MNEMOSYNE
La nuovissima raccolta
di Salvatore A. Sanna: Mnemosyne. Hommage
an die Mutter der Musen. Verlag für deutsch-italienische Studien/Sauerländer,
Aarau/Frankfurter a.M. 1999. Pagg. 96. 22,00 DM, Bestell Nr. 09 04655
Nel presentare l’ultima raccolta
di Salvatore A. Sanna dal titolo Feste
(1991) il suo traduttore Gerhard Goebel scriveva che con quel volumetto
l’autore voleva congedarsi per
ricominciare. Oggi, a distanza di quasi 10 anni, la raccolta Mnemosyne
ci da la possibilità di andare a vedere in che cosa consistono il congedo e la
ripresa annunciati da Gerhard Goebel. Ma prima di andare a vedere vorrei fare
presente che il volume è corredato da una breve ma intensa introduzione di
Christoff Neumeister, che va letta subito. Christoff Neumeister vi espone tutto
quello di cui si ha bisogno per potersi sintonizzare sulle frequenze poetiche di
un autore così determinate per la letteratura de-centrata. Nella postfazione
Gerhard Goebel invita il lettore a riflettere su alcuni problemi di traduzione,
o meglio di divergenze culturali tra la lingua del poeta e quella del traduttore.
Così facendo il traduttore permette al lettore di avvicinarsi, in un certo qual
modo, alla creatività interculturale di Salvatore A. Sanna. In copertina è
stato riprodotto un elegante e leggero pastello di Gianfranco Pardi. A prima
vista il pastello fa pensare alla sovrimpressione di un aquilone su una farfalla
di un giallo particolarmente corposo. Il tutto è sovrastato dalla sagoma in
nero di una stella a quattro punte. La sagoma in nero sottolinea la corposità
del giallo e rinvia ad un copricapo regale.
Il punto di partenza per leggere con profitto Mnemosyne
rimane pur sempre l’introduzione di Christoff Neumeister. È qui che il
lettore trova un rinvio, discreto ma percettibile, ad esperienze personalissime
che sono diventate memoria attraverso la parola. Ma le prime domande che il
futuro lettore si porrà sono
certamente le seguenti: “Che significherà mai la parola Mnemosyne scelta come
titolo dell’opera? E poi dove posare l`accento per
invocare Mnemosyne, la madre delle muse? che, secondo quanto si può
leggere nella prefazione, faceva dono ai mortali della capacità di dimenticare.
Scrivendola in modo più pronunciabile, la parola mnemosine potrebbe essere
fraintesa come la “farfalla dei Papilionidi dalle ali diafane, reperibile sui
pascoli montani,” così come informa Devoto/Oli; ed in tedesco si avrebbe
quindi a che fare con un bellissimo (immagino!) schwarzer Apollofalter! Ma con
la sua scelta Salvatore A. Sanna è rimasto fedele ad un modello di bilinguismo
tutto suo. Anche per questa sua raccolta di 35 testi in italiano, ma con
traduzione a fronte, l’autore ha scelto un titolo in tedesco così come aveva
già deciso nel lontano 1978 quando alla sua primissima raccolta di poesie
italiane aveva dato il titolo Fünfzehn
Jahre Augenblicke. L’ha fatto per segnalare, ancora una volta, la
co-presenza nei suoi testi in italiano di un interlocutore di madre lingua
tedesca. Premesso tutto ciò non c’é dubbio che il tema centrale dei testi di
Mnemosyne sia quello
che l’autore definisce “la legge fondamentale delle cose e degli uomini” (pag.
80). Ma come consegnare questa legge fondamentale alla memoria di una lingua una
volta che essa si è inverata nella persona amata. Da questo interrogativo
nascono poesie non di lutto ma di serena certezza che quello che ci accade ci
rende sempre più umani, che “i fatti sono amichevoli” avrebbe detto Carl R.
Rogers, fondatore della Gesprächspsychoterapie.
Il lettore non avrà certo
difficoltà nel ritrovarsi in sintonia con quella semplicità densa di umanità,
a cui rinviano le poesie di Mnemosyne. Da
parte mia vorrei, ancora una volta, sottolineare che la creatività di Salvatore
A. Sanna si nutre di paesaggi e le sue opere vivono di
paesaggi. Ma questa volta i suoi paesaggi: Torre del Pozzo (pag. 12), la
Cornovaglia (pag. 14), La Torche (pag. 16), Bagno Vignoni (pag. 18),
Vignoni Alto (pag. 20), Val d’Orcia (pag. 22-30), Lausanne (pag. 34) ,
Juan les Pins (pag. 60), Die March (pag. 66) , Praga (pag. 84) e come sempre la
Sardegna, si configurano come le tappe di una scadenza di cui solo l’indovino
Melampo (pag. 58) ne avrebbe potuto intuire l’incombere. Senonchè lo snodarsi
deiI paesaggi di per se fa pensare ai grani di un rosario profano, dove ogni
grano corrisponde ad una esperienza sempre positiva; e tutti insieme
suggeriscono l’idea di un autore in continuo pellegrinaggio. Come se di
Salvartore A. Sanna c’é ne fossero due: uno stabile a Francoforte e uno non
“stanziale”. Uno impegnato in un intenso lavoro di mediazione tra la cultura
italiana e quella tedesca, ed uno in giro per l’Europa . In questa sua
raccolta di paessaggi europei ci vedrei pertanto un’operazione di scrittura
interculturale particolarmente riuscita. Se è vero che ogni cultura europea
deve salvaguardare la propria identità perché essa é fonte di creatività, è
pur vero che ci riesce meglio quella che se si apre alle diversità che
compongono l’Europa, evitando così di ghettizzarsi. A questo punto si direbbe
che “il sogno giovanile di remare in canoa verso la foce del grande fratello”
si stia avverando:
Die March
Giovanile
sogno il tuo
remare in canoa
verso la foce
del gran fratello
lungo la via
dell’ambra
sul fiume di confine
cortina di tempi minacciosi
per perdersi fra i rami
bassi delle acque blu (pag. 66)
Ed il lettore gli sarà grato di essere stato coinvolto in un sogno così innocente ed innovatore.
Gino Chiellino