WEBGIORNALE  17-18  Maggio  2010

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Pubblici poteri e mercati. Rifondare l’Europa per salvare l’euro  1

2.       Il dramma del federalismo in Italia e in Europa  1

3.       Appello e raccolta di firme del MediaClunb Germania per la libertà di informazione in Italia e all’estero  2

4.       Abbiamo perso la memoria?  2

5.       Anche gli italiani all’estero avranno il Codice Fiscale. Parere favorevole in Commissione  3

6.       Consolati. Dal 20 maggio passaporto biometrico. Scrivania web e sportello di casting saddisfation  3

7.       Per una “vera razionalizzazione” della rete consolare. Interpellanza dell’on. Garavini 4

8.       Il sottosegretario Scotti conferma le chiusure di Saarbrücken e Norimberga  5

9.       Il “Nein” del Ministro degli Esteri tedesco agli sportelli consolari: un fallimento tutto italiano  5

10.   Chiusure consolari scioccanti. Di Biagio: difenderemo con ogni mezzo Saarbrücken e Norimberga  6

11.   “Il Governo faccia un passo indietro per salvaguardare gli interessi dell’Italia nel mondo”  6

12.   Camera. Illustrate dal presidente Zacchera le proposte di riforma del voto all’estero depositate in Parlamento  6

13.   Interrogazione per il mantenimento dell’Ufficio Scuola al Consolato di Dortmund  7

14.   La scrittrice Antonia Arslan il 18 maggio ospite all’IIC di Monacodi Baviera  7

15.   A Stoccarda il 30 maggio assemblea del Comites con gli on. Di Biagio (PdL) e Micheloni (PD) 7

16.   Il film “La masseria delle allodole” a Monaco di baviera  7

17.   Delegazione di Arnsberg (NR-W) a Caltagirone, per rinsaldarei “ponti” tra le due comunità  8

18.   Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco di Baviera e dintorni 8

19.   Subfornitura: accordo tra FVG e CCIE di Monaco di Baviera  9

20.   “Gestire un Network per l’Italia nel Mondo”  10

21.   La cittadinanza, strada per l’integrazione  10

22.   Sulla riforma del voto, il PD lavora ad un disegno condiviso in Camera e Senato  10

23.   Marco Fedi (Pd) sulla riunione del Comitato permanente per gli Italiani all’Estero  11

24.   Alpini da tutto il mondo alla grande adunata di Bergamo  11

25.   Il cambio di governo in Inghilterra. La semplice solennità di un riito  11

26.   Inghilterra. La fine di un'era  12

27.   Scelte drastiche per l’Europa  12

28.   In Germania si scommette ancora: 2011, fine dell’euro  13

29.   Le dichiarazioni di Volcker. Al banchiere centrale non si addice il rumore  14

30.   Una crisi che non passerà presto. Spendiamo troppo, spendiamo male  14

31.   Quale unità custodire  14

32.   Legge Comunitaria. Il Senato approva dopo un anno. E' legge con 130 sì e 108 astensioni 15

33.   La politica delle parole  15

34.   Conti, scure sugli statali: altro condono all'orizzonte  16

35.   Marcia della pace, partecipano in 100 mila. In corteo anche il popolo delle carriole  16

36.   Parte “Easy Italia – In vacanza senza pensieri”  16

37.   Manovra. Tremonti a caccia di 25 miliardi ma le tasse non saranno alzate  17

38.   Malcostume della politica e della società. La trama nascosta della corruzione  17

39.   «Silvio siamo alla frutta». Rivolta on line di fan di Berlusconi 17

40.   "La faida interna al Pdl" e i "ladri di polli". I giornali di destra attaccano la cricca  18

41.   Testimonianze. E la nube islandese mi „beccò“ a Pisa. Quella notte da incubo  18

42.   L’emigrazione al Salone del Libro di Torino. Oggi la chiusura  19

43.   Nelle rimesse un «tesoro» da 6,7 miliardi 19

44.   Berlino 1945, la fine della guerra, scatti inediti che fanno la storia  20

45.   A Isernia il 18 e il 19 maggio i lavori del Consiglio dei  Molisani nel Mondo e dei Giovani 20

46.   Mostra a Pinerolo: “L’emigrazione piemontese nel Mondo, una storia millenaria”  20

 

 

1.       Ndrangheta-Museum in Kalabrien. Im Haus der Mafia  21

2.       Italienischer Minister kündigt Gehaltskürzungen für Politiker an  22

3.       Islamkonferenz. Zentralrat der Muslime steigt aus  22

4.       Gastkommentar. Ein Zwischenruf zur Islamkonferenz  22

5.       Die EU und der Euro. Der Preis für Europa  22

6.       Zukunft des Euro. Die Krise eint, sie spaltet nicht 23

7.       Europäische Wirtschaftspolitik. „Diese Krise ist existenziell“  24

8.       Analyse. Brüssels Rezepte sind von gestern  24

9.       Staatsfinanzen. In der Schuldengemeinschaft 25

10.   Tote in Bangkok. Unruhen breiten sich aus  25

11.   Kommentar. Der Sparzwang ist eine Chance für Deutschland  26

12.   Kanzlerin Angela Merkel im SZ-Gespräch. ''Ich gebe Schäuble die Zeit, die er braucht'' 26

13.   Leitartikel. Kampfansage an Merkel 27

14.   Parteitag der Linken Alter Streit mit neuer Führung  27

15.   Leitartikel. Experiment mit Rot 28

16.   Parteitag der Linken. Lötzsch und Ernst neue Vorsitzende  28

17.   Bildungsausgaben. Die Union zerfleischt sich selbst 29

18.   Bildungspolitik: Kritik an Koch. Ein Koch verdirbt den Brei 29

19.   Die Trends für Gewerkschaften. Mindestlohn und Marken-Image  30

20.   Nordrhein-Westfalen. FDP verweigert sich der Ampel 30

21.   Demo auf Facebook. Klicken gegen Neonazis  31

22.   Ein Gespräch mit der Hamburger Milli-Görüs-Spitze. "Wir werden als Muslime bestraft"  31

23.   München. Infoveranstaltung zur Wahl des Ausländerbeirates 2010  32

24.   Köln. Klassisches Gitarrenkonzert mit Luciano Marziali 32

25.   IIC-München. Filmvorführung: »La masseria delle allodole«  32

26.   München. Abend mit der italienischen Autorin Antonia Arslan  33

 

 

 

 

Pubblici poteri e mercati. Rifondare l’Europa per salvare l’euro

 

Così forte, ma così debole. È un'Europa carica di contrasti, quella che cerca di emergere dalla tempesta finanziaria. Forte, per i passi avanti che ha compiuto in pochi giorni. Debole, perché ha mostrato ancora una volta di saper avanzare solo sotto la pressione dell'emergenza. Il lettore si chiederà: ma quali passi avanti? Eccone tre. La Grecia ha preso misure estremamente incisive.

Se saranno accettate senza troppe reazioni, porteranno a una drastica riduzione del disavanzo e dei privilegi corporativi che a lungo hanno bloccato l'economia e reso iniqua la società. Gli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Eurozona hanno prevalso, trasformando la cultura politica di un Paese. La Germania, superando una storica riluttanza, ha approvato un provvedimento molto impopolare per sostenere la Grecia, pur nell'imminenza di elezioni decisive. Il senso di responsabilità verso l'euro, erede del marco, ha prevalso. La Commissione ha varato un sistema rafforzato di coordinamento e vigilanza sui bilanci. Proprio ciò che vari governi avevano rifiutato per anni. L'esigenza di accompagnare l'euro con forme di «governo dell'economia » ha prevalso. Accanto a questi punti di forza, emerge una grave debolezza, che può inficiare l'euro e la performance dell'Eurozona. Non si può avere un’unione monetaria senza una robusta unione economica.

L'euro non può prosperare se è «sospeso» su un'economia nella quale l'integrazione è incompleta e anzi rischia la disintegrazione, sotto la spinta dei nazionalismi economici e dell'affermarsi, in molti Paesi, di partiti ostili all’integrazione. Per assorbire gli shock che colpiscono i singoli Paesi, l'Eurozona deve avere un vero mercato unico, con alta mobilità delle risorse. Per l'Ue nel suo insieme, tale obiettivo è altrettanto importante. Oggi la crescita non può essere spinta né dai bilanci pubblici (che hanno urgenza di risanamento), né dalla politica monetaria (confidiamo anzi che la Bce riesca a evitare che gli acquisti di titoli di Stato, ora contemplati data l'emergenza ma contrari ai principi dell'unione monetaria, portino all'inflazione).

L’unica via è quella di sfruttare il potenziale tuttora inespresso di un mercato veramente integrato, capace di generare produttività e competitività. Come indicato nel recente rapporto al presidente della Commissione (http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/president/news/press-releases/pdf/20100510_1_.pdf), il mercato unico è oggi più necessario che mai ma anche, in molti Paesi, più impopolare che mai. Dopo la crisi occorre ridefinire, a livello europeo, i compiti del mercato e dei pubblici poteri. Vanno affrontate le preoccupazioni di quanti si oppongono al mercato, con qualche modifica alle politiche seguite finora. Si deve costruire un mercato unico più solido, ma per farlo occorre costruire il consenso su tale progetto.

Dopo tante energie dedicate alla moneta, all'allargamento, al Trattato di Lisbona, l'Europa ha bisogno di un'iniziativa politica—annunciata dal presidente Barroso—per rafforzare il pilastro portante della costruzione, che altrimenti rischia di sgretolarsi. È una specie di «rifondazione». Un Paese fondatore come l'Italia, il cui governo ha dato contributi significativi nella gestione della crisi europea, potrebbe trovarvi un'ulteriore occasione per un ruolo di leadership. Mario Monti CdS 16

 

 

 

 

Il dramma del federalismo in Italia e in Europa

 

La settimana si è chiusa con le Borse di nuovo in caduta verticale. Dunque la speculazione non è ancora domata e non lo sarà fin quando l'Europa non avrà fatto passi decisivi verso uno Stato federale compiuto e dotato di una sua politica economica e fiscale come di una sua politica estera e militare. Per noi italiani il tema del federalismo europeo si intreccia con quello del federalismo italiano, arrivato ormai alla sua fase cruciale. La scatola vuota tanto propagandata dalla Lega dovrà nei prossimi mesi ed anni esser riempita di concreti contenuti che incideranno sulla struttura dello Stato, delle Regioni, degli enti locali; sull'equilibrio sociale e politico, sui poteri costituzionali, su alcuni grandi servizi pubblici a cominciare dalla sanità e dall'istruzione.

Federalismo italiano e federalismo europeo sono dunque due percorsi paralleli con reciproche influenze. Del primo si sono occupati nei giorni scorsi su Repubblica Giorgio Ruffolo (che ha anche scritto un libro interessante in materia) e Massimo Salvadori. Del secondo ha trattato Luigi Zingales su 24 Ore del 9 maggio. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dal canto suo è ripetutamente intervenuto in questa così delicata questione, tanto più attuale per noi italiani nell'anno in cui si celebra l'impresa garibaldina dei "Mille" e i centocinquanta anni dell'Unità d'Italia. Da questo tema dobbiamo quindi cominciare la nostra analisi.

 

Il Risorgimento fu concepito e attuato da una "élite", minoritaria come tutte le "élite".

Era una minoranza molto composita nella quale convivevano sentimenti, ideali, interessi e una visione culturale che aveva radici antiche.

 

Lasciamo da parte Dante, che ne ebbe il presentimento e le fornì per primo un comune linguaggio; ma non possiamo non includervi Alfieri, Foscolo, Manzoni, il folto gruppo di riformisti e illuministi tra i quali spiccarono i nomi dei Verri e del Beccaria.

 

Politicamente il Risorgimento come movimento d'indipendenza e di unità nazionale nacque nella testa di Giuseppe Mazzini. Cavour ci arrivò per pragmatismo. La sua prima idea era stata un regno padano da Torino a Venezia, sulle orme del suo predecessore Massimo d'Azeglio. Ma quando Garibaldi arrivò a Palermo con le sue Camicie rosse, non esitò un momento a saltare in sella a quel movimento vincente e a piegarlo agli interessi della monarchia sabauda.

 

Molte critiche sono state fatte, allora e dopo fino ai giorni nostri, da sponde diverse. Furono critici i cattolici e criticissimo il papa Pio IX; fu critico Mazzini e il partito d'Azione, fu critico Gramsci e la sinistra marxista. Oggi è critica la Lega e l'opinione nordista che la Lega cavalca a briglia sciolta. Ma tutti questi punti di vista così diversi tra loro convergono su un punto: il Risorgimento - dicono - fu opera di una minoranza e questa è la sua debolezza. Le masse cattoliche, contadine, operaie, furono assenti ed escluse dalle istituzioni. Quindi un movimento deforme, come deforme fu lo Stato che nacque da esso. Una deformità che ha impedito la maturazione di un vero sentimento nazionale e un radicamento delle istituzioni nella coscienza popolare.

È vero, fu uno Stato creato da una minoranza e nato con il forcipe d'una volontà minoritaria. Ma, come ho già più volte ricordato, non è mai esistito nella storia un nuovo potere che sia nato dalla consapevole volontà di vaste masse popolari. La creazione d'un potere nuovo è sempre stato il prodotto d'una minoranza, un risultato demiurgico che solo in un secondo momento ha evocato il popolo ed ha inserito gradualmente nelle istituzioni le masse popolari. Così sono sempre andate le cose; perfino la Rivoluzione dell'89 fu un fatto di minoranze per non parlare dei bolscevichi di Lenin. Nel bene e nel male gli Stati sono nati in questo modo.

 

Il Risorgimento arrivò ultimo tra le nazioni d'Europa e non poteva che nascere in quel modo: centralizzato, tra nazioni già radicate nella storia e nella coscienza popolare. Se fosse nato su basi federali sarebbe stato spazzato via in un baleno.

 

Le masse popolari sono ormai entrate da tempo nelle istituzioni, anzi si sono abituate a profittarne fin troppo e il motivo è semplice: le nostre istituzioni sono state molto spesso occupate da gruppi di puro potere con scarsa o nessuna visione del bene comune. Le istituzioni sono state usate per tornaconto degli occupanti e delle vaste clientele (o cricche) che ne hanno tratto beneficio.

 

Questa è la nostra vera debolezza con la quale il Risorgimento ha poco o nulla a che vedere. Se il sentimento nazionale è debole, la sua debolezza coincide con la disistima verso le confraternite del potere. Se il prestigio e la fiducia degli italiani verso Napolitano è quasi il doppio della fiducia verso Berlusconi, la ragione è quella: Napolitano rappresenta tutti, Berlusconi rappresenta se stesso e i suoi.

 

Il federalismo, fiscale e istituzionale, può essere a questo punto della nostra storia un passo in avanti o una catastrofe nazionale. C'è infatti un punto dal quale parte la questione federalista: la disistima verso le istituzioni coinvolge le Regioni prima ancora dello Stato. Il clientelismo regionale è ancor più esteso di quello statale, la burocrazia regionale è pletorica, i consigli e le giunte regionali sono un ricettacolo di malgoverno e spesso di malaffare. La Sanità, che è uno dei più grossi affari pubblici, alterna punti di eccellenza con situazioni di vergognosa miserabilità, la mappa dei posti letti è assurda, la mescolanza tra affari e politica ha raggiunto livelli sciagurati. Campania, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Molise, Lombardia, Lazio, per citare solo i casi più evidenti, sono territori già commissariati o di imminente commissariamento, dove la rete clientelare e il malaffare che ne consegue sono ormai entrati nelle consuetudini dei proverbi e delle barzellette.

 

E' una rete difficilissima da rompere, dove il vero reato non è neppure più la corruzione ma l'associazione per delinquere, tanti sono i legami trasversali che intercorrono tra i membri delle cricche.

Da questa Suburra parte, ahinoi, la marcia del federalismo italiano.

 

Scrive Ruffolo che per bonificare questa Suburra ci vogliono le macro-regioni. Dice al contrario il nostro presidente della Republica che le macro-regioni rappresenterebbero inevitabilmente la fine dello Stato unitario. Ad esse non a caso puntano Bossi e Calderoli: la Padania come la Baviera.

 

Si dirà che la Baviera convive agevolmente con gli altri lander della Germania federale ed è vero. Ma attenzione: non esiste un divario così marcato tra i lander tedeschi che possa essere confrontato con il divario socio-economico-criminale che divide l'Italia in due. La Westfalia, la Renania, Amburgo, non hanno nulla da invidiare alla Baviera della quale sono perfino più ricchi. Semmai un divario esiste con i lander dell'Est che fino a vent'anni fa erano ancora sotto il tallone stalinista; ma non paragonabile al nostro Mezzogiorno.

 

Una Padania istituzionalizzata, con un suo governo ed un suo Parlamento, può anche essere generosa nel periodo iniziale di un siffatto federalismo, ma avrebbe gettato le basi di una reale separazione tra l'Italia peninsulare e quella cisalpina. Quest'ultima centripetata dall'Europa, l'altra piegata verso il Maghreb, la Grecia, l'Albania e l'incrocio dei traffici mafiosi del Mediterraneo e dell'America Latina, lontana ma molto presente.

E' questo il federalismo macro-regionale? Temo di sì e per questo lo avverso, da italiano e da europeo.

 

Due parole su un altro nordismo che meriterà però un più articolato discorso: il nordismo europeo che molti coltivano dopo la battaglia tra la speculazione internazionale e l'Unione europea. La battaglia procede a fasi alterne, ma la guerra è ancora tutta da combattere e non sarà vinta fin quando l'Unione non sarà diventata un vero Stato federale, magari a due velocità ma con la moneta comune sempre più al centro del sistema.

 

Molti (e Zingales tra questi) suggeriscono di spaccare in due l'area e la moneta dell'Unione: un'area Sud con un euro-sud e un'area Nord con un euro-nord.

 

La geografia non è coerente fino in fondo: nel nord-nordest ci sono paesi come i Baltici, la Romania, la Bulgaria, i cui fondamentali sono forse più compatibili con il Sud; ma questi sono dettagli, sia pure assai eloquenti.

 

Non si capisce se l'euro-sud sarebbe una moneta diversa e se avrebbe una sua diversa Banca centrale. Se così fosse, la speculazione internazionale avrebbe a disposizione una vasta prateria, da Lisbona a Madrid, ad Atene passando probabilmente anche dai territori italiani a sud di Firenze.

 

Se invece l'area Sud avesse la stessa moneta del Nord con una banda d'oscillazione attorno al cambio fisso dell'Euro, è di tutta evidenza che per la speculazione internazionale sarebbe un gioco da bambini distruggere l'intero meccanismo.

 

Per quanto riguarda l'Italia, allora sì, la secessione non più solo di fatto ma istituzionale sarebbe inevitabile, con la Padania agganciata all'euro e il resto d'Italia ad un qualche fiorino di antica e non commendevole memoria.

E' questo che volete? A me sembra pazzesco il solo pensarlo. LR 16

 

 

 

Appello e raccolta di firme del MediaClunb Germania per la libertà di informazione in Italia e all’estero

 

Il MediaClub Germania, associazione di giornalisti e operatori  dell'informazione di origine italiana,  chiede alle associazioni e ai  cittadini italiani di sottoscrivere il seguente appello di solidarietà con la FNSI per la sua  battaglia in difesa della libertà d' informazione in Italia e all’estero, quest’ultima in particolare minacciata dal drastico taglio dei contributi ministeriali

 

I giornalisti italiani e di origine italiana aderenti al MediaClub Germania, insieme ad associazioni e testate che aderiscono a questo appello, esprimono il loro allarme per le limitazioni arrecate alla libertà dell’informazione e al diritto d‘informazione in Italia.

Questo allarme non è disgiunto da quello che esprimiamo per le altrettanto preoccupanti condizioni  dell’informazione e della cultura di lingua italiana tra le comunità italiane all’estero.

L’indebolimento progressivo del servizio d’informazione pubblico, l’inadeguatezza di Rai Italia (ex Rai International), il criptaggio di film e avvenimenti sportivi e provvedimenti censori, come la sospensione di trasmissioni di contenuto politico prima delle ultime elezioni regionali,  scoraggiano  sempre più il legame politico e culturale degli italiani  all’estero con la  madre patria.

La legge che sancisce il voto all’estero ha rappresentanto un momento di speranza per la maggioranza degli italiani che non vogliono recidere  i legami con il proprio paese di origine.

Alla  promulgazione di questa legge hanno fatto seguito però provvedimenti che sembrano andare in una direzione contraria agli scopi e alle intenzioni che l’hanno ispirata.

Sono stati tagliati drasticamenti i mezzi finanziari agli istituti italiani di cultura,  ai servizi sociali consolari, agli enti gestori dell'intervento scolastico, ai comites, sono stati o verrano eliminati interi consolati o agenzie consolari.

Particolarmente drammatici e inaccettabili sono infine i tagli finanziari inflitti alla stampa italiana all’estero, che da sempre rappresenta realtà italiane in tutto il mondo che altrimenti resterebbero ignorate.

In questo contesto il MediaClub Germania invita gli italiani in Germania e le loro associazioni: 

- a seguire e ad appoggiare le battaglie in difesa della libertà di informazione e di stampa sostenute in Italia dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana;

- a protestare, apponendo la loro firma, sotto questo appello, contro tutti quei provvedimenti restrittivi che si ripercuotono  negativamente  sulla diffusione dell’informazione  e sulla crescita culturale e sociale degli italiani all’estero.

- a chiedere una riforma del servizio d’ informazione pubblico in Italia che lo renda indipendente dai condizionamenti politici e che attraverso tutti i suoi programmi, radiofonici e televisivi,  tenga conto sia delle esigenze che del ruolo attivo di tante e forti comunità italiane all’estero

Il MediaClub Germania, da sempre impegnato nel tessere rapporti con i media tedeschi, prendendo atto positivamente dell’aumento dei tempi di  trasmissione di  “Radio Colonia”, il programma in lingua italiana del WDR Funkhaus Europa, continuerà a richiedere una maggiore attenzione dei media di questo paese per la presenza italiana e delle altre minoranze.

E’ convinto inoltre che solo una forte connessione tra tutte le organizzazioni della comunità italiana qui residente permetta una miglior tutela dei diritti dei connnazionali, a cominciare proprio da quelli di una corretta e adeguata informazione. MediaClub Germania, de.it.press

 

 

 

Abbiamo perso la memoria?

 

Anche mio padre era emigrato in America, come milioni di connazionali.  Sono stati circa 29 milioni dalla seconda metà dell’800 al 1980. Mio padre ha avuto la fortuna di ritornare in Patria dopo qualche anno. Ma i più sono rimasti, molti illusi dal sogno di ritornare presto in patria con un gruzzolo di quattrini.  Sono partiti con tanti sogni, paure, speranze e illusioni, affollati nei treni e poi nei piroscafi. Tutti, in quella valigia di cartone ripiena di masserizie e che oggi va a ruba per esporla nei musei, c’era soprattutto la fede trasmessa dai loro avi e l’immagine del santo patrono, regalo del vecchio parroco.

  Hanno faticato e lavorato senza risparmiarsi per comprare un fazzoletto di verde, poi costruirsi un tetto, risparmiare un po’ di denaro per inviarlo ai loro cari che avevano lasciato in lacrime o con l’illusione di tornare con qualche risparmio. Oggi, anche se rimangono tuttavia delle frange di povertà, la situazione per molti è cambiata. I connazionali si sono fatti onore, in tutti i campi, orgogliosi tuttora di essere rispettati acquistando sempre più la stima del Paese ospitante.

  Hanno onorato e onorano anche la loro Patria, la nostra. Nel Paese ospitante, infatti, si sono ricercati ed hanno costituito come per incanto gruppi, associazioni culturali, religiose e non, società, divenendo i paladini e rappresentanti della nostra “Bella Italia”. Hanno promosso la lingua, la cultura, i costumi e tutto ciò che emana sapore italiano, anche la “pizza”, e una infinità di altre cose.

  Dopo che mio padre era tornato, ne ho seguito le tracce come missionario scalabriniano e per 33 anni ho cercato di svolgere la mia missione tra i miei, quelli di Oltre Oceano. Ne ho incontrati tanti, sempre fiduciosi e riconoscenti verso i loro missionari. Anch’io ne sarò sempre riconoscente. Richiamato in Patria per servire la Congregazione, che ha come missione la condivisione della vicenda migratoria mondiale, ho l’impressione però che in molti di noi prevalga un vuoto di memoria. Ascoltando le vicende umane dei tantissimi che tuttora vivono nella diaspora si ha lo stesso sentore che si sentano dimenticati.

  Le cause? Le risposte potrebbero essere chissà tante, ma una cosa è certa: la perdita di memoria di un passato meritevole, non lontano peraltro. Basterebbe una semplice ma sostanziale domanda: a chi sono dovuti la ricostruzione del Paese nei decenni del dopo guerra? il benessere che oggi gode il Paese? e la ripresa economica? Lo sappiamo: alle migliaia, meglio ai milioni di connazionali, che hanno svuotato paesi, campagne, regioni di tutta la penisola in cerca di un futuro meno ingrato, lasciando, a chi rimaneva, scampo per sopravvivere e arricchirsi. Ed è proprio qui dove la memoria fa cilecca.

  A distanza di anni, infatti, si ha l’impressione che molti nel nostro bel Paese l’abbiano persa, dimentichi anche di una preghiera per quanti non sono più tornati. Mi auguro che per l’avvenire siano sempre meno. E a proposito non ci mancano le occasioni per ricuperarla. Soprattutto quelle che offre l’attuale fenomeno migratorio mondiale, sul quale spesso ci interroghiamo, sorpresi per le peripezie a cui sono soggetti uomini e donne di tutte le età, le stesse dei nostri padri e nonni. Particolarmente là dove fiumi e mura sono invalicabili, i mari turbolenti e pronti ad inghiottire i malcapitati, là dove “la migra” o le vedette costiere sono in agguato.

  Verso questo fenomeno, per molti ancora troppo nebuloso, siamo chiamati,  autorità, associazioni, chiesa e ognuno di noi, a dare una risposta coerente, la migliore. Per una società sana e fraterna, ricca di culture e riconoscente per l’apporto che generosamente offrono quanti ora vivono alla porta accanto.

Lorenzo Bosa, Scalabriniani 3/2010

 

 

 

 

 

 

 

Anche gli italiani all’estero avranno il Codice Fiscale. Parere favorevole in Commissione

 

ROMA  - Anche gli italiani all’estero avranno il Codice Fiscale. È solo una delle novità contenute nel decreto "Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese e delega al Governo per l'emanazione della Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche e per la codificazione in materia di pubblica amministrazione" che, ora alla Camera, è esaminato per le parti di competenza dalla Commissione Affari Esteri nella seduta di ieri, 12 maggio, cui ha partecipato il sottosegretario Mantica.

Relatore del provvedimento, l’onorevole Enrico Pianetta (Pdl) ha spiegato che l'articolo 16 del decreto, modificando il DPR 605/1973 - "Disposizioni relative all'anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti" - prevede che ai cittadini italiani iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) venga attribuito d'ufficio, da parte dell'amministrazione finanziaria, il codice fiscale. L’attribuzione, ha precisato, farà seguito all’allineamento dei dati anagrafici in possesso degli uffici consolari e delle AIRE comunali. Dall’entrata in vigore della legge, quindi, anche agli italiani all'estero verrà attribuito automaticamente il codice fiscale già vigente per quelli residenti in Italia.

 

Secondo l’articolo 16, saranno i comuni a dover trasmettere, all'atto dell'iscrizione nell'AIRE, i dati dei cittadini all'anagrafe tributaria. L'attribuzione del codice fiscale verrà quindi comunicata ai connazionali dai Consolati. Il tutto utilizzando le risorse disponibili a legislazione vigente, cioè non è previsto lo stanziamento di nessun finanziamento per le amministrazioni coinvolte.

Pianetta ha quindi illustrato l’articolo 26 che introduce norme sul servizio temporaneo dei dipendenti pubblici all'estero. Le novità introdotte in questo caso riguardano molteplici aspetti su carriera e previdenza. Si prevedono anche l'istituzione di una banca dati del personale in servizio temporaneo all'estero; norme specifiche per il personale direttivo ed insegnante degli istituti di istruzione di ogni ordine e grado (sarà il Miur a decidere anno per anno il contingente da cui il Ministero degli esteri potrà attingere). Pianetta ha quindi presentato la proposta di parere favorevole, poi approvata dalla Commissione.

 

Al sottosegretario Mantica che ha auspicato "un celere iter di approvazione del provvedimento", di cui ha sottolineato la "particolare rilevanza", ha fatto seguito l’intervento dell’on. Narducci (Pd) che ha, sì, espresso "soddisfazione" per le misure previste, ma anche ricordato "le difficoltà in cui versano le nostre rappresentanze consolari impegnate nel processo di raccolta di dati fiscali, a causa del difficoltoso accesso alla rete informatica, il cui potenziamento richiederebbe maggiori investimenti da parte del Governo".

Di seguito il parere approvato dalla Commissione.

"La III Commissione (Affari esteri e comunitari),

esaminato il testo del disegno di legge recante "Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese e delega al Governo per l'emanazione della Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche e per la codificazione in materia di pubblica amministrazione", come risultante dall'esame degli emendamenti;

esprimendo soddisfazione per l'opportuna estensione, operata dall'articolo 16 del provvedimento, ai nostri concittadini all'estero dell'automatica attribuzione del codice fiscale, già vigente per i cittadini residenti in Italia, ai fini di una gestione unitaria e coerente dei dati e delle notizie di natura fiscale da parte dell'anagrafe tributaria;

con riferimento alla norma, di cui al successivo articolo 26, sul servizio temporaneo dei dipendenti pubblici all'estero, apprezzata la finalità di promuovere la mobilità internazionale dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni italiane presso enti, organismi internazionali ovvero Stati esteri, grazie ad un quadro normativo coerente e semplificato che garantisca parità di trattamento ai fini di progressione di carriera e di remunerazione rispetto al servizio prestato in Italia;

valutata, infine, positivamente la previsione di un sistema di monitoraggio, tramite l'istituzione di una banca dati, sulla consistenza del personale in servizio temporaneo all'estero e di una regolare informativa al Parlamento da parte del Dipartimento della funzione pubblica; esprime parere favorevole". (aise)

 

 

 

 

Consolati. Dal 20 maggio passaporto biometrico. Scrivania web e sportello di casting saddisfation

 

Siglato alla Farnesina un Protocollo per l’ottimizzazione della produttività e la realizzazione di programmi di innovazione digitale - Frattini: “Dal 20 maggio avremo, in Italia ed all’estero, il nuovo passaporto biometrico che conterrà in un microchip i dati e le impronte digitali della persona”

 

ROMA - Il ministro degli Esteri Franco Frattini e il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, hanno siglato martedì 11 aprile alla Farnesina un Protocollo d’intesa per l’ottimizzazione della produttività del lavoro e la realizzazione di programmi di innovazione digitale. La firma è stata preceduta da una breve visita della Fanesina nel corso della quale Brunetta ha avuto modo di osservare alcune dimostrazioni delle tecnologie impiegate dall’Unità di Crisi per individuare i connazionali all’estero e l’innovativa piattaforma informatica “@doc” per la gestione dei flussi documentali. Il ministro ha anche visitato il moderno asilo nido del Mae che ospita 84 bambini ed è operativo dal 1978.

Il Protocollo siglato dai due ministri si prefigge di valorizzare il merito e la produttività, di semplificare l’accesso ai servizi, di misurare la soddisfazione degli utenti, nonché di andare avanti sulla strada della Posta Elettronica Certificata (PEC) e della digitalizzazione dei documenti cartacei. Nell’ambito dell’intesa, che avrà la durata triennale e a richiesta potrà essere rimodulata con cadenza semestrale,la definizione di iniziative e progetti specifici continuerà ad essere assicurata dal Comitato tecnico istituito con un precedente Protocollo sottoscritto dalle Parti nel dicembre 2008.

“La Farnesina – ha spiegato nel corso delle conferenza stampa il ministro Frattini -  seguendo le linee guida della riforma Brunetta, ha attivato la PEC in tutte le strutture di livello dirigenziale e presso la rete delle sedi all’estero. A tutt’oggi 206 indirizzi diplomatico - consolari hanno già la posta certificata. Abbiamo inoltre proceduto alla ‘dematerializzazione’ dei documenti cartacei, ovvero alla messa in rete dei loro contenuti. Un’operazione che ha già permesso di eliminare, solo nel 2009, 1.600.000 fogli di carta. In questa ottica – ha proseguito Frattini – è stata anche realizzata per ogni impiegato, funzionario o dirigente del Mae, una vera e propria scrivania web, cioè postazioni dove l’operatore, senza bisogno di consultazioni cartacee, può accedere ai dati di tutta la rete intranet, compresa quelli presenti nelle sedi estere”. Il ministro ha poi  ricordato le iniziative intraprese dalla Farnesina, sulle orme del progetto trasparenza promosso dal ministro Brunetta, che hanno portato alla pubblicazione  sul web di tutti i recapiti istituzionali, dei curricula e delle retribuzioni dei dirigenti, delle consulenze esterne, nonché dei tassi di assenza e presenza del personale. Un punto, quest’ultimo, che ha fatto emergere risultati lusinghieri anche rispetto ad altri dicasteri. Frattini ha poi sottolineato il lavoro svolto, al fine di dare contenuti al criterio della meritocrazia, per la imminente realizzazione  di un sistema di monitoraggio e valutazione della performance delle strutture e dei dipendenti del Mae. Dal ministro è stata anche ricordata la positiva attività portata avanti dalla Farnesina attraverso l’Unità di Crisi, il fiore tecnologico all’occhiello del Mae, e i siti www.viaggiaresicuri.it  e www.dovesiamonelmondo.it . Un portale, quest’ultimo, che ad oggi ha visto la registrazione di 400.000 cittadini italiani temporaneamente in viaggio e che, secondo Frattini, dovrebbe prevedere nuovi incentivi atti a favorire la procedura di registrazione. 

“Abbiamo avviato da tempo – ha poi spiegato Frattini - il percorso che, a partire dal prossimo 20 maggio ci permetterà di emettere, in Italia ed all’estero, il nuovo passaporto biometrico. Un documento di riconoscimento che  conterrà in un microchip i dati e le impronte digitali del titolare del passaporto. Il microchip, che avrà un livello di sicurezza testato e certificato in sede europea, non potrà essere contraffatto e sarà leggibile solo dagli uffici preposti”. Il Ministro ha infine evidenziato sia la necessità di introdurre in ogni sede diplomatica e consolato uno sportello di casting saddisfation, volto a registrare il grado di soddisfazione dell’utenza rispetto all’erogazione dei servizi (nel 2009 il livello di gradimento dei cittadini per il lavoro del Mae si è attestato all’81%), sia l’utilità del consolato digitale, ovvero dei servizi consolari a distanza, per i nostri connazionali all’estero.   

Il ministro Brunetta, dopo aver evidenziato l’alto livello raggiunto dalla Farnesina nel settore della digitalizzazione dei documenti cartacei e nell’uso della Posta Elettronica Certificata, ha sottolineato come ormai il progetto trasparenza, relativo alla pubblicazione degli stipendi e dei curricula dei dirigenti, del tasso delle presenze e della produttività, sia stato realizzato, contrariamente a quanto avviene negli uffici pubblici decentrati, da tutta l’amministrazione centrale.

“Rispetto alla Posta Elettronica Certificata  – ha poi puntualizzato Brunetta – sto conducendo una grande battaglia affinché la PEC venga adottata da tutte le amministrazioni periferiche e centrali. Il mio sogno è che uno specifico provvedimento stabilisca una data limite oltre cui l’utilizzo della posta certificata divenga obbligatorio per la Pubblica Amministrazione. In realtà questo obbligo è già previsto da cinque anni, ma l’attuazione ha richiesto tempi lunghi. Siamo vicini tecnologicamente a questo risultato e credo che in un paio di mesi potremo raggiungere l’obiettivo”.

Brunetta ha poi ricordato come il Codice dell’amministrazione digitale, che contiene le nuove regole per la comunicazione nella P.A., dovrebbe vedere la luce entro la fine dell’anno, dopo la conclusione del dibattito parlamentare. “Con la riforma della P.A. – ha infine precisato il ministro rispondendo alle domande dei giornalisti - noi vogliamo premiare l’aumento della produttività e dei servizi. Non puntiamo al licenziamento del personale ma ad una sua riqualificazione. Io credo in una Pubblica Amministrazione di qualità, trasparente e in diretto contatto con il pubblico”. (Goffredo Morgia – Inform)

 

 

 

 

 

Per una “vera razionalizzazione” della rete consolare. Interpellanza dell’on. Garavini

 

ROMA  - "Predisporre e presentare alle Camere in tempi rapidi un piano di reale "razionalizzazione" della rete diplomatico-consolare basato sui seguenti orientamenti: il superamento delle azioni di chiusura in corso, l'eliminazione degli sprechi, numerosi e diffusi, che persistono nella rete, l'adozione di misure di semplificazione amministrativa da tempo annunciate ma solo in piccola parte realizzate, l'accelerazione, sulla base di investimenti adeguati in termini di risorse finanziarie e umane, dei programmi di rinnovamento tecnologico capaci di far conseguire in tempi precisi e ragionevoli gli standard di efficienza necessari": questa la richiesta contenuta nella interpellanza urgente presentata in Commissione Esteri dalla deputata del Pd Laura Garavini che, insieme ad altri 47 deputati tra cui gli eletti all’estero Porta (Pd) e Razzi (Idv), la indirizza al Ministro degli Esteri, Franco Frattini.

Nella premessa si ricorda che "le azioni di Governo compiute negli ultimi anni sulla rete diplomatico-consolare sia in termini di attribuzione di risorse finanziarie che di adozione di soluzioni organizzative, sono ad avviso degli interpellanti in evidente contraddizione con l'esigenza di renderla più estesa e moderna al fine di consentire al Paese di competere adeguatamente a livello globale; questa divaricazione si evidenzia sia sul piano degli interventi riguardanti la presenza decentrata del Ministero degli esteri che su quello relativo a strumenti promozionali non meno importanti, quali gli istituti di cultura, le scuole e i corsi di lingua e cultura italiana all'estero, l'ICE e le camere di commercio".

"In applicazione della legge finanziaria per il 2007 (n. 296 del 2006, articolo 1, comma 404) – prosegue al deputata – è stato avviato e realizzato un percorso di "razionalizzazione", articolato in tre fasi successive, che ha comportato nel recente passato una drastica contrazione della rete diplomatico-consolare; il Ministero degli affari esteri, al di fuori di ogni prescrizione normativa, ha avviato una quarta fase di riduzione della presenza all'estero dell'amministrazione dello Stato italiano che prevede, tra la fine del 2009 e l'inizio del 2011, la chiusura di diciotto sedi consolari (tredici in Europa, due negli Stati Uniti, due in Australia, uno in Sudafrica), con prevedibili conseguenze negative per l'accesso ai servizi da parte delle comunità italiane e per le condizioni logistiche di lavoro del personale assunto in loco; l'Amministrazione ha accompagnato questa quarta fase di "razionalizzazione" con un piano di riduzione dei costi ammontante a otto milioni di euro, che alla prova dei fatti si è rivelato impreciso, in quanto non si sono calcolati realisticamente gli oneri di trasferimento del personale, degli archivi, nonché quelli della sistemazione logistica delle sedi riceventi e del reperimento di nuovi spazi".

"Sulla quarta fase – si ricorda ancora in premessa – la Commissione esteri della Camera dei deputati è intervenuta nel luglio del 2009 con una risoluzione (atto n. 7-00193) con la quale si impegnava in modo unanime il Governo a riconsiderare le modalità di razionalizzazione degli uffici consolari all'estero, ad applicare il processo di revisione e ammodernamento delle procedure amministrative, nonché ad accelerare l'informatizzazione destinata al funzionamento del "consolato digitale", a verificare le modalità transnazionali di accesso alle strutture consolari da parte dei nostri cittadini; la risoluzione impegnava, altresì, il Governo a presentare una nuova ipotesi di intervento al Parlamento e al CGIE entro il 2009; la presentazione, da parte del sottosegretario Alfredo Mantica, della nuova ipotesi di "razionalizzazione" della rete diplomatico-consolare, avvenuta nel corso della riunione congiunta delle Commissioni esteri di Camera e Senato del giorno 23 febbraio 2010 e sostanzialmente confermata dalla Relazione di Governo al comitato di presidenza del Consiglio generale degli italiani all'estero presentata in data 26 marzo 2010, non solo non ha comportato alcuna novità rispetto al piano già respinto dalla Commissione esteri della Camera, ma ha riaperto alcune ipotesi di chiusura che sembravano scongiurate, come quelle riguardanti i consolati di Detroit, di Philadelphia, di Brisbane, di Adelaide, di Saarbrücken e l'agenzia consolare di Mannheim. In generale non ha offerto alcun parametro obiettivo di efficienza, funzionalità gestionale e semplificazione delle procedure a sostegno delle decisioni assunte".

"Di fronte alle ipotesi di chiusura di consolati che finora hanno avuto un'insostituibile funzione di servizio a beneficio di consistenti comunità italiane e di promozione dell'interscambio economico-commerciale e culturale con aree di importanti Paesi, come la Germania, la Svizzera, la Francia, l'Australia e altri, si sono manifestate esplicite riserve da parte di interlocutori internazionali e manifestazioni di disponibilità a trovare soluzioni, soprattutto logistiche, capaci di evitare ulteriori costi. Di tali disponibilità non si è tenuto conto nella nuova ipotesi governativa di razionalizzazione della rete diplomatico-consolare; la comparazione tra i risparmi preventivati e i costi politici e sociali da pagare nei confronti dei nostri interlocutori internazionali e delle comunità italiane – per i firmatari dell’atto – non giustifica l'insistenza sulla cosiddetta quarta fase di "razionalizzazione" e, meno ancora, il perseguimento di ulteriori tagli; la sperimentazione nel frattempo avviata di esperienze di innovazione tecnologica, quale il "consolato digitale", pur avendo una indiscutibile valenza strategica, alla prova dei fatti non consente di recuperare in tempi idonei gli standard di servizio assicurati dalla rete esistente; più certi e consistenti risparmi utili per una maggiore efficienza della rete diplomatico-consolare, si potrebbero realizzare riducendo i margini di spreco e le duplicazioni presenti nella struttura esistente, unificando, ad esempio, in un'unica figura di riferimento diplomatico le diverse rappresentanze operanti nella stessa sede (Bruxelles, Parigi e Vienna), integrando gli uffici amministrativi nelle stesse località, promuovendo una più estesa applicazione delle procedure di semplificazione amministrativa, razionalizzando l'assetto logistico delle nostre rappresentanze, trasformando alcuni consolati generali in agenzie consolari presso le ambasciate presenti nella stessa città, evitando, a fronte di generalizzate difficoltà finanziarie, l'aumento dell'indennità di sede per i diplomatici".

Alla luce di tali considerazioni, dunque, i deputati chiedono a Frattini "se non intenda predisporre e presentare alle Camere in tempi rapidi un piano di reale «razionalizzazione» della rete diplomatico-consolare basato sui seguenti orientamenti: il superamento delle azioni di chiusura in corso, l'eliminazione degli sprechi, numerosi e diffusi, che persistono nella rete, l'adozione di misure di semplificazione amministrativa da tempo annunciate ma solo in piccola parte realizzate, l'accelerazione, sulla base di investimenti adeguati in termini di risorse finanziarie e umane, dei programmi di rinnovamento tecnologico capaci di far conseguire in tempi precisi e ragionevoli gli standard di efficienza necessari".

(aise 12)

 

 

 

Il sottosegretario Scotti conferma le chiusure di Saarbrücken e Norimberga

 

ROMA - "Predisporre e presentare alle Camere in tempi rapidi un piano di reale "razionalizzazione" della rete diplomatico-consolare basato sui seguenti orientamenti: il superamento delle azioni di chiusura in corso, l'eliminazione degli sprechi, numerosi e diffusi, che persistono nella rete, l'adozione di misure di semplificazione amministrativa da tempo annunciate ma solo in piccola parte realizzate, l'accelerazione, sulla base di investimenti adeguati in termini di risorse finanziarie e umane, dei programmi di rinnovamento tecnologico capaci di far conseguire in tempi precisi e ragionevoli gli standard di efficienza necessari": questa la richiesta contenuta nella interpellanza urgente presentata dalla deputata del Pd Laura Garavini, insieme ad altri 47 deputati tra cui gli eletti all’estero Porta (Pd) e Razzi (Idv), cui il 13 maggio in Aula ha risposto il sottosegretario agli esteri, Vincenzo Scotti che ha prima ripercorso le diverse fasi che hanno portato al piano del Mae e, quindi, difeso e giustificato tutte le scelte fatte.

Scotti ha richiamato "la complessità del quadro politico internazionale" cui la rete deve adeguarsi; la crisi che "ci chiama a fornire un sostegno efficace ed al passo coi tempi sia all'internazionalizzazione delle imprese italiane, sia alla promozione del sistema Paese nel suo complesso" e la "sfida che ci troviamo di fronte di valorizzare al massimo questo prezioso strumento al servizio del Paese".

Ricordato il contributo del Mae al contenimento della spesa pubblica come imposto dalle diverse Finanziarie, Scotti ha ricordato le varie fasi del piano di razionalizzazione, gli accorpamenti e le chiusure, ma anche le innovazioni tecnologiche introdotte negli ultimi tempi. Il sottosegretario ha quindi sottolineato che il piano "è stato debitamente presentato agli interlocutori istituzionalmente interessati in molteplici occasioni" e assicurato che "in ogni circostanza, le istanze formulate dagli interlocutori sono state registrate, valutate e tenute in debita considerazione, tanto da non esitare a ricalendarizzare gli adempimenti del piano in presenza di particolari esigenze politiche, logistiche o funzionali".

"Sempre per venire incontro agli auspici degli interlocutori istituzionali o delle collettività coinvolte – ha aggiunto – il processo di razionalizzazione della rete sta prendendo in esame, in taluni casi, anche l'istituzione di sportelli consolari o di consolati onorari, per mantenere il contatto con le collettività e con le autorità locali nelle sedi in chiusura. Infine, sono state tenute in conto anche le necessità congiunturali avvertite dal personale di ruolo o a contratto in servizio all'estero. Si pensi all'esigenza di consentire ai figli di completare l'avviato anno scolastico".

"Sempre nella prospettiva di una corretta e costruttiva dialettica con il Parlamento – ha proseguito Scotti – le misure accennate dagli onorevoli interpellanti per fare fronte alle ridotte disponibilità finanziarie e rendere, al contempo, più efficiente la rete, sono state prese in ampia considerazione dal Ministero degli affari esteri, che peraltro le ha già parzialmente attuate laddove ritenuto opportuno e possibile in base alle prioritarie esigenze in loco". Sulla riorganizzazione della rete consolare in Germania, Scotti ha confermato le chiusure di Saarbrücken e Norimberga e ribadito che "i contatti con le autorità tedesche, in merito all'istituzione di eventuali strutture consolari più "leggere" in loco, hanno fatto emergere una loro preclusione rispetto a soluzioni diverse dal mantenimento di un vice consolato, quale livello minimo di presenza consolare".

Scotti ha quindi citato il DPR 54/2010 che "permetterà l'utilizzo, nell'esercizio successivo, degli eventuali avanzi di gestione e consentirà ad ogni singolo ufficio un più ampio margine di operatività. La possibilità per le sedi estere di erogare servizi a pagamento alle imprese e servizi all'utenza sotto forma di organizzazione di corsi di lingua e cultura italiana – ha spiegato – darà modo non solo di valorizzare le attività di promozione e sostegno dei nostri uffici all'estero, ma garantirà anche una maggiore autonomia ed, in ultima analisi, un abbattimento dei costi di funzionamento delle sedi".

Quindi, ha concluso, "è del tutto evidente come questa amministrazione non si sia limitata a realizzare solo una piccola parte delle riforme preannunciate, ma abbia portato avanti una razionale politica di semplificazione amministrativa. Tale attività ha riguardato non solo interventi in campo giuridico-normativo, ma è stata accompagnata anche da una efficace politica di sviluppo della digitalizzazione dell'attività amministrativa, permettendo la dematerializzazione di gran parte dei flussi procedimentali e della documentazione contabile gestita al Ministero e all'estero, al fine di incrementare l'efficienza degli uffici e di ridurre i costi".

Nella replica, l’onorevole Tempestini, cofirmatario dell'interpellanza, ha sostenuto che "il nostro atteggiamento, il mio e quello dell’interpellante, l'onorevole Garavini è costruttivo, non tende a fare muro contro muro, ma ad evidenziare i possibili spazi di crescita di questa cultura un po' diversa della presenza dello Stato italiano nei territori esteri. È per questa ragione, per questo atteggiamento costruttivo, non distruttivo, che noi facciamo sostanzialmente riferimento - questa è la questione - ad una sorta di quarta fase; è un modo per semplificare un percorso, un periodo. Dobbiamo convincere il Governo a fare in modo che, nelle forme opportune, che non devono essere queste, possono essere quelle in sede di Commissione, come peraltro è già accaduto, si possa effettuare su questa materia, in evoluzione e rispetto alla quale lei stesso ci ha preannunciato ulteriori passi e ulteriori momenti di iniziativa, un monitoraggio costante". Monitoraggio "animato dalla volontà di collaborazione" che "dobbiamo mettere in campo tenendo anche conto del fatto che noi abbiamo un obbligo politico e morale riguardo al cambio della legge elettorale per il voto degli italiani all'estero".

Quanto alle ricalendarizzazioni citate da Scotti, Tempestini ha definito "opportuno che il Governo si renda disponibile per un'attività di monitoraggio con il Parlamento, perché questo processo - che fa parte di un iter più generale di riforma del Ministero e della presenza italiana all'estero - abbia nel Parlamento un interlocutore reale e costruttivo". (aise)

 

 

 

 

Il “Nein” del Ministro degli Esteri tedesco agli sportelli consolari: un fallimento tutto italiano

 

La Confsal Unsa  chiede l’immediata revoca della delibera del Consiglio di Amministrazione del Mae

 

Il  Coordinamento Esteri della Confsal Unsa  ha appreso da  poche righe di un comunicato stampa tutta la grossolanità ed il pressappochismo con cui la nostra Amministrazione  ha “curato” la ristrutturazione della rete consolare italiana in Germania.

 

Risale alle 17.53 del 13 maggio questa dichiarazione del Sottosegretario Scotti: “i contatti con le autorità tedesche in merito all’istituzione di eventuali strutture consolari più leggere in loco, hanno fatto emergere una loro preclusione rispetto a soluzioni diverse dal mantenimento di un vice consolato, quale livello minimo di presenza consolare”.  

 

Considerato che nulla, ripetiamo nulla,  è trapelato al riguardo - fino ad oggi - dai vertici del Ministero degli Affari Esteri, desumiamo che si tratti del “Nein” tedesco agli sportelli ed alle agenzie consolari già previsti per Saarbrücken, Norimberga ed Amburgo.

 

Un rifiuto scontato, se non addirittura provocato, visti i precedenti rifiuti di dialogo da parte italiana degli ultimi mesi.

Risalgono, infatti,  a poche settimane or sono le dichiarazioni “poco diplomatiche” del Senatore Alfredo Mantica sul valore politico dei Länder tedeschi.

Ancora riecheggia l’umiliazione riservata al Presidente del Senato amburghese,  nonché alla sua delegazione , in giro per i corridoi della Farnesina alla ricerca di un interlocutore che ascoltasse le mille buone ragioni per lasciare in vita un Consolato prestigioso come quello della città anseatica.

A nulla sono valse le offerte del Governatore del Saarland di ospitare una struttura consolare nei locali della cancelleria di stato della capitale Saarbrücken.

Stesso discorso per le sedi di Norimberga e Mannheim, per le quali i rispettivi borgomastri avevano offerto locazioni gratuitamente.

In questo contesto, impressionante il silenzio del Ministro degli Affari esteri, On. Frattini, che nulla ha fatto per arginare lo scatafascio diplomatico in atto da mesi in Germania.

 

La Confsal Unsa Esteri, nell’evidenziare il silenzio intenzionalmente osservato  dall’Amministrazione   in merito alle posizioni tedesche conosciute già da tempo ,  chiede con forza che il MAE sospenda da subito questa  politica dei fatti compiuti e, in totale assenza di concertazione con le parti sociali,  ribadisce il proprio  NO a questo  “colpo di spugna”,  che spazza via, grazie alla delibera del Cda del MAE del 14 maggio 2010,  i legittimi interessi della collettività italiana in Germania e dei lavoratori della Farnesina.

 

La Confsal Unsa  Esteri chiede che il “no” tedesco agli sportelli e alle agenzie consolari venga innanzitutto verificato e spiegato a tutte le parti coinvolte,  al fine di individuare soluzioni condivise. E' infatti  incomprensibile come le strutture consolari in parola, asseritamente non ammesse dalla Germania sul proprio territorio,  abbiano potuto costituire nel passato una valida alternativa alla chiusura definitiva di rappresentanze italiane in Paesi come il Canada, la Francia e il Regno Unito.   

 

La Confsal Unsa Esteri si renderà portavoce nei confronti del Ministro degli Esteri tedesco, dr. Guido Westerwelle, delle istanze di revisione della posizione della Germania sulla costituzione di Agenzie, ovvero Sportelli consolari italiani,  alla luce degli interessi della nostra emigrazione, nonchè dei lavoratori del MAE.

 

In assenza di assicurazioni da parte dei vertici del MAE, la Confsal Unsa  Esteri dichiarerà lo stato di agitazione del personale. Confsal Unsa Esteri, de.it.press

 

 

 

 

Chiusure consolari scioccanti. Di Biagio: difenderemo con ogni mezzo Saarbrücken e Norimberga

 

Roma – “Le dichiarazioni del Sottosegretario Scotti intervenuto giovedì 13 maggio in aula a Montecitorio rappresentano un fulmine a ciel sereno, preannunciando una delibera – di fatto formalizzata quest’oggi dal Cda della Farnesina – circa la chiusura delle sedi di cui si era preventivato un declassamento ad Agenzia Consolare a causa dei riscontri negativi delle autorità tedesche che non avrebbero accolto questo tipo di soluzione”. Lo ha dichiarato Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del PdL. “Infatti Scotti ha riferito che le autorità tedesche hanno fatto emergere una loro preclusione rispetto a soluzioni diverse dal mantenimento di un vice consolato, quale livello minimo di presenza consolare, evidenziando – dunque – una ostilità nei confronti delle scelte organizzative italiane”.  “Infatti – spiega Di Biagio – l’ordinamento tedesco non prevede la sussistenza sul proprio territorio di realtà rappresentative che non prevedano almeno un referente di ruolo, - è questo il caso delle agenzie - particolare che poteva essere facilmente eluso prevedendo un leggero ampliamento di personale, e ovviamente provvedendo a curare in maniera certamente più fattiva ed attenta le relazioni con Berlino”.  “Per cui la posizione tedesca – alla luce di quanto esposto dal nostro sottosegretario – avrebbe condotto alla delibera delle chiusure da parte del Mae, senza alcun tipo di concertazione o ridiscussione delle evidenze, sebbene il Ministero ed il Governo fossero già da qualche tempo a conoscenza di questi aspetti, preclusivi del programma di razionalizzazione così come discusso e già combattuto”. “Il livello di amarezza è elevato – conclude – in questo modo saltano i piani ed i percorsi di concertazione già avviati da un anno a questa parte, miranti a salvaguardare alcune rappresentanze e a riflettere su posizioni alternative, e ci si ritrova all’improvviso dinanzi a soluzioni già prese senza che nessuno, parti sociali, parlamentari ed associazioni siano stati informati. Qualora non ci fosse la volontà di rivedere questa decisione, sarà forte la nostra opposizione, che prenderà forma in ogni sede dal piazzale della Farnesina, passando per l’aula di Montecitorio, fino alla piazze delle cittadine tedesche, per far capire che ci siamo e non vogliamo essere dimenticati”. De.it.press

 

 

 

 “Il Governo faccia un passo indietro per salvaguardare gli interessi dell’Italia nel mondo”

 

“Siamo soddisfatti dell’apertura mostrata dal Governo rispetto alla politica finora adottata sulla gestione della rete consolare. Rispondendo in aula alla nostra interpellanza urgente, il sottosegretario per gli affari esteri, Enzo Scotti, ha confermato la necessità di investire risorse in un settore fondamentale per salvaguardare gli interessi dell’Italia nel mondo”. Lo ha dichiarato la deputata democratica Laura Garavini, prima firmataria dell’atto parlamentare.

 

“Un Paese moderno”, ha spiegato la parlamentare eletta in Germania, “capace di competere con gli altri a livello globale, non può fare a meno di una rete consolare funzionante, in grado promuovere l’interscambio economico-commerciale e culturale con l’estero, offrendo alle aziende e alle autorità locali importanti punti di riferimenti in questo senso. La chiusura di numerosi consolati in Europa e nel mondo, decisa dal Governo italiano, è in evidente contrasto con questa esigenza, ignorando completamente l’alto valore strategico che tali strutture hanno per l’Italia. Se, per di più, si tratta di un Paese con una lunga esperienza d’emigrazione, è chiaro come la chiusura di ben 18 sedi crei indubbi disagi per le consistenti comunità residenti all’estero, che si vedono negato un loro diritto fondamentale”.

 

È per questo che i sostenitori dell’interpellanza, tra cui la presidente del PD Rosy Bindi, il vicesegretario Enrico Letta e altri autorevoli esponenti del partito come Livia Turco e Gianni Cuperlo, hanno chiesto al Ministero degli esteri di “ritornare su quel piano di smantellamento dei consolati”, invitandolo a valutare una serie di alternative. “Si è tenuto conto delle numerose offerte da parte delle autorità straniere per ridurre o azzerare i canoni d’affitto?”, ha voluto sapere la Garavini, alludendo a sedi come Liegi, Mannheim, Saarbrücken, Mulhouse per le quali sono stati offerti locali gratuiti o comunque a prezzi meramente simbolici. “Si è adeguatamente valutata la possibilità di eliminare gli sprechi esistenti attraverso declassamenti o l’accorpamento di rappresentanze? E si è tenuto conto del fatto che le stesse chiusure in molti casi provocherebbero costi ingenti per la riorganizzazione delle sedi previste per l’accoglimento? Sedi che nella maggioranza dei casi non sono sufficientemente capienti e idonee alla nuova ristrutturazione?”, ha proseguito la parlamentare democratica.

 

“Il nostro gruppo”, ha aggiunto il capogruppo del PD in Commissione parlamentare esteri, Francesco Tempestini, “ha dimostrato sin dall’inizio un atteggiamento responsabile e costruttivo. Ora è prioritario che il Governo si renda disponibile a effettuare sulla questione dei consolati, che è in continua evoluzione, un monitoraggio costante, animato da una concreta volontà di collaborazione – volontà”, ha sottolineato Tempestini, “che da parte nostra non manca”. De.it.press

 

 

 

 

 

Camera. Illustrate dal presidente Zacchera le proposte di riforma del voto all’estero depositate in Parlamento

 

Riunito il Comitato permanente sugli Italiani all’Estero - Chiesta dai deputati del Pd Fedi, Narducci e Garavini un’azione politica più incisiva da parte del Comitato

 

  ROMA – Si è riunito ieri il Comitato permanente sugli Italiani all’estero della Camera. La seduta è stata introdotta dal presidente del Comitato Marco Zacchera  che ha ricordato come nella riunione del 21 aprile sia stata segnalata l’opportunità di una riflessione sulle proposte di legge di modifica dell’esercizio di voto degli italiani all’estero e di riforma degli organi rappresentativi delle nostre comunità nel mondo. Alla luce di ciò da Zacchera sono stati illustrati i contenuti salienti sia delle numerose proposte di riforma del suffragio all’estero presentate alla Camera ed al Senato - al momento però ve ne sono altre in attesa di pubblicazione - sia delle audizioni svolte al Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’applicazione delle norme che regolano le elezioni nella circoscrizione Estero.

  Dopo le comunicazioni del presidente il deputato del Pd Marco Fedi  ha segnalato la perdurante assenza alle riunioni del Comitato dei deputati della maggioranza, una situazione che impedisce di fatto uno scambio di vedute sui temi in esame e la ricerca di posizioni condivise, nonché la disomogeneità delle proposte di riforma del voto all’estero finora presentate. Secondo Fedi in questo ambito sarebbe comunque opportuno conoscere anche la posizione del Governo su specifici temi di particolare rilevanza, come ad esempio il rischio dell’espressione di un voto doppio nel caso di sistemi misti, lo svolgimento delle operazioni di scrutinio in Italia per assicurare la competenza giurisdizionale delle Corti d’Appello e le difficoltà nell’organizzazione dei seggi sul territorio che si verificano in alcuni Paesi. Fedi, dopo aver evidenziato la sua contrarietà al rinvio delle elezioni dei Comites e del Cgie stabilito con decreto legge dal Governo, ha auspicato un utile confronto anche sull’impostazione della riforma della rappresentanza degli italiani all’estero.  Il deputato ha anche richiamato l’attenzione sulla ripresa presso la Commissione Affari Costituzionali dell’esame delle proposte di legge in materia di cittadinanza. Un tema sul quale il deputato aveva richiesto in passato al Comitato un approfondimento per quegli aspetti che potrebbero interessare i connazionali all’estero. A tal proposito Fedi ha auspicato l’assunzione da parte del Comitato di una specifica posizione  e la convocazione di un incontro con i rappresentanti del Governo per capire quale sia la posizione dell’esecutivo su questa problematica.

  A sua volta il vice presidente della Commissione Esteri Franco Narducci si è interrogato sull’opportunità che il Comitato continui  la propria attività alla luce dello scarso peso politico che lo ha caratterizzato nella presente legislatura. Su questo punto da Narducci è stato inoltre rilevato come, non solo in ragione delle differenze regolamentari ma anche a causa della persistente assenza dei deputati di maggioranza, i provvedimenti che interessano le collettività all’estero finiscano con l’essere sempre incardinati presso l’altro ramo del Parlamento. Il deputato del Pd ha concluso il suo intervento ponendo in evidenza come, in assenza di un significativo aumento della capacità del Comitato di incidere politicamente, potrebbero venire  meno le condizioni per continuare a partecipare ai lavori.

  Anche Laura Garavini (Pd) ha sottolineato la necessità  di un’azione più incisiva da parte del Comitato, che ad oggi non ha fatto sentire la sua voce su molte questioni assai rilevanti per gli italiani all’estero. La Garavini, dopo aver rilevato che la maggioranza appare molto divisa sulle questioni relative ai connazionali nel mondo, ha evidenziato come l’opposizione, e in particolare il Partito democratico, si stia adoperando per individuare una posizione unitaria, anche nei due rami del Parlamento.

  In sede di replica il presidente Zacchera, dopo aver precisato che la scarsa incisività del Comitato va soprattutto ricercata non tanto nell’assenza dei deputati di maggioranza quanto nella sua natura regolamentare, si è detto pronto ad assumere tutte le iniziative che potrebbero contribuire a un’azione più efficace del Comitato ed ha condiviso la necessità, espressa in primo luogo da Fedi, di audire al più presto i rappresentanti del Governo sui temi discussi nella seduta. (Inform)

 

 

 

 

 

Interrogazione per il mantenimento dell’Ufficio Scuola al Consolato di Dortmund

 

“Quello della valorizzazione della lingua e cultura è uno dei settori più importanti per i nostri connazionali all’estero e nello stesso tempo uno dei più tartassati dal Governo Berlusconi”. Non nasconde la sua amarezza la deputata democratica Laura Garavini, prima firmataria di un’interrogazione sulla prossima chiusura dell’ufficio scuola presso il Consolato di Dortmund, sostenuta anche dai colleghi Bucchino, Fedi e Porta.

 

“L’educazione linguistica è tuttora fondamentale per l’integrazione e la crescita socio-culturale e scolastica dei bambini italiani”, sottolinea la Garavini, “soprattutto in Germania, dove il sistema scolastico molto selettivo richiede un impegno costante a sostegno degli studenti italiani per migliorarne il rendimento a scuola e scongiurare il rischio di disuguaglianze sociali”. Per queste ragioni “risulta incomprensibile”, così la parlamentare, “come si faccia a chiudere l’Ufficio Scuola del Consolato italiano a Dortmund che da tempo svolge un ruolo insostituibile in questo senso e costituisce un punto di riferimento non solo per gli oltre 8.000 alunni italiani della zona e le loro famiglie ma anche per le istituzioni locali, compreso il Governo della regione Nordreno-Vestfalia”.

 

“Ci auguriamo”, si appella la Garavini al Ministero degli esteri, “che si prendano tutte le misure necessarie per evitare che si determini uno squilibrio nella situazione consolidatasi negli ultimi anni, garantendo l’operatività dell’Ufficio Scuola del Consolato di Dortmund”. De.it.press

 

 

 

 

La scrittrice Antonia Arslan il 18 maggio ospite all’IIC di Monacodi Baviera

 

L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera annuncia l’incontro con l’autrice Antonia Arslan. L’evento avrà luogo martedì 18 maggio 2010, alle ore 19, in Hermann-Schmid-Straße 8, a Monaco di Baviera. Modera e traduce la Dr.ssa Elisabetta Cavani, libreria ItalLibri. L’ingresso è libero L’evento è organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e dalla libreria ItalLibri.

 

Un secondo appuntamento con l’autrice si terrà mercoledì 19 maggio, alle ore 18.15, presso la Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nurnberg (Istitut für Romanistik, Raum C 702, Bismarckstraße, 1).

 

Antonia Arslan, laureata in Archeologia, è docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea presso l’Università di Padova. I suoi studi si incentrano sulla narrativa popolare italiana e la scrittura femminile.

Nel 2004 Antonia Arslan dà alle stampe il suo primo romanzo, La masseria delle allodole, ed ottiene in breve tempo un vasto consenso presso lettori e critici. L’opera fa parte del percorso dell’autrice verso la riscoperta delle sue origini armene, un percorso iniziato negli anni Novanta con la traduzione delle raccolte del poeta armeno Daniel Varujan, Il canto del pane e Mari di grano ed altre poesie armene. In seguito Antonia Arslan ha curato un libretto sul genocidio degli armeni (Metz Yeghèr. Il genocidio degli Armeni di Claude Mutafian) e una raccolta di testimonianze di rifugiati in Italia (Hushèr. La memoria. Voci italiane di sopravvissuti armeni).

Il nonno della scrittrice, Yerwant Arslanian, sfuggì assieme alla propria famiglia al genocidio del popolo armeno in Turchia nel 1915, e nel 1924 chiese al governo italiano di poter eliminare la finale “-ian” dal suo cognome, in modo da celare così la propria identità armena. Tuttavia è proprio grazie ai racconti del nonno che Antonia Arslan è riuscita a ricostruire la storia della sua famiglia in La masseria delle allodole, romanzo da cui è stato tratto il film omonimo del 2007, diretto dai fratelli Taviani.

Il primo romanzo della Arslan, vincitore di numerosi premi (tra cui il Premio Stresa ed il Premio P.E.N. Club International), è ormai giunto in Italia alla sua ventitreesima edizione, ed è stato tradotto in quattordici lingue. A La masseria delle allodole è seguito nel 2009 il romanzo La strada di Smirne. Per finire, il 2010 è stato l’anno dei riconoscimenti. Il 9 marzo Antonia Arslan ha ricevuto a Roma la medaglia d’oro del Ministero della Cultura Armena, mentre il 21 marzo a Los Angeles, le è stato conferito il premio “NAREKATSI”, dell’associazione “Friends of UCLA Armenian Language and Cultural Studies”, per il suo “contributo significativo al tesoro della cultura armena”. IIC-Monaco, de.it.press

 

 

 

 

A Stoccarda il 30 maggio assemblea del Comites con gli on. Di Biagio (PdL) e Micheloni (PD)

 

Stoccarda - II Comites di Stoccarda organizza domenica 30 maggio 2010 dalle ore 10.00 alle ore 12.30 presso il Maritim Hotel Seidenstr. 34 70174 Stuttgart un incontro con l’on. Aldo di Biagio, responsabile del PdL nel mondo, ed il sen. Claudio Micheloni, del Partito Democratico.

L'incontro verterà su: la chiusura dell'agenzia consolare di Mannheim, con conseguente aggravio delle già esistenti disfunzioni del Consolato di Stoccarda; la diminuzione delle risorse per l'intervento scolastico culturale; i mancati servizi che tanti Italiani residenti nel Baden Württemberg negli ultimi mesi stanno subendo.

A questo incontro sono stati invitati tutte quelle persone particolarmente

informate su tali tematiche: i consiglieri Comites di Friburgo, Mannheim e Stoccarda,i responsabili dei Patronati, i responsabili delle Associazioni, i Sindacati Scuola, e gli insegnanti impegnati nei corsi di lingua e cultura italiana. De.it.press

 

 

 

 

Il film “La masseria delle allodole” a Monaco di baviera

 

Monaco di Baviera - L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera invita, nell’ambito della rassegna cinematografica »Con gli occhi di lei«, alla proiezione del film »La masseria delle allodole« , che avrà luogo giovedì 20 maggio 2010, alle ore 19.00, presso l’Istituto Italiano di Cultura, Hermann-Schmid-Straße 8 a Monaco di Baviera. In versione originale con sottotitoli in inglese. Organizza  l’Istituto Italiano di Cultura. Ingresso libero

 

Il film: Italia/Bulgaria/Francia/Spagna, 2007, VO, 122 min. Regia di Vittorio e Paolo Taviani. Con: Paz Vega: Nunik; Moritz Bleibtreu: Youssuf; Arsinée Khanjian: Armineh; Alessandro Preziosi: Egon

 

Nel 1915 in una piccola città della Turchia la guerra sembra lontana, lontane le persecuzioni contro le minoranze armene. È armena la famiglia Avakian che apre la sua bella casa per il funerale del suo patriarca. La famiglia Avakian sembra non avvertire la tempesta che si sta avvicinando e festeggia il restauro della masseria delle allodole mentre le frontiere vengono chiuse e si ordina il massacro degli armeni in tutta la Turchia. Il coraggioso film dei fratelli Taviani è stato presentato fuori concorso alla Berlinale nel 2007. IIC-Monaco, de.it.press

 

 

 

Delegazione di Arnsberg (NR-W) a Caltagirone, per rinsaldarei “ponti” tra le due comunità

 

Rinsaldare il “ponte” con la Germania, soprattutto con quelle comunità in cui vivono tanti emigrati siciliani, calatini in particolare, che anche a migliaia di chilometri di distanza conservano un grande amore per la propria cittadina d'origine.

Questo l'obiettivo dell'iniziativa promossa dall'associazione Calanchi Bottega Socio-Culturale e dal Comune di Caltagirone, che giovedì 13 maggio, nel salone di rappresentanza “Mario Scelba” del municipio, hanno dato vita ad una cerimonia di benvenuto alla delegazione del Comune di Arnsberg, città di oltre 75 mila abitanti (poco meno del doppio di Caltagirone) del Nord Reno-Westfalia. Ad Arnsberg vivono diverse centinaia calatini, che contribuiscono alla sua crescita sociale, culturale, politica ed economica, e hanno costituito un'associazione presieduta da Fabrizio Calcagno.

 

La delegazione tedesca, formata anche da amministratori e rappresentanti del mondo produttivo, rimane a Caltagirone fino ad oggi 17 maggio, ed è stata ricevuta dal sindaco Francesco Pignataro e dall'Assessore al Turismo e Vicesindaco, Alessandra Foti.

 

“Si tratta di uno scambio culturale che contribuirà a rafforzare i legami fra Caltagirone e Arnsberg - ha sottolineato Pignataro - nel segno dell'accoglienza e dell'integrazione, valori forse troppo spesso dimenticati, specie negli ultimi tempi, eppure indispensabili per abbattere barriere di ogni tipo e costruire concretamente un'Europa dei popoli”.

 

“Con questa iniziativa  - hanno aggiunto Aldo Lo Bianco e Mariapina Di Giacomo, dell'associazione Calanchi Bottega Socio-Culturale - vogliamo concorrere ad avvicinare le due comunità e a far conoscere e apprezzare ulteriormente Caltagirone, per valorizzarne ancora di più le potenzialità anche turistiche”. (ItalPlanet News)

 

 

 

Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco di Baviera e dintorni

 

- fino a sabato 30 maggio, c/o Pinakothek der Moderne

   (Barerstr. 40, München))

   "Gianpaolo Babetto. L'italianità dei gioielli"

   Informazioni presso: www.die-neue-sammlung.de

   Ingresso (per l'intero museo): € 10,-/7,- (domenica: € 1,00)

   Organizza: Die Neue Sammlung - The International Design Museum Munich

   in cooperazione con l'Istituto Italiano di Cultura

 

- fino a domenica 6 giugno, 10:00-22:00, c/o Aspekte Galerie im

   Gasteig, 2. OG (Rosenheimerstr. 5, München)

   "Letizia Battaglia - Sizilianische Fotografien von 1976 bis 2009"

   Ingresso libero

   Organizza: Aspekte Galerie der Münchner Volkshochschule, Münchner

   Stadtbibliothek, KOMM-Bildungsbereich Istituto Italiano di Cultura,

   Circolo Cento Fiori

 

- fino a venerdì 25 giugno, lun.-gio. 10:00-13:00 e 15:00-17:00,

   mer. 10:00-13:00 e 15:00-19:00, ven. 10:00-13:30, c/o Istituto

   Italiano di Cultura (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   Mostre: Rita Siracusa "Skulptur" e Silvia Beltrami "Collage"

   Due giovani protagoniste dei nuovi sviluppi artistici in Italia

   espongono le proprie opere. Ingresso libero

   Organizza: Istituto Italiano di Cultura e Maurer Zilioli Contemporary

   Arts - Brescia, in collaborazione con Air Dolomiti ed ENIT München

 

- lunedì 17 maggio, ore 19:00, c/o Gasteig, Vortragssaal der Bibliothek

   (Rosenheimerstr. 5, München)

   per la rassegna "Europa und der Nationalsozialismus"

   "Deutsche Kriegsverbrechen in Italien"

   con Dr. Carlo Gentile, Universität Köln. Ingresso libero

   Organizza: Montagsforum im Gasteig

 

- lunedì 17 maggio, ore 19:00, c/o Münchner Stadtbibliothek Monacensia

   (Maria-Theresia-Str. 23, München)

   Asta Scheib: "Das Schönste, was ich sah"

   La scrittrice Asta Scheib legge dal suo romanzo "Das Schönste, was ich

   sah", che narra della vita del pittore italiano Giovanni Segantini. Ingresso: €5,-

   Organizza: Münchner Stadtbibliothek Monacensia in collaborazione con

   Verlag Hoffmann und Campe, Hamburg.

 

- martedì 18 maggio, ore 19:00, c/o Geschäftsstelle der SPD-Fraktion im

   Bayerischen Landtag (Maximilianeum, München)

   Inaugurazione della mostra fotografica: "55 Jahre 'Deutsche Vita' -

   Arbeitsmigration nach Deutschland", di Antonino Tortorici

   Introduce: Norma Mattarei, responsabile della "Akademie der Nationen"

   della Caritas. La mostra resterà aperta fino al 31 agosto

   (orario: lunedì-giovedì 10:00-16:00)

   Organizza: SPD-Fraktion im Bayerischen Landtag

 

- martedì 18 maggio, ore 19:00, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   Incontro con l'autore: "Antonia Arslan liest aus ihrem Werk"

   Moderazione e traduzione a cura della Dr. Elisabetta Cavani (Libreria

   ItalLibri). Ingresso libero

   Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura e Libreria Itallibri

 

- martedì 18 maggio, ore 20:00, c/o Gasteig, Vortragssaal der Bibliothek

   (Rosenheimerstr. 5, München)

   per la rassegna "Italien neu verstehen"

   "Calcio. Vom Fußball im Land des Weltmeisters"

   con Birgit Schönau, corrispondente dall'Italia del settimanale "Die

   Zeit". Ingresso: € 6,- Organizza: Münchner Volkshochschule

 

- mercoledì 19 maggio, ore 18:15, c/o Friedrich-Alexander-Universität,

   Institut für Romanistick, Raum A 301 (Bismarkstr. 1, Erlangen)

   Incontro con l'autore: "Antonia Arslan liest aus ihrem Werk"

   Moderazione a cura della Dr. Gabriella Dondolini-Scholl (FAU Erlangen)

   Ingresso libero

   Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura e Sprachenzentrum der

   Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg

 

- mercoledì 19 maggio, ore 19:00, c/o SPD-Bürgerbüro Süd (Daiserstr.27,

   München - U3/U6 "Implerstr")

   In occasione delle celebrazioni per l'anniversario dell'autonomia

   siciliana e della terza giornata mondiale dell'autonomia siciliana:

   "Regioni e Federalismo: appunti per una discussione"

   con la Prof.Concetta Vacante, politologa dell'Università di Catania.

   Organizzatori: Unione Siciliana Emigrati e Famiglie e Circolo PD di

   Monaco di Baviera

 

- mercoledì 19 maggio, ore 19:30, c/o Kino Breitwand Starnberg

   (Wittelsbacherstr.10, Starnberg, Tel: 08151-971800, www.breitwand.com)

   nell'ambito della rassegna "il Cinema Italiano introdotto e commentato

   da Ambra Sorrentino"

   Film: "Tutta la vita davanti" (Regia: Paola Virzi, Italia 2008, 93')

 

- mercoledì 19 maggio, ore 19:30, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   Diavortrag: "Das Goldene Zeitalter der Mailänder Bühnenmalerei"

   Relatore: Dr. Oswald Georg Bauer, Generalsekretär a. D. der Akademie

   der Schönen Künste

   Organizza: Società Dante Alighieri Monaco di Baviera e.V.

 

- 21 maggio - 10 ottobre, Füssen ed Augsburg

   Bayerische Landesausstellung 2010: "BAYERN-ITALIEN" Mostre:

     * KAISER, KULT UND CASANOVA

     Füssen: Ehemaliges Kloster St. Mang, Lechhalde 3,

     ore 9:00-17:30

   * KÜNSTLICH AUF WELSCH UND DEUTSCH

     Augsburg: Maximilianmuseum, Philippine-Welser-Str. 24,

     ore 9:00-17:30

   * SEHNSUCHT, STRAND UND DOLCE VITA

     Augsburg: Bayerisches Textil- und Industriemuseum (tim),

     Provinostr. 46, ore 9:00-17:30

   Il programma è disponibile all'indirizzo: www.bayern-italien.hdbg.de

   Organizza: Haus der Bayerischen Geschichte, Stadt Augsburg, Stadt

   Füssen, Bayerisches Textil- und Industriemuseum

 

- 22 maggio - settembre, c/o "Die Neue Sammlung - The International

   Design Museum Munich" / Pinakothek der Moderne (Barerstr. 40,

   München), martedì-domenica ore 10:00-18:00, giovedì ore 10:00-20:00

   "La fabbrica delle idee. Alessi: Storia e futuro"

   Ingresso: € 10,-/7,- (domenica: € 1,-)

   Organizza: Die Neue Sammlung - The International Design Museum Munich

   in cooperazione con Istituto Italiano di Cultura

 

- venerdì 28 maggio, ore 19:30, c/o Istituto Italiano di Cultura

   (Hermann-Schmid-Str. 8, München)

   Diavortrag: "Innovationen überwinden die Alpen - die Anfänge der

   Buchdruckerei in Italien

   Relatore: Dr. Bettina Wagner, Bayer. Staatsbibliothek

   Organizza: Società Dante Alighieri Monaco di Baviera e.V.

 

 

 

Subfornitura: accordo tra FVG e CCIE di Monaco di Baviera

 

Già delineate alcune linee di indirizzo di attività che verranno svolte, incomings ed incontri one-to-one, per un rafforzamento della presenza delle aziende della subfornitura del Friuli Venezia Giulia sul mercato tedesco

Anche il Friuli Venezia Giulia, con alcune tra le migliori espressioni dell'imprenditoria locale in veste sia di espositori che di visitatori, ha partecipato alla Fiera di Hannover 2010, straordinario palcoscenico globale dell'alta tecnologia, di cui quest'anno l'Italia è stato Paese Partner.

Durante la prima giornata della fiera, lo scorso 19 Aprile, presso lo Stand del Centro Regionale della Subfornitura del Friuli Venezia Giulia ed alla presenza del Presidente della Camera di Commercio di Pordenone, è stato sottoscritto un accordo tra la Camera di Commercio Italiana di Monaco di Baviera, rappresentata dal Segretario Generale Alessandro Marino, e ConCentro (Azienda speciale della CCIAA di Pordenone, cui fa capo il Centro Regionale della Subfornitura del Friuli Venezia Giulia), rappresentata dal Presidente Silvano Pascolo.

In base a tale accordo, la Camera di Commercio Italiana di Monaco è stata individuata quale soggetto di riferimento in Germania per lo sviluppo di attività di promozione ed assistenza alle aziende della Subfornitura del Friuli Venezia Giulia, prevedendo inoltre per queste aziende l’accesso a condizioni agevolate per l’utilizzo dei servizi della Camera Italiana. Tale convenzione corona una proficua collaborazione già avviata negli anni scorsi tra i due enti e che aveva portato ad organizzare già nel passato delle attività di promozione rivolte al mercato tedesco. Durante l’incontro sono state delineate alcune linee di indirizzo di attività che verranno svolte assieme, incomings ed incontri one-to-one, per un rafforzamento della presenza delle aziende della subfornitura Friuli Venezia Giulia sul mercato tedesco.

La sigla dell’accordo è avvenuta a seguito di un breve incontro tra il Presidente della Camera di Commercio di Pordenone ed il Ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, a conclusione della visita che il Ministro ha svolto assieme al cancelliere tedesco Angela Merkel al Padiglione Italia. In particolare, il Ministro aveva manifestato il suo apprezzamento per la partecipazione del Friuli Venezia Giulia, regione che ha confermato di conoscere per le capacità e la voglia di fare del suo tessuto imprenditoriale.

 

Secondo le statistiche, si stima che nel Friuli Venezia Giulia ci siano più di 15.500 aziende della subfornitura, attive in settori diversificati e trasversali. Le imprese di questa Regione che operano nel settore della subfornitura registrano inoltre un’interessante propensione ad operare sui mercati esteri. Secondo un'indagine del Comitato Network Subfornitura (2006), se in media solo il 30% delle imprese subfornitrici nazionali opera con committenti esteri, indicando una componente estera di mercato in uno scarso 7%, le imprese regionali risultano quelle più internazionalizzate nel panorama nazionale, in quanto ben il 57% delle imprese è attivo con l'estero.

 

"Questi dati evidenziano quanto sia importante la presenza sui mercati esteri delle nostre imprese regionali", ha spiegato il presidente della CCIAA di Pordenone, Giovanni Pavan. "La subfornitura regionale ha saputo storicamente conquistarsi una nomea di eccellenza nei mercati esteri con particolare riferimento alla Germania e ai Paesi dell'Europa centro-settentrionale".

 

“Il mercato tedesco dall’inizio dell’anno manifesta dei segnali interessanti di ripresa e gli analisti sono concordi nel prevedere alla fine dell’anno una crescita del PIL di circa il 1,7%. Questo fatto fa ben sperare per le aziende italiane che sono fornitori perché l’importanza delle relazioni commerciali con la Germania è cruciale per l’industria italiana”, ha sottolineato il Segretario Generale della Camera Italiana a Monaco. “Le imprese tedesche sono molto esigenti nei confronti dei propri fornitori, e pongono al vertice delle loro esigenze la qualità e l’affidabilità. Ed è proprio la leva della qualità che può costituire il fattore competitivo vincente per le aziende italiane nei confronti della concorrenza di Paesi con costi di produzione inferiori, fintanto che l’innovazione tradotta in un livello qualitativo superiore consenta di compensare il maggiore costo. D’altra parte, è proprio questo il motivo per cui i prodotti tedeschi, cui viene riconosciuta un’immagine di elevata qualità, sono tra i più acquistati al mondo e le loro vendite fungono da traino per le migliaia di aziende italiane della subfornitura". (ItalPlanet News)

 

 

 

 

“Gestire un Network per l’Italia nel Mondo”

 

Dal 17 al 20 maggio allo stand del Ministero degli Esteri una serie di presentazioni sul tema “Gestire un Network per l’Italia nel Mondo” - Fra gli incontri segnaliamo quello del 19 maggio dedicato alla promozione della lingua italiana nel mondo

 

  ROMA- Il Ministero degli Affari Esteri parteciperà al Forum della Pubblica Amministrazione 2010, che si terrà dal 17 al 20 maggio presso la Nuova Fiera di Roma, con uno stand situato nel Padiglione 8, presso il quale i cittadini e le imprese potranno ricevere informazioni sulle principali attività dell’Amministrazione. La Farnesina presenterà una serie di progetti innovativi sviluppati per utilizzare al meglio la propria struttura e la propria rete diplomatico-consolare nel mondo al servizio dell’internazionalizzazione del Paese. “Gestire un Network per l’Italia nel Mondo” è il tema che caratterizza la partecipazione di quest’anno e che accompagnerà idealmente gli eventi presentati fino Convegno Conclusivo “La riforma della pubblica amministrazione e la nuova diplomazia economica al servizio del Paese e della sua promozione internazionale”, previsto per le 16 di giovedì 20 maggio,  a cui parteciperà il Ministro degli Esteri Franco Frattini insieme al Ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta.

  Il programma prevede varie presentazioni (Officine PA) che avranno luogo presso lo Stand del ministero degli Esteri.  Le iniziative prenderanno il via lunedì 17 maggio con la presentazione, prevista per le ore 15,  dal titolo “Ministero degli Affari Esteri: strumenti di comunicazione e orientamento per l’internazionalizzazione delle imprese”. L’incontro è promosso dalla Direzione Generale per la Cooperazione Economica e Finanziaria Multilaterale. Numerosi gli appuntamenti del 18 maggio. Si partirà alle 10 con l’incontro, promosso dalla Direzione Generale per la Promozione e la  Cooperazione Culturale, “Internazionalizzazione dell’Università: la nuova piattaforma degli accordi internazionali”. Seguiranno, rispettivamente alle 11 e alle 12, le presentazioni “Il nuovo portale web dell’Istituto Diplomatico” e “Studiare all’estero. Il nuovo sistema on-line di gestione delle Borse di Studio”

  Alle 14 e alle 16 avranno poi luogo gli incontri, curati della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo,  “Fare sistema: Banca Dati della Cooperazione Decentrata” e “La Banca Dati della Cooperazione Universitaria allo Sviluppo”. Sempre martedì 18 maggio (ore 10.00-13.00), il vice Capo Servizio per l’Informatica, la Sicurezza e la Cifra del ministero degli Esteri, Luigi Ferrari parteciperà al Convegno: “La posta elettronica certificata: opportunità per i cittadini e obblighi per le pubbliche amministrazioni”.

  Per mercoledì 19 maggio è previsto alle ore 10 l’incontro, organizzato della Direzione Generale per la Promozione e la  Cooperazione Culturale, “EsteriCult. La promozione della lingua italiana nel mondo”. Seguiranno, alle 11 e alle 12, le presentazioni “La nuova Rassegna Stampa su misura. Innovazione, dematerializzazione ed efficacia del servizio”, a cura del Servizio Stampa e Informazione  e “I dati del dipendente: dematerializzazione e condivisione con altre PA”, organizzata dal Servizio per l’Informatica, la Sicurezza e la Cifra. La giornata si chiuderà alle 15 con l’incontro “Cerionline. Servizi Certificativi per il corpo diplomatico” a cura del Cerimoniale Diplomatico della Repubblica.

  Infine, giovedì 20 maggio, avrà luogo, alle ore 10, un mini convegno, realizzato dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, dal titolo “Le nuove Linee Guida della Cooperazione Decentrata”. Si terranno, a seguire, l’incontro “Gestione delle emergenze: l’Unità di Crisi al servizio del cittadino e della PA”(ore 11,30) e il mini convegno, previsto per le 13, “Donne e acqua: fonte di vita”, curato dalla  DGCS. Va inoltre segnalata la possibilità, per i visitatori dello stand del Mae, di partecipare al concorso “Chi vuol essere Ministro?”(Inform)

 

 

 

 

La cittadinanza, strada per l’integrazione

 

Roma  – “Si continua a parlare di legge sulla cittadinanza caricandola di un malsano valore politico, sventolandola come strumento di distinguo all’interno del PdL e perdendo di vista completamente la portata giuridica, sociale e culturale delle disposizioni in questione. Questo non fa bene alla società e all’idea di integrazione che vogliamo in Italia”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del PdL. “Il testo unificato al momento in agenda nella prima commissione – continua – delinea delle disposizioni concrete e raziocinanti rispondenti ad una società che cambia, in cui la percentuale di cittadini stranieri cresce in maniera esponenziale, ed il cui livello di integrazione nel tessuto produttivo, economico e sociale risulta essere elevato e fattivo”. “Sembra quasi che l’opposizione alla legge sulla cittadinanza da un lato, soprattutto sul versante Lega, venga utilizzata come strumento per assecondare quella porzione di società civile preoccupata nel dare troppa attenzione agli immigrati, visti come nemici o come usurpatori di posti di lavoro, - spiega Di Biagio - dall’altro sventolata come spartiacque tra coloro che condividono le idee del Presidente Fini e coloro che si collocano sulla sponda opposta. Si finisce col affidarle un ruolo ed un’immagine che non ha e non deve avere”. “Riconoscere lo ius soli è una priorità per il nostro Paese perché consente non solo di creare le basi ottimali per una reale e soprattutto legale integrazione – dichiara – ma anche di collocarci sulla medesima linea normativa dei Paesi europei. E in questo la politica deve tornare ad avere un ruolo sovrano, scrollandosi da dosso le sollecitazioni di corrente e gli interessi elettorali e mettendo al centro le priorità sociali”. “Questo non vuole dire che la legge non possa essere suscettibile a modifiche o riformulazioni nelle opportune sedi: è auspicabile che nelle commissioni e nei comitati ristretti si proceda ad una riflessione ed un confronto anche animato che conduca a superare le differenze e che consenta di definire un prodotto normativo condiviso e necessario senza pregiudizi”. De.it.press

 

 

 

Sulla riforma del voto, il PD lavora ad un disegno condiviso in Camera e Senato

 

Roma - “La spaccatura all’interno della maggioranza è evidente, anche sulla questione del voto per gli italiani nel mondo”, ha osservato l’on. Laura Garavini (PD) mercoledì 12 maggio al Comitato parlamentare sugli italiani all’estero. “Lo dimostrano le forti contraddizioni tra le singole proposte di legge presentate da parlamentari della maggioranza sia alla Camera che al Senato”.

 

“Di fronte alla confusione della destra”, ha rimarcato la deputata eletta in Europa, “appare ancora più netta la posizione del PD che da mesi si contraddistingue per il suo lavoro concreto, incisivo e unitario sulle politiche per gli italiani all’estero. Sulla riforma delle modalità di voto degli italiani che vivono fuori dal Paese l’impegno del PD è teso a giungere ad una linea condivisa, anche tra entrambi i rami del Parlamento”, ha aggiunto la Garavini.

 

La parlamentare democratica ha poi espresso la sua denuncia sul rinvio delle elezioni di Comites e CGIE rimarcando la necessità di un intervento da parte del Comitato, “purtroppo”, così la Garavini, “‘boicottato’ sin dall’inizio della legislatura dai componenti della maggioranza. De.it.press

 

 

 

Marco Fedi (Pd) sulla riunione del Comitato permanente per gli Italiani all’Estero

 

“Bisogna ascoltare il Governo e far partire nel Comitato il confronto sulle riforme”

 

  ROMA – “Credo sia necessario fare uno sforzo per far partire un confronto sulle riforme internamente al Comitato per gli Italiani nel Mondo e poi alla Commissione Affari esteri della Camera”. Lo afferma il deputato del Pd Marco Fedi dopo la riunione della scorsa settimana del Comitato permanente.

  “Credo sia necessario – prosegue Fedi - sentire il Governo sulla riforma dell’esercizio in loco del diritto di voto, sulla riforma di Comites e Cgie, sulla riforma della cittadinanza e su questi ed altri temi far partire, anche alla Camera, la discussione e il confronto tra opposizione e maggioranza. Siamo in forte ritardo ed il Comitato soffre, oltre che la disattenzione della maggioranza, anche la distanza dai temi veri che toccano la vita delle nostre comunità nel mondo. Temi come la cittadinanza e le pensioni. La parità di trattamento, in generale, per quanto attiene i diritti di cittadinanza: dal fisco ai diritti sindacali, dall’esonero ICI sulla prima casa alla sanatoria degli indebiti”. “È comunque auspicabile – ha concluso Fedi - una discussione in tempi brevi, con il Governo, sulle proposte di riforma dell’esercizio in loco del diritto di voto e della riforma della cittadinanza. Confermiamo con decisione la nostra contrarietà all’ennesimo rinvio delle elezioni per il rinnovo di Comites e Cgie”. (Inform)

 

 

 

 

Alpini da tutto il mondo alla grande adunata di Bergamo

 

“Benvenuti in terra bergamasca, benvenuti in terra di alpini”. Con questo slogan la Città di Bergamo ha accolto i 500.000 alpini venuti da tutte le parte d’Italia e del Mondo, per partecipare all’83esima Adunata Nazionale Alpini il 7-8 e 9 maggio scorso.

Lo spirito alpino ha invaso le vie di Bergamo, rivestiti dal Tricolore, suscitando emozione e ricordi dell’operato del Corpo Alpini per la Patria, sfilando con orgoglio davanti al Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al Presidente dell’ANA Corrado Perone e diverse personalità militari e civili. 

In mezzo alla marea di penne nere anche il nostro Gruppo Alpini di Ginevra che, come ogni anno, raggiungono ovunque i commilitoni per essere insieme a quella che si rivela la più importante dimostrazione d’unità nazionale dell’anno. Proprio nel 2010 e con l’Adunata Alpini di Bergamo si sono avvertiti i sentimenti d’unione degli italiani in vista del 150° dell’Unità d’Italia che si festeggeranno nel 2011 dove, l’84esima Adunata Nazionale Alpini, si svolgerà a Torino.

Partiti già sabato mattina, il nostro Gruppo Alpini è entrato nel vivo da subito nell’euforia della manifestazione. Di fatti, per il Capo Gruppo Antonio Strappazzon e lo stesso Gruppo, oltre all’Adunata altri impegni erano in programma, quale l’incontro con i gemelli del Gruppo di Palazzolo e per Strappazzon, incontri di lavoro con il Presidente Nazionale Corrado Perona per il raduno delle sezioni europee.

 

Al rientro dall’Adunata di Bergamo, il Capo Gruppo Antonio Strappazzon, ha raccontato la magnifica esperienza che si ripete ogni anno, di cui proponiamo nella sua integrità.

Sabato 8 maggio sveglia all’alba per il Gruppo Alpini di Ginevra. Dopo il raggruppamento, partenza in pullman direzione Bergamo per la tanto attesa 83ma Adunata Nazionale.

Successivamente al pranzo, il primo bagno di folla nella città dei Mille parata a festa e presa pacificamente d`assalto da oltre 500.000 penne nere, accolte a braccia aperte dalla popolazione.

Con l`allegria e il buon umore, come solo dominatore comune, l’annuale raduno degli alpini si avviava sotto gli auspici di un tempo clemente.

Domenica 9 maggio sulle note del 33 suonato dalla fanfara della Cadore, il Gruppo di Ginevra si è  mosso ordinato al passo in fila per 9 tra due ali della folla osannanti.

L`immenso corteo attraversava la città passando davanti alle tribune delle autorità tra i cui il Sindaco di Bergamo Franco Tentorio, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formiconi, il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, il Comandante del Corpo degli Alpini Generale Alberto Primicerj, il Capo di Stato Maggiore, Generale Giuseppe Vallotto nonché, diversi Generali, Sottosegretari e il Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA), Corrado Perona.

Dopo il saluto al labaro e alle istituzioni, il nostro Gruppo continuava fiero verso lo scioglimento lasciando il posto ai gruppi seguenti che si susseguivano ininterrottamente durante 13 ore, mentre le Frecce Tricolori colorano il cielo con i colori nazionali, creando un piacere aggiuntivo al pubblico.

 

Gli Alpini ancora una volta stupiscono il mondo, questa marea umana festante accomunata dall`amicizia, lo spirito di corpo e il rispetto delle Istituzioni, si raduna ogni anno senza alcun problema di ordine pubblico, senza depredazioni e senza recare danni alle città ospitanti. Quale miglior esempio ai giovani e alle generazioni future ? Gli alpini sempre presenti sul fronte della solidarietà, nel 2009 hanno donato 18 milioni di euro in ore lavorative, 3 milioni di euro alla ricostruzione dell’Abruzzo, dove sono state costruita 33 case, di cui una casa alpina.

La sfilata è stata chiusa, a tarda sera, da 10.000 alpini Bergamaschi sotto la pioggia e tra la folla in delirio.

 

Lunedì 10 maggio partenza per Palazzolo, in visita ai nostri gemelli. Il nostro Gruppo con il Gruppo Alpini di Palazzolo sull’Olio é gemellato da 29 anni. Un’assidua storia d’amore e d’amicizia.

 

L`accoglienza fu imperiale nella loro bellissima sede e dopo una breve visita al lago di Iseo, un pantagruelico banchetto ci ha ridato le forze profuse alla sfilata. Dopo il piacere di ritrovare Giuseppe Zezza, anziano Capo Gruppo di Ginevra da anni rientrato in Italia, e le foto di rito, il ritorno in serata a Ginevra, nell`allegria e nell’attesa che ci fa già sognare la prossima adunata a Torino il 7-8 maggio 2011.

Carmelo Vaccaro, La notizia di Ginevra /La pagina di Zurigo (de.it.press)

 

 

 

 

Il cambio di governo in Inghilterra. La semplice solennità di un riito

 

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, noto in Italia soprattutto come autore de Il Gattopardo, è stato fin dalla sua giovine età un appassionato di letteratura inglese. Ci  ha lasciato  una storia della letteratura inglese  raffinata ed affascinante. Cito ora un pensiero da un brano iniziale di questo testo, che mi pare una ottima introduzione ad una recente cerimonia  svoltasi a Londra. Dice G. Tomasi in uno dei capitoli iniziali che c’era un popolo, in un isoletta del nord Europa, ricco del senso della home, cioè della casa e della patria da difendere a tutti i costi, del senso dell’umorismo, humor, e di eeriness, senso del fiabesco.

Mi è rivenuto in mente questo passaggio quando ho visto sulla BBC news of the world, la diretta della cerimonia  delle dimissioni dell’ex Primo Ministro Gordon Brown e dell’insediamento del nuovo, David Cameron,43 anni, al numero 10 di Downing Street. L’elezione di quest’anno ha dato risultati sorprendenti, nessuno dei due partiti tradizionali, il Conservatore ed il Labour ha raggiunto la maggioranza necessaria per governare. Pertanto il partito Conservatore, guidato da David Cameron pur essendo riuscito primo,  ha dovuto fare un governo di coalizione con il partito dei Liberal Democratici, guidato da Nick Clegg, anche lui 43 anni,  per la prima volta dopo decenni.  Secondo me in questa circostanza home, patria, humor e fiabesco c’erano  a piene mani.

La cerimonia si è svolta nella zona di Londra che va dal numero 10 di Downing Street alla residenza di sua maestà Queen Elisabeth II, sullo sfondo di tanto in tanto le telecamere riprendevano il palazzo del Parlamento. Queste le homes, stupisce nella sua semplicità la prima dimora, quella del Primo Ministro, una facciata  come tante altre a Londra in Inghilterra, più solenne e maestosa la residenza reale. Sedi del potere politico centrale, quello che rappresenta i cittadini, uniti, pur nelle profonde differenze sociali ed economiche, dall’orgoglio dell’appartenenza ad un sistema democratico e civile e dalla fiducia nei loro rappresentanti al parlamento ed al governo.      

 Il fiabesco, il sogno, sta nella città di Londra, nella zona in cui si è svolta la cerimonia. Viali ampi, bordati da alberi dalle antiche e diffuse chiome di un fresco verde tenero appena mosse dal vento. Ma soprattutto ampi, veramente ampi spazi verdi tra un fabbricato e l’altro, miglia quadrate di prati verde brillante, perfetti, non un filo d’erba fuori posto. Le divise militari davano il giusto tocco di rosso, sul grigio asfalto del lastricato. Lo scorrere tranquillo del traffico nonostante gli  spostamenti in corso,  fra quel verde abbondante e rilassante è una fiaba, se visto dal nostro punto di vista, appartiene al mondo del sogno se  pensiamo alla densa e velenosa marmellata di macchine nelle zone del centro storico di Roma.

 Poi nello schema di G. Tomasi di Lampedusa c’è lo humor, il sorriso, il buonsenso, la capacità di convivenza civile stemperando le differenze, nella piena accettazione e stima dell’altro. Questo lo hanno mostrato i protagonisti di quel rito semplicissimo e significativo che è il passaggio dei poteri dopo una elezione generale.

Gordon Brown,  nel momento di lasciare la residenza di  Downing Street, ha pronunciato parole di difesa del proprio operato ed ha augurato ogni bene ai suoi successori. In una Jaguar blu con scorta si è recato poi a Buckingham Palace per offrire le sue dimissioni a Sua Maestà, dimissioni accettate come è stato subito annunciato da un comunicato di quattro righe.

Nello stesso tempo un’altra Jaguar, questa d’argento e senza scorta, si è mossa in direzione del palazzo delle Regina. Sua Maestà ha ricevuto l’ospite di turno, David Cameron, gli ha chiesto se era nella posizione di formare un governo per il paese, avuto risposta affermativa gli ha dato l’incarico di procedere. Escono un nuovo laconico comunicato che annuncia la nomina del nuovo Primo Ministro   ed una macchina che si dirige verso la residenza di Downing Street. Lì giunto, il giovane neo Premier con la  semplice eleganza di che è abituato a portare la cravatta da ragazzo, e con la voce ferma di un uomo pienamente sicuro di sé e delle sue responsabilità, cortesemente ringrazia il predecessore per l’ottimo lavoro svolto, dà in breve le linee programmatiche del suo governo di coalizione, parla del suo vice, Nick Clegg e, accompagnato dalla moglie incinta di cinque mesi, si dirige verso la porta della sua nuova residenza. Prima di varcare la soglia, si ferma a baciare la moglie, un sogno è divenuto realtà per loro due. Quasi una fiaba per noi, la cerimonia semplice e ricca di tradizioni e civiltà che si è svolta  nello spazio di un tardo pomeriggio, alla luce calda del tramonto.

Una home, una patria   che è per tutti un esempio di raffinata civiltà ed evoluta democrazia. Emanuela Medoro, de.it.press

 

 

 

Inghilterra. La fine di un'era

 

LONDRA - Lo scompiglio provocato nella società politica dal risultato elettorale del 6 maggio si è placato ieri sera, dopo cinque giorni di intrighi. Lo scompiglio si è placato con le sofferte, improvvise dimissioni di Gordon Brown e quindi con la designazione di fatto di David Cameron come suo successore. L'epoca laburista durata tredici anni, con i governi presieduti prima da Tony Blair e poi da Gordon Brown, si è così conclusa in modo convulso. Ma dopo cinque giorni di trame, di polemiche, di insulti, giorni dominati da un'atmosfera a tratti simile a una partita di poker in cui nessun vuole perdere, il risultato elettorale insolito per la tradizione britannica, e quindi fonte di incertezze, si è infine tradotto nella formula più realistica. Vale a dire in un governo di coalizione, tra il partito conservatore di David Cameron, uscito con il maggior numero di deputati dalle urne, e il partito liberal-democratico di Nick Clegg, che con i suoi sessanta deputati dà a Cameron, il nuovo primo ministro, la maggioranza assoluta negatagli dagli elettori. Il nuovo governo non ha precedenti nella recente storia britannica. È a tal punto insolito che non sono in pochi a considerarlo "innaturale".

 

Conservatori e liberal-democratici sono da sempre nemici per la pelle. Ora dovranno imparare ad essere alleati. Il Partito liberale, storica formazione centrista, e antenato dell'attuale Partito lib-dem di centrosinistra, ha governato con i conservatori durante la Seconda guerra mondiale.

Ossia in una situazione di emergenza. E mai più. I lib-dem, nati nel mezzo degli anni Ottanta, con il contributo dei socialdemocratici staccatisi dal Labour, non hanno probabilmente mai ipotizzato un'intesa con i conservatori.  I loro interlocutori più affini erano infatti i laburisti.

 

Il governo che sta per nascere è dunque una vistosa novità. Può favorire la convivenza il rinnovamento operato da David Cameron nel partito conservatore. Il quale è diventato più sensibile ai cambiamenti della società. La tradizione thatcheriana è stata in gran parte cancellata. Ci sarebbero meno parrucconi tra i tories e forse anche meno fricchettoni snob tra i lib-dem. A favorire la convivenza può anche essere l'età dei due leader: Cameron e Clegg, che sarà probabilmente il vice primo ministro, hanno entrambi 43 anni.

 

I dissensi non mancano. Sono storici. Vanno dal problema fiscale all'assistenza sociale, dalla riduzione del servizio pubblico alle spese per gli armamenti. E c'è l'antico e spinoso problema della riforma elettorale (dal voto uninominale secco alla proporzionale) richiesta dai liberal - democratici e ritenuta un'abdicazione dai conservatori. Pare che Cameron abbia fatto molte concessioni. Anche sulla riforma elettorale. E questo non piace certo ai conservatori di vecchio stampo. Altrettanto forte è la diffidenza tra i lib - dem. Quanto durerà la coalizione? L'interrogativo è legittimo anche se precipitoso. Le coalizioni non sono una specialità britannica. Non hanno mai avuto fortuna in una società abituata al bipolarismo.

 

La gestazione del governo Cameron-Clegg, di cui non conosciamo ancora i dettagli dell'accordo, è stata avventurosa. E a renderla tale è stato anche il tentativo di Gordon Brown di rovesciare la più logica lettura del risultato elettorale. L'ex primo ministro era più che mai convinto che l'alleanza tra conservatori e liberal - democratici fosse innaturale. E che quindi spettasse ai laburisti tentare la nascita di una coalizione progressista, in opposizione ai conservatori, usciti maggioritari dalle urne, ma non abbastanza per governare da soli.

Lunedì Gordon Brown ha tentato quel che è stato denunciato, senza generosità, un colpo di mano. Il quale adesso, a un giorno di distanza, appare piuttosto un gesto tra il patetico e l'avventuroso. Un gesto corsaro.

Gordon Brown ha tentato e fallito in poche ore l'abbordaggio al Partito liberal  - democratico, con l'intento di distorglierlo dalle trattative con i conservatori e catturarlo per un dialogo con il il Partito laburista. Brown si è trovato solo nell'impresa, piratesca e sentimentale. Ad abbandonarlo sono stati anche molti dei suoi amici laburisti. Ad esempio i due ex membri del governo, David Blunkett e John Reid, i quali hanno capeggiato una rivolta, ritenendo assurda l'iniziativa di Gordon Brown. Molti deputati del Labour hanno condiviso la posizione di Blunkett e di Reid. Hanno detto a Brown arroccato in Downing Street: "Abbiamo perduto le elezioni e dobbiamo quindi passare all'opposizione. È inutile tentare un'avventura senza sbocco".

I liberal - democratici hanno scoperto le perplessità di molti laburisti nei primi colloqui sollecitati da Gordon Brown in concorrenza con quelli già in corso con i conservatori. E hanno subito capito che il Labour non era un'alternativa possibile.

 

Gordon Brown era solo nel suo stesso partito. E infatti ieri sera ha dato anche le dimissioni immediate come capo del Labour. Lunedì le aveva annunciate per l'autunno, in vista del congresso del partito. BERNARDO VALLI  LR 12

 

 

 

 

Scelte drastiche per l’Europa

 

I governi stanno giocando al rilancio nella loro partita a carte con i mercati finanziari. Il pacchetto di aiuti che hanno annunciato la settimana scorsa è di proporzioni impressionanti. Ma il dubbio è se si tratti di qualcosa di più di una soluzione temporanea. La risposta è no. L'euro, così com'era stato pensato inizialmente, ha fallito. Potrà avere successo solo se verrà riformato radicalmente.

Qual è il piano? Primo, i governi europei hanno stanziato 500 miliardi di euro (440 di prestiti garantiti per i membri della zona euro in difficoltà e 60 per rimpinguare una facility per sostenere la bilancia dei pagamenti). Secondo, l'Fmi, a quanto sembra, metterà sul piatto altri 250 miliardi. Terzo, la Bce, con grande scorno del presidente della Bundesbank Axel Weber, ha deciso di acquistare i titoli di stato dei paesi membri sotto attacco. Infine, la Fed ha riaperto le linee di swap per garantire a banche straniere l'accesso a fondi in dollari. È una risposta dettata dal panico al panico del mercato. Torna in mente l'autunno del 2008.

Funzionerà? Dando per scontato che venga ratificato, la risposta dovrebbe essere sì, ed è la conclusione a cui sono giunti i mercati. Diventerà molto più oneroso puntare contro la solvibilità di governi deboli. Il debito pubblico della zona euro è leggermente inferiore a quello statunitense rispetto al Pil. Se governi degni di fiducia decidono di sostenere quelli meno degni di fiducia, possono farlo, per il momento.

Perché si è giudicato necessario un intervento tanto radicale? Dopo tutto, non è esattamente quello che avevano in mente i creatori della moneta unica. Torniamo agli albori dell'euro. Quel progetto si basava su tre presupposti di fondo: il primo era che i disavanzi di bilancio degli stati membri dovevano essere vincolati a determinati limiti fissati dai trattati; il secondo era che, qualora questi limiti non fossero bastati, sarebbe entrata in vigore la clausola del divieto di salvataggio; e il terzo era che col tempo ci sarebbe stata una convergenza delle economie dei diversi stati membri. Purtroppo, nessuno di questi presupposti si è dimostrato vero.

Per cominciare, i limiti sul disavanzo fissati dai trattati si sono dimostrati inefficaci e irrilevanti. Si sono dimostrati inefficaci perché quando dovevano essere vincolanti sono stati ignorati. Il caso più eclatante è quello della Grecia, che ha contraffatto i dati. Si sono dimostrati irrilevanti perché alcuni dei paesi che oggi hanno un forte disavanzo, in particolare la Spagna, non avevano problemi a rispettare i criteri fintanto che la loro bolla continuava a gonfiarsi. Nel 2005, nel 2006 e nel 2007, la Spagna ha registrato un'eccedenza di bilancio.

In secondo luogo, i mercati non si sono accorti delle fragilità che stavano emergendo, valutando in modo analogo tutti i titoli di stato della zona euro. Come afferma Paul de Grauwe dell'Università di Lovanio, in una nota sferzante redatta per il Centre for European Policy Studies, «la crisi del debito pubblico ha origine nella dissipatezza passata di ampi segmenti del settore privato, in particolare il settore finanziario». I mercati finanziari hanno finanziato il festino orgiastico e adesso, presi dal panico, si rifiutano di finanziare le spese di ripulitura. In tutte le fasi, hanno agito in funzione prociclica.

In terzo luogo, la storia dell'economia dell'eurozona è stata una storia di divergenza, non di convergenza. Il saldo con l'estero non scorporato ha nascosto l'emergere di paesi con un fortissimo surplus nella bilancia delle partite correnti e corrispondenti esportazioni di capitali, in particolare la Germania, e altri con una situazione opposta, in particolare la Spagna.

In paesi con una domanda interna debole e un'inflazione bassa, i tassi d'interesse reali erano alti; in paesi con una domanda forte e un'inflazione più alta succedeva il contrario. Il risultato non è solamente un disavanzo di bilancio colossale, ora che è crollata la spesa del settore privato, ma anche la necessità di riguadagnare la competitività perduta. Ma all'interno della zona euro questo è possibile solo riducendo i salari o con una crescita della produttività maggiore di quella della Germania (e dunque con un'impennata della disoccupazione) o con entrambe le cose.

Ora i governi stanno dandosi da fare per gestire le conseguenze. Ma con la loro insistenza a voler evitare il default stanno proteggendo il settore finanziario dalla sua stupidità. Invece del settore finanziario a pagare dovranno essere i cittadini dei paesi indebitati. È un compromesso accettabile in assenza di un ritorno alla crescita nei paesi colpiti dalla crisi? Difficile sostenerlo.

Che cosa bisogna fare, allora? Per cominciare, dobbiamo ammettere che quello che abbiamo fatto è stato solo guadagnare un po' di tempo. Nella prima vera crisi della zona euro, i governi sono stati indotti a mettere in atto tentativi disperati per impedire il default. Ora hanno di fronte scelte pesanti.

La prima, e la più fondamentale, è stabilire se andare verso una maggiore integrazione o verso la disintegrazione. La risposta dev'essere più integrazione. Ovviamente un ritorno alle valute nazionali è immaginabile, ma questo provocherebbe l'implosione del sistema finanziario, perché le relazioni fra attività e passività attualmente denominate in euro diventerebbero estremamente incerte, e i capitali migrerebbero in massa verso le banche di quei paesi giudicati sicuri.

La seconda scelta è come gestire la divergenza. La zona euro non può fare affidamento solo sui mercati. Dovrà tenere sotto controllo la divergenza nelle fasi di espansione dell'economia e ammortizzare gli aggiustamenti nelle fasi di contrazione. È questo che rende necessario un fondo monetario. Una supervisione di questo tipo deve influenzare le politiche attuate sia nei paesi con carenza di domanda che nei paesi con eccesso di domanda. Ormai anche i primi dovrebbero averlo capito: a che serve, dopo tutto, accumulare attività estere senza valore?

La terza scelta è come agevolare i cambiamenti di competitività. Questo significa una riforma del mercato del lavoro, e potrebbe significare anche strumenti giuridici per correggere, una tantum, i salari nominali.

La quarta scelta è come rafforzare la solidarietà. Un'idea interessante, partorita dall'istituto di ricerca Bruegel di Bruxelles, è che i paesi dell'eurozona mettano in comune il 60% del loro debito pubblico, creando in questo mondo uno dei due mercati di titoli di stato più grandi del mondo.

La quinta e ultima scelta è come ristrutturare il debito in eccesso. La ristrutturazione va consentita. L'alternativa è un enorme azzardo morale, non fra la classe politica, come si teme, ma nella finanza.

Come ha detto chiaramente il mio collega Wolfgang Münchau, questo è il momento della verità, specialmente per il governo tedesco. La sopravvivenza dell'euro è chiaramente nell'interesse di lungo periodo della Germania, non soltanto perché è il coronamento della politica d'integrazione europea del dopoguerra. L'unione monetaria ha anche protetto la competitività dell'industria tedesca, consentendo all'economia di crescere nonostante la stagnazione della domanda interna.

I tedeschi tendono a credere che tutto andrebbe bene se si imponesse ai paesi in deficit una maggiore disciplina. È falso. La risposta invece consiste nel creare un sistema che riconosca la realtà e reagisca. Bisogna cambiare, per limitare la divergenza, per agevolare la ristrutturazione del debito e per promuovere l'aggiustamento. O si fa così o sarà il fallimento. Quello che serve adesso è il coraggio di riformare con saggezza. Martin Wolf, Il Sole 24 Ore 12

 

 

 

In Germania si scommette ancora: 2011, fine dell’euro

 

L’euforia è già finita. E la cosa non deve stupire. Per quanto la parola “trilione”, ovvero l’ammontare messo a disposizione dall’Ue per salvare l’euro dal rischio di default sovrani, faccia sempre un certo effetto, i mercati tendono a essere più razionali dei politici.

 

Quei soldi non sono sufficienti. Ma soprattutto la crisi del debito che sta colpendo l’Europa è sistemica, non un default dovuto a contingenze straordinarie. La Grecia non è in grado di tagliare il suo deficit per l’ammontare concordato, questo è chiaro. Il Portogallo è in default tecnico, la Spagna a breve dovrà bussare alle porte di Bruxelles e soprattutto sta per aprirsi il caso britannico.

Londra ha detto no al piano di salvataggio europeo e questo parla la lingua di una duplice presa di posizione: primo, la nostra situazione è davvero grave e dobbiamo pensare prima a noi che agli altri. Secondo, se i regolatori europei andranno, come sembra, a colpire le attività speculative, la City pagherà un prezzo altissimo e pur di non affogare passerà pesantemente al contrattacco (con ovvie ripercussioni sul nostro mercato borsistico, di proprietà del London Stock Exchange).

I problemi più gravi, infatti, sono dietro l’angolo. Ieri i titoli peggiori su tutti i listini erano quelli bancari, con cali anche del 5% dopo i rialzi da fantascienza e completamente irrazionali in base ai fondamentali: significa che i rischi di insolvenza di Grecia e Spagna sono tutt’altro che superati. E attenzione, il segnale è di quelli davvero pesanti.

Dopo l’annuncio del mega-piano europeo, infatti, le azioni delle banche sono schizzate alle stelle per un motivo ben preciso: la Bce ha fatto sapere che compra dagli istituti di credito i titoli tossici e i crediti inesigibili di cui sono pieni. Ma se a solo 24 ore dall’euforia, siamo già tornati al panico questo significa soltanto una cosa: le banche hanno continuato a mentire sulla quantità di bad assets di cui sono in possesso.

I mercati, invece, lo sanno o quantomeno sanno che - per stessa ammissione della Bafin - le sole banche tedesche hanno liabilities per 300 miliardi di euro. Chi le salva se parte un effetto domino, visto che la priorità sembra quella di togliere dalle sabbie mobili Spagna, Grecia e Portogallo? La Francia, poi, ha tre banche pesantemente esposte - sia a livello di sussidiarie, sia per quantità di bonds ellenici detenuti - sulla Grecia: se salta il piano di austerity del governo Papandreou, salta il banco.

Insomma, possiamo dire che il piano della Ue non ha salvato l’euro, ma ha voluto mandare il messaggio ai mercati che sarebbero state salvate le banche, i prestatori: i mercati, per tutta risposta, hanno deciso per il pollice verso. Ieri uno dei titoli che perdeva maggiormente terreno era Hsbc, la banca britannica ritenuta più sicura al mondo poiché operante principalmente sui mercati asiatici: ormai non esistono più safe havens, il contagio del debito può non essere diretto - da paese a paese - ma opera secondo la logica del bimbo che grida che “il Re è nudo”, il crollo del Nikkei di ieri mattina non si spiega altrimenti.

Il deteriorarsi della situazione britannica, poi, potrebbe significare un atteggiamento maggiormente aggressivo della speculazione: in primo luogo contro la sterlina, indebolita dall’instabilità politica seguita alle elezioni nel Regno Unito e di fatto in balia delle scelte di short di chi opera sul valutario e fino a ieri picchiava duro contro l’euro. Ma, in un secondo tempo, i focolai di attacco potrebbero diversificarsi e non è detto che non parta una sorta di sfida all’Europa e al suo piano: se i fondi capiranno con ragionevole certezza che qualcosa scricchiola, potrebbe azzardare un affondo.

Se questo andrà in porto, addio Europa e tanti saluti all’euro così com’è. Non a caso Mario Draghi, governatore di Bankitalia, ha detto che quelle contro la speculazione «sono battaglie che bisogna combattere, non si vincono subito. In Europa non c’è alternativa al consolidamento dei conti pubblici e alla ripresa della crescita che si fa con le riforme strutturali». Ovvero, la speculazione c’è e c’è sempre stata, ma forse è il caso di smetterla di scaricarle addosso responsabilità non sue.

Se, infatti, i fondi non fossero entrati pesantemente in campo, pensate che la Grecia avrebbe fatto outing sui propri vizi capitali con questa velocità e chiarezza? Pensate che il Portogallo avrebbe ammesso i propri conti sballati? Pensate che la Spagna non avrebbe cercato di prendere tempo, prima di ammettere di essere quasi sull’orlo dell’insolvenza? Piano, quindi, con la condanna tout-court della speculazione: se compro un cds è perché so che ci sono possibilità di default, nessuno prenderebbe mai un cds a protezione dal crollo di un soggetto sano e con i conti in ordine.

Quindi, arrovellarsi il cervello riguardo a quali tipi di derivati è meglio vietare o su quali pratiche vanno bandite potrebbe essere tempo perso. O, quantomeno, guardare il dito e non la luna. Servono crescita e rigore, non parole a vuoto o peggio una caccia alle streghe dal sapore populistico. Prendete il caso greco di queste ore. Il Governo greco aveva infatti intenzione ieri di chiedere all’Unione europea e al Fondo monetario Internazionale un primo versamento da 20 miliardi di euro nel quadro del pacchetto di aiuti accordato nei giorni scorsi.

Una fonte del ministero delle Finanze greco ha detto che nel corso della giornata di ieri sarebbe stata inviata una lettera alla Commissione europea, alla Banca centrale europea e al Fmi per chiedere l’attivazione del meccanismo di aiuti: il versamento di questa prima tranche, che prevede l’esborso di 14,5 miliardi di euro da parte dell’Ue e di 5,5 miliardi da parte del Fmi, «deve essere immediato, forse in giornata» ha aggiunto la fonte.

 

Il 19 maggio, come abbiamo più volte ricordato su ilsussidiario.net, è in scadenza un prestito obbligazionario per il quale lo Stato greco dovrà pagare 9 miliardi di euro: non solo Atene chiede, ma pretende pronta cassa. Difficile, con un atteggiamento del genere, porre in essere un serio piano di tagli e riforme: pensate che la speculazione internazionale non seguirà molto da vicino le prossime mosse di Ue e Atene? È vero l’esatto contrario. O si seguirà la ricetta offerta ieri da Mario Draghi o questo mega-piano, le cui intenzioni erano quelle di salvare l’euro e l’Europa, sortirà l’effetto esattamente contrario.

 

E in Germania si scommette già su questo: 2011, fine dell’euro. Fantapolitica? Può essere: per molti ottimisti lo erano anche il crollo di Lehman, la crisi greca e tutto quanto accaduto da due anni a questa parte. Giulio Tremonti ha detto che con l’accordo Ue si è evitata la catastrofe: per una volta, non sono d’accordo con lui. La si è solo posticipata. E forse resa peggiore.

I soldi a pioggia servono solo a generare irresponsabilità: così l’Ue aveva risposto alle richiesta d’aiuto dell’Irlanda. Ora si è passati da un estremo all’altro: e con la Lehman europea della crisi britannica alle porte. E si chiedono perché le Borse, dopo solo un giorno, vanno in picchiata... Mauro Bottarelli, ilsussidiario.net 12

 

 

Le dichiarazioni di Volcker. Al banchiere centrale non si addice il rumore

 

Un banchiere centrale può pensarlo, forse, e in questo caso sbaglierebbe, ma di certo non lo può dire. Apprendere che il mio amico Paul Volcker, il più rispettato dei banchieri centrali americani e il più ascoltato tra i consiglieri del nuovo presidente degli Stati Uniti, Obama, si sia spinto a parlare di «una potenziale disintegrazione dell’euro» mi ha lasciato di stucco. Nel pieno degli effetti di una crisi finanziaria globale che non ha precedenti, con una speculazione ancora fortemente in agguato, simili dichiarazioni sono davvero inusuali; rischiano di turbare la mente degli operatori. Appaiono rivelatrici di un senso di fastidio da parte degli uomini del dollaro nei confronti non dell’euro in sé ma di quello che significa (e sempre più dovrà significare) una moneta unica per l’Europa anche negli scambi mondiali e come moneta di riserva.

Almanaccare sui mancati «effetti nucleari» dell’azione intrapresa nel vertice straordinario dell’Eurogruppo della settimana scorsa e sulle difficoltà dei governi europei di trovare risposte alla crisi in atto e di riuscire ad attivare i meccanismi di un processo di crescita, può avere effetti dirompenti sulla stabilità del sistema globale. Non volendo cambiare metafora, potremmo dire che c’è la possibilità di ritrovarsi con leggerezza a un passo dal rischio atomico. Proprio per questo mi sembra opportuno ribadire con forza che le decisioni assunte di recente dalla Banca centrale europea, sulla scia di un piano che ha finalmente coinvolto i Paesi dell’Europa in modo forte e coordinato, sono perfettamente conformi allo spirito e alla lettera del trattato di Maastricht. Dove si può leggere sì che «l’obiettivo principale del sistema europeo di banche centrali è il mantenimento della stabilità dei prezzi» ma anche che obiettivo altrettanto prioritario è quello di «sostenere politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione di un elevato livello di occupazione e di una crescita sostenibile e non inflazionistica».

Mi vengono in mente, a questo proposito, le parole di Arthur Burns: ogni banca centrale agisce con margini di discrezionalità e l’ampiezza di tale discrezionalità è considerevole nelle banche centrali più indipendenti. Storicamente, a volte, si può e si deve contribuire a raffreddare l’attività economica; altre volte, invece, a stimolarla. Altre volte ancora, si è chiamati ad andare oltre i compiti istituzionali: il caso di scuola è proprio quello di intervenire per prevenire o contrastare gravi crisi finanziarie. Insomma, per capirci, è la flessibilità la chiave di volta dell’azione del banchiere centrale e, in questa flessibilità, rientrano anche eventuali decisioni di intervento sul mercato.

Il troppo “rumore” nuoce, può compromettere l’azione del banchiere centrale. I mercati sono ipersensibili, certe valutazioni, certe diagnosi fatte da personalità che hanno avuto in passato e continuano ad avere ruoli di rilievo nel mondo della finanza internazionale non andrebbero fatte. CARLO AZEGLIO CIAMPI Im 16

 

 

 

 

Una crisi che non passerà presto. Spendiamo troppo, spendiamo male

 

Fino a poco fa eravamo abbastanza tranquilli, visto che da mezzo secolo gli economisti ci avevano spiegato che un big crash, un grande collasso come quello del 1929 e anni seguenti, non poteva più accadere. Perché dagli sbagli di allora abbiamo imparato— ci è stato ripetuto a sazietà da chi se ne dovrebbe intendere — a non sbagliare più in futuro. Certo, l’andamento dei processi economici sarà sempre ciclico; certo, ci saranno sempre sbalzi, cali e rialzi; ma catastrofi no, catastrofi mai più. Si è visto. Anzi, come diceva Flaiano, il meglio è già passato. Le falle già scoperte (ce ne sono altre da scoprire) sono state tamponate inondando il mercato di liquidità. Che però sono debiti. Sissignori: sono debiti, e cioè soldi da rimborsare, soldi da restituire. Prescindo dall’ultimo impegno di mettere in campo (Unione europea, più altri) 750 miliardi di euro per fronteggiare ulteriori attacchi degli speculatori. I dati che sono già certi sono che entro il 2014 verranno in scadenza circa 700 miliardi di dollari di junk bonds, di obbligazioni spazzatura. Peggio per chi li possiede. Questi signori non sono stati ingannati, sapevano il rischio che correvano, e non mi fanno nessuna pena. Però anche questo sarà un bel problema. Ci sono poi i debiti di Stato (federali) che hanno dovuto fronteggiare i salvataggi delle banche. Questa è stata una necessità imposta dagli eventi, e può anche darsi che questa partita vada a posto meglio del previsto.

Però gli imprevisti che restano sono due, e sono grossi. In primo luogo ci sono i cosiddetti sub-prime: mutui offerti a profusione dalle banche senza adeguata copertura. Non sappiamo quanti ne salteranno fuori. Certo è che gli Stati Uniti sono costellati di avvisi di vendita (svendita) di beni acquistati, diciamolo pure, per colpa delle banche. Una colpa che risale, nei decenni, alla incosciente dottrina della consumer confidence il cui messaggio è che è proprio il consumatore che compra con carte di credito in rosso che dà slancio alla crescita economica. Così gli americani non risparmiano. E questo nodo è venuto al pettine. Ma l’imprevisto più grosso e più pericoloso è quello dei cosiddetti «derivati »: un marchingegno, una invenzione di due matematici che nemmeno i banchieri hanno capito bene, e che certo non mi provo a spiegare. I derivati in giro per il mondo quanti sono? Non si sa, né lo si vuol rivelare. Ma sono persino finiti nei portafogli di alcune nostre amministrazioni locali. Questa, molto all’ingrosso, la situazione. Perché? Cosa vuol dire? Vuol dire, per l’Occidente, che dagli anni Sessanta in poi abbiamo cominciato a spendere più di quel che guadagniamo, al di sopra delle nostre risorse. Alla consumer confidence noi abbiamo aggiunto le «aspettative crescenti», che poi sono man mano diventate «diritti», diritti intoccabili. Una spiegazione supplementare è che in molti Paesi le finanze pubbliche sono disastrate dall’evasione fiscale. Se tutti pagassero le tasse dovute, il debito dello Stato non costituirebbe più un problema. Vero. Ma il problema è di difficile soluzione.

Le nostre tasse dovrebbero pagare «servizi» e il costo dei cosiddetti beni pubblici (strade, polizia etc.). Ma in molti Paesi (Grecia in primissima fila, ma l’elenco include anche l’Italia) il problema si è incancrenito. Purtroppo, e di molto troppo, il servizio pubblico diventa un «disservizio» e uno spreco usato per assorbire la disoccupazione e per acquisire clientele elettorali. Dunque, non dobbiamo spendere soldi che non abbiamo, e al tempo stesso non dobbiamo «spendere male» i soldi che abbiamo. Visto che in crisi siamo, se non affrontiamo con coraggio e determinazione i problemi nei quali ci siamo infognati, in crisi ancor più resteremo. Speriamo che la necessità porti consiglio. GIOVANNI SARTORI CdS 14

 

 

 

Quale unità custodire

 

L’unità nazionale è figlia della storia, di processi culturali, fatti linguistici, intraprese politiche, fenomeni sociali. Ma è anche frutto del diritto: senza coesione giuridica non c’è unità politica, senza un tessuto di regole comuni e condivise è impossibile la stessa convivenza. Dunque il diritto non può creare l’unità nazionale, però deve alimentarla, e in conclusione deve conservarla.

 

A questa vocazione risponde innanzitutto la legge più alta, quella scolpita nelle tavole costituzionali. Nei 150 anni dell’Italia unita ne incontriamo due, diverse nella propria genesi, nella concezione dei rapporti fra lo Stato e i cittadini, nell’architettura della cittadella pubblica. Eppure c’è almeno un filo di continuità fra lo Statuto Albertino e la Carta repubblicana: l’uno e l’altra sono stati concepiti con lo sguardo rivolto al futuro, alle generazioni che verranno. Nel più autorevole commento allo Statuto, firmato da Racioppi e Brunelli, quest’ultimo era raffigurato come una sorgente di «principii in attesa della loro sostanza vitale». Un secolo più tardi Piero Calamandrei illustrò il medesimo concetto sui banchi dell’Assemblea Costituente; e rivolgendosi agli altri deputati li esortò a operare, secondo il verso dantesco, «come quei che va di notte, che porta il lume dietro e a sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte».

 

C’è insomma una tradizione giuridica italiana che si mantiene inalterata pur nel passaggio dal regno alla repubblica; ma in che misura si è tradotta in un fattore d’unificazione? Se effettuassimo un esame intransigente, dovremmo stendere un bilancio in rosso. Sull’unità degli italiani pesano fratture storiche mai del tutto ricucite: quella fra élite e masse popolari, a partire dal modo in cui le classi dirigenti sabaude gestirono il nuovo Stato nazionale; quella fra laici e cattolici dopo il Non expedit di Pio IX; la guerra civile dopo l’8 settembre; la conta fra monarchici e repubblicani; lo scontro fra partiti di sistema e partiti antisistema, gli uni e gli altri - significativamente - con un riferimento fuori dal contesto nazionale (Washington, Mosca, Città del Vaticano). E pesa infine una questione meridionale che nel tempo si è aggravata, invece d’attenuarsi.

 

Tuttavia gli ostacoli al sentimento unitario non devono indurci a negare quello stesso sentimento. Vale per l’unità nazionale, vale per tutti gli altri valori espressi dalla Costituzione, a cominciare dai valori di eguaglianza e libertà. Potrà mai esistere una società totalmente libera, totalmente eguale? Non su questa terra, perché la vita stessa genera ogni giorno nuove situazioni di diseguaglianza, nuove ferite alla libertà degli individui. Conta allora la tensione verso l’eguaglianza, verso la libertà, infine verso l’unità. La condizione umana riecheggia la fatica di Sisifo, ciascuno di noi porta un masso sulle spalle, senza mai riuscire a liberarsene. A loro volta i valori costituzionali sono come l’orizzonte che ci sovrasta: non possiamo toccarlo con le mani, ma non possiamo neppure evitare di tendervi lo sguardo.

 

Nella Carta repubblicana, questo orizzonte si disegna nell’art. 5: «La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali». Una formula icastica, che però fu ritenuta a lungo una scatola vuota. Per quale ragione? Perché ospita due principi che a prima vista si negano l’un l’altro, perché l’unità è nemica della diversità. Ma l’identità - in termini aristotelici - è sempre un divenire, sia per i singoli sia per i corpi collettivi. In secondo luogo, l’unità non è uniformità: anche il matrimonio è un’unione fra sessi diversi, e d’altronde l’unione dell’uno sarebbe un ossimoro. In terzo luogo, in democrazia l’unità è a sua volta pluralista, il pluralismo genera l’autonomia delle comunità locali, e l’autonomia esprime una carica antiautoritaria, perché avvicina governanti e governati. Da qui la doppia valenza dell’art. 5: vi si estrae sia un principio propulsivo, nel senso del decentramento del potere pubblico; sia un principio negativo, un argine a riforme che possano disgregare il nostro tessuto connettivo, anche se approvate nella forma della legge costituzionale.

 

Ma a chi spetta custodire l’unità? Dice l’art. 87: «Il Presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale». Anche in questo caso la formula costituzionale inizialmente venne irrisa, fino a qualificarla espressione «poetica» o al più pleonastica. Sennonché - come osservò Ruini in Assemblea costituente - vi s’incarna «la forza permanente dello Stato al di sopra delle fuggevoli maggioranze». Certo: il Presidente è specchio dell’unità che c’è, può rifletterla, non può crearla artificiosamente. Anche il suo ruolo di custode sarebbe impotente dinanzi a fenomeni insurrezionali, quando il fatto diventa diritto. Ma l’esperienza insegna che i valori costituzionali possono venire erosi gradualmente, in forme oblique, attraverso una pioggia d’episodi minori che in conclusione ne faccia marcire le radici. E questo pericolo chiama in causa non solo il Capo dello Stato, bensì ciascuno di noi, la vigilanza di ogni cittadino.  MICHELE AINIS LS 12

 

 

 

 

Legge Comunitaria. Il Senato approva dopo un anno. E' legge con 130 sì e 108 astensioni

 

La legge recepisce molte norme Ue, tra queste il nuovo calendario per la caccia, accogliendo le modifiche della Camera. A favore Pdl e Lega, astenuti i gruppi di opposizione Pd, Idv e Udc-Svp-Autonomie

 

ROMA - A un anno dalla presentazione del testo da parte del governo, il Senato ha approvato con 130 voti a favore e 108 astenuti la legge Comunitaria 2009. La legge recepisce numerose norme Ue, tra queste il nuovo calendario 1 per la caccia, accogliendo le modifiche 2 apportate dalla Camera. Il provvedimento, ritornato in Senato in quarta lettura, è legge. Hanno votato a favore Pdl e Lega mentre si sono astenuti i gruppi di opposizione: Pd, Idv e Udc-Svp- Autonomie. La senatrice del Pdl Maria Ida Germontani non ha votato in dissenso dal suo gruppo. 

 

Il testo originario, che conteneva 9 articoli e recava 3 direttive nell'allegato a e 7 direttive nell'allegato b, era stato presentato alla camera il 19 maggio 2009. Oggi il testo approvato definitivamente dal Senato è lievitato a 55 articoli, con 10 direttive nell'allegato a e 51 direttive nell'allegato b.

 

Tra le ultime modifiche approvate nel precedente passaggio alla Camera, spicca l'eliminazione del tetto agli stipendi dei manager di banche e società quotate e del divieto di includere stock option tra gli emolumenti e le indennità di cui beneficiano amministratori e membri del consiglio di amministrazione delle banche.

 

La limitazione alla remunerazione dei manager era stata introdotta al Senato, in seconda lettura, con un emendamento del senatore dell'Idv, Elio Lannutti, al disegno di legge Comunitaria 2009 e successivamente cancellata alla camera in terza lettura. L'emendamento per la reintroduzione della norma è stato ripresentato in quarta lettura dal senatore Lannutti e respinto prima dalla commissione politiche Ue e oggi dall'aula del senato con 115 voti favorevoli, 129 contrari e 8 astenuti.

Il senatore Giovanni Legnini, a nome del Pd, pur condividendo nel merito le intenzioni della norma, si è detto contrario all'utilizzo dello strumento legislativo per definire una materia regolata dal mercato e ha chiesto la votazione dell'emendamento per parti separate. Non essendo stata approvata la prima parte di contenuto normativo, l'aula non ha proceduto alla votazione della seconda parte. "Ancora una volta - ha detto Lannutti - i poteri forti hanno esercitato la propria illegittima pressione e, come un sol uomo, la maggioranza, che appena due mesi fa aveva votato a favore del tetto ai manager, ha cambiato idea: una straordinaria prova di incoerenza".

 

Con l'approvazione definitiva della legge Comunitaria 2009, viene "sancita la sconfitta dei tentativi di deregulation della caccia portati avanti da settori del pdl e della lega", ha detto Roberto Della Seta, senatore Pd e capogruppo in commissione Ambiente. "Ora c'è da sperare - ha concluso Della Seta - che la maggioranza, come ha saputo fare in questo caso, neutralizzi gli oltranzismi venatori presenti nelle sue fila, che vanno contro il buonsenso e contro l'opinione di gran part 3e degli italiani". LR 12

 

 

 

 

La politica delle parole

 

Il sindaco di Milano Letizia Moratti l’ha fatta grossa, per via di un avverbio. Intervenendo a un convegno sui problemi dell’immigrazione, ha dichiarato che i clandestini privi di un lavoro regolare «normalmente» delinquono. Ha così scatenato un’iradiddio di proteste, ma anche i contestatori in buona fede avrebbero dovuto contenersi se avesse sostituito il «normalmente» con la più cauta locuzione «in buona parte» (accreditata dagli ospiti delle nostre carceri). Più aderente alle statistiche, avrebbe più facilmente rintuzzato l’insopportabile refrain di chi, incurante del fattuale disagio di certe periferie urbane, sostiene che si vogliono «alimentare le paure» dei cittadini. Non mi addentro nel cuore del problema, mi limito soltanto a rilevare il peso che assumono le parole nella sua definizione, per disinvoltura, per impudicizia, per reticenza.

 

Quasi in contemporanea con la sortita della Moratti, Piero Fassino, dallo schieramento opposto, ha dichiarato che «qualche volta il leghismo nel suo cuore prorompe». Si riferiva in particolare all’immigrazione, un tema strettamente connesso con quello della sicurezza, per il quale proponeva di ribaltare il comportamento invalso fino ad ora tra le forze politiche, adottando la seguente formula: «Porte meno facilmente aperte ma tutti i diritti garantiti a chi è regolare e non infrange la legge». Parole franche, anche se qualcuno ha cercato di attenuarne la portata, insinuando maliziosamente che egli intendesse, su una materia così cruciale, orientare i suoi primi passi verso un’autocandidatura alle elezioni per il nuovo sindaco di Torino. Non abbiamo motivo di dubitare dell’onesto paradigma espresso dall’ex segretario dei Ds, dell’indiretta lettura che egli ha dato della realtà politica e sociale.

 

Stupisce peraltro la fievole eco che ha trovato nella sua parte, il mancato riconoscimento di una sostanziale convergenza, a parte l’infelice avverbio, con le preoccupazioni della signora Moratti. Parole, parole profuse e taciute, fino a comporre un velame artificioso e rissoso nel quale si smarrisce il senso della realtà e si alimenta il disincanto nei riguardi della politica. L’irresponsabilità verbale è il segno più appariscente di una separatezza miope da ciò che si attende, su questo e altri argomenti di gran peso, la società civile. LORENZO MONDO  LS 16

 

 

 

 

Conti, scure sugli statali: altro condono all'orizzonte

 

«Se la manovra dovesse sostanziarsi solo di rinvii di contratti e liquidazioni statali, chiusure di finestre pensionistiche e tagli qua e là a voci già tartassate, sarebbe l’ennesimo segno della disperazione di questo governo, la cifra della totale mancanza di progettualità e visione di prospettiva». Così Enrico Morando, senatore Pd, sulle indiscrezioni del piano lacrime e sangue (per chi?) che il ministro Tremonti sta mettendo a punto. Ma il rischio è quello di uno scenario anche peggiore. Il timore è che una manovra del valore minimo annunciato di 25 miliardi, dopo la bufera sui mercati e gli attacchi speculativi all’euro, uniti ad un bilancio pubblico non disperato ma che presenta un debito altissimo, debba comprendere anche altro. Un condono fiscale e uno edilizio, per esempio.

 

Di quello edilizio già si è parlato, con la misura per regolarizzare i 2 milioni di cosiddetti «immobili fantasma». Al momento ne sono stati accatastati un quarto per un recupero di rendita di 257 milioni e, con la regolarizzazione, si pensa di arrivare a 2 mld. L’ennesima sanatoria fiscale, invece, è l’ipotesi che aleggia come il convitato di pietra alla cena della missione recupero denaro. «I soldi da trovare sono tanti - dice Stefano Fassina, responsabile Economia per il Pd - Un condono fiscale sembra altamente probabile». Dal governo per ora parla solo il ministro Sacconi: «Ridurremo il perimetro della spesa pubblica e riformeremo il sistema fiscale».

 

SACRIFICI E DEMAGOGIA Mentre di certo c’è che per trovare i soldi destinati al decreto salva-Grecia (5,5 mld), tra gli altri tagli, sono stati dirottati i fondi per i familiari delle vittime di Marzabotto, per il resto siamo ancora alle congetture. Ma molto verosimili. Dalla stretta alla spesa pensionistica, che è di circa 250 miliardi l’anno (il bilancio dell’Inps è praticamente l’unico a funzionare), si recupererebbe qualcosa come 2,5 mld. Dalla manovra sul pubblico impiego 3-4 mld: congelamento di stipendi, salario di produttività e liquidazioni, niente turn-over, blocco degli scatti di anzianità anche per magistrati e professori universitari. Si parla di un’ulteriore strozzatura ai trasferimenti agli Enti locali, ed è possibile anche la revisione del triennale Patto per la salute siglato a novembre con le Regioni (previsti circa 100 mld l’anno), tanto più dopo l’ultima tornata elettorale che ha modificato gli equilibri politici interni alla Conferenza delle regioni. Nel mirino anche operazioni fiscali nel ricco settore di giochi e lotterie, e la spesa per investimenti (esempio: nei lavori pubblici basta ritardare qualche delibera per bloccare i finanziamenti).

 

All’idea del ministro Calderoli di tagliare del 5% gli stipendi di ministri e parlamentari, «non facciano demagogia», risponde Rosy Bindi, presidente del Pd. «Non ci sono misure di lotta vera all’evasione fiscale - prosegue - nè misure strutturali per sostenere i redditi delle famiglie e l’economia». E Tremonti, del resto, ha più volte escluso patrimoniali di ogni genere. «Una mannaia per dipendenti pubblici e pensionati - dice Rossana Dettori, segretario Fp-Cgil - senza un minimo di equità sociale, senza riequilibrio del prelievo fiscale che strozza il lavoro, senza mettere mani all’insopportabile disparità di trattamento che vede i dipendenti pagare persino per gli speculatori». La Cisl propone interventi su sprechi, consulenze e mancati controlli, con cui «si può arrivare a risparmi tra i 2,5 e i 5 miliardi». La ricetta prevede il taglio del 90% delle consulenze in enti e aziende pubbliche che costano 2, 6 milioni l’anno. «Si usano “esperti” esterni invece di far lavorare dirigenti interni - dicono dalla Cisl - spesso si tratta di prebende ad amici di partito per pagare le campagne elettorali». Laura Matteucci  L’U 16

 

 

 

Marcia della pace, partecipano in 100 mila. In corteo anche il popolo delle carriole

 

Lungo il tradizionale percorso, da Perugia alla Rocca di Assisi, tantissimi giovani hanno dato vita a canti e balli. Gli organizzatori: "Vogliamo costruire un'Italia migliore". Tra i temi principali i diritti umani e il lavoro

 

PERUGIA - Un fiume di centomila persone. Tanti sono stati i partecipanti che - secondo i primi dati ufficiali - hanno animato l'ormai tradizionale appuntamento della Marcia della pace Perugia-Assisi, partita alle 9 di questa mattina dal capoluogo umbro e arrivata alla Rocca di Assisi nel primo pomeriggio. "Quest'anno hanno aderito 518 enti locali e 600 citta", ha detto Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace. Gli ospiti di paesi stranieri con in corso guerre o crisi di altra natura sono rappresentati dall'Afghanistan, insieme all'autorità palestinese e al Darfur. Nonostante il meteo minacciasse pioggia, moltissimi persone, tra le quali tanti giovani, si sono radunati per prendere parte alla manifestazione. Il corteo è stato aperto dallo striscione: "I diritti umani non si sgomberano" e subito dopo lo striscione ufficiale con la scritta: "Abbiamo bisogno di un altra cultura".

Tra la folla, anche leader politici: la presidente e il segretario del Pd Rosy Bindi e Pierluigi Bersani, il leader di Sel, Nichi Vendola e l'esponente dei Verdi Angelo Bonelli.

 

In marcia per un'Italia migliore. La novità dell'edizione 2010 della marcia, che si svolge lungo il tradizionale percorso di 24 chilometri (la distanza che separa Perugia da Assisi) è il fatto di aver rivolto lo sguardo principalmente all'Italia, ai suoi problemi economici (come la crisi del lavoro), sociali (a partire dall'immigrazione) e politici (con la sollecitazione alla riscoperta dei valori della Costituzione). "Marciamo da Perugia ad Assisi per costruire un'Italia migliore e non per fare una passeggiata - ha detto Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace - ci sono in giro troppa violenza, troppa rissosità e troppe divisioni e c'è anche troppa indifferenza politica e mediatica rispetto a certi temi, ed anche troppa illegalità e corruzione. Scajola - ha osservato - non è venuto a testimoniare a Perugia nell'inchiesta sui grandi eventi: oggi qui siamo in migliaia a testimoniare, con il nostro impegno, che si può costruire un'Italia migliore".

 

In corteo anche il "popolo delle carriole" dell'Aquila. Un cartello bianco sui giubbini impermeabili con una riproduzione della vignetta che il disegnatore Staino ha dedicato alle carriole. Gli aquilani hanno scelto di ricordare il terremoto del 6 aprile 2009 proponendo un gemellaggio simbolico con una terra colpita da un altro sisma, quello del 1997. Sui cartelli c'è scritto "L'Aquila è qui!", ma anche "le carriole lavorano".

 

Precari, disoccupati e cassintegrati. La difesa del lavoro è stato uno dei temi al centro della Marcia: precari, cassintegrati e disoccupati hanno reso visibile la loro preoccupazione e la loro protesta anche con presidi e striscioni lungo il percorso.

 

Il messaggio del Papa. "Il generoso impegno ed il costante esempio dei cristiani e delle persone di buona volontà favoriscano nelle famiglie, negli ambienti di lavoro e nei diversi contesti sociali una pace vera e duratura nel rispetto della giustizia, del dialogo paziente, della convinta stima verso gli altri e del sacrificio personale e comunitario". Con queste parole Benedetto XVI ha salutato con un messaggio, tramite il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino e i partecipanti alla macia. LR 16

 

 

Parte “Easy Italia – In vacanza senza pensieri”

 

Il Ministro Brambilla presenta sabato la nuova linea telefonica di assistenza ai turisti, anche contro gli eventuali abusi e disservizi.

 

Parte “Easy Italia – In vacanza senza pensieri”. Il Ministro del Turismo, On. Michela Vittoria Brambilla, ha presentato questa mattina, presso la Prefettura di Milano, il nuovo servizio telefonico multilingue di informazione e assistenza ai turisti italiani e stranieri, realizzato dal Formez PA per conto del Ministero del Turismo.

 

Tutti i giorni, domenica e festivi compresi, dalle 9,00 alle 22.00, al numero 039.039.039 (tre volte il prefisso internazionale dell’Italia), con una semplice chiamata, chi visita il nostro paese potrà avere aiuto e pronto intervento in caso di incidenti o disagi di varia natura (eventuali disservizi o servizi turistici non conformi al contratto, richiesta di intervento medico, delle forze dell’ordine etc), collegamento diretto con le reti informative dei vari territori, consigli di viaggio, consulenza dedicata per conoscere i propri diritti di viaggiatore, informazioni  aggiornate su musei, mostre, attrazioni turistiche e un’assistenza speciale per i visitatori diversamente abili. In breve, tutto ciò di cui il turista ha bisogno per rendere ancora più facile e sicura la propria vacanza. Un’assistenza telefonica in inglese, francese, spagnolo, tedesco, cinese, russo e naturalmente italiano permetterà di superare in modo veloce le difficoltà linguistiche e culturali offrendo una risposta immediata ed efficace alle diverse esigenze che si potranno manifestare durante il soggiorno nel nostro Paese.

 

Fuori dal normale orario di attività, sarà comunque disponibile una casella postale elettronica che registrerà le domande dei turisti. Altrimenti gli ospiti potranno inviare mandare un sms o un’e-mail e ricevere una risposta il giorno successivo.

 

“L’Italia è la meta più desiderata da gran parte dei turisti del mondo – ricorda il Ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla - ed è ovunque famosa per la grande cultura dell’ospitalità e dell’accoglienza. Mettere al centro il turista e le sue necessità, rendere il suo soggiorno nel nostro Paese ancora più facile e piacevole – spiega il Ministro – è per noi una priorità assoluta. La stessa attenzione riserviamo ai turisti italiani, perché le loro vacanze siano davvero un momento di svago, senza contrattempi. Con Easy Italia abbiamo voluto realizzare un punto di riferimento unico su tutto il territorio nazionale al quale il viaggiatore potrà rivolgersi per ogni esigenza. Non solo un contatto per avere informazioni ma un valido interlocutore per ricevere assistenza qualificata. Gli operatori che risponderanno si faranno, infatti, carico della richiesta del turista e lo accompagneranno fino alla risoluzione del problema”. De.it.press

 

 

 

 

 

Manovra. Tremonti a caccia di 25 miliardi ma le tasse non saranno alzate

 

Il ministro dell'Economia promette che ci saranno solo riduzioni della spesa, anche se non strutturali. Calderoli: tagli anche ai dirigenti pubblici

ROMA - Tanti tagli e nessuna nuova tassa. La manovra da 25 miliardi prende forma sul tavolo del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, come una lunga lista di riduzioni della spesa che, anche se non strutturali, devono incidere sulle uscite almeno fino al 2012.

 

La parola "sacrificio" è ormai utilizzata apertamente anche dagli esponenti della maggioranza. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi spiega che si punta a "ridurre il perimetro della spesa pubblica e cambiare la composizione delle entrate". In cima alla lista dei "sacrificati" ci sono i dipendenti pubblici attraverso il mancato rinnovo del contratto di categoria e l'allungamento dei tempi per ricevere la liquidazione. Qualche risparmio può arrivare anche dalla spesa previdenziale, velocizzando l'aumento dell'età per le donne, bloccando una delle finestre per le pensioni di anzianità nel 2011 e aumentando i controlli sui trattamenti d'invalidità. Tra le ipotesi anche un nuovo contributo di solidarietà dalle pensioni più ricche.

 

Molto più nebuloso il fronte delle entrate, sono esclusi per ora aumenti delle tasse per la necessità di non contraddirsi rispetto ai proclami di riduzione fatti solo un mese fa, ma anche per evitare di colpire una ripresa economica già fragile. Si sta valutando un possibile intervento di sanatoria sugli immobili localizzati dall'Agenzia del territorio e finora sconosciuti al fisco. Tutte le misure abbozzate coprono una piccola parte del traguardo dei 25 miliardi, nemmeno se spalmate in due anni, e i tecnici del governo sperano di poter scendere a 22 miliari (12 ora e 10 nel 2011). Difficile da quantificare l'apporto degli "evergreen" dei decreti di copertura (la lotta all'evasione fiscale e le lotterie), quindi nelle prossime due settimane saranno considerate altre opzioni.

 

 

 

Il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, ha proposto "un taglio sugli stipendi dei ministri e dei parlamentari del 5%, ma anche fare in modo che la dieta, finalmente, la si faccia fare anche a tutti gli alti papaveri del pubblico". Nel mirino della Lega anche le fasce alte dei lavoratori pubblici: magistrati, manager, professori universitari. Fabrizio Cicchitto ha voluto raffreddare gli entusiasmi leghisti: "Il governo nel suo complesso prenderà le decisioni e non per sollecitazione di questa o quella forza politica che fa parte della maggioranza".

 

Per quanto reso più arduo dall'andamento dell'economia, nel governo non si considera un stop al federalismo fiscale, anzi Sacconi lo pone come pilastro dell'attuale strategia economica: "Con il federalismo ci sarà un incremento del capitale organizzativo con una gestione più efficiente dei servizi socio-sanitari integrati che sono l'83% della spesa corrente delle Regioni. Da un lato con l'appropriatezza dell'offerta, come già accade nel Nord, si può dare di più spendendo di meno e, dall'altro, con la deterrenza del fallimento politico si introduce si passa dall'irresponsabilità alla responsabilità della spesa".  LUCA IEZZI LR 16

 

 

 

 

Malcostume della politica e della società. La trama nascosta della corruzione

 

Anche se non bisogna mai dimenticare che un conto sono i sospetti, un’altra cosa la verità, tuttavia le notizie di casi di corruzione politica stanno diventando così numerose da imporre una riflessione di ordine generale. Che però mi sembra giusto far precedere da una considerazione accessoria. E cioè che a ben vedere non si tratta mai soltanto di corruzione politica. Ogni episodio di corruzione politica propriamente detto, infatti, a quel che riferiscono le cronache, è sempre accompagnato da una rete di comportamenti a vario titolo oggettivamente complici: mogli che accettano tenori di vita implausibili, figli ultramaggiorenni che godono senza battere ciglio di favori come cosa dovuta, evasione fiscale generalizzata, amici che si fanno fare lavori e lavoretti da amici degli amici, ecc. ecc.

Insomma, tutta una trama di relazioni fondata su una personalizzazione radicale della vita sociale e insieme una vasta, capillare indifferenza alla correttezza e alla legalità. Ciò che ripropone la domanda invano sempre esorcizzata: ma che razza di società è la società italiana? Un’altra domanda ci riporta alla corruzione politica. La domanda è questa: perché da noi più che altrove la corruzione politica non sembra trovare l’ostacolo di alcuna efficace forza dissuasiva? Perché la paura di essere scoperti e quindi puniti, che dovrebbe naturalmente servire ad arginare la tentazione di cedere al richiamo del denaro facile, in Italia invece non sembra svolgere la sua funzione in misura apprezzabile? Le risposte possibili mi sembrano due, e rimandano ognuna a una profonda anomalia della nostra vita pubblica. La prima riguarda la giustizia.

Il nostro sistema penale- giudiziario, infatti, è ben capace di aprire indagini, ordinare intercettazioni, far scontare arresti preventivi immotivati, divulgare segreti istruttori più o meno compromettenti, e anche alla fine arrivare a rinvii a giudizio. Ma è singolarmente incapace di comminare sentenze esemplari e di farle scontare. I trent’anni di Madoff o gli ergastoli per i responsabili della Enron da noi sono impensabili. Le carceri italiane sono piene quasi soltanto di poveri diavoli, perché se si è un borghese facoltoso, come sono in genere coloro che incappano in un reato di corruzione (e cioè con un buon avvocato e buone relazioni), è rarissimo vedersi condannati in via definitiva a pene che non siano simboliche o quasi. La seconda spiegazione sta nella sciagurata legge elettorale che oggi vige nel nostro Paese. Bisogna ricordare infatti che ciò che giustamente più temono i politici non è il giudizio dei magistrati. È quello degli elettori.

È il non venire rieletti, e così dunque vedere cancellata la propria carriera. Ma con il «porcellum» attuale ciò è in pratica assolutamente improbabile. Il giudizio degli elettori sulla persona da eleggere, sulle sue qualità o magagne, infatti, si dà solo dove esista un qualche rapporto personale tra gli uni e l’altro: come per l’appunto avviene per laddove vige una legge elettorale maggioritaria basata su collegi uninominali (come nella Gran Bretagna). Non può darsi da noi, invece, dove, come si sa, non si votano «persone» ma «liste»: immodificabili e preconfezionate dai vertici dei partiti. In Italia, insomma, se per qualunque motivo il politico corrotto è gradito ai suoi capi può dormire sonni tranquilli: niente galera e la carriera sicura come prima.

Ernesto Galli Della Loggia CdS 15

 

 

 

«Silvio siamo alla frutta». Rivolta on line di fan di Berlusconi

 

«Ho votato Pdl ma non per eleggere una manica di ladri. Mi spiace per Berlusconi, ma siamo alla frutta. Almeno diminuisse gli stipendi dei ladri! Riforme non se ne vedono». Firmato: Romina.

Di fronte allo scandalo degli appalti e della cosiddetta “lista Anemone”, monta la rabbia del popolo pidiellino e la rivolta si scatena sul web. Quello di Romina è solo uno dei tanti messaggi scritti sul “muro virtuale” dell’agorà telematica del sito del Pdl, il cosiddetto “spazio azzurro”, dove elettori e simpatizzanti riversano quotidianamente umori e stati d’animo.

 

Berlusconi punta il dito contro le «liste di proscrizione» e promette «nessuna impunità» per i colpevoli? Non basta. In barba alla disciplina del partito, gli internauti berlusconiani attaccano, avvertono, ammoniscono. «Tagliare gli stipendi ai parlamentari», «cacciare tutti i mariuoli», «eliminare le province», «basta privilegi», «via i parassiti», in esilio «servi, ballerine, estetiste», «vergogna!» «il Pdl farà una brutta fine». Altro che “partito dell’amore”. Quello che il premier, con il suo costante sorriso, si ostina a far passare come “unione forte e compatta”, sembra mostrare piedi d’argilla. L’ondata di anti-politica seguita alle inchieste su appalti, case, privilegi, sul sito la fa da padrona. «Cari politici: è finito il tempo delle novelle, quando venivate a pancia piena a raccontarci frottole, il vento è cambiato ormai non incantate più nessuno, l’era della politica è finita», scrive Maria 47. Che lancia un avvertimento: «Ho deciso: fino a che non si farà chiarezza (scandali vari) non mi interesso più di politica».

 

Anna, invece, prende di petto direttamente Berlusconi: «Presidente, se vuole avere la stima degli italiani tagli gli stipendi dei suoi ministri. Altrimenti sarà come tutti i suoi predecessori». Più diretto sul tema Angelo: «Silvio, caccia tutti i mariuoli e guardati dai finti amici. Tieni duro perché altrimenti andiamo tutti a pu.....e». «Perché - domanda Davide - da qualche deputato o senatore del Pdl non arriva la proposta di ridurre gli stipendi dei parlamentari del 50%? Sarebbe un buon esempio e un bel risparmio sulla spesa pubblica».

 

Si firma “Basta privilegi”, l’internauta che suggerisce una soluzione drastica: «Tutti gli incarichi pubblici e ministeriali siano a tempo. I pubblici dipendenti che rubano siano privati della pensione». Quindi la conclusione: «Vergogna!». Fosche le previsioni di “Disgusto”: «Inizio ad avere un forte disgusto di questi politici, ministeriali, arraffoni, ladroni. Il Pdl si muova perché è in arrivo uno tsunami popolare. Berlusconi acceleri».

 

Altra sferzata per il premier: «Berlusconi, chi ha sbagliato fuori. I ministri La Russa e Bondi devono decidere tra incarico di coordinatore e ministro. Riduciamo i costi della politica e i parlamentari». Anche Emilio non fa sconti: «Certi comportamenti truffaldini e arroganti da parte dei politici sono la norma. Berlusconi dovrebbe prenderne nota e cacciarli prima che vengano scoperti e non dopo. “Consiglio” suggerisce: «Silvio reagisci con durezza contro i corrotti dentro il Pdl, fatti sentire nelle piazze o il Pdl farà una brutta fine. Fini e la sinistra non aspettano altro, via i corrotti».

 

Nell’occhio del ciclone anche le politiche del governo: «Altri condoni edilizi? Anche dopo queste inchieste che gettano ombre sull’onestà dei ministri? Basta condoni, non bisogna premiare chi viola la legge». «Scajola e altri politici fanno acquisti immobiliari sospetti,e fate un altro condono? Ancora condoni e molti elettori Pdl passeranno a Lega e al partito di Fini», scrive “Condoni ingiusti”.

 

Laura offre una soluzione: occorre puntare sulle donne, noi siamo meno corrotte anche perché non abbiamo mogli, amanti,e varie da mantenere. Mentre Gino rivendica onestà: «Presidente, quando si deciderà a dare spazio a giovani onesti e preparati e dismetterà servi, ballerine, estetiste forse sarà tardi per Lei». Cinzia Zambrano L’U 15

 

 

 

 

"La faida interna al Pdl" e i "ladri di polli". I giornali di destra attaccano la cricca

 

"Libero" e "Il Giornale" denunciano le "mele marce" e spingono il premier a indagare e "fare pulizia". E spiegano che le dimensioni del fenomeno possano essere ben maggiori, così come la minaccia per il governo - di ROSARIA AMATO

 

ROMA - Berlusconi non li difende, e i giornali di destra li accusano apertamente. La 'cricca' rischia di trascinare il premier e il Pdl nel fango, e la reazione del Giornale e di Libero, i quotidiani più vicini al governo, è quella di puntare il dito contro "le mele marce", chiedendo di "fare pulizia e pure in fretta".

 

A maggior ragione perché la minaccia potrebbe venire da dentro, come titola Libero, che intervista il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo. "Cricca, è una faida nel Pdl", è il titolo di apertura del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. Mentre Il Giornale denuncia un "gioco al massacro", e titola "Adesso indaga Berlusconi", prendendo dunque apertamente le distanze dagli indagati, pur denunciando "il tritacarne mediatico". E fra le righe emerge il timore che questo sia solo l'inizio, come scrive invece un quotidiano di opposta tendenza politica, Il Riformista, che parla di una "superlista da 25 milioni di euro". I casi emersi finora sarebbero insomma solo una piccola parte, il meglio della nuova tangentopoli deve ancora emergere, e a maggior ragione Silvio Berlusconi deve attrezzarsi, per resistere alla violenza delle prossime ondate.

 

Certo, i lettori vicini al governo potrebbero rimanere sconcertati da una posizione di questo tipo. Ecco perché Maurizio Belpietro si affretta a spiegare che non si è "convertito al travaglismo, che è una malattia acuta del giustizialismo per effetto della quale si vorrebbe mettere tutti in galera". E rassicura: "Tranquilli: non ho cambiato idea e continuo a pensare che i sospetti non bastino a condannare le persone, figuratevi se ho un desiderio di mettere qualcuno dietro le sbarre". Pur proclamandosi a chiare lettere "garantista", Belpietro chiede però a Berlusconi di agire, e in fretta.

 

"E' per questo che ieri ho avvisato Silvio Berlusconi, chiedendogli una reazione. - scrive infatti il direttore di Libero nell'editoriale odierno - Egli ha resistito a tutto in questi anni: alla sinistra e ai poteri forti che lo volevano fuori, alla cavalleria giudiziaria delle toghe rosse e perfino ad alleati infidi. Non vorrei che dovesse cadere per colpa di qualche collaboratore che si è approfittato della situazione. Se qualcuno ha sbagliato è meglio rispedirlo a casa in fretta, evitando che poche mele marce guastino il resto del raccolto". "La difesa di quelli che si mettono in tasca i soldi degli italiani non si addice a un governo liberale", conclude Belpietro.

 

La minaccia è tanto più grave, sottolinea il quotidiano, perché viene dall'interno della maggioranza. Il procuratore Cataldo nell'intervista che apre il giornale parla di "profondi contrasti tra maggioranza e maggioranza, contrasti molto forti che portano alla luce situazioni da accertare penalmente e che se fossero vere sarebbero molto preoccupanti". Amplificate dai media, che contribuiscono, dice il pm, a creare "il clima". Ma non si tratta certo di 'fuffa': "In Italia la corruzione è dilagante ed è diffusa dappertutto, c'è un fenomeno simile a quello del 1992".

 

E quindi l'unica via di salvezza per Berlusconi è allontanare in fretta i corrotti, rompere ogni legame con loro: da ieri è emersa la figura del premier che "indaga", come titola oggi Il Giornale, apparentemente disgustato da tanta corruzione all'interno dei propri collaboratori. E non si tratta di "una posizione tattica", assicura Il Giornale (che aggiunge però un 'probabilmente'...): "Probabilmente non è soltanto una posizione tattica ma la convinzione che si è fatto dopo aver indagato a fondo nelle ultime ore  ed essere giunto alla conclusione che è possibile che nel governo o nelle sue vicinanze ci possa essere quache ladro di polli, così come ne esistono in qualsiasi categoria, organizzazione e partito politico, che sta mettendo a rischio la credibilità di tutti. Nel caso, meglio fare pulizia e pure in fretta".

 

Ladri di polli? Sarà. Ma in giro ci sono tanti pronti a giurare che non si tratta di "una questione di infissi", come scrive il Riformista. E che il meglio della lista debba ancora arrivare. LR 15

 

 

 

Testimonianze. E la nube islandese mi „beccò“ a Pisa. Quella notte da incubo

 

Incomprensibile e inspiegabile scandaloso comportamento nella notte fra il 16 e il 17 Aprile nell’aeroporto di Pisa - La grande indignazione dei turisti.

 

Pisa - A causa del blocco dei voli per l’Europa del Nord, tutti i turisti che attendevano l’imbarco per ritornare nei loro Paesi di origine, sono stati costretti dalla guardia di città, il cui nome non ha voluto dare, malgrado mia insistenza e richiesta dei molti turisti che non erano disposti a lasciare l’aeroporto, poiché  increduli di un tale ordine, malgrado la grande emergenza che si era venuta a creare. Donne, uomini e bambini non hanno avuto altra scelta che trovare fortuna in un albergo e obbedire alla arroganza e voce minacciosa dell’agente, e dato il suo aspetto fisico, non poteva incutere che obbedienza al suo grido “Tutti   fuori! Non si può sostare in Aeroporto!”.

Alla domanda sul perché, ”per motivi di sicurezza” era stata la risposta dell’agente  addetto alla sicurezza dell’aeroporto.

Tutto è avvenuto in pochi minuti sotto l’incredulità dei molteplici turisti che già nel pomeriggio avevano cercato telefonicamente di trovare un qualsiasi alloggio, subito  dopo che  gli altoparlanti avevano dato notizia  che tutti  i voli erano stati cancellati a causa dell’eruzione del vulcano, fino a tempo indeterminato. La risposta degli   albergatori per la non disponibilità  di alloggio era stata costatata anche dal sottoscritto. I familiari dei malcapitati, contattati per telefonino dai singoli turisti, per trovare una sistemazione anche  nelle zone limitrofe non aveva avuto successo. La voce si era sparsa che fino a Viareggio gli alberghi erano a  completo. Chi aveva avuto la fortuna di trovare un Taxi a qualsiasi prezzo è stato felice di lasciare gli altri, meno fortunati, dietro le porte dell’aeroporto. Il panico e la confusione di lingue straniere  in cerca di informazioni  può solo essere immaginato.

 

Fra  i malcapitati c´era anche un anziano che era stato operato alla colonna vertebrale,secondo la sua asserzione, a  Marsiglia e che aveva chiesto almeno una sedia  per poter bivaccare fino alla riapertura dell’ aeroporto e cioè fino alle 4 del mattino, per raggiungere Trapani.  Una sedia a rotelle,  dietro tante insistenze, gli venne messa a disposizione forse da un agente in servizio.

La mia chiamata al nr. Tel.112, non ricordo bene se sia  avvenuta dopo la mezzanotte, con la speranza di avere un piccolo aiuto o un  loro intervento,per alleviare le nostre sofferenze del freddo e della  mancanza di riposo,non ebbe che una risposta molto gentile, con la spiegazione che ciò non era il compito del 112 e che non aveva alcuna possibilità di intervenire nella società che gestisce l’ aeroporto di Pisa alla quale avrei potuto rivolgermi. Io avevo immaginato che forse   un intervento della Croce Rossa o della protezione civile che avrebbe potuto darci una coperta o qualche brandina, come avvenne nei giorni successivi , negli aeroporti italiani di Milano o Roma, in seguito alle proteste dei turisti che si erano rivolti alle loro Ambasciate e Consolati. Ma preciso che questo mio ultimo desiderio non fu da me espresso allo sconosciuto ma gentile interlocutore del 112, al quale non ritenni opportuno,nella mia confusione mentale , di chiedere tale aiuto specifico.

L’arrogante agente della guardia di città passò alcune volte durante la notte con la sua auto per controllare se esistessimo ancora. Io potei annotare la scritta sulla sua auto (www.guardiadicittá.eu).

La mia preghiera di provvedere almeno per le persone anziane  non ebbe alcun riscontro.  La sua unica risposta fu soltanto un sorrisetto sarcastico ,pieno di sadismo e cattiveria che non dimenticheremo mai. Un giovane di Palermo, indignato da un simile comportamento, giurò  che il  volto dell’ agente, non lo avrebbero mai più dimenticato e che sarebbe stato meglio non poterlo più`  rivedere.

Io ho avuto la fortuna dopo quattro ore indimenticabili di sofferenze fisiche e disagi (ho 72 anni) di natura igienica fisiologica. Per le giovani donne  che cercavano una toilette nei pressi dell’ aeroporto e´stata ancora più insostenibile. Unanime è stato il loro giuramento di non tornare più in Italia e di fare intervenire i loro Consolati per prendere provvedimento contro quest’atto di violenza nei confronti di chi, pur avendo  avuto   un ticket e la regolare carta di imbarco  per l’aereo, e´stato messo alla porta come un accattone e persone non grate.  A questo punto è spontanea una riflessione e cioè com’è possibile che un dirigente di Aeroporto civile possa avere dato disposizioni all’ignoto agente di  sgomberare l‘aeroporto,senza riguardo per le tante  madri coni  loro  bambini e per le persone anziane e malate. Alle ore 24 e  costringere a bivaccare allo scoperto per quattro interminabili ore.

Qui non si tratta del solito pasticcio all’italiana di cui tutti i paesi civili sono abituati da gran tempo, ma dalla costatazione che il nostro Pese non è sempre guidato da dirigenti competenti e responsabili che  tanto male fanno alla nostra immagine e in questo caso, arrecano un danno monetario in quantificabile  per   l’apporto negativo  al richiamo dei turisti che ora hanno voltato le spalle anche alla regione più stimata d’Italia, che è la Toscana. A Pisa occorre prendere provvedimenti  dopo avere controllato la veracità delle mie proteste e  costatato la mancanza di competenze e responsabilità di chi gestisce  l’aeroporto di Pisa , a parte l’insensibilità imperdonabile  del gestore aeroportuale o del suo dirigente,  di fronte  ad una emergenza simile che , a prescindere dalle eventuali norme che regolano la sicurezza di questo aeroporto,avrebbe dovuto mostrare  un barlume di cristianità e comprensione e capacità di diverso intervento. Non sono in grado di stabilire se quanto avvenuto nei confronti dei tanti turisti possa rappresentare un motivo di azione e l’intervento della Procura di Pisa, o di chi ha interesse che il turismo nel nostro Paese possa ancora essere preso in considerazione dai paesi di oltre alpi. Questo di Pisa non resterà inosservato e dimenticato dai tanti malcapitati che passeranno la voce ad amici e parenti. E non ci si meraviglia se la Spagna che , stando alle statistiche credibili europee, lo scorso anno ha avuto 60 milioni di pernottamenti in confronto del nostro paese che ne ha avuti 40 milioni. Quest’anno vedremo come andranno le cose e che cosa  racconteranno i politici in Italia.

Vito Centorbi, Ludwigshafen (de.it.press)

 

 

 

L’emigrazione al Salone del Libro di Torino. Oggi la chiusura

 

La casa editrice “Il Grappolo” all’importante appuntamento piemontese, tra novità librarie e premi letterari

 

Un appuntamento fisso, ricco di novità librarie, un premio letterario dedicato ad una poetessa torinese. La casa editrice salernitana “Il Grappolo”, guidata da Antonio Corbisiero, anche quest’anno non manca all’appuntamento con il Salone del libro di Torino, che si svolge nei padiglioni del Lingotto dal 13 ad oggi 17 maggio. È una presenza ininterrotta che dura da 23 anni, che ha visto la casa editrice di Mercato San Severino (SA) protagonista di tante attività e di decine e decine di novità librarie presentate.

 

La casa editrice è ospite nello stand della Regione Campania (Padiglione 3 Stand P10-Q09), dove il 15 maggio (ore 17,00) si è svolta la cerimonia di premiazione della quinta edizione del premio di poesia “Renata Canepa”, la poetessa torinese scomparsa prematuramente, elogiata per le sue opere da critici del calibro di Squarotti e Gorlier, che ha pubblicato con la casa editrice salernitana raccolte di versi dal 1988 al 2005. La giuria del premio, composta da Francesco D’Episcopo, Giuseppe Lupo e Antonio Corbisiero, con la partecipazione dell’ex sindaco di Rubiana, Michele Borletto, ha premiato per la sezione opere inedite Giacomo Giannone di Torino per la raccolta Inseguendo le parole e per la sezione opere edite Menotti Lerro di Casalvelino (SA) per la raccolta Primavera. Finalisti risultano Giulia Barbarulo, Paolangela Draghetti, G. Battista Basile, Armando Giorgi. Durante la manifestazione è stato presentato il saggio sul poeta Franco Corbisiero, a cui è dedicata la sezione opere inedite del premio, scritto dagli studiosi Francesco D’Episcopo e Giuseppe d’Errico e inserito nella collana di poeti del Novecento “Vita e scuola”. È stata distribuita un’antologia poetica dei partecipanti al premio, provenienti da ogni parte d’Italia.

 

Infine, sono stati presentati due nuovi titoli della collana “Radici”, Il viaggio completo del cuculo di Renato Amato, un autore di racconti finora sconosciuto in Italia, emigrato in Nuova Zelanda e morto prematuramente, il cui testo, tradotto da Francesca Emily Amato, è stato curato dalla sorella, scrittrice e giornalista, Dora Celeste Amato, e il libro di versi e prose poetiche Allora vi diciamo alla nazione di Leonardo Zanier, autore emigrato residente a Zurigo, con prefazione del noto giornalista Maurizio Chierici. (ItalPlanet News)

 

 

 

Nelle rimesse un «tesoro» da 6,7 miliardi

 

Quasi mezzo punto percentuale di Pil italiano che se ne va via dal Paese. Verso l'Asia, soprattutto. In numeri, sei miliardi 752 milioni e rotti di euro. Soltanto nel 2009. A tanto ammontano le rimesse, cioè le quantità di denaro che gli stranieri che vivono nel nostro territorio inviano alle famiglie nei paesi d'origine. Il calcolo, su dati della Banca d'Italia, è contenuto nell'ultimo studio della Fondazione Leone Moressa di Mestre. Un valore, precisa la curatrice Valeria Benvenuti, che tiene conto soltanto dei canali ufficiali come le banche, le agenzie e le poste, e lascia fuori le vie informali: familiari, conoscenti e corrieri. «Se calcolassimo anche questi ultimi, il dato sarebbe superiore del 50%», aggiunge Carlo Devillanova, professore associato di Economia politica all'università Bocconi di Milano.

In valore assoluto, le rimesse sono cresciute del 5,8% rispetto al 2008 e rappresentano lo 0,44% del prodotto interno lordo nazionale. «Ma questo non vuol dire che gli stranieri stiano resistendo meglio alla crisi», avverte la Benvenuti. Perché, fatto il calcolo pro-capite, cioè sulla base dei quasi quattro milioni di stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2009 (dati Istat), ogni immigrato ha inviato verso il proprio paese 1.735 euro. Rispetto al l'anno precedente, il 6,7% in meno. Che si aggiunge al calo del 9,6% registrato nel 2008 sul 2007.

A livello territoriale, il Lazio continua a costituire il nocciolo duro delle rimesse. Nell'ultimo anno sono andati via quasi due miliardi di euro, pari al 27,7% del totale nazionale. Seguono, a distanza, la Lombardia (1 miliardo e 330 milioni di euro) e la Toscana (934 milioni). E se in Campania e in Puglia l'aumento rispetto al 2008 è stato quasi del 20%, Emilia Romagna e Umbria sono le uniche due aree che hanno visto una contrazione, rispettivamente, del 4,3 e del 2 per cento.

In generale, «il Mezzogiorno registra performance migliori rispetto al Nord Italia», sintetizza la Benvenuti. Il perché lo spiega il professor Devillanova: «Gli stranieri che vivono nel Centro-Sud vengono soprattutto dall'Africa e la maggior parte vuole tornare nel paese d'origine dopo pochi anni. Questo li porta a mandare più denaro possibile. Nel Nord, invece, gli immigrati non solo arrivano da più lontano, ma hanno anche intenzione di rimanere da noi per molto tempo».

Per la prima volta, però, c'è un nuovo fenomeno. «Storicamente, l'aumento della popolazione straniera in Italia ha provocato anche un aumento delle rimesse – dice la Benvenuti –. Ma è soltanto nell'ultimo anno che si osserva una minore crescita dell'afflusso di denaro rispetto al trend dei residenti immigrati nel nostro territorio».

Le ragioni sarebbero due. «La prima è che la crisi ha costretto gli stranieri a ridurre quella parte di risparmio che negli anni precedenti inviavano nel paese d'origine. I soldi trattenuti oggi servono come garanzia per la sopravvivenza». La seconda spiegazione risiede in quello che la curatrice del dossier chiama "progetto d'integrazione". «Il tentativo di stabilizzarsi in modo permanente in Italia – sottolinea – è dimostrato dal forte incremento dei permessi di soggiorno per motivi familiari. Questo spinge gli immigrati non solo a tenere qui, ma anche a investire nel nostro Paese proprio quelle risorse che in situazioni diverse sarebbero andate al l'estero».

A livello territoriale un dato balza all'occhio. È quello relativo alla sola provincia di Prato. Nel 2009, in media, ogni immigrato residente nell'area ha mandato a casa qualcosa come 16.760 euro. Dieci volte più della media nazionale. «La presenza della comunità cinese influenza in modo decisivo il dato locale – continua la Benvenuti –. Di fatto loro riescono a mandare a casa quasi tutto quello che guadagnano». Ed è cinese anche il primato nazionale: quasi un terzo del totale delle rimesse arriva proprio nella Repubblica Popolare. Su scala globale, la metà dei soldi inviati all'estero ha come destinazione l'Asia. Poi l'Europa (25%), l'America (13%) e l'Africa (12,4%). E se un asiatico riesce a mandare, in media, 5.428 euro, un immigrato europeo spedisce poco più di 800 euro.

«Se la crisi continua, le rimesse potrebbero subire una seria battuta d'arresto», analizza la ricercatrice della Fondazione Moressa. Che poi fa una proposta: «Dato il valore economico dei soldi inviati all'estero, bisogna porsi il problema di come tenerseli qui. E questo si può fare solo con politiche pubbliche che incentivino gli stranieri a investire quel denaro nel nostro Paese». Insomma, la ripresa economica potrebbe passare per quel mezzo punto di Pil che ogni anno se ne va. «Non dimentichiamo però che le rimesse sono più vitali per i paesi poveri – avverte il professor Devillanova –. Non solo sono stabili nel tempo, ma spesso costituiscono l'unica forma di microcredito». Leonard Berberi, Il Sole 24 Ore  3

 

 

 

Berlino 1945, la fine della guerra, scatti inediti che fanno la storia

 

Migliaia di istantanee scattate dopo il crollo del Terzo Reich, dimenticate per decenni e ora raccolte in un libro dal giornalista Peter Kroth. L'esultanza dei sovietici, il dramma degli sconfitti, scene di vita quotidiana - dal corrispondente ANDREA TARQUINI

 

BERLINO - Una foto mostra alcuni berlinesi a passeggio tra gli ultimi incendi della capitale distrutta, l'altra un soldato delle SS caduto, altre ancora una ragazza in costume da bagno che innaffia fiori sulla sua terrazza tra le macerie, o soldati sovietici alla Porta di Brandeburgo ad ascoltare le letture in pubblico dei versi di un poeta arruolato con loro. Sono migliaia di istantanee eccezionali. Per decenni erano rimaste  ad accumulare polvere negli archivi dell'editoriale Berliner Verlag a Berlino Est. Il giornalista Peter Kroth, curiosando tra quei vecchi scaffali per curiosità, le ha scoperte. E ora, nell'approssimarsi del sessantacinquesimo anniversario della capitolazione del Terzo Reich, le ha pubblicate in un libro. Il sito di Der Spiegel 1 oggi ne ha pubblicate venti.

 

"Berlin nach dem Krieg-Unbekannte Bilddokumente", cioè "Berlino dopo la guerra-documenti fotografici sconosciuti", s'intitola il libro di 288 pagine edito da Das neue Berlin, in vendita diretta e online sullo Spiegel-Shop. Documenti eccezionali, istantanee assolutamente inedite per oltre mezzo secolo. Ci riportano davanti agli occhi la realtà di allora, ci raccontano non solo l'esultanza dei sovietici vittoriosi ma anche momenti di vita quotidiana. Ignoti gli autori: si presume che quasi tutti fossero fotoreporter militari dell'Armata rossa, di cui il comando sovietico volle mantenere l'anonimato, negando così loro, di fatto, ogni diritto d'autore, anche postumo. Sebbene molti fotoreporter militari sovietici, da Evgenij Khaldei, a Dmitri Baltermants, a Mark Redkin, fossero famosi in tutte le potenze alleate. Alcune foto sono state scattate dal reporter berlinese Otto Donath. E furono consegnate alla Taegliche Rundschau, il primo giornale che uscì in Germania dopo la caduta di Hitler, edito dall'amministrazione militare sovietica occupante.

 

Scorrendo quelle immagini in bianco e nero, la vita di allora riappare davanti ai nostri occhi. Non sono solo foto che esaltano la vittoria dell'Armata rossa contro l'aggressore nazista, come quei soldati che sventolano le bandiere sulla Porta di Brandeburgo, o le autoblindo delle Ss fatte a pezzi dalle cannonate dei tank T34 o dei cacciabombardieri Ilyushin2 Shturmovik. Vediamo anche soldati russi che si riposano, uno che, posato il fucile, si lava nelle acque della Sprea. E soprattutto, vediamo la vita dei civili berlinesi sopravvissuti alla folle guerra scatenata da Hitler. Ecco una giovane donna, agente del VAI, la polizia militare sovietica, che controlla lo scarsissimo traffico per permettere a una tedesca che spinge una carrozzina di traversare la strada. Oppure un soldato sovietico che distribuisce il pane alle affamate massaie berlinesi. O la grande folla di militari russi che alla Porta di Brandeburgo ascolta la lettura in pubblico del poeta Evgenij Dolmatovskij. Le immagini inedite raccontano anche altri aspetti della vita quotidiana: case sventrate da cannonate e bombe, bambini che giocano davanti all'altare che è tutto quanto resta d'una chiesa, una donna tedesca trovata suicida su una panchina (molte si tolsero la vita a Berlino per paura degli stupri dei soldati sovietici). O  un'altra tornata nella capitale dopo mesi di vita da sfollata. Tornata sperando di rivedere la famiglia, di cui invece trova solo le tombe. LR 27.4.10

 

 

 

A Isernia il 18 e il 19 maggio i lavori del Consiglio dei  Molisani nel Mondo e dei Giovani

 

  ISERNIA – A Isernia il 18 e il 19 maggio si terranno i lavori del Consiglio dei  Molisani nel Mondo e dei Giovani, convocati dal presidente della Regione Molise Michele Iorio in qualità di presidente del Consiglio dei Molisani nel Mondo. Dal 20 al 22 maggio sono previste escursioni i località molisane.

  I lavori si apriranno alle ore 10 del 18 maggio nell’Aula Magna dell’Università degli Studi del Molise  (via Mazzini, 7). Porteranno il saluto: il presidente della Regione Michele Iorio, il presidente del Consiglio regionale Michele Picciano, il rettore dell’Università del Molise Giovanni Cannata, l’arcivescovo di Campobasso-Bojano  Gian Carlo Maria Bregantini, il vescovo di Isernia-Venafro Salvatore Visco, il presidente della Provincia di Isernia Luigi Mazzuto, il sindaco di Isernia Gabriele Melogli, assessori e consiglieri della Regione Molise.

 

  Seguiranno gli interventi di consiglieri del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, componenti del Consiglio dei Molisani nel Mondo e dei Giovani, delegati delle Federazioni ed Associazioni estere.

  I lavori riprenderanno alle ore 15. Al centro: la proposta di legge regionale concernente “Ulteriori modifiche ed integrazioni alla legge regionale 2 ottobre 2006 n. 31 (Interventi della Regione a favore dei Molisani nel Mondo); la proposta di interventi da realizzare nelle diverse Nazioni redatta dai Consiglieri e dai “Giovani”; progetti di Associazioni e Federazioni realizzati negli anni 2008-2009 e da realizzare nel 2010; problematiche inerenti l’organizzazione e il funzionamento delle Associazioni e Federazioni iscritte all’Albo regionale.

  La sera , in programma una cena e l’esibizione del gruppo musicale New Harlem che proporrà  brani folklorici e popolari molisani, tratti dal Cd “Maledetta la miseria – storie di emigrazione molisana”

  Il 19 maggio i lavori si terranno al Grand Hotel Europa (viale dei Pentri, 76) a partire dalle ore 9. Si parlerà del Piano operativo 2010. Interventi dei componenti il Consiglio dei Molisani nel Mondo e dei Giovani e interventi dei delegati delle Federazioni e Associazioni estere

  Seguirà l’elaborazione di proposte in ordine ad iniziative promozionali e divulgative all’estero nelle materie di competenza della Regione.

  Alle 15, ripresa dei lavori con stesura del verbale e Documento finale

  Al termine dei lavori in programma a Baranello una visita al Museo Civico.La giornata si concluderà con una cena.

  Il giorno 20 maggio sarà dedicato ad escursioni a Gambatesa e a Riccia. Poi, spettacolo dell’artista e cabarettista  molisano Maurizio Santilli.  Rientro e cen