WEBGIORNALE 3-5 Febbraio
2012
UE. Tre risultati importanti. Fiscal compact, fondo salva-Stati, strategia
per la crescita
La pazienza
diplomatica di Herman Van Rompuy; la voce "europea" di José Manuel
Barroso, Martin Schulz, Mario Monti e Mario Draghi; i pugni sul tavolo di
Nikolas Sarkozy e Angela Merkel. E poi lo sfilarsi, tutto sommato discreto, di
Regno Unito e Repubblica ceca; le perplessità di Polonia, Paesi Bassi,
Finlandia, Lussemburgo; le preoccupazioni di Grecia e Spagna; le incomprensioni
di vari Stati dell'est. Il Consiglio europeo del 30 gennaio ha avuto numerosi
attori co-protagonisti, con parti differenti, ma alla fine i risultati sperati
sono stati quasi tutti raggiunti. Addentrandosi tra documenti finali,
dichiarazioni solenni, nuovi e futuri trattati, percentuali e numeri indice
risulta, in sostanza, che dopo aver toccato il punto più basso alla fine del
2011, l'Ue sembra ripartire.
Risultati
importanti. Il vertice ha prodotto tre esiti principali. È stato raggiunto
l'accordo sul "Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance
nell'Unione economica e monetaria" - noto come "fiscal compact"
- che sarà firmato al prossimo vertice dell'1 e 2 marzo da 25 Paesi (non
aderiscono Londra e Praga) e, dopo essere stato ratificato da almeno 12 Paesi
della zona euro, entrerà in vigore il 1° gennaio 2013. Il suo compito è quello
di definire con precisione gli impegni che ogni Stato dovrà assumersi per
tendere alla regola aurea del pareggio di bilancio, conferendo sostenibilità ai
conti nazionali e all'Eurozona nel suo insieme. Un complesso meccanismo di
calcoli matematici e sanzioni dovrebbe regolarne il funzionamento. Il secondo
risultato è la decisione di far partire il fondo salva-Stati permanente (Esm) a
luglio 2013. Sempre nel corso del summit di marzo si dovrà però stabilirne la
consistenza, che potrebbe variare tra i 500 e i 750 miliardi di euro.
Agguantata l'intesa sul "fiscal compact", anche la Germania della
cancelliera Merkel potrebbe ammorbidire le proprie posizioni e dare il via
libera a un fondo più consistente dei preventivati 500 miliardi, così da creare
uno strumento di difesa della zona euro più forte, mettendo al riparo la moneta
unica e i bilanci dalla speculazione finanziaria. Sulla situazione della Grecia
- tema correlato alla stabilità monetaria - la discussione è stata breve,
"più informativa che decisionale": se ne riparlerà a febbraio-marzo.
Sviluppo, lavoro.
Il terzo punto saliente del Consiglio, che costituisce anche la vera novità
della politica comunitaria di questi mesi, è la definizione di una strategia
complessiva per la crescita e il lavoro. Un documento di sette pagine, che
lascia aperti numerosi argomenti da definire a marzo, il quale mostra però una
ritrovata volontà di agire concretamente in più direzioni: occupazione
giovanile, mercato unico, sostegno e finanziamento delle piccole e medie
imprese. Con alcune appendici non trascurabili su green economy, energia,
utilizzo dei fondi per la coesione (ne restano da investire 80 miliardi circa
nei prossimi mesi). Nel capitolo sul lavoro si afferma che "in Europa ci
sono oggi più di 23 milioni di disoccupati. Se non miglioriamo i tassi di
crescita, la disoccupazione resterà elevata". Ciò significa
"intervenire concretamente per superare lo sbilanciamento tra domanda e
offerta di competenze e lo sbilanciamento geografico". Bisogna inoltre
"riformare i mercati del lavoro e affrontare il costo del lavoro in
relazione alla produttività". Si tratta in realtà di una questione di
competenza degli Stati membri e ogni Paese sarà chiamato a definire un
programma nazionale di riforme. Ma l'Ue può sostenere tali sforzi. Varie le
linee indicate su scala continentale: intensificare "gli impegni per
promuovere la prima esperienza lavorativa dei giovani e la loro partecipazione
al mercato del lavoro", con l'obiettivo di far trovare una prima
occupazione "entro pochi mesi" dal termine del percorso scolastico;
accrescere "in maniera sostanziale il numero di apprendistati e
tirocini"; contrastare l'abbandono scolastico; utilizzare appieno il
portale della mobilità professionale Eures. L'Unione sosterrà questi scopi con
varie azioni, fra cui il potenziamento dei programmi per la formazione
professionale e superiore, un diverso utilizzo del Fondo sociale europeo, il
pieno e reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali.
Mercato unico e
imprese. Sempre per quanto attiene la strategia di crescita si volge lo sguardo
al mercato unico, che "costituisce un volano fondamentale per la crescita
economica". In tale direzione vengono stabiliti impegni chiari, come il
rafforzamento del mercato unico digitale, la riduzione dei costi burocratici a
carico delle imprese, l'accordo per la semplificazione degli obblighi contabili
entro la fine di giugno 2012 e quello sulla semplificazione delle norme in
materia di appalti pubblici entro la fine dell'anno; la "modernizzazione
del regime europeo di proprietà intellettuale". Segue infine un capitolo
sull'esigenza di incrementare il finanziamento delle Pmi, dato che l'attuale
"contrazione del credito limita gravemente la capacità delle imprese di
creare crescita e occupazione". In questo caso potranno svolgere un ruolo
positivo la Bce, la Banca europea degli investimenti e un diverso utilizzo dei
fondi strutturali. Sir eu
La stabilità
"non è sufficiente, servono crescita e occupazione". Herman Van
Rompuy, presidente del Consiglio europeo, conclude a notte inoltrata il vertice
del 30 gennaio ribadendo un concetto che dovrebbe apparire ovvio. Una frase che
gli serve per spiegare a grandi linee che "il summit è stato un successo",
ovvero l'Europa ha ritrovato una intesa decisiva "per andare oltre la
crisi" e porre le basi per il rilancio dell'economia reale e del lavoro.
Questo almeno stando alla "dichiarazione" adottata al termine
dell'incontro dei 27 capi di Stato e di governo tenutosi a Bruxelles, iniziato
in un clima di forte tensione che nel corso delle trattative ha lasciato il
posto all'accordo finale. Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso,
ha infine sentenziato: "Abbiamo cercato un accordo per ritrovare la
fiducia dei mercati e soprattutto quella dei cittadini".
L'Ue può dunque
riprendere il cammino, che in questi ultimi tre anni si era arrestato per via
della crisi finanziaria, della instabilità dei conti pubblici della gran parte
dei Paesi dell'Eurozona e anche di quelli che non adottano la moneta unica. Il
tutto con pesanti ricadute sulla produzione, i commerci, l'occupazione, i
consumi, i risparmi. L'Unione trova un'intesa politica (anche se il passo
indietro sul "fiscal compact" di Regno Unito e Repubblica ceca mette
in evidenza le differenti velocità in cui marcia l'integrazione), la quale
prelude agli accordi "tecnici".
Questi
comprendono anzitutto la definizione del "Trattato sulla stabilità, il
coordinamento e la governance nell'Unione economica e monetaria", ovvero
il testo ufficiale che dà vita al patto per la disciplina dei bilanci statali
che in futuro dovranno mirare al pareggio; la firma del trattato
intergovernativo è fissata al Consiglio europeo di inizio marzo e l'entrata in
vigore dovrebbe avvenire a gennaio 2013 previa la ratifica di almeno 12 Stati
dell'Eurozona. Il secondo punto fermo riguarda il varo del fondo salva-Stati
permanente (European Stability Mechanism), che diventerà operativo il prossimo
luglio in sostituzione dell'attuale fondo transitorio (European Financial
Stability Facility), la cui "potenza di fuoco" dovrà essere fissata
sempre a marzo, scegliendo se restare sui 500 miliardi di euro finora ventilati
oppure passare a 750, così da aumentarne la forza dissuasiva verso eventuali
speculatori che dovessero prendere di mira la moneta unica.
Infine, ma non
ultimo, viene sancito l'impegno comune a favorire la crescita, mediante misure,
ancora da mettere "nero su bianco", indirizzate soprattutto
all'occupazione giovanile, a completare il mercato unico, a sostenere le
piccole e medie imprese (per ragioni di ordine parlamentare, il primo ministro
svedese non ha potuto per il momento porre la sua firma in calce a questo
documento). Anche in tal caso c'è un rimando al summit di marzo per la stesura
delle linee guida nazionali al fine di applicare tali principi alle realtà di
ciascun Paese membro. Una nota a margine riguarda, in questo caso, il miglior
utilizzo, o il "riorientamento", dei fondi comunitari per la
coesione, lo sviluppo territoriale, la formazione e l'istruzione.
Quasi a
giustificare gli impegni sul fronte della crescita, è stato definito un
preambolo che suona così: "Sono state assunte decisioni per assicurare la
stabilità finanziaria e il risanamento di bilancio, condizione necessaria per
tornare a un livello più elevato di crescita strutturale e occupazione. Ma la
cosa non è in sé sufficiente: dobbiamo modernizzare le nostre economie e
rafforzare la nostra competitività per assicurare una crescita
sostenibile". Una scelta, quella del Consiglio europeo, "essenziale
per creare posti di lavoro e preservare i nostri modelli sociali". Tali
sforzi "devono essere compiuti in stretta cooperazione con le parti
sociali, nel rispetto dei sistemi nazionali degli Stati membri". Crescita
e occupazione, si legge in questo documento, "riprenderanno solo se
seguiremo un approccio coerente e ampio, combinando un risanamento di bilancio
intelligente che preservi l'investimento nella crescita futura, politiche
macroeconomiche sane e una strategia attiva per l'occupazione che difenda la
coesione sociale".
A ben vedere, il
summit ha voluto sancire alcuni atteggiamenti virtuosi che ogni Paese dovrebbe
normalmente perseguire, accostando conti pubblici sani e investimenti di
medio-lungo periodo per favorire lo sviluppo dell'economia di mercato e il
lavoro in un contesto di forte competizione internazionale. Ora si tratta di
passare - come hanno ribadito praticamente tutti i leader - dalle parole ai
fatti. Rimane comunque il risultato di una rinnovata - ma ancora fragile -
intesa politica che, messa a dura prova dalla recessione e dal debito sovrano, è
l'unica strada possibile per costruire l'Europa. Gianni Borsa, Bruxelles
Eurozona, serve l'unione politica in tempi rapidi
Chiariamo
innanzitutto un punto: la disciplina dei bilanci nazionali è necessaria e
improcrastinabile nell’Eurozona e nell’intera Unione. Occorre ridimensionare il
peso del settore pubblico nell’economia europea, e in particolare in quella
italiana, per ridare spazio, fiato e gambe all’iniziativa privata, portando
avanti il processo di risanamento della finanza pubblica nei paesi gravati da
un livello elevato di stock di debito o da un insopportabile disavanzo.
L’Eurozona nel
suo complesso sta meglio di Stati Uniti, Regno Unito e Giappone quanto a debito
e deficit pubblici e a molti altri importanti indicatori economici. Ma non ha
un Tesoro a fare da contraltare alla Banca Centrale perché non ha unità
politica. Perciò i mercati attaccano l’Eurozona ma non attaccano gli Stati Uniti,
il Regno Unito ed il Giappone.
Chiariamo un
altro punto: senza crescita e senza sviluppo, da un punto di vista economico e
sociale, non c’è risanamento da un punto di vista politico, con un crollo del
consenso che rende difficile l’adozione delle misure necessarie di risanamento
finanziario. I governi europei sembrano avere le idee chiare su cosa vuol dire
disciplina dei bilanci nazionali ma balbettano parole vaghe quando si devono
decidere misure europee per la crescita e lo sviluppo.
Essi devono sapere
che misure parziali, che non prevedano la messa in atto con urgenza di un Piano
di Sviluppo che accompagni la manovra di risanamento dei conti pubblici,
difficilmente avranno il sostegno dell’opinione pubblica.
Ma la disciplina
di bilancio non sarà soprattutto efficace se non sarà sottoposta al vincolo
ineludibile della disciplina democratica che implica, nei loro rispettivi
livelli di competenza, il coinvolgimento non formale ma sostanziale del
Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali.
Votando la
risoluzione proposta da radicali, repubblicani ed altri, il Parlamento italiano
ha preso un impegno solenne: se l’accordo internazionale sul rafforzamento dell’Unione
economica firmato dai governi rispetterà il vincolo della disciplina
democratica una sessione parlamentare straordinaria sarà convocata per una
rapida autorizzazione alla ratifica prima dell’entrata in vigore del Meccanismo
Europeo di Stabilità.
Il testo che sarà
politicamente approvato oggi dai capi di Stato e di governo di tutti i paesi
dell’Ue, con l’esclusione del Regno Unito di Cameron, contiene parole vaghe
sulla crescita e lo sviluppo essendo evidente che essi possono essere garantiti
solo da misure europee proposte dalla Commissione e decise dal Consiglio
insieme al Parlamento europeo e non da un accordo internazionale. In una
prospettiva a medio termine e cioè nella programmazione finanziaria 2014-2020
queste misure dovranno essere garantite da un bilancio che sia strumento
essenziale di quella che ho chiamato «federazione leggera».
Al punto in cui
sono arrivati i negoziati fra i 26 e nonostante la buona volontà e l’impegno
del governo italiano e della delegazione del PE, è difficile immaginare che
questo accordo intergovernativo - voluto dalla cancelliera Merkel per placare i
suoi euroscettici - possa contenere innovazioni significative sul piano degli
impegni per la crescita e per la disciplina democratica. Per questo mi pare
condivisibile la proposta del Parlamento europeo della «clausola di decadenza»
e cioè una sanzione automatica di disattivazione dell’accordo nel caso in cui
esso non sarà integrato entro una data precisa (io propongo entro il 31
dicembre 2015) nel diritto dell’Unione. Mi auguro che il governo italiano -
poiché il PE ha solo lo status di osservatore nel negoziato - possa farsi
carico di questa proposta.
Ma quel che è più
importante è la precisazione dell’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa
definendo gli elementi essenziali del progetto, il metodo e l’agenda. Il
Parlamento italiano, votando la mozione unitaria e quella proposta dai deputati
e senatori radicali ha impegnato il governo a sottoscrivere - insieme ad altri
partner europei - una dichiarazione che accompagni l’accordo internazionale
ispirandosi al modello della dichiarazione 23 sul futuro dell’Europa annessa al
Trattato di Nizza su proposta di Giuliano Amato e Gerhard Schroeder e
sottoscritta dai governi dei paesi fondatori delle Comunità Europee.
Prendendo a
prestito le parole della cancelleria Merkel a proposito dell’orchestra europea,
bisogna mettere in musica una visione di Unione politica: la Commissione come
governo, un parlamento forte, un Consiglio come seconda camera, la Corte di
Lussemburgo come Corte Suprema nel quadro di una più grande responsabilità
comune degli Europei per la crescita e lo sviluppo. Di questa musica abbiamo
bisogno in tempi rapidi e non alla fine del lungo processo immaginato dalla
cancelleria Merkel. EMMA BONINO,
Vicepresidente
del Senato, LS 30
Studiare all’estero. Progetto Erasmus: i 25 anni che hanno fatto gli
europei
L'ateneo che
accoglie più ragazzi dell'Erasmus è l'Università di Granada. L'Università di
Bologna, la prima italiana, è al quinto posto, Firenze è la nona
Celebrato ieri
l'anniversario del programma di scambi. Ha dato un'identità comune ai giovani
di tre generazioni - di MARCO BRESOLIN
In Europa c’è un
piccolo Stato popolato da due milioni e mezzo di persone. Uno Stato
transnazionale, i cui abitanti hanno dai 20 ai 45 anni. Sono i figli dell’Erasmus,
quelli che a un certo punto della loro vita hanno riempito la valigia di libri
e speranze e sono partiti per un viaggio. Un progetto che, una volta fatta l’Europa,
ha contribuito a fare gli europei. Per qualcuno di loro l’Erasmus è un bagaglio
di conoscenze linguistiche, culturali e professionali in cui rovistare una
volta tornati a casa. Per altri un trampolino per viaggiare e lavorare in tutta
Europa, facendoli sentire a casa in ogni angolo del Vecchio Continente.
Sono passati 25
anni dal lancio del programma Erasmus, un’esperienza che ha coinvolto tre
generazioni di studenti. I primi, i quarantenni di oggi, sono partiti alla fine
degli Anni Ottanta: in tasca avevano i gettoni per telefonare a casa, uno
walkman in cui inserire musicassette e una macchina fotografica di quelle che
non vedevi l’ora di arrivare a 24 scatti per far sviluppare il rullino. Prima
di tornare a casa hanno riempito il diario con indirizzi e numeri telefonici.
Gli ultimi, i
ventenni, sono in giro in questi giorni: ascoltano musica con l’iPod,
telefonano con l’iPhone e le fotografie delle loro feste finiscono su Facebook
prima ancora che ci si renda conto di averle scattate. In mezzo i trentenni,
partiti all’inizio del Terzo Millennio a bordo dei primi voli low cost, dove l’unica
preoccupazione era spegnere il cellulare, un aggeggino all’epoca considerato «rivoluzionario»
perché consentiva di mandare sms.
Tre generazioni
diverse, legate da un flo conduttore. Andare in un Paese straniero conoscendo sì
e no qualche parola della lingua. Districarsi in uno slalom tra mille ostacoli
burocratici. Insormontabili, a prima vista. Poi, la discesa. La lingua che
giorno dopo giorno si fa sempre più familiare, l’università che si trasforma
nella propria casa, gli esami superati senza particolari difficoltà e una
famiglia composta da individui provenienti da ogni parte d’Europa. Con cui
magari condividere un’improbabile cena a base di «gulash» e «kalimotxo», la
bevanda a base di vino rosso e Coca-Cola in voga nei Paesi Baschi.
Tutti elementi
utili al conseguimento della «cittadinanza Erasmus», uno status che anno dopo
anno sta contribuendo alla formazione di una vera Unione Europea, un insieme di
Stati composti da persone in grado di vivere e lavorare spostandosi da un Paese
all’altro.
Ieri Androulla
Vassiliou, Commissario europeo responsabile per l’istruzione e la cultura, ha
celebrato il 25° anniversario del progetto Erasmus e con un piccolo esempio ha
fatto capire quanto sia prezioso creare una generazione di «veri» europei: «La
Spagna è piena di ragazzi che si laureano in ingegneria, ma il mercato del
lavoro è saturo. Discorso opposto in Germania, dove la richiesta di ingegneri è
altissima. Questi scambi sono un ottimo antidoto alla disoccupazione giovanile».
Già, perché il
mercato del lavoro non può più avere confini e una formazione transnazionale è
tra le voci più importanti del curriculum.
E dal 2014 si farà
un altro passo avanti. L’Unione Europea sta preparando il progetto «Erasmus per
tutti», che estenderà gli scambi anche agli studenti della formazione
professionale, alle aziende e al mondo del volontariato, con una platea di
cinque milioni di destinatari. I confini dello Stato Erasmus si allargano. L’Europa,
finalmente, prende forma. LS 31
Germania-Italia. Rilassatevi, tedeschi
Gli italiani
hanno sempre preso in giro il rigore dei tedeschi, ma anche rispettato la loro
serietà. Con l'arrivo del serissimo Mario Monti, questo rapporto potrebbe
cambiare. Estratti. - di Birgit Schönau
È un lunedì
pomeriggio all’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma. Alle partenze, la fila per
passare il controllo di sicurezza si allunga sempre di più. Due tedeschi
perdono la pazienza e cominciano a inveire ad alta voce. Uno di loro grida nel
suo italiano stentato: “Un caos come questo si trova solo in Italia”. A questo
punto un italiano si gira verso uno dei due tedeschi e dice, con espressione
irritata: “Germans never change”, i tedeschi non cambiano mai. “Sapete sempre
tutto, ci guardate dall’alto in basso”. I tedeschi ammutoliscono imbarazzati, l’italiano
li ignora. Poco dopo, sul volo Lufthansa diretto a Düsseldorf, si sente il
capitano dire: “Dovremmo decollare tra mezz’ora. Ma con gli italiani non si sa
mai”.
Tutto questo
succedeva mentre il governo Berlusconi esalava gli ultimi respiri. In quel momento
l’Italia era derisa da mezza Europa, e la Germania forse rideva un po’ più
forte degli altri. La terza economia del continente veniva vista soprattutto
come il paese del bunga bunga. La cancelliera tedesca Angela Merkel si è
persino fatta beffe pubblicamente dell’Italia. È successo alla fine di ottobre
2011, in una conferenza stampa con il presidente francese Nicolas Sarkozy a
margine di un vertice europeo. Un giornalista ha chiesto se si fidassero delle
promesse di riforma di Berlusconi.
Il francese e la
tedesca si sono esibiti in una pantomima sarcastica di fronte ai giornalisti.
Dopo essersi scambiati un’occhiata eloquente, i due hanno storto la bocca e
hanno sorriso ironicamente.
Quello che a
Bruxelles è stato percepito come un simpatico siparietto, in Italia è stato
interpretato come un’offesa a tutta la nazione, come un’“ingiusta umiliazione”,
per citare le parole dell’ex premier Romano Prodi. La cancelliera tedesca non
aveva mai criticato Berlusconi apertamente, ma aveva ignorato quasi completamente
sia lui che l’Italia. I rapporti istituzionali tra i due paese erano freddi
tanto quanto quelli personali tra la figlia di un pastore luterano della
Germania est e uno sboccato imprenditore lombardo. Eppure in Italia Angela
Merkel godeva di grande popolarità. Per molti italiani stanchi di Berlusconi la
cancelliera incarnava le virtù che mancavano ai politici italiani: il senso del
bene comune, la moderazione e l’integrità.
Ma oggi l’Italia è
governata da un uomo che oltre ad avere queste qualità ne può vantare anche
alcune che Merkel non possiede, come un certo cosmopolitismo e la conoscenza
approfondita dei temi economici. Gli italiani si sono divertiti a scoprire che
la stampa tedesca descrive Mario Monti e Mario Draghi, il nuovo presidente
della Banca centrale europea, come “italiani prussiani”: in fondo le cosiddette
virtù prussiane venivano celebrate già 1.700 anni fa nell’esercito romano.
Monti non era neanche entrato a palazzo Chigi che già l’immagine d’integrità di
Angela Merkel cominciava a sfumare. Da figura di riferimento, la donna si è
trasformata in una maestrina che bacchetta gli alunni più disubbidienti della
classe senza accorgersi che a volte sono proprio loro ad avere le idee
migliori.
Quando
Berlusconi, nel sollievo generale, ha dato le dimissioni, in Italia i tedeschi
sono diventati all’improvviso il vero problema dell’Europa. “Con il suo rigido
dogmatismo, Angela Merkel sta mettendo a rischio non solo l’euro ma anche l’idea
di Europa nata nel dopoguerra”, mi ha detto un’opinionista vicina al governo. “L’immagine
della Germania come motore dell’Europa è inappropriata: Berlino comanda, ma non
è una guida”. A Roma questa sensazione è sempre più diffusa. In occasione della
sua prima conferenza stampa internazionale, Mario Monti ha parlato a lungo e
con entusiasmo della Scandinavia. Il contributo dei paesi nordeuropei all’Europa,
ha detto, ha ricevuto troppa poca attenzione. “Eppure hanno un sistema sociale
funzionante e mercati più competitivi di quelli dell’area euro”. Un modo per
dire che il sistema tedesco non servirà necessariamente a risanare l’Europa:
esistono anche altri modelli.
Con Monti l’Italia
ha riconquistato il suo orgoglio. In poche settimane sono stati messi in atto
programmi di riduzione del deficit e riforme radicali, nel tentativo di abolire
i privilegi e incastrare gli evasori fiscali. Si direbbe che il berlusconismo
sia finito da anni. Ai protestanti del nord, che si portano dietro i loro
peccati fino al giorno del giudizio, il processo di redenzione sarà sembrato
troppo rapido. Ma l’Italia è già passata oltre. E mentre Berlusconi si poteva
liquidare facilmente come pagliaccio della politica, Mario Monti è un leader
serio da ascoltare con attenzione. A metà gennaio, prima di recarsi in visita a
Berlino, Monti ha fatto qualcosa che Berlusconi non avrebbe mai osato fare: ha
presentato delle richieste alla sua collega tedesca. Ha preteso che la Germania
e la Francia smettano di comportarsi con “eccessivo autoritarismo” e ha
ricordato ai due stati membri dell’Ue gli errori che hanno commesso nella
politica comunitaria. Inoltre ha messo in guardia Merkel dalle proteste che
scoppierebbero in Italia contro i tedeschi se Berlino non dovesse riconoscere
gli sforzi del paese.
A Roma il
consenso di Angela Merkel alle riforme di Monti è stato accolto con sollievo.
Ma non è mancato un certo fastidio per la sufficienza con cui la cancelliera
loda i provvedimenti del governo italiano. Così negli ultimi giorni Monti è
stato ancora più chiaro: “La cultura della stabilità imposta dalla Germania è
un prodotto prezioso”, ha detto il primo ministro al Financial Times. “Ma
mentre i paesi più indebitati mostrano di aver capito l’importanza della
disciplina, i tedeschi dovrebbero rilassarsi”.
I tedeschi
dovranno abituarsi a essere rimproverati amichevolmente dagli italiani. Per
troppo tempo è successo il contrario. In Germania il nazionalismo si è sempre
definito in rapporto all’Italia. La vittoria di un’armata germanica sulle
legioni romane nella foresta di Teutoburgo, nel 9 dC, è stato un momento importante
per la costruzione del patriottismo tedesco. Per molto tempo essere tedeschi ha
significato soprattutto non essere italiani. Martin Lutero denunciò inorridito
i peccati di Roma, proprio come avrebbero fatto secoli dopo alcuni giornalisti
televisivi parlando dell’Italia di Berlusconi. D’altra parte, i tedeschi hanno
spesso imitato lo stile di vita italiano. A nord delle Alpi la pasta, l’aceto
balsamico e l’olio d’oliva sono diffusi quanto a sud, e ormai in Germania si
comprano più macchine per il caffè espresso che in Italia. A volte si direbbe
che i tedeschi siano italiani migliori. Ma che cosa succederà se per una volta
gli italiani vorranno essere tedeschi migliori? Sia l’una che l’altra cosa non
potranno che far bene all’Europa. Die Zeit
Polemica. Cliché
inaffondabili
Il Financial
Times tesse l’elogio di un'"Italia ritornata alla ribalta”. Il suo premier
Mario Monti “dice le cose in faccia ad Angela Merkel” e le sue sorti “potrebbero
essere quelle dell’Europa intera”, giacché “è in Italia che si decide il futuro
a lungo termine dell’euro”. Mentre per il quotidiano della City il
comportamento dell’ex commissario europeo “supera tutti gli stereotipi sull’inettitudine
degli europei del sud”, una polemica nata a proposito del naufragio della Costa
Concordia e del suo comandante Francesco Schettino ha scatenato una guerra di
parole.
Ad accendere la
miccia è stato un editoriale di Jan Fleischhauer sullo Spiegel, intitolato “Delitto
di fuga all’italiana”: “Vi sembra così sorprendente che il capitano fosse un
italiano?”, chiede Fleischhauer, ribadendo i cliché sugli italiani e la loro
ossessione di “far bella figura”, e aggiungendo che “la crisi dell’euro ci
dimostra ciò che può capitare quando si ignora la psicologia dei popoli per
ragioni politiche”.
“A noi Schettino,
a voi Auschwitz”, ha replicato il direttore de Il Giornale, Antonio Sallusti: “Lo
‘Spiegel’ ha scritto che noi non siamo un popolo, loro sì, come del resto ci
hanno mostrato con Hitler. […] Se con Schettino noi abbiamo una trentina di
morti sulla coscienza, loro, il popolo di Jan Fleischhauer, ne hanno sei
milioni”.
La Zeit mette
sullo stesso piano i due giornalisti, in verità concordi nel criticare l’euro,
e scrive: “Fleischhauer e Sallusti giocano nella stessa squadra. Per loro l’Ue,
intesa come comunità di culture e di interessi, ha fallito”. L‘U 30
Il dibattito. Ius soli: quei cittadini di serie B che l'Italia dovrebbe
riconoscere
L'intervento del
presidente della Repubblica riaccende la discussione sul diritto dei figli di
immigrati nati nel nostro paese a non essere discriminati per le loro origini.
L'età globale ormai implica la coesistenza in dosi massicce di culture lingue
etnie e religioni diverse su un medesimo territorio - di CARLO GALLI
È difficile
essere cittadini. In ogni tempo sono stati molti, e assai diversi fra loro, gli
ostacoli che sbarrano l'accesso alla cittadinanza o che ne condizionano e
vanificano l'esercizio. Pare che non si possa includere alcuni nello spazio
politico senza escludere o discriminare altri. In Grecia, infatti, la
cittadinanza era ristretta a una sola parte del corpo sociale, ai maschi liberi
figli di liberi, e - se si trattava di una democrazia - consisteva nella
partecipazione diretta agli affari della città attraverso la pubblica
deliberazione in assemblea.
L'esclusione, o
meglio l'inclusione subalterna e differenziata, di classi, ceti e generi (gli
schiavi, le donne, i meteci, ossia gli stranieri residenti) era netta. Invece
Roma si differenzia dal mondo greco perché concepisce la cittadinanza come uno
spazio non etnico ma giuridico e istituzionale, all'interno del quale possono
essere accolti (naturalmente, dopo dure lotte civili) ceti subalterni e genti
diverse, politicamente sottomesse; certo, anche questa cittadinanza riguarda
solo i maschi liberi, e perde progressivamente il significato di partecipazione
politica via via che Roma si trasforma in un impero mondiale.
Il mondo
cristiano medievale predica la cittadinanza universale del regno dei cieli ma
in questo mondo conosce cittadinanze plurime, particolari, gerarchizzate. La
sua cifra è la differenza (fra nobili, clerici, plebei); solo nelle città si
aprono spazi di conflitto e di lotta per l'accesso alla cittadinanza di larghe
fette
di popolo, a sua
volta diviso fra ricchi e poveri. Che la cittadinanza sia un'inclusione che
implica un'esclusione, o una discriminazione, resta confermato (si pensi non
solo alle donne, ma anche agli eretici, o agli ebrei).
È la modernità
che si incarica di affermare la cittadinanza universale, l'uguaglianza civile e
politica, senza esclusioni. Più che di lotte, ora, si deve parlare di
autentiche rivoluzioni che azzerano le discriminazioni; il cittadino dei tempi
nuovi vive un'universale appartenenza alla repubblica.
Eppure, quel
cittadino è al tempo stesso un borghese; ovvero, dal godimento di quella
cittadinanza sono per lungo tempo esclusi i non-proprietari, i poveri, ancora e
sempre le donne, e tutto il mondo coloniale. Sono state ancora necessarie lotte
durissime perché i diritti di cittadinanza diventassero effettivi, perché la
cittadinanza fosse davvero inclusiva, perché ai diritti civili e politici si
affiancassero i diritti sociali.
Ma anche
quest'ultima fase della storia della cittadinanza, che coincide con la
democrazia e con lo Stato sociale, ha i suoi problemi e le sue contraddizioni.
Prima di tutto all'esercizio della cittadinanza: ciò che il mondo d'oggi
produce è più un apatico consumatore che un cittadino.
Ma un altro
rischio sovrasta la cittadinanza moderna. L'attuale crisi dello Stato sociale è
di fatto crisi della cittadinanza: la frammentazione della società, la
marginalità, la precarietà, sono infatti espulsioni dalla sfera pubblica; la
cittadinanza non è più appartenenza ma si rovescia in rancore, in frustrazione;
e, ancora una volta, in esclusione.
A ciò si aggiunge
il fatto che la cittadinanza moderna è sì universale, ma è determinata dallo
Stato, che prescrive le modalità con cui si diventa cittadini; se prevale
l'elemento della nascita, della cittadinanza dei genitori, vige lo ius
sanguinis, mentre se prevale il territorio in cui si nasce o in cui si vive,
vale lo ius soli. In Italia il primo è assai più importante del secondo: lo
straniero residente può chiedere la cittadinanza solo dopo molti anni di
permanenza e di lavoro. E i figli degli stranieri non diventano italiani
neppure se nascono e vivono in Italia.
Quando la società
era omogenea, quando lo Stato coincideva con la nazione, i problemi erano
relativamente pochi: di solito, si nasceva in Italia, da genitori italiani. Ma
oggi l'età globale implica la coesistenza, in dosi massicce, su un medesimo
territorio di diverse culture, etnie, lingue, religioni. E la prevalenza dello
ius sanguinis fa sì che nel medesimo spazio si creino differenze rilevantissime
fra residenti cittadini e quantità sempre maggiori di residenti non-cittadini,
molti dei quali nati in Italia, che come nuovi meteci condividono la nostra
vita quotidiana ma non la nostra cittadinanza.
Nasce così
un'assurda società post-moderna, in cui la diversità culturale è disuguaglianza
civile e politica; una società che non fa convivere le differenze ma le
stratifica, le gerarchizza. Ritorna, insomma, la difficoltà della cittadinanza,
secondo una modalità che sembrava superata; non si tratta più del suo cattivo
esercizio, ma di uno sbarramento all'accesso.
L'argomento che
allargando i casi di acquisizione della cittadinanza tramite lo ius soli si
snaturerebbe l'identità italiana è del tutto erroneo: non c'è in Costituzione
alcun accenno a una necessaria base naturale o culturale della repubblica, che è
fondata solo sul lavoro e sui principi della democrazia. La cittadinanza esige
non uniformità né omogeneità, ma uguaglianza e pari dignità.
In realtà, chi
chiede oggi la cittadinanza non universale ma selettiva e diseguale, propugna
una sorta di uscita a ritroso dalla modernità, verso un nuovo feudalesimo delle
disuguaglianze, verso nuove servitù. E, al contrario, la lotta per la
cittadinanza degli stranieri residenti, può essere un'occasione per riaprire
una stagione di partecipazione politica anche per chi la cittadinanza già ce
l'ha, ma non ne fa buon uso. Non sono solo gli stranieri, ma tutto il Paese, ad
averne bisogno. LR 2
La soppressione delle funzioni notarili dei consolati
Martedì 31 gennaio
2012, il Sottosegretario Staffan De Mistura ha risposto, in Commissione esteri,
all'interrogazione dell’on. Franco Narducci (PD), vicepresidente della
Commissione stessa, sul ripristino delle funzioni notarili di base nelle sedi
consolari, esprimendo piena comprensione per le difficoltà di molti nostri
connazionali ma sottolineando come, sulla materia, i maggiori Paesi dell'Unione
europea stiano muovendo nella stessa direzione dell'Italia. Il Sottosegretario,
infatti, ha evidenziato che “la logica è di sfruttare le possibilità offerte
dal processo di integrazione europea, ad esempio proprio nel settore degli atti
notarili, per realizzare un duplice obiettivo: semplificare le procedure e
canalizzare le risorse disponibili su altri servizi consolari essenziali. È una
strada seguita anche dai nostri partner europei: la Francia – ha riferito il
Sottosegretario - a partire dal 1° gennaio 2005, ha abolito del tutto
l'esercizio delle funzioni notarili da parte delle proprie Rappresentanze
diplomatico-consolari in tutti gli Stati membri dell'Unione Europea”. Inoltre,
il Governo ha precisato che, secondo la nuova disposizione, “i capi degli
uffici consolari possono in ogni caso ricevere dai cittadini italiani
testamenti pubblici, segreti ovvero internazionali”. Di fronte a oggettiva
impossibilità di rivolgersi ad un notaio in loco, l'ufficio consolare deve
inoltre trattare atti che rivestono carattere di necessità ed urgenza. Tale
fattispecie può trovare applicazione, in ragione della loro età, a favore dei
pensionati richiesti di dare dimostrazione della loro esistenza in vita presso
la banca incaricata del pagamento della pensione. De Mistura ha assicurato,
infine, che “le nostre Rappresentanze diplomatico-consolari continueranno a
monitorare costantemente l'evolversi della situazione ed a valutare con la
massima attenzione i suggerimenti provenienti dall'utenza per rendere il più
agevole possibile il ricorso agli studi notarili locali da parte dei cittadini
italiani”.
L’on. Narducci,
nel prendere atto della risposta alla sua interrogazione, ha ringraziato il
Sottosegretario per l'apertura del Governo sugli aspetti delle funzioni
notarili, che sta molto a cuore alle nostre comunità all’estero, ma ha
sottolineato la necessità di fare di più in merito per non penalizzare gli
italiani residenti all’estero, alle prese con oneri spesso elevati. “Le risorse
– ha sottolineato Narducci – considerando che gli atti notarli non sono grati e
generano entrate attraverso le percezioni per gli atti prodotti; risorse che
potrebbero migliorare il bilancio degli esteri se si lavora per “far acquisire
gli introiti derivanti dalle percezioni consolari al bilancio del Ministero
degli affari esteri in luogo del Ministero dell'economia e delle finanze”.
Inoltre, l’on. Narducci ha chiesto al Governo di disporre affinché “le sedi
consolari possano conservare funzioni notarili per gli atti di minore
complessità per ovviare alle lamentele dei cittadini italiani all'estero, anche
in vista dell'implementazione, ad oggi rimasta solo sulla carta, del cosiddetto
«consolato digitale». de.it.press
Scrivere dei
Connazionali all’estero non fa più notizia. Già da tempo. I milioni d’italiani
nel mondo hanno sempre meno contatti pratici col Bel Paese. Quasi che le nuove
generazioni si siano dimenticate di quelle nate e vissute oltre frontiera. Il
diritto di voto, tanto per scriverla tutta, non ha cambiato più di tanto questa
palpabile sensazione. Se, poi, si tiene conto che la maggioranza dei
Connazionali vive nel Vecchio Continente, allora la nostalgia si fa amarezza. L’Europa
ha fagocitato quattro Generazioni d’individui che hanno mantenuto la
cittadinanza del Paese d’origine.
A livello
internazionale, neppure la lingua di Dante ha avuto migliore fortuna. Tra gli
idiomi del bacino mediterraneo, la nostra è la meno diffusa; anche se è
studiata come lingua“storica”; un poco come il latino ed il greco antico ai
nostri tempi di scuola.
Se si escludono
le catastrofi, che hanno colpito non pochi connazionali all’estero, di loro ci
si ricorda puntualmente sotto il profilo fiscale. Allora, ma solo allora, i
doveri hanno la meglio sui diritti mai ufficialmete riconosciuti. Proprio nei
loro confronti, già all’epoca di Berlusconi, i “tagli” si sono fatti sentire.
Se il “piatto piange”, allora anche chi vive lontano dalla penisola si deve
fare presente. Il termine “agevolazione” è bandito. L’economia nazionale non le
consente più. Chi ha beni immobili in Italia dovrà pagare un’Imposta (IMU) più
alta dei residenti. Essere iscritti all’AIRE non sembra aver, sotto questo
profilo, pregio. Forse, ci si è dimenticati che questi italiani hanno lasciato
l’Italia per cercare lavoro ed i loro figli, com’era logico, si sono integrati
nei Paesi ospiti. Quella che hanno in Italia non dovrebbe essere considerata “seconda”
casa. Perché molti sono stati costretti a lasciarla per sopravvivere. Ora è a
loro uso esclusivo per brevi periodi. Non produce reddito reale, ma imposizioni
fiscali eccome! Ora, anche per una questione etico/sociale, qualcuno dovrebbe
farsi carico di questi problemi che, pur non essendo nuovi, si sono “aggiornati”.
Non è che i Rappresentanti della Circoscrizione Estero siano stati in grado,
almeno in prima battuta, di focalizzare la questione che, se non
altro,coinvolge anche i loro elettori. Ancora una volta, non è stato possibile
trovare una via mediana. Un compromesso che renda giustizia a chi la merita.
Ogni iniziativa, pur lodevole, resta ovattata tra le tante che non trovano
posto tra le iniziative partorite a livello nazionale. Non abbiamo, mai,
scritto o sostenuto privilegi. Ci siamo sempre impegnati, con ben poca fortuna,
nel fare presente, a chi spetta, che lo status d’italiano all’estero non è
stato in nessun caso comodo. C’è gran demotivazione, anche oltre frontiera, per
la scarsa considerazione ne confronti di chi, pur se in altri tempi, ha
lasciato la sua terra per trovare pane e lavoro. Un futuro, insomma. Non
neghiamo che ci siano stati Connazionali affermati all’estero; ma la
maggioranza vive con gli stessi problemi che ben conosciamo. Quindi, prima d’evidenziare
i doveri, gli obblighi ed i sacrifici sarebbe opportuno promuovere anche quei
diritti che nulla priverebbero a chi ha avuto la possibilità di vivere e
lavorare nel suo Paese. Giorgio Brignola, de.it.press
La Germania
coopera con l’Italia nella lotta alla criminalità organizzata. Contatti
intensificati dopo Duisburg.
Stoccarda.
Antonio Ingroia, stretto collaboratore di Falcone, Borsellino e Giancarlo
Caselli, ridisegna a Stoccarda l’evoluzione delle mafie e spinge per una più
fitta rete di rapporti con procure e polizie europee.
La mafia è in un
continuo e repentino processo evolutivo. Il pagamento del “pizzo” è solo una
sorta di assicurazione e di controllo del territorio. I grandi affari sono
allocati altrove: Milano, Torino, Francoforte, Amsterdam, Marsiglia e altre
città europee.
Alcune di queste
città sono interessanti per il traffico di stupefacenti, di armi e di persone;
altre invece per reinvestire soldi sporchi in economia pulita. In questi giri
di diversi miliardi di euro sono coinvolti politici ed imprese.
Oggi l’attenzione
politica italiana è rivolta quasi tutta ai problemi dei “fondi salva Stati”, al
lavoro, alla protesta contro le liberalizzazioni e alla lotta all’evasione
fiscale della micro-economia: controlli della guardia di finanza e di ispettori
a negozi, bar, discotesche e ristoranti. Sfugge per il momento al controllo la
grande impresa, il sistema bancario e delle assicurazioni.
Cosa Nostra, n’drangheta,
sacra corona e camorra pare abbiano optato per un periodo di tregua, spostando
l’asse dei propri interessi dal Meridione al Settentrione.
Antonio Ingroia,
dal 2009 procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo,
ha tracciato con i tedeschi un quadro dell’evoluzione dell’attivitá malavitosa
in Italia. Lo ha fatto in una conferenza pubblica qui a Stoccarda organizzata
dalla Società Dante Alighieri presso la Biblioteca Civica, inaugurata nello
scorso mese di dicembre.
Sul podio anche
Salvatore Borsellino, fratello minore di Paolo assassinato 20 anni fa con la
sua scorta in Via D’Amelio a Palermo.
All’iniziativa
hanno aderito anche studenti liceali che fra qualche mese affronteranno gli
esami di maturità. Uno dei possibili temi sarà la mafia.
I particolari in
questo servizio audio-: http://www.swr.de/international/it/-/id=233350/did=9221014/pv=mplayer/vv=popup/nid=233350/1rpgvqd/index.html.
Tony Màzzaro, SWR International/Sezione italiana (de.it.press)
Amburgo. Due membri della Consulta per l’Integrazione scrivono ad autorità
ed associazioni italiane
Eleonora Cucina e
Francesco Senatore sollecitano un intervento per la formazione linguistica dei
ragazzi italiani e per l’apertura di uno sportello consolare
Amburgo -
Eleonora Cucina e Francesco Senatore, membri della Consulta per l’Integrazione
di Amburgo, scrivono una lettera aperta indirizzata ad autorità ed associazioni
italiane in cui richiamano una maggiore attenzione alla formazione linguistica
dei ragazzi italiani residenti e alla situazione venutasi a creare in seguito
alla chiusura del consolato generale d’Italia ad Amburgo.
Nella missiva -
indirizzata al ministro degli Esteri Giulio Terzi, all’ambasciatore d’Italia a
Berlino, Michele Valensise, al console generale di Hannover, Gianpaolo Ceprini,
al dirigente scolastico presente in quest’ultima sede consolare Giosuè Piscopo
e alle associazioni italiane in loco - si richiede in particolare un impegno
volto a “fornire agli enti gestori garanzie di finanziamento per il 2012 per il
ripristino dei corsi di lingua e cultura italiana e ad avviare nuove
cooperazioni con scuole superiori per garantire continuità al progetto bilingue”.
Ribadita inoltre
la richiesta relativa all’apertura “entro il mese di febbraio 2012” di uno
sportello di servizi consolari ad Amburgo, che possa far fronte ai servizi
prima assicurati dal consolato in questa città.
Eleonora Cucina e
Francesco Senatore rilevano come i corsi di lingua e cultura italiana
organizzati dagli enti gestori – e frequentati sino a due anni fa, si legge
nella lettera, da circa 300 alunni - siano stati “uno strumento efficace ed
efficiente per garantire ai ragazzi di madrelingua italiana l’approfondimento
delle conoscenze linguistiche”. “I corsi di sostegno, frequentati sino a due
anni fa da circa 80 alunni, - prosegue la missiva, - hanno dato l’opportunità a
molti ragazzi di colmare le proprie lacune e tenere il passo nel sistema
scolastico tedesco, nel quale purtroppo gli scolari di origine italiana hanno in
generale notevoli difficoltà di riuscita”. I due membri della Consulta per l’Integrazione
tengono quindi a ribadire come “misure simili favoriscano il conseguimento di
titoli di studio di scuola superiore ed, in ultima analisi, un’integrazione di
livello sempre migliore dei giovani cittadini italiani che vivono nella società
tedesca”.
“I tagli e la
mancanza di garanzie per i finanziamenti futuri hanno comportato la
soppressione dei suddetti corsi, annullando l’impegno ed il lavoro costruttivo
di tanti anni. Ciò accade – sottolineano - in un momento nel quale anche il
progetto bilingue per le scuole superiori presso il liceo Corvey è stato
congelato, compromettendo gravemente il panorama dell’istruzione della lingua
italiana ad Amburgo”.
Scopo della
missiva è dunque sollecitare un intervento da parte delle istituzioni italiane,
in aggiunta agli appelli già rivolti da privati cittadini e associazioni presso
il consolato generale d’Italia ad Hannover. Analogo richiamo viene avanzato per
l’apertura in loco di uno sportello consolare, una richiesta già formulata in
seguito alla chiusura del consolato di Amburgo avvenuta a metà 2011.
“La competenza
linguistica e l’istruzione non sono un valore aggiunto, bensì un bene primario,
una risorsa, un investimento, un diritto – ricordano infine i membri della
Consulta per l’Integrazione, auspicando una rapida presa di contatto con i
presidenti degli enti gestori dell’associazione Scuola Italiana ad Amburgo e
con il Coascit. (Inform 30)
A Monaco di Baviera un anno di menifestazioni del Comites. Il bilancio del
presidente Cumani
Monaco di Baviera
- "Il 2011 appena conclusosi è stato un anno ricco di iniziative e
manifestazioni del Comites. Molte di queste non sarebbero state possibili o
comunque non avrebbero raggiunto il successo ottenuto se non ci fosse stata la
continua e proficua collaborazione con le nostre istituzioni locali, il
Consolato Generale e l’Istituto Italiano di Cultura".
Presidente del
Comites di Monaco, Claudio Cumani presenta così la relazione su quanto promosso
e organizzato dal Comitato nel 2011, ringraziando i responsabili delle
Istituzioni - il Console Generale Filippo Scammacca del Murgo e dell’Agnone e
la direttrice dell’IIC Giovanna Gruber – che hanno affiancato il Comitato.
"Nel suo
primo anno di attività, - continua Cumani – il Ministro Filippo Scammacca è
stato un attento e disponibile interlocutore della comunità italiana locale
nelle sue varie espressioni (istituzionali, associazionistiche, dei singoli
connazionali), sia della emigrazione tradizionale che della cosiddetta “nuova
emigrazione” qualificata (docenti universitari, ricercatori, professionisti,
ecc.) sempre più presente anche nella nostra circoscrizione consolare. Un
analogo riconoscimento vale per la dott.ssa Giovanna Giancola Gruber, che è
riuscita nella titanica impresa di ridare credibilità e lustro alla nostra
istituzione culturale. La sua abnegazione, la serietà delle sue proposte
culturali, la sua capacità di tessere relazioni e collaborazioni con le
maggiori istituzioni culturali locali - sia tedesche che di altre nazionalità -
hanno restituito al nostro Istituto di Cultura l’immagine di un’istituzione
prestigiosa ed il ruolo di un interlocutore e partner affidabile e
qualificato".
"Lo spirito
di costruttiva collaborazione col Comites del Console Generale e della
Direttrice – conclude Cumani – ha permesso la realizzazione di numerose attività
a favore dell’integrazione dei nostri connazionali nella realtà sociale,
politica e culturale locale ed è una grande risorsa ed un grande aiuto per la
nostra comunità sul quale conteremo con fiducia anche nell’anno che si è appena
aperto".
Il riepilogo di
Cumani riporta Convegni ed incontri organizzati dal Comites, manifestazioni
dell’Istituto Italiano di Cultura in cui il Comites è stato tra i
collaboratori, convegni a cui esponenti del Comites sono stati invitati come
relatori, partecipazione a cerimonie, le pubblicazioni date alle stampe e
quelle ancora in fieri (Volume bilingue “La cappella italiana sul Leitenberg a
Dachau: uno scrigno di storie ed opere d'arte - Die italienische Kapelle auf
dem Leitenberg bei Dachau: Ein Schrein der Geschichte und der Kunst”).
Cumani ricorda
infine che, come Presidente del Comites, continua a partecipare attivamente al “Runder
Tisch für Integration“, organizzato dal Bayerisches Staatsministerium für
Unterricht und Kultus (Ministero bavarese alla Pubblica Istruzione) per stilare
il programma di intervento scolastico per l’integrazione dei giovani migranti
in Baviera.
Inoltre, la
presidente della Commissione Scuola, Miranda Alberti, partecipa al gruppo di
lavoro “Arbeitskreis Förderung Italienisch-stämmiger Schülerinnen und Schüler
in Bayern” promosso dal Sottosegretario bavarese all’Integrazione
(Integrationsbeauftragter), Martin Neumeyer.
Nella parte della
relazione "Sostegno alla comunità", il Comites ricorda che è
continuata l'attività dello "Sportello per i cittadini", al quale
ogni lunedì e giovedì, dalle ore 18:00 alle ore 21:00, chiunque lo desideri può
rivolgersi per esporre i propri problemi, le proprie richieste, le proprie
idee.
Anche quest’anno,
inoltre, sono proseguite le visite alle associazioni italiane o italotedesche
della circoscrizione consolare, in occasione di iniziative ed incontri da
queste organizzate, così come. In collaborazione col Consolato, sono proseguite
le visite ai connazionali detenuti negli istituti di pena bavaresi (Augsburg,
Landsberg).
Anche nel 2011 è
cresciuta la biblioteca del Comites, attraverso la raccolta e la catalogazione
di documentazione incentrata sui temi dell’immigrazione e della formazione
scolastica e professionale in Germania, anche in confronto con le esperienze
italiane.
Il sito internet
del Comites viene mantenuto costantemente aggiornato, con la documentazione
prodotta dal Comites (verbali delle assemblee, bilanci, manuali ed altro
materiale), la normativa relativa agli italiani all’estero (leggi, circolari,
ecc), link utili.
Concludendo,
Cumani ribadisce che "anche nel 2011 la collaborazione col Console
Generale, Ministro Filippo Scammacca del Murgo e dell’Agnone, con la Direttrice
dell’Istituto Italiano di Cultura, dott.ssa Giovanna Gruber e con il personale
del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura è stata
continua e fruttuosa e per questo esprimo i miei più sinceri e sentiti ringraziamenti".
(aise)
Jena. Dottorato di ricerca in cotutela: un nuovo ponte tra la Germania e
l'Italia.
Jena. Nei giorni
scorsi si è concluso brillantemente il dottorato di ricerca di Luisa Conti, che
ha segnato un'esperienza nuova per l'Università di Padova e per quella di Jena
(Germania). Luisa Conti, italiana residente da otto anni in Germania, ha
promosso il dialogo scientifico tra il dipartimento di comunicazione
interculturale per l'impresa dell'Università Friedrich Schiller di Jena
(www.iwk-jena.de) e quello di Scienze dell'Educazione dell'ateneo patavino
(www.educazione.unipd.it) svolgendo i suoi anni di ricerca in entrambi gli
atenei. Il dialogo interculturale, il cui svoglimento in Internet è stato al
centro dello studio della neo Dottoressa di Ricerca, è stato da lei praticato
anche nel mondo fisico, fungendo lei stessa da veicolo di scambio di sapere e
conoscenza tra i due importanti centri scientifici. Un incontro diretto tra i
professori è avvenuto venerdì scorso, quando il Prof. Giuseppe Milan,
Professore ordinario di Pedagogia interculturale e sociale, in qualità di
secondo supervisore della tesi, ha presenziato a Jena all'esame conclusivo di
questo iter triennale. Insieme al Prof. Jürgen Bolten sono già state abbozzate
ulteriori possibilità di collaborazione che potrebbero coinvolgere gli studenti
patavini, come nuovi accordi Erasmus e in particolare l'ingresso di Padova nel
campus virtuale promosso da Jena (www.intercultural-campus.org) a cui già
partecipano decine di atenei di tutto il mondo. GS, de.it.press
Amburgo - Dopo
una serie di incontri con i connazionali di Amburgo, con impiegati e
pensionati, con igiovani e disoccupati, con i genitori di alunni italiani, con
e gli insegnanti dei corsi d’italiano e di sostegno, mi vedo costretto a
scriverLe in nome di tutte queste persone per sottoporre alla Sua attenzione
quanto segue:
è semplicemente
scandaloso che gli italiani residenti ad Amburgo debbano recarsi ad Hannover
per sbrigare un qualsiasi documento. Da almeno 2 anni si sapeva che il
Consolato di Amburgo sarebbe stato chiuso (una decisione dettata dall’arrogante
ignoranza dei ministri del governo Berlusconi) e nulla è stato fatto per aprire
almeno uno sportello consolare che evitasse agli Italiani qui residenti di fare
150 chilometri fino ad Hannover. Da 7 mesi c’è finalmente un nuovo console
generale. Anche lui finora – tranne una inconcludente letterina alle
associazioni – non ha fatto nulla per alleviare i disagi dei connazionali e di
garantire un minimo di servizio (eppure né mancavano impiegati né i locali nell’Istituto
Italiano di Cultura);
è scandaloso che
dopo quasi 50 anni nella nostra circoscrizione non vi siano né corsi d’Italiano
né di sostegno per gli alunni italiani in difficoltà nella scuola tedesca. Si
vede che dell’integrazione dei nostri giovani nella società tedesca, di cui un
buon titolo di studio è la condizione preliminare, al Consolato di Hannover non
importa nulla. Anche qui registriamo una grave responsabilità del Console
generale che non ha fornito le richieste garanzie di finanziamento all’ente
gestore attuale né ha saputo trovarne un altro.
Si spera
vivamente che la voce di protesta che si eleva in tutta Amburgo cosí come a
Brema e a Lubecca non rimanga ancora una volta inascoltata e che per il bene
degli Italiani qui residenti e per l’immagine del nostro Paese in Germania si
proceda rapidamente ad aprire uno sportello consolare ad Amburgo e a ripristinare
il normale svolgimento delle lezioni. Distinti saluti.
Eligio Losito
(Segretario del Circolo Partito Democratico Amburgo)
Alleanza strategica tra le fiere di Colonia e di Parma, Anuga e Cibus
Colonia - - L’alleanza
tra Fiere di Colonia, Fiere di Parma e Federalimentare rappresenta una grande
opportunità per le aziende alimentari italiane che vogliono entrare in nuovi
mercati esteri.
L’annuncio dell’alleanza
strategica tra Koelnmesse (organizzatrice della più grande fiera alimentare del
mondo, Anuga) e Fiere di Parma insieme a Federalimentare/Confindustria
(Federazione italiana delle industria alimentari), questi ultimi
co-organizzatori di Cibus, la più grande esposizione di prodotti made in italy
al mondo, è stato dato nel corso di una conferenza stampa tenutasi ieri a
Colonia, all’interno del Salone del dolciario “ISM”.
“L’alleanza di
Koelnmesse con Fiere Di Parma e Federalimentare è rilevante – ha dichiarato
Peter Grothues, Vice Presidente Food Tech & Enviroment della Koelnmesse –
perché consente di coordinare nuovi progetti fieristici all’estero creando una
piattaforma abilitante per aprirsi a nuovi mercati quali l’Asia ed il Medio
Oriente”.
“Abbiamo già
lanciato una prima, nuova iniziativa con il supporto di Federalimentare e di
Fiere di parma, chiamata "Gusto Italia", ha aggiunto Thomas Rosolia,
Ceo di Koelnmesse Italia. "Questo nuovo progetto consentirà alle aziende
alimentari italiane di esporre a Colonia, in Germania, dal 24 al 26 giugno
2012, in una vetrina espositiva totalmente italiana che si rivolgerà ad un
target specializzato ed altamente selezionato di buyers provenienti da Paesi di
lingua tedesca”.
All’accordo
triangolare partecipa Federalimentare, che vede in questo accordo l’occasione
per fortificare, promuovere ed incentivare il food made in Italy a livello
internazionale, che nel 2011 ha raggiunto 127 miliardi di euro di fatturato e
24 miliardi di euro di esportazione, come ha sottolineato Annibale Pancrazio,
Vice Presidente di Federalimentare, nel suo intervento alla conferenza stampa
di Colonia: “l’alleanza tra le due manifestazioni fieristiche europee del
settore alimentare, Cibus ed Anuga, mira a costituire un punto di riferimento
unico ed autorevole per la promozione, a livello internazionale, delle aziende
del settore. Questa collaborazione vuole e deve essere un sinonimo di garanzia
per le aspettative delle imprese alimentari italiane e le esigenze dei buyer
stranieri che troveranno nelle partecipazioni a marchio congiunto CIBUS e ANUGA
tutta l’eccellenza dell’industria alimentare italiana e la lunga esperienza di
due marchi ormai storici che, finalmente, mettono a sistema le reciproche
competenze".
Gli obiettivi
dell’intesa tra Koelnmesse, Fiere di Parma e Federalimentare sono stati illustrati
da Antonio Cellie, Amministratore Delegato di Fiere di Parma: “essendo entrambe
soggetti leader, ma non concorrenziali per calendario e posizionamento, Cibus e
Anuga con il contributo di Federalimentare non solo si confermeranno gli
appuntamenti di riferimento rispettivamente negli anni pari e in quelli
dispari, ma aiuteranno le imprese alimentari italiane a selezionare e gestire
le proprie partecipazioni fieristiche anche nei paesi emergenti. Da un lato
abbiamo, infatti, costituito una cabina di regia per gestire, prima, durante e
dopo le nostre rispettive fiere, relazioni e appuntamenti con i buyers dei
diversi paesi obiettivo del Food Made in Italy: Germania ed Europa dell’Est,
Giappone, USA e ASIA. Dall’altro, proprio nella prospettiva a breve del nuovo
grande mercato unico del Sud Est Asiatico (ASEAN), stiamo lavorando insieme per
una grande collettiva firmata Anuga&Cibus al Thaifex,la fiera alimentare in
Thailandia evento leader dell’Area, nel maggio 2013". (aise 31)
Francoforte. Serata di cinema italiano con discussione
Francoforte. La
finestra di fronte, film di Ferzan Özpetek, sarà presentato martedì 7 Febbraio
alle ore 19:00 in italiano con sottotitoli in inglese presso il Campus Westend
della Goethe-Universität.
Questa
manifestazione è curata da Elisabetta Passinetti, psicoanalista ed insegnante d’italiano,
in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Francoforte.
La finestra di
fronte - Giovanna (Giovanna Mezzogiorno) non è particolarmente soddisfatta di
suo marito Filippo, i due bambini e soprattutto del lavoro monotono in
fabbrica. Un giorno Filippo porta a casa un anziano signore confuso, incontrato
mentre vagava per strada senza una meta. All’inizio Giovanna non è
assolutamente contenta di questa iniziativa del marito. Cambia però idea quando
scopre dettagli sulla vita dell’uomo. Allo stesso tempo si sente sempre più
attratta dal dirimpettaio, Lorenzo, (Raoul Bova), pur sapendo che con quest’ultimo
non potrà mai nascere una relazione. Sarà proprio l’anziano signore ad avvicinare
i due e a spingere Giovanna a riflettere sulla propria esistenza.
La finestra di
fronte è stato premiato quattro volte con l’ambito riconoscimento
cinematografico italiano “David di Donatello” per le categorie: Miglior Film,
Migliore Musica, Miglior Attore (Massimo Girotti), Migliore Attrice (Giovanna
Mezzogiorno). La pellicola ha ricevuto inoltre numerosi altri riconoscimenti.
Una volta
terminata la proiezione, il pubblico è invitato a partecipare ad una
discussione sul film.
Dalle 18:30 in
poi la Cantina Paolo Dettori offrirà una degustazione di prodotti italiani (un
bicchiere di vino 1€, un bicchiere di vino più un arancino o panzerotto 2,50€).
Al fine di
riservare un posto nella la sala di proiezione, dato il numero limitato, ed
organizzare la degustazione, si invita ad inviare al più presto la propria
adesione al seguente indirizzo E-Mail: epassinetti@yahoo.com.
Proiezione
cinematografica - La finestra di fronte di F. Özpetek (106 min. - 2003), in
italiano con sottotitoli in inglese. Data: martedì 7 Febbraio 2012
Ora: dalle 18:30
degustazione, alle 19:00 proiezione film
Luogo:
Katholische Hochschulgemeinde, Siolistr. 7, Campus Westend, Francoforte.
Organizzazione: Elisabetta Passinetti in collaborazione con l’Istituto Italiano
di Cultura di Francoforte e la Katholische Hochschulgemeinde.
Prossimo
appuntamento cinematografico per il 2012: 8 Maggio alle ore 19:00
La commedia Agata
e la tempesta, in lingua originale con sottotitoli in tedesco, del regista
Silvio Soldini (Pane e tulipani). IIC, de.it.press
A Monaco di Baviera e dintorni gli eventi di interesse per i connazionali
Monaco di Baviera
– Per quanto riguarda le mostre, segnaliamo in loco: fino a domenica 12
febbraio presso la Pasinger Fabrik (August-Exter-Str. 1) l’allestimento “Metropolitan
Ghosts” con fotografie di Edegildo Zava degli anni 2008 e 2009 organizzato dal
Kulturreferat der Landeshauptstadt München e Pasinger Fabrik, in collaborazione
con Pro Arte, e aperto dalle ore 10 alle 24; sino al 17 febbraio presso l’Istituto
Italiano di Cultura di Monaco (Hermann-Schmid-Str. 8) la mostra “Giovanni
Palatucci. Ein Mann zwischen Pflicht und Gewissen” promossa in occasione del
Giorno della memoria (orari di apertura: lunedì, martedì e giovedì: 10-13 e
15-17; mercoledì: 10-13 e 15-19; venerdì 10-13); sino al 20 febbraio presso il
Kunstfoyer der Versicherungskammer Bayern (Maximilianstr. 53) la mostra
fotografica “Paolo Pellegrin. Retrospektive” dedicata al fotografo romano che
dal 2005 lavora per l’agenzia Magnum e dal 2011 con la “ZEITmagazin”, vincitore
di numerosi premi (ingresso libero, orario di apertura dalle ore 9 alle 19);
fino a domenica 26 febbraio presso la Neue Pinakothek (Barerstr. 26) l’allestimento
“Neapel und der Süden. Fotografien 1846-1900 aus der Sammlung Dietmar Siegert”;
fino a domenica 27 maggio presso l’Archäologische Staatssammlung München im
Museum für Vor-und Frühgeschichte (Lerchenfeldstr. 2) la mostra “Im Licht es Südens. Begegnungen
antiker Kulturen zwischen Mittelmeer und Nordeuropa”, dedicata all’incontro ed
allo scambio culturale fra l’area del Mediterraneo e l’Europa Centrale dall’età
della pietra ai romani, organizzata anche dal Museo de Castello del
Buonconsiglio di Trento e dal Comune di Trento con il sostegno dell’Istituto
Italiano di Cultura in loco.
Per quanto
riguarda gli appuntamenti, la rassegna “Per non dimenticare” (ingresso libero)
proseguirà martedì 7 febbraio alle ore 19 con il film “Il nemico fraterno”
(1987) di Joseph Rochlitz e giovedì 9 febbraio con un incontro insieme a Ada
Zapperi-Zucker, autrice di “Le inquietudini della sora Elsa e altri racconti”
(Tabula Fati, 2011), moderato da Miranda Alberti Rappmannsberger, alla presenza
di Franz Joseph Müller, presidente onorario della Weiße Rose Stiftung. L’incontro
sarà in lingua italiana e tedesca (ingresso libero).
Gli appuntamenti
proseguono venerdì 10 febbraio alle ore 18 presso Gasteig (Rosenheimerstr. 5)
con l’incontro intitolato “Storia d’Italia: gli anni di piombo” a cura di
Marinella Vicinanza, organizzato dalla Münchner Volkshochschule (ingresso
libero per i madrelingua italiani), mentre alle ore 18.30 l’IIC ospiterà il
seminario “Due lingue madri: vantaggi, difficoltà e possibilità” con Natascha Müller
della Bergische Universität Wuppertal, nell’ambito del “Progetto bilinguismo:
una lingua per amica”. L’incontro sarà in lingua tedesca (ingresso libero).
Proseguono venerdì 10 all’IIC anche gli “Incontri di letteratura spontanea”, in
cui i partecipanti sono invitati a leggere brani a piacere o proporre argomenti
di discussione. Alla migliore testimonianza orale o scritta sarà assegnato il
premio in onore della Signora Fiorani in Muhm. Per informazioni Giulio
Bailetti, www.letteratura-spontanea.de.
Venerdì 10 è
inoltre in programma l’assemblea generale dell’associazione Rinascita, alle ore
19 presso EineWeltHaus (Schwanthalerstr. 80). Venerdì 10 e sabato 11 febbraio
il Pepper Theater (Hanns-Seidel-Platz 1) propone alle ore 20 “Il berretto a
sonagli”, commedia in due atti di Luigi Pirandello con la regia di Luigi
Tortora (una replica è prevista domenica 12 febbraio alle ore 17). Organizza il
gruppo teatrale I-Talia (www.i-talia.blogspot.com). Per informazioni e
prenotazioni: buero@kulturzentrum-neuperlach.de. (dip)
Hannover. Rapporti italo-turchi. Poste le premesse per la nascita di un società
Italo-Turca
Il Presidente del
Comites di Hannover Giuseppe Scigliano ed il Consigliere Claudio Provenzano,
incontrano alcuni rappresentanti della collettività Turca di Hannover per
parlare del Comites e creare una struttura comune
Hannover - Accompagnato
da Claudio Provenzano, che ha organizzato l’incontro presso un ristorante
turco, il Presidente del Comites Giuseppe Scigliano ha incontrato alcuni
esponenti della collettività turca per cercare di stabilire alcuni punti
programmatici comuni e quindi collaborare reciprocamente per poterli realizzare
unendo le forze.
Per prima cosa ha
spiegato come sono nati i Comites, come funzionano, come sono strutturati e
quali sono i loro compiti. I Turchi hanno mostrato tantissimo interesse e
proporranno al loro Console di approfondire questa tematica con ulteriori
incontri perché partendo dalla nostra legge, potrebbero farne una loro. Oltre a
questo tema, si è parlato altresì di far nascere una società Italo-Turca che
dovrebbe porre al centro delle proprie attività diversi punti tra cui: la
cultura dei reciproci Paesi; l’integrazione dei propri connazionali; la
creazione di ponti commerciali con la Turchia e l’Italia per gli imprenditori
italiani e turchi residenti nella Bassa Sassonia; il facilitare la comprensione
tra i due popoli
In conclusione
della serata si è stabilito di far crescere dalla base questa associazione e si
è deciso che i soci fondatori dovrebbero essere almeno 10. Al prossimo incontro
saranno presente quindi quattro donne, due turche e due italiane. De.it.press
A Berlino si parla di economia italiana tra passato e futuro
Presso l’Ambasciata
italiana, una conferenza promossa in collaborazione con la Banca d’Italia per
illustrare le caratteristiche strutturali del nostro tessuto economico e i suoi
punti di forza
Berlino - Un
approfondimento sulla storia economica dell’Italia nei suoi primi 150 anni di
storia, per conoscerne meglio i punti di forza, ed un confronto con i partner
tedeschi, in un momento così delicato per l’area euro. Con questi obiettivi l’Ambasciata
italiana a Berlino ha ospitato, lo scorso 25 gennaio, la conferenza
"L'Italia e l'Economia mondiale, 1861-2011", organizzata in
collaborazione con la Banca d’Italia. Obiettivo: presentare una ricerca che
analizza il modo con cui l'economia italiana ha risposto nella sua storia alle
sfide del ciclo economico, dei mercati internazionali e della globalizzazione.
Nel suo
intervento di apertura, l’Ambasciatore Michele Valensise (nella foto) ha
sottolineato l’importanza di approfondire e discutere la storia economica
italiana, anche al fine di meglio illustrare le caratteristiche strutturali del
nostro tessuto economico e i suoi punti di forza. Inoltre, ha aggiunto l’Ambasciatore,
il dialogo con istituzioni, studiosi e imprese italiane e tedesche è di estrema
rilevanza e attualità alla luce delle recenti tensioni finanziarie nella zona
Euro, del ruolo di primo piano svolto dalla Germania e delle incisive riforme
recentemente varate in Italia.
Il Direttore
Generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, ha sottolineato che la
ricerca, realizzata da una squadra di studiosi italiani e internazionali,
mostra come l'Italia abbia le risorse economiche, finanziarie e umane per fare
la sua parte nel fronteggiare l'attuale situazione di crisi europea che va
gestita in un contesto di forte cooperazione in Europa.
Ai discorsi
introduttivi è seguita un'approfondita discussione in cui sono state messe a
confronto le caratteristiche e gli sviluppi delle economie italiana e tedesca e
sono stati esaminati molti nodi strutturali della nostra economia, sia positivi
(forte spirito imprenditoriale, successo del modello dei distretti, ecc.) sia
negativi (divario nord-sud, scarsi investimenti nel capitale umano, ecc.).
La manifestazione
ha avuto un grande successo di pubblico. Erano presenti oltre centoventi
ospiti, tra i quali il Segretario di Stato del Ministero federale per
l'Economia, Bernd Heitzer, vari autorevoli esponenti di istituzioni tedesche,
professori ed esperti di storia economica, rappresentanti del mondo
imprenditoriale, bancario e dei media, italiani e tedeschi. (ItalPlanet News)
"Storia della lingua italiana“ questa sera all‘IIC di Monaco di
Baviera
Monaco di Baviera
- "Storia della lingua italiana - Geschichte der italienischen
Sprache" è il titolo del libro di Ursula Reutner e Sabine Schwarze che
verrà presentato oggi venerdì 3 febbraio, alle 19 all’Istituto Italiano di
Cultura di Monaco di Baviera.
Il libro di testo
propone un approfondimento didattico e una visione d´insieme sulla storia della
lingua italiana, è adatto anche all´insegnamento accademico negli attuali corsi
di laurea con indirizzo di studio di italianistica e fornisce allo stesso tempo
del materiale molto interessante agli appassionati della lingua italiana. Lo
sguardo generale riguardo le fasi storiche dell´evoluzione, dal latino volgare
fino al consolidamento dell´italiano come lingua nazionale, conclude il
discorso sulle fasi classiche, ma considera anche la storia recente della
lingua dal 1800.
In aggiunta allo
sviluppo di una norma linguistica scritta, prevalentemente basata sulla
letteratura e sulla sua diffusione attraverso la scuola e i media, vengono
presi in considerazione ulteriori specifiche tradizioni testuali e orali della
cultura scritta italiana.
All’incontro –
promosso dall’IIC in collaborazione con la Facoltà Storico-Filologica
dell'Università di Augsburg, l’Università di Passau e Forum Italia - saranno
presenti le due autrici.
Ursula Reutner è
professoressa di Romanistica all´Università di Passau e direttrice del locale
Istituto per la Comunicazione Interculturale. Sabine Schwarze è titolare della
cattedra di Romanistica all´Università di Augsburg e presidente del Forum
Italia all´IIC di Monaco. (aise)
“Siamo stanchi di
avere dettata la verità dal’Aeronautica militare. Il codice di procedura penale
ci consente di svolgere attività investigative private, noi le stiamo svolgendo”.
Così l’avvocato Daniele Osnato, legale dei parenti delle vittime della strage
di Ustica, replica ad una recente nota diffusa alle agenzie di stampa. “Che ci
sia stata una valutazione da parte dell’Aeronautica stessa sull’incidente di
Ramstein – aggiunge Osnato – è un fatto loro. Ma ciò non ci comporta un
impedimento a fare indagini difensive autonome. Soprattutto se si considera l’inaffidabilità
delle indagini svolte dall’Aeronautica sui fatti di Ustica e le inaffidabilità
delle informazioni trasmesse ai magistrati così come verificato nella sentenza
del Tribunale di Palermo a firma della dottoressa Proto Pisani.
Nella nota
diffusa nel pomeriggio l’aeronautica militare afferma la notizia di una “nuova
indagine sull’incidente aereo di Ramstein, come anticipato ieri dal mensile ‘Il
Sud’, sono smentite da obiettive risultanze investigative e processuali.
Infatti – prosegue la nota dell’aeronautica militare – dopo l’incidente aereo
di Ramstein sono state costituite due commissioni di investigazione, una
nazionale e l’altra internazionale, quest’ultima composta da ufficiali
italiani, tedeschi ed americani, che a seguito degli accertamenti tecnici
effettuati dopo l’incidente hanno escluso la possibilità di avarie o
malfunzionamenti dei velivoli coinvolti nella sciagura aerea – spiegano dall’Aeronautica
– Il giudice istruttore del Tribunale di Udine dottor Roberto Paviotti, ha
concluso l’indagine evidenziando che l’evento di Ramstein non e’ ascrivibile a
responsabilità penale di alcuno”.
“Il fatto che si
siano premurati di fare questa smentita – conclude l’avvocato Osnato – è
sintomatico di un interesse che non è più giustificato dopo 31 anni. Non
capisco perchè si affannino così…”
Gianpiero Casagni, SicInf 1
Borse, l' Antitrust Ue blocca la fusione tra New York e Francoforte :
troppi derivati
Il no di
Bruxelles per i pericoli di eccessiva concentrazione di strumenti rischiosi.
Stop alla nascita del primo mercato del mondo
L' Antitrust
europeo boccia la fusione tra le Borse di New York e Francoforte, l'alleanza
tra il circuito Nyse Euronext e Deutsche Börse che darebbe vita al primo
mercato azionario del mondo per dimensioni. L'Authority ha bloccato
l'operazione per i timori di una concentrazione eccessiva nel mercato dei
derivati: «Sarebbe nato un quasi-monopolio nell'area dei derivati, cuore del
sistema finanziario ed è cruciale che resti aperto alla concorrenza», ha
affermato in una nota il commissario Ue alla Concorrenza Joaquin Almunia
I PERICOLI PER
L'ECONOMIA - Le due Borse hanno proposto di vendere alcuni asset e di aprire
l'accesso alla loro camera di compensazione ad alcuni contratti ma globalmente
tali impegni non sono sufficienti per risolvere i problemi di concorrenza
constatati a Bruxelles. E come ha detto Almunia, «le misure correttive proposte
erano largamente insufficienti». Eurex, piattaforma di Deutsche Boerse, e
Liffe, che fa capo a NYSE Euronext, sono le due più grandi borse al mondo per
le transazioni sui derivati basati su titoli europei. Sono in diretta concorrenza
e ciascuna delle due è il principale concorrente dell'altra. Il «quasi-monopolio»
che sarebbe conseguito alla fusione, secondo la Commissione, avrebbe
danneggiato gli utilizzatori di prodotti derivati ma anche l'economia europea
in generale: la scomparsa di una reale pressione competitiva sul mercato
renderebbe infatti impossibile ai clienti di poter beneficiare di prezzi
concorrenziali. CdS 1
Dall’ICI all’IMU, detrazioni non possibili per gli italiani all’estero?
La manovra “Salva
Italia” approvata lo scorso mese di dicembre ha reintrodotto la tassa sulla
prima casa rendendo effettiva, con due anni di anticipo e in veste sperimentale
rispetto a quella delineata nel decreto istitutivo del federalismo comunale
(Dlgs 23/2011), la nuova Imposta Municipale Unica (IMU) che sostituisce sia
l'Irpef sui redditi fondiari delle seconde case, sia l'ICI, introdotta nel
1992. Per ottenere il pareggio di bilancio nel 2013 è stata dunque reintrodotta
un'imposta sicuramente impopolare, che colpisce moltissime famiglie giacché in
Italia la percentuale di proprietari della casa di propria abitazione sfiora
l'80 per cento.