WEBGIORNALE 17-18 Maggio
2010
Pubblici poteri e mercati. Rifondare l’Europa per salvare l’euro
Così forte, ma
così debole. È un'Europa carica di contrasti, quella che cerca di emergere
dalla tempesta finanziaria. Forte, per i passi avanti che ha compiuto in pochi
giorni. Debole, perché ha mostrato ancora una volta di saper avanzare solo
sotto la pressione dell'emergenza. Il lettore si chiederà: ma quali passi
avanti? Eccone tre. La Grecia ha preso misure estremamente incisive.
Se saranno
accettate senza troppe reazioni, porteranno a una drastica riduzione del
disavanzo e dei privilegi corporativi che a lungo hanno bloccato l'economia e
reso iniqua la società. Gli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Eurozona
hanno prevalso, trasformando la cultura politica di un Paese. La Germania,
superando una storica riluttanza, ha approvato un provvedimento molto
impopolare per sostenere la Grecia, pur nell'imminenza di elezioni decisive. Il
senso di responsabilità verso l'euro, erede del marco, ha prevalso. La
Commissione ha varato un sistema rafforzato di coordinamento e vigilanza sui
bilanci. Proprio ciò che vari governi avevano rifiutato per anni. L'esigenza di
accompagnare l'euro con forme di «governo dell'economia » ha prevalso. Accanto
a questi punti di forza, emerge una grave debolezza, che può inficiare l'euro e
la performance dell'Eurozona. Non si può avere un’unione monetaria senza una
robusta unione economica.
L'euro non può
prosperare se è «sospeso» su un'economia nella quale l'integrazione è
incompleta e anzi rischia la disintegrazione, sotto la spinta dei nazionalismi
economici e dell'affermarsi, in molti Paesi, di partiti ostili
all’integrazione. Per assorbire gli shock che colpiscono i singoli Paesi,
l'Eurozona deve avere un vero mercato unico, con alta mobilità delle risorse.
Per l'Ue nel suo insieme, tale obiettivo è altrettanto importante. Oggi la
crescita non può essere spinta né dai bilanci pubblici (che hanno urgenza di
risanamento), né dalla politica monetaria (confidiamo anzi che la Bce riesca a
evitare che gli acquisti di titoli di Stato, ora contemplati data l'emergenza
ma contrari ai principi dell'unione monetaria, portino all'inflazione).
L’unica via è
quella di sfruttare il potenziale tuttora inespresso di un mercato veramente
integrato, capace di generare produttività e competitività. Come indicato nel
recente rapporto al presidente della Commissione (http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/president/news/press-releases/pdf/20100510_1_.pdf),
il mercato unico è oggi più necessario che mai ma anche, in molti Paesi, più
impopolare che mai. Dopo la crisi occorre ridefinire, a livello europeo, i
compiti del mercato e dei pubblici poteri. Vanno affrontate le preoccupazioni
di quanti si oppongono al mercato, con qualche modifica alle politiche seguite
finora. Si deve costruire un mercato unico più solido, ma per farlo occorre
costruire il consenso su tale progetto.
Dopo tante energie
dedicate alla moneta, all'allargamento, al Trattato di Lisbona, l'Europa ha
bisogno di un'iniziativa politica—annunciata dal presidente Barroso—per
rafforzare il pilastro portante della costruzione, che altrimenti rischia di
sgretolarsi. È una specie di «rifondazione». Un Paese fondatore come l'Italia,
il cui governo ha dato contributi significativi nella gestione della crisi
europea, potrebbe trovarvi un'ulteriore occasione per un ruolo di leadership. Mario
Monti CdS 16
Il dramma del federalismo in Italia e in Europa
La settimana si è
chiusa con le Borse di nuovo in caduta verticale. Dunque la speculazione non è
ancora domata e non lo sarà fin quando l'Europa non avrà fatto passi decisivi
verso uno Stato federale compiuto e dotato di una sua politica economica e
fiscale come di una sua politica estera e militare. Per noi italiani il tema
del federalismo europeo si intreccia con quello del federalismo italiano,
arrivato ormai alla sua fase cruciale. La scatola vuota tanto propagandata dalla
Lega dovrà nei prossimi mesi ed anni esser riempita di concreti contenuti che
incideranno sulla struttura dello Stato, delle Regioni, degli enti locali;
sull'equilibrio sociale e politico, sui poteri costituzionali, su alcuni grandi
servizi pubblici a cominciare dalla sanità e dall'istruzione.
Federalismo
italiano e federalismo europeo sono dunque due percorsi paralleli con
reciproche influenze. Del primo si sono occupati nei giorni scorsi su
Repubblica Giorgio Ruffolo (che ha anche scritto un libro interessante in
materia) e Massimo Salvadori. Del secondo ha trattato Luigi Zingales su 24 Ore
del 9 maggio. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dal canto suo
è ripetutamente intervenuto in questa così delicata questione, tanto più
attuale per noi italiani nell'anno in cui si celebra l'impresa garibaldina dei
"Mille" e i centocinquanta anni dell'Unità d'Italia. Da questo tema
dobbiamo quindi cominciare la nostra analisi.
Il Risorgimento fu
concepito e attuato da una "élite", minoritaria come tutte le
"élite".
Era una minoranza
molto composita nella quale convivevano sentimenti, ideali, interessi e una
visione culturale che aveva radici antiche.
Lasciamo da parte
Dante, che ne ebbe il presentimento e le fornì per primo un comune linguaggio;
ma non possiamo non includervi Alfieri, Foscolo, Manzoni, il folto gruppo di
riformisti e illuministi tra i quali spiccarono i nomi dei Verri e del
Beccaria.
Politicamente il
Risorgimento come movimento d'indipendenza e di unità nazionale nacque nella
testa di Giuseppe Mazzini. Cavour ci arrivò per pragmatismo. La sua prima idea
era stata un regno padano da Torino a Venezia, sulle orme del suo predecessore
Massimo d'Azeglio. Ma quando Garibaldi arrivò a Palermo con le sue Camicie
rosse, non esitò un momento a saltare in sella a quel movimento vincente e a
piegarlo agli interessi della monarchia sabauda.
Molte critiche
sono state fatte, allora e dopo fino ai giorni nostri, da sponde diverse.
Furono critici i cattolici e criticissimo il papa Pio IX; fu critico Mazzini e
il partito d'Azione, fu critico Gramsci e la sinistra marxista. Oggi è critica
la Lega e l'opinione nordista che la Lega cavalca a briglia sciolta. Ma tutti
questi punti di vista così diversi tra loro convergono su un punto: il
Risorgimento - dicono - fu opera di una minoranza e questa è la sua debolezza.
Le masse cattoliche, contadine, operaie, furono assenti ed escluse dalle
istituzioni. Quindi un movimento deforme, come deforme fu lo Stato che nacque
da esso. Una deformità che ha impedito la maturazione di un vero sentimento
nazionale e un radicamento delle istituzioni nella coscienza popolare.
È vero, fu uno
Stato creato da una minoranza e nato con il forcipe d'una volontà minoritaria.
Ma, come ho già più volte ricordato, non è mai esistito nella storia un nuovo
potere che sia nato dalla consapevole volontà di vaste masse popolari. La
creazione d'un potere nuovo è sempre stato il prodotto d'una minoranza, un
risultato demiurgico che solo in un secondo momento ha evocato il popolo ed ha
inserito gradualmente nelle istituzioni le masse popolari. Così sono sempre
andate le cose; perfino la Rivoluzione dell'89 fu un fatto di minoranze per non
parlare dei bolscevichi di Lenin. Nel bene e nel male gli Stati sono nati in
questo modo.
Il Risorgimento
arrivò ultimo tra le nazioni d'Europa e non poteva che nascere in quel modo:
centralizzato, tra nazioni già radicate nella storia e nella coscienza
popolare. Se fosse nato su basi federali sarebbe stato spazzato via in un
baleno.
Le masse popolari
sono ormai entrate da tempo nelle istituzioni, anzi si sono abituate a
profittarne fin troppo e il motivo è semplice: le nostre istituzioni sono state
molto spesso occupate da gruppi di puro potere con scarsa o nessuna visione del
bene comune. Le istituzioni sono state usate per tornaconto degli occupanti e
delle vaste clientele (o cricche) che ne hanno tratto beneficio.
Questa è la nostra
vera debolezza con la quale il Risorgimento ha poco o nulla a che vedere. Se il
sentimento nazionale è debole, la sua debolezza coincide con la disistima verso
le confraternite del potere. Se il prestigio e la fiducia degli italiani verso
Napolitano è quasi il doppio della fiducia verso Berlusconi, la ragione è
quella: Napolitano rappresenta tutti, Berlusconi rappresenta se stesso e i
suoi.
Il federalismo,
fiscale e istituzionale, può essere a questo punto della nostra storia un passo
in avanti o una catastrofe nazionale. C'è infatti un punto dal quale parte la
questione federalista: la disistima verso le istituzioni coinvolge le Regioni
prima ancora dello Stato. Il clientelismo regionale è ancor più esteso di
quello statale, la burocrazia regionale è pletorica, i consigli e le giunte
regionali sono un ricettacolo di malgoverno e spesso di malaffare. La Sanità, che
è uno dei più grossi affari pubblici, alterna punti di eccellenza con
situazioni di vergognosa miserabilità, la mappa dei posti letti è assurda, la
mescolanza tra affari e politica ha raggiunto livelli sciagurati. Campania,
Calabria, Sicilia, Abruzzo, Molise, Lombardia, Lazio, per citare solo i casi
più evidenti, sono territori già commissariati o di imminente commissariamento,
dove la rete clientelare e il malaffare che ne consegue sono ormai entrati
nelle consuetudini dei proverbi e delle barzellette.
E' una rete
difficilissima da rompere, dove il vero reato non è neppure più la corruzione
ma l'associazione per delinquere, tanti sono i legami trasversali che
intercorrono tra i membri delle cricche.
Da questa Suburra
parte, ahinoi, la marcia del federalismo italiano.
Scrive Ruffolo che
per bonificare questa Suburra ci vogliono le macro-regioni. Dice al contrario
il nostro presidente della Republica che le macro-regioni rappresenterebbero
inevitabilmente la fine dello Stato unitario. Ad esse non a caso puntano Bossi
e Calderoli: la Padania come la Baviera.
Si dirà che la
Baviera convive agevolmente con gli altri lander della Germania federale ed è
vero. Ma attenzione: non esiste un divario così marcato tra i lander tedeschi
che possa essere confrontato con il divario socio-economico-criminale che
divide l'Italia in due. La Westfalia, la Renania, Amburgo, non hanno nulla da
invidiare alla Baviera della quale sono perfino più ricchi. Semmai un divario
esiste con i lander dell'Est che fino a vent'anni fa erano ancora sotto il
tallone stalinista; ma non paragonabile al nostro Mezzogiorno.
Una Padania
istituzionalizzata, con un suo governo ed un suo Parlamento, può anche essere
generosa nel periodo iniziale di un siffatto federalismo, ma avrebbe gettato le
basi di una reale separazione tra l'Italia peninsulare e quella cisalpina.
Quest'ultima centripetata dall'Europa, l'altra piegata verso il Maghreb, la
Grecia, l'Albania e l'incrocio dei traffici mafiosi del Mediterraneo e
dell'America Latina, lontana ma molto presente.
E' questo il
federalismo macro-regionale? Temo di sì e per questo lo avverso, da italiano e
da europeo.
Due parole su un
altro nordismo che meriterà però un più articolato discorso: il nordismo
europeo che molti coltivano dopo la battaglia tra la speculazione
internazionale e l'Unione europea. La battaglia procede a fasi alterne, ma la
guerra è ancora tutta da combattere e non sarà vinta fin quando l'Unione non
sarà diventata un vero Stato federale, magari a due velocità ma con la moneta
comune sempre più al centro del sistema.
Molti (e Zingales
tra questi) suggeriscono di spaccare in due l'area e la moneta dell'Unione:
un'area Sud con un euro-sud e un'area Nord con un euro-nord.
La geografia non è
coerente fino in fondo: nel nord-nordest ci sono paesi come i Baltici, la
Romania, la Bulgaria, i cui fondamentali sono forse più compatibili con il Sud;
ma questi sono dettagli, sia pure assai eloquenti.
Non si capisce se
l'euro-sud sarebbe una moneta diversa e se avrebbe una sua diversa Banca centrale.
Se così fosse, la speculazione internazionale avrebbe a disposizione una vasta
prateria, da Lisbona a Madrid, ad Atene passando probabilmente anche dai
territori italiani a sud di Firenze.
Se invece l'area
Sud avesse la stessa moneta del Nord con una banda d'oscillazione attorno al
cambio fisso dell'Euro, è di tutta evidenza che per la speculazione
internazionale sarebbe un gioco da bambini distruggere l'intero meccanismo.
Per quanto
riguarda l'Italia, allora sì, la secessione non più solo di fatto ma
istituzionale sarebbe inevitabile, con la Padania agganciata all'euro e il
resto d'Italia ad un qualche fiorino di antica e non commendevole memoria.
E' questo che
volete? A me sembra pazzesco il solo pensarlo. LR 16
Il MediaClub
Germania, associazione di giornalisti e operatori dell'informazione di
origine italiana, chiede alle associazioni e ai cittadini italiani
di sottoscrivere il seguente appello di solidarietà con la FNSI per la
sua battaglia in difesa della libertà d' informazione in Italia e
all’estero, quest’ultima in particolare minacciata dal drastico taglio dei
contributi ministeriali
I giornalisti
italiani e di origine italiana aderenti al MediaClub Germania, insieme ad
associazioni e testate che aderiscono a questo appello, esprimono il loro
allarme per le limitazioni arrecate alla libertà dell’informazione e al
diritto d‘informazione in Italia.
Questo allarme non
è disgiunto da quello che esprimiamo per le altrettanto preoccupanti
condizioni dell’informazione e della cultura di lingua italiana tra le
comunità italiane all’estero.
L’indebolimento
progressivo del servizio d’informazione pubblico, l’inadeguatezza di Rai Italia
(ex Rai International), il criptaggio di film e avvenimenti sportivi e
provvedimenti censori, come la sospensione di trasmissioni di contenuto
politico prima delle ultime elezioni regionali, scoraggiano sempre
più il legame politico e culturale degli italiani all’estero con la
madre patria.
La legge che
sancisce il voto all’estero ha rappresentanto un momento di speranza per la
maggioranza degli italiani che non vogliono recidere i legami con il
proprio paese di origine.
Alla
promulgazione di questa legge hanno fatto seguito però provvedimenti che
sembrano andare in una direzione contraria agli scopi e alle intenzioni che
l’hanno ispirata.
Sono stati
tagliati drasticamenti i mezzi finanziari agli istituti italiani di
cultura, ai servizi sociali consolari, agli enti gestori
dell'intervento scolastico, ai comites, sono stati o verrano eliminati interi
consolati o agenzie consolari.
Particolarmente drammatici
e inaccettabili sono infine i tagli finanziari inflitti alla stampa
italiana all’estero, che da sempre rappresenta realtà italiane in tutto il
mondo che altrimenti resterebbero ignorate.
In questo contesto
il MediaClub Germania invita gli italiani in Germania e le loro
associazioni:
- a seguire e ad
appoggiare le battaglie in difesa della libertà di informazione e di
stampa sostenute in Italia dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana;
- a protestare,
apponendo la loro firma, sotto questo appello, contro tutti quei
provvedimenti restrittivi che si ripercuotono negativamente sulla
diffusione dell’informazione e sulla crescita culturale e sociale degli
italiani all’estero.
- a chiedere una
riforma del servizio d’ informazione pubblico in Italia che lo renda
indipendente dai condizionamenti politici e che attraverso tutti i suoi programmi,
radiofonici e televisivi, tenga conto sia delle esigenze che del ruolo
attivo di tante e forti comunità italiane all’estero
Il MediaClub
Germania, da sempre impegnato nel tessere rapporti con i media tedeschi,
prendendo atto positivamente dell’aumento dei tempi di trasmissione di “Radio Colonia”, il programma in lingua
italiana del WDR Funkhaus Europa, continuerà a richiedere una maggiore
attenzione dei media di questo paese per la presenza italiana e delle altre
minoranze.
E’ convinto
inoltre che solo una forte connessione tra tutte le organizzazioni della
comunità italiana qui residente permetta una miglior tutela dei diritti dei
connnazionali, a cominciare proprio da quelli di una corretta e adeguata
informazione. MediaClub Germania, de.it.press
Anche mio padre
era emigrato in America, come milioni di connazionali. Sono stati circa
29 milioni dalla seconda metà dell’800 al 1980. Mio padre ha avuto la fortuna
di ritornare in Patria dopo qualche anno. Ma i più sono rimasti, molti illusi
dal sogno di ritornare presto in patria con un gruzzolo di quattrini.
Sono partiti con tanti sogni, paure, speranze e illusioni, affollati nei treni
e poi nei piroscafi. Tutti, in quella valigia di cartone ripiena di masserizie
e che oggi va a ruba per esporla nei musei, c’era soprattutto la fede trasmessa
dai loro avi e l’immagine del santo patrono, regalo del vecchio parroco.
Hanno faticato e lavorato senza risparmiarsi
per comprare un fazzoletto di verde, poi costruirsi un tetto, risparmiare un
po’ di denaro per inviarlo ai loro cari che avevano lasciato in lacrime o con
l’illusione di tornare con qualche risparmio. Oggi, anche se rimangono tuttavia
delle frange di povertà, la situazione per molti è cambiata. I connazionali si
sono fatti onore, in tutti i campi, orgogliosi tuttora di essere rispettati
acquistando sempre più la stima del Paese ospitante.
Hanno onorato e onorano anche la loro Patria,
la nostra. Nel Paese ospitante, infatti, si sono ricercati ed hanno costituito
come per incanto gruppi, associazioni culturali, religiose e non, società,
divenendo i paladini e rappresentanti della nostra “Bella Italia”. Hanno promosso
la lingua, la cultura, i costumi e tutto ciò che emana sapore italiano, anche
la “pizza”, e una infinità di altre cose.
Dopo che mio padre era tornato, ne ho seguito
le tracce come missionario scalabriniano e per 33 anni ho cercato di svolgere
la mia missione tra i miei, quelli di Oltre Oceano. Ne ho incontrati tanti,
sempre fiduciosi e riconoscenti verso i loro missionari. Anch’io ne sarò sempre
riconoscente. Richiamato in Patria per servire la Congregazione, che ha come
missione la condivisione della vicenda migratoria mondiale, ho l’impressione
però che in molti di noi prevalga un vuoto di memoria. Ascoltando le vicende
umane dei tantissimi che tuttora vivono nella diaspora si ha lo stesso sentore
che si sentano dimenticati.
Le cause? Le risposte potrebbero essere
chissà tante, ma una cosa è certa: la perdita di memoria di un passato
meritevole, non lontano peraltro. Basterebbe una semplice ma sostanziale
domanda: a chi sono dovuti la ricostruzione del Paese nei decenni del dopo
guerra? il benessere che oggi gode il Paese? e la ripresa economica? Lo
sappiamo: alle migliaia, meglio ai milioni di connazionali, che hanno svuotato
paesi, campagne, regioni di tutta la penisola in cerca di un futuro meno
ingrato, lasciando, a chi rimaneva, scampo per sopravvivere e arricchirsi. Ed è
proprio qui dove la memoria fa cilecca.
A distanza di anni, infatti, si ha
l’impressione che molti nel nostro bel Paese l’abbiano persa, dimentichi anche
di una preghiera per quanti non sono più tornati. Mi auguro che per l’avvenire
siano sempre meno. E a proposito non ci mancano le occasioni per ricuperarla. Soprattutto
quelle che offre l’attuale fenomeno migratorio mondiale, sul quale spesso ci
interroghiamo, sorpresi per le peripezie a cui sono soggetti uomini e donne di tutte
le età, le stesse dei nostri padri e nonni. Particolarmente là dove fiumi e
mura sono invalicabili, i mari turbolenti e pronti ad inghiottire i
malcapitati, là dove “la migra” o le vedette costiere sono in agguato.
Verso questo fenomeno, per molti ancora
troppo nebuloso, siamo chiamati, autorità, associazioni, chiesa e ognuno
di noi, a dare una risposta coerente, la migliore. Per una società sana e
fraterna, ricca di culture e riconoscente per l’apporto che generosamente
offrono quanti ora vivono alla porta accanto.
Lorenzo Bosa,
Scalabriniani 3/2010
Anche gli italiani all’estero avranno il Codice Fiscale. Parere favorevole
in Commissione
ROMA - Anche gli italiani all’estero avranno il
Codice Fiscale. È solo una delle novità contenute nel decreto
"Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica
Amministrazione con cittadini e imprese e delega al Governo per l'emanazione
della Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche e per la codificazione
in materia di pubblica amministrazione" che, ora alla Camera, è esaminato
per le parti di competenza dalla Commissione Affari Esteri nella seduta di
ieri, 12 maggio, cui ha partecipato il sottosegretario Mantica.
Relatore del
provvedimento, l’onorevole Enrico Pianetta (Pdl) ha spiegato che l'articolo 16
del decreto, modificando il DPR 605/1973 - "Disposizioni relative
all'anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti" - prevede
che ai cittadini italiani iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero
(AIRE) venga attribuito d'ufficio, da parte dell'amministrazione finanziaria,
il codice fiscale. L’attribuzione, ha precisato, farà seguito all’allineamento
dei dati anagrafici in possesso degli uffici consolari e delle AIRE comunali.
Dall’entrata in vigore della legge, quindi, anche agli italiani all'estero
verrà attribuito automaticamente il codice fiscale già vigente per quelli
residenti in Italia.
Secondo l’articolo
16, saranno i comuni a dover trasmettere, all'atto dell'iscrizione nell'AIRE, i
dati dei cittadini all'anagrafe tributaria. L'attribuzione del codice fiscale
verrà quindi comunicata ai connazionali dai Consolati. Il tutto utilizzando le
risorse disponibili a legislazione vigente, cioè non è previsto lo stanziamento
di nessun finanziamento per le amministrazioni coinvolte.
Pianetta ha quindi
illustrato l’articolo 26 che introduce norme sul servizio temporaneo dei
dipendenti pubblici all'estero. Le novità introdotte in questo caso riguardano
molteplici aspetti su carriera e previdenza. Si prevedono anche l'istituzione
di una banca dati del personale in servizio temporaneo all'estero; norme
specifiche per il personale direttivo ed insegnante degli istituti di
istruzione di ogni ordine e grado (sarà il Miur a decidere anno per anno il
contingente da cui il Ministero degli esteri potrà attingere). Pianetta ha
quindi presentato la proposta di parere favorevole, poi approvata dalla
Commissione.
Al sottosegretario
Mantica che ha auspicato "un celere iter di approvazione del
provvedimento", di cui ha sottolineato la "particolare
rilevanza", ha fatto seguito l’intervento dell’on. Narducci (Pd) che ha,
sì, espresso "soddisfazione" per le misure previste, ma anche
ricordato "le difficoltà in cui versano le nostre rappresentanze consolari
impegnate nel processo di raccolta di dati fiscali, a causa del difficoltoso
accesso alla rete informatica, il cui potenziamento richiederebbe maggiori
investimenti da parte del Governo".
Di seguito il
parere approvato dalla Commissione.
"La III
Commissione (Affari esteri e comunitari),
esaminato il testo
del disegno di legge recante "Disposizioni in materia di semplificazione
dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese e delega al
Governo per l'emanazione della Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche
e per la codificazione in materia di pubblica amministrazione", come
risultante dall'esame degli emendamenti;
esprimendo
soddisfazione per l'opportuna estensione, operata dall'articolo 16 del
provvedimento, ai nostri concittadini all'estero dell'automatica attribuzione
del codice fiscale, già vigente per i cittadini residenti in Italia, ai fini di
una gestione unitaria e coerente dei dati e delle notizie di natura fiscale da
parte dell'anagrafe tributaria;
con riferimento
alla norma, di cui al successivo articolo 26, sul servizio temporaneo dei
dipendenti pubblici all'estero, apprezzata la finalità di promuovere la
mobilità internazionale dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni italiane
presso enti, organismi internazionali ovvero Stati esteri, grazie ad un quadro
normativo coerente e semplificato che garantisca parità di trattamento ai fini
di progressione di carriera e di remunerazione rispetto al servizio prestato in
Italia;
valutata, infine,
positivamente la previsione di un sistema di monitoraggio, tramite
l'istituzione di una banca dati, sulla consistenza del personale in servizio
temporaneo all'estero e di una regolare informativa al Parlamento da parte del
Dipartimento della funzione pubblica; esprime parere favorevole". (aise)
Consolati. Dal 20 maggio passaporto biometrico. Scrivania web e sportello
di casting saddisfation
Siglato alla
Farnesina un Protocollo per l’ottimizzazione della produttività e la
realizzazione di programmi di innovazione digitale - Frattini: “Dal 20 maggio
avremo, in Italia ed all’estero, il nuovo passaporto biometrico che conterrà in
un microchip i dati e le impronte digitali della persona”
ROMA - Il ministro
degli Esteri Franco Frattini e il ministro per la Pubblica Amministrazione e
l’Innovazione Renato Brunetta, hanno siglato martedì 11 aprile alla Farnesina
un Protocollo d’intesa per l’ottimizzazione della produttività del lavoro e la
realizzazione di programmi di innovazione digitale. La firma è stata preceduta
da una breve visita della Fanesina nel corso della quale Brunetta ha avuto modo
di osservare alcune dimostrazioni delle tecnologie impiegate dall’Unità di
Crisi per individuare i connazionali all’estero e l’innovativa piattaforma
informatica “@doc” per la gestione dei flussi documentali. Il ministro ha anche
visitato il moderno asilo nido del Mae che ospita 84 bambini ed è operativo dal
1978.
Il Protocollo
siglato dai due ministri si prefigge di valorizzare il merito e la
produttività, di semplificare l’accesso ai servizi, di misurare la soddisfazione
degli utenti, nonché di andare avanti sulla strada della Posta Elettronica
Certificata (PEC) e della digitalizzazione dei documenti cartacei. Nell’ambito
dell’intesa, che avrà la durata triennale e a richiesta potrà essere rimodulata
con cadenza semestrale,la definizione di iniziative e progetti specifici
continuerà ad essere assicurata dal Comitato tecnico istituito con un
precedente Protocollo sottoscritto dalle Parti nel dicembre 2008.
“La Farnesina – ha
spiegato nel corso delle conferenza stampa il ministro Frattini -
seguendo le linee guida della riforma Brunetta, ha attivato la PEC in tutte le
strutture di livello dirigenziale e presso la rete delle sedi all’estero. A
tutt’oggi 206 indirizzi diplomatico - consolari hanno già la posta certificata.
Abbiamo inoltre proceduto alla ‘dematerializzazione’ dei documenti cartacei,
ovvero alla messa in rete dei loro contenuti. Un’operazione che ha già permesso
di eliminare, solo nel 2009, 1.600.000 fogli di carta. In questa ottica – ha
proseguito Frattini – è stata anche realizzata per ogni impiegato, funzionario
o dirigente del Mae, una vera e propria scrivania web, cioè postazioni dove
l’operatore, senza bisogno di consultazioni cartacee, può accedere ai dati di
tutta la rete intranet, compresa quelli presenti nelle sedi estere”. Il
ministro ha poi ricordato le iniziative intraprese dalla Farnesina, sulle
orme del progetto trasparenza promosso dal ministro Brunetta, che hanno portato
alla pubblicazione sul web di tutti i recapiti istituzionali, dei curricula
e delle retribuzioni dei dirigenti, delle consulenze esterne, nonché dei tassi
di assenza e presenza del personale. Un punto, quest’ultimo, che ha fatto
emergere risultati lusinghieri anche rispetto ad altri dicasteri. Frattini ha
poi sottolineato il lavoro svolto, al fine di dare contenuti al criterio della
meritocrazia, per la imminente realizzazione di un sistema di
monitoraggio e valutazione della performance delle strutture e dei dipendenti
del Mae. Dal ministro è stata anche ricordata la positiva attività portata
avanti dalla Farnesina attraverso l’Unità di Crisi, il fiore tecnologico
all’occhiello del Mae, e i siti www.viaggiaresicuri.it e
www.dovesiamonelmondo.it . Un portale, quest’ultimo, che ad oggi ha visto la
registrazione di 400.000 cittadini italiani temporaneamente in viaggio e che,
secondo Frattini, dovrebbe prevedere nuovi incentivi atti a favorire la
procedura di registrazione.
“Abbiamo avviato
da tempo – ha poi spiegato Frattini - il percorso che, a partire dal prossimo
20 maggio ci permetterà di emettere, in Italia ed all’estero, il nuovo
passaporto biometrico. Un documento di riconoscimento che conterrà in un
microchip i dati e le impronte digitali del titolare del passaporto. Il
microchip, che avrà un livello di sicurezza testato e certificato in sede
europea, non potrà essere contraffatto e sarà leggibile solo dagli uffici
preposti”. Il Ministro ha infine evidenziato sia la necessità di introdurre in
ogni sede diplomatica e consolato uno sportello di casting saddisfation, volto
a registrare il grado di soddisfazione dell’utenza rispetto all’erogazione dei
servizi (nel 2009 il livello di gradimento dei cittadini per il lavoro del Mae
si è attestato all’81%), sia l’utilità del consolato digitale, ovvero dei
servizi consolari a distanza, per i nostri connazionali
all’estero.
Il ministro
Brunetta, dopo aver evidenziato l’alto livello raggiunto dalla Farnesina nel
settore della digitalizzazione dei documenti cartacei e nell’uso della Posta
Elettronica Certificata, ha sottolineato come ormai il progetto trasparenza,
relativo alla pubblicazione degli stipendi e dei curricula dei dirigenti, del
tasso delle presenze e della produttività, sia stato realizzato, contrariamente
a quanto avviene negli uffici pubblici decentrati, da tutta l’amministrazione
centrale.
“Rispetto alla
Posta Elettronica Certificata – ha poi puntualizzato Brunetta – sto
conducendo una grande battaglia affinché la PEC venga adottata da tutte le
amministrazioni periferiche e centrali. Il mio sogno è che uno specifico
provvedimento stabilisca una data limite oltre cui l’utilizzo della posta
certificata divenga obbligatorio per la Pubblica Amministrazione. In realtà
questo obbligo è già previsto da cinque anni, ma l’attuazione ha richiesto
tempi lunghi. Siamo vicini tecnologicamente a questo risultato e credo che in
un paio di mesi potremo raggiungere l’obiettivo”.
Brunetta ha poi
ricordato come il Codice dell’amministrazione digitale, che contiene le nuove
regole per la comunicazione nella P.A., dovrebbe vedere la luce entro la fine
dell’anno, dopo la conclusione del dibattito parlamentare. “Con la riforma
della P.A. – ha infine precisato il ministro rispondendo alle domande dei
giornalisti - noi vogliamo premiare l’aumento della produttività e dei servizi.
Non puntiamo al licenziamento del personale ma ad una sua riqualificazione. Io
credo in una Pubblica Amministrazione di qualità, trasparente e in diretto
contatto con il pubblico”. (Goffredo Morgia – Inform)
Per una “vera razionalizzazione” della rete consolare. Interpellanza
dell’on. Garavini
ROMA - "Predisporre e presentare alle Camere
in tempi rapidi un piano di reale "razionalizzazione" della rete
diplomatico-consolare basato sui seguenti orientamenti: il superamento delle
azioni di chiusura in corso, l'eliminazione degli sprechi, numerosi e diffusi,
che persistono nella rete, l'adozione di misure di semplificazione
amministrativa da tempo annunciate ma solo in piccola parte realizzate,
l'accelerazione, sulla base di investimenti adeguati in termini di risorse
finanziarie e umane, dei programmi di rinnovamento tecnologico capaci di far
conseguire in tempi precisi e ragionevoli gli standard di efficienza
necessari": questa la richiesta contenuta nella interpellanza urgente
presentata in Commissione Esteri dalla deputata del Pd Laura Garavini che,
insieme ad altri 47 deputati tra cui gli eletti all’estero Porta (Pd) e Razzi
(Idv), la indirizza al Ministro degli Esteri, Franco Frattini.
Nella premessa si
ricorda che "le azioni di Governo compiute negli ultimi anni sulla rete
diplomatico-consolare sia in termini di attribuzione di risorse finanziarie che
di adozione di soluzioni organizzative, sono ad avviso degli interpellanti in
evidente contraddizione con l'esigenza di renderla più estesa e moderna al fine
di consentire al Paese di competere adeguatamente a livello globale; questa
divaricazione si evidenzia sia sul piano degli interventi riguardanti la
presenza decentrata del Ministero degli esteri che su quello relativo a
strumenti promozionali non meno importanti, quali gli istituti di cultura, le
scuole e i corsi di lingua e cultura italiana all'estero, l'ICE e le camere di
commercio".
"In
applicazione della legge finanziaria per il 2007 (n. 296 del 2006, articolo 1,
comma 404) – prosegue al deputata – è stato avviato e realizzato un percorso di
"razionalizzazione", articolato in tre fasi successive, che ha
comportato nel recente passato una drastica contrazione della rete
diplomatico-consolare; il Ministero degli affari esteri, al di fuori di ogni
prescrizione normativa, ha avviato una quarta fase di riduzione della presenza
all'estero dell'amministrazione dello Stato italiano che prevede, tra la fine
del 2009 e l'inizio del 2011, la chiusura di diciotto sedi consolari (tredici
in Europa, due negli Stati Uniti, due in Australia, uno in Sudafrica), con
prevedibili conseguenze negative per l'accesso ai servizi da parte delle
comunità italiane e per le condizioni logistiche di lavoro del personale
assunto in loco; l'Amministrazione ha accompagnato questa quarta fase di
"razionalizzazione" con un piano di riduzione dei costi ammontante a
otto milioni di euro, che alla prova dei fatti si è rivelato impreciso, in
quanto non si sono calcolati realisticamente gli oneri di trasferimento del
personale, degli archivi, nonché quelli della sistemazione logistica delle sedi
riceventi e del reperimento di nuovi spazi".
"Sulla quarta
fase – si ricorda ancora in premessa – la Commissione esteri della Camera dei
deputati è intervenuta nel luglio del 2009 con una risoluzione (atto n.
7-00193) con la quale si impegnava in modo unanime il Governo a riconsiderare
le modalità di razionalizzazione degli uffici consolari all'estero, ad
applicare il processo di revisione e ammodernamento delle procedure
amministrative, nonché ad accelerare l'informatizzazione destinata al
funzionamento del "consolato digitale", a verificare le modalità
transnazionali di accesso alle strutture consolari da parte dei nostri
cittadini; la risoluzione impegnava, altresì, il Governo a presentare una nuova
ipotesi di intervento al Parlamento e al CGIE entro il 2009; la presentazione,
da parte del sottosegretario Alfredo Mantica, della nuova ipotesi di
"razionalizzazione" della rete diplomatico-consolare, avvenuta nel
corso della riunione congiunta delle Commissioni esteri di Camera e Senato del
giorno 23 febbraio 2010 e sostanzialmente confermata dalla Relazione di Governo
al comitato di presidenza del Consiglio generale degli italiani all'estero
presentata in data 26 marzo 2010, non solo non ha comportato alcuna novità
rispetto al piano già respinto dalla Commissione esteri della Camera, ma ha
riaperto alcune ipotesi di chiusura che sembravano scongiurate, come quelle
riguardanti i consolati di Detroit, di Philadelphia, di Brisbane, di Adelaide,
di Saarbrücken e l'agenzia consolare di Mannheim. In generale non ha offerto
alcun parametro obiettivo di efficienza, funzionalità gestionale e
semplificazione delle procedure a sostegno delle decisioni assunte".
"Di fronte
alle ipotesi di chiusura di consolati che finora hanno avuto un'insostituibile
funzione di servizio a beneficio di consistenti comunità italiane e di
promozione dell'interscambio economico-commerciale e culturale con aree di
importanti Paesi, come la Germania, la Svizzera, la Francia, l'Australia e altri,
si sono manifestate esplicite riserve da parte di interlocutori internazionali
e manifestazioni di disponibilità a trovare soluzioni, soprattutto logistiche,
capaci di evitare ulteriori costi. Di tali disponibilità non si è tenuto conto
nella nuova ipotesi governativa di razionalizzazione della rete
diplomatico-consolare; la comparazione tra i risparmi preventivati e i costi
politici e sociali da pagare nei confronti dei nostri interlocutori
internazionali e delle comunità italiane – per i firmatari dell’atto – non
giustifica l'insistenza sulla cosiddetta quarta fase di
"razionalizzazione" e, meno ancora, il perseguimento di ulteriori
tagli; la sperimentazione nel frattempo avviata di esperienze di innovazione
tecnologica, quale il "consolato digitale", pur avendo una
indiscutibile valenza strategica, alla prova dei fatti non consente di
recuperare in tempi idonei gli standard di servizio assicurati dalla rete
esistente; più certi e consistenti risparmi utili per una maggiore efficienza
della rete diplomatico-consolare, si potrebbero realizzare riducendo i margini
di spreco e le duplicazioni presenti nella struttura esistente, unificando, ad
esempio, in un'unica figura di riferimento diplomatico le diverse
rappresentanze operanti nella stessa sede (Bruxelles, Parigi e Vienna),
integrando gli uffici amministrativi nelle stesse località, promuovendo una più
estesa applicazione delle procedure di semplificazione amministrativa,
razionalizzando l'assetto logistico delle nostre rappresentanze, trasformando
alcuni consolati generali in agenzie consolari presso le ambasciate presenti
nella stessa città, evitando, a fronte di generalizzate difficoltà finanziarie,
l'aumento dell'indennità di sede per i diplomatici".
Alla luce di tali
considerazioni, dunque, i deputati chiedono a Frattini "se non intenda
predisporre e presentare alle Camere in tempi rapidi un piano di reale
«razionalizzazione» della rete diplomatico-consolare basato sui seguenti
orientamenti: il superamento delle azioni di chiusura in corso, l'eliminazione
degli sprechi, numerosi e diffusi, che persistono nella rete, l'adozione di
misure di semplificazione amministrativa da tempo annunciate ma solo in piccola
parte realizzate, l'accelerazione, sulla base di investimenti adeguati in
termini di risorse finanziarie e umane, dei programmi di rinnovamento
tecnologico capaci di far conseguire in tempi precisi e ragionevoli gli
standard di efficienza necessari".
(aise 12)
Il sottosegretario Scotti conferma le chiusure di Saarbrücken e Norimberga
ROMA -
"Predisporre e presentare alle Camere in tempi rapidi un piano di reale
"razionalizzazione" della rete diplomatico-consolare basato sui
seguenti orientamenti: il superamento delle azioni di chiusura in corso,
l'eliminazione degli sprechi, numerosi e diffusi, che persistono nella rete,
l'adozione di misure di semplificazione amministrativa da tempo annunciate ma
solo in piccola parte realizzate, l'accelerazione, sulla base di investimenti
adeguati in termini di risorse finanziarie e umane, dei programmi di
rinnovamento tecnologico capaci di far conseguire in tempi precisi e
ragionevoli gli standard di efficienza necessari": questa la richiesta
contenuta nella interpellanza urgente presentata dalla deputata del Pd Laura
Garavini, insieme ad altri 47 deputati tra cui gli eletti all’estero Porta (Pd)
e Razzi (Idv), cui il 13 maggio in Aula ha risposto il sottosegretario agli
esteri, Vincenzo Scotti che ha prima ripercorso le diverse fasi che hanno
portato al piano del Mae e, quindi, difeso e giustificato tutte le scelte
fatte.
Scotti ha
richiamato "la complessità del quadro politico internazionale" cui la
rete deve adeguarsi; la crisi che "ci chiama a fornire un sostegno
efficace ed al passo coi tempi sia all'internazionalizzazione delle imprese
italiane, sia alla promozione del sistema Paese nel suo complesso" e la
"sfida che ci troviamo di fronte di valorizzare al massimo questo prezioso
strumento al servizio del Paese".
Ricordato il
contributo del Mae al contenimento della spesa pubblica come imposto dalle
diverse Finanziarie, Scotti ha ricordato le varie fasi del piano di
razionalizzazione, gli accorpamenti e le chiusure, ma anche le innovazioni
tecnologiche introdotte negli ultimi tempi. Il sottosegretario ha quindi
sottolineato che il piano "è stato debitamente presentato agli
interlocutori istituzionalmente interessati in molteplici occasioni" e
assicurato che "in ogni circostanza, le istanze formulate dagli
interlocutori sono state registrate, valutate e tenute in debita
considerazione, tanto da non esitare a ricalendarizzare gli adempimenti del
piano in presenza di particolari esigenze politiche, logistiche o
funzionali".
"Sempre per
venire incontro agli auspici degli interlocutori istituzionali o delle
collettività coinvolte – ha aggiunto – il processo di razionalizzazione della
rete sta prendendo in esame, in taluni casi, anche l'istituzione di sportelli
consolari o di consolati onorari, per mantenere il contatto con le collettività
e con le autorità locali nelle sedi in chiusura. Infine, sono state tenute in
conto anche le necessità congiunturali avvertite dal personale di ruolo o a
contratto in servizio all'estero. Si pensi all'esigenza di consentire ai figli
di completare l'avviato anno scolastico".
"Sempre nella
prospettiva di una corretta e costruttiva dialettica con il Parlamento – ha
proseguito Scotti – le misure accennate dagli onorevoli interpellanti per fare
fronte alle ridotte disponibilità finanziarie e rendere, al contempo, più
efficiente la rete, sono state prese in ampia considerazione dal Ministero
degli affari esteri, che peraltro le ha già parzialmente attuate laddove
ritenuto opportuno e possibile in base alle prioritarie esigenze in loco".
Sulla riorganizzazione della rete consolare in Germania, Scotti ha confermato
le chiusure di Saarbrücken e Norimberga e ribadito che "i contatti con le
autorità tedesche, in merito all'istituzione di eventuali strutture consolari
più "leggere" in loco, hanno fatto emergere una loro preclusione
rispetto a soluzioni diverse dal mantenimento di un vice consolato, quale
livello minimo di presenza consolare".
Scotti ha quindi
citato il DPR 54/2010 che "permetterà l'utilizzo, nell'esercizio
successivo, degli eventuali avanzi di gestione e consentirà ad ogni singolo
ufficio un più ampio margine di operatività. La possibilità per le sedi estere
di erogare servizi a pagamento alle imprese e servizi all'utenza sotto forma di
organizzazione di corsi di lingua e cultura italiana – ha spiegato – darà modo
non solo di valorizzare le attività di promozione e sostegno dei nostri uffici
all'estero, ma garantirà anche una maggiore autonomia ed, in ultima analisi, un
abbattimento dei costi di funzionamento delle sedi".
Quindi, ha
concluso, "è del tutto evidente come questa amministrazione non si sia
limitata a realizzare solo una piccola parte delle riforme preannunciate, ma
abbia portato avanti una razionale politica di semplificazione amministrativa.
Tale attività ha riguardato non solo interventi in campo giuridico-normativo,
ma è stata accompagnata anche da una efficace politica di sviluppo della
digitalizzazione dell'attività amministrativa, permettendo la
dematerializzazione di gran parte dei flussi procedimentali e della
documentazione contabile gestita al Ministero e all'estero, al fine di
incrementare l'efficienza degli uffici e di ridurre i costi".
Nella replica,
l’onorevole Tempestini, cofirmatario dell'interpellanza, ha sostenuto che
"il nostro atteggiamento, il mio e quello dell’interpellante, l'onorevole
Garavini è costruttivo, non tende a fare muro contro muro, ma ad evidenziare i
possibili spazi di crescita di questa cultura un po' diversa della presenza
dello Stato italiano nei territori esteri. È per questa ragione, per questo
atteggiamento costruttivo, non distruttivo, che noi facciamo sostanzialmente
riferimento - questa è la questione - ad una sorta di quarta fase; è un modo
per semplificare un percorso, un periodo. Dobbiamo convincere il Governo a fare
in modo che, nelle forme opportune, che non devono essere queste, possono
essere quelle in sede di Commissione, come peraltro è già accaduto, si possa
effettuare su questa materia, in evoluzione e rispetto alla quale lei stesso ci
ha preannunciato ulteriori passi e ulteriori momenti di iniziativa, un
monitoraggio costante". Monitoraggio "animato dalla volontà di
collaborazione" che "dobbiamo mettere in campo tenendo anche conto
del fatto che noi abbiamo un obbligo politico e morale riguardo al cambio della
legge elettorale per il voto degli italiani all'estero".
Quanto alle
ricalendarizzazioni citate da Scotti, Tempestini ha definito "opportuno
che il Governo si renda disponibile per un'attività di monitoraggio con il
Parlamento, perché questo processo - che fa parte di un iter più generale di
riforma del Ministero e della presenza italiana all'estero - abbia nel
Parlamento un interlocutore reale e costruttivo". (aise)
Il “Nein” del Ministro degli Esteri tedesco agli sportelli consolari:
un fallimento tutto italiano
La Confsal
Unsa chiede l’immediata revoca della delibera del Consiglio di
Amministrazione del Mae
Il
Coordinamento Esteri della Confsal Unsa ha appreso da poche
righe di un comunicato stampa tutta la grossolanità ed il pressappochismo con
cui la nostra Amministrazione ha “curato” la ristrutturazione della rete
consolare italiana in Germania.
Risale alle 17.53
del 13 maggio questa dichiarazione del Sottosegretario Scotti: “i contatti con
le autorità tedesche in merito all’istituzione di eventuali strutture consolari
più leggere in loco, hanno fatto emergere una loro preclusione rispetto a
soluzioni diverse dal mantenimento di un vice consolato, quale livello minimo
di presenza consolare”.
Considerato che
nulla, ripetiamo nulla, è trapelato al riguardo - fino ad oggi
- dai vertici del Ministero degli Affari Esteri, desumiamo che si tratti
del “Nein” tedesco agli sportelli ed alle agenzie consolari già previsti per
Saarbrücken, Norimberga ed Amburgo.
Un rifiuto
scontato, se non addirittura provocato, visti i precedenti rifiuti di dialogo
da parte italiana degli ultimi mesi.
Risalgono,
infatti, a poche settimane or sono le dichiarazioni “poco diplomatiche”
del Senatore Alfredo Mantica sul valore politico dei Länder tedeschi.
Ancora riecheggia
l’umiliazione riservata al Presidente del Senato amburghese, nonché alla
sua delegazione , in giro per i corridoi della Farnesina alla ricerca di un
interlocutore che ascoltasse le mille buone ragioni per lasciare in vita un
Consolato prestigioso come quello della città anseatica.
A nulla sono valse
le offerte del Governatore del Saarland di ospitare una struttura consolare nei
locali della cancelleria di stato della capitale Saarbrücken.
Stesso discorso
per le sedi di Norimberga e Mannheim, per le quali i rispettivi borgomastri
avevano offerto locazioni gratuitamente.
In questo contesto,
impressionante il silenzio del Ministro degli Affari esteri, On. Frattini, che
nulla ha fatto per arginare lo scatafascio diplomatico in atto da mesi in
Germania.
La Confsal
Unsa Esteri, nell’evidenziare il silenzio intenzionalmente osservato
dall’Amministrazione in merito alle posizioni tedesche
conosciute già da tempo , chiede con forza che il MAE sospenda da subito
questa politica dei fatti compiuti e, in totale assenza di concertazione
con le parti sociali, ribadisce il proprio NO a questo “colpo
di spugna”, che spazza via, grazie alla delibera del Cda del MAE del
14 maggio 2010, i legittimi interessi della collettività italiana in
Germania e dei lavoratori della Farnesina.
La Confsal
Unsa Esteri chiede che il “no” tedesco agli sportelli e alle agenzie
consolari venga innanzitutto verificato e spiegato a tutte le parti
coinvolte, al fine di individuare soluzioni condivise. E'
infatti incomprensibile come le strutture consolari in
parola, asseritamente non ammesse dalla Germania sul proprio territorio,
abbiano potuto costituire nel passato una valida
alternativa alla chiusura definitiva di rappresentanze italiane in Paesi
come il Canada, la Francia e il Regno Unito.
La Confsal
Unsa Esteri si renderà portavoce nei confronti del Ministro degli
Esteri tedesco, dr. Guido Westerwelle, delle istanze di revisione della
posizione della Germania sulla costituzione di Agenzie, ovvero Sportelli
consolari italiani, alla luce degli interessi della nostra emigrazione,
nonchè dei lavoratori del MAE.
In assenza di
assicurazioni da parte dei vertici del MAE, la Confsal Unsa Esteri
dichiarerà lo stato di agitazione del personale. Confsal Unsa Esteri,
de.it.press
Chiusure consolari scioccanti. Di Biagio: difenderemo con ogni mezzo
Saarbrücken e Norimberga
Roma – “Le
dichiarazioni del Sottosegretario Scotti intervenuto giovedì 13 maggio in aula
a Montecitorio rappresentano un fulmine a ciel sereno, preannunciando una
delibera – di fatto formalizzata quest’oggi dal Cda della Farnesina – circa la
chiusura delle sedi di cui si era preventivato un declassamento ad Agenzia
Consolare a causa dei riscontri negativi delle autorità tedesche che non
avrebbero accolto questo tipo di soluzione”. Lo ha dichiarato Aldo Di Biagio,
Responsabile Italiani nel Mondo del PdL. “Infatti Scotti ha riferito che le
autorità tedesche hanno fatto emergere una loro preclusione rispetto a
soluzioni diverse dal mantenimento di un vice consolato, quale livello minimo
di presenza consolare, evidenziando – dunque – una ostilità nei confronti delle
scelte organizzative italiane”. “Infatti
– spiega Di Biagio – l’ordinamento tedesco non prevede la sussistenza sul
proprio territorio di realtà rappresentative che non prevedano almeno un referente
di ruolo, - è questo il caso delle agenzie - particolare che poteva essere
facilmente eluso prevedendo un leggero ampliamento di personale, e ovviamente
provvedendo a curare in maniera certamente più fattiva ed attenta le relazioni
con Berlino”. “Per cui la posizione
tedesca – alla luce di quanto esposto dal nostro sottosegretario – avrebbe
condotto alla delibera delle chiusure da parte del Mae, senza alcun tipo di
concertazione o ridiscussione delle evidenze, sebbene il Ministero ed il
Governo fossero già da qualche tempo a conoscenza di questi aspetti, preclusivi
del programma di razionalizzazione così come discusso e già combattuto”. “Il
livello di amarezza è elevato – conclude – in questo modo saltano i piani ed i
percorsi di concertazione già avviati da un anno a questa parte, miranti a
salvaguardare alcune rappresentanze e a riflettere su posizioni alternative, e
ci si ritrova all’improvviso dinanzi a soluzioni già prese senza che nessuno,
parti sociali, parlamentari ed associazioni siano stati informati. Qualora non
ci fosse la volontà di rivedere questa decisione, sarà forte la nostra
opposizione, che prenderà forma in ogni sede dal piazzale della Farnesina,
passando per l’aula di Montecitorio, fino alla piazze delle cittadine tedesche,
per far capire che ci siamo e non vogliamo essere dimenticati”. De.it.press
“Il Governo faccia un
passo indietro per salvaguardare gli interessi dell’Italia nel mondo”
“Siamo soddisfatti
dell’apertura mostrata dal Governo rispetto alla politica finora adottata sulla
gestione della rete consolare. Rispondendo in aula alla nostra interpellanza
urgente, il sottosegretario per gli affari esteri, Enzo Scotti, ha confermato
la necessità di investire risorse in un settore fondamentale per salvaguardare
gli interessi dell’Italia nel mondo”. Lo ha dichiarato la deputata democratica
Laura Garavini, prima firmataria dell’atto parlamentare.
“Un Paese
moderno”, ha spiegato la parlamentare eletta in Germania, “capace di competere
con gli altri a livello globale, non può fare a meno di una rete consolare
funzionante, in grado promuovere l’interscambio economico-commerciale e
culturale con l’estero, offrendo alle aziende e alle autorità locali importanti
punti di riferimenti in questo senso. La chiusura di numerosi consolati in
Europa e nel mondo, decisa dal Governo italiano, è in evidente contrasto con
questa esigenza, ignorando completamente l’alto valore strategico che tali
strutture hanno per l’Italia. Se, per di più, si tratta di un Paese con una
lunga esperienza d’emigrazione, è chiaro come la chiusura di ben 18 sedi crei
indubbi disagi per le consistenti comunità residenti all’estero, che si vedono
negato un loro diritto fondamentale”.
È per questo che i
sostenitori dell’interpellanza, tra cui la presidente del PD Rosy Bindi, il
vicesegretario Enrico Letta e altri autorevoli esponenti del partito come Livia
Turco e Gianni Cuperlo, hanno chiesto al Ministero degli esteri di “ritornare
su quel piano di smantellamento dei consolati”, invitandolo a valutare una
serie di alternative. “Si è tenuto conto delle numerose offerte da parte delle
autorità straniere per ridurre o azzerare i canoni d’affitto?”, ha voluto
sapere la Garavini, alludendo a sedi come Liegi, Mannheim, Saarbrücken,
Mulhouse per le quali sono stati offerti locali gratuiti o comunque a prezzi
meramente simbolici. “Si è adeguatamente valutata la possibilità di eliminare
gli sprechi esistenti attraverso declassamenti o l’accorpamento di
rappresentanze? E si è tenuto conto del fatto che le stesse chiusure in molti
casi provocherebbero costi ingenti per la riorganizzazione delle sedi previste
per l’accoglimento? Sedi che nella maggioranza dei casi non sono
sufficientemente capienti e idonee alla nuova ristrutturazione?”, ha proseguito
la parlamentare democratica.
“Il nostro
gruppo”, ha aggiunto il capogruppo del PD in Commissione parlamentare esteri,
Francesco Tempestini, “ha dimostrato sin dall’inizio un atteggiamento
responsabile e costruttivo. Ora è prioritario che il Governo si renda
disponibile a effettuare sulla questione dei consolati, che è in continua
evoluzione, un monitoraggio costante, animato da una concreta volontà di
collaborazione – volontà”, ha sottolineato Tempestini, “che da parte nostra non
manca”. De.it.press
Riunito il
Comitato permanente sugli Italiani all’Estero - Chiesta dai deputati del Pd
Fedi, Narducci e Garavini un’azione politica più incisiva da parte del Comitato
ROMA – Si è riunito ieri il Comitato
permanente sugli Italiani all’estero della Camera. La seduta è stata introdotta
dal presidente del Comitato Marco Zacchera che ha ricordato come nella
riunione del 21 aprile sia stata segnalata l’opportunità di una riflessione
sulle proposte di legge di modifica dell’esercizio di voto degli italiani
all’estero e di riforma degli organi rappresentativi delle nostre comunità nel
mondo. Alla luce di ciò da Zacchera sono stati illustrati i contenuti salienti
sia delle numerose proposte di riforma del suffragio all’estero presentate alla
Camera ed al Senato - al momento però ve ne sono altre in attesa di
pubblicazione - sia delle audizioni svolte al Senato nell’ambito dell’indagine
conoscitiva sull’applicazione delle norme che regolano le elezioni nella
circoscrizione Estero.
Dopo le comunicazioni del presidente il
deputato del Pd Marco Fedi ha segnalato la perdurante assenza alle
riunioni del Comitato dei deputati della maggioranza, una situazione che
impedisce di fatto uno scambio di vedute sui temi in esame e la ricerca di
posizioni condivise, nonché la disomogeneità delle proposte di riforma del voto
all’estero finora presentate. Secondo Fedi in questo ambito sarebbe comunque opportuno
conoscere anche la posizione del Governo su specifici temi di particolare
rilevanza, come ad esempio il rischio dell’espressione di un voto doppio nel
caso di sistemi misti, lo svolgimento delle operazioni di scrutinio in Italia
per assicurare la competenza giurisdizionale delle Corti d’Appello e le
difficoltà nell’organizzazione dei seggi sul territorio che si verificano in
alcuni Paesi. Fedi, dopo aver evidenziato la sua contrarietà al rinvio delle
elezioni dei Comites e del Cgie stabilito con decreto legge dal Governo, ha
auspicato un utile confronto anche sull’impostazione della riforma della
rappresentanza degli italiani all’estero. Il deputato ha anche richiamato
l’attenzione sulla ripresa presso la Commissione Affari Costituzionali dell’esame
delle proposte di legge in materia di cittadinanza. Un tema sul quale il
deputato aveva richiesto in passato al Comitato un approfondimento per quegli
aspetti che potrebbero interessare i connazionali all’estero. A tal proposito
Fedi ha auspicato l’assunzione da parte del Comitato di una specifica posizione
e la convocazione di un incontro con i rappresentanti del Governo per
capire quale sia la posizione dell’esecutivo su questa problematica.
A sua volta il vice presidente della
Commissione Esteri Franco Narducci si è interrogato sull’opportunità che il
Comitato continui la propria attività alla luce dello scarso peso
politico che lo ha caratterizzato nella presente legislatura. Su questo punto
da Narducci è stato inoltre rilevato come, non solo in ragione delle differenze
regolamentari ma anche a causa della persistente assenza dei deputati di
maggioranza, i provvedimenti che interessano le collettività all’estero
finiscano con l’essere sempre incardinati presso l’altro ramo del Parlamento.
Il deputato del Pd ha concluso il suo intervento ponendo in evidenza come, in
assenza di un significativo aumento della capacità del Comitato di incidere
politicamente, potrebbero venire meno le condizioni per continuare a
partecipare ai lavori.
Anche Laura Garavini (Pd) ha sottolineato la
necessità di un’azione più incisiva da parte del Comitato, che ad oggi
non ha fatto sentire la sua voce su molte questioni assai rilevanti per gli
italiani all’estero. La Garavini, dopo aver rilevato che la maggioranza appare
molto divisa sulle questioni relative ai connazionali nel mondo, ha evidenziato
come l’opposizione, e in particolare il Partito democratico, si stia adoperando
per individuare una posizione unitaria, anche nei due rami del Parlamento.
In sede di replica il presidente Zacchera,
dopo aver precisato che la scarsa incisività del Comitato va soprattutto
ricercata non tanto nell’assenza dei deputati di maggioranza quanto nella sua
natura regolamentare, si è detto pronto ad assumere tutte le iniziative che
potrebbero contribuire a un’azione più efficace del Comitato ed ha condiviso la
necessità, espressa in primo luogo da Fedi, di audire al più presto i
rappresentanti del Governo sui temi discussi nella seduta. (Inform)
Interrogazione per il mantenimento dell’Ufficio Scuola al Consolato di
Dortmund
“Quello della
valorizzazione della lingua e cultura è uno dei settori più importanti per i
nostri connazionali all’estero e nello stesso tempo uno dei più tartassati dal
Governo Berlusconi”. Non nasconde la sua amarezza la deputata democratica Laura
Garavini, prima firmataria di un’interrogazione sulla prossima chiusura
dell’ufficio scuola presso il Consolato di Dortmund, sostenuta anche dai
colleghi Bucchino, Fedi e Porta.
“L’educazione
linguistica è tuttora fondamentale per l’integrazione e la crescita
socio-culturale e scolastica dei bambini italiani”, sottolinea la Garavini,
“soprattutto in Germania, dove il sistema scolastico molto selettivo richiede
un impegno costante a sostegno degli studenti italiani per migliorarne il
rendimento a scuola e scongiurare il rischio di disuguaglianze sociali”. Per
queste ragioni “risulta incomprensibile”, così la parlamentare, “come si faccia
a chiudere l’Ufficio Scuola del Consolato italiano a Dortmund che da tempo
svolge un ruolo insostituibile in questo senso e costituisce un punto di
riferimento non solo per gli oltre 8.000 alunni italiani della zona e le loro
famiglie ma anche per le istituzioni locali, compreso il Governo della regione
Nordreno-Vestfalia”.
“Ci auguriamo”, si
appella la Garavini al Ministero degli esteri, “che si prendano tutte le misure
necessarie per evitare che si determini uno squilibrio nella situazione
consolidatasi negli ultimi anni, garantendo l’operatività dell’Ufficio Scuola
del Consolato di Dortmund”. De.it.press
La scrittrice Antonia Arslan il 18 maggio ospite all’IIC di Monacodi
Baviera
L’Istituto
Italiano di Cultura di Monaco di Baviera annuncia l’incontro con l’autrice
Antonia Arslan. L’evento avrà luogo martedì 18 maggio 2010, alle ore 19, in
Hermann-Schmid-Straße 8, a Monaco di Baviera. Modera e traduce la Dr.ssa
Elisabetta Cavani, libreria ItalLibri. L’ingresso è libero L’evento è
organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e dalla libreria
ItalLibri.
Un secondo
appuntamento con l’autrice si terrà mercoledì 19 maggio, alle ore 18.15, presso
la Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nurnberg (Istitut für Romanistik,
Raum C 702, Bismarckstraße, 1).
Antonia Arslan,
laureata in Archeologia, è docente di Letteratura Italiana Moderna e
Contemporanea presso l’Università di Padova. I suoi studi si incentrano sulla
narrativa popolare italiana e la scrittura femminile.
Nel 2004 Antonia
Arslan dà alle stampe il suo primo romanzo, La masseria delle allodole, ed
ottiene in breve tempo un vasto consenso presso lettori e critici. L’opera fa
parte del percorso dell’autrice verso la riscoperta delle sue origini armene,
un percorso iniziato negli anni Novanta con la traduzione delle raccolte del
poeta armeno Daniel Varujan, Il canto del pane e Mari di grano ed altre poesie
armene. In seguito Antonia Arslan ha curato un libretto sul genocidio degli
armeni (Metz Yeghèr. Il genocidio degli Armeni di Claude Mutafian) e una
raccolta di testimonianze di rifugiati in Italia (Hushèr. La memoria. Voci
italiane di sopravvissuti armeni).
Il nonno della
scrittrice, Yerwant Arslanian, sfuggì assieme alla propria famiglia al
genocidio del popolo armeno in Turchia nel 1915, e nel 1924 chiese al governo
italiano di poter eliminare la finale “-ian” dal suo cognome, in modo da celare
così la propria identità armena. Tuttavia è proprio grazie ai racconti del
nonno che Antonia Arslan è riuscita a ricostruire la storia della sua famiglia
in La masseria delle allodole, romanzo da cui è stato tratto il film omonimo
del 2007, diretto dai fratelli Taviani.
Il primo romanzo
della Arslan, vincitore di numerosi premi (tra cui il Premio Stresa ed il
Premio P.E.N. Club International), è ormai giunto in Italia alla sua
ventitreesima edizione, ed è stato tradotto in quattordici lingue. A La
masseria delle allodole è seguito nel 2009 il romanzo La strada di Smirne. Per
finire, il 2010 è stato l’anno dei riconoscimenti. Il 9 marzo Antonia Arslan ha
ricevuto a Roma la medaglia d’oro del Ministero della Cultura Armena, mentre il
21 marzo a Los Angeles, le è stato conferito il premio “NAREKATSI”,
dell’associazione “Friends of UCLA Armenian Language and Cultural Studies”, per
il suo “contributo significativo al tesoro della cultura armena”. IIC-Monaco,
de.it.press
A Stoccarda il 30 maggio assemblea del Comites con gli on. Di Biagio (PdL)
e Micheloni (PD)
Stoccarda - II
Comites di Stoccarda organizza domenica 30 maggio 2010 dalle ore 10.00 alle ore
12.30 presso il Maritim Hotel Seidenstr. 34 70174 Stuttgart un incontro con
l’on. Aldo di Biagio, responsabile del PdL nel mondo, ed il sen. Claudio
Micheloni, del Partito Democratico.
L'incontro verterà
su: la chiusura dell'agenzia consolare di Mannheim, con conseguente aggravio
delle già esistenti disfunzioni del Consolato di Stoccarda; la diminuzione
delle risorse per l'intervento scolastico culturale; i mancati servizi che
tanti Italiani residenti nel Baden Württemberg negli ultimi mesi stanno
subendo.
A questo incontro
sono stati invitati tutte quelle persone particolarmente
informate su tali
tematiche: i consiglieri Comites di Friburgo, Mannheim e Stoccarda,i
responsabili dei Patronati, i responsabili delle Associazioni, i Sindacati
Scuola, e gli insegnanti impegnati nei corsi di lingua e cultura italiana.
De.it.press
Il film “La masseria delle allodole” a Monaco di baviera
Monaco di Baviera
- L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera invita, nell’ambito della
rassegna cinematografica »Con gli occhi di lei«, alla proiezione del film »La
masseria delle allodole« , che avrà luogo giovedì 20 maggio 2010, alle ore
19.00, presso l’Istituto Italiano di Cultura, Hermann-Schmid-Straße 8 a Monaco
di Baviera. In versione originale con sottotitoli in inglese. Organizza l’Istituto Italiano di Cultura. Ingresso
libero
Il film:
Italia/Bulgaria/Francia/Spagna, 2007, VO, 122 min. Regia di Vittorio e Paolo
Taviani. Con: Paz Vega: Nunik; Moritz Bleibtreu: Youssuf; Arsinée Khanjian:
Armineh; Alessandro Preziosi: Egon
Nel 1915 in una
piccola città della Turchia la guerra sembra lontana, lontane le persecuzioni
contro le minoranze armene. È armena la famiglia Avakian che apre la sua bella
casa per il funerale del suo patriarca. La famiglia Avakian sembra non
avvertire la tempesta che si sta avvicinando e festeggia il restauro della
masseria delle allodole mentre le frontiere vengono chiuse e si ordina il
massacro degli armeni in tutta la Turchia. Il coraggioso film dei fratelli
Taviani è stato presentato fuori concorso alla Berlinale nel 2007. IIC-Monaco,
de.it.press
Delegazione di Arnsberg (NR-W) a Caltagirone, per rinsaldarei “ponti” tra
le due comunità
Rinsaldare il
“ponte” con la Germania, soprattutto con quelle comunità in cui vivono tanti
emigrati siciliani, calatini in particolare, che anche a migliaia di chilometri
di distanza conservano un grande amore per la propria cittadina d'origine.
Questo l'obiettivo
dell'iniziativa promossa dall'associazione Calanchi Bottega Socio-Culturale e
dal Comune di Caltagirone, che giovedì 13 maggio, nel salone di rappresentanza
“Mario Scelba” del municipio, hanno dato vita ad una cerimonia di benvenuto
alla delegazione del Comune di Arnsberg, città di oltre 75 mila abitanti (poco
meno del doppio di Caltagirone) del Nord Reno-Westfalia. Ad Arnsberg vivono
diverse centinaia calatini, che contribuiscono alla sua crescita sociale,
culturale, politica ed economica, e hanno costituito un'associazione presieduta
da Fabrizio Calcagno.
La delegazione
tedesca, formata anche da amministratori e rappresentanti del mondo produttivo,
rimane a Caltagirone fino ad oggi 17 maggio, ed è stata ricevuta dal sindaco
Francesco Pignataro e dall'Assessore al Turismo e Vicesindaco, Alessandra Foti.
“Si tratta di uno
scambio culturale che contribuirà a rafforzare i legami fra Caltagirone e
Arnsberg - ha sottolineato Pignataro - nel segno dell'accoglienza e
dell'integrazione, valori forse troppo spesso dimenticati, specie negli ultimi
tempi, eppure indispensabili per abbattere barriere di ogni tipo e costruire concretamente
un'Europa dei popoli”.
“Con questa
iniziativa - hanno aggiunto Aldo Lo Bianco e Mariapina Di Giacomo,
dell'associazione Calanchi Bottega Socio-Culturale - vogliamo concorrere ad
avvicinare le due comunità e a far conoscere e apprezzare ulteriormente
Caltagirone, per valorizzarne ancora di più le potenzialità anche turistiche”.
(ItalPlanet News)
Alcune delle iniziative dei prossimi giorni a Monaco di Baviera e dintorni
- fino a sabato 30
maggio, c/o Pinakothek der Moderne
(Barerstr.
40, München))
"Gianpaolo Babetto. L'italianità dei gioielli"
Informazioni
presso: www.die-neue-sammlung.de
Ingresso (per l'intero museo): € 10,-/7,- (domenica: € 1,00)
Organizza:
Die Neue Sammlung - The International Design Museum Munich
in cooperazione con l'Istituto Italiano di Cultura
- fino a domenica
6 giugno, 10:00-22:00, c/o Aspekte Galerie im
Gasteig,
2. OG (Rosenheimerstr. 5, München)
"Letizia Battaglia -
Sizilianische Fotografien von 1976 bis 2009"
Ingresso libero
Organizza: Aspekte Galerie
der Münchner Volkshochschule, Münchner
Stadtbibliothek, KOMM-Bildungsbereich Istituto Italiano
di Cultura,
Circolo
Cento Fiori
- fino a venerdì
25 giugno, lun.-gio. 10:00-13:00 e 15:00-17:00,
mer.
10:00-13:00 e 15:00-19:00, ven. 10:00-13:30, c/o Istituto
Italiano di Cultura (Hermann-Schmid-Str. 8, München)
Mostre:
Rita Siracusa "Skulptur" e Silvia Beltrami "Collage"
Due
giovani protagoniste dei nuovi sviluppi artistici in Italia
espongono le proprie opere. Ingresso libero
Organizza: Istituto Italiano di Cultura e Maurer Zilioli Contemporary
Arts
- Brescia, in collaborazione con Air Dolomiti ed ENIT München
- lunedì 17
maggio, ore 19:00, c/o Gasteig, Vortragssaal der Bibliothek
(Rosenheimerstr.
5, München)
per la rassegna
"Europa und der Nationalsozialismus"
"Deutsche
Kriegsverbrechen in Italien"
con Dr. Carlo Gentile,
Universität Köln. Ingresso libero
Organizza: Montagsforum im Gasteig
- lunedì 17
maggio, ore 19:00, c/o Münchner Stadtbibliothek Monacensia
(Maria-Theresia-Str.
23, München)
Asta Scheib: "Das
Schönste, was ich sah"
La scrittrice Asta Scheib legge dal suo romanzo "Das
Schönste, was ich
sah",
che narra della vita del pittore italiano Giovanni Segantini. Ingresso: €5,-
Organizza: Münchner Stadtbibliothek Monacensia in collaborazione con
Verlag Hoffmann und Campe, Hamburg.
- martedì 18 maggio, ore 19:00, c/o
Geschäftsstelle der SPD-Fraktion im
Bayerischen Landtag
(Maximilianeum, München)
Inaugurazione della mostra
fotografica: "55 Jahre 'Deutsche Vita' -
Arbeitsmigration nach
Deutschland", di Antonino Tortorici
Introduce: Norma Mattarei,
responsabile della "Akademie der Nationen"
della Caritas. La mostra resterà aperta fino al 31 agosto
(orario:
lunedì-giovedì 10:00-16:00)
Organizza: SPD-Fraktion im
Bayerischen Landtag
- martedì 18
maggio, ore 19:00, c/o Istituto Italiano di Cultura
(Hermann-Schmid-Str.
8, München)
Incontro con l'autore:
"Antonia Arslan liest aus ihrem Werk"
Moderazione e traduzione a cura della Dr. Elisabetta
Cavani (Libreria
ItalLibri). Ingresso libero
Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura e Libreria Itallibri
- martedì 18
maggio, ore 20:00, c/o Gasteig, Vortragssaal der Bibliothek
(Rosenheimerstr.
5, München)
per la rassegna
"Italien neu verstehen"
"Calcio. Vom Fußball
im Land des Weltmeisters"
con Birgit Schönau, corrispondente dall'Italia del
settimanale "Die
Zeit".
Ingresso: € 6,- Organizza: Münchner Volkshochschule
- mercoledì 19 maggio, ore 18:15, c/o
Friedrich-Alexander-Universität,
Institut für Romanistick,
Raum A 301 (Bismarkstr. 1, Erlangen)
Incontro con l'autore: "Antonia Arslan liest aus ihrem Werk"
Moderazione a cura della Dr. Gabriella Dondolini-Scholl (FAU Erlangen)
Ingresso libero
Organizzatori: Istituto Italiano di Cultura e Sprachenzentrum der
Friedrich-Alexander-Universität
Erlangen-Nürnberg
- mercoledì 19 maggio, ore 19:00, c/o
SPD-Bürgerbüro Süd (Daiserstr.27,
München - U3/U6 "Implerstr")
In
occasione delle celebrazioni per l'anniversario dell'autonomia
siciliana e della terza giornata mondiale dell'autonomia siciliana:
"Regioni e Federalismo: appunti per una discussione"
con
la Prof.Concetta Vacante, politologa dell'Università di Catania.
Organizzatori: Unione Siciliana Emigrati e Famiglie e Circolo PD di
Monaco di Baviera
- mercoledì 19
maggio, ore 19:30, c/o Kino Breitwand Starnberg
(Wittelsbacherstr.10,
Starnberg, Tel: 08151-971800, www.breitwand.com)
nell'ambito della rassegna "il Cinema Italiano
introdotto e commentato
da
Ambra Sorrentino"
Film:
"Tutta la vita davanti" (Regia: Paola Virzi, Italia 2008, 93')
- mercoledì 19
maggio, ore 19:30, c/o Istituto Italiano di Cultura
(Hermann-Schmid-Str.
8, München)
Diavortrag: "Das
Goldene Zeitalter der Mailänder Bühnenmalerei"
Relatore: Dr. Oswald Georg
Bauer, Generalsekretär a. D. der Akademie
der Schönen Künste
Organizza: Società Dante Alighieri Monaco di Baviera e.V.
- 21 maggio - 10 ottobre, Füssen ed
Augsburg
Bayerische
Landesausstellung 2010: "BAYERN-ITALIEN" Mostre:
* KAISER, KULT
UND CASANOVA
Füssen:
Ehemaliges Kloster St. Mang, Lechhalde 3,
ore 9:00-17:30
* KÜNSTLICH AUF WELSCH UND
DEUTSCH
Augsburg:
Maximilianmuseum, Philippine-Welser-Str. 24,
ore 9:00-17:30
* SEHNSUCHT, STRAND UND
DOLCE VITA
Augsburg:
Bayerisches Textil- und Industriemuseum (tim),
Provinostr. 46, ore 9:00-17:30
Il
programma è disponibile all'indirizzo: www.bayern-italien.hdbg.de
Organizza:
Haus der Bayerischen Geschichte, Stadt Augsburg, Stadt
Füssen, Bayerisches
Textil- und Industriemuseum
- 22 maggio - settembre, c/o "Die
Neue Sammlung - The International
Design Museum Munich"
/ Pinakothek der Moderne (Barerstr. 40,
München), martedì-domenica ore 10:00-18:00, giovedì ore 10:00-20:00
"La fabbrica delle idee. Alessi: Storia e futuro"
Ingresso: € 10,-/7,- (domenica: € 1,-)
Organizza: Die Neue Sammlung - The International Design Museum Munich
in
cooperazione con Istituto Italiano di Cultura
- venerdì 28
maggio, ore 19:30, c/o Istituto Italiano di Cultura
(Hermann-Schmid-Str.
8, München)
Diavortrag:
"Innovationen überwinden die Alpen - die Anfänge der
Buchdruckerei in Italien
Relatore: Dr. Bettina
Wagner, Bayer. Staatsbibliothek
Organizza: Società Dante Alighieri Monaco di Baviera e.V.
Subfornitura: accordo tra FVG e CCIE di Monaco di Baviera
Già delineate
alcune linee di indirizzo di attività che verranno svolte, incomings ed
incontri one-to-one, per un rafforzamento della presenza delle aziende della
subfornitura del Friuli Venezia Giulia sul mercato tedesco
Anche il Friuli
Venezia Giulia, con alcune tra le migliori espressioni dell'imprenditoria
locale in veste sia di espositori che di visitatori, ha partecipato alla Fiera
di Hannover 2010, straordinario palcoscenico globale dell'alta tecnologia, di
cui quest'anno l'Italia è stato Paese Partner.
Durante la prima
giornata della fiera, lo scorso 19 Aprile, presso lo Stand del Centro Regionale
della Subfornitura del Friuli Venezia Giulia ed alla presenza del Presidente
della Camera di Commercio di Pordenone, è stato sottoscritto un accordo tra la
Camera di Commercio Italiana di Monaco di Baviera, rappresentata dal Segretario
Generale Alessandro Marino, e ConCentro (Azienda speciale della CCIAA di
Pordenone, cui fa capo il Centro Regionale della Subfornitura del Friuli
Venezia Giulia), rappresentata dal Presidente Silvano Pascolo.
In base a tale accordo,
la Camera di Commercio Italiana di Monaco è stata individuata quale soggetto di
riferimento in Germania per lo sviluppo di attività di promozione ed assistenza
alle aziende della Subfornitura del Friuli Venezia Giulia, prevedendo inoltre
per queste aziende l’accesso a condizioni agevolate per l’utilizzo dei servizi
della Camera Italiana. Tale convenzione corona una proficua collaborazione già
avviata negli anni scorsi tra i due enti e che aveva portato ad organizzare già
nel passato delle attività di promozione rivolte al mercato tedesco. Durante
l’incontro sono state delineate alcune linee di indirizzo di attività che
verranno svolte assieme, incomings ed incontri one-to-one, per un rafforzamento
della presenza delle aziende della subfornitura Friuli Venezia Giulia sul
mercato tedesco.
La sigla
dell’accordo è avvenuta a seguito di un breve incontro tra il Presidente della
Camera di Commercio di Pordenone ed il Ministro per lo Sviluppo economico
Claudio Scajola, a conclusione della visita che il Ministro ha svolto assieme
al cancelliere tedesco Angela Merkel al Padiglione Italia. In particolare, il
Ministro aveva manifestato il suo apprezzamento per la partecipazione del
Friuli Venezia Giulia, regione che ha confermato di conoscere per le capacità e
la voglia di fare del suo tessuto imprenditoriale.
Secondo le
statistiche, si stima che nel Friuli Venezia Giulia ci siano più di 15.500
aziende della subfornitura, attive in settori diversificati e trasversali. Le
imprese di questa Regione che operano nel settore della subfornitura registrano
inoltre un’interessante propensione ad operare sui mercati esteri. Secondo
un'indagine del Comitato Network Subfornitura (2006), se in media solo il 30%
delle imprese subfornitrici nazionali opera con committenti esteri, indicando
una componente estera di mercato in uno scarso 7%, le imprese regionali
risultano quelle più internazionalizzate nel panorama nazionale, in quanto ben
il 57% delle imprese è attivo con l'estero.
"Questi dati
evidenziano quanto sia importante la presenza sui mercati esteri delle nostre
imprese regionali", ha spiegato il presidente della CCIAA di Pordenone,
Giovanni Pavan. "La subfornitura regionale ha saputo storicamente
conquistarsi una nomea di eccellenza nei mercati esteri con particolare riferimento
alla Germania e ai Paesi dell'Europa centro-settentrionale".
“Il mercato
tedesco dall’inizio dell’anno manifesta dei segnali interessanti di ripresa e
gli analisti sono concordi nel prevedere alla fine dell’anno una crescita del
PIL di circa il 1,7%. Questo fatto fa ben sperare per le aziende italiane che
sono fornitori perché l’importanza delle relazioni commerciali con la Germania
è cruciale per l’industria italiana”, ha sottolineato il Segretario Generale
della Camera Italiana a Monaco. “Le imprese tedesche sono molto esigenti nei
confronti dei propri fornitori, e pongono al vertice delle loro esigenze la
qualità e l’affidabilità. Ed è proprio la leva della qualità che può costituire
il fattore competitivo vincente per le aziende italiane nei confronti della
concorrenza di Paesi con costi di produzione inferiori, fintanto che
l’innovazione tradotta in un livello qualitativo superiore consenta di
compensare il maggiore costo. D’altra parte, è proprio questo il motivo per cui
i prodotti tedeschi, cui viene riconosciuta un’immagine di elevata qualità,
sono tra i più acquistati al mondo e le loro vendite fungono da traino per le
migliaia di aziende italiane della subfornitura". (ItalPlanet News)
“Gestire un Network per l’Italia nel Mondo”
Dal 17 al 20
maggio allo stand del Ministero degli Esteri una serie di presentazioni sul
tema “Gestire un Network per l’Italia nel Mondo” - Fra gli incontri segnaliamo
quello del 19 maggio dedicato alla promozione della lingua italiana nel mondo
ROMA- Il Ministero degli Affari Esteri
parteciperà al Forum della Pubblica Amministrazione 2010, che si terrà dal 17
al 20 maggio presso la Nuova Fiera di Roma, con uno stand situato nel
Padiglione 8, presso il quale i cittadini e le imprese potranno ricevere informazioni
sulle principali attività dell’Amministrazione. La Farnesina presenterà una
serie di progetti innovativi sviluppati per utilizzare al meglio la propria
struttura e la propria rete diplomatico-consolare nel mondo al servizio
dell’internazionalizzazione del Paese. “Gestire un Network per l’Italia nel
Mondo” è il tema che caratterizza la partecipazione di quest’anno e che
accompagnerà idealmente gli eventi presentati fino Convegno Conclusivo “La
riforma della pubblica amministrazione e la nuova diplomazia economica al
servizio del Paese e della sua promozione internazionale”, previsto per le 16
di giovedì 20 maggio, a cui parteciperà il Ministro degli Esteri Franco
Frattini insieme al Ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione
Renato Brunetta.
Il programma prevede varie presentazioni
(Officine PA) che avranno luogo presso lo Stand del ministero degli Esteri.
Le iniziative prenderanno il via lunedì 17 maggio con la presentazione,
prevista per le ore 15, dal titolo “Ministero degli Affari Esteri:
strumenti di comunicazione e orientamento per l’internazionalizzazione delle
imprese”. L’incontro è promosso dalla Direzione Generale per la Cooperazione
Economica e Finanziaria Multilaterale. Numerosi gli appuntamenti del 18 maggio.
Si partirà alle 10 con l’incontro, promosso dalla Direzione Generale per la
Promozione e la Cooperazione Culturale, “Internazionalizzazione
dell’Università: la nuova piattaforma degli accordi internazionali”. Seguiranno,
rispettivamente alle 11 e alle 12, le presentazioni “Il nuovo portale web
dell’Istituto Diplomatico” e “Studiare all’estero. Il nuovo sistema on-line di
gestione delle Borse di Studio”
Alle 14 e alle 16 avranno poi luogo gli
incontri, curati della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo,
“Fare sistema: Banca Dati della Cooperazione Decentrata” e “La Banca Dati
della Cooperazione Universitaria allo Sviluppo”. Sempre martedì 18 maggio (ore
10.00-13.00), il vice Capo Servizio per l’Informatica, la Sicurezza e la Cifra
del ministero degli Esteri, Luigi Ferrari parteciperà al Convegno: “La posta
elettronica certificata: opportunità per i cittadini e obblighi per le
pubbliche amministrazioni”.
Per mercoledì 19 maggio è previsto alle ore
10 l’incontro, organizzato della Direzione Generale per la Promozione e
la Cooperazione Culturale, “EsteriCult. La promozione della lingua
italiana nel mondo”. Seguiranno, alle 11 e alle 12, le presentazioni “La nuova
Rassegna Stampa su misura. Innovazione, dematerializzazione ed efficacia del
servizio”, a cura del Servizio Stampa e Informazione e “I dati del
dipendente: dematerializzazione e condivisione con altre PA”, organizzata dal
Servizio per l’Informatica, la Sicurezza e la Cifra. La giornata si chiuderà
alle 15 con l’incontro “Cerionline. Servizi Certificativi per il corpo
diplomatico” a cura del Cerimoniale Diplomatico della Repubblica.
Infine, giovedì 20 maggio, avrà luogo, alle
ore 10, un mini convegno, realizzato dalla Direzione Generale per la
Cooperazione allo Sviluppo, dal titolo “Le nuove Linee Guida della Cooperazione
Decentrata”. Si terranno, a seguire, l’incontro “Gestione delle emergenze:
l’Unità di Crisi al servizio del cittadino e della PA”(ore 11,30) e il mini
convegno, previsto per le 13, “Donne e acqua: fonte di vita”, curato dalla
DGCS. Va inoltre segnalata la possibilità, per i visitatori dello stand
del Mae, di partecipare al concorso “Chi vuol essere Ministro?”(Inform)
La cittadinanza, strada per l’integrazione
Roma – “Si continua a parlare di legge sulla
cittadinanza caricandola di un malsano valore politico, sventolandola come
strumento di distinguo all’interno del PdL e perdendo di vista completamente la
portata giuridica, sociale e culturale delle disposizioni in questione. Questo
non fa bene alla società e all’idea di integrazione che vogliamo in Italia”. Lo
dichiara Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del PdL. “Il testo
unificato al momento in agenda nella prima commissione – continua – delinea
delle disposizioni concrete e raziocinanti rispondenti ad una società che
cambia, in cui la percentuale di cittadini stranieri cresce in maniera
esponenziale, ed il cui livello di integrazione nel tessuto produttivo,
economico e sociale risulta essere elevato e fattivo”. “Sembra quasi che
l’opposizione alla legge sulla cittadinanza da un lato, soprattutto sul
versante Lega, venga utilizzata come strumento per assecondare quella porzione
di società civile preoccupata nel dare troppa attenzione agli immigrati, visti
come nemici o come usurpatori di posti di lavoro, - spiega Di Biagio -
dall’altro sventolata come spartiacque tra coloro che condividono le idee del
Presidente Fini e coloro che si collocano sulla sponda opposta. Si finisce col
affidarle un ruolo ed un’immagine che non ha e non deve avere”. “Riconoscere lo
ius soli è una priorità per il nostro Paese perché consente non solo di creare
le basi ottimali per una reale e soprattutto legale integrazione – dichiara –
ma anche di collocarci sulla medesima linea normativa dei Paesi europei. E in
questo la politica deve tornare ad avere un ruolo sovrano, scrollandosi da
dosso le sollecitazioni di corrente e gli interessi elettorali e mettendo al
centro le priorità sociali”. “Questo non vuole dire che la legge non possa
essere suscettibile a modifiche o riformulazioni nelle opportune sedi: è
auspicabile che nelle commissioni e nei comitati ristretti si proceda ad una
riflessione ed un confronto anche animato che conduca a superare le differenze
e che consenta di definire un prodotto normativo condiviso e necessario senza
pregiudizi”. De.it.press
Sulla riforma del voto, il PD lavora ad un disegno condiviso in Camera e
Senato
Roma - “La
spaccatura all’interno della maggioranza è evidente, anche sulla questione del
voto per gli italiani nel mondo”, ha osservato l’on. Laura Garavini (PD)
mercoledì 12 maggio al Comitato parlamentare sugli italiani all’estero. “Lo
dimostrano le forti contraddizioni tra le singole proposte di legge presentate
da parlamentari della maggioranza sia alla Camera che al Senato”.
“Di fronte alla
confusione della destra”, ha rimarcato la deputata eletta in Europa, “appare
ancora più netta la posizione del PD che da mesi si contraddistingue per il suo
lavoro concreto, incisivo e unitario sulle politiche per gli italiani
all’estero. Sulla riforma delle modalità di voto degli italiani che vivono
fuori dal Paese l’impegno del PD è teso a giungere ad una linea condivisa,
anche tra entrambi i rami del Parlamento”, ha aggiunto la Garavini.
La parlamentare
democratica ha poi espresso la sua denuncia sul rinvio delle elezioni di
Comites e CGIE rimarcando la necessità di un intervento da parte del Comitato,
“purtroppo”, così la Garavini, “‘boicottato’ sin dall’inizio della legislatura
dai componenti della maggioranza. De.it.press
Marco Fedi (Pd) sulla riunione del Comitato permanente per gli Italiani
all’Estero
“Bisogna ascoltare
il Governo e far partire nel Comitato il confronto sulle riforme”
ROMA – “Credo sia necessario fare uno sforzo
per far partire un confronto sulle riforme internamente al Comitato per gli
Italiani nel Mondo e poi alla Commissione Affari esteri della Camera”. Lo
afferma il deputato del Pd Marco Fedi dopo la riunione della scorsa settimana
del Comitato permanente.
“Credo sia necessario – prosegue Fedi -
sentire il Governo sulla riforma dell’esercizio in loco del diritto di voto,
sulla riforma di Comites e Cgie, sulla riforma della cittadinanza e su questi
ed altri temi far partire, anche alla Camera, la discussione e il confronto tra
opposizione e maggioranza. Siamo in forte ritardo ed il Comitato soffre, oltre
che la disattenzione della maggioranza, anche la distanza dai temi veri che
toccano la vita delle nostre comunità nel mondo. Temi come la cittadinanza e le
pensioni. La parità di trattamento, in generale, per quanto attiene i diritti
di cittadinanza: dal fisco ai diritti sindacali, dall’esonero ICI sulla prima
casa alla sanatoria degli indebiti”. “È comunque auspicabile – ha concluso Fedi
- una discussione in tempi brevi, con il Governo, sulle proposte di riforma dell’esercizio
in loco del diritto di voto e della riforma della cittadinanza. Confermiamo con
decisione la nostra contrarietà all’ennesimo rinvio delle elezioni per il
rinnovo di Comites e Cgie”. (Inform)
Alpini da tutto il mondo alla grande adunata di Bergamo
“Benvenuti in
terra bergamasca, benvenuti in terra di alpini”. Con questo slogan la Città di
Bergamo ha accolto i 500.000 alpini venuti da tutte le parte d’Italia e del
Mondo, per partecipare all’83esima Adunata Nazionale Alpini il 7-8 e 9 maggio
scorso.
Lo spirito alpino
ha invaso le vie di Bergamo, rivestiti dal Tricolore, suscitando emozione e
ricordi dell’operato del Corpo Alpini per la Patria, sfilando con orgoglio
davanti al Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al Presidente dell’ANA
Corrado Perone e diverse personalità militari e civili.
In mezzo alla
marea di penne nere anche il nostro Gruppo Alpini di Ginevra che, come ogni
anno, raggiungono ovunque i commilitoni per essere insieme a quella che si
rivela la più importante dimostrazione d’unità nazionale dell’anno. Proprio nel
2010 e con l’Adunata Alpini di Bergamo si sono avvertiti i sentimenti d’unione
degli italiani in vista del 150° dell’Unità d’Italia che si festeggeranno nel
2011 dove, l’84esima Adunata Nazionale Alpini, si svolgerà a Torino.
Partiti già sabato
mattina, il nostro Gruppo Alpini è entrato nel vivo da subito nell’euforia
della manifestazione. Di fatti, per il Capo Gruppo Antonio Strappazzon e lo
stesso Gruppo, oltre all’Adunata altri impegni erano in programma, quale
l’incontro con i gemelli del Gruppo di Palazzolo e per Strappazzon, incontri di
lavoro con il Presidente Nazionale Corrado Perona per il raduno delle sezioni
europee.
Al rientro
dall’Adunata di Bergamo, il Capo Gruppo Antonio Strappazzon, ha raccontato la
magnifica esperienza che si ripete ogni anno, di cui proponiamo nella sua
integrità.
Sabato 8 maggio
sveglia all’alba per il Gruppo Alpini di Ginevra. Dopo il raggruppamento,
partenza in pullman direzione Bergamo per la tanto attesa 83ma Adunata
Nazionale.
Successivamente al
pranzo, il primo bagno di folla nella città dei Mille parata a festa e presa
pacificamente d`assalto da oltre 500.000 penne nere, accolte a braccia aperte
dalla popolazione.
Con l`allegria e
il buon umore, come solo dominatore comune, l’annuale raduno degli alpini si
avviava sotto gli auspici di un tempo clemente.
Domenica 9 maggio
sulle note del 33 suonato dalla fanfara della Cadore, il Gruppo di Ginevra si
è mosso ordinato al passo in fila per 9
tra due ali della folla osannanti.
L`immenso corteo
attraversava la città passando davanti alle tribune delle autorità tra i cui il
Sindaco di Bergamo Franco Tentorio, il Presidente della Regione Lombardia
Roberto Formiconi, il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, il Comandante del
Corpo degli Alpini Generale Alberto Primicerj, il Capo di Stato Maggiore,
Generale Giuseppe Vallotto nonché, diversi Generali, Sottosegretari e il
Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA), Corrado Perona.
Dopo il saluto al
labaro e alle istituzioni, il nostro Gruppo continuava fiero verso lo
scioglimento lasciando il posto ai gruppi seguenti che si susseguivano
ininterrottamente durante 13 ore, mentre le Frecce Tricolori colorano il cielo
con i colori nazionali, creando un piacere aggiuntivo al pubblico.
Gli Alpini ancora
una volta stupiscono il mondo, questa marea umana festante accomunata
dall`amicizia, lo spirito di corpo e il rispetto delle Istituzioni, si raduna
ogni anno senza alcun problema di ordine pubblico, senza depredazioni e senza
recare danni alle città ospitanti. Quale miglior esempio ai giovani e alle
generazioni future ? Gli alpini sempre presenti sul fronte della solidarietà,
nel 2009 hanno donato 18 milioni di euro in ore lavorative, 3 milioni di euro
alla ricostruzione dell’Abruzzo, dove sono state costruita 33 case, di cui una
casa alpina.
La sfilata è stata
chiusa, a tarda sera, da 10.000 alpini Bergamaschi sotto la pioggia e tra la
folla in delirio.
Lunedì 10 maggio
partenza per Palazzolo, in visita ai nostri gemelli. Il nostro Gruppo con il
Gruppo Alpini di Palazzolo sull’Olio é gemellato da 29 anni. Un’assidua storia
d’amore e d’amicizia.
L`accoglienza fu
imperiale nella loro bellissima sede e dopo una breve visita al lago di Iseo,
un pantagruelico banchetto ci ha ridato le forze profuse alla sfilata. Dopo il
piacere di ritrovare Giuseppe Zezza, anziano Capo Gruppo di Ginevra da anni
rientrato in Italia, e le foto di rito, il ritorno in serata a Ginevra,
nell`allegria e nell’attesa che ci fa già sognare la prossima adunata a Torino
il 7-8 maggio 2011.
Carmelo Vaccaro,
La notizia di Ginevra /La pagina di Zurigo (de.it.press)
Il cambio di governo in Inghilterra. La semplice solennità di un riito
Giuseppe Tomasi di
Lampedusa, noto in Italia soprattutto come autore de Il Gattopardo, è stato fin
dalla sua giovine età un appassionato di letteratura inglese. Ci ha lasciato
una storia della letteratura inglese
raffinata ed affascinante. Cito ora un pensiero da un brano iniziale di
questo testo, che mi pare una ottima introduzione ad una recente cerimonia svoltasi a Londra. Dice G. Tomasi in uno dei
capitoli iniziali che c’era un popolo, in un isoletta del nord Europa, ricco
del senso della home, cioè della casa e della patria da difendere a tutti i
costi, del senso dell’umorismo, humor, e di eeriness, senso del fiabesco.
Mi è rivenuto in
mente questo passaggio quando ho visto sulla BBC news of the world, la diretta
della cerimonia delle dimissioni dell’ex
Primo Ministro Gordon Brown e dell’insediamento del nuovo, David Cameron,43
anni, al numero 10 di Downing Street. L’elezione di quest’anno ha dato
risultati sorprendenti, nessuno dei due partiti tradizionali, il Conservatore
ed il Labour ha raggiunto la maggioranza necessaria per governare. Pertanto il
partito Conservatore, guidato da David Cameron pur essendo riuscito primo, ha dovuto fare un governo di coalizione con
il partito dei Liberal Democratici, guidato da Nick Clegg, anche lui 43
anni, per la prima volta dopo
decenni. Secondo me in questa
circostanza home, patria, humor e fiabesco c’erano a piene mani.
La cerimonia si è
svolta nella zona di Londra che va dal numero 10 di Downing Street alla
residenza di sua maestà Queen Elisabeth II, sullo sfondo di tanto in tanto le
telecamere riprendevano il palazzo del Parlamento. Queste le homes, stupisce
nella sua semplicità la prima dimora, quella del Primo Ministro, una
facciata come tante altre a Londra in Inghilterra,
più solenne e maestosa la residenza reale. Sedi del potere politico centrale,
quello che rappresenta i cittadini, uniti, pur nelle profonde differenze
sociali ed economiche, dall’orgoglio dell’appartenenza ad un sistema
democratico e civile e dalla fiducia nei loro rappresentanti al parlamento ed
al governo.
Il fiabesco, il sogno, sta nella città di
Londra, nella zona in cui si è svolta la cerimonia. Viali ampi, bordati da
alberi dalle antiche e diffuse chiome di un fresco verde tenero appena mosse
dal vento. Ma soprattutto ampi, veramente ampi spazi verdi tra un fabbricato e
l’altro, miglia quadrate di prati verde brillante, perfetti, non un filo d’erba
fuori posto. Le divise militari davano il giusto tocco di rosso, sul grigio
asfalto del lastricato. Lo scorrere tranquillo del traffico nonostante gli spostamenti in corso, fra quel verde abbondante e rilassante è una
fiaba, se visto dal nostro punto di vista, appartiene al mondo del sogno se pensiamo alla densa e velenosa marmellata di
macchine nelle zone del centro storico di Roma.
Poi nello schema di G. Tomasi di Lampedusa c’è
lo humor, il sorriso, il buonsenso, la capacità di convivenza civile
stemperando le differenze, nella piena accettazione e stima dell’altro. Questo
lo hanno mostrato i protagonisti di quel rito semplicissimo e significativo che
è il passaggio dei poteri dopo una elezione generale.
Gordon Brown, nel momento di lasciare la residenza di Downing Street, ha pronunciato parole di
difesa del proprio operato ed ha augurato ogni bene ai suoi successori. In una
Jaguar blu con scorta si è recato poi a Buckingham Palace per offrire le sue
dimissioni a Sua Maestà, dimissioni accettate come è stato subito annunciato da
un comunicato di quattro righe.
Nello stesso tempo
un’altra Jaguar, questa d’argento e senza scorta, si è mossa in direzione del
palazzo delle Regina. Sua Maestà ha ricevuto l’ospite di turno, David Cameron,
gli ha chiesto se era nella posizione di formare un governo per il paese, avuto
risposta affermativa gli ha dato l’incarico di procedere. Escono un nuovo
laconico comunicato che annuncia la nomina del nuovo Primo Ministro ed una macchina che si dirige verso la
residenza di Downing Street. Lì giunto, il giovane neo Premier con la semplice eleganza di che è abituato a portare
la cravatta da ragazzo, e con la voce ferma di un uomo pienamente sicuro di sé
e delle sue responsabilità, cortesemente ringrazia il predecessore per l’ottimo
lavoro svolto, dà in breve le linee programmatiche del suo governo di
coalizione, parla del suo vice, Nick Clegg e, accompagnato dalla moglie incinta
di cinque mesi, si dirige verso la porta della sua nuova residenza. Prima di
varcare la soglia, si ferma a baciare la moglie, un sogno è divenuto realtà per
loro due. Quasi una fiaba per noi, la cerimonia semplice e ricca di tradizioni
e civiltà che si è svolta nello spazio
di un tardo pomeriggio, alla luce calda del tramonto.
Una home, una
patria che è per tutti un esempio di
raffinata civiltà ed evoluta democrazia. Emanuela Medoro, de.it.press
Inghilterra. La fine di un'era
LONDRA - Lo
scompiglio provocato nella società politica dal risultato elettorale del 6
maggio si è placato ieri sera, dopo cinque giorni di intrighi. Lo scompiglio si
è placato con le sofferte, improvvise dimissioni di Gordon Brown e quindi con la
designazione di fatto di David Cameron come suo successore. L'epoca laburista
durata tredici anni, con i governi presieduti prima da Tony Blair e poi da
Gordon Brown, si è così conclusa in modo convulso. Ma dopo cinque giorni di
trame, di polemiche, di insulti, giorni dominati da un'atmosfera a tratti
simile a una partita di poker in cui nessun vuole perdere, il risultato
elettorale insolito per la tradizione britannica, e quindi fonte di incertezze,
si è infine tradotto nella formula più realistica. Vale a dire in un governo di
coalizione, tra il partito conservatore di David Cameron, uscito con il maggior
numero di deputati dalle urne, e il partito liberal-democratico di Nick Clegg,
che con i suoi sessanta deputati dà a Cameron, il nuovo primo ministro, la
maggioranza assoluta negatagli dagli elettori. Il nuovo governo non ha
precedenti nella recente storia britannica. È a tal punto insolito che non sono
in pochi a considerarlo "innaturale".
Conservatori e
liberal-democratici sono da sempre nemici per la pelle. Ora dovranno imparare
ad essere alleati. Il Partito liberale, storica formazione centrista, e
antenato dell'attuale Partito lib-dem di centrosinistra, ha governato con i
conservatori durante la Seconda guerra mondiale.
Ossia in una
situazione di emergenza. E mai più. I lib-dem, nati nel mezzo degli anni
Ottanta, con il contributo dei socialdemocratici staccatisi dal Labour, non
hanno probabilmente mai ipotizzato un'intesa con i conservatori. I loro interlocutori più affini erano infatti
i laburisti.
Il governo che sta
per nascere è dunque una vistosa novità. Può favorire la convivenza il
rinnovamento operato da David Cameron nel partito conservatore. Il quale è
diventato più sensibile ai cambiamenti della società. La tradizione
thatcheriana è stata in gran parte cancellata. Ci sarebbero meno parrucconi tra
i tories e forse anche meno fricchettoni snob tra i lib-dem. A favorire la
convivenza può anche essere l'età dei due leader: Cameron e Clegg, che sarà
probabilmente il vice primo ministro, hanno entrambi 43 anni.
I dissensi non
mancano. Sono storici. Vanno dal problema fiscale all'assistenza sociale, dalla
riduzione del servizio pubblico alle spese per gli armamenti. E c'è l'antico e
spinoso problema della riforma elettorale (dal voto uninominale secco alla
proporzionale) richiesta dai liberal - democratici e ritenuta un'abdicazione
dai conservatori. Pare che Cameron abbia fatto molte concessioni. Anche sulla
riforma elettorale. E questo non piace certo ai conservatori di vecchio stampo.
Altrettanto forte è la diffidenza tra i lib - dem. Quanto durerà la coalizione?
L'interrogativo è legittimo anche se precipitoso. Le coalizioni non sono una
specialità britannica. Non hanno mai avuto fortuna in una società abituata al bipolarismo.
La gestazione del
governo Cameron-Clegg, di cui non conosciamo ancora i dettagli dell'accordo, è
stata avventurosa. E a renderla tale è stato anche il tentativo di Gordon Brown
di rovesciare la più logica lettura del risultato elettorale. L'ex primo
ministro era più che mai convinto che l'alleanza tra conservatori e liberal -
democratici fosse innaturale. E che quindi spettasse ai laburisti tentare la
nascita di una coalizione progressista, in opposizione ai conservatori, usciti
maggioritari dalle urne, ma non abbastanza per governare da soli.
Lunedì Gordon
Brown ha tentato quel che è stato denunciato, senza generosità, un colpo di
mano. Il quale adesso, a un giorno di distanza, appare piuttosto un gesto tra
il patetico e l'avventuroso. Un gesto corsaro.
Gordon Brown ha
tentato e fallito in poche ore l'abbordaggio al Partito liberal -
democratico, con l'intento di distorglierlo dalle trattative con i conservatori
e catturarlo per un dialogo con il il Partito laburista. Brown si è trovato
solo nell'impresa, piratesca e sentimentale. Ad abbandonarlo sono stati anche
molti dei suoi amici laburisti. Ad esempio i due ex membri del governo, David
Blunkett e John Reid, i quali hanno capeggiato una rivolta, ritenendo assurda
l'iniziativa di Gordon Brown. Molti deputati del Labour hanno condiviso la
posizione di Blunkett e di Reid. Hanno detto a Brown arroccato in Downing
Street: "Abbiamo perduto le elezioni e dobbiamo quindi passare
all'opposizione. È inutile tentare un'avventura senza sbocco".
I liberal -
democratici hanno scoperto le perplessità di molti laburisti nei primi colloqui
sollecitati da Gordon Brown in concorrenza con quelli già in corso con i
conservatori. E hanno subito capito che il Labour non era un'alternativa
possibile.
Gordon Brown era
solo nel suo stesso partito. E infatti ieri sera ha dato anche le dimissioni
immediate come capo del Labour. Lunedì le aveva annunciate per l'autunno, in
vista del congresso del partito. BERNARDO VALLI
LR 12
I governi stanno
giocando al rilancio nella loro partita a carte con i mercati finanziari. Il
pacchetto di aiuti che hanno annunciato la settimana scorsa è di proporzioni
impressionanti. Ma il dubbio è se si tratti di qualcosa di più di una soluzione
temporanea. La risposta è no. L'euro, così com'era stato pensato inizialmente,
ha fallito. Potrà avere successo solo se verrà riformato radicalmente.
Qual è il piano?
Primo, i governi europei hanno stanziato 500 miliardi di euro (440 di prestiti
garantiti per i membri della zona euro in difficoltà e 60 per rimpinguare una
facility per sostenere la bilancia dei pagamenti). Secondo, l'Fmi, a quanto
sembra, metterà sul piatto altri 250 miliardi. Terzo, la Bce, con grande scorno
del presidente della Bundesbank Axel Weber, ha deciso di acquistare i titoli di
stato dei paesi membri sotto attacco. Infine, la Fed ha riaperto le linee di
swap per garantire a banche straniere l'accesso a fondi in dollari. È una
risposta dettata dal panico al panico del mercato. Torna in mente l'autunno del
2008.
Funzionerà? Dando
per scontato che venga ratificato, la risposta dovrebbe essere sì, ed è la
conclusione a cui sono giunti i mercati. Diventerà molto più oneroso puntare
contro la solvibilità di governi deboli. Il debito pubblico della zona euro è
leggermente inferiore a quello statunitense rispetto al Pil. Se governi degni
di fiducia decidono di sostenere quelli meno degni di fiducia, possono farlo,
per il momento.
Perché si è
giudicato necessario un intervento tanto radicale? Dopo tutto, non è
esattamente quello che avevano in mente i creatori della moneta unica. Torniamo
agli albori dell'euro. Quel progetto si basava su tre presupposti di fondo: il
primo era che i disavanzi di bilancio degli stati membri dovevano essere
vincolati a determinati limiti fissati dai trattati; il secondo era che,
qualora questi limiti non fossero bastati, sarebbe entrata in vigore la
clausola del divieto di salvataggio; e il terzo era che col tempo ci sarebbe
stata una convergenza delle economie dei diversi stati membri. Purtroppo,
nessuno di questi presupposti si è dimostrato vero.
Per cominciare, i
limiti sul disavanzo fissati dai trattati si sono dimostrati inefficaci e
irrilevanti. Si sono dimostrati inefficaci perché quando dovevano essere
vincolanti sono stati ignorati. Il caso più eclatante è quello della Grecia,
che ha contraffatto i dati. Si sono dimostrati irrilevanti perché alcuni dei
paesi che oggi hanno un forte disavanzo, in particolare la Spagna, non avevano
problemi a rispettare i criteri fintanto che la loro bolla continuava a
gonfiarsi. Nel 2005, nel 2006 e nel 2007, la Spagna ha registrato un'eccedenza
di bilancio.
In secondo luogo,
i mercati non si sono accorti delle fragilità che stavano emergendo, valutando
in modo analogo tutti i titoli di stato della zona euro. Come afferma Paul de
Grauwe dell'Università di Lovanio, in una nota sferzante redatta per il Centre
for European Policy Studies, «la crisi del debito pubblico ha origine nella
dissipatezza passata di ampi segmenti del settore privato, in particolare il
settore finanziario». I mercati finanziari hanno finanziato il festino
orgiastico e adesso, presi dal panico, si rifiutano di finanziare le spese di
ripulitura. In tutte le fasi, hanno agito in funzione prociclica.
In terzo luogo, la
storia dell'economia dell'eurozona è stata una storia di divergenza, non di
convergenza. Il saldo con l'estero non scorporato ha nascosto l'emergere di
paesi con un fortissimo surplus nella bilancia delle partite correnti e
corrispondenti esportazioni di capitali, in particolare la Germania, e altri
con una situazione opposta, in particolare la Spagna.
In paesi con una
domanda interna debole e un'inflazione bassa, i tassi d'interesse reali erano
alti; in paesi con una domanda forte e un'inflazione più alta succedeva il
contrario. Il risultato non è solamente un disavanzo di bilancio colossale, ora
che è crollata la spesa del settore privato, ma anche la necessità di
riguadagnare la competitività perduta. Ma all'interno della zona euro questo è
possibile solo riducendo i salari o con una crescita della produttività
maggiore di quella della Germania (e dunque con un'impennata della
disoccupazione) o con entrambe le cose.
Ora i governi
stanno dandosi da fare per gestire le conseguenze. Ma con la loro insistenza a
voler evitare il default stanno proteggendo il settore finanziario dalla sua
stupidità. Invece del settore finanziario a pagare dovranno essere i cittadini
dei paesi indebitati. È un compromesso accettabile in assenza di un ritorno
alla crescita nei paesi colpiti dalla crisi? Difficile sostenerlo.
Che cosa bisogna
fare, allora? Per cominciare, dobbiamo ammettere che quello che abbiamo fatto è
stato solo guadagnare un po' di tempo. Nella prima vera crisi della zona euro,
i governi sono stati indotti a mettere in atto tentativi disperati per impedire
il default. Ora hanno di fronte scelte pesanti.
La prima, e la più
fondamentale, è stabilire se andare verso una maggiore integrazione o verso la
disintegrazione. La risposta dev'essere più integrazione. Ovviamente un ritorno
alle valute nazionali è immaginabile, ma questo provocherebbe l'implosione del
sistema finanziario, perché le relazioni fra attività e passività attualmente
denominate in euro diventerebbero estremamente incerte, e i capitali migrerebbero
in massa verso le banche di quei paesi giudicati sicuri.
La seconda scelta
è come gestire la divergenza. La zona euro non può fare affidamento solo sui
mercati. Dovrà tenere sotto controllo la divergenza nelle fasi di espansione
dell'economia e ammortizzare gli aggiustamenti nelle fasi di contrazione. È
questo che rende necessario un fondo monetario. Una supervisione di questo tipo
deve influenzare le politiche attuate sia nei paesi con carenza di domanda che
nei paesi con eccesso di domanda. Ormai anche i primi dovrebbero averlo capito:
a che serve, dopo tutto, accumulare attività estere senza valore?
La terza scelta è
come agevolare i cambiamenti di competitività. Questo significa una riforma del
mercato del lavoro, e potrebbe significare anche strumenti giuridici per
correggere, una tantum, i salari nominali.
La quarta scelta è
come rafforzare la solidarietà. Un'idea interessante, partorita dall'istituto
di ricerca Bruegel di Bruxelles, è che i paesi dell'eurozona mettano in comune
il 60% del loro debito pubblico, creando in questo mondo uno dei due mercati di
titoli di stato più grandi del mondo.
La quinta e ultima
scelta è come ristrutturare il debito in eccesso. La ristrutturazione va
consentita. L'alternativa è un enorme azzardo morale, non fra la classe
politica, come si teme, ma nella finanza.
Come ha detto
chiaramente il mio collega Wolfgang Münchau, questo è il momento della verità,
specialmente per il governo tedesco. La sopravvivenza dell'euro è chiaramente
nell'interesse di lungo periodo della Germania, non soltanto perché è il
coronamento della politica d'integrazione europea del dopoguerra. L'unione
monetaria ha anche protetto la competitività dell'industria tedesca,
consentendo all'economia di crescere nonostante la stagnazione della domanda interna.
I tedeschi tendono
a credere che tutto andrebbe bene se si imponesse ai paesi in deficit una
maggiore disciplina. È falso. La risposta invece consiste nel creare un sistema
che riconosca la realtà e reagisca. Bisogna cambiare, per limitare la divergenza,
per agevolare la ristrutturazione del debito e per promuovere l'aggiustamento.
O si fa così o sarà il fallimento. Quello che serve adesso è il coraggio di
riformare con saggezza. Martin Wolf, Il Sole 24 Ore 12
In Germania si scommette ancora: 2011, fine dell’euro
L’euforia è già
finita. E la cosa non deve stupire. Per quanto la parola “trilione”, ovvero
l’ammontare messo a disposizione dall’Ue per salvare l’euro dal rischio di
default sovrani, faccia sempre un certo effetto, i mercati tendono a essere più
razionali dei politici.
Quei soldi non
sono sufficienti. Ma soprattutto la crisi del debito che sta colpendo l’Europa
è sistemica, non un default dovuto a contingenze straordinarie. La Grecia non è
in grado di tagliare il suo deficit per l’ammontare concordato, questo è
chiaro. Il Portogallo è in default tecnico, la Spagna a breve dovrà bussare
alle porte di Bruxelles e soprattutto sta per aprirsi il caso britannico.
Londra ha detto no
al piano di salvataggio europeo e questo parla la lingua di una duplice presa
di posizione: primo, la nostra situazione è davvero grave e dobbiamo pensare
prima a noi che agli altri. Secondo, se i regolatori europei andranno, come
sembra, a colpire le attività speculative, la City pagherà un prezzo altissimo e
pur di non affogare passerà pesantemente al contrattacco (con ovvie
ripercussioni sul nostro mercato borsistico, di proprietà del London Stock
Exchange).
I problemi più
gravi, infatti, sono dietro l’angolo. Ieri i titoli peggiori su tutti i listini
erano quelli bancari, con cali anche del 5% dopo i rialzi da fantascienza e
completamente irrazionali in base ai fondamentali: significa che i rischi di
insolvenza di Grecia e Spagna sono tutt’altro che superati. E attenzione, il
segnale è di quelli davvero pesanti.
Dopo l’annuncio
del mega-piano europeo, infatti, le azioni delle banche sono schizzate alle
stelle per un motivo ben preciso: la Bce ha fatto sapere che compra dagli
istituti di credito i titoli tossici e i crediti inesigibili di cui sono pieni.
Ma se a solo 24 ore dall’euforia, siamo già tornati al panico questo significa
soltanto una cosa: le banche hanno continuato a mentire sulla quantità di bad
assets di cui sono in possesso.
I mercati, invece,
lo sanno o quantomeno sanno che - per stessa ammissione della Bafin - le sole
banche tedesche hanno liabilities per 300 miliardi di euro. Chi le salva se
parte un effetto domino, visto che la priorità sembra quella di togliere dalle
sabbie mobili Spagna, Grecia e Portogallo? La Francia, poi, ha tre banche pesantemente
esposte - sia a livello di sussidiarie, sia per quantità di bonds ellenici
detenuti - sulla Grecia: se salta il piano di austerity del governo Papandreou,
salta il banco.
Insomma, possiamo
dire che il piano della Ue non ha salvato l’euro, ma ha voluto mandare il
messaggio ai mercati che sarebbero state salvate le banche, i prestatori: i
mercati, per tutta risposta, hanno deciso per il pollice verso. Ieri uno dei
titoli che perdeva maggiormente terreno era Hsbc, la banca britannica ritenuta
più sicura al mondo poiché operante principalmente sui mercati asiatici: ormai
non esistono più safe havens, il contagio del debito può non essere diretto -
da paese a paese - ma opera secondo la logica del bimbo che grida che “il Re è
nudo”, il crollo del Nikkei di ieri mattina non si spiega altrimenti.
Il deteriorarsi
della situazione britannica, poi, potrebbe significare un atteggiamento
maggiormente aggressivo della speculazione: in primo luogo contro la sterlina,
indebolita dall’instabilità politica seguita alle elezioni nel Regno Unito e di
fatto in balia delle scelte di short di chi opera sul valutario e fino a ieri
picchiava duro contro l’euro. Ma, in un secondo tempo, i focolai di attacco
potrebbero diversificarsi e non è detto che non parta una sorta di sfida
all’Europa e al suo piano: se i fondi capiranno con ragionevole certezza che
qualcosa scricchiola, potrebbe azzardare un affondo.
Se questo andrà in
porto, addio Europa e tanti saluti all’euro così com’è. Non a caso Mario
Draghi, governatore di Bankitalia, ha detto che quelle contro la speculazione
«sono battaglie che bisogna combattere, non si vincono subito. In Europa non
c’è alternativa al consolidamento dei conti pubblici e alla ripresa della
crescita che si fa con le riforme strutturali». Ovvero, la speculazione c’è e
c’è sempre stata, ma forse è il caso di smetterla di scaricarle addosso
responsabilità non sue.
Se, infatti, i
fondi non fossero entrati pesantemente in campo, pensate che la Grecia avrebbe
fatto outing sui propri vizi capitali con questa velocità e chiarezza? Pensate
che il Portogallo avrebbe ammesso i propri conti sballati? Pensate che la
Spagna non avrebbe cercato di prendere tempo, prima di ammettere di essere
quasi sull’orlo dell’insolvenza? Piano, quindi, con la condanna tout-court
della speculazione: se compro un cds è perché so che ci sono possibilità di
default, nessuno prenderebbe mai un cds a protezione dal crollo di un soggetto
sano e con i conti in ordine.
Quindi,
arrovellarsi il cervello riguardo a quali tipi di derivati è meglio vietare o
su quali pratiche vanno bandite potrebbe essere tempo perso. O, quantomeno,
guardare il dito e non la luna. Servono crescita e rigore, non parole a vuoto o
peggio una caccia alle streghe dal sapore populistico. Prendete il caso greco
di queste ore. Il Governo greco aveva infatti intenzione ieri di chiedere
all’Unione europea e al Fondo monetario Internazionale un primo versamento da
20 miliardi di euro nel quadro del pacchetto di aiuti accordato nei giorni
scorsi.
Una fonte del
ministero delle Finanze greco ha detto che nel corso della giornata di ieri
sarebbe stata inviata una lettera alla Commissione europea, alla Banca centrale
europea e al Fmi per chiedere l’attivazione del meccanismo di aiuti: il
versamento di questa prima tranche, che prevede l’esborso di 14,5 miliardi di
euro da parte dell’Ue e di 5,5 miliardi da parte del Fmi, «deve essere
immediato, forse in giornata» ha aggiunto la fonte.
Il 19 maggio, come
abbiamo più volte ricordato su ilsussidiario.net, è in scadenza un prestito
obbligazionario per il quale lo Stato greco dovrà pagare 9 miliardi di euro:
non solo Atene chiede, ma pretende pronta cassa. Difficile, con un
atteggiamento del genere, porre in essere un serio piano di tagli e riforme:
pensate che la speculazione internazionale non seguirà molto da vicino le
prossime mosse di Ue e Atene? È vero l’esatto contrario. O si seguirà la
ricetta offerta ieri da Mario Draghi o questo mega-piano, le cui intenzioni
erano quelle di salvare l’euro e l’Europa, sortirà l’effetto esattamente
contrario.
E in Germania si
scommette già su questo: 2011, fine dell’euro. Fantapolitica? Può essere: per
molti ottimisti lo erano anche il crollo di Lehman, la crisi greca e tutto
quanto accaduto da due anni a questa parte. Giulio Tremonti ha detto che con
l’accordo Ue si è evitata la catastrofe: per una volta, non sono d’accordo con
lui. La si è solo posticipata. E forse resa peggiore.
I soldi a pioggia
servono solo a generare irresponsabilità: così l’Ue aveva risposto alle
richiesta d’aiuto dell’Irlanda. Ora si è passati da un estremo all’altro: e con
la Lehman europea della crisi britannica alle porte. E si chiedono perché le
Borse, dopo solo un giorno, vanno in picchiata... Mauro Bottarelli,
ilsussidiario.net 12
Le dichiarazioni di Volcker. Al banchiere centrale non si addice il rumore
Un banchiere
centrale può pensarlo, forse, e in questo caso sbaglierebbe, ma di certo non lo
può dire. Apprendere che il mio amico Paul Volcker, il più rispettato dei
banchieri centrali americani e il più ascoltato tra i consiglieri del nuovo
presidente degli Stati Uniti, Obama, si sia spinto a parlare di «una potenziale
disintegrazione dell’euro» mi ha lasciato di stucco. Nel pieno degli effetti di
una crisi finanziaria globale che non ha precedenti, con una speculazione
ancora fortemente in agguato, simili dichiarazioni sono davvero inusuali;
rischiano di turbare la mente degli operatori. Appaiono rivelatrici di un senso
di fastidio da parte degli uomini del dollaro nei confronti non dell’euro in sé
ma di quello che significa (e sempre più dovrà significare) una moneta unica
per l’Europa anche negli scambi mondiali e come moneta di riserva.
Almanaccare sui
mancati «effetti nucleari» dell’azione intrapresa nel vertice straordinario
dell’Eurogruppo della settimana scorsa e sulle difficoltà dei governi europei
di trovare risposte alla crisi in atto e di riuscire ad attivare i meccanismi
di un processo di crescita, può avere effetti dirompenti sulla stabilità del
sistema globale. Non volendo cambiare metafora, potremmo dire che c’è la
possibilità di ritrovarsi con leggerezza a un passo dal rischio atomico.
Proprio per questo mi sembra opportuno ribadire con forza che le decisioni
assunte di recente dalla Banca centrale europea, sulla scia di un piano che ha
finalmente coinvolto i Paesi dell’Europa in modo forte e coordinato, sono
perfettamente conformi allo spirito e alla lettera del trattato di Maastricht.
Dove si può leggere sì che «l’obiettivo principale del sistema europeo di
banche centrali è il mantenimento della stabilità dei prezzi» ma anche che
obiettivo altrettanto prioritario è quello di «sostenere politiche economiche
generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione di un elevato
livello di occupazione e di una crescita sostenibile e non inflazionistica».
Mi vengono in
mente, a questo proposito, le parole di Arthur Burns: ogni banca centrale
agisce con margini di discrezionalità e l’ampiezza di tale discrezionalità è
considerevole nelle banche centrali più indipendenti. Storicamente, a volte, si
può e si deve contribuire a raffreddare l’attività economica; altre volte,
invece, a stimolarla. Altre volte ancora, si è chiamati ad andare oltre i
compiti istituzionali: il caso di scuola è proprio quello di intervenire per
prevenire o contrastare gravi crisi finanziarie. Insomma, per capirci, è la
flessibilità la chiave di volta dell’azione del banchiere centrale e, in questa
flessibilità, rientrano anche eventuali decisioni di intervento sul mercato.
Il troppo “rumore”
nuoce, può compromettere l’azione del banchiere centrale. I mercati sono
ipersensibili, certe valutazioni, certe diagnosi fatte da personalità che hanno
avuto in passato e continuano ad avere ruoli di rilievo nel mondo della finanza
internazionale non andrebbero fatte. CARLO AZEGLIO CIAMPI Im 16
Una crisi che non passerà presto. Spendiamo troppo, spendiamo male
Fino a poco fa
eravamo abbastanza tranquilli, visto che da mezzo secolo gli economisti ci
avevano spiegato che un big crash, un grande collasso come quello del 1929 e
anni seguenti, non poteva più accadere. Perché dagli sbagli di allora abbiamo
imparato— ci è stato ripetuto a sazietà da chi se ne dovrebbe intendere — a non
sbagliare più in futuro. Certo, l’andamento dei processi economici sarà sempre
ciclico; certo, ci saranno sempre sbalzi, cali e rialzi; ma catastrofi no,
catastrofi mai più. Si è visto. Anzi, come diceva Flaiano, il meglio è già
passato. Le falle già scoperte (ce ne sono altre da scoprire) sono state
tamponate inondando il mercato di liquidità. Che però sono debiti. Sissignori:
sono debiti, e cioè soldi da rimborsare, soldi da restituire. Prescindo
dall’ultimo impegno di mettere in campo (Unione europea, più altri) 750
miliardi di euro per fronteggiare ulteriori attacchi degli speculatori. I dati
che sono già certi sono che entro il 2014 verranno in scadenza circa 700
miliardi di dollari di junk bonds, di obbligazioni spazzatura. Peggio per chi
li possiede. Questi signori non sono stati ingannati, sapevano il rischio che
correvano, e non mi fanno nessuna pena. Però anche questo sarà un bel problema.
Ci sono poi i debiti di Stato (federali) che hanno dovuto fronteggiare i
salvataggi delle banche. Questa è stata una necessità imposta dagli eventi, e
può anche darsi che questa partita vada a posto meglio del previsto.
Però gli
imprevisti che restano sono due, e sono grossi. In primo luogo ci sono i
cosiddetti sub-prime: mutui offerti a profusione dalle banche senza adeguata
copertura. Non sappiamo quanti ne salteranno fuori. Certo è che gli Stati Uniti
sono costellati di avvisi di vendita (svendita) di beni acquistati, diciamolo
pure, per colpa delle banche. Una colpa che risale, nei decenni, alla
incosciente dottrina della consumer confidence il cui messaggio è che è proprio
il consumatore che compra con carte di credito in rosso che dà slancio alla
crescita economica. Così gli americani non risparmiano. E questo nodo è venuto
al pettine. Ma l’imprevisto più grosso e più pericoloso è quello dei cosiddetti
«derivati »: un marchingegno, una invenzione di due matematici che nemmeno i
banchieri hanno capito bene, e che certo non mi provo a spiegare. I derivati in
giro per il mondo quanti sono? Non si sa, né lo si vuol rivelare. Ma sono
persino finiti nei portafogli di alcune nostre amministrazioni locali. Questa,
molto all’ingrosso, la situazione. Perché? Cosa vuol dire? Vuol dire, per
l’Occidente, che dagli anni Sessanta in poi abbiamo cominciato a spendere più
di quel che guadagniamo, al di sopra delle nostre risorse. Alla consumer confidence
noi abbiamo aggiunto le «aspettative crescenti», che poi sono man mano
diventate «diritti», diritti intoccabili. Una spiegazione supplementare è che
in molti Paesi le finanze pubbliche sono disastrate dall’evasione fiscale. Se
tutti pagassero le tasse dovute, il debito dello Stato non costituirebbe più un
problema. Vero. Ma il problema è di difficile soluzione.
Le nostre tasse
dovrebbero pagare «servizi» e il costo dei cosiddetti beni pubblici (strade,
polizia etc.). Ma in molti Paesi (Grecia in primissima fila, ma l’elenco
include anche l’Italia) il problema si è incancrenito. Purtroppo, e di molto
troppo, il servizio pubblico diventa un «disservizio» e uno spreco usato per
assorbire la disoccupazione e per acquisire clientele elettorali. Dunque, non dobbiamo
spendere soldi che non abbiamo, e al tempo stesso non dobbiamo «spendere male»
i soldi che abbiamo. Visto che in crisi siamo, se non affrontiamo con coraggio
e determinazione i problemi nei quali ci siamo infognati, in crisi ancor più
resteremo. Speriamo che la necessità porti consiglio. GIOVANNI SARTORI CdS 14
L’unità nazionale
è figlia della storia, di processi culturali, fatti linguistici, intraprese
politiche, fenomeni sociali. Ma è anche frutto del diritto: senza coesione
giuridica non c’è unità politica, senza un tessuto di regole comuni e condivise
è impossibile la stessa convivenza. Dunque il diritto non può creare l’unità
nazionale, però deve alimentarla, e in conclusione deve conservarla.
A questa vocazione
risponde innanzitutto la legge più alta, quella scolpita nelle tavole
costituzionali. Nei 150 anni dell’Italia unita ne incontriamo due, diverse
nella propria genesi, nella concezione dei rapporti fra lo Stato e i cittadini,
nell’architettura della cittadella pubblica. Eppure c’è almeno un filo di
continuità fra lo Statuto Albertino e la Carta repubblicana: l’uno e l’altra
sono stati concepiti con lo sguardo rivolto al futuro, alle generazioni che
verranno. Nel più autorevole commento allo Statuto, firmato da Racioppi e
Brunelli, quest’ultimo era raffigurato come una sorgente di «principii in
attesa della loro sostanza vitale». Un secolo più tardi Piero Calamandrei
illustrò il medesimo concetto sui banchi dell’Assemblea Costituente; e
rivolgendosi agli altri deputati li esortò a operare, secondo il verso
dantesco, «come quei che va di notte, che porta il lume dietro e a sé non
giova, ma dopo sé fa le persone dotte».
C’è insomma una
tradizione giuridica italiana che si mantiene inalterata pur nel passaggio dal
regno alla repubblica; ma in che misura si è tradotta in un fattore
d’unificazione? Se effettuassimo un esame intransigente, dovremmo stendere un
bilancio in rosso. Sull’unità degli italiani pesano fratture storiche mai del
tutto ricucite: quella fra élite e masse popolari, a partire dal modo in cui le
classi dirigenti sabaude gestirono il nuovo Stato nazionale; quella fra laici e
cattolici dopo il Non expedit di Pio IX; la guerra civile dopo l’8 settembre;
la conta fra monarchici e repubblicani; lo scontro fra partiti di sistema e
partiti antisistema, gli uni e gli altri - significativamente - con un
riferimento fuori dal contesto nazionale (Washington, Mosca, Città del
Vaticano). E pesa infine una questione meridionale che nel tempo si è
aggravata, invece d’attenuarsi.
Tuttavia gli
ostacoli al sentimento unitario non devono indurci a negare quello stesso
sentimento. Vale per l’unità nazionale, vale per tutti gli altri valori
espressi dalla Costituzione, a cominciare dai valori di eguaglianza e libertà.
Potrà mai esistere una società totalmente libera, totalmente eguale? Non su
questa terra, perché la vita stessa genera ogni giorno nuove situazioni di
diseguaglianza, nuove ferite alla libertà degli individui. Conta allora la
tensione verso l’eguaglianza, verso la libertà, infine verso l’unità. La
condizione umana riecheggia la fatica di Sisifo, ciascuno di noi porta un masso
sulle spalle, senza mai riuscire a liberarsene. A loro volta i valori
costituzionali sono come l’orizzonte che ci sovrasta: non possiamo toccarlo con
le mani, ma non possiamo neppure evitare di tendervi lo sguardo.
Nella Carta
repubblicana, questo orizzonte si disegna nell’art. 5: «La Repubblica, una e
indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali». Una formula icastica,
che però fu ritenuta a lungo una scatola vuota. Per quale ragione? Perché
ospita due principi che a prima vista si negano l’un l’altro, perché l’unità è
nemica della diversità. Ma l’identità - in termini aristotelici - è sempre un
divenire, sia per i singoli sia per i corpi collettivi. In secondo luogo,
l’unità non è uniformità: anche il matrimonio è un’unione fra sessi diversi, e
d’altronde l’unione dell’uno sarebbe un ossimoro. In terzo luogo, in democrazia
l’unità è a sua volta pluralista, il pluralismo genera l’autonomia delle
comunità locali, e l’autonomia esprime una carica antiautoritaria, perché
avvicina governanti e governati. Da qui la doppia valenza dell’art. 5: vi si
estrae sia un principio propulsivo, nel senso del decentramento del potere
pubblico; sia un principio negativo, un argine a riforme che possano disgregare
il nostro tessuto connettivo, anche se approvate nella forma della legge
costituzionale.
Ma a chi spetta
custodire l’unità? Dice l’art. 87: «Il Presidente della Repubblica rappresenta
l’unità nazionale». Anche in questo caso la formula costituzionale inizialmente
venne irrisa, fino a qualificarla espressione «poetica» o al più pleonastica.
Sennonché - come osservò Ruini in Assemblea costituente - vi s’incarna «la
forza permanente dello Stato al di sopra delle fuggevoli maggioranze». Certo:
il Presidente è specchio dell’unità che c’è, può rifletterla, non può crearla
artificiosamente. Anche il suo ruolo di custode sarebbe impotente dinanzi a
fenomeni insurrezionali, quando il fatto diventa diritto. Ma l’esperienza
insegna che i valori costituzionali possono venire erosi gradualmente, in forme
oblique, attraverso una pioggia d’episodi minori che in conclusione ne faccia
marcire le radici. E questo pericolo chiama in causa non solo il Capo dello Stato,
bensì ciascuno di noi, la vigilanza di ogni cittadino. MICHELE AINIS LS 12
Legge Comunitaria. Il Senato approva dopo un anno. E' legge con 130 sì e
108 astensioni
La legge recepisce
molte norme Ue, tra queste il nuovo calendario per la caccia, accogliendo le
modifiche della Camera. A favore Pdl e Lega, astenuti i gruppi di opposizione
Pd, Idv e Udc-Svp-Autonomie
ROMA - A un anno
dalla presentazione del testo da parte del governo, il Senato ha approvato con 130
voti a favore e 108 astenuti la legge Comunitaria 2009. La legge recepisce
numerose norme Ue, tra queste il nuovo calendario 1 per la caccia, accogliendo
le modifiche 2 apportate dalla Camera. Il provvedimento, ritornato in Senato in
quarta lettura, è legge. Hanno votato a favore Pdl e Lega mentre si sono
astenuti i gruppi di opposizione: Pd, Idv e Udc-Svp- Autonomie. La senatrice
del Pdl Maria Ida Germontani non ha votato in dissenso dal suo gruppo.
Il testo
originario, che conteneva 9 articoli e recava 3 direttive nell'allegato a e 7
direttive nell'allegato b, era stato presentato alla camera il 19 maggio 2009.
Oggi il testo approvato definitivamente dal Senato è lievitato a 55 articoli,
con 10 direttive nell'allegato a e 51 direttive nell'allegato b.
Tra le ultime
modifiche approvate nel precedente passaggio alla Camera, spicca l'eliminazione
del tetto agli stipendi dei manager di banche e società quotate e del divieto
di includere stock option tra gli emolumenti e le indennità di cui beneficiano amministratori
e membri del consiglio di amministrazione delle banche.
La limitazione
alla remunerazione dei manager era stata introdotta al Senato, in seconda
lettura, con un emendamento del senatore dell'Idv, Elio Lannutti, al disegno di
legge Comunitaria 2009 e successivamente cancellata alla camera in terza
lettura. L'emendamento per la reintroduzione della norma è stato ripresentato
in quarta lettura dal senatore Lannutti e respinto prima dalla commissione
politiche Ue e oggi dall'aula del senato con 115 voti favorevoli, 129 contrari
e 8 astenuti.
Il senatore
Giovanni Legnini, a nome del Pd, pur condividendo nel merito le intenzioni
della norma, si è detto contrario all'utilizzo dello strumento legislativo per
definire una materia regolata dal mercato e ha chiesto la votazione
dell'emendamento per parti separate. Non essendo stata approvata la prima parte
di contenuto normativo, l'aula non ha proceduto alla votazione della seconda
parte. "Ancora una volta - ha detto Lannutti - i poteri forti hanno esercitato
la propria illegittima pressione e, come un sol uomo, la maggioranza, che
appena due mesi fa aveva votato a favore del tetto ai manager, ha cambiato
idea: una straordinaria prova di incoerenza".
Con l'approvazione
definitiva della legge Comunitaria 2009, viene "sancita la sconfitta dei
tentativi di deregulation della caccia portati avanti da settori del pdl e
della lega", ha detto Roberto Della Seta, senatore Pd e capogruppo in
commissione Ambiente. "Ora c'è da sperare - ha concluso Della Seta - che
la maggioranza, come ha saputo fare in questo caso, neutralizzi gli oltranzismi
venatori presenti nelle sue fila, che vanno contro il buonsenso e contro
l'opinione di gran part 3e degli italiani". LR 12
Il sindaco di
Milano Letizia Moratti l’ha fatta grossa, per via di un avverbio. Intervenendo
a un convegno sui problemi dell’immigrazione, ha dichiarato che i clandestini
privi di un lavoro regolare «normalmente» delinquono. Ha così scatenato
un’iradiddio di proteste, ma anche i contestatori in buona fede avrebbero
dovuto contenersi se avesse sostituito il «normalmente» con la più cauta
locuzione «in buona parte» (accreditata dagli ospiti delle nostre carceri). Più
aderente alle statistiche, avrebbe più facilmente rintuzzato l’insopportabile
refrain di chi, incurante del fattuale disagio di certe periferie urbane,
sostiene che si vogliono «alimentare le paure» dei cittadini. Non mi addentro
nel cuore del problema, mi limito soltanto a rilevare il peso che assumono le
parole nella sua definizione, per disinvoltura, per impudicizia, per reticenza.
Quasi in
contemporanea con la sortita della Moratti, Piero Fassino, dallo schieramento
opposto, ha dichiarato che «qualche volta il leghismo nel suo cuore prorompe».
Si riferiva in particolare all’immigrazione, un tema strettamente connesso con
quello della sicurezza, per il quale proponeva di ribaltare il comportamento
invalso fino ad ora tra le forze politiche, adottando la seguente formula:
«Porte meno facilmente aperte ma tutti i diritti garantiti a chi è regolare e
non infrange la legge». Parole franche, anche se qualcuno ha cercato di
attenuarne la portata, insinuando maliziosamente che egli intendesse, su una
materia così cruciale, orientare i suoi primi passi verso un’autocandidatura
alle elezioni per il nuovo sindaco di Torino. Non abbiamo motivo di dubitare
dell’onesto paradigma espresso dall’ex segretario dei Ds, dell’indiretta
lettura che egli ha dato della realtà politica e sociale.
Stupisce peraltro
la fievole eco che ha trovato nella sua parte, il mancato riconoscimento di una
sostanziale convergenza, a parte l’infelice avverbio, con le preoccupazioni
della signora Moratti. Parole, parole profuse e taciute, fino a comporre un
velame artificioso e rissoso nel quale si smarrisce il senso della realtà e si
alimenta il disincanto nei riguardi della politica. L’irresponsabilità verbale
è il segno più appariscente di una separatezza miope da ciò che si attende, su
questo e altri argomenti di gran peso, la società civile. LORENZO MONDO LS 16
Conti, scure sugli statali: altro condono all'orizzonte
«Se la manovra
dovesse sostanziarsi solo di rinvii di contratti e liquidazioni statali,
chiusure di finestre pensionistiche e tagli qua e là a voci già tartassate,
sarebbe l’ennesimo segno della disperazione di questo governo, la cifra della
totale mancanza di progettualità e visione di prospettiva». Così Enrico
Morando, senatore Pd, sulle indiscrezioni del piano lacrime e sangue (per chi?)
che il ministro Tremonti sta mettendo a punto. Ma il rischio è quello di uno
scenario anche peggiore. Il timore è che una manovra del valore minimo
annunciato di 25 miliardi, dopo la bufera sui mercati e gli attacchi
speculativi all’euro, uniti ad un bilancio pubblico non disperato ma che
presenta un debito altissimo, debba comprendere anche altro. Un condono fiscale
e uno edilizio, per esempio.
Di quello edilizio
già si è parlato, con la misura per regolarizzare i 2 milioni di cosiddetti
«immobili fantasma». Al momento ne sono stati accatastati un quarto per un
recupero di rendita di 257 milioni e, con la regolarizzazione, si pensa di
arrivare a 2 mld. L’ennesima sanatoria fiscale, invece, è l’ipotesi che aleggia
come il convitato di pietra alla cena della missione recupero denaro. «I soldi
da trovare sono tanti - dice Stefano Fassina, responsabile Economia per il Pd -
Un condono fiscale sembra altamente probabile». Dal governo per ora parla solo
il ministro Sacconi: «Ridurremo il perimetro della spesa pubblica e riformeremo
il sistema fiscale».
SACRIFICI E
DEMAGOGIA Mentre di certo c’è che per trovare i soldi destinati al decreto
salva-Grecia (5,5 mld), tra gli altri tagli, sono stati dirottati i fondi per i
familiari delle vittime di Marzabotto, per il resto siamo ancora alle
congetture. Ma molto verosimili. Dalla stretta alla spesa pensionistica, che è
di circa 250 miliardi l’anno (il bilancio dell’Inps è praticamente l’unico a
funzionare), si recupererebbe qualcosa come 2,5 mld. Dalla manovra sul pubblico
impiego 3-4 mld: congelamento di stipendi, salario di produttività e
liquidazioni, niente turn-over, blocco degli scatti di anzianità anche per
magistrati e professori universitari. Si parla di un’ulteriore strozzatura ai
trasferimenti agli Enti locali, ed è possibile anche la revisione del triennale
Patto per la salute siglato a novembre con le Regioni (previsti circa 100 mld
l’anno), tanto più dopo l’ultima tornata elettorale che ha modificato gli
equilibri politici interni alla Conferenza delle regioni. Nel mirino anche
operazioni fiscali nel ricco settore di giochi e lotterie, e la spesa per
investimenti (esempio: nei lavori pubblici basta ritardare qualche delibera per
bloccare i finanziamenti).
All’idea del
ministro Calderoli di tagliare del 5% gli stipendi di ministri e parlamentari,
«non facciano demagogia», risponde Rosy Bindi, presidente del Pd. «Non ci sono
misure di lotta vera all’evasione fiscale - prosegue - nè misure strutturali
per sostenere i redditi delle famiglie e l’economia». E Tremonti, del resto, ha
più volte escluso patrimoniali di ogni genere. «Una mannaia per dipendenti
pubblici e pensionati - dice Rossana Dettori, segretario Fp-Cgil - senza un
minimo di equità sociale, senza riequilibrio del prelievo fiscale che strozza
il lavoro, senza mettere mani all’insopportabile disparità di trattamento che
vede i dipendenti pagare persino per gli speculatori». La Cisl propone
interventi su sprechi, consulenze e mancati controlli, con cui «si può arrivare
a risparmi tra i 2,5 e i 5 miliardi». La ricetta prevede il taglio del 90%
delle consulenze in enti e aziende pubbliche che costano 2, 6 milioni l’anno.
«Si usano “esperti” esterni invece di far lavorare dirigenti interni - dicono
dalla Cisl - spesso si tratta di prebende ad amici di partito per pagare le
campagne elettorali». Laura Matteucci L’U
16
Marcia della pace, partecipano in 100 mila. In corteo anche il popolo delle
carriole
Lungo il
tradizionale percorso, da Perugia alla Rocca di Assisi, tantissimi giovani
hanno dato vita a canti e balli. Gli organizzatori: "Vogliamo costruire
un'Italia migliore". Tra i temi principali i diritti umani e il lavoro
PERUGIA - Un fiume
di centomila persone. Tanti sono stati i partecipanti che - secondo i primi
dati ufficiali - hanno animato l'ormai tradizionale appuntamento della Marcia
della pace Perugia-Assisi, partita alle 9 di questa mattina dal capoluogo umbro
e arrivata alla Rocca di Assisi nel primo pomeriggio. "Quest'anno hanno
aderito 518 enti locali e 600 citta", ha detto Flavio Lotti, coordinatore
della Tavola della pace. Gli ospiti di paesi stranieri con in corso guerre o
crisi di altra natura sono rappresentati dall'Afghanistan, insieme all'autorità
palestinese e al Darfur. Nonostante il meteo minacciasse pioggia, moltissimi
persone, tra le quali tanti giovani, si sono radunati per prendere parte alla
manifestazione. Il corteo è stato aperto dallo striscione: "I diritti
umani non si sgomberano" e subito dopo lo striscione ufficiale con la
scritta: "Abbiamo bisogno di un altra cultura".
Tra la folla,
anche leader politici: la presidente e il segretario del Pd Rosy Bindi e
Pierluigi Bersani, il leader di Sel, Nichi Vendola e l'esponente dei Verdi
Angelo Bonelli.
In marcia per
un'Italia migliore. La novità dell'edizione 2010 della marcia, che si svolge
lungo il tradizionale percorso di 24 chilometri (la distanza che separa Perugia
da Assisi) è il fatto di aver rivolto lo sguardo principalmente all'Italia, ai
suoi problemi economici (come la crisi del lavoro), sociali (a partire
dall'immigrazione) e politici (con la sollecitazione alla riscoperta dei valori
della Costituzione). "Marciamo da Perugia ad Assisi per costruire
un'Italia migliore e non per fare una passeggiata - ha detto Flavio Lotti,
coordinatore della Tavola della pace - ci sono in giro troppa violenza, troppa
rissosità e troppe divisioni e c'è anche troppa indifferenza politica e
mediatica rispetto a certi temi, ed anche troppa illegalità e corruzione.
Scajola - ha osservato - non è venuto a testimoniare a Perugia nell'inchiesta
sui grandi eventi: oggi qui siamo in migliaia a testimoniare, con il nostro
impegno, che si può costruire un'Italia migliore".
In corteo anche il
"popolo delle carriole" dell'Aquila. Un cartello bianco sui giubbini
impermeabili con una riproduzione della vignetta che il disegnatore Staino ha
dedicato alle carriole. Gli aquilani hanno scelto di ricordare il terremoto del
6 aprile 2009 proponendo un gemellaggio simbolico con una terra colpita da un
altro sisma, quello del 1997. Sui cartelli c'è scritto "L'Aquila è
qui!", ma anche "le carriole lavorano".
Precari,
disoccupati e cassintegrati. La difesa del lavoro è stato uno dei temi al
centro della Marcia: precari, cassintegrati e disoccupati hanno reso visibile
la loro preoccupazione e la loro protesta anche con presidi e striscioni lungo
il percorso.
Il messaggio del
Papa. "Il generoso impegno ed il costante esempio dei cristiani e delle
persone di buona volontà favoriscano nelle famiglie, negli ambienti di lavoro e
nei diversi contesti sociali una pace vera e duratura nel rispetto della
giustizia, del dialogo paziente, della convinta stima verso gli altri e del
sacrificio personale e comunitario". Con queste parole Benedetto XVI ha
salutato con un messaggio, tramite il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il vescovo
di Assisi, Domenico Sorrentino e i partecipanti alla macia. LR 16
Parte “Easy Italia – In vacanza senza pensieri”
Il Ministro
Brambilla presenta sabato la nuova linea telefonica di assistenza ai turisti,
anche contro gli eventuali abusi e disservizi.
Parte “Easy Italia
– In vacanza senza pensieri”. Il Ministro del Turismo, On. Michela Vittoria
Brambilla, ha presentato questa mattina, presso la Prefettura di
Milano, il nuovo servizio telefonico multilingue di informazione e
assistenza ai turisti italiani e stranieri, realizzato dal Formez PA per conto
del Ministero del Turismo.
Tutti i giorni,
domenica e festivi compresi, dalle 9,00 alle 22.00, al numero 039.039.039 (tre
volte il prefisso internazionale dell’Italia), con una semplice chiamata, chi
visita il nostro paese potrà avere aiuto e pronto intervento in caso di
incidenti o disagi di varia natura (eventuali disservizi o servizi turistici
non conformi al contratto, richiesta di intervento medico, delle forze
dell’ordine etc), collegamento diretto con le reti informative dei vari
territori, consigli di viaggio, consulenza dedicata per conoscere i propri
diritti di viaggiatore, informazioni aggiornate su musei, mostre,
attrazioni turistiche e un’assistenza speciale per i visitatori diversamente
abili. In breve, tutto ciò di cui il turista ha bisogno per rendere ancora più
facile e sicura la propria vacanza. Un’assistenza telefonica in inglese,
francese, spagnolo, tedesco, cinese, russo e naturalmente italiano permetterà
di superare in modo veloce le difficoltà linguistiche e culturali offrendo una
risposta immediata ed efficace alle diverse esigenze che si potranno
manifestare durante il soggiorno nel nostro Paese.
Fuori dal normale
orario di attività, sarà comunque disponibile una casella postale elettronica
che registrerà le domande dei turisti. Altrimenti gli ospiti potranno inviare
mandare un sms o un’e-mail e ricevere una risposta il giorno successivo.
“L’Italia è la
meta più desiderata da gran parte dei turisti del mondo – ricorda il Ministro
del Turismo, Michela Vittoria Brambilla - ed è ovunque famosa per la grande
cultura dell’ospitalità e dell’accoglienza. Mettere al centro il turista e le
sue necessità, rendere il suo soggiorno nel nostro Paese ancora più facile e
piacevole – spiega il Ministro – è per noi una priorità assoluta. La stessa
attenzione riserviamo ai turisti italiani, perché le loro vacanze siano davvero
un momento di svago, senza contrattempi. Con Easy Italia abbiamo voluto realizzare
un punto di riferimento unico su tutto il territorio nazionale al quale il
viaggiatore potrà rivolgersi per ogni esigenza. Non solo un contatto per avere
informazioni ma un valido interlocutore per ricevere assistenza qualificata.
Gli operatori che risponderanno si faranno, infatti, carico della richiesta del
turista e lo accompagneranno fino alla risoluzione del problema”. De.it.press
Manovra. Tremonti a caccia di 25 miliardi ma le tasse non saranno alzate
Il ministro
dell'Economia promette che ci saranno solo riduzioni della spesa, anche se non
strutturali. Calderoli: tagli anche ai dirigenti pubblici
ROMA - Tanti tagli
e nessuna nuova tassa. La manovra da 25 miliardi prende forma sul tavolo del
ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, come una lunga lista di riduzioni
della spesa che, anche se non strutturali, devono incidere sulle uscite almeno
fino al 2012.
La parola
"sacrificio" è ormai utilizzata apertamente anche dagli esponenti
della maggioranza. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi spiega che si punta
a "ridurre il perimetro della spesa pubblica e cambiare la composizione
delle entrate". In cima alla lista dei "sacrificati" ci sono i
dipendenti pubblici attraverso il mancato rinnovo del contratto di categoria e
l'allungamento dei tempi per ricevere la liquidazione. Qualche risparmio può
arrivare anche dalla spesa previdenziale, velocizzando l'aumento dell'età per
le donne, bloccando una delle finestre per le pensioni di anzianità nel 2011 e
aumentando i controlli sui trattamenti d'invalidità. Tra le ipotesi anche un
nuovo contributo di solidarietà dalle pensioni più ricche.
Molto più nebuloso
il fronte delle entrate, sono esclusi per ora aumenti delle tasse per la
necessità di non contraddirsi rispetto ai proclami di riduzione fatti solo un
mese fa, ma anche per evitare di colpire una ripresa economica già fragile. Si
sta valutando un possibile intervento di sanatoria sugli immobili localizzati
dall'Agenzia del territorio e finora sconosciuti al fisco. Tutte le misure
abbozzate coprono una piccola parte del traguardo dei 25 miliardi, nemmeno se
spalmate in due anni, e i tecnici del governo sperano di poter scendere a 22
miliari (12 ora e 10 nel 2011). Difficile da quantificare l'apporto degli
"evergreen" dei decreti di copertura (la lotta all'evasione fiscale e
le lotterie), quindi nelle prossime due settimane saranno considerate altre
opzioni.
Il ministro per la
Semplificazione, Roberto Calderoli, ha proposto "un taglio sugli stipendi
dei ministri e dei parlamentari del 5%, ma anche fare in modo che la dieta,
finalmente, la si faccia fare anche a tutti gli alti papaveri del
pubblico". Nel mirino della Lega anche le fasce alte dei lavoratori
pubblici: magistrati, manager, professori universitari. Fabrizio Cicchitto ha
voluto raffreddare gli entusiasmi leghisti: "Il governo nel suo complesso
prenderà le decisioni e non per sollecitazione di questa o quella forza
politica che fa parte della maggioranza".
Per quanto reso
più arduo dall'andamento dell'economia, nel governo non si considera un stop al
federalismo fiscale, anzi Sacconi lo pone come pilastro dell'attuale strategia
economica: "Con il federalismo ci sarà un incremento del capitale
organizzativo con una gestione più efficiente dei servizi socio-sanitari
integrati che sono l'83% della spesa corrente delle Regioni. Da un lato con
l'appropriatezza dell'offerta, come già accade nel Nord, si può dare di più
spendendo di meno e, dall'altro, con la deterrenza del fallimento politico si
introduce si passa dall'irresponsabilità alla responsabilità della
spesa". LUCA IEZZI LR 16
Malcostume della politica e della società. La trama nascosta della
corruzione
Anche se non
bisogna mai dimenticare che un conto sono i sospetti, un’altra cosa la verità,
tuttavia le notizie di casi di corruzione politica stanno diventando così
numerose da imporre una riflessione di ordine generale. Che però mi sembra
giusto far precedere da una considerazione accessoria. E cioè che a ben vedere
non si tratta mai soltanto di corruzione politica. Ogni episodio di corruzione
politica propriamente detto, infatti, a quel che riferiscono le cronache, è
sempre accompagnato da una rete di comportamenti a vario titolo oggettivamente
complici: mogli che accettano tenori di vita implausibili, figli
ultramaggiorenni che godono senza battere ciglio di favori come cosa dovuta,
evasione fiscale generalizzata, amici che si fanno fare lavori e lavoretti da
amici degli amici, ecc. ecc.
Insomma, tutta una
trama di relazioni fondata su una personalizzazione radicale della vita sociale
e insieme una vasta, capillare indifferenza alla correttezza e alla legalità.
Ciò che ripropone la domanda invano sempre esorcizzata: ma che razza di società
è la società italiana? Un’altra domanda ci riporta alla corruzione politica. La
domanda è questa: perché da noi più che altrove la corruzione politica non
sembra trovare l’ostacolo di alcuna efficace forza dissuasiva? Perché la paura
di essere scoperti e quindi puniti, che dovrebbe naturalmente servire ad arginare
la tentazione di cedere al richiamo del denaro facile, in Italia invece non
sembra svolgere la sua funzione in misura apprezzabile? Le risposte possibili
mi sembrano due, e rimandano ognuna a una profonda anomalia della nostra vita
pubblica. La prima riguarda la giustizia.
Il nostro sistema
penale- giudiziario, infatti, è ben capace di aprire indagini, ordinare
intercettazioni, far scontare arresti preventivi immotivati, divulgare segreti
istruttori più o meno compromettenti, e anche alla fine arrivare a rinvii a
giudizio. Ma è singolarmente incapace di comminare sentenze esemplari e di
farle scontare. I trent’anni di Madoff o gli ergastoli per i responsabili della
Enron da noi sono impensabili. Le carceri italiane sono piene quasi soltanto di
poveri diavoli, perché se si è un borghese facoltoso, come sono in genere
coloro che incappano in un reato di corruzione (e cioè con un buon avvocato e
buone relazioni), è rarissimo vedersi condannati in via definitiva a pene che
non siano simboliche o quasi. La seconda spiegazione sta nella sciagurata legge
elettorale che oggi vige nel nostro Paese. Bisogna ricordare infatti che ciò
che giustamente più temono i politici non è il giudizio dei magistrati. È
quello degli elettori.
È il non venire
rieletti, e così dunque vedere cancellata la propria carriera. Ma con il
«porcellum» attuale ciò è in pratica assolutamente improbabile. Il giudizio
degli elettori sulla persona da eleggere, sulle sue qualità o magagne, infatti,
si dà solo dove esista un qualche rapporto personale tra gli uni e l’altro:
come per l’appunto avviene per laddove vige una legge elettorale maggioritaria
basata su collegi uninominali (come nella Gran Bretagna). Non può darsi da noi,
invece, dove, come si sa, non si votano «persone» ma «liste»: immodificabili e
preconfezionate dai vertici dei partiti. In Italia, insomma, se per qualunque
motivo il politico corrotto è gradito ai suoi capi può dormire sonni
tranquilli: niente galera e la carriera sicura come prima.
Ernesto Galli
Della Loggia CdS 15
«Silvio siamo alla frutta». Rivolta on line di fan di Berlusconi
«Ho votato Pdl ma
non per eleggere una manica di ladri. Mi spiace per Berlusconi, ma siamo alla
frutta. Almeno diminuisse gli stipendi dei ladri! Riforme non se ne vedono».
Firmato: Romina.
Di fronte allo
scandalo degli appalti e della cosiddetta “lista Anemone”, monta la rabbia del
popolo pidiellino e la rivolta si scatena sul web. Quello di Romina è solo uno
dei tanti messaggi scritti sul “muro virtuale” dell’agorà telematica del sito
del Pdl, il cosiddetto “spazio azzurro”, dove elettori e simpatizzanti
riversano quotidianamente umori e stati d’animo.
Berlusconi punta
il dito contro le «liste di proscrizione» e promette «nessuna impunità» per i
colpevoli? Non basta. In barba alla disciplina del partito, gli internauti
berlusconiani attaccano, avvertono, ammoniscono. «Tagliare gli stipendi ai
parlamentari», «cacciare tutti i mariuoli», «eliminare le province», «basta
privilegi», «via i parassiti», in esilio «servi, ballerine, estetiste»,
«vergogna!» «il Pdl farà una brutta fine». Altro che “partito dell’amore”.
Quello che il premier, con il suo costante sorriso, si ostina a far passare
come “unione forte e compatta”, sembra mostrare piedi d’argilla. L’ondata di
anti-politica seguita alle inchieste su appalti, case, privilegi, sul sito la
fa da padrona. «Cari politici: è finito il tempo delle novelle, quando venivate
a pancia piena a raccontarci frottole, il vento è cambiato ormai non incantate
più nessuno, l’era della politica è finita», scrive Maria 47. Che lancia un
avvertimento: «Ho deciso: fino a che non si farà chiarezza (scandali vari) non
mi interesso più di politica».
Anna, invece,
prende di petto direttamente Berlusconi: «Presidente, se vuole avere la stima
degli italiani tagli gli stipendi dei suoi ministri. Altrimenti sarà come tutti
i suoi predecessori». Più diretto sul tema Angelo: «Silvio, caccia tutti i
mariuoli e guardati dai finti amici. Tieni duro perché altrimenti andiamo tutti
a pu.....e». «Perché - domanda Davide - da qualche deputato o senatore del Pdl
non arriva la proposta di ridurre gli stipendi dei parlamentari del 50%?
Sarebbe un buon esempio e un bel risparmio sulla spesa pubblica».
Si firma “Basta
privilegi”, l’internauta che suggerisce una soluzione drastica: «Tutti gli
incarichi pubblici e ministeriali siano a tempo. I pubblici dipendenti che
rubano siano privati della pensione». Quindi la conclusione: «Vergogna!».
Fosche le previsioni di “Disgusto”: «Inizio ad avere un forte disgusto di questi
politici, ministeriali, arraffoni, ladroni. Il Pdl si muova perché è in arrivo
uno tsunami popolare. Berlusconi acceleri».
Altra sferzata per
il premier: «Berlusconi, chi ha sbagliato fuori. I ministri La Russa e Bondi
devono decidere tra incarico di coordinatore e ministro. Riduciamo i costi
della politica e i parlamentari». Anche Emilio non fa sconti: «Certi
comportamenti truffaldini e arroganti da parte dei politici sono la norma.
Berlusconi dovrebbe prenderne nota e cacciarli prima che vengano scoperti e non
dopo. “Consiglio” suggerisce: «Silvio reagisci con durezza contro i corrotti
dentro il Pdl, fatti sentire nelle piazze o il Pdl farà una brutta fine. Fini e
la sinistra non aspettano altro, via i corrotti».
Nell’occhio del
ciclone anche le politiche del governo: «Altri condoni edilizi? Anche dopo
queste inchieste che gettano ombre sull’onestà dei ministri? Basta condoni, non
bisogna premiare chi viola la legge». «Scajola e altri politici fanno acquisti
immobiliari sospetti,e fate un altro condono? Ancora condoni e molti elettori
Pdl passeranno a Lega e al partito di Fini», scrive “Condoni ingiusti”.
Laura offre una
soluzione: occorre puntare sulle donne, noi siamo meno corrotte anche perché
non abbiamo mogli, amanti,e varie da mantenere. Mentre Gino rivendica onestà:
«Presidente, quando si deciderà a dare spazio a giovani onesti e preparati e
dismetterà servi, ballerine, estetiste forse sarà tardi per Lei». Cinzia
Zambrano L’U 15
"La faida interna al Pdl" e i "ladri di polli". I
giornali di destra attaccano la cricca
"Libero"
e "Il Giornale" denunciano le "mele marce" e spingono il
premier a indagare e "fare pulizia". E spiegano che le dimensioni del
fenomeno possano essere ben maggiori, così come la minaccia per il governo - di
ROSARIA AMATO
ROMA - Berlusconi
non li difende, e i giornali di destra li accusano apertamente. La 'cricca'
rischia di trascinare il premier e il Pdl nel fango, e la reazione del Giornale
e di Libero, i quotidiani più vicini al governo, è quella di puntare il dito
contro "le mele marce", chiedendo di "fare pulizia e pure in
fretta".
A maggior ragione
perché la minaccia potrebbe venire da dentro, come titola Libero, che
intervista il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo. "Cricca, è
una faida nel Pdl", è il titolo di apertura del quotidiano diretto da
Maurizio Belpietro. Mentre Il Giornale denuncia un "gioco al
massacro", e titola "Adesso indaga Berlusconi", prendendo dunque
apertamente le distanze dagli indagati, pur denunciando "il tritacarne mediatico".
E fra le righe emerge il timore che questo sia solo l'inizio, come scrive
invece un quotidiano di opposta tendenza politica, Il Riformista, che parla di
una "superlista da 25 milioni di euro". I casi emersi finora
sarebbero insomma solo una piccola parte, il meglio della nuova tangentopoli
deve ancora emergere, e a maggior ragione Silvio Berlusconi deve attrezzarsi,
per resistere alla violenza delle prossime ondate.
Certo, i lettori
vicini al governo potrebbero rimanere sconcertati da una posizione di questo
tipo. Ecco perché Maurizio Belpietro si affretta a spiegare che non si è
"convertito al travaglismo, che è una malattia acuta del giustizialismo
per effetto della quale si vorrebbe mettere tutti in galera". E rassicura:
"Tranquilli: non ho cambiato idea e continuo a pensare che i sospetti non
bastino a condannare le persone, figuratevi se ho un desiderio di mettere
qualcuno dietro le sbarre". Pur proclamandosi a chiare lettere
"garantista", Belpietro chiede però a Berlusconi di agire, e in fretta.
"E' per
questo che ieri ho avvisato Silvio Berlusconi, chiedendogli una reazione. -
scrive infatti il direttore di Libero nell'editoriale odierno - Egli ha
resistito a tutto in questi anni: alla sinistra e ai poteri forti che lo
volevano fuori, alla cavalleria giudiziaria delle toghe rosse e perfino ad
alleati infidi. Non vorrei che dovesse cadere per colpa di qualche
collaboratore che si è approfittato della situazione. Se qualcuno ha sbagliato
è meglio rispedirlo a casa in fretta, evitando che poche mele marce guastino il
resto del raccolto". "La difesa di quelli che si mettono in tasca i
soldi degli italiani non si addice a un governo liberale", conclude
Belpietro.
La minaccia è
tanto più grave, sottolinea il quotidiano, perché viene dall'interno della
maggioranza. Il procuratore Cataldo nell'intervista che apre il giornale parla
di "profondi contrasti tra maggioranza e maggioranza, contrasti molto
forti che portano alla luce situazioni da accertare penalmente e che se fossero
vere sarebbero molto preoccupanti". Amplificate dai media, che
contribuiscono, dice il pm, a creare "il clima". Ma non si tratta
certo di 'fuffa': "In Italia la corruzione è dilagante ed è diffusa
dappertutto, c'è un fenomeno simile a quello del 1992".
E quindi l'unica
via di salvezza per Berlusconi è allontanare in fretta i corrotti, rompere ogni
legame con loro: da ieri è emersa la figura del premier che "indaga",
come titola oggi Il Giornale, apparentemente disgustato da tanta corruzione
all'interno dei propri collaboratori. E non si tratta di "una posizione
tattica", assicura Il Giornale (che aggiunge però un 'probabilmente'...):
"Probabilmente non è soltanto una posizione tattica ma la convinzione che
si è fatto dopo aver indagato a fondo nelle ultime ore ed essere giunto
alla conclusione che è possibile che nel governo o nelle sue vicinanze ci possa
essere quache ladro di polli, così come ne esistono in qualsiasi categoria,
organizzazione e partito politico, che sta mettendo a rischio la credibilità di
tutti. Nel caso, meglio fare pulizia e pure in fretta".
Ladri di polli?
Sarà. Ma in giro ci sono tanti pronti a giurare che non si tratta di "una
questione di infissi", come scrive il Riformista. E che il meglio della
lista debba ancora arrivare. LR 15
Testimonianze. E la nube islandese mi „beccò“ a Pisa. Quella notte da
incubo
Incomprensibile e
inspiegabile scandaloso comportamento nella notte fra il 16 e il 17 Aprile
nell’aeroporto di Pisa - La grande indignazione dei turisti.
Pisa - A causa del
blocco dei voli per l’Europa del Nord, tutti i turisti che attendevano
l’imbarco per ritornare nei loro Paesi di origine, sono stati costretti dalla
guardia di città, il cui nome non ha voluto dare, malgrado mia insistenza e
richiesta dei molti turisti che non erano disposti a lasciare l’aeroporto,
poiché increduli di un tale ordine,
malgrado la grande emergenza che si era venuta a creare. Donne, uomini e
bambini non hanno avuto altra scelta che trovare fortuna in un albergo e
obbedire alla arroganza e voce minacciosa dell’agente, e dato il suo aspetto
fisico, non poteva incutere che obbedienza al suo grido “Tutti fuori! Non si può sostare in Aeroporto!”.
Alla domanda sul
perché, ”per motivi di sicurezza” era stata la risposta dell’agente addetto alla sicurezza dell’aeroporto.
Tutto è avvenuto
in pochi minuti sotto l’incredulità dei molteplici turisti che già nel
pomeriggio avevano cercato telefonicamente di trovare un qualsiasi alloggio,
subito dopo che gli altoparlanti avevano dato notizia che tutti
i voli erano stati cancellati a causa dell’eruzione del vulcano, fino a
tempo indeterminato. La risposta degli
albergatori per la non disponibilità
di alloggio era stata costatata anche dal sottoscritto. I familiari dei
malcapitati, contattati per telefonino dai singoli turisti, per trovare una
sistemazione anche nelle zone limitrofe
non aveva avuto successo. La voce si era sparsa che fino a Viareggio gli
alberghi erano a completo. Chi aveva avuto
la fortuna di trovare un Taxi a qualsiasi prezzo è stato felice di lasciare gli
altri, meno fortunati, dietro le porte dell’aeroporto. Il panico e la
confusione di lingue straniere in cerca
di informazioni può solo essere
immaginato.
Fra i malcapitati c´era anche un anziano che era
stato operato alla colonna vertebrale,secondo la sua asserzione, a Marsiglia e che aveva chiesto almeno una
sedia per poter bivaccare fino alla riapertura
dell’ aeroporto e cioè fino alle 4 del mattino, per raggiungere Trapani. Una sedia a rotelle, dietro tante insistenze, gli venne messa a
disposizione forse da un agente in servizio.
La mia chiamata al
nr. Tel.112, non ricordo bene se sia
avvenuta dopo la mezzanotte, con la speranza di avere un piccolo aiuto o
un loro intervento,per alleviare le
nostre sofferenze del freddo e della
mancanza di riposo,non ebbe che una risposta molto gentile, con la
spiegazione che ciò non era il compito del 112 e che non aveva alcuna
possibilità di intervenire nella società che gestisce l’ aeroporto di Pisa alla
quale avrei potuto rivolgermi. Io avevo immaginato che forse un intervento della Croce Rossa o della
protezione civile che avrebbe potuto darci una coperta o qualche brandina, come
avvenne nei giorni successivi , negli aeroporti italiani di Milano o Roma, in
seguito alle proteste dei turisti che si erano rivolti alle loro Ambasciate e
Consolati. Ma preciso che questo mio ultimo desiderio non fu da me espresso
allo sconosciuto ma gentile interlocutore del 112, al quale non ritenni opportuno,nella
mia confusione mentale , di chiedere tale aiuto specifico.
L’arrogante agente
della guardia di città passò alcune volte durante la notte con la sua auto per
controllare se esistessimo ancora. Io potei annotare la scritta sulla sua auto
(www.guardiadicittá.eu).
La mia preghiera
di provvedere almeno per le persone anziane
non ebbe alcun riscontro. La sua
unica risposta fu soltanto un sorrisetto sarcastico ,pieno di sadismo e
cattiveria che non dimenticheremo mai. Un giovane di Palermo, indignato da un
simile comportamento, giurò che il volto dell’ agente, non lo avrebbero mai più
dimenticato e che sarebbe stato meglio non poterlo più` rivedere.
Io ho avuto la
fortuna dopo quattro ore indimenticabili di sofferenze fisiche e disagi (ho 72
anni) di natura igienica fisiologica. Per le giovani donne che cercavano una toilette nei pressi dell’
aeroporto e´stata ancora più insostenibile. Unanime è stato il loro giuramento
di non tornare più in Italia e di fare intervenire i loro Consolati per prendere
provvedimento contro quest’atto di violenza nei confronti di chi, pur
avendo avuto un ticket e la regolare carta di
imbarco per l’aereo, e´stato messo alla
porta come un accattone e persone non grate.
A questo punto è spontanea una riflessione e cioè com’è possibile che un
dirigente di Aeroporto civile possa avere dato disposizioni all’ignoto agente
di sgomberare l‘aeroporto,senza riguardo
per le tante madri coni loro
bambini e per le persone anziane e malate. Alle ore 24 e costringere a bivaccare allo scoperto per
quattro interminabili ore.
Qui non si tratta
del solito pasticcio all’italiana di cui tutti i paesi civili sono abituati da
gran tempo, ma dalla costatazione che il nostro Pese non è sempre guidato da
dirigenti competenti e responsabili che
tanto male fanno alla nostra immagine e in questo caso, arrecano un
danno monetario in quantificabile
per l’apporto negativo al richiamo dei turisti che ora hanno voltato
le spalle anche alla regione più stimata d’Italia, che è la Toscana. A Pisa
occorre prendere provvedimenti dopo
avere controllato la veracità delle mie proteste e costatato la mancanza di competenze e
responsabilità di chi gestisce
l’aeroporto di Pisa , a parte l’insensibilità imperdonabile del gestore aeroportuale o del suo
dirigente, di fronte ad una emergenza simile che , a prescindere
dalle eventuali norme che regolano la sicurezza di questo aeroporto,avrebbe
dovuto mostrare un barlume di
cristianità e comprensione e capacità di diverso intervento. Non sono in grado
di stabilire se quanto avvenuto nei confronti dei tanti turisti possa
rappresentare un motivo di azione e l’intervento della Procura di Pisa, o di
chi ha interesse che il turismo nel nostro Paese possa ancora essere preso in
considerazione dai paesi di oltre alpi. Questo di Pisa non resterà inosservato
e dimenticato dai tanti malcapitati che passeranno la voce ad amici e parenti.
E non ci si meraviglia se la Spagna che , stando alle statistiche credibili
europee, lo scorso anno ha avuto 60 milioni di pernottamenti in confronto del
nostro paese che ne ha avuti 40 milioni. Quest’anno vedremo come andranno le
cose e che cosa racconteranno i politici
in Italia.
Vito Centorbi,
Ludwigshafen (de.it.press)
L’emigrazione al Salone del Libro di Torino. Oggi la chiusura
La casa editrice
“Il Grappolo” all’importante appuntamento piemontese, tra novità librarie e
premi letterari
Un appuntamento
fisso, ricco di novità librarie, un premio letterario dedicato ad una poetessa
torinese. La casa editrice salernitana “Il Grappolo”, guidata da Antonio
Corbisiero, anche quest’anno non manca all’appuntamento con il Salone del libro
di Torino, che si svolge nei padiglioni del Lingotto dal 13 ad oggi 17 maggio.
È una presenza ininterrotta che dura da 23 anni, che ha visto la casa editrice
di Mercato San Severino (SA) protagonista di tante attività e di decine e
decine di novità librarie presentate.
La casa editrice è
ospite nello stand della Regione Campania (Padiglione 3 Stand P10-Q09), dove il
15 maggio (ore 17,00) si è svolta la cerimonia di premiazione della quinta
edizione del premio di poesia “Renata Canepa”, la poetessa torinese scomparsa
prematuramente, elogiata per le sue opere da critici del calibro di Squarotti e
Gorlier, che ha pubblicato con la casa editrice salernitana raccolte di versi
dal 1988 al 2005. La giuria del premio, composta da Francesco D’Episcopo,
Giuseppe Lupo e Antonio Corbisiero, con la partecipazione dell’ex sindaco di
Rubiana, Michele Borletto, ha premiato per la sezione opere inedite Giacomo Giannone
di Torino per la raccolta Inseguendo le parole e per la sezione opere edite
Menotti Lerro di Casalvelino (SA) per la raccolta Primavera. Finalisti
risultano Giulia Barbarulo, Paolangela Draghetti, G. Battista Basile, Armando
Giorgi. Durante la manifestazione è stato presentato il saggio sul poeta Franco
Corbisiero, a cui è dedicata la sezione opere inedite del premio, scritto dagli
studiosi Francesco D’Episcopo e Giuseppe d’Errico e inserito nella collana di
poeti del Novecento “Vita e scuola”. È stata distribuita un’antologia poetica
dei partecipanti al premio, provenienti da ogni parte d’Italia.
Infine, sono stati
presentati due nuovi titoli della collana “Radici”, Il viaggio completo del
cuculo di Renato Amato, un autore di racconti finora sconosciuto in Italia,
emigrato in Nuova Zelanda e morto prematuramente, il cui testo, tradotto da
Francesca Emily Amato, è stato curato dalla sorella, scrittrice e giornalista,
Dora Celeste Amato, e il libro di versi e prose poetiche Allora vi diciamo alla
nazione di Leonardo Zanier, autore emigrato residente a Zurigo, con prefazione
del noto giornalista Maurizio Chierici. (ItalPlanet News)
Nelle rimesse un «tesoro» da 6,7 miliardi
Quasi mezzo punto
percentuale di Pil italiano che se ne va via dal Paese. Verso l'Asia,
soprattutto. In numeri, sei miliardi 752 milioni e rotti di euro. Soltanto nel
2009. A tanto ammontano le rimesse, cioè le quantità di denaro che gli
stranieri che vivono nel nostro territorio inviano alle famiglie nei paesi
d'origine. Il calcolo, su dati della Banca d'Italia, è contenuto nell'ultimo
studio della Fondazione Leone Moressa di Mestre. Un valore, precisa la
curatrice Valeria Benvenuti, che tiene conto soltanto dei canali ufficiali come
le banche, le agenzie e le poste, e lascia fuori le vie informali: familiari,
conoscenti e corrieri. «Se calcolassimo anche questi ultimi, il dato sarebbe
superiore del 50%», aggiunge Carlo Devillanova, professore associato di
Economia politica all'università Bocconi di Milano.
In valore
assoluto, le rimesse sono cresciute del 5,8% rispetto al 2008 e rappresentano
lo 0,44% del prodotto interno lordo nazionale. «Ma questo non vuol dire che gli
stranieri stiano resistendo meglio alla crisi», avverte la Benvenuti. Perché,
fatto il calcolo pro-capite, cioè sulla base dei quasi quattro milioni di
stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2009 (dati Istat), ogni immigrato
ha inviato verso il proprio paese 1.735 euro. Rispetto al l'anno precedente, il
6,7% in meno. Che si aggiunge al calo del 9,6% registrato nel 2008 sul 2007.
A livello
territoriale, il Lazio continua a costituire il nocciolo duro delle rimesse.
Nell'ultimo anno sono andati via quasi due miliardi di euro, pari al 27,7% del
totale nazionale. Seguono, a distanza, la Lombardia (1 miliardo e 330 milioni
di euro) e la Toscana (934 milioni). E se in Campania e in Puglia l'aumento
rispetto al 2008 è stato quasi del 20%, Emilia Romagna e Umbria sono le uniche
due aree che hanno visto una contrazione, rispettivamente, del 4,3 e del 2 per
cento.
In generale, «il
Mezzogiorno registra performance migliori rispetto al Nord Italia», sintetizza
la Benvenuti. Il perché lo spiega il professor Devillanova: «Gli stranieri che
vivono nel Centro-Sud vengono soprattutto dall'Africa e la maggior parte vuole
tornare nel paese d'origine dopo pochi anni. Questo li porta a mandare più
denaro possibile. Nel Nord, invece, gli immigrati non solo arrivano da più
lontano, ma hanno anche intenzione di rimanere da noi per molto tempo».
Per la prima
volta, però, c'è un nuovo fenomeno. «Storicamente, l'aumento della popolazione
straniera in Italia ha provocato anche un aumento delle rimesse – dice la
Benvenuti –. Ma è soltanto nell'ultimo anno che si osserva una minore crescita
dell'afflusso di denaro rispetto al trend dei residenti immigrati nel nostro
territorio».
Le ragioni
sarebbero due. «La prima è che la crisi ha costretto gli stranieri a ridurre
quella parte di risparmio che negli anni precedenti inviavano nel paese
d'origine. I soldi trattenuti oggi servono come garanzia per la sopravvivenza».
La seconda spiegazione risiede in quello che la curatrice del dossier chiama
"progetto d'integrazione". «Il tentativo di stabilizzarsi in modo
permanente in Italia – sottolinea – è dimostrato dal forte incremento dei
permessi di soggiorno per motivi familiari. Questo spinge gli immigrati non
solo a tenere qui, ma anche a investire nel nostro Paese proprio quelle risorse
che in situazioni diverse sarebbero andate al l'estero».
A livello
territoriale un dato balza all'occhio. È quello relativo alla sola provincia di
Prato. Nel 2009, in media, ogni immigrato residente nell'area ha mandato a casa
qualcosa come 16.760 euro. Dieci volte più della media nazionale. «La presenza
della comunità cinese influenza in modo decisivo il dato locale – continua la
Benvenuti –. Di fatto loro riescono a mandare a casa quasi tutto quello che
guadagnano». Ed è cinese anche il primato nazionale: quasi un terzo del totale
delle rimesse arriva proprio nella Repubblica Popolare. Su scala globale, la
metà dei soldi inviati all'estero ha come destinazione l'Asia. Poi l'Europa
(25%), l'America (13%) e l'Africa (12,4%). E se un asiatico riesce a mandare,
in media, 5.428 euro, un immigrato europeo spedisce poco più di 800 euro.
«Se la crisi
continua, le rimesse potrebbero subire una seria battuta d'arresto», analizza
la ricercatrice della Fondazione Moressa. Che poi fa una proposta: «Dato il
valore economico dei soldi inviati all'estero, bisogna porsi il problema di
come tenerseli qui. E questo si può fare solo con politiche pubbliche che
incentivino gli stranieri a investire quel denaro nel nostro Paese». Insomma,
la ripresa economica potrebbe passare per quel mezzo punto di Pil che ogni anno
se ne va. «Non dimentichiamo però che le rimesse sono più vitali per i paesi
poveri – avverte il professor Devillanova –. Non solo sono stabili nel tempo,
ma spesso costituiscono l'unica forma di microcredito». Leonard Berberi, Il
Sole 24 Ore 3
Berlino 1945, la fine della guerra, scatti inediti che fanno la storia
Migliaia di
istantanee scattate dopo il crollo del Terzo Reich, dimenticate per decenni e
ora raccolte in un libro dal giornalista Peter Kroth. L'esultanza dei
sovietici, il dramma degli sconfitti, scene di vita quotidiana - dal
corrispondente ANDREA TARQUINI
BERLINO - Una foto
mostra alcuni berlinesi a passeggio tra gli ultimi incendi della capitale
distrutta, l'altra un soldato delle SS caduto, altre ancora una ragazza in
costume da bagno che innaffia fiori sulla sua terrazza tra le macerie, o
soldati sovietici alla Porta di Brandeburgo ad ascoltare le letture in pubblico
dei versi di un poeta arruolato con loro. Sono migliaia di istantanee
eccezionali. Per decenni erano rimaste ad accumulare polvere negli
archivi dell'editoriale Berliner Verlag a Berlino Est. Il giornalista Peter
Kroth, curiosando tra quei vecchi scaffali per curiosità, le ha scoperte. E
ora, nell'approssimarsi del sessantacinquesimo anniversario della capitolazione
del Terzo Reich, le ha pubblicate in un libro. Il sito di Der Spiegel 1 oggi ne
ha pubblicate venti.
"Berlin nach
dem Krieg-Unbekannte Bilddokumente", cioè "Berlino dopo la
guerra-documenti fotografici sconosciuti", s'intitola il libro di 288
pagine edito da Das neue Berlin, in vendita diretta e online sullo
Spiegel-Shop. Documenti eccezionali, istantanee assolutamente inedite per oltre
mezzo secolo. Ci riportano davanti agli occhi la realtà di allora, ci
raccontano non solo l'esultanza dei sovietici vittoriosi ma anche momenti di
vita quotidiana. Ignoti gli autori: si presume che quasi tutti fossero
fotoreporter militari dell'Armata rossa, di cui il comando sovietico volle
mantenere l'anonimato, negando così loro, di fatto, ogni diritto d'autore,
anche postumo. Sebbene molti fotoreporter militari sovietici, da Evgenij
Khaldei, a Dmitri Baltermants, a Mark Redkin, fossero famosi in tutte le
potenze alleate. Alcune foto sono state scattate dal reporter berlinese Otto
Donath. E furono consegnate alla Taegliche Rundschau, il primo giornale che
uscì in Germania dopo la caduta di Hitler, edito dall'amministrazione militare
sovietica occupante.
Scorrendo quelle
immagini in bianco e nero, la vita di allora riappare davanti ai nostri occhi.
Non sono solo foto che esaltano la vittoria dell'Armata rossa contro
l'aggressore nazista, come quei soldati che sventolano le bandiere sulla Porta
di Brandeburgo, o le autoblindo delle Ss fatte a pezzi dalle cannonate dei tank
T34 o dei cacciabombardieri Ilyushin2 Shturmovik. Vediamo anche soldati russi
che si riposano, uno che, posato il fucile, si lava nelle acque della Sprea. E
soprattutto, vediamo la vita dei civili berlinesi sopravvissuti alla folle
guerra scatenata da Hitler. Ecco una giovane donna, agente del VAI, la polizia
militare sovietica, che controlla lo scarsissimo traffico per permettere a una
tedesca che spinge una carrozzina di traversare la strada. Oppure un soldato sovietico
che distribuisce il pane alle affamate massaie berlinesi. O la grande folla di
militari russi che alla Porta di Brandeburgo ascolta la lettura in pubblico del
poeta Evgenij Dolmatovskij. Le immagini inedite raccontano anche altri aspetti
della vita quotidiana: case sventrate da cannonate e bombe, bambini che giocano
davanti all'altare che è tutto quanto resta d'una chiesa, una donna tedesca
trovata suicida su una panchina (molte si tolsero la vita a Berlino per paura
degli stupri dei soldati sovietici). O un'altra tornata nella capitale
dopo mesi di vita da sfollata. Tornata sperando di rivedere la famiglia, di cui
invece trova solo le tombe. LR 27.4.10
A Isernia il 18 e il 19 maggio i lavori del Consiglio dei Molisani
nel Mondo e dei Giovani
ISERNIA – A Isernia il 18 e il 19 maggio si
terranno i lavori del Consiglio dei Molisani nel Mondo e dei Giovani,
convocati dal presidente della Regione Molise Michele Iorio in qualità di
presidente del Consiglio dei Molisani nel Mondo. Dal 20 al 22 maggio sono
previste escursioni i località molisane.
I lavori si apriranno alle ore 10 del 18
maggio nell’Aula Magna dell’Università degli Studi del Molise (via
Mazzini, 7). Porteranno il saluto: il presidente della Regione Michele Iorio,
il presidente del Consiglio regionale Michele Picciano, il rettore
dell’Università del Molise Giovanni Cannata, l’arcivescovo di
Campobasso-Bojano Gian Carlo Maria Bregantini, il vescovo di
Isernia-Venafro Salvatore Visco, il presidente della Provincia di Isernia Luigi
Mazzuto, il sindaco di Isernia Gabriele Melogli, assessori e consiglieri della
Regione Molise.
Seguiranno gli interventi di consiglieri del
Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, componenti del Consiglio dei
Molisani nel Mondo e dei Giovani, delegati delle Federazioni ed Associazioni
estere.
I lavori riprenderanno alle ore 15. Al
centro: la proposta di legge regionale concernente “Ulteriori modifiche ed
integrazioni alla legge regionale 2 ottobre 2006 n. 31 (Interventi della
Regione a favore dei Molisani nel Mondo); la proposta di interventi da
realizzare nelle diverse Nazioni redatta dai Consiglieri e dai “Giovani”;
progetti di Associazioni e Federazioni realizzati negli anni 2008-2009 e da
realizzare nel 2010; problematiche inerenti l’organizzazione e il funzionamento
delle Associazioni e Federazioni iscritte all’Albo regionale.
La sera , in programma una cena e
l’esibizione del gruppo musicale New Harlem che proporrà brani folklorici
e popolari molisani, tratti dal Cd “Maledetta la miseria – storie di
emigrazione molisana”
Il 19 maggio i lavori si terranno al Grand
Hotel Europa (viale dei Pentri, 76) a partire dalle ore 9. Si parlerà del Piano
operativo 2010. Interventi dei componenti il Consiglio dei Molisani nel Mondo e
dei Giovani e interventi dei delegati delle Federazioni e Associazioni estere
Seguirà l’elaborazione di proposte in ordine
ad iniziative promozionali e divulgative all’estero nelle materie di competenza
della Regione.
Alle 15, ripresa dei lavori con stesura del
verbale e Documento finale
Al termine dei lavori in programma a
Baranello una visita al Museo Civico.La giornata si concluderà con una cena.
Il giorno 20 maggio sarà dedicato ad escursioni a Gambatesa e a Riccia. Poi, spettacolo dell’artista e cabarettista molisano Maurizio Santilli. Rientro e cen