WEBGIORNALE  10-11  Maggio  2010

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Elezioni nel Nordreno-Westfalia, sconfitta la coalizione di governo  1

2.       Vertice Ecofin. Misure anti-crisi, Gb frena, ma c'è «largo accordo» Parigi-Berlino  1

3.       Appello delle Chiese d’Europa sulla mobilità umana  2

4.       Camera. Discusso dalla Commissione Esteri il decreto che rinvia le elezioni di Comites e Cgie al 31.12.2012  2

5.       Fedi (PD): Da Governo e maggioranza segnali preoccupanti … in tutte le direzioni 3

6.       Ecofin a Bruxelles, malore per Schäuble. Ricoverato il ministro tedesco  3

7.       Coordinamento Germania: senza diritti sindacali i contrattisti locali degli IIC  4

8.       “L’italiano all’estero: strategie di promozione e tutela”  4

9.       Congelato il lettorato MAE presso l’università di Mannheim   5

10.   A Viernheim meeting europeo sul volontariato, con la gemellata Rovigo  5

11.   “Bayern und Italien” in onda sulla TV bavarese lunedì 10 e lunedì 17 maggio  5

12.   La politica dell’integrazione a Francoforte. Le iniziative della Europa Liste  5

13.   Protesta dei lavoratori davanti alla Behr di Stoccarda. In pericolo il lavoro di molti italiani 6

14.   Il direttore dell’Ansa a Berlino sul tema "Potere e Informazione - informazione e potere"  6

15.   Stoccarda. Martedí 11 maggio azione della SWR International per l’apprendistato  7

16.   L’Aalto Ballett Theatre Essen ha inaugurato il festival ParmaDanza 2010  7

17.   Narducci (Pd): "Dal governo nemmeno l’ombra di iniziative serie"  7

18.   Ctim. Il Segretario Generale On. Mirko Tremaglia incontra alcuni dirigenti di varie parti del mondo  8

19.   A Liegi una serata sulla criminalità organizzata in Belgio. No alla chiusura del Consolato  8

20.   Contro il finiano Di Biagio si scatena la rabbia di pseudopoliticanti dell’area  8

21.   L’on. Gianni Farina interviene su elezioni di Comites e Cgie. Nel disegno del Governo un eterno rinvio  8

22.   Plenaria Cgie. Le relazioni delle Commissioni tematiche del Consiglio Generale  9

23.   Stampa migrante. I giornali della diaspora nel nuovo libro di Pantaleone Sergi 10

24.   Ccee: i diritti della famiglia migrante L’intervento di P. Gianromano Gnesotto  10

25.   L'Europa e la lezione sprecata  10

26.   Atene e Roma società del ricatto  11

27.   I golpisti del mercato  12

28.   L'editoriale. Potere e mercati, la prova verità  12

29.   Piccoli giochi e grandi sfide. Speculazione, Europa divisa e la speranza di Kohl 13

30.   Dare fiducia, subito  13

31.   Epifani: una crisi epocale e Tremonti ora sta zitto  14

32.   Natura violenta e violentata  14

33.   Inadeguata la legge contro le intercettazioni 14

34.   Maroni e la «cittadinanza breve»: con noi al Viminale non passerà  15

35.   Pd, Veltroni duro con la linea Bersani". "E il premier è fuori dalla democrazia"  16

36.   Conti all'estero, s'indaga su Bertolaso. Nel mirino anche gli affari del cognato  16

37.   Piccoli mondi per bambini di ogni età  17

38.   Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e gli italiani nel mondo  17

39.   Giornata del Siciliano nel Mondo 2010: “Sicilia Regione di Europa e del mondo”  17

40.   Rilancio della Federazione dei Fogolârs Furlans della Svizzera  18

41.   Messaggio FIEI al 16° Congresso CGIL  18

42.   Accademie, università, fondazioni e politica per la promozione di lingua e cultura italiana all’estero  18

43.   La realtà dei migranti nel libro "Racconti dal Mondo". Il 14 maggio la presentazione  19

44.   Narrativa e filosofia politica nell’Italia contemporanea  19

45.   “Famiglia a colori: il futuro dell’Italia è interculturale”  20

46.   E’ uscito il “Messaggero di sant’Antonio” – maggio 2010  20

 

 

1.       Klatsche für Rüttgers in NRW. Schwarz-Gelb abgewählt, Rot-Grün möglich  20

2.       NRW-Landtagswahl. Höchststrafe für das Berliner Koalitions-Gehampel 21

3.       Nach der Landtagswahl in NRW Schwarz, Gelb, Aus  21

4.       Euro-Länder kämpfen gegen Zerfall der Währungsunion  22

5.       Berlusconi sagte Moskau-Reise wegen Eurokrise ab  22

6.       Gastkommentar. Die europäische Idee war gut, ist gut und bleibt gut 23

7.       Mitgliederversammlung des Interkulturellen Rates: Jürgen Micksch und Giovanni Pollice wiedergewählt 23

8.       Staatsministerin Maria Böhmer: "Zuwanderer müssen ihre Fähigkeiten verstärkt einbringen können"  24

9.       Laschet zu NRW-Wahl. ''Die Zuwanderer werden mit entscheiden'' 24

10.   Positive Bilanz: Internationale Woche gegen Rassismus 2010  25

11.   Nach der Wahl in Großbritannien. Unflotter Dreier 25

12.   Leitartikel zur Parlamentswahl. London im Nebel 26

13.   Sondergipfel: Hilfssystem geplant. „Wir werden den Euro verteidigen“  26

14.   Euro-Krise. Kapitales Versagen  27

15.   Politik und Spekulation. Der Kampf beginnt 27

16.   Neuwahlen. Belgiens Parlament löst sich auf 28

17.   Griechenland-Hilfe im Bundestag. Nichts riskiert, nichts gewonnen  28

18.   Bundestag billigt Griechenland-Hilfe. „Die Euro-Zone steht auf dem Spiel“  28

19.   Angela Merkel im Gespräch. ''Von diesem Denken müssen wir wegkommen!'' 29

20.   65 Jahre Waffenstillstand. Erste Generation ohne Krieg  30

21.   Ärztepräsident Hoppe. "Mancher Arzt spricht schlecht Deutsch"  31

22.   Lebenssituation der fünf größten Ausländergruppen in Deutschland  31

23.   Festung Flüchtlingsheim   32

24.   SWR Telefon- und E-Mail-Aktion mit Experten. SWR-Aktionstag "Lehrstellen für Jugendliche"  32

25.   Gesetzesinitiative. FDP will Zwangsheirat unter härtere Strafe stellen  32

26.   Ziel - Information und Kooperation: Datenbank von Vereinen von Jugendlichen mit Migrationshintergrund  33

27.   Köln. Begegnung zwischen Frank Schätzing und Giorgio Faletti. „Come costruire un thriller“  33

28.   Vortrag in Berlin von Giulio Anselmi, Präsident der Nachrichtenagentur ANSA  33

29.   Italien. Der vergessene Archipel 34

30.   Filmvorführung  »Lezioni di volo«  in München  35

 

 

 

 

Elezioni nel Nordreno-Westfalia, sconfitta la coalizione di governo

 

L'alleanza cristianodemocratici-liberali scende dal 51% al 40,5%, i socialdemocratici al 35%. Ottimo risultato per i Verdi (12,5%) e per la sinistra radicale (6%). La Merkel perde la maggioranza al Bundesrat, la Camera delle Regioni – di Andrea Tarquini

 

BERLINO - E' la Stalingrado di Angela Merkel. Alle elezioni di oggi nel Nordreno-Westfalia (il più popoloso e politicamente decisivo dei 16 Stati della Repubblica federale, e uno dei più prosperi) la Cdu-Csu della cancelliera ha incassato un crollo oltre ogni previsione: secondo gli exit poll precipita dal 44  al 34 per cento circa, cioè perde almeno dieci punti. I suoi alleati liberali (Fdp) sono al 6,5 per cento, cioè guadagnano 0,3 punti rispetto alle ultime elezioni locali, ma si vedono più che dimezzati rispetto al quasi 15 per cento raccolto a livello nazionale alle ultime elezioni politiche federali. Volano invece le opposizioni: la Spd (socialdemocrazia, il più antico e importante partito della sinistra democratica tedesca ed europea) è alla pari con la Cdu al 34 per cento circa, i Verdi balzano al 12,6 per cento, il loro massimo storico assoluto. La Linke, la sinistra radicale  -  frutto dell'alleanza tra i neocomunisti dell'Est e i dissidenti di sinistra usciti negli anni scorsi dalla Spd  -  sono al 6 per cento, quindi solidamente sopra il quorum del 5 per cento necessario a entrare nel Parlamento del land. La partecipazione al voto, al 59 per cento, è ai minimi storici, in una triste conferma della disaffezione alla politica.

    

Per il governo di Angela Merkel, sullo sfondo della crisi aperta dall'emergenza greca per l'euro e il futuro dell'Unione europea, non poteva andare peggio. Il voto in Nordreno-Westfalia significa che il centrodestra (appunto la Cdu della cancelliera, la Csu bavarese e i liberali del vicecancelliere e ministro degli esteri Guido Westerwelle) perdono la maggioranza al Bundesrat, la Camera delle Regioni. Dunque da ora alla fine della legislatura, cioè per i prossimi tre anni e mezzo, l'Europa intera avrà a che fare con una Germania azzoppata da un esecutivo debole e costretto a continui compromessi.

 

La rabbia e il dissenso degli elettori causati dalla reazione troppo lenta, prima dura e poi concessiva, della cancelliera all'emergenza Grecia sono il grande sfondo della disfatta del centrodestra. La maggioranza degli elettori non voleva che soldi tedeschi andassero a salvare Atene, e al tempo stesso la maggioranza della gente teme il peggio per il futuro dell'euro e del potere d'acquisto. Al tempo stesso, a livello locale, il governatore uscente, il democristiano (Cdu appunto) Juergen Ruettgers, uomo di continui compromessi e inciuci, non ha retto il confronto con la combattiva, pragmatica capolista socialdemocratica Hannelore Kraft. La quale ora potrebbe guidare lo Stato più popoloso di Germania, insieme ai Verdi e forse con l'appoggio esterno della Linke.

 

In Europa, da oggi, Angela Merkel durissima fino all'ultimo sul tema della solidarietà con la Grecia e con gli altri Paesi dell'eurozona in difficoltà, appare più indebolita e a rischio che mai. Intanto volano le cifre di disavanzo e debito tedeschi, e le entrate tributarie denunciano un ammanco di 39 miliardi rispetto al previsto. LR on 9

 

 

 

 

Vertice Ecofin. Misure anti-crisi, Gb frena, ma c'è «largo accordo» Parigi-Berlino

 

Londra non vuole partecipare al sostegno economico al fondo. Via libera dell'Fmi ad aiuti per 30 mld alla Grecia

 

MILANO - Il board del Fondo Monetario internazionale (Fmi) ha approvato un pacchetto di aiuti da 26,4 miliardi di Sdr (special-drawing right), o 30 miliardi di euro. In una nota il board esecutivo del Fondo annuncia che «ha concluso la propria discussione sulla Grecia ed ha approvato uno «stand-by arrangement» di tre anni per un ammontare totale di 26,4 miliardi di special drawing rights (30 miliardi di euro)» si legge nel comunicato diffuso dal Fmi. Gli aiuti approvati rientrano nel pacchetto più ampio, che dovrebbe raggiungere i 110 miliardi di euro, e che include gli stanziamenti dell'Unione Europea. L'Europa gioca così le sue carte per tentare di mettere in sicurezza la moneta unica e gli Stati che potrebbero essere oggetto di attacchi da parte della speculazione finanziaria lunedì alla riapertura dei mercati. Il raggiungimento di un'intesa nelle ultime ore era diventato difficile nonostante il presidente francese Nicolas Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel si siano trovati «in accordo completo sulla necessità di una risposta di ampio respiro agli attuali problemi che hanno effetti sui mercati». Obama aveva parlato domenica con la cancelliera tedesca Angela Merkel «nel quadro del suo impegno continuo per seguire la situazione economica» in Europa, aveva dichiarato un portavoce della Casa Bianca, Bill Burton. Il presidente aveva «giudicato importante che i membri dell’Unione europea adottassero passi decisi per ridare fiducia ai mercati».

LA DIVISIONE - Ma il braccio di ferro a Bruxelles vede ancora divise le capitali europee: da una parte quelle britanniche e dall’altra la Commissione Ue con l’appoggio dei Paesi dell’Eurozona. Motivo del contendere: la base giuridica del «meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria» che l’Ecofin ha approvato, come richiesto dai leader dell’Eurogruppo nel vertice di venerdì notte. Dalla base giuridica infatti dipendono le modalità di funzionamento e di partecipazione dei vari Paesi al meccanismo. La prima opzione è che il meccanismo (un fondo di 60-70 miliardi di euro da destinare a garanzie di prestiti) sia approvato dall’Ecofin in base all’articolo 122 del Trattato Ue, secondo cui il Consiglio dei Ventisette, in caso di «circostanze eccezionali può decidere a maggioranza qualificata di concedere «assistenza finanziaria» a uno Stato membro in difficoltà. In questo caso, Londra potrebbe essere costretta a fornire la sua quota del finanziamento, anche se votasse contro, a meno che non riuscisse a raccogliere una «minoranza di blocco» alleandosi con altri Paesi.

DARLING - Ma il ministro delle Finanze britannico Alistair Darling ha confermato che il Regno Unito non contribuirà al fondo anticrisi: «Credo che sia importante per noi fare tutto il possibile per stabilizzare i mercati, ma voglio essere chiaro: se c’è una proposta di creare un fondo di stabilizzazione per l’euro, deve essere di pertinenza dei Paesi dell’Eurozona», ha dichiarato Darling, intervistato dall’emittente satellitare britannica SkyNews: «Quel che non faremo e non possiamo fare è dare il nostro sostegno all’euro, che è responsabilità dei Paesi membri dell’Eurozona».

LONDRA - Infatti l’ipotesi del voto a maggioranza vede una fortissima opposizione nell’opinione pubblica britannica e da parte del governo di Sua Maestà. Londra starebbe quindi cercando di convincere diversi Paesi non membri dell’eurozona ad appoggiarla nell’opposizione al meccanismo di stabilizzazione, se basato sull’articolo 122. L’insieme dei Paesi che non hanno adottato l’euro avrebbe, in effetti, i voti sufficienti per la minoranza di blocco, ma è tutt’altro che scontato che gli altri Stati non appartenenti all’Eurozona abbiano gli stessi interessi del Regno Unito in questa crisi. Svezia e Polonia non escludono la loro partecipazione. «Siamo pronti a sostenere tutte le soluzioni che rafforzino la posizione comune dei Paesi della Ue -ha detto il ministro delle finanze svedese, Anders Borg, sottolineando come «è necessario trovare delle risorse per arrestare la tormenta in corso sui mercati finanziari». Anche la Polonia - che è l'economia più grande dei Paesi Ue dell'est - è su una linea analoga: «Ma vogliamo vedere cosa metterà sul tavolo la Commissione Ue - ha detto il ministro delle fiananze polacco, Jan Vincent-Rostowski - visto che finora non siamo stati coinvolti nel negoziato».

La seconda opzione, per cui preme Londra, è quella di una semplice estensione del meccanismo finanziario Ue, già esistente e oggi destinato solo ai Paesi al di fuori dell’Eurozona, e che è stato usato recentemente per Ungheria, Lettonia e Romania. I britannici sono disposti a votare a favore di questa soluzione, che estenderebbe anche ai Paesi dell’eurozona il meccanismo già esistente, e non costringerebbe Londra a partecipare al suo finanziamento. In pratica, se un Paese dell’euro venisse attaccato dai mercati, la Commissione potrebbe intervenire immediatamente utilizzando il fondo (anche in questo caso 60-70 miliardi di euro, come garanzie di prestiti). Il denaro attinto dal fondo sarebbe poi rimborsato con prestiti bilaterali dei Paesi dell’eurogruppo, simili a quelli già previsti per il piano di aiuti per la Grecia. In questo caso, tuttavia, si tratterebbe di una soluzione ristretta alla sola Eurozona, e nessun altro Paese vi parteciperebbe oltre ai Sedici dell’euro.

NAPOLITANO - Sulla questione della crisi greca e delle sue conseguenze era intervenuto in precedenza anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Le «difficoltà di oggi e la grave crisi finanziaria e economica, che in queste settimane colpisce duramente l'amico popolo greco, l'incertezza del lavoro e la disoccupazione di lunga durata, la complessità del fenomeno dei flussi migratori, la condizione di rischio delle risorse naturali e energetiche, i sempre più incontrollabili cambiamenti climatici, impongono scelte decisive per il nostro futuro che nessun Paese europeo può illudersi di compiere da solo». Lo afferma in un messaggio diffuso in occasione del 9 maggio, Festa dell'Europa, il presidente della Repubblica. «L’Europa non può esitare: siamo chiamati a promuovere un nuovo e più giusto modello di sviluppo. Una forte volontà politica comune deve emergere - dice Napolitano -. Grande responsabilità spetta ai leader di oggi, affinché si realizzino rapidamente politiche efficaci per fare fronte in primo luogo a una speculazione finanziaria senza regole e slegata dalla realtà. Deve concretizzarsi finalmente l’indispensabile governo dell’economia a livello europeo, che dia ulteriore forza e autorevolezza alla moneta unica e rilanci lo sviluppo, l’occupazione e la qualità del lavoro, contando su un rafforzamento del patto di stabilità e crescita, su più effettive procedure di coordinamento e di sorveglianza delle politiche di bilancio e su migliori meccanismi di valutazione finanziaria».

BERLUSCONI - Intanto il premier Silvio Berlusconi ha proseguito anche domenica i colloqui con i leader europei, in vista delle riunioni sulle misure in difesa dell'euro. In particolare, fa sapere Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio ha parlato con Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ed è rimasto in continuo collegamento con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in partenza per l'Ecofin a Bruxelles. Silvio Berlusconi rimarrà in contatto per tutta la giornata con gli altri leader europei. CdS Redazione online 9

 

 

 

 

Appello delle Chiese d’Europa sulla mobilità umana

 

Il messaggio al termine dei lavori dell’VIII Congresso europeo sulle migrazioni promosso dal CCEE a Malaga dal 27 aprile al primo maggio

 

Malaga – “Vogliamo ribadirvi la nostra fraternità e la nostra solidarietà” affinché possiate disporre di una “vita più umana e più degna per voi e per i vostri cari” e “testimoniare che è possibile considerare la presenza dei migranti in Europa come una carta vincente per il presente e per l'avvenire”. É quanto si legge nel “Messaggio” che i partecipanti all’VIII Congresso Europeo sulle Migrazioni, promosso dal CCEE a Malaga dal 27 aprile al primo maggio, hanno rivolto alle Chiese e alle società europee.

Per cinque giorni un centinaio di delegati tra Vescovi, Direttori nazionali per la pastorale dei migranti (per l’Italia il Presidente della Commissione CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, mons. Bruno Schettino e il Direttore dell’Ufficio nazionale immigrati e profughi della Fondazione Migrantes, padre Gianromano Gnesotto), operatori pastorali hanno discusso e lavorato sul fenomeno migratorio in Europa scambiandosi esperienze avviate dalle Chiese sul campo e delineando prospettive di impegno future. Lo sviluppo della tematica ha seguito un percorso in tre momenti, soffermandosi sulle sfide poste a tre “istituzioni” che maggiormente sono interpellate dal fenomeno migratorio. Innanzitutto la famiglia, la cellula base delle nostre società, per proseguire con le comunità cristiane, realtà sempre più interculturali; ed arrivare infine alla riflessione sulla realtà sociale più vasta: la Società.

“Rifiutando ogni atteggiamento di esclusione, noi vogliamo dirvi che intendiamo costruire insieme l’avvenire d’Europa”, si legge nel Messaggio nel quale si afferma  che la presenza dei migranti in Europa dev’essere considerata “come una risorsa per il presente e il futuro”.

“In molti Paesi - si legge nel testo del messaggio - i migranti apportano un contributo positivo, e non solo economico, alle società che li sanno accogliere”. Il messaggio sottolinea peraltro che tale presenza “risveglia paure nelle opinioni pubbliche europee”, sollecitando talvolta “atteggiamenti di chiusura e di xenofobia, rafforzati dalla crisi economica che stiamo attraversando”. Prendendo inoltre atto del “pluralismo culturale” creatosi nel vecchio continente, i partecipanti al convegno sottolineano che “è possibile gestire positivamente questa situazione di pluralismo mediante l’incontro e il dialogo interculturale”. “La Chiesa cattolica nel suo insieme - prosegue - con le sue tradizioni e i suoi differenti riti, porta il suo contributo per servire l’unità della famiglia umana, in Europa e al di là di essa”. Il testo del Messaggio indica tre ambiti “dove è possibile forgiare la fraternità che noi vogliamo servire nel nome del Vangelo”. Anzitutto la famiglia, “cellula di base della società”: essa “gioca un ruolo essenziale per l’integrazione” dei migranti, rappresentando “un clima di sicurezza e la stabilità affettiva dei suoi componenti”. In secondo luogo le comunità ecclesiali, “invitate a rafforzare l’accoglienza dei fratelli e delle sorelle giunti da altri orizzonti culturali e religiosi”. I vescovi, le parrocchie e i movimenti cattolici “divengano un segno profetico per le società chiamate a promuovere il dialogo interculturale”. Terzo ambito in cui creare “fraternità” è la società, chiamata a gestire le migrazioni, “realtà complessa che include aspetti culturali, economici, giuridici, politici, sociali e religiosi”.

Il documento specifica che tutte le nazioni devono “impegnarsi nell’elaborazione di un quadro giusto affinché la dignità umana sia rispettata. È necessario anche che la comunità internazionale s’impegni a ridurre le cause di una migrazione forzata”.

Durante il Congresso i partecipanti hanno “ripreso coscienza insieme della realtà delle migrazioni in Europa”. Si contano oggi 34 milioni di immigrati, di cui 12 milioni di migranti interni, provenienti dai paesi dell'Unione Europea. Al di là delle cifre raccolte - scrivono nel documento - misuriamo il peso della sofferenza, della miseria e dello sconforto portato dai migranti”.

Il messaggio si conclude con un appello: “vogliamo rivolgerci a voi, fratelli e sorelle migranti in Europa, particolarmente a coloro che vivono in situazioni precarie. Vi accogliamo perché crediamo che ogni essere umano abbia il diritto di essere accolto. Non ci importa la vostra origine, la vostra religione o la vostra cultura: voi siete stimati e amati da Dio. Tutti noi abbiamo dei doni da scambiare”. (Migranti-press)

 

 

 

Camera. Discusso dalla Commissione Esteri il decreto che rinvia le elezioni di Comites e Cgie al 31.12.2012

 

Gli interventi del presidente Stefani, del sottosegretario Mantica, dei deputati Narducci(Pd) Fedi (Pd), Razzi (Pd), Farina (Pd), Porta(Pd) e Zacchera  (Pdl). Entro il 12 maggio la presentazione degli emendamenti

 

  ROMA – La Commissioni Esteri della Camera ha avviato la discussione del decreto legge che, oltre a disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana, contempla lo spostamento al 31 dicembre 2012 del termine ultimo per l’elezione dei Comites e del Cgie.

  Il dibattito è stato introdotto dal presidente della Commissione Stefano Stefani che, in veste di relatore, ha illustrato il provvedimento. Stefani, dopo aver ricordato che gli organi rappresentativi degli italiani all’estero sono oggetto di uno specifico processo di riforma in prima lettura presso il Senato, ha sottolineato come questo rinvio al 2012 giunga dopo una prima proroga di un anno del mandato dei Comites e del Cgie al 31 dicembre 2010. Il relatore ha poi evidenziato come a tutt’oggi siano operativi nel mondo 126 Comites in 38 Paesi: 69 in Europa, 23 in America Latina, 4 in America centrale, 16 in Nord America, 7 in Asia e 7 in Africa.

  Stefani ha anche segnalato il dissenso per questa ulteriore proroga espresso dal Cgie nella recente Assemblea plenaria attraverso un apposito ordine del giorno approvato all’unanimità. La questione – ha affermato il presidente della Commissione - pone l’esigenza di contemperare due diversi interessi che non sono però in conflitto: quello degli italiani all’estero a rinnovare i loro organismi per assicurarne la rappresentatività e quello degli stessi connazionali a che tali organismi siano funzionali ed adeguati al nuovo quadro politico-costituzionale derivante dalla presenza in Parlamento dei loro eletti, alcuni dei quali hanno chiesto la chiusura del Cgie.

  E’ indubbio – ha proseguito Stefani - che esista al riguardo una doverosa responsabilità parlamentare nell’accelerare il processo di riforma in corso. D’altra parte, votare domani come se niente fosse rischierebbe di compromettere il lavoro sin qui svolto. Il presidente della Commissione ha infine chiesto al Governo di spiegare in maniera più dettagliata le motivazioni di un rinvio così lungo delle consultazioni ed ha preannunciato la presenza nella relazione dell’esecutivo di un altro disegno di legge volto ad omologare la procedura elettorale dei Comites a quella dei parlamentari eletti all’estero.

  Il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, nell’auspicare un confronto franco su queste tematiche, ha posto in connessione il provvedimento di rinvio delle elezioni degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero con il progetto di riforma di Comites e Cgie all’esame del Senato. Mantica ha poi evidenziato sia la contrarietà del Governo ad ogni ipotesi che comporti la soppressione dei Comites e del Cgie sia come il progetto di riforma del Cgie, in discussione al Senato, valorizzi il ruolo delle regioni e il dialogo fra i Comites, il Parlamento e lo stesso Consiglio Generale.

  Il senatore Mantica ha inoltre ribadito l’impegno del Governo a procedere ad un miglioramento del sistema delle regole del processo elettorale che regolamenta il voto degli italiani all’estero, in termini di trasparenza e correttezza. Dopo aver ricordato che il progetto di riforma degli organi di rappresentanza prevede importanti novità volte a garantire la partecipazione delle donne e dei giovani, il sottosegretario ha spiegato come la scadenza del 31 dicembre 2012, introdotta dal decreto, sia stata individuata attraverso il calcolo dei tempi necessari per il completamento dell’iter parlamentare della riforma di Comites e Cgie.

  Il vice presidente della Commissione Esteri Franco Narducci ha rilevato come quest’ultima proroga che, porta ad otto anni il mandato elettivo degli organi rappresentativi degli italiani all’estero, rischi di compromettere definitivamente la vitalità dei Comites e del Cgie che operano grazie alla volontarietà dell’impegno degli eletti. Da Narducci è stato altresì ricordato come il primo rinvio di un anno delle consultazioni, introdotto dall’ordine del giorno presentato dal presidente del Comitato permanente per gli italiani all’estero Marco Zacchera, aveva l’obiettivo di risolvere alcuni problemi finanziari. Il deputato del Pd ha infine proposto, al fine di sollecitare i gruppi parlamentari a procedere speditamente nel processo di riforma e di dare certezze a coloro che al momento ricoprono le cariche elettive presso gli organi di rappresentanza degli italiani all’estero, una proroga delle elezioni limitata al 30 giugno 2011. In pratica sei mesi in meno rispetto alla data stabilita dal governo.

  Anche Marco Fedi (Pd) ha posto in evidenza come questa ulteriore proroga delle elezioni  rischi di delegittimare gli eletti dei Comites e del Cgie. Ha inoltre ricordato di aver più volte sollecitato un approfondimento, da parte del Comitato permanente sugli italiani all’estero, dei contenuti della riforma, in corso al Senato, al fine di razionalizzare e accelerare il successivo iter del provvedimento alla Camera. Secondo il deputato sarebbe comunque opportuno procedere in contemporanea al lavoro sulla riforma e al rinnovo nei tempi previsti delle cariche degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero.  

  Il deputato del Pd Gianni Farina, dopo aver affermato che gli organi di rappresentanza degli italiani nel mondo hanno ragion d’essere solo se sono in grado di avanzare proposte e se sono ascoltati dal Governo e dal Parlamento, si è detto convinto che, in vista delle prossime elezioni politiche del 2013, un rinvio delle consultazioni dei Comites e del Cgie al dicembre del 2012 comporti il rischio di un’ulteriore proroga delle votazioni all’anno successivo. “Il Cgie – ha poi affermato Farina che condivide l’idea di procedere ad un rinnovo immediato degli organi di rappresentanza – va innovato in modo da promuovere una rete degli organi presenti sul territorio che sia in grado di garantire un legame tra la rappresentanza parlamentare e le comunità degli italiani all’estero”.

  Da Farina è stato anche posto in evidenza come la proposta di riforma all’esame del Senato sia destinata a sortire effetti catastrofici, soprattutto per quanto concerne la prevista riduzione del numero dei Comites. Una soluzione che, per il deputato, contribuisce a concentrare i poteri consultivi nelle mani di pochi e a smantellare in modo inesorabile tutto il sistema che si fonda sugli organi consultivi. Farina ha infine prospettato, per contestare questa ulteriore proroga delle consultazioni, le dimissioni in massa degli attuali componenti rimasti in carica negli organi di rappresentanza.

  Anche Antonio Razzi (Idv) ha auspicato un rapido rinnovo Comites che dovrebbe avere luogo entro 2010 o al massimo entro il primo semestre del 2011. Razzi ha poi ricordato la sua proposta di legge per la soppressione del Cgie e la necessità di garantire trasparenza alle modalità di voto all’estero tramite l’introduzione del suffragio elettronico.

  Il vice presidente del Comitato permanente sugli italiani all’estero Fabio Porta ha sottolineato come la riforma di Comites e Cgie non rappresenti una priorità alla luce di questioni più drammatiche, come ad esempio il taglio dei fondi pubblici apportati ai settori degli italiani all’estero e l’esigenza di un maggior coinvolgimento dei giovani connazionali nel mondo. Porta ha poi evidenziato come il provvedimento del Governo sia errato nella forma - il decreto legge non sarebbe lo strumento più adatto per affrontare la questione - e nel merito, in quanto si prevede un sostanziale raddoppio della durata degli organi elettivi. Il deputato del Pd ha infine rilevato come difficilmente l’approvazione della riforma della rappresentanza potrà avvenire alla Camera in tempi rapidi, essendo il testo unificato adottato dal Senato assai distante dalle proposte di legge presentate presso l’altro ramo del Parlamento.

  Dal canto suo Marco Zacchera del Pdl, presidente del Comitato permanente sugli italiani all’estero, si è detto rammaricato per le difficoltà ad operare incontrate del Comitato della Camera a causa della perdurante assenza dai lavori dei deputati di maggioranza. Dopo aver evidenziato l’esigenza che la riforma dei Comites e del Cgie proceda di pari passo, Zacchera ha osservato che il rinvio delle elezioni al 31 dicembre 2012  non dovrebbe comunque precludere la possibilità di indire elezioni, una volta completata la riforma, prima del termine massimo introdotto dal Governo. Un punto, quest’ultimo, su cui il parlamentare del Pdl chiederà all’esecutivo un impegno esplicito tramite la presentazione di uno specifico ordine del giorno. Zacchera si è poi detto d’accordo con quella parte della riforma che propone la riduzione del numero dei Comites ed ha auspicato dei correttivi all’attuale sistema di selezione della rappresentanza degli italiani all’estero, al fine di favorire una maggiore trasparenza e correttezza.  Ha infine chiesto al rappresentante dell’esecutivo se problemi di ordine finanziario abbiano influito sulla decisione di prorogare le elezioni dei Comites e del Cgie.

  In sede di replica Mantica ha precisato che i fondi per lo svolgimento delle elezioni sono già stati stanziati e che è attualmente in corso un confronto con il ministero dell’Economia e delle Finanze per disporre il finanziamento anche negli anni successivi. Dopo aver sottolineato come in considerazione dei lunghi tempi trascorsi non sia prospettabile la presentazione alla Camera di un nuovo progetto di riforma degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero difforme da quello definito al Senato, il sottosegretario ha ribadito il favore del Governo alla proroga delle elezioni dei Comites e del Cgie  che, una volta completato l’iter della riforma, potrebbero avere luogo anche prima della data ultima indicata nel decreto-legge.

  Il presidente della Commissione, sentiti i rappresentanti dei gruppi, ha infine fissato alle 10 di mercoledì 12 maggio il termine ultimo per la presentazione di emendamenti. (G. M. – Inform)

 

 

 

Fedi (PD): Da Governo e maggioranza segnali preoccupanti … in tutte le direzioni

 

La preoccupazione maggiore deriva dall’assenza di proposte concrete su temi centrali per le comunità italiane nel mondo – ha dichiarato l’On. Marco Fedi, deputato PD eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. Segnali preoccupanti da Governo e maggioranza in rapporto agli organismi di rappresentanza, Comites e Cgie, prorogati nuovamente in assenza di un’idea precisa sui tempi della riforma.

Preoccupanti le dichiarazioni di esponenti del Governo – e le giustificazioni di esponenti di maggioranza – a proposito delle celebrazioni per l’unità d’Italia. Su un punto gli italiani nel mondo, oltre ogni logica di appartenenza, sono assolutamente e fermamente solidali: l’unità della nazione, il legame nazionale che ci unisce, dal nord al sud, la nostra italianità che è modernamente ancorata a modelli di integrazione e di valorizzazione delle culture e delle storie degli altri.

Siamo preoccupati dalla incapacità del Governo di rispondere ai problemi del Paese in relazione alla crisi economica, di rispondere alle attese del mondo del lavoro, alle esigenze delle nuove generazioni. Siamo preoccupati dalla stagione dell’attesa, dalla lenta ed inesorabile attesa della “crisi di Governo” e delle elezioni anticipate.

La stagione dei tagli, a tutti i capitoli di bilancio che riguardano gli italiani nel mondo, è stata inaugurata dal Governo Berlusconi con la prima finanziaria. Abbiamo poi avuto la stagione delle discriminazioni – basti pensare al mancato esonero ICI sulla prima casa che ha riguardato tutti fuorché gli italiani all’estero – ricordo a questo proposito che il Governo Prodi aveva esteso l’ulteriore detrazione ICI anche agli italiani nel mondo – e i tagli all’editoria – in cui si sono salvati i quotidiani editi in Italia ma non quelli all’estero, penalizzati dalle scelte di Governo e maggioranza.

Oggi – ha continuato l’On. Fedi – abbiamo la stagione dei mancati impegni – basti ricordare le detrazioni fiscali per carichi di famiglia – stiamo arrivando alla scadenza e Governo e maggioranza tacciono.

Nel frattempo siamo nel bel mezzo della stagione delle finte riforme – basti pensare che davanti al tema della diffusione della lingua e della cultura nel mondo, davanti alle questioni pensionistiche – tra cui la sanatoria indebiti, con l’INPS che ha un forte avanzo di cassa – oppure gli Istituti di cultura, o gli investimenti per le nuove generazioni di cui tanto si parla –Governo e maggioranza scelgono invece di spingere su una brutta riforma di Comites e Cgie, contestata dai rappresentanti delle nostre comunità.

L’azione del Governo ha tentato di indebolire e delegittimare Comites e Cgie e con l’ennesima proroga si condanna la rappresentanza degli italiani nel mondo ad un periodo di purgatorio in attesa di una riforma che intanto è bloccata al Senato, con la Commissione bilancio che non intende aumentarne la dotazione di bilancio – uno dei pochi miglioramenti illustrati dal relatore di maggioranza e dal Governo – e bloccata in Commissione Affari esteri anche perché si pensa di riformare le regole con cui si eleggono i Comites, le stesse della 459 del 2001 con cui si eleggono i Parlamentari.

In sostanza siamo tornati al punto di partenza, la nostra posizione dall’inizio: rinnovare gli organismi di rappresentanza alla scadenza (2009), con la legge attualmente in vigore, fare le riforme -  tra cui quella costituzionale che riduce il numero dei parlamentari e introduce il senato delle Regioni – e modificare le regole del gioco. Pur di non darci ragione Governo e maggioranza preferiscono lo scontro e propongono un’ennesima proroga. Noi diciamo si al confronto, sempre, anche quando l’arroganza della maggioranza rischia di indebolire tutti gli italiani nel mondo. De.it.press

 

 

 

 

 

Ecofin a Bruxelles, malore per Schäuble. Ricoverato il ministro tedesco

 

BRUXELLES - Era arrivato nel cortile del palazzo del Consiglio Ue per partecipare alla delicatissima riunione dell'Ecofin convocata per varare il piano salva-euro. Ma il 67enne ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, costretto dal 1990 su una sedia rotelle dopo l'aggressione di uno squilibrato, non è mai sceso dalla sua auto, colpito da un improvviso malore che ha richiesto un suo immediato ricovero in ospedale. A causarlo sarebbe stata la reazione allergica a un nuovo farmaco. Subito è intervenuta un'ambulanza che lo ha trasportato in un ospedale bruxellese, dove è tuttora ricoverato. Anche se il suo portavoce ha rassicurato sulle sue attuali condizioni, spiegando come il ministro sia cosciente e stia bene «considerate le circostanze». Non è la prima volta che negli ultimi mesi Schäuble accusa dei malori, dopo aver subito ad inizio anno un'operazione. L'ultima volta era stato ricoverato tra marzo ed aprile per alcune settimane. Alla riunione dell'Ecofin in corso a Bruxelles è dunque arrivato per sostituirlo il ministro tedesco degli interni, Thomas de Maiziere. (Ansa 9)

 

 

 

Coordinamento Germania: senza diritti sindacali i contrattisti locali degli IIC

 

C'è ancora bisogno di aggiungere qualcosa al comunicato stampa dell'On.Marco Fedi? Al di là di ogni steccato politico, non possiamo non rilevare un profondo disinteresse per tutto ciò che è Italia all'estero da parte di questa coalizione di governo. Sembra ci sia quasi un astio ed un progetto nella fredda regolarità con la quale vengono affondati tutti i provvedimenti che potrebbero rivalutare - ed in qualche modo migliorare - non solo le condizioni lavorative della nostra categoria di impiegati a contratto del MAE ma anche il valore dell'Italianità all'estero in senso lato. Il valore culturale, sociale e sopratutto economico degli Italiani all'estero viene sminuito, rintuzzato, rimpicciolito fino quasi all'annullamento. O peggio: una palla al piede della quale si farebbe volentieri a meno.

E noi rientriamo - che lo si voglia o no - in questa concezione di ridimensionamento messo in atto dagli attuali attori politici. Ne saremmo un pò complici se ce ne stessimo zitti.

Vorremmo aggiungere un'altro punto di riflessione, una questione preoccupante e sentitissima: la qualsiasi mancanza di diritti sindacali (e di conseguente tutela sul lavoro) per il personale a contratto a legge locale. Un'ingiustizia ed un'arbitrarietà in parte riconosciuta mediante la presentazione di un apposito progetto di legge (PDL 717) che langue da mesi in commissione esteri del Senato. Questa è una battaglia di civiltà alla quale non possiamo sottrarci e che continueremo ininterrottamente a richiamare e sottolineare in tutte le sedi. Vi terremo informati e richiederemo la vostra solidarietà per tutte quelle azioni di sensibilizzazione che il nostro Coordinamento ed il sindacato più rappresentativo della nostra categoria (Unsa Consal Esteri) vorranno intraprendere.

Coordinamento contrattisti IIC: Cristina Rizzotti (Stoccarda), Nicola Fresa (Amburgo), Beppe Scorsone (Monaco di Baviera)

 

 

 

“L’italiano all’estero: strategie di promozione e tutela”

 

Intervenuti il sottosegretario Alfredo Mantica e il direttore generale Dgiepm Carla Zuppetti. I saluti dei rappresentanti di Mae, Miur, Camera deputati e Unesco. Lavori presieduti da Franco Narducci

 

  ROMA – Le strategie di promozione e di tutela della lingua italiana all’estero al centro del convegno organizzato giovedì 6 maggio a Roma, presso la Sala delle Colonne di Palazzo Marini, dalla Società Dante Alighieri e dai parlamentari eletti nella circoscrizione Estero.

  Un incontro con gli attori istituzionali protagonisti della diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo per fare il punto della situazione attuale ed avviare l’elaborazione di nuove e innovative strategie.

  A presiedere il convegno Franco Narducci, deputato eletto nella ripartizione Europa e vice presidente della Commissione Affari esteri della Camera, il quale ha ricordato, aprendo i lavori “il potenziale costituito, per la diffusione della nostra lingua, dal grandissimo numero di connazionali residenti all’estero”, raggiunto attraverso oltre un secolo di storia migratoria. “Connazionali che hanno preservato la dimensione comunitaria – segnala Narducci – proprio grazie alla lingua italiana”. Il vice presidente si chiede se essi, insieme alle altre realtà coinvolte nella tutela e nella promozione della lingua – le strutture diplomatico-consolari, gli organismi di rappresentanza dei connazionali (Comites e Cgie), le scuole italiane, gli enti gestori, le circa 10.000 associazioni rilevate nell’ultimo censimento elaborato in proposito – “siano in grado di affrontare le sfide del futuro, di proporre soluzioni e programmi che consentano in particolare alle giovani generazioni di avvicinarsi alla lingua dei padri”.

  Per Narducci, infatti, “nonostante la ricchezza di questo capitale immateriale, la lingua italiana sta perdendo posizioni nella classifica delle lingue parlate e studiate all’estero, lasciando spazio a lingue e culture di Paesi emergenti” sullo scenario internazionale (cinese e arabo, come verrà ribadito più volte nel corso della mattinata in più interventi). Egli ricorda che la promozione linguistica “accompagna in tutto e per tutto il sistema economico del Paese” nella sua proiezione verso l’estero, segnalando la necessità di rilevare se “le dinamiche di diffusione della lingua nelle nostre collettività all’estero rispondano a politiche organiche oppure piuttosto ad un pericoloso ripiegamento” del settore su se stesso, distante dall’articolazione di una strategia sistemica, più volte richiesta dai parlamentari eletti all’estero, Comites e Cgie. 

  Narducci evidenzia infine la necessità di una riforma complessiva del quadro normativo sulla materia “capace di rilanciare le politiche indirizzate ai connazionali, per fare in modo che in futuro, oltre ai cognomi italiani, si conservino all’estero l’attaccamento ai valori, alla cultura e all’identità italiana, veicolati proprio attraverso la conoscenza della nostra lingua e cultura”.

  Un arretramento della capacità di attrattiva esercitata dalla lingua italiana all’estero – non solo tra i  connazionali – viene segnalata anche da Ornella Scarpellini, dirigente scolastico del Mae che saluta i presenti in rappresentanza di Valentina Aprea, presidente della Commissione cultura della Camera dei Deputati. “Un’azione di difesa e tutela della nostra lingua si sostituisce più spesso alla strategia promozionale. Si tratta di un’azione conservativa che oggi non basta più – afferma. – La stessa emigrazione italiana all’estero chiede qualcosa di più, pur nel quadro di ristrettezze economiche seguite alla crisi finanziaria”.

  Un saluto ai presenti anche da parte del presidente della Società Dante Alighieri Bruno Bottai, che ricorda “il forte elemento di ricerca identitaria alla base dell’interesse per l’italiano manifestato dai discendenti degli emigranti provenienti dal Sud America e dagli Stati Uniti”, ma “nuovi capitoli” e “rinnovate curiosità” per l’Italia manifestano “aree geografiche lontane, come la Cina, o prossime, come il Mediterraneo e i Balcani”. “Una rinnovata voglia di italiano che si accompagna naturalmente alla richiesta di non sbarrare le porte a chi desidera venire far noi. Per molti – evidenzia Bottai – noi siamo la porta verso l’Unione Europa”.

  L’opportunità di fare il punto sul cammino svolto per la promozione della lingua italiana all’estero e il tentativo di immaginare nuovi percorsi di impegno per il futuro vengono rilevati anche dal sottosegretario al Mae con delega per gli italiani all’estero Alfredo Mantica, che richiama la domanda di una maggiore conoscenza linguistica e culturale significativamente formulata dalle giovani generazioni nel corso della Prima conferenza dei giovani italiani nel mondo.

  “Un obiettivo, quello della promozione linguistica e culturale del nostro Paese all’estero, – ha detto Mantica – che lo stesso Frattini ha definito primario e fondamentale, per coloro che sono italiani o di origine italiana, ma anche per coloro che amano l’Italia e la nostra cultura”. Per Mantica, la promozione linguistica va inquadrata in un “quadro armonico di interventi di politica culturale condivisa tra le parti e adattata ai diversi contesti di destinazione”. Tra le azioni da potenziare “un maggior coinvolgimento dei giovani in Europa affinché essi intraprendano gli studi nel nostro Paese, la comprensione che l’italiano non è solo un cemento per l’identità nazionale – prosegue il sottosegretario – ma rappresenta una necessità anche in vista del miglioramento dei nostri rapporti economici e commerciali, specie con le aree più vicine, come i Balcani, area strategica prioritaria, e il Mediterraneo”. Mantica sottolinea poi come sia indispensabile “razionalizzare” le modalità attraverso cui la lingua italiana viene insegnata all’estero, grazie ad accordi stipulati con le istituzioni scolastiche locali – e che hanno dato risultati soddisfacenti, come a Wolfsburg (in Germania) o in Svizzera – oppure considerando specifiche esigenze, come quella dei Paesi anglofoni extraeuropei, con una forte e tradizionale presenza italiana, “in cui occorre far conoscere l’Italia contemporanea, oltre che la nostra lingua”. Importanti, oltre alla qualità degli interventi, il raccordo con le Regioni, la formazione degli insegnati, il miglioramento del sistema delle certificazioni,  “la consapevolezza delle scelte didattiche degli insegnanti, l’utilizzo delle nuove tecnologie e il proseguimento dei rapporti interunivesitari”.

  Il direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Mae, Carla Zuppetti, ha ricordato l’importanza del quadro normativo per gli interventi di promozione e tutela della lingua tra gli italiani all’estero rappresentata dalla legge 153 del 1971, “oggi vetusta, - ha detto - ma che ha saputo dimostrarsi quanto mai flessibile alla prova dei fatti, evitando sovrapposizioni e consentendo interventi misurati alla diversità dei contesti geografici”. Carla Zuppetti ha ricordato che sono circa 24.000 i corsi d’italiano attivati all’estero nell’anno scolastico 2008-09, per un totale di circa 410.000 studenti, “cifre che indicano il peso degli interventi – afferma, pur con una diminuzione rispetto agli anni precedenti, visti i tagli del capitolo di bilancio ad essi destinato. Tagli che hanno spinto il Mae ad “un riassetto degli interventi – ha proseguito la Zuppetti, - concentrati ora soprattutto nei corsi istituiti presso gli istituti del sistema scolastico locale, tralasciando invece i corsi per adulti”, su cui si ipotizza un intervento degli IIC. “I corsi inseriti nel sistema di istruzione in loco sono in aumento, in controtendenza, in Europa e in Brasile – segnala il direttore generale, evidenziando un loro incremento nei Paesi in cui più forte è stata l’emigrazione italiana. Incide essenzialmente per Carla Zuppetti sul successo e l’incisività degli interventi formativi “tener conto della realtà in cui essi vanno inseriti e incardinare l’apprendimento dell’italiano nei sistemi scolastici del Paese estero”.

  Per la Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale del Mae interviene Maria Romana Destro Bisol che ricorda “strutture e risorse umane indispensabili” per la promozione culturale all’estero – IIC, scuole, lettorati etc. – “la cui gestione può essere migliorata e sicuramente potenziata”. Tra le strategie utili all’efficacia dell’insegnamento dell’italiano all’estero, aggiunge “il collegamento dei vari livelli di apprendimento, dai più precoci sino al livello universitario e, ancor più essenziale, la formazione dei docenti”. Suggerisce infine, la progettazione e la sperimentazione di un corso di italiano interamente online e una valutazione della conoscenza linguistica anche entro il quadro normativo in materia di cittadinanza italiana.

  L’impegno per l’inserimento della lingua italiana nei programmi curriculari degli istituti scolastici di molteplici Paesi esteri è stato ribadito da Anna Piperno della Direzione generale per gli ordinamenti scolastici del Miur. “Occorre verificare però di volta in volta la flessibilità o meno dei diversi sistemi scolastici e formulare programmi in grado di competere con le seconde lingue tradizionalmente più studiate in loco – afferma. Tra gli ultimi accordi siglati, quello con la Spagna per la presenza di una scuola bilingue, mentre in Francia è prevista la possibilità di conseguire un doppio diploma. Consolidata la presenza nell’Europa dell’Est, mentre tra le richieste più inaspettate è giunta recentemente quella di Cipro, di cui si segnala la domanda di insegnanti di lingua italiana e di informazioni sui livelli di certificazione sulla conoscenza della lingua.

  Si sofferma sulla tutela della diversità linguistica Lucio Savoia per la Commissione nazionale italiana presso l’UNESCO, il quale illustra la iniziative promosse in questo senso dall’Organizzazione internazionale, alla luce degli allarmanti risultati di alcune ricerche condotte in proposito che ipotizzano la scomparsa di circa la metà delle lingue oggi parlate nel mondo entro la fine di questo secolo. Viviana Pansa-Inform

 

 

 

 

Congelato il lettorato MAE presso l’università di Mannheim

 

Un’interrogazione per revocare il congelamento del lettorato MAE a Mannheim

“Scongiurare urgentemente questo spreco di potenziale culturale e produttivo”

 

Roma - “Questo Governo sta smantellando la grande ricchezza dell’Italia nel mondo: la cultura e la lingua italiane”. A lanciare l’allarme è l’on. Laura Garavini (PD) per la quale “i tagli al contingente scolastico decisi di recente dal Ministero degli esteri rischiano di compromettere seriamente il futuro dell’offerta cultura dell’Italia all’estero”.

 

Nella città tedesca di Mannheim, in particolare, “il congelamento del lettorato presso l’università rappresenterebbe una grave perdita non solo per la popolazione italiana residente che costituisce ben un quinto degli abitanti ma anche per tutta una serie di studenti tedeschi italofili che potrebbero rappresentare uno straordinario indotto per lo sviluppo economico del nostro Paese”, denuncia la deputata eletta nella ripartizione elettorale Europa. “Dopo l’eliminazione, nell’arco degli ultimi anni, di tutta una serie di servizi vitali per i cittadini italiani (come la soppressione dei corsi di lingua, la chiusura degli uffici didattici e dell’agenzia consolare prevista per l’agosto 2010) la città di Mannheim non avrà più alcuna rappresentanza italiana”.

 

In un’interrogazione parlamentare, la Garavini insieme ai colleghi Bucchino, Porta e Fedi invita il MAE “a revocare la decisione disposta per la sede di Mannheim, garantendo così la continuità dell’insegnamento dell’italiano”. “Un intervento in questo senso sarebbe anche nell’interesse dell’impresa Italia”, aggiunge la deputata, “visto che Mannheim, punto nevralgico nel bacino del Rhein-Neckar, ha un’importanza strategica dal punto di vista delle relazioni commerciali con la Germania ed è sede di importanti industrie come la Boehringer o la BASF che sono state spesso preziosi sponsor di iniziative italiane e bacini di rapporti economici, turistici e sociali con il nostro Paese”. De.it.press

 

 

 

A Viernheim meeting europeo sul volontariato, con la gemellata Rovigo

 

Viernheim – Nell’ambito della Settimana d’Europa Assia si tiene dal 7 ad oggi 10 maggio l’Incontro di cittadini del comune di Viernheim e delle sue città gemellate “Giornata d’Europa 2010-L’Europa vive dall’impegno volontario dei suoi cittadini”. Un meeting per confrontarsi sul volontariato.

Tra le città gemellate con Viernheim anche Rovigo (Polesine, Veneto), che partecipa al meeting con una delegazione di una quarantina di 40 persone, guidate dal sindaco Fausto Merchiori e dall’assessore ai Gemellaggi Giovanna Pineda.

“Abbiamo aderito ad un progetto europeo con la città di Viernheim – spiega l’assessore Giovanna Pineda - dove ieri domenica 9 maggio si è festeggiata la giornata del volontariato. Abbiam partecipato ad un confronto importante con diverse realtà, un arricchimento per tutti, condiviso con la nostra città”.

Tra i temi che affrontati, anche quello del mutuo-aiuto, pratica ormai largamente diffusa in Germania. Scopo principale della giornata di ieri domenica 9 maggio, come ha aggiunto Daniela Scarparo responsabile dell’ufficio Gemellaggi, è stato il confronto sulle esperienze in campo tra i paesi di Germania, Italia, Francia e Polonia, un modo per condividere problemi, risorse e obiettivi.

Il meeting europeo riveste un ruolo di grande importanza nel settore del volontariato, dello scambio di esperienze e nella condivisione di prospettive di lavoro differenti; il Comune di Rovigo si è impegnato nel parteciparvi rinforzando i già profondi legami con la città gemellata di Viernheim

A questo evento europeo, il Comune di Viernheim ha invitato, oltre a Rovigo, Franconville, Haldensleben, Potters Bar, Satonevri. È infatti presente anche la delegazione africana del Burkina Faso, formata da 7 rappresentanti, che saranno a Rovigo, da oggi 10 al 15 maggio, ospiti dell’ACSA,  per i progetti e gli impegni futuri. Inform, de.it.press

 

 

 

 

“Bayern und Italien” in onda sulla TV bavarese lunedì 10 e lunedì 17 maggio

 

Monaco di Baviera. Nell’ambito delle manifestazioni dedicate alla mostra Baviera – Italia (Füssen e Augsburg 21 maggio - 10 ottobre 2010), è stata presentata giovedì 6 maggio presso l'Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera la prima visione dei documentari prodotti dalla Bayerischer Rundfunk  »Bayern und Italien«  parte prima: »Der Drang nach Süden« (del Dr. Engelbert Schwarzenbeck) e parte seconda: »Zwischen Sehnsucht und Hoffnung« (del  Dr.   Bernhard Graf), entrambi della durata di 45  minuti.

 

Gli organizzatori della prima visione sono stati il Bayerischer Rundfunk e l'Istituto Italiano di Cultura, presenti gli autori dei documentari.

 

La Baviera e l'Italia - nonostante tutte le differenze - sono protagoniste di una storia lunga 2000 anni, fatta di comunanze e di reciproche ispirazioni. Attraverso un tour nel passato comune si analizzano esempi pregnanti e tracce della Baviera in Italia e tracce dell’Italia in Baviera.

 

La prima parte del documentario »Bayern und Italien« verrà trasmessa dalla Bayerisches Fernsehen lunedì 10.5.2010 alle ore 22.30, mentre la seconda parte sarà trasmessa lunedì 17.5.2010 sempre alle ore 22.30. de.it.press

 

 

 

 

La politica dell’integrazione a Francoforte. Le iniziative della Europa Liste

 

Attualmente a Francoforte si discute molto a livello politico sull’integrazione. L’Europa Liste da anni si batte per l’integrazione e ha sempre puntualizzato tutte le discriminazioni palesi o sistemiche che ancora si trovano a Francoforte.

Abbiamo condotto una lotta spietata contro tutte le forme di discriminazioni, dalla scuola al problema degli anziani. Purtropo i risultati positivi arrivano col contagocce, ma l’importante è che si ottengano dei progressi, e questi ci sono grazie anche al nostro impegno.

La città di Francoforte ha pubblicato recentemente uno studio dal titolo: “Concetto per una politica di Integrazione”. Con questo si vuole cambiare metodo di relazionare sulla politica integratoria. In futuro si vorrebbe in questo modo poter misurare e valutare i risultati concreti di questa politica.

Con orgoglio vi posso riferire che i primi che hanno rivendicato un tale modo di valutare eventuali progressi su questo campo è stata proprio la Europa Liste con una istanza (Numero 1270) presentata il 12.07.2005 dal titolo: “Es ist an der Zeit, einen anderen Integrationsbericht zu liefern”

(È ora di presentare la relazione sull’integrazione con un altro metodo)

Redigere questo nuovo concetto sull’integrazione e metterlo in discussione a Francoforte ha causato finora costi pari a oltre 140.000 €. Proseguire una politica rivolta a eliminare ingiustizie e favorire un’equa partecipazione dei migranti non si può ottenere senza mezzi finanziari. Quindi è necessario stanziare fondi per l’integrazione. Anche se questi 140.000 € sono stati spesi solo per la teoria, è stata comunque una spesa utile che noi condividiamo. Nel 2009 il governo ha approvato il bilancio per il 2010 e 2011. Quanti sono stati i fondi stanziati per l’integrazione? In questo caso noi ci aspettavamo fondi da utilizzare per progetti concreti.

 

Per saperlo ho presentato una domanda al governo nell’ultima seduta del Consiglio Comunale tenutasi il 29 aprile scorso.

 

La domanda è la seguente: “Der im Oktober 2009 vorgelegte Entwurf eines Integrationskonzeptes hat die Diskussion um die Integration aller in Frankfurt lebenden Migranten neu belebt.

Bislang belaufen sich die Kosten für diesen Entwurf auf 140.000 €, laut Aussage der zuständigen Dezernentin. Das Vorantreiben der Integration ist für die Gesellschaft sehr wichtig und konkrete Maßnahmen, um dieses Ziel zu erreichen sind ohne finanzielle Mittel nicht zu verwirklichen.

Ich frage daher den Magistrat: Wie hoch sind die finanziellen Mittel die der Magistrat im Etat 2010/11 bereitstellt und für welche konkreten Maßnahmen der Integrationspolitik sind sie eingeplant?” (1)

 

Ebbene la risposta è stata molto deludente. La città ha intenzione di stanziare i primi fondi per progetti concreti a partire dal 2012. Non è una vergogna questa?

La città di Francoforte ha una popolazione che per il 40% è composta da cittadini di origine straniera. A parole l’integrazione per il governo cittadino è una politica prioritaria ma nei fatti se non li incalziamo noi succederà ben poco. Se non stiamo attenti noi stessi tante discriminazioni perdureranno ancora nei tempi.

Per questo si rende necessario un impegno politico nostro. Noi dobbiamo essere attori politici. Dipende soprattutto da noi stessi se riusciamo a migliorare la nostra situazione e quella dei nostri figli e ad avere più diritti.

Sulla pagina web della Europa Liste (al punto”Newsletter) potete leggere il discorso con il quale ho aspramente criticato questa politica da parte della città.

 

La prossima riunione per discutere sulla politica Comuale si terrà il giorno

11 maggio, martedì alle ore 18,00 nei locali della Europa Liste, presso la FAG

Bethmannstr. 3, Pianoterra sulla sinistra. Si prega di confermare la presenza per mail (raiola@web.de) o telefonando a Raiola Nicola, 0172 -1785780.

Nella prossima riunione parleremo dell’integrazione intesa come partecipazione equa di tutte le persone alla vita politica, sociale, economica e culturale di Francoforte.

Inoltre un partecipante esporrà un problema serio del proprio quartiere dovuto alla presenza di una ditta che ricicla i rifiuti e che è insidiata in pieno centro abitato.

 

Cercheremo di trovare una soluzione a tale problema. Poi si discuterà di strategie in vista dei prossimi appuntamenti elettorali a Francoforte che per noi sono molto importanti e dai quali non vogliamo essere esclusi.  Per ultimo formeremo un gruppo di lavoro per redigere il prossimo volantino informativo.

 

(1) “La bozza del concetto sull’integrazione presentata nell’ottobre scorso ha riportato in primo piano la discussione sull’integrazione a Francoforte.

Finora questo concetto è costato più di 140.000 €, come ha riferito l’assessore competente. Favorire il processo di integrazione è molto importante per la società. Progetti concreti per perseguire questo fine non si possono ottenere senza risorse finanziarie. Di conseguenza chiedo alla Giunta Comunale: Quante risorse finanziarie sono state stanziate nel bilancio per il 2010/2011 e per quali progetti concreti?”

Luigi Brillante  (de.it.press)

 

 

 

 

Protesta dei lavoratori davanti alla Behr di Stoccarda. In pericolo il lavoro di molti italiani

 

In pericolo sono 380 posti di lavoro. Dei minacciati da licenziamento il 70% sono stranieri fra i quali molti italiani. L’azienda, che produce principalmente radiatori e componenti di motori, ha deciso la chiusura dello stabilimento n. 8 in cui vi lavorano 200 operai e la riduzione di 180 posti di lavoro nell’amministrazione e nel reparto della ricerca e dello sviluppo

Sindacato IG-Metall e consiglio di fabbrica della Behr non hanno difficoltà a mobilitare le maestranze. Ormai si è sul piano del confronto per indurre i vertici aziendali a rivedere la decisione di chiusura che mira a consegnare alla disoccupazione questi 380 lavoratori.

La tendenza è di trasferire le produzioni nella Repubblica Ceca, ove la manodopera costa ancora molto meno e gli investitori stranieri godono di particolari benefici per la creazione di posti di lavoro.

Il caso della Behr di Stoccarda-Feuerbach è uno dei tanti casi del Baden-Württemberg. La crisi del lavoro è ormai inarrestabile anche in questo land, un tempo il più potente dei “4 Motori per l’Europa” insieme con Catalonia, Alpe Rodano e Lombardia.

Il contraccolpo del settore dell’auto, fortemente accusato da Opel, Mercedes, Porsche e BMW, si riflette inevitabilmente su tutti i settori dell’indotto: da quello elettrico/elettronico a quello metalmeccanico.

Nonostante la ripresa degli ordini, registrata in questi ultimi mesi in casa Mercedes, BMW e Bosch tanto da concordare con le rappresentanze dei lavoratori anche turni per il fine settimana, si assiste quotidianamente a chiusure di interi reparti produttivi o comunque a trasferimenti di produzioni.

La grande Germania quale “terra promessa” per un futuro migliore, almeno per diversi nostri connazionali pare volgere al tramonto.

Alcune esperienze ci vengono raccontate al microfono da lavoratori sindacalmente molto impegnati in seno alle aziende. Clicca su http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=6353102/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/11m4mki/index.html

Tony Màzzaro, SWR International/Sezione italiana (de.it.press)

 

 

 

Il direttore dell’Ansa a Berlino sul tema "Potere e Informazione - informazione e potere"

 

Berlino - Il Centro Italiano della Libera Università di Berlino, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura, presenta la conferenza di Giulio Anselmi, Presidente dell’ Agenzia ANSA, sul tema "Potere e Informazione - informazione e potere", in programma martedì 11 Maggio prossimo alle ore 18 presso il centro Seminari della Libera Università di Berlino. La conferenza, che si inserisce nell’ambito della serie di incontri con i principali protagonisti della stampa italiana, sarà introdotta dal Prof. Angelo Bolaffi dopo i saluti del Prof. Dr. Klaus W. Hempfer.

Con il tema "Informazione e potere" Anselmi tocca un punto sensibile del giornalismo italiano. Una democrazia che si trova a vivere in campagna "persistente", mette il sistema dei media nelle condizioni di "non liberarsi delle tentazioni del potere nella politica e nell'economia.".

Il genovese Giulio Anselmi, nato nel 1945, è uno dei giornalisti italiani più autorevoli. Durante gli studi di giurisprudenza scrive per un giornale locale, poi, nel 1969, si trasferisce al quotidiano "La Stampa"" di Torino, ma, la sua carriera è iniziata nel settimanale Panorama. Dopo aver lavorato con altri giornali, nel 1997-1999 è direttore all'agenzia di stampa ANSA, la principale agenzia di notizie italiane; nel 2002 diventa direttore del settimanale L'Espresso, da dove, nel 2005, si trasferisce nuovamente, questa volta da direttore, al quotidiano "La Stampa". Dal 2009, ha l’incarico di Presidente dell’ANSA.

Nella stesse serie di incontri sono stati già ospitati Ezio Mauro, direttore de "La Repubblica", Giuliano Ferrara, direttore de "Il Foglio" e Mario Calabresi, direttore de "La Stampa". (aise) 

 

 

 

 

Stoccarda. Martedí 11 maggio azione della SWR International per l’apprendistato

 

Stoccarda - Martedí 11 maggio dalle ore 16 alle ore 18 la Redazione della SWR International offre la possibilità ai giovani in cerca di un posto di apprendistato di poter contattare direttamente degli esperti del settore. Chiamando il numero verde 08000 929 – 900 vi risponderanno:

 Hans-Jörg Zimmermann, consulente dell’orientamento professionale dell’Agenzia del lavoro di Stoccarda; Muhammet Karatas, consulente della Camera dell’Industria e Commercio di Stoccarda; Bertram Pelkmann, consulente della Camera dell’Artigianato; Bernd Runge, coordinatore per la formazione professionale con delega del governo federale. A loro potete rivolgere qualsiasi domanda sulle possibilità di apprendistato in ogni settore dell’economia.

Tony Màzzaro SWR International/Sezione italiana (de.it.press)

 

 

 

 

 

L’Aalto Ballett Theatre Essen ha inaugurato il festival ParmaDanza 2010

 

Parma- È stato l’Aalto Ballett Theatre Essen, attualmente tra le migliori compagnie di balletto della Germania, ad inaugurare il festival ParmaDanza 2010 del Teatro Regio, con uno dei più celebri titoli di Roland Petit, Coppélia, attesissimo dopo molti anni di assenza dalle scene e presentato in prima nazionale giovedì 6 e venerdì 7 maggio 2010 alle ore 20.

Creato dal coreografo francese nel 1975 per il suo indimenticato Ballet de Marseille, il balletto guarda al capolavoro romantico di Arthur Saint-Léon, conservandone la scintillante partitura musicale di Léo Delibes e l’ispirazione fantastica dal racconto di E.T.A. Hoffmann. Nella versione di Roland Petit la vicenda originale, trasferita in una città di guarnigione dove amoreggiano soldatini e damine, si anima del brioso ésprit della belle époque, tra fiumi di champagne e giri di valzer, virtuosismi in tutù e pas de deux sulle punte. Protagonista l’eccentrico fabbricante di automi dottor Coppelius (interpretato a suo tempo, indimenticabilmente, dallo stesso coreografo), che ora diventa un gentiluomo in frac "très charmant": innamorato della sua creatura, la bambola Coppélia, si lascia ingannare dal fascino civettuolo della bella Swanilda.

Scrive Roland Petit in una nota alla creazione del balletto: "L’idea centrale è semplice: Coppélia viene creata da Coppélius ad immagine di Swanilda. Coppélius ama Swanilda. Tuttavia scappa da lei mentre Franz la cerca ardentemente con lo sguardo e la trova. La felicità di tutti si intreccia con l’elemento del tradimento. (…) Mi sono sempre immaginato un’altra Coppélia. Di anno in anno quest’altra idea di Coppélia mi ha accompagnato e mi ha portato alla convinzione che la mia Coppélia, la mia visione di questo balletto, non è sbagliata. È soltanto il mio modo di prendere parte a questo balletto. (…) Questo "balletto pantomima", rappresentato per la prima volta nel 1870, mi sembra molto attuale nel suo significato e nel meccanismo con cui la musica e la storia sono costruite. I protagonisti incarnano una serie di gesti, impulsi, cambiamenti e ironie che potrebbero essere isolate dal loro contesto. (…) Ho scelto fin dall’inizio una scena lineare che faccia emergere la singolarità della relazione tra Coppélius, Swanilda e Frantz. C’è un fascino infinito e una strabiliante attualità nella loro relazione, che li rende tutti uguali: due eroi e un’eroina invece del solito singolo eroe. Credo che la mia versione si avvicini alla concezione poetica originale di Hoffmann".

Attualmente diretta dal coreografo olandese Ben van Cauwenbergh, alla brillante compagnia della città della Ruhr spetta l’onore di un riallestimento molto atteso, che dopo il recente debutto nel teatro di Essen progettato da Alvar Aalto si prepara alla prima italiana sul palcoscenico del Teatro Regio. A ridare vita al balletto di Roland Petit ha contribuito la presenza speciale di Luigi Bonino negli eleganti panni di Coppelius. Il ballerino italiano, leggendario protagonista dei grandi balletti di Petit e oggi suo assistente personale, è tornato eccezionalmente in scena in un ruolo che gli calza a pennello. Accanto a lui due giovani talenti dell’Aalto Ballett Theater Essen: la francese Adeline Pastor nelle vesti della capricciosa Swanilda e il brasiliano Breno Bittencourt nella parte dello scapestrato.

Nell’ambito de "La danza dietro le quinte", ParmaDanza rinnova inoltre l’abbraccio ai più piccoli con "La danza incontra i bambini", un’iniziativa realizzata grazie alla collaborazione di Aalto Ballett Theater Essen, che ha inaugurato il cartellone delle attività collaterali: giovedì 6 maggio 2010, nella Sala di scenografia del Teatro Regio i più piccoli, assieme agli appassionati più grandi, hanno scoperto i segreti del balletto Coppélia di Roland Petit insieme ai ballerini dell’Aalto Ballett Theater Essen. I bambini, assieme il pubblico dei più grandi, libero di intervenire, si sono divertiti a conoscere la favola della bambola animata e del suo bizzarro creatore direttamente dai protagonisti del balletto. (aise, de.it.press) 

 

 

 

 

Narducci (Pd): "Dal governo nemmeno l’ombra di iniziative serie"

 

'Non è solo una questione di tagli finanziari. Il Cgie è stanco di vedere cadere nel vuoto, da due anni, le sue proposte. Uscire dalla sala è stato un atto di protesta civile e disciplinato', dice il parlamentare PD eletto all’estero - di Barbara Laurenzi

 

Roma - Continuano le accuse all’esecutivo, incapace, secondo il deputato Pd Franco Narducci, di prendere in esame le proposte del Cgie.

Incontrato a margine della plenaria svolta alla Farnesina, Narducci sostiene che “gli organismi di rappresentanza vanno riformati” ma non cancellati e, smentendo le voci pessimistiche, ricorda che “in ogni parte del mondo, oggi, si copia il modello italiano”.

Onorevole, non ascoltare il discorso di Mantica è stato un atto di protesta o di non-dialogo?

"Credo che il Cgie sia stanco di vedere cadere nel vuoto, da due anni, le sue proposte. Uscire dalla sala è stato un atto di protesta civile e disciplinato, con un’adesione del 98 per cento per manifestare contro le politiche del governo e una serie di adempienze".

Il problema principale rimane quello dei tagli?

"Non è solo una questione di tagli finanziari, il fatto è che non si vede l’ombra di iniziative serie".

 

 La rappresentanza degli italiani all’estero è avviata verso il tramonto?

"Penso di no, in ogni parte del mondo, oggi, si copia il modello italiano. L’Europa si è accorta della validità del nostro rapporto con gli italiani all’estero e non penso che questa era sia destinata a chiudersi.

Il Cgie non le sembra un organismo superato?

"Che il Cgie vada riformato è fuori discussione ed è stato esso stesso a proporre una propria riforma. Il problema è che tipo di riforma: bisogna capire se mantenere un organismo puramente simbolico o trasformarlo in qualcosa di diverso da quanto si è visto oggi".

Lei propone di riformare ma senza sostituire quello che già esiste?

"È molto difficile immaginare una forma di rappresentanza diversa, ogni organismo si differenzia per le funzioni che incarna e i compiti che svolge. È qui che dobbiamo guardare per una riforma complessiva".

Lei ha accennato a quanto l’Europa stia riprendendo il modello italiano. Che, però, sarebbe vicino alla fine secondo quanto si vocifera nei corridoi parlamentari…

"Le voci pessimistiche si rincorrono dal 2006. L’Italia è il Paese dei campanilismi e questo si riflette anche nel nostro settore". Italia chiama Italia

 

 

 

 

Ctim. Il Segretario Generale On. Mirko Tremaglia incontra alcuni dirigenti di varie parti del mondo

 

Roma – Il 29 aprile, nella storica sede del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, si è tenuto un incontro fra il Segretario Generale, On. Mirko Tremaglia, ed alcuni dirigenti del Ctim provenienti da varie parti del mondo.

 

Il Segretario Generale ha aperto la discussione con una breve cronistoria di quanto il Ctim ha fatto in questi anni per gli Italiani nel mondo, dalla legge sull’AIRE fino alla più recente e importantissima legge per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero.

A seguire ha affrontato il tema principale all’Ordine del giorno e cioè la rinascita ed il rafforzamento del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo. A questo scopo ha invitato tutti ad essere più presenti sul territorio delle nazioni che li ospitano, ricordando agli Italiani residenti all’estero la forte potenzialità che possono avere i loro rappresentanti alla Camera dei Deputati ed al Senato.

 

Con il suo immutato entusiasmo l’On. Mirko Tremaglia è riuscito a coinvolgere tutti i presenti che, ad uno ad uno, hanno espresso i loro punti di vista con grande partecipazione e spirito costruttivo.

 

Oltre ai delegati Ctim hanno partecipato alla riunione l’On. Giuseppe Angeli e il Sen. Raffaele Fantetti, parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero, che hanno descritto alcune delle Proposte di Legge per modificare la Legge 459/2001 presentate sia alla Camera che al Senato.

 

Su questo punto si è acceso un dibattito molto partecipato, con diversi e interessanti suggerimenti da parte dei presenti circa le eventuali modifiche da apportare alla legge sul voto agli Italiani all’estero che, come rilevato da alcuni, non possono essere uguali per tutto il mondo. A questo proposito, è stato giudicato necessario considerare almeno due opzioni differenti sulle modalità di voto, affinchè gli elettori possano scegliere.

 

Al termine il Presidente del Ctim, Giacomo Canepa ha riassunto tutte le problematiche riscontrate ed i suggerimenti, che alcuni dei presenti hanno dato, al fine di redigere uno schema di lavoro che aiuti il Comitato Tricolore a riprendere il suo glorioso cammino.

 

Concludendo la riunione l’On. Mirko Tremaglia ha ringraziato i presenti e, tra gli applausi, ha invitato tutti a proseguire e sostenere attivamente la storica battaglia dell’Italianità nel mondo.

 

 

 

 

A Liegi una serata sulla criminalità organizzata in Belgio. No alla chiusura del Consolato

 

Liegi - “Rompere il muro del silenzio e dell’omertà è il contributo più prezioso che i cittadini onesti possono dare per la lotta contro il regime illecito delle mafie, una battaglia che unisce la stragrande maggioranza degli italiani all’estero”. Lo ha affermato, convinta, l’on. Laura Garavini (PD) al termine di una serie di incontri con la comunità italiana di Liegi che si sono conclusi con la proiezione del film “Gomorra” e un dibattito sul tema della criminalità organizzata in Belgio. L’iniziativa promossa dal coordinatore del Gruppo Giovani del Comites di Liegi, David Teti, con il sostegno del presidente del Comites Domenico Bontempi, è stata l’occasione per contestare fermamente le recenti dichiarazioni del Presidente del consiglio italiano sui presunti danni all’immagine del Paese provocati da autori come Roberto Saviano. “Non sorprende che Berlusconi se la prenda ancora una volta con i protagonisti della lotta alle mafie, con chi racconta i meccanismi criminali”, ha detto la deputata eletta all’estero. La quale ha aggiunto: “Parlare di mafia non significa denigrare l’Italia bensì capire il problema per riuscire a risolverlo”. L’interesse da parte della comunità italiana “è un segnale prezioso in questo senso”, ha detto la Garavini. “Dimostra come tra la nostra gente all’estero sia sempre più diffusa la sensibilità al problema dell’internazionalizzazione delle mafie”.

 

In piazza la rabbia degli italiani per dire No alla chiusura del Consolato

“Ma il sottosegretario Mantica sa che il sindaco di Liegi e il presidente della regione hanno offerto una loro sede per ospitare il Consolato italiano?” “Come è possibile che a 70 mila italiani venga rubato il loro Consolato?” “Chi mi paga la giornata di ferie che dovrò prendere per andare a ritirare il mio passaporto a cento kilometri di distanza?” Queste alcune delle proteste degli italiani scesi in piazza davanti al Consolato di Liegi per dire No alla annunciata chiusura.

 

Anche l’on. Laura Garavini (PD), eletta dagli italiani in Europa, si è unita ai manifestanti per denunciare il fatto che “quello del Governo non è un piano di razionalizzazione bensì di smantellamento della rete consolare all’estero”. Preannunciando il suo intervento in aula sulla questione, la Garavini si è vista consegnare la valigia con la quale vent’anni fa un connazionale era arrivato a Liegi, una valigia “piena delle speranze degli italiani a Liegi per il mantenimento del loro Consolato”.

 

“Discriminare gli italiani all’estero in modo così palese significa dimenticare la storia, i sacrifici e i contributi che le nostre famiglie hanno dato per l’economia e lo sviluppo del nostro Paese fin dal dopoguerra”, così i manifestanti. “Ci aspettiamo che il Governo si assuma le proprie responsabilità e dia risposte a tutti quegli italiani che chiedono di non cancellare i loro punti di riferimento fondamentali”. De.it.press

 

 

 

 

 

Contro il finiano Di Biagio si scatena la rabbia di pseudopoliticanti dell’area

 

Roma  – “Si stanno moltiplicando delle assurde comunicazioni sul mio conto, trasmesse anche all’intera mailing list della Camera, Senato nonché del Governo attraverso le quali, alcuni referenti – dalla dubbia credibilità umana e politica - si sono arrogati il diritto di offendere e diffamare la mia persona ed il mio operato all’interno del settore e del partito”. Lo ha dichiarato in una nota Aldo Di Biagio Responsabile Italiani nel Mondo del PdL.

“Ho provveduto a depositare denuncia contro questi referenti, fautori di queste mail che stanno intasando la mailbox di colleghi e funzionari – spiega Di Biagio – e che certamente non stanno aiutando, con questo fare, a rafforzare e rinnovare la credibilità e l’immagine degli italiani oltre confine”.“Risulta alquanto grottesco il fatto che personaggi non iscritti al partito né tantomeno referenti di partito si facciano portatori di messaggi attinenti al mio operato nel partito – conclude -  un approccio dunque grossolano da parte di chi non conosce la politica, ambisce penosamente a farla, ma – ed i fatti lo dimostrano - ignora gli elementi basilari dell’approccio e del savoir-faire politico-istituzionale. Il mio invito è quello di non perdere mai la via del progetto comune di un PdL nel mondo, perché abbandonarsi ai personalismi e agli eccessi di esuberanza digitale fa male all’intero settore, soprattutto dinanzi agli occhi del Governo, con il rischio di essere fraintesi per marionette litigiose”.

 

 

 

 

 

L’on. Gianni Farina interviene su elezioni di Comites e Cgie. Nel disegno del Governo un eterno rinvio

 

Si tenta di vanificare con una contro riforma l’esperienza partecipativa e democratica degli italiani nel mondo. Tutti a Francoforte il 28 e 29 maggio a difesa degli organismi partecipativi della comunità italiana. Appello a considerare anche la possibilità di dimissioni in massa dagli organismi.

 

Il rinvio delle elezioni dei Comites e, conseguentemente, del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, al più tardi entro il 31 dicembre del 2012 (nessun errore: entro il 31 dicembre 2012!) approvato dal Consiglio dei Ministri con un Decreto Legge il 23 aprile scorso, è un atto talmente incredibile, e persino difficilmente criticabile, nel contesto di una normale razionalità esplicativa.

Il 31 dicembre 2012 nasconde l’inganno di un probabile ulteriore  rinvio alla primavera del 2013, momento in cui, e salvo incidenti di percorso (elezioni anticipate), si andrà al rinnovo del Parlamento repubblicano.

Quasi un vergognoso raddoppio di legislatura per incoraggiare la vanità di alcuni e umiliare i tanti che ancora credono al valore dell’impegno e della partecipazione democratica al servizio del popolo.

 

Lancio un appello a respingere la singolare opportunità di “restare in sella” per altri tre anni, prevedendo, eventualmente, anche la possibilità di dimissioni in massa dagli organismi. E un messaggio chiaro lo rivolgo al sottosegretario Mantica: la nostra dignità e la nostra storia valgono molto di più di un regalo avvelenato.

 

La scusante è nota: la necessità del riordino delle leggi istitutive degli organismi democratici degli italiani all’estero.

Ma quale necessità? L’attuale legge dei Comites è straordinariamente innovativa e moderna; alla legge del Cgie, in seguito alle elezioni dei Parlamentari residenti all’estero, bastano pochi e significativi aggiornamenti da introdurre attraverso la collaborazione tra il Cgie e il Parlamento.

 

Il riordino dall’alto, senza tenere conto dell’esperienza storica dell’emigrazione, è un’offesa per le lotte, la crescita democratica e la capacità propositiva in materia di leggi riguardanti la comunità italiana nel mondo.

In passato, anche nei momenti più difficili, nel rapporto tra governo in carica e rappresentanze degli italiani nel mondo, è sempre prevalso il rispetto reciproco delle rispettive posizioni politiche.

Le consultazioni periodiche dei Comites, il lavoro attento e appassionato del Cgie, la collaborazione con i parlamentari più attenti ai problemi della comunità italiana all’estero, hanno garantito sino ad ora, l’aggiornamento e l’ammodernamento delle leggi istitutive da parte del Parlamento repubblicano.

Nulla ostava al rinnovo di Comites e Cgie alla scadenza normale del 2009, se non la volontà di assestare un colpo alle rappresentanze democratiche della collettività italiana e allentare la tensione partecipativa.

 

Un attacco durissimo e in più direzioni, condotto in stretta collaborazione tra i rappresentanti politici e gli organismi amministrativi più retrivi del ministero degli Esteri.

 

Un inedito patto della Farnesina, culminato con l’attacco alle leggi istitutive e preceduto dalle cannonate distruttive ai finanziamenti delle attività dell’Italia all’estero.

Inutile ripetere ciò che è accaduto per i corsi di lingua e cultura, per la stampa italiana nel mondo e per l’insieme dei capitoli che ci riguardano, nonché lo smantellamento in atto della rete consolare, attenuata, qua e là, al seguito di estese proteste.

E per finire, l’attacco, persino dalle più alte cariche istituzionali (il presidente del senato Schifani) alla legge istitutiva per l’esercizio, attivo e passivo, del diritto di voto all’estero, in seguito allo scandalo Di Girolamo, dimissionario (era ora!) senatore della attuale maggioranza di governo. Uno scandalo italiano, frutto del malaffare che ammorba l’aria di questa nostra Italia, utilizzato per scopi meschini e strumentali.

 

La proposta di riordino legislativo di Comites e Cgie, presentata al Senato, è la sintesi di una strategia politica: drastica riduzione degli organismi rappresentativi (sessanta, settanta nel Mondo) per impoverirne la rappresentanza sul territorio, e presidenti di Comites nella doppia funzione di governatori consolari del nulla e rappresentanti di un fantomatico Consiglio degli italiani nel mondo.

Sono solo alcune perle di un disegno devastante. Una contro riforma restauratrice in linea con l’accentramento dei poteri in poche mani, in Italia e all’estero.

La cultura dell’uomo solo al comando.

 

Bene ha fatto il Segretario generale, Elio Carozza, nella recente sessione primaverile del Cgie, ad indicare, con le manifestazioni di Francoforte  del 28-29 maggio p.v., la via maestra della mobilitazione e della protesta.

 

I Sottosegretari passano, anche lei, senatore Mantica, con i suoi - forse troppi! - cattivi e interessati consiglieri, il patrimonio partecipativo degli italiani nel mondo, rimarrà, a difesa e promozione di una straordinaria esperienza democratica.

On. Gianni Farina, de.it.press

 

 

 

 

Plenaria Cgie. Le relazioni delle Commissioni tematiche del Consiglio Generale

 

Interventi dei consiglieri Antonio Inchingoli, Graziano Tassello, Mario Tommasi, Franco Santellocco, Mauro Montanari, Pasquale Nestico, Carlo Erio, Maria Rosa Arona e del rettore della “Stranieri” Massimo Vedovelli

 

ROMA - All’Assemblea del Cgie, nella seconda giornata, presidenti e vice presidenti delle Commissioni tematiche hanno esposto in  plenaria le analisi e le proposte frutto del lavoro svolto nell’ambito delle rispettive riunioni tenute dei giorni precedenti presso il ministero degli Esteri.

  Per la VI Commissione (Stato, Regioni, Province autonome e Cgie) interviene il vice presidente Antonio Inchingoli, che fa riferimento al documento finale approvato nel corso dell’ultima Conferenza con Stato e Regioni, segnalando che per procedere alla creazione di un tavolo di concertazione, così come previsto dal documento, è in corso la presa di contatto con i responsabili delle amministrazioni regionali appena eletti. “All’avvio del progetto di coordinamento sarà programmato lo svolgimento della IV Conferenza – annuncia il vice presidente, mentre condanna il rinvio delle elezioni dei Comites e le modalità e i contenuti dell’intervento nei confronti del Cgie del sottosegretario Mantica. Inchingoli auspica anche il proseguimento del coinvolgimento delle giovani generazioni, con un seguito della Prima Conferenza dei giovani italiani nel mondo.

  Graziano Tassello, presidente della IV Commissione (Scuola e Cultura) esordisce affermando che la Commissione da lui presieduta “non si sente superflua, né tantomeno artefice di sprechi”. Egli manifesta ai presenti l’interrogativo emerso tra i suoi componenti sulle modalità di promozione della cultura italiana che il Parlamento intende adottare. “Una promozione che non ci viene richiesta solo dalla componente storica dell’emigrazione ma dai giovani, come è emerso nel corso della loro Conferenza – spiega Tassello. “Sembra che la tendenza oggi sia quella di considerare l’emigrazione tradizionale una componente residuale, quasi invisibile, del mondo italiano all’estero – egli aggiunge – mentre la sfida è di riuscire a tenere insieme tutte le componenti”. Tassello ribadisce “il dualismo” delle due direzioni all’interno del Mae che si occupano della promozione della lingua italiana all’estero – la direzione degli italiani all’estero e quella per la promozione culturale: “da molto tempo chiediamo un tavolo di regia per concordare gli interventi ma non veniamo ascoltati – egli afferma, invitando a calibrare l’offerta culturale in base ad un maggior rispetto delle caratteristiche dei Paesi in cui si interviene e all’impegno su progetti più innovativi come la formazione degli insegnati di italiano all’estero o la formazione continua. “Chiediamo all’Italia una riflessione seria sulla sua politica culturale – conclude Tassello – perché essa determina la politica internazionale che si intende attuare, ad ampio respiro e rispettosa del carattere multiculturale dei nostri giovani italiani all’estero, oppure ristretta e provinciale”.

  A proposito di lingua italiana e di come si modifica il panorama dell’apprendimento linguistico all’estero, interviene anche il rettore dell’Università per gli stranieri di Perugia Massimo Vedovelli, che illustra un progetto di raccolta dati dell’ateneo (FIRB) su quanto viene studiata la lingua italiana all’estero e su come si stia modificando in questi ultimi anni il mercato delle lingue straniere. I risultati della ricerca, a cui i consiglieri sono stati chiamati a partecipare con indicazioni utili derivanti dalla loro esperienza, verranno raccolti sul sito: www.universoitaliano.it.

  Mario Tommasi, presidente della III Commissione (Diritti civili, politici, partecipazione) si sofferma sul rinvio del rinnovo dei Comites, “una decisione inaccettabile – egli dice, accogliendo la proposta formulata il giorno prima da Norberto Lombardi, qualora il rinvio divenisse definitivo, di trasformare il Cgie in un osservatorio sulle politiche per gli italiani all’estero. Condivisa anche la proposta dell’istituzione da parte del Cgie di un Comitato per le celebrazioni all’estero del 150 anni dell’unità d’Italia (proposta avanzata all’assemblea dal vice segretario generale per i Paesi anglofoni, Silvana Mangione, riportando i lavori della Commissione continentale di riferimento - vedi Inform n°82 del 28 aprile: http://www.mclink.it/com/inform/art/10n08215.htm). Tommasi segnala, infine, difficoltà evidenziate dai connazionali per l’emissione del passaporto elettronico, che prevede l’acquisizione delle impronte digitale e richiede quindi lo spostamento presso la sede consolare abilitata.

  Per la V Commissione (Formazione, impresa, lavoro e cooperazione), il presidente Franco Santellocco rimarca “l’esigenza di riformare profondamente il sistema della formazione professionale rivolto agli italiani all’estero, con un’analisi delle esigenze professionali dei suoi destinatari, specialmente dei giovani”. Sollecita anche la pubblicazione di nuovi bandi per la formazione professionale, mentre “una maggiore attenzione dovrebbe essere prestata anche all’utilizzo dei fondi europei a questo scopo”. Santellocco segnala ancora una volta che il Cgie dovrebbe essere coinvolto di più nell’analisi di quelle che potrebbero essere le strategie formative ottimali degli interventi da tutti gli attori istituzionali coinvolti nel settore.

  Mauro Montanari, vice presidente della I Commissione (Informazione e comunicazione), si sofferma sui tagli alla stampa italiana all’estero, “un intervento brutale – dice - che mette a repentaglio la sopravvivenza di molti giornali rivolti alle collettività residenti all’estero”. Per Montanari i 5 milioni di euro tagliati si sarebbero potuti recuperare attraverso “una più equa ripartizione delle risorse del settore dell’editoria”, mentre ricorda che spesso le collettività all’estero acquisiscono voce e visibilità solo attraverso questo tipo di stampa periodica. La I Commissione chiede quindi un “ripristino immediato dei fondi, in attesa di una riforma complessiva del settore che introduca criteri di trasparenza e una più decisiva considerazione delle nuove tecnologie dei mezzi di informazione” e “un tavolo di confronto tra associazioni di categoria, sindacati, presidenza del Consiglio dei ministri, Mae e ministero dell’Economia”.

  Pasquale Nestico, presidente dell’VIII Commissione (Tutela sanitaria) segnala la mancata risposta del Mae alla richiesta avanzata dalla Commissione di “fornire dati di analisi per un’azione di verifica delle condizioni di tutela alla salute dei nostri connazionali e alla qualità dei servizi sanitari nei diversi Paesi”. La Commissione pertanto ha approvato una risoluzione che prevede che i suoi prossimi incontri, alla presenza del Mae, si chiuderanno dopo 5 minuti, sbrigate le formalità di registrazione. Proseguirà quindi la seduta operativa “senza i rappresentanti del ministero, per approfondire le tematiche della tutela sanitaria dei connazionali all’estero”. Una procedura simbolica motivata dal fatto che “il Mae, attualmente, offre un unico contributo, quello di registrare i lavori della nostra Commissione”, mentre il suo non dovrebbe essere un ruolo di semplice “controllo”, ma “ di sostegno e cooperazione sulle iniziative del Cgie e delle istituzioni dell’emigrazione italiana”.

 

  Torna sul rinvio del rinnovo delle elezioni di Comites e Cgie, Carlo Erio, presidente della VII Commissione (Nuove migrazioni e generazioni nuove), che rileva come esso “penalizzi la volontà di partecipazione più volta espressa dai giovani”. Questi ultimi possono però essere invitati ad intervenire alle Commissioni continentali. Segnalata anche la necessità di trasparenza nell’indicazione dei giovani delegati, la compilazione di una banca dati delle Commissioni di giovani nate dentro e fuori i Comites ed una maggior diffusione dell’esistenza del blog loro dedicato. Lamentato il mancato seguito dell’annuncio da parte del Ministero della gioventù di un bando dedicato ai giovani italiani all’estero.

  Infine, Maria Rosa Arona, presidente della Commissione II (Sicurezza e tutela sociale) ricorda che i tagli all’assistenza diretta e indiretta costituiscono “una situazione drammatica” a danno delle fasce più deboli dei connazionali. Necessario prevedere, pertanto, la possibilità di un loro reintegro. Arona propone anche al Cgie l’organizzazione di un seminario sulla sicurezza sociale per gli italiani nel mondo, che tenga conto di giovani e lavoratori e un’analisi del quadro di accordi bilaterali sul tema già formulati o ritenuti necessari. Evidenziata anche la questione degli indebiti pensionistici, di cui si domanda “un condono, in determinate situazioni di difficoltà”. Presto sarà inoltre comunicato dall’Inps quale sarà l’istituto di credito assegnatario dell’incarico di erogazione delle pensioni italiane all’estero. (Viviana Pansa – Inform)

 

 

 

Stampa migrante. I giornali della diaspora nel nuovo libro di Pantaleone Sergi

 

Roma - "Stampa migrante. Giornali della diaspora e italiana e dell’immigrazione in Italia" è il titolo del libro di Pantaleone Sergi edito da Rubbettino (172 pp – 18 euro) che ricostruisce ed analizza la storia della stampa italiana all’estero e che, grazie alla collaborazione di Elida Sergi, figlia dell’autore, descrive la realtà della stampa degli immigrati nata negli ultimi anni in Italia.

Pantaleone rivendica un ruolo di primo piano per l’editoria italiana all’estero che, scrive nella premessa, "costituì non solo un ancoraggio emotivo e culturale alla madrepatria e un mezzo per capire la nuova realtà "scelta" per vivere", ma che consente di "ricostruire la storia di masse di emigrati, i loro sogni, le difficoltà ed i successi" e al tempo stesso "di approfondire, attraverso la storia degli stessi giornali, degli uomini e delle donne che li hanno animati in funzione di autorappresentazione collettiva, autodifesa sociale e conservazione identitaria, la più grande storia dei movimenti umani sul Pianeta".

Stilando la storia della stampa italiana all’estero, prosegue l’autore, sono emerse "consonanze e diversità con i giornali in lingue straniere pubblicati in Italia dai diversi gruppi di immigrati". Ciò che "balza subito agli occhi – scrive Pantaleone – è che sia la prima stampa d’emigrazione italiana sia quella di immigrazione in Italia alla resa dei conti è servita e serve per affermare e tutelare diritti e risolvere problemi".

Nove i capitoli del volume: in "Difesa identitaria e necessità di integrazione" si descrivono le "Little Italies dell’informazione", si approfondisce la funzione del giornale come "difensore civico" dell’emigrante e si guarda all’Italia terra di immigrazione. Seguono i capitoli dedicati ai periodici italiani all’estero, ai "Fogli d’emigranti al tempo del grande esodo", per poi dare spazio ad un focus sul "caso della Svizzera" e ai media italici del secondo dopoguerra. Gli ultimi tre capitoli sono invece dedicati alla stampa degli immigrati in Italia. Chiude il volume l’indice delle testate edite in 24 Paesi.

Sergio Pantaleone per anni è stato inviato speciale del quotidiano "La Repubblica". Insegna Storia del giornalismo all’Università della Calabria. Ha scritto, tra l’altro, "Quotidiani desiderati", "Il quotidiano dei 57 giorni", "Gli anni dei Basilischi. Mafia stato e società in Basilicata", "Pane, pace e Costituente. Una "Voce" social comunista in Puglia 1945-1947", "Stampa e società in Calabria", "Storia del giornalismo in Basilicata". (aise)

 

 

 

 

Ccee: i diritti della famiglia migrante L’intervento di P. Gianromano Gnesotto

 

MALAGA - “L’urgenza di superare la paura nei confronti delle migrazioni, che dalle impostazioni delle politiche migratorie nei Paesi europei si trasmette nell’opinione pubblica, può essere stemperata dalla famiglia ricongiunta nei territori di accoglienza in quanto ambito principale dove si elabora l’inclusione sociale”: questa è stata la prima considerazione che padre Padre Gianromano Gnesotto, Direttore dell’ufficio nazionale immigrati e profughi della Fondazione Migrantes, ha tenuto nella relazione programmata all’inizio dei lavori dell’VIII Congresso europeo sulle migrazioni della CCEE. Inoltre, “l’urgenza di disegnare prospettive per l’Europa delle persone in movimento, trova nella famiglia ricongiunta nei territori di accoglienza il superamento di almeno due prospettive fuorvianti: ritenere che l’immigrazione sia un fenomeno temporaneo e che sia un fenomeno da trattare con una logica emergenziale”.

P. Gnesotto ha anzitutto ricordato i riferimenti essenziali al diritto soggettivo per la promozione e la tutela della famiglia migrante, come si trovano nei Trattati internazionali, segnatamente nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950), nella Convenzione sui diritti del fanciullo (1989), e in modo particolare nell’articolo 10 del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (1966) in cui si afferma che “La protezione e l’assistenza più ampia che sia possibile devono essere accordate alla famiglia, che è il nucleo naturale e fondamentale della società, in particolare per la sua costituzione e fin quando essa abbia la responsabilità del mantenimento e dell’educazione di figli a suo carico”. Ne deriva che si può affermare che “riconoscere e proteggere l’unità familiare come diritto soggettivo, pur con i limiti dettati dall’imprescindibile esigenza di garantire a coloro con cui lo straniero intende ricongiungersi dignitose condizioni di vita, è un obiettivo fondamentale della società civile”.

La relazione di P. Gnesotto si è di seguito sviluppata prendendo in considerazione tre ambiti particolari: figli ed educazione; l’invecchiamento nella migrazione; conseguenze sociali e politiche dei matrimoni bi-nazionali e interreligiosi. Una chiara disamina degli argomenti, che ha mostrato i nodi problematici e i punti di forza di una famiglia ferita, spaccata e finalmente ricomposta; le difficoltà a realizzare il diritto di vivere in famiglia nei territori di accoglienza; la questione della cittadinanza, specie per i figli degli immigrati; le coppie bi-nazionali e interconfessionali che possono contribuire ad avvicinare le comunità, creando occasioni di incontro, dialogo e scambio reciproco.

A conclusione del suo intervento, P. Gnesotto ha richiamato “la necessaria azione di advocacy, vera e proprio impegno pastorale quando si tratta di garantire il pieno diritto a formarsi una famiglia e a vivere in famiglia”.  (Migranti-press)

 

 

 

L'Europa e la lezione sprecata

 

I mercati finanziari internazionali sono di nuovo in ebollizione: i titoli di Stato di alcuni Paesi dell’area euro sono trattati come merce avariata, i loro rating declassati, le Borse e i mercati dei cambi ne risentono, e tutto crolla nel panico generale. Ieri addirittura la Borsa americana ha contribuito a scatenare le paure a causa di un banale errore - un operatore ha scritto «billion» (miliardi) invece di «million» (milioni) che ha causato una perdita del 9%, poi parzialmente recuperata.

L’interpretazione di questi fatti appare ovvia: ancora una volta la speculazione finanziaria miete le sue vittime; prima i risparmiatori americani e oggi l’intera economia greca, e forse addirittura una larga parte dell’area euro.

Ebbene, questa interpretazione dei fatti, pur apparendo ovvia, è assolutamente incorretta. Non perché gli speculatori non esistano. Esistono.

E sono anche affamati di danaro, così come sono tipicamente rappresentati, dai disegni di Grosz a oggi. Ma non sono gli speculatori la causa dei mali economici di Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e altri.

Più semplicemente, alla radice di quello che sta succedendo sui mercati, sta la seguente considerazione: la Grecia chiede ai mercati (tanto) denaro in prestito, attraverso emissione di titoli e i mercati temono che la Grecia non sia in grado di ripagare i debiti e quindi chiedono di essere ricompensati per il rischio che corrono prestando alla Grecia. Quando compro banane al mercato, se temo che siano marce, chiedo uno sconto. Tutto qui, senza bisogno di immaginare speculatori con la bava alla bocca.

La questione quindi diventa: hanno ragione i mercati a ritenere che la Grecia possa avere difficoltà a ripagare i debiti? La risposta è chiaramente sì. La capacità di un Paese di ripagare i debiti dipende da quanti debiti ha, a che ritmo crescono (quanto grande è il deficit), da quanto il sistema politico sia in grado di imporre tasse e tagliare le spese per rientrare dai debiti in futuro, e infine da quali siano le prospettive di crescita economica del Paese, perché una crescita vivace porta introiti fiscali e quindi una riduzione del debito senza impopolari interventi di politica economica.

La Grecia ha un debito pubblico dell’ordine del 120% del Prodotto Interno Lordo, un enorme deficit (oltre il 13% del Pil), un sistema politico inefficiente, un settore pubblico che conta per oltre il 40% dell’economia, una spesa pubblica senza controllo e un forte sindacato che si oppone a ogni taglio di spesa. Inoltre, le prospettive di crescita del Paese sono tristemente molto flebili, in parte proprio a causa dell’inefficienza di politica e settore pubblico.

Nessun Paese in Europa è in condizioni economiche paragonabili. Portogallo, Spagna e Irlanda hanno deficit simili, ma debito inferiore. L’Italia ha debito simile, ma deficit inferiore. Non è una sorpresa quindi che la crisi sia partita dalla Grecia. Se la crisi si espanderà ad altri Paesi, però, sarà comunque a causa della loro finanza pubblica irresponsabile, nel passato e nel presente. A questo proposito, il fatto che l’emissione di titoli di Stato spagnoli a cinque anni, ieri, sia stata un ragionevole successo fa ben pensare per il breve periodo.

La retorica sugli speculatori cattivi è quindi ipocrita oltre che incorretta: non è un caso che siano sempre i Paesi che più hanno bisogno dei mercati per finanziare le proprie spese a lamentare l’avidità dei mercati stessi, quando questi rifiutano le banane avariate.

Spiace infine osservare che la crisi finanziaria dell’anno scorso nulla abbia insegnato ai responsabili della politica europea.

L’intervento, peraltro pasticciato e tardivo, in aiuto alla Grecia ha avuto due effetti, entrambi dannosi. Il primo, quello di convincere i mercati dell’incapacità dell’Europa di garantire l’imposizione di quelle regole, come i parametri di Maastricht, che ne garantiscono l’esistenza stessa. Il secondo, dimostrare che anche i più rigidi governi europei, come la Germania, sono pronti a tutto per le proprie banche, salvo poi lamentarne l’immoralità. Il salvataggio delle banche che hanno irresponsabilmente finanziato il debito greco, portoghese, spagnolo e irlandese (soprattutto banche tedesche e francesi), è infatti il vero obiettivo dell’aiuto alla Grecia.

E così come durante la crisi finanziaria dell’anno scorso, i bilanci delle istituzioni sono pieni di titoli tossici. Ogni banca teme che la controparte nasconda una forte esposizione nei confronti dei titoli della Grecia e il mercato interbancario rischia di incepparsi, con gravissimi danni per l’economia reale. Ieri già le prime avvisaglie in questo senso. Alberto Bisin, LS 7

 

 

 

 

Atene e Roma società del ricatto

 

Ci vorranno non mesi ma anni, perché la Grecia trovi la forza, in se stessa, di assumere il fardello molto pesante di sacrifici che il primo ministro George Papandreou ha presentato giovedì alle camere. Molti demoni dovrà combattere, molte tribolazioni le si accamperanno davanti man mano che si snoderà la via stretta del risanamento, e in cuor loro i greci l’hanno appreso, in queste settimane di prova: non sono tutti esterni, i demoni; non vengono tutti dal mercato o dalle agenzie di rating le minacce, i sospetti, gli assalti. I mali della Grecia sono in massima parte interni: sono parte della sua storia, dell’uso che è stato fatto di essa, delle memorie paralizzanti che l’impacchettano. Se la resistenza ad accettare la nuova austerità è così vasta, se il coraggio di Papandreou fatica a imporsi, è perché dietro di lui c’è un paese smagato, disunito, radicalmente sfiduciato.

 

È una sfiducia che ha radici antiche e che risale all’impero ottomano, ma che non ha vissuto una catarsi nel dopoguerra. Lo Stato non ha tratto vigore dalla resistenza al nazifascismo, supinamente ha accettato per decenni di essere una guarnigione della Nato, ha consentito alla dilatazione di un potere militare abnorme: un potere che gli Stati Uniti hanno sfruttato a piacimento, nella guerra fredda. Fin dal dopoguerra Washington ha appoggiato costantemente le destre, non esitando a distruggere le energie della Resistenza e ad appoggiare la dittatura dei colonnelli fra il ’67 e il ’74. L’ingresso greco in Europa e nell’Euro non ha coinciso con uno Stato redento, e oggi i frutti avvelenati di quell’occasione mancata si toccano con mano. Nel giorno del grande esame  lo Stato in bancarotta  non c’è quella che Leopardi chiama una società stretta, addomesticatrice di egoismi e interessi particolari. Sono scettici e disillusi soprattutto i giovani, che hanno visto degradarsi ai vertici il senso dello Stato, dilagare una corruzione senza limiti, estendersi l’impunità di politici e partiti complici nella difesa dello status quo.

 

I manifestanti ateniesi domandano questo, in sostanza: come fidarsi di uno Stato che non si è limitato a truccare bilanci ma ha tragicamente fallito la propria rigenerazione? Il direttore del quotidiano Kathimerini, Alexis Papachelas, afferma che per uscire dal marasma servono misure non solo economiche, ma politiche, civili. Quel che urge recuperare non è l’identità offesa della Nazione, come reclamano alcuni, ma la dirittura e l’equità dello Stato: «La sola vera cura è un emendamento costituzionale  concordato fra i politici  che annulli l’immunità di cui godono ministri e parlamentari, la riduzione del numero dei parlamentari a 200, l’invio di farabutti ed evasori fiscali davanti alle corti o in carcere». Se la crisi vuol essere catarsi, devono emendarsi le scelte economiche ma anche le usanze della politica. Sullo stesso giornale, Nikos Xydakis chiede una «rinascita antropologica».

 

È il motivo per cui sono tante le somiglianze tra Grecia e Italia, e degne di esser studiate. Negli ultimi giorni si è parlato di un rischio Italia, oltre che spagnolo e portoghese: in genere a torto, per quanto riguarda la nostra economia, il risparmio delle famiglie, la salute delle banche, il deficit dello Stato. Finanziariamente, Roma non vacilla come Atene. È vero anche che la Resistenza non è stata svilita e soppressa con l’aiuto delle forze alleate, come nella guerra civile greca. Nella nostra storia antica e recente abbiamo potuto contare su uomini e istituzioni profondamente fedeli alla res publica, e non siamo stati tormentati, come in Grecia, da una casta militare potenzialmente sovversiva. Ma se si guarda alla fiducia che i cittadini hanno nell’imperio della legge e nella cosa pubblica, le affinità sono impressionanti. Esiste anche in Italia una fondamentale diffidenza verso lo Stato, la legge. Alcune regioni a Sud sono dominate da mafie che di tale miscredenza si nutrono da un secolo. Esiste a Nord e a Milano un disprezzo delle istituzioni pubbliche, del civismo, della legalità, non meno annoso e intenso. Anche qui lo sforzo di rinascere tarda a mobilitarsi. Tarda a nascere una destra autentica, che con Fini fabbrichi futuro e riempia il temibile vuoto. Tarda a sinistra un rapporto non intimidito con il conflitto.

 

Anche l’anniversario dell’unità d’Italia, lo prepariamo dolendoci più della scarsa identità comune che dell’incultura dello Stato. Si può certo vivacchiare senza cultura dello Stato, della legalità: sia i greci che gli italiani lo fanno da decenni. Ma quando arriva l’ora della prova, l’assenza di fiducia rischia di divenire un fatale cappio al collo per chi impone sacrifici. La gente semplicemente non segue, si sparpaglia, si scinde in mille corporazioni ingovernabili. Per aderire a sacrifici, la società deve pur sempre riconoscersi nello Stato risanatore: nella sua affidabilità, nella sua vocazione a mantenere la parola data, nella rettitudine dei suoi servitori. È la ragione per cui Daniel Cohn-Bendit, intervistato giovedì da la Repubblica, invita a riflettere sulla società e lo Stato ellenico, oltre che sull’economia: «Uno Stato in cui in Grecia non s’identifica nessuno o quasi nessuno. È sempre stato lo Stato degli altri, lo Stato dei ricchi e dei potenti, ognuno lo ha strumentalizzato per sé. È sempre apparso lo Stato dei corrotti, e la gente ha partecipato alla corruzione. Adesso bisogna cambiare tutto questo, ma ci vuole tempo».

 

Il deputato europeo ammira Papandreou, e critica chi confonde i manifestanti ateniesi con i pochi estremisti che il 5 maggio hanno provocato la morte di tre impiegati della Marfin Egnatia Bank. Il lettore, ascoltando queste parole, avrà legittimamente l’impressione di sentir narrata anche l’Italia: la nascita di uno Stato contaminato dalla corruzione fin dall’inizio della Repubblica, il peso esercitato da potentati esterni interessati all’esistenza di uno Stato parallelo e incontrollato, i patti stretti dalla politica con l’illegalità e la malavita, la magra incidenza che ha avuto Mani Pulite nell’ultimo ventennio, l’impunità dei politici, la magistratura sabotata. Non diversamente dalla Grecia, l’Italia è decaduta fra il dopoguerra e oggi perché piano piano si è creato, fra i partiti, un pericoloso consenso in difesa dello status quo: status quo fondato sulla svalutazione dello Stato, della legalità. Viene in mente, più che attuale, l’allarme lanciato il 22 febbraio ‘98 dal giudice Gherardo Colombo, in un’intervista a Giuseppe D’Avanzo sul Corriere: il male, disse, era in Italia la diffusa società del ricatto, non affermatasi di recente ma fin da quando gli americani, pur di esser facilitati nello sbarco in Sicilia, chiesero aiuto alla mafia.

 

È in quegli anni che «si è stabilito un rapporto di "quieto vivere" con questa organizzazione criminale, che ha caratterizzato decenni della nostra storia. (...) Il compromesso in Italia è stato sempre opaco e occulto. (...) Negli ultimi venti anni la storia della nostra Repubblica è una storia di accordi sottobanco e patti occulti». La democrazia degenera così, secondo l’ex magistrato di Mani Pulite: non a causa di una conflittualità troppo accesa e dai toni troppo alti, che sono anzi il suo sale. Le «nuove regole della Repubblica vanno organizzate non attorno al conflitto, ma attorno al compromesso». È quest’ultimo che va imbrigliato, assai più del conflitto. È straordinario come la crisi metta in luce proprio questa verità, apparentemente paradossale: se usciremo dalla crisi rinnovati, se sapremo radunare le forze in caso di tracolli, è perché avremo smosso gli opachi patti dello status quo. Non se difenderemo una democrazia fondata sulla discussione, la critica, il disvelarsi del nascosto e del sommerso. La crisi ha questo, di catartico. Porta alla luce difetti di fondo, politici e culturali più che finanziari. Suona il campanello: la ricreazione è finita. Dà nuovo senso ai tentativi di rigenerazione, anche quelli insabbiati e morti. La strada stretta consiste nel riconoscerlo. BARBARA SPINELLI LS 9

 

 

 

 

 

I golpisti del mercato

 

Il problema, dunque, non è solo la Grecia. La crisi non è riconducibile esclusivamente ai conti fuori controllo dei greci ai quali i giornali tedeschi suggeriscono di vendere l’Acropoli per rispettare i sacri parametri di Maastricht. Nel giro di tre giorni l’Europa è passata dalle difficoltà «circoscritte» di un singolo paese, il più debole sotto il profilo finanziario, a una «crisi sistemica», parole del presidente della Bce Trichet, che mette in discussione non solo gli eredi della dracma ma l’intera costruzione dell’Unione e della moneta unica. In poche ore le fiamme e le tragiche violenze di Atene sono passate quasi in secondo piano rispetto alla destabilizzazione che dai mercati è salita fino alle cancellerie che, solo dopo l’intervento preoccupato del presidente Obama su Angela Merkel, hanno deciso di ritrovarsi per il week end a Bruxelles per decidere un piano straordinario di interventi.

 

Non sappiamo se le misure decise stroncheranno l’attacco della speculazione dei mercati ai governi, all’Unione e all’Euro. È certo, tuttavia, che anche questo maxi piano dell’Europa non risolverà i problemi di fondo, non disinnescherà la bomba che due anni fa è esplosa negli Stati Uniti provocando la prima grande crisi dell’economia globale e che oggi si presenta con la miccia accesa nella vecchia Europa. Nel settembre 2008, quando Wall street visse il dramma storico del fallimento della Lehman Brothers, tutti, ma proprio tutti si impegnarono a limitare le invasioni della finanza, il suo dominio incontrastato sull’economia reale, sull’industria, l’occupazione. Governi e leader politici giurarono, allora, di voler invertire la rotta, di bloccare il gigantesco trasferimento di ricchezza dal profitto, dal lavoro alla rendita finanziaria. La distorsione dell’economia, emersa in modo drammatico due anni fa, avrebbe dovuto essere affrontata con un riequilibrio profondo tra risparmio e investimenti e soprattutto le autorità di governo e quelle che vigilano sui mercati e sulla concorrenza avrebbero dovuto intervenire con provvedimenti rigorosi e coerenti per smontare i giochi perversi della finanza.

 

Ma poco è stato fatto su questo fronte perchè fortissime sono le resistenze del mondo finanziario e spesso deboli e miopi sono le azioni politiche. Obama, che rappresenta per molta parte del mondo ancora una speranza di cambiamento, ha implorato le lobby delle banche e delle assicurazioni a non ostacolare la sua riforma dei mercati e della finanza. Ma nemmeno Obama è riuscito a sfondare in un sistema, come quello Usa, dove uno può fare il ministro del Tesoro e poi guidare serenamente la Goldman Sachs e viceversa. Quello che viviamo oggi in Europa e che preoccupa la Casa Bianca non è solo la speculazione contro governi o monete deboli, d’altra parte la speculazione - lo insegnano persino nelle università - è parte integrante dei mercati e del loro funzionamento.

 

C’è una patologia di fondo che sta nel Dna del sistema, per cui il denaro serve solo a creare altro denaro. I golpisti della finanza attaccano gli stati grazie alle armi che gli stessi stati hanno messo loro a disposizione.

 

Per fronteggiare la crisi del 2008 i governi erano intervenuti per salvare banche, assicurazioni, intermediari, immettendo nel sistema cifre iperboliche. Almeno 3000 miliardi di dollari, denaro pubblico, sarebbero stati spesi per evitare il tracollo del sistema creditizio, ma anche della Chrysler di Sergio Marchionne, trasferendo così le perdite dal sistema privato a quello pubblico. La strada è stata seguita anche in Europa e i mercati finanziari che, fino al 2008, avrebbero speculato contro questa o quella banca o impresa considerata debole oggi si accaniscono contro gli stati e lo loro valute, partono dalla Grecia ma allargano facilmente l’orizzonte e mettono nel mirino l’intera costruzione della moneta unica europea.

 

Ma gli stati, la politica sono deboli, frammentati, gelosi dei loro poteri e interessi. Si muovono in ritardo, come è avvenuto in questi giorni in Europa dove la signora Merkel (che non è Khol) era preoccupata per l’impatto degli aiuti alla Grecia sul voto regionale in Germania. Mentre l’Europa balbetta, sull’altro fronte invece c’è una corporation planetaria formata da potenti banche d’affari, proprietari e promotori di hedge funds e di strumenti derivati che non rispondono a nessuno, se non ai propri azionisti, il cui unico obiettivo è quello di produrre soldi dopo altri soldi, di alimentare senza ritegno la corsa delle stock options dei propri managers. Quante volte, negli ultimi anni, il mondo si è dovuto confrontare con queste crisi, con il fenomeno della “speculazione” che sarebbe la parte più cattiva, deviante, di un sistema che ai più sembra ancora buono? Ci sono stati gli scandali dell’epoca Bush, come la Enron e la WorldCom. Poi i subprime, la caduta delle grandi banche e di conseguenza la recessione, il crollo dell’economia, la perdita di milioni di posti di lavoro. Ma, dopo le tragiche esperienze del passato, poco è cambiato visto che ancora oggi gli strumenti della speculazione valgono 4 o 5 volte l’intero Pil mondiale.

 

Il presidente Obama è intervenuto con forza sull’Europa affinchè si muovesse con provvedimenrti straordinari perchè la Casa Bianca non vuole ripetere il dramma del 2008 e l’attacco alla Grecia e poi all’Europa ricalca lo stesso schema, minacciando la possibile ripresa internazionale. In aprile negli Statio Uniti sono stati creati 290mila nuovi posti di lavoro, da quattro mesi c’è un leggero miglioramento che Obama non vuole assolutamente pregiudicare con un’altra crisi finanziaria. Dal 2008 ad oggi gli Stati Uniti hanno perso circa otto milioni di occupati. ci vorranno anni per recuperarli. La preoccupazione di Obama è giustificata. Un timore che dovrebbe essere prioritario per tutta l’Europa e, in particolare, per l’Italia.

 

Il prevalere degli interessi finanziari, o chiamamola pure della speculazione, rispetto alla tutela degli investimenti, della produzione, del lavoro è l’elemento costante di questi anni e anche di questa crisi. La finanza domina i mercati, ricatta i governi e impone una ristrutturazione delle attività industriali da cui raccogliere altri profitti: un processo politico globale che colpisce soprattutto il mondo del lavoro, i sindacati e si potrebbe aggiungere anche la sinistra. Dopo due anni di crisi, dopo la caduta di simboli storici del capitalismo, dopo le copertine dei settimanali americani che invitano a leggere Carlo Marx, non è cambiato nulla. Siamo ancora qui a registrare il trionfo della finanza e la sconfitta della politica e del lavoro. Questa è la realtà.

Rinaldo Gianola L’U 9

 

 

 

 

 

L'editoriale. Potere e mercati, la prova verità

 

Le grandi crisi non bastano purtroppo a rinsavire quelli che ne sono direttamente o indirettamente responsabili. Ma hanno l’effetto positivo di rendere evidenti alcune verità che prima della crisi apparivano poco convincenti o erano addirittura negate. Abbiamo sempre saputo che la mancanza di un governo europeo dell’economia avrebbe reso l’unione monetaria incompiuta e vulnerabile. Sapevamo che i divieti e le punizioni inseriti su pressioni tedesche nel Trattato di Maastricht e nel Patto di stabilità non avrebbero mai impedito a un Paese di commettere errori e soprattutto avrebbero convinto la speculazione che il Paese in pericolo non sarebbe stato salvato. Sapevamo che i compiti assegnati alla Banca centrale europea erano troppo rigidamente limitati e che fare da sentinella all’inflazione può essere in alcuni casi una politica insufficiente, se non dannosa. E sapevamo infine che gli aiuti, quando sono tardivi e vengono decisi soltanto dopo penose discussioni inconcludenti, sono sempre più costosi di quanto sarebbero stati se concessi tempestivamente. La Germania ha frenato gli altri maggiori Paesi della zona euro perché temeva che gli aiuti alla Grecia avrebbero mal disposto gli elettori del Nord Reno Westfalia verso la coalizione di governo.

Ebbene, il pacchetto è stato varato dal Bundestag alla vigilia del voto. I tempi, per Angela Merkel, non potevano essere peggiori. Ma di questo non può che rimproverare se stessa.

La crisi, dunque, ha sgombrato il terreno da alcune false verità. Resta da capire se i Paesi dell’eurozona sapranno correggere gli errori. La giornata di avant’ieri, potrebbe essere, in questa prospettiva, memorabile. Il presidente del Consiglio italiano e il presidente francese sembrano essersi accordati sulla necessità di un fondo monetario europeo a cui attingere per aiutare un Paese in crisi. Il presidente della Commissione ha detto che occorre rafforzare Eurostat (l’ufficio statistico dell’Ue) e fornirgli gli strumenti per accertare la verità dei conti pubblici degli Stati membri. La Banca centrale europea potrebbe prendere in garanzia, per i suoi prestiti, anche le obbligazioni deprezzate del governo greco e acquistare titoli di Stato per stabilizzare i mercati. Un’agenzia di rating europea potrebbe ridurre l’ingiustificata influenza delle agenzie americane. L’eurogruppo, infine, potrebbe assumere maggiori responsabilità e diventare la prefigurazione di un governo europeo dell’economia.

Molto dipende da tre importanti riunioni che si terranno oggi, prima dell’apertura dei mercati: il consiglio dei governatori della Bce, l’Ecofin, e un G7 dell’ultima ora in teleconferenza.

Ma se verranno adottate, queste misure avranno alcuni punti in comune: rafforzeranno le istituzioni europee a scapito delle sovranità nazionali, saranno un passo verso il completamento dell’Unione monetaria e l’integrazione europea. Faranno capire ai mercati che l’Europa non intende farsi ricattare dalla speculazione. E avranno l’effetto di ridare all’Italia uno spazio europeo che aveva finora trascurato. Tanto più se gli aiuti alla Grecia saranno votati sia dalla maggioranza sia dall’opposizione.

So che molto dipende dalle reazioni dei mercati, domani. C’è troppo denaro in giro per il mondo che è alla ricerca di selvaggina e si comporta come zavorra mal collocata sul fondo di una nave in tempesta. Ma qualche speranza, oggi, è possibile.

Sergio Romano CdS 9

 

 

 

 

Piccoli giochi e grandi sfide. Speculazione, Europa divisa e la speranza di Kohl

 

Per fortuna oggi si vota nel North-Rhine Westfalia. Dovrebbe essere una notizia trascurabile nel panorama della crisi finanziaria ma purtroppo, nella mancanza di regole europee comuni e condivise, le decisioni sono rimaste in mano agli stati nazionali e i governanti hanno agito tendendo conto non degli interessi di lungo periodo ma delle passioni popolari del momento . Si è verificato perciò lo scenario peggiore tra tutti quelli prevedibili, uno scenario in cui un problema di dimensioni quantitative modeste, come il deficit greco, ha prodotto le peggiori conseguenze possibili, sconvolgendo i mercati azionari ed obbligazionari di tutta Europa. Quando la politica non adempie al suo compito, la speculazione non può che approfittare del disorientamento generale e fare duramente il proprio gioco. Ed è questo che è avvenuto nella scorsa settimana, in cui l’attacco speculativo non solo ha provocato pesanti ribassi in borsa ma ha generato una catena di crisi di fiducia che ha reso più difficile e costoso il funzionamento dei crediti interbancari e ha infine messo a dura prova la solidità dei titoli di Stato di diversi paesi, con l’ovvia ultima conseguenza di attentare al cuore stesso dell’Euro.

La finanza (o forse meglio dire la speculazione finanziaria) ha travolto la politica perché essa ha per definizione interessi e obiettivi ben precisi mentre la politica europea non è stata in grado di preparare una forte strategia comune. Il prezzo di tutto ciò è elevatissimo: basti pensare che la metà del pacchetto di aiuti preparato qualche giorno fa sta ora andando in fumo per l’aumento dei tassi di interesse del debito pubblico greco, aumento dovuto proprio alla difficoltà, alla lentezza e alla scarsa convinzione con cui era stato preparato dagli “amici” europei.

Insomma la speculazione agisce quando sa di essere più forte della politica, più forte degli Stati. Oggi in Europa lo è.

Non solo perché è in grado di mobilitare enormi masse di denaro in un brevissimo periodo di tempo ( rapidità moltiplicata dagli automatismi con cui vengono dati gli ordini di acquisto o di vendita) ma anche perché tutto questo provoca ondate di panico nei possessori di titoli, allarmati da questi eventi improvvisi, imprevisti e della cui portata non sono in grado di rendersi conto. Nei giorni scorsi molti possessori di azioni sono corsi a vendere semplicemente per paura, così come sono corsi verso i Bund tedeschi altrettanti proprietari di obbligazioni pubbliche di diversi paesi.

Ad eventi così veloci si contrappone una situazione europea in cui nessuno ha il potere di agire con la necessaria rapidità e ogni decisione viene presa dopo che la speculazione ha raddoppiato la dimensione dell’intervento necessario. Questa è la ragione per cui l’attacco è stato mosso verso i paesi dell’Euro, anche se essi hanno in media un deficit molto molto inferiore a quello degli Stati Uniti o della Gran Bretagna ma hanno un potere politico frammentato, diviso e incapace di reagire agli eventi guardando in faccia alla realtà. Identica è la spiegazione sul contradditorio comportamento delle società di rating, che hanno promosso a pieni voti la banca Lemhan fino alla vigilia del fallimento e che ora gettano ombre di sospetto sull’Italia senza nulla dire riguardo all’enorme deficit di Gran Bretagna e Stati Uniti.

Intanto a Bruxelles si continua a discutere sui possibili interventi urgenti della Banca Centrale Europea e su come i mercati reagiranno domani di fronte alle misure prese. Se cioè sarà sufficiente un’iniezione aggiuntiva di liquidità alle banche perché acquistino titoli di Stato dei paesi sotto tiro o se si andrà verso la più complessa e ipotetica possibilità che sia la BCE stessa a comprare direttamente tali titoli. Vedremo domani se la decisione presa sarà in grado di calmare la furia dei mercati ma teniamoci ben in mente che, in ogni caso, si tratta di un rimedio di breve periodo. Il problema resta quello di creare degli strumenti di politica economica per tutta l’area dell’Euro che permettano di evitare i disastri come quello greco e che, se accadono, rendano possibile imporre nuovi comportamenti in modo rapido e autorevole. Ritorniamo quindi al nostro problema di costruire una politica economica europea da affiancare alla politica monetaria, una politica abbastanza forte da imporre e fare rispettare le regole comuni. E’ proprio quello che i leader europei non hanno nel passato voluto e che gli eventi di questi giorni costringeranno invece a fare. A meno che non si voglia la distruzione dell’Euro, cosa che a nessuno giova a cominciare dalla Germania. Quando fra poche ore si chiuderanno le urne nel North-Rhine Westfalia si dovrà quindi ricominciare a parlare del nostro futuro, che esisterà solo se sarà un futuro comune. Per ora l’unica voce ottimista che ho potuto ascoltare in Germania è quella dell’ex cancelliere Helmut Kohl che, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, mi ha rasserenato assicurandomi che la Germania è, nonostante tutto, pienamente consapevole del valore positivo ed indispensabile della solidarietà europea. Mi auguro proprio che abbia ragione.  Romano Prodi IM 9

 

 

 

 

Dare fiducia, subito

 

Le fiamme sono state lasciate correre. E improvvisamente ieri notte a Bruxelles i capi di Stato e di governo dell’Eurozona, con un Obama più che preoccupato in collegamento dall’altra parte dell’Atlantico, si sono resi conto che per spegnere l’incendio finanziario era necessario dispiegare l’intera forza politica dei due Continenti. In gioco c’è il possibile crollo dell’euro. Con esso una seconda pesante recessione nel Vecchio Continente con conseguenze difficili da immaginare.

La situazione ricorda quella dell’autunno del 2008. Vale a dire quando fallì la banca d’affari Lehman. Con una differenza, oggi a fare da miccia è uno stato: la Grecia. La cui crisi si è manifestata già nei primi mesi del 2010 ma che con inspiegabile leggerezza non è stata affrontata dall’Unione europea e dai Paesi membri con la forza necessaria e nei tempi giusti. Solo ieri notte i leader mondiali hanno preso misure eccezionali, la cui efficacia si vedrà lunedì alla riapertura dei mercati.

La situazione è precipitata nelle ultime 48 ore. I segnali preoccupanti sono arrivati inizialmente dalle Borse che hanno registrato non solo forti ribassi, ma anche errori tecnici e incursioni della speculazione pronta a vendere titoli convinta di poter ricomprare a prezzi inferiori, scommessa che si è rivelata vincente. Ma a rendere evidente a banchieri centrali prima e a governi poi che la situazione rischiava di precipitare è stata ancora una volta una crisi di fiducia.

Le banche sui mercati interbancari hanno iniziato a registrare difficoltà nel trovare altri istituti che prestassero loro denaro se non a tassi di interesse maggiorati. Hanno poi iniziato a impennarsi i prezzi dei famigerati Credit default swaps (quella sorta di polizza che gli operatori di mercato usano per assicurarsi contro il possibile non rimborso dei titoli di Stato e quindi il fallimento dello Stato stesso). E se fino a qualche giorno fa questo era accaduto per i Paesi deboli della zona euro come Grecia, Portogallo, Spagna, di colpo anche l’Italia ha iniziato a soffrire. Questo nonostante una situazione di conti pubblici da tutti riconosciuta come solida pur a fronte di un debito pubblico elevato. Mettendo in discussione la solidità della settima potenza industriale al mondo è stato chiaro che a venir meno era la fiducia sulla intera area dell’euro.

Per troppi mesi l’Unione europea e anche la stessa Banca centrale, hanno pensato che la moneta unica potesse garantire di per sé senza alcun tipo di azione, uno schermo eterno e impenetrabile. Ma se l’euro è uno non tutti i Paesi sono uguali: ecco dove è stato l’errore. L’Europa deve essere unita nel reagire e a maggior ragione deve esserlo il governo italiano. Governo, e va a suo merito, che a Bruxelles ha avuto un ruolo decisivo. Ora la politica dia una risposta forte. Si evitino liti su temi marginali, senza falsi ottimismi si dica che anche l’Italia non è immune dalla crisi. Averne consapevolezza ci aiuterà a superare prove che in futuro potranno rivelarsi difficili.

Daniele Manca CdS 8

 

 

 

Epifani: una crisi epocale e Tremonti ora sta zitto

 

Un congresso cominciato mentre in Grecia si scioperava e si moriva in una banca data alle fiamme, e finito poche ore l’adunata notturna straordinaria dei capi di governo della Ue per tentare di salvare l’euro. Guglielmo Epifani sapeva che avrebbe tenuto un congresso «di crisi». Ma non si aspettava di doverlo chiudere elencando i danni delle agenzie di rating «che non sono le vestali della verità», chiedendo un Fondo monetario europeo, un’agenzia di rating europea indipendente. E contrapponendo la debolezza della politica che, è il caso della Germania, «ha traccheggiato per settimane lasciando spazio alla speculazione».

 

La crisi «è di sistema», «è epocale» e avrà ripercussioni gravi anche in Italia. «C’è qualcuno che ha imbonito il Paese», parlando di crisi passeggera». Invece «siamo al secondo tempo, mentre il primo non è ancora finito»: si tradurrà in «una riduzione degli stimoli allo sviluppo e ulteriori tagli all’occupazione». Una crisi di questo genere può portare «a drammatizzazioni sociali molto forti» e il compito della Cgil è quello «non lasciare solo chi nella crisi è più debole».

 

La Cgil di Epifani, che è stato rieletto con l’87% dei voti (l’82% contando astenuti e schede bianche), dovrà fronteggiare una manovra da venti miliardi e passa, saranno tagli ai trasferimenti ai Comuni, tagli alla spesa pubblica, dunque al welfare, mancanza di prospettive per i precari. «Quanto parlano il silenzio di Tremonti e il rumore pesante della manovra correttiva», dice Epifani. «Quando intende il governo aprire un confronto con noi?».

 

L’esecutivo è chiamato in causa più volte e accusato di aver approfittato della crisi per tagliare i diritti di chi lavora. «Ci vorrebbe un suo atto di saggezza e responsabilità»: gli chiedo di fermarsi un attimo e di fronte alla crisi rinunciare allo smantellamento dei diritti». Il riferimento al ddl sul lavoro, quello sull’arbitrato, ma non solo e allo Statuto dei lavori che nelle intenzioni del ministro Maurizio Sacconi deve sostituire lo Statuto dei lavoratori. Se la riduzione dei diritti continua «la Cgil si opporrà con tutte le sue forze, la proposta e la lotta».

 

SENZA UNITÀ Fin qui sono punti che tutta la Cgil condivide. Ma il XVI congresso si è chiuso senza unità. La maggioranza (82,9%) e la minoranza (17,9%) sono divise su alcuni punti cruciali, il sistema contrattuale, il rapporto con Cisl e Uil, come reagire agli attacchi del governo e delle imprese. Cosa pensa la minoranza era stato riassunto in mattinata dal leader Fiom Gianni Rinaldini: Per arrivare all’unita d’azione con Cisl e Uil bisogna necessariamente stabilire e fissare le regole democratiche. «Qualsiasi trattativa che non abbia definito in precedenza cosa succede se a quel tavolo ci sono posizioni diverse tra le organizzazioni, è viziata in partenza, è falsa» ha detto. Quindi «l’unità sindacale, che pure deve essere l'orizzonte di riferimento, non è al momento praticabile». Rinaldini non ha visto in proposito un’apertura di Raffaele Bonanni «ci ha detto che i lavoratori si consultano solo quando c'è accordo tra le organizzazioni». Ancora: «Non si può parlare di unità sindacale in termini normali, quando si approva un collegato che cancella il diritto del lavoro». Sul che fare, Rinaldini propone la costituzione di un «blocco sociale», come quello che contrastò il Libro Bianco di Maroni nel 2001».

 

La replica di Epifani è arrivata con la conclusione: ha rivendicato la bontà della scelta della categorie di firmare i contratti, perché questo consente alla Cgil di venire fuori dall’angolo e lavorare per la «riconquista di un nuovo modello». Non si può fare solo «resistenza», «il conflitto da solo non porta a nulla». Quindi il dialogo con Cisl e Uil deve ripartire «dai punti su cui è possibile»: la democrazia, la rappresentanza, il Sud e il fisco». L’unanimità non c’è, Guglielmo Epifani chiude il suo ultimo congresso da leader con questo rammarico: «Un segretario generale che può essere contento di questo», «si finisce, però, con una linea chiara». E spetta ancora a lui metterla in pratica, fino a settembre. Il che «mi evita commiati», ha detto. E ha salutato la Cgil con un «Buon giorno». Perché è comunque un giorno nuovo. Felica Masocco L’U 9

 

 

 

 

Natura violenta e violentata

 

Il vulcano Eyjafjalla ha ripreso ad eruttare la sua nube di cenere in modo intenso e minaccioso. Già ci ha fatto assistere a un evento inaudito, quasi a una grandiosa simulazione di crisi: ha costretto cioè le nazioni d’Europa a sospendere per alcuni giorni il volo degli aerei, rimettendosi all’uso di treni e automobili. I disagi delle persone rimaste a terra e le gravi perdite economiche delle compagnie aeree hanno distratto dalla portata simbolica dell’avvenimento. Infatti è sembrato quasi un avvertimento, emesso da una esigua porzione di terra, impastata di ghiaccio e di fuoco, agli uomini che hanno orgogliosamente colonizzato il cielo. Si pensa a cosa potrebbe accadere nel consorzio civile se il fenomeno si estendesse per un maligno complotto di bocche vulcaniche, che aggiungesse nuovi disastri ai più consueti, devastanti terremoti o nubifragi.

 

Senza indulgere a visioni apocalittiche, siamo indotti a riflettere leopardianamente sulla precarietà delle «umane sorti e progressive», a rinnovare e rinforzare il patto di solidarietà nei confronti dell’«umana compagnia». Non altro ci è dato, apprestando i possibili ripari, contro una natura che sa rivelarsi matrigna. Ma un altro evento, verificatosi a breve distanza di tempo, colpisce a contrasto la nostra immaginazione. Nel Golfo del Messico è il fondo del mare, violato sconsideratamente dalle trivelle dell’uomo, che erutta petrolio. L’untuosa marea nera semina inquinamento e distruzione lungo le coste d’America, nel paradiso naturale costituito dal delta del Mississippi. Muoiono i delfini e i pellicani, gli alligatori e le tartarughe, si disperano le genti rivierasche private delle loro risorse ittiche e turistiche. Sembrerebbe che basti e avanzi l’imponderabile, senza che l’uomo ci metta del suo venendo meno, per avidità e tecnologica presunzione, a ogni senso del limite.

 

I responsabili dell’immane sciagura promettono di risarcire il danno, ma si tratta di un’altra manifestazione di tracotanza perché il male, già difficilmente quantificabile in termini finanziari, non può restituire alla vita ciò che è andato irrimediabilmente perduto. Là dove la natura mostra il suo volto innocente e benigno, provvede l’uomo a sfigurarla e, si direbbe, a provocarla. LORENZO MONDO LS 9

 

 

 

 

 

Inadeguata la legge contro le intercettazioni

 

Giusto limitarle e cercare di ridurne la pubblicazione durante il segreto istruttorio.  Però punendo i magistrati, non i giornalisti che informano

  

   Mentre nel Pdl incombe ancora la disputa tra i seguaci di Berlusconi e di Fini, si riaprono le polemiche sulle riforme da fare, in particolare sul disegno di legge, elaborato dal Ministro della Giustizia, Alfano, che ha lo scopo di ridurre le intercettazioni telefoniche (100.000 all’anno, contro le 20.000 della Francia, le 5.500 dell’Inghilterra, le 3.700 dell’Olanda, le 2.300 della Svizzera e le 1.705 degli Usa, pari ad una spesa annua di 280 milioni di euro); di renderle lecite solo per reati che comportano una pena di almeno 10 anni, esclusi quelli di mafia, terrorismo e corruzione pubblica; di limitarle nel tempo (non oltre 3 mesi); di proibirne la stampa prima della fine delle indagini preliminari.

 

   Com’era prevedibile, già al suo arrivo alla Camera, un anno fa, il testo non era piaciuto: i magistrati ritennero “assolutamente irragionevole il divieto di disporre nuovi ascolti sulla base dei contenuti d’intercettazioni lecitamente acquisite”, e puntarono il dito sul rischio che generi equivoci e intralcino le indagini il limitarle a quando ci sono “evidenti indizi di colpevolezza”. Furono contrari anche i direttori dei giornali, soprattutto i loro editori che, per il previsto reato di “pubblicazione arbitraria”, potrebbero essere sottoposti a sanzioni pecuniarie fino ad un massimo di 465.000 euro (con ciò che ne consegue sul bilancio del quotidiano o del settimanale in questione); in qualche caso, all’arresto (2 mesi; 6 per chi rivela atti coperti da segreto istruttorio).  

   Le nuove norme furono comunque approvate grazie al voto di fiducia, ma criticate anche dal Capo dello Stato secondo il quale “è, sì, opportuno intervenire in merito, senza però esagerare”. Di conseguenza, aderendo all’invito di Napolitano, prima di passarlo alla commissione del Senato furono apportati alcuni emendamenti al testo: smussati i limiti imposti alla magistratura, rimaneva però immutato il cosiddetto “bavaglio alla stampa”. Decisione derivante anche dalla selvaggia pubblicazione delle “chiacchierate” riguardanti il Capo della Protezione civile, Bertolaso, e, soprattutto, della telefonata del Capo di Governo al responsabile del telegiornale di Rai1, Minzolini, al quale il Cavaliere chiedeva se era possibile, in qualche modo, mettere la museruola ai vari Santoro, Floris e compagnia bella. All’epoca, i giornali antiberlusconiani avevano preso al volo l’occasione per insozzare Bertolaso e per insistere sul “neofascismo” di Berlusconi, reo di “porre limiti alla libertà di stampa e di opinione”, anche se ciò esponeva a pubblico ludibrio gli interessati, prima ancora che fosse terminata l’indagine istruttoria.

   In effetti, da tempo arrivano, dalle sedi giudiziarie alle redazioni dei giornali, atti d’ufficio ancora coperti da segreto istruttorio o avvisi di garanzia: basta ricordare che, nel 1994, gli Italiani, compreso il diretto interessato, seppero dal Corriere della Sera che il Capo di Governo, Berlusconi, era stato inviato a giudizio per corruzione. Inevitabile la decisione di porre fine a tale indegnità con una legge che sarà anche “ad personam”, come molti affermano, ma che indubbiamente può servire ad altri politici, qualora invisi a questo o quel magistrato. Può avere, quindi, una sua giustificazione questa “guerra santa” (definizione di Berlusconi) contro le intercettazioni e la loro pubblicazione.

   Alla quale sembrava essersi adeguata anche l’opposizione che però aveva preteso, anche su suggerimento di qualche magistrato, di cambiare la formula “evidenti indizi di colpevolezza”, necessari a far scattare l'ascolto, in “gravi indizi di reità”, sostenendo che, se un reato è stato commesso, ma non si sa da chi, le intercettazioni servono appunto per trovare il colpevole. Da qui il cambio di rotta (compresa quella relativa alle intercettazioni dei parlamentari, regolate dalla legge Boato), pur restando alcuni paletti: l'indagato, infatti, potrà essere intercettato solo sulle sue utenze e su quelle che hanno “un rapporto oggettivamente collegabile alla (presunta) attività criminosa”. In caso contrario, scatta l'inutilizzabilità delle registrazioni: e l’obbligo della non pubblicazione, né letteralmente né per stralci, degli atti giudiziari, ma soltanto riferiti “per riassunto”, con relativa pena pecuniaria o carceraria.

   Modifiche che non sono bastate a far ridurre le critiche dell’opposizione: Di Pietro minaccia addirittura di far leggere le intercettazioni in Parlamento, facendole così diventare automaticamente pubbliche; il Pd, dimenticando che avrebbe voluto emanare un testo similare, quando gli intercettati erano Prodi, Mastella o D’Alema, sostiene che “in questo modo si limitano le indagini e si mette il bavaglio alla stampa”. Come andrà a finire lo si saprà solo tra un paio di mesi - dissidio Fini/Berlusconi permettendo -, l’iter parlamentare prevedendo la votazione a maggio al Senato e a giugno di nuovo alla Camera.

   E’ evidente che sia necessario un maggior controllo delle intercettazioni per impedirne, tra l’altro, la pubblicazione di quelle che “fanno comodo” all’opposizione, di qualunque colore essa sia, e ai magistrati che se ne servono per incastrare i politici non graditi. Ma è vero anche che, finora, non si è mai trovato, quindi punito, il colpevole principale, cioè chi passa di soppiatto le informazioni alla stampa. D’accordo, sarà difficile individuare chi, dagli uffici giudiziari, fa la spia: ma perché non punire, al posto dei giornalisti, il magistrato titolare dell’indagine che non ha saputo, o ha finto di non sapere, difendere il segreto d’ufficio? Domanda che meriterebbe risposta dagli addetti ai lavori. Egidio Todeschini, de.it.press

 

 

 

 

Maroni e la «cittadinanza breve»: con noi al Viminale non passerà

 

Il ministro: è demagogia chiedere che diventi italiano chi non è nato qui

«Fermeremo il ddl svuotacarceri se non ci saranno nuovi agenti»

 

ROMA — Di sabato Roberto Maroni è a casa, a Varese, anche per festeggiare San Vittore martire, il patrono della città: «Era un guerriero proveniente dalla Mauritania, un extracomunitario, convertito al cristianesimo, che arrivò qui e fu trucidato dai romani. Ma vendette cara la pelle...», racconta il ministro dell’Interno dopo aver ricevuto il premio «Girometta d’oro» che lo riporta agli anni in cui lui, da consigliere comunale dell’opposizione, muoveva i primi passi in politica.

Oggi, però, quell’immigrato della Mauritania avrebbe seri problemi a prendere il passaporto italiano. Per questo, ministro, siamo allo scontro sulla cittadinanza breve con i finiani che accusano la Lega di sparare «balle demagogiche a buon mercato».

 

«Non c’è nessun duello. Ci sono due visioni diverse del problema. Il nodo non sono i 5 anni in più o i 5 anni in meno per l’acquisizione della cittadinanza. Questo è un falso problema tant’è vero che il ministro leghista dell’Interno, contrario a ridurre i tempi da 10 a 5 anni, nel 2009 ha il record di richieste evase positivamente rispetto a tutti gli anni precedenti: 42 mila nel 2009, 40 mila nel 2008, 37 mila nel 2007. E questo grazie a procedure più snelle».

Perché, allora, la Lega sta "sabotando" la proposta bipartisan Granata (Pdl)-Sarubbi (Pd) che mira a dimezzare l’attesa per la cittadinanza?

«Il problema è il passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli. La cittadinanza non si può acquisire solo per il fatto di essere nati in Italia anche perché — con la crisi economica, il terrorismo internazionale e le pressioni migratorie così forti — qualcuno mi spieghi perché dovremmo spingere su questo tasto che non è una priorità».

Quindi, par di capire che finché al Viminale ci sarà un ministro della Lega è inutile parlare di jus soli?

«Questa dello ius soli è una campagna demagogica perché non si hanno argomenti per contrastare le politiche del governo che stanno dando buoni risultati anche in tema di integrazione».

Oltre allo slittamento del fronte dell’immigrazione sulla costa libica, può indicare altri risultati ottenuti?

«E’ crollato il numero dei minori non accompagnati sbarcati e questo ha permesso ai comuni di utilizzare in altro modo le risorse per l’integrazione. Su questo inviterei chi definisce noi della Lega come dei cinici buzzurri a leggersi una ricerca della Bocconi, curata dal professor Tito Boeri, dalla quale emerge un dato interessante sulle città che integrano di più gli stranieri: al primo posto, sorpresa, c’è Verona (amministrata dal leghista Tosi, ndr) che ha applicato politiche di rigore nei confronti dei clandestini ma anche di disponibilità sul tema della cittadinanza».

Per un immigrato regolare, dunque, è più vantaggioso vivere in un comune amministrato dalla Lega?

«Nella gestione del territorio, là dove noi ci siamo e dove sono assenti molti di quelli che parlano a Roma, i sindaci della Lega hanno sviluppato un sistema di eccellenza nell’integrazione. A Verona, il sindaco ha fatto sparire i vu cumprà dalle strade e ha stroncato le occupazioni abusive delle case. Per questo, i regolari si sentono più sicuri».

Non accettereste neanche una via di mezzo: niente jus soli per far passare la cittadinanza dopo 5 anni?

«Questo nel programma di governo non c’è. Le priorità sono altre: la crisi economica, il contrasto alla mafia, l’aiuto ai sindaci e il federalismo fiscale».

 

A proposito di federalismo fiscale, non è che la crisi dell’euro rischia di far svanire il vostro sogno?

«Sarebbe una tragedia. Però io dico che la via maestra per rientrare dal debito pubblico e per migliorare i conti è quella del federalismo fiscale. Per cui questa crisi dell’euro sarà un acceleratore per l’attuazione del federalismo».

La manovra correttiva è in arrivo?

«Non ci sono notizie. L’altra sera sono stato a cena con Bossi e con Tremonti ma non ne abbiamo parlato».

Se i finiani insistono sulla cittadinanza, la Lega fa il controcanto sul ddl Alfano che prevede gli arresti domiciliari per circa diecimila carcerati.

«Né controcanti né imboscate della Lega. Io so solo che noi siamo coerenti a differenza di altri che cambiano idea».

Gianfranco Fini è sponsor autorevole della cittadinanza.

«Fini disse queste cose già 10 anni fa. Non le condivido. Ma riconosco la sua coerenza».

Sul ddl carceri, però, lei si è rimangiato il voto favorevole espresso in consiglio dei ministri?

«L’ho votato quel ddl perché sul principio della riabilitazione del condannato siamo tutti d’accordo. Poi, però, i responsabili della polizia hanno fatto le verifiche e si sono allarmati. Uscirebbero 10.500 detenuti che, aggiunti agli attuali 3.500, porterebbero la quota dei domiciliari a 14 mila. Il che significa riorganizzare il sistema di controllo con un impiego notevole di uomini e mezzi. La Lega presenterà un emendamento alla Camera per chiedere l’assunzione di un contingente straordinario di poliziotti per effettuare i controlli sui domiciliari. Ho bisogno di più uomini e di più volanti, altrimenti non se ne fa niente. Inoltre, se si tratta di 2000-3000 detenuti si può ragionare ma chi ha condanne brevi per reati di grave allarme sociale non può cavarsela senza un giorno di carcere. Se ne è parlato in consiglio dei ministri: le nostre ragioni le ha esposte Calderoli. So che Berlusconi ha riconosciuto l’esigenza di una correzione».  Dino Martirano CdS 9

 

 

 

 

Pd, Veltroni duro con la linea Bersani". "E il premier è fuori dalla democrazia"

 

L'ex segretario interviene al seminario di Area Democratica. "No a scissioni. Ma serve una nuova linea e basta parlare solo di alleanze". "No ai comitati di liberazione contro Berlusconi". Attacco al premier: "Non dura tre anni senza elezioni. E quando si ascoltano le telefonate degli avversari...". Replica di Bonaiuti: "Mai successo".

 

AREZZO - A Franceschini dice: nessuna scissione. Semmai un deciso cambio di rotta del Pd e un secco atto d'accusa verso chi, attualmente, lo dirige. "Noi siamo quelli che al partito ci credono di più, quelli che lo hanno fatto nascere" esordisce Walter Veltroni al seminario di Area Democratica (la minoranza uscita dal congresso che ha eletto Pierluigi Bersani). L'ex segretario non segue chi, ieri, aveva ipotizzato uscite dal partito. Ma non risparmia critiche, durissime, all'attuale dirigenza: "Non possiamo continuare con i conservatorismi, serve che il Pd mantenga la sua identità, quel Pd che forse abbiamo messo troppo tempo a fare ma a nessuno è permesso di disfare". Anche perché Berlusconi "è fuori dalle regole della democrazia" e "non è in grado di reggere tre anni senza elezioni".

 

E' la linea uscita dal congresso che va vista sotto "un'altra luce", scandisce Veltroni. Una linea che si fondava su due punti: l'alleanza con l'Udc e partito strutturato sul territorio. Ma, ragiona l'ex segretario, l'intesa con i centristi è andata male, ("l'Udc abbia perso consensi laddove si è alleato con il Pd"), mentre "in una società come la nostra è sbagliato pensare ad un partito pesante".

 

"Lasciate stare Fini". Veltroni non cita Bersani ma a lui si riferisce quando boccia "i comitati di liberazione nazionale contro Berlusconi", chiedendo che il Pd ritrovi "l'orgoglio dell' identità". "Se la destra è in crisi - sottolinea l'ex sindaco di Roma  - l'ultima cosa che dobbiamo fare è chiuderci in noi stessi, loro possono frantumarsi ma se noi di fronte a questo riproponiamo una coalizione antiberlusconiana sbagliamo di grosso". Insomma "sbagliamo se ci arrocchiamo, è l'errore che fanno tutti i soggetti deboli, la sfida è aprirsi". E basta ridurre la strategia del partito ad una continua ricerca delle alleanze: "Obama non ha detto 'devo cercare di allearmi con qualcuno'".

 

"Serve coraggio". Chiede luoghi di discussione, l'ex segretario. Che boccia "i caminetti" (il riferimento è alla riunione del 27 aprile con i big del partito ndr) e le coalizioni "semplicemente antiberlusconiane". Bisogna, invece, avere "il coraggio del lungo respiro", "accendere la fiducia". Unire le parole "cambiamento e innovazione" al Pd: "La sfida e' aprirci, cercare le forme e il linguaggio dell'apertura''. E nessuno pensi ad "arruolare" Gianfranco Fini: "'Faremo un torto gravissimo alla reale maturazione dei suoi convincimenti se dicessimo all'opinione pubblica che è diventato un pezzo del centrosinistra".

 

Il rischio democrazia. Veltroni cita l'ormai famosa telefonata tra Fassino e Consorte 1 che sarebbe stata ascoltata dal premier. "Se fosse vero - continua - che il presidente del Consiglio ha ascoltato una registrazione che gli veniva offerta per motivi di ricatto di un leader dell'opposizione come Fassino saremmo di fronte a qualcosa di gigantesco, qualcosa che in altri Paesi europei avrebbe portato a gravi problemi istituzionali, siamo oltre i confini della democrazia, delle regole del gioco, siamo alla mitridatizzazione".

 

La replica di Bonaiuti. Poco dopo, su questo argomento, arriva una nota di Paolo Bonaiuti: "Stupisce che ancora una volta Veltroni usi in maniera polemica una circostanza mai avvenuta, quella dell'ascolto della registrazione di una telefonata tra Fassino e Consorte da parte del presidente Silvio Berlusconi. Si tratta di un tentativo di ricostruzione del tutto fantasioso, privo di fondamento, e già più volte smentito, l'ultima giovedì scorso".

 

L'intervento di Franceschini. Ieri Franceschini aveva usato toni ben più netti sul fronte contrasti interni al partito. "Il Pd o mantiene questa sua vocazione fatta di coraggio e innovazione o lentamente si spegne e si divide" aveva scandito l'ex segretario democratico davanti alla platea di Area democratica. Ma più che una divisione consensuale Pierluigi Castagnetti paventa una vera e propria epurazione della minoranza. L'ex leader popolare, sempre ieri, era stato chiaro: "La maggioranza persegue il disastroso disegno di disarticolare il paesaggio politico che fuor da metafora implica una spaccatura del Pd. E' il momento di dircelo chiaramente: non c'è qualcuno che se ne vuole andare. C'è qualcuno che vuole che qualcuno esca per riarticolare il paesaggio politico. E questa sarebbe una sciagura: sarebbe la fine del Pd". Toni ultimativi che, oggi, Franco Marini smorza. "Area Democratica deve chiedere anche di avere una rappresentanza all'interno dell'organizzazione del partito - dice Marini - Combattendo e facendosi valere. Guai a spaccare il partito". Poi tocca a Veltroni, che finisce con una standing ovation. LR 8

 

 

 

 

Conti all'estero, s'indaga su Bertolaso. Nel mirino anche gli affari del cognato

 

Guido Bertolaso fu sentito per cinque ore dai magistrati di Perugia il 13 aprile scorso. Ma gli investigatori ancora non sapevano, e lui si guardò bene dal dire, che tra lui e il costruttore Anemone c’erano stati rapporti diretti e privati di lavoro tra il 2006 e il 2007 con relativa emissione di fatture e assegni. Così ha colpito non poco gli stessi investigatori il fatto che venerdì il Capo della Protezione civile e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, indagato per corruzione nell’inchiesta sulla cricca che tra Lavori Pubblici e Protezione civile ha gestito i grandi appalti con un sistema gelatinoso di corruttela, abbia ottenuto l’uso della sala stampa di palazzo Chigi, cioè del governo, per pronunciare la sua vibrata arringa. «Si vede che si era scordato di quell’assegno, dettagli che avrà giudicato insignificanti» è stato il commento di chi cerca di capire fin dove arriva il sistema gelatinoso.

 

In attesa che le verifiche contabili di Finanza, Ros dei carabinieri e polizia accertino altri rapporti diretti tra il costruttore Anemone e parenti e amici di pubblici funzionari e/o ministri - come quelli che hanno permesso l’acquisto delle case per i figli di Balducci, del generale Pittorru e del ministro Scajola - la procura di Perugia ha chiesto alla Banca d’Italia di avere informazioni circa eventuali conti all’estero di 70 persone tra cui anche Guido Bertolaso e il cognato Francesco Piermarini. «Si richiede la collaborazione di codesta Unità di Informazione Finanziaria - si legge nella richiesta - in relazione alla segnalazione di operazioni sospette e di informative pervenute da Fiu estere in relazione ai seguenti soggetti». Segue una lista con i nomi di tutti i protagonisti e le seconde file dell’inchiesta, da Balducci alla moglie Rosanna Thau, dagli imprenditori Fusi, Di Nardo, Carducci e Rocco Lamino a impiegate prestanome e sacerdoti come don Evaldo Biasini, la banca occulta del sistema Anemone. Tra questi, appunto, anche Bertolaso e il cognato Francesco Piermarini. Scrive il gip di Firenze Rosario Lupo a pagina 11 della prima ordinanza di custodia di questa vicenda: «Nel pur breve periodo di monitoraggio (telefonico ndr) a carico di Guido Bertolaso, emergeva altresì che, in evidente conflitto di interesse, il cognato di Bertolaso, Francesco Piermarini, di professione ingegnere, è stato impiegato nei cantieri della Maddalena relativi al vertice G8. Sono altresì emersi rapporti tra il predetto Piermarini e Diego Anemone».

 

Ora, sommando queste righe alla richiesta di verifica sui capitali all’estero «al fine - scrivono i magistrati - di individuare i proventi dell’attività di corruzione», e al fatto che la posizione di Bertolaso è ancora lontana, pare, dall’essere archiviata, si capisce perchè molti potenti stanno ancora tremando. E perchè Bertolaso abbia deciso di uscire allo scoperto: meglio una conferenza stampa di una giornalata.

 

Prima operazione: «Nel 2006 - ha spiegato Bertolaso - ho pagato con questo assegno 20 mila euro ad Anemone per lavori di falegnameria in casa mia». Prima e dopo di lui, molti altri. Seconda operazione: «Nel 2007 mia moglie Gloria, architetto paesaggistico, ha svolto una consulenza per il Salaria sport village di Anemone. Ma anzichè incassare i previsti 99 mila euro mia moglie ne ha incassati solo 25 mila. Aveva interrotto la consulenza per motivi di opportunità».

 

Gli affari del cognato Ciò di cui il grande capo della Protezione civile non parla è il ruolo di Francesco Piermarini, il cognato, e i rapporti con Anemone. E’ certo che il nome Piermarini è sinonimo di business, dai rifiuti all’edilizia, dalle consulenze di eventi alla produzione di film. Il tutto grazie a varie società che annoverano tra i soci nomi eccellenti dell’imprenditoria. Forse è questo il filo che adesso gli investigatori stanno per tirare.

 

Bertolaso afferma: «Non sono ricattabile, non ho mai mentito agli italiani». Nulla dice, però, sul numero di appalti vinti dal gruppo Anemone negli ultimi dieci anni che dagli anni del Giubileo hanno fatto schizzare il gruppo da anonima ditta di costruzione a società con fatturato oltre i 40 milioni di euro. Con appena 26 dipendenti.

 

Diego Anemone esce oggi dal carcere di Rieti dopo tre mesi di detenzione. Il costruttore, che nelle intercettazioni si lamentava di dover sistemare troppa gente - figli, nipoti e cognati - sa molto di tutti. Finora ha sempre negato: «Mai dato soldi ad alcuno».

Oggi comincerà a fare i conti se ancora sia questa la linea difensiva che più gli conviene. Claudia Fusani L’U 9

 

 

 

 

Piccoli mondi per bambini di ogni età

 

Dal plastico ferroviario intercontinentale di Amburgo, ai siti Unesco di Nikko, Giappone, dall'Europa in scala di Bruxelles all'Italia di Rimini, il fenomeno dei parchi di miniature - di Lara Gusatto

 

Un treno che unisce la Svizzera agli Stati Uniti esiste, ma solo nel mondo costruito ad Amburgo da due gemelli appassionati di ferromodellismo. Un tedesco trentenne, passeggiando con la fidanzata per le strade di Zurigo si ritrova ad ammirare la vetrina di un negozio di trenini e in lui si risvegliano le passioni di un tempo. Così nel luglio del 2000 nasce l'idea del plastico ferroviario in miniatura più grande del mondo: Miniatur Wunderland. 

 

"Volevamo creare un mondo che lasciasse incantati e stupiti uomini, donne e bambini: un luogo per tutta la famiglia" dichiara ora entusiasta (con gli oltre 3 milioni di visitatori registrati) il fratello gemello di Frederik, Gerrit, inizialmente scettico sulla fattibilità del progetto. In poche ore è così possibile compiere un viaggio ideale tra gli Stati Uniti, la Svizzera, la Scandinavia, la Germania e le Alpi austriache salendo e scendendo dai trenini (oltre 700), ma non solo: sui 1150 metri quadrati di plastico si muovono anche carrozze, camion dei pompieri, automobili e navi cargo. Un prodigio dell'ingegneria in continua espansione. Non bastavano le Montagne Rocciose, il Grand Canyon, Las Vegas e il Monte Rushmore negli States, né il fiordo in Norvegia, lo stadio di Amburgo, il monte Cervino o la città ideale (nel senso che se la sono inventata) di Knuffingen: i costruttori sono alle prese con altri lavori certosini da completare entro il 2014.

 

Alle già innumerevoli stazioni ferroviarie andranno aggiunte le fermate di Pisa, Firenze, Venezia, insomma la sezione "Bella Italia"; riconoscimento anche ai cugini francesi (che mondo sarebbe senza la Torre Eiffel?) e spazio ai "nuovi" mezzi di trasporto: i trenini sono affascinanti, ma gli abitanti di Miniatur Wunderland  presto potranno spostarsi anche in aereo grazie alla costruzione di un hub.

 

Mini-mondi nel Mondo. Certo è difficile competere con un mini-mondo  "vivo" come quello di Amburgo, ma le bellezze da visitare disseminate in ogni angolo del globo sono talmente tante che ogni Paese si è costruito il suo plastico ideale permettendo così bizzarre esperienze.

 

Austria. Per vedere il Taj Mahal coperto di neve l'unica soluzione è recarsi al Minimundus di Klagenfurt in Austria. Sulle rive del lago alpino di Wörth sorgono 140 modelli in scala 1:25 delle più belle opere architettoniche dei cinque continenti riprodotte, quando è tecnicamente possibile, con i materiali originali. Un'occasione unica per scattare un foto tra la Casa Bianca e il castello di Cenerentola di Neuschwanstein.

 

Belgio. Altro che inter-rail, per girare l'Europa ci vogliono poche ore e un viaggio fino a Bruxelles dove si trova  la Mini-Europe. Oltre 300 monumenti e luoghi caratteristici permettono ai visitatori di passeggiare nella tipica atmosfera delle più belle città del Vecchio Continente. I rintocchi del Big Ben danno il benvenuto nel cuore di Londra; le gondole e i mandolini aprono le porte di Venezia e il treno ad alta velocità TGV sfreccia per il plastico della Francia. I modellini inoltre sono messi in movimento dagli stessi ospiti e riproducono: l'eruzione del Vesuvio, la caduta del Muro di Berlino e la corrida a Siviglia. LR 9

 

 

 

 

Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e gli italiani nel mondo

 

Roma  - È stato molto bello il discorso che mercoledì scorso il Presidente Napolitano ha tenuto a bordo della nave Garibaldi in occasione della cerimonia celebrativa del 150° anniversario della partenza dei Mille. Ogni giornale italiano dovrebbe pubblicarlo integralmente; in ogni scuola dovrebbe essere distribuito a studenti e professori; ogni ufficio pubblico dovrebbe tenerlo ben in vista; ogni consolato dovrebbe esporlo alla vista dei cittadini italiani all’estero. Lo dico perché, come scriveva ieri l’on. Marco Fedi, su "un punto gli italiani nel mondo, oltre ogni logica di appartenenza, sono assolutamente e fermamente solidali: l’unità della nazione, il legame nazionale che ci unisce, dal nord al sud".

Dunque le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia sono un momento importante che riguarda anche gli italiani nel mondo. Una ricorrenza che, a mio avviso, va interpretata oggi come l’Unità non solo dell’Italia tra Nord, Centro e Sud, ma anche dell’Unità tra italiani in Italia e italiani nel mondo, che per troppo tempo sono stati dimenticati o considerati cittadini di serie B, pur avendo sempre mantenuto un rapporto costante con il Paese d’origine. E oggi, dopo una breve parentesi di attenzioni varie e il riconoscimento delle rappresentanze parlamentari, rischiano di essere ricacciati in un angolo.

Napolitano, nel suo discorso, ha fatto un importante rifermento al volontariato, spiegando come "senza l’apporto del volontariato non sarebbe stata concepibile la spedizione dei Mille". Questo mi fa pensare a quanto, ancora oggi, il volontariato sia importante tra gli italiani all’estero per l’apporto che essi danno all’Italia.

Da sempre i nostri connazionali si sono organizzati in associazionismo volontario: dalle società di mutuo soccorso all’associazionismo regionale, alle rappresentanza di base e intermedie quali Comites e CGIE che, pur facendo un gran lavoro per le comunità ed essendo istituite da leggi dello Stato, funzionano esclusivamente su base volontaria, senza retribuzione alcuna dei propri membri. Italiani che sacrificano tempo libero spesso sottratto alle vacanze e alle famiglie, che spendono risorse proprie e che si mobilitano quotidianamente per il solo amore verso l’Italia e gli italiani, che siano essi in patria o all’estero, per provare a lavorare alla soluzione dei problemi che ci troviamo di fronte.

 

E il Presidente Napolitano, questo impegno volontario e cocciuto, lo spiega bene quando dice che "si nutre di un più forte senso dell’Italia e dell’essere italiani, di un rinnovato senso della missione per il futuro della nazione". Un senso di missione che gli italiani all’estero hanno sempre conservato, ovunque si siano trovati. Per questo, quindi, penso che anche all’estero ognuno di noi dovrà fare la propria parte per celebrare questa importante ricorrenza. Anche il Partito Democratico all’estero dovrà mobilitarsi, promuovere iniziative, eventi, discussioni per ricordare che l’Italia è una e indivisibile, come recita la sua Costituzione e che, come ha ricordato il Presidente, "vogliamo far rivivere nella memoria e nella coscienza del Paese le ragioni di quell’unità e indivisibilità come fonte di coesione sociale, come base essenziale di ogni avanzamento tanto del Nord quanto del Sud in un sempre più arduo contesto mondiale. Così, anche celebrando il 150°, guardiamo avanti, traendo dalle nostre radici fresca linfa per rinnovare tutto quel che c’è da rinnovare nella società e nello Stato". Compreso il suo spezzone all’estero. Eugenio Marino, responsabile italiani nel mondo del Pd

 

 

 

 

 

Giornata del Siciliano nel Mondo 2010: “Sicilia Regione di Europa e del mondo”

 

      “Sicilia Regione di Europa e del mondo”” è il tema di quest’anno della “Giornata del Siciliano nel Mondo” 2010, organizzata da Sicilia Mondo per celebrare la ricorrenza del 64° Anniversario della Costituzione dello Statuto della Regione Siciliana, avvenuta il 15 Maggio 1946.

      La Giornata, lanciata da Sicilia Mondo nel 1997 e giunta  alla XIV edizione,  è divenuta per milioni di siciliani sparsi nelle varie parti del mondo, l’appuntamento annuale per la gioia  di incontrarsi, stare insieme, ripercorrere ricordi, valori e momenti magici di amicizia, di tradizioni e di festa. Ricordare la nascita della Regione ed il clima aggregante della sicilianità. Mai dimenticata.

      Ma anche un momento per riscoprire l’orgoglio di essere siciliani e rinnovare l’impegno per una “grande Sicilia”.

      Le testimonianze degli anni precedenti ci dicono di una manifestazione che si è saldamente istituzionalizzata, sempre più diffusa e sentita per il suo significato istituzionale e motivo tra i corregionali all’estero.

      A Catania, la “Giornata del Siciliano nel Mondo” sarà celebrata Lunedì 17 Maggio, nel salone della Associazione di Via Renato Imbriani, 253.

      Saranno presenti delegazioni provenienti dall’estero.

      Come ogni anno, sarà presentata la Rassegna Stampa Sicilia Mondo 2009, presenti all’incontro le Istituzioni locali, le altre Associazioni, i rappresentanti delle forze sociali e la stampa. Sicilia Mondo, De.it.press

 

 

 

 

Rilancio della Federazione dei Fogolârs Furlans della Svizzera

 

Carissimi amici presidenti e rappresentanti delle associazioni Fogolâr  Furlan  in Svizzera,

 

Dopo Ginevra, novembre 2009, la Federazione dei Fogolâr Furlan in Svizzera si è riunita alla Casa d’Italia a Berna sabato 20 marzo 2010. Erano presenti i signori Jus - San Gallo, Cella -Ticino,  Chiararia – Ginevra,  Steffanon - Lucerna, Fabbro - Basilea, Fornasiere -  Berna, Zanini - Frauenfeld, De Stefano - Zugo,  Zanuttini - Friburgo e Paronitti – Bienne.

Dopo anni d’inattività, la Federazione riparte con un gruppo di dieci Fogolârs, tutti decisi a continuare quest’unione e dare una nuova spinta in avanti,  dotandosi di nuove regole e con la dovuta serietà che distingue le nostre associazioni. Con la numerosa  presenza, la Federazione intende onorare le associazioni friulane in svizzera e i friulani in particolare.

 

La nostra Federazione è alle porte dei 40 anni di esistenza ed è il 24 ottobre che ci ritroveremo tutti insieme per festeggiare questa data importante, riconoscenti del contributo dato a tutte le associazioni friulane, sia come guida quale motore trainante in ogni momento dei passati 40 anni, attenendosi alla serietà delle sue azioni.

 

Dalla riunione sono scaturite due novità : 1) la direzione sarà gestita da un Coordinatore, questo compito è stato assegnato a Sergio Paronitti, eletto all’unanimità considerando la sua competenza ed il carisma dimostrato nella gestione delle precedenti fasi come presidente. 2) sarà coadiuvato da 3 vice presidenti, per la zona di lingua tedesca ,  l’amico Bruno Jus, di San Gallo, per la zona francofona Giuseppe Chiararia di Ginevra e, per la zona Italiana, Silvano Cella Presidente uscente. L’elezione di due revisori dei conti completano il nuovo quadro della Federazione. http://www.fogolarginevra.ch - http://www.saig-ginevra.ch

 

 

 

 

Messaggio FIEI al 16° Congresso CGIL

 

Stiamo seguendo da lontano, via web, il congresso della CGIL. Come lavoratori italiani all’estero riuniti nella centinaia di associazioni aderenti alla FIEI, vogliamo esprimere il nostro saluto alla vostra assemblea, e in particolare a quei lavoratori immigrati che vivono oggi in Italia una condizione che noi abbiamo conosciuto direttamente in un percorso migratorio che ha coinvolto nell’arco di un secolo, oltre 30 milioni di connazionali emigrati in tanti paesi.

Paesi nei quali gli italiani emigrati hanno dato e continuano a dare il loro riconosciuto contributo alla nascita e al rafforzamento delle organizzazioni sindacali e politiche democratiche e di progresso.

 

In un momento di gravissima crisi sociale ed economica mondiale, che riguarda ogni continente e ogni paese, riteniamo sia fondamentale rafforzare sempre di più, i legami tre le organizzazioni democratiche dei lavoratori di tutti i paesi per ricostruire un orizzonte comune di lotta e di cambiamento che sappia contrastare con efficacia le tragiche politiche neoliberiste e le manovre del capitale finanziario internazionale.

In questo senso, la compagne e i compagni italiani emigrati che militano nelle organizzazioni sociali dei paesi di residenza sono interessati a intensificare con voi un comune lavoro di analisi, di confronto e di mobilitazione. Un forte abbraccio a tutti voi dall’Europa, dalle Americhe, dall’Australia.

Rodolfo Ricci, Segr. Gen. FIEI, de.it.press

 

 

Accademie, università, fondazioni e politica per la promozione di lingua e cultura italiana all’estero

 

Relazioni di rappresentanti del mondo universitario e accademico e Tavola rotonda sulla “geopolitica della lingua” con parlamentari eletti all’estero

 

  ROMA –Una serie di relazioni su come oggi viene diffusa la conoscenza della lingua italiana all’estero – e non solo – e una tavola rotonda sulla “geopolitica della lingua” hanno concluso il convegno organizzato da Società Dante Alighieri e parlamentari eletti all’estero e intitolato “L’italiano all’estero: strategie di promozione e di tutela”.

  Ha introdotto le relazioni Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca, sottolineando “il rapporto molto stretto che intercorre tra ciò che si fa per promuovere la lingua in Italia e ciò che viene fatto all’estero” e indicando la necessità di un potenziamento della ricerca scientifica sulla lingua italiana e di un miglioramento dell’italiano nel linguaggio delle istituzioni. Tra le iniziative segnalate, il portale REI (Rete di eccellenza dell’italiano istituzionale) e gli appuntamenti annuali con la manifestazione “Piazza delle lingue”, intitolata per questa edizione - che si svolgerà a Firenze nella seconda metà del mese di maggio - “L’italiano degli altri”, contributo al dialogo multiculturale.

  Tullio De Mauro, presidente della Fondazione Bellonci – che organizza ogni anno il Premio letterario “Strega” – ha richiamato nel suo intervento l’importanza del dialogo tra le istituzioni che concorrono ad un unico fine come quello della promozione dell’italiano all’estero; mentre Stefania Giannini, rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, ha sottolineato il “valore politico del convegno” e la necessità di non “perdere l’ambizione di promuovere realmente la nostra lingua nel mondo, veicolo indispensabile anche alla crescita economica”, illustrando i modi attraverso cui le università – e l’ateneo di Perugia in particolare - possono contribuire e contribuiscono a questo scopo. Ciò che resta profondamente carente è la capacità del sistema universitario italiano di attirare studenti stranieri: “sui 2 milioni che decidono di intraprendere un percorso di studi all’estero, in Italia giungono solo in 50.000” segnala la Giannini.

  “Una politica che non si limiti solo alla promozione della lingua, ma contribuisca al dialogo con le altre culture” è stata auspicata da Massimo Vedovelli, rettore dell’Università per stranieri di Siena, che ha insistito sulla possibilità nel nostro Paese di intraprendere un “plurilinguismo attivo”, vista la variegata componente linguistica presente dentro e fuori le università. “Non basta avere un forte capitale - ha aggiunto Vedovelli – ma occorre saperlo investire, magari pensando alla costruzione di un’industria della lingua italiana, che pubblichi testi o elabori nuove formule per la promozione e l’apprendimento linguistico, improntate sui nuovi mezzi di comunicazione”.

  Ha insistito sul miglioramento della qualità degli interventi e sull’incremento delle ricerche scientifiche sull’italiano Serena Ambroso, responsabile scientifico della certificazione dell’italiano all’Università di Roma Tre, mentre Costanza Menzinger ha riassunto gli obiettivi del PLIDA (il Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri) che nell’arco degli ultimi 10 anni ha più che decuplicato i certificati rilasciati.

 

  Di strategie di intervento per la promozione dell’insegnamento dell’italiano hanno discusso anche i parlamentari eletti all’estero intervenuti nel corso della tavola rotonda coordinata dal direttore di Limes Lucio Caracciolo. 

  “Accanto alla logica di potenza mondiale, con cui spesso si ragiona su queste tematiche, esiste, e non va dimenticata, la dimensione riconducibile all’esistenza delle nostre collettività all’estero – ha detto Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. Per Fedi è proprio la nutrita presenza dei nostri connazionali a “spiegare il mistero della così vasta diffusione della lingua italiana all’estero, alla luce di un contesto contrassegnato da una grave carenza di investimenti in materia”. “Mi chiedo se sia possibile discutere di una riforma complessiva e organica del settore – ha aggiunto l’esponente del Pd – con tagli così drastici alle risorse destinate agli italiani all’estero”. Richiamando l’inserimento dell’insegnamento dell’italiano nel sistema scolastico australiano, Fedi ha segnalato che il risultato così ottenuto “si deve in gran parte alle richieste avanzate dalla nostra collettività”. “Se non riusciremo a lavorare insieme per un miglior funzionamento del sistema Italia all’estero rischiamo di aggiungere altro ritardo a quello già accumulato a causa di una classe politica che non ha saputo rispondere in modo adeguato alle istanze già segnalate dalla collettività” ha concluso Fedi.

  Aldo Di Biagio, deputato eletto per il Pdl nella ripartizione Europa, ha rilevato le difficoltà a danno della diffusione della lingua italiana all’estero “anche perché associata a particolari immagini iconografiche e, in Europa, perché estromessa dalle lingue ufficiali dell’Unione, scelta che incide sul diritto al pluralismo delle identità culturali”.

  “Le statistiche ci confermano che l’interesse per la lingua italiana all’estero è alto. Esso richiederebbe un’azione più ampia – ha aggiunto Di Biagio - per soddisfare tutte le richieste, magari valorizzando alcuni canali come quelli tematici e digitali. Sarebbe auspicabile creare una rete più articolata e fattiva che coinvolga tutti i referenti del sistema Italia e che sappia far fronte a tutte le domande che ci provengono dl fronte internazionale”. L’esponente Pdl ha segnalato l’esistenza in Parlamento di proposte di legge – alcune presentate dagli stessi eletti all’estero – per riformare e accrescere il sistema di diffusione della lingua e cultura italiana e l’accesso ad essa da parte dei discendenti di emigrati che vorrebbero entrare più a stretto contatto con le loro origini. “Manca una chiara volontà da parte delle istituzioni centrali di supportare in pieno il programma di incentivazione incluso in questo percorso, che si potrebbe coniugare con progetti di promozione del made in Italy” ha concluso Di Biagio.

  A rimarcare il carattere unificante della conoscenza della lingua italiana per il Paese un sondaggio dell’Istituto Piepoli, anticipato da Nicola Piepoli: su un campione di 500 interviste telefoniche effettuate a cittadini italiani dai 18 anni in su, il 72% risponde sì alla domanda “La lingua italiana unifica il Paese?” (per il sondaggio si veda questo numero Inform,ndr).

  Per la Commissione cultura del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero è intervenuto Norberto Lombardi. “La lingua italiana entro la nostra collettività all’estero tende a trasformarsi da idioma parlato a lingua studiata e questi due aspetti andrebbero considerati insieme – ha affermato, ricordando i dati emersi nel corso della mattinata secondo cui l’italiano sarebbe al 20° posto se consideriamo coloro che parlano la nostra lingua in tutto il mondo e al 5° posto, se consideriamo lo studio dell’italiano come seconda lingua.

  I tagli hanno provocato una diminuzione del numero dei corsi e di quello degli studenti, anche se a risentirne maggiormente è il sistema nel suo complesso, mentre “il coordinamento degli interventi appare sempre più indispensabile – ha proseguito Lombardi – alla luce della riduzione dei fondi”. Segnalata la necessità di coinvolgere nel coordinamento anche le Regioni italiane all’estero e l’importanza del lavoro degli enti gestori, il cui impegno deve essere valorizzando anche laddove i corsi sono integrati nei sistemi scolastici locali.

  “Ho l’impressione che gli italiani all’estero siano più sopportati che supportati dai connazionali in patria – ha affermato Claudio Micheloni, senatore eletto per il Pd nella ripartizione Europa – e se è vero che la cultura traccia i confini di un Paese, la mia percezione, in questi 4 anni di attività parlamentare, è che l’Italia sia divenuta un Paese più piccolo”. Micheloni ha lamentato l’assenza di un confronto congiunto tra Cgie e le due Direzioni del Mae presenti al convegno (quella per gli italiani all’estero e le politiche migratorie e la Direzione per la promozione e la cooperazione culturale) e insiste sull’importanza di fare sistema. “Anche in questo caso noi italiani all’estero siamo uno specchio dell’Italia – ha aggiunto Micheloni – e ciò che si vede riflesso è proprio l’assenza di coordinamento, oltre che un investimento di risorse per la promozione culturale non paragonabile a ciò che accade in altri Paesi, come la Spagna e la Germania”.

  In conclusione, Pier Luigi Vercesi, condirettore di Io donna-Corriere della Sera, ha sottolineato il grande contributo umanistico che la cultura italiana può ancora offrire in un contesto globalizzato;  Raimondo Murano, ispettore del Miur, è ritornato sulla necessità di ripensare strategie di riqualificazione dell’intervento scolastico italiano all’estero, anche rispetto al calcolo costi-benefici, e ha auspicato la prosecuzione di un tavolo di concertazione che possa mettere insieme, nella formulazione di proposte, oltre agli attori istituzionali coinvolti, anche le componenti sindacali.

  Anche il segretario generale della Dante, Alessandro Masi, ha concluso auspicando la realizzazione di una serie di incontri utili ad una ulteriore riflessione sulla tematica da tutti i punti di vista. (Viviana Pansa–Inform)

 

 

 

  

La realtà dei migranti nel libro "Racconti dal Mondo". Il 14 maggio la presentazione

 

Roma - Un realtà complessa, quella dei migranti, raccolta all’interno di "Racconti dal Mondo" (Rosenberg & Sellier, 2009), il libro di narrazioni, memorie e saggi delle migrazioni che riunisce autori differenti come memorialisti, narratori, saggisti, di età diverse e con esperienze differenti. L’opera verrà presentata nello Stand "Italia 150" del Salone del Libro di Torino, venerdì 14 maggio, alle ore 17.30.

Il libro, curato da Alberto Sorbini, direttore dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea, e da Maddalena Tirabassi, direttrice del Centro Altreitalie, è composto da un prima parte narrativa, contenente le opere dei vincitori della 7. edizione del Premio Pietro Conti, e da una seconda parte contenente studi e ricerche.

La storia migratoria italiana è rimasta, fino a pochi anni fa, nascosta nella memoria familiare e locale. In Italia si trattava di una storia da tenere quasi segreta, un po’ per vergogna di un passato di povertà, un po’ perché non considerata degna di attenzione. Tra gli emigrati e i loro discendenti sono stati a lungo in gioco gli stessi sentimenti, con l’aggiunta di un desiderio di rimozione di un’Italia che li aveva costretti a lasciare le proprie case e affetti e che sembrava averli dimenticati. Oggi le cose sono cambiate in entrambi i contesti, da noi si sta scoprendo la rilevanza del passato migratorio nell’identità culturale del paese, all’estero, in alcuni contesti, le origini etniche fanno addirittura parte delle politiche della cittadinanza. Ecco allora moltiplicarsi le iniziative tese a recuperare, prima che scompaia, una memoria a volte lontana, anche se spesso ancora presente nel privato.

Ma la storia di un passato migratorio così importante, sono stati ventinove milioni gli italiani emigrati nell’arco di un secolo e mezzo, non è risultata sufficiente a preparare il paese a divenire a sua volta una terra di immigrazione. Forse ne è responsabile la rimozione del fenomeno fino a epoca recente, l’incapacità dei tanti studiosi che a livello accademico, locale e così via di rendere pubblica una storia così importante; è difficile dirlo. Ma in ogni caso iniziative come questa del Premio Pietro Conti, che mette a confronto sguardi diversi sui fenomeni migratori vecchi e nuovi, sono certamente le benvenute. Lo sono poiché escono dall’enclave degli specialisti e degli studiosi del settore per lasciare spazio a chi l’emigrazione la ha vissuta veramente da vicino, se non in prima persona, attraverso esperienze familiari o lavorative o che la sta vivendo oggi. E quasi tutti i racconti e saggi che qui vengono presentati appartengono a queste categorie.

Come nelle edizioni precedenti del Premio Pietro Conti i saggi e i racconti, che pubblichiamo, ci consentono di entrare nelle vite di chi l’emigrazione l’ha vissuta o la sta vivendo. Storie che ci raccontano quanto sia stato, e sia duro, l’impatto con la nuova società, che parlano delle difficoltà materiali e culturali della convivenza con gli altri, del fatto che spesso essi vengano considerati delle non persone e come tali scompaiono dalla realtà degli altri se non per ricomparire, in determinati momenti, come una minaccia. (aise) 

 

 

 

 

Narrativa e filosofia politica nell’Italia contemporanea

 

Conferenze-dibattito di Dacia Maraini e Gianni Vattimo al Salone del Libro 2010 di Ginevra

 

Ginevra - Domenica 2 maggio 2010, nella cornice del Salone del Libro di Ginevra, si è svolta un’interessante conferenza-dibattito dal titolo “Narrativa e filosofia politica nell’Italia contemporanea”, con la partecipazione della scrittrice Dacia Maraini e del filosofo Gianni Vattimo. La manifestazione è stata organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo, con la fattiva collaborazione dell’Università di Ginevra / Département des langues et des littératures romanes / Unité d’italien, della Società Dante Alighieri di Ginevra, della S.A.I.G. di Ginevra, e sotto il patronato del Consolato Generale d’Italia in Ginevra.

 

Un pubblico numeroso ha assistito, presso il Café Littéraire del Palexpo di Ginevra, alla presentazione dell’ultimo romanzo di Dacia Maraini, La ragazza di via Maqueda (2009), e del saggio di Gianni Vattimo Ecce comu. Come si ri-diventa ciò che si era (2007). Il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Zurigo, Piero Di Pretoro, ha salutato le autorità e il pubblico presente ed ha presentato ed introdotto i due illustri ospiti, ripercorrendo le tappe della lunga e brillante carriera di entrambi. Ha ricordato che Dacia Maraini (1936)  è oggi una tra le più conosciute scrittrici italiane, e probabilmente la più tradotta nel mondo. Esordisce nel 1962 con il romanzo La vacanza. Molti dei suoi libri, tra cui La lunga vita di Marianna Ucrìa (1990), Bagheria (1993), Colomba (2004) e Il treno dell’ultima notte (2008) sono stati tradotti in tutto il mondo. La fama della Maraini è dovuta inoltre anche al suo grande talento come critico, poetessa e drammaturgo. Gianni Vattimo (1936) è uno dei più interessanti e originali filosofi italiani contemporanei. Allievo di Luigi Pareyson, si è laureato in filosofia nel 1959 a Torino. Ha conseguito la specializzazione a Heidelberg, con Karl Löwith e Hans Georg Gadamer, di cui ha introdotto il pensiero in Italia. Nel 1964 è diventato professore incaricato e nel 1969 ordinario di estetica all'Università di Torino, nella quale è stato preside, negli anni settanta, della facoltà di Lettere e Filosofia. Dal 1982 al 2009 è stato ordinario di filosofia teoretica presso la stessa università. Gianni Vattimo è considerato il teorico del cosiddetto “pensiero debole”.

 

Dacia Maraini è stata quindi moderata da Federica Rossi, dell’Università di Ginevra, mentre Gianni Vattimo ha risposto alle domande del dott. Gilberto Canale. Due ore di interessante e intenso dibattito, sia per la fama degli ospiti che per la qualità dei contenuti, arricchito anche dalle domande che il pubblico ha rivolto ai due conferenzieri. De.it.press

 

 

 

 

“Famiglia a colori: il futuro dell’Italia è interculturale”

 

Convegno in occasione della Giornata Internazionale della Famiglia che si celebra il prossimo 15 maggio

 

ROMA - “Famiglia a colori: il futuro dell’Italia è interculturale”. Sarà questo il tema di un convegno promosso dal Forum delle Associazioni Familiari in occasione della Giornata Internazionale della Famiglia, indetta dall’ONU nel 1994 e che si celebra il 15 maggio.

Il tema proposto dall’ONU per la Giornata 2010 è “L’impatto delle migrazioni sulle famiglie nel mondo”, che il Forum delle associazioni familiari ha scelto di assumere, in considerazione del contesto nazionale ed internazionale con cui oggi il mondo intero si confronta, un contesto caratterizzato da imponenti movimenti migratori, individuali, familiari e collettivi.

In questo scenario la famiglia può essere soggetto di mediazione interculturale, quindi veicolo di integrazione - spiegano i promotori del convegno - perché già naturalmente si configura come luogo di mediazione al proprio interno tra sessi e tra generazioni e - nel caso dell’interfaccia con le persone straniere - può ampliare questa primaria capacità, ovvero può aprirsi anche alla diversità etnica, diventando ponte culturale che promuova forme di inclusione, di integrazione e di cittadinanza delle persone e delle famiglie immigrate”.

Il tema del convegno “Famiglia a colori: il futuro dell’Italia è interculturale”, intende sottolineare “la interculturalità come valore e la dimensione familiare - per le famiglie dei migranti e per quelle del Paese ospitante - come luogo privilegiato di ‘incontro pacifico’” (Migranti-press)

 

 

 

 

E’ uscito il “Messaggero di sant’Antonio” – maggio 2010

 

  PADOVA -Ogni numero del Messaggero di sant’Antonio-edizione italiana per l’estero ha un suo profilo, e alcune sue caratteristiche ben riconoscibili. Il numero di maggio, già dall’immagine della copertina, richiama l’attenzione degli italiani residenti all’estero sul genio di Caravaggio, alla cui «pittura della luce», è dedicata la mostra antologica proposta presso le Scuderie del Quirinale. Antonio Gregolin racconta ai lettori, nel suo reportage, questo evento artistico di rilevanza mondiale.

  Di stringente attualità anche l’editoriale sull’apporto della religione nella società contemporanea, vista come un’apertura a Dio che richiama al dialogo, promuove la conoscenza e l’accettazione dell’approccio interculturale, maturando condizioni di pace. Un tema che viene approfondito nella riflessione di Renato Molia dal titolo emblematico: «Valori, non chiacchiere». Molia mette in evidenza l’attualità di alcuni principi della fede cristiana sulla sacralità della vita, del matrimonio e sul primato dei diritti della famiglia su ogni interesse economico. Segue l’intervista di Alessandro Bettero a Maurizio Molinari, corrispondente del quotidiano La Stampa dagli Stati Uniti sulla riforma sanitaria che ha ridato fiato al presidente Obama, nonostante la grave incognita della ripresa economica del Paese sulla quale si giocherà la partita delle elezioni di Mid-Term del prossimo novembre.

  Antonella Stelitano ci introduce poi ai Mondiali di Calcio in Sudafrica: davvero un grande evento non solo sportivo ma soprattutto per i diritti umani, nella loro globalità. Il Paese si propone come un modello per chi vuole davvero bandire ogni discriminazione dal mondo.

  Le pagine dedicate alle nuove generazioni di italiani all’estero propongono la riflessione di Luisa Deponti sul tema dell’identità dei giovani oriundi nei Paesi europei. Giovani, nativi o emigrati che vivono oggi, più di ieri, esperienze di mobilità, scelte e interessi dei loro coetanei europei. Non è facile definire il loro senso d’appartenenza, la loro identità, vivendo in un mondo multiculturale e in rapido mutamento. Su questo fenomeno si concentra anche l’articolo di Luigi Rossi che ha incontrato alcuni di questi giovani che hanno lasciato la penisola, trovando nelle Missioni cattoliche italiane spazi d’aggregazione e occasioni per maturare la loro formazione spirituale.

  Dopo un’ampia informazione sulle iniziative delle Regioni e delle

    associazioni italiane all’estero, il numero di maggio del Messaggero di sant’Antonio-edizione italiana per l’estero riporta anche le testimonianze di vita di alcuni «protagonisti dell’italianità»: Mario Mignone, docente alla Stony Brook University di New York e direttore dell’Italian Center: uno dei più attivi della East Coast degli Stati Uniti; Sandra Baldi, premiata con la «Coppa della Solidarietà» per la sua dedizione e per l’illuminato impegno culturale a favore della comunità italiana di Melbourne, in Australia; Domenico Meffe, un molisano che, trasferitosi ancora giovanissimo in Canada, in pochi anni ha dato la scalata al mondo della ristorazione e dei grandi alberghi, offrendo elevati standard di raffinatezza, comfort e ospitalità.

  Originale, infine, l’articolo di Paolo Meneghini che ci presenta l’avvincente storia di una delle più blasonate squadre brasiliane di calcio: quella del Palmeiras, nata quasi cento anni fa con il nome di Palestra Italia dall’idea di quattro italiani arrivati a San Paolo. I suoi giocatori indossano oggi la maglia azzurra con lo stemma sabaudo; ma la torcida, la tifoseria, è tutta tricolore.

  Ricordiamo che si può richiedere gratuitamente il numero di maggio del Messaggero di sant’Antonio – edizione italiana per l’estero, contattando la nostra segreteria: 0039 per chi chiama da fuori Italia, seguito dallo 049-8225744. Oppure scrivendo una e-mail a: emi@santantonio.org. Padre Luciano Segafreddo, direttore dell’edizione italiana per l’estero del “Messaggero di sant’Antonio”

 

 

 

Klatsche für Rüttgers in NRW. Schwarz-Gelb abgewählt, Rot-Grün möglich

 

Düsseldorf. Nach der Landtagswahl in Nordrhein-Westfalen ist offenbar eine rot-grüne Regierung möglich. Laut dritter ZDF-Hochrechnung von 19 Uhr kamen die Christdemokraten unter NRW-Ministerpräsident Jürgen Rüttgers auf 34,3 Prozent (2005: 44,8). Für Rüttgers Regierungspartner FDP ermittelten die Wahlforscher 6,7 Prozent (2005: 6,2). Damit ist die bisherige Koalition abgewählt.

 

Herausforderin Hannelore Kraft erreichte mit ihrer NRW-SPD den Angaben zufolge 34,7 Prozent der Wählerstimmen (2005: 37,1). Die Grünen legten gegenüber der letzten Landtagswahl deutlich zu auf 12,3 Prozent (2005: 6,2). Nach den jüngsten Zahlen wäre eine hauchdünne Mehrheit für Rot-Grün in NRW möglich.

 

Dass es knapp werden würde in Nordrhein-Westfalen, das war klar. Dass die schwarz-gelbe Landesregierung ihre Mehrheit verlieren würde, hatten die meisten ebenfalls erwartet. Sicher war früh, dass die CDU-FDP-Koalition von Ministerpräsident Jürgen Rüttgers (CDU) keine Mehrheit mehr haben wird. Denn der erwartete Denkzettel an die Parteien der Bundesregierung fiel noch deutlicher aus, als es die Umfragen nahe legten.

 

Hannelore Kraft, Spitzenkandidatin der SPD, rief zwar schon kurz nach Schließung der Wahllokale aus: "Die SPD ist wieder da" – aber die Trendwende schafften die Sozialdemokraten in ihrer alten Hochburg Nordrhein-Westfalen noch nicht. Sie mussten auch diesmal einen weiteren, wenn auch leichten Stimmverlust hinnehmen.