Salvatore A. Sanna
da cinque raccolte di
poesie/aus fünf Gedichtbänden
Da/Aus: Fünfzehn
Jahre Augenblicke. Privatdruck. Frankfurt 1978.
Tutto mi sembra
estraneo
per le vie del nuovo
quartiere
Qualche insegna notturna
e spero di aver trovato
dove rompere
la solitudine
Niente di più triste
che contentarsi
di birra
***
Ci sono momenti
in cui anche gli affetti
perdono la loro
efficacia
Si sente allora
la mancanza del narcotico
***
Un calore infrarosso
emana dal tuo grembo
sotto il leggiero panno strutturato
preso all’emporio della Zeil
Siamo studenti e decliniamo
il der die das
della tua lingua
Ma c’è un linguaggio muto
che ci attrae
ricco d’irregolarità
e parliamo, parliamo
***
Strani gli equilibri
dei sensori umani
Captano ancestrali radiazioni
d’altra frequenza
ma si ritirano
se la mancanza d’esse
ti rattrapisce
Massi
come uomini rozzi
formano torri solitarie
Alberi
con la schiena curva
verso sud-est dal maestrale
ricordano
una fierezza antica
Una colonna greca
è un simbolo estraneo
al paesaggio
***
In questa terra
ci vengo per ricercare
una matrice spenta
Ogni incontro d’uomini
rimprovera il tratto straniero
il diverso pensare
C’è un mare ovale
per la sua cornice
che ti rimette l’infanzia
e ti fa sognare
un viaggio
di là da essa
***
Sono arrivato in Sardegna
senza emozioni
Altre volte
alle sei del mattino
scrutavo sul ponte
profili di scogli
insonnoliti
per un cenno di saluto
Oggi sono rimasto a letto
fino all’attracco della nave
***
È difficile spiegarti il senso
delle pietre
che rafforzano il muro
del convento
Su quel muretto
ci camminavo
da ragazzo
cercando l’equilibrio
Le mie uscite notturne
mi riconducono
in quella strada
a pochi metri da casa
E mi vien di tentare
Da/Aus: Wacholderblüten.
Privatdruck. Frankfurt 1984.
M’accompagna il verde
cupo della segale e del grano
sull’altipiano
chiazzato di giallo d’orzo
I mucchi di fieno
assecondano le forme
degli alberi sparsi
e dall’occidente
s’avvicinano raggi scuri
di pioggia
***
Sei la mia compagna quella sera
in un baraccone di Bacharach
là dove scorre il Reno
e la birra sulle salsicce oleose
Ti ho strappato al gruppo
e al tuo amico chimico
È l’inizio di un pendolare settimanale
fra Vohwinkel e Barmen
sulla Wupper tortuosa
sorvolata dalla monorotaia
***
Ho scoperto il rosso
nel verde della natura
Che significhi
fermati
come il rosso del semaforo?
***
Il giallo dei campi di colza
sul piano collinoso
irrita le mie antenne del colore
e limita piste
d’atterraggio di un volo umano
senza motori e ali meccaniche
Giunti al castello
di Ulrich von Hutten
sullo Steckelberg
ne vedo gli aspetti pratici
olio bollente
versato sulle corazze
delle macchine-uomini
Il giallo, spiega l’amico
di ritorno al luogo d’escursione
è di stimolo agli insetti
a posarsi
***
Chi chi
Vo per
Fö
Perda
Sien
Bun
Lö
è il motto
scritto su un rettangolo
bianco alla parete
del bar
L’impacciato barista
non romancio
ignora il segno
ma non il senso
del tutto
È bene conservare
il posto
altri l’occuperebbe
se il fuoco ti mancasse
E così centellino
una camomilla
tranquillante
***
Il seno
di madre chiesa
turgido e fiero
s’erge sui tetti
bassi della città
È un invito
a stillare la tua sete
e a posare il tuo capo
fra le costole bianche
L’elegante e vanitoso
compagno
come i galli canterini
fa sentire le sue campane
quasi per farsi perdonare
la sua bassa statura
***
Dalla sensibilità delle tue antenne
riconosci la potenza del trasmettitore
Le onde sono diverse
lunghe, medie, corte
e a modulazione
Devi sintonizzarti
per carpire il messaggio
cifrato
L’occhio del ciclone
è ancora lontano
***
Anche il sublime
diventa quotidiano
e di sé allora
riacutizza il desiderio
Da/Aus: Löwen-Maul. Frankfurt/Aarau: Verlag Sauerländer 1988.
Non ricercare
le fattezze
del tempo
Le tue radici
nodose, fonde
rigettano
e tu vivi
lo spazio
nella levitazione
generale
***
Sarà forse l’orma
dell’ape
a saccarinare
le tue tempora
a schiuderti
il valore portante
del fiore di ginepro
Il bilanciere usa
il milligrammo
***
I nostri occhi
sono aperti
su uno spazio notturno
avidi di chiarezza
Montreal
10.5.85
***
Il rovescio ha sottratto
al giardino l’oro
dell’avornello, impacciato
di ostentare la sua verdura
Le giovani foglie del tiglio
cinguettano bifide il fatto;
i tuoi occhi s’arrossano
per l’ingenuo polline
dell’acacia sulla piazza
***
Che in te sia Polia
sotto la pergola pregna
di gravidi glicini
o che tu sia la primigenia
Fortuna
del giovane tempio
proteggi dallo sguardo
profano le bianche volute
del tuo già violato
ninfeo. L’acqua
attende un dio
I dossi albani
non chiudono la visione
del mare. Il denso
vapore lontano
fa presagire la forma
***
Sull’effimero bianco
del mattino
sulla coltre invernale
dei tuoi amori
incedo
sorpreso del passo
leggiero
***
Delicate bocche rosa
di leone con margherite
di campo gialle e bianche
L’arancia candela
su candelabro d’argento
vi s’accorda e la sua fiamma
armonizza lo spazio cellare
Una musica stanca
s’impone all’orecchio
contro l’estivo vociare
Le dita sfiorano i tasti
egli sorride, si astrae
leggermente s’innalza
lo strumento con lui
Fuori dalle mura
dell’Aebtestube
sul campo di golf
per le ripide chine
del Falkenis lo seguo
Il suo glissare è cessato
***
Edoardo VII
stanco di tanto teatro
quando può
scende da cavallo
e sulla grande piazza
a La Pointe St. Eustache
comanda un café crème
***
Bello
accorgersi
delle cose semplici
finite
e pure
eterne
***
Da/Aus: Feste. Mainz: Verlag von Hase & Koehler 1991.
Non con i tuoi
capelli di rosso
castano asciugherai
i suoi piedi
Sarà il boccio
che alla stagione
s’aprirà con forza
ad emanare un dolce
profumo
***
Un cavalluccio marino
scorrazza nell’aria
sullo sfondo azzurro pallido
striato di rosa
Si dirige verso l’Oriente
con pochi gradi a Nord
***
Non è il senso
che lascia tracce
ma il segno
e per capirlo
occorre spesso
tutta una vita
***
Sulla piazza antica
nel vociare confuso
dell’estate parlammo
delle cose del mondo
rivolgendo lo sguardo
ogni tanto sul brulicare
di luci della pianura
fino al mare
Fu un sintonizzarsi
su una lunghezza d’onda
e nulla più
Una forza apparente
come quella che sospinge
la vela ci portò
oltre i limiti del noto
***
Quando giungi in loco
ti sorprende un rumore
ostile che s’oppone
al silenzio, alla quiete
Non le carezze amiche
le accoglienti tavole
i sinuosi ondeggiamenti
delle colline ti affrancano
È come sentire la propria
presenza, inquieta
***
Dure e cruente
sono le battaglie
degli uomini
Quando subentra
un armistizio
si ridimensionano
le perdite
se la lotta continua
ci sarà un vincitore
l’altro si perderà
nel tempo
Sovente si crede
che prevaricare
sia un modo
per sopravvivere
***
Era l’ora mattutina
nelle vie deserte
del giorno domenicale
Sul selciato bagnato
s’udivano i nostri passi
diretti verso la piazza
del Battistero
Uno sguardo in alto
al fanciullo che sull’albero
raccoglie il miele,
storia antelamica
che è anche tua
Il viaggio è finito
così la visione
del particolare
Si ritorna
come se l’oceano
le bianche dune di sabbia
i fiori esuberanti di colori
le cipolline argentate
fossero spariti dalla memoria
La nostra attenzione
nel muto andare
cade ora ad evitare
le pozze d’acqua
della strada
***
Con un cielo leggermente
coperto ci si stacca
dal Continente verso l’isola
che sta ad occidente
Non è molto
che tu ricuperavi il tempo
della memoria, non oggi
incerto fra le due sponde
in sospeso sul mare
che ostenta le sue venature
Aggrotti la fronte
pensando alle giovanili
imprese d’Ercole
***
Seduto sulle rotonde balze
della fontana riguardo incuriosito
il mozzo campanile di San Biagio,
l’altro svetta tranquillo
Sul prato due ragazze
sopportano a vicenda
il supplizio del filo d’erba
sul corpo. Tamburini
ritmano il volteggiare
degli stendardi, ornato
della prossima sagra
Si rientra nel teatrino
accanto alla canonica
e Bach risuona largo
e dolce
***
Il vaso di Pandora
vive e singultendo
s’apre leggermente
Folate maligne emergono
passano l’ozono della terra
La speranza è di loro
forza contraria, cova
distesa le teste degli uomini
Da/Aus: Mnemosyne. Frankfurt/Aarau: Verlag für deutsch-italienische Studien-Sauerländer 1999.
Quella balena giallognola
sul mare di blu lapislazzuli
tutte le mattine
mi si presenta immobile
con un’aria d’antica
bonaccia. La sua apparenza
mi è confidenziale
***
Mi piace ascoltare
il silenzio delle notti
di Cornovaglia
quando il mare
di lontano
fa sentire i suoi toni
bassi. L’alba
tardiva s’annuncia
col canto del gallo
***
Sull’ampia spiaggia
orfana per la marea
i gambecchi
danzanti e frenetici
evitano le blande
onde dell’oceano
La fiaccola del mare
regge bene la brezza
di terra ferma
***
La mezza collina
allarga la visione
sulle messi che ondeggiano
partecipa il senso
delle tinte nascoste
L’ultimo scoglio
è la cima lontana
***
Mi scopro a mettere
i ricordi ormai pallidi
in grandi valige
dentro scatoloni di cartone
per portarli con me
su una costa ricca d’azzurro
perché vivano ancora
Se un giorno ti metterai
sulle loro tracce
li ritroverai, purificati
dalle acque del fiume,
sulla via in ascesa del Capo
***
I ricordi balzano fuori
dal fondo dalla terra
come le talpe in primavera
Tanti i piccoli cumuli
nel terreno che sente
allentarsi la morsa del
freddo
È come un’esplosione vitale
che eccita i pensieri
e li esorta alla chiarezza
Ma niente è ancora possibile
e le immagini disgregate
rientrano
***
Tutte le mattine
all’albeggiare
nei mesi che annunciano
l’estate ci giungeva
dalle fronde della piazza
un messaggio canoro
impertinente qualche volta
certamente un tenore
robusto fra gli uccelli
Fossi stato Melampo
ne avrei compreso il senso
il suo infausto avvertimento
***
Poco importa
il tonnellaggio
se la meta
che ti attende
è un porto sconosciuto
***
Le attese, le tensioni,
il quotidiano non esistono
più
nella sfera in cui ti trovi
Ma hai delle anime buone
che ti seguono
Ecco un trillo di richiamo
mentre la campana
delle Cappuccine annuncia
con tono monacale
la messa del mattino
Un gallo in lontananza
ripete un rito antico
Nel cielo terso di un
azzurro
pallido i pipistrelli
nottamboli tracciano
nell’aria
un intrico di linee
invisibili
Sulla costa rivolta al
tramonto
il mare emette i primi
sbadigli di risveglio
***
Il San Rocco sul
pianerottolo
di casa incuteva paura
a chi saliva le scale
impreparato
così grande e improvviso
Ma il cagnetto ne addolciva
l’impressione, spiegava
il senso del bastone
pellegrino
C’era un sole vibrante
sulla pianura ondulata della
March
e tu camminando lungo il
fiume
ripassavi con me la tua
infanzia
Ecco in lontananza la
cappella
bizantina sull’altura
la Wutzelburg del Signor von
Teufenbach
dove aleggia lo spirito del
santo
Un vinello bianco
seduti a dei tavoli
di legno accomunò
tutti nella conoscenza