WEBGIORNALE 24-27 Giugno
2010
Sembrano salvi i consolati di Saarbrücken e Norimberga: sarebbero solo
“declassati”
Svolta positiva
per due Consolati che appena poche settimane fa rischiavano la chiusura. Queste
le notizie che ci giungono in via ufficiosa e che vedono l’Ambasciatore
d’Italia in Germania, Michele Valensise, come protagonista di quest’ultimo
positivo colpo di scena.
Dopo un anno di
battaglie insieme a tutte le parti sociali, ai parlamentari eletti all’estero e
mediante l’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sia all’estero che
in Italia, oggi, grazie alle capacità diplomatiche e alla sensibilità del
nostro Ambasciatore in Germania, le autorità tedesche hanno riconosciuto le
eccezioni sollevate da parte italiana in materia di Agenzie consolari e sono
convenute ad una soluzione praticabile di declassamento per le Rappresentanze a
Saarbrücken e Norimberga.
La Confsal-Unsa Coordinamento
Esteri è estremamente soddisfatta di questo risultato e ringrazia vivamente
l’Ambasciatore Valensise anche a nome dei propri iscritti. Queste notizie, che
speriamo vengano presto ufficializzate dalla nostra Amministrazione, fanno
sperare anche per le altre due sedi ancora a rischio di chiusura in Germania,
cioè per Amburgo e Mannheim.
Risparmiare
significa anche investire in possibilità di sviluppo economico, commerciale e
culturale! Non sprechiamo la preziosa rete di contatti che ogni singola
realtà esistente attorno alle nostre Rappresentanze ha saputo tessere negli
anni e non dimentichiamo il debito rispetto verso una numerosa collettività
italiana i cui interessi vanno salvaguardati.
A Mannheim,
importante centro commerciale e culturale della Regione metropolitana del
Rhein-Neckar e seconda città della Regione del Baden-Württemberg, sono iscritti
ufficialmente più di 20.000 italiani all’AIRE, mentre il Consolato Generale di
Amburgo può vantare di essere stato il primo Consolato Generale accreditato in
Germania nel lontano 1861. Inutile ricordare che la seconda città più grande
della Germania dopo Berlino e, insieme a Francoforte sul Meno e Monaco di
Baviera la più importante dal punto di vista di scambi commerciali, possiede un
enorme potenziale economico. L’antica città anseatica è, infatti, la seconda
più grande città portuale dell’Unione Europea, strategicamente importante come
snodo verso il Nord e l’Europa dell’Est. Ampliare l’Ufficio commerciale presso
il Consolato Generale d’Italia ad Amburgo significa garantire una possibilità
di crescita per l’economia italiana attraverso la mediazione di scambi
commerciali. Non sprechiamo, dunque,
questa opportunità!!!
Il nostro appello
al Ministro degli Esteri Frattini e al Sottosegretario degli Esteri con delega
per gli italiani nel mondo, Sen. Alfredo Mantica, è quello di riprendere le
trattative con le autorità tedesche per trovare una soluzione equa anche per le
due sedi in questione.
Questa O.S.
auspica, infine, che si possa giungere ad una analoga soluzione anche per la
sede di Liegi (Belgio) e si appella in tal senso all’Amministrazione, affinchè
riveda la sua posizione nei confronti di questo Consolato Generale, tanto
importante sia per il numero di connazionali residenti (ca. 75.000, con punte
del 50% rispetto alla popolazione locale!) sia per la sua posizione strategica
– da un punto di vista politico, economico e culturale - all’interno della
Vallonia.
La Confsal-Unsa
Coordinamento Esteri vigilerà attentamente sui processi in atto e ringrazia
tutte le parti che continuano a lottare con passione e dedizione per il
mantenimento di tutte le sedi a rischio di chiusura.
Confsal-Unsa
Coordinamento Esteri, de.it.press
Nuova forma di presenza consolare a Norimberga e Saarbrucken, sul modello dello
sportello consolare
Roma – Mercoledì 23 giugno si sono svolte in
Commissione Esteri della Camera dei Deputati, le interrogazioni, a firma
dell’On. Aldo Di Biagio e dei parlamentari eletti all’estero del PDL, relative alla questione della razionalizzazione
della rete consolare estera, ed in particolare delle sedi di Norimberga e
Saarbrucken e dell’avvio del consolato digitale, questioni di assoluta
importanza per i nostri connazionali all’estero.
“La decisione del
Governo, in seguito alle intese sollecitazioni parlamentari, di consultazioni
con il Ministero degli Esteri tedesco e di referenti dei Lander coinvolti,
anche attraverso la nostra Ambasciata d’Italia a Berlino – informa l’on. Di
Biagio - ha garantito una nuova forma di presenza consolare a Norimberga e
Saarbrucken, sul modello dello sportello consolare”.
Per quanto
riguarda invece l’avvio del consolato digitale, ovvero all’accesso via internet
dei servizi consolari, presentato a Bruxelles in via sperimentale, il Governo
nel confermare che il SIFC sarà progressivamente esteso agli altri uffici in
Europa, ha garantito, altresì, adeguata
formazione informatica del personale addetto.
Oltretutto – per
quanto riferito in Commissione- l’attivazione del SIFC è stata realizzata in
parallelo all’introduzione in tutta la rete diplomatica –consolare del
passaporto biometrico. La richiesta del nulla osta per i passaporti ai
residenti esteri viene gestita direttamente dal Ministero dell’ Interno, che
per velocizzare la procedura di trasmissione dei nulla osta ha previsto
l’utilizzo della posta certificata.
“Sono felice del
risultato raggiunto per le sedi consolari di Norimberga e Saarbrucken – ha
dichiarato l’On. Aldo Di Biagio - frutto del lavoro inteso e coordinato di
tutte le istituzioni interessate e per quanto riguarda il consolato digitale, a
mio avviso, stiamo percorrendo la strada giusta verso l’innovazione dei servizi
all’estero”. De.it.press
Italia, un calcio alla paura. Il nostro mondiale inizia ora
Roma - Dopo due
sole partite, il mondiale dell’Italia è già in salita. Contro Paraguay e Nuova
Zelanda, gli azzurri hanno veramente fatto troppo poco, mostrando e palesando
lacune tecniche più che atletiche. Sul piano fisico l’Italia sta bene. In
entrambe le sfide, infatti, la nazionale ha chiuso in avanti, dopo aver
controllato il gioco praticamente per tutti i novanta minuti. A preoccupare,
però, sono le difficoltà offensive. Esclusi i calci piazzati e le conclusioni
dalla distanza, l’Italia non è mai riuscita a tirare verso la porta avversaria.
All’appello, quindi, mancano gli attaccanti ma non solo loro. Le punte,
infatti, per poter esprimere tutto il loro potenziale, devono esser messe nelle
condizioni di battere a rete. Nonostante i continui esperimenti e cambi di
uomini e moduli, Gilardino, Iaquinta, Pazzini e Di Natale non hanno mai avuto
la possibilità di far male. I numeri sono impietosi, gli azzurri ora rischiano
sul serio. Ma niente paura. Gli ottavi sono li, ancora raggiungibili, basta una
vittoria contro la Slovacchia. Le armi sono sempre le stesse. Prima di tutto
l’armonia, l’unità di intenti, il gruppo. Diciotto minuti, tanto è durato il
dibattito tra il “Marcello Nazionale” e la squadra, tutta disposta in cerchio,
il giorno dopo il pari con la Nuova Zelanda. Che cosa si siano detti non ci è
dato saperlo, anche perché Lippi non ha
voluto svelare nulla: “Conta solo quello che diciamo noi, in mezzo al campo,
lontano da tutti. E dobbiamo stare attenti alle trappole dall’esterno. Possiamo
ancora fare cose importanti in questo Mondiale, rientra nelle nostre
possibilità. Possiamo fare molto meglio di quanto fatto sinora. Ma dobbiamo
prenderci le nostre responsabilità dopo due partite che non sono andate come
speravamo. Non tutto è andato benissimo, ma non bisogna vedere il bicchiere
tutto vuoto, perché non lo è. Non c’è nessuna crisi”. Se la prima gara aveva
fatto ben sperare, nonostante il pari, la seconda ha deluso un po’ tutto
l’ambiente. Secondo Lippi non tutto è da buttare: “Abbiamo fatto due partite
che da un certo punto di vista sono estremamente negative, da un altro no.
Certo, sul piano dei risultati sono negative, ma non tutto è deciso”. L’Italia,
fino ad ora, è sempre stata costretta a inseguire: “Prendere subito gol non è
il massimo, però bisogna anche dire che abbiamo pareggiato abbastanza
velocemente. Non è facile pareggiare, alcune grandi non ci sono riuscite. Non
dovete stupirvi se questa squadra troverà grandi risultati, né rammaricarvene”.
E’ importantissimo scacciare la paura e liberare la mente. Il mondiale azzurro
parte in questo momento: “Non vorrei che si creasse una situazione di paura.
Capello ha detto che i suoi sono terrorizzati dai mondiali, non vorrei che
questa angoscia capitasse a noi. Il nostro atteggiamento deve essere che il
nostro mondiale comincia ora, e può succedere di tutto. Non è detto che
incontrare le squadre più forti sia necessariamente un problema”. Nove Colonne
Tenuta l’Assemblea Continentale anglofona extra UE del Cgie: il documento
finale
Vancouver - Dal 10
al 12 giugno scorsi si è tenuta a Vancouver la Commissione Continentale dei
paesi anglofoni extra europei del Cgie, convocata dal vicesegretario generale
d’area, Silvana Mangione. "Allargata e anticipata" come deciso nella
recente assemblea plenaria del Consiglio generale, per protestare contro la
politica migratoria del Governo, la commissione, al termine dei lavori, ha
stilato un documento finale in cui ribadisce la propria contrarietà al rinvio
delle elezioni dei Comites (ormai divenuto legge - ndr) alla riforma degli
organismi di rappresentanza come emerge dalla "Bozza Tofani", alla
chiusura dei Consolati negli Stati Uniti, Sud Africa e Australia. Nel
documento, poi, si chiede di interpellare " senza intermediazione
alcuna" il Ministro degli Esteri Frattini, in qualità di presidente del
Cgie, sulle politiche del Governo per gli italiani all’estero. Di seguito il
testo integrale del documento.
La Commissione
Continentale dei Paesi Anglofoni Extraeuropei si è riunita a Vancouver dal 10
al 12 giugno 2010 con la partecipazione dai quattro Paesi dei Coordinatori
degli Intercomites, Presidenti di Com.It.Es., una folta rappresentanza di
giovani e del Consigliere di Nomina Governativa Claudio Pozzetti.
I presenti hanno
espresso con forza l’unanime protesta contro il secondo rinvio delle elezioni
di Com.It.Es. e CGIE, che costituisce un grave vulnus al requisito primario
dell’esercizio della democrazia, vale a dire quello di adire alle elezioni al
termine del mandato naturale di qualsiasi organismo di rappresentanza e non
hanno escluso l’ipotesi che il CGIE possa lanciare un referendum per
l’abrogazione della norma di rinvio delle elezioni alla fine del 2012. La
Commissione Anglofona chiede di andare immediatamente al rinnovo di Com.It.Es.
e CGIE, in questo confortata dal consenso delle quasi mille persone che sono
intervenute all’assemblea comunitaria dell’11 giugno al Centro Culturale
Italiano di Vancouver. Tutte le comunità dei quattro Paesi stanno firmando una
petizione diretta al Governo e al Parlamento italiani, che recita quanto segue:
"I cittadini
italiani all’estero costituiscono una realtà fondamentale per
l’internazionalizzazione dell’Italia, sono partecipi dell’esigenza di austerità
che accomuna l’Italia al resto del mondo e vogliono continuare a contribuire
alla crescita e al benessere della madrepatria, come hanno sempre fatto, specie
in periodi di catastrofe (Sicilia, Friuli, Irpinia, L’Aquila). A questo scopo
devono essere messi in condizione di aiutare l’Italia non soltanto subito, ma
anche negli anni a venire.
Lo smantellamento
di politiche essenziali quali la promozione della lingua e la cultura italiana,
i servizi consolari, la stampa periodica all’estero e l’attenzione alle giovani
generazioni, insieme alla negazione dei diritti di democrazia con il secondo
rinvio del rinnovo dei Com.It.Es. e del CGIE, crea una situazione di emergenza
per le comunità residenti all’estero.
Con la presente
Petizione, la rappresentanza degli italiani nei paesi anglofoni extraeuropei,
unica nelle sue quattro componenti: associazionismo, Com.It.Es., CGIE e
parlamentari eletti nelle sue ripartizioni, invita l’Italia, per il suo stesso
bene, a rispondere positivamente almeno alle seguenti esigenze:
1. L’immediata
indizione delle elezioni per il rinnovo di Com.It.Es. e CGIE;
2. La revisione
concertata delle leggi istitutive di Com.It.Es. e CGIE successiva alle riforme
istituzionali;
3. La
cancellazione dei devastanti tagli ai contributi per l’insegnamento della
lingua e della cultura, per la stampa periodica, strumenti principe per la
crescita economica internazionale dell’Italia e per il recupero delle giovani
generazioni;
4. La garanzia del
personale, delle sedi e dei servizi consolari esistenti, già troppo pochi nei
nostri Paesi di enormi distanze, di distribuzione capillare delle comunità e di
crescente presenza di interessi industriali, economici, culturali e commerciali
dell’Italia".
Fra le altre
azioni suggerite dalla Commissione c’è quella di chiedere al Presidente del
CGIE, Ministro Franco Frattini, senza intermediazione alcuna, quali sono le
politiche del Governo per gli italiani all’estero. Per converso, da parte della
Commissione c’è l’impegno ad aprire il dibattito, insieme ai Com.It.Es. e alle
giovani generazioni, sull’impostazione delle linee di intervento per il futuro,
in modo da creare i presupposti per indire al più presto la II Conferenza degli
Italiani nel Mondo unitamente alla II Conferenza dei Giovani Italiani nel
Mondo.
La Commissione
rigetta in toto l’impianto della riforma Tofani, prima di tutto perché essa
cancella la funzione di rappresentanza delle comunità italiane all’estero da
parte del Consiglio generale, esclude il mondo dell’associazionismo e delle
giovani generazioni, riduce il numero dei Com.It.Es., danneggiando
principalmente i Paesi della Commissione Anglofona, che hanno grandi estensioni
territoriali. La Commissione ritiene che sia imprescindibile mantenere la
funzione di rappresentanza del CGIE, l’incompatibilità fra la Presidenza del
Com.It.Es. e la carica di Consigliere del CGIE, la indivisibilità della
Commissione Continentale Anglofona e si oppone alla riforma del Com.It.Es. e ad
una riforma non concertata del CGIE, adottata prima che siano completate le
riforme istituzionali.
In merito
all’esercizio del diritto di voto in loco per i cittadini italiani all’estero,
la Commissione fa suo il documento approvato dal CGIE nella Plenaria di aprile,
sul quale propone di sollecitare eventuali suggerimenti ed integrazioni da
parte dei Com.It.Es., dei giovani e delle associazioni.
La Commissione
stigmatizza la perdurante scarsa partecipazione ai suoi lavori della quasi
totalità dei Parlamentari eletti nelle sue ripartizioni, nonché il disinteresse
dimostrato dalla maggior parte dei parlamentari eletti nella circoscrizione
estero verso l’importante incontro al Senato con gli organismi europei omologhi
al CGIE. A tali mancanze la Commissione auspica che si possa ovviare mediante
la creazione di un momento istituzionale di incontro e la definizione delle
modalità di un più stretto raccordo del CGIE con tutti i Parlamentari eletti
all’estero, sollecitando una loro costante partecipazione diretta.
Per l’ennesima
volta la Commissione si oppone fermamente alla chiusura dei Consolati di
Adelaide e Brisbane in Australia, di Durban in Sud Africa, e di Detroit e
Filadelfia in USA per le palesi ragioni di opportunità di maggiore
internazionalizzazione dell’Italia in questo momento di grave crisi economica.
Ribadisce che
l’investimento nell’insegnamento di lingua e cultura italiana costituisce
finanziamento di attività in favore dell’Italia, chiede che invece di tagli
indiscriminati si proceda alla verifica ed all’eliminazione degli sprechi.
Fanno parte
integrale del presente documento finale i due ordini del giorno, le due mozioni
e la raccomandazione approvati nel corso della seduta. (aise, de.it.press)
Riprende il grande esodo dal Sud. Solo dalla Siclia già oltre 60 mila
persone, specie giovani
Ritorniamo a
segnalare una notizia di interesse generale per i cittadini italiani che
dovrebbe essere data dal Tg1 diretto da Augusto Minzolini se non fosse che va a
cozzare con la linea editoriale che si è dato; tale linea non prevede la
divulgazione di fatti reali che non trasmettano euforia ed ottimismo ai
telespettatori. A questo proposito, come i lettori sanno, mentre le troupe
televisive del primo telegiornale italiano sono attualmente impegnate a
realizzare interessantissimi servizi sulle varie sagre della porchetta, delle
fragoline di bosco, dei tartufi, e così via dicendo, la giornalista Maria Luisa
Busi ha spiegato nei giorni scorsi, durante un'intervista rilasciata ad una
nota rivista nazionale, i motivi, legati all'estrema vergogna che provava a far
parte di una congrega che si è impossessata di uno dei principali settori del
servizio pubblico della Rai, che l'hanno portata a dimettersi dall'incarico di
conduttrice. Veniamo alla notizia.
E' in atto, nel
nostro Paese, un'altra emigrazione dal Sud verso il Nord del Paese che potrebbe
assumere presto carattere epocale. Falliti, infatti, tutti gli interventi e
programmi dei vari governi che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi che
hanno utilizzato, attraverso le più diverse alleanze con caporioni locali, non
esclusi molti capi-mafia, i territori meridionali come serbatoi di voti, di
traffici illeciti e di arricchimenti personali a spese delle popolazioni
locali, riprende alla grande il processo migratorio interrotto per qualche
decennio. Solo dalla Sicilia oltre 60 mila persone sono già emigrate in altre
città, soprattutto del Nord, per cercare lavoro. Sono soprattutto giovani, come
ha denunciato monsignor Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ad un incontro
organizzato dalla Caritas italiana sull'immigrazione nel Mediterraneo. Il
vescovo ha parlato di una situazione molto grave in tutte le regioni
meridionali, dove permane un sostanziale gap difficile da colmare, che trova la
nostra classe politica inadeguata (mons. Romeo non fa accenno alle cricche che
hanno fatto man bassa di miliardi di euro di fondi pubblici negli ultimi
decenni).
Fra i nuovi
migranti, ha detto il religioso che ci sono infermieri, medici, metalmeccanici
che emigrano al nord dopo aver perso ogni speranza di trovare un posto di lavoro
nel loro paese e territorio e dopo aver vissuto sulla loro pelle anni e anni di
precariato.
"Noi li
vediamo ogni giorno - ha affermato - vengono genitori che dicono che il figlio
è in partenza. Nelle nostre zone non c'é avvenire. Solo nell'area di Palermo,
ad esempio hanno chiuso la Fiat e l'Italtel. Ed è ovvio che chi si è
specializzato in metalmeccanica difficilmente troverà alternative. La Fiat si
arrende ma non perché costa cara la produzione ma perché non ci sono le
infrastrutture e su questo siamo fermi da vent'anni. Sulle ferrovie, per
esempio, si sceglie lo sviluppo a livello nazionale ma in Sicilia siamo ancora
al binario unico e se io faccio Roma-Milano in due ore e mezzo, da Palermo a
Catania impiego cinque ore per un terzo del percorso".
Ha poi proseguito
addebitando molte responsabilità agli stessi siciliani, che hanno appesantito
le amministrazioni pubbliche locali con oneri che non si sono mai
tradotti in efficienza. Insomma, l'assistenzialismo ha prodotto il
fallimento generale, in particolar modo quello legato al futuro dei giovani.
Che, fatti due
conti, stanno riprendendo, come i loro nonni, la via dell'emigrazione.
Emanuele
Sanfilippo, laveracronaca.com 21
Vincitori, flop e rivelazioni: impazzano i pronostici sui Mondiali
Sondaggi,
pronostici, previsioni e profezie. Alla vigilia di ogni competizione sportiva,
in Europa impazza la moda del pronostico. Nessuno ne è immune. Almeno un
giornale di ogni maggior Paese europeo, impegnato con le sua nazionale nei
Mondiali di calcio in Sudafrica, ha il proprio sondaggio. E ognuno ovviamente
ha un proprio risultato pronostico finale. Ma è soprattutto il tipo di domanda
a fare la differenza. di Pierpaolo Filomeno
Gli spagnoli, su
El Mundo Deportivo.es, hanno messo a punto un complesso sistema di voto che
chiede di azzardare a quale fase ognuna delle nazionali arriverà. E non si
fermano mica qui: sullo stesso sito, in cui la moda del sondaggio la fa da
padrone, è possibile puntare sul giocatore rivelazione del torneo. Stranamente,
secondo gli spagnoli, i papabili sono due appartenenti alla Roja, ovvero Pedro
e Jesus Navas, che staccano nettamente lo slovacco Marek Hamsik. Tuttavia,
proprio secondo i favoriti spagnoli, la squadra campeon sarà l’Argentina.
Curioso, invece, come i cugini portoghesi e francesi sono, sempre secondo i
votanti iberici, destinati a terminare il loro mondiale senza superare la fase
a gironi.
I francesi, dal
canto loro, non sembrano curarsene molto. Nessun sondaggio sui quotidiani
transalpini chiede ai propri lettori un pronostico sulla vincitrice del torneo.
C’entrerà qualcosa la nota scaramanzia di Domenech in questa latitanza?
Sembrano piuttosto presi, invece, non tanto dai Mondiali, ma dai futuri Europei
2016 targati Francia. E si chiedono, su Le Monde.fr, se l’evento non porterà
grandi benefici alla loro economia e allo sviluppo di
nuove infrastrutture.
Anche gli olandesi
fanno gli scaramantici. Sul Telegraaf.nl, si chiedono se riusciranno mai a
superare i quarti… Ma i lettori forse non colgono il buon gesto dei redattori,
e votano in massa che «si, come no? Certo che supereremo i quarti!». C’è da
dire però, che anche i tifosi orange hanno la testa altrove. Lì da loro non è
possibile bere una birra mentre si è fuori in strada a vedere la partita sul
maxi schermo. Questioni di ordine pubblico. Perciò, in un altro sondaggio (del
quotidiano AD Sportwereld.nl), uniscono le forze per infrangere il tabù.
Sul più importante
quotidiano sportivo italiano, la Gazzetta dello Sport, dal sondaggio proposto
ai lettori è inspiegabilmente esclusa la super quotata Spagna. Al suo posto
l’Inghilterra di Mr. Capello. E ovviamente l’Italia di Lippi. I più precisi
sono i tedeschi. Su Sueddeutsche.de esiste addirittura una classifica
aggiornata delle squadre più quotate, stile Borsa, con tanto di trend. La
Spagna è al primo posto. La Germania un po’ più giù, ma in forte crescita.
Ma c’è addirittura
chi ha usato le metodologie economiche che si applicano alla Borsa,
combinandole con statistiche, dati e ranking Fifa, per prevedere non solo il vincitore
della Coppa, ma anche l’esito fin nei dettagli delle singole partite. Sono
stati due analisti della JP Morgan, banca che ha sede anche a Londra. E quale
sarà stato mai il risultato? Ma ovviamente la vittoria dei leoni inglesi, che
battono ai rigori l’Olanda, e poi in finale la Spagna.
Ma esiste anche un
filone di pronostici dietrologo-complottista, che vorrebbe gli esiti del torneo
deviati da pressioni politiche. C’è la famosa Argentina-Perù del ’78 che, per
volere dei colonnelli del regime argentino, permise all’Albiceleste di accedere
alla finale, e quindi di alzare la Coppa del Mondo proprio a Buenos Aires. E
poi si va recentemente dai Mondiali italiani del 1990, vinti dalla Germania
appena unita, in seguito al crollo del Muro di Berlino (1989), ai Mondiali 2002
in Corea e Giappone, dove i padroni di casa della Corea del Sud arrivarono
inaspettatamente in semifinale, per finire con l’ultimo torneo, vinto
dall’Italia dissestata dallo scandalo “Calciopoli”. Per quest’anno i dietrologi
prevedono che sicuramente una nazionale africana farà molta strada…
Nonostante la
bella mania del pronostico, questo risulta alquanto inutile, se a quanto pare
le partite e un intero Mondiale sarebbero decise da piccoli dettagli. Singoli
episodi, come il gol di Pirlo contro il Ghana, che sblocca l’Italia e le
permette di vincere l’ultimo trofeo mondiale. È questa l’opinione di Giovanni
Trapattoni, ex ct della nazionale italiana e ora di quella irlandese, costretto
a vedere il torneo alla televisione «per colpa di Henry e del suo maledetto
tocco di mano». Trapattoni, che però non si trattiene dal dare, anche lui, il
proprio pronostico: «La squadra di Maradona è più forte tecnicamente e
caratterialmente del Brasile. Dico Argentina».
Pierpaolo
Filomeno, Cafebabel 21
Il cervello degli adolescenti (4). Uscire da casa ed andare a scuola con
tutto il proprio cervello
Negli articoli
precedenti (vedi le ultime tre edizioni del Webgiornale, ndr) sono arrivata a
toccare l’importantissimo argomento della gioia, una sensazione naturale,
legata alla produzione di un neurotrasmettitore, la dopamina, che agisce nel
cervello collegando la zona dei lobi prefrontali (valutazione, decisione e
scelta; “prestare attenzione” a situazioni sentite perciò importanti e solo a
quelle, comportamento, eccetera) a zone molto più centrali e fonde nel nostro
cervello legate al sistema motivazione-gratificazione.
Dunque, la scienza
ormai ci racconta che noi prestiamo la nostra attenzione a situazioni capaci di
richiamarla o perché considerate da noi interessanti o perché ci mettono
all’erta a causa della presenza più o meno reale di una più o meno forte
valenza di pericolo; come dicevo nell’articolo precedente, gli scienziati hanno
anche scoperto che l’alcool, le droghe, la sigaretta e tutto ciò che dà
assuefazione e crea dipendenza altera i livelli della dopamina nel nostro
cervello; la quale dopamina è però la stessa sostanza che viene rilasciata
quando ci troviamo a compiere azioni che ci regalano una piena soddisfazione o
gratificazione interiore, una sensazione di intima completezza che chiamiamo
appunto “gioia”.
Un cervello sano
dovrebbe imparare, scoprendo modalità ed occasioni positive, ad esercitarsi per
rafforzare le sue connessioni cerebrali tra più e diverse aree: il matematico
sarà portato dall’incontro tra le sue naturali predisposizioni ed una soluzione
aritmetica rivelatrice a scoprire di poter provare una gioia intensa nel
risolvere intricati problemi fino a farne la sua professione (ma sarebbe, che
so, anche potuto diventare un detective!); un autore a scrivere un articolo che
connette, dico per dire “naturalmente”, l’area della creatività all’area che dà
valore alla pregnanza etica, all’area dei propri ricordi e delle proprie
esperienze, all’area della memoria delle cose studiate eccetera…
Ognuno ha infatti
la sua intera vita per esercitare e rendere più complesse ed approfondite
quelle connessioni che cominciano a farsi sentire (non a formarsi del tutto, ma
a “parlare”: ad avere una voce) nell’adolescenza. Queste esperienze di gioia interiore
non devono essere lasciate al caso ed a un piacere semplicemente personale: il
cervello deve essere educato a provare questa sensazione in situazioni anche
socialmente utili e comunque sicuramente non dannose.
Questo è perciò il
punto da tenere presente e lo ripeto: ognuno di noi, per influenze culturali,
ambientali e/o genetiche, può avere una produzione lievemente diversa di
dopamina che scatta davanti ad interessi, tipologie di partner, di occasioni
differenti; ciò che rimane importante è il saper educare il cervello a gestire
la sua naturale voglia di provare gioia (nella vita privata, nel lavoro, tra
gli amici) in modo che si mantenga socialmente positivo. Per fare un esempio
concreto: una ragazzina con esperienze più o meno discutibili di esposizioni al
pubblico fatte già da bimbetta ma da lei vissute come gratificanti che mostri
pertanto di aver stabilito già forti connessioni tra l’area della
gratificazione e l’area del comportamento legate ad un atteggiamento
marcatamente esibizionistico (probabilmente anche collegato ad una
predisposizione naturale) non può essere affidata al giudizio di valore che
sentenzia: “Secondo me lei non vuole essere così”. Ma che vuol dire?... Queste
frasi condannano quell’anima all’incomprensione, perciò, potenzialmente, alla
rabbia o alla depressione; ma denunciano al contempo un limite d’ignoranza
(“ignorare” vuol dire “non conoscere”): che siano o meno frasi pronunciate in
faccia all’interessata o alle sue spalle, esse creano l’“atmosfera educante”
alla quale sono lasciati in pena tanti minori. Purtroppo, infatti, succede
anche tra professionisti di non sapersi elevare dal livello del puro
pettegolezzo e del pregiudizio. Ora, invece, una ragazzina del genere e con
semmai nessuna particolare predisposizione verso materie scolastiche non può
essere “deviata” dalla sua natura negandole il piacere che conosce e cercando
di riprogrammarle il cervello senza rischiare di fare danno: a parte il
recupero scolastico mirato almeno a livello di istruzione di base, quella ragazzina
potrà essere orientata a riconoscere, valorizzare e fare del suo talento in
erba qualcosa di positivamente e socialmente creativo (per esempio,
l’estetista, la parrucchiera….): qualunque cosa che le permetta di esprimersi
senza sognare per forza ad 11 anni che chi non diventa una cantante, una
ballerina o una modella famosa è una fallita; oltre a ciò, una ragazzina con
queste attitudini “attualizzate” dall’esperienza può benissimo ed anzi dovrebbe
anche fare attività extrascolastiche in cui, giocando, possa esprimere la
voglia di stare sul palco, ma pure di truccare o vestire chi ci sale… semmai,
diventerà bravissima a truccare un giorno le spose! Oppure deciderà di fare
qualcosa di completamente diverso, senza, però, aver “sprecato” nulla del suo tempo
e della sua esperienza personale…. E’ parimenti ovvio che, davanti ad un
bambino che taglia ciocche di capelli già alle elementari, l’aver saputo
fingere che non ci fosse nulla di male è stato un errore sociale ed educativo
che non ha giustificazioni: la gioia non deve dunque essere semplicemente
“soffocata”; ma anche la gioia che “devia” dal percorso sociale deve essere ben
osservata ed ascoltata, per vedere in che modo la si può riorientare,
riconnettere, e per capire da dove il suo andare nel buio ha preso le mosse. E
bisogna saper essere delicati ed attenti: appunto, sapere anche noi adulti
prestare la giusta attenzione alle cose importanti per la convivenza sociale.
La mancanza di
gioia e/o di riconoscimento della gioia e/o del suo diritto, infatti, deprime
una vita e le fa desiderare di spegnersi; oppure, le può dare l’impulso
sconfinato di cercarla lontano dalle residenze in cui la gioia tu senti non
abita e non ha un vero nome. Purtroppo, però, allontanandosi troppo giovani e
senza possibilità di ritorno psicologico ad una situazione che dà e deve dare
ancora protezione, molti ragazzi si mettono davvero in guai irreparabili
prendendo la prima occasione che capita, o non sapendo dove andare… o dove
tornare…
Lo abbiamo dunque
visto e lo sappiamo: l’età dell’adolescenza è un’età pericolosa; ma chiudere
nella prigione delle nostre idee, dei nostri progetti, delle nostre
aspettative, dei nostri sogni, delle nostre paure un adolescente lo può essere
ancora di più. Abbiamo anche visto che nella voglia di affrontare ciò che è
vissuto come un “rischio” c’è qualcosa che riguarda il voler sfidare i propri
limiti per conoscerli: e forse esiste un nesso generale e plausibile tra un
ambiente di provenienza incapace di rispettare i limiti del bambino (opprimendolo
troppo con una protettività soffocante o lasciandolo troppo autonomo troppo
presto) ed un adolescente confuso nella scelta delle sue “prove” e nel bisogno
di sfidare la vita alla ricerca di emozioni più forti, o alla ricerca
straziante del modo per riscattare la sua dignità offesa. Questo tipo di
bisogni non ha nulla a che fare con altre problematiche più palesemente legate
alla depressione ed al tentativo di suicidio - che è “rifiuto della vita” e
che, nella maggior parte dei casi, forse viene “dopo”, come conseguenza della
mancata connessione tra l’”io” nascente e “la vita” a causa di interferenze
irresponsabili che solo talvolta hanno come base la biologia: la pura voglia di
affrontare il rischio per vedere cosa si è non è voglia di suicidarsi: è sì, di
fatto, un “rischiare la vita”; ma “rischiare la vita” non vuol dire “voler
morire”: vuole dire, più o meno disperatamente, cercare occasioni per “sentirsi
vivi”, cercare e trovare il “senso”
della propria esistenza. E’ vero: talvolta il comportamento è seriamente
compromesso da un qualcosa che gli impedisce di vedere il pericolo in cose che
sono evidentemente pericolose… Bisogna saper osservare… ascoltare… capire…
Dalle riflessioni
e dalle scoperte dei neuroscienziati intervistati dall’autrice del testo citato
nei precedenti miei articoli (che, lei tiene a dirlo, per la maggior parte
anch’essi genitori di adolescenti), emerge, dunque, quanto sia un errore
madornale impedire ad un giovane di fare scelte, perché, senza sperimentare e
sbagliare con le piccole scelte, quel giovane non imparerà a valutare,
rischiando di avere per sempre paura davanti alle novità o di rimanere per
sempre affascinato solo da quelle; ma un errore madornale è permettere ad un
giovane di fare scelte completamente da solo, senza guida, aspettandolo al
varco e rinfacciandogli gli errori come fallimenti personali, anche e non solo
perché è falso fargli credere che la vita degli adulti è immune da sbagli, ma
perché così si rischia di farne un irrimediabile ribelle, un disadattato alla
ricerca infinita del mondo ideale, o un essere che, cosciente di avere dei
limiti, si deprimerà sentendosi sempre non all’altezza delle aspettative del
mondo degli altri; ed errore madornale è anche lasciare un minore allo sbando
pensando che da una certa età in poi non abbia più bisogno della nostra
discreta presenza: neppure i mammiferi sono tanto bestiali da lasciare i propri
cuccioli abbandonati a se stessi. Ricordiamo: “sperimentazione” è un vocabolo
neutro:... la si deve saper osservare, cercare di comprendere, non giudicare…
Ma allora bisogna
anche educare i grandi a saper ascoltare i giovani: e se non lo sa fare la
famiglia, lo deve saper fare chi sta nelle scuole, perché, se ogni genitore è
responsabile di saper come far sentire “a casa” chi vive sotto il suo tetto e
la sua tutela, anche ogni insegnante è responsabile di capire quando qualcosa
non va sotto il tetto da cui un ragazzo proviene o lungo la strada che egli
percorre per arrivare (o non arrivare) alla scuola. Perché le ore scolastiche
sono le ore in cui altri adulti hanno l’occasione più prolungata di osservare
un minore adolescente.
Spesso accade,
però, che chi non sa di aver sbagliato o chi, per non sbagliare, ha vissuto una
vita programmata da altri senza fare scelte personali e assumersi che i rischi
legati al mero proseguimento di una carriera apparentemente brillante ma
spesso, stranamente, segretamente insoddisfacente, toccherà alte vette solo nei
mondi che premiano i liberti per farne i propri clienti… Ecco allora che anche
le istituzioni vengono riempite di tanta tragica inerzia e mancanza di fantasia
personale…. Qui non c’è da parlare di “scuola educante” e da prenderci in giro:
tanta parte di questo sistema semplicemente non può educare, perché non sa e
non è mai arrivato all’altezza adeguata per poter “vedere”, “riconoscere”,
giovani forze e giovani intelligenze in cerca di entusiasmo; non può farlo e
può che fare danno con il credere che davvero siano i “cinque in condotta” la
magia capace di poter fornire obiettivi di comportamento praticabili a chi
rimane comunque senza modelli significativi di riferimento, la magia capace di
far fiorire l’impegno in tanti ragazzi inspiegabilmente ribelli o distratti o
depressi, in chi vive la pena e la gioia delle proprie domande di vita la
voglia ed il desiderio di andare fisicamente e/o rimanere psicologicamente in
una scuola che ignora e che insegna come si fa a crescere muti.
E’ pertanto un
errore tattico madornale della nostra società permettere di stipare le scuole
con personale inadeguato e non aggiornato, personale che non si accorge e
confonde il grido di aiuto di chi difende la sopravvivenza stessa della sua
gioia con quello di chi ha invece già gettato la partita, si è perso e ha
bisogno di aiuto anche se non grida più.
Io avrei un piccolo
test per le scuole: poche domande, per carità… Badate, non sto chiedendo la
data della morte di Socrate, né quanto era vecchio, o alto o quanto pesava e
quanto portava di calzari: Secondo voi, bevendo la cicuta, Socrate si sentì
sconfitto o fiero di sé? E perché la bevve? Cosa vi hanno raccontato? Cosa
avete raccontato? Avete lasciato che i ragazzi elaborassero la loro intuizione
ed il loro parere in proposito, collegando l’innegabilità di un valore altrui a
qualcosa per loro stessi innegabile? Ci avete mai pensato? … Avete mai “capito”
ciò che vi hanno fatto studiare?... Perché… è qui che un adolescente perde
l’opportunità di scoprire la gioia anche nello studio di uomini forse più
simili a lui di quanto lui creda, rischiando così di perdere il treno prezioso
che porta dalla casa alla scuola anche un cervello, e non solo i suoi piedi…
Proprio qui, perché la scuola spesso non osa e non sa spiegare il perché delle
scelte, la loro importanza….
E cosa era quel
“daimon”, se non quel bisogno di identità totale con la propria coscienza, quel
bisogno così profondo da non far sentire, al di là della sua voce potente e
magnifica, niente altro e nessun altro richiamo per cui valesse la pena di
(fare la fatica di) esistere? …
E’ qui, proprio a
quell’età in cui il programma ci dice di far studiare ai ragazzi la filosofia
antica, e non solo, che si ha l’opportunità da cogliere al volo di
“allacciarli” alla scuola parlando di “scelte” e di “identità” esattamente come
qualcuno comincia anche a parlare fortunatamente di ormoni. Facciamo qualcosa
perché i programmi scolastici ridiventino significativo biglietto di entrata
alla rivisitazione dell’antico concetto di antica “paideia”, visto che al demos
di oggi sono accessibili scuole, un po’ meno i teatri…
Cristina Rocchetto
(consulente ed orientatrice su www.socialidarity.it), de.it.press
Mondiali 2010 visti dalla Germania: il nuovo video musicale made in Germany
Che i mondiali di
calcio siano un momento di grande sfottò tra le nazioni è cosa nota e
arcinota. E anche questa volta gli amici tedeschi non si sono lasciati sfuggire
questa ghiotta occasione e hanno prodotto qualcosa di nuovo: un video musicale
sulla nazionale italiana.
Purtroppo gli
amici tedeschi, anche quando vogliono essere ironici - e lo dichiarano
nel testo scritto che accompagna la presentazione del video -
riescono sempre a superare se stessi nella caduta di stile, scivolando a gamba
tesa nel volgare e nel grossolano. L’abbiamo “apprezzato” solo ieri pomeriggio
questo videoclip, prima della partita Italia - Nuova Zelanda, quando la
televisione di stato ha mandato in onda un pezzetto di questo nuovo video
musicale dal titolo “Wer den Cup gewinnt ist scheiß egal nur Italien nicht! “
Chi vince la coppa del mondo non ci interessa una m…, basta solo che non sia
l’Italia.
La cosa sembrava
finità lì, un video con un refrain mantrico e di scongiuro, che aveva un po’ il
sapore dello sberleffo anche a se stessi e alle proprie paure di vedersi ancora
una volta mandati a casa, magari dagli azzurri, o peggio ancora uscire dalla
porta di servizio.
Ma su
youtube - basta inserire le prime tre parole - si trova il video
completo, un video che sembra sia stato già cliccato da moltissime
persone, nel quale il testo cantato e lo sfottò assumono, ahimè, toni e
parole di dileggio.
Ed ecco tutto l’armamentario
conosciuto dei luoghi comuni, non ne manca uno: italiani furbetti in
campo, impomatati, catenine d’oro al collo, pizza, pasta, mafia,
Berlusconi, chi ne ha più ne metta. Insomma il florilegio viscerale del “bar
dello sport”, made in Germany.
Certo è che deve
bruciare proprio molto la sconfitta di 4 anni fa, se per superarla bisogna
esorcizzarla con una canzonetta estiva un po’ melensa. Auguri amici tedeschi,
che vinca, come sempre, la squadra migliore il mondiale 2010. Se è poi ci
rincontreremo per una partita Italia-Germania, come nel 2006,
ancora meglio.
Michele
Santoriello, de.it.press
(Chi lo vuole
ascoltare, oltre alla ricerca con google su youtube, lo può ascoltare su
http://www.corritalia.de/Video.34+M56fd4cd915c.0.html, col vantaggio della
traduzione in italiano sovraimpressa, ndr)
Stoccarda. Convegno delle Acli-BW sull’associazionismo in emigrazione il 3
luglio
Stoccarda - Il
dibattito se l'associazionismo italiano in Germania abbia ancora un ruolo, una
funzione da assolvere o se esso invece può considerarsi avviato verso la fine
del suo ciclo, è in parte stagnante anche perché attualmente le tematiche si
sono concentrate sul ruolo dei Comites, del CGIE, sul voto all’estero, sulla
chiusura dei consolati. Si dimentica, quasi, che dietro questi soggetti
“politici” ci sia una comunità italiana organizzata, più o meno organicamente,
in tante associazioni.
I pareri correnti
tra la comunità sul tema associazionismo sono spesso contrastanti: alcuni danno
l’associazionismo per scomparso o senza più un ruolo da svolgere, altri lo
considerano invece ancora attuale.
Le ACLI
Baden-Württemberg, che come associazione sono presenti in emigrazione fin dagli
anni cinquanta e da sempre hanno svolto un ruolo molto importante nella
comunità degli emigrati, hanno deciso di promuovere una riflessione
sull’attualità, sul ruolo, sul futuro che l’associazionismo potrà ancora avere
in emigrazione. Riflessione che sarà guidata da un esperto che proviene dal
mondo dell'associazionismo italiano come l'On. Franco Narducci.
Le ACLI BW
organizzano per sabato 3 luglio nella Karl-Adam-Haus, Spitalstr. 26, Stoccarda con inizio alle ore 15,00. un
convegno dal titolo: “Tra passato e futuro. Il ruolo dell’associazionismo
italiano in emigrazione”.
Al convegno sarà
presente oltre all'On. Franco Narducci - parlamentare eletto all'estero per il
Partito Democratico - anche il Console Generale di Stoccarda, Dott. Alessandro
Giovine.
Dopo la relazione
e il dibattito seguirà una tavola rotonda sul tema: "Associazionismo e
partecipazione: quali nuove forme si possono sviluppare.”
Alla tavola
rotonda prenderanno parte Narducci, Carmine Macaluso, presidente ACLI Germania;
Sara Alterio del Forum der Kulturen; Alfredo Sanchez del Bund der Spanischen
Elternvereine in der BRD. Moderatore della tavola rotonda è Norbert Kreuzkamp,
dirigente ACLI BW.
Il convegno è
rivolto a tutti i soci delle ACLI, ai connazionali che hanno interesse, alle
associazioni nazionali, regionali, locali, agli organismi di rappresentanza
politica Comites, Cgie, Cais, all’Istituto di Cultura / Consolato, alle
associazioni tedesche. Le Acli BW ringraziano anticipatamente tutti coloro che
interverranno al convegno.
Giuseppe Tabbì ,
Presidente Acli BW (de.it.press)
Lo Ctim Franconia difende di Di Biagio dalle accuse de “Il Giornale”
Lucio Albanese,
membro del Com.It.Es. di Norimberga e presidente del Ctim Franconia, ha scritto
una lettera al direttore de Il Giornale e a Paolo Bracalini, autore del pezzo
su Aldo Di Biagio pubblicato venerdì sul quotidiano diretto da Vittorio Feltri.
Riprendiamo qui il testo integrale della lettera.
Gentile Direttore,
gentile Signor Bracalini, abito da più di 30 anni in Germania, ma mi sento
ancora molto italiano e ho forti legami con la nostra patria. L’articolo di
Bracalini “Un finiano esporta in Europa la protesta anti-governativa” mi
lascia sconcertato.
Già il titolo, di
per sé, fa pensare ad una “congiura anti-berlusconiana” portata avanti da un
finiano e sottintende, quindi, “un complotto segreto” tendente a danneggiare
una o più persone. Non parliamo poi del prosieguo.
Non capisco cosa
ci sia di strano nella dichiarazione dell’Onorevole Di Biagio. Forse proprio
perché abito in Germania dalla mia giovinezza e sono bene integrato nella
società locale, la polemica sollevata da Bracalini mi sembra fuori posto
e da epoca della guerra fredda. L’Onorevole Di Biagio appartiene alla
coalizione di governo, ma è anche il rappresentante del PdL per il settore
italiani nel mondo. Come tale egli ha quindi espresso, con grande senso di
responsabilità e di dovere, la sua solidarietà verso la manifestazione di fine
maggio a Francoforte. Le sue dichiarazioni esprimono, solo ed esclusivamente,
il senso di disagio della collettività italiana all’estero. Di Biagio rinnova,
nel suo messaggio, la sua vicinanza e la sua partecipazione a tale comunità e
non incita alla rivolta. Bisogna altresì dargli atto che egli si sta prodigando
per non permettere la monopolizzazione della politica all’estero da parte dell’opposizione
che – come potrebbe essere il contrario – sta approfittando di numerosi
decisioni infelici del governo in tale settore.
Anziché criticarlo
bisognerebbe, a mio avviso, lodarlo per aver svolto il compito assegnatoli e
cioè quello di farsi portavoce dei problemi di noi tutti cittadini italiani
lontani dal nostro paese. Forse questo mio modo di ragionare e vedere la
cosa è legato alla mia concezione “anglosassone” della politica, ma penso che
anche nell’Italia del 2010 sia venuto il momento di considerare le azioni dei
politici con la necessaria pacatezza e serenità d’animo, al di fuori di ogni
gretta logica di schieramento. In una sua recente dichiarazione ai giornalisti
durante una visita a Napoli il Presidente Napolitano - secondo la stampa - ha
affermato che gli uomini politici devono essere caratterizzati dallo “spirito
di sacrificio al di là di ogni ambizione personale”. Il comportamento
dell’Onorevole Di Biagio, senza volere fare di lui un “extraterrestre” in senso
positivo, corrisponde ad una concezione moderna delle politica: una politica
aperta e vicina alla base che si fa portavoce dei fabbisogni dei cittadini. Di
Biagio tende a mantenere il salvabile anziché fare tabula rasa delle
istituzioni ed organizzazioni italiane all’estero.
Per concludere, ci
tengo a sottolineare che vaste zone della Germania hanno votato a maggioranza,
in occasione delle ultime elezioni politiche, per l’attuale coalizione di
governo fidandosi – tra l’altro – delle dichiarazioni del Presidente Berlusconi
che voleva fare di noi (cittadini all’estero) gli “ambasciatori dell’Italia nel
mondo”. Niente di tutto questo si è visto fino ad ora, bensì esattamente il
contrario: tagli di fondi, chiusure di Consolati, modifiche di leggi,
volontà netta di ridimensionare le funzioni ed i poteri degli organismi
elettivi italiani all’estero. L’Onorevole Di Biagio con il suo comportamento
leale – tanto nei confronti della sua compagine politica, quanto nei confronti
degli elettori – è uno dei pochi personaggi positivi nella giungla che si sta
creando. Noi tutti contiamo su di lui anche per il futuro.
Distinti saluti.
Lucio Albanese,
membro Com.It.Es. Norimberga, Presidente CTIM Franconia
Anche a Monaco di Baviera la raccolta di firme per l’appello del MediaClub
Germania
Monaco di Baviera
- "I giornalisti italiani e di origine italiana aderenti al MediaClub
Germania, insieme ad associazioni e testate che aderiscono a questo appello,
esprimono il loro allarme per le limitazioni arrecate alla libertà
dell’informazione e al diritto d’informazione in Italia. Questo allarme non è
disgiunto da quello che esprimiamo per le altrettanto preoccupanti condizioni
dell’informazione e della cultura di lingua italiana tra le comunità italiane
all’estero". Questo l’appello lanciato da Media Club Germania contro gli
ultimi tagli alla stampa italiana all’estero, ma non solo.
"L’indebolimento
progressivo del servizio d’informazione pubblico – vi si legge –
l’inadeguatezza di Rai Italia (ex Rai International), il criptaggio di film e
avvenimenti sportivi e provvedimenti censori, come la sospensione di
trasmissioni di contenuto politico prima delle ultime elezioni regionali,
scoraggiano sempre più il legame politico e culturale degli italiani all’estero
con la madre patria".
"La legge che
sancisce il voto all’estero – si ricorda – ha rappresentato un momento di
speranza per la maggioranza degli italiani che non vogliono recidere i legami
con il proprio paese di origine. Alla promulgazione di questa legge hanno fatto
seguito però provvedimenti che sembrano andare in una direzione contraria agli
scopi e alle intenzioni che l’hanno ispirata. Sono stati tagliati drasticamente
i mezzi finanziari agli istituti italiani di cultura, ai servizi sociali
consolari, agli enti gestori dell'intervento scolastico, ai Comites, sono stati
o verranno eliminati interi consolati o agenzie consolari".
"Particolarmente
drammatici e inaccettabili – si stigmatizza – sono infine i tagli finanziari
inflitti alla stampa italiana all’estero, che da sempre rappresenta realtà
italiane in tutto il mondo che altrimenti resterebbero ignorate".
A fronte di questa
situazione, MediaClub Germania invita gli italiani in Germania e le loro
associazioni "a seguire e ad appoggiare le battaglie in difesa della
libertà di informazione e di stampa sostenute in Italia dalla Federazione
Nazionale della Stampa Italiana; a protestare, apponendo la loro firma, sotto
questo appello, contro tutti quei provvedimenti restrittivi che si ripercuotono
negativamente sulla diffusione dell’informazione e sulla crescita culturale e
sociale degli italiani all’estero; a chiedere una riforma del servizio
d’informazione pubblico in Italia che lo renda indipendente dai condizionamenti
politici e che attraverso tutti i suoi programmi, radiofonici e televisivi,
tenga conto sia delle esigenze che del ruolo attivo di tante e forti comunità
italiane all’estero".
"Il MediaClub
Germania, da sempre impegnato nel tessere rapporti con i media tedeschi,
prendendo atto positivamente dell’aumento dei tempi di trasmissione di
"Radio Colonia", il programma in lingua italiana del WDR Funkhaus
Europa, continuerà a richiedere una maggiore attenzione dei media di questo
paese per la presenza italiana e delle altre minoranze. È convinto inoltre che
solo una forte connessione tra tutte le organizzazioni della comunità italiana
qui residente permetta una miglior tutela dei diritti dei connazionali, a
cominciare – conclude l’appello – proprio da quelli di una corretta e adeguata
informazione".
In prima fila per
raccogliere le firme all’appello, l’associazione "Rinascita e V"
informa che allestirà dei banchetti dedicati in diverse occasioni a cominciare
da sabato 26 giugno alle 20 in occasione del Multimedia-Schau "Mein
Neapel" al KreativGarage di Monaco e il 9 luglio all’EineWeltHaus dopo il
dramma teatrale "La moglie di Mussolini" in programma alle 19.30.
(aise)
Una lettera dell’Ambasciatore d’Italia a Berlino al Comites di Norimberga
Michele Valensise
conferma l’ulteriore verifica da parte delle autorità italiane circa
“possibilità operative” per risolvere le difficoltà scaturite dall’annunciata
chiusura del Consolato in loco
Norimberga –
L’ambasciatore italiano a Berlino Michele Valensise ha risposto ad una lettera
inviatagli nei giorni scorsi dal Comites di Norimberga in cui si ribadivano le
preoccupazioni per la sorte del Consolato italiano in loco, soggetto a
provvedimento di chiusura nell’ambito del piano di razionalizzazione operato
dal Mae sulla rete diplomatico consolare. Nella missiva l’ambasciatore
conferma che le autorità italiane sono impegnate in “un’ulteriore e puntuale
verifica presso le autorità tedesche circa le possibilità operative” per
risolvere le questione.
“Una buona
conferma – si legge nella nota del Comites che ringrazia Valensise per la
risposta – dell’impegno dell’amministrazione italiana per l’attuazione di una
ristrutturazione calibrata e ponderata delle rete consolare all’estero”. Il
presidente del Comites, Giovanni Ardizzone, definisce inoltre “positivo”
l’obiettivo menzionato da Valensise di “assistere al meglio i connazionali in
Franconia”. “Obiettivo che è anche il fine principale del nostro Comitato –
prosegue Ardizzone – e che può essere garantito dallo Stato italiano tramite
un’Agenzia consolare o un vice-consolato”. Dal Comites viene inoltre ribadito
il no alla trasformazione dell’attuale Consolato in consolato onorario.
“Dalla lettera di
Valensise – conclude la nota che esprime fiducia nei riguardi delle “capacità e
nelle risorse della nostra diplomazia e dell’Ambasciata d’Italia in
Berlino - traspare una sensibilità profonda nei confronti delle attuali
problematiche che ci lascia sperare per il meglio. (Inform)
Emilia e Romagna alla riconquista del mercato turistico tedesco
La Regione Emilia
e Romagna intende riconquistare il mercato turistico tedesco. All’offerta
balneare propone la scoperta dell’entroterra, ricca di storia, cultura,
paesaggi e di raffinate produzioni enogastronomiche. Gli operatori puntano su
un’offerta con prezzi abbordabili che garantiscono comunque la qualità dei servizi,
creatività, cucina e cultura
Siamo ancora in
giugno ma l’industria turistica italiana è al lavoro da tempo. Dopo la presenza
in tante fiere per richiamare l’attenzione del turista straniero verso
l’Italia, alcune regioni accentuano in queste settimane le iniziative di
promozione delle proprie bellezze naturali. L’ente Regione più attivo è
l’Emilia e Romagna che ha lanciato una campagna mediatica volta a far conoscere
sia le realtà produttive sia i mestieri dell’ospitalità che vanno dal bagnino
al pescatore, dal marinaio di salvataggio al ristoratore o del salinaro.
Come si può ben
immaginare, l’offerta turistica della riviera emiliano-romagnola non è
costruita artificialmente. Migliaia di persone sono all’opera ogni giorno per
poter rendere il più piacevole possibile la vacanza.
La migliore
diffusione di questi aspetti, ricchi di curiosità e fatica, passa attraverso la
stampa estera, specializzata e non. Così, in questo mese di giugno, giornalisti
tedeschi ed inglesi sono in giro per la regione per conoscere da vicino anche
le realtà lavorative, più strettamente legate alla quotidianità dell’industria
della vacanza: partire all’alba per andare a pescare, preparare la spiaggia per
accogliere i bagnanti, apprendere a fare la tradizionale piadina e la pasta
fresca, partecipare ad attività di animazione sulla spiaggia e all’iniziativa
“wellness al levar del sole” che è una sorta di meditazione e rilassamento,
promossa, sembra con molto successo, da un consorzio delle Spiagge del
Benessere che raggruppa una quarantina di stabilimenti balneari.
In un momento di
forte crisi congiunturale le agenzie di promozione turistica (APT) stanno
esperendo ogni strategia volta ad interessare il potenziale turista straniero
anche perché un calo di flusso si tradurrebbe inevitabilmente in un duro colpo
all’occupazione per alcune centinaia di migliaia di lavoratori. Infatti ad
essere toccato non sarebbe solo il settore alberghiero ma tutto l’indotto,
compreso il contadino che non riuscirebbe a vendere i propri ortaggi e la propria
frutta.
Altri particolari
sono contenuti nel servizio audio realizzato con Paola Dassani dell’Agenzia del
Turismo di Cervia per la riviera romagnola.
Per ascoltare,
basta cliccare su questo link: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=6526422/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/1vklqbt/index.html
Tony Màzzaro, SWR
International/Sezione italiana (de.it.press)
“La situazione
finanziaria dei paesi a rischio in Europa e il ruolo della BCE” è questo il
titolo del seminario svoltosi il 19 giugno a Gross Gerau, in Germania, che ha
visto tra i relatori l’on. Franco Narducci, Vicepresidente della Commissione
esteri della Camera dei Deputati.
Narducci ha
esordito sottolineando che se vogliamo affrontare seriamente le crisi dobbiamo
puntare su più Europa avviando una “nuova fase”. Narducci ha messo in evidenza
come “la crisi economica della Grecia ha rappresentato il primo vero test per
la Zona Euro” e che ora “è fondamentale evitare che si verifichino altri casi
come quello greco” e che “l’accordo da 750 miliardi di euro, firmato il 10
maggio scorso, non si riveli un cavallo di troia tradendo lo spirito
dell’intero sistema euro”.
“Un provvedimento
che è stato supportato - secondo l’on. Narducci – dall’azione della Banca
centrale europea che ha annunciato che acquisterà sul mercato i Titoli di Stato
dei paesi in difficoltà; il chè rappresenta un decisione rivoluzionaria che
contrasta con il tradizionale rigore monetario della Bce, la cui principale
missione è sempre stata di combattere l’inflazione”.
“Ma, allo stesso
tempo – ha aggiunto Narducci - dobbiamo pensare anche a come procedere per il
futuro e far rispettare le regole del patto di stabilità e su come prevenire e
gestire situazioni di emergenza” …. nella consapevolezza – ha concluso Franco
Narducci - che “ sebbene sia indispensabile un maggiore controllo e
coerenza nei bilanci dei Paesi membri dell’Eurozona è altrettanto importante
agire con molta prudenza e valutare l’impatto di tali provvedimenti sulla
ripresa economica”. De.it.press
Tre mesi in istituti superiori tedeschi per 45 studenti della provincia di
Bolzano
Bolzano - Sono 45
gli studenti degli istituti superiori di lingua italiana della provincia di
Bolzano che prenderanno parte ad un soggiorno studio di tre mesi in Germania,
organizzato dall’Intendenza scolastica.
Si tratta di un
progetto che prevede l’inserimento degli studenti altoatesini in istituti
superiori tedeschi e la loro sistemazione presso famiglie locali.
L’incontro
organizzativo con i ragazzi si è svolto nei giorni scorsi in provincia. "I
soggiorni trimestrali in Germania sono una grande opportunità che 45 ragazzi
delle nostre scuole hanno deciso di prendere al volo. Un’occasione unica, di
crescita linguistica e personale, oltre che di arricchimento culturale",
ha affermato il vicepresidente della provincia e assessore alla scuola
italiana, Christian Tommasini.
Le scuole che i
ragazzi frequenteranno in Germania dal 12 settembre al 5 dicembre 2010 si
trovano a Bonn, Eichstätt, Freiburg, Passau e Neckarbischofsheim.
Il progetto si
inserisce nel programma "Scuola cultura" presentato ai dirigenti
scolastici nello scorso mese di marzo ed è coordinato dall’Intendenza
scolastica italiana, mentre la Ripartizione cultura italiana eroga l'eventuale
contributo economico alle famiglie. (aise)
Attualizzato il sito ACLI Baviera
Cari Amici e
gentili Amiche, ho nuovamente attualizzato il sito ACLI Baviera. Un sentito
ringraziamento per i contributi giunti dal Presidente della ACLI Germania
Macaluso, dalle ACLI Essen e dal Circolo di Karlsfeld (vedi: Forum) e dal
Gruppo Folk-Acli di Kaufbeuren (vedi: Circoli ACLI baviera, sezione:
Folk-Acli).
Ho inserito anche
un breve articolo sulla cena svoltasi recentemente nei locali della Missione di
Kempten, per la partenza dell'attuale Missionario, Mons. M. Palacios (vedi: MCI
nel settore ad essa dedicato) e tre articoli: uno sulla liberazione del
campo di concentramento di Dachau, un altro sulla mostra fotografica del
Corrispondente Consolare di Memmingen, Comm. A. Tortorici e un altro
ancora sulla recente festa della Repubblica (vedi: Attualità, nel settore
apposito in prima pagina).
Invito tutti i
Circoli e coloro che leggeranno questa circolare ad inviare contributi,
precisazioni o integrazioni. In particolar modo sarebbe utile ricevere un
articolo sulla recente gita a Lourdes o dal Circolo Acli di Monaco o dalla
Missione di Monaco.
Fernando Grasso,
Vicepresidente ACLI Baviera, Fernando.Grasso@t-online.de,
www.aclibaviera.altervista.org. (de.it.press)
'Mozzarella blu', un batterio all'origine del fenomeno. Ue invia ispettori
in Germania
Bruxelles - Si
chiama 'Land' la mozzarella che diventa blu non appena aperta la confezione e
ribattezzata a Trento la 'mozzarella dei Puffi'; a produrla è un caseificio
bavarese, che la distribuisce, in confezioni da 100 o 125 grammi, attraverso la
catena ''Eurospin''. Il procuratore di Trento Stefano Dragone e quello di
Torino Raffaele Guarianello stanno indagando sulla vicenda, dopo che una donna
di Mezzolombardo, nel Trentino, e una torinese, hanno denunciato l'anomala
colorazione del prodotto acquistato. I due magistrati chiedono una rogatoria
internazionale per individuare i responsabili dell'azienda tedesca e iscriverli
nel registro degli indagati
Il reato
ipotizzato, per ora a carico di ignoti, è la violazione dell'articolo 5 della
legge del 1962 sugli alimenti. I test svolti dall'Istituto zooprofilattico
delle Venezie, secondo quanto si è appreso, avrebbero accertato che,
all'origine del fenomeno, ci sarebbe un batterio, forse capitato nel formaggio
durante le ultime fasi della lavorazione. Secondo prime frammentarie
informazioni, si tratterebbe del Pseudomonas aeruginosa, un batterio molto
virulento ed ubiquitario, ma che non riesce a sostenere seri quadri patologici
in soggetti immunocompetenti.
Il batterio
sarebbe solo raramente dannoso per l'uomo, ma difficile da sconfiggere, perché
refrattario agli antibiotici. A volte, tuttavia, se infetta il meato urinario,
puo' provocare infezioni estese, che possono causare la morte dei tessuti e il
decesso per setticemia, come sarebbe stato per la modella brasiliana Mariana
Bridi, candidata a Miss Mondo. L'azienda bavarese ha nell'Italia il proprio
principale cliente: 650 mila litri al giorni, il 90 % della produzione,
infatto, finisce sugli scaffali dei supermercati italiani.
Intanto la
Commissione europea sta seguendo "molto da vicino" il caso segnalato
dall'Italia e ha inviato oggi un ispettore del Food and veterinary office in
Germania per indagare sul caso. E' quanto ha affermato il portavoce del
commissario Ue alla salute e protezione dei consumatori John Dalli. "La
situazione è sotto controllo e la Commissione farà del suo meglio per risolvere
la situazione", ha rassicurato il portavoce Fre'deric Vincent.
L'allarme, ha
ricordato Vincent, è stato fatto scattare dall'Italia già una prima volta lo
scorso 9 giugno e, grazie al sistema di allerta rapida Ue, tutte le
informazioni relative alla mozzarella contaminata sono subito state rese
disponbili ai 27 paesi Ue. E' scattato poi un secondo allarme dato che l'Italia
ri-esporta la mozzarella in Slovenia. Lo scorso fine settimana i Nas di Torino
avevano sequestrato 70mila confezioni della mozzarella incriminata. (Adnkronos
21)
Mozzarella blu, il batterio è lo stesso che uccise una modella. Viene dalla
tedesca Haag?
Napoli - Si allarga lo scandalo della mozzarella blu,
quella che cambia colore qualche ora dopo l’apertura della confezione.
Anzitutto le marche nel mirino dei Nas, prodotte nello stabilimento tedesco
Milchwerk Jager Gmbh (che ha sede nella città di Haag, ndr) & Co: Land,
Malga Paradiso, Lovilio, Fattorie Torresina e Monteverdi.
Poi la quantità
sequestrata ormai in tutta Italia: oltre una tonnellata secondo i dati resi
noti dal ministro della salute Fazio. Infine l’indagine della Ue, allargata ai
mercati francese, bielorusso e sloveno. Infine l’allarme sanitario: è vero,
sinora non ci sono casi di malore, anzi qualcuno, per esempio a Caserta,
sostiene di averla mangiata senza conseguenze.
Ma se, come pare,
il responsabile di questa pigmentazione è dovuta al batterio Pseudomonas,
individuato all’inizio del secolo scorso, bisogna stare attenti perché non è
assolutamente innocuo come pure qualcuno vuol far credere: sarebbe stato infatti
la causa della morte della bellissima modella brasiliana Marianna Bridi,
deceduta per setticemia contratta alle vie urinarie, in genere punto di attacco
preferito nel corpo umano.
Un batterio
infido, dunque, anche se le autorità sanitarie nazionali non ritengono
necessario spargere allarmismo: la situazione al momento sarebbe assolutamente
sotto controllo. Preoccupati gli agricoltori che chiedono di aprire subito un
tavolo di confronto tra i ministeri della Salute e delle Politiche agricole e
tutte le componenti della filiera lattiero-casearia, in quanto la vicenda delle
mozzarelle blu «rischia di provocare contraccolpi tra i produttori per un
possibile calo dei consumi».
Ogni allarmismo è,
però, «totalmente ingiustificato - spiega la Confederazione italiana
agricoltori -, i prodotti made in Italy sono sicuri e di grande qualità. Però
non bisogna sottovalutare l'effetto domino che creano questi scandali, di cui
gli agricoltori italiani non sono responsabili».
Le origini della
confusione sono in una battaglia legale vinta sulla carta ma persa nei fatti,
quando cioé il pretore napoletano Carlo Correra negli anni ’80 ingaggiò un duro
scontro con le grandi multinazionale sostenendo che di mozzarella si può
parlare solo se prodotto con latte di bufala. Una battaglia rafforzata dal
riconoscimento della dop, ma la forza della stalla Germania è stata più grande
di ogni cavillo legale e commerciale: l’Europa ha bisogno di tanto latte e i
tedeschi lo forniscono di buon grado.
Fatte salvo alcune
norme igieniche trascurate per salvaguardare i profitti a discapito della
salute, come una stagnazione del prodotto oltre il tempo previsto, necessario
al batterio di insediarsi e regalare un bel colore azzurro al latticino.
Luciano Pignataro
IM 23
Monaco di Baviera. Alcuni dei prossimi appuntamenti per la collettività
italiana
Monaco di Baviera
- Serate musicali, mostre, proiezioni cinematografiche e incontri culturali:
sono solo alcune delle iniziative in programma nei prossimi giorni, organizzate
per la comunità italiana di Monaco di Baviera.
"Totò - der
italiensiche Prinz des Lachens - Ein multimediales Event" è il titolo
della mostra che rimarrà aperta al pubblico dal 24 giugno al 14 ottobre nel
Valentin Karlstadt Musäum (Tal, 50).
Dal 25 giugno al 3
luglio gli appassionati di cinematografia potranno invece partecipare alla rassegna
"Filmfest München 2010" organizzata da Filmfest München in
collaborazione con Istituto Italiano di Cultura e Cinecittà Luce SpA Roma. La
programmazione delle proiezioni è disponibile sul sito
www.filmfest-muenchen.de.
Il prossimo
appuntamento de "Il laboratorio dell'italiano" dell’associazione
culturale Rinascita E.V. è invece programmato per domenica 27 giugno, dalle ore
10.30 alle 11:15 per i piccolini, fino a 5 anni e mezzo), e dalle 11.15 alle
12.30 per i più grandi, dai 5 anni e mezzo a 10. Lo scopo delle attività, che
si svolgeranno nell’Haus-Olymp (Elisabeth-Kohn-Str. 29), è quello di migliorare
le competenze linguistiche, sociali e culturali dei bambini di bilinguismo (o
plurilinguismo) italiano.
Il giorno
seguente, 28 giugno, nella Scuola Europea di Monaco di Baviera, alle ore 19,
sarà presentata la mostra fotografica "Oltre il muro / Über die Mauer
hinweg" che espone immagini di vita e di storia prima e dopo la caduta del
muro.
Dopo il saluto
della direttrice aggiunta del ciclo primario, Fausta Pressacco, interverrà
Patrizia Mazzadi sul tema "Europa vent'anni dopo la caduta del muro:
l'attività della sezione italiana", e Augusto Bordato sul tema "Oltre
il muro...". Interverrà alla presentazione della mostra anche Vito Spinelli,
rappresentante della Sezione Italiana presso l'Associazione Genitori.
In occasione delle
58. Festspiele Europäische Wochen Passau 2010 "Frauengestalten - Frauen
gestalten", lunedì 28 verrà proiettato nel Cineplex (Nibelungenstr. 5,
Passau), alle ore 20.30, il film "Bellissima" di Luchino Visconti.
Da segnalare
infine l’interessante mostra fotografica intitolata "55 Jahre 'Deutsche
Vita' - Arbeitsmigration nach Deutschland", che rimarrà aperta al pubblico
fino a martedì 31 agosto al Geschäftsstelle der SPD-Fraktion im Bayerischen
Landtag (Maximilianeum, München). La raccolta di fotografie di Antonino
Tortorici racconta frammenti di esistenze degli emigranti dal momento del loro
arrivo negli anni '50 e illustra le loro condizioni di vita sul lavoro e nel
quotidiano. (aise)
Norimberga. La risposta al clip di cattivo gusto: “Azzurri, fateci sognare
ancora una volta”
Sono incominciati
i mondiali di calcio e la mente ed il cuore di tutti gli italiani all’estero,
ma soprattutto in Germania, vanno al 2006, allo splendido torneo sul suolo
tedesco, alla sofferenza dei nostri atleti ed alla magica notte del 9 luglio a
Berlino che consacrò per la quarta volta gli azzurri quali campioni del mondo.
Per un attimo,
forse sfuggente, anche la maggioranza dei tedeschi, non solo gli inguaribili
intellettuali nostalgici del passato, percepirono l’Italia come una nazione
moderna e competitiva. Quel campionato fu, per molti di noi, una sorte di
riscatto, il riconoscimento dell’Italia come una grande nazione sportiva e non
solo. Nell’insieme, accanto a qualche inevitabile “battuta” poco
riuscita, i tedeschi cominciarono a guardarci con occhi diversi, a
percepire la nostra nazione al di là della pizza, della pasta e del “sole mio”.
Non facciamo commenti sulla video clip “Chi vince i mondiali….” che sta girando
in Germania, perché il livello della stessa è talmente basso da non poter
essere commentato.
E che dire dei
nostri governanti e diplomatici? Molteplici furono le dichiarazioni della
grandezza dell’Italia, culla del Rinascimento, luogo di cultura e di
tradizioni, esportatrice dell’eleganza, della qualità, della bellezza, del Made
in Italy nel senso più lato del termine. E come potevano, in tale contesto,
mancare le lodi per gli italiani all’estero, gli “ex-emigrati”, gli esportatori
delle eccellenze italiane nel quotidiano?
Che cosa dire
invece della situazione attuale: della chiusura dei Consolati in Germania ed
altrove? Noi italiani della Germania e della Franconia ci opponiamo alla
chiusura dei Consolati e delle Agenzie consolari e continueremo a combattere
per mantenere i diritti, a noi garantiti (o forse solo promessi...) dalla
Costituzione .
Siccome siamo
profondamente italiani, oseremmo dire nel cuore e nell’anima, non possiamo
tuttavia esimerci dal dire: “Forza azzurri, forza nazionale italiana, fateci
sognare ancora una volta”. Viva l'Italia e viva la Nazionale di calcio
Lucio Albanese,
Ctim Franconia, Comites Norimberga
In Bassa Sassonia “La Festa delle Rose”, la festa delle imprenditrici del
Land
Il 17 giugno
2010, alle ore 18.00, presso la villa
Rittergut Bolzum in Sehnde, si è tenuto l’incontro annuale delle
imprenditrici della Bassa Sassonia che ha avuto per tema l’Italia.
L’incontro è avvenuto sotto il motto: Venezia - un sogno notturno estivo - ed ha avuto come titolo “la festa delle
rose”.
Con stile,
eleganza e con vestiti veneziani d’epoca, le signore dell’imprenditoria della
Bassa Sassonia, quasi tutte con un cappello, hanno tenuto una festa che è
voluta essere nello stesso tempo un momento d’incontro tra persone che si
conoscono da sempre e nuovi arrivati.
La serata, piena
di atmosfera, è riuscita nel suo intento. Tra gli ospiti: il Dr. Ernst
Albrecht, Ministerpräsident a.D.; Lutz Stratmann, Minister für Wissenschaft und
Kultur a.D.; M. Duran Presidente dell’organizzazione turca UETD; G. Scigliano
Presidente del Comites di Hannover etc.
Ecco in breve il
programma: saluto della padrona di casa Margaretha Böhm console onorario del
Kirgistan; saluto di Tanja Kühne, Presidente delle Imprenditrici della Bassa
Sassonia; saluto del Dr. Ernst Albrecht
ex Presidente die Ministri della Bassa Sassonia; saluto Lutz Stratmann, ex
Ministro della scienza e della Cultura.
Quindi l’apertura
del Buffets in nome della cucina italiana e dalle 20.30 concerto dell’orchestra
Johann-Strauss-Orchester Hannover,
diretta dal Dirigente István Szentpáli,
Più tardi la premiazione di alcuni soci che appartengono all’organizzazione da
vecchia data. (de.it.press)
Basilea. Il coordinatore CONI Giovanni Di Paolo riassume l’attività sportiva
2010
Soddisfazione per
la partecipazione della delegazione di studenti italiani della circoscrizione
ai Giochi sportivi di Berna e Imperia
Basilea - Giovanni
Di Paolo, coordinatore circoscrizionale del Comitato Olimpico Nazionale
Italiano di Basilea, riassume l’attività sportiva del 2010 a partire dai
risultati raggiunti nella Giornata nazionale dei Giochi sportivi studenteschi
di Berna, quest’anno giunta alla 24ma edizione, svoltasi lo scorso 6 giugno
(vedi anche Inform n°111 del 9 giugno: http://www.mclink.it/com/inform/art/10n11116.htm).
Dalla sezione di Basilea hanno partecipato
alla manifestazione 52 ragazzi, “conquistando 1 medaglia d’oro, 4 d’argento, 5
di bronzo, 2 coppe e il trofeo. I ragazzi della Categoria A e B di calcio,
guidati da Nello Damante e Vincenzo Di Cesare, hanno vinto il torneo, -
aggiunge Di Paolo - portandosi a casa tutte e due le coppe, il trofeo in palio
e, ognuno di loro, una medaglia d’oro”.
Di seguito i vincitori per l’atletica leggera
- gruppo accompagnato da Enzo Branca e da Franco Di Sorbo: Rizzello Valerio
della Cat. A ha vinto 2 medaglie d’argento negli 80 metri piani e nel salto in
lungo e una medaglia di bronzo nei 1000 metri; Sciavarrello Gabriel della Cat.
B ha vinto 1 medaglia di bronzo negli 80 metri ad ostacoli; Tagliente Fabio
della Cat. B ha vinto 1 medaglia d’oro nel salto in lungo, 2 medaglie d’argento
negli 80 metri piani e nel salto in lungo, 1 medaglia di bronzo nei 1000 metri.
Per il nuoto – gruppo accompagnato da
Jacques, Marta e Sophie Rosset: Castagnaro Francesco e Currenti Edoardo, della
Cat. B, hanno vinto ognuno 1 medaglia di bronzo.
“I premiati del calcio – scrive Di Paolo –
hanno ricevuto la medaglia dal console reggente di Basilea Gaetana Farruggio,
che ha seguito le gare insieme a Sergio Pitton, Leoluca Criscione e Oscar
Corradini. Alla fine delle premiazioni, i ragazzi hanno festeggiato tutti
insieme, perché nello sport chi vince rappresenta tutti”.
Un ringraziamento per il numero dei
partecipanti “praticamente raddoppiato rispetto allo scorso anno - scrive Di
Paolo - al Consolato Generale d’Italia di Basilea. Grazie al segretario
consolare, Sergio Pitton, che ha avuto l’idea delle diverse serate informative;
grazie alla preziosa partecipazione dello scienziato Leoluca Criscione, che ha
sostenuto la fondamentale importanza di praticare lo sport”.
Ringraziamenti anche al Comites di Basilea,
alla Fondazione FOPRAS e a tutti gli insegnati e genitori che hanno sostenuto
la partecipazione. “Con l’aiuto e il sostegno degli insegnanti di lingua e
cultura italiana mi auguro ancora più partecipazione nelle prossime edizioni –
scrive Giovanni Di Paolo.
Segnalata anche la partecipazione di 19
ragazzi vincitori dei Giochi sportivi studenteschi a Berna nel 2009 ai Giochi
sportivi organizzati ad Imperia dal 17 al 22 maggio 2010, che hanno radunato
anche atleti provenienti dall’Argentina, dal Brasile, dal Venezuela, dal Canada
e dagli Stati Uniti. “Un’opportunità per tanti atleti stranieri, figli di
italiani emigrati all’estero, di conoscere una piccola parte dell’Italia –
scrive Di Paolo. - Tra essi, Gianluca Petrillo ha conquistato una medaglia
d’oro nel salto in lungo, mentre Luana Lomello negli 80 metri piani e Laura
Manco nei 50 metri stile libero, hanno fatto il secondo posto, aggiudicandosi
due medaglie d’argento”.
“Un’esperienza indimenticabile – prosegue il
coordinatore del CONI, – resa possibile grazie all’impegno del delegato CONI
per la Svizzera, Adelmo Pizzoferrato, che annualmente si adopera per fare in
modo che la manifestazione di Berna abbia una buona riuscita”. (Inform)
Roma. Oggi il cavalierato tedesco a quattro professoresse italiane
Roma – Oggi
giovedì 24 giugno, alle 18 quattro professoresse italiane di Germanistica
riceveranno il Cavalierato dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale di
Germania dalle mani del Vice Ambasciatore tedesco, Friedrich Däuble, nel corso
di una cerimonia presso la sua residenza in Via Giulia a Roma.
Le germaniste
Ursula Stefania Bavaj dell'Università di Viterbo, Monica Lumachi e Camilla
Miglio dell'Università "L´Orientale" di Napoli e Vanda Perretta
dell'Università "La Sapienza" di Roma riceveranno l'onorificenza in
virtù del "loro impegno straordinario per la germanistica e la mediazione
della lingua e cultura tedesca in Italia" sottolinea il Vice Ambasciatore.
Ad ognuna si
riconoscono particolari meriti: per la sua alta professionalità, Camilla Miglio
nel 2005 ha già ricevuto il premio Ladislao Mittner, riconoscimento dedicato a
giovani ricercatori contraddistintisi per la qualità dei loro studi sulla
Germania. Attualmente sta coordinando il progetto finanziato dall'Unione
Europea "Europe as a Space of Translation".
Monica Lumachi ha
organizzato la serie di film "Storia e cinema in Germania" per il Goethe-Institut
di Napoli oltre a un viaggio studio ad Auschwitz e ha realizzato un workshop
sull'insegnamento multimediale al Goethe-Institut di Prato.
Ursula Bavaj si è
impegnata molto durante il "processo di Bologna" per promuovere la
Germanistica nell’ambito della riforma dell'università. È inoltre tra gli
organizzatori del progetto "Deutsch macht mobil" del Goethe-Institut
e supporta attivamente gli scambi Erasmus e Socrates.
Vanda Perretta è
molto legata alla Casa di Goethe a Roma, supporta il lavoro del museo con
traduzioni e organizza simposi letterali a titolo onorario. Da anni si impegna
per promuovere la lingua tedesca in Italia, collaborando con il Goethe-Institut
e Villa Massimo. (aise)
Ginevra. Su invito
del Comites di Ginevra congiuntamente all’Institut d’Histoire de la Médecine
dell’Università di Ginevra patrocinati dal Consolato Generale d’Italia a
Ginevra, il Sen. del Partito Democratico Ignazio Marino ha tenuto
un’appasssionante conferenza su di un tema di assoluto interesse etico e
civile.
Prendendo spunto
dalla sua personale esperienza di chirurgo di fama internazionale specializzato
nel trapianto di organi, il Sen. Marino ha fatto riferimento a percorsi di vita
e di morte di alcuni suoi pazienti che hanno contribuito a formare le sue
convinzioni di cui si è fatto promotore nelle aule parlamentari questi ultimi
anni. Parte della sua formazione e della ricerca scientifica è maturata negli
ospedali degli Stati Uniti, dove ha vissuto per diciotto anni. Il suo vissuto e
la straordinaria umanità con la quale ha descritto alcuni casi ha sicuramente
commosso molti presenti.
Parlando del
testamento biologico il Senatore ha ha fatto riferimento all’Art. 32 della
Costitizione che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale
diritto dell’individuo e interesse della collettività......Nessuno può essere
obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della
persona umana.”
Nella genesi di
questo articolo, il dibattito dei padri costituenti fu lungimirante e preveni
l’ausilio della scienza per il trattamento dei malati terminali.
L’allora trentenne
Aldo Moro, vicepresidente della Democrazia Cristiana, che nel 1947 nell’ambito
dell’Assemblea Costituente a proposito del principio di autonomia di ogni
persona davanti alla morte ebbe a dire: “....la scelta di un ammalato sulla
fine della vita costituisce un problema di libertà individuale che non può non
essere garantito per legge, quello cioè di affermare che non posssono essere
imposte obbligatoriamente ai cittadini pratiche sanitarie”.
In altre parole, la morte è un fatto personale,
lo Stato deve restare straniero alla persona, deve limatarsi ad occuparsi del
cittadino!
Perfino lo stesso
Papa Paolo VI in una lettera inviata ai partecipanti al congresso dei medici
cattolici nel 1970 scrisse: “.....In molti casi non sarebbe forse un’inutile
tortura la rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia
incurabile? In quel caso il dovere del medico è di impegnarsi ad alleviare la
sofferenza, invece di voler prolungare il più a lungo possibile una vita che
non è più pienamente umana....”
Malgrado queste
autorevolissime referenze, l’uso prettamente politico a fine elettoralistico di
queste questioni, ha determinato una situazione nella quale un clima
deplorevole di scontro ideologico impedisce certi politici, che si sentono obbligati
all’obbedienza di una parte della gerarchia cattolica attuale, di ragionare
serenamente facendo valere il semplice buon senso.
Delicatisseme
questioni come la vita e la morte che toccano profondamente le coscienze e che
si situano ben al di sopra della politica, dovrebbero essere trattate con molta
più serenità nel rispetto delle delle fedi religiose ma allo stesso tempo
dell’inaglienabile diritto della libertà individuale di decidere.
Il caso di Eluana
Englaro è purtroppo emblematico di come in Italia certa politica abbia
vergognosamente oltrepassato ogni limite di decenza.
Il Sen. Marino ha
confessato la sua grande amarezza quando alcuni suoi colleghi Senatori del
centro-destra apprendendo la morte di Eluana Englaro l’abbiano apostrofato,
assieme al gruppo del Partito Democratico, con inaudita ferocia accusandoli di
omicidio colposo, accusando altresi il Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano d’essere stato complice di tale omicidio per aver rifiutato di
firmare il decreto del governo che avrebbe impedito la fine delle sofferenze di
Eluana e della sua famiglia.
Rispondendo alle
numerose domande il Sen. Marino ha espresso tutte le sue garndi perplessità affermando, che
purtroppo, è in questo clima detestabile, intriso di ipocrisia e di calcoli
politici meschini, che la Camera dei Deputati sarà chiamata a pronunciarsi sul
progetto di legge del cosidetto Testamento Biologico.
Se il testo già
approvato dal Senato dovesse esssere votato tale quale dai Deputati, di fatto i
cittadini italiani, e tantomeno i loro famigliari, non potranno decidere
autonomamente del loro fine vita.
Si impedirà così
all’Italia di far parte delle nazioni civili (praticamente tutte le grandi
democrazie), che si sono dotate di una legge che garantisce le libertà
individuali di ogni persona. Sarà lo Stato a decidere per noi!
In tale ipotesi il
Sen. Ignazio Marino ha indicato la possibilità di lanciare un referendum abrogativo
il quale avrebbe ragionevoli speranze di successo posto che un sondaggio
condotto dall’Ipso nell’aprile 2009 indicava che: “3 italiani su 4 auspicano la
possibilità di richiedere liberamente, nel testamento biologico, l’interuzzione
delle cure qualora si trovassero in situazione di coma irreversibile”.
Alla fine della
conferenza il Sen. Marino ha autografato ai numerosi acquirenti il libro da lui
scritto “Nelle tue mani: medicina, fede,
etica e diritti”
Alfiero Nicolini,
Segretario PD-Ginevra (de.it.press)
"Un finiano esporta in Europa la protesta anti-governativa"
Roma -
"Oddio, che Formigoni sia diventato finiano? Se si vuole colpire Fini si
bombardi Fini. Perché prendersela con gli italiani nel mondo? Ma forse non è
tutta colpa de "Il Giornale" che oggi esce col titolo "Un
finiano esporta in Europa la protesta anti-governativa". Leggendo
l’articolo si capisce perfettamente "chi" ha soffiato sul fuoco.
Invece di continuare ad esporsi chiedendo a vuoto le dimissioni del
responsabile del partito per gli italiani all’estero, "qualcuno" ha
ritenuto più furbo manovrare nell’ombra per colpire alle spalle". Inizia
così l’editoriale pubblicato venerdì su "L’Italiano", quotidiano
diretto da Gian Luigi Ferretti, in cui si stigmatizza l’articolo apparso su
"Il Giornale" in cui si critica il sostegno manifestato
dall’onorevole Di Biagio alla manifestazione di Francoforte.
"La manovra
del governo prevede tagli alle Regioni? Le Regioni manifestano, tutte, di
destra e di sinistra contro i tagli. Li abbiamo visti qualche giorno fa
Formigoni, la Polverini e tutti gli altri assieme ai governatori di sinistra.
Il governo taglia ai comuni? I comuni manifestano, tutti, di destra e di
sinistra contro i tagli.
Il governo taglia
pesantemente le misere risorse per gli italiani nel mondo? Gli italiani nel
mondo non dovrebbero protestare ovvero dovrebbero protestare solo quelli di
sinistra. Bah, strano modo di pensare alla base dell’articolo de "Il
giornale" costruito, tra l’altro, su colossali balle quale questa:
"Alla manifestazione non aderisce il Pdl, la cui delegazione a Francoforte
sottoscrive invece un documento per appoggiare la linea governativa". Bum!
Se qualcuno rappresenta il Pdl è l’On. Di Biagio, responsabile del settore
italiani nel mondo del partito. A Francoforte non c’era alcuna delegazione del
Pdl, nessun parlamentare del Pdl (c’era un senatore del gruppo misto eletto a
suo tempo nella lista del Pdl) e non è stata stilato nessun documento. Dove
sarebbe questo fantomatico documento? Dove sarebbero le firme? A chi sarebbe
stato presentato? A Francoforte nessuno ha neppure percepito un benché minimo
cenno di dissenso da parte di chicchessia.
La diatriba
Berlusconi-Fini non ci appassiona e non ci prestiamo a fare il tifo. A noi
interessano gli italiani nel mondo e non permettiamo che per colpire Fini
(tutto fa brodo), si metta in mezzo l’On. Di Biagio anche quando ne fa una
giusta. Il deputato eletto in Europa ha ragioni da vendere quando dichiara a
"Il Giornale": "Mi sembra una situazione paradossale, in ogni manovra,
e anche in questa, si sono sempre delle brutte sorprese per i rami più deboli,
come le comunità degli italiani all’estero. Il Cgie, che è un organismo
istituzionale, ha deciso di fare una manifestazione a Francoforte, e io e il
coordinatore estero del Pd abbiamo inteso dare il nostro sostegno alla comunità
italiana. Dove è lo scandalo? Io sono stato eletto, nominalmente, dagli
italiani all’estero, e quindi mi batto per difenderli". Anche a costo di
farlo a braccetto con l’opposizione. Neanche questa gli è andata bene a chi
trama nell’ombra". (aise)
Chiudono i Consolati ma il Governo non potenzia i servizi dei patronati
L’on. Garavini
(PD) commenta la risposta del MAE all’interrogazione sulla convenzione con i
patronati - “Il Governo si tira indietro, sempre più lontano l’accordo per
rendere i servizi più accessibili”
Roma - “Servizi
meno burocratici, ma più efficaci e più vicini alla gente? Per le comunità
all’estero è un sogno - e resterà tale, a giudicare dalla posizione del Governo
sulla convenzione-quadro tra patronati e Farnesina”. Lo dice con amarezza la
deputata democratica Laura Garavini, prima firmataria di un’interrogazione
nella quale si sollecita il Ministero degli affari esteri a “disporre
l’immediata firma” dell’accordo che prevede di affiancare i patronati ai
consolati nell’erogazione di tutta una serie di servizi ai cittadini.
“Dopo un anno di
attesa apprendiamo che le priorità dell’esecutivo sono ben altre, a cominciare
dalla razionalizzazione e dall’informatizzazione della rete consolare. Nel
frattempo, la convenzione-quadro, da anni pronta a tutti gli effetti per
entrare in vigore, viene licenziata come una mera ‘ipotesi’ da sottoporre a
ulteriori verifiche, come se non si avesse avuto abbastanza tempo per fare
tutti gli accertamenti opportuni”, commenta la Garavini. “Ad uscirne sconfitti
sono ancora una volta i nostri connazionali residenti all’estero, che così
vengono penalizzati doppiamente”.
“La risposta del
Governo, infatti”, ribadisce la parlamentare, “delude le aspettative di tutti
coloro che, dopo la chiusura di diversi consolati in Europa e nel mondo,
speravano in un rafforzamento delle competenze degli enti assistenziali capace
non solo di assorbire le difficoltà della rete consolare, ma anche di rendere
più accessibili, più celeri e meni burocratici i servizi di maggiore interesse
per le nostre comunità”.
De.it.press
Mobilità e selezione degli insegnanti per l’estero. “A rischio il regolare
inizio delle lezioni”
Roma – La Uil
Scuola Estero ribadisce in una nota diffusa lunedì il proprio dissenso in
merito al decreto del Mae contenente le disposizioni per sospendere le
procedure di mobilità all’estero per il prossimo anno scolastico, consegnato
alle organizzazioni sindacali nei giorni scorsi, in attesa che il governo
presenti un provvedimento legislativo sulla materia.
Contrarietà viene
espressa anche per il decreto del Mae che rinvia le procedure di selezione
linguistica per l’estero, confermando la validità delle attuali
graduatorie fino al 31 agosto 2012.
Per la Uil Scuola
i due provvedimenti interverrebbero su vigenti norme del contratto nazionale di
lavoro, “in particolare l’art.108 che disciplina la mobilità all’estero – si
legge nella nota - e gli articoli 114 e successivi che stabiliscono
l’aggiornamento triennale delle graduatorie con contestuale indizione delle
prove linguistiche”.
La Uil Scuola teme
che, con riguardo all’avvio delle procedure di nomina per l’anno scolastico
2010/2011, non sia garantito il regolare inizio delle lezioni nelle scuole
italiane all’estero, “con gravissime conseguenze per l’utenza scolastica
italiana nel mondo”.
Sull’insegnamento
dell’italiano all’estero interviene con una nota di mercoledì anche l’on.
Garavini. “La riduzione del contingente scolastico per l’insegnamento della
lingua e cultura italiana all’estero per il Governo è una prospettiva non più
discutibile. Sembra quasi una fatalità di fronte alla quale il Ministero degli
Esteri si limita ad alzare le mani, senza discutere”. È questo il commento
dell’on. Laura Garavini (PD) alla risposta che il Sottosegretario sen. Mantica
ha dato, a nome del Governo, a un’interrogazione sull’argomento presentata
dalla deputata eletta nella circoscrizione Europa.
“La riduzione dei
finanziamenti previsti in bilancio, il riassetto imposto dal
Ministro Gelmini sul primo ciclo di istruzione e la cosiddetta
razionalizzazione dei servizi ha portato ad una netta contrazione degli addetti
per il corrente anno scolastico. Un destino che incombe anche sui lettorati
d’italiano, che a loro volta hanno subito una forte riduzione. La cosa più
preoccupante”, ha proseguito la Garavini, “è che in base a quanto s’intravede
nella manovra finanziaria, questa politica di smantellamento dell’insegnamento
della nostra lingua all’estero conoscerà anche per il prossimo triennio un
ulteriore peggioramento”.
“Siamo, insomma,
di fronte a una grave deriva. E questo accade mentre il Ministro degli Esteri e
altri esponenti della maggioranza non perdono occasione per dire che la lingua
e la cultura italiana devono giocare un ruolo essenziale nella proiezione
dell’Italia nel mondo. In questa situazione”, ha concluso la deputata
d’opposizione, “il titolare della delega per gli italiani nel mondo non sa fare
altro che assumere beatamente la veste di spettatore nella drammatica partita
che da qualche anno si è aperta sulle politiche migratorie. Bisogna dunque
proseguire sulla linea indicata dal CGIE, vale a dire raccogliere tutte le
forze vive presenti nelle nostre comunità e impegnarsi nella difesa e nel
rinnovamento delle forme di presenza dell’Italia nel mondo”. De.it.press
Il futuro dell'Europa appeso alla sua moneta
Nella prima metà
del secolo passato l’Europa si spaccò nel corso di due guerre e distrusse il
suo ruolo centrale nella politica mondiale. Nella seconda metà del secolo
leader lungimiranti seppero guardare oltre lo spirito di rivalsa e gradualmente
costruirono le istituzioni dell’integrazione europea. Il pensiero di una
Francia e di una Germania in conflitto tra loro oggi pare impossibile, e lo
sviluppo dell’Unione europea ha enormemente migliorato la forza di attrazione
dell’Europa e la sua capacità diplomatica a livello mondiale. Purtroppo, questa
storica conquista viene ora messa in discussione.
Nel maggio del
2010, i mercati finanziari hanno perso fiducia nella capacità della Grecia di
gestire il suo deficit di bilancio e di rimborsare il suo debito. I timori di
una ricaduta hanno cominciato a influenzare altri Paesi, come il Portogallo e
la Spagna, tra i 16 membri della zona euro. In risposta, i governi europei, la
Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale hanno messo a punto
un programma di emergenza da 700 miliardi a tutela della zona euro per calmare
le tempeste finanziarie. Se questo intervento garantisce un momentaneo
sollievo, l’incertezza perdura nei mercati finanziari. Il mese scorso, il
cancelliere tedesco Angela Merkel ha dichiarato che, «se l’euro fallisce non
cade solo una moneta... sarà l’Europa a fallire e con essa l’idea dell’unità
europea».
L’unità europea si
trova già a fronteggiare notevoli vincoli. L’integrazione fiscale è limitata.
Le identità nazionali rimangono più forti rispetto alla comune identità
europea, nonostante sei decenni d’integrazione, e gli interessi nazionali sono
ancora forti anche se meno rispetto al passato.
L’allargamento
dell’Ue a 27 Stati (con altri in arrivo) significa che le istituzioni europee
rischiano di restare sui generis, e non consente di dare vita a una forte
Europa federale o a un solo Stato. L’integrazione giuridica è in crescita, e le
sentenze della Corte europea hanno costretto i Paesi membri a cambiare le loro
politiche. Ma l’integrazione tra ramo legislativo e ramo esecutivo è rimasta
indietro, e se l’Europa ha creato un presidente e una figura centrale per le
relazioni esterne, la politica estera e di difesa sono integrate solo
parzialmente.
Nel corso dei
decenni, l’Europa ha altalenato tra eccessivo ottimismo e attacchi di
«euro-pessimismo» come oggi. Come ha di recente osservato il giornalista Marcus
Walker, si credeva che l’Europa sarebbe salita alla ribalta come protagonista
sulla scena mondiale, sostenuta dal trattato di Lisbona. Al contrario sta
cominciando a sembrare la parte perdente in un nuovo ordine geopolitico
dominato dagli Stati Uniti e dalle potenze emergenti guidate dalla Cina.
«Un’immagine determinante» secondo Walker è stata la riunione del 18 dicembre
2009, che mediò il modesto accordo di Copenhagen - un incontro guidato da Stati
Uniti e Cina, che invitarono i leader di India, Brasile e Sud Africa, ma non
gli europei. E ora la recente crisi finanziaria ha messo in luce i limiti di
integrazione fiscale della zona euro e sollevato interrogativi sul ruolo e sul
futuro dell’euro.
Qual è il futuro
dell’Europa? Come ha osservato l’Economist, «si sente parlare dappertutto del
relativo declino dell’Europa... Si ascoltano cifre deprimenti sulla futura
rilevanza dell’Europa, e con qualche ragione. Nel 1900 l’Europa rappresentava
un quarto della popolazione mondiale. Entro il 2060 potrà contare giusto per il
6%, e quasi un terzo della popolazione avrà più di 65 anni».
L’Europa ha di
fronte seri problemi demografici, ma la dimensione della popolazione non è
strettamente correlata con il potere, e le previsioni sulla caduta dell’Europa
hanno una lunga storia di errori di previsione. Negli Anni 80 gli analisti
parlavano di euro-sclerosi e di un malessere paralizzante, ma nei successivi
decenni l’Europa ha mostrato una crescita imponente e sviluppo istituzionale.
L’approccio
dell’Ue alla condivisione del potere, ritagliando accordi e risolvendo
conflitti per mezzo di commissioni multiple può essere frustrante e mancare di
mordente, ma è sempre più rilevante per molte questioni in un mondo
interconnesso e interdipendente. Come dice Mark Leonard, direttore del
Consiglio europeo per le Relazioni Estere: «L’idea comune è che l’ora
dell’Europa è arrivata e tramontata. La sua mancanza di visione, le divisioni,
l’ossessione per il contesto legale, la mancanza di volontà nel progettare un
potere militare e l’economia sclerotica sono in contrasto con degli Stati Uniti
più dominanti di Roma... Ma il problema non è l’Europa, è la nostra
comprensione arcaica del potere».
Il politologo
americano Andrew Moravcsik ugualmente sostiene che le nazioni europee,
singolarmente e collettivamente, sono gli unici Stati, a parte gli Usa, in
grado di «esercitare una influenza globale che spazia dai mezzi di coercizione
all’offensiva diplomatica. Nella misura in cui il termine conserva un
significato, il mondo è bipolare, ed è probabile che rimarrà tale nel prossimo
futuro».
Moravcsik sostiene
che la prognosi pessimistica è basata su una visione realistica del XIX secolo
secondo la quale «il potere è legato alla quota relativa di risorse globali, e
le nazioni sono impegnate in una costante rivalità a costo zero». Inoltre, come
lui stesso indica, l’Europa è la seconda potenza militare del mondo, con il 21%
della spesa militare complessiva, rispetto al 5% per la Cina, il 3% per la
Russia, il 2% per l’India, e 1,5% per il Brasile.
Decine di migliaia
di truppe degli Stati membri dell’Ue sono state dispiegate al di fuori dei loro
Paesi d’origine in Sierra Leone, Congo, Costa d’Avorio, Ciad, Libano e
Afghanistan. In termini di potere economico, l’Europa ha il più grande mercato
del mondo, e rappresenta il 17% del commercio mondiale, rispetto al 12% degli
Stati Uniti. L’Europa dispensa anche la metà dell’assistenza estera nel mondo,
rispetto al 20% degli Stati Uniti.
Ma tutta questa
forza potenziale può essere inutile se gli europei non risolvono i problemi
immediati derivanti dalla perdita di fiducia dei mercati finanziari nei
confronti dell’euro. Tutti coloro che ammirano l’esperimento europeo devono
sperare che ci riescano. JOSEPH S. NYE LS 23
Finanze familiari. Riuscirà l’America ad evitare il naufragio?
Non è facile oggi
per gli europei afflitti dal caso Grecia e Spagna, dal ventre molle mediterraneo
(e britannico), guardare all’altra sponda dell’Atlantico alla ricerca di “come
si fa in America”. Il Sogno Americano oggi? “Riuscire ad evitare il naufragio
delle finanze familiari”. Formulata di recente da uno dei banchieri centrali
del sistema federale (Sandra Pianalto, presidente della Fed di Cleveland,
Ohio), questa definizione può essere estesa al rischio di naufragio delle
finanze nazionali. Dà la misura delle difficoltà di Barack Obama. E spiega
perché i Grandi Paesi arrivano questa settimana agli appuntamenti canadesi del
G 8 e del G20 senza una vera leadership, come osservava domenica su queste
colonne Paolo Savona. E’ difficile per un presidente americano, come per
qualsiasi leader, essere forte sul piano internazionale in un momento di debolezza
interna.
Il grande bagaglio
di speranze che ha portato Obama alla casa Bianca non è esaurito, ma la
coalizione vittoriosa fra democratici e indipendenti, insieme i due terzi
grossomodo dell’elettorato, è in seria crisi. Gli indipendenti hanno ripreso il
largo. E molti democratici, i più progressisti spesso, sono turbati da quella
che viene considerata l’eccessiva arrendevolezza della Casa Bianca alle ragioni
dell’alta finanza, e la sua impotenza di fronte a disoccupazione e deficit.
L’elettore vorrebbe insieme decisi interventi per il lavoro e conti pubblici
meno gonfiati; l’attivismo di Washington e, fra i repubblicani soprattutto,
un’economia libera da ingerenze statali.
Alcuni errori ci
sono stati. E il voto d’autunno, che rinnova tutta la Camera, un terzo del
Senato e molte cariche locali, darà la misura dello scontento. Anche se
l’opposizione, screditata quanto e più della maggioranza, non è nelle
condizioni migliori per trarne vantaggio.
Prima di tutto il
team Obama ha sottovalutato la portata storica della crisi, promettendo già nel
dicembre 2008 una ripresa del lavoro per l’autunno 2009, e nel dicembre 2009
per l’estate 2010. La produzione ha ripreso fiato, più o meno a singhiozzo, ma
disoccupazione e sottoccupazione involontaria toccano 25 milioni di americani.
Cresce la schiera dei 99s, i ninety-niners, quanti hanno esaurito le 99
settimane di sussidio di disoccupazione. La Casa Bianca stenta ad ammettere
che, date le dimensioni del debito totale, molto superiori in rapporto
all’economia a quelle del 1929, saranno necessari anni perché il mercato del
lavoro possa riprendersi davvero.
Poi il team Obama
ha sottovalutato, a suo grave rischio, la portata della crisi finanziaria e del
risentimento popolare - solo in parte giustificato, ma molto sentito - verso
Wall Street. La legge di riforma è alle ultime battute al Congresso, con la
Casa Bianca che, più che sollecitare e guidare, frena. Un esercito di lobbisti
tra cui 70 ex parlamentari e 940 ex funzionari federali lavora intensamente e
non è affatto certo che le nuove norme offrano ragionevoli garanzie di poter
impedire in futuro le avventure finanziarie che hanno dato alla crisi del 2008
la sua dimensione abnorme. Le riforme degli anni 30, per quanto ormai vecchie,
le avevano a lungo impedite. Purtroppo, al di là della retorica, la sensazione
è che la Casa Bianca sia sensibile ai desiderata di Wall Street, anche ai meno
nobili, come dimostra in questi giorni secondo l’Huffington Post l’intervento
di Valerie Jarrett, strettissima collaboratrice di Obama, per limitare il
controllo degli azionisti su bonus e superbonus al management bancario.
Alla base di tutto
c’è un vizio di origine: l’aver consegnato il controllo dell’economia, già nel
novembre 2008, a una squadra che era emanazione dell’era Clinton, protagonista
degli errori normativi che hanno molto contribuito alla crisi, e incapace
quindi di analisi e politiche realistiche e conseguenti. E’ la squadra dei Tim
Geithner e dei Larry Summers e del loro mentore Bob Rubin, da Obama rispettatissimo,
ma impresentabile dopo la déb?cle di Citigroup, di cui era eminenza grigia.
C’è stata una
riforma, quella sanitaria, assai meno storica di quanto si pensi, che ha solo
marginalmente aumentato il ruolo pubblico nella sanità, a costo però di altre
voci queste sì storiche (Medicare) della spesa sanitaria pubblica, e confermato
in pieno il ruolo della sanità privata. Questa, o meglio le sue disfunzioni, è
all’origine dell’abnorme spesa sanitaria Usa, che è quasi doppia pro capite
rispetto a quella del vicino Canada e fuori ogni norma Ocse.
E c’è infine, a
creare nervosismo e confusione, la scarsa chiarezza sulla realtà dei costi del
salvataggio e dei conti nazionali.
Salvare Wall
Street sta costando assai più di quanto fatto finora dall’Europa per salvare le
proprie banche e tamponare i propri conti pubblici. Da aprile, con notevole
fantasia, il Tesoro dice che “salvare Wall Street è costato poco” e fa
circolare una cifra, 87 miliardi, che sarebbe il costo finale della Tarp, i 700
miliardi destinati alle banche nell’ottobre 2008 e via via in gran parte
restituiti o restituibili. Ma la Tarp è solo una delle voci di uno sforzo senza
precedenti. Quando sarà possibile fare i conti definitivi, compresi quelli
delle due megafinanziarie immobiliari Fannie e Freddie che reggono l’intero
mercato immobiliare salvando le banche e sono a loro volta salvate da Fed e
Tesoro, la spesa risulterà nell’ordine dei 2-3mila miliardi di dollari, con una
cifra non lontana da quanto speso, in dollari attuali, per la seconda guerra
mondiale (3.200). Un semplice confronto indica come gli 87 miliardi, se fossero
veri, sarebbero circa la metà di quanto costò a Washington 20 anni fa la ben
più modesta crisi delle piccole banche locali legate all’immobiliare
(Savings&Loans).
Sul debito il
Tesoro fa da qualche tempo circolare cifre più realistiche che in passato,
quando veniva esclusa la quota di debito in mano di enti pubblici Usa, come il
sistema pensionistico. Le ultime stime ufficiali dicono 13.600 miliardi a fine
2010, non lontano dal 100% del Pil. Conteggiando come giusto anche i circa
3mila del debito di Stati ed enti locali, e i 3900 delle obbligazioni e delle
garanzie a terzi del sistema immobiliare pubblico (Fannie e Freddie e altro) o
di fatto nazionalizzato, si arriva però a circa 21mila miliardi, il 141% del
Pil secondo i calcoli di Rob Arnott di Research Affiliates di Pasadena,
boutique finanziaria californiana. Assai più che l’Italia, e meno solo del
Giappone.
Il pantano
petrolifero del Golfo del Messico, con il suo disastro ecologico di cui tardi a
Washington ci si è resi conto, rischia così di diventare emblematico di una
presidenza che non ha esaurito, ma ha in parte ipotecato, speranze ed energie
iniziali. L’eredità era pesante, ed è difficile chiedere a un americano di prima
generazione (per parte di padre) come Obama la sicurezza che ebbe nel
contrastare Wall Street un patrizio dell’Hudson come Franklin Roosevelt o,
prima, il suo lontano cugino Teddy, avversario dei monopoli. Le forze, gli
uomini, per riprendere il cammino ci sono, e si fanno sentire forte e chiaro,
nel sistema Fed e altrove. Tocca a Obama portarli a Washington. Vedremo dopo il
voto di novembre. Mario Margiocco im 23
Gli Stati Uniti d’America visti dall’Italia. Guerre e catastrofi
Dio benedica
l’America, questa frase molto usata come conclusione di discorsi presidenziali
mi sembrava una delle tante che
esprimono un augurio di ottimismo e speranza per un futuro sempre più prospero
e ricco per tutti, generico, privo di un
significato specifico.
Oggi però penso
che gli si possa attribuire un significato più preciso. Ho letto sui giornali
una notizia raccapricciante, assai, al di là della capacità di sopportazione di
persone della nostra cultura e sensibilità. In Afghanistan i talibani hanno
impiccato un bambino di 7 anni, dico sette anni, accusandolo di essere una
spia. Con l’occhio della mente vedo un bambino sparuto e forse denutrito,
terrorizzato, ghermito al suo
futuro da mani adunche e sporche di
uomini stupidissimi, feroci e crudeli,
che nulla hanno di umano. E’
veramente troppo, donne lapidate sulla pubblica piazza con l’accusa di
adulterio dopo che hanno sopportato stupri e violenze di ogni genere nel corpo
e nell’anima; bambine avvelenate da gas
immessi nelle aule scolastiche per impedire loro di imparare a leggere,
scrivere e contare. Basta con questi orrori raccapriccianti. E se prima avevo
ancora dei dubbi sulla legittimità della presenza di un esercito straniero
invasore sul territorio dell’Afghanistan
e di troppi morti da ambo le parti, oggi francamente i dubbi sono
spariti del tutto.
Vedo dunque in
modo positivo, al di là di ogni dubbio,
un esercito fatto di uomini e donne che tentano con tutti i mezzi messi
loro a disposizione da scienza e tecnica di aiutare a vivere e crescere uno stato
un po’ più civile, dove le donne e l’infanzia possano essere rispettate dagli
uomini dentro e fuori le pareti domestiche. E dunque Dio benedica l’America è
un augurio affinché l’America riesca
veramente non solo ad estirpare la matrice del terrorismo internazionale, che
fa troppi morti dappertutto, ma anche di
seminare fra le popolazioni del territorio dell’Afghanistan, anche fra
quelle viventi in zone impervie, sperdute e nascoste su catene montuose
irraggiungibili da comuni mortali, una coscienza civile che comprenda il
rispetto di donne, bambini e bambine. Che tutti ricevano una buona istruzione,
imparino a leggere, scrivere e far di conto, possano accedere ad un’ informazione libera ed
illimitata, crescere rispettati nel corpo e nella mente, con la possibilità di
avere da adulti un lavoro indipendente, qualificato e retribuito in maniera
equa, che li renda autonomi nelle scelte fondamentali della vita.
Dio benedica
l’America ed anche la aiuti a superare
la enorme catastrofe ambientale in atto negli stati che si affacciano
nel Golfo del Messico, fatta dall’uomo
non dalla natura, per superficialità e leggerezza. Il petrolio che
fluisce continuo nelle acque dell’oceano sta uccidendo la vita marina e quella
di intere comunità ad essa legate, la loro
vita è cambiata per sempre. Centinaia di scienziati ed ingegneri sono stati convocati da tutto il mondo per
trovare una soluzione, 20.000 uomini lavorano notte e giorno per tentare di
contenere le perdite, la BP dovrà pagare tutti i danni, una commissione
bipartisan è stata incaricata di studiare il caso e se le leggi che regolano
l’estrazione del petrolio nel mare risultano inadeguate, esse saranno cambiate.
Teniamo presente che in quella zona nasce la
Corrente del Golfo, un fiume come il Nilo fatto
di acqua calda, che attraversa l’oceano Atlantico in direzione nord, e
che arrivato all’altezza di New York gira verso est e giunge a lambire le coste
dell’Europa del nord. La catastrofe è piuttosto vicina ai nostri mari,
auguriamoci che si riesca a limitare i danni. God bless America. Emanuela
Medoro, de.it.press
Londra condannata ai sacrifici
Paragonata al
pesante schiaffone che il nuovo governo inglese ha somministrato al proprio
paese per cercare di raddrizzare il deficit di bilancio, la «manovra» italiana
sembra lieve come una carezza. A confronto del Cancelliere dello Scacchiere
George Osborne, Giulio Tremonti fa la figura dell’agnellino; e Berlusconi
potrebbe perfino sembrare il protettore dei contribuenti se confrontato con il
suo collega inglese David Cameron.
Nel somministrare
lo schiaffone, però, il governo inglese ha avuto il coraggio di guardare dritto
negli occhi l’elettore che l’ha votato poche settimane fa e di non fare sconti
nella sua visione grigio-scura del futuro. Nella manovra presentata al
Parlamento di Westminster (che, secondo le normali procedure britanniche, non
dovrebbe essere soggetta ad alcun emendamento) c’è quasi tutto il campionario
degli strumenti di tortura fiscale: aumenti dell’Iva di 2,5 punti percentuali,
blocco per due anni dei salari pubblici, di molti assegni della sicurezza
sociale e persino dell’appannaggio della Regina, pesante imposta sulle banche.
Il governo italiano punta invece soprattutto sui tagli agli enti locali e cerca
di scaricare il peso politico dell’impopolarità su governatori regionali,
presidenti provinciali e sindaci; il governo inglese la sua dose di
impopolarità se la prende tutta.
Ma perché gli
inglesi sono così duramente colpiti, perché è necessario affondare il bisturi
fiscale più profondamente a Londra che a Roma? Sostanzialmente per due motivi:
il primo è che in Gran Bretagna all’indebitamento pubblico si somma un
fortissimo indebitamento privato mentre in Italia esiste un cospicuo risparmio
privato e le famiglie sono, nel complesso, poco indebitate per mutui, carte di
credito e simili. Incoraggiati da una pubblicità sorridente, gli inglesi sono
stati, in questi anni, secondi solo agli americani nello spendere con poco
ritegno e si trovano di colpo a contemplare un deficit pubblico che sta crescendo
al di là di ogni controllo. A questa situazione gli inglesi sono arrivati - ed
è questo il secondo motivo - soprattutto perché hanno puntato tutto sulla
finanza che, tra un segmento e l’altro, occupa in Gran Bretagna poco meno di
due milioni di persone e ridotto fortemente la loro industria. All’insegna
della finanziarizzazione hanno venduto a compratori esteri ogni tipo di
gioielli di famiglia, dagli aeroporti alle società dell’acqua potabile e
persino alle squadre di calcio.
Per un breve periodo
Londra è diventata il vero centro finanziario della globalizzazione, con
capitali di ogni tipo e di ogni provenienza che volentieri si affidavano alla
maestria dei maghi della City. La crisi finanziaria ha quindi colpito con
particolare durezza questo sistema economico-sociale così indebolito e, pur
essendo il debito pubblico ancora molto inferiore a quello italiano, la sua
velocità di crescita pone oggi la Gran Bretagna forse ancora di più nel mirino
di quanto non succeda all’Italia.
Si può ammirare la
decisione britannica di tagliare con l’accetta anziché con le forbici ma al
tempo stesso è impossibile non restare interdetti. Perché mai la Gran Bretagna
deve affrontare una durissima quanto sicura disoccupazione per rimettere a
posto le sue finanze in cinque anni? Perché non in sette o in dieci? Perché
alla Grecia sono stati concessi soltanto tre anni? La risposta non è affatto
chiara, o forse si può ipotizzare che «il mercato» lo esige, che lo esige la
salvaguardia del valore dei debiti pubblici.
Per salvaguardare
questi debiti (e quindi per mettere al primo posto la lotta all’inflazione e la
riduzione della spesa) in ogni parte del mondo ricco si stanno varando misure
che soffocano le già stentate prospettive di crescita e sacrificano un numero
molto grande di posti di lavoro (le prime stime per la Gran Bretagna parlano di
un milione a seguito di questa manovra). Con il pericolo di un contraccolpo
politico-sociale tale da creare un’instabilità difficile da controllare. Alla
vigilia di una riunione del G-20 che si preannuncia nervosa e difficile, il
dilemma tra l’accettazione di un aumento dell’inflazione pur di salvare posti
di lavoro e l’accettazione di un aumento della disoccupazione pur di salvare il
valore dei titoli di stato si fa più duro. E senza facili soluzioni. MARIO DEAGLIO Ls 23
Afghanistan, bufera su McChrystal. Obama: "Lo vedrò poi decido"
Il comandante
delle forze Usa a Kabul critica Obama in un'intevista su Rolling Stone. Poi si
scusa, ma il presidente lo convoca a Washington per chiarimenti. Secondo Time
si sarebbe dimesso
WASHINGTON - Il
generale Stanley McChrystal, responsabile delle truppe internazionali in
Afghanistan, forse voleva solo togliersi qualche sassolino ma è inciampato in
un sasso più grande che alla fine lo potrebbe travolgere. Anzi, secondo Time lo
avrebbe già travolto tanto che avrebbe rassegnato le dimissioni. Nel prossimo
numero di Rolling Stone, storico magazine musicale, uscirà un profilo in cui il
comandante in capo a Kabul appare come un lupo solitario che fatica ad avere
rapporti con l'amministrazione e con gli uomini scelti dalla Casa Bianca come
suoi partner diplomatici. Il risultato è un'intervista al vetriolo in cui il
generale critica il presidente degli Stati Uniti e la gestione della guerra
arrivando a dire di avere trovato Barack Obama impreparato nel loro primo
colloquio sull'Afghanistan e ha inoltre accusato l'attuale ambasciatore Usa a
Kabul di "averlo tradito". "Ha avuto scarso giudizio", il
commento di Barack Obama che poi ha aggiunto: "Lo incontro e poi deciderò
cosa fare".
Parole grosse che
saranno pubbliche solo venerdì, quando la rivista sarà in edicola, ma che lo
hanno costretto a giocare d'anticipo ritrattando tutto e chiedendo
precipitosamente scusa. In un comunicato diramato oggi da Kabul, il generale ha
scritto: "Porgo le mie scuse più sincere per questo profilo"
pubblicato sulla rivista. "E' stato un errore che riflette un giudizio di
nessun conto e non sarebbe dovuto succedere". Malgrado le lodi del segretario
generale della Nato Rasmussen e il sostegno dimostrato dal presidente afgano
Karzai, il generale McChrystal è stato richiamato d'urgenza a Washington dalla
Casa Bianca per un incontro personale con Obama allo scopo di chiarire le sue
dichiarazioni. E il presidente, a questo punto, non esclude alcuna opzione,
neanche la rimozione del comandante. Il deputato democratico David Obey, a capo
della commissione che si occupa del finanziamento delle missioni di guerra, ha
chiesto espressamente la sua testa.
Nell'articolo
McChrystal, affiancato da collaboratori altrettanto beffardi, fa commenti
sarcastici e irriverenti sul vice-presidente Joe Biden, di cui sono note le
critiche alla sua strategia in Afghanistan: "Mi chiedi di Joe Biden? Chi
è?", chiede sorridendo. E un collaboratore rincara la dose: "Biden?
Hai detto 'Bite me' (vai al diavolo in inglese, ndr)?". Nell'articolo si
afferma che il generale Usa ha assunto il controllo della guerra in Afghanistan
senza però mai perdere di vista "il vero nemico: i pusillanimi alla Casa Bianca".
Inoltre un collaboratore ha rivelato alla rivista che McChrystal rimase molto
deluso da un incontro nello Studio Ovale con un impreparato Barack Obama:
"Fu una photo-opportunity di 10 minuti: Obama chiaramente non sapeva nulla
di lui, di chi fosse né sembrava troppo interessato. Il capo rimase molto
deluso".
Le dichiarazioni
del comandante raccolte dal magazine fanno emergere alla luce del sole i
dissapori tra lui e l'amministratore della Casa Bianca. I due uomini hanno
faticato a trovare una intesa e il generale era stato a un certo punto
rimproverato dal presidente per avere esagerato nel propagandare il suo
desiderio di avere più truppe in Afghanistan proprio mentre Obama stava
riflettendo sulla strategia da adottare. Alla fine il generale aveva ottenuto
un rinforzo di 30 mila truppe. Ma un memorandum dell'ambasciatore Usa a Kabul,
Karl Eikenberry, dove il presidente afghano Hamid Karzai veniva definito un
"partner non affidabile" per la strategia anti-insorti seguita da
McChrystal, aveva fatto sentire il generale "tradito" dal
diplomatico. "E' uno che si copre i fianchi per i libri di storia - ha
detto a Rolling Stone - così se sbagliamo potrà dire: ve l'avevo detto".
Troppo per un
generale che, qualche giorno prima dell'uscita del magazine, ha intanto
licenziato il suo addetto stampa, e diffuso un comunicato per fare marcia
indietro: "Rivolgo le mie più sincere scuse per questo profilo. E' stato
un errore che riflette scarsa capacità di giudizio e che non dovrebbe mai
accadere", ha detto McChrystal. Il comandante che guida un corpo di quasi
150.000 uomini impegnati contro i talebani e gli altri gruppi oppositori
armati, ha precisato quindi che "nel corso della mia carriera ho vissuto
secondo i principi di onore personale e integrità professionale" e
"quello che questo articolo riflette è di gran lunga inferiore a questo
standard". "Ho un enorme rispetto e ammirazione - ha aggiunto - per
il presidente Obama e la sua squadra per la sicurezza nazionale, per i
responsabili civili e le truppe che stanno combattendo questa guerra e rimango
impegnato a garantire il suo successo".
"L'articolo
del Rolling stone è piuttosto inopportuno, ma è solo un articolo"
minimizza il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen,
riaffermando in una nota la sua fiducia nel generale. "Siamo nel mezzo di
un conflitto reale e ho piena fiducia in McChrystal come comandante Nato e
nella sua strategia". Più incisivo il sostegno del presidente afgano,
Hamid Karzai, che tramite il suo portavoce lo definisce "il miglior
comandante che gli Stati Uniti abbiano mandato in Afghanistan in nove
anni".
Ma evidentemente
le scuse del generale oltre all'apprezzamento del segretario Nato nonché il
sostegno di Karzai non sono bastate alla Casa Bianca che ha richiamato il
comandante dall'Afghanistan per un incontro faccia a faccia con Barack Obama. E
neanche al segretario alla Difesa, Robert Gates, che ha definito l'intervista
"un grave errore". Il generale ha ricevuto l'ordine di presentarsi
domani alla conferenza mensile che si svolge nella Situation Room invece di
parteciparvi, come di consueto, in videoconferenza, dove gli sarà chiesto di
spiegare al Pentagono e al Comandante in Capo le sue frasi citate
nell'articolo.
È la seconda volta
che il comandante delle truppe Usa e Nato in Afghanistan è stato convocato dal
presidente Obama dopo aver parlato a ruota libera. In ottobre McChrystal era
stato chiamato d'urgenza sull'Air Force One che aveva portato Obama a
Copenaghen per la riunione sulle Olimpiadi: oggetto dell'incontro, un discorso
all'Istituto di Studi Strategici di Londra in cui il generale aveva difeso la
strategia dei massicci rinforzi in Afghanistan prendendo le distanze dalla
riduzione degli obiettivi della guerra emersa alla Casa Bianca in un vertice
cui McChrystal aveva partecipato in teleconferenza. McChrystal e Obama avevano
parlato per 25 minuti faccia a faccia. McChrystal era poi stato pubblicamente
stigmatizzato dal capo del Pentagono Robert Gates: "E' imperativo che
quanti prendono parte al dibattito sulle strategie in Afghanistan lo facciano
in totale franchezza ma anche in totale riservatezza". LS 22
Nucleare, la Consulta respinge ricorsi di Regioni "anti-atomo"
La Corte
Costituzionale - secondo quanto si è appreso - ha rigettato i ricorsi sollevati
da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in
parte infondati e in parte inammissibili. Dopo che la Corte Costituzionale ha
rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul
nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili cade anche
l'ultimo ostacolo di rilievo per il ripristino dell'atomo in Italia.
A impugnare la
legge n. 99 del 2009 che ha conferito al governo la delega per la riapertura
degli impianti nucleari in Italia sono state Toscana, Umbria, Liguria, Puglia,
Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise. Anche il Piemonte
aveva fatto ricorso alla Consulta che però la nuova giunta guidata dal leghista
Roberto Cota ha deciso di ritirare.
Numerosi i profili
di illegittimità della legge delega lamentati dalle Regioni. Al governo è stata
contestata soprattutto l'assenza di intesa e raccordo con ciascuna delle
Regioni interessate dalla scelta dei siti delle centrali; i criteri e le
modalità di esercizio del potere sostituivo dell'esecutivo centrale in caso di
mancato accordo; la possibilità di dichiarare i siti aree di interesse
strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione;
la procedura che prevede una autorizzazione unica (e non a livello locale)
sulle tipologie di impianti per la produzione di energia nucleare rilasciata
previa intesa della Conferenza unificata e dopo delibera del Cipe.
I giudici della
Consulta, dopo aver ascoltato ieri in udienza pubblica gli avvocati delle
Regioni e l'avvocato generale dello Stato per conto del governo, hanno
affrontato la questione nella camera di consiglio. Sarà dalla lettura delle
motivazioni della sentenza - scritte dal vicepresidente Ugo De Siervo - che si
comprenderà quali siano le competenze che la Consulta ha ritenuto prevalenti
nel settore del nucleare alla luce della riforma del titolo V della
Costituzione.
La tutela
dell'ambiente e della salute sono infatti di competenza statale, ma queste devono
confrontarsi con le competenze regionali concorrenti in materia di energia e di
governo del territorio. Quella di oggi non sarà comunque la parola definitiva
della Consulta sul nucleare: oltre che sulla legge delega, i giudici
costituzionali dovranno pronunciarsi anche sul decreto delegato del 15 febbario
scorso, nel frattempo impugnato da alcune regioni (Emilia Romagna, Toscana e
Puglia).
Ora, il primo
passo necessario ad avviare la fase di ritorno dell'Italia al nucleare sarà
quello di scegliere i siti che ospiteranno le centrali. Operazione per la
quale, secondo il governo, ci vorranno circa tre anni. I criteri per la scelta
sono stati dettagliati più volte: l'European Pressurized Reactor (EPR) di
tecnologia francese - quello che sbarcherà in Italia - richiede zone poco
sismiche, in prossimità di grandi bacini d'acqua senza però il pericolo di
inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente popolate. Non
a caso il decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri a dicembre, che
mira a indicare le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la
costruzione delle prossime centrali nucleari, indica una serie di parametri
ambientali, fra cui popolazione e fattori socio-economici, qualità dell'aria,
risorse idriche, fattori climatici, valore paesaggistico e
architettonico-storico.
Secondo il
decreto, i siti che decideranno di ospitare le centrali potranno ottenere bonus
sostanziosi, intorno ai 10 milioni di euro l'anno, destinati sia agli enti
locali che ai residenti nelle zone in questione. Fra i nomi che puntualmente
ritornano, al di là delle dichiarazioni contrarie di alcuni presidenti di
Regione, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti, poi chiusi in
seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese
(Vercelli), entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con basso rischio
sismico ed alta disponibilità di acqua di fiume. Fra i luoghi più papabili,
anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa
sismicità la presenza dell'acqua di mare. Secondo altri, fra cui i Verdi e
Legambiente, il quarto candidato ideale è Termoli, in provincia di Campobasso,
mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove
c'è già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone
pulito. Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia
di Gorizia) Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia
(Venezia). L’U 23
Il commento. La patria immaginaria
"La Padania
non esiste", ha sostenuto il presidente della Camera, Gianfranco Fini,
all'indomani della manifestazione di Pontida. Capitale simbolica della Patria
"padana". Dove sono echeggiati discorsi che evocano il federalismo,
la secessione. Distintamente o in alternativa. Come ha fatto il viceministro
Castelli, minacciando: "Federalismo o secessione!".
Si potrebbe dire
che, mai come oggi, la Lega abbia assunto centralità politica e culturale, in
questo Paese disorientato. Perché mai come oggi il dibattito politico appare
contrassegnato dal linguaggio introdotto - e imposto - dalla Lega. Tutto
interno e intorno all'appartenenza e all'identità territoriale. Gianfranco Fini
ha, infatti, pronunciato le sue critiche intervenendo a un seminario sul tema: "Patriottismo
repubblicano e Unità d'Italia". Appunto: l'Unità d'Italia. Divenuta un
tema centrale dell'agenda politica, proprio in vista del 150enario. Come tutto
quel che riguarda l'Italia: l'inno di Mameli, la nazionale di calcio, il
Tricolore. E, sotto il profilo dell'organizzazione dello Stato: il federalismo.
Anche questa, una definizione largamente in-definita. Perché non è mai stato
chiarito, fino in fondo, cosa si intenda. Quale Italia, con quali e quante
regioni, macro-regioni, meso-regioni.
Tanto noi siamo
ormai un laboratorio avanzato del riformismo. A parole. Capaci di lanciare la
corsa al federalismo fiscale e, al contempo, di asfissiare Regioni e Comuni,
dotati di poteri che non possono esercitare per assoluta mancanza di risorse.
Capaci di affidare la stessa materia - il federalismo - a 3 (tre) ministri:
Bossi, Calderoli e, da qualche giorno, Brancher. Questo Paese, ormai
politicamente diviso tra Nord, Centro e Sud. Assai più che fra Destra e
Sinistra. Oggi si trova, di nuovo, a discutere di Padania. Che è una patria
immaginaria. Ma, tanto in quanto se ne parla, tanto in quanto diventa
l'etichetta di prodotti e manifestazioni (dai campionati di calcio ai concorsi
di bellezza ai festival della canzone), tanto in quanto è discussa: esiste.
Come "invenzione", operazione di marketing. Ma c'è.
Per questo, le
polemiche di questi giorni confermano l'importanza della Lega, come attore
politico e - ripeto, senza timore di ironie - culturale. Perno di una maggioranza
di centrodestra, altrimenti povera di radici e identità. Il problema, per la
Lega è che anch'essa rischia di essere danneggiata dal crescente successo dei
suoi miti e del suo linguaggio. Perché le impedisce di usare, come sempre, le
parole e le rivendicazioni in modo plastico e allusivo. E, dunque, di muoversi
in modo agile sulla scena politica. Anche in passato, d'altronde, l'invenzione
della Padania, dopo un primo momento di successo, divenne un vincolo.
Il
"lancio" della Padania, lo ricordiamo, avviene tra il 1995-96, dopo
la fine burrascosa dell'esperienza di governo con Berlusconi. Allora la Lega
smette di parlare di federalismo - lo fanno tutti. E comincia a rivendicare
prima l'indipendenza e poi la secessione. Per smarcarsi, per posizionarsi là
dove nessuno la può raggiungere. Allora nasce la Padania. Che non è
semplicemente il Nord. La patria dei produttori e dei lavoratori contro Roma
ladrona e il Sud parassita. No. La Padania è una Nazione. Altra. Diversa
dall'Italia. E quindi alternativa. In nome della Padania, Bossi e la Lega
trionfano alle elezioni del 1996 (il risultato in assoluto più ampio raggiunto
fino ad oggi). Promuovono una marcia lungo il Po, nel settembre successivo. A
cui partecipano alcune decine di migliaia di persone. Poche per proclamare la
secessione. Da lì il rapido declino della Lega Padana. Abbandonata da gran
parte dei suoi elettori, che la volevano (e la vogliono) sindacalista del Nord
a Roma. Non movimento irredentista di una Patria indefinita.
Per questo
nel 1999 Bossi rientra nell'alleanza di centrodestra, accanto a Berlusconi. Per
questo riprende la tela del federalismo. La secessione scompare. La Padania
diventa un mito. Un rito da celebrare una volta all'anno. Che, tuttavia, oggi
suscita imbarazzo. Come gli altri miti su cui poggia l'identità leghista.
L'antagonismo contro Roma. La lotta contro l'Italia e contro lo Stato centrale.
Perché oggi la Lega governa a Roma, a stretto contatto con i poteri centrali
dello Stato nazionale italiano. Usa un linguaggio rivoluzionario, ma è un
attore politico normale e istituzionalizzato.
Nel 1992 Gian
Enrico Rusconi scrisse che la provocazione della Lega ci ha costretti a
ragionare su cosa avverrebbe se cessassimo di essere una nazione. Ci ha
imposto, cioè, di riflettere sulla nostra identità nazionale. Oggi, per ironia
della storia, è la Lega - come ha sottolineato Fini - a trovarsi di fronte alla
stessa questione. Se le sia possibile, cioè, "cessare di essere
padana". Spiegando, apertamente, ai suoi stessi elettori e agli elettori
in generale, dove si ponga. Fra l'Italia e la Padania. Federalismo e secessione.
Opposizione e governo. ILVO DIAMANTI LS 22
Camera. Ripreso alla Commissione Affari Costituzionali il dibattito sulla
riforma della cittadinanza
Saranno richiesti
ulteriori dati al ministero dell’Interno sull’iter burocratico per
l’attribuzione della cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia
ROMA – Dopo una breve pausa, dovuta allo
svolgimento di un’indagine conoscitiva sulla materia, è ripreso alla
Commissione Affari Costituzionali della Camera il dibattito sulle proposte di
legge di riforma della cittadinanza. La seduta si è aperta con l’intervento del
presidente della Commissione Donato Bruno che ha ricordato come lo scorso 22
dicembre l’Assemblea di Montecitorio abbia deliberato, dopo lo svolgimento
della discussione generale, di rinviare il provvedimento in I Commissione, ai
fini di un maggior approfondimento del testo.
Dal canto suo il deputato del Pd Andrea
Saburri ha sottolineato come dalle recenti audizioni delle varie associazioni
sia emersa con forza la questione dell’attribuzione della cittadinanza ai
minori. Un aspetto ignorato dal testo sottoposto all’approvazione della
Commissione. Pierluigi Mantini (Udc) ha invece posto l’attenzione
sulla necessità di avviare un confronto costruttivo sui tempi e le condizioni
per l’acquisizione della cittadinanza da parte degli immigrati e sul tema dello
ius soli temperato.
A seguire la relatrice Isabella Bertolini ha
proposto di chiedere al ministero dell’Interno ulteriori dati sull’iter
burocratico relativo all’attribuzione della cittadinanza ai minori che nascono
in Italia, una volta raggiunti i requisiti previsti dalla legge. Dalla
Bertolini è stata inoltre rilevata l’esigenza di approfondire ulteriormente
l’eventuale coordinamento fra la normativa per l’acquisizione della
cittadinanza con gli strumenti introdotti dalle nuove leggi in materia di
immigrazione, come ad esempio “l’accordo per l’integrazione”, che prevede test
sulla conoscenza della lingua e della cultura civica, contemplato
dalla normativa sul “pacchetto sicurezza”. “Occorre comprendere – ha
concluso la relatrice - il funzionamento nella realtà dei nuovi strumenti
previsti dalla legge e svolgere, di conseguenza, un ulteriore riflessione per evitare
duplicazioni”.
Nel proseguo del dibattito sia il presidente
della Commissione Donato Bruno che il deputato dell’Italia dei Valori David
Favia hanno sostenuto l’esigenza di portare avanti gli approfondimenti proposti
dalla relatrice, purché però questo possa avvenire in tempi brevi. Favia ha
inoltre segnalato la centralità nella discussione del disegno di legge di
alcuni argomenti come l’introduzione dello ius soli temperato e la
concessione della cittadinanza agli immigrati che giungono in Italia in età
molto giovane e agli stranieri maggiorenni residenti nel nostro paese. Un caso,
quest’ultimo, che, per il deputato dell’Idv, necessiterebbe di una
abbreviazione dei tempi previsti dalla legge, attualmente ci vogliono almeno 10
anni, per la concessione della cittadinanza.
Anche Luciano Dussin (Lnp) ha condiviso le
richieste di approfondimento prospettate dalla relatrice. Il deputato della
Lega Nord ha inoltre rilevato come a tutt’oggi l’attribuzione della
cittadinanza con maggiore facilità ai minori immigrati o a chi nasce nel
territorio italiano, equivalga all’attribuzione della cittadinanza anche ai
genitori. In tale caso, infatti, per questi soggetti non sarebbe possibile
l’espulsione in caso di reato. Alla luce di ciò, secondo Dussin, appare chiaro
come attraverso argomentazioni di carattere emotivo si stia cercando di
coinvolgere i cittadini su un tema che invece necessita di grande attenzione ed
approfondimento. (Inform 23)
Manovra, in piazza sindaci e Cgil. Tagli ai ministeri e stangata sul Fas
«Basta spendere,
la ricreazione è finita». L’avviso di Tremonti arriva insieme alla prima lista
dei suoi tagli alle spese dei ministeri: solo per il Fas (il Fondo per le aree
sotosviluppate) una mannaia richiesta soprattutto dalla Lega che significa meno
900 milioni per il 2011, meno 1 miliardo e 100 milioni nel 2013. Sarà molto
difficile per SuperGiulio trovare la «quadra» con Regioni ed Enti locali, che
chiedono di spalmare i tagli più equamente su tutti i livelli istituzionali
(cioè sui ministeri), visto che sui loro bilanci pesano per il 90%.
Critiche e
richieste di correzioni alla manovra anche da parte dell’opposizione: «Nella
battaglia parlamentare cercheremo di correggere almeno le distorsioni più
gravi», spiega il segretario del Pd Pierluigi Bersani al termine della
direzione del partito, da cui, dice, «è venuta fuori con grande forza l’idea
che il Pd deve prendere per mano gli italiani più colpiti dalla crisi».
Allontanato lo spettro di nuovi condoni, l’onda lunga delle manifestazioni
anti-manovra continua a salire. Oggi i sindaci degli 8mila Comuni italiani
saranno davanti al Senato su iniziativa dell’Anci (presente anche la Cgil, ha
aderito il Pd) con le fasce tricolori listate a lutto, mentre le Regioni incontreranno
Tremonti da cui si aspettano «modifiche significative».
In piazza anche i
dirigenti pubblici, contrari ai «tagli con l’accetta», mentre i prefetti, i
medici ospedalieri, i diplomatici e i professori universitari hanno convocato
un’assemblea pubblica a Roma. Dalla lista della stangata spuntano intanto oltre
40 milioni in meno per gli organi costituzionali, compreso 1 milione al
Consiglio superiore della magistratura. Spicca un taglio di 31,2 mln per le
istituzioni scolastiche non statali. L’università dovrà rinunciare a quasi 24
mln, di cui 9,8 destinati al diritto allo studio. Tagli per 2,7 mln a ricerca e
innovazione. Ridotte le spese per le politiche di immigrazione (-18 mln), al
ministero della Sanità saltano 8,3 mln. La cultura perde 58,2 mln, di cui quasi
50 per la tutela e la valorizzazione dei beni e delle attività culturali.
BUS: PREZZI
RADDOPPIATI Anche su Regioni e Comuni si profila una vittoria della Lega, che
in un emendamento ha già chiesto di rimodulare i tagli, premiando gli Enti
locali virtuosi, e dal Tesoro le aperture non hanno tardato. «Sui ministeri si
può fare di più», dice il presidente dell’Anci e sindaco di Torino Sergio
Chiamparino. Perchè senza virate sostanziali, a pagare saranno i cittadini. Lo
esemplifica senza mezzi termini il sindaco di Genova Marta Vincenzi: se la
manovra passa così com’è, dice, il prezzo dei biglietti dei bus per il
trasporto pubblico a Genova salirebbe da 1.20 a 2.80 euro. E poi: «150 bus in
meno, tagli, licenziamenti - continua - I Comuni saranno costretti a svendite
del patrimonio pubblico, aumenti di tariffe e tagli nei servizi pubblici». Per
Chiamparino non basta nemmeno la proposta che premiano i virtuosi: «Con queste
cifre, che dicono che su 16 miliardi di tagli di spesa 14,8, ovvero più del
90%, sono a carico di Comuni, Province e Regioni, non c’è premio ai virtuosi
che tenga». Ribadisce: «I Comuni dal 2004 in poi hanno fatto le formiche
portando 2,5 miliardi alla finanza pubblica, mentre tutti gli altri hanno fatto
le cicale portando 5,5 miliardi di passivo». E conferma: «In realtà viviamo
nello Stato più centralista d’Europa, altro che federalismo». Il governatore
leghista del Veneto Luca Zaia riapre l’ipotesi della dissobedienza fiscale, che
sarà anche «l’ultima spiaggia», ma «è l’unica realtà quando ti trovi a non aver
più risorse perchè qualcuno te le porta via». Il voto sugli emendamenti è
slittato ad oggi. Ma dall’esecutivo è arrivato un messaggio chiaro: «c’è poco
spazio per modifiche». Laura Matteucci L’U 23
Caso Ustica e un esempio da Londra. Le verità impossibili
Igiorni della
memoria stanno diventando sempre più frequentemente commemorazioni di misteri
insoluti. Quando parleremo di Ustica, nei prossimi giorni, lo faremo ancora una
volta elencando la lista delle ipotesi che nessuna sentenza, nel corso degli
ultimi anni, sembra avere definitivamente eliminato. Ci siamo ormai abituati.
Dall’assassinio di Salvatore Giuliano nel 1950 alle stragi terroristiche degli
anni di piombo, dal caso della Loggia P2 a quello dello spionaggio sovietico in
Italia (il «dossier Mitrokhin») non esiste vicenda italiana su cui sia calato
definitivamente il sipario della verità. Vi sono state sentenze di tribunale,
ma i tre gradi di giudizio producono spesso verdetti contraddittori, come è
accaduto recentemente per le vicende di Genova durante il G8 del 2001. Abbiamo
un sistema «garantista» che protegge in ultima analisi l’imputato.
Ma là dove un
tribunale corregge frequentemente un altro e il colpevole di oggi può essere
l’innocente di domani, o viceversa, nessuna sentenza appare agli occhi della
pubblica opinione, soprattutto in casi politicamente controversi, un punto
fermo, una verità indiscutibile. Quando un tribunale assolve e l’altro
condanna, molti italiani, inevitabilmente, giungono alla conclusione che
all’origine di ogni evento vi siano responsabilità coperte da un protettore
occulto.
E il Paese
continua a vivere nell’impressione di galleggiare su un mare di segreti. Gli
scandali, gli intrighi e la credulità della pubblica opinione, sempre pronta a
sospettare il peggio, appartengono alla fisiologia di tutte le democrazie. Se
il presidente della Repubblica francese non fosse un monarca, la presidenza
Mitterrand avrebbe prodotto un considerevole numero di «casi». Non soltanto in
Italia, inoltre, quando occorre fare luce su un avvenimento, le indagini
possono sembrare interminabili. Per l’accertamento dei fatti accaduti a
Londonderry, in Irlanda del Nord, il 30 gennaio 1972 (il massacro di Bloody
Sunday), sono state necessarie due pubbliche indagini. La seconda, decisa da
Tony Blair, è durata dodici anni e ha smentito la prima, ma le sue conclusioni,
rese pubbliche negli scorsi giorni, sono nette e non verranno verosimilmente
contestate. Forse l’esempio britannico può aiutarci a capire perché la ricerca
della verità sia più complicata in Italia che altrove. La Commissione sul
massacro di Londonderry è stata presieduta da Lord Mark Saville, un uomo che ha
passato la sua vita nelle aule dei tribunali, dapprima come avvocato poi come
giudice, ed è oggi membro, con altri nove magistrati, della Corte Suprema,
istituita un anno fa. Accanto a lui vi erano, tra gli altri, un giudice
neozelandese e un giudice canadese.
La commissione
istituita da Gordon Brown sulla guerra irachena è presieduta da John Chilcot,
un «mandarino» che ha passato buona parte della sua carriera pubblica negli
alti gradi del ministero dell’Interno. In Italia, invece, le Commissioni sono
generalmente parlamentari, vengono composte con evidenti dosaggi politici e
diventano spesso il luogo in cui ogni partito sostiene l’ipotesi che
maggiormente coincide con la sua visione ideologica dell’avvenimento o, peggio,
che maggiormente conviene ai suoi interessi. Nei casi più controversi sarebbe
meglio seguire l’esempio britannico e affidare le indagini a un collegio di
personalità indipendenti, possibilmente giunte alla fine di una onorata
carriera. Credo che gli italiani sarebbero maggiormente disposti ad accettare
le loro conclusioni.
Sergio Romano CdS 22
Legge bavaglio, mafie, rete consolare, integrazione. Newsletter dell’on.
Garavini
Care democratiche
e cari democratici in Europa, nonostante la mobilitazione di protesta, la
maggioranza al Senato ha imposto la legge sulle intercettazioni. La libertà di
stampa ne esce sconfitta. Le mafie, viceversa, ringraziano. Perché,
diversamente da ciò che afferma il Governo, il provvedimento vieta le
intercettazioni per vari reati strettamente connessi alla criminalità
organizzata (vedi il mio articolo su Unità). Dato che le mafie e la
corruzione sono due piaghe gravissime del nostro Paese, avremmo bisogno,
semmai, di una legislazione ancora più rigida in materia di intercettazioni.
Invece il Ministro del Consiglio, pur di difendere i propri interessi personali
e quelli dei suoi referenti di fiducia, non solo colpisce la democrazia, ma dà
campo libero alle mafie. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e
Articolo 21 hanno lanciato la proposta di listare a lutto il proprio sito
internet in segno di protesta. Una proposta a cui ho aderito.
Investigatori
italiani e tedeschi insieme, per essere forti contro le mafie
Per combattere
meglio le mafie a livello internazionale, nonostante l´operato del Governo
Berlusconi, bisogna essere molto concreti. Per questo abbiamo organizzato un
incontro a Berlino tra la Direzione Nazionale Antimafia e i più importanti
pubblici ministeri e investigatori tedeschi. Il sostituto procuratore Antimafia
Alberto Cisterna ha spiegato ai suoi colleghi tedeschi come rendere più
efficace il lavoro comune contro la criminalità organizzata transnazionale
(vedi l’articolo dell’ANSA). E il Governo italiano? In questi giorni sta
promuovendo un piano antimafia che è sintetizzabile in tanto fumo e poco
arrosto (vedi il mio discorso in aula. Un altro problema grave: la maggioranza
continua ad ignorare la carenza di personale nelle magistrature in Calabria e
in altre zone ad alta densità criminale. Una situazione che rende pressochè
impossibile realizzare un´efficace lotta alle mafie. Come promesso nell’ultima
newsletter, dopo il viaggio del PD in Calabria, abbiamo denunciato questo
problema in Parlamento attraverso un Question Time.
In piazza per
salvare i Consolati - Salviamo i Consolati, non lasciamo da soli i connazionali
nel mondo! Italiani da tutta Europa sono arrivati a Francoforte per manifestare
al fianco del CGIE contro il piano del Governo di chiudere diversi Consolati e
di rinviare nuovamente le elezioni dei Comites. In prima fila c´erano diversi
circoli del PD e tanti giovani. Il messaggio principale emerso: basta colpire
gli italiani all’estero; trattiamo i connazionali nel mondo come risorsa e non
come peso. In Parlamento ho presentato un’interrogazione al Ministero degli
affari esteri per chiarire perché il Governo italiano si ostini ad
ignorare le offerte di diverse autorità tedesche che vogliono dare un
contributo per salvare le sedi consolari di Amburgo, Mannheim, Norimberga e
Saarbrücken. Con una trattativa seria, sono convinta che diverse soluzioni
sarebbero possibili. Ma il Governo italiano sta con le mani in mano.
L’integrazione è
un cantiere aperto - Sono stata invitata al Congresso nazionale delle donne
della SPD a Bonn per parlare dell’Italia e della situazione dei migranti
italiani in Germania. L’integrazione è un cantiere aperto: tanti giovani
italiani ancora oggi, nel paese più grande d`Europa, sono penalizzati da un
sistema scolastico troppo selettivo. Una buona formazione e un buon lavoro sono
la strada maestra per un buona integrazione – questo vale per gli italiani
all’estero così come per i migranti in Italia. Un altro argomento oggetto del
congresso: le socialdemocratiche in Germania vogliono portare avanti una
campagna per aumentare il numero di donne in posizioni dirigenziali
nell’economia e nella società – una campagna da sostenere anche fuori dalla Germania!
Soprattutto in Italia, il Paese agli ultimi posti nelle classifiche in Europa
(solo Malta è messa peggio), in cui ce ne sarebbe molto bisogno.
Congratulazioni a
Di Rupo - Ho mandato un messaggio di congratulazioni al capo dei socialisti
belgi, Elio Di Rupo. In alternativa ad una destra separatista e xenofoba, il PS
belga è diventato il partito più votato nella parte francofona del Regno.
Figlio di un emigrato italiano, che come tanti connazionali ha lavorato nelle
miniere della Vallonia, Elio Di Rupo adesso ha un ruolo determinante per creare
un Governo e la possibilità di diventare il Primo ministro belga. In bocca al
lupo, caro Elio!
Newsletter del PD
Italiani nel mondo - Per informare ancora meglio i connazionali all’estero
sulle vicende politiche che li riguardano, l’ufficio Italiani nel mondo del PD
offre ora la newsletter “cittadini nel mondo”. Ci si può abbonare online.
Ulteriori informazioni
le trovate sul sito www.garavini.eu (De.it.press )
Anche senza
plebiscito, il buon senso ha vinto e adesso l’errore che non si deve fare è
rispedirlo in soffitta. Il sì degli operai di Pomigliano all’intesa con la Fiat,
anche se non ha raggiunto le percentuali ipotizzate alla vigilia, ha molte
valenze. Cominciamo dal metodo. L’uso (e non l’abuso) del referendum può essere
una strada per dirimere le controversie nel sindacato e più in generale può
rappresentare un aiuto ai decisori. La rivalutazione dell’ascolto, in un
momento in cui la politica appare ripiegata su se stessa, è una novità da non
sottovalutare.
Se non vogliamo
che l’astensionismo elettorale cresca, costruire un maggiore raccordo tra élite
e società è una condicio sine qua non. È singolare come i partiti egemoni a
destra e a sinistra adorino le tecniche di ascolto in vitro (sondaggi, focus
group e filmati alla Santoro), mentre siano diventati restii a utilizzare
l’ascolto diretto. Nel merito i lavoratori di Pomigliano hanno comunque detto
che non si possono buttare 5 mila posti di lavoro e 700 milioni di investimenti
in un Sud che, dopo aver visto fallire l’industrializzazione di Stato e aver
constatato la debolezza delle iniziative nate in loco (il caso Natuzzi
purtroppo docet), rischia di avere un’unica grande company: la criminalità
organizzata. Ora però l’intesa va gestita con il giusto equilibrio.
Riqualificare lo stabilimento, renderlo competitivo, costruire relazioni
industriali moderne in Campania, è sicuramente un’impresa che fa tremare i
polsi, in presenza di un dissenso non marginale, ma può rappresentare per la
società meridionale una bandiera, la voglia di dimostrare che la modernità non
deve per forza emigrare al Nord o in Polonia.
Se si sceglierà
questa strada, il sindacato e i diritti non moriranno, avranno una seconda
chance. Serve però molto buon senso e non solo a Pomigliano. L’interpretazione
del voto, come sempre accade in casi controversi, produrrà nuove polemiche come
se non si fosse votato. Chi sposerà la tesi della «catastrofe del lavoro» non
troverà di meglio che intonare il requiem e predire nuove sventure per tutte le
tute blu d’Italia. Chi vorrà fare comunque di questa vicenda un modello da
estendere a tappeto promettendo di «pomiglianizzare» il Nord rischierà di
minare la coesione sociale in un momento in cui le aziende hanno bisogno di
intercettare la ripresa e di battersi con il coltello fra i denti sui mercati
emergenti. Ai primi viene da rispondere che la vera catastrofe del lavoro è la
disoccupazione (e non la riduzione dell’assenteismo), ai secondi che quando il
meglio diventa nemico del bene segna un autogol.
È chiaro che le
relazioni industriali italiane vanno svecchiate e in tempi che non siano
biblici. Ma gli scienziati della politica ci insegnano come il nostro Paese
abbia un’alta path dependance, una difficoltà congenita a rompere d’un botto
con il passato. L’Italia non ama le rivoluzioni ed è portata a fidarsi di chi
fa intravedere un «progresso senza avventure». Facciamo tesoro di questo
insegnamento e impegniamoci a non lasciare soli gli operai di Pomigliano. Come
purtroppo abbiamo fatto con gli imprenditori di Prato.
Dario Di Vico CdS 23
La Fiat: «A Pomigliano lavoreremo con chi ha firmato l'intesa»
I sì al 62%. «Non
si può andare avanti con chi è pretestuoso» - L'ipotesi nuova società per
lasciare fuori chi ha detto no
ROMA - Vince il sì
a Pomigliano ma non c'è il plebiscito cercato dalla Fiat. Il voto dei
lavoratori sull'intesa siglata lo scorso 15 giugno tra il Lingotto e i
sindacati, eccetto la Fiom, per riportare la produzione della Panda nello
stabilimento campano con un investimento di 700 milioni in cambio di maggiore
flessiblità e una limitazione di alcuni diritti diritti, fra cui quello di
sciopero, si chiude con una vittoria dei sì ma non così netta come avrebbe
voluto Torino.
Il sì si ferma al
62,2%. I voti a favore dell'intesa tra azienda e sindacati sono stati 2.888, 20
le schede bianche, 59 le nulle e 1.673 i no, su 4.642 votanti.
«L'azienda
lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità
dell'accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di
governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri», si legge in
un comunicato diffuso oggi dal Lingotto a commento del referendum.
«La Fiat ha preso
atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta
ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano
per il rilancio di Pomigliano», continua la nota da cui traspare l'irritazione
della Fiat per l'alto numero di no.
L'ipotesi di una
nuova società per lasciare a casa chi ha detto no. A questo punto se la Fiat
deciderà di andare avanti con il progetto di trasferire la Panda a Pomigliano
tra le ipotesi che l'azienda continua a valutare c'è quella di chiudere lo
stabilimento e costituire poi una nuova società che riassumerebbe con un nuovo
contratto i singoli lavoratori disponibili ad accettare le condizioni poste
dall'accordo. In questo modo lasciando fuori chi non ha firmato. Non è però
escluso che si valuti anche la possibilità di produrre nello stabilimento
campano altri modelli, che richiederebbero una diversa organizzazione del
lavoro. Un'ipotesi questa che non piace ai sindacati perché comporterebbe un
ridimensionamento della forza lavoro attuale di Pomigliano.
Marchionne vola
negli Usa. Dopo avere valutato con i suoi collaboratori l'esito del voto e
avere deciso di andare avanti per cercare una soluzione con i sindacati con cui
ha condiviso l'accordo, l'amministratore delegato del Lingotto Sergio
Marchionne è partito intanto oggi per gli Stati Uniti per occuparsi delle
questioni della controllata Chrysler.
La Fiom: ora
tornare al tavolo. «Prendiamo atto della decisione della Fiat, ma non crediamo
che sia la soluzione migliore», ha commentato il segretario della Fiom,
Maurizio Landini. «Gli atti condivisi sono meglio degli atti di forza», ha
continuato Landini, che invita a tornare tutti al tavolo per ritrovare il
consenso chiesto dalla Fiat per avviare gli investimenti a Pomigliano. «A
Pomigliano il plebiscito è fallito», ha osservato il leder della Rete 28
Aprile, ala di sinistra della Cgil, Giorgio cremaschi: «Più del 40% degli
operai, quelli che devono faticare in turni crescenti e pause calanti, ha detto
no nonostante il clima di intimidazione e il ricatto».
Grande
soddisfazione è stata espressa da Uil e Cisl. «La Fiat ora non scherzi e
proceda con gli investimenti su Pomigliano», è il commento del segretario
generale della Cisl, Raffaele Bonanni. «Il sì ha vinto e quindi ora non ci sono
scuse». Se Marchionne volesse fare un passo indietro sul piano per Pomigliano,
la Cisl «sarà contro con forza», ha aggiunto.
A chiedere di
riaprire le trattative è invece la vice segretaria nazionale della Cgil,
Susanna Camusso: «La partecipazione al voto era prevedibile come la prevalenza
del sì - spiega la sindacalista - Chiediamo a Fiat di avviare l'investimento e
la produzione della nuova Panda a Pomigliano e di riaprire la trattativa per una
trattativa condivisa da tutti».
«Pieno sostegno
all'azienda; esiste ancora un sindacato che non capisce», ha commentato la
presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Supportiamo e apprezziamo la
posizione della Fiat e siamo soddisfatti che decida di andare avanti con i
lavoratori e i sindacati che condividono quelle scelte. Ribadiamo ancora una
volta che c'è un sindacato che non comprende le sfide che abbiamo davanti».
«Il risultato del
referendum è stato apprezzato dal Lingotto» e «non ci sono gli elementi per
dire che l'azienda cambierà idea». Ad ogni modo, «un'ipotesi diversa dal
rispetto dell'accordo sarebbe assurda». È quanto ha sottolineato il ministro
del lavoro Maurizio Sacconi, ribadendo: «Fiat deve rispettare l'accordo».
«Ora la Fiat senza
tentennamenti, senza se e senza ma, ribadisca l'investimento su Pomigliano», ha
chiesto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. «Nei prossimi mesi - ha
aggiunto Bersani - si trovi un modo per comprendersi meglio. La disponibilità
alla flessibilità è universale ma si sono toccati punti delicati su cui va
trovata una comprensione migliore».
Pier Ferdinando
Casini giudica il 62% di sì un risultato «soddisfacente». «Capisco che
Marchionne probabilmente auspicava qualcosa di più ma io penso che sia un uomo
ragionevole. Il risultato, lo ripeto, va bene. In democrazia la regola è
superare il 50%». IM 23
PDL. "No a correnti mascherate da fondazioni". Berlusconi
annuncia battaglia
Il premier
risponde agli utenti di ForzaSilvio.it. Nuovi attacchi alla magistratura
politicizzata e ai giornalisti di sinistra. Poi l'affondo contro chi vuole
"incrinare l'unità del partito". E annuncia: "Il ponte sullo
stretto si farà" - di CARMINE SAVIANO
ROMA - Una
battaglia contro "chi vuole sfasciare il Pdl". Un'accusa a giudici e
pm "politicizzati". E alla stampa che "fa il tifo per la
sinistra". Silvio Berlusconi torna a rispondere ai membri di
ForzaSilvio.it, il social network ufficiale dei suoi sostenitori. E torna ad
attaccare giudici, magistrati e stampa, nemici interni ed esterni. Per poi
riproporre la sua idea del Popolo delle Libertà - "Il nostro non è un
partito, è un grande movimento di popolo". Concetto poi ribadito in una
nota in cui pur non nominandolo fa capire che c'è Gianfranco Fini nel suo mirino.
"Ribadisco - ha scritto infatti il premier - ancora una volta di essere
contrario a qualsiasi frammentazione del Pdl, anche mascherata da fondazioni o
associazioni che possono dare l'impressione di dar vita a correnti".
Giudici,
magistrati e stampa. Tra le oltre 5mila domande pervenute, lo staff internet
del presidente del Consiglio ne sceglie una classica: "Caro Presidente,
perché continua a fare politica mentre potrebbe godersi il lusso, tutti i soldi
che ha, insomma fare solo 'la bella vita'?", chiede Nino da Empoli. La
risposta di Berlusconi: "Tu metti il dito nella piaga. E confesso che
diverse volte anche io mi pongo la stessa domanda. E succede soprattutto quando
i giudici politicizzati e la stampa che fa il tifo per la sinistra, quasi
tutta, mi lanciano attacchi infondati". Attacchi che, secondo il premier,
"hanno lo scopo di sommergere con calunnie e polemiche i risultati
positivi del governo".
Un paese
illiberale. Berlusconi coglie l'occasione per accusare di immaturità i partiti
all'opposizione. "Non voglio vivere in un paese illiberale, governato da
forze immature o da uomini legati a doppio filo a un passato
fallimentare". Poi aggiunge: "Certo non saremo noi a tutelare i
clientelismi e le oligarchie che anzi consideriamo un cancro da
estirpare".
Il Pdl. Il
Cavaliere replica anche a chi gli chiede se si possa ancora credere in un
partito come il Pdl. "Mio caro, ma il nostro non è un partito",
replica Berlusconi. "È un grande movimento di popolo in cui siamo tutti
orgogliosi di riconoscersi e io per primo". Poi una riflessione sulla
parola "partito": "Non mi è mai piaciuta perché indica una
parte, una divisione. Il Popolo delle Libertà invece è un movimento che si
rivolge a tutti". Il presidente del Consiglio sottolinea la specificità
del Pdl: "Siamo diversi dagli altri perché siamo nati dal basso con la
grande manifestazione del 2 dicembre 2006. E la nostra gente ha scelto il nome
e ha voluto che fosse guidato da un leader quale espressione di grande unità".
Poi un avvertimento: "Incrinare questa unità sarebbe un errore
imperdonabile, è una prospettiva a cui mi opporrò con tutte le forze sicuro di
interpretare la volontà della nostra gente".
Le grandi opere.
"Il ponte sullo stretto di Messina è un'opera epocale che si farà".
Questa la promessa di Silvio Berlusconi. Che aggiunge: "In realtà i lavori
per il ponte sono già cominciati nel mese di dicembre con il disboscamento
delle aree dove sorgeranno i piloni". Per il premier, "sarà
un'impresa epocale, che certo non potrà essere realizzata in uno schioccare di
dita. Il precedente governo di centrosinistra, in un Consiglio dei ministri di
cinque minuti, aveva azzerato un lavoro di cinque anni: Prodi annullò tutto
accettando le richieste dei Verdi, che non volevano disturbare le rotte dei
delfini e degli uccelli migratori". LR 23
Frattini: le sottrazioni internazionali di minori in forte crescita
ROMA - Il fenomeno della sottrazione
internazionale dei minori ha avuto "negli ultimi anni un aumento
esponenziale", passando dagli "89 casi del 1998 ai 266 del
2009". Lo ha denunciato il ministro Franco Frattini, aprendo alla
Farnesina un convegno sulla nozione di residenza abituale nel diritto di
famiglia comunitario, organizzato dal Centro Studi “Family Law in Europe” con
il patrocinio del MAE. Inoltre, ha aggiunto Frattini, il 60% delle sottrazioni
si verifica in Europa, a dimostrazione che i bambini "non vengono contesi
solo tra genitori con marcate differenze di origine culturale o religiosa, ma
sempre di più all'interno di coppie miste europee".
Il ministro ha spiegato che esiste un
problema di omogeneità nell’applicazione del diritto di famiglia nell’Unione
Europea, e che l’obiettivo di “veder realizzato concretamente uno spazio unico
europeo” in questa materia “è ancora lontano”. Infatti, gli Stati membri ancora
“tendono a imporre procedure interne ostacolando quelle europee”, mentre ad
esempio il regolamento europeo in materia di sottrazione di minori “mira a dare
in un certo senso l’ultima parola all’autorità giurisdizionale dello Stato
membro in cui il minore aveva la residenza abituale”. Tuttavia, servono ancora
“passi risolutivi e coraggiosi”. In questo senso, il governo italiano si sta
muovendo per rafforzare l’applicazione della normativa europea, perché “l’effettività
delle restituzione dei minori sottratti non è ancora garantita”.
Frattini ha ricordato poi l’impegno del
ministero degli Esteri contro il fenomeno della sottrazione dei minori. Per
prima cosa, attraverso “un’opera di sensibilizzazione del pubblico” e quindi
con la pubblicazione si una guida per i genitori. Su impulso del MAE, inoltre,
è stata costituita nel maggio 2009 una task force interministeriale in cui
operano anche funzionari dell’Interno e della Giustizia, e si svolgono incontri
periodici sui casi pendenti che, ha assicurato Frattini, “stanno dando frutti”.
(Inform 21)
L'Idv blinda Di Pietro: attacco dei poteri forti. Il leader: io non scappo
come Berlusconi
Gelo col Partito
democratico. Il Pdl: noi siamo garantisti di EMANUELE LAURIA
ROMA - Si sono
ritrovati a fronteggiare il garantismo ostentato a mo' di sberleffo dal Pdl,
gli attacchi dei giornali dell'area di centrodestra e il silenzio del Pd. I
dipietristi, in uno dei giorni più difficili, hanno scelto la tattica del
riccio: stretti attorno al loro leader - indagato a Roma per una presunta
truffa nei rimborsi elettorali - ma pronti a pungere avversari politici ed
alleati che hanno preso le distanze. Fino a denunciare, con Luigi De Magistris,
i "poteri forti" che cercherebbero di "delegittimare il
movimento".
Lui, Antonio Di
Pietro, in serata si è mostrato sereno davanti alle telecamere di La 7. Ha
respinto l'ipotesi del complotto e si è detto pronto a stringere la mano a Elio
Veltri, il grande accusatore: "Non ha avuto fiducia nell'Idv ed è rimasto
con qualche rancore. Ma prenderà atto pure lui delle decisioni della
magistratura: quando un giudice fa un'inchiesta io non scappo o mi faccio una
legge ad personam come Berlusconi. Per avere questo atteggiamento, però,
bisogna essere innocenti". In mattinata, il capo di Italia dei Valori era
invece apparso scuro in volto. Di certo, non lo aveva messo di buon umore la
lettura dei giornali. "Così impari", ha titolato il Giornale.
Interpretando il pensiero dei leader del Pdl che ufficialmente hanno però
voluto evitare toni troppo accesi. Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi:
"Anche nei confronti di Di Pietro sono garantista e socialista, quindi non
do giudizi". Una condotta che, spiega il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio
Cicchitto, "vale anche per chi non lo merita a causa del suo
giustizialismo forcaiolo". Ce n'è abbastanza perché l'Idv decida di fare
quadrato attorno all'ex pm: "Smonteremo questi attacchi cinici, faziosi e
strumentali", afferma il presidente dei senatori Felice Belisario.
"La battaglia di Tonino contro le caste non si fermerà", avverte il
vicecapogruppo alla Camera Fabio Evangelisti.
I dirigenti del Pd
tacciono. Parla solo Marco Follini ed è gelido: "Non applico il
dipietrismo a Di Pietro". L'atteggiamento del Pd è forse l'elemento che
più irrita l'Idv. Il portavoce Leoluca Orlando se ne fa una ragione: "Un
chiaro segno di debolezza: il partito democratico è in crisi e si accorge che
siamo noi il vero punto di riferimento dell'opposizione alla dittatura di Berlusconi".
E lo stesso Di Pietro chiosa: "La solidarietà del Pd? Non la chiedo
neppure". LR 23
Migrare, nasce un portale per una nuova cultura
Un «contenitore
messo a disposizione della società civile»: così Shukri Said, italiana di
origine somala, ha presentato oggi il nuovo portale «www.migrare.ue»,
un'iniziativa dell'associazione Migrare di cui è segretaria e portavoce. Un
sito che attraverso una «informazione corretta» vuole contribuire ad affrontare
la «battaglia» culturale per l'integrazione. Perchè in Italia, ha spiegato la
deputata radicale Rita Bernardini intervenuta alla Camera alla presentazione,
c'è «un'informazione menzognera» che «fomenta i sentimenti negativi nei
confronti dell'altro, del diverso».
E questo, per la
parlamentare, vale soprattutto per le televisioni, sia pubbliche che private.
C'è un «paradosso tutto italiano», ha aggiunto l'ex senatore Luigi Manconi, che
consiste nel fatto che da noi «c'è meno razzismo ma anche meno integrazione».
La maggior parte della popolazione immigrata, insomma, resta fuori dal sistema
dei diritti e della cittadinanza: sono pochi, ad esempio, i professionisti
stranieri, o i quartieri misti. Il nuovo portale, ha sottolineato il deputato
del Pd Jean Leonard Touadi, cerca di ribaltare la «politica della paura»
fomentata da mass media e politici. Migrare.eu porta avanti tra l'altro una
campagna sul rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno, e chiede che chi
nasce in Italia sia cittadino italiano, che si ponga fine ai respingimenti
indiscriminati di chi ha diritto all'asilo, che la sanatoria di colf e badanti
sia estesa anche ad altre categorie di lavoratori, che agli immigrati sia
riconosciuto il diritto di voto amministrativo. L’U 21
ROMA - Non sarà facile migliorare una manovra
che “per non mettere le mani nelle tasche degli italiani” colpisce le fasce
sociali più deboli e più esposte alla crisi economica. Le mani vanno messe
nelle tasche degli italiani che oggi – anche grazie alla crisi – stanno
aumentando i profitti.
La manovra, particolarmente dura con i
lavoratori del pubblico impiego, colpisce anche il sistema pensionistico con
l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne e l’ulteriore allontanamento,
con le finestre della decorrenza, della data di pensionamento per la vecchiaia
e con gli indebiti pensionistici – tutt’altro che sanati. Queste misure sono
pesanti anche per i residenti all’estero – ha dichiarato Marco Fedi, deputato
eletto per il Pd nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide
Inoltre i tagli lineari a ministeri e Regioni
comporteranno un secondo effetto negativo con la riduzione, o la perdita, nei
servizi – continua Fedi.
A fronte di questa situazione dobbiamo
tornare a porre all’attenzione di Governo e maggioranza la questione delle
detrazioni fiscali per carichi di famiglia, in scadenza nel 2011. Introdotte
dal governo Prodi ed estese per tre anni anche ai lavoratori italiani residenti
all’estero, sono state prorogate di un anno dal governo Berlusconi. Sul tema
abbiamo svolto un’azione bipartisan ed il governo ha accolto numerosi ordini
del giorno che vanno in direzione di approvare definitivamente le detrazioni per
carichi di famiglia per i residenti all’estero ed introdurle permanentemente
nel panorama fiscale del nostro Paese.
Nonostante il giudizio negativo sul complesso
della manovra economica – ha concluso Marco Fedi – ci impegneremo per
migliorarla e chiederemo a Governo e maggioranza di dare risposta alle
questioni degli italiani all’estero partendo dal tema delle detrazioni per
carichi di famiglia. (Inform)
Conoscenza della lingua italiana per il rilascio del permesso di soggiorno
Modalità di svolgimento
del test di conoscenza della lingua italiana
Il Ministero
dell’Interno con decreto del 4 giugno 2010, pubblicato in gazzetta ufficiale
l’11 giugno 2010 n. 134, ha fissato le modalità di svolgimento del test di
conoscenza della lingua italiana il cui superamento consentirà il rilascio del
permesso di soggiorno ce per soggiornanti di lungo periodo.
Le disposizioni
del decreto, che entrerà in vigore a partire dal 9 dicembre 2010, non si
applicheranno ai figli minori di anni quattordici propri e del coniuge ed agli
stranieri affetti da gravi limitazioni alla capacità di apprendimento
linguistico derivanti dall'età, da patologie o da handicap.
Per il rilascio
del permesso di soggiorno CE – stabilisce il decreto – lo straniero dovrà
possedere un livello di conoscenza della lingua italiana che consente di
comprendere frasi ed espressioni di uso frequente in ambiti correnti, in
corrispondenza al livello A2 del Quadro comune di riferimento europeo per la
conoscenza delle lingue approvato dal Consiglio d’Europa.
La valutazione del
livello di conoscenza della lingua italiana avverrà con modalità informatiche
presso la Prefettura del luogo di residenza che, entro sessanta giorni dalla
richiesta, convoca lo straniero per la prova.
Il test si
svolgerà con modalità informatiche o – a richiesta dello straniero –
tradizionali (prove scritte); il richiedente dovrà conseguire almeno l’ottanta
per cento del punteggio complessivo.
Sono esonerati
dallo svolgimento del test presso la Prefettura:
* gli stranieri
che sono in possesso di un attestato di conoscenza della lingua italiana
rilasciato dagli enti certificatori riconosciuti dal Ministero degli affari
esteri e dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca:
Università degli studi di Roma Tre; Università per stranieri di Perugia;
Università per stranieri di Siena; Società Dante Alighieri;
* gli stranieri
che hanno frequentato un corso di lingua italiana presso i Centri provinciali
per l’istruzione degli adulti;
* gli stranieri che
hanno ottenuto, nell’ambito dei crediti maturati per l’accordo di integrazione
di cui all’art. 4-bis del Testo unico, il riconoscimento di un livello di
conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello A2;
* gli stranieri
che hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di primo o secondo grado
presso un istituto scolastico appartenente al sistema italiano di istruzione o,
presso i centri provinciali per l’istruzione, il diploma di scuola secondaria
di primo o di secondo grado, ovvero frequentano un corso di studi presso una
Università italiana statale o non statale legalmente riconosciuta, o il
dottorato o un master universitario;
* gli stranieri
entrati in Italia fuori quota come dirigenti, personale altamente
specializzato, professori universitari, traduttori ed interpreti e giornalisti.
Ai fini del
rilascio del permesso di soggiorno CE, le Questure verificheranno la
sussistenza del livello di conoscenza della lingua italiana attraverso il
riscontro dell’esito positivo del test riportato nel sistema informativo del
Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno
ovvero, nei casi di esonero dal test, attraverso il riscontro della relativa
documentazione. Min. Interno, de.it.press
Laufen - Domenica
20 giugno presso il Pfarreiheim di Laufen, alla presenza di circa duecento
connazionali, si è tenuta la presentazione del nuovo Comitato dei genitori a
sostegno dei Corsi di Lingua e Cultura italiana del Laufental e Thierstein.
Alla cerimonia hanno preso parte oltre al Vice Presidente della Commissione per
gli Affari esteri e comunitari, Onorevole Franco Narducci, la Reggente il
Consolato di Basilea, dottoressa Gaetana Farruggio, Il presidente del Comites,
Antonio Arcuri, i rappresentanti degli Enti gestori dei corsi, i docenti,
numerose autorità politiche locali, esponenti dell'associazionismo in
emigrazione. L'evento si è concluso con il sorteggio del nuovo logo del
Comitato (i vincitori del sorteggio sono risultati quattro alunni di seconda
media frequentanti il corso di Laufen) e con una grande grigliata.
Intervistato dal
"Corriere degli Italiani" il Presidente dell'ormai ex Comitato di
Breitenbach, Giovanni Pollaci ha dichiarato: Abbiamo dato vita alla prima
fusione di due Comitati dei Genitori appartenenti politicamente a due diversi
Cantoni poiché siamo convinti che solo unendo le diverse sinergie si possa
contrastare il disimpegno dell'attuale Governo nei confronti degli italiani
residenti all'estero e dei nostri figli in età scolare. Se per questo Governo
la cultura e l'apprendimento della lingua materna rappresentano un costo
insostenibile, che si tengano l'ignoranza. Noi ci terremo i Corsi di Lingua e
cultura italiana contribuendo a sostenerli con tutte le nostre forze e con il frutto dei nostri sacrifici tesi ad un
futuro migliore per i nostri figli". De.it.press
Il percorso scolastico e formativo in Svizzera. Intervista a Chantal Andenmatten
Nell'era delle
nuove tecnologie dell'informazione, molti giovani che arrivano al termine della
scuola obbligatoria non sanno cosa fare, come proseguire. Alcuni non hanno vere
motivazioni ed ancora tanto meno un progetto. Per questo, abbiamo intervistato
la signora Chantal Andenmatten,
Direttrice del settore insegnamento alla Direzione del post-obbligatorio (DIP),
per capire meglio quali sono le possibilità di percorso scolastico e di
formazione.
Sig.ra
Andenmatten, quali sono i progetti in corso, dell’insegnamento
post-obbligatorio, per permettere ai giovani di rimanere e perseguire un
percorso scolastico al di là di quello obbligatorio ?
Sul principio,
nella forma e nei fatti, tutti gli studenti che terminano la scuola
obbligatoria hanno un posto per iniziare il percorso scolastico
post-obbligatorio, dove ci sono una serie di percorsi che terminano tutti con
dei titoli. Questo di già è il principio dell’insegnamento post-obbligatorio.
Una formazione del secondario due, rilascia già un titolo (certificat) che è
riconosciuto in Svizzera e, nella maggior parte, anche a livello internazionale. Dopo di ciò, ci sono
delle distinzioni nei titoli che sono intercantonali, e titoli riconosciuti
dalla Confederazione. I titoli che sono riconosciuti a livello intercantonale
sono le formazioni di carattere generale come gli ECG ( Ecole de Culture
Générale) e i collegi. Quest’ultimi rilasciano una maturità e gli ECG
rilasciano un certificato e, da quattro anni soprattutto a Ginevra, una
“Maturità Specializzata” che permette l’accesso all’HES (Haute Ecole Spécialisée). Quindi, il DIP s’impegna
considerevolmente per permettere agli
studenti di continuare negli studi o in una formazione, il Cantone di
Ginevra è presente.
Per fare un
esempio sugli ECG, dal 2003 abbiamo lavorato molto insieme con le Direttrici e
i Direttori degli ECG, dove si rilascia un Diploma o un Certificato, che non è
un titolo minore, ma è compatibile a livello internazionale. Ginevra è
all’avanguardia in questi settori. Questi certificati si rilasciano nelle
diverse opzioni. A Ginevra abbiamo scelto quattro opzioni (Salute, Sociale,
Comunicazione e Informazione). Questo vuol dire che uno studente, alla fine
della scolarità obbligatoria che preferisce l’ECG, sceglie un progetto nelle
quattro opzioni e al termine dei tre anni avrà un Certificato nell’opzione
scelta e, per ognuna di queste opzioni, potrà continuare con una Maturità
Specializzata. Se riesce in quest’ultima, che è sovente il caso, potrà
continuare nell’HES.
In ogni caso
nessuno viene escluso dal sistema scolastico e questa è la preoccupazione
principale.
La scolarità
obbligatoria termina con il nono anno d’insegnamento e all’età di 15 anni.
Sarebbe fattibile aumentare di un anno la scolarità obbligatoria per permettere
agli studenti di essere più maturi per orientarsi nel proprio futuro o pensa
che sia un’utopia?
Potrebbe essere
possibile ma non a livello cantonale, queste sono decisioni che competono
nell’ambito federale. Nel 2006 è stato votato un articolo, nella costituzione elvetica,
che valida l’armonizzazione scolastica a livello svizzero. Adesso la
Confederazione ha un po’ più di potere sui cantoni perché, quando dieci cantoni
non riescono a mettersi d’accordo su un
elemento necessario sull’armonizzazione scolastica, la Confederazione entra nel
merito. Come risultato di questa armonizzazione sarà di aggiungere i due anni
scuola infantile ai nove anni, per arrivare a undici anni di scuola
obbligatoria.
La valorizzazione
del percorso professionale (apprendistato,) fin dall'inizio, può rispondere a
questa problematica? Come valorizzare l'apprendistato in maniera migliore?
In rapporto alla
Svizzera tedesca, in quella Romanda si stenta ancora a valorizzare la
formazione professionnale Scuola-Impresa.
Quello che esiste
a Ginevra e, che sarebbe necessario conservare, quando non ci sono posti di
apprendistato nelle imprese, noi abbiamo delle formazioni di apprendistato
nelle scuole. Il Centro di formazione professionale tecnico, nelle costruzioni,
nelle arti o ancora nel commercio, sono quelle soluzioni dove ci sono dei
laboratori di diversi corpi di mestieri. Il Cantone di Ginevra organizza in tal
modo nei settori professionali dove si ha la domanda di lavoro, ma non ci sono
imprese che formano, di formare i giovani nella scuola.
A che punto è il
progetto della maturità bilingue francese-italiano?
È un progetto che
abbiamo trovato interessante. Abbiamo tutte le autorizzazioni necessarie ed il
contesto svizzero lo permette, considerato che l’italiano è una lingua
nazionale. Abbiamo lavorato insieme con il Consolato Generale d’Italia su
questo progetto per sviluppare al meglio questa opportunità che valorizza la
lingua italiana. Tuttavia, per mancanza d’iscrizioni, non si è potuto partire.
Questo non vuol dire che abbiamo abbandonato il progetto, vuol dire che sarebbe
necessario che i potenziali studenti facciano prova d’interesse e, perché no,
cercare di mirare e aumentare l’informazione sulla maturità bilingue. È un
peccato che gli italofoni di Ginevra, non scelgano questo progetto. Speriamo
che il prossimo anno si possa partire con il progetto della maturità bilingue
francese-italiano.
Jean-Philippe
Sturiale e Carmelo Vaccaro per “La
notizia di Ginevra e “La pagina di
Zurigo”
Gli immigrati falsi invalidi? In Svizzera ieri, gli Italiani; oggi…
Zurigo - Molti
degli emigrati italiani in Svizzera più anziani si ricorderanno, per averlo
vissuto sulla propria pelle, di quando in questo Paese vi era una
veemente polemica con relativa denuncia dell’ITAL-UIL e degli altri patronati
italiani per il fatto che, molto spesso, ai lavoratori italiani colpiti da
qualche tipo di invalidità non gli veniva riconosciuta dai medici locali che li
accusavano, invece, di soffrire di “renten neurose”, ovvero da neurosi da
rendita. Una vera e propria ingiustizia infarcita da pregiudizi xenofobi! Anche
a quell’epoca (non moltissimi anni orsono) la polemica verteva sul fatto che
l’Assicurazione Invalidità federale svizzera (AI) doveva versare molte più
rendite agli emigrati (una parola che nella Confederazione, a quel tempo, era
sinonimo di “italiani” e viceversa) che ai cittadini elvetici. Ebbene ancora
oggi, peraltro con una immigrazione multietnica a differenza del passato, il
fatto che determinati gruppi di stranieri ricevano più spesso una rendita
d’invalidità, rispetto alla popolazione di nazionalità svizzera e ad altri
gruppi di migranti, suscita regolarmente discussioni e polemiche fomentate
dalla Destra su eventuali abusi. Adesso due studi commissionati dall’Ufficio
federale delle assicurazioni sociali (UFAS) fanno finalmente luce sulla
questione, rispondendo ad alcuni interrogativi e rendendo così giustizia a
tanti lavoratori immigrati ingiustamente accusati di abusi.
Infatti come informa nel suo sito la stessa
Confederazione, secondo la statistica dell’AI, il tasso di nuovi beneficiari di
rendita tra la popolazione in età lavorativa varia considerevolmente a
dipendenza della provenienza degli assicurati: nel 2007, i cittadini turchi
presentavano la percentuale più elevata di nuovi casi di rendita (0,83 %),
seguiti dagli ex jugoslavi, mentre i tassi dei cittadini dei paesi
d’immigrazione tradizionali (Italia, Spagna e Portogallo) si situavano tra lo
0,37 e lo 0,53 per cento. Sempre nello stesso anno, il tasso di nuovi
beneficiari di rendita dei cittadini svizzeri è stato dello 0,29 per cento,
quello dei cittadini di Francia, Germania, Austria e Gran Bretagna ancora
inferiore. Per individuare le cause di queste differenze, l’UFAS ha
commissionato due studi.
Il primo analizza la procedura di esame delle
richieste di rendita da parte degli uffici AI e dimostra che nel caso dei
migranti l’accertamento del diritto alla rendita viene svolto in modo
altrettanto accurato che nel caso degli svizzeri. Nella procedura dell’AI non
sono pertanto riscontrabili fattori che determinino una diversa probabilità di
ricevere una rendita.
Il secondo studio confronta la condizione
sociale e lo stato di salute dei vari gruppi di popolazione. Dai risultati
emerge che determinati gruppi presentano un tasso più elevato di nuovi casi di
rendita rispetto agli altri, oltre che per la loro condizione professionale e
sociale più bassa, anche e soprattutto a causa della loro maggiore
vulnerabilità e del loro stato di salute peggiore. La somma di questi fattori
permette di spiegare oltre il 90 per cento delle differenze nel caso dei
cittadini ex jugoslavi e circa tre quarti nel caso dei cittadini turchi.