WEBGIORNALE 17-18 Marzo
2010
Nasce il portale web dei bambini italiani in Germania: www.mondoli.de
Il portale
www.mondoli.de nasce come progetto web per sostenere il rendimento scolastico
di bambini d'origine italiana che vivono in Germania.
L'internet è uno
dei più influenti mezzi di trasmissione di sapere e di comunicazione dei nostri
tempi. È dunque attraverso la rete elettronica che ora ci s'informa, si
comunica, e si stabiliscono contatti umani di diverso genere, si fanno spese,
si offre e trova lavoro. Ed è chiaro quanto internet sia ormai importante anche
per i giovani, per il loro sviluppo, l'attività scolastica, l'integrazione
culturale e professionale: sono le piattaforme d'incontro virtuale, che creano
ora i ponti all'interno della nostra tesa e allo stesso tempo distratta società
moderna, e chi a queste piattaforme per una ragione o per l'altra non ha
accesso, viene necessariamente tagliato fuori delle dinamiche che regolano la
nostra vita attuale.
Necessario d'altronde
l'uso maturo di computer ed internet, da trasmettere ai minori ed in
particolare ai bambini con chiarezza e precisione, per evitare che si
sviluppino dipendenze e influenze negative.
Questi i punti
chiave, sui quali si basava la ricerca del gruppo del Kompetenzzentrum di
Bielefeld, che circa un anno fa m'invitò a partecipare ad una ricerca di gruppo
per definire cosa sia necessario offrire, da parte dello Stato tedesco, agli
stranieri immigrati in Germania nel campo dell'integrazione sociale, del miglioramento
delle proprie condizioni e capacità lavorative e di comunicazione attraverso
internet e media digitali. Precedentemente, durante un congresso sullo stesso
tema, avevo tenuto una relazione sull'offerta in internet di testate in lingua
italiana e tedesca per gli italiani all'estero, e sull'uso che ne viene fatto,
concentrandomi sull'ampio spettro informativo offerto dal Webgiornale, e sulla
necessità di dare maggior spazio e finanziamenti a tali siti e iniziative,
perchè possano trasformarsi in punti non solo d'informazione, ma di sostegno e
di collegamento tra connazionali all'estero.
Importante mi
sembra innanzitutto che lo Stato tedesco abbia finanziato gli studi ed incontri
del gruppo di ricerca al quale erano stati chiamati a collaborare esperti di
diverse istituzioni, dalle università alle associazioni che offrono lavoro ed
informazione ai migranti, a giornalisti esperti nel campo, che si è poi
concluso con la pubblicazione di una lista di attività integrative, di corsi di
formazione lavorative e di ricerca di lavoro con uso di internet per gli
immigrati, finanziata dal Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und
Jugend (chi vuole può ordinarlo all'indirizzo http://www.kompetenzz.de/Digitale-Integration/Migrantinnen).
Riflettendo sulle
documentate e discusse difficoltà di un buon 50 % dei bambini italiani e
d'origine italiana nelle scuole tedesche, che si trovano attualmente al gradino
più basso delle statistiche per il rendimento scolastico, e con prognosi di
gravi difficoltà nel campo lavorativo, ho maturato l'idea di un progetto per il
sostegno della formazione nelle scuole elementari (fascia d'età dagli 8 ai 12
anni), e di creare un sito web proprio per sostenere una maggiore integrazione
dei nostri figli qui in Germania, con accrescimento della loro conoscenza delle
lingue tedesca e italiana, del loro rendimento scolastico e dunque del loro
piacere di andare a scuola, e perchè non si debbano sentire deboli e in
minoranza, sia rispetto ai compagni di classe di madrelingua tedesca sia
rispetto ai compagni di altra provenienza e gruppo etnico.
In particolare ho
voluto creare un sito bilingue, nel quale il materiale didattico e
d'informazione viene offerto in tedesco e in italiano, cosicché una lingua
possa sostenere l'altra e il bilinguismo sia valorizzato e coltivato come
arricchimento della persona.
Visitando Mondoli
i bambini oltre a trovare sostegno nelle materie scolastiche italiano, tedesco
e Sachkunde, potranno partecipare a giochi e concorsi e spedire i loro disegni,
le loro favole e storie, leggersi e leggere cosa hanno scritto gli altri,
esprimere il proprio giudizio e desideri, per costruire in rete un mondo
italo-tedesco nel quale potranno trovarsi a proprio ottenere un buon rendimento
scolastico e divertirsi.
Infine una sezione
dedicata a genitori ed insegnanti inviterà anche gli adulti a partecipare
attivamente all'attività del portale con consigli e attività di sostegno,
richiesta e scambio d'informazioni utili, di consigli. Fondamentale sarà, per
il successo di Mondoli, la loro guida all'uso di internet dei loro figli e
alunni.
Mondoli è in rete
dal 1 febbraio, la fase-test del progetto durerà ancora un mese, nel quale
saremo lieti di mettere alla prova il nostro lavoro e materiale, confidando
nelle reazioni di chi ci vorrà venire a trovare e dare pareri e consigli.
Mondoli è stato
creato con il contributo del Ministero federale per la Cultura e i Media, del
Com.It.Es. Berlino Brandeburgo e dell' AWO-Begegnungszentrum di Berlino, e con
l'impegno di insegnanti italiani e tedeschi della scuola elementare europea
Finow-Schule di Berlino e di programmatori che hanno costruito per noi e per i
bambini italiani in Germania quanto di meglio la tecnica digitale offra in
questo momento.
Vi aspettiamo
all'indirizzo: www.mondoli.de.
Elisabetta
Abbondanza, de.it.press
Le Organizzazioni
degli italiani in Svizzera Partito Democratico, Italia dei Valori, Sinistra
Ecologia Libertà, Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista hanno rivolto al
Presidente della Repubblica italiana
Giorgio Napolitano la seguente lettera aperta
Signor Presidente,
in questi giorni, nel pieno di una grave crisi economica e sociale, milioni di
italiani stanno manifestando per il rispetto della Costituzione e il ripristino
della legalità democratica. Anche tra le nostre comunità all’estero sono diffusi
sentimenti di preoccupazione per gli stravolgimenti del sistema di regole su
cui si fonda la nostra democrazia repubblicana. Anche a noi il decreto
“salva-liste” del Governo è parso come un grimaldello per neutralizzare le
sentenze della Magistratura, determinando una grave violazione della normativa
elettorale e delle stesse competenze delle Regioni. Le varie manifestazioni ed
iniziative che si tengono oggi in Svizzera vogliono dare voce, civile e ferma,
proprio alle tante inquietudini di queste nostre collettività.
Gli attacchi che
da tempo il Governo, ed in particolare il Presidente del Consiglio, sferra alle
prerogative costituzionali della Magistratura sono inaccettabili. Le vicende di
questi ultimi giorni hanno ulteriormente acuito i problemi. Abbiamo ancora una
volta assistito ad uno svuotamento della funzione parlamentare e all'utilizzo
reiterato del voto di fiducia per approvare norme che, come l'ultima sul
“legittimo impedimento”, hanno il solo ed evidente scopo di porre il Capo del
Governo al di sopra della legge. Inoltre, a conferma del perdurare del grave
conflitto di interessi, apprendiamo di gravi pressioni da parte del Presidente
del Consiglio per orientare sempre più smaccatamente a suo favore la linea
editoriale delle principali reti RAI.
Signor Presidente,
vista dall'estero la condizione della democrazia italiana ci appare ancora più grave ed intollerabile.
Un Governo italiano che si muove al di fuori dei dettami costituzionali per
tutelare interessi particolari e/o personali, mette in discussione
l'immagine del nostro Paese di fronte
all’opinione pubblica internazionale. La
continua deroga rispetto alle regole fondamentali dello Stato di diritto
e il ripetersi di norme ad personam, sono quotidianamente oggetto di critiche e
commenti sarcastici da parte dei media del Paese in cui risediamo. Come
italiani in Svizzera avvertiamo sempre di più il peso di essere rappresentati
da un governo che si ispira ad una concezione della politica lontana dai canoni
delle grandi democrazie europee. Un clima che, unito all'informazione sui
diffusi fenomeni di illegalità, produce alla lunga effetti negativi sullo
stesso “sistema Italia” all'estero.
Signor Presidente,
proprio per i sentimenti di affetto che ci legano al nostro Paese, noi siamo
determinati a batterci per la nostra dignità di cittadini italiani, per
l’integrità della nostra Repubblica nata dalla Resistenza, perchè l'Italia
torni ad essere considerata nel novero delle democrazie più avanzate.
Siamo convinti che
Lei, come rappresentante di tutti gli italiani, non lascerà cadere questo
nostro grido di allarme
Le Organizzazioni
degli italiani in Svizzera: Partito Democratico, Italia dei Valori, Sinistra
Ecologia Libertà, Sinistra Italiana in Svizzera, Rifondazione Comunista
(de.it.press)
Europa sempre più in affanno. 11 disoccupati per un posto
Nell'Ue crolla il
numero dei posti vacanti mentre crescono i "senza lavoro". Sempre più
elevata la competizione per un impiego. 21 milioni i disoccupati di cui 7,1
milioni quelli che hanno perduto l'impiego da più di dodici mesi. E il loro
numero è destinato ancora a crescere drammaticamente. Più di sei milioni quelli
usciti dal mercato da meno di tre mesi. I risultati di un rapporto Eurostat -
di FEDERICO PACE
La ripresa, se
c'è, non si vede. O per lo meno, non la vedono tutti quelli che il lavoro lo
stanno perdendo, lo hanno appena visto sfumare e quelli che da molto tempo sono
stati costretti ad uscire da un'impresa senza avere più nulla di concreto in
mano. I disoccupati in Europa sono ora più di 21 milioni. Un picco che
dall'inizio del nuovo millennio non era mai stato raggiunto. Di questi, sei
milioni hanno dovuto rinunciare a un impiego da meno di tre mesi mentre il 34
per cento è disoccupato da più di un anno. E così, mentre il numero di "impieghi
vacanti" in Europa scende a meno di due milioni, ci sono più di undici
disoccupati per ogni posto. I drammatici dati sono quelli di un rapporto appena
pubblicato da Eurostat che analizza i numeri del'European Labour Force Survey.
5 milioni in più
in dodici mesi. In un anno, nel periodo compreso tra il terzo trimestre del
2008 e il terzo trimestre del 2009, il numero dei disoccupati è cresciuto di
cinque milioni di unità. Seppure il picco più elevato si è registrato tra la
fine del 2008 e i primi mesi del 2009, anche a settembre 2009 circa 2 milioni
di persone si ritrovavano senza un impiego da meno di un mese e altri quattro
milioni avevano perduto il lavoro da soli sessanta giorni.
L'odissea che dura
di più. Ma gli incrementi più significativi sembrano registrarli quelli che
hanno perduto il lavoro da più tempo. Sono infatti quasi raddoppiati quelli che
stanno sopportando le conseguenze della perdita del lavoro per un periodo
compreso tra tre e cinque mesi: sono passati dai 2,2 milioni del 2008 ai 3,5
milioni del 2009 (vedi tabella). Di questi, la gran parte (il 61 per cento) ha
un'età compresa tra 25 e 49 anni. Un quarto di loro è composto da ragazzi con
meno di 25 anni.
Soprattutto tra 25
e 49 anni. Sono aumentati in maniera ancor più evidente quelli che stanno
cercando lavoro da un tempo più lungo e compreso tra sei e undici mesi.
Erano 2,6 milioni nel 2008. Nel 2009 sono divenuti 4,6 milioni. E' questo
il segmento che ha registrato il maggiore incremento in termini percentuali
(+75 per cento). Sono loro quelli che, presumibilmente, hanno perduto il loro
impiego tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009 e che non hanno ancora trovato
alcuna chance per rientrare. Anche in questo caso si tratta soprattutto di
persone con un'età compresa tra 25 e 49 anni (il 61 per cento). Ma tra loro ci
sono anche molti giovani (il 23 per cento non supera i 24 anni).
Gli under 25. I
ragazzi e le ragazze europee, vulnerabili in particolare nel breve periodo,
sono tra quelli che hanno perduto lavoro da meno tempo. Sono il 40 per cento di
quelli che sono divenuti disoccupati da meno di un mese e il 35 per cento di
quelli che hanno perduto l'impiego in un arco di sessanta giorni. Ad ogni modo,
desta preoccupazione il dato secondo cui ha meno di 25 anni il 18 per cento di
chi ha perduto il lavoro da un periodo compreso tra due e quattro anni. Questo
vuol dire che quattrocentomila giovani si ritrovano a fare i conti con una
disoccupazione di lungo periodo.
Lunga durata. Nel
2008 quelli che avevano perduto l'impiego da più di un anno erano 5,9 milioni.
Oggi sono 7,1 milioni e di questi la metà è disoccupata da più di due anni. Questo
gruppo, dato il bassissimo numero di nuovi posti di lavoro che le imprese
europee stanno creando, dicono gli esperti di Eurostat, sarà quello che
probabilmente è destinato a crescere di più negli anni prossimi. Tra coloro che
hanno perduto il lavoro da più di quattro anni, il 35 per cento ha più di
cinquant'anni. Il rischio di rimanere senza impiego per un lungo periodo,
spiegano da Eurosat, è reale per un sostanziale numero di persone e questo può
condurre a povertà e esclusione sociale.
In Italia, il
segmento più popolato è quello di chi ha perduto il lavoro da più di sei mesi e
meno di 12 mesi: sono il 17,2 per cento. Elevata è comunque anche la quota di
chi è disoccupato da più di 12 mesi e non più di 17: sono il 15,8 per cento:
una percentuale superiore a quella della media dell'Europa a 27 dove è l'11,8
per cento dei senza lavoro. LR 15
Borse di studio. Bando per straneri e italiani all'estero. Il 31 marzo la
scadenza per le domande
ROMA – Il 31 marzo
scade il bando per le borse di studio concesse dal Governo italiano a cittadini
straneri e italiani residenti all’estero per l'anno accademico 2010-2011.
Le borse di studio concesse dal Governo italiano ai cittadini stranieri
costituiscono un contributo per effettuare studi e ricerche in Italia e mirano
a favorire la cooperazione culturale internazionale e la diffusione della
conoscenza della lingua, della cultura e della scienza italiana.
Apposite borse di
studio sono previste per gli italiani stabilmente residenti (IRE) nei seguenti
Paesi: Australia, Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia,
Congo-Brazzaville, Egitto Eritrea, Etiopia, Messico, Perù, Siria, Stati Uniti,
Sud Africa, Tunisia, Uruguay e Venezuela. Da queste sono esclusi i cittadini
italiani temporaneamente all’estero e i dipendenti, a qualsiasi titolo, di
Uffici della Pubblica Amministrazione italiana residenti, nonché i loro
familiari.
Dall’anno
accademico 2010 – 2011, sulla base del principio di reciprocità, il Ministero
degli Affari Esteri (MAE) istituisce il “Pool Europa”, ove concorreranno
congiuntamente le candidature dei cittadini dei seguenti Paesi: Austria,
Germania, Irlanda, Islanda, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna. Per i
candidati di tali Paesi, la selezione avrà luogo a Roma presso il MAE (Ufficio
VI DGPCC), ma gli esiti della selezione stessa verranno comunicati dalle
Ambasciate d’Italia a Vienna, Berlino, Dublino, Oslo, L’Aja, Londra e Madrid.
Le borse di studio
vengono concesse per svolgere studi e/o ricerche presso le seguenti istituzioni
statali o legalmente riconosciute: Università degli Studi, Istituti
Universitari e Politecnici; Istituti di Alta Formazione Artistica e
Musicale; Istituti di Restauro; Scuola Nazionale di Cinema; Centri
o Laboratori di Ricerca, Biblioteche, Archivi e Musei collegati con corsi
universitari e post-universitari cui il candidato deve essere obbligatoriamente
iscritto.
I candidati
potranno seguire corsi brevi di lingua, corsi universitari singoli, corsi di
laurea, corsi di alta formazione artistica e musicale, corsi di lingua e
cultura italiana (per docenti di italiano), corsi post-universitari e attività
di ricerca. Il periodo di fruizione della borse è relativo al solo anno
accademico 2010-2011 (1° ottobre 2010/30 settembre 2011, con prolungamento
possibile per i corsi di Dottorato e/o di Master fino al 31 marzo 2012) e la
durata può variare tra i 3, 6, 9 o 12 mesi, ad eccezione dei corsi brevi di
lingua che possono avere una durata di 1, 2 o 3 mesi.
Indispensabile il
possesso di alcuni requisiti: conoscenza della lingua italiana (esclusa per i
corsi brevi e per quelli che si svolgono totalmente in inglese) che dovrà
essere attestata da un Lettorato d’italiano o in alternativa accertata mediante
un colloquio presso l’Istituto italiano di cultura o presso l’Ufficio culturale
della Rappresentanza diplomatico-consolare competente per territorio; età
compresa tra i 18 e i 35 anni (una maggiore età è consentita per le candidature
di docenti di lingua italiana), oltre ai titoli necessari per il corso al quale
ci si intenda iscrivere.
Bando completo e
modalità per la presentazione delle domande si trovano al sito: http://borseonline.esteri.it/borseonline/it/index.asp. (Inform)
SWR. La slavina “Di Girolamo” manda a casa l’Ambasciator Siggia
Nicola Di Girolamo
è in galera. Dopo le dimissioni dal Senato si è costituito ai carabinieri che
lo hanno condotto a Rebibbia. Pubblicati i verbali della ‘ndrangheta in Senato.
Destituito dall’incarico di ambasciatore Sandro Siggia
Nel primo
interrogatorio Nicola Di Girolamo si è avvalso della facoltà di non rispondere.
In questi giorni però ha deciso di parlare, in presenza dei suoi avvocati Carlo
Taormina e Pier Paolo Dell’Anno. Siamo all’inizio di una slavina. Il caso di Di
Girolamo, ormai ex senatore, avrà senza dubbio delle forti ripercussioni sul
voto agli italiani all’estero e sull’affidabilità del sistema elettorale per
corrispondenza, attuato nelle consultazioni elettorali del 2006 e del 2008. Fin
dall’inizio il voto per lettera si rivelò un disastro.
Indirizzi sbagliati,
plichi non recapitati, raccolta “porta a porta” e addirittura compravendita di
schede elettorali. Tutte queste disfunzioni e brogli furono denunciati anche da
questa emittente. Ma né Tremaglia (AN/Pdl), né Danieli (Margherita/PD) e né
Mantica (AN/Pdl) diedero peso alla delicata situazione.
Solo in seguito al
coinvolgimento di Nicola Di Girolamo in un giro d’affari malavitoso finalizzato
al riciclaggio di ingenti somme di denaro, è rispuntata insieme alla faccenda
“voto all’estero” anche la falsa dichiarazione di residenza a Bruxelles,
avallata da una dichiarazione dell’ambasciatore Sandro Siggia che nel frattempo
è stato destituito dalla diplomazia.
Ora, si legge nei
verbali della ‘ndrangheta in Senato: “Rideva, rideva…. Era proprio contento,
contentissimo… Io gli ho fatto vedere pure le immagini (delle schede elettorali
“votate”; ndr)…. Era felicissimo”. E’ Nicola Di Girolamo, detto Nic, così come
esce dalla descrizione di Roberto Marcori e Gennaro Mokbel che il 9 aprile
2008, al telefono, raccontano dei “voti” procurati ad arte per il loro sodale
che è già entrato nei panni di senatore della Repubblica italiana, “eletto”
nella circoscrizione Estero, con anticipo di qualche giorno sui risultati dei
voti in Italia. E’ quanto emerge dalle carte dell’inchiesta che ha travolto
l’ex senatore Pdl, e due società come Telecom e Fastweb.
Le schede
elettorali portate con il furgoncino. È il 7 aprile 2008 quando Gennaro Mokbel,
grande sostenitore di Di Girolamo, chiama Roberto Marcori (che si autodefinisce
“rappresentante del senatore” in un incontro “con l’onorevole Romagnoli”).
Marcori riferisce che “uno è arrivato con un furgone che gli ha portato 320
schede elettorali”. Ed è proprio Marcori il trait d’union tra Mokbel al vertice
dell’organizzazione elettorale pro Di Girolamo, e gli italiani in Germania,
aiutato in questo compito da Giovanni Gabriele, domiciliato a Stoccarda e da
altri calabresi. Molti di questi, per gli inquirenti, “fanno parte
dell’entourage delinquenziale”.
I ringraziamenti
del “senatore” e i 2 mila euro per il “lavoro”. In una conversazione del 10
aprile 2008, Marcori chiama Gabriele e gli passa Di Girolamo che lo ringrazia
per il “lavoro”. Marcori lo informa di aver fatto delle foto al Consolato e che
quasi sicuramente il suo interlocutore diventerà senatore: “Ieri notte siamo
andati al consolato e abbiamo fatto l’ultimo sforzo fino a fotografare
l’evento. Comunque, qua l’aspettano”. Di Girolamo conferma e annuncia che
presto andrà in Germania per ringraziare. Quindi Marcori chiede i dati anagrafici
di Gabriele per spedirgli 2 mila euro.”
Soldi, dunque, per
l’impegno profuso nella raccolta di un numero non quantificato di schede
elettorali.
Forse Stoccarda
non sarà l’unico caso. Ci si augura che la magistratura faccia luce ovunque. Si
spera poi che dai risultati delle indagini sia il mondo politico che la stessa
emigrazione traggano le debite conseguenze. Nel frattempo diversi parlamentari
stanno definendo o addirittura hanno già presentato proposte di riforma della
legge “Tremaglia” sul voto all’estero.
L’on. Antonio
Razzi dell’Italia dei Valori propone per esempio il voto elettronico. Di parere
diverso sono gli onorevoli Franco Narducci e Laura Garavini del PD.
I particolari sono
contenuti nel servizio audio: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=6111570/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/32e3jj/index.html.
Tony Màzzaro, SWR
International/Sezione italiana (de.it.press)
Alle Commissioni esteri di Camera e Senato audizione dei sindacati sulla
riorganizzazione del MAE
Roma - Martedì
mattina le Commissioni congiunte Affari esteri del Senato e della Camera,
con la presidenza del sen. Dini e dell’on. Narducci, hanno proceduto
all’audizione informale dei rappresentanti sindacali sulla riorganizzazione del
Ministero degli affari esteri.
Sono stati così
auditi: SNDMAE, FP CGIL Esteri, FP CISL Esteri, UILPA, CONFASAL UNSA,
F.L.P.-Farnesina, RDB e DIRSTAT.
L’audizione che si
è rivelata lunga e proficua era centrata sui temi connessi alla riforma del MAE
proposta dal governo ed attualmente in discussione alla Camera, ovviamente si è
si è parecchio dibattuto sulla questione della riorganizzazione della rete
consolare che non può essere disgiunta da una riforma generale del MAE
stesso. Vi è la consapevolezza che è necessaria una rinnovata strategia di
promozione culturale del nostro Paese all’estero che può essere colta proprio
in un momento di cambiamento come questo cercando di migliorare l’efficienza e
l’efficacia degli interventi.
Narducci, in
seguito, ha presieduto la Commissione affari esteri della Camera che ha
provveduto ad approvare il parere sulla ristrutturazione del MAE con numerosi
rilievi bipartisan.
Infatti la
Commissione ha deliberato di formulare i seguenti rilievi:
“si garantisca il
necessario e puntuale confronto con le commissioni parlamentari nella fase di
attuazione, messa a punto e verifica della nuova struttura organizzata su basi
tematiche e della sottostante articolazione geografica, anche con riferimento
ai criteri che presiederanno nella pratica l’attribuzione delle nuove funzioni,
sottoponendo in particolare all’esame parlamentare preventivamente lo schema di
decreto ministeriale di cui all’articolo 1, comma 5, relativo ai novantasei
uffici di livello dirigenziale non generale;
si metta
maggiormente a fuoco il raccordo con la politica estera dell’Unione europea,
sotto il profilo delle strutture amministrative chiamate a collaborare con
l’istituendo servizio europeo per l’azione esterna, assicurando l’unitarietà
dell’indirizzo politico;
si valuti
l’opportunità del superamento della configurata compartimentazione dei Paesi
dell’area OSCE per accorparli in un’unica direzione generale che ne valorizzi
la comune appartenenza all’“architettura di sicurezza” europea;
si menzioni la
locuzione “diritti umani” nella denominazione ovvero nell’articolazione della
nuova Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza, competente a
trattare tale materia, così rilevante nell’azione internazionale del nostro
Paese;
si punti sulla
creazione di una Direzione per la promozione del “Sistema Paese” che si
colleghi funzionalmente, da un lato, ad un’incisiva riforma del sistema degli
istituti di cultura italiana operanti all’estero, che preservi la specificità
della valorizzazione della nostra lingua, e dall’altro all’assorbimento della
rete dell’Istituto per il commercio con l’estero;
si garantisca
nella nuova struttura ministeriale di promozione del sistema-paese la
riconoscibilità e la proiezione internazionale dell’elaborazione culturale
nazionale, prevedendo in particolare un centro di coordinamento per la
diffusione e la valorizzazione della lingua italiana;
si conseguano le
necessarie sinergie con gli altri Ministeri e le autonomie regionali e locali
attraverso un’apposita struttura di coordinamento, da istituirsi presso il
Ministero degli Affari esteri, secondo il modello francese”.
Tali rilievi
raccolgono le osservazioni effettuate durante l’audizione, in Commissione
esteri, del ministro Frattini sempre sul progetto di riforma del MAE.
De.it.press
Democrazia e Partecipazione all’estero. Intervista all’on. Farina
Lunga intervista
all’On. Gianni Farina del periodico di politica e cultura edito in Svizzera,
Realtà Nuova. Respingiamo l’assalto alla legalità, ai diritti, all’uguaglianza
e alla giustizia sociale. Gli italiani all’estero vogliono contare in Italia e
nei Paesi di residenza.
Tanti i temi
affrontati nella conversazione: voto all’estero, attività dei parlamentari,
elezioni dei Comites e del Consiglio generale degli italiani all’estero,
politica e organizzazione del Partito democratico, elezioni regionali. Nella
premessa, l’Onorevole Gianni Farina ha voluto sottolineare il bel voto popolare
che in Svizzera ha respinto con una maggioranza ampia l’attacco alle pensioni
complementari del Secondo pilastro, ristabilendo il principio della giustizia
sulla gestione finanziaria delle casse pensioni. Inoltre, ha espresso la gioia
di vedere tanti connazionali impegnati nelle amministrazioni locali, come è
avvenuto con le elezioni a Zurigo, Dietikon e Winterthur.
CASO DI GIROLAMO E
VOTO ALL’ESTERO - Il diritto di voto all’estero pare schiacciato in una morsa
mortale: da una parte la vicenda del Senatore Nicola Di Girolamo e dall’altra
gli scarsi risultati ottenuti dai Parlamentari della Circoscrizione estero.
Qual è il suo parere?
Si legge in uno
dei passaggi dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Aldo
Morgigni: “Il senatore Di Girolamo risulta essere promotore e a capo di una
associazione per delinquere che ha commesso delitti di eccezionale gravità e ha
cagionato all’erario un danno stimabile in oltre 370 milioni di euro”.
Dall’ordinanza del gip emerge un sodalizio criminale, i cui protagonisti si
annidano persino in importanti apparati delle istituzioni centrali e
periferiche. Tutto va provato, naturalmente.
Le dimissioni del
Senatore Di Girolamo, accolte dall’Aula, e il suo successivo arresto,
rappresentano un primo momento di verità su una vicenda che ha gettato fango e
discredito sulle istituzioni repubblicane. Né vorrei omettere il fatto
inoppugnabile che fu la destra attraverso il suo capogruppo in Senato, Maurizio
Gasparri, ad opporsi, ripetutamente, all’ipotesi di decadenza per
ineleggibilità dell’allora senatore
Nicola Di Girolamo.
Sia ben chiaro:
per i nostri cittadini italiani nel Mondo, il caso Di Girolamo non è che
l’ennesimo scandalo italiano, in cui gli italiani nel mondo vengono ad essere
vittima sacrificale. Il tutto, per offuscare le corruttele planetarie;
dirottare il sentire comune su bersagli minori; continuare con successo l’opera
di copertura e disinformazione sull’esteso degrado morale e civile del nostro
Paese.
La legge ordinaria
459 del 27 dicembre 2001, regola il diritto di voto e l’elezione dei cittadini
italiani all’estero, e prevede l’analisi comparata dell’A.I.R.E. dei Comuni
italiani e delle anagrafi consolari. Non è possibile eluderla senza una vasta
rete di amicizie e di corruttele nelle amministrazioni e nelle istituzioni
consolari.
Scandalo italiano:
dell’anagrafe capitolina e delle istituzioni consolari di Bruxelles, il cui
ruolo è stato decisivo per l’iscrizione all’A.I.R.E. del Di Girolamo e per
consentirne l’illegittima candidatura al Parlamento repubblicano.
Altra cosa sono i
postulati sostenuti e i risultati raggiunti per la comunità italiana nel mondo.
Lodevole la tenace difesa degli interessi dei nostri connazionali condotta
dagli eletti dell’UNIONE nel biennio 2006-2007.
La salvaguardia
degli investimenti sui capitoli di spesa per l’estero (il consolidamento dei finanziamenti per lingua e cultura, come per l’ammodernamento
delle strutture consolari), gli interventi sulla doppia imposizione fiscale e
per l’annullamento dell’imposta ICI sulla casa, la valorizzazione degli
istituti di rappresentanza, furono i tratti positivi dell’attività degli eletti
dell’UNIONE e del costruttivo rapporto con il
governo Prodi.
Il governo di
destra sta distruggendo gran parte delle aspettative: si è tolta l’ICI ai
ricchi e la si è rimessa agli emigrati; si assiste a una cinica
ristrutturazione delle istituzioni consolari aliena da ogni giudizio di merito;
si sono dimezzati gli interventi sull’insieme dei capitoli di spesa per
l’estero; sono previsti ulteriori tagli, negli anni a venire, entro quel
complessivo programma triennale che è una autentica sciagura, anche per gli
interessi dell’Italia nel mondo.
All’opposizione e
agli eletti all’estero del Partito democratico, l’ingrato e il difficile
compito, purtroppo inascoltato, della protesta e della proposta. Occorrerebbe
più collaborazione tra tutti gli eletti: di maggioranza e opposizione. Ciò non
è stato e non è possibile: per cecità e servilismo degli eletti della
maggioranza di governo.
AMMODERNAMENTO
DELLE ANAGRAFI - Il tema dei brogli elettorali all’estero è un tema ricorrente.
Lei, in qualità di componente della Giunta delle Elezioni, quali elementi ha
rilevato che possa giustificare questa accusa?
La 459 ha
evidenziato pecche applicative che meritano un’attenta riflessione. La
responsabilità della stampa delle schede elettorali affidata alle istituzioni
consolari italiane nel mondo, con la conseguente scelta di tipografie non
sottoposte ad un sistematico controllo dei normali apparati di sicurezza
previsti sul suolo nazionale, apre lo spazio ad eventuali ed estese
manomissioni. Così come l’invio delle stesse da parte dei consolati.
Appare evidente e
indispensabile l’ammodernamento dell’anagrafe dei cittadini italiani all’estero
e sarebbe auspicabile, anche se richiederà tempo e investimenti, l’istituzione
dell’anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero su base volontaria,
per togliere ogni e qualsiasi dubbio sul diritto attivo e passivo di voto.
Introdurre un
minimo di residenza per il diritto attivo e passivo di voto come avviene, per
esempio per l’elezione nel Consiglio generale degli italiani all’estero (tre
anni), mi appare modifica indilazionabile. Se fosse possibile, cosa a cui
personalmente non credo, occorrerebbe introdurre il voto diretto. Sia,
tuttavia, chiaro: il voto postale o per corrispondenza è scelta di civiltà,
adottato dai Paesi di più alta tradizione democratica. Una scelta di civiltà,
che dipende dalla serietà e dalla coscienza civile e democratica dei cittadini.
Fenomeni di corruzione, sono, naturalmente, possibili, e vanno perseguiti
perché non sia inficiata la correttezza della consultazione.
Questi e altri
ancora, alcuni correttivi, presenti anche nella mia proposta di legge del 31
marzo 2009, a prescindere da alcune singolari considerazioni frutto
dell’ignoranza e della non conoscenza della collettività italiana nel mondo, a
cominciare dalla seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, Renato
Schifani.
RAPPRESENTANZA
PARLAMENTARE - Il voto all’estero resisterà anche in caso di revisione
costituzionale profonda con la conseguente riduzione del numero dei
parlamentari?
E perché? È una
conquista storica, che ha riconciliato l’Italia con cinque milioni di cittadini
italiani nel mondo, senza dimenticare i tanti milioni non più italiani e
tuttavia vicini alle vicende sociali e politiche della Repubblica. No, non
credo a una simile sciagura. Una conquista che ha fatto storia di emulazione
democratica: la Spagna, il Portogallo, e ora la Francia, che si appresta ad
eleggere nel 2012 undici deputati all’Assemblea nazionale, dopo i 12 senatori
già presenti in rappresentanza dei due milioni di cittadini francesi nel mondo,
dei quali, ottocentoventimila iscritti nelle liste elettorali a base volontaria
secondo la tradizione democratica della Francia. Una modesta riflessione sui
fatti cui ho accennato, mi porta a considerare che, anche in presenza di una
revisione costituzionale, ogni riduzione per l’estero, già sotto rappresentato
in rapporto alla consistenza dei cittadini ivi residenti, sarebbe moralmente e
costituzionalmente inaccettabile.
ELEZIONI DI
COMITES E CGIE - Dopo un primo rinvio di un anno, entro il 2010 si dovranno
svolgere le elezioni per il rinnovo dei Comites. Pensa che si voterà con la
nuova legge sulla quale è iniziata la discussione in Senato?
Il rinvio,
totalmente inspiegabile, ha prodotto solo guasti. I presupposti per tale
sciagurata decisione erano, nella migliore delle ipotesi, fondati su una
analisi errata delle insufficienze della legge istitutiva. È passato il
messaggio della destra, in parlamento e nel mondo, persino accompagnato da
alcuni singolari e inopportuni consensi nel campo democratico.
Una legge
innovativa riformata per tener conto della nuova realtà degli eletti
dall’estero nel Parlamento repubblicano, la si butta alle ortiche per
sostituirla con proposte di accentramento della rappresentanza in pochi grandi
Consigli staccati dalle realtà democratiche territoriali, i cui presidenti
vengono, a loro volta, a far parte di un fantomatico Consiglio degli italiani
nel mondo in sostituzione dell’attuale CGIE.
Non vi è limite al
peggio, naturalmente. Vi è, in tale proposta, un cupo pessimismo sul grado di
cultura democratica della comunità nazionale nel mondo. Una perdita della
memoria. Una visione centralistica e corporativa, ideata per smantellare le
conquiste partecipative e democratiche di tanti decenni. Non di proconsoli
abbiamo bisogno ma, al contrario, di rappresentanti vicini alla gente in un
rapporto quotidiano di ascolto e di condivisione. Vale per i Comites, per i
componenti il Cgie, per i nostri parlamentari nonché per le strutture consolari.
IL NUOVO
RESPONSABILE PD MONDO - Quattro mesi
dopo l’insediamento di Pier Luigi Bersani alla Segreteria nazionale del Partito
Democratico, è stato nominato il nuovo coordinatore del Pd Mondo. Che sviluppi
potrà determinare nel Partito l’incarico affidato a Eugenio Marino?
A Eugenio Marino
va il mio augurio sincero e affettuoso per l’impegno che lo aspetta. Un compito
non facile, anche in seguito alla campagna delle primarie che ha prodotto,
oltre agli indubbi aspetti positivi, divisioni e incomprensioni frutto quasi
sempre di negativi personalismi. In ogni cosa c’è un principio e una fine. A
primarie finite, e con il nuovo organigramma che assegna all’organizzazione del
partito e al suo giovane responsabile Nico Stumpo il rapporto con il PD Mondo,
è giunto il tempo, pur nella diversità delle molteplici sensibilità di cui è
ricco il Partito democratico, dell’impegno unitario e appassionato per
affermare le idee di una grande forza popolare e democratica del riformismo e
della sinistra italiana.
LA SAGGEZZA DEL
PRESIDENTE NAPOLITANO - In Italia è in corso la battaglia politica sulle
imminenti elezioni regionali. Come andranno?
Andranno bene. Non
possono che andare bene. Non voglio assolutamente oscurare ritardi e fenomeni
degenerativi avvenuti anche nel nostro campo. Fenomeni, su cui riflettere e da
combattere inflessibilmente. Riflettere sulla selezione dei quadri, sulla loro
moralità, sull’impegno, la passione, l’intelligenza che hanno messo al servizio
del Paese e del partito. Il quadro generale è, tuttavia, ancora ricco di tante
intelligenze e personalità che meritano la fiducia del popolo. A condizione che
le elezioni si svolgano davvero. L’immoralità, la sciatteria, la miserevole
arroganza, il disprezzo delle regole, l’incultura democratica, ulteriormente
evidenziati dalla destra e dal suo capo alla presentazione delle liste
regionali, mi fanno temere il peggio. Non vorrei perdere l’occasione per
esprimere al caro Presidente della Repubblica la stima e l’affetto per un
impegno così gravoso a cui Giorgo Napolitano assolve con la sapienza che tutto
un popolo gli riconosce.
LE CAPACITÀ E LE
QUALITÀ DI BERSANI - Bersani resisterà agli eventuali attacchi esterni ed
interni?
Di quali attacchi
parliamo? Un segretario chiamato a una gravosa responsabilità da milioni di
cittadini e cittadine nelle recenti primarie e che si è distinto in ogni sua
attività - politica, amministrativa, ministeriale - per le sue indubbie
capacità unite alla cultura dell’ascolto e del confronto democratico, messo in
discussione da un primo non positivo risultato elettorale, al di sopra di ogni
contesto e analisi di merito, sarebbe il prevalere delle degenerazioni
correntizie, delle invidie e delle nascoste ambizioni di alcuni. Ci mancherebbe
anche questa sciagura. Non accadrà. Pier Luigi Bersani è e sarà, con il
contributo di tutti, il segretario del consolidamento e dell’affermazione del
nostro partito. Realtà Nuova, de.it.press
Narducci (Pd): impegno trasversale per l'informazione dedicata agli
italiani nel mondo
Il deputato del Pd
eletto dagli italiani residenti in Europa: 'Qui non si ragiona in un'ottiva di
destra o di sinistra, ma bipartisan'. E sulla questione dei tagli alla carta
stampata ha detto: 'Bisognerà produrre uno sforzo non solo politico' - di
Francesca Toscano
Roma -
“Sicuramente siamo tutti impegnati sullo stesso fronte: quello
dell’informazione non appartiene a chi ha presentato la legge e l’ha firmata,
appartiene prima di tutto alle comunità italiane all’estero e come
rappresentanti noi dobbiamo fare questo sforzo di valorizzazione del patrimonio
delle comunità italiane all’estero”. Lo ha detto l’On. Franco Narducci a
margine del convegno “L’informazione ‘da’ e ‘per’ gli italiani all’estero”, nel
corso del quale è stata presentata la proposta di legge firmata con il deputato
del PDL, Aldo Di Biagio, in merito all’appoggio dei colleghi eletti all’estero
all’iniziativa. Narducci, parlando con i giornalisti in sala al termine
dell’incontro a palazzo Marini ha spiegato che “ lo scoglio vero è cercare di
portare questa proposta di legge nell’iter parlamentare e quindi che venga
calendarizzata”; lo scopo della proposta è che “si trovi lo sbocco a questo
sistema che trova insieme regioni e Stato per fare una vera politica
dell’informazione”.
Questa proposta di
legge come si inserisce nel panorama delle elezioni regionali? Pensate possa
essere applicata con uno scenario che potrebbe cambiare radicalmente?
Io credo che lo
scenario non cambierà radicalmente, sappiamo che nella politica italiana gli
scenari sono lenti come gli spostamenti degli iceberg. Negli incontri che
abbiamo avuto con i rappresentanti delle regioni, responsabili soprattutto
delle competenze tecniche, è emerso un interesse reale, perché come dicevo
nella mia introduzione, i detentori del patrimonio storico-culturale, ma non
solo, dei distretti industriali, dei comprensori, sono le regioni. E queste
hanno interesse a valorizzare questo loro patrimonio, queste loro peculiarità,
in una logica di sistema in cui le info vanno e vengono, da e per. Quindi da
questo punto di vista non credo che anche cambiamenti di tipo politico possano
essere disinteressati a qualcosa che serve soprattutto alle regioni. Lo scoglio
vero è cercare di portare questa proposta di legge nell’iter parlamentare e
quindi che venga calendarizzata e si trovi lo sbocco a questo sistema che trova
insieme regioni e Stato per fare una vera politica dell’informazione. Questo è
il compito che richiederà più sforzi. Qui non si ragiona in un’ottica di destra
o sinistra, ma bipartisan, nell’interesse dell’info che deve arrivare e tornare
ai connazionali all’estero.
Avete altri
progetti di questo tipo in collaborazione con la maggioranza?
Questo è il terzo
incontro: c’è stato quello con le regioni molto produttivo, c’è stata la
conferenza stampa dell’altro giorno e questo momento di oggi, molto
significativo. Si tratterà ora di vedere a livello di relazioni politiche
quello che si deve fare. Vorrei ribadire che è a livello politico quello che si
deve fare, perché di questi problemi ne stiamo parlando dal oltre vent'anni,
molta acqua è passata sotto i ponti e purtroppo l’informazione di ritorno è
rimasta un po’ cosi. Ci sono dei tentativi messi in atto negli ultimi tempi da
Rai International, però se si vuole fare qualcosa di sistemico, e questo è uno
degli scogli di questo paese, occorre fare uno sforzo maggiore.
Visto che è
un’iniziativa bipartisan, fra i deputati eletti all’estero come è stata accolta
questa proposta di legge a firma sua e di Di Biagio?
Per ora è a firma
mia e di Di Biagio. Sono arrivati diversi messaggi dai colleghi che erano in
Aula a votare, in platea c’era il sen. Micheloni. Sicuramente siamo tutti
impegnati sullo stesso fronte: quello dell’informazione è un tema che non
appartiene a chi ha presentato la legge e l’ha firmata, appartiene prima di
tutto alle comunità italiane all’estero e come rappresentanti, lo voglio
sottolineare, noi dobbiamo fare questo sforzo di valorizzazione del patrimonio
delle comunità italiane all’estero.
C’è il rischio di
parcellizzazione dell’informazione italiana all’estero così come è configurata?
Le regioni che vanno ad investire non saranno interessate a farlo sui “loro”
immigrati?
La settimana è
fatta di sette giorni. Noi prevediamo un’alternanza e che tutte le regioni che
concorrono avranno i loro spazi nella piattaforma. Il nostro va contro la
parcellizzazione perché è un progetto integrato: non vogliano un canale
separato, non vogliamo che le regioni si mettano a fare informazione di
ritorno, ma che sia all’interno di Rai International e di Radio Italia, però
che sia un sistema integrato che riguardi tutti, dove le energie confluiscono
nello stesso progetto.
E per la carta
stampata?
Per la carta
stampata è un discorso diverso. Lo sforzo che dovrà essere fatto dovrà essere
quello di mantenere alta l’attenzione sul problema dei tagli. Un taglio
pesante, con modalità che abbiamo definito irricevibili perché tagliano
retroattivamente le risorse del 2009 e bisognerà produrre uno sforzo non solo
politico, per far sì che nei prossimi provvedimenti si possano recuperare
queste risorse.
E’ ipotizzabile
una proposta di legge anche per la carta stampata?
No una proposta di
legge sicuramente no, ma delle iniziative dentro le prossime proposte di legge,
come quello per gli incentivi economici, che possa, in via emendativa o con un
accordo bipartisan, tentare di recuperare queste risorse. Occorre ampia
convergenza e che la maggiorana del governo sia interessata a queste soluzioni.
In questi giorni è stata fatta molta lobby, molte persone hanno incontrato
molti ministri, lo stesso Bonaiuti. Il problema agli uomini di governo è noto.
Francesca Toscano
- Italia chiama Italia
Oggi il conferimento del Premio italo-tedesco per la traduzione letteraria
ROMA – Oggi
mercoledì 17 marzo, presso la Villa Farnesina a Trastevere, a Roma, ha luogo la
cerimonia di conferimento del Premio italo-tedesco per la traduzione
letteraria, destinato quest’anno ai traduttori dalla lingua tedesca alla lingua
italiana.
Alla presenza
dell’ambasciatore della Repubblica Federale di Germania in Italia Michael
Steiner, del ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, e della
direttrice del Goethe-Institut Italien, Susanne Höhn, saranno assegnati il
premio di 10mila euro per la migliore traduzione a Bice Rinaldi e il premio
esordienti a Stefano Zangrando.
Bice Rinaldi, nata
nel 1967 a San Giorgio del Sannio, ha studiato Germanistica e Anglistica
all’Università Federico II di Napoli e ha tradotto opere per le case editrici
Beisler, Electa, Il Mulino, Silvana Editoriale e Skira. Viene premiata per la
traduzione del romanzo Zündels Abgang di Markus Werner ("Zündel se ne
va", Neri Pozza 2008).
Stefano Zangrando,
nato a Bolzano nel 1973, ha studiato Letterature comparate all’Università di
Trento e ha tradotto testi di Peter Handke, Peter Kurseck e Durs Grünbein.
Giudicato miglior esordiente per la traduzione del romanzo di Ingo Schulze Adam
und Evelyn ("Adam e Evelyn", Feltrinelli 2009), vince un soggiorno di
perfezionamento presso la Scuola Superiore di Traduzione di Straelen.
Il riconoscimento,
istituito nel 2008, premia ad anni alterni traduttori italiani e tedeschi che,
grazie al proprio lavoro, hanno contribuito alla diffusione della narrativa
tedesca contemporanea in Italia e viceversa. Vincitori della prima edizione
sono stati Domenico Pinto per Aus dem Leben eines Fauns di Arno Schmidt
("Dalla vita di un fauno", Lavieri 2006), Anita Raja per l’opera
omnia e Monica Pesetti migliore esordiente per Ich und Kaminski di Daniel
Kehlmann ("Io e Kaminski", Voland 2006). Lo scorso anno a Berlino
sono stati premiati per la migliore traduzione dall’italiano Sigrid Vagt per il
romanzo La leggenda di Redenta Tiria di Salvatore Niffoi, Esther Hansen miglior
esordiente per La memoria del vuoto di Marcello Fois e Marianne Schneider per
l’opera omnia.
"La terza
edizione del premio italo-tedesco per la traduzione letteraria", commenta
il Ministro Sandro Bondi, "rinnova la felice intuizione del Governo della
Repubblica Federale di Germania, alla quale il Governo italiano ha aderito con
entusiasmo. Grazie a questa iniziativa le culture dei due Paesi, da secoli
intimamente legate da scambi proficui e reciproche contaminazioni, sono ancora
più vicine. Desidero esprimere un sincero apprezzamento a tutti coloro che
contribuiscono a questo evento annuale di successo – in particolare per questa
terza edizione – all’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania a Roma e
al Goethe-Institut di Roma".
Il premio vuole
inoltre essere un importante riconoscimento economico, per non dimenticare che
oggi un traduttore guadagna ancora troppo poco, è spesso costretto a svolgere
più di un mestiere e ha poche possibilità di studiare e aggiornarsi. Per
Susanne Höhn "il Premio è il coronamento dell’impegno del Goethe-Institut
nel promuovere la letteratura tedesca contemporanea creando una rete di
contatti e conoscenza tra la nuova narrativa tedesca e quella italiana".
Il Goethe-Institut in questo senso si è trasformato in una vetrina privilegiata
nella quale poter vedere, attraverso la letteratura, le importanti
trasformazioni culturali e sociali che hanno attraversato la Germania e
l’Italia negli ultimi anni.
Ciò che appare
evidente è che tra i due Paesi, da sempre legati da reciproco interesse, è in
atto un fermento e uno scambio di testi di narrativa importante. Una vivacità
culturale dimostrata anche dal fatto che l’italiano è la terza lingua più
tradotta in Germania, così come il tedesco lo è per l’Italia.
La giuria è
composta dalla presidente Magda Olivetti, che leggerà la laudatio, dal
giornalista Andrea Casalegno, i germanisti Hermann Dorowin e Camilla Miglio, il
filosofo Ugo Perone, lo scrittore Ugo Riccarelli, e Maike Albath, presidente
della giuria tedesca.
Paola Capriolo,
scrittrice e traduttrice, terrà una relazione sull’importanza della traduzione
per la sopravvivenza della letteratura, mentre l’attrice Cloris Brosca leggerà
alcuni brani tratti dalle opere tradotte dai vincitori. L’ensemble vocale e
strumentale L’Amaltea eseguirà musiche di Frescobaldi, Kapsberger e Sigismondo
d’India.
Il Premio
italo-tedesco per la traduzione letteraria è bandito dal Ministero Federale
degli Affari Esteri, dall’Incaricato del Governo della Repubblica Federale di
Germania per la Cultura e i Mass Media e dal Ministero Italiano per i Beni e le
Attività Culturali, in collaborazione con il Goethe-Institut. (aise)
Francoforte. L’on. Garavini alla manifestazione del PD: “L’alternativa è
possibile“
“È un giorno in
cui da Francoforte e da tante altre città in Europa da parte degli italiani
nel mondo arriva un messaggio
importante: siamo pronti a dare il nostro contributo a creare insieme un’Italia
migliore, un’Italia di democrazia e legalità, un’Italia che non gira solo
intorno ai problemi personali del premier, ma un’Italia che si occupa dei
problemi veri della gente vera. Oggi facciamo vedere che un’alternativa è
possibile”, ha detto l’on. Laura Garavini dopo avere partecipato – in
concomitanza con la manifestazione a Roma – alla protesta dei militanti e simpatizzanti
del Partito Democratico davanti alla Paulskirche, il luogo simbolo del primo
movimento democratico in Germania nell’ottocento.
“Siamo qua” – ha sottolineato la Garavini che
nel corso della manifestazione ha parlato con i militanti e i simpatizzanti
della zona di Francoforte – “per dimostrare che gli italiani non stanno a
guardare mentre il Presidente di Consiglio smantella le regole della democrazia
e le regole della legalità. Ci troviamo di fronte ad una cosa inaudita. Il
partito di Berlusconi a causa di liti interne non è in grado di rispettare
i termini di consegna delle sue liste. E
invece di andare in un angolo a vergognarsi, ha la sfacciataggine di attaccare
i giudici che fanno rispettare la legge e di costruire una legge su misura per
salvarsi dai guai. È una vergogna, una vergogna degna di un regime delle
banane“.
“È ora che
convinciamo la gente in Italia e gli italiani all’estero che c’è
un’alternativa“, ha affermato la Garavini. Al termine della manifestazione,
organizzata dal coordinatore locale, Michele Santoriello, la deputata PD ha
partecipato, sempre a Francoforte, alla premiazione di ragazze e bambini italo
tedeschi, vincitori del concorso “Tra il Savena ed il Rhein”. De.it.prewss
La lotta alla mafia in Germania. "No Mafia Day" a Berlino
Il popolo viola a
Berlino. Contro la penetrazione delle organizzazioni mafiose in Germania, i
giovani italiani manifestano ad Alexanderplatz.
È stata la piazza
più grande e più storica della capitale a fare da cornice alla manifestazione
"No Mafia Day", organizzata sabato 13 marzo, a Berlino dal cosiddetto
popolo viola. Giovani italiani mobilitati con il passaparola della rete, scesi
in piazza senza partiti e senza bandiere ideologiche, gemellati idealmente con
la manifestazione di giovani calabresi che in contemporanea hanno protestato in
Calabria. Dopo la strage di Duisburg, è cresciuta l'attenzione ai fenomeni
criminali e oggi in Germania ci sono reazioni che solo fino a poco tempo fa
sembravano inimmaginabili. Ufficialmente, la polizia tedesca registra la
presenza sul territorio federale di 229 clan con oltre 900 persone impiegate a
tempo pieno in riciclaggio, racket e droga. Mezzo miliardo di euro la somma
investita nell'acquisto di imprese e immobili. Cifre che spaventano e che hanno
indotto i giovani italiani mobilitati a Berlino a chiedere di alzare il livello
di guardia contro la penetrazione delle organizzazioni criminali.
Per ulteriori
informazioni e dettagli puoi ascoltare il servizio audio di Gerardo Fragione in
onda a radio Colonia nella trasmissione di domenica 14 marzo:
http://www.funkhauseuropa.de/audio/radio_colonia/italgermania/2010/100314_antimafia.mp3?dslSrc=/audio/radio_colonia/italgermania/2010/100314_antimafia.mp3
RC, de.it.press
Concluso il concorso “Tra il Sàvena e il Rhein”. Si rinnova il legame tra
l’Assia e l’Emilia Romagna
Francoforte - A
Francoforte giornata finale del concorso “Tra il Sàvena e il Rhein” che ha
coinvolto migliaia di studenti italiani e tedeschi impegnati nella conoscenza e
nello studio della lingua italiana. L’iniziativa, promossa dall’Associazione
degli emiliano romagnoli in Assia e Palatinato, è stata sostenuta dalla
Consulta degli emiliano romagnoli nel mondo, presieduta da Silvia Bartolini;
l’iniziativa ha avuto poi anche grande riconoscimento nelle istituzioni
tedesche, presenti alla cerimonia conclusiva con la Staatsekräterin del Land
Assia, Nicola Beer.
Il premio, giunto alla seconda edizione, era
incentrato quest’anno sulla conoscenza provincia di Parma e sulla figura di
Giuseppe Verdi. Migliaia di studenti, sotto la guida dei loro insegnanti, hanno
presentato i loro lavori - relazioni, ricerche ed elaborati artistici- che
hanno evidenziato un grande interesse per l’Italia, per la sua lingua e la sua
cultura, e in particolare per l’Emilia Romagna.
Tra gli elaborati sono stati scelti tre
lavori che premiano l’impegno di tre studenti, ai quali va un buono viaggio e
ospitalità per tre giorni a Parma.
La cerimonia di premiazione, all’Istituto
italiano di cultura di Francoforte, alla presenza del console generale Bernardo
Carloni, è stata anche l’occasione per rinsaldare le iniziative
interculturali degli emiliano romagnoli in Assia - gemellata proprio con
l’Emilia Romagna - e in Germania, e per rilanciare l’esigenza di una attività istituzionale
italiana più attenta alla comunità nazionale residente all’estero.
Silvia Bartolini ha osservato che “le nostre
associazioni all’estero rappresentano in modo esemplare la dinamicità, la
creatività e il protagonismo della regione Emilia Romagna, soprattutto per
quanto riguarda le nuove generazioni: una opportunità di sviluppo e crescita
per l’Italia”.
Il presidente dell’associazione, Mauro
Montanari, ha ricordato quanto sia importante, anche per la nuova emigrazione,
promuovere la conoscenza e la comunicazione interculturale, ai fini anche di un
processo di integrazione europeo che abbia valori comuni e non viva solo dei
rapporti di forza economici. In questo contesto è molto importante la funzione
dell’associazionismo e della stampa italiana all’estero, che lo Stato italiano
sta mettendo in sofferenza”.
Intervenendo a questo proposito, il
segretario della Federazione nazionale della stampa italiana, Franco Siddi, ha
ribadito con forza “l’esigenza che il governo italiano ripristini i contributi
per la stampa italiana all’estero, improvvidamente tagliati due settimane fa:
anche questa manifestazione di Francoforte evidenzia valore e significato
dell’informazione italiana nel mondo, che rappresenta un valore aggiunto per il
sistema Paese”. (Inform)
Francoforte. “Voi siete un ottimo esempio di integrazione”
Francoforte -
L’importanza di una buona politica a favore dell’integrazione è stata al centro
del discorso dell’on. Laura Garavini (PD) alla premiazione dei bambini
italo-tedeschi per il concorso ‘Tra il Savena e il Rhein’ che si è svolta
all’Istituto di Cultura Italiano a Francoforte. “Voi siete l’esempio di come
l’integrazione sia un grande valore culturale“, ha detto la Garavini ai circa cento
bambini presenti “parlate bene due lingue e sentite vostre entrambi le due
culture, quella tedesca e quella italiana. Siete un motivo di orgoglio, non
solo per i vostri genitori”.
“I bambini
italo-tedeschi di Francoforte e dintorni che hanno partecipato al concorso“, ha
sottolineato la deputata PD, “sono un ottimo esempio di integrazione in
Germania. Un esempio che deve essere seguito anche in Italia”. La Garavini,
infatti, ha ricordato l’attuale
discussione sui temi della cittadinanza, sul soggiorno dei bambini stranieri in
Italia e la decisione in virtù della quale la loro frequenza scolastica non può
prorogare l’espulsione dei genitori, se clandestini. “I bambini che hanno
partecipato a questo concorso”, ha affermato la Garavini “sono l’esempio eccellente
di come la scuola sia la base fondamentale per il successo dell’integrazione
tra culture diverse, un valore che arricchisce la società”.
La Garavini ha
ringraziato tutti i promotori di questo importante concorso: la Regione
Emilia-Romagna con la Presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel
mondo Silvia Bartolini, il Land Assia, il Consolato generale di Francoforte con
il Console generale Bernardo Carloni, l’Istituto italiano di cultura di
Francoforte, il Corriere d’Italia con il direttore Mauro Montanari,
l’Associazione Emiliano Romagnoli ed Amici dell’Emilia Romagna in Assia e
Palatinato. “Iniziative come queste”, ha concluso la deputata, “sono un contributo importante a favore
dell’integrazione e uno stimolo in più per i bambini ad impegnarsi per imparare
due lingue. Indirettamente, però, il Premio è anche il giusto riconoscimento
all’impegno quotidiano di genitori e insegnanti che favoriscono il bilinguismo
dei loro ragazzi”.
De.it.press
Hannover. L'idea tutta italiana del "Festival der Philosophie"
(8-11 aprile 2010)
Hannover -
"Non soltanto in quanto città di Leibniz, Hannover sta acquistando anno
per anno un posto rilevante nel paesaggio filosofico tedesco: una facoltà di
filosofia, l'Archivio di Leibniz, un'università popolare dedicata al martire
filosofo Theodor Lessing, due istituti privati di Filosofia (Reflex e Fiph),
giornalisti filosofi sull'esempio del caro Volpi, consulenze filosofiche, le
giornate di Hannah Arendt, scolari e studenti interessatissimi che rimpiangono
il ruolo marginale assegnato alla filosofia nel sistema scolastico tedesco e
soprattutto grazie al suo "Festival der Philosophie". Esso incomincia
a coinvolgere tutti i cittadini e visitatori, di tutte le età e di tutti i
settori lavorativi. Ognuno vi può trovare qualcosa che va bene per lui. E' cosa
già risaputa: senza filosofia non funziona proprio nulla nella cultura e
nell'arte, la filosofia è il motore laico con cui scrivere canovacci di film,
romanzi, concepire mostre, addirittura vendere prodotti.
Pensare è gratuito
e libera la fantasia: permette incontri e amicizie nuove, discussioni accese,
fa crescere idee e progetti. Chi l'ha detto che la filosofia non cambia la
realtà? Certamente uno che non ha capito nulla della storia. Noi testimoni
oculari di due rivoluzioni esangui: la liberalizzazione del mercato russo e
cinese abbiamo ben visto che politici intelligenti possono rivoluzionare la
storia senza violenza. La violenza non è la sola levatrice di una società
gravida di una società nuova, la filosofia è la levatrice "per
eccellenza" come Socrate ci ha dimostrato, il figlio della levatrice.
E noi italiani lo
raccomandiamo spesso: quando non possiamo dire altro diciamo "...e
prendila con Filosofia!". E funziona! La filosofia è il lubrificante che
ci permette di superare gli attriti della vita quotidiana, di accettare il capo
ufficio burbero e "le lune" dei colleghi, la pubertà dei nostri
ragazzi, e la mediocrità dei nostri politici: tanto prima o poi la ragione
vincerà.
"Ecosostenibilità
e città migliore in est e ovest" sono i temi del "Festival der
Philosophie" che si terrà ad Hannover dall'8 all'11 aprile di quest'anno.
Ecosostenibilità era anche il tema dell'Expo 2000 a Hannover e "città
migliore" sarà il tema dell'expo 2010 a Shanghai. Salvare il pianeta
azzurro nell'epoca post-fossile è un compito che ci fa crescere umanamente;
confini, frontiere devono poter essere superati con i sentimenti giusti. Il
rapporto "uomo, natura, tecnica", dieci anni dall’ Expo Hannover
viene affrontato in modo inverso: dalla critica della dittatura tecnica si
passa all'augurio di una tecnica "debole", al concetto di natura e a
quello che rimane oggi dell'uomo.
L'italianità del
Festival di Hannover culmina in alcuni eventi tutti particolari: venerdì 9
aprile ore 17 il piccolo "concilio delle donne" nella chiesa
dell'architetto italiano Sartorio: St. Johannis-Kirche. Cinque relatrici di
spicco, studiose del ruolo dell'"amore" nella storia del pensiero e
della musica illustreranno la potenzialità di questo sentimento secondo il
motto con cui Dante chiude la divina Commedia: "l'Amore muove il sole e le
altre stelle". Nelle righe vuote tra millenni di storia scritta al
maschile viene alla luce lo sforzo e l'energia del legame più stretto tra
esseri umani. Chi viene per ascoltare delle vicende d'amore di Leibniz e
Spinoza (Dr. Antonella Balestra) o Beethoven (Prof. Erika Schuchardt) ne rimane
in primo momento forse deluso, ma troverà qualcosa d'altro di ancora più
durevole e edificante. Agli amori negati di Leibniz, Spinoza, Beethoven segue
quello profano della cortigiana Tullia d'Aragona (Monika Antes) che comunque
aspira a una forma più alta. La Dottssa Sabine Meine presenterà il legame Amore
e Musica e la dott.ssa Chiara Piazzesi la trasformazione delle forme d'amore
d'oggi. Amore è comunicazione, mediazione non è soltanto al femminile, per cui
questo Piccolo Concilio vuole coinvolgere anche gli uomini e anche chi non ama
abbastanza per convincerlo che non c'è altra energia che possa conservare la
vita su questo pianeta.
Anche le mostre
d'arte sono improntate al concetto italiano del coinvolgimento all'impegno
sociale. Mostrare per muovere qualcosa, un'arte non ripiegata su se stessa, che
nasce dalla contemplazione delle proprie crisi, non un'arte che libera
l'artista e intristisce lo spettatore ma un'arte che indica una strada al
cambiamento personale e sociale. Così nella Marktkirche, la chiesa più grande
della città, possiamo dare un volto agli "Angeli delle Città" di cui
si parla all'inizio dell'Apocalisse. La mostra viene inaugurata il 7 aprile
alle ore 19 e dura fino al 23 aprile. E’ aperta dalle ore alle 18.Angeli mezzi
caduti, fragili, depressi, distratti sono quelli che dovrebbero custodire le
nostre città, e soprattutto i più deboli delle nostre città. Dov'era l'angelo
di New York l'11 Settembre? Dov'è l'Angelo della Porta d'Europa a Lampedusa?
Quadri enigmatici come quello dell'Angelo della colonna nel quadro di Bruno
Bruni che si diletta a pensare (bene o male non si sa) mentre in primo piano un
nudo femminile aspetta paziente e forse anche invano, non si sa, qualcuno che
forse non arriverà. Nell'ozio di un pomeriggio mediterraneo si consuma un
dramma privato, che nega il sociale ed è al tempo stesso sociale: perché una
città oggi è somma di inidividui che pensano individualmente.
Nel ristorante
"Gallo nero" il Comites Hannover ha organizzato una piccola mostra di
pittori internazionali su „Le città invisibili“ del meraviglioso romanzo di
Italo Calvino. Ogni città ha la sua identità e funziona secondo una logica
particolare, è da ammirare e in qualche modo anche da superare. Soltanto
viaggiando usciamo dagli schemi, dalle leggi intrinseche alle sue strutture.
Soltanto viaggiando impariamo come un nuovo Marco Polo ad apprezzare il buono
di una città e a relativizzarne il male, riusciamo a giudicare e a salvare
nella memoria.
Espongono: Shura
Born-Kraeff, Svetlana Bertram-Belash, Margret Costantini, Emilio Dettori,
Francesco Lamazza, Tengezar Marini, Giuseppe Scigliano, Robert Titze. La
Vernissage è l’11 aprile alle 17 e la mostra dura fino al 14 maggio.
Anche il programma
musicale è vario e internazionale. Xiao Xiao Zhu famoso giovane pianista,
figlio di un compositore, ci conduce dall’occidente all’oriente. La voce del
soprano Nan Li nel „piccolo Concilio delle donne“ ci rapisce verso la Cina e
mostra come suona lì l’amore. Non era semplice per Hannah Arendt essere donna e
Musa, ebrea e tedesca, allieva e amante del più grande (solo in Germania?)
Pensatore dell’ultimo secolo. Per il carteggio di quest’amore così difficle
Ines Lütge ha messo in note proprio per il festival delle brevi composizioni
che saranno interpretate per la prima volta da Viola da Gamba (Roland
Baumgarten) e Fisarmonica (Tatjana Bulava) sabato 10 Aprile alle ore 22 nel
Künstlerhaus.
E il tema Uomo,
natura, tecnica e durevolezza nella musica non possono non farci pensare al
grande genio di Bethoven e alla difficilissima Hammerklaviersonate. Essa verrà
suonata a conclusione del festival l’11 aprile alle 17 in Künstlerhaus da
Constantin Barzantny.
Non ci rimane che
dirvi: vi aspettiamo nella piccola città verde sulle rive del Leine!
Dott.ssa Assunta
Verrone, Membro del Comites di Hannover, Referente della commissione cultura
(de.it.press)
Berlino. Le Marche alla conquista del mercato tedesco
Berlino - Dopo la
BIT di Milano, valutazioni molto positive per il turismo marchigiano arrivano
anche dalla Germania dove la Regione, insieme a diversi Operatori incoming è
stata presente nel padiglione dell'Agenzia ENIT, alla ITB di Berlino, la più
importante manifestazione per la contrattazione turistica a livello mondiale,
chiusasi domenica 14 marzo.
Le Marche destano
un crescente interesse per i turisti tedeschi, occupando un posto di rilievo
tra le località scelte come destinazione per trascorrere le vacanze: anche qui
la promozione che testimonial Dustin Hoffman ha avuto un ottimo riscontro.
Il mercato tedesco
è fra i principali fruitori verso le Marche e, nonostante la difficile
congiuntura economica, la Germania, secondo i dati forniti dall'Osservatorio
Nazionale del Turismo, continua ad essere il primo Paese estero, sia in termini
di spesa dei turisti stranieri in Italia, sia in termini di numero di
viaggiatori alle frontiere, sia per numero di pernottamenti.
Un ruolo
significativo, nell'ambito delle destinazioni italiane, che per i tedeschi
continuano ad essere tra le mete preferite, in seconda posizione dopo la
Spagna, viene svolto dalle Marche per l'offerta diversificata con itinerari
integrati che la regione riesce a proporre. In particolare, sono in aumento i
viaggi brevi in bassa stagione mentre le famiglie preferiscono il periodo
estivo, tenendo conto delle vacanze scolastiche.
Aumentano le
richieste per alloggi in alberghi di qualità e, nell'ordine, nei vari contatti
intercorsi durante la manifestazione, emerge che la meta classica per i
tedeschi resta il mare. Le spiagge marchigiane in questo senso conservano il
loro appeal per il turista tedesco, soprattutto perché sono a due passi dalle
colline e dalle montagne, mete assai richieste per escursioni nell'entroterra.
Altra importante preferenza alle città d'arte, attraverso vacanze da
cicloturismo e le attività del tempo libero correlate alla scoperta delle
bellezze ambientali dell'entroterra marchigiano, con particolare riferimento ai
piccoli borghi ed ai prodotti enogastronomici.
Fra i fattori che
contribuiscono alla scelta delle Marche quindi, l'offerta variegata e la
relativa vicinanza geografica che consente il viaggio in auto, in linea con la
tendenza generale dei tedeschi e degli europei a preferire l'automobile
all'aereo. Nella scelta della vacanza estiva i tedeschi tengono in grande
considerazione le iniziative di accoglienza che le località balneari attuano.
Grande attenzione
è rivolta al pacchetto tutto compreso, con un'offerta di qualità ampia,
flessibile alla prenotazione di soggiorni brevi, offerte speciali rivolte alle
famiglie con bambini.
Gli operatori
delle Marche presenti a Berlino hanno espresso la necessità che la Regione
continui ad assicurare una presenza costante e capillare in questo mercato
estero, il più importante per i flussi turistici, ed oggi, più che mai,
strategico in relazione al periodo di crisi economica. (aise)
Stoccarda. Il pittore Ugo Mainetti alla Lunga Notte dei Musei
Stoccarda - Si
rinnova sabato 20 marzo 2010 la tradizionale inaugurazione di una mostra di
arte contemporanea nei locali dell’Istituto Italiano di Cultura in occasione
della Lunga Notte dei Musei di Stoccarda, la notte bianca della capitale del
Baden-Württemberg.
La mostra di
quest’anno, che resterà aperta fino all’8 aprile 2010, è la personale del
pittore Ugo Mainetti, intitolata “L’arte brutale”. Ugo Mainetti è nato a
Tartano (Sondrio) nel 1945. È un artista ormai noto e affermato in tutto il
mondo, le sue opere figurano in importanti collezioni private e pubbliche in
Italia e all’estero. Nel 1995 ha ricevuto il premio della critica alla Biennale
di Venezia e nel 1998 il premio “Italia” alla carriera a Firenze.
Mainetti, che sarà
presente all’evento, dipinge in modo “selvaggio”, contro i dettami più
elementari della “buona pittura”. Lo fa senza nessuno spirito di provocazione,
anche se si potrebbe pensare il contrario. La sua arte “ci fa paura” perché è
allo stesso tempo lontana e vicina a noi: lontana dalle nostre abitudini
visive, come se si trattasse di qualcosa
di antico che abbiamo represso per sempre; vicina perché quel represso antico è
ancora dentro di noi, dentro le nostre anime. MG, de.it.press
A Monaco di Baviera conferenza (giovedì 18) su Falcone con Maria Falcone e
Fernanda Contri
L’Istituto
Italiano di Cultura di Monaco di Baviera ha il piacere di annunciare la
conferenza “Il giudice Giovanni Falcone”, con Maria Falcone e Fernanda Contri.
La conferenza -
dibattito, che fa parte del ciclo “Comprendere di nuovo l’Italia. Politica -
Cultura - Stile di vita”, previsto per giovedì 18 marzo 2010, alle ore 19,
presso il Black Box del Gasteig, Rosenheimer Straße 5, a Monaco di Baviera, si
propone di spezzare i cliché e i luoghi comuni che spesso accompagnano il tema
della mafia.
Modera Alessandro
Melazzini, corrispondente culturale dalla Germania de "Il Sole 24
Ore", in lingua italiana, con traduzione consecutiva in tedesco di Martina
Kiderle.
Organizzano
l’evento l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera in collaborazione
con la Münchner Volkshochschule e la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone di
Palermo.
Maria Falcone,
sorella del giudice antimafia, e Fernanda Contri ricordano la vita, l’operato e
la morte di Giovanni Falcone, ucciso il 23 maggio 1992 da una autobomba. La
“strage di Capaci” costituisce il drammatico epilogo di una vita, quella del
giudice palermitano, dedicata con coraggio e abnegazione alla lotta alla mafia,
dalle sue prime indagini come Giudice Istruttore a Palermo, alle clamorose
condanne del maxi-processo del 1987 che mettevano in ginocchio Cosa Nostra,
fino all’incarico presso il Ministero di Grazia e Giustizia di Roma. La sua
morte ha segnato profondamente le coscienze della Sicilia e dell’Italia intera,
che ogni anno commemora Giovanni Falcone insieme al collega Paolo Borsellino,
rimasto anch’egli
ucciso in un
attentato mafioso, quali “eroi”, esempi di lealtà, coraggio e umanità, della
storia della Repubblica Italiana.
A questa città
vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni
morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini. (Giovanni
Falcone)
Nel corso della
serata verrà proiettato il film “Per Falcone” (RAI Educational), che getterà
uno sguardo sul lavoro quotidiano del giudice palermitano. Inoltre verrà
presentata l’attività della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone.
Maria Falcone vive
a Palermo e dal 1992 dirige la Fondazione Falcone, tenendo incontri e
conferenze sul concetto e sul valore della "legalità" presso numerose
scuole italiane e in prestigiose istituzioni di tutto il mondo. Ha inoltre
pubblicato libri e molti sono i riconoscimenti e i premi tributatile.
Fernanda Contri,
eletta nel 1996 giudice della Corte Costituzionale, ne ha assunto poi nel 2005
– prima donna ad ottenere tale nomina – la vicepresidenza. In qualità di membro
della Fondazione Falcone tiene conferenze e ha ricevuto numerosi premi e
riconoscimenti, tra i quali il titolo di dottore honoris causa in
Giurisprudenza presso la University College di Londra. IIC-Monaco, de.it.press
Francoforte -
Nonostante un pomeriggio ventoso e molto freddo, sabato 13 marzo ’10,
dalle ore 14.00 alle 16.00, hanno partecipato davanti alla Paulskirche, sede
della parlamentarismo e della democrazia tedesca, circa 40 persone tra iscritti
e simpatizzanti al Sit organizzato dal Circolo del PD di
Francoforte per la manifestazione “ Si alle regole, no ai trucchi”. Un evento
organizzato in contemporanea con la manifestazione di Roma e di molte
altre iniziative in Europa.
Il coordinatore
del Circolo Michele Santoriello, intervenuto con un saluto ed un discorso, dopo
avere ringraziato i presenti e i rappresentati dei Circoli PD di Ludwigshafen e
Mannheim, ha sottolineato che a differenza di quanto scriveva Sergio Romano, in
un editoriale apparso Corriere della Sera di sabato mattina, ovverosia che le
piazze sono piene, ma le idee sono vuote, l’essere scesi questa volta in
piazza, sia in Italia che all’estero, ha avuto come scopo proprio quello
di dare voce e concretezza ai contenuti, ai programmi alle idee del
centrosinistra: lavoro e democrazia, sanità, precariato, scuola, difesa della
costituzione e delle regole. Parlare di cose concrete, quotidiane per
affrontare i problemi del paese Italia.
Temi che il
centrodestra, occupato cosí com’è o a proteggere il premier o a farsi regole su
misura, non affronta, ben sapendo che sono ben altre le priorità del governo
Berlusconi.
Andare a votare in
Italia il 28 e 29 marzo è un impegno di tutti i cittadini italiani, anche
quelli che vivono all’estero. Un voto quindi per un’altra Italia, un
appuntamento politico importante a cui gli italiani che vivono all’estero
non mancheranno.
All’incontro era
presente l’On Laura Garavini – di passaggio a Francoforte per
un’iniziativa degli emiliano romagnoli - che si è intrattenuta con
iscritti e simpatizzanti.
Il circolo ha
voluto dare testimonianza della iniziativa di Francoforte con dei filmati che
si possono visionare su youtube (alla voce : pdcircolofrancoforte).
Pd-Francoforte
(de.it.press)
Le Acli chiedono di abolire il voto per posta e di indire subito le
elezioni per Comites e Cgie
Si accende il
dibattito sulle modalità del voto degli italiani all’estero. La proposta della
fai, Federazione delle Acli Internazionali, è quella di abolire il voto per
corrispondenza organizzando i seggi elettorali nelle sedi istituzionali
(ambasciate, consolati, comites, istituti di cultura). In un documento
approvato dall'ultima assemblea, la Fai chiede contestualmente “l'immediata
indizione delle elezioni dei Comites e del Cgie”, i cui organi sono scaduti da
oltre un anno. Sarebbe, affermano le Acli, “una risposta immediata e doverosa
al malessere degli italiani nel mondo”, provocato da ultimo dalle vicende giudiziarie
che hanno visto coinvolto tra gli altri l'ex senatore eletto all'estero, Nicola
Di Girolamo.
La rete delle Acli
all'estero tocca 18 Paesi, dall'Europa al continente americano, dal Sudafrica
all'Australia. “Le ultime vicende di cronaca - si legge nel documento - hanno
prodotto smarrimento, delusione e forte preoccupazione nelle comunità italiane
nel mondo. Il rischio è quello di vedere crescere, anche in questo caso, la
sfiducia nei confronti delle istituzioni e della democrazia”. Grtv
Il Comitato di Presidenza del Cgie si riunisce alla Farnesina il 26 e il 27
marzo
ROMA – CGIE:
convocata dal segretario generale Elio Carozza la prima riunione del 2010 del
Comitato di Presidenza. La riunione si terrà il 26 e il 27 marzo: i lavori
prenderanno avvio alle ore 9.30 di venerdi 26 marzo presso la Sala Nigra del
Ministero degli Affari Esteri.
All’ordine del giorno:
Relazione di Governo; Ripartizioni contributi e finanziamenti 2010 (corsi di
lingua e cultura italiana (cap. 3153); assistenza diretta (cap.3121) e
indiretta (cap.3105); Comites (cap. 3103); stampa italiana all’estero);
Elezioni Comites e CGIE; Riforma legge Comites e CGIE; Circoscrizione
Estero: voto e modalità; Rete Consolare e programma di ristrutturazione;
Seguiti Conferenza Mondiale dei Giovani; Preparazione e contributo CGIE
all’incontro con gli organismi omologhi del 30 aprile 2010; Preparazione
Assemblea Plenaria, Commissioni Continentali e Tematiche; Rapporto attività
2009; Scioglimento Comites Lugano e Chicago: relazione dei Consiglieri d’area;
Task force cittadinanza in Brasile; 150° anno dell’Unità d’Italia: iniziative
all’estero; Varie ed eventuali. (Inform)
Di Biagio/Marino. Valutare insieme correttivi per rendere sicuro il voto
per corrispondenza
“Ci impegneremo a
mantenere un dialogo e a svolgere un’azione convergente tesa a garantire il
mantenimento del voto attivo e passivo dei nostri connazionali all’estero e a
cercare insieme tutti i correttivi necessari per migliorarne il sistema e
ridurre al minimo i rischi”.
E il contenuto di
un comunicato congiunto diffuso dai responsabili italiani all’estero del
Partito della libertà e del Partito democratico, Aldo Di Biagio ed Eugenio
Marino. I due parlamentari si sono confrontati su molte delle questioni che
riguardano le comunità italiane all’estero.
“Sappiamo – è
scritto ancora nella nota – che attualmente tra maggioranza e opposizione vi
sono terreni di scontro anche forte su alcune questioni, ma questo non deve
impedire un dialogo a favore delle nostre comunità all’estero e del loro
diritto di voto, sancito in Costituzione già dal 1948, anche se per decenni di
fatto non fruito”.
Secondo i due
esponenti di maggioranza e opposizione, bisogna fare uno sforzo per “valutare
insieme e in maniera approfondita tutti i correttivi possibili per migliorare e
rendere sicuro proprio il voto per corrispondenza, che è quello che garantisce
la maggiore partecipazione dei nostri connazionali”.
“In questo quadro
– concludono – sarebbe utile fermarsi a fare anche una riflessione più
approfondita sulla riforma degli organismi di rappresentanza di base
attualmente all’esame del Senato, e anch’essi interessati dal sistema di voto
per corrispondenza”.
Grtv
Rientro deficit, Ue: serve massimo rigore. Italia si tenga pronta per
ulteriori misure
ROMA - L'Unione
europea dà una valutazione complessivamente positiva del piano di rientro dei
conti pubblici presentato dall'Italia e ne chiede una «rigorosa applicazione».
I risultati della marcia di rientro nei parametri europei dei conti pubblici
italiani, però, «potrebbero essere peggiori di quanto previsto»
nell'aggiornamento del programma. La Ue invita quindi anche le autorità
italiane ad essere pronte ad adottare «ulteriori misure» nel caso in cui lo
scenario macroeconomico dovesse rivelarsi meno favorevole di quanto previsto
dal piano stesso. Sono questi i punti salienti contenuti nella valutazione
dell'aggiornamento del programma di stabilità dell'Italia, per il periodo
2009-2012, che sarà adottata domani dalla Commissione europea. Nel documento,
Bruxelles invita l'Italia a «cogliere ogni ulteriore opportunità per
accelerare» la riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil.
Commissione
europea: adottare misure concrete per il rientro. La Commissione europea invita
poi l'Italia a sostenere con «misure concrete» l'azione di rientro del deficit
prevista per il 2011 e 2012 e ad assicurare che l'applicazione della riforma
della procedura di bilancio conduca a un miglioramento del controllo sulla
spesa e contribuisca al consolidamento della finanza pubblica. Bruxelles
auspica che nella stessa direzione vadano anche le regole di
"governo" del federalismo fiscale, migliorando la
responsabilizzazione delle amministrazioni locali e incoraggiando l'efficienza.
Il piano italiano
di rientro. L'aggiornamento del programma di stabilità 2009-2012 presentato
dall'Italia a Bruxelles prevede di portare il rapporto deficit-Pil al di sotto
del valore di riferimento del 3% entro il 2012, così come richiesto dal
Consiglio Ue lo scorso dicembre al fine di sanare la condizione di deficit
eccessivo in cui oggi l'Italia si trova insieme alla stragrande maggioranza dei
Paesi Ue. In particolare, la marcia di rientro prevista dal governo prevede di
far scendere il rapporto deficit-Pil dal 5,3% del 2009 al 5% nel 2010, al 3,9%
nel 2011 e al 2,7% nel 2012. Tra i punti fortì del programma italiano figurano
anche il ritorno all'avanzo primario (1,3% nel 2011 e il 2,7% nel 2012) e una
ripresa del trend decrescente del rapporto debito-Pil a partire dal 2011.
«La spesa
pensionistica pesa sulla crescita». L'Italia ha fatto registrare «sviluppi
positivi» in materia di riforma del sistema pensionistico - si legge nel
documento della Commissione - ma la spesa per le pensioni resta molto elevata e
«può avere effetti negativi» sul potenziale di crescita del Paese, sottraendo
risorse a spese più «produttive», come quelle destinate a sostenere la ricerca
e l'innovazione. IM 16
Nella storiografia
presidenziale americana esiste un passaggio considerato essenziale, di natura
quasi mitologica.
È il «the defining
moment», il momento in cui un Presidente, dopo essere stato votato, trova sé
stesso, definendo la Storia.
Senza questo salto
non ci sarebbe la stessa Presidenza americana, il suo valore esemplare, che la
distingue - almeno nelle aspettative - dall’essere una carica puramente
istituzionale. Per George Washington il momento fu l'attraversamento del fiume
del Delaware la notte di Natale del 1776, per Kennedy fu il discorso di
Berlino, per Franklin D. Roosevelt la decisione di entrare nella Seconda guerra
mondiale. Ci sarà, quale sarà, e quando sarà il momento di Obama? Che sia
proprio questo, che sia vicino, che sia questa settimana, che sia la riforma
della assistenza sanitaria?
Nel clima
infuocato di Washington, si ascoltano, tra le molte accuse e proteste, anche
queste domande. Il clima è di fuoco perché la settimana che inizia potrebbe
davvero definire se non la Storia con la maiuscola di sicuro una importante
parte del lavoro fin qui fatto da Barak Obama.
Se tutto va
infatti secondo i piani, i Democratici potrebbero essere in grado di inviare a
fine settimana la legge sulla riforma sanitaria al Presidente. Cioè pensano di
ottenere il voto della Camera dopo il sì ottenuto di misura al Senato, e di
poter dunque presentare al Presidente il testo in maniera che possa firmarlo
per tradurlo in legge.
Ma, a settimana
iniziata, nessuno davvero sa se il testo sarà pronto, nel senso che dal testo
dipende il numero di voti che gli si raccoglieranno intorno. Dunque si può ben
dire che nonostante la sicurezza che i Democratici sfoggiano, i voti non ci
sono, altrimenti, come dice l’opposizione, «al voto si sarebbe già andati». In
corso c'è così una specie di gioco di guardie e ladri, in cui la abilissima
Nancy Pelosi tesse la tela dei contatti per cercare consensi, ma senza scoprire
le sue carte, mentre i Repubblicani moltiplicano le denunce del bluff.
Lasciamo qui
perdere la descrizione delle molte manovre e possibili compromessi legislativi
che nei prossimi giorni si affronteranno, per poter arrivare al voto -
dopotutto l'attività parlamentare è fatta di cavilli e accordi a tutte le
latitudini e in tutte le nazioni.
Quel che conta è
che al di qua dei corridoi, e delle aule del Congresso, questo voto sulla
riforma sanitaria ha acquisito, o forse acquisito per la prima volta, una
dimensione definitoria per la Presidenza. Obama ne è perfettamente consapevole;
sembra anzi voler sottolineare questo aspetto: ha spostato infatti il suo
viaggio in Asia per attendere il voto, e il gesto da solo ha drammatizzato
l'appuntamento dandogli la valenza di vittoria o sconfitta. La Casa Bianca
insomma ha rimesso definitivamente il suo volto, e dunque il suo operato, su
questa riforma.
Voto che a sua
volta assume, nel tipo di consenso che raccoglierà o meno, anche il valore di
fotografia dello stato del partito democratico. Molte delle difficoltà dei
congressisti a votare la riforma dipende infatti dal loro elettorato e
dall'impatto che il voto a Washington può avere nei loro territori di origine.
Ci sono resistenze di natura etica, legate al finanziamento indiretto
dell’aborto.
Pochi mesi fa in
Senato fu trovato un modo per aggirare questo problema, restringendo con una
mossa molto spregiudicata da parte di Nancy Pelosi, famosa abortista, quasi
ogni finanziamento ai settori pro-choice.
Oggi alla Camera
si propone lo stesso problema, ma paradossalmente in maniera meno rilevante. I
democratici sono pronti a cancellare ogni discorso sull'aborto che la riforma
potrebbe legalizzare.
Ma a differenza di
quando si votò al senato, oggi le preoccupazioni maggiori paiono essere più di
natura economica che morale. Come verrà finanziata questa riforma? E' sempre
stato il dubbio di tutti. Oggi non è nemmeno un dubbio, nel senso che la
risposta è ormai chiarissima anche nelle parole dei Democratici: la riforma
sarà un inevitabile peso sulla spesa pubblica.
E la spesa
pubblica di Obama oggi continua a salire, e non dà nessuna indicazione di
frenata.
La terza grande
componente che, in questa vigilia di voto, contribuisce a fare del passaggio
della Riforma un momento definitorio per Obama, è proprio la preoccupazione per
una crisi economica che, nonostante tutti gli sforzi, rimane fuori controllo.
Il debito pubblico americano è oggi il più alto della sua storia, e con un
governo che ha profonde riforme in mente e non può alzare le tasse, non si
vedono segni di soluzione. E' esattamente il problema che ha l’Europa,
dopotutto, ed è paradossale ma anche pericolosissimo che si presenti, e non
abbia soluzioni in vista, anche in Usa. In fondo a tutto questo, in autunno, si
profila la tagliola: le elezioni di mid-term sono infatti già state definite da
alcuni nel giro dei più stretti collaboratori di Obama come un potenziale
«massacro».
Quella che si
addensa questa settimana, intorno al voto, è dunque davvero una sorta di
tempesta perfetta, come amano dire qui in Usa quando si concentrano multiple
avverse condizioni di maltempo.
Ma, come si
diceva, proprio questa tempesta perfetta può essere la materia in cui si fa o
si disfa la Presidenza Obama. I mesi passati sono stati per il leader americano
un faticoso alternarsi di alti e bassi, di successi e insuccessi. In molti
punti la tela del suo charme, della sua politica e delle sue alleanze, mostra
la corda. Contrasti interni cominciano a scoppiare nel circolo più intimo dei
suoi collaboratori, e deputati e senatori cominciano a guardarsi intorno.
Alcuni sostengono che la stessa magia del «cambio» si è appannata. La
ostinazione con cui Obama ha deciso ora di tenere, difendere, e sostenere la
Riforma sanitaria, a dispetto di tutto, sembra essere una sua riscossa.
Forse sarà
l’errore della sua vita, forse sarà una sconfitta, dicono in molti. Ma a questo
punto di sicuro ha preso le forme di un suo incontro con il destino. Un punto
dove si capisca, (e magari lo capisca lui stesso) per dirla con David Brooks,
«Chi è Barack Obama». LUCIA ANNUNZIATA LS 16
Netanyahu, nuova sfida a Obama. "Continuiamo a costruire"
Il premier
d'Israele conferma: in arrivo 1.600 nuove case a Gerusalemme Est
L'ambasciatore
negli Stati Uniti: "Crisi di proporzioni storiche" - dal nostro
corrispondente ALBERTO STABILE
GERUSALEMME -
"Le costruzioni a Gerusalemme est continueranno nella stessa maniera in
cui sono andate avanti negli ultimi 42 anni", dice Benjamin Netanyahu ai
deputati del Likud presumibilmente soddisfatti della nuova sfida lanciata dal
premier a Obama. Nessuna retromarcia, dunque. Perché questa, dice Netanyahu, è
la linea seguita da tutti i governi israeliani che si sono succeduti dalla
guerra del '67 ad oggi.
Ecco il punto:
mantenere le conquiste del '67, possibilmente incrementandole, e al tempo
stesso dichiarare di volere la pace; riconoscere la necessità che i palestinesi
abbiano un loro stato e continuare a limitarne il futuro territorio; accettare
di risolvere il conflitto attraverso il negoziato ed agire come se non ci fosse
alcun negoziato. Netanyahu non teme le contraddizioni, anche quando queste lo
mettono su una rotta di collisione con l'alleato americano, in quella che
l'ambasciatore israeliano a Washington, Michael Oren, ha definito "una
crisi di proporzioni storiche, la peggiore dal 1975".
Una crisi
destinata ad aggravarsi. Perché la sfida di Netanyahu arriva in risposta alle
richieste fatte da Hillary Clinton nella tesissima telefonata di venerdì, nella
quale il segretario di Stato avrebbe chiesto al premier di accantonare, o
addirittura annullare, la decisione che aveva provocato la crisi: quella cioè
di costruire 1.600 nuove case nel quartiere ultra-ortodosso di Ramat Shlomo, al
di là della linea verde.
Netanyahu ha
risposto con un rilancio, citando tra l'altro il consenso, a suo dire quasi
unanime, della popolazione israeliana nel ritenere che i territori "annessi"
(e i quartieri ebraici di Gerusalemme est sono stati tecnicamente annessi)
rimangano parte del territorio israeliano "in qualsiasi accordo di
pace".
A Ramallah le
parole del premier israeliano sembrano essere cadute in una sorta di vuoto
emotivo. "Non è una novità, né una sorpresa", dice Nemer Hammad,
consigliere di Abu Mazen ed ex ambasciatore Olp a Roma. In altri termini, per
il vertice palestinese si conferma che "Netanyahu non è interessato alla
pace". E dunque, conclude il portavoce del presidente Nabil Abu Rudeinah,
finché questa resta la linea degli israeliani "non torneremo al tavolo del
negoziato". Reazione preoccupante, quella di Ramallah, perché alta è la
tensione nei Territori e a Gerusalemme (una decina di feriti, ieri, in diversi
scontri) e se una vecchia volpe come l'ex premier Abu Ala avverte che potrebbe
esplodere una terza Intifada, la sua opinione non va sottovalutata.
Forte
dell'appoggio ricevuto dalla lobby filo-israeliana americana (Aipac) e dalla
Anti Defamation League (un'organizzazione impegnata a combattere
l'antisemitismo nel mondo), entrambe assai polemiche verso Obama, Netanyahu
sembra però deciso ad andare avanti. LR 16
«Giornata della rabbia», è guerriglia a Gerusalemme
Scontri tra palestinesi
e forze di polizia a Gerusalemme e nei posti di frontiera con la Cisgiordania
GERUSALEMME -
Violenti scontri sono in corso tra centinaia di giovani palestinesi e le forze
dell’ordine israeliane in numerosi quartieri di Gerusalemme est: lo hanno riferito
alcuni testimoni. Il movimento islamico palestinese Hamas ha proclamato per
oggi la «Giornata della rabbia» in risposta all’inaugurazione della sinagoga
Hurva nella Città vecchia. Circa 3.000 poliziotti e soldati supplementari sono
stati dispiegati a Gerusalemme e nei posti di frontiera con la Cisgiordania.
PIETRE CONTRO GLI
AGENTI - I principali scontri sono avvenuti nel campo profughi di Shuafat e
all'entrata della località di Isawie, dove giovani manifestanti palestinesi
hanno lanciato pietre agli agenti. La polizia ha reagito sparando proiettili di
gomma, granate stordenti e gas lacrimogeni. Scontri analoghi sono scoppiati
anche in altre zone di Gerusalemme Est, nelle cui strade la polizia ha
schierato 3.000 agenti, che controllano anche gli accessi alla città per
impedire che i palestinesi di cittadinanza israeliana residenti in Galilea
arrivino a dare man forte ai manifestanti.
LA SINAGOGA
CONTESTATA - La polizia da cinque giorni ha bloccato gli accessi alla Spianata
delle Moschee e ha rafforzato le misure di sicurezza in tutti i quartieri di
Gerusalemme Est, in previsione delle violenze annunciate dal governo di Hamas a
Gaza, in segno di protesta per l'inaugurazione di una storica sinagoga nel
quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme: si tratta della 'Hurvà
(rovina, in ebraico), una sinagoga inaugurata nella notte dopo esser stata
ricostruita per la terza volta negli ultimi 250 anni. Un'antica profezia
collega la terza inaugurazione con il periodo del Terzo Tempio, per cui alcuni
gruppi radicali ebraici hanno approfittato per rivendicare il diritto a entrare
nella Spianata delle Moschee, dove Duemila anni fa sorgeva il tempio biblico.
Ma i palestinesi considerano una provocazione le pretese dei gruppi
nazionalistici ebraici e Hamas ha dunque proclamato la «Giornata della rabbia»,
un appello usato nella seconda e terza Intifada per portare in piazza i
manifestanti.
IL NODO DEGLI
INSEDIAMENTI - Gli scontri vanno avanti da alcune settimane dentro e fuori la
Città Vecchia, dove si trovano i luoghi sacri di ebrei, musulmani e cristiani;
ma negli ultimi giorni sono stati esacerbati dalla decisione israeliana di
costruire abitazioni per ebrei nelle zone occupate di Gerusalemme Est. Il
premier Benjamin Netanyahu ha ribadito anche lunedì che il piano per costruire
1.600 nuovi alloggi a Gerusalemme Est andrà avanti come programmato; e il via
libera all'allargamento dell'insediamento, annunciato martedì scorso durante la
visita del vicepresidente americano Joe Biden e che ha innescato una profonda crisi
tra Washington e lo Stato ebraico, ha ulteriormente infiammato gli animi dei
palestinesi.
L'INVIATO DI OBAMA
- Nel frattempo è giallo sul rinvio della visita in Israele dell'inviato Usa in
Medioriente George Mitchell. La Casa Bianca, tramite la propria ambasciata a
Tel Aviv, ha fatto sapere che non è una risposta americana al piano di
costruzione che lo Stato ebraico intende portare avanti a Gerusalemme Est.
Fonti dell'ambasciata Usa hanno detto che l'inviato di Obama ha rinviato la sua
visita per «ragioni logistiche» e che questa avverrà dopo il meeting del
Quartetto per il Medioriente (tra Usa, Onu, Ue e Russia) previsto a Mosca
giovedì. Mitchell ha in programma consultazioni oggi a Washington e per questo
non può essere a Gerusalemme in serata, hanno riferito fonti al quotidiano The
Jerusalem Post. Redazione online CdS 16
Svizzera dura con l'Italia "Faccia pressioni sulla Libia"
Dopo l'ultimatum
di Frattini sul rilascio dei visti a personalità libiche - il governo di Berna
ribadisce la linea della fermezza - Critiche dal Pd: "Indecente che ci si
schieri con un governo dittatoriale contro una democrazia"
ROMA - La Svizzera
reagisce con durezza all'ultimatum lanciato ieri a Tripoli dal ministro degli
Esteri italiano Franco Frattini. Il ministro è rientrato in Italia dalla Libia
sostenendo che la Svizzera deve cancellare "entro il 4 aprile" la
lista nera in cui ha inserito 180 dirigenti libici fra cui il colonnello
Gheddafi e mezzo governo libico. Frattini ha precisato che se la crisi tra
Libia e Svizzera "non sarà risolta da qui al 4 aprile, l'Italia proporrà a
tutti gli altri paesi Schengen di rilasciare i visti alle personalità di
Tripoli anche se la Svizzera continuasse ad opporsi".
Questa mattina la
presidente della commissione Esteri del parlamento svizzero, Christa
Markwalder, ha risposto che "l'Italia esercita pressione dalla parte
sbagliata: deve criticare la Libia, non la Svizzera". Secondo l'agenzia
svizzera Ats, la Markwalder ritiene che non sia accettabile che uno Stato vicino
si comporti in tal modo: la Confederazione - è il ragionamento della presidente
della Commissione Esteri - ha infatti agito conformemente alle regole dello
"spazio Schengen" ed è pronta a discutere l'abolizione delle
restrizioni sui visti non appena il cittadino elvetico imprigionato in Libia
Max Goldi potrà rientrare in patria.
La Markwalder
intende ribadire il suo punto di vista durante un incontro in Svizzera con la
commissione Esteri italiana. "Questa visita si terrà in un clima
particolarmente teso - scrive l'agenzia svizzera - dopo che Frattini si è
recato a Tripoli, ventilando una proposta per aggirare la "lista
nera" svizzera".
A Tripoli il
ministro italiano aveva incontrato il primo ministro Al Baghdadi e il ministro
degli Esteri Mousa Kousa: dai dirigenti libici Frattini avrebbe ha avuto
conferma che la Svizzera avrebbe rifiutato una proposta di mediazione avanzata
dal ministro degli Esteri spagnolo Moratinos, presidente di turno della Ue. Per
questo la Farnesina si prepara a proporre alla Ue che, se la crisi non verrà
risolta entro il 4 aprile, i paesi Schengen potranno riaprire la concessione
dei visti ai cittadini libici inseriti nella black list decisa da Berna.
Frattini ha spiegato all'Ansa che la proposta sarà anticipata assieme ai
colleghi maltese, spagnolo e portoghese il 22 marzo prossimo al Consiglio dei
ministri europei.
Dal 4 aprile
entrerà in vigore il nuovo codice sui visti Schengen che prevede la possibilità
di emettere dei visti a "territorialità limitata" condivisi da un
certo numero dei paesi che aderiscono all'area Schengen: ogni paese cioè, potrà
rilasciare un visto per il suo territorio che sarà valido anche per gli altri
paesi Schengen che aderiranno all'iniziativa. Per il ministro italiano
"non è possibile che membri di una delegazione libica che negoziano
accordi con l'Europa siano iscritti nella lista nera Svizzera" adottata
automaticamente da tutti i paesi Schengen. Così come, ha proseguito il
ministro, "va risolto subito il problema del rilascio dei visti in entrata
in Libia".
Ma l'attivismo
dell'Italia viene stigmatizzato dal Pd. "Troviamo francamente indecente
che il ministro degli Esteri italiano Frattini si schieri con la Libia di
Gheddafi in una vicenda che contrappone palesemente un governo dittatoriale a
una democrazia come la federazione svizzera", dicono i senatori
democratici Roberto Della Seta, Francesco Ferrante e Claudio Micheloni che
aggiungono: "Comprendiamo la volontà di mediazione dell'Italia, visti i
rapporti del nostro paese con la Libia, e dunque capiamo il tentativo svolto
dal ministro Frattini con il viaggio a Tripoli. Tuttavia è chiaro che, se da un
lato è necessario superare pacificamente l'attuale situazione di conflitto
diplomatico, dall'altro è evidente che il nostro Paese non può esercitare una
pressione unilaterale sulla federazione svizzera per il superamento della black
list". E concludono: "La ragione di Stato - concludono i tre senatori
del Pd - non può sconfinare in atteggiamenti che privilegino le pretese di un
regime come quello di Tripoli rispetto alle ragioni del diritto e della
legalità internazionali". LR 16
PARIGI - Il no a
Nicolas Sarkozy arriva da sinistra e da destra. Al primo turno delle elezioni
regionali vincono, come previsto, i socialisti che sfiorano il 30 per cento,
superano l’Ump del presidente, fermo al 27, e diventano il primo partito di
Francia. A sorpresa, rinasce il Fronte nazionale: con un categorico score oltre
l’undici per cento e la netta affermazione di padre e figlia, Jean-Marie Le Pen
a sud e Marine le Pen a nord, l’estrema destra torna a farsi sentire in
Francia. Dato per spacciato, il Fronte ha ritrovato le forze in una campagna
apertamente anti immigrazione e antimusulmana e tallona da vicino i verdi di
Europe Ecologie guidati da Daniel Cohn Bendit: con circa il tredici per cento
dei voti, si stabilizzano dopo il trionfo alle europee, diventano la terza
forza del paese, ma non sfondano.
Ma a trionfare
ieri, ultimo appuntamento elettorale importante prima delle presidenziali del
2012, è stata soprattutto l’indifferenza, la stanchezza, il rifiuto dei
francesi. Mai l’astensione era stata così alta: ha superato il 53 per cento,
meno della metà degli elettori si è recata alle urne.
Non a caso tutti i
leader della destra hanno preferito tagliare corto sui commenti di una
sconfitta annunciata e preferito lanciare appelli alla mobilitazione. Già
presenti in liste d’unione al primo turno, i candidati dell’Ump in ballottaggio
puntano ora soprattutto ad un “risveglio” del voto conservatore.
«Nulla è ancora
deciso» ha detto subito François Fillon. Se Nicolas Sarkozy, davanti alle
previsioni sempre più nere, ha preferito mettersi da parte, il capo del Governo
è invece sceso in campo in prima linea per condurre la campagna della destra.
Ieri, è stato tra i primi a parlare, qualche minuto dopo la diffusione delle
prime proiezioni. «Sangue freddo, coraggio e unità» è stato l’appello di Fillon
alle forze conservatrici, mettendo in guardia da un’idea di «regioni come
necessariamente luoghi del contropotere» e minimizzando la vittoria della
sinistra, squalificata dall’astensione.
A sinistra, sono
invece cominciate subito le grandi manovre per le alleanze e le liste di
fusione del secondo turno. Evidentemente galvanizzata dal risultato, la
segretaria del partito socialista Martine Aubry ha chiamato al rassemblement di
tutta la sinistra, di quella «sociale, repubblicana, ecologista». Comunisti e
radicali (che hanno raggiunto il 6 per cento) verdi ed ecologisti sono dunque
chiamati domenica prossima a far fronte comune contro «la politica ingiusta di
Sarkozy».
Daniel Cohn Bendit
si è mostrato ottimista e ha assicurato che «ci sarà un’onda rosa-verde-rossa,
perché nessuna forza politica di sinistra potrà da sola conquistare una
regione». «Il 21 marzo - ha aggiunto Cohn Bendit - la sinistra può conquistare
tutte le regioni». Un en plein tutt’altro che scontato, soprattutto in Alsazia,
dove la destra arriva al ballottaggio con oltre il doppio dei voti dei
socialisti.
Escono invece di
scena i centristi del MoDem di François Bayrou. «E’ un brutto giorno per noi, e
un brutto giorno per il paese» per la grave astensione, ha detto Bayrou
commentato i risultati del Modem, che in molte regioni non è riuscito a
superare nemmeno la soglia del 5 per cento, necessaria per entrare nelle liste
di fusione domenica prossima. FRANCESCA PIERANTOZZI IM 15
Una doppia sanzione per Nicolas
Gli elettori
francesi hanno espresso ieri un voto di protesta che ha preso la forma di una
voto-sanzione. Per il governo e per Nicolas Sarkozy è chiaramente un voto
negativo, un avvertimento molto serio e il presidente sbaglierebbe a non
comprenderlo.
Se si guarda
l’insieme dei risultati di queste elezioni regionali è facile riassumerne il
senso a livello nazionale: il ritorno del partito socialista, la sconfitta
dell’Ump (il partito unico della destra), la forza degli ecologisti che sono
ormai il terzo partito francese e il risveglio del Front National, l’estrema
destra.
La sconfitta
dell’Ump, il partito di Nicolas Sarkozy, rappresenta la sconfitta di tutta la
destra che raccoglie dalle urne il risultato storicamente più basso della
destra di governo nella storia della Quinta repubblica.
Il partito
socialista si ritrova invece a un livello che non raggiungeva da più di
vent’anni: è praticamente al 30 per cento e si reinstalla come la forza
ineludibile in qualunque ipotesi di alternativa di governo.
Gli ecologisti che
avevano già raccolto un buon risultato un anno fa alle Europee si prendono
qualche voto in meno ma si installano come terzo partito del Paese. Per il
partito socialista questa è insieme una buona e una cattiva notizia. La buona è
che esiste ormai sotto gli occhi di tutti un’alleanza di governo possibile e potenzialmente
maggioritaria in Francia sull’asse Ps-verdi. Ed è questo alla fine il risultato
più significativo di questo scrutinio.
Ma per i
socialisti la cattiva notizia è che per consolidare questa prospettiva dovranno
fare alcune concessioni ai verdi in termini di programma, perché i due partiti
non condividono certo le stesse posizioni e su molte questioni il Ps considera
i verdi «retrogradi». Il problema del programma non sarà dunque da
sottovalutare in prospettiva della costruzione di un’alternativa di governo.
L’estrema destra
del Front National, infine, perde molti voti rispetto alle regionali del 2004
ma recupera parecchio rispetto alle Europee e alle presidenziali.
Insomma, per
Sarkozy e la maggioranza di destra una doppia sanzione: il rapporto di forza si
è rovesciato a beneficio della sinistra e la rimonta del Front è il risultato
dell’assurdo dibattito sull’identità nazionale provocato dal governo.
La lettura dei
risultati ci induce però alla prudenza. Innanzitutto va registrato il record
dell’astensione, più del 50 per cento, un dato impressionante in Francia che ha
consentito a tutti i portavoce della destra che si sono espressi ieri sera di
tentare di minimizzare il significato nazionale della consultazione perché un
francese su due non si è recato al seggio. Ma va detto che l’astensione vale
per tutti. Non bisogna poi dimenticare che si trattava di voto per il rinnovo
dei Consigli regionali, l’elezione dei presidenti di Regione e dunque si tratta
di una consultazione fortemente segnata dalle particolarità locali. Tuttavia
ciò non ne sminuisce la portata nazionale e la questione che si pone ora è
sapere come reagirà Nicolas Sarkozy e se saprà rispondere al malcontento che si
è espresso così chiaramente.
Il presidente è di
fronte a una contraddizione maggiore: lo stesso ritmo delle riforme, e talvolta
il contenuto delle riforme, innervosiscono e alimentano il malcontento perché
la cosa che più interessa oggi ai francesi è l’occupazione. Contemporaneamente,
però, l’elettorato di Sarkozy si è sfiduciato perché gli rimprovera di non
essere stato capace di andare abbastanza avanti nelle riforme. Questa
contraddizione è molto difficile da superare ed è la questione che dominerà la
vita pubblica francese: come risponderà ora il presidente alla crisi?
JEAN-MARIE COLOMBANI Ls 15
Le elezioni francesi. Le urne deserte, un segnale per l’Eliseo
Le due principali
previsioni della vigilia si sono avverate nel test amministrativo francese.
Anzitutto, il voto è stato contrassegnato da un astensionismo-record del tutto
inusuale in Paese dove di regola si supera agevolmente il 50 per cento. In
secondo luogo, il verdetto delle urne segnando il sorpasso dei socialisti sul
partito del presidente Sarkozy rappresenta un brusco ridimensionamento per il
capo dell’Eliseo che appena pochi mesi fa, alle elezioni europee, aveva
sbaragliato i suoi principali antagonisti. Esso costituisce, al contrario, una
vigorosa iniezione di fiducia per il Ps sotto la guida di Martine Aubry, la
volitiva figlia di Jacques Delors. La lettura dei dati elettorali non è facile
anche perché bisognerà vedere come funzioneranno le coalizioni, domenica
prossima, in sede di ballottaggio per vedere se l’ondata ”rosa” si confermerà
nell’attribuzione delle ventidue Regioni più i territori d’Oltremare.
Ma non c’è dubbio
che la diserzione di più di un francese su due dalle urne è un segnale
inquietante. Colpisce verosimilmente entrambi gli schieramenti e indica una disaffezione
verso la politica che almeno in Francia sembrava scongiurata con l’avvento di
Sarkozy, che nel 2007 venne salutato proprio come l’uomo che «aveva scacciato
l’antipolitica». Ora, invece, a metà mandato, è proprio il presidente francese
a dover sperimentare questa inversione di tendenza. Ma perché? La prima
spiegazione la offrono gli stessi protagonisti della campagna elettorale. In
Francia il voto è stato prevalentemente locale. Erano in ballo le presidenze
delle Regioni e l’elezione non era un plebiscito a favore o contro il capo
dello Stato. Anche le principali forze di opposizione (socialisti e verdi)
hanno puntato soprattutto sui problemi locali chiedendo una conferma nelle
Regioni dove avevano ”governato” negli ultimi anni. E gli elettori le hanno
premiate.
Quindi ha ragione
Sarkozy quando afferma: «Elezioni regionali, conseguenze regionali. Elezioni
nazionali, conseguenze nazionali». Naturalmente, ciò non significa che il voto
non abbia effetti per lo stesso capo dell’Eliseo e non rappresenti un
significativo campanello d’allarme. Il forte astensionismo colpisce anzitutto
lui e dimostra che in tempi di crisi finanziaria internazionale, di bilanci in
affanno per tanti lavoratori dipendenti e pensionati, nessun leader politico
può vivere di rendita. E anche se questo leader come nel caso di Sarkozy si è
imposto come capo carismatico non può sottrarsi al giudizio di chi gli chiede
conto dei risultati conseguiti. Non è un caso, d’altra parte, che avendo
fiutato l’atmosfera non più idilliaca ”Sarko” ha annunciato una ”pausa di
riflessione” nel suo programma liberista e riformista preannunciando una
”maggiore concertazione sociale”. Sul fronte opposto, ha certamente motivo di
rallegrarsi Martine Aubry che aveva raccolto un partito a pezzi e l’ha riportato
in poco tempo ad essere concorrenziale con quello ”gollista”.
Naturalmente
bisognerà vedere gli effetti politici di questo rimescolamento di carte in
vista delle ”presidenziali” del 2012. È presumibile che il voto costituirà una
sferzata per Sarkozy e lo indurrà a riprendere con maggiore energia
l’iniziativa politica-economica dopo un periodo di appannamento e di
stanchezza. Così come è probabile che la combattiva ”pasionaria” socialista
trarrà forza dal successo elettorale e sarà in grado di proporre con maggiori
probabilità della sua compagna di partito Ségolène Royal la sua candidatura
all’Eliseo. Quel che è certo che al di là delle divergenti analisi sul responso
delle urne in Francia si ragiona di politica. Le elezioni non sono un pretesto
per uno scontro tribale all’arma bianca. Come purtroppo accade altrove. PAOLO
CACACE IM 15
Elezioni francesi. Il commento. Il logoramento di un leader
Era annunciata,
scontata, ma la sconfitta elettorale non sarà facile da digerire per Nicolas
Sarkozy. Nel mezzo del mandato il presidente francese si scopre con una
sinistra maggioritaria, e con il suo partito retrocesso in seconda
posizione rispetto al partito socialista. Un partito socialista adesso non solo
principale formazione della sinistra ma anche prima formazione di Francia. Una
pillola non meno amara per Sarkozy è il riemergere del Front National, il
partito xenofobo che aveva ridimensionato, recuperando molti suoi elettori nel
2007. Elettori che avevano contribuito in modo determinante al suo ingresso nel
Palazzo dell'Eliseo, e che adesso sono ritornati all'ovile.
Uno dei suoi
meriti era di avere neutralizzato Jean-Marie Le Pen. Ma ieri il vecchio Le Pen
si è preso una rivincita: a Nizza, dove era capolista del suo partito, un
elettore su cinque ha votato per lui. E sul piano nazionale il quoziente del FN
si aggira sul 12 per cento. Assomiglia a una resurrezione. A due anni e mezzo
dalla fine del mandato, Nicolas Sarkozy si trova stretto in una morsa: da un
lato la sinistra che recupera e dall'altro l'estrema destra di Le Pen
(affiancato dalla figlia Marine) che riemerge. "L'apertura a
sinistra", attuata con il recupero di qualche personaggio socialista, in
particolare di Bernard Kouchner, il ministro degli Esteri, non ha dato i frutti
sperati. E, sull'altro versante, le iniziative, come il dibattito
sull'"identità nazionale", tese ad ammansire e ad attirare
l'elettorato ostile all'immigrazione, in particolare a quella musulmana, hanno
avuto l'effetto contrario. Col tempo le tattiche ecumeniche di Sarkozy hanno
dato scarsi risultati.
La sola
consolazione per il centro destra sconfitto è la modesta affluenza alle urne:
un anemico 48 per cento, stando ai dati non ancora definitivi. Neppure un
francese su due. Uno dei motivi dell'astensione di massa è stato senz'altro lo
scarso interesse che suscitano le regioni, e quindi l'elezione dei ventidue
presidenti e consigli che le riguardano, in un paese centralizzato, di antica
tradizione giacobina. Ed è questo l'argomento usato dai frustrati rappresentati
dell'Ump (il partito del presidente, l'Unione per un movimento popolare) nei
loro tentativi di minimizzare il valore dei desolanti risultati. L'evidente
modesta affluenza degli elettori di centro destra è stata motivata anche dal
loro scarso entusiasmo nei confronti di un presidente che li entusiasma sempre
meno. Era infatti chiaro che oltre al carattere regionale, quello di domenica
era anche un classico voto di mezzo termine: l'ultimo prima di quello
presidenziale del 2012. Quindi rischiava di essere un voto - sanzione per il
presidente. Ma i suoi elettori non se ne sono preoccupati. Altra annotazione
inevitabile riguarda l'entusiasmo del centro destra quando alle elezioni
europee dello scorso anno il partito presidenziale ottenne un ottimo quoziente
e il partito socialista usci praticamente dimezzato. Allora l'astensione fu
ancora più forte, raggiunse il 60 per cento. Ma non fu sottolineata per
togliere valore al risultato.
La crisi ha senza
dubbio contribuito a logorare l'immagine di Nicolas Sarkozy. Eletto come un
campione del liberismo (sia pure di stampo francese, quindi con forti venature
colbertiane), è poi diventato un ardente interventista in economia. Un campione
keynesiano. Ha promesso riforme che la crisi ha reso impossibili. Molte sue
generose promesse sono rimaste tali. E ambigue sono apparse le posizioni su un
problema cruciale come la sicurezza e l'immigrazione. Le parole non
corrispondevano sempre ai fatti. Il ritratto, con qualche ritocco, potrebbe
essere usato per altri leader occidentali messi a confronto con la crisi
finanziaria ed economica, e le sue conseguenze sociali.
Per la sinistra è
una rivincita. Una rivincita da concretizzare ai ballottaggi di domenica
prossima, quando si tratterà di completare la conquista delle ventidue regioni.
Ne controllava già venti e l'obiettivo iniziale, non facile, era di infliggere
un "cappotto" alla destra. Sul piano nazionale il risultato di ieri
ha comunque già aperto prospettive, che dopo il voto europeo, quando il partito
socialista ottenne il 16 per cento, il più basso quoziente della sua storia,
sembravano svanite. Il quasi 30 per cento raggiunto poche ore fa, al primo
turno delle regionali, non garantisce certo un identico risultato alle
presidenziali del 2012. Anzi, di solito i quozienti ottenuti alle
amministrative non si ripetono alle politiche. E in due anni e mezzo Nicolas
Sarkozy e il suo partito, benché abbiano esaurito molte risorse, possono sempre
recuperare. Sarkozy non è certo un uomo incline alla rassegnazione. Per lui le
regionali rappresentano un infortunio.
Per i socialisti
rappresentano al contrario una fortuna inaspettata ma non immeritata. Dalla
litigiosità che tormentava il partito prima della campagna elettorale, sono
infatti riusciti a raggiungere un'intesa, almeno apparente, o provvisoria, e a
dare un'impressione di rassicurante compattezza.
Il merito viene
adesso attribuito a Martine Aubry. La neo segretaria del partito, e sindaco di
Lilla, ha saputo imporsi e, dopo il successo elettorale, appare di diritto come
uno dei probabili candidati di sinistra alla presidenza della Repubblica. Il
suo personaggio viene spesso paragonato a Angela Merkel, considerata la più
riuscita donna politica del momento.
La preparazione
delle presidenziali, ancora lontane ma sempre al centro di ogni manovra
politica, occuperà molto presto Martine Aubry. E il suo interesse non si
limiterà al solo partito socialista. I Verdi (Europe Ecologie), che alle
europee del 2009 avevano raggiunto e in molti collegi superato il partito
socialista, si sono confermati domenica sera come la terza formazione politica
di Francia. Hanno ottenuto un quoziente più modesto (circa il 12% per cento
contro il 16 dello scorso anno), ma sufficiente per rappresentare una forza
indispensabile alla sinistra per raggiungere il grande traguardo presidenziale.
I risultati di un'elezione snobbata da tanti francesi hanno cambiato l'intero
quadro politico. BERNARDO VALLI LR 15
La Prima Repubblica va rimpianta? Quelle inutili nostalgie
Di fronte al
marasma in cui è quotidianamente immersa la nostra vita pubblica attuale è
comprensibile che tanti ripensino con nostalgia alla Prima Repubblica,
trasfigurata nel ricordo e idealizzata come un’oasi di ordine politico e di
pace. Un «luogo» ove erano inimmaginabili la volgarità dell’oggi, e ove (come
si sente continuamente dire) i politici erano dei veri professionisti, misurati
nelle parole e capaci di gestire con competenza situazioni difficili. Il
contrario dello spettacolo di disordine, dilettantismo e sguaiataggine cui
assistiamo. La nostalgia per il passato è uno dei più naturali e ricorrenti fra
i sentimenti degli uomini. C’è gente che ricorda con nostalgia persino le
guerre e altre catastrofi (magari perché, all’epoca, possedeva la cosa che
tutti rimpiangono quando non c’è più: la gioventù). È accaduto anche in Russia:
spaventati dal disordine successivo alla caduta dell’Urss, tanti russi si
scoprirono nostalgici dei «bei tempi» del potere totalitario comunista. Dunque,
non c’è nulla di strano nel fatto che tanti italiani oggi ricordino con
nostalgia la Prima Repubblica. Ma ne vale la pena?
La Prima
Repubblica non era affatto un luogo ameno, o un’irreprensibile democrazia. Era
un regime partitocratico (il termine venne coniato allora) nel quale i
tentacoli dei partiti si estendevano ovunque. La sua storia va divisa in due
parti. Nella prima parte, l’Italia fu immersa in una guerra civile virtuale: da
un lato i comunisti, di stretta osservanza sovietica, dall’altro lato i
democristiani e i loro alleati. La Falce e il Martello e lo Scudo Crociato, che
campeggiavano sulle loro bandiere, erano simboli di guerra, di armate al
servizio di visioni della società e della politica mortalmente nemiche.
L’inamovibilità della Dc, l'assenza di alternanza al governo, non erano
casuali. Erano il prodotto necessario della natura degli attori politici. Se
vogliamo capire, guardando allo scontro di oggi fra berlusconiani e
antiberlusconiani, dove abbiamo appreso la sciagurata abitudine di trattare la
politica come conflitto fra Bene e Male è a quell’epoca che dobbiamo
rivolgerci. Nella seconda fase della Prima Repubblica, le contrapposizioni
ideologiche si stemperarono un po', i nemici ideologici impararono a coesistere
ma ciò non migliorò la condizione della nostra vita pubblica. Per certi versi,
la peggiorò. Si aprì infatti l’epoca che Alberto Ronchey per primo battezzò
della «lottizzazione», una selvaggia e continua spartizione delle spoglie
pubbliche fra fameliche macchine partitiche.
Non esisteva una
reale separazione dei poteri. Finché i partiti non cominciarono a indebolirsi
(più o meno, dalla Presidenza Pertini in poi), ad esempio, i Presidenti della
Repubblica erano comandati a bacchetta dalle segreterie di partito. La
costituzione formale era una cosa ma ciò che contava era la costituzione
materiale: le vere regole del gioco avevano ben poca attinenza con le regole
formali (costituzionali). La Prima Repubblica ci ha lasciato in eredità molti
disastri. Ne cito quattro. L'assenza di alternanza andava a braccetto, nella
Prima Repubblica, con un'endemica instabilità governativa. La conseguenza era
l'incapacità della politica di concepire e attuare piani a medio termine nei
suoi vari settori di competenza. Era costretta ad occuparsi solo del consenso
immediato. Il dissesto idrogeologico, il decadimento di tante infrastrutture,
la carenza di ospedali, carceri o scuole, da cui siamo tuttora afflitti, hanno
la loro radice nell’incapacità della Prima Repubblica di attuare politiche di
respiro nei vari ambiti. La pubblica amministrazione, oltre che come ricettacolo
di clientele, fu utilizzata per assorbire manodopera intellettuale, soprattutto
dal Mezzogiorno, senza riguardo per i suoi problemi di funzionalità. La sua
celebre inefficienza, che tuttora ci opprime, è un regalo della Prima
Repubblica. Con lo stesso cinismo venne sempre trattata (dai democristiani, in
primo luogo) la scuola.
Usata per lungo
tempo soprattutto come strumento di organizzazione di clientele, dopo il '68
diventò (come, in seguito, accadrà anche alla Rai) la principale sede di uno
strisciante «compromesso storico»: il clientelismo dei democristiani si
acconciò a convivere con la demagogia sindacale e con gli ideologismi
anti-sistema di tanti ex sessantottini diventati insegnanti. Chi vuole capire
quali siano le cause degli attuali guai della scuola è al quarantennio della
Prima Repubblica che deve guardare. Infine, la Prima Repubblica ci ha lasciato
in eredità un colossale debito pubblico (una colpa più grave, per i suoi
effetti, del finanziamento illecito dei partiti). Si consentì a tanti italiani
di vivere al di sopra dei loro mezzi scaricandone i costi sulle generazioni
successive. Anche i figli dei nostri figli continueranno, incolpevoli, a pagare
quel conto. Ma, si dice, i partiti erano fonte di «professionalità »
(sottintendendo: altro che i dilettanti attuali). Questo è vero ma la
professionalità dei politici dell'epoca non impedì nessuno dei disastri che ho
sopra ricordato. Ma, si dice ancora, c'era più decoro, meno volgarità
imperante. Anche questo è vero, ma si dimentica qual era la causa del minor
tasso di volgarità.
La società era
meno libera, condizionata da modelli di comportamento assai più rigidi degli
attuali. La volgarità di oggi è, per così dire, il lato oscuro della libertà.
Siamo più liberi, e ciascuno fa uso di quella libertà come sa e come è portato
a fare. C'è poi il capitolo magistratura (l'unico rispetto al quale persino un
detrattore della Prima Repubblica, quale è chi scrive, ha qualche
tentennamento). Siamo passati da una magistratura dipendente dal potere
politico (almeno nella prima fase della Prima Repubblica) all’anarchia
giudiziaria attuale, dove ci sono magistrati che vorrebbero avere diritto di
vita e di morte sui governi (si tratti del governo Prodi o del governo
Berlusconi) e assistiamo al fenomeno dei raider giudiziari, procuratori che
costruiscono inchieste spettacolari (spesso destinate a finire in nulla) per
poi costruirci sopra carriere politiche. Non siamo riusciti a trovare un
accettabile punto di equilibrio fra la dipendenza di ieri e l'anarchia di oggi.
La nostalgia è un sentimento rispettabile ma, come spiegano gli psicologi, non
è sano. È nel presente che viviamo e sono i problemi di oggi che dobbiamo
affrontare con gli strumenti di oggi. Non serve evocare un’età dell'oro che non
è mai esistita. Angelo Panebianco CdS 15
Trani, Berlusconi è indagato per concussione e minacce all'Agcom. Il Csm:
fare luce sull'ispezione
Il presidente del
Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, è formalmente indagato dalla procura
di Trani nell'inchiesta Rai-Agcom. Lo si è appreso a Trani da fonti vicine alle
indagini. È quindi questo il contenuto della risposta che la procura di Trani
ha fornito all'istanza presentata stamani dai legali del premier, Filiberto
Palumbo e Niccolò Ghedini, che chiedevano se il premier fosse
indagato. Berlusconi è indagato per concussione e per "violenza o
minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario" (articoli 317
e 338 del Codice penale), reati compiuti ai danni dell'istituzione del Garante
per le Comunicazioni, l'Agcom.
Anche il direttore
del Tgq, Augusto Minzolini è indagato nell'inchiesta di Trani: per violazione
dell'articolo 379 bis del Codice penale: "Rivelazioni di segreti inerenti
a un procedimento penale". Minzolini non avrebbe osservato il divieto
imposto dal
pubblico
ministero, Michele Ruggiero, di non rivelare a terzi il contenuto
dell'interrogatorio a cui fu sottoposto a Trani il 17 dicembre 2009 nell'ambito
delle indagini sulle carte di credito American Express.
Il Csm metta sotto
la lente di ingrandimento l'ispezione disposta dal ministro della Giustizia
Angelino Alfano alla Procura di Trani, per accertare se vi siano interferenze
nelle indagini in corso che riguardano «personaggi politici di rilievo
nazionale». È quanto chiede la maggioranza dei consiglieri del Csm al Comitato
di presidenza di Palazzo dei Marescialli, suggerendo di affidare la verifica
alla Prima commissione. I consiglieri fanno notare che l'ispezione ha per
oggetto un'indagine «attualmente pendente e riguardante direttamente o
indirettamente personaggi politici di rilievo nazionale». «Poichè il ministro
avrebbe incaricato l'Ispettorato di verificare fatti e circostanze (competenza
territoriale, ammissibilità delle intercettazioni telefoniche disposte, motivi
della propalazione dei contenuti delle medesime) che riguardano esclusivamente
l'attività giurisdizionale, occorre accertare - scrivono - nell'ambito di una
consolidata interpretazione fornita dal Consiglio in merito ai rapporti fra
segreto di indagine e poteri dell'ispettorato sviluppati con leale
collaborazione, le modalità effettive con le quali gli ispettori sono stati
incaricati di svolgere l'attività amministrativa parallelamente ad una
inchiesta giudiziaria in corso».
Nei giorni scorsi,
alcuni esponenti di Palazzo dei Marescialli, all'annuncio di Alfano di
inviare l'ispezione a Trani, avevano parlato di un «atto
intimidatorio». Al documento mancano solo le firme di gruppi del Pdl e
dell'Udc. Il testo è stato sottoscritto anche da Cosimo Ferri, il consigliere
che secondo indiscrezioni di stampa avrebbe dato consulenze legali al
commissario di Agcom Innocenzi per intervenire su «Annozero». «Sono
serenissimo»: così il consigliere del Csm Cosimo Ferri risponde a chi gli
chiede conto del suo stato d'animo dopo essere stato chiamato in causa
nell'ambito dell'inchiesta di Trani. «Spero che siano pubblicate tutte le
intercettazioni delle mie telefonate con Innocenzi perchè non ho nulla da
nascondere», aggiunge Ferri che oggi si è presentato regolarmente a mezzogiorno
al Csm per presiedere una riunione della settima Commissione del Csm e
successivamente ha avuto un colloquio con Nicola Mancino.
Berlusconi contro
giudici e sinistra Il premier, Silvio Berlusconi, ha chiesto stamani alla
Procura di Trani di sapere ufficialmente se il suo nome è iscritto nel registro
degli indagati. La richiesta è stata depositata all'ufficio registro generale
della Procura dopo la diffusione di notizie secondo le quali Berlusconi sarebbe
indagato per concussione. Il capo del governo, infatti, non ha finora ricevuto
dalla Procura di Trani alcun avviso di garanzia. Intervistato dal Gr1, il
premier si è detto «scandalizzato perchè a Trani ci
sono state palesi
violazioni di legge: è una iniziativa grottesca» che tuttavia «non mi preoccupa
affatto» poichè «sono intervenuto a destra e a manca» contro i processi in tv e
le mie sono «posizioni non soltanto lecite ma doverose».«La sinistra ha armato
le procure contro di noi e usa le intercettazioni e la giustizia ad orologeria
per la sua campagna di insulti», ha aggiunto il premier. «Noi scendiamo
raramente in piazza. Ma stavolta è doveroso farlo per difendere la nostra
libertà e democrazia. C'è un gioco sempre più scoperto e sempre più pericoloso
che vede alleati la sinistra, i suoi giornali, e i magistrati politicizzati di
sinistra. Si sono prima inventati una tangentopoli che non c'era e non
c'è. Hanno poi provato a schizzare del fango anche sul miracolo compiuto in
Abruzzo, hanno cercato di estromettere le liste del Pdl in Lombardia e
nel Lazio dando la colpa ai nostri delegati che invece non hanno nessuna
responsabilità».
Negli atti
dell'inchiesta ci sarebbero ben 18 telefonate del presidente del Consiglio
sulle presunte pressioni contro "Annozero". Allegate agli atti
dell'inchiesta, secondo quanto riportato dal "Corriere della Sera",
«ci sarebbero tredici conversazioni di Innocenzi con il presidente del
Consiglio, e cinque dello stesso premier con il direttore del Tg1 Augusto Minzolini».
E poiché, come ha spiegato il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo «tutto
quello che non ha attinenza con l`indagine è già stato eliminato», si
sottolinea che «ciò vuol dire che le telefonate di Berlusconi sono ancora nel
fascicolo, anche se per poterle utilizzare nei suoi confronti bisognerà
chiedere l`autorizzazione alla Camera» e «in ogni caso si tratta di
documentazione che gli ispettori ministeriali non potranno esaminare». «Fatti
irrilevanti», secondo l'avvocato Ghedini.
«Non ci sono
comunicazioni per la stampa. Non vuol essere un modo per licenziavi, ma è un
rigoroso obbligo che devo far valere». Così il procuratore di Trani, Carlo
Maria Capristo, risponde ai giornalisti che gli chiedevano informazioni
sull'inchiesta e, soprattutto, gli chiedevano se la Procura su questa vicenda
non fosse spaccata. «Lavoriamo in perfetta coesione - ha replicato Capristo -,
neanche armonia, perchè la coesione è qualcosa di più dell'armonia». Alla
domande se avesse qualche idea su chi ha passato le notizie alla stampa il
procuratore ha spiegato che «Se lo sapessi sarebbe già in galera». E sulla
visita degli ispettori mandati da Alfano, Capristo chiarisce: «Siamo a
disposizione degli ispettori - sia chiaro questo -. Per tutto ciò che possiamo
dare siamo a loro completa disposizione».
Il premier,
intanto, cerca di correre ai ripari. Il ministro Alfano ha subito gridato allo
scandalo per le rivelazioni e così ha disposto degli accertamenti sulla
competenza territoriale e su un eventuale "abuso" delle
intercettazioni. Così Alfano ha spedito gli ispettori del ministero della
Giustizia che sarebbero dovuti arrivare oggi a Trani per verificare eventuali
anomalie compiute dalla procura nell'indagine Rai-Agcom. Ma l'arrivo degli
ispettori è slittato a domani. L'invio degli ispettori ha suscitato le proteste
dell'Anm di Bari che lo ritiene un «rischio di intralcio all'inchiesta» mentre
di fronte alla procura di Trani si terrà una protesta di parlamentari e
dirigenti locali dell'Italia dei Valori.
Sull'invio degli
ispettori, Alfano ha voluto rassicurare che «vanno a Trani per svolgere il loro
lavoro da magistrati perché tali sono». «Non devono, non possono e non vogliono
interferire nell'inchiesta, che deve andar avanti», ha aggiunto. «Ma credo che
sia un servizio utile alla giustizia, se si accerta come delle talpe abbiano
potuto fare filtrare delle notizie sui giornali». «Il reato di rivelazione del
segreto d'ufficio è un reato già previsto e punito dal nostro codice penale ma
che purtroppo non viene mai ad avere delle condanne», ha ricordato. «Le
aspiranti talpe devono sapere che i magistrati le combattono e che non è
possibile violare le regole di riservatezza del segreto istruttorio
impunemente».
Le intercettazioni
dell'inchiesta sono state definite da Alfano «a strascico» e in violazione
dell'art 15 della Costituzione, sul diritto alla riservatezza nelle
comunicazioni personali. «L'art 15 dice che questa inviolabilità può essere
superata in base alla legge per circostanze eccezionali. Se invece si fanno le
intercettazioni a strascico e poi finiscono sui giornali rovinando la
reputazione di persone che nulla hanno a che fare con l'inchiesta, si viola
l'attuale legge sulle intercettazioni, non quella che faremo», ha aggiunto.
Nelle telefonate
intercettate dalla Guardia di Finanza di Bari, il premier avrebbe manifestato
con insistenza il desiderio di vedere chiusa la trasmissione di Michele
Santoro. Innocenzi avrebbe assecondato Berlusconi cercando un modo per
soddisfare le sue richieste, e Minzolini l'avrebbe rassicurato dicendosi pronto
a intervenire in suo favore. Il premier avrebbe inoltre chiesto con insistenza
di non vedere più in televisione il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. L’U 15
Ispettori a Trani, altolà di pm e Csm. Mancino: «Non comprimano l'indagine»
E Alfano: «Talpe
da punire, il Csm non faccia politica». Santoro sentito due ore dai magistrati
TRANI - A Trani è
il giorno di Michele Santoro e degli ispettori. In mattinata, il giornalista è
stato sentito dai magistrati titolari dell'inchiesta sulle presunte pressioni
di Silvio Berlusconi per bloccare Annozero. Nel pomeriggio, all'interno del
palazzo di giustizia della cittadina pugliese, si è svolto invece l'incontro
tra gli uomini inviati dal Guardasigilli e i magistrati. Sulla presenza degli
007 di Via Arenula a Trani si è mosso nel frattempo il Csm, dando l'ok
all'apertura della pratica sull'ispezione. «L'indagine giudiziaria non può
essere compressa dall'ispezione» ha voluto sottolineare il vicepresidente del
Csm Nicola Mancino. A spiegare la linea della procura di Trani sugli ispettori
è, d'altra parte, Michele Ruggiero: in una pausa dei lavori, il pm titolare
dell'inchiesta ha confermato ai cronisti che gli uomini del ministero della
Giustizia non vedranno i fascicoli dell'inchiesta né tutte le parti coperte dal
segreto istruttorio. «Tutto quello che non è stato reso noto agli indagati non
sarà reso noto agli ispettori» ha aggiunto Ruggiero. In precedenza, Alfano
aveva chiarito che gli ispettori contribuiranno «all'accertamento di quanto
accaduto principalmente in riferimento alla presenza di talpe, che ci auguriamo
- ha sottolineato il Guardasigilli - vengano immediatamente individuate e
punite». Anche Berlusconi torna sulla vicenda di Trani: in una lettera inviata
ai Club della Libertà, il presidente del Consiglio parla di «accuse ad
orologeria». Poi, in un'intervista rilasciata a Studio Aperto definisce quanto
sta avvenendo «un grave segno di libertà mutilata e offesa».
«PARTE CIVILE» -
Santoro è stato sentito in mattinata come persona informata dei fatti. «Non
posso fornire alcun elemento - ha affermato il conduttore di Ann0zero al
termine dell'audizione - non si possono dare informazioni sul contenuto del
colloquio avuto con i magistrati». «Per quanto riguarda le pressioni che ci
sono state su Annozero - ha proseguito Santoro - credo che siano pressioni di
dominio pubblico». «Pressioni pubbliche ci sono sempre state - ha detto anche
il giornalista -, editti bulgari sono stati pronunciati e mai rimossi e
contemporaneamente si è andati anche a chiudere, con una decisione storica,
negativa, tutti i programmi di approfondimento informativi in campagna
elettorale, sottraendo un servizio pubblico importante all'opinione pubblica
che ha diritto ad essere informata». Quanto all'ipotesi di costituirsi parte civile,
Santoro ha poi spiegato: «Come è stato detto da alcuni miei collaboratori, ho
semplicemente detto di considerare la possibilità da parte mia di valutare la
mia posizione di persona offesa».
ALFANO E GLI
ISPETTORI - Gli ispettori inviati dal ministero della Giustizia, Arcibaldo
Miller, e una sua colleg, hanno incontrato il capo della Procura di Trani,
Carlo Maria Capristo e il pm di Trani, Michele Ruggiero. Gli inviati
ministeriali - ha chiarito Alfano prima dell'incontro - devono «contribuire
all'accertamento di quanto avvenuto relativamente ad alcune patologie che sono
sotto gli occhi di tutti», ma «non interferiscono, non possono e non vogliono
con le indagini». Tre in particolare i nodi che sono chiamati a verificare:
eventuali irregolarità nell'utilizzo delle intercettazioni («a strascico», le
ha definite il ministro), la competenza territoriale della Procura di Trani,
anziché di quella di Roma, e la fuga di notizie («gravemente immorale oltre che
illegale»).
L'INCHIESTADI
TRANI - Nel registro delle notizie di reato - a quanto si è appreso - sarebbero
iscritti il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per concussione e
minacce (reati commessi, secondo l'accusa, ai danni dell'Autorità garante delle
comunicazioni), il commissario Agcom, Giancarlo Innocenzi, per favoreggiamento
(in un interrogatorio del 17 dicembre scorso avrebbe negato di aver ricevuto
pressioni dal premier perché fossero presi «provvedimenti» contro la
trasmissione di Santoro), e il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, per violazione
del segreto investigativo (avrebbe reso noto il contenuto dell'interrogatorio
al quale era stato sottoposto dalla Procura di Trani).
IL CSM - Quanto al
Csm, che nel pomeriggio ha dato il via libera all'apertura della pratica
sull'ispezione disposta da Alfano a Trani, il Guardasigilli Alfano ha
assicurato che non esiste alcun conflitto tra il ministero da lui guidato e il
Consiglio superiore della magistratura, sottolineando però che l’organo di
autogoverno della magistratura, «deve risolvere i problemi della giustizia e
non fare politica». Il Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli ha
ascoltato il consigliere del Csm Cosimo Ferri in merito alle conversazioni
telefoniche con il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi, intercettate
nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Trani. L'audizione è durata una
quarantina di minuti. «Sono molto soddisfatto» ha detto Ferri al termine
dell'audizione. Il consigliere del Csm ha depositato una memoria nella quale
ribadisce quanto già spiegato lunedì in un comunicato, e cioè la natura
assolutamente lecita delle sue conversazioni. La sua posizione sarà valutata
dai vertici del Csm in una nuova riunione, probabilmente già in settimana. CdS 16
Il commento. L'ossessione televisiva
Mentre il Pil crolla
e i conti peggiorano il premier trascorre le serate a trovare il modo di
chiudere le trasmissioni - di CURZIO
MALTESE
La televisione
conta poco o nulla nel consenso a Berlusconi? A parlare dei processi e degli
scandali che riguardano il premier gli si fa soltanto un favore? Invece di
rompere le tasche da anni a noi "antiberlusconiani", i professorini
di liberalismo dovrebbero spiegare questi concetti al diretto interessato.
Dalle intercettazioni pubblicate da Il Fatto e riprese da tutti, pare infatti che
il Cavaliere non si occupi d'altro che di controllare la televisione e i suoi
controllori.
Mentre il Pil
crolla e i premi Nobel per l'economia pronosticano la bancarotta dello Stato
italiano, il presidente del Consiglio trascorre le serate a "concertare"
con il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi e con altri sottoposti il
modo di chiudere Annozero, si sbatte per impedire in futuro l'accesso agli
studi Rai a Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro, ordina l'oscuramento perpetuo di
Antonio Di Pietro, perde perfino tempo a spiegare a Minzolini che cosa deve
dire nell'editoriale del giorno dopo. Tutto purché non passi nel servizio
pubblico una mezza informazione sui processi e gli scandali che lo riguardano.
Al resto, ci pensano i fidi direttori dei tiggì.
È un concentrato
nauseabondo di regime quello che emerge dai dialoghi al telefono. Un padrone
ossessivo e dittatoriale che impartisce ordini pazzeschi a un branco di servi
contenti. Nel novembre scorso, alla vigilia di una puntata di Santoro dove
figura fra gli invitati, Maurizio Belpietro, classico giornalista da riporto,
telefona al padrone per informarlo che si parlerà del caso Mills. Berlusconi
diventa una furia, chiama il suo uomo all'Autorità delle Comunicazioni,
Innocenzi, e gli affida la missione di impedire la messa in onda del programma.
Innocenzi chiama il direttore generale della Rai che un po' si lamenta
("nemmeno in Zimbabwe") ma poi illustra allo sprovveduto censore il
sistema per bloccare Santoro. In futuro però, perché per impedire la messa in
onda la sera stessa bisognerebbe fare un golpe. Ipotesi ancora prematura. Nel
frattempo il premier del fare ha già sparso minacce e pressioni per mezza
Italia e inviato in missione Letta da Calabrò, presidente dell'Autorità. Un
copione simile si rivede ogni volta che Annozero affronta le questioni
giudiziarie del premier, per esempio nei giorni della deposizione del pentito
Spatuzza. In questo caso scatta anche la rappresaglia sotto forma di editoriale
di Minzolini. Quello che teme chi vuole dimezzarne la professionalità. Ponendo
un affascinante quesito matematico: si può dimezzare lo zero assoluto?
Ma qui nello
Zimba, nemmeno Zimbabwe, si può tutto. Nessuno si scandalizza. Il direttore del
Tg1 sostiene che sia normale per un giornalista prendere ordini dal presidente
del Consiglio. "Altrimenti che giornalista sarei?". Quando si dice
una domanda retorica. I professori di liberalismo invitano, come sempre quando
si tratta di persone di rispetto, a non criticare (ovvero:
"linciare") nessuno prima che siano provati i reati in maniera
definitiva. Quindi, mai. In Italia infatti i processi a potenti da decenni non
giungono a sentenza definitiva. In compenso la libera informazione italiana può
sempre sfogarsi mettendo alla gogna mediatica qualsiasi anonimo poveraccio
incappato in un'indagine su un delitto di periferia, senza suscitare le ire dei
garantisti nostrani. Così com'è un costume diffuso in Europa, nel Nord America
e finanche in molte democrazie africane e asiatiche, esprimere giudizi etici e
politici sui comportamenti delle figure pubbliche addirittura - sebbene alcuni
opinionisti indigeni non lo crederanno mai - in assenza di veri e propri reati.
Se dalle
intercettazioni e dai comportamenti concreti del commissario Innocenzi e del
direttore Minzolini, funzionario e dipendente pubblico, emerge una totale
sottomissione a un capo politico, non c'è alcun bisogno di aspettare l'esito
dell'inchiesta di Trani per dare un giudizio del loro operato. Almeno se si
vuole continuare a fingere di essere un paese normale.
Peraltro, a volte
queste cose accadono anche in paesi meno normali. Tanto per rimanere in tema,
tre anni fa a Bulawayo l'arcivescovo Pius Ncube, anche in seguito alla protesta
dei fedeli, rassegnò le dimissioni per potersi difendere "più liberamente
e senza coinvolgere la Chiesa" in un processo per reati sessuali. Bulawayo
è nello Zimbabwe. LR 15
La scoperta del premier: "In Italia clima avvelenato". Ma non è
dato sapere di chi sia la colpa
Il premier si è
accorto oggi che “c’è un clima avvelenato”. Constatazione che è stata riferita
agli italiani per il tramite delle agenzie di stampa, le quali, a loro volta,
l’hanno girata alle redazioni dei telegiornali, quotidiani cartacei e web,
sicché nel giro di una decina di minuti, mezzo mondo ha saputo che il clima è
avvelenato.
Chi l’abbia
avvelenato non è dato sapere. Probabilmente le Procure della Repubblica di
mezza Italia che si occupano di vicende che hanno una qualche attinenza con
l’attività politica o imprenditoriale del presidente del Consiglio. Si sospetta
che l’inquinamento venga dal Sud stavolta, segnatamente dalla Puglia, luogo
infido dal quale sono arrivati i guai delle escort e delle accompagnatrici
invitate a Palazzo Grazioli.
La Procura di
Trani si occupa delle intercettazioni effettuate della Guardia di finanza, che
avrebbe contribuito così, seppure indirettamente, all’avvelenamento del clima
visto che sono stati i finanzieri il braccio operativo dell’inchiesta.
Sui contenuti
delle intercettazioni si sa tutto o quasi: sono diciotto e riguardano i
tentativi del presidente del Consiglio di persuadere un componente dell’Agcom
ad intervenire per fare sparire dal video alcune trasmissioni televisive
avverse al premier, prima fra tutte Anno Zero di Michele Santoro.
Pare che i pm
abbiano ravvisato gli estremi di reato in questi tentativi e iscritto nel
registro degli indagati il presidente del Consiglio, ma non c’è certezza. Gli
avvocati di Berlusconi hanno inoltrato infatti il quesito formalmente.
Nel frattempo
tuttavia il premier ha già ravvisato nel comportamento dei magistrati delle
anomalie ed ha fatto sapere alle agenzie di stampa che cosa pensa di Trani. Il
loro operato sarebbe “scandaloso” perché sarebbero state compiute “palesi
violazioni di legge”.
Stesso giudizio ha
dato a proposito delle inchieste di Milano, Palermo, Caltanissetta, Firenze e
Roma, dove sarebbe stato compiuto recentemente un “violento sopruso” a danno
del Pdl e, quindi, indirettamente del suo leader.
La tensione fra
magistratura e presidenza del Consiglio non è certamente una novità, semmai si
arricchisce di nuovi episodi, che lasciano le parti sulle loro posizioni. I pm
fanno le inchieste, il presidente del Consiglio le subisce e denuncia ogni
volta presunti complotti, eversioni, scandali, soprusi eccetera.
Qualche cosa che
non funziona in questa eterna disputa c’è.
Possibile che
centinaia di magistrati ce l’abbiano con il presidente del Consiglio, il suo
partito, le sue proprietà, i suoi congiunti e che non ci siano mai buone
ragioni per giustificare i provvedimenti che le toghe assumono di volta in
volta?
Finora Silvio
Berlusconi non se n’è tenuta una. Appena ha avuto il sentore di qualcosa che lo
riguardava, fuori e dentro le aule di giustizia, ha riferito agli italiani che
cosa pensa dei magistrati che fanno il loro lavoro. Non sono stati giudizi
teneri né utili a migliorare il clima. Il fatto che un bel mattino si accorga
che il clima avvelenato lascia basiti. Dopo avere bastonato a sangue,
metaforicamente, la magistratura inquirente, accorgersi che il clima è
diventato irrespirabile è davvero singolare. SicInf 15
Rai, il Cda conferma lo stop ai talk show
Il direttore Masi:
«Decida la Vigilanza» - Decisione a maggioranza: tocca alla Commissione
ripristinare o meno le trasmissioni politiche in tv
Roma - Il cda Rai
prende tempo e conferma, a maggioranza, la linea sullo stop ai talk show in
vista delle prossime elezioni regionali. Secondo il consiglio di
amministrazione, tocca alla Commissione di Vigilanza decidere se ripristinare i
dibattiti politici televisivi. «Alla luce delle ordinanze del Tar - si legge in
una nota - in relazione alla regolamentazione in materia di informazione e
comunicazione politica in periodo elettorale, il Consiglio di Amministrazione
della Rai, dopo un ampio dibattito, ha approvato a maggioranza la delibera con
la quale ha dato mandato al Direttore Generale di acquisire al più presto dalla
Commissione Parlamentare per l'Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi
Radiotelevisivi le valutazioni di competenza, cui la Rai dovrà adeguarsi». E il
direttore, Mauro Masi, fa richiesta formale alla Commissione di Vigilanza
«affinché assuma le eventuali determinazioni rimesse alla sua funzione politica
di indirizzo».
LA VICENDA - Breve
riassunto della vicenda: nei giorni scorsi il Tribunale amministrativo
regionale del Lazio, dopo il ricorso di Mediaset e Sky, aveva sospeso un
provvedimento dell'Agcom, l'authority per le comunicazioni, che equiparava i
programmi di approfondimento delle emittenti pubbliche a quelli della Rai,
imponendo le regole della cosiddetta par condicio per una presenza equilibrata
dei rappresentanti politici. Poche ore dopo l'Agcom annullava la propria
decisione, chiedendo però alla Commissione parlamentare di vigilanza e alla Rai
di rivedere a loro volta le proprie decisioni.
GARIMBERTI - Il
presidente della Rai, Paolo Garimberti, si dice amareggiato «per la divisione»,
evidente in seno al Consiglio, e «per la mancata ripresa dei talk show».
Garimberti si era già detto favorevole a riprendere le trasmissioni sospese e
ritiene abbastanza frustrante che si sia ancora appesi su questa vicenda, con
il tempo che non gioca a favore. Il presidente Rai auspicava che la lettera del
presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò, potesse sbloccare la situazione.
Calabrò nella missiva informava di aver scritto anche alla Commissione
Parlamentare di Vigilanza per le valutazioni del caso e ricordava alla Rai
l'invito a riconsiderare la decisione sulla sospensione delle trasmissioni.
Naturalmente, sottolineano le stesse fonti, il Presidente Rai si rimette come
sempre alla decisione della maggioranza del Consiglio, anche se auspicava «un
segnale interno ed esterno di una maggiore reattività e senso pratico».
LE RAGIONI DEL NO
- «Esprimiamo il nostro voto contrario perché si tratta di una decisione
dilatoria che non sana la forzatura di interpretazione del regolamento compiuta
quando a maggioranza fu decisa la sospensione di quattro trasmissioni di
approfondimento» scrivono, in una nota congiunta, i consiglieri Rai Rodolfo De
Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten. «L'ordinanza del Tar sulla
delibera dell'Agcom e l'invito della stessa Autorità di Garanzia a
riconsiderare la delibera assunta dal Cda - aggiungono - avrebbero dovuto
indurre la Rai a ricollocare in palinsesto da subito gli approfondimenti
informativi. Siamo tra l'altro convinti che la conferma della sospensione rende
concreto il rischio per l'Azienda di sanzioni».
IL PDL - «La
decisione del Consiglio di amministrazione Rai è corretta sia nel metodo (nel
riconoscere che, allo stato, un regolamento c'è, ed è quello, peraltro
positivo, approvato dalla Commissione di vigilanza) sia nel merito» afferma
però il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. «Da questo punto di vista, delle due
l'una. O i conduttori si impegnavano a rispettare il regolamento della
Vigilanza e quindi a garantire una effettiva parità di condizioni tra i
soggetti in campo (cosa che non è avvenuta, visto che, Santoro in testa, questi
signori rivendicavano il diritto a fare come gli pare), oppure l'Italia avrebbe
dovuto subire delle corride televisive senza regole, faziose e di parte,
affidate a troppi conduttori militanti», aggiunge. «È stato o no il signor
Santoro, con relativi monologhi di Travaglio, a costruire intere trasmissioni
sulle pseudo-rivelazioni di Spatuzza, quello che ha sciolto un bambino
nell'acido, o su quelle di Ciancimino junior? O forse qualcuno voleva, e magari
vorrebbe ancora, chiudere la campagna elettorale con gli auguri di Pasqua di
Santoro a Spatuzza, dopo gli auguri televisivi dello scorso Natale?», conclude.
IL PD - - «È una
cosa da pazzi in un paese moderno, occidentale, avanzato che si decida ad un
certo punto di spegnere la luce - attacca invece il leader del Pd Pierluigi
Bersani. - Questo mi pare assurdo». «Il centrodestra della commissione di
Vigilanza e del consiglio di amministrazione della Rai - aggiunge il leader
democratico - non vuole che si parli della situazione del Paese e quindi
troverà tutte le scuse per non farci vedere programmi di approfondimento.
Programmi nei quali io non chiedo che ci siano i politici, ma non accetto che
non si possano esaminare i problemi del Paese, con responsabilità,
professionalità, equilibrio».
IDV - «Il regime
ha paura - afferma il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi. - Ha paura
della verità e dell'informazione libera. L'unica risposta possibile per i
gerarchi del fascismo mediatico è la censura. La decisione del Cda è
scandalosa. Dovranno renderne conto non solo ai cittadini, ma anche alla Corte
dei Conti per danno erariale. Non c'è limite all'arroganza di questo governo
che controlla e decide la linea dei telegiornali e che imbavaglia le voci
libere e quelle dell'opposizione. L'informazione di regime continua a
descrivere un Paese in cui tutto va bene, dimenticando scandali, crisi
economica, disoccupazione. Di fronte a questa vergogna non piegheremo la testa
e continueremo a mobilitarci, in parlamento e nelle piazze».
Redazione ondine
CdS 15
Rai, denuncia dei cda di centrosinistra: "Al Tg1 cominciate le
epurazioni"
Lettera dei
consiglieri d'amministrazione Rizzo Nervo e Van Straten a Garimberti
"Al via
campagna di ritorsione nei confronti dei giornalisti non omogenei a
Minzolini" - "Sostituito un caporedattore che non aveva firmato un
documento pro-direttore - Un altro promosso a capo della redazione Internet,l
che in realtà non esiste"
ROMA - Nel pieno
della bagarre che sta travolgendo la Rai per lo stop (confermato anche dalla
commissione di Vigilanza) ai talk show fino alle elezioni regionali, i due
consiglieri d'amministrazione del centrosinistra Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van
Straten denunciano una "campagna di ritorsione nei confronti dei
giornalisti non 'omogenei' alla direzione" che sarebbe in atto al Tg1. Ne
parlano in una lettera indirizzata al presidente Rai, Paolo Garimberti,
chiedendo un "tempestivo intervento".
Secondo quanto si
legge nella lettera, ieri il direttore del Tg1 Augusto Minzolini "ha
comunicato al comitato di redazione l'avvicendamento del caporedattore centrale
al Coordinamento Massimo De Strobel con il caposervizio Leonardo Sgura,
promosso a caporedattore centrale". "Sarà un caso - scrivono Rizzo
Nervo e Van Straten - ma De Strobel, responsabile del Coordinamento da 18 anni,
confermato, quindi, da tutti i direttori che si sono succeduti al Tg1 dal 1992,
punto di riferimento professionale della testata, non aveva firmato nei giorni
scorsi un documento in favore del direttore di testata. Sarà sempre un caso, ma
quel documento era stato, invece, sottoscritto dal giornalista Sgura".
Secondo quanto
riferiscono ancora i due consiglieri d'amministrazione, nei giorni scorsi
"sempre il direttore del Tg1 aveva comunicato al cdr la promozione, a
caporedattore centrale, di Filippo Gaudenzi, con delega alla cronaca e alla
redazione Internet, e del giornalista Mario Prignano, assunto appena due mesi
fa, a caporedattore responsabile della redazione Internet. Sarà un caso, ma
entrambi avevano sottoscritto il documento pro-direttore. Vale la pena anche
rilevare che al Tg1 non esiste al momento alcuna redazione Internet, come
risulta dalla Configurazione organizzativa approvata nel 2004 dal Consiglio di
amministrazione, per cui si sono effettuate nomine su posizioni aziendali
inesistenti".
A prescindere
dagli "aspetti tecnico formali della vicenda", che Rizzo Nervo e Van
Straten invitano Garimberti ad "approfondire con il direttore generale per
un rigoroso rispetto delle procedure aziendali ed in particolare dell'articolo
49, comma 12, lettera E del Testo Unico della radiotelevisione", i
consiglieri denunciano "l'inizio, nella più importante testata
giornalistica della Rai, di una campagna di ritorsione nei confronti dei
giornalisti non 'omogenei' alla direzione. Se così fosse, si concretizzerebbe
non solo una grave violazione delle garanzie giuslavoristiche a tutela dei
dipendenti, della loro dignità personale e professionale, ma anche un
intollerabile stravolgimento delle regole fissate dal Codice etico nella parte
riguardante 'Politiche del personale'".
LR 16
Fini organizza i suoi: nasce Generazione Italia
Pronta una nuova
«associazione», convention l’8 maggio - di Claudia Terracina
ROMA - In vista
delle elezioni, nel Pdl si costruiscono casematte e trincee. E uscite
secondarie per i due cofondatori. E se Berlusconi parla sempre più spesso dei
”Promotori della libertà”, la cui sigla, guarda caso, è sempre Pdl, Fini lancia
una nuova associazione politico-culturale, ”Generazione Italia”, con tanto di
logo che richiama il tricolore, un fiocco che incrocia una ”G” verde ed una ”I”
rossa, e, in mezzo il bianco. Presentazione ufficiale, il primo di aprile,
giorno dedicato ai ”pesci”, gli scherzi. Coincidenza su cui ha molto insistito
ieri Feltri su ”Il Giornale”, che ha dedicato all’evento un editoriale nel
quale accusa il presidente della Camera di «volersi mangiare il Pdl» con la
nuova iniziativa. «Niente di più falso» replicano i finiani, che da mesi
lavorano alla nascita del pensatoio. «Nel Pdl Fini è a casa sua - ricordano- e
ci sta come chi, comodo sul suo divano, tra i suoi libri, vede alla finestra
qualcuno che lo vuole mettere alla porta».
«Non pensiamo a
una corrente», assicura uno dei fondatori, Silvano Moffa, presidente della
commissione Lavoro della Camera. «Mentre ”Farefuturo” è un luogo di
elaborazione intelettuale, ”Generazione Italia” sarà un luogo di confronto
politico aperto a tutti per creare una nuova classe dirigente, ancorata nel territorio,
ma con la testa in Europa. Il nostro obiettivo è rafforzare il Pdl nella
cornice del Partito popolare europeo». La macchina organizzativa è già partita
ed è gestita dal vicepresidente dei deputati Pdl Italo Bocchino. Lo spunto
arriva dal libro scritto da Fini ”Il futuro della libertà” e dalle
sollecitazioni che il presidente della Camera riceve da mesi, innanzitutto dai
giovani. Del resto, i suoi «consigli non richiesti» si rivolgono proprio «ai
ragazzi nati dall’89 in poi». Durante i suoi incontri, parla di diritti della
persona, immigrazione, nuovo welfare, economia. Di qui, l’idea di creare uno
strumento di aggregazione dentro il Pdl, non fuori, come vorrebbe chi dipinge
Fini con la voglia di costruirsi un altro partito.
I finiani sono il
nucleo fondatore, ma l’associazione è aperta a tutti e pare aderiscano anche
molti forzisti. Dato per certo, ad esempio, l’interesse di Giulio Tremonti, con
il quale l’associazione condivide l’idea di temperare il liberismo sfrenato con
più attenzione per il sociale. In questo contesto, si inserisce l’aspirazione a
un welfare che non penalizzi le giovani generazioni, tema sul quali Fini
insiste molto. Non sfavorevole si mostra Umberto Bossi. «Va bene, purchè non
intralci il federalismo. Fini è un pilastro del Pdl- dice- anche se io ho fatto
il patto con Berlusconi».
Dopo l’avvio del
quotidiano online, www.generazioneitalia.it, l’8 e il 9 maggio, a Perugia, Fini
battezzerà ufficialmente ”Generazione Italia”, in una mega-convention
intitolata ”Destinazione Futuro, uno sguardo all’Italia che verrà”, alla quale
dovrebbero partecipare ben 1.200 delegati. Moltissimi gli ospiti dal mondo
della cultura e dell’informazione, dall’Europa, come Jean Francois Copè, il
capogruppo Ump all’Assemblea nazionale francese, i tedeschi della Fondazione
Adenauer, forse l’ex premier spagnolo Aznar, magari anche la speaker della
Congresso Usa, Nancy Pelosi, con la quale il presidente della Camera ha un
rapporto speciale, oltre ai ministri e ai vertici del Pdl. In programma, a
sottolineare che l’iniziativa è perfettamente condivisa, anche la telefonata di
Berlusconi. IM 15
Laboratorio Sicilia, il dado è tratto, Berlusconi addio. La palla passa al
PD. Cambia tutto o quasi
Stabilire sequenze
logiche negli eventi politici è come confidare sul calcolo delle probabilità
quando si scommette su un numero del lotto. Altamente improbabile che i fatti
siano determinati secondo una road map congegnata accuratamente e decisa a
tavolino. Gli uomini politici sono animali dotati di raffinate intuizioni,
reagiscono come felici alle azioni altrui e riescono ad anticipare perfino gli
umori dell’avversario.
La matematica non
c’entra, nemmeno la logica ed il buonsenso: sono le urgenze e un istinto
abituato a qualsiasi sfida, a fare la differenza. Una persona normale capisce
con abbondante anticipo dove si va a parare, l’uomo politico capisce invece che
cosa si deve fare nel momento dato.
Fuor di metafora,
chiunque, normalmente versato negli affari politici, avrebbe potuto prevedere
che Raffaele Lombardo avrebbe tagliato il cordone ombelicale con il Cavaliere,
il Pdl e il centrodestra, ma solo il governatore poteva avviare la road map.
L’exit strategy dal centrodestra è cominciata tanto tempo fa, ma non è mai
stata comunicata né formalizzata. E’ avvenuto solo ieri, quando è parso a tutti
che fosse una presa d’atto della realtà. Ed è davvero così. Ormai non c’era
altra strada che quella: il governatore ha tagliato i ponti con i suoi ex
alleati. Se non l’avesse fatto sarebbe rimasto sequestrato da un disastroso limbo.
Il giudizio sul
berlusconismo è netto: i suoi giorni vanno a finire, il Pdl è diviso ovunque,
le politiche del centrodestra legate al carro leghista. Raffaele Lombardo ha
fatto il suo outing all’indomani di una kermesse che ha segnato lo smarcamento
di Gianfranco Miccichè dal Pdl (“non si può tenere un piede in due staffe”) e
delle avances, non esplicite invero, del Pd siciliano verso un patto organico
con i partner del governo in carica.
Il leader del Pdl
Sicilia ha portato più in alto l’asticella, facendo sapere che non avrebbe
disdegnato il partnariato con i democratici nell’Isola. La presenza organica
del Pd blinda il governo Lombardo, l’uscita formale dal centrodestra fa cadere
le resistenze interne al PD, che poggiano anche sul sospetto che Lombardo e
Miccichè cerchino solo stampelle, “utili idioti” insomma, preferiscano rimanere
nel guado in attesa di sistemare le cose all’interno della vecchia maggioranza.
Le dichiarazioni
di Lombardo e, per certi versi, di Miccichè sembrano fare chiarezza e rimandano
la palla nel campo del PD siciliano, dove c’è un braccio di ferro fra l’ala
dell’ex Margherita, guidata da Enzo Bianco e Giovanni Barbagallo, e l’area ex
diessina, riferita al capogruppo parlamentare Antonello Cracolici.
I primi non
vogliono sentirne di stare accanto a Lombardo e Miccichè, i secondi credono che
non ci sia alternativa, allo stato, e sia la migliore cosa da fare nella
prospettiva di un nuovo quadro politico caratterizzato magari da un nuovo
soggetto, il Partito del Sud.
Pdl Sicilia ed Mpa
tuttavia viaggiano verso la costruzione del Partito del Sud, e prima o poi,
esso vedrà la luce, non c’è dubbio. Nel Pd e nell’area ex An, presente in forze
nel Pdl Sicilia, le perplessità non mancano. Il Partito del Sud potrebbe
diventare un concorrente assai temibile sia per il PD quanto per il Pdl. Perché
aiutare chi lo vuole fare nascere? Sia nel caso di successo pieno o parziale,
il Partito del Sud non si colloca da nessuna parte, centrodestra o
centrosinistra.
Occorre
lungimiranza, dunque, ed una analisi corretta degli eventi più vicini. Il PD da
solo, o in compagnia dell’Idv, non può sperare di ribaltare il rapporto di
forze attuale. Anche in caso di crescita di consensi, per via della legge
elettorale vigente, vedrebbe dimagrire il suo gruppo parlamentare in modo
consistente, e con esso il suo peso politico-parlamentare. Nel Mezzogiorno il
quadro di riferimento, pur nella diversità regionale, appare identico o quasi.
Giocare la partita con Mpa-Pdl Sicilia o Partito del Sud cambia poco, perché
non c’è altro tavolo attorno il quale sedersi per il momento.
Certo, ci sono i
contenuti, le cose da fare in Sicilia e nel Sud. Roma resta in mano al Nord,
l’alleanza meridionalista fra PD e Partito del Sud non dovrebbe subire ostacoli
ma solo mugugni. SicInf 15
Piazza e economia. La scelta politica che ora va fatta
Si moltiplicano le
invocazioni per una nuova politica economica. I sindacati dei lavoratori, la
Confindustria e la Confcommercio, più una miriade di altre non meno importanti
organizzazioni rappresentative di interessi, la invocano, avanzando richieste
specifiche disancorate dal quadro d’insieme. Lavoratori, produttori e
commercianti concordano nel chiedere una riduzione delle tasse. I lavoratori
dipendenti sollecitano anche una più estesa rete di protezione sociale. Gli
industriali chiedono maggiore assistenza, precisando che non la chiedono per
loro, ma per gli acquirenti dei loro prodotti. Gli agricoltori affermano che
non ce la fanno ad andare avanti con le sole provvidenze europee, peraltro
concesse a un numero ristretto di prodotti, mentre le famiglie a basso reddito
dichiarano che non riescono ad arrivare a fine mese. Il Nord chiede di dare
minori risorse al Sud, il Sud d’averne di più.
Prese
singolarmente ciascuna di queste richieste ha un qualche fondamento logico ed
empirico ma, difettando di una verifica puntuale di come si colloca nel quadro
di insieme, perde consistenza, divenendo nella sua inconsistenza un mero
balsamo per gli associati o un vero e proprio incitamento alla lotta politica.
Salvo non considerare la convivenza sociale una lotta per la ripartizione della
torta produttiva e non, come dovrebbe, un patto solidaristico tra persone
civili. La nuova politica economica che si invoca continuamente non può essere
la ricerca di una soddisfazione di parte, ma la ricerca di come far compiere un
passo avanti allo sviluppo dell’intera comunità. Se non si condivide questa
impostazione politica, ciascuna sollecitazione di gruppi organizzati resta un
atteggiamento irresponsabile e per ciò stesso inaccettabile. Le dimostrazioni
di piazza sotto striscioni fatti di slogan mascherano l’egoismo che le muove e
non sono capaci di colmare il vuoto programmatico dal quale promanano.
Purtroppo questa caratteristica negativa si va accentuando anche a livello
europeo, dove era ragionevole attendersi una più stretta cooperazione tra Stati
membri; è invece una caratteristica costante delle relazioni internazionali.
In questo momento
il mix di istanze che compongono la politica economica si può sintetizzare
nella volontà di contenere il deficit pubblico per non aggravare ulteriormente
il debito dello Stato e finire come la Grecia; nel limitarsi a non aumentare la
pressione fiscale; nel destinare le poche risorse disponibili per lenire i
costi sociali della crisi e nell’attendere che la ripresa della domanda estera
trascini le nostre esportazioni. Accompagnano questa politica economica
interventi di minore portata quantitativa, ma di non trascurabile rilievo per
taluni piccoli gruppi produttivi e per i lavoratori. Non si fa quindi ciò che è
necessario (e desiderato), ma ciò che si ritiene si possa fare. Se ci fosse una
maggiore convergenza di valutazioni sul da farsi e maggiore consenso politico,
invece di tirare alternativamente la giacchetta del Governo per indurlo a fare
una cosa piuttosto che un’altra, si potrebbe ottenere un miglior risultato da
ciò che si va facendo e forse si potrebbe anche chiedere di più.
Un di più ce lo
offre la ripresa della domanda estera e il momentaneo deprezzamento del cambio
dell’euro, ma non bastano per accrescere il reddito e creare occupazione.
Questo però è il contributo dato dal mercato e non dalla politica economica;
affinché quest’ultima possa fare di più dobbiamo liberarci del vincolo del
bilancio statale. Se attendiamo che ciò avvenga riducendo la spesa pubblica,
come non di rado si sente invocare, dovremmo rinunciare a parte dei benefici
già acquisiti, ancor prima di dire no alle richieste che vengono avanzate.
Ancor meno si otterrebbe in termini di crescita del reddito e dell’occupazione
se si seguisse la via di una maggiore tassazione, come a nostro avviso andrà a
finire se l’Unione Europea ci chiederà di rientrare nel parametro di Maastricht
del disavanzo pubblico.
Non resta quindi
che intraprendere l’unica soluzione in nostre mani: alienare il patrimonio
pubblico per cancellare parte del debito statale, riducendo l’incidenza degli
interessi sul deficit di bilancio e lasciando ai privati una quota più ampia
del risparmio nazionale. Ci sottrarremo così alle decisioni esterne,
riprendendo la guida del nostro sviluppo. Per ora nessuna forza politica o
sociale ha avanzato questa proposta e le richieste restano quelle sopra
ricordate, continuando a porsi in modo incoerente con i dati del sistema economico
e i vincoli derivanti dagli accordi internazionali. PAOLO SAVONA IM 16
Imprendotoria giovanile. La fantasia è un bene ma non basta
Le tante storie di
giovani che sfruttano la rete per realizzare delle idee imprenditoriali e per
trovare un po’ di gratificazione personale ed economica non possono che mettere
di buonumore.
Uno spiraglio di
ottimismo contro tutti quelli che dicono che alla crisi non c'è scampo, e
contro tutti quelli che dicono che i giovani di oggi sono pigri e incapaci di
arrangiarsi. Ma al di là dell'istintiva simpatia questo fenomeno lascia
trasparire una serie di elementi che dovrebbero stimolare una riflessione più
approfondita soprattutto da parte dei nostri policy makers.
Il fenomeno dei
wwworkers ci dice che tra i giovani c’è voglia di imprenditorialità, voglia di
mettersi in gioco, e che questi ragazzi hanno idee, curiosità, che sanno usare
le tecnologie non solo per chattare ma anche per tirarci fuori qualcosa di
utile. Però ci dice anche che l'orizzonte di queste iniziative è molto limitato
e che l'impatto che esse possono avere sulla struttura o il futuro
dell’economia italiana sarà probabilmente di scarsa rilevanza. Si tratta per lo
più di minibusiness che usano tecnologia e innovazioni, ma che non ne
producono. In altre parole: non siamo di fronte alle famose storie di ragazzi
che nel garage di casa sviluppavano nuovi software, sistemi operativi o motori
di ricerca. Siamo di fronte a persone che usano una piattaforma Internet per
vendere forme di pecorino o fissare appuntamenti per portare a spasso i cani
dei vicini. Sono due cose molto diverse. Nel primo caso, c’è il potenziale per
creare imperi economici che generano migliaia di posti di lavoro e che spostano
di qualche metro le frontiere tecnologiche mondiali. Nel secondo caso, se va
tutto bene, si creano le basi di un buon business familiare, che certo non è
poco, ma che non darà all'economia e alla società del Paese quel contributo che
hanno dato i giovani fondatori di Google, Facebook, Skype e simili.
Questo non significa
che in Italia non ci siano giovani in grado di inventare una nuova tecnologia
che possa cambiare il mondo, o di mettere in piedi un business innovativo o di
creare un prodotto di respiro internazionale. Significa solo che i giovani che
potrebbero o vorrebbero cimentarsi con queste imprese non vedono davanti a loro
la possibilità di farlo. Non vedono interlocutori, non vedono intermediari, o
forse semplicemente non hanno le informazioni e la formazione necessaria e non
sanno come fare. Vedono solo muri, burocrazia e costi altissimi anche per
muovere i primi passi. Meglio allora ridimensionare le ambizioni, saltare
intermediari, banche e finanziatori e affidarsi alla rete. Meno promettente, ma
più veloce, economica, senza bisogno di troppi permessi e carte bollate: se va
va, se non va si cambia rotta subito. Questa è in molti casi la realtà
italiana: ogni volta che un progetto importante richiederebbe il coinvolgimento
di banche, pubblica amministrazione e di determinate «condizioni di sistema» si
preferisce ridimensionare le ambizioni e ci si arrangia da soli. Ed è un vero
peccato. Perché si potrebbe convogliare tutta questa energia, curiosità e
voglia di fare in attività imprenditoriali più strutturate, con maggiori
potenziali di crescita. Si potrebbero aiutare i giovani che abbiano questo
desiderio di mettersi in gioco ad imparare come davvero si mette in piedi
un'impresa a 360 gradi, così come ha fatto quella generazione di imprenditori
che ha reso grande l'Italia. Una generazione che oggi, forse scoraggiata dalla
crisi e da un sistema politico inerme, appare un po’ chiusa in se stessa e
incapace di rigenerarsi per aprire una nuova stagione di prosperità,
innovazione e ottimismo. E d'altronde è difficile pensare che il nuovo made in
Italy sia rappresentato da un sito che vende prosciutti o cappellini fatti in
casa. Questi ragazzi sono bravi, coraggiosi e ingegnosi, ma i loro piccoli o
grandi successi personali, che ci auspichiamo sempre più gratificanti, non
fanno che mettere a nudo un fallimento collettivo. IRENE TINAGLI LS 15
Mafia, operazione con 19 arresti a Trapani, anche il fratello di Matteo
Messina Denaro
Duro colpo alla
rete dei fiancheggiatori del superboss latitante, considerato il nuovo capo di
Cosa Nostra - In manette diversi suoi fedelissimi, alcuni dei quali svolgevano
il ruolo di "postini. Intercettati "pizzini"
TRAPANI - Si
stringe il cerchio intorno a Matteo Messina Denaro. L'operazione Golem 2 ha
portato al fermo di 19 persone, tra le quali il fratello del presunto capo di
Cosa Nostra, Salvatore, e ha minato alla base la rete di finacheggiatori
di cui si è servito il superboss. Una rete costituita anche da
insospettabili incaricati di gestirne la latitanza e di occuparsi degli affari
di famiglia. Oltre a Salvatore Messina Denaro, sono finiti in manette, tra gli
altri, Maurizio Arimondi, Calogero Cangemi, Fortunato e Lorenzo Catalanotto,
Tonino Catania, Andrea Craparotta, Giovanni Filardo, Leonardo Ippolito,
Antonino Marotta, Marco Manzo, Nicolò Nicolosi, Vincenzo Panicola, Giovanni Perrone,
Carlo Piazza, Giovanni Risalvato, Paolo Salvo, Salvatore Sciacca e Vincenzo
Scirè. Alcuni sono legati al latitante da vincoli di parentela.
L'indagine ha
evidenziato, inoltre, come Cosa nostra continui a utilizzare uomini d'onore
storici che, scontata la pena e usciti dal carcere, tornano a dare il loro
contributo all'organizzazione. E' il caso di Filippo Sammartano, Antonino
Bonafede e Piero Centonze. Tra gli arrestati anche Antonino Marotta, 83 anni,
già componente della banda di Salvatore Giuliano e non a caso definito "il
decano della mafia trapanese".
L'operazione è
stata condotta in provincia di Trapani, in particolare nella zona di
Castelvetrano, il paese natale di Messina Denaro, da oltre 200 agenti della
Polizia di Stato appartenenti al Servizio Centrale Operativo ed alle Squadre
Mobili di Trapani e Palermo. Gli ordini di custodia cautelare sono stati emessi
dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo. Gli indagati devono
rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti
e trasferimento fraudolento di società e valori.
Contestualmente
all'esecuzione dei provvedimenti di fermo, gli investigatori della Polizia, con
il supporto dei Reparti Prevenzione Crimine, hanno eseguito 40 perquisizioni,
in diverse regioni italiane nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta,
Torino, Como, Milano, Imperia, Lucca e Siena.
Le indagini della
polizia sono state coordinate dal Procuratore di Palermo Francesco Messineo,
dall'aggiunto Teresa Principato e dai Pm Marzia Sabella e Paolo Guido.
L'operazione è stata denominata in codice Golem 2 perché costituisce il seguito
dell'operazione Golem 1 del giugno scorso, condotta da uno speciale team
investigativo, con l'obiettivo di disarticolare la rete di complicità che avrebbe
favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro.
Tra i destinatari
dei provvedimenti restrittivi figurano alcuni fedelissimi del padrino trapanese
che avrebbero svolto il ruolo di "postini" per recapitare la
corrispondenza del boss contenente ordini e disposizioni. Gli investigatori
sono riusciti a "intercettare" alcuni pizzini attribuiti a Messina
Denaro, che in passato aveva avuto un fitto scambio epistolare con Bernardo
Provenzano e i boss Lo Piccolo.
"E' stato
scoperto e disarticolato quello che era un verso e proprio 'servizio postale'
utilizzato negli ultimi 14 anni dal superlatitante Matteo Messina Denaro per
comunicare, attraverso i pizzini, gli ordini del boss divenuto ormai il capo di
Cosa Nostra", ha commentato il funzionario del Servizio Centrale Operativo
della Polizia, Vincenzo Nicolì.
Le intercettazioni
hanno permesso di ricostruire azioni criminali e criteri organizzativi della
famiglia mafiosa di Castelvetrano. E, quindi, di definire il sistema degli
affari del 'padrino' trapanese. Da alcuni passaggi si desume il
penetrante controllo del territorio da parte del gruppo criminale capeggiato
dal superlatitante; il ricorso sistematico alla violenza per la realizzazione
degli obiettivi; il programma di gestione di alcune risorse economiche della
zona; l'assoggettamento delle imprese, in molti casi titolari di importanti
appalti pubblici, al sistema delle estorsioni e il sistema di riscossione delle
relative tangenti; le attività di sostegno alle famiglie dei detenuti con il
pagamento delle spese legali e di quelle personali attraverso i proventi delle
estorsioni; la ricerca di consenso, di "disponibilità" e mutua
assistenza tra i membri dell'organizzazione e verso il capomafia latitante.
Gli investigatori
hanno anche seguito in presa diretta le modalità di pianificazione e di
attuazione di diversi attentati incendiari da parte di quei personaggi
risultati coinvolti nel nuovo livello di supporto al latitante, "con
azioni che inconfutabilmente hanno avuto quale comune matrice il mantenimento
della vitalità di Cosa Nostra nei territori di influenza del mandamento di
Castelvetrano". LR 10
Mafia. Catture a ridosso delle elezioni! Gli arresti sono merito della
polizia e della magistratura
Palermo - In
merito ai numerosi arresti di questi ultimi tempi L'On. Sonia Alfano,
parlamentare europeo dell'Italia dei Valori e Presidente dell'Associazione
Nazionale Familiari Vittime di Mafia, dubita del tempismo di queste catture.
"Questo esecutivo vive il momento più buio dall'inizio della legislatura,
e ha bisogno di ritrovare i consensi perduti. Temo che gli arresti di tanti
boss e latitanti - sottolinea Sonia Alfano - siano stati ben calcolati, e
prevedo il colpo grosso a ridosso delle elezioni regionali. Chi sarà il
prossimo? - si chiede l'europarlamentare - Il superlatitante Matteo Messina
Denaro? Basta dare uno sguardo al recente passato - prosegue - per
rendersi conto di come queste catture avvengano sempre in momenti in cui il
Premier perde la sua popolarità. Ormai siamo abituati alle fiction di questo
Governo e mi aspetto che la notizia bomba venga fuori un attimo prima del voto.
Chiaramente la faranno passare come una coincidenza, ma sappiano - dice -
che ormai in molti hanno capito a che gioco stanno giocando".
Sonia Alfano
risponde duramente alle dichiarazioni sprezzanti di Maurizio Gasparri, secondo
cui il Presidente dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
sarebbe dispiaciuta per gli arresti dei boss mafiosi. "Ricordo a Gasparri
che io non sono solo un europarlamentare ed il Presidente dell'Associazione
Nazionale Familiari Vittime di Mafia, ma sono anche figlia di uno degli 8
giornalisti uccisi dalla mafia, che militava nell'M.s.i.,e per il quale lui non
ha mai chiesto verità e giustizia. Inoltre - sottolinea la Alfano - invito
l'On. Gasparri a guardare gli atteggiamenti suoi e dei suoi compagni di
partito, che si guardano bene dall'autorizzare, attraverso il voto, gli arresti
richiesti dalla magistratura per i corrotti e i mafiosi dai colletti bianchi
presenti in Parlamento". "Non si permetta, il sig. Gasparri, di
diffamarmi dicendo che che mi dolgo degli arresti dei mafiosi. Dico che è
evidente, e ci tengo a precisare che parlo a titolo personale, che questi
arresti vengono strumentalizzati per acquisire consenso in un momento che vede
la maggioranza allo sbando. Gli arresti sono merito delle forze dell'ordine e
della magistratura, quella tanto insultata dal Governo. Certo ci sarebbe da
sorprendersi se il giorno prima delle elezioni uscisse fuori la notizia che
hanno arrestato Messina Denaro. Non dimentichiamo dell'arresto di Provenzano
l'11 aprile del 2006, un attimo prima del voto per le elezioni politiche. Sto
ribadendo un concetto che esprimo da anni: a questo Governo non interessa la
lotta alla mafia, ma solo il proprio tornaconto". "Ancora una volta
Gasparri ha perso l'occasione per stare zitto, dimenticando che non è ai
familiari delle vittime di mafia che può dare lezioni di moralità, legalità o
antimafia. Aveva già provato ad aggredire verbalmente Salvatore Borsellino,
fratello del giudice Paolo, e adesso prova a farlo con me - continua - che ogni
giorno combatto per la legalità in modo trasparente e fattivo". De.it.press
L’opera all’estero dei capi delegazione e degli addetti finanziari
„E’ più che mai
preziosa in questa nuova stagione delle relazioni internazionali”.
Frattini alla
Conferenza Banca d’Italia-Mae: Abbiamo costruito una best practice nel panorama
istituzionale italiano
ROMA – “Specifici
riconoscimenti” alla collaborazione scaturita dalla Convenzione in essere tra
Ministero degli Affari Esteri e Banca d’Italia sono stati sottolineati dal
ministro Franco Frattini ieri nell’intervento di apertura della III Conferenza
Banca d'Italia-MAE degli Addetti Finanziari in servizio presso la rete
diplomatica, nel Salone dei Partecipanti della Banca d’Italia.
Il capo della diplomazia italiana ha
ricordato che “nei dodici mesi intercorsi dalla nostra Seconda Conferenza,
tenutasi alla Farnesina il 17 marzo dello scorso anno, abbiamo innanzitutto
operato per ampliare le posizioni di Addetti Finanziari in servizio presso la
rete diplomatico-consolare. E’stato istituito un nuovo posto ad Istanbul e
rafforzata la presenza a Bruxelles. Gli Addetti finanziari dall’inizio del 2010
– ha spiegato - hanno assunto le nuove funzioni di osservatori economici per
monitorare, oltre al Paese di residenza, altri paesi, avanzati oppure
emergenti, quali Canada, Irlanda, Messico, Corea del Sud, Singapore, Indonesia,
Malesia, Tailandia, Giordania, Libano, Siria, Tunisia, Argentina”.
Il ministro Frattini ha rimarcato che “un
messaggio importante anche politico viene dato dall’Italia grazie ai programmi
di assistenza tecnica e di capacity building svolti dalla Banca d’Italia a
beneficio di Banche centrali di Paesi in difficoltà”in particolare “quelle di
Afghanistan, Iraq, Albania”.
E “tra i settori dove si è ampliata la gamma
delle collaborazioni” Frattini ha fatto “specifica menzione” della
“valorizzazione delle rimesse degli immigrati per la crescita economica e lo
sviluppo dei paesi di origine”. “In tale contesto – ha precisato - si colloca
l’obiettivo, varato al G8 de L’Aquila, di ridurre il costo medio globale
d’invio delle rimesse dall’attuale 10% al 5% in 5 anni. Questo traguardo - noto
come il “5x5”- su cui ha particolarmente lavorato la Farnesina in stretto
raccordo con la Banca d’Italia e con la Banca Mondiale, rappresenta uno dei più
importanti risultati del G8, se solo consideriamo che potrà generare un volume
annuo addizionale di risorse per i migranti e le loro famiglie dell’ordine – in
base alle stime della Banca Mondiale – di circa 15 miliardi di dollari”.
“Abbiamo, dunque, costruito insieme una
best practice nel panorama istituzionale italiano” ha sottolineato il ministro
Frattini. Esprimendo “i miei ringraziamenti al governatore Draghi”, augurando
“un proficuo lavoro in questa Conferenza” e manifestando ad entrambe le
dirigenze “il mio plauso per l’attività svolta ed il mio sostegno per le nuove
iniziative”.
Il ministro degli Esteri ha rivolto, in particolare, ai capi delegazione e addetti finanziari “il vivo apprezzamento pe