WEBGIORNALE  3-5  Febbraio  2012

 

Inhaltsverzeichnis

1.      UE. Tre risultati importanti. Fiscal compact, fondo salva-Stati, strategia per la crescita  1

2.      Si deve andare avanti. Consiglio europeo: più stabilità, crescita e occupazione per superare la crisi 1

3.      Eurozona, serve l'unione politica in tempi rapidi 1

4.      Studiare all’estero. Progetto Erasmus: i 25 anni che hanno fatto gli europei 2

5.      Germania-Italia. Rilassatevi, tedeschi 2

6.      Il dibattito. Ius soli: quei cittadini di serie B che l'Italia dovrebbe riconoscere  3

7.      La soppressione delle funzioni notarili dei consolati 4

8.      Quali diritti? La casa in Italia dei connazionali all‘estero, perchè deve produrre solo oneri fiscali?  4

9.      Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia a Stoccarda. Lotta alla mafia e cooperazione tedesca  4

10.   Amburgo. Due membri della Consulta per l’Integrazione scrivono ad autorità ed associazioni italiane  4

11.   A Monaco di Baviera un anno di menifestazioni del Comites. Il bilancio del presidente Cumani 5

12.   Jena. Dottorato di ricerca in cotutela: un nuovo ponte tra la Germania e l'Italia. 5

13.   La lettera. Il PD di Amburgo chiede uno sportello consolare e corsi di sostegno per gli alunni italiani 5

14.   Alleanza strategica tra le fiere di Colonia e di Parma, Anuga e Cibus  6

15.   Francoforte. Serata di cinema italiano con discussione  6

16.   A Monaco di Baviera e dintorni gli eventi di interesse per i connazionali 6

17.   Hannover. Rapporti italo-turchi. Poste le premesse per la nascita di un società Italo-Turca  7

18.   A Berlino si parla di economia italiana tra passato e futuro  7

19.   "Storia della lingua italiana“ questa sera all‘IIC di Monaco di Baviera  7

20.   Da Ustica a Ramstein. Le ombre tedesche sulla strage. Che cosa provocò l'incidente della pattuglia acrobatica?  7

21.   Borse, l' Antitrust Ue blocca la fusione tra New York e Francoforte : troppi derivati 8

22.   Dall’ICI all’IMU, detrazioni non possibili per gli italiani all’estero?  8

23.   “Immigrazione: novità con il Governo Monti? Cooperazione e Integrazione” 8

24.   Al Comitato per le questioni degli italiani all’estero l’audizione di Giancarlo Aragona, presidente dell’Ispi 9

25.   Positivo l‘incontro degli eletti all‘estero con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà  9

26.   Il ministro degli Esteri Terzi ricorda di Mirko Tremaglia  10

27.   Camera. Alla Sala della Regina l’incontro in ricordo di Mirko Tremaglia  10

28.   Riflessioni al margine dell’incontro alla Camera dei Deputati in ricordo di Mirko Tremaglia  11

29.   Egitto. Gli inganni della rivoluzione  11

30.   L'Europa dell'Est ha smesso di sognare la moneta unica  12

31.   Al via l’esame della proposta del Consiglio europeo sulla tutela consolare dei cittadini dell’Unione  12

32.   UNHCR. È il Mediterraneo il tratto di mare più letale per rifugiati e migranti nel 2011  12

33.   Primarie americane. L'anima e il portafoglio  12

34.   I 27: l'Ue faccia di più per superare la crisi 13

35.   Non basta un successo parziale  13

36.   Il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura: “Il nostro investimento? Sono le missioni all'estero” 14

37.   Se non ora quando?  14

38.   Giustizia. Responsabilità civile, governo battuto. Di Pietro: "La gente alzerà i forconi" 15

39.   Il futuro dei partiti (1). La rimozione dell'Italia  15

40.   Dopo Monti 16

41.   L'autogol di Monti e la rivincita Pdl-Lega sui magistrati 16

42.   Scalfaro e la crisi della partitocrazia  16

43.   Oscar Luigi Scalfaro  17

44.   Il no della Consulta ai referendum elettorali 17

45.   Enigmi Nazionali 18

46.   Mario il prussiano sallustiano  18

47.   Narducci (PD): Non si tocchi il bilancio degli esteri per finanziare il Decreto sul sovraffollamento delle carceri 18

48.   Un mercato opaco che costa caro. Lo scandalo della benzina  19

49.   L‘interpretazione di un personaggio storico: Margaret Thatcher 19

50.   Aut aut Fornero: «Lavoro, «riforme con o senza intesa»  19

51.   Ma che genere di critiche... 20

52.   Politica politicante o trasformazione ?  20

53.   Mappe. Gli italiani di lotta e di governo promuovono Monti e le proteste  20

54.   Riforma del lavoro. Fornero: «Se non c'è accordo avanti da soli». Il sì di Marcegaglia: «Condividiamo obiettivi »  21

55.   Pensare in positivo è soprattutto ragionare  21

56.   Cittadinanza automatica priva di senso?  22

57.   Gli Italiani e le tasse nel dopo Berlusconi 22

58.   Monti taglia i costi dei manager pubblici in attesa della Ue  23

59.   Camera: «Taglio di 1.300 euro lordi allo stipendio dei deputati»  23

60.   Rapporto Eurispes. Un Paese a corto di speranza: il 60% dei giovani disposto a emigrare  23

61.   Riparte la trattativa sul lavoro: lo scoglio resta l'articolo 18  24

62.   Una proposta ragionevole  24

63.   Disoccupati all'8,9%, massimo dal 2004. Fra i giovani senza lavoro uno su tre  24

64.   L'emergenza giovani simbolo del malgoverno degli ultimi anni 24

65.   Tsunami in casa  25

66.   Erasmus. Da 25 anni con i giovani. Un percorso europeo che verrà celebrato fino al 9 maggio  25

67.   Cittadinanza immigrati, Cancellieri frena. «Ius soli? Non basta essere nati qui»  25

68.   La cooperazione per i diritti in Europa  26

69.   Cgil fa ricorso contro tassa su permesso di soggiorno  26

70.   L'amministrazione finanziaria attribuirà d'ufficio il codice fiscale ai cittadini italiani iscritti all'AIRE  26

71.   A Basilea il primo incontro del Laboratorio democratico  27

72.   PdL nel Mondo. Se Alfano c'è, batta un colpo  27

73.   Concorso del Centro Internazionale per le Ricerche e gli Studi Interculturali 27

74.   Pensioni italiane all‘estero: inizia l‘era Citibank  27

75.   Assemblea del Pd Bruxelles con D’Alema sui temi dell’integrazione, della cittadinanza e dei diritti 27

76.   Gli stipendi al personale Mae assunto in loco. Interrogazione di Di Biagio (Fli) 28

 

 

1.      Integration. Kein Kind soll zurückbleiben  28

2.      Migranten treffen Kanzlerin. Integration? Langweilig! 29

3.      Integrationsgipfel. Bundesregierung verspricht neue Willkommenskultur 30

4.      Integrationsgipfel. Ritualisierte Lippenbekenntnisse reichen nicht 30

5.      5. Integrationsgipfel verabschiedet „Nationalen Aktionsplan“ 30

6.      NRW. Minister Schneider: Menschen mit Migrations­hintergrund haben in vielen Bereichen aufgeholt 31

7.      Morde aufklären, Opfer unterstützen, Rassismus bekämpfen  31

8.      Fachkräftesicherung. Jede dritte Firma stellt gezielt Migranten ein  32

9.      Zum Integrationsgipfel der Bundesregierung am 31. Januar 2012  33

10.   Die Länder NRW, Hamburg und Berlin äußern Lob und Kritik zum Integrationsgipfel 33

11.   Integrationsgipfel im Kanzleramt 33

12.   Italien Entspannt euch, Deutsche! Das neue Nach-Berlusconi-Italien hat genug von den Belehrungen aus Berlin  33

13.   Fitch: Italien sollte sich auf Wachstum konzentrieren  34

14.   Havarie vor Giglio. Die "Costa Concordia" wird zum Grab  34

15.   Gastbeitrag. Europa versagt in der Flüchtlingsfrage  34

16.   Proteste in Ungarn. Antisemitismus und "Nazi-Raus"-Rufe  35

17.   US-Vorwahlen. Obamas Gegner wird wohl Romney heißen  35

18.   F.A.Z.-Konjunkturbericht. Ein tiefer Graben zieht sich durch Europa  36

19.   Schuldenkrise. Der Pakt von Brüssel 36

20.   Reaktionen auf Beschlüsse des EU-Gipfels. "Mit angezogener Schuldenbremse noch tiefer in die Krise" 37

21.   Die deutsche Politik muss europäischer werden. Europa wird deutsch  37

22.   EU-Gipfel. Alles klar, Frau Kommissar 38

23.   Postdemokratie Europa schafft sich ab  38

24.   Frankreich. Europäische Therapie  39

25.   Interview. „Wir bieten bessere Politik als die Merkel-Regierung“ 39

26.   Arbeitslosigkeit. Job-Wunder in Deutschland – Job-Drama in Europa  40

27.   Kommentar zum Arbeitsmarkt. Irrsinnige Fehlanreize auf dem Arbeitsmarkt 40

28.   Bertelsmann-Studie Kinderarmut in Deutschland rückläufig  40

29.   Rechtsextremismus im Osten. Das braune Erbe der DDR  40

30.   Rechtsextreme Gewalt in Deutschland. Meine Nazis, deine Nazis  41

31.   Zwickauer Terrorzelle Wie hat die NSU ihre Taten finanziert?  42

32.   Muslime gegen Antisemitismus. Solidarität unter "Geschwistern" 42

33.   Betrug mit Integrationskursen aufgedeckt. Deutsche Sprache, leicht gekauft 42

34.   Urteil des Bundesgerichtshofes. Vermieter dürfen Heizkosten nur nach exaktem Verbrauch abrechnen  43

35.   Neuausrichtung. Neue Deutsche Welle  43

36.   Nato-Stützpunkt Ramstein. Raketenabwehrschild wird von Deutschland aus gesteuert 43

37.   Frankfurt. Italienischer Kinoabend mit anschließender Diskussion  43

38.   Frankfurt. Schluss mit Dolce Vita  44

39.   Hochburgen des Italienischen Karnevals  44

40.   Giuseppe Bergomi: "Italien schaut neidisch auf die Bundesliga" 44

41.   Fiat testet neuen Mini-Van  45

 

 

 

 

UE. Tre risultati importanti. Fiscal compact, fondo salva-Stati, strategia per la crescita

 

La pazienza diplomatica di Herman Van Rompuy; la voce "europea" di José Manuel Barroso, Martin Schulz, Mario Monti e Mario Draghi; i pugni sul tavolo di Nikolas Sarkozy e Angela Merkel. E poi lo sfilarsi, tutto sommato discreto, di Regno Unito e Repubblica ceca; le perplessità di Polonia, Paesi Bassi, Finlandia, Lussemburgo; le preoccupazioni di Grecia e Spagna; le incomprensioni di vari Stati dell'est. Il Consiglio europeo del 30 gennaio ha avuto numerosi attori co-protagonisti, con parti differenti, ma alla fine i risultati sperati sono stati quasi tutti raggiunti. Addentrandosi tra documenti finali, dichiarazioni solenni, nuovi e futuri trattati, percentuali e numeri indice risulta, in sostanza, che dopo aver toccato il punto più basso alla fine del 2011, l'Ue sembra ripartire.

 

Risultati importanti. Il vertice ha prodotto tre esiti principali. È stato raggiunto l'accordo sul "Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'Unione economica e monetaria" - noto come "fiscal compact" - che sarà firmato al prossimo vertice dell'1 e 2 marzo da 25 Paesi (non aderiscono Londra e Praga) e, dopo essere stato ratificato da almeno 12 Paesi della zona euro, entrerà in vigore il 1° gennaio 2013. Il suo compito è quello di definire con precisione gli impegni che ogni Stato dovrà assumersi per tendere alla regola aurea del pareggio di bilancio, conferendo sostenibilità ai conti nazionali e all'Eurozona nel suo insieme. Un complesso meccanismo di calcoli matematici e sanzioni dovrebbe regolarne il funzionamento. Il secondo risultato è la decisione di far partire il fondo salva-Stati permanente (Esm) a luglio 2013. Sempre nel corso del summit di marzo si dovrà però stabilirne la consistenza, che potrebbe variare tra i 500 e i 750 miliardi di euro. Agguantata l'intesa sul "fiscal compact", anche la Germania della cancelliera Merkel potrebbe ammorbidire le proprie posizioni e dare il via libera a un fondo più consistente dei preventivati 500 miliardi, così da creare uno strumento di difesa della zona euro più forte, mettendo al riparo la moneta unica e i bilanci dalla speculazione finanziaria. Sulla situazione della Grecia - tema correlato alla stabilità monetaria - la discussione è stata breve, "più informativa che decisionale": se ne riparlerà a febbraio-marzo.

 

Sviluppo, lavoro. Il terzo punto saliente del Consiglio, che costituisce anche la vera novità della politica comunitaria di questi mesi, è la definizione di una strategia complessiva per la crescita e il lavoro. Un documento di sette pagine, che lascia aperti numerosi argomenti da definire a marzo, il quale mostra però una ritrovata volontà di agire concretamente in più direzioni: occupazione giovanile, mercato unico, sostegno e finanziamento delle piccole e medie imprese. Con alcune appendici non trascurabili su green economy, energia, utilizzo dei fondi per la coesione (ne restano da investire 80 miliardi circa nei prossimi mesi). Nel capitolo sul lavoro si afferma che "in Europa ci sono oggi più di 23 milioni di disoccupati. Se non miglioriamo i tassi di crescita, la disoccupazione resterà elevata". Ciò significa "intervenire concretamente per superare lo sbilanciamento tra domanda e offerta di competenze e lo sbilanciamento geografico". Bisogna inoltre "riformare i mercati del lavoro e affrontare il costo del lavoro in relazione alla produttività". Si tratta in realtà di una questione di competenza degli Stati membri e ogni Paese sarà chiamato a definire un programma nazionale di riforme. Ma l'Ue può sostenere tali sforzi. Varie le linee indicate su scala continentale: intensificare "gli impegni per promuovere la prima esperienza lavorativa dei giovani e la loro partecipazione al mercato del lavoro", con l'obiettivo di far trovare una prima occupazione "entro pochi mesi" dal termine del percorso scolastico; accrescere "in maniera sostanziale il numero di apprendistati e tirocini"; contrastare l'abbandono scolastico; utilizzare appieno il portale della mobilità professionale Eures. L'Unione sosterrà questi scopi con varie azioni, fra cui il potenziamento dei programmi per la formazione professionale e superiore, un diverso utilizzo del Fondo sociale europeo, il pieno e reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali.

 

Mercato unico e imprese. Sempre per quanto attiene la strategia di crescita si volge lo sguardo al mercato unico, che "costituisce un volano fondamentale per la crescita economica". In tale direzione vengono stabiliti impegni chiari, come il rafforzamento del mercato unico digitale, la riduzione dei costi burocratici a carico delle imprese, l'accordo per la semplificazione degli obblighi contabili entro la fine di giugno 2012 e quello sulla semplificazione delle norme in materia di appalti pubblici entro la fine dell'anno; la "modernizzazione del regime europeo di proprietà intellettuale". Segue infine un capitolo sull'esigenza di incrementare il finanziamento delle Pmi, dato che l'attuale "contrazione del credito limita gravemente la capacità delle imprese di creare crescita e occupazione". In questo caso potranno svolgere un ruolo positivo la Bce, la Banca europea degli investimenti e un diverso utilizzo dei fondi strutturali. Sir eu

 

 

 

Si deve andare avanti. Consiglio europeo: più stabilità, crescita e occupazione per superare la crisi

 

La stabilità "non è sufficiente, servono crescita e occupazione". Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, conclude a notte inoltrata il vertice del 30 gennaio ribadendo un concetto che dovrebbe apparire ovvio. Una frase che gli serve per spiegare a grandi linee che "il summit è stato un successo", ovvero l'Europa ha ritrovato una intesa decisiva "per andare oltre la crisi" e porre le basi per il rilancio dell'economia reale e del lavoro. Questo almeno stando alla "dichiarazione" adottata al termine dell'incontro dei 27 capi di Stato e di governo tenutosi a Bruxelles, iniziato in un clima di forte tensione che nel corso delle trattative ha lasciato il posto all'accordo finale. Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha infine sentenziato: "Abbiamo cercato un accordo per ritrovare la fiducia dei mercati e soprattutto quella dei cittadini".

L'Ue può dunque riprendere il cammino, che in questi ultimi tre anni si era arrestato per via della crisi finanziaria, della instabilità dei conti pubblici della gran parte dei Paesi dell'Eurozona e anche di quelli che non adottano la moneta unica. Il tutto con pesanti ricadute sulla produzione, i commerci, l'occupazione, i consumi, i risparmi. L'Unione trova un'intesa politica (anche se il passo indietro sul "fiscal compact" di Regno Unito e Repubblica ceca mette in evidenza le differenti velocità in cui marcia l'integrazione), la quale prelude agli accordi "tecnici".

Questi comprendono anzitutto la definizione del "Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'Unione economica e monetaria", ovvero il testo ufficiale che dà vita al patto per la disciplina dei bilanci statali che in futuro dovranno mirare al pareggio; la firma del trattato intergovernativo è fissata al Consiglio europeo di inizio marzo e l'entrata in vigore dovrebbe avvenire a gennaio 2013 previa la ratifica di almeno 12 Stati dell'Eurozona. Il secondo punto fermo riguarda il varo del fondo salva-Stati permanente (European Stability Mechanism), che diventerà operativo il prossimo luglio in sostituzione dell'attuale fondo transitorio (European Financial Stability Facility), la cui "potenza di fuoco" dovrà essere fissata sempre a marzo, scegliendo se restare sui 500 miliardi di euro finora ventilati oppure passare a 750, così da aumentarne la forza dissuasiva verso eventuali speculatori che dovessero prendere di mira la moneta unica.

Infine, ma non ultimo, viene sancito l'impegno comune a favorire la crescita, mediante misure, ancora da mettere "nero su bianco", indirizzate soprattutto all'occupazione giovanile, a completare il mercato unico, a sostenere le piccole e medie imprese (per ragioni di ordine parlamentare, il primo ministro svedese non ha potuto per il momento porre la sua firma in calce a questo documento). Anche in tal caso c'è un rimando al summit di marzo per la stesura delle linee guida nazionali al fine di applicare tali principi alle realtà di ciascun Paese membro. Una nota a margine riguarda, in questo caso, il miglior utilizzo, o il "riorientamento", dei fondi comunitari per la coesione, lo sviluppo territoriale, la formazione e l'istruzione.

Quasi a giustificare gli impegni sul fronte della crescita, è stato definito un preambolo che suona così: "Sono state assunte decisioni per assicurare la stabilità finanziaria e il risanamento di bilancio, condizione necessaria per tornare a un livello più elevato di crescita strutturale e occupazione. Ma la cosa non è in sé sufficiente: dobbiamo modernizzare le nostre economie e rafforzare la nostra competitività per assicurare una crescita sostenibile". Una scelta, quella del Consiglio europeo, "essenziale per creare posti di lavoro e preservare i nostri modelli sociali". Tali sforzi "devono essere compiuti in stretta cooperazione con le parti sociali, nel rispetto dei sistemi nazionali degli Stati membri". Crescita e occupazione, si legge in questo documento, "riprenderanno solo se seguiremo un approccio coerente e ampio, combinando un risanamento di bilancio intelligente che preservi l'investimento nella crescita futura, politiche macroeconomiche sane e una strategia attiva per l'occupazione che difenda la coesione sociale".

A ben vedere, il summit ha voluto sancire alcuni atteggiamenti virtuosi che ogni Paese dovrebbe normalmente perseguire, accostando conti pubblici sani e investimenti di medio-lungo periodo per favorire lo sviluppo dell'economia di mercato e il lavoro in un contesto di forte competizione internazionale. Ora si tratta di passare - come hanno ribadito praticamente tutti i leader - dalle parole ai fatti. Rimane comunque il risultato di una rinnovata - ma ancora fragile - intesa politica che, messa a dura prova dalla recessione e dal debito sovrano, è l'unica strada possibile per costruire l'Europa.  Gianni Borsa, Bruxelles

 

 

 

Eurozona, serve l'unione politica in tempi rapidi

 

Chiariamo innanzitutto un punto: la disciplina dei bilanci nazionali è necessaria e improcrastinabile nell’Eurozona e nell’intera Unione. Occorre ridimensionare il peso del settore pubblico nell’economia europea, e in particolare in quella italiana, per ridare spazio, fiato e gambe all’iniziativa privata, portando avanti il processo di risanamento della finanza pubblica nei paesi gravati da un livello elevato di stock di debito o da un insopportabile disavanzo.

 

L’Eurozona nel suo complesso sta meglio di Stati Uniti, Regno Unito e Giappone quanto a debito e deficit pubblici e a molti altri importanti indicatori economici. Ma non ha un Tesoro a fare da contraltare alla Banca Centrale perché non ha unità politica. Perciò i mercati attaccano l’Eurozona ma non attaccano gli Stati Uniti, il Regno Unito ed il Giappone.

 

Chiariamo un altro punto: senza crescita e senza sviluppo, da un punto di vista economico e sociale, non c’è risanamento da un punto di vista politico, con un crollo del consenso che rende difficile l’adozione delle misure necessarie di risanamento finanziario. I governi europei sembrano avere le idee chiare su cosa vuol dire disciplina dei bilanci nazionali ma balbettano parole vaghe quando si devono decidere misure europee per la crescita e lo sviluppo.

 

Essi devono sapere che misure parziali, che non prevedano la messa in atto con urgenza di un Piano di Sviluppo che accompagni la manovra di risanamento dei conti pubblici, difficilmente avranno il sostegno dell’opinione pubblica.

 

Ma la disciplina di bilancio non sarà soprattutto efficace se non sarà sottoposta al vincolo ineludibile della disciplina democratica che implica, nei loro rispettivi livelli di competenza, il coinvolgimento non formale ma sostanziale del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali.

 

Votando la risoluzione proposta da radicali, repubblicani ed altri, il Parlamento italiano ha preso un impegno solenne: se l’accordo internazionale sul rafforzamento dell’Unione economica firmato dai governi rispetterà il vincolo della disciplina democratica una sessione parlamentare straordinaria sarà convocata per una rapida autorizzazione alla ratifica prima dell’entrata in vigore del Meccanismo Europeo di Stabilità.

 

Il testo che sarà politicamente approvato oggi dai capi di Stato e di governo di tutti i paesi dell’Ue, con l’esclusione del Regno Unito di Cameron, contiene parole vaghe sulla crescita e lo sviluppo essendo evidente che essi possono essere garantiti solo da misure europee proposte dalla Commissione e decise dal Consiglio insieme al Parlamento europeo e non da un accordo internazionale. In una prospettiva a medio termine e cioè nella programmazione finanziaria 2014-2020 queste misure dovranno essere garantite da un bilancio che sia strumento essenziale di quella che ho chiamato «federazione leggera».

 

Al punto in cui sono arrivati i negoziati fra i 26 e nonostante la buona volontà e l’impegno del governo italiano e della delegazione del PE, è difficile immaginare che questo accordo intergovernativo - voluto dalla cancelliera Merkel per placare i suoi euroscettici - possa contenere innovazioni significative sul piano degli impegni per la crescita e per la disciplina democratica. Per questo mi pare condivisibile la proposta del Parlamento europeo della «clausola di decadenza» e cioè una sanzione automatica di disattivazione dell’accordo nel caso in cui esso non sarà integrato entro una data precisa (io propongo entro il 31 dicembre 2015) nel diritto dell’Unione. Mi auguro che il governo italiano - poiché il PE ha solo lo status di osservatore nel negoziato - possa farsi carico di questa proposta.

 

Ma quel che è più importante è la precisazione dell’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa definendo gli elementi essenziali del progetto, il metodo e l’agenda. Il Parlamento italiano, votando la mozione unitaria e quella proposta dai deputati e senatori radicali ha impegnato il governo a sottoscrivere - insieme ad altri partner europei - una dichiarazione che accompagni l’accordo internazionale ispirandosi al modello della dichiarazione 23 sul futuro dell’Europa annessa al Trattato di Nizza su proposta di Giuliano Amato e Gerhard Schroeder e sottoscritta dai governi dei paesi fondatori delle Comunità Europee.

 

Prendendo a prestito le parole della cancelleria Merkel a proposito dell’orchestra europea, bisogna mettere in musica una visione di Unione politica: la Commissione come governo, un parlamento forte, un Consiglio come seconda camera, la Corte di Lussemburgo come Corte Suprema nel quadro di una più grande responsabilità comune degli Europei per la crescita e lo sviluppo. Di questa musica abbiamo bisogno in tempi rapidi e non alla fine del lungo processo immaginato dalla cancelleria Merkel. EMMA BONINO,

Vicepresidente del Senato, LS 30

 

 

 

 

Studiare all’estero. Progetto Erasmus: i 25 anni che hanno fatto gli europei

 

L'ateneo che accoglie più ragazzi dell'Erasmus è l'Università di Granada. L'Università di Bologna, la prima italiana, è al quinto posto, Firenze è la nona

Celebrato ieri l'anniversario del programma di scambi. Ha dato un'identità comune ai giovani di tre generazioni - di MARCO BRESOLIN

 

In Europa c’è un piccolo Stato popolato da due milioni e mezzo di persone. Uno Stato transnazionale, i cui abitanti hanno dai 20 ai 45 anni. Sono i figli dell’Erasmus, quelli che a un certo punto della loro vita hanno riempito la valigia di libri e speranze e sono partiti per un viaggio. Un progetto che, una volta fatta l’Europa, ha contribuito a fare gli europei. Per qualcuno di loro l’Erasmus è un bagaglio di conoscenze linguistiche, culturali e professionali in cui rovistare una volta tornati a casa. Per altri un trampolino per viaggiare e lavorare in tutta Europa, facendoli sentire a casa in ogni angolo del Vecchio Continente.

 

Sono passati 25 anni dal lancio del programma Erasmus, un’esperienza che ha coinvolto tre generazioni di studenti. I primi, i quarantenni di oggi, sono partiti alla fine degli Anni Ottanta: in tasca avevano i gettoni per telefonare a casa, uno walkman in cui inserire musicassette e una macchina fotografica di quelle che non vedevi l’ora di arrivare a 24 scatti per far sviluppare il rullino. Prima di tornare a casa hanno riempito il diario con indirizzi e numeri telefonici.

 

Gli ultimi, i ventenni, sono in giro in questi giorni: ascoltano musica con l’iPod, telefonano con l’iPhone e le fotografie delle loro feste finiscono su Facebook prima ancora che ci si renda conto di averle scattate. In mezzo i trentenni, partiti all’inizio del Terzo Millennio a bordo dei primi voli low cost, dove l’unica preoccupazione era spegnere il cellulare, un aggeggino all’epoca considerato «rivoluzionario» perché consentiva di mandare sms.

 

Tre generazioni diverse, legate da un flo conduttore. Andare in un Paese straniero conoscendo sì e no qualche parola della lingua. Districarsi in uno slalom tra mille ostacoli burocratici. Insormontabili, a prima vista. Poi, la discesa. La lingua che giorno dopo giorno si fa sempre più familiare, l’università che si trasforma nella propria casa, gli esami superati senza particolari difficoltà e una famiglia composta da individui provenienti da ogni parte d’Europa. Con cui magari condividere un’improbabile cena a base di «gulash» e «kalimotxo», la bevanda a base di vino rosso e Coca-Cola in voga nei Paesi Baschi.

 

Tutti elementi utili al conseguimento della «cittadinanza Erasmus», uno status che anno dopo anno sta contribuendo alla formazione di una vera Unione Europea, un insieme di Stati composti da persone in grado di vivere e lavorare spostandosi da un Paese all’altro.

 

Ieri Androulla Vassiliou, Commissario europeo responsabile per l’istruzione e la cultura, ha celebrato il 25° anniversario del progetto Erasmus e con un piccolo esempio ha fatto capire quanto sia prezioso creare una generazione di «veri» europei: «La Spagna è piena di ragazzi che si laureano in ingegneria, ma il mercato del lavoro è saturo. Discorso opposto in Germania, dove la richiesta di ingegneri è altissima. Questi scambi sono un ottimo antidoto alla disoccupazione giovanile».

 

Già, perché il mercato del lavoro non può più avere confini e una formazione transnazionale è tra le voci più importanti del curriculum.

 

E dal 2014 si farà un altro passo avanti. L’Unione Europea sta preparando il progetto «Erasmus per tutti», che estenderà gli scambi anche agli studenti della formazione professionale, alle aziende e al mondo del volontariato, con una platea di cinque milioni di destinatari. I confini dello Stato Erasmus si allargano. L’Europa, finalmente, prende forma. LS 31

 

 

 

 

Germania-Italia. Rilassatevi, tedeschi

 

Gli italiani hanno sempre preso in giro il rigore dei tedeschi, ma anche rispettato la loro serietà. Con l'arrivo del serissimo Mario Monti, questo rapporto potrebbe cambiare. Estratti. - di Birgit Schönau

 

È un lunedì pomeriggio all’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma. Alle partenze, la fila per passare il controllo di sicurezza si allunga sempre di più. Due tedeschi perdono la pazienza e cominciano a inveire ad alta voce. Uno di loro grida nel suo italiano stentato: “Un caos come questo si trova solo in Italia”. A questo punto un italiano si gira verso uno dei due tedeschi e dice, con espressione irritata: “Germans never change”, i tedeschi non cambiano mai. “Sapete sempre tutto, ci guardate dall’alto in basso”. I tedeschi ammutoliscono imbarazzati, l’italiano li ignora. Poco dopo, sul volo Lufthansa diretto a Düsseldorf, si sente il capitano dire: “Dovremmo decollare tra mezz’ora. Ma con gli italiani non si sa mai”.

Tutto questo succedeva mentre il governo Berlusconi esalava gli ultimi respiri. In quel momento l’Italia era derisa da mezza Europa, e la Germania forse rideva un po’ più forte degli altri. La terza economia del continente veniva vista soprattutto come il paese del bunga bunga. La cancelliera tedesca Angela Merkel si è persino fatta beffe pubblicamente dell’Italia. È successo alla fine di ottobre 2011, in una conferenza stampa con il presidente francese Nicolas Sarkozy a margine di un vertice europeo. Un giornalista ha chiesto se si fidassero delle promesse di riforma di Berlusconi.

Il francese e la tedesca si sono esibiti in una pantomima sarcastica di fronte ai giornalisti. Dopo essersi scambiati un’occhiata eloquente, i due hanno storto la bocca e hanno sorriso ironicamente.

Quello che a Bruxelles è stato percepito come un simpatico siparietto, in Italia è stato interpretato come un’offesa a tutta la nazione, come un’“ingiusta umiliazione”, per citare le parole dell’ex premier Romano Prodi. La cancelliera tedesca non aveva mai criticato Berlusconi apertamente, ma aveva ignorato quasi completamente sia lui che l’Italia. I rapporti istituzionali tra i due paese erano freddi tanto quanto quelli personali tra la figlia di un pastore luterano della Germania est e uno sboccato imprenditore lombardo. Eppure in Italia Angela Merkel godeva di grande popolarità. Per molti italiani stanchi di Berlusconi la cancelliera incarnava le virtù che mancavano ai politici italiani: il senso del bene comune, la moderazione e l’integrità.

Ma oggi l’Italia è governata da un uomo che oltre ad avere queste qualità ne può vantare anche alcune che Merkel non possiede, come un certo cosmopolitismo e la conoscenza approfondita dei temi economici. Gli italiani si sono divertiti a scoprire che la stampa tedesca descrive Mario Monti e Mario Draghi, il nuovo presidente della Banca centrale europea, come “italiani prussiani”: in fondo le cosiddette virtù prussiane venivano celebrate già 1.700 anni fa nell’esercito romano. Monti non era neanche entrato a palazzo Chigi che già l’immagine d’integrità di Angela Merkel cominciava a sfumare. Da figura di riferimento, la donna si è trasformata in una maestrina che bacchetta gli alunni più disubbidienti della classe senza accorgersi che a volte sono proprio loro ad avere le idee migliori.

Quando Berlusconi, nel sollievo generale, ha dato le dimissioni, in Italia i tedeschi sono diventati all’improvviso il vero problema dell’Europa. “Con il suo rigido dogmatismo, Angela Merkel sta mettendo a rischio non solo l’euro ma anche l’idea di Europa nata nel dopoguerra”, mi ha detto un’opinionista vicina al governo. “L’immagine della Germania come motore dell’Europa è inappropriata: Berlino comanda, ma non è una guida”. A Roma questa sensazione è sempre più diffusa. In occasione della sua prima conferenza stampa internazionale, Mario Monti ha parlato a lungo e con entusiasmo della Scandinavia. Il contributo dei paesi nordeuropei all’Europa, ha detto, ha ricevuto troppa poca attenzione. “Eppure hanno un sistema sociale funzionante e mercati più competitivi di quelli dell’area euro”. Un modo per dire che il sistema tedesco non servirà necessariamente a risanare l’Europa: esistono anche altri modelli.

Con Monti l’Italia ha riconquistato il suo orgoglio. In poche settimane sono stati messi in atto programmi di riduzione del deficit e riforme radicali, nel tentativo di abolire i privilegi e incastrare gli evasori fiscali. Si direbbe che il berlusconismo sia finito da anni. Ai protestanti del nord, che si portano dietro i loro peccati fino al giorno del giudizio, il processo di redenzione sarà sembrato troppo rapido. Ma l’Italia è già passata oltre. E mentre Berlusconi si poteva liquidare facilmente come pagliaccio della politica, Mario Monti è un leader serio da ascoltare con attenzione. A metà gennaio, prima di recarsi in visita a Berlino, Monti ha fatto qualcosa che Berlusconi non avrebbe mai osato fare: ha presentato delle richieste alla sua collega tedesca. Ha preteso che la Germania e la Francia smettano di comportarsi con “eccessivo autoritarismo” e ha ricordato ai due stati membri dell’Ue gli errori che hanno commesso nella politica comunitaria. Inoltre ha messo in guardia Merkel dalle proteste che scoppierebbero in Italia contro i tedeschi se Berlino non dovesse riconoscere gli sforzi del paese.

A Roma il consenso di Angela Merkel alle riforme di Monti è stato accolto con sollievo. Ma non è mancato un certo fastidio per la sufficienza con cui la cancelliera loda i provvedimenti del governo italiano. Così negli ultimi giorni Monti è stato ancora più chiaro: “La cultura della stabilità imposta dalla Germania è un prodotto prezioso”, ha detto il primo ministro al Financial Times. “Ma mentre i paesi più indebitati mostrano di aver capito l’importanza della disciplina, i tedeschi dovrebbero rilassarsi”.

I tedeschi dovranno abituarsi a essere rimproverati amichevolmente dagli italiani. Per troppo tempo è successo il contrario. In Germania il nazionalismo si è sempre definito in rapporto all’Italia. La vittoria di un’armata germanica sulle legioni romane nella foresta di Teutoburgo, nel 9 dC, è stato un momento importante per la costruzione del patriottismo tedesco. Per molto tempo essere tedeschi ha significato soprattutto non essere italiani. Martin Lutero denunciò inorridito i peccati di Roma, proprio come avrebbero fatto secoli dopo alcuni giornalisti televisivi parlando dell’Italia di Berlusconi. D’altra parte, i tedeschi hanno spesso imitato lo stile di vita italiano. A nord delle Alpi la pasta, l’aceto balsamico e l’olio d’oliva sono diffusi quanto a sud, e ormai in Germania si comprano più macchine per il caffè espresso che in Italia. A volte si direbbe che i tedeschi siano italiani migliori. Ma che cosa succederà se per una volta gli italiani vorranno essere tedeschi migliori? Sia l’una che l’altra cosa non potranno che far bene all’Europa. Die Zeit

 

Polemica. Cliché inaffondabili

Il Financial Times tesse l’elogio di un'"Italia ritornata alla ribalta”. Il suo premier Mario Monti “dice le cose in faccia ad Angela Merkel” e le sue sorti “potrebbero essere quelle dell’Europa intera”, giacché “è in Italia che si decide il futuro a lungo termine dell’euro”. Mentre per il quotidiano della City il comportamento dell’ex commissario europeo “supera tutti gli stereotipi sull’inettitudine degli europei del sud”, una polemica nata a proposito del naufragio della Costa Concordia e del suo comandante Francesco Schettino ha scatenato una guerra di parole.

Ad accendere la miccia è stato un editoriale di Jan Fleischhauer sullo Spiegel, intitolato “Delitto di fuga all’italiana”: “Vi sembra così sorprendente che il capitano fosse un italiano?”, chiede Fleischhauer, ribadendo i cliché sugli italiani e la loro ossessione di “far bella figura”, e aggiungendo che “la crisi dell’euro ci dimostra ciò che può capitare quando si ignora la psicologia dei popoli per ragioni politiche”.

“A noi Schettino, a voi Auschwitz”, ha replicato il direttore de Il Giornale, Antonio Sallusti: “Lo ‘Spiegel’ ha scritto che noi non siamo un popolo, loro sì, come del resto ci hanno mostrato con Hitler. […] Se con Schettino noi abbiamo una trentina di morti sulla coscienza, loro, il popolo di Jan Fleischhauer, ne hanno sei milioni”.

La Zeit mette sullo stesso piano i due giornalisti, in verità concordi nel criticare l’euro, e scrive: “Fleischhauer e Sallusti giocano nella stessa squadra. Per loro l’Ue, intesa come comunità di culture e di interessi, ha fallito”. L‘U 30

 

 

 

 

Il dibattito. Ius soli: quei cittadini di serie B che l'Italia dovrebbe riconoscere

 

L'intervento del presidente della Repubblica riaccende la discussione sul diritto dei figli di immigrati nati nel nostro paese a non essere discriminati per le loro origini. L'età globale ormai implica la coesistenza in dosi massicce di culture lingue etnie e religioni diverse su un medesimo territorio - di CARLO GALLI

 

È difficile essere cittadini. In ogni tempo sono stati molti, e assai diversi fra loro, gli ostacoli che sbarrano l'accesso alla cittadinanza o che ne condizionano e vanificano l'esercizio. Pare che non si possa includere alcuni nello spazio politico senza escludere o discriminare altri. In Grecia, infatti, la cittadinanza era ristretta a una sola parte del corpo sociale, ai maschi liberi figli di liberi, e - se si trattava di una democrazia - consisteva nella partecipazione diretta agli affari della città attraverso la pubblica deliberazione in assemblea.

 

L'esclusione, o meglio l'inclusione subalterna e differenziata, di classi, ceti e generi (gli schiavi, le donne, i meteci, ossia gli stranieri residenti) era netta. Invece Roma si differenzia dal mondo greco perché concepisce la cittadinanza come uno spazio non etnico ma giuridico e istituzionale, all'interno del quale possono essere accolti (naturalmente, dopo dure lotte civili) ceti subalterni e genti diverse, politicamente sottomesse; certo, anche questa cittadinanza riguarda solo i maschi liberi, e perde progressivamente il significato di partecipazione politica via via che Roma si trasforma in un impero mondiale.

 

Il mondo cristiano medievale predica la cittadinanza universale del regno dei cieli ma in questo mondo conosce cittadinanze plurime, particolari, gerarchizzate. La sua cifra è la differenza (fra nobili, clerici, plebei); solo nelle città si aprono spazi di conflitto e di lotta per l'accesso alla cittadinanza di larghe fette

di popolo, a sua volta diviso fra ricchi e poveri. Che la cittadinanza sia un'inclusione che implica un'esclusione, o una discriminazione, resta confermato (si pensi non solo alle donne, ma anche agli eretici, o agli ebrei).

 

È la modernità che si incarica di affermare la cittadinanza universale, l'uguaglianza civile e politica, senza esclusioni. Più che di lotte, ora, si deve parlare di autentiche rivoluzioni che azzerano le discriminazioni; il cittadino dei tempi nuovi vive un'universale appartenenza alla repubblica.

 

Eppure, quel cittadino è al tempo stesso un borghese; ovvero, dal godimento di quella cittadinanza sono per lungo tempo esclusi i non-proprietari, i poveri, ancora e sempre le donne, e tutto il mondo coloniale. Sono state ancora necessarie lotte durissime perché i diritti di cittadinanza diventassero effettivi, perché la cittadinanza fosse davvero inclusiva, perché ai diritti civili e politici si affiancassero i diritti sociali.

 

Ma anche quest'ultima fase della storia della cittadinanza, che coincide con la democrazia e con lo Stato sociale, ha i suoi problemi e le sue contraddizioni. Prima di tutto all'esercizio della cittadinanza: ciò che il mondo d'oggi produce è più un apatico consumatore che un cittadino.

 

Ma un altro rischio sovrasta la cittadinanza moderna. L'attuale crisi dello Stato sociale è di fatto crisi della cittadinanza: la frammentazione della società, la marginalità, la precarietà, sono infatti espulsioni dalla sfera pubblica; la cittadinanza non è più appartenenza ma si rovescia in rancore, in frustrazione; e, ancora una volta, in esclusione.

 

A ciò si aggiunge il fatto che la cittadinanza moderna è sì universale, ma è determinata dallo Stato, che prescrive le modalità con cui si diventa cittadini; se prevale l'elemento della nascita, della cittadinanza dei genitori, vige lo ius sanguinis, mentre se prevale il territorio in cui si nasce o in cui si vive, vale lo ius soli. In Italia il primo è assai più importante del secondo: lo straniero residente può chiedere la cittadinanza solo dopo molti anni di permanenza e di lavoro. E i figli degli stranieri non diventano italiani neppure se nascono e vivono in Italia.

 

Quando la società era omogenea, quando lo Stato coincideva con la nazione, i problemi erano relativamente pochi: di solito, si nasceva in Italia, da genitori italiani. Ma oggi l'età globale implica la coesistenza, in dosi massicce, su un medesimo territorio di diverse culture, etnie, lingue, religioni. E la prevalenza dello ius sanguinis fa sì che nel medesimo spazio si creino differenze rilevantissime fra residenti cittadini e quantità sempre maggiori di residenti non-cittadini, molti dei quali nati in Italia, che come nuovi meteci condividono la nostra vita quotidiana ma non la nostra cittadinanza.

 

Nasce così un'assurda società post-moderna, in cui la diversità culturale è disuguaglianza civile e politica; una società che non fa convivere le differenze ma le stratifica, le gerarchizza. Ritorna, insomma, la difficoltà della cittadinanza, secondo una modalità che sembrava superata; non si tratta più del suo cattivo esercizio, ma di uno sbarramento all'accesso.

 

L'argomento che allargando i casi di acquisizione della cittadinanza tramite lo ius soli si snaturerebbe l'identità italiana è del tutto erroneo: non c'è in Costituzione alcun accenno a una necessaria base naturale o culturale della repubblica, che è fondata solo sul lavoro e sui principi della democrazia. La cittadinanza esige non uniformità né omogeneità, ma uguaglianza e pari dignità.

 

In realtà, chi chiede oggi la cittadinanza non universale ma selettiva e diseguale, propugna una sorta di uscita a ritroso dalla modernità, verso un nuovo feudalesimo delle disuguaglianze, verso nuove servitù. E, al contrario, la lotta per la cittadinanza degli stranieri residenti, può essere un'occasione per riaprire una stagione di partecipazione politica anche per chi la cittadinanza già ce l'ha, ma non ne fa buon uso. Non sono solo gli stranieri, ma tutto il Paese, ad averne bisogno. LR 2

 

 

 

 

 

La soppressione delle funzioni notarili dei consolati

 

Martedì 31 gennaio 2012, il Sottosegretario Staffan De Mistura ha risposto, in Commissione esteri, all'interrogazione dell’on. Franco Narducci (PD), vicepresidente della Commissione stessa, sul ripristino delle funzioni notarili di base nelle sedi consolari, esprimendo piena comprensione per le difficoltà di molti nostri connazionali ma sottolineando come, sulla materia, i maggiori Paesi dell'Unione europea stiano muovendo nella stessa direzione dell'Italia. Il Sottosegretario, infatti, ha evidenziato che “la logica è di sfruttare le possibilità offerte dal processo di integrazione europea, ad esempio proprio nel settore degli atti notarili, per realizzare un duplice obiettivo: semplificare le procedure e canalizzare le risorse disponibili su altri servizi consolari essenziali. È una strada seguita anche dai nostri partner europei: la Francia – ha riferito il Sottosegretario - a partire dal 1° gennaio 2005, ha abolito del tutto l'esercizio delle funzioni notarili da parte delle proprie Rappresentanze diplomatico-consolari in tutti gli Stati membri dell'Unione Europea”. Inoltre, il Governo ha precisato che, secondo la nuova disposizione, “i capi degli uffici consolari possono in ogni caso ricevere dai cittadini italiani testamenti pubblici, segreti ovvero internazionali”. Di fronte a oggettiva impossibilità di rivolgersi ad un notaio in loco, l'ufficio consolare deve inoltre trattare atti che rivestono carattere di necessità ed urgenza. Tale fattispecie può trovare applicazione, in ragione della loro età, a favore dei pensionati richiesti di dare dimostrazione della loro esistenza in vita presso la banca incaricata del pagamento della pensione. De Mistura ha assicurato, infine, che “le nostre Rappresentanze diplomatico-consolari continueranno a monitorare costantemente l'evolversi della situazione ed a valutare con la massima attenzione i suggerimenti provenienti dall'utenza per rendere il più agevole possibile il ricorso agli studi notarili locali da parte dei cittadini italiani”.

L’on. Narducci, nel prendere atto della risposta alla sua interrogazione, ha ringraziato il Sottosegretario per l'apertura del Governo sugli aspetti delle funzioni notarili, che sta molto a cuore alle nostre comunità all’estero, ma ha sottolineato la necessità di fare di più in merito per non penalizzare gli italiani residenti all’estero, alle prese con oneri spesso elevati. “Le risorse – ha sottolineato Narducci – considerando che gli atti notarli non sono grati e generano entrate attraverso le percezioni per gli atti prodotti; risorse che potrebbero migliorare il bilancio degli esteri se si lavora per “far acquisire gli introiti derivanti dalle percezioni consolari al bilancio del Ministero degli affari esteri in luogo del Ministero dell'economia e delle finanze”. Inoltre, l’on. Narducci ha chiesto al Governo di disporre affinché “le sedi consolari possano conservare funzioni notarili per gli atti di minore complessità per ovviare alle lamentele dei cittadini italiani all'estero, anche in vista dell'implementazione, ad oggi rimasta solo sulla carta, del cosiddetto «consolato digitale». de.it.press

 

 

 

 

Quali diritti? La casa in Italia dei connazionali all‘estero, perchè deve produrre solo oneri fiscali?

 

Scrivere dei Connazionali all’estero non fa più notizia. Già da tempo. I milioni d’italiani nel mondo hanno sempre meno contatti pratici col Bel Paese. Quasi che le nuove generazioni si siano dimenticate di quelle nate e vissute oltre frontiera. Il diritto di voto, tanto per scriverla tutta, non ha cambiato più di tanto questa palpabile sensazione. Se, poi, si tiene conto che la maggioranza dei Connazionali vive nel Vecchio Continente, allora la nostalgia si fa amarezza. L’Europa ha fagocitato quattro Generazioni d’individui che hanno mantenuto la cittadinanza del Paese d’origine.

A livello internazionale, neppure la lingua di Dante ha avuto migliore fortuna. Tra gli idiomi del bacino mediterraneo, la nostra è la meno diffusa; anche se è studiata come lingua“storica”; un poco come il latino ed il greco antico ai nostri tempi di scuola.

Se si escludono le catastrofi, che hanno colpito non pochi connazionali all’estero, di loro ci si ricorda puntualmente sotto il profilo fiscale. Allora, ma solo allora, i doveri hanno la meglio sui diritti mai ufficialmete riconosciuti. Proprio nei loro confronti, già all’epoca di Berlusconi, i “tagli” si sono fatti sentire. Se il “piatto piange”, allora anche chi vive lontano dalla penisola si deve fare presente. Il termine “agevolazione” è bandito. L’economia nazionale non le consente più. Chi ha beni immobili in Italia dovrà pagare un’Imposta (IMU) più alta dei residenti. Essere iscritti all’AIRE non sembra aver, sotto questo profilo, pregio. Forse, ci si è dimenticati che questi italiani hanno lasciato l’Italia per cercare lavoro ed i loro figli, com’era logico, si sono integrati nei Paesi ospiti. Quella che hanno in Italia non dovrebbe essere considerata “seconda” casa. Perché molti sono stati costretti a lasciarla per sopravvivere. Ora è a loro uso esclusivo per brevi periodi. Non produce reddito reale, ma imposizioni fiscali eccome! Ora, anche per una questione etico/sociale, qualcuno dovrebbe farsi carico di questi problemi che, pur non essendo nuovi, si sono “aggiornati”. Non è che i Rappresentanti della Circoscrizione Estero siano stati in grado, almeno in prima battuta, di focalizzare la questione che, se non altro,coinvolge anche i loro elettori. Ancora una volta, non è stato possibile trovare una via mediana. Un compromesso che renda giustizia a chi la merita. Ogni iniziativa, pur lodevole, resta ovattata tra le tante che non trovano posto tra le iniziative partorite a livello nazionale. Non abbiamo, mai, scritto o sostenuto privilegi. Ci siamo sempre impegnati, con ben poca fortuna, nel fare presente, a chi spetta, che lo status d’italiano all’estero non è stato in nessun caso comodo. C’è gran demotivazione, anche oltre frontiera, per la scarsa considerazione ne confronti di chi, pur se in altri tempi, ha lasciato la sua terra per trovare pane e lavoro. Un futuro, insomma. Non neghiamo che ci siano stati Connazionali affermati all’estero; ma la maggioranza vive con gli stessi problemi che ben conosciamo. Quindi, prima d’evidenziare i doveri, gli obblighi ed i sacrifici sarebbe opportuno promuovere anche quei diritti che nulla priverebbero a chi ha avuto la possibilità di vivere e lavorare nel suo Paese. Giorgio Brignola, de.it.press

 

 

 

 

Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia a Stoccarda. Lotta alla mafia e cooperazione tedesca

 

La Germania coopera con l’Italia nella lotta alla criminalità organizzata. Contatti intensificati dopo Duisburg.

 

Stoccarda. Antonio Ingroia, stretto collaboratore di Falcone, Borsellino e Giancarlo Caselli, ridisegna a Stoccarda l’evoluzione delle mafie e spinge per una più fitta rete di rapporti con procure e polizie europee.

La mafia è in un continuo e repentino processo evolutivo. Il pagamento del “pizzo” è solo una sorta di assicurazione e di controllo del territorio. I grandi affari sono allocati altrove: Milano, Torino, Francoforte, Amsterdam, Marsiglia e altre città europee.

Alcune di queste città sono interessanti per il traffico di stupefacenti, di armi e di persone; altre invece per reinvestire soldi sporchi in economia pulita. In questi giri di diversi miliardi di euro sono coinvolti politici ed imprese.

Oggi l’attenzione politica italiana è rivolta quasi tutta ai problemi dei “fondi salva Stati”, al lavoro, alla protesta contro le liberalizzazioni e alla lotta all’evasione fiscale della micro-economia: controlli della guardia di finanza e di ispettori a negozi, bar, discotesche e ristoranti. Sfugge per il momento al controllo la grande impresa, il sistema bancario e delle assicurazioni.

Cosa Nostra, n’drangheta, sacra corona e camorra pare abbiano optato per un periodo di tregua, spostando l’asse dei propri interessi dal Meridione al Settentrione.

Antonio Ingroia, dal 2009 procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo, ha tracciato con i tedeschi un quadro dell’evoluzione dell’attivitá malavitosa in Italia. Lo ha fatto in una conferenza pubblica qui a Stoccarda organizzata dalla Società Dante Alighieri presso la Biblioteca Civica, inaugurata nello scorso mese di dicembre.

Sul podio anche Salvatore Borsellino, fratello minore di Paolo assassinato 20 anni fa con la sua scorta in Via D’Amelio a Palermo.

All’iniziativa hanno aderito anche studenti liceali che fra qualche mese affronteranno gli esami di maturità. Uno dei possibili temi sarà la mafia.

I particolari in questo servizio audio-: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=9221014/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/1rpgvqd/index.html.  Tony Màzzaro, SWR International/Sezione italiana (de.it.press)

 

 

 

 

Amburgo. Due membri della Consulta per l’Integrazione scrivono ad autorità ed associazioni italiane

 

Eleonora Cucina e Francesco Senatore sollecitano un intervento per la formazione linguistica dei ragazzi italiani e per l’apertura di uno sportello consolare

 

Amburgo - Eleonora Cucina e Francesco Senatore, membri della Consulta per l’Integrazione di Amburgo, scrivono una lettera aperta indirizzata ad autorità ed associazioni italiane in cui richiamano una maggiore attenzione alla formazione linguistica dei ragazzi italiani residenti e alla situazione venutasi a creare in seguito alla chiusura del consolato generale d’Italia ad Amburgo.

Nella missiva - indirizzata al ministro degli Esteri Giulio Terzi, all’ambasciatore d’Italia a Berlino, Michele Valensise, al console generale di Hannover, Gianpaolo Ceprini, al dirigente scolastico presente in quest’ultima sede consolare Giosuè Piscopo e alle associazioni italiane in loco - si richiede in particolare un impegno volto a “fornire agli enti gestori garanzie di finanziamento per il 2012 per il ripristino dei corsi di lingua e cultura italiana e ad avviare nuove cooperazioni con scuole superiori per garantire continuità al progetto bilingue”.

Ribadita inoltre la richiesta relativa all’apertura “entro il mese di febbraio 2012” di uno sportello di servizi consolari ad Amburgo, che possa far fronte ai servizi prima assicurati dal consolato in questa città.

Eleonora Cucina e Francesco Senatore rilevano come i corsi di lingua e cultura italiana organizzati dagli enti gestori – e frequentati sino a due anni fa, si legge nella lettera, da circa 300 alunni - siano stati “uno strumento efficace ed efficiente per garantire ai ragazzi di madrelingua italiana l’approfondimento delle conoscenze linguistiche”. “I corsi di sostegno, frequentati sino a due anni fa da circa 80 alunni, - prosegue la missiva, - hanno dato l’opportunità a molti ragazzi di colmare le proprie lacune e tenere il passo nel sistema scolastico tedesco, nel quale purtroppo gli scolari di origine italiana hanno in generale notevoli difficoltà di riuscita”. I due membri della Consulta per l’Integrazione tengono quindi a ribadire come “misure simili favoriscano il conseguimento di titoli di studio di scuola superiore ed, in ultima analisi, un’integrazione di livello sempre migliore dei giovani cittadini italiani che vivono nella società tedesca”.

“I tagli e la mancanza di garanzie per i finanziamenti futuri hanno comportato la soppressione dei suddetti corsi, annullando l’impegno ed il lavoro costruttivo di tanti anni. Ciò accade – sottolineano - in un momento nel quale anche il progetto bilingue per le scuole superiori presso il liceo Corvey è stato congelato, compromettendo gravemente il panorama dell’istruzione della lingua italiana ad Amburgo”.

Scopo della missiva è dunque sollecitare un intervento da parte delle istituzioni italiane, in aggiunta agli appelli già rivolti da privati cittadini e associazioni presso il consolato generale d’Italia ad Hannover. Analogo richiamo viene avanzato per l’apertura in loco di uno sportello consolare, una richiesta già formulata in seguito alla chiusura del consolato di Amburgo avvenuta a metà 2011.

“La competenza linguistica e l’istruzione non sono un valore aggiunto, bensì un bene primario, una risorsa, un investimento, un diritto – ricordano infine i membri della Consulta per l’Integrazione, auspicando una rapida presa di contatto con i presidenti degli enti gestori dell’associazione Scuola Italiana ad Amburgo e con il Coascit. (Inform 30)

 

 

 

 

A Monaco di Baviera un anno di menifestazioni del Comites. Il bilancio del presidente Cumani

 

Monaco di Baviera - "Il 2011 appena conclusosi è stato un anno ricco di iniziative e manifestazioni del Comites. Molte di queste non sarebbero state possibili o comunque non avrebbero raggiunto il successo ottenuto se non ci fosse stata la continua e proficua collaborazione con le nostre istituzioni locali, il Consolato Generale e l’Istituto Italiano di Cultura".

Presidente del Comites di Monaco, Claudio Cumani presenta così la relazione su quanto promosso e organizzato dal Comitato nel 2011, ringraziando i responsabili delle Istituzioni - il Console Generale Filippo Scammacca del Murgo e dell’Agnone e la direttrice dell’IIC Giovanna Gruber – che hanno affiancato il Comitato.

"Nel suo primo anno di attività, - continua Cumani – il Ministro Filippo Scammacca è stato un attento e disponibile interlocutore della comunità italiana locale nelle sue varie espressioni (istituzionali, associazionistiche, dei singoli connazionali), sia della emigrazione tradizionale che della cosiddetta “nuova emigrazione” qualificata (docenti universitari, ricercatori, professionisti, ecc.) sempre più presente anche nella nostra circoscrizione consolare. Un analogo riconoscimento vale per la dott.ssa Giovanna Giancola Gruber, che è riuscita nella titanica impresa di ridare credibilità e lustro alla nostra istituzione culturale. La sua abnegazione, la serietà delle sue proposte culturali, la sua capacità di tessere relazioni e collaborazioni con le maggiori istituzioni culturali locali - sia tedesche che di altre nazionalità - hanno restituito al nostro Istituto di Cultura l’immagine di un’istituzione prestigiosa ed il ruolo di un interlocutore e partner affidabile e qualificato".

"Lo spirito di costruttiva collaborazione col Comites del Console Generale e della Direttrice – conclude Cumani – ha permesso la realizzazione di numerose attività a favore dell’integrazione dei nostri connazionali nella realtà sociale, politica e culturale locale ed è una grande risorsa ed un grande aiuto per la nostra comunità sul quale conteremo con fiducia anche nell’anno che si è appena aperto".

Il riepilogo di Cumani riporta Convegni ed incontri organizzati dal Comites, manifestazioni dell’Istituto Italiano di Cultura in cui il Comites è stato tra i collaboratori, convegni a cui esponenti del Comites sono stati invitati come relatori, partecipazione a cerimonie, le pubblicazioni date alle stampe e quelle ancora in fieri (Volume bilingue “La cappella italiana sul Leitenberg a Dachau: uno scrigno di storie ed opere d'arte - Die italienische Kapelle auf dem Leitenberg bei Dachau: Ein Schrein der Geschichte und der Kunst”).

Cumani ricorda infine che, come Presidente del Comites, continua a partecipare attivamente al “Runder Tisch für Integration“, organizzato dal Bayerisches Staatsministerium für Unterricht und Kultus (Ministero bavarese alla Pubblica Istruzione) per stilare il programma di intervento scolastico per l’integrazione dei giovani migranti in Baviera.

Inoltre, la presidente della Commissione Scuola, Miranda Alberti, partecipa al gruppo di lavoro “Arbeitskreis Förderung Italienisch-stämmiger Schülerinnen und Schüler in Bayern” promosso dal Sottosegretario bavarese all’Integrazione (Integrationsbeauftragter), Martin Neumeyer.

Nella parte della relazione "Sostegno alla comunità", il Comites ricorda che è continuata l'attività dello "Sportello per i cittadini", al quale ogni lunedì e giovedì, dalle ore 18:00 alle ore 21:00, chiunque lo desideri può rivolgersi per esporre i propri problemi, le proprie richieste, le proprie idee.

Anche quest’anno, inoltre, sono proseguite le visite alle associazioni italiane o italotedesche della circoscrizione consolare, in occasione di iniziative ed incontri da queste organizzate, così come. In collaborazione col Consolato, sono proseguite le visite ai connazionali detenuti negli istituti di pena bavaresi (Augsburg, Landsberg).

Anche nel 2011 è cresciuta la biblioteca del Comites, attraverso la raccolta e la catalogazione di documentazione incentrata sui temi dell’immigrazione e della formazione scolastica e professionale in Germania, anche in confronto con le esperienze italiane.

Il sito internet del Comites viene mantenuto costantemente aggiornato, con la documentazione prodotta dal Comites (verbali delle assemblee, bilanci, manuali ed altro materiale), la normativa relativa agli italiani all’estero (leggi, circolari, ecc), link utili.

Concludendo, Cumani ribadisce che "anche nel 2011 la collaborazione col Console Generale, Ministro Filippo Scammacca del Murgo e dell’Agnone, con la Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, dott.ssa Giovanna Gruber e con il personale del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura è stata continua e fruttuosa e per questo esprimo i miei più sinceri e sentiti ringraziamenti". (aise)

 

 

 

 

Jena. Dottorato di ricerca in cotutela: un nuovo ponte tra la Germania e l'Italia.

 

Jena. Nei giorni scorsi si è concluso brillantemente il dottorato di ricerca di Luisa Conti, che ha segnato un'esperienza nuova per l'Università di Padova e per quella di Jena (Germania). Luisa Conti, italiana residente da otto anni in Germania, ha promosso il dialogo scientifico tra il dipartimento di comunicazione interculturale per l'impresa dell'Università Friedrich Schiller di Jena (www.iwk-jena.de) e quello di Scienze dell'Educazione dell'ateneo patavino (www.educazione.unipd.it) svolgendo i suoi anni di ricerca in entrambi gli atenei. Il dialogo interculturale, il cui svoglimento in Internet è stato al centro dello studio della neo Dottoressa di Ricerca, è stato da lei praticato anche nel mondo fisico, fungendo lei stessa da veicolo di scambio di sapere e conoscenza tra i due importanti centri scientifici. Un incontro diretto tra i professori è avvenuto venerdì scorso, quando il Prof. Giuseppe Milan, Professore ordinario di Pedagogia interculturale e sociale, in qualità di secondo supervisore della tesi, ha presenziato a Jena all'esame conclusivo di questo iter triennale. Insieme al Prof. Jürgen Bolten sono già state abbozzate ulteriori possibilità di collaborazione che potrebbero coinvolgere gli studenti patavini, come nuovi accordi Erasmus e in particolare l'ingresso di Padova nel campus virtuale promosso da Jena (www.intercultural-campus.org) a cui già partecipano decine di atenei di tutto il mondo. GS, de.it.press

 

 

 

 

La lettera. Il PD di Amburgo chiede uno sportello consolare e corsi di sostegno per gli alunni italiani

 

Amburgo - Dopo una serie di incontri con i connazionali di Amburgo, con impiegati e pensionati, con igiovani e disoccupati, con i genitori di alunni italiani, con e gli insegnanti dei corsi d’italiano e di sostegno, mi vedo costretto a scriverLe in nome di tutte queste persone per sottoporre alla Sua attenzione quanto segue:

 

è semplicemente scandaloso che gli italiani residenti ad Amburgo debbano recarsi ad Hannover per sbrigare un qualsiasi documento. Da almeno 2 anni si sapeva che il Consolato di Amburgo sarebbe stato chiuso (una decisione dettata dall’arrogante ignoranza dei ministri del governo Berlusconi) e nulla è stato fatto per aprire almeno uno sportello consolare che evitasse agli Italiani qui residenti di fare 150 chilometri fino ad Hannover. Da 7 mesi c’è finalmente un nuovo console generale. Anche lui finora – tranne una inconcludente letterina alle associazioni – non ha fatto nulla per alleviare i disagi dei connazionali e di garantire un minimo di servizio (eppure né mancavano impiegati né i locali nell’Istituto Italiano di Cultura);

 

è scandaloso che dopo quasi 50 anni nella nostra circoscrizione non vi siano né corsi d’Italiano né di sostegno per gli alunni italiani in difficoltà nella scuola tedesca. Si vede che dell’integrazione dei nostri giovani nella società tedesca, di cui un buon titolo di studio è la condizione preliminare, al Consolato di Hannover non importa nulla. Anche qui registriamo una grave responsabilità del Console generale che non ha fornito le richieste garanzie di finanziamento all’ente gestore attuale né ha saputo trovarne un altro.

 

Si spera vivamente che la voce di protesta che si eleva in tutta Amburgo cosí come a Brema e a Lubecca non rimanga ancora una volta inascoltata e che per il bene degli Italiani qui residenti e per l’immagine del nostro Paese in Germania si proceda rapidamente ad aprire uno sportello consolare ad Amburgo e a ripristinare il normale svolgimento delle lezioni. Distinti saluti.

Eligio Losito (Segretario del Circolo Partito Democratico Amburgo)

 

 

 

 

 

Alleanza strategica tra le fiere di Colonia e di Parma, Anuga e Cibus

 

Colonia - - L’alleanza tra Fiere di Colonia, Fiere di Parma e Federalimentare rappresenta una grande opportunità per le aziende alimentari italiane che vogliono entrare in nuovi mercati esteri.

L’annuncio dell’alleanza strategica tra Koelnmesse (organizzatrice della più grande fiera alimentare del mondo, Anuga) e Fiere di Parma insieme a Federalimentare/Confindustria (Federazione italiana delle industria alimentari), questi ultimi co-organizzatori di Cibus, la più grande esposizione di prodotti made in italy al mondo, è stato dato nel corso di una conferenza stampa tenutasi ieri a Colonia, all’interno del Salone del dolciario “ISM”.

“L’alleanza di Koelnmesse con Fiere Di Parma e Federalimentare è rilevante – ha dichiarato Peter Grothues, Vice Presidente Food Tech & Enviroment della Koelnmesse – perché consente di coordinare nuovi progetti fieristici all’estero creando una piattaforma abilitante per aprirsi a nuovi mercati quali l’Asia ed il Medio Oriente”.

“Abbiamo già lanciato una prima, nuova iniziativa con il supporto di Federalimentare e di Fiere di parma, chiamata "Gusto Italia", ha aggiunto Thomas Rosolia, Ceo di Koelnmesse Italia. "Questo nuovo progetto consentirà alle aziende alimentari italiane di esporre a Colonia, in Germania, dal 24 al 26 giugno 2012, in una vetrina espositiva totalmente italiana che si rivolgerà ad un target specializzato ed altamente selezionato di buyers provenienti da Paesi di lingua tedesca”.

All’accordo triangolare partecipa Federalimentare, che vede in questo accordo l’occasione per fortificare, promuovere ed incentivare il food made in Italy a livello internazionale, che nel 2011 ha raggiunto 127 miliardi di euro di fatturato e 24 miliardi di euro di esportazione, come ha sottolineato Annibale Pancrazio, Vice Presidente di Federalimentare, nel suo intervento alla conferenza stampa di Colonia: “l’alleanza tra le due manifestazioni fieristiche europee del settore alimentare, Cibus ed Anuga, mira a costituire un punto di riferimento unico ed autorevole per la promozione, a livello internazionale, delle aziende del settore. Questa collaborazione vuole e deve essere un sinonimo di garanzia per le aspettative delle imprese alimentari italiane e le esigenze dei buyer stranieri che troveranno nelle partecipazioni a marchio congiunto CIBUS e ANUGA tutta l’eccellenza dell’industria alimentare italiana e la lunga esperienza di due marchi ormai storici che, finalmente, mettono a sistema le reciproche competenze".

Gli obiettivi dell’intesa tra Koelnmesse, Fiere di Parma e Federalimentare sono stati illustrati da Antonio Cellie, Amministratore Delegato di Fiere di Parma: “essendo entrambe soggetti leader, ma non concorrenziali per calendario e posizionamento, Cibus e Anuga con il contributo di Federalimentare non solo si confermeranno gli appuntamenti di riferimento rispettivamente negli anni pari e in quelli dispari, ma aiuteranno le imprese alimentari italiane a selezionare e gestire le proprie partecipazioni fieristiche anche nei paesi emergenti. Da un lato abbiamo, infatti, costituito una cabina di regia per gestire, prima, durante e dopo le nostre rispettive fiere, relazioni e appuntamenti con i buyers dei diversi paesi obiettivo del Food Made in Italy: Germania ed Europa dell’Est, Giappone, USA e ASIA. Dall’altro, proprio nella prospettiva a breve del nuovo grande mercato unico del Sud Est Asiatico (ASEAN), stiamo lavorando insieme per una grande collettiva firmata Anuga&Cibus al Thaifex,la fiera alimentare in Thailandia evento leader dell’Area, nel maggio 2013". (aise 31)

 

 

 

 

Francoforte. Serata di cinema italiano con discussione

 

Francoforte. La finestra di fronte, film di Ferzan Özpetek, sarà presentato martedì 7 Febbraio alle ore 19:00 in italiano con sottotitoli in inglese presso il Campus Westend della Goethe-Universität.

Questa manifestazione è curata da Elisabetta Passinetti, psicoanalista ed insegnante d’italiano, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Francoforte.

La finestra di fronte - Giovanna (Giovanna Mezzogiorno) non è particolarmente soddisfatta di suo marito Filippo, i due bambini e soprattutto del lavoro monotono in fabbrica. Un giorno Filippo porta a casa un anziano signore confuso, incontrato mentre vagava per strada senza una meta. All’inizio Giovanna non è assolutamente contenta di questa iniziativa del marito. Cambia però idea quando scopre dettagli sulla vita dell’uomo. Allo stesso tempo si sente sempre più attratta dal dirimpettaio, Lorenzo, (Raoul Bova), pur sapendo che con quest’ultimo non potrà mai nascere una relazione. Sarà proprio l’anziano signore ad avvicinare i due e a spingere Giovanna a riflettere sulla propria esistenza.

La finestra di fronte è stato premiato quattro volte con l’ambito riconoscimento cinematografico italiano “David di Donatello” per le categorie: Miglior Film, Migliore Musica, Miglior Attore (Massimo Girotti), Migliore Attrice (Giovanna Mezzogiorno). La pellicola ha ricevuto inoltre numerosi altri riconoscimenti.

Una volta terminata la proiezione, il pubblico è invitato a partecipare ad una discussione sul film.

Dalle 18:30 in poi la Cantina Paolo Dettori offrirà una degustazione di prodotti italiani (un bicchiere di vino 1€, un bicchiere di vino più un arancino o panzerotto 2,50€).

Al fine di riservare un posto nella la sala di proiezione, dato il numero limitato, ed organizzare la degustazione, si invita ad inviare al più presto la propria adesione al seguente indirizzo E-Mail: epassinetti@yahoo.com.

 

Proiezione cinematografica - La finestra di fronte di F. Özpetek (106 min. - 2003), in italiano con sottotitoli in inglese. Data: martedì 7 Febbraio 2012

Ora: dalle 18:30 degustazione, alle 19:00 proiezione film

Luogo: Katholische Hochschulgemeinde, Siolistr. 7, Campus Westend, Francoforte. Organizzazione: Elisabetta Passinetti in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Francoforte e la Katholische Hochschulgemeinde.

Prossimo appuntamento cinematografico per il 2012: 8 Maggio alle ore 19:00

La commedia Agata e la tempesta, in lingua originale con sottotitoli in tedesco, del regista Silvio Soldini (Pane e tulipani). IIC, de.it.press

 

 

 

 

A Monaco di Baviera e dintorni gli eventi di interesse per i connazionali

 

Monaco di Baviera – Per quanto riguarda le mostre, segnaliamo in loco: fino a domenica 12 febbraio presso la Pasinger Fabrik (August-Exter-Str. 1) l’allestimento “Metropolitan Ghosts” con fotografie di Edegildo Zava degli anni 2008 e 2009 organizzato dal Kulturreferat der Landeshauptstadt München e Pasinger Fabrik, in collaborazione con Pro Arte, e aperto dalle ore 10 alle 24; sino al 17 febbraio presso l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco (Hermann-Schmid-Str. 8) la mostra “Giovanni Palatucci. Ein Mann zwischen Pflicht und Gewissen” promossa in occasione del Giorno della memoria (orari di apertura: lunedì, martedì e giovedì: 10-13 e 15-17; mercoledì: 10-13 e 15-19; venerdì 10-13); sino al 20 febbraio presso il Kunstfoyer der Versicherungskammer Bayern (Maximilianstr. 53) la mostra fotografica “Paolo Pellegrin. Retrospektive” dedicata al fotografo romano che dal 2005 lavora per l’agenzia Magnum e dal 2011 con la “ZEITmagazin”, vincitore di numerosi premi (ingresso libero, orario di apertura dalle ore 9 alle 19); fino a domenica 26 febbraio presso la Neue Pinakothek (Barerstr. 26) l’allestimento “Neapel und der Süden. Fotografien 1846-1900 aus der Sammlung Dietmar Siegert”; fino a domenica 27 maggio presso l’Archäologische Staatssammlung München im Museum für Vor-und Frühgeschichte (Lerchenfeldstr. 2) la mostra “Im Licht es Südens. Begegnungen antiker Kulturen zwischen Mittelmeer und Nordeuropa”, dedicata all’incontro ed allo scambio culturale fra l’area del Mediterraneo e l’Europa Centrale dall’età della pietra ai romani, organizzata anche dal Museo de Castello del Buonconsiglio di Trento e dal Comune di Trento con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura in loco.

Per quanto riguarda gli appuntamenti, la rassegna “Per non dimenticare” (ingresso libero) proseguirà martedì 7 febbraio alle ore 19 con il film “Il nemico fraterno” (1987) di Joseph Rochlitz e giovedì 9 febbraio con un incontro insieme a Ada Zapperi-Zucker, autrice di “Le inquietudini della sora Elsa e altri racconti” (Tabula Fati, 2011), moderato da Miranda Alberti Rappmannsberger, alla presenza di Franz Joseph Müller, presidente onorario della Weiße Rose Stiftung. L’incontro sarà in lingua italiana e tedesca (ingresso libero).

Gli appuntamenti proseguono venerdì 10 febbraio alle ore 18 presso Gasteig (Rosenheimerstr. 5) con l’incontro intitolato “Storia d’Italia: gli anni di piombo” a cura di Marinella Vicinanza, organizzato dalla Münchner Volkshochschule (ingresso libero per i madrelingua italiani), mentre alle ore 18.30 l’IIC ospiterà il seminario “Due lingue madri: vantaggi, difficoltà e possibilità” con Natascha Müller della Bergische Universität Wuppertal, nell’ambito del “Progetto bilinguismo: una lingua per amica”. L’incontro sarà in lingua tedesca (ingresso libero). Proseguono venerdì 10 all’IIC anche gli “Incontri di letteratura spontanea”, in cui i partecipanti sono invitati a leggere brani a piacere o proporre argomenti di discussione. Alla migliore testimonianza orale o scritta sarà assegnato il premio in onore della Signora Fiorani in Muhm. Per informazioni Giulio Bailetti, www.letteratura-spontanea.de.

Venerdì 10 è inoltre in programma l’assemblea generale dell’associazione Rinascita, alle ore 19 presso EineWeltHaus (Schwanthalerstr. 80). Venerdì 10 e sabato 11 febbraio il Pepper Theater (Hanns-Seidel-Platz 1) propone alle ore 20 “Il berretto a sonagli”, commedia in due atti di Luigi Pirandello con la regia di Luigi Tortora (una replica è prevista domenica 12 febbraio alle ore 17). Organizza il gruppo teatrale I-Talia (www.i-talia.blogspot.com). Per informazioni e prenotazioni: buero@kulturzentrum-neuperlach.de. (dip)

 

 

 

 

Hannover. Rapporti italo-turchi. Poste le premesse per la nascita di un società Italo-Turca

 

Il Presidente del Comites di Hannover Giuseppe Scigliano ed il Consigliere Claudio Provenzano, incontrano alcuni rappresentanti della collettività Turca di Hannover per parlare del Comites e creare una struttura comune

 

Hannover - Accompagnato da Claudio Provenzano, che ha organizzato l’incontro presso un ristorante turco, il Presidente del Comites Giuseppe Scigliano ha incontrato alcuni esponenti della collettività turca per cercare di stabilire alcuni punti programmatici comuni e quindi collaborare reciprocamente per poterli realizzare unendo le forze.

Per prima cosa ha spiegato come sono nati i Comites, come funzionano, come sono strutturati e quali sono i loro compiti. I Turchi hanno mostrato tantissimo interesse e proporranno al loro Console di approfondire questa tematica con ulteriori incontri perché partendo dalla nostra legge, potrebbero farne una loro. Oltre a questo tema, si è parlato altresì di far nascere una società Italo-Turca che dovrebbe porre al centro delle proprie attività diversi punti tra cui: la cultura dei reciproci Paesi; l’integrazione dei propri connazionali; la creazione di ponti commerciali con la Turchia e l’Italia per gli imprenditori italiani e turchi residenti nella Bassa Sassonia; il facilitare la comprensione tra i due popoli

In conclusione della serata si è stabilito di far crescere dalla base questa associazione e si è deciso che i soci fondatori dovrebbero essere almeno 10. Al prossimo incontro saranno presente quindi quattro donne, due turche e due italiane.  De.it.press

 

 

 

 

A Berlino si parla di economia italiana tra passato e futuro

 

Presso l’Ambasciata italiana, una conferenza promossa in collaborazione con la Banca d’Italia per illustrare le caratteristiche strutturali del nostro tessuto economico e i suoi punti di forza

 

Berlino - Un approfondimento sulla storia economica dell’Italia nei suoi primi 150 anni di storia, per conoscerne meglio i punti di forza, ed un confronto con i partner tedeschi, in un momento così delicato per l’area euro. Con questi obiettivi l’Ambasciata italiana a Berlino ha ospitato, lo scorso 25 gennaio, la conferenza "L'Italia e l'Economia mondiale, 1861-2011", organizzata in collaborazione con la Banca d’Italia. Obiettivo: presentare una ricerca che analizza il modo con cui l'economia italiana ha risposto nella sua storia alle sfide del ciclo economico, dei mercati internazionali e della globalizzazione.

 

Nel suo intervento di apertura, l’Ambasciatore Michele Valensise (nella foto) ha sottolineato l’importanza di approfondire e discutere la storia economica italiana, anche al fine di meglio illustrare le caratteristiche strutturali del nostro tessuto economico e i suoi punti di forza. Inoltre, ha aggiunto l’Ambasciatore, il dialogo con istituzioni, studiosi e imprese italiane e tedesche è di estrema rilevanza e attualità alla luce delle recenti tensioni finanziarie nella zona Euro, del ruolo di primo piano svolto dalla Germania e delle incisive riforme recentemente varate in Italia.

 

Il Direttore Generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, ha sottolineato che la ricerca, realizzata da una squadra di studiosi italiani e internazionali, mostra come l'Italia abbia le risorse economiche, finanziarie e umane per fare la sua parte nel fronteggiare l'attuale situazione di crisi europea che va gestita in un contesto di forte cooperazione in Europa.

 

Ai discorsi introduttivi è seguita un'approfondita discussione in cui sono state messe a confronto le caratteristiche e gli sviluppi delle economie italiana e tedesca e sono stati esaminati molti nodi strutturali della nostra economia, sia positivi (forte spirito imprenditoriale, successo del modello dei distretti, ecc.) sia negativi (divario nord-sud, scarsi investimenti nel capitale umano, ecc.).

 

La manifestazione ha avuto un grande successo di pubblico. Erano presenti oltre centoventi ospiti, tra i quali il Segretario di Stato del Ministero federale per l'Economia, Bernd Heitzer, vari autorevoli esponenti di istituzioni tedesche, professori ed esperti di storia economica, rappresentanti del mondo imprenditoriale, bancario e dei media, italiani e tedeschi. (ItalPlanet News)

 

 

 

 

"Storia della lingua italiana“ questa sera all‘IIC di Monaco di Baviera

 

Monaco di Baviera - "Storia della lingua italiana - Geschichte der italienischen Sprache" è il titolo del libro di Ursula Reutner e Sabine Schwarze che verrà presentato oggi venerdì 3 febbraio, alle 19 all’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera.

Il libro di testo propone un approfondimento didattico e una visione d´insieme sulla storia della lingua italiana, è adatto anche all´insegnamento accademico negli attuali corsi di laurea con indirizzo di studio di italianistica e fornisce allo stesso tempo del materiale molto interessante agli appassionati della lingua italiana. Lo sguardo generale riguardo le fasi storiche dell´evoluzione, dal latino volgare fino al consolidamento dell´italiano come lingua nazionale, conclude il discorso sulle fasi classiche, ma considera anche la storia recente della lingua dal 1800.

In aggiunta allo sviluppo di una norma linguistica scritta, prevalentemente basata sulla letteratura e sulla sua diffusione attraverso la scuola e i media, vengono presi in considerazione ulteriori specifiche tradizioni testuali e orali della cultura scritta italiana.

All’incontro – promosso dall’IIC in collaborazione con la Facoltà Storico-Filologica dell'Università di Augsburg, l’Università di Passau e Forum Italia - saranno presenti le due autrici.

Ursula Reutner è professoressa di Romanistica all´Università di Passau e direttrice del locale Istituto per la Comunicazione Interculturale. Sabine Schwarze è titolare della cattedra di Romanistica all´Università di Augsburg e presidente del Forum Italia all´IIC di Monaco. (aise)

 

 

 

 

 

Da Ustica a Ramstein. Le ombre tedesche sulla strage. Che cosa provocò l'incidente della pattuglia acrobatica?

 

“Siamo stanchi di avere dettata la verità dal’Aeronautica militare. Il codice di procedura penale ci consente di svolgere attività investigative private, noi le stiamo svolgendo”. Così l’avvocato Daniele Osnato, legale dei parenti delle vittime della strage di Ustica, replica ad una recente nota diffusa alle agenzie di stampa. “Che ci sia stata una valutazione da parte dell’Aeronautica stessa sull’incidente di Ramstein – aggiunge Osnato – è un fatto loro. Ma ciò non ci comporta un impedimento a fare indagini difensive autonome. Soprattutto se si considera l’inaffidabilità delle indagini svolte dall’Aeronautica sui fatti di Ustica e le inaffidabilità delle informazioni trasmesse ai magistrati così come verificato nella sentenza del Tribunale di Palermo a firma della dottoressa Proto Pisani.

 

Nella nota diffusa nel pomeriggio l’aeronautica militare afferma la notizia di una “nuova indagine sull’incidente aereo di Ramstein, come anticipato ieri dal mensile ‘Il Sud’, sono smentite da obiettive risultanze investigative e processuali. Infatti – prosegue la nota dell’aeronautica militare – dopo l’incidente aereo di Ramstein sono state costituite due commissioni di investigazione, una nazionale e l’altra internazionale, quest’ultima composta da ufficiali italiani, tedeschi ed americani, che a seguito degli accertamenti tecnici effettuati dopo l’incidente hanno escluso la possibilità di avarie o malfunzionamenti dei velivoli coinvolti nella sciagura aerea – spiegano dall’Aeronautica – Il giudice istruttore del Tribunale di Udine dottor Roberto Paviotti, ha concluso l’indagine evidenziando che l’evento di Ramstein non e’ ascrivibile a responsabilità penale di alcuno”.

 

“Il fatto che si siano premurati di fare questa smentita – conclude l’avvocato Osnato – è sintomatico di un interesse che non è più giustificato dopo 31 anni. Non capisco perchè si affannino così…”  Gianpiero Casagni, SicInf 1

 

 

 

 

 

Borse, l' Antitrust Ue blocca la fusione tra New York e Francoforte : troppi derivati

 

Il no di Bruxelles per i pericoli di eccessiva concentrazione di strumenti rischiosi. Stop alla nascita del primo mercato del mondo

 

L' Antitrust europeo boccia la fusione tra le Borse di New York e Francoforte, l'alleanza tra il circuito Nyse Euronext e Deutsche Börse che darebbe vita al primo mercato azionario del mondo per dimensioni. L'Authority ha bloccato l'operazione per i timori di una concentrazione eccessiva nel mercato dei derivati: «Sarebbe nato un quasi-monopolio nell'area dei derivati, cuore del sistema finanziario ed è cruciale che resti aperto alla concorrenza», ha affermato in una nota il commissario Ue alla Concorrenza Joaquin Almunia

I PERICOLI PER L'ECONOMIA - Le due Borse hanno proposto di vendere alcuni asset e di aprire l'accesso alla loro camera di compensazione ad alcuni contratti ma globalmente tali impegni non sono sufficienti per risolvere i problemi di concorrenza constatati a Bruxelles. E come ha detto Almunia, «le misure correttive proposte erano largamente insufficienti». Eurex, piattaforma di Deutsche Boerse, e Liffe, che fa capo a NYSE Euronext, sono le due più grandi borse al mondo per le transazioni sui derivati basati su titoli europei. Sono in diretta concorrenza e ciascuna delle due è il principale concorrente dell'altra. Il «quasi-monopolio» che sarebbe conseguito alla fusione, secondo la Commissione, avrebbe danneggiato gli utilizzatori di prodotti derivati ma anche l'economia europea in generale: la scomparsa di una reale pressione competitiva sul mercato renderebbe infatti impossibile ai clienti di poter beneficiare di prezzi concorrenziali. CdS 1

 

 

 

 

Dall’ICI all’IMU, detrazioni non possibili per gli italiani all’estero?

 

La manovra “Salva Italia” approvata lo scorso mese di dicembre ha reintrodotto la tassa sulla prima casa rendendo effettiva, con due anni di anticipo e in veste sperimentale rispetto a quella delineata nel decreto istitutivo del federalismo comunale (Dlgs 23/2011), la nuova Imposta Municipale Unica (IMU) che sostituisce sia l'Irpef sui redditi fondiari delle seconde case, sia l'ICI, introdotta nel 1992. Per ottenere il pareggio di bilancio nel 2013 è stata dunque reintrodotta un'imposta sicuramente impopolare, che colpisce moltissime famiglie giacché in Italia la percentuale di proprietari della casa di propria abitazione sfiora l'80 per cento.