Salvatore A. Sanna

 

Poesie/Gedichte

 

da cinque raccolte di poesie/aus fünf Gedichtbänden

 

 

Ø     Da/Aus: Fünfzehn Jahre Augenblicke. Privatdruck. Frankfurt 1978.

Ø     Sardinien / Sardegna

Ø     Da/Aus: Wacholderblüten. Privatdruck. Frankfurt 1984.

Ø     Karbach

Ø     Carnevale ‘59

Ø     Elm

Ø     Reto al banco

Ø     Firenze

Ø     Da/Aus: Löwen-Maul. Frankfurt/Aarau: Verlag Sauerländer 1988.

Ø     Palestrina

 

Ø     Piano bar

Ø     Stupore

Ø     Da/Aus: Feste. Mainz: Verlag von Hase & Koehler 1991.

Ø     Maddalena

Ø     Augure

Ø     Parma

Ø     Montepulciano

Ø     Da/Aus: Mnemosyne. Frankfurt/Aarau: Verlag für deutsch-italienische Studien-Sauerländer 1999.

Ø     Torre del Pozzo

Ø      La Torche

 

Da/Aus: Fünfzehn Jahre Augenblicke. Privatdruck. Frankfurt 1978.

 

Tutto mi sembra

estraneo

per le vie del nuovo

quartiere

Qualche insegna notturna

e spero di aver trovato

dove rompere

la solitudine

Niente di più triste

che contentarsi

di birra

 

 

***

 

 

Ci sono momenti

in cui anche gli affetti

perdono la loro

efficacia

Si sente allora

la mancanza del narcotico

 

 

***

 

 

Un calore infrarosso

emana dal tuo grembo

sotto il leggiero panno strutturato

preso all’emporio della Zeil

 

Siamo studenti e decliniamo

il der die das

della tua lingua

 

Ma c’è un linguaggio muto

che ci attrae

ricco d’irregolarità

e parliamo, parliamo

 

***

 

Strani gli equilibri

dei sensori umani

Captano ancestrali radiazioni

d’altra frequenza

ma si ritirano

se la mancanza d’esse

ti rattrapisce

 

 

 

Sardinien / Sardegna

 

 

Massi

come uomini rozzi

formano torri solitarie

Alberi

con la schiena curva

verso sud-est dal maestrale

ricordano

una fierezza antica

Una colonna greca

è un simbolo estraneo

al paesaggio

 

 

***

 

 

In questa terra

ci vengo per ricercare

una matrice spenta

Ogni incontro d’uomini

rimprovera il tratto straniero

il diverso pensare

 

C’è un mare ovale

per la sua cornice

che ti rimette l’infanzia

e ti fa sognare

un viaggio

di là da essa

 

 

***

 

 


Sono arrivato in Sardegna

senza emozioni

Altre volte

alle sei del mattino

scrutavo sul ponte

profili di scogli

insonnoliti

per un cenno di saluto

Oggi sono rimasto a letto

fino all’attracco della nave

 

 

***

 

 

È difficile spiegarti il senso

delle pietre

che rafforzano il muro

del convento

Su quel muretto

ci camminavo

da ragazzo

cercando l’equilibrio

Le mie uscite notturne

mi riconducono

in quella strada

a pochi metri da casa

E mi vien di tentare

 


Da/Aus: Wacholderblüten. Privatdruck. Frankfurt 1984.

Karbach

 

M’accompagna il verde

cupo della segale e del grano

sull’altipiano

chiazzato di giallo d’orzo

I mucchi di fieno

assecondano le forme

degli alberi sparsi

e dall’occidente

s’avvicinano raggi scuri

di pioggia

 

 

***

 

 

Carnevale ‘59

 

Sei la mia compagna quella sera

in un baraccone di Bacharach

là dove scorre il Reno

e la birra sulle salsicce oleose

 

Ti ho strappato al gruppo

e al tuo amico chimico

 

È l’inizio di un pendolare settimanale

fra Vohwinkel e Barmen

sulla Wupper tortuosa

sorvolata dalla monorotaia

 

 

***

 

 

Ho scoperto il rosso

nel verde della natura

Che significhi

fermati

come il rosso del semaforo?

 

 

***

 


Elm

 

Il giallo dei campi di colza

sul piano collinoso

irrita le mie antenne del colore

e limita piste

d’atterraggio di un volo umano

senza motori e ali meccaniche

Giunti al castello

di Ulrich von Hutten

sullo Steckelberg

ne vedo gli aspetti pratici

olio bollente

versato sulle corazze

delle macchine-uomini

 

Il giallo, spiega l’amico

di ritorno al luogo d’escursione

è di stimolo agli insetti

a posarsi

 

 

***

 

 

Reto al banco

 

Chi chi

Vo per

Perda

Sien

Bun

è il motto

scritto su un rettangolo

bianco alla parete

del bar

L’impacciato barista

non romancio

ignora il segno

ma non il senso

del tutto

È bene conservare

il posto

altri l’occuperebbe

se il fuoco ti mancasse

E così centellino

una camomilla

tranquillante

 

 

***

 

 

Firenze

 

Il seno

di madre chiesa

turgido e fiero

s’erge sui tetti

bassi della città

È un invito

a stillare la tua sete

e a posare il tuo capo

fra le costole bianche

L’elegante e vanitoso

compagno

come i galli canterini

fa sentire le sue campane

quasi per farsi perdonare

la sua bassa statura

 

 

***

 

 

Dalla sensibilità delle tue antenne

riconosci la potenza del trasmettitore

Le onde sono diverse

lunghe, medie, corte

e a modulazione

Devi sintonizzarti

per carpire il messaggio

cifrato

 

L’occhio del ciclone

è ancora lontano

 

 

***

 

 

Anche il sublime

diventa quotidiano

e di sé allora

riacutizza il desiderio

 

 

 


Da/Aus: Löwen-Maul. Frankfurt/Aarau: Verlag Sauerländer 1988.

 

Non ricercare

le fattezze

del tempo

Le tue radici

nodose, fonde

rigettano

e tu vivi

lo spazio

nella levitazione

generale

 

 

***

 

 

Sarà forse l’orma

dell’ape

a saccarinare

le tue tempora

a schiuderti

il valore portante

del fiore di ginepro

Il bilanciere usa

il milligrammo

 

 

***

 

 

I nostri occhi

sono aperti

su uno spazio notturno

avidi di chiarezza

 

                     Montreal 10.5.85

 

 

***

 

 

Il rovescio ha sottratto

al giardino l’oro

dell’avornello, impacciato

di ostentare la sua verdura

Le giovani foglie del tiglio

cinguettano bifide il fatto;

i tuoi occhi s’arrossano

per l’ingenuo polline

dell’acacia sulla piazza

 

***

 

 

Palestrina

 

Che in te sia Polia

sotto la pergola pregna

di gravidi glicini

o che tu sia la primigenia

Fortuna

del giovane tempio

proteggi dallo sguardo

profano le bianche volute

del tuo già violato

ninfeo. L’acqua

attende un dio

I dossi albani

non chiudono la visione

del mare. Il denso

vapore lontano

fa presagire la forma

 

 

***

 

 

Sull’effimero bianco

del mattino

sulla coltre invernale

dei tuoi amori

incedo

sorpreso del passo

leggiero

 

                          Sparhof 20.11.85

 

 

***

 

 


Piano bar

 

Delicate bocche rosa

di leone con margherite

di campo gialle e bianche

L’arancia candela

su candelabro d’argento

vi s’accorda e la sua fiamma

armonizza lo spazio cellare

Una musica stanca

s’impone all’orecchio

contro l’estivo vociare

Le dita sfiorano i tasti

egli sorride, si astrae

leggermente s’innalza

lo strumento con lui

Fuori dalle mura

dell’Aebtestube

sul campo di golf

per le ripide chine

del Falkenis lo seguo

Il suo glissare è cessato

 

 

***

 

 

Edoardo VII

stanco di tanto teatro

quando può

scende da cavallo

e sulla grande piazza

a La Pointe St. Eustache

comanda un café crème

 

 

***

 

 

Stupore

 

Bello

accorgersi

delle cose semplici

finite

e pure

eterne

 

 

***

 

 

 


Da/Aus: Feste. Mainz: Verlag von Hase & Koehler 1991.

Maddalena

 

Non con i tuoi

capelli di rosso

castano asciugherai

i suoi piedi

Sarà il boccio

che alla stagione

s’aprirà con forza

ad emanare un dolce

profumo

 

***

 

 

Augure

 

Un cavalluccio marino

scorrazza nell’aria

sullo sfondo azzurro pallido

striato di rosa

Si dirige verso l’Oriente

con pochi gradi a Nord

 

 

***

 

 

Non è il senso

che lascia tracce

ma il segno

e per capirlo

occorre spesso

tutta una vita

 

 

***

 

 


Sulla piazza antica

nel vociare confuso

dell’estate parlammo

delle cose del mondo

rivolgendo lo sguardo

ogni tanto sul brulicare

di luci della pianura

fino al mare

Fu un sintonizzarsi

su una lunghezza d’onda

e nulla più

Una forza apparente

come quella che sospinge

la vela ci portò

oltre i limiti del noto

 

 

***

 

 

Quando giungi in loco

ti sorprende un rumore

ostile che s’oppone

al silenzio, alla quiete

Non le carezze amiche

le accoglienti tavole

i sinuosi ondeggiamenti

delle colline ti affrancano

È come sentire la propria

presenza, inquieta

 

 

***

 

 

Dure e cruente

sono le battaglie

degli uomini

Quando subentra

un armistizio

si ridimensionano

le perdite

se la lotta continua

ci sarà un vincitore

l’altro si perderà

nel tempo

Sovente si crede

che prevaricare

sia un modo

per sopravvivere

 

 

***

 

 

Parma

 

Era l’ora mattutina

nelle vie deserte

del giorno domenicale

Sul selciato bagnato

s’udivano i nostri passi

diretti verso la piazza

del Battistero

Uno sguardo in alto

al fanciullo che sull’albero

raccoglie il miele,

storia antelamica

che è anche tua

Il viaggio è finito

così la visione

del particolare

 

Si ritorna

come se l’oceano

le bianche dune di sabbia

i fiori esuberanti di colori

le cipolline argentate

fossero spariti dalla memoria

La nostra attenzione

nel muto andare

cade ora ad evitare

le pozze d’acqua

della strada

 

 

***

 

 

Con un cielo leggermente

coperto ci si stacca

dal Continente verso l’isola

che sta ad occidente

Non è molto

che tu ricuperavi il tempo

della memoria, non oggi

incerto fra le due sponde

in sospeso sul mare

che ostenta le sue venature

Aggrotti la fronte

pensando alle giovanili

imprese d’Ercole

 

 

***

 

 


Montepulciano

 

Seduto sulle rotonde balze

della fontana riguardo incuriosito

il mozzo campanile di San Biagio,

l’altro svetta tranquillo

Sul prato due ragazze

sopportano a vicenda

il supplizio del filo d’erba

sul corpo. Tamburini

ritmano il volteggiare

degli stendardi, ornato

della prossima sagra

Si rientra nel teatrino

accanto alla canonica

e Bach risuona largo e dolce

 

 

***

 

 

Il vaso di Pandora

vive e singultendo

s’apre leggermente

Folate maligne emergono

passano l’ozono della terra

La speranza è di loro

forza contraria, cova

distesa le teste degli uomini

 

 

 


Da/Aus: Mnemosyne. Frankfurt/Aarau: Verlag für deutsch-italienische Studien-Sauerländer 1999.

Torre del Pozzo

 

Quella balena giallognola

sul mare di blu lapislazzuli

tutte le mattine

mi si presenta immobile

con un’aria d’antica

bonaccia. La sua apparenza

mi è confidenziale

 

 

***

 

 

Mi piace ascoltare

il silenzio delle notti

di Cornovaglia

quando il mare

di lontano

fa sentire i suoi toni

bassi. L’alba

tardiva s’annuncia

col canto del gallo

 

 

***

 

 

La Torche

 

Sull’ampia spiaggia

orfana per la marea

i gambecchi

danzanti e frenetici

evitano le blande

onde dell’oceano

La fiaccola del mare

regge bene la brezza

di terra ferma

 

 

***

 

 


La mezza collina

allarga la visione

sulle messi che ondeggiano

partecipa il senso

delle tinte nascoste

L’ultimo scoglio

è la cima lontana

 

 

***

 

 

Mi scopro a mettere

i ricordi ormai pallidi

in grandi valige

dentro scatoloni di cartone

per portarli con me

su una costa ricca d’azzurro

perché vivano ancora

Se un giorno ti metterai

sulle loro tracce

li ritroverai, purificati

dalle acque del fiume,

sulla via in ascesa del Capo

 

 

***

 

 

I ricordi balzano fuori

dal fondo dalla terra

come le talpe in primavera

Tanti i piccoli cumuli

nel terreno che sente

allentarsi la morsa del freddo

È come un’esplosione vitale

che eccita i pensieri

e li esorta alla chiarezza

Ma niente è ancora possibile

e le immagini disgregate

rientrano

 

 

***

 

 


Tutte le mattine all’albeggiare

nei mesi che annunciano

l’estate ci giungeva

dalle fronde della piazza

un messaggio canoro

impertinente qualche volta

certamente un tenore

robusto fra gli uccelli

Fossi stato Melampo

ne avrei compreso il senso

il suo infausto avvertimento

 

 

***

 

 

Poco importa

il tonnellaggio

se la meta

che ti attende

è un porto sconosciuto

 

 

***

 

 

Le attese, le tensioni,

il quotidiano non esistono più

nella sfera in cui ti trovi

Ma hai delle anime buone

che ti seguono

Ecco un trillo di richiamo

mentre la campana

delle Cappuccine annuncia

con tono monacale

la messa del mattino

Un gallo in lontananza

ripete un rito antico

Nel cielo terso di un azzurro

pallido i pipistrelli

nottamboli tracciano nell’aria

un intrico di linee invisibili

Sulla costa rivolta al tramonto

il mare emette i primi

sbadigli di risveglio

 

 

***

 

 


Il San Rocco sul pianerottolo

di casa incuteva paura

a chi saliva le scale impreparato

così grande e improvviso

Ma il cagnetto ne addolciva

l’impressione, spiegava

il senso del bastone pellegrino

 

C’era un sole vibrante

sulla pianura ondulata della March

e tu camminando lungo il fiume

ripassavi con me la tua infanzia

Ecco in lontananza la cappella

bizantina sull’altura

la Wutzelburg del Signor von Teufenbach

dove aleggia lo spirito del santo

 

Un vinello bianco

seduti a dei tavoli

di legno accomunò

tutti nella conoscenza