Italienische Studentin sucht nach einer deutschen Gastfamilie in München  33

32.   IIC-Köln: Podiumsdiskussion über die Republik Italien und ihre Wurzeln  33

33.   Goethe-Institute als Freiräume unzensierten Dialogs  34

 

 

 

 

Razzismo in Europa. Lotta sempre aperta

 

Francia, Georgia, Polonia ed ex Repubblica jugoslava di Macedonia hanno compiuto "sforzi significativi nella lotta contro la discriminazione razziale, la xenofobia e l'antisemitismo". Permangono tuttavia diverse questioni che costituiscono "fonte di preoccupazione". Nils Muiznieks, presidente dell'Ecri (Commissione contro il razzismo e l'intolleranza del Consiglio d'Europa) commenta così i quattro nuovi rapporti nazionali che, pubblicati il 15 giugno, fanno il punto sugli sviluppi intervenuti in ambiti quali la legislazione, la discriminazione nell'istruzione e nell'occupazione, lo sfruttamento del razzismo per fini politici e la situazione dei gruppi vulnerabili.

 

Francia. Sono il tono generale del dibattito sull'immigrazione, i pregiudizi nei confronti dei musulmani e le denunce di molti immigrati di atti di razzismo da parte delle forze di polizia a "destare inquietudine", afferma Muiznieks presentando il rapporto sulla Francia, il quarto elaborato negli anni dalla Commissione. Nel Paese sono ancora insufficienti le aree di sosta per i rom, "alcuni dei quali vivono in condizioni inaccettabili" e subiscono "un clima d'opinione ostile". Mentre parte della popolazione esprime dubbi sulla reale volontà dei musulmani di "rispettare i valori francesi", il dibattito sul divieto del niqab, osserva il rapporto, "ha fatto crescere" tra questi ultimi "sentimenti di discriminazione". In positivo il rapporto sottolinea il rafforzamento del "quadro giuridico per la lotta contro le discriminazioni" e il miglioramento qualitativo della formazione di funzionari di polizia, procuratori e giudici. Tre le raccomandazioni formulate dall'Ecri: "sostenere e consultare con regolarità l'Alta autorità per la lotta contro le discriminazioni e a favore dell'uguaglianza (Halde)", contrastare le forme di razzismo diffuse via Internet, e "assicurare, di concerto con la comunità rom, la scolarizzazione permanente dei bambini appartenenti a gruppi itineranti".

 

Georgia. Nel suo terzo rapporto sul Paese caucasico, l'Ecri evidenzia i progressi nella lotta contro la "discriminazione per motivi razziali, linguistici o religiosi", ma rileva "la vulnerabilità e l'emarginazione" delle minoranze rom e informa che "i gruppi provenienti dall'Armenia e dall'Azerbaijan subiscono forme di isolamento e penalizzazione" anche per motivi linguistici. Nell'esprimere apprezzamento per "il ruolo fondamentale" dell'Ombudsman georgiano, il rapporto richiama l'adozione, nel 2009, di una "Strategia nazionale per la tolleranza e l'integrazione civile". Tra le raccomandazioni, riformare l'insegnamento della lingua georgiana per gli alunni delle minoranze etniche e, una volta diplomati, assisterli nella ricerca di impiego; ed elaborare "una strategia per l'integrazione dei turchi meskiti che spieghi le ragioni storiche del loro ritorno" in Georgia.

 

Polonia. Preoccupanti, secondo l'Ecri la "parziale tolleranza" del mondo politico e dei media polacchi per l'antisemitismo, il razzismo tra i tifosi di calcio e i gravi insulti ai giocatori di colore, e la mancanza di una legislazione antidiscriminazione. Grazie all'impegno dell'Alto commissario per l'uguaglianza di trattamento, sottolinea il quarto rapporto sul Paese, i giudici e i funzionari di polizia ricevono "adeguata formazione", e sono state assunte "importanti misure per contrastare le discriminazioni in ambito scolastico". La Commissione CdE raccomanda al Parlamento nazionale di presentare e approvare in tempi brevi una "legislazione completa contro la discriminazione". Alla Federazione polacca di football l'incoraggiamento ad elaborare un codice di comportamento per i tifosi.

 

Ex Repubblica jugoslava di Macedonia. Positive, afferma Muiznieks, le modifiche al Codice penale che "hanno consolidato il quadro giuridico per il contrasto alle  discriminazioni e al razzismo", così come l'elaborazione di un progetto di legge in materia. Nel Paese balcanico permangono tuttavia divisioni etniche, e "le dichiarazioni di politici e opinion leader non favoriscono la riconciliazione". Diffusa la "segregazione nel sistema scolastico" all'interno del quale "l'insegnamento in lingue diverse dal macedone è insufficiente e di scarsa qualità". Nonostante l'esistenza di una specifica "strategia nazionale", spesso i rom non hanno accesso a scuola, impiego e assistenza medica. L'Ecri esorta le autorità macedoni ad "adottare una legislazione completa contro le discriminazioni", ad impedire che, come talvolta accade, "i bambini rom vengano inseriti senza motivo in classi differenziate", e ad elaborare e attuare, "in stretta collaborazione con la società civile", una "strategia nazionale a lungo termine per combattere ogni forma di intolleranza". Raccomandazioni che la Commissione CdE si riserva di "riesaminare" entro due anni. Sir eu

 

 

 

 

Italia, altra delusione mondiale: 1-1. Promossi se battiamo la Slovacchia

 

Con la Nuova Zelanda, squadra molto modesta, passo indietro rispetto alla gara col Paraguay e soliti difetti

                  

ROMA - L'Italia non riesce a vincere. Secondo pareggio per 1-1, stavolta contro la Nuova Zelanda e azzurri deludenti. Passata in svantaggio, la squadra di Lippi ha rimontato con un gol di Iaquinta su rigore, poi ha dominato, ma ha confermato tutti i suoi limiti in attacco. Le possibilità di passare il turno per l'Italia sono legate alla prossima partita: c'è la certezza solo battendo la Slovacchia. In caso di pareggio, tutto dipenderà dal risultato di Nuova Zelanda-Paraguay. L'attuale classifica del gruppo F è questa: Paraguay 4, Italia e Nuova Zelanda 2, Slovacchia 1.

 

La squadra di Lippi delude in avanti e subisce ancora una rete da calcio piazzato. Il passo indietro rispetto all'esordio contro il Paraguay è stato evidente, perchè stavolta l'avversario era di una povertà tecnica quasi mai vista a questi livelli. La gara con la Nuova Zelanda non ha detto niente che non si sapesse: l'Italia fa circolazione di palla e gioco, grazie a due centrali di centrocampo (più Montolivo che De Rossi). Dispone anche di buon dinamismo sulle fasce laterali, garantito da Zambrotta e Criscito. Ma davanti fatica enormemente a fare gol e dietro la

fesseria su calcio piazzato dell'avversario (e quindi con i centrali schierati) è sempre dietro l'angolo.

 

L'Italia con il lutto al braccio per ricordare Roberto Rosato, mitico stopper della generazione dei messicani scomparso a 66 anni, scende in campo con la stessa formazione che ha giocato con il Paraguay ma con un modulo differente, un 4-4-2. La Nuova Zelanda di Herbert replica con un 3-4-3 molto difensivo, con gli esterni pronti a trasformare la difesa a 5. Primo tempo difficile per l'Italia con gli All Whites che partono meglio e mettono pressione agli azzurri con i palloni alti. Al 7' i neozelandesi passano in vantaggio. Punizione di Bertos verso l'area, tocca Reid di testa, devia anche Cannavaro e la palla giunge a Smeltz che da pochi metri tocca e anticipa Marchetti. La posizione di Smeltz era comunque di fuorigioco sul tocco di Reid, ma la terza guatemalteca non lo rileva. La squadra di Lippi accusa il colpo e ci mette alcuni minuti per riprendere il filo del gioco. Al 27' Italia vicina al pareggio: clamoroso palo colpito da Montolivo. Il centrocampista azzurro calcia benissimo dal limite ma il pallone si infrange sul palo interno. Un minuto dopo cross da sinistra di Chiellini, Smith trattiene De Rossi per la maglia e l'arbitro assegna il tiro dal dischetto. Iaquinta al 29' non sbaglia, spiazza il portiere e fa 1-1. La squadra di Herbert arretra ulteriormente il baricentro del gioco e al 45' gli azzurri vanno vicini al vantaggio: conclusione potente di De Rossi con Paston che respinge e un difensore che manda in angolo.

 

All'intervallo il ct cambia e passa al tridente inserendo Camoranesi per Pepe e Di Natale per Gilardino. Il fraseggio dell'Italia è lungo e costante ma non porta a conclusioni pericolose. Lippi inserisce ancora una punta, Pazzini al posto di Marchisio. Ora ci sono tre punte vere in campo. Al 18' su rimessa laterale respinge di testa Cannavaro e Vicelich di destro spedisce la palla fuori di poco alla destra di Marchetti. Al 25' si rivede Montolivo: giocata in verticale di Camoranesi e conclusione angolata a potente del numero 22 azzurro respinta a mano aperta dal portiere neozelandese. Poco dopo contropiede azzurro con Montolivo a destra che cerca Pazzini, tocca Nelsen e arriva Di Natale il cui cross teso viene ancora spazzato da Nelsen. La pressione dell'Italia è costante ma i neozelandesi riescono a difendersi e al 38' sfiorano il colpaccio. Wood salta Cannavaro e fa partire un velenoso diagonale che sfiora il palo alla sinistra di Marchetti. Camoranesi e Zambrotta ci provano nel finale ma il risultato non cambia. IM 20

 

 

 

 

Indagine Censis. Immigrati sempre più simili agli italiani per studio e lavoro: il 77% ha un posto regolare

 

Roma - Sempre più simili agli italiani. Vivono nel nostro Paese da 7 anni, hanno titoli di studio e una retribuzione di 800 euro al mese. Questo il ritratto degli immigrati che lavorano in Italia, emerso dall'indagine svolta su un campione di circa 16 mila stranieri da Ismu, Censis e Iprs per il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I dati sono stati resi noti oggi a Roma durante il convegno di presentazione del rapporto.

Secondo lo studio, la società italiana è sempre più multietnica. Gli immigrati, infatti, sono poco meno di 5 milioni e negli ultimi 4 anni sono aumentati di quasi 1,6 milioni: un incremento che fa segnare un +47,2%. Questo implica una crescita dei residenti pari al +56,5% . Gli irregolari sono invece 560 mila: l'11,3% degli stranieri presenti sul nostro territorio.

A livello di studi e professionale italiani e stranieri non sono poi così distanti: il 40,6% degli immigrati, ad esempio, è diplomato o laureato, rispetto al 44,9% degli italiani. A livello lavorativo un terzo degli immigrati, il 32%, ha lavorato in nero; mentre oggi vive la fabbrica. Altri, il 21%, si sono trasformati in colf o badanti e il 16% presta servizio in alberghi o ristoranti. Il 77% dei maggiorenni svolge un'attività lavorativa regolare. Più di due terzi sono impiegati nel settore terziario; mentre nei servizi e nel commercio sono rispettivamente il 40,7% e il 22,5%.

Tra le figure meno diffuse quelle più qualificate: le professioni intellettuali sono solo il 2,4%, gli operai specializzati che superano di poco il tetto dei due punti percentuali, i medici e paramedici l'1,7%. Quasi assenti i titolari di impresa sono quasi e i tecnici specializzati, con lo 0,5% e lo 0,2%.

Tra i lavoratori sono in maggioranza gli occupati a tempo indeterminato (il 49,2% del totale), il 24,8% ha un impiego a tempo determinato, il 9,7% svolge un lavoro autonomo o ha un'attività imprenditoriale. La metà degli immigrati che lavorano in Italia dichiara di percepire una retribuzione netta mensile compresa tra 800 e 1.200 euro; il 28% ha un salario inferiore, compreso tra 500 e 800 euro; il 3% guadagna meno di 500 euro. Solo il 13,3% ha una retribuzione netta mensile che va da 1.200 a 1.500 euro, e appena l'1,2% guadagna più di 2.000 euro.

I risultati dell'indagine sfatano il mito secondo il quale gli immigrati sono coinvolti in forti processi di mobilità sociale: l'Italia non è l'America per loro. Prevalgono infatti i percorsi di mobilità orizzontale: il 66,6% dei cambiamenti di lavoro non determina una modifica sostanziale della loro posizione sociale. Solo nel 21,5% dei casi si verificano percorsi di mobilità ascendente che permettono la scalata sociale; nell'11,9% il cambiamento porta addirittura a un peggioramento della propria condizione lavorativa.

I fenomeni di dequalificazione professionale e mobilità discendente risaltano ancora di più se si considera che il 59,8% degli stranieri che lavorano in Italia aveva già una occupazione nel Paese di origine. Le carriere lavorative degli immigrati sono composte da una sola esperienza di lavoro (nel 33% dei casi) o al massimo due (40,4%), il 19,2% dichiara di aver cambiato tre impieghi e soltanto il 7,4% quattro o più occupazioni.

Generalmente le loro esperienze di lavoro si concludono a seguito del presentarsi di un'offerta più vantaggiosa (39,9%), per il mancato rinnovo di un contratto a tempo determinato (17%), a causa di un licenziamento (16%) o a seguito della chiusura dell'azienda presso la quale sono impiegati (4,6%). (Adnkronos)

 

 

 

 

Il Piano del Governo per l'integrazione visto dal direttore della Migrantes

 

ROMA – La settimana scorsa il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano per l'integrazione nella sicurezza “Identità e incontro”, che insieme all'Accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato, a cui si accompagna, individua le principali linee di azione e gli strumenti da adottare al fine di promuovere “un efficace percorso di integrazione delle persone immigrate, in grado di coniugare accoglienza e sicurezza”.

Cinque gli assi portanti: educazione, lavoro, alloggio, accesso ai servizi essenziali, minori e seconde generazioni. Accordo e Piano sono frutto del lavoro dei ministeri del Lavoro, dell’Interno e dell’Istruzione e contiene le misure per l’integrazione. I cittadini stranieri saranno chiamati a sottoscrivere al loro arrivo in Italia (il Piano) ed il cui regolamento attuativo, seppur approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri nelle scorse settimane, aspetta la ratifica che potrà avvenire soltanto dopo il parere del Consiglio di Stato e della Conferenza Stato-Regioni-Enti locali.

L’Accordo di integrazione prevede il mancato riconoscimento del permesso agli stranieri che non conoscono l’italiano, la cultura civica e che non mandano i figli a scuola. L’accordo dura due anni ed è per gli stranieri tra i 16 e i 25 anni che entrano per la prima volta in Italia. Si stipula alla presentazione della domanda di permesso di soggiorno. Esentate le vittime di tratta e violenze, chi ha patologie tali da limitare l’apprendimento.

“Da due anni, dopo due decreti sicurezza nel 2008 e 2009, attendevamo un ‘pacchetto o piano integrazione’, come strumento importante per leggere e costruire una ‘città aperta’, capace di accompagnare il fenomeno di un incontro nuovo negli ultimi decenni che è avvenuto attorno al fenomeno complesso dell’immigrazione” commenta  mons. Giancarlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes, parlando del Piano.

Nel piano “ci sono parole e impegni importanti” - aggiunge il Direttore della Migrantes - come “l’attenzione all’incontro, all’amicizia e alla fratellanza, il valore di operatori ed educatori, la costruzione di cinque assi portanti dell’integrazione (lingua e valori; lavoro, alloggio, accesso ai servizi, attenzione ai minori e alle seconde generazioni), la sottolineatura dell’importanza della cooperazione, il recupero di esperienze positive” che possono “costituire un credito nel percorso d’integrazione”.

“Purtroppo, ancora una volta non si è voluto abbandonare la parola sicurezza nel leggere l’immigrazione e questo è un primo limite del piano”.

Un secondo limite è che la sua articolazione su tre coordinate - identità, incontro, educazione - “non lascia intendere un modello italiano nuovo rispetto ai modelli di assimilazione e multiculturale, ma un rinnovato modello di assimilazione. Non si parla del valore delle differenze e delle minoranze; nessuna parola - spiega mons. Perego - sull’educazione intercultuale dice la forte centratura sull’identità da salvaguardare nell’incontro (‘identità aperta’)”.

Un terzo limite riguarda la “non considerazione della famiglia, dei ricongiungimenti familiari come asse portante per l’integrazione. Si preferisce pensare l’immigrato single, il lavoratore. Si tratta di un limite molto grave, che si aggiunge e aggrava il fatto che l’Italia non abbia ancora ratificato dopo vent’anni ‘la Convenzione internazionale dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie’, ignorando ancora una volta come la famiglia sia un elemento strutturale al fenomeno delle migrazioni”. (Migranti-press)

 

 

 

 

“Alla ricerca delle radici: emigrazione, discendenza, cittadinanza”

 

Rappresentanti di istituzioni, politici e studiosi si confrontano sulle dinamiche migratorie e gli aspetti giuridici della cittadinanza. Fra gli interventi quelli di Franco Narducci e Franco Danieli

 

ROMA – Si è tenuto mercoledì 16 giugno a Roma, alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università La Sapienza, il convegno “Alla ricerca delle radici: emigrazione, discendenza, cittadinanza”, un confronto tra studiosi, politici e rappresentanti delle istituzioni sul tema dell’emigrazione e della normativa in materia di cittadinanza italiana.

  A determinare l’iniziativa, come ha segnalato avviando i lavori Ester Capuzzo, storica dell’ateneo – curatrice del convegno insieme alla geografa Flavia Cristaldi – il decennale della legge n. 379 che consente il riconoscimento della cittadinanza italiana alle persone nate e già residenti nei territori appartenenti all’Impero austro-ungarico, annessi al Regno d’Italia alla fine della Prima guerra mondiale, ed ai loro discendenti. “Una norma che offre spunti di riflessione interessanti in merito al fenomeno migratorio e consente di collegare immediatamente, per uno studio adeguato del tema, discipline differenti come storia e geografia – ha rilevato la Capuzzo, che fa parte della Commissione interministeriale incaricata del vaglio delle richieste pervenute.

  “Si tratta di un’emigrazione a lungo considerata marginale – aggiunge la Capuzzo, - che si è per lo più diretta verso i territori della Bosnia Erzegovina e dell’America latina, ma la cui recente acquisizione nell’ambito della storiografia nazionale è significativa specie per il forte legame identitario che contraddistingue le collettività trentine sparse in giro per il mondo e che possono beneficiare degli effetti della legge” ( i territori in questione riguardano infatti le province di Trento, Bolzano, Trieste, Gorizia, in parte Udine e Belluno insieme all’Istria, Fiume e alcune isole della Dalmazia).

  A completare i saluti di rito, l’intervento del rettore della Sapienza Luigi Frati, del pro-rettore Antonello Biagini, che si è soffermato sul ruolo del Risorgimento nel percorso di costituzione dell’identità nazionale italiana, il preside della Facoltà di Lettere e filosofia, Franco Piperno, che ha segnalato l’attualità degli argomenti trattati, il direttore del Dipartimento di Scienze dei segni, degli spazi e della cultura, Paolo Di Giovane e il vice presidente del Comitato di Storia del Risorgimento di Roma, Vincenzo Pacifici.

  Nella sessione dedicata ad “Emigrazione e istituzioni” è intervenuto il vice presidente della Commissione Affari Esteri della Camera Franco Narducci (vedi Inform n°116, http://www.mclink.it/com/inform/art/10n11604.htm) il quale, a proposito della legge 379, ha auspicato “si possa arrivare a garantire una proroga dei termini di presentazione della domanda, attualmente stabilito entro il 20 dicembre 2010, iniziativa di cui mi ero fatto portavoce, - ha ricordato - insieme ad altri colleghi, con un apposito provvedimento in Parlamento”. Un provvedimento che potrebbe essere “condiviso da tutte la forze politiche di buona volontà” per evitare una “disparità subita dai trentini, giuliani e dalmati residenti all’estero”.

  Per Narducci, è indispensabile riprende in Parlamento il dibattito sulla normativa in materia di cittadinanza, affinché essa possa essere rivista e riformata ad ampio raggio, non solo per quanto concerne i nostri residenti all’estero. “Credo che il nostro Paese debba prendere in considerazione la necessità di adeguarsi ai cambiamenti imposti dalla globalizzazione – ha aggiunto il parlamentare - contemplando nel proprio ordinamento sia lo ius sanguinis che lo ius soli, riconoscendo dignità di cittadini agli italiani che per vari motivi hanno perso la cittadinanza e accogliendo le persone straniere che si sentono italiani perché hanno scelto il nostro Paese quale luogo di vita, vi hanno intessuto relazioni lavorative ed affettive e ne condividono i principi costituzionali”.

  Per il Mae il consigliere politico del Sottosegretario Scotti, Raffaele Celentano, ha riassunto brevemente le caratteristiche della diaspora italiana all’estero e illustrato le funzioni degli organismi di rappresentanza espressi da questi connazionali, Comites e Cgie.  “I riconoscimenti di cittadinanza italiana connessi alla norma 379 sono stati ad oggi 20.000 – ha aggiunto, - e altrettante sono le pratiche ancora in trattazione”. Celentano ha infine auspicato che la memoria dell’emigrazione italiana possa giovare in misura più incisiva all’approccio legislativo con cui si fa fronte oggi all’immigrazione in Italia.

  Franco Danieli, già vice ministro degli Affari Esteri nel governo Prodi, ha rimarcato la mancanza da parte delle istituzioni e della politica “di una prospettiva strategica con cui guardare agli italiani nel mondo”, un “elemento fortemente critico” a cui si associa “il drammatico ritardo con cui si predispongono azioni rivolte a questi ultimi”. Una caratteristica ben esemplificata dall’approvazione della modifica costituzionale relativa al voto all’estero, - ha segnalato Danieli - proposta già nell’immediato dopoguerra e attuata solo nel 2001. Un provvedimento il cui regolamento attuativo Danieli definisce “pessimo”, rilevando come gli ultimi episodi di cronaca rischino di condurre ad una sua totale messa in discussione.

  Richiama episodi dell’emigrazione italiana via nave il contrammiraglio delle Capitanerie di Porto Cristiano Aliperta, mentre il deputato Sandro Schmidt, proponente la legge 379, invia un messaggio ai presenti nel quale ribadisce le finalità della stessa. Schmidt riferisce però di diverse difficoltà riscontrate prima per l’emanazione del regolamento attuativo della legge e, in seguito, per “cavilli e passaggi burocratici” accusati di rendere farraginoso il riconoscimento della cittadinanza agli aventi diritto. Il deputato suggerisce infine il suo sostegno laddove si vogliano intraprendere “cause pilota” utili ad ottenere il riconoscimento nei casi più complessi e di difficile soluzione.

  Per il ministero dell’Interno, il prefetto Angelo Di Caprio giustifica tuttavia il procedimento di verifica, in quanto “dovuto accertamento dei requisiti di legge e non requisitoria”. Anch’egli auspica una revisione della normativa in materia di cittadinanza, tenendo conto dei mutamenti avvenuti dal 1992 ad oggi. “Il criterio della discendenza italiana, utile ad un riconoscimento dovuto ai residenti all’estero e sancito dalla legge del 1992, non deve andare a scapito della naturalizzazione di quegli immigrati che hanno scelto l’Italia come Paese d’adozione, condividendone valori, diritti e doveri -  afferma Di Caprio. “Una riforma organica della materia è tanto più indispensabile – conclude - quanto anche in sede di Unione Europea si chiede la progressiva armonizzazione dei codici giuridici degli Stati membri sul tema”.

  Per la Commissione interministeriale sulla legge 379 interviene anche Giuseppe Ascrizzi, del ministero dell’Interno, che evidenzia le difficoltà per i connazionali interessati alla norma di risalire a storie individuali e familiari così datate nel tempo. “La Commissione è però ben consapevole che dietro ad ogni istanza presentata vi è una persona – afferma Ascrizzi – e conta di velocizzare, con l’adozione della posta elettronica certificata, il vaglio delle richieste”. La PEC potrebbe infatti rendere più veloce la forma di comunicazione oggi esistente con le strutture consolari.

  Invia una messaggio ai partecipanti al convegno anche Laura Garavini, deputata eletta nella ripartizione Europa, che, auspicando un’ampia riforma in materia di cittadinanza, segnala come il testo di legge attualmente fermo in Commissione Affari Costituzionali della Camera non includa però questioni e aspetti legati alle problematiche di riacquisto e riconoscimento più sentite dai cittadini residenti all’estero.

  Per l’Ambasciata del Brasile in Italia, infine, Maria Caterina Pincherle ricorda come il Paese sud americano sia stato una delle mete principali dell’emigrazione italiana e come la nostra collettività si sia ben integrata in un contesto sociale che a sua volta promuove, anche a livello internazionale, i valori dell’inclusione e della tolleranza.

  Al termine della mattinata è stata inaugurata una mostra sul tema allestita in collaborazione con l’associazione Trentini nel mondo presso la Biblioteca di geografia della Facoltà, al I piano. L’esposizione rimarrà aperta sino al 18 giugno. Viviana Pansa, Inform 16

 

 

 

 

 

“La cittadinanza tra immigrazione ed emigrazione”. L’intervento dell’on. Narducci

 

“Alla ricerca delle radici: emigrazione, discendenza, cittadinanza”: è questo il titolo del convegno organizzato mercoledì all’Università “La Sapienza” di Roma, dalle professoresse Flavia Cristaldi ed Ester Capuzzo. Riprendiamo l’intervento dell’on. Franco Narducci

 

Vorrei, in prima istanza, sforzarmi di delineare con sufficiente precisione il contesto, il quadro generale di riferimento entro il quale si situa in questi ultimi anni il dibattito sulla cittadinanza relativo all’immigrazione e alla diaspora italiana nel mondo.

Il nostro Paese è di fronte a tante sfide nuove, tra le quali quella dell'integrazione degli immigrati, a partire dai giovani e giovanissimi, è certamente tra le più complesse poiché in Italia l’immigrazione è argomento caldo, anzi caldissimo, che inevitabilmente porta  all'esasperazione degli interessi di parte. Al riguardo vorrei ricordare, con le parole del Presidente della Camera Gianfranco Fini, che la nazione non coincide con la lingua, la storia, il territorio o la popolazione, ma è piuttosto l'insieme di tutti questi fattori attraverso la ''volontà politica'' di essere nazione.

Il successo del processo d’integrazione - lo hanno sperimentato milioni d’italiani in ogni parte del mondo - dipende molto dalla legislazione in materia di cittadinanza, destinata ovviamente a quegli immigrati che si sentono realmente coinvolti nella vita del Paese d’accoglienza; penso per esempio a quei bambini che già studiano nelle nostre scuole. I minori stranieri sono 868 mila. Di questi, ben 520 mila sono nati in Italia. Occorre già da oggi preparare il loro futuro di nuovi italiani. Anche il voto alle elezioni amministrative potrebbe promuovere l'integrazione, ma solo nella prospettiva della nuova cittadinanza e se è chiaro il principio che ai diritti corrispondono i doveri.

Nello scorso mese di dicembre nell’Aula di Montecitorio approdò il Testo di legge sulla cittadinanza agli immigrati portando con se le spaccature e l'alto livello di litigiosità del mondo politico su questo tema così importante. Nonostante la limitatezza del testo normativo all’esame dell’Aula parlamentare, che non contemplava in alcun modo le problematiche afferenti al riconoscimento e riacquisto della cittadinanza sollevate dagli italiani all’estero, il fatto che vi sia stata una battuta d’arresto nel percorso per affrontare le tematiche della cittadinanza costituisce un segnale estremamente preoccupante, infatti non se ne parla quasi più, il che ha contribuito ad aumentare il clima di delusione e frustrazione che avvolge tanti stranieri che hanno creduto e credono nel nostro Paese. Sono convinto che sarà molto difficile promuovere adeguate politiche su questi temi, come hanno fatto altre nazioni investendo tra l’altro consistenti risorse finanziarie, se non si cambia registro culturale, se non si passa attraverso la cultura dell’accoglienza e del rispetto dell’altro, assegnando anche il giusto ruolo alla memoria e ad un linguaggio che non deve essere offensivo come troppe volte sta accadendo in Italia anche grazie agli stimoli e all’esempio di alcune parti politiche che sostengono il Governo.

Occasioni come queste, dove è possibile confrontarsi in maniera pacata ed anche con l’ausilio di eminenti studiosi, possono costituire momento per  una riflessione più approfondita sulle ragioni di tanti italiani all’estero che si sono visti esclusi dalla proposta di legge sulla cittadinanza. Infatti, perché non consentire il riacquisto della cittadinanza ai figli di cittadina italiana nati prima del 1° gennaio 1948, o alla donna che, pur essendo stata cittadina italiana secondo lo ius sanguinis, ha perso tale status in seguito a matrimonio con cittadino straniero prima del 1° gennaio 1948, o ancora ai figli di almeno uno dei due genitori italiani, anche se nati prima del 1° gennaio 1948?

Nel nostro Paese spesso tali temi sono posti, a mio vedere, in modo fuorviante riducendo il problema del riconoscimento della cittadinanza ai discendenti o il riacquisto da parte delle summenzionate persone ad una questione elettoralistica o socio-assistenziale. E pensare che la diaspora italiana nel mondo è stata un’incredibile fonte di ricchezza per la madrepatria: nel 2000, in occasione della Prima Conferenza degli italiani nel mondo, si calcolo che l’indotto prodotto dalle comunità italiane emigrate verso l’Italia era pari a 120mila miliardi di vecchie lire! E tale flusso non ha perso di consistenza è stato soltanto convertito in euro. Vorrei ricordare anche che vi sono leggi non applicate su tale materia, come la legge n. 555 del 13 giugno 1912 concernente il riconoscimento della cittadinanza per discendenza, boicottata dalle rappresentanze consolari, mentre sul piano parlamentare non si procede, come si dovrebbe, alle necessarie riforme introducendo per esempio alcune modifiche tese a limitare il potenziale degli aventi diritto, così come ha fatto la Spagna.

Io credo che tanti discendenti italiani che guardano al nostro Paese con grande interesse rappresentino una ricchezza al di là del problema demografico italiano. Giova anche ricordare che in occasione dell’entrata in vigore della legge sulla cittadinanza n. 91 del 1992 furono espressi timori di valanghe di domande, timori smentiti poi dai fatti. 

E perché escludere, in un provvedimento di riforma generale della cittadinanza, le persone nate nei territori che sono appartenuti all'Impero austro-ungarico prima del 16 luglio 1920 ed emigrate all'estero prima del 16 luglio 1920? 

Come si può vedere il dibattito è aperto su più fronti ma nella sostanza credo che il nostro Paese debba prendere in considerazione la necessità di adeguarsi ai cambiamenti imposti dalla globalizzazione contemplando nel proprio ordinamento sia lo ius sanguinis che lo ius soli, riconoscendo dignità di cittadini agli italiani che per vari motivi hanno perso la cittadinanza e accogliendo le persone straniere che si sentono italiani perché hanno scelto il nostro Paese quale luogo di vita, vi hanno intessuto relazioni lavorative ed affettive e ne condividono i principi costituzionali.

Ma torno alla ragione della mia presenza qui, che pur essendo rivolta al complesso tema della cittadinanza, vuole orientare l’attenzione al problema profondamente umano degli eredi degli italiani residenti nei territori italiani ex austroungarici annessi nel 1919.

Infatti migliaia di trentini emigrarono nei due periodi compresi tra la fine dell’ottocento e il 1914 e tra l’armistizio del novembre 1918 e l’annessione all’Italia con il Trattato di Saint Germain (10 settembre 1919). Molti di loro erano boscaioli e si recarono nelle zone boscose del Brasile ed in altre zone dell’allora Impero Austroungarico come l’attuale Croazia.

Ora non dobbiamo permettere che la mancata applicazione della legge n. 379/2000, in materia di acquisto della cittadinanza italiana per i discendenti di emigrati dal Trentino e dagli altri territori uniti al Regno d'Italia nel 1919, possa arrecare danno a questi soggetti poiché attualmente le domande possono essere presentate  fino al 20.12.2010 e si possa arrivare a garantire l’auspicata proroga di cui mi ero fatto portavoce, insieme ad altri colleghi, con un apposito provvedimento in Parlamento.

E’ necessario porre fine ad una discriminazione e lo chiediamo anche da questa sede, se c’è la volontà basta trovare in modo più appropriato per apportare insieme, maggioranza ed opposizione, le modifiche necessarie: vi è una Proposta di legge in materia siamo aperti a condividerla con tutte le forze politiche di buona volontà che hanno a cuore i diritti di cittadinanza rimediando alla disparità subita dai trentini, giuliani e dalmati residenti all’estero come già si era tentato di fare con la legge 379 del 2000.  Franco Narducci, de.it.press

 

 

 

 

Il Senato approva il rinvio alla data ultima del 31 dicembre 2012 delle elezioni di Comites e Cgie

 

ROMA – Il Senato ha approvato, nella seduta pomeridiana di mercoledì 16 giugno, il provvedimento che rinvia alla data ultima del 31 dicembre 2012 le elezioni degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero. La seduta è stata aperta dal relatore Oreste Tofani che ha ricordato come, dopo l’approvazione della proroga, gli attuali componenti dei Comites e del Cgie rimarranno in carica fino all’insediamento dei nuovi organi. Il relatore ha anche precisato che tale rinvio è propedeutico al completamento dell’iter della riforma degli organi di rappresentanza dei nostri connazionali nel mondo, attualmente in discussione alla Commissione Esteri del Senato.  

  Contro il rinvio delle consultazioni previsto dal provvedimento si è schierato il senatore dell’Italia dei Valori Stefano Pedica che ha annunciato la presentazione di un emendamento volto ad avvicinare nel tempo il termine ultimo della proroga. Favorevole invece al rinvio Alberto Filippi (LNP) che ha spiegato come sarebbe privo di senso il rinnovo dei Comites e del Cgie prima della riforma complessiva della materia.

  Differente la posizione del senatore del Pd Nino Randazzo, eletto nella ripartizione Asia - Africa-Oceania - Antartide che ha definito il decreto legge “ disomogeneo e carente dei requisiti costituzionali di necessità e urgenza”. Il senatore ha anche ricordato la contrarietà degli attuali esponenti dei Comites e del Cgie a questa ulteriore proroga del mandato degli organi di rappresentanza. Randazzo ha infine invitato gli eletti all’estero della maggioranza ad adoperarsi per il decadimento del decreto.   

  Domenico Benedetti Valentini (Pdl) ha invece sottolineato come le polemiche relative alla proroga degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero appaiono pretestuose, alla luce delle importanti proposte di riforma in materia già all’esame del Senato. Valentini ha anche preannunciato il voto favorevole del suo gruppo al provvedimento in esame. 

  Conclusa la discussione generale il relatore Tofani ha ricordato l’approvazione, da parte della Commissione Esteri del Senato, dell’ordine del giorno G101 che impegna il Governo ad indire le elezioni per il rinnovo dei Comites e del Cgie immediatamente dopo la definitiva approvazione della riforma all’esame del Senato e del relativo regolamento attuativo, nel termine massimo del 31 dicembre 2012. Tofani ha inoltre auspicato che tale rinnovo possa avvenire entro il giugno del 2011.

  Dopo l’intervento del sottosegretario agli Esteri Enzo Scotti che ha accolto, a nome del Governo l’ordine del giorno illustrato dal relatore, il senatore del Pd Claudio Micheloni, eletto nella ripartizione Europa,  ha illustrato un emendamento, presentato insieme ai colleghi Randazzo, Pegorer e Bertuzzi, volto a fissare al 30 giugno 2011 la data ultima per l’elezione degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero. Micheloni ha anche precisato come tale richiesta sia in accordo con le istanza pervenute dagli stessi Comites e Cgie. “In un contesto di riduzione delle risorse destinate agli italiani all’estero, - ha precisato Micheloni - non è possibile chiedere ad organismi composti da persone che non gravano in alcun modo sulle casse dello Stato di rimanere in carica per otto, anziché per cinque anni. Il Governo, però, - ha aggiunto il senatore - sembra insensibile alle proposte, spesso di assoluto buon senso, che vengono dalle rappresentanze delle comunità italiane all’estero e di cui l’opposizione si è fatta portavoce in Parlamento”. Micheloni ha infine chiesto di allegare ai resoconti della seduta il documento finale della riunione continentale del Cgie svoltasi a Francoforte il 29 maggio scorso.

  Il Senato, dopo il parere contrario espresso sulle proposte di modifica dal relatore Tofani e dal sottosegretario Scotti, ha respinto sia gli emendamenti presentati da Pedica e Micheloni, sia quello, volto alla soppressione dell’intero articolo due del provvedimento, sottoscritto da Mirella Giai. La senatrice del Maie che, durante le dichiarazioni di voto finali ha annunciato la contrarietà del suo gruppo al provvedimento, ha anche precisato come lo spostamento delle elezioni dei Comites e del Cgie al 31 dicembre 2012 non appaia comprensibile da una parte per la già avvenuta messa a Bilancio dello stanziamento per le elezioni, e dall’altra per il reale rischio che le consultazioni debbano essere ulteriormente rimandate al 2013. La Giai ha inoltre auspicato un rapido completamento dell’iter parlamentare della riforma dei Comites e del Cgie. Contro il provvedimento hanno votato anche i gruppi del Partito democratico e dell’Italia dei Valori, mentre Pdl e Lega Nord Padania si sono espressi a favore. (Inform 17)

 

 

 

 

Iniziata la discussione sulla nuova legge sulla cittadinanza

 

ROMA - Venerdì 11 giugno, sono iniziate, davanti alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, le audizioni di rappresentanti di organizzazioni che operano nel settore dell’immigrazione sulle proposte di legge di modifica della cittadinanza.

Tra queste la Fondazione Migrantes, rappresentata del Direttore generale mons. Giancarlo Perego che, nel corso dell’audizione ha sottolineato che l’accesso alla cittadinanza di chi nasce in Italia, come anche la riduzione dei tempi per il riconoscimento della cittadinanza italiana, “portano con sé una immediata o più veloce accessibilità alla partecipazione al voto, allo svolgimento del servizio civile da parte dei giovani tra i 18 e i 28 anni, che sono due strumenti importanti per la crescita della responsabilità e per una completa inclusione nella vita italiana, favorendo la crescita della democrazia e della coesione sociale”.

Mons. Perego si è detto a favore al ritorno a cinque anni di residenza per ottenere la cittadinanza che - ha spiegato - alla luce anche delle misure del piano integrazione in discussione, significa adeguarsi agli standard internazionali e favorire partecipazione e inclusione sociale”.

“Alla luce anche dei ricongiungimenti familiari e delle nascite sempre crescenti di minori figli di genitori immigrati in Italia si osserva che la preminenza del principio ius sanguinis e la considerazione di eccezionalità del legame rappresentato dal fatto di essere nati nel nostro territorio, comporta di fatto l’esclusione e la differenziazione sociale di quasi mezzo milione di minori nati in Italia da genitori immigrati”.

“Sembra, pertanto tempo, come del resto hanno scelto di fare la maggior parte degli Stati europei, di introdurre anche l’elemento dello jius soli, cioè l’acquisto della cittadinanza italiana per nascita sul territorio”. Tale diritto - ha spiegato mons Perego - “spetta anche ai bambini nati sul territorio italiano da genitori immigrati irregolarmente presenti in linea con l’art. 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo, approvata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con legge 176/1991. Naturalmente questo passaggio giuridico comporta anche una serie di tutele successive da introdurre nel nostro ordinamento sia in riferimento ai genitori che ai membri della famiglia”. Mons. Perego ha sottolineato l’importanza della conoscenza “essenziale” della lingua italiana e la sottoscrizione della carta costituzionale da parte di coloro che chiedono la cittadinanza italiana sottolineando anche la necessità di promuovere “percorsi di alfabetizzazione connessi e riconosciuti contemporaneamente al lavoro e allo studio, come anche percorsi di advocacy che rendano consapevoli i soggetti della parità di diritti e doveri”.

Per i minori nati in Italia da genitori stranieri le Acli, durante le audizioni, hanno proposto l’attribuzione della cittadinanza italiana “al momento della nascita”.

I minori stranieri nel nostro Paese sono circa 900.000. 520.000 quelli nati in Italia, il 7% dell'’intera popolazione scolastica.

“Questi ragazzi - si legge nella memoria presentata alla Commissione dal responsabile dell'area immigrazione della presidenza delle Acli, Antonio Russo - rappresentano una grande possibilità di sviluppo per il nostro Paese che invecchia più degli altri Paesi europei. Rispetto alla speranza di futuro che questi ragazzi costituiscono per le nostre comunità e al desiderio di appartenenza che dichiarano, l'auspicio è che la politica sappia favorire un nuovo e migliore approdo legislativo e sostenere il passaggio ad una cittadinanza formale e piena”.

La memoria scritta presentata dalle Acli fa esplicito riferimento ad un quadro di sintesi condiviso anche da altre organizzazioni di area cattolica (Caritas, Comunità di Sant'Egidio, Fondazione Migrantes, Centro Astalli, Associazione Papa Giovanni XXIII). Nel merito, si propone il passaggio dal principio dello jus sanguinis allo jus soli, o meglio “jus domicilii”. In pratica, si chiede che sia attribuita la cittadinanza, “al momento della nascita, al bambino nato in Italia da genitori stranieri già regolarmente soggiornanti, i quali mostrino in concreto di volersi inserire nella società italiana”; per il minore straniero non nato in Italia, ma positivamente inserito nel nostro Paese, le Acli chiedono modalità “adeguate” di attribuzione della cittadinanza “già prima del compimento della maggiore età”, insieme a “procedure opportunamente agevolate di naturalizzazione nei primi anni dell'età adulta per coloro che siano comunque giunti durante la minore età in Italia”.

In ogni caso, a coloro che diventano cittadini italiani non va imposta “anacronisticamente” - spiegano le Acli - la rinuncia alla cittadinanza di origine, “salva la ricorrenza di imperiose, specifiche ed eccezionali esigenze di politica estera e di interesse nazionale”. Per tutti gli altri cittadini stranieri che chiedono di diventare italiani, infine, l'invito delle Acli è che “si agisca sui tempi di acquisizione della cittadinanza, che restano tra i più lunghi in Europa”.

Tra le associazioni ascoltate anche l’ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, secondo la quale l'integrazione e la coesione sociale, la partecipazione, le seconde generazioni sono le questioni prioritarie da prendere in considerazione quando si affronta il tema del diritto di cittadinanza per gli stranieri. L'Associazione, rappresentata dal Presidente della Commissione Welfare Giacomo Bazzoli, ha consegnato una memoria nella quale si fa notare che “la dimensione locale è quella che rende concreti i processi d'integrazione”, e che per questo motivo “la riforma dei percorsi di accesso alla cittadinanza è di forte interesse per i Comuni italiani, che manifestano nell'operato quotidiano il loro impegno in quest'ambito”.

Il documento si concentra in modo particolare sul tema delle seconde generazioni, che costituiscono “una ‘categoria sociale’ cruciale: si trovano infatti - fa notare l'Anci - nella posizione di poter mediare tra culture diverse e realizzare quei legami tra comunità di origine e popolazione autoctona che facilitano la convivenza a vantaggio di tutti”.

Sta innanzitutto nell'integrazione delle seconde generazioni, per l'Anci, “il passaggio chiave che rappresenta la titolarità della cittadinanza ai fini del pieno inserimento nella collettività”.

Secondo i dati del Dossier Statistico Immigrazione nel 2008 sono state concesse circa 40mila nuove cittadinanze in Italia, la maggioranza dei quali - circa 25.000 - per matrimonio. (Migranti-press)

 

 

 

 

 

Il cervello degli adolescenti (3). Perché “identità” non diventi mancanza della gioia di essere

 

Tra le tante cose interessanti presenti nel testo della giornalista americana da me citata nelle scorse uscite c’è un capitolo dedicato alla sperimentazione ed al graduale sviluppo della consapevolezza, della valutazione dei rischi, della responsabilità personale eccetera. In esso il discorso della tendenza (naturale ed umana) al fascino verso il rischio, il nuovo o l’ambiguo ricorre spesso in associazione alla presenza nel nostro cervello di una sostanza, la dopamina, i cui valori possono essere alterati dall’assunzione di psicofarmaci, droghe, alcool (che creano assuefazione e dipendenza), ma anche dalla ricerca (che crea anch’essa una forma di dipendenza) di forti emozioni o situazioni capaci di trasformarsi in qualche caso in un pericolo. Urge a noi genitori, agli insegnanti ed a tutti coloro che vivono a contatto con cervelli in via di formazione e di stabilizzazione un serio impegno d’informazione sia personale che professionale e fornita dalle autorità competenti.

Questo perché non basta chiudere gli occhi ed incrociare le dita: tutti noi siamo alle prese con giovani che, bombardati da stimoli sin dalla più tenera età ed ormai sulla soglia di una preadolescenza e di una adolescenza resa anticipata dalla più curata alimentazione e dagli stessi stimoli multidimensionali - ma non supportata da una analogamente anticipata maturazione della possibilità cerebrale di assunzione di responsabilità e valutazione dei rischi – rischiano di non accontentarsi delle tenere vibrazioni del cuore, delle prime amicizie, delle prime uscite in gruppo eccetera ad un’età troppo precoce, proiettandosi sconsideratamente verso un “sempre di più” a cui il nostro stesso mondo non sa dare più limiti.

Ascoltando gli stessi scienziati, scopriamo che l’attrazione verso i rischi non è un comportamento patologico in sé: essa fa parte anzi del modo di sperimentare la propria identità in formazione, che è un modo iscritto nella nostra biologia per cercare, esplorare e mettere alla prova nuove vie e nuove soluzioni al problema della sopravvivenza: un istinto atavico, che non può essere messo semplicemente a zittire, ma che ha un senso nella memoria più fonda della nostra specie. E non solo: esperimenti illuminanti sono stati fatti anche su mammiferi adolescenti per comprendere bene lo stesso meccanismo dell’assunzione del rischio, ricerca di novità, curiosità ed esplorazione di nuovi territori, ricerca del partner fuori dal proprio gruppo genetico eccetera.

Ora, però, per l’uomo - e per l’uomo moderno in particolare - il discorso sulla sopravvivenza si intreccia in maniera sempre più complessa con il problema della formazione dell’identità personale. E qui interverrebbero testi che ho letto in passato (di sociologia, psicologia dell’educazione, dello sviluppo, pedagogia eccetera): una trama multidisciplinare con la quale non vi tedierò. Sappiate solo che il discorso è complicato e che appartiene da decenni ad altri campi e prospettive di studio e riflessione sull’uomo.

L’identità umana, infatti o almeno da un punto di vista dinamico, non si “ha” e non si “sceglie”: si scopre pian piano, esercitando il cervello, sperimentando situazioni, sensazioni, rapporti e scegliendo, allora sì, i modi che ci tornano di più, che risultano funzionali ai nostri bisogni, che ci aiutano a sopravvivere nel nostro ambiente ed in un rapporto di positivo intercambio con esso. O almeno, questo dovrebbe essere il senso e l’obiettivo del nostro vivere e crescere, che non si ferma con l’adolescenza…. Con la differenza che, se poi continuiamo a farlo da soli, durante quell’età non si deve essere buttati o abbandonati lì nell’arena, ma guidati con equilibrio, delicatezza, discrezione elegante.

Ecco, l’eleganza morale o etica (che etimologicamente significa “dei costumi”, ossia “del comportamento”) è quella dote che molti giovani del nostro mondo non hanno la possibilità e la fortuna di riconoscere in chi vive loro attorno - e neppure guardando, se lo guardano, il telegiornale. Ma questa è un’età in cui il giovane è alla ricerca della “messa alla prova” anche dei concetti morali che finora ha sentito; un’età in cui il suo cervello, se è sano, lo porta a farsi domande, far paragoni, mettere insieme dati e scoprire incongruenze: quando non esercita questa opportunità di esercizio mentale e morale insieme, questo cervello non diventerà mai quello di un adulto moralmente maturo…. Il che potrebbe spiegare moltissime cose del telegiornale…

Ora, poniamo il caso di giovani disperatamente alla ricerca di appigli e di congruenze proprio perché incapaci di riconoscerli nel mondo direttamente circostante e resi particolarmente sensibili da alcuni fatti a questa ricerca: che trovano? che vedono? che dicono?... che fanno?

Se il mondo che circonda queste menti in sviluppo non sembra rispondere in modo plausibile alla loro intelligenza potenzialmente sempre più acuta - perché colta ed attivata dall’esuberanza di fare nuove e personali connessioni neurali; se, per non farsi scoprire colpevole, quel mondo mortifica e condanna le intelligenze di cui domani avrebbe potuto aver bisogno per rinnovarsi, ma che oggi gli fanno paura, quel mondo rischia di spingerle a cercare un “altrove” in cui esprimersi, tranquillizzarsi, eccitarsi o…. narcotizzarsi. La fuga di cervelli, infatti, non prende solo l’aereo….

C’è chi ha il coraggio, l’immaginazione e/o la forza di limitare la spinta, o la fuga appunto: lì dove anche i libri possono essere un rifugio, un nascondiglio o una droga; e, tanto per riprendere uno degli esempi più noti, nomino qui ancora il caso del giovane Leopardi: che noi si leggano le sue poesie non sminuisce la verità sulla sua mancanza di integrazione sociale; lui, è vero, di questa mancanza fece la base dell’opportunità del suo diventare “poeta sublime”: un dono, per noi, che però non venne dalla voglia di “regalare” di chi ebbe abbondanza, ma di “comunicare” il grido di chi non ebbe; un dono che, se non “vediamo”, ci rende stolti consumisti d’estetica e si vendica.

La ricerca di risposte o di un rifugio può, dicevo, limitarsi al geografico, allo spirituale, al mistico o all’intellettuale; e non è detto che anche lì dove va trovi pace, equilibrio, pregnanza, “maturità”. Ma per tanti giovani schiacciati dall’incongruenza nell’incongruenza, dall’inconsistenza nell’inconsistenza, dalla mancanza di veri stimoli, di valori autentici ed autenticamente agiti con piena coerenza morale schiacciati in una vita moralmente meccanica ed insignificante… Per questi giovani dietro l’angolo può essere più facile trovare la droga, la velocità di un’auto guidata all’impazzata senza capire il perché, la ricerca di situazioni oltre i limiti di una noia da cui si scappa, o dell’altro: anche la fiducia data al primo venuto, per esempio, ad un professore o ad un prete o ad un vicino di casa pedofilo, che poi li tradisce… fatti che piegano l’anima per la vergogna o per la paura, e che non si raccontano mai, neppure da grandi, sapendo di lasciare carta bianca a nomi puliti dall’infamia che sanno nascondere. 

Ciò che resta è la spinta potenzialmente rischiosa di trovare qualcosa di nuovo, “il proprio posto nel mondo”, che c’è, che è addirittura biologica e che non è una colpa: il desiderio di aprire la porta di casa ed uscire. Ma non si può semplicemente credere che il ragazzo, non più bambino, si sia fatto già adulto per il fatto di aver scoperto la porta. I giovani hanno dunque diritto ad essere ascoltati ed osservati con molta attenzione: perché non li dobbiamo perdere e non possiamo permettere che ce li facciano perdere altri.

Spesso, dunque, dietro ad un atteggiamento improvvisamente incomprensibile e/o impulsivo, c’è solo un cervello NATURALMENTE confuso non perché “deficiente”, ma perché pieno di un sacco di elementi che a quell’età si moltiplicano per poter dopo trovare il loro posto, le loro connessioni ed il loro equilibrio. Gli insegnanti sbagliano a veder sempre e solo problemi freudiani da far risolvere ad altri, mancando di sapere che c’è talvolta anche, o addirittura solo questo diritto di potersi mettere alla prova che, se non concesso con equilibrata maturità, coscienza delle differenze e responsabilità da noi adulti, può esplodere o implodere gravemente. Se un giovane, infatti, non fa esperienza personale di giustizia, se rimane solo davanti alla nostra incomprensibile inconsistenza o inamovibile rigidità o indifferenza, può diventare un pericolo o mettersi in un grave pericolo, fisico o morale che sia.

L’ignoranza dei “grandi” non cancella però l’esistenza delle cose che sono loro a non saper vedere, che non per questo cessano di esistere; eppure la loro cecità ha il potere di rendere alcuni ragazzi degli adolescenti vuoti di gioia pulita. Ed è anche di questa sensazione di gioia esplosiva, delle sue luci e del suo splendore che parla quel piccolo libro di un’autrice americana, un libro fondato su informazioni scientifiche… E chi lo avrebbe mai detto?... Della gioia di scoprire la vita e di sentirsi vivi in mezzo alla vita - che non è per forza e per tutti la pista di una discoteca, ma che viene prima di quella e che fa parte della biologia di un cervello giovane al quale poi il nostro mondo spesso solo le luci artificiali delle discoteche sa più facilmente offrire rubandogli così, e senza dirglielo mai, la possibilità di fare altre e più significative esperienze e scoperte…. E se oggi devo avere, da madre, “paura”, prima di tutto voglio avere paura del ricordo della rabbia graffiante di chi non ha visto riconosciute la sua voglia e la sua capacità di gioia sincera, di chi ha scoperto che, per non riconoscerla, per ignoranza o viltà, esiste chi addirittura prova a sporcarle fraintendendole, deridendole, degradandole, umiliandole…. Anche questo mette un adolescente in pericolo e lo porta a migrare senza orientamento, appoggio, comprensione e protezione dal mondo dell’infanzia al mondo adulto dove ogni azione diventa di colpo una scelta dotata di responsabilità personale, anzi, di colpa. Lì dove sono solo i grandi che grandi non sanno essere a stabilire con parole svuotate di vita quale interpretazione dare ad una talvolta davvero disperata “voglia di essere” che loro non sanno capire perché un tempo non l’hanno capita in se stessi e non sanno o non ricordano più da dove mai quel desiderio possa venire: lì nasce il pericolo. Ed io oggi, parlando dell’attrazione per il rischio di cui parla così bene la Strauch, voglio anche dire del pericolo e del fuoco di una rabbia nascosta: la vita di molti minori di ieri e di oggi porterà spesso per sempre il segno della mancanza indecente di vero equilibrio e di vera giustizia, che non è il segno della loro vergogna, ma della miseria e delle bugie in cui sono cresciuti. E se alcune parti di quel testo americano sul cervello degli adolescenti mi hanno aiutata ad intercettare meglio il momento del cambiamento di mio figlio, nei capitoli riguardanti l’attrazione verso il rischio e la sfida apparentemente gratuita ed irrazionale io ho trovato un altro regalo, che non riguarda il ragazzino che mi sta di fronte oggi, ma il coraggio di una giovane ostinata creatura che nacque apparentemente dal nulla ed alla quale io devo la vita.  Lasciandola rimanere viva con tutta la mia gratitudine, il mio rispetto e la mia ammirazione in fondo al mio cuore e nel fondo di tutte le scelte che ancora faccio vivendo, comunicando, scrivendo e lavorando, l’esperienza di quella ragazzina ancora oggi mi insegna tante cose: anche ad essere mamma senza piegarmi sconfitta alla paura che angoscia me come tutti i genitori innamorati dei loro figli, ma che condannerebbe all’inesistenza (in tutti i sensi pericolosamente possibili) chi più tardi è venuto da quel suo magnifico coraggio di crescere. C’è chi un tempo scolpì sulla pietra: “Conosci te stesso”.

Cristina Rocchetto (consulente ed orientatrice su www.socialidarity.it), de.it.press

 

 

 

 

Bonn. In coma in una clinica tedesca non può rientrare per essere operato in Italia

 

Bonn - Un giovane italiano, ricoverato in coma da circa 4 mesi in una clinica di Bonn, in Germania, non può tornare in Italia. Andrea Atzori, 32 anni, ha un tumore alla testa e i medici tedeschi lo hanno giudicato inoperabile. L’uomo, originario di Mestre (Venezia), lavora da otto anni in Germania come cameriere. La sua storia è stata raccontata al quotidiano “La Nuova Venezia” dalla madre che ha lanciato un appello alle diplomazie dei due Paesi perché il figlio, affetto da tumore benigno all’ipofisi, possa rientrare in Italia.

Nel nostro Paese infatti, i neurochirurghi dell’ospedale all’Angelo di Mestre e quelli dell’ospedale di Udine si sono dichiarati pronti a ricevere Andrea per approfondire la diagnosi e studiarne l’operabilità. Il problema maggiore è rappresentato dal fatto che, in base alla legge tedesca, Atzori, non avendo parenti in Germania, è stato affidato ad un tutore, nominato a febbraio dal Tribunale, che ha finora impedito il trasferimento del paziente in Italia. Grtv

 

 

 

 

 

La situazione finanziaria europea in un incontro-dibattito a Gross Gerau

 

Gross Gerau - Sostegno alla Grecia e ora alla Spagna, fondo di stabilizzazione, manovre di bilancio restrittive e attacchi  speculativi, pericoli per la zona Euro, interventi della Banca centrale europea sul mercato finanziario. Queste le parole e i concetti che entrano ripetutamente in questi ultimi due mesi nella vita delle persone, creando molte volte incertezze e preoccupazioni. 

Dare delle informazioni e delle risposte comprensibili ai cittadini, in queste non facili  questioni economico-finanziarie, è quindi doveroso, soprattutto perché anche gli italiani all’estero saranno interessati direttamente dalle politiche di  sacrifici e  tagli alle prestazioni e ai servizi preannunciate sia in Italia che in Germania.

Quale ruolo ha un’istituzione come la BCE, in questa delicata fase, banca centrale che ha come scopo primario quello di tutelare la stabilità dei prezzi e il mercato finanziario dell’area dell’Euro?

Per dare una prima risposta a queste domande il Circolo PD di Francoforte e il Circolo Famiglie Italiane di Grosse Gerau hanno organizzato sabato 19 giugno una serata informativa nella sede del Centro famiglie Italiano di Groß-Gerau sul tema : “La situazione finanziaria dei paesi a rischio in Europa Grecia-Portogallo-Spagna-Italia e il ruolo della BCE “

Relatori della serata sono stati Livio Stracca, funzionario della BCE e  l’on. Franco Narducci (PD ), vicepresidente della  Commissione  Esteri e comunitari della Camera. Ha aperto i lavori con un saluto ai presenti il presidente del Circolo famiglie italiane Giovanni Baranelli, mentre il dibattito è stato moderato dal  segretario del Circolo PD di Francoforte Michele Santoriello. Il dibattito e gli interventi durante e al termine delle relazioni hanno permesso di approfondire e di chiarire alcune questioni che stavano particolarmente a cuore al pubblico presente. MS, de.it.press

 

 

 

 

Convegno a Colonia sulla condizione degli italiani in Germania. Si aggrava il disagio sociale”

 

Colonia - “Oggi, a più di cinquant’anni dall’arrivo dei primi ‘lavoratori-ospite’ in Germania, gran parte dei nostri connazionali è ancora lungi dal potersi considerare cittadini a pieno titolo, ben integrati nella società tedesca e al contempo consapevoli della propria identità italiana”, L’on. Laura Garavini (Pd) esordisce così il suo intervento al convegno organizzato dall’Unione italiani in Germania per il sociale, dall’Ital-Uil e dalla Uil Pensionati a Colonia venerdì 18 giugno. “Si sono addirittura aggravate, negli ultimi anni, quelle forme di disagio sociale che impediscono tuttora agli italiani in Germania di mettere a frutto le loro potenzialità e di integrarsi nella società tedesca in posizioni che corrispondono alle loro reali capacità”. La situazione è “particolarmente problematica” soprattutto per giovani e adulti in età pre-pensionistica che, persa l’occupazione, non riescono più a entrare nel mercato del lavoro.

 

“A peggiorare la situazione”,  ha rimarcato la deputata eletta in Europa, “è proprio la politica attuata dall’attuale Governo italiano, che continua a colpirci con tagli in tutti i settori, distruggendo letteralmente gran parte delle strutture sociali e culturali, dei legami fra l’Italia e la nostra comunità all’estero che si sono instaurati in decenni”. Ad esempio, ha precisato, “le nuove norme previste dalla manovra del Governo per le pensioni e il recupero degli indebiti Inps penalizza severamente ancora una volta gli italiani nel mondo. Dopo i tagli del centrodestra alla scuola, ai corsi di lingua e cultura, all’assistenza e alla rete consolare sono destinate ad aggravarsi ulteriormente le difficoltà per le nostre comunità oltreconfine”.

 

“Ecco perché”, ha detto la Garavini alla presenza di Romano Bellissima, segretario Generale Uil Pensionati, Agostino Siciliano della segreteria nazionale Uilp e Alberto Sera, presidente della Uim, “si rende necessario non solo valorizzare ancora di più l’associazionismo ma anche e soprattutto rafforzare le reti di protezione sociale in un’ottica più esplicitamente europea”. De.it.press

 

 

 

 

Alcune delle prossime iniziative a Monaco di Baviera e dintorni

 

Monaco di Baviera - Proseguono fino a venerdì 25 giugno, presso l’Istituto Italiano di Cultura, due mostre dedicate a giovani protagoniste di nuovi sviluppi artistici in Italia: “Skulptur” di Rita Siracusa e “Collage” di Silvia Beltrami. L’orario di apertura è dal lunedì al giovedì dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 17 (il mercoledì sino alle 19) e venerdì dalle ore 10 alle 13.30. L’ingresso è libero.

  L’allestimento dedicato all’arte italiana dell’illustrazione di libri “Bayern –Italien. Bella figura” presso la Bayerische Staatsbibliothek di Monaco (Ludwigstr. 16) sarà invece aperto sino al 18 agosto – dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 17, giovedì sino alle ore 20, sabato e domenica dalle ore 13 alle 17.

  Fino alla fine del mese di agosto sarà allestita in città anche la mostra fotografica “55 Jahre 'Deutsche Vita'”, sul lavoro degli emigranti in Germania, con una serie di scatti di Antonino Tortorici. La mostra è ospitata presso la Geschäftsstelle der SPD (Maximilianeum). Dal lunedì al giovedì l’orario di apertura va dalle 10 alle ore 16.

  Altre mostre proseguiranno sino ad oltre l’estate: sino al 19 settembre è in programma presso la Pinakothek der Moderne (Barerstr. 40) l’esposizione “La fabbrica delle idee. Alessi:storia e futuro” (da martedì a domenica dalla ore 10 alle 18 e giovedì dalla 10 alle 20); sino al 10 ottobre Füssen ed Augsburg ospitano allestimenti dedicati alla storia italiana e bavarese, quali “Kaiser, Kult und Casanova” (visitabile a Füssen, Ehemaliges Kloster St. Mang, dalle ore 9 alle 17.30), ad Augsburg presso il Maximilianmuseum “Künstilch auf Welsch und Deutsch” (ore 9-17.30) e presso il Bayerisches Textil- und Industriemuseum “Sehnsucht, Strand und Dolce Vita” (ore 9-17.30). Il programma di questi ultimi eventi è disponibile all’indirizzo: www.bayern-italien.hdbg.de.

Lunedì 21 giugno alle ore 20.30 presso il Cineplex di Passau (Nibelungenstr. 5) verrà presentato il film di Michelangelo Antonioni “La notte”, del 1961, seguito, il 28 giugno, da “Bellissima” di Luchino Visconti. Per informazioni: www.ew-passau.de.

Sempre lunedì 21 giugno presso la Biblioteca di Gasteig (Rosenheimerstr. 5), alle ore 19, è previsto un incontro con lo storico Aram Mattioli, che analizzerà il manifestarsi del revisionismo storico relativo alla Resistenza, nell’Italia negli ultimi anni,  per la rassegna “L’Europa e il Nazionasocialismo” (l’ingresso è libero).

  L’IIC di Monaco ospita mercoledì 23 giugno alle ore 19 una serata dedicata a Totò, principe delle risate, moderata da Massimo Fiorito, con performance musicali, video, interviste con artisti (ingresso libero). La serata inaugura la mostra dedicata ad Antonio De Curtis allestita presso il Valentin Karlstadt Musäum, sino al 14 ottobre.

  Annunciato anche il Festival del cinema di Monaco, in programma dal 25 giugno al 3 luglio, organizzato in collaborazione con l’IIC e Cinecittà Luce. Per informazioni: www.filmfest-muenchen.de.

  Domenica 27 giugno presso la Haus-Olymp (Elisabeth-Kohn-Str. 29) l’appuntamento è con “il laboratorio dell’italiano”, per migliorare le competenze dei bambini bilingui: dalle ore 10.30 alle 11.15 per i bambini sino al 5 anni e mezzo e dalle ore 11.15 per quelli sino ai 10 anni. Per informazioni rivolgersi a Marinella Vicinanza-Ott (maviott@arcor.de).

  Infine, lunedì 28 giugno è in programma presso la Scuola Europea di Monaco di Baviera (Elise Aulinger Str. 21) la presentazione di una mostra fotografica dedicata alla caduta del Muro di Berlino. Alle ore 19 è previsto il saluto della direttrice del ciclo primario della Scuola Fausta Pressacco, seguita dagli interventi di Patrizia Mazzadi - intitolato “Europa 20 anni dopo la caduta del Muro. L’attività della sezione italiana”, - da quello di Augusto Bordato - “Oltre il Muro” - e di Vito Spinelli, rappresentante della sezione italiana della Scuola presso l’associazione genitori. (Inform)

 

 

 

 

Elezioni Comites e tagli. Alcuni Circoli del Pd-Germania: l’incoerenza di Di Biagio

 

ROMA - "È davvero curiosa la dichiarazione del responsabile per gli Italiani nel mondo del PdL, Aldo Di Biagio, a proposito dell'appoggio del segretario del Partito Democratico, Pier Lugi Bersan, alle manifestazioni degli italiani all'estero e dell'adesione all'appello del Cgie. Di Biagio ha infatti definito quello di Bersani, in un’intervista ad "Italia chiama Italia", un "attacco ingiusto e strumentale"". Questo il giudizio che alcuni circoli del Pd tedeschi (Aschaffenburg, Berlino, Esslingen, Lüdenscheid, Stuttgart 1, Wolfsburg e del Circolo Pd Pier Paolo Pasolini di Mannheim) affidano ad una nota in cui definiscono "curiosa" la dichiarazione del parlamentare Pdl perché "Bersani ha fatto esattamente ciò che anche il responsabile per gli italiani nel mondo del PdL aveva fatto qualche settimana fa, quando anche lui aderì allo stesso appello del Cgie e dei Comites, cui ha plaudito il Segretario del Pd".

 

"Di Biagio", si legge nella nota, "lo ha fatto alla vigilia della manifestazione del 29 maggio a Francoforte, firmando con il Responsabile degli italiani nel mondo del Pd, Eugenio Marino, una nota in cui, oltre a condividere quell’appello, si affermava fra alla vigilia di una manovra economica che non si preannuncia generosa, rende impellente un intervento mirato e fattivo da parte delle istituzioni, al fine di esorcizzare uno scollamento ancora più marcato fra queste realtà e il Paese. Siamo pronti a scendere in piazza accanto alle realtà rappresentative degli italiani nel mondo per far capire che ci siamo e che vogliamo veicolare un messaggio di attenzione al Governo e all’Amministrazione, un messaggio bipartisan privo di rivoli ideologici per dare un segnale di presenza e contrastare la deriva di sfiducia che purtroppo continua a condizionare l’emigrazione italiana oltre confine". E pochi giorni prima, sempre Di Biagio, aveva duramente criticato le chiusure dei consolati".

"Se erano sinceri quei comunicati, quindi, sono ingiustificate e frutto di confusione politica le critiche a Bersani", commentano aggiungendo: "se così non è, invece, significa che strumentali sono i comunicati di Di Biagio che cerca allo stesso tempo di stare con gli italiani che manifestano e con il Governo che taglia con l'accetta".

"Sarebbe bene, a questo punto", proseguono i Circoli del Pd, "che il Responsabile per gli italiani nel mondo del PdL e i parlamentari del PdL eletti all'estero facessero chiarezza: non si può aderire ad un appello e ad una manifestazione e poi criticare chi sostiene lo stesso appello e le stesse manifestazioni. Questo sì è davvero "strumentale"". (aise) 

 

 

 

 

Ucciso un manager italo-tedesco nelle Filippine

 

ROMA – Ucciso nelle Filippine l’italo-tedesco Sergio Mazza. Mazza, 38 anni, era manager dell’hotel internazionale Makati Shangri-La di Manila. E’ stato  ucciso con un colpo d'arma da fuoco alla testa mentre camminava su un affollato marciapiede a Makaty City, nell'area metropolitana di Manila. Stava andando al lavoro. Gli inquirenti escludono la rapina: addosso alla vittima sono stati trovati sia il portafogli  sia il cellulare. La Farnesina ha confermato la notizia precisando che Sergio Mazza era di padre italiano e madre tedesca e, pertanto, titolare di doppio passaporto.(Inform 17)

 

 

 

 

Campagna congiunta di ENIT e Air Berlin per promuovere i flussi turistici tedeschi verso l’Italia

 

L’ENIT-Agenzia e il vettore aereo AirBerlin sono i protagonisti della Campagna radiofonica Junitalien, lanciata sulla nota emittente radiofonica del Brandeburgo 104.6 RTL - Berlins Hit- Radio, con spot promozionali sull’Italia e giochi a quiz e un monte premi di 60 soggiorni, per 2 persone, in diverse località italiane.

 

L’iniziativa, in onda per tutto il mese di giugno, intende promuovere in particolare le destinazioni italiane servite dalla flotta AirBerlin: Bari, Catania, Milano, Napoli, Rimini, Cagliari e Firenze. Alla promozione hanno partecipato numerose strutture alberghiere delle città italiane interessate, che hanno messo a disposizione i soggiorni gratuiti.

Si tratta di 592 spot promozionali che raggiungeranno un pubblico di circa 5 milioni di ascoltatori di età compresa tra i 14 e i 49 anni, dalle 5 alle 10 del mattino, dal lunedì al venerdì.

“Junitalien” è contemporaneamente presente sul portale dell’emittente http://104.6rtl.com, dove le destinazioni italiane vengono promosse attraverso una galleria di immagini e di redazionali.

 

Nel mese di luglio, ENIT ed AirBerlin proseguiranno nella loro azione sinergica finalizzata alla promozione della versione tedesca di “Mine vaganti”, (titolo tedesco “Männer al dente”) di Ferzan Özpetek, pellicola già presentata con successo alla Berlinale 2010, in programma nei cinema tedeschi a partire da metà luglio.

Il Consorzio Puglia Doc e AirBerlin hanno messo in palio due viaggi per due persone ad Otranto e Fasano. La serata inaugurale, prevista per il 15 luglio a Monaco di Baviera e alla quale probabilmente parteciperanno i protagonisti del film, offrirà l’opportunità per presentare l’offerta turistica territoriale della Puglia.

 

“Il film più bello - sottolinea il Presidente dell’ ENIT-Agenzia, Matteo Marzotto - è partire per l’Italia, che quest’anno ritorna ad essere destinazione più vicina alla Germania, anche grazie alle offerte promozionali delle compagnie aeree che promuovono le destinazioni ‘a due ore di volo’”.

“La Campagna di comunicazione ENIT in corso Germania - aggiunge il Direttore Generale, Paolo Rubini - ha l’obiettivo di supportare gli operatori di viaggi nella presentazione di pacchetti ancora più stimolanti grazie allo sforzo delle Regioni e degli Enti Locali nell’organizzare itinerari e proposte di soggiorno tradizionali insieme a tante mete inedite”. (ItalPlanet News)

 

 

 

 

Norimberga. L’on. Marina Schuster spiega il "no" tedesco all’ipotesi di una agenzia consolare

 

Norimberga - Lo scorso 15 giugno il Comites di Norimberga ha ricevuto una lettera dall’onorevole tedesca Marina Schuster in cui si chiariscono le ragioni del "no" della Germania all’ipotesi di istituire un’agenzia consolare al posto del Consolato.

"L’Onorevole Schuster, membro della Commissione Esteri del Bundestag – spiega il presidente del Comites Giovanni Ardizzone - scrive, tra l’altro, che l’istituzione di un’Agenzia Consolare non è attuabile in Germania ormai da anni e che la parte italiana sarebbe da anni al corrente di questa posizione".

Ardizzone non manca di rilevare il fatto che la spiegazione sia giunta da una deputata tedesca e non da autorità italiane, come ci si aspetterebbe "date le competenze riconosciute al Comites dalla sua legge istitutiva". Il fatto che a spiegare tutto sia una deputata federale potrebbe significare "che i politici tedeschi tengono in considerazione il Comites più di quelli italiani e che gli italiani in Franconia godono il rispetto e l’attenzione delle istituzioni locali".

Tornando all’agenzia consolare, Ardizzone si chiede "come si possa essere creata una discrepanza così notevole tra le posizioni italiane e quelle tedesche. Date le straordinarie abilità e preparazione, riconosciute in tutto il mondo, della diplomazia italiana, possiamo pensare solo ad un imprevedibile, paradossale e, in quanto tale, rimediabile equivoco".

Il Comites di Norimberga ribadisce il suo "no" al Consolato onorario ed alle permanenze consolari e "chiede un Vice-Consolato al servizio della comunità italiana della Franconia. Il Comites – conclude Ardizzone – chiede ad alta voce, ancora una volta, una sollecita ripresa delle trattative con le autorità federali tedesche e l’elaborazione di una soluzione equa e soddisfacente per la collettività italiana della Franconia". (aise 17)

 

 

 

 

 

Dalla Puglia a Berlino, alla conquista dei mercati mondiali

 

Nell’ambito dell’ILA-Berlin Air Show, gli imprenditori pugliesi hanno avuto incontri con colossi mondiali dell’aerospazio

 

Berlino - Il sistema aerospaziale pugliese, grazie al sostegno della Regione Puglia (Area Politiche per lo Sviluppo Economico e SPRINT Puglia, per il supporto operativo) e al Distretto Aerospaziale Pugliese (DAP), continua a viaggiare a tutta velocità verso la crescita sui mercati esteri.

Così come registrato meno di un mese fa, in occasione della partecipazione all’Aeromart di Montreal, ognuna delle piccole e medie imprese pugliesi presenti nell’aeroporto “Schönefeld” della capitale tedesca per partecipare all’edizione del centenario dell’ILA (Internationale-Luftfahrt-Asstellung) Air Show, la più importante borsa-affari europea dedicata all’aerospazio, ha avuto l’opportunità di avviare e, in taluni casi, consolidare importanti rapporti commerciali internazionali.

 

Tra gli incontri organizzati in occasione del “buyers’ day” e quelli inseriti nell’agenda definita, in base alle specifiche esigenze aziendali, dallo SPRINT Puglia in collaborazione con il Desk Puglia presso la Camera di Commercio Italiana per la Germania, le PMI regionali sono entrate in contatto, in media, con 15 aziende ciascuna, tra le quali alcuni dei principali player a livello mondiale - Bell Helicopter, Airbus, EADS defence security systems, Rolls Royce, AEG, Eurocopter Deutschland, Sikorsky, Thales e Rockwell Collins.

 

Grande interesse ha suscitato la presentazione ufficiale del sistema aerospaziale pugliese. Curata dai funzionari dello Sprint Puglia e dal presidente del DAP, Giuseppe Acierno, ha visto la partecipazione di 50 operatori non solo di nazionalità tedesca.

 

La presentazione del sistema aerospaziale così come gli incontri d’affari si sono svolti all’interno dello “Spazio Puglia”, uno stand multifunzionale di oltre 120 metri quadrati allestito dalla Regione Puglia con l’obiettivo di promuovere il “sistema aerospaziale”, dando priorità alle notizie riguardanti l’esperienza maturata dall’Ente nella gestione di politiche e misure tese a incrementare la competitività del settore e l’evoluzione del Distretto aerospaziale pugliese e, contestualmente, di mettere a disposizione della delegazione imprenditoriale spazi personalizzati utili per incontrare i loro potenziali partner.

Sono state 9 le PMI che hanno accolto l’invito della Regione Puglia a partecipare all’ISC (International Suppliers Center), il salone specializzato nella subfornitura aerospaziale ideato dagli organizzatori dell'ILA. Si tratta di: A.G.E., Comer Calò, Demas, Gielle, Mel System, Oma di Arseni Davide, Processi Speciali, Rav, Technologycom.

 

“Le nostre imprese - ha commentato la Vice Presidente e Assessore allo Sviluppo Economico, Loredana Capone - stanno mostrando di saper cogliere con grande partecipazione le possibilità offerte loro dalla Regione attraverso gli eventi internazionali inseriti nel programma del 2010. La propensione all’internazionalizzazione da parte delle imprese spiana la strada alla crescita di partner commerciali e ad un aumento dell’export. Non è un caso che i dati export del primo trimestre 2010 mostrino una notevole crescita proprio nei settori legati alla meccanica”.

 

"La partecipazione a questo evento - ha affermato Antonio Ingrosso, Sales and Business Development Manager di Processi Speciali - ha dato a noi imprenditori l’opportunità di incontrare anche importanti buyer stranieri in rappresentanza di grossi committenti dell’aerospazio quali Airbus ed EADS Defence and Security, nonché l'americana Sikorsky e in molti casi di porre le basi per opportunità di sviluppo nei prossimi anni". (ItalPlanet News)

 

 

 

 

Il senatore Randazzo Pd) sul rinvio del rinnovo di Comites e CGIE

 

“Si vogliono delegittimarne gli istituti di rappresentanza elettiva degli italiani all’estero”

 

  ROMA – Intervenendo a Palazzo Madama nel dibattito sul rinvio del rinnovo di Comites e CGIE (approvato dalla maggioranza nella seduta pomeridiana del 16 giugno), il senatore Nino Randazzo (Pd), eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide della circoscrizione Estero, ha fra l’altro puntualizzato che “la conversione in legge del decreto-legge per l’ulteriore rinvio delle elezioni dei Comitati degli Italiani all’Estero (Comites) e del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), arrivato in quest’aula dopo l’approvazione della Camera dei deputati, presenta alcuni di quegli aspetti di forzatura, di insensibilità e di illogicità che hanno caratterizzato da un paio d’anni a questa parte le politiche governative per gli italiani all’estero”.

  Ed ha proseguito: “Il rinvio del rinnovo dei due organismi elettivi in questione ci viene presentato oggi in appena uno dei due semplici articoli di un disegno di legge dove viene accorpato, nel testo del decreto con discutibili logica e appropriatezza, alle disposizioni di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana. Due temi ben distinti, lontanissimi per loro natura e portata l’uno dall’altro, la cui confusa e precipitosa unificazione tradisce la ormai ben nota volontà di qualche insofferente membro dell’esecutivo – o dell’esecutivo nella sua collegialità - di sminuire l’incidenza della forte e attiva presenza degli italiani all’estero e delegittimarne gli istituti di rappresentanza elettiva”.

  “Per prima cosa – ha ancora detto il sen. Randazzo - non esiste assolutamente quella “straordinaria necessità e urgenza” che si attribuisce al provvedimento, dal momento che una riforma, per certi aspetti sostanziale, dei Comites ebbe luogo nel non lontano 2003. In secondo luogo si tratta di un secondo rinvio, portato fino al massimo di dicembre 2012, che verrebbe ad allungare, stiracchiare di tre anni la durata di Comites e CGIE, come per attendere la morte per inerzia dei due organismi, la cui scadenza è stabilita su base quinquennale dalla legge istitutiva. Dovevano essere rinnovati nel 2009, ne fu decretato il prolungamento al 2010, e magari fino a quel punto la situazione poteva sembrare tollerabile, ma ora spingere fino alla fine del 2012 è francamente una forzatura del tutto ingiustificabile e inaccettabile. Mi domando i componenti di quale altro organismo istituzionale tollererebbero prima la proroga di un anno e subito, a tamburo battente, un’altra proroga di due anni, perché nel frattempo se ne contempla, magari, un graduale smantellamento.

  Secondo Randazzo la deliberazione del Consiglio dei ministri, si appella ipocritamente alla necessità di “consentire l’approvazione di un provvedimento di riforma degli organi di rappresentanza dei cittadini italiani all’estero mentre il disegno di legge di riforma di Comites e CGIE nella cosiddetta bozza Tofani “è fermo, parcheggiato, arenato in Commissione Affari Esteri ed Emigrazione, e nessuno in possesso di un minimo di buon senso può venirci a dire che ci vorranno altri due anni per licenziarlo in Commissione e portarlo nell’aula del Senato per poi proseguire l’iter, che potrà essere ancora più difficile e contrastato, nell’altra Camera. Tutti, indistintamente, inequivocabilmente, all’unanimità, i componenti dei Comites e del CGIE sparsi nel mondo, chiedono, a gran voce, direttamente e attraverso le conferenze continentali, attraverso l’assemblea plenaria e attraverso il comitato di presidenza del CGIE, che si vada subito, a legislazione vigente, al rinnovo dei due organismi istituzionali”.

  Concludendo, Randazzo ha fatto appello “soprattutto ai senatori della maggioranza eletti all’estero, se ce ne sono in aula, perché convincano quanti più possibile colleghi della loro parte a far decadere questo illogico decreto, a respingere questa ulteriore offesa ai nostri connazionali nel mondo”. (Inform) 17

 

Elezioni Comites e CGIE: l’Assemblea approva il rinvio alla data ultima del 31 dicembre 2012. Respinto emendamento per limitare la proroga al 30 giugno 2011 

Claudio Micheloni (Pd): “Manca dialogo costruttivo da parte del Governo”

Il senatore eletto nella ripartizione Europa lascia agli atti il documento finale della riunione continentale CGIE di Francoforte

 

  ROMA - In occasione della discussione del disegno di legge 2209 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 aprile 2010, n. 63, recante disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all'estero) già approvato alla Camera (v. Inform 117 A http://www.mclink.it/com/inform/art/10n11701.htm ), il sen. Claudio Micheloni (Pd) intervenendo in merito agli emendamenti riferiti all'art. 2, ha ricordato che già in sede di dibattito alla Camera, il Pd aveva provveduto a presentare un emendamento teso a sopprimere tale articolo che prevede un rinvio delle elezioni di Comites e CGIE al 31 dicembre 2012.

  “Oggi - ha affermato Micheloni - presentiamo un emendamento con cui chiediamo di fissare la data entro cui svolgere le elezioni per il rinnovo dei Comites al 30 giugno 2011”.

  Micheloni ha quindi portato nell'Aula del Senato le richieste avanzate lo scorso 29 maggio a Francoforte durante la continentale del CGIE. In quella occasione, anche i Comites e le Associazioni in Europa avevano fortemente manifestato davanti alla sede del Consolato locale il loro “no” ad un ulteriore rinvio del rinnovo di Comites e CGIE.

  Il sen. Micheloni ha poi motivato le ragioni di un “no” al rinvio che equivale ad un ultimo atto che vede i nostri connazionali all'estero fortemente penalizzati dalla delicata situazione economica che ha portato a drastici tagli in tutti i settori: “Stanno scomparendo i corsi di lingua e cultura per i discendenti degli italiani all'estero, assistiamo alla riduzione dell'assistenza ai pochi che in America Latina si trovano in gravi difficoltà; si sta inoltre massacrando la rete e i servizi consolari. Gli organismi di cui parliamo - ha voluto sottolineare Micheloni - sono Comitati eletti a suffragio universale, formati da persone che fanno volontariato puro e che non costano nulla allo Stato”.

  Pur apprezzando il lavoro del relatore nel chiedere di arrivare alle elezioni subito dopo la conclusione dell'iter di riforma, Micheloni ha chiesto “certezze” considerato che da qualche tempo si registra una sorta di mancanza di dialogo costruttivo, di ascolto, da parte del Governo e del Ministero degli Affari Esteri, “tutte le proposte portate in Aula per conto dei Comites e del mondo dell'associazionismo italiano non hanno mai trovato accoglienza e possibilità di dialogo”. Pur non sottovalutando i reali problemi, il senatore Micheloni ha voluto rimarcare che non è necessario affrontare la questione solo ricorrendo a drastici tagli considerato che si possono ottenere importanti risultati anche con una forte azione tesa ad ottimizzare i costi.

  “"Abbiamo portato un solo esempio in Commissione esteri: il Consolato generale di Zurigo da anni ha sede in un immobile che costa al Ministero degli Affari Esteri più di 400.000 euro l'anno d'affitto quando in quella stessa città sono possibili soluzioni diverse, a partire dall'utilizzo di immobili del demanio italiano”.

  A conclusione del suo intervento, il sen. Micheloni ha chiesto di lasciare agli atti il documento finale della riunione continentale del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero tenutasi a Francoforte il 29 maggio 2010 “perché di quella assemblea, come di quella di Vancouver per l'America del Nord o quella di Buenos Aires in corso in questi giorni, sulla stampa, sui media italiani non c'è traccia. Probabilmente nessuno in Senato è stato informato del fatto che le comunità italiane nel mondo si sono mobilitate e organizzate con molto sacrificio, anche personale. Ringrazio gli italiani che fanno volontariato in questi Comitati e che si sono riuniti nei tre principali continenti per esprimere il loro disaccordo sulla politica portata avanti nei confronti delle comunità all'estero, compresi questi rinvii indiscriminati”.

  L'emendamento non è stato approvato. (Inform 17)

 

 

 

"Eccellenze lombarde per l'Expo 2015"

 

"Eccellenze lombarde per l'Expo 2015" è uno spazio all'interno del Portale

Lombardi nel Mondo dedicato alle eccellenze lombarde nel mondo che guarda al

grande evento del 2015 come vetrina mondiale in cui far risaltare le

prerogative più significative dei nostri modelli culturali e professionali.

Raccordandoci con le finalità della recente ricerca che l'Associazione

Mantovani nel Mondo ha condotto insieme all'IRER, verranno raccolte,

attraverso una serie di interviste strutturate, indicazioni, trend,

orientamenti, "storie di vita" riferite all'emigrazione funzionale e

specialistica. Tale spazio consentirà di creare un ponte virtuale tra le

tante situazioni di successo dei nostri corregionali all'estero (ricerca,

imprenditoria, ecc.) e la Regione Lombardia, offrendo anche uno spazio di

visibilità e di comunicazione. L'apertura di un'area appositamente dedicata

alle eccellenze lombarde nel mondo sul Portale Lombardi nel Mondo è il

risultato di un lavoro redazionale congiunto che riguarda l'intero pool di

collaboratori della testata localizzati in varie parti del mondo.

Questa sezione è online da giugno 2010 e comprende già più di cinquanta

profili di lombardi all'estero. Le sezioni verranno aggiornate con nuovi

profili nel corso del tempo in modo tale da avere una panoramica sempre più

ricca sui protagonisti della nostra emigrazione.

L'area "Eccellenze lombarde per l'Expo 2015" si divide, almeno in questa

prima fase sperimentale, in cinque sezioni:

 - Arte, dedicata agli artisti lombardi o di origine lombarda che vivono

all'estero e che si sono messi in evidenza per la qualità della loro

proposta artistica

 - Impresa e professioni, dedicata agli imprenditori e professionisti

lombardi o di origine lombarda che vivono all'estero

 - Rappresentanza politica, dedicata ai nostri corregionali che si sono

candidati nelle circoscrizioni estero alle elezioni politiche del 2006 e del

2008 o che comunque svolgono funzioni di rappresentanza politica nei paesi

in cui vivono

 - Ricerca, dedicata ai ricercatori lombardi o di origine lombarda che vivono

all'estero e che si sono messi in evidenza per la qualità della loro ricerca

 - Giovani, uno spazio dedicato ai giovani lombardi all'estero, per conoscere

il loro legame con la Regione Lombardia e la volontà di sviluppare progetti

di vita e professionali che permetta loro di valorizzare tale legame

 

Per accedere alla sezione "Eccellenze lombarde per l'Expo 2015" clicca

http://portal.lombardinelmondo.org/lombardinelmondo/portal/EccelenzeLombarde

_section/view  Amm, de.it.press

 

 

 

 

 

L’associazione dei Baresi nel mondo lancia il progetto “Nuove energie per il territorio barese” (NExTB)

 

Un’iniziativa volta alla creazione di una rete tra baresi emigrati, discendenti e territorio di origine per potenziare la crescita della provincia pugliese in sinergia con quella delle sue collettività all’estero

 

  BARI – L’associazione “Baresi nel mondo” lancia un nuovo progetto denominato “Nuove energie per il territorio barese” (NExTB), finalizzato alla creazione di una rete capace di mettere in contatto tra loro i discendenti degli emigrati della provincia di Bari e questi ultimi con la terra di origine. Primo passo sarà la ricerca fra i discendenti di baresi, di coloro che si sono affermati nei campi della cultura, della ricerca, della magistratura, delle libere professioni, dell’imprenditoria, della politica elettiva, dell’amministrazione pubblica e del volontariato, con l’obiettivo – si legge in una nota diffusa in proposito dell’associazione -  “di individuare e valorizzare potenzialità utili per la crescita del territorio della Provincia di Bari, in una dimensione internazionale e creare fra le comunità baresi all’estero e la realtà barese locale una rete di rapporti funzionali, soprattutto per il futuro delle giovani generazioni”.  Attorno a progetti comuni saranno riuniti esperti nei diversi settori, così da poter stabilire nuovi contatti professionali e ampliare la rete di relazioni internazionali tra persone che hanno in comune la terra di origine. L’intento è elaborare strategie e piani di sviluppo sociale, economico e culturale a beneficio delle rispettive comunità.

  Il progetto sarà affidato ad esperti in comunicazioni, informatica e lingue straniere, a cui sarà affidato il compito di prendere i primi contatti con le persone interessate, di aggiornare la banca dati in fase di costituzione ed il sito web dell’associazione.

  Dopo la prima fase di acquisizione dei dati, saranno organizzati incontri in Bari per promuovere e mettere a confronto le competenze e le abilità di professionisti provenienti da tutto il mondo. Il progetto “NExTB” è stato ideato dal presidente dell’associazione dei Baresi nel Mondo, Antonio Peragine, ed è maturato grazie alla sua esperienza nel campo dell’emigrazione. Tra gli obiettivi che il sodalizio si popone vi è anche l’istituzione del “Premio ai Baresi che hanno onorato la Provincia in Italia e nel Mondo”, da assegnare a coloro che con il lavoro, l’impegno economico-imprenditoriale e professionale si sono distinti in Italia e all’estero.

  Il progetto “NExTB” sarà integrato inoltre con un sito web in 4 lingue (italiano, inglese, spagnolo e  francese) e la creazione di una testata giornalistica “Baresi nel Mondo” con redazioni in Italia e all’estero. Per contattare la responsabile del progetto, Annamaria Peragine, scrivere a: info@baresinelmondo.it. (Inform)

 

 

 

 

Miss Italia nel Mondo. Finale a Jesolo il 30 giugno, trasmessa su Raiuno alle ore 21.30

   

  JESOLO - Massimo Giletti, con la partecipazione di Cristina Chiabotto, condurrà la finale della ventesima edizione di Miss Italia nel Mondo. Vincitrice del titolo Miss Italia nel 2004, Cristina Chiabotto torna tra le miss accanto a Giletti, che ha già fatto questa esperienza tre anni fa.

  La serata finale sarà trasmessa su Raiuno, alle 21,20, il 30 giugno da Jesolo (Venezia). Alla serata parteciperanno 50 ragazze di origini italiane provenienti da tutti i continenti.

  Il giorno precedente andrà in onda, sempre su Raiuno, un’anteprima sul soggiorno delle candidate in Veneto dal titolo “Buon compleanno Miss Italia nel Mondo”: l’orario della messa in onda sarà deciso in relazione alle partite dell’Italia ai Mondiali di calcio.

  Il concorso guidato da Patrizia Mirigliani è giunto alla ventesima edizione: le candidate al titolo sono state scelte, tra 6.200 iscritte, in 85 selezioni e 36 finali di Nazione che hanno visto la partecipazione delle comunità italiane, ambasciate e nostro consolati. Tre miss arrivano dal Sud Africa come omaggio ai mondiali di calcio.

  La detentrice del titolo, che arriverà a Jesolo la prossima settimana, è Diana Curmei, 20 anni, moldava.

  Sono già tutte presenti a Jesolo le concorrenti al titolo, meno una, Miss Italia Cile-Santiago Francesca Ferrari Lasnibat, bisnonni di Sori, in Liguria, che arriverà domani sera, non in tempo per i servizi fotografici in programma alle ore 18 nel Palazzo del Turismo. Prevista, tra l’altro, la tradizionale foto di gruppo sulla scalinata, arricchita proprio oggi  da una maestosa scenografia con cartelloni colorati e gigantografie dedicate alle miss. Al termine, il benvenuto alle miss del sindaco Francesco Calzavara e della patron Patrizia Mirigliani.

  Miss Italia Spagna Valentina Troni, originaria del Lazio,  ha voluto esserci, ma venerdì tornerà a Madrid per discutere la tesi di laurea. Il giorno dopo sarà nuovamente a Jesolo. (Inform)

 

 

 

 

Frustrazione di un leader. Barack Obama e la crisi Bp difficile da controllare

 

Un altro viaggio nel Golfo per consolare pescatori, gestori di ristoranti e albergatori: il quarto da quando, otto settimane fa, l'America e la Casa Bianca sono sprofondate nell'incubo nero e appiccicoso dell'«oil spill». Poi il messaggio solenne alla nazione dallo Studio Ovale e, ieri, le «sculacciate presidenziali » in diretta tv ai capi della Bp, costretti ad accantonare in un fondo speciale 20 miliardi di dollari per indennizzare le vittime della «marea nera».

ESASPERATO - Tra coloro che hanno accesso al team di Barack Obama, c'è chi descrive un presidente esasperato e frustrato per l'accavallarsi di problemi enormi che non ha gli strumenti per risolvere: dalla «coda lunga» della grande recessione che si porta dietro una pesantissima disoccupazione destinata a protrasi per molti anni a una catastrofe ambientale nata da un eccesso di fiducia nella tecnologia e da problemi di ingegneria estranei alle competenze di Obama e ai quali il presidente ha faticato per settimane ad appassionarsi. Per non parlare del fronte esterno: la guerra in Afghanistan che ha preso una bruttissima piega, le nuove difficoltà in Iraq, lo stallo con l'Iran, la situazione esplosiva in Palestina. «Potesse mettere indietro le lancette dell'orologio, probabilmente non si ricandiderebbe» dice qualcuno.

SORPASSO - Forse sono solo spifferi, voci dissenzienti che ci sono sempre nelle corti dei potenti, ma non c'è dubbio che Obama sia oggi un presidente e un uomo esasperato: l'alone leggendario, l'entusiasmo della campagna elettorale si sono dissolti da tempo. Il suo carisma era andato in pezzi già durante la battaglia per la sanità. Dopo l'approvazione della riforma, il leader democratico aveva cercato di ricostruirsi un'immagine di «presidente del fare », premendo sul Congresso per un'altra riforma, quella del sistema finanziario. Il disastro della Bp l'ha fatto sprofondare di nuovo in un incubo: un problema sul quale il governo non ha controllo, gli avversari che lo accusano di colpe che non ha, gli amici che lo invitano a non parlare della catastrofe col distacco di un accademico, a mostrare più partecipazione umana al dramma delle vittime dell'onda nera, più rabbia contro Bp. E i sondaggi che, inesorabili, misurano il continuo calo della sua popolarità fino al punto di subire il «sorpasso» di Hillary Clinton.

CORRENTE - A corto di strumenti operativi, il presidente che prometteva cambiamenti epocali viene trascinato da una corrente limacciosa: per adesso cerca solo di evitare di schiantarsi contro gli scogli usando meglio le sue doti dialettiche e la forza simbolica della Casa Bianca. Anche per questo ha scelto di parlare per la prima volta dallo studio ovale, il luogo dal quale Bush si rivolse agli americani dopo l'attacco alle Torri Gemelle e Reagan espresse il dolore di un'intera nazione quando la navetta spaziale «Challenger» si trasformò in una palla di fuoco. Riempiendo il suo discorso di termini militari: mobilitazione, piano di battaglia, assedio, missione nazionale.

CAMBIARE - Ma, alla fine, il cuore del suo messaggio è l'esortazione a cambiare rotta sull'energia, smettendo di puntare sui combustibili fossili. Le norme che dovrebbero incidere su questa realtà sono, però, bloccate al Senato dove i democratici sono divisi e non hanno comunque più la maggioranza qualificata necessaria per andare avanti. Una riforma che, prudentemente, Obama l'altra sera non ha nemmeno citato. Massimo Gaggi CdS 17

 

 

 

Allo studio del Consiglio europeo una tassa sulle banche

 

  ROMA - L’Unione europea ha affrontato con risolutezza la crisi finanziaria mondiale, facendo tutto quello che era necessario per salvaguardare la stabilità economia e monetaria. Allo stesso modo, è necessario compiere il massimo sforzo possibile per fare tornare i conti pubblici a livelli sostenibili e per far crescere l’occupazione. Lo sottolinea il Consiglio europeo nel preambolo delle conclusioni del vertice dei capi di Stato e di Governo che si è svolto a Bruxelles il 17 giugno.

  Tra le misure più rilevanti per uscire dalla crisi - spiega la Farinesina -, il Consiglio ha stabilito di introdurre meccanismi di prelievi e tasse sugli istituti finanziari e di promuovere l’idea di una tassa mondiale sulle transazioni finanziarie, durante il prossimo vertice del G20 a Toronto, in Canada. Per questo, è spiegato, serviranno con urgenza approfondimenti per valutare le caratteristiche del prelievo e le questioni relative a condizioni di parità nella sua applicazione.

  E per ridare credibilità al sistema, il Consiglio ha concordato la pubblicazione dei risultati degli stress test che in tutta Europa le autorità di vigilanza stanno compiendo sui 26 grandi gruppi bancari per testarne la solidità e la resistenza agli shock finanziari. L'impegno è di rendere noti tutti i dati al massimo nella seconda metà di luglio. Il Consiglio ha poi chiesto alla Commissione a di accelerare sul fronte della riforma del sistema finanziario.

  E’ stata poi sottolineata la necessità di proseguire negli sforzi per risanare le finanze pubbliche, senza però soffocare la crescita. Il Consiglio ha salutato quindi con soddisfazione le manovre taglia-deficit decise dai vari governi, sottolineando che tutti gli Stati membri sono pronti, se necessario, a prendere misure aggiuntive per accelerare il risanamento. La priorità - ha sottolineato il Consiglio - dovrebbe essere data a strategie di risanamento dei conti pubblici favorevoli alla crescita e imperniate soprattutto sul contenimento della spesa. Il miglioramento del potenziale di crescita dovrebbe essere considerato fondamentale per agevolare il risanamento dei conti pubblici nel lungo termine.

  Per quanto riguarda la sorveglianza sul bilancio, come chiesto dall’Italia un ruolo molto più importante sarà dato ai livelli ed alle evoluzioni del debito e alla sostenibilità complessiva. Quindi sarà contemplata anche la situazione del debito privato nel valutare lo stato dei conti di un Paese.  (Inform 18)

 

 

 

Ecatombe in Kirghizistan: 2mila morti

 

La premier: «Bilancio ufficiale deve essere moltiplicato per dieci». Oms: coinvolto un milione di persone - L'inviato Usa Robert Blake: «crisi umanitaria, avviare inchiesta indipendente»

 

MILANO - Ufficialmente i morti per gli scontri etnici cominciati il 10 giugno in Kirghizistan sono 191. Ma il bilancio potrebbe essere dieci volte superiore e arrivare a duemila vittime. Ne è convinta Roza Otunbaieva, premier ad interim di etnia kirghiza che vuole recuperare il consenso e la fiducia della comunità uzbeka.

SEPOLTURA - «Io moltiplicherei di dieci volte i dati ufficiali - ha detto Otunbaieva in un'intervista al quotidiano russo Kommersant -. Perché nelle zone di campagna ci sono stati molti morti, ma in base alle nostre tradizioni noi li seppelliamo subito, prima del tramonto». Un'opinione condivisa da diversi osservatori. Tuttavia il bilancio ufficiale del ministero della Sanità è fermo a 191 morti e 2mila feriti.

PROFUGHI - Le Nazioni Unite ritengono che i profughi siano 400mila: molti di loro sono privi di acqua, cibo, riparo e di qualunque tipo di aiuto. Una cifra che secondo i calcoli dell'Organizzazione mondiale della sanità potrebbe salire a un milione: 700mila persone sarebbero in fuga all'interno del Paese, altre 300mila avrebbero già raggiunto le frontiere.

CRISI UMANITARIA - L'inviato Usa Robert Blake, dall'Uzbekistan, ha descritto la situazione nel sud del Paese come una «crisi umanitaria», sottolineando la forte preoccupazione di Washington per la violenza interetnica che non accenna a finire. Blake, vicesegretario di Stato Usa incaricato per l'Asia centrale e del sud, ha chiesto che sia avviata un'inchiesta indipendente e ha fatto appello al governo ad interim perché prenda «provvedimenti immediati per fermare la violenza». «Tenuto conto del numero importante di rifugiati uzbeki, le cui testimonianze vanno ascoltate, l'inchiesta da parte del Kirghizistan deve essere affiancata da un'inchiesta condotta da un organismo indipendente» ha concluso. CdS 18

 

 

 

Crisi e leadership globale. Chi fissa un’agenda per lo sviluppo

 

Siamo alle soglie della riunione annuale del G8 a presidenza canadese e i giornali parlano di G20. Già questa doppia anima, una stretta e una larga, la dice lunga sulla possibilità che il mondo trovi una strada comune per uscire dai suoi problemi di sviluppo del reddito e dell’occupazione. Ciascuno insegue i suoi interessi nazionali. Obama continua nella sua politica di elevati disavanzi pubblici e Bernanke in quella di bassi tassi dell’interesse, continuando ad accrescere il debito pubblico degli Stati Uniti e collocandolo in parte sul resto del mondo. Il Presidente americano porta avanti la tesi che il problema non avrebbe origine nella loro politica, ma in quella della Cina e della Germania: la prima perché non affida al mercato la scelta del rapporto di cambio dello yuan e la seconda perché, in presenza di un forte avanzo della sua bilancia con l’estero, ha avviato una politica di restrizione fiscale, imponendola all’Unione Europea. Obama ha espresso per lettera ai Grandi le sue preoccupazioni sui possibili effetti deflazionistici derivanti da un anticipo del rigore di bilancio, che aggraverebbero, ancorché risolvere, i problemi della finanza pubblica e dello sviluppo.

Nella loro recente riunione, i Capi di Stato europei hanno concordato che ai vertici in Canada l’Unione chieda un urgente ritorno agli equilibri di bilancio e si proponga una tassa sulle banche. Qualora tornassero in agenda i problemi ecologici, riproporranno una tassa ad hoc. Il fascino delle virtù terapeutiche della tassa è evidentemente nel Dna dell’Europa, con ciascun paese che si tiene però ben stretto il suo piccolo-grande diritto di agire in materia. La tassa è considerata il presupposto di ogni benessere, ma non si sa di chi. Nonostante i consueti assalti alla diligenza tributaria, questa volta l’Italia si colloca in posizione di apprezzabile diniego. Quando l’UE avanzerà, non si sa per bocca di chi, le sue proposte, verranno guardati dagli Stati Uniti e, si ritiene, da altri paesi, come marziani, gente di altri pianeti.

A distanza di tre anni dallo scoppio della crisi manca ancora la definizione di nuove regole del gioco finanziario, a partire dai mercati liberi dei derivati. Si è registrata un’estesa concordanza sulla necessità di limitare i bonus dei banchieri, meno sulle limitazioni o le tassazioni delle loro attività. Il G8 o G20 non è il luogo deputato a queste scelte, ma solo a concordare indirizzi per le legislazioni nazionali. E questi sono già stati indicati fin dal marzo 2008. Al di fuori delle intenzioni americane di continuare a spendere in disavanzo, almeno fino al 2013, vi è una confusione sui modi di affrontare congiuntamente i problemi dello sviluppo globale. Manca un leader intellettuale indiscusso, come fu Keynes nel 1944 (ma non bastò neanche lui di fronte a problematico White, direttore del Tesoro americano), e un leader politico accettato, come fu Roosevelt e, in parte Churchill. Ci sono molti leader in un campo o nell’altro con queste ambizioni, in un mondo che però non vuole riconoscerli, anche perché non sente, come dovrebbe, questa necessità. Ogni leader nazionale va per suo conto, nonostante non ve ne sia uno che lo sia veramente a livello del suo stesso paese.

Non pretendiamo d’essere tali, ma vi sono alcune regole elementari dell’economia che non richiedono eccelse virtù intellettuali per essere individuate come guida alle politiche. Quanto i debiti pubblici raggiungono i livelli che hanno raggiunto da per tutto, con poche eccezioni, una deflazione indotta da manovre restrittive si può tramutare in un peggioramento del rapporto debito pubblico/Pil, ossia entrare in un circolo vizioso che porta inevitabilmente all’insolvenza dello Stato. Da una situazione come questa si esce in vari modi, preferibilmente prima che il problema scoppi: con l’inflazione, la cessione del patrimonio dello Stato e il parcheggio del debito presso un’istituzione internazionale. Sul primo modo questo giornale non si è mai soffermato, per l’esistenza di un eccesso di offerta che preme verso il basso sui prezzi; ma non si può escludere che prima o dopo avvenga. Sugli altri due, si è ripetuto fino alla noia, ma invano. L’unico paese che può giocare con il fuoco del default è gli Stati Uniti perché, se non riuscisse ad abbassare il rapporto del loro debito sul Pil, può sempre far cadere il valore del dollaro, penalizzando gli altri paesi. L’unico ostacolo su questa strada non è l’euroarea, per la sua pervicace posizione di non intervento sul mercato valutario, ma la Cina, l’unica in condizioni di assorbire gli eccessi di dollari, usandoli per finanziare il fabbisogno americano; ma anche per acquistare attraverso il suo fondo sovrano di ricchezza partecipazioni strategiche o per finanziare i Paesi poveri o emergenti, accrescendo la sua influenza geopolitica nel mondo. Questo è il motivo per cui gli Stati Uniti sono così aggressivi nel chiedere la rivalutazione dello yuan. La Cina ha inizialmente diffidato i partecipanti di sollevare questo problema nel corso delle riunioni in Canada, ma ieri ha fatto sapere che aderisce alle richieste americane. In attesa di conoscere meglio la portata di questa decisione e lo schema di geopolitica economica entro cui si colloca, siamo certi che il G8-G20 sarà un bel test per stabilire dove andrà (o non andrà) il mondo. PAOLO SAVONA IM 20

 

 

 

 

Con la crisi democrazie a rischio

 

In un incontro a porte chiuse con i sindacati europei, l’11 giugno, il presidente della Commissione Barroso avrebbe espresso grande inquietudine sul futuro democratico di Paesi minacciati dalla bancarotta come Grecia, Spagna e Portogallo. Secondo il Daily Mail, avrebbe parlato addirittura di possibili tumulti e colpi di Stato. La Commissione europea ha smentito le parole attribuite al proprio Presidente, ma l’allarme non è inverosimile e molti lo condividono.

 

Al momento, per esempio, l’ansia è intensa in Grecia, dove il governo Papandreou sta attuando un piano risanatore che comporterà vaste fatiche e rinunce. L’ho potuto constatare di persona, parlando qualche settimana fa con il direttore del quotidiano Kathimerini, Alexis Papahelas: «Le misure di austerità, inevitabili e necessarie, sono irrealizzabili senza una democrazia funzionante e una classe politica incorrotta. Ambedue le cose mancano in Grecia, a causa di una storia postbellica caratterizzata da profonda sfiducia verso lo Stato e da una cultura della legalità inesistente». Papahelas non parla di colpi di Stato - l’esperienza, disastrosa, già è stata fatta a Atene fra il ’67 e il ’74 - ma di movimenti populisti, nazionalisti, «anelanti a falsi Messia».

 

La tentazione che potrebbe farsi strada è quella di considerare la democrazia come un lusso che ci si può permettere in tempi di prosperità, e che bisogna sospendere nelle epoche d’emergenza che sono le crisi. Apparentemente il regime democratico resterebbe al suo posto: la sua natura liberatoria verrebbe anzi esaltata. Ma resterebbe sotto forma impoverita, stravolta: il popolo governerebbe eleggendo il governo, ma tra un voto e l'altro non avrebbe strumenti per vigilare sulle libertà dei governanti. La democrazia verrebbe sconnessa dalla legalità, dai controlli esercitati da istituzioni indipendenti, dalle Costituzioni: tutti questi strumenti degraderebbero a ammennicoli dispensabili, e la libertà sarebbe quella dei governanti.

 

Gli italiani sanno che l’allergia alla legalità e ai controlli è un fenomeno diffuso anche da noi, oltre che in Grecia. Sanno anche, se guardano in se stessi, che il bavaglio protettore dell’illegalità è qualcosa che molti si mettono davanti alla bocca con le proprie mani, prima che intervengano leggi apposite. In questi giorni si discute delle intercettazioni: converrebbe non dimenticare che una legge assai simile (la legge Mastella) fu approvata quasi all’unanimità dalla Camera, nell’aprile 2007. Che un uomo di sinistra come D’Alema disse, a proposito di giornali da multare: «Voi parlate di multe di 3 mila euro(...) Li dobbiamo chiudere, quei giornali» (Repubblica, 29-07-06).

 

La crisi in cui viviamo da tre anni mostra una realtà ben diversa. Se si fonda su una educazione complessa alla legalità e non è plebiscitaria (cioè messianica), la democrazia è parte della soluzione, non del problema. La bolla scoppiata nel 2007 era fatta di illusioni tossiche, di un’avidità sfrenata di ricchezza, e anche della mancanza di controlli su illusioni e avidità. Uscirne comporta sicuramente sacrifici ma è in primo luogo una disintossicazione, un ristabilire freni e controlli. Tali rimedi sono possibili solo quando la democrazia coincide con uno Stato di diritto solido, con istituzioni e leggi in cui il cittadino creda. In Grecia, questi ingredienti democratici sono da ricostituire in parallelo con il risanamento delle finanze pubbliche e i sacrifici, e forse prima. Anche in America, non è con un laissez-faire accentuato che si sormontano le difficoltà ma con più stretti controlli sui trasgressori.

 

È il motivo per cui Grecia e Stati Uniti concentrano l’attenzione sui due elementi che indeboliscono simultaneamente economia e democrazia: da una parte l’impunità di chi interpreta il laissez-faire come licenza di arricchirsi senza regole, dall’altra l’impotenza dello Stato di fronte alle forze del mercato. Abolire l’impunità e restituire credibilità allo Stato sono giudicati componenti essenziali sia della democrazia, sia della prosperità. Difficile ritrovare la prosperità se intere regioni o intere attività economiche sono dominate da forze che sprezzano la legalità, che si organizzano in mafie, o che immaginano di annidarsi in chiuse identità micronazionaliste. La storia dell’Europa dell’Est e della Russia confermano che senza libertà di parola e senza un indiscusso imperio della legge viene meno il controllo, e che senza controllo proliferano gli affaristi e i mafiosi.

 

In Grecia, la lotta all’impunità è fattore indispensabile della ripresa, ci ha spiegato Papahelas: «La cura vera consiste nell’approvazione, da parte di tutti i politici, di un emendamento costituzionale che annulli l’immunità garantita a ministri o parlamentari passati e presenti, e che porti davanti alle corti o in prigione i truffatori e gli evasori fiscali.

 

Si tratta di imbarcarsi in un nuovo capitolo della storia: economico, culturale e antropologico». In America vediamo con i nostri occhi quanto sia importante il controllo sulle condotte devianti di chi si sottrae alle regole: l’audizione al Congresso dell’amministratore delegato di British Petroleum, Tony Hayward, è severissima e trasmessa da tutte le tv. Dice ancora Papahelas: «Il vecchio paradigma - quello di uno Stato senza leggi, in cui regnano ruberie e nepotismi - sta precipitando».

 

Impunità e allergia alla cultura del controllo (esercitato da istituzioni e da mezzi d’informazione) sono radicate anche in Italia, e anche qui la democrazia è vicina al precipizio. Le innumerevoli leggi varate a protezione di singole persone o gruppi di persone, l’arroccamento identitario-etnico di regioni a Nord e a Sud del Paese: questi i mali principali. La stessa proposta di rivedere l’articolo 41 della Costituzione contiene i germi di un’illusione: l’illusione che l’economia ripartirà, se solo si possono iniziare attività senza controlli preventivi. L’illusione che l’eliminazione di tali controlli sia un bene in sé, anche in Paesi privi di cultura della legalità.

 

La costruzione dell’Europa non è estranea alla degradazione dello stato di diritto in numerosi Paesi membri. Non tanto perché essa ha sottratto agli Stati considerevoli sovranità (sono sovranità chimeriche, nella mondializzazione) ma perché ha ritardato l’ora della verità: quella in cui occorre reagire alla crisi di legittimità con una rifondazione del senso dello Stato, e non con una sua dissoluzione. Se i politici fanno promesse elettorali non mantenibili, se si conducono come dirigenti non imputabili, è inevitabile che i cittadini e i mercati stessi traggano le loro conclusioni non credendo più in nulla: né nell’Europa, né nei propri Stati, né nei piani di risanamento economico.

 

Non è un caso che si moltiplichino in Europa le condanne della legge italiana sulle intercettazioni (appello dei liberal-democratici del Parlamento europeo, firmato da Guy Verhofstadt, appello dell’Osce e di Reporter senza frontiere). Un’informazione e una giustizia imbavagliate o dissuase minano la democrazia. Reagiscono alla crisi proteggendo il vecchio paradigma dell’avidità senza briglie. Conservano uno status quo che ha già causato catastrofi nell’economia e nelle finanze.

 

L’esplosione della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico è stata paragonata a una guerra. Anche la crisi è una specie di guerra. Se ne può uscire alla maniera di Putin: rafforzando quello che a Mosca viene chiamato il potere verticale, imbrigliando giudici e giornalisti, consentendo a mafie e a segreti ricattatori di agire nell’invisibilità, nell’impunità. Oppure se ne può uscire come l’Europa democratica del dopoguerra: con istituzioni forti, con uno Stato sociale reinventato, con la messa in comune delle vecchie sovranità, con un nuovo patto fra cittadini e autorità pubblica. BARBARA SPINELLI LS 20

 

 

 

 

Milioni di bambini abusati e malmenati

 

Fa male appurare la drammatica situazione dei tanti minori costretti a lavorare o arruolati come soldati. Negli Stati poveri ma non solo

 

   Giorni orsono ho letto sulla stampa la seguente notizia: “Sono almeno 215 milioni i bambini sfruttati nel mondo e costretti a lavorare. Di questi, almeno 115 milioni sono esposti a lavori rischiosi. I dati sono dell’Organizzazione internazionale del Lavoro. Ieri in Italia diverse associazioni hanno fatto il punto su un dramma che coinvolge soprattutto i Paesi in via di sviluppo. Tra le forme peggiori di violenza, lo sfruttamento sessuale ed i bambini soldato”. Per controllare la veridicità della notizia, faccio una ricerca su Internet e lo stupore diventa orrore. Certo, sono al corrente dei tanti drammi e dei soprusi dei quali soffrono i minorenni; della fame e delle malattie che li uccidono; dell’uso infame che si fa dei loro organi venduti al migliore offerente; degli abusi sessuali di cui spesso soffrono, della violenza fisica che subiscono; dell’arruolamento come soldati. Ho scritto più volte su questo argomento.

   A farmi inorridire è l’entità del drammatico fenomeno, tra l’altro in alcuni Stati in costante aumento: in Asia sono 113,6 milioni i bimbi strumentalizzati; 65 milioni nell’Africa Sub-Sahariana dove, secondo il rapporto UNICEFF 2004, il 31% di questi ha meno di 14 anni, e il 9% è impiegato in lavori pericolosi per più di 43 ore la settimana. Statistiche scandalose, spesso trascurate e prevalenti nel mondo islamico e nelle arcaiche tribù africane, che parlano di milioni di vittime del lavoro minorile; di 2 milioni, la maggior parte dei quali bambine, torturati nell’industria del sesso o per il traffico clandestino dei trapianti; delle decine di migliaia di minorenni intruppati in sètte sataniche che se ne servono per riti imperniati sul sacrificio e su pratiche sessuali: solo negli Stati Uniti sembra che ogni anno ne vengano uccisi 50.000.

   Si sa anche di 250.000 arruolati come soldati in 35 Paesi (tra gli altri, Afghanistan, Costa d’Avorio, Iraq, Filippine, Congo, Somalia, Sri Lanka, Sudan ed Uganda) e costretti a commettere atrocità: secondo il Rapporto Globale sui bambini soldato del 2008, trattasi di ragazzini tra i 15 e i 17 anni, ma a volte anche di 10 anni, stante la tendenza ad un abbassamento dell’età media, nonostante l´adozione pressoché universale di programmi di “disarmo, smilitarizzazione e reintegrazione”. Che a volte ottengono risultati positivi: nel 2005 in Costa d'Avorio sono stati rilasciati 1.200 bambini-soldato; l’accordo concluso nel 2007 nella Repubblica Centroafricana ne ha liberati circa 400; nel 2009, il Governo del Ciad ha garantito di fare altrettanto. Casi sporadici ai quali si contrappone la disumanità di chi, pur di guadagnare, godere o prevalere politicamente, non rinuncia ad abusare dei più deboli, indifferente al loro pianto e alle conseguenze fisiche e psicologiche che ne derivano.

   Soprusi ai quali si aggiunge lo sfruttamento dei bambini privati dell'istruzione, della salute e del gioco e costretti a lavorare anche in attività pericolose: nell’Africa sub sahariana 200.000 rischiano la vita nelle miniere d’oro e di altri minerali; nel Kazakistan i piccoli braccianti lavorano 12 ore tutti i giorni; nel Kenya, Brasile e Pakistan rispettivamente 200.000, 550.000 e 264.000 sono picchiati, abusati sessualmente e sfruttati come camerieri. Una tragedia immane che dilaga sempre di più ed ovunque, su cui è praticamente impossibile avere dati certi; che parla di minorenni, maschi e femmine, finiti nel circuito della pedofilia e della pornografia in videocassette delle quali se ne vendono, in tutto il mondo, 250 milioni di copie con un giro d’affari di 280 milioni di dollari; o immolati a Satana, le cui sètte aumentano ovunque; oppure uccisi per prelevarne gli organi; che coinvolge anche i 143 milioni che muoiono di fame nei Paesi in via di sviluppo, nonostante le rimesse di denaro inviate dalle Istituzioni internazionali per sostenerne i bilanci, anche perché, come afferma Stefano Piziali, responsabile del Cesvi (Cooperazione e Sviluppo, fondato a Bergamo nel 1985) “i finanziamenti che arrivano non sempre sono usati per lo scopo per cui sono stati erogati”. 

   Un orrore su scala planetaria che, purtroppo, coinvolge anche i Paesi occidentali che si definiscono civili e nei quali è arrivato il Vangelo di Cristo; Stati che invocano solidarietà ma scivolano facilmente nella crudeltà verso i più deboli; che dedicano tecnica e scienza all’uomo e al suo benessere, ma perseverano nella perfidia e nello sfruttamento dei minori. Solo in Italia, secondo l’Istat, sono 500.000 i bambini tra i 7 e i 14 anni che lavorano (spesso stranieri o in condizioni svantaggiate), molti dei quali, specialmente se clandestini o figli di zingari, costretti, con la forza e a volte con mutilazioni, a chiedere l'elemosina e a consegnare i soldi ai loro familiari. Sono aumentati del 30%, rispetto agli anni precedenti, pure i casi di abuso sessuale, da parte di parenti o amici di famiglia, su bimbi di età inferiore ai 5 anni, la maggioranza dei quali di nazionalità italiana. Senza contare gli aborti!

   Alcuni psicologi sostengono che l’infanticidio e l’abuso dei minori è sempre esistito. Sarà, ma affligge pensare che abbiamo saputo, attraverso i secoli e almeno nel mondo occidentale, progredire nelle scienze, nella tecnica e nelle conquiste sociali ma non abbiamo ancora imparato a dare al fanciullo l’amore e la protezione che gli sono dovuti. Il che convince a credere che la scristianizzazione ed il relativismo dei tempi correnti abbia fatto perdere il senso della morale e del rispetto del prossimo, specialmente del minorenne, “da amare come te stesso”, secondo l’insegnamento di Gesù, tanto da continuare ad abusarne per ottenere un profitto, economico, sessuale, militare, familiare, pseudoreligioso o di salute che sia. E far poi calare la cappa del silenzio su tale dramma.  Egidio Todeschini, de.it.press

 

  

 

 

"Il miliardario vada a casa". E Bersani già vede le urne

 

Lo chiama «il miliardario». Gli dice che è in caduta libera e che racconta balle. Ironizza pesantemente su Tremonti e sulla Lega. Infine avvisa l’avversario: «Attenti, siamo un partito di governo provvisoriamente all’opposizione». È la prima notizia, allora (la seconda è senz’altro l’irrompere di queste maledette vuvuzelas perfino nei raduni di partito).

La prima notizia - dicevamo - è che Pier Luigi Bersani comincia forse a sentire un po’ di vento nelle vele. Sarà magari più per demerito del «miliardario» che per merito suo, ma fatto sta che quello che si è presentato al «popolo del Pd» radunato nel Palasport di Roma, è stato un Bersani pimpante e ottimista come da tempo non si sentiva.

 

Sarà pure vero, naturalmente, che tempi e sceneggiatura della manifestazione anti-manovra hanno risentito di evidenti influssi veltroniani (parla il professore, l’attore, c’è il filmato, poi il sacerdote...); e mettiamoci pure che un Bersani così irresistibilmente «antiberlusconiano» non lo immaginava più nessuno (lui che chiarì che «il più antiberlusconiano non è chi grida, ma chi lo manda a casa»), ecco, mettiamoci pure questo: la sostanza, però, non cambia. E la sostanza è che, dopo che Enrico Letta ha evocato il Vietnam, ora è il segretario a metterla giù veramente dura. E quasi presagisse lo scontro all’orizzonte, avverte che sta arrivando il tempo di schierarsi. Chiama in causa imprenditori, commentatori, la «classe dirigente» del Paese. E il monito è duro: «Di fronte a quel che sta accadendo - fa sapere - berlusconismo e conformismo hanno uguali responsabilità».

 

Dicono che Pier Luigi Bersani si stia convincendo del fatto che le elezioni potrebbero non essere poi così lontane; che quel «provvisoriamente all’opposizione», insomma, sia sempre più provvisorio. Qualche giorno fa, l’ha perfino fatto intendere. Il malessere sociale che cresce, man mano che la manovra diventa più chiara; le inchieste giudiziarie sulla «cricca» che (dopo Scajola) potrebbero costare il posto ad altri ministri o sottosegretari; e poi, naturalmente, la guerriglia che si è scatenata nel partito di maggioranza. Troppe cose segnalano che la situazione potrebbe finire fuori controllo. E precipitare.

 

Il fatto che i toni di Bersani crescano, allora, si può forse spiegare così. Applaudito da una platea da combattimento, preannuncia al partito una lunga campagna da condurre fino all’autunno, e chiede ai democratici di tornare tra le gente. Ma soprattutto mette nel mirino (a volte attaccandolo, altre blandendolo) il partito che forse considera - allo stesso tempo - oggi l’«anello debole» del patto di governo e domani - chissà - perfino un possibile, potenziale, alleato. La Lega.

 

Raffiche di critiche alternate ad ironie. Una sorta di filo conduttore (un tempo si sarebbe detto una linea), perché anche Chiamparino ed Errani avevano puntato l’indice contro la Lega. Criticando la manovra e i tagli di Tremonti («Nel ministero di via XX Settembre c’è perfino un supermarket: bell’esempio di equità...»), il presidente dell’Anci aveva accusato: «La prepotenza centralistica può anche vincere: ma a perdere non saranno i sindaci, sarà il Paese». E il governatore dell’Emilia Romagna aveva provocato: «Il grosso dei tagli lo fanno fare a noi: complimenti signori della Lega, ecco il federalismo. Ma a parte un nuovo ministro, c’è rimasto qualche federalista nel governo?».

 

Sventolii e ovazioni dalla platea, per questo Pd tutto all’attacco. E il più duro è stato proprio Pier Luigi Bersani. Che prima ha cominciando scherzando: «Con Va’, pensiero e tifando Paraguay, non si mangia...»), poi ha messo il dito in dolorose contraddizioni: «Questa Lega - ha accusato - è dura sugli inni e sul calcio ma poi sulle leggi diventa mollacciona. Sulla legge speciale per la Protezione civile, per esempio: che non è stata fatta da Roma ladrona ma da quattro ladroni. E c’è una bella differenza...».

 

Nella sostanza, quel che l’adunata romana del Pd sembra aver mostrato, è prima di tutto una sorta di cambio d’umore. Non è solo che i due attuali e principali terreni di scontro (i tagli della manovra e i tagli alle intercettazioni) siano considerati evidentemente favorevoli all’opposizione, è più in generale il fatto che il Pd - o almeno Bersani - veda moltiplicarsi le difficoltà di Berlusconi. «Erano tutte balle», dice Bersani annotando la ricomparsa della «monnezza» a Napoli e descrivendo la parabola della «favola dell’Aquila», finita in un pozzo nero fatto di tangenti, cricche e massaggi... Del resto, a dare ottimismo al Pd, non ci sono solo le difficoltà in cui è precipitata la maggioranza, c’è la statistica: in epoca di Seconda Repubblica - dal 1994 in poi - non è mai accaduto che il governo uscente venisse premiato dalle urne. Ed è alle urne - sperando che non tradiscano la statistica - che Bersani comincia a guardare. Per farla finita, magari, con quel «provvisoriamente»... FEDERICO GEREMICCA LS 20

 

 

 

 

Bossi: "C'è un solo ministro, e sono io". Castelli: "Senza federalismo ci sarà secessione"

 

Maltempo all'happening del Carroccio. Accanto al palco, con la scritta "Fratelli su libero suol" una statua di Alberto da Giussano. Il sottosegretario alle Infrastrutture: "E' la Lega che tiene unito lo Stato"

 

PONTIDA - Quello di Umberto Bossi era il discorso più atteso al raduno del Carroccio. "C'è un solo ministro per il federalismo e sono io", ha detto il Senatur aprendo il comizio a Pontida. Il riferimento è naturalmente alla nomina di Aldo Brancher a ministro per l'attuazione del federalismo. "Per la riforma - ha detto il capo leghista - la coppia è sempre quella, io e Calderoli. Con Brancher non è cambiato nulla, si è passati dal federalismo al decentramento".

 

Il tono è pacato, tranne nei momenti in cui partono gli slogan. Bossi continua a ripetere: libertà, libertà. Parla di Roma, del potere "accentrato", dell'importanza della Lega. Dice di aver scelto "la strada pacifica e non quella del fucile", pur consapevole che "molti di voi sono disposti a battersi". Chiede che alcuni ministeri si spostino da Roma. Promette infine che "finché la Padania non sarà libera la lotta non cesserà".

 

Sul palco, prima di lui, davanti al pratone infangato dalla pioggia battente, era salito Roberto Castelli. "Se non ci sarà il federalismo, ci potrà essere solo la secessione, non perché lo chiederà la Lega, ma perché lo chiederà tutto il nord", ha detto il sottosegretario alle Infrastrutture accogliendo i militanti leghisti arrivati a Pontida sotto la pioggia (VIDEO 2). "Oggi - ha detto Castelli - è la Lega che tiene unito lo Stato, altro che volerlo disgregare".

 

L'ambiente, nonostante il maltempo, è quello di 'sempre'. Bancarelle con gadget leghisti, magliette con le scritte delle regioni, il profumo padano, gli indumenti intimi con la scritta 'Padania Libera', i distintivi, i cd e i libri sulla storia della Padania della Lega contro il Barbarossa o ovviamente di Umberto Bossi 3. Il raduno di Pontida, arrivato all'edizione numero 26 in vent'anni, è iniziato con l'esecuzione del 'Va, pensiero' sotto una pioggia battente e con una temperatura al di sotto della media stagionale.

 

Forse per il freddo, forse per la pioggia, ma sul 'sacro prato' - duecento metri per quattrocento - non sono arrivate le decine di migliaia di persone che gli organizzatori aspettavano. "Non sarà certo l'acqua a fermare i circa duecento pullman" scriveva oggi il quotidiano di partito La Padania. Ma secondo il dato diffuso dall'organizzazione di persone, oggi a Pontida, ne sono arrivate 50 mila. I pullman e le macchine sono stati bloccati sulle strade dal maltempo.

 

Accanto al palco, con la scritta "Fratelli su libero suol" per la prima volta è stata installata una statua alta 10 metri di Alberto da Giussano. Sul pratone sono arrivati anche i trattori dei produttori di latte e se da sempre Umberto Bossi domina sulle magliette in vendita al pratone di Pontida, da quest'anno anche il figlio Renzo, che ormai si è guadagnato il soprannome il 'trota', può vantare una sua t-shirt celebrativa. Una sua caricatura che lo raffigura come un buffo pesciolino verde e riccioluto campeggia infatti su una maglietta bianca con la scritta 'Il trota'. L'idea della t-shirt è venuta a quelli della Padania calcio, di cui il giovane Bossi e team manager. Il ricavato delle vendite (una maglietta costa 10 euro), spiegano alla bancarella, sarà devoluto in beneficenza per il reparto di onco-ematologia pediatrica dell'ospedale di Brescia. LR 20

 

 

 

 

Una Pontida amara per Bossi: «Sono ministro federalismo»

 

Poteva essere la Pontida più festosa di questi vent'anni, col Carroccio alla guida di Piemonte e Veneto e capace di mietere sempre più consensi anche nelle regioni rosse (oltre 3mila i militanti in arrivo dall'Emilia Romagna). Poteva essere la Pontida più trionfalista, quella di oggi sul pratone del bergamasco. Con Bossi sempre più centrale in un governo malfermo, sempre più ago della bilancia anche in partite, come quella sulle intercettazioni, che interessano poco o nulla il popolo leghista. E invece così non è. E non solo per la pioggia che ha già trasformato il pratone in un “pantano”, come ammettono sconsolati i primi arrivati. O almeno, sarà una Pontida trionfalista solo a prima vista, nelle consuete coreografie, nella statua di dieci metri dell'Alberto da Giussano che campeggerà a destra del palco, nelle prevedibili ovazioni per Cota e Zaia, i due trionfatori delle ultime regionali, nel tradizionale tripudio per il Capo che, in vent'anni, da quella cravatta sgarrupata davanti a poche migliaia di fans, ha fatto fare parecchia strada al suo movimento.

 

Ma il succo politico di questo ventennale rischia di essere pericolosamente diverso dalla facciata. Perché la manovra dell'amico Tremonti, con tutti quei tagli a Regioni e Comuni, ha complicato e di molto il cammino del federalismo. Fino quasi a sotterrarlo, come ha detto persino Formigoni. E allora a Bossi, nel suo discorso tocca ancora una volta fare la voce grossa con gli alleati e con il suo stesso governo («C'è un solo ministro per il federalismo e sono io»: lo ha detto Umberto Bossi aprendo il comizio a Pontida, precisando che non è vero che gli sono state tolte le deleghe con la nomina di Aldo Brancher a ministro per l'attuazione del federalismo. «Per il federalismo - ha aggiunto - la coppia è sempre quella, io e Calderoli. Con Aldo Brancher non è cambiato nulla, si è passati dal federalismo al decentramento»). Per chiedere tempi certi per i decreti attuativi del federalismo, quelli più succosi, che riguardano l'autonomia fiscale di Regioni ed enti locali e i famosi costi standard, quelli che dovrebbero abbattere gli sprechi. “Li faremo entro giugno”, ha assicurato giorni fa Calderoli. Ora nel Carroccio già si parla di metà luglio, e intanto venerdì il Consiglio dei ministri è stato costretto a varare uno dei decreti su Roma Capitale, uno di quei capitoli della legge sul federalismo fiscale che la Lega non riteneva certo una priorità. Anzi, un altro “dazio”, sussurrano i leghisti, verso l'odiata Roma. E Marco Formentini, già sindaco di Milano e celebrante commosso delle seconde nozze del Senatur, gira il coltello nella piaga: “Il federalismo è ancora la bella copertina di un libro che forse non si scriverà mai...”.

 

Oltre ai tempi certi, Bossi chiede correzioni alla manovra, per salvare dal massacro dei tagli Regioni e Comuni virtuosi. Una richiesta che, visti i conti pubblici, pare destinata a restare solo un grido di dolore. Anche la nomina di Aldo Brancher a ministro per il Federalismo, pur salutata dalla Padania, non è un gran colpaccio. Primo perché si è preso proprio le deleghe di Bossi, secondo perché si traduce in una poltrona in più, insomma uno spreco. Una Pontida di crisi, dunque. Anche le intercettazioni, tema in cui negli ultimi giorni Bossi si è infilato fino al collo, rischiano di complicare il clima. “Finiranno a settembre, o forse in un vicolo cieco, quel ddl è inapplicabile”, spiega un giovane dirigente. Bossi non vuole sentire parlare di voto anticipato fino alla primavera 2011, quando anche l'ultimo decreto sul federalismo sarà approvato. E per questo suggerisce prudenza al premier, fino a ipotizzare una lenta agonia per il contestato ddl. Ma il Cavaliere non sembra rassegnarsi. E allora tra conti in rosso e governo da tenere in piedi a tutti i costi almeno per un altro anno, il sentiero per Bossi si fa stretto. Con un paradosso: ormai la Lega conta troppo e questa forza la ingabbia, la obbliga a una prudenza che non le appartiene. Come dimostra anche la decisione sulla partita: niente maxischermi oggi a Pontida, per non dare adito a invettive contro gli azzurri. Libertà di coscienza è la parola d'ordine. “La partita? Quale?”, scherza un dirigente appena arrivato a Pontida. E un altro: “A me piace il bel calcio e quelli giocano male”. Andrea Carugati L’U 20

 

 

 

A Pomigliano comincia l'epoca dopo Cristo

 

Tra le tante dichiarazioni fatte da Marchionne in questi giorni ce n'è una che è d'una chiarezza disarmante ed anche sconcertante: "Io vivo nell'epoca dopo Cristo; tutto ciò che è avvenuto prima di Cristo non mi riguarda e non mi interessa".

Il dopo Cristo per l'amministratore delegato della Fiat comincia evidentemente con la globalizzazione della finanza, delle merci e del lavoro. È un'epoca che ha accentuato e radicalizzato la legge dei vasi comunicanti.

Le grandezze economiche, come ovviamente per i liquidi, tendono a raggiungere lo stesso livello. Si livellano i rendimenti del capitale, i rapporti tra benessere e povertà, la produttività del lavoro e, naturalmente i salari.

I salari dei Paesi emergenti sono ancora molto bassi; dovranno gradualmente aumentare ma lo faranno lentamente. I livelli dei salari nei paesi opulenti e di antica civiltà industriale sono molto alti, ma tenderanno a diminuire e questo fenomeno avverrà invece con notevole rapidità per consentire alle imprese manifatturiere di vendere le loro merci sui mercati mondiali a prezzi competitivi.

 

In questo schema già operante va collocata la vicenda di Pomigliano. Se la Fiat trasferisce la produzione di uno dei suo modelli da una fabbrica dove i salari e le condizioni del lavoro sono più favorevoli al capitale investito ad una fabbrica dove sono invece più sfavorevoli, il trasferimento potrà farsi soltanto se le condizioni tenderanno a livellarsi, oppure non si farà.

Questo

 

è il dopo Cristo di Marchionne; non si tratta di ricatto ma di dati di fatto e con i dati di fatto è inutile polemizzare. I sindacati che hanno firmato l'accordo proposto dalla Fiat ritengono che si tratti d'un evento eccezionale e non più ripetibile. La stessa posizione l'hanno fatta propria molte delle parti interessate alla vicenda di Pomigliano, compresa una parte dell'opposizione parlamentare: passi per Pomigliano purché non si ripeta.

 

Errore. La legge dei vasi comunicanti ha carattere generale e quindi il livellamento salariale e delle condizioni di lavoro si ripeterà. Molte imprese in difficoltà, specialmente nel Nordest, nelle Marche, in Puglia e in tutto il Mezzogiorno, metteranno i loro dipendenti di fronte allo stesso dilemma che riguarda per ora i 5000 dipendenti Fiat di Pomigliano. Dichiareranno che in caso di risposta negativa saranno costrette a de-localizzare la produzione in siti più convenienti. Pomigliano cioè è l'apripista d'un movimento generale e non sarà né la Fiom né Bonanni che potrà fermarlo.

 

Chi pensa di fermare l'alta marea costruendo un muro che blocchi l'oceano non ha capito niente di quanto sta avvenendo nel mondo. Nello stesso modo non ha capito niente chi ritiene di bloccare la massa di migranti che abbandona i luoghi della povertà e preme per fare ingresso nei luoghi dell'opulenza. Quel tipo di muri può reggere qualche mese o qualche anno ma poi si sbriciolerà e il livellamento procederà.

Allora non si può far niente? Bisogna rassegnarsi al livellamento verso il basso del benessere delle zone ricche del mondo?

 

Qualche cosa si può e si deve fare. Ma occorre molta lucidità e molto coraggio. I Paesi opulenti, al loro interno, non sono affatto livellati per quanto riguarda la diffusione del benessere. Ci sono, nelle zone ricche del mondo, sacche di povertà impressionanti e diseguaglianze mai verificatesi prima con questa intensità. Voglio dire che la legge dei vasi comunicanti deve entrare in funzione dovunque e spetta alla politica rimuovere gli impedimenti che la bloccano. Perciò i sindacati e le forze di opposizione debbono spostare l'obiettivo. Le categorie svantaggiate e costrette a rinunciare ad una parte delle conquiste raggiunte nell'epoca "prima di Cristo" debbono recuperarle su altri piani e in altre forme nell'epoca del "dopo Cristo". Debbono cioè impostare un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha.

 

Lo spostamento può avvenire in vari modi, manovrando soprattutto il fisco (ma non soltanto); sgravando il peso fiscale sui redditi di lavoro dipendente e sulle famiglie e finanziando la redistribuzione con maggior carico tributario sulle rendite, sui patrimoni e sui consumi opulenti.

Un piano di questo genere non può essere considerato un progetto dettato dall'emergenza poiché non di emergenza si tratta, bensì di un movimento, appunto, epocale. E per gestire un progetto del genere è necessario ripristinare quel metodo della concertazione tra le parti sociali e il governo che diede ottimi frutti tra il 1993 e il 2007, consentendo di abbattere l'inflazione, far scendere i rendimenti dei titoli pubblici e il disavanzo delle partite correnti.

Ci vuole insomma una politica a lungo raggio che rafforzi la coesione sociale, diminuisca le diseguaglianze, renda sopportabile il livellamento delle condizioni di lavoro compensando quei sacrifici con agevolazioni massicce anche in tema di servizi pubblici efficienti e gratuiti, finanziati da chi possiede mezzi in abbondanza.

Questa è a nostro avviso la linea da seguire, "buscando el levante por el ponente", cioè mettendo a carico della società opulenta una parte dei sacrifici che la guerra tra poveri scarica sui deboli di casa nostra.

 

C'è un filo diretto che lega queste riflessioni suscitate da quanto sta accadendo a Pomigliano con la politica deflazionistica imboccata dall'Eurozona sotto la guida della Germania. Questa politica, sulla quale ci siamo intrattenuti varie volte, arriverà domani all'esame del G8 e del G20 appositamente convocati. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha lanciato un messaggio ai capi di Stato dell'Eurozona affinché affianchino alla manovra di stabilizzazione dei rispettivi debiti una politica che sostenga i redditi e la crescita. Un secondo l'ha lanciato alla Cina affinché proceda ad una rivalutazione della propria moneta rispetto al dollaro per accrescere le importazioni e per tale via sostenga la domanda globale.

 

La Cina ha già risposto positivamente; l'Europa e la Germania finora sembrano voler persistere nella politica di deflazione. Questa posizione è semplicemente insensata.

Dal canto suo il segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, ha posto ieri ai paesi dell'Eurozona le seguenti domande: "Il mondo intero è destinato a sprofondare a causa dei problemi dell'Eurozona in una recessione che rischia di essere recidiva? Può la ripresa dei mercati emergenti bilanciare i cali che si verificano altrove? Stiamo finalmente emergendo come i sopravvissuti a un uragano, per valutare l'entità del danno e i bisogni dei nostri vicini? Oppure ci troviamo piuttosto nell'occhio del ciclone?" (La Stampa del 19 scorso).

Non si può esser più chiari di così. E anche qui il tema si risolve attraverso un grande programma di redistribuzione delle risorse tra paesi e tra classi all'interno dei paesi. Non c'è altro mezzo per equilibrare libertà ed eguaglianza, la necessaria crudeltà della libera concorrenza e la coesione sociale che si proponga il bene comune.

 

Su questi argomenti di capitale importanza il governo italiano tace, la sua afasia è totale. Tiene invece banco la modifica costituzionale dell'articolo 41 della nostra Costituzione.

Quell'articolo, che fu voluto da Luigi Einaudi e da Taviani, proclama la piena libertà di impresa purché non crei danni sociali. Questa dizione non piace a Berlusconi e a Tremonti. Di qui la proposta di modificarla sostituendola con la libertà totale, anche nel settore delle costruzioni e dell'urbanistica, in modo che si aggiungerà scempio a scempio nel paese dell'abusivismo di massa.

Snellire le procedure burocratiche è un obiettivo sacrosanto, più volte preannunciato e finora mai attuato. Si può e si deve fare con provvedimenti di ordinaria amministrazione. Mettere in Costituzione l'abolizione di ogni regola rinviando i controlli ad una fase successiva è semplicemente una bestemmia costituzionale che svela l'intento di stravolgere l'architettura democratica del patto sociale.

 

Eguale chiacchiericcio del tutto inutile lo ritroviamo nella proposta italiana all'Unione europea di valutare i debiti pubblici aggiungendo ad essi la consistenza dei debiti privati. La Commissione di Bruxelles ha accolto la proposta: non costa nulla e il nostro governo l'ha sbandierata come un grande successo. Nessuno ha fatto osservare che il debito pubblico è la sola grandezza che determina il fabbisogno, gli oneri da pagare e il disavanzo che ne risulta.

Siamo ancora tutti nell'occhio del ciclone e il nostro governo inganna il tempo con annunci inutili che servono soltanto a gettar fumo negli occhi degli sprovveduti.

EUGENIO SCALFARI LR 20

 

 

 

L’on. Garavini: “Diamo all’Italia una legge sulla cittadinanza moderna, al passo coi tempi”

 

Roma - “È ormai improrogabile un’ampia riforma delle norme di riacquisto e riconoscimento della cittadinanza, tema assai sentito tra le nostre comunità all’estero”. Questa la sintesi del messaggio inviato da Laura Garavini, parlamentare eletta nella ripartizione Europa, ai partecipanti al convegno “Alla ricerca delle radici: emigrazione, discendenza, cittadinanza”, che ha riunito studiosi, politici e rappresentanti delle istituzioni in un dibattito sull’argomento dell’emigrazione e della normativa in materia di cittadinanza italiana presso l’Università della Sapienza di Roma.

 

La deputata democratica ha giudicato come “insoddisfacente” il testo unificato in materia di cittadinanza attualmente fermo in Commissione Affari costituzionali visto che “ignora completamente i diritti dei molti cittadini residenti nel mondo che chiedono la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana. Si tratta di residenti all’estero”, ha spiegato, “che nel corso degli anni, per riuscire a trovare un lavoro nel Paese di residenza, hanno dovuto rinunciare alla cittadinanza italiana, spesso con scelte molto dolorose, a causa di norme locali che vietavano la doppia cittadinanza”.

 

Per la Garavini è dunque “urgente affrontare questi temi con determinatezza, dando al nostro Paese una legislazione sulla cittadinanza moderna, al passo coi tempi. Una legislazione che coniughi jus sanguinis e jus soli, affermando i diritti di quei bambini, figli di genitori stranieri, nati in Italia o arrivati in tenera età nel nostro Paese che vivono, vanno a scuola, crescono con i nostri figli, e le giuste rivendicazioni di quei cittadini che in passato si sono visti costretti a rinunciare alla cittadinanza italiana nonostante i forti legami che trattengono tuttora con la loro terra di origine, la sua cultura, la sua lingua e le sue tradizioni”.

 

“Mi auguro”, ha concluso la Garavini, “che riusciremo a migliorare questo testo con gli sforzi congiunti di tutte le forze che credono in una visione della cittadinanza basata sui principi della democrazia e della solidarietà: diamo finalmente al nostro Paese una legge moderna, più giusta, più adatta alla realtà del terzo millennio, più utile all’interesse dell’Italia”. De.it.press

 

 

 

 

Bene le nuove norme ma più controlli. Autocertificati (e responsabili)

 

Dio benedica l’autocertificazione. In un Paese come il nostro dove il Censis è arrivato a contare in un anno 233 scadenze fiscali e amministrative e la macchina burocratica si è spinta a chiedere 71 adempimenti per l’apertura d’una trattoria o 23 firme per piantare una bricola in Laguna, il grimaldello della dichiarazione firmata che sostituisce un mucchio di carte può essere davvero indispensabile. Ed è naturale che il governo, nel tentativo di dare ossigeno all’economia, pensi di dare ancora più spazio a questo strumento per incentivare la nascita di nuove imprese.

Sbaglierebbe l’opposizione a mettersi di traverso, facendo della rigidità dei paletti burocratici (che a volte non garantiscono affatto il rispetto delle regole ma solo la sopraffazione ottusa dei timbri) un fortilizio da difendere come l’ultima ridotta. E così, reso omaggio alla Costituzione, non ha forse senso erigere barricate intorno alla sacralità intangibile di certi passaggi dell’art. 41, letti a torto o a ragione solo per giustificare spesso lacci e lacciuoli.

Detto questo, ogni grimaldello può essere usato bene oppure male. Può salvare la vita a chi è intrappolato o consentire al ladro di scardinare una saracinesca. E allargare ulteriormente l’autocertificazione senza introdurre dei contrappesi potrebbe essere, in un Paese come il nostro, devastante. Le cronache di questi anni fanno rizzare i capelli. Seicentosei studenti della Sapienza smascherati (su un campione di soli 4000) perché si dichiaravano poveri rubando le borse di studio ai poveri veri. Settantatré palazzine abusive a Casalnuovo vendute dal notaio in base a un’autocertificazione falsa secondo cui tutto era a posto per il condono. Cento per cento dei posti in graduatoria nelle «materne» dell’Agrigentino assegnati grazie alla legge 104 e ai documenti di maestre che giuravano di assistere parenti invalidi.

E poi parlamentari come il senatore Nicola Di Girolamo eletti grazie a una falsa dichiarazione di residenza all’estero. E migliaia di «buoni-bebè» (solo a Voghera erano truffaldine 354 pratiche su 430) distribuiti a immigrati «finti italiani » che per legge, giusta o sbagliata che fosse, non ne avevano diritto. E decine di migliaia di finti nullatenenti dalla Val d’Aosta alla Calabria esenti dal ticket sanitario. E 321 «comunali » napoletani (seguiti da altre decine e decine a Taranto) denunciati perché si erano aumentati lo stipendio autocertificando di avere a carico zie, nonni, cugini e consuocere. E 96 tassisti romani con licenza nonostante la fedina non candida. Per non dire dell’impennata (da 4 a 70 milioni di euro) dei soldi spesi per il gratuito patrocinio a chi dichiara meno di 9.296 euro, compresi boss mafiosi e un immobiliarista che ha avuto dallo Stato l’avvocato gratis 152 volte. O delle centinaia di militari processati perché assunti (e c’è chi passò poi ai carabinieri!) a dispetto dei precedenti penali. Condannati a pene lievi e quasi sempre rimasti in servizio.

Ben vengano dunque le nuove norme. Ma guai se non venissero abbinate a controlli più seri e a una mano più ferma contro gli imbroglioni. Chi dichiara il falso, oggi, rischia pochissimo: da 20 giorni a un massimo di due anni con la condizionale, ma male che vada in cinque anni cade tutto in prescrizione. E i «furbetti del certificativo », purtroppo, lo sanno. Gian Antonio Stella CdS 20

 

 

 

Mozzarelle blu dalla Germania, la Procura indaga. La rabbia dei consumatori: "Pene più severe"

 

Il procuratore della Repubblica, Raffaele Guariniello, ha aperto un'inchiesta sul maxi sequestro di 70.000 mozzarelle che diventano blu all'apertura della confezione. E chiede al ministero della Salute di stringere i tempi. Le associazioni: "Regole, verifiche, controlli e sanzioni anche fino al carcere"

 

ROMA -Si stringono i tempi sul caso della mozzarella blu 1. Il procuratore della Repubblica di Torino, Raffaele Guariniello, che ieri ha aperto un'inchiesta sul maxi sequestro di 70.000 confezioni del prodotto che cambia colore all'apertura della confezione, ha già contattato il ministero della Salute chiedendo collaborazione.

 

La richiesta di Guariniello. Un fronte comune che dovrebbe affrettare i tempi, generalmente molto lunghi, della richiesta di rogatoria internazionale. Guariniello ha chiesto al ministero di intervenire sul suo omologo in Germania affinché chieda all'autorità giudiziaria tedesca di concedere alla magistratura italiana di fare un sopralluogo nell'azienda dove sono state prodotte le mozzarelle contaminate, la ditta tedesca Milchwerk Jäger. 

 

La rabbia dei consumatori. Nel frattempo si muovono anche le associazioni dei consumatori. Con l'Aduc che critica il sistema del controlli. "La scoperta delle mozzarelle blu è stata fatta da una consumatrice e non dalle strutture sanitarie e di controllo italiane o europee, il che lascia qualche dubbio sulla capacità delle autorità pubbliche di prevenire fenomeni di adulterazione alimentare. Insomma: che cosa mangiamo, ogni giorno, che non dovremmo?".

 

"Controlli più severi, pene più dure". La Federconsumatori, invece, invoca "norme, regole, verifiche, controlli e pene più stringenti" in questo settore. "Quello che chiediamo - commenta il presidente Rosario Trefiletti - è che ogni prodotto alimentare abbia in etichetta l'informazione d'origine del prodotto fondamentale. Che vi sia una chiara e completa tracciabilità di tutto l'iter di produzione, che vi siano verifiche e controlli adeguati. E' fondamentale che chi produce e smercia prodotti adulterati o sofisticati non riceva solo sanzioni amministrative ma, oltre al ritiro della licenza a produrre e a commercializzare, conosca anche la galera".

 

I produttori: "L'inganno del falso made in Italy". Dai consumatori ai produttori italiani, che denunciano l'inganno del falso made in Italy. "Circa la metà della spesa degli italiani è anonima con l'acquisto di prodotti per i quali non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza e quindi con la possibilità concreta che vengano spacciati come 'italiani' dei prodotti importati a rischio frodi", afferma la Coldiretti, che sottolinea come l'importazione di mozzarella "blu" dalla Germania sia solo "la punta di un iceberg di traffici alle frontiere, spesso fondati sulla mancanza di trasparenza, che favoriscono anche le contraffazioni".  LR 20

 

 

 

Immigrazione. La speranza condivisa. In uno spazio tra i Paesi del Sud Mediterraneo

 

Uomini e donne in fuga dall'Africa sub-sahariana che mostrano sui telefonini, a riprova delle loro sofferenze, foto degli amici morti durante le traversate nel deserto, costretti ad abbandonarli lì, senza sepoltura. Donne che raccontano storie di abusi, di gravidanze difficili da accettare perché frutto di violenze da parte delle forze dell'ordine o all'interno della propria comunità. Migranti africani, iracheni o armeni, che trovano, anche nei Paesi della sponda sud del Mediterraneo, scarsi o inesistenti diritti dovuti alla situazione di irregolarità, e un diffuso inasprimento delle leggi nei loro confronti. È il quadro che emerge ascoltando le testimonianze degli operatori delle Caritas della sponda Sud del Mediterraneo (Turchia, Libia, Tunisia, Algeria, Malta, Marocco, Libano), intervenuti al "Migramed Forum", in corso dal 16 al 18 giugno a Valderice (Trapani), per iniziativa di Caritas italiana e della delegazione regionale delle Caritas della Sicilia. Insieme a Caritas Internationalis e Caritas Europa hanno anche lanciato un appello perché "lo spazio mediterraneo sia luogo d'incontro, per la promozione di pratiche di dialogo e di scambio tra i popoli, strumento di arricchimento reciproco sui versanti culturale e spirituale, oltre che economico e sociale" e ribadito l'impegno a tutela dei cittadini migranti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tratta, anche in vista della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra il 20 giugno.

 

L'impegno delle Caritas del Mediterraneo. Le Caritas, ispirate dall'enciclica Caritas in veritate si sono impegnate, in particolare, a "monitorare l'andamento dei flussi migratori nell'area del Mediterraneo relativamente a cittadini immigrati, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tratta; scambiarsi informazioni circa la loro situazione nei singoli Paesi; promuovere momenti di confronto con le istituzioni locali, nazionali e internazionali per rafforzare, nell'interesse di tutti, la collaborazione sul fronte della mobilità umana; promuovere azioni congiunte per sensibilizzare la società civile sui temi delle migrazioni e i fenomeni connessi; contribuire a promuovere una cultura del rispetto e della tutela dei diritti umani, con particolare riferimento ai migranti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tratta".

 

In Libia. Padre Alan Arcebeche, direttore di Caritas Libia, racconta di aver assistito 7.500 migranti in ambito sanitario, dando accoglienza e altre forme di aiuto nella chiesa S.Francesco di Tripoli. Ottengono, inoltre, dalle autorità, permessi speciali per organizzare preghiere cristiane in 8 carceri libiche, coinvolgendo gruppi di circa 250 persone. Inoltre, prosegue, hanno potuto dare sepoltura cristiana a 35 migranti, cosa non facile "perché a Tripoli non ci sono cimiteri cristiani. Dobbiamo andare in un villaggio a 350 km: grazie alla comunità italiana è di nuovo utilizzabile il cimitero". Padre Arcebeche cita alcuni dati: "Più di 60 barconi, con una media di 25/30 persone che pagano dai 600 ai 1.200 dollari a testa, sono partiti dal febbraio 2008 da Zuwarah, Tripoli e Bengasi".

 

In Algeria e Turchia. Situazione "molto rischiosa" anche in Algeria, dove è stata approvata di recente "una legge che prevede l'arresto fino a 6 mesi per i migranti senza documenti e per chi li aiuta ad entrare o uscire dal Paese, algerini compresi", spiega padre Cesare Baldi, direttore di Caritas Algeria. Si prefigura per gli operatori, "il rischio di un reato di solidarietà", mentre "parecchie migliaia di migranti dal Mali e dal Niger vengono intercettati e respinti". Anche in Turchia è quasi impossibile avere il riconoscimento dello status di rifugiato ma vi sono più di 20.000 profughi irregolari, tra cui 10.000 iracheni e moltissimi armeni. "Non hanno nessun aiuto, non possono frequentare la scuola, e devono pagare ogni 6 mesi una tassa di soggiorno di circa 300 euro - dice Rinaldo Marmara, di Caritas Turchia -. Nei centri sono come in prigione, senza diritti". Siccome la Chiesa in Turchia non può avere personalità giuridica, la Caritas offre assistenza tra difficoltà. Perciò Marmara si dice favorevole ad una sorta di "commissione che possa agire a livello europeo facendo pressione sui singoli Stati".

 

In Marocco e Tunisia. In Marocco, invece, diventato negli ultimi anni anche Paese di immigrazione, "i migranti vengono tollerati", precisa Pieter Van Aken, di Caritas Marocco, anche se il governo "non è in grado di dare lo status di rifugiato. I migranti non hanno la carta di residenza, né l'accesso ai servizi sociali e sanitari". In Tunisia, aggiunge Namil Baek, di Caritas Tunisia, "le autorità sono molto più pazienti, anche se per gli irregolari è difficile trovare lavoro o anche solo prendere la patente. Noi assistiamo soprattutto gli ex studenti africani, che hanno finito i soldi delle borse di studio e diventano irregolari, e le famiglie algerine povere. Li aiutiamo a pagare l'affitto, le rette per la scuola o il latte per i bambini e forniamo assistenza sanitaria". Tutti gli operatori sottolineano la necessità di dare priorità all'assistenza alle donne, la maggior parte vittima di abusi e violenze sessuali, e ai bambini. Patrizia Caiffa, Sir

 

 

 

 

Giovani italiani a Londra. In aumento gli arrivi

 

“Ma questa è un’invasione!” mi fa un impiegato inglese solitamente così serio e rituale allo sportello della vicina banca Barclays. Parla dell’arrembaggio dei nostri giovani italiani a Londra da un certo tempo in qua...

Evidentemente, nella città più popolosa e multiculturale d’Europa essi arrivano e scompaiono facilmente, mentre il loro accento si polverizza tra le 300 lingue che qui si parlano. Tuttavia il fenomeno si è ingrossato ultimamente e si rende visibile. È un cattivo sintomo per il nostro Paese, commenta qualcuno. La nostra è diventata per moltissimi giovani una terra senza speranza, senza prospettive e dalle rare opportunità. Per il nostro popolo - da sempre ottimista e ambizioso – è questo, in fondo, un vero handicap.

Sono giovani laureati o diplomati, ragazze forse più dei ragazzi, ventenni e più... Sbarcano, si propongono di rimanere qualche mese, qualche anno, senza precise scadenze.  L’attrazione prima è la lingua, vero passaporto per il mondo. Poi, in realtà, si agita sempre quel “sogno di Londra” così attraente anni fa come un’illusione collettiva per un modus vivendi più funzionale, con meno burocrazia, il clima di una società aperta e liberale, la complicità con tanti altri giovani.

E, infine - aspetto nuovo in loro - la disponibilità ad ogni tipo di lavoro: la psicologa si fa baby sitter, il laureato cameriere... e spesso seguono contemporaneamente qualche corso all’università. Si parte dal basso. Quasi riscoprendo dei geni ereditari della cultura italiana: una straordinaria capacità di adattamento, un grande senso di universalità e apertura al mondo. Naturalmente, quando il campanile paesano non prende il sopravvento! E così vanno all’estero - go abroad – letteralmente, vanno al largo, come si esprime una lingua che sa di mare come quella inglese.

È la stessa logica che accompagnava qui i primi migranti italiani di fine ‘700, grandi viaggiatori, artisti o commercianti: il senso del cosmopolitismo. Rispolverato oggi, semmai, con il valore europeistico e quel curioso timbro di estraneità che si respira appena si passa la Manica.

Le difficoltà, tuttavia, non mancano. È la solitudine di una metropoli, la dispersione, i ritmi a volte duri di lavoro, la difficoltà abitativa, la droga, la perdita di punti di riferimenti... Ciononostante, il vivere in una società pragmatica e  funzionale,  dove non c’è tabù comportamentale o vestimentario, dà la percezione di crescere al senso del mondo. Attraverso la lingua, lo stile di vita, la vivace dimensione multiculturale, insieme a stimoli culturali di ogni genere, nasce la precisa sensazione di essere usciti dal nido.

Si vive, allora, quel senso di provare e di provarsi. È il senso di una vita da combattere, uscendo dal contesto abituale, dal clima affettivo ristretto e vissuto in Italia. Si affronta il mondo. I modelli di vita ereditati di consumo e di riuscita si confrontano con la ristrettezza di mezzi economici, con la scuola della concretezza e del vivere in mezzo alla complessità. Come migliaia di migranti italiani venuti nell’ultimo secolo i giovani imparano che l’emigrazione è una lotta e una danza, qualcosa di duro e di bello insieme da vivere.

La fede si fa, allora, ricerca di senso religioso più profondo, spesso avvertito più fortemente che in Italia. Si impone come necessità di essere positivi, nonostante le disillusioni e le tante sconfitte.  La fede si fa impegno nel mettercela tutta di fronte alle difficoltà e diventa spesso un motore. La vita, così, è challenge, una sfida da giocare a fondo.

È una lezione vera che stanno imparando. Educarsi alla mobilità, a uscire dai ghetti e dalle sicurezze circoscritte, che non permettono di respirare l’interculturalità e la diversità sociale di oggi. Evitare, allora, il rischio  di diventare autoreferenziali, per aprirsi a una società di tutte le razze e culture dove la diversità non fa più paura, ma è contesto quotidiano.

Così, alla fine della loro parabola all’estero, Sandro e Anna, due giovani architetti, rientrano in Italia per sposarsi e restarvi. Sono passati quattro anni intensamente vissuti a Londra, lavorando con un architetto coreano, uno indiano, un inglese e un ultimo pakistano: un team internazionale investito in grandi progetti in India. Esperienza formidabile, ti dicono entusiasti mentre brilla loro lo sguardo, ma sarà presa in conto? Difficile immaginarsi il loro futuro in Italia. Capisci, allora, che i giovani si attendono un’altra Italia: aperta, dinamica, tollerante e partecipativa. Sarà quella di domani?

Renato Zilio, direttore Voce degli Italiani (de.it.press)

 

 

 

Case dei migranti. Alla Commissione Finanze del Senato il disegno di legge per l’esenzione dell’Ici

 

ROMA  - È stato assegnato alla Commissione Finanze del Senato il disegno di legge presentato dal senatore Gianpiero D’Alia (Udc-Maie) "Modifiche all'articolo 1 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, in materia di esenzione del pagamento dell'ICI in favore delle unità immobiliari possedute dai cittadini italiani iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero". Il testo inizierà l’iter dalla sede referente per poi essere sottoposto si pareri delle Commissioni Affari Costituzionali, Affari Esteri e Bilancio.

Nella presentazione del testo, il senatore ha ricordato che "sono numerosi gli italiani che per scelta o, più spesso, per necessità vanno all’estero per ragioni di lavoro. Lasciano la loro casa di proprietà in Italia e sovente sono costretti a pagare l’affitto là ove risiedono. Tuttavia con grandi sacrifici mantengono questo bene per utilizzarlo solo pochi giorni festivi l’anno, quando è loro permesso ricongiungersi alla propria famiglia e alla propria comunità d’origine. Alcuni di essi, lontani da anni, investono i risparmi proprio per acquistare la tanto agognata casa in Italia nella speranza, un giorno, di farvi ritorno. Per essi il mantenimento di questo legame con la terra d’origine sta diventando sempre più pesante da sostenere in termini economici".

Obiettivo del ddl, dunque, "venire incontro alle esigenze dei nostri concittadini emigrati iscritti all’anagrafe italiani residenti all’estero, già così fortemente provati dalla lontananza dai loro affetti e dalla loro terra, ai fini di metterli nelle condizioni di mantenere il legame con le proprie origini agevolandoli dal punto di vista economico ovvero esonerando anche loro, come già previsto per i cittadini italiani residenti in Italia, dal pagamento dell’imposta comunale sull’immobile di proprietà lasciato a propria disposizione in Italia purché non locato. Infatti – ha rilevato D’Alia – la fiscalità sull’abitazione nel nostro paese e gli oneri ad essa connessi, quali la tariffa per la gestione dei rifiuti (TARI) e gli allacciamenti della corrente elettrica, del gas e dell’acqua, stanno diventando sempre più insostenibili per gli emigrati e gli italiani all’estero, tanto da portarli a disfarsi delle loro proprietà in Italia. Quando questo avviene vi è indubbiamente un depauperamento del territorio di origine ed un significativo distacco dal nostro Paese per interi nuclei familiari nella misura in cui questi si privano di un forte elemento di legame ad un territorio, ad una comunità, come è quello rappresentato dalla casa". Richiamate le leggi che hanno escluso gli italiani all’estero dall’esenzione, D’Alia ha osservato che si è creata una "situazione che ha ingenerato indubbiamente confusione tra i nostri emigrati e residenti all’estero, quindi ai fini di fare chiarezza in merito alla normativa in esame e al fine di corrispondere a delle ragionevoli esigenze dei nostri concittadini, il presente disegno di legge si propone di estendere ai cittadini italiani iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero l’esonero dal pagamento dell’imposta comunale di proprietà prevista dall’articolo 1 del citato decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, in riferimento all’unità immobiliare di proprietà, tenuta dagli stessi a propria disposizione in Italia, purché non locata, affinché gli stessi siano messi nelle condizioni di conservare un legame con la propria terra di origine e per non depauperare ulteriormente il proprio territorio di provenienza". Uno solo l’articolo che compone il testo.

"Art. 1. All’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "nonché l’unità immobiliare, non locata, posseduta in Italia dai cittadini italiani iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE)". (aise)

 

 

 

 

Manifestazione di protesta del Cgie America Latina davanti al consolato di Buenos Aires

 

Buenos Aires - Si è svolta venerdì 18 giugno davanti al consolato di Buenos Aires una manifestazione di protesta organizzata dal Cgie America Latina che ha coinvolto un centinaio di connazionali residenti all’estero. Motivo della protesta i tagli ai capitoli sugli italiani all’estero, l’inspiegabile rinvio delle elezioni di Comites e Cgie e una politica del governo che non tiene in considerazione i nostri connazionali.

I cittadini italiani hanno esposto cartelli, striscioni e urlato slogan di protesta. Uniti hanno cantato con la mano sul petto l’inno nazionale italiano, simbolo di una protesta condivisa in tutti i continenti e da tutti i connazionali residenti oltreconfine.

Alla manifestazione di Buenos Aires erano presenti anche Fabio Porta, deputato del Partito Democratico eletto all’estero nella ripartizione America Latina, Eugenio Marino, responsabile Italiani nel mondo del Pd, e Luciano Neri, del coordinamento Italiani nel mondo del Pd.

 “Gli italiani nel mondo – ha spiegato l’on. Porta – affermano un “basta” determinato nei confronti delle politiche di un governo che sta massacrando i diritti dei nostri connazionali. Diciamo no al golpe contro la democrazia rappresentato dal voto al Senato che qualche giorno fa ha rinviato di ulteriori due anni il rinnovo di Comites e Cgie, fondamentali organismi di rappresentanza degli italiani all’estero”.

Nei prossimi giorni sono previste ulteriori manifestazioni di protesta anche a San Paolo, Santiago del Cile, Montevideo e altre capitali dell’America Latina. De.it.press

 

 

 

 

Test di italiano per il rilascio del permesso di soggiorno “di lungo periodo”

 

Roma - Sono state individuate con il decreto ministeriale 4 giugno 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'11 giugno e consultabile online sul sito www.interno.it, le modalità di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana che il cittadino straniero deve superare per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo previsto dal Testo unico sull'immigrazione (articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero").

Le disposizioni del decreto, emanato dal ministro dell'Interno di concerto con il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, si applicano ai cittadini stranieri che chiedono questo tipo di permesso di soggiorno e ai loro familiari. Non si applicano, invece, ai figli minori di 14 anni e a chi è affetto da gravi limitazioni alla capacità di apprendimento linguistico, attestate da una struttura sanitaria pubblica.

Il test di lingua italiana si svolge presso la prefettura territorialmente competente in base al domicilio del richiedente. La richiesta di partecipazione al test deve essere inviata con modalità informatiche. Entro 60 giorni dalla richiesta, il richiedente viene convocato dalla prefettura. Il test, che si svolge con modalità informatiche, è strutturato sulla comprensione di brevi testi e sulla "capacità di interazione", in conformità ai parametri adottati dagli Enti di certificazione.

Il risultato della prova è comunicato all'interessato e viene inserito a cura della prefettura nel sistema informativo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno. In caso di esito negativo del test, la prova può essere ripetuta facendo una nuova richiesta. (aise)

 

 

 

 

Immigrazione. Con parole chiare.  Il "Migramed Forum-2010"

 

"L'Europa dovrebbe riscoprire la sua anima accogliente e i singoli Stati affacciati sul Mediterraneo dovrebbero porsi in una prospettiva meno egoistica e più solidale nei confronti degli immigrati": lo ha detto mons. Francesco Miccichè, vescovo di Trapani, aprendo a Valderice (Trapani) il "Migramed Forum-2010". L'iniziativa, organizzata dal Coordinamento nazionale immigrazione di Caritas italiana in collaborazione con la delegazione regionale delle Caritas della Sicilia, riunisce dal 16 al 18 giugno un centinaio di delegati delle Caritas di tutta Italia e i rappresentanti delle Caritas di Libia, Algeria, Tunisia, Turchia, Marocco, Libano e Grecia.

 

No a silenzi e atteggiamenti di rifiuto. "Non possiamo assolutamente dare copertura ad atteggiamenti di rifiuto o di larvato razzismo e xenofobia che emergono qua e là anche nella comunità ecclesiale", occorre invece "accoglienza, dialogo, proposte": un invito ad "uscire dal silenzio e dalla neutralità" è stato lanciato da mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo. Mons. Mogavero ha precisato di parlare "a titolo personale, quindi né a nome della Cei, né a nome della Conferenza episcopale siciliana". "I famosi e deprecati respingimenti nel Mediterraneo - ha messo in evidenza mons. Mogavero - riguardano gli immigrati che si trovano in situazione di maggiore debolezza. È facile respingere i barconi. Non è altrettanto facile porre un freno ed una disciplina all'80% dell'immigrazione irregolare che sfugge al controllo ufficiale". Anche nella comunità ecclesiale, ha precisato, sul tema immigrazione "non tutte le sensibilità sono armonizzate", vista anche la "contiguità con alcune posizioni politiche": "Ma per i cristiani l'unico riferimento obbligato è il Vangelo e la dottrina sociale della Chiesa". Perciò, ha aggiunto mons. Mogavero, "l'immigrazione non può essere considerata una sciagura o un accidente, ma una opportunità e una sfida". Secondo il vescovo di Mazara del Vallo, "i nostri atteggiamenti e le nostre scelte dovrebbero farci uscire da una situazione un po' neutrale, di silenzio, in cui ci rifugiamo per diversi motivi". "Occorre - ha affermato - un progetto ecclesiale e pastorale originale, da parte della Chiesa italiana, per dare elementi di sfondo per l'agire delle singole Chiese locali". Anche per mons. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo e presidente della Conferenza episcopale siciliana, la politica dei respingimenti nel Mar Mediterraneo "manca di dimensione umana, prima ancora che di dimensione cristiana: si scaricano su questi poveri che arrivano sui barconi tutte le politiche per contenere l'immigrazione illegale".

 

Respingimenti, rischio violazioni. Con l'attuazione della politica dei respingimenti nel mar Mediterraneo l'Italia "è a rischio violazione dell'art.33 della Convenzione di Ginevra" sui rifugiati e richiedenti asilo, ossia il principio di non-refoulement, per cui non si può rimpatriare una persona che fugge da un Paese dove viene perseguitato o è in guerra. Lo ha ribadito Paolo Artini, responsabile protezione dell'Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), intervenendo a Valderice ad una conferenza stampa. Artini ha ricordato che "il 75% di chi sbarcava facendo rotta nel Canale di Sicilia faceva richiesta d'asilo e la metà otteneva qualche forma di protezione". Se dai "31.000 richiedenti asilo nel 2008 si è scesi, nel 2009, a 17.000 a causa della politica dei respingimenti", è facile capire "che i migranti avevano bisogno di qualche tipo di protezione, quindi non potevano essere respinti in patria, sulla base del principio del non-refoulement". La lotta all'immigrazione clandestina colpendo solamente gli sbarchi manifesta quindi evidenti contraddizioni, rese plausibili dalle cifre fornite dalla Caritas, sulla base di una recente ricerca dell'Università Cattolica: ad un anno dal varo del "pacchetto sicurezza" e della politica dei respingimenti gli sbarchi sono ridotti di un terzo (da 150.000 a 50.000) ma gli irregolari sono "in forte aumento": 126.000 in più rispetto all'inizio del 2009. In Italia sono attualmente 544.000 gli immigrati irregolari, il 10,7% del totale (5.101.000 gli immigrati al 1° gennaio 2010). "Si tratta - ha precisato Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas italiana - di persone che già risiedevano in Italia regolarmente, diventate illegali a causa della perdita del posto di lavoro o della scadenza dei permessi". Ma attenzione, ha avvertito Forti, "anche se dalla Libia oggi via mare non arriva più nessuno, in realtà i trafficanti stanno ridefinendo le rotte spostandole su altri Paesi del Nord Africa. La politica repressiva finirà per favorire queste organizzazioni". Patrizia Caiffa, Sir

 

 

 

 

Com.It.Es Nürnberg an Valensise: „Vielen Dank, Herr Botschafter“

 

Com.It.Es Nürnberg hat von der Antwort des italienischen Botschafters in Berlin, Seiner Exzellenz Michele Valensise, die sich auf den an ihn gerichteten Brief vom 16.05.2010 bezog, mit  Zufriedenheit Kenntnis genommen.

 

In seinem Schreiben hat der Botschafter bekräftigt, dass die italienischen Behörden sich für   eine „weitere, genaue Überprüfung  hinsichtlich der Umsetzungsmöglichkeiten bei den deutschen Behörden“  einsetzen, um die Konsulatsproblematik in Nürnberg zu lösen. Endlich eine erfreuliche Bestätigung für den Einsatz seitens der italienischen Verwaltung zur Umsetzung einer ausgewogenen und durchdachten Neuordnung der konsularischen Vertretung im Ausland!

 

Äußerst positiv scheint uns die Bezugnahme Seiner Exzellenz darauf, unsere Landsleute in Franken bestmöglich unterstützen zu wollen. Dies stellt auch das vorrangige Ziel unseres Ausschusses dar, der nicht ruhen wird, die Nöte der gesamten in Franken lebenden Italiener sowohl den deutschen, als auch den italienischen Instanzen aufzuzeigen.

 

Der italienische Staat muss uns mittels einer Konsulatsagentur oder eines Vizekonsulats unsere Betreuung auf wirkungsvollem Niveau zusichern. Com.It.Es. Nürnberg  lehnt  die Errichtung eines Honorarkonsulats  oder das Abhalten von konsularischen Sprechstunden, als  äußerst gewagte Spekulationen über Maßnahmen, die von vornherein schon zum Scheitern verurteilt sind, ab.

 

Obwohl Herr Botschafter Valensise uns ferner mitgeteilt hat, dass der Ausgang der neuerlichen Verhandlungen  mit der deutschen Seite „leider nicht vorhersehbar“  sei, haben wir höchstes Vertrauen in die Möglichkeiten und Verbindungen unserer Diplomaten und der italienischen Botschaft in Berlin.

 

Das Schreiben des Herrn Botschafters Valensise an unseren Verband Com.It.Es  zeigt in der Tat ein weitreichendes Verständnis gegenüber der derzeitigen Problematik, was uns größte Hoffnung vermittelt. Herzlichen Dank an Sie, Herr Botschafter, für Ihren derzeitigen und zukünftigen Einsatz zum Wohle aller in Deutschland lebenden Italiener.

Giovanni Ardizzone, Presidente del Com.It.Es. di Norimberga (de.it.press)

 

 

 

 

Italien. Berlusconi unter Druck

 

Erst erklärte Italiens Ministerpräsident Berlusconi, sein Land müsse nicht sparen. Dann setzte sich sein Finanzminister mit einem harten Sparkurs im Kabinett durch. Nun sollen sogar ganze Provinzen gestrichen werden. Die Gewerkschaften drohen bereits mit Generalstreik. Von Jörg Bremer, Rom

 

Dem Unternehmer Silvio Berlusconi gleitet sein Betrieb Italien aus der Hand. Selbst seine Unternehmerkollegen halten Abstand. Die EU setzt gegen ihn und mit Finanzminister Tremonti einen Sparkurs durch. Bei Gesetzesvorhaben ist Berlusconi glücklos, und im Geflecht der Macht umspinnen ihn feindliche Kräfte. Vor ein paar Monaten hatte der Ministerpräsident noch behauptet, Italien müsse nicht sparen. Dann paukte Tremonti einen Sparplan im Kabinett durch, mit dem der Staat, Regionen und Provinzen 24 Milliarden Euro weniger ausgeben sollen. Es bleibe keine andere Wahl, kommentierte Berlusconi vor der Öffentlichkeit. Ihm behagt die Idee des Sparens ganz und gar nicht. Die Wirtschaft müsse angekurbelt werden, meint Berlusconi. Tremonti aber sammelte Karrierepunkte gegen den Chef.

Nun beginnt das Gehacke: Die Regionen sollen von 2011 an jährlich 4,3 Milliarden kürzen, wollen aber vor allem bei Schulen und Gesundheitswesen nicht sparen. Stellvertretend sagt Roberto Formigoni, Chef der Lombardei und ein Parteimann Berlusconis, die Maßnahmen seien verfassungswidrig. Die Sparidee, Provinzen aufzulösen, stößt vor allem auf den Widerstand der „Lega Nord“, Berlusconis Koalitionspartner. Die Abgeordneten und Beamten fürchten um Privilegien. Die Gewerkschaften drohen mit Generalstreik.

Aber da gibt es eine weitere Sturmfront: Gegen drei Kabinettsmitglieder laufen Korruptionsverfahren. Berlusconi, der sich dem Volk wegen seines Reichtums als unkorrumpierbar empfiehlt, muss eingestehen, dass er von korrumpierten Ministern umgeben ist. Grob meinte er neulich, die wolle er „alle loswerden“. Als Erster trat Industrieminister Claudio Scajola ab: Der will nicht gewusst haben, dass ein Gutteil der Kaufsumme für seine Wohnung beim Kolosseum aus dritter Hand stammte. Diese Fälle sind für Berlusconi so ärgerlich, weil er über Gesetzesänderungen versucht, selbst allen Korruptions-Urteilen aus seiner befleckten Vergangenheit zu entgehen – über eine Verkürzung der Verjährungsfrist oder das erlaubte Fernbleiben bei Prozessen als Minister.

Neulich traf sich der Unternehmer mit seinen Unternehmerkollegen in der „Confindustria“. Er wurde – anders als Tremonti – eisig empfangen. Die Verbandsvorsitzende Emma Mercegaglia forderte – wie freilich jedes Jahr – Strukturreformen. Er meinte, diese seien längst auf dem Weg. Als er dann das Plenum aufforderte, es möge doch per Handzeichen dafür stimmen, dass Frau Emma einen Platz im Kabinett bekomme, hoben sich gerade einmal drei Hände: „Wie kann man so agieren? Ist das Demokratie? Was will der Mann?“, sagte später ein Bankier.

Mittlerweile haben Journalisten für den 9. Juli zum Streik aufgerufen. Sie wollen gegen Berlusconis Versuch demonstrieren, den Abdruck von Abhörprotokollen vor und während eines Verfahrens zu verbieten. Ihnen drohen dafür Geldstrafen und Haft. Selbst Berlusconis Mitarbeiter beim Privatsender Mediaset wollen demonstrieren. Alle sprechen vom Bruch der Medien- und Informationsfreiheit. Schon erschien die Tageszeitung „La Repubblica“ mit einer ersten weißen Seite. Jeder Beitrag, der auf Abhörprotokollen beruht, ist mit einem gelben Kästchen markiert. Das soll bezeugen, dass es diesen Beitrag so mit dem neuen Gesetz nicht geben würde: „Das Maulkorb-Gesetz nimmt den Bürgern das Recht, informiert zu sein“, steht im Kästchen.

Diskussionen um Abhörmaßnahmen

Tatsächlich handelt es sich um eine Vorschrift, wie sie in den meisten Ländern Europas längst üblich ist. Unüblich sind nur die hohen Strafen. Aber auch Staatsanwälte und Polizei sind nicht glücklich. Manche sagen, das Gesetz helfe dem organisierten Verbrechen. Nach dem Text allerdings sollen Abhörmaßnahmen gegen die Mafia nicht beschränkt werden. Allgemein sollen Abhöraktionen nicht länger als 75 Tage durchgehend möglich sein. Dann muss eine neue Genehmigung eingeholt werden, die aber nur für drei weitere Tage gilt. Erfahrungsgemäß werden Telefone in Italien über Monate abgehört und bisher oft nur bei vagem Verdacht. Schon haben sich Berlusconis Kritiker an die OSCE in Wien gewandt. Diese protestiert. Dabei wurde das Gesetz bisher nur im Senat verabschiedet.

Jetzt beginnt das Ringen zwischen Berlusconi und dem Abgeordnetenhaus. Damit drohen weitere Demütigungen für ihn. Der Vorsitzende des Parlaments, Berlusconis Widersacher und Mitbegründer des gemeinsamen „Volks der Freiheit“ (PdL), Gianfranco Fini, hat schon und erwartungsgemäß Kritik am „Maulkorb-Gesetz“ angekündigt. Gemeinhin folgt jetzt das Spiel zwischen Fini und dem aus dem linken Lager stammenden Präsidenten Giorgio Napolitano. Beide geben sich als Rückgrat der Demokratie und verweisen Berlusconi ohne viele Worte in die Ecke des demokratiefernen Schmuddeljungen.

Im Zweifelsfall entscheidet der Oberste Gerichtshof

Aber selbst wenn dann das Gesetz Senat und Abgeordnetenhaus passiert haben sollte, könnte Berlusconi – wie schon getan – weiter Grund zum Schimpfen haben. Das Oberste Gericht wird sich des „Maulkorb-Gesetzes“ annehmen: „Immer wenn das Parlament ein Gesetz verabschiedet, mit dem die Richter nicht einverstanden sind, wird das Verfassungsgericht eingeschaltet, in dem linksorientierte Richter sitzen – und die erklären das Gesetz für verfassungswidrig. Tatsächlich gefährden sie die Demokratie“, sagte Berlusconi schon jetzt. Immer wieder spricht er von der Unfähigkeit zu regieren. Jüngst zitierte er gar Diktator Mussolini. In Paris meinte er auf die Frage, ob der Sparplan für Italien seine Macht kosten könnte: „Ich wage es, mit einem Satz von jenem zu antworten, der als großer Diktator galt, nämlich Mussolini: ,Man sagt, dass ich Macht habe, aber es sind meine (Partei-)Hierarchien, die sie haben; ich kann nur sagen, ob mein Pferd rechts oder links geht.‘“

Während viele Gesetzesinitiativen ins Stocken geraten sind, verschieben sich langsam die Machtpositionen. Während der 1925 geborene Präsident Napolitano am Ende seiner Laufbahn steht, drängen Tremonti und Fini nach vorne. Beide möchten Berlusconi beerben. Finis zentraler Kritikpunkt ist Berlusconis Neigung, sich von der „Lega Nord“ stützen zu lassen, die im Schatten des Regierungschefs ihre Positionen ausbaut; nicht zuletzt regiert sie zwei wirtschaftlich zentrale Regionen: Venetien und Piemont. Nun schickte Berlusconi seinen Getreuen Renato Brunetta als Sonderbeauftragten nach Venedig. Er soll in der Rivalität zwischen einem „linken“ Bürgermeister und dem Regionalpräsidenten Luca Zaia von der Lega den „dritten Mann“ mit direktem Draht nach Rom geben. Zunächst aber ist Brunetta nur der „kleine Mann“, der aus Venedig stammt und doch die Bürgermeisterwahlen verlor.

Dringend sucht Berlusconi nach weiteren Partnern für seine Koalition, um die Schieflage in Richtung Lega auszugleichen. Er wandte sich an Pier Ferdinando Casini, den Mann der reichen Bauunternehmertochter Azzurra Caltagirone, der sich auch nicht mit Geld bestechen lässt. Casini stammt aus der Democrazia Cristiana und leitet heute die Interparlamentarische Union (UDC), eine Partei, die seit kurzem im Besitz des Grundsatzprogramms der CDU ist. Casini könnte mit Berlusconi koalieren, aber auch mit der großen Oppositionspartei Partito Democratico. Tatsächlich ist er heute nur, wie Tremonti und Fini, auf die beste Startposition für die „Ära nach Berlusconi“ aus. Faz 18

 

 

 

Italien kann auch gegen Neuseeland nicht gewinnen

 

Titelverteidiger Italien muss nach dem blamablen Unentschieden gegen Außenseiter Neuseeland um den Einzug ins Achtelfinale bangen.

Weltmeister Italien hat gegen Neuseeland sein zweites „Nordkorea“ erlebt und die größte WM-Blamage seit 44 Jahren hinnehmen müssen. Der vor allem offensiv schwache Titelverteidiger kam gegen den krassen Außenseiter nicht über ein 1:1 (1:1) hinaus und muss um den Einzug ins Achtelfinale zittern. Gegen die Slowakei kommt es für die Azzurri im Johannesburger Ellis Park am Donnerstag zu einem echten „Endspiel“, bei dem Neuseeland mit einem Sieg gegen Paraguay sogar der lachende Dritte sein könnte.

Der in Göppingen geborene Shane Smeltz hatte die All Whites völlig überraschend in Führung gebracht (7.). Vincenzo Iaquinta von Juventus Turin gelang für Italien nurmehr der Ausgleich (29., Foulelfmeter). Die Squadra Azzurra war bei einer WM zuletzt 1974 in der Vorrunde gescheitert. 1966 musste sie beim 0:1 gegen Außenseiter Nordkorea die wohl peinlichste Niederlage in ihrer Länderspielgeschichte hinnehmen. In der 83. Minute hatte Chris Wood mit einem Schuss aus zwölf Metern sogar das Siegtor für Neuseeland auf dem Fuß, aber der Ball verfehlte knapp das Ziel.

Es war ein Spiel, das wir hätten gewinnen müssen. Wir hatten kein Glück, aber wir haben auch nichts Großartiges geleistet“, sagte Italiens Nationatrainer Marcello Lippi selbstkritisch. Sein Kollege Ricki Herbert war „einfach nur sehr, sehr stolz“, Kapitän Ryan Nelsen meinte: „Es ist unglaublich. Ich bin absolut sprachlos. Wir erholen uns jetzt und dann machen wir das nochmal.“

Vor 38.229 Zuschauern im Mbombela-Stadion in Nelspruit standen die Vorzeichen für die Squadra Azzurra denkbar ungünstig: Kein Sieg im Jahr 2010, nur 1:1 im ersten Spiel gegen Paraguay, und dazu noch Regisseur Andrea Pirlo und Stammtorhüter Gianluigi Buffon verletzt. Wenigstens waren die Tifosi deutlich in der Überzahl, zudem hatte eine lokale Zeitung zur Unterstützung des Weltmeisters aufgerufen.

Die „All Whites“ ließen sich davon aber nicht beeindrucken und traten mutig auf. Nachdem sie schon die Slowakei zum Auftakt beim 1:1 geschockt hatten, schien ihre Devise auch gegen Italien klar: Die Azzurri ärgern, so oft es geht. In der Tat erkämpften sie sich Standardsituationen, für deren gute Ausführung sie gefürchtet sind.

 

Wie gut, das musste der Mit-Favorit früher feststellen als ihm lieb war. Nach einem Freistoß verlängerte Winston Reid, Schütze des 1:1 gegen die Slowaken, den Ball Richtung Fünfmeterraum. Dort fiel er Italiens Mannschaftskapitän Fabio Cannavaro auf den Oberschenkel - und Smeltz drückte ihn - aus allerdings abseitsverdächtiger Position - ins Tor.

Italien brauchte jedoch nicht allzu lange, um sich von dem erneuten Rückschlag zu erholen. Mehr und mehr rückte Neuseelands Torhüter Mark Paston vom Hauptstadt-Klub Wellington Phoenix in den Mittelpunkt. Mit einer Mischung aus Können und viel Glück wie beim Pfostenschuss von Riccardo Montolivo (27.) wehrte er die Angriffe auf sein Tor aber zunächst ab

Erst nach einer knappen halben Stunde brach das Bollwerk der Neuseeländer. Nach einem Trikotzupfer von Abwehrspieler Tommy Smith stürzte Daniele De Rossi mit Verspätung theatralisch im Strafraum zu Boden - doch der guatemaltekische Schiedsrichter Carlos Batres entschied ohne Zögern auf Elfmeter. Laut „Kiwi“ Nelsen war es „ein lächerlicher Pfiff“. Iaquinta verwandelte sicher für die in allen Statistiken überlegenen Italiener zum verdienten 1:1.

Coach Lippi war das Unentschieden gegen den Underdog aber verständlicherweise nicht genug. Und so brachte der „Mister“ zur zweiten Halbzeit mit Mauro Camoranesi und Antonio di Natale für Simone Pepe und Alberto Gilardino zwei frische Kräfte. Di Natale fügte sich gleich gut ein und prüfte Paston mit einem Drehschuss - doch der Torwart wehrte ab (49.).

Das blieb allerdings für einige Zeit die einzige gute Aktion der Italiener in der Offensive, in ihrem Spiel mangelte es weiter an Kreativität. Neuseeland dagegen schien die Pause dafür genutzt zu haben, sich neu zu ordnen und stand wieder sicherer. Nach einer guten Stunde kam Iaquinta doch einmal im Strafraum zum Schuss, aus 13 Metern vergab er jedoch kläglich.

Kurz darauf reagierte Lippi erneut und brachte mit Giampaolo Pazzini für den Mittelfeldspieler Claudio Marchisio einen weiteren Angreifer ins Spiel. Neuseeland aber verteidigte weiter mit allen Mitteln und wäre durch einen Distanzschuss von Ivan Vicelich fast wieder in Front gegangen. Doch der Verteidiger zielte knapp vorbei. Im Gegenzug setzte Giorgio Chiellini einen Kopfball neben das Tor.

Montolivo, Di Natale und Camoranesi hätten für die nun immer verzweifeler anrennenden Italiener die Führung auf dem Fuß, doch Paston war nicht zu überwinden.   sid/fb dw 20

 

 

 

Deutscher Mozzarella in Italien beschlagnahmt

 

Rom. Die italienischen Behörden haben 70.000 Packungen deutschen Mozzarellas beschlagnahmt. Der Käse laufe direkt nach dem Öffnen der Verpackung blau an, erklärte das Landwirtschaftsministerium in Rom am Samstag. Das Gesundheitsministerium informierte die Europäische Union und die deutschen Behörden über den Vorfall und aktivierte das europäische Warnsystem.

 

Eine Verbraucherin habe eine Sondereinheit der Carabinieri im norditalienischen Turin alarmiert, die für Lebensmittelsicherheit zuständig ist, teilte das Landwirtschaftsministerium mit. Zum Beweis schickte die Frau demnach ein mit ihrem Handy aufgenommenes Video mit. Die Angelegenheit sei "beunruhigend", erklärte Landwirtschaftsminister Giancarlo Galan. Die Staatsanwaltschaft Turin leitete ein Ermittlungsverfahren ein. Auch aus der Region Trient im Nordosten des Landes wurden Fälle von blauem Mozzarella gemeldet.

 

Der verdächtige Mozzarella war den Angaben zufolge in Deutschland im Auftrag einer italienischen Firma produziert worden und für Discount-Supermärkte in Norditalien bestimmt. Die Carabinieri beschlagnahmten nach eigenen Angaben alle betroffenen Ladungen des Käses. Die Behörden sandten Proben des Mozzarellas an ein staatliches Gesundheitsinstitut sowie ans Anti-Doping-Zentrum eines Krankenhauses nahe Turin. Ersten Analysen des Instituts zufolge könnte es sich um eine Bakterie handeln.

 

Experten zufolge könnte die Blaufärbung aber auch auf eine Verunreinigung des Käses oder der Mozzarella-Flüssigkeit mit Kupfer, Nickel oder Blei hindeuten. Abschließende Ergebnisse sollen in einigen Tagen vorliegen.

 

Der Büffel-Mozzarella-Hersteller Luigi Chianese forderte die Medien auf, klar zwischen dem Original-Mozzarella aus 100 Prozent Büffelmilch und billigen Kuhmilch-Produkten von minderer Qualität zu unterscheiden. Mozzarella ist die am meisten konsumierte Käseart in Italien. Dieses Jahr wurden dort bereits 164 Millionen Kilogramm des weißen weichen Käses verzehrt, wie der Branchenverband Coldiretti mitteilte. (afp 19)

 

 

 

Italiener bangen. Hände weg von unserem Nutella

 

Sie mögen ein wenig in die Jahre gekommen sein und bei ihrem ersten WM-Auftritt nicht gerade brilliert haben. Ein mühsames 1:1 gelang den Azzurri gegen Paraguay, und dafür gab es viele Gründe, die im Land des Titelverteidigers die Gemüter erregen. Als sicher gilt nur, dass es nicht am Frühstück lag. Obst, Milch, Brot - und jenen cremigen Brotaufstrich, der ein italienischer Nachkriegsmythos ist, hat Teamkoch Claudio Silvestri verordnet - in einer flächendeckenden Werbekampagne. Sehr zur Beruhigung von Millionen italienischer "mamme", die ihren Kindern, so sie morgens überhaupt etwas essen, meist Süßes auftischen.

 

Doch ach, es droht Ungemach, aus dem fernen Brüssel. Einen "Krieg gegen Nutella" sehen Italiens Medien bereits im Gang. Und Francesco Paolo Fulci, der frühere Uno-Botschafter Italiens und heutige Vizepräsident von Ferrero, bläst ins selbe Horn. Die Firma im piemontesischen Städtchen Alba ist eine jener italienischen Nachkriegslegenden, die identitätsstiftend sind; ein Familienunternehmen, das als Weltkonzern Geschichte geschrieben hat - und, selbstverständlich, auch die italienische Nationalelf sponsert.

 

Jetzt aber ist die EU auf dem Weg, die gesamte Branche in die Knie zu zwingen, befürchtet Fulci. Seine Angst hervorgerufen hat ein Ereignis, das, um im Bild zu bleiben, eigentlich ein Etappensieg für die Branche war: Das EU-Parlament lehnte jüngst den Vorstoß ab, Lebensmittel je nach Zucker- und Fettgehalt künftig mit Ampelfarben zu kennzeichnen. Stattdessen sollen Hersteller verpflichtet werden, die Inhaltsstoffe gut lesbar in Tabellen aufzudrucken.

Jedes Glas eine wahre Kalorienbombe

 

Wie und wann das verbindlich wird, ist noch offen, doch im Hause Ferrero - Jahresumsatz 6 Milliarden Euro - gedeihen bereits Untergangsszenarien. Das Kulturgut Nutella, eine Wortschöpfung des Patriarchen Michele Ferrero aus den 60er Jahren, ist in Gefahr. In Italien konnte man die "Supercreme Gianduja" schon vorher kaufen, doch erst als Nutella - abgeleitet aus dem Englischen "nut" für Nuss und der italienischen Verkleinerungsform "ella" - wurde sie weltberühmt.

 

Schon heute weist das Kleingedruckte auf dem Etikett aus, dass jedes Glas eine wahre Kalorienbombe ist, mit mehr als 50 Prozent Zucker und 30 Prozent Fett. Laut EU sollen schon weit weniger zucker- und fetthaltige Produkte nicht mehr als "gesundheitsbezogen" beworben werden. Ferrero dürfte dann also nicht mehr suggerieren, Milchschnitten seien gesund und Nutella mache stark.

 

"Der nächste Schritt wäre, Nutella wie Zigaretten zu behandeln", stichelt Fulci. Unterstützung bekam er bereits von höchster Stelle in Rom. Landwirtschaftsminister Giancarlo Galan schrieb einen geharnischten Brief nach Brüssel, ein stellvertretender Minister von der Lega Nord gründete ein Komitee "Hände weg von Nutella", und auch im Internet kocht der Protest hoch.

 

Bei Ferrero fühlt man sich bestätigt: Man habe zwar die erste Schlacht verloren, aber noch nicht den Krieg. Und: Was wäre die Welt schließlich ohne Nutella?

KORDULA DÖRFLER FR 19

 

 

 

 

Weltflüchtlingstag. Wenn sich das Asyl wie Gefangenschaft anfühlt

 

Nach Flucht und Folter hat Zinar F. Asyl in Deutschland gefunden. Doch hier darf er nicht einmal seinen Vater besuchen.  von Katharina Schäder