WEBGIORNALE  17-18  Marzo  2010

 

Inhaltsverzeichnis

1.       Nasce il portale web dei bambini italiani in Germania: www.mondoli.de  1

2.       L’Italia vista dall’estero: un Governo e un Premier inaccettabili, al di fuori di ogni norma democratica  1

3.       Europa sempre più in affanno. 11 disoccupati per un posto  2

4.       Borse di studio. Bando per straneri e italiani all'estero. Il 31 marzo la scadenza per le domande  2

5.       SWR. La slavina “Di Girolamo” manda a casa l’Ambasciator Siggia  2

6.       Alle Commissioni esteri di Camera e Senato audizione dei sindacati sulla riorganizzazione del MAE  3

7.       Democrazia e Partecipazione all’estero. Intervista all’on. Farina  3

8.       Narducci (Pd): impegno trasversale per l'informazione dedicata agli italiani nel mondo  5

9.       Oggi il conferimento del Premio italo-tedesco per la traduzione letteraria  5

10.   Francoforte. L’on. Garavini alla manifestazione del PD: “L’alternativa è possibile“  6

11.   La lotta alla mafia in Germania. "No Mafia Day" a Berlino  6

12.   Concluso il concorso “Tra il Sàvena e il Rhein”. Si rinnova il legame tra l’Assia e l’Emilia Romagna  6

13.   Francoforte. “Voi siete un ottimo esempio di integrazione”  6

14.   Hannover. L'idea tutta italiana del "Festival der Philosophie" (8-11 aprile 2010) 7

15.   Berlino. Le Marche alla conquista del mercato tedesco  7

16.   Stoccarda. Il pittore Ugo Mainetti alla Lunga Notte dei Musei 8

17.   A Monaco di Baviera conferenza (giovedì 18) su Falcone con Maria Falcone e Fernanda Contri 8

18.   Sit in a Francoforte: lavoro, sanitá, scuola, Costituzione e regole. Alle regionali per un’altra Italia. 8

19.   Le Acli chiedono di abolire il voto per posta e di indire subito le elezioni per Comites e Cgie  9

20.   Il Comitato di Presidenza del Cgie si riunisce alla Farnesina il 26 e il 27 marzo  9

21.   Di Biagio/Marino. Valutare insieme correttivi per rendere sicuro il voto per corrispondenza  9

22.   Rientro deficit, Ue: serve massimo rigore. Italia si tenga pronta per ulteriori misure  9

23.   Tutto Obama in sette giorni 10

24.   Netanyahu, nuova sfida a Obama. "Continuiamo a costruire"  10

25.   «Giornata della rabbia», è guerriglia a Gerusalemme  11

26.   Svizzera dura con l'Italia "Faccia pressioni sulla Libia"  11

27.   Regionali, batosta Sarkozy. Sinistra, storico sorpasso. Astensione record: un elettore su 2 non ha votato  12

28.   Una doppia sanzione per Nicolas  12

29.   Le elezioni francesi. Le urne deserte, un segnale per l’Eliseo  13

30.   Elezioni francesi. Il commento. Il logoramento di un leader 13

31.   La Prima Repubblica va rimpianta? Quelle inutili nostalgie  14

32.   Trani, Berlusconi è indagato per concussione e minacce all'Agcom. Il Csm: fare luce sull'ispezione  14

33.   Ispettori a Trani, altolà di pm e Csm. Mancino: «Non comprimano l'indagine»  15

34.   Il commento. L'ossessione televisiva  15

35.   La scoperta del premier: "In Italia clima avvelenato". Ma non è dato sapere di chi sia la colpa  16

36.   Rai, il Cda conferma lo stop ai talk show   16

37.   Rai, denuncia dei cda di centrosinistra: "Al Tg1 cominciate le epurazioni"  17

38.   Fini organizza i suoi: nasce Generazione Italia  17

39.   Laboratorio Sicilia, il dado è tratto, Berlusconi addio. La palla passa al PD. Cambia tutto o quasi 18

40.   Piazza e economia. La scelta politica che ora va fatta  18

41.   Imprendotoria giovanile. La fantasia è un bene ma non basta  19

42.   Mafia, operazione con 19 arresti a Trapani, anche il fratello di Matteo Messina Denaro  19

43.   Mafia. Catture a ridosso delle elezioni! Gli arresti sono merito della polizia e della magistratura  20

44.   L’opera all’estero dei capi delegazione e degli addetti finanziari 20

45.   Rapporto Anci 2009 sui minori stranieri non accompagnati 20

46.   Roma, raid in negozio bengalese: «Erano 15 italiani con i bastoni»  20

47.   Voci e volti di 190 paesi, una Capitale multietnica  21

48.   Assemblea congressuale della stampa italiana all’estero a Roma il 23 e 24 aprile  21

49.   Elezioni cantonali cantone di Berna. Assemblea informativa del PD lunedì 22 marzo  22

 

 

1.       Bernardo Bertolucci zum Siebzigsten. Der indiskrete Charme der Agonie  22

2.       Bernardo Bertolucci zum 70. Ein letzter Kaiser 22

3.       Italiens Opposition. Großdemo gegen Berlusconi 22

4.       Griechenland. EU einigt sich auf Notfallplan  23

5.       Frankreichs Regionalwahl. Rassismus brachte nichts ein  23

6.       Siedlungsstreit. Merkel kritisiert Israel 23

7.       Europäischer Währungsfonds. Schäubles Schalmeienklänge  24

8.       Rüstungsausgaben Kalter Krieg am Rande Europas  25

9.       Linksruck bei Frankreichs Regionalwahl. Schwere Schlappe für Sarkozy  25

10.   Analyse. Triumph der Angst 25

11.   Rüstung: Exporte verdoppelt Deutschland schickt Waffen in alle Welt 26

12.   Nordrhein-Westfalen. Worüber im Mai entschieden wird  26

13.   Überall wurde Missbrauch vertuscht. Das Schweigen der anderen  27

14.   Ausländische Medien. Mach schon, Merkel! "Ehrliche Frau, die immer ihre Meinung sagt"  27

15.   SPD rüttelt an der "Agenda 2010". Gabriels leise Wende  28

16.   Hartz-IV-Konzept der SPD Reform der Reform   29

17.   Hartz-IV-Korrekturen. Merkel kritisiert SPD scharf 29

18.   Missbrauch an Schulen. Gefährlich nah  30

19.   Pädophilie. Psychologin findet Missbrauchsdebatte "verlogen"  31

20.   20 Millionen Betroffene. Arbeitsministerium verkündet Nullrunde für Rentner 31

21.   Islamismus-Verdacht Stadt will Muslim nicht als Lehrer 31

22.   Kein Rausschmiss wegen Pöbelei. Sarrazin darf Sozi bleiben  32

23.   Berlin. Der deutsch-türkische Preis „Berliner Tulpe“. Wowereit ehrt Türkiyemspor 32

24.   Vortrag  »Der Richter Giovanni Falcone« in München  33

25.   Italien- Fußballkrankheit. Beckhams Abschied mit Tränen und Verzweiflung  34

26.   Gazzetta in Berlin. Die erste tägliche deutsche Sportzeitung  34

27.   Champions League. Mourinho heizt die Stimmung an Inter 34

28.   Invasion der Paddelboote: Vogalonga in Venedig  35

 

 

 

 

Nasce il portale web dei bambini italiani in Germania: www.mondoli.de

 

Il portale www.mondoli.de nasce come progetto web per sostenere il rendimento scolastico di bambini d'origine italiana che vivono in Germania.

 

L'internet è uno dei più influenti mezzi di trasmissione di sapere e di comunicazione dei nostri tempi. È dunque attraverso la rete elettronica che ora ci s'informa, si comunica, e si stabiliscono contatti umani di diverso genere, si fanno spese, si offre e trova lavoro. Ed è chiaro quanto internet sia ormai importante anche per i giovani, per il loro sviluppo, l'attività scolastica, l'integrazione culturale e professionale: sono le piattaforme d'incontro virtuale, che creano ora i ponti all'interno della nostra tesa e allo stesso tempo distratta società moderna, e chi a queste piattaforme per una ragione o per l'altra non ha accesso, viene necessariamente tagliato fuori delle dinamiche che regolano la nostra vita attuale.

Necessario d'altronde l'uso maturo di computer ed internet, da trasmettere ai minori ed in particolare ai bambini con chiarezza e precisione, per evitare che si sviluppino dipendenze e influenze negative.

 

Questi i punti chiave, sui quali si basava la ricerca del gruppo del Kompetenzzentrum di Bielefeld, che circa un anno fa m'invitò a partecipare ad una ricerca di gruppo per definire cosa sia necessario offrire, da parte dello Stato tedesco, agli stranieri immigrati in Germania nel campo dell'integrazione sociale, del miglioramento delle proprie condizioni e capacità lavorative e di comunicazione attraverso internet e media digitali. Precedentemente, durante un congresso sullo stesso tema, avevo tenuto una relazione sull'offerta in internet di testate in lingua italiana e tedesca per gli italiani all'estero, e sull'uso che ne viene fatto, concentrandomi sull'ampio spettro informativo offerto dal Webgiornale, e sulla necessità di dare maggior spazio e finanziamenti a tali siti e iniziative, perchè possano trasformarsi in punti non solo d'informazione, ma di sostegno e di collegamento tra connazionali all'estero.

 

Importante mi sembra innanzitutto che lo Stato tedesco abbia finanziato gli studi ed incontri del gruppo di ricerca al quale erano stati chiamati a collaborare esperti di diverse istituzioni, dalle università alle associazioni che offrono lavoro ed informazione ai migranti, a giornalisti esperti nel campo, che si è poi concluso con la pubblicazione di una lista di attività integrative, di corsi di formazione lavorative e di ricerca di lavoro con uso di internet per gli immigrati, finanziata dal Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend (chi vuole può ordinarlo all'indirizzo http://www.kompetenzz.de/Digitale-Integration/Migrantinnen).

 

Riflettendo sulle documentate e discusse difficoltà di un buon 50 % dei bambini italiani e d'origine italiana nelle scuole tedesche, che si trovano attualmente al gradino più basso delle statistiche per il rendimento scolastico, e con prognosi di gravi difficoltà nel campo lavorativo, ho maturato l'idea di un progetto per il sostegno della formazione nelle scuole elementari (fascia d'età dagli 8 ai 12 anni), e di creare un sito web proprio per sostenere una maggiore integrazione dei nostri figli qui in Germania, con accrescimento della loro conoscenza delle lingue tedesca e italiana, del loro rendimento scolastico e dunque del loro piacere di andare a scuola, e perchè non si debbano sentire deboli e in minoranza, sia rispetto ai compagni di classe di madrelingua tedesca sia rispetto ai compagni di altra provenienza e gruppo etnico.

In particolare ho voluto creare un sito bilingue, nel quale il materiale didattico e d'informazione viene offerto in tedesco e in italiano, cosicché una lingua possa sostenere l'altra e il bilinguismo sia valorizzato e coltivato come arricchimento della persona.

 

Visitando Mondoli i bambini oltre a trovare sostegno nelle materie scolastiche italiano, tedesco e Sachkunde, potranno partecipare a giochi e concorsi e spedire i loro disegni, le loro favole e storie, leggersi e leggere cosa hanno scritto gli altri, esprimere il proprio giudizio e desideri, per costruire in rete un mondo italo-tedesco nel quale potranno trovarsi a proprio ottenere un buon rendimento scolastico e divertirsi.

 

Infine una sezione dedicata a genitori ed insegnanti inviterà anche gli adulti a partecipare attivamente all'attività del portale con consigli e attività di sostegno, richiesta e scambio d'informazioni utili, di consigli. Fondamentale sarà, per il successo di Mondoli, la loro guida all'uso di internet dei loro figli e alunni.

 

Mondoli è in rete dal 1 febbraio, la fase-test del progetto durerà ancora un mese, nel quale saremo lieti di mettere alla prova il nostro lavoro e materiale, confidando nelle reazioni di chi ci vorrà venire a trovare e dare pareri e consigli.

 

Mondoli è stato creato con il contributo del Ministero federale per la Cultura e i Media, del Com.It.Es. Berlino Brandeburgo e dell' AWO-Begegnungszentrum di Berlino, e con l'impegno di insegnanti italiani e tedeschi della scuola elementare europea Finow-Schule di Berlino e di programmatori che hanno costruito per noi e per i bambini italiani in Germania quanto di meglio la tecnica digitale offra in questo momento.

Vi aspettiamo all'indirizzo: www.mondoli.de. 

Elisabetta Abbondanza, de.it.press

 

 

 

L’Italia vista dall’estero: un Governo e un Premier inaccettabili, al di fuori di ogni norma democratica

 

Le Organizzazioni degli italiani in Svizzera Partito Democratico, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia Libertà, Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista hanno rivolto al Presidente della Repubblica  italiana Giorgio Napolitano la seguente lettera aperta

                  

Signor Presidente, in questi giorni, nel pieno di una grave crisi economica e sociale, milioni di italiani stanno manifestando per il rispetto della Costituzione e il ripristino della legalità democratica. Anche tra le nostre comunità all’estero sono diffusi sentimenti di preoccupazione per gli stravolgimenti del sistema di regole su cui si fonda la nostra democrazia repubblicana. Anche a noi il decreto “salva-liste” del Governo è parso come un grimaldello per neutralizzare le sentenze della Magistratura, determinando una grave violazione della normativa elettorale e delle stesse competenze delle Regioni. Le varie manifestazioni ed iniziative che si tengono oggi in Svizzera vogliono dare voce, civile e ferma, proprio alle tante inquietudini di queste nostre collettività.

 

Gli attacchi che da tempo il Governo, ed in particolare il Presidente del Consiglio, sferra alle prerogative costituzionali della Magistratura sono inaccettabili. Le vicende di questi ultimi giorni hanno ulteriormente acuito i problemi. Abbiamo ancora una volta assistito ad uno svuotamento della funzione parlamentare e all'utilizzo reiterato del voto di fiducia per approvare norme che, come l'ultima sul “legittimo impedimento”, hanno il solo ed evidente scopo di porre il Capo del Governo al di sopra della legge. Inoltre, a conferma del perdurare del grave conflitto di interessi, apprendiamo di gravi pressioni da parte del Presidente del Consiglio per orientare sempre più smaccatamente a suo favore la linea editoriale delle principali reti RAI.

 

Signor Presidente, vista dall'estero la condizione della democrazia italiana  ci appare ancora più grave ed intollerabile. Un Governo italiano che si muove al di fuori dei dettami costituzionali per tutelare interessi particolari e/o personali, mette in discussione l'immagine  del nostro Paese di fronte all’opinione pubblica internazionale. La  continua deroga rispetto alle regole fondamentali dello Stato di diritto e il ripetersi di norme ad personam, sono quotidianamente oggetto di critiche e commenti sarcastici da parte dei media del Paese in cui risediamo. Come italiani in Svizzera avvertiamo sempre di più il peso di essere rappresentati da un governo che si ispira ad una concezione della politica lontana dai canoni delle grandi democrazie europee. Un clima che, unito all'informazione sui diffusi fenomeni di illegalità, produce alla lunga effetti negativi sullo stesso  “sistema Italia” all'estero.

 

Signor Presidente, proprio per i sentimenti di affetto che ci legano al nostro Paese, noi siamo determinati a batterci per la nostra dignità di cittadini italiani, per l’integrità della nostra Repubblica nata dalla Resistenza, perchè l'Italia torni ad essere considerata nel novero delle democrazie più avanzate.

Siamo convinti che Lei, come rappresentante di tutti gli italiani, non lascerà cadere questo nostro grido di allarme

Le Organizzazioni degli italiani in Svizzera: Partito Democratico, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia Libertà, Sinistra Italiana in Svizzera, Rifondazione Comunista

(de.it.press)

 

 

 

 

 

Europa sempre più in affanno. 11 disoccupati per un posto

 

Nell'Ue crolla il numero dei posti vacanti mentre crescono i "senza lavoro". Sempre più elevata la competizione per un impiego. 21 milioni i disoccupati di cui 7,1 milioni quelli che hanno perduto l'impiego da più di dodici mesi. E il loro numero è destinato ancora a crescere drammaticamente. Più di sei milioni quelli usciti dal mercato da meno di tre mesi. I risultati di un rapporto Eurostat - di FEDERICO PACE

 

La ripresa, se c'è, non si vede. O per lo meno, non la vedono tutti quelli che il lavoro lo stanno perdendo, lo hanno appena visto sfumare e quelli che da molto tempo sono stati costretti ad uscire da un'impresa senza avere più nulla di concreto in mano. I disoccupati in Europa sono ora più di 21 milioni. Un picco che dall'inizio del nuovo millennio non era mai stato raggiunto. Di questi, sei milioni hanno dovuto rinunciare a un impiego da meno di tre mesi mentre il 34 per cento è disoccupato da più di un anno. E così, mentre il numero di "impieghi vacanti" in Europa scende a meno di due milioni, ci sono più di undici disoccupati per ogni posto. I drammatici dati sono quelli di un rapporto appena pubblicato da Eurostat che analizza i numeri del'European Labour Force Survey.

5 milioni in più in dodici mesi. In un anno, nel periodo compreso tra il terzo trimestre del 2008 e il terzo trimestre del 2009, il numero dei disoccupati è cresciuto di cinque milioni di unità. Seppure il picco più elevato si è registrato tra la fine del 2008 e i primi mesi del 2009, anche a settembre 2009 circa 2 milioni di persone si ritrovavano senza un impiego da meno di un mese e altri quattro milioni avevano perduto il lavoro da soli sessanta giorni.

L'odissea che dura di più. Ma gli incrementi più significativi sembrano registrarli quelli che hanno perduto il lavoro da più tempo. Sono infatti quasi raddoppiati quelli che stanno sopportando le conseguenze della perdita del lavoro per un periodo compreso tra tre e cinque mesi: sono passati dai 2,2 milioni del 2008 ai 3,5 milioni del 2009 (vedi tabella). Di questi, la gran parte (il 61 per cento) ha un'età compresa tra 25 e 49 anni. Un quarto di loro è composto da ragazzi con meno di 25 anni.

Soprattutto tra 25 e 49 anni. Sono aumentati in maniera ancor più evidente quelli che stanno cercando lavoro da un tempo più lungo e compreso tra sei e undici mesi. Erano 2,6 milioni nel 2008. Nel 2009 sono divenuti 4,6 milioni. E' questo il segmento che ha registrato il maggiore incremento in termini percentuali (+75 per cento). Sono loro quelli che, presumibilmente, hanno perduto il loro impiego tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009 e che non hanno ancora trovato alcuna chance per rientrare. Anche in questo caso si tratta soprattutto di persone con un'età compresa tra 25 e 49 anni (il 61 per cento). Ma tra loro ci sono anche molti giovani (il 23 per cento non supera i 24 anni).

Gli under 25. I ragazzi e le ragazze europee, vulnerabili in particolare nel breve periodo, sono tra quelli che hanno perduto lavoro da meno tempo. Sono il 40 per cento di quelli che sono divenuti disoccupati da meno di un mese e il 35 per cento di quelli che hanno perduto l'impiego in un arco di sessanta giorni. Ad ogni modo, desta preoccupazione il dato secondo cui ha meno di 25 anni il 18 per cento di chi ha perduto il lavoro da un periodo compreso tra due e quattro anni. Questo vuol dire che quattrocentomila giovani si ritrovano a fare i conti con una disoccupazione di lungo periodo.

Lunga durata. Nel 2008 quelli che avevano perduto l'impiego da più di un anno erano 5,9 milioni. Oggi sono 7,1 milioni e di questi la metà è disoccupata da più di due anni. Questo gruppo, dato il bassissimo numero di nuovi posti di lavoro che le imprese europee stanno creando, dicono gli esperti di Eurostat, sarà quello che probabilmente è destinato a crescere di più negli anni prossimi. Tra coloro che hanno perduto il lavoro da più di quattro anni, il 35 per cento ha più di cinquant'anni. Il rischio di rimanere senza impiego per un lungo periodo, spiegano da Eurosat, è reale per un sostanziale numero di persone e questo può condurre a povertà e esclusione sociale.

In Italia, il segmento più popolato è quello di chi ha perduto il lavoro da più di sei mesi e meno di 12 mesi: sono il 17,2 per cento. Elevata è comunque anche la quota di chi è disoccupato da più di 12 mesi e non più di 17: sono il 15,8 per cento: una percentuale superiore a quella della media dell'Europa a 27 dove è l'11,8 per cento dei senza lavoro. LR 15

 

                           

 

 

Borse di studio. Bando per straneri e italiani all'estero. Il 31 marzo la scadenza per le domande

 

ROMA – Il 31 marzo scade il bando per le borse di studio concesse dal Governo italiano a cittadini straneri e italiani residenti all’estero per l'anno accademico 2010-2011. Le borse di studio concesse dal Governo italiano ai cittadini stranieri costituiscono un contributo per effettuare studi e ricerche in Italia e mirano a favorire la cooperazione culturale internazionale e la diffusione della conoscenza della lingua, della cultura e della scienza italiana.

Apposite borse di studio sono previste per gli italiani stabilmente residenti (IRE) nei seguenti Paesi: Australia, Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Congo-Brazzaville, Egitto Eritrea, Etiopia, Messico, Perù, Siria, Stati Uniti, Sud Africa, Tunisia, Uruguay e Venezuela. Da queste sono esclusi i cittadini italiani temporaneamente all’estero e i dipendenti, a qualsiasi titolo, di Uffici della Pubblica Amministrazione italiana residenti, nonché i loro familiari.

Dall’anno accademico 2010 – 2011, sulla base del principio di reciprocità, il Ministero degli Affari Esteri (MAE) istituisce il “Pool Europa”, ove concorreranno congiuntamente le candidature dei cittadini dei seguenti Paesi: Austria, Germania, Irlanda, Islanda, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna. Per i candidati di tali Paesi, la selezione avrà luogo a Roma presso il MAE (Ufficio VI DGPCC), ma gli esiti della selezione stessa verranno comunicati dalle Ambasciate d’Italia a Vienna, Berlino, Dublino, Oslo, L’Aja, Londra e Madrid.

Le borse di studio vengono concesse per svolgere studi e/o ricerche presso le seguenti istituzioni statali o legalmente riconosciute: Università degli Studi, Istituti Universitari e Politecnici;  Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale; Istituti di Restauro;  Scuola Nazionale di Cinema;  Centri o Laboratori di Ricerca, Biblioteche, Archivi e Musei collegati con corsi universitari e post-universitari cui il candidato deve essere obbligatoriamente iscritto.

I candidati potranno seguire corsi brevi di lingua, corsi universitari singoli, corsi di laurea, corsi di alta formazione artistica e musicale, corsi di lingua e cultura italiana (per docenti di italiano), corsi post-universitari e attività di ricerca. Il periodo di fruizione della borse è relativo al solo anno accademico 2010-2011 (1° ottobre 2010/30 settembre 2011, con prolungamento possibile per i corsi di Dottorato e/o di Master fino al 31 marzo 2012) e la durata può variare tra i 3, 6, 9 o 12 mesi, ad eccezione dei corsi brevi di lingua che possono avere una durata di 1, 2 o 3 mesi.

Indispensabile il possesso di alcuni requisiti: conoscenza della lingua italiana (esclusa per i corsi brevi e per quelli che si svolgono totalmente in inglese) che dovrà essere attestata da un Lettorato d’italiano o in alternativa accertata mediante un colloquio presso l’Istituto italiano di cultura o presso l’Ufficio culturale della Rappresentanza diplomatico-consolare competente per territorio; età compresa tra i 18 e i 35 anni (una maggiore età è consentita per le candidature di docenti di lingua italiana), oltre ai titoli necessari per il corso al quale ci si intenda iscrivere.

Bando completo e modalità per la presentazione delle domande si trovano al sito: http://borseonline.esteri.it/borseonline/it/index.asp.  (Inform)

 

 

 

 

SWR. La slavina “Di Girolamo” manda a casa l’Ambasciator Siggia

 

Nicola Di Girolamo è in galera. Dopo le dimissioni dal Senato si è costituito ai carabinieri che lo hanno condotto a Rebibbia. Pubblicati i verbali della ‘ndrangheta in Senato. Destituito dall’incarico di ambasciatore Sandro Siggia

Nel primo interrogatorio Nicola Di Girolamo si è avvalso della facoltà di non rispondere. In questi giorni però ha deciso di parlare, in presenza dei suoi avvocati Carlo Taormina e Pier Paolo Dell’Anno. Siamo all’inizio di una slavina. Il caso di Di Girolamo, ormai ex senatore, avrà senza dubbio delle forti ripercussioni sul voto agli italiani all’estero e sull’affidabilità del sistema elettorale per corrispondenza, attuato nelle consultazioni elettorali del 2006 e del 2008. Fin dall’inizio il voto per lettera si rivelò un disastro.

Indirizzi sbagliati, plichi non recapitati, raccolta “porta a porta” e addirittura compravendita di schede elettorali. Tutte queste disfunzioni e brogli furono denunciati anche da questa emittente. Ma né Tremaglia (AN/Pdl), né Danieli (Margherita/PD) e né Mantica (AN/Pdl) diedero peso alla delicata situazione.

Solo in seguito al coinvolgimento di Nicola Di Girolamo in un giro d’affari malavitoso finalizzato al riciclaggio di ingenti somme di denaro, è rispuntata insieme alla faccenda “voto all’estero” anche la falsa dichiarazione di residenza a Bruxelles, avallata da una dichiarazione dell’ambasciatore Sandro Siggia che nel frattempo è stato destituito dalla diplomazia.

Ora, si legge nei verbali della ‘ndrangheta in Senato: “Rideva, rideva…. Era proprio contento, contentissimo… Io gli ho fatto vedere pure le immagini (delle schede elettorali “votate”; ndr)…. Era felicissimo”. E’ Nicola Di Girolamo, detto Nic, così come esce dalla descrizione di Roberto Marcori e Gennaro Mokbel che il 9 aprile 2008, al telefono, raccontano dei “voti” procurati ad arte per il loro sodale che è già entrato nei panni di senatore della Repubblica italiana, “eletto” nella circoscrizione Estero, con anticipo di qualche giorno sui risultati dei voti in Italia. E’ quanto emerge dalle carte dell’inchiesta che ha travolto l’ex senatore Pdl, e due società come Telecom e Fastweb.

Le schede elettorali portate con il furgoncino. È il 7 aprile 2008 quando Gennaro Mokbel, grande sostenitore di Di Girolamo, chiama Roberto Marcori (che si autodefinisce “rappresentante del senatore” in un incontro “con l’onorevole Romagnoli”). Marcori riferisce che “uno è arrivato con un furgone che gli ha portato 320 schede elettorali”. Ed è proprio Marcori il trait d’union tra Mokbel al vertice dell’organizzazione elettorale pro Di Girolamo, e gli italiani in Germania, aiutato in questo compito da Giovanni Gabriele, domiciliato a Stoccarda e da altri calabresi. Molti di questi, per gli inquirenti, “fanno parte dell’entourage delinquenziale”.

I ringraziamenti del “senatore” e i 2 mila euro per il “lavoro”. In una conversazione del 10 aprile 2008, Marcori chiama Gabriele e gli passa Di Girolamo che lo ringrazia per il “lavoro”. Marcori lo informa di aver fatto delle foto al Consolato e che quasi sicuramente il suo interlocutore diventerà senatore: “Ieri notte siamo andati al consolato e abbiamo fatto l’ultimo sforzo fino a fotografare l’evento. Comunque, qua l’aspettano”. Di Girolamo conferma e annuncia che presto andrà in Germania per ringraziare. Quindi Marcori chiede i dati anagrafici di Gabriele per spedirgli 2 mila euro.”

Soldi, dunque, per l’impegno profuso nella raccolta di un numero non quantificato di schede elettorali.

Forse Stoccarda non sarà l’unico caso. Ci si augura che la magistratura faccia luce ovunque. Si spera poi che dai risultati delle indagini sia il mondo politico che la stessa emigrazione traggano le debite conseguenze. Nel frattempo diversi parlamentari stanno definendo o addirittura hanno già presentato proposte di riforma della legge “Tremaglia” sul voto all’estero.

L’on. Antonio Razzi dell’Italia dei Valori propone per esempio il voto elettronico. Di parere diverso sono gli onorevoli Franco Narducci e Laura Garavini del PD.

I particolari sono contenuti nel servizio audio: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=6111570/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/32e3jj/index.html.

Tony Màzzaro, SWR International/Sezione italiana (de.it.press)

 

 

 

 

 

Alle Commissioni esteri di Camera e Senato audizione dei sindacati sulla riorganizzazione del MAE

 

Roma - Martedì mattina le Commissioni congiunte Affari esteri del Senato e della  Camera, con la presidenza del sen. Dini e dell’on. Narducci, hanno proceduto all’audizione informale dei rappresentanti sindacali sulla riorganizzazione del Ministero degli affari esteri.

Sono stati così auditi: SNDMAE, FP CGIL Esteri, FP CISL Esteri, UILPA, CONFASAL UNSA, F.L.P.-Farnesina, RDB e DIRSTAT.

L’audizione che si è rivelata lunga e proficua era centrata sui temi connessi alla riforma del MAE proposta dal governo ed attualmente in discussione alla Camera, ovviamente si è si è parecchio dibattuto sulla questione della riorganizzazione della rete consolare che  non può essere disgiunta da una riforma generale del MAE stesso. Vi è la consapevolezza che è necessaria una rinnovata strategia di promozione culturale del nostro Paese all’estero che può essere colta proprio in un momento di cambiamento come questo cercando di migliorare l’efficienza e l’efficacia degli interventi.

Narducci, in seguito, ha presieduto la Commissione affari esteri della Camera che ha provveduto ad approvare il parere sulla ristrutturazione del MAE con numerosi rilievi bipartisan.

Infatti la Commissione ha deliberato di formulare i seguenti rilievi:

“si garantisca il necessario e puntuale confronto con le commissioni parlamentari nella fase di attuazione, messa a punto e verifica della nuova struttura organizzata su basi tematiche e della sottostante articolazione geografica, anche con riferimento ai criteri che presiederanno nella pratica l’attribuzione delle nuove funzioni, sottoponendo in particolare all’esame parlamentare preventivamente lo schema di decreto ministeriale di cui all’articolo 1, comma 5, relativo ai novantasei uffici di livello dirigenziale non generale;

si metta maggiormente a fuoco il raccordo con la politica estera dell’Unione europea, sotto il profilo delle strutture amministrative chiamate a collaborare con l’istituendo servizio europeo per l’azione esterna, assicurando l’unitarietà dell’indirizzo politico;

si valuti l’opportunità del superamento della configurata compartimentazione dei Paesi dell’area OSCE per accorparli in un’unica direzione generale che ne valorizzi la comune appartenenza all’“architettura di sicurezza” europea;

si menzioni la locuzione “diritti umani” nella denominazione ovvero nell’articolazione della nuova Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza, competente a trattare tale materia, così rilevante nell’azione internazionale del nostro Paese;

si punti sulla creazione di una Direzione per la promozione del “Sistema Paese” che si colleghi funzionalmente, da un lato, ad un’incisiva riforma del sistema degli istituti di cultura italiana operanti all’estero, che preservi la specificità della valorizzazione della nostra lingua, e dall’altro all’assorbimento della rete dell’Istituto per il commercio con l’estero;

si garantisca nella nuova struttura ministeriale di promozione del sistema-paese la riconoscibilità e la proiezione internazionale dell’elaborazione culturale nazionale, prevedendo in particolare un centro di coordinamento per la diffusione e la valorizzazione della lingua italiana;

si conseguano le necessarie sinergie con gli altri Ministeri e le autonomie regionali e locali attraverso un’apposita struttura di coordinamento, da istituirsi presso il Ministero degli Affari esteri, secondo il modello francese”.

Tali rilievi raccolgono le osservazioni effettuate durante l’audizione, in Commissione esteri, del ministro Frattini sempre sul progetto di riforma del MAE. De.it.press

 

 

 

 

 

Democrazia e Partecipazione all’estero. Intervista all’on. Farina

 

Lunga intervista all’On. Gianni Farina del periodico di politica e cultura edito in Svizzera, Realtà Nuova. Respingiamo l’assalto alla legalità, ai diritti, all’uguaglianza e alla giustizia sociale. Gli italiani all’estero vogliono contare in Italia e nei Paesi di residenza.

 

Tanti i temi affrontati nella conversazione: voto all’estero, attività dei parlamentari, elezioni dei Comites e del Consiglio generale degli italiani all’estero, politica e organizzazione del Partito democratico, elezioni regionali. Nella premessa, l’Onorevole Gianni Farina ha voluto sottolineare il bel voto popolare che in Svizzera ha respinto con una maggioranza ampia l’attacco alle pensioni complementari del Secondo pilastro, ristabilendo il principio della giustizia sulla gestione finanziaria delle casse pensioni. Inoltre, ha espresso la gioia di vedere tanti connazionali impegnati nelle amministrazioni locali, come è avvenuto con le elezioni a Zurigo, Dietikon e Winterthur. 

 

CASO DI GIROLAMO E VOTO ALL’ESTERO - Il diritto di voto all’estero pare schiacciato in una morsa mortale: da una parte la vicenda del Senatore Nicola Di Girolamo e dall’altra gli scarsi risultati ottenuti dai Parlamentari della Circoscrizione estero. Qual è il suo parere?

Si legge in uno dei passaggi dell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Aldo Morgigni: “Il senatore Di Girolamo risulta essere promotore e a capo di una associazione per delinquere che ha commesso delitti di eccezionale gravità e ha cagionato all’erario un danno stimabile in oltre 370 milioni di euro”. Dall’ordinanza del gip emerge un sodalizio criminale, i cui protagonisti si annidano persino in importanti apparati delle istituzioni centrali e periferiche. Tutto va provato, naturalmente.

Le dimissioni del Senatore Di Girolamo, accolte dall’Aula, e il suo successivo arresto, rappresentano un primo momento di verità su una vicenda che ha gettato fango e discredito sulle istituzioni repubblicane. Né vorrei omettere il fatto inoppugnabile che fu la destra attraverso il suo capogruppo in Senato, Maurizio Gasparri, ad opporsi, ripetutamente, all’ipotesi di decadenza per ineleggibilità  dell’allora senatore Nicola Di Girolamo.

Sia ben chiaro: per i nostri cittadini italiani nel Mondo, il caso Di Girolamo non è che l’ennesimo scandalo italiano, in cui gli italiani nel mondo vengono ad essere vittima sacrificale. Il tutto, per offuscare le corruttele planetarie; dirottare il sentire comune su bersagli minori; continuare con successo l’opera di copertura e disinformazione sull’esteso degrado morale e civile del nostro Paese.

La legge ordinaria 459 del 27 dicembre 2001, regola il diritto di voto e l’elezione dei cittadini italiani all’estero, e prevede l’analisi comparata dell’A.I.R.E. dei Comuni italiani e delle anagrafi consolari. Non è possibile eluderla senza una vasta rete di amicizie e di corruttele nelle amministrazioni e nelle istituzioni consolari.

Scandalo italiano: dell’anagrafe capitolina e delle istituzioni consolari di Bruxelles, il cui ruolo è stato decisivo per l’iscrizione all’A.I.R.E. del Di Girolamo e per consentirne l’illegittima candidatura al Parlamento repubblicano.

Altra cosa sono i postulati sostenuti e i risultati raggiunti per la comunità italiana nel mondo. Lodevole la tenace difesa degli interessi dei nostri connazionali condotta dagli eletti dell’UNIONE nel biennio 2006-2007.

La salvaguardia degli investimenti sui capitoli di spesa per l’estero (il  consolidamento dei finanziamenti per   lingua e cultura, come per l’ammodernamento delle strutture consolari), gli interventi sulla doppia imposizione fiscale e per l’annullamento dell’imposta ICI sulla casa, la valorizzazione degli istituti di rappresentanza, furono i tratti positivi dell’attività degli eletti dell’UNIONE e del costruttivo rapporto con il  governo Prodi.

Il governo di destra sta distruggendo gran parte delle aspettative: si è tolta l’ICI ai ricchi e la si è rimessa agli emigrati; si assiste a una cinica ristrutturazione delle istituzioni consolari aliena da ogni giudizio di merito; si sono dimezzati gli interventi sull’insieme dei capitoli di spesa per l’estero; sono previsti ulteriori tagli, negli anni a venire, entro quel complessivo programma triennale che è una autentica sciagura, anche per gli interessi dell’Italia nel mondo.

All’opposizione e agli eletti all’estero del Partito democratico, l’ingrato e il difficile compito, purtroppo inascoltato, della protesta e della proposta. Occorrerebbe più collaborazione tra tutti gli eletti: di maggioranza e opposizione. Ciò non è stato e non è possibile: per cecità e servilismo degli eletti della maggioranza di governo.

 

AMMODERNAMENTO DELLE ANAGRAFI - Il tema dei brogli elettorali all’estero è un tema ricorrente. Lei, in qualità di componente della Giunta delle Elezioni, quali elementi ha rilevato che possa giustificare questa accusa?

 

La 459 ha evidenziato pecche applicative che meritano un’attenta riflessione. La responsabilità della stampa delle schede elettorali affidata alle istituzioni consolari italiane nel mondo, con la conseguente scelta di tipografie non sottoposte ad un sistematico controllo dei normali apparati di sicurezza previsti sul suolo nazionale, apre lo spazio ad eventuali ed estese manomissioni. Così come l’invio delle stesse da parte dei consolati.

Appare evidente e indispensabile l’ammodernamento dell’anagrafe dei cittadini italiani all’estero e sarebbe auspicabile, anche se richiederà tempo e investimenti, l’istituzione dell’anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero su base volontaria, per togliere ogni e qualsiasi dubbio sul diritto attivo e passivo di voto.

Introdurre un minimo di residenza per il diritto attivo e passivo di voto come avviene, per esempio per l’elezione nel Consiglio generale degli italiani all’estero (tre anni), mi appare modifica indilazionabile. Se fosse possibile, cosa a cui personalmente non credo, occorrerebbe introdurre il voto diretto. Sia, tuttavia, chiaro: il voto postale o per corrispondenza è scelta di civiltà, adottato dai Paesi di più alta tradizione democratica. Una scelta di civiltà, che dipende dalla serietà e dalla coscienza civile e democratica dei cittadini. Fenomeni di corruzione, sono, naturalmente, possibili, e vanno perseguiti perché non sia inficiata la correttezza della consultazione.

Questi e altri ancora, alcuni correttivi, presenti anche nella mia proposta di legge del 31 marzo 2009, a prescindere da alcune singolari considerazioni frutto dell’ignoranza e della non conoscenza della collettività italiana nel mondo, a cominciare dalla seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, Renato Schifani.

 

RAPPRESENTANZA PARLAMENTARE - Il voto all’estero resisterà anche in caso di revisione costituzionale profonda con la conseguente riduzione del numero dei parlamentari?

E perché? È una conquista storica, che ha riconciliato l’Italia con cinque milioni di cittadini italiani nel mondo, senza dimenticare i tanti milioni non più italiani e tuttavia vicini alle vicende sociali e politiche della Repubblica. No, non credo a una simile sciagura. Una conquista che ha fatto storia di emulazione democratica: la Spagna, il Portogallo, e ora la Francia, che si appresta ad eleggere nel 2012 undici deputati all’Assemblea nazionale, dopo i 12 senatori già presenti in rappresentanza dei due milioni di cittadini francesi nel mondo, dei quali, ottocentoventimila iscritti nelle liste elettorali a base volontaria secondo la tradizione democratica della Francia. Una modesta riflessione sui fatti cui ho accennato, mi porta a considerare che, anche in presenza di una revisione costituzionale, ogni riduzione per l’estero, già sotto rappresentato in rapporto alla consistenza dei cittadini ivi residenti, sarebbe moralmente e costituzionalmente inaccettabile.

 

ELEZIONI DI COMITES E CGIE - Dopo un primo rinvio di un anno, entro il 2010 si dovranno svolgere le elezioni per il rinnovo dei Comites. Pensa che si voterà con la nuova legge sulla quale è iniziata la discussione in Senato?

 

Il rinvio, totalmente inspiegabile, ha prodotto solo guasti. I presupposti per tale sciagurata decisione erano, nella migliore delle ipotesi, fondati su una analisi errata delle insufficienze della legge istitutiva. È passato il messaggio della destra, in parlamento e nel mondo, persino accompagnato da alcuni singolari e inopportuni consensi nel campo democratico.

Una legge innovativa riformata per tener conto della nuova realtà degli eletti dall’estero nel Parlamento repubblicano, la si butta alle ortiche per sostituirla con proposte di accentramento della rappresentanza in pochi grandi Consigli staccati dalle realtà democratiche territoriali, i cui presidenti vengono, a loro volta, a far parte di un fantomatico Consiglio degli italiani nel mondo in sostituzione dell’attuale CGIE.

Non vi è limite al peggio, naturalmente. Vi è, in tale proposta, un cupo pessimismo sul grado di cultura democratica della comunità nazionale nel mondo. Una perdita della memoria. Una visione centralistica e corporativa, ideata per smantellare le conquiste partecipative e democratiche di tanti decenni. Non di proconsoli abbiamo bisogno ma, al contrario, di rappresentanti vicini alla gente in un rapporto quotidiano di ascolto e di condivisione. Vale per i Comites, per i componenti il Cgie, per i nostri parlamentari nonché per le strutture consolari.

 

IL NUOVO RESPONSABILE PD MONDO  - Quattro mesi dopo l’insediamento di Pier Luigi Bersani alla Segreteria nazionale del Partito Democratico, è stato nominato il nuovo coordinatore del Pd Mondo. Che sviluppi potrà determinare nel Partito l’incarico affidato a Eugenio Marino?

A Eugenio Marino va il mio augurio sincero e affettuoso per l’impegno che lo aspetta. Un compito non facile, anche in seguito alla campagna delle primarie che ha prodotto, oltre agli indubbi aspetti positivi, divisioni e incomprensioni frutto quasi sempre di negativi personalismi. In ogni cosa c’è un principio e una fine. A primarie finite, e con il nuovo organigramma che assegna all’organizzazione del partito e al suo giovane responsabile Nico Stumpo il rapporto con il PD Mondo, è giunto il tempo, pur nella diversità delle molteplici sensibilità di cui è ricco il Partito democratico, dell’impegno unitario e appassionato per affermare le idee di una grande forza popolare e democratica del riformismo e della sinistra italiana.

 

LA SAGGEZZA DEL PRESIDENTE NAPOLITANO - In Italia è in corso la battaglia politica sulle imminenti elezioni regionali. Come andranno?

Andranno bene. Non possono che andare bene. Non voglio assolutamente oscurare ritardi e fenomeni degenerativi avvenuti anche nel nostro campo. Fenomeni, su cui riflettere e da combattere inflessibilmente. Riflettere sulla selezione dei quadri, sulla loro moralità, sull’impegno, la passione, l’intelligenza che hanno messo al servizio del Paese e del partito. Il quadro generale è, tuttavia, ancora ricco di tante intelligenze e personalità che meritano la fiducia del popolo. A condizione che le elezioni si svolgano davvero. L’immoralità, la sciatteria, la miserevole arroganza, il disprezzo delle regole, l’incultura democratica, ulteriormente evidenziati dalla destra e dal suo capo alla presentazione delle liste regionali, mi fanno temere il peggio. Non vorrei perdere l’occasione per esprimere al caro Presidente della Repubblica la stima e l’affetto per un impegno così gravoso a cui Giorgo Napolitano assolve con la sapienza che tutto un popolo gli riconosce.

 

LE CAPACITÀ E LE QUALITÀ DI BERSANI - Bersani resisterà agli eventuali attacchi esterni ed interni?

Di quali attacchi parliamo? Un segretario chiamato a una gravosa responsabilità da milioni di cittadini e cittadine nelle recenti primarie e che si è distinto in ogni sua attività - politica, amministrativa, ministeriale - per le sue indubbie capacità unite alla cultura dell’ascolto e del confronto democratico, messo in discussione da un primo non positivo risultato elettorale, al di sopra di ogni contesto e analisi di merito, sarebbe il prevalere delle degenerazioni correntizie, delle invidie e delle nascoste ambizioni di alcuni. Ci mancherebbe anche questa sciagura. Non accadrà. Pier Luigi Bersani è e sarà, con il contributo di tutti, il segretario del consolidamento e dell’affermazione del nostro partito. Realtà Nuova, de.it.press

 

 

 

 

 

Narducci (Pd): impegno trasversale per l'informazione dedicata agli italiani nel mondo

 

Il deputato del Pd eletto dagli italiani residenti in Europa: 'Qui non si ragiona in un'ottiva di destra o di sinistra, ma bipartisan'. E sulla questione dei tagli alla carta stampata ha detto: 'Bisognerà produrre uno sforzo non solo politico' - di Francesca Toscano

 

Roma - “Sicuramente siamo tutti impegnati sullo stesso fronte: quello dell’informazione non appartiene a chi ha presentato la legge e l’ha firmata, appartiene prima di tutto alle comunità italiane all’estero e come rappresentanti noi dobbiamo fare questo sforzo di valorizzazione del patrimonio delle comunità italiane all’estero”. Lo ha detto l’On. Franco Narducci a margine del convegno “L’informazione ‘da’ e ‘per’ gli italiani all’estero”, nel corso del quale è stata presentata la proposta di legge firmata con il deputato del PDL, Aldo Di Biagio, in merito all’appoggio dei colleghi eletti all’estero all’iniziativa. Narducci, parlando con i giornalisti in sala al termine dell’incontro a palazzo Marini ha spiegato che “ lo scoglio vero è cercare di portare questa proposta di legge nell’iter parlamentare e quindi che venga calendarizzata”; lo scopo della proposta è che “si trovi lo sbocco a questo sistema che trova insieme regioni e Stato per fare una vera politica dell’informazione”.

Questa proposta di legge come si inserisce nel panorama delle elezioni regionali? Pensate possa essere applicata con uno scenario che potrebbe cambiare radicalmente?

Io credo che lo scenario non cambierà radicalmente, sappiamo che nella politica italiana gli scenari sono lenti come gli spostamenti degli iceberg. Negli incontri che abbiamo avuto con i rappresentanti delle regioni, responsabili soprattutto delle competenze tecniche, è emerso un interesse reale, perché come dicevo nella mia introduzione, i detentori del patrimonio storico-culturale, ma non solo, dei distretti industriali, dei comprensori, sono le regioni. E queste hanno interesse a valorizzare questo loro patrimonio, queste loro peculiarità, in una logica di sistema in cui le info vanno e vengono, da e per. Quindi da questo punto di vista non credo che anche cambiamenti di tipo politico possano essere disinteressati a qualcosa che serve soprattutto alle regioni. Lo scoglio vero è cercare di portare questa proposta di legge nell’iter parlamentare e quindi che venga calendarizzata e si trovi lo sbocco a questo sistema che trova insieme regioni e Stato per fare una vera politica dell’informazione. Questo è il compito che richiederà più sforzi. Qui non si ragiona in un’ottica di destra o sinistra, ma bipartisan, nell’interesse dell’info che deve arrivare e tornare ai connazionali all’estero.

 

Avete altri progetti di questo tipo in collaborazione con la maggioranza?

Questo è il terzo incontro: c’è stato quello con le regioni molto produttivo, c’è stata la conferenza stampa dell’altro giorno e questo momento di oggi, molto significativo. Si tratterà ora di vedere a livello di relazioni politiche quello che si deve fare. Vorrei ribadire che è a livello politico quello che si deve fare, perché di questi problemi ne stiamo parlando dal oltre vent'anni, molta acqua è passata sotto i ponti e purtroppo l’informazione di ritorno è rimasta un po’ cosi. Ci sono dei tentativi messi in atto negli ultimi tempi da Rai International, però se si vuole fare qualcosa di sistemico, e questo è uno degli scogli di questo paese, occorre fare uno sforzo maggiore.

Visto che è un’iniziativa bipartisan, fra i deputati eletti all’estero come è stata accolta questa proposta di legge a firma sua e di Di Biagio?

Per ora è a firma mia e di Di Biagio. Sono arrivati diversi messaggi dai colleghi che erano in Aula a votare, in platea c’era il sen. Micheloni. Sicuramente siamo tutti impegnati sullo stesso fronte: quello dell’informazione è un tema che non appartiene a chi ha presentato la legge e l’ha firmata, appartiene prima di tutto alle comunità italiane all’estero e come rappresentanti, lo voglio sottolineare, noi dobbiamo fare questo sforzo di valorizzazione del patrimonio delle comunità italiane all’estero.

C’è il rischio di parcellizzazione dell’informazione italiana all’estero così come è configurata? Le regioni che vanno ad investire non saranno interessate a farlo sui “loro” immigrati?

La settimana è fatta di sette giorni. Noi prevediamo un’alternanza e che tutte le regioni che concorrono avranno i loro spazi nella piattaforma. Il nostro va contro la parcellizzazione perché è un progetto integrato: non vogliano un canale separato, non vogliamo che le regioni si mettano a fare informazione di ritorno, ma che sia all’interno di Rai International e di Radio Italia, però che sia un sistema integrato che riguardi tutti, dove le energie confluiscono nello stesso progetto.

E per la carta stampata?

Per la carta stampata è un discorso diverso. Lo sforzo che dovrà essere fatto dovrà essere quello di mantenere alta l’attenzione sul problema dei tagli. Un taglio pesante, con modalità che abbiamo definito irricevibili perché tagliano retroattivamente le risorse del 2009 e bisognerà produrre uno sforzo non solo politico, per far sì che nei prossimi provvedimenti si possano recuperare queste risorse.

E’ ipotizzabile una proposta di legge anche per la carta stampata?

No una proposta di legge sicuramente no, ma delle iniziative dentro le prossime proposte di legge, come quello per gli incentivi economici, che possa, in via emendativa o con un accordo bipartisan, tentare di recuperare queste risorse. Occorre ampia convergenza e che la maggiorana del governo sia interessata a queste soluzioni. In questi giorni è stata fatta molta lobby, molte persone hanno incontrato molti ministri, lo stesso Bonaiuti. Il problema agli uomini di governo è noto.

Francesca Toscano - Italia chiama Italia

 

 

 

 

 

Oggi il conferimento del Premio italo-tedesco per la traduzione letteraria

 

ROMA – Oggi mercoledì 17 marzo, presso la Villa Farnesina a Trastevere, a Roma, ha luogo la cerimonia di conferimento del Premio italo-tedesco per la traduzione letteraria, destinato quest’anno ai traduttori dalla lingua tedesca alla lingua italiana.

Alla presenza dell’ambasciatore della Repubblica Federale di Germania in Italia Michael Steiner, del ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, e della direttrice del Goethe-Institut Italien, Susanne Höhn, saranno assegnati il premio di 10mila euro per la migliore traduzione a Bice Rinaldi e il premio esordienti a Stefano Zangrando.

Bice Rinaldi, nata nel 1967 a San Giorgio del Sannio, ha studiato Germanistica e Anglistica all’Università Federico II di Napoli e ha tradotto opere per le case editrici Beisler, Electa, Il Mulino, Silvana Editoriale e Skira. Viene premiata per la traduzione del romanzo Zündels Abgang di Markus Werner ("Zündel se ne va", Neri Pozza 2008).

Stefano Zangrando, nato a Bolzano nel 1973, ha studiato Letterature comparate all’Università di Trento e ha tradotto testi di Peter Handke, Peter Kurseck e Durs Grünbein. Giudicato miglior esordiente per la traduzione del romanzo di Ingo Schulze Adam und Evelyn ("Adam e Evelyn", Feltrinelli 2009), vince un soggiorno di perfezionamento presso la Scuola Superiore di Traduzione di Straelen.

Il riconoscimento, istituito nel 2008, premia ad anni alterni traduttori italiani e tedeschi che, grazie al proprio lavoro, hanno contribuito alla diffusione della narrativa tedesca contemporanea in Italia e viceversa. Vincitori della prima edizione sono stati Domenico Pinto per Aus dem Leben eines Fauns di Arno Schmidt ("Dalla vita di un fauno", Lavieri 2006), Anita Raja per l’opera omnia e Monica Pesetti migliore esordiente per Ich und Kaminski di Daniel Kehlmann ("Io e Kaminski", Voland 2006). Lo scorso anno a Berlino sono stati premiati per la migliore traduzione dall’italiano Sigrid Vagt per il romanzo La leggenda di Redenta Tiria di Salvatore Niffoi, Esther Hansen miglior esordiente per La memoria del vuoto di Marcello Fois e Marianne Schneider per l’opera omnia.

"La terza edizione del premio italo-tedesco per la traduzione letteraria", commenta il Ministro Sandro Bondi, "rinnova la felice intuizione del Governo della Repubblica Federale di Germania, alla quale il Governo italiano ha aderito con entusiasmo. Grazie a questa iniziativa le culture dei due Paesi, da secoli intimamente legate da scambi proficui e reciproche contaminazioni, sono ancora più vicine. Desidero esprimere un sincero apprezzamento a tutti coloro che contribuiscono a questo evento annuale di successo – in particolare per questa terza edizione – all’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania a Roma e al Goethe-Institut di Roma".

Il premio vuole inoltre essere un importante riconoscimento economico, per non dimenticare che oggi un traduttore guadagna ancora troppo poco, è spesso costretto a svolgere più di un mestiere e ha poche possibilità di studiare e aggiornarsi. Per Susanne Höhn "il Premio è il coronamento dell’impegno del Goethe-Institut nel promuovere la letteratura tedesca contemporanea creando una rete di contatti e conoscenza tra la nuova narrativa tedesca e quella italiana". Il Goethe-Institut in questo senso si è trasformato in una vetrina privilegiata nella quale poter vedere, attraverso la letteratura, le importanti trasformazioni culturali e sociali che hanno attraversato la Germania e l’Italia negli ultimi anni.

Ciò che appare evidente è che tra i due Paesi, da sempre legati da reciproco interesse, è in atto un fermento e uno scambio di testi di narrativa importante. Una vivacità culturale dimostrata anche dal fatto che l’italiano è la terza lingua più tradotta in Germania, così come il tedesco lo è per l’Italia.

La giuria è composta dalla presidente Magda Olivetti, che leggerà la laudatio, dal giornalista Andrea Casalegno, i germanisti Hermann Dorowin e Camilla Miglio, il filosofo Ugo Perone, lo scrittore Ugo Riccarelli, e Maike Albath, presidente della giuria tedesca.

Paola Capriolo, scrittrice e traduttrice, terrà una relazione sull’importanza della traduzione per la sopravvivenza della letteratura, mentre l’attrice Cloris Brosca leggerà alcuni brani tratti dalle opere tradotte dai vincitori. L’ensemble vocale e strumentale L’Amaltea eseguirà musiche di Frescobaldi, Kapsberger e Sigismondo d’India.

Il Premio italo-tedesco per la traduzione letteraria è bandito dal Ministero Federale degli Affari Esteri, dall’Incaricato del Governo della Repubblica Federale di Germania per la Cultura e i Mass Media e dal Ministero Italiano per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con il Goethe-Institut. (aise) 

 

 

 

 

Francoforte. L’on. Garavini alla manifestazione del PD: “L’alternativa è possibile“

 

“È un giorno in cui da Francoforte e da tante altre città in Europa da parte degli italiani nel  mondo arriva un messaggio importante: siamo pronti a dare il nostro contributo a creare insieme un’Italia migliore, un’Italia di democrazia e legalità, un’Italia che non gira solo intorno ai problemi personali del premier, ma un’Italia che si occupa dei problemi veri della gente vera. Oggi facciamo vedere che un’alternativa è possibile”, ha detto l’on. Laura Garavini dopo avere partecipato – in concomitanza con la manifestazione a Roma – alla protesta dei militanti e simpatizzanti del Partito Democratico davanti alla Paulskirche, il luogo simbolo del primo movimento democratico in Germania nell’ottocento.

 

 “Siamo qua” – ha sottolineato la Garavini che nel corso della manifestazione ha parlato con i militanti e i simpatizzanti della zona di Francoforte – “per dimostrare che gli italiani non stanno a guardare mentre il Presidente di Consiglio smantella le regole della democrazia e le regole della legalità. Ci troviamo di fronte ad una cosa inaudita. Il partito di Berlusconi a causa di liti interne non è in grado di rispettare i  termini di consegna delle sue liste. E invece di andare in un angolo a vergognarsi, ha la sfacciataggine di attaccare i giudici che fanno rispettare la legge e di costruire una legge su misura per salvarsi dai guai. È una vergogna, una vergogna degna di un regime delle banane“.

 

“È ora che convinciamo la gente in Italia e gli italiani all’estero che c’è un’alternativa“, ha affermato la Garavini. Al termine della manifestazione, organizzata dal coordinatore locale, Michele Santoriello, la deputata PD ha partecipato, sempre a Francoforte, alla premiazione di ragazze e bambini italo tedeschi, vincitori del concorso “Tra il Savena ed il Rhein”. De.it.prewss

 

 

 

 

La lotta alla mafia in Germania. "No Mafia Day" a Berlino

 

Il popolo viola a Berlino. Contro la penetrazione delle organizzazioni mafiose in Germania, i giovani italiani manifestano ad Alexanderplatz.

È stata la piazza più grande e più storica della capitale a fare da cornice alla manifestazione "No Mafia Day", organizzata sabato 13 marzo, a Berlino dal cosiddetto popolo viola. Giovani italiani mobilitati con il passaparola della rete, scesi in piazza senza partiti e senza bandiere ideologiche, gemellati idealmente con la manifestazione di giovani calabresi che in contemporanea hanno protestato in Calabria. Dopo la strage di Duisburg, è cresciuta l'attenzione ai fenomeni criminali e oggi in Germania ci sono reazioni che solo fino a poco tempo fa sembravano inimmaginabili. Ufficialmente, la polizia tedesca registra la presenza sul territorio federale di 229 clan con oltre 900 persone impiegate a tempo pieno in riciclaggio, racket e droga. Mezzo miliardo di euro la somma investita nell'acquisto di imprese e immobili. Cifre che spaventano e che hanno indotto i giovani italiani mobilitati a Berlino a chiedere di alzare il livello di guardia contro la penetrazione delle organizzazioni criminali.

Per ulteriori informazioni e dettagli puoi ascoltare il servizio audio di Gerardo Fragione in onda a radio Colonia nella trasmissione di domenica 14 marzo:

http://www.funkhauseuropa.de/audio/radio_colonia/italgermania/2010/100314_antimafia.mp3?dslSrc=/audio/radio_colonia/italgermania/2010/100314_antimafia.mp3

RC, de.it.press

 

 

 

 

Concluso il concorso “Tra il Sàvena e il Rhein”. Si rinnova il legame tra l’Assia e l’Emilia Romagna

 

Francoforte - A Francoforte giornata finale del concorso “Tra il Sàvena e il Rhein” che ha coinvolto migliaia di studenti italiani e tedeschi impegnati nella conoscenza e nello studio della lingua italiana. L’iniziativa, promossa dall’Associazione degli emiliano romagnoli in Assia e Palatinato, è stata sostenuta dalla Consulta degli emiliano romagnoli nel mondo, presieduta da Silvia Bartolini; l’iniziativa ha avuto poi anche grande riconoscimento nelle istituzioni tedesche, presenti alla cerimonia conclusiva con la Staatsekräterin del Land Assia, Nicola Beer.

  Il premio, giunto alla seconda edizione, era incentrato quest’anno sulla conoscenza provincia di Parma e sulla figura di Giuseppe Verdi. Migliaia di studenti, sotto la guida dei loro insegnanti, hanno presentato i loro lavori - relazioni, ricerche ed elaborati artistici- che hanno evidenziato un grande interesse per l’Italia, per la sua lingua e la sua cultura, e in particolare per l’Emilia Romagna.

  Tra gli elaborati sono stati scelti tre lavori che premiano l’impegno di tre studenti, ai quali va un buono viaggio e ospitalità per tre giorni a Parma.

  La cerimonia di premiazione, all’Istituto italiano di cultura di Francoforte, alla presenza del console generale Bernardo Carloni, è stata anche l’occasione per rinsaldare le iniziative  interculturali degli emiliano romagnoli in Assia - gemellata proprio con l’Emilia Romagna - e in Germania, e per rilanciare l’esigenza di una attività istituzionale italiana più attenta alla comunità nazionale residente all’estero.

  Silvia Bartolini ha osservato che “le nostre associazioni all’estero rappresentano in modo esemplare la dinamicità, la creatività e il protagonismo della regione Emilia Romagna, soprattutto per quanto riguarda le nuove generazioni: una opportunità di sviluppo e crescita per l’Italia”.

  Il presidente dell’associazione, Mauro Montanari, ha ricordato quanto sia importante, anche per la nuova emigrazione, promuovere la conoscenza e la comunicazione interculturale, ai fini anche di un processo di integrazione europeo che abbia valori comuni e non viva solo dei rapporti di forza economici. In questo contesto è molto importante la funzione dell’associazionismo e della stampa italiana all’estero, che lo Stato italiano sta mettendo in sofferenza”.

  Intervenendo a questo proposito, il segretario della Federazione nazionale della stampa italiana, Franco Siddi, ha ribadito con forza “l’esigenza che il governo italiano ripristini i contributi per la stampa italiana all’estero, improvvidamente tagliati due settimane fa: anche questa manifestazione di Francoforte evidenzia valore e significato dell’informazione italiana nel mondo, che rappresenta un valore aggiunto per il sistema Paese”. (Inform)

 

 

 

 

Francoforte. “Voi siete un ottimo esempio di integrazione”

 

Francoforte - L’importanza di una buona politica a favore dell’integrazione è stata al centro del discorso dell’on. Laura Garavini (PD) alla premiazione dei bambini italo-tedeschi per il concorso ‘Tra il Savena e il Rhein’ che si è svolta all’Istituto di Cultura Italiano a Francoforte. “Voi siete l’esempio di come l’integrazione sia un grande valore culturale“, ha detto la Garavini ai circa cento bambini presenti “parlate bene due lingue e sentite vostre entrambi le due culture, quella tedesca e quella italiana. Siete un motivo di orgoglio, non solo per i vostri genitori”.

 

“I bambini italo-tedeschi di Francoforte e dintorni che hanno partecipato al concorso“, ha sottolineato la deputata PD, “sono un ottimo esempio di integrazione in Germania. Un esempio che deve essere seguito anche in Italia”. La Garavini, infatti,  ha ricordato l’attuale discussione sui temi della cittadinanza, sul soggiorno dei bambini stranieri in Italia e la decisione in virtù della quale la loro frequenza scolastica non può prorogare l’espulsione dei genitori, se clandestini. “I bambini che hanno partecipato a questo concorso”, ha affermato la Garavini “sono l’esempio eccellente di come la scuola sia la base fondamentale per il successo dell’integrazione tra culture diverse, un valore che arricchisce la società”.

 

La Garavini ha ringraziato tutti i promotori di questo importante concorso: la Regione Emilia-Romagna con la Presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo Silvia Bartolini, il Land Assia, il Consolato generale di Francoforte con il Console generale Bernardo Carloni, l’Istituto italiano di cultura di Francoforte, il Corriere d’Italia con il direttore Mauro Montanari, l’Associazione Emiliano Romagnoli ed Amici dell’Emilia Romagna in Assia e Palatinato. “Iniziative come queste”, ha concluso la deputata, “sono  un contributo importante a favore dell’integrazione e uno stimolo in più per i bambini ad impegnarsi per imparare due lingue. Indirettamente, però, il Premio è anche il giusto riconoscimento all’impegno quotidiano di genitori e insegnanti che favoriscono il bilinguismo dei loro ragazzi”.

De.it.press

 

 

 

 

Hannover. L'idea tutta italiana del "Festival der Philosophie" (8-11 aprile 2010)

 

Hannover - "Non soltanto in quanto città di Leibniz, Hannover sta acquistando anno per anno un posto rilevante nel paesaggio filosofico tedesco: una facoltà di filosofia, l'Archivio di Leibniz, un'università popolare dedicata al martire filosofo Theodor Lessing, due istituti privati di Filosofia (Reflex e Fiph), giornalisti filosofi sull'esempio del caro Volpi, consulenze filosofiche, le giornate di Hannah Arendt, scolari e studenti interessatissimi che rimpiangono il ruolo marginale assegnato alla filosofia nel sistema scolastico tedesco e soprattutto grazie al suo "Festival der Philosophie". Esso incomincia a coinvolgere tutti i cittadini e visitatori, di tutte le età e di tutti i settori lavorativi. Ognuno vi può trovare qualcosa che va bene per lui. E' cosa già risaputa: senza filosofia non funziona proprio nulla nella cultura e nell'arte, la filosofia è il motore laico con cui scrivere canovacci di film, romanzi, concepire mostre, addirittura vendere prodotti.

Pensare è gratuito e libera la fantasia: permette incontri e amicizie nuove, discussioni accese, fa crescere idee e progetti. Chi l'ha detto che la filosofia non cambia la realtà? Certamente uno che non ha capito nulla della storia. Noi testimoni oculari di due rivoluzioni esangui: la liberalizzazione del mercato russo e cinese abbiamo ben visto che politici intelligenti possono rivoluzionare la storia senza violenza. La violenza non è la sola levatrice di una società gravida di una società nuova, la filosofia è la levatrice "per eccellenza" come Socrate ci ha dimostrato, il figlio della levatrice.

E noi italiani lo raccomandiamo spesso: quando non possiamo dire altro diciamo "...e prendila con Filosofia!". E funziona! La filosofia è il lubrificante che ci permette di superare gli attriti della vita quotidiana, di accettare il capo ufficio burbero e "le lune" dei colleghi, la pubertà dei nostri ragazzi, e la mediocrità dei nostri politici: tanto prima o poi la ragione vincerà.

"Ecosostenibilità e città migliore in est  e ovest" sono i temi del "Festival der Philosophie" che si terrà ad Hannover dall'8 all'11 aprile di quest'anno. Ecosostenibilità era anche il tema dell'Expo 2000 a Hannover e "città migliore" sarà il tema dell'expo 2010 a Shanghai. Salvare il pianeta azzurro nell'epoca post-fossile è un compito che ci fa crescere umanamente; confini, frontiere devono poter essere superati con i sentimenti giusti. Il rapporto "uomo, natura, tecnica", dieci anni dall’ Expo Hannover viene affrontato in modo inverso: dalla critica della dittatura tecnica si passa all'augurio di una tecnica "debole", al concetto di natura e a quello che rimane oggi dell'uomo.

 

L'italianità del Festival di Hannover culmina in alcuni eventi tutti particolari: venerdì 9 aprile ore 17 il piccolo "concilio delle donne" nella chiesa dell'architetto italiano Sartorio: St. Johannis-Kirche. Cinque relatrici di spicco, studiose del ruolo dell'"amore" nella storia del pensiero e della musica illustreranno la potenzialità di questo sentimento secondo il motto con cui Dante chiude la divina Commedia: "l'Amore muove il sole e le altre stelle". Nelle righe vuote tra millenni di storia scritta al maschile viene alla luce lo sforzo e l'energia del legame più stretto tra esseri umani. Chi viene per ascoltare delle vicende d'amore di Leibniz e Spinoza (Dr. Antonella Balestra) o Beethoven (Prof. Erika Schuchardt) ne rimane in primo momento forse deluso, ma troverà qualcosa d'altro di ancora più durevole e edificante. Agli amori negati di Leibniz, Spinoza, Beethoven segue quello profano della cortigiana Tullia d'Aragona (Monika Antes) che comunque aspira a una forma più alta. La Dottssa Sabine Meine presenterà il legame Amore e Musica e la dott.ssa Chiara Piazzesi la trasformazione delle forme d'amore d'oggi. Amore è comunicazione, mediazione non è soltanto al femminile, per cui questo Piccolo Concilio vuole coinvolgere anche gli uomini e anche chi non ama abbastanza per convincerlo che non c'è altra energia che possa conservare la vita su questo pianeta.

        

Anche le mostre d'arte sono improntate al concetto italiano del coinvolgimento all'impegno sociale. Mostrare per muovere qualcosa, un'arte non ripiegata su se stessa, che nasce dalla contemplazione delle proprie crisi, non un'arte che libera l'artista e intristisce lo spettatore ma un'arte che indica una strada al cambiamento personale e sociale. Così nella Marktkirche, la chiesa più grande della città, possiamo dare un volto agli "Angeli delle Città" di cui si parla all'inizio dell'Apocalisse. La mostra viene inaugurata il 7 aprile alle ore 19 e dura fino al 23 aprile. E’ aperta dalle ore alle 18.Angeli mezzi caduti, fragili, depressi, distratti sono quelli che dovrebbero custodire le nostre città, e soprattutto i più deboli delle nostre città. Dov'era l'angelo di New York l'11 Settembre? Dov'è l'Angelo della Porta d'Europa a Lampedusa? Quadri enigmatici come quello dell'Angelo della colonna nel quadro di Bruno Bruni che si diletta a pensare (bene o male non si sa) mentre in primo piano un nudo femminile aspetta paziente e forse anche invano, non si sa, qualcuno che forse non arriverà. Nell'ozio di un pomeriggio mediterraneo si consuma un dramma privato, che nega il sociale ed è al tempo stesso sociale: perché una città oggi è somma di inidividui che pensano individualmente. 

        

Nel ristorante "Gallo nero" il Comites Hannover ha organizzato una piccola mostra di pittori internazionali su „Le città invisibili“ del meraviglioso romanzo di Italo Calvino. Ogni città ha la sua identità e funziona secondo una logica particolare, è da ammirare e in qualche modo anche da superare. Soltanto viaggiando usciamo dagli schemi, dalle leggi intrinseche alle sue strutture. Soltanto viaggiando impariamo come un nuovo Marco Polo ad apprezzare il buono di una città e a relativizzarne il male, riusciamo a giudicare e a salvare nella memoria.

Espongono: Shura Born-Kraeff, Svetlana Bertram-Belash, Margret Costantini, Emilio Dettori, Francesco Lamazza, Tengezar Marini, Giuseppe Scigliano, Robert Titze. La Vernissage è l’11 aprile alle 17 e la mostra dura fino al 14 maggio.

        

Anche il programma musicale è vario e internazionale. Xiao Xiao Zhu famoso giovane pianista, figlio di un compositore, ci conduce dall’occidente all’oriente. La voce del soprano Nan Li nel „piccolo Concilio delle donne“ ci rapisce verso la Cina e mostra come suona lì l’amore. Non era semplice per Hannah Arendt essere donna e Musa, ebrea e tedesca, allieva e amante del più grande (solo in Germania?) Pensatore dell’ultimo secolo. Per il carteggio di quest’amore così difficle Ines Lütge ha messo in note proprio per il festival delle brevi composizioni che saranno interpretate per la prima volta da Viola da Gamba (Roland Baumgarten) e Fisarmonica (Tatjana Bulava) sabato 10 Aprile alle ore 22 nel Künstlerhaus.

 

E il tema Uomo, natura, tecnica e durevolezza nella musica non possono non farci pensare al grande genio di Bethoven e alla difficilissima Hammerklaviersonate. Essa verrà suonata a conclusione del festival l’11 aprile alle 17 in Künstlerhaus da Constantin Barzantny.

Non ci rimane che dirvi: vi aspettiamo nella piccola città verde sulle rive del Leine!

Dott.ssa Assunta Verrone, Membro del Comites di Hannover, Referente della commissione cultura (de.it.press)

 

 

 

 

Berlino. Le Marche alla conquista del mercato tedesco

 

Berlino - Dopo la BIT di Milano, valutazioni molto positive per il turismo marchigiano arrivano anche dalla Germania dove la Regione, insieme a diversi Operatori incoming è stata presente nel padiglione dell'Agenzia ENIT, alla ITB di Berlino, la più importante manifestazione per la contrattazione turistica a livello mondiale, chiusasi domenica 14 marzo.

Le Marche destano un crescente interesse per i turisti tedeschi, occupando un posto di rilievo tra le località scelte come destinazione per trascorrere le vacanze: anche qui la promozione che testimonial Dustin Hoffman ha avuto un ottimo riscontro.

Il mercato tedesco è fra i principali fruitori verso le Marche e, nonostante la difficile congiuntura economica, la Germania, secondo i dati forniti dall'Osservatorio Nazionale del Turismo, continua ad essere il primo Paese estero, sia in termini di spesa dei turisti stranieri in Italia, sia in termini di numero di viaggiatori alle frontiere, sia per numero di pernottamenti.

Un ruolo significativo, nell'ambito delle destinazioni italiane, che per i tedeschi continuano ad essere tra le mete preferite, in seconda posizione dopo la Spagna, viene svolto dalle Marche per l'offerta diversificata con itinerari integrati che la regione riesce a proporre. In particolare, sono in aumento i viaggi brevi in bassa stagione mentre le famiglie preferiscono il periodo estivo, tenendo conto delle vacanze scolastiche.

Aumentano le richieste per alloggi in alberghi di qualità e, nell'ordine, nei vari contatti intercorsi durante la manifestazione, emerge che la meta classica per i tedeschi resta il mare. Le spiagge marchigiane in questo senso conservano il loro appeal per il turista tedesco, soprattutto perché sono a due passi dalle colline e dalle montagne, mete assai richieste per escursioni nell'entroterra. Altra importante preferenza alle città d'arte, attraverso vacanze da cicloturismo e le attività del tempo libero correlate alla scoperta delle bellezze ambientali dell'entroterra marchigiano, con particolare riferimento ai piccoli borghi ed ai prodotti enogastronomici.

Fra i fattori che contribuiscono alla scelta delle Marche quindi, l'offerta variegata e la relativa vicinanza geografica che consente il viaggio in auto, in linea con la tendenza generale dei tedeschi e degli europei a preferire l'automobile all'aereo. Nella scelta della vacanza estiva i tedeschi tengono in grande considerazione le iniziative di accoglienza che le località balneari attuano.

Grande attenzione è rivolta al pacchetto tutto compreso, con un'offerta di qualità ampia, flessibile alla prenotazione di soggiorni brevi, offerte speciali rivolte alle famiglie con bambini.

Gli operatori delle Marche presenti a Berlino hanno espresso la necessità che la Regione continui ad assicurare una presenza costante e capillare in questo mercato estero, il più importante per i flussi turistici, ed oggi, più che mai, strategico in relazione al periodo di crisi economica. (aise)

 

 

 

 

Stoccarda. Il pittore Ugo Mainetti alla Lunga Notte dei Musei

 

Stoccarda - Si rinnova sabato 20 marzo 2010 la tradizionale inaugurazione di una mostra di arte contemporanea nei locali dell’Istituto Italiano di Cultura in occasione della Lunga Notte dei Musei di Stoccarda, la notte bianca della capitale del Baden-Württemberg.

La mostra di quest’anno, che resterà aperta fino all’8 aprile 2010, è la personale del pittore Ugo Mainetti, intitolata “L’arte brutale”. Ugo Mainetti è nato a Tartano (Sondrio) nel 1945. È un artista ormai noto e affermato in tutto il mondo, le sue opere figurano in importanti collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero. Nel 1995 ha ricevuto il premio della critica alla Biennale di Venezia e nel 1998 il premio “Italia” alla carriera a Firenze.

Mainetti, che sarà presente all’evento, dipinge in modo “selvaggio”, contro i dettami più elementari della “buona pittura”. Lo fa senza nessuno spirito di provocazione, anche se si potrebbe pensare il contrario. La sua arte “ci fa paura” perché è allo stesso tempo lontana e vicina a noi: lontana dalle nostre abitudini visive, come se si trattasse  di qualcosa di antico che abbiamo represso per sempre; vicina perché quel represso antico è ancora dentro di noi, dentro le nostre anime. MG, de.it.press

 

 

 

 

A Monaco di Baviera conferenza (giovedì 18) su Falcone con Maria Falcone e Fernanda Contri

 

L’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera ha il piacere di annunciare la conferenza “Il giudice Giovanni Falcone”, con Maria Falcone e Fernanda Contri.

La conferenza - dibattito, che fa parte del ciclo “Comprendere di nuovo l’Italia. Politica - Cultura - Stile di vita”, previsto per giovedì 18 marzo 2010, alle ore 19, presso il Black Box del Gasteig, Rosenheimer Straße 5, a Monaco di Baviera, si propone di spezzare i cliché e i luoghi comuni che spesso accompagnano il tema della mafia.

 

Modera Alessandro Melazzini, corrispondente culturale dalla Germania de "Il Sole 24 Ore", in lingua italiana, con traduzione consecutiva in tedesco di Martina Kiderle.

Organizzano l’evento l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera in collaborazione con la Münchner Volkshochschule e la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone di Palermo.

 

Maria Falcone, sorella del giudice antimafia, e Fernanda Contri ricordano la vita, l’operato e la morte di Giovanni Falcone, ucciso il 23 maggio 1992 da una autobomba. La “strage di Capaci” costituisce il drammatico epilogo di una vita, quella del giudice palermitano, dedicata con coraggio e abnegazione alla lotta alla mafia, dalle sue prime indagini come Giudice Istruttore a Palermo, alle clamorose condanne del maxi-processo del 1987 che mettevano in ginocchio Cosa Nostra, fino all’incarico presso il Ministero di Grazia e Giustizia di Roma. La sua morte ha segnato profondamente le coscienze della Sicilia e dell’Italia intera, che ogni anno commemora Giovanni Falcone insieme al collega Paolo Borsellino, rimasto anch’egli

ucciso in un attentato mafioso, quali “eroi”, esempi di lealtà, coraggio e umanità, della storia della Repubblica Italiana.

 

A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini. (Giovanni Falcone)

 

Nel corso della serata verrà proiettato il film “Per Falcone” (RAI Educational), che getterà uno sguardo sul lavoro quotidiano del giudice palermitano. Inoltre verrà presentata l’attività della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone.

 

Maria Falcone vive a Palermo e dal 1992 dirige la Fondazione Falcone, tenendo incontri e conferenze sul concetto e sul valore della "legalità" presso numerose scuole italiane e in prestigiose istituzioni di tutto il mondo. Ha inoltre pubblicato libri e molti sono i riconoscimenti e i premi tributatile.

 

Fernanda Contri, eletta nel 1996 giudice della Corte Costituzionale, ne ha assunto poi nel 2005 – prima donna ad ottenere tale nomina – la vicepresidenza. In qualità di membro della Fondazione Falcone tiene conferenze e ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il titolo di dottore honoris causa in Giurisprudenza presso la University College di Londra. IIC-Monaco, de.it.press

 

 

 

 

 

Sit in a Francoforte: lavoro, sanitá, scuola, Costituzione e regole. Alle regionali per un’altra Italia.

 

Francoforte - Nonostante  un pomeriggio ventoso e molto freddo, sabato 13 marzo ’10, dalle ore 14.00 alle 16.00, hanno partecipato davanti alla Paulskirche, sede della parlamentarismo e della democrazia tedesca, circa 40 persone tra iscritti e simpatizzanti  al Sit  organizzato dal Circolo del PD di Francoforte per la manifestazione “ Si alle regole, no ai trucchi”. Un evento organizzato in contemporanea con la manifestazione di Roma  e di molte altre iniziative in Europa.

Il coordinatore del Circolo Michele Santoriello, intervenuto con un saluto ed un discorso, dopo avere ringraziato i presenti e i rappresentati dei Circoli PD di Ludwigshafen e Mannheim, ha sottolineato che a differenza di quanto scriveva Sergio Romano, in un editoriale apparso Corriere della Sera di sabato mattina, ovverosia che le piazze sono piene, ma le idee sono vuote, l’essere scesi questa volta in piazza, sia in Italia che all’estero, ha avuto come scopo  proprio quello di dare voce e concretezza ai contenuti, ai programmi alle idee del centrosinistra: lavoro e democrazia, sanità, precariato, scuola, difesa della costituzione e delle regole. Parlare di cose concrete, quotidiane per affrontare i problemi del paese Italia.

 

Temi che il centrodestra, occupato cosí com’è o a proteggere il premier o a farsi regole su misura, non affronta, ben sapendo che sono ben altre le priorità del governo Berlusconi.

 

Andare a votare in Italia il 28 e 29 marzo è un impegno di tutti i cittadini italiani, anche quelli  che vivono all’estero. Un voto quindi per un’altra Italia, un appuntamento politico importante  a cui gli italiani che vivono all’estero non mancheranno.

All’incontro era presente l’On Laura Garavini – di passaggio  a Francoforte per  un’iniziativa degli emiliano romagnoli  - che si è intrattenuta con iscritti e simpatizzanti.

Il circolo ha voluto dare testimonianza della iniziativa di Francoforte con dei filmati che si possono visionare su youtube (alla voce : pdcircolofrancoforte).

Pd-Francoforte (de.it.press)

 

 

 

 

 

 

Le Acli chiedono di abolire il voto per posta e di indire subito le elezioni per Comites e Cgie

 

Si accende il dibattito sulle modalità del voto degli italiani all’estero. La proposta della fai, Federazione delle Acli Internazionali, è quella di abolire il voto per corrispondenza organizzando i seggi elettorali nelle sedi istituzionali (ambasciate, consolati, comites, istituti di cultura). In un documento approvato dall'ultima assemblea, la Fai chiede contestualmente “l'immediata indizione delle elezioni dei Comites e del Cgie”, i cui organi sono scaduti da oltre un anno. Sarebbe, affermano le Acli, “una risposta immediata e doverosa al malessere degli italiani nel mondo”, provocato da ultimo dalle vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto tra gli altri l'ex senatore eletto all'estero, Nicola Di Girolamo.

La rete delle Acli all'estero tocca 18 Paesi, dall'Europa al continente americano, dal Sudafrica all'Australia. “Le ultime vicende di cronaca - si legge nel documento - hanno prodotto smarrimento, delusione e forte preoccupazione nelle comunità italiane nel mondo. Il rischio è quello di vedere crescere, anche in questo caso, la sfiducia nei confronti delle istituzioni e della democrazia”. Grtv

 

 

 

 

Il Comitato di Presidenza del Cgie si riunisce alla Farnesina il 26 e il 27 marzo

 

ROMA – CGIE: convocata dal segretario generale Elio Carozza la prima riunione del 2010 del Comitato di Presidenza. La riunione si terrà il 26 e il 27 marzo: i lavori prenderanno avvio alle ore 9.30 di venerdi 26 marzo presso la Sala Nigra del Ministero degli Affari Esteri.

 

All’ordine del giorno: Relazione di Governo; Ripartizioni contributi e finanziamenti 2010 (corsi di lingua e cultura italiana (cap. 3153); assistenza diretta (cap.3121) e indiretta (cap.3105); Comites (cap. 3103); stampa italiana all’estero); Elezioni Comites e CGIE; Riforma legge Comites e CGIE;  Circoscrizione Estero: voto e modalità; Rete Consolare e programma di ristrutturazione; Seguiti Conferenza Mondiale dei Giovani; Preparazione e contributo CGIE all’incontro con gli organismi omologhi del 30 aprile 2010; Preparazione Assemblea Plenaria, Commissioni Continentali e Tematiche; Rapporto attività 2009; Scioglimento Comites Lugano e Chicago: relazione dei Consiglieri d’area; Task force cittadinanza in Brasile; 150° anno dell’Unità d’Italia: iniziative all’estero; Varie ed eventuali. (Inform)

 

 

 

Di Biagio/Marino. Valutare insieme correttivi per rendere sicuro il voto per corrispondenza

 

“Ci impegneremo a mantenere un dialogo e a svolgere un’azione convergente tesa a garantire il mantenimento del voto attivo e passivo dei nostri connazionali all’estero e a cercare insieme tutti i correttivi necessari per migliorarne il sistema e ridurre al minimo i rischi”.

E il contenuto di un comunicato congiunto diffuso dai responsabili italiani all’estero del Partito della libertà e del Partito democratico, Aldo Di Biagio ed Eugenio Marino. I due parlamentari si sono confrontati su molte delle questioni che riguardano le comunità italiane all’estero.

“Sappiamo – è scritto ancora nella nota – che attualmente tra maggioranza e opposizione vi sono terreni di scontro anche forte su alcune questioni, ma questo non deve impedire un dialogo a favore delle nostre comunità all’estero e del loro diritto di voto, sancito in Costituzione già dal 1948, anche se per decenni di fatto non fruito”.

Secondo i due esponenti di maggioranza e opposizione, bisogna fare uno sforzo per “valutare insieme e in maniera approfondita tutti i correttivi possibili per migliorare e rendere sicuro proprio il voto per corrispondenza, che è quello che garantisce la maggiore partecipazione dei nostri connazionali”.

“In questo quadro – concludono – sarebbe utile fermarsi a fare anche una riflessione più approfondita sulla riforma degli organismi di rappresentanza di base attualmente all’esame del Senato, e anch’essi interessati dal sistema di voto per corrispondenza”.

Grtv

 

 

 

 

 

Rientro deficit, Ue: serve massimo rigore. Italia si tenga pronta per ulteriori misure

 

ROMA - L'Unione europea dà una valutazione complessivamente positiva del piano di rientro dei conti pubblici presentato dall'Italia e ne chiede una «rigorosa applicazione». I risultati della marcia di rientro nei parametri europei dei conti pubblici italiani, però, «potrebbero essere peggiori di quanto previsto» nell'aggiornamento del programma. La Ue invita quindi anche le autorità italiane ad essere pronte ad adottare «ulteriori misure» nel caso in cui lo scenario macroeconomico dovesse rivelarsi meno favorevole di quanto previsto dal piano stesso. Sono questi i punti salienti contenuti nella valutazione dell'aggiornamento del programma di stabilità dell'Italia, per il periodo 2009-2012, che sarà adottata domani dalla Commissione europea. Nel documento, Bruxelles invita l'Italia a «cogliere ogni ulteriore opportunità per accelerare» la riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil.

 

Commissione europea: adottare misure concrete per il rientro. La Commissione europea invita poi l'Italia a sostenere con «misure concrete» l'azione di rientro del deficit prevista per il 2011 e 2012 e ad assicurare che l'applicazione della riforma della procedura di bilancio conduca a un miglioramento del controllo sulla spesa e contribuisca al consolidamento della finanza pubblica. Bruxelles auspica che nella stessa direzione vadano anche le regole di "governo" del federalismo fiscale, migliorando la responsabilizzazione delle amministrazioni locali e incoraggiando l'efficienza.

 

Il piano italiano di rientro. L'aggiornamento del programma di stabilità 2009-2012 presentato dall'Italia a Bruxelles prevede di portare il rapporto deficit-Pil al di sotto del valore di riferimento del 3% entro il 2012, così come richiesto dal Consiglio Ue lo scorso dicembre al fine di sanare la condizione di deficit eccessivo in cui oggi l'Italia si trova insieme alla stragrande maggioranza dei Paesi Ue. In particolare, la marcia di rientro prevista dal governo prevede di far scendere il rapporto deficit-Pil dal 5,3% del 2009 al 5% nel 2010, al 3,9% nel 2011 e al 2,7% nel 2012. Tra i punti fortì del programma italiano figurano anche il ritorno all'avanzo primario (1,3% nel 2011 e il 2,7% nel 2012) e una ripresa del trend decrescente del rapporto debito-Pil a partire dal 2011.

 

«La spesa pensionistica pesa sulla crescita». L'Italia ha fatto registrare «sviluppi positivi» in materia di riforma del sistema pensionistico - si legge nel documento della Commissione - ma la spesa per le pensioni resta molto elevata e «può avere effetti negativi» sul potenziale di crescita del Paese, sottraendo risorse a spese più «produttive», come quelle destinate a sostenere la ricerca e l'innovazione. IM 16

 

 

 

 

Tutto Obama in sette giorni

 

Nella storiografia presidenziale americana esiste un passaggio considerato essenziale, di natura quasi mitologica.

 

È il «the defining moment», il momento in cui un Presidente, dopo essere stato votato, trova sé stesso, definendo la Storia.

 

Senza questo salto non ci sarebbe la stessa Presidenza americana, il suo valore esemplare, che la distingue - almeno nelle aspettative - dall’essere una carica puramente istituzionale. Per George Washington il momento fu l'attraversamento del fiume del Delaware la notte di Natale del 1776, per Kennedy fu il discorso di Berlino, per Franklin D. Roosevelt la decisione di entrare nella Seconda guerra mondiale. Ci sarà, quale sarà, e quando sarà il momento di Obama? Che sia proprio questo, che sia vicino, che sia questa settimana, che sia la riforma della assistenza sanitaria?

 

Nel clima infuocato di Washington, si ascoltano, tra le molte accuse e proteste, anche queste domande. Il clima è di fuoco perché la settimana che inizia potrebbe davvero definire se non la Storia con la maiuscola di sicuro una importante parte del lavoro fin qui fatto da Barak Obama.

 

Se tutto va infatti secondo i piani, i Democratici potrebbero essere in grado di inviare a fine settimana la legge sulla riforma sanitaria al Presidente. Cioè pensano di ottenere il voto della Camera dopo il sì ottenuto di misura al Senato, e di poter dunque presentare al Presidente il testo in maniera che possa firmarlo per tradurlo in legge.

 

Ma, a settimana iniziata, nessuno davvero sa se il testo sarà pronto, nel senso che dal testo dipende il numero di voti che gli si raccoglieranno intorno. Dunque si può ben dire che nonostante la sicurezza che i Democratici sfoggiano, i voti non ci sono, altrimenti, come dice l’opposizione, «al voto si sarebbe già andati». In corso c'è così una specie di gioco di guardie e ladri, in cui la abilissima Nancy Pelosi tesse la tela dei contatti per cercare consensi, ma senza scoprire le sue carte, mentre i Repubblicani moltiplicano le denunce del bluff.

 

Lasciamo qui perdere la descrizione delle molte manovre e possibili compromessi legislativi che nei prossimi giorni si affronteranno, per poter arrivare al voto - dopotutto l'attività parlamentare è fatta di cavilli e accordi a tutte le latitudini e in tutte le nazioni.

 

Quel che conta è che al di qua dei corridoi, e delle aule del Congresso, questo voto sulla riforma sanitaria ha acquisito, o forse acquisito per la prima volta, una dimensione definitoria per la Presidenza. Obama ne è perfettamente consapevole; sembra anzi voler sottolineare questo aspetto: ha spostato infatti il suo viaggio in Asia per attendere il voto, e il gesto da solo ha drammatizzato l'appuntamento dandogli la valenza di vittoria o sconfitta. La Casa Bianca insomma ha rimesso definitivamente il suo volto, e dunque il suo operato, su questa riforma.

 

Voto che a sua volta assume, nel tipo di consenso che raccoglierà o meno, anche il valore di fotografia dello stato del partito democratico. Molte delle difficoltà dei congressisti a votare la riforma dipende infatti dal loro elettorato e dall'impatto che il voto a Washington può avere nei loro territori di origine. Ci sono resistenze di natura etica, legate al finanziamento indiretto dell’aborto.

 

Pochi mesi fa in Senato fu trovato un modo per aggirare questo problema, restringendo con una mossa molto spregiudicata da parte di Nancy Pelosi, famosa abortista, quasi ogni finanziamento ai settori pro-choice.

 

Oggi alla Camera si propone lo stesso problema, ma paradossalmente in maniera meno rilevante. I democratici sono pronti a cancellare ogni discorso sull'aborto che la riforma potrebbe legalizzare.

 

Ma a differenza di quando si votò al senato, oggi le preoccupazioni maggiori paiono essere più di natura economica che morale. Come verrà finanziata questa riforma? E' sempre stato il dubbio di tutti. Oggi non è nemmeno un dubbio, nel senso che la risposta è ormai chiarissima anche nelle parole dei Democratici: la riforma sarà un inevitabile peso sulla spesa pubblica.

 

E la spesa pubblica di Obama oggi continua a salire, e non dà nessuna indicazione di frenata.

 

La terza grande componente che, in questa vigilia di voto, contribuisce a fare del passaggio della Riforma un momento definitorio per Obama, è proprio la preoccupazione per una crisi economica che, nonostante tutti gli sforzi, rimane fuori controllo. Il debito pubblico americano è oggi il più alto della sua storia, e con un governo che ha profonde riforme in mente e non può alzare le tasse, non si vedono segni di soluzione. E' esattamente il problema che ha l’Europa, dopotutto, ed è paradossale ma anche pericolosissimo che si presenti, e non abbia soluzioni in vista, anche in Usa. In fondo a tutto questo, in autunno, si profila la tagliola: le elezioni di mid-term sono infatti già state definite da alcuni nel giro dei più stretti collaboratori di Obama come un potenziale «massacro».

 

Quella che si addensa questa settimana, intorno al voto, è dunque davvero una sorta di tempesta perfetta, come amano dire qui in Usa quando si concentrano multiple avverse condizioni di maltempo.

 

Ma, come si diceva, proprio questa tempesta perfetta può essere la materia in cui si fa o si disfa la Presidenza Obama. I mesi passati sono stati per il leader americano un faticoso alternarsi di alti e bassi, di successi e insuccessi. In molti punti la tela del suo charme, della sua politica e delle sue alleanze, mostra la corda. Contrasti interni cominciano a scoppiare nel circolo più intimo dei suoi collaboratori, e deputati e senatori cominciano a guardarsi intorno. Alcuni sostengono che la stessa magia del «cambio» si è appannata. La ostinazione con cui Obama ha deciso ora di tenere, difendere, e sostenere la Riforma sanitaria, a dispetto di tutto, sembra essere una sua riscossa.

 

Forse sarà l’errore della sua vita, forse sarà una sconfitta, dicono in molti. Ma a questo punto di sicuro ha preso le forme di un suo incontro con il destino. Un punto dove si capisca, (e magari lo capisca lui stesso) per dirla con David Brooks, «Chi è Barack Obama».  LUCIA ANNUNZIATA  LS 16

 

 

 

 

Netanyahu, nuova sfida a Obama. "Continuiamo a costruire"

 

Il premier d'Israele conferma: in arrivo 1.600 nuove case a Gerusalemme Est

L'ambasciatore negli Stati Uniti: "Crisi di proporzioni storiche" - dal nostro corrispondente ALBERTO STABILE

 

GERUSALEMME - "Le costruzioni a Gerusalemme est continueranno nella stessa maniera in cui sono andate avanti negli ultimi 42 anni", dice Benjamin Netanyahu ai deputati del Likud presumibilmente soddisfatti della nuova sfida lanciata dal premier a Obama. Nessuna retromarcia, dunque. Perché questa, dice Netanyahu, è la linea seguita da tutti i governi israeliani che si sono succeduti dalla guerra del '67 ad oggi.

 

Ecco il punto: mantenere le conquiste del '67, possibilmente incrementandole, e al tempo stesso dichiarare di volere la pace; riconoscere la necessità che i palestinesi abbiano un loro stato e continuare a limitarne il futuro territorio; accettare di risolvere il conflitto attraverso il negoziato ed agire come se non ci fosse alcun negoziato. Netanyahu non teme le contraddizioni, anche quando queste lo mettono su una rotta di collisione con l'alleato americano, in quella che l'ambasciatore israeliano a Washington, Michael Oren, ha definito "una crisi di proporzioni storiche, la peggiore dal 1975".

 

Una crisi destinata ad aggravarsi. Perché la sfida di Netanyahu arriva in risposta alle richieste fatte da Hillary Clinton nella tesissima telefonata di venerdì, nella quale il segretario di Stato avrebbe chiesto al premier di accantonare, o addirittura annullare, la decisione che aveva provocato la crisi: quella cioè di costruire 1.600 nuove case nel quartiere ultra-ortodosso di Ramat Shlomo, al di là della linea verde.

 

Netanyahu ha risposto con un rilancio, citando tra l'altro il consenso, a suo dire quasi unanime, della popolazione israeliana nel ritenere che i territori "annessi" (e i quartieri ebraici di Gerusalemme est sono stati tecnicamente annessi) rimangano parte del territorio israeliano "in qualsiasi accordo di pace".

 

A Ramallah le parole del premier israeliano sembrano essere cadute in una sorta di vuoto emotivo. "Non è una novità, né una sorpresa", dice Nemer Hammad, consigliere di Abu Mazen ed ex ambasciatore Olp a Roma. In altri termini, per il vertice palestinese si conferma che "Netanyahu non è interessato alla pace". E dunque, conclude il portavoce del presidente Nabil Abu Rudeinah, finché questa resta la linea degli israeliani "non torneremo al tavolo del negoziato". Reazione preoccupante, quella di Ramallah, perché alta è la tensione nei Territori e a Gerusalemme (una decina di feriti, ieri, in diversi scontri) e se una vecchia volpe come l'ex premier Abu Ala avverte che potrebbe esplodere una terza Intifada, la sua opinione non va sottovalutata.

 

Forte dell'appoggio ricevuto dalla lobby filo-israeliana americana (Aipac) e dalla Anti Defamation League (un'organizzazione impegnata a combattere l'antisemitismo nel mondo), entrambe assai polemiche verso Obama, Netanyahu sembra però deciso ad andare avanti.  LR 16

 

 

 

 

«Giornata della rabbia», è guerriglia a Gerusalemme

 

Scontri tra palestinesi e forze di polizia a Gerusalemme e nei posti di frontiera con la Cisgiordania

 

GERUSALEMME - Violenti scontri sono in corso tra centinaia di giovani palestinesi e le forze dell’ordine israeliane in numerosi quartieri di Gerusalemme est: lo hanno riferito alcuni testimoni. Il movimento islamico palestinese Hamas ha proclamato per oggi la «Giornata della rabbia» in risposta all’inaugurazione della sinagoga Hurva nella Città vecchia. Circa 3.000 poliziotti e soldati supplementari sono stati dispiegati a Gerusalemme e nei posti di frontiera con la Cisgiordania.

PIETRE CONTRO GLI AGENTI - I principali scontri sono avvenuti nel campo profughi di Shuafat e all'entrata della località di Isawie, dove giovani manifestanti palestinesi hanno lanciato pietre agli agenti. La polizia ha reagito sparando proiettili di gomma, granate stordenti e gas lacrimogeni. Scontri analoghi sono scoppiati anche in altre zone di Gerusalemme Est, nelle cui strade la polizia ha schierato 3.000 agenti, che controllano anche gli accessi alla città per impedire che i palestinesi di cittadinanza israeliana residenti in Galilea arrivino a dare man forte ai manifestanti.

LA SINAGOGA CONTESTATA - La polizia da cinque giorni ha bloccato gli accessi alla Spianata delle Moschee e ha rafforzato le misure di sicurezza in tutti i quartieri di Gerusalemme Est, in previsione delle violenze annunciate dal governo di Hamas a Gaza, in segno di protesta per l'inaugurazione di una storica sinagoga nel quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme: si tratta della 'Hurvà (rovina, in ebraico), una sinagoga inaugurata nella notte dopo esser stata ricostruita per la terza volta negli ultimi 250 anni. Un'antica profezia collega la terza inaugurazione con il periodo del Terzo Tempio, per cui alcuni gruppi radicali ebraici hanno approfittato per rivendicare il diritto a entrare nella Spianata delle Moschee, dove Duemila anni fa sorgeva il tempio biblico. Ma i palestinesi considerano una provocazione le pretese dei gruppi nazionalistici ebraici e Hamas ha dunque proclamato la «Giornata della rabbia», un appello usato nella seconda e terza Intifada per portare in piazza i manifestanti.

IL NODO DEGLI INSEDIAMENTI - Gli scontri vanno avanti da alcune settimane dentro e fuori la Città Vecchia, dove si trovano i luoghi sacri di ebrei, musulmani e cristiani; ma negli ultimi giorni sono stati esacerbati dalla decisione israeliana di costruire abitazioni per ebrei nelle zone occupate di Gerusalemme Est. Il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito anche lunedì che il piano per costruire 1.600 nuovi alloggi a Gerusalemme Est andrà avanti come programmato; e il via libera all'allargamento dell'insediamento, annunciato martedì scorso durante la visita del vicepresidente americano Joe Biden e che ha innescato una profonda crisi tra Washington e lo Stato ebraico, ha ulteriormente infiammato gli animi dei palestinesi.

L'INVIATO DI OBAMA - Nel frattempo è giallo sul rinvio della visita in Israele dell'inviato Usa in Medioriente George Mitchell. La Casa Bianca, tramite la propria ambasciata a Tel Aviv, ha fatto sapere che non è una risposta americana al piano di costruzione che lo Stato ebraico intende portare avanti a Gerusalemme Est. Fonti dell'ambasciata Usa hanno detto che l'inviato di Obama ha rinviato la sua visita per «ragioni logistiche» e che questa avverrà dopo il meeting del Quartetto per il Medioriente (tra Usa, Onu, Ue e Russia) previsto a Mosca giovedì. Mitchell ha in programma consultazioni oggi a Washington e per questo non può essere a Gerusalemme in serata, hanno riferito fonti al quotidiano The Jerusalem Post. Redazione online CdS 16

 

 

 

 

Svizzera dura con l'Italia "Faccia pressioni sulla Libia"

 

Dopo l'ultimatum di Frattini sul rilascio dei visti a personalità libiche - il governo di Berna ribadisce la linea della fermezza - Critiche dal Pd: "Indecente che ci si schieri con un governo dittatoriale contro una democrazia"

 

ROMA - La Svizzera reagisce con durezza all'ultimatum lanciato ieri a Tripoli dal ministro degli Esteri italiano Franco Frattini. Il ministro è rientrato in Italia dalla Libia sostenendo che la Svizzera deve cancellare "entro il 4 aprile" la lista nera in cui ha inserito 180 dirigenti libici fra cui il colonnello Gheddafi e mezzo governo libico. Frattini ha precisato che se la crisi tra Libia e Svizzera "non sarà risolta da qui al 4 aprile, l'Italia proporrà a tutti gli altri paesi Schengen di rilasciare i visti alle personalità di Tripoli anche se la Svizzera continuasse ad opporsi".

Questa mattina la presidente della commissione Esteri del parlamento svizzero, Christa Markwalder, ha risposto che "l'Italia esercita pressione dalla parte sbagliata: deve criticare la Libia, non la Svizzera". Secondo l'agenzia svizzera Ats, la Markwalder ritiene che non sia accettabile che uno Stato vicino si comporti in tal modo: la Confederazione - è il ragionamento della presidente della Commissione Esteri - ha infatti agito conformemente alle regole dello "spazio Schengen" ed è pronta a discutere l'abolizione delle restrizioni sui visti non appena il cittadino elvetico imprigionato in Libia Max Goldi potrà rientrare in patria.

 

La Markwalder intende ribadire il suo punto di vista durante un incontro in Svizzera con la commissione Esteri italiana. "Questa visita si terrà in un clima particolarmente teso - scrive l'agenzia svizzera - dopo che Frattini si è recato a Tripoli, ventilando una proposta per aggirare la "lista nera" svizzera".

 

A Tripoli il ministro italiano aveva incontrato il primo ministro Al Baghdadi e il ministro degli Esteri Mousa Kousa: dai dirigenti libici Frattini avrebbe ha avuto conferma che la Svizzera avrebbe rifiutato una proposta di mediazione avanzata dal ministro degli Esteri spagnolo Moratinos, presidente di turno della Ue. Per questo la Farnesina si prepara a proporre alla Ue che, se la crisi non verrà risolta entro il 4 aprile, i paesi Schengen potranno riaprire la concessione dei visti ai cittadini libici inseriti nella black list decisa da Berna. Frattini ha spiegato all'Ansa che la proposta sarà anticipata assieme ai colleghi maltese, spagnolo e portoghese il 22 marzo prossimo al Consiglio dei ministri europei.

 

Dal 4 aprile entrerà in vigore il nuovo codice sui visti Schengen che prevede la possibilità di emettere dei visti a "territorialità limitata" condivisi da un certo numero dei paesi che aderiscono all'area Schengen: ogni paese cioè, potrà rilasciare un visto per il suo territorio che sarà valido anche per gli altri paesi Schengen che aderiranno all'iniziativa. Per il ministro italiano "non è possibile che membri di una delegazione libica che negoziano accordi con l'Europa siano iscritti nella lista nera Svizzera" adottata automaticamente da tutti i paesi Schengen. Così come, ha proseguito il ministro, "va risolto subito il problema del rilascio dei visti in entrata in Libia".

 

Ma l'attivismo dell'Italia viene stigmatizzato dal Pd. "Troviamo francamente indecente che il ministro degli Esteri italiano Frattini si schieri con la Libia di Gheddafi in una vicenda che contrappone palesemente un governo dittatoriale a una democrazia come la federazione svizzera", dicono i senatori democratici Roberto Della Seta, Francesco Ferrante e Claudio Micheloni che aggiungono: "Comprendiamo la volontà di mediazione dell'Italia, visti i rapporti del nostro paese con la Libia, e dunque capiamo il tentativo svolto dal ministro Frattini con il viaggio a Tripoli. Tuttavia è chiaro che, se da un lato è necessario superare pacificamente l'attuale situazione di conflitto diplomatico, dall'altro è evidente che il nostro Paese non può esercitare una pressione unilaterale sulla federazione svizzera per il superamento della black list". E concludono: "La ragione di Stato - concludono i tre senatori del Pd - non può sconfinare in atteggiamenti che privilegino le pretese di un regime come quello di Tripoli rispetto alle ragioni del diritto e della legalità internazionali". LR 16

 

 

 

 

Regionali, batosta Sarkozy. Sinistra, storico sorpasso. Astensione record: un elettore su 2 non ha votato

 

PARIGI - Il no a Nicolas Sarkozy arriva da sinistra e da destra. Al primo turno delle elezioni regionali vincono, come previsto, i socialisti che sfiorano il 30 per cento, superano l’Ump del presidente, fermo al 27, e diventano il primo partito di Francia. A sorpresa, rinasce il Fronte nazionale: con un categorico score oltre l’undici per cento e la netta affermazione di padre e figlia, Jean-Marie Le Pen a sud e Marine le Pen a nord, l’estrema destra torna a farsi sentire in Francia. Dato per spacciato, il Fronte ha ritrovato le forze in una campagna apertamente anti immigrazione e antimusulmana e tallona da vicino i verdi di Europe Ecologie guidati da Daniel Cohn Bendit: con circa il tredici per cento dei voti, si stabilizzano dopo il trionfo alle europee, diventano la terza forza del paese, ma non sfondano.

Ma a trionfare ieri, ultimo appuntamento elettorale importante prima delle presidenziali del 2012, è stata soprattutto l’indifferenza, la stanchezza, il rifiuto dei francesi. Mai l’astensione era stata così alta: ha superato il 53 per cento, meno della metà degli elettori si è recata alle urne.

Non a caso tutti i leader della destra hanno preferito tagliare corto sui commenti di una sconfitta annunciata e preferito lanciare appelli alla mobilitazione. Già presenti in liste d’unione al primo turno, i candidati dell’Ump in ballottaggio puntano ora soprattutto ad un “risveglio” del voto conservatore.

«Nulla è ancora deciso» ha detto subito François Fillon. Se Nicolas Sarkozy, davanti alle previsioni sempre più nere, ha preferito mettersi da parte, il capo del Governo è invece sceso in campo in prima linea per condurre la campagna della destra. Ieri, è stato tra i primi a parlare, qualche minuto dopo la diffusione delle prime proiezioni. «Sangue freddo, coraggio e unità» è stato l’appello di Fillon alle forze conservatrici, mettendo in guardia da un’idea di «regioni come necessariamente luoghi del contropotere» e minimizzando la vittoria della sinistra, squalificata dall’astensione.

A sinistra, sono invece cominciate subito le grandi manovre per le alleanze e le liste di fusione del secondo turno. Evidentemente galvanizzata dal risultato, la segretaria del partito socialista Martine Aubry ha chiamato al rassemblement di tutta la sinistra, di quella «sociale, repubblicana, ecologista». Comunisti e radicali (che hanno raggiunto il 6 per cento) verdi ed ecologisti sono dunque chiamati domenica prossima a far fronte comune contro «la politica ingiusta di Sarkozy».

Daniel Cohn Bendit si è mostrato ottimista e ha assicurato che «ci sarà un’onda rosa-verde-rossa, perché nessuna forza politica di sinistra potrà da sola conquistare una regione». «Il 21 marzo - ha aggiunto Cohn Bendit - la sinistra può conquistare tutte le regioni». Un en plein tutt’altro che scontato, soprattutto in Alsazia, dove la destra arriva al ballottaggio con oltre il doppio dei voti dei socialisti.

Escono invece di scena i centristi del MoDem di François Bayrou. «E’ un brutto giorno per noi, e un brutto giorno per il paese» per la grave astensione, ha detto Bayrou commentato i risultati del Modem, che in molte regioni non è riuscito a superare nemmeno la soglia del 5 per cento, necessaria per entrare nelle liste di fusione domenica prossima. FRANCESCA PIERANTOZZI IM 15

 

 

 

 

Una doppia sanzione per Nicolas

 

Gli elettori francesi hanno espresso ieri un voto di protesta che ha preso la forma di una voto-sanzione. Per il governo e per Nicolas Sarkozy è chiaramente un voto negativo, un avvertimento molto serio e il presidente sbaglierebbe a non comprenderlo.

 

Se si guarda l’insieme dei risultati di queste elezioni regionali è facile riassumerne il senso a livello nazionale: il ritorno del partito socialista, la sconfitta dell’Ump (il partito unico della destra), la forza degli ecologisti che sono ormai il terzo partito francese e il risveglio del Front National, l’estrema destra.

 

La sconfitta dell’Ump, il partito di Nicolas Sarkozy, rappresenta la sconfitta di tutta la destra che raccoglie dalle urne il risultato storicamente più basso della destra di governo nella storia della Quinta repubblica.

 

Il partito socialista si ritrova invece a un livello che non raggiungeva da più di vent’anni: è praticamente al 30 per cento e si reinstalla come la forza ineludibile in qualunque ipotesi di alternativa di governo.

 

Gli ecologisti che avevano già raccolto un buon risultato un anno fa alle Europee si prendono qualche voto in meno ma si installano come terzo partito del Paese. Per il partito socialista questa è insieme una buona e una cattiva notizia. La buona è che esiste ormai sotto gli occhi di tutti un’alleanza di governo possibile e potenzialmente maggioritaria in Francia sull’asse Ps-verdi. Ed è questo alla fine il risultato più significativo di questo scrutinio.

 

Ma per i socialisti la cattiva notizia è che per consolidare questa prospettiva dovranno fare alcune concessioni ai verdi in termini di programma, perché i due partiti non condividono certo le stesse posizioni e su molte questioni il Ps considera i verdi «retrogradi». Il problema del programma non sarà dunque da sottovalutare in prospettiva della costruzione di un’alternativa di governo.

 

L’estrema destra del Front National, infine, perde molti voti rispetto alle regionali del 2004 ma recupera parecchio rispetto alle Europee e alle presidenziali.

 

Insomma, per Sarkozy e la maggioranza di destra una doppia sanzione: il rapporto di forza si è rovesciato a beneficio della sinistra e la rimonta del Front è il risultato dell’assurdo dibattito sull’identità nazionale provocato dal governo.

 

La lettura dei risultati ci induce però alla prudenza. Innanzitutto va registrato il record dell’astensione, più del 50 per cento, un dato impressionante in Francia che ha consentito a tutti i portavoce della destra che si sono espressi ieri sera di tentare di minimizzare il significato nazionale della consultazione perché un francese su due non si è recato al seggio. Ma va detto che l’astensione vale per tutti. Non bisogna poi dimenticare che si trattava di voto per il rinnovo dei Consigli regionali, l’elezione dei presidenti di Regione e dunque si tratta di una consultazione fortemente segnata dalle particolarità locali. Tuttavia ciò non ne sminuisce la portata nazionale e la questione che si pone ora è sapere come reagirà Nicolas Sarkozy e se saprà rispondere al malcontento che si è espresso così chiaramente.

 

Il presidente è di fronte a una contraddizione maggiore: lo stesso ritmo delle riforme, e talvolta il contenuto delle riforme, innervosiscono e alimentano il malcontento perché la cosa che più interessa oggi ai francesi è l’occupazione. Contemporaneamente, però, l’elettorato di Sarkozy si è sfiduciato perché gli rimprovera di non essere stato capace di andare abbastanza avanti nelle riforme. Questa contraddizione è molto difficile da superare ed è la questione che dominerà la vita pubblica francese: come risponderà ora il presidente alla crisi? JEAN-MARIE COLOMBANI Ls 15

 

 

 

 

 

Le elezioni francesi. Le urne deserte, un segnale per l’Eliseo

 

Le due principali previsioni della vigilia si sono avverate nel test amministrativo francese. Anzitutto, il voto è stato contrassegnato da un astensionismo-record del tutto inusuale in Paese dove di regola si supera agevolmente il 50 per cento. In secondo luogo, il verdetto delle urne segnando il sorpasso dei socialisti sul partito del presidente Sarkozy rappresenta un brusco ridimensionamento per il capo dell’Eliseo che appena pochi mesi fa, alle elezioni europee, aveva sbaragliato i suoi principali antagonisti. Esso costituisce, al contrario, una vigorosa iniezione di fiducia per il Ps sotto la guida di Martine Aubry, la volitiva figlia di Jacques Delors. La lettura dei dati elettorali non è facile anche perché bisognerà vedere come funzioneranno le coalizioni, domenica prossima, in sede di ballottaggio per vedere se l’ondata ”rosa” si confermerà nell’attribuzione delle ventidue Regioni più i territori d’Oltremare.

Ma non c’è dubbio che la diserzione di più di un francese su due dalle urne è un segnale inquietante. Colpisce verosimilmente entrambi gli schieramenti e indica una disaffezione verso la politica che almeno in Francia sembrava scongiurata con l’avvento di Sarkozy, che nel 2007 venne salutato proprio come l’uomo che «aveva scacciato l’antipolitica». Ora, invece, a metà mandato, è proprio il presidente francese a dover sperimentare questa inversione di tendenza. Ma perché? La prima spiegazione la offrono gli stessi protagonisti della campagna elettorale. In Francia il voto è stato prevalentemente locale. Erano in ballo le presidenze delle Regioni e l’elezione non era un plebiscito a favore o contro il capo dello Stato. Anche le principali forze di opposizione (socialisti e verdi) hanno puntato soprattutto sui problemi locali chiedendo una conferma nelle Regioni dove avevano ”governato” negli ultimi anni. E gli elettori le hanno premiate.

Quindi ha ragione Sarkozy quando afferma: «Elezioni regionali, conseguenze regionali. Elezioni nazionali, conseguenze nazionali». Naturalmente, ciò non significa che il voto non abbia effetti per lo stesso capo dell’Eliseo e non rappresenti un significativo campanello d’allarme. Il forte astensionismo colpisce anzitutto lui e dimostra che in tempi di crisi finanziaria internazionale, di bilanci in affanno per tanti lavoratori dipendenti e pensionati, nessun leader politico può vivere di rendita. E anche se questo leader come nel caso di Sarkozy si è imposto come capo carismatico non può sottrarsi al giudizio di chi gli chiede conto dei risultati conseguiti. Non è un caso, d’altra parte, che avendo fiutato l’atmosfera non più idilliaca ”Sarko” ha annunciato una ”pausa di riflessione” nel suo programma liberista e riformista preannunciando una ”maggiore concertazione sociale”. Sul fronte opposto, ha certamente motivo di rallegrarsi Martine Aubry che aveva raccolto un partito a pezzi e l’ha riportato in poco tempo ad essere concorrenziale con quello ”gollista”.

Naturalmente bisognerà vedere gli effetti politici di questo rimescolamento di carte in vista delle ”presidenziali” del 2012. È presumibile che il voto costituirà una sferzata per Sarkozy e lo indurrà a riprendere con maggiore energia l’iniziativa politica-economica dopo un periodo di appannamento e di stanchezza. Così come è probabile che la combattiva ”pasionaria” socialista trarrà forza dal successo elettorale e sarà in grado di proporre con maggiori probabilità della sua compagna di partito Ségolène Royal la sua candidatura all’Eliseo. Quel che è certo che al di là delle divergenti analisi sul responso delle urne in Francia si ragiona di politica. Le elezioni non sono un pretesto per uno scontro tribale all’arma bianca. Come purtroppo accade altrove. PAOLO CACACE IM 15

 

 

 

Elezioni francesi. Il commento. Il logoramento di un leader

 

Era annunciata, scontata, ma la sconfitta elettorale non sarà facile da digerire per Nicolas Sarkozy. Nel mezzo del mandato il presidente francese  si scopre con una sinistra maggioritaria, e con il suo partito retrocesso in  seconda posizione rispetto al partito socialista. Un partito socialista adesso non solo principale formazione della sinistra ma anche prima formazione di Francia. Una pillola non meno amara per Sarkozy è il riemergere del Front National, il partito xenofobo che aveva ridimensionato, recuperando molti suoi elettori nel 2007. Elettori che avevano contribuito in modo determinante al suo ingresso nel Palazzo dell'Eliseo, e che adesso sono ritornati all'ovile.

 

Uno dei suoi meriti era di avere neutralizzato Jean-Marie Le Pen. Ma ieri il vecchio Le Pen si è preso una rivincita: a Nizza, dove era capolista del suo partito, un elettore su cinque ha votato per lui. E sul piano nazionale il quoziente del FN si aggira sul 12 per cento. Assomiglia a una resurrezione. A due anni e mezzo dalla fine del mandato, Nicolas Sarkozy si trova stretto in una morsa: da un lato la sinistra che recupera e dall'altro l'estrema destra di Le Pen (affiancato dalla figlia Marine) che riemerge. "L'apertura a sinistra", attuata con il recupero di qualche personaggio socialista, in particolare di Bernard Kouchner, il ministro degli Esteri, non ha dato i frutti sperati. E, sull'altro versante, le iniziative, come il dibattito sull'"identità nazionale", tese ad ammansire e ad attirare l'elettorato ostile all'immigrazione, in particolare a quella musulmana, hanno avuto l'effetto contrario. Col tempo le tattiche ecumeniche di Sarkozy hanno dato scarsi risultati.

 

La sola consolazione per il centro destra sconfitto è la modesta affluenza alle urne: un anemico 48 per cento, stando ai dati non ancora definitivi. Neppure un francese su due. Uno dei motivi dell'astensione di massa è stato senz'altro lo scarso interesse che suscitano le regioni, e quindi l'elezione dei ventidue presidenti e consigli che le riguardano, in un paese centralizzato, di antica tradizione giacobina. Ed è questo l'argomento usato dai frustrati rappresentati dell'Ump (il partito del presidente, l'Unione per un movimento popolare) nei loro tentativi di minimizzare il valore dei desolanti risultati. L'evidente modesta affluenza degli elettori di centro destra è stata motivata anche dal loro scarso entusiasmo nei confronti di un presidente che li entusiasma sempre meno. Era infatti chiaro che oltre al carattere regionale, quello di domenica era anche un classico voto di mezzo termine: l'ultimo prima di quello presidenziale del 2012. Quindi rischiava di essere un voto - sanzione per il presidente. Ma i suoi elettori non se ne sono preoccupati. Altra annotazione inevitabile riguarda l'entusiasmo del centro destra quando alle elezioni europee dello scorso anno il partito presidenziale ottenne un ottimo quoziente e il partito socialista usci praticamente dimezzato. Allora l'astensione fu ancora più forte, raggiunse il 60 per cento. Ma non fu sottolineata per togliere valore al risultato.

 

La crisi ha senza dubbio contribuito a logorare l'immagine di Nicolas Sarkozy. Eletto come un campione del liberismo (sia pure di stampo francese, quindi con forti venature colbertiane), è poi diventato un ardente interventista in economia. Un campione keynesiano. Ha promesso riforme che la crisi ha reso impossibili. Molte sue generose promesse sono rimaste tali. E ambigue sono apparse le posizioni su un problema cruciale come la sicurezza e l'immigrazione. Le parole non corrispondevano sempre ai fatti. Il ritratto, con qualche ritocco, potrebbe essere usato per altri leader occidentali messi a confronto con la crisi finanziaria ed economica, e le sue conseguenze sociali.

 

Per la sinistra è una rivincita. Una rivincita da concretizzare ai ballottaggi di domenica prossima, quando si tratterà di completare la conquista delle ventidue regioni. Ne controllava già venti e l'obiettivo iniziale, non facile, era di infliggere un "cappotto" alla destra. Sul piano nazionale il risultato di ieri ha comunque già aperto prospettive, che dopo il voto europeo, quando il partito socialista ottenne il 16 per cento, il più basso quoziente della sua storia, sembravano svanite. Il quasi 30 per cento raggiunto poche ore fa, al primo turno delle regionali, non garantisce certo un identico risultato alle presidenziali del 2012. Anzi, di solito i quozienti ottenuti alle amministrative non si ripetono alle politiche. E in due anni e mezzo Nicolas Sarkozy e il suo partito, benché abbiano esaurito molte risorse, possono sempre recuperare. Sarkozy non è certo un uomo incline alla rassegnazione. Per lui le regionali rappresentano un infortunio.

 

Per i socialisti rappresentano al contrario una fortuna inaspettata ma non immeritata. Dalla litigiosità che tormentava il partito prima della campagna elettorale, sono infatti riusciti a raggiungere un'intesa, almeno apparente, o provvisoria, e a dare un'impressione di rassicurante compattezza.

 

Il merito viene adesso attribuito a Martine Aubry. La neo segretaria del partito, e sindaco di Lilla, ha saputo imporsi e, dopo il successo elettorale, appare di diritto come uno dei probabili candidati di sinistra alla presidenza della Repubblica. Il suo personaggio viene spesso paragonato a Angela Merkel, considerata la più riuscita donna politica del momento.

 

La preparazione delle presidenziali, ancora lontane ma sempre al centro di ogni manovra politica, occuperà molto presto Martine Aubry. E il suo interesse non si limiterà al solo partito socialista. I Verdi (Europe Ecologie), che alle europee del 2009 avevano raggiunto e in molti collegi superato il partito socialista, si sono confermati domenica sera come la terza formazione politica di Francia. Hanno ottenuto un quoziente più modesto (circa il 12% per cento contro il 16 dello scorso anno), ma sufficiente per rappresentare una forza indispensabile alla sinistra per raggiungere il grande traguardo presidenziale. I risultati di un'elezione snobbata da tanti francesi hanno cambiato l'intero quadro politico. BERNARDO VALLI LR 15

 

 

 

 

La Prima Repubblica va rimpianta? Quelle inutili nostalgie

 

Di fronte al marasma in cui è quotidianamente immersa la nostra vita pubblica attuale è comprensibile che tanti ripensino con nostalgia alla Prima Repubblica, trasfigurata nel ricordo e idealizzata come un’oasi di ordine politico e di pace. Un «luogo» ove erano inimmaginabili la volgarità dell’oggi, e ove (come si sente continuamente dire) i politici erano dei veri professionisti, misurati nelle parole e capaci di gestire con competenza situazioni difficili. Il contrario dello spettacolo di disordine, dilettantismo e sguaiataggine cui assistiamo. La nostalgia per il passato è uno dei più naturali e ricorrenti fra i sentimenti degli uomini. C’è gente che ricorda con nostalgia persino le guerre e altre catastrofi (magari perché, all’epoca, possedeva la cosa che tutti rimpiangono quando non c’è più: la gioventù). È accaduto anche in Russia: spaventati dal disordine successivo alla caduta dell’Urss, tanti russi si scoprirono nostalgici dei «bei tempi» del potere totalitario comunista. Dunque, non c’è nulla di strano nel fatto che tanti italiani oggi ricordino con nostalgia la Prima Repubblica. Ma ne vale la pena?

La Prima Repubblica non era affatto un luogo ameno, o un’irreprensibile democrazia. Era un regime partitocratico (il termine venne coniato allora) nel quale i tentacoli dei partiti si estendevano ovunque. La sua storia va divisa in due parti. Nella prima parte, l’Italia fu immersa in una guerra civile virtuale: da un lato i comunisti, di stretta osservanza sovietica, dall’altro lato i democristiani e i loro alleati. La Falce e il Martello e lo Scudo Crociato, che campeggiavano sulle loro bandiere, erano simboli di guerra, di armate al servizio di visioni della società e della politica mortalmente nemiche. L’inamovibilità della Dc, l'assenza di alternanza al governo, non erano casuali. Erano il prodotto necessario della natura degli attori politici. Se vogliamo capire, guardando allo scontro di oggi fra berlusconiani e antiberlusconiani, dove abbiamo appreso la sciagurata abitudine di trattare la politica come conflitto fra Bene e Male è a quell’epoca che dobbiamo rivolgerci. Nella seconda fase della Prima Repubblica, le contrapposizioni ideologiche si stemperarono un po', i nemici ideologici impararono a coesistere ma ciò non migliorò la condizione della nostra vita pubblica. Per certi versi, la peggiorò. Si aprì infatti l’epoca che Alberto Ronchey per primo battezzò della «lottizzazione», una selvaggia e continua spartizione delle spoglie pubbliche fra fameliche macchine partitiche.

Non esisteva una reale separazione dei poteri. Finché i partiti non cominciarono a indebolirsi (più o meno, dalla Presidenza Pertini in poi), ad esempio, i Presidenti della Repubblica erano comandati a bacchetta dalle segreterie di partito. La costituzione formale era una cosa ma ciò che contava era la costituzione materiale: le vere regole del gioco avevano ben poca attinenza con le regole formali (costituzionali). La Prima Repubblica ci ha lasciato in eredità molti disastri. Ne cito quattro. L'assenza di alternanza andava a braccetto, nella Prima Repubblica, con un'endemica instabilità governativa. La conseguenza era l'incapacità della politica di concepire e attuare piani a medio termine nei suoi vari settori di competenza. Era costretta ad occuparsi solo del consenso immediato. Il dissesto idrogeologico, il decadimento di tante infrastrutture, la carenza di ospedali, carceri o scuole, da cui siamo tuttora afflitti, hanno la loro radice nell’incapacità della Prima Repubblica di attuare politiche di respiro nei vari ambiti. La pubblica amministrazione, oltre che come ricettacolo di clientele, fu utilizzata per assorbire manodopera intellettuale, soprattutto dal Mezzogiorno, senza riguardo per i suoi problemi di funzionalità. La sua celebre inefficienza, che tuttora ci opprime, è un regalo della Prima Repubblica. Con lo stesso cinismo venne sempre trattata (dai democristiani, in primo luogo) la scuola.

Usata per lungo tempo soprattutto come strumento di organizzazione di clientele, dopo il '68 diventò (come, in seguito, accadrà anche alla Rai) la principale sede di uno strisciante «compromesso storico»: il clientelismo dei democristiani si acconciò a convivere con la demagogia sindacale e con gli ideologismi anti-sistema di tanti ex sessantottini diventati insegnanti. Chi vuole capire quali siano le cause degli attuali guai della scuola è al quarantennio della Prima Repubblica che deve guardare. Infine, la Prima Repubblica ci ha lasciato in eredità un colossale debito pubblico (una colpa più grave, per i suoi effetti, del finanziamento illecito dei partiti). Si consentì a tanti italiani di vivere al di sopra dei loro mezzi scaricandone i costi sulle generazioni successive. Anche i figli dei nostri figli continueranno, incolpevoli, a pagare quel conto. Ma, si dice, i partiti erano fonte di «professionalità » (sottintendendo: altro che i dilettanti attuali). Questo è vero ma la professionalità dei politici dell'epoca non impedì nessuno dei disastri che ho sopra ricordato. Ma, si dice ancora, c'era più decoro, meno volgarità imperante. Anche questo è vero, ma si dimentica qual era la causa del minor tasso di volgarità.

La società era meno libera, condizionata da modelli di comportamento assai più rigidi degli attuali. La volgarità di oggi è, per così dire, il lato oscuro della libertà. Siamo più liberi, e ciascuno fa uso di quella libertà come sa e come è portato a fare. C'è poi il capitolo magistratura (l'unico rispetto al quale persino un detrattore della Prima Repubblica, quale è chi scrive, ha qualche tentennamento). Siamo passati da una magistratura dipendente dal potere politico (almeno nella prima fase della Prima Repubblica) all’anarchia giudiziaria attuale, dove ci sono magistrati che vorrebbero avere diritto di vita e di morte sui governi (si tratti del governo Prodi o del governo Berlusconi) e assistiamo al fenomeno dei raider giudiziari, procuratori che costruiscono inchieste spettacolari (spesso destinate a finire in nulla) per poi costruirci sopra carriere politiche. Non siamo riusciti a trovare un accettabile punto di equilibrio fra la dipendenza di ieri e l'anarchia di oggi. La nostalgia è un sentimento rispettabile ma, come spiegano gli psicologi, non è sano. È nel presente che viviamo e sono i problemi di oggi che dobbiamo affrontare con gli strumenti di oggi. Non serve evocare un’età dell'oro che non è mai esistita. Angelo Panebianco CdS 15

 

 

 

 

Trani, Berlusconi è indagato per concussione e minacce all'Agcom. Il Csm: fare luce sull'ispezione

 

Il presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, è formalmente indagato dalla procura di Trani nell'inchiesta Rai-Agcom. Lo si è appreso a Trani da fonti vicine alle indagini. È quindi questo il contenuto della risposta che la procura di Trani ha fornito all'istanza presentata stamani dai legali del premier, Filiberto Palumbo e Niccolò Ghedini, che chiedevano se il premier fosse indagato. Berlusconi è indagato per concussione e per "violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario" (articoli 317 e 338 del Codice penale), reati compiuti ai danni dell'istituzione del Garante per le Comunicazioni, l'Agcom.

 

Anche il direttore del Tgq, Augusto Minzolini è indagato nell'inchiesta di Trani: per violazione dell'articolo 379 bis del Codice penale: "Rivelazioni di segreti inerenti a un procedimento penale". Minzolini non avrebbe osservato il divieto imposto dal

pubblico ministero, Michele Ruggiero, di non rivelare a terzi il contenuto dell'interrogatorio a cui fu sottoposto a Trani il 17 dicembre 2009 nell'ambito delle indagini sulle carte di credito American Express.

 

Il Csm metta sotto la lente di ingrandimento l'ispezione disposta dal ministro della Giustizia Angelino Alfano alla Procura di Trani, per accertare se vi siano interferenze nelle indagini in corso che riguardano «personaggi politici di rilievo nazionale». È quanto chiede la maggioranza dei consiglieri del Csm al Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli, suggerendo di affidare la verifica alla Prima commissione. I consiglieri fanno notare che l'ispezione ha per oggetto un'indagine «attualmente pendente e riguardante direttamente o indirettamente personaggi politici di rilievo nazionale». «Poichè il ministro avrebbe incaricato l'Ispettorato di verificare fatti e circostanze (competenza territoriale, ammissibilità delle intercettazioni telefoniche disposte, motivi della propalazione dei contenuti delle medesime) che riguardano esclusivamente l'attività giurisdizionale, occorre accertare - scrivono - nell'ambito di una consolidata interpretazione fornita dal Consiglio in merito ai rapporti fra segreto di indagine e poteri dell'ispettorato sviluppati con leale collaborazione, le modalità effettive con le quali gli ispettori sono stati incaricati di svolgere l'attività amministrativa parallelamente ad una inchiesta giudiziaria in corso».

 

Nei giorni scorsi, alcuni esponenti di  Palazzo dei Marescialli, all'annuncio di Alfano di inviare  l'ispezione a Trani, avevano parlato di un «atto intimidatorio». Al documento mancano solo le firme di gruppi del Pdl e dell'Udc. Il testo è stato sottoscritto anche da Cosimo Ferri, il consigliere che secondo indiscrezioni di stampa avrebbe dato consulenze legali al commissario di Agcom Innocenzi per intervenire su «Annozero».  «Sono serenissimo»: così il consigliere del Csm Cosimo Ferri risponde a chi gli chiede conto del suo stato d'animo dopo essere stato chiamato in causa nell'ambito dell'inchiesta di Trani. «Spero che siano pubblicate tutte le intercettazioni delle mie telefonate con Innocenzi perchè non ho nulla da nascondere», aggiunge Ferri che oggi si è presentato regolarmente a mezzogiorno al Csm per presiedere una riunione della settima Commissione del Csm e successivamente ha avuto un colloquio con Nicola Mancino.

 

Berlusconi contro giudici e sinistra Il premier, Silvio Berlusconi, ha chiesto stamani alla Procura di Trani di sapere ufficialmente se il suo nome è iscritto nel registro degli indagati. La richiesta è stata depositata all'ufficio registro generale della Procura dopo la diffusione di notizie secondo le quali Berlusconi sarebbe indagato per concussione. Il capo del governo, infatti, non ha finora ricevuto dalla Procura di Trani alcun avviso di garanzia. Intervistato dal Gr1, il premier si è detto «scandalizzato perchè a Trani ci

sono state palesi violazioni di legge: è una iniziativa grottesca» che tuttavia «non mi preoccupa affatto» poichè «sono intervenuto a destra e a manca» contro i processi in tv e le mie sono «posizioni non soltanto lecite ma doverose».«La sinistra ha armato le procure contro di noi e usa le intercettazioni e la giustizia ad orologeria per la sua campagna di insulti», ha aggiunto il premier. «Noi scendiamo raramente in piazza.  Ma stavolta è doveroso farlo per difendere la nostra libertà e democrazia. C'è un gioco sempre più scoperto e sempre più pericoloso che vede alleati la sinistra, i suoi giornali, e i magistrati politicizzati di sinistra. Si sono prima inventati una  tangentopoli che non c'era e non c'è. Hanno poi provato a schizzare del fango anche sul miracolo compiuto in Abruzzo, hanno cercato di  estromettere le liste del Pdl in Lombardia e nel Lazio dando la colpa  ai nostri delegati che invece non hanno nessuna responsabilità».

 

Negli atti dell'inchiesta ci sarebbero ben 18 telefonate del presidente del Consiglio sulle presunte pressioni contro "Annozero". Allegate agli atti dell'inchiesta, secondo quanto riportato dal "Corriere della Sera", «ci sarebbero tredici conversazioni di Innocenzi con il presidente del Consiglio, e cinque dello stesso premier con il direttore del Tg1 Augusto Minzolini». E poiché, come ha spiegato il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo «tutto quello che non ha attinenza con l`indagine è già stato eliminato», si sottolinea che «ciò vuol dire che le telefonate di Berlusconi sono ancora nel fascicolo, anche se per poterle utilizzare nei suoi confronti bisognerà chiedere l`autorizzazione alla Camera» e «in ogni caso si tratta di documentazione che gli ispettori ministeriali non potranno esaminare». «Fatti irrilevanti», secondo l'avvocato Ghedini.

 

«Non ci sono comunicazioni per la stampa. Non vuol essere un modo per licenziavi, ma è un rigoroso obbligo che devo far valere». Così il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo, risponde ai giornalisti che gli chiedevano informazioni sull'inchiesta e, soprattutto, gli chiedevano se la Procura su questa vicenda non fosse spaccata. «Lavoriamo in perfetta coesione - ha replicato Capristo -, neanche armonia, perchè la coesione è qualcosa di più dell'armonia». Alla domande se avesse qualche idea su chi ha passato le notizie alla stampa il procuratore ha spiegato che «Se lo sapessi sarebbe già in galera». E sulla visita degli ispettori mandati da Alfano, Capristo chiarisce: «Siamo a disposizione degli ispettori - sia chiaro questo -. Per tutto ciò che possiamo dare siamo a loro completa disposizione».

 

Il premier, intanto, cerca di correre ai ripari. Il ministro Alfano ha subito gridato allo scandalo per le rivelazioni e così ha disposto degli accertamenti sulla competenza territoriale e su un eventuale "abuso" delle intercettazioni. Così Alfano ha spedito gli ispettori del ministero della Giustizia che sarebbero dovuti arrivare oggi a Trani per verificare eventuali anomalie compiute dalla procura nell'indagine Rai-Agcom. Ma l'arrivo degli ispettori è slittato a domani. L'invio degli ispettori ha suscitato le proteste dell'Anm di Bari che lo ritiene un «rischio di intralcio all'inchiesta» mentre di fronte alla procura di Trani si terrà una protesta di parlamentari e dirigenti locali dell'Italia dei Valori.

 

Sull'invio degli ispettori, Alfano ha voluto rassicurare che «vanno a Trani per svolgere il loro lavoro da magistrati perché tali sono». «Non devono, non possono e non vogliono interferire nell'inchiesta, che deve andar avanti», ha aggiunto. «Ma credo che sia un servizio utile alla giustizia, se si accerta come delle talpe abbiano potuto fare filtrare delle notizie sui giornali». «Il reato di rivelazione del segreto d'ufficio è un reato già previsto e punito dal nostro codice penale ma che purtroppo non viene mai ad avere delle condanne», ha ricordato. «Le aspiranti talpe devono sapere che i magistrati le combattono e che non è possibile violare le regole di riservatezza del segreto istruttorio impunemente».

 

Le intercettazioni dell'inchiesta sono state definite da Alfano «a strascico» e in violazione dell'art 15 della Costituzione, sul diritto alla riservatezza nelle comunicazioni personali. «L'art 15 dice che questa inviolabilità può essere superata in base alla legge per circostanze eccezionali. Se invece si fanno le intercettazioni a strascico e poi finiscono sui giornali rovinando la reputazione di persone che nulla hanno a che fare con l'inchiesta, si viola l'attuale legge sulle intercettazioni, non quella che faremo», ha aggiunto.

 

Nelle telefonate intercettate dalla Guardia di Finanza di Bari, il premier avrebbe manifestato con insistenza il desiderio di vedere chiusa la trasmissione di Michele Santoro. Innocenzi avrebbe assecondato Berlusconi cercando un modo per soddisfare le sue richieste, e Minzolini l'avrebbe rassicurato dicendosi pronto a intervenire in suo favore. Il premier avrebbe inoltre chiesto con insistenza di non vedere più in televisione il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. L’U 15

 

 

 

 

Ispettori a Trani, altolà di pm e Csm. Mancino: «Non comprimano l'indagine»

 

E Alfano: «Talpe da punire, il Csm non faccia politica». Santoro sentito due ore dai magistrati

 

TRANI - A Trani è il giorno di Michele Santoro e degli ispettori. In mattinata, il giornalista è stato sentito dai magistrati titolari dell'inchiesta sulle presunte pressioni di Silvio Berlusconi per bloccare Annozero. Nel pomeriggio, all'interno del palazzo di giustizia della cittadina pugliese, si è svolto invece l'incontro tra gli uomini inviati dal Guardasigilli e i magistrati. Sulla presenza degli 007 di Via Arenula a Trani si è mosso nel frattempo il Csm, dando l'ok all'apertura della pratica sull'ispezione. «L'indagine giudiziaria non può essere compressa dall'ispezione» ha voluto sottolineare il vicepresidente del Csm Nicola Mancino. A spiegare la linea della procura di Trani sugli ispettori è, d'altra parte, Michele Ruggiero: in una pausa dei lavori, il pm titolare dell'inchiesta ha confermato ai cronisti che gli uomini del ministero della Giustizia non vedranno i fascicoli dell'inchiesta né tutte le parti coperte dal segreto istruttorio. «Tutto quello che non è stato reso noto agli indagati non sarà reso noto agli ispettori» ha aggiunto Ruggiero. In precedenza, Alfano aveva chiarito che gli ispettori contribuiranno «all'accertamento di quanto accaduto principalmente in riferimento alla presenza di talpe, che ci auguriamo - ha sottolineato il Guardasigilli - vengano immediatamente individuate e punite». Anche Berlusconi torna sulla vicenda di Trani: in una lettera inviata ai Club della Libertà, il presidente del Consiglio parla di «accuse ad orologeria». Poi, in un'intervista rilasciata a Studio Aperto definisce quanto sta avvenendo «un grave segno di libertà mutilata e offesa».

«PARTE CIVILE» - Santoro è stato sentito in mattinata come persona informata dei fatti. «Non posso fornire alcun elemento - ha affermato il conduttore di Ann0zero al termine dell'audizione - non si possono dare informazioni sul contenuto del colloquio avuto con i magistrati». «Per quanto riguarda le pressioni che ci sono state su Annozero - ha proseguito Santoro - credo che siano pressioni di dominio pubblico». «Pressioni pubbliche ci sono sempre state - ha detto anche il giornalista -, editti bulgari sono stati pronunciati e mai rimossi e contemporaneamente si è andati anche a chiudere, con una decisione storica, negativa, tutti i programmi di approfondimento informativi in campagna elettorale, sottraendo un servizio pubblico importante all'opinione pubblica che ha diritto ad essere informata». Quanto all'ipotesi di costituirsi parte civile, Santoro ha poi spiegato: «Come è stato detto da alcuni miei collaboratori, ho semplicemente detto di considerare la possibilità da parte mia di valutare la mia posizione di persona offesa».

ALFANO E GLI ISPETTORI - Gli ispettori inviati dal ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller, e una sua colleg, hanno incontrato il capo della Procura di Trani, Carlo Maria Capristo e il pm di Trani, Michele Ruggiero. Gli inviati ministeriali - ha chiarito Alfano prima dell'incontro - devono «contribuire all'accertamento di quanto avvenuto relativamente ad alcune patologie che sono sotto gli occhi di tutti», ma «non interferiscono, non possono e non vogliono con le indagini». Tre in particolare i nodi che sono chiamati a verificare: eventuali irregolarità nell'utilizzo delle intercettazioni («a strascico», le ha definite il ministro), la competenza territoriale della Procura di Trani, anziché di quella di Roma, e la fuga di notizie («gravemente immorale oltre che illegale»).

L'INCHIESTADI TRANI - Nel registro delle notizie di reato - a quanto si è appreso - sarebbero iscritti il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per concussione e minacce (reati commessi, secondo l'accusa, ai danni dell'Autorità garante delle comunicazioni), il commissario Agcom, Giancarlo Innocenzi, per favoreggiamento (in un interrogatorio del 17 dicembre scorso avrebbe negato di aver ricevuto pressioni dal premier perché fossero presi «provvedimenti» contro la trasmissione di Santoro), e il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, per violazione del segreto investigativo (avrebbe reso noto il contenuto dell'interrogatorio al quale era stato sottoposto dalla Procura di Trani).

IL CSM - Quanto al Csm, che nel pomeriggio ha dato il via libera all'apertura della pratica sull'ispezione disposta da Alfano a Trani, il Guardasigilli Alfano ha assicurato che non esiste alcun conflitto tra il ministero da lui guidato e il Consiglio superiore della magistratura, sottolineando però che l’organo di autogoverno della magistratura, «deve risolvere i problemi della giustizia e non fare politica». Il Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli ha ascoltato il consigliere del Csm Cosimo Ferri in merito alle conversazioni telefoniche con il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi, intercettate nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Trani. L'audizione è durata una quarantina di minuti. «Sono molto soddisfatto» ha detto Ferri al termine dell'audizione. Il consigliere del Csm ha depositato una memoria nella quale ribadisce quanto già spiegato lunedì in un comunicato, e cioè la natura assolutamente lecita delle sue conversazioni. La sua posizione sarà valutata dai vertici del Csm in una nuova riunione, probabilmente già in settimana.  CdS 16

 

 

 

 

Il commento. L'ossessione televisiva

 

Mentre il Pil crolla e i conti peggiorano il premier trascorre le serate a trovare il modo di chiudere le trasmissioni -  di CURZIO MALTESE

 

La televisione conta poco o nulla nel consenso a Berlusconi? A parlare dei processi e degli scandali che riguardano il premier gli si fa soltanto un favore? Invece di rompere le tasche da anni a noi "antiberlusconiani", i professorini di liberalismo dovrebbero spiegare questi concetti al diretto interessato. Dalle intercettazioni pubblicate da Il Fatto e riprese da tutti, pare infatti che il Cavaliere non si occupi d'altro che di controllare la televisione e i suoi controllori.

 

Mentre il Pil crolla e i premi Nobel per l'economia pronosticano la bancarotta dello Stato italiano, il presidente del Consiglio trascorre le serate a "concertare" con il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi e con altri sottoposti il modo di chiudere Annozero, si sbatte per impedire in futuro l'accesso agli studi Rai a Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro, ordina l'oscuramento perpetuo di Antonio Di Pietro, perde perfino tempo a spiegare a Minzolini che cosa deve dire nell'editoriale del giorno dopo. Tutto purché non passi nel servizio pubblico una mezza informazione sui processi e gli scandali che lo riguardano. Al resto, ci pensano i fidi direttori dei tiggì.

 

È un concentrato nauseabondo di regime quello che emerge dai dialoghi al telefono. Un padrone ossessivo e dittatoriale che impartisce ordini pazzeschi a un branco di servi contenti. Nel novembre scorso, alla vigilia di una puntata di Santoro dove figura fra gli invitati, Maurizio Belpietro, classico giornalista da riporto, telefona al padrone per informarlo che si parlerà del caso Mills. Berlusconi diventa una furia, chiama il suo uomo all'Autorità delle Comunicazioni, Innocenzi, e gli affida la missione di impedire la messa in onda del programma. Innocenzi chiama il direttore generale della Rai che un po' si lamenta ("nemmeno in Zimbabwe") ma poi illustra allo sprovveduto censore il sistema per bloccare Santoro. In futuro però, perché per impedire la messa in onda la sera stessa bisognerebbe fare un golpe. Ipotesi ancora prematura. Nel frattempo il premier del fare ha già sparso minacce e pressioni per mezza Italia e inviato in missione Letta da Calabrò, presidente dell'Autorità. Un copione simile si rivede ogni volta che Annozero affronta le questioni giudiziarie del premier, per esempio nei giorni della deposizione del pentito Spatuzza. In questo caso scatta anche la rappresaglia sotto forma di editoriale di Minzolini. Quello che teme chi vuole dimezzarne la professionalità. Ponendo un affascinante quesito matematico: si può dimezzare lo zero assoluto?

 

Ma qui nello Zimba, nemmeno Zimbabwe, si può tutto. Nessuno si scandalizza. Il direttore del Tg1 sostiene che sia normale per un giornalista prendere ordini dal presidente del Consiglio. "Altrimenti che giornalista sarei?". Quando si dice una domanda retorica. I professori di liberalismo invitano, come sempre quando si tratta di persone di rispetto, a non criticare (ovvero: "linciare") nessuno prima che siano provati i reati in maniera definitiva. Quindi, mai. In Italia infatti i processi a potenti da decenni non giungono a sentenza definitiva. In compenso la libera informazione italiana può sempre sfogarsi mettendo alla gogna mediatica qualsiasi anonimo poveraccio incappato in un'indagine su un delitto di periferia, senza suscitare le ire dei garantisti nostrani. Così com'è un costume diffuso in Europa, nel Nord America e finanche in molte democrazie africane e asiatiche, esprimere giudizi etici e politici sui comportamenti delle figure pubbliche addirittura - sebbene alcuni opinionisti indigeni non lo crederanno mai - in assenza di veri e propri reati.

 

Se dalle intercettazioni e dai comportamenti concreti del commissario Innocenzi e del direttore Minzolini, funzionario e dipendente pubblico, emerge una totale sottomissione a un capo politico, non c'è alcun bisogno di aspettare l'esito dell'inchiesta di Trani per dare un giudizio del loro operato. Almeno se si vuole continuare a fingere di essere un paese normale.

 

Peraltro, a volte queste cose accadono anche in paesi meno normali. Tanto per rimanere in tema, tre anni fa a Bulawayo l'arcivescovo Pius Ncube, anche in seguito alla protesta dei fedeli, rassegnò le dimissioni per potersi difendere "più liberamente e senza coinvolgere la Chiesa" in un processo per reati sessuali. Bulawayo è nello Zimbabwe. LR 15

 

 

 

 

La scoperta del premier: "In Italia clima avvelenato". Ma non è dato sapere di chi sia la colpa

 

Il premier si è accorto oggi che “c’è un clima avvelenato”. Constatazione che è stata riferita agli italiani per il tramite delle agenzie di stampa, le quali, a loro volta, l’hanno girata alle redazioni dei telegiornali, quotidiani cartacei e web, sicché nel giro di una decina di minuti, mezzo mondo ha saputo che il clima è avvelenato.

Chi l’abbia avvelenato non è dato sapere. Probabilmente le Procure della Repubblica di mezza Italia che si occupano di vicende che hanno una qualche attinenza con l’attività politica o imprenditoriale del presidente del Consiglio. Si sospetta che l’inquinamento venga dal Sud stavolta, segnatamente dalla Puglia, luogo infido dal quale sono arrivati i guai delle escort e delle accompagnatrici invitate a Palazzo Grazioli.

La Procura di Trani si occupa delle intercettazioni effettuate della Guardia di finanza, che avrebbe contribuito così, seppure indirettamente, all’avvelenamento del clima visto che sono stati i finanzieri il braccio operativo dell’inchiesta.

Sui contenuti delle intercettazioni si sa tutto o quasi: sono diciotto e riguardano i tentativi del presidente del Consiglio di persuadere un componente dell’Agcom ad intervenire per fare sparire dal video alcune trasmissioni televisive avverse al premier, prima fra tutte Anno Zero di Michele Santoro.

Pare che i pm abbiano ravvisato gli estremi di reato in questi tentativi e iscritto nel registro degli indagati il presidente del Consiglio, ma non c’è certezza. Gli avvocati di Berlusconi hanno inoltrato infatti il quesito formalmente.

Nel frattempo tuttavia il premier ha già ravvisato nel comportamento dei magistrati delle anomalie ed ha fatto sapere alle agenzie di stampa che cosa pensa di Trani. Il loro operato sarebbe “scandaloso” perché sarebbero state compiute “palesi violazioni di legge”.

Stesso giudizio ha dato a proposito delle inchieste di Milano, Palermo, Caltanissetta, Firenze e Roma, dove sarebbe stato compiuto recentemente un “violento sopruso” a danno del Pdl e, quindi, indirettamente del suo leader.

La tensione fra magistratura e presidenza del Consiglio non è certamente una novità, semmai si arricchisce di nuovi episodi, che lasciano le parti sulle loro posizioni. I pm fanno le inchieste, il presidente del Consiglio le subisce e denuncia ogni volta presunti complotti, eversioni, scandali, soprusi eccetera.

Qualche cosa che non funziona in questa eterna disputa c’è.

Possibile che centinaia di magistrati ce l’abbiano con il presidente del Consiglio, il suo partito, le sue proprietà, i suoi congiunti e che non ci siano mai buone ragioni per giustificare i provvedimenti che le toghe assumono di volta in volta?

Finora Silvio Berlusconi non se n’è tenuta una. Appena ha avuto il sentore di qualcosa che lo riguardava, fuori e dentro le aule di giustizia, ha riferito agli italiani che cosa pensa dei magistrati che fanno il loro lavoro. Non sono stati giudizi teneri né utili a migliorare il clima. Il fatto che un bel mattino si accorga che il clima avvelenato lascia basiti. Dopo avere bastonato a sangue, metaforicamente, la magistratura inquirente, accorgersi che il clima è diventato irrespirabile è davvero singolare. SicInf 15

 

 

 

 

Rai, il Cda conferma lo stop ai talk show

 

Il direttore Masi: «Decida la Vigilanza» - Decisione a maggioranza: tocca alla Commissione ripristinare o meno le trasmissioni politiche in tv

 

Roma - Il cda Rai prende tempo e conferma, a maggioranza, la linea sullo stop ai talk show in vista delle prossime elezioni regionali. Secondo il consiglio di amministrazione, tocca alla Commissione di Vigilanza decidere se ripristinare i dibattiti politici televisivi. «Alla luce delle ordinanze del Tar - si legge in una nota - in relazione alla regolamentazione in materia di informazione e comunicazione politica in periodo elettorale, il Consiglio di Amministrazione della Rai, dopo un ampio dibattito, ha approvato a maggioranza la delibera con la quale ha dato mandato al Direttore Generale di acquisire al più presto dalla Commissione Parlamentare per l'Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi le valutazioni di competenza, cui la Rai dovrà adeguarsi». E il direttore, Mauro Masi, fa richiesta formale alla Commissione di Vigilanza «affinché assuma le eventuali determinazioni rimesse alla sua funzione politica di indirizzo».

 

LA VICENDA - Breve riassunto della vicenda: nei giorni scorsi il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, dopo il ricorso di Mediaset e Sky, aveva sospeso un provvedimento dell'Agcom, l'authority per le comunicazioni, che equiparava i programmi di approfondimento delle emittenti pubbliche a quelli della Rai, imponendo le regole della cosiddetta par condicio per una presenza equilibrata dei rappresentanti politici. Poche ore dopo l'Agcom annullava la propria decisione, chiedendo però alla Commissione parlamentare di vigilanza e alla Rai di rivedere a loro volta le proprie decisioni.

 

GARIMBERTI - Il presidente della Rai, Paolo Garimberti, si dice amareggiato «per la divisione», evidente in seno al Consiglio, e «per la mancata ripresa dei talk show». Garimberti si era già detto favorevole a riprendere le trasmissioni sospese e ritiene abbastanza frustrante che si sia ancora appesi su questa vicenda, con il tempo che non gioca a favore. Il presidente Rai auspicava che la lettera del presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò, potesse sbloccare la situazione. Calabrò nella missiva informava di aver scritto anche alla Commissione Parlamentare di Vigilanza per le valutazioni del caso e ricordava alla Rai l'invito a riconsiderare la decisione sulla sospensione delle trasmissioni. Naturalmente, sottolineano le stesse fonti, il Presidente Rai si rimette come sempre alla decisione della maggioranza del Consiglio, anche se auspicava «un segnale interno ed esterno di una maggiore reattività e senso pratico».

 

LE RAGIONI DEL NO - «Esprimiamo il nostro voto contrario perché si tratta di una decisione dilatoria che non sana la forzatura di interpretazione del regolamento compiuta quando a maggioranza fu decisa la sospensione di quattro trasmissioni di approfondimento» scrivono, in una nota congiunta, i consiglieri Rai Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten. «L'ordinanza del Tar sulla delibera dell'Agcom e l'invito della stessa Autorità di Garanzia a riconsiderare la delibera assunta dal Cda - aggiungono - avrebbero dovuto indurre la Rai a ricollocare in palinsesto da subito gli approfondimenti informativi. Siamo tra l'altro convinti che la conferma della sospensione rende concreto il rischio per l'Azienda di sanzioni».

 

IL PDL - «La decisione del Consiglio di amministrazione Rai è corretta sia nel metodo (nel riconoscere che, allo stato, un regolamento c'è, ed è quello, peraltro positivo, approvato dalla Commissione di vigilanza) sia nel merito» afferma però il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. «Da questo punto di vista, delle due l'una. O i conduttori si impegnavano a rispettare il regolamento della Vigilanza e quindi a garantire una effettiva parità di condizioni tra i soggetti in campo (cosa che non è avvenuta, visto che, Santoro in testa, questi signori rivendicavano il diritto a fare come gli pare), oppure l'Italia avrebbe dovuto subire delle corride televisive senza regole, faziose e di parte, affidate a troppi conduttori militanti», aggiunge. «È stato o no il signor Santoro, con relativi monologhi di Travaglio, a costruire intere trasmissioni sulle pseudo-rivelazioni di Spatuzza, quello che ha sciolto un bambino nell'acido, o su quelle di Ciancimino junior? O forse qualcuno voleva, e magari vorrebbe ancora, chiudere la campagna elettorale con gli auguri di Pasqua di Santoro a Spatuzza, dopo gli auguri televisivi dello scorso Natale?», conclude.

 

IL PD - - «È una cosa da pazzi in un paese moderno, occidentale, avanzato che si decida ad un certo punto di spegnere la luce - attacca invece il leader del Pd Pierluigi Bersani. - Questo mi pare assurdo». «Il centrodestra della commissione di Vigilanza e del consiglio di amministrazione della Rai - aggiunge il leader democratico - non vuole che si parli della situazione del Paese e quindi troverà tutte le scuse per non farci vedere programmi di approfondimento. Programmi nei quali io non chiedo che ci siano i politici, ma non accetto che non si possano esaminare i problemi del Paese, con responsabilità, professionalità, equilibrio».

 

IDV - «Il regime ha paura - afferma il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi. - Ha paura della verità e dell'informazione libera. L'unica risposta possibile per i gerarchi del fascismo mediatico è la censura. La decisione del Cda è scandalosa. Dovranno renderne conto non solo ai cittadini, ma anche alla Corte dei Conti per danno erariale. Non c'è limite all'arroganza di questo governo che controlla e decide la linea dei telegiornali e che imbavaglia le voci libere e quelle dell'opposizione. L'informazione di regime continua a descrivere un Paese in cui tutto va bene, dimenticando scandali, crisi economica, disoccupazione. Di fronte a questa vergogna non piegheremo la testa e continueremo a mobilitarci, in parlamento e nelle piazze».

Redazione ondine CdS 15

 

 

 

 

Rai, denuncia dei cda di centrosinistra: "Al Tg1 cominciate le epurazioni"

 

Lettera dei consiglieri d'amministrazione Rizzo Nervo e Van Straten a Garimberti

"Al via campagna di ritorsione nei confronti dei giornalisti non omogenei a Minzolini" - "Sostituito un caporedattore che non aveva firmato un documento pro-direttore - Un altro promosso a capo della redazione Internet,l che in realtà non esiste"

 

ROMA - Nel pieno della bagarre che sta travolgendo la Rai per lo stop (confermato anche dalla commissione di Vigilanza) ai talk show fino alle elezioni regionali, i due consiglieri d'amministrazione del centrosinistra Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten denunciano una "campagna di ritorsione nei confronti dei giornalisti non 'omogenei' alla direzione" che sarebbe in atto al Tg1. Ne parlano in una lettera indirizzata al presidente Rai, Paolo Garimberti, chiedendo un "tempestivo intervento".

 

Secondo quanto si legge nella lettera, ieri il direttore del Tg1 Augusto Minzolini "ha comunicato al comitato di redazione l'avvicendamento del caporedattore centrale al Coordinamento Massimo De Strobel con il caposervizio Leonardo Sgura, promosso a caporedattore centrale". "Sarà un caso - scrivono Rizzo Nervo e Van Straten - ma De Strobel, responsabile del Coordinamento da 18 anni, confermato, quindi, da tutti i direttori che si sono succeduti al Tg1 dal 1992, punto di riferimento professionale della testata, non aveva firmato nei giorni scorsi un documento in favore del direttore di testata. Sarà sempre un caso, ma quel documento era stato, invece, sottoscritto dal giornalista Sgura".

 

Secondo quanto riferiscono ancora i due consiglieri d'amministrazione, nei giorni scorsi "sempre il direttore del Tg1 aveva comunicato al cdr la promozione, a caporedattore centrale, di Filippo Gaudenzi, con delega alla cronaca e alla redazione Internet, e del giornalista Mario Prignano, assunto appena due mesi fa, a caporedattore responsabile della redazione Internet. Sarà un caso, ma entrambi avevano sottoscritto il documento pro-direttore. Vale la pena anche rilevare che al Tg1 non esiste al momento alcuna redazione Internet, come risulta dalla Configurazione organizzativa approvata nel 2004 dal Consiglio di amministrazione, per cui si sono effettuate nomine su posizioni aziendali inesistenti".

 

A prescindere dagli "aspetti tecnico formali della vicenda", che Rizzo Nervo e Van Straten invitano Garimberti ad "approfondire con il direttore generale per un rigoroso rispetto delle procedure aziendali ed in particolare dell'articolo 49, comma 12, lettera E del Testo Unico della radiotelevisione", i consiglieri denunciano "l'inizio, nella più importante testata giornalistica della Rai, di una campagna di ritorsione nei confronti dei giornalisti non 'omogenei' alla direzione. Se così fosse, si concretizzerebbe non solo una grave violazione delle garanzie giuslavoristiche a tutela dei dipendenti, della loro dignità personale e professionale, ma anche un intollerabile stravolgimento delle regole fissate dal Codice etico nella parte riguardante 'Politiche del personale'".

LR 16

 

 

 

 

Fini organizza i suoi: nasce Generazione Italia

 

Pronta una nuova «associazione», convention l’8 maggio - di Claudia Terracina

 

ROMA - In vista delle elezioni, nel Pdl si costruiscono casematte e trincee. E uscite secondarie per i due cofondatori. E se Berlusconi parla sempre più spesso dei ”Promotori della libertà”, la cui sigla, guarda caso, è sempre Pdl, Fini lancia una nuova associazione politico-culturale, ”Generazione Italia”, con tanto di logo che richiama il tricolore, un fiocco che incrocia una ”G” verde ed una ”I” rossa, e, in mezzo il bianco. Presentazione ufficiale, il primo di aprile, giorno dedicato ai ”pesci”, gli scherzi. Coincidenza su cui ha molto insistito ieri Feltri su ”Il Giornale”, che ha dedicato all’evento un editoriale nel quale accusa il presidente della Camera di «volersi mangiare il Pdl» con la nuova iniziativa. «Niente di più falso» replicano i finiani, che da mesi lavorano alla nascita del pensatoio. «Nel Pdl Fini è a casa sua - ricordano- e ci sta come chi, comodo sul suo divano, tra i suoi libri, vede alla finestra qualcuno che lo vuole mettere alla porta».

«Non pensiamo a una corrente», assicura uno dei fondatori, Silvano Moffa, presidente della commissione Lavoro della Camera. «Mentre ”Farefuturo” è un luogo di elaborazione intelettuale, ”Generazione Italia” sarà un luogo di confronto politico aperto a tutti per creare una nuova classe dirigente, ancorata nel territorio, ma con la testa in Europa. Il nostro obiettivo è rafforzare il Pdl nella cornice del Partito popolare europeo». La macchina organizzativa è già partita ed è gestita dal vicepresidente dei deputati Pdl Italo Bocchino. Lo spunto arriva dal libro scritto da Fini ”Il futuro della libertà” e dalle sollecitazioni che il presidente della Camera riceve da mesi, innanzitutto dai giovani. Del resto, i suoi «consigli non richiesti» si rivolgono proprio «ai ragazzi nati dall’89 in poi». Durante i suoi incontri, parla di diritti della persona, immigrazione, nuovo welfare, economia. Di qui, l’idea di creare uno strumento di aggregazione dentro il Pdl, non fuori, come vorrebbe chi dipinge Fini con la voglia di costruirsi un altro partito.

I finiani sono il nucleo fondatore, ma l’associazione è aperta a tutti e pare aderiscano anche molti forzisti. Dato per certo, ad esempio, l’interesse di Giulio Tremonti, con il quale l’associazione condivide l’idea di temperare il liberismo sfrenato con più attenzione per il sociale. In questo contesto, si inserisce l’aspirazione a un welfare che non penalizzi le giovani generazioni, tema sul quali Fini insiste molto. Non sfavorevole si mostra Umberto Bossi. «Va bene, purchè non intralci il federalismo. Fini è un pilastro del Pdl- dice- anche se io ho fatto il patto con Berlusconi».

Dopo l’avvio del quotidiano online, www.generazioneitalia.it, l’8 e il 9 maggio, a Perugia, Fini battezzerà ufficialmente ”Generazione Italia”, in una mega-convention intitolata ”Destinazione Futuro, uno sguardo all’Italia che verrà”, alla quale dovrebbero partecipare ben 1.200 delegati. Moltissimi gli ospiti dal mondo della cultura e dell’informazione, dall’Europa, come Jean Francois Copè, il capogruppo Ump all’Assemblea nazionale francese, i tedeschi della Fondazione Adenauer, forse l’ex premier spagnolo Aznar, magari anche la speaker della Congresso Usa, Nancy Pelosi, con la quale il presidente della Camera ha un rapporto speciale, oltre ai ministri e ai vertici del Pdl. In programma, a sottolineare che l’iniziativa è perfettamente condivisa, anche la telefonata di Berlusconi. IM 15

 

 

 

 

Laboratorio Sicilia, il dado è tratto, Berlusconi addio. La palla passa al PD. Cambia tutto o quasi

 

Stabilire sequenze logiche negli eventi politici è come confidare sul calcolo delle probabilità quando si scommette su un numero del lotto. Altamente improbabile che i fatti siano determinati secondo una road map congegnata accuratamente e decisa a tavolino. Gli uomini politici sono animali dotati di raffinate intuizioni, reagiscono come felici alle azioni altrui e riescono ad anticipare perfino gli umori dell’avversario.

 

La matematica non c’entra, nemmeno la logica ed il buonsenso: sono le urgenze e un istinto abituato a qualsiasi sfida, a fare la differenza. Una persona normale capisce con abbondante anticipo dove si va a parare, l’uomo politico capisce invece che cosa si deve fare nel momento dato.

Fuor di metafora, chiunque, normalmente versato negli affari politici, avrebbe potuto prevedere che Raffaele Lombardo avrebbe tagliato il cordone ombelicale con il Cavaliere, il Pdl e il centrodestra, ma solo il governatore poteva avviare la road map. L’exit strategy dal centrodestra è cominciata tanto tempo fa, ma non è mai stata comunicata né formalizzata. E’ avvenuto solo ieri, quando è parso a tutti che fosse una presa d’atto della realtà. Ed è davvero così. Ormai non c’era altra strada che quella: il governatore ha tagliato i ponti con i suoi ex alleati. Se non l’avesse fatto sarebbe rimasto sequestrato da un disastroso limbo.

 

Il giudizio sul berlusconismo è netto: i suoi giorni vanno a finire, il Pdl è diviso ovunque, le politiche del centrodestra legate al carro leghista. Raffaele Lombardo ha fatto il suo outing all’indomani di una kermesse che ha segnato lo smarcamento di Gianfranco Miccichè dal Pdl (“non si può tenere un piede in due staffe”) e delle avances, non esplicite invero, del Pd siciliano verso un patto organico con i partner del governo in carica.

Il leader del Pdl Sicilia ha portato più in alto l’asticella, facendo sapere che non avrebbe disdegnato il partnariato con i democratici nell’Isola. La presenza organica del Pd blinda il governo Lombardo, l’uscita formale dal centrodestra fa cadere le resistenze interne al PD, che poggiano anche sul sospetto che Lombardo e Miccichè cerchino solo stampelle, “utili idioti” insomma, preferiscano rimanere nel guado in attesa di sistemare le cose all’interno della vecchia maggioranza.

Le dichiarazioni di Lombardo e, per certi versi, di Miccichè sembrano fare chiarezza e rimandano la palla nel campo del PD siciliano, dove c’è un braccio di ferro fra l’ala dell’ex Margherita, guidata da Enzo Bianco e Giovanni Barbagallo, e l’area ex diessina, riferita al capogruppo parlamentare Antonello Cracolici.

I primi non vogliono sentirne di stare accanto a Lombardo e Miccichè, i secondi credono che non ci sia alternativa, allo stato, e sia la migliore cosa da fare nella prospettiva di un nuovo quadro politico caratterizzato magari da un nuovo soggetto, il Partito del Sud.

Pdl Sicilia ed Mpa tuttavia viaggiano verso la costruzione del Partito del Sud, e prima o poi, esso vedrà la luce, non c’è dubbio. Nel Pd e nell’area ex An, presente in forze nel Pdl Sicilia, le perplessità non mancano. Il Partito del Sud potrebbe diventare un concorrente assai temibile sia per il PD quanto per il Pdl. Perché aiutare chi lo vuole fare nascere? Sia nel caso di successo pieno o parziale, il Partito del Sud non si colloca da nessuna parte, centrodestra o centrosinistra.

Occorre lungimiranza, dunque, ed una analisi corretta degli eventi più vicini. Il PD da solo, o in compagnia dell’Idv, non può sperare di ribaltare il rapporto di forze attuale. Anche in caso di crescita di consensi, per via della legge elettorale vigente, vedrebbe dimagrire il suo gruppo parlamentare in modo consistente, e con esso il suo peso politico-parlamentare. Nel Mezzogiorno il quadro di riferimento, pur nella diversità regionale, appare identico o quasi. Giocare la partita con Mpa-Pdl Sicilia o Partito del Sud cambia poco, perché non c’è altro tavolo attorno il quale sedersi per il momento.

Certo, ci sono i contenuti, le cose da fare in Sicilia e nel Sud. Roma resta in mano al Nord, l’alleanza meridionalista fra PD e Partito del Sud non dovrebbe subire ostacoli ma solo mugugni.  SicInf 15

 

 

 

 

Piazza e economia. La scelta politica che ora va fatta

 

Si moltiplicano le invocazioni per una nuova politica economica. I sindacati dei lavoratori, la Confindustria e la Confcommercio, più una miriade di altre non meno importanti organizzazioni rappresentative di interessi, la invocano, avanzando richieste specifiche disancorate dal quadro d’insieme. Lavoratori, produttori e commercianti concordano nel chiedere una riduzione delle tasse. I lavoratori dipendenti sollecitano anche una più estesa rete di protezione sociale. Gli industriali chiedono maggiore assistenza, precisando che non la chiedono per loro, ma per gli acquirenti dei loro prodotti. Gli agricoltori affermano che non ce la fanno ad andare avanti con le sole provvidenze europee, peraltro concesse a un numero ristretto di prodotti, mentre le famiglie a basso reddito dichiarano che non riescono ad arrivare a fine mese. Il Nord chiede di dare minori risorse al Sud, il Sud d’averne di più.

Prese singolarmente ciascuna di queste richieste ha un qualche fondamento logico ed empirico ma, difettando di una verifica puntuale di come si colloca nel quadro di insieme, perde consistenza, divenendo nella sua inconsistenza un mero balsamo per gli associati o un vero e proprio incitamento alla lotta politica. Salvo non considerare la convivenza sociale una lotta per la ripartizione della torta produttiva e non, come dovrebbe, un patto solidaristico tra persone civili. La nuova politica economica che si invoca continuamente non può essere la ricerca di una soddisfazione di parte, ma la ricerca di come far compiere un passo avanti allo sviluppo dell’intera comunità. Se non si condivide questa impostazione politica, ciascuna sollecitazione di gruppi organizzati resta un atteggiamento irresponsabile e per ciò stesso inaccettabile. Le dimostrazioni di piazza sotto striscioni fatti di slogan mascherano l’egoismo che le muove e non sono capaci di colmare il vuoto programmatico dal quale promanano. Purtroppo questa caratteristica negativa si va accentuando anche a livello europeo, dove era ragionevole attendersi una più stretta cooperazione tra Stati membri; è invece una caratteristica costante delle relazioni internazionali.

In questo momento il mix di istanze che compongono la politica economica si può sintetizzare nella volontà di contenere il deficit pubblico per non aggravare ulteriormente il debito dello Stato e finire come la Grecia; nel limitarsi a non aumentare la pressione fiscale; nel destinare le poche risorse disponibili per lenire i costi sociali della crisi e nell’attendere che la ripresa della domanda estera trascini le nostre esportazioni. Accompagnano questa politica economica interventi di minore portata quantitativa, ma di non trascurabile rilievo per taluni piccoli gruppi produttivi e per i lavoratori. Non si fa quindi ciò che è necessario (e desiderato), ma ciò che si ritiene si possa fare. Se ci fosse una maggiore convergenza di valutazioni sul da farsi e maggiore consenso politico, invece di tirare alternativamente la giacchetta del Governo per indurlo a fare una cosa piuttosto che un’altra, si potrebbe ottenere un miglior risultato da ciò che si va facendo e forse si potrebbe anche chiedere di più.

Un di più ce lo offre la ripresa della domanda estera e il momentaneo deprezzamento del cambio dell’euro, ma non bastano per accrescere il reddito e creare occupazione. Questo però è il contributo dato dal mercato e non dalla politica economica; affinché quest’ultima possa fare di più dobbiamo liberarci del vincolo del bilancio statale. Se attendiamo che ciò avvenga riducendo la spesa pubblica, come non di rado si sente invocare, dovremmo rinunciare a parte dei benefici già acquisiti, ancor prima di dire no alle richieste che vengono avanzate. Ancor meno si otterrebbe in termini di crescita del reddito e dell’occupazione se si seguisse la via di una maggiore tassazione, come a nostro avviso andrà a finire se l’Unione Europea ci chiederà di rientrare nel parametro di Maastricht del disavanzo pubblico.

Non resta quindi che intraprendere l’unica soluzione in nostre mani: alienare il patrimonio pubblico per cancellare parte del debito statale, riducendo l’incidenza degli interessi sul deficit di bilancio e lasciando ai privati una quota più ampia del risparmio nazionale. Ci sottrarremo così alle decisioni esterne, riprendendo la guida del nostro sviluppo. Per ora nessuna forza politica o sociale ha avanzato questa proposta e le richieste restano quelle sopra ricordate, continuando a porsi in modo incoerente con i dati del sistema economico e i vincoli derivanti dagli accordi internazionali. PAOLO SAVONA IM 16

 

 

 

Imprendotoria giovanile. La fantasia è un bene ma non basta

 

Le tante storie di giovani che sfruttano la rete per realizzare delle idee imprenditoriali e per trovare un po’ di gratificazione personale ed economica non possono che mettere di buonumore.

 

Uno spiraglio di ottimismo contro tutti quelli che dicono che alla crisi non c'è scampo, e contro tutti quelli che dicono che i giovani di oggi sono pigri e incapaci di arrangiarsi. Ma al di là dell'istintiva simpatia questo fenomeno lascia trasparire una serie di elementi che dovrebbero stimolare una riflessione più approfondita soprattutto da parte dei nostri policy makers.

 

Il fenomeno dei wwworkers ci dice che tra i giovani c’è voglia di imprenditorialità, voglia di mettersi in gioco, e che questi ragazzi hanno idee, curiosità, che sanno usare le tecnologie non solo per chattare ma anche per tirarci fuori qualcosa di utile. Però ci dice anche che l'orizzonte di queste iniziative è molto limitato e che l'impatto che esse possono avere sulla struttura o il futuro dell’economia italiana sarà probabilmente di scarsa rilevanza. Si tratta per lo più di minibusiness che usano tecnologia e innovazioni, ma che non ne producono. In altre parole: non siamo di fronte alle famose storie di ragazzi che nel garage di casa sviluppavano nuovi software, sistemi operativi o motori di ricerca. Siamo di fronte a persone che usano una piattaforma Internet per vendere forme di pecorino o fissare appuntamenti per portare a spasso i cani dei vicini. Sono due cose molto diverse. Nel primo caso, c’è il potenziale per creare imperi economici che generano migliaia di posti di lavoro e che spostano di qualche metro le frontiere tecnologiche mondiali. Nel secondo caso, se va tutto bene, si creano le basi di un buon business familiare, che certo non è poco, ma che non darà all'economia e alla società del Paese quel contributo che hanno dato i giovani fondatori di Google, Facebook, Skype e simili.

 

Questo non significa che in Italia non ci siano giovani in grado di inventare una nuova tecnologia che possa cambiare il mondo, o di mettere in piedi un business innovativo o di creare un prodotto di respiro internazionale. Significa solo che i giovani che potrebbero o vorrebbero cimentarsi con queste imprese non vedono davanti a loro la possibilità di farlo. Non vedono interlocutori, non vedono intermediari, o forse semplicemente non hanno le informazioni e la formazione necessaria e non sanno come fare. Vedono solo muri, burocrazia e costi altissimi anche per muovere i primi passi. Meglio allora ridimensionare le ambizioni, saltare intermediari, banche e finanziatori e affidarsi alla rete. Meno promettente, ma più veloce, economica, senza bisogno di troppi permessi e carte bollate: se va va, se non va si cambia rotta subito. Questa è in molti casi la realtà italiana: ogni volta che un progetto importante richiederebbe il coinvolgimento di banche, pubblica amministrazione e di determinate «condizioni di sistema» si preferisce ridimensionare le ambizioni e ci si arrangia da soli. Ed è un vero peccato. Perché si potrebbe convogliare tutta questa energia, curiosità e voglia di fare in attività imprenditoriali più strutturate, con maggiori potenziali di crescita. Si potrebbero aiutare i giovani che abbiano questo desiderio di mettersi in gioco ad imparare come davvero si mette in piedi un'impresa a 360 gradi, così come ha fatto quella generazione di imprenditori che ha reso grande l'Italia. Una generazione che oggi, forse scoraggiata dalla crisi e da un sistema politico inerme, appare un po’ chiusa in se stessa e incapace di rigenerarsi per aprire una nuova stagione di prosperità, innovazione e ottimismo. E d'altronde è difficile pensare che il nuovo made in Italy sia rappresentato da un sito che vende prosciutti o cappellini fatti in casa. Questi ragazzi sono bravi, coraggiosi e ingegnosi, ma i loro piccoli o grandi successi personali, che ci auspichiamo sempre più gratificanti, non fanno che mettere a nudo un fallimento collettivo. IRENE TINAGLI  LS 15

 

 

 

 

 

Mafia, operazione con 19 arresti a Trapani, anche il fratello di Matteo Messina Denaro

 

Duro colpo alla rete dei fiancheggiatori del superboss latitante, considerato il nuovo capo di Cosa Nostra - In manette diversi suoi fedelissimi, alcuni dei quali svolgevano il ruolo di "postini. Intercettati "pizzini"

 

TRAPANI - Si stringe il cerchio intorno a Matteo Messina Denaro. L'operazione Golem 2 ha portato al fermo di 19 persone, tra le quali il fratello del presunto capo di Cosa Nostra, Salvatore, e ha minato alla base la rete di finacheggiatori  di cui si è servito il superboss.  Una rete costituita anche da insospettabili incaricati di gestirne la latitanza e di occuparsi degli affari di famiglia. Oltre a Salvatore Messina Denaro, sono finiti in manette, tra gli altri, Maurizio Arimondi, Calogero Cangemi, Fortunato e Lorenzo Catalanotto, Tonino Catania, Andrea Craparotta, Giovanni Filardo, Leonardo Ippolito, Antonino Marotta, Marco Manzo, Nicolò Nicolosi, Vincenzo Panicola, Giovanni Perrone, Carlo Piazza, Giovanni Risalvato, Paolo Salvo, Salvatore Sciacca e Vincenzo Scirè. Alcuni sono legati al latitante da vincoli di parentela.

 

L'indagine ha evidenziato, inoltre, come Cosa nostra continui a utilizzare uomini d'onore storici che, scontata la pena e usciti dal carcere, tornano a dare il loro contributo all'organizzazione. E' il caso di Filippo Sammartano, Antonino Bonafede e Piero Centonze. Tra gli arrestati anche Antonino Marotta, 83 anni, già componente della banda di Salvatore Giuliano e non a caso definito "il decano della mafia trapanese".

 

L'operazione è stata condotta in provincia di Trapani, in particolare nella zona di Castelvetrano, il paese natale di Messina Denaro, da oltre 200 agenti della Polizia di Stato appartenenti al Servizio Centrale Operativo ed alle Squadre Mobili di Trapani e Palermo. Gli ordini di custodia cautelare sono stati emessi dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti e trasferimento fraudolento di società e valori.

 

Contestualmente all'esecuzione dei provvedimenti di fermo, gli investigatori della Polizia, con il supporto dei Reparti Prevenzione Crimine, hanno eseguito 40 perquisizioni, in diverse regioni italiane nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta, Torino, Como, Milano, Imperia, Lucca e Siena.

 

Le indagini della polizia sono state coordinate dal Procuratore di Palermo Francesco Messineo, dall'aggiunto Teresa Principato e dai Pm Marzia Sabella e Paolo Guido. L'operazione è stata denominata in codice Golem 2 perché costituisce il seguito dell'operazione Golem 1 del giugno scorso, condotta da uno speciale team investigativo, con l'obiettivo di disarticolare la rete di complicità che avrebbe favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro.

 

Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figurano alcuni fedelissimi del padrino trapanese che avrebbero svolto il ruolo di "postini" per recapitare la corrispondenza del boss contenente ordini e disposizioni. Gli investigatori sono riusciti a "intercettare" alcuni pizzini attribuiti a Messina Denaro, che in passato aveva avuto un fitto scambio epistolare con Bernardo Provenzano e i boss Lo Piccolo.

 

"E' stato scoperto e disarticolato quello che era un verso e proprio 'servizio postale' utilizzato negli ultimi 14 anni dal superlatitante Matteo Messina Denaro per comunicare, attraverso i pizzini, gli ordini del boss divenuto ormai il capo di Cosa Nostra", ha commentato il funzionario del Servizio Centrale Operativo della Polizia, Vincenzo Nicolì.

 

Le intercettazioni hanno permesso di ricostruire azioni criminali e criteri organizzativi della famiglia mafiosa di Castelvetrano. E, quindi, di definire il sistema degli affari del 'padrino' trapanese. Da alcuni passaggi si desume il  penetrante controllo del territorio da parte del gruppo criminale capeggiato dal superlatitante; il ricorso sistematico alla violenza per la realizzazione degli obiettivi; il programma di gestione di alcune risorse economiche della zona; l'assoggettamento delle imprese, in molti casi titolari di importanti appalti pubblici, al sistema delle estorsioni e il sistema di riscossione delle relative tangenti; le attività di sostegno alle famiglie dei detenuti con il pagamento delle spese legali e di quelle personali attraverso i proventi delle estorsioni; la ricerca di consenso, di "disponibilità" e mutua assistenza tra i membri dell'organizzazione e verso il capomafia latitante.

 

Gli investigatori hanno anche seguito in presa diretta le modalità di pianificazione e di attuazione di diversi attentati incendiari da parte di quei personaggi risultati coinvolti nel nuovo livello di supporto al latitante, "con azioni che inconfutabilmente hanno avuto quale comune matrice il mantenimento della vitalità di Cosa Nostra nei territori di influenza del mandamento di Castelvetrano". LR 10

 

 

 

 

Mafia. Catture a ridosso delle elezioni! Gli arresti sono merito della polizia e della magistratura

 

Palermo - In merito ai numerosi arresti di questi ultimi tempi L'On. Sonia Alfano, parlamentare europeo dell'Italia dei Valori e Presidente dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, dubita del tempismo di queste catture. "Questo esecutivo vive il momento più buio dall'inizio della legislatura, e ha bisogno di ritrovare i consensi perduti. Temo che gli arresti di tanti boss e latitanti - sottolinea Sonia Alfano - siano stati ben calcolati, e prevedo il colpo grosso a ridosso delle elezioni regionali. Chi sarà il prossimo? - si chiede l'europarlamentare - Il superlatitante Matteo Messina Denaro?  Basta dare uno sguardo al recente passato - prosegue -  per rendersi conto di come queste catture avvengano sempre in momenti in cui il Premier perde la sua popolarità. Ormai siamo abituati alle fiction di questo Governo e mi aspetto che la notizia bomba venga fuori un attimo prima del voto. Chiaramente la faranno passare come una coincidenza, ma sappiano  - dice - che ormai in molti hanno capito a che gioco stanno giocando".

Sonia Alfano risponde duramente alle dichiarazioni sprezzanti di Maurizio Gasparri, secondo cui il Presidente dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia sarebbe dispiaciuta per gli arresti dei boss mafiosi. "Ricordo a Gasparri che io non sono solo un europarlamentare ed il Presidente dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, ma sono anche figlia di uno degli 8 giornalisti uccisi dalla mafia, che militava nell'M.s.i.,e per il quale lui non ha mai chiesto verità e giustizia. Inoltre - sottolinea la Alfano - invito l'On. Gasparri a guardare gli atteggiamenti suoi e dei suoi compagni di partito, che si guardano bene dall'autorizzare, attraverso il voto, gli arresti richiesti dalla magistratura per i corrotti e i mafiosi dai colletti bianchi presenti in Parlamento". "Non si permetta, il sig. Gasparri, di diffamarmi dicendo che che mi dolgo degli arresti dei mafiosi. Dico che è evidente, e ci tengo a precisare che parlo a titolo personale, che questi arresti vengono strumentalizzati per acquisire consenso in un momento che vede la maggioranza allo sbando. Gli arresti sono merito delle forze dell'ordine e della magistratura, quella tanto insultata dal Governo. Certo ci sarebbe da sorprendersi se il giorno prima delle elezioni uscisse fuori la notizia che hanno arrestato Messina Denaro. Non dimentichiamo dell'arresto di Provenzano l'11 aprile del 2006, un attimo prima del voto per le elezioni politiche. Sto ribadendo un concetto che esprimo da anni: a questo Governo non interessa la lotta alla mafia, ma solo il proprio tornaconto". "Ancora una volta Gasparri ha perso l'occasione per stare zitto, dimenticando che non è ai familiari delle vittime di mafia che può dare lezioni di moralità, legalità o antimafia. Aveva già provato ad aggredire verbalmente Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, e adesso prova a farlo con me - continua - che ogni giorno combatto per la legalità in modo trasparente e fattivo". De.it.press

 

 

 

 

L’opera all’estero dei capi delegazione e degli addetti finanziari

 

„E’ più che mai preziosa in questa nuova stagione delle relazioni internazionali”.

Frattini alla Conferenza Banca d’Italia-Mae: Abbiamo costruito una best practice nel panorama istituzionale italiano

 

ROMA – “Specifici riconoscimenti” alla collaborazione scaturita dalla Convenzione in essere tra Ministero degli Affari Esteri e Banca d’Italia sono stati sottolineati dal ministro Franco Frattini ieri nell’intervento di apertura della III Conferenza Banca d'Italia-MAE degli Addetti Finanziari in servizio presso la rete diplomatica, nel Salone dei Partecipanti della Banca d’Italia.

  Il capo della diplomazia italiana ha ricordato che “nei dodici mesi intercorsi dalla nostra Seconda Conferenza, tenutasi alla Farnesina il 17 marzo dello scorso anno, abbiamo innanzitutto operato per ampliare le posizioni di Addetti Finanziari in servizio presso la rete diplomatico-consolare. E’stato istituito un nuovo posto ad Istanbul e rafforzata la presenza a Bruxelles. Gli Addetti finanziari dall’inizio del 2010 – ha spiegato - hanno assunto le nuove funzioni di osservatori economici per monitorare, oltre al Paese di residenza, altri paesi, avanzati oppure emergenti, quali Canada, Irlanda, Messico, Corea del Sud, Singapore, Indonesia, Malesia, Tailandia, Giordania, Libano, Siria, Tunisia, Argentina”.

  Il ministro Frattini ha rimarcato che “un messaggio importante anche politico viene dato dall’Italia grazie ai programmi di assistenza tecnica e di capacity building svolti dalla Banca d’Italia a beneficio di Banche centrali di Paesi in difficoltà”in particolare “quelle di Afghanistan, Iraq, Albania”.

  E “tra i settori dove si è ampliata la gamma delle collaborazioni” Frattini ha fatto “specifica menzione” della “valorizzazione delle rimesse degli immigrati per la crescita economica e lo sviluppo dei paesi di origine”. “In tale contesto – ha precisato - si colloca l’obiettivo, varato al G8 de L’Aquila, di ridurre il costo medio globale d’invio delle rimesse dall’attuale 10% al 5% in 5 anni. Questo traguardo - noto come il “5x5”- su cui ha particolarmente lavorato la Farnesina in stretto raccordo con la Banca d’Italia e con la Banca Mondiale, rappresenta uno dei più importanti risultati del G8, se solo consideriamo che potrà generare un volume annuo addizionale di risorse per i migranti e le loro famiglie dell’ordine – in base alle stime della Banca Mondiale – di circa 15 miliardi di dollari”.

   “Abbiamo, dunque, costruito insieme una best practice nel panorama istituzionale italiano” ha sottolineato il ministro Frattini. Esprimendo “i miei ringraziamenti al governatore Draghi”, augurando “un proficuo lavoro in questa Conferenza” e manifestando ad entrambe le dirigenze “il mio plauso per l’attività svolta ed il mio sostegno per le nuove iniziative”.

  Il ministro degli Esteri ha rivolto, in particolare, ai capi delegazione e addetti finanziari “il vivo apprezzamento pe