WEBGIORNALE  24-27  Giugno  2010

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Sembrano salvi i consolati di Saarbrücken e Norimberga: sarebbero solo “declassati”  1

2.       Nuova forma di presenza consolare a Norimberga e Saarbrucken, sul modello dello sportello consolare  1

3.       Italia, un calcio alla paura. Il nostro mondiale inizia ora  1

4.       Tenuta l’Assemblea Continentale anglofona extra UE del Cgie: il documento finale  2

5.       Riprende il grande esodo dal Sud. Solo dalla Siclia già oltre 60 mila persone, specie giovani 2

6.       Vincitori, flop e rivelazioni: impazzano i pronostici sui Mondiali 3

7.       Il cervello degli adolescenti (4). Uscire da casa ed andare a scuola con tutto il proprio cervello  3

8.       Mondiali 2010 visti dalla Germania: il nuovo video musicale made in Germany  4

9.       Stoccarda. Convegno delle Acli-BW sull’associazionismo in emigrazione il 3 luglio  4

10.   Lo Ctim Franconia difende di Di Biagio dalle accuse de “Il Giornale”  5

11.   Anche a Monaco di Baviera la raccolta di firme per l’appello del MediaClub Germania  5

12.   Una lettera dell’Ambasciatore d’Italia a Berlino al Comites di Norimberga  6

13.   Emilia e Romagna alla riconquista del mercato turistico tedesco  6

14.   Gross Gerau. On. Narducci: nell’Eurozona bisogna avviare un sistema di governance dei processi di crisi 6

15.   Tre mesi in istituti superiori tedeschi per 45 studenti della provincia di Bolzano  6

16.   Attualizzato il sito ACLI Baviera  7

17.   'Mozzarella blu', un batterio all'origine del fenomeno. Ue invia ispettori in Germania  7

18.   Mozzarella blu, il batterio è lo stesso che uccise una modella. Viene dalla tedesca Haag?  7

19.   Monaco di Baviera. Alcuni dei prossimi appuntamenti per la collettività italiana  7

20.   Norimberga. La risposta al clip di cattivo gusto: “Azzurri, fateci sognare ancora una volta”  8

21.   In Bassa Sassonia “La Festa delle Rose”, la festa delle imprenditrici del Land  8

22.   Basilea. Il coordinatore CONI Giovanni Di Paolo riassume l’attività sportiva 2010  8

23.   Roma. Oggi il cavalierato tedesco a quattro professoresse italiane  9

24.   Conferenza del Sen. Ignazio Marino a Ginevra. “Testamento biologico: diritto alla salute e libertà di cura”  9

25.   "Un finiano esporta in Europa la protesta anti-governativa"  10

26.   Chiudono i Consolati ma il Governo non potenzia i servizi dei patronati 10

27.   Mobilità e selezione degli insegnanti per l’estero. “A rischio il regolare inizio delle lezioni”  10

28.   Il futuro dell'Europa appeso alla sua moneta  11

29.   Finanze familiari. Riuscirà l’America ad evitare il naufragio?  11

30.   Gli Stati Uniti d’America visti dall’Italia. Guerre e catastrofi 12

31.   Londra condannata ai sacrifici 12

32.   Afghanistan, bufera su McChrystal. Obama: "Lo vedrò poi decido"  13

33.   Nucleare, la Consulta respinge ricorsi di Regioni "anti-atomo"  13

34.   Il commento. La patria immaginaria  14

35.   Camera. Ripreso alla Commissione Affari Costituzionali il dibattito sulla riforma della cittadinanza  14

36.   Manovra, in piazza sindaci e Cgil. Tagli ai ministeri e stangata sul Fas  15

37.   Caso Ustica e un esempio da Londra. Le verità impossibili 15

38.   Legge bavaglio, mafie, rete consolare, integrazione. Newsletter dell’on. Garavini 16

39.   Pomigliano. Il primo passo  16

40.   La Fiat: «A Pomigliano lavoreremo con chi ha firmato l'intesa»  16

41.   PDL. "No a correnti mascherate da fondazioni". Berlusconi annuncia battaglia  17

42.   Frattini: le sottrazioni internazionali di minori in forte crescita  18

43.   L'Idv blinda Di Pietro: attacco dei poteri forti. Il leader: io non scappo come Berlusconi 18

44.   Migrare, nasce un portale per una nuova cultura  18

45.   Marco Fedi (Pd): “Dare priorità alla manovra, il compito è migliorarla, anche per gli italiani all’estero”  18

46.   Conoscenza della lingua italiana per il rilascio del permesso di soggiorno  19

47.   Comitato di genitori a sostegno dei Corsi di Lingua e Cultura italiana del Laufental e Thierstein (Svizzera) 19

48.   Il percorso scolastico e formativo in Svizzera. Intervista a Chantal Andenmatten  19

49.   Gli immigrati falsi invalidi? In Svizzera ieri, gli Italiani; oggi…   20

50.   Seconda Festa Nazionale dell’ANPI: Italiani di Costituzione  20

 

 

1.       "Nur Italien nicht". Welche Kultur des Zusammenlebens?  21

2.       Wie die Herkunft den Bildungserfolg beeinflusst 21

3.       Nach Beratungen in Madrid. Ashton und EU-Parlament einig über Auswärtigen Dienst 21

4.       Europäische Union. Großprojekt Auswärtiger Dienst 22

5.       Ausländer in Südafrika. Die Angst der Migranten  22

6.       Bleiberecht abgelehnt. Das Abschiebeschicksal der Familie Khateeb  23

7.       Afrika: organisierte Kriminalität ist eine Wurzel der Armut 23

8.       Deutsche Position vor G20-Gipfel. Finanzmarkt-Regulierung - Zwischenetappe Toronto  24

9.       Das "Herzstück" - Eigenkapital und Liquidität 24

10.   Wirtschaftsgipfel. G8 war gestern - G20 soll 21. Jahrhundert bestimmen  25

11.   WM-Kommentar. Vorhang auf zur großen Show   25

12.   Abkommen zu Bankdaten. EU-Staaten haben es bei Swift eilig  26

13.   Nahostkonflikt Israel gehen die Freunde aus  26

14.   Bürgerkrieg in Kirgistan. Die tiefen Spuren des Hasses  26

15.   Golf von Mexiko. Obama kämpft um Bohrstopp  28

16.   Die Regierung verrennt sich in der Außenpolitik  28

17.   Bildung. Süden beim Schulleistungsvergleich erneut vorn  29

18.   Bildungspolitik Alles außer Hochdeutsch  30

19.   Leitartikel. Partei der Illusionisten  30

20.   Merkel erklärt die Krise für beendet 31

21.   Zustimmung für Schwarz-Gelb sinkt in Umfragen weiter 31

22.   Studie. Familie als stützender Verbund  31

23.   Protest gegen Hartz IV. Arme kritisieren Ausgrenzung  32

24.   Freie Universität Berlin bleibt Top-Adresse für Wissenschaftler aus dem Ausland  32

25.   Deutschland verweigert Türken Visa. Journalisten müssen draußen bleiben  32

26.   36.300 Islamisten sollen in Deutschland aktiv sein  33

27.   Asylbewerberheim in Aschaffenburg. Leben hinterm Zaun in einer ehemaligen Kaserne  34

28.   Analyse: Trotz weniger Schulden wird hart gespart 34

 

 

 

 

Sembrano salvi i consolati di Saarbrücken e Norimberga: sarebbero solo “declassati”

 

Svolta positiva per due Consolati che appena poche settimane fa rischiavano la chiusura. Queste le notizie che ci giungono in via ufficiosa e che vedono l’Ambasciatore d’Italia in Germania, Michele Valensise, come protagonista di quest’ultimo positivo colpo di scena.

Dopo un anno di battaglie insieme a tutte le parti sociali, ai parlamentari eletti all’estero e mediante l’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sia all’estero che in Italia, oggi, grazie alle capacità diplomatiche e alla sensibilità del nostro Ambasciatore in Germania, le autorità tedesche hanno riconosciuto le eccezioni sollevate da parte italiana in materia di Agenzie consolari e sono convenute ad una soluzione praticabile di declassamento per le Rappresentanze a Saarbrücken e Norimberga.

La Confsal-Unsa Coordinamento Esteri è estremamente soddisfatta di questo risultato e ringrazia vivamente l’Ambasciatore Valensise anche a nome dei propri iscritti. Queste notizie, che speriamo vengano presto ufficializzate dalla nostra Amministrazione, fanno sperare anche per le altre due sedi ancora a rischio di chiusura in Germania, cioè per Amburgo e Mannheim. 

Risparmiare significa anche investire in possibilità di sviluppo economico, commerciale e culturale! Non sprechiamo la preziosa rete di contatti che ogni singola realtà esistente attorno alle nostre Rappresentanze ha saputo tessere negli anni e non dimentichiamo il debito rispetto verso una numerosa collettività italiana i cui interessi vanno salvaguardati.

A Mannheim, importante centro commerciale e culturale della Regione metropolitana del Rhein-Neckar e seconda città della Regione del Baden-Württemberg, sono iscritti ufficialmente più di 20.000 italiani all’AIRE, mentre il Consolato Generale di Amburgo può vantare di essere stato il primo Consolato Generale accreditato in Germania nel lontano 1861. Inutile ricordare che la seconda città più grande della Germania dopo Berlino e, insieme a Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera la più importante dal punto di vista di scambi commerciali, possiede un enorme potenziale economico. L’antica città anseatica è, infatti, la seconda più grande città portuale dell’Unione Europea, strategicamente importante come snodo verso il Nord e l’Europa dell’Est. Ampliare l’Ufficio commerciale presso il Consolato Generale d’Italia ad Amburgo significa garantire una possibilità di crescita per l’economia italiana attraverso la mediazione di scambi commerciali. Non sprechiamo, dunque,  questa opportunità!!!

Il nostro appello al Ministro degli Esteri Frattini e al Sottosegretario degli Esteri con delega per gli italiani nel mondo, Sen. Alfredo Mantica, è quello di riprendere le trattative con le autorità tedesche per trovare una soluzione equa anche per le due sedi in questione.

Questa O.S. auspica, infine, che si possa giungere ad una analoga soluzione anche per la sede di Liegi (Belgio) e si appella in tal senso all’Amministrazione, affinchè riveda la sua posizione nei confronti di questo Consolato Generale, tanto importante sia per il numero di connazionali residenti (ca. 75.000, con punte del 50% rispetto alla popolazione locale!) sia per la sua posizione strategica – da un punto di vista politico, economico e culturale - all’interno della Vallonia.

La Confsal-Unsa Coordinamento Esteri vigilerà attentamente sui processi in atto e ringrazia tutte le parti che continuano a lottare con passione e dedizione per il mantenimento di tutte le sedi a rischio di chiusura. 

Confsal-Unsa Coordinamento Esteri, de.it.press

 

 

 

Nuova forma di presenza consolare a Norimberga e Saarbrucken, sul modello dello sportello consolare

 

Roma  – Mercoledì 23 giugno si sono svolte in Commissione Esteri della Camera dei Deputati, le interrogazioni, a firma dell’On. Aldo Di Biagio e dei parlamentari eletti all’estero del PDL,  relative alla questione della razionalizzazione della rete consolare estera, ed in particolare delle sedi di Norimberga e Saarbrucken e dell’avvio del consolato digitale, questioni di assoluta importanza per i nostri connazionali all’estero.

“La decisione del Governo, in seguito alle intese sollecitazioni parlamentari, di consultazioni con il Ministero degli Esteri tedesco e di referenti dei Lander coinvolti, anche attraverso la nostra Ambasciata d’Italia a Berlino – informa l’on. Di Biagio - ha garantito una nuova forma di presenza consolare a Norimberga e Saarbrucken, sul modello dello sportello consolare”.

Per quanto riguarda invece l’avvio del consolato digitale, ovvero all’accesso via internet dei servizi consolari, presentato a Bruxelles in via sperimentale, il Governo nel confermare che il SIFC sarà progressivamente esteso agli altri uffici in Europa, ha garantito, altresì,  adeguata formazione informatica del personale addetto.

Oltretutto – per quanto riferito in Commissione- l’attivazione del SIFC è stata realizzata in parallelo all’introduzione in tutta la rete diplomatica –consolare del passaporto biometrico. La richiesta del nulla osta per i passaporti ai residenti esteri viene gestita direttamente dal Ministero dell’ Interno, che per velocizzare la procedura di trasmissione dei nulla osta ha previsto l’utilizzo della posta certificata.

“Sono felice del risultato raggiunto per le sedi consolari di Norimberga e Saarbrucken – ha dichiarato l’On. Aldo Di Biagio - frutto del lavoro inteso e coordinato di tutte le istituzioni interessate e per quanto riguarda il consolato digitale, a mio avviso, stiamo percorrendo la strada giusta verso l’innovazione dei servizi all’estero”. De.it.press

 

 

 

 

Italia, un calcio alla paura. Il nostro mondiale inizia ora

 

Roma - Dopo due sole partite, il mondiale dell’Italia è già in salita. Contro Paraguay e Nuova Zelanda, gli azzurri hanno veramente fatto troppo poco, mostrando e palesando lacune tecniche più che atletiche. Sul piano fisico l’Italia sta bene. In entrambe le sfide, infatti, la nazionale ha chiuso in avanti, dopo aver controllato il gioco praticamente per tutti i novanta minuti. A preoccupare, però, sono le difficoltà offensive. Esclusi i calci piazzati e le conclusioni dalla distanza, l’Italia non è mai riuscita a tirare verso la porta avversaria. All’appello, quindi, mancano gli attaccanti ma non solo loro. Le punte, infatti, per poter esprimere tutto il loro potenziale, devono esser messe nelle condizioni di battere a rete. Nonostante i continui esperimenti e cambi di uomini e moduli, Gilardino, Iaquinta, Pazzini e Di Natale non hanno mai avuto la possibilità di far male. I numeri sono impietosi, gli azzurri ora rischiano sul serio. Ma niente paura. Gli ottavi sono li, ancora raggiungibili, basta una vittoria contro la Slovacchia. Le armi sono sempre le stesse. Prima di tutto l’armonia, l’unità di intenti, il gruppo. Diciotto minuti, tanto è durato il dibattito tra il “Marcello Nazionale” e la squadra, tutta disposta in cerchio, il giorno dopo il pari con la Nuova Zelanda. Che cosa si siano detti non ci è dato saperlo, anche perché  Lippi non ha voluto svelare nulla: “Conta solo quello che diciamo noi, in mezzo al campo, lontano da tutti. E dobbiamo stare attenti alle trappole dall’esterno. Possiamo ancora fare cose importanti in questo Mondiale, rientra nelle nostre possibilità. Possiamo fare molto meglio di quanto fatto sinora. Ma dobbiamo prenderci le nostre responsabilità dopo due partite che non sono andate come speravamo. Non tutto è andato benissimo, ma non bisogna vedere il bicchiere tutto vuoto, perché non lo è. Non c’è nessuna crisi”. Se la prima gara aveva fatto ben sperare, nonostante il pari, la seconda ha deluso un po’ tutto l’ambiente. Secondo Lippi non tutto è da buttare: “Abbiamo fatto due partite che da un certo punto di vista sono estremamente negative, da un altro no. Certo, sul piano dei risultati sono negative, ma non tutto è deciso”. L’Italia, fino ad ora, è sempre stata costretta a inseguire: “Prendere subito gol non è il massimo, però bisogna anche dire che abbiamo pareggiato abbastanza velocemente. Non è facile pareggiare, alcune grandi non ci sono riuscite. Non dovete stupirvi se questa squadra troverà grandi risultati, né rammaricarvene”. E’ importantissimo scacciare la paura e liberare la mente. Il mondiale azzurro parte in questo momento: “Non vorrei che si creasse una situazione di paura. Capello ha detto che i suoi sono terrorizzati dai mondiali, non vorrei che questa angoscia capitasse a noi. Il nostro atteggiamento deve essere che il nostro mondiale comincia ora, e può succedere di tutto. Non è detto che incontrare le squadre più forti sia necessariamente un problema”. Nove Colonne

 

 

 

Tenuta l’Assemblea Continentale anglofona extra UE del Cgie: il documento finale

 

Vancouver - Dal 10 al 12 giugno scorsi si è tenuta a Vancouver la Commissione Continentale dei paesi anglofoni extra europei del Cgie, convocata dal vicesegretario generale d’area, Silvana Mangione. "Allargata e anticipata" come deciso nella recente assemblea plenaria del Consiglio generale, per protestare contro la politica migratoria del Governo, la commissione, al termine dei lavori, ha stilato un documento finale in cui ribadisce la propria contrarietà al rinvio delle elezioni dei Comites (ormai divenuto legge - ndr) alla riforma degli organismi di rappresentanza come emerge dalla "Bozza Tofani", alla chiusura dei Consolati negli Stati Uniti, Sud Africa e Australia. Nel documento, poi, si chiede di interpellare " senza intermediazione alcuna" il Ministro degli Esteri Frattini, in qualità di presidente del Cgie, sulle politiche del Governo per gli italiani all’estero. Di seguito il testo integrale del documento.

 

La Commissione Continentale dei Paesi Anglofoni Extraeuropei si è riunita a Vancouver dal 10 al 12 giugno 2010 con la partecipazione dai quattro Paesi dei Coordinatori degli Intercomites, Presidenti di Com.It.Es., una folta rappresentanza di giovani e del Consigliere di Nomina Governativa Claudio Pozzetti.

I presenti hanno espresso con forza l’unanime protesta contro il secondo rinvio delle elezioni di Com.It.Es. e CGIE, che costituisce un grave vulnus al requisito primario dell’esercizio della democrazia, vale a dire quello di adire alle elezioni al termine del mandato naturale di qualsiasi organismo di rappresentanza e non hanno escluso l’ipotesi che il CGIE possa lanciare un referendum per l’abrogazione della norma di rinvio delle elezioni alla fine del 2012. La Commissione Anglofona chiede di andare immediatamente al rinnovo di Com.It.Es. e CGIE, in questo confortata dal consenso delle quasi mille persone che sono intervenute all’assemblea comunitaria dell’11 giugno al Centro Culturale Italiano di Vancouver. Tutte le comunità dei quattro Paesi stanno firmando una petizione diretta al Governo e al Parlamento italiani, che recita quanto segue:

"I cittadini italiani all’estero costituiscono una realtà fondamentale per l’internazionalizzazione dell’Italia, sono partecipi dell’esigenza di austerità che accomuna l’Italia al resto del mondo e vogliono continuare a contribuire alla crescita e al benessere della madrepatria, come hanno sempre fatto, specie in periodi di catastrofe (Sicilia, Friuli, Irpinia, L’Aquila). A questo scopo devono essere messi in condizione di aiutare l’Italia non soltanto subito, ma anche negli anni a venire.

Lo smantellamento di politiche essenziali quali la promozione della lingua e la cultura italiana, i servizi consolari, la stampa periodica all’estero e l’attenzione alle giovani generazioni, insieme alla negazione dei diritti di democrazia con il secondo rinvio del rinnovo dei Com.It.Es. e del CGIE, crea una situazione di emergenza per le comunità residenti all’estero.

Con la presente Petizione, la rappresentanza degli italiani nei paesi anglofoni extraeuropei, unica nelle sue quattro componenti: associazionismo, Com.It.Es., CGIE e parlamentari eletti nelle sue ripartizioni, invita l’Italia, per il suo stesso bene, a rispondere positivamente almeno alle seguenti esigenze:

1. L’immediata indizione delle elezioni per il rinnovo di Com.It.Es. e CGIE;

2. La revisione concertata delle leggi istitutive di Com.It.Es. e CGIE successiva alle riforme istituzionali;

3. La cancellazione dei devastanti tagli ai contributi per l’insegnamento della lingua e della cultura, per la stampa periodica, strumenti principe per la crescita economica internazionale dell’Italia e per il recupero delle giovani generazioni;

4. La garanzia del personale, delle sedi e dei servizi consolari esistenti, già troppo pochi nei nostri Paesi di enormi distanze, di distribuzione capillare delle comunità e di crescente presenza di interessi industriali, economici, culturali e commerciali dell’Italia".

Fra le altre azioni suggerite dalla Commissione c’è quella di chiedere al Presidente del CGIE, Ministro Franco Frattini, senza intermediazione alcuna, quali sono le politiche del Governo per gli italiani all’estero. Per converso, da parte della Commissione c’è l’impegno ad aprire il dibattito, insieme ai Com.It.Es. e alle giovani generazioni, sull’impostazione delle linee di intervento per il futuro, in modo da creare i presupposti per indire al più presto la II Conferenza degli Italiani nel Mondo unitamente alla II Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo.

La Commissione rigetta in toto l’impianto della riforma Tofani, prima di tutto perché essa cancella la funzione di rappresentanza delle comunità italiane all’estero da parte del Consiglio generale, esclude il mondo dell’associazionismo e delle giovani generazioni, riduce il numero dei Com.It.Es., danneggiando principalmente i Paesi della Commissione Anglofona, che hanno grandi estensioni territoriali. La Commissione ritiene che sia imprescindibile mantenere la funzione di rappresentanza del CGIE, l’incompatibilità fra la Presidenza del Com.It.Es. e la carica di Consigliere del CGIE, la indivisibilità della Commissione Continentale Anglofona e si oppone alla riforma del Com.It.Es. e ad una riforma non concertata del CGIE, adottata prima che siano completate le riforme istituzionali.

In merito all’esercizio del diritto di voto in loco per i cittadini italiani all’estero, la Commissione fa suo il documento approvato dal CGIE nella Plenaria di aprile, sul quale propone di sollecitare eventuali suggerimenti ed integrazioni da parte dei Com.It.Es., dei giovani e delle associazioni.

La Commissione stigmatizza la perdurante scarsa partecipazione ai suoi lavori della quasi totalità dei Parlamentari eletti nelle sue ripartizioni, nonché il disinteresse dimostrato dalla maggior parte dei parlamentari eletti nella circoscrizione estero verso l’importante incontro al Senato con gli organismi europei omologhi al CGIE. A tali mancanze la Commissione auspica che si possa ovviare mediante la creazione di un momento istituzionale di incontro e la definizione delle modalità di un più stretto raccordo del CGIE con tutti i Parlamentari eletti all’estero, sollecitando una loro costante partecipazione diretta.

Per l’ennesima volta la Commissione si oppone fermamente alla chiusura dei Consolati di Adelaide e Brisbane in Australia, di Durban in Sud Africa, e di Detroit e Filadelfia in USA per le palesi ragioni di opportunità di maggiore internazionalizzazione dell’Italia in questo momento di grave crisi economica.

Ribadisce che l’investimento nell’insegnamento di lingua e cultura italiana costituisce finanziamento di attività in favore dell’Italia, chiede che invece di tagli indiscriminati si proceda alla verifica ed all’eliminazione degli sprechi.

Fanno parte integrale del presente documento finale i due ordini del giorno, le due mozioni e la raccomandazione approvati nel corso della seduta. (aise, de.it.press)

 

 

 

 

 

Riprende il grande esodo dal Sud. Solo dalla Siclia già oltre 60 mila persone, specie giovani 

 

Ritorniamo a segnalare una notizia di interesse generale per i cittadini italiani che dovrebbe essere data dal Tg1 diretto da Augusto Minzolini se non fosse che va a cozzare con la linea editoriale che si è dato; tale linea non prevede la divulgazione di fatti reali che non trasmettano euforia ed ottimismo ai telespettatori. A questo proposito, come i lettori sanno, mentre le troupe televisive del primo telegiornale italiano sono attualmente impegnate a realizzare interessantissimi servizi sulle varie sagre della porchetta, delle fragoline di bosco, dei tartufi, e così via dicendo, la giornalista Maria Luisa Busi ha spiegato nei giorni scorsi, durante un'intervista rilasciata ad una nota rivista nazionale, i motivi, legati all'estrema vergogna che provava a far parte di una congrega che si è impossessata di uno dei principali settori del servizio pubblico della Rai, che l'hanno portata a dimettersi dall'incarico di conduttrice. Veniamo alla notizia.

E' in atto, nel nostro Paese, un'altra emigrazione dal Sud verso il Nord del Paese che potrebbe assumere presto carattere epocale. Falliti, infatti, tutti gli interventi e programmi dei vari governi che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi che hanno utilizzato, attraverso le più diverse alleanze con caporioni locali, non esclusi molti capi-mafia, i territori meridionali come serbatoi di voti, di traffici illeciti e di arricchimenti personali a spese delle popolazioni locali, riprende alla grande il processo migratorio interrotto per qualche decennio. Solo dalla Sicilia oltre 60 mila persone sono già emigrate in altre città, soprattutto del Nord, per cercare lavoro. Sono soprattutto giovani, come ha denunciato monsignor Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ad un incontro organizzato dalla Caritas italiana sull'immigrazione nel Mediterraneo. Il vescovo ha parlato di una situazione molto grave in tutte le regioni meridionali, dove permane un sostanziale gap difficile da colmare, che trova la nostra classe politica inadeguata (mons. Romeo non fa accenno alle cricche che hanno fatto man bassa di miliardi di euro di fondi pubblici negli ultimi decenni). 

Fra i nuovi migranti, ha detto il religioso che ci sono infermieri, medici, metalmeccanici che emigrano al nord dopo aver perso ogni speranza di trovare un posto di lavoro nel loro paese e territorio e dopo aver vissuto sulla loro pelle anni e anni di precariato.

"Noi li vediamo ogni giorno - ha affermato - vengono genitori che dicono che il figlio è in partenza. Nelle nostre zone non c'é avvenire. Solo nell'area di Palermo, ad esempio hanno chiuso la Fiat e l'Italtel. Ed è ovvio che chi si è specializzato in metalmeccanica difficilmente troverà alternative. La Fiat si arrende ma non perché costa cara la produzione ma perché non ci sono le infrastrutture e su questo siamo fermi da vent'anni. Sulle ferrovie, per esempio, si sceglie lo sviluppo a livello nazionale ma in Sicilia siamo ancora al binario unico e se io faccio Roma-Milano in due ore e mezzo, da Palermo a Catania impiego cinque ore per un terzo del percorso". 

Ha poi proseguito addebitando molte responsabilità agli stessi siciliani, che hanno appesantito le amministrazioni pubbliche locali con oneri che non si sono mai tradotti  in efficienza. Insomma, l'assistenzialismo ha prodotto il fallimento generale, in particolar modo quello legato al futuro dei giovani.

Che, fatti due conti, stanno riprendendo, come i loro nonni, la via dell'emigrazione.

Emanuele Sanfilippo, laveracronaca.com 21

 

 

 

 

Vincitori, flop e rivelazioni: impazzano i pronostici sui Mondiali

 

Sondaggi, pronostici, previsioni e profezie. Alla vigilia di ogni competizione sportiva, in Europa impazza la moda del pronostico. Nessuno ne è immune. Almeno un giornale di ogni maggior Paese europeo, impegnato con le sua nazionale nei Mondiali di calcio in Sudafrica, ha il proprio sondaggio. E ognuno ovviamente ha un proprio risultato pronostico finale. Ma è soprattutto il tipo di domanda a fare la differenza. di Pierpaolo Filomeno

 

Gli spagnoli, su El Mundo Deportivo.es, hanno messo a punto un complesso sistema di voto che chiede di azzardare a quale fase ognuna delle nazionali arriverà. E non si fermano mica qui: sullo stesso sito, in cui la moda del sondaggio la fa da padrone, è possibile puntare sul giocatore rivelazione del torneo. Stranamente, secondo gli spagnoli, i papabili sono due appartenenti alla Roja, ovvero Pedro e Jesus Navas, che staccano nettamente lo slovacco Marek Hamsik. Tuttavia, proprio secondo i favoriti spagnoli, la squadra campeon sarà l’Argentina. Curioso, invece, come i cugini portoghesi e francesi sono, sempre secondo i votanti iberici, destinati a terminare il loro mondiale senza superare la fase a gironi.

I francesi, dal canto loro, non sembrano curarsene molto. Nessun sondaggio sui quotidiani transalpini chiede ai propri lettori un pronostico sulla vincitrice del torneo. C’entrerà qualcosa la nota scaramanzia di Domenech in questa latitanza? Sembrano piuttosto presi, invece, non tanto dai Mondiali, ma dai futuri Europei 2016 targati Francia. E si chiedono, su Le Monde.fr, se l’evento non porterà grandi benefici alla loro economia e allo sviluppo di nuove infrastrutture.

Anche gli olandesi fanno gli scaramantici. Sul Telegraaf.nl, si chiedono se riusciranno mai a superare i quarti… Ma i lettori forse non colgono il buon gesto dei redattori, e votano in massa che «si, come no? Certo che supereremo i quarti!». C’è da dire però, che anche i tifosi orange hanno la testa altrove. Lì da loro non è possibile bere una birra mentre si è fuori in strada a vedere la partita sul maxi schermo. Questioni di ordine pubblico. Perciò, in un altro sondaggio (del quotidiano AD Sportwereld.nl), uniscono le forze per infrangere il tabù.

Sul più importante quotidiano sportivo italiano, la Gazzetta dello Sport, dal sondaggio proposto ai lettori è inspiegabilmente esclusa la super quotata Spagna. Al suo posto l’Inghilterra di Mr. Capello. E ovviamente l’Italia di Lippi. I più precisi sono i tedeschi. Su Sueddeutsche.de esiste addirittura una classifica aggiornata delle squadre più quotate, stile Borsa, con tanto di trend. La Spagna è al primo posto. La Germania un po’ più giù, ma in forte crescita.

Ma c’è addirittura chi ha usato le metodologie economiche che si applicano alla Borsa, combinandole con statistiche, dati e ranking Fifa, per prevedere non solo il vincitore della Coppa, ma anche l’esito fin nei dettagli delle singole partite. Sono stati due analisti della JP Morgan, banca che ha sede anche a Londra. E quale sarà stato mai il risultato? Ma ovviamente la vittoria dei leoni inglesi, che battono ai rigori l’Olanda, e poi in finale la Spagna.

Ma esiste anche un filone di pronostici dietrologo-complottista, che vorrebbe gli esiti del torneo deviati da pressioni politiche. C’è la famosa Argentina-Perù del ’78 che, per volere dei colonnelli del regime argentino, permise all’Albiceleste di accedere alla finale, e quindi di alzare la Coppa del Mondo proprio a Buenos Aires. E poi si va recentemente dai Mondiali italiani del 1990, vinti dalla Germania appena unita, in seguito al crollo del Muro di Berlino (1989), ai Mondiali 2002 in Corea e Giappone, dove i padroni di casa della Corea del Sud arrivarono inaspettatamente in semifinale, per finire con l’ultimo torneo, vinto dall’Italia dissestata dallo scandalo “Calciopoli”. Per quest’anno i dietrologi prevedono che sicuramente una nazionale africana farà molta strada…

Nonostante la bella mania del pronostico, questo risulta alquanto inutile, se a quanto pare le partite e un intero Mondiale sarebbero decise da piccoli dettagli. Singoli episodi, come il gol di Pirlo contro il Ghana, che sblocca l’Italia e le permette di vincere l’ultimo trofeo mondiale. È questa l’opinione di Giovanni Trapattoni, ex ct della nazionale italiana e ora di quella irlandese, costretto a vedere il torneo alla televisione «per colpa di Henry e del suo maledetto tocco di mano». Trapattoni, che però non si trattiene dal dare, anche lui, il proprio pronostico: «La squadra di Maradona è più forte tecnicamente e caratterialmente del Brasile. Dico Argentina».

Pierpaolo Filomeno, Cafebabel 21

 

 

 

 

Il cervello degli adolescenti (4). Uscire da casa ed andare a scuola con tutto il proprio cervello

 

Negli articoli precedenti (vedi le ultime tre edizioni del Webgiornale, ndr) sono arrivata a toccare l’importantissimo argomento della gioia, una sensazione naturale, legata alla produzione di un neurotrasmettitore, la dopamina, che agisce nel cervello collegando la zona dei lobi prefrontali (valutazione, decisione e scelta; “prestare attenzione” a situazioni sentite perciò importanti e solo a quelle, comportamento, eccetera) a zone molto più centrali e fonde nel nostro cervello legate al sistema motivazione-gratificazione.

Dunque, la scienza ormai ci racconta che noi prestiamo la nostra attenzione a situazioni capaci di richiamarla o perché considerate da noi interessanti o perché ci mettono all’erta a causa della presenza più o meno reale di una più o meno forte valenza di pericolo; come dicevo nell’articolo precedente, gli scienziati hanno anche scoperto che l’alcool, le droghe, la sigaretta e tutto ciò che dà assuefazione e crea dipendenza altera i livelli della dopamina nel nostro cervello; la quale dopamina è però la stessa sostanza che viene rilasciata quando ci troviamo a compiere azioni che ci regalano una piena soddisfazione o gratificazione interiore, una sensazione di intima completezza che chiamiamo appunto “gioia”.

Un cervello sano dovrebbe imparare, scoprendo modalità ed occasioni positive, ad esercitarsi per rafforzare le sue connessioni cerebrali tra più e diverse aree: il matematico sarà portato dall’incontro tra le sue naturali predisposizioni ed una soluzione aritmetica rivelatrice a scoprire di poter provare una gioia intensa nel risolvere intricati problemi fino a farne la sua professione (ma sarebbe, che so, anche potuto diventare un detective!); un autore a scrivere un articolo che connette, dico per dire “naturalmente”, l’area della creatività all’area che dà valore alla pregnanza etica, all’area dei propri ricordi e delle proprie esperienze, all’area della memoria delle cose studiate eccetera…

Ognuno ha infatti la sua intera vita per esercitare e rendere più complesse ed approfondite quelle connessioni che cominciano a farsi sentire (non a formarsi del tutto, ma a “parlare”: ad avere una voce) nell’adolescenza. Queste esperienze di gioia interiore non devono essere lasciate al caso ed a un piacere semplicemente personale: il cervello deve essere educato a provare questa sensazione in situazioni anche socialmente utili e comunque sicuramente non dannose.

Questo è perciò il punto da tenere presente e lo ripeto: ognuno di noi, per influenze culturali, ambientali e/o genetiche, può avere una produzione lievemente diversa di dopamina che scatta davanti ad interessi, tipologie di partner, di occasioni differenti; ciò che rimane importante è il saper educare il cervello a gestire la sua naturale voglia di provare gioia (nella vita privata, nel lavoro, tra gli amici) in modo che si mantenga socialmente positivo. Per fare un esempio concreto: una ragazzina con esperienze più o meno discutibili di esposizioni al pubblico fatte già da bimbetta ma da lei vissute come gratificanti che mostri pertanto di aver stabilito già forti connessioni tra l’area della gratificazione e l’area del comportamento legate ad un atteggiamento marcatamente esibizionistico (probabilmente anche collegato ad una predisposizione naturale) non può essere affidata al giudizio di valore che sentenzia: “Secondo me lei non vuole essere così”. Ma che vuol dire?... Queste frasi condannano quell’anima all’incomprensione, perciò, potenzialmente, alla rabbia o alla depressione; ma denunciano al contempo un limite d’ignoranza (“ignorare” vuol dire “non conoscere”): che siano o meno frasi pronunciate in faccia all’interessata o alle sue spalle, esse creano l’“atmosfera educante” alla quale sono lasciati in pena tanti minori. Purtroppo, infatti, succede anche tra professionisti di non sapersi elevare dal livello del puro pettegolezzo e del pregiudizio. Ora, invece, una ragazzina del genere e con semmai nessuna particolare predisposizione verso materie scolastiche non può essere “deviata” dalla sua natura negandole il piacere che conosce e cercando di riprogrammarle il cervello senza rischiare di fare danno: a parte il recupero scolastico mirato almeno a livello di istruzione di base, quella ragazzina potrà essere orientata a riconoscere, valorizzare e fare del suo talento in erba qualcosa di positivamente e socialmente creativo (per esempio, l’estetista, la parrucchiera….): qualunque cosa che le permetta di esprimersi senza sognare per forza ad 11 anni che chi non diventa una cantante, una ballerina o una modella famosa è una fallita; oltre a ciò, una ragazzina con queste attitudini “attualizzate” dall’esperienza può benissimo ed anzi dovrebbe anche fare attività extrascolastiche in cui, giocando, possa esprimere la voglia di stare sul palco, ma pure di truccare o vestire chi ci sale… semmai, diventerà bravissima a truccare un giorno le spose! Oppure deciderà di fare qualcosa di completamente diverso, senza, però, aver “sprecato” nulla del suo tempo e della sua esperienza personale…. E’ parimenti ovvio che, davanti ad un bambino che taglia ciocche di capelli già alle elementari, l’aver saputo fingere che non ci fosse nulla di male è stato un errore sociale ed educativo che non ha giustificazioni: la gioia non deve dunque essere semplicemente “soffocata”; ma anche la gioia che “devia” dal percorso sociale deve essere ben osservata ed ascoltata, per vedere in che modo la si può riorientare, riconnettere, e per capire da dove il suo andare nel buio ha preso le mosse. E bisogna saper essere delicati ed attenti: appunto, sapere anche noi adulti prestare la giusta attenzione alle cose importanti per la convivenza sociale.

La mancanza di gioia e/o di riconoscimento della gioia e/o del suo diritto, infatti, deprime una vita e le fa desiderare di spegnersi; oppure, le può dare l’impulso sconfinato di cercarla lontano dalle residenze in cui la gioia tu senti non abita e non ha un vero nome. Purtroppo, però, allontanandosi troppo giovani e senza possibilità di ritorno psicologico ad una situazione che dà e deve dare ancora protezione, molti ragazzi si mettono davvero in guai irreparabili prendendo la prima occasione che capita, o non sapendo dove andare… o dove tornare…

 

Lo abbiamo dunque visto e lo sappiamo: l’età dell’adolescenza è un’età pericolosa; ma chiudere nella prigione delle nostre idee, dei nostri progetti, delle nostre aspettative, dei nostri sogni, delle nostre paure un adolescente lo può essere ancora di più. Abbiamo anche visto che nella voglia di affrontare ciò che è vissuto come un “rischio” c’è qualcosa che riguarda il voler sfidare i propri limiti per conoscerli: e forse esiste un nesso generale e plausibile tra un ambiente di provenienza incapace di rispettare i limiti del bambino (opprimendolo troppo con una protettività soffocante o lasciandolo troppo autonomo troppo presto) ed un adolescente confuso nella scelta delle sue “prove” e nel bisogno di sfidare la vita alla ricerca di emozioni più forti, o alla ricerca straziante del modo per riscattare la sua dignità offesa. Questo tipo di bisogni non ha nulla a che fare con altre problematiche più palesemente legate alla depressione ed al tentativo di suicidio - che è “rifiuto della vita” e che, nella maggior parte dei casi, forse viene “dopo”, come conseguenza della mancata connessione tra l’”io” nascente e “la vita” a causa di interferenze irresponsabili che solo talvolta hanno come base la biologia: la pura voglia di affrontare il rischio per vedere cosa si è non è voglia di suicidarsi: è sì, di fatto, un “rischiare la vita”; ma “rischiare la vita” non vuol dire “voler morire”: vuole dire, più o meno disperatamente, cercare occasioni per “sentirsi vivi”, cercare  e trovare il “senso” della propria esistenza. E’ vero: talvolta il comportamento è seriamente compromesso da un qualcosa che gli impedisce di vedere il pericolo in cose che sono evidentemente pericolose… Bisogna saper osservare… ascoltare… capire…

Dalle riflessioni e dalle scoperte dei neuroscienziati intervistati dall’autrice del testo citato nei precedenti miei articoli (che, lei tiene a dirlo, per la maggior parte anch’essi genitori di adolescenti), emerge, dunque, quanto sia un errore madornale impedire ad un giovane di fare scelte, perché, senza sperimentare e sbagliare con le piccole scelte, quel giovane non imparerà a valutare, rischiando di avere per sempre paura davanti alle novità o di rimanere per sempre affascinato solo da quelle; ma un errore madornale è permettere ad un giovane di fare scelte completamente da solo, senza guida, aspettandolo al varco e rinfacciandogli gli errori come fallimenti personali, anche e non solo perché è falso fargli credere che la vita degli adulti è immune da sbagli, ma perché così si rischia di farne un irrimediabile ribelle, un disadattato alla ricerca infinita del mondo ideale, o un essere che, cosciente di avere dei limiti, si deprimerà sentendosi sempre non all’altezza delle aspettative del mondo degli altri; ed errore madornale è anche lasciare un minore allo sbando pensando che da una certa età in poi non abbia più bisogno della nostra discreta presenza: neppure i mammiferi sono tanto bestiali da lasciare i propri cuccioli abbandonati a se stessi. Ricordiamo: “sperimentazione” è un vocabolo neutro:... la si deve saper osservare, cercare di comprendere, non giudicare…

Ma allora bisogna anche educare i grandi a saper ascoltare i giovani: e se non lo sa fare la famiglia, lo deve saper fare chi sta nelle scuole, perché, se ogni genitore è responsabile di saper come far sentire “a casa” chi vive sotto il suo tetto e la sua tutela, anche ogni insegnante è responsabile di capire quando qualcosa non va sotto il tetto da cui un ragazzo proviene o lungo la strada che egli percorre per arrivare (o non arrivare) alla scuola. Perché le ore scolastiche sono le ore in cui altri adulti hanno l’occasione più prolungata di osservare un minore adolescente.

Spesso accade, però, che chi non sa di aver sbagliato o chi, per non sbagliare, ha vissuto una vita programmata da altri senza fare scelte personali e assumersi che i rischi legati al mero proseguimento di una carriera apparentemente brillante ma spesso, stranamente, segretamente insoddisfacente, toccherà alte vette solo nei mondi che premiano i liberti per farne i propri clienti… Ecco allora che anche le istituzioni vengono riempite di tanta tragica inerzia e mancanza di fantasia personale…. Qui non c’è da parlare di “scuola educante” e da prenderci in giro: tanta parte di questo sistema semplicemente non può educare, perché non sa e non è mai arrivato all’altezza adeguata per poter “vedere”, “riconoscere”, giovani forze e giovani intelligenze in cerca di entusiasmo; non può farlo e può che fare danno con il credere che davvero siano i “cinque in condotta” la magia capace di poter fornire obiettivi di comportamento praticabili a chi rimane comunque senza modelli significativi di riferimento, la magia capace di far fiorire l’impegno in tanti ragazzi inspiegabilmente ribelli o distratti o depressi, in chi vive la pena e la gioia delle proprie domande di vita la voglia ed il desiderio di andare fisicamente e/o rimanere psicologicamente in una scuola che ignora e che insegna come si fa a crescere muti.

E’ pertanto un errore tattico madornale della nostra società permettere di stipare le scuole con personale inadeguato e non aggiornato, personale che non si accorge e confonde il grido di aiuto di chi difende la sopravvivenza stessa della sua gioia con quello di chi ha invece già gettato la partita, si è perso e ha bisogno di aiuto anche se non grida più.

Io avrei un piccolo test per le scuole: poche domande, per carità… Badate, non sto chiedendo la data della morte di Socrate, né quanto era vecchio, o alto o quanto pesava e quanto portava di calzari: Secondo voi, bevendo la cicuta, Socrate si sentì sconfitto o fiero di sé? E perché la bevve? Cosa vi hanno raccontato? Cosa avete raccontato? Avete lasciato che i ragazzi elaborassero la loro intuizione ed il loro parere in proposito, collegando l’innegabilità di un valore altrui a qualcosa per loro stessi innegabile? Ci avete mai pensato? … Avete mai “capito” ciò che vi hanno fatto studiare?... Perché… è qui che un adolescente perde l’opportunità di scoprire la gioia anche nello studio di uomini forse più simili a lui di quanto lui creda, rischiando così di perdere il treno prezioso che porta dalla casa alla scuola anche un cervello, e non solo i suoi piedi… Proprio qui, perché la scuola spesso non osa e non sa spiegare il perché delle scelte, la loro importanza….

E cosa era quel “daimon”, se non quel bisogno di identità totale con la propria coscienza, quel bisogno così profondo da non far sentire, al di là della sua voce potente e magnifica, niente altro e nessun altro richiamo per cui valesse la pena di (fare la fatica di) esistere? …

E’ qui, proprio a quell’età in cui il programma ci dice di far studiare ai ragazzi la filosofia antica, e non solo, che si ha l’opportunità da cogliere al volo di “allacciarli” alla scuola parlando di “scelte” e di “identità” esattamente come qualcuno comincia anche a parlare fortunatamente di ormoni. Facciamo qualcosa perché i programmi scolastici ridiventino significativo biglietto di entrata alla rivisitazione dell’antico concetto di antica “paideia”, visto che al demos di oggi sono accessibili scuole, un po’ meno i teatri…

Cristina Rocchetto (consulente ed orientatrice su www.socialidarity.it), de.it.press

 

 

 

Mondiali 2010 visti dalla Germania: il nuovo video musicale made in Germany

 

Che i mondiali di calcio siano un momento di grande sfottò tra le nazioni  è cosa nota e arcinota. E anche questa volta gli amici tedeschi non si sono lasciati sfuggire questa ghiotta occasione e hanno prodotto qualcosa di nuovo: un video musicale sulla nazionale italiana.  

Purtroppo gli amici tedeschi, anche quando vogliono essere ironici -  e lo dichiarano nel testo scritto che accompagna la presentazione del video -    riescono sempre a superare se stessi nella caduta di stile, scivolando a gamba tesa nel volgare e nel grossolano. L’abbiamo “apprezzato” solo ieri pomeriggio questo videoclip,  prima della partita Italia - Nuova Zelanda, quando la televisione di stato ha mandato in onda un pezzetto di questo nuovo video musicale dal titolo “Wer den Cup gewinnt ist scheiß egal nur Italien nicht! “ Chi vince la coppa del mondo non ci interessa una m…, basta solo che non sia l’Italia.

La cosa sembrava finità lì, un video con un refrain mantrico e di scongiuro, che aveva un po’ il sapore dello sberleffo anche a se stessi e alle proprie paure di vedersi ancora una volta mandati a casa, magari dagli azzurri, o peggio ancora uscire dalla porta di servizio.

Ma  su youtube -  basta inserire le prime tre parole -  si trova il video completo, un video che sembra sia stato già cliccato da moltissime persone,  nel quale il testo cantato e lo sfottò assumono, ahimè, toni e parole di dileggio.

Ed ecco tutto l’armamentario conosciuto dei luoghi comuni, non ne manca uno: italiani furbetti  in campo, impomatati, catenine d’oro al collo,  pizza, pasta, mafia, Berlusconi, chi ne ha più ne metta. Insomma il florilegio viscerale del “bar dello sport”, made in Germany.

Certo è che deve bruciare proprio molto la sconfitta di 4 anni fa, se per superarla bisogna esorcizzarla con una canzonetta estiva un po’ melensa. Auguri amici tedeschi, che vinca, come sempre,  la squadra migliore il mondiale 2010. Se è poi ci rincontreremo per una partita Italia-Germania,  come nel 2006,  ancora meglio.

Michele Santoriello, de.it.press

(Chi lo vuole ascoltare, oltre alla ricerca con google su youtube, lo può ascoltare su

http://www.corritalia.de/Video.34+M56fd4cd915c.0.html,  col vantaggio della traduzione in italiano sovraimpressa, ndr)

 

 

 

 

Stoccarda. Convegno delle Acli-BW sull’associazionismo in emigrazione il 3 luglio

 

Stoccarda - Il dibattito se l'associazionismo italiano in Germania abbia ancora un ruolo, una funzione da assolvere o se esso invece può considerarsi avviato verso la fine del suo ciclo, è in parte stagnante anche perché attualmente le tematiche si sono concentrate sul ruolo dei Comites, del CGIE, sul voto all’estero, sulla chiusura dei consolati. Si dimentica, quasi, che dietro questi soggetti “politici” ci sia una comunità italiana organizzata, più o meno organicamente, in tante associazioni.

I pareri correnti tra la comunità sul tema associazionismo sono spesso contrastanti: alcuni danno l’associazionismo per scomparso o senza più un ruolo da svolgere, altri lo considerano invece ancora attuale.

Le ACLI Baden-Württemberg, che come associazione sono presenti in emigrazione fin dagli anni cinquanta e da sempre hanno svolto un ruolo molto importante nella comunità degli emigrati, hanno deciso di promuovere una riflessione sull’attualità, sul ruolo, sul futuro che l’associazionismo potrà ancora avere in emigrazione. Riflessione che sarà guidata da un esperto che proviene dal mondo dell'associazionismo italiano come l'On. Franco Narducci.

 

Le ACLI BW organizzano per sabato 3 luglio nella Karl-Adam-Haus, Spitalstr. 26,  Stoccarda con inizio alle ore 15,00. un convegno dal titolo: “Tra passato e futuro. Il ruolo dell’associazionismo italiano in emigrazione”.

 

Al convegno sarà presente oltre all'On. Franco Narducci - parlamentare eletto all'estero per il Partito Democratico - anche il Console Generale di Stoccarda, Dott. Alessandro Giovine.

 

Dopo la relazione e il dibattito seguirà una tavola rotonda sul tema: "Associazionismo e partecipazione: quali nuove forme si possono sviluppare.”

 

Alla tavola rotonda prenderanno parte Narducci, Carmine Macaluso, presidente ACLI Germania; Sara Alterio del Forum der Kulturen; Alfredo Sanchez del Bund der Spanischen Elternvereine in der BRD. Moderatore della tavola rotonda è Norbert Kreuzkamp, dirigente ACLI BW.

 

Il convegno è rivolto a tutti i soci delle ACLI, ai connazionali che hanno interesse, alle associazioni nazionali, regionali, locali, agli organismi di rappresentanza politica Comites, Cgie, Cais, all’Istituto di Cultura / Consolato, alle associazioni tedesche. Le Acli BW ringraziano anticipatamente tutti coloro che interverranno al convegno.

Giuseppe Tabbì , Presidente Acli BW (de.it.press)

 

 

 

 

Lo Ctim Franconia difende di Di Biagio dalle accuse de “Il Giornale”

 

Lucio Albanese, membro del Com.It.Es. di Norimberga e presidente del Ctim Franconia, ha scritto una lettera al direttore de Il Giornale e a Paolo Bracalini, autore del pezzo su Aldo Di Biagio pubblicato venerdì sul quotidiano diretto da Vittorio Feltri. Riprendiamo qui il testo integrale della lettera.

 

Gentile Direttore, gentile Signor Bracalini, abito da più di 30 anni in Germania, ma mi sento ancora molto italiano e ho forti legami con la nostra patria. L’articolo di Bracalini “Un finiano esporta in Europa la protesta anti-governativa” mi lascia sconcertato.

Già il titolo, di per sé, fa pensare ad una “congiura anti-berlusconiana” portata avanti da un finiano e sottintende, quindi, “un complotto segreto” tendente a danneggiare una o più persone. Non parliamo poi del prosieguo.

 

Non capisco cosa ci sia di strano nella dichiarazione dell’Onorevole Di Biagio. Forse proprio perché abito in Germania dalla mia giovinezza e sono bene integrato nella società locale,  la polemica sollevata da Bracalini mi sembra fuori posto e da epoca della guerra fredda. L’Onorevole Di Biagio appartiene alla coalizione di governo, ma è anche il rappresentante del PdL per il settore italiani nel mondo. Come tale egli ha quindi espresso, con grande senso di responsabilità e di dovere, la sua solidarietà verso la manifestazione di fine maggio a Francoforte. Le sue dichiarazioni esprimono, solo ed esclusivamente, il senso di disagio della collettività italiana all’estero. Di Biagio rinnova, nel suo messaggio, la sua vicinanza e la sua partecipazione a tale comunità e non incita alla rivolta. Bisogna altresì dargli atto che egli si sta prodigando per non permettere la monopolizzazione della politica all’estero da parte dell’opposizione che – come potrebbe essere il contrario – sta approfittando di numerosi decisioni infelici del governo in tale settore. 

Anziché criticarlo bisognerebbe, a mio avviso, lodarlo per aver svolto il compito assegnatoli e cioè quello di farsi portavoce dei problemi di noi tutti cittadini italiani lontani dal nostro paese.  Forse questo mio modo di ragionare e vedere la cosa è legato alla mia concezione “anglosassone” della politica, ma penso che anche nell’Italia del 2010 sia venuto il momento di considerare le azioni dei politici con la necessaria pacatezza e serenità d’animo, al di fuori di ogni gretta logica di schieramento. In una sua recente dichiarazione ai giornalisti durante una visita a Napoli il Presidente Napolitano - secondo la stampa - ha affermato che gli uomini politici devono essere caratterizzati dallo “spirito di sacrificio al di là di ogni ambizione personale”. Il comportamento dell’Onorevole Di Biagio, senza volere fare di lui un “extraterrestre” in senso positivo, corrisponde ad una concezione moderna delle politica: una politica aperta e vicina alla base che si fa portavoce dei fabbisogni dei cittadini. Di Biagio tende a mantenere il salvabile anziché fare tabula rasa delle istituzioni ed organizzazioni italiane all’estero.

Per concludere, ci tengo a sottolineare che vaste zone della Germania hanno votato a maggioranza, in occasione delle ultime elezioni politiche, per l’attuale coalizione di governo fidandosi – tra l’altro – delle dichiarazioni del Presidente Berlusconi che voleva fare di noi (cittadini all’estero) gli “ambasciatori dell’Italia nel mondo”. Niente di tutto questo si è visto fino ad ora, bensì esattamente il contrario: tagli di fondi, chiusure di Consolati,  modifiche di leggi, volontà netta di ridimensionare le funzioni ed i poteri degli organismi elettivi italiani all’estero. L’Onorevole Di Biagio con il suo comportamento leale – tanto nei confronti della sua compagine politica, quanto nei confronti degli elettori – è uno dei pochi personaggi positivi nella giungla che si sta creando. Noi tutti contiamo su di lui anche per il futuro.

Distinti saluti.

Lucio Albanese, membro Com.It.Es. Norimberga, Presidente CTIM Franconia

 

 

 

 

Anche a Monaco di Baviera la raccolta di firme per l’appello del MediaClub Germania

 

Monaco di Baviera - "I giornalisti italiani e di origine italiana aderenti al MediaClub Germania, insieme ad associazioni e testate che aderiscono a questo appello, esprimono il loro allarme per le limitazioni arrecate alla libertà dell’informazione e al diritto d’informazione in Italia. Questo allarme non è disgiunto da quello che esprimiamo per le altrettanto preoccupanti condizioni dell’informazione e della cultura di lingua italiana tra le comunità italiane all’estero". Questo l’appello lanciato da Media Club Germania contro gli ultimi tagli alla stampa italiana all’estero, ma non solo.

"L’indebolimento progressivo del servizio d’informazione pubblico – vi si legge – l’inadeguatezza di Rai Italia (ex Rai International), il criptaggio di film e avvenimenti sportivi e provvedimenti censori, come la sospensione di trasmissioni di contenuto politico prima delle ultime elezioni regionali, scoraggiano sempre più il legame politico e culturale degli italiani all’estero con la madre patria".

"La legge che sancisce il voto all’estero – si ricorda – ha rappresentato un momento di speranza per la maggioranza degli italiani che non vogliono recidere i legami con il proprio paese di origine. Alla promulgazione di questa legge hanno fatto seguito però provvedimenti che sembrano andare in una direzione contraria agli scopi e alle intenzioni che l’hanno ispirata. Sono stati tagliati drasticamente i mezzi finanziari agli istituti italiani di cultura, ai servizi sociali consolari, agli enti gestori dell'intervento scolastico, ai Comites, sono stati o verranno eliminati interi consolati o agenzie consolari".

"Particolarmente drammatici e inaccettabili – si stigmatizza – sono infine i tagli finanziari inflitti alla stampa italiana all’estero, che da sempre rappresenta realtà italiane in tutto il mondo che altrimenti resterebbero ignorate".

A fronte di questa situazione, MediaClub Germania invita gli italiani in Germania e le loro associazioni "a seguire e ad appoggiare le battaglie in difesa della libertà di informazione e di stampa sostenute in Italia dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana; a protestare, apponendo la loro firma, sotto questo appello, contro tutti quei provvedimenti restrittivi che si ripercuotono negativamente sulla diffusione dell’informazione e sulla crescita culturale e sociale degli italiani all’estero; a chiedere una riforma del servizio d’informazione pubblico in Italia che lo renda indipendente dai condizionamenti politici e che attraverso tutti i suoi programmi, radiofonici e televisivi, tenga conto sia delle esigenze che del ruolo attivo di tante e forti comunità italiane all’estero".

"Il MediaClub Germania, da sempre impegnato nel tessere rapporti con i media tedeschi, prendendo atto positivamente dell’aumento dei tempi di trasmissione di "Radio Colonia", il programma in lingua italiana del WDR Funkhaus Europa, continuerà a richiedere una maggiore attenzione dei media di questo paese per la presenza italiana e delle altre minoranze. È convinto inoltre che solo una forte connessione tra tutte le organizzazioni della comunità italiana qui residente permetta una miglior tutela dei diritti dei connazionali, a cominciare – conclude l’appello – proprio da quelli di una corretta e adeguata informazione".

In prima fila per raccogliere le firme all’appello, l’associazione "Rinascita e V" informa che allestirà dei banchetti dedicati in diverse occasioni a cominciare da sabato 26 giugno alle 20 in occasione del Multimedia-Schau "Mein Neapel" al KreativGarage di Monaco e il 9 luglio all’EineWeltHaus dopo il dramma teatrale "La moglie di Mussolini" in programma alle 19.30. (aise)

 

 

 

 

Una lettera dell’Ambasciatore d’Italia a Berlino al Comites di Norimberga

 

Michele Valensise conferma l’ulteriore verifica da parte delle autorità italiane circa “possibilità operative” per risolvere le difficoltà scaturite dall’annunciata chiusura del Consolato in loco

 

Norimberga – L’ambasciatore italiano a Berlino Michele Valensise ha risposto ad una lettera inviatagli nei giorni scorsi dal Comites di Norimberga in cui si ribadivano le preoccupazioni per la sorte del Consolato italiano in loco, soggetto a provvedimento di chiusura nell’ambito del piano di razionalizzazione operato dal Mae sulla rete diplomatico consolare.  Nella missiva l’ambasciatore conferma che le autorità italiane sono impegnate in “un’ulteriore e puntuale verifica presso le autorità tedesche circa le possibilità operative” per risolvere le questione.

“Una buona conferma – si legge nella nota del Comites che ringrazia Valensise per la risposta – dell’impegno dell’amministrazione italiana per l’attuazione di una ristrutturazione calibrata e ponderata delle rete consolare all’estero”. Il presidente del Comites, Giovanni Ardizzone, definisce inoltre “positivo” l’obiettivo menzionato da Valensise di “assistere al meglio i connazionali in Franconia”. “Obiettivo che è anche il fine principale del nostro Comitato – prosegue Ardizzone – e che può essere garantito dallo Stato italiano tramite un’Agenzia consolare o un vice-consolato”. Dal Comites viene inoltre ribadito il no alla trasformazione dell’attuale Consolato in consolato onorario.

“Dalla lettera di Valensise – conclude la nota che esprime fiducia nei riguardi delle “capacità e nelle risorse  della nostra diplomazia e dell’Ambasciata d’Italia in Berlino - traspare una sensibilità profonda nei confronti delle attuali problematiche che ci lascia sperare per il meglio. (Inform)

 

 

 

Emilia e Romagna alla riconquista del mercato turistico tedesco

 

La Regione Emilia e Romagna intende riconquistare il mercato turistico tedesco. All’offerta balneare propone la scoperta dell’entroterra, ricca di storia, cultura, paesaggi e di raffinate produzioni enogastronomiche. Gli operatori puntano su un’offerta con prezzi abbordabili che garantiscono comunque la qualità dei servizi, creatività, cucina e cultura

Siamo ancora in giugno ma l’industria turistica italiana è al lavoro da tempo. Dopo la presenza in tante fiere per richiamare l’attenzione del turista straniero verso l’Italia, alcune regioni accentuano in queste settimane le iniziative di promozione delle proprie bellezze naturali. L’ente Regione più attivo è l’Emilia e Romagna che ha lanciato una campagna mediatica volta a far conoscere sia le realtà produttive sia i mestieri dell’ospitalità che vanno dal bagnino al pescatore, dal marinaio di salvataggio al ristoratore o del salinaro.

Come si può ben immaginare, l’offerta turistica della riviera emiliano-romagnola non è costruita artificialmente. Migliaia di persone sono all’opera ogni giorno per poter rendere il più piacevole possibile la vacanza.

La migliore diffusione di questi aspetti, ricchi di curiosità e fatica, passa attraverso la stampa estera, specializzata e non. Così, in questo mese di giugno, giornalisti tedeschi ed inglesi sono in giro per la regione per conoscere da vicino anche le realtà lavorative, più strettamente legate alla quotidianità dell’industria della vacanza: partire all’alba per andare a pescare, preparare la spiaggia per accogliere i bagnanti, apprendere a fare la tradizionale piadina e la pasta fresca, partecipare ad attività di animazione sulla spiaggia e all’iniziativa “wellness al levar del sole” che è una sorta di meditazione e rilassamento, promossa, sembra con molto successo, da un consorzio delle Spiagge del Benessere che raggruppa una quarantina di stabilimenti balneari.

In un momento di forte crisi congiunturale le agenzie di promozione turistica (APT) stanno esperendo ogni strategia volta ad interessare il potenziale turista straniero anche perché un calo di flusso si tradurrebbe inevitabilmente in un duro colpo all’occupazione per alcune centinaia di migliaia di lavoratori. Infatti ad essere toccato non sarebbe solo il settore alberghiero ma tutto l’indotto, compreso il contadino che non riuscirebbe a vendere i propri ortaggi e la propria frutta.

Altri particolari sono contenuti nel servizio audio realizzato con Paola Dassani dell’Agenzia del Turismo di Cervia per la riviera romagnola.

Per ascoltare, basta cliccare su questo link: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=6526422/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/1vklqbt/index.html

Tony Màzzaro, SWR International/Sezione italiana (de.it.press)

 

 

 

 

Gross Gerau. On. Narducci: nell’Eurozona bisogna avviare un sistema di governance dei processi di crisi

 

“La situazione finanziaria dei paesi a rischio in Europa e il ruolo della BCE” è questo il titolo del seminario svoltosi il 19 giugno a Gross Gerau, in Germania, che ha visto tra i relatori l’on. Franco Narducci, Vicepresidente della Commissione esteri della Camera dei Deputati.

Narducci ha esordito sottolineando che se vogliamo affrontare seriamente le crisi dobbiamo puntare su più Europa avviando una “nuova fase”. Narducci ha messo in evidenza come “la crisi economica della Grecia ha rappresentato il primo vero test per la Zona Euro” e che ora “è fondamentale evitare che si verifichino altri casi come quello greco” e che “l’accordo da 750 miliardi di euro, firmato il 10 maggio scorso, non si riveli un cavallo di troia tradendo lo spirito dell’intero sistema euro”.

“Un provvedimento che è stato supportato - secondo l’on. Narducci – dall’azione della Banca centrale europea che ha annunciato che acquisterà sul mercato i Titoli di Stato dei paesi in difficoltà; il chè rappresenta un decisione rivoluzionaria che contrasta con il tradizionale rigore monetario della Bce, la cui principale missione è sempre stata di combattere l’inflazione”.

“Ma, allo stesso tempo – ha aggiunto Narducci - dobbiamo pensare anche a come procedere per il futuro e far rispettare le regole del patto di stabilità e su come prevenire e gestire situazioni di emergenza” …. nella consapevolezza – ha concluso Franco Narducci -  che “ sebbene sia indispensabile un maggiore controllo e coerenza nei bilanci dei Paesi membri dell’Eurozona è altrettanto importante agire con molta prudenza e valutare l’impatto di tali provvedimenti sulla ripresa economica”. De.it.press

 

 

 

 

 

Tre mesi in istituti superiori tedeschi per 45 studenti della provincia di Bolzano

 

Bolzano - Sono 45 gli studenti degli istituti superiori di lingua italiana della provincia di Bolzano che prenderanno parte ad un soggiorno studio di tre mesi in Germania, organizzato dall’Intendenza scolastica.

Si tratta di un progetto che prevede l’inserimento degli studenti altoatesini in istituti superiori tedeschi e la loro sistemazione presso famiglie locali.

L’incontro organizzativo con i ragazzi si è svolto nei giorni scorsi in provincia. "I soggiorni trimestrali in Germania sono una grande opportunità che 45 ragazzi delle nostre scuole hanno deciso di prendere al volo. Un’occasione unica, di crescita linguistica e personale, oltre che di arricchimento culturale", ha affermato il vicepresidente della provincia e assessore alla scuola italiana, Christian Tommasini.

Le scuole che i ragazzi frequenteranno in Germania dal 12 settembre al 5 dicembre 2010 si trovano a Bonn, Eichstätt, Freiburg, Passau e Neckarbischofsheim.

Il progetto si inserisce nel programma "Scuola cultura" presentato ai dirigenti scolastici nello scorso mese di marzo ed è coordinato dall’Intendenza scolastica italiana, mentre la Ripartizione cultura italiana eroga l'eventuale contributo economico alle famiglie. (aise)

 

 

 

 

Attualizzato il sito ACLI Baviera

 

Cari Amici e gentili Amiche, ho nuovamente attualizzato il sito ACLI Baviera. Un sentito ringraziamento per i contributi giunti dal Presidente della ACLI Germania Macaluso, dalle ACLI Essen e dal Circolo di Karlsfeld (vedi: Forum) e dal Gruppo Folk-Acli di Kaufbeuren (vedi: Circoli ACLI baviera, sezione: Folk-Acli).

Ho inserito anche un breve articolo sulla cena svoltasi recentemente nei locali della Missione di Kempten, per la partenza dell'attuale Missionario, Mons. M. Palacios (vedi: MCI nel settore ad essa dedicato) e tre articoli: uno sulla liberazione del campo di concentramento di Dachau, un altro sulla mostra fotografica del Corrispondente Consolare di Memmingen, Comm. A. Tortorici e un altro ancora sulla recente festa della Repubblica (vedi: Attualità, nel settore apposito in prima pagina).

Invito tutti i Circoli e coloro che leggeranno questa circolare ad inviare contributi, precisazioni o integrazioni. In particolar modo sarebbe utile ricevere un articolo sulla recente gita a Lourdes o dal Circolo Acli di Monaco o dalla Missione di Monaco.

Fernando Grasso, Vicepresidente ACLI Baviera, Fernando.Grasso@t-online.de, www.aclibaviera.altervista.org. (de.it.press)

 

 

 

 

'Mozzarella blu', un batterio all'origine del fenomeno. Ue invia ispettori in Germania

 

Bruxelles - Si chiama 'Land' la mozzarella che diventa blu non appena aperta la confezione e ribattezzata a Trento la 'mozzarella dei Puffi'; a produrla è un caseificio bavarese, che la distribuisce, in confezioni da 100 o 125 grammi, attraverso la catena ''Eurospin''. Il procuratore di Trento Stefano Dragone e quello di Torino Raffaele Guarianello stanno indagando sulla vicenda, dopo che una donna di Mezzolombardo, nel Trentino, e una torinese, hanno denunciato l'anomala colorazione del prodotto acquistato. I due magistrati chiedono una rogatoria internazionale per individuare i responsabili dell'azienda tedesca e iscriverli nel registro degli indagati

Il reato ipotizzato, per ora a carico di ignoti, è la violazione dell'articolo 5 della legge del 1962 sugli alimenti. I test svolti dall'Istituto zooprofilattico delle Venezie, secondo quanto si è appreso, avrebbero accertato che, all'origine del fenomeno, ci sarebbe un batterio, forse capitato nel formaggio durante le ultime fasi della lavorazione. Secondo prime frammentarie informazioni, si tratterebbe del Pseudomonas aeruginosa, un batterio molto virulento ed ubiquitario, ma che non riesce a sostenere seri quadri patologici in soggetti immunocompetenti.

Il batterio sarebbe solo raramente dannoso per l'uomo, ma difficile da sconfiggere, perché refrattario agli antibiotici. A volte, tuttavia, se infetta il meato urinario, puo' provocare infezioni estese, che possono causare la morte dei tessuti e il decesso per setticemia, come sarebbe stato per la modella brasiliana Mariana Bridi, candidata a Miss Mondo. L'azienda bavarese ha nell'Italia il proprio principale cliente: 650 mila litri al giorni, il 90 % della produzione, infatto, finisce sugli scaffali dei supermercati italiani.

Intanto la Commissione europea sta seguendo "molto da vicino" il caso segnalato dall'Italia e ha inviato oggi un ispettore del Food and veterinary office in Germania per indagare sul caso. E' quanto ha affermato il portavoce del commissario Ue alla salute e protezione dei consumatori John Dalli. "La situazione è sotto controllo e la Commissione farà del suo meglio per risolvere la situazione", ha rassicurato il portavoce Fre'deric Vincent.

L'allarme, ha ricordato Vincent, è stato fatto scattare dall'Italia già una prima volta lo scorso 9 giugno e, grazie al sistema di allerta rapida Ue, tutte le informazioni relative alla mozzarella contaminata sono subito state rese disponbili ai 27 paesi Ue. E' scattato poi un secondo allarme dato che l'Italia ri-esporta la mozzarella in Slovenia. Lo scorso fine settimana i Nas di Torino avevano sequestrato 70mila confezioni della mozzarella incriminata. (Adnkronos 21)

 

 

 

Mozzarella blu, il batterio è lo stesso che uccise una modella. Viene dalla tedesca Haag?

                  

Napoli  - Si allarga lo scandalo della mozzarella blu, quella che cambia colore qualche ora dopo l’apertura della confezione. Anzitutto le marche nel mirino dei Nas, prodotte nello stabilimento tedesco Milchwerk Jager Gmbh (che ha sede nella città di Haag, ndr) & Co: Land, Malga Paradiso, Lovilio, Fattorie Torresina e Monteverdi.

 

Poi la quantità sequestrata ormai in tutta Italia: oltre una tonnellata secondo i dati resi noti dal ministro della salute Fazio. Infine l’indagine della Ue, allargata ai mercati francese, bielorusso e sloveno. Infine l’allarme sanitario: è vero, sinora non ci sono casi di malore, anzi qualcuno, per esempio a Caserta, sostiene di averla mangiata senza conseguenze.

 

Ma se, come pare, il responsabile di questa pigmentazione è dovuta al batterio Pseudomonas, individuato all’inizio del secolo scorso, bisogna stare attenti perché non è assolutamente innocuo come pure qualcuno vuol far credere: sarebbe stato infatti la causa della morte della bellissima modella brasiliana Marianna Bridi, deceduta per setticemia contratta alle vie urinarie, in genere punto di attacco preferito nel corpo umano.

 

Un batterio infido, dunque, anche se le autorità sanitarie nazionali non ritengono necessario spargere allarmismo: la situazione al momento sarebbe assolutamente sotto controllo. Preoccupati gli agricoltori che chiedono di aprire subito un tavolo di confronto tra i ministeri della Salute e delle Politiche agricole e tutte le componenti della filiera lattiero-casearia, in quanto la vicenda delle mozzarelle blu «rischia di provocare contraccolpi tra i produttori per un possibile calo dei consumi».

 

Ogni allarmismo è, però, «totalmente ingiustificato - spiega la Confederazione italiana agricoltori -, i prodotti made in Italy sono sicuri e di grande qualità. Però non bisogna sottovalutare l'effetto domino che creano questi scandali, di cui gli agricoltori italiani non sono responsabili».

 

Le origini della confusione sono in una battaglia legale vinta sulla carta ma persa nei fatti, quando cioé il pretore napoletano Carlo Correra negli anni ’80 ingaggiò un duro scontro con le grandi multinazionale sostenendo che di mozzarella si può parlare solo se prodotto con latte di bufala. Una battaglia rafforzata dal riconoscimento della dop, ma la forza della stalla Germania è stata più grande di ogni cavillo legale e commerciale: l’Europa ha bisogno di tanto latte e i tedeschi lo forniscono di buon grado.

 

Fatte salvo alcune norme igieniche trascurate per salvaguardare i profitti a discapito della salute, come una stagnazione del prodotto oltre il tempo previsto, necessario al batterio di insediarsi e regalare un bel colore azzurro al latticino. Luciano Pignataro

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Monaco di Baviera. Alcuni dei prossimi appuntamenti per la collettività italiana

 

Monaco di Baviera - Serate musicali, mostre, proiezioni cinematografiche e incontri culturali: sono solo alcune delle iniziative in programma nei prossimi giorni, organizzate per la comunità italiana di Monaco di Baviera.

"Totò - der italiensiche Prinz des Lachens - Ein multimediales Event" è il titolo della mostra che rimarrà aperta al pubblico dal 24 giugno al 14 ottobre nel Valentin Karlstadt Musäum (Tal, 50).

Dal 25 giugno al 3 luglio gli appassionati di cinematografia potranno invece partecipare alla rassegna "Filmfest München 2010" organizzata da Filmfest München in collaborazione con Istituto Italiano di Cultura e Cinecittà Luce SpA Roma. La programmazione delle proiezioni è disponibile sul sito www.filmfest-muenchen.de.

Il prossimo appuntamento de "Il laboratorio dell'italiano" dell’associazione culturale Rinascita E.V. è invece programmato per domenica 27 giugno, dalle ore 10.30 alle 11:15 per i piccolini, fino a 5 anni e mezzo), e dalle 11.15 alle 12.30 per i più grandi, dai 5 anni e mezzo a 10. Lo scopo delle attività, che si svolgeranno nell’Haus-Olymp (Elisabeth-Kohn-Str. 29), è quello di migliorare le competenze linguistiche, sociali e culturali dei bambini di bilinguismo (o plurilinguismo) italiano.

Il giorno seguente, 28 giugno, nella Scuola Europea di Monaco di Baviera, alle ore 19, sarà presentata la mostra fotografica "Oltre il muro / Über die Mauer hinweg" che espone immagini di vita e di storia prima e dopo la caduta del muro.

Dopo il saluto della direttrice aggiunta del ciclo primario, Fausta Pressacco, interverrà Patrizia Mazzadi sul tema "Europa vent'anni dopo la caduta del muro: l'attività della sezione italiana", e Augusto Bordato sul tema "Oltre il muro...". Interverrà alla presentazione della mostra anche Vito Spinelli, rappresentante della Sezione Italiana presso l'Associazione Genitori.

In occasione delle 58. Festspiele Europäische Wochen Passau 2010 "Frauengestalten - Frauen gestalten", lunedì 28 verrà proiettato nel Cineplex (Nibelungenstr. 5, Passau), alle ore 20.30, il film "Bellissima" di Luchino Visconti.

Da segnalare infine l’interessante mostra fotografica intitolata "55 Jahre 'Deutsche Vita' - Arbeitsmigration nach Deutschland", che rimarrà aperta al pubblico fino a martedì 31 agosto al Geschäftsstelle der SPD-Fraktion im Bayerischen Landtag (Maximilianeum, München). La raccolta di fotografie di Antonino Tortorici racconta frammenti di esistenze degli emigranti dal momento del loro arrivo negli anni '50 e illustra le loro condizioni di vita sul lavoro e nel quotidiano. (aise) 

 

 

 

 

Norimberga. La risposta al clip di cattivo gusto: “Azzurri, fateci sognare ancora una volta”

 

Sono incominciati i mondiali di calcio e la mente ed il cuore di tutti gli italiani all’estero, ma soprattutto in Germania, vanno al 2006, allo splendido torneo sul suolo tedesco, alla sofferenza dei nostri atleti ed alla magica notte del 9 luglio a Berlino che consacrò per la quarta volta gli azzurri quali campioni del mondo.

Per un attimo, forse sfuggente, anche la maggioranza dei tedeschi, non solo gli inguaribili intellettuali nostalgici del passato, percepirono l’Italia come una nazione moderna e competitiva. Quel campionato fu, per molti di noi, una sorte di riscatto, il riconoscimento dell’Italia come una grande nazione sportiva e non solo.  Nell’insieme, accanto a qualche inevitabile “battuta” poco riuscita,  i tedeschi cominciarono a guardarci con occhi diversi, a percepire la nostra nazione al di là della pizza, della pasta e del “sole mio”. Non facciamo commenti sulla video clip “Chi vince i mondiali….” che sta girando in Germania,  perché il livello della stessa è talmente basso da non poter essere commentato.

E che dire dei nostri governanti e diplomatici? Molteplici furono le dichiarazioni della grandezza dell’Italia, culla del Rinascimento,  luogo di cultura e di tradizioni, esportatrice dell’eleganza, della qualità, della bellezza, del Made in Italy nel senso più lato del termine. E come potevano, in tale contesto, mancare le lodi per gli italiani all’estero, gli “ex-emigrati”, gli esportatori delle eccellenze italiane nel quotidiano?

Che cosa dire invece della situazione attuale: della chiusura dei Consolati in Germania ed altrove? Noi italiani della Germania e della Franconia ci opponiamo alla chiusura dei Consolati e delle Agenzie consolari e continueremo a combattere per mantenere i diritti, a noi garantiti (o forse solo promessi...) dalla Costituzione .

Siccome siamo profondamente italiani, oseremmo dire nel cuore e nell’anima, non possiamo tuttavia esimerci dal dire: “Forza azzurri, forza nazionale italiana, fateci sognare ancora una volta”. Viva l'Italia e viva la Nazionale di calcio

Lucio Albanese, Ctim Franconia, Comites Norimberga

 

 

 

 

In Bassa Sassonia “La Festa delle Rose”, la festa delle imprenditrici del Land

 

Il 17 giugno 2010,  alle ore 18.00, presso la villa Rittergut Bolzum  in  Sehnde, si è tenuto l’incontro annuale delle imprenditrici della Bassa Sassonia che ha avuto per tema l’Italia. L’incontro è avvenuto sotto il motto: Venezia - un sogno notturno estivo -  ed ha avuto come titolo “la festa delle rose”.

 

Con stile, eleganza e con vestiti veneziani d’epoca, le signore dell’imprenditoria della Bassa Sassonia, quasi tutte con un cappello, hanno tenuto una festa che è voluta essere nello stesso tempo un momento d’incontro tra persone che si conoscono da sempre e nuovi arrivati.

La serata, piena di atmosfera, è riuscita nel suo intento. Tra gli ospiti: il Dr. Ernst Albrecht, Ministerpräsident a.D.; Lutz Stratmann, Minister für Wissenschaft und Kultur a.D.; M. Duran Presidente dell’organizzazione turca UETD; G. Scigliano Presidente del Comites di Hannover etc.

 

Ecco in breve il programma: saluto della padrona di casa Margaretha Böhm console onorario del Kirgistan; saluto di Tanja Kühne, Presidente delle Imprenditrici della Bassa Sassonia; saluto del  Dr. Ernst Albrecht ex Presidente die Ministri della Bassa Sassonia; saluto Lutz Stratmann, ex Ministro della scienza e della Cultura.

Quindi l’apertura del Buffets in nome della cucina italiana e dalle 20.30 concerto dell’orchestra Johann-Strauss-Orchester  Hannover, diretta dal Dirigente  István Szentpáli, Più tardi la premiazione di alcuni soci che appartengono all’organizzazione da vecchia data. (de.it.press)

 

 

 

 

 

Basilea. Il coordinatore CONI Giovanni Di Paolo riassume l’attività sportiva 2010

 

Soddisfazione per la partecipazione della delegazione di studenti italiani della circoscrizione ai Giochi sportivi di Berna e Imperia

 

Basilea - Giovanni Di Paolo, coordinatore circoscrizionale del Comitato Olimpico Nazionale Italiano di Basilea, riassume l’attività sportiva del 2010 a partire dai risultati raggiunti nella Giornata nazionale dei Giochi sportivi studenteschi di Berna, quest’anno giunta alla 24ma edizione, svoltasi lo scorso 6 giugno (vedi anche Inform n°111 del 9 giugno: http://www.mclink.it/com/inform/art/10n11116.htm).

  Dalla sezione di Basilea hanno partecipato alla manifestazione 52 ragazzi, “conquistando 1 medaglia d’oro, 4 d’argento, 5 di bronzo, 2 coppe e il trofeo. I ragazzi della Categoria A e B di calcio, guidati da Nello Damante e Vincenzo Di Cesare, hanno vinto il torneo, - aggiunge Di Paolo - portandosi a casa tutte e due le coppe, il trofeo in palio e, ognuno di loro, una medaglia d’oro”.

  Di seguito i vincitori per l’atletica leggera - gruppo accompagnato da Enzo Branca e da Franco Di Sorbo: Rizzello Valerio della Cat. A ha vinto 2 medaglie d’argento negli 80 metri piani e nel salto in lungo e una medaglia di bronzo nei 1000 metri; Sciavarrello Gabriel della Cat. B ha vinto 1 medaglia di bronzo negli 80 metri ad ostacoli; Tagliente Fabio della Cat. B ha vinto 1 medaglia d’oro nel salto in lungo, 2 medaglie d’argento negli 80 metri piani e nel salto in lungo, 1 medaglia di bronzo nei 1000 metri.

  Per il nuoto – gruppo accompagnato da Jacques, Marta e Sophie Rosset: Castagnaro Francesco e Currenti Edoardo, della Cat. B, hanno vinto ognuno 1 medaglia di bronzo.

  “I premiati del calcio – scrive Di Paolo – hanno ricevuto la medaglia dal console reggente di Basilea Gaetana Farruggio, che ha seguito le gare insieme a Sergio Pitton, Leoluca Criscione e Oscar Corradini. Alla fine delle premiazioni, i ragazzi hanno festeggiato tutti insieme, perché nello sport chi vince rappresenta tutti”.

  Un ringraziamento per il numero dei partecipanti “praticamente raddoppiato rispetto allo scorso anno - scrive Di Paolo - al Consolato Generale d’Italia di Basilea. Grazie al segretario consolare, Sergio Pitton, che ha avuto l’idea delle diverse serate informative; grazie alla preziosa partecipazione dello scienziato Leoluca Criscione, che ha sostenuto la fondamentale importanza di praticare lo sport”.

  Ringraziamenti anche al Comites di Basilea, alla Fondazione FOPRAS e a tutti gli insegnati e genitori che hanno sostenuto la partecipazione. “Con l’aiuto e il sostegno degli insegnanti di lingua e cultura italiana mi auguro ancora più partecipazione nelle prossime edizioni – scrive Giovanni Di Paolo.

  Segnalata anche la partecipazione di 19 ragazzi vincitori dei Giochi sportivi studenteschi a Berna nel 2009 ai Giochi sportivi organizzati ad Imperia dal 17 al 22 maggio 2010, che hanno radunato anche atleti provenienti dall’Argentina, dal Brasile, dal Venezuela, dal Canada e dagli Stati Uniti. “Un’opportunità per tanti atleti stranieri, figli di italiani emigrati all’estero, di conoscere una piccola parte dell’Italia – scrive Di Paolo. - Tra essi, Gianluca Petrillo ha conquistato una medaglia d’oro nel salto in lungo, mentre Luana Lomello negli 80 metri piani e Laura Manco nei 50 metri stile libero, hanno fatto il secondo posto, aggiudicandosi due medaglie d’argento”.

  “Un’esperienza indimenticabile – prosegue il coordinatore del CONI, – resa possibile grazie all’impegno del delegato CONI per la Svizzera, Adelmo Pizzoferrato, che annualmente si adopera per fare in modo che la manifestazione di Berna abbia una buona riuscita”. (Inform)

 

 

 

 

Roma. Oggi il cavalierato tedesco a quattro professoresse italiane

 

Roma – Oggi giovedì 24 giugno, alle 18 quattro professoresse italiane di Germanistica riceveranno il Cavalierato dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania dalle mani del Vice Ambasciatore tedesco, Friedrich Däuble, nel corso di una cerimonia presso la sua residenza in Via Giulia a Roma.

Le germaniste Ursula Stefania Bavaj dell'Università di Viterbo, Monica Lumachi e Camilla Miglio dell'Università "L´Orientale" di Napoli e Vanda Perretta dell'Università "La Sapienza" di Roma riceveranno l'onorificenza in virtù del "loro impegno straordinario per la germanistica e la mediazione della lingua e cultura tedesca in Italia" sottolinea il Vice Ambasciatore.

Ad ognuna si riconoscono particolari meriti: per la sua alta professionalità, Camilla Miglio nel 2005 ha già ricevuto il premio Ladislao Mittner, riconoscimento dedicato a giovani ricercatori contraddistintisi per la qualità dei loro studi sulla Germania. Attualmente sta coordinando il progetto finanziato dall'Unione Europea "Europe as a Space of Translation".

Monica Lumachi ha organizzato la serie di film "Storia e cinema in Germania" per il Goethe-Institut di Napoli oltre a un viaggio studio ad Auschwitz e ha realizzato un workshop sull'insegnamento multimediale al Goethe-Institut di Prato.

Ursula Bavaj si è impegnata molto durante il "processo di Bologna" per promuovere la Germanistica nell’ambito della riforma dell'università. È inoltre tra gli organizzatori del progetto "Deutsch macht mobil" del Goethe-Institut e supporta attivamente gli scambi Erasmus e Socrates.

Vanda Perretta è molto legata alla Casa di Goethe a Roma, supporta il lavoro del museo con traduzioni e organizza simposi letterali a titolo onorario. Da anni si impegna per promuovere la lingua tedesca in Italia, collaborando con il Goethe-Institut e Villa Massimo. (aise)

 

 

 

 

 

Conferenza del Sen. Ignazio Marino a Ginevra. “Testamento biologico: diritto alla salute e libertà di cura”

 

Ginevra. Su invito del Comites di Ginevra congiuntamente all’Institut d’Histoire de la Médecine dell’Università di Ginevra patrocinati dal Consolato Generale d’Italia a Ginevra, il Sen. del Partito Democratico Ignazio Marino ha tenuto un’appasssionante conferenza su di un tema di assoluto interesse etico e civile.

 

Prendendo spunto dalla sua personale esperienza di chirurgo di fama internazionale specializzato nel trapianto di organi, il Sen. Marino ha fatto riferimento a percorsi di vita e di morte di alcuni suoi pazienti che hanno contribuito a formare le sue convinzioni di cui si è fatto promotore nelle aule parlamentari questi ultimi anni. Parte della sua formazione e della ricerca scientifica è maturata negli ospedali degli Stati Uniti, dove ha vissuto per diciotto anni. Il suo vissuto e la straordinaria umanità con la quale ha descritto alcuni casi ha sicuramente commosso molti presenti.

 

Parlando del testamento biologico il Senatore ha ha fatto riferimento all’Art. 32 della Costitizione che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività......Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

Nella genesi di questo articolo, il dibattito dei padri costituenti fu lungimirante e preveni l’ausilio della scienza per il trattamento dei malati terminali.

L’allora trentenne Aldo Moro, vicepresidente della Democrazia Cristiana, che nel 1947 nell’ambito dell’Assemblea Costituente a proposito del principio di autonomia di ogni persona davanti alla morte ebbe a dire: “....la scelta di un ammalato sulla fine della vita costituisce un problema di libertà individuale che non può non essere garantito per legge, quello cioè di affermare che non posssono essere imposte obbligatoriamente ai cittadini pratiche sanitarie”.

 In altre parole, la morte è un fatto personale, lo Stato deve restare straniero alla persona, deve limatarsi ad occuparsi del cittadino!

Perfino lo stesso Papa Paolo VI in una lettera inviata ai partecipanti al congresso dei medici cattolici nel 1970 scrisse: “.....In molti casi non sarebbe forse un’inutile tortura la rianimazione vegetativa nella fase terminale di una malattia incurabile? In quel caso il dovere del medico è di impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece di voler prolungare il più a lungo possibile una vita che non è più pienamente umana....”

 

Malgrado queste autorevolissime referenze, l’uso prettamente politico a fine elettoralistico di queste questioni, ha determinato una situazione nella quale un clima deplorevole di scontro ideologico impedisce certi politici, che si sentono obbligati all’obbedienza di una parte della gerarchia cattolica attuale, di ragionare serenamente facendo valere il semplice buon senso.

Delicatisseme questioni come la vita e la morte che toccano profondamente le coscienze e che si situano ben al di sopra della politica, dovrebbero essere trattate con molta più serenità nel rispetto delle delle fedi religiose ma allo stesso tempo dell’inaglienabile diritto della libertà individuale di decidere.

 

Il caso di Eluana Englaro è purtroppo emblematico di come in Italia certa politica abbia vergognosamente oltrepassato ogni limite di decenza.

Il Sen. Marino ha confessato la sua grande amarezza quando alcuni suoi colleghi Senatori del centro-destra apprendendo la morte di Eluana Englaro l’abbiano apostrofato, assieme al gruppo del Partito Democratico, con inaudita ferocia accusandoli di omicidio colposo, accusando altresi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano d’essere stato complice di tale omicidio per aver rifiutato di firmare il decreto del governo che avrebbe impedito la fine delle sofferenze di Eluana e della sua famiglia.

 

Rispondendo alle numerose domande il Sen. Marino ha espresso tutte le  sue garndi perplessità affermando, che purtroppo, è in questo clima detestabile, intriso di ipocrisia e di calcoli politici meschini, che la Camera dei Deputati sarà chiamata a pronunciarsi sul progetto di legge del cosidetto Testamento Biologico.

Se il testo già approvato dal Senato dovesse esssere votato tale quale dai Deputati, di fatto i cittadini italiani, e tantomeno i loro famigliari, non potranno decidere autonomamente del loro fine vita.

Si impedirà così all’Italia di far parte delle nazioni civili (praticamente tutte le grandi democrazie), che si sono dotate di una legge che garantisce le libertà individuali di ogni persona. Sarà lo Stato a decidere per noi!

 

In tale ipotesi il Sen. Ignazio Marino ha indicato la possibilità di lanciare un referendum abrogativo il quale avrebbe ragionevoli speranze di successo posto che un sondaggio condotto dall’Ipso nell’aprile 2009 indicava che: “3 italiani su 4 auspicano la possibilità di richiedere liberamente, nel testamento biologico, l’interuzzione delle cure qualora si trovassero in situazione di coma irreversibile”.

 

Alla fine della conferenza il Sen. Marino ha autografato ai numerosi acquirenti il libro da lui scritto “Nelle tue mani:  medicina, fede, etica e diritti”

Alfiero Nicolini, Segretario PD-Ginevra (de.it.press)

 

 

 

"Un finiano esporta in Europa la protesta anti-governativa"

 

Roma - "Oddio, che Formigoni sia diventato finiano? Se si vuole colpire Fini si bombardi Fini. Perché prendersela con gli italiani nel mondo? Ma forse non è tutta colpa de "Il Giornale" che oggi esce col titolo "Un finiano esporta in Europa la protesta anti-governativa". Leggendo l’articolo si capisce perfettamente "chi" ha soffiato sul fuoco. Invece di continuare ad esporsi chiedendo a vuoto le dimissioni del responsabile del partito per gli italiani all’estero, "qualcuno" ha ritenuto più furbo manovrare nell’ombra per colpire alle spalle". Inizia così l’editoriale pubblicato venerdì su "L’Italiano", quotidiano diretto da Gian Luigi Ferretti, in cui si stigmatizza l’articolo apparso su "Il Giornale" in cui si critica il sostegno manifestato dall’onorevole Di Biagio alla manifestazione di Francoforte.

"La manovra del governo prevede tagli alle Regioni? Le Regioni manifestano, tutte, di destra e di sinistra contro i tagli. Li abbiamo visti qualche giorno fa Formigoni, la Polverini e tutti gli altri assieme ai governatori di sinistra. Il governo taglia ai comuni? I comuni manifestano, tutti, di destra e di sinistra contro i tagli.

 

Il governo taglia pesantemente le misere risorse per gli italiani nel mondo? Gli italiani nel mondo non dovrebbero protestare ovvero dovrebbero protestare solo quelli di sinistra. Bah, strano modo di pensare alla base dell’articolo de "Il giornale" costruito, tra l’altro, su colossali balle quale questa: "Alla manifestazione non aderisce il Pdl, la cui delegazione a Francoforte sottoscrive invece un documento per appoggiare la linea governativa". Bum! Se qualcuno rappresenta il Pdl è l’On. Di Biagio, responsabile del settore italiani nel mondo del partito. A Francoforte non c’era alcuna delegazione del Pdl, nessun parlamentare del Pdl (c’era un senatore del gruppo misto eletto a suo tempo nella lista del Pdl) e non è stata stilato nessun documento. Dove sarebbe questo fantomatico documento? Dove sarebbero le firme? A chi sarebbe stato presentato? A Francoforte nessuno ha neppure percepito un benché minimo cenno di dissenso da parte di chicchessia.

La diatriba Berlusconi-Fini non ci appassiona e non ci prestiamo a fare il tifo. A noi interessano gli italiani nel mondo e non permettiamo che per colpire Fini (tutto fa brodo), si metta in mezzo l’On. Di Biagio anche quando ne fa una giusta. Il deputato eletto in Europa ha ragioni da vendere quando dichiara a "Il Giornale": "Mi sembra una situazione paradossale, in ogni manovra, e anche in questa, si sono sempre delle brutte sorprese per i rami più deboli, come le comunità degli italiani all’estero. Il Cgie, che è un organismo istituzionale, ha deciso di fare una manifestazione a Francoforte, e io e il coordinatore estero del Pd abbiamo inteso dare il nostro sostegno alla comunità italiana. Dove è lo scandalo? Io sono stato eletto, nominalmente, dagli italiani all’estero, e quindi mi batto per difenderli". Anche a costo di farlo a braccetto con l’opposizione. Neanche questa gli è andata bene a chi trama nell’ombra". (aise)

 

 

 

Chiudono i Consolati ma il Governo non potenzia i servizi dei patronati

 

L’on. Garavini (PD) commenta la risposta del MAE all’interrogazione sulla convenzione con i patronati - “Il Governo si tira indietro, sempre più lontano l’accordo per rendere i servizi più accessibili”

 

Roma - “Servizi meno burocratici, ma più efficaci e più vicini alla gente? Per le comunità all’estero è un sogno - e resterà tale, a giudicare dalla posizione del Governo sulla convenzione-quadro tra patronati e Farnesina”. Lo dice con amarezza la deputata democratica Laura Garavini, prima firmataria di un’interrogazione nella quale si sollecita il Ministero degli affari esteri a “disporre l’immediata firma” dell’accordo che prevede di affiancare i patronati ai consolati nell’erogazione di tutta una serie di servizi ai cittadini.

 

“Dopo un anno di attesa apprendiamo che le priorità dell’esecutivo sono ben altre, a cominciare dalla razionalizzazione e dall’informatizzazione della rete consolare. Nel frattempo, la convenzione-quadro, da anni pronta a tutti gli effetti per entrare in vigore, viene licenziata come una mera ‘ipotesi’ da sottoporre a ulteriori verifiche, come se non si avesse avuto abbastanza tempo per fare tutti gli accertamenti opportuni”, commenta la Garavini. “Ad uscirne sconfitti sono ancora una volta i nostri connazionali residenti all’estero, che così vengono penalizzati doppiamente”.

 

“La risposta del Governo, infatti”, ribadisce la parlamentare, “delude le aspettative di tutti coloro che, dopo la chiusura di diversi consolati in Europa e nel mondo, speravano in un rafforzamento delle competenze degli enti assistenziali capace non solo di assorbire le difficoltà della rete consolare, ma anche di rendere più accessibili, più celeri e meni burocratici i servizi di maggiore interesse per le nostre comunità”.

De.it.press

 

 

 

 

 

Mobilità e selezione degli insegnanti per l’estero. “A rischio il regolare inizio delle lezioni”

 

Roma – La Uil Scuola Estero ribadisce in una nota diffusa lunedì il proprio dissenso in merito al decreto del Mae contenente le disposizioni per sospendere le procedure di mobilità all’estero per il prossimo anno scolastico, consegnato alle organizzazioni sindacali nei giorni scorsi, in attesa che il governo presenti un provvedimento legislativo sulla materia.

Contrarietà viene espressa anche per il decreto del Mae che rinvia le procedure di selezione linguistica per l’estero, confermando la validità delle attuali graduatorie  fino al 31 agosto 2012.

Per la Uil Scuola i due provvedimenti interverrebbero su vigenti norme del contratto nazionale di lavoro, “in particolare l’art.108 che disciplina la mobilità all’estero – si legge nella nota - e gli articoli 114 e successivi che stabiliscono l’aggiornamento triennale delle graduatorie con contestuale indizione delle prove linguistiche”.

La Uil Scuola teme che, con riguardo all’avvio delle procedure di nomina per l’anno scolastico 2010/2011, non sia garantito il regolare inizio delle lezioni nelle scuole italiane all’estero, “con gravissime conseguenze per l’utenza scolastica italiana nel mondo”.

 

Sull’insegnamento dell’italiano all’estero interviene con una nota di mercoledì anche l’on. Garavini. “La riduzione del contingente scolastico per l’insegnamento della lingua e cultura italiana all’estero per il Governo è una prospettiva non più discutibile. Sembra quasi una fatalità di fronte alla quale il Ministero degli Esteri si limita ad alzare le mani, senza discutere”. È questo il commento dell’on. Laura Garavini (PD) alla risposta che il Sottosegretario sen. Mantica ha dato, a nome del Governo, a un’interrogazione sull’argomento presentata dalla deputata eletta nella circoscrizione Europa.

 

“La riduzione dei finanziamenti previsti in bilancio, il riassetto imposto dal Ministro Gelmini sul primo ciclo di istruzione e la cosiddetta razionalizzazione dei servizi ha portato ad una netta contrazione degli addetti per il corrente anno scolastico. Un destino che incombe anche sui lettorati d’italiano, che a loro volta hanno subito una forte riduzione. La cosa più preoccupante”, ha proseguito la Garavini, “è che in base a quanto s’intravede nella manovra finanziaria, questa politica di smantellamento dell’insegnamento della nostra lingua all’estero conoscerà anche per il prossimo triennio un ulteriore peggioramento”.

 

“Siamo, insomma, di fronte a una grave deriva. E questo accade mentre il Ministro degli Esteri e altri esponenti della maggioranza non perdono occasione per dire che la lingua e la cultura italiana devono giocare un ruolo essenziale nella proiezione dell’Italia nel mondo. In questa situazione”, ha concluso la deputata d’opposizione, “il titolare della delega per gli italiani nel mondo non sa fare altro che assumere beatamente la veste di spettatore nella drammatica partita che da qualche anno si è aperta sulle politiche migratorie. Bisogna dunque proseguire sulla linea indicata dal CGIE, vale a dire raccogliere tutte le forze vive presenti nelle nostre comunità e impegnarsi nella difesa e nel rinnovamento delle forme di presenza dell’Italia nel mondo”. De.it.press

 

 

 

 

Il futuro dell'Europa appeso alla sua moneta

 

Nella prima metà del secolo passato l’Europa si spaccò nel corso di due guerre e distrusse il suo ruolo centrale nella politica mondiale. Nella seconda metà del secolo leader lungimiranti seppero guardare oltre lo spirito di rivalsa e gradualmente costruirono le istituzioni dell’integrazione europea. Il pensiero di una Francia e di una Germania in conflitto tra loro oggi pare impossibile, e lo sviluppo dell’Unione europea ha enormemente migliorato la forza di attrazione dell’Europa e la sua capacità diplomatica a livello mondiale. Purtroppo, questa storica conquista viene ora messa in discussione.

 

Nel maggio del 2010, i mercati finanziari hanno perso fiducia nella capacità della Grecia di gestire il suo deficit di bilancio e di rimborsare il suo debito. I timori di una ricaduta hanno cominciato a influenzare altri Paesi, come il Portogallo e la Spagna, tra i 16 membri della zona euro. In risposta, i governi europei, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale hanno messo a punto un programma di emergenza da 700 miliardi a tutela della zona euro per calmare le tempeste finanziarie. Se questo intervento garantisce un momentaneo sollievo, l’incertezza perdura nei mercati finanziari. Il mese scorso, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dichiarato che, «se l’euro fallisce non cade solo una moneta... sarà l’Europa a fallire e con essa l’idea dell’unità europea».

 

L’unità europea si trova già a fronteggiare notevoli vincoli. L’integrazione fiscale è limitata. Le identità nazionali rimangono più forti rispetto alla comune identità europea, nonostante sei decenni d’integrazione, e gli interessi nazionali sono ancora forti anche se meno rispetto al passato.

 

L’allargamento dell’Ue a 27 Stati (con altri in arrivo) significa che le istituzioni europee rischiano di restare sui generis, e non consente di dare vita a una forte Europa federale o a un solo Stato. L’integrazione giuridica è in crescita, e le sentenze della Corte europea hanno costretto i Paesi membri a cambiare le loro politiche. Ma l’integrazione tra ramo legislativo e ramo esecutivo è rimasta indietro, e se l’Europa ha creato un presidente e una figura centrale per le relazioni esterne, la politica estera e di difesa sono integrate solo parzialmente.

 

Nel corso dei decenni, l’Europa ha altalenato tra eccessivo ottimismo e attacchi di «euro-pessimismo» come oggi. Come ha di recente osservato il giornalista Marcus Walker, si credeva che l’Europa sarebbe salita alla ribalta come protagonista sulla scena mondiale, sostenuta dal trattato di Lisbona. Al contrario sta cominciando a sembrare la parte perdente in un nuovo ordine geopolitico dominato dagli Stati Uniti e dalle potenze emergenti guidate dalla Cina. «Un’immagine determinante» secondo Walker è stata la riunione del 18 dicembre 2009, che mediò il modesto accordo di Copenhagen - un incontro guidato da Stati Uniti e Cina, che invitarono i leader di India, Brasile e Sud Africa, ma non gli europei. E ora la recente crisi finanziaria ha messo in luce i limiti di integrazione fiscale della zona euro e sollevato interrogativi sul ruolo e sul futuro dell’euro.

 

Qual è il futuro dell’Europa? Come ha osservato l’Economist, «si sente parlare dappertutto del relativo declino dell’Europa... Si ascoltano cifre deprimenti sulla futura rilevanza dell’Europa, e con qualche ragione. Nel 1900 l’Europa rappresentava un quarto della popolazione mondiale. Entro il 2060 potrà contare giusto per il 6%, e quasi un terzo della popolazione avrà più di 65 anni».

 

L’Europa ha di fronte seri problemi demografici, ma la dimensione della popolazione non è strettamente correlata con il potere, e le previsioni sulla caduta dell’Europa hanno una lunga storia di errori di previsione. Negli Anni 80 gli analisti parlavano di euro-sclerosi e di un malessere paralizzante, ma nei successivi decenni l’Europa ha mostrato una crescita imponente e sviluppo istituzionale.

 

L’approccio dell’Ue alla condivisione del potere, ritagliando accordi e risolvendo conflitti per mezzo di commissioni multiple può essere frustrante e mancare di mordente, ma è sempre più rilevante per molte questioni in un mondo interconnesso e interdipendente. Come dice Mark Leonard, direttore del Consiglio europeo per le Relazioni Estere: «L’idea comune è che l’ora dell’Europa è arrivata e tramontata. La sua mancanza di visione, le divisioni, l’ossessione per il contesto legale, la mancanza di volontà nel progettare un potere militare e l’economia sclerotica sono in contrasto con degli Stati Uniti più dominanti di Roma... Ma il problema non è l’Europa, è la nostra comprensione arcaica del potere».

 

Il politologo americano Andrew Moravcsik ugualmente sostiene che le nazioni europee, singolarmente e collettivamente, sono gli unici Stati, a parte gli Usa, in grado di «esercitare una influenza globale che spazia dai mezzi di coercizione all’offensiva diplomatica. Nella misura in cui il termine conserva un significato, il mondo è bipolare, ed è probabile che rimarrà tale nel prossimo futuro».

 

Moravcsik sostiene che la prognosi pessimistica è basata su una visione realistica del XIX secolo secondo la quale «il potere è legato alla quota relativa di risorse globali, e le nazioni sono impegnate in una costante rivalità a costo zero». Inoltre, come lui stesso indica, l’Europa è la seconda potenza militare del mondo, con il 21% della spesa militare complessiva, rispetto al 5% per la Cina, il 3% per la Russia, il 2% per l’India, e 1,5% per il Brasile.

 

Decine di migliaia di truppe degli Stati membri dell’Ue sono state dispiegate al di fuori dei loro Paesi d’origine in Sierra Leone, Congo, Costa d’Avorio, Ciad, Libano e Afghanistan. In termini di potere economico, l’Europa ha il più grande mercato del mondo, e rappresenta il 17% del commercio mondiale, rispetto al 12% degli Stati Uniti. L’Europa dispensa anche la metà dell’assistenza estera nel mondo, rispetto al 20% degli Stati Uniti.

 

Ma tutta questa forza potenziale può essere inutile se gli europei non risolvono i problemi immediati derivanti dalla perdita di fiducia dei mercati finanziari nei confronti dell’euro. Tutti coloro che ammirano l’esperimento europeo devono sperare che ci riescano. JOSEPH S. NYE LS 23

 

 

 

 

Finanze familiari. Riuscirà l’America ad evitare il naufragio?

 

Non è facile oggi per gli europei afflitti dal caso Grecia e Spagna, dal ventre molle mediterraneo (e britannico), guardare all’altra sponda dell’Atlantico alla ricerca di “come si fa in America”. Il Sogno Americano oggi? “Riuscire ad evitare il naufragio delle finanze familiari”. Formulata di recente da uno dei banchieri centrali del sistema federale (Sandra Pianalto, presidente della Fed di Cleveland, Ohio), questa definizione può essere estesa al rischio di naufragio delle finanze nazionali. Dà la misura delle difficoltà di Barack Obama. E spiega perché i Grandi Paesi arrivano questa settimana agli appuntamenti canadesi del G 8 e del G20 senza una vera leadership, come osservava domenica su queste colonne Paolo Savona. E’ difficile per un presidente americano, come per qualsiasi leader, essere forte sul piano internazionale in un momento di debolezza interna.

Il grande bagaglio di speranze che ha portato Obama alla casa Bianca non è esaurito, ma la coalizione vittoriosa fra democratici e indipendenti, insieme i due terzi grossomodo dell’elettorato, è in seria crisi. Gli indipendenti hanno ripreso il largo. E molti democratici, i più progressisti spesso, sono turbati da quella che viene considerata l’eccessiva arrendevolezza della Casa Bianca alle ragioni dell’alta finanza, e la sua impotenza di fronte a disoccupazione e deficit. L’elettore vorrebbe insieme decisi interventi per il lavoro e conti pubblici meno gonfiati; l’attivismo di Washington e, fra i repubblicani soprattutto, un’economia libera da ingerenze statali.

Alcuni errori ci sono stati. E il voto d’autunno, che rinnova tutta la Camera, un terzo del Senato e molte cariche locali, darà la misura dello scontento. Anche se l’opposizione, screditata quanto e più della maggioranza, non è nelle condizioni migliori per trarne vantaggio.

Prima di tutto il team Obama ha sottovalutato la portata storica della crisi, promettendo già nel dicembre 2008 una ripresa del lavoro per l’autunno 2009, e nel dicembre 2009 per l’estate 2010. La produzione ha ripreso fiato, più o meno a singhiozzo, ma disoccupazione e sottoccupazione involontaria toccano 25 milioni di americani. Cresce la schiera dei 99s, i ninety-niners, quanti hanno esaurito le 99 settimane di sussidio di disoccupazione. La Casa Bianca stenta ad ammettere che, date le dimensioni del debito totale, molto superiori in rapporto all’economia a quelle del 1929, saranno necessari anni perché il mercato del lavoro possa riprendersi davvero.

Poi il team Obama ha sottovalutato, a suo grave rischio, la portata della crisi finanziaria e del risentimento popolare - solo in parte giustificato, ma molto sentito - verso Wall Street. La legge di riforma è alle ultime battute al Congresso, con la Casa Bianca che, più che sollecitare e guidare, frena. Un esercito di lobbisti tra cui 70 ex parlamentari e 940 ex funzionari federali lavora intensamente e non è affatto certo che le nuove norme offrano ragionevoli garanzie di poter impedire in futuro le avventure finanziarie che hanno dato alla crisi del 2008 la sua dimensione abnorme. Le riforme degli anni 30, per quanto ormai vecchie, le avevano a lungo impedite. Purtroppo, al di là della retorica, la sensazione è che la Casa Bianca sia sensibile ai desiderata di Wall Street, anche ai meno nobili, come dimostra in questi giorni secondo l’Huffington Post l’intervento di Valerie Jarrett, strettissima collaboratrice di Obama, per limitare il controllo degli azionisti su bonus e superbonus al management bancario.

Alla base di tutto c’è un vizio di origine: l’aver consegnato il controllo dell’economia, già nel novembre 2008, a una squadra che era emanazione dell’era Clinton, protagonista degli errori normativi che hanno molto contribuito alla crisi, e incapace quindi di analisi e politiche realistiche e conseguenti. E’ la squadra dei Tim Geithner e dei Larry Summers e del loro mentore Bob Rubin, da Obama rispettatissimo, ma impresentabile dopo la déb?cle di Citigroup, di cui era eminenza grigia.

C’è stata una riforma, quella sanitaria, assai meno storica di quanto si pensi, che ha solo marginalmente aumentato il ruolo pubblico nella sanità, a costo però di altre voci queste sì storiche (Medicare) della spesa sanitaria pubblica, e confermato in pieno il ruolo della sanità privata. Questa, o meglio le sue disfunzioni, è all’origine dell’abnorme spesa sanitaria Usa, che è quasi doppia pro capite rispetto a quella del vicino Canada e fuori ogni norma Ocse.

E c’è infine, a creare nervosismo e confusione, la scarsa chiarezza sulla realtà dei costi del salvataggio e dei conti nazionali.

Salvare Wall Street sta costando assai più di quanto fatto finora dall’Europa per salvare le proprie banche e tamponare i propri conti pubblici. Da aprile, con notevole fantasia, il Tesoro dice che “salvare Wall Street è costato poco” e fa circolare una cifra, 87 miliardi, che sarebbe il costo finale della Tarp, i 700 miliardi destinati alle banche nell’ottobre 2008 e via via in gran parte restituiti o restituibili. Ma la Tarp è solo una delle voci di uno sforzo senza precedenti. Quando sarà possibile fare i conti definitivi, compresi quelli delle due megafinanziarie immobiliari Fannie e Freddie che reggono l’intero mercato immobiliare salvando le banche e sono a loro volta salvate da Fed e Tesoro, la spesa risulterà nell’ordine dei 2-3mila miliardi di dollari, con una cifra non lontana da quanto speso, in dollari attuali, per la seconda guerra mondiale (3.200). Un semplice confronto indica come gli 87 miliardi, se fossero veri, sarebbero circa la metà di quanto costò a Washington 20 anni fa la ben più modesta crisi delle piccole banche locali legate all’immobiliare (Savings&Loans).

Sul debito il Tesoro fa da qualche tempo circolare cifre più realistiche che in passato, quando veniva esclusa la quota di debito in mano di enti pubblici Usa, come il sistema pensionistico. Le ultime stime ufficiali dicono 13.600 miliardi a fine 2010, non lontano dal 100% del Pil. Conteggiando come giusto anche i circa 3mila del debito di Stati ed enti locali, e i 3900 delle obbligazioni e delle garanzie a terzi del sistema immobiliare pubblico (Fannie e Freddie e altro) o di fatto nazionalizzato, si arriva però a circa 21mila miliardi, il 141% del Pil secondo i calcoli di Rob Arnott di Research Affiliates di Pasadena, boutique finanziaria californiana. Assai più che l’Italia, e meno solo del Giappone.

Il pantano petrolifero del Golfo del Messico, con il suo disastro ecologico di cui tardi a Washington ci si è resi conto, rischia così di diventare emblematico di una presidenza che non ha esaurito, ma ha in parte ipotecato, speranze ed energie iniziali. L’eredità era pesante, ed è difficile chiedere a un americano di prima generazione (per parte di padre) come Obama la sicurezza che ebbe nel contrastare Wall Street un patrizio dell’Hudson come Franklin Roosevelt o, prima, il suo lontano cugino Teddy, avversario dei monopoli. Le forze, gli uomini, per riprendere il cammino ci sono, e si fanno sentire forte e chiaro, nel sistema Fed e altrove. Tocca a Obama portarli a Washington. Vedremo dopo il voto di novembre.  Mario Margiocco im 23

 

 

 

Gli Stati Uniti d’America visti dall’Italia. Guerre e catastrofi

 

Dio benedica l’America, questa frase molto usata come conclusione di discorsi presidenziali mi sembrava una delle tante  che esprimono un augurio di ottimismo e speranza per un futuro sempre più prospero e ricco per tutti, generico,  privo di un significato specifico.

Oggi però penso che gli si possa attribuire un significato più preciso. Ho letto sui giornali una notizia raccapricciante, assai, al di là della capacità di sopportazione di persone della nostra cultura e sensibilità. In Afghanistan i talibani hanno impiccato un bambino di 7 anni, dico sette anni, accusandolo di essere una spia. Con l’occhio della mente vedo un bambino sparuto e forse denutrito, terrorizzato,   ghermito al suo futuro  da mani adunche e sporche di uomini stupidissimi, feroci e crudeli,  che nulla hanno di umano.  E’ veramente troppo, donne lapidate sulla pubblica piazza con l’accusa di adulterio dopo che hanno sopportato stupri e violenze di ogni genere nel corpo e nell’anima; bambine avvelenate da  gas immessi nelle aule scolastiche per impedire loro di imparare a leggere, scrivere e contare. Basta con questi orrori raccapriccianti. E se prima avevo ancora dei dubbi sulla legittimità della presenza di un esercito straniero invasore sul territorio dell’Afghanistan  e di troppi morti da ambo le parti, oggi francamente i dubbi sono spariti del tutto. 

Vedo dunque in modo positivo, al di là di ogni dubbio,  un esercito fatto di uomini e donne che tentano con tutti i mezzi messi loro a disposizione da scienza e tecnica di aiutare a vivere e crescere uno stato un po’ più civile, dove le donne e l’infanzia possano essere rispettate dagli uomini dentro e fuori le pareti domestiche. E dunque Dio benedica l’America è un augurio affinché l’America  riesca veramente non solo ad estirpare la matrice del terrorismo internazionale, che fa troppi morti dappertutto, ma anche di  seminare fra le popolazioni del territorio dell’Afghanistan, anche fra quelle viventi in zone impervie, sperdute e nascoste su catene montuose irraggiungibili da comuni mortali, una coscienza civile che comprenda il rispetto di donne, bambini e bambine. Che tutti ricevano una buona istruzione, imparino a leggere, scrivere e far di conto, possano  accedere ad un’ informazione libera ed illimitata, crescere rispettati nel corpo e nella mente, con la possibilità di avere da adulti un lavoro indipendente, qualificato e retribuito in maniera equa, che li renda autonomi nelle scelte fondamentali della vita.

Dio benedica l’America ed anche la aiuti a superare  la enorme catastrofe ambientale in atto negli stati che si affacciano nel Golfo del Messico, fatta dall’uomo  non dalla natura, per superficialità e leggerezza. Il petrolio che fluisce continuo nelle acque dell’oceano sta uccidendo la vita marina e quella di intere comunità ad essa legate,  la loro vita è cambiata per sempre. Centinaia di scienziati ed ingegneri  sono stati convocati da tutto il mondo per trovare una soluzione, 20.000 uomini lavorano notte e giorno per tentare di contenere le perdite, la BP dovrà pagare tutti i danni, una commissione bipartisan è stata incaricata di studiare il caso e se le leggi che regolano l’estrazione del petrolio nel mare risultano inadeguate, esse saranno cambiate.

 Teniamo presente che in quella zona nasce la Corrente del Golfo, un fiume come il Nilo fatto  di acqua calda, che attraversa l’oceano Atlantico in direzione nord, e che arrivato all’altezza di New York gira verso est e giunge a lambire le coste dell’Europa del nord. La catastrofe è piuttosto vicina ai nostri mari, auguriamoci che si riesca a limitare i danni. God bless America. Emanuela Medoro, de.it.press

 

 

 

 

Londra condannata ai sacrifici

 

Paragonata al pesante schiaffone che il nuovo governo inglese ha somministrato al proprio paese per cercare di raddrizzare il deficit di bilancio, la «manovra» italiana sembra lieve come una carezza. A confronto del Cancelliere dello Scacchiere George Osborne, Giulio Tremonti fa la figura dell’agnellino; e Berlusconi potrebbe perfino sembrare il protettore dei contribuenti se confrontato con il suo collega inglese David Cameron.

 

Nel somministrare lo schiaffone, però, il governo inglese ha avuto il coraggio di guardare dritto negli occhi l’elettore che l’ha votato poche settimane fa e di non fare sconti nella sua visione grigio-scura del futuro. Nella manovra presentata al Parlamento di Westminster (che, secondo le normali procedure britanniche, non dovrebbe essere soggetta ad alcun emendamento) c’è quasi tutto il campionario degli strumenti di tortura fiscale: aumenti dell’Iva di 2,5 punti percentuali, blocco per due anni dei salari pubblici, di molti assegni della sicurezza sociale e persino dell’appannaggio della Regina, pesante imposta sulle banche. Il governo italiano punta invece soprattutto sui tagli agli enti locali e cerca di scaricare il peso politico dell’impopolarità su governatori regionali, presidenti provinciali e sindaci; il governo inglese la sua dose di impopolarità se la prende tutta.

 

Ma perché gli inglesi sono così duramente colpiti, perché è necessario affondare il bisturi fiscale più profondamente a Londra che a Roma? Sostanzialmente per due motivi: il primo è che in Gran Bretagna all’indebitamento pubblico si somma un fortissimo indebitamento privato mentre in Italia esiste un cospicuo risparmio privato e le famiglie sono, nel complesso, poco indebitate per mutui, carte di credito e simili. Incoraggiati da una pubblicità sorridente, gli inglesi sono stati, in questi anni, secondi solo agli americani nello spendere con poco ritegno e si trovano di colpo a contemplare un deficit pubblico che sta crescendo al di là di ogni controllo. A questa situazione gli inglesi sono arrivati - ed è questo il secondo motivo - soprattutto perché hanno puntato tutto sulla finanza che, tra un segmento e l’altro, occupa in Gran Bretagna poco meno di due milioni di persone e ridotto fortemente la loro industria. All’insegna della finanziarizzazione hanno venduto a compratori esteri ogni tipo di gioielli di famiglia, dagli aeroporti alle società dell’acqua potabile e persino alle squadre di calcio.

 

Per un breve periodo Londra è diventata il vero centro finanziario della globalizzazione, con capitali di ogni tipo e di ogni provenienza che volentieri si affidavano alla maestria dei maghi della City. La crisi finanziaria ha quindi colpito con particolare durezza questo sistema economico-sociale così indebolito e, pur essendo il debito pubblico ancora molto inferiore a quello italiano, la sua velocità di crescita pone oggi la Gran Bretagna forse ancora di più nel mirino di quanto non succeda all’Italia.

 

Si può ammirare la decisione britannica di tagliare con l’accetta anziché con le forbici ma al tempo stesso è impossibile non restare interdetti. Perché mai la Gran Bretagna deve affrontare una durissima quanto sicura disoccupazione per rimettere a posto le sue finanze in cinque anni? Perché non in sette o in dieci? Perché alla Grecia sono stati concessi soltanto tre anni? La risposta non è affatto chiara, o forse si può ipotizzare che «il mercato» lo esige, che lo esige la salvaguardia del valore dei debiti pubblici.

 

Per salvaguardare questi debiti (e quindi per mettere al primo posto la lotta all’inflazione e la riduzione della spesa) in ogni parte del mondo ricco si stanno varando misure che soffocano le già stentate prospettive di crescita e sacrificano un numero molto grande di posti di lavoro (le prime stime per la Gran Bretagna parlano di un milione a seguito di questa manovra). Con il pericolo di un contraccolpo politico-sociale tale da creare un’instabilità difficile da controllare. Alla vigilia di una riunione del G-20 che si preannuncia nervosa e difficile, il dilemma tra l’accettazione di un aumento dell’inflazione pur di salvare posti di lavoro e l’accettazione di un aumento della disoccupazione pur di salvare il valore dei titoli di stato si fa più duro. E senza facili soluzioni.  MARIO DEAGLIO Ls  23

 

 

 

 

Afghanistan, bufera su McChrystal. Obama: "Lo vedrò poi decido"

 

Il comandante delle forze Usa a Kabul critica Obama in un'intevista su Rolling Stone. Poi si scusa, ma il presidente lo convoca a Washington per chiarimenti. Secondo Time si sarebbe dimesso

 

WASHINGTON - Il generale Stanley McChrystal, responsabile delle truppe internazionali in Afghanistan, forse voleva solo togliersi qualche sassolino ma è inciampato in un sasso più grande che alla fine lo potrebbe travolgere. Anzi, secondo Time lo avrebbe già travolto tanto che avrebbe rassegnato le dimissioni. Nel prossimo numero di Rolling Stone, storico magazine musicale, uscirà un profilo in cui il comandante in capo a Kabul appare come un lupo solitario che fatica ad avere rapporti con l'amministrazione e con gli uomini scelti dalla Casa Bianca come suoi partner diplomatici. Il risultato è un'intervista al vetriolo in cui il generale critica il presidente degli Stati Uniti e la gestione della guerra arrivando a dire di avere trovato Barack Obama impreparato nel loro primo colloquio sull'Afghanistan e ha inoltre accusato l'attuale ambasciatore Usa a Kabul di "averlo tradito". "Ha avuto scarso giudizio", il commento di Barack Obama che poi ha aggiunto: "Lo incontro e poi deciderò cosa fare".

 

Parole grosse che saranno pubbliche solo venerdì, quando la rivista sarà in edicola, ma che lo hanno costretto a giocare d'anticipo ritrattando tutto e chiedendo precipitosamente scusa. In un comunicato diramato oggi da Kabul, il generale ha scritto: "Porgo le mie scuse più sincere per questo profilo" pubblicato sulla rivista. "E' stato un errore che riflette un giudizio di nessun conto e non sarebbe dovuto succedere". Malgrado le lodi del segretario generale della Nato Rasmussen e il sostegno dimostrato dal presidente afgano Karzai, il generale McChrystal è stato richiamato d'urgenza a Washington dalla Casa Bianca per un incontro personale con Obama allo scopo di chiarire le sue dichiarazioni. E il presidente, a questo punto, non esclude alcuna opzione, neanche la rimozione del comandante. Il deputato democratico David Obey, a capo della commissione che si occupa del finanziamento delle missioni di guerra, ha chiesto espressamente la sua testa.

 

Nell'articolo McChrystal, affiancato da collaboratori altrettanto beffardi, fa commenti sarcastici e irriverenti sul vice-presidente Joe Biden, di cui sono note le critiche alla sua strategia in Afghanistan: "Mi chiedi di Joe Biden? Chi è?", chiede sorridendo. E un collaboratore rincara la dose: "Biden? Hai detto 'Bite me' (vai al diavolo in inglese, ndr)?". Nell'articolo si afferma che il generale Usa ha assunto il controllo della guerra in Afghanistan senza però mai perdere di vista "il vero nemico: i pusillanimi alla Casa Bianca". Inoltre un collaboratore ha rivelato alla rivista che McChrystal rimase molto deluso da un incontro nello Studio Ovale con un impreparato Barack Obama: "Fu una photo-opportunity di 10 minuti: Obama chiaramente non sapeva nulla di lui, di chi fosse né sembrava troppo interessato. Il capo rimase molto deluso".

 

Le dichiarazioni del comandante raccolte dal magazine fanno emergere alla luce del sole i dissapori tra lui e l'amministratore della Casa Bianca. I due uomini hanno faticato a trovare una intesa e il generale era stato a un certo punto rimproverato dal presidente per avere esagerato nel propagandare il suo desiderio di avere più truppe in Afghanistan proprio mentre Obama stava riflettendo sulla strategia da adottare. Alla fine il generale aveva ottenuto un rinforzo di 30 mila truppe. Ma un memorandum dell'ambasciatore Usa a Kabul, Karl Eikenberry, dove il presidente afghano Hamid Karzai veniva definito un "partner non affidabile" per la strategia anti-insorti seguita da McChrystal, aveva fatto sentire il generale "tradito" dal diplomatico. "E' uno che si copre i fianchi per i libri di storia - ha detto a Rolling Stone - così se sbagliamo potrà dire: ve l'avevo detto".

 

Troppo per un generale che, qualche giorno prima dell'uscita del magazine, ha intanto licenziato il suo addetto stampa, e diffuso un comunicato per fare marcia indietro: "Rivolgo le mie più sincere scuse per questo profilo. E' stato un errore che riflette scarsa capacità di giudizio e che non dovrebbe mai accadere", ha detto McChrystal. Il comandante che guida un corpo di quasi 150.000 uomini impegnati contro i talebani e gli altri gruppi oppositori armati, ha precisato quindi che "nel corso della mia carriera ho vissuto secondo i principi di onore personale e integrità professionale" e "quello che questo articolo riflette è di gran lunga inferiore a questo standard". "Ho un enorme rispetto e ammirazione - ha aggiunto - per il presidente Obama e la sua squadra per la sicurezza nazionale, per i responsabili civili e le truppe che stanno combattendo questa guerra e rimango impegnato a garantire il suo successo".

 

"L'articolo del Rolling stone è piuttosto inopportuno, ma è solo un articolo" minimizza il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, riaffermando in una nota la sua fiducia nel generale. "Siamo nel mezzo di un conflitto reale e ho piena fiducia in McChrystal come comandante Nato e nella sua strategia". Più incisivo il sostegno del presidente afgano, Hamid Karzai, che tramite il suo portavoce lo definisce "il miglior comandante che gli Stati Uniti abbiano mandato in Afghanistan in nove anni".

 

Ma evidentemente le scuse del generale oltre all'apprezzamento del segretario Nato nonché il sostegno di Karzai non sono bastate alla Casa Bianca che ha richiamato il comandante dall'Afghanistan per un incontro faccia a faccia con Barack Obama. E neanche al segretario alla Difesa, Robert Gates, che ha definito l'intervista "un grave errore". Il generale ha ricevuto l'ordine di presentarsi domani alla conferenza mensile che si svolge nella Situation Room invece di parteciparvi, come di consueto, in videoconferenza, dove gli sarà chiesto di spiegare al Pentagono e al Comandante in Capo le sue frasi citate nell'articolo.

 

È la seconda volta che il comandante delle truppe Usa e Nato in Afghanistan è stato convocato dal presidente Obama dopo aver parlato a ruota libera. In ottobre McChrystal era stato chiamato d'urgenza sull'Air Force One che aveva portato Obama a Copenaghen per la riunione sulle Olimpiadi: oggetto dell'incontro, un discorso all'Istituto di Studi Strategici di Londra in cui il generale aveva difeso la strategia dei massicci rinforzi in Afghanistan prendendo le distanze dalla riduzione degli obiettivi della guerra emersa alla Casa Bianca in un vertice cui McChrystal aveva partecipato in teleconferenza. McChrystal e Obama avevano parlato per 25 minuti faccia a faccia. McChrystal era poi stato pubblicamente stigmatizzato dal capo del Pentagono Robert Gates: "E' imperativo che quanti prendono parte al dibattito sulle strategie in Afghanistan lo facciano in totale franchezza ma anche in totale riservatezza".  LS 22

 

 

 

 

Nucleare, la Consulta respinge ricorsi di Regioni "anti-atomo"

 

La Corte Costituzionale - secondo quanto si è appreso - ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili. Dopo che la Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare, dichiarandoli in parte infondati e in parte inammissibili cade anche l'ultimo ostacolo di rilievo per il ripristino dell'atomo in Italia.

 

A impugnare la legge n. 99 del 2009 che ha conferito al governo la delega per la riapertura degli impianti nucleari in Italia sono state Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise. Anche il Piemonte aveva fatto ricorso alla Consulta che però la nuova giunta guidata dal leghista Roberto Cota ha deciso di ritirare.

 

Numerosi i profili di illegittimità della legge delega lamentati dalle Regioni. Al governo è stata contestata soprattutto l'assenza di intesa e raccordo con ciascuna delle Regioni interessate dalla scelta dei siti delle centrali; i criteri e le modalità di esercizio del potere sostituivo dell'esecutivo centrale in caso di mancato accordo; la possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione; la procedura che prevede una autorizzazione unica (e non a livello locale) sulle tipologie di impianti per la produzione di energia nucleare rilasciata previa intesa della Conferenza unificata e dopo delibera del Cipe.

 

I giudici della Consulta, dopo aver ascoltato ieri in udienza pubblica gli avvocati delle Regioni e l'avvocato generale dello Stato per conto del governo, hanno affrontato la questione nella camera di consiglio. Sarà dalla lettura delle motivazioni della sentenza - scritte dal vicepresidente Ugo De Siervo - che si comprenderà quali siano le competenze che la Consulta ha ritenuto prevalenti nel settore del nucleare alla luce della riforma del titolo V della Costituzione.

 

La tutela dell'ambiente e della salute sono infatti di competenza statale, ma queste devono confrontarsi con le competenze regionali concorrenti in materia di energia e di governo del territorio. Quella di oggi non sarà comunque la parola definitiva della Consulta sul nucleare: oltre che sulla legge delega, i giudici costituzionali dovranno pronunciarsi anche sul decreto delegato del 15 febbario scorso, nel frattempo impugnato da alcune regioni (Emilia Romagna, Toscana e Puglia).

 

Ora, il primo passo necessario ad avviare la fase di ritorno dell'Italia al nucleare sarà quello di scegliere i siti che ospiteranno le centrali. Operazione per la quale, secondo il governo, ci vorranno circa tre anni. I criteri per la scelta sono stati dettagliati più volte: l'European Pressurized Reactor (EPR) di tecnologia francese - quello che sbarcherà in Italia - richiede zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d'acqua senza però il pericolo di inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente popolate. Non a caso il decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri a dicembre, che mira a indicare le aree che potranno essere scelte dagli operatori per la costruzione delle prossime centrali nucleari, indica una serie di parametri ambientali, fra cui popolazione e fattori socio-economici, qualità dell'aria, risorse idriche, fattori climatici, valore paesaggistico e architettonico-storico.

 

Secondo il decreto, i siti che decideranno di ospitare le centrali potranno ottenere bonus sostanziosi, intorno ai 10 milioni di euro l'anno, destinati sia agli enti locali che ai residenti nelle zone in questione. Fra i nomi che puntualmente ritornano, al di là delle dichiarazioni contrarie di alcuni presidenti di Regione, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti, poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), entrambi collocati nella Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico ed alta disponibilità di acqua di fiume. Fra i luoghi più papabili, anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, che unisce alla scarsa sismicità la presenza dell'acqua di mare. Secondo altri, fra cui i Verdi e Legambiente, il quarto candidato ideale è Termoli, in provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c'è già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone pulito. Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia di Gorizia) Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia). L’U 23

 

 

 

 

Il commento. La patria immaginaria

 

"La Padania non esiste", ha sostenuto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, all'indomani della manifestazione di Pontida. Capitale simbolica della Patria "padana". Dove sono echeggiati discorsi che evocano il federalismo, la secessione. Distintamente o in alternativa. Come ha fatto il viceministro Castelli, minacciando: "Federalismo o secessione!".

 

Si potrebbe dire che, mai come oggi, la Lega abbia assunto centralità politica e culturale, in questo Paese disorientato. Perché mai come oggi il dibattito politico appare contrassegnato dal linguaggio introdotto - e imposto - dalla Lega. Tutto interno e intorno all'appartenenza e all'identità territoriale. Gianfranco Fini ha, infatti, pronunciato le sue critiche intervenendo a un seminario sul tema: "Patriottismo repubblicano e Unità d'Italia". Appunto: l'Unità d'Italia. Divenuta un tema centrale dell'agenda politica, proprio in vista del 150enario. Come tutto quel che riguarda l'Italia: l'inno di Mameli, la nazionale di calcio, il Tricolore. E, sotto il profilo dell'organizzazione dello Stato: il federalismo. Anche questa, una definizione largamente in-definita. Perché non è mai stato chiarito, fino in fondo, cosa si intenda. Quale Italia, con quali e quante regioni, macro-regioni, meso-regioni.

 

Tanto noi siamo ormai un laboratorio avanzato del riformismo. A parole. Capaci di lanciare la corsa al federalismo fiscale e, al contempo, di asfissiare Regioni e Comuni, dotati di poteri che non possono esercitare per assoluta mancanza di risorse. Capaci di affidare la stessa materia - il federalismo - a 3 (tre) ministri: Bossi, Calderoli e, da qualche giorno, Brancher. Questo Paese, ormai politicamente diviso tra Nord, Centro e Sud. Assai più che fra Destra e Sinistra. Oggi si trova, di nuovo, a discutere di Padania. Che è una patria immaginaria. Ma, tanto in quanto se ne parla, tanto in quanto diventa l'etichetta di prodotti e manifestazioni (dai campionati di calcio ai concorsi di bellezza ai festival della canzone), tanto in quanto è discussa: esiste. Come "invenzione", operazione di marketing. Ma c'è.

 

Per questo, le polemiche di questi giorni confermano l'importanza della Lega, come attore politico e - ripeto, senza timore di ironie - culturale. Perno di una maggioranza di centrodestra, altrimenti povera di radici e identità. Il problema, per la Lega è che anch'essa rischia di essere danneggiata dal crescente successo dei suoi miti e del suo linguaggio. Perché le impedisce di usare, come sempre, le parole e le rivendicazioni in modo plastico e allusivo. E, dunque, di muoversi in modo agile sulla scena politica. Anche in passato, d'altronde, l'invenzione della Padania, dopo un primo momento di successo, divenne un vincolo.

 

Il "lancio" della Padania, lo ricordiamo, avviene tra il 1995-96, dopo la fine burrascosa dell'esperienza di governo con Berlusconi. Allora la Lega smette di parlare di federalismo - lo fanno tutti. E comincia a rivendicare prima l'indipendenza e poi la secessione. Per smarcarsi, per posizionarsi là dove nessuno la può raggiungere. Allora nasce la Padania. Che non è semplicemente il Nord. La patria dei produttori e dei lavoratori contro Roma ladrona e il Sud parassita. No. La Padania è una Nazione. Altra. Diversa dall'Italia. E quindi alternativa. In nome della Padania, Bossi e la Lega trionfano alle elezioni del 1996 (il risultato in assoluto più ampio raggiunto fino ad oggi). Promuovono una marcia lungo il Po, nel settembre successivo. A cui partecipano alcune decine di migliaia di persone. Poche per proclamare la secessione. Da lì il rapido declino della Lega Padana. Abbandonata da gran parte dei suoi elettori, che la volevano (e la vogliono) sindacalista del Nord a Roma. Non movimento irredentista di una Patria indefinita.

 Per questo nel 1999 Bossi rientra nell'alleanza di centrodestra, accanto a Berlusconi. Per questo riprende la tela del federalismo. La secessione scompare. La Padania diventa un mito. Un rito da celebrare una volta all'anno. Che, tuttavia, oggi suscita imbarazzo. Come gli altri miti su cui poggia l'identità leghista. L'antagonismo contro Roma. La lotta contro l'Italia e contro lo Stato centrale. Perché oggi la Lega governa a Roma, a stretto contatto con i poteri centrali dello Stato nazionale italiano. Usa un linguaggio rivoluzionario, ma è un attore politico normale e istituzionalizzato.

 

Nel 1992 Gian Enrico Rusconi scrisse che la provocazione della Lega ci ha costretti a ragionare su cosa avverrebbe se cessassimo di essere una nazione. Ci ha imposto, cioè, di riflettere sulla nostra identità nazionale. Oggi, per ironia della storia, è la Lega - come ha sottolineato Fini - a trovarsi di fronte alla stessa questione. Se le sia possibile, cioè, "cessare di essere padana". Spiegando, apertamente, ai suoi stessi elettori e agli elettori in generale, dove si ponga. Fra l'Italia e la Padania. Federalismo e secessione. Opposizione e governo. ILVO DIAMANTI LS 22

 

 

 

 

Camera. Ripreso alla Commissione Affari Costituzionali il dibattito sulla riforma della cittadinanza

 

Saranno richiesti ulteriori dati al ministero dell’Interno sull’iter burocratico per l’attribuzione della cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia

 

  ROMA – Dopo una breve pausa, dovuta allo svolgimento di un’indagine conoscitiva sulla materia, è ripreso alla Commissione Affari Costituzionali della Camera il dibattito sulle proposte di legge di riforma della cittadinanza. La seduta si è aperta con l’intervento del presidente della Commissione Donato Bruno che ha ricordato come lo scorso 22 dicembre l’Assemblea di Montecitorio abbia deliberato, dopo lo svolgimento della discussione generale, di rinviare il provvedimento in I Commissione, ai fini di un maggior approfondimento del testo.

  Dal canto suo il deputato del Pd Andrea Saburri ha sottolineato come dalle recenti audizioni delle varie associazioni sia emersa con forza la questione dell’attribuzione della cittadinanza ai minori. Un aspetto ignorato dal testo sottoposto all’approvazione della Commissione.  Pierluigi Mantini  (Udc) ha invece posto l’attenzione sulla necessità di avviare un confronto costruttivo sui tempi e le condizioni per l’acquisizione della cittadinanza da parte degli immigrati e sul tema dello ius soli temperato.

  A seguire la relatrice Isabella Bertolini ha proposto di chiedere al ministero dell’Interno ulteriori dati sull’iter burocratico relativo all’attribuzione della cittadinanza ai minori che nascono in Italia, una volta raggiunti i requisiti previsti dalla legge. Dalla Bertolini è stata inoltre rilevata l’esigenza di approfondire ulteriormente l’eventuale coordinamento fra la normativa per l’acquisizione della cittadinanza con gli strumenti introdotti dalle nuove leggi in materia di immigrazione, come ad esempio “l’accordo per l’integrazione”, che prevede test sulla conoscenza della lingua e della cultura civica,  contemplato  dalla normativa sul “pacchetto sicurezza”. “Occorre comprendere – ha concluso la relatrice - il funzionamento nella realtà dei nuovi strumenti previsti dalla legge e svolgere, di conseguenza, un ulteriore riflessione per evitare duplicazioni”.

  Nel proseguo del dibattito sia il presidente della Commissione Donato Bruno che il deputato dell’Italia dei Valori David Favia hanno sostenuto l’esigenza di portare avanti gli approfondimenti proposti dalla relatrice, purché però questo possa avvenire in tempi brevi. Favia ha inoltre segnalato la centralità nella discussione del disegno di legge di alcuni argomenti come l’introduzione dello  ius soli temperato e la concessione della cittadinanza agli immigrati che giungono in Italia in età molto giovane e agli stranieri maggiorenni residenti nel nostro paese. Un caso, quest’ultimo, che, per il deputato dell’Idv, necessiterebbe di una abbreviazione dei tempi previsti dalla legge, attualmente ci vogliono almeno 10 anni, per la concessione della cittadinanza.

  Anche Luciano Dussin (Lnp) ha condiviso le richieste di approfondimento prospettate dalla relatrice. Il deputato della Lega Nord ha inoltre rilevato come a tutt’oggi l’attribuzione della cittadinanza con maggiore facilità ai minori immigrati o a chi nasce nel territorio italiano, equivalga all’attribuzione della cittadinanza anche ai genitori. In tale caso, infatti, per questi soggetti non sarebbe possibile l’espulsione in caso di reato. Alla luce di ciò, secondo Dussin, appare chiaro come attraverso argomentazioni di carattere emotivo si stia cercando di coinvolgere i cittadini su un tema che invece necessita di grande attenzione ed approfondimento. (Inform 23)

 

 

 

 

 

Manovra, in piazza sindaci e Cgil. Tagli ai ministeri e stangata sul Fas

 

«Basta spendere, la ricreazione è finita». L’avviso di Tremonti arriva insieme alla prima lista dei suoi tagli alle spese dei ministeri: solo per il Fas (il Fondo per le aree sotosviluppate) una mannaia richiesta soprattutto dalla Lega che significa meno 900 milioni per il 2011, meno 1 miliardo e 100 milioni nel 2013. Sarà molto difficile per SuperGiulio trovare la «quadra» con Regioni ed Enti locali, che chiedono di spalmare i tagli più equamente su tutti i livelli istituzionali (cioè sui ministeri), visto che sui loro bilanci pesano per il 90%.

 

Critiche e richieste di correzioni alla manovra anche da parte dell’opposizione: «Nella battaglia parlamentare cercheremo di correggere almeno le distorsioni più gravi», spiega il segretario del Pd Pierluigi Bersani al termine della direzione del partito, da cui, dice, «è venuta fuori con grande forza l’idea che il Pd deve prendere per mano gli italiani più colpiti dalla crisi». Allontanato lo spettro di nuovi condoni, l’onda lunga delle manifestazioni anti-manovra continua a salire. Oggi i sindaci degli 8mila Comuni italiani saranno davanti al Senato su iniziativa dell’Anci (presente anche la Cgil, ha aderito il Pd) con le fasce tricolori listate a lutto, mentre le Regioni incontreranno Tremonti da cui si aspettano «modifiche significative».

 

In piazza anche i dirigenti pubblici, contrari ai «tagli con l’accetta», mentre i prefetti, i medici ospedalieri, i diplomatici e i professori universitari hanno convocato un’assemblea pubblica a Roma. Dalla lista della stangata spuntano intanto oltre 40 milioni in meno per gli organi costituzionali, compreso 1 milione al Consiglio superiore della magistratura. Spicca un taglio di 31,2 mln per le istituzioni scolastiche non statali. L’università dovrà rinunciare a quasi 24 mln, di cui 9,8 destinati al diritto allo studio. Tagli per 2,7 mln a ricerca e innovazione. Ridotte le spese per le politiche di immigrazione (-18 mln), al ministero della Sanità saltano 8,3 mln. La cultura perde 58,2 mln, di cui quasi 50 per la tutela e la valorizzazione dei beni e delle attività culturali.

 

BUS: PREZZI RADDOPPIATI Anche su Regioni e Comuni si profila una vittoria della Lega, che in un emendamento ha già chiesto di rimodulare i tagli, premiando gli Enti locali virtuosi, e dal Tesoro le aperture non hanno tardato. «Sui ministeri si può fare di più», dice il presidente dell’Anci e sindaco di Torino Sergio Chiamparino. Perchè senza virate sostanziali, a pagare saranno i cittadini. Lo esemplifica senza mezzi termini il sindaco di Genova Marta Vincenzi: se la manovra passa così com’è, dice, il prezzo dei biglietti dei bus per il trasporto pubblico a Genova salirebbe da 1.20 a 2.80 euro. E poi: «150 bus in meno, tagli, licenziamenti - continua - I Comuni saranno costretti a svendite del patrimonio pubblico, aumenti di tariffe e tagli nei servizi pubblici». Per Chiamparino non basta nemmeno la proposta che premiano i virtuosi: «Con queste cifre, che dicono che su 16 miliardi di tagli di spesa 14,8, ovvero più del 90%, sono a carico di Comuni, Province e Regioni, non c’è premio ai virtuosi che tenga». Ribadisce: «I Comuni dal 2004 in poi hanno fatto le formiche portando 2,5 miliardi alla finanza pubblica, mentre tutti gli altri hanno fatto le cicale portando 5,5 miliardi di passivo». E conferma: «In realtà viviamo nello Stato più centralista d’Europa, altro che federalismo». Il governatore leghista del Veneto Luca Zaia riapre l’ipotesi della dissobedienza fiscale, che sarà anche «l’ultima spiaggia», ma «è l’unica realtà quando ti trovi a non aver più risorse perchè qualcuno te le porta via». Il voto sugli emendamenti è slittato ad oggi. Ma dall’esecutivo è arrivato un messaggio chiaro: «c’è poco spazio per modifiche». Laura Matteucci L’U 23

 

 

 

 

Caso Ustica e un esempio da Londra. Le verità impossibili

 

Igiorni della memoria stanno diventando sempre più frequentemente commemorazioni di misteri insoluti. Quando parleremo di Ustica, nei prossimi giorni, lo faremo ancora una volta elencando la lista delle ipotesi che nessuna sentenza, nel corso degli ultimi anni, sembra avere definitivamente eliminato. Ci siamo ormai abituati. Dall’assassinio di Salvatore Giuliano nel 1950 alle stragi terroristiche degli anni di piombo, dal caso della Loggia P2 a quello dello spionaggio sovietico in Italia (il «dossier Mitrokhin») non esiste vicenda italiana su cui sia calato definitivamente il sipario della verità. Vi sono state sentenze di tribunale, ma i tre gradi di giudizio producono spesso verdetti contraddittori, come è accaduto recentemente per le vicende di Genova durante il G8 del 2001. Abbiamo un sistema «garantista» che protegge in ultima analisi l’imputato.

Ma là dove un tribunale corregge frequentemente un altro e il colpevole di oggi può essere l’innocente di domani, o viceversa, nessuna sentenza appare agli occhi della pubblica opinione, soprattutto in casi politicamente controversi, un punto fermo, una verità indiscutibile. Quando un tribunale assolve e l’altro condanna, molti italiani, inevitabilmente, giungono alla conclusione che all’origine di ogni evento vi siano responsabilità coperte da un protettore occulto.

E il Paese continua a vivere nell’impressione di galleggiare su un mare di segreti. Gli scandali, gli intrighi e la credulità della pubblica opinione, sempre pronta a sospettare il peggio, appartengono alla fisiologia di tutte le democrazie. Se il presidente della Repubblica francese non fosse un monarca, la presidenza Mitterrand avrebbe prodotto un considerevole numero di «casi». Non soltanto in Italia, inoltre, quando occorre fare luce su un avvenimento, le indagini possono sembrare interminabili. Per l’accertamento dei fatti accaduti a Londonderry, in Irlanda del Nord, il 30 gennaio 1972 (il massacro di Bloody Sunday), sono state necessarie due pubbliche indagini. La seconda, decisa da Tony Blair, è durata dodici anni e ha smentito la prima, ma le sue conclusioni, rese pubbliche negli scorsi giorni, sono nette e non verranno verosimilmente contestate. Forse l’esempio britannico può aiutarci a capire perché la ricerca della verità sia più complicata in Italia che altrove. La Commissione sul massacro di Londonderry è stata presieduta da Lord Mark Saville, un uomo che ha passato la sua vita nelle aule dei tribunali, dapprima come avvocato poi come giudice, ed è oggi membro, con altri nove magistrati, della Corte Suprema, istituita un anno fa. Accanto a lui vi erano, tra gli altri, un giudice neozelandese e un giudice canadese.

La commissione istituita da Gordon Brown sulla guerra irachena è presieduta da John Chilcot, un «mandarino» che ha passato buona parte della sua carriera pubblica negli alti gradi del ministero dell’Interno. In Italia, invece, le Commissioni sono generalmente parlamentari, vengono composte con evidenti dosaggi politici e diventano spesso il luogo in cui ogni partito sostiene l’ipotesi che maggiormente coincide con la sua visione ideologica dell’avvenimento o, peggio, che maggiormente conviene ai suoi interessi. Nei casi più controversi sarebbe meglio seguire l’esempio britannico e affidare le indagini a un collegio di personalità indipendenti, possibilmente giunte alla fine di una onorata carriera. Credo che gli italiani sarebbero maggiormente disposti ad accettare le loro conclusioni.

Sergio Romano  CdS 22

 

 

 

Legge bavaglio, mafie, rete consolare, integrazione. Newsletter dell’on. Garavini

 

Care democratiche e cari democratici in Europa, nonostante la mobilitazione di protesta, la maggioranza al Senato ha imposto la legge sulle intercettazioni. La libertà di stampa ne esce sconfitta. Le mafie, viceversa, ringraziano. Perché, diversamente da ciò che afferma il Governo, il provvedimento vieta le intercettazioni per vari reati strettamente connessi alla criminalità organizzata (vedi il mio articolo su Unità).  Dato che le mafie e la corruzione sono due piaghe gravissime del nostro Paese, avremmo bisogno, semmai, di una legislazione ancora più rigida in materia di intercettazioni. Invece il Ministro del Consiglio, pur di difendere i propri interessi personali e quelli dei suoi referenti di fiducia, non solo colpisce la democrazia, ma dà campo libero alle mafie. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e Articolo 21 hanno lanciato la proposta di listare a lutto il proprio sito internet in segno di protesta. Una proposta a cui ho aderito.

 

Investigatori italiani e tedeschi insieme, per essere forti contro le mafie

Per combattere meglio le mafie a livello internazionale, nonostante l´operato del Governo Berlusconi, bisogna essere molto concreti. Per questo abbiamo organizzato un incontro a Berlino tra la Direzione Nazionale Antimafia e i più importanti pubblici ministeri e investigatori tedeschi. Il sostituto procuratore Antimafia Alberto Cisterna ha spiegato ai suoi colleghi tedeschi come rendere più efficace il lavoro comune contro la criminalità organizzata transnazionale (vedi l’articolo dell’ANSA). E il Governo italiano? In questi giorni sta promuovendo un piano antimafia che è sintetizzabile in tanto fumo e poco arrosto (vedi il mio discorso in aula. Un altro problema grave: la maggioranza continua ad ignorare la carenza di personale nelle magistrature in Calabria e in altre zone ad alta densità criminale. Una situazione che rende pressochè impossibile realizzare un´efficace lotta alle mafie. Come promesso nell’ultima newsletter, dopo il viaggio del PD in Calabria, abbiamo denunciato questo problema in Parlamento attraverso un Question Time.

 

In piazza per salvare i Consolati - Salviamo i Consolati, non lasciamo da soli i connazionali nel mondo! Italiani da tutta Europa sono arrivati a Francoforte per manifestare al fianco del CGIE contro il piano del Governo di chiudere diversi Consolati e di rinviare nuovamente le elezioni dei Comites. In prima fila c´erano diversi circoli del PD e tanti giovani. Il messaggio principale emerso: basta colpire gli italiani all’estero; trattiamo i connazionali nel mondo come risorsa e non come peso. In Parlamento ho presentato un’interrogazione al Ministero degli affari esteri per chiarire perché il Governo italiano si ostini ad ignorare le offerte di diverse autorità tedesche che vogliono dare un contributo per salvare le sedi consolari di Amburgo, Mannheim, Norimberga e Saarbrücken. Con una trattativa seria, sono convinta che diverse soluzioni sarebbero possibili. Ma il Governo italiano sta con le mani in mano.

 

L’integrazione è un cantiere aperto - Sono stata invitata al Congresso nazionale delle donne della SPD a Bonn per parlare dell’Italia e della situazione dei migranti italiani in Germania. L’integrazione è un cantiere aperto: tanti giovani italiani ancora oggi, nel paese più grande d`Europa, sono penalizzati da un sistema scolastico troppo selettivo. Una buona formazione e un buon lavoro sono la strada maestra per un buona integrazione – questo vale per gli italiani all’estero così come per i migranti in Italia. Un altro argomento oggetto del congresso: le socialdemocratiche in Germania vogliono portare avanti una campagna per aumentare il numero di donne in posizioni dirigenziali nell’economia e nella società – una campagna da sostenere anche fuori dalla Germania! Soprattutto in Italia, il Paese agli ultimi posti nelle classifiche in Europa (solo Malta è messa peggio), in cui ce ne sarebbe molto bisogno.

 

Congratulazioni a Di Rupo - Ho mandato un messaggio di congratulazioni al capo dei socialisti belgi, Elio Di Rupo. In alternativa ad una destra separatista e xenofoba, il PS belga è diventato il partito più votato nella parte francofona del Regno. Figlio di un emigrato italiano, che come tanti connazionali ha lavorato nelle miniere della Vallonia, Elio Di Rupo adesso ha un ruolo determinante per creare un Governo e la possibilità di diventare il Primo ministro belga. In bocca al lupo, caro Elio!

 

Newsletter del PD Italiani nel mondo - Per informare ancora meglio i connazionali all’estero sulle vicende politiche che li riguardano, l’ufficio Italiani nel mondo del PD offre ora la newsletter “cittadini nel mondo”. Ci si può abbonare online.

Ulteriori informazioni le trovate sul sito www.garavini.eu (De.it.press )

 

 

 

 

Pomigliano. Il primo passo

 

Anche senza plebiscito, il buon senso ha vinto e adesso l’errore che non si deve fare è rispedirlo in soffitta. Il sì degli operai di Pomigliano all’intesa con la Fiat, anche se non ha raggiunto le percentuali ipotizzate alla vigilia, ha molte valenze. Cominciamo dal metodo. L’uso (e non l’abuso) del referendum può essere una strada per dirimere le controversie nel sindacato e più in generale può rappresentare un aiuto ai decisori. La rivalutazione dell’ascolto, in un momento in cui la politica appare ripiegata su se stessa, è una novità da non sottovalutare.

Se non vogliamo che l’astensionismo elettorale cresca, costruire un maggiore raccordo tra élite e società è una condicio sine qua non. È singolare come i partiti egemoni a destra e a sinistra adorino le tecniche di ascolto in vitro (sondaggi, focus group e filmati alla Santoro), mentre siano diventati restii a utilizzare l’ascolto diretto. Nel merito i lavoratori di Pomigliano hanno comunque detto che non si possono buttare 5 mila posti di lavoro e 700 milioni di investimenti in un Sud che, dopo aver visto fallire l’industrializzazione di Stato e aver constatato la debolezza delle iniziative nate in loco (il caso Natuzzi purtroppo docet), rischia di avere un’unica grande company: la criminalità organizzata. Ora però l’intesa va gestita con il giusto equilibrio. Riqualificare lo stabilimento, renderlo competitivo, costruire relazioni industriali moderne in Campania, è sicuramente un’impresa che fa tremare i polsi, in presenza di un dissenso non marginale, ma può rappresentare per la società meridionale una bandiera, la voglia di dimostrare che la modernità non deve per forza emigrare al Nord o in Polonia.

Se si sceglierà questa strada, il sindacato e i diritti non moriranno, avranno una seconda chance. Serve però molto buon senso e non solo a Pomigliano. L’interpretazione del voto, come sempre accade in casi controversi, produrrà nuove polemiche come se non si fosse votato. Chi sposerà la tesi della «catastrofe del lavoro» non troverà di meglio che intonare il requiem e predire nuove sventure per tutte le tute blu d’Italia. Chi vorrà fare comunque di questa vicenda un modello da estendere a tappeto promettendo di «pomiglianizzare» il Nord rischierà di minare la coesione sociale in un momento in cui le aziende hanno bisogno di intercettare la ripresa e di battersi con il coltello fra i denti sui mercati emergenti. Ai primi viene da rispondere che la vera catastrofe del lavoro è la disoccupazione (e non la riduzione dell’assenteismo), ai secondi che quando il meglio diventa nemico del bene segna un autogol.

È chiaro che le relazioni industriali italiane vanno svecchiate e in tempi che non siano biblici. Ma gli scienziati della politica ci insegnano come il nostro Paese abbia un’alta path dependance, una difficoltà congenita a rompere d’un botto con il passato. L’Italia non ama le rivoluzioni ed è portata a fidarsi di chi fa intravedere un «progresso senza avventure». Facciamo tesoro di questo insegnamento e impegniamoci a non lasciare soli gli operai di Pomigliano. Come purtroppo abbiamo fatto con gli imprenditori di Prato.

Dario Di Vico  CdS 23

 

 

 

 

La Fiat: «A Pomigliano lavoreremo con chi ha firmato l'intesa»

 

I sì al 62%. «Non si può andare avanti con chi è pretestuoso» - L'ipotesi nuova società per lasciare fuori chi ha detto no

                  

ROMA - Vince il sì a Pomigliano ma non c'è il plebiscito cercato dalla Fiat. Il voto dei lavoratori sull'intesa siglata lo scorso 15 giugno tra il Lingotto e i sindacati, eccetto la Fiom, per riportare la produzione della Panda nello stabilimento campano con un investimento di 700 milioni in cambio di maggiore flessiblità e una limitazione di alcuni diritti diritti, fra cui quello di sciopero, si chiude con una vittoria dei sì ma non così netta come avrebbe voluto Torino.

 

Il sì si ferma al 62,2%. I voti a favore dell'intesa tra azienda e sindacati sono stati 2.888, 20 le schede bianche, 59 le nulle e 1.673 i no, su 4.642 votanti.

 

«L'azienda lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell'accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri», si legge in un comunicato diffuso oggi dal Lingotto a commento del referendum.

 

«La Fiat ha preso atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano», continua la nota da cui traspare l'irritazione della Fiat per l'alto numero di no.

 

L'ipotesi di una nuova società per lasciare a casa chi ha detto no. A questo punto se la Fiat deciderà di andare avanti con il progetto di trasferire la Panda a Pomigliano tra le ipotesi che l'azienda continua a valutare c'è quella di chiudere lo stabilimento e costituire poi una nuova società che riassumerebbe con un nuovo contratto i singoli lavoratori disponibili ad accettare le condizioni poste dall'accordo. In questo modo lasciando fuori chi non ha firmato. Non è però escluso che si valuti anche la possibilità di produrre nello stabilimento campano altri modelli, che richiederebbero una diversa organizzazione del lavoro. Un'ipotesi questa che non piace ai sindacati perché comporterebbe un ridimensionamento della forza lavoro attuale di Pomigliano.

 

Marchionne vola negli Usa. Dopo avere valutato con i suoi collaboratori l'esito del voto e avere deciso di andare avanti per cercare una soluzione con i sindacati con cui ha condiviso l'accordo, l'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne è partito intanto oggi per gli Stati Uniti per occuparsi delle questioni della controllata Chrysler.

 

La Fiom: ora tornare al tavolo. «Prendiamo atto della decisione della Fiat, ma non crediamo che sia la soluzione migliore», ha commentato il segretario della Fiom, Maurizio Landini. «Gli atti condivisi sono meglio degli atti di forza», ha continuato Landini, che invita a tornare tutti al tavolo per ritrovare il consenso chiesto dalla Fiat per avviare gli investimenti a Pomigliano. «A Pomigliano il plebiscito è fallito», ha osservato il leder della Rete 28 Aprile, ala di sinistra della Cgil, Giorgio cremaschi: «Più del 40% degli operai, quelli che devono faticare in turni crescenti e pause calanti, ha detto no nonostante il clima di intimidazione e il ricatto».

 

Grande soddisfazione è stata espressa da Uil e Cisl. «La Fiat ora non scherzi e proceda con gli investimenti su Pomigliano», è il commento del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. «Il sì ha vinto e quindi ora non ci sono scuse». Se Marchionne volesse fare un passo indietro sul piano per Pomigliano, la Cisl «sarà contro con forza», ha aggiunto.

 

A chiedere di riaprire le trattative è invece la vice segretaria nazionale della Cgil, Susanna Camusso: «La partecipazione al voto era prevedibile come la prevalenza del sì - spiega la sindacalista - Chiediamo a Fiat di avviare l'investimento e la produzione della nuova Panda a Pomigliano e di riaprire la trattativa per una trattativa condivisa da tutti».

 

«Pieno sostegno all'azienda; esiste ancora un sindacato che non capisce», ha commentato la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «Supportiamo e apprezziamo la posizione della Fiat e siamo soddisfatti che decida di andare avanti con i lavoratori e i sindacati che condividono quelle scelte. Ribadiamo ancora una volta che c'è un sindacato che non comprende le sfide che abbiamo davanti».

 

«Il risultato del referendum è stato apprezzato dal Lingotto» e «non ci sono gli elementi per dire che l'azienda cambierà idea». Ad ogni modo, «un'ipotesi diversa dal rispetto dell'accordo sarebbe assurda». È quanto ha sottolineato il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, ribadendo: «Fiat deve rispettare l'accordo».

 

«Ora la Fiat senza tentennamenti, senza se e senza ma, ribadisca l'investimento su Pomigliano», ha chiesto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. «Nei prossimi mesi - ha aggiunto Bersani - si trovi un modo per comprendersi meglio. La disponibilità alla flessibilità è universale ma si sono toccati punti delicati su cui va trovata una comprensione migliore».

 

Pier Ferdinando Casini giudica il 62% di sì un risultato «soddisfacente». «Capisco che Marchionne probabilmente auspicava qualcosa di più ma io penso che sia un uomo ragionevole. Il risultato, lo ripeto, va bene. In democrazia la regola è superare il 50%». IM 23

 

 

 

 

 

PDL. "No a correnti mascherate da fondazioni". Berlusconi annuncia battaglia

 

Il premier risponde agli utenti di ForzaSilvio.it. Nuovi attacchi alla magistratura politicizzata e ai giornalisti di sinistra. Poi l'affondo contro chi vuole "incrinare l'unità del partito". E annuncia: "Il ponte sullo stretto si farà" - di CARMINE SAVIANO

 

ROMA - Una battaglia contro "chi vuole sfasciare il Pdl". Un'accusa a giudici e pm "politicizzati". E alla stampa che "fa il tifo per la sinistra". Silvio Berlusconi torna a rispondere ai membri di ForzaSilvio.it, il social network ufficiale dei suoi sostenitori. E torna ad attaccare giudici, magistrati e stampa, nemici interni ed esterni. Per poi riproporre la sua idea del Popolo delle Libertà - "Il nostro non è un partito, è un grande movimento di popolo". Concetto poi ribadito in una nota in cui pur non nominandolo fa capire che c'è Gianfranco Fini nel suo mirino. "Ribadisco - ha scritto infatti il premier - ancora una volta di essere contrario a qualsiasi frammentazione del Pdl, anche mascherata da fondazioni o associazioni che possono dare l'impressione di dar vita a correnti".

 

Giudici, magistrati e stampa. Tra le oltre 5mila domande pervenute, lo staff internet del presidente del Consiglio ne sceglie una classica: "Caro Presidente, perché continua a fare politica mentre potrebbe godersi il lusso, tutti i soldi che ha, insomma fare solo 'la bella vita'?", chiede Nino da Empoli. La risposta di Berlusconi: "Tu metti il dito nella piaga. E confesso che diverse volte anche io mi pongo la stessa domanda. E succede soprattutto quando i giudici politicizzati e la stampa che fa il tifo per la sinistra, quasi tutta, mi lanciano attacchi infondati". Attacchi che, secondo il premier, "hanno lo scopo di sommergere con calunnie e polemiche i risultati positivi del governo".

 

Un paese illiberale. Berlusconi coglie l'occasione per accusare di immaturità i partiti all'opposizione. "Non voglio vivere in un paese illiberale, governato da forze immature o da uomini legati a doppio filo a un passato fallimentare". Poi aggiunge: "Certo non saremo noi a tutelare i clientelismi e le oligarchie che anzi consideriamo un cancro da estirpare".

 

Il Pdl. Il Cavaliere replica anche a chi gli chiede se si possa ancora credere in un partito come il Pdl. "Mio caro, ma il nostro non è un partito", replica Berlusconi. "È un grande movimento di popolo in cui siamo tutti orgogliosi di riconoscersi e io per primo". Poi una riflessione sulla parola "partito": "Non mi è mai piaciuta perché indica una parte, una divisione. Il Popolo delle Libertà invece è un movimento che si rivolge a tutti". Il presidente del Consiglio sottolinea la specificità del Pdl: "Siamo diversi dagli altri perché siamo nati dal basso con la grande manifestazione del 2 dicembre 2006. E la nostra gente ha scelto il nome e ha voluto che fosse guidato da un leader quale espressione di grande unità". Poi un avvertimento: "Incrinare questa unità sarebbe un errore imperdonabile, è una prospettiva a cui mi opporrò con tutte le forze sicuro di interpretare la volontà della nostra gente".

 

Le grandi opere. "Il ponte sullo stretto di Messina è un'opera epocale che si farà". Questa la promessa di Silvio Berlusconi. Che aggiunge: "In realtà i lavori per il ponte sono già cominciati nel mese di dicembre con il disboscamento delle aree dove sorgeranno i piloni". Per il premier, "sarà un'impresa epocale, che certo non potrà essere realizzata in uno schioccare di dita. Il precedente governo di centrosinistra, in un Consiglio dei ministri di cinque minuti, aveva azzerato un lavoro di cinque anni: Prodi annullò tutto accettando le richieste dei Verdi, che non volevano disturbare le rotte dei delfini e degli uccelli migratori". LR 23

 

 

 

Frattini: le sottrazioni internazionali di minori in forte crescita

 

  ROMA - Il fenomeno della sottrazione internazionale dei minori ha avuto "negli ultimi anni un aumento esponenziale", passando dagli "89 casi del 1998 ai 266 del 2009". Lo ha denunciato il ministro Franco Frattini, aprendo alla Farnesina un convegno sulla nozione di residenza abituale nel diritto di famiglia comunitario, organizzato dal Centro Studi “Family Law in Europe” con il patrocinio del MAE. Inoltre, ha aggiunto Frattini, il 60% delle sottrazioni si verifica in Europa, a dimostrazione che i bambini "non vengono contesi solo tra genitori con marcate differenze di origine culturale o religiosa, ma sempre di più all'interno di coppie miste europee".

  Il ministro ha spiegato che esiste un problema di omogeneità nell’applicazione del diritto di famiglia nell’Unione Europea, e che l’obiettivo di “veder realizzato concretamente uno spazio unico europeo” in questa materia “è ancora lontano”. Infatti, gli Stati membri ancora “tendono a imporre procedure interne ostacolando quelle europee”, mentre ad esempio il regolamento europeo in materia di sottrazione di minori “mira a dare in un certo senso l’ultima parola all’autorità giurisdizionale dello Stato membro in cui il minore aveva la residenza abituale”. Tuttavia, servono ancora “passi risolutivi e coraggiosi”. In questo senso, il governo italiano si sta muovendo per rafforzare l’applicazione della normativa europea, perché “l’effettività delle restituzione dei minori sottratti non è ancora garantita”.

  Frattini ha ricordato poi l’impegno del ministero degli Esteri contro il fenomeno della sottrazione dei minori. Per prima cosa, attraverso “un’opera di sensibilizzazione del pubblico” e quindi con la pubblicazione si una guida per i genitori. Su impulso del MAE, inoltre, è stata costituita nel maggio 2009 una task force interministeriale in cui operano anche funzionari dell’Interno e della Giustizia, e si svolgono incontri periodici sui casi pendenti che, ha assicurato Frattini, “stanno dando frutti”.

(Inform 21)

 

 

 

L'Idv blinda Di Pietro: attacco dei poteri forti. Il leader: io non scappo come Berlusconi

 

Gelo col Partito democratico. Il Pdl: noi siamo garantisti di EMANUELE LAURIA 

 

ROMA - Si sono ritrovati a fronteggiare il garantismo ostentato a mo' di sberleffo dal Pdl, gli attacchi dei giornali dell'area di centrodestra e il silenzio del Pd. I dipietristi, in uno dei giorni più difficili, hanno scelto la tattica del riccio: stretti attorno al loro leader - indagato a Roma per una presunta truffa nei rimborsi elettorali - ma pronti a pungere avversari politici ed alleati che hanno preso le distanze. Fino a denunciare, con Luigi De Magistris, i "poteri forti" che cercherebbero di "delegittimare il movimento".

 

Lui, Antonio Di Pietro, in serata si è mostrato sereno davanti alle telecamere di La 7. Ha respinto l'ipotesi del complotto e si è detto pronto a stringere la mano a Elio Veltri, il grande accusatore: "Non ha avuto fiducia nell'Idv ed è rimasto con qualche rancore. Ma prenderà atto pure lui delle decisioni della magistratura: quando un giudice fa un'inchiesta io non scappo o mi faccio una legge ad personam come Berlusconi. Per avere questo atteggiamento, però, bisogna essere innocenti". In mattinata, il capo di Italia dei Valori era invece apparso scuro in volto. Di certo, non lo aveva messo di buon umore la lettura dei giornali. "Così impari", ha titolato il Giornale. Interpretando il pensiero dei leader del Pdl che ufficialmente hanno però voluto evitare toni troppo accesi. Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi: "Anche nei confronti di Di Pietro sono garantista e socialista, quindi non do giudizi". Una condotta che, spiega il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, "vale anche per chi non lo merita a causa del suo giustizialismo forcaiolo". Ce n'è abbastanza perché l'Idv decida di fare quadrato attorno all'ex pm: "Smonteremo questi attacchi cinici, faziosi e strumentali", afferma il presidente dei senatori Felice Belisario. "La battaglia di Tonino contro le caste non si fermerà", avverte il vicecapogruppo alla Camera Fabio Evangelisti.

 

I dirigenti del Pd tacciono. Parla solo Marco Follini ed è gelido: "Non applico il dipietrismo a Di Pietro". L'atteggiamento del Pd è forse l'elemento che più irrita l'Idv. Il portavoce Leoluca Orlando se ne fa una ragione: "Un chiaro segno di debolezza: il partito democratico è in crisi e si accorge che siamo noi il vero punto di riferimento dell'opposizione alla dittatura di Berlusconi". E lo stesso Di Pietro chiosa: "La solidarietà del Pd? Non la chiedo neppure".   LR 23

 

 

 

 

Migrare, nasce un portale per una nuova cultura

 

Un «contenitore messo a disposizione della società civile»: così Shukri Said, italiana di origine somala, ha presentato oggi il nuovo portale «www.migrare.ue», un'iniziativa dell'associazione Migrare di cui è segretaria e portavoce. Un sito che attraverso una «informazione corretta» vuole contribuire ad affrontare la «battaglia» culturale per l'integrazione. Perchè in Italia, ha spiegato la deputata radicale Rita Bernardini intervenuta alla Camera alla presentazione, c'è «un'informazione menzognera» che «fomenta i sentimenti negativi nei confronti dell'altro, del diverso».

 

E questo, per la parlamentare, vale soprattutto per le televisioni, sia pubbliche che private. C'è un «paradosso tutto italiano», ha aggiunto l'ex senatore Luigi Manconi, che consiste nel fatto che da noi «c'è meno razzismo ma anche meno integrazione». La maggior parte della popolazione immigrata, insomma, resta fuori dal sistema dei diritti e della cittadinanza: sono pochi, ad esempio, i professionisti stranieri, o i quartieri misti. Il nuovo portale, ha sottolineato il deputato del Pd Jean Leonard Touadi, cerca di ribaltare la «politica della paura» fomentata da mass media e politici. Migrare.eu porta avanti tra l'altro una campagna sul rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno, e chiede che chi nasce in Italia sia cittadino italiano, che si ponga fine ai respingimenti indiscriminati di chi ha diritto all'asilo, che la sanatoria di colf e badanti sia estesa anche ad altre categorie di lavoratori, che agli immigrati sia riconosciuto il diritto di voto amministrativo. L’U 21

 

 

 

Marco Fedi (Pd): “Dare priorità alla manovra, il compito è migliorarla, anche per gli italiani all’estero”

 

  ROMA - Non sarà facile migliorare una manovra che “per non mettere le mani nelle tasche degli italiani” colpisce le fasce sociali più deboli e più esposte alla crisi economica. Le mani vanno messe nelle tasche degli italiani che oggi – anche grazie alla crisi – stanno aumentando i profitti.

  La manovra, particolarmente dura con i lavoratori del pubblico impiego, colpisce anche il sistema pensionistico con l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne e l’ulteriore allontanamento, con le finestre della decorrenza, della data di pensionamento per la vecchiaia e con gli indebiti pensionistici – tutt’altro che sanati. Queste misure sono pesanti anche per i residenti all’estero – ha dichiarato Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide

  Inoltre i tagli lineari a ministeri e Regioni comporteranno un secondo effetto negativo con la riduzione, o la perdita, nei servizi – continua Fedi.

  A fronte di questa situazione dobbiamo tornare a porre all’attenzione di Governo e maggioranza la questione delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia, in scadenza nel 2011. Introdotte dal governo Prodi ed estese per tre anni anche ai lavoratori italiani residenti all’estero, sono state prorogate di un anno dal governo Berlusconi. Sul tema abbiamo svolto un’azione bipartisan ed il governo ha accolto numerosi ordini del giorno che vanno in direzione di approvare definitivamente le detrazioni per carichi di famiglia per i residenti all’estero ed introdurle permanentemente nel panorama fiscale del nostro Paese.

  Nonostante il giudizio negativo sul complesso della manovra economica – ha concluso Marco Fedi – ci impegneremo per migliorarla e chiederemo a Governo e maggioranza di dare risposta alle questioni degli italiani all’estero partendo dal tema delle detrazioni per carichi di famiglia. (Inform)

 

 

 

 

Conoscenza della lingua italiana per il rilascio del permesso di soggiorno

 

Modalità di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana

 

Il Ministero dell’Interno con decreto del 4 giugno 2010, pubblicato in gazzetta ufficiale l’11 giugno 2010 n. 134, ha fissato le modalità di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana il cui superamento consentirà il rilascio del permesso di soggiorno ce per soggiornanti di lungo periodo.

Le disposizioni del decreto, che entrerà in vigore a partire dal 9 dicembre 2010, non si applicheranno ai figli minori di anni quattordici propri e del coniuge ed agli stranieri affetti da gravi limitazioni alla capacità di apprendimento linguistico derivanti dall'età, da patologie o da handicap.

Per il rilascio del permesso di soggiorno CE – stabilisce il decreto – lo straniero dovrà possedere un livello di conoscenza della lingua italiana che consente di comprendere frasi ed espressioni di uso frequente in ambiti correnti, in corrispondenza al livello A2 del Quadro comune di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue approvato dal Consiglio d’Europa.

La valutazione del livello di conoscenza della lingua italiana avverrà con modalità informatiche presso la Prefettura del luogo di residenza che, entro sessanta giorni dalla richiesta, convoca lo straniero per la prova.

Il test si svolgerà con modalità informatiche o – a richiesta dello straniero – tradizionali (prove scritte); il richiedente dovrà conseguire almeno l’ottanta per cento del punteggio complessivo.

Sono esonerati dallo svolgimento del test presso la Prefettura:

* gli stranieri che sono in possesso di un attestato di conoscenza della lingua italiana rilasciato dagli enti certificatori riconosciuti dal Ministero degli affari esteri e dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Università degli studi di Roma Tre; Università per stranieri di Perugia; Università per stranieri di Siena; Società Dante Alighieri;

* gli stranieri che hanno frequentato un corso di lingua italiana presso i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti;

* gli stranieri che hanno ottenuto, nell’ambito dei crediti maturati per l’accordo di integrazione di cui all’art. 4-bis del Testo unico, il riconoscimento di un livello di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello A2;

* gli stranieri che hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di primo o secondo grado presso un istituto scolastico appartenente al sistema italiano di istruzione o, presso i centri provinciali per l’istruzione, il diploma di scuola secondaria di primo o di secondo grado, ovvero frequentano un corso di studi presso una Università italiana statale o non statale legalmente riconosciuta, o il dottorato o un master universitario;

* gli stranieri entrati in Italia fuori quota come dirigenti, personale altamente specializzato, professori universitari, traduttori ed interpreti e giornalisti.

Ai fini del rilascio del permesso di soggiorno CE, le Questure verificheranno la sussistenza del livello di conoscenza della lingua italiana attraverso il riscontro dell’esito positivo del test riportato nel sistema informativo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno ovvero, nei casi di esonero dal test, attraverso il riscontro della relativa documentazione. Min. Interno, de.it.press

 

 

 

Comitato di genitori a sostegno dei Corsi di Lingua e Cultura italiana del Laufental e Thierstein (Svizzera)

 

Laufen - Domenica 20 giugno presso il Pfarreiheim di Laufen, alla presenza di circa duecento connazionali, si è tenuta la presentazione del nuovo Comitato dei genitori a sostegno dei Corsi di Lingua e Cultura italiana del Laufental e Thierstein. Alla cerimonia hanno preso parte oltre al Vice Presidente della Commissione per gli Affari esteri e comunitari, Onorevole Franco Narducci, la Reggente il Consolato di Basilea, dottoressa Gaetana Farruggio, Il presidente del Comites, Antonio Arcuri, i rappresentanti degli Enti gestori dei corsi, i docenti, numerose autorità politiche locali, esponenti dell'associazionismo in emigrazione. L'evento si è concluso con il sorteggio del nuovo logo del Comitato (i vincitori del sorteggio sono risultati quattro alunni di seconda media frequentanti il corso di Laufen) e con una grande grigliata.

 

Intervistato dal "Corriere degli Italiani" il Presidente dell'ormai ex Comitato di Breitenbach, Giovanni Pollaci ha dichiarato: Abbiamo dato vita alla prima fusione di due Comitati dei Genitori appartenenti politicamente a due diversi Cantoni poiché siamo convinti che solo unendo le diverse sinergie si possa contrastare il disimpegno dell'attuale Governo nei confronti degli italiani residenti all'estero e dei nostri figli in età scolare. Se per questo Governo la cultura e l'apprendimento della lingua materna rappresentano un costo insostenibile, che si tengano l'ignoranza. Noi ci terremo i Corsi di Lingua e cultura italiana contribuendo a sostenerli con tutte le nostre forze e  con il frutto dei nostri sacrifici tesi ad un futuro migliore per i nostri figli". De.it.press

 

 

 

 

Il percorso scolastico e formativo in Svizzera. Intervista a Chantal Andenmatten

 

Nell'era delle nuove tecnologie dell'informazione, molti giovani che arrivano al termine della scuola obbligatoria non sanno cosa fare, come proseguire. Alcuni non hanno vere motivazioni ed ancora tanto meno un progetto. Per questo, abbiamo intervistato la signora Chantal  Andenmatten, Direttrice del settore insegnamento alla Direzione del post-obbligatorio (DIP), per capire meglio quali sono le possibilità di percorso scolastico e di formazione.

 

Sig.ra Andenmatten, quali sono i progetti in corso, dell’insegnamento post-obbligatorio, per permettere ai giovani di rimanere e perseguire un percorso scolastico al di là di quello obbligatorio ?

 

Sul principio, nella forma e nei fatti, tutti gli studenti che terminano la scuola obbligatoria hanno un posto per iniziare il percorso scolastico post-obbligatorio, dove ci sono una serie di percorsi che terminano tutti con dei titoli. Questo di già è il principio dell’insegnamento post-obbligatorio. Una formazione del secondario due, rilascia già un titolo (certificat) che è riconosciuto in Svizzera e, nella maggior parte, anche a  livello internazionale. Dopo di ciò, ci sono delle distinzioni nei titoli che sono intercantonali, e titoli riconosciuti dalla Confederazione. I titoli che sono riconosciuti a livello intercantonale sono le formazioni di carattere generale come gli ECG ( Ecole de Culture Générale) e i collegi. Quest’ultimi rilasciano una maturità e gli ECG rilasciano un certificato e, da quattro anni soprattutto a Ginevra, una “Maturità Specializzata” che permette l’accesso all’HES (Haute Ecole  Spécialisée). Quindi, il DIP s’impegna considerevolmente per permettere agli  studenti di continuare negli studi o in una formazione, il Cantone di Ginevra è presente.

Per fare un esempio sugli ECG, dal 2003 abbiamo lavorato molto insieme con le Direttrici e i Direttori degli ECG, dove si rilascia un Diploma o un Certificato, che non è un titolo minore, ma è compatibile a livello internazionale. Ginevra è all’avanguardia in questi settori. Questi certificati si rilasciano nelle diverse opzioni. A Ginevra abbiamo scelto quattro opzioni (Salute, Sociale, Comunicazione e Informazione). Questo vuol dire che uno studente, alla fine della scolarità obbligatoria che preferisce l’ECG, sceglie un progetto nelle quattro opzioni e al termine dei tre anni avrà un Certificato nell’opzione scelta e, per ognuna di queste opzioni, potrà continuare con una Maturità Specializzata. Se riesce in quest’ultima, che è sovente il caso, potrà continuare nell’HES.

In ogni caso nessuno viene escluso dal sistema scolastico e questa è la preoccupazione principale.

 

La scolarità obbligatoria termina con il nono anno d’insegnamento e all’età di 15 anni. Sarebbe fattibile aumentare di un anno la scolarità obbligatoria per permettere agli studenti di essere più maturi per orientarsi nel proprio futuro o pensa che sia un’utopia?

 

Potrebbe essere possibile ma non a livello cantonale, queste sono decisioni che competono nell’ambito federale. Nel 2006 è stato votato un articolo, nella costituzione elvetica, che valida l’armonizzazione scolastica a livello svizzero. Adesso la Confederazione ha un po’ più di potere sui cantoni perché, quando dieci cantoni non riescono a mettersi d’accordo  su un elemento necessario sull’armonizzazione scolastica, la Confederazione entra nel merito. Come risultato di questa armonizzazione sarà di aggiungere i due anni scuola infantile ai nove anni, per arrivare a undici anni di scuola obbligatoria.

 

La valorizzazione del percorso professionale (apprendistato,) fin dall'inizio, può rispondere a questa problematica? Come valorizzare l'apprendistato in maniera migliore?

 

In rapporto alla Svizzera tedesca, in quella Romanda si stenta ancora a valorizzare la formazione professionnale Scuola-Impresa.

Quello che esiste a Ginevra e, che sarebbe necessario conservare, quando non ci sono posti di apprendistato nelle imprese, noi abbiamo delle formazioni di apprendistato nelle scuole. Il Centro di formazione professionale tecnico, nelle costruzioni, nelle arti o ancora nel commercio, sono quelle soluzioni dove ci sono dei laboratori di diversi corpi di mestieri. Il Cantone di Ginevra organizza in tal modo nei settori professionali dove si ha la domanda di lavoro, ma non ci sono imprese che formano, di formare i giovani nella scuola.

 

A che punto è il progetto della maturità bilingue francese-italiano?

È un progetto che abbiamo trovato interessante. Abbiamo tutte le autorizzazioni necessarie ed il contesto svizzero lo permette, considerato che l’italiano è una lingua nazionale. Abbiamo lavorato insieme con il Consolato Generale d’Italia su questo progetto per sviluppare al meglio questa opportunità che valorizza la lingua italiana. Tuttavia, per mancanza d’iscrizioni, non si è potuto partire. Questo non vuol dire che abbiamo abbandonato il progetto, vuol dire che sarebbe necessario che i potenziali studenti facciano prova d’interesse e, perché no, cercare di mirare e aumentare l’informazione sulla maturità bilingue. È un peccato che gli italofoni di Ginevra, non scelgano questo progetto. Speriamo che il prossimo anno si possa partire con il progetto della maturità bilingue francese-italiano.

Jean-Philippe Sturiale e Carmelo Vaccaro per  “La notizia di Ginevra e  “La pagina di Zurigo”

 

 

 

 

Gli immigrati falsi invalidi? In Svizzera ieri, gli Italiani; oggi…

 

Zurigo - Molti degli emigrati italiani in Svizzera più anziani si ricorderanno, per averlo vissuto  sulla propria pelle, di quando in questo Paese vi era una veemente polemica con relativa denuncia dell’ITAL-UIL e degli altri patronati italiani per il fatto che, molto spesso, ai lavoratori italiani colpiti da qualche tipo di invalidità non gli veniva riconosciuta dai medici locali che li accusavano, invece, di soffrire di “renten neurose”, ovvero da neurosi da rendita. Una vera e propria ingiustizia infarcita da pregiudizi xenofobi! Anche a quell’epoca (non moltissimi anni orsono) la polemica verteva sul fatto che l’Assicurazione Invalidità federale svizzera (AI) doveva versare molte più rendite agli emigrati (una parola che nella Confederazione, a quel tempo, era sinonimo di “italiani” e viceversa) che ai cittadini elvetici. Ebbene ancora oggi, peraltro con una immigrazione multietnica a differenza del passato, il fatto che determinati gruppi di stranieri ricevano più spesso una rendita d’invalidità, rispetto alla popolazione di nazionalità svizzera e ad altri gruppi di migranti, suscita regolarmente discussioni e polemiche fomentate dalla Destra su eventuali abusi. Adesso due studi commissionati dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) fanno finalmente luce sulla questione, rispondendo ad alcuni interrogativi e rendendo così giustizia a tanti lavoratori immigrati ingiustamente accusati di abusi.

  Infatti come informa nel suo sito la stessa Confederazione, secondo la statistica dell’AI, il tasso di nuovi beneficiari di rendita tra la popolazione in età lavorativa varia considerevolmente a dipendenza della provenienza degli assicurati: nel 2007, i cittadini turchi presentavano la percentuale più elevata di nuovi casi di rendita (0,83 %), seguiti dagli ex jugoslavi, mentre i tassi dei cittadini dei paesi d’immigrazione tradizionali (Italia, Spagna e Portogallo) si situavano tra lo 0,37 e lo 0,53 per cento. Sempre nello stesso anno, il tasso di nuovi beneficiari di rendita dei cittadini svizzeri è stato dello 0,29 per cento, quello dei cittadini di Francia, Germania, Austria e Gran Bretagna ancora inferiore. Per individuare le cause di queste differenze, l’UFAS ha commissionato due studi.

  Il primo analizza la procedura di esame delle richieste di rendita da parte degli uffici AI e dimostra che nel caso dei migranti l’accertamento del diritto alla rendita viene svolto in modo altrettanto accurato che nel caso degli svizzeri. Nella procedura dell’AI non sono pertanto riscontrabili fattori che determinino una diversa probabilità di ricevere una rendita.

  Il secondo studio confronta la condizione sociale e lo stato di salute dei vari gruppi di popolazione. Dai risultati emerge che determinati gruppi presentano un tasso più elevato di nuovi casi di rendita rispetto agli altri, oltre che per la loro condizione professionale e sociale più bassa, anche e soprattutto a causa della loro maggiore vulnerabilità e del loro stato di salute peggiore. La somma di questi fattori permette di spiegare oltre il 90 per cento delle differenze nel caso dei cittadini ex jugoslavi e circa tre quarti nel caso dei cittadini turchi.