BOZZA
DI DOCUMENTO PER LA CONFERENZA
STATO-REGIONI-CGIE
Preparato da : Aldo ALEDDA (Coordinamento Regioni), Annita GARIBALDI (CGIE),
Elio CAROZZA (CGIE), Franco NARDUCCI (CGIE). La Conferenza Stato-Regioni-Cgie è
prevista entro la fine del 2001
UNA NUOVA POLITICA
Le ragioni dell'impegno prioritario e irrinunciabile dello Stato
italiano, in tutte le sue componenti, a favore delle comunità italiane
all'estero, che si sono espresse in questi ultimi tempi, derivano in primo luogo
dall'opportunità di realizzare una politica di affermazione dell'identità
italiana in un mondo sempre più investito dai processi della mondializzazione.
Infatti nella realtà attuale caratterizzata dalla dialettica serrata tra alcune
culture egemoni e fortemente omologata prevalentemente nei valori di quella
anglossassone, la rinuncia ad affermare
la propria identità può far correre il rischio di non utilizzare un
patrimonio culturale millenario attraverso il quale la nostra civiltà
ha dato un contributo elevatissimo allo sviluppo dell'umanità. Per
quanto la globalizzazione affidi la sua efficacia a meccanismi complessi e
articolati all'interno dei quali spontaneità e consenso diffuso giocano
comunque un ruolo fondamentale, tuttavia il successo finale è assicurato a
valle da agenzie in posizione di controllo capaci di orientare siffatti processi,
per cui una politica rivolta ad assecondare spinte, preferenze, predisposizioni
e tendenze esistenti a livello mondiale a favore delle espressioni più
caratterizzanti di tutto ciò che è italiano, pur senza alcuna pretesa
centralistica, non possono che giovare a una affermazione più compiuta e
autorevole dell'italianità nel mondo.
Da valutazioni di interesse eminentemente politico discende, quindi, la
necessità di ripensare al ruolo della vasta comunità italiana nel mondo
che appare riduttivo considerare solo in termini di una mera utenza destinataria
di interventi residuali da parte dello stato italiano. Pertanto, sia sotto il
profilo di una scelta politica di ampio respiro, che può costituire un salto di
qualità degno del ruolo rivestito modernamente dal nostro Paese sul piano
internazionale, sia in omaggio a una concezione allargata di italianità, appare
indispensabile sfruttare il vantaggio della fitta rete di comunità in tutto il
mondo. Queste, infatti, autonomamente veicolano tradizioni, costumi,
abitudini e modi di vivere specificamente italiani attraverso i quali si
confrontano e interagiscono con le culture degli altri paesi. Questi momenti,
inoltre, diventano parte attiva e strategica nella formazione di tale
identità che non può essere riferita solo al livello nazionale, ma va più
correttamente intesa come sintesi di una costante dialettica culturale tra
questo e le comunità italiane all'estero, un processo che a maggior ragione va
assecondato e incoraggiato anche con precise scelte politiche e strumenti adatti.
IL RUOLO DEI SOGGETTI ISTITUZIONALI
La complessa e articolata struttura associazionistica
che emerge liberamente come espressione di queste comunità e trova
nel CGIE il più elevato momento istituzionale e di rappresentanza, ha la
necessità di ufficializzare in qualche modo il proprio ruolo e irrobustire la
propria organizzazione in modo da conferire più efficacia alla sua azione.
Sotto questo profilo è auspicabile un maggior coinvolgimento istituzionale di
questi organismi nella politica nazionale in forme e modi da studiare in
relazione anche alle recenti riforme istituzionali che costituiscono la
circoscrizione elettorale e concedono il diritto di voto agli italiani
all'estero.
L'altro soggetto
in grado di esercitare un ruolo in questo processo è dato
dalle Regioni e le Province autonome italiane che hanno la possibilità di
fungere da cerniera tra queste comunità e lo Stato centrale. Com'è noto i
grandi fenomeni migratori italiani, che nell'arco di un secolo hanno trasferito
più di venti milioni di italiani all'estero, furono caratterizzati da una
connotazione esclusivamente regionale e
locale che si poneva prevalentemente in termini di diaspora nei confronti
dello stato centrale. Quindi storicamente gli emigrati italiani si sono
rapportati all'estero preferibilmente con i tratti della propria area di origine,
in termini di parlate, stili di vita, orgoglio di appartenenza, ecc.. Lo Stato centrale, al contrario, appariva più che altro interessato
a gestire i problemi giuridici e amministrativi degli emigrati che ritenevano
opportuno mantenere un collegamento con la madre patria, per cui in ultima
analisi è apparso in generale abbastanza distante dalle reali esigenze delle
comunità degli italiani o, al limite, più rivolto ad assecondare la domanda di
alta cultura e a coltivare i rapporti con le frange più fortunate di essa.
Le Regioni e le Province,
viceversa, anche per vocazione naturale, si sono sentite più vicine ai bisogni
dei propri corregionali all'estero, sostenendone le forme associative,
favorendone i rientri e il reinserimento in patria, assistendoli talvolta anche
materialmente e soprattutto rispondendo al loro bisogno di cultura e di
informazione. Se in tempi più recenti vi è stata la ripresa del sentimento
dell'italianità tra le comunità all'estero il merito non può essere
attribuito solo al miglioramento dell'immagine internazionale del nostro paese
ma anche alla presenza capillare delle regioni e degli enti locali tra le loro
comunità all'estero che hanno così contribuito a recuperare il movimento nel
suo complesso ai valori più generali dell'italicità. In questo senso si può
affermare con sicurezza che l'identità italiana risulta valorizzata ed esaltata
dalla sommatoria e dalla dialettica delle diverse identità locali che animano
il nostro paese. Perciò il ruolo delle Regioni e le Province autonome nella elaborazione e la
realizzazione di una politica del paese
di promozione dell'italianità nel mondo risulta irrinunciabile e va interpretato col massimo della dignità
istituzionale.
Il quadro complesso e dialettico della presenza istituzionale all'estero
costituito dalle regioni e gli enti locali, dal CGIE e dagli apparati centrali
dello stato può sì individuare nel Ministero degli Esteri il soggetto più
idoneo a coordinare la presenza italiana all'estero, soprattutto per gli aspetti
che investono la politica estera del paese, ma, in fase di elaborazione e di predisposizione degli strumenti
attuativi, appare più corretto trovare un raccordo istituzionale con
la Presidenza del Consiglio dei Ministri sicuramente in grado di rapportarsi
più autorevolmente, e con strutture apposite, soprattutto col neoistituito
Ministero per gli Italiani nel Mondo, con gli altri dicasteri, col sistema
regionale e con tutto quel complesso apparato dello Stato che gravita e opera
nel settore.
In considerazione dell'intreccio di competenze e della complessità di
interventi facenti capo a diverse
istituzioni centrali e territoriali sembra opportuno che la presente materia,
individuata in termini di "interventi
a favore delle comunità italiane all'estero e di valorizzazione della presenza
italiana all'estero" venga regolamentata da una legge di principio da
parte dello stato italiano e in modo il
più possibile omogeneo dalle singole legislazioni regionali ipotizzando anche
la costituzione di un Fondo Sociale per l'assistenza e la formazione che si
avvalga del contributo dello Stato, delle Regioni e delle Province autonome e
preveda la presentazione la realizzazione di progetti nel quadro di tali
politiche. In questo contesto andrebbero affrontate alcune riforme
indispensabili per realizzare una migliore presenza italiana all'estero, come la
riforma del CGIE cui dovrebbe trovare maggiore spazio la componente regionale e
degli Istituti di cultura che dovrebbero essere caratterizzati anche da una
maggiore incidenza delle collettività italiane.
IL METODO DI LAVORO.
Questa politica deve emergere dalle
sinergie di questi tre soggetti istituzionali, sia per rispetto del dettato
della legge istitutiva del CGIE e della Conferenza Stato- Regioni-Province
autonome-CGIE sia in relazione all'efficacia dell'azione politica. A questo fine
diventano rilevanti gli stessi passaggi eminentemente operativi in vista degli
impegni che consacreranno l'adozione di siffatte linee politiche. Questi
dovranno tenere conto, in particolare delle elaborazioni della 1° Conferenza
degli Italiani nel Mondo, a partire dal documento sulla "Business
Community" che indica in modo molto efficace le prospettive di
valorizzazione economica di quella che da
tempo viene definita la "risorsa" emigrazione.
L'elaborazione di siffatta politica richiede
la concertazione tra tutte le istituzioni interessate ad essa che dovrà essere
promossa attraverso appositi tavoli in cui debbono trovare spazio anche le
espressioni dell'associazionismo
italiano nel mondo. Fondamentale sarà per la riuscita di questo lavoro
l'utilizzo del metodo delle borse e dei piani paese.
Il punto di arrivo di questo programma operativo, ma anche di partenza per
la svolta politica che qui si ipotizza, dovrà essere la Conferenza
Stato-Regioni-Province autonome-CGIE, che
va assolutamente realizzata entro il 2001, ma va pure istituzionalizzato
conferendole una cadenza annuale e resa più snella nella sua composizione in
modo da renderla più operativa. Perciò va
posta somma cura per rendere efficaci tutti i passaggi intermedi, come
quello del 4 luglio nel quale il CGIE dovrebbe incontrare, nella propria
assemblea plenaria, oltre ad autorevoli membri del Governo, i Presidenti delle
Regioni e delle Province Autonome. Un altro appuntamento che si sente l'esigenza
di realizzare e costituito dall'incontro
di tutte le Consulte nazionali per l'emigrazione, da realizzare col
contributo finanziario delle regioni da cui potrebbero giungere indicazioni,
analisi e contributi autorevoli alla definizione della politica italiana.
I TAVOLI TEMATICI.
I temi sui quali si ritiene articolare in termini concretamente operativi
un'azione politica capace di coinvolgere a fondo tutti i soggetti interessati
alla svolta politica sono i seguenti: 1.
Lingua e cultura; 2. Lavoro, formazione, economia; 3. Giovani generazioni; 4.
Associazionismo: diritti di cittadinanza, partecipazione e rappresentanza.
Aspetti istituzionali; 5. Informazione e comunicazione.
Si tratta di temi che, a partire dalla riflessione già fatta su di essi
dalla Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo, vanno proposti in maniera più
diretta nel tavolo dei soggetti istituzionali in modo che si possano tradurre in
proposte operative, sia in termini legislativi che di azioni specifiche.
1. La lingua e la cultura italiana
rimangono il campo privilegiato d'azione perché attraverso esso in qualche modo
si veicolano i contenuti dell'azione di promozione dell'italianità nel mondo.
Esse non vanno intese in modo limitativo e restrittivo in quanto non possono
esaurire le infinite espressioni dell'italicità che possono andare anche oltre
l'uso specifico della lingua e delle modalità culturali ufficialmente
codificate nel nostro paese. Tuttavia ad esse va data una particolare attenzione,
soprattutto alla lingua che rimane lo strumento principale di approccio ai
nostri valori. Ne vanno potenziate le istituzioni che la diffondono all'estero
e, soprattutto, va curato l'inserimento agli alti livelli delle università
straniere. Viceversa la cultura deve potersi affermare in tutte le sue sfumature
e varietà locali trovando negli Istituti di Cultura modificati e potenziati uno
strumento di coordinamento di questa diffusione, in cui possano trovare spazio
ufficialmente anche le singole espressioni regionali.
2.
Direttamente legato al primo è il tema dell'economia,
del lavoro e della formazione che possono costituire la ricaduta più
concreta di una politica rivolta a valorizzare il rilancio dell'italianità nel
mondo. Infatti, come è stato giustamente osservato nella Prima Conferenza degli
Italiani nel Mondo, si può dire che sia attiva oggigiorno una "comunità
d'affari" italiana, fondata sul lavoro degli emigrati italiani da un
secolo a questa parte e costituita prevalentemente da piccole e medie imprese,
che opera attraverso le modalità di una rete informale, sia pure priva di un
centro egemone. Questa, va ulteriormente rilevato, si è creata anche
grazie all'attivismo regionale che da diversi decenni propone iniziative di
natura economica e promozionale a favore
dei prodotti locali, attraverso cui ha contribuito a far uscire il mondo
dell'emigrazione dal semplice rivendicazionismo presentandolo già come una "risorsa". Attraverso questa
sorta di "Business Communities" si è così creato un ponte con gli
operatori presenti in Italia, fatto questo che consente gli uni e gli altri di
affacciarsi più efficacemente sul mercato globale, grazie anche al fatto che
gli esponenti delle comunità italiane all'estero sono fortemente radicati nel
loro territorio e spesso ne rappresentano l'èlite economica. Come è stato
sottolineato nello stesso documento è necessario che il legame nella comunità
d'affari poggi non solo sull'aspetto dell'appartenenza etnica ma anche su quello
della reciproca 'convenienza economica' all'individuazione della quale, pur nel
rispetto delle logiche del mercato e senza alcuna pretesa dirigista, occorrerà
provvedere comunque con apposite politiche che assecondino le tendenze in atto e
favoriscano l'operatività delle imprese, anche attraverso il ripensamento del ruolo delle istituzioni economiche
pubbliche e private italiane all'estero, come l'Ice, le camere di commercio, ecc.
Dalla valorizzazione delle Business
Communities deriva l'impulso alla crescita delle professionalità e
all'ampliamento delle opportunità di lavoro che, anche all'interno di un
discorso di solidarietà etnica internazionale tra le comunità italiane,
possono giovare soprattutto alle nuove
generazioni, rafforzando ulteriormente il rapporto con la terra d'origine e
dando un senso ancora più compiuto alla politica di affermazione dell'italianità nel mondo. A questo riguardo si pensa
soprattutto al tema della formazione professionale, che ha preso piede
recentemente anche in direzione dei paesi extraeuropei in cui sono presenti
consistenti comunità di connazionali sia al fine sia di far crescere il livello
professionale generale sia per riuscire a inserirsi nel circuito della comunità
d'affari italiana nel suo complesso. Sotto
questo profilo il coinvolgimento delle regioni, titolari della specifica
competenza in materia, sarà fondamentale dal momento che con le loro reti
associative sono in grado di assicurare efficacia e rigore al loro intervento.
3.La politica rivolta alle comunità italiane all'estero deve trovare il suo perno nelle giovani generazioni, a condizione della propria continuità. Ormai non è più possibile attribuire a esse un ruolo marginale, limitato alla ricreazione e alla formazione, di cui occorre comunque tenere conto, ma bisogna renderle protagoniste e destinatarie di tutte le scelte politiche in questo campo se non si vuole disperdere un patrimonio umano e di cultura accumulato dalle prime generazioni di emigrati in oltre un secolo. Tuttavia gli strumenti non possono essere quelli tradizionali, spesso fondati su antichi campanilismi e scelte culturali obsolete, ma vanno rinnovati in modo da essere utilizzati in un mondo che viaggia sulle autostrade informatiche, che si fonda sull'essenzialità dei rapporti e su una nuova cultura dei rapporti umani e dei diritti civili e presenta una domanda sempre più forte di informazione, formazione e tecnologia. In primo luogo, quindi, occorrerà dare visibilità alla realtà delle giovani generazioni anche nelle sedi rappresentative e decisionali eventualmente anche dando corpo alla proposta della Prima Conferenza di istituire un Consiglio dei Giovani italiani nel Mondo e, in secondo luogo, dovrà essere precisato e potenziato il loro ruolo all'interno della 'business community' in quanto i più diretti interessati delle politiche economiche e formative.
4.
Il quarto tema è quello dell'associazionismo,
al cui ruolo e importanza si è accennato sopra. Esso, costituito
prevalentemente grazie all'impegno delle
Regioni oppure spontaneamente per iniziativa delle stesse comunità all'estero,
va considerato come un patrimonio irrinunciabile da valorizzare e
istituzionalizzare in qualche forma. In collegamento a esso vanno rivisti una
serie di diritti civili degli
emigrati italiani all'estero nell'ambito dei quali può essere riduttivo
assumere come punto di riferimento esclusivamente il concetto di cittadinanza.
Invece, coerentemente a quanto si profila per il quadro migratorio
internazionale contemporaneo, sarà più realistico prevedere una serie di
diritti civili e politici parziali in grado tuttavia di assicurare
effettivamente e concretamente l'inserimento del migrante nella società nella
quale intende impegnarsi. E' il caso del diritto al voto amministrativo, da
promuovere nei paesi ospitanti oppure di quello politico nel paese di origine,
come si sta facendo in Italia. Ma, in senso più vasto potranno essere prese in
considerazione forme di cittadinanza più limitate che,, in considerazione anche
dell'esistenza della nuova realtà europea, consentano, per esempio, ai figli
degli italiani residenti nei paesi extracomunitari, molti dei quali oggi vivono
una disparità di trattamento all'interno dello stesso nucleo familiare, di
usufruire nel nostro paese di uno status quasi analogo a quello di 'cittadino'
limitato territorialmente o per certi tipi di attività.
5.
Infine vi è il problema dell'informazione
attraverso la quale si tiene stretta e si alimenta questa rete di rapporti
tra tutti gli italiani e che, a questo punto, diventa indispensabile per
realizzare tutte le politiche suddette. Essa va sostenuta in tutto il suo
pluralismo, senza tuttavia rinunciare a potenziare e accentuare il peso delle
Regioni sullo strumento pubblico della Rai International. Fondamentale diventa
anche il discorso della cosiddetta 'informazione di ritorno' di tutto ciò che
caratterizza il mondo delle comunità italiane all'estero e che appare
indispensabile per realizzare uno stretto legame tra tutti gli italiani e
ottenere quella sintesi culturale che costituisce, poi, il contenuto
dell'italianità o italicità che si intende affermare come scelta politica
caratterizzante del nostro paese.